L’ultima vittoria di Muammar Gheddafi

Oriental Review 09/03/2011Il 6 marzo 2011 era chiaro che il regime libico aveva soppresso la rivolta interna e sospeso il caos nel mondo arabo. Una missione clandestina di un diplomatico inglese protetto da 8 ufficiali delle SAS nella base orientale dell’opposizione libica si concluse con la loro detenzione e “interrogatorio” da parte dei capi ribelli. L’articolo del Sunday Times fu la “bandiera bianca” issata dagli organizzatori delle proteste in Medio Oriente e Nord Africa del 2010-2011. Fin dall’inizio la catena di eventi in Libia ebbe una svolta inaspettata per le élite globali. Muammar Gheddafi si rifiutò di abbandonare Tripoli e, insieme alla famiglia e al clan, mantenne i contatti coi libici attraverso la TV nazionale e regolari apparizioni pubbliche. Nell’impressionante discorso del 22 febbraio 2011, ripristinò il sostegno pubblico ed incoraggiò i libici a resistere alla rivolta. Da allora i media mainstream internazionali diffusero bugie inaudite sugli eventi in Libia. Si sentì parlare di “mercenari stranieri che uccidono civili”, “attacchi aerei sui dimostranti”, “bombardamenti delle posizioni ribelli”, “grandi proteste contro Gheddafi a Tripoli”, “migliaia di rifugiati libici” e tanti altri annunci che, come risultò, non avevano nulla a che fare con la realtà. Le fonti interne libiche, ad esempio del Centro di San Pietroburgo per il Medio Oriente moderno, descrivevano una realtà piuttosto diversa. Non c’erano proteste a Tripoli e dintorni. Pochi gruppi di emarginati operavano ad al-Zawiya (sobborgo occidentale di Tripoli) e al centro (l’incendio doloso della Sala del Popolo la notte del 21 febbraio è apparentemente l’atto più noto) furono prontamente neutralizzati dalla polizia municipale. Gli “attacchi aerei” dell’Aeronautica libica prendevano di mira depositi di munizioni nelle vicinanze di Bengasi, quando la minaccia che venissero catturati dai separatisti orientali era ancora alta. La questione dei “mercenari stranieri che proteggevano Gheddafi”, è apparentemente la più interessante. È chiaro che qualsiasi mercenario combatte per soldi. Quindi nel conflitto in cui sono coinvolti gli interessi delle mafie petrolifere internazionali, i mercenari sono la forza meno affidabile. Avrebbero tradito Gheddafi ben prima. Quindi Gheddafi è un uomo intelligente e ne è perfettamente consapevole. Non poteva arruolarli. Ma supponiamo che la loro presenza in Libia fosse un fatto provato. Potevano essere “gentilmente” proposti a Gheddafi dai vicini “simpatizzanti” africani? Si, perché no. Qual era la loro missione? Dovevano avere l’ordine dai loro veri padroni di essere spietati e feroci contro i “manifestanti” locali il più possibile per intensificare il conflitto. Non c’è da stupirsi che dopo i primi scontri con la loro partecipazione e annunci nel mondo dei media, i mercenari siano “scomparsi”. Certamente avremo modo di conoscere dettagli sorprendenti sulle operazioni militari dell’esercito libico contro i mercenari “alleati” di fine febbraio 2011. Guardando la CNN riportare la “guerra civile” in Libia va capito che ciò significa che le forze governative localizzavano ed eliminavano questi “alleati”.
Ora, perché tale scenario rischioso? Perché il regime di Gheddafi era il più stabile in Medio Oriente. Si noti che tutti i “dittatori arabi” andati al potere col sostegno degli Stati Uniti negli anni ’80 furono facilmente eliminati nel gennaio-febbraio 2011, prontamente “caduti in coma”. Non avevano l’autorità morale per combattere per un potere ottenuto illegittimamente. Qual era la componente chiave di tale illegittimità? Quando aspirarono al potere, si allearono segretamente con una nazione straniera che li sostenne completamente. Da allora non sono leader sovrani. Questo è il motivo per cui non possono sconfiggere la rivoluzione. Non possono dire la verità al popolo e alla comunità internazionale, perché iniziare a dire la verità significa dirla TUTTA. E TUTTA la verità include le circostanze della loro ascesa al potere… Ma c’è una soluzione per tale situazione di “stallo”. Se un leader politico riconosce i vergognosi rapporti clandestini con una potenza straniera, non sarà mai condannato ma PERDONATO e sostenuto dal popolo. Dopo di che lealtà e professionalità delle guardie del corpo impediranno che il futuro politico sia il caos. Le alternative sono la forca di Sadam, i letti da moribondi di Mubaraq e Ben Ali.
Torniamo alle “rivoluzioni popolari in Medio Oriente”. Vediamo che per avere successo c’era disperatamente bisogno di “masse infuriate”. Quindi qualcuno doveva infuriarle. Come in Iran nel giugno 2009? Cecchini sconosciuti uccisero astanti a Teheran durante le proteste (i dettagli sono nell’articolo “Cosa decidono i Bilderberger dell’Iran“). Cosa successe in Egitto nel gennaio 2011? Ancora una volta cecchini sconosciuti spararono alla folla dal tetto dell’edificio del Ministero degli Interni di Cairo. Si noti che in entrambi i casi fu fatto di tutto per convincere il pubblico che i perpetratori fossero le forze governative. Ma dov’era la prova? C’è qualche logica nei servizi di sicurezza che uccidono dimostranti per provocarli a commettere atti violenti? Al contrario, la loro missione è disperdere pacificamente la folla, identificare e arrestare le “teste calde” tra i manifestanti ed evitare vittime! Allora, chi sparava dal tetto del Ministero degli Interni egiziano? Non lo sappiamo ancora. Ma chi fece lo stesso in Tunisia durante l’agitazione pubblica fu catturato e mostrato da RT. Si guardi il seguente video:

Credete che costoro dai passaporti svedesi e inlgesi cacciassero davvero cinghiali per le strade di Tunisi?
Ora possiamo fare alcune conclusioni. Innanzitutto, non c’era nulla di spontaneo nell’ondata delle rivoluzioni del Nord Africa e Medio Oriente del 2011. I disordini popolari in Tunisia, Egitto, Libia, Bahrein, ecc. furono accuratamente preparati, organizzati, finanziati e sostenuti dai media internazionali. Abbastanza sorprendentemente, al-Jazeera svolse un ruolo fondamentale nel sostenere i conflitti nelle società arabe diffondendo disinformazione e silenziando le voci della verità e sobrie. In secondo luogo, chi architettò tali insurrezioni, generalmente fallì. Non c’è dubbio che l’idea era organizzare caos e guerre civili nel mondo arabo, provocare imbarazzo nelle élite nazionali, imporre l’opposizione radicale anti-progressista al potere nei Paesi chiave della regione. Poi si aspettavano che, a tempo debito, standard sociali degradati e cattiva gestione del governo catalizzata dalla propaganda dei media internazionali creassero le condizioni per imporre il controllo estero su questi Stati islamici. La Libia con le sue ricche riserve naturali era il premio più ambito. Ma con Muammar Gheddafi ancora al potere che riacquistava sostegno pubblico e si sbarazzava dei rami “secchi” tra gli alti funzionari, gli attori globali soffrivano molto mentre il fantasma del presidente Bush Jr. si profila di nuovo al largo delle coste libiche. Apparentemente le élite non ebbero altra scelta che attivare le super-portaerei statunitensi. Messi all’angolo e sotto la pressione schiacciante della piramide del dollaro. Terzo e più importante, questi eventi rivelavano il legame occulto tra “islamisti” ed élite globali. Muammar Gheddafi combattendo gli islamisti di al-Qaida e allo stesso tempo sostituendo solennemente bin Ladin come incarnazione del “Male assoluto” nei media tradizionali, fu un cambiamento notevole. I radicali dovevano essere la nuova generazione di leader arabi. Non avrebbero portato prosperità o giustizia nelle loro società. La loro missione era stringere saldamente la pentola a pressione del mondo musulmano con regole e retorica pseudo-islamiche. Una volta esplosa, l’energia di milioni di giovani fanatici ignoranti che si diffondono nel mondo avrebbe aperto la strada allo scaltro Gran Pacificatore. I semi di tale misteriosa simbiosi furono piantati dall’intelligence inglese nel XIX secolo. Per esempio, se si segue la storia del fondatore della Fratellanza musulmana Hasan al-Bana, si vedrà che il “controllore generale” inglese in Egitto dal 1878 era Evelyn Baring, rampollo di una vecchia dinastia di banchieri che nominò lo sceicco Muhamad Abduh Gran Mufti d’Egitto. Non ne va sottovalutata l’importanza. Il Gran Mufti d’Egitto del tempo era la massima autorità spirituale nel mondo musulmano. Perché lo sceicco Abduh, noto salafita, fu scelto dal residente inglese? Perché lo scenario della falsa guida del mondo islamico delle élite globali era già stato scritto. Volevano che i musulmani fossero carne da cannone per imporre il loro dominio. Dovevano corrompere la fede islamica, sostituirla con un surrogato pseudo-islamico. Ecco perché Evelyn Baring scrisse dei salafiti: “Sono gli alleati naturali del riformatore europeo” (Goodgame, Peter. La Fratellanza Musulmana: l’arma segreta dei globalisti). A quel tempo Sheikh Adbuh divenne murshid (insegnante) di Muhamad al-Bana, padre di Hasan…
Quindi entriamo in tempi molto interessanti, forse decisivi. Muammar Gheddafi ha vinto la sua ultima battaglia nonostante vigore e pressione insolente da ogni parte. Ci saranno nuovi Gheddafi nati da madri musulmane che resisteranno al nuovo ordine mondiale? Speriamo e preghiamo di sì.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Quali sono i nemici degli USA?

Prof. James Petras, Global Research 24 novembre 2017Per quasi 2 decenni, gli Stati Uniti hanno steso la lista dei “Paesi nemici” da affrontare, attaccare, indebolire e rovesciare. La ricerca imperialista per rovesciare i “Paesi nemici” agisce a vari livelli e in base a due considerazioni: priorità e vulnerabilità per un’operazione di “cambio di regime”. I criteri per decidere un “Paese nemico” e il suo posto nella lista degli obiettivi prioritari negli Stati Uniti nella ricerca del dominio globale, nonché la vulnerabilità a un cambio di regime “di successo”, sono al centro di questo saggio. Concluderemo discutendo le prospettive realistiche delle future opzioni imperialiste.

Avversari principali degli Stati Uniti
Gli strateghi imperialisti badano a criteri militari, economici e politici nell’individuare i primi avversari. I seguenti sono in cima alla “lista dei nemici” degli Stati Uniti:
1) Russia, per la potenza militare, è un contrappeso nucleare al dominio globale degli Stati Uniti. Ha una forza armata enorme e ben equipaggiata con presenza europea, asiatica e mediorientale. Le risorse di petrolio e gas la proteggono dal ricatto economico degli Stati Uniti e le sue crescenti alleanze geopolitiche limitano l’espansione statunitense.
2) Cina, per il potere economico globale e la portata crescente di commercio, investimenti e reti tecnologiche. La crescente capacità militare difensiva della Cina, in particolare la protezione degli interessi nel Mar Cinese Meridionale, contrasta il dominio degli Stati Uniti in Asia.
3) Corea democratica, per la capacità balistiche e nucleari, la sua feroce politica estera indipendente e la posizione geopolitica strategica, è vista come minaccia per le basi militari statunitensi in Asia e gli alleati regionali di Washington.
4) Venezuela, per le risorse petrolifere e le politiche sociali che sfidano il neoliberismo centrato negli Stati Uniti in America Latina.
5) Iran, per le risorse petrolifere, l’indipendenza politica e le alleanze geopolitiche in Medio Oriente, sfida il dominio statunitense, israeliano e saudita nella regione e presenta un’alternativa indipendente.
6) Siria, per la posizione strategica in Medio Oriente, il partito di governo nazionalista laico e l’alleanza con Iran, Palestina, Iraq e Russia, è un contrappeso ai piani di USA-Israele per balcanizzare il Medio Oriente in conflitti etno-tribali.

Avversari di medio livello degli Stati Uniti
1) Cuba, per la politica estera indipendente e il sistema socio-economico alternativo, è in contrasto coi regimi neo-liberali centrati negli Stati Uniti nei Caraibi, America centrale e meridionale.
2) Libano, per la posizione strategica sul Mediterraneo e l’accordo di condivisione del potere nel governo di coalizione col partito politico Hezbollah, sempre più influente nella società civile libanese anche per la comprovata capacità della sua milizia di proteggere la sovranità nazionale libanese espellendo l’invasore esercito israeliano e aiutando a sconfiggere i mercenari SIIL/al-Qaida nella vicina Siria.
3) Yemen, per il movimento nazionalista indipendente guidato dagli huthi, che si oppone al governo fantoccio imposto dai sauditi, e le sue relazioni con l’Iran.

Avversari di basso livello degli Stati Uniti
1) Bolivia, per la politica estera indipendente, il sostegno al governo chavista in Venezuela e la difesa di un’economia mista; ricchezza mineraria e difesa delle rivendicazioni territoriali dei popoli indigeni.
2) Nicaragua, per la politica estera indipendente e le critiche all’aggressione statunitense nei confronti di Cuba e Venezuela.
L’ostilità degli Stati Uniti verso gli avversari prioritari è espressa attraverso sanzioni economiche, accerchiamento militare, provocazioni e intense guerre di propaganda. Dati i potenti legami sul mercato globale della Cina, gli Stati Uniti hanno applicato poche sanzioni. Invece si affidano ad accerchiamento militare, provocazioni separatiste e intensa propaganda ostile quando vi hanno a che fare.Avversari prioritari, bassa vulnerabilità e aspettative irreali
Con l’eccezione del Venezuela, gli “obiettivi prioritari” di Washington hanno limitate vulnerabilità strategiche. Il Venezuela è il più vulnerabile per l’ampia dipendenza dalle entrate petrolifere, le principali raffinerie situate negli Stati Uniti, l’alto indebitamento tendente al default. Inoltre, ci sono i gruppi di opposizione clienti degli statunitensi e il crescente isolamento di Caracas in America Latina per l’ostilità orchestrata da importanti clienti statunitensi, Argentina, Brasile, Colombia e Messico.
L’Iran è molto meno vulnerabile: è una forte potenza militare regionale strategica legata a Paesi vicini e movimenti religiosi e nazionalisti. Nonostante la sua dipendenza dalle esportazioni di petrolio, l’Iran ha sviluppato mercati alternativi, come la Cina, liberi dal ricatto statunitense e relativamente al sicuro da attacchi creditori avviati da Stati Uniti o UE.
La Corea democratica, nonostante le paralizzanti sanzioni economiche imposte al regime e alla popolazione civile, ha “la bomba” come deterrente all’attacco militare statunitense e non ha mostrato alcuna riluttanza a difendersi. A differenza del Venezuela, né Iran né Corea democratica affrontano significativi attacchi interni da un’opposizione finanziata dagli USA o armata.
La Russia ha piena capacità militare, armi nucleari, ICBM e una forza armata enorme e ben addestrata, scoraggiando qualsiasi minaccia militare diretta degli Stati Uniti. Mosca è politicamente vulnerabile alla propaganda degli Stati Uniti, ai partiti di opposizione e alle ONG finanziate dall’occidente. I miliardari russi collegati a Londra e Wall Street esercitano una certa pressione contro iniziative economiche indipendenti. In misura limitata, le sanzioni statunitensi hanno sfruttato la precedente dipendenza della Russia dai mercati occidentali, ma dopo l’imposizione di sanzioni draconiane del regime di Obama, Mosca ha efficacemente neutralizzato l’offensiva di Washington diversificando i mercati verso l’Asia e rafforzando l’autosufficienza in agricoltura, industria e alta tecnologia.
La Cina ha un’economia mondiale ed è sulla buona strada per diventare il leader economico mondiale. Le deboli minacce di “sanzioni” verso la Cina semplicemente illustrano la debolezza di Washington piuttosto che intimidire Pechino. La Cina ha contrastato provocazioni e minacce militari statunitensi espandendo il potere economico di mercato, aumentando la capacità militare strategica e abbandonando la dipendenza dal dollaro.
Gli obiettivi prioritari di Washington non sono vulnerabili ad attacchi frontali: mantengono o aumentano la coesione interna e le reti economiche, migliorando al contempo la capacità militare d’imporre costi assolutamente inaccettabili agli Stati Uniti con un qualsiasi assalto diretto. Di conseguenza, i capi statunitensi sono costretti ad affidarsi ad attacchi marginali, periferici e per procura con risultati limitati. Washington stringerà le sanzioni su Corea democratica e Venezuela, con dubbiose prospettive di successo con la prima e possibile vittoria di Pirro con Caracas. Iran e Russia possono facilmente liquidare gli agenti nemici. Gli alleati degli Stati Uniti, come Arabia Saudita e Israele, possono badare, fare propaganda e scagliarsi contro gli iraniani, ma i timori che una guerra vera e propria con l’Iran distrugga Riyadh e Tel Aviv li costringe a lavorare in tandem per indurre la corrotta dirigenza politica degli Stati Uniti alla guerra, incontrando le obiezioni di una popolazione stanca di guerre. Sauditi e israeliani possono bombardare e affamare le popolazioni di Yemen e Gaza, che non hanno alcuna possibilità di rispondere, ma Teheran è un’altra questione. Politici e propagandisti di Washington vociferano di interferenze della Russia nel teatro elettorale corrotto degli Stati Uniti e sabotano i legami diplomatici, ma non possono contrastare la crescente influenza della Russia nel Medio Oriente e il commercio in espansione con l’Asia, specialmente la Cina.
In sintesi, a livello globale, gli obiettivi ‘ prioritari’ degli Stati Uniti sono irraggiungibili e invulnerabili. Nella continua faida tra élite negli Stati Uniti, sarebbe troppo sperare nell’emergere di un qualsiasi politico razionale a Washington che possa ripensare le priorità strategiche e calibrare le politiche di mutuo accordo adattandosi alle realtà globali.Priorità, vulnerabilità e aspettative medie e basse
Washington può intervenire e forse infliggere gravi danni ai Paesi di media e bassa priorità. Tuttavia, vi sono diversi inconvenienti a un attacco su vasta scala. Yemen, Cuba, Libano, Bolivia e Siria non sono nazioni in grado di plasmare allineamenti politici ed economici globali. Il massimo che gli Stati Uniti possono garantirsi in questi Paesi vulnerabili sono cambi di regime distruttivi con massicce perdite di vite umane d infrastrutture e milioni di profughi disperati… ma con gravi costi politici, prolungata instabilità e gravi perdite economiche.

Yemen
Gli Stati Uniti possono sostenere la totale vittoria saudita sui popoli affamati e colerici dello Yemen. Ma a chi giova? L’Arabia Saudita è in pieno sconvolgimento di palazzo e non può esercitare egemonia, nonostante centinaia di miliardi di dollari in armi, addestratori e basi USA/NATO. Le occupazioni coloniali sono costose e danno pochi, se non alcuno, beneficio economico, specialmente da una povera nazione devastata e geograficamente isolata come lo Yemen.

Cuba
Cuba ha un potente esercito professionale sostenuto da una milizia di milioni di componenti. È capace di una resistenza prolungata e può contare sul supporto internazionale. L’invasione di Cuba richiederebbe occupazione prolungata e pesanti perdite. Decenni di sanzioni economiche non hanno funzionato e la loro re-imposizione da parte di Trump non ha colpito i settori chiave turistici. L'”ostilità simbolica” del presidente Trump non ha ridotto le distanze coi principali gruppi agroindustriali statunitensi, che vedono Cuba come un mercato. Oltre la metà dei cosiddetti “cubani d’oltremare” si oppone all’intervento diretto degli Stati Uniti. Le ONG finanziate dagli Stati Uniti possono dare vantaggi marginali nella propaganda, ma non possono sovvertire il sostegno popolare all’economia mista “socializzata” di Cuba, le eccellenti educazione pubblica ed assistenza sanitaria e la politica estera indipendente.

Libano
Il blocco congiunto USA-Arabia Saudita e le bombe israeliane possono destabilizzare il Libano. Tuttavia, l’invasione israeliana costerebbe vite e fomenterebbe disordini interni. Hezbollah ha i missili per contrastare le bombe israeliane. Il blocco economico saudita radicalizzerà i nazionalisti libanesi, specialmente tra sciiti e cristiani. L”invasione’ della Libia da parte di Washington, senza perdere un solo soldato statunitense, dimostra che le invasioni distruttive si traducono in caos nel continente. Una guerra USA-Israele-Arabia Saudita distruggerebbe completamente il Libano, ma destabilizzerebbe la regione esacerbando i conflitti nei Paesi confinanti: Siria, Iran e forse Iraq. E l’Europa sarà inondata da milioni di rifugiati disperati.

Siria
La guerra per procura USA-Arabia Saudita in Siria ha subito gravi sconfitte e la perdita di risorse politiche. La Russia ha acquisito influenza, basi e alleati. La Siria mantiene la sovranità e forgia una forza armata nazionale temprata dalle battaglie. Washington può sanzionarla, prendere alcune basi in alcune fasulle “enclavi curde”, ma non avanzerà oltre lo stallo e sarà ampiamente considerata un invasore. La Siria è vulnerabile e continua a essere un bersaglio medio nella lista dei nemici degli Stati Uniti, ma offre poche prospettive di far avanzare il potere imperiale degli Stati Uniti, oltre alcuni vincoli limitati con l’instabile enclave curda, suscettibile di guerra intestina e grandi rappresaglie turche.

Bolivia e Nicaragua
Bolivia e Nicaragua sono secondarie nella lista dei nemici degli Stati Uniti. I responsabili delle politiche regionali degli Stati Uniti riconoscono che i due Paesi non hanno potere globale o addirittura regionale. Inoltre, entrambi i regimi hanno respinto la politica radicale e coesistono con oligarchi locali, potenti e influenti, e con multinazionali internazionali collegate agli Stati Uniti. La loro critica in politica estera, principalmente di carattere interno, sono neutralizzate dalla quasi totale influenza degli Stati Uniti nell’OAS e sui principali regimi neo-liberali in America Latina. Sembra che gli Stati Uniti accettino questi avversari retorici marginalizzati piuttosto che rischiare di provocare il risveglio dei movimenti radicali nazionalisti o socialisti di massa a La Paz o Managua.Conclusione
Un breve esame della “lista dei nemici” di Washington rivela le limitate possibilità di successo anche tra gli obiettivi vulnerabili. Chiaramente, con questa configurazione del potere mondiale in evoluzione, denaro e mercati statunitensi non modificheranno l’equazione di potere. Gli alleati degli Stati Uniti, come l’Arabia Saudita, spendono enormi quantità di denaro attaccando una nazione devastata, ma distruggono i mercati mentre perdono le guerre. Potenti avversari, come Cina, Russia e Iran, non sono vulnerabili ed offrono al Pentagono poche prospettive di vittorie militari in futuro. Sanzioni e guerre economiche non sono riuscite a sottomettere Corea democratica, Russia, Cuba e Iran. La “lista dei nemici” è costata prestigio, soldi e mercati agli Stati Uniti, un bilancio imperialista grave. La Russia ora supera gli Stati Uniti nella produzione di grano e nelle esportazioni. Sono finiti i giorni in cui le agro-esportazioni statunitensi dominavano il commercio mondiale, anche a Mosca. La lista dei nemici è facile da comporre, ma politiche efficaci sono difficili da attuare contro rivali dalle economie dinamiche e preparazione militare potente. Gli Stati Uniti riguadagnerebbero parte della credibilità se operassero nella realtà globale perseguendo un programma conveniente per tutti invece di essere perdenti nel continuo gioco a somma zero. I capi razionali potrebbero negoziare accordi commerciali reciproci con la Cina, sviluppando legami tecnologici, finanziari e agrocommerciali con produttori e servizi. E potrebbero sviluppare accordi congiunti economici e di pace in Medio Oriente, riconoscendo la realtà di un’alleanza tra Hezbollah e Siria con Russia, Iran e Libano. Allo stato attuale, la “lista dei nemici” di Washington continua ad essere composta e imposta dai suoi capi irrazionali maniaci filo-israeliani e russofobi del Partito Democratico, senza alcun riconoscimento della realtà attuale. Agli statunitensi, la lista dei nemici interni è lunga e ben nota, ciò che manca è una leadership politica civile per rimpiazzare tale banda di capibranco.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’intervento russo in Siria passa dai cieli della NATO

Aerei da trasporto militari russi per la Siria utilizzano lo spazio aereo turco
Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 21 novembre 2017Notizie incredibili per chiunque ricordi ancora le relazioni russo-turche al minimo a fine 2015. La Turchia ha tranquillamente aperto lo spazio aereo agli aerei da trasporto delle Forze Armate russe dirette in Siria. Laddove nel novembre 2015 la Turchia abbatté un aereo da combattimento Su-24 russo perché presumibilmente entrato nello spazio aereo turco per alcuni secondi, le forze russe in Siria ora vengono rifornite da aerei che sorvolano la Turchia. Inoltre, si ricorda che nel 2015, in conformità agli auspici degli Stati Uniti, Bulgaria e Grecia negarono l’uso dello spazio aereo anche ai voli umanitari per la Siria. Gli Stati Uniti non saranno contenti della Turchia in questo momento. (Per inciso, non lo sono). Inoltre, visitando la Russia oggi, anche il Presidente Bashar al-Assad sorvolava la Turchia. Questo sarebbe stato del tutto impensabile nel 2015, ma nel frattempo è accaduto qualcosa di cruciale: la Turchia ha completamente rinunciato all’obiettivo della rivolta islamista per rovesciare il governo siriano. Si è rassegnata alla vittoria della Russia e di Damasco sui jihadisti che un tempo appoggiava generosamente. Invece ha limitato le ambizioni in Siria il più possibile su autogoverno e potere dei curdi nazionalisti sostenuti dal Pentagono, obiettivo che non contrasta con quello che siriani e russi cercano.
Quindi la Turchia ora proverà a sostenere Mosca e Damasco contro la partnership curda con gli Stati Uniti e ad ingraziarseli, vedendo in definitiva che la Turchia, che ospita oltre 15 milioni di curdi, è molto più nervosa sul nazionalismo curdo che non la Siria, dove sono meno del 10% della popolazione, o della Russia. (La Russia in particolare potrebbe convivere facilmente con un Kurdistan siriano autonomo). Ankara vuole che la Russia tenga conto del suo desiderio che la Siria mantenga i curdi i più isolati possibile, ma se Erdogan lo vuole deve dimostrare che la sua cooperazione sarà molto utile per la Russia, più di un accordo coi curdi. In ogni caso, il fatto che gli aerei-cargo russi volino verso la Siria sorvolando la Turchia fornisce un eccellente indicatore delle relazioni russo-turche e della fiducia che i russi vi ripongono. Se i russi dovessero ricominciare a sorvolare Iraq e Iran, sarà segno che la relazione va nuovamente male.Turchia, NATO e F-35
USA e NATO fanno pressione sulla Turchia per impedire l’acquisizione del sistema missilistico S-400 dalla Russia, minacciando di non adempiere al contratto per consegnare i caccia F-35 ordinati dalla Turchia. Per rappresaglia, Ankara minacciava lo smantellamento della stazione-radar statunitense di Malatya-Kurecik, con l’AN-TPY-2 schierato dagli Stati Uniti nel 2012 a Yeni Safak, ufficialmente come elemento del sistema antimissile degli USA, ma probabilmente centro di spionaggio delle operazioni delle forze armate di Siria, Iraq, Iran e Russia contro lo Stato islamico. Nel tentativo di dissuadere la Turchia dall’acquisto il sistema di difesa missilistica S-400, gli Stati Uniti avvertivano che ciò “avrebbe messo a repentaglio la vendita dei caccia F-35 alla Turchia“. Nell’ambito degli accordi con la NATO, la Turchia aveva permesso per lo spiegamento del radar sul proprio territorio a danno dei Paesi limitrofi, preoccupati da tale azione.
Il segretario alla Difesa degli USA James Mattis aveva avanzato preoccupazioni per l’acquisto da parte della Turchia del sistema di difesa aerea S-400 dalla Russia, dicendo che “Questa è una decisione sovrana per la Turchia. Chiaramente, ma non sarà interoperabile con la NATO . Quindi dovranno pensarci se andranno avanti“. Il ministro della Difesa nazionale turco Nurettin Canikli affermava a sua volta che “oltre all’S-400, la Turchia ha anche stretto accordi preliminari coi Paesi Eurosam per sviluppare, produrre e utilizzare un sistema di difesa aerea al fine di migliorare la difesa nazionale a lungo termine. Puntiamo soprattutto ad avere nostra tecnologia“. La Turchia , quindi, firmava una lettera di intenti con Francia e Italia sviluppare un nuovo missile antiaereo, basato sul sistema missilistico SAMP-T. Insieme a Canikli, la ministra della Difesa francese Florence Parly e la ministra della Difesa italiano Robert Pinotti partecipava alla firma del contratto. È previsto che la Turchia riceva in tutto 116 caccia F-35 entro il 2030, in parte prodotte a livello nazionale dall’industria aeronautica TAI-TUSAS.
Nel frattempo, ul ministro della Difesa turco Nurettin Canikli annunciava che 8500 militari delle forze armate turche venivano dimessi per il fallito colpo di Stato del luglio 2016, tre loro vi sono 150 generali, 4630 ufficiali dell’esercito, 3379 sottufficiali e 411 funzionari, accusati di aderire all’organizzazione islamista di Fethullah, in esilio negli USA. Le autorità turche hanno anche emesso mandati di cattura per 216 persone, tra 82 del personale del ministero delle Finanze per presunti legami coi l golpisti.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Gli USA si vendicano della sconfitta in Siria

Alessandro Lattanzio, 25/9/2017Il Tenente-Generale Valerij Asapov, delle Forze Armate russe, cadeva per mano dei terroristi dello SIIL presso Dayr al-Zur, in un avamposto delle forze siriane, colpito dai frammenti di un proiettile di mortaio. 37 militari russi sono caduti in Siria dall’inizio delle operazioni nel settembre 2015. Il Tenente-Generale Valerij Asapov era un ufficiale della 5.ta Armata del Distretto Militare Orientale della Federazione Russa. Era nel posto di comando avanzato dell’Esercito arabo siriano per le operazioni di liberazione di Dayr al-Zur, contro i terroristi dello SIIL. Valerij Asapov da diversi mesi coordinava le operazioni russe e siriane dai posti di comando avanzati dell’Esercito arabo siriano, perciò non è improbabile sia diventato bersaglio della CIA e del Pentagono, che Mosca ha esplicitamente indicato quali mandanti di al-Qaida e complici dello Stato islamico (SIIL). “Il Generale è sempre stato in prima linea, mostrando col proprio esempio il compito di un vero comandante“, dichiarava il parlamento regionale di Ussurijsk, città di origine di Asapov. “I compagni d’arme ricordano Valerij Asapov come uomo affidabile, coraggioso, risoluto e di principio… La sua morte è una perdita enorme per le Forze Armate della Federazione Russa. La memoria del Generale Asapov vivrà per sempre“. La morte del Generale Asapov avviene all’indomani delle prove esibite dal Ministero della Difesa russo sulla presenza di forze speciali statunitensi nei territori presso Dayr al-Zur occupati dallo SIIL, nonché sull’offensiva di Jabhat al-Nusra orchestrata dai servizi segreti statunitensi, il 19 settembre a nord di Hama, conclusasi con la controffensiva siriano-russa che eliminava 850 terroristi. Senza dimenticare che qualche giorno prima, un velivolo russo aveva annientato il comando dello SIIL presso Dayr al-Zur, appena ricostituito coi capi islamisti evacuati e recuperati dalle forze speciali statunitensi nel deserto orientale della Siria e nella provincia di Mosul, in Iraq. Difatti, il Ministro degli Esteri siriano Walid Mualam accusava gli Stati Uniti di utilizzare i terroristi per sabotare il processo di pace di Astana.A Dayr al-Zur, il 25 settembre, le forze siriane liquidavano la sacca di Madan, sulla riva dell’Eufrate, a nord-ovest della città, mentre gli ultimi terroristi fuggivano nel deserto a sud di Madan. Nel corso dell’operazione, l’emiro di Madan e numerosi capi dello SIIL erano stati eliminati.
I combattimenti sull’isola Saqar continuavano, con l’EAS che vi schierava una nuova batteria di lanciarazzi multipli pesanti BM-27, arrivati assieme al continuo flusso di rinforzi e rifornimenti per Dayr al-Zur, che diventa il centro logistico per le operazioni nella Siria orientale. Ad oriente della città, verso Mayadin, il fronte veniva stabilizzato, mentre l’EAS si dedicava a liquidare la sacca di Madan. Nel frattempo lo SIIL puntava sul sostegno, diretto o indiretto, delle forze speciali statunitensi e della loro proiezione locale, l’alleanza curdo-islamista delle SDF che riusciva ad occupare il campo petrolifero di Tabia, a nord della testa di ponte siriana sull’Eufrate. Qui le forze siriane ricevono da Humaymin gli elementi per costruire i ponti adatti al trasferimento di mezzi pesanti e dell’artiglieria. Lo stesso giorno, i velivoli da combattimento russi effettuavano molteplici sortite su diverse basi dei terroristi nella provincia di Idlib, a Saraqib, Sarmin, Qan Shayqun, Marat al-Numan e Qafr Nabudah. Infine, dei droni armati del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniano effettuavano diversi attacchi sulle posizioni dello Stato islamico nei pressi della frontiera con l’Iraq, distruggendo 2 centri di comando, 1 carro armato e 1 deposito del gruppo terroristico, nell’ambito dell’operazione Wal-Fajr 3 dell’Esercito arabo siriano per liberare al-Buqamal.

Fonti:
Cassad
Muraselon
Muraselon
RussiaToday

Pesante sconfitta dell’alleanza USA-SIIL in Siria

Alessandro Lattanzio, 24/9/2017L’alleanza tra Stati Uniti d’America e Stato Islamico di Iraq e Levante (SIIL) ha perso la guerra in Siria, assieme all’ultima regione siriana, da cui i sionisti-statunitensi si giocano le ultime carte per dividere la Siria e imporvi l’occupazione militare statunitense.Il Ministero della Difesa russo rilasciava un video sulle posizioni dello SIIL a nord della città di Dayr al-Zur, in Siria orientale, che mostra mezzi militari statunitensi schierati nella zona. “Le fotografie aeree scattate il 8-12 settembre 2017 nelle aree occupate dalle forze dello SIIL, rilevano numerosi veicoli corazzati Hummer utilizzati dalle forze speciali dell’esercito statunitense“. Unità delle forze speciali erano schierate nelle postazioni create dai terroristi dello SIIL, senza tuttavia che si registrassero scontri tra terroristi e soldati statunitensi. “Nonostante le fortificazioni delle forze armate statunitensi siano erette laddove i terroristi dello SIIL sono attualmente dispiegati, non vi sono nemmeno i segni dell’organizzazione di opere di difesa, dimostrando che i militari statunitensi che vi si trovano, si sentano completamente al sicuro nelle aree occupate dai terroristi“.
Il portavoce del Ministro della Difesa russo, Generale Konashenkov, dichiarava che gli Stati Uniti sostengono lo SIIL, facendo finta di combatterlo da 3 anni; “i terroristi che hanno attaccato le truppe siriane a Dayr al-Zur provenivano da nord, dove sono ubicate le forze speciali statunitensi e le basi delle forze democratiche siriane. Inoltre, nelle ultime 24 ore c’è stato un drastico aumento del livello delle acque del fiume Eufrate, rendendo difficile all’Esercito arabo siriano attraversare il fiume. Non ci sono state piogge. I siriani dicono che l’unico modo per cui ciò succedesse era che l’acqua fluisse dalle dighe a monte, occupate dall’opposizione controllata dalla coalizione statunitense. Mentre la fine dello SIIL si avvicina in Siria, è chiaro chi lo combatte veramente e chi ha fatto finta di combatterlo negli ultimi 3 anni. Se la coalizione guidata dagli USA preferisce non combattere il terrorismo in Siria, il minimo che può fare è lasciare in pace chi lo combatte in modo coerente ed efficace. Nonostante ciò, l’Esercito arabo siriano, con il sostegno della forza aerea russa, continua ad allargare la testa di ponte sulla sponda orientale dell’Eufrate, liberando 60 chilometri quadrati dai terroristi. Ricordo che questa è una regione ricca di petrolio, che alimenta i terroristi. Perciò gli statunitensi sono così decisi a sabotarlo”.

In riferimento al tentativo dei servizi segreti statunitensi di sequestrare 29 poliziotti militari russi, si svolse una battaglia di 7 ore che si concludeva con la disfatta dei terroristi islamisti e dei loro istruttori statunitensi. Il Ministero della Difesa russo dichiarava che i servizi segreti statunitensi avevano diretto l’attacco islamista contro le forze russo-siriane con l’obiettivo di sequestrare 29 militari russi, scatenando pesanti combattimenti tra truppe russe e forze sostenute dagli USA, che subivano perdite devastanti: 850 terroristi, 11 carri armati, 46 tecniche, 20 autocarri e 38 depositi di munizioni dell’Hayat Tahrir al-Sham distrutti dalle forze aerospaziali russe.
Dichiarazione del Ministero della Difesa della Federazione russa sulla situazione in Siria e l’azione degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo in Siria: “L’intelligence degli Stati Uniti ha organizzato un pesante attacco del gruppo terroristico Jabhat al-Nusra (Hayat Tahrir al-Sham) alla periferia di Hama, città situata in una zona di de-escalation, violando l’accordo di cessate il fuoco. Assalivano le difese governative, cercando di circondarle assieme a un’unità militare militare russa, ferendo 3 soldati russi. Il motivo era il tentativo del Pentagono d’impedire all’Esercito arabo siriano di avanzare ad est di Dayr al-Zur, contrastando i piani geopolitici statunitensi. Ad Astana, 5 giorni prima, era stato firmato un accordo di cessate il fuoco, ma Jabhat al-Nusra non voleva rispettarlo. I terroristi lanciavano un grande attacco alle truppe governative nella provincia di Idlib, una delle quattro zone di de-escalation. Il Ministero della Difesa russo indicava che l’attacco fu preparato con una notevole potenza di fuoco. I terroristi utilizzarono carri armati e veicoli da combattimento per la fanteria, riuscendo a violare le difese delle forze governative per 12 km. Un altro compito di Jabhat al-Nusra era sequestrare un’unità militare militare russa; un plotone in Siria per il rispetto della pace. Il Ministero suppone che i terroristi fossero guidati dall’estero. Secondo i dati disponibili, l’attacco fu orchestrato dai servizi d’intelligence statunitensi per impedire il successo delle truppe governative ad est di Dayr al-Zur. A causa dell’attacco dei terroristi, il plotone della polizia militare fu bloccato, ma respinse gli attacchi per diverse ore da un nemico soverchiante, al fianco dell’unità della tribù Muali che aveva firmato l’accordo di cessate il fuoco e affrontava una situazione difficile. I militari russi crearono immediatamente il gruppo per recuperare i poliziotti, sostenuto dai velivoli d’attacco Su-25 che attaccavano a bassa quota. Di conseguenza, l’accerchiamento fu spezzato. Tre i russi rimasti feriti. L’operazione fermò i terroristi infliggendogli un grave colpo. Tutti i protagonisti sono stati decorati. Per 24 ore, attacchi aerei e d’artiglieria colpivano 187 obiettivi, eliminando 850 terroristi, 11 carri armati, 4 veicoli da combattimento per la fanteria, 46 pickup, 5 mortai, 20 camion e 38 depositi di armi. Sfruttando la situazione, le truppe del governo siriano lanciavano la controffensiva, respingendo il nemico”. Infine, il 23 settembre, oltre 100 terroristi di Jabhat al-Nusra e del Faylaq al-Sham venivano eliminati da un attacco aereo russo sul comando sotterraneo del Faylaq al-Sham di Tal Mardiq, ad est di Idlib.

Nel frattempo, il Ministro degli Esteri siriano Walid al-Mualam incontrava il Ministro degli Esteri iracheno Ibrahim al-Jafari per discutere di cooperazione e coordinamento tra Siria e Iraq. Al-Mualam informava al-Jafari sugli ultimi sviluppi delle Forze Armate siriane, sottolineando l’aggressione della “coalizione internazionale” guidata dagli Stati Uniti in Siria, dove uccide civili inermi e tenta di ostacolare l’avanzata dell’Esercito arabo siriano contro lo SIIL. Inoltre affermava che la Siria riconosce un Iraq unito e si oppone ai tentativi di dividerlo. Al-Jafari notava la necessità di continuare il coordinamento e la cooperazione dei due Paesi nella lotta al terrorismo, rilevando che l’Iraq cerca di consolidare la sicurezza sul confine siriano-iracheno. Al-Mualam incontrava anche il Ministro degli Esteri armeno Edward Nalbandian. Nalbandian affermava che il governo armeno sostiene il governo siriano nella lotta al terrorismo, esprimendo disponibilità a contribuire alla ricostruzione. Infine, al-Mualam discuteva con il rappresentante algerino Abdalqadir Masahil, dove Masahil ribadiva il forte sostegno del suo Paese agli sforzi della Siria per combattere il terrorismo e a preservare l’unità e l’integrità territoriale, affermando il rigetto da parte dell’Algeria delle interferenze estere. Sempre il 23 settembre, il capo di Stato Maggiore dell’esercito iracheno, Generale Uthman al-Ghanimi, giungeva ad Ankara per incontrare l’omologo turco Generale Hulusi Akar presso il comando supremo turco. I due generali hanno discusso del referendum curdo iracheno ritenuto illegittimo e sottolineavano l’importanza dell’integrità territoriale dell’Iraq.

Fonti:
Cassad
MoD Russia
Muraselon
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Russia Insider
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