L’Iran vuole un “fronte di resistenza all’espansionismo degli USA”

Philippe Grasset, Dedefensa, 17 aprile 2015ob_238316_carte-iran-chine-russieLe notizie si collegano quando si tratta delle relazioni internazionali e strategiche che l’Iran vuole sviluppare dopo il pre-accordo sul nucleare di Losanna. Gli iraniani, come i russi con l’S-300 (14 aprile 2015), non aspettano l’accordo definitivo il prossimo giugno, se l’accordo sarà effettivamente firmato. (La valutazione generale è che la leadership iraniana sia sempre più profondamente scettica che a fine giugno l’accordo nucleare possa superare l’opposizione al Congresso degli Stati Uniti. Questo spiega, ovviamente, il corso illustrato da questi aggiornamenti). Il 16 aprile 2015, RT riferisce che il Ministro della Difesa iraniano Dehqan ha parlato a un simposio a Mosca su un accordo di difesa possibile tra Iran, Cina, India e Russia, concepito per contrastare la rete missilistica della NATO, costruita ufficialmente e grottescamente contro i missili balistici iraniani, soprattutto quelli nucleari mai esistiti e che l’accordo di Losanna è destinato ad impedire. Nel frattempo, la NATO ha detto che più che mai continuerà a costruire la rete BMDE, quindi i russi concludono ciò che gli sembrava evidente dal 2005 e cioè che la rete BMDE è diretta contro di loro. Dopo la dichiarazione al simposio, Dehqan ha incontrato il Ministro della Difesa russo Shojgu, facendo una dichiarazione che propone un incontro trilaterale Iran-Cina-Russia sulla questione della cooperazione generale per la sicurezza.
L’Iran ha annunciato la disponibilità a cooperare con Russia, Cina e India sulla questione dello scudo missilistico della NATO e minacce correlate, ha detto il capo del ministero della Difesa a Mosca. “Mi piacerebbe sostenere l’idea di sviluppare la cooperazione multiforme nella Difesa tra Cina, Iran, India e Russia per contrastare l’espansione verso est della NATO e l’installazione dello scudo antimissile in Europa”, ha detto Hossein Dehghan in una conferenza sulla sicurezza internazionale a Mosca. Poco dopo Dehghan è stato citato da RIA Novosti dire che Russia, Cina e Iran potrebbero avere colloqui tri-partito sulla difesa. “Abbiamo discusso alcuni aspetti della sicurezza regionale. E’ stata proposta una riunione trilaterale di Russia, Iran e Cina”, ha detto Dehghan dopo l’incontro con il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. Nonostante l’accordo sul programma nucleare di Teheran, gli Stati Uniti continuano con le loro installazioni della difesa antimissile in Europa. Sono dispiegati per la presunta minaccia percepita dell'”Iran nucleare”. Un pretesto che Mosca definisce “favola”. “La minaccia ai Paesi della NATO posta dalla proliferazione dei missili balistici, continua ad aumentare… il quadro sull’accordo del programma nucleare iraniano) non cambia questo fatto”, ha detto la portavoce della NATO Oana Lungescu a Sputnik”.
Abbiamo già visto il problema, o il problema che l’inversione del pre-accordo di Losanna pone sulla consistenza della retorica che giustifica lo sviluppo del BMDE (4 aprile 2015). Abbiamo visto la decisione russa di ripristinare il contratto con l’Iran sui missili S-300, con possibili conseguenze diplomatiche (14 aprile 2015). La proposta di Dehqan rientra nel quadro di queste due questioni. Si osservi che Dehqan passa da una proposta quadripartita (con l’India) a una tripartita (senza India); ciò non significa che l’India non sia interessata alla questione o abbia già rifiutato di prenderla in considerazione, ma che continua l’atteggiamento prudente sul problema, aderendo o meno a tali negoziati secondo le proprie analisi e la piega di questi negoziati se portano a conclusioni. Ciò che è notevole, naturalmente, è che il pre-accordo di Losanna libera l’Iran, ma anche altri partner potenziali (Russia compresa), alcuni dei quali del blocco BAO, essendo tutti neutrali o contrari (più probabile) al blocco BAO. “Il ritorno dell’Iran alla comunità internazionale“, cioè sotto la guida del blocco BAO, voluto dagli Stati Uniti, appare uno strano successo, trattandosi esattamente dell’opposto: l’Iran si volge, sulla questione essenziale e strategica della sicurezza militare, a una “comunità internazionale” opposta, se non antagonista, al blocco BAO. Da parte sua, inoltre, il blocco BAO, con la sovrana arroganza di far scattare sugli attenti l’Iran, di cui d’altronde i capi degli Stati membri (del blocco), in particolare gli Stati Uniti, sono terrorizzati dalla prospettiva del ritorno troppo veloce di questo Paese assolutamente sospetto e composto da barbari incivili in quanto non occidentali e non affrettandosi con l’Iran accontentandosi di alcuni contratti commerciali più o meno legittimi, viene completamente superato da russi e iraniani e pertanto dai Paesi a loro collegati. Peggio ancora, le varie iniziative sono già continuazioni (russi e iraniani già si attivando sul contratto degli S-300, che potrebbe portare a cose molto diverse rispetto a quelle inizialmente previste), che sviluppano il quadro fondamentale della sicurezza incentrandosi sul rifiuto del grande progetto strategico che è la rete del BMDE statunitense, divenuto della NATO per pura prossimità. In questo caso, non solo il blocco BAO accelera, ma si trova in posizione d’antagonismo con l’Iran, cioè in una situazione potenzialmente peggiore di quella che l’opponeva all’Iran sul nucleare. Qui il blocco BAO è completamente bloccato dal proprio racconto grottesco ispirato al Sistema, la cui cinghia di trasmissione del CMI (complesso militare-industriale) ha imposto lo sviluppo del BMDE. Tale sistema sarebbe volto a contrastare quei missili nucleari iraniani inesistenti (anche tramite il futuro accordo, se firmato); ma la NATO, come s’intende dalle varie dichiarazioni, conferma la dimostrazione che non vede alcun motivo per cambiare la politica di sviluppo del BMDE, perché in perfetta armonia con la stupidità dei casi e dell’argomento. Così afferma che non nulla è cambiato e tutto continua come prima. I russi possono affermare che la rete BMDE è volta contro di loro, e gli iraniani che la rete BMDE dimostra che il blocco BAO non disarma contro di loro. Per cui il risultato dell’avventura, a questo punto dell’accordo preliminare sul nucleare militare iraniano, eliminato in teoria, è avvicinare russi e iraniani (con i cinesi non lontano e in agguato) a una posizione comune sulla sicurezza anti-blocco BAO. Allora, possiamo e dobbiamo aggiungere una dichiarazione del ministro della Difesa iraniano. La proposta dell’incontro su questa alleanza provenga dall’Iran viene rafforzata per unicità e significato dalla presentazione fatta sul sito del gruppo iraniano PressTV. Non si tratta del BMDE che va contrastato, ma dell’atteggiamento generale, di un “fronte” da creare, un “fronte di resistenza contro l’espansionismo degli USA”. La retorica s’inasprisce… (PressTV 17 aprile 2015). “Il ministro della Difesa iraniano ha chiesto l’istituzione di un fronte unito contro l’espansionismo di Stati Uniti e alleati, descrivendolo come obbligatorio. Il Generale di Brigata Hossein Dehqani ha salutato la Russia che non si fida degli Stati Uniti, dicendo che Teheran e Mosca dovrebbero adottare politiche volte a sventare le minacce alla sicurezza che affrontano. “Sosteniamo la corretta comprensione strategica della Russia secondo cui il governo degli Stati Uniti non è amico o partner affidabile”, ha detto Dehqan in un incontro con il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. Dehqan, che si trovava nella capitale russa per partecipare alla quarta Conferenza sulla Sicurezza Internazionale di Mosca, ha anche salutato la posizione di Mosca che apprezza la necessità di creare un nuovo ordine mondiale. Il ministro della difesa russo, da parte sua, ha sollecitato l’espansione dei legami tra Teheran e Mosca, dicendo che le relazioni costruttive tra le due parti possono svolgere un ruolo importante nel garantire la stabilità regionale e globale”.
… Infatti, è strano ritorno dell’Iran nella “comunità internazionale” e sono bizzarre le previsioni di coloro che annunciavano che l’Iran non aspettasse che il consenso all’accordo del blocco BAO per correre tra le sue braccia. Mentre il Ministro Dehqan è per definizione un duro del governo iraniano, è pur sempre un ministro, quindi con il mandato di parlare a nome del governo. Ciò che dice non è altro che una dichiarazione di aperta resistenza alle azioni statunitensi in Europa e forse nel mondo. Il ritorno dell’Iran nella “comunità internazionale” avviene con irresistibile ritmo antiamericanista e antisistema.00-s-k-shoigu-russian-minister-of-defence-21-01-15Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le notevoli esercitazioni nel Caspio

Análisis Militares

Con tutte le informazioni provenienti dalla Russia, alcuni aspetti importanti passano inosservati o rimangono sullo sfondo. È il caso delle esercitazioni navali condotte nel Mar Caspio nei giorni scorsi, offuscate da altre informazioni, come ad esempio l’ingresso plateale della nuova generazione di armi russe. Per ciò che interessa, l’enfasi sulle esercitazioni va posta sulla fregata Proekt 11661 Dagestan utilizzata come obiettivo di un attacco antinave simulato.

1713584Proekt 11661 Dagestan

La fregata Dagestan agiva da “esca” e gli aggressori erano quattro aerei da ricognizione Sukhoj Su-24MR che conducevano un attacco simulato a bassa quota contro la nave. Non molte informazioni sono state pubblicate su queste esercitazioni, ma si apprende che la fregata Dagestan è stata schierata al largo delle coste del Mar Caspio e i Sukhoj Su-24MR hanno volato a bassa quota verso di essa, simulando un attacco antinave e cercando di evitare il rilevamento radar nascondendosi sotto l’orizzonte radar della nave. Qui sta l’interesse, che nell’esercitazione rientra nell’individuazione del velivolo condotto non dai sensori della nave, ma dal nuovo radar del tipo oltre l’orizzonte (OTH) Podsolnuj di Kaspijsk.

radar oth kaspiysk 2La zona in cui il radar OTH è installato, a Kaspijsk

Le informazioni pubblicate dal Ministero della Difesa russo sono chiare, il radar OTH Podsolnuj di Kaspijsk era il sistema preposto alla rilevazione dell’attacco simulato a bassa quota dei Su-24MR contro la fregata Dagestan nel Mar Caspio. Agendo da sistema di preallarme della flotta, il radar OTH ha rilevato gli aeromobili da Kaspijsk ed inviato le informazioni al Centro Regionale di Controllo della Flotta del Mar Caspio e al comando della nave, che eseguiva un contrattacco simulato contro gli aerei aggressori, distruggendoli. (Articolo del Ministero della Difesa russo)

PODSOLNUH_03Commento: Il rilevamento di minacce a bassa o ultrabassa quota è uno degli obiettivi di qualsiasi sistema di difesa aerea navale. La curvatura della terra impedisce ai radar convenzionali di rilevare obiettivi a lungo raggio a pelo d’acqua e la mancanza di precisione, finora, dei radar di tipo oltre l’orizzonte (OTH) non gli permetteva di poter agire contro tali minacce. L’esercitazione condotta dalla Flotta del Mar Caspio della Marina russa è un traguardo importante perché i russi riuscivano a contrastare una minaccia oltre l’orizzonte a lunga portata con il sistema radar OTH Podsolnuj, anche coordinandosi con una nave in mare per l’intercettazione della minaccia utilizzando l’allarme e i parametri forniti dal radar a terra. Non so se sia mai successo prima, ma certamente non so di alcun altro test del genere finora. Le implicazioni sono chiare. Le navi russe saranno impiegate in aree in cui i radar OTH offrono copertura e sorveglianza oltre l’orizzonte, aumentandone quindi la capacità di difesa aerea, come in questo caso.
Attualmente ci sono radar OTH Podsolnuj in Kamchatka.radar orh kamchatkaNella già citata Kaspijsk.radar oth kaspiysk coberturaE se ne annuncia lo schieramento in Crimea e nella regione artica russa, senza specificarne la località.OTH crimeaPertanto, visto il trend, non sarà strano se qualcuno annuncerà l’adozione di radar OTH Podsolnuj nel Mar Baltico e nel Mare di Barents.

Il sistema di disturbo russo Richag-AV e il drone RQ-170 Sentinel
Valentin Vasilescu – Reseau International 17 aprile 2015

In questo testo, Valentin Vasilescu ci permette, ancora una volta, di capire o almeno indovinare il fondo di alcuni eventi che vediamo da tempo. Da un lato l’aggressivo blocco NATO-USA che pensa solo in termini di attacchi e, dall’altro, attuazione e sviluppo di un sistema di difesa per contrastare tali attacchi, facendo infuriare la battaglia. In un contesto in cui la comunicazione elettromagnetica è fondamentale, i sistemi di disturbo hanno un posto di rilievo nei sistemi di difesa.1584918Il nuovo sistema di disturbo Richag-AV può essere montato su elicotteri, navi e blindati. Il suo raggio di azione è di 250-400 km. Richag-AV è progettato per agire contro radar aerei, navali e terrestri e contro sonar e sistemi elettromagnetici di guida di missili e bombe. I segnali a radiofrequenza vengono ricevuti dalle antenne Richag-AV e confrontati automaticamente con le interferenze nella memoria digitale, identificando il tipo di trasmittente e quindi generando le immediate contromisure. La prima piattaforma mobile certificata dell’esercito russo è il Mi-8MTB. L’esercito russo ha tre di queste piattaforme di disturbo denominate Mi-8MTPR-1. 18 altri elicotteri di questo tipo dovrebbero essere ricevuti nei prossimi 18 mesi. Il costo di un impianto Richag-AV è oltre 10 milioni di dollari. Il Richag-AV sostituisce le vecchie apparecchiature dell’esercito russo, chiamate Smalta e che avevano un raggio di 100 km. Oltre al Richag-AV, l’esercito russo adotta sistemi di disturbo simili L-175B Khibinj, che sarà montato su aerei da caccia, Krasuha-2 e 1L267 Moskva-1 che saranno montati sui blindati dell’esercito.
In un’operazione aerea offensiva, il ruolo del sistema di disturbo Richag-AV è garantire l’apertura di un corridoio che consenta di penetrare la difesa antiaerea del nemico. Due aerei piattaforme del sistema Richag-AV “accecano” i radar di ricerca e puntamento degli aeromobili e della difesa aerea del nemico, anche di sistemi efficienti del tipo MIM-104 Patriot. Il sistema è ideale per dirottare il controllo a distanza dei droni (aerei senza pilota da ricognizione e/o armato) del nemico. È così possibile farli atterrare e catturarli. Il drone più avanzato, costruito da Lockheed Martin (Lockheed Martin RQ-170 Sentinel) appartiene al 432.mo Gruppo da ricognizione di base a Creech, Nevada. Il drone, con un’apertura alare di 20 metri e un peso di 4 tonnellate, è invisibile ai radar ed è propulso da un motore a reazione da 1700 kg/s, volando a una quota di circa 15000 m. Il 4 dicembre 2011, un RQ-170 Sentinel della CIA, durante una missione di spionaggio, sorvolò il nord-est dell’Iran, a 225 km dal confine con l’Afghanistan. Vi furono interferenze nei due canali di controllo (via emittenti satellitari e terrestri), attraverso cui gli statunitensi lo pilotavano. Qualcuno prese il controllo del drone e lo fece atterrare in buone condizioni sull’aeroporto iraniano di Kashmar. Qualcuno aiutò l’Iran a decodificare i dati di volo nella memoria del drone, scoprendo che era decollato dalla base statunitense di Kandahar.

I P5+1 (Russia, Stati Uniti d’America, Francia, Regno Unito, Cina e Germania) hanno recentemente raggiunto un accordo di principio con l’Iran nel settore nucleare e deciso di togliere gradualmente le sanzioni imposte a Teheran. Senza alcun rapporto con l’RQ-170 Sentinel, il Presidente Vladimir Putin ha abolito l’embargo imposto dalla Russia, il 22 settembre 2010, sulla consegna di 5 complessi del missile a lungo raggio S-300.
Per avere un’idea delle notevoli risorse utilizzate dalla Russia per la difesa, vedasi Reseau International.

0_827a9_a762afe1_XXLTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi ha paura del cattivone S-300?

Eric Draitser New Eastern Outlook 16/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora Iran-Russia-China_MapL’ordine esecutivo emesso dal presidente russo Vladimir Putin, che toglie il divieto di esportazione dei sistemi d’arma in Iran, è stato accolto dalla tagliente condanna d’Israele e dall’ammonimento dagli Stati Uniti. Mentre Mosca deve ancora prendere una decisione definitiva su se e quando fornire i missili della difesa aerea S-300 all’Iran, che Teheran acquistò con un contratto del 2007 inadempiuto dalla Russia per l’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite, è chiaro che solo la possibilità segna un cambio significativo nella geopolitica regionale. Da un lato, le difese aeree iraniane sarebbero notevolmente aggiornate con un sistema d’arma avanzato come l’S-300 che, anche se non proprio nuovo, è ancora molto efficace nel difendere lo spazio aereo del Paese da un eventuale attacco israeliano o statunitense. D’altra parte, la possibile consegna degli S-300 è un passo simbolico verso l’integrazione dell’Iran nell’ampia architettura della sicurezza non-NATO che prende forma sotto la guida di Russia e Cina. Mentre i BRICS pongono la parola d’ordine del multipolarismo, la Shanghai Cooperation Organization (SCO) emerge quale alleanza militare, di sicurezza e d’intelligence, oltre ad essere un forum economico-politico per le relazioni sino-russe. La possibilità di fare aderire l’Iran all’alleanza sia partecipando ai vertici della SCO che con contratti militari e non, nonché altre forme di cooperazione, è uno spartiacque per l’Iran e il mondo non-occidentale. Se pochi anni fa, gli Stati Uniti e i loro alleati potevano dettare i termini delle relazioni tra l’Iran e gli altri Stati, oggi semplicemente non possono, accordo sul nucleare o no. Gli S-300 sono solo la punta dell’iceberg.

Cosa significa ciò per l’Iran e la regione
16611 In primo luogo, l’Iran ha la possibilità di avere, almeno in una certa misura, condizioni di parità a livello internazionale. Anche se non sono ancora chiare le specifiche dell’accordo concluso, compreso l’odioso regime di sanzioni e la misura in cui verranno effettivamente tolte, ciò che è certo è che l’Iran avrà un più ampio margine di manovra per perseguire la cooperazione economica con potenziali partner internazionali. Naturalmente, i vari propagandisti di Washington e Tel Aviv hanno colto l’opportunità di usare la mossa russa per revocare il divieto, come segnale della “disastrosa” politica di “appeasement” dell’amministrazione Obama. Commentando la decisione della Russia, il ministro degli affari strategici e dell’intelligence israeliano Yuval Steinitz ha detto che è, “Il risultato diretto della legittimità che l’Iran riceve dall’accordo nucleare che si prepara, e la prova che la crescita economica iraniana dopo la revoca delle sanzioni sarà sfruttata per armarsi e non per il benessere del popolo iraniano… Invece di chiedere all’Iran di desistere dalle attività terroristiche in Medio Oriente e nel mondo, gli è consentito dotarsi di armi avanzate che non faranno che aumentarne l’aggressività”. Tali osservazioni sono forse molto più rivelatrici di quanto Steinitz possa capire. L’ammissione palese nella dichiarazione è che Israele vede la crescita economica iraniana come sua vera minaccia (leggi egemonia d’Israele). In netta contraddizione con la propaganda sull’Iran che vuole “cancellare Israele dalla carta geografica”, Steinitz qui giustamente anche se forse inavvertitamente, ammette che il potenziale economico iraniano è ciò che ne fa una minaccia regionale. Mentre include gli obbligatori riferimenti alle “attività terroristiche” e all'”aggressione” iraniane, Steinitz illustra il pensiero dei pianificatori strategici israeliani che vedono nell’Iran un potenziale motore economico che attrae investimenti occidentali e non allo stesso modo, non ultimo quelli delle compagnie energetiche occidentali. Come Bloomberg ha osservato a fine marzo, alla vigilia dell’accordo quadro, “(l’Iran) emerge di nuovo come possibile premio per le compagnie petrolifere occidentali come BP, Royal Dutch Shell Plc, Eni SpA e Total SA. I cinesi potrebbero gareggiarvi, mentre le compagnie statunitensi più gravate da sanzioni ed eredità, saranno svantaggiate...” L’Iran è il primo premio… La dimensione delle risorse è molto interessante. “Da tale prospettiva, Stati Uniti e Israele sono i principali perdenti dell’accordo nucleare e all’Iran è permesso avere investimenti cruciali dai partner internazionali. Ma il problema non sono solo gli investimenti, perché se così fosse Israele e Stati Uniti potrebbero probabilmente controllare il discorso. Invece, la possibile consegna dalla Russia degli S-300 cambia i calcoli strategici di Washington e Tel Aviv, con la loro leva principale, la minaccia dell’uso della forza dagli attacchi aerei limitati alla guerra totale, notevolmente indebolita se non annullata. Infatti, mentre Steinitz e altri parlano di “armi avanzate che non faranno che aumentare l’aggressività (iraniana)“, sanno perfettamente che gli S-300 sono armi difensive la cui funzione è proteggere l’integrità dello spazio aereo di un dato Paese da missili e aerei. Così Israele e Stati Uniti sono molto più preoccupati di perdere il vantaggio strategico che non da qualche atteggiamento aggressivo dell’Iran. C’ ancora più da preoccuparsi per Stati Uniti e Israele, cioè l’Iran potrebbe avere maggiore cooperazione militare e tecnologica con la Russia, fornendo all’Iran la possibilità di fornire maggior sostegno materiale e tecnico a Siria e Hezbollah nella lotta contro SIIL e al-Qaida nella regione. Questo, naturalmente, sarebbe disastroso per l’agenda del cambio di regime di USA-NATO-GCC-Israele in Siria che, nonostante più di quattro anni di guerra terroristica orchestrata e sostenuta a livello internazionale, non mostra segni di capitolazione. Insomma, gli S-300 simbolicamente e concretamente altererebbero l’equilibrio di potere nella regione.

Il significato geopolitico
Bisogna stare attenti a non sottovalutare l’importanza della mossa della Russia. A parte l’importanza strategica evidente di tale sistema d’arma per un Paese assediato come l’Iran, vi è l’importanza simbolica internazionale. Secondo ogni indicazione Russia e Iran si avvicinano parecchio, come dimostra il recente accordo di cooperazione militare firmato dai ministri della Difesa dei due Paesi. Russia e Iran hanno numerosi interessi reciproci, dalle questioni relative al conflitto in Siria, a risorse e sicurezza nella regione del Caspio alle esportazioni energetiche sui mercati mondiali. Tali complesse questioni internazionali richiedono non solo una stretta collaborazione, ma una comprensione reciprocamente vantaggiosa in vari ambiti; precisamente ciò che preoccupa Stati Uniti e Israele soprattutto. Ma purtroppo per Washington e Tel Aviv, l’integrazione dell’Iran in un ordine multipolare non-occidentale è molto più profonda. Il potenziale emergente dall’ingresso dell’Iran nella SCO guidata da Russia-Cina muterebbe radicalmente l’equilibrio di potere in Asia, in particolare alla luce anche della crescente propensione di Pakistan e India a partecipare alla SCO. Un tale sviluppo potrebbe vedere un nuovo blocco di potenze asiatiche, comprendente le potenze economiche e militari di Cina e Russia, con l’emergente potenza economia dell’India e, in misura minore, del Pakistan: due potenze militari proprie. E’ evidente il grado di minaccia che tale alleanza rappresenta, per non parlare del contrappeso, per l’egemonia della NATO e i suoi vecchi ascari. Assieme all’emergere delle istituzioni economiche connesse con i BRICS, Banca di sviluppo dei BRICS e Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), che fornirebbero l’alternativa tanto necessaria a FMI e Banca mondiale dominati da USA-UE, i contorni di un nuovo ordine economico e militare diventano più evidenti. Mentre naturalmente tutti questi importanti sviluppi sono ben oltre la semplice revoca del divieto di esportare l’S-300 all’Iran, ne sono collegati. Infatti, con l’Iran che diventa partner militare e commerciale effettivo della Russia, s’integra nel sistema politico ed economico globale. Oggi può semplicemente essere un sistema missilistico di difesa, ma domani le possibilità sono illimitate. I pianificatori di Mosca e Teheran lo capiscono, così come quelli di Tel Aviv e Washington. Perciò gli S-300 sono molto più dei missili: sono il simbolo di un futuro multipolare.

image3Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City, fondatore di StopImperialism.org e editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia si prepara alle “Guerre Stellari”

Aleksandr Korolkov, RIR, 15 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il confronto tra Russia e Stati Uniti prende slancio e può, letteralmente, assumere scala cosmica, in riferimento alle tecnologie sviluppate dagli Stati Uniti che, nel prossimo futuro, possono influenzare l’equilibrio di potere globale e minacciare di ridurre il ruolo delle forze nucleari strategiche della Russia.

10153688Un po’ di storia
Una volta che i missili furono inventati per viaggiare nello spazio, i loro creatori decisero altri usi, anche sganciare le armi più potenti esistenti: quelle nucleari. Il Trattato sullo Spazio del 1967 vieta il posizionamento di armi nucleari nello spazio, tuttavia questa condizione non si applica alle armi convenzionali. Quindi, se non è possibile “bombardare” il nemico con missili nucleari dallo spazio, è possibile intercettarli. Tale lacuna fu affrontata nei negoziati che culminarono nella firma del trattato 1972 sulla limitazione della Difesa Missilistica.

Impunità assicurata
Nel 2001 gli Stati Uniti si ritirarono dal trattato ABM e ora posizionano in diversi luoghi del mondo sistemi marini e terrestri Aegis in grado di abbattere missili dalla gittata di 5500 km. Inoltre, hanno intercettori GBI nei silo e creano un intero sistema radar (compreso il SBX flottante) e posizionano gli ultimi complessi THAAD in Corea del Sud per coprire i “vuoti” del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti verso Siberia ed Estremo Oriente russo, dove l’iniziale e più vulnerabile zona di volo dei missili balistici intercontinentali russi è fuori dalla portata dei radar statunitensi. Il 12 aprile 2015 le truppe EKO russe avvistarono un gruppo di satelliti da ricognizione elettronica in orbita. “Questa costellazione di satelliti fu sviluppata per sorvegliare le comunicazioni militari nel territorio della Federazione russa” ha detto Oleg Majdanovich, comandante delle truppe del Comando Spaziale delle Forze di Difesa Aerospaziale. Il Ministero della Difesa non ha indicato la nazionalità dei satelliti spia, ma gli analisti indicano gli Stati Uniti. “Ovviamente parliamo degli Stati Uniti, che possiedono i satelliti da ricognizione elettronici, in particolare della serie ‘Ferret-D’ che operano nel campo superiore dello spettro radio, in cui i sistemi di guida, scoperta e difesa missilistica operano” ha detto alla TASS Igor Korotchenko, caporedattore della rivista ‘Difesa Nazionale’.

Come risponderà la Russia?
La capacità della Russia di rispondere alle minacce esistenti in questo momento sono limitate, non solo dalla geopolitica ma anche dal punto di vista finanziario. Nella situazione attuale, qualsiasi risposta può essere solo asimmetrica. Date tali circostanze, i russi puntano a sviluppare nuovi missili balistici intercontinentali, a creare sistemi di difesa aerea universali con gli S-400 e S-500, e a modernizzare la difesa missilistica di Mosca. I test sono in corso su un nuovo missile del sistema S-400, dalla portata di 400 km, da utilizzare contro bersagli aerodinamici come gli aerei. Distanza e quota esatta in cui i missili possono abbattere (area di sconfitta) non sono specificate, ma sarebbero in grado di distruggere i missili nello spazio orbitale. Allo stesso tempo, si lavora sul sistema di difesa aerea di nuova generazione S-500 e sul nuovo sistema ABM di Mosca A-235, con cui coopererà. L’operatività è prevista per il 2017. Nel frattempo, l’industria della Difesa russa aumenta la produzione di missili per la difesa aerea e antimissile di tre volte rispetto al 2014. In Russia si lavora per garantire l’intelligence costante sui bersagli. Secondo Anatolij Savin, direttore scientifico della JSC Almaz-Antej, un “sistema originale d’intelligence spaziale” è stato creato permettendo d’individuare e tracciare i movimenti negli oceani delle portaerei nonché dei sottomarini strategici della NATO. “Abbiamo cominciato a sorvegliare costantemente praticamente tutti gli oceani del mondo” ha aggiunto. Inoltre, nel prossimo futuro, è previsto l’ampliamento della rete radar autonoma (RLS) nella regione artica.
Lo sforzo di tutta l’umanità è impedire una grande guerra nello spazio. Oggi, gli Stati Uniti non sono disposti a negoziare, spiegando l’assenza del Paese nel sostenere il progetto di trattato globale per impedire il dispiegamento di armi nello spazio, che Russia e Cina preparano dal 2007. In tale situazione, gli Stati Uniti richiedono un grande sforzo per convincersi che l’accordo soddisfa i loro interessi, ciò sarebbe possibile solo con la costruzione delle misure molto asimmetriche in corso in Russia e in Cina. A tal fine, la Cina ha già acquistato il sistema russo S-400.

1057761La Russia modernizza la flotta di caccia-intercettori MiG-31
Il primo lotto di 24 aerei da combattimento modernizzati MiG-31BM entra in servizio
Russia Insider 15 aprile 2015

d_pichugin_mig_31bm_10_1400I primi 24 caccia modernizzati MiG-31BM sono stati consegnati alle forze armate russe. Il Viceministro della Difesa Jurij Borisov ha detto che 10 aerei saranno consegnati alle truppe ogni anno. “Dopo aver completato l’ammodernamento del MiG-31, ci aspettiamo che le forze militari abbiano a disposizione oltre 130 aerei aggiornati dagli eccezionali cruciali parametri tecnici“, ha detto Jurij Borisov, secondo cui circa 12-13 velivoli saranno modernizzati ogni anno. Il viceministro ha sottolineato che l’impianto aeronautico Sokol di Nizhnij Novgorod, dove avviene l’ammodernamento degli aerei, si adatta al programma di sostituzione delle importazioni. Le imprese Rostec producono i vari componenti dell’aeromobile. Ad esempio, i caccia aggiornati ricevono il nuovo sistema di controllo e radar Zaslon-M, sviluppato dal V. Tikhomirov Scientific Research Institute of Instrument Design (NIIP) del KRET. Mentre l’aereo era precedentemente classificato solo come intercettore a lungo raggio, il MiG modernizzato ora può distruggere bersagli aerei e terrestri. Con l’avionica modernizzata, l’efficienza del MiG-31BM è 2,6 volte maggiore rispetto al MiG-31. Il Zaslon-M differisce dal radar originale Zaslon per l’antenna di 1,4 m di diametro. Il raggio di scoperta dei bersagli aerei aumenta a 320 km, e quello d’inseguimento a 280 km. Il sistema radar del MiG-31BM può seguire contemporaneamente 10 bersagli aerei. Il MiG-31 è un caccia-intercettore a lungo raggio biposto supersonico ognitempo progettato per intercettare e distruggere missili da crociera, satelliti a bassa quota, aerei stealth ed altri obiettivi di ogni tipo e ad ogni quota, di giorno, di notte e in condizioni meteo avverse. Un gruppo di quattro aeromobili può controllare 800-900km di spazio aereo anteriore.
La produzione in serie dei MiG-31 iniziò nel 1979. All’inizio del 1992, le forze di difesa aerea dei Paesi della CSI avevano oltre 200 caccia-intercettori MiG-31. Il MiG-31 può superare la barriera del suono in volo livellato o ascendente, mentre la maggior parte degli aerei supersonici supera la velocità del suono in picchiata. Inoltre, il MiG-31 può essere supersonico a quote medie e alte senza usare i postbruciatori.
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I missili cinesi YJ-18 una ‘grave minaccia’ per l’US Navy

Sputnik 15/04/2015
La Cina allestisce nuovi cacciatorpediniere armati di potenti nuovi missili antinave, ponendo una seria sfida alle difese navali statunitensi.052D-Missile-Destroyer-Kunming-172Un recente rapporto dell’Office of Naval Intelligence (ONI) ha confermato le affermazioni del governo cinese che “l’ultima classe di cacciatorpediniere Luyang III è equipaggiata con il nuovo ASCM (missile da crociera antinave) a lancio verticale YJ-18“. Le rivelazioni sul YJ-18, SMC supersonico di ultima generazione, sono uno dei principali aspetti della panoramica dell’ONI sugli sviluppi della Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLAN). Finora vi è un solo cacciatorpediniere Luyang III (noto anche come 052D) con il sistema di lancio verticale (VLS) per lo YJ-18, ma la Cina prevede di averne più di 10 operativi entro il 2017. “Questo missile, e il suo cugino aerolanciato YJ-12, sono le principali minacce per l’US Navy“, ha detto al New York Times Lyle J. Goldstein, professore associato nell’Istituto di Studi Marittimi sulla Cina presso l’US Naval War College.Il maggiore aumento della velocità rende il missile molto più difficile da intercettare“. Il rapporto dell’ONI dice anche che il missile viene schierato su tre classi di sottomarini: Song, Yuan e Shang. Il missile avrebbe “una gittata di 180 chilometri a Mach 0,8 e una spinta di 40 km a Mach 2,5-3. Tutti coloro che comprendono seriamente le capacità militari cinesi devono conoscere questo missile”, scrive Andrew Erickson, professore associato presso l’US Naval War College di Rhode Island. Le maggiori velocità e portata del missile, aggiunge Erickson, “insieme ad un profilo di volo a pelo d’acqua e probabilmente un comando via collegamento dati basato su foto da Internet, potrebbero rendere lo YJ-18 estremamente difficile da contrastare“. I timori sulla minaccia rappresentata dallo YJ-18 aumentarono a fine 2014, quando un video apparve sulla CCTV che avrebbe mostrato un test di lancio del missile. In precedenza, la Cina ricorreva alla Russia per i missili, e lo YJ-18 è descritto come una versione locale del 3M54E Klub russo.

La Marina cinese si modernizza ed espande significativamente
Il rapporto dell’ONI, la prima valutazione non classificata sulla Cina dal 2009, dipinge un quadro del piano di miglioramento più qualitativo che quantitativo, ma anche così alcuni numeri, in particolare della Guardia Costiera, sono degni di nota. La PLAN attualmente dispone di 300 navi da combattimento di superficie, sottomarini, navi anfibie e motovedette lanciamissili. Nel 2014, 60 nuove navi hanno raggiunto la flotta, e un numero simile è previsto per il 2015. I cantieri navali cinesi hanno prodotto più navi di qualsiasi altro Paese nel 2013 e 2014. La Guardia Costiera cinese,  denominata “Seconda Marina” della Cina, aumenterà del 25% tra il 2012 e la fine del 2015, più velocemente di qualsiasi altra guardia costiera al mondo, secondo il rapporto. “I principali miglioramenti qualitativi riguardano l’aeronautica navale e la forza sottomarina, sempre più capaci di colpire obiettivi a centinaia di chilometri dal continente cinese“, dice il rapporto concludendo che nel complesso “emerge una forza ben equipaggiata e competente“.

Type 022 (Houbei Class)
Tre sottomarini cinesi puntano i loro missili sugli USA
Pravda 10/04/2015S3NKhL’ammiraglio William Gortney, comandante del Comando Settentrionale degli Stati Uniti, ha detto che la Cina ha schierato tre sottomarini lanciamissili balistici. I sottomarini, secondo il comandante, possono colpire gli Stati Uniti con missili nucleari. Secondo Gortney, i sottomarini potranno colpire gli Stati Uniti quando saranno completamente dotati di missili e testate. Le riserve cinesi sono dispiegati nel Mar Cinese Meridionale in una base sull’isola di Hainan. “Non hanno caricato i  missili o avviato pattugliamenti strategici“, ha detto l’ammiraglio William Gortney, “Ma crediamo che possano iniziare quest’anno“, ha aggiunto. Inoltre, Gortney ha detto riferendosi alle agenzie d’intelligence statunitensi che la Corea democratica può montare una piccola testata nucleare sui nuovi missili intercontinentali autocarrati KN-08. Gortney ha detto che ogni volta che una nazione possiede armi e vettori nucleari che possono raggiungere gli Stati Uniti, “è mia preoccupazione“. E’ la prima volta che un alto ufficiale degli Stati Uniti esprime preoccupazioni sui sottomarini lanciamissili nucleari cinesi.

OSIMINT-DG-May-2011-Sanya-Jin-Class-SSBNTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Washington atterra l’industria degli armamenti francese e Sukhoj decolla

Breiz AtaoFort Russ 14 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il governo del Partito del Congresso indiano aveva ordinato 126 Rafale francesi; il nuovo governo ne vorrà solo 36, passando il grosso dell’ordine alla Russia…fgfa_nausena_naval_variant__by_arkem8-d63xh8lL’India ha sostanzialmente annullato il gigantesco contratto sugli armamenti con la Francia per acquistare e costruire 126 aerei da combattimento Rafale; il primo ministro indiano ha accettato di acquistarne solo 36 durante la visita a Parigi della scorsa settimana, ha dichiarato una fonte del governo. Invece l’India acquisterà 127 caccia russi di quinta generazione. Ciò in conseguenza della politica antirussa del governo socialista francese, allineato con Washington. Obbediente agli Stati Uniti, il tandem Hollande/LeDrian ha scelto di non consegnare le navi Mistral alla Russia. Tale voltafaccia dell’India è un trionfo di Vladimir Putin. La vendetta di Mosca contro la Francia costerà a Parigi 20 miliardi di euro.

L’India in sostanza annulla l’ordine
Il Ministro della Difesa Manohar Perrikar ha indicato che se l’India vorrà acquistare qualsiasi ulteriore Rafale, ciò avverrebbe attraverso accordi intergovernativi. Nel gennaio 2012, l’India scelse i Rafale per uno dei maggiori acquisti di armamenti in decenni, per un costo valutato a 20 miliardi di dollari, ma l’accordo fu accantonato quando Modi s’insediò in carica. “Una macchina non può andare su due strade contemporaneamente. L’altra aveva numerosi problemi“, ha detto Parrikar alludendo al vecchio accordo sul Rafale con la Francia firmato dal precedente governo del Partito del Congresso nazionale indiano. Ma il ministro ha accolto l’acquisto di 36 Rafale come una “boccata d’aria fresca” per l’aeronautica indiana, senza specificare il numero di Rafale da acquisire dopo la consegna dei primi direttamente dalla Francia, entro due anni. Ma l’acquisto di 126 aerei da combattimento sarebbe finanziariamente “come arrampicarsi su una ripida collina”, ha concluso.

Conseguenze connesse alla consegna delle Mistral
Il governo socialista sconta l’allineamento alla diplomazia statunitense sulla consegna delle Mistral. L’India, oggi governata dai nazionalisti indù, in effetti si avvia a conciliarsi con la Cina, ad avvicinarsi alla Russia e a deludere le aspettative statunitensi su un qualsiasi asse anticinese ed antirusso. Con questo nuovo punto di vista, ordinare i Rafale francesi significa dipendere dalla consegna periodica di parti realizzate in Francia, e anche dagli aggiornamenti periodici di cui gli aerei avranno bisogno, come armamenti, equipaggiamenti per la navigazione e simili. Ma dato il rifiuto della Francia di consegnare le Mistral alla Russia, l’India teme di subire la pressione degli Stati Uniti sulla Francia per limitare tali consegne, o fornire pezzi non operativi. In sintesi, affidabilità e credito della Francia come fornitrice di armi sono grandemente diminuite, e il governo indiano non vuole rischiare l’indipendenza strategica. L’ordine, marginale, di 36 unità non può mettere in pericolo l’aeronautica indiana, che sarà rifornita da un’altra fonte.

La partnership dei nazionalisti indù con la Russia
Se l’India evoca “difficoltà di bilancio” per concludere un contratto da 20 miliardi di dollari con la Francia, uno sguardo ai colloqui con la Russia sugli armamenti permette di vedere dove le prove conducono. Il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha incontrato Vladimir Putin a dicembre quando il tema centrale era la mancata consegna delle Mistral per il conflitto in Ucraina. Il capo del governo indiano, determinato ad entrare nella Shanghai Cooperation Organization insieme a Cina, Russia e Iran, e a liberare l’Eurasia dalla tutela degli Stati Uniti, ha dettoa al presidente russo che voleva “avere la Russia primo partner nella Difesa“. Il governo indiano quindi entrava in trattative per acquisire il caccia di quinta generazione russo, che dovrebbe uscire di fabbrica nel 2016. Il contratto prevede per l’India 127 caccia russi, sapendo che l’industria russa ne produce i migliori del mondo. La Russia è impegnata ad accelerarne la produzione, per fornire i primi caccia entro 36 mesi. Costo? 25 miliardi di euro, cioè cinque miliardi in più del contratto negoziato con la Francia. In sintesi, le scuse sul bilancio sono un mezzo diplomatico per volgersi al più antico ed importante partner militare dell’India: la Russia. I due Paesi hanno una lunga storia di cooperazione nel settore e hanno intenzione di emancipare risolutamente l’Eurasia dal dominio statunitense, un intento che prevale nel nuovo governo indiano, accelerandone il voltafaccia.

Scacco al tandem Hollande/LeDrian
Tale scacco alla politica antirussa di LeDrian ed Hollande non è ancora finito, con conseguenze per l’industria bellica francese. LeDrian, futuro candidato alle elezioni regionali del 2015 e attuale ministro della Difesa, farà di tutto per evitare di affrontare la questione delle Mistral, che ha inferto un colpo decisivo ai cantieri navali di Saint-Nazaire. Atlantista, LeDrian ha notevolmente danneggiato gli interessi della Bretagna e della Francia, dato che il costo della mancata consegna delle Mistral impone alla Francia di restituire 20 miliardi di euro, cinque volte il costo di una Mistral. L’impatto del contrattacco russo alla Francia è notevole, sia a medio che a lungo termine. Nel frattempo, la stampa di regime, ansiosa di placare il governo, preferisce congratularsi per qualche giorno sull’affare dei 36 Rafale con l’India, pur di non ricordare gli effetti disastrosi di una politica estera saldamente allineata a Washington.

Jean-Yves LeDrian

Jean-Yves LeDrian

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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