La nuova via della Cina in Russia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 28/05/2015pic2013-06-13i31132p7483Non conosco nessun grande progetto globale paragonabile a ciò che oggi viene attuato, pezzo per pezzo, dalla Cina dipanando sempre più la rete ferroviaria ad alta velocità della Cintura economica della Via della Seta. E’ ormai chiaro che la via produrrà nuove città, zone industriali, costruzione e miglioramento dello standard di vita di centinaia di milioni di persone, in precedenza abbandonate. Le implicazioni della fondazione di una nuova alternativa globale al sistema del dollaro in bancarotta sono immense. I cinesi non perdono tempo quando raggiungono un accordo. Il progetto del Presidente Xi Jinping per sviluppare un nuovo spazio economico in Eurasia da Pechino alle frontiere dell’Unione europea, presentato durante una delle sue prime visite all’estero da Presidente, nel 2013 in Kazakistan, oggi è noto come Cintura economica della Nuova Via della Seta. Il progetto diventa il centro della rinascita della costruzione di infrastrutture in grado di trasformare ed elevare l’intera economia mondiale per decenni. Nello spazio economico comprendente Cina e Asia, un recente studio stima che nei prossimi anni 8000 miliardi dollari d’investimento nelle infrastrutture saranno necessari per portare le economie ai moderni standard di commercio e sviluppo.

La rinascita ferroviaria
La Cina iniziò alcuni anni fa l’elaborazione di piani per una colossale infrastruttura ferroviaria eurasiatica e asiatica ad alta velocità per offrire un futuro alternativo al trasporto commerciale nel mondo. Nel 2010 Wang Mengshu dell’Accademia d’Ingegneria cinese rivelava in un’intervista che la Cina esaminava i piani per la costruzione di un sistema ferroviario ad alta velocità in grado di tracciare collegamenti ferroviari ad alta velocità in Asia ed Europa entro il 2025. Nello stesso anno la Cina cominciò il primo di tre rami ferroviari previsti. La prima tratta cinese parte da Kunming nella provincia dello Yunnan e arriva a Singapore. La seconda tratta parte da Urumqi, capitale della Regione autonoma uigura dello Xinjiang, e collega i Paesi dell’Asia centrale di Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan con la Germania. La terza tratta collegherà la città di Heilongjiang, nel nord della Cina, con i Paesi dell’Europa orientale e meridionale attraverso la Russia. Al momento obiettivo della Cina era creare una rete ferroviaria pan-asiatica collegando 28 Paesi con 81000 chilometri di ferrovie. Con la tipica diligenza cinese, il Paese cominciò ad acquistare materiale ferroviario avanzato ad alta velocità da Germania, Francia, Giappone e Canada. Nel 2010 la Cina ha sviluppato i propri sistemi ferroviari ad alta velocità, con treni avanzati che corrono ad oltre 350 chilometri all’ora. Nel 2012 in Cina furono costruite 42 linee ad alta velocità, concepite dal programma nazionale per preparare l’ampliamento dei collegamenti ferroviari in Eurasia e Asia. La Cina oggi riconosce il valore economico delle infrastrutture come poche nazioni. Data l’entità del progresso interno, oggi la Cina diventa il primo esportatore mondiale di tecnologia ferroviaria ad alta velocità avanzata nelle nazioni di Asia e Eurasia, tra cui Russia, Kazakistan e Bielorussia. Il 7 settembre 2013, in un discorso con il Presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbaev, il neo-Presidente Xi propose per la prima volta ufficialmente la strategia globale della Nuova Via della Seta, suggerendo che Cina e Asia centrale si unissero per costruire la “Cintura economica della Via della Seta” intensificando la cooperazione. Xi propose a Kazakistan ed altri Paesi dell’Asia centrale interessati, tra cui la Russia, di aumentare le comunicazioni e promuovere l’integrazione regionale economica, politica e giuridica. Propose concretamente che Cina e Paesi dell’Asia centrale confrontassero le rispettive strategie di sviluppo economico e collaborassero per formulare piani e misure per la cooperazione regionale. Xi disse anche che si doveva lavorare per migliorare la connettività del traffico aprendo la via strategica regionale dall’Oceano Pacifico al Mar Baltico, completando una rete dei trasporti che colleghi Asia orientale, occidentale e meridionale. Xi propose anche che il commercio venisse regolato in valuta locale e non tramite il dollaro USA, migliorandone l’immunità dai rischi finanziari di una futura guerra finanziaria degli USA, il tipo di guerra che il Tesoro degli Stati Uniti avviò in quel periodo contro l’acquisto del petrolio dall’Iran, e dal marzo 2014 contro la Russia. In quel momento la Russia si era concentrata sulla guerra in Siria, ospitava la vetrina delle Olimpiadi invernali di Sochi e non aveva ancora formulato in dettaglio la propria Unione economica eurasiatica. Il colpo di Stato degli Stati Uniti in Ucraina, avviato con le proteste di piazza Maidan nel novembre 2014, sfociò in una situazione di guerra della NATO contro la Russia, da allora le energie russe si sono drammaticamente concentrate sullo sviluppo di strategie alternative con partner solidi e alleati per resistere alle chiare minacce all’esistenza della Russia come nazione sovrana. Allo stesso tempo, la Cina affrontava l’accerchiamento statunitense nel Mar Cinese orientale e in Asia, noto come “Asia Pivot” militare di Washington o strategia del Pivot verso la Cina, per contenerne la futura emergenza economica e politica. Ironia della sorte, l’escalation della pressione militare degli Stati Uniti ha avvicinato più che mai nella storia i due giganti dell’Eurasia, Cina e Russia.

Avvio della Nuova Via della Seta
Questi eventi, che nessuno avrebbe potuto prevedere nel 2010, catalizzano il più drammatico cambiamento nella geopolitica mondiale dal maggio 1945. Solo che questa volta, mentre il Secolo Americano affonda nel debito e nella depressione economica, l’Eurasia emerge rapidamente quale regione più dinamica e di gran lunga più grande e ricca del mondo in risorse, soprattutto umane. Ciò è stato sottolineato dalla recente visita del presidente cinese Xi a tre Paesi chiave dell’Unione Economica Eurasiatica. Il giorno prima che Xi fosse ospite d’onore alle celebrazioni del Giorno della Vittoria del 9 maggio, ebbe colloqui a porte chiuse con Vladimir Putin. Dopo i colloqui Putin annunciava che i due Paesi avevano firmato un decreto sulla cooperazione collegando lo sviluppo dell’Unione economica eurasiatica al progetto di Cintura economica della Via della Seta. “L’integrazione dei progetti Unione economica eurasiatica e Via della Seta significa raggiungere un nuovo livello di collaborazione e di fatto implica uno spazio economico comune continentale“, aveva detto Putin. La Cina accettava d’investire 5,8 miliardi di dollari nella costruzione della ferrovia ad alta velocità Mosca-Kazan, spinta importante in un momento cruciale per il progetto esteso dalla Cina al Kazakistan nell’ambito della Nuova Via della Seta. Il costo totale del progetto della ferrovia ad alta velocità Mosca-Kazan è 21,4 miliardi di dollari. Senza perdere tempo, il 13 maggio, la China Railway Group annunciava un contratto da 390 milioni di dollari con la Russia per costruire la tratta Mosca-Kazan da estendere ulteriormente alla Cina nell’ambito della Nuova Via della Seta. Un consorzio guidato da China Railway con due società russe esaminerà congiuntamente e pianificherà sviluppo regionale e progettazione del segmento Mosca-Kazan della linea ferroviaria ad alta velocità Mosca-Kazan-Ekaterinburg, nel 2015-2016, secondo RT. “La partecipazione cinese alla prevista tratta Mosca-Kazan della linea ferroviaria per Ekaterinburg integrerà la Russia nella Cintura economica della Nuova Via della Seta”. Il giorno prima, il 7 maggio, Xi enne una riunione ad Astana con il presidente del Kazakistan Nazarbaev per concretizzare la partecipazione kazaka alla Nuova Via della Seta. Cina, Kazakistan e Russia sono fondatori della Shanghai Cooperation Organization. La costruzione della parte cino-kazaka della linea ferroviaria ad alta velocità della Nuova Via della Seta è già in corso da parte della Cina. Le visite di Xi in Kazakistan e Russia sono state seguite da una visita di Xi in Bielorussia, il 10 maggio. La Bielorussia è geograficamente potenzialmente cruciale, in un mondo pacifico, tra Unione europea e Paesi eurasiatici nel progetto della Nuova Via della Seta. Dopo la riunione, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko annunciava di accettare di fare della Bielorussia una piattaforma per lo sviluppo della Cintura economica della Nuova Via della Seta. Lukashenko rivelava che 20 anni prima, da parlamentare della nuova Bielorussia indipendente, mentre l’Unione Sovietica si dissolveva, visitò la Cina: “ho adottato la riforma economica di tipo cinese in Bielorussia…“. Tre Paesi chiave della nuova Unione economica eurasiatica, Russia, Kazakistan, Bielorussia s’inseriscono nel progetto di Cintura economica della Nuova Via della Seta.1b29138f56804913bf23183ead26d291-8fbf707d85d34a90b3f3b9a101a0b10c-0Apertura dell’Eurasia allo sviluppo reale
Un vantaggio collaterale interessante e potenzialmente molto strategico della vasta integrazione della Via della Seta con l’Unione economica eurasiatica appena decisa, sarà il drastico cambiamento delle possibilità di sviluppo di alcune delle regioni ricche di materie prime del mondo e non sviluppate, tra cui l’oro. Russia e Paesi dell’Asia centrale detengono forse le maggiori riserve mondiali di ogni metallo e minerale immaginabile. Cina e Russia hanno costituito le riserve auree delle banche centrali il più rapidamente possibile. Lo sfruttamento economico delle riserve auree in Asia centrale potrebbe diventare un supporto significativo dello sforzo. Durante il periodo sovietico, l’oro faceva parte delle riserve della Banca nazionale sovietica, ma era considerato un “relitto capitalista”. Dal 1991, nel crollo caotico dell’Unione Sovietica, le agenzie d’intelligence occidentali in collaborazione con la criminalità organizzata italiana ed ex-alti burocrati sovietici sottrassero l’intera riserva aurea, oltre 2000 tonnellate di lingotti, dalle casseforti della sovietica Gosbank; un crimine denunciato dal presidente della banca Gerashenko, egli stesso forse complice occulto del furto, a un attonito parlamento russo. Da quando Putin è diventato presidente nel 1999, la banca centrale russa continua a reintegrare l’oro della banca centrale. Oggi, secondo le statistiche ufficiali del FMI, la Banca Centrale della Russia ha accumulato 1238 tonnellate di riserve auree. Solo ad aprile la Russia ha acquistato 30 tonnellate. L’esistenza di riserve auree delle banche centrali è avvolta nel mistero nel Paese presumibilmente primo detentore di riserve auree del mondo, la Federal Reserve Bank degli Stati Uniti. Nel 2011 il direttore generale del FMI Dominique Strauss-Kahn chiese una verifica fisica indipendente dell’oro della Federal Reserve. L’oro della Federal Reserve non è mai stato sottoposto a revisione contabile. Strauss-Kahn avrebbe avuto l’informazione che le 8000 tonnellate d’oro presuntamente detenute dagli Stati Uniti, erano sparite. Il capo del FMI se ne preoccupò dopo che gli Stati Uniti iniziarono lo “stallo” per la consegna al FMI delle promesse 191,3 tonnellate d’oro, stabilito dal Secondo Emendamento dello Statuto dell’accordo per finanziare ciò che si chiamano Diritti speciali di prelievo (DSP). Qualche giorno dopo, il bizzarro scandalo sessuale nell’albergo costrinse a brusche dimissioni Strauss-Kahn e il FMI smise di chiedere una revisione contabile dell’oro. Qualunque sia il vero stato delle riserve auree della FED degli Stati Uniti, è chiaro che Russia e Cina accumulano lingotti d’oro per sostenere le loro valute creando con cura una nuova architettura per sostituire il sistema del dollaro statunitense. Nonostante gli sforzi da guerra finanziaria degli USA, le finanze statali Russia sono notevolmente più sane di quelle occidentali. Il debito pubblico degli USA ufficialmente è ben oltre i 17000 miliardi di dollari, o 105% del PIL. Il debito greco è il 177% del PIL. Nei Paesi della zona euro il debito medio rispetto al PIL è del 91% e in Germania del 74%. In Russia il debito pubblico è circa il 18% del PIL. Il debito della Cina è circa il 43% secondo gli ultimi dati del FMI. Bielorussia, Kazakistan, Russia e Cina hanno tutti notevolmente aumentato le riserve auree ufficiali dal primo trimestre del 2000. Ora emerge che l’oro è destinato ad essere un elemento vitale per il ponte OBOR (Un Ponte, Un progetto) – Via della Seta.
In una conferenza borsistica a Dubai ad aprile, Albert Cheng, direttore generale del World Gold Council, rivelava che la Cina cerca consapevolmente d’integrare l’acquisizione di oro al progetto economico della Via della Seta nei prossimi dieci anni. Ha citato una dichiarazione di Xu Luode, presidente della Shanghai Gold Exchange e delegato al Congresso nazionale del popolo (NPC), che propose d’integrare lo sviluppo del mercato dell’oro al piano di sviluppo strategico della Cintura economica della Via della Seta, nella riunione del Comitato Centrale cinese del marzo 2015. Suggeriva un meccanismo per coinvolgere i principali produttori di oro ed utenti dei nuovi assi ferroviari in Kazakistan e Russia, ed anche che il governo cinese sviluppi tali risorse facendo della Shanghai Gold Exchange l’hub commerciale integrato nel piano della Cintura economica della Via della Seta. L’apertura della nuova rete di infrastrutture ferroviarie ad alta velocità eurasiatica aprirà allo sviluppo nuove aree minerarie. L’11 maggio 2015, la maggiore società di estrazione dell’oro in Cina, la China National Gold Group Corporation (CNGGC), firmava un contratto con la compagnia aurifera russa Poljus Gold per approfondire l’esplorazione di oro. Annunciando l’accordo, Song Xin, direttore generale della CNGGC e presidente dell’associazione aurifera della Cina, ha detto, “l’iniziativa Cintura e Via della Cina offre opportunità inaudite all’industria aurifera“. Song Yuqin, Vicedirettore Generale della Shanghai Gold Exchange dichiarava, “Il commercio di oro è destinato a diventare componente significativa delle operazioni dei Paesi delle ‘Cintura e Via’“. La regione eurasiatica infatti detiene in grandi quantità ogni minerale e terra rara concepibile e noto. Ciò ora diventa economicamente fattibile, con lo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie commerciali ad alta velocità. La Cintura economica della Grande Via della Seta chiaramente accelera. La realtà emergente della rete ferroviaria ad alta velocità della Nuova Via della Seta, una rete stradale e ferroviaria che si espande tra tutte le nazioni di Asia e Asia centrale, sarà il cuore del nuovo mondo economico. È un fenomeno ben noto in economia che, mentre le infrastrutture dei trasporti si sviluppano, ci sia grande crescita del PIL in ogni nazione collegata, effetto moltiplicatore mentre nuovi mercati crescono. Chiaramente l’Eurasia è il posto in cui Vladimir Putin e Xi Jinping lo dimostrano.

0,,17647278_303,00F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

AIIB contro TPP, significato e conseguenze

Philippe Grasset, Dedefensa 24 maggio 2015xi-modi-handsMK Bhadrakumar indica la posizione dell’India sulla banca d’investimento AIIB lanciata dai cinesi, che raccoglie un successo senza precedenti e la furia degli Stati Uniti. Con il 10-15% dei 100 miliardi di dollari deposito, l’India è il secondo azionista e co-leader dell’istituto al fianco della Cina che ha naturalmente la leadership con il 25-30%. Entrambi i Paesi forniscono il 35-45% del deposito, mentre i Paesi asiatici nel complesso raggiungono il 75%. In tutto, 57 Paesi sono “fondatori” dell’AIIB, la cui carta sarà firmata a fine giugno e la cui operatività è prevista per la fine dell’anno. In un articolo del 22 maggio 2015, Bhadrakumar esamina la relazione tra India e Cina nella collaborazione nell’istituto la cui dimensione politica è ormai evidente. Bhadrakumar è sfumato e talvolta severo nei suoi giudizi sulla politica del Primo ministro Modi verso le attuali principali tendenze anti-sistema predominanti, da un lato, e nei confronti dell’attuale principale tendenza-sistema, dall’altro (il caso degli Stati Uniti). Giudica la politica di Modi strategicamente incerta mentre sembra perseguire diverse cose contemporaneamente, anche se la naturale posizione strutturata dell’India l’inserisce nella cosiddetta tendenza anti-sistema. Bhadrakumar ha osservato, questa volta, che la posizione nell’AIIB impegna realmente l’India al fianco della Cina, quindi contro gli Stati Uniti nel settore molto sensibile delle istituzioni finanziarie internazionali. (…E il campo delle istituzioni finanziarie nell’ambito della sfera economica è in via di politicizzazione permanente, in un momento in cui gli antagonismi politici si esprimono non solo con scontri strategici e militari, ma anche economici e di comunicazione, economia e comunicazione vanno di pari passo e mantengono la loro politicizzazione permanente tramite le rispettive interconnessioni, perché sono espressione di questa politica nell’attuale condizione di confronto generale). “Evidentemente un forte sostegno dell’India nell’AIIB indica condivisione delle preoccupazioni della Cina da aspirante potenza riguardo le ingiustizie dell’ordine economico internazionale. Ovviamente, sentendosi frustrati dal carattere rappresentativo dell’economia mondiale. e dopo anni di vani tentativi di riforma di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, Cina e India semplicemente vanno avanti. Oltre a ciò, in termini politici, l’India indica piena soddisfazione verso la Cina che mantiene la parola nel fornire elevati standard di governance alla nuova istituzione finanziaria. Certamente la Cina rispetta l’impegno a non avere alcuna intenzione di voler dominare il processo decisionale o le politiche di prestito della banca. Anche in questo caso, la banca certamente aumenterà la sfera d’influenza della Cina in Asia e, nel frattempo, eleva la valuta cinese, yuan, nella competizione con il dollaro statunitense e lo yen giapponese quale valuta di riserva della regione. Tale obiettivo chiaramente indica l’inevitabile incremento dell’influenza cinese negli affari mondiali e l’alto rischio per gli Stati Uniti di perdere ulteriormente peso in Asia. Cosa che non sembra preoccupare l’India…
Bhadrakumar continua quindi a sfumare le critiche ricorrenti già segnalate contro la politica di Modi, questa volta affermando che la mancata chiara scelta tra cooperazione con la Cina (in correlazione con la posizione indiana nei BRICS e presto nella SCO) e cooperazione con gli Stati Uniti merita tale sfumatura, con la posizione assai visibile dell’India nell’ente AIIB. (Una posizione più coerente con la politica dell'”incertezza strategica”, secondo Bhadrakumar, sarebbe l’impegno indiano nell’AIIB discreto, perso nella massa degli altri Paesi fondatori). Queste diverse osservazioni sull’AIIB sono tanto più importanti poiché, parallelamente allo sviluppo della banca AIIB con gli impegni che ne comporta, vi sono gli ultimi sviluppi sul trattato di libero commercio Asia-Pacifico TPP. (Come è stato detto in precedenza, vediamo l’emergere di questi meccanismi non dal punto di vista economico [finanziario, commerciale], ma dal punto di vista politico per la loro politicizzazione immediata). Dopo la sconfitta nell’avere supporto al Congresso sulla zona di libero scambio (Fast Track Authority), il 13 maggio 2015, Obama ha mutato l’andazzo con varie manovre politiche basate sulla cooperazione con i vertici di entrambi i partiti, particolarmente acquisiti agli interessi dei poteri aziendali, ottenendo un voto favorevole al Senato. Questo episodio sottolinea il notevole potere corporativo sui due rami principali del potere a Washington. La partita sul TPP non è ancora vinta negli Stati Uniti, perché resta il voto della Camera, notoriamente riluttante ad impegni sul libero scambio, ma è importante riconoscere che la speranza di un’inversione favorevole al TPP, a Washington, è abbastanza scarsa. Con il TTIP nell’area euro-atlantica, il TPP interessa l’Asia-Pacifico e i mega-accordi di libero scambio fanno parte delle più importanti offensive, se non di ciò che alcuni ritengono l'”offensiva finale” del sistema nel processo di dissoluzione dei principi di sovranità e legittimità degli Stati. E’ qui che un altro aspetto, il più importante per noi, mantiene il punto essenziale già indicato della dimensione politica di ogni azione economica e di civiltà (“... gli antagonismi politici sono espressi non più solo da scontri strategici e militari, ma da scontri economici e di comunicazione, dato che economia e comunicazione vanno di pari passo, mantenendo la loro politicizzazione permanente tramite le rispettive interconnessioni, perché espressione di questa politica nell’attuale condizione di confronto generale“). Ciò fa parte dell’aspetto politico del TPP, essenza occulta del trattato dietro l’apparenza economica, e il TPP in questo senso è politicamente diretto contro la Cina, come notammo l’11 maggio 2015: “Ma non si ferma qui il processo… va posta un’altra interpretazione del TTP, secondo l’eccellente Alastair Crooke del “Conflicts Forum”, nei suoi ultimi “Commenti settimanali” dell’8 maggio 2015, alla luce di un recentissimo importante studio del Council of Foreign Relations (CFR), del marzo 2015, e presentato dal suo presidente Richard Haas. Lo studio rileva che lo sviluppo della Cina è una minaccia all’egemonia statunitense, che va bloccata a tutti i costi… Crooke esamina la questione delle sanzioni contro l’Iran sotto l’aspetto giuridico delle sanzioni generalmente interpretate come politica egemonica degli Stati Uniti. Il documento del CFR viene presentato come analisi del regime delle sanzioni all’Iran prima di concludere che, nello spirito della prefazione del presidente del CFR Richard Haas, i trattati TTP per i capi degli Stati Uniti sono volti ad imporre un regime di sanzioni alla Cina…” Ma lo stesso argomento, secondo le regole che fanno di economia e comunicazione l’essenza politica costitutiva dell’antagonismo, va nella direzione opposta per l’AIIB. Se il TPP equivale a introdurre le sanzioni contro la Cina, l’AIIB diventa, piaccia o meno agli altri, anche a i cinesi, parte di una potente dinamica assolutamente politica, volta a consolidare tutte le iniziative che potremmo definire anti-sistema nell’ambito dell’AIIB (BRICS e la banca che hanno appena creato, SCO, ecc.). In questo caso, l’India secondo la critica di Bhadrakumar (soprattutto perché fa parte dei BRICS ed entrerà nella SCO), presto dovrà fare delle scelte strategiche e politiche in rapporto al suo impegno altamente visibile nell’AIIB. Non sarà la sola, e questo è il motivo per cui il caso indiano va considerato come riferimento piuttosto che specifico… Ci sarà, naturalmente, il caso dei Paesi asiatici ed altri che fanno parte del TPP e anche dell’AIIB, e ci sarà il caso dei Paesi del blocco BAO membri dell’AIIB nel quadro euroatlantico, che quando il TTIP passerà, si troveranno nella stessa situazione difficile ed incerta, perché il TTIP può essere considerato rispetto alla Cina, come la macchina per imporre le sanzioni occidentali alla Russia, cioè contro l’asse Russia-Cina.
È sufficientemente noto che l’asse Russia-Cina è ormai una realtà sempre più potente, principalmente su base economica, anche se l’aspetto strategico della sicurezza si amplia; ma quest’ultima osservazione non è di fondamentale importanza nel contesto che abbiamo proposto della politicizzazione immediata delle politiche economiche, e l’asse Russia-Cina è necessariamente un’entità completamente e istantaneamente politica (e antisistema). Il quadro economico e comunicativo non esprime più solo l’antagonismo che si materializzerebbe in veri e propri conflitti di natura politica e strategica e dalla dimensione militare, essendo esso stesso e direttamente, piuttosto che sostanza, essenza del confronto generale, perché l’antagonismo generale è appunto sempre meno esprimibile sul piano militare. A tali condizioni, tutti i Paesi che credono di poter fare il “doppio gioco” (India), inconseguenti nella loro sfera politica (Paese del blocco BAO entrato nell’AIIB), dovranno effettivamente affrontare i dilemmi politici della guerra totale poste dalla loro posizione, che va considerata ambigua e che implica ovviamente la necessità, prima o poi, di una scelta chiara.134239652_14316459047251nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Washington si suicida

F. William Engdahl New Eastern Outlook 24/05/2015yVXAwrNJA55Jf7pe8p4NM2m9AGgxAIzjSono giorni tristi a Washington e Wall Street. L’unica superpotenza una volta incontrastata, dal crollo dell’Unione Sovietica un quarto di secolo fa, perde influenza globale con una rapidità imprevedibile solo sei mesi fa. L’attore chiave che ha catalizzato la sfida globale a Washington quale unica superpotenza è Vladimir Putin, Presidente della Russia. Questo è il contesto reale della visita a sorpresa del segretario di Stato John Kerry a Sochi per incontrare il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e poi discutere per quattro ore con “Satana” in persona, Putin. Lungi da provare un “reset”, gli sfortunati strateghi geopolitici di Washington cercano disperatamente di trovare il modo migliore per piegare l’Orso russo. Un ritorno al dicembre 2014 è istruttivo per capire il motivo per cui il segretario di Stato degli USA porge apparentemente il ramoscello di olivo alla Russia di Putin in questo frangente. All’epoca Washington sembrava piegare la Russia, con le sue sanzioni finanziarie mirate e l’accordo con l’Arabia Saudita per far crollare i prezzi del petrolio. A metà dicembre il rublo era in caduta libera nei confronti del dollaro. Anche i prezzi del petrolio precipitarono a 45 dollari al barile da 107 di soli sei mesi prima. Poiché la Russia è fortemente dipendente dalle entrate petrolifere e dall’esportazione del gas per le finanze dello Stato, e le compagnie russe avevano enormi obbligazioni del debito in dollari all’estero, la situazione appariva desolante al Cremlino. Qui il destino, per così dire, è intervenuto in modo inaspettato (almeno per gli architetti della guerra finanziaria e del crollo petrolifero degli USA). Inoltre l’accordo di John Kerry con il morente re saudita Abdullah nel settembre 2014 affliggeva le finanze russe, ma minacciava anche l’esplosione dei circa 500 miliardi di dollari di titoli “spazzatura” ad alto rischio, il debito dell’industria dello scisto degli Stati Uniti assunta dalle banche di Wall Street negli ultimi cinque anni per finanziare la tanto vantata rivoluzione del petrolio di scisto degli USA, che brevemente ha sospinto gli Stati Uniti a superare l’Arabia Saudita come maggiore produttore di petrolio del mondo.

I danni collaterali della strategia degli Stati Uniti
Ciò che Kerry non ha notato nel suo intelligente mercato delle vacche saudita, era l’occulta doppia agenda dei monarchi sauditi che avevano già chiarito che non volevano affatto che il loro ruolo di primo produttore di petrolio del mondo e re del mercato venisse offuscato dall’industria del petrolio di scisto dei parvenu statunitensi. Volevano colpire Russia e anche Iran, ma il loro obiettivo principale era uccidere i rivali del petrolio di scisto degli Stati Uniti, i cui progetti si basavano sul petrolio a 100 dollari al barile, di meno di un anno prima. Il prezzo minimo del petrolio per evitare il fallimento, in molti casi era di 65-80 dollari al barile. L’estrazione di petrolio di scisto non è convenzionale ed è più costoso rispetto al petrolio convenzionale. Douglas-Westwood, società di consulenza energetica, stima che quasi la metà dei progetti petroliferi degli Stati Uniti in fase di sviluppo ha bisogno di un prezzo del petrolio superiore ai 120 dollari al barile, per fare cassa. Entro la fine di dicembre una catena di fallimenti del petrolio di scisto minacciava un nuovo tsunami finanziario mentre la carneficina della cartolarizzazione della crisi finanziaria 2007-2008 era tutt’altro che finita. Anche un paio di default di titoli spazzatura di alto profilo del petrolio di scisto scatenerebbe il panico negli Stati Uniti per i 1900 miliardi di dollari di titoli spazzatura sul mercato del debito, senza dubbio scatenando una nuova crisi finanziaria che l’affaticato governo degli Stati Uniti e la Federal Reserve a malapena gestirebbero, così minacciando la fine del dollaro quale valuta di riserva globale. Improvvisamente, nei primi di gennaio, il capo del FMI Lagarde lodava la banca centrale della Russia per la sua gestione di “successo” della crisi del rublo. L’Ufficio del terrorismo finanziario del Tesoro degli Stati Uniti, tranquillamente stilava ulteriori attacchi alla Russia, mentre l’amministrazione Obama fingeva la solita “III Guerra Mondiale” contro Putin. La loro strategia petrolifera aveva inflitto assai più danni agli Stati Uniti che alla Russia.

Fallimento della politica USA verso la Russia
Non solo, la brillante strategia bellica di Washington contro la Russia, avviata nel novembre 2013 a Kiev con il golpe di euromajdan, appare un manifesto fallimento totale creando il peggior incubo geopolitico che Washington possa immaginare. Lungi dal reagire da vittima inerme e rannicchiata dalla paura per gli sforzi degli Stati Uniti nell’isolare la Russia, Putin ha avviato una brillante serie di iniziative economiche, militari e politiche che entro aprile hanno contribuito a piantare il seme di un nuovo ordine monetario globale e del nuovo colosso economico eurasiatico che rivaleggia per l’egemonia con l’unica superpotenza USA. Ha sfidato i fondamenti stessi del sistema del dollaro e il suo ordine globale nel mondo, dall’India al Brasile a Cuba e dalla Grecia alla Turchia. Russia e Cina hanno firmato colossali nuovi accordi energetici che hanno permesso alla Russia di reimpostare la propria strategia energetica dall’ovest, dove UE e Ucraina su forti pressioni di Washington, sabotavano le forniture di gas russo all’Unione europea attraverso l’Ucraina. L’Unione europea, di nuovo su pressione intensa di Washington ha sabotato quindi il progetto di gasdotto della Gazprom, South Stream, per l’Europa meridionale. Piuttosto che essere sulla difensiva, Putin ha scioccato l’UE con la sua visita in Turchia, incontrando il presidente Erdogan e annunciando il 1° dicembre di aver cancellato il progetto South Stream di Gazprom e che avrebbe cercato un accordo con la Turchia per fornire gas russo al confine greco. Da lì, se l’UE vuole il gas, deve finanziare propri gasdotti. Il bluff dell’UE fu scoperto e il suo fabbisogno di gas in futuro sarà più remoto che mai. Le sanzioni dell’UE alla Russia sono fallite con la Russia che si vendica vietando l’importazione di prodotti alimentari dall’UE e rivolgendosi all’autosufficienza. E miliardi di dollari in contratti ed esportazioni per le imprese tedesche, come Siemens, o francesi come Total, si trovano improvvisamente nel limbo. Boeing ha visto annullati i grandi ordini per aeromobili dai vettori russi. La Russia ha annunciato di rivolgersi ai fornitori nazionali per la produzione di componenti cruciali per la Difesa. Poi la Russia è diventata fondatrice “asiatica” della riuscita nuova Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) della Cina, destinata a finanziare l’ambiziosa rete ferroviaria ad alta velocità della Cintura economica della Nuova Via della Seta dall’Eurasia all’UE. Invece che isolare la Russia, la politica statunitense ha fallito miseramente, nonostante le forti pressioni ai fedeli alleati degli Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia e Corea del Sud si precipitavano ad aderire alla nuova AIIB. Inoltre, nel vertice di maggio a Mosca, il presidente cinese Xi Jinping e Vladimir Putin annunciavano che la rete ferroviaria della Via della Seta cinese sarà pienamente integrata nell’Unione economica eurasiatica della Russia, una spinta sconcertante, non solo per la Russia, che avvicina l’Eurasia alla Cina, regione con la maggioranza della popolazione mondiale.
In breve, a John Kerry fu detto d’ingoiare il rospo e volare a Sochi, cappello in mano, per offrire una sorta di calumet della pace a Putin, dai circoli dirigenti degli Stati Uniti. Gli oligarchi avevano realizzato che i loro falchi neoconservatori come Victoria “Fottuta UE” Nuland, del dipartimento di Stato, e il segretario alla Difesa Ash Carter, favoriscono la creazione della nuova struttura mondiale alternativa che potrebbe significare la rovina del sistema del dollaro post-Bretton Woods dominato da Washington. Oops. Inoltre, costringendo gli “alleati” europei ad allinearsi agli USA contro Putin, con grave danno degli interessi economici e politici dell’Unione europea, evitando di partecipare al progetto di Cintura economico della Nuova Via della Seta e al boom economico degli investimenti che comporterà, i neo-conservatori di Washington sono riusciti anche ad accelerare il probabile distacco di Germania, Francia e potenze europee continentali da Washington. Infine, il mondo (tra cui anche occidentali anti-atlantisti) vede Putin quale simbolo della resistenza al dominio statunitense. Questa percezione, già emersa con la vicenda di Snowden, s’è consolidata con sanzioni e blocco, tra l’altro giocando un ruolo psicologico significativo nella lotta geopolitica: la presenza di un simbolo che accende nuovi centri di lotta all’egemonia. Per tutte queste ragioni, Kerry fu chiaramente inviato a Sochi per fiutare i possibili punti deboli per un nuovo assalto futuro. Ha detto ai pazzi furiosi sostenuti dagli Stati Uniti a Kiev di raffreddarsi e rispettare gli accordi di cessate il fuoco di Minsk. La richiesta è stata uno shock per Kiev. Il primo ministro, insediato dagli Stati Uniti, Arsenij Jatsenjuk, ha detto alla TV francese, “Sochi non è sicuramente il miglior resort e non è il posto migliore per una chiacchierata con il presidente e il ministro degli Esteri russi“. A questo punto l’unica cosa chiara è che Washington ha finalmente capito la stupidità delle sue provocazioni contro la Russia, in Ucraina e nel mondo. Quale sarà il loro prossimo piano non è ancora chiaro. Ciò che è chiaro è che un drammatico cambio di politica è stato ordinato all’amministrazione Obama dai vertici delle istituzioni statunitensi. Nient’altro può spiegarlo. Se la sanità mentale sostituirà la follia dei neo-con resta da vedere. Resta chiaro che Russia e Cina sono risolute più che mai a non rimanere in balia di una superpotenza irrazionale. Il patetico tentativo di Kerry di un secondo “reset” con la Russia, a Sochi, porterà poco a Washington. L’oligarchia degli Stati Uniti, come dice l’Amleto di Shakespeare “cade nella sua stessa trappola”, come il bombarolo che esplode con la sua bomba.

0508-world-putin-xi_jinping_620_434_100F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica dalla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Pivot giapponese

Per Fritzmorgen Fort Russ 23 maggio 2015E23DFBDC-F98B-437C-825D-74CBB2C566C4_mw1024_n_sIl Giappone accetterà di abbandonare le pretese sulle isole Kurili per firmare un trattato di pace con la Russia? Un paio di anni fa avrei detto con certezza che non era possibile e che i giapponesi avrebbero continuato a pretendere le nostre isole fino all’ultimo. Ricordiamo un po’ di storia. Il Giappone attaccò la Russia nel 1904 in modo brutale e dopo la pace 1905 ricevette la metà meridionale di Sakhalin e qualche altra isola. I giapponesi non festeggiarono per molto: alla fine della seconda guerra mondiale la Russia riprese i suoi territori. Il Giappone prese la perdita di ciò che aveva rubato piuttosto con calma. Durante l’era Krusciov cercarono di raggiungere un accordo di pace accettando la perdita e voltando pagina nelle sue relazioni con la Russia, gli Stati Uniti però posero il veto alla proposta di trattato. Vorrei aggiungere che non dobbiamo costringere il Giappone. Le due isole meridionali, Kunashir e Iturup, sono vitali per noi, visto che sono sul tratto di mare che non congela di Vladivostok. Sulle piccole isole Kurili, che non sono preziose per noi, Krusciov era disposto a rinunciarvi per porre fine al conflitto. Tuttavia, lo status quo andava bene a entrambe le parti. Abbiamo la nostra rotta per Vladivostok libera dal ghiaccio e il controllo delle isole, mentre i giapponesi non erano interessati al trattato di pace, perché capivano che la Russia non ha intenzione di attaccarli. I negoziati tiepidi sul “restituiteci le isole – non vogliamo” poteva continuare per decenni… se non fosse per il fatto che il colosso a stelle e strisce mostra visibilmente delle crepe. La bomba è scoppiata a metà settimana. Il Giappone improvvisamente invita Vladimir Vladimirovich e non solo per chiacchierare ma… per concludere un trattato di pace e risolvere la questione territoriale. La posizione della Russia non è cambiata, non siamo disposti a cedere le isole ai giapponesi in cambio di un trattato di pace, la cui firma non è così importante da fare concessioni territoriali. Quindi possiamo concludere con attenzione che la posizione del Giappone è cambiata. Forse il Giappone ha deciso di firmare il trattato di pace alle condizioni della Russia e, infine, rinunciare alle isole, che furono sotto il suo controllo per un paio di decenni nel 20° secolo. La serietà di ciò che accade può essere giudicata dalla reazione degli Stati Uniti. Poco dopo l’inaspettato annuncio giapponese, un assistente del segretario di Stato degli USA ha riunito i giornalisti per dirgli che il Giappone non dovrebbe trattare con la Russia, perché è colpevole e va punita. Inoltre, George Soros si è svegliato e verbosamente ha detto che la Cina trama per attaccare il Giappone, che sarà protetto dalle orde di occupanti cinesi solo dai coraggiosi US Marines.
cold-war-japan-456x450Come dobbiamo interpretare tutto ciò? Perché accade tutto questo e perché i giapponesi agiscono come se intendano, senza motivo apparente, essere inaccettabilmente generosi verso la Russia? Ricordiamo ancora una volta la storia, questa volta la Seconda guerra mondiale. Il Giappone combatté coraggiosamente contro gli Stati Uniti sul Pacifico, ma alla fine subì una tremenda sconfitta sottolineata dagli attacchi atomici statunitensi su Hiroshima e Nagasaki. Va notato che neanche i giapponesi furono proprio morbidi durante la guerra. L’esercito giapponese agì con tale brutalità che eclissò i crimini fascisti più odiosi. Chi è interessato può cercare in rete per esempio “Unità 731” o leggere il romanzo “Giocare a Go“. Il coraggio dei samurai era una spada a doppio taglio: non erano solo indifferenti alla propria sofferenza, ma al dolore altrui. Quindi in ultima analisi, il Giappone attaccò gli Stati Uniti… facendo una mossa temeraria. Riconobbero di esser stati completamente sconfitti e divennero i più fedeli servitori degli Stati Uniti. Hanno soddisfatto tutte le pretese degli Stati Uniti, perdonato i bombardamenti nucleari, rinunciato ad avere forze militari e trovato un posto sicuro nell’ordine mondiale quale colonia preferita degli Stati Uniti, agendo come se non furono Stati Uniti e URSS a combattere il Giappone, ma piuttosto USA e Giappone a combattere l’URSS. Sappiamo che il trucco ha funzionato. Il piccolo Giappone ha fatto un balzo in avanti e la sua economia è diventata la seconda mondiale, passando solo ora al quarto posto per la crescita di Cina e India. Certo, negli ultimi due decenni l’economia del Giappone soffoca sotto la schiacciante cappa coloniale degli Stati Uniti, ma il Giappone sconfitto è riuscito ad ottenere molti più benefici dalla sconfitta di quanto chiunque avrebbe potuto prevedere nel lontano 1945. Dobbiamo anche capire che gli Stati Uniti possono subordinare il Giappone con le loro armi nucleari, ma non addomesticarlo. I giapponesi non sono i selvaggi dei fumetti USA felici di baciare la mano del loro padrone bianco. Le élite giapponesi ricordano bene la “democrazia” che gli Stati Uniti gli inflissero prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale. Ora il principale nemico degli Stati Uniti sono Cina e Russia, ma soprattutto Cina. Il Giappone serve da mazza contro la Cina: in altre parole, avviare una guerra con la Cina che permetta agli Stati Uniti di utilizzare la loro potenza nucleare contro la Cina o quanto meno indebolirla seriamente con una grande guerra. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti non sono affatto preoccupati di ciò che possa accadere al martello, così come non sono preoccupati di ciò che accade a loro altro ascaro, l’Ucraina. Pertanto, secondo una fredda visione giapponese, ora è il momento per sottrarsi al tiranno malato. Lasciatemi dire ancora una volta che non vi è alcuna possibilità di una vera e propria amicizia tra Stati Uniti e Giappone: i giapponesi sanno benissimo che furono sconfitti e vedono gli statunitensi come occupanti. La cooperazione con la Cina è, dal punto di vista del Giappone, più preferibile che continuare come colonia statunitense. Il Giappone ha tecnologia e industria altamente sviluppate. Se i giapponesi forniranno scuse convincenti ai cinesi per lo stupro di Nanchino e altri crimini dell’epoca, se risolvono le dispute territoriali con la Cina, la Repubblica popolare cinese sarà lieta di stabilire una forte partnership con il Giappone. Ma cosa può proteggere il Giappone dalla rabbia degli USA? Ovviamente solo la Russia, che può estendere l’ombrello nucleare, se dovesse sentirne il bisogno. Quindi ora è il momento di una mossa coraggiosa: riconoscere le isole parte della Russia e avvicinare la Russia come partner. La potenziale cooperazione tra Giappone e Russia sembra ancor più promettente della possibile cooperazione tra Giappone e Cina. A parte l’ombrello nucleare, possiamo fornire al Giappone quegli idrocarburi di cui ha così bisogno costruendo un’estensione di Potenza della Siberia in Giappone. L’accesso al gas russo potrebbe permettere al Giappone di ridurre notevolmente i costi di produzione. C’è ancora la questione dell’incredibilmente grande debito nazionale che attualmente trascina l’economia del Giappone verso il basso. Tuttavia, questo problema può essere risolto nello stile giapponese. Basterebbe che il governo dica alla nazione: “Yamato è in pericolo, dobbiamo unirci contro le avversità“, quali default, iperinflazione e annullamento del debito e quindi… l’inevitabile decollo economico.

Chi ha paura del default?
Il default terrorizza chi ha un deficit commerciale. Coloro che acquistano più che vendere. In caso di inadempimento, non hanno nulla con cui coprire la differenza tra importazioni ed esportazioni, il che significa che devono ridurre drasticamente le importazioni, comportando conseguenze economiche catastrofiche. Ma i Paesi con un surplus commerciale, come il Giappone in questo momento, nonostante problemi energetici temporanei, non hanno bisogno di crediti. Il Giappone gode di un continuo afflusso di denaro per la sua attività economica estera. Oggi il Giappone è quasi in bancarotta perché gli Stati Uniti ne risucchiano le finanze costringendoli a comprare i loro titoli di Stato spazzatura. Se il Giappone riesce a liberarsene, presto si arricchirà. Inoltre, in un anno di svalutazione dello yen, il Paese subirebbe l’euforia della svalutazione: il costo di produzione scenderebbe bruscamente e i prodotti giapponesi diverrebbero ancora più competitivi. Se a questo si aggiungesse il gas russo a buon mercato e uno status commerciale che passa da colonia degli Stati Uniti a partner di russi e cinesi, il Giappone potrà ripetere il miracolo economico degli anni ’60. Questo scenario è vantaggioso per Giappone e Russia, non solo per il trattato di pace. Ci sono ragioni più importanti per aiutare il Giappone a liberarsi. Già oggi il Giappone cerca di acquistare petrolio con lo yen, per avere la piena indipendenza che gli consenta di sbarazzarsi dei dollari. La perdita di un’importante colonia e il conseguente restringimento dello spazio del dollaro collocherebbero gli Stati Uniti in una situazione così difficile che i nostri amici statunitensi, e soci, avrebbero molto meno desiderio di fare stupidaggini ai confini della Russia. D’altra parte, il nostro esercito e i nostri idrocarburi diverranno così importanti per l’indifeso Giappone che possiamo contare non solo su una relazione a lungo termine, ma anche sull’aiuto giapponese per espandere la produzione di macchine utensili. Quindi spingiamo il Giappone in quella direzione. Sergej Narishkin ha detto che i bombardamenti nucleari su Hiroshima e Nagasaki, “fino ad oggi non hanno avuto un’adeguata valutazione internazionale“.
Così diamo al Giappone un altro motivo per optare per l’indipendenza dagli Stati Uniti, che arroganti ancora pensano di essere l’unica superpotenza del pianeta e non intendono chiedere scusa per nulla. E’ evidente che sarebbe troppo presto cancellare lo Zio Sam, che può essere malato ma è ancora abbastanza forte e intelligente. Ma c’è un motivo in più che permette al Giappone di riuscire nella fuga. Gli Stati Uniti entrano nel ciclo elettorale e le élite statunitensi saranno assorbite dalle imminenti elezioni prestando meno attenzione alle irritanti questioni estere. Le elezioni presidenziali Stati Uniti si terranno nel novembre 2016, quindi il Giappone ha una finestra di opportunità di circa un anno. Se il Giappone crea rapidamente relazioni con Russia e Cina, o almeno una di esse, Washington con ogni probabilità non potrà reagire adeguatamente alla dipartita della prima perla della sua corona imperiale.000_dv862321.siTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le portaelicotteri Mistral saranno vendute alla Cina?

Valentin Vasilescu Reseau International 21 maggio 2015110219cmqm6x99xn64zwxdParigi ha rifiutato lo scorso anno di fornire due portaelicotteri Mistral comprate dalla Russia, le ragioni del rifiuto citavano il coinvolgimento di Mosca nella crisi in Ucraina. La portaelicotteri Mistral ha un dislocamento di 21300 tonnellate e può trasportare 16 elicotteri pesanti. Oltre alla Francia, solo pochi Paesi possono permettersi di acquistare portaelicotteri.
Gli Stati Uniti ne hanno otto della classe Wasp e una classe America da 41000 t, con 12 elicotteri da trasporto CH-46 Sea Knight, 6 aerei d’attacco a decollo e atterraggio verticale AV-8B, 4 elicotteri d’attacco AH-1W Super Cobra, 9 elicotteri antisom CH-53 Sea Stallion e 4 elicotteri di ricerca e soccorso UH-1N. Gli Stati Uniti non saprebbero che farsene delle portaelicotteri Mistral costruite per operare con elicotteri francesi e russi. Il Regno Unito ha tre portaelicotteri classe Ocean e Albion da 23700 e 21000 t, che possono trasportare 18 elicotteri. Queste navi sono state costruite nei cantieri navali inglesi. L’Italia ha tre navi classe San Giorgio con tre elicotteri SH-3D Sea King a bordo. La Corea del Sud ha costruito una portaelicotteri della classe Dokdo con 15 elicotteri UH-60 Black Hawk a bordo. Il Giappone ha la nuova portaelicotteri classe Izumo e due della classe Hyuga, con a bordo elicotteri SH-60K e MH-53E Super Stallion. L’Australia ha ordinato al cantiere Navantia (Spagna) due navi d’assalto anfibio (portaelicotteri) classe Juan Carlos da 27000 t che portano i nomi Canberra e Adelaide, per la propria Marina, nel 2015. Trasporteranno elicotteri multiruolo S-70B Seahawk. La Spagna ha una nave classe Juan Carlos (11 aerei a decollo verticale AV8B e 12 NH90) e una della classe Galizia che trasporta 6 elicotteri NH-90. L’India ha acquistato la portaelicotteri di seconda mano statunitense USS Trenton da 16590 t, divenuta INS Jalashwa. Nel 1987 acquistò la portaerei INS Viraat, comprata dal Regno Unito, con 14 aerei a decollo verticale Sea Harrier e 16 elicotteri Westland Sea King. Dal 2013, l’India ha una seconda portaerei, l’INS Vikramaditya, da 45400 t, con 30 MiG-29K e 6 elicotteri Kamov Ka-31/Ka-28, acquistata e adattata in Russia alle esigenze della Marina indiana. E’ in costruzione nei propri cantieri navali un’altra portaerei leggera (Vikrant) da equipaggiare con 30 jet da combattimento MiG-29K e 10 elicotteri Kamov Ka-31 e Westland Sea King. L’India non ha bisogno delle Mistral.Type_071-3La Cina ha tre navi da 20000 t Tipo 071 per le sue forze anfibie, con a bordo 4 elicotteri Z-8, i francesi Super Frelon costruiti su licenza. La Cina potrebbe sorprendere come in passato. Ad esempio, nel 1999, un uomo d’affari di Hong Kong acquistò la portaerei Varjag (ex-sovietica Riga, entrata nella flotta del Mar Nero nel 1988), della classe Admiral Kuznetsov, disarmata e in parte smantellata dagli ucraini, e che si affermava sarebbe divenuta un casinò. Tuttavia, la portaerei Varjag fu rimorchiata per mezzo mondo per essere messa in bacino di carenaggio nei cantieri cinesi di Dalian, dove fu restaurata in cinque anni e ribattezzata Liaoning. La portaerei cinese da 67500 t imbarca 36 aerei (24 velivoli multiruolo J-15, 4 elicotteri Ka-31, 2 elicotteri Z-9 Dauphin e 6 Z-18 Super Frelon). La Cina ha denaro e interesse a dotare la flotta di due portaelicotteri classe Mistral. A sua volta, la Francia sarebbe felice se potesse vender le due Mistral ai cinesi. Solo che gli Stati Uniti temono, per via della stretta relazione tra Mosca e Pechino, che le due Mistral finiscano alla Russia.tpbje20121125038_32690117Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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