La svolta: India, Pakistan e Iran verso l’organizzazione di Shanghai

Covert Geopolitics, 23 aprile 2017Pakistan e India sono Paesi nucleari bloccati da decenni di intrighi indotti dall’occidente. Ciò finirà presto quando i due nemici siederanno con gli altri aderenti all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) guidata dalla Cina, una delle organizzazioni che attuano il progetto “Fascia e Via” volto a rilanciare l’antica Via della Seta che permise lo scambio di beni e cultura in Eurasia dal 120 aC al 1450 dC. Considerando che la “B” dei BRICS è compromessa dal golpe di Wall Street di un anno fa, il gruppo può estendersi attraverso la SCO, e permette a India e Pakistan di parlarsi su come collaborare in modo mutualmente vantaggioso è davvero gradito.
Lavrov ritiene che l’adesione di India e Pakistan alla SCO “farà storia”
L’adesione di India e Pakistan all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) farà storia e aumenterà l’influenza globale dell’organizzazione, dichiarava il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dopo la riunione di Astana del Consiglio dei Ministri degli Esteri della SCO. “Abbiamo considerato un pacchetto di documenti per l’approvazione dai capi di Stato; innanzitutto, questi documenti riguardano le decisioni per completare il processo di adesione di India e Pakistan”, ha detto il diplomatico russo. “Non sarebbe esagerato dire che sarà un evento storico che aumenterà l’influenza globale dell’organizzazione. Dopo che India e Pakistan aderiranno, la SCO comprenderà il 43% della popolazione mondiale, mentre gli Stati aderenti rappresenteranno il 24% del prodotto interno lordo globale”. Lavrov affermava che la riunione fu “decisiva per i preparativi del prossimo vertice della SCO” previsto per l’8-9 giugno nella capitale del Kazakistan Astana. La dichiarazione relativa all’istituzione dell’Organizzazione della cooperazione di Shanghai fu scritta nel giugno 2001 dai sei Stati fondatori: Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Afghanistan, Bielorussia, India, Pakistan, Iran e Mongolia hanno attualmente lo status di osservatori mentre Sri Lanka, Turchia, Azerbaigian, Armenia, Cambogia e Nepal di partner del dialogo. Il processo di adesione di India e Pakistan iniziò nel 2015”. (TASS)
Il capo diplomatico della Russia dice che l’Iran soddisfa pienamente i criteri di adesione della SCO
L’Iran ora soddisfa pienamente i criteri d’adesione all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, secondo il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dopo la riunione dei Ministri degli Esteri della SCO. “L’Iran è vicino (all’adesione alla SCO). Molti hanno detto così oggi. Ha risolto tutti i problemi legati alle sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha detto Lavrov. “Ora è in piena conformità con i criteri di adesione alla SCO. Speriamo che i capi di Stato possano considerare l’avvio della procedura per la piena adesione dell’Iran, ad Astana, a giugno”. Tra gli altri documenti discussi dai ministri degli esteri della SCO, Sergej Lavrov ha scelto un progetto di convenzione per contrastare l’estremismo. “Si tratta di un documento molto importante e innovativo che formula per la prima volta i compiti per contrastare l’ideologia estremista, l’estremismo come fenomeno che pregiudica la stabilità dei Paesi”, ha detto. Speriamo che anche questa convenzione sia approvata dai leader dei nostri Paesi“. (TASS)
Oltre a contrastare l’estremismo, prevede la condivisione dell’intelligence e l’adozione di azioni coordinate contro chi sostiene il terrorismo in ogni Stato aderente, la dimensione delle rispettive economie e popolazioni sarebbe una forza formidabile da affrontare.
Il presidente kazako favorevole all’ammissione di India, Pakistan e Iran alla SCO
L’eventuale ammissione di India, Pakistan e Iran all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) è un passo importante nello sviluppo dello spazio economico eurasiatico, ha detto alla TASS il Presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbaev. In un’intervista con il Primo Vicedirettore Generale della TASS Mikhail Gusman, il leader kazako ha dichiarato: “L’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai è un’organizzazione molto importante nello spazio eurasiatico… Ora c’è un passo molto importante, a Tashkent accoglieremo nuovi aderenti: India e Pakistan. Dopo di che considereremo i termini dell’ammissione dell’Iran… è una risposta alla sfida dei tempi“. (TASS)
Gli intrighi politici sono vanificati ora che i giganti si parlano pacificamente. Questo non va bene per la grande scacchiera di Zbigniew Brzezinski che preferisce la balcanizzazione degli Stati eurasiatici affinché la mafia khazara possa sfruttarne le enormi riserve di gas e petrolio. Con Cina e Russia che avviano una pacifica collaborazione e proteggono la regione dallo sfruttamento occidentale, vi è solo il completo crollo dell’egemonia occidentale. Questa è la ragione del gioco delle continue accuse alla Russia sui media occidentali. Trump, d’altra parte, è lacerato tra cooperazione con la Cina e sua definizione di manipolatore di valuta. La sua confidente Ivanka Trump, che ha ammesso di averlo spinto a lanciare i missili da crociera di Tomahawk sulla Siria, ha un conflitto di interessi lavorando alla Casa Bianca e trafficando con la Cina allo stesso tempo.
La famiglia Trump s’è impegnata a mantenere i vasti interessi finanziari separati dal governo. Ma si è già manifestato un possibile conflitto di interessi della figlia e confidente del presidente Ivanka Trump. La Cina approvò provvisoriamente affari potenzialmente lucrosi il giorno in cui lei e il presidente Trump cenavano con il presidente cinese presso la proprietà nel sud della Florida” (CBS).
Non solo, Trump ha interessi finanziari in Cina.
Il presidente Trump ha avuto l’approvazione preliminare per registrare 38 nuovi marchi in Cina tra cui ristoranti e pubblicità, interessi commerciali che potrebbero aggiungere possibili conflitti critici. Come uomo d’affari, Trump ha accumulato un vasto portafoglio di marchi nel mondo, e cerca di proteggere i propri marchi e prodotti. Questi marchi a volte si scontrano con la visione di presidente populista che sostiene la strategia “America First”. La Cina è tra i maggiori obiettivi dei suoi futuri affari, incluse gli ultimi, le sue aziende hanno depositato almeno 130 marchi in Cina dal 2005 per ristoranti, bar, alberghi, servizi di intermediazione, consulenza pubblicitaria e amministrativa”. (NYTimes) L’uomo è dappertutto. Ha solo tratto profitto aumentando il valore delle azioni della Raytheon dopo i massicci bombardamenti in Siria. Potremmo perdonare tutto se solo avesse perseguito il “drenaggio della palude”. Ma finora solo i fanatici trumpisti continuano a sognare che ciò sia davvero “dietro le quinte”. Ma non è ciò che accade ai nostri occhi.
Stati Uniti: ‘Senza dubbio’ il cattivo del giorno ha brandito le armi
Mattis: ‘Il regime siriano ha senza dubbio armi chimiche’
“Non c’è dubbio nella mente della comunità internazionale che la Siria mantenga armi chimiche in violazione dell’accordo e della dichiarazione di rimozione. Non c’è più dubbio”, ha detto Mattis ai giornalisti”.
Testo integrale del discorso di Dick Cheney del 27 agosto 2002
Semplicemente non c’è dubbio che Sadam Husayn abbia armi di distruzione di massa. Non c’è dubbio che li raccolga per usarle contro i nostri amici, i nostri alleati e noi. E non c’è dubbio che le sue aggressive ambizioni regionali lo porteranno a scontri futuri con i suoi vicini…
Chi non conosce la storia è destinata a ripeterla” – Edmund Burke.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come 39 commando sovietici sconfissero centinaia di mujahidin afghani

Nikola Budanovic, War History 22 giugno 2016L’assedio di Khost
La città di Khost fu parzialmente assediata per otto anni dai mujahidin. Nel 1980, la guarnigione sovietica era nella città e la pista di atterraggio fu utilizzata ampiamente per 8 anni. La città era circondata dai mujahidin coordinati dai servizi segreti pakistani (ISI) che addestrarono i ribelli in complesse tattiche di guerriglia per affrontare un nemico tecnologicamente superiore. Negli ultimi mesi del 1987, l’assedio divenne insopportabile, con i sovietici nella città completamente separati dal resto dell’esercito.

Operazione Magistrale
L’Operazione Magistrale fu il riuscito tentativo di togliere l’assedio di Khost. Quando le linee erano troppo sottili, il comando sovietico organizzò un’operazione per evacuare gli uomini bloccati nella città. Tutte le strade che collegavano Khost alle aree sovietiche erano bloccate e la città dipendeva dai rifornimenti via elicottero. I mujahidin erano sulle colline che circondavano la città, in agguato, assediandola. L’autostrada tra Gardez e Khost divenne un mito, i suoi difensori furono spesso indicati come “fantasmi” per la tattiche mordi-e-fuggi. Fu un assedio invisibile, i mujahidin erano ben nascosti nelle montagne circostanti e sempre pronti a tendere un agguato usando le alture come posizione d’attacco ideale. Uno dei principali vantaggi fu l’ampio uso di missili Stinger, forniti dalla CIA e dotati di sistema di puntamento agli infrarossi. Ciò permise ai mujahidin di minacciare gli elicotteri che proteggevano i convogli, lasciando così le truppe di terra impotenti in caso d’imboscata.

La tattica dei manichini
Al fine di attrarne il loro, i sovietici ingannarono i mujahidin effettuando un’operazione di aviosbarco fasulla, inviando un aereo da trasporto che sembrava trasportasse paracadutisti. Ma il velivolo, volando non molto alto, era un aereo da ricognizione che fotografava la zona. I sovietici gettarono una squadra di manichini che, in un primo momento, sembravano paracadutisti. Gli afghani immediatamente aprirono il fuoco, cercando di ucciderne il maggior numero prima di raggiungere il suolo. L’aereo ricognitore inviò le coordinate delle posizioni dei mujahidin e l’artiglieria sovietica aprì un tiro di sbarramento devastante. Fu il primo passo per rompere l’assedio di Khost e la prima fase dell’Operazione Magistrale. L’Alto Comando sovietico aveva subito un’umiliazione con le campagne non riuscite in Afghanistan; l’Operazione Magistrale era destinata a riscriverle.

La presa di Quota 3234
Se la guerra sovietico-afghana era il Vietnam dell’Unione Sovietica, la battaglia per Quota 3234 fu la Ripcord del FSB. La collina chiamata per l’altitudine di 3234 metri divenne uno dei più gloriosi simboli della guerra sovietica. Il successo difensivo di un piccolo distaccamento di paracadutisti contro un nemico numericamente superiore fu utilizzato nella propaganda del dopoguerra per presentare il conflitto come una vittoria dell’Unione Sovietica nella liberazione democratica delle tribù arretrate dell’Afghanistan. La collina si dimostrò uno dei punti più vitali per controllare l’“autostrada della morte”. Il 7 gennaio 1988, 39 membri della 9.na Compagnia del 345.mo Reggimento aeroportato della Guardia furono eliportati sulla collina. Il 7 gennaio è il natale ortodosso, aggiungendo simbolismo alla battaglia. La missione era proteggere il perimetro, trincerarsi e tenere la collina da cui potevano osservare e controllare gran parte della strada che si estendeva sotto verso la città assediata. Questi 39 soldati sbarcarono nel mezzo del territorio controllato dal famigerato Hezb-i Islami di Jalaludin Haqani, le cui truppe erano note per la crudeltà. Jalaludin Haqani era il principale collegamento con i servizi segreti pakistani.

Inizia la battaglia
Avuto il tempo di stabilire un perimetro difensivo, i mujahidin attaccarono. Il distaccamento sovietico era composto da veterani che ben conoscevano le tattiche usate dai mujahidin e dai loro consiglieri pakistani. Anche se i paracadutisti sovietici non avevano armi pesanti, ebbero un significativo sostegno dall’artiglieria, gli afghani impiegarono contro la collina tutto il loro arsenale, mortai, cannoni senza rinculo, Stinger, RPG e mitragliatrici pesanti DShK. Il fuoco scese sui 39 difensori, ma non mollarono la presa. Mentre l’artiglieria terminò il tiro di sbarramento, apparve evidente che i mujahidin stavano per lanciare un assalto della fanteria, per sopraffare con il numero la collina. Attaccarono da due direzioni con una forza di circa 200-250 guerriglieri. L’attacco coordinato indicò che non erano abitanti dei villaggi locali armatisi per difendere le case, ma una forza organizzata dai forti addestramento e comando. Era ovvio che combattevano Jalaludin Haqani e i mujahidin addestrati dai pakistani. Durante la battaglia, l’unità sovietica era in costante comunicazione con il comando e ricevette tutto ciò che il comando della 40.ma Armata aveva da offrire come supporto di artiglieria, munizioni, rinforzi ed elicotteri per evacuare i feriti. I commando sovietici respinsero 12 attacchi mantenendo la collina. La lotta finì all’alba del giorno dopo, quando i mujahidin esausti decisero di ritirarsi. Dopo la battaglia, molti mujahidin morti furono trovati indossare uniformi con rettangoli a strisce nero-giallo-rosse, che indicavano che le forze speciali pakistane furono direttamente coinvolte nell’attacco.

Conseguenze
Date le circostanze, le perdite sovietiche furono basse, solo sei dei 39 uomini morirono nello scontro. D’altra parte, 28 dei rimanenti 33 uomini furono feriti. Due dei soldati uccisi furono insigniti della Stella d’Oro di Eroe dell’Unione Sovietica, la massima onorificenza militare dell’Unione Sovietica. Tutti gli uomini della compagnia ricevettero l’Ordine della Bandiera Rossa e l’Ordine della Medaglia Stella Rossa. Le perdite dei mujahidin, secondo fonti sovietiche, furono circa 200 morti e feriti. Dopo che i cadaveri furono studiati si ebbe la prova del coinvolgimento del Pakistan nel conflitto; l’Unione Sovietica si appellò alle Nazioni Unite, ma l’accusa passò inosservata. Le relazioni tra i due Paesi si deteriorarono durante la guerra, raggiungendo il livello più basso dopo la battaglia per Quota 3234.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e India concorrono per Hambantota

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 15/02/2017

sri_lanka1Gli analisti specializzati nel predire i rapporti futuri tra India e Cina hanno seguito lo scenario della piccola città di Hambantota, nel sud della Repubblica dello Sri Lanka. Dalla seconda metà dello scorso decennio questo Paese viene ripetutamente citato in quasi tutti i giornali occidentali che parlano del concetto di “filo di perle”. Questa strategia fu introdotta per prima quasi dieci anni fa, quando gli analisti militari degli Stati Uniti videro l’emergente Marina cinese come prima minaccia geopolitica per gli Stati Uniti. Non è certo un segreto che il commercio marittimo crescente della Cina sia estremamente vulnerabile alla possibilità che Washington blocchi lo Stretto di Malacca, la maggiore rotta commerciale del mondo che attraversa Oceano Indiano e Pacifico occidentale. Trovando il collo di bottiglia e bloccandolo con le sue flotte, Washington infliggerebbe gravi danni all’economia della Cina. Per evitare tale scenario, Pechino ha deciso di istituire delle rotte terrestri che le consentirebbero di bypassare gli stretti, mentre crea una catena di basi navali nell’Oceano Indiano nota in occidente come “filo di perle”. Una delle più grandi installazioni di questo filo verrebbe costruita ad Hambantota. Con questi passaggi, la Cina prevede di affrontare il cosiddetto “problema dello stretto di Malacca”, formulato due decenni fa dall’ex-segretario generale del Partito comunista cinese Jiang Zemin. Sul tratto onshore della rotta, Pechino considera due opzioni. La prima, più breve, attraversa il Myanmar accedendo al Golfo del Bengala, mentre un’opzione significativamente più lunga è attraversare il Pakistan, accedendo dal porto di Gwadar nel Mar Arabico. Ma questa seconda strada riduce drasticamente la parte marina della rotta commerciale, compromettendo in tal modo l’importanza delle basi cinesi, esistenti e future, nell’Oceano Indiano.
Per quasi due decenni Pechino ha cercato di concentrarsi sul primo percorso solo per affrontare gli ostacoli disposti dai rivali occidentali che hanno fatto breccia nel Myanmar. Il premio Nobel per la pace, “prigioniera di coscienza” e campionessa delle organizzazioni dei “diritti umani” occidentali Aung San Suu Kyi ha silurato ogni tentativo di riavvicinamento tra Myanmar e Cina compiuto negli ultimi venti anni. Fin da quando la cosiddetta “giunta militare” si dimise, Aung San Suu Kyi ha avuto libero sfogo. Pechino ben presto comprese che ciò avrebbe sospeso la prima rotta che le avrebbe dato accesso all’Oceano Indiano. Pertanto, nell’ultimo decennio la Cina s’è impegnata nella costruzione di autostrade in Pakistan, consentendo ai propri prodotti di raggiungere le coste del Mar Arabico. Ciò significa che i porti pakistani di Gwadar e Karachi diverranno presto grandi hub commerciali con grandi flotte cinesi stanziatevi per proteggervi operazioni e commercio. Come già osservato, ciò porterà all’aumento dell’importanza del porto di Hambantota, costruito in soli due anni, nel 2008-2010, soprattutto grazie al notevole supporto tecnico e finanziario della Cina. Anche se oggi il porto svolge funzioni puramente civili, non c’è dubbio che anche prima che la costruzione iniziasse, la Cina abbia esaminato attentamente tutti i vantaggi che l’installazione potrebbe dare come base militare.
Lo scorso gennaio, il governo dello Sri Lanka aveva un disperato bisogno di investimenti stranieri e stipulò un accordo quadro con Pechino, vendendo l’80% delle azioni del porto di Hambantota alla holding China Port Merchants per i prossimi 99 anni. Questo passaggio ha provocato proteste tra la popolazione locale rendendo l’India abbastanza “preoccupata”. Per minimizzare la paura del vicino settentrionale, il governo dello Sri Lanka, attraverso l’ambasciatore a Pechino, annunciava il 21 gennaio che la Cina non avrebbe mai permesso di utilizzare il porto per scopi militari. Cinque giorni dopo, il Ministero degli Esteri cinese annunciava che il porto non è in possesso esclusivo di Pechino. A sua volta, il Global Times notava che l’India è ossessionata dal porto che “ha sempre avuto” un orientamento civile. Sembra opportuno ricordare un concetto popolare tra gli analisti militari indiani che si può riassumere nella frase secondo cui l’Oceano Indiano deve essere “indiano” e controllato dalla Marina militare indiana. Allo stesso tempo, Nuova Delhi ha chiarito di esser disposta a condividere il controllo della regione con i partner, vale a dire la Marina giapponese, entrando in sintonia con gli obiettivi a lungo termine di Tokyo. Quindi, se Washington decide di isolarsi, in linea di principio, ci sono potenze che possono sostituirla nell’Oceano Indiano. Forse se ne sentirà ancora di Hambantota, dato che può infine essere utilizzata per scopi militari, ma non necessariamente dalla Cina. Infine, il 20% delle azioni del porto è ancora di proprietà del governo dello Sri Lanka e ci sarebbero molti interessi che ancora ricercano il restante 80%.magampura_port_projectVladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come la CIA creò il narcotraffico in Afghanistan

Dean Henderson, Left Hook, 9/1/2014

L’ex presidente afghano Hamid Karzai aveva buone ragioni per cercare di chiudere le indagini degli Stati Uniti sulla corruzione nel suo governo. L’aristocrazia afghana ha sempre gestito il narcotraffico nazionale. Ma fu la CIA a crearlo.
(Tratto dal capitolo 8 di Big Oil e i suoi banchieri)

Muhamad Taraqi Nur

Muhamad Taraqi Nur

Nel 1933 il re Muhamad Zahir Shah salì al trono in Afghanistan, governandolo in maniera feudale finché fu deposto dal cugino Muhamad Daud nel 1973. Una manciata di famiglie, tra cui i Karzai e i Kalilzidad (Zalmay Kalilzidad è ambasciatore degli Stati Uniti in Afghanistan) possedevano quasi tutti i terreni seminati, mentre la maggior parte degli afghani languiva tra la peggiore povertà del pianeta. Infine, ne ebbero abbastanza. Nell’aprile 1978 Daud fu ucciso nella rivoluzione guidata da Muhamad Taraqi Nur, che divenne presidente. Taraqi intraprese un programma di riforme agrarie ambiziose per aiutare i poveri mezzadri afgani tradizionalmente costretti a lavorare la terra di proprietà del re e dei suoi compari. Costruì scuole per le donne, a cui veniva vietata l’istruzione sotto la monarchia. Aprì le università afghane ai poveri e introdusse l’assistenza sanitaria gratuita. Quando i banditi controrivoluzionari cominciarono a bruciare le università e le scuole per le ragazze, molti afghani vi videro la mano della CIA. Nell’aprile 1979, ben sette mesi prima della tanto sbandierata “invasione” sovietica dell’Afghanistan, funzionari degli Stati Uniti incontrarono i corrotti signori della guerra afghani e i marci oligarchi per rovesciare Taraqi. Con l’intensificarsi dei sabotaggi, i rivoluzionari di Kabul invitarono il leader sovietico Leonid Brezhnev ad inviare truppe per cacciare i banditi. Brezhnev si rifiutò e la situazione peggiorò. I militanti pro-Taraqi, convinti del complotto per destabilizzarli della CIA, assassinarono a Kabul il capo della stazione CIA Spike Dubbs. Il 3 luglio 1979, il presidente Jimmy Carter firmò la prima direttiva della sicurezza nazionale che autorizza gli aiuti segreti ai signori della guerra afgani. Il consigliere della Sicurezza Nazionale Zbigniew Brzezinski disse più tardi che convinse Carter che a suo “…parere questi aiuti avrebbero provocato l’intervento militare sovietico“. Brzezinski, che ha co-fondato la Commissione Trilaterale con David Rockefeller, volle trascinare i sovietici nell’invasione dell’Afghanistan.
Taraqi, assediato, nominò Afiizullah Amin ministro della riforma agraria. Amin lanciò una brutale campagna terroristica contro gli oppositori politici, mettendo l’opinione pubblica mondiale contro il governo di Taraqi, già celebrato. L’ex-direttore del KGB Jurij Andropov credeva che Amin fosse un agente provocatore della CIA infiltrato nel governo di Kabul con l’intento di screditarne l’agenda progressista. Taraqi comprese la stessa cosa e si recò a Mosca per consultarsi con i sovietici sulla strategia per sbarazzarsi di Amin. Quando tornò a Kabul, fu giustiziato. Amin prese il potere. Poche settimane dopo i signori della guerra appoggiati dalla CIA massacrarono decine di funzionari del governo afghano nella città occidentale di Herat. Questa combinazione di eventi costrinse Brezhnev ad intervenire. Nel dicembre 1979 i carri armati sovietici attraversarono la valle del Panshir, mentre agenti del KGB assaltarono il palazzo reale di Kabul, eliminando Amin e installandovi Babrak Karmal nuovo leader dell’Afghanistan. Brzezinski ebbe la giustificazione che cercava per armare apertamente i controrivoluzionari in Afghanistan. Anche se il decennale conflitto afghano uccise 2 milioni di persone, Brzezinski si vantò: “Questa (direttiva segreta di Carter) fu un’ottima idea. Ebbe l’effetto di attirare i russi nella trappola afgana“.
afp_east_news_brzezinski_4681 Gli agenti della CIA fluirono da Peshawar, nella frontiera nord-occidentale del Pakistan. La città è ai piedi del Passo Khyber, la porta per l’Afghanistan. Decine di migliaia di rifugiati afghani invasero Peshawar per sfuggire alla guerra incombente. Con l’aiuto dell’Inter-Service Intelligence (ISI) del Pakistan, la CIA rastrellò i campi profughi in cerca di moderni assassini fondamentalisti islamici, preparandoli ad intensificare la guerriglia contro il governo socialista di Kabul e per respingere i sovietici dall’Afghanistan. L’azienda trovò ciò di cui aveva bisogno nell’Hizb-i Islami, una forza di combattenti islamici feudali assemblati e addestrati dai militari pakistani sotto la supervisione della CIA. Il loro capo era Gulbuddin Hekmatyar, un fanatico che nei primi anni ’70 ordinò ai suoi seguaci di gettare acido in faccia alle donne afghane che si rifiutavano di indossare il burqa. Nel 1996, le truppe di Hekmatyar presero Kabul con un colpo di Stato contro il governo di Rabbani, per poi consegnarla ai taliban. I documenti di Wikileaks recentemente rilasciati, dicono che Hekmatyar ora aiuta i taliban ad attaccare i soldati statunitensi. Nel 1972, l’Hizbi-i Islami assassinò centinaia di studenti di sinistra in Afghanistan per poi fuggire a Peshawar, mettendosi sotto la protezione del governo militare del Pakistan, alleato degli USA. Il gruppo era temuto e disprezzato da afghani e pakistani, che lo ritenevano un’organizzazione terroristica.
Gli Stati Uniti armarono tali terroristi con armi acquistate in Egitto, Cina e Cecoslovacchia. Il dittatore militare del Pakistan Zia ul-Haq permise alla CIA di aprire una stazione dell’intelligence vicino l’Unione Sovietica e di utilizzare le basi militari pakistane per i voli da ricognizione sull’Afghanistan. Le stesse basi furono usate per addestrare alla guerriglia le truppe di Hekmatyar, che il dipartimento di Stato di Reagan presto definì affettuosamente mujahidin. Il Pakistan del presidente Zia divenne il terzo maggior beneficiario degli aiuti militari statunitensi nel mondo, dopo solo Israele ed Egitto. Gran parte di tale aiuto erano armi per i mujahidin che compivano raid in Afghanistan, occupando abitati e piantando papaveri. Nel 1982-1983 i raccolti di oppio lungo il confine afgano-pakistano raddoppiarono e nel 1984 il Pakistan esportò il 70% dell’eroina mondiale. Durante questo periodo, la stazione CIA di Islamabad, capitale del Pakistan, divenne il più grande covo di spie del mondo. Non è un caso che l’eroina prodotta dalla Mezzaluna d’Oro superò quella del Triangolo d’Oro, proprio mentre la CIA lanciò la più grande operazione dai tempi del Vietnam. Mentre le truppe di Hekmatyar piantavano papaveri, un altro capo dei mujahidin, Sayad Ahmad Gaylani, fornì al consorzio dei lupi grigi turchi l’oppio. Gaylani era un ricco aristocratico afghano collegato all’ex-re Zahir Shah. Possedeva la concessionaria Peugeot di Kabul e il suo traffico di droga fu finanziato dai sauditi. Hekmatyar possedeva sei laboratori di eroina nel Baluchistan. Ma Hekmatyar e Gailani stavano semplicemente seguendo le orme di Vang Pao, Phoumi Nosavan e Khun Sa, i signori dell’eroina della CIA del Triangolo d’Oro.
Negli anni ’80 il Pakistan divenne il manifesto mondiale della corruzione politica. Il costante supporto della giunta d’Islamabad ai mujahidin di Reagan era alla radice della corruzione. Un alto funzionario degli Stati Uniti dichiarò che, “i comandanti di Hekmatyar, vicino all’ISI, controllano i laboratori di eroina nel Pakistan meridionale e l’ISI collabora al narcotraffico“. Nel settembre 1985 il Pakistan Herald riferì che i camion della cellula logistica nazionale dell’esercito del Pakistan trasportavano armi dal porto di Karachi a Peshawar per conto della CIA, e che gli stessi camion tornavano a Karachi sigillati dall’esercito pakistano e carichi d’eroina. La pratica, secondo l’Herald, avveniva dal 1981, proprio quando le forze di Hekmatyar cominciarono a piantare papaveri. Due alti ufficiali pakistani furono catturati con 220 chili di eroina, ma non furono mai perseguiti. L’eroina della Mezzaluna d’Oro prese il 60% del mercato statunitense e mattoni di hashish apparvero nelle città degli Stati Uniti timbrati con il logo dei 2 fucili d’assalto AK-47 incrociati e circondati dalle parole “affumica i sovietici”. Nel 1982-1992, il periodo dell’intervento degli Stati Uniti in Afghanistan, la dipendenza da eroina negli Stati Uniti aumentò del 50%. Nello stesso tempo Nancy Reagan diceva a tutti “Devi dire solo di no“.
Per il bene degli oligarchi e dei loro mazzieri della CIA, Karzai è meglio che tenga il trita-documenti acceso. Ci sono un sacco di scheletri nell’armadio afgano.Ronald Reagan, Burhaneddin RabbaniTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la Russia è il fornitore di armi dell’India

I documenti declassificati dalla CIA rivelano il motivo per cui la Russia continua ad essere il fornitore di armi più affidabile dell’India
Rakesh Krishnan Simha, RBTH 8 febbraio 2017191251i46-0La Central Intelligence Agency (CIA) ha spesso preso numerose cantonate nelle valutazioni sull’India. Ma in questa particolare occasione fece centro. In un rapporto recentemente declassificato, l’agenzia dello spionaggio degli Stati Uniti sostiene che l’India preferisce le armi russe perché Mosca è affidabile in caso di rifornimenti. Nel rapporto del novembre 1984, La potenza aerea indiana: modernizzazione e supremazia regionale, la CIA osserva che “l’affidabilità di Mosca come fornitore e il finanziamento agevolato di tecnologie avanzate” fanno della Russia un “apprezzabile concorrente dei Paesi occidentali“. Anche se il rapporto ha 32 anni, gran parte di ciò che dice continua ad essere rilevante. L’India ha una forte dipendenza dalla Russia su aerei e relative attrezzature, spiega il rapporto. “Alti funzionari governativi indiani hanno dichiarato pubblicamente l’opinione che Mosca sia un fornitore di armi più affidabile dell’occidente perché l’Unione Sovietica è sempre stata con New Delhi al contrario dei Paesi occidentali, nelle ostilità dell’India con i vicini. Inoltre, robustezza e relativa semplicità delle armi sovietiche le raccomandano presso la forza aerea indiana. “Inoltre, Mosca vende moderni aeromobili dotati di sistemi avanzati con credito agevolato, piccoli acconti, tassi di interesse bassi e lunghi periodi di rimborso, fornendo il materiale in tempi relativamente brevi...” Inoltre, notava l’agenzia, i russi mostravano maggiore disponibilità a fornire licenze e assistenza tecnica per la produzione di aerei moderni in India, come MiG-27 e MiG-29.

La diversificazione
Il rapporto mostra che gli sforzi dell’India per diversificare l’acquisizione di armi risalgono ai primi anni ’80, con la Prima ministra Indira Gandhi sensibile alle accuse dei capi dell’opposizione e degli osservatori occidentali, secondo cui con il suo governo l’India era diventata un “agente sovietico”. “Credeva che la stretta identificazione con Mosca limitasse le opzioni in politica estera del suo governo, indebolendo la leadership di New Delhi tra gli Stati non allineati, e lasciando le forze armate dipendenti da una sola fonte di approvvigionamento. Crediamo che fosse anche disposta a sfruttare la concorrenza Est-Ovest a beneficio dell’India“. La CIA riteneva che il figlio, e successore, di Indira avrebbe fatto uscire l’India dall’abbraccio dell’orso. “Per via della formazione tecnocratica, il nuovo Primo ministro indiano Rajiv Gandhi sarebbe incline a dare maggior peso alla tecnica piuttosto che alla politica nella scelta dei nuovi sistemi d’arma. Ciò può portarlo a favorire l’acquisto di equipaggiamenti occidentali più della madre. Tuttavia l’acquisto di aerei occidentali rischia di restare secondario rispetto da quelli dell’URSS, a nostro giudizio, anche intensificando gli sforzi per la vendita dei fornitori occidentali“. Tuttavia, c’erano limiti alla capacità di Rajiv di diversificare e ridurre la dipendenza dalle armi russe. “Mosca è saldamente primo fornitore di armi di Nuova Delhi, e l’India non può permettersi la spesa e un processo che richiede tempo per passare ai sistemi occidentali. Le informazioni indicano anche che molti funzionari indiani non credono di poter dipendere molto dal sostegno militare occidentale“.

Fulcrum russo vs Falcon statunitense
La CIA dà credito quando è dovuto. Sul MiG-29 (nome in codice NATO Fulcrum), l’agenzia lo descrive come “uno dei più capaci caccia da superiorità aerea operativi” nelle forze russe. “Crediamo che la decisione di acquistare il caccia piuttosto che assemblare il Mirage-2000, alternativa considerata da Nuova Delhi, rifletta la maggiore disponibilità di Mosca ad esportare un aereo avanzato e attrezzato per contrastare i crescenti sforzi nelle vendite dei produttori di armi dell’Europa occidentale“. “Riteniamo che i MiG-29, velivoli ognitempo con missili a guida radar a medio raggio, siano aerei superiori agli F-16 del Pakistan… anche se i velivoli sono paragonabili per prestazioni aerodinamiche“. L’India fu il primo cliente internazionale del MiG-29, con l’Indian Air Force (IAF) che ordinò più di 50 MiG-29 negli anni ’80, mentre l’aereo era ancora in fase di sviluppo. L’IAF attualmente possiede oltre 90 Fulcrum, tra cui 45 MiG-29K imbarcati sulle portaerei. L’IAF impiegò i MiG-29 estesamente nella guerra di Kargil, in Kashmir, nel 1999, per scortare i caccia MiG-21, MiG-27 e soprattutto Mirage-2000 che attaccavano obiettivi pakistani con bombe a guida laser. 2 MiG-29 del 47.mo Squadrone (Arcieri Neri) dell’IAF agganciarono i missili su 2 F-16 della Pakistan Air Force (PAF) che pattugliavano il confine per evitare eventuali incursioni aeree indiane, ma non l’ingaggiarono perché non ci fu la dichiarazione di guerra. I MiG-29 indiani erano armati con missili aria-aria oltre-l’orizzonte, mentre gli F-16 pakistani no.mig29k346La potenza pakistana
Gli statunitensi hanno una cattiva opinione dei militari pakistani. “Crediamo che i pakistani non possano né avere una difesa aerea efficace dei loro obiettivi militari e industriali contro un attacco aereo indiano concertato da contrattacco aereo, né seriamente minacciare la maggior parte degli obiettivi strategici dell’India. Riteniamo che i pakistani siano ostacolati da comando e controllo carenti, assenza di una rete di difesa aerea integrata, scarso numero di sistemi missilistici di difesa aera e addestramento inadeguato“.

Opportunità perdute
Il rapporto esamina anche la capacità dell’India di neutralizzare la potenza nucleare del Pakistan. Anche se la CIA sosteneva che l’India negli anni ’80 poteva effettuare un attacco aereo preventivo che infliggesse “gravi danni agli impianti cruciali del Pakistan“, come l’impianto per l’arricchimento di Kahuta e quello di ritrattamento PINSTECH, vicino Islamabad, fu un’occasione mancata che non ritornerà. “L’IAF probabilmente potrebbe sopraffare le difese aeree del Pakistan su Kahuta e PINSTECH e distruggere o danneggiare sufficientemente le strutture da impedire ad Islamabad di produrre armi nucleari per diversi anni. Tale attacco avrebbe probabilmente ritardato lo sviluppo del Pakistan nella produzione di materiale fissile; danneggiandone seriamente gli impianti nucleari di ricerca e le infrastrutture necessarie per fabbricare, assemblare e testare componenti di armi nucleari; e forse ucciderne il personale tecnico. Non crediamo, tuttavia, che i bombardamenti aerei, da soli, garantissero la distruzione del materiale fissile che il Pakistan avrebbe accumulato. Sorpresa e velocità saranno importanti nell’attacco preventivo indiano. Per aumentare la probabilità di sorpresa, gli aerei indiani probabilmente sarebbero decollati direttamente dagli aeroporti al confine con il Pakistan. A causa delle brevi distanze tra le strutture nucleari del Pakistan e gli aeroporti indiani, un tempo di volo di circa 30 minuti e lo scarso sistema di comando del Pakistan, riteniamo che Islamabad non avrebbe sventato l’attacco aereo indiano. Se i pakistani prestassero attenzione alla possibilità di un attacco, tuttavia, l’India probabilmente subirebbe gravi perdite“. Tuttavia, a differenza degli israeliani che distrussero la centrale nucleare irachena di Osirak nel 1981, la leadership politica indiana del periodo era troppo legata a vaghi ideali morali piuttosto che a una fredda realpolitik. Nonostante il ministro degli Esteri israeliano Moshe Dayan facesse una visita segreta in India nel 1977, proponendo di attaccare congiuntamente Kahuta, il Primo ministro indiano Morarji Desai respinse l’idea.

Lezioni per India e Russia
Eccetto rare occasioni in cui la Russia ha flirtato con il Pakistan, vi è un’eccellente sinergia tra India e Russia da decenni. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, le politiche erratiche dell’ex-presidente russo Boris Eltsin e dei suoi consiglieri filo-americani Egor Gajdar e Andrej Kozirev incoraggiarono gli Stati Uniti ad erodere l’influenza russa in India. Kozyrev, ministro degli Esteri russo nel 1990-1996, dichiarò che Mosca non avrebbe prestato particolare importanza a Nuova Delhi trattando India e Pakistan alla pari. Kozyrev e il suo team costrinsero l’India a guardare a occidente per le armi. Poi il Primo ministro PV Narasimha Rao non ebbe altra scelta che diversificare i rapporti della sicurezza indiana. L’affidabilità di Mosca rimase solida, prima e dopo gli anni di Eltsin. La Russia è l’unico Paese che ha fornito all’India sottomarini a propulsione nucleare, una nuova portaerei, missili supersonici e motori a razzo criogenici, assieme ad altre armi ad alta tecnologia. Ciò non fu dimenticato nel South Block mentre migliorava le relazioni con l’occidente. Al contrario, i russi dovrebbero procedere con cautela nella vendita di armi ai Paesi confinanti con l’India. Infatti, anche la minore vendita di armi al Pakistan è vista con estremo sospetto dagli indiani. Il rapporto della CIA chiariva abbastanza la posizione dell’India. “Nuova Delhi ha osservato pubblicamente e in via diplomatica di ritenere le vendite militari degli USA a Islamabad come la peggiore minaccia alla sicurezza indiana e alla stabilità regionale. I funzionari indiani accusano pubblicamente il rapporto militare tra Stati Uniti e Pakistan sfidare il predominio politico e militare di Nuova Delhi nell’Asia meridionale e invitare ad inasprire la concorrenza tra superpotenze nell’Oceano indiano“. Mosca non deve dimenticare che Nuova Delhi è ancora il suo primo cliente militare. Deve, quindi, evitare di commettere gli errori strategici commessi dagli statunitensi durante la guerra fredda.404853Rakesh Krishnan Simha è un giornalista e analista politico residente in Nuova Zelanda.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora