La Turchia crea il “santuario” sperato dagli USA nel nord della Siria

Tony Cartalucci, LD, 4 febbraio 2018La recente incursione turca nel nord della Siria è pronta a stabilire finalmente la tanto ricercata “zona cuscinetto” o “santuario” richiesta dai politici statunitensi sin dal 2012. Mentre Stati Uniti e Turchia attualmente fingono un contrastato diplomatico sull’incursione, coi turchi che bombardano e scacciano i curdi presuntamente sostenuti dagli Stati Uniti, è chiaro che le affermazioni statunitensi sul sostegno alle milizie curde che armano e sostengono in Siria, siano il pretesto intenzionale per la Turchia per giustificare un’invasione altrimenti indifendibile del territorio siriano.

Alcun pretesto
La Turchia citava le dichiarazioni sensazionali degli Stati Uniti sulla creazione di una presunta “forza di difesa delle frontiere” curda nel nord della Siria, come pretesto per le attuali operazioni. Eppure all’epoca della dichiarazione del colonnello dell’esercito statunitense Ryan Dillion, portavoce dell’operazione Inherent Resolve, meno di 300 presunte forze erano state addestrate, il che indica che se tale forza esiste, passeranno anni prima di essere completa, se mai accadesse. Nel momento in cui la Turchia iniziava l’incursione, il segretario di Stato USA Rex Tillerson negava i piani per tale forza, secondo la Reuters, nell’articolo “Tillerson dice che gli Stati Uniti non intendono costruire forze di frontiera in Siria“, affermava, “Indipendentemente da ciò, l’incursione della Turchia, denominata “Operazione Ramo d’Ulivo”, crea proprio la zona di controllo descritta dai politici statunitensi nel 2012 e con gli stessi gruppi militanti armati dagli USA, descritti nei documenti politici statunitensi come destinati ad occupare il “santuario”“. Dopo aver tentato e fallito le manovre geopolitiche per istituire il “santuario” negli ultimi 6 anni, anche citando “crisi umanitarie” e attacchi sotto falsa bandiera sul territorio turco, Stati Uniti e Turchia hanno finalmente creato un intreccio sufficientemente caotico nella missione tra gruppi di agenti ed interessi opposti per giustificare l’invasione. La Turchia aveva invaso e progressivamente occupato territorio siriano mentre rafforzava un esercito di terroristi provenienti da varie organizzazioni terroristiche, tra cui al-Qaida, da anni preparato a quest’ultima invasione. Mentre i media occidentali e la stessa Turchia sostengono che l’operazione Ramo d’Ulivo sia contro i curdi, la creazione del “santuario” di Washington, riempito intenzionalmente di terroristi che hanno combattuto le truppe siriane per anni, va in definitiva contro Damasco. Indipendentemente da ciò, i curdi saranno indubbiamente liquidati o scacciati dalla Turchia, con Stati Uniti ed alleati europei che oppongono solo una resistenza simbolica, mentre sfruttano e tradiscono i curdi definitivamente.

Il “santuario” settentrionale è la politica degli Stati Uniti dal 2012
In un documento del marzo 2012 pubblicato dalla Brookings Institution, finanziata da multinazionali-finanziarie, intitolato “Salvare la Siria: valutare le opzioni per il cambio del regime” (PDF), si afferma specificatamente che: “Un’alternativa è che gli sforzi diplomatici si concentrino in primo luogo su come porre fine alle violenze ed ottenere accesso umanitario, come avvenne sotto la guida di Annan. Ciò potrebbe portare alla creazione di paradisi sicuri e corridoi umanitari, che dovrebbero essere sostenuti da una limitata potenza militare, che ovviamente non avrebbe gli obiettivi statunitensi per la Siria e potrebbe mantenere Assad al potere, ma da quel punto tuttavia è possibile che una vasta coalizione, con l’appropriato mandato internazionale, possa aggiungere ulteriori azioni coercitive ai propri sforzi“. Nel 2012, Brookings e altri ambienti politici statunitensi ripetutamente tentarono di spacciare la creazione di santuari in Siria col pretesto umanitario. Ciò è continuato per diversi anni finché non fu chiaro che la maggioranza dei siriani sfollati viveva nel territorio controllato dal governo siriano. La Brookings continuava descrivendo come l’allineamento turco di vaste quantità di armi e truppe al confine con la Siria, in coordinamento con gli sforzi israeliani nel sud della Siria, contribuisse ad attuare un violento cambio di regime in Siria: “Inoltre, i servizi d’intelligence israeliani hanno un’ampia conoscenza della Siria, nonché delle risorse del regime siriano che potrebbero essere utilizzate per sovvertire la base di potere del regime e spingere la rimozione di Assad. Israele potrebbe porre forze presso le alture del Golan e, così facendo, potrebbe distogliere le forze del regime dalla soppressione dell’opposizione. Questa posizione può suscitare timori nel regime di Assad su una guerra su vari fronti, in particolare se la Turchia fosse disposta a fare lo stesso al confine e se l’opposizione siriana viene nutrita con una dieta costante di armi e addestramento. Tale mobilitazione potrebbe forse persuadere la leadership militare siriana a cacciare Assad per preservarsi. I sostenitori ritengono che tale ulteriore pressione potrebbe rovesciare Assad in Siria, se altre forze fossero si allineassero correttamente”. Ancora, il documento programmatico pubblicato nel 2012 vien attuato ininterrottamente da allora, con Israele e Turchia che hanno continuamente fatto pressioni sulla Siria finora con l’invasione progressiva della Turchia a nord e gli attacchi seriali israeliani presso Damasco e le alture del Golan a sud. Mentre il pretesto fabbricato per creare il “santuario” previsto dagli Stati Uniti è cambiato, l’obiettivo è sempre lo stesso: il rovesciamento del governo siriano e, in mancanza, la divisione permanente e quindi distruzione della Siria come Stato nazionale unito.

Gli USA usano i turchi per liquidare i curdi recalcitranti
La Brookings oggi fornisce una panoramica di come quest’ultima versione del piano “santuario” di Washington viene spacciata al pubblico. In un articolo del 26 gennaio 2018 intitolato “Quali sono le prospettive per Turchia, Stati Uniti e YPG dopo l’operazione ad Ifrin?”, dichiarava l’associato alla Brooking Ranj Alaaldin: “La Turchia teme che l’accresciuto Kurdistan siriano e la predominanza delle YPG, ala armata del Partito dell’Unione Democratica (PYD), rafforzatesi negli ultimi anni, ne sosterrebbero la popolazione curda e, quindi, rafforzerebbero l’insurrezione del PKK. Ankara accusa la relazione di Washington con le YPG e le sue politiche in Siria dell’attuale crisi, ma è in realtà una storia priva di opportunità e di calcoli sbagliati da parte di Turchia, YPG e Stati Uniti”. E mentre il pezzo ed altri simili circolano nei media occidentali tentando d’inquadrare il pretesto dell’ultima operazione come tensione diplomatica tra Turchia, Stati Uniti ed alleati curdi di Washington, l’articolo fa una rivelazione: “…l’opposizione araba ha spinto l’opposizione curda a una tacita cooperazione col regime di Assad per garantirsi la propria sopravvivenza, nonostante il primato del regime nella repressione sistematica dei curdi della Siria. Infatti, i curdi ad ovest del fiume Eufrate hanno evitato scontri con le forze governative siriane per anni, e mentre il conflitto siriano volge al termine, avrebbero probabilmente siglato accordi con Damasco mentre il territorio che occupavano veniva restituito allo Stato siriano unito, sventando in modo efficace i piani degli Stati Uniti sulla Siria”. L’ultima incursione della Turchia mira ad impedire ciò.

Sostituire i curdi con terroristi disponibili
Non solo i curdi ad ovest dell’Eufrate potranno essere espulsi o eliminati, saranno sostituiti da estremisti armati e sostenuti da Stati Uniti, NATO e Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) che senza dubbio e con entusiasmo continueranno a combattere le forze governative siriane. Al-Monitor in un articolo intitolato “I piani di Erdogan per Ifrin potrebbero non andare bene alla Siria“, riferiva: “Mentre da entrambe le parti si hanno vittime nell’offensiva turca in Siria, Ankara persegue un piano che va oltre la fine del dominio delle Unità di protezione del popolo curdo (YPG). Il presidente Recep Tayyip Erdogan fa riferimento incessante a un piano per insediare “i veri proprietari della zona” nella provincia d’Ifrin. Ha in mente due gruppi: la banda di milizie che le forze armate turche (TSK) impiegano nel campo chiamata Free Syrian Army (FSA), e il flusso di rifugiati siriani in Turchia”. Il cosiddetto “Free Syrian Army” è poco più di un agglomerato di organizzazioni terroristiche che combattono direttamente sotto la bandiera di al-Qaida o di uno dei suoi numerosi affiliati. È anche il principale agente di Stati Uniti ed alleati regionali, inclusa la Turchia, che usano da anni nella guerra contro la Siria e i suoi alleati iraniani, libanesi e russi. È l’unico gruppo in Siria che vuole continuare a combattere le forze siriane e i loro alleati, e la vicinanza al confine turco gli consente di essere facilmente rifornito ed ospitato nel territorio turco, quando necessario. Con un “santuario” molto più grande e profondo nel territorio siriano, occupato dalle forze turche e dalla relativa difesa aerea, il fronte da cui tali terroristi combattono si avvicinerebbe a Damasco.

Proteggere il nuovo santuario con scudi umani
L’idea di reinsediare i rifugiati nel “santuario” ideato dagli Stati Uniti non è originale. Fu il primo pretesto per spacciare l’idea del “santuario” sostenuto da NATO e USA nel nord della Siria, già nel 2012. Fu anche presentato a un’audizione al Senato degli Stati Uniti del 2015 dal generale John M. Keane, che ne spiegò le ragioni: “Se creiamo zone libere, per le forze di opposizione moderate, ma anche santuari per i rifugiati, il sostegno dell’opinione pubblica mondiale sarà piuttosto drammatico. Se Putin li attacca, l’opinione mondiale sarà decisamente contro di lui. Togliete questo problema dal tavolo quale motivo per cui si è in Siria e se ne faccia una zona libera d’attacco, contribuendo alla migrazione che avviene con le aggressive azioni militari, allora l’opinione mondiale avrà, penso, un impatto significativo su di lui”. In altre parole, Keane propose di proteggere i gruppi terroristici filo-occidentali dagli attacchi delle forze aeree siriana e russa usando i rifugiati come scudi umani.

L‘occupazione straniera ostacola la pace in Siria
Il tanto voluto “santuario” degli Stati Uniti nel nord della Siria sarà usato per continuare la guerra per procura contro Damasco. Già solo la presenza statunitense e turca in Siria ostacola la fine del conflitto, occupandone il territorio, impedendo la riunificazione della nazione e riconciliazione e ricostruzione delle comunità siriane. Mentre la Turchia tenta di ritrarre il proprio ruolo in Siria come costruttivo e propizio alla pace, perfino col nome dell’ultima incursione “Operazione Ramo d’Ulivo”, i terroristi che resistono nel nord della Siria non sarebbero in grado di farlo se la Turchia avesse sigillato i confini e interrotto i rifornimenti ai gruppi terroristici che combattono in Siria. Mentre alcuni analisti ipotizzano che la Turchia abbia stretto accordi con Russia, Iran e Siria per l’ultima incursione, la Siria e i suoi alleati dovrebbero ancora coltivare opzioni per affrontare uno scenario peggiore, non solo la creazione di un “santuario” nel nord della Siria, ma il tentativo di usarlo per perpetuare il conflitto mortale. Qualsiasi accordo politico dietro le quinte è valido tanto quanto la leva finanziaria che le parti devono mantenere verso l’altra parte. Esiste il pericolo che la Turchia s’insedi nel territorio siriano con scarse azioni per evitare una guerra su vasta scala. Anche se il risultato dell’operazione Ramo d’Ulivo della Turchia è incerto, così come le reazioni delle nazioni coinvolte nel conflitto siriano, ciò che è certo è che gli Stati Uniti hanno dimostrato ancora una volta la volontà di usare e tradire gli alleati, cioè i curdi. Le operazioni turche contro i curdi, che avevano siglato una tregua di fatto con Damasco, potrebbero costringerli ad assumere una posizione decisamente anti-Damasco in cambio di una tregua nell’attuale assalto. Proprio come Washington regalava ad Ankara il pretesto per invadere ulteriormente il territorio siriano, Ankara regalerebbe a Washington i curdi ed altri motivi per servire gli interessi statunitensi in Siria piuttosto che i propri.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Erdoghan agonizza: il suo regno si disintegra e Assad l’attende al varco

Ziad Fadil, Syrian Perspective 03/02/2018Erdoghan ha ordinato l’arresto di oltre 300 turchi perché ebbero la temerarietà di mettere in discussione la sua campagna contro i curdi nella Siria settentrionale e il loro principale benefattore, gli Stati Uniti. Inveendo contro un gruppo di medici sbrigativamente arrestati quattro giorni prima ai suoi teppisti, Erdoghan li accusava di tradimento. Ora saranno in prigione in attesa dell’incriminazione. Trump, che probabilmente non sa dove sia la Turchia e ancor meno ciò che vi succede, avrà chiamato Erdoghan per spingerlo ad essere “cauto”. Che Erdoghan abbia minacciato di portare l’operazione militare nella città di Manbij, dove le forze speciali e i marines statunitensi sono situati, aiutando i curdi a crearsi il loro mini-stato nella Siria nord-orientale, sottolinea solo la natura illimitata della stupidità sua e di Trump. Entrambe le nazioni sono membri della NATO e sono legate da un patto di fraternità e amicizia. Beh, non più a quanto pare, mentre la Turchia commette l’abominio del secolo facendo fuggire le truppe statunitensi da una posizione che occupano comunque illegalmente. Che la Turchia sia anche in Siria illegalmente mentre sfida la presenza illegale degli Stati Uniti, è da classico saggio analitico per un corso di diritto internazionale. Il Dottor Assad, da bravo medico, non perde la calma. I suoi amici russi l’incoraggiano a restarne fuori permettendo ai nemici del suo governo di frantumarsi. Voglio dire, a chi importa chi vince o perde? A me certamente no. Se i turchi cacciano gli Stati Uniti, allora, evviva i turchi. Se gli Stati Uniti cacciano i turchi, allora, evviva gli yankee. E se i curdi vengono espulsi, allora, evviva chi lo fa. Non si può perdere con una situazione come questa. Vedete, avrete una fetta di torta da mangiare comunque. Gli Stati Uniti cercano di salvare la faccia fingendo di non avere alcun interesse per l’area d’Ifrin. Tuttavia, una linea rossa sarà violata se i turchi coinvolgeranno le forze curde di Manbij. Con pretese 1700-2000 truppe, quale sarà la strategia statunitense? Di certo non è una forza sufficiente ad affrontare l’esercito turco. Invece, ciò che appare incombente è un pantano simile al Vietnam per Erdoghan. Se Ankara persiste nell’annullare i curdi dalla Siria settentrionale, avrà una presenza a lungo termine dalle statistiche morbose. Nel frattempo, l’Esercito arabo siriano continuerà a colpire i ratti terroristici d’Idlib fin quando non si spezzeranno, collasseranno e scompariranno. Lo stesso accadrà nel Ghuta orientale. Una volta raggiunti gli obiettivi della Siria, il Dottor Assad si rivolgerà al problema turco e curdo nel nord e nel nord-est. Noi di SyrPer crediamo che sia nell’interesse della Siria allearsi con la Turchia e aiutarla a sradicare la minaccia curda. Ciò metterà alla prova la politica dichiarata da Erdoghan, combattere solo il terrorismo e non occupare il territorio di un’altra nazione. I curdi, che hanno dimostrato di essere dei traditori, dovranno essere distrutti. In ogni caso, combattere a fianco dei turchi per liberare il Paese dalla pestilenza curda lascerà l’esercito turco troppo debole per combattere, se e quando Damasco non vedrà altra alternativa che entrare in guerra contro Ankara. È incredibile come i curdi siano caduti in tale trappola sapendo dalle esperienze passate quanto siano affidabili gli yankee in caso di alleanze con minoranze del Medio Oriente.
Siria e Russia erodono con successo la presenza dei terroristi ad Idlib. Si può leggere ciò da quanto accade con le vocianti storie su armi chimiche inventate per accusare il governo di Assad. Vorrei poter avere un nichelino ad ogni uso della parola “regime” nella confusa stampa occidentale. Sarei abbastanza ricco. In ogni caso, i media dei terroristi lamentano i pesanti bombardamenti su Saraqib ed Idlib. Come sempre, i media dei terroristi cercavano di suscitare emozioni parlando solo di vittime civili ignorando l’efficacia dei bombardamenti aerei sulle posizioni e i depositi di armi dei terroristi. A giudicare dai commenti dei lettori, dopo alcuni articoli, nessuno si fa ingannare da tutto ciò. L’Esercito arabo siriano è ora a soli 9 km da Saraqib, potendo liberare l’autostrada tra Aleppo e Damasco, per non parlare di Aleppo e Idlib. Ieri l’EAS liberava le seguenti cittadine nella provincia d’Idlib: al-Mushayrifa, al-Tuayhina, Tal Sultan, al-Husayniyah, Masada, Tal Qarita, Jabal Tuil e Tal Qalba. Questo ha posizionato le avanguardie dell’EAS nella distanza summenzionata. Prevediamo l’assalto su Saraqib questa settimana, poiché SAAF e RuAF continuano a bombardarla con un’intensità senza precedenti. Questo è il motivo per cui i media dei terroristi impazziscono. È anche il motivo per cui il supremo terrorista saudita Abdullah al-Muhaysini, veniva intercettato mentre parlava ad alcuni dei suoi capi dicendogli che “il morale collassa” dopo le “catastrofi di Aleppo ed Idlib”, oltre ad inveire contro il conflitto tra i ranghi dei terroristi, impedendo l’istituzione di un centro di comando terroristico congiunto. A sud-est di Aleppo ieri, proprio al confine con Idlib, l’EAS spazzava via interi nidi di scarafaggi terroristici a Qafr Hadad, Ziyarat al-Mataq, Warida, Zamar, Tal Warida e Tal Alush. Le città venivano liberate dalle mine e dagli IED dai genieri dell’EAS. E venivo informato che 16 ratti appartenenti ad al-Nusra furono eliminati e decine feriti mentre fuggivano nei villaggi vicini. È ovvio che l’anarchia regna tra i terroristi d’Idlib. Senza un posto dove andare, alcuni scompaiono per sfuggire a una morte certa. La cosa è chiara.
Come nota, l’ultimo aereo AWACS russo A-50 veniva visto nei cieli della Siria, segnando un nuovo capitolo del sostegno di Mosca al popolo siriano. Secondo quanto riferito, l’aereo può rilevare la presenza di velivoli stealth.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Turchia cerca di bloccare l’offensiva dell’Esercito arabo siriano, fallendo

Erdogan mette alla prova la risoluzione russa con l’incursione verso Idlib, ma si ritira rapidamente
Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 3 febbraio 2018Ecco ciò che si sa per certo: Questa settimana, martedì scorso, un grosso convoglio dell’esercito turco attraversava la Siria sotto la copertura della notte scortato dai terroristi di al-Qaida verso Idlib, occupata dai terroristi. Quarantotto ore dopo l’ingresso in Siria, il convoglio turco si ritirava in Turchia. Durante la permanenza in Siria, il convoglio turco subiva due feriti e un morto, un camionista civile. (I feriti erano un altro civile e un soldato).
30 Gennaio
Mark @markito0171
Poco prima un convoglio dell’esercito turco finiva sotto il tiro delle forze del regime siriano e delle milizie iraniane sull’autostrada Aleppo-Idlib

Mark @markito0171

Ecco cosa è stato segnalato, ma non possiamo saperlo con certezza: Il convoglio turco era diretto verso la roccaforte in prima linea dei terroristi di al-Ays. Ciò avrebbe messo le truppe turche direttamente contro l’offensiva dell’Esercito arabo siriano che avanzava costantemente da sud. Non si può sapere con certezza perché il convoglio si fosse fermato 10 chilometri prima di al-Ays.
Secondo quanto riferito, mentre il convoglio giungeva, l’Aeronautica militare russa aveva tentato di bombardare la presunta destinazione di al-Ays e l’artiglieria siriana ne bombardava la strada. Gli F-16 turchi sorvolavano costantemente Idlib per proteggere la sicurezza del convoglio.
29 Gennaio
Jenan Moussa, @jenanmoussa
3/ Vale la pena prestare attenzione a diversi attivisti dell’opposizione sul campo, che seguono il convoglio dell’esercito turco per Idlib, secondo cui i russi bombardano un villaggio a 2 km di distanza dal convoglio. Di conseguenza, il convoglio turco si fermava. @akhbar

Jenan Moussa, @jenanmoussa
4/ Ho appena fatto questa mappa. Date un’occhiata per capire meglio la situazione. Il convoglio dell’esercito turco si fermava presso Qafr Halab. I russi lo bombardano e il regime siriano bombarda l’area di al-Qamari. Il convoglio è destinato ad al-Ays, quindi non può passare. @akhbar
Ecco cosa fu segnalato, ma è ovvio una sciocchezza: Il camionista turco è stato ucciso da una bomba a bordo strada, fatta detonare dalle YPG curde. Idlib è occupato da islamisti arabi. In teoria potrebbe anche essere la casa delle cellule dormienti delle YPG, ma è assai dubbio che sarebbero liberi di piazzare bombe sul ciglio della strada tra una popolazione ostile e una marea di combattenti islamici. È ancora più inverosimile che ke YPG cercassero d’inserirsi nel tiramolla tra Turchia e Damasco. No, se le perdite turche erano veramente dovute a una bomba lungo la strada, significa che non tutte le correnti jihadiste ad Idlib sono disposte ad accogliere i turchi come salvatori. (Già strettamente alleati, al-Qaida e Turchia hanno ormai una relazione molto più ambigua). In alternativa, se la morte non fu inflitta da una bomba a bordo strada, avrebbero credito i rapporti secondo cui l’Esercito arabo siriano dirigeva il tiro dell’artiglieria contro il convoglio.

29 Gen
Jenan Moussa @jenanmoussa
7/ A causa del quasi bombardamento russo e siriano, i testimoni sul campo ora dicono che il convoglio militare turco ha praticamente spento le luci e aspetta nell’area. Stiamo cercando di scoprire se tornerà indietro o continuerà ad avanzare nonostante gli avvertimenti.

Jenan Moussa @jenanmoussa
8/ Video che dimostra che un attacco aereo si svolse su al-Qamari, mentre il convoglio dell’esercito turco si avvicinava. @akhbar

In ogni caso, tutto considerato, la spiegazione più probabile dell’incursione turca è che Erdogan, risentito del fatto che le forze filogovernative stessero spazzando via i suoi amati islamisti, avesse deciso di testare i russi e la loro interpretazione di Astana, incontrando più resistenza di quanto fosse disposto a rispondere, ritirandosi. Il processo di pace in Siria guidato dalla Russia prevede il ruolo di osservatori militari turchi ad Idlib, ma un gigantesco convoglio di 100 veicoli con 15 carri armati, spedito nella notte, apparentemente con l’obiettivo di mettersi di traverso all’offensiva dell’Esercito arabo siriano, sembra non fosse proprio ciò che i russi avevano in mente. Probabilmente hanno detto ad Erdogan, dietro le quinte, che, specialmente oltre all’offensiva ai curdi siriani d’Ifrin, che stava esagerando e i danni al convoglio, che si trattasse di ribelli ostili alla Turchia o dell’Esercito arabo siriano, li costrinse a rientrare a casa. Ciò significa che la rotta dell’Esercito arabo siriano verso la “capitale” ribelle d’Idlib e la sacca di Fuah e Qafraya assediate. è ancora una volta chiara.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Siria aiuta le YPG contro i turchi ad Ifrin

La Siria permette ai combattenti curdi addestrati dagli Stati Uniti di rafforzare Ifrin, aumentando il costo dell’invasione per Erdogan e i suoi islamisti
Marko Marjanovic Checkpoint Asia 2 febbraio 2018

Quando la Turchia ed islamisti al suo servizio hanno lanciato l’offensiva contro Ifrin controllata dai curdi, nel nord-ovest della Siria, si ebbe un’ondata di denunce. I curdi lamentavano che i russi fossero in combutta coi turchi, che gli Stati Uniti li stessero vendendo e che il governo siriano non volesse davvero difenderli. Tuttavia, una lamentela era completamente assente. 12 giorni dopo il tentativo d’invasione turca d’Ifrin i curdi devono ancora lamentarsi di Damasco che impedisce ai loro combattenti, provenienti dalla Siria nord-orientale, di rafforzare l’enclave d’Ifrin, prova sufficiente che la Siria non fa nulla del genere. Ad Ifrin, la milizia curda delle YPG ha meno di 10000 uomini armati. Tuttavia, nell’angolo nordorientale della Siria, le YPG hanno almeno altri 30000 combattenti. Problema per i curdi: i due territori da loro tenuti non sono collegati. Nel mezzo si trova la zona di occupazione turca e il territorio controllato dall’Esercito arabo siriano. Fortunatamente per i curdi, Damasco è felice di vedere i combattenti delle YPG dall’est attraversare il proprio territorio per rafforzare le difese d’Ifrin e far pagare cara l’invasione a Turchia ed islamisti al seguito.
Lanciando l’invasione d’Ifrin, i turchi annunciavano che avrebbero affrontato possibili rinforzi curdi coi droni che avrebbero bombardato i convogli delle YPG diretti a est. Tuttavia non vi è alcun motivo per cui i combattenti curdi debbano viaggiare in convogli, di grandi dimensioni ed identificabili, ed hanno ogni ragione per non farlo. Per motivi comprensibili, il campo governativo e i curdi hanno in gran parte mantenuto il silenzio sull’accordo, ma i suggerimenti che escono parlano di una realtà: “Siamo consapevoli che l’SDF riposizionano alcune forze in risposta alle recenti tensioni, tuttavia questo non avviene sotto la direzione della coalizione“, diceva il portavoce del dipartimento della Difesa degli USA maggiore Adrian Rankine Galloway. Alla domanda su dove le forze SDF si fossero riposizionate, rispose: “Non parlo per conto delle SDF“.
Di fatto concedere vicendevolmente un passaggio limitato è pratica consolidata dei due campi. I curdi permettono al governo di avere accesso limitato alle sacche di Qamishli e Hasaqah, in cambio il quartiere di Shaiq Maqsud detenuto dai curdi ad Aleppo, gode di diritti simili. Anche l’anno scorso Damasco permise ai combattenti delle YPG di Ifrin di unirsi all’offensiva YPG-USA su Raqqa. L’ironia è che nella lotta contro la Turchia, i curdi siriani, solitamente sostenuti dagli Stati Uniti, ricevono più aiuto dal governo siriano contro cui sono in rivolta. Nel frattempo, Damasco si ritrova ad impiegare combattenti addestrati e equipaggiati dagli Stati Uniti contro la Turchia, entrambi membri della NATO e potenze che avevano cercato di distruggere assieme lo Stato siriano. Naturalmente il governo siriano non vuole un’altra zona di occupazione turca nel nord della Siria, non più dei curdi, anche se per ragioni diverse.
Erdogan ha indicato l’ambizione che una vittoria militare sia seguita dal reinsediamento dei rifugiati arabi dai campi turchi ad Ifrin, per cambiarne la composizione demografica, impedendo quindi l’ascesa di un baluardo curdo nell’area, per sempre. Il problema per la Siria è che Erdogan non sembra avere fretta di riconoscere la legittimità del governo di Damasco e probabilmente richiederà enormi concessioni per far rientrare dalla Siria gli islamisti, o semplicemente sosterrà per sempre un miniemirato islamista nella Siria nordoccidentale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’operazione turca crea molto più che imbarazzo agli Stati Uniti

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook, 2.02.2018L’ultima operazione militare della Turchia, Ramo d’Ulivo, è molto più che imbarazzante per gli Stati Uniti; ne segna un’umiliante sconfitta nella peggiore guerra nel Medio Oriente contemporaneo, e potenzialmente anche la fine della supremazia regionale. Se “il nemico del mio nemico è mio amico” è vero nelle relazioni internazionali, il suo esatto opposto “alleato del mio alleato non è il mio alleato” sembra altrettanto vero quando si tratta di definire il triangolo curdi-Stati Uniti- Turchia. Nel corso della guerra siriana, gli Stati Uniti hanno scelto chiaramente i curdi come alleato, loro principali forze di terra. Questa scelta, tuttavia, non poteva esserci se non a costo di alienare la seconda potenza militare della NATO, la Turchia. Tuttavia, questa estensione del sostegno degli Stati Uniti ai curdi non portava immediatamente alla rottura delle relazioni USA-Turchia. Fino al 2015, Stati Uniti e Turchia continuavano a comportarsi da alleati. Ma l’alleanza non era priva di tensioni appena sotto la superficie. La Turchia era sempre più stanca del sostegno degli Stati Uniti ai curdi; e per contrastarlo, inizialmente supportò lo SIIL e poi iniziò ad armare i suoi fantocci per assicurare i propri interessi in Siria, mettendosi gradualmente contro NATO e Stati Uniti. La crisi dei rapporti bilaterali si manifestò chiaramente quando si tentò il colpo di Stato in Turchia, che ne continua ad incolpare gli Stati Uniti. Mentre questo “gioco delle accuse” danneggia le relazioni bilaterali, non spiega cosa abbia effettivamente permesso alla Turchia di aggredire militarmente gli alleati (curdi) dell’alleato NATO (Stati Uniti).

La Turchia ha nuovi e potenti alleati
Pur essendo ancora alleato della NATO, la politica estera e l’orientamento regionale della Turchia sono cambiati radicalmente nel corso della guerra in Siria. Da un lato, se Cina e Qatar sono i maggiori investitori esteri, dall’altro Iran e Russia si sono rivelati i principali alleati strategici della Turchia. Ciò spiega perché, nonostante l’uccisione di centinaia di combattenti alleati degli Stati Uniti nell’ultima settimana, Washington non ha saputo dare una risposta adeguata alla Turchia. Tutto ciò che ha fatto e detto non sono altro che parole di “preoccupazione e cautela”; sono semplicemente vincolati dallo status nella NATO della Turchia? Bene, questo non avrebbe impedito di cospirare contro Erdogan sostenendo il colpo di Stato e rifiutandosi di consegnare Fethullah Gulen. Quindi cos’è cambiato ora? Nonostante l’attacco turco agli alleati degli Stati Uniti in Siria, i mercati e le borse della Turchia non hanno subito danni. Gli Stati Uniti non possono infliggere punizioni economiche alla Turchia per tale aperta sfida. C’è una ragione molto seria per questa stabilità del mercato, e cioè che la Turchia ha ridotto la dipendenza da Europa e Stati Uniti e ha trovato nuove fonti di finanziamento in Qatar e Cina e nuove fonti di armamenti in Cina e Russia. Considerate questo: il Qatar è già il primo investitore estero in Turchia con oltre 20 miliardi di dollari di risorse ed altri 19 miliardi per la pipeline, nel 2018. E, d’altra parte, la Turchia è il garante della sicurezza del Qatar stabilendovi un nuova base militare. Gli ultimi due sviluppi si sono avuti dopo che la Turchia appoggiava il Qatar durante il boicottaggio degli Stati del Golfo dello scorso anno, persino trasportando via aerea rifornimenti dopo che l’Arabia Saudita aveva chiuso il confine col Qatar. E mentre gli investimenti della Cina in Turchia sono relativamente minori rispetto a quelli del Qatar, non vi è dubbio che la Turchia sarà un’unità territoriale chiave nella cinese Belt&Road Initiative (BRI). La Cina già crea collegami territoriali e ferroviari con la Turchia attraverso l’Iran, altro Paese chiave nella BRI cinese. Mentre nell’Iran orientale la Cina modernizza le reti ferroviarie del Paese, nell’Iran occidentale le ferrovie lavorano per collegare Teheran alla Turchia e infine all’Europa. E la Cina già fa grandi investimenti nel settore delle telecomunicazioni in Turchia. Ad esempio, il 5 dicembre 2017, ZTE, il più grande fornitore di soluzioni di rete e apparecchiature di telecomunicazioni della Cina, accettava di acquisire oltre il 48,04% del fornitore turco per l’integrazione dei sistemi Netas per 101,3 milioni di dollari, con l’obiettivo di espandere le operazioni nei mercati chiave coperti dall’iniziativa “One Belt, One Road” di Pechino. E non c’è alcun dubbio sull’ampia intesa raggiunta tra Ankara e Mosca sulla conclusione siriana. Senza questa comprensione, la Turchia non avrebbe mai potuto usare lo spazio aereo siriano. E ora, con la Turchia che rapidamente mette alle strette i principali avversari in Siria, alla fine rimarrà poco o nulla da fare all’Esercito libero siriano (FSA) supportato dalla Turchia, consentendo a Russia, Iran e Siria di avere un maggiore margine di manovra nel pantano siriano. L’operazione turca, quindi, potrebbe produrre due importanti vantaggi: danneggerà in modo significativo la capacità degli Stati Uniti d’influenzare la situazione in Siria e rafforzerà anche la posizione russa. Ormai, è abbastanza ovvio che l’avvertimento siriano di abbattere i jet turchi che attaccano Ifrin era vuoto. È interessante notare che anche la Russia non ha obiettato all’operazione turca. Il Ministro degli Esteri russo, interrogato su questa intesa, invece accusava gli Stati Uniti del sostegno ai curdi dicendo che “le azioni unilaterali degli Stati Uniti in Siria hanno fatto infuriare la Turchia“, e dopo che la Turchia avviava le operazioni, la Russia allontanava le propria forze da Ifrin, portando i rabbiosi comandanti delle YPG ad accusare Mosca di “tradimento”.

Cosa dopo Ifrin?
E l’estraneità tra Stati Uniti e Turchia aumenterà probabilmente con l’avvicinarsi della Turchia a Manjib, dove gli Stati Uniti hanno una propria base militare e forze di terra, includendola nella propria “zona sicura”. E il Pentagono ha già avvertito che difenderà Manjib se attaccata. Ifrin è quindi solo un vantaggio per Manjib, ed è a Manjib, ad est dell’Eufrate, che si trova la vera minaccia alla Turchia. La vittoria ad Ifrin non basterà; è solo una mossa tattica verso l’obiettivo strategico finale di scacciare i curdi oltre l’Eufrate. Allora gli Stati Uniti si troveranno faccia a faccia con la Turchia? La Turchia mostrerà ancora la stessa audacia dimostrata ad Ifrin? Molto dipenderà da come il continuum strategico della Turchia opererà con Russia e Iran. Ma Manjib sarà ugualmente un test della strategia statunitense. A differenza di Ifrin, che è curda; Manjib è etnicamente diversa e metterà sotto pressione gli Stati Uniti, potendosi rivelare l’ultima spinta concertata per scacciare gli Stati Uniti dallo scacchiere.Salman Rafi Sheikh, analista delle Relazioni internazionali e degli affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio