La Cina schiera ICBM al confine della Russia

RussiaToday 24 gennaio 20171159378Beijing schiera gli avanzati ICBM Dongfeng-41 nella provincia di Heilongjiang, confinante con la Russia, secondo rapporti basati su immagini, forse diffusi in concomitanza con il giuramento di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. “Le immagini del missile balistico cinese Dongfeng-41 sono apparse sui siti web della Cina continentale“, secondo Global Times che citava articoli dei media “di Hong Kong e Taiwan”. Le agenzie russe ne hanno identificato uno, Apple Daily, tabloid di Hong Kong. “E’ stato rivelato che le foto sono state scattate nella provincia di Heilongjiang. Gli analisti militari ritengono che si tratti della Seconda Brigata su missili strategici Dongfeng-41 schierata nella Cina nord-orientale“, continuava l’articolo del quotidiano cinese Global Times, affiliato al Quotidiano del Popolo, giornale ufficiale del Partito comunista cinese, anche se tendenzialmente più controverso.
Il DF-41 è un missile a propellente solido a tre stadi che avrebbe una gittata di 15000 km e dotato di 10 testate nucleari MIRVizzate. La Cina deve ancora mostrare l’ICBM al pubblico nel corso di una parata militare o un evento simile. La maggior parte delle informazioni dell’arma avanzata rimane altamente riservata. S’ipotizza che la Cina preveda di schierare almeno tre brigate di DF-41 nel Paese. La fuga delle immagini sarebbe cronometrata con il giuramento di Trump, nuovo presidente che assumerebbe una postura conflittuale nei confronti della Cina, secondo il Global Times. Prima di assumere la carica, irritò Pechino con la minaccia di porre fine alla ‘Politica di una sola Cina’, che riconosce la Cina continentale unica nazione cinese e respinge la pretese di Taiwan di esserlo. Ha anche detto che avrebbe fatto pressione su Pechino su questioni economiche, come politica monetaria e barriere commerciali. La Cina utilizza abitualmente le dimostrazioni militari per avvertire avversari come gli Stati Uniti. Per esempio, testò una versione autocarrata del DF-41 nel dicembre 2016, mentre l’allora segretario alla Difesa Ashton Carter visitava la portaerei USS John C. Stennis nel Mar Cinese Meridionale.
Il presunto schieramento del DF-41 al confine della Russia non va letta come minaccia alla Russia, secondo l’analista militare Konstantin Sivkov. “I missili DF-41 collocati vicino al confine della Russia sono una minaccia minore che dislocati in profondità nel territorio cinese. Tali missili di solito hanno un grande ‘zona morta’ (zona entro la gittata minima e che non può essere colpita dall’arma)“, ha detto aggiungendo che gli ICBM non potrebbero colpire l’Estremo Oriente della Russia e la maggior parte della Siberia orientale dalla Provincia di Heilongjiang. Il Cremlino concorda con la valutazione dicendo che la Cina è per la Russia “un partner strategico politico ed economico. Certo, le azioni dei militari cinesi, se le notizie sono corrette, rafforzano militarmente la Cina ma senza considerarlo una minaccia per il nostro Paese“, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.5887159bc361887f308b4594

Analista ritiene che i missili cinesi ai confini russi puntano sugli Stati Uniti
Secondo un analista la Cina ha schierato missili balistici intercontinentali vicino la Russia per poter colpire obiettivi negli Stati Uniti, Canada ed Europa
TASS 24 gennaio 2017

La Cina ha schierato missili balistici intercontinentali vicino la Russia per poter raggiungere obiettivi negli Stati Uniti, in Canada e in Europa, afferma il presidente dell’Accademia sui Problemi Geopolitici, Dottore in Scienze Militari Konstantin Sivkov. In precedenza, il quotidiano Global Times aveva detto che la Cina aveva schierato missili balistici intercontinentali di propria progettazione (DF-41) nella provincia nord-orientale di Heilongjiang, al confine con la Russia. “Si tratta di missili di classe intercontinentale dalla gittata efficace di 10-12mila chilometri. La zona morta del missile non è inferiore ai tremila chilometri. Gran parte del territorio della Russia, praticamente Estremo Oriente e Siberia occidentale, non è raggiungibile dal missile“, ha detto Sivkov. La scelta della zona per schierarvi i missili non è opportuna dal punto di vista militare per puntarli contro il territorio russo. “Se fosse stato così, i missili avrebbero dovuto essere schierati in profondità nella Cina continentale o al suo confine meridionale“, spiegava Sivkov. Secondo lui tali missili sono stati dislocati per poter raggiungere obiettivi negli Stati Uniti, Canada ed Europa. “Questa è la risposta della Cina alle minacce del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Inoltre, i missili cinesi potrebbero utilizzare la rotta settentrionale, più vantaggiosa per colpire obiettivi negli Stati Uniti, bypassandone la difesa antimissile“, ha detto Sivkov. L’ICBM a tre stadi a propellente solido DF-41 (Dongfeng-41, conosciuto anche col nome in codice NATO CSS-X-10), è stato progettato dall’Accademia Tecnologica dei Motori a razzo cinese, ed è presumibilmente armato con una testata multipla composta da 10-12 veicoli di rientro a puntamento indipendente.5717507dc36188ed378b45bd

La Cina costruisce una flotta per scacciare gli Stati Uniti dall’Asia
Joseph Thomas New Esterm Outlook 24/01/20170ab809748ba5In molti modi, l’influenza socio-economico e militare della Cina in Asia ha già equilibrato il lungo squilibrio di potere geopolitico nella regione. La stabilità sociale ed economica presentata dall’ascesa della Cina al resto dell’Asia ha permesso di eliminare molti “vicoli ciechi”. Stati Uniti ed alleati europei hanno spesso creato divisioni, distruzioni e opportunità d’intervenire per rovesciare governi. Le ambizioni navali della Cina, in particolare, sono denigrate dagli analisti politico-militari occidentali che credono (correttamente) che le crescenti capacità navali della Cina non potranno mai pareggiare le forze navali globali degli Stati Uniti. Ma è proprio questo il punto. La potenza navale della Cina non è volta a togliere l’egemonia globale agli Stati Uniti sconfiggendoli, ma piuttosto a scacciarli quale potenza egemone regionale in Asia, dove la loro presenza e pluridecennale influenza sferzano e a volte calpestano la sovranità westfaliana. Gli analisti occidentali hanno sottolineato che le capacità oceaniche della Cina sono ridotte rispetto a quelle degli Stati Uniti, e ci vorranno anni alla Cina, se volesse, per pareggiarle. Per esempio, gli analisti sottolineano che la Cina ha una sola portaerei operativa, la Liaoning, contro le 10 statunitensi. Tuttavia, se le ambizioni della Cina non puntano a sopraffare o a competere con la flotta globale degli USA, si limitano a scoraggiare ed infine scacciare la presenza degli Stati Uniti in Asia-Pacifico, e l’attuale flotta è già sufficiente. Gli analisti sottolineano che, quando le attività navali della Cina si svolgono nei pressi delle coste cinesi, i sistemi d’arma terrestri e aerei riequilibrano significativamente il potere militare a favore di Pechino.
La decisione della Cina di creare essenzialmente delle portaerei inaffondabili nel Mar Cinese Meridionale, nella corsa a costruire isole, ha irritato la tramontante egemonia occidentale proprio su tale motivo. Da queste isole, per scelta o costrizione, il potere militare della Cina può essere esercitato contro i mezzi navali occidentali, anche nel caso che una risposta militare formidabile occidentale entrasse in azione. E mentre analisti, politici e demagoghi tentano d’accusare la Cina di costruire le proprie forze trascinando in guerra Pechino e occidente, la realtà è che la guerra si avrà solo se l’occidente non riconoscerà la fine della sua “Age of empires” e dell’influenza ingiustificata che esercitava letteralmente oltreoceano, nell’Asia Pacifico. Al di là della declinante presenza militare statunitense nella regione, molti di coloro che Washington chiama “alleati” dimostrano di gravitare economicamente ed anche militarmente verso Pechino. Questo non è il risultato della forza militare della Cina, ma dell’espansione della propria influenza economica e della diplomazia divergente da quella di Washington. Quando gli Stati Uniti perseguivano una politica in Asia Pacifico basata sulla “costruzione della nazioni”, con l’intervento militare diretto e l’occupazione, le varie coercizioni o usando le loro numerose organizzazioni non governative per costruire istituzioni parallele nelle nazioni alleate, per abbatterne i governi e sostituirli con regimi più malleabili, Pechino puntava su proposte infrastrutturali ed economiche immense, indipendentemente da chi vi fosse al potere.
La Cina non usa i media per moltiplicare l’agitazione politica negli Stati confinanti come fanno gli Stati Uniti nell’Asia-Pacifico, né sostiene o abbatte partiti politici negli Stati vicini come fanno sempre gli Stati Uniti. In altre parole, non importa quanto sembri utile un rapporto con gli Stati Uniti agli Stati dell’Asia-Pacifico, lo spettro della sovversione incombe sempre, laddove nei rapporti con Pechino non è così. E’ ironico quindi, che nonostante la potenza militare degli Stati Uniti, siano fondamentalmente perdenti in diplomazia, ritornando al colonialismo europeo che ne annulla potere ed influenza in Asia Pacifico; quando gli Stati Uniti dovrebbero cominciare a non perseguire una politica estera basata sull’espansione extraterritoriale nell’Asia-Pacifico, non avendo bisogno di potere e influenza sull’Asia-Pacifico, superando la sovranità westfaliana. Le forze navali della Cina, allora, non sono volte ad attraversare il Pacifico e a proiettarne l’influenza sui popoli delle Americhe, ma sono volte a scoraggiare ed eventualmente scacciare le forze statunitensi in Asia. In molti modi, la strategia della Cina già opera e nel tempo avrà inevitabilmente successo. La presenza degli USA in Asia Pacifico, come tutte le potenze imperiali precedenti che tentarono di proiettare influenza a migliaia di chilometri dalle proprie coste, è in una posizione insostenibile. Anche senza una spinta, tale equilibrio precario infine giungerà al termine. La potente flotta navale della Cina, tuttavia, darà la spinta sufficiente a garantirlo prima e nelle condizioni di Pechino.16a8e5b70136Joseph Thomas è redattore capo della rivista di geopolitica thailandese, The New Atlas, collaboratore della rivista on-line “New Esterm Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio: le esecuzioni in Bahrayn indicano la paura di al-Qalifa e sauditi (Audio)

Teheran (Radio Italia IRIB)
bahrein Alessandro Lattanzio, saggista e analista di questioni politiche internazionali, viene intervistato dalla nostra Redazione. Nell’intervento a Radio Italia, Lattanzio parla della repressione del governo di al-Qalifa in Bahrayn contro l’opposizione.
Per ascoltare la versione integrale dell’intervento di Alessandro Lattanzio potete cliccare qui.

La Russia non farà nulla per danneggiare le relazioni con l’India

Chi trae vantaggio creando attrito tra India e Russia?
Vinay Shukla RIR 17 gennaio 2017

Molte falsità sulla cooperazione Russia-Pakistan vengono diffuse da Islamabad, con il chiaro obiettivo d’inserire un cuneo tra due vecchi amici. A volte si leggono testi scritti dalle aziende belliche occidentali.vladimir_putin_and_narendra_modi_brics_summit_2015_02Poco più di un decennio fa, un amico diplomatico con grande orgoglio sottolineò il livello di fiducia politica esistente tra India e Russia. Questa fiducia politica, disse, era la maggiore risorsa del partenariato strategico. Tuttavia, le prime esercitazioni russo-pakistane nel territorio dell’arcinemico dell’India hanno scosso questa fiducia, in particolare dopo il vile attacco all’alba alla base militare indiana di Uri, vicino alla linea di controllo nel Jammu e Kashmir. Anche se la Russia fu l’unico membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che disse espressamente che l’attacco terroristico “proveniva dal territorio del Pakistan”, molti a Nuova Delhi iniziarono a dubitare dell’affidabilità della Russia come partner strategico. Non solo questo, stampa e commenti sui social media “pretesero” che Mosca non solo frenasse ii legami con il Pakistan, ma anche lo ‘punisse’ rifiutando di vendergli armi. Tale coro divenne ancora più forte con notizie dei media pachistani su Mosca che avrebbe cercato di aderire al Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC). I media pachistani riferirono del consenso di Islamabad all’uso del porto di Gwadar da parte della Russia che cerca da secoli un porto nelle acque calde. È interessante notare che tali storie sono per lo più diffuse da Islamabad, con il chiaro obiettivo d’inserire un cuneo tra due vecchi amici. A volte vi si può leggere una sceneggiatura dei fabbricanti d’armi occidentali, concorrenti della Russia. Fortunatamente, il governo indiano del Primo ministro Narendra Modi persegue la Realpolitik. Modi è degno di guidare una nazione che aspira al ruolo di una potenza globale. E’ più facile perdere vecchi amici che guadagnarne di nuovi. Agire su più piani in politica estera è una virtù della leadership di una grande potenza, che ha per scopo custodire gli interessi nazionali e assicurarsi la pace per lo sviluppo economico. A proposito delle prime esercitazioni militari Russia-Pakistan, nell’interazione bilaterale sulla lotta al terrorismo e la situazione in Afghanistan post-ritiro USA, New Delhi e Mosca, nelle consultazioni bilaterali, hanno più di una volta convenuto che Islamabad abbia un “ruolo”. A causa delle preoccupazioni per la sicurezza di diversi milioni di russi rimasti nelle nazioni indipendenti dell’Asia centrale dopo il crollo sovietico, Mosca cerca opzioni, e l’impegno con Islamabad è vista come una di esse. È interessante notare che nella guerra in Afghanistan, l’intelligence sovietica mantenne contatti diretti con l’ISI pakistano, anche se il suo ruolo nelle vittime sovietiche non era un segreto.

Vuoto informativo
La riunione del dicembre 2016 tra Russia, Cina e Pakistan a Mosca sull’Afghanistan e l’impegno russo previsto con i taliban, vanno visti da questa prospettiva e non come atto ostile verso l’India. L’errata interpretazione dei fatti e mancata comprensione sulle reali intenzioni di Mosca causano un vuoto informativo. La stampa indiana è fortemente dipendente da quella occidentale e dalla propaganda del Pakistan. Ciò che i media russi scrivono sulla questione è totalmente assente nel discorso indiano sulla bonomia tra Russia e Pakistan. A volte, la grave ignoranza generale si traduce in deduzioni altrettanto sbagliate. Ad esempio, recentemente un rispettato quotidiano indiano attaccando la Russia ha descritto il portale web di sinistra Pravda.ru come portavoce ufficiale del governo, senza rendersi conto che il giornale con tale potere ha cessato di esistere dalla caduta dell’Unione Sovietica, un quarto di secolo fa.

Il punto di vista di Mosca e il fattore Cina
A giudicare dai media russofoni, a Mosca viene chiesto di adottare una politica proattiva verso il Pakistan a causa di ciò che i media locali chiamano “attività infide della Cina” nel ventre della Russia, in Asia centrale. “La creazione di un’alleanza politica tra Tagikistan, Pakistan e Afghanistan sotto il patronato di Pechino ha causato grave preoccupazione a Mosca, dopo la riunione trilaterale tra il capo dell’esercito del Pakistan, Generale Raheel Sharif, il Capo di Stato Maggiore Congiunto dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLA), Generale Fang Fenghui, con l’ospite tagiko Tenente-Generale Sherali Mirzo, a Dushanbe ai primi di marzo“, riferiva nel marzo 2016 il quotidiano pro-Cremlino Izvestija, notando che dopo l’incontro, il Capo di Stato Maggiore congiunto dell’ELP, Generale Fang, si precipitò a Kabul il 5 marzo per negoziare i dettagli del trattato di sicurezza regionale tra Cina, Pakistan, Afghanistan e Tagikistan. Le Izvestija del 16 marzo 2016 riferivano dell’inviato della Russia in Afghanistan Zamir Kabulov sollevare con forza la questione, con l’omologo cinese Deng Xijun alla riunione di Mosca. Secondo Andrej Serenko, esperto del Centro di studi moderni afghani di Mosca, fu una cosa brutta per Russia che Pechino creasse un sistema di sicurezza regionale senza Mosca. Così possiamo vedere chiaramente che le azioni della Russia nella regione sono guidate da vitali interessi nazionali e non mirano a minare i legami molteplici con l’India. In questo contesto, l’ultima direttiva in politica estera del Cremlino, firmata dal Presidente Vladimir Putin il 1 dicembre 2016, acquista un significato particolare, definendo chiaramente l’India “privilegiato partner strategico speciale della Russia, i cui rapporti si basano su storica amicizia e fiducia profonda“.

Vinay Shukla è un giornalista indiano che segue la Russia da oltre quattro decenni. Le opinioni espresse sono personali.img_0888-jpg

La Russia non farà nulla per danneggiare le relazioni con l’India
Veronika Usacheva RIR 20 gennaio 2017

Vjacheslav Nikonov, Presidente del Comitato della Duma di Stato russa per l’istruzione, ha parlato a RIR a margine del Dialogo Raisina di Nuova Delhi. Il deputato sostiene i legami Russia-India ed ha respinto il discorso sul riavvicinamento tra Russia e Pakistan.vyacheslav-nikonovLa Russia conserva i rapporti con Nuova Delhi e non farà nulla per danneggiarli, afferma il politologo e deputato russo Vjacheslav Nikonov a RIR, a margine del Dialogo Raisina di Nuova Delhi del 19 gennaio, “Partecipo ai dibattiti sulla politica estera russa, pubblici e non, e ad essere onesti, nell’ultimo anno, non ricordo nessuno dire nulla sul Pakistan” diceva Nikonov, presidente della commissione per l’istruzione della Duma di Stato russa. “L’idea stessa del presunto riavvicinamento tra Russia e Pakistan non è visibile dal punto di vista russo“. Cercando di mettere da parte le speculazioni dei media indiani sul lento deterioramento delle relazioni bilaterali indo-russe, ha aggiunto, “E’ naturale che la Russia nutra le relazioni con l’India, e fa e farà di tutto per non danneggiarle“. Al Dialogo Raisina, Nikonov aveva detto che Russia e India godono di un raro rapporto dato che “mai nella storia” si sono scontrati. “Accogliamo con favore l’ascesa dell’India a superpotenza”.

Un nuovo ordine mondiale
Più di 250 partecipanti provenienti da 65 Paesi si sono riuniti a New Delhi per partecipare alla seconda edizione del Dialogo Raisina, organizzato dal Ministero degli Esteri dell’India insieme alla Fondazione Observer Research (ORF), un think tank di primo piano. Inaugurato dal Primo ministro indiano Narendra Modi, la conferenza stimola la riflessione sul futuro dell’ordine mondiale e porta al vivace dibattito sulla questione se ci sia davvero una cosiddetta “nuova normalità” nelle relazioni internazionali emerse con gli Stati Uniti che perdono il ruolo di potenza dominante e le potenze emergenti che sfidano sempre più la struttura globale post-seconda guerra mondiale. Alla sessione chiave della conferenza, dal titolo, ‘La nuova normalità: multipolarismo e multilateralismo’, i partecipanti sembravano concordare sul fatto che i principi del vecchio ordine multilaterale e le istituzioni costruitevi devono adeguarsi e adattarsi alle nuove realtà di un mondo sempre più multipolare. Nikonov affermava che il mondo era nel passaggio da ciò che era normale ieri all’ignoto, aggiungendo che è troppo presto per trarre conclusioni su come la “nuova normalità” sarà. “Donald Trump rappresenta una nuova normalità, o anormalità, o vecchia normalità? La Brexit è una nuova normalità dell’Unione Europea“, ha chiesto rivolgendosi ai partecipanti del forum. “India e Cina avanzano, e da nuove superpotenze rappresentano una nuova normalità o sono affatto normali? Per l’India e la Cina penso che sia una molto, molto vecchia normalità, sono solo ritornate”. Insieme all’ex-presidente afghano Hamid Karzai, Nikonov ha sottolineato che una “nuova normalità” dovrebbe significare cooperazione tra diverse civiltà e dialogo tra grandi potenze. L’espansione della Shanghai Cooperation Organization (SCO) potrebbe fornirne un buon esempio. Il Viceministro degli Esteri iraniano Seyed Kazem Sajjadpour aggiungeva che in questo nuovo contesto globale, le potenze regionali sono sempre più importanti. Nonostante la diversità del mondo moderno, la comunanza è più significativa. Secondo lui la vecchia diplomazia diviene sempre meno importante con la fondazione della diplomazia multilaterale bilaterale. “L’era delle grandi potenze è finita, e ora viviamo nell’era del multilateralismo“, affermava.

Decodificare la presidenza Trump
L’incertezza sulla futura politica di Donald Trump è un tema caldo in molti sessioni. I rappresentati statunitensi, come Lisa Curtis ricercatrice della Heritage Foundation, sostenevano con forza che i progressi nei rapporti indo-statunitensi nel corso della presidenza Obama saranno sostenuti dalla nuova amministrazione. Ciò che resta in dubbio è come il rapporto di Washington con Pechino evolverà. E’ molto probabile che vi saranno tensioni e questo inevitabilmente influenzerà gli altri attori regionali, soprattutto Russia e India, secondo Georgij Toloraja, direttore esecutivo del Comitato Nazionale per la Ricerca dei BRICS. “Non è ancora chiaro come si svilupperà la situazione. Sarà molto fluida e vi saranno molti fattori che potrebbero influenzarla“, ha detto a RIR a margine della conferenza. Altri partecipanti russi del forum, come Aleksandr Gabuev, direttore del Programma Asia del Centro Carnegie di Mosca e Fjodor Vojtolovskij, uno dei maggiori esperti dell’Istituto Nazionale di Ricerca di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali Primakov, accoglievano con favore l’ampiezza delle questioni discusse dalle tavole rotonde, dai cambiamenti climatici alla disuguaglianza in politica estera e alla sicurezza informatica. Con l’India dal ruolo sempre più attivo nella regione e l’integrazione dei trasporti mondiali, la Russia prende provvedimenti per sostenere lo sviluppo regionale. Nikonov aggiungeva che la Russia ha sostenuto il concetto generale dell’Iniziativa Via della Seta della Cina, che aprirà nuove rotte commerciali.8b4b06d03c022a06d43d7ebe807cf7d2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I cinesi rivendicano lo Stretto di Miyako

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 09/01/2017china-liaoning-2016-1-bIl 25 dicembre la portaerei cinese Liaoning attraversava lo Stretto di Miyako dal Mar Cinese Orientale all’Oceano Pacifico, accompagnata da altre cinque navi di superficie della Marina cinese. Lo stretto separa l’isola omonima da Okinawa, l’isola più grande dell’arcipelago delle Ryukyu, che è nota appartenere al Giappone. Questo stretto ampio oltre 200 km è ufficialmente indicato come acque internazionali disponibili al traffico di tutti i Paesi del mondo e il Giappone non può interferirvi. Tuttavia, pur essendo ordinario dal punto di vista del diritto internazionale, questo evento ha provocato crescente interesse non solo in Giappone ma anche negli Stati Uniti. Ciò avviene dopo che, negli ultimi anni, la Marina cinese ha utilizzato lo Stretto Miyako come passaggio verso il Pacifico occidentale, per svolgere “esercitazioni di routine”. Questo recente passaggio dello stretto ha generato particolare interesse a causa del fatto che, per la prima volta, il gruppo di navi da guerra comprendeva l’unica portaerei cinese “restaurata” dalla ex (e non finita) sovietica “Varjag“, a disposizione dell’Ucraina dopo il crollo dell’URSS. Venduta alla Cina alla fine degli anni ’90, per un certo periodo è stata modernizzata e alla fine del 2012 entrava nella Marina nazionale. L’armamento principale della portaerei è un gruppo di 24 caccia J-15, assai simili al russo Su-33. L’Alto Comando della Marina cinese dichiarava che lo scopo principale del viaggio della “Liaoning” era acquisire esperienza per sviluppare e operare un nuovo ed estremamente complesso sistema di combattimento. Questa esperienza viene impiegata per la progettazione di una nuova classe di portaerei, una delle quali è già in costruzione. La Cina valuta l’incomparabilità delle potenzialità operative della sua unica portaerei con le 11 moderne portaerei nucleari degli Stati Uniti. Senza parlare dell’assenza d’esperienza della Cina nell’uso dei gruppi di attacco di portaerei, esperienza che l’US Navy possiede di certo. Tuttavia, la “Liaoning” viene usata per “mostrare bandiera” nel Mar Cinese Meridionale, forse la zona più calda del confronto con i principali avversari geopolitici, Stati Uniti e Giappone. Questa volta, il Mar Cinese Meridionale è diventato meta finale del passaggio del gruppo della portaerei cinese. Dopo aver superato lo Stretto di Miyako, il gruppo ha circumnavigato Taiwan da est entrando nel Mar Cinese Meridionale attraverso lo Stretto Bashi che separa l’isola dall’arcipelago filippino.
7302_01 Di particolare importanza, da notare, è che due settimane prima, un gruppo di due bombardieri e due aerei da ricognizione (fino allo Stretto di Miyako accompagnati da due caccia della Marina cinese Su-30) aveva compiuto lo stesso “giro” su Taiwan (via aerea). Due caccia F-15 giapponesi provenienti da Okinawa simulavano l’intercettazione del gruppo cinese. Va notato che lo sviluppo del sorvolo dei velivoli militari cinesi sullo spazio aereo dello stretto di Miyako è durato per diversi anni. Tuttavia, l’11 dicembre 2016, l’Aeronautica giapponese per la prima volta simulò l’intercettazione di aerei cinesi al di fuori dello spazio aereo nazionale, motivo delle accuse tra i ministeri degli Esteri dei due Paesi. Luogo e data delle recenti azioni della Cina sullo Stretto di Miyako danno la certezza che fossero motivate politicamente, e dirette come avviso al tre capitali: Washington, Taipei e Tokyo. Questi “messaggi” sono lungimiranti, così come gli attuali aspetti strategici e tattici. Nell’ambito di una strategia a lungo termine, Pechino ha ancora una volta chiarito che non tollererà la vecchia intenzione degli Stati Uniti di limitare la zona d’influenza militare cinese sulla cosiddetta “prima catena di isole”, comprendete le Ryukyu, Taiwan e gli arcipelaghi filippino e indonesiano. Inoltre, con lo sviluppo di una propria flotta portaerei, la Marina cinese sarà ancora più attiva nel Pacifico, entrandovi attraverso gli stretti della “prima linea di isole”. Sulla politica di “routine”, è impossibile non notare come la Cina abbia adottato queste azioni nel momento in cui Washington era occupata a contemplare ulteriormente la politica estera nella regione Asia-Pacifico nel complesso, in particolare verso il principale rivale nella regione. Nel riferire questi sviluppi, un illustratore di Global Times ancora una volta mostrava lo stato esatto in cui i due principali attori mondiali si trovano ora. Guardandosi negli occhi e giocando le carte “ai loro ordini”, le lanciano sul tavolo da gioco, una per una. Il neopresidente degli Stati Uniti ha fatto la sua mossa con una conversazione telefonica con il presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, le cui attività dal marzo 2016 nell'”isola ribelle” causano fastidio notevole a Pechino. A sua volta, la circumnavigazione in volo e via mare di Taiwan di navi da guerra e bombardieri nucleari cinesi è il “lancio” in risposta di Pechino, inviando il messaggio: “Questa è roba mia”. A Taipei invia un segnale sulla possibilità del “completo isolamento diplomatico”, se Tsai Ing-wen continua ad aggravare la situazione sulla scena internazionale. Dopo questi sviluppi, spetta al presidente di Taiwan visitare alcuni Paesi del Centro America, prima degli Stati Uniti. Un esempio di “rilancio” di Pechino è la recente rottura delle relazioni diplomatiche con Taiwan da parte del piccolo Stato africano di Sao Tome e Principe. Infine, la maggiore attenzione dei militari cinesi sullo Stretto di Miyako è più o meno diretta a Tokyo. Ciò è abbastanza comprensibile, dato che negli ultimi anni il Giappone ha giocato un ruolo sempre più influente nei processi politici regionali e globali, il che significa che il fattore scatenante di questa tendenza è la percezione che la Cina oggi ha della principale minaccia ai suoi interessi nazionali.
A giudicare dall’incidente nei cieli dello stretto, il Giappone intende sfruttare altri atti del confronto militare (sulle Senkaku/Diaoyu e zone del Mar Cinese Meridionale) per valorizzare il ruolo dello strumento militare nelle relazioni con la Cina. Nel frattempo, Pechino ha solo cautamente accettato il nuovo progetto di bilancio per la difesa giapponese del 2017, in particolare i piani per il dispiegamento a Okinawa di missili “terra-terra” dalla gittata di 300 km entro il 2023, che (nel caso di aggravamento della situazione) bloccherebbero l’accesso allo Stretto di Miyako. Il Giappone è pronto ad essere considerato il terzo importante giocatore sul significativo tavolo delle azioni politiche regionali. Tutto va bene, purché tale fiasco si dispieghi nel gioco delle carte in cui, come mossa, i cinesi dovevano inviare loro navi e aerei nello stretto di Miyako. Ciò che conta è che i principali attori non gettino via improvvisamente le carte, impugnando le pistole.flightmapVladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista on-line New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le isole Curili: una lezione sulla Crimea?

Ruslan Ostashko, 17 dicembre 2016 – Fort Russwireap_6911872ce42245f7a551f2001cb7a5bd_16x9_1600Cari amici, vi ricordate la base NATO di Uljanovsk? I veterani di internet probabilmente lo ricordano, come me. I lettore che solo di recente seguono le discussioni politiche tempestose su internet probabilmente si chiederanno: che assurdità è questa? Dopo tutto, non vi è alcuna base NATO a Uljanovsk. Eppure la causa dell’isteria eterna su internet resta. Me ne sono ricordato seguendo le reazioni sui social network alla visita di Putin in Giappone. Non ci crederete, ma la gente già dice che le isole Curili saranno restituite ai giapponesi. La parte più interessante è che coloro che vi credono sono gli stessi che non hanno imparato nulla dalla cosiddetta “base NATO” di Uljanovsk o dalle false “città segrete con un milione di cinesi” in Siberia. La speciale ironia di tale situazione è il fatto che i media stranieri, che con piacere racconterebbero come Putin getti via territori, non abbiano nulla da dire niente su ciò. Semplicemente scrivono come Putin continui ad attrarre investimenti stranieri citandone il collaboratore Ushakov, che ancora una volta sottolinea che le isole sono territorio russo. Se confrontiamo questa posizione alla situazione precedente, allora è ovvio che solo la posizione del Giappone è cambiata, e che è il primo ministro giapponese che ha fatto concessioni per cui ora viene severamente criticato dagli ultranazionalisti giapponesi. Prima, il governo giapponese praticamente vietò alle imprese giapponesi dal perseguire qualsiasi progetto sulle isole Curili. Le agenzie statali giapponesi si rifiutavano di discutere di cooperazione economica sulle Curili. Perché? Perché giustamente credevano che le attività delle imprese giapponesi, che avrebbero dovuto lavorare sulle isole secondo la legge russa e pagare le tasse russe, significava de facto riconoscerne la sovranità della Russia.
La situazione sulle isole Curili e le imprese giapponesi è davvero simile alla situazione sulla Crimea. Gli statunitensi hanno vietato alle loro aziende di lavorarvi e, ad esempio, Apple e Google operano in modo da non legittimare il ritorno della Crimea alla Russia con le attività commerciali. Lo stesso vale per le aziende europee. Per questa stessa ragione, Kiev è sensibile all’ingresso di navi turche nei porti della Crimea e alla partecipazione di imprese cinesi nella posa del cavo sottomarino per la Crimea. Anche perciò, Kiev ha vietato a società e banche ucraine di lavorare in Crimea. Tali azioni, di fatto, riconoscono la sovranità russa sulla Crimea. La stessa cosa accade in Giappone. Nel momento in cui una società giapponese crea una joint venture con una società russa sulle isole, dovrà registrarsi presso le autorità statali russe e, quindi, riconoscere le isole russe. Quando le aziende giapponesi avranno una licenza da agenzie statali russi per operare nella regione o quando ne pagheranno le tasse, ammetteranno anche che le isole sono sotto giurisdizione russa. Se i giapponesi vogliono essere su queste isole, sarà meraviglioso. Ogni passaporto giapponese presentato al Servizio federale per la migrazione russa è un ulteriore riconoscimento della sovranità russa sulle isole.
Il Primo ministro Abe è pragmatico. E’ chiaro che non avrà la sovranità sulle isole, così ha qualcos’altro da mostrare agli elettori: chi vuole fare affari sulle isole o semplicemente visitarle può farlo grazie alla flessibilità della posizione del governo giapponese. Questo è assai offensivo per i nazionalisti e militaristi giapponesi, ma gli affaristi giapponesi tirano un sospiro di sollievo e, per esempio, propongono a Rosneft di partecipare congiuntamente nella geo-esplorazione delle acque territoriali russe, su cui è già stato firmato un memorandum. Infine, sono assolutamente sicuro che prevarremo sui nostri partner europei e statunitensi nello stesso modo. Quando un Apple Store aprirà in Crimea e turisti europei saranno visti all’aeroporto di Simferopol, allora la posizione ufficiale dell’UE non avrà alcun significato…mfile_1302788_1_l_20161216191509Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora