La Siria sul cessate il fuoco di Russia, Iran e Turchia

Walid al-Mualam, Viceprimo Ministro e Ministro degli Esteri e degli Espatriati siriano, intervistato da Rasha Qasar, al-Iqbariya TV, 29/12/2016
Trascrizione di Muna Alno-Naqal per Mondialisation

Testo integrale del colloquio con il Signor Walid al-Mualam, Viceprimo Ministro e Ministro degli Esteri e degli Espatriati siriano, alla TV nazionale siriana.Syria's Foreign Minister Walid al-Moualem speaks during a joint news conference with his Iraqi counterpart Hoshyar Zebari in Baghdad1. Il governo siriano ha annunciato un accordo per la cessazione delle ostilità dal 29 dicembre a mezzanotte. Quanto è diverso dagli accordi precedenti?
L’accordo s’è avuto dopo la vittoria ad Aleppo. Pertanto, esprime soprattutto la fiducia del governo siriano e delle Forze Armate siriane nella vittoria sul terrorismo e, in secondo luogo, che la situazione dopo la liberazione di Aleppo non è la stessa di prima. E’ stato necessario investire su questa vittoria militare. La cessazione delle ostilità è il primo passo del suo sfruttamento dal punto di vista politico.

2. Ministro, vorremmo conoscere i dettagli, dato che gli accordi precedenti hanno subito numerose violazioni.
Quest’accordo ha una grande differenza rispetto ai precedenti accordi nei termini delle garanzie. In primo luogo, abbiamo fiducia nella sicurezza della Russia perché è la nostra partner nella lotta al terrorismo e ci ha assicurato che risponderà a qualsiasi violazione. In secondo luogo, le fazioni che non hanno firmato l’accordo sono considerate “terroriste”. In terzo luogo, ci sarà il controllo sulle violazioni. I russi non permetteranno che questo accordo sia violato alle frontiere o dalle zone invase dai gruppi armati. Naturalmente, questo accordo esclude le organizzazioni SIIL, Jabhat al-Nusra e fazioni collegate e quelle che non l’hanno firmato. Pertanto, i nostri militari continueranno la loro missione. Non fermeremo la lotta. Allo stesso tempo, si tratta della reale possibilità di una soluzione politica della crisi che fermerebbe lo spargimento di sangue in Siria e consoliderebbe il futuro del Paese.

3. Dobbiamo intendere che gli accordi precedenti mancassero di tali garanzie, e da qui la loro violazione?
Sì. Le garanzie erano orali, ma non è così questa volta, dal momento che la cessazione delle ostilità viene dichiarata dal Presidente Putin. E questo è il motivo per cui ci fidiamo.

4. Ma perché l’ha descritto fragile?
Perché lui non si fida di quelle fazioni, a meno che non dimostrino il loro impegno.

5. C’è stato un coordinamento tra Siria e Russia prima dell’annuncio dell’accordo?
Sì, ci sono stati contatti a vari livelli tra il Presidente Putin e il Presidente al-Assad, tra noi e i nostri colleghi russi, in modo che sia stato pianificato congiuntamente per essere accettabile dai siriani.

6. Ministro, la Turchia ha annunciato questo accordo, i siriani si chiedono come sia possibile che partecipi alla soluzione per fermare la guerra contro la Siria mentre è direttamente coinvolta nel finanziamento e sostegno del terrorismo e dei terroristi in Siria?
E anche di più! Io dico che la Turchia è uno Stato nemico e uno Stato che ha invaso parte del territorio siriano. Tenuto conto di tale realtà oggi, la domanda è: da dove vengono tutti questi terroristi? Non hanno attraversato il territorio turco? Non sono stati finanziati, addestrati e armati dalla Turchia? Questo è il motivo per cui abbiamo fiducia nel ruolo della sicurezza russa e iraniana, ma assolutamente no nel ruolo turco. Inoltre, alcuno dei documenti firmati nell’accordo menziona la Turchia.

7. Oggi, l’ambasciata russa a Damasco è stata presa di mira da mortai. E’ un messaggio alla Russia?
Non è la prima volta che l’ambasciata russa subisce tiri indiscriminati. Credo che vada condannato a livello internazionale, l’immunità delle ambasciate vieta tali attacchi.

8. I media hanno parlato di modifiche all’accordo da parte della Siria, ma trascurate dalla Russia. È vero?
E’ normale che qualsiasi documento dia adito a discussioni tra noi e la Russia, prima di raggiungere un accordo sul contenuto. E’ su questa base che abbiamo firmato. Niente, assolutamente niente, ci è stato imposto.

9. E’ vero che il governo siriano ha rifiutato di includere alcune fazioni che ritiene di essere organizzazioni terroristiche, mentre Mosca aveva trascurato di sollecitare le varie parti a rispettare le scadenze?
Tutto quello che so è che sette fazioni hanno firmato l’accordo, le fazioni che vogliono una soluzione politica della crisi.

10. Vuol dire che questo accordo crea un clima favorevole al dialogo?
Senza illudermi, dico che lo Stato siriano offre l’opportunità di rispondere alle aspirazioni del suo popolo per una via d’uscita da questa crisi. È una vera opportunità. Chi vuole agire nell’interesse del popolo siriano dovrebbe cogliere l’opportunità di muoversi verso una soluzione politica in tutta onestà, cuore e mente sono rivolti esclusivamente al futuro della Siria.

11. Ma il governo siriano ha negato la sospensione dei combattimenti in alcune aree, in particolare nel rif di Damasco, secondo alcuni, ostacolando l’accordo.
Tuttavia, l’accordo è stato firmato e annunciato. Come Stato, abbiamo la responsabilità della sicurezza del nostro popolo e quando pensiamo che un pericolo minacci qualunque delle nostre regioni, dobbiamo agire. Anche se tutti celebriamo la liberazione di Aleppo, vi dico francamente che, militarmente parlando, Aleppo al momento non è sicura perché gruppi armati operano sempre vicino ai quartieri occidentali, che subiscono ancora i loro bombardamenti indiscriminati. Non possiamo tollerare una situazione del genere ad Aleppo o a Damasco. Dobbiamo affrontare entrambi i problemi.

12. Ci sono quindi regioni del Paese non interessate da questo accordo?
Sì. Ho detto che le nostre forze armate continueranno la loro missione.

13. SIIL e Jabhat al-Nusra sono stati esclusi dall’accordo, come attuarlo mentre queste organizzazioni terroristiche sono presenti in molte parti del Paese?
Le fazioni che hanno firmato l’accordo se ne devono allontanare e devono annunciarlo, altrimenti ingannerebbero.

14. In questo caso, mi permetta, Signor Ministro, di tornare sul ruolo turco. Vediamo che la Turchia fa il doppio gioco. Un giorno va d’accordo con la Russia, il giorno dopo si rivolge agli Stati Uniti. Come dobbiamo intenderlo, oggi?
Abbiamo informato gli amici russi e iraniani che non abbiamo fiducia nella Turchia, e se, come abbiamo capito, certe necessità del momento hanno portato a cambiarne posizione, non c’interessa. La nostra fiducia è alta verso Russia e Iran. Mentre la Turchia occupa parti del nostro territorio, attacca il nostro popolo in molte regioni, pur continuando ad aprire le frontiere ai terroristi, rimanendo uno Stato nemico della Siria.

15. Ma la Turchia è ora associata a questo accordo?
Non è affar nostro. Non è nostra partner. Non abbiamo dialogato con la Turchia.

16. Lei ha detto che l’accordo s’è avuto dopo le vittorie a Aleppo. Come le vittorie militari si tradurranno politicamente?
Questa è una domanda importante. In effetti, la vittoria ad Aleppo ha portato alla cessazione delle ostilità e ha aperto la strada al dialogo ad Astana. Come ho già detto, chi vuole davvero uscire dalla crisi e rispondere alle aspirazioni del popolo siriano si recherà a Astana, al fine di raggiungere una soluzione senza imporre condizioni che sa inaccettabili.

17. Alcuni credono che la visione russa della soluzione in Siria non sia gradita a Damasco e Teheran. Cosa ne pensa?
In primo luogo, non rivelo un segreto dicendo che solo un’ora prima del colloquio ricevetti una telefonata dal Dr. Jawad Zarif per assicurarmi che l’Iran è al fianco della Siria su ciò che ritiene compatibile. L’Iran quindi partecipa a questo lavoro. Poi succede che i punti di divergenza tra gli Stati sono dovuti a differenze culturali o contingenti. Ma, alla fine, ho detto che non ci sono disaccordi tra Siria, Russia e Iran. Siamo alleati. Siamo nella stessa trincea contro il terrorismo.

18. E che dire di coloro che sostengono che lo Stato siriano non è d’accordo su molti punti di vista russi sulla soluzione in Siria?
Non ho sentito alcuna dichiarazione da Lavrov e Putin che cercasse d’imporre una qualsiasi soluzione al popolo siriano. Al contrario, hanno sempre sostenuto che la soluzione gli appartiene e che esso deve decidere.

19. Tuttavia, alcuni hanno scritto che la riunione tripartita si è tenuta a Mosca per risolvere le divergenze sulla soluzione della crisi siriana?
Molti analisti e Paesi non sopportano l’idea di questo incontro a Mosca tra Russia, Iran e Turchia. Tuttavia, l’incontro ha avuto luogo con il risultato della cessazione delle ostilità e della preparazione di una prossima riunione ad Astana.

20. Ma alla fine della riunione, il ministro degli Esteri turco ha detto che tutte le “milizie” che combattono sul territorio siriano vadano escluse, compresa Hezbollah. Cosa pensa il governo siriano di tale affermazione?
Dico molto francamente al ministro degli Esteri del regime turco che dovrebbe leggere i principi del diritto internazionale. Hezbollah è presente in Siria su richiesta ufficiale del governo legittimo siriano che, secondo il diritto internazionale, è assolutamente diversa dalla presenza di milizie terroristiche giunte da più di cento Paesi attraverso il territorio turco.

21. Ha anche aggiunto che è impossibile che il Presidente Al-Assad resti al potere. Cosa ne pensa?
Pensa che tale affermazione meriti una risposta? Ancora una volta dico francamente che non gli compete. Ora questo argomento è storia.

22. Ma la Turchia è coinvolta nella soluzione?
Non è un tema in discussione. E’ di responsabilità del popolo siriano e di esso solo. Non permetteremo a nessuno d’interferire. Assad è stato eletto Presidente della Repubblica araba siriana, che piaccia o no al ministro degli Esteri turco. Questa è la nostra realtà. Noi lo rispettiamo come rispettiamo la volontà del popolo siriano.

23. Ha poi ripetuto questa affermazione, ma in nome delle fazioni armate che non accetteranno la permanenza del Presidente Assad. Tuttavia, lo Stato siriano si prepara a dialogare con tali fazioni…
Chi non è d’accordo non verrà. Ho detto che il tema del Presidente al-Assad e della Direzione siriana spetta al popolo siriano e non permetteremo che sia discussa in qualsiasi riunione.

24. E’ chiaro. Ma richiede un dialogo senza precondizioni, lo Stato siriano non ha una precondizione da imporre in questo caso?
La sovranità non è un prerequisito ed è parte della sovranità del popolo siriano. Non si presta a discussioni, accordi o compromessi. Non facciamo compromessi quando si tratta della volontà del popolo siriano. Ora ciò è inteso dal mondo. A questo proposito, un aneddoto circola: nella comunità internazionale tutti coloro che hanno chiesto l’impeachment del Presidente Al-Assad hanno perso la carica mentre Assad è rimasto. Forse sarà lo stesso per il signor Oglu.

25. Signore, molte domande hanno bisogno di risposte franche da voi. La minaccia di partizione spaventa ancora i siriani, in particolare dato che il diritto internazionale stabilisce che in caso di cessate il fuoco la linea di contatto tra Stati in guerra può trasformarsi in confini. Cosa ne pensa?
In primo luogo, non è un cessate il fuoco, ma cessazione delle ostilità. In secondo luogo, le linee di contatto sono temporanee, per monitorare la cessazione delle operazioni di combattimento. Scompaiono non appena i combattimenti finiscono.

26. Ha un periodo determinato.
Sì. Non ci sono linee di contatto a tempo indeterminato, salvo che lo Stato subisca la volontà di altri Stati che impongono la partizione. La partizione era l’obiettivo del piano ordito contro la Siria. Ma grazie alla resistenza del nostro popolo e delle nostre Forze Armate, tale piano è ormai abbandonato.

27. Parliamo degli Stati coinvolti nella guerra contro la Siria e che non fanno parte dell’accordo. Come nel caso di Arabia Saudita e Qatar. Perché la Russia ha detto che vi si uniranno presto?
Probabilmente perché Arabia Saudita e Qatar non hanno ancora capito che sono stati sconfitti sulla scena siriana. Quando misureranno la portata della loro sconfitta, prenderanno in considerazione forse l’interesse dei loro popoli e cambieranno posizione.

28. A parte la Russia, sembra che questo accordo si limiti agli Stati regionali. Che dire della Francia, punta di diamante della guerra alla Siria? Del Regno Unito? E degli altri Stati che hanno ospitato e organizzato il Congresso denominato “Amici del popolo siriano”?
Amici tra parentesi! Primo, obiettivamente l’Europa non ha mostrato peso politico proporzionale alla sua notevole dimensione economica, e si accontenta di seguire gli Stati Uniti. Poi i Paesi europei presumibilmente “Amici del popolo siriano” hanno imposto sanzioni economiche che pesano pesantemente sulla sua vita quotidiana. Infine, la liberazione di Aleppo ha rivelato che l’Europa fa parte del complotto, perché le armi sequestrate nei depositi dei quartieri orientali erano di fabbricazione europea. La Gran Bretagna, attraverso il suo ministro degli Esteri, adotta purtroppo posizioni folli sulla situazione siriana. La Francia, a mio parere, fu tra le prime a notare il proprio fallimento, lasciando un popolo insoddisfatto dalla politica Hollande che l’ha portato a ritirarsi dalla prossima campagna presidenziale. Sono uno degli ottimisti che si aspettano un cambiamento radicale nella politica francese.

29. Cosa pensa Washington di questo accordo?
Washington? L’amministrazione Obama o l’amministrazione Trump? Gli Stati Uniti certamente sono immersi nella cospirazione contro di noi e, anche se l’amministrazione Obama sta per finire, Dio ci salvi dai problemi che potremmo ancora ritrovarci entro il 20 gennaio.

30. Non accetterà di essere esclusa dalla soluzione?
Deve starne lontano. Quando il presidente Obama firmò l’invio di armi potenti alle fazioni dell’opposizione in Siria, voleva prolungare la crisi non nell’interesse del popolo statunitense, ma d’Israele. Infatti, solo Israele, con probabilmente Arabia Saudita e Qatar, non vuole che finisca la crisi in Siria.

31. Si sentono commenti e dichiarazioni sulla Siria da sauditi e qatarioti che ora ammettono che furono gli statunitensi a spingerli a farsi coinvolgere in Siria. Possiamo considerarlo un riconoscimento della loro sconfitta?
Ammettere la sconfitta è imposto dalla realtà sul campo. Furono sconfitti e devono trarne gli insegnamenti per se stessi e per coloro che li hanno usati. Oggi vi è la reale possibilità di uscire dalla crisi e come ha già detto il Presidente Assad: non parliamo di vittoria o sconfitta individuale, ma che popolo siriano e Siria devono essere vincitori.

32. Questi cambiamenti che ha sottolineato, li faranno desistere? Così, sentiamo parlare di revisioni significative sui Fratelli musulmani in Egitto…
E’ possibile e dipende dagli interessi del popolo egiziano. I Fratelli musulmani in Egitto e altrove hanno un programma distruttivo. Come nel caso egiziano. Noi, in Siria, continueremo a considerare i Fratelli musulmani un’organizzazione terroristica, come all’inizio degli anni ottanta.

33. Come sono i rapporti egiziano-siriani oggi?
Non sono passati alla normalità.

34. Vedremo un cambiamento di posizioni a livello internazionale?
E’ ancora presto per dirlo, ma scommetto ci sarà un cambiamento positivo.

35. Lo Stato siriano invierà una delegazione ad Astana?
Saremo ad Astana, dato che il nostro principio generale non è adottare la politica della sedia vuota in un qualsiasi forum di dialogo tra siriani.

36. Ci sono prerequisiti a questa partecipazione?
Saremo presenti con mente aperta in linea con i dati della situazione regionale e internazionale.

37. Avete eventuali riserve su ciò che è probabile sia offerto?
Si potrà discutere di tutto tranne che su sovranità nazionale e diritto del popolo siriano a scegliere il proprio governo.

38. Come il governo siriano intende affrontare la questione curda?
Cominciamo con le costanti. Primo: non c’è dubbio che i fratelli curdi sono parte del popolo siriano. Secondo: dicono che hanno aspirazioni nell’unità territoriale della Siria e ritengono che le loro aspirazioni siano legittime. Questo può essere vero. Se ci sono richieste legate alla vita culturale e sociale nel contesto della Repubblica araba siriana, li consideriamo favorevolmente. Ma ora, la priorità è la lotta al terrorismo.

39. Circa le voci che chiedono la creazione di un governo nel nord della Siria?
Io dico ai fratelli curdi, in passato avete puntato su estero e grandi potenze e questo è il motivo per cui la questione curda dura da più di cento anni. Scommettete sulla cittadinanza siriana e troverete la vostra casa, il caldo seno che accoglie tutti i siriani. Siamo un Paese orgoglioso della propria convivenza. Rifiutiamo il settarismo. Siamo un popolo senza distinzione di religione o etnia. Le nostre minoranze sono diverse, ma tutte siriane e orgogliose della diversità religiosa ed etnica.

40. L’inviato speciale per la Siria, Staffan de Mistura, ha accolto la cessazione delle ostilità e ha offerto i suoi servigi…
In realtà, mi aspettavo che il signor de Mistura fosse un mediatore onesto data la sua funzione di rappresentante delle Nazioni Unite. Ma prima e durante la liberazione di Aleppo non fu così. Tutte le sue conferenze stampa, così come quelle del suo assistente, facevano parte della campagna mediatica contro la Siria. Propaganda!

41. Pensa che l’accordo tripartito oggi porti a un accordo internazionale o tra grandi potenze?
E’ troppo presto per dire che questo accordo di cessate il fuoco possa portare ad un accordo internazionale.

42. Potrebbe portare ad un vertice internazionale…
Devo ancora insistere che l’obiettivo di qualsiasi incontro tra siriani è plasmare il futuro del loro Paese senza interferenze straniere, e sottolineo: senza interferenze straniere! Ora che l’accordo è stato concluso, sarebbe normale che le Nazioni Unite l’adottino e che molti Paesi della comunità internazionale l’accolgano, perché è da lì che si passa alla ricostruzione.

43. Anche se gli Stati Uniti restano assenti mentre guidano il sistema internazionale?
Sono assenti oggi. Forse saranno presenti domani. Chi lo sa? Ci sarà un cambiamento nel governo statunitense, un cambiamento…

44. Un cambiamento di politica?
Non necessariamente. In ogni caso, ciò che rimane fondamentale per noi è il dialogo tra siriani, senza interferenze straniere. Troveremo un accordo tra di noi. Chi l’adotterà in futuro, sarà il benvenuto.

45. Siamo alle soglie del nuovo anno. Quali sono le sue previsioni per il 2017?
Comincio augurandovi un felice anno nuovo. Ed essendo ottimista, direi che il prossimo anno porterà i preludi alla soluzione e alla vittoria militare su cui investiamo, noi diplomatici, portando alla soluzione della crisi in Siria.

46. Porterà solo il preludio della soluzione e non la soluzione?
Certamente il preludio…

Grazie, signore
Sono io che vi ringrazio.muallem-siTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Assad: “La sconfitta dei terroristi ad Aleppo è la sconfitta dell’occidente”

Dr. Bashar al-Assad, RussiaToday, 16 dicembre 2016 – MondialisationSyria's President Bashar al-Assad is seen during the filming of an interview with the BBC, in DamascusRT: Signor Presidente, la ringrazio molto per averci incontrato.
Assad: Siete i benvenuti a Damasco.

RT: Cominciano con Aleppo, naturalmente. Aleppo vive ciò che sono forse i più feroci combattimenti dall’inizio della guerra, sei anni fa, qui in Siria. Ma i politici e i media occidentali hanno una visione molto negativa dell’avanzata dell’esercito. Perché? La vedono come una propria sconfitta?
Assad: In realtà, dopo aver fallito a Damasco, perché la storia dei primi tre anni è stata “liberare Damasco dalle mani dello Stato”. Quando fallirono, passarono ad Homs, allora (falliti ad Homs) si concentrarono su Aleppo negli ultimi 3 anni. Per loro era l’ultima carta importante da giocare sul campo di battaglia siriano. Naturalmente, vi sono ancora terroristi in diverse parti della Siria, ma non come Aleppo, la seconda città del Paese, che ha una dimensione politica, militare, economica e anche morale (tutte peculiari) laddove i loro terroristi vengono sconfitti. Così per costoro, la sconfitta dei terroristi è la sconfitta dei loro agenti, per essere chiari. Essendo loro agenti, la sconfitta dei terroristi è la sconfitta di tutti i Paesi che li controllano, che siano regionali od occidentali, come gli Stati Uniti, in primo luogo, o Francia e Regno Unito.

RT: Quindi pensa che la considerino una loro sconfitta, no?
Assad: Esatto, questo è ciò che voglio dire. La sconfitta dei terroristi è la loro sconfitta, perché sono loro il vero esercito in campo. Questi Paesi non intervengono direttamente in Siria: sono intervenuti attraverso queste forze di ascari. Ecco come vediamo le cose, se vogliamo essere realisti, a prescindere dalle dichiarazioni, naturalmente.

RT: Palmira è ora un altro settore difficile, è stata ripresa dallo SIIL. Ma non viene condannato ciò. E’ per lo stesso motivo?
Assad: Esattamente, perché se Palmyra fosse stata presa dal governo, avrebbero espresso timori sul patrimonio storico. Quando Aleppo viene liberata dai terroristi, funzionari e media mainstream occidentali esprimono preoccupazione per i civili. Ma non gli importa quando succede il contrario quando i terroristi uccidono i civili o attaccano Palmyra e distruggono il patrimonio dell’umanità, non solo in Siria. Esattamente, avete ragione. Perché se si considera la tempistica dell’attacco contro Palmyra, vedete che è collegato a ciò che accade ad Aleppo. Questa è la risposta a ciò che accade ad Aleppo, l’avanzata dell’Esercito arabo siriano, volendo minare la vittoria ad Aleppo e contemporaneamente distrarre l’Esercito arabo siriano da Aleppo attirandolo a Palmyra e fermarne l’avanzata. Ma naturalmente non ha funzionato.

RT: Ci sono anche i rapporti sull’assedio di Palmira non solo legato alla battaglia di Aleppo, ma anche a ciò che succede in Iraq. La coalizione guidata dagli Stati Uniti, che comprende quasi 70 Paesi, avrebbe permesso ai terroristi dello SIIL di lasciare Mosul, rafforzandosi in Siria. Pensa che possa essere così?
Assad: Questo è possibile, ma di ciò i politici statunitensi se ne laverebbero le mani (liberandosi) della responsabilità per l’attacco. Sostengono che l’esercito iracheno attaccava Mosul e lo SIIL lasciava Mosul per la Siria, ed ecco tutto. Ma non è questa la spiegazione. Perché? Dato che i terroristi hanno attaccato Palmira con potenza di fuoco e risorse umane di dimensioni inaudite, come lo SIIL non ha mai avuto prima. Hanno attaccato su un ampio fronte, per decine di chilometri, corrispondendo a diverse forze. Lo SIIL poté raggiungere l’obiettivo con il supporto di diversi Stati, non uno, ma molti. Sono arrivati con mitragliatrici, cannoni e altra artiglieria, potendo avanzare nel deserto, e sotto la supervisione dell’alleanza USA che dovrebbe attaccare Raqqa, Dayr al-Zur e Mosul. Ma non è accaduto, chiudendo gli occhi sulle azioni allo SIIL o, e questo è ciò che penso, li hanno spinti fino a Palmyra. Non si tratta di Mosul, non dobbiamo cadere in questa trappola. Si tratta di Raqqa e Dayr al-Zur, a poche centinaia di chilometri; sono arrivati sotto la supervisione dei satelliti e droni e con il sostegno degli Stati Uniti.

RT: Qual è lo stato delle forze dello SIIL oggi?
Assad: La loro forza è pari al sostegno che ricevono da occidente e potenze regionali. In realtà, se considerati isolatamente, non sono forti perché non hanno l’incubatore sociale naturale. In caso contrario, i terroristi non avrebbero abbastanza forza. Il loro vero sostegno (soldi, investimenti petroliferi, supporto delle forze aeree dell’alleanza degli Stati Uniti…) è la sola causa della loro forza, e perciò dico che la loro forza è la somma di quella dei loro sostenitori e supervisori.

RT: Ad Aleppo, abbiamo sentito del permesso ad alcuni di tali terroristi di lasciare liberamente il campo di battaglia. Perché? E’ chiaro che tornerebbero ad Idlib, ad esempio, per avere armi e prepararsi ad ulteriori attacchi, forse cercando di attaccare chi libera Aleppo.
Assad: Esattamente, è giusto e questo accade da diversi anni. Ma dobbiamo considerare sempre i pro e i contro, quando i vantaggi superano le perdite, va fatto. In questo caso, la nostra priorità è preservare l’area dalla distruzione causata dalla guerra, proteggere i civili che vi vivono, dando possibilità ai civili di lasciare la zona dai corridoi umanitari per raggiungere quelle controllate dal governo e dare la possibilità ai terroristi di cambiare idea, unirsi al governo e tornare alla normalità ed essere amnistiati. Se non accade, possono andarsene con le armi, con gli svantaggi che ciò comporta, ma non è la nostra priorità, perché se li si combatte in qualsiasi altra zona al di fuori delle città, si avranno meno distruzione e meno vittime, ecco perché.

RT: Ho la sensazione che li si chiami terroristi, ma allo stesso tempo siano trattano come esseri umani, viene da dire: “Hai la possibilità di tornare alla vita normale”.
Assad: Esattamente. Sono terroristi perché portano armi, uccidono, distruggono, commettono atti di vandalismo, e così via. Questo è naturale, in tutto il mondo chiamiamo questi atti terrorismo. Allo stesso tempo, sono esseri umani che hanno commesso atti di terrorismo. Potrebbero essere altre persone. Si sono uniti ai terroristi per vari motivi, per paura, i soldi, a volte per ragioni ideologiche. Quindi, riuscire a tornare alla vita normale, ad essere cittadini normali, è il nostro compito come governo. Non basta dire, “Combatteremo i terroristi”. La lotta al terrorismo è come un videogioco. Si può distruggere il nemico, ma il gioco genererà e rigenerare altre migliaia di nemici, quindi non è possibile seguire la via statunitense: basta uccidere, uccidere ancora! Non è il nostro obiettivo; questa è la nostra ultima opzione. Se si riesce a cambiare le cose, è una buona opzione. Ed ha funzionato. E’ stato un successo perché molti di questi terroristi, quando cambiano prospettiva, ritornano alla vita normale e alcuni si uniscono all’Esercito arabo siriano, combattono con l’Esercito arabo siriano contro altri terroristi. E’ stato un successo dal nostro punto di vista.

RT: Signor Presidente, ha detto che si vince e si perde. Ritiene di fare abbastanza per ridurre al minimo le vittime civili del conflitto?
Assad: Facciamo del nostro meglio. Il che è abbastanza, è soggettivo, ognuno può vederlo a suo modo. In ultima analisi, ci basta, ciò è quello che si è capaci di fare. La mia capacità come persona, di governo, della Siria, piccolo Paese che affronta una guerra condotta da decine di Paesi, da centinaia di media dominanti e altri mezzi che operano contro di voi. Quindi dipende dalla definizione di “abbastanza” che, come ho detto, è molto soggettiva, ma sono sicuro che facciamo del nostro meglio. Alla fine, niente è abbastanza e le azioni umane sono sempre piene di cose buone, giuste, imperfette o carenti, diciamo, ed è naturale.

RT: I Paesi occidentali hanno ripetutamente invitato Russia e Iran a far pressione su di voi per fermare le violenze, come si suol dire. Recentemente, sei Paesi occidentali, in un messaggio senza precedenti, hanno di nuovo sollecitato Russia e Iran a fare pressione su di voi, chiedendo un cessate il fuoco ad Aleppo.
Assad: Sì.

RT: Lo farà? Chiedono un cessate il fuoco solo quando il vostro esercito avanza.
Assad: Esattamente. E’ sempre importante in politica leggere tra le righe, non fermarsi alla lettera. Ciò che chiedono è irrilevante. La traduzione della loro affermazione è: “Russi per favore, fermate l’avanzata dell’Esercito arabo siriano contro i terroristi”. Questo è il significato della loro dichiarazione, dimenticate il resto, “Siete andati troppo lontano nella vittoria sui terroristi, questo non deve accadere. Dovete dire ai siriani di smetterla. Dobbiamo preservare i terroristi e salvarli”. Qui in breve il senso del loro appello. In secondo luogo, la Russia non ha mai, in questi giorni, durante la guerra, prima della guerra o durante l’Unione Sovietica, la Russia non ha mai cercato d’interferire nelle nostre decisioni. Finora, ogni volta che la Russia aveva opinioni o consigli, non importa come li consideravamo, ha sempre concluso dicendo: “Questo è il vostro Paese, sapete qual è la decisione migliore da prendere. Così vediamo le cose, ma se le vedete in modo diverso, lo sapete meglio di noi, siete voi i siriani”. Sono realisti, rispettano la nostra sovranità e sempre ne hanno difeso la sovranità secondo il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Così non è mai successo che ci facessero pressione, e non lo faranno mai. Questo non è il loro modo di fare.

RT: Qual è lo stato attuale dell’Esercito arabo siriano?
Assad: Dobbiamo valutarlo rispetto a due cose: in primo luogo la guerra stessa e quindi alla dimensione della Siria. La Siria non è un grande Paese, quindi non può avere un grande esercito in termini quantitativi. Il sostegno dei nostri alleati è stato molto importante, in particolare da Russia e Iran. Dopo sei anni, o quasi, di guerra, più lunga della prima e della seconda guerra mondiale, è sicuro e chiaro che l’Esercito arabo siriano non sia grande come lo era prima. Ma ciò che abbiamo è la volontà di difendere il nostro Paese. Questa è la cosa più importante. Il nostro esercito ha perso tante vite, abbiamo avuti molti martiri, tanti soldati disabili. Abbiamo subito perdite enormi in mezzi. Dal punto di vista dei numeri, abbiamo perso molto, ma abbiamo ancora la determinazione. E posso dirvi che questa determinazione è molto più alta rispetto a prima della guerra. Ma naturalmente non possiamo ignorare l’appoggio della Russia, dell’Iran, che rendono la nostra determinazione più efficace e pratica.

RT: Il presidente Obama ha recentemente sospeso il divieto di armare i ribelli siriani.
Assad: Sì.

RT: Come potrebbe, a suo parere, riflettersi sul terreno? Questo probabilmente rafforzerà direttamente o indirettamente i terroristi?
Assad: Non siamo sicuri che abbiano tolto l’embargo quando è stato annunciato. Potrebbero averlo tolto già prima, per poi annunciarlo per dare, ad esempio, legittimità politica. Questa è la prima cosa. Il secondo punto è molto importante: le date dell’annuncio e dell’attacco contro Palmira coincidono. C’è un legame diretto tra questi due eventi, e la domanda è: a chi sono inviate queste armi? Nelle cui mani finiranno? Nelle mani di SIIL e al-Nusra, che si coordinano. L’annuncio della revoca dell’embargo è quindi direttamente collegato all’attacco contro Palmira e supporta i terroristi fuori da Aleppo, perché subendo la sconfitta ad Aleppo, Stati Uniti e occidente devono sostenere i loro ascari altrove, perché non hanno alcun interesse a risolvere il conflitto in Siria. Quindi, l’obiettivo fondamentale di tale annuncio è creare altro caos, perché gli Stati Uniti creano il caos per gestirlo, e quando corrono, vogliono usare diversi fattori di tale caos per utilizzare le diverse parti in conflitto, sia interne che estere.

RT: Signor Presidente, si pensa come piccolo Paese in tale vortice causato da Paesi che non hanno alcun interesse a porre fine alla guerra?
Assad: Esattamente. E’ qualcosa che abbiamo sempre pensato, anche prima della guerra, ma ora ancor più, naturalmente, perché i piccoli Paesi si sentono più sicuri quando c’è un equilibrio internazionale. Abbiamo subito ciò che Lei ha citato, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quando c’era l’egemonia degli Stati Uniti, e gli Stati Uniti volevano imporre la propria via e dettare la politica a tutti. Sono i piccoli Paesi a soffrire di più. Quindi lo sentiamo oggi, ma allo stesso tempo c’è più equilibrio oggi con il ruolo della Russia. Ecco perché riteniamo che più la Russia è forte, e non parlo solo della Siria, ma dei piccoli Paesi del mondo, e più la Cina emerge, tanto più ci sentiamo al sicuro. La situazione in cui viviamo è molto dolorosa, a tutti i livelli: umanitario, dei sentimenti, delle perdite, a tutti i livelli. Ma in ultima analisi, la questione non è vincere o perdere; si tratta di vincere o perdere il Paese. Si tratta della minaccia esistenziale alla Siria. Questo non è un governo che cederà a un altro governo o un esercito ad un altro esercito; in ogni caso il Paese o vince o sparisce. Ecco come vediamo le cose. Questo è il motivo per cui non si ha tempo di sentire dolore; non si ha tempo che per combattere, difendersi e fare qualcosa sul campo.

RT: Parliamo del ruolo dei media in questo conflitto.
Assad: Molto bene.

RT: Tutti i belligeranti in questa guerra sono stati accusati di causare vittime civili, ma i media occidentali hanno mantenuto il totale silenzio sulle atrocità commesse dai ribelli. Quale ruolo giocano i media nel conflitto?
Assad: In primo luogo, i media mainstream e i loro colleghi politici soffrono di decenni di corruzione morale. Non hanno morale. Di qualunque cosa parlano, evocano o usano come maschera (diritti umani, civili, bambini…), vi ricorrono solo per la loro agenda politica, per influenzare l’opinione pubblica e spingerla a sostenerne l’azione in tale campo, l’intervento militare o politico. Non hanno quindi alcuna credibilità in proposito. Basta guardare ciò che accade negli Stati Uniti, dove una vera e propria rivolta si verifica contro i media mainstream, perché hanno mentito e continuano a mentire al pubblico. Possiamo dire che il pubblico o le persone in occidente non sanno cosa realmente accade nella nostra regione, ma almeno sanno che i media mainstream e i politici mentono per i propri interessi e scopi. Ecco perché non credo che ai media mainstream si possa ancora credere, perciò lottano per sopravvivere in occidente, anche se hanno ampi esperienze, supporto, soldi e risorse. Ma tuttavia non hanno qualcosa di essenziale per sopravvivere: la credibilità. Non l’hanno, l’hanno persa. Non sono trasparenti, ed è perciò che non sono più credibili. Ecco perché mostrano viltà avendo oggi paura della vostra rete, Russia Today, dove qualsiasi dichiarazione rivelerebbe la verità, perché demistificherebbe le loro manipolazioni. Ecco perché.

RT: Per esempio, l’agenzia Reuters ha citato Amaq, l’organo di propaganda dello SIIL sull’assedio di Palmira.
Assad: Sì.

RT: Pensa che diano legittimità agli estremisti, citandone i media?
Assad: Anche se non le citano, ne adottano la retorica in ogni caso. Ma se si considerano gli aspetti tecnici di come lo SIIL sia nato, fin dall’inizio, attraverso video, notizie, media e relazioni pubbliche, utilizzando tecniche occidentali. Le si guardino bene, sono molto sofisticate. Come può qualcuno assediato, disprezzato in tutto il mondo, attaccato da aerei e che tutto il mondo vuole cacciare da ogni città che occupa, come tale gruppo possa mostrarsi così sofisticato, a meno che sia perfettamente a suo agio e riceva tutto il sostegno possibile? Non è quindi Amaq a sottolinearlo, a mio parere, ma il fatto che l’occidente abbia sposato il punto di vista dei terroristi, direttamente e indirettamente.

RT: Donald Trump assumerà l’incarico di presidente degli Stati Uniti tra poche settimane. Lei ha citato gli USA molte volte oggi. Cosa si aspetta dalla nuova amministrazione degli Stati Uniti?
Assad: La sua retorica durante la campagna è stata positiva sul terrorismo, la nostra priorità ora. Tutto il resto non è prioritario, quindi non baderemo a qualsiasi altra cosa, il resto è per gli statunitensi, per esempio, le questioni interne non mi riguardano. Ma la domanda è se Trump ha la volontà o la capacità di attuare ciò che ha detto. Lei sa che la maggior parte dei media mainstream e delle grandi imprese, le lobby, il Congresso, anche il suo partito gli si sono opposti. Vogliono più egemonia, più conflitto con la Russia, più interferenze in diversi Paesi, rovesciarne i governi, e così via. Dice qualcosa che va nella direzione opposta. Riuscirà a seguire questo corso contro tutti, quando sarà in carica il prossimo mese? Questa è la domanda. Se potesse, penso che il mondo sarà diverso, perché la cosa più importante, come ho già detto, è il rapporto tra Russia e Stati Uniti. Se si ha questo rapporto, la maggior parte delle tensioni nel mondo si placherà. E’ molto importante per noi in Siria, ma non credo che nessuno abbia la risposta. In primo luogo, non è un politico, quindi, non abbiamo alcun riferimento per giudicarlo. In secondo luogo, nessuno può prevedere come andranno le cose nel prossimo mese e oltre.

RT: La situazione umanitaria in Siria è catastrofica e Mogherini, capo della politica estera dell’UE, afferma che l’UE è l’unica entità a fornire aiuti umanitari alla Siria. È vero?
Assad: In realtà, tutti gli aiuti inviati dai Paesi occidentali vanno ai terroristi, per essere perfettamente chiari, franchi e trasparenti. Non badano per nulla alla vita dei siriani. Abbiamo molte città in Siria che restano finora circondate e assediate dai terroristi. Hanno fatto in modo che niente gli arrivi: cibo, acqua, niente, tutte le esigenze basilari della vita. Naturalmente, attaccano quotidianamente con i mortai cercando di uccidere. Che gli ha mandato l’Unione europea? Se si preoccupa delle vite umane, se si parla dell’aspetto umanitario, perché quando parlano degli aspetti o del problema umanitario, non si discrimina. Tutti i siriani sono umani, tutte le persone sono esseri umani. Ma non lo fanno. È il doppio standard, una menzogna che continuano a dirci, diventando una menzogna vile, a cui nessuno crede. Non è vero, ciò che ha affermato è sbagliato.

RT: Alcuni suggeriscono che per la Siria, la soluzione migliore sarebbe la divisione in diverse parti governate da sunniti, sciiti, curdi. Sarebbe possibile?
Assad: È la speranza e il sogno dell’occidente e di certi Paesi della regione, e non è una novità legata dalla guerra. E’ di prima della guerra, e mappe furono stese per tale divisione e disintegrazione. Ma in realtà, se si guarda alle società di oggi, la società siriana è più unitaria di prima della guerra. Questa è la realtà. Non dico questo per incoraggiare nessuno, non mi rivolgo qui all’opinione pubblica siriana in ogni caso, voglio parlare della realtà. A causa delle lezioni della guerra, la società è diventata più realistica e pragmatica, molti siriani hanno capito i pericoli del fanatismo e di ogni forma di estremismo, non solo religioso: politico, sociale, culturale; ciò è pericoloso per la Siria. Solo accettando l’altro, rispettandosi reciprocamente possiamo vivere insieme e avere un Paese. Così, sulla disintegrazione della Siria, ciò non è effettivo nella società, tra le diverse sfumature e strati della società siriana, il tessuto siriano non si può dividere. Non è una semplice mappa da disegnare, voglio dire, anche se si dispone di un Paese in cui le persone si dividono, c’è disgregazione. Guardate l’Iraq, è lo stesso Paese, ma in realtà è disintegrato. Quindi no, non sono preoccupato. I siriani non potranno mai accettarlo. Parlo ora della stragrande maggioranza dei siriani, perché non è nuovo, non è un argomento apparso nelle ultime settimane o mesi. È lo scopo di questa guerra. Così, dopo quasi sei anni posso dire che la maggioranza dei siriani non accetterà mai nulla collegato alla disintegrazione, vivrà come una Siria unita.

RT: Come madre, sento il dolore di tutte le madri siriane. Parlo dei bambini in Siria, cosa gli riserva il futuro?
Assad: Questa è la parte più pericolosa del nostro problema, non solo in Siria, ma quando si parla dell’oscura ideologia wahhabita, perché molti di questi bambini sono diventati giovani negli ultimi dieci anni, o più, unendosi ai terroristi per via ideologica, non per mancanza di denaro o qualsiasi altra cosa, o per speranza, per esempio, provenendo da famiglie mentalmente aperte, istruite, intellettuali. Quindi potete immaginare la forza del terrorismo.

RT: Così, pensa sia accaduto a causa della loro propaganda?
Assad: Esattamente, perché tale ideologia è molto pericolosa e non conosce confini, confini politici, ed Internet ha dato a questi terroristi strumenti rapidi ed economici per promuovere la loro ideologia, potendo infiltrare ogni famiglia in qualsiasi parte del mondo, in Europa, nel vostro Paese, nel mio Paese, ovunque.

RT: E questo è ciò che accade.
Assad: Avete una società laica, abbiamo una società laica, ma questo non ha impedito di essere infiltrata. Avete una contro-ideologia per farlo? Certo. Perché hanno costruito la loro ideologia sull’Islam, è necessario utilizzare la stessa ideologia, il vero Islam, il vero Islam moderato, per contrastare la loro ideologia. Questo è il modo più veloce, diciamo. Se vogliamo parlare a medio e lungo termine, si tratta di quanto far evolvere la società, il modo di pensare e analizzare, perché tale ideologia può funzionare solo quando non è possibile analizzare, non si può pensare correttamente. Così è l’algoritmo della mente, se si dispone di un sistema operativo naturale e sano, facendo un’analogia con i computer, se si dispongono di buoni sistemi operativi nelle mente, che non possono essere infiltrati da un virus. Quindi si tratta di educazione, media e politica, perché a volte quando si ha una causa, una causa nazionale e la gente si dispera, si può spingerla verso l’estremismo, un’influenza nella nostra regione dagli anni ’70, dalla guerra tra arabi e israeliani, e dal fallimento della pace in tutti gli aspetti (fallimento nel riprendersi la terra, concessione di terra e diritti al popolo palestinese) si ha più disperazione, e questo fa il gioco degli estremisti. Questo è dove i wahhabiti trovano terreno fertile per promuovere la loro ideologia.

RT: Signor Presidente, la ringrazio molto per il suo tempo, e auguro pace e prosperità al Vostro Paese al più presto possibile.
Assad: Grazie mille per essere intervenuti.

RT: La situazione era molto difficile, e mi auguro finisca presto. Grazie.
Assad: Grazie mille per essere venuti in Siria. Sono molto felice di accogliervi.13524572Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo Medio Oriente: Cina, Iran, Egitto

La nuova Via della Seta immunizzerà l’Iran dalle sanzioni occidentali
Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 16/12/2016135039034_14535770532791nNel gennaio 2016 assistemmo al ritiro parziale delle sanzioni alla Repubblica islamica dell’Iran. Va notato che l’introduzione fu legata al programma nucleare iraniano, che preoccupava Stati Uniti ed alleati, i Paesi occidentali, responsabili dell’introduzione delle sanzioni, allo scopo di aumentare la pressione sull’Iran risalente agli anni ’70. Nel luglio 2015, dopo lunghe trattative, fu raggiunto un compromesso: l’Iran e il gruppo dei sei (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Gran Bretagna, Cina, Russia, Stati Uniti, Francia e la Germania) firmarono l’accordo che permette il graduale ritiro delle sanzioni. Secondo l’accordo, l’Iran permette l’accesso agli impianti nucleari agli esperti dell’AIEA in modo che si assicurino che l’energia nucleare è utilizzata solo per scopi pacifici. L’accordo fu subito etichettato svolta diplomatica, e si credeva che ponesse fine alla crescente tensione regionale. Tuttavia, alla fine del 2016 la situazione iniziava nuovamente a deteriorarsi. In un primo momento tutto andava secondo i piani. Nel gennaio 2016 Nazioni Unite e Unione europea toglievano il regime delle sanzioni all’Iran, mentre embargo e restrizioni degli Stati Uniti al commercio e viaggio dei propri cittadini a Teheran rimanevano. Tuttavia, l’Iran iniziava a ricostruire rapidamente i vecchi legami politici ed economici. Nell’agosto 2016, gli Stati Uniti accusavano Teheran di sostenere segretamente i ribelli nello Yemen, rifornendoli di moderni sistemi missilistici. Secondo Washington, ciò minaccerebbe la stabilità dell’intera regione. A quel punto la Casa Bianca annunciava di valutare la possibilità d’introdurre nuove sanzioni contro l’Iran. Poi, il 3 settembre un nuovo scandalo scoppiava quando si scoprì che Washington aveva inviato 400 milioni di dollari a Teheran lo stesso giorno in cui numerosi prigionieri statunitensi venivano rilasciati dalle carceri iraniane. A quel punto Washington fu accusata di aver violato il principio statunitense di non pagare riscatti per gli ostaggi. In cambio, il presidente Barack Obama dichiarò che tale somma fu trasferita all’Iran come parte del debito che gli Stati Uniti dovevano pagare su decisione del Tribunale dell’Aja. Tuttavia, il 23 settembre 2016, il Congresso degli Stati Uniti approvava una legge che vieta al governo degli Stati Uniti di apportare eventuali trasferimenti di denaro agli Stati sospettati di sponsorizzare il terrorismo. Il 3 novembre 2016 gli Stati Uniti estesero di un altro anno le sanzioni all’Iran adottate nel 1979. Secondo il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, la decisione fu presa perché le tensioni nei rapporti tra Stati Uniti e Iran non erano scomparse completamente. Mentre non vi sono restrizioni che gli USA possano imporre all’Iran, Teheran ne sembrava abbastanza preoccupata. Il 10 novembre 2016 il Ministro degli Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran, Mohammad Zarif, annunciava che Teheran si aspettava che tutte le parti che avevano firmato l’accordo del 2015 adempissero ai propri obblighi. Altrimenti, avvertiva, l’Iran avrebbe utilizzato vie alternative. Tali sviluppi portavano il Congresso degli Stati Uniti ad adottare il 17 novembre il disegno di legge sulla proroga di alcune sanzioni all’Iran per altri 10 anni. In base agli accordi precedenti, tali sanzioni dovevano cessare entro la fine del 2016. Ciò può essere definito seria minaccia all’accordo nucleare del 2015, e forse perciò il presidente degli Stati Uniti Barack Obama criticò il disegno di legge. La legge entrerà in vigore se approvata dal Senato, altrimenti c’è sempre la possibilità che il presidente eserciti il diritto di veto sul disegno di legge.
Questi sviluppi dimostrano che a Washington c’è una lotta tra forze che sostengono la cooperazione con l’Iran e chi vuole introdurre ulteriori sanzioni. Una cosa si può affermare con certezza, il futuro delle relazioni tra Iran e Stati Uniti rimane oscuro e incerto. In tali circostanze, l’Iran farebbe meglio ad avere un’assicurazione che gli permetta di proteggere l’economia se Washington decidesse di aggredire Teheran. Uno dei modi per le autorità iraniane di proteggersi è l’espansione della cooperazione con i Paesi che respingono i tentativi degli Stati Uniti di fare pressione. Tra questi Stati vi è la Cina, vecchio e affidabile partner dell’Iran. Come si sa, l’Iran ha enormi giacimenti di petrolio e gas, ed è di vitale importanza per Teheran assicurarsene l’esportazione per sostenere l’economia, mentre le importazioni di idrocarburi sono cruciali per la crescita economica della Cina. Allo stesso tempo, la Cina è in contrasto con gli Stati Uniti da tempo e l’economia cinese oggi è così potente da non prestare alcuna attenzione a una possibile pressione degli Stati Uniti. Per decenni le sanzioni all’Iran ne danneggiarono le esportazioni verso la regione Asia-Pacifico, dato che Stati come India, Corea del Sud e Giappone non potevano ignorare le sanzioni. Allo stesso tempo, Pechino sostenne gli accordi commerciali con Teheran, nonostante le pressioni tentate dagli occidentali. La Cina fu la ragione per cui l’economia iraniana sopravvisse in quei momenti difficili. Quindi, il fatto che nel gennaio 2016 l’Iran venisse visitato dal Presidente cinese Xi Jinping non sorprese. Durante la permanenza le parti firmarono 18 accordi di cooperazione, portando il fatturato commerciale tra Iran e Cina a 40 miliardi di dollari l’anno. Inoltre, l’accordo del 25 dicembre sulla cooperazione sino-iraniana porterebbe a un fatturato commerciale al livello impressionante di 600 miliardi di dollari. E’ abbastanza naturale che i due Stati prestino speciale attenzione allo sviluppo del commercio di petrolio e gas. Ora la Cina è il principale importatore di petrolio iraniano. Un altro elemento importante della cooperazione tra Iran e Cina è l’attuazione del progetto Nuova Via della Seta che collegherà Cina, Medio Oriente ed Europa mutando l’enorme territorio Asia-Pacifico in una zona di libero scambio. Se il piano andrà a regime, l’influenza economica degli Stati Uniti nella regione sarà totalmente trascurabile e Stati come l’Iran potranno ignorare qualsiasi sanzione occidentale. Nel febbraio 2016, Pechino avviava la costruzione della linea ferroviaria Cina-Kazakistan-Turkmenistan-Iran, permettendo all’Iran di stabilire una rotta commerciale continua con la Cina, ma anche di trarre profitti dal transito delle merci per l’Armenia. Quindi, si può supporre che non importa quale decisione Washington prenda sulle sanzioni contro l’Iran, non avranno conseguenze sull’Iran.

Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

syria-saudi-egypt-iran-map__1920x1080Cina, Egitto e il nuovo Medio Oriente
Christina Lin, Asia Times 15 dicembre 2016

Con l’ampia copertura della stampa sulla Siria, scarsa attenzione è dedicata alla spaccatura tra Arabia Saudita ed Egitto e la crescente influenza della Cina quale attore fondamentale in Medio Oriente.bwkodwiccai7hpgRottura sulla Siria
Il battibecco Riyadh-Cairo è iniziato nell’aprile 2016, quando il Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi accettava di cedere l’integrità territoriale su due isole nel Mar Rosso, Tiran e Sanafir, in cambio di una serie di lucrosi accordi e la promessa di Riyadh di supporto diplomatico. Tuttavia, la cessione suscitava indignazione nella popolazione egiziana, con l’ex-candidato alla presidenza Hamdin Sabahi denunciare la violazione della Costituzione egiziana ed attacchi alla legittimità di Sisi che soggioga l’orgogliosa nazione araba d’Egitto ai sauditi. Il tribunale egiziano successivamente annullava l’accordo, solo per essere rovesciato a settembre, con la possibilità di un altro appello. Attualmente non è ancora chiaro se le isole rimarranno con l’Egitto o siano annesse all’Arabia Saudita, sottolineando ciò che Isandr al-Amrani del Crisis Group descrive come relazione “basata su una rinegoziazione asimmetrica perpetua passivo-aggressiva”. Ad ottobre la spaccatura si allargò quando Teheran invitava l’Egitto ad aderire ai colloqui internazionali sulla Siria, e poco dopo Cairo votare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite della Russia a sostegno del governo siriano. Riyadh si vendicò tagliando 700000 tonnellate di prodotti petroliferi raffinati, parte dell’accordo di 23 miliardi dollari firmato all’inizio dell’anno. Nonostante l’Egitto avesse buoni rapporti con il re saudita Abdullah, in passato, il rapporto s’inasprì con l’avvento di re Salman, più vicino alla Fratellanza musulmana, che l’Egitto considera un gruppo terroristico. Perciò Sisi prese le distanze dall’asse islamista di Arabia Saudita, Turchia e Qatar in Medio Oriente. Il sostegno dell’amministrazione Obama alla Fratellanza alimentò ulteriormente il senso di tradimento in Egitto, aggravato dalle minacce del GOP di tagliare gli aiuti per la legislazione antidemocratica di Sisi, e le condizioni austere del FMI nel restringere i sussidi energetici che potrebbero destabilizzare ulteriormente l’Egitto tra gli attacchi terroristici. A differenza di Washington, Sisi vede Assad come baluardo laico all’estremismo islamico nel Levante. Se Assad cade, Libano e Giordania sarebbero i prossimi e l’Egitto non vuole finire come la Libia spartita tra Fratellanza ed altri islamisti. In risposta, Cairo si volge a Russia e Iran, formando ciò che l’ex-studiosa dell’Oxford University Sharmine Narwani descrive come nuovo “Arco della Sicurezza” nel Medio Oriente preda del terrorismo.egypt-china-u-s2Egitto perno d’Eurasia
Con l’Egitto che volge verso Siria e Iran, si solidifica ulteriormente la coalizione eurasiatica emergente tra Siria, Iran, Russia, Cina e India, evidenziando il divario tra la coalizione eurasiatica nella lotta al terrorismo salafita, e la coalizione filo-salafita per i cambi di regime di Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Inoltre, essendo l’Egitto una grande nazione araba sunnita, con l’allineamento al governo siriano e al blocco eurasiatico, l’argomento di Riyadh che si tratti di un conflitto settario viene svalutato. Cairo aggiorna rapidamente anche i rapporti con la Cina per stabilizzare l’economia. Essendo il maggiore centro commerciale del mondo, una grande economia in procinto di essere maggiore dell’UE e suo massimo mercato d’esportazione, il benessere economico e commerciale della Cina dipende dalla sicurezza dell’importante canale di Suez. Cina e Sisi riconoscono che il sostegno estero ai Fratelli musulmani e l’avanzata del terrorismo nel Sinai minacciano la stabilità del canale di Suez, indissolubilmente legata allo sviluppo economico e al futuro dell’Egitto. Secondo fonti militari, la collaborazione di Mursi con i terroristi nel Sinai fu una fonte di disaccordi e caduta conseguente. Infatti, con 5 miliardi di dollari all’anno di ricavi dal canale, è una fonte vitale di valuta forte per un Paese che ha subito il crollo del turismo e degli investimenti stranieri dal 2011. Perciò la Cina ha contribuito a costruire la zona economica del Canale di Suez, e ora ha piani per 45 miliardi di dollari per la capitale ad est di Cairo, nonché per investire 15 miliardi in progetti per energia elettrica, trasporti e infrastrutture. Alcuni di questi progetti saranno finanziati dalla Banca d’investimento infrastrutturale asiatica della Cina (AIIB), dove Cairo è uno dei membri fondatori. L’UE parteciperebbe a questi progetti, come la maggior parte dei Paesi europei che hanno aderito all’AIIB, mentre Stati Uniti e Giappone hanno deciso di rimanerne fuori. In effetti, ciò apre la possibilità a Cina e UE di coordinare AIIB e Fondo Juncker dell’UE nel cofinanziamento di progetti in Paesi terzi, in linea con la politica europea volta ad integrare i vicini orientali e meridionali dell’UE nel Mediterraneo.
Un articolo su al-Ahram descrive il disagio dell’Egitto verso la politica interventista e di cambio dei regimi degli Stati Uniti come ragione del orientamento verso l’Eurasia, di cui il presidente di al-Ahram, Ahmad Sayad al-Nagar, loda l’iniziativa Fascia e Via (OBOR) quale “esempio di cooperazione pacifica, giustizia, uguaglianza e libera scelta nelle relazioni tra Paesi”, in netto contrasto con lo sfruttamento degli USA della “democrazia come pedina per ricattare altri Paesi” e “vile ossessiva politica invasiva” che ha distrutto Iraq e Libia, e ora cerca di distruggere la Siria con “orde di barbari terroristi”. Questo punto di vista fa eco al rimprovero del collaboratore di Asia Times George Koo, alla visione della leadership degli Stati Uniti, giustapponendo l’inclusivo OBOR di Xi Jinping che offre “cooperazione e collaborazione verso la prosperità comune”, mentre “Obama offre l’ombrello antimissile e la via a morte e distruzione”. Mentre in Giappone, il professor Saya Kiba sosteneva, sulla newsletter del Centro per gli studi strategici e internazionali (CSIS), che la “separazione” delle Filippine dagli Stati Uniti non è guidata dall’aiuto economico o militare da Stati Uniti o Cina, ma dalla competizione dei loro valori. Mentre i campioni degli Stati Uniti hanno una definizione ristretta di democrazia e diritti umani come elezione ed espressione politica, con poco riguardo all’impegno strategico nella lotta al terrorismo e riduzione della povertà, la posizione della Cina di non interferenza e rispetto della sovranità va guadagnando slancio nei Paesi in via di ssviluppo. Per Duterte, la politica degli Stati Uniti è un'”intrusione nella sovranità della Filippine”; preoccupazione condivisa da Sisi e altri alleati. Quindi, senza il cambio della politica estera invasiva degli USA, sembra che il nuovo Arco di Sicurezza continuerà a consolidarsi, riallineando la geopolitica del Medio Oriente.CHINA-EGYPT-DIPLOMACYTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: verso la Liberazione di Aleppo est

Moon of Alabama 5 dicembre 2016

Questa è la situazione ad Aleppo dal 4 dicembre. L’area verde è occupata da al-Qaida ed alleati, sarà presto spazzata via.e-aleppo20161204Il ministro degli Esteri inglese dice che la vittoria del governo siriano ad Aleppo non è per nulla un bene. Bollocks e i suoi camerati evidentemente hanno mollato e si lamentano per salvarsi la faccia. Alleanza della Siria è vincente, la politica degli Stati Uniti cambia e la fine della guerra è ormai prossima. L’operazione di propaganda dell’MI-6 “Bana al-Abad” è fallita. La prima stella dell’operazione era una bambina di Aleppo che non sapeva l’inglese, ma la politica mondiale ha saputo twittarla in perfetto inglese, anche quando internet ad Aleppo non c’era. Ora è scomparsa, proprio come una delle prime operazioni di propaganda anti-siriane, la “lesbica di Damasco”, fallita nel 2011 poco prima che l’autore, uno statunitense che viveva in Scozia, venisse denunciato. Che diranno i media che volontariamente hanno spacciato le sciocchezze su “Bana”, ai loro lettori? Dall’inizio dell’offensiva dell’Esercito arabo siriano contro i taqfiri ad Aleppo est, oltre 21000 civili sono fuggiti verso le zone governative occidentali. Diversi media confermano che questi civili erano ostaggio dei taqfiri e che fuggivano sotto il loro tiro: “Eravamo sotto pressione con ogni mezzo, psicologico e finanziario. I terroristi cercavano d’impedirci di uscire fin quando l’esercito arrivò“, ha detto Amina Ruayn, fuggita con il marito, sette figlie e tre figli. “Siamo finiti sotto il tiro dei terroristi appena ce ne siamo andati e l’esercito ha colpito il minareto da cui sparava il cecchino, e poi siamo andati via“, ha detto. Circa 500 terroristi tra i civili si sono arresi all’Esercito arabo siriano. 480 erano del posto e non sapendo dove andare si sono impegnati a porre fine ai combattimenti. I restanti vogliono rimanere e continuare fino alla morte, sabotando i piani del segretario di Stato degli USA Kerry, che cerca un altro cessate il fuoco con cui far uscire i terroristi di al-Qaida, ma altri taqfiri occupano Aleppo est. Kerry arriva tardi comunque. L’accordo non è più in discussione e l’UE ha idee peggiori, vuole corrompere il governo siriano per mantenere al potere i terroristi. Uno scherzo! Le forze russe e siriane non lasceranno alcun terrorista vivo o alcun centimetro di Aleppo occupato da essi. E poi sarà lo stesso in tutta la Siria.
Nuove vie d’uscita controllate per la popolazione civile e terroristi che vogliono arrendersi saranno aperte a breve. Le vecchie vie d’uscita sono completamente sotto il controllo del governo siriano. Dubito che ci sono molti civili. Come avevo stimato il 15 ottobre: “Sulla base dei numeri a Daraya e altri assedi in Siria, vi sono probabilmente non più di 4-5000 combattenti e 3-5000 civili, ovvero i loro famigliari, nella zona est di Aleppo. Il totale potrebbe facilmente essere circa 20000”.
I funzionari dell’agenzia dei rifugiati delle Nazioni Unite hanno raccontato fiabe su 270000 civili assediati ad Aleppo est. I vari media “occidentali” lo ripetevano a pappagallo. Oltre il 60% del territorio è stato liberato. La Croce Rossa Internazionale l’ha trovato vuoto. Dove sono le centinaia di migliaia di civili che le Nazioni Unite si sono sognate? Ci sono ancora attacchi dalle zone dei taqfiriti contro il territorio governativo nelle zone occidentali, e ciascuno di essi costa vite. Secondo SANA, 8 persone sono state uccise e 25 ferite il 5 dicembre quando i taqfiriti hanno sparato razzi sulle zone residenziali di Aleppo ovest. Un ospedale da campo russo istituito negli ultimi giorni, per aiutare i rifugiati provenienti da Aleppo est, veniva attaccato dai taqfiriti “moderati”. Una dottoressa russa è stata uccisa, diversi altri feriti e l’ospedale distrutto. Tali attacchi creano l’urgenza di svuotare la sacca il prima possibile. Ci sono molti altri motivi, inoltre, perché l’attacco ad Aleppo est proceda molto più velocemente del previsto. Ogni volta che l’Esercito arabo siriano ed alleati rallentano, i terroristi occupano la sacca. Il 4 dicembre, il gruppo di al-Qaida Jabhat al-Nusra, si è unito al gruppo Zinqi, armato dalla CIA, nell’attaccare le basi di altri gruppi armati, che controllavano magazzini di cibo e munizioni. Tali lotte intestine sono ideali per le forze siriane che avanzano in modo inaspettato. Le forze governative siriane non procedono lungo le linee attese dagli esperti, non attaccano lungo le strade principali o gli assi con evidenti punti di controllo e trappole tese dai nemici, ma ne sondano i fianchi fin quando trovano un punto debole spezzandolo per effettuare massicci attacchi alle difese nemiche dal tergo. I 25000 combattenti dell’Esercito arabo siriano e 10000 alleati (4000 dall’Iraq, 4000 dall’Iran e 2000 di Hezbollah) hanno un inaudito supporto da aerei ed elicotteri siriani. I rapporti sui “bombardamenti russi” ad Aleppo est, delle ultime sei settimane, sono tutti falsi. Solo l’Aeronautica siriana è attiva sulla zona.
Il piano generale è scacciare i taqfiriti dalla piccola sacca ad Aleppo est (la “città vecchia”) e poi negoziare la loro dipartita per Idlib, nel nord-ovest della Siria. Idlib è travolta da lotte intestine tra i vari terroristi a cui fu offerta l’uscita dalle zone presso Damasco, Homs e Hama. Sarà presto un poligono di tiro per le forze aeree siriane e russe. I terroristi fuggono in Turchia, incubo di Erdogan, e da lì magari per le città europee “occidentali”, dove saranno coccolati e riposeranno fin quando i loro padroni vorranno un’altra guerra.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Colloqui segreti tra Siria, Israele e Giordania?

Pars Today, 30 novembre 2016

130632-004-09a31303Fonti vicine ai servizi segreti israeliani affermano che colloqui segreti avrebbero avuto luogo tra Siria, Israele e Giordania per “garantire i confini meridionali della Siria“. Citando fonti russe e statunitensi, un rapporto cita l’accordo tra tre parti “sul ritorno alla situazione prima del marzo 2011 sulle frontiere tre Siria, Giordania e Israele, soprattutto sul Golan”. Infatti nel marzo 2011 scoppiò la crisi siriana. Il rapporto continua: “Inoltre i rappresentanti, siriani, giordani, israeliani, russi, statunitensi e degli Emirati Arabi Uniti hanno partecipato ai colloqui, L’accordo tripartito prevede, se concluso, il ritorno delle forze multinazionali delle Nazioni Unite sul Golan occupato, responsabili della prevenzione di un qualsiasi confronto nella zona. L’accordo prevede anche, come in passato, la gestione della sicurezza da parte della Siria delle Alture del Golan occupate. La forza multinazionale che dovrà ritornare nel Golan sarà formata da 1000 soldati e 70 osservatori. Ci sarebbe anche una zona smilitarizzata al confine, prevista nel 1974 con l’accordo di cessazione delle ostilità tra Israele e Siria“. “La zona demilitarizzata si estende per 80 chilometri dal Jabal al-Shayq al confine tra Giordania, Siria e Israele, secondo il rapporto che osserva che l’accordo sarebbe conseguenza della vittoria di Trump, avendo insistito per tutta la campagna elettorale a porre fine alla crisi in Siria, convincendo Assad, che aveva detto in un’intervista del 16 novembre di essere pronto ad allearsi con Trump per finirla con lo Stato islamico“.
Quali sono i segnali di questi colloqui? Se hanno avuto luogo, dimostrano una cosa: Israele ha ceduto obiettivi ed interessi che cercava di raggiungere nella Siria meridionale tramite i terroristi di al-Nusra e SIIL. Nessuno può dimenticare infatti la logistica fornita da Israele ai terroristi e l’aiuto a centinaia di loro evacuati e curati negli ospedali israeliani. Che Israele accetti di discutere con la Siria, pochi mesi dopo la riunione assai pubblicizzata di Netanyahu e del suo gabinetto sul Golan occupato, è un’amara confessione del regime israeliano, che vede i suoi cinque anni di tentavi abbandonati miseramente. I terroristi taqfiri di cui Israele ora sembra volersi sbarazzare (se si crede ai rapporti che Israele avrebbe bombardato le posizione del SIIL nel Golan), non hanno potuto regalargli l’ambito Golan. La vera paura d’Israele è vedere Hezbollah, alleato di Damasco, definitivamente alle porte di Israele, sulle strategiche alture del Golan. I colloqui segreti, se veri, indicano che Israele ha abbandonato il Golan e scelto il ritorno allo status quo ante…alture-golan-israelTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora