Il nuovo sistema di difesa aerea respinge l’attacco israeliano su Homs

Ziad Fadil, Syrian Perspective 25/5/2018

Il 25 maggio 2018 alle 19:00 circa, il radar dell’Esercito arabo siriano rilevava diversi missili sparati da un aereo sionista che sorvolava il Mediterraneo, vicino le coste libanesi. Le Forze Armate siriane e iraniane potenziarono sostanzialmente la difesa aerea, da quando gli attacchi preventivi dello Stato dei coloni sionisti prendono di mira varie postazioni in cui le milizie sostenute dall’Iran avrebbero istituito delle basi. Quella volta non fece eccezione. L’attacco sionista mirava a nuove apparecchiature radar della difesa aerea e di allarme precoce in una base vicino ad al-Dhabah. Se non si sa quanti missili furono stati sparati dal velivolo sionista, quasi tutti furono intercettati e distrutti da vari sistemi d’arma tra cui lo Shilka. I missili che non furono distrutti, per fortuna, caddero invano nel deserto.
Il nuovo sistema di difesa aerea proviene dall’Iran e diverrà operativa nelle prossime ore. Questo sarà un grande sollievo per i coraggiosi soldati e miliziani che hanno dovuto sopportare gli attacchi disperati dei folli guerrafondai sionisti che si sforzano d’evitare l’arrivo dei combattenti che aiuteranno l’EAS a liberare dalla puzza del sionismo la Palestina. Alcuni di voi potrebbero aver sentito parlare recentemente di politici sionisti che cercano di convincere gli Stati Uniti a riconoscergli la proprietà sulle alture del Golan. Non serve dire che tale riconoscimento sarebbe una violazione totale del diritto internazionale.
L’attacco fu limitato e molto probabilmente fallì (parzialmente abortito), fonti diverse indicano tra 2 e 6 missili, ma è probabile che solo 2 missili furono sparati dagli aviogetti delle IDF, indicando che furono tracciati dai radar siriani, abortendo il previsto attacco. La base aerea abbandonata della SAAF, vicino Qusayr, è utilizzata come centro logistica di Hezbollah dal 2013, indicando che le IDF volessero provocare Hezbollah in Siria.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Dayr al-Zur, la prima sconfitta di USA e NATO

Pars Today
A Dayr al-Zur, un blitz dei terroristi dello SIIL, sostenuti dagli statunitensi, causava la morte di 16 soldati siriani e ne feriva altri 14.Secondo SANA, le aree occupate a sud del governatorato di Homs hanno avuto una notte particolarmente dura, il 23 maggio, dopo mesi di relativa calma. I combattimenti violenti sono scoppiati quando i terroristi, appoggiati da unità aeree statunitensi, assaltavano le posizioni dell’Esercito arabo siriano vicino al confine tra Giordania, Siria e Iraq. Una fonte vicina all’Esercito arabo siriano affermava all’agenzia Fars News che la violenta offensiva fu lanciata dalla periferia sud-est della stazione di pompaggio del T2 e mirava alle posizioni dell’Esercito arabo siriano a sud, vicino la diga. Una colonna di autobombe attaccava le postazioni dell’Esercito arabo siriano prima che i terroristi lanciassero l’attacco violenta sui due assi di Bir al-Tayara e al-Juda, cercando di catturare Tal Suayd e Atashan, nella periferia meridionale della diga di Uayraz. I combattimenti d’incredibile violenza durarono cinque ore e l’Esercito arabo siriano respinse l’assalto. Il bilancio delle perdite tra i terroristi e gli ufficiali della NATO che sostenevano direttamente l’operazione dal loro comando di al-Tanaf ammontava a 57 morti. Altre decine rimasero feriti. Anche diversi pickup equipaggiati con mitragliatrici pesanti Duchka furono distrutti. Usando lo SIIL, gli Stati Uniti cercavano di tagliare la strada che collega la stazione di pompaggio T2 ad Humimah, la principale via di rifornimento dell’Esercito arabo siriano ed alleati dall’est di Homs ai confini con l’Iraq. Il coinvolgimento diretto delle forze statunitensi e francesi in questo attacco è confermato: dalla loro cellula operativa di al-Tanaf, gli ufficiali occidentali agivano senza ottenere successi.
L’attacco statunitense coincide con l’assalto dello SIIL nell’area di “deconflitto” lungo l’Eufrate, e anche molto più a ovest, vicino la stazione T3 di Palmyra. Ma anche tale offensiva fu respinta. Secondo fonti vicine all’Esercito arabo siriano, le forze siriane ce gli alleati Hezbollah erano all’erta al momento dell’attacco. Poco prima dell’assalto degli Stati Uniti, i soldati siriani monitoravano l’evoluzione dei militari stranieri sotto la bandiera delle forze democratiche siriane (SDF) abbastanza lontano dalle aree in cui erano stati schierati. Tali soldati “occidentali” furono quasi catturati prima che l’aviazione della coalizione statunitense venisse a salvarli. I caccia statunitensi sarebbe stati degli F-15, secondo la fonte le cui informazioni vanno confermate. Il 1° maggio, un contingente di 60 cecchini francesi fu arrestato dall’Esercito arabo siriano a Hasaqah, che pure agiva sotto la bandiera delle SDF. Negli ultimi due mesi, le forze speciali statunitensi e della NATO hanno operato ai confini siriano-iracheni e nel nord-est della Siria, progettando una massiccia offensiva contro l’Esercito arabo siriano ed alleati per rioccupare il terreno perduto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Sayad Nasrallah: Siria ed alleati spezzano il prestigio dell’entità sionista

Dr. Muhamad Abdu al-Ibrahim, Syria Times, 15 maggio 2018

Il Segretario Generale di Hezbollah, Sayad Hasan Nasrallah, parlava della nuova fase dello scontro tra la Resistenza e l’entità sionista in Siria, sottolineando che il momento in cui il nemico israeliano poteva colpire la Siria senza ritorsioni è finito. Sayad Nasrallah commentava l’ultimo scontro tra la Siria e l’entità sionista, quando le posizioni israeliane nel Golan occupato furono colpite da decine di razzi lanciati dai territori siriani. Le dichiarazioni del leader della Resistenza libanese si avevano durante una cerimonia organizzata da Hezbollah per il secondo anniversario del martirio del leader della Resistenza Sayad Mustafa Badradin (Zulfiqar), nel sobborgo meridionale di Bayrut (Dahiyah). Sayad Nasrallah aveva detto che l’equazione stabilita dall’entità sionista di spezzare la mano della Resistenza che colpirà il Golan occupato è finita, secondo al-Manar. In questo contesto, Sayad Nasrallah osservava che la Siria e i suoi alleati dell’Asse della Resistenza riuscivano a distruggere il prestigio dell’occupante israeliano. D’altra parte, il SG di Hezbollah avvertiva sull’intenzione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di annunciare il cosiddetto “accordo del secolo” contro la causa palestinese. Sua eminenza si scagliava contro la posizione araba ufficiale, ma invitava gli arabi a schierarsi contro il regime statunitense in Palestina. Anche Sayad Nasrallah chiedeva all’Autorità palestinese di astenersi dal firmare un accordo del genere.

“Martire Vittorioso”
Sayad Nasrallah elogiava Sayad Mustafa Badradin come uno dei comandanti che crearono la Resistenza nei primi anni. Sua eminenza sottolineava l’importanza di conoscere biografia e vittorie dei comandanti della Resistenza caduti. “I comandanti della Resistenza caduti vanno conosciuti bene e sempre ricordati”, aveva detto Sayad Nasrallah, aggiungendo: “I loro nomi vanno scritti in oro“. Il leader della Resistenza rivelava che Sayad Mustafa Badradin fu incaricato di missioni sensibili, incluso lo scontro militare con l’entità sionista. Sua eminenza aggiungeva che il comandante della Resistenza caduto era responsabile di alcuni dossier relativi alla causa palestinese e all’Iraq. “Sin dal primo giorno della crisi in Siria, Sayad Mustafa Badradin lavorò duramente per affrontare i taqfiri”, osservava Sayad Nasrallah. Nel frattempo, sua eminenza ricordava una frase di Sayad Mustafa Badradin, detta poco prima del martirio: “Non tornerei dalla Siria se non da martire o portando la bandiera della vittoria”. “Dico a Sayad Mustafa, mio caro fratello, sei tornato dalla Siria vittorioso e martire“, aveva detto Sayad Nasrallah nel secondo anniversario del martirio di Sayad Badradin.

“Stati Uniti inaffidabili”
Sayad Nasrallah commentava l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che Washington si ritirava dall’accordo nucleare tra Iran e potenze mondiali. Sua eminenza si scagliava contro gli Stati Uniti dicendo che non sono affidabili non rispettando gli accordi internazionali. “Gli Stati Uniti operano in base ai propri interessi e dell’entità sionista“. “Gli accordi internazionali che ci chiedono di rispettare e attuare… lo Stato più potente al mondo non li rispetta“, aveva detto Sayad Nasrallah. “Gli Stati Uniti non sono affidabili perché non rispettano né gli accordi internazionali né i loro alleati“. Nel frattempo, Sayad Nasrallah notava che gli Stati Uniti mentono e ricattano la Corea democratica sul suo programma nucleare.

“L’era in cui Israele colpiva la Siria senza ritorsioni è finita”
D’altra parte, Sayad Nasrallah parlava del confronto tra la Siria e l’entità sionista della settimana prima, quando le posizioni israeliane furono colpire da decine di razzi lanciati dai siriani. Il SG di Hezbollah rivelava che 55 razzi furono lanciati sulle posizioni israeliane nel Golan occupato, negando che 23 soldati siriani e combattenti fossero stati uccisi negli attacchi israeliani che seguirono l’attacco missilistico. “Tre soldati dell’Esercito arabo siriano caddero negli attacchi israeliani e le notizie su 23 combattenti martiri erano prive di fondamento“, aveva detto Sayad Nasrallah. Notò che il confronto era di grande importanza in quanto conteneva molte indicazioni. “Il nemico israeliano ha taciuto sulle perdite subite, mentre cercava di rilevare i razzi che raggiunsero Safad e Tiberiade. Grandi esplosioni furono sentite nel Golan occupato e gli israeliani in quegli insediamenti furono costretti ad andare nei rifugi“, aveva detto Sayad Nasrallah acclamando l’Esercito arabo siriano per aver respinto gli attacchi israeliani in seguito al lancio dei razzi. “Questa è solo una forma di rappresaglia alla continua aggressione israeliana contro la Siria“, aveva detto Sayad Nasrallah riferendosi al lancio dei razzi sulle posizioni israeliane. “Il messaggio è stato dato al nemico israeliano. Dice che l’era in cui colpiva la Siria impunemente è finita“. Sua eminenza notava che il nemico israeliano non mirava all’escalation, sostenendo che gli obiettivi colpiti dai sionisti erano limitati e alcuni furono evacuati prima di essere colpiti. In tale contesto, Sayad Nasrallah rivelava che i siriani e gli alleati dell’Asse della Resistenza avevano informato l’entità sionista tramite “lati internazionali” che se “attraversava le linee rosse in Siria, verranno lanciati altri missili che colpiranno in profondità Israele”. “Siamo di fronte a una nuova fase dello scontro con Israele. Il suo prestigio è frantumato“.

“Idiota… traditore”
Sayad Nasrallah commentava le osservazioni del ministro degli Esteri del Bahrayn, che affermò che l’entità sionista aveva “diritto all’autodifesa”. “Israele ha diritto all’autodifesa!! Quindi riconosci che il Golan è suo, oh idiota e traditore?!” Sayad Nasrallah disse del ministro del Bahrayn. Nel frattempo, sua eminenza si scagliava contro i tentativi sauditi di presentare giustificazioni religiose sulla cospirazione contro la Palestina. “Figure saudite hanno presentato giustificazioni religiose su ciò che hanno definito “diritto d’Israele” sulla Palestina”.

“Accordo del secolo”
Sayad Nasrallah avvertiva che nelle prossime settimane Trump pubblicherà ufficialmente il suo cosiddetto “accordo del secolo”. “Sotto tale accordo non ci saranno né al-Quds orientale, né al-Quds occidentale, e non ci sarà più diritto al ritorno per i palestinesi. Inoltre, lo Stato palestinese sarà limitato a Gaza soltanto“, avvertiva Sayad Nasrallah. Il leader della Resistenza libanese invitava la popolazione della regione ad opporsi a tale accordo, e invitava Autorità Palestinese, Organizzazione per la Liberazione della Palestina e altri partiti palestinesi ad astenersi dal firmare un accordo del genere.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Decine di militari israeliani eliminati nel Golan

PressTV, 13 maggio 2018

Nelle prime ore del 10 maggio, quando Israele prese di mira l’Esercito arabo siriano ad al-Baath e Qan Arbah coi missili, credeva che non avrebbe affrontato una risposta di tale portata. Ma gli israeliani si sbagliavano: la liberazione del Ghuta orientale, l’evacuazione di oltre 30000 terroristi e il ritorno della sicurezza nei sobborghi di Damasco avrebbero dovuto metterli in guardia: l’Esercito arabo siriano e i suoi alleati aspettarono l’ora zero e fu Israele a farla suonare. Nei minuti successivi all’attacco israeliano contro Qunaytra, una prima salva di 53 razzi colpiva il Golan settentrionale occupato: i siti delle IDF più sensibili e del loro apparato d’intelligence furono presi di mira. Alcune fonti menzionano una valutazione preliminare di oltre 50 morti e feriti. Questo primo colpo, di violenza inaudita, bastò a prolungare il terrore tra i militari israeliani: sette cacciabombardieri israeliani decollarono per colpire Damasco, Qunaytra e ancora Damasco, Qunaytra e Homs. Ma tali attacchi non poterono impedire la risposta contro gli israeliani: unità dell’Esercito arabo siriano lanciarono 12 missili tattici, questa volta contro Jabal al-Shayq, dove vi erano siti ultrasensibili. Questa seconda ondata missilistica spinse l’aviazione israeliana ad attivarsi ancor più con 28 caccia F-15 e F-16 inviati a bombardare Damasco, Homs e Qunaytra sparando 60 missili, tra cui Spike Nlos, e 10 missili terra-terra. Su un totale di 70 missili, la contraerea siriana ne intercettava 62.
Le informazioni fornite dall’Esercito arabo siriano e confermate da Mosca indicano il pieno fallimento della forza missilistica israeliana: solo tra 8 e 10 missili israeliani sfuggirono alle forze siriane, colpendo un deposito di armi e una batteria di S-200. Se Israele affermò di aver intercettato tutti i missili sparati contro il Golan settentrionale con l’Iron Dome, le realtà sul terreno non attestava tale versione. La mattina del 10 maggio, i siti della Resistenza pubblicavano l’elenco dei siti israeliani colpiti nel Golan. Tre giorni dopo, nuove rivelazioni da fonti ben informate spiegavano il “mutismo” osservato dagli ambienti vicini all’esercito israeliano. Il Golan settentrionale, obiettivo principale dei missili della Resistenza, è una delle aree più sensibili e strategiche d’Israele. È qui che Israele riunisce una serie significativa di siti d’intelligence militare e militari. Queste sono le basi “responsabili dell’elaborazione ed analisi dei dati immediati“. Decine di razzi lanciati contro il Golan settentrionale hanno seriamente danneggiato questo “pilastro dell’intelligence dell’esercito israeliano“. È sulla base di questi dati che l’apparato militare e di sicurezza israeliano agisce e prende provvedimenti per ridurre al minimo le “potenziali minacce”: secondo questi dati, Israele poté dall’inizio della guerra in Siria “seguire passo dopo passo l’Esercito arabo siriano e i terroristi in Siria per una profondità di 85 chilometri“, ed è l’informazione di questo tipo che spesso aiutò i terroristi nelle loro operazioni contro l’Esercito arabo siriano e i suoi alleati, i dati relativi al trasferimento di truppe ed equipaggiamenti siriani o relativi alle basi militari siriane nella Siria occidentale e al confine siriano-libanese, furono tutti elaborati nel Golan settentrionale occupato dai siti che furono bombardati il 10 maggio.
Informazioni concomitanti riportano anche la morte di decine di ufficiali e tecnici che lavoravano in questi siti al momento dell’attacco. Secondo fonti collegate ad Hezbollah, Israele si era preparato a una risposta della Resistenza, ma non credeva che sarebbe stata così precisa, “al cuore della sua intelligence militare“. Tel-Aviv credeva soprattutto che l’attacco avrebbe colpito le aree di confine col Libano, come in passato. E dire che Israele si permette “centinaia di raid aerei e balistici” dal 2011 per “impedire l’accesso della Resistenza a nuove armi”. L’operazione del 10 maggio fu il risultato di sette anni di guerra del governo siriano e della Resistenza contro l’atlantismo. E visti i risultati, i dadi sono già stati tratti.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Escalation o gioco delle ombre?

Chroniques du Grand Jeu, 12 maggio 2018Nella grande serie di acronimi che punteggiano la geopolitica dei conflitti eurasiatici, SyrIran gradualmente sostituisce SyrIrak, poiché il conflitto siriano è sempre più legato alla crociata dell’impero ed affiliati contro Teheran. Il grosso problema di cui parliamo oggi è, come tutti sanno, l’interrogativo sull’accordo nucleare iraniano di di Washington e l’escalation della presenza iraniana in Siria. Non si sbagli, tale recrudescenza dell’isteria è prima di tutto riflesso del fiasco monumentale dell’impero nel conflitto siriano, un crollo riassunto da queste mappe.

Gennaio 2017:Maggio 2018:La strategia del salame russo (accordi di evacuazione con Idlib) accoppiata all’efficienza militare lealista ha funzionato molto bene. Lo SIIL ha visto la fine in Siria, a Badia e a Yarmuq, a sud di Damasco. Gli altri barbuti furono rasi al suolo e/o espulsi da Ghuta orientale, Qalamun, Yarmuq e in procinto di esserlo dalla sacca tra Homs e Hama. La continuità territoriale del governo, molto tenue un anno e mezzo fa, è ormai un fatto al di là di ogni dubbio ed è esercitata sui due terzi del Paese, l’arco sciita è in parte ripristinato. Indovinate che dicono Tel Aviv e Riyad…La grande domanda degli ultimi mesi, e il vostro servitore l’ha chiesto molte volte, è se i soliti sospetti israeliani e il loro padrino statunitense avrebbero ingoiato l’orgoglio, i vari interessi finendo per accettare la realtà. Contrariamente a ciò che potremmo pensare degli ultimi eventi, la domanda è ancora pertinente, perché se diversi elementi sembrano indicare l’escalation, altri potrebbero indicare che non arriveremo al punto di non ritorno. Tutti concordano sul fatto che un conflitto Israele/Saud contro l’Iran porterebbe a una disastrosa conflagrazione del Medio Oriente. Nello Yemen, sebbene i petromonarchici siano finalmente avanzati nella provincia di Taiz, gli huthi non hanno perso un centimetro su altri fronti e continuano ad illuminare i cieli sauditi coi loro missili. In Libano, Hezbollah e i suoi oltre 100000 razzi puntati su Israele sono pronti in caso di scontro. Parlando del Paese dei Cedri, si noti che, passando alla vittoria del movimento sciita nelle elezioni legislative della scorsa settimana, l’amara sconfitta di Hariri, il piccolo protetto sunnita dei graffi sceicchi sauditi. Il suo tentativo patetico di salvare la faccia organizzando una “dimostrazione della vittoria” fa ridere da Bayrut ad Ankara: “Il capo druso Walid Jumblatt ha anche criticato Sad Hariri senza nominarlo. “Le elezioni si sono concluse ed è strano che alcuni perdenti celebrino la vittoria e altri usino il clamore mediatico invece di rispettare la legge“, twittava Jumblatt. Hariri prese parte a una manifestazione al Centre House per celebrare ciò che considera la vittoria del proprio partito alle elezioni”. Più interessante geopoliticamente è la critica alla Turchia, che fa eco alla crisi del GCC non più pronunciata, ma che continua: “Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu dichiarava che il primo ministro libanese Sad Hariri, “il perdente” delle elezioni legislative del 6 maggio, dove la Corrente del Futuro perse un terzo dei seggi in Parlamento. “Tutti sanno perché ha perso e non voglio intervenire negli affari interni del Libano“, aveva detto il diplomatico turco durante un incontro con giornalisti arabi ad Istanbul, secondo le dichiarazioni riportate dai media libanesi. “Conoscete il signor Hariri e le ragioni della sua sconfitta“, insisteva con un’implicita critica alle politiche del primo ministro libanese, in particolare sui rapporti con l’Arabia Saudita (…)
Le dichiarazioni del ministro turco arrivano quando la situazione è tesa tra Riyadh e Ankara, specialmente da quando la Turchia ha chiaramente espresso sostegno al Qatar, preso di mira dall’embargo dei vicini. L’Arabia Saudita ed alleati, in particolare gli Emirati Arabi Uniti, sono sempre più diffidenti nei confronti della Turchia, vista come amica di gruppi islamici come la Fratellanza Musulmana, percepita come minaccia alla sicurezza regionale. Nel marzo 2018, durante una visita a Cairo, il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Muhamad bin Salman, disse che la Turchia fa parte del “triangolo del male” con l’Iran e gruppi islamisti (…) Cavusoglu dichiarò che “i rapporti tra Turchia e Arabia Saudita diventano catastrofici“.
Non sorprende che la crisi sull’accordo nucleare iraniano abbia ulteriormente cementato il divorzio nel Consiglio di cooperazione del Golfo, con Qatar ed anche Quwayt ed Oman che reagiscono con molta cautela alla decisione di Donald, mentre le pedine imperialiste si rallegrano: “Se Qatar, Quwayt e Oman sono cauti, gli altri tre Paesi del Golfo Arabo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrayn) hanno subito appoggiato e accolto la decisione del presidente Donald Trump di ritirarsi dall’accordo nucleare e ripristinare le sanzioni economiche contro l’Iran”. E torniamo alla potenziale conflagrazione della regione. Gli israeliani sono pronti, approfittando della decisione USA d’isolare ancora Teheran, a scatenare le ostilità su un fronte che va dal Libano all’Iran passando dalla Siria? A parole, sì, e da tempo. Ricordiamo a novembre il tirannello saudita dichiararsi “pronto alla guerra totale” contro l’Iran, a cui Ruhani rispose bruscamente: “Conoscete il potere e il posto dell’Iran nella regione. Alcuni dei più grandi si sono rotto i denti. Non siete niente!” La visita di MBS in Israele, riconoscimento di Riyadh degli interessi comuni tra i due Paesi… Ciò che aveva riassunto l’ambasciatore israeliano in Egitto affermando apertamente che Arabia Saudita e Israele hanno la stessa ossessione: affrontare l’Iran. Mai privo d’umorismo, il Saud minacciava anche il Qatar, luogo della tragedia del GCC, di “crollo imminente” se l’emirato non finanziava l’invio delle forze speciali statunitensi in Siria o inviava i propri soldati. Questo è il risultato dell’annuncio di Trump del ritiro parziale delle sue truppe e/o dell’ipotetico invio di un “contingente arabo” nel nord della Siria, ricordando ai curdi, che va “protetta l’area” (non ridete).
Un altro motivo di tensioni era la nomina il mese scorso al posto chiave di consigliere per la sicurezza nazionale di chi promise un cambio di regime a Teheran prima del 2019, il famigerato neocon iranofobo John Bolton. Va notato, tuttavia, che i baffi hanno un po’ di pennellate miste nelle recenti dichiarazioni, dicendo che il ritiro dall’accordo non significava nuova guerra, prima di ritrattare il giorno dopo, accusando Teheran di provocare la stessa guerra… Il fatto è che il ritorno dei veri falchi alla guida della politica estera degli Stati Uniti, inquieta. In effetti, Israele aumentava gli attacchi in Siria contro le installazioni iraniane, il che ovviamente solleva la questione della posizione russa (vi torneremo). Tale recrudescenza culminava con gli scontri di mercoledì e giovedì:
Israele lanciava missili sulla Siria
Damasco rispondeva con 20 razzi sul Golan occupato da Israele
Tel Aviv rispondeva con 60 o 70 missili su varie installazioni iraniane, proiettili che per metà distrutti dalla difesa aerea siriana. Ciò che va notato è la reazione di Damasco (probabilmente consigliata dagli iraniani): con la liberazione del Paese, Assad si sente forte e le regole d’ingaggio sono cambiate . D’ora in poi, risponderà alle incursioni israeliane, anche se vuole fare del Golan un nuovo campo di battaglia o bombardarvi le posizioni delle IDF, o ancora di più se si tratta di affinità. Come spiegava Elijah Magnier, è ovvio che va vista una mano iraniana e non russa: “La Siria, in coordinamento cogli alleati iraniani (e senza tener conto dei desideri russi) ha preso una decisione coraggiosa nella rappresaglia contro obiettivi israeliani nel Golan. Ciò indica che Damasco ed alleati sono pronti ad amplificare il conflitto in risposta alle continue provocazioni d’Israele”. E’ chiaro che ora l’Iran chiaramente afferma la propria presenza in Siria, che è solo giusta, Teheran è il principale vincitore sullo SIIL. Sempre secondo Magnier, Israele scoprì, inorridito, che droni iraniani molto discreti lo sorvolarono territorio impunemente e furono consegnato equipaggiamenti elettronici ai gruppi palestinesi. La reazione fu il bombardamento della base T4, punto di partenza dei droni. Al di là del comportamento un po’ ingrato di Damasco in questa faccenda, tutto ciò rattrista Mosca per ragioni globali. Per la Russia, ora compatrona del Medio Oriente che ha acquisito una statura internazionale raramente vista nella storia, l’escalation del conflitto israelo-iraniano in Siria sarebbe deleteria. Il Cremlino cerca di calmare il gioco: dovremmo vedere il motivo della decisione di non fornire l’S-300 alla Siria, almeno per il momento? Il fatto che ciò coincida con la visita di Bibi Terrore a Mosca non è ovviamente sfuggito a nessuno. Ma nelle ore di colloqui tra i due, di cui ovviamente non filtrò nulla, scommettiamo che le controparti sono state messe sul tavolo. L’orso riuscirà a calmare l’ardore dei belligeranti? Un’altra giustificazione del Cremlino per questa decisione è che la difesa siriana funziona e ha già tutto ciò di cui ha bisogno. Questo è un po’ esagerato, ma l’esibizione siriana contro le salve statunitensi-anglo-francesi porta acqua al mulino della tesi. I russi vorrebbero preservare lo status quo, presenza iraniana non troppo visibile, invio di armi iraniane a Damasco e Hezbollah, bombardamenti israeliani irregolare su obiettivi secondari, che non farebbero altrimenti… Soprattutto perché l’errore diplomatico degli USA gli avvantaggia e sarebbe un peccato perdere questa opportunità per de bisticci locali o regionali. Distruggendo l’accordo nucleare iraniano che avevano firmato, gl USA perdono legittimità e si isolano a livello internazionale. A parte i giullari israeliani dell’impero, il mondo intero, incluse le euronulltà, si oppone alla decisione del cretinoide. Per una volta Mosca, Londra, Pechino, Berlino, Teheran e Parigi parlano con la stessa voce, il che è abbastanza raro da ricordarlo.
Se Ruhani resiste ai duri e mantiene il Paese nell’accordo, sempre garantito da europei, russi e cinesi che non vogliono andarsene, e sostenuto da India e Turchia, assisteremo all’emergere di una convergenza eurasiatica senza precedenti isolando la potenza marittima. Sulle sanzioni contro l’Iran e le compagnie che continuerebbero a farvi affari, se parliamo di compagnie europee come Airbus, va notato che le compagnie statunitensi come Boeing (ordine di 110 aerei dell’Iran Air) sarebbero interessate: una strada reale per la dedollarizzazione. Gli strateghi statunitensi, lettori della Grande scacchiera di Brzezinski, conoscono perfettamente il pericolo dell’emergere del triangolo Russia-Cina-Iran per il futuro della supremazia statunitense sempre più illusoria. Lasceranno che l’amministrazione Trump si suicidi? O è solo una cortina fumogena con cui Donald adempie a una delle sue promesse elettorali, compiacendo gli israeliani e rinegoziando un nuovo accordo? Il futuro lo dirà…Traduzione di Alessandro Lattanzio