L’Egitto fornisce aerei ed elicotteri all’aeronautica libica?

L’aeronautica libico, riattiva i vecchi cacciabombardieri Su-22?
Spioenkop 9 febbraio 20151399251_10202479309847721_1706540111_oUn servizio del notiziario al-Shuruq sulle attività della base aerea al-Watiya dell’aeronautica libica (LAF), conferma la reintroduzione degli Su-22 nell’arsenale libico, voce apparsa all’inizio di dicembre 2014. La Forze armate libiche (LNA) e la LAF sono schierate quasi all’unanimità con il generale Qalifa Belqasim Haftar, che fa parte del governo riconosciuto internazionalmente oggi basato a Tobruq. Haftar cerca di eliminare le organizzazioni islamiste in Libia con l’operazione Dignità. Si oppone ad Alba di Libia che combatte per il parlamento non riconosciuto che attualmente controlla Bengasi e Tripoli, insieme a varie altre fazioni islamiste, Ansar al-Sharia e persino Stato islamico. Una questione complicata per non dire altro. Alba di Libia, che può essere considerata il più serio avversario di Qalifa Belqasim Haftar e delle sue forze, avrebbe una propria forza aerea. Almeno 4 Soko G-2 Galeb sono attualmente presenti a Misurata e 1-2 MiG-23 sarebbero operativi a Mitiga, ma avrebbero lasciato la base aerea da qualche tempo. Alba di Libia ha anche affermato di avere 1 MiG-23 operativo a Misurata e, anche se la base non ospitava alcun aeromobile, ed anche affermato di lavorare su un MiG-25. Non è noto se il MiG-23 operativo sia in realtà uno degli esemplari di Mitiga. Inoltre, Alba di Libia controlla anche l’aeroporto internazionale di Tripoli (IAP) e la base aerea di Benina. L’annientamento quasi totale della Libyan Air Force con i bombardamenti della NATO e la pesante usura negli ultimi anni, hanno depotenziato l’aeronautica libica al livello più basso di sempre. Tuttavia continuano ad operare diversi MiG-23ML e MiG-23UB, 3 MiG-21MF donati dall’Egitto, molti MiG-21bis e L-39 e numerosi elicotteri. Tra questi sono numerosi i Mi-8, almeno 3 dei quali donati dall’Egitto, e molti Mi-25 e Mi-35, alcuni di questi ultimi originariamente acquisiti dal Sudan. La LAF avrebbe anche acquisito 4 Su-27 dalla Russia, ma tale voce è rigettata come disinformazione. La mancanza di sufficienti strutture per i velivoli operativi, che sono già esigue in Libia, ha costretto la LAF a cercare altre soluzioni per acquisire aerei ed elicotteri per sostenere l’esercito nazionale libico dall’aria. Sebbene l’Egitto ha donato 3 MiG-21 e 3 Mi-8, non bastano e non possono coprire l’intera Libia.
Le LNA combattono contro Alba Libia, Ansar al-Sharia e Stato islamico su più fronti. Le battaglie più pesanti hanno avuto luogo a Bengasi, dove combatte Alba di Libia per il controllo della città. Le LNA sono anche pronta a riprendere Tripoli, dove la prossima offensiva si avrà sicuramente presto. La base aerea al-Watiya, nota anche come al-Watya o al-Zintan, rimane l’unica base aerea in Libia dell’aeronautica vicina a Tripoli ed è quindi di vitale importanza per qualsiasi offensiva volta a riconquistare la capitale. La stessa al-Watiya fu riconquistata dall’Esercito nazionale libico il 9 agosto 2014. La base aerea fu originariamente costruita dai francesi e ospitava parte della flotta di Mirage della Libia prima del loro ritiro per mancanza di ricambi, causata dall’embargo. Al-Watiya era anche sede di una squadriglia di Su-22MK e parte della flotta di Su-22M3. Tutti i Su-22M3 della Libia furono distrutti dai bombardamenti della NATO durante la guerra civile libica, che travolse anche la base aerea al-Watiya. Due hangar corazzati (HAS) che ospitavano i Su-22M3 così come diversi depositi di munizioni furono colpiti. I Su-22MK libici, conservati in alcuni dei restanti 43 HAS vennero smantellati molto prima della rivolta, e quindi ne sono usciti illesi non essendo obiettivi della NATO. Un solo aereo operativo è attualmente di stanza ad al-Watiya, 1 MiG-23UB già impiegato contro depositi di munizioni e altri obiettivi presso Tripoli. Il MiG-23UB è del tutto insufficiente a supportare nel modo adeguato l’Esercito nazionale libico in qualsiasi futura offensiva su Tripoli. Sebbene il MiG-23UB sia una variante d’addestramento biposto, può essere armato con lanciarazzi UB-16 e UB-32 per razzi da 57mm S-5 e vari tipi di bombe, trasportate sui quattro piloni del MiG-23UB.237imageGli altri velivoli disponibili in numero sufficiente ad al-Watiya sono i 10-12 Su-22 radiati almeno vent’anni fa, alcuno dei quali in condizioni di volare. Ma con la revisione degli aeromobili più vecchi c’è la possibilità per la LAF di recuperare parte della potenza di fuoco persa negli anni, per questi vecchi Su-22 è il momento. La Libia avrebbe ricevuto 2 squadroni di Su-22 e ancora più Su-22M2 alla fine degli anni ’70 e ai primi anni ’80, alcuni dei quali inviati nel Golfo della Sirte contro gli F-14 Tomcat statunitensi nel 1981. Un colloquio con il colonnello Muhammad Abdulhamid al-Satni ha rivelato i piani della LAF per i Su-22: ”Abbiamo… aerei Su-22 quasi non-funzionanti, ma grazie al personale militare, tutti libici e nessuno straniero, abbiamo cercato di mettere in servizio 1 o 2 dei 10-12 aeromobili. Questo è il primo che siamo riusciti a riparare e sarà schierato entro dieci giorni per la battaglia per liberare Tripoli”. 1-2 Su-22 sono quindi presumibilmente operativi, probabilmente cannibalizzando gli altri Su-22. Ma mentre il colonnello dice che il Su-22 operativo è quello dietro di lui, l’aeromobile appare coperto da uno spesso strato di polvere ed ha ancora i contrassegni verdi della Jamahiriya su fusoliera e coda, creando una certa confusione circa la loro presunta revisione. Questo però non significa che la LAF non lavori per avere 1 o 2 esemplari operativi, correlandosi alla situazione della sicurezza, invece. Le attività della TV al-Shuruq erano strettamente controllate dal personale LAF, in quanto è vietato scattare foto nella base aerea, per non rivelare la posizione esatta del prezioso velivolo nella base. Anche se potrebbe sembrare esagerato con 43 HAS in cui nasconderlo, Alba di Libia è pronta a distruggere il MiG-23UB ed ha anche cercato di trovarne l’esatta posizione inviando un UAV Schiebel Camcopter S-100 su al-Watiya, successivamente abbattuto dal personale della base aerea. Pertanto, la revisione reale del Su-22 è probabile, ed è posizionato altrove nella base aerea, con i 2 Su-22 nel video quali esemplari usati per nascondere la reale posizione del presunto Su-22 operativo.
Contrariamente a MiG-21 e MiG-23, che sono dei caccia, i Su-22 sono veri cacciabombardieri, dotati di sei piloni invece dei quattro su MiG-21 e MiG-23, potendo trasportare ordigni a maggiore distanza. Mettere in servizio questi Su-22 sicuramente si dimostrerà una grande sfida, anche per i meccanici esperti della LAF. Tuttavia, se ci riescono il velivolo sarà di grande valore nell’attacco imminente per riconquistare Tripoli. Solo il tempo dirà se gli sforzi degli ingegneri siano vani o siano necessari a far pendere la bilancia a favore delle LNA.
Un ringraziamento speciale ad ACIG e Hasan Hasani.

Men talk near MiG fighter aircraft parked on the runway at TammahintL’Egitto fornisce aerei ed elicotteri all’aeronautica libica?
Spioenkop 13 novembre 2014

MiG fighter aircraft is seen parked on the runway at TammahintMolto è stato detto sul coinvolgimento dell’Egitto nel conflitto tra l’Esercito nazionale libico e diverse fazioni islamiste, e qualsiasi cosa, da piccole forniture di armi ai raid aerei su depositi di armi, viene menzionata. L’estensione dell’assistenza dell’Egitto alla Libia viene ora finalmente rivelata da una serie di foto che mostrano aeromobili dell’aeronautica egiziana in servizio nell’aeronautica libica. La paura della rivolta islamista libica verso l’Egitto ha già causato grande preoccupazione nel governo egiziano. Fornire armi pesanti ai militari libici, quasi tutti fedeli al generale Qalifa Belqasim Haftar, aumenta le possibilità di sconfiggere la rivolta, di grande importanza per il governo egiziano di Abdalfatah al-Sisi. L’aeronautica libica fu praticamente annientata dai bombardamenti della NATO durante la guerra civile libica. Gli attacchi aerei videro tutti i Su-22 e Su-24 libici distrutti, lasciando solo pochi obsoleti Mirage F1, L-39, MiG-21 e MiG-23 in servizio, con un disperato bisogno di una revisione. Mentre la LAF è stata successivamente rafforzata con 2 elicotteri d’attacco Mi-35 dal Sudan, uno si schiantò lasciando solo l’altro in servizio. Ulteriori perdite hanno lasciato solo un paio di MiG-21, un MiG-23 e un paio di elicotteri operativi, non abbastanza per fornire copertura aerea sufficiente all’Esercito nazionale libico. Ora sembra che la LAF sia stata aiutata dall’Egitto recuperando parte della potenza di fuoco perduta. 6 velivoli ex-EAF, 3 MiG-21MF e 3 Mi-8, sono stati recentemente avvistati presso la LAF. I 3 MiG-21MF, numeri 18, 26 e 27 furono avvistati all’inizio di novembre. Mentre la Libia già utilizzava solo 1 MiG-21bis, questi hanno una mimetizzazione mai vista sugli aeromobili libici, gli aerei dovevano provenire dall’estero. La mimetizzazione è esattamente la stessa vista sulla maggior parte dei MiG-21 dell’Egitto, non lasciando alcun dubbio sull’origine dei 3 MiG-21. L’Egitto ha una grande flotta di MiG-21, che dovtebbe smantellate nei prossimi anni. La loro vendita a prezzi bassi o anche donati alla Libia ha perfettamente senso, data la posizione dell’Egitto sul conflitto in Libia.
L’altro materiale ex-egiziano ora gestito dalla LAF sono i Mi-8. Mentre la Libia già impiega decine di Mi-8/17, non ha mai acquisito alcun esemplare armato. Una foto scattata il 27 ottobre 2014 mostra un Mi-8 con lanciarazzi UB-16 e sfoggiare la stessa verniciatura vista sui Mi-8 egiziani. La somiglianza con il Mi-8 attualmente usati dall’Egitto è illustrato dall’immagine qui sotto.

10424323Egyptian_Mi-8Sebbene la Libia non abbia mai avuto Mi-8 armati, l’elicottero ha la stessa colorazione dei Mi-8 egiziani, ed appartiene a un lotto vecchio, oggi raramente venduto per l’esportazione, assicurando che tale elicottero è stato fornito alla Libia dall’Egitto. Le uniche differenze nelle due foto è l’assenza dell’argano e la rimozione della blindatura dalla cabina di pilotaggio; il posto vuoto ora illustra la scritta Raad (Tuono). Avendo la LAF impiegato per decenni MiG-21 e Mi-8/17, molti piloti e tecnici sono disponibili per mantenerli operativi. La mossa è sicuramente un investimento intelligente dell’Egitto per garantirsi la propria sicurezza. Bisogna ancora vedere se l’Egitto continuerà a consegnare armi pesanti alla Libia. Se sarà così, potrebbe aiutare i militari libici a prevalere sulle fazioni islamiste.

1568253_-_mainUn ringraziamento speciale a ACIG.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Yemen: possibile Stato fallito e diviso

Viktor Titov New Eastern Outlook 27/02//2015

YemenA quanto pare Stati Uniti ed Arabia Saudita non sono abituati a perdere, dato che non sono riusciti a conciliarsi con la vittoria decisiva degli huthi nello Yemen, quindi Washington e Riyadh hanno deciso di lanciare una lotta a tutto campo contro i ribelli sciiti. Ciò ha portato all’ulteriore deterioramento della situazione politica e della sicurezza nel Paese lacerato dal conflitto. Il 20 febbraio, Mansur Hadi, agli “arresti domiciliari” a Sana dopo le sue dimissioni da presidente, riusciva a fuggire dalla capitale dello Yemen grazie all’aiuto di agenti dei servizi segreti statunitensi, rifugiandosi nella “capitale del sud” dello Yemen, Aden che, insieme a un certo numero di province meridionali, si rifiuta di obbedire al governo centrale controllato dagli huthi. Subito dopo il suo arrivo, i media locali, affiliati al movimento dei Fratelli musulmani, riferivano che l’ex-presidente yemenita avrebbe guidato la lotta contro i ribelli sciiti. La situazione è piuttosto strana, considerando il fatto che erano passate meno di 48 ore dalla conclusione dei colloqui per la riconciliazione in Yemen. Tutte le parti coinvolte nei colloqui decidevano di creare un meccanismo legislativo che garantisse la transizione pacifica del potere. Un nuovo organismo bicamerale, il Consiglio nazionale, che doveva essere creato unendo Parlamento e nuovo “Consiglio nazionale di transizione” costituito da 250 rappresentanti dei partiti extra-parlamentari, con il 30% dei posti per le donne e ulteriore 20% per i giovani. Tale decisione era il difficile compromesso tra huthi che insistevano sulla creazione di un Consiglio nazionale monocamerale, e il Congresso nazionale Generale guidato dall’ex-presidente Mansur Hadi, che insisteva sulla conservazione dell’attuale Parlamento. Inoltre, c’era l’alta probabilità che i negoziati sul “consiglio presidenziale”, proposto dagli huthi, si sarebbero conclusi prima della prossima riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla risoluzione 2201, che doveva iniziare ai primi di marzo. Ma ora tutti questi piani sarebbero in pericolo per le dimissioni di Mansur Hadi, non approvate dal Parlamento dello Yemen, con il pericolo che possa recuperare l’autorità di presidente yemenita. In tale situazione può nominare Aden o Taiz (terza città del Paese) capitale provvisoria con il pretesto che Sana è occupata dai ribelli. Ciò fa parte del piano che Stati Uniti e Arabia Saudita avevano ideato prima di organizzarne la fuga da Sana. Nello Yemen si diffondono rapidamente voci secondo cui se Mansur Hadi cedesse alla pressione di forze estere, in particolare Washington e Riyadh, dichiarerebbe l’indipendenza del Sud Yemen. In tal caso, lo Yemen potrebbe trovarsi nella situazione paradossale in cui il legittimo presidente sarebbe ancora in carica ad Aden, mentre il governo resta a Sana controllata dagli huthi. Questa è la strada che lo Yemen segue ora. Il 23 febbraio, secondo i media dei Fratelli musulmani, Mansur Hadi aveva fatto una dichiarazione ufficiale ad Aden, agendo ancora da presidente dello Stato, definendo la presa di Sana del 21 settembre 2014 un colpo di Stato, mentre definiva illegali tutti i decreti e nomine effettuati da allora, sottolineando che il Consiglio nazionale deve essere convocato ad Aden o Taiz, ed esortando le strutture di governo e militari a rimanere fedeli alla Costituzione. Poi esprimeva gratitudine ai Paesi di GCC, Lega Araba, OCI e Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, chiedendo di portare avanti il processo politico pur respingendo il colpo di Stato come illegale. Mansur Hadi ha contemporaneamente fatto appello a Jamal Benomar, consigliere speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, esortandolo a rinviare i colloqui sulla composizione e trasferirsi da Sana a “un luogo più sicuro”.
In realtà, si è testimoni della restaurazione de facto dei poteri presidenziali di Mansur Hadi che sembra perseguire la divisione del Paese, essendo ben consapevole che gli huthi non hanno alcuna intenzione di arrendersi. A quanto pare cercherà di creare un governo provvisorio o addirittura di ripristinare il precedente governo di Qalid Mahafudh Bahah. Le sue azioni saranno seguite dall’apertura di nuove missioni diplomatiche di Paesi occidentali e GCC ad Aden, dopo la creazione dei consolati in questa città. Mansur Hadi si aspetta forte sostegno finanziario da Arabia Saudita e Stati Uniti, assieme al riavvio degli attacchi dei droni contro le posizioni dei “terroristi yemeniti”. Ciò significa solo una cosa per lo Yemen, guerra civile con pesante interferenza di forze estere. Ci sono poche possibilità che “Abdu Drone Hadi”, come è stato soprannominato dopo il suo discorso, di riprendere il controllo del Paese, dato che i ministeri degli Interni e della Difesa, con tutte le agenzie di intelligence, a Sana sono sotto il pieno controllo degli huthi. Tuttavia, la separazione tra huthi e parte dei vertici politici yemeniti è inevitabile, dato che questi ultimi rappresentano la popolazione sunnita. Quindi la fuga di Mansur Hadi ad Aden può causare notevoli problemi allo Yemen. A questo punto il conflitto sembra inevitabile. Non ci dovrebbero esservi illusioni sulla palese interferenza di Stati Uniti e Arabia Saudita negli affari interni dello Yemen, costringendo l’Iran a schierarsi con gli huthi. Washington resta fedele alla sua reputazione, scegliendo ancora un modus operandi soprattutto brutale e intrusivo negli affari interni di Stati sovrani. Il prezzo che Iraq, Egitto e Libia hanno pagato per tale tipo di interferenza è ben noto. Potremmo vedere molto presto lo Yemen trasformarsi in uno Stato fallito.

iLTrVr6t6KrkViktor Titov, Ph.D, è commentatore politico sul Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il presidente cipriota a Mosca: la crescente presenza della Russia nel Mediterraneo

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 26/02/2015BN-HC911_ruscyp_J_20150225112340Il 25 febbraio, Russia e Cipro hanno firmato un accordo di cooperazione tecnico-militare in occasione della visita ufficiale del presidente cipriota Nicos Anastasiades in Russia. In particolare, si prevede l’utilizzo di aeroporti e porti della Repubblica da parte di aerei da guerra e navi da guerra russi nelle operazioni umanitarie e di emergenza, nonché di operazioni antiterrorismo. L’Aeronautica russa utilizzerà la base aerea Andreas Papandreou, insieme all’aeroporto internazionale di Paphos a sud-ovest dell’isola. La Marina russa potrà utilizzare in modo permanente la base di Limassol, porto confinante con la base aerea inglese di Akrotiri, utilizzata per le operazioni della NATO, oltre che nodo importante nel sistema di sorveglianza elettronico militare dell’alleanza. Limasol ha già ospitato navi da guerra russe dal 2013, comprese quelle che partecipano all’operazione per eliminare le armi chimiche siriane e alle missioni nel Golfo di Aden e al largo delle coste della Somalia. Ora gli scali saranno effettuati regolarmente secondo norme. L’accordo militare è di particolare importanza da quando giacimenti di gas sono stati recentemente scoperti nel Mediterraneo orientale. La Russia partecipa ad esplorazione e produzione. Israele (che ha categoricamente rifiutato sanzioni anti-Russia), Libano, Cipro, Turchia e Siria sono tutti interessati al progetto e hanno corrispondenti problemi di sicurezza da affrontare. Per la Russia, è solo l’ultima notizia di un’alleanza militare in crescita. In un anno la Russia ha aumentato la cooperazione militare con Paesi non-NATO, tra cui Cina, India, Corea democratica e Iran. Ma la regione mediterranea ha acquisito particolare importanza di recente.
Il 3 febbraio, il ministro della Difesa della Grecia e schietto “euroscettico” Panos Kammenos annunciava l’invitato a Mosca per incontrare l’omologo russo Sergej Shojgu nel prossimo futuro, con data da fissare al più presto. La Grecia è membro della NATO, un’organizzazione che percepisce la Russia quale potenziale minaccia. Eppure, Atene e Mosca sembrano essere sulla via per formare un’alleanza. Il 3 febbraio, Kammenos ha incontrato l’ambasciatore russo in Grecia. “La discussione con l’ambasciatore russo Maslov era anche sugli accordi sospesi tra i Ministeri della Difesa di Grecia e Russia, cooperazione strategica, organizzazione dell’anno dell’amicizia greco-russa nel 2016, in Grecia e Russia. Ho ricevuto un invito dal Ministro della Difesa della Russia a visitare Mosca prossimamente“, ha scritto Kammenos sul sito web del Ministero della Difesa. Il nuovo governo greco occasionalmente ha apertamente criticato UE e NATO. La Grecia è oggetto di dure critiche da parte di alcuni partner europei sulla sua posizione verso la Russia in un momento di crescente tensione per l’Ucraina. Il 10 febbraio, Russia ed Egitto hanno firmato diversi accordi per rafforzare i legami militari ed economici. Gli accordi hanno coronato la visita del presidente russo Vladimir Putin. L’uso di strutture navali, probabilmente ad Alessandria, da parte di navi russe è un problema all’ordine del giorno. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha menzionato tale possibilità nell’intervista al quotidiano Rossijskaja Gazeta. Mentre il ramo libico dello Stato Islamico decapitava egiziani a metà febbraio, il presidente russo Vladimir Putin inviava un messaggio di condoglianze all’omologo egiziano e ribadiva che “la Russia è pronta a una stretta cooperazione con l’Egitto nella lotta ad ogni forma di terrorismo“. Vitalij Churkin, rappresentante permanente della Russia nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non esclude la partecipazione della Russia a una coalizione internazionale in Libia. (3) Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, in una conversazione telefonica con l’omologo egiziano Samah Shuqry il 16 febbraio, confermava la disponibilità di Mosca ad agire di concerto con Cairo per contrastare la minaccia del terrorismo. Così la possibilità di un coinvolgimento della Russia negli sforzi internazionali per contrastare l’organizzazione radicale non è effimera, ma reale. Le forze collegate allo Stato islamico in Libia hanno intensificato le attività di recente. Il gruppo ha suoi agenti tra i rifugiati verso le coste italiane (solo 350 chilometri da attraversare). Non senza ragione questo Paese chiede uno sforzo internazionale per intervenire in Libia. Il premier italiano Matteo Renzi visiterà Mosca ai primi di marzo. L’adesione della Russia alla coalizione internazionale contro lo Stato islamico è all’ordine del giorno. L’Italia vuole che la Russia vi partecipi. Le sanzioni anti-russe dell’UE sono intempestive e inutili per dialogare su tale questione scottante. In teoria il contributo della Russia potrebbe essere di grande valore, senza esagerazione. Mosca potrebbe fornire intelligence, addestramento e armi, tanto più che il governo libico riconosciuto a livello internazionale ha chiesto alle Nazioni Unite aiuti militari. La Russia ha una squadra navale nel Mediterraneo, che potrebbe portare a termine la missione di pattugliamento delle coste libiche per impedire l’invio illegale di armi ai terroristi.
C’è qualcosa di molto importante che la Russia ha già fatto concretamente. Il 12 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 2199 sulla repressione delle entrate che i gruppi terroristici in Siria e in Iraq ricavano dal commercio di petrolio e prodotti petroliferi. Il documento contiene disposizioni volte a contenere altre fonti di reddito del terrorismo, tra cui traffico di metalli preziosi, antichità e valori culturali da Iraq e Siria. Il progetto di risoluzione è stato avviato dalla Federazione Russa ed è stato co-sponsorizzato da più di 50 Stati. La Russia spera che tutti i membri della comunità internazionale faranno rispettare rigorosamente le disposizioni della risoluzione, con una cooperazione internazionale basata su norme giuridiche internazionali. La visita del presidente cipriota ha dimostrato ancora una volta che le affermazioni sulla Russia isolata a livello internazionale fanno acqua, non sono altro che chiacchiere. Al contrario, la politica estera della Russia ha ottenuto importanti successi come la visita del Presidente Putin in Ungheria il 16-17 febbraio o in Egitto il 9-10 febbraio, per citarne alcune. La Russia ha un ruolo molto importante da svolgere nel garantire la sicurezza nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Chiunque sia imparziale può vedere che la grave situazione attuale rende il suo ruolo sempre più cruciale per affrontare gli scottanti problemi regionali che raggiungono l’Europa e coinvolgono gli Stati Uniti. È il momento per un dialogo intenso e costruttivo, non per la guerra delle sanzioni.

Cyprusoil2La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia sbarca nella tenda dell’UE

MK Bhadrakumar Indian Punchline 26 febbraio 2015

WireAP_22239a7bc3094190bd426dca41294cb2Il significato dell’accordo firmato a Mosca che consente alle navi della Marina russa si sostare nei porti a Cipro si può prestare a nozioni esagerate su un patto militare tra i due Paesi, certamente non è così. D’altra parte, il profondo significato dell’accordo in termini politici, e la visita del presidente cipriota Nicos Anastasiades a Mosca, non può essere trascurato a Washington e capitali europee, in particolare Bruxelles dove ha sede l’Unione europea. In termini strategici, l’accordo non significa che la Russia stabilisce basi navali a Cipro. L’accordo prevede solo supporto giuridico alle navi della Marina russa che fanno scali regolari a Cipro. In termini militari, tuttavia, la Marina militare russa avrà sempre garantito tale accesso quando la sua unica base di manutenzione sembra essere Tartus, in Siria, coinvolta nel profondo continuo travaglio. In poche parole, le operazioni nel Mediterraneo della Flotta del Mar Nero avranno solide basi, con il sostegno di Cipro. Allo stesso modo, la Russia crea la cooperazione militare con un Paese in cui la Gran Bretagna ha una base militare. Ci sono notizie secondo cui anche la Cina parlerà con Cipro per avere strutture simili a quelle che la Russia si è assicurata. Tuttavia, molto più della cooperazione militare russo-cipriota è presente. La visita di Anastasiades a Mosca ha anche un enorme aspetto geopolitico in cui molte correnti trasversali operano. Per cominciare, Cipro è un Paese membro dell’UE che rafforza i legami con la Russia, attualmente bersaglio delle sanzioni dell’UE. Anastasiades, infatti, ha provocatoriamente messo in discussione la logica delle sanzioni occidentali contro la Russia.
Negli ultimi quindici giorni Cipro è diventato il secondo Stato membro dell’Unione europea, dopo la visita del Presidente Vladimir Putin in Ungheria, a mostrare pubblicamente dissenso e risentimento verso le sanzioni occidentali, sponsorizzate dagli USA, contro la Russia. Come l’Ungheria, anzi, molto più dell’Ungheria, Cipro ha forti ragioni per assicurarsi la cooperazione con la Russia. Circa l’80% degli investimenti esteri a Cipro è russo. Mosca ha dato un grosso aiuto a Cipro nel superare la crisi finanziaria, fornendo un prestito di 2,5 miliardi di euro nel 2011 (e questa settimana ha tagliato il tasso di interesse annuo dal 4,5% al 2,5%, oltre a prorogare il periodo di riscatto dal 2016 al 2018-2021), oltre ad aiutare Cipro ad organizzare con successo la sua prima emissione di Eurobond sovrani, dopo la crisi, per 750 milioni di euro. Si stima che il denaro che fluisce dalla Russia a Cipro superasse i 200 miliardi di dollari nel periodo 1994-2011. La qualità del rapporto russo-cipriota appare evidente nei commenti di Putin ai media a Mosca, mentre dava il benvenuto ad Anastasiades. In fondo sarà dura per Washington, nel prossimo periodo, radunare i Paesi dell’UE nella strategia di contenimento degli Stati Uniti contro la Russia. L’emergere del governo di sinistra in Grecia (mentore di Cipro), accreditato di forti legami con ideologi russi, già irrita Washington. Ungheria e Grecia sono anche membri della NATO. Così in effetti anche la Turchia, che si è anche avvicinata a Mosca negli ultimi anni quasi in proporzione diretta con le tensioni apparse nel rapporto tra Washington e Ankara. In effetti, ad uno sguardo più attento, un ambito di grande complessità compare, suggerendo che tagliare il cordone ombelicale che lega la Russia ‘post-sovietica’ all’Europa sarà un compito titanico per la diplomazia degli Stati Uniti. Ma non per questo mancano tentativi, come testimonia l’ultimo sforzo della burocrazia dell’UE, sostenuto dagli Stati Uniti, d’integrare il mercato energetico del blocco con il singolare intento di ‘centralizzare’ e controllare i legami energetici della Russia con i singoli Stati membri. Ma il punto è che la Russia diventa un attivo globalizzatore, battendo gli Stati Uniti nel loro gioco, ed intende continuarvi.
Tornando alla partnership russo-cipriota, alcuni altri modelli di politica regionale vanno notati. Innanzitutto i legami energetici. Cipro possiede vasti giacimenti di gas naturale offshore non sfruttati nel Mediterraneo orientale. Le compagnie petrolifere russe sperano di entrate nel settore energetico di Cipro, attualmente dominato da aziende statunitensi. Anastasias ha chiaramente invitato le aziende energetiche russe a parteciparvi. Ora, i giacimenti di gas di Cipro sono contigui alla zona economica della Siria, che ha anche giacimenti di idrocarburi non sfruttati. I giacimenti di gas ciprioti e israeliani s’intersecano, come per Qatar e Iran. L’esportazione del gas di Cipro in Europa sarebbe una priorità statunitense con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dell’Europa dalla Russia. D’altra parte, il tracciato del gasdotto ideale da Cipro passerebbe per la Turchia, con cui Cipro non ha rapporti dall’occupazione del nord di Cipro da parte turca nel 1974. Washington incoraggia profondamente la riconciliazione turco-cipriota, i colloqui sono ripresi all’inizio di febbraio dopo due anni di pausa, ma l’opinione pubblica cipriota è fortemente contraria ad accettare la presenza della Turchia nel nord di Cipro. La situazione di stallo è difficile da rompere. Ciò richiederà alla Russia d’intervenire come partner energetico di Cipro. La Russia inoltre sostiene i colloqui con la Turchia sul nuovo gasdotto dal Mar Nero (sostituendo il South Stream, che Mosca ha sommariamente abbandonato) ai Paesi dell’Europa sud-orientale. Chiaramente, la politica energetica della regione del Mediterraneo orientale avanza e la Russia vi è presente quasi ovunque. Tutto sommato, dopo essersi assicurato una posizione di forza in Ucraina, la Russia torna sulla scena mondiale raccogliendo i fili tralasciati. La visita di Putin in Egitto e quella di Anastasiades a Mosca indicano che la diplomazia russa non è sulla difensiva, né che la Russia sia impantanata in Ucraina.TURKEY-RUSSIA-SYRIA-CONFLICT-DIPLOMACYTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Majdan e la storia infinita di una frode ucraina

TeoCubanos KomePD 31/03/2014Mbmgq0C70LENell’estate 2003, una dichiarazione dalla League for the Revolutionary Party – Communist Organization for the Fourth International (LRP-COFI), denunciava una frode dell’organizzazione ucraina “Revolutionary Workers Organization” (RWO) appena accettata come organizzazione membro a pieno titolo del COFI. “In realtà non era mai esistito come vera e propria organizzazione. I suoi “membri” e “leader”, alcuni dei quali avevamo incontrato più di una volta, erano parte di una truffa globale“. La dichiarazione prosegue: “la prova incontrovertibile fu scoperta dimostrando che un gruppo di presunti ‘rivoluzionari’ in Ucraina aveva frodato almeno dieci organizzazioni internazionali di estrema sinistra, e probabilmente molte altre. Tali elementi sinistri si travisarono da membri di gruppi politici ucraini, affermando di essere d’accordo con una grande varietà di differenti ed opposte tendenze di sinistra. Gli stessi individui si spacciavano membri e dirigenti di diverse organizzazioni. Per convincere le organizzazioni internazionali delle loro identità ed affiliazioni politiche false pubblicarono volantini e periodici fasulli che pretendevano esprimere le loro opinioni e critiche a varie organizzazioni internazionali e altri gruppi ucraini inesistenti. Riferivano di attività presumibilmente condotte in relazione alle loro presunte opinioni e partecipazioni ad ampie discussioni politiche con i loro affiliati internazionali…. Per mezzo della presente dichiarazione vogliamo mettere in guardia il movimento dei lavoratori e le organizzazioni di estrema sinistra che tale frode criminale di elementi sinistri in Ucraina viene perpetrata contro la classe operaia e il movimento socialista mondiale. La truffa fu svelata quando il Partito Socialista di Gran Bretagna (World Socialist Movement WSM) denunciò di essere tra le organizzazioni ingannate”. La dichiarazione è disponibile su internet (vedasi punto 4.) … Una ragione evidente di tale bizzarra cospirazione era avere denaro dall’estero, incassandolo con la scusa della povertà della classe lavoratrice ucraina. Date le somme in gioco, è probabile che il furto non fosse l’unica ragione della truffa. Non sappiamo a questo punto se fu organizzata dalla polizia segreta ucraina o da agenzie di altri governi. Né sappiamo ancora se gli autori fossero semplici ladruncoli“. La dichiarazione denunciava Oleg Vernik, membro di spicco della sezione ucraina del Committee for a Workers International (CWI), “individuato come uno degli autori principali della truffa. Ai primi di agosto (2003) il CWI sospese la leadership della sua sezione ucraina e annunciava un’indagine completa se tale o meno gruppo di sinistra fosse dietro l’operazione“. (Dichiarazione di CWI è nell’appendice di quanto sopra linkato dall’SPGB)
Come dimostrato dalla relazione del SPGB, la frode fu rivelata quando alcuni russi avvertirono che l’organizzazione “sorella” del SPGB, presumibilmente fondata nel 2000, era in realtà inesistente. Il SPGB identificò dalle foto Vernik quale stessa persona presentatasi come Semjon Shevchenko, che prese parte ad un incontro internazionale del WSM (l’alleanza internazionale del SPGB) in Gran Bretagna, nel 2002, come capo dell’organizzazione fantasma Partito Socialista Mondiale di Ucraina (WSP). L’identificazione fu confermata da un membro del CWI belga e portò ad un’indagine interna del CWI. E poi il groviglio cominciò a svelarsi… Varie, quasi tutte, organizzazioni inglesi e statunitensi, e le loro piccole “internazionali” iniziarono ad indagare, solo per scoprire che le loro presunte organizzazioni sorelle in Ucraina erano una… truffa! A parte LRP-COFI e SPGB-WSM, Workers Power – League for the Fifth International (WP-L5I), Alliance for Workers’ Liberty (AWL), Workers Revolutionary Party, Marxist-humanists of USA (News and Letters Committees-NLC), International Bolshevik Tendency (IBT), International Trotskyist Opposition (ITO), Socialist Labor Party of America (SLP), Internationalist Group – League for the Fourth International (IG-LFI), New Union Party (NUP), International Bureau for the Revolutionary Party (IBRP) (oggi Internationalist Communist Tendency (ICT)) e forse anche altre, scoprirono che le loro organizzazioni “sorelle” (con diversi nomi fittizi, YRM/RKO/RWO/RV/UTO/UWG/RKU, ecc.) erano in realtà “facciate” inscenate dalle stesse persone che si presentavano con nomi diversi e come loro capi! I report dettagliati delle specifiche “tecniche” della frode furono dati da IG-LFI, LRP-COFI e SPGB e IBT. Dichiarazioni che denunciavano la truffa furono emesse da Workers Power, AWL, BIPR  e SLP. Riferimenti identici furono fatti anche da ICL-FI, Partito comunista di Gran Bretagna (CPGB), Red&Black Notes rivista libertaria canadese, e dalla rivista Russia di Sinistra. Fu confermato che Oleg Vernik, esponente di spicco del WR/CWI ucraino, anche membro del Comitato Esecutivo Internazionale (IEC) del CWI, fosse anche contemporaneamente Semjon Shevchenko del WSP/WSM, Jakov del RWO/COFI, Vitalij di YRM/IBT, Mikhail della RCO/IG-LFI e Viktor dell’UWG/NLC!!!

Oleg Vernik

Oleg Vernik

Boris Pastukh di WR/CWI era anche Vasilij Dmitrulin della RCO/IG-LFI, Aleksandr Sherbakov di YRM/IBT, Vasilij di RC/IG-LFI, Igor Pugachov dell’UGW/NCL e Ivan di WSP/WSM.

Boris Pastukh

Boris Pastukh

Aleksandr Zvorskij era Viktor Voronov della RWO/COFI, Sergej Novikov di WSP/WSM e Vadim Evtushok dell’UWG/NCC.

Zvorskij

Aleksandr Zvorskij

Zakhar Popovich di WR/CWI era Aleksandr della RCO/IG-LFI e dell’UWG/NLC.

Zakhar Popovich

Zakhar Popovich

vernikLjosha, Oleksij e Marsha furono identificati come… personalità multiple, e anche altri.

Ilija Budraitskis

Ilija Budraitskis

Oltre agli ucraini che condussero le loro… imprese internazionalisti attraverso un… “Dipartimento Internazionale” che avevano istituito presso i WR/CWI ucraini, fu smascherato anche un truffatore russo, Ilija Budraitskis, a quel tempo membro del Comitato esecutivo della “sezione CSI” del CWI (ovvero la sezione del CWI che includeva la Comunità di Stati Indipendenti, la CSI, esclusa l’Ucraina) e il Comitato nazionale russo del CWI. Era lo stesso uomo che, nello stesso periodo, partecipava alle riunioni a Kiev con una delegazione del IG-LFI come… il compagno russo Dmitrij, con una delegazione della IBT come il compagno ucraino… Ivan, e aveva anche partecipato a una conferenza internazionale del COFI a Varsavia come… il compagno russo Igor! Budraitskis cambiava nazionalità con i nomi!
Il CWI* nella sua dichiarazione iniziale, promettendo un’indagine approfondita, disse che la leadership della il CIS-CWI e della sua internazionale non sapevano quanto accadesse in Ucraina. Il 29 agosto 2003 il Segretariato internazionale della CWI annunciava che le accuse riguardanti la loro sezione ucraina erano effettivamente fondate e ordinò l’immediata sospensione di Oleg Vernik, Boris Pastukh, Zakhar Popovich, Aleksandr Zvorskiij, Jurij Baranov, Jaroslav Ganzenko, Aleksej Arjabinskij e la riorganizzazione dei WR/CWI ucraini. Le organizzazioni ingannate insisterono su Ilija Budraitskis. Il CEI di CWI il 24 novembre 2003 dichiarava che Budraitskis ammise che “fu trascinato a partecipare agli incontri organizzati dal cosiddetto “Dipartimento Internazionale” di Kiev. Ilija affermava che il suo coinvolgimento fu un grave errore e si rammaricava profondamente delle sue azioni e dei danni causati alla CWI, nella CSI, e nell’internazionale… Il SI condanna fermamente le azioni di Ilija, tuttavia riconosce, sulla base della nostra indagine e delle dichiarazioni di Ilija, che non era l’organizzatore della frode del “Dipartimento Internazionale”. Sebbene Ilija avesse completamente sbagliato a prendere parte alle attività del ‘Dipartimento Internazionale’, non fu suo istigatore… Prendendo in considerazione questi fattori, il SI propone le seguenti azioni disciplinari: Ilija viene rimosso dal comitato russo della CIS per almeno sei mesi. Trascorso questo periodo verrà ridiscussa la questione. Ilija non rappresenta l’internazionale della CWI in alcun modo fino a decisione contraria. Nel suo lavoro nell’organizzazione di Mosca Ilija è disciplinato dal Comitato di Mosca ed altri organismi dirigenti della sezione“. Le organizzazioni ingannate reagirono a tale decisione. Il 3 agosto 2004 l’IBT scrisse: “Budraitskis è un bugiardo comprovato e un ladro. Se i capi del CWI siano solo ingenui, piuttosto che cinici senza principi, l’avrebbero automaticamente espulso quando il suo coinvolgimento venne alla luce. Avrebbero inoltre preparato un resoconto dettagliato, fatto i nomi e tentato di “seguire il denaro”. Invece di cercare di andare a fondo su tale bufala criminale, il CWI ha dato solo vaghe spiegazioni, auto-amnistiandosi. La clemenza verso Budraitskis, il rifiuto d’indagare seriamente sullo scandalo coinvolge i dirigenti del CWI nell’ostruzionismo e mancata cooperazione nelle indagini di altre organizzazioni, costituendo un modello per cui non ci può essere assoluzione“. IBT (e altri) hanno supposto che CWI, nel migliore dei casi avrebbe coperto Budraitskis in modo da coprire anche Rob Jones, capo del CIS-CWI. Il CWI ha sostenuto che non fosse il dirigente in Ucraina. In Russia, invece, c’era (e c’è ancora) Rob Jones, con cui Budraitskis è cameratescamente associato.

Budraitskisconfgroup(Budraitskis a sinistra e Rob Jones a destra).

Nella lettera del 9 settembre 2003 indirizzata al CWI, IBT si chiede: “Potete informare su fino a che punto tale cospirazione arrivi? Certamente è più ampia di quanto la vostra dichiarazione ammetta, e non era affatto limitata alla sezione di Kiev della vostra organizzazione. E’ chiaro che Ilija Budraitskis, forse il più importante rappresentante a Mosca della vostra tendenza, fosse parte integrante della truffa. Ha compiuto numerosi viaggi a Kiev partecipando alla truffa. Cosa facevano gli altri capi del CWI a Mosca in queste visite? Come credevano fossero finanziati i viaggi? Non insospettirono il rappresentante Robert Jones? Cosa pensavano facesse Ilija Budraitskis a Kiev così frequentemente? Come pensavano che Ilija Budraitskis potesse permettersi quei viaggi? Il compagno Jones ha visitato Kiev negli ultimi quattro anni? E quante volte? Non notò nulla di sconveniente?” La lettera fu presentata due volte. Il CWI non rispose, né disse nulla su tali questioni nella dichiarazione su Budraitskis.

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Logo dell’Opposizione di Sinistra ucraina

Ucraina 2013-2014: l’acqua è passata! Viva Majdan e dimenticate il passato!
24nov-vertical Nel 2005 ci fu una scissione dell’organizzazione russa di CWI, e alcuni membri crearono una nuova organizzazione chiamata Vperjod. Nel febbraio 2008, Vperjod ebbe lo status di “osservatore permanente” dal Segretariato Unificato della 4.ta Internazionale (USEC)* e nel febbraio 2010 divenne la sezione ufficiale dell’USEC in Russia. L’organizzazione russa di CWI si divise nel 2009 sulla questione dell’Ossezia del Sud. Una parte mantenne il nome dell’organizzazione, Resistenza dei Lavoratori, e l’altra rimase fedele al CWI è si ricostituì come “Sezione russa del CWI”. Nel 2011 Vperjod e Resistenza dei lavoratori si fusero formando il Movimento socialista russo (RSM), divenendo la nuova sezione russa della Quarta Internazionale. La carriera politica di Ilija Budraitskis apparentemente non fu disturbata dallo ‘sfortunato’ incidente della sua partecipazione in una truffa palese e dalla sanzione inflittagli dal CWI. Tuttavia non rimase a lungo con il CWI, probabilmente se ne andò con la scissione del 2005. Non possiamo verificarlo di sicuro. I “beagle” occidentali “pro-Majdan… alisti” che l’intervistano spesso, potevano chiedergli di chiarire tale dettaglio. Tuttavia nel 2006 apparve quale membro di Vperjod in una “conferenza sul futuro della sinistra ucraina”, e da allora è sicuramente uno dei capi di Vperjod, come l’USEC fa sapere. E’ sugli articoli di Ilija Butraitskis che l’USEC basa la propria analisi sulla … “rivolta delle masse” in Ucraina, a Majdan, battendosi per una società migliore, con il “Settore di Sinistra” da costruire nel movimento di Majdan e il pericolo mortale dell’intervento russo. Il capo, ovviamente, e gli altri collaboratori… della linea anticapitalista dell’International Socialist Tendency** (IST), non riescono a non usarlo come fonte a conferma della loro analisi (chiunque controllando internet potrebbe facilmente trovare molti riferimenti a Budraitskis in varie sezioni dell’IST). Ma in ogni caso, non dobbiamo essere così rigorosi. Forse il “compagno” Ilija è sinceramente pentito per le sue azioni. O forse i compagni del CWI, così indulgenti, sapevano qualcosa. Questo è ciò che abbiamo prima pensato e deciso di mantenere per noi. Ma poi “navigando” sulla pagina facebook di Budraitskis abbiamo sorprendentemente scoperto che la sua vasta gamma di “amici” include: Zakhar Popovich, Aleksandr Zvorskij, Aleksej Arjabinskij, Boris Pastukh, Oleg Vernik! Non giureremmo su Arjabinskij e Zvorskij, perché non abbiamo trovato nessuna foto disponibile nel 2003 sui rispettivi tizi. Può essere una coincidenza. Gli altri tre invece sono coloro che “trascinarono” Ilija nella frode. E’ una cosa strana mantenere l’amicizia con i truffatori che l'”avevano trascinato” in una frode, no?! Più sorprendente di tutti, però, è il fatto che tali truffatori ancora si presentino come militanti, sindacalisti e capi di organizzazioni rivoluzionarie! Ci occupiamo soltanto del caso di Popovich, perché il più evidente. La verità è che nella relazione di marxist.com si afferma che alla “conferenza sul futuro della sinistra ucraina” c’era un Zakhar Popovich che fece un intervento. Ma forse, ancora una volta, si tratta di una coincidenza diabolica. Ma lo Zakhar Popovich che ha parlato alla Camera dei Comuni a Londra, il 10 marzo, di cui un video viene presentato dalla TSI, non è un omonimo, è il truffatore del 2003 Zakhar Popovich, oggi “esponente di spicco” dell’organizzazione Opposizione di Sinistra ucraina, che finora ha contribuito notevolmente… come fonte di informazioni… della sinistra e autonomia “pro-Majdan”, alla “rivoluzione sociale” avvenuta in Ucraina. Questa è l’organizzazione che agli occhi della SEK (sezione greca di IST) rappresenta la sinistra anticapitalista ucraina. E’ la stessa organizzazione le cui tesi sono avanzate dall’USEC. È il tizio che ci ha detto di essere andato di persona con la bandiera rossa a Majdan e che anche se i fascisti avevano una certa forza lì, anche… “la sinistra si rafforzava! Tale rivoluzione è molto diversa dalla rivoluzione arancione del 2004. Questa rivoluzione è forte!”. È la stessa persona intervistata, sotto il titolo eloquente “sollevazione di massa per la democrazia”, dall’NPA francese, un’intervista orgogliosamente spacciata dall’USEC. E’ vero che chiunque avrebbe cercato di saperne di più sulla sinistra ucraina e russa probabilmente avrebbe avuto il sospetto che non fossero personaggi cristallini e politici chiari. Almeno, questo è ciò che abbiamo notato con una piccola ricerca. Ma nel caso di Budraitskis e Popovich non si tratta di sospetti, essendo chiaro come il Sole. Quindi dovrebbero pensarci due volte coloro pronti a gridare alle “teorie della cospirazione”. Quei tizi del CWI, che tanto pietosamente avevano ‘assolto’ Budraitskis non sono consapevoli del fatto che il capo dell’opposizione di sinistra è Zakhar Popovich, l’uomo che espulsero dalla loro organizzazione come “vergognoso truffatore”? I tizi dell’USEC non conoscono il passato del loro capo russo? I tizi del’IST, non sanno del passato della loro ospite d’onore?
Il problema non è tecnico o personale, è politico. Riguarda l’essenza delle loro dichiarazioni, ma anche facilità e sicurezza con cui la sinistra europea ha preso posizione sulla questione ucraina, anche accusando chiunque osasse avere una posizione diversa di essere “esagerato”, ingenuo o anche portavoce di Putin. In effetti, non è più il momento dell’ingenuità…

Antifa supporter degli ucrofascisti

Antifa supporter degli ucrofascisti

Note:
*In Italia, il CWI è rappresentato da Controcorrente, una microfazione del PRC.
**In Italia, International Socialist Tendency è rappresentato dalla microfazione Comunismo dal basso, a sua volta una corrente del defunto partitino liberal-anarchico Sinistra Critica.
***L’USEC in Italia è rappresentato da Sinistra Anticapitalista, ex-Sinistra Critica.

Foto: Bolshevik

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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