Stratega della Cina: gli Stati Uniti usano il dollaro per dominare il mondo

Qiao Liang, Chinascope

Nota del redattore: Qiao Liang, Generale dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLA), tenne una discorso al Comitato Centrale del Partito comunista cinese (PCC) e presso un ufficio governativo. Qiao è lo stratega dell’ELP coautore del libro “Guerra senza limiti”. Nel discorso, Qiao spiegava di aver studiato le teorie finanziarie e concluso che gli Stati Uniti impongono il dollaro come valuta globale per preservare la propria egemonia sul mondo. Gli Stati Uniti proveranno di tutto, anche la guerra, per mantenere il dominio del dollaro nel commercio globale. Ha anche parlato della strategia della Cina, da crescente superpotenza, e del contenimento degli Stati Uniti. I seguenti passi sono estratti dal suo intervento. [1]I. La situazione che circonda la Cina e il segreto del ciclo dell’indice del dollaro USA
A. Il primo impero finanziario nella storia

Le persone che lavorano in economia o nel settore finanziario sono probabilmente più adatte a parlare di questo argomento. Ne discuterò dall’angolatura della strategia [nazionale]. Il 15 agosto 1971, quando il dollaro USA smise di essere ancorato all’oro, la nave del dollaro gettò via l’ancora, che era d’oro. Facciamo un passo indietro. Nel luglio del 1944, per aiutare gli Stati Uniti a prendere in mano l’egemonia monetaria dall’Impero inglese, il presidente Roosevelt sostenne tre sistemi mondiali: il sistema politico: le Nazioni Unite; il sistema commerciale: l’Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio (GATT), che in seguito divenne l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC); e il sistema finanziario valutario: il sistema di Bretton Woods. Il desiderio degli statunitensi era avere l’egemonia del dollaro statunitense nel mondo attraverso il sistema di Bretton Woods. Tuttavia, dal 1944 al 1971, il dollaro non ottenne quel potere. Cosa bloccava il dollaro? L’oro. Quando fu istituito il sistema di Bretton Woods, gli Stati Uniti promisero al mondo che il dollaro sarebbe stato ancorato all’oro mentre la moneta di ogni altro Paese avrebbe potuto ancorarso al dollaro. Un’oncia d’oro fu fissata a 35 dollari. Con questa promessa, gli Stati Uniti non potevano fare nulla secondo la propria volontà. In altre parole, non potevano stampare un numero illimitato di dollari. Ogni volta che stampavano un biglietto da un dollaro, dovevano aggiungere un’oncia d’oro al tesoro come riserva. Gli Stati Uniti fecero questa promessa al mondo perché detenevano l’ottanta per cento della riserva d’oro del mondo, in quel momento. Pensavano che, con così tanto oro in mano, bastasse a sostenere la credibilità del dollaro USA. Tuttavia, non era così semplice. Gli Stati Uniti entrarono stupidamente nelle guerra di Corea e del Vietnam, che costò caro. La guerra del Vietnam costò in particolare 800 miliardi, così grande che gli Stati Uniti non poterono sopportarlo. Sulla base della promessa degli Stati Uniti, ogni volta che spendevano 35, perdevano un’oncia d’oro. Nell’agosto del 1971, avevano ancora circa 8800 tonnellate d’oro. Sapevano di essere nei guai. Altri continuavano a creargli nuovi problemi. Ad esempio, il Presidente francese De Gaulle non si fidava del dollaro USA. Chiese al ministro delle finanze francese e al presidente della Banca centrale e gli fu detto che la Francia aveva circa 2,3 miliardi di dollari in riserva. Gli disse di venderli tutti per l’oro. Altri Paesi seguirono l’esempio. Così, il 15 agosto 1971, il presidente statunitense Nixon annunciò che gli Stati Uniti smettevano di ancorare il dollaro all’oro. Fu l’inizio del crollo del sistema di Bretton Woods, e anche del modo con cui gli statunitensi hanno imbrogliato il mondo. Tuttavia, il mondo non se ne rese conto. La gente si fidava del dollaro USA perché era sostenuto dall’oro. Il dollaro USA era la valuta internazionale, di regolamento e di riserva da oltre 20 anni. Le persone erano abituate al dollaro. Quando il dollaro statunitense perse improvvisamente il legame con l’oro, allora, in teoria, divenne un mero pezzo di carta verde. Perché si usa ancora?
In teoria la gente potrebbe smettere di usarla, ma in pratica cosa userebbe per i pagamenti internazionale? La valuta è una misura del valore. Se la gente smette di usare il dollaro USA, c’è qualche altra valuta di cui fidarsi? Così, gli statunitensi approfittarono dell’inerzia della gente e costrinsero l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) ad accettare la loro condizioni secondo cui il commercio mondiale di petrolio doveva basarsi sui dollari USA. In precedenza, gli scambi petroliferi erano regolati in qualsiasi valuta internazionale, ma dall’ottobre 1973 il regolamento si limitò al solo dollaro USA. Dopo aver disimpegnato il metallo prezioso, gli statunitensi legarono il loro dollaro al petrolio. Perché? Gli statunitensi erano molto chiari: la gente non amava il dollaro, ma non poteva vivere senza energia. Ogni Paese aveva bisogno di svilupparsi e quindi di consumare energia. In questo modo, il bisogno di petrolio si tradusse nella necessità del dollaro USA. Per gli Stati Uniti fu una mossa molto intelligente. Non molti avevano la chiara comprensione di ciò al momento. Le persone, inclusi economisti ed esperti finanziari, non si resero conto che la cosa più importante nel 20° secolo non fu la prima guerra mondiale, la seconda guerra mondiale, o la disintegrazione dell’URSS, ma piuttosto il 15 agosto 1971, la disconnessione tra dollaro e oro. Da quel giorno emerse un vero impero finanziario, basato sull’egemonia del dollaro statunitense e entrammo nell’era della valuta cartacea. Non c’è metallo prezioso dietro il dollaro USA. Il credito del governo è l’unico supporto. Gli Stati Uniti traggono profitto dal mondo. Ciò significa che possono avere ricchezza materiale dal mondo stampando un pezzo di carta verde. Non è mai successo prima nel mondo. Nel corso della storia dell’umanità ci sono stati molti modi in cui le persone potevano arricchirsi: scambio in valuta, oro o argento, o con la guerra per afferrare i beni (tuttavia, la guerra è molto costosa). Quando il dollaro statunitense divenne solo un pezzo di carta verde, il costo per gli Stati Uniti nel creare soldi diventato estremamente basso. Senza la restrizione dell’oro, gli Stati Uniti possono stampare dollari a volontà. Se conservano una grande quantità di dollari negli Stati Uniti, creeranno sicuramente inflazione. Se esportano dollari, il mondo intero aiuta gli Stati Uniti a gestire la propria inflazione. Ecco perché l’inflazione non è così alta negli Stati Uniti. Tuttavia, una volta che gli Stati Uniti esportano il dollaro nel mondo, non hanno molti soldi. Se continuano a stampare denaro, il dollaro USA continuerà a svalutarsi, il che non è positivo per essi. Pertanto, la Federal Reserve statunitense non è, come qualcuno ha immaginato, una banca centrale che stampa denaro in modo irresponsabile. La Federal Reserve sa cosa significa “restrizione”. Dalla fondazione nel 1913 fino al 2013, la Federal Reserve ha stampato solo 10 trilioni di dollari. Ciò potrebbe portare le persone a criticare la Banca centrale cinese, che ha stampato 120 trilioni di yuan (circa 20 trilioni di dollari usando un tasso di cambio di 6,2 yuan per dollaro) dal 1954. In realtà ciò non significa che la Cina stampi denaro senza alcuna restrizione. Dall’apertura, la Cina ha guadagnato molti dollari e anche una grande quantità di dollari è volata in Cina come investimenti. Il controllo della valuta estera della Cina impedisce al dollaro di circolare in Cina. Quando arriva il dollaro USA a circolare in Cina, la Banca centrale cinese deve invece stampare una quantità corrispondente di renminbi. Tuttavia, un investitore straniero può ritirare i soldi dalla Cina dopo aver guadagnato. Inoltre, abbiamo bisogno di spendere le nostre riserve estere per acquistare energia, prodotti e tecnologia. Di conseguenza, una grande quantità di dollari USA è volata fuori dalla Cina, ma una quantità corrispondente di renminbi è rimasta in Cina. Non si possono distruggere quei renminbi, quindi la Cina finisce con più renminbi che riserva estera. La Banca centrale cinese ha ammesso di aver sovrastampato 20 miliardi di yuan. Questa enorme quantità è rimasta in Cina. È un argomento che discuterò più avanti, perché dovremmo fare del renminbi una valuta internazionale.

B. La relazione tra il ciclo dell’indice del dollaro USA ed economia globale
Gli Stati Uniti hanno evitato un’inflazione elevata lasciando circolare il dollaro a livello globale. Hanno anche bisogno di frenare la stampa di dollari per evitarne la svalutazione. Allora cosa dovrebbe fare quando finiscono i dollari? Gli statunitensi hanno trovato una soluzione: emettere debito per riportare il dollaro negli Stati Uniti. Hanno iniziato a stampare soldi con una mano e a prendere denaro in prestito con l’altra. La stampa di denaro può creare soldi. Anche prendere in prestito denaro può creare soldi. Questa economia finanziaria (usare il denaro per fare soldi) è molto più facile della vera economia (basata sull’industria). Perché preoccuparsi delle industrie manifatturiere che hanno solo una bassa capacità di aggiunta di valore? Dal 15 agosto 1971, gli Stati Uniti hanno gradualmente chiuso la propria economia reale passando a un’economia virtuale. Sono diventati uno Stato economico “vuoto”. L’attuale prodotto interno lordo degli Stati Uniti (PIL) ha raggiunto i 18 trilioni di dollari, ma solo 5 trilioni provengono dall’economia reale. Con l’emissione del debito, gli Stati Uniti portano una grande quantità di dollari dall’estero ai tre grandi mercati statunitensi: mercato delle materie prime, dei buoni del tesoro ed azionario. Gli Stati Uniti ripetono questo ciclo per creare soldi: stampare denaro, esportarlo all’estero e farlo ritornare. Gli Stati Uniti sono quindi diventati un impero finanziario. Molti pensano che l’imperialismo si sia fermato dopo che il Regno Unito si è indebolito. In realtà, gli Stati Uniti hanno guidato un imperialismo occulto con il dollaro USA e hanno trasformato altri Paesi in colonie finanziarie. Oggi molti Paesi, inclusa la Cina, hanno proprie sovranità, Costituzione e governo, ma dipendono dal dollaro USA. I loro prodotti sono misurati in dollari e devono consegnare la loro ricchezza materiale agli Stati Uniti in cambio del dollaro USA. Questo può essere visto chiaramente nel ciclo dell’indice del dollaro negli ultimi 40 anni. Dal 1971, quando gli Stati Uniti iniziarono a stampare liberamente moneta, l’indice del dollaro USA ha perso valore. Per dieci anni, l’indice ha continuato a diminuire, indicando che viene sovrastampato. In realtà, non fu necessariamente una brutta cosa per il mondo quando l’indice del dollaro USA diminuì. Significava un aumento dell’offerta di dollari e un grande deflusso di dollari verso altri Paesi. Molti dollari andarono in America Latina. Questo investimento creaò il boom economico in America Latina negli anni ’70. Nel 1979, dopo aver inondato il mondo coi dollari per quasi 10 anni, gli statunitensi decisero d’invertire il processo. L’indice del dollaro USA iniziò a salire nel 1979. I dollari tornarono negli Stati Uniti e altre regioni ricevettero meno dollari. L’economia dell’America Latina esplose a causa dell’ampia offerta di investimenti in dollari, ma questo si fermò improvvisamente quando gli investimenti si prosciugarono. I Paesi dell’America latina cercarono di salvarsi.
L’Argentina, che un tempo aveva il PIL pro capite da Paese sviluppato, gu la prima a cadere in recessione. Sfortunatamente, il presidente argentino Galtieri, salito al potere con un colpo di Stato militare, scelse di usare la guerra per risolvere il problema. Puntò alle isole Malvinas (che gli inglesi chiamavano Falkland), a 400 miglia dall’Argentina. Queste isole erano sotto il dominio inflese da oltre 100 anni. Galtieri decise di riprenderle. Certo, non poteva affrontare una guerra senza la benedizione degli Stati Uniti. Inviò un intermediario per informarsi sull’opinione degli Stati Uniti. Il presidente degli Stati Uniti Reagan rispose alla leggera: era tra voi e il Regno Unito; gli Stati Uniti non avevano una posizione e sarebbero rimasti neutrali. Galtieri la prese come acquiescenza dagli Stati Uniti. Cominciò la guerra e prese il controllo delle isole con facilità. Gli argentini erano impazziti. Tuttavia, la prima ministra inglese Margaret Thatcher affermò che non l’avrebbero assolutamente accettato e costrinse gli Stati Uniti a parlare apertamente. Reagan si tolse la maschera neutrale, denunciando l’invasione dell’Argentina e di appoggiare ul Regno Unito. Gli inglesi inviarono una task force con una portaerei, che percorse 8000 miglia, per riprendere le Isole Malvinas. Allo stesso tempo, il dollaro USA fu apprezzato e il capitale internazionale tornò negli Stati Uniti proprio come desideravano. Quando iniziò la guerra delle isole Malvinas, gli investitori di tutto il mondo conclusero che una crisi regionale era iniziata in America Latina e che l’ambiente degli investimenti si sarebbe deteriorato. Quindi gli investitori ritirarono il loro capitale. Allo stesso tempo, la Federal Reserve annunciò un aumento dei tassi d’interesse, che accelerò il ritiro di capitali dall’America Latina. L’economia latinoamericana decadde. Il capitale andato via finì nei tre grandi mercati statunitensi. Diede agli Stati Uniti il primo mercato in rialzo dato che il dollaro non veniva ancorato all’oro. L’indice del dollaro USA balzò da 60 a 120, con un aumento del 100 percento. Gli statunitensi non si fermarono dopo aver guadagnato molti soldi dal mercato in rialzo. Alcuni presero i soldi appena ottenuti e tornarono in America Latina per comprare i buoni beni i cui prezzi erano crollati. Gli Stati Uniti guadagnarono proficuamente dall’economia dell’America Latina. Se ciò fosse accaduto solo una volta, sarebbe considerato evento dalla scarsa probabilità. Essendo accaduto più volte, indica uno schema.
Nel 1986, dopo “dieci anni di dollaro USA debole e sei anni di dollaro forte”, l’indice del dollaro USA iniziò nuovamente a calare. Dieci anni dopo, nel 1997, l’indice del dollaro iniziò a salire. Questa volta il dollaro forte durò ancora sei anni. Durante il secondo ciclo decennale, il dollaro USA finì principalmente in Asia. Quale fu il concetto d’investimento più caldo negli anni ’80? Erano le “Tigri asiatiche”. Molti pensavano che fosse dovuto al duro lavoro degli asiatici e alla loro intelligenza. In realtà, la grande ragione era l’ampio investimento in dollari USA. Quando l’economia asiatica iniziò a prosperare, gli statunitensi sentirono che era tempo di raccogliere. Così, nel 1997, dopo dieci anni di dollaro debole, gli statunitensi ridussero l’offerta di moneta all’Asia e crearono un dollaro forte. Molte aziende e industrie asiatiche subirono un’offerta di moneta insufficiente. L’area mostrò i segni di imminenti recessione e crisi finanziaria. Era necessaria un’ultima goccia per spezzare la schiena del cammello. Quale fu? Yna crisi regionale. Doveva esserci una guerra come quella argentina? Non necessariamente. La guerra non è l’unico modo per creare una crisi regionale. Così apparve l’investitore finanziario Soros prendere il suo Fondo Quantico, così come oltre un centinaio di altri fondi hedge nel mondo, e attaccare in modo famelico l’economia più debole dell’Asia, la Thailandia. Attaccò la valuta tailandese Baht per una settimana. Questo creaò la crisi di Baht che si diffuse in Malesia, Singapore, Indonesia e Filippine. Poi passò a nord , a Taiwan, Hong Kong, Giappone, Corea del Sud e persino Russia. Così la crisi finanziaria dell’Asia orientale esplose completamente. Il cammello cadde a terra. Gli investitori del mondo conclusero che l’ambiente dell’investimento asiatico era crollato e ritirarono i soldi. La Federal Reserve statunitense prontamente suonò il corno e aumentò il tasso di interesse del dollaro. Il capitale proveniente dall’Asia volò verso i tre grandi mercati degli Stati Uniti, creando il secondo grande mercato al rialzo degli Stati Uniti. Quando gli statunitensi fecero un sacco di soldi, seguirono lo stesso approccio con l’America Latina: presero i soldi raccolti con la crisi finanziaria asiatica in Asia per acquistarne i buoni che, a quel punto, erano al prezzo minimo. L’economia asiatica non poteva contrattaccare. L’unico fortunato sopravvissuto in questa crisi fu la Cina.

C. Ora, è tempo di raccogliere dalla Cina
Era preciso come la marea; il dollaro USA fu forte per sei anni. Poi, nel 2002, iniziò a indebolirsi. Seguendo lo stesso schema, rimase debole per dieci anni. Nel 2012, gli statunitensi iniziarono a prepararsi per renderlo forte. Usarono lo stesso approccio: creare una crisi regionale agli altri popoli. Pertanto, abbiamo visto accadere diversi eventi in relazione alla Cina: l’affondamento del Cheonan, la disputa sulle Isole Senkaku (le isole Diaoyu in cinese) e la disputa su Scarborough Shoal (l’isola Huangyan in cinese). Tutto questo successe durante tale periodo. Il conflitto tra Cina e Filippine sull’Isola di Huangyan e il conflitto tra Cina e Giappone sulle Isole Diaoyu potrebbero non avere molto a che fare con l’indice del dollaro USA, ma era davvero così? Perché è accaduto esattamente nel decimo anno in cui il dollaro USA era debole? Sfortunatamente, gli Stati Uniti hanno giocato troppo col fuoco (nel proprio mercato dei mutui) e si lanciarono in una crisi finanziaria nel 2008. Ciò ritardò un po’ i tempi del rialzo del dollaro USA. Se riconosciamo che esiste un ciclo dell’indice del dollaro USA e gli statunitensi l’usano per raccoglierlo dagli altri Paesi, allora possiamo concludere che era giunto il momento di raccogliere dalla Cina. Perché? Perché la Cina aveva ottenuto la maggior quantità di investimenti dal mondo. Le dimensioni dell’economia cinese non erano più quelle di un solo Paese; era persino più grande di tutta l’America Latina e aveva le stesse dimensioni dell’Asia orientale. Dal conflitto tra le isole Diaoyu e il conflitto sull’isola di Huangyan, gli incidenti continuarono a perseguitare la Cina, compreso lo scontro sulle piattaforme petrolifere cinesi 981 con il Vietnam e l’evento “Occupy Central” di Hong Kong. Possono ancora essere considerati semplicemente accidentali? Accompagnai il Generale Liu Yazhou, Commissario politico della National Defence University, a visitare Hong Kong nel maggio 2014. A quel tempo, sentimmo che il movimento “Occupy Central” era in programma e avrebbe avuto luogo entro la fine del mese. Tuttavia, non successe a maggio, giugno, luglio o agosto. Che successe? Cosa stavano aspettando? Diamo un’occhiata a un’altra tempistica: l’uscita della Federal Reserve statunitense dalla politica del Quantitative Easing (QE). Gli Stati Unito dissero che avrebbero interrotto il QE all’inizio del 2014, ma rimase ad aprile, maggio, giugno, luglio e agosto. Finché erano col QE, mantennero la sovrastampa di dollari e il prezzo del dollaro non poteva salire. Quindi, nemmeno “Occupy Central” di Hong Kong doveva accadere. A fine settembre, la Federal Reserve annunciò che gli Stati Uniti sarebbero usciti dal QE. Il dollaro iniziò a salire. Poi “Occupy Central” di Hong Kong esplosa all’inizio di ottobre. In realtà, le isole Diaoyu, l’isola Huangyan, la piattaforma 981 e il movimento “Occupy Central” di Hong Kong erano tutte bombe. L’esplosione di uno di questi poteva creare una crisi regionale o peggiorare l’ambiente degli investimenti in Cina. Ciò costringendo a ritirare grande quantità di investimenti dalla regione, che sarebbero poi tornati negli Stati Uniti Sfortunatamente, questa volta l’avversario era la Cina, che usò i movimenti del “Tai Chi” per raffreddare ogni crisi. Ad oggi, l’ultima goccia per spezzare la schiena del cammello deve ancora cadere e il Cammello è ancora in piedi. Il cammello non si è spezzato. Pertanto, la Federal Reserve non poteva suonare il corno per aumentare il tasso di interesse. Gli statunitensi si resero conto che era difficile raccogliere dalla Cina, quindi cercarono un’alternativa.
Dove altro mirarono? In Ucraina, il collegamento tra UE e Russia. Certamente c’erano alcuni problemi sotto l’amministrazione del Presidente ucraino Janukovich, ma il motivo per cui gli statunitensi lo scelsero non era semplicemente per i suoi problemi. Avevano tre obiettivi: dare una lezione a Janukovich che non ascoltava gli Stati Uniti, impedire all’UE di avvicinarsi troppo alla Russia e creare un cattivo ambiente per gli investimenti in Europa. Così si ebbe una “rivoluzione colorata” che gli stessi ucraini sembravano aver guidato. Gli Stati Uniti raggiunsero il loro obiettivo inaspettatamente: il Presidente russo Putin si prese la Crimea. Sebbene gli statunitensi non l’avessero pianificato, gli diede le migliori ragioni per fare pressione su UE e Giappone nel sanzionare la Russia, aggiungendo ulteriore pressione all’economia dell’UE. Perché gli statunitensi lo fecero? Chi tende ad analizzare dal punto di vista geopolitico, lo fa raramente dall’angolo del capitale. Dopo la crisi ucraina, le statistiche mostravano che oltre 1 trilione di dollari in capitale lasciò l’Europa. Gli Stati Uniti ottennero ciò che volevano: se non riuscivano ad ottenere dollari dalla Cina, li avrebbero ottenuti dall’Europa. Tuttavia, il passo successivo non si ebbe come previsto dagli statunitense. Il capitale uscito dall’Europa non andò negli Stati Uniti, invece andò ad Hong Kong. Una delle ragioni era che gli investitori globali preferivano la Cina, che aveva il primo tasso di crescita economica mondiale, nonostante il fatto che la sua economia avesse iniziato a raffreddarsi. L’altro motivo era che la Cina annunciò che avrebbe implementato lo Shanghai-Hong Kong Stock Connect. Gli investitori di tutto il mondo volevano ottenere un bel ritorno dal Shanghai-Hong Kong Stock Connect. In passato, il capitale occidentale era cauto nell’entrare nel mercato azionario cinese. Una ragione chiave era il severo controllo della valuta estera della Cina: potete entrare liberamente ma non uscire quando volere. Con il Shanghai-Hong Kong Stock Connect, potevano investire nel mercato di Shanghai da Hong Kong e ripartire subito dopo aver realizzato un profitto. Pertanto, oltre 1 trilione di dollari USA rimase a Hong Kong. Questo è il motivo per cui la mano dietro “Occupy Central” continuò a pianificare e non volle fermarsi. Gli statunitensi avevano bisogno di creare una crisi regionale alla Cina, per riavere i soldi negli Stati Uniti. Perché l’economia statunitense si affida così disperatamente al capitale che torna sul proprio mercato? È perché dal 1971 gli Stati Uniti hanno smesso di produrre beni reali. Hanno definito spazzatura le industrie manifatturiere o industrie del tramonto dalla bassa economia o dal produzione dal basso valore aggiunto, e le hanno trasferite nei Paesi in via di sviluppo, in particolare in Cina. Oltre ai settori high-end, come IBM e Microsoft, che mantenevano, il 70% della popolazione passò alle industrie dei servizi finanziari. Gli Stati Uniti sono diventati uno Stato completamente vuoto dalla scarsa economia reale, per poter offrire agli investitori un grande ritorno. Gli statunitensi non hanno altra scelta che aprire la porta dell’economia virtuale: i suoi tre grandi mercati. Vogliono prendere i soldi dal mondo per questi tre mercati, in modo che possano fare soldi. Quindi usare quei soldi per raccoglierne in altri Paesi. Gli statunitensi hanno solo questo modo di sopravvivere ora. La chiamiamo strategia nazionale di sopravvivenza degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno bisogno di una grande quantità di capitale che ritorni per sostenerne la vita quotidiana e l’economia. Se un Paese blocca il flusso di capitali, è il nemico degli Stati Uniti

II. Di chi sarà il pranzo la Cina se crescerà rapidamente?
A. Perché la nascita dell’euro ha portato a una guerra in Europa?

Il 1° gennaio 1999 l’euro nacque ufficialmente. Tre mesi dopo, la NATO iniziò la guerra contro la Jugoslavia. Molti pensavano che Stati Uniti e NATO abbiano combattuto la guerra per fermare il genocidio degli albanesi da parte dell’amministrazione Milosevic, una spaventosa tragedia umanitaria. Dopo la guerra, si rivelò una bugia. Gli statunitensi riconobbero che si trattava di una messa in scena allestita congiuntamente da CIA e media occidentali. L’obiettivo era attaccare la Repubblica Federale di Jugoslavia. Tuttavia, la guerra del Kosovo davvero attaccò la Repubblica Federale di Jugoslavia? Gli europei credevano per la prima volta in modo schiacciante a tale teoria. Tuttavia, dopo questa guerra di 72 giorni, scoprirono che furono ingannati. Quando l’euro fu creato, gli europei avevano molta fiducia. Il tasso di cambio dell’euro rispetto al dollaro USA era 1:1,07. Dopo 72 giorni di bombardamenti, gli europei scoprirono che qualcosa non andava: l’euro era rovinato. Perse il 30 percento del valore; un euro equivaleva solo a 0,86 dollari. Gli europei si resero conto di essere stati ingannati. Questo è il motivo per cui in seguito, quando gli Stati Uniti insistettero ad avere una guerra con l’Iraq, Francia e Germania furono fortemente contrarie. Alcuni dicono che i Paesi democratici occidentali non si combattono. È vero che, dalla Seconda guerra mondiale, i paesi occidentali non si sono combattuto, ma ciò non significa che non abbiano conflitti militari o guerre economiche o finanziarie tra di essi. La guerra in Kosovo fu una guerra finanziaria indiretta che gli statunitensi combatterono contro l’euro. In superficie era contro la Jugoslavia, ma l’euro ebbe successo. Questo perché la nascita dell’euro toccò il pranzo del dollaro statunitense. Prima, il dollaro USA era usato per comandare l’80% del mercato internazionale delle transazioni. Scese al 60% del mercato. L’euro si prese una grande torta dal dollaro. L’Unione Europea (UE), un’economia da 27000 miliardi di dollari USA, superò l’economia dell’Area di libero scambio nordamericana (FTA) da 25 trilioni di dollari, diventando la più grande zona economica del mondo. Con un’economia così vasta, ovviamente l’UE non voleva usare il dollaro per gestire i propri scambi, quindi creò l’euro. L’introduzione dell’euro portò via un terzo del business dei cambi in dollari, oggi il 23% del commercio mondiale è regolato in euro. All’inizio, gli statunitensi non erano vigili sull’euro. Fu un po’ tardi quando scoprirono che avrebbe messo in discussione l’egemonia del dollaro. Quindi gli Stati Uniti avevano bisogno di un modo per far cadere l’UE e l’euro, così come altri possibili sfidanti.

B. Come gli Stati Uniti cercano di bilanciare la propria strategia di “riequilibrio dell’Asia-Pacifico”?
L’ascesa della Cina la rese il nuovo sfidante al dominio globale del dollaro. I conflitti sulle isole Diaoyu e sull’isola Huangyan furono l’ultimo tentativo degli Stati Uniti di sopprimere la sfidante. Sebbene questi due eventi politici intorno al confine cinese non abbiano causato la fuga di una grande quantità di capitale dalla Cina, gli statunitensi raggiunsero degli obiettivi parziali: due degli sforzi della Cina finirono. All’inizio del 2012, Cina, Giappone e Corea del Sud erano vicini al raggiungimento di un accordo sui negoziati per l’accordo di libero scambio dell’Asia nord-orientale. Nell’aprile 2012, Cina e Giappone avevano anche raggiunto un accordo preliminare sul cambio di valuta e il mantenimento dei rispettivi debiti nazionali. Tuttavia si ebbero il conflitto sulle isole Diaoyu e sull’isola Huangyan , spazzando via l’FTA e il cambio di valuta. Pochi anni dopo, la Cina finalmente sciolse la contrarietà della Corea del Sud sull’accordo di libero scambio bilaterale, ma non ebbe molto significato. Perché? L’originale FTA del nord-est asiatico, una volta stabilito, avrebbe incluso Cina, Giappone, Corea del Sud, Hong Kong, Macao e Taiwan. Sarebbe stata la terza maggiore economia del mondo, con una dimensione di oltre 20 trilioni di dollari. Inoltre, probabilmente avrebbe integrato all’FTA l’ASEAN, formando l’FTA dell’Asia orientale. Ciò sarebbe diventata la maggiore economia del mondo, da oltre 30 trilioni di dollari. Possiamo inoltre immaginare che l’accordo di libero scambio tra Asia orientale e ASEAB poteva continuare ad espandersi: India e l’Asia del sud, i cinque paesi dell’Asia centrale e i paesi dell’Asia occidentale (parte del Medio Oriente). Questo accordo con l’Asia avrebbe quindi superato i 50 trilioni di dollari statunitensi, più di quanto combinato tra UE e USA. Una FTA così grande avrebbe usato euro o dollaro per regolare il commercio interno? Ovviamente no. Ciò significa che un dollaro asiatico sarebbe nato. Penso che, se effettivamente esistesse un FTA in Asia, dovremmo promuovere il renminbi come valuta principale dell’Asia, così come il dollaro è diventato la valuta del Nord America e quindi del mondo. Portare il renminbi sul palcoscenico internazionale è molto più di ciò di cui abbiamo parlato in precedenza col “Renminbi che va all’estero” o lasciare che abbia un ruolo nella “One Belt, One Path”. Insieme al dollaro e all’euro, avrebbe condiviso il mondo. Se i cinesi potevano pensarci, gli statunitensi no? Quando annunciarono che avrebbero spostato la loro attenzione verso Oriente, spinsero i giapponesi a creare un problema sulle isole Diaoyu e sostennero le Filippine a scontrarsi con la Cina sull’isola di Huangyan. Non possiamo essere così ingenui da pensare che ciò sia stato causato solo dai giapponesi di destra o dal presidente delle Filippine Aquino. Fu il pensiero profondo e attento degli statunitensi ad impedire al renminbi di sfidare il dollaro. Gli statunitensi erano molto chiari su ciò che facevano. Se si formasse l’FTA del nord-est asiatico, con la sua reazione a catena, renminbi, euro e dollaro avrebbero reclamato un terzo del mercato commerciale mondiale. Allora per gli Stati Uniti averebbero ancora avuto l’egemonia valutaria solo per terzo? Senza un’economia reale, se dovessero perdere l’egemonia monetaria, come potrebbero gli Stati Uniti rimanere il dominatore del mondo? Una volta compreso, si capisce perché, dietro a tutti i problemi della Cina, ci sono gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti evitano “scontri” diretti con la Cina. Così hanno creato problemi alla Cina ovunque. Cosa cercano di “riequilibrare” gli Stati Uniti nell’Asia-Pacifico? Vogliono davvero mediare tra Cina e Giappone, Cina e Filippine, Cina e altri Paesi? Ovviamente no. Hanno un solo obiettivo in mente: annullare l’ascesa della Cina.

III. Il segreto che l’esercito statunitense combatte per il dollaro
A. La guerra in Iraq e la valuta utilizzata per il commercio di petrolio

Tutti dicono che la forza degli Stati Uniti si basa su tre pilastri: moneta, tecnologia e forza militare. In realtà oggi possiamo vedere che la vera spina dorsale degli Stati Uniti sono loro valuta e forza militare. Il sostegno della valuta è la loro forza militare. Ogni Paese nel mondo spende una grande quantità di denaro quando è in guerra. Gli Stati Uniti, tuttavia, sono unici. Può anche fare soldi mentre li spende per una guerra. Alcun altro Paese può farlo. Perché gli statunitensi hanno combattuto la guerra in Iraq? Molti risponderebbero, “Per il petrolio”. Tuttavia, gli statunitensi combatterono veramente per il petrolio? No. Se davvero hanno combattuto per il petrolio, perché non hanno preso un barile di petrolio dall’Iraq? Inoltre, il prezzo del petrolio greggio è salito a 149 dollari al barile dopo la guerra, dal prezzo pre-bellico di 38 dollari al barile. Il popolo statunitense non ha avuto petrolio a basso prezzo dopo che il suo esercito occupò l’Iraq. Pertanto, gli Stati Uniti hanno combattuto la guerra non per il petrolio, ma per il dollaro. Perché? La ragione era semplice, controllare il mondo, gli Stati Uniti hanno bisogno di tutto il mondo per usare il dollaro. Fu una grande mossa nel 1973 costringere l’Arabia Saudita e altri Paesi OPEC a insediare il dollaro come valuta di regolamento per le operazioni petrolifere. Una volta compreso, capirete perché gli Stati Uniti hanno combattuto una guerra in un Paese produttore di petrolio. Il risultato diretto fu aumentare il prezzo del petrolio. Una volta che il prezzo del petrolio è salito, anche la domanda di dollari è aumentata. Ad esempio, se avevate 38 dollari, potevate comprare un barile di petrolio greggio prima della guerra. Dopo la guerra, il prezzo salì di oltre quattro volte, a 149 dollari. I vostri 38 dollari vi avrebbero permesso solo un quarto di barile. Come potere ottenere gli altri tre quarti? Dovevate usare i vostri beni e risorse per scambiare cogli statunitensi dollari. Quindi il governo degli Stati Uniti poteva apertamente e legittimamente stampare altri dollari. Questo era il segreto. Voglio anche dire a tutti, che la guerra degli Stati Uniti in Iraq non ebbe solo questo obiettivo. Doveva anche mantenere l’egemonia del dollaro. Sadam non appoggiava i terroristi o al-Qaida, né aveva armi di distruzione di massa. Ma perché fu impiccato? Perché giocò una partita tra Stati Uniti e Unione Europea. Dopo la creazione dell’euro nel 1999, annunciò che il commercio petrolifero dell’Iraq sarebbe stato regolato in euro. Questo fece arrabbiare gli statunitensi, specialmente quando molti altri Paesi seguirono l’esempio. Il Presidente russo Putin, il Presidente iraniano Ahmadinejad e il Presidente venezuelano Hugo Chavez fecero lo stesso annuncio. Come potevano accettarlo gli statunitensi? Alcuni potrebbero pensare che ciò che ho detto sia una favola. Diamo un’occhiata a ciò che gli USA fecero dopo aver vinto la guerra in Iraq. Prima di arrestare Sadam, gli statunitensi si precipitarono a formare il governo temporaneo iracheno. Il primo ordine che il governo temporaneo pubblicò annunciava che il commercio petrolifero iracheno passava dall’euro al dollaro. Questo dimostrò che gli USA combattevano per il loro dollaro.

B. La guerra in Afghanistan e il flusso netto di capitali
Qualcuno potrebbe dire: “Posso vedere che gli statunitensi hanno combattuto la guerra in Iraq per il dollaro. L’Afghanistan non produce petrolio. Quindi non dovrebbe essere per il dollaro che gli statunitensi hanno combattuto quella guerra, che fu dopo l’attacco dell’11 settembre. Il mondo intero sapeva che era per vendicarsi di al-Qaida e punire i taliban che la sostenevano”. Era vero? La guerra in Afghanistan iniziò un mese dopo l’11 settembr, in fretta. Verso la metà della guerra, gli statunitensi esaurirono tutti i missili cruise. Mentre la guerra continuava, il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti dovette ricorrere alle armi nucleari. Tirò fuori 1000 missili da crociera nucleare, sostituì le testate nucleari con testate convenzionali e ne sparò 900 per vincere la guerra. Ovviamente gli statunitensi non erano pronti a questa guerra. Perché vi si precipitarono? Perché non potevano più aspettare. La loro vita finanziaria era in grave difficoltà. All’inizio del 21° secolo, come Paese senza industrie produttrici di beni reali, per mantenerlo il livello attuale, gli Stati Uniti dovevano avere un afflusso netto di 700 miliardi di dollari da altri Paesi ogni anno. Dopo l’evento dell’11 settembre, gli investitori globali mostrarono grande preoccupazione per il contesto degli investimenti negli Stati Uniti. Di conseguenza, 300 miliardi di dollari fuggirono dagli Stati Uniti Ciò costrinse gli Stati Uniti a combattere rapidamente una guerra per fermare la fuga. Non si trattava solo di punire i taliban e al-Qaida, ma anche di ricostruire la fiducia degli investitori globali. Dopo che i primi missili da crociera esplosero a Kabul, l’indice Dow Jones salì di 600 punti in un giorno. Il capitale che aveva lasciato gli Stati Uniti iniziò a rifluire. Alla fine del 2001, 400 miliardi di dollari tornarono negli Stati Uniti. Ciò dimostrò ancora una volta che la guerra in Afghanistan fu combattuta per il dollaro e il capitale.

C. Perché il Prompt Global Strike System sostituirà i portaerei?
Molti cinesi hanno grandi speranze sulla portaerei cinese. Hanno visto l’importanza della portaerei in passato e la nave cinese Liaoning ha permesso alla Cina di entrare nel rango delle potenze navali. Tuttavia, sebbene la portaerei sia ancora un simbolo per una grande potenza nel mondo, resta solo un simbolo. Questo perché la portaerei è un prodotto dell’era della logistica. Quando la Gran Bretagna era all’apice, imponeva il commercio globale e inviava i suoi prodotti nel mondo e ne prendeva le risorse, aveva bisogno di una forte marina per garantirsi la sicurezza marittima. La creazione della portaerei servì anche a controllare l’oceano e le rotte. A quel tempo il detto era: “La logistica è la chiave”. Chi controllava l’oceano controllava il flusso della ricchezza globale. Ora il capitale è la chiave. Alcuni colpi sulla tastiera di un computer possono spostare miliardi o persino trilioni di dollari da un luogo all’altro. Una portaerei può tenere il passo con la velocità della logistica, ma non col flusso di capitali. Non è quindi in grado di controllare il capitale globale. Allora oggi, quale mezzo può tenere il passo con direzione, velocità e volume del flusso del capitale globale su Internet? Gli USA sviluppano un enorme e tempestivo sistema d’attacco globale che gli consentirà di colpire qualsiasi regione concentrata di capitali con missili balistici, aerei supersonici e missili da crociera che viaggiano a velocità cinque o dieci volte superiori al suono. Gli Stati Uniti affermano di poter colpire qualsiasi luogo sulla terra in 28 minuti. Non importa dove sia il capitale, finché non vogliono che sia lì, i loro missili possono arrivarci in 28 minuti e cacciare il capitale. Ecco perché il sistema d’attacco rapido globale sostituirà inevitabilmente le portaerei. Ovviamente, anche la portaerei ha un suo valore, come salvaguardia delle rotte o per condurre una missione umanitaria. È una buona piattaforma navale.

IV. La “Air Sea Battle” non risolverà il problema degli Stati Uniti
gli USA hanno adottato il concetto di “Air Sea Battle” quando progettarono le risposte alla crescita della Cina. Fu introdotto per la prima volta nel 2010. Come concetto di guerra, significa combinare congiuntamente la potenza delle forze aeree e della marina per combattere la Cina. La creazione di tale concetto mostrò che l’esercito statunitense si stava indebolendo. In passato, gli Stati Uniti pensavano che potesse effettuare attacchi aerei o navali per colpire la Cina. Ora si scopre che l’uso di una sola forza non gli conferisce superiorità militare sulla Cina. Hanno bisogno di unire le due forze ed è così che è nato il concetto di “battaglia aeronavale”. Gli statunitensi pensano che Cina e Stati Uniti non entreranno in guerra nei prossimi dieci anni. Dopo aver studiato lo sviluppo militare della Cina, gli statunitensi si rendono conto che l’attuale capacità militare degli Stati Uniti non garantisce un vantaggio sui punti di forza della Cina, come la capacità di attaccare le portaerei e di distruggere i sistemi spaziali. Pertanto, gli Stati Uniti hanno bisogno di altri dieci anni per sviluppare un sistema da combattimento più avanzato per compensare il vantaggio della Cina. Può significare che gli Stati Uniti hanno spostato il momento per una guerra con la Cina tra dieci anni. Anche se non ci sarà una guerra per dieci anni, dobbiamo prepararvici. Se non vogliamo che una guerra avvenga tra dieci anni, dobbiamo portare a termine le nostre azioni entro i prossimi dieci anni, compresa la preparazione alla guerra.

V. Il significato strategico della strategia “One Belt, One Road”
Agli statunitensi piacciono il basket e il pugilato. Il pugilato mostra la tipica natura statunitense del rispetto della potenza: un colpo diretto con piena forza e la speranza di far abbattere l’avversario. Tutto è semplice. I cinesi sono esattamente l’opposto. Preferiscono l’ambiguità e “usano la morbidezza per conquistare la forza”. Non cercano di sconfiggere l’avversario, ma di evitate gli attacchi dal nemico. Ai cinese piace il Tai-chi, arte più nobile della boxe. La strategia “One Belt, One Road” riflette questa filosofia. Nel corso della storia, ogni volta che sorge una grande potenza, c’è un movimento per la globalizzazione corrispondente. Ciò significa che la globalizzazione non è un fenomeno continuo dal passato al presente; piuttosto appartiene a una grande potenza. L’impero romano ebbe la sua globalizzazione. La dinastia Qin in Cina (circa 200 aC) ebbe la sua globalizzazione. Ogni globalizzazione è stata avviata da un impero in ascesa, ed era anche limitata dalla forza dell’impero. La posizione più lontana che il potere dell’impero potesse influenzare e i suoi mezzi di trasporto potessero raggiungere definiva il confine della globalizzazione. Pertanto, nella visione di oggi, sia la globalizzazione dell’Impero Romano che della Dinastia Qin sono considerate espansione regionale. La “globalizzazione” di oggi è iniziata con l’impero inglese. Gli Stati Uniti hanno continuato la globalizzazione del commercio inglese. Poi si passò alla globalizzazione del dollaro USA. La “One Belt, One Road” della Cina non è semplicemente aderire al sistema economico globale, una globalizzazione sotto il dollaro USA. Come superpotenza in ascesa, la strategia “One Belt, One Road” è l’inizio della globalizzazione cinese. È un processo di globalizzazione necessario che una superpotenza deve avere durante la fase dell’ascesa. “One Belt, One Road” è la migliore strategia da superpotenza che la Cina possa adottare in questo momento, perché è una contromossa alla strategia statunitense volta a spostare l’attenzione verso Oriente. Qualcuno potrebbe chiedersi: “Una contromisura dovrebbe essere nella direzione opposta alla forza che vi minaccia. Come voltare le spalle agli Stati Uniti? “(Gli Stati Uniti spingono la Cina da est sull’Oceano Pacifico, ma la Cina gira le spalle alla pressione e si sposta ad ovest.) Esatto. La strategia “One Belt, One Road” è il contraltare indiretto della Cina alla mossa degli Stati Uniti verso est. La Cina gira le spalle agli Stati Uniti (per evitare uno scontro diretto). Mi fai pressione (da est), cammino verso ovest, non perché voglio evitarti, né perché ho paura di te, ma piuttosto perché questa è una mossa intelligente per disinnescare la pressione che imponi. La strategia “One Belt, One Road” non richiede che le due rotte siano parallele. Dovrebbe avere priorità. La forza marittima è ancora una debolezza della Cina, quindi possiamo concentrarci prima sulla rotta di terra. “One Belt” è la direzione principale. Ciò significa anche che dobbiamo rivedere l’importanza dell’esercito. Alcuni dicono che l’esercito cinese è il migliore del mondo. È vero se resta in Cina: l’esercito cinese batterà chiunque invada la terra della Cina. Il problema è che l’esercito cinese potrebbe non avere la possibilità di uscire dalla Cina per combattere e vincere una guerra? Ne ho parlato l’anno scorso alla riunione annuale di Global Times. Dissi che gli USA hanno scelto l’avversario sbagliato quando scelsero la Cina come suo avversario e vi fanno pressione. La vera minaccia per gli Stati Uniti in futuro non è la Cina, ma gli stessi Stati Uniti. Gli Stati Uniti si seppelliranno. Questo perché non si sono ancora resi conto che sta arrivando una grande era e il capitalismo finanziario che gli Stati Uniti rappresentano raggiungerà il picco e poi inizierà a scendere. Da un lato, gli Stati Uniti hanno già sfruttato appieno i benefici che il capitale genera. D’altra, attraverso l’innovazione tecnologica che gli Stati Uniti guidano, spingono Internet, big data e cloud computing all’estremo. Questi strumenti diverranno alla fine le forze che porranno fine al capitalismo finanziario. Taobao.com e Tmall.com, entrambi società di Alibaba, hanno registrato vendite per 50,7 miliardi di yuan (8,2 miliardi di dollari) l’11 novembre 2014. Alcune settimane dopo, le vendite totali su Internet più le vendite nei negozi sul mercato statunitense nei tre giorni del Ringraziamento, furono di soli 40,7 miliardi di yuan (6,6 miliardi di dollari). I 50,7 miliardi di yuan sono solo le vendite di un giorno su Alibaba, ad eccezione di 163.com, qq.com, jd.com e altri negozi online in Cina, né di vendite di negozi fisici. Tutte le vendite di Alibaba furono effettuate tramite Alipay (un sistema di pagamento elettronico). Cosa significa Alipay? Significa che la valuta è fuori dalla piattaforma commerciale. L’egemonia degli Stati Uniti è basata sul suo dollaro. Cos’è il dollaro? È una valuta. In futuro, quando smetteremo di utilizzare la valuta per le vendite, sarà inutile. Un impero basato sulla valuta esisterà ancora? Questa è la domanda a cui gli statunitensi dovrebbero pensare. La stampa 3D rappresenta anche una direzione futura. Creerà cambiamenti fondamentali nel processo di produzione. Quando il processo di produzione cambia e il processo di scambio cambia, il mondo subirà un cambiamento fondamentale. La storia mostra che questi due cambiamenti, non altri fattori, sono la vera causa del cambiamento della società. Il capitale odierno può scomparire quando la valuta scompare. Quando il metodo di produzione cambia con la stampa 3D, il mondo umano entrerà in una nuova modalità sociale. Allora, Cina e Stati Uniti staranno sulla stessa linea di partenza su Internet, big data e cloud computing. La competizione in quel momento dipenderà da chi sarà il primo a superare questa nuova porta, non da chi spingerà l’altro verso il basso. Da questo punto di vista, dico che gli Stati Uniti hanno scelto l’avversario sbagliato. Il vero avversario degli USA sono se stessi e questo cambiamento. Gli USA hanno mostrato una sorprendente lentezza nel capirlo. Questo perché hanno investito troppo nel mantenere la posizione egemonica. Non vogliono condividere il potere con altri Paesi, né unirvisi nella nuova porta sociale dietro la quale ci sono ancora molte cose a noi sconosciute.Nota:
[1] Pubblicazione online in Cina, “Qiao Liang: la strategia degli Stati Uniti nel spostare l’attenzione verso l’est e la strategia cinese di andare ad ovest – La scelta strategica cinese nel gioco tra Cina e Stati Uniti“, 15 aprile 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

L’oro statunitense è invendibile

RTReseau International 1 gennaio 2018

Secondo Ronan Manly, esperto di lingotti del BullionStar di Singapore, gli Stati Uniti non permettono a nessuno di esaminare le proprie riserve auree. Anche se il Tesoro USA avesse i miliardi che dichiara di avere, questo oro non è vendibile. Il governo degli Stati Uniti afferma di detenere 8133,5 tonnellate di metallo dorato nelle riserve ufficiali. Il cinquantotto percento si troverebbe a Fort Knox, nel Kentucky, il 20 percento a West Point, a New York, il 16 percento a Denver Mint in Colorado e il 5 percento presso la Federal Reserve di New York. “L’intera faccenda delle riserve auree degli Stati Uniti è opaca e segreta. Queste riserve non sono mai state oggetto di una completa revisione indipendente, e i loro guardiani della Zecca e della FED di New York non lasceranno che nessuno entri nei caveau per vederli e contarli”, diceva Manly a RT. In ogni caso, secondo l’esperto, anche se il Tesoro statunitense è stato accusato molte volte di possedere molto meno oro di quanto sostiene, c’è un altro motivo: l’oro statunitense è di scarsa qualità. “Anche i dettagli forniti sulle presunte riserve auree degli Stati Uniti mostrano che la maggior parte dei lingotti ha poco oro e il loro peso non soddisfa le specifiche del lingotto d’oro standard ‘di buona lega’”, aggiungeva. “Ecco perché, anche se gli Stati Uniti avessero la quantità di oro che affermano di avere, la maggior parte è invendibile sul mercato internazionale e può essere utilizzata solo nel commercio con altre banche centrali che vogliano scambiare lingotti d’oro di buona qualità con quelli di qualità inferiore e dal peso insolito degli Stati Uniti“, aggiungeva. Se è vero che le riserve auree degli Stati Uniti sono inferiori a quanto affermato, si riconfigurerebbe completamente l’economia globale, predice Manly. Ciò non influenzerebbe direttamente il dollaro USA, né comporterebbe un cambio immediato nell’uso del dollaro USA nel commercio internazionale, ma le conseguenze sarebbero considerevoli. “In primo luogo, la prova che le riserve auree degli Stati Uniti sono inferiori a quelle dichiarate aumenterebbe la pressione per un controllo indipendente completo di tutte le riserve auree degli Stati Uniti. Punterebbe anche sulle riserve auree di altri importanti blocchi commerciali, come eurozona, Cina e Russia, e aprirebbe il dibattito sul ruolo dell’oro nel sistema monetario internazionale. Qualcosa che il governo degli Stati Uniti cerca sempre di evitare“, dice l’esperto. “Poi dovremmo spostare l’attenzione verso i detentori internazionali di dollari USA prima dell’agosto 1971, quando Nixon chiuse il mercato commerciale dell’oro perché in fin dei conti quei dollari fluttuanti per le liquidazioni, detenuti all’epoca dalle banche centrali estere, sono ancora tecnicamente convertibili in oro al prezzo ufficiale dell’epoca“, aggiungeva. E per di più, se l’oro detenuto dal Tesoro degli Stati Uniti è denaturato, si avrà ulteriore pressione sulle altre banche centrali il cui oro si trova negli Stati Uniti. Un serio controllo delle riserve auree degli Stati Uniti dovrebbe includere la pesatura di tutti i lingotti, la verifica del loro contenuto in oro e pubblicazione del peso totale; la verifica dovrebbe essere effettuata da un revisore completamente indipendente. Secondo Manly, Washington non lo permetterà mai.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Dietro le tensioni su Corea, Iran e Russia, la guerra finanziaria

Alastair Crooke, SCF 31.12.2017

Generale Qiao Liang

Cos’hanno in comune le tensioni tra Stati Uniti e Corea democratica, Iran e Russia? Risposta: sono componenti di una guerra finanziaria. Russia e Iran (insieme alla Cina) sono i tre attori chiave che danno forma a una zona di valuta alternativa enorme (quasi metà della popolazione mondiale). La questione nordcoreana è importante perché potenzialmente potrebbe precipitare gli Stati Uniti, a seconda degli eventi, verso una politica più aggressiva nei confronti della Cina (sia per rabbia per le esitazioni cinesi sulla Corea, sia come parte integrante del desiderio dell’Amministrazione USA di tagliare le ali commerciali della Cina). Gli Stati Uniti hanno intrapreso un piano per ripristinare il primato economico con la soppressione dei principali concorrenti commerciali (attraverso un quasi protezionismo) e nel contesto militare per garantirsi il dominio politico continuo. La strategia della sicurezza nazionale “America First” ha chiarito che Cina e Russia sono avversari ‘revisionisti’, e gli Stati Uniti devono e intendono vincere questa competizione. Il sottotesto è che i potenziali rivali principali devono essere messi al loro “posto” nell’ordine globale. Questa parte è chiara ed abbastanza esplicita, ma ciò che rimane non detto è che gli USA puntano tutto sullo status globale del dollaro riserva di valuta, poiché senza di essa gli obiettivi del presidente Trump difficilmente saranno raggiunti. Lo status del dollaro è cruciale, proprio a causa di ciò che è accaduto dopo la grande crisi finanziaria: l’esplosione di ulteriori debiti. Ma qui c’è un paradosso: come mai un candidato alla presidenza che ha promesso meno belligeranza militare, meno interventi esteri e alcuna imposizione dell’identità culturale occidentale, nel giro di un anno è diventato un presidente, falco su Corea e Iran. Cosa è cambiato nel suo modo di pensare? Il corso perseguito da entrambi gli Stati era ben noto e non prestava alcuna sorpresa (anche se i progressi della Corea democratica potrebbero essersi dimostrati quantitativamente più rapidi di quanto forse l’US Intelligence si aspettava: cioè anziché il 2020-2021, la Corea democratica potrebbe raggiungere l’obiettivo sulle armi nel 2018 , due anni prima delle stime)? Ma in sostanza il desiderio della Corea di essere accettato come potenza nucleare non è una novità. Sono “il debito federale” e il “tetto del debito” in sospeso ad essere cruciale. Non c’è dubbio che l’esercito statunitense non è quello di un tempo, e il Partito Repubblicano ha un’ala fondamentalista sulla limitazione del debito (Freedom Caucus). Una grave crisi militare è probabilmente l’unico modo con cui Trump potrebbe ottenere l’enorme aumento delle spese militari sui falchi fiscali del Congresso. Il presidente Trump, ci dice la saga della Tax Bill, sarà un grande elargitore col MAGA (Make America Great Again). L’aumento della spesa per la Difesa proposta dagli Stati Uniti, da solo equivale più o meno alla spesa annua della Difesa russa. Il debito federale degli Stati Uniti supera già i 20 trilioni di dollari e accelera: il fabbisogno dei prestiti è in aumento e gli interessi passivi al servizio di tale prestito aggiuntivo, normalmente dovrebbero aumentare. Ma Trump è anche esplicitamente un tizio dedito al basso tasso di interesse e al bilancio in espansione. Quindi, come si fa a finanziare un deficit di bilancio veramente maldestro, mantenendo bassi i tassi d’interesse o pari zero? Ebbene, una corsa da paur degli stranieri verso i titoli del Tesoro USA “privi di rischi” (vale a dire ancora una volta la crisi militare) serve storicamente a mantenere bassi i tassi, e i dollari abbondanti, mentre i “dollari stranieri” tornano a “casa”, a Wall Street. Questa potrebbe essere una soluzione, naturalmente, ma sarebbe interamente subordinata al mantenimento dello status attuale del dollaro e al grande ammontare di dollari detenuti all’estero allo scopo principale di dover effettuare transazioni in dollari. E perché al posto della distensione con la Russia, abbiamo Herman Gref, l’amministratore delegato della più grande banca commerciale russa, che dice al Financial Times che ogni ulteriore inasprimento delle sanzioni alla Russia, compresa la potenziale esclusione di banche e società russe dal sistema di pagamento SWIFT (la rete globale dei servizi di messaggistica finanziaria sicura) avrebbe tale effetto devastante che “renderebbe la Guerra fredda un gioco da ragazzi“? (Il Tesoro degli Stati Uniti dovrebbe presentare la relazione su ulteriori sanzioni al Congresso già a febbraio 2018, riferisce il Financial Times). Qual è il punto? Perché Stati Uniti ed Europa dovrebbero accedere in tale particolare tana del coniglio: sarebbe particolarmente dannoso per l’Europa? Bene, la risposta, probabilmente è simile: l’imperativo nel mantenere lo status globale del dollaro per il programma che reclama la preminenza degli USA che, dato l’eccesso di debito aggiuntivo dal 2008, dev’essere contingente allo status globale del dollaro. E dal punto di vista degli Stati Uniti, il Presidente Putin si è dichiarato primo avversario del dollaro quando, al vertice dei BRICS nel settembre 2017, insisteva sulle “preoccupazioni dei Paesi BRIC per l’ingiustizia dell’architettura finanziaria ed economica globale che non tiene nel debito conto il crescente peso delle economie emergenti”. Putin inoltre sottolineava la necessità di “superare l’eccessivo dominio di un numero limitato di valute di riserva“. La Russia ha conseguentemente ottenuto la collera statunitense per questa posizione. Sadam Husayn e Muammar Gheddafi misero in dubbio l’egemonia del dollaro, e si guardo cosa gli è successo.
La guerra finanziaria, ovviamente, non è una novità. Gli Stati Uniti iniziarono a inscenare la guerra finanziaria negli annuali “Giochi di guerra” già nel 2005. Il generale Hayden, ex-direttore della NSA e successivamente della CIA, descrisse la guerra finanziaria come principale mezzo bellico del ventunesimo secolo, e le sanzioni come le sue Precision Guided Munitions (PGM). Ma, a quanto pare, ciò potrebbe portare problemi non solo per il presidente Trump, che ha bisogno di un tetto più elevato del debito, e per la disponibilità del debito a basso costo per finanziare la rinascita dell’economia statunitense; ma piuttosto che i nuovi semi piantati negli anni per la rivoluzione monetaria, potrebbero improvvisamente spezzare il terreno di copertura da nuovi germogli emergenti e pronti a fiorire, a tempo debito. Tradizionalmente, la trasformazione del sistema monetario globale fu convenzionalmente concepita non come improvvisa, ma piuttosto come lento mutamento da un sistema a un altro (o altri). Ma questi semi iniziarono ad essere piantate nel 2012 dopo che Washington bloccò la compensazione internazionale per ogni banca iraniana, congelò 100 miliardi di dollari in attività iraniane all’estero e ridusse la possibilità di Teheran di esportare petrolio. La conseguenza fu una forte inflazione in Iran che debilitò la valuta. Poi, nel 2014, l’Arabia Saudita progettò il calo del prezzo del petrolio contro la produzione di petrolio da scisto statunitense e per punire la Russia per il sostegno al Presidente Assad. E per spargere sale nelle ferite, il Tesoro degli Stati Uniti facilitò l'”incursione degli orsi” sul Rublo, arrestata solo dalla Cina, che intervenendo discretamente sul mercato dei cambi, impedì il crollo della valuta. A questo punto era chiaro che Cina, Russia e Iran condividevano l’interesse strategico nell’istituire una zona monetaria con la profondità dei mercati e delle infrastrutture, operando indipendentemente dalla sfera del dollaro. Questi Stati hanno ben chiarito d’essersi impegnati in una strategia a lungo termine per abbandonare il dollaro USA come valuta principale nel commercio globale. La strategia della sicurezza di Trump, se perseguita seriamente, rischia precisamente di sconvolgere l’equilibrio precario di tale guerra finanziaria (finora) in corso lentamente. Il perseguimento di sanzioni finanziarie aggressive nei confronti di uno qualsiasi di questi tre Stati rischia d’innescare prematuramente sostanziali cambiamenti monetari per rappresaglia (e concomitante rischio di caos finanziario). Probabilmente è quest’ultimo risultato a cui Herman Gref alludeva quando disse al Financial Times che bloccare la piazza internazionale alle banche russe che avrebbe avuto un effetto così devastante che avrebbe “reso la Guerra fredda in un gioco da ragazzi“. La chiave qui è la Cina: l’economia cinese è nove volte quella russa. Trump aveva già accusato la Cina di varie infrazioni commerciali e sulla proprietà intellettuale durante la campagna presidenziale, minacciando dazi per rappresaglia. Ciò accadeva prima che il segretario al Tesoro Mnuchin, asettembre, avvertisse la Cina che gli Stati Uniti avrebbero potuto imporle ulteriori sanzioni, interrompendo potenzialmente l’accesso al sistema finanziario statunitense (la “bomba ai neutroni” del Tesoro bloccando il sistema di liquidazione SWIFT), se la Cina non imponesse sanzioni alla Corea democratica, soddisfacendo la domanda degli Stati Uniti. Ora, nella dichiarazione della National Strategy statunitense, la Cina viene ripetutamente indicata come miscredente economico, “potenza revisionista” e “rivale” al primato economico e politico degli USA. L’aggravarsi delle relazioni è chiara.
Come potrebbe reagire la Cina? La visione occidentale è ottimista: la Cina ha più da perdere in qualsiasi guerra finanziaria (a causa delle sue riserve del Tesoro USA), e comunque non c’è nulla che possa sostituire il dollaro con la sua unica profondità di mercato. Ma questa compiacenza è fuori luogo? Ciò che è chiaro è che Cina, Russia e Paesi BRICS hanno pensato e si sono preparati, al meglio, all’escalation della guerra finanziaria decisa da qualsiasi pretesto utilizzato per lanciarla. La Cina, inoltre, sembrerebbe condividere l’opinione di Hayden secondo cui i conflitti di oggi sono in primis geo-finanziari. In breve, secondo i consiglieri strategici cinesi è probabile che il rinnovato desiderio degli USA d’intensificare le tensioni militari, questa volta contro Corea democratica, Siria e forse Iran, sia un fronte della continua guerra finanziaria degli USA e che la Cina debba preparare le riposte. Ne ho già scritto, ma per gli indizi dovremmo, come suggerisce Alasdair Macleod, “guardare dal punto di vista della Cina. Lo stratega più influente dell’Esercito di Liberazione Popolare, il Generale Qiao Liang, espose la sua filosofia strategica globale in un forum del Comitato Centrale del Partito comunista nell’autunno 2015. La sua opinione può essere considerata quella della leadership cinese”. Come dice Qiao: “Gli Stati Uniti hanno evitato l’inflazione elevata lasciando circolare il dollaro a livello globale. Hanno anche bisogno di frenare la stampa di dollari per evitarne la svalutazione. Allora cosa dovrebbero fare quando finiranno i dollari? Gli statunitensi hanno trovato una soluzione: emettere debito per riportare il dollaro negli Stati Uniti. Gli statunitensi hanno iniziato a stampare soldi con una mano e a prendere denaro in prestito con l’altra. La stampa di denaro può creare soldi. Anche prendere prestiti può creare soldi. Questa economia finanziaria (usando il denaro per fare soldi) è molto più facile della vera economia (basata sull’industria). Perché preoccuparsi delle industrie che hanno una capacità di valore aggiunto basso? Dal 15 agosto 1971, gli Stati Uniti hanno gradualmente interrotto la propria economia reale e sono passati al un’economia virtuale, divenendo uno Stato economico “vuoto”. L’attuale prodotto interno lordo degli Stati Uniti (PIL) ha raggiunto i 18 trilioni di dollari, ma solo 5 trilioni provengono dall’economia reale. Con l’emissione del debito, gli Stati Uniti esportano una grande quantità di dollari, verso i tre grandi mercati statunitensi: delle materie prime, dei buoni del tesoro e l’azionario. Gli Stati Uniti ripetono questo ciclo per creare soldi: stampare denaro, esportarlo all’estero e farlo rientrare. Gli Stati Uniti sono quindi diventati un impero finanziario”. Macleod commenta: “La ricchezza degli USA è sostenuta da un’operazione di pompaggio e scarico facilitata dallo status di riserva del dollaro, sostituendo la vera produzione industriale. Va chiarito un punto: i dollari di proprietà straniera non escono mai dagli Stati Uniti, solo la loro funzione. È più corretto affermare che il governo degli Stati Uniti fa sì che i dollari vengano deviati dal commercio estero e dagli investimenti nel settore manifatturiero, per essere investiti in buoni del tesoro”. “Il primo ciclo identificato da Qiao fu l’espansione dei dollari volta a creare un boom in America Latina a metà degli anni settanta. Il secondo ciclo era rivolto al sud-est asiatico, espanso grazie a un dollaro indebolitosi dal 1986 in poi. Dal 1995, il dollaro iniziò a rafforzarsi, culminando nell’incursione degli orsi sul baht thailandese, diffondendosi poi in Malaysia, Indonesia e altri Paesi della regione. Il fenomeno delle tigri asiatiche fu creato e distrutto non dagli stessi Paesi, ma dall’inondazione e dal riflusso di proprietà ed investimenti del dollaro. Qiao osserva che la Cina è sfuggita a questa operazione d’ispirazione statunitense”. “Qiao rivolge l’attenzione al ciclo contemporaneo (nel 2015) della gestione del dollaro, sostenendo che ora è rivolto alla Cina. “Era proprio come la marea; il dollaro USA è stato forte per sei anni. Poi, nel 2002, iniziò a indebolirsi. Seguendo lo stesso schema, è rimasto debole per dieci anni. Nel 2012, gli statunitensi hanno iniziato a prepararsi per renderlo forte. Hanno usato lo stesso approccio: creare una crisi regionale per gli altri popoli. Sfortunatamente, gli Stati Uniti hanno giocato troppo col fuoco [nel proprio mercato dei mutui] prima e si sono lanciati in una crisi finanziaria nel 2008. Ciò ha ritardato un po’ i tempi del rialzo del dollaro USA. Se riconosciamo che esiste un ciclo dell’indice del dollaro USA e che gli statunitensi l’usano per rastrellarlo da altri Paesi, allora si può concludere che era giunto il momento per gli statunitensi di raccoglierlo dalla Cina. Perché? Perché la Cina aveva ottenuto la maggior quantità di investimenti al mondo. Le dimensioni dell’economia cinese non sono più quelle di un singolo Paese; ma persino più grande di tutta l’America Latina e delle stesse dell’economia dell’Asia orientale”. “Qiao va oltre affermando che l’evento più importante del ventesimo secolo non sono state le due guerre mondiali, ma l’abbandono statunitense del gold standard nel 1971. Questa è una dichiarazione“, esclama Macleod.
Lo è davvero… E qui sta il punto cruciale della strategia cinese. Ci vorranno alcuni anni prima che lo Yuan assuma lo status di grande valuta di riserva (avevano programmato un’ascesa ‘armoniosa’ – nel linguaggio non assertivo della Cina), ma la Cina domina il commercio mondiale ed è nella posizione di poter in qualsiasi momento legare petrolio (e materie prime) e all’oro, come previsto in origine. Lo Shanghai International Energy Exchange (INE) ha già eseguito quattro test ambientali di produzione per i future sul petrolio greggio. Quest’ultimo sarà convertibile in oro fisico sui mercati dell’oro di Shanghai e Hong Kong. E la Banca Centrale russa ha aperto un ufficio a Pechino, incaricato specificamente di risolvere gli aspetti tecnici dell’invio di oro dalla Russia alla Cina. Giusto per essere chiari: questi contratti sono disponibili solo per i commercianti non nazionali, e tutti i lingotti d’oro acquistati tramite i contratti future sull’oro yuan verranno acquistati dai mercati internazionali non dalla Cina e dai suoi cittadini. A lungo termine, col petrolio direttamente legato all’oro piuttosto che al dollaro, potremmo assistere alla rivalutazione dell’oro sul dollaro. E nell’ottobre 2015 la Cina inaugurava il suo International Payments System (CIPS). CIPS ha un accordo di cooperazione con la banca internazionale SWIFT con sede in Belgio, sistema di compensazione privato attraverso cui ogni transazione globale deve transitare, ma nel caso in cui la Cina venga esclusa da SWIFT, come Mnuchin accennò a settembre, Cina e Russia potranno agire attraverso il CIPS. Finora, la politica della Cina era evitare l’interruzione della sfera del dollaro, preferendo non rischiare di mutare il commercio globale, cosa che potrebbe facilmente verificarsi se ci fosse una sostanziale perdita di fiducia nel dollaro. Ma potrebbe la belligeranza statunitense nei confronti della Cina, legata in qualche modo alla Corea democratica, essere innescata? In effetti, il Venezuela ha già dato il via rifiutandosi di accettare i pagamenti del petrolio in dollari, dimostrando così al mondo che un sistema alternativo al petrodollaro è effettivamente possibile. Inoltre, Caracas ha iniziato a pubblicare l’indice dei prezzi del petrolio denominato in yuan. Il lancio operativo dell’opzione dei futures sul petrolio denominati in yuan in Cina, a seconda di quanto rapidamente i contratti possono essere aggiustati, ha la prospettiva di spostare il sistema petrolifero, specialmente se l’Arabia Saudita si impegna a vendere greggio alla Cina in Yuan (forse nell’ambito della partecipazione della Cina nell’offerta di acquisto di Aramco). La Cina ha altre opzioni se gli Stati Uniti diventassero più aggressivi e tentassero negativamente di cambiare le ragioni di scambio con la Cina. Potrebbe semplicemente passare al trading di beni esclusivamente in Yuan, eliminando così completamente il dollaro come mezzo per le transazioni. Cina e Russia sarebbero quasi sicuramente raggiunte dai principali partner commerciali BRICS, nonché dai Partner eurasiatici dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), con una popolazione di oltre 3 miliardi di persone, il 42% della popolazione mondiale. Ma poiché la Cina possiede ancora grandi quantità di titoli del Tesoro e riserve in dollari USA, per il momento potrebbe preferire aspettare prima di eseguire tale colpo di grazia. Ma se spinta rudemente dalla squadra di Trump, attuarla: da qui l’avvertimento di Gref.
Quindi la domanda più grave, se Trump persegue la strategia del “contenimento economico della Cina”, e Cina ed alleati rispondono, ciò avrà l’effetto sui buoni del Tesoro USA “privi di rischio” seguendo un importante segmento dell’economia globale nel proprio corso? E come potrà il governo statunitense finanziare il debito al livello attuale e crescente? Questioni su cui meditare, forse.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Venezuela: Petro, valute virtuali, geopolitica e sanzioni yankee

Misión Verdad, 11 dicembre 2017 – InvestigActionIl Presidente Nicolás Maduro ha annunciato la creazione di una moneta virtuale venezuelana (Petro) sostenuta dalle riserve di petrolio, gas, oro e diamanti del Paese e un osservatorio sul Blockchain venezuelano per dare base legale ed istituzionale a questa valuta. Cos’è questa iniziativa finanziaria che avanza nel mondo della finanza?

Cos’è una valuta virtuale?
Una moneta virtuale è fondamentalmente un mezzo di scambio elettronico. A differenza delle valute emesse dalle banche centrali (dollari, euro, ecc …), la particolarità delle valute virtuali è che la loro “produzione” dipende da persone fisiche o giuridiche non soggette a regolamentazione o mediazione da istituzioni finanziarie globali (guidate dagli Stati Uniti) ed istituzioni finanziarie statali. Questo processo di produzione, noto come “estrazione”, in cui reti di persone o gruppi (chiamati “minatori”) con computer molto potenti competono su Internet per la ricompensa (bitcoin o altra valuta virtuale) risolvendo problemi matematici complessi e cercando numeri casuali molto rapidamente. Come in un casinò, il primo che dà la risposta giusta riceve la valuta virtuale che viene distribuita tra i minatori vincitori. Dalla divulgazione nel 2009 col famoso sistema Bitcoin, l’uso delle valute virtuali nel mondo e in particolare il loro prezzo è aumentato esponenzialmente, il che risulta non solo dalla forte domanda per l’acquisto di queste valute, ma anche dalla facilità d’uso: basso costo di transazioni e sicurezza dato che possono essere controllate da chi fa parte della rete senza passare dalle banche internazionali. La crescita è stata tale che banche come Goldman Sachs e BlackRock già offrono servizi di gestione degli hedge fund che investono in modo aggressivo sulle valute virtuali. Sebbene all’inizio fossero stati concepiti come mezzo di pagamento virtuale, queste valute diventano gradualmente valute di riserva, protezione di attività finanziarie o semplicemente strumento di investimento. Il valore di una moneta virtuale dipende dalla domanda e si basa sulle valute dalla maggiore influenza nel mondo, come euro, dollaro e yuan.

E il Blockchain?
Secondo il sito Investopedia, Blockchain è un libro virtuale che, in modo decentralizzato e pubblico, tiene conto di tutte le transazioni in valute virtuali. In ogni nodo (server connesso a questa rete), è possibile caricare una copia di qualsiasi transazione. Questo sistema opera al di fuori delle istituzioni classiche del sistema finanziario internazionale. Fondamentalmente, è un sistema contabile che, sotto forma di blocchi, genera un record permanente garantendo, secondo i pionieri, un meccanismo affidabile, sicuro e non regolamentato da un’autorità centrale per controllare le transazioni in valute virtuale.

Il falso dibattito sulle valute virtuali
La crescita delle valute virtuali, il bitcoin ha superato la soglia di 11000 dollari nel cambio, ha iniziato a preoccupare i padroni dell’economia globale, club d’élite formato da istituzioni finanziarie multinazionali, principali banche banche centrali e private. All’avvertimento dell’International Bank of Payments (BRI), istituzione finanziaria che controlla quasi tutte le transazioni globali collegata alla potente famiglia Rothschild, sul ruolo dannoso del bitcoin, si univa la Federal Reserve degli Stati Uniti che avvertiva sul “pericolo” che l’uso di valute virtuali pone al sistema finanziario internazionale. Altre grandi banche come JP Morgan o UBS condannano apertamente gli investimenti in valute virtuali. Le preoccupazioni di tali attori finanziari si basano sul fatto che il sistema di scambio delle valute virtuali promuove l’anonimato e, di conseguenza, le operazioni criminali legate a traffico di droga e commercio illegale di armi. Le grandi banche private negli Stati Uniti riciclano denaro del traffico globale di droga e dei gruppi paramilitari come lo “Stato islamico” o il Cartel de Los Zetas, quindi tali “preoccupazioni” riflettono più che altro la concorrenza aperta delle valute virtuali che si sviluppano. Il dibattito sull’uso del bitcoin nelle operazioni criminali è totalmente fuorviante perché il problema non è il mezzo utilizzato per finanziarle, ma l’esistenza di tali organizzazioni, tradizionalmente supportate da Stati Uniti e NATO. Su valore e supporto della moneta virtuale, è anche importante sottolineare che il dollaro non ha altro supporto che la “fiducia” (elemento psicologico, non materiale) poiché l’amministrazione Nixon tolse la convertibilità dollaro/oro.

Valute virtuali in Venezuela
A seguito delle distorsioni create dal dollaro nel mercato dei cambi venezuelano, l’estrazione di moneta virtuale è aumentata. Un’organizzazione coinvolta in questi casi, Dash Caracas, affermava che a settembre furono effettuati circa 40 miliardi di bolivar di transazioni in valuta virtuale. Dato il basso costo dell’elettricità in Venezuela e l’aumento giornaliero del dollaro sul mercato parallelo, l’attività mineraria è diventata redditizia e attraente come meccanismo di risparmio e accesso alle valute. Un recente rapporto della BBC sull’argomento menziona che “i minatori in Venezuela sono generalmente giovani imprenditori, molti dei quali maschi, esperti di tecnologia, di classe media o più alta“. Sebbene il costo dell’elettricità sia basso, gli investimenti nelle attrezzature necessarie per l’estrazione sono ingenti e considerevoli, in dollari. Il rapporto afferma che “i minatori sono responsabili del deterioramento del servizio elettrico” a causa dell’alto consumo di elettricità richiesto da tale attività. L’Osservatorio Blockchain venezuelano e il “Petro” potrebbero essere di per sé un meccanismo per regolare ed intervenire in questa attività in Venezuela e persino un overcoin (leader nei prezzi di riferimento e nelle transazioni in valute virtuali). Questa organizzazione ha affermato che il principale partner bancario è Banesco. Tuttavia, nel contesto di una globalizzazione finanziaria sempre più accelerata in cui gli Stati-nazione perdono la capacità di controllo interno, è molto difficile regolare completamente l’estrazione delle valute virtuali (non solo in Venezuela). Il caso della Cina, Stato tutt’altro che debole, è tipico: l’80% dei bitcoin nel mondo è usato in questo Paese.

Venezuela, Russia e valute virtuali, manovra politica contro le sanzioni degli Stati Uniti?
Contrariamente a quanto si dice sulle valute virtuali, Venezuela e Russia, a solo 2 mesi di distanza, annunciavano la creazione di valute virtuali nazionali per facilitare il commercio internazionale. Nel caso della Russia, la valuta si chiamerà cryptorublo, non può essere estratto e il suo tasso di cambio sarà deciso dalla Banca Centrale della Russia. In alcun momento questa decisione implica la legalizzazione del mercato dei bitcoin in Russia. L’idea iniziale è sfruttarne i benefici in modo controllato. Lo Stato venezuelano potrebbe pianificare qualcosa di simile. Venezuela e Russia sono entrambi sanzionati dagli Stati Uniti, il che limita l’accesso al mercato finanziario e al sistema finanziario legato al dollaro per transazioni e progetti d’investimento. Gli Stati Uniti considerano la possibilità, secondo Bloomberg, di applicare sanzioni sul debito russo (come fatto col Venezuela), motivo per cui il governo Putin trova nella creazione di una moneta virtuale nazionale una risposta immediata per proteggere il debito e la connettività finanziaria nel mondo. Il 2017 è stato un anno importante nella transizione verso un sistema finanziario emergente separato dal dollaro in cui Russia e Cina sono attive costruendo un’architettura di pagamenti, investimenti e scambi regionali nella propria regione, con valute nazionali e nuovi elementi non necessariamente in concorrenza col denaro virtuale. Nel contesto di tale offensiva, in America Latina il Venezuela ha un ruolo pioneristico, in questa proiezione geo-economica che sfida la spina dorsale del potere politico statunitense nel mondo: la dipendenza dal dollaro. Una delle ragioni per cui la Russia lancia la propria moneta virtuale nazionale è che il principale hub geo-economico, la Comunità economica euroasiatica, uno dei poli commerciali più dinamici nel mondo multipolare che si sviluppa, è favorevole all’uso di questo mezzo di pagamento per i suoi scambi commerciali. La Russia vede indubbiamente i benefici geopolitici, con cautela e in base alla situazione, dell’uso del sistema di pagamenti che non dipende dal dollaro (oltre al fatto che viene usato come riferimento) e che consente di eludere le barriere finanziarie imposte dalle sanzioni. Da parte sua, il Venezuela soffre del terribile blocco finanziario, economico e petrolifero che, oltre a limitarne l’accesso ai mercati del debito, è arrivato a bloccarne le operazioni di base per il pagamento del debito estero e per importare farmaci e cibo nel momento in cui la popolazione ne ha più bisogno. L’uso della moneta virtuale facilita cooperazione e finanziamento in Venezuela e Russia, trovando un modo comune per aumentare i finanziamenti nel settore energetico, area importante per la sostenibilità economica a medio termine dei Paesi. L’annuncio del Presidente Maduro non va visto isolatamente ma nell’ambito di una strategia finanziaria che cerca meccanismi alternativi per superare i limiti delle banche statunitensi nell’effettuare pagamenti e importare forniture vitali per il popolo. La valuta virtuale offre un’alternativa a questa situazione poiché potrebbe funzionare da meccanismo di finanziamento e pagamento in valuta estera esterno alle banche statunitensi. Nell’ambito di questa strategia, la PDVSA (Petróleos de Venezuela SA) iniziava alcuni mesi fa a regolare il prezzo del greggio venezuelano in yuan e ordinava che pagamenti ed importazioni migrassero gradualmente verso banche europee, superando il blocco finanziario degli Stati Uniti. La valuta virtuale venezuelana, secondo Maduro, sarà un nuovo passo in questo processo per liberarsi dal dollaro. È una misura politica.

Conclusioni
La quantità di moneta virtuale da emettere e le sue condizioni dipenderanno dal governo e spetterà ad esso decidere le quantità di once d’oro, barili di petrolio, BTU di gas o carati di diamanti necessari per definirne il valore e l’uso delle carte di pagamento in valute virtuali. Allo stesso modo, una volta attivato il meccanismo, il mercato parallelo del dollaro sarà collegato al valore del Petro facendone abbassare il marcatore che, giorno dopo giorno, aumenta l’inflazione in Venezuela per ragioni politiche. Un articolo di Bloomberg di Leonid Bershidsky sull’annuncio del Presidente Nicolás Maduro, si arrabbia per la valuta virtuale venezuelana che potrebbe evitare le sanzioni finanziarie statunitensi, dando l’opportunità di contrarre debiti e avere un certo grado di anonimato col sistema centralizzato Blockchain, proteggendo i creditori dalle sanzioni e fornendo l’accesso necessario alle valute. Le valute virtuali possono essere utilizzate come strumenti dai Paesi sanzionati, in quanto non controllati o sottoposti alle istituzioni finanziarie di Stati Uniti ed Europa. L’argomento delle valute virtuali non va trattato con un’analisi moralistica. Sono buoni o cattivi? Dipende da come le si usano e dai risultati della strategia d’uso. Ci rendono vulnerabili ai fondi avvoltoio e agli speculatori finanziari? Questo accade con tutte le valute, non è peculiare delle valute virtuali. I fondi avvoltoio agiscono contro il Venezuela senza utilizzare questo meccanismo. Possono essere utilizzate per attività illegali? Il dollaro e le banche statunitensi sono usati per riciclare denaro di gruppi terroristici e trafficanti di droga. In effetti, ciò che fa paura è l’ascesa delle valute virtuali. Il tema delle valute virtuali farà molto parlare in Venezuela e se una cosa è chiara nel 2017, è che la fiducia in Maduro è importante per vincere le battaglie future.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Sankara è ancora vivo?

Decrypt 15 ottobre 2017Se uccidi oggi un Sankara, domani avrai a che fare con mille Sankara”. Trent’anni dopo l’assassinio, il 15 ottobre 1987, al Consiglio dell’intesa, è chiaro che l’ex-presidente del Burkina Faso avesse ragione. Il 30 e 31 ottobre 2014, migliaia di giovani scesero in piazza gridando forte e chiaro l’appartenenza alla generazione di Sankara. Ma se, come lo slogan cittadino risuona ad ogni marcia, “Il nostro numero è forza”, a livello politico non è del tutto corretto. Le politiche basate sui suoi ideali, o che almeno sostengono di essere “sankariste”, sono infatti affette da una malattia apparentemente incurabile. Dall’istituzione del sistema multipartitico nel 1991, i dieci partiti sankaristi che cercano di entrare nella scena politica del Burkina Faso sono sempre più divisi, con una nuova divisione che nasce ad ogni tentativo di ravvicinamento. Dopo l’insurrezione del 2014 che scacciò il presidente Blaise Compaoré dopo ventisette anni di potere, un via gli si aprì comunque. I numerosi giovani scesi in piazza doveva essere la loro forza elettorale per le presidenziali e legislative di fine 2015. Ma l’alternanza passò sotto i loro nasi. In Burkina Faso è sempre questione di mentalità: il numero due della rivoluzione ordinò l’assassinio del numero uno? Quattro giorni dopo l’assassinio, Blaise Compaoré, il cui colpo di Stato lo mise alla testa di un “Fronte popolare”, giustificò il crimine assicurando che fu commesso contro la sua volontà: “Informati in tempo, i rivoluzionari sinceri si ribellarono sconfiggendo la trama in 20 ore ed evitando così una tragedia sanguinosa, un bagaglio di sangue inutile“. Per il fronte popolare, questa operazione dalla “fine inaspettata e improvvisa”, che doveva portare al semplice arresto di Thomas Sankara, era necessaria per salvare la rivoluzione. Secondo loro, “Thom Sank” preparava l’assassinio di Compaore nella riunione prevista lo stesso 15 ottobre alle 8 di sera. Una versione ritenuta inaffidabile dai parenti di Thomas Sankara. “Era così convinto della sua amicizia con Blaise …Non potevamo toglierglielo dalla testa. Il padre di Thomas disse che aveva due figli: Blaise e Thomas, dice Alouna Traoré. I suoi parenti gli dissero che un complotto contro di lui era pronto. Le sue guardie del corpo gli dissero: “Questo gentiluomo, ci brucerà tutti”. Rispose che Blaise non l’avrebbe mai fatto”. Più volte, i suoi collaboratori gli proposero di occuparsi del caso Compaoré. “La mia posizione era non attaccare Blaise, mai sparare per primi, non la condividono. (…) Ma in realtà preparo una risposta istituzionale, non un massacro“, disse pochi giorni prima della morte all’amico Youssouf Diawara, come quest’ultimo racconta nel suo libro “Intervista a Thomas Sankara”. Riorganizzazione e unificazione piuttosto che prendere le armi, Sankara ci credeva. Negli ultimi mesi si ritirò dall’amministrazione del potere per preparare la “risposta istituzionale”. Contava su Compaoré per l’amministrazione, proponendolo primo ministro, ma quest’ultimo rifiutò. Nel 1987, la rivoluzione vacillò. A Ouagadougou, volantini sordidi contro Compaoré e Sankara furono distribuiti alla teppa per mettere l’uno contro l’altro. A tale guerra dei volantini si aggiunse la frattura tra le organizzazioni aderenti al CNR. Da un lato, i sostenitori dell’apertura e dell’unione delle organizzazioni, con Sankara alla testa. Dall’altro gli avversari, sostenitori della “rettifica”, allineati dietro Compaoré. “Tutto questo, per parata. Fu il desiderio di soddisfare ambizioni individuali che uccise Sankara, non una linea politica”, denuncia Basil Guissou, tre volte ministro sotto la rivoluzione. La spiegazione di tale assassinio è chiara: la torta. Più volte disse Sankara al consiglio dei ministri: “Ci sono alcuni che vogliono mangiare, glielo impedisco. Se volete mangiare, dovete prima passare sul mio cadavere. Abbiamo preso il potere per servire il popolo, non per servircene“.
Con la sua leggendaria incorruttibilità, Sankara disturbava i rivoluzionari di circostanza. Ai capi impose austerità e l’esemplarità. Al popolo chiese partecipazione, fisica nelle opere e pecuniaria per finanziarle. Il radicalismo di Sankara affascinava quanto irritava. Così, nell’agosto 1987, riconobbe “la necessità di fermare” la rivoluzione, di “convincere e non imporre”, come racconta il biografo Bruno Jaffré nella nuova raccolta dei discorsi, “Thomas Sankara, Libertà contro Destino”. “Preferiamo un passo col popolo che dieci passi senza“, affermò Sankara. La “rettifica” della rivoluzione che, secondo i suoi parenti fu usata come pretesto da Compaoré per giustificare l’opposizione politica di facciata, dietro cui c’erano ambizioni personali motivate dall’irresistibile desiderio di avere il potere. A Youssouf Diawara, Thomas Sankara disse: “Non credo in una soluzione politica con Blaise. Vuole il potere, vuole essere il primo, da sempre“. Lui o il suo entourage? Per alcuni, la svolta di Compaoré contro il fratello in armi va ricercata nella consorte ivoriana. Nel 1985, Blaise sposò Chantal Terrasson de Fougeres, ivoriana vicina a Félix Houphouët-Boigny, allora presidente della Costa d’Avorio, famoso per la vicinanza alla Francia e l’anticomunismo. L’agitazione rivoluzionaria del capitano infastidiva il capo dello Stato, che si descriveva come un “coccodrillo che si nutre di capitani“. “Houphouet non poteva dormire a causa del regime rivoluzionario del vicino, portando idee cattive ai giovani ivoriani“, afferma Fidèle Toé, amico d’infanzia ed ex-ministro del Servizio pubblico di Sankara. Costoro cercavano il collegamento per infiltrarsi nel CNR. Fu Blaise, e cosa meglio di un matrimonio per siglare un’alleanza ad vitam aeternam? Sankara, persuaso che “l’imperialismo sarà sepolto a Ouagadougou“, disturbava all’estero. Durante la visita a Ouagadougou nel novembre 1986, il presidente Francois Mitterrand affermò di “ammirarne le qualità, grandi, ma esagerò, a mio parere, quando andò oltre al dovuto“. Costa d’Avorio e Francia avevano interesse a vederne la caduta. Che ruolo ebbero? Fantasia per certuni, realtà inafferrabile per altri, la questione rimane sospesa. Nel 1987, Sankara capi che la fine vicina era inevitabile. “Mi sento come un ciclista su un crinale e che non può smettere di pedalare, altrimenti cade“, disse. “È l’idealismo che lo rovinò“, dice Alouna Traoré. “Alcuni dissero che era un sognatore, che non aveva i piedi per terra”. Idea condivisa da Fidèle Toé: “Thomas disse di Blaise: “Dormiamo sulla stessa stuoia ma non abbiamo gli stessi sogni”.” Il suo, e quello di milioni di burkinabé, si concluse giovedì 15 ottobre 1987, alle 16.30, al Consiglio d’intesa.

Sankara è ancora vivo?
Non un passo senza il popolo”: fu lo slogan elettorale di Bénéwendé Sankara (nessuna parentela), leader dell’Unione per la rinascita – Partito sankarista (UNIR-PS), il partito più sankarista. Una formula che sintetizza la famosa massima di “Thom Sank”: “Preferiamo un passo col popolo, che mille senza“. Il suo programma di “alternativa sankarista”, basato sull’azione rivoluzionaria di Thomas Sankara, fu già testato nelle elezioni presidenziali precedenti. Ma nel 2010, come nel 2015, l’avvocato non convinse raccogliendo solo il 4,9% e il 2,8% dei voti. Nel maggio 2015, al momento della Convenzione per il rinnovamento sankarista, nove parti tuttavia decisero di nominare Bénéwendé Sankara loro candidato. Ma mentre il ballottaggio si avvicinava, le candidature dei sankaristi si moltiplicarono. In discussione c’era il disaccordo sul posizionamento dei vari candidati nelle elezioni legislative. “I sankaristi hanno i difetti che si trovano nei partiti borghesi, come egoismo e follia“, riconosce Bénéwendé Sankara, che da allora è “passato ad altro” abbandonando ogni prospettiva di unione dei partiti sankaristi. Dalla doppia votazione del 2015, la famiglia sembra più disunita di prima. Il colpo di grazia, che portò all’UNIR-PS varie critiche, fu l’adesione alla maggioranza del Movimento Popolare per il Progresso (MPP). “È loro libertà esserne sconvolti, a condizione che non ne siano fulminati“, dice l’avvocato. “Questa è la politica”. Eppure nel 1999, era proprio la vicinanza col partito al potere, il Congresso per la Democrazia e il Progresso (CDP) di Blaise Compaoré, che denunciò. All’epoca, Sankara non aveva ancora un partito, ma era membro della neonata Convenzione dei partiti sankaristi che riuniva la maggior parte delle formazioni affiliate. Per aver “rifiutato di collaborare col regime di Compaore“, lui e i suoi parenti furono indotti ad andarsene. Nel 2000, il suo partito, l’UNIR, appena creato si scisse, dando vita ad una nuova formazione chiamata Convergenza della speranza. “Il problema dei sankaristi è che le loro ambizioni personali hanno la precedenza sulle idee“, dice Jonas Hien, presidente della Fondazione Thomas Sankara per l’Umanità. “Sankarista purosangue” che “non si è mai unito ad alcun partito sankarista“, Jonas Hien fu in diverse occasioni il mediatore che mise a tacere l’ego per unificare la grande famiglia intorno a idee concrete. Ma ogni volta fu una disillusione. L’ultimo tentativo, il più deludente, fu all’inizio del 2014. “Sapevamo che il regime di Compaore sarebbe caduto a breve. Fu il momento per i partiti sankaristi di dimenticare i rancori ed unirsi. Ma l’insurrezione ci precedette“, deplora. Oggi Jonas Hien è realistico: “I burkinabé sono stanchi. Poiché i sankaristi non si sono mai messi d’accordo, gli elettori non vedono come riusciranno a gestire la situazione se vanno al potere“. Per l’economista Ra-Sablga Seydou Ouedraogo, direttore dell’Istituto indipendente di ricerca Free Afrik, c’è un problema fondamentale: “Richiamarsi al più grande uomo nella storia del nostro Paese richiede contenuti. Dove sono? Questa è la domanda! C’è assenza di contenuti strategici rispetto agli ideali di Thomas Sankara. È paradossale: in Burkina Faso Sankara è ovunque, ma in nessun posto”.Traduzione di Alessandro Lattanzio