Siria: Le ragioni dell’isteria saudita-statunitense

Nasser Kandil e Mouna Alno-Nakhal, Mondialisation, 18 maggio 2017Secondo Nasser Kandil
Le ultime campagne diplomatiche e mediatiche lanciate da Washington e Riyadh contro lo Stato siriano non possono essere spiegate solo come reazione a uno schiaffo doloroso ma innominabile. In effetti, quando lo Stato siriano riprende i bastioni di al-Nusra in diversi quartieri di Damasco, Stati Uniti ed Arabia Saudita l’accusano di condurre un “cambiamento demografico”, non potendo continuare a sostenere apertamente le organizzazioni terroristiche. E quando l’Esercito arabo siriano in pochi giorni scaccia lo SIIL da un “area sensibile” nel deserto siriano di 80 km di larghezza per 100 di profondità, scelta dagli statunitensi quale futuro santuario dello SIIL sulla linea strategica di collegamento tra Siria, Iran e Resistenza libanese, Stati Uniti e Arabia Saudita s’inventano ogni falsa accusa per demolire il morale del popolo siriano, sostenere i terroristi, fare pressione sul governo della Siria e l’alleato russo; ancora una volta, incapaci di continuare a sostenere apertamente le organizzazioni terroristiche. Così appare l’improvviso ciò che sembrava un dossier statunitense che accusava le autorità siriane di nascondere il massacro in un crematorio nella prigione di Sadnaya a nord di Damasco [1], immediatamente trasmesso alle Nazioni Unite: “15 maggio, il capo per il Medio Oriente del dipartimento di Stato Stuart Jones presentava le foto satellitari del carcere dicendo che il regime del Presidente Bashar al-Assad ha distrutto i resti di migliaia prigionieri assassinati negli ultimi anni. Poi chiese di “porre fine a tali atrocità”. Tali foto “declassificate” dal governo degli Stati Uniti erano datate aprile 2017, aprile 2016, gennaio 2015 e agosto 2013, mostrando edifici, uno dei quali sottotitolato “prigione principale” e l’altro “probabile crematorio”. Su una delle immagini vi era la leggenda “fanghiglia su una parte del tetto” che attesterebbe, secondo gli Stati Uniti, l’esistenza di un forno crematorio installato dal regime siriano”!!!
Le convulse accuse del ministro degli alloggi israeliano ed ex-generale dell’esercito, Yoav Galant, chiedono apertamente l’assassinio del Presidente siriano Bashar al-Assad [2]: “Penso che attraversiamo la linea rossa. Secondo me è giunto il momento di assassinare Assad. E’ così semplice...” Al momento, Washington afferma che la cooperazione con la Russia non va bene, soprattutto sulla questione fondamentale delle cosiddette “zone di de-escalation” in Siria definita da Astana 4, mentre le incursioni statunitensi uccidono civili siriani ad Hasaqah e al-Buqamal [3] con il pretesto della lotta contro lo SIIL, che si affrettava ad attaccare l’aeroporto di Dayr al-Zur, controllato dall’Esercito arabo siriano, proprio come successe la scorsa estate dopo gli attacchi degli Stati Uniti sul Jabal al-Thardah. Ed ora, altrettanto improvvisamente, il capo del Kurdistan iracheno minaccia l’iracheno Hashd al-Shabi se continua l’avanzata verso il confine siriano, e la cosiddetta opposizione siriana minacciava di lasciare i negoziati di Ginevra 6 (ripresi il 16 maggio), mentre le fazioni armate impegnate nel processo di Astana annunciavano l’adesione all'”operazione fronte meridionale” voluta principalmente da statunitensi, inglesi e giordani, ancora col pretesto della lotta della cosiddetta coalizione anti-SIIL, ma il cui vero obiettivo è, ovviamente, raggiungere il confine iracheno-siriano ad al-Tanaf, all’incrocio dei confini giordano-siriano-iracheno. Un’operazione considerata “ostile” dalla Siria e contro cui non si limita a mettere in guardia la Giordania per voce del Ministro degli Esteri, Walid al-Mualam [4], ma prepara la corsa verso il confine con l’Iraq, ancor prima di avviarla. Da qui le campagne di isteria e diffamatorie spiegate dai rapidi e inaspettati progressi dell’Esercito arabo siriano verso Dayr al-Zur e il confine iracheno, parallelamente ai progressi iracheni dell’Hash al-Shabi al confine con la Siria, minacciando i piani degli statunitensi-sionisti che sanno perfettamente che questa è una causa e una strategia comune, coordinata con Iran e Russia per impedirgli di controllare il confine siriano-iracheno, divenuta la madre di tutte le battaglie della guerra alla Siria. Controllarlo significa impedire a Iran e Cina di accedere al Mediterraneo, contenendo oleodotto iracheno e gasdotto iraniano nella stessa direzione, controllando la linea di rifornimento strategica dall’Iran alla Siria e alle forze della Resistenza; obiettivi che motivarono l’invasione dell’Iraq e, dopo il fallimento, la guerra alla Siria. Una seconda sconfitta che motiva il tentativo di controllare la regione tra il Tigri e l’Eufrate. Un terza sconfitta inflitta dalla resistenza dell’Esercito arabo siriano ad Hasaqah e Dayr al-Zur e dall’avanzata dell’Hashd al-Shabi a Tal-Afar in Iraq, motivando l’ultimo piano statunitense per controllare il confine siriano-iracheno. Se il piano fallisce, la guerra alla Siria non avrà più senso strategico. Piuttosto, sarà necessario gestire un’alleanza tattica e risorse per raggiungere un accordo parziale tra le forze belligeranti; gli statunitensi sono particolarmente interessati al sud del Paese e alla sicurezza d’Israele garantita dalla Russia o dall’accelerazione del processo di risoluzione della causa palestinese in Israele. Tuttavia, quando gli statunitensi mobilitano tutti i loro alleati gettando il loro peso e le loro minacce, vuol dire che la guerra è tutt’altro che finita con molte opportunità di rimescolare le carte; in particolare attraverso Turchia, Israele, curdi iracheni o bloccando i colloqui di Ginevra. Un blocco atteso da molti osservatori viste le differenze tra USA e Russia, la riluttanza turca a separarsi da Jabhat al-Nusra e la volontà aggressiva degli statunitensi, spiegando il motivo per cui l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, declinava su priorità, o almeno pari importanza, nel “paniere” della lotta al terrorismo per concentrarsi sulle discussioni sulla futura Costituzione siriana. Trascurarlo fu deciso nei colloqui a Ginevra 5, che invocava la formazione di un comitato di esperti costituzionali del governo, dell’opposizione e delle Nazioni Unite, senza che ciò si nelle prerogative delle Nazioni Unite, essendo la Costituzione siriana questione solo del popolo siriano, come indicato nella risoluzione 2254/2015.Secondo fonti ben informate, l’influenza statunitense sui colloqui di Ginevra 6 riflette, in parte, la mobilitazione per la “guerra al confine siriano-iracheno” proposta da Erdogan nella visita a Donald Trump [5]. Una proposta per affidare ai peshmerga curdi in Iraq, guidati da Masud al-Barzani, la missione di dominare le aree controllate dai curdi in Siria e le regioni al confine siriano-iracheno, implicitamente per pulire le aree di Sinjar e Qamishli dalla presenza del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) in cambio del sostegno turco nella battaglia di Raqqa. Infine, chi controllerà i confini siriano-iracheni vincerà la partita. Ciò che è certo è che una delle più importanti guerre del Medio Oriente entra nella fase più pericolosa.Traduzione e sintesi di Mouna Alno-Nakhal dell’ultima nota di Nasser Kandil: politico libanese, ex-vicedirettore di Top News Nasser-Kandil e redattore del quotidiano libanese “al-Bina“.

Fonti:
Top News
Top News
Top News
al-Bina
Top News

Note:
[1] Siria: Gli Stati Uniti hanno accusato il regime di Assad di usare un “crematorio” per nascondere “omicidi di massa”
[2] “Il tempo è venuto” per uccidere Bashar al-Assad (ministro israeliano)
[3] La “Coalizione degli USA” uccide più di 31 persone nel massacro di al-Buqamal e Dayr al-Zur
[4] Forze statunitensi, inglesi e giordane al confine giordano-siriano. Anche l’Esercito arabo siriano si avvicina
[5] Trump assicura ad Erdogan l’appoggio degli USA contro il PKK curdoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

GRU, Alfa e Vympel: gli operatori segreti più famosi della Russia

Gleb Fjodorov, RBTH, 10 maggio 2017

RBTH ha compilato le informazioni da più fonti aperte sulle più famose operazioni segrete delle forze speciali russe. Poiché la maggior parte delle informazioni su questi eventi è ancora classificata, non possiamo confermarne la veridicità.Le Forze Speciali russe furono create subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale e sono state maggiormente coinvolte nelle operazioni segrete nel mondo. Ciò che nacque come Spetsnaz GRU (del Primo Direttorato d’Intelligence del Ministero della Difesa) nel 1949 divenne una struttura diversificata di unità altamente specializzate. La Russia dispone di unità per operare sott’acqua, nella regione artica, nelle zone montuose e nei Paesi stranieri, dove i compiti potrebbero persino includere il rovesciamento dei governi. Poiché le attività delle Forze Speciali sono segrete, possiamo parlare solo delle più famose operazioni segrete descritte da fonti aperte.

La crisi della primavera di Praga
La prima grande operazione estera delle Forze Speciali si ebbe nel 1968, quando Mosca decise di sfruttare la primavera di Praga inviando truppe dei Paesi del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia. Gli Spetsnaz GRU furono incaricati di catturare l’aeroporto di Praga. Nella notte del 21 agosto 1968, un aereo passeggeri sovietico richiese di compiere un atterraggio d’emergenza nell’aeroporto di Praga, presumibilmente per guasto al motore. Dopo l’atterraggio, i commando, senza sparare un colpo, occuparono l’aeroporto e presero il controllo del traffico aereo. Allo stesso tempo, le unità delle Forze Speciali infiltratesi a Praga pochi giorni prima dell’operazione presero il controllo di altri punti chiave della città. Diverse ore dopo la presa dell’aeroporto, i mezzi delle truppe aeroportate circondarono l’edificio del Comitato Centrale del Partito Comunista Cecoslovacchia, dove si svolgeva un incontro d’emergenza, trasportandone la direzione a Mosca.

Catturare un elicottero statunitense in Cambogia
Lo stesso anno un gruppo di Forze Speciali di 9 Spetsnaz del GRU penetrarono in una base aerea segreta statunitense in Cambogia. Trovarono i nuovi elicotteri d’attacco Cobra dotati di sistemi di puntamento e missili. Risultato dell’operazione di 30 minuti, un elicottero fu catturato e portato in Vietnam, mentre gli altri furono distrutti. 15 statunitensi furono eliminati nell’operazione. Secondo fonti russe, gli Stati Uniti seppero dell’attacco alla base delle Forze Speciali sovietiche anni dopo, grazie a una fuga dal KGB.

Afghanistan e il palazzo di Amin
Il culmine delle Forze Speciali sovietiche si ebbe in Afghanistan, dove furono impiegate a pieno collaborando tra esse. Uno dei primi e più difficili compiti del nuovo battaglione musulmano del GRU, reclutato tra gli abitanti dell’Asia Centrale, era aiutare i gruppi Alfa e Zenith del KGB ad assaltare Palazzo Tajbeg e catturare il presidente afghano Hafizullah Amin. L’operazione, conosciuta in seguito come Operazione Storm-333, è l’operazione più famosa delle Forze Speciali russe. Poco prima dell’operazione, avvenuta il 27 dicembre 1979, personale del battaglione musulmano s’infiltrò nelle guardie del palazzo. Dovevano neutralizzarle ed aiutare le squadre Alfa e Zenith ad entrare nel palazzo. Si riteneva che l’operazione fosse impossibile, poiché la manciata di commando affrontava 1500 soldati afgani, tra cui le guardie personali di Amin. Nell”assalto, la squadra sovietica perse sei uomini.

“Rivoluzione” in Lettonia e “sabotaggio” di una centrale nucleare
L’esperienza acquisita in Afghanistan mostrò che l’Unione Sovietica poteva avere bisogno delle Forze Speciali per azioni di sabotaggio all’estero. Perciò, le autorità crearono il gruppo Vympel del KGB, considerato d’élite anche per le norme delle Forze Speciali. Durante un’esercitazione false flag, Vympel doveva “rovesciare” il governo della Repubblica lettone, oltre che ostacolare il KGB locale. L’unità KGB locale era consapevole dei piani di Vympel, ma non riuscì tuttavia a fare nulla. Uno dei protagonisti dichiarò che 10 gruppi Vympel parteciparono all’operazione denominata Ambra-87. Ognuno aveva un compito specifico e tutti eseguiti con successo. Un gruppo doveva catturare il capo del dipartimento del KGB locale. Le Forze Speciali lo catturarono a casa, prima di svitare le lampadine nella scala di casa. “Volevamo fare la stessa cosa con il presidente del KGB, ma rinunciammo”, disse il protagonista. “Invece lo fotografammo attraverso il dispositivo di puntamento del fucile e glielo mostrammo dicendo: ‘vedi, eri vicino alla morte’“. Secondo fonti aperte, all’epoca compito di Vympel comprendeva la protezione di strutture critiche. Ad esempio, fu impegnato nella protezione delle centrali nucleari e nell’individuazione delle loro debolezze. Così, nel 1988 Vympel entrò nella centrale nucleare di Belojarsk in soli 42 secondi. La pianificazione dell’operazione richiese più di un mese. La penetrazione portò a una riflessione su come tali infrastrutture dovevano essere protette.

Le più recenti Forze Speciali
Le più forti e segrete Forze Speciali della Russia sono semplicemente chiamate Forze Operative Speciali. Secondo le fonti aperte, l’unità fu creata nel 2009, utilizzando personale veterano di altre unità speciali. Secondo i media russi, l’unità potrebbe aver partecipato all’assalto di Tadmur in Siria. Lenta.ru sostiene che le Forze Speciali sono utilizzate contro i terroristi dall’Africa settentrionale all’Afghanistan e dalle repubbliche dell’Asia centrale.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

16 Spetsnaz contro 300 terroristi

Aleksandr Kots, Komsomolskaja Pravda, 11/5/2017 – South FrontEroi del nostro tempo
I quattro giovani ufficiali che indossano uniformi sfilano sul lungomoscova Frunze a Mosca senza attirare attenzione. Nel Giorno della Vittoria, nella capitale vi sono molte persone in uniformi ricoperte di decorazioni. I volti puliti, gli sguardi diretti, agili nel passo… Sono giunti al monumento agli eroi “ufficiali” davanti al Centro Nazionale della Difesa, deponendo fiori e saluti militari alle bronzee immagini degli eroi del passato. Un gruppo di ragazzi si avvicina al monumento e l’avvolge con entusiasmo per le foto commemorative. Se avessero saputo che a due passi dalle statue vi erano reali eroi di oggi, non li avrebbero lasciati senza uno o due selfie. Si tratta di due tenenti-colonnelli e due capitani verso cui Vladimir Putin ha pronunciato queste parole alla Parata della Vittoria: “Sentiamo un profondo legame di sangue con la generazione degli eroi e dei vincitori. E quando gli parlerò, dirò questo: non proverete mai vergogna per causa nostra. Un russo, un soldato russo è pronto oggi come in qualsiasi momento della storia a dimostrare coraggio ed eroismo compiendo tutto ciò che va fatto. Questi soldati sono presenti oggi nelle formazioni in sfilata sulla Piazza Rossa di Mosca. Il Paese ne è fiero!
Purtroppo non si possono sempre sapere i nomi di questi eroi e avrebbero anche probabilmente rifiutato un selfie. Daniil, Evgenij, Roman e Vjacheslav sono ufficiali delle Forze Operative Speciali (SSO), le élite delle Forze Armate della Russia. Il presidente ha recentemente firmato un decreto per l’assegnazione agli ufficiali di alte decorazioni. Come comandante del gruppo, il Tenente-Colonnello Daniil ha ricevuto il titolo Eroe della Russia. Sono rimasto colpito dalla modestia con cui i veri eroi parlano delle loro gesta. Niente storie, basta lavorare.

“Abbiamo fatto un buon lavoro quel giorno”
– Era un giorno normale, nient’altro che routine, scrolla le spalle Daniil.
– Ricevemmo informazioni sui combattenti di al-Nusra sempre più attivi in una parte della provincia di Aleppo, ricorda il Tenente-Colonnello Evgenij. Ricevemmo la missione di recarci in zona per ricostruire e localizzare i concentramenti di terroristi e mezzi per guidarvi i nostri aerei. Prendemmo posizione e iniziammo ad operare.
La squadra di 16 Spetsnaz si avvicinò al fronte identificando edifici occupati dal nemico, posizioni difensive, blindati, depositi di munizioni e vie di traffico. Queste informazioni furono inviate istantaneamente al comando, per guidare gli aerei, con il cui aiuto furono distrutti 3 carri armati e 1 batteria di lanciarazzi, oltre a vari lanciamine e 2 depositi.
– Facemmo un buon lavoro quel giorno, sorride Evgenij. Ma una bella mattina le cose accelerarono notevolmente. Le nostre posizioni finirono sotto un tiro massiccio di razzi, mortai, artiglieria e anche carri armati.

Quattro attacchi respinti. Bisognava agire di corsa
Le forze siriane si ritirarono a causa dei problemi di comando tra le varie unità. Daniil decise di rimanere sul fronte.
-Un drone scoprì una shahid-mobile (un’autobomba con autista suicida) che puntava verso di noi. Ma i nostri esperti tiratori di ATGM reagirono in tempo. L’autoveicolo esplose lontano dalle nostre postazioni. I tiratori di ATGM sono specialisti nell’impiego dei missili anticarro. Il loro comandante, Capitano Roman, spiega le peculiarità della missione in Siria. Solo per chiarire, la shahid-mobile era preceduta da un bulldozer coperto da 3-4 strati di piastre d’acciaio, inframmezzate da sabbia. La shahid-mobile lo seguiva. Di norma si tratta di un BMP-1. Prendemmo posizione sul fianco destro, e l’operatore del Kornet colpì il BMP al primo lancio. L’esplosione fu tale da spazzare anche il bulldozer. Poi dovemmo cambiare postazione. Il nemico ha molti ATGM, principalmente di fabbricazione statunitense. Avrebbe lanciato un missile sulle nostre postazioni entro 30-40 secondi del nostro tiro. Bisognava agire di corsa. Nei successivi 90 minuti distruggemmo un carro armato che sparava al nostro gruppo da una collina vicina. Bisogna riconoscerlo, non sono totalmente indifesi. Dovemmo sudare per far fuori quel carro armato. Verso sera distruggemmo anche un ZU-23 montato su un camion. Molto rispetto per l’ATGM Kornet che ancora una volta eccelleva. In un solo giorno, la piccola squadra Spetsnaz respinse quattro attacchi. Le stime più modeste parlano di circa 300 terroristi.
– Erano ben addestrati, assicura Danil. Dopo, durante l’ispezione delle perdite, capimmo che i terroristi erano molto ben equipaggiati. Uniformi importate, videocamere go-pro sugli elmetti, costosi kit medici da campo. Alcuni mercenari erano scuri. I siriani non hanno i soldi per cose del genere. Inoltre, mostrarono un serio addestramento sul campo di battaglia. Le loro armi non erano solo sovietiche e cinesi ma anche statunitensi e israeliane. Quando la notte giunse, il comandante decise di minare le vie per le nostre postazioni. Utilizzando dispositivi per la visione termica, i genieri giunsero a 500 m dalle postazioni sotto la copertura dei cecchini. Il gruppo del Capitano Vjacheslav pose una barriera di mine AT e AP telecomandate. E non per nulla.

“Non c’era altro modo”
– Quando albeggiò, gli attacchi ripresero, con una seconda e poi terza ondata, dice Vjacheslav. Distruggemmo una mina dopo l’altra, qualche blindato e ne eliminammo gli equipaggi. Era impossibile contare le perdite nemiche. Secondo i nostri Spetsnaz, i terroristi cercano sempre di portarsi via i loro morti nella notte. Ma nelle immediate vicinanze delle postazioni, gli Spetsnaz trovarono circa 30 cadaveri, abbandonati da più di un giorno finché le forze governative non arrivarono. Allora i terroristi persero la volontà di attaccare. I russi lasciarono le loro postazioni alle forze siriane e tornarono a quelle originarie senza perdite.
– Hai fatto una scelta consapevole accettando battaglia o fu spontaneo?, Chiedo al comandante del gruppo.
– Conosciamo la loro psicologia, sappiamo che non possono sostenere a lungo un attacco, dice Daniil. Eravamo sicuri, sapevamo che il terreno rendeva possibile la difesa. L’attacco fu molto più ostico, quindi si trovarono in una situazione perdente.
E se vi fosse ritirati?
– Allora i terroristi avrebbero preso le alture ed avrebbe richiesto una settimana recuperarle. E le perdite siriane sarebbero state maggiori.
– Questa era l’unica decisione possibile, afferma Evgenij con certezza. Non c’era altro modo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché Dayr al-Zur e perché adesso?

Sic Semper Tyrannis 10 maggio 2017Al primo appello della Russia alle zone di de-escalation, il mio primo pensiero, come molti, era che Putin stesse gettando la spugna. Poi pensai a diverse altre possibilità.
1. Sembrava la continuazione del tentativo della Russia di separare i jihadisti inconciliabili dall’opposizione siriana. Dubito che gran parte di tale opposizione rimanga, ma bisogna avere alcuni dati su chi ancora passa dal lato del governo. Non sono certamente militarmente significativi. In ogni caso, RT affermava che quest’opposizione moderata sarà diretta contro i jihadisti “con il sostegno dei Paesi garanti”.
2. Il piano russo per le zone di de-escalation previene l’aggressivo vecchio piano statunitense-saudita per le aree sicure. Portando la Turchia su questo piano alternativo, rendendola garante, indebolirebbe enormemente il piano USA-Saudita e ne bloccherebbe l’attuazione.
3. L’obiettivo del piano potrebbe rientrare nell’operazione per neutralizzare il sostegno turco ai jihadisti e trascinare la Turchia nella sfera russa.
4. Finché la Russia non è disposta a schierare forze terrestri significative per chiudere definitivamente le operazioni, il piano delle zone di de-escalation sembra la mossa migliore. Se Russia e Siria riescono ad includere la Turchia quale Paese garante, questo isolerebbe di molto i jihadisti concentrando la lotta contro di loro.
Negli ultimi giorni è divenuto chiaro che il piano di de-escalation è la prima tappa di un importante cambio strategico nella guerra in Siria. Si tratta dell’economia di forze che volgono dalla parte occidentale della Siria per concentrare le forze R+6 per la spinta verso est, come dichiarato esplicitamente dal Generale Rudskoj qualche giorno fa. “Dopo la firma del memorandum sulla creazione di zone di de-escalation in Siria, i principali sforzi della forza aerea russa saranno diretti a sviluppare l’offensiva ad est di Palmyra e alla successiva liberazione di Dayr al-Zur, secondo il Colonnello-Generale Sergej Rudskoj, capo del Primo Direttorato delle Operazioni dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa. “L’istituzione di zone di de-escalation consentirà alle forze governative di liberare un numero significativo di truppe”. La forza aerea russa continuerà a sostenere le forze armate siriane a distruggere le formazioni di banditi dell’organizzazione terroristica DAISH (nome arabo dell’organizzazione terroristica SIIL, vietata in Russia)”, affermava Rudskoj. Un altro compito della VKS, secondo Rudskoj, sarà la liberazione dei territori nordorientali della provincia di Aleppo, lungo il fiume Eufrate“. (Rossijskaja Gazeta)
Secondo al-Masdar il sostegno russo includerebbe anche forze terrestri. “Secondo la fonte militare, le forze speciali russe saranno integrate nel V Corpo e nella Quwat al-Nimr dell’Esercito arabo siriano per tutta l’offensiva“. Non sappiamo se ciò interessi consiglieri o le unità Spetsnaz che svolgono i tradizionali compiti di ricognizione-sabotaggio per le formazioni maggiori dell’EAS. Forse entrambi. Un altro sostegno russo consiste nel “nuovo distaccamento speciale antiguerriglia dei Paesi dell’ex-URSS” chiamato Turan. Secondo “Russkaja Vesna“, un distaccamento di 400 uomini dell’unità Turan, di 800-1200, sono pronti a sostenere immediatamente l’offensiva dell’EAS da Aleppo a Dayr al-Zur. Le forze dell’EAS radunate per l’offensiva includono la Quwat al-Nimr e il V Corpo. Sono sicuro che ce ne siano altre. Hezbollah ritorna sul fronte di Tadmur. Al-Masdar dice che “Suhayl al-Hasan, comandante della Quwat al-Nimr, comanderà comunque due offensive simultanee ad est di Aleppo e ad est di Palmyra contro lo Stato islamico“. L’idea di due offensive creava qualche preoccupazione prima di vederla come manovra d’avvolgimento per isolare i jihadisti dello SIIL nella vasta area aperta ad est di Homs, o costringerli a ritirarsi verso l’Eufrate. Gli sforzi nella tasca di Dayr al-Zur per espandere l’area sotto il controllo governativo s’intensificano con qualche successo. L’EAS, sicuramente con il sostegno aereo russo, prepara una forza di diverse centinaia di veterane guardie repubblicane per rafforzare la tasca via aerea. È un piano coraggioso, ma a mio avviso con buona probabilità di riuscita.
L’operazione per liberare Dayr al-Zur sarà denominata Operazione Lavanda. Perché? L’osservatore Wail al-Husayni l’ha spiegato su twitter, “Nel 2012 quando Dayr al-Zur stava per cadere, un famoso comandante della Guardia repubblicana, Ali Quzam, fu tra i primi ad arrivare per difendere la città insieme al Generale Isam Zahradin, purtroppo cadde difendendola. In arabo Quzam significa lavanda, quindi questa operazione sarà un tributo a lui e agli altri eroi caduti per difendere la Siria“. L’obiettivo dell’offensiva va oltre la liberazione di Dayr al-Zur. È la corsa al confine iracheno. Le R+6 vedono ovviamente lo sforzo della coalizione per prendere l’est del Paese dal Rojava e dalla Giordania come una minaccia peggiore dei jihadisti ad Idlib. Non so come Putin convinca la Turchia, ma credo che pensi di poter gestire il sultano. Credo anche che Putin e Assad siano sicuri di poter finalmente collaborare con i curdi del Rojava. Ma il piano USA-Arabia Saudita (ed Israele) per le aree sicure e bloccare la mezzaluna sciita, come scrive Elijah Magnier, è qualcosa che va affrontato adesso. L’Iraq lo vede pure, ed Esercito iracheno e PMU hanno appena lanciato un’offensiva per liberare la provincia ad ovest di Haditha, nell’ambito del piano iracheno per infine liberare il valico di frontiera di al-Qaim. In retrospettiva, credo che la decisione di non continuare l’offensiva su Idlib dopo la liberazione di Aleppo e di avanzare verso est per tagliare i turchi e loro jihadisti ad al-Bab, sia il risultato di questo punto di vista sulle incursioni straniere nel territorio siriano, considerate maggiore minaccia immediata per Assad e Putin che non i jihadisti ad Idlib.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La verità sulle “zone di de-escalation”

Ziad al-Fadil, Syrian PerspectiveSauditi e qatarioti, due dei più simpatici ayrabi della penisola, che hanno sprecato miliardi di dollari per finanziare il terrorismo in Iraq e Siria, sono in una fase critica. La guerra fu scatenata dalla rabbia per il rifiuto del Presidente Bashar al-Assad a concedere al Qatar il diritto di estendere il gasdotto dall’Arabia Saudita alle coste siriane, mentre d’altro canto concluse un accordo per consentire all’Iran di costruire un gasdotto simile dall’Iraq al litorale siriano. I sauditi lo considerarono un altro complotto cripto-sciita per minare l’egemonia sunnita nel Mashriq. Non avendo nulla cominciarono a coordinarsi con l’ex-ambasciatore statunitense (e in disgrazia) in Siria, Robert Ford, per scatenare l’insurrezione contro Assad e il Partito Baath usando sabotatori sul posto la cui formazione risaliva al 2007. Le complessità nell’avviare tale ribellione non interessa qui, ne abbiamo parlato molto nei post precedenti. Abbiamo raggiunto un nuovo e fondamentale punto nell’evoluzione della guerra che richiede un’analisi. Ad Astana IV, i Paesi sponsor, Russia, Iran e Turchia, hanno firmato un memorandum che garantisce la creazione di “zone di de-escalation”. Ho già detto tre giorni prima che il termine “de-escalation” è tollerabilmente simile a “non-fly”. Fu scelto in modo che questo autore non ne sia offeso. Comunque, sembra che gli oppositori abbiano finalmente ottenuto ciò che volevano, un’area in cui l’Aeronautica siriana non possa bombardarli. Ma non è così. Le parti dell’accordo reale, non i garanti, sono governo centrale siriano, NACOSROF (coalizione nazionale delle forze della rivoluzione e dell’opposizione siriane), Jaysh al-Islam (Arabia Saudita) e partiti legali d’opposizione. NACOSROF è una curiosità, poiché non ha influenza sul terreno e deve affidarsi all’ombra di Arabia Saudita e Qatar per partecipare al processo. E’ impossibile comprendere il carattere dell’opposizione senza badare alla presenza degli scimmioni ayrabi.
Le parti che negoziavano la cessazione delle ostilità erano i garanti. Solo la Turchia, tra i tre, si opponeva al governo del Dottor Assad e della sua amministrazione. Ma i turchi si affliggevano persuadendosi a nuotare nella corrente, venendo esclusi da ogni possibilità di aderire all’UE, come suggerito apertamente dal ministro degli Esteri belga. Comunque, il recente auspicio di Erdoghan nel referendum costituzionale, di scacciare oltre 200000 cittadini dai loro posti di lavoro, le persistenti chiacchiere sulla libertà di parola da parata nel Paese, hanno raffreddato gli europei sull’adesione della Turchia all’UE. Sarebbe uno sgradito premio di consolazione per l’addio del Regno Unito l’adesione di un’autentica tirannia come quella della Turchia. In tale contesto, Ankara parlava di Turchia con russi e iraniani. E ad ulteriore impulso alle pretese di Erdoghan, le elezioni in Francia avrebbero annunciato la Frexit se Marine Le Pen entrava all’Eliseo o, almeno, avesse avuto voti sufficienti per darvi inaudita credibilità. Erdoghan è stato convinto da Iran e Russia ad accettare il governo del Dottor Assad, anche se ottenesse un altro mandato con elezioni democratiche. Con l’Europa che si scrolla le spalle, il sultano Erdoghan non aveva altra scelta che guardare ad Oriente. Erdoghan ha altri problemi con l’occidente. Gli statunitensi insistono ad abbracciare i combattenti curdi per dare a Trump l’ultimo accredito, la liberazione di al-Raqqa, l’ultima base dello SIIL in Siria. È proprio questo argomento che Trump ha avanzato nella conversazione telefonica con Putin. Putin sapeva che Trump e la sua corte di zucconi a Washington pensano d’espellere lo SIIL da questa città, così vicina ad una delle fonti energetiche più importanti della Siria, la diga di Tabaqa. Secondo la mia fonte a Washington DC, il complotto neo-con era usare la vittoria a Raqqa per migliorare la posizione dei combattenti curdi, permettendogli di dichiarare il loro Stato-fantoccio per bloccare l’estensione del gasdotto iraniano. Ma poiché i neo-con in genere non conoscono il Medio Oriente, non capiscono semplicemente che i curdi non possono e non offenderanno l’Iran. Con la Turchia che colpisce da nord, l’ultima cosa che i curdi hanno bisogno è un Iran angosciato e un Iraq dipendente da Teheran. È solo una situazione perdente per Stati Uniti e curdi. Ma qui si sente l’odore pungente dei soldi sauditi. Il Qatar verserà miliardi per estendere il suo gasdotto nella Siria orientale controllata dai curdi fino a Turchia ed Europa. Così, quando Putin discuteva il ruolo degli Stati Uniti ad Astana, conosceva gli stratagemmi dei neo-con, che ha usato abilmente per convincere Trump ad inviare un suo diplomatico nella capitale kazaka ed accettare la creazione di “zone di de-escalation”. Trump accettava la condizione per cui a tutte le forze aeree è proibito sorvolare queste zone, anche se non è ancora chiaro se Trump aderirà all’accordo. La Russia ha insistito a che alcun aereo sorvoli queste zone. Ma anche i ratti sionisti hanno dichiarato la loro non adesione a tali restrizioni, una posizione che eventualmente lenirebbe i sentimenti dei duri statunitensi potendo utilizzare gli aeromobili sionisti per raggiungere i loro obiettivi in Siria. In cambio dell’accordo statunitense alla creazione di queste zone, Putin ha promesso a Trump che Russia e Siria non interferiranno nelle manovre statunitensi presso Raqqa sapendo che il piano statunitense fallirà.Putin tende la trappola
I russi non credono che esista una soluzione politica alla guerra siriana. Forse all’inizio, ma gli eventi successivi gli hanno fatto abbandonare tali fantasie. La realizzazione che i gruppi terroristici più potenti non accettano una soluzione negoziata portava al nuovo stratagemma di Putin basato su diversi fattori: primo, Trump sembra sincero nel frantumare lo SIIL. A differenza di Obama, la cui mente criminale era volta a rovesciare il Dottor Assad, Trump sembra ambiguo verso il bravo medico di Damasco. I neo-con possono sempre lamentarsi quanto vogliono su Assad dittatore impegnato a cancellare l’oscenità sionista, ma Trump sembra più incline ad accettare queste figure; ne testimonia l’ammirazione per Putin, Le Pen, Duterte. Quindi, Putin ha sfruttato l’impressione di Trump di uomo con cui poter accordarsi. Trump e Putin sono d’accordo nel trovare un modo per distinguere i terroristi buoni dai terroristi cattivi. Questo è un vecchio pensiero inquietante per Arabia Saudita, entità sionista e Qatar che non si preoccupano di tali distinzioni. Ma Putin pensa che se convince gli statunitensi ad agire razionalmente e ad aiutare i cannibali buoni a spazzare via quelli malvagi, avanzeranno notevolmente nella lotta per impedire alla Russia nuove avventure estere. Putin ritiene che una volta che SIIL, Hayat Tahrir al-Sham e al-Qaida/al-Nusra saranno sradicati, sarà questione di tempo prima che gli altri gruppi siano sterminati, come Jaysh al-Islam, Faylaq al-Rahman, Fronte meridionale dell’ELS e altri. Ma Putin sa anche che il presidente statunitense è mercuriale, debole e facile da persuadere. Passa da incontrare gli avvoltoi sauditi di Riyadh, le creature sioniste di Tel Aviv e forse gli egiziani a Cairo. E sarà inondato da argomenti secondo cui al-Qaida/al-Nusra è indispensabile agli interessi statunitensi. I sionisti lo metteranno a parte e gli riveleranno perché il gasdotto del Qatar sia nell’interesse degli USA, cioè: l’influenza statunitense in Europa diminuirà radicalmente se l’Europa comincerà ad affidarsi al carburante russo e iraniano. Trump è un imbecille politico incapace di pensare da solo. Forse cadrebbe in tali argomentazioni rimangiandosi le promesse a Putin. Ma non credo che lo farà. Trump potrebbe essere sul punto di rendersi conto che gli Stati Uniti hanno sostenuto al-Qaida negli ultimi 5 anni, la stessa al-Qaida che ha abbattuto le sue Torri Gemelle l’11 settembre, nella città in cui è nato. Penso che resisterà a qualsiasi sforzo per influenzarlo a continuare l’eredità di Obama fatta di omicidi e oltraggi. E crediamo che si stupirà nel sapere che il suo amato Stato-ghetto sionista sostiene apertamente al-Qaida sulle alture del Golan e nella Siria meridionale. Vediamo come va. Non sono ancora sicuro che questo presidente abbia abbastanza sostanza per delle scelte politiche significative.
Putin insieme al Dottor Assad e agli alleati iraniani ha sistematicamente ripulito le aree della Siria occidentale, con i negoziati o la forza, spedendo i rimanenti terroristi nella provincia di Idlib dove si concentrano. Adesso il borgo di Damasco di Barza è stato ripulito come Madhaya, Buqin, al-Zabadani un mese prima. Dall’avvio di questo programma, l’Esercito arabo siriano è sempre più libero di agire in altre aree importanti in Siria. Quando l’EAS ha cercato di convincere Jaysh al-Islam a cedere le posizioni nel Ghuta orientale e andarsene ad Idlib, le urla saudite in Giordania (MOK) irritarono la stratosfera con minacce di togliere fondi e sostegno a Jaysh al-Islam. Abu Hamam al-Buaydhani, il suo capo, era pronto a rifiutare qualsiasi offerta dell’EAS, anche se sapeva di avere il rasoio vicino alla gola. (Nota, l’Esercito arabo siriano ha appena liberato al-Qabun, a Damasco, e al-Zalaqiyat, a nord di Hama). Con le “zone di de-escalation”, l’accordo di Astana consente a tutte le parti di attaccare SIIL, al-Qaida/al-Nusra e Hayat Tahrir al-Sham. Se l’accordo regge per i 6 mesi previsti, la Russia invierà migliaia di tonnellate di nuovo materiale all’Esercito arabo siriano e soprattutto avrà completato l’addestramento dell’EAS. Ciò sarà cruciale per la spinta finale contro i resti dell’influenza wahhabita in Siria. Ora che le forze siriane hanno oltre 500000 combattenti, Damasco potrà ripulire il Paese da solo senza l’aiuto di Russia e Iran. In sostanza, questa era la situazione prima dell’avvento di Jabhat al-Nusra, quando era chiaro che disertori, mercenari e altra anticaglia non erano abbastanza forti da cacciare il Dr. Assad, e ancor mendo di sconfiggere l’Esercito arabo siriano.I media occidentali disturbati dagli eventi ad Astana
Oggi ho notato che il MSM segnalava violazioni dell’EAS dell’accordo per ridurre la violenza, riferendo che l’Esercito arabo siriano aveva estromesso i terroristi da al-Zalaqiyat a nord di Hama. Quello che non dicevano era che i terroristi erano membri di al-Nusra/al-Qaida, specificamente escluso dalle zone di de-escalation. Questo non evita menzogne e disinformazione. È possibile aspettarsi altri squallidi reportage del genere nelle prossime settimane, mentre le forze terroristiche, come Arabia Saudita, Qatar e l’abominio sionista, spendono ogni sforzo per sabotare l’Accordo di Astana.

Coordinamento tra Siria, Russia e Iran
Dall’aspetto, il Ministro della Difesa Dhihqan sembrava soddisfatto dagli eventi di Astana. Il governo iraniano ora condivide la sensazione istintiva della vittoria della Russia. Non importa chi vinca le elezioni presidenziali, la storia suggerisce che ogni nuovo leader a Teheran sosterrà più o meno di Ruhani il ruolo iraniano in Siria. Sarebbe stato bello vedere Ahmadinejad tornare in carica, per essere sicuri, ma non è possibile. Tuttavia, con il passare del tempo sul campo di battaglia, non c’è alcun accenno che l’Iran sia stanco del sostegno. Ciò ha dato origine ad un nuovo tipo di alleanza, l’alleanza dei sanzionati. Non è il BRICS incentrato in modo molto raffinato sul potere economico, ma un asse costruito dal confronto con l’occidente. Che sia Ucraina, Crimea o Siria, la Russia è sottoposta a una serie di sanzioni a cui ha resistito notevolmente per anni. In Iran, c’è la vecchia ferita della rivoluzione di Khomeini, il sostegno a Hezbollah, il programma nucleare e missilistico e il rapporto contraddittorio con l’Arabia Saudita pre-feudale che ha impedito all’Iran di godere dei vantaggio dal ruolo di compradore nel Golfo. Anche la Siria è stata sanzionata, le sue banche sono costrette ai sotterfugi, alle compagnie aeree sono negate le parti di ricambio, alle aziende farmaceutiche viene impedito di fabbricare medicinali necessari dai fornitori di esplosivi statunitensi e inglesi. Queste tre nazioni non solo hanno tollerato l’afflizione di tali privazioni, ma hanno vinto. La Russia non è un Paese del terzo mondo, la sua industria degli armamenti supera quella degli USA. L’Iran non è sciocco. L’ampia produzione di missili è tale che nessun ammiraglio statunitense lo sfiderebbe nel Golfo Persico, per non vedersi la flotta statunitense ormeggiata nel Bahrayn divenire una palla di fuoco. La Siria, una volta considerata piantagione di banane dai sauditi, è una potenza regionale capace di affrontare il complotto internazionale del più complesso cambio di regime nella storia mondiale. La Russia ha ormai superato gli Stati Uniti nel Levante. Utilizzando le sue spalle massicce, ha fatto fuori gli psicotici neo-con statunitensi, gli effeminati casinisti francesi e i borseggiatori inglesi, costringendoli ad assistere ad eventi su cui non hanno più influenza. Mentre le città della Siria guardano festanti i terroristi partire sugli autobus verdi, solo per trasferirsi ad Idlib, loro cimitero, l’esercizio lungo, paziente e deciso della diplomazia e del potere militare di Russia, Siria e Iran paga dividendi storicamente importanti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora