Sankara è ancora vivo?

Decrypt 15 ottobre 2017Se uccidi oggi un Sankara, domani avrai a che fare con mille Sankara”. Trent’anni dopo l’assassinio, il 15 ottobre 1987, al Consiglio dell’intesa, è chiaro che l’ex-presidente del Burkina Faso avesse ragione. Il 30 e 31 ottobre 2014, migliaia di giovani scesero in piazza gridando forte e chiaro l’appartenenza alla generazione di Sankara. Ma se, come lo slogan cittadino risuona ad ogni marcia, “Il nostro numero è forza”, a livello politico non è del tutto corretto. Le politiche basate sui suoi ideali, o che almeno sostengono di essere “sankariste”, sono infatti affette da una malattia apparentemente incurabile. Dall’istituzione del sistema multipartitico nel 1991, i dieci partiti sankaristi che cercano di entrare nella scena politica del Burkina Faso sono sempre più divisi, con una nuova divisione che nasce ad ogni tentativo di ravvicinamento. Dopo l’insurrezione del 2014 che scacciò il presidente Blaise Compaoré dopo ventisette anni di potere, un via gli si aprì comunque. I numerosi giovani scesi in piazza doveva essere la loro forza elettorale per le presidenziali e legislative di fine 2015. Ma l’alternanza passò sotto i loro nasi. In Burkina Faso è sempre questione di mentalità: il numero due della rivoluzione ordinò l’assassinio del numero uno? Quattro giorni dopo l’assassinio, Blaise Compaoré, il cui colpo di Stato lo mise alla testa di un “Fronte popolare”, giustificò il crimine assicurando che fu commesso contro la sua volontà: “Informati in tempo, i rivoluzionari sinceri si ribellarono sconfiggendo la trama in 20 ore ed evitando così una tragedia sanguinosa, un bagaglio di sangue inutile“. Per il fronte popolare, questa operazione dalla “fine inaspettata e improvvisa”, che doveva portare al semplice arresto di Thomas Sankara, era necessaria per salvare la rivoluzione. Secondo loro, “Thom Sank” preparava l’assassinio di Compaore nella riunione prevista lo stesso 15 ottobre alle 8 di sera. Una versione ritenuta inaffidabile dai parenti di Thomas Sankara. “Era così convinto della sua amicizia con Blaise …Non potevamo toglierglielo dalla testa. Il padre di Thomas disse che aveva due figli: Blaise e Thomas, dice Alouna Traoré. I suoi parenti gli dissero che un complotto contro di lui era pronto. Le sue guardie del corpo gli dissero: “Questo gentiluomo, ci brucerà tutti”. Rispose che Blaise non l’avrebbe mai fatto”. Più volte, i suoi collaboratori gli proposero di occuparsi del caso Compaoré. “La mia posizione era non attaccare Blaise, mai sparare per primi, non la condividono. (…) Ma in realtà preparo una risposta istituzionale, non un massacro“, disse pochi giorni prima della morte all’amico Youssouf Diawara, come quest’ultimo racconta nel suo libro “Intervista a Thomas Sankara”. Riorganizzazione e unificazione piuttosto che prendere le armi, Sankara ci credeva. Negli ultimi mesi si ritirò dall’amministrazione del potere per preparare la “risposta istituzionale”. Contava su Compaoré per l’amministrazione, proponendolo primo ministro, ma quest’ultimo rifiutò. Nel 1987, la rivoluzione vacillò. A Ouagadougou, volantini sordidi contro Compaoré e Sankara furono distribuiti alla teppa per mettere l’uno contro l’altro. A tale guerra dei volantini si aggiunse la frattura tra le organizzazioni aderenti al CNR. Da un lato, i sostenitori dell’apertura e dell’unione delle organizzazioni, con Sankara alla testa. Dall’altro gli avversari, sostenitori della “rettifica”, allineati dietro Compaoré. “Tutto questo, per parata. Fu il desiderio di soddisfare ambizioni individuali che uccise Sankara, non una linea politica”, denuncia Basil Guissou, tre volte ministro sotto la rivoluzione. La spiegazione di tale assassinio è chiara: la torta. Più volte disse Sankara al consiglio dei ministri: “Ci sono alcuni che vogliono mangiare, glielo impedisco. Se volete mangiare, dovete prima passare sul mio cadavere. Abbiamo preso il potere per servire il popolo, non per servircene“.
Con la sua leggendaria incorruttibilità, Sankara disturbava i rivoluzionari di circostanza. Ai capi impose austerità e l’esemplarità. Al popolo chiese partecipazione, fisica nelle opere e pecuniaria per finanziarle. Il radicalismo di Sankara affascinava quanto irritava. Così, nell’agosto 1987, riconobbe “la necessità di fermare” la rivoluzione, di “convincere e non imporre”, come racconta il biografo Bruno Jaffré nella nuova raccolta dei discorsi, “Thomas Sankara, Libertà contro Destino”. “Preferiamo un passo col popolo che dieci passi senza“, affermò Sankara. La “rettifica” della rivoluzione che, secondo i suoi parenti fu usata come pretesto da Compaoré per giustificare l’opposizione politica di facciata, dietro cui c’erano ambizioni personali motivate dall’irresistibile desiderio di avere il potere. A Youssouf Diawara, Thomas Sankara disse: “Non credo in una soluzione politica con Blaise. Vuole il potere, vuole essere il primo, da sempre“. Lui o il suo entourage? Per alcuni, la svolta di Compaoré contro il fratello in armi va ricercata nella consorte ivoriana. Nel 1985, Blaise sposò Chantal Terrasson de Fougeres, ivoriana vicina a Félix Houphouët-Boigny, allora presidente della Costa d’Avorio, famoso per la vicinanza alla Francia e l’anticomunismo. L’agitazione rivoluzionaria del capitano infastidiva il capo dello Stato, che si descriveva come un “coccodrillo che si nutre di capitani“. “Houphouet non poteva dormire a causa del regime rivoluzionario del vicino, portando idee cattive ai giovani ivoriani“, afferma Fidèle Toé, amico d’infanzia ed ex-ministro del Servizio pubblico di Sankara. Costoro cercavano il collegamento per infiltrarsi nel CNR. Fu Blaise, e cosa meglio di un matrimonio per siglare un’alleanza ad vitam aeternam? Sankara, persuaso che “l’imperialismo sarà sepolto a Ouagadougou“, disturbava all’estero. Durante la visita a Ouagadougou nel novembre 1986, il presidente Francois Mitterrand affermò di “ammirarne le qualità, grandi, ma esagerò, a mio parere, quando andò oltre al dovuto“. Costa d’Avorio e Francia avevano interesse a vederne la caduta. Che ruolo ebbero? Fantasia per certuni, realtà inafferrabile per altri, la questione rimane sospesa. Nel 1987, Sankara capi che la fine vicina era inevitabile. “Mi sento come un ciclista su un crinale e che non può smettere di pedalare, altrimenti cade“, disse. “È l’idealismo che lo rovinò“, dice Alouna Traoré. “Alcuni dissero che era un sognatore, che non aveva i piedi per terra”. Idea condivisa da Fidèle Toé: “Thomas disse di Blaise: “Dormiamo sulla stessa stuoia ma non abbiamo gli stessi sogni”.” Il suo, e quello di milioni di burkinabé, si concluse giovedì 15 ottobre 1987, alle 16.30, al Consiglio d’intesa.

Sankara è ancora vivo?
Non un passo senza il popolo”: fu lo slogan elettorale di Bénéwendé Sankara (nessuna parentela), leader dell’Unione per la rinascita – Partito sankarista (UNIR-PS), il partito più sankarista. Una formula che sintetizza la famosa massima di “Thom Sank”: “Preferiamo un passo col popolo, che mille senza“. Il suo programma di “alternativa sankarista”, basato sull’azione rivoluzionaria di Thomas Sankara, fu già testato nelle elezioni presidenziali precedenti. Ma nel 2010, come nel 2015, l’avvocato non convinse raccogliendo solo il 4,9% e il 2,8% dei voti. Nel maggio 2015, al momento della Convenzione per il rinnovamento sankarista, nove parti tuttavia decisero di nominare Bénéwendé Sankara loro candidato. Ma mentre il ballottaggio si avvicinava, le candidature dei sankaristi si moltiplicarono. In discussione c’era il disaccordo sul posizionamento dei vari candidati nelle elezioni legislative. “I sankaristi hanno i difetti che si trovano nei partiti borghesi, come egoismo e follia“, riconosce Bénéwendé Sankara, che da allora è “passato ad altro” abbandonando ogni prospettiva di unione dei partiti sankaristi. Dalla doppia votazione del 2015, la famiglia sembra più disunita di prima. Il colpo di grazia, che portò all’UNIR-PS varie critiche, fu l’adesione alla maggioranza del Movimento Popolare per il Progresso (MPP). “È loro libertà esserne sconvolti, a condizione che non ne siano fulminati“, dice l’avvocato. “Questa è la politica”. Eppure nel 1999, era proprio la vicinanza col partito al potere, il Congresso per la Democrazia e il Progresso (CDP) di Blaise Compaoré, che denunciò. All’epoca, Sankara non aveva ancora un partito, ma era membro della neonata Convenzione dei partiti sankaristi che riuniva la maggior parte delle formazioni affiliate. Per aver “rifiutato di collaborare col regime di Compaore“, lui e i suoi parenti furono indotti ad andarsene. Nel 2000, il suo partito, l’UNIR, appena creato si scisse, dando vita ad una nuova formazione chiamata Convergenza della speranza. “Il problema dei sankaristi è che le loro ambizioni personali hanno la precedenza sulle idee“, dice Jonas Hien, presidente della Fondazione Thomas Sankara per l’Umanità. “Sankarista purosangue” che “non si è mai unito ad alcun partito sankarista“, Jonas Hien fu in diverse occasioni il mediatore che mise a tacere l’ego per unificare la grande famiglia intorno a idee concrete. Ma ogni volta fu una disillusione. L’ultimo tentativo, il più deludente, fu all’inizio del 2014. “Sapevamo che il regime di Compaore sarebbe caduto a breve. Fu il momento per i partiti sankaristi di dimenticare i rancori ed unirsi. Ma l’insurrezione ci precedette“, deplora. Oggi Jonas Hien è realistico: “I burkinabé sono stanchi. Poiché i sankaristi non si sono mai messi d’accordo, gli elettori non vedono come riusciranno a gestire la situazione se vanno al potere“. Per l’economista Ra-Sablga Seydou Ouedraogo, direttore dell’Istituto indipendente di ricerca Free Afrik, c’è un problema fondamentale: “Richiamarsi al più grande uomo nella storia del nostro Paese richiede contenuti. Dove sono? Questa è la domanda! C’è assenza di contenuti strategici rispetto agli ideali di Thomas Sankara. È paradossale: in Burkina Faso Sankara è ovunque, ma in nessun posto”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Il piano russo per liberarsi dal dollaro funziona meglio di quanto immaginato

La Russia ha ormai triplicato le riserve d’oro da 600 a 1800 tonnellate
Alex Christoforou, The Duran 8 ottobre 2017Jim Rickards de The Daily Reckoning discute come la Russia agisce aggressivamente per sganciare l’economia dal dollaro USA. Gold, alternativa allo SWIFT, e la tecnologia blockchain sono utilizzati per liberare la Russia dall’influenza egemonica statunitense… e funziona. Mentre i media mainstream occidentali e i congressisti “spaventapasseri” statunitensi spacciano la menzogna “dell’intromissione russa nelle elezioni“, c’è solo una “storia sulla Russia che conta“… Il World Gold Council ha riferito che la Banca Centrale della Russia ha più che raddoppiato l’acquisto di oro, portando le riserve al livello più alto da quando Putin prese il potere 17 anni fa. Il desiderio della Russia di allontanarsi dall’egemonia del dollaro USA e dal sistema di pagamento del dollaro è ben noto. Oltre il 60% delle riserve globali e l’80% dei pagamenti globali è in dollari. Gli Stati Uniti sono l’unico Paese con potere di veto presso il Fondo Monetario Internazionale, prestatore globale di ultima istanza. Forse l’arma più aggressiva della Russia nella guerra ai dollari è l’oro. La prima linea di difesa è acquisire l’oro fisico, che non può essere congelato dal sistema dei pagamenti internazionali. Con l’oro, si può sempre pagare un altro Paese semplicemente mettendolo su un aereo e spedendolo alla controparte. Questo è l’equivalente del 21° secolo dei pagamenti di JP Morgan che inviava oro su navi o ferrovia nei primi anni del XX secolo. La Russia ha triplicato le riserve d’oro da circa 600 tonnellate a 1800 negli ultimi 10 anni e non mostra segni di rallentamento. Anche quando i prezzi del petrolio e le riserve russe crollarono nel 2015, la Russia continuava ad acquistare oro. Ma la Russia persegue altre alternative al dollaro oltre l’oro. Come costruire sistemi di pagamento senza scadenza coi partner commerciali regionali e la Cina. Gli Stati Uniti influenzano lo SWIFT, sistema nervoso centrale del traffico globale dei messaggi di trasferimento di denaro, per isolare le nazioni che considerano minacce. Dalla prospettiva finanziaria, è come togliere l’ossigeno a un paziente in terapia intensiva. La Russia sa della propria vulnerabilità al dominio USA e vuole ridurla. Ora la Russia ha creato un’alternativa allo SWIFT. Il capo della banca centrale russa, Elvira Nabjullina, ha riferito a Vladimir Putin che “C’era la minaccia di essere esclusi dallo SWIFT. Abbiamo aggiornato il nostro sistema di transazioni e, se succede qualcosa, tutte le operazioni in formato SWIFT continueranno a funzionare. Abbiamo creato un sistema analogo“. La Russia fa anche parte del piano cinese che creerebbe un nuovo ordine monetario internazionale escludendo i dollari USA, con cui la Cina potrà acquistare petrolio russo con lo yuan e che la Russia potrà scambiare in oro nel cambio di Shanghai.
Ora sembra che la Russia abbia un’altra arma nel suo arsenale anti-dollaro. La Banca di sviluppo della Russia, VEB e diversi Ministeri russi collaborano per sviluppare la tecnologia blockchain. Vogliono creare un sistema di pagamento completamente criptato, distribuito ed economico che non si basi su banche occidentali, SWIFT o Stati Uniti per spostare denaro. Questo non ha niente a che fare con il bitcoin, che è solo un altro token digitale. La tecnologia blockchain (oggi spesso denominata tecnologia di registro distribuito o DLT) è una piattaforma che può facilitare un’ampia varietà di trasferimenti, magari includendo una nuova crittografia di Stato russo sostenuta dall’oro.
Quindi “Monete di Putin”? Il perdente sarà il dollaro. Questo è anche motivo per cui gli investitori assegnano parte dei loro portafogli ad attività come l’oro.Traduzione di Alessandro Lattanzio

BRICS, possibilità e futuro della nuova economia emergente

Peter Koenig,  Global Research 21 settembre 20171. Economia globale e BRICS
Peter Koenig: mettiamo i BRICS in prospettiva: sono naturalmente Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Insieme costituiscono quasi il 50% della popolazione mondiale e sono quasi un terzo della produzione economica mondiale o del PIL. Questo solo li rende totalmente indipendenti dall’economia occidentale, dall’occidente, da ciò che chiamo sistema monetario fraudolento basato sul dollaro. E accadrà, accadrà prima di quanto si creda. Tuttavia, con l’attuale struttura politica dei BRICS, la relativa mancanza di coerenza politica ed economica, salvo Russia e Cina, per il momento ciò resta teoria. Se mi permettete, torniamo indietro, all’origine del termine BRIC e a chi lo coniò. All’inizio, il Sudafrica non era ancora membro dell’associazione. Nel 2001, poco dopo l’11 settembre 2001, l’economista capo di Goldman Sachs, Jim O’Neill, inventò il termine BRIC, prevedendo che le economie emergenti di Brasile, Russia, India e Cina, avrebbero superato la cosiddetta economia occidentale entro il 2041. La previsione fu poi riveduta più volte, fino al 2032, e ora, non credo che ci siano previsioni formali ma potrebbe accadere nel 2025 o prima, specialmente con il nuovo mercato del cambio petrolio-yuan/oro che sarà presto aperto a Shanghai. Molti prevedono che questa sia la fine dell’egemonia del dollaro e del petrodollaro. Stranamente ma in modo formidabile, i quattro Paesi BRIC compresero il loro potenziale e presero a guidare gli eventi. Così opera la dinamica, spesso in modo totalmente imprevedibile. Certamente Goldman Sachs e il suo capo-economista non sapevano che ciò avrebbe creato l’avversario più deciso del sistema economico-monetario occidentale. Il primo vertice BRIC si ebbe in Russia nel giugno 2009, data della conferenza per la creazione formale dei BRICS. Nel 2011 i cinque Paesi, Brasile, Russia, India e Cina più Sudafrica erano i cinque mercati emergenti dalla più rapida crescita e nell’aprile 2013 si aggiunse il Sudafrica al gruppo BRIC, creando formalmente i BRICS. Questa è una breve introduzione storica, per dimostrare che l’impulso al BRIC(S) fu effettivamente la fonte occidentale meno probabile, la Goldman Sachs. Nel frattempo, i BRICS lottano contro un’altra realtà. Affinché siano un’alternativa efficace all’economia occidentale o al sistema monetario occidentale, hanno bisogno di una visione politica unita, nonché di un approccio coerente e unificato allo sviluppo economico, distanziandosi dal sistema basato su dollaro. Purtroppo, oggi non è così. Ma ciò non significa che non accadrà. Personalmente, credo che accadrà, richiedendo solo più tempo rispetto al resto del mondo. Brasile e India sono totalmente nelle mani di Wall Street, Banca Mondiale e FMI. Nel caso dell’India, ricordiamo il fiasco monetario dello scorso autunno, quando il Primo ministro Narendra Modi decise di annullare oltre l’80% della moneta circolante come passo per sostituirlo con altre note e digitalizzare l’economia indiana. Non si sa quanti poveri indiani siano morti, chi non ha accesso ai conti bancari, non ha mezzi alternativi per comparsi il cibo. Le piccole imprese fallite, con un impatto importante sull’economia indiana. Altro, molto più disumano, fu l’impatto sui poveri indiani. Ma Modi seguiva il dettato occidentale, di Wall Street e FMI, con un programma per testare la digitalizzazione di una grande economia emergente, attuata dall’USAID. Quanta fiducia merita l’India di Modi nei BRICS? E il Brasile del neoliberista Temer, accusato di corruzione; ha letteralmente consegnato l’economia del Paese agli squali di Wall Street, FMI e BM. Quindi, quando Temer e Modi stringevano le mani agli altri tre aderenti ai BRICS a Xiamen, in Cina, il 4 e 5 settembre, sembrava un club unito solo di nome. Tuttavia, il tema della 9,na conferenza BRICS era “BRICS: partenariato più forte per un futuro più luminoso“. Spero davvero che questo obiettivo sia raggiunto. E sicuramente nel tempo. È importante affrontare un tale evento con spirito positivo e in prospettiva. Forse, secondo la stessa filosofia, prima del vertice di settembre a Xiamen, il Presidente Putin dichiarò qualcosa di cruciale, ma altamente politico e diplomatico: “È importante che le attività del nostro gruppo si basino sui principi dell’uguaglianza, del rispetto delle rispettive opinioni e sul consenso. Nei BRICS, nessuno costringe nessuno. Quando l’approccio degli aderenti non coincide, lavoriamo con pazienza e attenzione per coordinarli. Questa atmosfera aperta e basata sulla fiducia favorisce l’efficace attuazione dei nostri compiti“.

2. Comprendere l’industrializzazione e la Banca di sviluppo dei BRICS
PK: Cominciamo con la Banca di sviluppo dei BRICS, ora chiamata Nuova Banca di Sviluppo (NDB). Ideata al vertice BRICS di Durban nel marzo 2013 e formalmente creata nel 2014 e firmata col trattato del luglio 2015. Secondo l’accordo, la Banca di sviluppo dei BRICS, come fu chiamata la prima volta, ora NDB, istituiva un “paniere di valute di riserva” da 100 miliardi di dollari USA. Ognuno dei cinque Stati aderenti doveva assegnare una quota uguale per il capitale iniziale di 50 miliardi di dollari, da ampliare successivamente a 100 miliardi. I contributi per Paese sono stati: Brasile, 18 miliardi di dollari, Russia 18 miliardi di dollari, India 18 miliardi di dollari, Cina 41 miliardi di dollari e Sudafrica 5 miliardi di dollari. Il problema è che il capitale iniziale e il Contratto di riserva di contingenza (CRA) da 100 miliardi di dollari sono stati istituiti in dollari statunitensi. Come possono rompere il sistema monetario del dollaro occidentale, se il loro contributo è basato sul dollaro? Inoltre, Sudafrica e Brasile sono fortemente indebitati, in dollari statunitensi. Il debito attuale del Sudafrica è superiore al 50% (153 miliardi di dollari USA) del PIL, situandosi quasi sui 300 miliardi. Per rispettare il contributo al CRA denominato in dollari, Brasile e Sud Africa potrebbero prendere prestiti da dove? Wall Street e FMI, in quanto il CRA è un fondo di riserva in dollari. Ciò lega questi Paesi ancor più ai dollari, alla FED e alle organizzazioni di Bretton Woods, anziché liberarle da tale situazione. Tra parentesi, l’interesse del Sudafrica sul debito estero di 153 miliardi di dollari era circa 5 miliardi (2016). Il debito estero è quasi il 52% del PIL di quasi 300 miliardi di dollari. I pagamenti del debito di 5 miliardi di dollari sono superiori alla spesa del Paese per l’istruzione terziaria (4,6 miliardi di dollari). Questo è anche un buon motivo per staccarsi dal sistema monetario basato sul debito e, come originariamente pianificato dai BRICS, migrare verso un sistema di pagamento monetario e internazionale simile a quello già introdotto dalla Cina. Il Sistema di pagamento internazionale cinese (CIPS).
Sull’industrializzazione, la NDB certamente contribuirà a stimolare l’industrializzazione nei Paesi BRICS, ma anche tra i Paesi BRICS e fuori dai BRICS, aumentandone il commercio. Attualmente la NDB ha approvato sette progetti di investimenti nei Paesi BRICS, per 1,5 miliardi di dollari. Quest’anno, la NDB dovrà approvare un secondo pacchetto di progetti di investimento da 2,5 a 3 miliardi di dollari in totale. Sebbene non sia chiaro quale impatto appaiono questi progetti, l’idea originale della NDB era sostenere progetti infrastrutturali ed energetici nei Paesi BRICS. Vi è grande necessità di infrastrutture e produzione di energia indipendente. Naturalmente, infrastrutture e sviluppo energetico, significano anche industrializzazione e commercio.3. Diversificazione economica
PK: Una solida cooperazione BRICS, così come una propria banca di sviluppo, probabilmente attireranno, grazie alla leva NDB, nuovi investimenti. Questo è uno degli obiettivi discussi al vertice di Xiamen. La quantità è difficile prevedere, ma il Premier Modi ha parlato di un aumento previsto del 40% nei prossimi anni. Ma anche se l’India o qualsiasi Paese BRICS riceverà investimenti esteri, sarà difficile discernere quali investimenti sono direttamente correlati alla Nuova Banca dei BRICS, come espressamente detto a Xiamen. Più importante è la diversificazione degli investimenti, così come il relativo commercio. Attualmente vi sono diversi Paesi su una, la chiamo così, “lista di attesa” dell’adesione ai BRICS. Ad esempio, sono menzionati Corea del Sud e Messico (membri dell’OCSE), Indonesia, Turchia, Argentina. Il commercio tra i mercati emergenti e quelli in via di sviluppo è già cresciuto più rapidamente del “commercio medio globale” su cui l’OMC impone norme. Potrei immaginare che il commercio, e quindi la diversificazione, tra i Paesi BRICS, o meglio, nel blocco BRICS allargato possa esplodere. Sarebbe una sorta di “globalizzazione” con la maggior parte delle barriere commerciali rimossa, un’economia orientata alla pace che punta al benessere dei popoli, piuttosto che di un’élite, e naturalmente un’economia che non lavori per l’industria bellica, come l’economia occidentale basata sul dollaro. Perciò, sarà importante che i BRICS si stacchino dall’economia basata sul dollaro occidentale e alla fine dispongano di una propria valuta. Al summit di Xiamen questo è stato discusso. I cinque aderenti hanno deciso di “promuovere e sviluppare i Mercati dei Bond in Valuta Locale dei BRICS e stabilire congiuntamente un Fondo dei Bond in Valuta Locale dei BRICS, per contribuire alla sostenibilità del capitale finanziario nei BRICS e lo sviluppo dei loro mercati obbligazionari nazionali e regionali”. Ciò è abbastanza vicino all’euro prima che diventasse denaro fiat, cioè l’unità monetaria europea (ECU) poi convertita in euro virtuale, prima del gennaio 2002, quando l’euro divenne carta e il dollaro denaro fiat. Ormai sappiamo che gli Stati Uniti hanno guidato tale cambio europeo, promuovendo l’euro col dollaro USA, in modo assolutamente insostenibile come valuta unitaria di un gruppo di Paesi che non hanno interessi, obiettivi politici e una Costituzione comune. Il loro unico denominatore comune è la NATO, la loro guida permanente alla guerra. Sin dall’inizio era chiaro che tale progetto sarebbe fallito. Speriamo che, e credo, i BRICS imparino la lezione da tale fallimento, solo con un forte legame che comprenda obiettivi a lungo termine, politico-economico e difensivo, una moneta comune può prosperare. A Xiamen, anche i BRICS hanno istituito la strategia per la “Partnership economica dei BRICS ed iniziative relative ad aree prioritarie come commercio ed investimenti, produzione e lavorazione dei minerali, connettività infrastrutturale, integrazione finanziaria, scienza, tecnologia e innovazione e tecnologia dell’informazione e della comunicazione (ICT), tra l’altro“. Tutto questo per una crescita globale sostenibile, equilibrata e inclusiva. Questa strategia è già indicativa di un diverso approccio allo sviluppo rispetto a quello monetario alla base dell’Unione europea.

4. Commercio tra BRICS e dollaro
PK: Sarà interessante vedere l’emergere, a medio termine, della piena integrazione tra i Paesi dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai (SCO) e dei BRICS. Molti Paesi aderiscono già ad entrambe le associazioni; per esempio, Russia e Cina, e recentemente anche l’India ha aderito alla SCO, che comprende anche la maggior parte dell’Asia centrale, le repubbliche ex-sovietiche e anche Iran e Pakistan. Lo SCO ha già un obiettivo comune a lungo termine, nello sviluppo economico, nella visione politica e nella strategia della difesa. Al recente Forum economico orientale (EEF) di Vladivostok, il Presidente Putin e il Presidente Xi annunciavano la fusione tra Unione economica eurasiatica (UEE) e Nuova “Via della Seta”, chiamata anche “One Belt One Road” (OBOR) o “OBI”, One Belt Initiative. Dato che l’OBI è guidata in gran parte dalla SCO, cioè dalla Cina, ciò significa anche che i Paesi dell’Unione economica eurasiatica fanno parte della SCO. Immaginate il potere economico dei gruppi SCO, UEE e BRICS uniti… La supremazia occidentale sarà roba del passato. Ciò significa commercio mondiale, ma senza l’egemonia del dollaro, senza sistemi economici e monetari che consentano a Washington d’imporre “sanzioni”, aggressioni illegali a Paesi che rifiutano di seguirne il dettato. È il culmine di tale crimine finirà ripristinando il diritto internazionale, oggi completamente obliterato da Washington. Oggi è chiaro agli economisti più progressisti che il futuro è ad Est; l’occidente si è praticamente suicidato con le sue continue guerre per avidità, dominio e mancanza di rispetto per i popoli che pagano le guerre dell’imperialismo occidentale.

5. Banca di sviluppo BRICS e Banca mondiale
PK: Sì, l’idea originale era, e spero sia ancora, che la Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS possa competere con BM e FMI. In altre parole, applicare politiche economiche non neoliberiste e con prestiti che non impongano l’austerità che, come sappiamo, sono devastanti per lo sviluppo economico, ma promuovano lo sviluppo delle popolazioni, mirando a una distribuzione più equa di reddito e ricchezze. Ma non è ancora così. Come già accennato, il problema è che il capitale iniziale della Banca BRICS e il Contratto dei contingenti di riserva (CRA) sono in dollari statunitensi. Inoltre, come già detto, Sudafrica e Brasile sono fortemente indebitati, in dollari USA, un legame difficile da spezzare. Ma non impossibile! Lo stesso vale per l’AIIB, il cui capitale attualmente è di 100 miliardi di dollari USA, e di cui circa 18 versati. È probabile che NDB e AIIB collaborino in futuro, spezzando la presa di BM e FMI. Per farlo, entrambi devono staccarsi completamente dall’economia del dollaro, e accadrà, forse presto, con l’attuazione del cambio sul petrolio di Shanghai, dove il commercio sarà senza dollari USA ma in yuan cinese convertibile in oro. Una possibile soluzione è un paniere di valute SCO-BRICS simile al SDR (Special Drawing Rights) del FMI, che attualmente consiste in 5 valute: dollaro statunitense, sterlina inglese, euro, yen e da ottobre 2016 anche yuan cinese. Ciò può iniziare come valuta virtuale per il commercio estero, mentre ogni Paese conserva il proprio sistema monetario. Appare un futuro più brillante.Peter Koenig è un analista economico e geopolitico. È anche un ex-dipendente della Banca Mondiale ed ha lavorato nel mondo dell’ambiente e delle risorse idriche. Ha tenuto conferenze presso le università di Stati Uniti, Europa e Sud America. Scrive regolarmente per Global Research, ICH, RT, Sputnik, PressTV, 4.th Media (Cina), TeleSUR, Saker e altri siti internet. È autore di Implosione – thriller economico su guerra, distruzione ambientale e avidità aziendale, basato su fatti e su 30 anni di esperienza nella Banca Mondiale. È anche coautore di Ordine Mondiale e Rivoluzione!- Saggi sulla Resistenza.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Un forte partenariato BRICS per un futuro luminoso

Tradotto dal cinese, questo è il discorso di apertura del Presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping al Vertice BRICS di Xiamen
Presidente Xi Jinping, Quotidiano del Popolo, 4 settembre 2017 – Global Research

Un partenariato forgiato con l’approccio giusto sfida la distanza geografica; è più forte della colla. del metallo e della pietra” (proverbio cinese).
Il decennio passato ha visto gli sforzi incessanti dei Paesi BRICS nel perseguire lo sviluppo e approfondire la partnership. È solo l’inizio della storia della cooperazione BRICS“.

Eccellenza Presidente Jacob Zuma,
Eccellenza Presidente Michel Temer,
Eccellenza Presidente Vladimir Putin,
Eccellenza Primo Ministro Narendra Modi,
Signore e signori,
Cari amici,
Sono lieto d’incontrarmi di nuovo con i miei colleghi. Vorrei iniziare a estendere, a nome del governo e del popolo cinesi, un caloroso benvenuto a tutti voi. Benvenuti al Summit BRICS di Xiamen. Con l’accento sul tema del vertice: “Partenariato più forte per un futuro più luminoso”, non vedo l’ora di collaborare con voi per valutare la cooperazione BRICS, tracciare un progetto per il futuro sviluppo e lanciare una nuova viaggio nella cooperazione. La cooperazione BRICS ha attraversato un glorioso decennio. Sebbene separati da montagne e oceani, i nostri cinque Paesi strettamente legati dall’impegno condiviso a una cooperazione vincente. Come dice un antico proverbio cinese, “la collaborazione forgiata con l’approccio giusto sfida la distanza geografica; è più forte della colla, del metallo e della pietra”. Dobbiamo il rapido sviluppo della cooperazione BRICS all’adozione dell’approccio giusto. Guidati da questo approccio, ci siamo rispettati e sostenuti a vicenda nel seguire il percorso di sviluppo adatto alle nostre rispettive condizioni nazionali; abbiamo portato avanti la cooperazione economica, politica e dei popoli con spirito aperto, inclusivo e vincente; e abbiamo lavorato in sintonia con altri Paesi emergenti e in via di sviluppo per sostenere giustizia ed equità internazionali e favorire un sano ambiente estero. I progressi passati mostrano che la cooperazione BRICS ha incontrato la nostra comune necessità di sviluppo ed è in linea con l’andamento della storia. Anche se abbiamo diverse condizioni nazionali, condividiamo l’impegno nel perseguire sviluppo e prosperità attraverso il partenariato. Questo ci ha permesso di superare le differenze e avere risultati vincenti.
Mentre il mondo subisce profondi complessi cambiamenti, la cooperazione BRICS è sempre più importante. I nostri cittadini si aspettano d’incoraggiare congiuntamente lo sviluppo e migliorarne il benessere. La comunità internazionale si aspetta che contribuiamo alla pace nel mondo e allo sviluppo comune. Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per approfondire la partnership BRICS e inaugurare il secondo “Decennio dorato” della cooperazione BRICS.
In primo luogo, dobbiamo cercare risultati pratici nella nostra cooperazione economica. La cooperazione orientata ai risultati è il fondamento della cooperazione BRICS e sono stati compiuti notevoli progressi in questo campo. Tuttavia, dobbiamo ancora sfruttare appieno il potenziale della cooperazione BRICS. Le statistiche mostrano che, nel 2016, dell’investimento in uscita per 197 miliardi di dollari USA, solo il 5,7% è avvenuto tra i nostri cinque Paesi. Ciò significa che la cooperazione BRICS ha ancora molto spazio. Dobbiamo rimanere concentrati sulla promozione della cooperazione economica orientata ai risultati ed ampliare gli interessi convergenti nei commercio ed investimenti, valuta e finanza, connettività, sviluppo sostenibile, innovazione e cooperazione industriale. Quest’anno abbiamo formulato la Roadmap dei BRICS per la cooperazione nei servizi, le linee guida per l’agevolazione degli investimenti dei BRICS, l’Iniziativa della cooperazione elettronica dei BRICS , il piano d’azione dei BRICS per la cooperazione per l’innovazione e il Piano d’azione per l’approfondimento della cooperazione industriale tra i Paesi BRICS. Abbiamo lanciato il Centro Regionale Africano della Nuova Banca di Sviluppo (NDB), abbiamo deciso d’istituire la BRICS Model E-Port Network e abbiamo raggiunto un ampio accordo su fiscalità, commercio elettronico, rapporti in valute locali, partenariato pubblico-privato e rete di istituzioni e servizi finanziari. La nostra cooperazione pratica è sempre più istituzionalizzata e sostanziale e ha fornito risultati tangibili. Vorrei annunciare che la Cina lancerà il piano di cooperazione economica e tecnica per i Paesi BRICS con 500 milioni di yuan per il primo mandato, per facilitare lo scambio politico e la cooperazione pratica nei settori economico e commerciale. La Cina contribuirà con quattro milioni di dollari USA al Piano di preparazione infrastrutturale della NDB per sostenere attività e sviluppo a lungo termine della banca. La Cina lavorerà con tutte le parti perseguendo coi risultati e il consenso raggiunti in passato sfruttando al meglio i meccanismi esistenti. Insieme dobbiamo cogliere le opportunità storiche della nuova rivoluzione industriale, esplorare nuove aree e modelli di cooperazione pratica e migliorare i nostri legami per garantire un progresso sostenuto e costante del meccanismo di cooperazione dei BRICS.
In secondo luogo, dobbiamo rafforzare la complementarità delle nostre strategie di sviluppo. Nonostante le nostre differenze nelle condizioni nazionali, i nostri cinque Paesi si trovano in una similare fase di sviluppo e condividono gli stessi obiettivi di sviluppo. Tutti noi affrontiamo un compito arduo nel far crescere l’economia. Rafforzare la complementarità delle nostre strategie di sviluppo contribuirà a far emergere i nostri punti di forza nelle risorse, nel mercato e nella forza lavoro, e libererà il potenziale di crescita dei cinque Paesi e la creatività dei nostri tre miliardi di abitanti, aprendo uno spazio enorme allo sviluppo. Dobbiamo pianificare bene a livello macro e intraprendere azioni concrete in settori chiave. Dovendo agire nello spirito di un’ampia consultazione, del contributo comune e dei vantaggi condivisi, dobbiamo identificare quelle aree in cui le nostre politiche di sviluppo e priorità convergono e continuare a lavorare per raggiungere l’obiettivo della connettività negli scambi ed investimenti, nelle valuta e finanza e nelle infrastrutture. Con particolare attenzione alla riforma strutturale e allo sviluppo sostenibile, dobbiamo espandere i nostri interessi convergenti e condividere esperienze su innovazione, imprenditoria, sviluppo industriale e capacità produttiva per stimolare i nostri rispettivi sviluppi economici. È importante trovare un equilibrio tra velocità di crescita e qualità ed efficienza della crescita. Attraverso l’attuazione dell’Agenda dello Sviluppo Sostenibile 2030 abbiamo l’opportunità di raggiungere un equilibrato progresso economico, sociale e ambientale e di creare uno sviluppo interconnesso e inclusivo.
In terzo luogo, dobbiamo rendere l’ordine internazionale più giusto ed equo. I nostri legami sempre più stretti con il resto del mondo ci chiedono di aver una parte più attiva nella governance globale. Senza la nostra partecipazione, molte sfide globali urgenti non possono essere risolte efficacemente. Dovremmo parlare con una sola voce e presentare congiuntamente le nostre soluzioni su questioni riguardanti pace e sviluppo internazionali. Questo incontra l’aspettativa della comunità internazionale e contribuirà a salvaguardare i nostri interessi comuni. Dobbiamo rimanere impegnati al multilateralismo e alle norme fondamentali che disciplinano le relazioni internazionali, lavorare per un nuovo tipo di relazioni internazionali e promuovere un ambiente pacifico e stabile per lo sviluppo di tutti i Paesi. Dobbiamo rendere la globalizzazione economica aperta, inclusiva, equilibrata e vantaggiosa per tutti, costruire un’economia mondiale aperta, sostenere il regime commerciale multilaterale e opporsi al protezionismo. Dobbiamo avanzare la riforma della governance economica globale, aumentare la rappresentatività e la voce dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo e dare nuovo impulso agli sforzi per affrontare il divario dello sviluppo tra Nord e Sud e promuovere la crescita globale.
In quarto luogo, dobbiamo promuovere gli scambi tra popoli. L’amicizia tra i popoli è la chiave per sincronizzare i rapporti tra Stato e Stato. Solo con una cura intensa l’albero dell’amicizia e della cooperazione cresce lussureggiante. Aumentare gli scambi tra i nostri popoli e vedere lo spirito di partenariato abbracciato da tutti è una causa degna meritevole del nostro impegno duraturo. Un lavoro ben fatto a questo proposito manterrà la cooperazione BRICS vibrante. Siamo lieti di notare che l’importante consenso raggiunto a livello di leadership su scambi più stretti tra popoli è stato tradotto in realtà. Quest’anno, gli scambi tra popoli dei nostri cinque Paesi sono stati a pieno ritmo, segnati dalle diverse attività dei Giochi BRICS, BRICS Film Festival, Festival Culturali dei BRICS e l’incontro ad alto livello sulla medicina tradizionale. Speriamo che, attraverso i nostri sforzi congiunti, queste attività avranno luogo regolarmente e siano istituzionalizzate. Dobbiamo ampliare il nostro percorso per coinvolgere il pubblico ed incoraggiare scambi più vivaci tra culture diverse.
Cari colleghi,
L’ultimo decennio ha visto gli sforzi incessanti dei Paesi BRICS per perseguire lo sviluppo e approfondire il partenariato. È solo l’inizio della storia della cooperazione dei BRICS. Come ho detto nelle mie lettere all’inizio di quest’anno, guardando avanti, la cooperazione BRICS è destinata a raggiungere un maggiore sviluppo e svolgere un ruolo ancora più grande negli affari internazionali. Partiamo da Xiamen e uniamo le forze per inaugurare il secondo “Decennio dorato” della cooperazione BRICS offrendo maggiori benefici ai popoli dei nostri cinque Paesi e di tutto il mondo.
Grazie.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Xi presiede il vertice che deciderà sul prossimo decennio d’oro dei BRICS

Xinhua 5/9/2017Il Presidente Xi Jinping ha presieduto il 9.no Vertice BRICS, invitando il gruppo delle cinque economie emergenti ad intensificare la cooperazione e contribuire maggiormente ad un mondo in turbamento per protezionismo e sviluppo sbilanciato. “Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per tracciare il secondo decennio d’oro della cooperazione BRICS”, ha detto Xi ai leader di Brasile, Russia, India e Sudafrica al vertice della città sudorientale di Xiamen, provincia del Fujian. Era la prima volta che Xi presiedeva il vertice BRICS e la terza a presiedere importanti eventi internazionali in un anno, dopo il vertice di Hangzhou dei G20 e al Belt and Road Forum per la cooperazione internazionale di Pechino. Il Presidente Michel Temer, il Presidente Vladimir Putin, il Primo Ministro Narendra Modi e il Presidente Jacob Zuma sono stati accolti da Xi prima dell’apertura del vertice, dal tema “BRICS: un più forte partenariato per un futuro più luminoso“. Il vertice doveva decidere il percorso futuro del gruppo, che rappresenta il 43 per cento della popolazione mondiale e contribuisce a più della metà della crescita economica mondiale degli ultimi dieci anni. Xi ha avanzato la sua visione per “approfondire” il partenariato BRICS, tra cui ricercare risultati pratici nella cooperazione economica, rafforzare la complementarità delle strategie di sviluppo e rendere l’ordine internazionale più giusto e equo. Lo scambio tra popoli, “causa degna di un impegno duraturo”, dovrebbe essere promosso, secondo Xi, che notava le diverse condizioni nazionali dei cinque Paesi, ma sottolineava che le differenze possono essere superate ottenendo risultati vincenti. Invitava i BRICS a riunire le forze su risorse, mercati e forza lavoro per liberare il potenziale di crescita e creatività di 3 miliardi di persone. Rifiutando le affermazioni che il gruppo perda peso, Xi dichiarava al BRICS Business Forum che i Paesi BRICS sono “completamente sicuri” su possibilità di crescita e prospettive future, nonostante le variabili che sconvolgono la crescita. Dal vertice G20 di Hangzhou, nel settembre scorso, al vertice BRICS a Xiamen, l’approccio della Cina allo sviluppo globale è sempre più evidente grazie a partnership, economia aperta e cooperazione vincente. Porto commerciale sin dai tempi antichi e porta per la Cina, Xiamen è dove Xi iniziò la carriera quando giunse nella provincia del Fujian quale nuovo funzionario, nel 1985. Spera che i Paesi BRICS lascino la città offrendo maggiori vantaggi ai cittadini dei cinque Paesi e del mondo, mentre incertezze e rischi persistono con politiche chiuse che pesano sulle prospettive globali di crescita, Xi sottolineava che la promozione della cooperazione economica orientata ai risultati, “è il fondamento della cooperazione BRICS”. Il potenziale per la cooperazione BRICS va sfruttata completamente, dichiarava citando gli investimenti esteri dei cinque Paesi pari a 197 miliardi di dollari nel 2016, solo il 5,7 per cento nei BRICS. Esortava a promuovere la cooperazione in settori quali commercio e investimenti, monetari e finanziari, comunicazioni, sviluppo sostenibile e innovazione. Nell’ultima dimostrazione di efficacia dei BRICS, il presidente comunicava che la Cina lancerà un piano economico e tecnologico per i BRICS da 500 milioni di yuan (circa 76 milioni di dollari) nel primo mandato, per facilitare gli scambi e la cooperazione nei campi economici e commerciali. La Cina fornirà anche 4 milioni di dollari USA per i progetti della New Development Bank dei BRICS, inaugurata nel 2015.
Stabilizzando le relazioni regionali e internazionali, i BRICS lavorano duramente per ampliare la presenza internazionale. Posizione riaffermata da Xi al vertice. “I cinque Paesi svolgono un ruolo più attivo nella governance globale. Senza la nostra partecipazione, molte sfide urgenti globali non possono essere risolte efficacemente“, dichiarava. “Dobbiamo parlare con una sola voce e presentare congiuntamente le nostre soluzioni su questioni riguardanti pace e sviluppo internazionali”. Dichiarava che i BRICS dovrebbero lavorare per un nuovo tipo di relazioni internazionali e sostenere la globalizzazione economica “aperta, inclusiva, equilibrata e vantaggiosa per tutti“. Il discorso di Xi veniva ripreso dalle controparti. Zuma affermava che i BRICS dovrebbero rafforzare i contatti con le altre economie emergenti e Paesi in via di sviluppo per perseguire uno sviluppo comune. I cinque Paesi dovrebbero rafforzare la cooperazione e migliorare la governance economica globale per creare un ambiente estero sano, dichiarava Temer. Da parte sua, Putin affermava che i BRICS dovrebbero costruire un’economia mondiale aperta, opporsi al protezionismo e promuovere una crescita inclusiva e sostenibile. Modi affermava che i Paesi BRICS dovrebbero esplorare il potenziale della cooperazione economica, salvaguardare il sistema commerciale multilaterale e promuovere lo scambio tra popoli. Per consolidare il terreno comune, i leader dei Paesi BRICS adottavano la dichiarazione di Xiamen, esprimendo consenso su varie questioni, tra cui sostegno al ruolo centrale delle Nazioni Unite negli affari internazionali, contro il protezionismo, la condanna del terrorismo e deplorando l’ultimo test nucleare della Repubblica popolare democratica Corea.
Al summit di Xiamen, la Cina aveva un Dialogo sui mercati emergenti e Paesi in via di sviluppo, in cui i leader di Egitto, Guinea, Messico, Tagikistan e Thailandia raggiungevano i leader BRICS per discutere della cooperazione nello sviluppo globale. Il modello proposto dalla Cina è considerato parte dell’accordo per promuovere i BRICS come piattaforma leader per la cooperazione Sud-Sud. Per le economie emergenti e i Paesi in via di sviluppo, “dobbiamo attenerci all’apertura piuttosto che al protezionismo, ai meccanismi commerciali multilaterali piuttosto che ad avvantaggiare se stessi a spese degli altri, ai vantaggi reciproci piuttosto che al gioco a somma zero“, dichiarava Xi in una riunione ristretta coi leader BRICS. “È facile rompere una freccia, ma difficile romperne 10 legate insieme“, affermava Xi citando un proverbio cinese nel discorso volto a coinvolgere altri Paesi emergenti e in via di sviluppo nella cooperazione e in attività reciprocamente vantaggiose. Iqbal Surve, capo del capitolo sudafricano del BRICS Business Council, dichiarava che “BRICS Plus” sarà calorosamente accolto dai Paesi in via di sviluppo poiché l’iniziativa è persegue lo scopo comune di eliminare la povertà e realizzare i sogni.

Putin sostiene la piattaforma energetica dei BRICS e l’unità contro il protezionismo
TBP  1 settembre 2017

Mosca sosterrà la piattaforma energetica dei BRICS, il loro consolidamento contro il protezionismo e un maggiore coordinamento in politica estera tra i cinque aderenti, secondo il Presidente Vladimir Putin. “Riteniamo che questa (piattaforma di ricerca sull’energia) ci permetterà di coordinare le nostre attività di informazione, analisi e ricerca nell’interesse dei cinque Paesi BRICS e in ultima analisi facilitare l’attuazione dei progetti comuni d’investimento nell’energia“, scriveva Putin in un articolo pubblicato da Xinhua. La Cina è già il più grande consumatore di energia e importatore netto mondiale. L’importazione totale di petrolio nei primi sei mesi di quest’anno ha raggiunto i 212 milioni di tonnellate, secondo la General Administration of Customs della Cina. La Russia è tra i maggiori produttori di gas e petrolio nel mondo. Il gigante Gazprom sostiene di possedere le maggiori riserve di gas naturale del mondo. A Xiamen, la Cina si prepara per il 9° Vertice BRICS, Brasile, Russia, India, Sudafrica e Cina. Putin affermava che i BRICS intendono “rafforzare il ruolo dell’OMC come regolatore chiave nel commercio internazionale“. “Sono fiducioso sui Paesi BRICS che continueranno ad agire in modo consolidato contro il protezionismo e le nuove barriere al commercio globale“, scriveva. Lo zelo del protezionismo sospinto dalla vittoria elettorale di Donald Trump è un argomento molto discusso nei vertici economici mondiali, anche al G20 di quest’anno. C’è sempre più timore che l’amministrazione di Trump abbatta gran parte del quadro della cooperazione sul commercio e l’energia sostenibile esistente tra le nazioni del G20. Le tensioni aumentano col piano di Trump di usare una legge della guerra fredda per limitare le importazioni di acciaio per motivi di sicurezza nazionale. Nel frattempo, il presidente russo ha anche parlato dei BRICS che uniscono le forze per la stabilità globale. “La Russia rafforzerà il coordinamento delle politiche estere dei Paesi BRICS, soprattutto all’ONU e nel G20, così come in altre organizzazioni internazionali” aveva scritto Putin. La Russia e “altri Paesi interessati, hanno inflitto un pesante colpo ai terroristi” in Siria. Putin ha anche chiesto il sostegno dei BRICS nel creare “un ampio fronte antiterrorismo basato sul diritto internazionale e guidato dall’ONU“. Putin avrà incontri bilaterali con capi di Stato degli altri Paesi BRICS, a margine del vertice, tra cui il Presidente Xi Jinping e il Primo ministro Narendra Modi.

Necessità di amplificare la voce delle economie emergenti: Xi alla riunione plenaria dei BRICS
TBP 4 settembre 2017

Il vertice BRICS a Xiamen, in Cina, dominerà l’agenda politica dei cinque Paesi coi presidenti Putin, Xi, Zuma, Temer e il Primo ministro Modi al tavolo. I leader BRICS s’incontrano per trovare un consenso su commercio, protezionismo, Corea democratica, lotta al terrorismo e cambiamento climatico. Nella sessione plenaria del vertice BRICS, il Presidente Xi Jinping ha dichiarato che i cinque Paesi devono espandere gli interessi commerciali convergenti. “Dobbiamo cercare risultati pratici nella nostra cooperazione economica (BRICS), non abbiamo ancora completamente sfruttato i potenziali dei BRICS“, aveva detto Xi. “Dobbiamo parlare con una voce su questioni riguardanti la pace internazionale… Dobbiamo amplificare la voce dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo“, aveva aggiunto. Xi annunciava che la Cina lancerà il BRICS Economic&Technical Cooperation Plan da 500 milioni di yuan (76,4 milioni di dollari) nel primo periodo, e affermava che la Cina stanzia 4 milioni di dollari per integrare la struttura operativa della Banca BRICS. Alla riunione plenaria, il Presidente Michel Temer proponeva la creazione di un forum d’intelligence dei BRICS per combattere il terrorismo. Il Primo ministro indiano Narendra Modi avanzava la creazione di un’agenzia di rating dei BRICS per “soddisfare le esigenze di finanziamento delle entità sovrane e societarie dei Paesi in via di sviluppo“. “Le nostre banche centrali devono rafforzare ulteriormente le proprie capacità e promuovere la cooperazione tra il contingente di riserva e il FMI“, aggiungeva. Il Contratto di riserva contingentale dei BRICS da 100 miliardi di dollari è pienamente operativo dopo le riunioni inaugurali del consiglio di amministrazione del BRICS-CRA e del Comitato permanente di Ankara del 2015. I Paesi BRICS hanno avviato nuove istituzioni finanziarie come Banca BRICS da 100 miliardi di dollari, Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali guidata dalla Cina, e un fondo di riserva dei BRICS da 100 miliardi di dollari. A Xiamen, i cinque leader seguono colloqui a porte chiuse dopo la riunione plenaria.

I mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo sono il “motore della crescita globale”: Xi
Xinhua 5/9/2017Global Times

Il Presidente Xi Jinping dichiarava che i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo sono il motore principale della crescita economica mondiale. Xi ha fatto l’osservazione al discorso presso il Dialogo dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo nella città di Xiamen. Il Presidente cinese prevede che il dialogo crei un forte impulso per l’approfondimento della cooperazione Sud-Sud e l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. “Ho fiducia che il dialogo rafforzerà solidarietà e cooperazione tra i Paesi emergenti e in via di sviluppo e contribuirà anche alla costruzione del meccanismo BRICS“, dichiarava Xi. Definendo l’avanzata collettiva dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo “tendenza irreversibile dei nostri tempi“, Xi dichiarava che questi Paesi hanno contribuito in modo significativo alla crescita economica mondiale negli ultimi anni, pari all’80% della crescita mondiale nel 2016. “Sono degni della reputazione di motore principale della crescita globale“, aggiungeva. Attualmente, mentre l’economia mondiale ascende e commercio ed investimenti internazionali riprendono, il nuovo ciclo della rivoluzione tecnologica e industriale guadagna slancio con nuove industrie, nuove tecnologie e nuovi modelli di business, affermava. “Da questo punto di vista, i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo hanno una rara opportunità di sviluppo“, aggiungeva Xi.Traduzione di Alessandro Lattanzio