Cina e Russia minacciano il potere occidentale

Le manovre militari aggressive deagli Stati Uniti continuano a creare il rischio di conflitti
Shane Quinn, The Duran 21 ottobre 2017Mentre entriamo nel XXI secolo, l’egemonia statunitense affronta nuove e crescenti minacce al suo status globale. Con Cina e Russia che guadagnano forza e audacia, il potere statunitense viene sfidato come mai prima. Gideon Rachman, opinionista del Financial Times, si chiede: “Per quanto tempo un Paese (Stati Uniti) che rappresenta meno del 5% della popolazione mondiale e del 22% dell’economia globale, rimarrà potenza militare e politica dominante sul mondo?” Gli USA sono di gran lunga la più grande potenza militare sulla Terra, e questo non finirà presto. Tuttavia, il dominio militare e la volontà statunitensi di avventurarsi su tale strada, possono durare fino a un certo punto. Ad esempio, Cina e Russia possiedono armi nucleari. Gli Stati Uniti non entrerebbero in guerra con esse per riconquistare il potere perduto. Ma a causa della bellicosità statunitense, c’è sempre la possibilità di un incidente planetario. Rachman delinea che, “fin dalla guerra fredda, la forza schiacciante delle forze armate statunitensi era al centro della politica globale. Ora… quel potere è sfidato, le potenze rivali ne testano la risolutezza e gli Stati Uniti considerano quando e se rispondere”. Oggi la Cina si afferma nei mari che recano il suo nome. Con molta irritazione e sgomento degli statunitensi, si potrebbe aggiungere. Come osa la Cina ignorare gli avvertimenti statunitensi eseguendo esercitazioni a migliaia di chilometri da Washington? Si può supporre che la reazione statunitense sia ancora più rabbiosa se la Cina svolgesse esercitazioni militari nei Caraibi. Fortunatamente, le intenzioni cinesi sono più realistiche. Due mesi prima, l’USS John S McCain navigò pericolosamente vicino a un’isola artificiale cinese nel Mar Cinese Meridionale. Disturbata dall’apparizione della nave da guerra statunitense, lunga 175 metri, una fregata cinese le inviò almeno 10 avvertimenti radio. Anche se raramente menzionati, tali incidenti recano la minaccia della guerra nucleare. Lamentando l’episodio, un ufficiale statunitense disse: “gli abbiamo detto che eravamo una nave statunitense che svolgeva operazioni di routine in acque internazionali“, descrivendo le interazioni come “sicure e professionali“. Tuttavia, il Ministero degli Esteri cinese dichiarò: “Le azioni degli Stati Uniti violano le leggi cinesi e internazionali, oltre a violare seriamente sovranità e sicurezza della Cina“. In disaccordo, il portavoce del Pentagono Chris Logan rispose: “Gli Stati Uniti sorvolano, navigano e operano ovunque vigano i diritti internazionali“. Traduzione, “diritto internazionale” significa “diritto statunitense”. Meno di due settimane dopo l’episodio del 21 agosto, l’USS McCain fu speronato da una petroliera liberiana al largo di Singapore. Dieci marinai morirono. Fu solo uno dei vari incidenti che coinvolgono navi da guerra statunitensi in Asia, quest’anno. Né tali episodi si limitano alle navi da guerra statunitensi. Gli aerei statunitensi sono visti regolarmente sorvolare il Mar Cinese Meridionale, conducendo esercitazioni in “libertà di navigazione”. In realtà, tali pericolose provocazioni sono un avvertimento alla Cina sulla forza militare statunitense. La Cina sembra immune a tali avvertimenti. La sua influenza si diffonde, come la BBC segnalava a luglio con “la Cina rivendica sovranità su quasi tutto il Mar Cinese Meridionale, contestata dagli Stati Uniti“. Il Mar Cinese Meridionale parte dall’Oceano Pacifico bagnando Vietnam, Filippine, Malesia, Borneo e Singapore, ed è una delle rotte commerciali più importanti del mondo. A luglio, 2 B-1B Lancer statunitensi volarono assieme ad aerei giapponesi sul Mar Cinese Orientale e sul Mar Cinese Meridionale. Una dichiarazione del Comando del Pacifico delle Forze armate degli Stati Uniti affermava che l’operazione doveva “dimostrare la solidarietà tra Giappone e Stati Uniti nella difesa da azioni provocanti e destabilizzanti nel teatro del Pacifico“. Teatro del Pacifico? Sarebbe perdonabile se fossimo ancora nel 1944. Pochi sembrano chiedersi perché gli statunitensi mantengano una presenza nell’altro lato del mondo più di 70 anni dopo. Infatti, gli Stati Uniti hanno trattato l’Oceano Pacifico come “lago americano” da allora. I tempi sono chiaramente mutati. A maggio, la Cina pianificò dettagliatamente la costruzione della versione moderna da 900 miliardi di dollari della vecchia Via della Seta, antica rete di rotte commerciali. Per circa 1600 anni, la vecchia Via della Seta collegò la Cina ad est con penisola coreana e Giappone, e ad ovest con Europa ed Africa. La vecchia Via della Seta sparì a metà del XV secolo, soprattutto a causa della diffusione di malattie lungo essa, come l’antrace e la peste bubbonica. La Cina perse metà della popolazione nel 14° secolo, con l’Europa che ne perse un terzo. Il cancelliere inglese Philip Hammond dichiarò che la nuova Via della Seta coprirebbe “65 Paesi in quattro continenti, potendo aumentare il tenore di vita del 70% della popolazione mondiale“, definendo il progetto “veramente tosto“.
Altrove, l’influenza statunitense viene contestata da una Russia in ripresa. Nel 2014, la regione idilliaca della Crimea fu reintegrata nel territorio russo. La Crimea era parte della terra russa e sovietica da più di due secoli (1783-1991), cosa mai menzionata. Il reintegro della Crimea fu un’altra dimostrazione di forza; la Russia è definitivamente contraria a sopportare ancora la distruttiva influenza occidentale. Questo dopo la guerra dell’Ossezia del Sud del 2008 che, come scrisse il Prof. Richard Sakwa dell’Università del Kent, “fu in effetti la prima delle guerre per fermare l’espansione della NATO“. Sei anni dopo, il ritorno della Crimea in Russia era la risposta al vigoroso colpo di Stato occidentale in Ucraina. Nel 2015, Barack Obama ammise pubblicamente il coinvolgimento statunitense in un’ignorata intervista della CNN. Il putsch ucraino sprofondò il Paese, dalla lunga storia di sfruttamento occidentale, in un altro abisso. Il regime di Kiev è in realtà un governo di estrema destra guidato dal miliardario Petro Poroshenko. A giugno fu riferito che avesse l’approvazione dell’1% del pubblico, secondo Kiev Post. L’amministrazione Poroshenko è la più corrotta in Europa, con collegamenti diretti con gruppi neonazisti che combattono nelle regioni orientali dell’Ucraina, come Donetsk e Donbas. Virtualmente alcuno di tali fatti indesiderati viene segnalato al pubblico occidentale. Invece, la Russia continua ad essere vergognosamente insultata per aver cercato di proteggere le frontiere da ulteriori aggressioni. In risposta alla reintegrazione della Crimea, le manovre della NATO alle frontiere della Russia sono aumentate per dimensioni e minacce. La NATO riceve il 75% dei finanziamenti dagli Stati Uniti e le sue politiche sono da tempo una minaccia alla sicurezza globale. Infatti, la NATO, formata nel 1949, avrebbe dovuto essere smantellata decenni fa. Il generale Dwight D. Eisenhower, il primo comandante supremo della NATO, scrisse nel 1950 che “se entro 10 anni le truppe statunitensi stanziate in Europa per la difesa nazionale non ritorneranno negli Stati Uniti, allora questo piano (la NATO) avrà fallito“. Inoltre, l’intervento della Russia in Siria che sconfigge i terroristi filo-occidentali sottolinea anche la fine del controllo statunitense sul Medio Oriente. Tale risultato sarebbe stato impensabile un decennio fa. I disastrosi interventi statunitensi in Medio Oriente hanno comportato anche un significativo declino della loro influenza.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Le ampie misure di sicurezza di CSTO e SCO

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 19.10.2017La situazione in Afghanistan è una delle questioni più importanti per l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collective (CSTO), che riunisce Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan, nonché per l’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO – India, Cina , Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan). La guerra civile, insieme alle attività dei terroristi in territorio afgano, rappresentano da molti anni una minaccia alla stabilità dell’intera regione dell’Asia centrale. Nel settembre 2017, una riunione dei ministri degli Esteri degli Stati aderenti alla CSTO si svolse alla 72.ma sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite di New York. I principali argomenti dell’incontro comprendevano la cooperazione con l’Organizzazione delle Nazioni Unite negli sforzi per la pace, la sicurezza e la lotta al terrorismo, nonché i problemi dell’Afghanistan. Furono adottate diverse dichiarazioni congiunte, tra cui una disposizione sull’Afghanistan e la minaccia del rafforzamento delle organizzazioni terroristiche nelle province del nord del Paese. Va ricordato che l’Afghanistan condivide confini con uno degli Stati del CSTO, il Tagikistan. Pertanto, il confine Tagikistan-Afghanistan è una zona di particolare importanza per la CSTO. Il confine è lungo 1344 km e attraversa zone montuose difficili da raggiungere e difficili da attraversare e non meno difficili da proteggere. Anche le aree settentrionali dell’Afghanistan condividono la frontiera con Uzbekistan e Turkmenistan, che non sono membri del CSTO ma la cui sicurezza è altrettanto importante per tutta la regione. Il 29 settembre 2017, il Centro per gli studi strategici della Presidenza del Tagikistan, nel capoluogo del Tagikistan, Dushanbe, ospitò la conferenza internazionale “Combattere il terrorismo e l’estremismo in Eurasia: le minacce comuni e l’esperienza congiunta”. Rappresentanti di Afghanistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan e Russia vi parteciparono, come anche i membri del segretariato della CSTO e della Commissione esecutiva regionale della Struttura antiterrorismo della SCO. I partecipanti discussero di sicurezza regionale, minacce e contromisure di alto livello, incluse le varie misure politiche interne dei Paesi aderenti e la cooperazione internazionale, anche nella CSTO e della SCO.
La situazione in Afghanistan è stata ancora una volta una delle principali discussioni. Nell’autunno 2017, circa il 50% del territorio afghano era caduto sotto il controllo dell’organizzazione terroristica talib (vietata nella Federazione Russa). In questo caso, la questione riguarda principalmente i distretti settentrionali vicini ai Paesi aderenti alla conferenza. Secondo l’ambasciatore russo in Tagikistan, Igor Ljakin-Frolov, che parlò alla manifestazione, la situazione è difficile, soprattutto al confine Tagikistan-Afghanistan. Tuttavia, secondo il Vicepresidente del Comitato del Consiglio Federale per la difesa e la sicurezza Franz Klintsevich, i taliban non hanno obiettivi fuori da Afghanistan e Pakistan e non violeranno il confine coi vicini del nord. Una preoccupazione molto più grande è l’attività di un’altra organizzazione terroristica, lo Stato islamico (DAISH, vietato in Russia), per cui l’Afghanistan è un trampolino di lancio per la penetrazione in Russia e nei Paesi della CSI. Secondo le informazioni disponibili, più di mille taliban e membri del DAISH si trovano vicino al confine tra Tagikistan e Afghanistan. Tuttavia, secondo F. Klintsevich, i tagiki e i militari russi sono pronti a respingere l’attacco in caso d’invasione diretta da parte dei terroristi. I Paesi dell’Asia centrale sono partner strategici della Russia, e la Russia è decisa nell’adempimento degli obblighi nei confronti della CSTO. Inoltre, la situazione instabile nei Paesi dell’Asia centrale costituisce una minaccia per i confini meridionali della Russia. Pertanto, la Russia fornisce assistenza ai propri partner su tutti i termini della sicurezza. La cooperazione tra Russia e Tagikistan è particolarmente sviluppata. I Paesi proteggono congiuntamente il confine tagiko-afgano e collaborano in campo militare-tecnico. La 201.ma base delle Forze Armate della Federazione Russa continua a operare nel territorio del Tagikistan, dove oltre 7000 militari russi si addestrano ad affrontare compiti specifici nella lotta al terrorismo, anche nei difficili contesti montuosi. Questa è la maggiore base militare estera della Federazione Russa, con fucilieri motorizzati, artiglieria, missili antiaerei, elicotteri e unità aeree. La base ha tre poligoni per l’addestramento dei militari russi e per l’addestramento congiunto coi militari del Tagikistan.
Il 29 settembre 2017, nello stesso giorno in cui si svolse la suddetta conferenza sulla lotta al terrorismo, l’ufficio per i media della Regione militare centrale, a cui aderisce la base n° 201, riferì di nuove esercitazioni speciali per l’addestramento tattico. Gli autisti del battaglione logistico superarono con successo l’estremamente difficile guida sulle tortuose strade montuose per rifornire di cibo e munizioni zone difficili da raggiungere. Circa 600 militari e 70 mezzi furono interessati. Nel novembre 2017, il Tagikistan ospiterà le grandi esercitazioni militari delle Forze di Reazione Rapida Collettiva della CSTO. Saranno presenti militari provenienti da tutti i Paesi dell’Organizzazione. Pertanto si può concludere che Tagikistan e altri Stati aderenti allo CSTO possono proteggersi dall’aggressione diretta dall’Afghanistan. L’unica opportunità per i terroristi di destabilizzare il Tagikistan è tramite organizzazioni clandestine. Tuttavia, le autorità del Tagikistan intendono arrestarle adottando misure preventive. Secondo Rakhim Abdulhasanien, a Capo del Dipartimento per la lotta al terrorismo e all’estremismo del Procuratore Generale del Tagikistan, che intervenne alla conferenza su iniziativa del suo dipartimento, 15 organizzazioni che operano nel territorio tagico sono state riconosciute estremiste e vietate. Tuttavia, non bastano misure di divieto per impedire l’estremismo tra la popolazione. È necessario lo sviluppo sociale ed economico di tutti gli Stati interessati. L’aumento del tenore di vita contribuisce a ridurre il radicalismo. Le autorità russe e dell’Asia centrale comprendono la connessione tra problemi socio-economici ed estremismo. Ciò è evidenziato, ad esempio, dal fatto che la SCO ha prestato seria attenzione alla cooperazione economica. Come già detto, l’organizzazione comprende Russia, Cina, Kazakistan, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan, cioè i Paesi più interessati (tranne il Turkmenistan) alla stabilità nell’Afghanistan e, più recentemente, India e Pakistan, che periodicamente risentono degli echi degli eventi afgani. Il primo obiettivo della creazione dei “Cinque di Shanghai”, sulla cui base fu fondata la SCO nel 2001, era rafforzare la cooperazione nell’industria della Difesa. Attualmente, i compiti principali della SCO includono sicurezza, lotta al terrorismo e al narcotraffico. La cooperazione economica è stata considerata secondaria. Tuttavia, tale approccio è superato. Il 28 settembre 2017, Ufa ospitava il terzo Forum sulle piccole aziende degli Stati aderenti a SCO e BRICS. Bakhtier Khakimov, inviato speciale del presidente russo per gli affari della SCO parlò all’evento. Secondo lui, l’interazione economica nella SCO va portata allo stesso livello della cooperazione politica tra i Paesi che costituiscono l’organizzazione. Khakimov ha anche affermato che i capi degli Stati aderenti alla SCO comprendono l’importanza di questo compito e gradualmente prendono le proprie decisioni. Attualmente, la SCO è impegnata nell’attuazione dell’accordo per creare condizioni favorevoli per l’autotrasporto, firmato nel 2014. La possibilità d’istituire la Banca di Sviluppo e il Fondo di Sviluppo della SCO viene discussa. Sono in corso lavori per integrare il lavoro della SCO con associazioni come UEE (Unione Economica Eurasiatica) e ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico). Le relazioni tra gli ambienti commerciali vengono stabilite nella SCO, e la cooperazione interstatale si costruisce a livello regionale.
Si può concludere che la Russia e gli Stati dell’Asia centrale non si basano solo sulla forza militare per combattere il terrorismo e mantenere la stabilità. Questi Paesi sanno che solo misure complesse contribuiranno a porre fine alla minaccia terroristica e questo comporta la speranza che la minaccia terroristica nella regione sia ridotta nei prossimi anni.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il test dell’RS-24 Jars rientra nella modernizzazione strategica della Russia

Alex Gorka, SCF 03.10.2017Il mese scorso, la Russia effettuava due lanci di missili balistici intercontinentali RS-24 Jars (SS-29). I missili furono lanciati il 12 e il 20 settembre dal Cosmodromo di Plesetsk nella Russia nord-occidentale, verso il poligono di Kura in Kamchatka nell’estremo Oriente della Russia. L’arma può essere lanciata sia da un silo che da un autoveicolo. Il primo test fu condotto da un silo seguito da un secondo lancio da una piattaforma mobile. I missili balistici intercontinentali mobili sono più difficili da individuare e colpire. È stato il primo test della versione mobile dell’ICBM Jars dal dicembre 2014. La distanza tra il Cosmodromo Plesetsk e il poligono di Kura nella Kamchatka è più di 6000 chilometri. L’ultimo lancio coincise con le manovre Zapad-2017 in Bielorussia, conclusesi il 20 settembre. I test di lancio dell’ICBM Jars avvenivano anche quando la Flotta del Nord effettuava grandi manovre nel Mar di Barents, con 20 navi da guerra e 5000 effettivi. Lo scopo principale dei lanci era confermare l’affidabilità dei missili. I test hanno dimostrato la riuscita modernizzazione del deterrente nucleare della Russia. In servizio dal 2010, l’RS-24 Jars è all’avanguardia degli sforzi russi per modernizzare le forze nucleari. Il Presidente Vladimir Putin ha affermato che lo Jars rappresenterà il 72% delle Forze Strategiche missilistiche alla fine del 2017. Il missile nucleare più avanzato nell’arsenale militare russo sostituirà i vecchi missili a propellente liquido R-36 (SS-18 Satan) e UR-100N (SS-19 Stiletto) in servizio da quasi 50 anni. Gli Jars dovrebbero restare in servizio per circa 20 anni. Il missile a propellente solido a tre stadi Jars dalla capacità MIRV (Multiple Independently Targetable Reentry Vehicles) è un missile completamente nuovo. Fu testato una decina di anni fa ed è in servizio nelle Forze Armate russe da sette anni. Dotato di 3-6 testate da 150-250 chilotoni, l’RS-24 Jars può raggiungere bersagli a 11000 chilometri di distanza. Ha una gittata minima di 2000 km. Una velocità superiore a Mach 20 (24500 km/h, 6806 m/s). Un peso a lancio di 49,6 tonnellate. Il sistema di guida è inerziale con sistema di navigazione GLONASS. Ha una precisione di 150-200 m CEP (errore circolare di probabilità). Con una lunghezza di 20,9 m, il missile ha un diametro di 2 metri del primo stadio, 1,8 m del secondo e 1,6 del terzo. Inoltre è dotato di un Veicolo Post-Boost (PBV) dalla lunghezza di 2,7 m. Ci vogliono 7 minuti per prepararne il lancio. Gli Jars mobili possono sparare il missile da un sito preparato, da un garage speciale con tetto scorrevole o da una posizione impreparata durante lo schieramento sul campo. Il veicolo TEL può lasciare la posizione una volta lanciato il missile. Il componente di lancio è il camion ultra-pesante MZKT-79221 16×16 in grado di muoversi su terreno accidentato a una temperatura compresa tra -50° e +45°. La potenza del JaMz-847 è di 588 kW (800 CV). La velocità massima è 45 km/h e il raggio d’azione di 500 km. I primi tre e gli ultimi tre assi sono sterzanti. L’autocarro ha una buona mobilità fuoristrada. Il veicolo TEL (trasportatore-erettore- lanciatore) ha un equipaggio di tre persone. Il missile risiede sulla parte superiore dell’autocarro e divide la cabina di guida anteriore che sovrasta il telaio. Ai lati dello scafo vi sono grandi ruote stradali con alcuni assali sterzanti. Durante lo schieramento, il TEL Jars viene accompagnato da vari veicoli di supporto, inclusi posti di comando mobili, veicolo di ricognizione, autocisterne e altri veicoli militari con truppe per garantire la sicurezza del missile. In caso di emergenza il veicolo TEL può funzionare autonomamente senza scorta. Un’autocisterna si basa su un telaio 16×16 simile, ma trasporta un enorme serbatoio di combustibile al posto del missile.
Il Ministero della Difesa russo dichiarava che l’ultimo test del missile rientra negli sforzi per sviluppare nuove tecnologie per violare le difese missilistiche, ma non forniva ulteriori dettagli. Costruito coi sistemi di contromisure più avanzate e dalla velocità molto elevata, lo Jars è specificamente progettato per penetrare i sistemi di difesa missilistica. Può manovrare durante il volo e attivare inganni attivi e passivi. Il primo lancio di settembre testava una testata “sperimentale”. Gli sforzi per l’ammodernamento russi includono nuovi sistemi missilistici, sottomarini lanciamissili balistici e bombardieri strategici aggiornati. Il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu annunciava il 21 febbraio che il 90 per cento delle Forze Nucleari Strategiche del Paese avranno armi moderne entro il 2020. La Russia prevede di lanciare più di una dozzina di missili balistici intercontinentali nel 2017. Ha testato a giugno un SLBM Bulava, che raggiunse lo stesso poligono nell’ultimo test, vicino le coste del Pacifico di Kura. Un test del missile termonucleare super-pesante RS-28 Sarmat potrebbe aversi ad ottobre. Tutti gli sforzi sono strettamente conformi agli obblighi russi col nuovo trattato START. Mosca deve proseguire la modernizzazione dell’arsenale nucleare strategico in vista dei piani di modernizzazione nucleare degli Stati Uniti, che potrebbero seppellire l’attuale regime di controllo degli armamenti.

I Russi testano un nuovo ICBM
La Russia testa velivoli post-boost indipendenti per una maggiore precisione e flessibilità delle testate multiple
Ankit Panda, The Diplomat 04 ottobre 2017

La Russia ha testato un nuovo vettore missilistico balistico intercontinentale a testata multipla, nel settembre 2017, apprendeva The Diplomat. Una fonte del governo statunitense che conosce una recente valutazione dell’intelligence statunitense sui test missilistici, russi ne ha parlato con The Diplomat. La Forza Strategica Missilistica della Russia ha recentemente testato un Veicolo di rientro indipendente (IPBV) per la versione a tre testate dell’ICBM mobile a propellente solido RS-24 Jars. Il test fu eseguito il 12 settembre da un silo del Cosmodromo di Plesetsk presso Arkhangelsk, colpendo gli obiettivi nel poligono di Kura nella Kamchatka Kraj. Ciò pochi giorni prima delle grandi esercitazioni militari Zapad-2017 di Russia-Bielorussia. Non è chiaro se fosse il primo test della configurazione IPBV di un ICBM russo. Un funzionario del Ministro della Difesa russo dichiarava all’agenzia TASS che il test del 12 settembre coinvolse un progetto sperimentale di testata bellica “distaccabile”. Il test ha avuto successo. Le capacità d’impiegare testate di rientro multiple indipendenti (MIRV) normalmente caratterizza la fase post-boost, manovrando mentre rientrano nell’atmosfera terrestre, dopo che il volo a motore del veicolo di lancio raggiunge l’apogeo, permettendo ad un solo ICBM di colpire vari obiettivi separati da grandi distanze. La configurazione del veicolo di rientro indipendente testato dalla Russia si basa su un concetto simile, ma presumibilmente permetterà puntamento più complesso e flessibile con un solo missile balistico in volo. I veicoli post-boost non sono considerati uno stadio del missile, in quanto generalmente non ne aumentano la gittata, ma possono consentire puntamenti più precisi. Non è chiaro se anche il test del 12 settembre abbia coinvolto sistemi di penetrazione e inganno che potrebbero aiutare il missile a bypassare i sistemi di difesa missilistica balistica statunitense. Russia e Cina hanno una serie di missili balistici a testata MIRV che permettono generalmente in modo efficace il puntamento nucleare, dato che i costi per la produzione di testate nucleari supplementari e veicoli di rientro sono inferiori a quelli per la fabbricazione dei missili balistici. L’unico ICBM attivo negli Stati Uniti, il Minuteman III, è progettato per trasportare tre testate su più obiettivi, ma i missili attuali dispongono di una singola testata ad alta potenza. Il D5 Trident II, i soli missili balistici lanciati da sottomarini degli Stati Uniti, hanno quattro o cinque testate, anche se ognuno può trasportarne otto.
Il test di lancio del 12 settembre dell’ICBM Jars fu seguito da un lancio dell’ICBM RS-12M Topol da Kapustin Jar, il 20 settembre, da un autoveicolo trasportatore-erettore-lanciatore. Tale prova era volta a testare ciò che il Ministero della Difesa russo descrisse come “carico utile da combattimento avanzato”, ma non riguardava tecnologia di manovra sperimentale in volo.

Arsenali nucleari sotto il trattato START III
Anàlisis Militares 4 ottobre 2017

Le informazioni sugli arsenali nucleari di Stati Uniti e Federazione Russa sono state pubblicate il 1° settembre 2017, nell’ambito dell’adozione dei limiti del nuovo trattato START III. Queste le statistiche del 1° settembre 2017 sugli arsenali nucleari russo e statunitense.

Le testate nucleari per ICBM, SLBM e bombardieri dispiegati:Cosa significa?
Dal 1° settembre 2017, gli Stati Uniti dispongono di 1393 testate nucleari e la Federazione Russa di 1561. Il limite del trattato START stabilisce un massimo di 1550 testate nucleari ciascuno. Pertanto, gli Stati Uniti potranno aumentare le testate nucleari di 107 unità e la Federazione russa dovrà sbarazzarsene di 61 per rimanere nei limiti del nuovo trattato START.

Vettori schierati tra ICBM, SLBM e bombardieri:

Cosa significa?
Dal 1° settembre 2017, gli Stati Uniti impiegano 660 vettori ICBM, SLBM e bombardieri. La Federazione Russa 501. Il limite del trattato START è massimo 700 ICBM, SLBM e bombardieri per ciascun Paese. Di conseguenza, gli Stati Uniti potranno aumentare i vettori di 40 unità e la Federazione russa di 199 per raggiungere il limite indicato dal trattato START.

Vettori schierati e non tra ICBM, SLBM e bombardieri:

Cosa significa?
Dal 1° settembre 2017, gli Stati Uniti hanno 800 vettori tra ICBM, SLBM e bombardieri. La Federazione Russa 790. Il limite del trattato START segna massimo 800 vettori schierati e non tra ICBM, SLBM e bombardieri, per parte. Pertanto, gli Stati Uniti sono già nei limiti e la Federazione Russa potrà aumentare i vettori di 10 per rimanere nei limiti del nuovo trattato START III.Traduzione di Alessandro Lattanzio

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

I Saud a Mosca indicano il declino degli USA

Alessandro Lattanzio, 6/10/2017

Mentre l’occidente accelera il processo della propria disintegrazione geo-sociale, le potenze, grandi e medie, dell’Asia e dell’Eurasia proiettano in avanti il processo dell’integrazione economico-monetaria del Kontinentalblok Eurasiatico.
Il 5 ottobre, Putin incontrava il re dell’Arabia Saudita Salman bin Abdulaziz al-Saud, nella prima visita in Russia di un regnante saudita, così accelerando le relazioni tra i due Paesi. Ciò avviene dopo i ripetuti fallimenti della politica saudita al rimorchio di quella del ‘governo invisibile’ degli USA:
– la guerra contro la Siria, dove Damasco, con il sostegno di Russia e Iran, ha respinto le formazioni terroristiche finanziate dall’Arabia Saudita e sostenute dalla NATO e dal Qatar, concorrente di Ryad nel mondo wahhabita.
– inoltre, la guerra più importante persa dai sauditi è stata quella sul prezzo del petrolio, che in un paio di anni aveva intaccato seriamente il patrimonio fondiario dei Saud, spingendo i sauditi ad accordarsi con la Russia nel dicembre 2015.
E sulla base di ciò, re Salman dichiarava a Putin che l’Arabia Saudita è “desiderosa di continuare la positiva cooperazione tra le nostre nazioni nel mercato mondiale del petrolio, favorendo la crescita economica mondiale“, portando alla costituzione di un fondo comune d’investimento sull’energia da un miliardo di dollari, e alla firma di un accordo tra la compagnia petrolifera statale saudita Aramco, la più grande compagnia energetica del mondo, con il Fondo di investimenti diretti (RDIF) e la società petrolchimica Sibur della Russia. Amin al-Nasir, direttore generale dell’Aramco, dichiarava: “Ciò segna una nuova pietra miliare nei rapporti commerciali e nei confronti delle nostre controparti in Russia. La visita di re Salman bin Abdulaziz al-Saud in Russia promuoverà la collaborazione tra società saudite e russe su vari fronti“. Aramco firmava anche un memorandum di cooperazione con l’azienda petrolifera Gazprom Neft. Il volume commerciale tra i due Paesi aveva raggiunto i 2,8 miliardi di dollari nel 2016 e il Fondo Pubblico di Investimento dell’Arabia Saudita, nel 2015, previde investimenti per 10 miliardi di dollari in Russia in cinque anni. I due Paesi decidono anche di collaborare nell’energia nucleare, nell’agricoltura nella tecnologia dell’informazione, nei commercio, investimenti e sviluppo sociale. “Abbiamo un grande potenziale nella cooperazione nel nucleare. L’Arabia Saudita prevede di lanciare un importante programma per l’energia nucleare“, dichiarava il Ministro dell’Energia russo e Co-presidente della Commissione intergovernativa russo-saudita Aleksandr Novak. “L’energia nucleare può diventare una delle fonti base e catalizzatore supplementare dello sviluppo di diverse industrie e tecnologie dell’innovazione in Arabia Saudita“. Va ricordato che l’Arabia Saudita ha sottoscritto un ampio programma elettronucleare con aziende della Repubblica Popolare di Cina. I sauditi sembrano puntare anche all’importazione di grano dalla Russia, avendo l’Arabia Saudita interrotto la produzione di mangimi per animali a causa della scarsità di acqua. Difatti re Salman giungeva a Mosca accompagnato da 285 rappresentanti di grandi aziende saudite. Inoltre, secondo Ryadh, l’Arabia Saudita avrebbe firmato un memorandum d’intesa con l’azienda per l’esportazione di armamenti russi Rosoboronexport, per procurarsi i sistemi d’arma S-400, Kornet-EM, TOS-1A, AGS-30 e Kalashnikov AK-103, per un valore totale di 3 miliardi di dollari. L’accordo per la vendita del sistema missilistico difensivo S-400 all’Arabia Saudita, richiama quello con la Turchia. La Turchia, come l’Arabia Saudita, è un vecchia alleata degli USA, ma ha notato il vantaggio logistico ed economico del sistema di difesa missilistica russo, mettendo in pericolo il dominio commerciale bellico statunitense in Medio Oriente.
Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov teneva una conferenza stampa con il ministro degli Esteri saudita Adil bin Ahmad al-Jubayr, in seguito all’incontro del Presidente Vladimir Putin con re Salman. Sergej Lavrov esordiva che in geopolitica, come nella vita personale, è importante parlare con amici e nemici, descrivendo “amichevoli e costruttivi” gli incontri tra governanti ed imprenditori dei due Paesi, soprattutto sugli accordi relativi a scambi, investimenti, cooperazione su nucleare, esplorazione spaziale e infrastrutture. Al-Jubayr parlava dei “nuovi orizzonti che non avevamo potuto nemmeno immaginare in passato“, ringraziando il governo russo per aver reso tutto questo possibile. E dichiarava che Arabia Saudita e Russia “non sono Paesi lontani” e che “abbiamo condiviso episodi nella storia“, sottolineando che Mosca e Riyadh rifiutano l’idea di “imporre principi strani ed estranei ad altre società“. L’intento di tale dichiarazione è rendere chiaro il futuro dell’azione internazionale saudita, presentando anche una chiara accusa agli Stati Uniti per la loro politica estera volta ad insediare regimi fantoccio nel mondo. Tale critica indiretta alla politica estera statunitense, per di più espressa in Russia, è il chiaro segnale che l’Arabia Saudita si allontana dalla geopolitica degli Stati Uniti.
Tale processo allarma il ‘governo invisibile’ degli USA, i cui media, come Bloomberg, concludono allarmati che “israeliani, turchi, egiziani e giordani si rivolgono al Cremlino nella speranza che Vladimir Putin, il nuovo signore del Medio Oriente, possa assicurare i propri interessi e risolvere i loro problemi. L’ultimo della fila è re Salman“, nonostante pochi mesi prima Trump avesse stipulato a sua volta colossali accordi energetici e contratti di vendite belliche con i sauditi.Putin, all’ultimo vertice dei BRICS, a Xiamen, a settembre, aveva affermato: “La Russia condivide le preoccupazioni dei Paesi BRICS sull’infelice architettura finanziaria ed economica mondiale, che non tiene conto del crescente peso delle economie emergenti. Siamo pronti a collaborare con i nostri partner per promuovere le riforme del regolamento finanziario internazionale e superare l’eccessivo domini di un numero limitato di valute di riserva“. E quindi non è un caso che l’Arabia Saudita abbia compiuto, negli ultimi due anni, una svolta geopolitica radicale rispetto alla passata linea economico-politica USA-centrica, volgendosi sempre più verso la Cina e ora la Russia. Difatti, l’economia statunitense è dissanguata dalle guerre, perse, nel Grande Medio Oriente, oltre che da un espansionismo militare mondiale e inconcludente. È’ inoltre gravata da disavanzi commerciali e di bilancio e da una devastante deindustrializzazione. “La nostra democrazia è stata presa e distrutta da società che costantemente richiedono ulteriori tagli alle tasse, più deregolamentazione e impunità nel perseguimento di massicce frodi finanziarie, mentre saccheggiano trilioni del tesoro statunitense sotto forma di salvataggi. La nazione ha perso potere e rispetto necessari ad indurre gli alleati in Europa, America Latina, Asia e Africa a seguirla. Si aggiunga la distruzione montante causata dal cambiamento climatico e l’emergere di una distopia. La supervisione di tale crollo ai vertici dei governi federali e statali è affidata a una serie di imbecilli, con buffoni, ladri, opportunisti e generali belluini. E per essere chiari, parlo anche dei democratici. L’impero s’incaglierà, perdendo influenza finché il dollaro non sarà abbandonato come valuta di riserva mondiale, sprofondando gli Stati Uniti in una depressione paralizzante e costringendo all’immediata contrazione della propria enorme macchina da guerra. Senza un’improvvisa e diffusa rivolta popolare, improbabile, la spirale della morte appare inarrestabile, il che significa che gli Stati Uniti, come li conosciamo, non esisteranno più tra uno o due decenni al massimo. Il vuoto globale che lasceranno sarà colmato dalla Cina che già si afferma come potenza economica e militare, o forse vi sarà un mondo multipolare tra Russia, Cina, India, Brasile, Turchia, Sudafrica e qualche altro Stato”. “Nell’aprile del 2015 il dipartimento dell’Agricoltura degli USA suggerì che l’economia statunitense sarebbe cresciuta di quasi il 50 per cento nei prossimi 15 anni, mentre la Cina sarebbe triplicata superando gli USA nel 2030”. La Cina è la seconda economia del mondo dal 2010, anno in cui divenne la prima nazione industrializzata del mondo. Il dipartimento della Difesa degli USA ammise che le forze armate statunitensi “non godono più di una posizione inattaccabile rispetto ai concorrenti statali” e “non possono più… automaticamente imporre la superiorità militare locale in modo coerente e durevole“. “Gli imperi in decadenza abbracciano il suicidio volontariamente. Preda del capriccio e incapaci di affrontare la realtà del loro declino, si ritirano in un mondo di fantasia dove i fatti spiacevoli non s’intromettono, sostituendo diplomazia, multilateralismo e politica con minacce unilaterali e di guerra. Tale auto-allucinazione collettiva ha visto gli Stati Uniti commettere il peggiore errore strategico della loro storia, suonando la campana a morto per l’impero, l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq. Gli architetti della guerra nella Casa Bianca di George W. Bush e l’ampio giro di utili idioti della stampa e del mondo accademico ne fecero una cerimonia, non sapendo nulla dei Paesi che venivano invasi, si sono dimostrati incredibilmente stolti sugli effetti della guerra industriale, accecati da una retorica feroce”.

Fonti:
Russia Feed
The Antimedia
The Duran
Truth Dig
Zerohedge

Cambio delle alleanze militari in Medio Oriente e Asia?

Prof. Michel Chossudovsky, Global Research 30 settembre 2017Si verifica un cambiamento profondo nelle alleanze geopolitiche che tende a minare l’egemonia statunitense nella regione del Medio Oriente e dell’Asia centrale e meridionale. Molti stretti alleati degli USA hanno “cambiato lato”; NATO e Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) sono in crisi.

Turchia e NATO
La NATO è caratterizzata da profonde divisioni, in gran parte dovute al confronto di Ankara con Washington. La Turchia, peso massimo della NATO, ora combatte i ribelli curdi filo-statunitensi nel nord della Siria. Gli Stati Uniti sostengono e finanziano i ribelli curdi che combattono uno Stato membro della NATO. Mentre la Turchia rimane formalmente membro della NATO, con un sistema integrato e coordinato di difesa aerea, il governo Erdogan ha acquistato il sistema di difesa aerea S400 dalla Russia, destinato ad essere utilizzato contro gli agenti curdi degli USA nella Siria settentrionale. Uno Stato membro della NATO ora usa il sistema di difesa aerea del nemico contro i ribelli sostenuti da USA-NATO. A sua volta, la Turchia ha spedito truppe nella Siria settentrionale per occupare parte del territorio siriano e Mosca ed Ankara hanno un’alleanza di convenienza. Israele è un fermo sostenitore della formazione di uno Stato curdo in Iraq e nella Siria, considerato passo avanti per la formazione del Grande Israele. Tel Aviv pensa di trasferire da Israele di più di 200000 ebrei curdi nel Kurdistan dell’Iraq. A sua volta è in pericolo l’accordo bilaterale di cooperazione militare tra Turchia e Israele. Inutile dire che questi sviluppi hanno portato al rafforzamento della cooperazione militare USA-Israele, tra cui la creazione di una base militare statunitense in Israele. Nel frattempo, la Turchia ha stretto legami con l’Iran, contribuendo a minare le strategie di USA-NATO nel Grande Medio Oriente.

Il nuovo Medio Oriente
La strategia di Washington consiste nel destabilizzare e indebolire le potenze economiche regionali in Medio Oriente tra cui Turchia e Iran. Questa politica è accompagnata anche dal processo di frammentazione politica. Dalla guerra del Golfo (1991), il Pentagono ha contemplato la creazione di un “Kurdistan libero” che prevede l’annessione di parti di Iraq, Siria, Iran e Turchia. In queste circostanze, la Turchia rimarrà nella NATO?

Qatar e Arabia Saudita
Il blocco economico dell’Arabia Saudita al Qatar ha creato un divario nelle alleanze geopolitiche indebolendo gli Stati Uniti nel Golfo Persico. Il Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) è profondamente diviso, con EAU e Bahrayn allineati all’Arabia Saudita contro il Qatar. A sua volta il Qatar ha il sostegno di Oman e Quwayt. Inutile dire che il GCC, fino a poco prima l’alleato più stretto degli USA nel Medio Oriente contro l’Iran, è nel totale disordine. Mentre la più grande base militare statunitense in Medio Oriente si trova in Qatar, il governo del Qatar ha stretti legami con l’Iran. Inoltre, Teheran è giunta in soccorso immediatamente dopo il blocco saudita. Mentre il comando centrale statunitense (USCENTCOM) ha sede in una base militare statunitense presso Doha, il principale partner del Qatar nell’industria del petrolio e del gas, inclusi i gasdotti, è l’Iran. A sua volta, Russia e Cina sono attivamente coinvolte nell’industria degli idrocarburi del Qatar. Iran e Qatar cooperano attivamente nell’estrazione del gas naturale marittimo da una struttura congiunta. Questi campi gasiferi marini sono strategici, costituendo le più grandi riserve di gas marittime del mondo, situate nel Golfo Persico. In altre parole, pur collaborando attivamente con l’Iran, il Qatar ha un accordo di cooperazione militare con gli Stati Uniti diretto contro l’Iran. Il comando centrale statunitense con sede nel Qatar è responsabile delle operazioni militari contro i nemici di USA-NATO, incluso l’Iran principale partner del Qatar nel settore degli idrocarburi. La struttura di queste alleanze incrociate è contraddittoria. Gli Stati Uniti cambieranno regime nel Qatar? Nel frattempo, la Turchia ha creato una base militare in Qatar. Questi nuovi allineamenti hanno anche effetti diretti sugli oleogasdotti. Il Qatar ha abbandonato il progetto che attraversava Arabia Saudita e Giordania (inizialmente sponsorizzato dalla Turchia) a favore di quello dell’Iran che da Asuleyeh arriva in Iraq e Siria, sostenuto dalla Russia. Il controllo geopolitico della Russia sui gasdotti per l’Europa viene rafforzato dal blocco saudita. A sua volta, il Qatar dovrebbe integrare i gasdotti che collegano l’Iran a Pakistan e Cina tramite il porto iraniano di Asaluyeh.

Pakistan, India e Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO)
Un altro importante cambiamento nei rapporti geopolitici è avvenuto con un impatto profondo sull’egemonia statunitense nell’Asia centrale e meridionale. Il 9 giugno 2017, India e Pakistan aderivano contemporaneamente all’Organizzazione di cooperazione di Shanghai (SCO), organizzazione economica, politica e di mutua difesa dell’Eurasia, dominata da Cina e Russia. Inutile dire che l’adesione di India e Pakistan ne danneggia la cooperazione militare con gli Stati Uniti. Mentre la SCO con sede a Pechino non è ufficialmente un'”alleanza militare”, tuttavia è un “contrappeso” geopolitico e strategico a USA-NATO e alleati. Negli ultimi anni, la SCO ha esteso la cooperazione militare e d’intelligence. Le esercitazioni si svolgono sotto gli auspici della SCO. Con Pakistan e India pienamente aderenti, la SCO ora comprende una vasta regione con metà della popolazione mondiale.

Ampliamento della SCO
L’adesione piena e simultanea di entrambi i Paesi alla SCO non è solo simbolica, ma segna un cambiamento storico negli allineamenti geopolitici, influenzando la struttura degli accordi economici e militari. Inoltre ha anche un impatto sul conflitto tra India e Pakistan risalente all’indipendenza dei due Paesi. Inevitabilmente, questo passaggio storico è un colpo per Washington, che ha accordi di difesa e commerciali con Pakistan e India. Mentre l’India rimane saldamente allineata a Washington, la presa di Washington sul Pakistan (attraverso accordi militari e d’intelligence) è indebolita da scambi commerciali e investimenti della Cina, per non parlare dell’adesione alla SCO che favorisce le relazioni bilaterali tra i due Paesi e la cooperazione con Russia, Cina e Asia centrale a scapito dei legami storici con gli Stati Uniti. In altre parole, questo ampliamento della SCO indebolisce le ambizioni egemoniche degli USA nell’Asia meridionale e nell’Eurasia. Influenza anche gasdotti, corridoio, frontiere, sicurezza e diritti marittimi. Con lo sviluppo delle relazioni bilaterali del Pakistan con la Cina, dal 2007, la presa statunitense sulla politica del Pakistan, basata in larga parte sulla presenza militare degli USA e sui legami di Washington con l’intelligence militare del Pakistan, è stata indebolita. L’adesione piena del Pakistan alla SCO, i suoi legami con Cina e Iran, contribuiranno a rafforzare il governo di Islamabad.

Osservazioni conclusive
La storia ci dice che la struttura delle alleanze politiche è fondamentale. Ciò che accade è una serie di contraddittorie coalizioni incrociate “con” e “contro” gli Stati Uniti. Si assiste a svolte nelle alleanze politiche e militari che contribuiscono ad indebolire l’egemonia statunitense in Asia e Medio Oriente. La Turchia ha intenzione di uscire dalla NATO? Le relazioni con Washington sono nel caos. Nel frattempo, il Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), il più forte alleato degli USA in Medio Oriente, non funziona più. Il Qatar non è solo allineato all’Iran, ma coopera attivamente con la Russia. A sua volta, gli accordi bilaterali di cooperazione militare degli USA con Pakistan e India sono colpiti dall’adesione di entrambi i Paesi alla SCO, un’alleanza militare di fatto dominata da Cina e Russia.Traduzione di Alessandro Lattanzio