La Cina prepara l’alternativa d’oro al sistema del dollaro

F. William Engdahl New Eastern Outlook 18/05/2016

Zhou Xiaochuan

Zhou Xiaochuan

La Cina, come attuale presidente del gruppo G-20, ha invitato la Francia a organizzare una conferenza speciale a Parigi. Il fatto che tale conferenza avvenga in un Paese OCSE è segno di quanto sia indebolita l’egemonia del sistema del dollaro degli USA. Il 31 marzo a Parigi si era tenuta una riunione speciale, denominata “Nanjing II“. Il governatore della Banca popolare di Cina, Zhou Xiaochuan, vi fece una grande presentazione, tra gli altri punti, un più ampio uso dello speciale paniere del FMI con le cinque principali valute mondiali e i diritti speciali di prelievo o DSP. Gli invitati erano pochissimi, tra cui il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, il cancelliere dello Scacchiere inglese George Osborne, la direttrice generale del FMI Christine Lagarde che hanno discusso l’architettura finanziaria del mondo insieme alla Cina. A quanto pare e significativamente, non c’era nessun alto funzionario degli Stati Uniti. Sui colloqui di Parigi, Bloomberg ha riferito: “La Cina vuole un sistema molto più direttamente gestibile, in cui le decisioni del settore privato possano essere gestite dai governi”, ha dichiarato Edwin Truman, ex-funzionario della Federal Reserve e del Tesoro statunitense. “I francesi hanno sempre favorito la riforma monetaria internazionale, quindi sono naturali alleati dei cinesi su questo tema“. Un giornalista del China Youth Daily presente a Parigi osservava, “Zhou Xiaochuan ha sottolineato che il sistema monetario e finanziario internazionale è attualmente in fase di aggiustamento strutturale, l’economia mondiale si trova ad affrontare molte sfide...” Secondo il giornalista, Zhou continuava a dichiarare che l’obiettivo della Cina come attuale presidente del G20 è “promuovere l’uso più ampio dei DSP“. Per la maggior parte di noi, appare eccitante come guardare l’erba Johnson crescere nelle pianure del Texas. Tuttavia, dietro quel gesto tecnico apparentemente minore, appare sempre più chiaro, di giorno in giorno, la grande strategia cinese, che in caso di successo o meno, sarà la grande strategia per eliminare il ruolo dominante del dollaro come valuta di riserva delle banche centrali mondiali. Cina e altri vogliono porre fine alla tirannia del corrotto sistema del dollaro con cui gli USA finanziano guerre infinite col denaro preso in prestito altri popoli senza mai restituirlo. La strategia è porre fine al dominio del dollaro come valuta per la maggior parte del commercio mondiale di beni e servizi. E non è poca cosa. Nonostante il relitto economico statunitense e l’astronomico debito pubblico di 19 trilioni di dollari di Washington, il dollaro copre ancora il 64% delle riserve delle banche centrali. Il maggiore detentore di debiti degli Stati Uniti è la Repubblica Popolare Cinese, seguita dal Giappone. Finché il dollaro è “la moneta del re”, Washington può avere deficit di bilancio infiniti sapendo bene che Paesi come la Cina non hanno alcuna seria alternativa per investire i propri profitti dal commercio in valuta estera, se non nel debito pubblico garantito dal governo degli Stati Uniti. In effetti, come ho già sottolineato, ciò faceva sì che la Cina di fatto finanziasse le azioni militari di Washington contrarie agli interessi sovrani cinesi e russi, finanziando le innumerevoli rivoluzioni colorate del dipartimento di Stato degli USA, dal Tibet a Hong Kong, dalla Libia all’Ucraina, al SIIL in Medio Oriente e accora avanti…

Mondo multi-valutario
Se guardiamo più da vicino tutte le azioni del governo di Pechino dopo la crisi finanziaria globale del 2008 e soprattutto dopo la creazione della Banca Asiatica d’Investimento Infrastrutturale, la nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, gli accordi energetici in valuta nazionale con la Russia bypassando il dollaro, appare chiaro che Zhou e la leadership di Pechino hanno una strategia a lungo termine. Come l’economista inglese David Marsh ha sottolineato in riferimento alle recenti dichiarazioni di Zhou a Parigi, a Nanjing II, “La Cina s’imbarca, pragmaticamente ma con costanza, per sancire un sistema di riserva multi-valutario nel cuore dell’ordine finanziario del mondiale“. Dall’ingresso della Cina nel gruppo scelto delle valute DSP del FMI, lo scorso novembre, il sistema multi-valutario che la Cina chiama “4 + 1” consiste in euro, sterlina, yen e renminbi (il 4.to), coesistenti con il dollaro. Questi sono i cinque componenti dei DSP. Per rafforzare il riconoscimento dei DSP, la Banca Popolare Cinese di Zhou ha iniziato a rendere pubbliche le maggiori riserve mondiali in valuta estera in DSP, così come in dollari.

Un futuro d’oro
china-gold-dragon-e1463719459682 Eppure l’alternativa cinese al dominio del dollaro è molto più della carta della promozione del paniere di valute DSP. La Cina è chiaramente volta a ricreare un gold standard internazionale, presumibilmente non basato sulla bancarotta dello scambio dollaro-oro di Bretton Woods che il presidente Richard Nixon chiuse unilateralmente nell’agosto 1971 dicendo al mondo che avrebbe dovuto ingoiare dollari cartacei in futuro e che non poteva più utilizzare l’oro. A quel punto l’inflazione globale, misurata in dollari, iniziò a salire in ciò che in futuro gli storici economici senza dubbio chiameranno Grande Inflazione. Secondo una stima, i dollari in circolazione nel mondo sono aumentati di circa il 2500% tra il 1970 e il 2000. Da allora l’ascesa chiaramente ha superato il 3000%. Senza un requisito legale per eseguire la stampa dei dollari secondo una pre-determinata quantità fissa di oro, tutte le restrizioni all’inflazione globale del dollaro scomparvero. Fin quando il mondo è costretto a usare dollari per regolare l’acquisto di petrolio, grano e altre materie prime, Washington può firmare una quantità infinita di assegni senza timore del loro ritorno con timbrato su “fondi insufficienti”. Combinato al fatto che nello stesso arco di tempo, dal 1971, vi è stato il colpo di Stato silenzioso delle banche di Wall Street per dirottare ogni e qualsiasi parvenza di democrazia rappresentativa e regola costituzionale per avere un zecca impazzita, proprio come nella fiaba del poeta tedesco del 18° secolo Goethe sugli Apprendisti stregoni, o in tedesco Der Zauberlehrling. La stampa dei dollari è fuori controllo. Dal 2015 la Cina si muove in modo deciso per sostituire Londra e New York e altre piazze occidentali che decidono il prezzo di scambio dell’oro. Come ho sottolineato qui in un’ampia analisi nell’agosto 2015, la Cina, insieme alla Russia, compie grandi passi per sostenere la propria valuta con l’oro rendendola “buona come l’oro”, mentre le valute gonfiate dal debito come l’euro o la zona del dollaro in bancarotta, s’arrabbattono. Nel maggio 2015, la Cina annunciava di aver istituito un fondo di investimento statale in oro. Lo scopo è creare un pool, inizialmente di 16 miliardi di dollari, il maggiore fondo in oro fisico al mondo, a sostegno dei progetti di estrazione dell’oro lungo le nuove linee ferroviarie ad alta velocità della Nuova Via della Seta economica del Presidente Xi o Cintura e Via, com’è chiamata. La Cina esprimeva l’obiettivo di permettere ai Paesi eurasiatici, lungo la Via della Seta, di aumentare la copertura aurea delle loro valute. I Paesi lungo la Via della Seta e dei BRICS ospitano la maggior parte della popolazione mondiale e delle risorse naturali e umane del tutto indipendenti da qualsiasi cosa l’occidente abbia da offrire. Nel maggio 2015, la Shanghai Gold Exchange della Cina istituiva formalmente il “Fondo d’Oro della Via della Seta”. I due investitori principali del nuovo fondo sono le due maggiori società di estrazione dell’oro cinesi, Shandong Gold Group, che ha acquistato il 35% delle azioni, e Shaanxi Gold Group, con il 25 %. Il fondo investirà nei progetti auriferi lungo le ferrovie eurasiatiche della Via della Seta, anche nelle vaste regioni inesplorate della Federazione Russa. Un fatto poco noto è che non è più il Sudafrica il re dell’oro. È un mero numero 7 nella produzione annua di oro. La Cina è il numero uno e il numero due è la Russia. L’11 maggio, poco prima della creazione del nuovo fondo d’oro della Cina, la China National Gold Group Corporation siglava un accordo con il gruppo di estrazione aurifero russo Poljus Gold, il maggiore gruppo di miniere d’oro della Russia, e uno dei primi dieci al mondo. Le due aziende esploreranno le risorse d’oro di quello che è a tutt’oggi il maggiore giacimento d’oro della Russia, Natalka, nell’oriente del distretto Magadan di Kolyma. Recentemente, il governo cinese e le sue imprese statali hanno anche cambiato strategia. Oggi, da marzo 2016, secondo i dati ufficiali, la Cina detiene oltre 3,2 trilioni di dollari in riserve in valuta estera presso la Banca popolare cinese, e di cui si ritiene che circa il 60%, o quasi 2 trilioni di dollari, siano obbligazioni del Tesoro USA o quasi titoli di Stato come le obbligazioni ipotecarie Fannie Mae o Freddie Mac. Invece d’investire tutti i guadagni dei surplus commerciali nel debito pubblico sempre più gonfio e senza valore degli Stati Uniti, la Cina ha lanciato una strategia globale di acquisto di beni. Ora accade che nella lista della spesa delle risorse estere privilegiata da Pechino, vi “sia comprare” miniere d’oro in tutto il mondo. Nonostante un recente lieve aumento del prezzo dell’oro a gennaio, resta dopo 5 anni al ribasso e molte compagnie minerarie di qualità comprovata cercano liquidi e sono costrette a dichiarare fallimento. L’oro è veramente all’inizio della rinascita.
La bellezza dell’oro non sono solo le innumerevoli promesse che mantiene come copertura contro l’inflazione. E’ il più bello dei metalli preziosi. Il filosofo greco Platone, nella sua opera La Repubblica, individuò cinque tipi di regimi possibili: nobiltà, timocrazia, oligarchia, democrazia e tirannia, quest’ultimo il più vile. Poi indica la nobiltà, o governo del re filosofo, avere “anima d’oro” essendo la più alta forma di governo, benevolo e dalla massima integrità. L’oro ha avuto un valore di per sé nel corso della storia del genere umano. Cina, Russia e altre nazioni dell’Eurasia oggi rimettono l’oro al giusto posto. Questo è molto buono.gold-bars-small-cropF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La trasformazione economica dell’Eurasia con la Via della Seta

F. William Engdahl New Eastern Outlook 25/04/2016shanghai-gold-exchangeNegli ultimi mesi ho spesso scritto del potenziale strategico infrastrutturale asiatico ed eurasiatico del Grande Progetto Fascia e Via della Cina nel trasformare l’economia globale verso la positiva e durevole crescita economica. Appare sempre più chiaro che i pianificatori economici strategici di Pechino hanno lavorato sui dettagli specifici per utilizzare al meglio il nuovo progetto infrastrutturale ferroviario ad alta velocità che attraversa il vasto spazio dell’Eurasia, da Pechino alla Russia agli Stati dell’Unione economica eurasiatica come Kazakistan, Armenia, Bielorussia fino ad includere gli Stati dell’Europa orientale e centrale. Una serie di accordi tra imprese cinesi e Kazakistan suggerisce il boom economico in fase di progettazione.
Come scrissi nel post precedente, il progetto stradale Fascia e Via della Cina è attualmente è il maggiore progetto infrastrutturale economico reale nel mondo, e non riguarda solo ferrovie veloci dalla Cina all’Europa passando per la massa eurasiatica, accelerando il traffico delle merci. Si tratta di trasformare una delle regioni più dimenticate al mondo in un vibrante e crescente nuovo spazio economico, portando tecnologia e industria nelle regioni più arretrate dell’Asia centrale ma anche benedette dalle più ricche concentrazioni di minerali del mondo. Senza infrastrutture dei trasporti moderne, questi minerali e altre ricchezze rimarranno nel limbo. Per la Cina, la Cintura e Via, indicata anche come Nuova Via della Seta in riferimento alle antiche rotte commerciali terrestri e marittime eurasiatiche che collegavano la Cina all’Eurasia passando per Medio Oriente, Venezia ed Europa, fu avviata duemila anni fa dalla dinastia Han. A quel tempo, le rotte della Via della Seta andavano dalla Cina attraverso India, Asia Minore, Mesopotamia, Egitto, Africa, Grecia, Roma fino alla Gran Bretagna. La regione mesopotamica settentrionale, oggi Iran, fu il più stretto socio commerciale della Cina. La Cina, la cui civiltà era allora molto più avanzata di quella europea, inviò la carta in Europa, un’invenzione della Cina della dinastia Han. Inviò polvere da sparo, e sempre più seta, insieme alle ricche spezie d’Oriente. Ad oggi, il progetto economico Nuova Via della Seta comprende circa 60 Paesi dell’Asia centrale, Russia, Iran e Serbia ed Europa orientale. In precedenza commentavo i piani cinesi sui progetti ferroviari della Via della Seta per aumentare l’estrazione e l’esportazione dell’oro, storicamente il più bel metallo del mondo. All’epoca dell’imperatore romano Augusto, 27 aC – 14 dC, il commercio tra Cina e occidente era consolidato; la seta, le cui origini cinesi erano un segreto di stato, era il prodotto più ricercato in Egitto, Grecia e in particolare Roma. Più che la semplice distribuzione di merci da est a ovest e ritorno, la Via della Seta originale rese possibile un vasto scambio culturale tra i popoli su arte, religione, filosofia, tecnologia, lingua, scienza, architettura. Ogni aspetto della civiltà fu scambiato attraverso la Via della Seta insieme alle merci dei mercanti, da Paese a Paese.

La Strada di oggi
Il riferimento storico è importante per capire meglio come la dirigenza cinese tragga profondamente dal proprio patrimonio culturale la concezione della nuova Via della Seta, la Cintura e Via. Pochi, anche nella Cina di oggi si resero conto, durante una conferenza quest’anno a Pechino dove fui invitato a parlare sul significato del nuovo grande progetto infrastrutturale della Cina, della profonda importanza di questa iniziativa, non solo per l’economia della Cina. Alcuni esempi indicano come la trasformazione economica dell’Asia centrale con il progetto stradale Fascia e Via venga catalizzata già nei primi mesi. Nel maggio 2015 la Cina istituì un Fondo di investimento in oro dello Stato per creare un pool iniziale di 16 miliardi di dollari, facendone il maggiore fondo in oro fisico al mondo. Sosterrà i progetti auriferi lungo la Via della Seta economica. La Cina ha dichiarato che l’obiettivo è permettere ai Paesi eurasiatici lungo la Via della Seta di aumentare la copertura aurea delle proprie valute. I Paesi lungo la Via della Seta ospitano la maggior parte della popolazione mondiale con risorse naturali e umane da renderle del tutto indipendenti da qualsiasi cosa l’occidente offra. La Shanghai Gold Exchange della Cina ha formalmente istituito il “Fondo d’oro per la Via della Seta”. I due investitori principali del nuovo fondo sono le due maggiori società di estrazione dell’oro della Cina. Il fondo investirà in progetti auriferi lungo la ferrovia eurasiatica della Via della Seta, comprendente vaste regioni poco esplorate della Federazione Russa. La cooperazione sulle miniere d’oro della Cina si estende alla Russia, divenendo rapidamente il partner strategico più stretto della Cina. La China National Gold Group Corporation ha firmato un accordo con il gruppo aurifero russo Poljus Gold, il più grande gruppo aurifero della Russia, e uno dei primi dieci al mondo, per esplorare le risorse del più grande giacimento d’oro della Russia a Natalka, nell’estremo oriente di Magadan, nella regione di Kolyma. Anche se non è molto noto al di fuori del settore, la Cina è oggi il primo Paese al mondo per miniere d’oro, avendo superato la produzione sudafricana diversi anni fa. La Russia è la numero tre. Kazakistan e altri Paesi dell’Asia centrale, ora sulla Via della Seta, hanno grandi riserve d’oro non sfruttate che diventeranno un’economia con il collegamento infrastrutturale ferroviario.Shanghai-Lead-Image-IIIAnche il rame
La Cina mira anche ai vasti giacimenti di rame non sfruttati dei Paesi lungo la Via della Seta. Gli esperti minerari stimano che gli investimenti della Cina per l’approvvigionamento strategico di rame lungo la Via della Seta avverrà per decine o addirittura centinaia di miliardi. Nel 2014 la Cina fu il maggiore importatore di rame per l’industria, trascinandosi l’impressionante 40% delle importazioni di rame del mondo. Ora il Paese cerca chiaramente più garanzie, e l’Australia è un partner militare degli USA nell”Asia Pivot’ di Obama contro la Cina e le più economiche fonti lungo la Via della Seta. Kazakistan, il cui Presidente Nursultan Nazarbaev propose l’idea della nuova Via della Seta economica in un incontro del 2013 con Xi Jinping, è al centro degli accordi sul rame e i progetti comuni con la Cina. Il Kazakistan ha rame di alta qualità nelle regioni centro-orientali, come la famosa Copperbelt dell’Africa. Ed è anche tecnicamente facile sfruttarlo. La China Development Bank ha fornito 4,2 miliardi di credito alla KAZ Minerals, una delle principali società minerarie kazake. La regione orientale del Kazakistan confinante col nord del Kirghizistan ha numerose rocce di rame o porfido, stimate per miliardi di tonnellate. Questa cintura di porfido si estende alla Mongolia, nuova aderente alla Via della Seta della Cina. Recentemente la Mongolia ha confermato la scoperta di un’enorme giacimento di rame, a Oyu Tolgoi, per circa 6,5 miliardi di tonnellate di risorse. Altre prospettive sul rame della Via della Seta si trovano in Iran, Turchia se le cose si calmano e Serbia. Non solo lo sviluppo dei vasti giacimenti di oro e rame non sfruttati dell’Eurasia interessa le aziende cinesi. Il 17 dicembre, un gruppo di aziende cinesi visitando il Kazakistan firmava vari importanti accordi con il più grande produttore di uranio al mondo, la CGN Mining, società affiliata alla China General Nuclear Power Corporation, con una quota di minoranza sui giacimenti di uranio kazako; un accordo che prevede la costruzione di un impianto di produzione di combustibile nucleare. L’intera fornitura di combustibile alimenterà la crescente produzione di energia nucleare della Cina controbilanciando il carbone. Negli stessi colloqui in Kazakistan, la China CEFC Energy ha acquistato la quota del 51% della società controllata dalla compagnia petrolifera e gasifera dello Stato kazako KazMunayGaz, che gestisce raffinerie e stazioni di servizio, così come impianti di fertilizzanti in Europa. E la China National Chemical Engineering ha accettato di costruire un complesso chimico alimentato a gas in Kazakistan. Questo è solo il primo passo di ciò che alla fine sarà il mercato della più grande distesa di terra del mondo, l’Eurasia, con la maggioranza della popolazione mondiale, della manodopera istruita, degli scienziati e degli ingegneri di fama mondiale, e dal desiderio di costruire e non distruggere. E’ incoraggiante che tali iniziative pacifiche avanzino. Ed è dannatamente sicuro che sconfiggeranno l’agenda bellica di Washington e NATO.jf-777x437F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina vede il bluff dei Rothschild con lo Yuan-oro e il missile da 12000 km

Covert Geopolitics, 21 aprile 2016£¨Ê±Õþ£©Ï°½üƽÊÓ²ì¾üίÁªºÏ×÷Õ½Ö¸»ÓÖÐÐÄOggi, il Presidente cinese Xi Jinping chiede “un sistema di comando congiunto operativo che vinca la guerra” in risposta alla costante istigazione belluina khazara, tipica dei capitalisti del “vorrei ma non posso”. “Il Presidente cinese Xi Jinping ha ispezionato il Centro di comando operativo congiunto della Commissione militare centrale (CMC) a Pechino, chiedendo la costruzione di un sistema di comando operativo congiunto efficiente in grado di vincere le guerre moderne. In tenuta militare, Xi, che è anche presidente della CMC, ha chiesto d’attuare strategie militari compatibili con i nuovi tempi e concentrarsi sullo studio dei comandi in battaglia e tattici. Xi avanza una serie di riforme in campo militare dall’anno scorso, volte a rafforzare la leadership del partito sui militari, così come l’adozione di un sistema di comando più efficace per migliorare l’operatività delle truppe. Le riforme mutano i precedenti sette comandi regionali in cinque comandi operativi regionali, in grado di dirigere più risorse e forze militari. Le riforme mirano a stabilire un sistema di comando su tre livelli “CMC – Comando operativo regionale – truppe” e un sistema di direzione dalla CMC alle varie armi e alle truppe. Xi ha anche chiesto agli ufficiali di cambiare mentalità, per costruire un sistema di comando operativo congiunto che sia “assolutamente leale, pieno di risorse in combattimento, efficiente e coraggioso nel comandare e capace di vincere la guerra”. Global Times
Questa appello precede il test di lancio di un missile DF-41 in risposta a una velata minaccia, “Se c’è un conflitto tra la Cina e un alleato militare degli Stati Uniti, come il Giappone, allora non è esagerato dire che siamo sulla soglia della terza guerra mondiale“, aveva dichiarato Soros nel maggio 2015. “Pechino ha testato con successo un nuovo missile balistico a lungo raggio in grado di colpire qualsiasi bersaglio nel mondo. Il missile in soli 30 minuti copre una gittata massima di 12mila chilometri effettuando molteplici attacchi su qualsiasi Stato nucleare. Il lancio del missile cinese Dongfeng-41 fu registrato dal sistema di rilevamento satellitare degli Stati Uniti in tempo reale, riferiva Washington Free Beacon, anche se la posizione del lancio non venne immediatamente rivelata. Il lancio avvenne da una nuova piattaforma autostradale, e si trattava del settimo test di lancio del DF-41“. RussiaToday
Ricordiamo che nell’agosto 2014 la Cina fu colpita da una bomba nucleare tattica alla spina dorsale economica.
La Cina esita ad ammettere di essere rimasta senza parole
Il test della guerra elettronica della Russia contro gli attacchi spaziali che hanno colpito la Cina ultimamente
20-dollar-bill-transfer-transferframe198Il portavoce dei Rothschild, Soros, dopo aver visto scoperto il suo bluff, recentemente, con l’annuncio dello “Yuan ancorato all’oro” della Cina e il parallelo test del missile MARV dalla gittata più lunga del mondo, ora si tira indietro ricorrendo al terrorismo mediatico. Ma c’è ancora qualcuno così stupido da ascoltare tale topo? L’investitore miliardario George Soros ha detto che l’economia alimentata dal debito dei cinesi assomiglia a quella degli Stati Uniti nel 2007-08, prima che i mercati del credito crollassero generando la recessione globale. L’aumento del credito di marzo in Cina dovrebbe essere visto come un avvertimento, aveva detto Soros durante un evento dell’Asia Society di New York. La misura più ampia per il nuovo credito nella seconda maggiore economia del mondo fu di 2,34 miliardi di yuan (362 miliardi di dollari) il mese scorso, superando di gran lunga la previsione media di 1,4 miliardi di yuan di un’inchiesta di Bloomberg, segnalando che il governo da priorità alla crescita controllata del debito. Ciò che succede in Cina “assomiglia stranamente a ciò che è successo nella crisi finanziaria degli Stati Uniti nel 2007-08, alimentando anche la crescita del credito“, aveva detto Soros. “La maggior parte del denaro che le banche forniscono è necessario a mantenere imprese in sofferenza e in perdita“. Bloomberg
Un Paese creditore degli Stati Uniti e completamente industrializzato con un programma spaziale di successo e una moneta basata sull’oro come la Cina, non si regge su un’economia alimentata dal debito. È un’economia in grado di sostenersi da sola senza aiuto estero, di gran lunga meglio di quello che fa la Corea democratica. L’internazionalizzazione secondo la nozione che gli investimenti esteri siano una necessità piuttosto che un’opzione, è errata. Questo può essere dimostrato subito considerando il quadro più grande, cioè l’economia planetaria, che ovviamente si regge su se stessa, senza la necessità di investimenti interplanetari. L’allineamento dello yuan cinese all’oro impedisce efficacemente l’uso del fiat khazaro del dollaro nell’economia basata sui beni. Non si accetterà più lo scambio yuan-dollaro e oro-dollaro, pensando che 2 trilioni di buoni del tesoro degli Stati Uniti siano scaricati in qualsiasi momento, in cambio di altro oro o altri beni durevoli. Ora che il guanto di sfida è finalmente gettato sul dollaro fiat, la reazione iniziale del tesoriere degli Stati Uniti Jack Lew era cambiare l’effige sulla banconota da 20 dollari quale distrazione in collaborazione con il solito terrorista Soros. “Harriet Tubman scaccerà Andrew Jackson dalla faccia della banconota da 20 dollari, mentre Alexander Hamilton resterà sui 10 dollari. Una mossa storica che dà a una donna una collocazione privilegiata sulla valuta statunitense e reprime la polemica scatenata dai super-fan di Hamilton“. Politico
Inoltre, le false bandiere non sono assolutamente escluse considerando la corsa dal “margine” ristretto tra i candidati alla presidenza, destinata ad inaugurare la nuova speranza per gli USA, proprio come quando Obama era ancora un oscuro senatore. “Le persone sono più o meno stufe e stanche dello status quo e vogliono qualcosa di completamente diverso“, dice forte e chiaro l’attivista politico Kazembe Balagun. “Il fatto è che nessuno dei candidati della dirigenza, Trump o Clinton, offre eventuali soluzioni reali…” Sputnik
A parte la truffa della moneta fiat e dei petrodollari insanguinati, un’altra fonte significativa di fondi per la mafia nazionista khazara è il settore “sanitario” che ha registrato ben 3,09 miliardi di dollari nel 2014 e si prevede salgano a 3,57 miliardi di dollari nel 2017 nei soli Stati Uniti. Crediamo che questa sia solo una stima prudente. Possiamo evitare l’uso di droghe, sconfiggere ogni attacco virale e allarmismo, come il virus Zika, costruendo facilmente un nostro completo sistema antivirale. Altro qui.hillary-clinton-carTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Deutsche Bank accusa il cartello dell’oro

F. William Engdahl, New Eastern Outlook, 19/04/2016

Gary Gensler

Gary Gensler

Deutsche Bank, una volta rispettata banca della Germania, ha ammesso di far parte del grande cartello di Wall Street ed altre banche internazionali che ha deliberatamente manipolano il prezzo dell’oro da anni. Inoltre, la banca tedesca, in una transazione giudiziaria con parti in causa presso un tribunale degli Stati Uniti, ha accettato di nominare le altre grandi banche coinvolte nel crimine. Dato che tale dramma si svolgerà nelle prossime settimane e mesi, il mondo potrebbe vedere il prezzo dell’oro salire a nuove altezze, riflettendone la vera domanda sul mercato globale, che è enorme.
La prima volta che mi sono imbattuto nella prove che Wall Street e certe altre grandi banche internazionali, in collaborazione con la Federal Reserve, deliberatamente sopprimevano il prezzo dell’oro mondiale, fu dopo il crollo del mercato azionario globale dell’ottobre 1987. Quando il Dow Jones perse il 23% in un solo giorno. John Crudele, giornalista finanziario eccezionalmente persistente del New York Post e John Williams del Shadow Government Statistics ed economista eccezionale, mi informarono delle relazioni sulla manipolazione dell’oro. La ragione della correzione, che l’allora capo della FED Alan Greenspan avrebbe orchestrato, era evitare una fuga precipitosa degli investitori in preda al panico da titoli ed obbligazioni rischiosi all’oro. L’oro approfittava del cumularsi del panico, comportando la rapida fine del sistema del dollaro. Si attivarono quindi per evitare l’aumento dell’oro. Ora, il 15 aprile, in un caso tentato dalla corte distrettuale di New York, la Deutsche Bank ha scritto alla Corte di essersi accordata col gruppo di commercianti che la citava in giudizio. Questo accordo è una bomba. Deutsche Bank darà anche le prove per aiutare i commercianti in cause simili contro altre grandi banche accusate di far parte del cartello che decide i prezzi di oro e argento. La banca tedesca ha dichiarato alla Corte che passerà messaggi istantanei ed altre comunicazioni per aiutarla ulteriormente nel caso: “Oltre agli onerosi titoli monetari da versare in un fondo di risarcimento, l’accordo prevede anche altri obblighi come disposizioni che richiedono la cooperazione della Deutsche Bank nel perseguire rivendicazioni contro altri imputati”, hanno scritto alla Corte gli avvocati della banca. I commercianti in causa con Deutsche Bank e altri sostengono che le banche hanno abusato della loro posizione per controllare il prezzo di argento e oro quotidianamente, traendo un profitto illegittimo dalla negoziazione, colpendo gli altri investitori nel mercato dell’argento, in riferimento a transazioni per miliardi di dollari. In particolare, la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), l’agenzia governativa degli Stati Uniti che avrebbe dal Congresso il mandato per regolamentare tali banche e la negoziazione sui loro derivati, avviò proprie indagini nel 2008. Dopo cinque anni di “indagini” sulle accuse di aggiotaggio sui mercati dell’argento, nel 2013 la CFTC fece cadere il caso. Il presidente della CFTC era Gary Gensler, ex-partner di Goldman Sachs, probabilmente solo una coincidenza. Oggi Gensler è responsabile del finanziamento della campagna presidenziale di Hillary Clinton. Oh oh oh…

A chi gli dei vorrebbero distruggere…
Il sottotitolo in inglese del mio ultimo libro, L’egemone perduto, è tratto dall’espressione classica greca “a chi gli dei vogliono distruggere, prima tolgono il senno”. Vale certamente per la manciata di privilegiate banche di Wall Street e UE ritenute “troppo grandi per fallire”. Le stesse banche folli implicate nelle manipolazioni del mercato dell’oro e dell’argento furono denunciate per la manipolazione dei tassi d’interesse internazionali di Londra, i LIBOR, così come di valute specifiche. Solo pochi giorni prima della bomba della Deutsche Bank, Wells Fargo e Goldman Sachs ammettevano di aver frodato il governo degli Stati Uniti per quasi un decennio; una frode che portava al crollo del mercato immobiliare. L’esecutore del piano di salvataggio degli amici di Wall Street del segretario al Tesoro degli USA in tale tsunami era l’ex-presidente della Goldman Sachs Henry Paulsen. In breve alcune delle più grandi banche del mondo vengono denunciate quali imprese criminali.

La falla nella diga
Il prezzo quotidiano dell’oro a Londra è “fissato” in una sala speciale presso la Barclays Bank, sotto gli auspici dei membri della London Bullion Market Association. Le banche che decidono il prezzo del metallo prezioso sono Bank of Nova Scotia-ScotiaMocatta, Barclays Bank, Deutsche Bank AG London, HSBC Bank USA NA London Branch e la francese Société Générale. Oltre a Deutsche Bank, le banche attualmente citate in giudizio a New York quali parti del cartello includono HSBC Holdings Plc, Bank of Nova Scotia e il gigante svizzero UBS. L’elenco si amplierà e possiamo essere sicuri che anche JP MorganChase, Goldman Sachs e altre banche privilegiate di Wall Street sono già obiettivo di centinaia di azioni legali collettive in preparazione. Un giorno, dopo la drammatica notizia della Deutsche Bank, due azioni legali collettive per 1 miliardo di dollari di danni agli investitori canadesi su oro e argento, furono lanciate presso la Corte Superiore di Giustizia dell’Ontario. La prima class action sostiene che gli imputati, tra cui la Banca of Nova Scotia, hanno cospirato per manipolare i prezzi sul mercato dell’argento con il pretesto del processo di decisione del prezzo di riferimento, noto come Silver Fixing di Londra, per almeno quindici anni. Il caso è “a nome di tutte le persone che in Canada, tra il 1° gennaio 1999 e il 14 agosto 2014, ebbero transazioni con strumenti del mercato dell’argento, direttamente o indirettamente, tra gli investitori partecipanti a un fondo di investimenti o di equità, fondo comune d’investimento, hedge fund, fondo pensione o qualsiasi altro veicolo d’investimento scambiato quale strumento del mercato d’argento”. Una class action identica fu lanciata per la manipolazione dell’oro. Ora che la diga della decisione dei prezzi è rotta e la Deutsche Bank ha in effetti deciso di prendersela con i compari banchieri che decidevano i prezzi truccati delle materie prime, è certo che infinite discussioni tra operatori e investitori danneggiati e i loro avvocati si tradurranno in un flusso di costosi contenziosi che soffocheranno le banche di Wall Street e City di Londra e collusi continentali. È interessante notare che ciò dovrebbe sbloccare il mercato dell’oro mondiale, proprio mentre la Cina, ovviamente, alimenta i giochi di Wall Street sul prezzo dell’oro, creando il mercato dell’oro di Shanghai destinato a sostituire quelli di Londra e New York con regole del tutto diverse. Questo potrebbe essere l’alba di una nuova età dell’oro, letteralmente e figurativamente.

Henry Paulsen

Henry Paulsen

F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University ed autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché Russia e Cina acquistano tonnellate di oro?

F. William Engdahl, New Eastern Outlook, 30/03/20161021668793L’oro è uno dei più affascinanti metalli rari. Nel corso della storia ebbe valore speciale, a volte sacro e spirituale, da seimila anni, quando le tombe dei Faraoni egiziani ne furono riempiti per accompagnare i morti nel loro viaggio. In tempi di crisi finanziaria mondiale, come nel 1930, l’oro è preferito dalle banche centrali e dai cittadini comuni come riserva di valore, quando la carta moneta perde valore. Ci stiamo avvicinando un altro di quei momenti in cui il debito cartaceo accumulato dal sistema del dollaro ne svaluta le banconote. Ciò che è molto significativo sotto questa luce sono le banche centrali che comprano tutto l’oro che possono.
putin_gold_bars Il dollaro oggi non è sostenuto dall’oro. È così da quando Nixon abrogò unilateralmente il Trattato di Bretton Woods del 1944 ed escluse il dollaro dalla copertura aurea statutaria, flottando liberamente dall’agosto 1971. Lo fece su insistenza dell’allora sottosegretario al Tesoro Paul Volcker e del mandante di Volcker, David Rockefeller della Chase Manhattan Bank. Nixon prese tale misura disperata solo perché le riserve d’oro della Federal Reserve stavano scomparendo mentre Francia, Germania e altri partner commerciali degli Stati Uniti chiedevano oro in cambio dei dollari accumulati, essendo consentito dalle regole di Bretton Woods. Dal 1971, senza il sostegno dell’accurata finzione che la FED avesse ancora il maggiore deposito mondiale di riserve d’oro nelle sue casseforti sotterranee, spacciando che superassero le 8000 tonnellate, il fiat dei dollari in circolazione nel mondo si ampliò senza limiti. Questa è la fonte della grande inflazione nell’economia mondiale negli ultimi quarantacinque anni, mentre i dollari in circolazione si sono espansi in modo esponenziale del circa 2500% dal 1970. La fiducia nei dollari, ancora la valuta di riserva principale del mondo, fu mantenuta da Washington attraverso vari trucchi e inganni. Dopo lo shock petrolifero dell’ottobre 1973 il segretario di Stato Henry Kissinger parlò di “petrodollari”. Il valore del dollaro si basava non sull’oro ma sul petrolio, soprattutto. Il prezzo del petrolio fu manipolato da Kissinger e altri nel 1973, come ho dettagliato nel libro Dei del denaro, aumentando in pochi mesi del 400% la circolazione dei dollari e costringendo Germania, Francia, America Latina e gran parte del mondo ad acquistarli. Washington si accertò, nel 1975, quando Germania, Giappone e altre nazioni cercavano di comprare il petrolio dell’OPEC con le proprie valute nazionali, che Arabia Saudita e OPEC accettassero solo dollari per il loro oro nero, il petrolio. Dal settembre 2014 il prezzo mondiale in dollari del petrolio è crollato. Si è passati da 103 dollari al barile a quasi 30 dollari oggi. Un crollo del 70% della domanda di dollari per il maggiore prodotto mondiale valutato in dollari. In tale contesto politico e finanziario, le banche centrali di Russia e Cina comprano oro per le loro riserve a un ritmo febbre. Non solo, la Banca popolare cinese ha recentemente annunciato di aver abbandonato l’ancoraggio al dollaro e diversificato il paniere di valute guidate dall’euro. Tuttavia le mosse delle banche centrali di Russia e Cina verso l’oro sono di gran lunga più strategiche.

La Russia compra molto oro
Mentre tutti gli occhi erano puntati sul prezzo del petrolio e il rapporto rublo – dollaro, la Banca centrale della Russia con discrezione ha acquistato enormi volumi di oro nell’ultimo anno. Nel gennaio 2016, gli ultimi dati disponibili, la Banca centrale russa ha acquistato 22 tonnellate di oro, circa 800 milioni di dollari al cambio attuale, tra le sanzioni finanziarie di Stati Uniti e UE e i bassi prezzi del petrolio. Era l’undicesimo mese consecutivo in cui comprava grandi quantità d’oro. Nel 2015 la Russia ha aggiunto ben 208 tonnellate d’oro alle riserve rispetto alle 172 tonnellate nel 2014. La Russia ha ora 1437 tonnellate di oro in riserva, la sesta nel mondo secondo il World Gold Council di Londra. Solo le banche centrali di Stati Uniti d’America, Germania, Italia, Francia e Cina detengono maggiori riserve auree. In particolare la Banca centrale russa ha venduto le sue obbligazioni del Tesoro statunitense per acquistare l’oro, de facto la de-dollarizzazione, mossa sensata mentre il dollaro, di fatto, guida la guerra valuta contro il rublo. Nel dicembre 2015, la Russia aveva 92 miliardi di dollari in US Treasury Bonds, assai meno dei 132 miliardi nel gennaio 2014. Più significativamente, dopo che la governatrice della Banca centrale russo Elvira Nabjullina dichiarò nel maggio 2015 di non vedere alcuna necessità di acquistare tutta la produzione di oro nazionale dato che le esigenze della banca potevano facilmente essere soddisfatte sul mercato internazionale, drenando le riserve di rubli, ci sarà stato un evidente voltafaccia. La Banca centrale della Russia ormai compra tutto l’oro prodotto in Russia. Solo dopo che si adempiranno gli obiettivi mensili, se ne importerà. Nabjullina ha recentemente dichiarato: “Crediamo che sia necessario creare un cuscino finanziario aggiuntivo per lo Stato di fronte alle incertezze estere“. Questo è molto importante mentre la Russia, che ebbe le riserve d’oro della propria banca centrale derubate durante gli anni di Eltsin, nei primi anni ’90, è diventa il secondo maggiore Paese al mondo per miniere d’oro dopo la Cina. È un importante strumento di sostegno all’industria aurifera e al rublo.

Anche Cina e Kazakistan
Solo un po’ più piccoli volumi di oro venivano acquistati nei mesi scorsi dalla Cina. E un’aggiunta significativa mensile alla propria riserva aurea fu fatta anche dal Kazakistan. Negli ultimi quaranta mesi, il Kazakhstan ha aumentato le riserve auree della banca centrale. Kazakistan e Russia aderiscono all’Unione economica eurasiatica insieme a Bielorussia, Armenia e Kirghizistan. E pure la Bielorussia aumenta le proprie riserve di lingotti. La Cina ha acquistato altre 17 tonnellate di oro a gennaio e comprerà altre 215 tonnellate quest’anno, approssimativamente pari a quelle della Russia. Da agosto 2015 al gennaio 2016 la Cina ha aggiunto 101 tonnellate di oro alle proprie riserve. L’acquisto annuale di oltre 200 tonnellate da parte della PBOC supererebbe le riserve auree totali di 20 Paesi, secondo il World Gold Council. Le riserve di oro della banca centrale della Cina sono aumentate del 57% dal 2009, secondo i dati parziali della PBOC rivelati nel luglio 2015. Gli osservatori del mercato ritengono anche che la quantità di oro nel caveau della banca centrale della Cina venga politicamente notevolmente sottostimata, per non allarmare troppo Washington e Londra. Kirghizistan, Russia e Cina sono anche membri della Shanghai Cooperation Organization. Questi Paesi eurasiatici sono parte dell’enorme programma cinese Grande Progetto Fascia e Via, chiamato anche Nuova Via della Seta economica che si espande per l’Eurasia con reti ferroviarie ad alta velocità e sviluppa nuovi importanti porti nella regione, mutando la mappa economica dell’Eurasia. L’anno scorso la Cina annunciava di tracciare le linee ferroviarie della Via della Seta per raggiungere i giacimenti d’oro dell’Asia centrale e della Russia, oggi privi di infrastrutture, per svilupparli e renderli economicamente attraenti per gli altri Paesi. Le valute di Russia, Cina e altri Paesi eurasiatici diventeranno “buoni come l’oro”, termine usato per il dollaro statunitense 60 anni fa. Il fatto che la Russia abbia anche un estremamente basso rapporto debito-PIL, circa il 18% rispetto al 103% del PIL degli Stati Uniti, al 94% dei Paesi dell’eurozona e l’oltre 200% del Giappone, è un dato di fatto che le agenzie di rating occidentali, impegnate nella guerra finanziaria del Tesoro degli Stati Uniti contro la Federazione russa, convenientemente ignorano. La Russia ha un’economia molto più sana della maggior parte dell’occidente che la chiama Stato fallito.chinahinagoldF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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