Perché gli USA sono così ostili verso Pechino?

Thomas Hon Wing Polin, Gpolit 21 luglio 2016

0,,17527125_303,00Un membro del gruppo Facebook 21SilkRd ha chiesto un commento sulla relazione tra Cina e nuovo ordine mondiale occidentale. Anche se di quasi due anni, l’articolo è degno di nota per i tentativi rudimentali di dettagliare uno dei programmi più ambiziosi intrapresi da governi ed élite occidentali negli ultimi tempi: trasformare la recente apertura dell’assai sottosviluppata ma assai promettente Cina in un vassallo vigorosamente pro-occidentale annesso all’impero globale occidentale.
In primo luogo, alcune precisazioni. L’autore, Jim Corbett, è un neofita di Cina e cose cinesi, e ciò ne sminuisce la credibilità di base. Ad esempio, chiunque può scrivere queste stupidaggini su Mao Zedong, per usare proprio le parole dell’autore (e per carità): “Non diciamo che era uno stupido. Era un orribile, crudele, disgustoso pervertito, probabilmente il peggior genocida nella storia, ma non necessariamente uno stupido“. Al di là di tali principi fondamentali, gli sforzi di Corbett per documentare come le élite occidentali hanno cercato di influenzare la Cina e il suo sviluppo sono lodevoli e, a volte, molto interessanti. Tale tocco di Yale in Cina incrocia la strada del giovane Mao; le manovre di gente del calibro di Kissinger, Rockefeller e Rothschild; Rong Yiren e la prima generazione di capitalisti rossi della Cina; l’interazione degli anziani del partito comunista di quella generazione e le loro famiglie; i trasferimenti di tecnologia e gli investimenti esteri dell’epoca. Tali sforzi delle élite occidentali per modellare una Cina pro-occidentale da poter facilmente influenzare, se non controllare, permisero sostanziali progressi nei primi due decenni di riforme e aperture di Deng Xiaoping. La Cina era relativamente debole e aveva assoluta necessità di investimenti e tecnologia occidentali per svilupparsi. La strategia occidentale, chiamata “evoluzione pacifica” dagli scettici intellettuali cinesi, sembrava attecchire. Perciò i media mainstream e i governi occidentali sembravano innamorati della Cina in quei giorni: il “Regno di Mezzo” seguiva il loro copione. Così l’impero si era relativamente rilassato sui flussi di denaro e tecnologia verso la Cina. Poi le cose cominciarono a cambiare. La Cina è cresciuta, iniziando ad ergersi ed anche a mostrare muscoli o a svilupparsi in modo non gradito. Iniziò a non seguire il copione che l’occidente le aveva scritto. Le potenze occidentali ne furono sorprese e poi deluse. Ed ecco che i cinesi non divennero occidentali dalla pelle gialla. I filo-occidentali nella leadership di Pechino furono sempre di meno, ed ora sono ormai praticamente estinti. Orrore degli orrori, i cinesi sembrano essere tutti… nazionalisti, con una visione della loro nazione e del mondo sostanzialmente diversa da quella dell’impero, e dato che tale divario è definitivo con l’avvento dell’amministrazione Xi Jinping, ecco l’ostilità dell’occidente.
Se la strategia dell’occidente di trasformare la Cina in modo non violento fosse riuscito ed i suoi frutti fossero stati potenti o influenti nella Cina di oggi, assisteremmo a una reazione molto diversa dell’impero verso ciò che fa la Cina di oggi, sarebbe stata molto più pacata e solidale. La rivista Time metterebbe ancora il leader della Cina in copertina come Person of the Year. Che la reazione dell’occidente sia di fatto un’ostilità sempre più disperata è l’affermazione più chiara che “l’evoluzione pacifica” è fallita, se non definitivamente morta, e i “protetti” dell’occidente in Cina sono impotenti a Pechino. In effetti, i tentativi occidentali di minare e occidentalizzare l’appartenenza politica e i valori della Cina hanno avuto l’effetto opposto, suscitando vigilanza e resistenza nel popolo e nel governo. I nazionalisti cinesi hanno poco di cui preoccuparsi. taiwanTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Brexit e la Cina

Lau Nai-keung, Gpolit 28 giugno 2016BN-KV512_chinaq_P_20151020121312Introduzione di Thomas Hon Wing Polin:
Il fatidico voto popolare per far uscire il Paese dall’Unione Europea ha stupito il mondo. Generate dall’estremità occidentale del continente eurasiatico, le onde d’urto s’infrangono sull’altra estremità dell’Asia orientale. Come appare questo sisma alla Cina e all’Asia orientale? L’analista politico di Hong Kong e vecchio consigliere di Pechino, Lau Nai-keung, che scrive:
“A questo punto, il risultato del referendum inglese sull’adesione all’Unione europea s’è impresso nella mente di molti: oltre il 52% degli elettori inglesi è favorevole a lasciare l’UE. Del 48% che ha votato contro, molti erano scozzesi, che presto avranno un’elezione simile sull’uscita della Scozia. Se ciò avvenisse, “UK” starebbe per Un-united Kingdom. “Le previsioni che l’UE possa spezzarsi sarebbe alquanto inverosimile, ma ci sono certamente altri Paesi in cui richieste di referendum simili potrebbero prendere slancio”, scrive il Washington Post dopo il voto della Brexit. L’articolo prevede che Svezia, Danimarca, Grecia, Paesi Bassi, Ungheria e Francia siano i più probabili nel seguirne l’esempio. L’UE è un coraggioso ed anche bel tentativo di riconquistare confini e glorie di ciò che sarebbe una via di mezzo tra l’impero romano e il Sacro Romano Impero. Per realizzare tale sogno, i francesi erano disposti a collaborare con i loro ex-arcinemici, i tedeschi, per promuovere integrazione ed armonizzazione. Ahimè non si vede un Imperatore Qin Shihuangdi, che riuscì in questo compito nella Cina di due millenni fa, e la Germania non è chiaramente all’altezza del compito. Al momento, le prospettive per l’UE sono desolanti, o si frammenterà presto o meno rapidamente. Questo non è qualcosa che la Cina vorrebbe, ma non c’è niente che possa farci, tranne cercare di collaborare con ciascun Paese del blocco comunitario. Potrebbe essere ingombrante trattare con quasi 30 Paesi invece che con una sola entità, soprattutto se declinanti ed intrinsecamente instabili. Ma questo difficilmente ostacolerà lo sviluppo dell’iniziativa One Belt, One Road (OBOR). Piccoli Paesi in recessione e tormentati avrebbero scarso potere contrattuale nei confronti della Cina. E Pechino potrebbe scegliere quali progetti salvare e a chi parlarne. Eppure un’Europa tanto indebolita sarebbe una pessima notizia per l’egemonia globale statunitense, perché Washington perderebbe nell’equilibrio di potere geopolitico nei confronti della Russia. Quasi due mesi prima del referendum sulla Brexit, il Consiglio NATO-Russia, forum consultivo e cooperativo sulla sicurezza, riprese gli incontri dopo una sospensione di due anni, esaminando la crisi in Ucraina le questioni relative ad attività militari, riduzione della trasparenza e dei rischi, e la situazione della sicurezza in Afghanistan. La cancelliera tedesca Angela Merkel si era recata a Pechino il 12 giugno, per la nona volta, per discutere questioni né importanti né urgenti. E’ chiaro che i partecipanti hanno dubbi sul voto della Brexit e hanno fretta di coprire le loro scommesse.
xicamInvece di essere un forte cuscinetto tra Stati Uniti e Russia, i Paesi europei, dopo la Brexit, non avranno altra scelta che riparare, collettivamente o individualmente, le relazioni con la Russia, il gigante della porta accanto. Stretti tra Atlantico e Pacifico, e con il loro spazio sotto pressione, anche gli Stati Uniti affrontano il declino. Le élite politiche degli USA sono abbastanza consapevoli della difficile situazione del loro Paese, ma non possono farci molto, tranne raccogliere eventuali vantaggi dalla frattura dell’UE e quindi ancora più importante mettere ordine in casa propria. La preferenza di Donald Trump per l’isolazionismo brilla abbastanza, mentre Hillary Clinton può essere obbligata, contro i suoi istinti, dalla realtà a muoversi in una direzione simile. Ora assistiamo a una potente pressione negli Stati Uniti per la ritirata strategica globale. In questa luce, le recenti dure parole di alti ufficiali cinesi in diverse occasioni, così come le tensioni nelle parti orientale e meridionale del Mar della Cina, possono essere viste come deliberati gesti assertivi della Cina che approfitta della situazione. Né la Cina né la Russia hanno alcuna intenzione di espandere il fronte orientale contro Stati Uniti e Giappone. E a meno di un attacco diretto, gli USA difficilmente inizieranno una nuova guerra nell’ultima fase del mandato presidenziale. Di conseguenza, le tensioni nella parte orientale e meridionale del Mar della Cina sono sopratutto conflitti minori. Non importa quanto spettacolari siano, non ci sarà alcuna guerra tra Cina e Stati Uniti. In realtà possiamo prevedere una tregua tra Pechino e Washington. Questo è già successo sul fronte finanziario, con la Cina che assegna 250 miliardi di dollari nel QFII agli investitori statunitensi, e gli statunitensi che permettono ai cinesi d’istituire un centro di cambio in renmbimbi negli Stati Uniti, dato che protrarre i litigi finanziari danneggerà entrambi i Paesi. E la Trans Pacific Partnership (TPP) anti-Cina, probabilmente sparirà assieme ad Obama.
Naturalmente, questa analisi si basa sull’ipotesi della razionalità di tutte le parti. Ai neocon scalzati negli USA non piacerà nulla di ciò, ma cosa possono farci? Invertire la tendenza e rimettere insieme i cocci? Nuclearizzare Cina e Russia garantendosi la reciproca distruzione assicurata? Qualora i neocon desiderassero iniziare qualche guerra convenzionale, che ci provino nei Mar Cinesi meridionale ed orientale. La Cina non può vincere una guerra offensiva contro le forze statunitensi. Ma Washington ha apertamente rivisto la dottrina della Battaglia Aeronavale del 2010, passando al Concetto comune di accesso e manovra globali comuni (JAM-GC) del 2015, sulla base del fatto che i cinesi hanno ora sviluppato la propria strategia della Zona di negazione/interdizione. In parole povere, gli Stati Uniti non sono sicuri di vincere una guerra presso il territorio cinese. Per inciso, la CCTV, TV della Cina, presto trasmetterà una nuova serie sulla guerra di Corea. Lo scopo è chiaro: ricordare al popolo cinese come sconfissero Stati Uniti ed alleati 60 anni fa, quando la neonata Repubblica popolare era povera e debole”.China's President Xi Jinping reviews an honour guard during his official welcoming ceremony in London, BritainTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo yuan soppianterà il dollaro USA?

Valentin Katasonov, Strategic Culture Foundation 29/05/201614_Globales_22_1p01Molti credono che il dollaro e lo yuan potrebbero presto entrare in una feroce battaglia per dominare il mondo della finanza internazionale. Tuttavia, John Williams, presidente della Federal Reserve Bank (FRB) di San Francisco, ha dichiarato il 10 maggio che lo yuan non può sostituire il dollaro come valuta di riserva globale primaria. Sono incline a pensare che abbia ragione.

La trasformazione dello yuan in valuta di riserva ufficiale
Lo scorso autunno il Fondo monetario internazionale ha preso una graditissima decisione per Pechino aggiungendo lo yuan a ciò che viene chiamato paniere DSP (DSP diritti speciali di prelievo, moneta sovranazionale emessa dal FMI in quantità limitate). Ciò significa che lo yuan ha ora lo status di valuta di riserva ufficiale, insieme a dollaro, euro, sterlina inglese e yen giapponese. Dopo la crisi finanziaria del 2007-2009, lo yuan è diventato competitivo verso sterlina inglese e yen giapponese, per il grande volume di transazioni dello yuan nel mercato dei cambi e l’uso nel commercio internazionale ed altri pagamenti internazionali. Tuttavia, lo yuan è molto diverso dalle altre quattro valute di riserva incluse nel paniere del FMI. In primo luogo la moneta cinese non è ancora liberamente convertibile. Inoltre, proprio alla vigilia della decisione del Fondo monetario internazionale nell’agosto 2015, il tasso di cambio dello yuan si ridusse abbastanza indicando instabilità. Nei congressi del Partito comunista cinese, il governo ha spesso ribadito che lo yuan deve diventare una moneta internazionale. De jure è già a metà strada (la decisione del FMI non sarà effettivamente in vigore fino a ottobre). Ma ci sono grandi domande sul de facto.

Come lo yuan è stato internazionalizzato
Ogni mese vi sono rapporti secondo cui la Cina firma nuovi accordo di cambi di valuta (per quanto riguarda lo scambio di valute nazionali tra banche centrali) con un Paese o un altro. Ai primi di settembre 2015 la Cina aveva 33 accordi di currency swap. Il valore complessivo di questi accordi valutari della Cina sarebbe di 3,16 miliardi di yuan. Un altro problema legato all’internazionalizzazione dello yuan è la creazione di centri di compensazione all’estero della Cina (“hub yuan”). Uno “hub yuan” è il “terminale” attraverso cui i non residenti accedono alla valuta cinese, così come a vari strumenti finanziari denominati in yuan. Questi hub sorvegliano pagamenti ed accordi in yuan con aziende e banche cinesi, tra cui servizi di compensazione. Le principali banche cinesi vengono nominate istituzioni gerenti gli “hub” dello yuan, operando tramite filiali e uffici in altri Paesi. Venti “hub” dello yuan erano già in servizio o in programma all’inizio del 2016. I più grandi attualmente operativi sono a Hong Kong, Singapore, Taiwan, Seoul, Londra, Francoforte, Parigi e Lussemburgo. Ambiziosi progetti volti a sollevare il prestigio internazionale dello yuan vengono lanciati in un Paese dopo l’altro. Ad esempio, a metà del 2014 le imprese della Malesia emisero obbligazioni in valuta cinese per 4,4 miliardi di yuan. E gli eventi verificatisi nell’ottobre 2015 a Londra furono ancora più elettrizzanti. La Banca Popolare della Cina (PBoC) offrì un anno di obbligazioni, in valuta cinese, da vendere nella borsa di quel centro finanziario internazionale. Il debito offerto valeva cinque miliardi di yuan (787 milioni di dollari). Ma furono presentate offerte per sei volte tanto, 30 miliardi di yuan (circa 4,4 miliardi di dollari). La Banca industriale e commerciale della Cina e la banca inglese HSBC furono i coordinatori principali della vendita del debito. Le banche cinesi ABC, Bank of China, Bank of Communications, CCB e l’inglese Standard Chartered ne furono interessate.

Lo yuan non viene utilizzato nelle transazioni tra Paesi terzi
China4-e1441041554667 All’inizio dello scorso anno, il quotidiano Financial News, di proprietà della Banca popolare della Cina, riferiva che nel 2014 i pagamenti transfrontalieri in valuta cinese erano stati pari a 9,95 miliardi di yuan (1,6 miliardi di dollari). Il commercio estero della Cina quell’anno fu di 26,34 miliardi di yuan (esportazioni e importazioni). Secondo i dati ufficiali cinesi, nel 2014 il 25% degli scambi internazionali della Cina impiegò lo yuan. Lo yuan fu imposto anche per alcune operazioni transfrontaliere della Cina, come ad esempio scambio di investimenti, rimesse finanziarie, distribuzione di dividendi e altri redditi da capitale. In altre parole, lo yuan gioca solo la parte di valuta internazionale della Cina nelle relazioni bilaterali con altri Paesi. Prima di tutto coi Paesi asiatici vicini. In secondo luogo con le nazioni dell’America Latina. E poi coi Paesi europei (soprattutto fuori dall’UE). Lo yuan non è ancora quasi mai utilizzato con certi principali partner commerciali della Cina, come ad esempio nel commercio con gli Stati Uniti. L’uso dello yuan nelle relazioni commerciali ed economiche tra Paesi terzi è ancora abbastanza esotico. Secondo le nostre stime, tali operazioni estere con lo yuan sono pari all’uno per cento (o 2-3% al massimo) delle transazioni transfrontaliere totali della Cina, in netto contrasto con il ruolo del dollaro: circa 2/3 dei dollari fatti circolari all’estero dagli Stati Uniti e utilizzati nelle transazioni tra soggetti giuridici e privati in Paesi terzi. La portata delle operazioni negli “hub” off-shore dello yuan non va sopravvalutata. La stragrande maggioranza degli yuan li presenti (i cosiddetti “yuan off-shore”) è tenuta nei depositi bancari. Secondo la PBoC, alla fine del 2013 c’erano circa 1,5 trilioni di yuan off-shore stivati nei conti di deposito. Ma gli esperti sostengono che sarebbero arrivati a 2,8-3 miliardi di yuan a fine 2015. Secondo varie stime, l’80-90% dei depositi di yuan off-shore si concentrata a Hong Kong, Taiwan e Singapore. Alcuni esperti le chiamano “province finanziarie” della Cina. Altri centri i cui si ammassano yuan off-shore sono Londra, Francoforte e Lussemburgo. Ora confrontiamo i depositi di yuan off-shore coi depositi in banche cinesi. Secondo PBoC, quest’ultimo importo è di circa 100 miliardi di yuan. Il rapporto tra depositi di yuan offshore e onshore è circa 1,5-3%. E se si guarda solo ai depositi off-shore oltre le “province finanziarie” (Hong Kong, Taiwan e Singapore), allora la proporzione si riduce a una frazione dell’1%. Per chiarire ulteriormente quanto modestamente siano internazionalizzati i conti di deposito in yuan, confrontiamo tale valuta con il dollaro USA. I depositi di “biglietti verdi” fuori dagli Stati Uniti sono pari a circa il 30% dei depositi in dollari negli Stati Uniti.

Pechino ha una politica valutaria a lungo termine?
È interessante notare che ostacolo all’internazionalizzazione dello yuan è il surplus commerciale. La Cina fermamente continuerà ad espandere la bilancia commerciale positiva. Nel 2014 fu pari a 384 miliardi e crebbe al livello record di 594,5 miliardi di dollari nel 2015. Con questa bilancia commerciale, lo yuan non può diventare affatto una valuta di riserva. Una grande quantità di yuan può emergere solo se vi è un saldo commerciale negativo fuori dalla Cina, che Pechino può utilizzare per i pagamenti per coprire il deficit commerciale. Questo è esattamente ciò che accade negli Stati Uniti da molti anni. Molti economisti ora riconoscono che il prezzo per fare del dollaro una moneta internazionale è stata la de-industrializzazione degli USA. A giudicare dalle dichiarazioni di alcuni politici ed economisti cinesi, per raggiungere l’obiettivo dello yuan quale moneta internazionale, una combinazione dei due metodi seguenti potrebbe essere usata: a) la bilancia commerciale passa da positiva a negativa, e B) l’afflusso di capitali stranieri in Cina va accelerato. A quel punto lo yuan garantirà un tasso di cambio favorevole, la Cina spenderà lo yuan per le importazioni e un tesoro in moneta cinese rapidamente accumulato fuori dalla Cina. Ma anche in questo scenario lo yuan non diventerà una vera e propria valuta internazionale o un mezzo universale di pagamento. Sarà una moneta internazionale di limitata efficacia. Lo yuan circolerà tra Paesi stranieri e Cina: passando dalla Cina a un Paese straniero per pagare le importazioni e dal Paese straniero alla Cina per gli investimenti. Tuttavia, la situazione dello yuan come valuta “ristretta” internazionale non durerà a lungo. Una volta scremate si azzereranno le attività dell’economia cinese e l’interesse dei non residenti nello yuan diminuirà. Dopo un po’ di tempo nell’orbita globale, la valuta cinese improvvisamente decadrebbe. Allora qual è il punto qui? Se ciò accade, la Cina perderà la sovranità sulla propria economia, dato che le sue attività saranno sequestrate dal capitale straniero. E la Cina non potrà riguadagnare la posizione perduta di esportatore mondiale. Non ci sarà un secondo “miracolo economico cinese” perché inscenato fin dall’inizio con l’aiuto occidentale e l’occidente avrà altri piani, dove una Cina forte non avrà alcun ruolo. Ma non è troppo tardi a che Pechino prenda in considerazione le trappole che l’attendono se tenta di convertire la propria moneta da nazionale a globale seguendo la via degli Stati Uniti.chiLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina avanza nella scienza e nella tecnologia

John V. Walsh Consortium News 9 maggio 201613119987Il titolo recita: “La rapida crescita della ricerca di una nazione: il boom economico della Cina si riflette nell’ascesa nelle scienze avanzate“, non è un titolo del Quotidiano del Popolo o del China Daily, ma nella più prestigiosa delle pubblicazioni scientifiche occidentali, Nature. Le 38 pagine che seguono il titolo del supplemento speciale della rivista ci dicono che la Cina è ora seconda al mondo per pubblicazioni scientifiche di alta qualità ed è in rapida crescita. Questo contraddice certamente lo stereotipo occidentale, oserei dire razzista, del lavoratore asiatico privo di fantasia che doverosamente sforna cumuli di prodotti di bassa qualità. Ma come possiamo sapere che l’affermazione sulla Cina è vera? Si tratta qui di dati del governo cinese che, sempre secondo lo stereotipo occidentale, produce solo invenzioni? (L’autore non ha trovato nulla che lo dimostri, merito di fonti immuni dai pregiudizi occidentali) Prima di considerare le prove dell’affermazione di Nature sull’avanzata scienza cinese, dovremmo chiederci che significato hanno per il profano? Proprio come gli Stati Uniti continuano col bellicoso “perno in Asia”, progettato dalla segretaria di Stato Hillary Clinton, dal presidente Barack Obama e dell’élite della politica estera per confrontarsi con la Cina, dobbiamo sapere ciò a cui i nostri dirigenti ci portano. I due pilastri della potenza di un Paese (delle varietà dura, morbida e militare) sono l’economia e la tecnologia. Dalla fine del 2014 la Cina è la maggiore economia del mondo secondo il Fondo monetario internazionale, utilizzando il parametro della parità di potere d’acquisto (PPP). E continua a crescere di circa il 7 per cento, “solo” il 7 per cento come i media occidentali si appassionano a dirci anche se alcuna nazione occidentale si avvicina a tale tasso di crescita. Ora la Cina sembra essere sul punto di diventare il motore della di ricerca più importante del mondo. Facendo avanzare l’economia cinese ancora più rapidamente; tecnologia e scienza sono le forze trainanti dello sviluppo economico moderno. Faremmo bene a ricordare che l’ultima volta che gli Stati Uniti affrontarono la Cina direttamente in un conflitto armato fu la guerra di Corea. Quando gli Stati Uniti, con le Nazioni Unite come copertura, avanzarono fino al confine con la Cina, il fiume Yalu, essa entrò in guerra e gli Stati Uniti furono ricacciati a sud del 38° parallelo. Il risultato fu il ripristino dello status quo ante bellum, con la Corea divisa ancora oggi. A quel tempo la Cina era debole e arretrata; ora è forte ed avanzata.

Dominio storico
Nel contesto storico più ampio, negli ultimi 500 anni l’occidente ha giocato sporco per invadere e colonizzare il resto del pianeta. Tale processo continua oggi sotto forma di neocolonialismo, e ultimamente con le guerre, le operazioni per il “cambio di regime” e le sanzioni degli Stati Uniti contro le nazioni che resistono. In questi 500 anni, l’occidente ha sempre goduto di superiorità tecnologica, una delle chiavi del suo successo nel dominio. Qualcuno potrebbe dire che la tecnologia è la chiave della sottomissione del pianeta da parte dell’occidente. Possiamo vederlo dalle armature d’acciaio di Toledo e dalle spade dei conquistadores dal 1492 alle titaniche portaerei degli Stati Uniti che gironzolano sul Mar Cinese Meridionale oggi. Ma il progresso della scienza e della tecnologia in Cina significa che non sarà così per molto. Infatti quel giorno è già arrivato comunque. Così sarebbe un bene sapere che situazione le nostre élite ci creano con il loro “pivot in Asia”. Torniamo alle prove. Per quanto ne sappiamo, con elevata fiducia, quanto sono impressionanti i successi della Cina nelle scienze e tecnologie? Le informazioni provengono da Nature Index (NatureIndex.com), della rivista Nature. Forse relativamente pochi legislatori sanno di Nature, ma praticamente ogni scienziato ritiene che sia una delle più importanti pubblicazioni scientifiche dalla meritata reputazione. Per esempio, il lavoro di Watson e Crick sulla struttura a doppia elica del DNA, insieme al testo di Maurice Wilkins e Rosalind Franklin, con i dati che portarono alla struttura di Watson-Crick, apparve su Nature. Nature è pubblicata da Elsevier, che lo pubblica da lungo. Elsevier, nei Paesi Bassi all’epoca, pubblicò il “Dialogo sopra i due massimi sistemi” di Galileo, contrabbandato dall’Italia per sfuggire alla repressione del Vaticano, mentre Galileo era agli arresti domiciliari. Cartesio fu anche pubblicato da Elsevier. L’elenco potrebbe continuare nei secoli.

Misurare il progresso
Ora caro lettore, dovrai sorbirti un paio di brevi paragrafi che descrivono come NatureIndex misura la qualità della scienza. E’ tutto spiegato in modo molto dettagliato su NatureIndex.com, basato sul database di tutti gli articoli pubblicati dalle 68 più prestigiose riviste scientifiche del mondo. La selezione delle riviste è compito di un gruppo di eminenti ricercatori attivi. Tutte le riviste selezionate sono occidentali, come lo sono tutti, tranne una manciata, gli scienziati che fanno la selezione. In un anno appaiono in queste riviste circa 60000 articoli originali. Ogni autore dei 60000 documenti riceve un punteggio in base al numero di articoli a cui ha dato un contributo. Questo numero è chiamato Indice Frazionale (FC). Per ragioni tecniche FC va ponderato per alcune discipline dando luogo a un altro numero, l’Indice Frazionale Ponderato (WFC) di ogni scienziato. Sommando l’WFC di tutti gli scienziati che in Cina figurano tra i collaboratori, in un dato anno, si ha l’WFC della Cina. Lo stesso può essere fatto per qualsiasi altro Paese. È semplice. Fondamentalmente l’WFC è un parametro della qualità, perché le riviste scelte per l’Indice pubblicano il meglio che può essere determinato scientificamente al momento. La pubblicazione di un articolo su queste riviste è un affare altamente competitivo, e ogni scienziato vuole pubblicarvi il suo capolavoro. L’WFC non ha alcuna misura burocratica o governativa. Ogni articolo che appare viene rivisto e accettato, di solito da almeno tre scienziati che agiscono in piena autonomia, e di fatto senza nemmeno sapere chi sono gli altri revisori del testo. Ciò significa che vi sono almeno 180000 recensioni indipendenti all’anno. Poi vi sono i molti articoli rifiutati dai revisori. Ciò significa che l’WFC dei Paesi esaminati è deciso da centinaia di migliaia di recensioni indipendenti ogni anno! Tutti agiscono indipendentemente. Adam Smith vorrebbe tale modello. L’autore ha lavorato per tutta la vita con tali riviste scientifiche, sia da revisore che da esaminato. I giudizi sono generalmente duri, onesti e soprattutto leali. E in generale più sono prestigiose le pubblicazioni, più sono esigenti le revisioni. Anche in questo caso la linea di fondo è l’WFC di ciascuno dei Paesi esaminati. Più alto è l’WFC, maggiore è la qualità della produzione totale del Paese. Nei 12 mesi del 2015 gli Stati Uniti erano il numero uno di gran lunga. Ma seconda era la Cina. (I primi 20 erano: Stati Uniti, Cina, Germania, Gran Bretagna, Giappone, Francia, Canada, Svizzera, Corea del Sud, Italia, Spagna, Australia, India, Olanda, Israele, Svezia, Singapore, Taiwan, Russia, Belgio). La rivista Nature ha iniziato ad analizzare la produzione cinese nel 2012 e di recente (dicembre 2015) ha pubblicato un supplemento cartaceo che riassume l’indice in cui veniva valutato l’WFC della Cina nel 2012-2014. Sono molto interessanti le 38 pagine di questo supplemento, contenenti le valutazioni della scienza per regione, istituto (mondo accademico e imprese) e città. Il timore di chi ha preparato il supplemento sui progressi della scienza cinese è palpabile.

Cambiare posto
Per chi è interessato al confronto, come dovremmo esserlo se vogliamo conoscere con precisione il nostro posto nel mondo, il seguente paragrafo dal supplemento NatureIndex è sorprendente: “Ma ecco ciò che distingue la Cina, oltre l’WFC. Mentre il contributo della Cina (al totale globale) è cresciuto del 37% dal 2012 al 2014, gli Stati Uniti hanno visto un calo del 4% nello stesso periodo”. Questo punto dovrebbe essere letto e riletto da coloro che respingono lo sviluppo della Cina come “meramente” quantitativo o completamente falso. Inoltre, il calo dell’WFC degli Stati Uniti non è una sorpresa per i loro ricercatori, i miei colleghi hanno visto molti laboratori chiudere e molti ricercatori di talento costretti a smettere per il calo dei finanziamenti federali, che non tenevano il passo con le spese. E’ davvero triste vedere dispiegarsi tale tragedia, con tutto lo spreco di talenti, formazione ed istruzione. Tornando al supplemento di Nature sull’indice della Cina per il 2012-2014, qui vi sono estratti dall’introduzione, che dicono molto su grandezza e importanza dei progressi della Cina: “La Cina ha piani ambiziosi per passare a ben il 15% l’energia da fonti rinnovabili entro il 2020, allo stesso tempo si prevede che l’economia rallenti (al 6,8-7,0 per cento l’anno. JW). Essa aspira anche ad essere la prossima superpotenza spaziale, mentre affronta sfide importanti su salute e ambiente, con una popolazione che invecchia e una carenza di acqua. (La Cina ha anche per obiettivo la totale eliminazione della povertà e la creazione di una ‘società moderatamente prospera’ entro il 2020. JW) Il governo cinese sa che superare tali sfide, raggiungendo gli obiettivi, è possibile solo attraverso la scienza. In effetti, la Cina aggancia la futura prosperità a un’economia basata sulla conoscenza, sostenuta dalla ricerca e dall’innovazione. Per un Paese che ha inventato carta, polvere da sparo e bussola, tali ambizioni possono essere realizzate. Quest’anno (2015) la farmacologa Tu Youyou è diventata la prima ricercatrice cinese ad essere insignita del premio Nobel per la Medicina, per aver contribuito a scoprire un nuovo farmaco per la malaria che ha salvato milioni di vite“. Questo dovrebbe essere abbastanza per convincere il lettore della misura, rapidità e qualità della scienza in Cina. Ma vi sono dati che corroborano lo studio di NatureIndex? Sì, dell’US National Science Foundation (NSF). La NSF ha rilasciato una valutazione della ricerca in Cina nel gennaio 2016 dal titolo: “La leadership su scienza e tecnologia degli Stati Uniti sempre più messa in discussione dai progressi in Asia: la Cina è ora il secondo maggiore ricercatore“. La valutazione è tratta da Science and Engineering Indicators 2016, a sua volta prodotto dal National Science Board (NSB) ente del NSF i cui 25 membri sono di nomina presidenziale. La valutazione va letta tutta, ma la conclusione è la seguente: “Secondo gli indicatori del 2016, la Cina è ora il secondo maggiore centro di ricerca, col 20 per cento delle attività di ricerca globali, rispetto agli Stati Uniti che ne rappresentano il 27 per cento“. Ciò significa, naturalmente, che la Cina oggi produce quasi tre quarti della ricerca degli Stati Uniti, se vogliamo credere alle cifre della NSF, e la produzione cinese è in rapida crescita. Qui vi sono alcune altre citazioni della valutazione della NSF: “Nel 2003-2013 la Cina ha ampliato gli investimenti nella ricerca mediamente del 19,5 per cento ogni anno, notevolmente superiore agli Stati Uniti, e la Cina gli ha aumentati nonostante la grande recessione. (Quest’ultimo indica all’autore un profondo impegno per la ricerca). La Cina ha anche fatto passi significativi nell’istruzione in scienza e tecnica, fondamentale per sostenere la ricerca, nonché per le industrie della conoscenza e ad alta intensità tecnologica. La Cina è prima al mondo per laureati in scienze ed ingegneria. Questi campi rappresentano il 49 per cento di tutti i laureati in Cina, rispetto al 33 per cento negli USA. Nel 2012 gli studenti cinesi erano il 23 per cento dei 6 milioni di laureti di tutto il mondo in scienze e tecnologia (S&E). Gli studenti dell’Unione Europea erano circa il 12 per cento e quelli degli Stati Uniti circa il 9 per cento. (Si noti che la Cina crea più laureati in S&E rispetto a Stati Uniti e Unione europea insieme, vale a dire più di tutto l'”occidente”. JW) Il numero di lauree in S&E in Cina aumenta. Tuttavia, gli Stati Uniti continuano ad assegnare il maggior numero di dottorati in S&E e rimangono meta preferita della mobilità internazionale degli studenti.” (Ma date l’enorme numero di lauree S&E in Cina, sembra sia solo questione di tempo prima che seguano i dottorati. JW)

Trinceramento degli USA
Ora vediamo cosa dice la NSF sul tasso di crescita delle ricerche negli Stati Uniti, qualcosa che probabilmente sa meglio di chiunque altro. Ancora una volta citiamo: “L’investimento federale nelle attività accademiche e di ricerca è diminuito negli ultimi anni, riflettendo gli effetti della fine degli investimenti dell’ARRA (American Recovery and Reinvestment Act), con l’avvento del Budget Control Act e l’aumento della pressione sulla parte discrezionale del bilancio federale. Dalla Grande Recessione, una sostanziale e reale crescita annuale della ricerca, correlata al PIL degli Stati Uniti, non è tornata. La crescita aggiustata dall’inflazione sul totale della ricerca negli Stati Uniti era in media solo dello 0,8 per cento all’anno nel 2008-13, meno della media annua del 1,2 per cento sul PIL degli Stati Uniti”. “La riduzione dell’investimento federale ha un impatto negativo sulla ricerca universitaria nazionale”, secondo detto Kelvin Droegemeier, vicepresidente del NSB e vicepresidente per la ricerca presso l’Università dell’Oklahoma. “Le nostre università conducono il 51 per cento della ricerca di base della nazione e formano la prossima generazione di lavoratori STEM. Il sostegno federale è essenziale per lo sviluppo di nuove conoscenze e del capitale umano, permettendo agli Stati Uniti d’innovarsi ed essere in prima linea nella scienza e tecnologia“. Vorrei trarre da questa citazione una frase dal significato speciale sul calo dei finanziamenti federali per la ricerca, ovvero “la maggiore pressione sulla parte discrezionale del bilancio federale“. I benefici della spesa discrezionale escludono principalmente le spese sociali come Social Security e Medicare, che rientrano nella categoria non discrezionale. Devo dire ai lettori che la parte più importante del budget discrezionale federale è il Pentagono? Secondo OMB i militari consumarono il 55 per cento del budget discrezionale federale nel 2015, mentre la scienza ne ha avuto il 3 per cento!! Anche gli “affari internazionali” hanno ricevuto il 3 per cento. In altre parole, gli Stati Uniti costruiscono e utilizzano una notevole quantità di strumenti di distruzione mentre la Cina costruisce la sua base scientifica e tecnica.
Ho descritto i fatti e le prove del grande balzo in avanti della Cina nella scienza e tecnologia. Alla luce del record impressionante della Cina nello sviluppo economico e nella ricerca, gli Stati Uniti non interromperanno il loro Perno bellicoso sul Pacifico occidentale e cercheranno un mutuo rapporto vantaggioso e pacifico con la Cina? La realtà recensita qui suggerisce che il confronto con la Cina appartiene al passato coloniale e neocoloniale, che per la Cina si è finito nel 1949. La dirigenza degli Stati Uniti deve riconoscere la realtà o porterà al disastro gli USA e il mondo.

Tu Youyou

Tu Youyou

John V. Walsh è un autore di CounterPunch.com, Antiwar.com, LewRockwell.com e DissidentVoice.org. Membro fondatore di “Come Home America“. Ex-professore di Fisiologia e Neuroscienze presso l’University of Massachusetts Medical School.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Zjuganov: La Rivoluzione d’Ottobre è stata un punto di svolta nell’evoluzione dell’umanità

Intervista al Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista Zjuganov dell’agenzia di stampa cinese Xinhua
KPRF, 21/04/2016 – Histoire et Societé5784A7F9-C3FC-4533-B120-A1A108E6EE52_cx0_cy8_cw0_mw1024_mh1024_sOggi in Russia valutare il ruolo e il significato della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre varia dal “colpo di Stato” al “più grande evento del ventesimo secolo”. Come valuta il ruolo storico della rivoluzione e l’importanza per la lotta di liberazione nazionale dei popoli di molti Paesi, tra cui la Cina?
La Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre è un evento importante nella storia del mondo. Vi ricordo: nel 2017 i comunisti e tutte le forze progressiste del mondo ne festeggeranno il centenario. Questo evento è stato un punto di svolta nell’evoluzione umana. È stato l’inizio della transizione dal capitalismo a una formazione socio-economico più progressiva. La rivoluzione socialista teoricamente si basava sulle opere di Karl Marx e Friedrich Engels. La sua attuazione pratica va ai bolscevichi russi, guidati da Vladimir Ilic Lenin, grande pensatore e leader del movimento rivoluzionario internazionale, creatore del primo Stato operaio e contadino del mondo. Va ricordato: l’inevitabilità degli sconvolgimenti rivoluzionari in Russia non fu prevista dai bolscevichi. Un monarchico convinto, Menshikov, ma uomo onesto ed intelligente, annunciò il crollo della monarchia dei Romanov. Dopo la rivoluzione borghese di febbraio scrisse che non dovevamo rimpiangere il passato, condannato a morte all’inizio della prima guerra mondiale. Chi definisce gli eventi dell’ottobre 1917 colpo dall’alto, denota la propria ignoranza completa o faziosità. Nonostante i tentativi di distorcere il valore della prima rivoluzione socialista, è probabile che continuerà finché esiste il capitalismo. Ma dobbiamo capire una cosa: alcuna cospirazione elitaria, anche in caso di successo, può cambiare le basi stesse della vita del Paese, può avere alcun effetto su scala planetaria. È giustamente sottolineato che la valutazione del ruolo della Grande Rivoluzione d’Ottobre nel nostro Paese è diversa. Ci sono coloro che credono, giustamente, che la Russia avrebbe cessato di esistere senza l’arrivo dei bolscevichi al potere. Sarebbe stata frantumate in vari protettorati inglesi, francesi, statunitensi, giapponesi. E questo non è solo un “punto di vista”. È una deduzione basata su fatti storici. Il Partito Comunista è fermo su questa posizione. Ci sono persone che oggi in Russia maledicono i bolscevichi e il regime sovietico. Tuttavia, ciò non è generale. Il popolo russo ha per lo più un giudizio positivo sugli eventi dell’ottobre 1917, sapendo che fu un bene per il Paese. Ciò è confermato da numerosi sondaggi degli ultimi venti anni. La frattura sul passato sovietico nel nostro Paese è tra il popolo da un lato e l'”élite” filo-occidentale dall’altro. Tale “élite” cerca solo di denigrare, diffamare le maggiori conquiste del nostro passato. Nella moderna propaganda russa, notevoli forze sono volte a falsificare la storia sovietica. Purtroppo, circoli liberali continuano ad occupare posizioni influenti nelle sfere politica, economia, informazione e culturale. Conducono una campagna antisovietica rabbiosa e sognano di abbattere dal piedistallo le eccezionali figure storiche di Lenin e Stalin. Attentano anche alla nostra vittoria, alla sacra memoria della Grande Guerra Patriottica. Il partito comunista respinge attivamente questi attacchi insidiosi, difende la verità e la giustizia.
ZuganoffOra il nostro partito si prepara per il 100° anniversario della Grande Rivoluzione d’Ottobre. L’anno scorso abbiamo organizzato a questo proposito due plenum del Comitato Centrale. Ci sarà una serie di eventi commemorativi, anche internazionali. Sottolineando l’importanza della Grande Rivoluzione d’Ottobre, il partito comunista insiste sulla natura non casuale, non fortuita della rivoluzione socialista in Russia. Molto prima dell’ottobre 1917, Lenin ne aveva dimostrato l’inevitabilità. Sviluppando la teoria marxista in modo creativo, analizzò il passaggio allo stadio superiore del capitalismo, l’imperialismo. Le caratteristiche principali di questa nuova fase sono: nascita di monopoli, formazione del capitale finanziario, completamento della divisione coloniale del mondo. In questa configurazione la concorrenza capitalistica continua e comporta lo sviluppo ineguale in diversi Paesi. Su questa base, Lenin trasse un’altra conclusione: l’emergere degli anelli deboli nella catena capitalista. Laddove la catena capitalista può essere rotta. La rivoluzione socialista poté ottenere la prima vittoria in alcuni Paesi o anche in un solo Paese. Ulteriori analisi convinsero Lenin che l’anello più debole della catena dell’imperialismo era l’Impero russo. Il nostro Paese era un groviglio di contraddizioni taglienti tra proletariato e borghesia, tra borghesia e sovrastruttura feudale zarista, tra proprietari terrieri e contadini. Il crescente divario tra i contadini, la questione agraria e la questione nazionale chiedevano una soluzione urgente. La Prima guerra mondiale esacerbò la povertà estrema e la condizione delle classi oppresse. In Russia c’era una situazione rivoluzionaria. Le condizioni oggettive della rivoluzione si riunirono con le azioni di massa della classe avanzata. I suoi migliori rappresentanti si organizzarono in un partito politico, il partito dei bolscevichi. Debuttando con “Iskra” (Scintilla) il bolscevismo di Lenin trovò la forma istituzionalizzata nel Secondo Congresso POSDR nel 1903. Già nella prima rivoluzione russa, confermò in pratica la correttezza della sua linea. Nell’ottobre 1917, il partito di Lenin ebbe il forte sostegno da tutti i lavoratori russi. I bolscevichi sapevano ascoltare, comprendere ed esprimere il linguaggio politico delle aspirazioni del popolo. Tutto il Paese ascoltò le loro parole d’ordine: “Pace al popolo!”, ” Terra ai contadini!”, “Le fabbriche agli operai!”, “Il pane contro la fame!” “Il potere ai soviet!”. Il successo della prima rivoluzione socialista del mondo fu garantito. Così, una delle più importanti realizzazioni di Lenin era aver specificatamente valutato il momento storico per la completa riuscita della rivoluzione socialista in Russia. Prima di allora, l’arena principale della lotta per il socialismo era l’Europa occidentale. Ma sulla base delle conclusioni del libro “Imperialismo, fase suprema del capitalismo”, Lenin brillantemente previde il passaggio di sede del movimento rivoluzionario in Russia. E aveva ragione! La rivoluzione socialista nel nostro Paese vinse. Tuttavia, era necessario non solo prendere il potere, ma anche mantenerlo. Contro la giovane Repubblica sovietica 14 Paesi presero le armi. Basandosi all’interno sulla controrivoluzione, cominciarono a lacerare la Russia dall’estero. La borghesia e i proprietari terrieri russi vendettero gli interessi nazionali a destra e a sinistra. Fu la forza e la volontà del partito bolscevico, facendo leva sulle masse, che salvò il nostro Paese dalla distruzione. Quando gli invasori e i loro complici furono espulsi, un altro compito apparve non meno difficile: garantire la costruzione di una nuova vita. Nei primi mesi del 1921, la Russia sovietica era in una situazione disperata. Il Paese era stato devastato da due guerre: la Prima guerra mondiale e la guerra civile. La produzione industriale scese di quasi cinque volte. Il volume della produzione agricola fu dimezzato. Le vittime di guerre, carestie, epidemie non furono meno di 25 milioni di persone. Oggi si può solo ammirare la saggezza dei bolscevichi, che in quegli anni cercarono diverse opzioni politiche, dal comunismo di guerra alla nuova politica economica e al piano di elettrificazione. Negli anni 1922-1929, poco prima del Primo piano quinquennale, furono costruite più di 2000 grandi imprese industriali. Economicamente, il Paese raggiunse il livello del 1913. Ma una nuova guerra mondiale si stava preparando. In queste circostanze fu necessario fare un enorme balzo in avanti, creare interi settori economici. Senza, la sopravvivenza dell’Unione Sovietica non sarebbe stata possibile. Nei 10 anni che precedettero la guerra, potemmo compiere i progressi compiuti dall’Europa in un secolo. 9000 nuove imprese furono costruite. Il nostro Pese semianalfabeta imparò a leggere e scrivere, e divenne il migliore nel campo delle scienze. Senza, non ci sarebbe la vittoria nella Grande Guerra Patriottica. E quindi non si possono separare le due date importanti: il 1945 e il 1917. Questi due eventi sono tappe strettamente correlate sulla via del socialismo. I risultati eccezionali dei bolscevichi non si espressero solo in campo economico. Posero fine all’oppressione nazionale e crearono una comunità unica, il popolo sovietico. Costruire il socialismo fu opera di tutte le nazionalità dell’URSS. La Rivoluzione d’Ottobre non aveva una dimensione russa. Fu un evento universale. Per il decimo anniversario dell’ottobre, Stalin scrisse, “non possiamo considerare la Rivoluzione d’Ottobre una rivoluzione “entro i confini nazionali”. È soprattutto una rivoluzione mondiale, internazionale, perché è la svolta radicale nella storia del mondo, transizione dal vecchio mondo capitalista al nuovo mondo socialista”. La prima vittoria del socialismo nel pianeta ebbe un’influenza decisiva sul processo storico mondiale. L’esempio fu dato, seguito in molti Paesi. Il movimento di liberazione nazionale dei popoli oppressi ebbe un impulso estremamente potente. La liberazione della schiavitù coloniale era possibile.
Per i cinesi, le idee dell’Ottobre furono di notevole importanza. Nel 1918 il leader del movimento rivoluzionario democratico cinese Sun Yat-sen inviò un telegramma a Lenin e al governo sovietico, in cui augurava ogni successo alla Russia sovietica ed espresse l’auspicio che “i partiti rivoluzionari della Cina e della Russia si uniscano nella lotta comune”. Recentemente mi sono imbattuto in un documento storico interessante: la proclamazione del Consiglio dei Commissari del Popolo della RSFSR al popolo cinese del 25 luglio 1919. Confermava il rifiuto completo da parte del regime sovietico di diritti speciali e privilegi ottenuti dal governo zarista in Cina per via dei trattati ineguali. Nella storia cinese, non ci sono altri casi in cui degli stranieri volontariamente rinunciarono ai propri vantaggi. Il documento, in particolare, dichiarava: “Se i cinesi vogliono diventare come i russi… un popolo libero, devono capire che i loro unici alleati e fratelli nella lotta per la libertà sono gli operai e i contadini russi e la loro Armata Rossa“. Il 1° luglio 1921 a Shanghai fu istituito il Partito Comunista Cinese, ispirato al patrimonio rivoluzionario della Grande Rivoluzione d’Ottobre. Fu un partito politico della classe operaia cinese, basato sui principi del marxismo-leninismo. Il PCC dovette seguire una strada molto ardua. Ma i suoi sforzi ebbero successo. Il partito poté mettersi a capo delle forze progressiste del Paese. Guidando fino alla vittoria il movimento antimperialista e la rivoluzione antifeudale in Cina, ponendo le basi a progressi e realizzazioni della Cina moderna. Vorrei ricordare le parole di Mao Zedong, “Le salve della Rivoluzione d’Ottobre ci hanno portato il marxismo-leninismo. La Rivoluzione d’Ottobre ha aiutato i progressisti di tutto il mondo, anche in Cina, a riconsiderare i propri problemi, applicando l’ideologia proletaria per decidere il destino del proprio Paese“. I comunisti cinesi sono riusciti, come i bolscevichi russi, a unire il Paese e portarlo su un percorso decisamente progressivo Così, la Grande Rivoluzione d’Ottobre, le idee di Lenin e Stalin non sono di proprietà dei soli russi, ma appartengono a tutta l’umanità. Appartengono alla Cina che, guidata del Partito comunista, ha dimostrato al mondo le meraviglie del suo sviluppo socio-economico.ZyuganovCome, in retrospettiva, valuta il ruolo di figure storiche come Lenin, Stalin, Gorbaciov?
La vita socio-politica della Russia moderna mostra chiaramente il confronto tra due principi ideologici, principio creativo e principio distruttivo. Ciascuno di essi è associato, nella mente dei cittadini, all’attività di varie figure storiche. I nomi di Lenin e Stalin sono associati al grande successo del nostro Paese nel ventesimo secolo. Sotto la bandiera della Grande Rivoluzione d’Ottobre fu istituito il primo Stato socialista del mondo, furono trasformate tutte le sfere della vita nella società sovietica, fu sconfitto il fascismo tedesco nella guerra più terribile e fu sconfitto il militarismo giapponese, fu rapidamente ripristinata l’economia nazionale. Poi creammo la parità nucleare con gli Stati Uniti e il primo lancio nello spazio. Tutto questo e molto altro fu il risultato diretto della Rivoluzione dell’Ottobre 1917. Lenin e Stalin furono i fondatori del nostro partito e dello Stato sovietico. Ma i loro personaggi non dovrebbero in alcun modo essere considerati pezzi da museo di un’epoca passata. Ci dovrebbero ispirare nella nostra vita, nella nostra lotta e nel nostro lavoro quotidiano. La loro eredità dovrebbe essere studiata, e le loro idee praticate e sviluppate. In risposta a coloro che cercano di screditare i nomi di questi grandi uomini, vi sono due citazioni. La prima: “Io rispetto Lenin quale uomo che con completa abnegazione fece di tutto per attuare la giustizia sociale… Persone come lui sono i custodi e restauratori della coscienza dell’umanità“. La seconda citazione si riferisce a Stalin: “Personalmente, non sento altro se non la più grande ammirazione per questo grande uomo, il Padre del suo Paese…” Chi fece queste affermazioni? Vi chiedete. L’autore della prima è Albert Einstein, una delle menti più profonde nella storia del mondo. La seconda è di Winston Churchill, che odiava il socialismo, ma ebbe il coraggio di riconoscere la grandezza dei risultati di Stalin. A tutti i pigmei che cercano d’infangare il nome dei giganti Lenin e Stalin, consiglio di memorizzare questi passi. Lenin era un uomo di Stato come nessun altro. È riuscito a creare un partito che si prese il compito di costruire il primo Stato socialista del mondo. Crebbe in una famiglia felice, circondato da amore e prosperità, completò con successo gli studi al liceo. Poteva condurre una vita tranquilla e felice. Ma Lenin si dedicò alla lotta per la giustizia e gli interessi dei lavoratori. Creò uno Stato in cui i valori principali erano umanesimo, lavoro, giustizia e in cui i rappresentanti di ogni nazione, grandi e piccoli, avevano fiducia nel futuro. Oggi troviamo le opere complete di Lenin in qualsiasi libreria seria nel mondo. I suoi scritti sono stati tradotti in quasi tutte le lingue. Dico spesso ai nostri avversari: fatemi un altro esempio di tale genio, pensatore, politico, uomo di Stato. Non ne esistono!
Due delle più gravi crisi del capitalismo hanno portato a due guerre mondiali. Il nostro Paese fu al centro di questi eventi. Dalla prima si ebbe la Rivoluzione d’Ottobre guidata da Lenin, dalla seconda la grande vittoria guidata da Stalin. L’URSS guidata da Stalin passò negli ultimi anni tra le prime tre nazioni più potenti del mondo. Fu istituito un sistema che rese possibile la vittoria sul fascismo. Gli elementi di questo sistema furono lo sviluppo dell’economia, della potenza dell’Armata Rossa e della scuola sovietica che addestrò combattenti coraggiosi, intelligenti e audaci. Hitler conquistò l’Europa continentale con le sue fabbriche, porti, aeroporti, ma si ruppe i denti contro l’eroismo del nostro popolo, del potere scientifico e tecnologico dell’Unione Sovietica. Il talento di leader militare di Stalin è riconosciuto da tutti coloro che collaborarono con lui durante la guerra, Zhukov, Rokossovskij, Konev, Vasilevskij e altri. Come comandante in capo, conosceva la situazione operativa e diresse tutte le principali operazioni offensive. Stalin capì che solo un potente blocco di Paesi socialisti poteva resistere all’aggressione del capitale globale. Il ruolo principale nella sua creazione dopo la seconda guerra mondiale, andava a URSS e Cina. L’Unione Sovietica fu il primo Paese a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese, il 2 ottobre 1949, il giorno dopo la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese. Pochi mesi dopo, nel febbraio 1950 fu firmato il Trattato di amicizia, alleanza e mutua assistenza sino-sovietico. La leadership di Stalin tese al popolo cinese una mano fraterna per la costruzione dello Stato, dell’esercito, nella formazione di specialisti. L’alleanza strategica tra Mosca e Pechino fu una vera e propria minaccia per l’egemonia degli Stati Uniti d’America.
Quanto a Gorbaciov, non merita nemmeno una semplice menzione accanto a Lenin e Stalin. Gorbaciov, Jakovlev, Shevardnadze, Eltsin e i loro complici commisero il crimine più grave contro il loro popolo e tutta l’umanità, distrussero l’Unione Sovietica. Calpestarono apertamente i risultati del referendum nel marzo 1991. Mentre la stragrande maggioranza dei partecipanti votò per il mantenimento dell’Unione Sovietica. Va ricordato che l’URSS era una civiltà: 190 nazioni e nazionalità, 40 religioni e denominazioni, 10 fusi orari, quasi tutte le zone climatiche. Non esisteva nel mondo un sistema statale-politico più sofisticato. Ignorando tutto questo, Gorbaciov con le sue azioni minò l’unità nazionale e le fondamenta dello Stato. Come risultato, l’URSS fu distrutta. Il Paese sperimentò la vergogna del “ruggenti anni novanta”. Più di 80000 imprese furono distrutte. Uno dopo l’altro conflitti sanguinosi scoppiavano. Le vittime furono centinaia di migliaia e ci furono 9 milioni di rifugiati. Così oggi, quando Gorbaciov parla della restaurazione del capitalismo in Russia senza spargimento di sangue, suscita solo rabbia e risentimento. Basta guardare agli eventi cui sono immersi oggi i nostri fratelli ucraini. Caos, spargimento di sangue, impoverimento delle masse, ciò che vi accade negli ultimi anni. E questo è un risultato diretto del tradimento di Gorbaciov. Il nome di Gorbaciov in Russia oggi è visto come sinonimo di tradimento, simbolo del tradimento della causa socialista e disprezzo degli interessi dei lavoratori. Con questo nome fortemente associato agli eventi della nostra storia recente, come trascurare la negligenza verso il popolo sovietico, l’umiliazione di fronte agli Stati Uniti, l’accettazione delle politiche neo-coloniali dell’occidente. Nella mente popolare la “perestroika” di Gorbaciov è percepita come una serie di sconfitte e di crimini. Nei suoi documenti politici, il Partito Comunista ha dato una valutazione obiettiva delle attività distruttive di tale guitto.1458981961_V-Podmoskov-e-otkrylsya-X-martovskiiy-sovmestnyiy-Plenum-CK-i-CKRK-KPRFDopo il crollo dell’Unione Sovietica e la messa al bando del PCUS, il movimento comunista in Russia ha vissuto momenti difficili. Come lei e i suoi compagni siete riusciti a preservare dignità e fedeltà agli ideali, a superare tutte le difficoltà e ricostruire il partito comunista?
Il momento fu davvero difficile. La controrivoluzione borghese e la distruzione dell’Unione Sovietica furono un banco di prova per il nostro Paese e per il movimento comunista internazionale. Milioni di cittadini sovietici potevano immaginare nei peggiore incubi che la direzione del partito e del Paese prendessero la via del tradimento, la distruzione dello Stato. Tutto questo creò confusione nelle file dei comunisti e dei loro sostenitori. Ma nonostante il tradimento della direzione del partito, molti rimasero fedeli ai loro ideali. I comunisti russi non hanno permesso di seppellire la causa del socialismo nel nostro paese. Hanno ricreato il partito comunista, si sono impegnati con coraggio sulla via della lotta per la rinascita della patria socialista. Vi ricordo che nel periodo da agosto a novembre del 1991, le nuove autorità democratiche russe prima sospesero e poi vietarono le attività del PCUS e la sua organizzazione in Russia, il Partito Comunista della RSFSR. Le proprietà del partito furono confiscate. Nel momento in cui improvvisamente, erano apparentemente scomparsi i riferimenti ideologici e anche morali, molti membri del partito vietato erano demoralizzati. C’era anche chi partecipava alla “crociata” contro il socialismo. Il Paese subì una feroce campagna per screditare il partito e le idee comuniste. In Russia fu montato il “caso del PCUS”. Furono fatti tentativi di organizzare una causa contro il partito e l’ideologia che hanno guidato il popolo sovietico nella vittoria sul fascismo. A quel tempo, la “terapia d’urto” del governo Gajdar aumentò notevolmente la tensione sociale nel Paese. In poche settimane, la maggior parte dei nostri cittadini cadde in povertà. La rabbia del popolo si riversò sulle strade. E poi il nuovo governo presunto “democratico” si rivelò appieno. Eltsin e i suoi scagnozzi fecero ricorso più volte alla forza bruta. Così, il 23 febbraio 1992, anniversario dell’esercito sovietico, la manifestazione dei patrioti di sinistra fu schiacciata nel centro di Mosca. In seguito l’uso della forza contro i manifestanti pacifici cittadini si ripeté regolarmente. Il culmine dello scontro fu l’attacco al Soviet supremo eletto dal popolo della RSFSR e il massacro dei suoi sostenitori nel settembre-ottobre 1993. Per me è chiaro che l’esigenza di giustizia sociale nella società russa fosse molto forte. Ma negli eventi del 1992-1993 chiaramente mancava un nucleo organizzatore. L’obiettivo principale in queste circostanze era far rivivere il partito comunista, forza politica delle masse lavoratrici. I lavori per la sua ricostruzione continuarono senza sosta, nonostante la forte pressione politica, psicologica e amministrativa. Alla Corte costituzionale potemmo sfidare il decreto Eltsin che vietava le attività del partito. Il 13-14 febbraio 1993 si ebbe il II Congresso straordinario dei comunisti russi. Dopo un divieto di quasi un anno e mezzo, si annunciava la ripresa delle attività del partito, che prese il nome di Partito Comunista della Federazione Russa. Nel marzo dello stesso anno, il partito comunista fu ufficialmente registrato presso il Ministero della Giustizia della Russia. Dopo difficoltà, non solo il partito fu ufficialmente riattivato, ma divenne anche forza d’opposizione nel Paese. Naturalmente, la strada non fu facile. Dovemmo lavorare in condizioni particolari. Subimmo appieno la tirannia della macchina repressiva di Eltsin e l’orgia mediatica “democratica”. I nostri attivisti subirono tentativi di corruzione e minacce. Spesso le loro famiglie furono sotto pressione. Ma i nostri compagni hanno resistito con onore. E in queste condizioni difficili, l’esempio della Cina socialista, che si sviluppava rapidamente e con successo, fu molto importante per noi. Nel dicembre 1993, il partito comunista appena ricostituito ebbe il 12% nelle prime elezioni per la Duma di Stato. Solo due mesi dopo l’attacco al Soviet Supremo nei giorni dell”Ottobre nero”. Molti temevano apertamente le rappresaglie dal regime di Eltsin. Condurre la campagna sotto la bandiera del partito comunista dopo il tiro dei carri armati nel centro di Mosca fu un atto che richiese coraggio. E le persone avvicinatesi al partito comunista l’hanno dimostrato pienamente. Nelle elezioni per la Duma di due anni dopo ottenemmo già il 22% dei voti. E nelle elezioni presidenziali combattemmo ad armi pari con Eltsin, nel 1996. Il merito principale va ai militanti di base del Partito comunista, disposti a lavorare in condizioni estremamente difficili. Sollevarono il nostro partito in tutto il Paese, vi sono cellule negli angoli più remoti della Russia. Quando qualcuno solleva la questione del “partito d’oro”, dico con certezza che c’è davvero l’oro. Si tratta di queste persone eccezionali, dei nostri compagni combattenti.

Qual è oggi l’influenza del partito comunista in Russia? Quanti aderenti ha? Quali sono gli obiettivi decisi per le prossime elezioni per la Duma di Stato?
zuga Seguendo il partito bolscevico fondato da Lenin, il partito comunista ha sempre difeso i diritti dei lavoratori e gli interessi nazionali della Russia. Da un quarto di secolo, il nostro partito si batte contro la restaurazione capitalista, utilizzando sia la tribuna parlamentare che il lavoro tra le masse. Il nostro obiettivo strategico è costruire in Russia un rinnovato socialismo, il socialismo del XXI secolo. Nonostante la pressione amministrativa e la costante di propaganda anticomunista, continuiamo ad essere il principale partito di opposizione. A differenza di altri partiti russi, il partito comunista ha una struttura ramificata di organizzazioni in tutto il Paese. Solo il partito “Russia Unita” può essere paragonato a noi. Il partito comunista ha 81 federazioni regionali, più di duemila capitoli locali e quasi 14000 cellule di base. Nelle file del partito ci sono più di 160000 aderenti. Prendo atto presso il lettore cinese che alla vigilia della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, il partito bolscevico aveva circa 40000 membri. Oggi, possiamo solo rallegrarci del fatto che i ranghi del partito comunista accettino molti giovani. Per elevare la formazione dei giovani comunisti è stato istituito il Centro per gli studi politici del Comitato centrale del Partito comunista. Per quasi tre anni ha formato più di 600 nostri giovani compagni. Sono loro la riserva dei quadri di partito. Ma il potere del Partito comunista non si ferma lì. Il partito comunista ha milioni di sostenitori di diverse età e professioni. I comunisti operano nella Lega della Gioventù Comunista Leninista, nell'”Unione delle donne russe – Speranza della Russia”, in numerosi sindacati indipendenti, organizzazioni di veterani e organizzazioni patriottiche di sinistra. Insieme, formano una rete di propaganda senza precedenti. I gruppi parlamentari e gli eletti del partito comunista operano nella maggior parte delle regioni, distretti e comuni. I rappresentanti del partito Potomskij e Levchenko guidano le regioni di Orjol e Irkutsk. Il primo si trova nel cuore delle terre nere russe, e il secondo è la porta della Russia su Cina e Mongolia, ha un’industria sviluppata e vaste risorse naturali. Il comunista Lokot è stato eletto sindaco della terza città più grande della Russia, Novosibirsk. Nonostante la crisi economica, i nostri rappresentanti negli organi esecutivi ottengono grandi successi. Le elezioni si terranno il 18 settembre per la camera bassa del parlamento russo, la Duma di Stato. Ci presentiamo alle elezioni con un forte team di professionisti. Il partito comunista ha sviluppato un programma di sviluppo nazionale che assicura la ripresa dalla crisi economica e sociale. Faremo tutto il possibile per inviare questo programma a ciascun elettore, nelle profondità della provincia. Il Partito Comunista non ha solo l’ambizione di mantenere il ruolo di principale forza di opposizione in Russia. Credo che le prossime elezioni siano un’opportunità per tutte le forze nazional-patriottiche di unirsi attorno ad un programma di sviluppo su larga scala del nostro Paese. Vogliamo un risultato che ci permetta d’implementare il nostro programma anti-crisi. Per farlo, dobbiamo raggiungere un nuovo equilibrio di forze nella Duma di Stato, formare un governo di fiducia nazionale. A questo proposito, un buon esempio nella storia moderna della Russia è il governo Primakov-Masljukov creato su nostra iniziativa. A tempo di record superò le conseguenze disastrose della bancarotta del 1998. Oggi è urgente formare un governo di centro-sinistra che attui il programma di uscita dalla crisi del Paese. Il nostro programma anti-crisi comporta il ripristino della sovranità economica della Russia, sottraendosi al controllo del grande capitale occidentale. Allo stesso tempo, cerchiamo di rafforzare le relazioni economiche estere verso est. Crediamo che questo contribuirà allo sviluppo delle regioni remote della Russia e sarà una buona base per il riavvicinamento con la Cina, nostro partner strategico.l9NbFtXXAJNiLAykqKAoPQA8JCol1olSIl partito comunista è un partito di opposizione. Fortemente critico di molti aspetti della politica interna, ma sostiene la politica estera. Come costruite i vostri rapporti personali con il Presidente russo Vladimir Putin?
Prima di tutto voglio chiarire un punto. Noi non critichiamo aspetti specifici delle politiche socio-economiche liberali del governo Medvedev. Rifiutiamo completamente questo corso. Crediamo che abbia portato il Paese in un vicolo cieco e la sua continuazione è carica di conseguenze gravi per la Russia. Il blocco economico del governo difende in realtà interessi non nazionali, ed è la cinghia di trasmissione della distruttiva influenza occidentale. Questa politica liberale è oggi in conflitto con la politica estera attiva della Russia. Il nostro Paese deve difendere i propri interessi, in un momento in cui l’occidente guidato dagli Stati Uniti cerca d’isolare la Russia e provoca tensioni ai nostri confini. La Cina ha, ad esempio, una situazione simile nel Mar Cinese Meridionale, dove le navi della Settima Flotta degli Stati Uniti sono arrivate per compiere provocazioni. Allo stesso tempo, la loro Sesta Flotta viola sfacciatamente la Convenzione di Montreux, cercando di stabilirsi nel Mar Nero al largo delle coste russe. Per quanto riguarda l’Europa orientale, le colonne corazzate della NATO organizzano regolarmente marce di dimostrazione. Il Partito Comunista sostiene in generale gli sforzi della nostra diplomazia tentando di contrastare la politica estera avventurosa degli USA. Allo stesso tempo, il nostro partito è consapevole che per lottare in modo efficace contro l’aggressione dell’imperialismo siano necessarie ampie spalle. Fu così con l’Unione Sovietica nella lotta al fascismo tedesco e al militarismo giapponese. Senza un cambiamento decisivo nella politica socio-economica, sarà difficile contare sul successo in politica estera. I comunisti russi credono che la politica liberale del governo attuale non rifletta le aspirazioni delle masse: operai, contadini, intellettuali, piccole e medie imprese, giovani e pensionati. La politica finanziaria ed economica liberale continua a distruggere il complesso economico del Paese, impone il diritto degli oligarchi a decidere il destino della Russia, mettendola in condizione di dipendenza economica dall’occidente. Crediamo che questa linea sia in profonda contraddizione con la politica estera del Presidente Putin, che implica la tutela degli interessi nazionali della Russia e l’opposizione all’egemonia degli Stati Uniti nel mondo. Con Putin ho sviluppato rapporti di lavoro forti e pacifici. Tuttavia, il partito comunista sottolinea costantemente che le attività del potere centrale in Russia sono piene di contraddizioni. Dell’attuale progresso socio-economico non siamo assolutamente soddisfatti. Rientra del tutto nelle politiche di Eltsin-Gajdar 1990, inaccettabili per noi, così come la sfrenata propaganda antisovietica. In altre parole, la direzione della Russia non è omogenea. È costituita da forze divergenti. Nell’ambito di questo equilibrio complesso, il Partito Comunista cerca di far sì che le tendenze patriottiche prendano il sopravvento. A questo puntano i miei incontri personali con Putin e i membri del governo attuale.79358Lei è più volte stato in Cina e si è incontrato con il Presidente cinese Xi Jinping. Come valuta la natura dei rapporti tra il Partito Comunista Russo e il Partito Comunista Cinese?
Ha assolutamente ragione nel notare la solida natura del nostro rapporto con il Partito comunista cinese. Con il compagno Xi Jinping ci siamo incontrati prima che divenisse Presidente della Repubblica Popolare Cinese. Anche allora notavo la sua apertura, il suo approccio riflessivo e sobrio alle più complesse questioni delle sfere politica, ideologica, economica. Xi Jinping è uno degli statisti più influenti dell’era moderna. Queste persone non solo possono capire il contenuto della fase attuale dello sviluppo umano, ma anche prevedere la direzione dello sviluppo, cercando di sfruttare l’opportunità storica in nome della stabilità e della prosperità della Cina, per il sogno della Cina di un mondo armonioso. I comunisti russi hanno a lungo avuto legami fraterni con le controparti cinesi. Siamo legati da anni di lotta all’imperialismo in condizioni di segretezza, dal trionfo della Grande Rivoluzione d’Ottobre, dalle attività congiunte del Comintern, dalla tutela della libertà e dell’indipendenza delle nostre nazioni durante la Seconda guerra mondiale, dal rilancio economico e culturale dopo la guerra. Oggi siamo uniti dal rifiuto categorico del dominio statunitense sul mondo. Nel tentativo di costruire un ordine mondiale giusto, il Partito Comunista Russo e il Partito Comunista Cinese rafforzano attivamente le simpatie reciproche tra i cittadini di entrambi i Paesi, consolidando l’amicizia tra Cina e Russia. I rapporti tra il Partito Comunista Russo e il PCC hanno il carattere di un forte partenariato strategico. Nel 1990 fu firmato tra le due parti un accordo di cooperazione, regolarmente rinnovato, e il rapporto tra i nostri due Partiti riguarda sempre più aree. I giovani dirigenti del nostro partito vanno regolarmente in Cina per la formazione. Apprendono dall’esperienza unica della Cina applicando queste conoscenze nel Paese d’origine. Le nostre controparti si scambiano continuamente informazioni per sviluppare una visione comune sulle questioni più importanti all’ordine del giorno, bilaterali e internazionali. Oggi i rapporti tra i due partiti entrano in una nuova fase. Abbiamo firmato un memorandum di cooperazione interpartitico. Sviluppiamo scambi di delegazioni. Il Partito Comunista Russo studia attentamente le migliori pratiche del PCC nei programmi economici, sociali e umanitari nella costruzione del partito. I comunisti russi diffondono ampiamente i successi e le conquiste della Cina tra i cittadini russi. Il giornale “Pravda”, la rete del Partito Comunista “linea rossa”, i nostri siti partner seguono regolarmente la vita della Repubblica Popolare Cinese. Il Partito Comunista e il PCC considerano inaccettabili i tentativi di falsificare la storia, in particolare la seconda guerra mondiale e i suoi risultati. Un simbolo della vicinanza dei nostri Paesi fu il 70° anniversario della Vittoria sul fascismo tedesco e il militarismo giapponese. Le truppe cinesi presero parte alla parata del 9 maggio sulla Piazza Rossa, e la grande sfilata del 3 settembre a Pechino fu caratterizzata dalla presenza della leadership russa. Pochi giorni dopo, il 26 settembre a Khabarovsk, vi furono i festeggiamenti organizzati dal Partito comunista russo e dal Partito comunista cinese. Nel complesso, tenemmo la conferenza “70 anni di Vittoria comune. Contributo storico e ruolo dell’Unione Sovietica e della Cina nella seconda guerra mondiale contro il fascismo”. Dopo la conclusione, artisti cinesi e russi diedero un magnifico concerto. Accogliemmo una folta delegazione del Comitato centrale del PCC, guidato dal membro del Politburo, Segretario del Comitato centrale del partito, compagno Liu Qibao. Sono convinto che tali attività dovrebbero essere svolte regolarmente. In generale, siamo pronti a sviluppare ulteriormente il ricco potenziale della cooperazione tra i nostri due partiti, nell’interesse delle relazioni bilaterali tra la Russia e la Cina.

Oggi, molti esperti occidentali prevedono per l’economia cinese un “atterraggio duro”. Cosa ne pensa di tale previsione? Quali sono, a vostro parere, le prospettive per la costruzione della “società moderatamente prospera” della Cina?
zyuganov chavez Sa, possiamo sorridere di certi “esperti da divano” quando salutano la “crisi in Cina”. E’ necessario conoscere la situazione reale. La crescita dell’economia cinese è stata del 7% l’anno scorso, mentre in Europa fu inferiore al 2% e negli Stati Uniti, poco più del 2%, e in Russia fu negativa. Così proclamare dai tetti il collasso dell’economia cinese è a dir poco ridicolo. Naturalmente, a causa della crisi globale, la Cina deve affrontare alcune difficoltà, ma sono sicuro che sono solo temporanee, sono “disturbi della crescita”. Penso che la Cina abbia tutte le ragioni per avere fiducia in un futuro migliore. I comunisti cinesi hanno studiato attentamente l’esperienza del nostro Paese, compresa l’era di Gorbaciov con la sua “perestroika” e il crollo dell’URSS. Il PCC cerca di non ripetere gli errori commessi da noi. Per quanto riguarda l’economia in Cina, è considerata un sistema molto complesso che non permette volontarismi e avventurismi. Tutti i passi sono presi dopo un’attenta analisi delle possibili conseguenze. È possibile garantire continuità, potenza e riforme senza estremizzare. I comunisti cinesi combinano il marxismo-leninismo con il socialismo con caratteristiche cinesi, regolamentazione del governo e opportunità di mercato. A differenza dei liberali russi, i leader cinesi non si basano sulla onnipotenza della “mano invisibile del mercato”. Hanno trovato una relazione controllata tra forme di proprietà statale, proprietà collettiva e privata, senza distruggere il controllo dello Stato in alcuna di queste aree. È interessante notare che l’economia cinese non si basa sulle materie prime. Si osserva la rapida crescita della produzione di macchine utensili, aeromobili, automobili. Il sistema educativo cinese è in fase di sviluppo. Non è sorprendente che in soli due decenni la Cina sia passata da Paese prevalentemente agricolo al ruolo di locomotiva economica globale. Il tenore di vita aumenta. Le garanzie sociali migliorano. Il sistema pensionistico si sviluppa. Assistiamo ai fantastici risultati conseguiti nello sviluppo culturale e spirituale. L’Impero Celeste ha fatto i suoi passi avanti nello spazio, e ha grande successo nella scienza e nello sport. Ricordo bene la mia prima visita a Shanghai di più di venti anni fa. Era una grande città, ma povera con strade strette e baracche. Ora è diventata una grande magnifica metropoli con grattacieli e grande sviluppo infrastrutturale urbano. Basti dire che il numero di stazioni della metropolitana ammonta a quasi 400! Tutto questo è merito diretto del partito comunista e del governo cinesi. Ecco perché sono sicuro che l'”atterraggio duro” dell’economia cinese non sarà domani. Il popolo cinese, saggio e laborioso, continua a seguire con fermezza il percorso dello sviluppo socio-economico, culturale, scientifico e tecnologico, dello sviluppo complessivo del socialismo con caratteristiche cinesi, nella costruzione di una società moderatamente prospera.
A mio avviso, parlare di “atterraggio duro” non ha nulla a che fare con le previsioni. E’ piuttosto un desiderio e lo scopo di certuni. Infatti, Washington evita di accettare l’indebolimento del suo dominio nella politica economia e mondiale. E la Cina reagisce sempre più attivamente agli statunitensi. Naturalmente, il capitale occidentale lotterà per mantenere il dominio, utilizzando, come abbiamo visto, tutti i mezzi, anche i militari. Tuttavia, per la Repubblica Popolare Cinese e la Russia la pressione militare ha poco effetto. Pertanto, la guerra economica e la propaganda continuano ad essere utilizzate contro i nostri Paesi. Ovviamente, il trattato trans-Pacifico degli Stati Uniti ha carattere anti-cinese e anti-russo. E’ molto probabile che i circoli dirigenti degli Stati Uniti cerchino nel prossimo futuro di rafforzare radicalmente la loro politica anti-cinese. E tale politica è ben nota. Si creano artificialmente fattori economici esteri sfavorevoli alla Cina. Gli Stati Uniti creano blocchi economici chiusi ed impongono alte tariffe alle importazioni di molti prodotti cinesi. Washington ostacola l’investimento privato delle aziende cinesi all’estero e cerca d’isolare la Cina dalle fonti estere di materie prime. Queste azioni apertamente ostili verso il popolo cinese costituiscono il quadro generale della politica globalista statunitense. Nelle condizioni di profonda crisi economica globale, una base affidabile per lo sviluppo stabile dell’economia cinese può diventare l’autonomia, la domanda interna, lo sviluppo accelerato delle regioni occidentali del Paese. Un ruolo importante può essere svolto dal progetto della cintura economica della Via della Seta e lo sviluppo accelerato delle relazioni bilaterali con Paesi amici, tra cui la Russia. Cina e Russia sono partner strategici. Le relazioni tra i nostri due Paesi si sviluppano su un piano di parità, tenendo conto degli interessi e degli impegni reciproci. Il potenziale reciprocamente vantaggioso per la cooperazione economica tra Russia e Cina è molto alto. I nostri interessi geopolitici hanno un vettore comune. Nel contesto dell’egemonia aggressiva statunitense, dobbiamo perseguire una politica estera coordinata. Le economie di entrambi i Paesi sono in larga misura complementari. Nonostante un calo temporaneo nel commercio bilaterale lo scorso anno, all’inizio del 2016 questo trend negativo s’è invertito. Le vendite del primo trimestre sono aumentate del 3,6%. Allo stesso tempo, le esportazioni cinesi verso la Russia sono aumentate del 6,2%, mentre le esportazioni russe verso la Cina dell’1,1%. Un approfondimento completo dei nostri rapporti può essere un passo importante nella formazione di un nuovo ordine mondiale basato su principi del rispetto e della considerazione reciproca degli interessi di tutti i partecipanti. Naturalmente, non possiamo dire che la Cina sia esente da problemi. Il governo e il popolo cinesi sono impegnati a risolvere i problemi della corruzione, le contraddizioni tra città e campagna, l’inquinamento dell’ambiente. Ma il merito della leadership cinese è che non sembra lontano da questi problemi e cerca di risolverli. A questo proposito, sono fiducioso a che il 13° Piano quinquennale adottato di recente dalla Cina sia completato con successo. Sarà anche raggiunto l’obiettivo principale del piano, creare nel 2020 una “società moderatamente prospera”. Credo che la Cina oggi abbia tutte le ragioni per essere ottimista sul futuro. Credo che per il centenario della nascita del PCC, il Paese potrà non solo attuare pienamente tutte le decisioni per la costruzione di una società moderatamente prospera, ma anche conseguire nuove vittorie spettacolari nello sviluppo del socialismo con caratteristiche cinesi. Noi comunisti russi, seguendo da vicino lo sviluppo della Cina, non vediamo l’ora di vedere i vostri successi. Auspico di cuore al popolo cinese maggiore successo nel raggiungere i propri obiettivi!695562_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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