Perché le ambizioni marittime dell’Iran crescono?

Nina Lebedeva, New Eastern Outlook 09.11.2017Molti politici, esperti e media potrebbero senza dubbio constatare che, quasi dai primi giorni del soggiorno alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha sistematicamente accumulato oscure nubi nei cieli dell’Iran:
1. Il 29 gennaio 2017, Trump avvisava i leader della Repubblica islamica iraniana (IRI) di giocare col fuoco dopo il test missilistico iraniano condotto quel giorno. Infatti, secondo la dichiarazione del consigliere della Guardia rivoluzionaria iraniana del Leader della Repubblica islamica Sayyid Ali Hosseini Khamenei, Mahatba Dhualnuri, questi missili hanno una portata tale da poter facilmente raggiungere gli impianti militari statunitensi in Bahrayn o sull’isola Diego Garcia nel cuore dell’Oceano Indiano. Questo non è evidentemente nell’interesse degli strateghi del Pentagono, in quanto significa perdere la base essenziale agli Stati Uniti per proiettare potenza in Africa orientale, Medio Oriente, Asia del Sud-Est e Mar Cinese.
2. Nella scorsa estate, gli scontri (già verificatisi nel Golfo Persico) tra navi iraniane e statunitensi, accompagnate da elicotteri e dalla portaerei Nimitz, per deliberatamente e ripetutamente dimostrare forza testando capacità, azione e reazione iraniane, divenivano sempre più frequenti. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti indicavano l’aggressività delle azioni della flotta iraniana e le numerose manovre negli stretti di Hormuz e Bab al-Mandab, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano, che avrebbero interferito con la libertà di navigazione, ecc.
3. Seguirono le affermazioni di Donald Trump contro l’Iran di non rispettare lo spirito dell’accordo del 2015 sulla natura pacifica del programma nucleare. Tra gli ultimi attacchi contro l’Iran c’era l’annuncio del 6 ottobre sull’imposizione di nuove sanzioni all’Iran per i suoi test missilistici, aiuto e sponsorizzazione del terrorismo ed attacchi informatici e l’accusa del 8 ottobre di sostenere la RPDC (Teheran continua a commerciare con la Corea democratica).
4. Il 13 ottobre, Trump promulgò una dura strategia verso l’Iran. Accusando Teheran d’interferire nei conflitti in Siria, Yemen, Iraq e Afghanistan e di sostenere al-Qaida e i taliban, propose di modificare i termini dell’accordo nucleare con l’Iran ed imporre sanzioni contro la formazione militar-politica del “Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica” (l’élite delle Forze Armate dell’IRI o IRGC).
Quanto convincente e completo è l’elenco di tali affermazioni assai controverse degli Stati Uniti da adottare tale pressione contro l’Iran? Sembra che sia stata presentata una lista piuttosto lunga dei “peccati” di Teheran, in cui l'”accordo nucleare” è riconosciuto innanzitutto il più grave da Trump. Infatti, aiuta l’Iran ad essere in cima nello sviluppo economico e politico regionale e oltre. Ma secondo quali meccanismi? In breve, ciò ha a che fare, in primo luogo, con la promozione della leadership iraniana dell’idea di consolidare l’intero mondo islamico di fronte alle sfide attuali. Un passo serio lungo questa strada fu, tra l’altro, l’istituzione dell’unione tripartita per risolvere la situazione nella Repubblica araba siriana, comprendente Russia, Iran e Turchia. In secondo luogo, questo comporta anche le aspirazioni del Paese nel creare un arco dalle proprie frontiere al Libano. Il piano da un lato amplia notevolmente la sfera d’influenza e dall’altro preoccupa Stati Uniti ed Israele, nei pressi delle cui frontiere l’Iran sarà presente. In terzo luogo, la graduale ripresa del potenziale economico iraniano e i suoi legami con l’occidente ne incrementano l’importanza nella regione. Al fine di rafforzare sia il primo che il secondo, Teheran intende costruire una ferrovia per il Mediterraneo, una mossa inaccettabile per gli Stati Uniti. Tuttavia, non si può non riconoscere l’importanza di un altro meccanismo nell’avanzata dell’Iran.
Il fattore marittimo affrontato dall’Ayatollah Sayyed Ali Khamenei all’inizio del 2014, sottolineando la necessità di creare una flotta in grado di proiettare potenza all’estero e di operare negli oceani. Un progetto simile fu elaborato durante il regime dello Shah, quando fu prevista anche l’acquisizione di basi nelle Mauritius e Maldive, ma dopo il rovesciamento, la missione fu abbandonata. Una flotta forte rende possibile la dimostrazione della bandiera in luoghi dove necessario; stabilire una linea di difesa e creare basi operative al di fuori dello stretto di Hormuz; pattugliare le rotte iraniane; creare una rete di collegamenti coi partner e generalmente proiettare influenza e potenza. Tenendo presente questo aspetto, l’Iran ha iniziato la modernizzazione della flotta. Nel 2016, aveva in servizio 18000 marinai, senza contare i 20mila della Marina dell’IRGC. Teheran aveva 7 fregate, 32 pattugliatori veloci in grado di operare in “acque verdi” armati di missili antinave S-800 Noor, un distaccamento significativo di barchini per pattugliare lo Stretto di Hormuz e 5 posamine per minare lo stretto, se necessario. La flotta sottomarina è costituita da 29 sottomarini, di cui 5 d’altura. Oltre agli sforzi per produrre propri armamenti navali (nonostante il segreto sui dati dell’ammodernamento, nel dicembre 2016 i funzionari iraniani confermarono di lavorare su una portaerei e sulla costruzione di sottomarini e navi nucleari). L’Iran considerava le opzioni di acquisto, soprattutto da Russia e Cina. Nel febbraio 2016, il Ministro della Difesa Hossein Dehghan visitò Mosca per discutere la fornitura di armamenti per 8 miliardi di dollari, come sistemi missilistici mobili costieri “Bastion“, fregate e sottomarini diesel-elettrici. Le priorità nei negoziati 2014-2016 con Pechino erano accordi sulla cooperazione navale e la possibilità che l’Iran acquistasse navi, sottomarini e missili dalla Cina.
Il potenziale crescente della Marina Islamica Iraniana consente di ampliare il livello tecnico-militare e i limiti delle manovre navali (su un’area di circa 2 milioni di chilometri quadrati) fino al Mar Rosso (importante accesso al Mediterraneo e all’Atlantico, secondo gli strateghi iraniani) e l’Oceano Indiano, il cui sviluppo è estremamente importante, anche per ulteriori test dei missili balistici. Durante le manovre Velayat 95 nel febbraio e luglio del 2017, le navi della 47.ma flottiglia simularono una battaglia navale, impiegando droni aerei e testando vari tipi di missili per proteggere le rotte commerciali e petrolifere della Repubblica islamica. Espandendo le dimensioni delle manovre dell’aprile 2017, la Marina iraniana le condusse insieme all’Oman sulle sue sponde, che, come sottolineò il comandante in capo della Marina iraniana, Ammiraglio Hussein Azad, erano di natura difensiva e in risposta alla “campagna iranofoba” scatenata dai nemici dell’Iran. Comprendendo chiaramente il crescente ruolo della regione Indo-Oceano negli affari del mondo, Teheran è più attiva nell’utilizzare la diplomazia navale. Così, dal marzo 2017, i distaccamenti della Marina iraniana intraprendono visite in Pakistan, India, Oman, Tanzania, Azerbaigian, mentre sono in corso anche piani per diverse missioni per “mostrare bandiera” in Sud Africa, Federazione Russa, Kazakistan, ecc. I media russi hanno ampiamente pubblicato la prima visita del distaccamento di navi della 44.ma flottiglia iraniana dell’Atlantico, tuttavia non confermata da alcuni esperti. L’Iran rafforza attivamente i propri legami con alcuni Paesi marittimi (Pakistan, Sri Lanka, Indonesia, Djibouti, ecc., anche in ambito navale). Allo stesso tempo, gli strateghi iraniani elaborano piani a lungo termine per contrassegnare pienamente la presenza navale al largo delle coste dell’India e nelle acque dello stretto di Malacca, che insieme ad Ormuz e Golfo Persico costituiscono il triangolo strategico del flusso petroliero e di merci maggiore nella regione, in cui è richiesta la partecipazione iraniana a difesa degli interessi della Repubblica islamica. Ciò sembra risultare dalla dichiarazione ufficiale piuttosto imprevista delle autorità iraniane del novembre 2016 sulla necessità di stabilire basi (oltre alle 6 basi già operanti nel Golfo e le 2 situate sulle isole, come Bandar Abbas), in Yemen e Siria, che secondo gli ammiragli dell’Iran, saranno 10 volte più efficaci delle armi nucleari ed espanderanno la presenza iraniana sul Mediterraneo e la capacità di aiutare gli alleati della Repubblica Islamica dell’Iran.
Sembra che, anche se vi è molta retorica su questi piani, non tutto ciò riuscirà, poiché il potere di attuarlo è ancora piuttosto limitato. L’IRI non sembra pronta a deviare dalla rotta per diventare uno degli attori più attivi delle relazioni internazionali nell’area dell’Oceano Indiano. E la situazione dell’Iran, soprattutto sulla sua rotta, terrestre e marittima, darà a Donald Trump un altro “mal di testa” dopo la Corea democratica.Nina Lebedeva, studiosa presso l’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia delle Scienze Russa (RAS), esclusivamente per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Pakistan e Iran stringono i legami militari

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 8 novembre 2017La visita del capo dell’esercito pakistano, Generale Qamar Javed Bajwa, a Teheran (6-7 novembre) va considerata significativa. Bajwa è stato ricevuto dal Presidente Hassan Rouhani, dal Ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif e dal Ministro della Difesa Generale Amir Hatami, oltre che dai comandanti militari. Ciò sarebbe la prima volta che un capo dell’esercito pakistano incontra il comandante del Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica (IRGC). Naturalmente, l’IRGC può essere descritto come Guardia Praetoriana del regime islamico diretto dal leader supremo Ali Khamenei, ma le sue forze speciali, note come Forza al-Quds (comandate dal carismatico Generale Qasim Sulaymani) operano all’estero. La Forza al-Quds riferisce direttamente al leader supremo Ali Khamenei. Senza dubbio, l’incontro del Generale Bajwa col Comandante dell’IRGC Generale Mohammad Ali Jafari a Teheran è un evento di eccezionale importanza. L’amministrazione Trump recentemente ‘ha sanzionato’ l’IRGC. Durante l’incontro con Bajwa, Jafari ha proposto di condividere le “esperienze” dell’IRGC con le forze pakistane. Citando Jafari, “Avendo 40 anni di esperienza nella resistenza alle minacce nemiche, la Repubblica Islamica dell’Iran è pronta a trasferire le proprie competenze nella difesa al Pakistan“, avvertendo che “nazioni e Stati regionali (musulmani) affrontano l’inimicizia di Stati Uniti e regime sionista e certi attentati sono volti ad aggravare l’insicurezza del Pakistan, che va affrontata col sostegno alle forze popolari insieme alle forze armate e di sicurezza”. (FARS)
Infatti, maggiore sicurezza e cooperazione militare tra Iran e Pakistan sono state ripetutamente sollecitate da entrambe le parti. In particolare, IRNA citava il Presidente Rouhani affermare che l’Iran è “deciso ad ampliare la cooperazione militare in vari settori, come addestramento, esercitazioni, industria militare e scambio di esperienze“. Rouhani aggiungeva che il terrorismo e le differenze settarie e etniche sono i problemi principali nei Paesi musulmani e ‘alcune potenze globali’ hanno un ruolo nell’alimentarle. Affermava che le grandi potenze sono contro unità e fratellanza tra i Paesi musulmani. Bajwa assicurava gli interlocutori iraniani che il Pakistan non permetterà ad alcun Paese terzo d’interferire nelle relazioni con l’Iran. Un comunicato stampa dell’ISPR d’Islamabad sulle riunioni di Bajwa, affermava: “I leader di entrambe le parti hanno accettato d’impegnarsi a una maggiore cooperazione bilaterale collaborando per contribuire agli sviluppi positivi su altre questioni riguardanti la regione“. Nel complesso, Iran e Pakistan ritengono necessario avvicinarsi maggiormente per armonizzare la propria politica regionale anche quando si preparano a contrastare la crescente pressione degli Stati Uniti. D’altra parte, con le crescenti tensioni tra Iran e asse Stati Uniti-Arabia Saudita-EAU-Israele, per Teheran è imperativo preservare pace e tranquillità al confine orientale col Pakistan. Anche per il Pakistan la neutralità positiva dell’Iran verso a rivalità con l’India è utile e necessaria. (Tehran Times)
Iran e Pakistan sono interessati alla situazione in Afghanistan. Condividono l’inquietudine sulla prospettiva dell’aperta presenza militare statunitense in Afghanistan e sospettano le intenzioni statunitensi. Tuttavia, resta da vedere se con una svolta rispetto al passato, Teheran e Islamabad effettivamente collaboreranno sul problema afgano, anche se la recente tendenza degli attacchi anti-sciiti di nuovi gruppi insorti come Stato islamico del Qurasan (forse col sostegno statunitense/saudita/israeliano) è preoccupante per Iran e Pakistan. I colloqui di Bajwa a Teheran riguardavano la cooperazione nell’informazione. Chiaramente, gli allineamenti regionali vanno a vantaggio del Pakistan, in particolare su due aspetti: gli stretti legami dell’India con Stati Uniti ed Israele (che Teheran sicuramente guarda da vicino); e la crescente ostilità tra Iran e asse statunitense-israeliano-saudita. Al contrario, il Pakistan affronta un’impegnativa acrobazia, con l’asse Arabia Saudita-EAU che si prepara all’aperto confronto con l’Iran. Di certo, l’avvicinamento Iran-Pakistan sarà salutato da Cina e Russia. L’Iran è interessato a partecipare all’Iniziativa Via della Seta della Cina. Allo stesso modo, gli accordi energetici da 30 miliardi di dollari firmati da Russia e Iran la settimana prima (durante la visita del Presidente Vladimir Putin a Teheran) sono stati interpretati come mossa di Mosca per darsi una base strategica nel Golfo Persico. Il Ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak avrebbe citato il piano della Gazprom per costruire gasdotti dall’India e/o Pakistan al Golfo Persico. Alla riunione a Teheran con Bajwa, Zarif osservava la disponibilità dell’Iran a fornire gas al Pakistan. È interessante notare che Gazprom firmava un accordo iniziale col fondo d’investimento iraniano IDRO per collaborare su progetti petrolieri, gasiferi ed energetici non specificati nella regione.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia, Iran, Azerbaigian: alleanza emergente

Alex Gorka SCF 08.11.2017La visita del Presidente Vladimir Putin in Iran è considerata la prima storica. Il 1° novembre, il presidente era a Teheran per partecipare al vertice tripartito Iran, Russia e Azerbaigian. L’evento si era tenuto in considerazione delle ulteriori sanzioni imposte contro Russia e Iran il 31 ottobre dal dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. È naturale per le nazioni sotto sanzioni avvicinarsi. Il leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei aveva detto a Vladimir Putin che Teheran e Mosca devono rafforzare la cooperazione per isolare gli Stati Uniti e contribuire a stabilizzare il Medio Oriente. Alla fine del vertice, i presidenti di Russia, Iran e Azerbaigian firmavano la dichiarazione di Teheran. I leader annunciavano piani congiunti per ampliare la collaborazione nel settore petrolifero e gasifero nonché piani di scambio su energia elettrica e formazione di un mercato unico. Si prevede di utilizzare le valute nazionali nelle operazioni commerciali invece del dollaro statunitense. I piani prevedono la partecipazione degli investitori e dei settori privati russi aderendo ai progetti infrastrutturali iraniani, come industria, energia e ferrovie. La Russia detiene le maggiori riserve di gas naturale nel mondo. L’Iran detiene le seconde riserve di gas naturale del mondo. Insieme le due nazioni rappresentano circa il 50% delle riserve mondiali di idrocarburi. Unite possono influenzare significativamente i mercati mondiali. La dichiarazione di Teheran proclama l’intento di sviluppare la cooperazione a tre, tra cui l’atteso corridoio internazionale dei trasporti nord-sud (INSTC), rotta stradale, ferroviaria e marittima di 7200 km per collegare Oceano Indiano e Golfo Persico al Mar Caspio attraverso l’Iran, e quindi connettersi all’Europa settentrionale attraverso la Russia. Il progetto comprende dieci altri Paesi, collegando Azerbaigian e Armenia nel Caucaso, poi verso nord-ovest Turchia, Bielorussia, Siria e Bulgaria con l’Oman in Medio Oriente, nonché a nord-est con Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. L’Iran prevede inoltre di costruire una ferrovia per il Mediterraneo attraverso Iraq e Siria. La Russia potrebbe partecipare all’attuazione del progetto.
Un accordo temporaneo sulla creazione di una zona di libero scambio tra l’Unione economica eurasiatica (UEE) e l’Iran dovrebbe essere firmato alla fine dell’anno. Un progetto di accordo tra Iran ed UEE fu firmato a Erevan, in Armenia, il 5 luglio dopo più di un anno di negoziati per la riscossione delle tariffe preferenziali di esportazione su 350 prodotti industriali iraniani in cambio di 180 merci dell’UEE. I negoziati sull’accordo di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica chiariscono che altre nazioni non seguiranno gli Stati Uniti se escono dall’accordo nucleare con l’Iran. Con l’interesse economico globale per l’Iran e l’impegno internazionale per l’accordo, Teheran sembra continuare a reintegrarsi nell’economia globale. L’Iran ha aderito alla Russia alla guida del processo di pace siriano, diventando parte del processo di pace di Astana. L’invio di armamenti russi, tra cui il sistema missilistico antiaereo S-300 consegnato lo scorso anno, aiuta Teheran a mantenere la difesa, in particolare in vista del possibile intervento statunitense.
L’Azerbaigian è un attore regionale molto importante: uno Stato secolare che ostacola la diffusione dell’estremismo religioso. Baku guadagnerà molto entrando nella zona di libero scambio tra UEE e Teheran. La logica e i vantaggi economici dell’area di libero scambio sono evidenti. Riunirà economie altamente compatibili e consoliderà i collegamenti economici e commerciali in Asia centrale ed Eurasia meridionale. Permetterà anche all’Azerbaigian di riprendere i legami commerciali con l’Armenia, membro dell’UEE, facendo in modo di risolvere il conflitto congelato del Nagorno-Karabakh. Il formato Mosca-Teheran-Baku sarà molto più efficiente dell’OSCE nel trovare una soluzione pacifica al problema. La costruzione di una ferrovia dall’Iran alla Russia attraverso l’Azerbaigian era una questione all’ordine del giorno. L’Azerbaigian è pronto a stanziare 500 milioni di euro per modernizzare la sua sezione del corridoio ferroviario. Il Presidente Putin ha detto che la Russia è pronta a fornire gas all’Iran via Azerbaigian. Secondo lui, Mosca e Baku non dovrebbero competere sui progetti energetici. Questa è una questione di particolare importanza per Baku in vista degli ostacoli creati al gasdotto azero per l’Europa. Quest’estate, un gruppo di ONG influenti, tra cui Greenpeace, Bankwatch Network, Friends of Earth Europe e Climate Action Network Europe, invitavano la Commissione europea a ritirare il sostegno al Gasdotto Trans-Adriatico (TAP) di 878 chilometri che si estende dall’Azerbaigian. Il pretesto utilizzato è il possibile danno climatico e la crescente dipendenza energetica da regimi politici oppressivi (cioè l’Azerbaigian). L’Azerbaigian ha buone ragioni per dubitare dell’affidabilità dell’occidente. Baku vi è regolarmente criticata come “dittatura”. Le ONG occidentali in Azerbaigian spesso sostengono apertamente i capi anti-governativi facendo temere al governo dell’Azerbaigian d’essere obiettivo di una rivoluzione colorata occidentale.
La crescente collaborazione tra le tre potenze è solo una delle tendenze che modellano il panorama regionale. C’è anche l’alleanza emergente Turchia-Iran-Qatar, che collaborano tutti strettamente con Mosca. Il processo di ravvicinamento tra Russia, Iran e Azerbaigian continuerà. La prossima riunione trilaterale si terrà a Mosca nel 2018. Se i piani concordati al vertice di Teheran passeranno, il quadro del Medio Oriente e dell’Asia meridionale cambierà con molti Paesi delle regione riuniti dagli interessi economici. L’influenza degli Stati Uniti diminuirà notevolmente. La Via della Seta della Cina e il ponte energetico Russia-Azerbaigian-Iran creeranno le condizioni per un mondo multipolare.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Tecnologia e Marxismo di Jack Ma

Caleb Maupin, New Eastern Outlook 26.10.2017Il fondatore di Alibaba, famoso nel mondo come CEO miliardario, ripete nel mondo parole che riecheggiano Karl Marx, Vladimir Lenin e Mao Zedong. Può essere difficile per l’orecchio non allenato capirlo, ma non dovrebbe sorprendere che questa rockstar dell’economia pianificata cinese sia in ottimi rapporti col profondamente ideologico Partito dominante. Per chi ne ha una comprensione profonda, i toni marxisti appaiono nell’ottimismo tecnologico di Ma.

Materialismo storico
Molti aprono il Manifesto Comunista aspettandosi di trovare un progetto mondiale ideale inciso sotto i loro occhi. Tuttavia, poco è stato scritto da Karl Marx e associati sulla presunta natura del mondo futuro. Al contrario, l’attenzione degli scritti di Marx era sui concetti filosofici che coniò; materialismo dialettico e storico. In sostanza, il marxismo è la comprensione della storia mondiale guidata dalla lotta per far avanzare gli standard di vita e avere un modo avanzato di produzione. Parlando al Valdai Discussion Club di ottobre, Jack Ma ha criticato duramente coloro che hanno risposto alla nascita di Internet con la paura. Ha detto che “dove altri si preoccupano, noi possiamo capire i modi per risolvere tale preoccupazione“, ricordando al pubblico le tante paure che accompagnarono l’invenzione dell’automobile. Dice: “Se avremo più immaginazione e creatività staremo molto meglio“. All’epoca della rivoluzione industriale del 1800, la prospettiva di Marx era la stessa. Mentre criticava il capitalismo, Marx salutò la nascita dell’economia industriale e le rivoluzioni sociali che distrussero il feudalesimo. Marx vide la sua fine e la nascita della classe operaia industriale o del “proletariato”, preceduta da enormi invenzioni, come un enorme salto in avanti. Jack Ma avvertiva il pubblico sul pericolo associato ai progressi tecnologici, arrivando a sottolineare che la Prima e la Seconda guerra mondiale furono seguite da salti tecnologici. In tal modo, Ma puntava alla comprensione del concetto di sovrapproduzione e caduta del saggio del profitto di Marx. Infatti, sia la Prima che la Seconda guerra mondiale furono precedute da rallentamenti e depressione economici, tempi duri e prolungati, risultato diretto dei progressi tecnologici. Nel “Capitale” Marx spiega che i proprietari di fabbriche ed imprese cercano sempre di rivoluzionare i mezzi di produzione per produrre beni in modo più efficiente. Tuttavia, in questo processo per rendere la produzione più economica ed efficiente, diminuisce il potere di acquisto dei lavoratori. Alla fine, l’abbondanza creata dai progressi tecnologici creava povertà di massa. I marxisti di tutto il mondo descrivono gli sviluppi politici che alla fine portarono alle guerre mondiali come risposta alla crisi economica, generata dalla sovrapproduzione. Eppure, nonostante tale avviso minaccioso, Ma sembra indicare un risultato potenzialmente diverso per la rivoluzione informatica. Nel 1848, Marx sottolineò che la rivoluzione industriale ridusse i lavoratori ad “appendice delle macchine”. Nel 2017, Jack Ma dice “abbiamo fatto delle persone delle macchine, ora facciamo delle macchine delle persone”. Ma sostiene che l’istruzione può essere completamente modificata, visto che l’umanità vede la nascita della Data Technology (DT) sostituendo l’informatica (IT). Secondo Ma, con la nascita della DT, ciò che definisce “stupidi lavori” in cui gli esseri umani sopprimono l’intelligenza, possono essere eliminati. Nella nuova economia, la creatività umana va scatenata per fare ciò che le macchine non possono fare, perché “una macchina non può avere un’anima“.

“Abbiamo bisogno non del G20, ma del G200”
Similmente a Karl Marx, Jack Ma non è un avversario della globalizzazione. Contrariamente, come Marx nel 1800, Ma saluta l’avanzata dell’economia mondiale come passo avanti, dicendo “dove il commercio si ferma, il mondo si ferma“. Tuttavia, mentre Ma non critica la globalizzazione come concetto, affronta lo squilibrio dell’economia mondiale. Descrivendo la natura sleale del mercato mondiale ha dichiarato che “il 20% dei Paesi ha successo, mentre l’80% no“. Qui Ma si oppone direttamente alla narrazione della globalizzazione spacciata dai neoliberisti. Il “sud globale” non è più ricco commerciando con Europa e Stati Uniti. Le riforme del mercato libero e la penetrazione di Banca Mondiale e FMI non “sviluppano” i Paesi sottosviluppati. Le politiche commerciali sospinte dai capi occidentali non hanno l’effetto che figure come Milton Friedman e Jeffrey Sachs sostengono. Con sue parole, Ma da uno sguardo all’economia mondiale simile a quello articolato da Vladimir Lenin prima della rivoluzione russa. Questa è una visione del mondo che comprende che i Paesi più ricchi del mondo manipolano i dati a proprio favore, in modo che possano rimanere il primo 20%, arricchendosi coi monopoli, mentre l’80% rimane povero e diventa più povero, come consumatori prigionieri. Questo era il concetto di Lenin di “Imperialismo, fase suprema del capitalismo“. Ma non si oppone alla globalizzazione, ma insiste perché cambi struttura. Secondo lui: “non del G20 abbiamo bisogno, ma del G200“. Le parole di Ma accompagnano la politica estera cinese, la “One Belt, One Road Initiative” volta a far uscire dalla povertà i Paesi impoveriti con le infrastrutture. Mentre continua ad espandere la presenza nel mondo sottosviluppato, la Cina crea partner commerciali con treni ad alta velocità, ospedali e programmi educativi. Mentre questi Paesi poveri diventano più ricchi, la Cina diventa più ricca, con più che un’economia commerciale. Questo modello di globalizzazione “vincente”, il contrasto col monopolio di Londra e Wall Street è netto. Ma sostiene che la multipolarità va accolta e che, piuttosto che affrontarsi, i Paesi dovrebbero collaborare per risolvere i problemi globali. “Il nemico dovrebbe essere la povertà” spiegava.

Storia va avanti, con o senza di voi
La rivoluzione tecnologica è imminente, nessuno può fermarla!“, avverte Jack Ma. Oltre a essere consapevoli della storia, Jack Ma esorta gli interlocutori a farne parte integrante: “I giovani non vogliono solo essere informati, vogliono essere coinvolti!” Nell’avviso minaccioso che la tecnologia avanza, a prescindere dalle nostre paure e dalla nostra società, ci viene ricordato il saggio di Mao Zedong “Rapporto sul movimento contadino nella provincia di Hunan“. In questo saggio, Mao avvertì che i contadini cinesi si rivoltavano contro i proprietari e che i comunisti cinesi dovevano guidarli, per non “essere superati”. Mao scrisse: “Quando i popoli sono in movimento, puoi opporti, puoi seguirli gesticolando e criticando, o puoi starne alla testa“. Questa polemica tesa con la leadership del Partito Comunista Cinese del momento, conteneva molte delle citazioni più famose di Mao. Mao avvisò i lettori che progressi e balzi possono essere imprevedibili dicendo che “una singola scintilla può incendiare la prateria“. Quando Mao Zedong scrisse queste parole nel 1926, con lo stesso tono ottimista ma prudente di Jack Ma oggi, la Cina era una società agricola profondamente povera. Oggi, guidata dall’organizzazione politica che Mao Zedong ha costruito, è diventata la seconda economia della terra.

“Ambiente favorevole agli affari”
Mentre ci si può aspettare un miliardario che pensi a se stesso come “uomo fattosi da sé” e perplesso dall’interferenza del governo negli affari economici, la prospettiva di Ma appare opposta. Al Valdai Discussion Club di Sochi, Ma ha elogiato gli sforzi del Partito Comunista Cinese, quando chiestogli dello storico 19° Congresso Nazionale svoltosi contemporaneamente a Pechino. Parlò di come la campagna anticorruzione “della Linea di Massa” lanciata da Xi Jinping è un buon sviluppo che ha “aiutato a ripulire l’ambiente imprenditoriale” e reso la Cina un “ambiente favorevole agli affari“. Infatti, alcuni, la cui comprensione dell’ideologia marxista è semplicistica, si cruccerebbero all’idea che un miliardario come Jack Ma abbia qualcosa in comune con essa. Gli stessi riderebbero all’idea che la Cina sia socialista, quando esistono tante società private e persone arricchitesi. Ma Deng Xiaoping dichiarò che “la povertà non è il socialismo, arricchirsi è glorioso“, e queste parole semplicemente riecheggiavano la comprensione di Marx del materialismo storico. La storia avanza grazie all’innovazione e alle idee umane, eppure, mentre il capitalismo emergeva, l’andamento irrazionale dei profitti ne ostacolava la marcia in avanti. “Il socialismo dalle caratteristiche cinesi” si è evoluto nell’economia che ha tolto 700 milioni di persone dalla povertà. Nel 21° secolo in Cina, ogni giorno una persona diventa milionaria. Sì, essere ricchi è glorioso, ma questa ricchezza in Cina non è stata creata dall’avidità irrazionale e dall’egoismo. La strada della Cina verso una maggiore ricchezza e prosperità è la società che funziona in modo disciplinato, guidata da una forte organizzazione politica che ha la crescita della prosperità del popolo, non solo di pochi ricchi, in cima all’ordine del giorno.Caleb Maupin è un analista politico e attivista di New York. Ha studiato scienze politiche presso il Collegio Baldwin-Wallace ed è stato ispirato e coinvolto dal movimento Occupy Wall Street, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le ampie misure di sicurezza di CSTO e SCO

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 19.10.2017La situazione in Afghanistan è una delle questioni più importanti per l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collective (CSTO), che riunisce Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan, nonché per l’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO – India, Cina , Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan). La guerra civile, insieme alle attività dei terroristi in territorio afgano, rappresentano da molti anni una minaccia alla stabilità dell’intera regione dell’Asia centrale. Nel settembre 2017, una riunione dei ministri degli Esteri degli Stati aderenti alla CSTO si svolse alla 72.ma sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite di New York. I principali argomenti dell’incontro comprendevano la cooperazione con l’Organizzazione delle Nazioni Unite negli sforzi per la pace, la sicurezza e la lotta al terrorismo, nonché i problemi dell’Afghanistan. Furono adottate diverse dichiarazioni congiunte, tra cui una disposizione sull’Afghanistan e la minaccia del rafforzamento delle organizzazioni terroristiche nelle province del nord del Paese. Va ricordato che l’Afghanistan condivide confini con uno degli Stati del CSTO, il Tagikistan. Pertanto, il confine Tagikistan-Afghanistan è una zona di particolare importanza per la CSTO. Il confine è lungo 1344 km e attraversa zone montuose difficili da raggiungere e difficili da attraversare e non meno difficili da proteggere. Anche le aree settentrionali dell’Afghanistan condividono la frontiera con Uzbekistan e Turkmenistan, che non sono membri del CSTO ma la cui sicurezza è altrettanto importante per tutta la regione. Il 29 settembre 2017, il Centro per gli studi strategici della Presidenza del Tagikistan, nel capoluogo del Tagikistan, Dushanbe, ospitò la conferenza internazionale “Combattere il terrorismo e l’estremismo in Eurasia: le minacce comuni e l’esperienza congiunta”. Rappresentanti di Afghanistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan e Russia vi parteciparono, come anche i membri del segretariato della CSTO e della Commissione esecutiva regionale della Struttura antiterrorismo della SCO. I partecipanti discussero di sicurezza regionale, minacce e contromisure di alto livello, incluse le varie misure politiche interne dei Paesi aderenti e la cooperazione internazionale, anche nella CSTO e della SCO.
La situazione in Afghanistan è stata ancora una volta una delle principali discussioni. Nell’autunno 2017, circa il 50% del territorio afghano era caduto sotto il controllo dell’organizzazione terroristica talib (vietata nella Federazione Russa). In questo caso, la questione riguarda principalmente i distretti settentrionali vicini ai Paesi aderenti alla conferenza. Secondo l’ambasciatore russo in Tagikistan, Igor Ljakin-Frolov, che parlò alla manifestazione, la situazione è difficile, soprattutto al confine Tagikistan-Afghanistan. Tuttavia, secondo il Vicepresidente del Comitato del Consiglio Federale per la difesa e la sicurezza Franz Klintsevich, i taliban non hanno obiettivi fuori da Afghanistan e Pakistan e non violeranno il confine coi vicini del nord. Una preoccupazione molto più grande è l’attività di un’altra organizzazione terroristica, lo Stato islamico (DAISH, vietato in Russia), per cui l’Afghanistan è un trampolino di lancio per la penetrazione in Russia e nei Paesi della CSI. Secondo le informazioni disponibili, più di mille taliban e membri del DAISH si trovano vicino al confine tra Tagikistan e Afghanistan. Tuttavia, secondo F. Klintsevich, i tagiki e i militari russi sono pronti a respingere l’attacco in caso d’invasione diretta da parte dei terroristi. I Paesi dell’Asia centrale sono partner strategici della Russia, e la Russia è decisa nell’adempimento degli obblighi nei confronti della CSTO. Inoltre, la situazione instabile nei Paesi dell’Asia centrale costituisce una minaccia per i confini meridionali della Russia. Pertanto, la Russia fornisce assistenza ai propri partner su tutti i termini della sicurezza. La cooperazione tra Russia e Tagikistan è particolarmente sviluppata. I Paesi proteggono congiuntamente il confine tagiko-afgano e collaborano in campo militare-tecnico. La 201.ma base delle Forze Armate della Federazione Russa continua a operare nel territorio del Tagikistan, dove oltre 7000 militari russi si addestrano ad affrontare compiti specifici nella lotta al terrorismo, anche nei difficili contesti montuosi. Questa è la maggiore base militare estera della Federazione Russa, con fucilieri motorizzati, artiglieria, missili antiaerei, elicotteri e unità aeree. La base ha tre poligoni per l’addestramento dei militari russi e per l’addestramento congiunto coi militari del Tagikistan.
Il 29 settembre 2017, nello stesso giorno in cui si svolse la suddetta conferenza sulla lotta al terrorismo, l’ufficio per i media della Regione militare centrale, a cui aderisce la base n° 201, riferì di nuove esercitazioni speciali per l’addestramento tattico. Gli autisti del battaglione logistico superarono con successo l’estremamente difficile guida sulle tortuose strade montuose per rifornire di cibo e munizioni zone difficili da raggiungere. Circa 600 militari e 70 mezzi furono interessati. Nel novembre 2017, il Tagikistan ospiterà le grandi esercitazioni militari delle Forze di Reazione Rapida Collettiva della CSTO. Saranno presenti militari provenienti da tutti i Paesi dell’Organizzazione. Pertanto si può concludere che Tagikistan e altri Stati aderenti allo CSTO possono proteggersi dall’aggressione diretta dall’Afghanistan. L’unica opportunità per i terroristi di destabilizzare il Tagikistan è tramite organizzazioni clandestine. Tuttavia, le autorità del Tagikistan intendono arrestarle adottando misure preventive. Secondo Rakhim Abdulhasanien, a Capo del Dipartimento per la lotta al terrorismo e all’estremismo del Procuratore Generale del Tagikistan, che intervenne alla conferenza su iniziativa del suo dipartimento, 15 organizzazioni che operano nel territorio tagico sono state riconosciute estremiste e vietate. Tuttavia, non bastano misure di divieto per impedire l’estremismo tra la popolazione. È necessario lo sviluppo sociale ed economico di tutti gli Stati interessati. L’aumento del tenore di vita contribuisce a ridurre il radicalismo. Le autorità russe e dell’Asia centrale comprendono la connessione tra problemi socio-economici ed estremismo. Ciò è evidenziato, ad esempio, dal fatto che la SCO ha prestato seria attenzione alla cooperazione economica. Come già detto, l’organizzazione comprende Russia, Cina, Kazakistan, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan, cioè i Paesi più interessati (tranne il Turkmenistan) alla stabilità nell’Afghanistan e, più recentemente, India e Pakistan, che periodicamente risentono degli echi degli eventi afgani. Il primo obiettivo della creazione dei “Cinque di Shanghai”, sulla cui base fu fondata la SCO nel 2001, era rafforzare la cooperazione nell’industria della Difesa. Attualmente, i compiti principali della SCO includono sicurezza, lotta al terrorismo e al narcotraffico. La cooperazione economica è stata considerata secondaria. Tuttavia, tale approccio è superato. Il 28 settembre 2017, Ufa ospitava il terzo Forum sulle piccole aziende degli Stati aderenti a SCO e BRICS. Bakhtier Khakimov, inviato speciale del presidente russo per gli affari della SCO parlò all’evento. Secondo lui, l’interazione economica nella SCO va portata allo stesso livello della cooperazione politica tra i Paesi che costituiscono l’organizzazione. Khakimov ha anche affermato che i capi degli Stati aderenti alla SCO comprendono l’importanza di questo compito e gradualmente prendono le proprie decisioni. Attualmente, la SCO è impegnata nell’attuazione dell’accordo per creare condizioni favorevoli per l’autotrasporto, firmato nel 2014. La possibilità d’istituire la Banca di Sviluppo e il Fondo di Sviluppo della SCO viene discussa. Sono in corso lavori per integrare il lavoro della SCO con associazioni come UEE (Unione Economica Eurasiatica) e ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico). Le relazioni tra gli ambienti commerciali vengono stabilite nella SCO, e la cooperazione interstatale si costruisce a livello regionale.
Si può concludere che la Russia e gli Stati dell’Asia centrale non si basano solo sulla forza militare per combattere il terrorismo e mantenere la stabilità. Questi Paesi sanno che solo misure complesse contribuiranno a porre fine alla minaccia terroristica e questo comporta la speranza che la minaccia terroristica nella regione sia ridotta nei prossimi anni.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio