L’Egitto avrà l’autosufficienza energetica nel 2018

Tekmor Monitor 16 febbraio 2017

news52495_egasL’Egitto mira a raggiungere l’autosufficienza gasifera nel 2018, dichiara il presidente dell’EGAS Muhamad al-Masry. L’industria privata potrà importare gas per le industrie con nuove norme dal 2018 o, eventualmente, prima. Gran parte del divario tra domanda e offerta sarà colmata quando il giacimento Zuhr inizierà la produzione, alla fine dell’anno. Masry si aspetta anche le esportazioni di gas riprendano da tre impianti di liquefazione, nel 2019, e che la produzione di gas raggiunga i 5,9 miliardi di metri cubi nel 2018-19. In precedenza, l’obiettivo del Ministero del Petrolio per l’autosufficienza gasifera era il 2019, secondo le attese dalle scoperte annunciate nel 2017, aprendo la questione delle FSRU, dato il contratto con la Höegh Gallant, il primo del genere in Egitto, commissionato per cinque anni e con scadenza nel 2020, e il secondo con la BW Gas, da 60 milioni di dollari all’anno e che scadrà lo stesso anno.SAMSUNG CAMERA PICTURES

ENI e BP investiranno ancor di più in Egitto
Tekmor Monitor 15/02/2017

ENI SpA metterà in produzione il giacimento di gas gigante di al-Zuhr, al largo delle coste mediterranea dell’Egitto, entro la fine del 2017 e prevede d’investire 10 miliardi di dollari nel Paese nei prossimi cinque anni, secondo l’amministratore delegato Claudio Descalzi. I piani di produzione per Zuhr sono in programma e l’Egitto sarà il maggiore investimento dell’ENI nel prossimo biennio, aveva detto Descalz in una conferenza al Cairo. BP Plc, che ha acquistato il 10% di Zuhr dall’ENI lo scorso anno, ha investito più in Egitto nel 2016 che in qualsiasi altro Paese e farà lo stesso anche quest’anno, secondo il CEO della società Bob Dudley. “Alcune cose abbastanza buone avvengono qui per BP come per ENI“, aveva detto Dudley. “Nel 2016-17 investiamo più in Egitto che in qualsiasi altro Paese del mondo, quindi ciò è importante per noi e abbiamo fiducia nel governo“. La nazione più popolosa del mondo arabo era un esportatore netto di gas naturale liquefatto fino al 2014, quando in declino della produzione derivante dallo sconvolgimento politico ne fece un importatore netto. L’Egitto acquisterà fino a 108 carichi di GNL quest’anno accumulando un debito di 3,6 miliardi di dollari presso le compagnie energetiche internazionali, tra cui Royal Dutch Shell Plc. L’Egitto prevede di aumentare la produzione di gas del 50% entro la fine del 2018, da 3,8 miliardi di piedi cubi alla fine dello scorso anno, secondo il Ministro del Petrolio Tariq al-Mula. Il governo s’è impegnato a rimborsare gli arretrati dovuti alle compagnie energetiche internazionali ed è ottimista nell’attrarre maggiori investimenti per esplorazione, produzione e distribuzione.

I sondaggi della Shell
Shell inizierà la perforazione del giacimento di gas West Delta Deep Marine fase 9B, nel secondo trimestre di quest’anno, secondo Muhamad al-Masry, presidente dell’ente statale Egyptian Natural Gas Holding Co. Shell sospese le perforazione nella concessione di gas nel delta del Nilo nel marzo scorso, a causa del ritardo dei pagamenti. Un portavoce di Shell si rifiutava di commentare. BP prevede d’iniziare la produzione nel progetto Delta del Nilo occidentale questa primavera, secondo Dudley. Il governo egiziano annuncerà un nuovo bando per licenze d’esplorazione in nove settori nei prossimi sei mesi, ha detto al-Masry, che “potrà” ripagare Shell nel secondo trimestre. Masry aveva detto il 2 febbraio che il Paese inizierà l’esportazione di gas nel 2019. L’Egitto è anche un importatore di petrolio e ha quasi completato l’accordo per importare greggio dall’Iraq, secondo Tariq al-Hadidi, presidente esecutivo dell’ente statale Egyptian General Petroleum Corp. verrà tenuta stabile a 650000 barili al giorno la produzione di greggio e condensati, affermava.egypt_eni-ieoc_blocks-april-2016_eni-logo_tekmorTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Rapidi cambiamenti radicali in Medio Oriente

Peter Korzun, SCF 30/01/2017People walk past a banner with a picture of Russian President Vladimir Putin in central CairoGli scenari geopolitici in Medio Oriente subiscono rapidi cambiamenti con nuovi fattori emergenti sullo scacchiere regionale. La politica estera di Cairo compie una nuova svolta. E’ stato annunciato di recente che l’Egitto riceverà un milione di barili di petrolio al giorno dall’Iraq. L’Arabia Saudita aveva informato l’Egitto che l’invio di prodotti petroliferi attesi secondo l’accordo per aiuti da 23 miliardi veniva sospeso a tempo indeterminato, suggerendo una spaccatura profonda tra i due Paesi. D’ora in poi, l’Egitto avrà il petrolio di cui ha bisogno a un costo inferiore a quello saudita. Il Presidente egiziano al-Sisi ha respinto gli sforzi dei sauditi per rovesciare il regime di Bashar Assad, ed inoltre raggiunge l’ex-presidente yemenita Ali Abdullah Salah e i suoi alleati Huthi che l’Arabia Saudita combatte dal marzo 2015. Cairo ha aperto i canali diplomatici con il filo-iraniano Hezbollah libanese, che combatte al fianco del Presidente Assad in Siria contro i gruppi ribelli supportati da Riyadh. L’Iraq fornirà all’Egitto 1 milione di barili di petrolio di Bassora ogni mese. L’accordo prevede l’estensione di un oleodotto dall’Iraq all’Egitto attraverso la Giordania. A dicembre, il ministro del petrolio iracheno, Ali al-Luyabi, incontrava i capi delle grandi compagnie petrolifere e gasifere di Cairo, invitandoli a contribuire allo sviluppo industriale del suo Paese. L’Egitto addestra quattro unità dell’esercito iracheno sulla guerra al terrorismo, alla luce del riavvicinamento tra Egitto e asse iracheno-iraniano nella regione. Ed anche dovrebbe inviare truppe in Siria nei prossimi giorni per sostenere il cessate il fuoco proposto da Russia, Iran e Turchia. E’ stato riportato che un’unità dell’esercito egiziano verrebbe schierata in Siria questo mese. Lo scorso ottobre, il capo dell’ufficio della Sicurezza Nazionale siriana Ali Mamluq visitava Cairo incontrando Qalid Fuzy, il capo dell’intelligence generale dell’Egitto. Le parti hanno deciso di coordinarsi politicamente e rafforzare la cooperazione nella “lotta al terrorismo”. L’Egitto è un Paese a maggioranza sunnita. Il suo aperto sostegno alla coalizione della Russia in Siria è una svolta di fondamentale importanza. smentendo l’interpretazione settaria del conflitto in Siria.
Middle East Observer cita Nziv Net, sito vicino all’intelligence israeliana, dire che “l’Egitto ha inviato un gruppo di ufficiali in Siria, per la prima volta da quando i rapporti furono congelati da Mursi”. Lo scorso dicembre, Ibrahim Ishayqir al-Jafari, ministro degli Esteri iracheno, invitava l’Egitto a partecipare a “un piano strategico di lotta al terrorismo” comprendente l’Iran. A settembre, il ministro degli Esteri egiziano Samih Shuqry s’incontrava per la prima volta con l’omologo iraniano Jawad Zarif, durante la visita a New York per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ad ottobre, l’Egitto sosteneva l’azione russa alle Nazioni Unite per un cessate il fuoco in Siria. La mossa fece arrabbiare l’Arabia Saudita che sospese l’invio di petrolio al Cairo. Il Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi affermò pubblicamente il suo sostegno alle forze del Presidente siriano Bashar al-Assad. Le relazioni tra Russia ed Egitto crescono. Nel febbraio 2015, l’Egitto firmò un accordo importante per la creazione della zona di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica della Russia. Il progresso nella cooperazione militare è tangibile. Gli accordi per le armi che l’Egitto ha firmato con la Russia ammontano a 5 miliardi di dollari nel 2015, includendo 50 aerei da combattimento MiG-29M, sistemi di difesa aerea a lungo raggio Buk-M2E e Antej-2500 e circa 50 elicotteri Ka-52K per le nuove navi d’assalto anfibio classe Mistral che l’Egitto ha acquistato in Francia. Le navi riceveranno elicotteri ed elettronica originariamente previsti dai russi. I due Paesi hanno firmato diversi accordi per la ristrutturazione degli impianti di produzione militare dell’Egitto. Un protocollo fu firmato per concedere l’accesso dell’Egitto al GLONASS, il sistema di posizionamento satellitare globale russo. A settembre, il ministro della Difesa Sadqy Subhy visitava la Russia per discutere le questioni relative a maggiori rapporti sulla sicurezza a lungo termine. Lo scorso ottobre, i militari svolsero un’esercitazione congiunta.
L’Egitto è il Paese più popoloso del Nord Africa e del mondo arabo, il terzo più popoloso dell’Africa e il 14.mo più popoloso del mondo. L’anno scorso, la popolazione del Paese raggiunse i 92 milioni. Il suo cambio politico è ben motivato. Cairo combatte lo Stato islamico nella penisola del Sinai. Gli aspri combattimenti arrivano di rado ai media, ma lo SI è una grave minaccia per l’Egitto, che può colpire l’Egitto anche dalla Libia. La presenza dello SI in Libia avvicina Egitto e Algeria dato che le due grandi nazioni affrontano la stessa minaccia. L’alleanza Iran, Iraq, Russia e Turchia può includere anche l’Algeria. In risposta alla crescente minaccia, Algeri rafforza i legami con Mosca, ed ha recentemente acquistato 14 caccia Su-30MKA e 40 elicotteri d’attacco Mi-28 “Night Hunter” dalla Russia. Lo scorso febbraio, Russia e Algeria tracciarono il percorso per approfondire la cooperazione economica e militare, durante la visita del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov in Algeria. La cooperazione della Russia con Egitto, Algeria e altri Paesi del Medio Oriente e Nord Africa riflette la crescente influenza di Mosca nella regione. Con il processo di Astana che fa progressi, altri attori grandi e influenti come Siria, Iraq, Egitto e Algeria possono aderire alla nascente coalizione tra Russia, Iran e Turchia portando la regione Medio Oriente-Nord Africa (MENA) ad affrontare cambiamenti ampi e radicali.awnali4kixy47cbc6pjeit8k9hx63baaLa ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump ad al-Sisi: Assad è un uomo coraggioso

al-Diyar, 23/01/2017 – Dimpecw10yy8wgaaeayiFonti vicine alla Presidenza di Cairo hanno fatto sapere che il nuovo presidente degli Stati Uniti, D. Trump, aveva telefonato al Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi e dichiarato il suo sostegno contro il terrorismo, che gli Stati Uniti vogliono combattere contro il terrorismo in Medio Oriente e che Washington è anche pronta a condurre operazioni militari in Iraq e Siria in coordinamento con la Russia. Si dichiarava pienamente d’accordo con la decisione del Congresso che i Fratelli musulmani sono un’organizzazione terroristica. I due leader, nella conversazione telefonica, affrontavano la situazione in Iraq. Donald Trump aveva detto che gli Stati Uniti sostengono con i bombardamento aerei l’esercito iracheno per porre fine al terrorismo nel Paese. Sulla Siria, il presidente degli Stati Uniti diceva all’omologo egiziano che il Presidente siriano Bashar al-Assad è un uomo coraggioso che combatte e resiste al terrorismo, ma le circostanze non gli permettono di avere al momento contatti diretti con lui. Per contro, Trump ha detto che era in contatto con il Presidente russo Vladimir Putin per coordinare l’azione militare in Siria contro il terrorismo di SIIL e organizzazioni collegate. Fonti presidenziali egiziane concludono che Abdalfatah al-Sisi deve contare su Bashar al-Assad, per via di ciò che Trump gli ha detto su Assad, e le parole di Trump sono un buon segnale per Bashar al-Assad.
Fonti presidenziali di Cairo hanno detto che il presidente Trump, quando ha telefonato al Presidente egiziano al-Sisi, gli ha detto che sostiene la lotta al terrorismo e che gli Stati Uniti combatteranno il terrorismo in Medio Oriente. Washington svolgerà anche operazioni militari contro il terrorismo in Iraq e Siria in coordinamento con la Russia. Sostiene la decisione del Congresso secondo cui la Fratellanza musulmana è un’organizzazione terroristica. Quando i due leader hanno parlato della situazione in Iraq, Trump ha detto che gli Stati Uniti sosterranno l’esercito iracheno con bombardamenti aerei per porre fine al terrorismo in Iraq. Sulla Siria, il neo-presidente ha detto al Presidente al-Sisi: il Presidente siriano Bashar al-Assad è un uomo coraggioso che affronta il terrorismo, ma le circostanze non mi permettono d’incontrarlo. Trump aggiungeva: Sarò in contatto con il Presidente russo Vladimir Putin per coordinare l’azione militare in Siria contro il terrorismo, i terroristi e l’organizzazione SIIL. Fonti presidenziali egiziane hanno concluso che il presidente Trump ha detto al Presidente al-Sisi che Assad è coraggioso, affinché al-Sisi trasmettesse le parole del presidente degli USA con un messaggio al Presidente siriano Bashar al-Assad“.

Tulsi Gabbard

Tulsi Gabbard

SyrianPerspective

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I retroscena dei colloqui di Astana

Alessandro Lattanzio, 24/1/20171038241121Ad Astana, il Dr. Bashar al-Jafari guidava la delegazione siriana composta da Arnus Ahmad, Consigliere del Ministro degli Esteri, Riyadh Hadad, ambasciatore a Mosca, Ahmad Qusayri, parlamentare dell’Assemblea del Popolo, Haydar Ali Ahmad, Usama Ali, Amjad Isa, Brigadier-Generale Salim Harba, Brigadier-Generale Adnan Hulwa, Colonnello Samir Buraydi. Secondo un capo di al-Nusra, Salah al-Hamawi, la Turchia sfruttava la conferenza di Astana per poter fermare le operazioni dell’Esercito arabo siriano contro i terroristi a Idlib. “La Turchia ha proposto il cessate il fuoco e i colloqui di Astana ai gruppi terroristici che temono le massicce operazioni militari dell’Esercito arabo siriano a Idlib e conseguente caduta della città“. Al-Hamawi aveva indicato che nel caso di Aleppo, i gruppi terroristici informarono il governo turco di poter controllare la città per due anni e di avere abbastanza armi e munizioni per difendere le loro posizioni, ma dopo la liberazione di Aleppo est, si precipitarono a chiedere alla Turchia di trovare un modo per cooperare con la Russia per poter restare negli ultimi quartieri occupati di Aleppo, un volta compreso che non avevano abbastanza armi e forze per continuare ad occuparli. Quindi ad Astana, “La Turchia vuole bloccare i progressi dell’esercito siriano, ristrutturare i gruppi terroristici e ostacolare gli Stati Uniti aiutando i gruppi curdi ad avvicinarsi alla Russia“. L’analista siriano Salman Hayan dubitava di “ruolo e posizione sospetti della Turchia” nelle trattative ad Astana, “Mentre i ministri degli esteri iraniani e russi sottolineano le loro posizioni chiare sulla lotta al terrorismo, non va dato credito alla sincerità del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dato che il suo Paese probabilmente adotta passi ingannevoli. Nonostante le contraddizioni esistenti, la più grave è la posizione ingannevole della Turchia, la riunione ad Astana è considerata un passo sulla strada giusta. Ma il governo turco continua ad inviare terroristi, kamikaze e carri armati ad Idlib e in altre regioni della Siria, dimostrando che Erdogan non è serio nel voler interrompere il sostegno al terrorismo, che in realtà tenta di sfruttare”. Un capo dissidente siriano, Mahir Marhaj, affermava “Gli sviluppi sul campo in Siria, le sconfitte dei gruppi armati da parte del governo siriano e le conseguenze del sostegno turco al terrorismo hanno messo l’opinione pubblica mondiale contro la Turchia che non ha alcuna via d’uscita se non collaborare con Iran e Russia, perciò la Turchia ha fatto un’inversione a U nel sostenere i gruppi terroristici in Siria. Ora Ankara vuole trovare una soluzione politica alla crisi in Siria, in modo che non perda la sua fetta di Siria e trovi alleati contro chi sostiene la creazione della regione autonoma curda in Siria”.
L’esperto politico-militare siriano Muhamad Isa al-Shaiq, osservava che “I recenti sviluppi relativi agli attacchi dello SIIL dovrebbero essere considerati pienamente nel quadro degli attacchi degli Stati Uniti alle postazioni dell’Esercito arabo siriano sul Jabal al-Tharda, a sud di Dayr al-Zur, lo scorso settembre, attuati per permettere allo SIIL di prendere il controllo del Jabal al-Tharda, che si affaccia sull’aeroporto militare a sud di Dayr al-Zur“, e ribadiva che gli sforzi dello SIIL per occupare l’aeroporto prima dei colloqui Astana sono una chiara indicazione del tentativo degli Stati Uniti di fare di tutto per far pressione sui colloqui in Kazakhstan. E una fonte vicina alla delegazione siriana ad Astana, indicava che “La Turchia continua a fare ostruzionismo nella riunione, nel tentativo d’inserire interpretazioni e termini che contrastano con il tema principale e l’obiettivo della riunione di Astana, cioè il cessate il fuoco in Siria“. E difatti, il viceprimo ministro turco Numan Kurtulmus dichiarava al quotidiano Sabah che Ankara non avrebbero restituito al-Bab alla Siria.c55e43a996cb42ccb99ca7558fef604f_18Fonti:
FARS
FARS
FARS
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Syrian Perspective

Il Presidente al-Assad sui colloqui di Astana e i rapporti con il Giappone

Damasco, SANA 20 gennaio 2017
president-al-assad-interview-japan-tbs-channel-4Il Presidente Bashar al-Assad ha rilasciato un’intervista alla rete TV giapponese TBS in cui ha detto che i prossimi colloqui ad Astana tra governo e gruppi terroristici riguarderanno il cessate il fuoco e il permesso ai gruppi terroristici di aderire alla riconciliazione in Siria. Quanto segue è il testo integrale dell’intervista:

Domanda 1: Grazie Signor Presidente, la ringrazio di farci avvalere dell’opportunità di conoscere il vostro punto di vista su ciò che accade in Siria e il suo futuro. Prima di tutto, ho una domanda: ora che i colloqui ad Astana si avvicinano, cosa si cerca e si attende da questa conferenza?
Presidente Assad: Prima di tutto, siete i benvenuti a Damasco, e sono contento di parlare con il pubblico giapponese per la prima volta durante la guerra alla Siria. Non abbiamo aspettative, diciamo, abbiamo delle speranze su Astana, che sarà scenario dei colloqui tra le diverse parti della Siria su tutto, ma penso che riguarderanno fin dall’inizio, e sarà la priorità, come vediamo, il cessate il fuoco in diversi luoghi della Siria per proteggere vite, permettere agli aiuti umanitari di raggiungere diverse zone. Non è ancora chiaro se l’incontro darà un qualsiasi dialogo politico, perché non è chiaro chi vi parteciperà. Finora, si tratta di colloqui tra governo e gruppi terroristici sul cessate il fuoco e per consentire a tali gruppi terroristici di aderire alla riconciliazione in Siria, il che significa rinunciare alle armi e aderire all’amnistia del governo. Questa è l’unica cosa che ci si può aspettare nel frattempo.

Domanda 2: E accettate che si discuta la formazione del governo di transizione in questa conferenza?
Presidente Assad: Tutto ciò che sarà discusso dovrà basarsi sulla Costituzione, perché non si tratta di governo e opposizione o governo e gruppi terroristici; ma di ogni cittadino siriano ad avere diritto di definire il futuro della Siria. Quindi, nella nostra costituzione non c’è nulla chiamato governo di transizione. Si può avere un governo regolare che rappresenti le diverse parti e le diverse entità politiche in Siria. Questa è la nostra proposta. Quindi, sì, se qualcuno vuole aderire a questo governo, che chiamiamo governo di unità nazionale, è vitale per ogni interessato all’estero o in Siria, e dopo il governo si può parlare di, diciamo, elezioni legislative o parlamentari, che saranno seguite da un altro governo, secondo i risultati delle elezioni.

Domanda 3: Il neopresidente degli Stati Uniti Donald Trump giurerà a breve. Cosa si aspetta da Trump, che tipo di cambiamento politico si aspetta da ciò?
Presidente Assad: Come Lei sa, lui è uno dei pochi presidenti statunitensi a non aver fatto politica prima. La maggior parte dei presidenti precedenti occupava certe funzioni o posizioni politiche. Adesso non è così. Se leggete i vari media, anche statunitensi, lo ritengono imprevedibile perché non conoscono le sue idee. L’unica cosa su cui basare il nostro giudizio è la sua retorica durante la campagna, e se si vuole prendere la cosa che riteniamo positiva di questa retorica, è la nostra priorità attuale, combattere il terrorismo, e questo è ciò che ha detto il presidente Trump, ha detto che la sua priorità è combattere lo SIIL. Naturalmente, lo SIIL è uno degli aspetti del terrorismo, una delle organizzazioni; quando si parla di SIIL si deve parlare di al-Nusra e così dei tanti gruppi affiliati ad al-Qaida in Siria, ma s’intende per SIIL, credo, il terrorismo, quindi penso che questa sua priorità sia molto importante. Quindi, ci aspettiamo e speriamo che la prossima amministrazione sia genuina nell’attuare questa retorica sul terrorismo e aiutare non solo la Siria, perché il terrorismo di oggi non è un problema siriano; è un problema del Medio Oriente e globale. Quindi, speriamo che sia sincero nel creare una vera e realistica alleanza per combattere i terroristi nella regione e che, naturalmente, includa la Siria prima di tutto.

Domanda 4: Ho letto un intervista in cui citava le lobby a Washington DC. Disturbano il cambio di politica, la pensa così?
Presidente Assad: E’ molto chiaro che i media mainstream, le dirigenze e le diverse lobby… siano una combinazione che non vuole alcun cambiamento, perché hanno i loro interessi nella politica degli Stati Uniti, nella politica distruttiva degli Stati Uniti che abbiamo visto, almeno negli ultimi 17 anni, da quando George Bush salì al potere nel 2000. Abbiamo solo visto gli Stati Uniti lanciare guerre, direttamente o indirettamente tramite ascari, e diverse aziende, lobbies, media interessati a tale tipo di problemi. Si tratterebbe d’interesse finanziario nella maggior parte dei casi. Quindi, è molto chiaro oggi che ostacoleranno ed impediranno ovunque la politica del nuovo presidente sulla lotta al terrorismo o sul rispetto della sovranità degli altri Paesi, o anche sulla distensione nel mondo con un buon rapporto con la Russia, o con qualsiasi altra grande potenza, come la Cina, per esempio.

Domanda 5: Nel corso della lotta contro il cosiddetto Stato islamico, ricercate un coordinamento con attori come Turchia, curdi e Stati Uniti?
Presidente Assad: Prima di tutto, se si vuole essere molto chiari, lo SIIL è stato creato sotto la supervisione degli Stati Uniti in Iraq nel 2006, prima che fosse SIIL era lo Stato islamico, solo in Iraq, limitato all’Iraq. Poi, quando il conflitto iniziò in Siria divenne SIIL, in Siria e Iraq, e poi la Turchia lo sponsorizzò, perché sfruttava i campi petroliferi siriani per esportare e avere il denaro per reclutare altri combattenti, e la Turchia era direttamente coinvolta nel contrabbando di petrolio, con coinvolgimento e complicità dello stesso Erdogan con lo SIIL. Quindi, non possiamo aspettarci una vera lotta contro lo SIIL da Turchia o Stati Uniti e, di recente, l’esempio più forte è stato l’attacco a Palmyra, un paio di settimane fa, quando poterono riprendere Palmyra sotto la supervisione degli statunitensi, sotto la sorveglianza dei loro droni; attraversarono il deserto e occuparono Palmyra. Oggi, mentre parliamo, lo SIIL ha attaccato Dayr al-Zur, nell’oriente della Siria, e gli statunitensi non hanno fatto nulla per impedirlo. Qui la cosiddetta alleanza internazionale contro il terrorismo ha operato per più di un anno e mezzo senza concludere nulla, perché non è seria. Sulla Turchia, Erdogan è un Fratello musulmano, ne ha una istintiva e innata simpatia, è collegato, vicino, allineato a SIIL e al-Qaida perché hanno la stessa ideologia, non può esserne lontano. Cerca di fare certe manovre, per dimostrare che è contro questi terroristi, SIIL e al-Nusra, ma in realtà ogni giorno sostiene tali organizzazioni, e senza il suo sostegno, non sopravviverebbero.

Domanda 6: Ad Aleppo, e altrove, le vostre Forze Armate e quelle russe sono state criticate per aver bombardato zone residenziali, quartieri e ospedali. Direbbe che queste tragedie erano inevitabili per liberare Aleppo?
Presidente Assad: In realtà, chi accusava Russia e Siria di bombardamenti e crimini e così via, erano gli stessi Paesi che hanno sostenuto i terroristi, a partire da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Turchia, Qatar e Arabia Saudita e altri Paesi simili. Coloro che hanno sostenuto i terroristi direttamente, attraverso i media, la politica o inviandogli armi, denaro e ogni supporto logistico, non hanno il diritto di piangere i cittadini siriani, perché sono la ragione per cui i civili siriani, persone inermi, sono stati uccisi negli ultimi sei anni. Questo è il primo punto. In secondo, il nostro ruolo, come governo, per costituzione e leggi, ed obbligo morale verso il popolo siriano e i cittadini siriani, è liberarli dai terroristi. Qualcuno accetta che un governo veda una qualsiasi area in qualsiasi Paese occupato da terroristi che uccidono e distruggono tutto per imporre la loro ideologia di odio, l’ideologia wahabita, sul popolo, e si aspetta che il governo stia a guardare? Naturalmente, se si vuole parlare delle vittime, ogni guerra ne ha, ogni guerra è brutta. Ogni guerra sparge sangue e uccide, ogni guerra, ogni tipo di guerra. Non si può parlare di guerra giusta, è evidente. Ma se si deve ricorrere alla guerra per combattere il terrorismo, si avranno delle vittime, purtroppo. Abbiamo fatto del nostro meglio per non averne, ma coloro che piangono per i civili, hanno presentato qualsiasi straccio di prova sull’uccisione di civili da parte della Siria o della Russia? L’altra domanda: come può un governo morale uccidere il proprio popolo? E se noi uccidiamo la nostra gente, i civili, come possiamo resistere per sei anni, come governo o esercito o presidente? Questo non è logico, non è realistico. Siamo qui perché abbiamo il sostegno del popolo. Ma alla fine, come ho detto, vi sono sempre vittime, e speriamo che si possa davvero far finire questa guerra al più presto possibile; è l’unico modo con cui possiamo risparmiare sangue siriano.

Domanda 7: Le sue Forze Armate sono state sospettate di utilizzare bombe contenenti gas di cloro. Lo smentisce?
Presidente Assad: In realtà, si parla di armi chimiche, armi chimiche significa uccidere migliaia di persone in tempi molto brevi, cosa che non è accaduta in Siria dall’inizio della crisi. Ma la cosa più importante è che moralmente, il governo non lo farebbe, come ho appena detto, non ucciderebbe il popolo, non userebbe armi di distruzione di massa contro il proprio popolo, è impossibile. Ma terzo, è più importante, è che nel 2013 firmammo il trattato per la messa al bando delle armi chimiche e cedemmo il nostro arsenale di armi chimiche nel 2013 e non ne abbiamo più. Ma in realtà, i terroristi utilizzano tali armi, la prima volta nel 2013, e nella primavera del 2013 chiedemmo alle Nazioni Unite d’inviare una delegazione per le indagini, e gli statunitensi l’impedirono, perché sapevano che se una delegazione arrivava in Siria, avrebbe trovato la prova concreta che i terroristi usavano il gas di cloro contro i nostri soldati. Quindi, smentisco categoricamente il senso di tale affermazione, che riflette la narrazione, il racconto occidentale, sulla Siria, nell’ambito della demonizzazione del governo siriano e dell’Esercito arabo siriano.

Domanda 8: Ci sono milioni di rifugiati e sfollati interni, compresi bambini, e centinaia di migliaia di morti. Che responsabilità pensa di avere come presidente?
Presidente Assad: Naturalmente, quando si parla di rifugiati, è una tragedia, in particolare di bambini, ragazzi, giovani, innocenti, non hanno nulla a che fare con questa guerra, a prescindere dall’appartenenza. In realtà, quando si parla di bambini, non hanno appartenenza politica; sono persone innocenti, ma sono coloro che subiscono prima di qualsiasi altro nella società. Quindi, si parla di una tragedia che viviamo ogni giorno. Ecco perché la sensazione di cui parlo, che viviamo ogni giorno, è un incentivo come funzionari a fare del nostro meglio per sbarazzarsi dei terroristi che hanno creato tale problema e portare pace e stabilità in Siria. Questo è ciò che i siriani chiedono al Presidente. Naturalmente, come siriano, sono in sintonia con ogni siriano che ha sofferto a causa della guerra, ma la loro domanda ora non è cosa sentono; la domanda è: cosa hai intenzione di fare? Quando ci sbarazzeremo dei terroristi? Ma l’aspetto più importante che molti in occidente e nel mondo non menzionano è che parte del problema dei rifugiati non riguarda solo i terroristi; è legato all’embargo attuato contro il popolo siriano dall’occidente e suoi alleati. Questo embargo non ha funzionato contro il governo; ha funzionato contro ogni cittadino siriano, ha interessato la vita di ogni cittadino siriano. È perciò che molti rifugiati hanno lasciato il Paese, non solo a causa della minaccia dei terroristi, ma in realtà perché i bisogni fondamentali della loro vita, della loro sussistenza, non sono disponibili per continuare una vita normale, se cibo, istruzione, assistenza sanitaria, qualsiasi cosa non è più disponibile, devono lasciare la Siria e sopravvivere da qualche altra parte, come chiunque cercherebbe di fare.

Domanda 9: Poi, nel processo di pace, prenderà in considerazione le dimissioni come opzione, se si pensa sia necessario per la riconciliazione?
Presidente Assad: Le dimissioni del Presidente o sua continuazione sono una questione nazionale, è legato a tutti i siriani, perché in Siria il presidente viene eletto direttamente dal popolo siriano, quindi questo non è il diritto del governo o dell’opposizione; è diritto di ogni siriano, quindi l’unico a decidere in proposito è il voto. Chi vuole che il Presidente se ne vada può andare alle urne e dire “no, non lo vogliamo”. Questa è la democrazia in tutto il mondo. Quindi, no, non è qualcosa che si discuta con l’opposizione o qualsiasi altro Paese. È una questione siriana, e fa parte della costituzione, è relativo alla costituzione. Quando avremo le elezioni, o ci fossero elezioni anticipate, ma non sono previste ora, è l’unico modo per dire se devo andarmene o meno. Ancora una volta, non sono la causa del problema. Come Presidente, devo aiutare il mio Paese durante la crisi, non fuggire, non dire “devo lasciare e lasciare il popolo a se stesso”. No, questa non è la soluzione. Nella crisi, il presidente dovrebbe essere al timone, badare alla crisi, poi, dopo che è finita, può dire forse se vuole rimanere o andarsene, e qui dove il popolo siriano gli direbbe di “rimanere” o “no, deve andarsene, non lo vogliamo più”.

Domanda 10: Che ruolo vi aspettate dal Giappone nella pace e nella ricostruzione della Siria?
Presidente Assad: Mi permetta di essere franco con un ospite giapponese in Siria: dalla nostra indipendenza, dall’avvio dei rapporti tra Siria e Giappone decenni fa, il Giappone ebbe un ruolo molto importante e vitale nello sviluppo di diversi Paesi, anche della Siria; sostenendo le infrastrutture, ecc. E il Giappone è sempre stato imparziale su diverse questioni relative al Medio Oriente. Ha sempre rispettato il diritto internazionale fino all’inizio di questa crisi, quando per la prima volta il Giappone violò questa tendenza, quando disse che il presidente siriano doveva andarsene. La domanda è, ciò si basava sui valori e la morale del popolo giapponese? Sicuramente no. Tutti sanno quanto moralmente siano motivati i cittadini giapponesi, lo sanno tutti. Si basava sul diritto internazionale? No, siamo uno Stato sovrano, un Paese indipendente, nessuno al mondo ha il diritto di dirci chi deve rimanere e chi deve andarsene. Purtroppo, seguiva la politica statunitense ed occidentale. Anche in questo caso, il Giappone aderiva all’embargo alla Siria, il Giappone non aiutava il popolo siriano. L’embargo al popolo siriano riguardava gli interessi del popolo giapponese o i suoi valori o leggi o costituzione o altro? Non credo. Quindi, come può il Giappone svolgere quel ruolo, mentre non ha un’ambasciata per poter vedere cosa succede qui? In realtà, politicamente, è cieco come tanti Paesi occidentali che non hanno alcuna relazione con il nostro governo o con il nostro Paese, quindi non possono giocare alcun ruolo, perché non sanno cosa succede. Le loro informazioni provengono dai Paesi occidentali, il che è assurdo. Della ricostruzione della Siria, non se ne può parlare mentre siamo sotto embargo; non si può dare il cibo con una mano e riprenderlo con l’altra. Quindi si tratta della politica del Giappone, deve tornare al diritto internazionale, siamo un Paese sovrano, ha sempre rispettato la Siria e ci aspettiamo torni alla linea che distingue il Giappone dalla maggior parte dei Paesi del mondo. È qui che il Giappone può, naturalmente, sicuramente, svolgere un ruolo importante e vitale su pace e salvaguardia delle vite, e ricostruire la Siria aiutando questo popolo. La maggior parte dei rifugiati non ha bisogno di qualcuno che gli dica “sei il benvenuto” in Germania o in Francia o in qualsiasi altro Paese; vogliono tornare in Patria, non vogliono essere aiutarli lì, vogliono essere aiutati qui. Ecco come vediamo il ruolo del Giappone in futuro, e speriamo che il Giappone ritorni ad essere il Giappone che abbiamo conosciuto nei decenni passati.

Giornalista: Come sapete, il Giappone sperimentò e gestì la ricostruzione della nazione, settanta anni fa, il Giappone può consigliare nella ricostruzione del Paese.
Presidente Assad: Sicuramente, naturalmente. Speriamo sia così.

Domanda 11: Come sapete il giornalista giapponese Jumpei Yasuda, molto capace, è mio amico, fu catturato in Siria nel giugno 2015. Avete qualche informazione su dove si trovi e la sua situazione?
Presidente Assad: Fino a questo momento no, non abbiamo alcuna informazione. Ci dispiace e, come siriani, possiamo capire l’angoscia della sua famiglia, perché abbiamo subito tante scomparse in Siria; molti siriani sono dispersi in questa guerra, e capiamo il sentimento della sua famiglia, e ci dispiace. Ma se ci sarà qualche informazione, ve la daremo.

Giornalista: Si è ostaggio di al-Nusra.
Presidente Assad: Penso che gli unici che possano aiutarvi sono i turchi, perché sono i supervisori di al-Nusra; devono avere ogni informazione da al-Nusra, presso la loro intelligence e il loro governo.

Giornalista: E il governo giapponese ha contatto il vostro governo?
Presidente Assad: Purtroppo, no. Non c’è stato un solo contatto tra il governo siriano e il governo giapponese su qualsiasi soggetto, tra cui il giornalista giapponese, cittadino giapponese alla fine.

Domanda 12: Lei definisce il ruolo giapponese attraverso… l’adesione, ritiene, alla coalizione degli Stati Uniti, pensa?
Presidente Assad: In Siria?

Giornalista: Sì.
Presidente Assad: Ma la domanda è: cosa ha ottenuto la coalizione, in realtà, nulla. Lo SIIL si espandeva fin dall’inizio degli attacchi aerei, che erano cosmetici; devo essere molto franco con voi, quando i russi intervennero contro lo SIIL, a fine settembre 2015, lo SIIL iniziò a ritirarsi. Così, quella coalizione non ha ottenuto nulla; ha ucciso solo dei soldati siriani che combattevano lo SIIL in quella zona, distrutto le infrastrutture che i siriani hanno costruito negli ultimi settanta anni, dall’indipendenza, ogni settore di queste infrastrutture, giacimenti petroliferi, scuole, ponti, raffinerie, tutto è stato distrutto da tale coalizione. Questo è l’unico successo di tale coalizione, purtroppo.

Domanda 13: Il piano per ricostruire questo Paese, quanto tempo richiede? Ha un calendario?
Presidente Assad: Abbiamo iniziato prima della fine della crisi, abbiamo stilato i piani e iniziato dalla periferia di Damasco e ora pensiamo ad Aleppo e altre città dove ricostruire le periferie distrutte, ma in chiave moderna. Quindi, non abbiamo aspettato e non aspetteremo la fine della crisi; possiamo iniziare subito, essendo il popolo siriano deciso a ricostruire il proprio Paese. Abbiamo costruito la Siria, la Siria non è stata costruita da stranieri; l’hanno costruita i nostri tecnici, le nostre fatiche, le nostre risorse, con l’aiuto di alcuni amici, finanziario, non tecnico. Quindi, abbiamo la capacità di ricostruire la Siria. Ci vuole tempo perché c’è bisogno di molti soldi. I siriani, ogni siriano costruirà la propria casa secondo le proprie risorse, anche se limitate, e con gli espatriati, i profughi che hanno lasciato la Siria, alcuni in buone condizioni, che vogliono tornare, e con il supporto dei nostri amici Russia, Cina e Iran. Molti altri Paesi hanno iniziato a discutere della ricostruzione della Siria, e aiuteranno con le proprie risorse finanziarie. Quindi, ci sono molte risorse per ricostruire la Siria. Si tratta di tempo; richiederà del tempo. Qualsiasi ricostruzione richiederà tempo, ma la cosa più importante è che si avrà la possibilità di ricostruire il Paese. Non ne siamo preoccupati. Quello che ci preoccupa è come possiamo ricostruire le menti delle persone dominate da SIIL e al-Nusra per anni; le loro menti sono state inquinate dall’ideologia instillata, questa, come ho detto, l’ho chiamata ideologia dell’odio o wahhabita. Hanno visto morte e assassinii, e alcuni bambini uccidere con le loro mani innocenti. Come possiamo ricostruire quelle menti, o riabilitarle? Questa è la nostra maggiore preoccupazione dopo la crisi.

Giornalista: Grazie, grazie mille.
Presidente Assad: Grazie.president-al-assad-interview-japan-tbs-channel-2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora