L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai trasforma l’Eurasia

Ariel Noyola Rodriguez, Russia Today

L’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai è sulla strada per passare dalla cooperazione su sicurezza e difesa, ad unire gli sforzi in campo economico e finanziario. Nel corso del 15.mo vertice tenutosi ai primi di novembre, il Primo ministro della Cina, Li Keqiang, ha proposto ai membri del gruppo la creazione di una zona di libero scambio e di una banca di sviluppo regionale, che aumenterebbero l’influenza di Pechino e Mosca in una regione che, secondo un’importante geostratega degli USA, definirà il futuro dell’egemonia globale.
xxjidwe005001_20161110_bnmfn0a001_11nZbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, scrisse nel 1997 nel libro “La Grande Scacchiera: il primato americano e i suoi imperativi geostrategici”, che una delle condizioni per gli Stati Uniti di mantenere l’egemonia globale era impedire, a tutti i costi, l’emergere di una potenza avversaria nell’Eurasia. Oggi, Washington non solo non ha più il controllo su questa zona, ma i cinesi, insieme ai russi, costruiscono un grande circuito economico e finanziario tra i Paesi della regione. I media occidentali hanno per lo più nascosto che, ai primi di novembre, il Primo ministro della Cina Li Keqiang visitava diversi Paesi dell’Asia centrale, per poi atterrare a Bishkek (Kirghizistan), dove partecipava al 15.mo vertice dei capi di governo della Shanghai Cooperation Organisation (SCO). La SCO, che copre 300 milioni di chilometri quadrati (circa il 60% dell’Eurasia) ed ospita un quarto della popolazione mondiale, attualmente comprende Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. India e Pakistan vi aderiscono con un processo che dovrebbe completarsi al vertice di Astana nel giugno 2017. Anche se in origine fu concepita dal punto di vista militare e della sicurezza, oggi la SCO riguarda anche la cooperazione economica e finanziaria. Proprio come il commercio internazionale ha registrato la peggiore performance dalla crisi finanziaria del 2008, per i Paesi della SCO è necessario l’urgente rafforzamento dei legami, sia commerciali che negli investimenti. Per affrontare il rallentamento economico globale, è urgente che i Paesi emergenti rafforzino le relazioni sud-sud (tra i Paesi della periferia), per ridurne la dipendenza dalle nazioni industrializzate, oggi immerse nella stagnazione.
La proposta del Primo ministro della Cina di creare la zona di libero scambio tra gli aderenti alla SCO, punta precisamente all’integrazione orizzontale delle filiere produttive della regione eurasiatica. Nel momento in cui la Cina accelera il riorientamento dell’economia verso il mercato interno, diminuendo così la prevalenza dei massicci investimenti e della crescita del commercio estero, per gli altri Paesi della SCO è questione di prim’ordine cercare di saltare alla produzione ad alto valore aggiunto. D’altra parte, credo che la SCO debba esplorare la possibilità di unire le forze con altri programmi d’integrazione attuali, cercando di consolidarsi. L’eliminazione delle barriere tariffarie potrebbe consentire ai Paesi della SCO d’incrementare sostanzialmente i flussi commerciali e gli investimenti con i blocchi regionali cui aderiscono le economie emergenti; per esempio l’Unione eurasiatica economica (UEE, composta da Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan) o l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN). E’ essenziale, in parallelo, che le strategie d’integrazione economica regionale guidate da SCO e UEE cerchino di stabilire al più presto possibili alleanze con le zone di libero scambio che la Cina guida nel continente asiatico, cioè trovare punti di convergenza, per esempio, con l’Accordo economico pan-regionale (RCEP).
A mio avviso, il ruolo della Cina nei flussi commerciali mondiali offre enormi vantaggi ai Paesi dell’Eurasia, tuttavia, non si tratta solo di vendere merci in uno dei mercati più dinamici nel mondo, ma anche di acquistare beni a prezzi molto più bassi. Inoltre, va notato che durante l’incontro con gli omologhi della SCO, Li avanzava la proposta d’implementare una banca di sviluppo regionale e di un fondo di credito speciale, strumenti che, a suo avviso, soddisferanno le esigenze finanziarie della regione eurasiatica. Se si materializzassero, queste istituzioni si aggiungerebbero alle istituzioni finanziarie guidate dalla Cina, avviate negli ultimi anni: Nuova Banca per lo sviluppo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e Banca per gli investimenti per lo sviluppo infrastrutturale asiatico (AIIB). E’ importante notare che tutte queste iniziative hanno per obiettivo principale convogliare i risparmi dei Paesi emergenti verso il finanziamento delle più ambiziose iniziative economiche e geopolitiche della Cina in questi ultimi tempi: ‘Cintura e Via’ (‘One Belt, One Road‘), una vasta rete di trasporti collegante i Paesi di Est, Sud e Sud-Est asiatico con Medio Oriente, Nord Africa e continente europeo. La RPC conferma, ancora una volta, che l’integrazione economica dell’Asia è una delle sue priorità strategiche. Sebbene l’amministrazione Obama abbia lanciato la “dottrina del perno” nel 2011, una missione strategica della difesa per contenere l’ascesa della Cina a grande potenza, i leader di Pechino hanno agito in modo più efficace, consolidando la leadership regionale. Ora, sembra che l’avvertimento di Brzezinski di venti anni fa sia divenuto una realtà dolorosa per gli USA. La SCO sostenuta in modo deciso da Cina e Russia, guida la grande trasformazione dell’Eurasia…xxjidwe005001_20161110_bnmfn0a002_11nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia, Cina e Arabia Saudita domano l’egemonia del dollaro

Ariel Noyola Rodriguez* Russia Today
*Economista laureato presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM).

Gli Stati Uniti aumentano gli ostacoli tentando di mantenere l’egemonia del dollaro come valuta di riserva mondiale. Negli ultimi mesi, i Paesi emergenti hanno venduto un molti buoni del tesoro degli USA, principalmente Russia e Cina, ma anche Arabia Saudita. Inoltre, per proteggersi dalle violente fluttuazioni del dollaro, le banche centrali di diversi Paesi acquistano enormi quantità di oro per diversificare le riserve valutarie. In breve, l’offensiva globale nei confronti del dollaro è esplosa attraverso la vendita massiccia di debito degli Stati Uniti e, in parallelo, l’acquisto colossale di metalli preziosi.
debt-cartoon-china La supremazia di Washington nel sistema finanziario globale ha subito un colpo tremendo ad agosto: Russia, Cina e Arabia Saudita vendevamo titoli del Tesoro degli Stati Uniti per 37,9 miliardi di dollari, secondo l’ultimo aggiornamento dei dati ufficiali pubblicato da pochi giorni. Dal punto di vista generale, gli investimenti globali nel debito pubblico degli Stati Uniti sono al livello minimo dal luglio 2012. Chiaramente, il ruolo del dollaro a valuta di riserva mondiale è ancora messo in discussione. Nel 2010, l’ammiraglio Michael Mullen, presidente del Joint Chiefs of Staff statunitense, avvertì che il debito era la principale minaccia alla sicurezza nazionale. A mio avviso, non è tanto l’alto debito pubblico (oltre i 19000 miliardi) ad ostacolare l’economia degli Stati Uniti, ma per Washington è di fondamentale importanza garantirsi un enorme flusso di risorse estere ogni giorno, per coprire i deficit gemelli (commercio e bilancio); cioè per il dipartimento del Tesoro è questione di vita o di morte vendere titoli di debito nel mondo e così finanziare le spese degli USA. Si ricordi che dal fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008, Bank of China ha subito forti pressioni da Ben Bernanke, allora presidente della Federal Reserve (FED), a non vendere i titoli del debito degli Stati Uniti. In un primo momento, i cinesi decisero di mantenere il dollaro. Tuttavia, da allora, per due volte, la PBoC evitava di acquistare altri titoli degli Stati Uniti e, allo stesso tempo, avviava un piano per diversificare le riserve valutarie. Pechino acquista oro in maniera massiccia negli ultimi anni, e lo stesso fa la banca centrale della Russia. Nel secondo trimestre del 2016, le riserve auree della Banca di Cina hanno raggiunto le 1823 tonnellate contro le 1762 tonnellate registrate nell’ultimo trimestre del 2015. La Federazione Russa ha aumentato le riserve auree di circa 290 tonnellate tra dicembre 2014 e giugno 2016, chiudendo il secondo trimestre di quest’anno con un totale di 1500 tonnellate. Di fronte ai brutali scossoni del dollaro è fondamentale acquistare asset più sicuri come l’oro che, in tempi di grave instabilità finanziaria, agisce da rifugio sicuro. Quindi la strategia di Mosca e Pechino nel vendere titoli del Tesoro degli USA e comprare oro, viene seguita da molti Paesi. Come stimato dal Fondo monetario internazionale (FMI), le riserve auree delle banche centrali nel mondo hanno già raggiunto il massimo degli ultimi 15 anni, registrando ai primi di ottobre un volume di circa 33000 tonnellate.
La geopolitica fa la sua parte nel plasmare il nuovo ordine finanziario mondiale. Dopo l’imposizione delle sanzioni economiche al Cremlino, a partire dal 2014, il rapporto con la Cina ha avuto grande rilevanza per i russi. Da allora, le due potenze hanno approfondito i legami in tutti i settori, dall’economia e finanza alla cooperazione militare. Inoltre, assicurando la fornitura di gas alla Cina per i prossimi tre decenni, il Presidente Vladimir Putin ha costruito con l’omologo Xi Jinping una potente alleanza finanziaria che cerca di porre fine una volta per tutte al dominio della moneta statunitense. Attualmente, gli idrocarburi che Mosca vende a Pechino sono pagati in yuan, non dollari. Così, la “moneta del popolo” (renminbi in cinese) emerge gradualmente nel mercato mondiale degli idrocarburi con il commercio tra Russia e Cina, Paesi che, a mio parere, guidano la costruzione del sistema monetario multipolare. La grande novità è che alla corsa per la dedollarizzazione dell’economia globale si è unita l’Arabia Saudita, Paese per decenni fedele alleato della politica estera di Washington. Sorprendentemente, negli ultimi 12 mesi Riad s’è sbarazzata di più di 19 miliardi di dollari investiti in titoli del Tesoro degli Stati Uniti, divenendo insieme alla Cina uno dei principali venditori di debito degli Stati Uniti. A peggiorare le cose, il regno saudita si accanisce sempre più con la Casa Bianca. A fine settembre, il Congresso degli Stati Uniti approvava l’eliminazione del veto del presidente Barack Obama ad una legge che consente negli USA di denunciare l’Arabia Saudita in tribunale per il presunto coinvolgimento negli attentati dell’11 settembre 2001. In risposta, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori del Petrolio (OPEC) ha raggiunto un accordo storico con la Russia per ridurre la produzione di petrolio e quindi promuovere l’aumento dei prezzi. E’ anche sorprendente che giusto oggi Pechino abbia aperto allo scambio diretto tra yuan e riyal saudita attraverso il Trading System Foreign Exchange della Cina (CFETS, nell’acronimo inglese) per le transazioni tra le due valute senza passare dal dollaro. Di conseguenza, è molto probabile che, più prima che poi, la compagnia petrolifera Saudi Aramco accetti pagamenti in yuan invece che dollari. Se si accadesse, la Casa dei Saud punterebbe tutto sul petroyuan. Il mondo cambia davanti ai nostri occhi…

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Hai messo su peso ultimamente?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Isteria americana: sanzioni, disinformazione e terrorismo non fermano i BRICS

Ruslan Ostashko, PolitRussia, 18 ottobre 2016 – Forte Russ

brics-flags-generic_650x400_71458654083Pochi giorni fa a Goa, in India, i leader dei Paesi BRICS compivano un altro passo verso la riforma dell’ordine mondiale. Nonostante le affermazioni occidentali e di certi media ed esperti russi sui BRICS in crisi ed organizzazione non più necessaria, è improvvisamente apparso chiaro che l’unione, consolidando le maggiori economie in via di sviluppo, si rafforza a pieno. Se si chiamano le cose con il loro nome, allora va riconosciuto che i BRICS sono più vivi di tutti i vivi e saranno ai funerali di coloro che ne affermano la morte. Va attirata l’attenzione su un fatto che ha molto addolorato gli Stati Uniti, in particolare dipartimento di Stato e CIA. Se si ricorda, fecero sforzi titanici per organizzare l’impeachment dell’ormai ex-Presidentessa brasiliana Dilma Rousseff. L’operazione è stata lunga, sporca e le orecchie statunitense sporgevano dalle quinte, tanto che fu del tutto indecente. Dall’ascesa del protetto degli statunitensi Michel Temer, molti si aspettavano l’imminente fine dei BRICS. In pratica, gli statunitensi furono palesemente ingannati. Temer arrivava a Goa con una coorte di uomini d’affari brasiliani dichiarando di accoglierne i necessari investimenti nel Paese. Non una parola su abbandono o crollo dei BRICS. Tutte le conversazioni riguardavano i soldi. Gli statunitensi ne saranno offesi, non avendo trovato in Brasile il suo Poroshenko. Netto fallimento della politica estera degli Stati Uniti. In questo contesto, passava inosservata la notizia che la Nuova Banca per lo Sviluppo (Banca BRICS), creata congiuntamente, dal prossimo anno investirà in specifici progetti infrastrutturali, anche in Russia, e probabilmente avvierà l’emissione di obbligazioni nelle valute dei Paesi BRICS, anche rubli. Così, il dominio del sistema finanziario globale di FMI e Banca mondiale volge visibilmente al termine. La ciliegina sulla torta è la dichiarazione dei leader dei BRICS che l’organizzazione debba svolgere un ruolo più importante nell’influenzare l’agenda internazionale. Ciò fu vivacemente e fermamente espresso dal leader cinese Xi Jinping. Traducendone la dichiarazione dal linguaggio diplomatico a uno semplice: influenzare l’agenda globale è un gioco a somma zero. Quando qualcuno influenza di più, l’altro influenza di meno. E sono gli Stati Uniti, che hanno influenzato tutti, che influenzeranno di meno.
I tentativi diplomatici statunitensi (e di certi europei) di proteggere terroristi e specialisti militari statunitensi intrappolati ad Aleppo appaiono francamente grotteschi in questo contesto, minacciando la Russia di nuove sanzioni, che l’entourage di Angela Merkel ha già accettato, a quanto pare per spaventare Vladimir Putin. Il piano non ha funzionato, ed è improvvisamente chiaro che non solo non ha funzionato, ma ha fallito miseramente. Si guardi cosa il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini, ha detto: “Le sanzioni sono attivamente discusse sui media, ma non nelle nostre riunioni. Non un solo Paese l’ha proposto nei nostri incontri“. Uh oh! Ecco cosa accade quando bluffano? Gli statunitensi hanno effettuato un attacco psicologico e mediatico contro la Russia, scoprendo in realtà che nessuno aveva proposto nuove sanzioni. Non solo è una vergogna, ma un segno di disperazione. Cosa potranno fare gli statunitensi per rallentare la fine della loro egemonia globale? Si daranno da fare con campagne di disinformazione, coi media che controllano. E lo fanno. Possono anche accanirsi con i rastrellamenti diplomatici. E lo fanno. Possono imporre sanzioni. E lo fanno. Purtroppo hanno anche la possibilità di usare il terrorismo. E lo fanno pure.
Credo che Motorola sia stato vittima delle ambizioni geopolitiche dei nostri nemici. Sottolineo che questa valutazione non dipende da chi ha piazzato l’esplosivo o a quale gruppo o nazionalità appartenesse. Non importa, questo crimine porta agli Stati Uniti, e vi si deve rispondere a freddo, abilmente, in modo asimmetrico e naturalmente senza rivendicarla. L’isteria dei falchi statunitensi dimostra ancora una volta che la tattica fredda e costante della Russia produce i risultati migliori. Non va cambiata e va continuata scacciando gradualmente gli statunitensi, prestando particolare attenzione a quei punti nel mondo che gli sarebbero più dannosi. Perdere Aleppo è un disastro tangibile per gli statunitensi. Per noi, lo ripeto, non c’è che una sola opzione: continuare lentamente e costantemente a fare pressione nel mondo. E chi resisterà fino alla fine sarà il vincitore di questo conflitto geopolitico. Le crepe dell’egemonia degli USA sono già visibili e l’isteria statunitense è già frastornante. È impossibile interrompere la creazione del mondo multipolare.1046380534Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I BRICS resistono alla guerra finanziaria degli Stati Uniti

Ariel Noyola Rodriguez* Russia Today (Russia)
*Economista laureato presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM).

Per affrontare la guerra finanziaria degli Stati Uniti è urgente che i Paesi BRICS rafforzino la cooperazione nell’economia e nella finanza. La Nuova banca di sviluppo dei Paesi BRICS dovrebbe aumentare il volume dei prestiti, ed anche l’Accordo sul contingente di riserva. Inoltre, i Paesi BRICS dovrebbero avviare al più presto possibile la propria agenzia di rating. Per intensificare la coesione economica e realizzare un’area di libero scambio si dovranno abbattere le barriere tariffarie ed aumentare notevolmente il commercio. In breve, se non vengono prese al più presto le misure del caso, i Paesi BRICS rischiano il naufragio nel prossimo uragano finanziario.
26165109-brics-symbol-of-the-association-of-emerging-national-economies-brazil-russia-india-china-south-afric Il 15 e 16 ottobre si teneva nello Stato di Goa (India) l’ottavo vertice dei BRICS, sigla per Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Va riconosciuto che l’incontro avveniva in una situazione profondamente critica per l’economia mondiale. Tuttavia, i BRICS hanno mostrato, ancora una volta, la straordinaria capacità di trasformare un brutto momento in un’opportunità per approfondire i legami dal punto di vista strategico. Dopo che le economie BRICS hanno goduto di un ‘età dell’oro’, negli ultimi anni i tassi di crescita hanno subito un drastico rallentamento. Di fronte a questa situazione difficile, ora più che mai i BRICS devono attingere alle istituzioni finanziarie presentate al mondo un paio di anni prima a Fortaleza (Brasile) al sesto vertice (1). Lo scorso aprile, la Nuova Banca di Sviluppo effettuava il primo prestito (2) per più di 800 milioni di dollari, e dal 2017 si stima che i prestiti possano raggiungere i 2500 milioni (3). Inoltre, l’istituto finanziario a luglio emetteva per la prima volta “obbligazioni verdi” in yuan per un importo pari a 450 milioni di dollari (4). Questi strumenti finanziari, se aumentano l’influenza globale della moneta cinese, finanziano grandi progetti d’investimento. Nel frattempo, l’Accordo sul contingente di riserva (CRA, nell’acronimo in inglese) dal valore di 100 miliardi di dollari, è pronto a concedere le prime linee di credito per stabilizzare la bilancia dei pagamenti dei Paesi BRICS, come annunciato dal Ministro delle Finanze indiano Arun Jaitley (5). Ogni volta che la Federal Reserve (FED) degli Stati Uniti minaccia di aumentare il tasso d’interesse dei fondi federali, innescando una nuova crisi finanziaria mondiale, è necessario che i Paesi BRICS aumentino al più presto le risorse monetarie del fondo di stabilizzazione perché, in caso contrario, rischiano gravi danni per via delle speculazioni delle grandi banche d’investimento. Allo stesso tempo, i Paesi BRICS devono aprire nuovi fronti sfidando apertamente l’egemonia degli Stati Uniti e del dollaro nel sistema finanziario globale (6), non solo attraverso lo scambio in valuta locale ma, per esempio, attraverso l’accumulo di riserve in yuan tra le banche centrali, soprattutto dopo che la ‘moneta del popolo’ (‘renminbi‘ in cinese) è stata ammessa ufficialmente, il 1° ottobre 2015, tra i Diritti Speciali di Prelievo, il paniere delle monete d’élite creato dal Fondo monetario internazionale (FMI) alla fine degli anni 60 (7).
Inoltre, i Paesi BRICS possono articolare un’alleanza finanziaria dai forti legami geopolitici tra America Latina, Asia, Africa e Medio Oriente. Le banche di sviluppo regionali, formate per lo più da Paesi periferici, potrebbero servire allo scopo: la Banca d’investimento infrastrutturale asiatica (AIIB, nell’acronimo in inglese), Banca dell’ALBA (Alleanza Bolivariana per i Popoli della nostra America) e anche la Banca del Sud che finalmente aprirà alla fine dell’anno. È un requisito urgente per i BRICS realizzare una propria agenzia di rating che spezzi il dominio delle statunitensi Fitch, Moody e Standard & Poor (8). Tali agenzie di rating piuttosto che effettuare valutazioni con criteri tecnici, agiscono su impulso di natura politica; cioè da autentiche macchine da guerra: degradano le note delle obbligazioni sovrane e di conseguenza aumentano drasticamente gli oneri finanziari di Paesi come Grecia, Russia o Venezuela. La coesione economica è un’altra sfida importante, anche se è chiaro che si è progredito sostanzialmente molto negli ultimi anni: tra il 2001 e il 2015, il commercio tra i Paesi BRICS, nell’ambito del commercio totale, è raddoppiato dal 6 al 12% (9). La Cina è di gran lunga l’economia più integrata nei Paesi BRICS. Al contrario, i legami tra India e Sud Africa sono marginali. Lo stesso tra Brasile e Russia. E’ quindi molto importante la prossima creazione di una zona di libero scambio tra i BRICS (10). Tuttavia, oltre ad abbattere le barriere commerciali, i Paesi BRICS devono promuovere la costruzione congiunta dei valori; cioè, integrare i propri sistemi di produzione per incoraggiare l’industrializzazione delle economie meno avvantaggiate.
In conclusione, vi sono molte sfide all’orizzonte per le cinque potenze emergenti. Sono convinto che, perciò, il successo dei BRICS dipenda dalla capacità di reinventarsi e dalla creatività nell’articolare nuove dimensioni della cooperazione, affrontando obiettivi a lungo termine. Di fronte alla nuova guerra finanziaria che preparano gli USA, è tempo per i BRICS di procedere…1015724783Note
1 “VI vertice dei BRICS: la base della nuova architettura finanziaria“, Ariel Rodriguez Noyola, Red Voltaire, 1 luglio 2014.
2 “BRICS Bank Gives $811 Million in First Round Green Energy Loans“, Bloomberg, 18 aprile 2016.
3 “BRICS development bank to lend $2.5 billion next year“, The Times of India, 17 Ottobre, 2016.
4 “BRICS bank to issue first 5-year $450m green bonds in interbank market“, China Daily, 14 luglio 2016.
5 “BRICS Contingent Reserve Arrangement operational: Arun Jaitley“, The Economic Times, 7 ottobre 2016.
6 “Il compito dei BRICS: promuovere la yuanizzazione dell’economia globale“, Ariel Rodriguez Noyola, Russia Today (Russia), Rete Voltaire, 17 Luglio, 2015.
7 “IMF Launches New SDR Basket Including Chinese Renminbi, Determines New Currency Amounts“, Fondo Monetario Internazionale, 30 settembre 2016.
8 “BRICS countries agree to set up credit rating agency” The Times of India, 17 ottobre 2016.
9 “Intra-Brics Trade intensities: An Analytical study“, Kalpana Singh, Amity School of Economics, giugno 2016.
10 “China says free trade area ‘significant’ for BRICS cooperation“, China Daily, 9 ottobre 2016.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Gruppo della portaerei Admiral Kuznetsov diretto verso la Siria

Sputnik 15/10/ 2016

La Flotta del Nord della Marina russa annunciava che un gruppo di navi da guerra guidato dalla portaerei Admiral Kuznetsov, completa di armi e aerei, lasciava il porto di stazionamento per aderire all’operazione russa contro lo Stato islamico in Siria.22proxyL’Admiral Kuznetsov lasciava il porto di Severomorsk alle 15:00 del 15 ottobre, iniziando il lungo viaggio nel nord-est Atlantico verso il Mar Mediterraneo orientale. La portaerei, ufficialmente classificata dalla Marina russa incrociatore portaerei, è accompagnata dall’incrociatore pesante lanciamissili della classe Kirov Pjotr Velikij, dai cacciatorpediniere Vitseadmiral Kulakov e Severomorsk, e da navi di supporto. I velivoli dell’Admiral Kuznetsov comprendono le versioni navali del caccia per superiorità aerea Su-33 e gli elicotteri antisom Ka-27/Ka-29. Il mese scorso fu detto che i Su-33 sarebbero stati dotati del sistema di puntamento ultra-preciso SVP-24, utilizzato con successo da altri aeromobili nell’operazione antiterrorismo russa in Siria. 4 caccia multiruolo uymx_qlhdocMiG-29K si sono aggiunti all’arsenale della nave, insieme a diversi elicotteri da ricognizione e combattimento Ka-52K. Questi ultimi erano originariamente progettati per le operazioni a bordo delle navi d’assalto anfibio di costruzione francese Mistral, la cui consegna Parigi rinviò e poi annullò nel 2014. Gli elicotteri sono dotati di missili aria-aria e aria-terra, come anche di bombe e cannoni automatici. I MiG si prevede usino bombe intelligenti della famiglia KAB-500 con sistema di navigazione satellitare Glonass, e che possano anche essere dotati dei missili antinave subsonici Kh-35. Oltre ai velivoli, l’Admiral Kuznetsov è dotati di 12 lanciamissili per i missili da crociera antinave Granit, del sistema missilistico antiaereo Kinzhal (4 moduli e 192 missili) e del sistema d’arma ravvicinato Kortik, con 8 moduli, 256 missili e 48000 proiettili. L’Admiral Kuznetsov, costruita nel cantiere sul Mar Nero di Nikolaev, Ucraina, nel 1985, è lunga 306 metri, larga 75 metri e ha un dislocamento di 60000 tonnellate. Nel 2012, la nave entrò nei cantieri Sevmash di Severodvinsk per aggiornamento ed ammodernamento completati poco prima dello schieramento nel Mediterraneo. La nave ha un’autonomia di 15000 km e un equipaggio di 1960 effettivi, tra cui 518 ufficiali e 210 sottufficiali.
Il mese scorso, il Ministro della Difesa Sergej Shojgu annunciava che la Russia avrebbe inviato il gruppo navale dell’Admiral Kuznetsov nel Mediterraneo per rafforzare la presenza navale russa nella regione. Da allora il gruppo navale russo nel Mediterraneo orientale consiste in 6 navi da guerra e 4 navi di supporto. Il 6 ottobre, la corvetta lanciamissili Mirazh, armata di missili da crociera Kalibr, lasciava Sebastopoli per le coste siriane. Tre giorni prima, 2 corvette, Serpukhov e Zeljonij Dol, lasciavano il Mar Nero per schierasi nel Mediterraneo. Durante il viaggio verso gli obiettivi, i terroristi dello SIIL, l’Admiral Kuznetsov sarà raggiunta da un sottomarino nucleare e da bombardieri strategici Tu-160, per manovre antipirateria e antiterrorismo. Il dispiegamento operativo anti-SIIL sarà storico, essendo il primo dispiegamento operativo di una portaerei russa.11cuvy7lyxgaamqqfGli aerei della portaerei russa effettueranno attacchi ‘ultraprecisi’ contro lo SIIL
Sputnik  02/09/2016

1026963248I caccia da superiorità aerea Sukhoj Su-33 della portaerei russa Admiral Kuznetsov, che sarà schierata presso le coste siriane a novembre, avranno un sistema di puntamento ultra-preciso noto come SVP-24, secondo le Izvestija che citano una fonte anonima del Ministero della Difesa russo. Il sistema, sviluppato dall’azienda della difesa Gefest&T, permetterà agli aerei da guerra russi di sganciare bombe non guidate con la stessa precisione di quelle guidate. Inoltre, il caccia multiruolo di 4.ta++ generazione Mikojan MiG-29K recentemente unitosi all’arsenale dell’Admiral Kuznetsov, impiegherà bombe guidate e missili contro obiettivi terroristici in Siria, aggiungeva il giornale. L’unica portaerei della Russia farà parte di un gruppo operativo di superficie che si trasferirà in Siria a novembre. Il gruppo aereo a bordo dell’Admiral Kuznetsov comprenderà 10 Su-33 e 4 MiG-29K, dettaglia il giornale. “I Su-33 dotati dell’SVP-24 effettueranno attacchi utilizzando le bombe stupide“, affermava la fonte del giornale. “Tuttavia, l’elenco delle armi che i MiG-29 useranno non è stato ancora completamente specificato, ma includerebbe bombe intelligenti della famiglia KAB-500, come quelle che utilizzano il sistema di navigazione satellitare GLONASS, e missili Kh-35“. L’SVP-24 ha il compito di determinare la traiettoria ottimale per sganciare una bomba, utilizzando la posizione dell’aereo, parametri di volo e dati del bersaglio. Si è già illustrato nella campagna antiterrorismo russa nel Paese arabo assediato. “I Su-24 dotati dell’SVP-24 sono il cavallo di battaglia delle Forze Aerospaziale russe in Siria“, affermava l’analista della difesa Anton Lavrov, aggiungendo che il sistema è una valida alternativa alle munizioni a guida GPS, popolari in occidente. Inoltre, la soluzione russa è più conveniente rispetto a prodotti analoghi sviluppati altrove.
L’analista statunitense noto come The Saker ha spiegato come funziona il sistema SVP-24, che confronta la posizione del velivolo e dell’obiettivo misurando parametri ambientali, come umidità, velocità del vento, angolo d’attacco, ecc. Può ricevere dati aggiuntivi da aerei AWACS, stazioni a terra e altri aerei. Il sistema quindi “calcola un ‘pacchetto’ (velocità, quota, rotta) entro cui le bombe stupide vengono sganciate automaticamente ed esattamente nel momento preciso in cui il loro volo senza guida li porta dritto sul bersaglio (con una precisione di 3-5m)“, aggiungeva l’analista. “In termini pratici ciò significa una bomba ‘stupida’ vecchia di 30 anni può essere sganciata da un aereo russo di 30 anni con la stessa precisione di una nuova bomba guidata sganciata da un avanzato bombardiere moderno”, osservava l’esperto.cutbm4awiaad3ei-jpg-largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora