I cannibali si arrendono

Ziad Fadil, Syrian Perspective, 09/03/2018La Quwat al-Nimr sostenuta da Hezbollah e altre milizie alleate del governo siriano, è disposta a finire il lavoro nel Ghuta orientale in 5 giorni. Muhamad al-Lush, il capo dei gangster del Jaysh al-Islam, può capirlo. È abbastanza difficile mantenere nei suoi selvaggi un morale accettabile quando Ghuta è spaccata in due, ma è molto più difficile quando il denaro saudita non arriva, i tunnel sono tutti distrutti, i civili sono in rivolta e il sistema anti-anticarro Sarab 2 funziona superbamente. Nulla nell’arsenale terroristico è efficace contro il Sarab una volta installato su un carro armato T-72. Potrebbero anche usare le cerbottane. “Al-Lush è sommerso dalle richieste di porre fine alla tortura negoziando il ritiro dal Ghuta”. La mia fonte a Damasco m’informa che il governo russo ha una squadra di negoziatori nella capitale incaricata di liberare l’area da tali parassiti. L’accordo è lo stesso di sempre: i terroristi saliranno a bordo degli autobus forniti dal governo siriano e la sicurezza di chi si ritira con le famiglie sarà garantita da Mosca. Ha funzionato splendidamente in passato. Saranno rispediti ad Idlib dove potranno crogiolarsi nella gloria e splendore di Abdullah al-Muhaysini. Tredici terroristi sono partiti stamani su autobus verdi a Damasco con le loro famiglie portandosi solo armi leggere. Per prima cosa passeranno da al-Wafidin verso Idlib. Possiamo anche confermare la totale disinfestazione di Bayt Sua. Una volta che Ghuta è divisa in due dalla Forza Tigre, i terroristi non potranno più comunicare tra essi, né avere rinforzi. Inoltre, la ferocia dell’attacco degli esperti soldati irti di nuove armi spezzava ogni speranza che tali cannibali potessero avere nell’interrompere l’operazione. Dimenticate i bombardamenti incessanti; è stata la comparsa dell’inevitabile sconfitta che ha fatto collassare i terroristi. Se qualcuno di tali scarafaggi credeva che Dio fosse dalla loro parte, è stato purgato completamente da tale fantasia dai fatti sul terreno e dall’impeto inarrestabile della colossale Forza Tigre. Già, i politici di destra tedeschi contano i giorni prima che i rifugiati siriani tornino in patria. Una delegazione dell’AfP arrivava a Damasco e partiva dopo aver incontrato i funzionari siriani. Inutile dire che venivano denigrati dai terroristi sostenuti dai ratti della Merkel, ma sembra che il popolo tedesco veda il lato positivo del viaggio e dei risultati. Oggi è un mondo diverso da 7 anni fa. Eppure, i media occidentali continuano a ripetere come un mantra le menzogne sul governo siriano. Gli occidentali continuano a rigettare le storie di Washington, Berlino, Parigi, Londra e Tel Aviv. Nonostante la schiacciante ostilità mostrata dai comuni cittadini in occidente sulla trama sfacciatamente propagandistica dei media, i redattori di NYT, WP, ABC, NBC, BBC, CBS, Der Spiegel, ecc, continuano il programma di menzogne su governo ed esercito della Siria. Ma non funziona.
L’invasione turca, che coglieva di sorpresa i media, è una sfida per tali pennivendoli. Semplicemente non sanno cosa dire della Turchia, membro della NATO, che attacca le “eroiche” forze curde. Ma i turchi non vanno molto bene. Hanno dovuto acquistare mezzi dall’Ucraina, da ogni dove, per proteggere i loro blindati. Secondo Wael (su prove aneddotiche), le forze curde hanno colpito molto duramente le unità corazzate turche, causando gravi perdite ai loro carri armati. Ciò che ha rallentato l’assalto turco non è l’attenzione e la preoccupazione di Ankara per i civili, è l’inquietante intelligence che descrive la battaglia finale in cui la Turchia potrebbe perdere il 50% dei mezzi. E con quasi 2000 rinforzi provenienti dalla Siria orientale, i turchi devono sapere che ci saranno molte altre perdite in futuro. Nella battaglia a nord vicino Ifrin, le forze curde e siriane hanno ucciso uno dei capi supremi dei cachi bianchi, tal Jamal Hafizh, membro dell’organizzazione criminale al-Nusra. È stato eliminato a Dayr Suan mentre combatteva per la Turchia contro le forze curde e siriane. Possa bruciare all’inferno in eterno. In ogni caso, le voci occidentali sono sempre più stridule. Senza alcuna possibilità di cambiare gli eventi oggi, il malvagio regime inglese e la dispersa amministrazione Trump devono solo prevedere un futuro Medio Oriente privo di loro influenza e potere. Tutto iniziò quando Vlad decise d’inviare forze nel settembre 2015, un momento fondamentale nella storia mondiale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Le vostre bugie significano una cosa: l’Esercito arabo siriano avanza!

Dr. Bashar al-Assad, Presidente della Repubblica araba siriana, 04/03/2018
Introduzione, trascrizione e traduzione di Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation

Su richiesta del Regno Unito e in seguito a una convocazione decisa con una votazione nella mattinata del 2 marzo, il Consiglio per i diritti umani teneva, nel pomeriggio, un “dibattito urgente” sulla situazione in Siria. Un dibattito che coinvolse 50 Stati membri e osservatori del Consiglio, nonché rappresentanti di diverse ONG, per discutere un progetto di risoluzione presentato dal Regno Unito sul deterioramento della situazione dei diritti umani nel “Ghota orientale”; una proposta secondo cui “il Consiglio condanna fermamente tutte le violazioni del diritto internazionale umanitario e le violazioni gravi, diffuse e sistematiche dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella Repubblica araba siriana”. Fu deciso che il Consiglio avrebbe deciso su questo progetto ed otto emendamenti presentati da Russia e Sud Africa il 5 marzo. Oltre alle posizioni dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, note a tutti gli osservatori, si notavano i seguenti chiarimenti nella relazione informativa [1]: “La Siria deve essere portata davanti al Tribunale penale internazionale”! Questo conclude l’appello dell’Alto Commissario per i diritti umani giordano e delle Nazioni Unite Zayd Rad al-Husayn. Pur essendo solidale con la sofferenza del popolo siriano e condannando tutte le violenze contro i civili, Venezuela, Cuba, Iraq e Cina, che si erano opposti alla convocazione di tale dibattito, ritenevano che il Consiglio volesse politicizzare la questione dei diritti umani, minandone la credibilità. Il Sudafrica si rammaricava che il Regno Unito, membro permanente del Consiglio di sicurezza, nel presentare tale proposta, volesse “esternalizzare” il suo mandato al Consiglio per i diritti umani. Questo non è accettabile e non va accettato. Il Sudafrica affermava anche che se i membri del Consiglio di sicurezza ritengono che armi chimiche siano state utilizzate in Siria, devono convenire che la Convenzione sulle armi chimiche (CWC) è la base legale per affrontare questo problema. Per il Regno Unito, è ovvio che solo la storia del Ghuta di Damasco pone un “problema umanitario”; una storia così ben raccontata, in parte, da Le Monde del 27 febbraio 2018 [2]. Si potrebbe riassumere che i presunti amici preoccupati del popolo siriano avrebbero negoziato per mesi la conclusione di un “accordo di riconciliazione tra ribelli e regime, il primo abbassando le armi in cambio di una forma di autonomia”. Una “forma di autonomia” non solo per i terroristi di Jabhat al-Nusra, una volta lasciato il Ghuta orientale per riorganizzarsi nella provincia di Idlib; ma anche per i terroristi di Jaysh al-Islam (d’obbedienza saudita), una volta sistemate le faide reali o simulate con Faylaq al-Rahman (d’obbedienza del Qatar). Ciò senza ripetere le “amministrazioni autonome” proposte nella parte orientale di Aleppo dall’inviato ONU Staffan de Mistura ai terroristi che martirizzarono Aleppo per anni. E senza parlare di altre forme di autonomia ai curdi siriani ad Est dell’Eufrate e ai turcomanni siriani ed altri fan di Erdogan del cosiddetto “esercito libero” (ELS), ad occidente dell’Eufrate. È in tale contesto che il Presidente della Repubblica araba siriana risponde alle domande dei giornalisti la sera del 4 marzo 2018 (Mouna Alno Nakhal).

1. al-Fadaiya TV (sig.ra Alisar Mala): Signor Presidente, negli ultimi tempi abbiamo assistito a una maggiore frequenza di visite delle delegazioni iraniana e russa. Indicherebbe maggiore coordinazione o risponde alle voci di disaccordi tra alleati?
Presidente al-Assad: Come è chiaro a tutti, attualmente c’è un attacco mediatico e politico. Non voglio dire che sia inedito, perché di tanto in tanto sono sorti precedenti, a seconda delle circostanze, accompagnati dal continuo sostegno ai terroristi e dall’offensiva militare e di sicurezza permanente sulla Siria, da anni. Un attacco condotto sotto slogan umanitari, a titolo di difesa dei civili od altri; slogan ripresi da media e funzionari occidentali; l’attuale campagna mirava principalmente a mobilitare i terroristi, dopo le recenti (ripetute) sconfitte. C’incontriamo prima per discutere della situazione attuale, seguire i risultati della Conferenza di Sochi e, allo stesso tempo, discutere la riunione tripartita tra Turchia, Russia e Iran che si terrà tra qualche giorno sulla situazione in Siria. Date le circostanze, è normale che ci sia un maggiore coordinamento ed incontri più frequenti tra i funzionari siriani, iraniani e russi.

2. al-Alam TV (Husayn Murtada): La risoluzione 2401 prevede l’immediato cessate il fuoco, ma osserviamo che proiettili continuano a cadere su Damasco, in particolare mentre l’Esercito arabi siriano ha avviato l’operazione nel Ghuta orientale. Cosa significa?
Presidente al-Assad: Oltre alla terminologia usata nei (testi delle) risoluzioni internazionali, l’Esercito arabo siriano non effettua un’aggressione tale che debba interrompere un’operazione. L’Esercito arabo siriano opera per ripristinare la stabilità e difendere il popolo siriano dal terrorismo. Inoltre, la formulazione originale della risoluzione in questione (la bozza di risoluzione 2401), e non la sua formulazione definitiva, era volta a proteggere i terroristi dato che le truppe dell’Esercito arabo siriano iniziavano a riunirsi nei dintorni del Ghuta orientale Ma indipendentemente da chi presentava il progetto di risoluzione al Consiglio di sicurezza, quando fu adottato nell’attuale formulazione, inaspettata per gli Stati occidentali, a cominciare dagli Stati Uniti, perché relativamente vantaggioso proteggendo i civili continuando a combattere il terrorismo, furono dati ordini ai terroristi di continuare a bombardare Damasco. Questa è la verità. La prova è il ritardo di alcuni giorni tra l’adozione e il nuovo progetto di risoluzione presentato dalla delegazione inglese (dal 24 febbraio al 2 marzo). Il precedente progetto non soddisfaceva le loro aspettative, quindi ne cercavano un altro. E intanto era essenziale che le bande terroristiche continuassero gli attentati ai civili inermi. Cosa significa? Significa solo una cosa: continueremo a combattere il terrorismo. Semplicemente non iniziamo a farlo nel Ghuta orientale. Abbiamo iniziato a combattere il terrorismo ovunque e dal primo giorno. Abbiamo iniziato ad Aleppo… ad Homs… a Dayr al-Zur… E l’operazione nel Ghuta orientale è la continuazione della lotta al terrorismo dovunque sia. Ma sembra che la programmazione di tali risoluzioni coincida, il più delle volte, con la depressione delle milizie armate; quindi è normale che una bozza di risoluzione venga a proteggerli da un lato e ad alzare il morale dall’altro.

3. al-Fadaiya TV (Nizar al-Rafi): Signor Presidente, i Paesi occidentali affermano che quest’ultima risoluzione dell’ONU riguarda solo la situazione umanitaria, ossia salvataggio ed invio di aiuti. Cosa ne pensa?
Presidente al-Assad: La situazione umanitaria presentata, di tanto in tanto e a tutti i livelli in occidente, è una stupida menzogna equivalente alla stupidità dei capi occidentali che continuano a ripeterla. Nessuno ci crede. Precisamente: da quanto tempo c’è questa storia dell’umanitarismo occidentale? Dal neo-colonialismo? Dalla seconda guerra mondiale, quando milioni di persone caddero in Unione Sovietica senza l’aiuto occidentale e che decise di sbarcare quando pensavano che la Russia vinceva? Dalla guerra di Corea negli anni Cinquanta? E ultimamente, dalla guerra in Iraq o Siria? Che fa l’alleanza quotidiana ogni giorno a Dayr al-Zur, Raqqa o Hasqaqah? Massacri! Solo a febbraio ci sono stati più di quattro massacri di civili. Pertanto, l’umanità in questione è una delle molte parole che riempiono il “Dizionario politico occidentale”; il dizionario delle bugie. Ma data l’esperienza acquisita lavorandoci, non solo durante la guerra ma per decenni, abbiamo la capacità di tradurre tali termini. Per noi, nella logica occidentale, il termine “umanitario” significa solo una cosa in Siria: l’Esercito arabo siriano avanza! Pertanto, chiunque non voglia perdere tempo a raccogliere le notizie del giorno su cosa accade sul terreno in Siria, può accontentarsi di cercare, su Internet quanto spesso tale termine (umanitario) viene ripetuto dai funzionari occidentali ai loro media. Un forte aumento della frequenza significa che le cose vanno nella giusta direzione sul terreno; questa è l’unica spiegazione.

4. al-Mayadin (Muhamad al-Qudr): Signor Presidente, questo è il sesto giorno di tregua nel Ghuta orientale. Tuttavia, le violazioni continuano così come il bombardamento. Più importante è il fatto che nessun civile è ancora uscito. Quanto durerà?
Presidente al-Assad: Finché ci sono persone e anche una sola, pensiamo che siano in maggioranza, che vogliono lasciare il blocco del terrorismo per entrare nello Stato, dobbiamo mantenere la tregua spianandogli la strada per passare nelle aree sotto l’autorità statale. Non c’è contraddizione tra tregua ed operazioni di combattimento. I progressi dell’Esercito arabo siriano nel Ghuta orientale, ieri e l’altro ieri, hanno avuto luogo durante questa tregua. Ecco perché, come vi ho appena detto, la Risoluzione 2401 è positiva sotto alcuni aspetti. Permette, allo stesso tempo, di prendere in considerazione la situazione umanitaria, per scopi umanitari, mantenendo l’obiettivo di colpire i terroristi. Ecco perché dobbiamo continuare le operazioni parallelamente all’apertura di una via d’uscita per i civili.

5. al-Iqbariya TV (Rana Ismail): Ci sono discussioni sull’uso di sostanze chimiche tossiche da parte del governo contro i civili, in particolare nel Ghuta orientale e ad Idlib. Allo stesso tempo, molti funzionari occidentali, parlo di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, minacciano l’attacco militare al governo siriano in caso di conferma. Cosa risponde a tali accuse? Li prende sul serio?
Presidente al-Assad: Oggi, il termine “chimico” fa parte del dizionario occidentale delle menzogne. Penso che ne sentimmo parlare per la prima volta nel 2012. Da allora, ne hanno parlato ripetutamente. Oggi, sei anni dopo, dove sono le prove sull’uso di un’arma di distruzione di massa? Si suppone che l’uso comportasse molti massacri con migliaia o, almeno, centinaia di morti. Ciò non è accaduto, né quando la Siria possedeva le armi chimiche né quando le ha cedute. Come sarebbe logicamente possibile che in tale guerra, un’arma del genere sia usata senza danneggiare i civili nelle aree controllate dallo Stato e dall’Esercito arabo siriano? È illogico, militarmente errato, oltre al fatto che abbiamo chiaramente rinunciato a queste armi nel 2013 e che esiste un’organizzazione incaricata di verificarlo e che ha investigato. Se ci fosse qualche prova, lei lo avrebbe fatto sapere. Ma sembra che si riferiscano ad organizzazioni di cui non ci si fida fondamentalmente. Aggiungete che la maggior parte dei funzionari occidentali parlava di uso di armi chimiche, prima di dichiarare pochi giorni dopo che non ne avevano prove. In altre parole, hanno minato la propria credibilità contraddicendo le loro accuse. Ecco perché ripeto che tale discorso è semplicemente un ricatto. Ovviamente lo prendiamo sul serio, perché è un discorso che di solito serve come pretesto per attaccare l’Esercito arabo siriano, come accaduto quando bombardarono l’aeroporto al-Shayrat. Siamo al centro della guerra. È normale prendere tutto sul serio. E naturalmente l’occidente ha cercato fin dal primo giorno di guerra di giustificare la guerra totale al Paese. Ma dico che quest’arma non esiste e che questa bugia, o questo inganno, non può passare.

6. SANA (Wail al-Huija): Oltre alla distruzione delle infrastrutture, massacri commessi contro i civili dalla Coalizione internazionale guidata da Washington, si ripetono nei governatorati di Dayr al-Zur e Raqqa, senza la minimo motivazione. Come lo spiega Signor Presidente?
Presidente al-Assad: Come ho appena detto, la Coalizione internazionale perpetua massacri contro i civili, contro le forze arabe siriane o contro le forze che combattono lo SIIL a fianco dell’Esercito arabo siriano. Dato che gli alleati sono entrati illegalmente nello spazio aereo siriano e hanno lanciato i loro attacchi illegittimi, qualcuno di noi ha mai sentito parlare di una singola, efficace azione contro lo SIIL? Hanno colpito anche una sola delle sue posizioni? Certamente no! In altre parole, possiamo dire in tutta semplicità che tale coalizione è l’aeronautica dello SIIL, qualunque sia il nome che le viene dato. D’altra parte, chi dovrebbe condannarli? Parlare di condanna internazionale implica fare appello alle organizzazioni internazionali. In larga misura, le controllano tutti. Come minimo, possono impedirgli di pronunciare la minima delle condanne contro di esse. Così hanno impedito qualsiasi condanna del bombardamento di civili a Damasco, Aleppo e altrove. È concepibile che consentano una condanna contro di sé? È qualcosa che non succederà. E penso che sia la funzione naturale della Coalizione. Ora, possiamo dire che il gioco è fatto con le carte sul tavolo e tutte le maschere indossate all’inizio della guerra cadute. Tutti giocano apertamente la propria partita. Ora l’occidente sostiene e difende SIIL, Jabhat al-Nysra e simili organizzazioni terroristiche senza vergogna, con scuse che non convincono più la sua opinione pubblica. Ecco perché, come in passato, non dovremmo aspettarci, ora o in futuro, che l’occidente rispetti diritto internazionale, moralità od umanità.

7. al-Alam TV (Husayn Murtada): Ultima domanda, Signor Presidente. Come vede i tentativi turchi di entrare ad Ifrin ed occuparla? Per quale scopo entrano le Forze popolari? E infine, siamo realisti, questa regione era fuori dall’autorità dello Stato da diversi anni. Cosa implica questo?
Presidente al-Assad: Come ha già affermato lo Stato siriano, i tentativi d’invasione turca sono un’aggressione, non c’è altra visione possibile e nemmeno sinonima: è un’aggressione della Turchia alla Siria. E più che un’aggressione, è una domanda legata a ciò che Erdogan cerca dall’inizio della crisi. Cerca di creare una zona cuscinetto che sia la base dei terroristi che protegge per lanciarli contro Esercito, Stato e popolo siriano. Al tempo, l’amministrazione statunitense non l’aveva autorizzato ad andarci mentre, come sapete, in tutte le sue dichiarazioni non smise mai d’implorare gli Stati Uniti di creare quest’area permettendogli di svolgere tale ruolo; il loro rifiuto era dovuto al fatto che consideravano il cosiddetto “esercito libero” (ELS) in grado di svolgere le missioni affidategli da USA e Stati occidentali. Ma dopo la liberazione di Homs, alcuni anni fa, seguita dalla liberazione di Aleppo, divenne necessario il ruolo della Turchia. La Turchia iniziò a pesare apertamente col suo peso e quello dei terroristi. E poi, la liberazione di Dayr al-Zur rese il suo intervento militare indispensabile, al fine di rimescolare le carte. In effetti, è vietato all’Asse dell’antiterrorismo, Siria-Iran-Russia, vincere. Deve annegare nei problemi e in una lunga operazione che l’esaurisca. Ecco perché la Turchia ha dovuto intervenire. Pertanto, tutti i titoli sui curdi od altri, restano tali perché la verità è che quando Erdogan presentò il piano della zona cuscinetto, il soggetto dei curdi no si pose. Non c’è alcuna connessione tra i due. Si parla del problema curdo nel nord-ovest, ma non più nel nord-est. Dov’è la differenza? Sono manovre che testimoniano la sua doppiezza, nient’altro. Sull’ingresso delle Forze popolari ad Ifrin, è normale che tutti i segmenti della società si uniscano non appena ci sia l’aggressione straniera e l’Esercito arabo siriano sia impegnato a combattere il terrorismo altrove. Normalmente, questa lotta è responsabilità dell’Esercito, ma le circostanze che subiamo richiedono che ci sia un esercito combattente e Forze popolari che combattono e che ci sia un coordinamento tra essi.

Grazie, Signor Presidente.
Grazie a voi.Note
[1] Il Consiglio per i diritti umani tiene un dibattito urgente sulla situazione nel Ghuta orientale, Repubblica araba siriana
[2] Siria: le trattative segrete sul Ghuta orientale falliscono
[3] PS: Mentre completiamo questa traduzione, apprendiamo che il Consiglio per i diritti umani approvava il progetto di risoluzione del Regno Unito con 29 voti favorevoli, 4 contrari e 14 astensioni. Secondo il corrispondente di al-Mayadin a Ginevra, il Consiglio ha respinto tutti gli emendamenti proposti dalla Russia. D’altro canto, non commentava gli emendamenti proposti dal Sudafrica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Turchia crea il “santuario” sperato dagli USA nel nord della Siria

Tony Cartalucci, LD, 4 febbraio 2018La recente incursione turca nel nord della Siria è pronta a stabilire finalmente la tanto ricercata “zona cuscinetto” o “santuario” richiesta dai politici statunitensi sin dal 2012. Mentre Stati Uniti e Turchia attualmente fingono un contrastato diplomatico sull’incursione, coi turchi che bombardano e scacciano i curdi presuntamente sostenuti dagli Stati Uniti, è chiaro che le affermazioni statunitensi sul sostegno alle milizie curde che armano e sostengono in Siria, siano il pretesto intenzionale per la Turchia per giustificare un’invasione altrimenti indifendibile del territorio siriano.

Alcun pretesto
La Turchia citava le dichiarazioni sensazionali degli Stati Uniti sulla creazione di una presunta “forza di difesa delle frontiere” curda nel nord della Siria, come pretesto per le attuali operazioni. Eppure all’epoca della dichiarazione del colonnello dell’esercito statunitense Ryan Dillion, portavoce dell’operazione Inherent Resolve, meno di 300 presunte forze erano state addestrate, il che indica che se tale forza esiste, passeranno anni prima di essere completa, se mai accadesse. Nel momento in cui la Turchia iniziava l’incursione, il segretario di Stato USA Rex Tillerson negava i piani per tale forza, secondo la Reuters, nell’articolo “Tillerson dice che gli Stati Uniti non intendono costruire forze di frontiera in Siria“, affermava, “Indipendentemente da ciò, l’incursione della Turchia, denominata “Operazione Ramo d’Ulivo”, crea proprio la zona di controllo descritta dai politici statunitensi nel 2012 e con gli stessi gruppi militanti armati dagli USA, descritti nei documenti politici statunitensi come destinati ad occupare il “santuario”“. Dopo aver tentato e fallito le manovre geopolitiche per istituire il “santuario” negli ultimi 6 anni, anche citando “crisi umanitarie” e attacchi sotto falsa bandiera sul territorio turco, Stati Uniti e Turchia hanno finalmente creato un intreccio sufficientemente caotico nella missione tra gruppi di agenti ed interessi opposti per giustificare l’invasione. La Turchia aveva invaso e progressivamente occupato territorio siriano mentre rafforzava un esercito di terroristi provenienti da varie organizzazioni terroristiche, tra cui al-Qaida, da anni preparato a quest’ultima invasione. Mentre i media occidentali e la stessa Turchia sostengono che l’operazione Ramo d’Ulivo sia contro i curdi, la creazione del “santuario” di Washington, riempito intenzionalmente di terroristi che hanno combattuto le truppe siriane per anni, va in definitiva contro Damasco. Indipendentemente da ciò, i curdi saranno indubbiamente liquidati o scacciati dalla Turchia, con Stati Uniti ed alleati europei che oppongono solo una resistenza simbolica, mentre sfruttano e tradiscono i curdi definitivamente.

Il “santuario” settentrionale è la politica degli Stati Uniti dal 2012
In un documento del marzo 2012 pubblicato dalla Brookings Institution, finanziata da multinazionali-finanziarie, intitolato “Salvare la Siria: valutare le opzioni per il cambio del regime” (PDF), si afferma specificatamente che: “Un’alternativa è che gli sforzi diplomatici si concentrino in primo luogo su come porre fine alle violenze ed ottenere accesso umanitario, come avvenne sotto la guida di Annan. Ciò potrebbe portare alla creazione di paradisi sicuri e corridoi umanitari, che dovrebbero essere sostenuti da una limitata potenza militare, che ovviamente non avrebbe gli obiettivi statunitensi per la Siria e potrebbe mantenere Assad al potere, ma da quel punto tuttavia è possibile che una vasta coalizione, con l’appropriato mandato internazionale, possa aggiungere ulteriori azioni coercitive ai propri sforzi“. Nel 2012, Brookings e altri ambienti politici statunitensi ripetutamente tentarono di spacciare la creazione di santuari in Siria col pretesto umanitario. Ciò è continuato per diversi anni finché non fu chiaro che la maggioranza dei siriani sfollati viveva nel territorio controllato dal governo siriano. La Brookings continuava descrivendo come l’allineamento turco di vaste quantità di armi e truppe al confine con la Siria, in coordinamento con gli sforzi israeliani nel sud della Siria, contribuisse ad attuare un violento cambio di regime in Siria: “Inoltre, i servizi d’intelligence israeliani hanno un’ampia conoscenza della Siria, nonché delle risorse del regime siriano che potrebbero essere utilizzate per sovvertire la base di potere del regime e spingere la rimozione di Assad. Israele potrebbe porre forze presso le alture del Golan e, così facendo, potrebbe distogliere le forze del regime dalla soppressione dell’opposizione. Questa posizione può suscitare timori nel regime di Assad su una guerra su vari fronti, in particolare se la Turchia fosse disposta a fare lo stesso al confine e se l’opposizione siriana viene nutrita con una dieta costante di armi e addestramento. Tale mobilitazione potrebbe forse persuadere la leadership militare siriana a cacciare Assad per preservarsi. I sostenitori ritengono che tale ulteriore pressione potrebbe rovesciare Assad in Siria, se altre forze fossero si allineassero correttamente”. Ancora, il documento programmatico pubblicato nel 2012 vien attuato ininterrottamente da allora, con Israele e Turchia che hanno continuamente fatto pressioni sulla Siria finora con l’invasione progressiva della Turchia a nord e gli attacchi seriali israeliani presso Damasco e le alture del Golan a sud. Mentre il pretesto fabbricato per creare il “santuario” previsto dagli Stati Uniti è cambiato, l’obiettivo è sempre lo stesso: il rovesciamento del governo siriano e, in mancanza, la divisione permanente e quindi distruzione della Siria come Stato nazionale unito.

Gli USA usano i turchi per liquidare i curdi recalcitranti
La Brookings oggi fornisce una panoramica di come quest’ultima versione del piano “santuario” di Washington viene spacciata al pubblico. In un articolo del 26 gennaio 2018 intitolato “Quali sono le prospettive per Turchia, Stati Uniti e YPG dopo l’operazione ad Ifrin?”, dichiarava l’associato alla Brooking Ranj Alaaldin: “La Turchia teme che l’accresciuto Kurdistan siriano e la predominanza delle YPG, ala armata del Partito dell’Unione Democratica (PYD), rafforzatesi negli ultimi anni, ne sosterrebbero la popolazione curda e, quindi, rafforzerebbero l’insurrezione del PKK. Ankara accusa la relazione di Washington con le YPG e le sue politiche in Siria dell’attuale crisi, ma è in realtà una storia priva di opportunità e di calcoli sbagliati da parte di Turchia, YPG e Stati Uniti”. E mentre il pezzo ed altri simili circolano nei media occidentali tentando d’inquadrare il pretesto dell’ultima operazione come tensione diplomatica tra Turchia, Stati Uniti ed alleati curdi di Washington, l’articolo fa una rivelazione: “…l’opposizione araba ha spinto l’opposizione curda a una tacita cooperazione col regime di Assad per garantirsi la propria sopravvivenza, nonostante il primato del regime nella repressione sistematica dei curdi della Siria. Infatti, i curdi ad ovest del fiume Eufrate hanno evitato scontri con le forze governative siriane per anni, e mentre il conflitto siriano volge al termine, avrebbero probabilmente siglato accordi con Damasco mentre il territorio che occupavano veniva restituito allo Stato siriano unito, sventando in modo efficace i piani degli Stati Uniti sulla Siria”. L’ultima incursione della Turchia mira ad impedire ciò.

Sostituire i curdi con terroristi disponibili
Non solo i curdi ad ovest dell’Eufrate potranno essere espulsi o eliminati, saranno sostituiti da estremisti armati e sostenuti da Stati Uniti, NATO e Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) che senza dubbio e con entusiasmo continueranno a combattere le forze governative siriane. Al-Monitor in un articolo intitolato “I piani di Erdogan per Ifrin potrebbero non andare bene alla Siria“, riferiva: “Mentre da entrambe le parti si hanno vittime nell’offensiva turca in Siria, Ankara persegue un piano che va oltre la fine del dominio delle Unità di protezione del popolo curdo (YPG). Il presidente Recep Tayyip Erdogan fa riferimento incessante a un piano per insediare “i veri proprietari della zona” nella provincia d’Ifrin. Ha in mente due gruppi: la banda di milizie che le forze armate turche (TSK) impiegano nel campo chiamata Free Syrian Army (FSA), e il flusso di rifugiati siriani in Turchia”. Il cosiddetto “Free Syrian Army” è poco più di un agglomerato di organizzazioni terroristiche che combattono direttamente sotto la bandiera di al-Qaida o di uno dei suoi numerosi affiliati. È anche il principale agente di Stati Uniti ed alleati regionali, inclusa la Turchia, che usano da anni nella guerra contro la Siria e i suoi alleati iraniani, libanesi e russi. È l’unico gruppo in Siria che vuole continuare a combattere le forze siriane e i loro alleati, e la vicinanza al confine turco gli consente di essere facilmente rifornito ed ospitato nel territorio turco, quando necessario. Con un “santuario” molto più grande e profondo nel territorio siriano, occupato dalle forze turche e dalla relativa difesa aerea, il fronte da cui tali terroristi combattono si avvicinerebbe a Damasco.

Proteggere il nuovo santuario con scudi umani
L’idea di reinsediare i rifugiati nel “santuario” ideato dagli Stati Uniti non è originale. Fu il primo pretesto per spacciare l’idea del “santuario” sostenuto da NATO e USA nel nord della Siria, già nel 2012. Fu anche presentato a un’audizione al Senato degli Stati Uniti del 2015 dal generale John M. Keane, che ne spiegò le ragioni: “Se creiamo zone libere, per le forze di opposizione moderate, ma anche santuari per i rifugiati, il sostegno dell’opinione pubblica mondiale sarà piuttosto drammatico. Se Putin li attacca, l’opinione mondiale sarà decisamente contro di lui. Togliete questo problema dal tavolo quale motivo per cui si è in Siria e se ne faccia una zona libera d’attacco, contribuendo alla migrazione che avviene con le aggressive azioni militari, allora l’opinione mondiale avrà, penso, un impatto significativo su di lui”. In altre parole, Keane propose di proteggere i gruppi terroristici filo-occidentali dagli attacchi delle forze aeree siriana e russa usando i rifugiati come scudi umani.

L‘occupazione straniera ostacola la pace in Siria
Il tanto voluto “santuario” degli Stati Uniti nel nord della Siria sarà usato per continuare la guerra per procura contro Damasco. Già solo la presenza statunitense e turca in Siria ostacola la fine del conflitto, occupandone il territorio, impedendo la riunificazione della nazione e riconciliazione e ricostruzione delle comunità siriane. Mentre la Turchia tenta di ritrarre il proprio ruolo in Siria come costruttivo e propizio alla pace, perfino col nome dell’ultima incursione “Operazione Ramo d’Ulivo”, i terroristi che resistono nel nord della Siria non sarebbero in grado di farlo se la Turchia avesse sigillato i confini e interrotto i rifornimenti ai gruppi terroristici che combattono in Siria. Mentre alcuni analisti ipotizzano che la Turchia abbia stretto accordi con Russia, Iran e Siria per l’ultima incursione, la Siria e i suoi alleati dovrebbero ancora coltivare opzioni per affrontare uno scenario peggiore, non solo la creazione di un “santuario” nel nord della Siria, ma il tentativo di usarlo per perpetuare il conflitto mortale. Qualsiasi accordo politico dietro le quinte è valido tanto quanto la leva finanziaria che le parti devono mantenere verso l’altra parte. Esiste il pericolo che la Turchia s’insedi nel territorio siriano con scarse azioni per evitare una guerra su vasta scala. Anche se il risultato dell’operazione Ramo d’Ulivo della Turchia è incerto, così come le reazioni delle nazioni coinvolte nel conflitto siriano, ciò che è certo è che gli Stati Uniti hanno dimostrato ancora una volta la volontà di usare e tradire gli alleati, cioè i curdi. Le operazioni turche contro i curdi, che avevano siglato una tregua di fatto con Damasco, potrebbero costringerli ad assumere una posizione decisamente anti-Damasco in cambio di una tregua nell’attuale assalto. Proprio come Washington regalava ad Ankara il pretesto per invadere ulteriormente il territorio siriano, Ankara regalerebbe a Washington i curdi ed altri motivi per servire gli interessi statunitensi in Siria piuttosto che i propri.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Erdoghan agonizza: il suo regno si disintegra e Assad l’attende al varco

Ziad Fadil, Syrian Perspective 03/02/2018Erdoghan ha ordinato l’arresto di oltre 300 turchi perché ebbero la temerarietà di mettere in discussione la sua campagna contro i curdi nella Siria settentrionale e il loro principale benefattore, gli Stati Uniti. Inveendo contro un gruppo di medici sbrigativamente arrestati quattro giorni prima ai suoi teppisti, Erdoghan li accusava di tradimento. Ora saranno in prigione in attesa dell’incriminazione. Trump, che probabilmente non sa dove sia la Turchia e ancor meno ciò che vi succede, avrà chiamato Erdoghan per spingerlo ad essere “cauto”. Che Erdoghan abbia minacciato di portare l’operazione militare nella città di Manbij, dove le forze speciali e i marines statunitensi sono situati, aiutando i curdi a crearsi il loro mini-stato nella Siria nord-orientale, sottolinea solo la natura illimitata della stupidità sua e di Trump. Entrambe le nazioni sono membri della NATO e sono legate da un patto di fraternità e amicizia. Beh, non più a quanto pare, mentre la Turchia commette l’abominio del secolo facendo fuggire le truppe statunitensi da una posizione che occupano comunque illegalmente. Che la Turchia sia anche in Siria illegalmente mentre sfida la presenza illegale degli Stati Uniti, è da classico saggio analitico per un corso di diritto internazionale. Il Dottor Assad, da bravo medico, non perde la calma. I suoi amici russi l’incoraggiano a restarne fuori permettendo ai nemici del suo governo di frantumarsi. Voglio dire, a chi importa chi vince o perde? A me certamente no. Se i turchi cacciano gli Stati Uniti, allora, evviva i turchi. Se gli Stati Uniti cacciano i turchi, allora, evviva gli yankee. E se i curdi vengono espulsi, allora, evviva chi lo fa. Non si può perdere con una situazione come questa. Vedete, avrete una fetta di torta da mangiare comunque. Gli Stati Uniti cercano di salvare la faccia fingendo di non avere alcun interesse per l’area d’Ifrin. Tuttavia, una linea rossa sarà violata se i turchi coinvolgeranno le forze curde di Manbij. Con pretese 1700-2000 truppe, quale sarà la strategia statunitense? Di certo non è una forza sufficiente ad affrontare l’esercito turco. Invece, ciò che appare incombente è un pantano simile al Vietnam per Erdoghan. Se Ankara persiste nell’annullare i curdi dalla Siria settentrionale, avrà una presenza a lungo termine dalle statistiche morbose. Nel frattempo, l’Esercito arabo siriano continuerà a colpire i ratti terroristici d’Idlib fin quando non si spezzeranno, collasseranno e scompariranno. Lo stesso accadrà nel Ghuta orientale. Una volta raggiunti gli obiettivi della Siria, il Dottor Assad si rivolgerà al problema turco e curdo nel nord e nel nord-est. Noi di SyrPer crediamo che sia nell’interesse della Siria allearsi con la Turchia e aiutarla a sradicare la minaccia curda. Ciò metterà alla prova la politica dichiarata da Erdoghan, combattere solo il terrorismo e non occupare il territorio di un’altra nazione. I curdi, che hanno dimostrato di essere dei traditori, dovranno essere distrutti. In ogni caso, combattere a fianco dei turchi per liberare il Paese dalla pestilenza curda lascerà l’esercito turco troppo debole per combattere, se e quando Damasco non vedrà altra alternativa che entrare in guerra contro Ankara. È incredibile come i curdi siano caduti in tale trappola sapendo dalle esperienze passate quanto siano affidabili gli yankee in caso di alleanze con minoranze del Medio Oriente.
Siria e Russia erodono con successo la presenza dei terroristi ad Idlib. Si può leggere ciò da quanto accade con le vocianti storie su armi chimiche inventate per accusare il governo di Assad. Vorrei poter avere un nichelino ad ogni uso della parola “regime” nella confusa stampa occidentale. Sarei abbastanza ricco. In ogni caso, i media dei terroristi lamentano i pesanti bombardamenti su Saraqib ed Idlib. Come sempre, i media dei terroristi cercavano di suscitare emozioni parlando solo di vittime civili ignorando l’efficacia dei bombardamenti aerei sulle posizioni e i depositi di armi dei terroristi. A giudicare dai commenti dei lettori, dopo alcuni articoli, nessuno si fa ingannare da tutto ciò. L’Esercito arabo siriano è ora a soli 9 km da Saraqib, potendo liberare l’autostrada tra Aleppo e Damasco, per non parlare di Aleppo e Idlib. Ieri l’EAS liberava le seguenti cittadine nella provincia d’Idlib: al-Mushayrifa, al-Tuayhina, Tal Sultan, al-Husayniyah, Masada, Tal Qarita, Jabal Tuil e Tal Qalba. Questo ha posizionato le avanguardie dell’EAS nella distanza summenzionata. Prevediamo l’assalto su Saraqib questa settimana, poiché SAAF e RuAF continuano a bombardarla con un’intensità senza precedenti. Questo è il motivo per cui i media dei terroristi impazziscono. È anche il motivo per cui il supremo terrorista saudita Abdullah al-Muhaysini, veniva intercettato mentre parlava ad alcuni dei suoi capi dicendogli che “il morale collassa” dopo le “catastrofi di Aleppo ed Idlib”, oltre ad inveire contro il conflitto tra i ranghi dei terroristi, impedendo l’istituzione di un centro di comando terroristico congiunto. A sud-est di Aleppo ieri, proprio al confine con Idlib, l’EAS spazzava via interi nidi di scarafaggi terroristici a Qafr Hadad, Ziyarat al-Mataq, Warida, Zamar, Tal Warida e Tal Alush. Le città venivano liberate dalle mine e dagli IED dai genieri dell’EAS. E venivo informato che 16 ratti appartenenti ad al-Nusra furono eliminati e decine feriti mentre fuggivano nei villaggi vicini. È ovvio che l’anarchia regna tra i terroristi d’Idlib. Senza un posto dove andare, alcuni scompaiono per sfuggire a una morte certa. La cosa è chiara.
Come nota, l’ultimo aereo AWACS russo A-50 veniva visto nei cieli della Siria, segnando un nuovo capitolo del sostegno di Mosca al popolo siriano. Secondo quanto riferito, l’aereo può rilevare la presenza di velivoli stealth.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Turchia cerca di bloccare l’offensiva dell’Esercito arabo siriano, fallendo

Erdogan mette alla prova la risoluzione russa con l’incursione verso Idlib, ma si ritira rapidamente
Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 3 febbraio 2018Ecco ciò che si sa per certo: Questa settimana, martedì scorso, un grosso convoglio dell’esercito turco attraversava la Siria sotto la copertura della notte scortato dai terroristi di al-Qaida verso Idlib, occupata dai terroristi. Quarantotto ore dopo l’ingresso in Siria, il convoglio turco si ritirava in Turchia. Durante la permanenza in Siria, il convoglio turco subiva due feriti e un morto, un camionista civile. (I feriti erano un altro civile e un soldato).
30 Gennaio
Mark @markito0171
Poco prima un convoglio dell’esercito turco finiva sotto il tiro delle forze del regime siriano e delle milizie iraniane sull’autostrada Aleppo-Idlib

Mark @markito0171

Ecco cosa è stato segnalato, ma non possiamo saperlo con certezza: Il convoglio turco era diretto verso la roccaforte in prima linea dei terroristi di al-Ays. Ciò avrebbe messo le truppe turche direttamente contro l’offensiva dell’Esercito arabo siriano che avanzava costantemente da sud. Non si può sapere con certezza perché il convoglio si fosse fermato 10 chilometri prima di al-Ays.
Secondo quanto riferito, mentre il convoglio giungeva, l’Aeronautica militare russa aveva tentato di bombardare la presunta destinazione di al-Ays e l’artiglieria siriana ne bombardava la strada. Gli F-16 turchi sorvolavano costantemente Idlib per proteggere la sicurezza del convoglio.
29 Gennaio
Jenan Moussa, @jenanmoussa
3/ Vale la pena prestare attenzione a diversi attivisti dell’opposizione sul campo, che seguono il convoglio dell’esercito turco per Idlib, secondo cui i russi bombardano un villaggio a 2 km di distanza dal convoglio. Di conseguenza, il convoglio turco si fermava. @akhbar

Jenan Moussa, @jenanmoussa
4/ Ho appena fatto questa mappa. Date un’occhiata per capire meglio la situazione. Il convoglio dell’esercito turco si fermava presso Qafr Halab. I russi lo bombardano e il regime siriano bombarda l’area di al-Qamari. Il convoglio è destinato ad al-Ays, quindi non può passare. @akhbar
Ecco cosa fu segnalato, ma è ovvio una sciocchezza: Il camionista turco è stato ucciso da una bomba a bordo strada, fatta detonare dalle YPG curde. Idlib è occupato da islamisti arabi. In teoria potrebbe anche essere la casa delle cellule dormienti delle YPG, ma è assai dubbio che sarebbero liberi di piazzare bombe sul ciglio della strada tra una popolazione ostile e una marea di combattenti islamici. È ancora più inverosimile che ke YPG cercassero d’inserirsi nel tiramolla tra Turchia e Damasco. No, se le perdite turche erano veramente dovute a una bomba lungo la strada, significa che non tutte le correnti jihadiste ad Idlib sono disposte ad accogliere i turchi come salvatori. (Già strettamente alleati, al-Qaida e Turchia hanno ormai una relazione molto più ambigua). In alternativa, se la morte non fu inflitta da una bomba a bordo strada, avrebbero credito i rapporti secondo cui l’Esercito arabo siriano dirigeva il tiro dell’artiglieria contro il convoglio.

29 Gen
Jenan Moussa @jenanmoussa
7/ A causa del quasi bombardamento russo e siriano, i testimoni sul campo ora dicono che il convoglio militare turco ha praticamente spento le luci e aspetta nell’area. Stiamo cercando di scoprire se tornerà indietro o continuerà ad avanzare nonostante gli avvertimenti.

Jenan Moussa @jenanmoussa
8/ Video che dimostra che un attacco aereo si svolse su al-Qamari, mentre il convoglio dell’esercito turco si avvicinava. @akhbar

In ogni caso, tutto considerato, la spiegazione più probabile dell’incursione turca è che Erdogan, risentito del fatto che le forze filogovernative stessero spazzando via i suoi amati islamisti, avesse deciso di testare i russi e la loro interpretazione di Astana, incontrando più resistenza di quanto fosse disposto a rispondere, ritirandosi. Il processo di pace in Siria guidato dalla Russia prevede il ruolo di osservatori militari turchi ad Idlib, ma un gigantesco convoglio di 100 veicoli con 15 carri armati, spedito nella notte, apparentemente con l’obiettivo di mettersi di traverso all’offensiva dell’Esercito arabo siriano, sembra non fosse proprio ciò che i russi avevano in mente. Probabilmente hanno detto ad Erdogan, dietro le quinte, che, specialmente oltre all’offensiva ai curdi siriani d’Ifrin, che stava esagerando e i danni al convoglio, che si trattasse di ribelli ostili alla Turchia o dell’Esercito arabo siriano, li costrinse a rientrare a casa. Ciò significa che la rotta dell’Esercito arabo siriano verso la “capitale” ribelle d’Idlib e la sacca di Fuah e Qafraya assediate. è ancora una volta chiara.Traduzione di Alessandro Lattanzio