Perché l’Iran non andrà contro la Russia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 09/01/2015Rohani-with-Putin-in-Astrakhan-Russia-by-Arman-1-HRQualche speculazione si tesse via radio secondo cui una volta che le sanzioni degli Stati Uniti saranno tolte, tra qualche mese, l’Iran lascerà l’alleanza con la Russia mettendosi contro la Grande Russia facendo accordi di esportazione di gas e petrolio che minerebbero direttamente la Russia, in particolare il gasdotto Turkish Stream della Gazprom per gli Stati del sud dell’Unione europea. Se ciò accadesse, forse allo stesso tempo del riarmo dell’esercito ucraino appoggiato da Pentagono e CIA, rifornendolo di massiccia artiglieria pesante per lanciare un attacco molto più efficace alle repubbliche orientali dell’Ucraina, i calcoli di Washington sarebbero devastanti per la stabilità economica di Putin e della Russia. Non importa quali sogni emergano al Pentagono, tuttavia, per molti motivi una contrapposizione iraniana è assai improbabile.

Conseguenze
In primo luogo è utile porsi la domanda ipotetica se l’Iran a visibilmente e massicciamente si opponesse alla Russia, quali sarebbero le conseguenze per Teheran? Non c’è dubbio che questo o quel politico o affarista iraniano abbia fantasticato su vaste ricchezze da Stati Uniti e Unione europea una volta tolti i 36 anni di guerra e gravi sanzioni economiche da USA e Washington. Delegazioni commerciali da diversi Paesi europei sono già state a Teheran per parlare del possibile enorme investimento nella ricostruzione della fatiscente industria petrolifera iraniana e di altri possibili progetti. Ma quali sarebbero le conseguenze nel ridurre direttamente le strategicamente significative esportazioni di petrolio e gas della Russia con i grandi giacimenti di petrolio e gas dell’Iran? Prima di tutto metterebbe Teheran alla mercé dello stesso occidente che ha imposto le sanzioni. Il ministro del Petrolio iraniano Bijan Namdar Zanganeh ha detto alla TV iraniana il 26 agosto dell’intenzione dell’Iran di ristabilire i precedenti livelli di esportazione del petrolio indipendentemente dagli effetti sui prezzi dell’OPEC, ed ha suggerito che le esportazioni iraniane raddoppieranno, dimezzando i prezzi, non saranno viste come un problema, dato che il Paese è abituato a sanzioni e restrizioni alle esportazioni. Le sanzioni di USA e UE, tra cui l’inaudita chiusura ai pagamenti interbancari SWIFT dell’Iran per bloccarne il pagamento delle esportazioni di petrolio, iniziarono a fine 2011, ed ebbero una seconda fase nel 2012. Le conseguenze furono gravi. Le esportazioni di petrolio dell’Iran scesero da 2,6 milioni di barili al giorno a soli 1,4 milioni nel 2014. Il vuoto fu riempito da Cina e da altri acquirenti asiatici ed europei del greggio dell’Iran, che acquistarono principalmente da Arabia Saudita, Quwayt, Nigeria e Angola secondo l’EIA dell’US Department of Energy. Aggiungere 1 milione di barili all’eccesso di offerta sul mercato del petrolio di oggi, tenendo prezzi ben al di sotto dei 50 dollari al barile, piuttosto che i 114 dollari del giugno 2014, non sarebbe una buona notizia per Mosca. Tuttavia, tutto dipende per quanto Arabia Saudita e altri produttori arabi dell’OPEC potranno inondare i mercati mondiali di petrolio nel tentativo di mandare in bancarotta gran parte del concorrenziale petrolio di scisto degli Stati Uniti. Un nuovo rapporto della Banca Mondiale stima che entro il 2016, l’Iran potrebbe esportare un milione di barili di più. Nel mercato di oggi è molto. Tuttavia, ci sono indicazioni che l’Iran non agirà in modo sconsiderato. Arabia Saudita e OPEC fino a poco tempo prima hanno sempre visto l’Iran come membro. Ciò significa che sauditi ed altri che sostituiscono le esportazioni di petrolio dell’Iran negli ultimi tre anni, si aspettano di perdere la recente quota acquisita con il disagio economico dell’Iran. I recenti negoziati russi con l’Arabia Saudita su accordi da 10 miliardi, compresi l’acquisto di centrali nucleari di fabbricazione russa e probabilmente significativi acquisti di sofisticate armi russe, potrebbero fare di Vladimir Putin un mediatore unico tra le due potenze petrolifere ex-nemiche. L’Iran non ha nulla da guadagnare da azioni sconsiderate, creandosi nuovi nemici, quando il nuovo “amico” statunitense è poco affidabile. L’altro fattore di moderazione sono i grandi nuovi accordi su armamenti e le trattative per la consegna di quelli acquistati, una volta che le sanzioni saranno tolte. Teheran finora si accorda con Mosca, e chiaramente non con Paesi NATO.

I missili russi arrivano in Iran
IRAN-RUSSIA-FLAGS-890x395 Il 19 agosto, il Viceministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov ha dichiarato che l’Iran riceverà i sistemi missilistici terra-aria a lungo raggio S-300 entro quest’anno. L’ha confermato il Ministro della Difesa iraniano Generale di Brigata Hossein Dehqan che ha aggiunto la nota significativa che i sistemi missilistici saranno aggiornati includendovi i miglioramenti apportati dalla Russia da quando l’accordo originale fu congelato dall’allora presidente Medvedev con il pretesto delle sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 2010. L’S-300 oggi sarebbero i sistemi antiaerei missilistici più potenti attualmente dispiegati, compresi quelli degli Stati Uniti. Nella stessa conferenza stampa, Dehqan ha detto che Teheran è in trattative con Mosca per comprare nuovi aerei da combattimento, escludendo il possibile acquisto dall’Iran di aerei militari della Francia. Commentando la decisione di acquistare aerei da combattimento russi, Dehqan ha dichiarato: “Nel campo degli aerei da combattimento, abbiamo dichiarato i nostri requisiti ai russi e non abbiamo fatto alcuna richiesta in questo campo alla Francia“, aggiungendo che è molto “improbabile” che l’Iran s’impegni nella cooperazione militare con la Francia nell’attuale situazione. Povera Francia. Perde non solo la vendita redditizia della Mistral alla Russia, ma le vendite di jet da combattimento all’Iran. Fin da quando Sarkozy l’ha riportata nella NATO nel 2009, invertendo la decisione del 1966 del presidente francese Charles de Gaulle di lasciare la NATO, la Francia non ha avuto che problemi. Poi al MAKS-2015, la mostra aerea russa del 28 agosto, il Viceministro dell’Industria e del Commercio russo Andrej Boginskij annunciava che l’Iran ha espresso interesse per l’acquisto di decine di jet di linea regionali bimotori Sukhoj Superjet 100 per modernizzare la flotta commerciale dell’Iran, congelata dal 1979 dalle sanzioni statunitensi. La Russia ha offerto all’Iran di localizzare parte della produzione se dovesse acquistare l’aereo russo. Il Vicepresidente iraniano Sorena Sattari era a Mosca per discutere come ripristinare le linee di credito e commerciali tra i due Paesi, avendo colloqui con il Ministro dell’Industria e del Commercio russo Denis Manturov. Hanno discusso a lungo come coordinare l’interazione dei sistemi bancari e creditizi. “Questo creerebbe la base necessaria per lo sviluppo della cooperazione commerciale ed economica tra i nostri Paesi“, ha detto Sattari al quotidiano russo Kommersant. “I colloqui sono stati molto costruttivi. Speriamo in un risultato positivo su questo tema“, osservava. L’Iran è interessato ad utilizzare i missili vettori russi per lanciare satelliti in orbita. Sattari ha osservato: “E’ importante che ciò avvenga nell’ambito di progetti congiunti. Vale a dire, sviluppando e realizzando congiuntamente satelliti e cooperando nella costruzione di missili spaziali“. Ha aggiunto che la Russia non ha rivali nella tecnologia spaziale. Addio fantasie di ESA e NASA su succosi contratti satellitari con l’Iran. In sintesi, è chiaro come l’Iran post-sanzioni preveda di approfondire i legami strategici con Mosca, e non di farsene deliberatamente un nemico economico. Per quanto l’OPEC ha fatto per decenni, non vi è alcun motivo per cui Mosca e Teheran non possano concordare amichevolmente le cruciali quote del mercato di petrolio e gas.

L’Iran e la Via della Seta
Un altro motivo che avvicina Teheran all’Eurasia e non alla NATO è la Cintura infrastrutturale stradale, ferroviaria e marittima della grande Via della Seta della Cina. Anche prima dell’accordo nucleare, l’Iran decise di aderire da membro fondatore all’AIIB della Cina, l’Asian Infrastructure Investment Bank, crescente rivale della Banca Mondiale controllata da Washington. Per la Cina, la posizione geografica iraniana e la sua topografia ne fanno un partner strategico per lo sviluppo della rete di corridoi infrastrutturali terrestri attraverso l’Eurasia, indipendente nel caso del possibile scontro con la presenza navale degli Stati Uniti. L’Iran fece parte dell’antica via della seta della Cina durante la dinastia Han, 2100 anni fa. La cooperazione tra i due Paesi ha una lunga storia. Ora, dopo la decisione del Presidente Xi Jinping di creare il ponte terrestre eurasiatico con la Nuova Via della Seta economica, stimolato in parte dallo sciocco accerchiamento militare della Cina via mare del “Pivot in Asia” di Obama, l’Iran è considerato da Pechino partner essenziale. L’Iran è per la Cina la più conveniente via di accesso al mare aperto dopo la Russia, e l’unica intersezione commerciale est-ovest/nord-sud dell’Asia centrale. Nel maggio 1996, Iran e Turkmenistan forgiarono questo anello mancante completando una ferrovia di 300 km tra Mashhad e Tejen, e nel dicembre 2014, Kazakistan, Turkmenistan e Iran inauguravano la ferrovia da Uzen (Zhanaozen) a Gorgan e quindi ai porti sul Golfo Persico dell’Iran. Per Pechino, il valore geostrategico dell’Iran è rafforzato dalla posizione su uno dei due ponti terrestri verso ovest della Cina. L’altro ponte costeggia la costa settentrionale del Caspio attraversando Kazakistan e Russia sud-occidentale, vicino alla regione del Caucaso. L’Iran è strategico per il vasto progetto infrastrutturale della Cina collegando Cina a Europa e Golfo Persico. Ora, una volta che le sanzioni saranno tolte nel corso di diversi mesi, l’adesione dell’Iran a lungo cercata nell’eurasiatica Shanghai Cooperation Organization (SCO), bloccata perché l’Iran era sottoposto alle sanzioni internazionali, potrebbe anche essere approvata al prossimo vertice annuale. La SCO ora include Russia, Cina, India, Pakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan con l’Iran come osservatore. Il Viceministro dell’Economia iraniano Massoud Karbasian, in una recente intervista a Teheran ha dichiarato che quando il ramo iraniano della Nuova Via della Seta economica sarà completato, l’Iran sarà via di transito per oltre 12 milioni di tonnellate di merci all’anno. Il presidente cinese Xi ha stimato che entro un decennio la Cintura e Via della Cina, come è ora ufficialmente conosciuta, creerà ogni anno oltre 2,5 miliardi di dollari di commercio tra i Paesi lungo la Via della Seta. Per l’Iran cooperare pienamente a questo sviluppo guidato da Cina e Russia è molto più promettente che diventare una pedina geopolitica di Washington nelle guerre economiche, o qualsiasi altra, contro Cina e Russia.
Durante una visita a Teheran nel 2013, assistetti a un altro fattore molto profondo nell’animo iraniano che ostacola qualsiasi fiducia nelle promesse di Washington. Feci un tour guidato al museo nazionale della tragica guerra Iran-Iraq del 1980-88. Fu una delle più sanguinose e lunghe guerre del 20° secolo che costò all’Iran più di un milione di morti. Nessun iraniano ignora il fatto che fu Washington a spronare e sostenere Sadam Husayn a lanciare quella guerra devastante.

Rouhani-Putin-in-Caspiean-Sea-SummitF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina collega l’Eurasia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 28/08/2015maglev-technology-train-china-flickrLa Cina è diventata il principale produttore mondiale di ferrovie moderne, nell’ambito della strategia a lungo termine per saldare il nuovo spazio economico, costruendo mercati completamente nuovi laddove prima non esistevano. Ha studiato i responsabili ferroviari europei, le ferrovie tedesche ad alta velocità ICE, ingaggiato Siemens e un consorzio tedesco per costruire il primo treno a levitazione magnetica (maglev) al mondo collegando il centro dei congressi internazionali di Shanghai al nuovo aeroporto internazionale, alla velocità di 300- 400 km all’ora. Ora lavora su un nuovo concetto di ferrovia veloce mentre negozia con 28 Paesi per costruire linee ferroviarie convenzionali ad alta velocità. La Cina è il leader nelle ferrovie che cambia il mondo come lo conosciamo. Mi trasferì in Germania a metà degli anni ’80 da New York per lavorare come giornalista. A quei tempi c’erano studi tecnologici all’avanguardia sviluppati con il sostegno finanziario del governo tedesco. Uno di essi fu chiamato sistema ferroviario a levitazione magnetica o Maglev. Feci un giro di prova sul Maglev sperimentale a Emsland, nel nord della Germania, un’esperienza impressionante. C’era grande ottimismo che la Germania potesse essere leader mondiale nell’esportazione del Maglev, concetto che si affermò essere di gran lunga superiore al rivale giapponese. Crescita dei costi e lotte burocratiche nelle Ferrovie dello Stato tedesche tra la piccola lobby Maglev e quella tradizionale ad alta velocità istituita dall’ICE, fecero morire lentamente il nuovo promettente progetto ferroviario tedesco. Piani concreti per costruire il primo collegamento Maglev tra Amburgo e Berlino, dopo l’unificazione tedesca, morì per mano burocratica, come anche l’intenzione di costruire un collegamento Maglev tra Monaco e il suo nuovo aeroporto internazionale. Maglev in Germania finì nella pattumiera mentre la globalizzazione premeva sulle economie europee con la logica spietata della produzione all’estero del “comprare a buon mercato, vendere a caro prezzo” legata alla nozione di Wall Street che “dividere azioni” sia l’unica ragione d’esistere delle aziende. Il mondo dei Gordon Gekko di Wall Street avvelenò gradualmente la Germania e il Maglev morì. Treni ICE tedeschi sono ampiamente usati e sono in generale confortevoli, ma l’industria tedesca non è più il centro dell’innovazione dei trasporti. Questo ruolo è ora della Cina.

Il Maglev della Cina
Invece d’importare tecnologia Maglev dalla Siemens in Germania, gli ingegneri cinesi hanno studiato attentamente le caratteristiche progettuali del modello comprato per l’aeroporto di Shanghai creandone una propria versione migliorata. Il mese scorso l’enorme azienda ferroviaria cinese CRRC Corp. all’Istituto Zhuzhou nella provincia di Hunan annunciava il riuscito test di un avanzato sistema di trazione magnetica permanente sincronico Maglev che farà i treni ad alta velocità ultraveloci, a 500 chilometri all’ora. Si avvale di un nuovo sistema di trazione avanzato più leggero e più potente del sistema Transrapid della Siemens o di altri. Ding Rongjun, a capo dell’istituto ha detto che la CRRC inizierà la produzione di serie del treno Maglev. L’Istituto Zhuzhou perfeziona il proprio sistema Maglev dal 2003. Si pensa che inizierà a dotare i treni del nuovo sistema di trazione tra tre anni. E’ testato con successo su una linea della metropolitana di Shenyang dal 2011. Sarà un forte sviluppo, ma i progetti ferroviari cinesi già in corso sono letteralmente impressionanti.

La Cina costruisce e sviluppa
pudongmaglev La cosa più impressionante nelle mie numerose visite in Cina negli ultimi anni è la straordinaria creatività degli innumerevoli progetti, cosa che l’occidente da tempo ha dimenticato nel suo mondo fantasy post-industriale. Questa spinta a cambiare l’ambiente fisico emerge su impressionante scala intorno alla massima priorità del Presidente Xi Jinping, il progetto ferroviario ad alta velocità euroasiatica della cosiddetta Cintura e Via. La Cina oggi ha la più lunga rete ferroviaria ad alta velocità del mondo, di oltre 16000 km, dal dicembre 2014, più di tutto il resto delle tratte ferroviarie ad alta velocità del mondo messe insieme. Il sistema ferroviario ad alta velocità della Cina comprende anche la linea più lunga del mondo, i 2298 km della ferroviaria ad alta velocità Pechino-Guangzhou. In breve, la Cina sa cosa farne delle ferrovie più di chiunque e agisce in base a questa consapevolezza. Negli articoli precedenti ho parlato degli enormi progressi geopolitici che si sviluppano con l’accordo a Mosca di maggio tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi, decidendo d’integrare lo sviluppo della Via e Cintura cinese, progetto infrastrutturale noto anche come progetto economico Nuova Via della Seta, con la neo-costituita Unione economica eurasiatica comprendente Russia, Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan, tra l’altro l’unione economica a cui il presidente ucraino democraticamente eletto Viktor Janukovich aveva deciso di aderire davanti all’offerta irrisoria dell’UE. Tale decisione innescò il colpo di Stato neonazista guidato da Washington che costrinse Janukovich a fuggire per salvare la vita, nel febbraio 2014, mentre Victoria Nuland ed amici installavano una cabala anti-russa a Kiev per condurre la guerra contro la Russia di Putin. Fu una decisione sbagliata degli oligarchi ucraini che cominciano a rimpiangere. Già all’inizio di quest’anno Russia e Cina hanno deciso di completare 7000 km di ferroviaria ad alta velocità da Pechino sulla costa orientale della Cina, a Mosca, via Kazakistan, un viaggio di sole 30 ore invece di cinque giorni, al costo di circa 240 miliardi. Il collegamento ferroviario segue l’accordo Russia-Cina dello scorso anno con cui Gazprom fornirà alla Cina gas naturale secondo il più grande accordo energetico della storia. E’ abbastanza chiaro che l’emergente partenariato Russia-Cina negli ultimi anni è diventato a lungo termine ed altamente strategico. Le due grandi nazioni eurasiatiche usano le rotte terrestri aggirando geopoliticamente il dominio sui mari di Washington e allo stesso tempo fornendo le arterie per la nascita del nuovo centro di gravità economico mondiale, vale a dire l’Eurasia. Negli ultimi dieci anni la Cina ha attentamente costruito la propria industria ferroviaria, con l’obiettivo di essere l’esportatore mondiale leader delle tecnologia ferroviaria e di materiale ferroviario “Made in China”. Ironicamente segue la strada della Germania del 1870, costruendo l’economia industriale più avanzata del mondo, utilizzando una banca nazionale, la Reichsbank, e non una banca centrale privata come la Federal Reserve. L’industria inglese costrinse le importazioni tedesche ad imprimere, come timbro di presunta inferiorità, il “Made in Germany”. Questo segno divenne ben presto un marchio di garanzia di qualità e non di economicità. Così oggi in Cina. L’immagine di milioni di cinesi che sgobbano per basse retribuzioni nel tessile per le esportazioni a buon mercato passa rapidamente, mentre l’attuale piano quinquennale del governo mira a fare della Cina esportatrice di prodotti industriali e di tecnologia ad valore aggiunto. Le ferrovie sono al centro di tale strategia. Per molti versi è la stessa strategia che trasformò il Giappone del 1950 da Paese sconfitto e devastato dalla guerra ad uno dei principali Paesi industriali del mondo, e in soli due decenni.

Collegamenti ad alta velocità con il Sud-Est Asiatico
Preparandosi all’ambiziosa Nuova Via della Seta, il più grande progetto infrastrutturale nella storia, la Cina s’impegna nella costruzione ferroviaria all’estero. Nel 2014 la Cina era coinvolta in 348 progetti ferroviari, più del doppio dell’anno prima. Il valore totale dei contratti è tre volte superiore a quello del 2013, quasi 25 miliardi di dollari e un fatturato annuo di 7,6 miliardi. Dal 2001 le esportazioni di locomotive cinesi sono passate da meno di 80 milioni a 3,74 miliardi nel 2014. Centrale in tale strategia, l’industria ferroviaria cinese è passata dalle esportazioni di prodotti di fascia bassa a quelle ad alta tecnologia e alto valore aggiunto, comprese locomotrici elettriche e carrozze a due piani. Le esportazioni vanno a più di 80 Paesi in sei continenti, con i principali mercati di esportazione nell’ASEAN, Argentina e Australia. Tra i progetti stranieri che la Cina ha stipulato c’è la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità lunga 3000 km da Kunming, nella provincia meridionale dello Yunnan in Cina, a Singapore, passando per Laos, Thailandia e Malesia. Data la storia coloniale dei Paesi dell’Asia del Sud-Est, dall’occupazione coloniale francese del Laos, a quella inglese di Singapore e Malaysia, e della Thailandia che mantenne abilmente l’indipendenza, i Paesi finora avevano scarsa o alcuna moderna interconnessione infrastrutturale. Pechino stima che solo il progetto aumenterà il PIL della Cina e delle nazioni del sud-est asiatico coinvolte di 375 miliardi di dollari, di gran lunga superiore a quanto la sciocca Partnership Trans-Pacifica sul “libero commercio” di Washington porterebbe alla regione. La China Railway Corporation dice che la linea Kunming-Singapore sarà costruita in quattro fasi: da Kunming a Vientiane, nel Laos; da Vientiane a Bangkok, in Thailandia; da Bangkok a Kuala Lumpur, in Malesia; e da Kuala Lumpur a Singapore. La costruzione delle linee ferroviarie tailandesi dovrebbe iniziare quest’anno nel quadro della nuovo piano di sviluppo infrastrutturale da 23 miliardi del governo thailandese, collegando Bangkok e altre città chiave ad aeroporti, porti, zone di confine e depositi. In Thailandia 106 nuovi treni si aggiungeranno alla flotta esistente. Sei linee ferroviarie a doppio binario saranno costruite dal piano. L’intera tratta Kunming-Singapore dovrà essere finita in sette anni, nel 2022.

A Kathmandu…
Il governo cinese esplora anche la fattibilità di una linea ferroviaria moderna da Lhasa, nella regione autonoma del Tibet della Cina, a Kathmandu, capitale del Nepal. La ferrovia Qinghai-Tibet collega già il resto della Cina alla capitale tibetana Lhasa. Un’estensione della ferrovia di Lhasa è prevista, su richiesta del Nepal, secondo un esperto ferroviario dell’Accademia d’Ingegneria cinese citato dal China Daily. Il progetto dovrebbe essere completato entro il 2020. Il piano è estendere il collegamento ferroviario tra Cina e Nepal creando un collegamento vitale, per la prima volta, tra Cina e India. In visita nel dicembre 2014 a Kathmandu, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ne menzionava la possibilità. Ciò richiederà probabilmente dei tunnel nelle montagne più alte del mondo, tra cui l’Everest, secondo l’esperto ferroviario cinese Wang Mengshu. Notevole, in questo contesto, è la conclusione del vertice annuale della Shanghai Cooperation Organization, SCO, ad Ufa, Russia, dove gli aderenti alla SCO hanno deciso la piena adesione di India e Pakistan, stretto alleato della Cina. L’India è anche aderente con la Cina ai BRICS che hanno appena ufficialmente aperto la propria banca infrastrutturale, la Nuova Banca di Sviluppo, il 21 luglio a Shanghai. La NBS ha anche annunciato che collaborerà strettamente con la nuova Banca d’investimento infrastrutturale asiatica (AIIB) della Cina. Le ultime stime indicano che la grande regione asiatica richiederà 8000 miliardi di dollari da investire nel 2010-2020 nelle infrastrutture per sviluppare economicamente la regione. NBS di Shanghai e AIIB di Pechino finanzieranno gran parte di queste infrastrutture e chiaramente la Fascia e Via della Cina sarà al centro di tali investimenti infrastrutturali. Washington, che ha provocatoriamente rifiutato di aderire all’AIIB, vede le due banche quali minaccia mortale al controllo dei flussi d’investimento globali attraverso FMI e Banca Mondiale controllate dal Tesoro USA. Ha ragione, il mondo va avanti mentre gli aspiranti egemoni mondiali restano inerti davanti esso.Sifang_CRH2_380A_at_Shanghai_ExpoF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La rete di potere: gasdotti nel continente europeo

Putin lega India e Pakistan con i gasdotti
Nakanune 22 agosto 2015 – Fort Russimage_big_81883Tradizionalmente l’India fu partner dell’URSS per decenni e la Russia ha preso il posto della superpotenza. Con le inevitabili perdite negli anni ’90 (“il luogo santo non è mai vuoto” come si dice in Russia), la partnership è sopravvissuta. Tra l’altro, gli indiani si rifiutarono di acquistare 126 aerei da combattimento Rafale dalla Francia (grazie “Mistral”). Il caccia francese Rafale si era aggiudicato la gara nel 2012, e anche allora era chiaro che il contratto non sarebbe stato concluso. Di conseguenza, dopo aver avuto 36 jet, l’India ha rescisso il contratto. “Acquistiamo solo 36 caccia e non ne compreremo mai più, sono troppo costosi”, ha detto il ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar, secondo La Tribune riferendo all’agenzia indiana PRI. “Mi piacerebbe anche avere una BMW e una Mercedes, ma non posso perché, in primo luogo non posso permettermelo, e in secondo luogo non ne ho urgente bisogno“. Secondo le informazioni dal Ministero della Difesa dell’India, il costo del contratto era aumentato da 12 a 20 miliardi di dollari. Non speculiamo sulle ragioni reali della fine del contratto, ma resta il fatto che il Ministero degli Esteri indiano ha detto che l’attrattività del prezzo e dell’affidabilità del caccia multiruolo russo Su-30 è maggiore del “Rafale“.
L’amica India è tradizionalmente nemica del Pakistan, territori artificialmente separati dai sornioni inglesi, e che si combattono continuamente e violentemente. Gli Stati Uniti con tanto zelo hanno aiutato il Pakistan anche fornendogli armi nucleari. L’Ucraina a dispetto della Russia, ha dotato il Pakistan di carri armati moderni negli anni ’90, cosa di cui i nazionalisti locali furono entusiasti. E pochi notarono che, per adempiere all’accordo, la Russia fornì al vicino le tecnologie per produrre i cannoni. Di conseguenza, fino ad oggi l’Ucraina non ha sviluppato un nuovo carro armato, ma la Russia rafforza e migliora la cooperazione con il Pakistan sostituendo gli Stati Uniti. Questi carri armati erano sovietici e 250 veicoli dovevano essere modernizzati, ed è anche necessario fornire munizioni e pezzi di ricambio (gli stessi che l’Ucraina non sa produrre, non potendo produrre un carro armato nazionale). L’equipaggiamento sovietico è più affidabile e meno costoso di quello statunitense. Per la gioia degli abitanti del luogo, che non nascondono l’odio per i loro “protettori” statunitensi che regolarmente cacciano via. Così la Russia è accolta dal Pakistan e le due parti preferiscono congelare i conflitti tra India e Pakistan su Jammu e Kashmir. Perché letteralmente i combattimenti sono freddi, costosi e inutili. Ciò che accade si adatta perfettamente all’antica massima, “Tempora mutantur et nos mutamur in illls“, i tempi cambiano e noi con essi. Ora Mosca è pronta a costruire un gasdotto in Pakistan che rifornirà il Paese dall’Iran. Nel progetto la Russia spenderà 2 miliardi di dollari. Alcuni esperti hanno avvertito che il gasdotto del Pakistan sarà solo parte della rotta gasifera iraniana per la Cina. Così, con la costruzione del gasdotto la Russia crea un concorrente nel mercato del gas cinese. Il partner di “Rusenergy“, Mikhail Krutikhin, dice che l’Iran ha colloqui con Pakistan e Cina e in effetti il metanodotto che la Russia costruirà sarà parte della futura rotta del gas dall’Iran alla Cina. “La partecipazione della Russia al progetto pakistano è piuttosto sfavorevole: le forniture dall’Iran ridurranno il fabbisogno di gas della Cina, compreso quello dalla Russia“. Ma è vero?
Il sito web del Consiglio dei ministri del Pakistan ha dichiarato che si tratta di “creare un ambiente favorevole per la costruzione con la partecipazione russa del gasdotto “Nord – Sud” della Repubblica islamica del Pakistan, da Karachi a Lahore” (sulle coste del Pakistan, al confine con l’India). La lunghezza è circa 1100 chilometri, la capacità 12,4 miliardi metri cubi di gas all’anno. L’inizio della costruzione del gasdotto è previsto per il 2017. Inizialmente, il gasdotto è stato progettato per trasportare gas dall’Iran, che verrà spedito via mare in forma liquefatta a Karachi. Il Pakistan è uno Stato povero di risorse e vive una grave carenza di energia elettrica sul mercato interno. Questi volumi, per definizione, non bastano e rispetto alle esigenze della Cina sono piccoli, anche rispetto alle condutture costruite in Cina dalla Russia. Allo stato attuale, la Russia costruisce il gasdotto “Power of Siberia“, da cui la Cina otterrà più di tre volte il gas previsto dal presente contratto, 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Inoltre, sono in corso negoziati sulla cosiddetta “rotta occidentale” (il gasdotto “Altaj“), che rifornirà la Cina di ulteriori 30 miliardi di metri cubi all’anno. I volumi contrattuali pakistani sono piccoli in confronto,12 miliardi di metri cubi contro 68 miliardi. Va ricordato che in futuro, quando “le forniture iraniane ridurranno il fabbisogno di gas della Cina, anche dalla Russia”, sarà necessario costruire nuovi gasdotti, fabbriche di liquefazione del gas, terminali, tutto nuovo. Ciò esiste solo su carta. Ancora una volta, tutti ricordiamo che il luogo santo non è mai vuoto. Se la Cina ha bisogno di energia, l’otterrà. Se non la Russia, gli USA, sia pure a denti stretti, collaboreranno per costruire gasdotti e terminali per LNG. La Russia oggi sfrutta il forte indebolimento della posizione degli Stati Uniti nella regione, utilizzando l’esperienza statunitense dell’esclusione economica dei concorrenti dai mercati precedentemente occupati. È molto più facile e intelligente trarre profitto da un contratto e legare un partner a sé, rendendo possibili liti future per pretesti politici inventati economicamente impossibili. Prendiamo ad esempio gli ultimi 24 anni di politica ed economia dell’Ucraina. Il potere dello Stato in tutte le presidenze peggiorava sempre la cooperazione economica con la Russia, per la politica russofoba su cui fu costruito lo Stato. Economia e profitti erano secondari. Picchi temporanei di “amore per la Russia” non cambiavano la direzione generale del peggioramento dei rapporti politici, economici, scientifici e sociali. Il resto è storia.
Riguardo i passi della Russia in Asia, s’inseriscono nella strategia dell’equilibrio di interessi nel “triangolo” cruciale Cina, India e Pakistan, insieme ad un complesso “pacchetto” di rapporti. La conferma di tale corso è la decisione di lasciare che India e Pakistan entrino nella SCO simultaneamente. Il Pakistan agisce in modo pragmatico e tranquillamente cambia partner internazionale secondo interessi a lungo termine. Non sorprende che liberandosi dalla pressione politica degli Stati Uniti, migliora le relazioni con i vicini regionali. Dopo tutto Cina, Russia e India sono vicini, e gli USA al di là dell’oceano. Questo è ciò che temono gli Stati Uniti, e che il mondo gradualmente capisce, gli Stati Uniti sono lontani ed è possibile vivere senza di essi. Mentre la superpotenza rischia di diventare l’eroe degli aneddoti, ‘cowboy Joe’, che nessuno prendeva, perché nessuno lo voleva!Tapi_Map_01La rete di potere: gasdotti nel continente europeo
Southfront 21 agosto 2015

Il gas naturale ha limitate e costose opzioni sul trasporto. Di conseguenza, i metanodotti sono costantemente utilizzati come strumento di pressione politica e contrattazione. Uno dei campi di battaglia più importanti è il continente europeo, dove la Russia esercita influenza attraverso un’intricata rete di gasdotti. Ulteriori informazioni sotto.Nordstream_risultato1. NORD STREAM
Capacità: 55 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Wintershall, E.ON, Gasunie, Engie.
Il gasdotto Nord Stream è divenuto operativo nel 2011. Proposto nel 1997, le controversie tra Kiev e Mosca nel 2006 e 2009 hanno spinto la Russia a fermare il passaggio di gas naturale attraverso l’Ucraina, privandone l’Europa e accelerando la costruzione di Nord Stream. Il gasdotto permette alla Russia di rifornire direttamente Germania e parte dell’Europa centrale.

2. NORDEUROPAISCHE ERDGASLEITUNG (NEL)
Capacità: 20 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Wintershall, E.ON, Gasunie, Fluxys.
Il gasdotto NEL è complementare al progetto OPAL e collega Nord Stream alle infrastrutture gasifere in Germania occidentale.

3. OPAL
Capacità: 35 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Wintershall, Gazprom, E.ON.
Il gasdotto OPAL di costruzione tedesca è operativo dal 2011 e collega Nord Stream alle infrastrutture gasifere in Germania orientale ed Europa centrale. Il terzo pacchetto energetico dell’UE limita la quota che Gazprom può usare di OPAL. La Commissione europea previde l’aumento del 50 per cento della quota nel marzo 2014, consentendo a Gazprom di usare la pipeline a piena capacità. Tuttavia, la Commissione ha rinviato i piani per la crisi ucraina.

4. NORTHERN LIGHTS e JAMAL EUROPA
Capacità: 84 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Beltrangaz, PGNiG.
I gasdotti Northern Lights e Jamal Europa sono due grandi gasdotti russi per l’Europa orientale. La Polonia dipende dal sistema di gasdotti e non ha vere alternative. Nel tentativo di esserne meno dipendente, Varsavia cerca di sviluppare un servizio di importazione di GNL sul Mar Baltico.

5. SOJUZ
Capacità: 26 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Ukrtransgaz.
I gasdotti Sojuz e Fratellanza sono le principali vie di esportazione di Gazprom per l’Europa attraverso l’Ucraina. Hanno una capacità totale di oltre 150 miliardi di metri cubi. Nel tentativo di evitare di usare l’Ucraina come Stato di transito, Gazprom cerca itinerari alternativi dal 2019.

6. FRATELLANZA
Capacità: 132 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Ukrtransgaz.
Insieme con il gasdotto Sojuz, Fratellanza e Urengoj-Pomarij-Uzhgorod sono i principali gasdotti di esportazione di Gazprom, portando il gas in Europa attraverso l’Ucraina. La Russia cerca di ridurre la dipendenza dall’Ucraina come Stato di transito.

7. BLUE STREAM
Capacità: 16 miliardi di metri cubi all’anno (fino a 19 miliardi di metri cubi). Partner: Gazprom, BOTAS, ENI.
Uno dei due gasdotti principali che Gazprom utilizza per rifornire la Turchia. Gazprom può rifornire di 16 miliardi di metri cubi la Turchia attraverso l’Ucraina, e altri 16 miliardi di metri cubi direttamente la Turchia attraverso Blue Stream. Oggi, i due gasdotti da soli non hanno la capacità di soddisfare la domanda di energia della Turchia. Nel 2014, Turchia e Russia decisero di espandere Blue Stream di 3 miliardi di metri cubi.

8. GASDOTTO OCCIDENTALE RUSSO
Capacità: 16 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: BOTAS, Transgaz, Bulgartransgaz.
Il gasdotto russo-occidentale rifornisce la Turchia attraverso Ucraina, Romania e Bulgaria. In futuro la domanda turca supererà la capacità dei gasdotti esistenti e ne sarà necessario un terzo.

9. NORD STREAM 2
Capacità: 55 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Shell, OMV, E.ON.
Gazprom ha firmato un memorandum d’intesa con Shell, OMV, ed E.ON al Forum economico internazionale 2015 di San Pietroburgo per la costruzione del gasdotto Nord Stream-2. Come proposto, Nord Stream-2 avrà la stessa dimensione del primo gasdotto e sarà operativo alla fine del 2019. Il gasdotto aumenterà la capacità nel tempo bilanciando la ridotta produzione del Mare del Nord.

10. TURKISH STREAM
Capacità: 63 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: BOTAS, Gazprom.
Il gasdotto è progettato per fornire una rotta alternativa al gas naturale per l’Europa meridionale, bypassando l’Ucraina. Gazprom ha firmato un accordo con la Grecia per connettere l’European Southern Pipeline con TurkStream al confine Turchia-Grecia, rifornendo l’Europa. Gazprom e Turchia devono ancora finalizzare l’accordo sul gasdotto TurkStream. Uno dei maggiori incentivi di Ankara a sostegno di TurkStream sarebbe eliminare la dipendenza dal gas che transita per l’Ucraina.

11. EASTRING PIPELINE
Capacità: 20-40 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: EUSTREAM, Transgaz, Bulgartransgaz.
Eastring collegherebbe infrastrutture di Slovacchia, Romania e Bulgaria. La Slovacchia ha assunto la guida del progetto e persino suggerito il collegamento a TurkStream. Bratislava vuole far parte dei piani di Gazprom per diversificare le opzioni di trasporto dall’Ucraina perché la Slovacchia è il nodo tra gasdotti in Ucraina ed Europa centrale.

12. TRANS ADRIATIC PIPELINE
Capacità: 10 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: BP, SOCAR, Statoil, Fluxys, Enegas, Axpo.
TAP è uno dei progetti del Corridoio meridionale del gas dell’UE volto a trasportare gas dal Mar Caspio all’Europa del Sud attraverso la Turchia per ridurre la dipendenza dalla Russia. Il gasdotto TAP collegherà il gasdotto TANAP al confine Turchia-Grecia inviando gas in Italia attraverso l’Albania. La costruzione del progetto dovrebbe iniziare nel 2015.

13. TANAP
Capacità: 16 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: SOCAR, BP, BOTAS.
TANAP è progettato per inviare gas dall’Azerbaijan alla Turchia, collegandosi ai mercati in Europa. TANAP invierà 16 miliardi di metri cubi di gas in Turchia, collegandosi al gasdotto TAP per inviare 10 miliardi di metri cubi in Europa. I progetti TANAP e TAP sono i pilastri del progetto energetico Corridoio meridionale del gas dell’Unione europea, per trasportare gas dal Caspio in Europa contrastando la dipendenza dalla Russia. La costruzione di TANAP dovrebbe essere completata nel 2018.

14. SOUTH STREAM
Capacità: 63 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, ENI, altri.
South Stream era un sistema di gasdotti che avrebbe inviato gas dalla Russia alla Bulgaria attraverso il Mar Nero e poi attraverso la Serbia in Europa centrale. Gazprom ha annullato il progetto nel dicembre 2013 e porta avanti il gasdotto TurkStream, nella speranza di raggiungere lo stesso obiettivo strategico aggirando l’Ucraina. La Commissione europea si oppose a South Stream contribuendo alla cancellazione del progetto della Gazprom.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La flotta segreta artica della Russia

Alessandro Lattanzio, 14/8/2015Russian-Arctic-Military-Map-final-version-smallLa Marina russa possiede numerosi sottomarini top secret progettati per svolgere compiti specifici altamente qualificati, posti sotto la Direzione Generale della Ricerca Sottomarina (CDDR) del Ministero della Difesa, comprendente sottomarini che fungono da stazioni base (BS) e da stazioni atomiche per le profondità marine (ADS).1803009720922fd744e83fd49b3Proekt 1910 Kashalot
I sottomarini Proekt 1910 sono la prima generazione di minisottomarini da ricerca atomici progettati per operate a grandi profondità. I sottomarini sono equipaggiati con tecnologie robotiche, bracci manipolatori e altri mezzi, e sono utilizzati per ricognizione, ricerca scientifica e trasporto di mezzi subacquei da combattimento.

wJ6XOProekt 1851 Paltus
Il Proekt 1851 è l’ulteriore sviluppo del Proekt 1910 per operazioni speciali da ricognizione, disturbo delle attività sulle rotte di pattugliamento dei sottomarini della Marina russa, recupero di oggetti dal fondo del mare e di navi affondate, attività scientifica e tecnica. Per le piccole dimensioni, possono essere usati nelle operazioni di sabotaggio navali.

b6YkGProekt 10831 Losharik
Il Proekt 10831 è un ulteriore sviluppo dei Proekt 1851 e 1910. Solo un sottomarino (AS-12) è stato costruito ed è considerato uno dei più singolari e segreti della Marina russa. Lo scafo è in titanio, come le zampe del personaggio dei cartoni animati sovietico Losharik, da cui il sottomarino prende il nome. Caratteristiche e capacità del Losharik sono segrete, ma trasporta attrezzature speciali per operare a grandi profondità e per “penetrare” le telecomunicazioni di acque profonde, recidendo i cavi sottomarini e può recuperare equipaggiamenti segreti dalle profondità di mari e oceani. Nell’autunno 2012, appoggiandosi al battello a propulsione nucleare Orenburg, l’AS-12 partecipò alla spedizione nell’Artico del 2012, perforando un pozzo profondo 2500-3500 metri.

ZOBw35GProekt 09786 BS-136 Orenburg
Il BS-136 Orenburg è un sottomarino a propulsione nucleare progettato per trasportare minisottomarini nelle zone operative. Il minisottomarino “salpa” da questo sottomarino una volta giunto nella zona delle operazioni speciali. Il battello si basa su un ex-SSBN Proekt 667BDR, trasformato nel 2002 nell’ambito del Proekt 09786. Durante la conversione, il vano missili fu sostituito dal vano per il trasporto dei minisottomarini. Nel 2012, l’Orenburg fu la base galleggiante per le operazioni del Proekt 10831 nella spedizione scientifica artica del 2012.09774-line1Inoltre, nel 2016 la Marina russa sostituirà i suoi veicoli telecomandati di origine inglese Tiger, utilizzati per operazioni di ricerca e soccorso, con 5 robot subacquei Marlin-350 russi, prodotti dalla Tetis Pro. “Abbiamo in programma di consegnare cinque veicoli nel 2016. Mezzi simili sono già previsti dal programma statale per il 2017“, affermava il Direttore Generale di Tetis Pro Aleksej Kajfazhjan. Kajfazhjan aveva detto che un altro micro-sottomarino, il primo veicolo autonomo di ricerca russo Concept-M che può compiere immersioni fino a 1000 metri, entrerà in produzione. Il Concept-M sostituirà i microsottomarini Islandic Gavia utilizzati dal Ministero della Difesa russo per il rilevamento in acque profonde. Il Marlin-350 è un Veicolo Tele-Comandato (ROV) progettato per monitorare aree protette, per la ricerca di intrusi nelle zone controllata e per impedire l’infiltrazione in strutture protette. Il Marlin-350 ha quattro motori orizzontali vettoriali e due motori verticali. E’ dotato di un sistema di guida e stabilizzazione in profondità, un braccio meccanico, due telecamere analogiche e due fari LED. Il modulo di superficie comprende l’unità di controllo con tre monitor per visualizzare le informazioni video e idro-acustice, un alimentatore per il veicolo, una unità di registrazione digitale e un computer integrato, e può operare fino a 350 metri di profondità. 1025666989_risultatoLa Marina russa riceverà 17 navi da guerra, oltre a 52 navi di supporto, nel 2015, tra cui la nave da ricognizione Admiral Jurij Ivanov, che può tracciare e localizzare il sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti, in particolare il sistema AEGIS. La nave infatti, può “inseguire” le navi da guerra statunitensi equipaggiate con il sistema da combattimento AEGIS creato per intercettare i missili balistici. La nave, che ha un’autonomia di 8000 miglia, è stata consegnata alla Marina russa il 26 luglio durante le celebrazioni del Giorno della Marina. La Jurij Ivanov si occupa delle telecomunicazioni della flotta, della guerra elettronica e dell’intelligence radio-elettronica. La seconda nave della classe, l’Ivan Khurs, è in costruzione dal 2013 e sarà pronta nel 2016. In totale, la Marina russa disporrà di 4 navi Classe Jurij Ivanov entro il 2020.Yury Ivanov-class intelligence ship (Project 18280) begins sea trials 1_risultatoSecondo la nuova dottrina marittima della Russia, “Vedendo negli ultimi anni i molti nuovi sviluppi sull’Antartide, essa è diventata una regione molto importante per la Russia“, dichiarava il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin. “Per quanto riguarda l’Artico, è diventato più importante per diverse ragioni, dovute alla crescente importanza della rotta del Mare del Nord… Inoltre, l’Artico ci offre libero accesso ad Atlantico e Pacifico, che nulla può bloccare. Poi c’è l’assai ricco piattaforma continentale, che richiede particolare attenzione quando si parla di sviluppo. Negli ultimi 10-15 anni la cantieristica nel nostro Paese, che comprende quella militare, è cresciuta ed e ora può soddisfare le esigenze del Paese ad un livello paragonabile al periodo sovietico. La Federazione russa, agendo sulla base della dottrina nazionale marittima, è decisa a rafforzare coerentemente e fermamente la propria posizione sugli oceani del Mondo“. La piattaforma artica è uno dei motivi per cui gli Stati Uniti tentano di destabilizzare la Russia. L’Artico ha il 30 per cento del petrolio e del gas del mondo e con l’avanzate delle tecnologie, gli idrocarburi sono sempre più alla portata delle trivelle. L’Artico presenta anche nuove rotte commerciali tra Asia, America ed Europa. Perciò Washington militarizza la regione artica a danno della Russia, che controlla 6200km di coste artiche per una profondità di 500 chilometri dal confine; cioè 3100000 kmq di territorio estremamente inospitale da proteggere. Nel 2014, il Comando Strategico interforze dell’Artico “Nord” veniva istituito includendovi la Flotta del Nord e unità dei Distretti militari occidentale, centrale e orientale di stanza nelle zone circumpolari, ed ha ai suoi ordini 80000 truppe, 220 aerei, 69 navi e 44 sottomarini. La Russia ha anche costruito 10 basi aeree, tra cui la base di Tiksi, che ospiteranno intercettori a lungo raggio come il MiG-31BM, aerei da ricerca e soccorso, anti-sottomarina, di primo allarme ed elicotteri, e una rete di 13 stazioni radar per la difesa aerea nelle isole Novoribirskij, Franz Josef, Novaja Zemlja e Artico russo. Le forze di terra comprendono 2 brigate di fanteria motorizzata dotate di sistemi di difesa aerea Pantsir-S1; il Gruppo Indipendente delle Forze Aerospaziali nella regione artica, attivato il 3 agosto 2015, fondendo unità delle forze aeree russe (VVS) e delle Forze della Difesa Aerospaziale (VKO), responsabili della Difesa aerea della Russia contro forze convenzionali e nucleari; del supporto aereo alle altre forze armate; della difesa antimissili balistici; del primo allarme e dei satelliti da ricognizione militari, e della difesa della Russia dalle minacce spaziali.
Infine, la Flotta del Nord dispone di 1 Portaerei, 4 incrociatori, 9 fregate, 10 pattugliatori, 11 cacciamine, 4 navi d’assalto anfibio, 4 mezzi da assalto anfibio, 10 SSBN (sottomarini a propulsione nucleare lanciamissili balistici), 4 SSGN (sottomarini a propulsione nucleare lanciamissili da crociera), 14 SSN (sottomarini a propulsione nucleare d’attacco), 7 AGS (minisottomarini a propulsione nucleare per operazioni a grande profondità), 8 SSK (sottomarini d’attacco a propulsione diesel-elettrica), 1 sottomarino sperimentale, 13 navi-officine, 7 navi cisterna, 3 da ricerca scientifica e 3 navi da ricognizione.
Nel 2014 ridiventava operativo il rompighiaccio a propulsione nucleare Sovetskij Sojuz, della classe Arktika, dotato di due reattori nucleari e di un elicottero. Il rompighiaccio Sovetskij Sojuz, lungo 150 metri e con un equipaggio di 138 persone, entrò in servizio nel 1989, terza nave della classe. Il Sovetskij Sojuz sarà utilizzato sulle rotte artiche, che negli ultimi anni ha visto aumentare di 40 volte il traffico merci (da 100000 tonnellate nel 2010 a 4 milioni di tonnellate nel 2015), operando nel Mare di Kara e nel Golfo di Ob, nell’ambito del megaprogetto Jamal LNG accompagnando le navi cisterne che trasporteranno il gas condensato. Così dei 6 rompighiaccio classe Arktika, 3 sono in servizio: Jamal, 50 Let Pobedij e Sovetskij Sojuz. Queste navi rompighiaccio sono dotate di radar per il controllo del tiro e sezioni per l’installazione di armamenti. Infine, la Russia sta costruisce 14 nuovi rompighiaccio, tra cui le 3 navi rompighiaccio a propulsione nucleare LK-60 che i Baltijskij Zavod di San Pietroburgo completeranno nel 2020.icebreakersovetskysoyuz-rosatomflotFonti:
Global Research
RBTH
RBTH
RBTH
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
The Saker

Le Forze armate russe: mappa del 22 luglio – 2 agosto 2015

The Saker

La serie “Russian Military Map” descrive gli sviluppi militari in Russia, mostrando la posizione approssimativa di gruppi ed esercitazioni militari russi. Quest’anno la NATO ha aumentato le esercitazioni ai confini russi da 90-95 a 150 e la ricognizione aerea è aumentata di 9 volte rispetto allo scorso anno. Il “Problema nucleare” iraniano è stato risolto, ma gli Stati Uniti continuano a sviluppare il sistema di difesa missilistica in Europa volto quasi esclusivamente contro la Russia. La Federazione russa prende misure tecniche militari in risposta al sistema di “difesa” missilistico statunitense in Europa, l’attività militare della NATO e altre minacce alla sicurezza nel cortile della Russia.

Selection_004Sviluppi:
1. 27 luglio, la Russia non ha intenzione di schierare i bombardieri Tu-22M3 in Crimea. Il comandante dell’Aeronautica russa Colonnello-Generale Viktor Bondarev ha dichiarato che Russia ha abbastanza aerei da guerra in Crimea per “assicurarci il cielo azzurro sopra di noi“. Secondo rapporti precedenti, dieci bombardieri Tu-22M3 erano stati temporaneamente dispiegati in Crimea durante un’esercitazione di prontezza al combattimento in primavera.
2. 29 luglio, i sistemi missilistici antiaerei della Russia di nuova generazione S-400 (nome in codice NATO SA-21 Growler) sono stati dispiegati nella Kamchatka nell’Estremo Oriente russo. L’equipaggiamento è operativo nei pressi della città portuale di Petropavlovsk-Kamchatskij, principale base della Flotta del Pacifico, di Elizovo, che ospita la base aerea della flotta, e di Viljuchinsk, che ospita la base dei sottomarini della Flotta. Il sistema missilistico S-400 può distruggere bersagli aerei a 400 km di distanza e fino a una quota di 30 km, creando una difesa in profondità. I missili sono operativi nelle Forze armate russe da quest’anno.
3. 30 luglio, le forze aviotrasportate russe costituiscono le divisioni d’assalto aviotrasportate integrando un terzo reggimento. Viene creata la forza di reazione rapida basata su truppe aeroportate. Secondo una fonte dello Stato Maggiore Generale, la forza dei paracadutisti “crescerà da 45000 a 60000 effettivi”. La fonte ha anche citato i piani per ripristinare la 104.ta Divisione d’assalto aereo e la creazione di una nuova brigata d’assalto aereo.
4. 29 luglio, il Ministero della Difesa russo prevederebbe 2 nuove armate corazzate: la 1.ma Corazzata della Guardia e la 20.ma Combinata della Guardia, nel Distretto militare occidentale, entro il 1° dicembre, e un’altra armata combinata sarà creata ex-novo. Le nuove armate corazzate saranno le prime a ricevere i nuovi carri armati Armata e veicoli da combattimento della fanteria Kurganets. Armata è una piattaforma unificata pesante base per un carro armato e un veicolo da combattimento della fanteria. I nuovi carri armati hanno torrette automatiche a controllo digitale e capsule sigillate e blindate per l’equipaggio. La nuova elettronica inserirà i carri armati in una rete che comprende droni, sistemi di contromisure elettroniche e dispositivi di puntamento. Secondo gli ideatori ci vorrà meno di un minuto dal rilevamento del bersaglio per trasferirne le coordinate esatte agli addetti alle armi. L’armamento chiave di Armata è il cannone da 125mm, ma l’uso di un cannone da 152mm non è escluso in futuro. La produzione in serie dei carri armati dovrebbe iniziare nel 2017-2018.
5. 31 luglio, l’operatività dei velivoli delle forze aeree russe sarà pari all’80% per la prima volta, a fine anno, ha riferito un portavoce del ministero della Difesa russo. Obiettivo già fissato per l’aviazione a lungo raggio e poi per tutte le forze aeree. Nel frattempo, una serie di incidenti, tra cui guasti tecnici, si sono verificati ad aerei militari russi. Il Ministro della Difesa Sergej Shojgu ha detto che tale incidenza nell’aeronautica militare continua ad essere un grave problema.
6. Un reggimento di sistemi di difesa aerea missilistici S-400 Trjumf sarà formato per il Comando artico appena creato e schierato sull’arcipelago Novaja Zemlja quest’anno. Lo scorso anno un gruppo della difesa aerea nella Penisola di Kola ha ricevuto sistemi S-400 e Pantsir-S1, schierati nelle isole di Novosibirsk. Il nuovo Comando strategico congiunto dell’Artico è operativo presso la Flotta del Nord dal 1.mo dicembre. L’area di responsabilità del Comando Strategico Artico comprende i territori russi nell’Artico, tra cui l’arcipelago Novaja Zemlja. Il nuovo comando militare si basa sulla Flotta del Nord e dovrebbe controllare diverse unità, navi e formazioni, in precedenza parte dei distretti militari occidentale, centrale e del sud.
7. Droni Orlan-10 sono stati consegnati alla base operativa permanente dell’aerodromo Anadyr-Ugolnij, del Distretto Militare Orientale di Chukotka. Si prevede di organizzare un’unità di prova operativa dei droni per monitorare il terreno, addestramento al combattimento nelle esercitazioni nella zona marittima vicina e voli dalle basi delle unità del Distretto militare artico sull’isola Wrangel e a capo Otto Schmidt. I droni dovranno garantire la sicurezza della navigazione costiera e condurre la ricognizione aerea sulle acque territoriali russe. I primi voli di prova dei droni in condizioni di bassa temperatura furono condotti nei primi mesi del 2015. L’Orlan-10 è un drone aereo prodotto per il governo russo dal Centro speciale tecnologico di San Pietroburgo.
8. La fregata capoclasse Proekt 11356 Admiral Grigorovich entrerà in servizio nella Flotta del Mar Nero raggiungendo Sebastopoli, in Crimea, entro l’anno. La Flotta del Mar Nero russa ha già completato l’addestramento degli equipaggi per le fregate Proekt 11356 Admiral Grigorovich, Admiral Essen e Admiral Makarov. Gli equipaggi delle motomissilisiche Serpukhov e Zelenij Dol costruite per la Flotta del Mar Nero, nella Repubblica del Tatarstan, sul Volga, hanno iniziato l’addestramento.14SAVX3766-1Manovre:
9. 22 luglio, il comando delle Truppe Strategiche Missilistiche della Russia attuava un’esercitazione di prontezza dell’unità missilistica di Irkutsk. Due reggimenti dotati dei missili balistici intercontinentali mobili Topol partecipavano alle manovre. I missili Topol possono colpire obiettivi strategici da lunghe distanze. La maggior parte dell’attenzione è focalizzata su schieramento dei reggimenti e lancio dei missili.
10. 24-29 luglio, una brigata missilistica del Distretto Militare Centrale veniva allertata nell’esercitazione di prontezza al combattimento del 24 luglio e inviata nel poligono di Totskij. La brigata effettuava lanci con i sistemi missilistici tattici Iskander-M. Più di 500 militari e 50 mezzi presero parte alle esercitazioni.
11. 27 luglio, una grande formazione di fucilieri motorizzati effettuava esercitazioni nel poligono di Totskij. Circa un migliaio di militari ha distrutto una grande base dei terroristi con l’appoggio dell’aviazione dell’esercito e dell’artiglieria.
12. 29 luglio, esercitazioni che coinvolgevano intercettori Mikojan MiG-31 (nome in codice NATO: Foxhound) ed elicotteri Kamov Ka-27 (Helix) presso la base aerea Elizovo nell’Estremo Oriente, Kamchatka. Durante i voli di addestramento, i piloti compivano varie missioni nell’ambito dei voli di coppie e squadroni di caccia impiegando radar, elicotteri e armamenti aviotrasportati. Gli equipaggi potevano anche svolgere operazioni di lancio e atterraggio.
13. 29 luglio, la Brigata missilistica della Guardia delle truppe costiere della Flotta del Baltico della Regione di Kaliningrad compiva esercitazioni con lanci simulati multipli e singoli di missili. Le unità della brigata si esercitavano a distruggere gruppi di sabotaggio e squadre da ricognizione nemici, agendo sotto un raid aereo, su terreni contaminati con vari ostacoli e barriere naturali, e sotto tiro. Le unità missilistiche erano supportate da elicotteri d’attacco Mil Mi-24 (nome in codice NATO: Hind) e bombardieri Sukhoj Su-24 (Fencer) dell’aviazione navale della Flotta del Baltico. Il Mil Mi-24 è un grande elicottero da combattimento e d’attacco con la capacità di trasportare otto truppe. Il Sukhoj Su-24 è un velivolo supersonico d’attacco ognitempo o d’interdizione sviluppato dall’Unione Sovietica. Questo velivolo a geometria variabile, bimotore e biposto fu il primo ad avere un sistema di navigazione/d’attacco digitale integrato dell’URSS. I modelli contemporanei del Su-24M hanno avuto un programma di aggiornamento con GLONASS, nuovo display multifunzione (MFD), HUD, mappe mobili digitali, visore montato sul casco Shel e predisposizione per le più recenti armi guidate come i missili aria-aria R-73 (AA-11 Archer) .
14. 29 luglio, il cacciatorpediniere russo Admiral Ushakov compiva tiri nel Mare di Barents contro obiettivi costieri.
15. 31 luglio, unità di fucilieri motorizzati e di artiglieria del Distretto militare centrale della Russia terminavano le esercitazioni nel poligono di Totskij, vicino Orenburg negli Urali meridionali, secondo l’ufficio stampa del distretto. Le esercitazioni coinvolsero oltre 3000 effettivi e più di 400 mezzi, secondo l’ufficio stampa.
16. 20-28 agosto, secondo l’accordo tra Cina e Russia, i due Paesi condurranno un’esercitazione navale congiunta nel Golfo di Pietro il Grande e nel Mar del Giappone. I compiti saranno: organizzare difesa comune ed operazioni congiunte contro forze di superficie nemiche. Inoltre, le parti condurranno un’operazione anfibia congiunta. Obiettivo fondamentale delle esercitazioni è migliorare ulteriormente le capacità di affrontare congiuntamente le minacce alla sicurezza marittima.
17. Settembre, sistemi di difesa aerea S-300 Favorit e S-400 Trjumf, così come sistemi d’ama combinati missili-artiglieria antiaerei a medio raggio Pantsir, saranno utilizzati nelle esercitazioni della CSI Commonwealth-2015, nel poligono Ashuluk, nei pressi di Astrakhan, a settembre.1157643Produzione:
18. 7 aziende russe sono tra le prime 100 maggiori compagnie militari del 2015 per reddito:11 – Almaz-Antej; 14 – United Aircraft Corp; 23 – Elicotteri russi; 26 – United Engine-Building; 31 – Missili Tattici; 52 – Uralvagonzavod; 69 – RTI.
19. La Systemprom di Russia (filiale della United Instrument Manufacturing Corporation) sviluppa una piattaforma robotica universale che può trasformarsi in robot da combattimento, veicolo o sistema di guerra elettronica. Il collaudo del veicolo inizierà alla fine dell’anno. Installando un modulo di combattimento sulla piattaforma sarà possibile creare un veicolo da ricognizione, e l’installazione di sistemi di guerra elettronica ne farà un veicolo da guerra elettronica. Un relè per comunicazioni o un sistema sminamento possono esservi montati. La piattaforma robotica può anche utilizzare moduli militari con armi di piccolo calibro, da guerra elettronica e da ricognizione con componenti aerei. A seconda del tipo di progetto e blindatura il peso può raggiungere le 7 tonnellate, il veicolo può trasportare 2 tonnellate di carico utile. “La lunghezza del veicolo è circa 3,5 metri, e la larghezza inferiore a 2 metri. Progettato per essere trasportato da un camion militare o aerolanciato”.
20. Settembre, il nuovo carro armato della Russia su piattaforma Armata sarà illustrato nel secondo giorno del Russia Arms Expo – 2015 (RAE-2015) che si terrà a Nizhnij Tagil nella regione degli Urali.
21. Vladimir Kozhin, assistente del presidente russo Vladimir Putin per la cooperazione tecnico-militare, ha dichiarato che la Russia produce una versione avanzata del sistema di difesa aereo missilistico S-300 da consegnare all’Iran nel 2016. Inoltre, Mosca ammoderna alcune parti del sistema e modifica termini contrattuali come il prezzo. Ad aprile, il Ministro della Difesa iraniano, Generale di Brigata Hossein Dehqan aveva detto che l’Iran riceverà il sistemi di difesa aerea russo S-300 nel 2015. Le parti firmeranno il contratto per la fornitura dei sistemi S-300 in occasione della prossima visita dei funzionari iraniani a Mosca, quest’anno.
La Federazione russa incrementa l’efficienza delle forze armate, la sicurezza delle frontiere e rafforza i gruppi nei punti chiave e nelle direzioni di proprio interesse, come Mar Nero e regioni artiche. Il continuo successo della riforma militare russo ha già provocato le preoccupazioni del quartier generale USA/NATO che militarizza attivamente l’Europa e si esercita in maniera aggressiva ai confini russi. Lo sviluppo della cooperazione militare Russia-Cina nella regione Indo-Pacifica aumenterà ulteriormente tali preoccupazioni, nonostante l’espansione brutale di Stati Uniti/NATO nelle aree d’influenza di Russia e Cina sia causa prima della situazione attuale. Obiettivo della Russia è mostrare la capacità di risolvere con successo i problemi nella propria zona operativa con forze militari, in caso la NATO optasse per l’escalation militare. Così guadagnando terreno per le soluzioni diplomatiche delle crisi, mostra ai falchi della NATO che la pressione militare non è una strategia vincente contro la Russia.thumb-4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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