Il Ministro della Difesa cinese mostra agli USA la forza della cooperazione militare tra Cina e Russia

In particolare, dopo che Mattis aveva dichiarato Cina e Russia minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti
Frank Sellers, The Duran 4 aprile 2018Il Ministro della Difesa cinese Wei Fenghi, insieme al Consigliere di Stato e al Ministro degli Esteri Wang Yi, sono attualmente a Mosca per incontrare gli omologhi russi. La visita è una dimostrazione di forza verso Washington per mostrare la vicinanza delle Forze Armate russe e cinesi, nonché mostrare sostegno alla Russia nella 7.ma Conferenza di Mosca sulla Sicurezza Internazionale. RT riportava: “Il Ministro della Difesa cinese Wei Fenghe ha espresso forte sostegno alla Russia nei colloqui con l’omologo russo Sergej Shojgu. Sottolineando “la posizione unita” sulla scena internazionale, il ministro affermava che uno degli obiettivi principali della visita era inviare un messaggio alle potenze occidentali. “La Cina fa sapere agli statunitensi degli stretti legami tra le Forze Armate russe e cinesi”, dichiarava Wei. È il primo viaggio all’estero del Generale Wei da quando è stato nominato a capo del Ministero della Difesa cinese. La scelta della destinazione non è casuale, ma sottolinea il “carattere speciale” della partnership bilaterale, secondo Shojgu. Russia e Cina sono coinvolte in scontri politici ed economici con l’occidente. La Russia è oggetto di diverse sanzioni ultimamente, mentre Russia e Stati Uniti si scontrano sulla crisi siriana, e Washington continua a sostenere che il Cremlino abbia influenzato le elezioni presidenziali statunitensi del 2016 attraverso social media e annunci pagati in rubli, mentre Washington ha espulso decine di diplomatici russi in solidarietà col Regno Unito sul caso Skripal, in cui il governo inglese sostiene che il Cremlino ordinò l’assassinio dell’ex-spia usando gas nervino proibito. Gli Stati Uniti inoltre vendono armi alle nazioni europee ostili alla Russia per contenerla militarmente, presumibilmente per l’annessione della Crimea. Nel frattempo, gli Stati Uniti accusano la Cina di “aggressione economica” e “furto di proprietà intellettuale” di ditte statunitensi per accedere al loro mercato, così come la posizione cinese nel Mar Cinese Meridionale. Tali accuse hanno scatenato una guerra commerciale tra i due partner mentre gli Stati Uniti hanno emesso un pacchetto di dazi doganali sulle merci importate dalla Cina, insieme ad ulteriori dazi della Cina, che probabilmente saranni seguiti da un altro giro del genere, come l’ultimo pacchetto di dazi degli Stati Uniti. L'”aggressione economica” della Cina viene considerata dall’occidente manifestazione della nuova One Road One Initiative cinese, e sarà probabilmente applicata al nuovo mercato dei futures petroliferi cinesi aperto a Shanghai proprio la scorsa settimana.
In particolare, Cina e Russia sono definite minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti nell’ultima Revisione della postura nucleare del Pentagono, e dove i vertici militari esortavano il Congresso degli Stati Uniti a prepararsi alla guerra con le due nazioni. Nel frattempo, l’US Naval Institute documentava la cooperazione militare sino-russa negli anni, e l’anno scorso pubblicava un rapporto incentrato sulle esercitazioni militari Russia-Cina e sulla vendita di armi: “Cina e Russia sono sempre più vicine militarmente attraverso una serie di esercitazioni sempre più complesse e la vendita di armi avanzate che potrebbero creare difficoltà alla sicurezza di Stati Uniti e loro alleati, secondo un nuovo rapporto del governo USA. Il rapporto della Commissione di riesame economico e della sicurezza USA-Cina delinea il modello di cooperazione tra i due rivali internazionali alla sicurezza statunitense che potrebbe esacerbare le tensioni dall’Europa orientale al Mar Cinese Meridionale, un modello di cooperazione che si è visto crescere negli ultimi anni”.
La delegazione potrebbe anche aprire la strada a un incontro tra il Presidente Vladimir Putin e il Presidente Xi Jinping. Putin dovrebbe visitare la Cina per il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Qingdao di giugno. Inoltre, Cina e Russia esprimono l’intenzione di “cooperare strettamente” per risolvere le tensioni nella penisola coreana, riferendosi a un possibile accordo di pace con la Corea democratica.Il Ministro della Difesa cinese dice ai russi di sostenerli contro gli Stati Uniti
Un’inedita dimostrazione del sostegno cinese: “Siamo venuti per mostrare agli statunitensi gli stretti legami tra Russia e Cina. Siamo venuti per supportarvi

Tom O’Connor, News Week 4 aprile 2018

La leadership militare cinese ha promesso sostegno alla Russia, mentre le tensioni tra Mosca e occidente si deteriorano ulteriormente con isolamento diplomatico, sanzioni economiche e duelli di esercitazioni. Nella prima visita in Russia, il nuovo Ministro della Difesa cinese Wei Feng partecipava alla Settima conferenza internazionale sulla sicurezza di Mosca, accompagnato da una delegazione di altri ufficiali. Sottolineando che il viaggio era coordinato direttamente col Presidente Xi Jinping, Wei affermava di avere due messaggi importanti per la Russia in un momento in cui entrambe le nazioni modernizzano le forze armate e rafforzano la presenza negli affari globali nonostante i timori degli Stati Uniti. “Visito la Russia da nuovo Ministro della Difesa della Cina per mostrare al mondo l’alto livello delle nostre relazioni bilaterali e la ferma determinazione delle nostre Forze Armate nel rafforzare la cooperazione strategica“, dichiarava Wei incontrando il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu, secondo l’agenzia TASS. “In secondo luogo, per sostenere la Russia nell’organizzazione della Conferenza internazionale sulla sicurezza di Mosca, la Cina mostra agli statunitensi gli stretti legami tra le Forze Armate di Cina e Russia, specialmente in questa situazione. Siamo venuti per sostenervi“, aggiungeva. “La Cina è pronta ad esprimere alla Russia le nostre preoccupazioni comuni e la posizione comune su importanti problemi internazionali, anche nelle sedi internazionali“. In risposta alla visita di Wei, la controparte russa sottolineava le migliori relazioni tra i due Paesi, che un tempo formavano l’alleanza comunista più grande e potente del mondo prima di decadere negli anni ’60. Con Putin e Xi rieletti il mese scorso, i due presidenti consolidano il potere nei rispettivi Paesi. “Grazie agli sforzi dei leader dei nostri Paesi, i legami tra Russia e Cina raggiungono un livello inedito, divenendo fattore importante per garantire pace e sicurezza internazionale“, dichiarava Shojgu, secondo il Ministero della Difesa russo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Cina impone dazi sui beni statunitensi

Covert Geopolitics 2 aprile 2018La Cina sospende gli obblighi di riduzione dei dazi su 128 prodotti importati dagli Stati Uniti e ne impone di addizionali sulla base degli attuali dazi applicabili. “Al fine di proteggere gli interessi della Cina e bilanciare le perdite causate dai dazi imposti dagli Stati Uniti (cioè 232 misure) sui prodotti importati in acciaio e alluminio, nell’interesse della Cina la Commissione doganale del Consiglio di Stato ha deciso di sospendere le concessioni sui dazi su determinati prodotti importati dagli Stati Uniti”, dichiarava la Commissione dei dazi doganali del Consiglio di Stato. Per sospendere gli obblighi di riduzione daziaria su 120 prodotti importati, come frutta e altri prodotti dagli Stati Uniti, la Cina imponeva dazi addizionali sugli attuali applicati ed imponeva un dazio del 15%, secondo la dichiarazione del Consiglio di Stato. Otto merci importate, come carne di maiale e prodotti originari degli Stati Uniti, non saranno soggette ad obblighi di riduzione daziaria. I dazi sono imposti sulla base degli attuali dazi applicati e il tasso daziario viene aumentato del 25%. L’attuale politica di tassazione, sgravi fiscali e esenzioni fiscali rimane invariata”.

Dr. Thomas Hoke @hoke_thomas
Secondo quanto riferito, la Cina impone dazi su oltre 125 importazioni statunitensi, tra cui frutta e maiale. Secondo i media statali cinesi, circa 128 merci statunitensi saranno tassate, col governo del Presidente Xi Jinping che esegue la minaccia d’imporre le misure.
19:26 – 1 apr 2018

L’8 marzo 2018, il presidente degli Stati Uniti Trump firmava l’annuncio confermando che i prodotti importati in acciaio e alluminio minacciavano la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e deciso d’imporre dazi (232 misure) su acciaio e prodotti in alluminio importati, dal 23 marzo. Sputnik 
Oltre a sganciare letteralmente atomiche tattiche sull’infrastruttura economica della Cina, che tipo di contromisura dovrebbe scatenare lo Stato profondo ora? Una Cina unita contro gli “Stati Uniti” divisi conduce solo al collasso dell’impero inglese. Non è che la prima abbia trascurato d’avvertire gli Stati Uniti dall’aprire il proverbiale vaso di Pandora. “Vorremmo raccomandare agli Stati Uniti di astenersi da qualsiasi azione che possa danneggiare commercio e relazioni economiche tra i due Paesi, altrimenti gli Stati Uniti cadranno nella fossa che scavano per altri“, aveva detto Gao. Sembra che ora vedremo la Cina alla fine del tiro della fune. Ed anche Putin…

Ed anche il Pakistan si unisce alla mischia… “La Cina avrebbe fornito al Pakistan un sistema di tracciamento ottico altamente avanzato, che sarà un vantaggio per il proprio programma missilistico. La mossa è un evidente sgarbo all’India, che diventa il principale rivale regionale della Cina. La consegna del sistema fu segnalata dall’Accademia delle Scienze cinese (CAS) in una dichiarazione che il South China Morning Post (SCMP) riportava. Un’occasione rara per Pechino di confermare pubblicamente l’esportazione di attrezzature militari sensibili che potrebbero suscitare polemiche in altre nazioni. L’accordo, afferma la nota, è il primo di questo tipo tra la Cina e un acquirente straniero“. RT

Maj Gen Asif Ghafoor@OfficialDGISPR
Il Pakistan ha condotto un altro test riuscito del missile da crociera sublanciato (SLCM) sviluppato dal BABUR, con una gittata di 450 km. Il BABUR è in grado di trasportare vari tipi di testate.
19:22 – 29 mar 2018

La grande domanda ora è: dove va lo Stato profondo così? Che dire dei cosiddetti patrioti statunitensi? Non combineranno qualcosa mostrandoci alcune azioni reali e verificabili? Questo è il momento migliore per reagire. Inoltre, non ci si può aspettare che Trump e il suo team di guerrafondai riciclati facciano il dovuto rendendo l’America ancora grande.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Xi e Putin: partner verso un nuovo mandato presidenziale

La riunione del parlamento cinese e l’elezione presidenziale russa assicurano che la relazione tra i due leader mondiali continuerà
Alexander Mercouris, The Duran 12 marzo 2018Motivo di sgomento per l’occidente alla decisione del parlamento cinese di abolire i limiti della presidenza cinese, spianando la strada alla permanenza di Xi Jinping alla presidenza allo scadere dell’attuale mandato, è che ciò garantirà che il partenariato tra Xi Jinping e il Presidente della Russia Vladimir Putin, che ha creato il clima politico internazionale da quando Xi Jinping divenne Presidente della Cina nel 2013, continui. Il Presidente Putin sarà rieletto il 18 marzo 2018 per ciò che si presume sia l’ultimo mandato a Presidente della Russia, che si concluderà nel 2024. Il secondo mandato del Presidente Xi Jinping dovrebbe concludersi nel 2023. Anche se il parlamento cinese non avesse deciso di modificare i limiti di mandato del presidente cinese, Xi Jinping continuerà ad essere il leader della Cina nel prossimo mandato del Presidente Putin. Inoltre, come molti hanno notato, l’Ufficio del Presidente cinese (più correttamente, del “Presidente dello Stato”) ha solo potere nominale, col potere effettivo detenuto dal Segretario Generale del Partito Comunista Cinese, che non ha alcun limite di termine e che è naturalmente Xi Jinping stesso. La fine del limite al termine del presidente cinese, insieme all’opinione diffusa e quasi certamente corretta che sarà Xi Jinping ad essere rieletto a un ulteriore mandato presidenziale cinese nel 2023, conferma tuttavia definitivamente la posizione di Xi Jinping a leader indiscusso della Cina. Ciò significa che, dopo gli incolori periodi dei predecessori di Xi Jiang Zemin e Hu Jintao, la Cina ha ancora una volta nella persona di Xi Jinping un leader forte, proprio come all’epoca di Mao Zedong e Deng Xiaoping. Questo è di vitale importanza perché la Cina si trova attualmente in un momento cruciale, quando è necessaria una leadership forte e decisa. Nella politica interna, la Cina persegue l’enorme compito di riorientare l’economia dalla produzione di massa alla crescita guidata da servizi e tecnologia. È una transizione eccezionalmente difficile, quella che i sovietici negli anni ’70, che al tempo affrontarono una simile transizione, denominarono transizione da “esteso” ad “intensivo”. L’URSS non ci riuscì, preparando la scena per la crisi che alla fine portò al collasso. Un leader forte e autorevole, popolare nel Paese e in grado di far valere decisioni essenziali sugli ostacoli burocratici e politici che sicuramente si presenteranno, è indispensabile in questa situazione se si vuole evitare la crisi. Il fatto che la leadership cinese lo capisca molto bene è dimostrato dal modo in cui l’abolizione dei limiti del termine viene spiegata dall’editoriale dell’ufficioso Global Times, “Innanzitutto, in questo frangente, la Cina affronta una serie di sfide importanti sulle riforme all’interno e all’estero del Paese, che richiedono la revisione della Costituzione in conformità ai tempi. I principali Paesi mobilitano le risorse politiche per rafforzare la capacità decisionale. L’emendamento è principalmente guidato da esigenze interne allo sviluppo della Cina. Secondo, i cinesi sono profondamente consapevoli che la loro vita felice deve basarsi su solidarietà e stabilità, e che questo va sorvegliato dall’intera società guidata dal Comitato centrale del PCC. In questi anni abbiamo visto l’ascesa e il declino di Paesi e in particolare la dura realtà che il sistema politico occidentale non vale nei Paesi in via di sviluppo, producendo risultati terribili. Fortunatamente la Cina ha mantenuto costante la crescita per un lungo periodo. Abbiamo sempre più fiducia che la chiave della via della Cina sia una forte leadership di partito e seguire fermamente la leadership del Comitato centrale del Partito del compagno Xi Jinping. Dalla fondazione, la Repubblica popolare cinese copiò in gran parte il sistema socialista dell’Unione Sovietica. Sin dalle riforma e apertura, la Cina intraprese un percorso socialista con caratteristiche cinesi divenendo la seconda maggiore economia. Ciò dimostra che l’indipendenza politica è cruciale per far avanzare la Cina. La maggior parte dei principali fenomeni che affliggono la Cina non può essere spiegata dalle teorie occidentali. La Cina deve trovare soluzioni con la propria saggezza. Se la nostra prassi è buona, va valutato nel rispondere e promuovere la missione della Cina e dai risultati effettivi. Nonostante la marea di informazioni riversate in Cina dopo le riforma ed apertura, la società cinese è riuscita a reggere e ad accumulare saggezza collettiva. In questo processo la direzione del Comitato centrale del partito è stata determinante. L’emendamento costituzionale giunge in un momento favorevole in quanto consolida il pensiero guida, la leadership del partito, la struttura della leadership e il meccanismo di vigilanza migliorato mentre la Cina affronta i compiti ardui della nuova era”. L’attento riferimento all’URSS chiarisce perfettamente a quale Paese ci si riferisce con le parole “sorgere e declinare di Paesi”. Sulle parole “la dura realtà che il sistema politico occidentale non si applica ai Paesi in via di sviluppo, producendo risultati spaventosi”, in concomitanza coi riferimenti all’URSS, si indicano chiaramente le disastrose politiche della “perestroika” di Mikhail Gorbaciov, che invece di permettere la transizione dell’URSS da sviluppo “estensivo” ad “intensivo”, ne causò invece il collasso. Le parole sulla necessità di “consolidare la struttura della leadership e migliorare il meccanismo di vigilanza quando la Cina affronta gli ardui compiti della nuova era” dimostrano che i cinesi non intendono ripetere gli errori di Gorbaciov. A differenza dell’URSS, invece di “democratizzare” rafforzeranno la leadership centrale per mantenere lo stretto controllo del processo, così da rendere efficace il passaggio dallo sviluppo “intensivo” a quello “intensivo”.
Chi conosce la storia sovietica, vi riconoscerà lo stesso approccio che Jurij Andropov, uno degli ultimi leader dell’URSS, aveva intenzione di seguire. Non a caso, proprio come Jurij Andropov nel breve periodo in cui fu il leader sovietico enfatizzò la lotta alla corruzione come essenziale per completare il passaggio dallo sviluppo “esteso” a quello “intensivo”, così agisce oggi l’omologo cinese Xi Jinping. In entrambi i casi, oltre al sincero desiderio di sradicare la corruzione, va attuata una campagna anti-corruzione imponendo la disciplina, essenziale per una transizione di successo. Se tuttavia la conferma di Xi Jinping a leader supremo della Cina ha uno scopo principalmente interno, ha anche una dimensione estera la cui importanza non va sottovalutata. Anche se la Cina cambia la struttura dell’economia, l’ambiente estero le è sempre meno favorevole. Mentre negli anni ’90 e 2000 l’economia cinese cresceva col benevolo incoraggiamento degli Stati Uniti, oggi l’atteggiamento degli Stati Uniti è cambiato, con molti statunitensi (non solo Trump) che ritengono che la Cina cavalchi l’ascesa economia a spese degli Stati Uniti. Ciò significa che la Cina potrebbe non avere accesso libero al mercato statunitense per molto. La Cina deve anche affrontare la realtà delle manovre navali statunitensi nel Pacifico, e gli Stati Uniti che sfidano sempre più la Cina alla sua periferia, in particolare nel Mar Cinese Meridionale, fondamentale arteria commerciale. Il crescente confronto cogli Stati Uniti significa che la Cina non può più permettersi di dare per scontate le rotte commerciali marittime, vitali non solo alle esportazioni, ma anche all’importazione di materie prime. Questo spiega il gigantesco programma One Belt, One Road su cui si è imbarcata la Cina, volto ad assicurarle l’accesso a forniture illimitate di materie prime dall’Eurasia e a collegamenti ad alta velocità in Eurasia per le merci cinesi. Questo a sua volta spiega perché per la Cina la stretta relazione con la Russia, la potenza suprema eurasiatica, non è solo geopoliticamente, ma anche economicamente cruciale. Molto semplicemente, senza la cooperazione della Russia il programma One Belt, One Road è impossibile, e la Cina è sempre più vulnerabile alle pressioni economiche degli USA sempre più ostili. Ciò è alla base del rapporto tra Xi Jinping e Vladimir Putin.
Sebbene tutto indichi che i due leader abbiano sviluppato una relazione forte considerandosi amici, alla fine sono gli interessi vitali dei loro Paesi a riunirli. Come per la Cina la relazione con la Russia è vitale per la sicurezza economica, per la Russia, ormai disillusa sulle prospettive dei suoi rapporti con l’occidente, il rapporto con la Cina, la seconda mondiale, è vitale per assicurarsi il futuro geopolitico ed economico. Detto ciò, anche se il rapporto tra Xi Jinping e Vladimir Putin è fermamente basato sulla chiara comprensione dei rispettivi interessi nazionali, data l’attuale natura estremamente complessa della situazione internazionale, saranno sollevati dal fatto che la loro partnership è destinata a continuare e a rafforzarsi. Nessuno vorrebbe in questo momento complesso e difficile ricominciare da capo con qualcun altro. I cambiamenti politici in Cina e Russia questo mese, la riunione del parlamento cinese e le elezioni presidenziali russe, assicurano che entrambi gli uomini riescano nel loro desiderio e che la loro collaborazione non solo continui, ma si rafforzi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La visita del presidente iraniano in India

Vladimir Terehov, New Eastern Outlook 05.03.2018Il Presidente iraniano Hassan Rouhani visitava l’India il 15-17 febbraio e aveva parlato col Primo ministro indiano Narendra Modi. La visita è degna di nota per una serie di motivi, il più importante è che aveva luogo. Perché fu una significativa iniziativa in politica estera, presa da uno “Stato paria” che, insieme a “Stati revisionisti” fino a poco prima erano visti come minacce alla sicurezza nazionale della “principale superpotenza globale”. La leadership dell’Iran non era intimidita da tale atteggiamento, o spinta a mantenere un basso profilo. In effetti, l’Iran otteneva qualcosa di molto significativo, e non solo, ma in un Paese che il “leader globale” considera quasi alleato per la rivalità con la Cina, uno dei due “Stati revisionisti”. La parola chiave è “quasi”: mentre il governo indiano ha chiaramente e comprensibilmente cercato di sviluppare relazioni strategiche con Washington, non ha accettato alcun obbligo che lo legasse agli USA. Almeno non ancora. L’India non ha mai interrotto le relazioni (sebbene “congelate” per un po’) con l’Iran e l’altro “Stato paria” nominato dagli USA, la Corea democratica. Si può tranquillamente affermare che, nonostante i rapporti tra Stati Uniti, Cina e India si sviluppino, l’India non interromperà le relazioni con l’Iran. Questo nonostante il fatto che, solo quattro o cinque anni fa, le minacce di Washington rappresentassero un ostacolo a qualsiasi miglioramento delle relazioni. Minacce simili furono ascoltate quando Narendra Modi annunciò di recarsi a Teheran nel 2016 (una visita che Hassan Rouhani fa in cambio in India questo mese). L’allora segretario di Stato aggiunto degli Stati Uniti per gli affari dell’Asia centrale e meridionale, Nisha Desai Biswal, affermò che gli Stati Uniti erano stati “molto chiari cogli indiani a continuare a limitare le attività nei confronti dell’Iran”. Ma la leadership del partito Bharatiya Janata, guidato da Narendra Modi, era già consapevole del proprio status sulla scena internazionale. Pertanto ignorò l’avvertimento di Washington e il premier indiano, che in quel periodo visitava Teheran, firmò un accordo molto importante e che fu mossa importante nel gioco politico che si svolgeva negli oceani Indiano e Pacifico.
In un memorandum d’intesa l’India accettava di estendere un credito di 500000000 di dollari all’Iran per lo sviluppo dell’impianto portuale di Chabahar, situato nel Golfo di Oman, a 100 km dal confine col Pakistan. Una sezione ferroviaria di 600 km tra Chabahar e Zahedan, attualmente in costruzione, collegherà l’impianto portuale con l’infrastruttura dell’Afghanistan. La ferrovia, a proposito, è un altro progetto comune con l’India. L’India quindi raggiunge un obiettivo strategico molto importante: una via di accesso all’Afghanistan (che inizia con la rotta da Mumbai a Chabahar) che aggiri il Pakistan. Il desiderio dell’India di una certa voce sulla situazione in Afghanistan non è solo dovuta al comprensibile desiderio di opporsi alla partnership Cina-Pakistan: riflette anche un senso diffuso tra l’élite politica indiana che il Paesesia l’erede dell”India britannica’. Se continua a svilupparsi al ritmo attuale, forse non è inverosimile immaginare che un giorno l’India potrà definirsi “erede dell’Impero inglese”, qualcosa che la Gran Bretagna è assai lontana dal poter fare. Nei commenti sul progetto portuale indo-iraniano del porto di Chabahar, gli esperti suggeriscono spesso che potrebbe diventare importante per l’India come il porto di Gwadar (sempre 100 km dal confine Iran-Pakistan, ma dal lato pakistano) per la Cina. La costruzione della struttura portuale, in gran parte finanziata dalla Cina, è in corso da 15-20 anni. Sull’Afghanistan, proprio come 100 o 200 anni fa, è di nuovo al centro del “Grande Gioco” per il controllo dell’Asia centrale e meridionale, ma questa volta non è giocato da Londra e Mosca, ma da un nuovi Paesi. Trovandosi nel fuoco incrociato delle rivalità, il governo di Kabul, cercando di trovare la propria strada nell’arena di forze in competizione, si schiera più o meno apertamente con l’India. Il complesso progetto portuale di Chabahar è quindi particolarmente importante anche per Kabul. Ecco perché, nel maggio 2016, il presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani partecipò all’Accordo Trilaterale sulla creazione di un “corridoio di transito” che colleghi Chabahar alle infrastrutture dell’Afghanistan. Quest’ultimo progetto fu confermato da un articolo della dichiarazione congiunta India-Iran firmata quel maggio 2016, durante la visita di Narendra Modi a Teheran. Il progetto consentirà all’Afghanistan di avere accesso al mare attraverso l’Iran ‘amico’, scavalcando il Pakistan, Paese con cui le relazioni, come Kabul dichiara ufficialmente, ‘lasciano molto a desiderare’.
Sulla dichiarazione congiunta adottata durante la visita di Hassan Rouhani in India, va notato, come la dichiarazione congiunta rilasciata due anni fa, faccia riferimento all'”atmosfera cordiale” in cui “ampie e costruttive discussioni si sono tenute su questioni bilaterali, regionali multilaterali”. La dichiarazione esprime soddisfazione anche per i progressi nei vari aspetti della cooperazione tra i due Paesi, avviata con la visita di Narendra Modi a Teheran due anni prima. Il documento indica anche al completamento della prima fase della modernizzazione del porto di Chabahar nel dicembre 2017, ratifica del suddetto accordo trilaterale da parte di tutte le parti e completamento della “prima spedizione di grano indiano” in Afghanistan attraverso la nuova infrastruttura. La dichiarazione congiunta ribadisce la partecipazione di India ed Iran alla creazione di un “Corridoio dei trasporti internazionale Nord-Sud”, coi terminali a San Pietroburgo e Mumbai. Il documento copre quasi tutti gli aspetti delle relazioni internazionali, ma la sezione “Sicurezza e cooperazione nell’industria della Difesa” è particolarmente degna di nota. Non è lunga (solo tre brevi articoli), ma evidenzia ancora una volta il contesto internazionale in cui appare, condizionato dall’Iran all’essere effettivamente dichiarato nemico dal principale possibile alleato dell’India. Nello specifico, afferma che “entrambi i leader hanno accolto con favore la crescente interazione tra i consigli di sicurezza nazionale e hanno deciso di rafforzare le consultazioni regolari ed istituzionalizzarle“. Questo successo nello stabilire legami stretti con uno dei principali Paesi del Grande Medio Oriente è particolarmente importante per l’India, proprio ora, quando la Cina rafforza le posizioni in Paesi come Myanmar, Nepal, Sri Lanka e Maldive, non per menzionare il Pakistan.
Nei commenti, gli esperti indiani hanno evidenziato non solo i chiari benefici che l’India potrà ottenere dallo sviluppo delle relazioni con l’Iran, ma anche le sfide che potrebbe affrontare, connesse con le complessità della situazione politica ed economica nella società iraniana e anche coi problemi relativi alle “divisioni esistenti nel Grande Medio Oriente”, un processo in cui l’Iran è direttamente coinvolto. Ad esempio, l’Iran è ora quasi in conflitto diretto con Israele, un Paese con cui l’India intrattiene da tempo relazioni reciprocamente vantaggiose (ad esempio, ha acquistato materiale militare d’avanguardia da Israele). Queste relazioni sono state confermate dall’ultima visita del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Nuova Delhi. Un’altra sfida seria per Nuova Delhi è il peggioramento delle relazioni tra Iran e Arabia Saudita e Stati Uniti. Sembra chiaro, tuttavia, che ogni possibile rischio connesso col riavvicinamento tra i due Paesi è ben compreso a Nuova Delhi e a Teheran. La cosa più importante è che, come già detto, tali rischi non impediscano ai leader di entrambi i Paesi di aumentare la cooperazione su una vasta gamma di questioni, che a loro volta saranno importanti nel complesso puzzle politico delle regioni degli oceani Indiano e Pacifico.Vladimir Terekhov, esperto di questioni relative alla regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e Cina sono alleati naturali e importanti

James O’Neill, New Eastern Outlook, 06.03.2018In un recente incontro dell’Australian Institute for International Affairs (AIIA) un eminente analista e commentatore australiano suggeriva che Russia e Cina non erano “alleati naturali”. C’era quindi un rischio, suggerì, d’instabilità geopolitica nella regione eurasiatica. Questa analisi è viziata su diversi livelli. Il primo è il fondamentale fraintendimento della natura delle relazione tra Stati nazione. Quella relazione fu meglio racchiusa nel culmine massima dallo statista inglese Lord Palmerston nel XIX secolo. Le nazioni, disse, non avevano né amici né nemici, solo interessi. Questa massima ha permesso alle nazioni nel corso dei secoli di avere relazioni con altre nazioni con cui, prima facie, non avevano alcuna comunanza. La fine negativa di tale spettro si manifesta ad esempio nel supporto degli Stati Uniti a una vasta gamma di regimi dispotici. Nominalmente, tali relazioni dovrebbero essere anatema per tale Stato, considerando l’enorme divario tra valori professati di uno Stato e le prassi effettive dell’altro con cui sviluppava le relazioni. Chiaramente, il concetto di “alleati naturali” non ha utilità. Il rapporto ha basi pragmatiche e segue particolari esigenze geopolitiche, come accesso o controllo di risorse vitali, raggiungimento di certi obiettivi strategici o contrastare gli obiettivi geopolitici di un rivale strategico. Le azioni degli Stati Uniti con una vasta gamma di attività da molti anni verso Russia e Cina sono meglio comprese sotto questa luce. La seconda area in cui l’analisi degli “alleati naturali” è viziata è che ignora fino dove le condizioni geopolitiche possano cambiare. Nel summenzionato incontro dell’AIIA l’oratore usò l’esempio del conflitto sino-sovietico sul fiume Ussuri. Tale conflitto si ebbe nel 1969 e comportò scontri armati che provocarono dei morti. Le vittime dichiarate variano da circa 130 a 800. I punti importanti su tale scontro tuttavia sono a) entrambe le nazioni erano entità diverse da quelle attuali; e b) fu risolto da una lunga trattativa, con la firma dell’accordo finale nell’ottobre 2004. Ciò che diede grande impulso allo sviluppo delle relazioni tra Russia e Cina è che condividono vari interessi su sicurezza e geopolitici comuni. Ancora una volta su numerosi basi e manifestatesi in vari formati.
Il primo e forse maggiore interesse comune nasce dalla manifesta ostilità degli Stati Uniti nei confronti di entrambe le nazioni. Tale ostilità si mostra nella sua forma più semplice coll’istituzione di basi militari statunitensi ai confini di entrambi i Paesi. La stragrande maggioranza delle basi statunitensi è chiaramente volta all’accerchiamento. Non ci può essere un’interpretazione benevola in ciò. Non sono necessarie per la difesa degli Stati Uniti continentali e non c’è motivo razionale o obiettivo per sostenere che siano necessari alla difesa dei Pesi che le ospitano. L’intenzione è chiaramente ostile. Ad esempio, il presidente Bush promise al presidente sovietico Gorbaciov che la NATO non sarebbe avanzata “di un pollice verso est”. Gli Stati Uniti violarono immediatamente la promessa e ora hanno basi in quasi tutte le ex-nazioni del Patto di Varsavia, in molti casi ai confini della Russia. Eppure la retorica occidentale è una costante reiterazione sull'”aggressione russa”. Anche quando non ci sono basi, come in Ucraina, gli Stati Uniti vi organizzano una delle numerose operazioni di cambio di regime per installare un regime fantoccio ostile alla Russia. Le ripetute violazioni degli accordi di Minsk da parte dell’Ucraina sono raramente menzionate e tanto meno criticate dai media e dalla leadership politica occidentali. Gli Stati Uniti continuano a darmare l’Ucraina con armi offensive, tanto più allarmanti alla luce della recente legislazione approvata dal parlamento ucraino che indica l’intenzione di una guerra contro le regioni russofone dell’Ucraina orientale e per l’occupazione della Crimea. La stessa Crimea è un’eccellente illustrazione dell’ipocrisia occidentale. Il ruolo storico della Crimea nella Russia (fino al 1954) e lo schiacciante desiderio del popolo di Crimea di ricongiungersi con la Russia, come dimostrato nel referendum, sono completamente ignorati dai media occidentali.
La Cina è soggetta alla stessa inesorabile ostilità. Le navi da guerra statunitensi inscenano continuamente provocazioni con le cosiddette esercitazioni per la libertà di navigazione in acque essenziali per la sicurezza della Cina. Gli Stati Uniti pretendono di esercitare un diritto che in realtà non è mai stato impedito dalla Cina. È anche un diritto sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che la Cina ha ratificato e gli Stati Uniti no. Il fatto che Taiwan faccia affermazioni identiche a quelle della Repubblica popolare cinese sul Mar Cinese Meridionale non viene mai menzionato nei media occidentali. Allo stesso modo, la costruzione di isole artificiali fortificate nel Mar Cinese Meridionale, ad esempio, di Taiwan e Vietnam non viene mai menzionata nei media occidentali. Dopo più di 70 anni la fine della Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti mantengono ancora più di 50 basi militari sull’isola di Okinawa, nessuna necessaria alla difesa del Giappone. Queste basi fanno parte di una rete di oltre 400 basi statunitensi nell’ambito del “contenimento” statunitense della politica cinese. Il fatto che una nazione possa presumere di “contenere” un’altra nazione in assenza di stato di guerra chiarisce l’arroganza della politica estera degli Stati Uniti. La politica va oltre il contenimento, comunque, come dimostrato dall’invasione dell’Afghanistan, dal sostegno ai separatisti terroristi in Paesi ai confini della Cina e nel territorio cinese, comprese attività terroristiche nello Xinjiang, Tibet e altrove.
La terza ragione per cui “gli alleati non naturali” sono uno strumento analitico inutile si trova in ciò che Russia e Cina fanno insieme, e in particolare nel 21° secolo. Ironia della sorte, una delle principali forze trainanti della cooperazione in vari campi è la reazione alla politica estera degli Stati Uniti. Entrambi i paesi sono membri fondatori di BRICS (fondati nel 2006), Shanghai Cooperation Organization (SCO) fondata nel 2001 e sviluppano vari legami finanziari, di sicurezza ed economici nell’ambito dell’enorme progetto cinese noto come Iniziativa Fascia e Via (BRI). Un’altra organizzazione chiave in questo contesto è l’Unione economica eurasiatica (UEE) di cui la Russia è il primo aderente. Sono stati stipulati numerosi accordi tra UEE e SCO riguardo questioni commerciali, valutarie e di sicurezza. Tutti i membri di URR e SCO partecipano alla BRI. Il territorio russo costituisce una delle principali vie di trasporto dalla Cina per l’Europa occidentale nell’ambito della BRI. Le due nazioni collaborano aiutando l’Iran (altro oggetto dell’ostilità USA), dal ruolo chiave presso BRI, SCO (di cui è membro associato) e corridoio dei trasporti nord-sud, dall’India alla Russia attraverso Iran ed Azerbaigian. La Russia è un fornitore chiave di gas della Cina, che a parte le implicazioni energetiche, è importante anche per motivi ambientali. La Russia ha anche firmato l’accordo per fornire alla Cina il sistema anti-missile S400 significativamente superiore a qualsiasi controparte occidentale. Ulteriore segnale del crescente livello di cooperazione è il ruolo che entrambi i Paesi giocano nel ridurre l’importanza del dollaro USA come mezzo principale del commercio internazionale. E’ il ruolo del dollaro che ha permesso agli Stati Uniti di sfidare la logica economi creando enormi deficit di bilancio e d’indebolire le nazioni più deboli con vari strumenti finanziari come Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e il Sistema di accordi bancari internazionali SWIFT. La Cina ha recentemente aperto le borse di Shanghai e Shenzhen per consentire alle società nazionali e internazionali di emettere obbligazioni da utilizzare per finanziare i progetti BRI. Asian Investment Infrastructure Bank, Silk Road Fund, China Development Bank ed Export-Import Bank of China finanziano in gran parte questi progetti. Una delle sette società straniere autorizzate dalla China Securities Regulatory Commission ad emettere obbligazioni è il produttore russo di alluminio UC Rusal, la prima azienda ad ottenere l’approvazione, per un valore di 1 miliardo di yuan. La corsa guidata da cinesi e russi verso un sistema alternativo basato su yuan, rublo e oro probabilmente si rivelerà il più importante sviluppo geopolitico del 2018.
Non importa quindi se Russia e Cina siano o meno “alleati naturali”. Basta che abbiano interesse reciproco nell’affrontare e, in definitiva, sostituire il sistema dominato dagli Stati Uniti, caratteristica dell’era post-Seconda Guerra Mondiale e causa di tanta miseria e distruzione. Secondo l’autore, un simile sviluppo è del tutto benvenuto.James O’Neill, avvocato australiano, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio