Macron dice ciò che Merkel non può su Siria e Russia

L’Europa ripensa al suo ruolo in Siria e Macron può dire ciò che Merkel non può senza causare tensioni nella NATO
Tom Luongo, Russia Insider 22/6/2017La dichiarazione del presidente francese Emmanuel Macron cambierà il gioco sulla Siria. Fino a ieri la Francia era la più violenta sostenitrice del cambio di regime statunitense in Siria. Ora ne è la critica più pragmatica. Ciò indica vari cambiamenti geopolitici. Innanzitutto, è in sintonia con l’affermazione della cancelliera tedesca Angela Merkel che l’Unione europea non dovrebbe più considerare gli Stati Uniti partner affidabile negli affari esteri. L’Unione europea infatti persegue una politica estera più indipendente. Ma ancora più importante, apre la porta all’avvicinamento con la Russia, iniziato da Merkel subito dopo l’incontro con Donald Trump a marzo. Appare la crepa sulla diga in Europa sfidando la politica statunitense su Medio Oriente e Russia. Mentre la narrativa dell’oligarchia statunitense si sgretola, la leadership dell’UE vede l’opportunità di mollare e salvare la reputazione lasciando gli Stati Uniti al loro destino. Se i rapporti sono veri, l’Iran sarebbe pronto a svelare le prove che gli Stati Uniti sostengono lo SIIL in Siria (che è comunque cosa confermata), respingendo il cambio di regime per una semplice buona politica. Merkel sa che ‘antipatia per la Russia, con cui è andata avanti quando gli Stati Uniti sembravano vincere, è perdente per la sua rielezione, ma va anche contro gli interessi della Germania. La pipeline Nordstream 2 ci sarà e le nuove sanzioni del Senato degli USA sono un passo troppo lungo nella definizione della politica dell’UE. Queste non saranno gradite agli elettori tedeschi. In secondo luogo, e soprattutto, secondo me ciò segnala un cambio fondamentale della politica dell’UE sull’immigrazione. La virtuosità segnalata sui diritti umani è inutile quando la Russia di Putin non viene assalita quotidianamente da violenze perpetrate da immigrati come in Germania, Francia e Regno Unito. Ammettendo che uno Stato siriano fallito non è più desiderato, Macron dice “mai più” al caos previsto dall’oligarchia statunitense. L’UE non supporterà più la politica che aumenta il flusso di rifugiati nel suo territorio. E la tempistica su ciò è cruciale. Le turbolenze sulla penisola araba ora minacciano di allargarsi al Golfo Persico. Con Muhamad bin Salman, responsabile della politica saudita, con una visione irrazionale sull’Iran che la conforma, la probabilità di un grande conflitto aumenta drasticamente. E dato che la multinazionale petrolifera francese Total sta per firmare un grande accordo con l’Iran, la minaccia del conflitto è d’ostacolo.
La fine rapida della guerra in Siria è pubblicamente auspicabile per l’Unione europea, poiché l’avanzata dell’Esercito arabo siriano lo garantisce sul campo. La questione è se sia solo tattica negoziale per convincere Putin a rinunciare all’integrità territoriale della Siria in cambio della fine delle sanzioni. L’UE fa rumore sulla normalizzazione delle relazioni in cambio della rapida fine delle ostilità, che consentono agli Stati Uniti di consolidare le conquiste ad est dell’Eufrate. Lo si saprà quando Merkel e Macron cominceranno a parlare dell’indipendenza curda. Comunque, il compito di Macron è dire ciò che Merkel non può senza causare tensioni nella NATO.Macron purga François Bayrou
Alexander Mercouris, The Duran 22/6/2017

Non appena le elezioni parlamentari in Francia sono finite lasciando la maggioranza parlamentare al “partito” En Marche, Emmanuel Macron ha lanciato la purga che scaccia dal governo di coalizione Francois Bayrou e quattro ministri del partito alleato. Dico “purga” anche se naturalmente non viene presentata così. Invece, abbiamo il gioco abituale, che ha accompagnato l’ascesa di Macron, accuse di corruzione su appropriazione indebita di fondi pubblici, diffuse dal settimanale satirico Le Canard enchaîné, indagini e rimozione dalla scena politica degli interessati. In ogni caso, Macron ovviamente non ne ha alcuna parte, anche se in qualche modo si rivela sempre esserne avvantaggiato. Macron aveva bisogno dell’aiuto di Bayrou per ottenere la presidenza e, ancora di più, la maggioranza del proprio partito al parlamento. Con la maggioranza assicurata, non ne ha più bisogno, quindi può dimetterlo. Molto comodamente, subito dopo le elezioni, appare lo “scandalo” che porta alle dimissioni Bayrou. La bellezza di ciò è che in ogni caso le accuse sono vere. La dirigenza francese coraggiosamente corrotta ha sempre saputo prendersi cura di sé. Ha preso Macron, e chi per lui, per trasformare questo fatto in un vantaggio politico. Macron deve comunque stare attento. Non entusiasma la Francia. Il tasso di astensione nelle elezioni parlamentari è stato così alto che il suo partito ha avuto la maggioranza dei seggi del parlamento con il 14% dei voti dell’elettorato. Nel frattempo, vecchie figure dell’élite politica francese come Fillon, Juppé, Valls, Bayrou, Sarkozy e il resto, non sarebbero umane se non avessero risentito della meteora Macron e del modo spietato con cui li ha sbarazzati, anche se a volte si sono sentiti obbligati ad aiutarlo. I due autentici outsider Mélenchon e Le Pen, sono ancora lì, anche se Le Pen è stata significativamente indebolita dal fallimento nelle presidenziali e dallo scarso risultato del suo partito nelle elezioni parlamentari. Nel frattempo, il partito di Macron, rappattumato nell’ultimo anno, appare improvvisato e vulnerabile a pressioni. Se l’andazzo gli si rivoltasse contro, cosa che in Francia accade sempre, Macron potrebbe trovarsi con una base politica inconsistente e pericolosamente a corto di amici.

François Bayrou

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’aggressione statunitense non impedisce l’avanzata su Dayr al-Zur

Moon of Alabama 19 giugno 2017Nell’ultimo riassunto affermavo che la fine della guerra in Siria è ora in vista: “a meno che gli Stati Uniti non cambino e avviino un grande attacco alla Siria con le proprie forze armate, la guerra alla Siria è finita”. Ci sono pochi militari e civili nella Casa Bianca che spingono per ampliare la guerra alla Siria in guerra totale USA-Iran. La dirigenza militare retrocede, temendo per le sue forze in Iraq e altrove nella regione. Ma vi sono anche elementi nelle forze armate statunitensi e nella CIA che assumono una posizione più aggressiva per la guerra. Un aviogetto F-18 statunitense abbatteva un bombardiere siriano presso Raqqa. Il Comando Centrale statunitense scherzava scioccamente affermando che si trattasse di “autodifesa” delle proprie forze d’invasione e dei fantocci curdi (Forze Democratiche Siriane – SDF) nella “zona di deconflitto” dopo che le SDF furono attaccate a Jadin. Bugie. Non c’è alcun accordo sulla “zona di deconflitto” presso Jadin, occupata dalle SDF al momento dell’attacco, in modo chiaramente illegale: “Gli Stati Uniti… non hanno alcun diritto legale di proteggere le forze partner non statali che perseguono cambi di regime ed altri obiettivi politici. Non c’è diritto all’autodifesa collettiva di agenti non statali…” Il governo siriano e testimoni sul terreno smentiscono le affermazioni statunitensi. L’Osservatorio siriano in Gran Bretagna, spesso citato come autorevole, afferma che non ci fu alcun attacco siriano alle SDF. Gli aviogetti degli Stati Uniti attaccarono i siriani per sostenere le forze islamiste: “Un aereo da guerra del regime è stato colpito cadendo nell’area di al-Rasafah… l’aereo è stato abbattuto sull’area di al-Rasafah, di cui le forze del regime hanno raggiunto i confini oggi, e fonti hanno suggerito all’Osservatorio siriano per i diritti umani che la coalizione internazionale lo prese di mira durante il volo in prossimità dello spazio aereo dei velivoli della coalizione, causando la caduta dei relitti su Rasafa, assieme al destino ignoto del pilota. Fonti confermavano che l’aereo non mirava alle aree controllate dalle forze democratiche siriane sulla linea di contatto con le aree controllate dalle forze del regime ad ovest di al-Tabaqa, sull’autostrada Raqqah-Rasafah”. Ecco una panoramica della situazione in Siria sudorientale:In basso a sinistra c’è l’area di Tadmur, a destra Dayr al-Zur, sopra Raqqa. Le aree scure sono occupate dallo Stato islamico. Centomila civili e una piccola guarnigione siriana a Dayr al-Zur sono assediati dallo Stato islamico. L’Esercito arabo siriano avanza a est su due direttrici per liberare la città. Una dalla zona di Tadmur lungo la strada a nord-est per Dayr al-Zur. La distanza ancora da percorrere è di circa 130 chilometri e va liberata una grande città, al-Suqanah, prima di procedere. L’altra da sud di Raqqa. Il guerriero della domenica, stilava questa ottima mappa di ciò che gli ricorda il “salto della rana” della Seconda guerra mondiale. Il deserto orientale siriano ha pochi centri abitati collegati da strade di altissimo valore per controllare enormi aree. Mostra il potenziale degli assi dell’avanzata e l’importanza di Rasafah, al centro dell’incidente dell’aereo.Raqqa è attualmente assediata dalle forze curde delle SDF (giallo) che occupano la sponda meridionale dell’Eufrate presso Tabaqa. L’Esercito arabo siriano avanza a sud di tali forze, verso est. L’obiettivo attuale è Rasafah, snodo tra strada 6 e strada 42. Se libera l’incrocio avanzerà a sud-est lungo la strada principale per Dayr al-Zur. Inoltre taglierà la via di ritirata delle forze islamiste che sfuggono a sud dall’attacco curdo su Raqqa. La distanza per Dayr al-Zur è circa 100 chilometri e non vi sono grandi ostacoli. Liberare l’incrocio è estremamente importante per alleviare l’assedio alla città orientale.Raqqa è oltre il limite superiore destro della mappa della zona di Tabqa. Le forze curde sono segnate in giallo, l’Esercito arabo siriano in rosso. L’Esercito arabo siriano avanza molto velocemente verso est per liberare il crocevia di Rasafah. Poche ore prima che l’aereo siriano fosse abbattuto, aveva liberato Jadin: “Yusha Yuseef@MIG29_
Breaking, EA e Queat al-Nimr liberano Jadin, villaggio a nord di al-Asui, a sud di Raqqa
15:36 – 18 giugno 2017
L’abbattimento dell’aereo siriano si ebbe alcune ore dopo: “Dr Abdulqarim Umar – abdulkarimomar1
La coalizione internazionale abbatte un aereo militare del regime siriano a Raqqa dopo aver bombardato i siti delle SDF nella zona di Tabaqa
18:18 – 18 giu 2017

Yusha Yuseef @ MIG29_
Posso confermare che abbiamo perso un aereo su Rasafah, lontano dalle posizioni delle SDF
Non ci sono ulteriori informazioni sul ruolo degli Stati Uniti
18:14 – 18 giugno 2017
Ora gli Stati Uniti affermano che l’aereo siriano aveva attaccato le forze curde a Jadin. Ma non ce n’erano quando l’incidente avvenne. La città era già nelle mani dell’Esercito arabo siriano. L’aereo siriano aveva attaccato forze islamiste presso Rasafah. L’Esercito arabo siriano liberava Rasafah dallo Stato islamico, raggiungendo l’incrocio che gli permetterà di togliere l’assedio dello SIIL su Dayr al-Zur. Il bombardiere siriano aveva bombardato le forze islamiste a Rasafah. Gli Stati Uniti l’avevano abbattuto affermando falsamente che attaccava le proprie forze di ascari curdi. Ciò può essere interpretato solo come tentativo degli Stati Uniti di impedire o ostacolare le forze siriane nel liberare Dayr al-Zur al più presto possibile. Gli Stati Uniti, volentieri o meno, aiutano le forze islamiste impegnate in attacchi pesanti alla guarnigione assediata di Dayr al-Zur. Il governo russo ha definito l’attacco degli Stati Uniti “atto di aggressione in violazione del diritto internazionale, aiutando i terroristi” dello Stato islamico. Sospendeva il coordinamento sullo spazio aereo in Siria con il comando delle operazioni statunitensi. Inoltre: “Nelle aree operative della flotta aerea russa nei cieli siriani, tutti gli oggetti aerei, compresi aeromobili e velivoli senza equipaggio della coalizione internazionale (statunitense) situati a ovest del fiume Eufrate, saranno inseguiti dalle forze di difesa di terra e aeree russe come bersagli aerei”, dichiarava il Ministero della Difesa russo”. Se fossi un pilota statunitense, eviterei la zona… Qualunque fosse l’intento statunitense, non fermavano l’Esercito arabo siriano. Rasafa veniva liberata dalle Forze Armate siriane. Il pilota abbattuto, Ali Fahd, veniva recuperato da dietro le linee nemiche da un gruppo della Quwat al-Nimr.
Indipendente agli avvenimenti di Raqqa, la Guardia Rivoluzionaria iraniana lanciava missili balistici a media portata dall’Iran alle forze dello Stato islamico nei pressi di Dayr al-Zur in Siria. La distanza è di circa 600 chilometri. Il lancio sarebbe la rappresaglia per gli attentati del 7 giugno al parlamento di Teheran, in Iran. I missili colpivano i bersagli. Il messaggio inviato con essi va oltre la semplice rappresaglia. L’Iran dimostra di poter colpire obiettivi lontani. Stati wahhabiti del Golfo Persico e forze statunitensi nella regione dovranno prenderne atto. Non sono al sicuro dalla rappresaglia iraniana, anche in assenza di forze iraniane nelle vicinanze. L’Iran osserva di poter ripetere tali attacchi quando necessario: “Sauditi e statunitensi sono in particolare i destinatari di questo messaggio“. Secondo il Generale dell’IRGC Ramazan Sharif. “Ovviamente e chiaramente, alcuni Paesi reazionari della regione, in particolare l’Arabia Saudita, avevano annunciato di aver cercato di creare insicurezza in Iran“.
Come descritto l’ultima volta, le forze statunitensi occupano il valico di confine di al-Tanaf tra Siria e Iraq, nel sud-est della Siria. I “ribelli” addestrati dagli Stati Uniti furono fermati a nord dall’avanzata dell’Esercito arabo siriano fino al confine con l’Iraq. La milizia irachena sotto il comando del Primo ministro vi si univa e al-Tanaf è ora isolata. Diversi rapporti affermavano che gli Stati Uniti inviavano forze di agenti curdi dal nordest della Siria per difendere al-Tanaf. Ovviamente non si fidano delle forze “ribelli” arabe che avevano addestrato per occupare la Siria sudorientale. Poche centinaia di forze curde non cambiano la situazione tattica. Non c’è alcuna utilità ragionevole per esse e il contingente statunitense, che alla fine dovranno ritirarsi in Giordania. Israele da tempo sostiene i “ribelli” di al-Qaida nel sud-ovest della Siria nei pressi e sulle alture del Golan. Ciò è noto almeno dal 2014 e il sostegno israeliano è stato documentato anche dagli osservatori delle Nazioni Unite nella zona. Ma in qualche modo i media statunitensi si “dimenticavano” di riferirlo e gli israeliani erano riluttanti nel commentarla. Ciò è cambiato. Adesso c’è un diluvio di relazioni sul sostegno e finanziamento israeliano dei “ribelli” sul Golan, vicino alle parti occupate da Israele in Siria. Poche menzioni tuttavia sul fatto che le forze che Israele sostiene sono terroristi di al-Qaida. Ci sono anche gruppi dello Stato islamico che si sono “scusati” con Israele dopo uno scontro con forze israeliane. È chiaro che Israele sostiene apertamente i terroristi. Qualcuno diffonde intenzionalmente questi articoli. Presumo che Israele lo faccia preparando il quadro politico per l’ulteriore occupazione di terre siriane. Articoli confrontano le manovre israeliane con l’occupazione del Libano meridionale negli anni ’80 e ’90, trascurando di raccontare tutta la storia. L’occupazione israeliana del sud del Libano portò all’avanzata di Hezbollah e alla sconfitta delle forze israeliane, che nel 2000 si ritirarono dalle terre occupate, ed Hezbollah ora è il nemico più temuto da Israele. Sembra che Israele voglia ripetere questa esperienza.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Decapitata la cupola dello Stato islamico

Analisis Militares 16 giugno 2017Il Ministero della Difesa russo annunciava che il capo supremo dello Stato islamico, Abu Baqr al-Baghdadi, era morto in un attacco aereo russo a fine maggio. Non è una rivincita volta a puntellare la strategia degli omicidi mirati, ma piuttosto il contrario. Le VKS russe non avrebbero ucciso specificamente al-Baghdadi ma l’obiettivo era il vertice di molti capi terroristi, tra cui quest’uomo. Secondo l’annuncio del Ministero della Difesa russo, arrivò attraverso vari canali l’informazione di una riunione dei capi dello Stato islamico a Raqqa, dove poteva trovarsi al-Baghdadi. All’incontro avrebbero partecipato 30 capi dello Stato islamico protetti da circa 300 terroristi, parte dei “pretoriani” del califfo. Tra le 00:35 e le 00:45 del 28 maggio 2017, velivoli Sukhoj Su-35S e Su-34 russi attaccarono la posizione.La posizione attaccata, prima (13 maggio 2017) e dopo (29 maggio 2017)

Non è la prima volta che la morte di quest’uomo viene annunciata, come nell’annuncio russo, e che non viene smentita dello Stato islamico. A parte la morte di al-Baghdadi, viene annunciata quella di diverse figure importanti di quest’organizzazione:
Abu al-Haj al-Misri
Ibrahim al-Haj al-Nayaf
Sulayman al-Shuah.
Si aggiorneranno i dati se ci sarà qualcosa d’interessante.

Grafico della zona attaccata.Non si sa per quale motivo furono colpiti i 4 edifici, ma appare un bombardamento straordinariamente accurato.Le distanze sono esigue e anche alcuni “danni collaterali” intorno appaiono molto contenuti.In teoria i russi hanno causato molte vittime tra lo Stato islamico nell’attacco, ma la cosa più importante è che sarebbero morti parecchi capi dell’organizzazione compreso il califfo, anche se non v’è certezza al 100%. Di ciò che appare, impressionano i danni contenuti dell’attacco, lasciando perplessi. Gli edifici sono stati praticamente demoliti, ma vi sono pochi danni collaterali intorno, avendo notevoli danni solo in due edifici attorno ai quattro colpiti; la moschea ha una piccola breccia nella struttura, sul lato nord, e un edificio ha l’angolo sud-occidentale che sembra rovinato. Ciò si comprende meglio guardando la scena con alcuni riferimenti.Le distanze sono esigue. L’edifico è interessato sul lato nord, senza contare i quattro edifici demoliti a 7-8 metri di distanza al massimo. La moschea sarà a poco più di 10 metri dagli edifici attaccati. Si può dire che ciò che sarebbe stato utilizzato per attaccare questi edifici avrebbe avuto una potenza sufficiente a demolirli entro un piccolo raggio, così da non danneggiare gravemente le strutture a una manciata di metri di distanza.

L’impressione è che si tratta di 4 centri, uno per ogni edificio.Amplierò i dati in caso di qualcosa d’interessante.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come la Casa Bianca volge in farsa

Ziad Fadil, Syrian Perspective, 16/6/2017Trump fa un ottimo lavoro sparandosi ai piedi, in testa e, probabilmente, nella bocca aperta. Se credo ancora di aver fatto la giusta cosa votandolo e sollecitando altri a fare lo stesso, lo feci per paura che l’alternativa, insoddisfazione, malumore e collera di Hillary Clinton, fosse assai peggio. Avevo ragione? Certamente quando penso al mio interesse principale, la Siria. Ma, vedendo le cose in modo corretto, dobbiamo turarci il naso e guardare Trump, giorno dopo giorno, agire secondo un copione scritto da Oscar Wilde, diretto da John Waters e prodotto da Mel Brooks. Questa è la Casa Bianca come “objet de dedain”, un racconto in evoluzione di un buffone patentato, non meno famoso di Emmett Kelly, la cui ricchezza ereditaria l’ha portato ad ingaggiarsi nella televisione “reality” dove mostrava “machismo” licenziando persone per qualità come sciatteria, sconsideratezza, logorrea o semplicemente allegra stupidità, tutte caratteristiche che ha chiaramente adottato in un mondo chiuso e popolato da sicofanti e ratti di fogna.
Che fare con il generale Mike Flynn? Perché licenziarlo! Intrigava con i russi e mentiva all’immacolato vicepresidente Mike Pence, la cui moglie dalla testa immersa nella bibbia può confidare nel fatto che il marito, che è solo uno che respira alla Casa Bianca, non siederà con nessuna donna a meno che non sia presente. Questo, apparentemente, impedisce che la sessualità illimitata e l’irresistibile virilità lo scatenino svergognando e accusando d’ipocrisia la buona scuderia di famiglia. Ad oggi nessuno sa veramente che cosa abbia fatto Flynn e non lo dirà se il Congresso non gli darà l’immunità. Altra classe.
Che fare con Jim Comey, uomo molto più rispettabile di Mike Pence? Perché licenziarlo! Non avrebbe accolto il suggerimento di Trump e dare a Flynn un “pass” sulla questione di questi fastidiosi legami con i russi. Trump, agendo da “padrino”, ha ordinato a tutti gli invitati di uscire dalla stanza della Casa Bianca, incluso il procuratore generale, il consigliori Jeff Sessions, che effettivamente faceva del suo meglio aspettando che Trump, alias “Mister Dodo”, facesse qualcosa per spararsi sui piedi. Pensando alla Trilogia del Padrino, Donald Trump è come “Fredo” o Luca Brazzi.
E quando Steve Bannon, che personalmente ha portato alla vittoria Trump su Madame Serpente, ostacolava il genero assolutamente incapace di Trump, l’ebreo osservante Jared Kushner, lo licenziò usando ancora la scusa di avere scettici coccodrillati come i vostri: roteando i bulbi oculari con totale convinzione. Proprio così, il signor Bannon, che non è un appassionato sionista, si oppose al negatore di Cristo, principe germano-polacco-russo e marito della “gentile”, venendo gettato in una condizione tale da chiedere pietà al Patriarca Trump. Bannon è un pagano indesiderato e questa è la televisione prodotta da Cecil B. DeMille.
E quando Sally Yates, la Procuratrice Generale di allora, rifiutò di far valere l’ordine di Trump di bandire tutti i viaggiatori di sette Paesi musulmani, anche lei fu licenziata. Ciò che molti non sanno è che investigava pure lei Mike Flynn. La stessa maledizione che siede in cima ad ogni dissacratore di Assad, che evidentemente accompagna chiunque turbi il buon nome di Donald Drump.
Dopo aver licenziato tutti gli agenti di Obama, con un’azione alla Stalin, s’incontrò con l’avvocato generale del Distretto meridionale di New York, “il più degno dei gentiluomini orientali”, l’avatar di Shiva, il bigotto di Goa, l’illustre Preet Bharara e l’implorò di rimanere; questo solo per rompergli il cesto dei cobra quando fu licenziato casualmente pochi giorni dopo, lasciandolo suonare il flauto sotto il lungomare di Coney Island.
E poi, naturalmente, la promettente promessa di non più intromettersi negli affari interni altrui. Perché parole come “isolazionismo” e “naturalismo” furono bandite dalla stampa confermando che i giorni dell’eccezionalismo statunitense erano finiti. Sarebbe stato amico di Assad dato che il presidente siriano combatte lo SIIL, e di Putin che rispettava; si sarebbe sbarazzato NATO e membri; uscito dal trattato del Pacifico; promesso di andare contro la Cina per manipolazione della moneta. Promise di vendicarsi delle politiche commerciali ed industriali egoistiche del Giappone. Avrebbe castigato la “Schlampe” preferita della Germania; costruito un muro tra Stati Uniti e Messico; reintrodotto i combustibili fossili che aumentano l’inquinamento per garantirsi un più rapido arrivo dell’Armageddon; negato senza sosta l’effetto serra e il riscaldamento globale; promesso di annullare l’Obamacare e di sostituirlo con qualcosa di migliore, e non riesce nemmeno ad avere Reince Priebus a sostenerlo con una faccia compita (qualunque fosse il piano di Trump). Le molteplici dichiarazioni e promesse esprimono gli aspetti più lamentevoli di New York: esibizione, volgarità, ostentazione, esagerazione, casinismo…Priebus, qui rigirarsi per rispondere sul perché il suo principale agisce come un Drago di Komodo ai barbiturici, figlio di padre tedesco e madre greca, nato nel Sudan. Sarà presto licenziato. Divertente, non sembra sudanese.

Bene, gente, l’affetto per il Dottor Assad sembra svanito e, in ogni caso, non rispettato. Trump è così impegnato a mantenere la carica che ha ceduto ogni responsabilità sulla Siria agli stessi neo-con traditori e agenti sionisti che infestavano il regime di Obama. E, per quanto evitare di ficcanasare negli affari interni all’estero, ha aumentato le forze statunitensi nella Giordania compradora; ha ordinato di aumentare le truppe in Afghanistan dopo 15 anni di pestaggi con le popolazioni del Paese; aumentato il coinvolgimento nella guerra genocida dell’Arabia Saudita nello Yemen; inviato altre truppe statunitensi alle frontiere russe solo per assicurarsi che Vlad non abbia l’idea d’invadere lo stesso continente di cui Trump aborriva prima. E tutto questo mentre la storia chiarisce che la Russia fu invasa, dalla Francia di Napoleone e dalla Germania di Hitler; e che non ha invaso l’Europa a prescindere da ciò che si possa pensare degli alleati vittoriosi che nel secondo dopoguerra si divisero il mondo. Non ci ha impiegato molto il segretario di Stato ed ex-amministratore delegato di Exxon-Mobil a sputare finalmente lo stesso mantra noioso sulla longevità del Dottor Assad a Damasco. “No, deve andarsene”. Sbadiglio. In tutte le conversazioni che ho avuto negli ultimi 6 mesi in bar, caffè, parchi, ovunque, la gente è indifferente all’esistenza della Siria e del suo Presidente, o è stupite dagli Stati Uniti che sostengono i terroristi che lo combattono. Sembra che la stessa demonizzazione continui negli Stati Uniti di Trump, è come se il regime di Trump affronti questioni che interessano a nessuno e il programma si auto-rigeneri ogni giorno con prevedibilità robotica e con la stessa coerenza dei batteri. Dato che non ha ancora nominato un giudice federale diverso da un Gorsuch alla Corte Suprema, come ci si può aspettare da qualcuno che si occupa di trivialità insulse come le perseverante falsità nei media. Attacca i media su come lo considerano, ma non ha mai affrontato il continuo ciarpame emanato dalle macchine della menzogna aziendali su una costellazione di soggetti.
Con la Russia, Trump è impacciato nel sottolineare il suo rispetto per Putin. Partito Democratico e sostenitori lo spingerebbero ad assaltarlo in tutto il mondo per danneggiare ulteriormente il presidente. Se pensate, come me, che Jared Kushner, un attivo “katsa” del Mossad, è il più grande colpo sionista da Jonathan Pollard, immaginate come i media agognano annunciare il colpo del neo-KGB piazzato alla Casa Bianca. Una spia degna del titolo di Candidato Manciuriano. E, ulteriore orrore, sembra che il segretario alla Difesa, Cane Pazzo Mattis, sia infettato dalla rabbia! Partecipava a un piano per creare forze terroristiche a nord del confine giordano per combattere suppostamente lo SIIL. Ma, l’evidenza contraria è straordinaria. Lo SIIL riceve aiuti logistico, materiale e finanziario dagli Stati Uniti. In ogni caso, quando l’Esercito arabo siriano era sul punto di atterrare i cannibali supportati dai turchi, Stati Uniti ed alleati l’impedirono bombardando le nostre forze ad al-Tharda e ad est di al-Tanaf, tra l’altro. Abbiamo riportato numerose volte la curiosa avventura dei gestori inglesi che davano ordini ad individui rivelatisi ratti di SIIL e al-Qaida mentre attaccavano le forze governative. La pretesa anglo-franco-statunitense di combattere il terrorismo è stata promossa da farsa a Grand Guignol. I media statunitensi hanno presentato la liberazione di Aleppo non come vittoria di un popolo sovrano sulla tirannia, ma come avvento di qualcosa di peggio dello SIIL. Ogni volta che i media sono colti mentire, si rifiutano di ammetterlo. Non c’è mai una correzione presso NYT, WP o WSJ, non quando si tratta della loro propaganda sulla Siria. Mentre i media traggono acqua da sordide sentine, continuano ad esaurirsi praticando ciò che nemmeno i cani proverbialmente fanno, rotolarsi a terra come se verità e fattualità siano principi applicabili solo alla fisica, come se l’umanità non possa trarre profitto da integrità, onestà o gentilezza. I media collusi con l’agonia del popolo siriano si comportano come se la pena sia meritevole esclusivamente per deboli, poveri e profughi, mentre i ricchi nello Stato profondo si rilassano in un bagno solare di impunità, invincibilità e soggezione.
I sondaggi su Trump si allineano a quelli su Hollande in Francia. Nonostante i sospetti che gli statunitensi possano avere riguardo la goffaggine del loro capo (per molti è un idiota saggio, per altri è solo un idiota), non sono apparentemente molto preoccupati dalle sciocche politiche che segue nel Vicino Oriente. I media avanzano un programma contro di lui che ne riflette l’agenda sionista. Trump viene battuto dai media liberali, e anche in una certa misura dai cosiddetti media “conservatori” come Fox News, solo per estorcergli concessioni, e non finiranno finché non si piegherà e consegnerà il governo degli Stati Uniti al complesso sionista-militare-industriale per fare ciò che ritiene appropriato per se e l’Abominevole Stato dell’Apartheid. Trump è facile da manipolare; a soli 6 mesi del suo primo (e ultimo) mandato, lotta per evitare un’indagine inquietante sul fatto che sia o meno la talpa del Cremlino nella Casa Bianca. La sua campagna era vittoriosa perché i russi lo vollero? Tale narrazione è così sconfortante che quasi domina la questione se il popolo statunitense, da sé, sia solo il pubblico di una stupida sit-com destinata ad essere annullata. Mentre tale sfizioso casino favorisce la compromessa stampa statunitense, il Pentagono, evidentemente ricevendo carta bianca, alza la posta in una guerra che tutti i generali statunitensi sanno di non poter vincere. I lanciarazzi HIMARS avvistati tra i numerosi gruppi terroristici che oggi gli USA sponsorizzano a nord del confine giordano. L’Iran, deciso a finirla con la sceneggiata di Washington sulla Siria, invia centinaia di truppe nella zona, armate di armi nuove e migliori. La Russia ha avvertito gli Stati Uniti sui razzi che descrive, in “termini diplomatici”, “inutili”. Mentre il popolo statunitense è ipnotizzato da un panorama televisivo blando, mediocre e inconsistente in cui il nostro presidente è a capo di ogni trucco miserabile, Stati Uniti e Russia si avvicinano al momento cruciale che potrebbe porre fine alla civiltà e al Super Bowl come li conosciamo.
Mentre il mondo di Trump gli si sbriciola attorno; mentre gli assai atipici abitati musulmani di Londra vanno in fiamme; mentre l’Europa cozza con la brutta realtà dei terroristi che ritornano dopo essere stati addestrati da tizi in rosa in Siria, Iraq e Turchia; mentre le aziende dei trasporti in Francia guardano attentamente chi vuole affittare un veicolo solo per spiaccicare i comodi e obesi borghesi liberali che passeggiano piacevolmente su e giù per i lungomare, baciandosi, in Francia, cantando la Marsigliese come un coro di castrati; mentre Trump persiste nel voler nominare i più incapaci nei posti di comando; oggi il figlio, il pianificatore di nozze Eric, è stato nominato capo dell’Housing and Urban Development anche se non ha mai vissuto in una casa (he-he) e ancor meno in un ambiente urbano; mentre gli alienati sostenitori di Bernie bramano il sangue repubblicano nelle partite di baseball di beneficenza; e mentre i kardashiani continuano ad arricchire il mondo con la loro inutile inutilità, le truppe statunitensi ad al-Tanaf, in Siria, perdono il controllo dello sfintere aspettando solo che la Resistenza libanese avvii la guerra contro il Regno del Terrore d’America. Le truppe giordane hanno appena ucciso 5 civili che cercavano di avvicinarsi alle loro posizioni dalla città di confine siriana. I giordani hanno semplicemente aperto il fuoco pensando che fossero attentatori suicidi addestrati dagli stessi statunitensi. Gli ordini sono semplici: prima spara, poi fai le domande. È una strategia vincente. Gli Stati Uniti l’usano da 2 secoli.
Quindi cosa fanno gli statunitensi ora che l’autostrada Baghdad-Damasco è sicura? Possono andare a nord? No. Non è possibile. E, fa così caldo lì. Non quanto alla Casa Bianca, probabilmente avete pensato. Beh, se non riuscite a sopportare il caldo, uscite dalla cucina. Giusto?… Che farsa! Mueller sta sniffando intorno al cordone sanitario alzato e solitario di Trump, come un segugio. Il presidente viene inghiottito da uno staff di idioti, incapaci e sprovveduti. Non ha possibilità. Ma la banda suona. La registrazione delle risate non si ferma. Questa sit-com non finirà bene. Non vorrei rivederla.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Filippine: lo SIIL salva ancora la politica estera statunitense

Tony Cartalucci, LD, 15 giugno 2017

Con motivazione fin troppo familiare, i terroristi che rivendicano l’appartenenza al cosiddetto “Stato islamico” (SIIL) hanno nuovamente aiutato la politica estera statunitense, questa volta nelle Filippine dove il governo sempre più cerca legami stretti con Pechino a scapito della lunga influenza di Washington. I terroristi hanno condotto un’operazione su larga scala, occupando parte della città filippina di Marawi, dove hanno compiuto varie atrocità e issato le bandiere dello SIIL. Situata sull’isola meridionale di Mindanao, la città è solo leggermente interessata dall’area principale delle operazioni di Abu Sayaf, affiliato ad al-Qaida, nelle vicine isole di Jolo e Basilan. Abu Sayaf e altri affiliati regionali hanno ricevuto gran parte dei finanziamenti e sostegni da uno degli alleati più antichi, l’Arabia Saudita, con cui gli Stati Uniti hanno appena sigillato un accordo sugli armamenti senza precedenti. Ora viene indicato che le forze armate statunitensi aiutano le truppe filippine nel tentativo di riprendere la città, evidenziando come lo SIIL sia il pretesto per giustificare l’influenza di Washington nella nazione, e in particolare dei militari statunitensi nel sud-est asiatico. L’AFP riferiva in un articolo intitolato “Le truppe statunitensi sul campo in una città filippina: militari in una guerra devastante”, che: “Le truppe statunitensi sono sul campo ad aiutare i soldati locali a combattere i terroristi nella città filippina, secondo un portavoce militare filippino, raccontandone in dettaglio il ruolo. Il piccolo numero di soldati statunitensi aiuta a sorvegliare e, sebbene non abbia un ruolo nei combattimenti, è autorizzato ad aprire il fuoco sui terroristi se attaccato, secondo il portavoce brigadiere-generale Restituto Padilla”. AFP aveva anche osservato che: “Il problema delle truppe USA nelle Filippine è estremamente sensibile da quando Rodrigo Duterte è presidente, che cerca di ridurre l’alleanza militare della nazione con gli Stati Uniti a favore della Cina”. Tuttavia, il fatto che i terroristi siano finanziati e sostenuti dall’alleato statunitense dell’Arabia Saudita, e che lo Stato islamico sia certamente una creazione degli interessi di Golfo e Stati Uniti, il loro arrivo improvviso e spettacolare nelle Filippine proprio mentre i legami statunitensi-filippini sono al minimo e vi è l’impulso ad eliminare definitivamente la presenza degli USA dalla nazione, indica che il recente scontro è più che una coincidenza conveniente.

La politica estera statunitense: rompere le finestre di notte, ripararle (a un certo costo) di giorno
La diminuzione della leva geopolitica in Asia-Pacifico ha spinto gli Stati Uniti a cercare una serie di conflitti utili come pretesto per una continua presenza nella regione. Ciò include tensioni nel Mar Cinese Meridionale dove gli Stati Uniti cercano di mettere le nazioni contro la Cina sfidandone le rivendicazioni su territorio e isole. Una di queste nazioni, infatti, sono le Filippine che hanno smascherato l’elaborata faccenda legale statunitense contro le affermazioni della Cina sul Mar Cinese Meridionale, favorendo colloqui bilaterali con Pechino direttamente, escludendo gli Stati Uniti, che hanno provocato attivamente conflitti sulla penisola coreana, minacciando il governo nordcoreano di un possibile primo colpo per “decapitarne” la leadership civile e militare. Interferenze e tensioni prevedibili che hanno causato, hanno assicurato la continua presenza militare degli USA in Corea del Sud, nonché anni di contratti militari lucrosi. E mentre l’uso dello SIIL nelle Filippine da parte di Washington è l’ultimo esempio di come il terrorismo sia usato per giustificare la presenza militare degli USA, non è certamente la prima volta. Il terrorismo nel sud della Thailandia fu ripetutamente usato come pretesto da Washington per cercare legami più stretti con Bangkok, legami che Bangkok ha ripetutamente respinto in favore di una più ampia cooperazione militare con Cina, Russia e Europa e della crescita dell’industria nazionale. Oltre l’Asia, gli Stati Uniti hanno utilizzato il terrorismo, compreso lo SIIL in modo specifico, per giustificare la presenza militare ovunque, dalla Libia alla Siria e dall’Iraq all’Afghanistan. In un memorandum dell’agenzia d’intelligence della difesa degli USA (DIA) del 2012 fu rivelato che Stati Uniti ed alleati cercarono di creare un “principato salafita” nella Siria orientale allo scopo specifico d'”isolare” il governo siriano. Il memo 2012 (PDF) indica in particolare che: “Se la situazione si sblocca c’è la possibilità d’istituire un principato salafita dichiarato o meno nella Siria orientale (Hasaqah e Dayr al-Zur) e questo è esattamente ciò che le potenze che supportano l’opposizione vogliono per isolare il regime siriano, considerato profondità strategica dell’espansionismo sciita (Iraq e Iran)”. Il memo DIA spiegava anche chi fossero queste “potenze a sostegno”: “I Paesi di occidente, del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime”.
Nonostante le affermazioni di Washington di combattere lo SIIL in Siria, solo con l’intervento militare russo nel 2015, le linee di rifornimento dell’organizzazione terroristica dalla Turchia furono devastate e suoi territori e potenza furono ridotti. L’esistenza dello SIIL viene prolungata dal sostegno continuo dagli alleati più stretti degli USA nella regione, come Arabia Saudita, Turchia, Qatar, Giordania e Israele. Gli Stati Uniti hanno più volte attaccato direttamente le forze siriane impegnate contro lo SIIL. Ultimamente, gli Stati Uniti hanno dispiegato l’artiglieria a lungo raggio nel sud della Siria, specificamente per combattere le forze siriane che hanno sopraffatto lo SIIL sul confine siriano-iracheno e minacciano le linee di rifornimento saudita-giordane che alimentano da anni l’organizzazione terroristica in Siria. Considerando questo, l’apparizione “improvvisa” dello SIIL nelle Filippine, giusto per giustificare presenza ed influenza altrimenti ingiustificate e indesiderate di Washington nella nazione, è più di una mera coincidenza: è un altro esempio di come gli Stati Uniti creano crisi per dare “soluzioni” che ne prevedono la continua esistenza da egemone regionale. A differenza di un servizio di riparazione delle finestre che le rompe di notte e le ripara a un certo prezzo di giorno, gli Stati Uniti seminano tensioni, conflitti, omicidi e colpi ponendosi come soluzione con un greve prezzo geopolitico. Per nazioni come le Filippine, rivolgersi a vicini regionali, Cina e Russia, dall’onesto interesse a sconfiggere il terrorismo sponsorizzato dagli Stati Uniti che prendono di mira, è l’unico modo per affrontare veramente i problemi immediati della sicurezza e garantirsi pace e prosperità a lungo termine. La presenza degli USA nelle Filippine e il loro ruolo nell’estinguere gli incendi geopolitici che accendono garantiscono solo alle Filippine un’esistenza prolungata e costosa da pedina delle ambizioni degli USA nel Pacifico.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora