I palestinesi filo-siriani che “Electronic intifada” vi nasconde

Jonathan Azazia, Muqawamah Music, 18 aprile 2016

Emblem_of_Liwa_Al-Quds.svgI coraggiosi palestinesi filo-siriani della Repubblica araba siriana e della Palestina occupata sono stati tutti scomunicati dalla narrativa vigente del “Palestine Solidarity Movement”. E a dire la verità, è l’apogeo della nausea. Mentre Ali Abunimah e Rania Khalek si comportano orribilmente assistendo al miracolo quasi piangendo dannatamente di gioia per l’ebreo sionista Bernie Sanders che riconosce i palestinesi quali esseri umani, come se tale kibbutznik che ha difeso il massacro sionista dei palestinesi di Gaza e il massacro dei Saud degli yemeniti, in qualche modo effettui un cambio sconvolgente della politica statunitense verso la Palestina, e come se i nostri fratelli palestinesi abbiano la necessità dei commenti dell’ebreo sionista Bernie Sanders per confermare di appartenere in effetti all’umanità, vi sono dei veri eroi palestinesi che combattono e muoiono in battaglia in Siria nella vera lotta al sionismo e ai suoi fantocci taqfiri. Ed hanno un assoluto supporto nella loro terra d’origine occupata. Ali Abunimah e Rania Khalek non scrivono di questi palestinesi tuttavia, né ne hanno scritte, né mai ne scriveranno perché l’esistenza stessa di questi particolari palestinesi contraddice il solito racconto che “Elettronic intifada”, suprematisti ebrei di Mondoweiss e loro coorti tentano di cacciarci in gola riguardo la Siria dall’inizio di tale nera barbara cospirazione. Cioè, che i palestinesi sostengono la “rivoluzione siriana” atlantista-sionista… Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. È una chiara grave distorsione proverbiale dei fatti, e i seguenti esempi sono stati TUTTI deliberatamente ignorati da “Electronic intifada” e dai restanti fondatori colonizzati, dimostrando quanto sia coordinata tale grave distorsione:

– Anwar Hadi, portavoce dell’OLP, ha detto fin dal primo giorno della crisi di Yarmuq che la colpa ricadeva proprio sui ribelli taqfiri, entrati in quello che era un vivace campo siriano-palestinese commettendo stragi e massacri, cacciando i civili e saccheggiato case e imprese. “Elettronic Intifada” e compagnia scrissero numerosi articoli attaccando il governo siriano per il disastro umanitario, mentre Jabhat al-Nusra, ELS e SIIL erano/sono semplici costruzioni oniriche del “regime” e dei suoi “Shabiha” basate sul nulla.

– L’Esercito di Liberazione della Palestina (PLA), ramo palestinese dell’Esercito arabo siriano, che ha combattuto su numerosi fronti in Siria subendo innumerevoli martiri nella lotta contro SIIL e controparti ideologiche.

Fatah al-Intifada, gruppo di resistenza palestinese ultra-attivo nella lotta per liberare Yarmuq. Molti volontari, come Taysir Musa e Walid Sulayman, lasciano le loro case nella provincia di Damasco, a Jaramana, per difendere i loro fratelli. Ritratti del Presidente siriano Bashar al-Assad e di Sayad Hasan Nasrallah si trovano in tutti i loro uffici.

Liwa al-Quds, la terza più potente forza militare siriana dopo l’Esercito siriano arabo ed Hezbollah addestrata dalle NDF secondo al-Masdar. Liwa al-Quds era l’elemento chiave importante della battaglia per la liberazione di Aleppo, in particolare dei campi di Handarat e Nayrab.

– FPLP-GC, guidati dall’instancabile Ahmad Jibril e noto per il forte sostegno al governo democraticamente eletto di Damasco, questi guerrieri combattono in diverse arene, dalla capitale ad Aleppo e Lataqia e altrove. Hanno avuto un ruolo importante nella storica liberazione delle città assediate sciite di Nubul e al-Zahra, dimostrando che c’è un fronte siriano-palestinese-libanese-iracheno-iraniano, sunnita-sciita e islamo-cristiano contro i vassalli usurpatori wahhabiti del regime sionista.

– Il Mujahid di Hezbollah Ali Fawzi Taha (Haydar al-Hajj Jawad) di Burj el-Barajnah. Nato da padre palestinese e madre libanese, Ali fu martirizzato nella liberazione della antica città strategica di al-Quraytyn. Ha partecipato a molte vittorie in Siria, tra cui quelle cruciali di al-Qusayr e al-Qalamun. Considerando che era membro della Resistenza Islamica del Libano, l’unica forza araba a scacciare per sempre ‘Israele’ dai Paesi arabi sovrani, non è forse una notizia significativa che questo eroe avesse radici palestinesi?! Se fosse stato un attivista di BDS o un “ricercatore” di Amnesty International, “Electronic Intifada” l’avrebbe sicuramente risaltato.

– Muhamad Rafah, amato attore palestinese-siriano dal popolare show televisivo Bab al-Hara e sostenitore dichiarato del Presidente siriano Bashar al-Assad. Muhammad perse dei famigliari un anno prima nella strage sionista dei manifestanti sulle alture occupate del Golan, nel giorno della Naqsa, ed era noto anche per la sua netta presa di posizione contro il nemico ‘Israele’. L’ELS lo rapì e lo massacrò per aver sostenuto il governo siriano; molto “rivoluzionario”, no?

– Arcivescovo Atallah Hana, la massima autorità cristiana ortodossa di Palestina e ardente sostenitore della Repubblica araba siriana. Non solo Theodosios di Sebastia parlava senza mezzi termini dell’aggressione contro la Siria quale complotto sionista , ma ha anche difeso l’Islam e l’importanza dell’unità tra cristiani e musulmani di fronte al taqfirismo. L’Arcivescovo è un vero eroe arabo ed è senza dubbio sulla via della santità.

– Samir al-Isawi, autore del più epico sciopero della fame della Palestina epico fame (277 giorni) una leggenda vivente in ogni senso; la volontà dell’uomo è di natura così indissolubile che sarà per sempre nell’eco della storia, tormentando per sempre il nemico sionista. Samir, famoso dai tempi di FPLP e FDLP, sostiene la Repubblica araba siriana e si distingue per la fermezza contro la guerra a questa nazione sovrana. Il suo incrollabile antimperialismo non fa che aumentare la statura del personaggio. Eppure, a parte media vicini a FPLP e FDLP, resta in gran parte sconosciuto.

– Palestinesi della Falastin occupata, per non parlare dei siriani del Golan, hanno protestato il pieno sostegno alla Repubblica araba siriana ed Hezbollah in troppe occasioni per fare menzionarle. Non parliamo di gruppetti ma di luminose, turbolenti, militanti grandi manifestazioni con maree di bandiere sventolanti della Repubblica araba siriana e di ritratti del Presidente siriano Bashar al-Assad. Nemmeno uno di questi eventi è stato seguito dal canonico “Palestine Solidarity Movement”.

AhmedJibrilLe prove presentate qui sono solo la punta di un iceberg. Non c’è dubbio che alcuni palestinesi, come alcuni traditori iracheni, siriani e libanesi, hanno aderito al piano di destabilizzazione, ma quando si arriva al nocciolo, come la maggior parte dei siriani, la maggior parte dei cittadini palestinesi della Siria segue la Repubblica araba siriana, l’unica nazione araba che gli ha dato una casa, sostenuto la causa giusta e trattato alla pari. E’ vergognoso oltre il vergognoso che queste verità non solo siano ignorate ma travisate dagli attivisti del “Palestine Solidarity Movement” per sostenere una propaganda con lo stampino adattata alla natura sempre più innocua della “solidarietà” parlata e praticata, senza parlare della visione del mondo dei “colleghi” ebrei e qaliji. A suo credito, “Electronic intifada” ha mollato alcuni pezzi sui collegamenti israeliani con al-Qaida, ma furono pubblicati poco dopo che l’alleanza sionista-taqfirita era stata documentata dai siti pro-Siria e, aggiungendo la beffa al danno, ogni singolo post comprendeva gli insulti dei media sionisti contro il mangiabambini e ammazza-gattini “regime di Assad”, dimostrandosi inutili e in malafede. In poche parole, per difendere la Palestina oggi va difesa la Siria e viceversa, come Sayad Hasan Nasrallah ha dichiarato anni fa, la Repubblica araba siriana è la spina dorsale del Muqawamah e solo un pazzo o un traditore starebbe a guardare mentre la sua spina dorsale viene spezzata. Allora, in che categoria rientrano gli “attivisti” del “Palestine Solidarity Movement”? Dei pazzi? Dei traditori? O di entrambi?
Tuttavia, i gruppi palestinesi e gli individui su accennati salvaguardano la Siria e sono eroi che dovrebbero essere salutati per il loro coraggio, il loro antisionismo e i loro sacrifici. Lasciate Ali Abunimah, Rania Khalek, Phil Weiss e tali gatekeepers continuare a piagnucolare sul fraudolento bugiardo sionista Bernie Sanders e altri simili, in realtà diabolici torturatori della Palestina e protettori del tumore ‘Israele’. È solo un’altra conferma del tradimento risalente all’avvio della psyop statunitense-sionista nota come “primavera araba”. Anche in questo caso, fategli fare il loro lavoro sporco. Nel campo della resistenza continueremo a raccontare la vera storia dei nostri fratelli palestinesi e a continuare a sostenerli sui fronti politico e militare, fin quando tutta la Siria sarà liberata dal virus taqfiro ed ogni singolo centimetro della Palestina purificato dall’inquinamento sionista. Insha’Allah.

Samir al-Isawi

Samir al-Isawi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Egitto: speranza per l’indipendenza politica araba

Aleksandr Kuznetsov, SCF 16/04/2016

4857b14fe4ad6f34ceaca282be8ed105Ultimamente sono apparse notizie che il divieto di voli per l’Egitto alle compagnie aeree russe sarà esteso al 2016, risalente al 31 ottobre 2015, quando un aereo di linea russo Airbus A321 precipitò nella penisola del Sinai. Molti pensano che l’attentato al jet russo fosse collegato alla risposta del Qatar alle operazioni delle Forze Aerospaziali della Russia in Siria. Dato che da quando esplosero le prime manifestazioni in Siria, Doha è un attivo sostenitore dell’opposizione antigovernativa armata nel Paese. Fin dal 2013, il Qatar rafforzava l’organizzazione terroristica nota come Stato islamico (SI). Doha non solo ebbe un ruolo di primo piano nella lotta al regime baathista di Damasco, ma cercava di indebolire anche la posizione dell’Arabia Saudita, che utilizzava le fazioni armate antigovernative filo-saudite per combattere lo SI. Nel 2013 i nemici di Damasco pensavano che i giorni del governo Assad fossero contati, e si combatterono per spartirsi il bottino siriano. L’attentato dell’ottobre 2015 è stato, in un certo senso, un avvertimento alla Russia. Ma l’attentato aveva anche un altro obiettivo: danneggiare il turismo in Egitto. Nel 2012 il Qatar contribuì a portare i Fratelli musulmani al potere a Cairo e sostenne in modo occulto il regime di Muhamad Mursi. Nell’estate 2013 cominciarono a circolare voci sulla possibile privatizzazione del Canale di Suez da parte di imprese del Qatar, l’Egitto, ovviamente, si sarebbe trasformato in una colonia di Doha… Ma i piani di Doha furono sventati dal rovesciamento del governo dei Fratelli musulmani nel luglio 2013. L’Egitto si rivelò troppo grande per i “Fratelli”, che non sapevano cosa farne. Le tensioni tra islamisti e forze laiche si moltiplicarono, e gli islamisti non ebbero il consenso. I salafiti egiziani lavoravano attivamente contro i Fratelli musulmani, e nell’estate 2013 il caos infuriava selvaggiamente in Egitto. In tali condizioni era impossibile investire o condurre affari di qualsiasi tipo in modo normale. Aumentò drammaticamente l’intolleranza religiosa e le aggressioni agli sciiti divennero più frequenti (il Paese ha una popolazione di diverse centinaia di migliaia di sciiti). Allo stesso tempo, la posizione dei cristiani copti in Egitto, circa sette milioni ed oltre il 10% della popolazione, peggiorava. Roghi di chiese e aggressioni ai cristiani copti divennero quotidiani. Il governo islamico non poteva o non voleva affrontare la situazione. Di conseguenza, la base del movimento tamàrrud lanciò la rivolta contro il governo dei Fratelli musulmani con il supporto dell’esercito. Il Generale Abdalfatah al-Sisi salvò l’Egitto dalla guerra civile. Dopo che la Fratellanza musulmana fu deposta, l’influenza del Qatar nel Paese crollò. Il colpo di Stato fu sostenuto da Riyadh che estese un generoso credito al governo militare egiziano, ma Cairo non divenne un fantoccio saudita. Sotto la guida del Generale Sisi, l’Egitto ha cominciato a recuperare la politica del nazionalismo arabo. L’Egitto fu il primo campione di quel movimento con l’amministrazione del Presidente Gamal Abdel Nasser. Non è un caso che il giornalista arabo più anziano, Muhamad Hasanayn Hayqal, amico e vicino di Nasser, divenne consigliere presidenziale di Sisi e autore di molti suoi discorsi. Hayqal è recentemente scomparso all’età di 92 anni.
I nuovi leader egiziani sono nettamente contrari al rovesciamento di Bashar al-Assad, e nel settembre 2015 in realtà supportarono le operazioni delle Forze di Difesa Aerospaziale della Russia nel Paese. Il Governo di Abdalfatah al-Sisi sostiene il governo laico libico di Tobruq guidato da Abdullah al-Thani e dal generale Qalifa Balqasim Haftar, che guidano la lotta contro i terroristi dello Stato islamico. Un’alleanza strategica russo-egiziana inizia a prendere forma.
L’Egitto occupa una posizione geopolitica unica, tra Maghreb e Mashriq, vale a dire, le parti asiatica e africana del mondo arabo. Controllando il passaggio dall’Oceano Indiano al Mar Mediterraneo, l’Egitto può influenzare Siria, Palestina, Arabia (Yemen) e Nord Africa. Il Medio Oriente non ha dimenticato che ogni importante decisione strategica nel mondo arabo, dalla seconda metà del XX secolo, fu presa nell’asse Cairo – Baghdad – Damasco. Egitto, Siria e Iraq erano un tempo i più potenti Stati del Medio Oriente. Lentamente questa situazione cominciò a cambiare alla fine degli anni ’70, quando le monarchie del Golfo, con un ordine del giorno islamista, si misero al centro della scena. L’espansione sproporzionata del loro potere è una delle cause della crisi in Medio Oriente. Damasco ha sopportato tanta aggressione che molto tempo passerà prima che possa assumere il ruolo di centro regionale indipendente. E il futuro dell’Iraq è incerto. Cairo resta l’unica speranza per la rinascita della politica araba indipendente. La minaccia del terrorismo è la peggiore per l’Egitto, ma il pericolo non va esagerato. I problemi maggiori si riscontrano nella penisola del Sinai, dove i terroristi del cosiddetto Stato islamico hanno proclamato il Wilayat Sinai. Le altre regioni del Paese e le grandi città sono abbastanza tranquille. Il tallone d’Achille dell’Egitto continua ad essere l’economia. Dopo che Abdalfatah al-Sisi ha preso il potere, il governo è riuscito a ridurre la disoccupazione. I nuovi leader egiziani elaborano piani per ampliare il Canale di Suez e creare zone industriali per prodotti high-tech. Tuttavia, questi piani ambiziosi sono ostacolati dalla mera mancanza di fondi. Il governo egiziano acquista gran parte del cibo del Paese (Cairo compra il 40% del grano dall’estero) ed è costretto a sovvenzionare le importazioni, dato che gli egiziani poveri non possono permettersi di comprare il pane a prezzi di mercato. Così l’Egitto o richiederà prestiti ad istituzioni finanziarie internazionali (con il rischio che l’occidente possa porre proprie richieste politiche) oppure svalutare la lira egiziana. Quest’ultimo passo comporterebbe tagli alle sovvenzioni e il rischio di rivolte sociali. Una lira più economica potrebbe aiutare l’industria del turismo, ma dopo la tragedia nel Sinai, i villaggi egiziani sono vuoti. L’afflusso di turisti non solo dalla Russia, ma anche da Gran Bretagna e Germania, è crollato. L’aiuto all’Egitto potrebbe assumere la forma degli investimenti. Data la situazione attuale, un Paese che stende una mano a Cairo troverà un alleato affidabile nella regione.

Muhamad Hasanayn Hayqal

Muhamad Hasanayn Hayqal

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Sito Aurora

L’Egitto rafforza la sicurezza nazionale

South Front, 30/03/2016

XQT95938L’Egitto rafforza i servizi speciali e di sicurezza per contrastare le azioni distruttive dei gruppi terroristici eterodiretti, in particolare nella penisola del Sinai e la resistenza dei Fratelli musulmani clandestini. L’incapacità di sconfiggere il terrorismo in altre regioni di mostra che i servizi speciali egiziani non possono ancora contrastare la minaccia. Perciò Cairo compie passi per aumentarne l’efficienza. Il Dipartimento di Ricerca Tecnica (TRD) della Direzione Generale dell’Intelligence (GID), svolge un ruolo importante nella sicurezza dell’Egitto. TRD è responsabile del monitoraggio delle conversazioni telefoniche, di internet, della video-sorveglianza di città e confini. Inoltre, TRD monitorerebbe le comunicazioni di quasi tutti i vertici civili e militari egiziani. Gli esperti ritengono che Muhamad Anwar Sadat, terzo presidente d’Egitto, decise di monitorare e controllare l’opposizione nel Paese. Il monitoraggio delle ONG e dei media finanziati dall’estero rimane principale compito del TRD. In altre parole, è l’analogo egiziano della National Security Agency degli USA.
Il TRD viene descritto come ufficio del GID e tuttavia appare indipendente, con propri bilancio ed operazioni. In effetti, il TRD è supervisionato direttamente dal Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi. Il direttore del TRD è il ‘Dr Layla’, persona ignota anche ai dirigenti del TRD. La società tedesca-finlandese Nokia Siemens Networks (NSN) e la società di tecnologia della sorveglianza italiana Hacking Team sono i principali rifornitori tecnologici del TRD. Ciò che è noto dai documenti trapelati è che il TRD avrebbe acquisto dalla NSN un sistema d’intercettazione, un centro di monitoraggio e una rete X25, tecnologie che consentono l’accesso a Internet via dial-up. Le prime due tecnologie permettono una sorveglianza massiccia al TRD. In totale, NSN fa fornito al TRD 25 diverse tecnologie. Un’altra società collegata con il TRD è la società della Siemens German Telecommunication Industries (EGTI). La sua specializzazione è il monitoraggio della rete dei cellulari. Hacking Team ha fornito al TRD attrezzature e programmi del Remote Control System (RCS). Questo sistema costa circa 1 milione di euro e permette al TRD di accedere a server e reti di giornalisti e partiti in Egitto e altri Paesi. Ora, TRD stipula contratti con l’A6 Consultancy and Solve IT tramite il GNSE Group affiliato all’azienda egiziana Mansur Group. L’obiettivo è rafforzare la sicurezza delle informazioni e delle telecomunicazioni governative. Separatamente, il TRD negozia un contratto da 2,4 milioni di euro con Hacking Team per acquistare diversi sistemi di hacking e sicurezza informatica. Risultato del contratto, la TRD dovrebbe avere accesso a comunicazioni elettroniche attraverso dispositivi Apple.
Considerando tutte le informazioni disponibili, appare chiaro che l’Egitto compie sforzi significativi per sviluppare l’infrastruttura d’intelligence che dovrebbe permettere al governo d’impedire attentati e sconfiggere il terrorismo nella regione. Se questi problemi saranno risolti, le autorità egiziane probabilmente utilizzeranno l’infrastruttura contro avversari interni ed esteri. Ciò è particolarmente evidente con la chiara volontà dell’Egitto di espandere l’influenza in Medio Oriente.Mideast-Egypt_Horo-19-635x357Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Prima dell’espulsione d’Israele gli USA ordinano il raid contro la FIFA

Moon of Alabama
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
Netanyahu meets Sepp BlatterGli Stati Uniti hanno ordinato alla polizia svizzera di arrestare, imprigionare ed estradare negli Stati Uniti sei funzionari della FIFA per presunta corruzione. Il raid, ovviamente con pre-allarme per avere i reporter del New York Times sulla scena, avviene poco prima della votazione nella FIFA per espellere Israele dall’associazione. L’associazione calcistica mondiale FIFA si riunisce a Ginevra, in Svizzera, per il 65° Congresso Mondiale. Una delle votazioni all’ordine del giorno (.pdf) era su “Sospensione od espulsione di un membro“, con un “aggiornamento sulla questione israelo-palestinese”. L’Associazione calcistica palestinese aveva chiesto la votazione per sospendere Israele dalla FIFA: “Il gruppo palestinese si oppone alle squadre israeliane che giocano in Cisgiordania. Inoltre, afferma che Israele limita i movimenti dei giocatori palestinesi tra Cisgiordania e Gaza, nonché per le partite internazionali. Continua il suo bullismo, e credo che si senta in diritto di continuare ad esserlo nel quartiere“, ha detto il presidente dell’Associazione calcistica palestinese Jibril Rajub. “Se gli israeliani usano la questione della sicurezza, posso dire che il loro problema della sicurezza è il mio. Sono pronto a decidere sui parametri della sicurezza, ma non deve essere usata… come strumento per perpetrare queste politiche da apartheid razzista“. Ha dichiarato che la situazione in Cisgiordania è di gran lunga peggiore dell’apartheid in Sudafrica, a causa degli estremisti e della destra israeliani che vogliono “cancellare la Palestina”. Negli anni ’60 la FIFA sospese il Sud Africa per decenni, per non aver rispettato le politiche di non discriminazione dell’associazione. La nazione fu anche espulsa dalla FIFA un mese dopo la rivolta di Soweto del 1976. “Non chiedo la sospensione dell’associazione israeliana, chiedo di por fine alle sofferenze dei calciatori palestinesi“, ha detto Rajub. “Chiedo di por fine alle rimostranze e all’umiliazione che subiamo“.
10471992 La votazione richiedeva una maggioranza del 75% dei 209 membri della FIFA. C’era la probabilità che sarebbe passata. Ma ora, casualmente, il governo degli Stati Uniti ha ordinato alla polizia svizzera di fare irruzione nell’hotel dove i principali funzionari della FIFA risiedono ad arrestarne alcuni con l’accusa di corruzione risalente ai primi anni ’90. Gli Stati Uniti ne vogliono l’estradizione per processarli nei tribunali statunitensi. Inoltre, casualmente, giornalisti e fotografi del New York Times erano nell’hall dell’hotel svizzero, alle 6 del mattino, per riprendere l’incidente in diretta: “Essendo a capo della FIFA, organo del governo globale del calcio, si erano riuniti per l’incontro annuale; più di una dozzina di agenti delle forze dell’ordine svizzere in borghese è arrivata senza preavviso presso l’hotel Baur au Lac, elegante struttura a cinque stelle con vista su Alpi e lago di Zurigo. Sono andati alla reception per avere le chiavi e sono saliti nelle camere… Le accuse riguardano la diffusa corruzione nella FIFA negli ultimi due decenni riguardo accordi sulla Coppa del Mondo oltre a marketing e trasmissioni, secondo tre agenti della polizia collegati al caso. Le accuse includono frode telematica, racket e riciclaggio di denaro, e secondo i funzionari mirano ai membri del potente comitato esecutivo della FIFA, che esercita un potere enorme e svolge le attività in gran parte in segreto”. Se alcune delle persone incriminate sono cittadini degli Stati Uniti, ci si chiede con quali contorsioni il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti rivendichi la giurisdizione su funzionari FIFA di altra nazionalità: “La legge degli Stati Uniti dà ampia autorità al dipartimento di Giustizia d’indagare cittadini stranieri residenti all’estero, un’autorità che i pubblici ministeri hanno utilizzato più volte nei casi di terrorismo internazionale. Tali casi possono dipendere da un’esigua connessione con gli Stati Uniti, come l’uso di provider internet o di banche statunitensi”.
E’ corruzione quando la FIFA decide di far svolgere il Campionato del Mondo in questo o quel Paese? Vi sono tangenti quando si vendono diritti mediatici? Ci sarebbe gioco d’azzardo nei casino? “Rick: Come può farmi chiudere? Su che basi capitano? Renault: Sono scioccato, sorpreso di scoprire il gioco d’azzardo che avete qui! (Un croupier passa a Renault un mucchio di soldi) Croupier: Le vostre vincite, signor Capitano. Renault: Oh, vi ringrazio molto”. Aggiungete che gli USA hanno ordinato l’incursione agli svizzeri che si sentono anche costretti ad aprire un procedimento penale sul voto della FIFA per la Coppa del Mondo 2018 e 2022. Gli Stati Uniti persero contro Russia e Qatar nella gara per i mondiali, e i falchi statunitensi insistono per una rivincita. E’ non è che pagare tangenti per farsi scegliere per i mondiali sia cosa ignota negli Stati Uniti, ma essendo stati respinti vogliono il cambio di regime al vertice dell’organizzazione. Negli Stati Uniti è legale corrompere politici finanziandone le campagne elettorali praticamente illimitatamente. Non un banchiere statunitense è stato incriminato per la massiccia frode di Wall Street che ha bloccato l’economia mondiale. Il mondo lo sa e non gradisce che gli Stati Uniti diano lezioni di moralità. La FIFA, certamente corrotta, è anche l’anima del calcio mondiale e l’organizzatrice dei più amati campionati del mondo. Se gli Stati Uniti ritengono di usare qualcosa di simile alle accuse di terrorismo contro la FIFA, si capirà nel mondo che c’è qualcosa di molto sbagliato. Tanto più che il motivo di tutto ciò è abbastanza evidente. Un giornalista israeliano già gongola: “Anshel Pfeffer. Povero Jibril Rajub. Non sembra che la sua trovata avrà molta attenzione in questo momento alla FIFA”. Fatemi indovinare: é l’obiettivo principale di questo raid?1434985_FULL-LNDTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Israele si affida ai neo-nazisti per bloccare il riconoscimento della Palestina in Europa

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 08/12/2014

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David Rotem

Il voto parlamentare che in Europa riconosce la sovranità dello Stato di Palestina viene contrastato dalla singolare coalizione tra sionisti e neo-nazisti. Se l’alleanza appare strana, sionisti e neo-nazisti condividono diversi interessi, tra cui l’opposizione agli immigrati musulmani in Europa. Forse nessuno rappresenta meglio l’alleanza sionista-nazista del deputato del Riksdag (parlamento) svedese Kent Ekeroth dei Democratici di Svezia. Ekeroth non solo è un compare dei diversi partner globali dei Democratici di Svezia, tra cui il Ku Klux Klan e il suo ex-capo David Duke, ma è anche ebreo. Ironia della sorte, la forte opposizione di Ekeroth all’immigrazione in Svezia è segnata dal fatto che sua madre, ebrea kazaka, emigrò in Svezia. Ekeroth disprezza il ministro per l’urbanismo svedese, di origine turca, Mehmet Kaplan della coalizione del Partito Verde, perché partecipò alla flottiglia di aiuti della Mavi Marmara a Gaza, militarmente attaccata da Israele in acque internazionali nel 2010 con numerosi morti. Ekeroth è il portavoce dell’opposizione dei Democratici di Svezia, al Riksdag, alla decisione del governo svedese di riconoscere la Palestina. Il partito di Ekeroth s’è unito all’opposizione moderata-conservatrice svedese al riconoscimento della Palestina. Il fondatore dei Democratici di Svezia, Gustaf Ekstrom, era un ufficiale delle Waffen SS ed ex-capo del partito nazista svedese. L’ex-presidente dei Democratici di Svezia Anders Klarström, è un attivista del partito del Reich Nordico. Anche se ai Democratici di Svezia è vietato l’uso di uniformi naziste dal 1995, il partito resta un’organizzazione xenofoba di estrema destra. C’è anche una spaccatura politica tra i deputati dei Democratici di Svezia al Parlamento europeo ed Ekeroth al Riksdag. A settembre, due deputati democratici di Svezia, Kristina Winberg e Peter Lundgren, hanno votato contro l’accordo di associazione UE-Ucraina promossa dai principali sionisti ucraini, come il primo ministro Arsenij Jatsenjuk e Igor Kolomojskij, governatore del Dnipropetrovsk Oblast.
Dopo il tentativo del partito di far fallire l’iniziativa sullo Stato palestinese al Riksdag, Ekeroth si è unito a molti altri parlamentari di destra nel sostegno ad Israele. Attraverso il meccanismo del Caucus degli Alleati d’Israele, dell’Israel Allies Foundation, il regime nazionalista ebraico sempre più fascista d’Israele cerca d’anticipare altre mosse parlamentari simili nel riconoscere la Palestina. La decisione svedese di riconoscere la Palestina è stata seguita dai voti alla Camera dei Comuni inglese, del Senato irlandese, del Congresso dei deputati spagnolo e dell’Assemblea nazionale francese, che hanno votato in modo deciso di riconoscere la sovranità dello Stato palestinese, e il parlamento belga dovrebbe seguire con un riconoscimento formale della Palestina. Anche se il partito conservatore inglese s’è ufficialmente astenuto sulla risoluzione palestinese alla Camera dei Comuni, il tory David Burrowes, membro di Commons’ Conservative Christian Fellowship e Conservative Friends of Israel, ha condannato il voto assieme ad Ekeroth, in Israele, dov e i parlamentari sono stati accolti calorosamente dal deputato di Yisrael Beitenu alla Knesset, David Rotem, che fa dichiarazioni razziste su palestinesi e africani. Rotem chiama gli africani “bongo bongo”. La sua presidenza dell’Israel Allies Caucus indica la natura xenofoba del gruppo e perché inviti importanti politici neo-nazisti europei in Israele. Alla Camera dei rappresentanti del Congresso, il razzista Israel Allies Caucus è presieduto dai congressisti Eliot Engel (democratico di New York), Brad Sherman (democratico della California), Doug Lamborn (repubblicano del Colorado) e Trent Franks (repubblicano dell’Arizona). Lamborn una volta usò il termine “bimbi abbronzati” in un programma radiofonico e fu condannato per la sfumatura razzista.
-TthxAki_400x400 L’opposizione al parlamento olandese al riconoscimento dello Stato palestinese è guidato dall’amico d’Israele Bastiaan Belder del Partito riformato calvinista (SGP) di destra. Il partito, dichiaratamente cristiano-sionista, si oppone al suffragio femminile e vieta i deputati donne. Non ha mai candidato donne. Il SGP e un partito alleato, l’Unione cristiana, guidano gli sforzi nel parlamento olandese per eliminare i contributi olandesi all’Agenzia delle Nazioni Unite in soccorso ai profughi palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), con l’accusa di finanziare “terroristi”. I membri del SGP sono sospettati da varie agenzie d’intelligence di contrabbandare tecnologia e materiali nucleari olandesi in Israele da decenni. Dopo l’incidente del 1992 del volo El Al 1862, dopo il decollo dall’aeroporto internazionale di Schiphol, alti livelli di radiazioni furono rilevati nel sito dello schianto del Boeing 747, il quartiere di South Bijlmer di Amsterdam. I sionisti calvinisti, che sostengono il programma sulle armi nucleari d’Israele, si opposero alle indagini delle autorità olandesi sul materiale a bordo dell’aereo. Il governo israeliano, che notoriamente mente su questioni d’intelligence, sostenne che l’aereo trasportava semplicemente profumi, frutta e materiale informatico non specificato. Belder e il suo partito si sono uniti all’opposizione alla Palestina con lo xenofobo Partito della Libertà di Geert Wilders, noto razzista gradito agli israeliani. L’ex-ministra degli Esteri olandese Maxime Verhagen, dell’Appello democratico-cristiano di destra, è un altra antipalestinese ed esaltata amica d’Israele e del sionismo.
L’opposizione al voto dell’Assemblea nazionale francese alla Palestina proviene soprattutto dalla neo-gollista Unione per un Movimento Popolare (UMP), anche se nove deputati hanno rotto con il caucus votando per la Palestina. L’ex-presidente Nicolas Sarkozy, di origine ungherese-ebraica e pretendente alla presidenza nel 2017, s’è opposto al voto sulla Palestina. Meyer Habib, noto deputato sionista all’Assemblea nazionale dell’Unione dei Democratici ed Indipendenti, e amico intimo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha tacciato di “antisemitismo” e “sostegno al terrorismo” il voto dei deputati socialisti, comunisti e verdi a sostegno della legge sulla Palestina. Habib, naturalmente, non si pronunciava sul fatto che 4 dei 30 deputati dell’UDI si sono ammutinati votando per la Palestina e altri 4 si sono astenuti. Ma c’era una buona notizia per Israele dall’estrema destra dell’Assemblea. Marion Marechal-Le Pen, la nipote del fondatore del Front National Jean-Marie Le Pen, s’è astenuta sulla risoluzione sulla Palestina indicando un Front National che si avvicina a posizioni ancor più filo-israeliane nel fervore anti-islamico e anti-arabo. Dopo il successo palestinese nei parlamenti di Svezia, Regno Unito, Irlanda, Francia, Spagna e Portogallo, la battaglia degli ambulanti dell’influenza israeliana passa a Copenhagen e al Folketing danese. A differenza della Svezia, dove la ministra degli Esteri socialdemocratica Margot Wallstrom ha sostenuto il voto sulla Palestina e il riconoscimento della Svezia dello Stato palestinese, il suo omologo danese, Martin Lidegaard del Partito social-liberale danese, ha detto che la tempistica del voto al Folketing è “scorretta”. La proposta di riconoscimento al Folketing della Palestina è presentata da Partito Socialista Popolare, Alleanza rosso-verde e dalla Comunità Inuit di Groenlandia. A luglio, la prima ministra socialdemocratica danese Helle Thorning-Schmidt, nuora dell’ex-capo del Partito Laburista inglese Neil Kinnoch, ha rifiutato di unirsi ai suoi colleghi socialdemocratici scandinavi Jonas Gahr Store e Stefan Lofven della Svezia (ora primo ministro), Antti Rinne della Finlandia e Arni Pall Arnason dell’Islanda, nel condannare l’aggressione d’Israele a Gaza. Il Partito socialdemocratico danese è da tempo penetrato da agenti d’influenza israeliani.
Il voto sul riconoscimento palestinese proposto nel parlamento sloveno è contrastato dall’infiltrato da George Soros Partito Democratico Sloveno (SDS), assai pro-Israele. L’opposizione di sinistra, Lista Unita (ZL), sostiene il voto a dispetto del ministro degli Esteri Karl Erjavec che ha una posizione simile all’omologo danese sul “cattivo tempismo” del voto. Si prevede che i futuri voti parlamentari europei, tra cui quello al parlamento europeo, saranno oggetto di manovra di “annacquamento”, come in Spagna. La risoluzione del parlamento spagnolo, approvata da 319 contro 2 contrari e 1 astensione, chiede il riconoscimento dello Stato palestinese. non-necessariamente contiguo, e solo dopo un accordo israelo-palestinese. Il neo-fascista Partito Popolare spagnolo costringeva il Partito socialista operaio all’opposizione ad ingoiare una “pillola velenosa”.
Visti i vari voti nei parlamenti d’Europa, Israele ora può contare sui suoi amici fascisti e neonazisti per abbattere le future mosse parlamentari a sostegno della Palestina.

Kent Ekeroth alla Knesset

Kent Ekeroth alla Knesset (secondo da sinistra)

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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