La guerra economica tra Russia e Stati Uniti si accende

Eric Draitser New Eastern Outlook 02/07/2015csf978Mentre Stati Uniti ed Europa acuiscono le sanzioni contro la Russia, un’intrigante guerra economica prende forma ed avrà notevoli ripercussioni negli anni a venire. Mentre Washington e Bruxelles cercano di dividere la Russia dall’Europa per mantenere l’egemonia occidentale, bloccando l’integrazione eurasiatica, Mosca contrasta tale strategia facendo leva sulla sua potenza economica, sotto forma di esportazioni energetiche e cooperazione. Anche se la maggior parte delle macchinazioni economiche è occulta, essendo meno eclatanti del conflitto per l’Ucraina, sanzioni e rafforzamento militare della NATO in realtà sono ugualmente importanti. Il colosso energetico russo Gazprom ha stipulato accordi economicamente e strategicamente cruciali con le principali compagnie occidentali, esattamente nello stesso momento in cui l’occidente cerca d’isolare economicamente la Russia. Allo stesso tempo, i gasdotti russi nel Nord e Sud d’Europa (oltre che in Europa centrale e orientale) complicano le cose per coloro che cercano di allontanare la Russia dal mercato europeo e dal potenziale potere politico ed economico che l’accesso a tale mercato comporta. Da una prospettiva geopolitica e strategica, il conflitto tra Russia e Stati Uniti e subalterni europei si manifesta tanto nei consigli di amministrazione, che nei parlamenti; tanto sotto il Mar Baltico e Mar Nero, che nelle sale operative di Pentagono e Cremlino.

E’ l’economia, stupido
Tra seminari e discussioni sullo sviluppo dei BRICS, integrazione eurasiatica, e Nuova Via della Seta al St. Petersburg International Economic Forum, un enorme accordo di cooperazione energetica è stato firmato, e dovrebbe essere visto come un gran colpo di Mosca. Un accordo tra il primo produttore mondiale di gas, Gazprom, e Royal Dutch Shell, per costruire due nuovi gasdotti Nord Stream per la Germania avrà importanti implicazioni sul futuro della cooperazione economica tra Russia e imprese energetiche europee. Inoltre, consoliderà ulteriormente la Russia quale partner fondamentale per l’industria tedesca, cuore dell’economia tedesca. I dettagli dell’accordo non sono ancora del tutto chiari ma le basi sono note, e sono chiaramente significative. Non solo Royal Dutch Shell e partner minori come E.ON tedesca e OMV austriaca, fanno parte di un consorzio per l’ampliamento del Nord Stream, ma si estenderà ad asset swap e partnership in vari altri progetti, in Europa e altrove. Come Aleksej Miller, amministratore delegato di Gazprom, ha spiegato: “Documenti di tale importanza sono firmati solo una volta ogni cinque anni o forse anche 10… Molti dei nostri partner tradizionali si pongono da forti attori regionali… Shell è un attore globale. E mentre i mercati mondiali del gas si sviluppano… creeremo una partnership strategica globale… conosciamo i mercati di Brasile, Australia e Asia, permettendoci di parlare di partenariato globale… Il nostro livello di preparazione è molto alto”. E’ chiaro che, dal punto di vista puramente economico, la partnership tra Gazprom e Shell e partner avrà implicazioni globali, consentendo l’espansione del progetto offshore GNL Gazprom-Shell di Sakhalin-2 che ha raggiunto la piena capacità solo nel 2014. Tale espansione del progetto già riuscito ne farà un attore fondamentale nel fornire la tanto necessaria energia alle economie in crescita della regione Asia-Pacifico, così come a clienti in Nord America. Considerando gli alti costi di trasporto del GNL, la posizione strategica del progetto così come l’espansione recentemente decisa della joint venture Gazprom-Shell Sakhalin-2, è pronta a fare della Russia la futuro fornitrice fondamentale di GNL della regione. L’accordo riguarda anche i principali asset swap a monte, termine che indica la cooperazione in esplorazione, fattibilità, perforazione preliminare e test, ed altri processi iniziali. In sostanza, ciò farà di Gazprom e Shell partner interconnessi in numerosi aspetti chiave, non solo nella produzione ed esportazione di energia. L’importanza di questo punto non va sottovalutata perché, a differenza dei semplici contratti di fornitura che possono essere rinegoziati, rescissi o terminati, questo tipo di cooperazione è un processo a lungo termine con enormi investimenti di capitale in attività di base, che renderebbe le modifiche sostanziali per circostanze politiche assai meno probabili. In breve, la Russia avrà un partner seriamente garantito; un’assicurazione contro sviluppi politici negativi. Naturalmente l’accordo con la Shell non è l’unico grande sviluppo economico energetico degli ultimi mesi. Il tanto pubblicizzato accordo sul gas Russia-Cina, annunciato un anno fa, comincia a dare frutti oltre l’ovvio colpo propagandistico.
Il Vicepresidente di Gazprom Aleksandr Medvedev ha recentemente annunciato che la Cina inizierà la costruzione del suo ramo del gasdotto Potenza della Siberia, il 29 giugno 2015. Con la Russia che ha già iniziato la costruzione del gasdotto sul suo territorio, nel settembre 2014, il progetto sembra sarà terminato a fine 2017. Il significato di questo sviluppo non va sottovalutato; un rapido sguardo alla cartina dei progetti di gasdotti orientali di Gazprom dimostra chiaramente che Potenza della Siberia, insieme ad altri gasdotti già attivi, farà della Russia uno dei principali fornitori di energia, sia della Cina tramite gli impianti di trattamento del gas e chimici che sono in costruzione a Blagoveshensk, al confine tra Russia e Cina, che di altri Paesi dell’Asia orientale. Oltre a questi importanti sviluppi energetici orientali, costruzione e avvio del gasdotto Altaj potrebbe fare della cooperazione energetica tra Russia e Cina un’alleanza energetica in piena regola. Progettato per fornire 30-38 mld di metri cubi di gas russo dalla Siberia occidentale alla Cina, il gasdotto consoliderà la Russia a primo partner economico energetico della Cina. Non solo l’enorme volume di gas sarà fornito dalla Russia, ma facendolo passare a sud, ad Urumqi, la capitale della provincia cinese dello Xinjiang sarà il fulcro di molti piani della Nuova Via della Seta cinese. Così l’energia russa diverrà il motore principale di sviluppo ed espansione economico cinese. In generale, il gas russo e la produzione cinese diverranno le forze motrici gemelle dell’integrazione eurasiatica. Naturalmente l’importanza politica di tale interdipendenza è piuttosto evidente, con partenariati economici che molto spesso si traducono in politici e strategici. Ed è la politica dove questi accordi economici sono particolarmente vitali per la Russia.

La dimensione politica e strategica
L’imperativo strategico della Russia verso l’Europa è chiaro: fare tutto il necessario per evitare che gli Stati Uniti scavino efficacemente un solco tra Russia e Europa. Come Washington ha dimostrato negli ultimi 18 mesi, non si fermerà davanti a nulla per recidere qualsiasi forma di cooperazione tra Mosca e partner europei. Fomentando la guerra in Ucraina, imponendo sanzioni e accrescendo le forze NATO, gli Stati Uniti fanno chiaramente tutto il possibile per staccare l’Europa orientale, nel tentativo di creare una “cortina di ferro” che separi la Russia dalle partnership politiche ed economiche in Europa. Visto da qui l’accordo con la Shell è una chiara contromossa. Piuttosto che accontentarsi semplicemente delle controsanzioni, Mosca s’incunea in Europa diventando il partner importante della Royal Dutch Shell, una delle più potenti e influenti compagnie europee. Mentre gli Stati Uniti creano un cuneo geografico, la Russia ovviamente ne crea uno economico; l’accordo divide i capi politici europei legati al diktat statunitense dagli imprenditori europei legati a profitto ed investitori. Data la redditività del commercio con la Russia, sarà molto più politicamente irrealizzabile per l’istituzione europea continuare i passi contro la Russia, mettendosi ulteriormente in conflitto con le élite economiche. Inoltre, la Russia attua il suo perno in Asia ampliando notevolmente le relazioni economiche con la Cina in vari settori, tra cui trasferimento di tecnologia della difesa, come dimostra la notizia che la Russia venderà il tanto apprezzato sistema missilistico S-400 alla Cina, divenendo il primo Paese a ricevere questa tecnologia. Così Russia e Cina diventano partner energetici e militari. Anche se non possono utilizzare il termine “alleanza”, si tratta esattamente di questo. Così, la guerra economica iniziata da Stati Uniti e leccapiedi ha generato il contraccolpo finale, una piena guerra lampo economica della Russia. Naturalmente, non era così che la Russia voleva incamerare profitti, continuando a collaborare con l’Europa pre-crisi ucraina. Ma ora che la marea s’infrange, i russi dimostrano di non essere disposti ad essere sul lato sbagliato della guerra economica. Piuttosto, esibiscono i loro grossi calibri, il tipo di arsenale verso cui Stati Uniti e NATO hanno poca difesa.

Eric Draitser é analista geopolitico indipendente di New York City e fondatore di StopImperialism.org, ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

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La Russia diventa il terzo attore dell’AIIB dopo Cina e India
La Russia ha un voto del 5,92% e una quota del 7,5% nell’Asia Infrastructure Investment Bank. La Cina un voto del 20,06% e una quota del 30,34% e l’India un voto del 7,5% e una quota del 8,52%
RT 2 luglio – Russia Insider

unnamed_risultatoLa Russia è il terzo attore della Banca d’investimento infrastrutturale asiatica (AIIB) della Cina, avendo ricevuto una quota di voto del 5,92 per cento, mentre Cina e India hanno rispettivamente 20,06 per cento e 7,5 per cento. La cerimonia della firma del documento di base per la creazione dell’AIIB ha avuto luogo a Pechino e vi hanno partecipato 300 delegati provenienti dai 57 Paesi fondatori della nuova banca. I delegati hanno deciso il capitale sociale complessivo, la quota di voto di ciascun aderente, struttura della governance, meccanismo decisionale e procedure aziendali operative. La Cina non cerca il veto nella banca ha detto il Viceministro delle Finanze Yaobin Shi, citato da Xinhua News Agency. Il Ministro delle Finanze cinese Luo Jiwei, a sua volta, ha detto che la banca opererà secondo i più elevati standard e seguirà le regole internazionali. La Cina ha il 30,34 per cento delle azioni della banca; India e Russia 8,52 e 7,5 per cento rispettivamente. La quota della Russia nel capitale sociale di AIIB sarà di 6,5 miliardi di dollari, ha detto il Viceministro delle Finanze russo Sergej Storchak dopo la cerimonia della firma, secondo la TASS. “La quota di partecipazione della Russia nell’AIIB ammonterà a 1,3 miliardi dollari in termini monetari e 6,5 miliardi di capitale sociale della banca. Cioè, il capitale versato è pari al 20 per cento. In questo caso, la Russia avrà 65362 azioni della banca“, ha detto Storchak aggiungendo che la direzione amministrativa della della banca sarà affiancato da un rappresentante russo. “La Federazione russa parteciperà alla gestione della banca; abbiamo l’opportunità di nominare un direttore da parte russa avendo una quota nel capitale della banca di oltre il 6 per cento“, ha detto. Il Consiglio di Amministrazione approverà progetti e strategia della banca.
L’AIIB è stata istituita su iniziativa della Cina nell’ottobre 2014. L’accordo è stato firmato da 21 Paesi. I Paesi che partecipano alla banca come soci fondatori erano già 57 ad aprile 2015. Il capitale iniziale sottoscritto dalla banca è di 50 miliardi di dollari che dovrebbero aumentare 100 miliardi. Il capitale autorizzato è suddiviso in 1000000 di azioni da 100000 dollari ciascuno. L’AIIB fornirà fondi per lo sviluppo di sistemi stradali, telecomunicazioni e altri progetti infrastrutturali nelle regioni più povere dell’Asia. Nella fase iniziale, AIIB si concentrerà sulla creazione della ‘nuova Via della Seta’, un sistema di rotte commerciali che collega i mercati di Europa e Asia. Gli esperti considerano AIIB potenziale rivale di Fondo monetario internazionale e Banca mondiale. Tuttavia, il capo del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ha detto che FMI e BM sono pronti a collaborare con l’AIIB.

htm_2010122222164250005010-001Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Cina sempre più vincenti

F. William Engdahl New Eastern Outlook 29/06/2015visionmap2030asof2009Difficilmente passa giorno che non abbia qualche nuovo interessante sviluppo che avvicini Russia e Cina in una più stretta cooperazione economica. L’ultimo evento implica ciò che va descritto come sviluppo vantaggioso in cui la Russia accetta di affittare terreni agricoli siberiani ad una società cinese per i prossimi 50 anni. Si adatta meravigliosamente ai piani per lo sviluppo del più grande progetto mondiale infrastrutturale previsto dalla Cintura economica della Nuova Via della Seta, una rete di nuove linee ferroviarie ad alta velocità che attraversa l’Eurasia dalla Cina alla Mongolia alla Russia fino all’UE. I funzionari del governo cinese negli ultimi anni si sono affezionati nel parlare di sviluppi mutualmente vantaggiosi negli affari e in politica. Ora un vero e proprio sviluppo in questo senso emerge per Cina e Russia in Siberia, ai confini tra Mongolia e Cina nella regione conosciuta dal 2008 come Zabajkalskij Kraj. La regione ha una popolazione di poco più di 1 milione di russi su una superficie di 432000 chilometri quadrati, ed ha anche alcuni dei più ricchi e fertili terreni agricoli del mondo. La Cina dal canto suo è colpita dall’avanzata della desertificazione, problemi idrici e altre pressioni sulla sicurezza della produzione alimentare. La Cina ha anche popolazione e denaro da investire in progetti validi, di cui le regioni più remote della Federazione russa hanno avuto gravi deficit durante la guerra fredda e soprattutto nei distruttivi anni di Eltsin. Ora il governo del Zabajkalskij Kraj ha firmato un contratto di affitto di 49 anni con la China Zoje Resources Investment insieme alla società Huae Sinban, affittando 115000 ettari di terreni agricoli russi alla Cina. La società cinese investirà oltre 24 miliardi di rubli per lo sviluppo dell’agricoltura nella regione, per produrre prodotti agricoli per i mercati russo e cinese. Si pensa di far crescere la di produzione di foraggio, cereali e semi oleosi, nonché sviluppare pollame, carne e prodotti lattiero-caseari nella regione del Bajkal in Russia. Il progetto si articolerà in due fasi. La prima fase sarà completata entro il 2018, la società cinese affitterà un secondo appezzamento di terreno da 200000 ettari. Per la Russia e la regione sarà una vittoria. Le terre in cui inizierà il progetto non sono coltivate da quasi 30 anni e riadattare il terreno all’agricoltura richiederà il lavoro di ben 3000 mani. Significativo è che la società cinese abbia dovuto gareggiare con diverse altre società da Cina, Corea del Sud, Nuova Zelanda e persino Stati Uniti. Wang Haiyun, consulente dell’Istituto cinese di studi strategici internazionali, ha definito l’accordo esempio della fiducia tra i due Paesi, secondo un articolo del quotidiano cinese Huanqiu Shibao. Ha osservato che le autorità russe, decidendo di affittare un territorio così grande per 49 anni ad una società cinese, Mosca dimostra di non aver alcun pregiudizio ideologico verso Pechino.

Il Fondo Agricolo Cina-Russia
L’affitto di terreni del Zabajkalskij Kraj segue altri sviluppi positivi nella cooperazione agricola tra Russia e Cina. Il direttore del Fondo Investimenti diretti della Russia, Kirill Dmitriev, lo scorso maggio annunciava che RDIF della Russia, China Investment Fund e governo della provincia di Heilongjiang in Cina decidevano di creare un fondo speciale d’investimento per progetti agricoli. Il fondo totalizza 2 miliardi di dollari e sarà finanziato dal denaro di investitori istituzionali cinesi, tra cui coloro con significativa esperienza in investimenti nel settore agricolo, aggiungeva Dmitriev che ha detto che l’accordo sulla creazione della banca d’investimento comune aiuterà ad attirare capitali cinesi in Russia e facilitare alle imprese russe l’ingresso nei mercati della Cina. La provincia di Heilongjiang è ad est del Zabajkalskij Kraj.

Lo scopo della Via della Seta
L’accordo agricolo Cina-Zabajkalskij Kraj è solo il primo passo dello sviluppo industriale e delle grandi infrastrutture della lontana regione siberiana sottosviluppata. Il Zabajkalskij Kraj è una delle regioni più ricche della Russia. Il più grande giacimento noto di rame russo è a Udokanskoe, nella regione, con 20 milioni di tonnellate. Il 3 giugno, all’annuale forum ferroviario internazionale di Sochi SP1520, il presidente della Ferrovie Russe Vladimir Jakunin annunciava che la compagnia del rame russa creava una joint venture con la compagnia pubblica delle Ferrovie Russe, UMMC e Vnesheconombank, presentando la domanda per sviluppare il giacimento di rame di Udokanskoe, confermando che la Russia pensa allo sviluppo strategico della regione. Inoltre la regione è ricca di oro, molibdeno, stagno, piombo, zinco e carbone. Vi sono colture di frumento, orzo e avena. La regione è ampiamente benedetta dall’acqua fresca dei fiumi. Allo stesso tempo, Pechino ha annunciato la creazione di un enorme fondo da 16 miliardi di dollari per sviluppare le miniere d’oro lungo il percorso ferroviario che collega Russia, Cina e Asia centrale. Un ostacolo importante finora allo sfruttamento di prodotti agricoli e grandi ricchezze minerarie della Russia era l’assenza di infrastrutture moderne per trasportare i prodotti sul mercato. Contrariamente alla “terapia d’urto” del liberismo di Harvard o George Soros, i mercati non sono “liberi”. Nella riunione della Shanghai Cooperation Organization a Dushanbe, nel settembre 2014, su richiesta del presidente della Mongolia, Xi, Putin e Tsakhiagiin Elbegdorj decisero d’integrare nell’iniziativa della Cintura economica della Via della Seta di Pechino il piano ferroviario transcontinentale della Russia e il programma delle Vie della Prateria della Mongolia, per costruire il corridoio economico Cina-Mongolia-Russia, che potrebbe trasformare la Mongolia nel “corridoio” che collega le economie cinese e russa. La Mongolia è più grande di Giappone, Francia e Spagna messe insieme. I tre discutono questioni su interconnessione del traffico, agevolazione dei carichi e trasporti, possibilità di costruire una rete elettrica transnazionale.

Nascita dell’Economia Eurasiatica
Il potenziale dei recenti accordi di cooperazione economica tra le due grandi nazioni eurasiatiche, Russia e Cina, è senza dubbio lo sviluppo economico più promettente nel mondo di oggi. Mentre le sanzioni degli Stati Uniti spingono la Russia a volgersi sempre più al suo vicino orientale, la Cina, le provocazioni militari degli Stati Uniti contro la Cina, nel Mar Cinese orientale e altrove, costringono la Cina a ripensare completamente al proprio orientamento strategico. Lo sviluppo delle connessioni via terra nel vasto spazio economico ne è il risultato. Come l’antico detto cinese dice, ogni crisi contiene nuove opportunità se viste adeguatamente. Pechino ha discusso la costruzione dei vari collegamenti ferroviari eurasiatici per diversi anni, ma negli ultimi diciotto mesi, dall’inizio della presidenza Xi Jinping, ha la massima priorità, in particolare la costruzione della Cintura economica della Nuova Via della Seta. Il Presidente Xi ha fatto della Via della Seta la pietra angolare del suo mandato presidenziale. Nell’incontro dell’8 maggio a Mosca tra Xi e Putin, i due presidenti hanno firmato una dichiarazione congiunta “sulla cooperazione per coordinare lo sviluppo tra UEE e fascia economica della Via della Seta“, dichiarando loro obiettivo coordinare i due programmi per costruire uno “spazio economico comune” in Eurasia, compreso l’accordo di libero scambio tra UEE e Cin. Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha recentemente affermato che il fatturato commerciale tra Cina e Russia dovrebbe raggiungere 100 miliardi di dollari nel 2015. Le prospettive future, con la costruzione della rete di ferrovie ad alta velocità, sono sconcertanti. I mercati, tutti i mercati, sono creati dall’uomo, prodotti da decisioni deliberate da singoli e di solito da governi. La creazione di ciò che potrebbe diventare uno spazio economico da oltre un trilione di dollari sul vasto territorio eurasiatico avanza decisamente. L’affitto di terreni agricoli russi alla Cina indica che la Russia apre una nuova fase qualitativa di questi sviluppi. Nel mondo della matematica, il mutuo vantaggio è indicato come “gioco non a somma zero”, in cui di solito vi sono diversi vantaggi per tutti i partecipanti. Ciò sembra emergere nella vasta distesa eurasiatica molto più velocemente di quanto si potesse immaginare un paio di anni fa.

F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

china-silk-road-map1_risultatoIl Giappone ritiene le relazioni con la Russia ‘imperative’
Il primo ministro Shinzo Abe vuole continuare a dialogare con la Russia, essendo i rapporti con Mosca indispensabili per l’economia di Tokyo
Sputnik 28/06/2015

rj0503E’ imperativo che il Giappone continui a dialogare con la Russia, nonostante le sanzioni europee contro Mosca e l’embargo russo sulle importazioni di alcuni prodotti, riferiscono i media giapponesi. Il primo ministro Shinzo Abe e il presidente russo Vladimir Putin hanno parlato al telefono. Abe ha invitato Putin a visitare il Giappone quest’anno, ed entrambi i leader hanno convenuto nel proseguire il dialogo bilaterale. Il Giappone tuttavia ritiene importante armonizzare le rispettive politiche con le azioni degli altri membri del G7. Tuttavia le contro-sanzioni introdotte dalla Russia sui prodotti alimentari provenienti da diversi Paesi si ripercuotono negativamente sulle relazioni tra Mosca e Tokyo. Anche questa settimana il Consiglio della Federazione ha vietato la pesca a reti di salmone e trota nella zona economica esclusiva della Russia. Il divieto entrerà in vigore quando sarà firmato dal Presidente Vladimir Putin. Quando accadrà, i pescherecci giapponesi non potranno operare al largo delle isole Chishima e in alcune altre aree. Viene stimato che, se il divieto entrerà in vigore, l’impatto economico sulle industrie di Hokkaido orientale arriverebbe a 25 miliardi di yen all’anno. Il governo giapponese ritiene indispensabile sviluppare contromisure per ridurre al minimo l’impatto del colpo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Primakov: l’uomo che ha creato il multipolarismo

Evgenij Primakov ha elaborato il concetto di triangolo strategico Russia, India, Cina in contrappeso all’alleanza occidentale
Rakesh Krishnan Simha RIR 27 giugno 2015primakovIl 24 marzo 1999, Evgenij Maksimovich Primakov volava verso gli Stati Uniti per una visita ufficiale. A metà strada, sull’Oceano Atlantico, il primo ministro russo apprese che le forze combinate della NATO avevano cominciato a bombardare la Serbia, suo stretto alleato. Primakov ordinò immediatamente il rientro a Mosca con una manovra chiamata “Loop di Primakov”. La decisione di Primakov era in sintonia con ciò che voleva raggiungere. Nel 1996, da Ministro degli Esteri aveva presentato all’élite del Cremlino un piano per sviluppare il triplice perno strategico tra Russia, India e Cina. La dottrina della multipolarità sarebbe stata l’alternativa all’unipolarità imposta dagli Stati Uniti nel post-guerra fredda. Allora il Cremlino era tarlato da moscoviti filo-occidentali, marci fino al midollo e al soldo dei think tank statunitensi (agenzie di spionaggio). Non era tempo e luogo per presentare un’idea così radicale come unire tre Paesi diversi in un abbraccio strategico. Ma come la maggior parte delle grandi idee, quella di Primakov era semplice. In primo luogo, la Russia doveva por termine a una politica estera servile verso gli Stati Uniti. Quindi sottolineò la necessità di rinnovare i legami con l’India e promuovere la nuova amicizia con la Cina. Primakov sosteneva che la trojka Russia-India-Cina (RIC) nel mondo multipolare permetteva una certa protezione alle nazioni libere e non alleate all’occidente. Disse che la crisi economica in Russia presentava una rara convergenza di condizioni nei RIC. Leonid Fituni, direttore del Centro di studi strategici e globali di Mosca spiega: “La Cina è praticamente l’unico Stato nel mondo contemporaneo che gode di oltre 3000 anni di statualità ininterrotta. Ha proprie ricche tradizioni di governo statale, che non sono identiche a quelle esistenti nell’occidente di oggi, ma mai inferiori. Attraverso millenni, la Cina ha accumulato esperienza impareggiabile nell’organizzazione e sviluppo sociale e politico“. Fituni aggiunse: “l’India, anche se diversa per molti aspetti, gode di simile ricchezza storica, spesso incomprensibile agli occidentali. Gli ultimi due secoli sono stati un periodo di degrado e umiliazione per queste due grandi nazioni. Agli occhi di cinesi e indiani ciò era indissolubilmente legato all’avanzata europea/occidentale: colonialismo e dominio imperiale, compresa l’imposizione della servitù normativa ed economica che ancora intrappola la semi-periferia, anche dopo il colonialismo“. La Russia si trovava in una condizione simile. Era un momento in cui le ex-economie pianificate venivano “spietatamente saccheggiate dalle democrazie vittoriose con il pretesto delle riforme economiche e della liberalizzazione. Pensatori sociali e storici russi hanno notato le somiglianze con il periodo di distruzione e saccheggio di Cina e India nel 19° e inizio 20° secolo“, scrive il prof. Li Xing su ‘I BRICS e il futuro‘. Primakov, ex-giornalista, orientalista e agente dell’intelligence, previde il degrado inevitabile dell’economia russa, la riduzione allo status di “terzo mondo” e il continuo drenaggio delle risorse (naturali, finanziarie, tecnologiche ed umane) da parte del vittorioso occidente nel tentativo di rinviare la sua crisi imminente, indebolito da decenni di guerra fredda. (Un parallelo inquietante con il drenaggio di risorse, denaro e talenti high tech dall’India all’occidente).

Avvio lento
Nel 1998 Primakov visitò l’India e propose la creazione del triangolo strategico RIC. La nuova leadership russa di Vladimir Putin mutò la deriva dell’era Boris Eltsin nei rapporti Russia-India, firmò un importante trattato di partenariato strategico e creò l’istituzione dei vertici annuali. Quattordici anni dopo che la Russia aveva abbandonato l’alleato, gli indiani sentirono voci amiche da Mosca. “L’India è il numero uno“, ha detto Putin riferendosi al primato dell’India nel subcontinente. A dire il vero, la trojka ha impiegato molto tempo per raggiungere un accordo di base. Una ragione fondamentale di ciò è la controversia di confine tra India e Cina che ha creato la versione asiatica della corsa agli armamenti tra i due colossi. In secondo luogo, in qualsiasi collaborazione trilaterale, il membro più debole, in questo caso l’India, acquista prestigio e potere sproporzionati alla forza effettiva. Pechino, che ha tradizionalmente ha visto l’India debole, divisa, pedissequamente filo-occidentale e soprattutto potenziale rivale strategico, chiaramente non voleva aiutare l’India a raggiungere tale status. Inizialmente, i leader dei RIC s’incontravano solo a margine dei vertici mondiali. “Una volta che il formato fu avviato nel 2003, ampliandolo includendo il Brasile non ha presentato problemi insormontabili“, scrivono Nikolas K. Gvosdev e Christopher Marsh su ‘Politica estera russa. Interessi, Vettori e Settori’. (Il termine di Jim O’Neill, economista della Goldman Sachs, rapidamente adottato dagli analisti finanziari e dei mercati emergenti del mondo, si diffuse opportunamente in quel momento esatto. O’Neill o meno, i BRICS sono una realtà anche senza tale goffo nome). Non fu che nel 2012, in coincidenza con l’India che testava con successo un missile balistico a lungo raggio in grado di raggiungere le coste orientali della Cina, che i colloqui RIC decollarono. Infine, la riunione a Pechino del febbraio 2015 impartì un nuovo impulso, con la Cina che avallava la mossa della Russia d’includere l’India nella Shanghai Cooperation Organization (SCO).

Grande impronta
Ampliando gli scopi, Primakov andò oltre i RIC. “La dottrina Primakov era volta principalmente a diluire forza e influenza degli Stati Uniti, aumentando l’influenza della Russia e la sua posizione in Medio Oriente e Eurasia“, scrive l’analista politico statunitense Ariel Cohen della Heritage Foundation in un rapporto intitolato ‘La Dottrina Primakov: Gioco a somma zero della Russia con gli Stati Uniti‘. “Primakov si è dimostrato un maestro nel sfruttare i sentimenti antiamericani della dirigenza sciita iraniana, dei nazionalisti arabi, e anche dell’élite politica estera francese. Visitando Giappone e America Latina, Primakov ha promesso il sostegno della Russia nei loro sforzi per assicurarsi seggi permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite“. Ma Primakov non lasciava i falchi statunitensi agire incontrastati. In un discorso del 2006 tuonò: “Il crollo delle politiche statunitensi in Iraq ha dato un colpo fatale alla dottrina statunitense dell’unilateralismo”. “Inglobando sempre più Paesi nell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord avvicinandosi ai nostri confini, ciò non può non preoccuparci”, aggiunse Primakov. “L’espansione della NATO è sempre accompagnata da retorica anti-russa e da politiche aggressive perseguite dagli Stati Uniti nelle repubbliche ex-sovietiche. Mosca non può non considerare tutto ciò come attività istigate dal dispiacere di certi ambienti occidentali per il fatto che ripristinando il suo enorme potenziale futuro, la Russia riconquista lo status di superpotenza“.

Una nuova era nella diplomazia russa
Il grande contributo di Primakov è aver chiuso l’età dell’innocenza russa. Approfittando di una Mosca conciliante e troppo fiduciosa, gli statunitensi la ingannarono in diversi teatri, come Iraq, Libia, espansione della NATO e trattato ABM. “Siamo troppo onesti in questa materia e tale ingenuità in campo politico non porta buoni risultati”, disse in un’intervista. “Mi auguro cambiamenti nella nostra politica“. Con una frecciatina allo Scontro delle civiltà di Samuel Huntington disse che la Russia non avrebbe accettato la divisione del mondo in base a principi di civiltà e religiosi, ma avrebbe invece perseguito proprie politiche, “il raffreddamento delle teste calde che non riescono a imparare dalle loro lezioni in Iraq, è inutile, essendo pronte a ripetere le perniciose tecniche di lotta ai regimi indesiderati“. In realtà, il suo credo era: “Coloro che fanno del bene saranno premiati. Sulle rive del fiume vedrete passare il cadavere dei vostri nemici“. L’eredità di Primakov è riassunta al meglio dall’attuale ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov: “Nel momento in cui ne assunsi la direzione, il Ministero degli Esteri russo segnò una svolta drammatica nella politica Estera della Russia. La Russia ha lasciato la via che i nostri partner occidentali avevano cercato di farle seguire dal crollo dell’Unione Sovietica, e ora segue la sua strada“. Indicando il successo dei BRICS, emersi dai RIC, Lavrov ha detto che la linea dei Paesi desiderosi di unirsi al gruppo dei cinque “Continuerà”. Tra decenni, o forse tra qualche anno, si parlerà di “declino e caduta dell’occidente”, riconoscendo l’uomo giunto dalla Guerra Fredda per cambiare la mappa del Nuovo Ordine Mondiale.1067518
Un saluto rosso all’uomo del rinascimento della Russia
MK Bhadrakumar Indian Punchline 28 giugno 2015

jevgenijus-primakovas-65864656L’origine del termine “uomo del Rinascimento” rimane oscura. Molti significati si accumulano nella mente. In generale, si parla di una persona a tutto tondo straordinariamente versatile, profonda conoscitrice ed esperta in molti campi. Leonardo da Vinci? Sì. Michelangelo? Hm, non del tutto. Pablo Picasso, Winston Churchill? Non sono sicuro. Rabindranath Tagore? Certo che si. Nella misura in cui il suo genio era presente in molti campi, lo statista russo Evgenij Primakov era certamente un uomo del Rinascimento. Primakov si dilettava brillantemente in molti campi, giornalismo, accademia, spionaggio, diplomazia, governo, politica, scritti, commercio e industria. C’è anche una vodka che porta il suo nome, una vodka dolce e leggera che va bene con ghiaccio. I necrologi arrivano da tutto il mondo e sono eloquenti. Così per Henry Kissinger Primakov era “un vero patriota che ha difeso gli interessi del proprio Paese con coraggio, vigore e saggezza“, un uomo dai “saggi consigli e buon umore” con cui HK ha “goduto in innumerevoli conversazioni… sulla vita in generale”. Per l’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e la sua “mano russa” Strobe Talbott, la nomina di Primakov a Ministro degli Esteri nel gennaio 1996 fu un campanello d’allarme, alludendo al disincanto di Boris Eltsin sull’alleanza della Russia post-sovietica con il mondo occidentale. Per molti in occidente Primakov era l’archetipo della “guerra fredda”. Ma Primakov non rientrava in alcuna casacca. Era un realista freddo ed è utile ricordare che fu lui che negoziò l’Atto istitutivo, importante accordo della Russia con la NATO (1997) che aprì la porta all’espansione dell’alleanza nei Paesi dell’ex-Patto di Varsavia, e che oggi è la dolente nota politica in Eurasia e nel rapporto russo-statunitense. Questo perché Primakov capiva perfettamente che la politica è l’arte del possibile. (L’origine ebraica lo spiegherebbe?) Naturalmente c’è il famoso episodio in cui ordinò al suo aereo in volo verso gli Stati Uniti, sull’Atlantico, di rientrare a Mosca dopo aver saputo dei bombardamenti NATO sulla Serbia nel 1999, che molti vedono come momento decisivo nella politica Estera della Russia. Primakov evocò forti sentimenti tra gli intellettuali russi. I suoi accoliti lo vedevano come il difensore ultimo della Fede, mentre i suoi detrattori come trapezista consumato nel mondo malvagio della politica del Cremlino. In effetti, la sua carriera è impressionante e facilmente passò dal Cremlino dell’era sovietica a quello di Eltsin. Ricordo di aver letto di una conversazione alimentata da bicchieri di vodka tra Aleksandr Jakovlev, il venerdì di Mikhail Gorbaciov, e Eltsin al Cremlino (mentre Gorbaciov si riposava nell’anticamera, esausto e deluso) nel fatidico ultimo giorno dell’Unione Sovietica (25 dicembre 1991), quando il potere passava inesorabilmente a Eltsin, impaziente di creare la squadra per far uscire la Russia dalla macerie del grande crollo. Jakovlev avvertì Eltsin di diffidare del KGB per paura che controllasse l’informazione a lui diretta, sottolineando come l’agenzia di spionaggio spaventò Gorbaciov costringendolo ad adottare la linea dura contro i democratici (che alla fine portò al fallito colpo di Stato e al crollo sovietico). Eltsin annuì e disse che intendeva creare cinque o sei canali indipendenti d’informazione. Ma alla fine scelse Primakov, il decano del KGB, come direttore del neo-costituito servizio d’intelligence SVR, posizione che Primakov mantenne dal 1991 al 1996 (quando fu promosso ministro degli Esteri).
_36190949_primakov_ap_300 Senza dubbio, Primakov ebbe un ruolo fondamentale nell’orientare della politica estera russa nel decennio cruciale degli anni ’90, anzi nella transizione della Russia verso l’era di Vladimir Putin. Senza dubbio, le idee cardine della politica estera russa di oggi, come multilateralismo e opposizione all’unilateralismo degli Stati Uniti, “Look East“, ritorno della Russia in Medio Oriente, ecc., vanno attribuite all’intelletto di Primakov. Certo, Eltsin licenziò Primakov da primo ministro nel maggio 1999 (dopo poco più di 8 mesi), quando si sentiva minacciato dalla popolarità di quest’ultimo e dalla sua vicinanza al Partito Comunista (che non si curò mai di nascondere). In effetti Primakov a un certo punto espresse l’idea di concorrere per la presidenza succedendo a Eltsin. Primakov è meglio noto dai saggi indiani per aver promosso il “triangolo strategico” Russia, India e Cina per controbilanciare gli Stati Uniti. L’India la ritenne una strana idea, avendo iniziato già allora (1999) a ritenersi “alleata naturale” degli Stati Uniti. Ma i semi che Primakov sparse divennero l’albero imponente di oggi sulla scena mondiale, sotto forma d’intesa sino-russa. Il “triangolo strategico” di Primakov prenderà mai forma? Il punto è che le tre potenze regionali Russia, India e Cina seguono una via decisamente nazionalista e vi potrebbero essere ricadute inevitabili sulle loro politiche estere (non ancora visibili oggi), incontrando il predominio occidentale sul sistema internazionale. È interessante notare che l’adesione formale a pieno titolo dell’India al Shanghai Cooperation Organization (SCO), ampiamente attesa al prossimo vertice di Ufa (9-10 luglio), porta le tre potenze regionali sotto un unico tutto, per la prima volta affrontando le questioni di sicurezza regionale. Primakov sarebbe stato contento di vedere cosa succederà. Tuttavia, sembra che Primakov fosse molto avanti, come visionario e pensatore. India e Cina lottano per avere reciproca fiducia, considerando che Russia e Cina sono guidate dagli imperativi dell’equilibrio strategico globale raggiunto recentemente, nel momento migliore di tutta la loro tumultuosa storia di confinanti. D’altra parte, il carattere scientifico dell’intelletto di Primakov non fu mai per un attimo messo in dubbio. Oggettivamente parlando, è sempre più evidente che le tre potenze emergenti condividono preoccupazioni ed interessi, che non scompariranno. La banca BRICS e la banca d’investimento per le infrastrutture asiatiche della Cina (dove l’India è il secondo maggiore azionista) lo testimoniano.
Primakov era un grande amico dell’India. Da giovane terzo segretario dell’ambasciatore a Mosca, ebbi il grande privilegio di assistere alle conversazioni brillanti di Primakov, una volta accese da qualche bicchiere di cognac. Primakov era invitato sempre ai ricevimenti dell’ambasciata dall’ambasciatore IK Gujral, immensamente stimato quale voce autorevole della politica estera sovietica. Primakov indossava le vesti dell’accademico in quel periodo (a metà degli anni ’70) nell’influente organo del Ministero degli Esteri IMEMO (Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali), dove continuò a dirigere l’Istituto di Studi Orientali. Avrebbe potuto ascoltarti con grande facilità regalando concise osservazioni su politica, uomini e topi con l’unico senso dell’umorismo russo, a volte sardonico ma sempre penetrante scatenando flussi di pensiero molto dopo. Primakov era un narratore per eccellenza. Il Presidente Putin ha ordinato che Primakov riposi per l’eternità nei templi del cimitero di Novodevichij in compagnia di Anton Cechov, Gogol, Majakovskij, Aleksej Tolstoj, Prokofiev, Ejsenstejn, Rostropovich, Iljushin, Shostakovich, Lazar Kaganovich, Maksim Litvinov, Nikolaj Bulganin, Anastas Mikojan, Molotov, Nikita Krusciov, Sergej Gorshkov, Andrej Gromyko e altri 170 che hanno lasciato un segno indelebile nella vita nazionale, cultura, politica e storia sovietica e russa tra cui, ovviamente, Boris Eltsin medesimo. Come valutare i passi di Primakov dal punto di vista della Russia di Putin? Si legga l’analisi spassionata di un cronista di Bloomberg qui.DV2069843-942Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina costruisce la nuova “Collana di perle” con piattaforme mobili anfibie

Valentin Vasilescu, Reseau International 24 giugno 2015sansha_islandL’esercito degli USA ha depositi militari in tutti i continenti, nei Paesi vicini ad aree di possibili conflitti. Ad esempio, in Quwayt vi sono enormi depositi del Comando Centrale (CENTCOM) per il teatro dell’sud-ovest Asia. In questi depositi sono conservati migliaia di carri armati, blindati, attrezzature logistiche, elicotteri e munizioni che possono armare un corpo degli Stati Uniti. Per uno schieramento veloce, l’esercito statunitense ha recentemente utilizzato una piattaforma mobile anfibia. É della nuova classe di navi che permette trasporto, posizionamento e concentramento di forze in qualsiasi teatro nel globo. Queste navi possono essere utilizzate anche come base operativa per le missioni delle forze speciali o come navi comando per operazioni anfibie (portaelicotteri). Nel maggio 2013, la prima piattaforma mobile anfibia del mondo, la Montford Point (T-MLP-1) da 34000 t e una lunghezza di 240 m, entrava nell’esercito statunitense. Questa nave ausiliaria con un’autonomia di 17000 km è utilizzata da un gruppo d’assalto. E’ appositamente progettata per trasportare veicoli blindati e materiale da guerra pesante vicino le coste. Truppe e materiale da guerra sono poi trasferiti con elicotteri e grandi hovercraft sulla riva. Attualmente sono in costruzione la John Glenn (T-MLP-2) e la Lewis B. Puller (T-MLP-3), quest’ultima con un dislocamento di 84000 tonnellate, con hangar e piattaforma di atterraggio per 4-6 elicotteri CH-53E. Oltre agli elicotteri CH-53E, è possibile farvi atterrare gli MV-22 Osprey e i velivoli a decollo e atterraggio verticale F-35B.
A fine maggio 2015 furono pubblicate foto che mostrano una nave semi-sommergibile cinese in via di completamento nel cantiere navale di Guangzhou Wenchong. La nave ha una lunghezza di 180 m, una larghezza di 33 m ed uno dislocamento di 5000 t. E’ una piattaforma mobile per il trasferimento su navi di grandi dimensioni di forze di spedizione con elicotteri da trasporto e mezzi da sbarco dell’esercito cinese. Si presume che i cantieri navali cinesi costruiscano qualche decina di queste navi da impiegare come piattaforme mobili. Foto satellitari mostrano anche che i cantieri navali cinesi costruiscono diverse navi con rampe roll-on/roll-off per la marina militare cinese. Si tratta di piattaforme che imbarcano, trasportano e scaricano blindati e autocarri dal molo alla nave e viceversa. La costruzione di queste navi rientra nel contesto in cui la Cina pubblica la nuova dottrina militare secondo cui la missione della Marina non si riduce alla difesa delle coste, ma cerca piena libertà di movimento nel Mar Cinese Meridionale. E’ attraverso il Mar Cinese Meridionale che passano le rotte di approvvigionamento della Cina, divenuta la maggiore economia del mondo. E la marina cinese ha un programma audace per recuperare il ritardo con gli Stati Uniti.
In conformità alla nuova strategia militare, la Cina ha iniziato a modificare l’atollo di Fiery Cross nell’arcipelago delle Spratly creandovi una struttura permanente intorno a una pista di decollo lunga 3 km. Per proteggere le linee di rifornimento delle materie prime, la Cina attua il concetto strategico denominato “collana di perle”. La Cina mira a creare, passo dopo passo, nuovi avamposti e basi operative lungo le rotte dalla Cina all’Oceano Indiano e Pacifico. Una “perla” inizia con la costruzione di una pista di atterraggio, una base navale o un presidio dei marines. La prima perla di questa collana è l’isola cinese di Hainan, separata dal continente asiatico dallo stretto di Qiongzhou. Su Hainan, a Sanya, i cinesi hanno una grande base navale con infrastrutture sotterranee che ospitano 20 sottomarini convenzionali e nucleari. Ci sono sempre sull’isola di Hainan sei basi aeree militari cinesi. La seconda perla è l’isola Woody nell’arcipelago Paracel, 300 km a sud-est di Hainan. Oltre al porto militare, difeso da sistemi missilistici antinave HY-4 (con raggio di 300 km), vi è su questa piccola isola un aeroporto militare dove operano aerei multiruolo Su-30MKK cinesi. Altre “perle” cinesi sono il porto e l’aeroporto dell’isola di Sittwe in Myanmar, Chittagong (secondo porto del Bangladesh), Gwadar in Pakistan (50 km dal confine con l’Iran e 250 km dallo Stretto di Hormuz), Marao nelle Maldive (900 km a sud-ovest dello Sri Lanka) e Hambantota nello Sri Lanka.1432508988854Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra al terrorismo dell’India arriva nel Myanmar

Andrew Korybko The Saker 22 giugno 2015myanmar-map2L’India ha condotto un’operazione delle forze speciali contro i terroristi in Myanmar responsabili di un recente attentato. Mostrando rinnovata risoluzione nella lotta a ogni forma di terrorismo, l’India ha recentemente lanciato un’operazione chirurgica contro i terroristi in Myanmar, uccidendone più di 100. L’operazione è stata la risposta ad un agguato all’inizio del mese che uccise 18 soldati nello Stato nord-orientale di Manipur. Quest’angolo del Paese è da tempo focolaio di separatismo e terrorismo, e i vari gruppi combattenti attivi nella zona hanno approfittato dei mali interni dei loro vicini per sfruttarli come basi operative. In realtà c’è un’alleanza implicita tra essi ed i ribelli nel Myanmar, essendo i gruppi antindiani incapaci di utilizzare il territorio delle controparti senza il loro consenso. L’India cerca attivamente di espandere l’influenza nel sud-est asiatico attraverso la rinvigorita politica ad Oriente, ma non può procedere correttamente finché il nord-est sarà pacificato e il Myanmar stabilizzato. Ironia della sorte, prendendo di mira i terroristi in Myanmar, l’India potrebbe involontariamente perpetuare il ciclo infinito della destabilizzazione che cerca di evitare.

L’ombrello del separatismo
Il Consiglio Nazionale Socialista del Nagaland-Khaplang (NSCN-K) è responsabile dell’attacco a sorpresa a Manipur, ma in realtà fa parte di un’organizzazione ombrello terroristica più grande e recente chiamata Fronte unito di liberazione dell’Ovest del Sud-Est Asiatico (UNLFW). Tale gruppo riunisce tre dei più pericolosi movimenti separatisti del Nordest dell’India, il Fronte Nazionale di Liberazione dell’Assam (Alptransit), il Fronte Democratico Nazionale di Bodoland (NDFB) e il gruppo Naga appena citato, ognuno dei quali vuole ritagliarsi con la violenza la propria nazione-Stato indipendente dalla Repubblica dell’India, che perciò sono classificati gruppi terroristici da Nuova Delhi. SS Khaplang, fondatore del NSCN-K, sarebbe a capo della UNLFW ed è presumibilmente sua l’idea di creare l’organizzazione (la terza di tale tipo). Quest’unione dei terroristi separatisti è eccezionalmente pericolosa per l’India, in quanto dimostra che gruppi diversi (alcuni dei quali hanno rivendicazioni territoriali sovrapposte, come nel caso dell’Assam e del Bodo) possono mettere da parte i loro conflitti e collaborare per raggiungere il grande obiettivo del separatismo via terrorismo. La risposta militare di Nuova Delhi all’UNLFW dimostra che comprende la minaccia del nesso tra movimenti separatisti-terroristi unificati, santuari nelle regioni di confine ingovernabili e organizzazioni ribelli alleate estere verso sovranità e sicurezza ma, soprattutto, dimostra anche come l’India riorienti seriamente l’attenzione strategica verso il sud-est asiatico.

Più ASEAN, meno Pakistan
11_bcim_logo Finora la dottrina della sicurezza dell’India era dominata dal Pakistan, ma le ultime mosse militari in Myanmar indicano un cambiamento strategico. Naturalmente Islamabad rimarrà principale preoccupazione per la sicurezza di New Delhi, ma con Pakistan e India che dovrebbero aderire alla SCO il mese prossimo, ci si aspetta che una sorta di ‘pace fredda’ sia finalmente conclusa tra essi. Questo nonostante il ministro della Difesa indiano abbia lasciato intendere che l’operazione in Myanmar potrebbe essere ripetuta contro i terroristi in Pakistan, in futuro, e il ministro degli Interni pakistano abbia risposto con forza che “il Pakistan non è il Myanmar”. Tali dichiarazioni dovrebbero essere viste come nient’altro che pose di entrambe le parti, essendo estremamente improbabile che rischino una guerra convenzionale (e forse nucleare) in questo momento. La ragione principale di ciò è il fattore cinese, dato che Pechino vuole salvaguardare il progetto di corridoio economico Pakistan-Cina da 46 miliardi di dollari, mentre New Delhi vuole concentrare l’attenzione strategica competendo con la Cina nel cortile di casa del Sud-Est asiatico (risposta simmetrica alla ‘collana di perle’ della Cina nell’Oceano Indiano). Nel prossimo quadro della SCO allargata, la Russia potrà frenare l’India nei confronti del Pakistan, mentre la Cina potrà fare lo stesso con il Pakistan verso l’India, mitigando la tensione tra i due antagonisti dell’Asia meridionale e consentendo di concentrarsi sulle rispettive visioni economiche (integrazione pakistana con la Cina, integrazione indiana con l’ASEAN) invece che sulla reciproca distruzione assicurata. L’India ha appena aggiornato la politica Volta ad Oriente con l’Atto ad Est, incarnando l’impegno costante ad espandere le partnership a pieno spettro in quella direzione. Mentre l’inaugurazione del corridoio commerciale BCIM tra Bangladesh, Cina, India e Myanmar è il migliore degli scenari, sembra più probabile che l’India cerchi d’escludere la Cina da questo formato e di gestire le relazioni commerciali bilaterali con gli altri due membri. La visita di Modi nel Bangladesh è volta essenzialmente a rafforzare la posizione di Nuova Delhi assicurando e sviluppando il Nordest. Nel Myanmar, l’India vuole usarne il territorio come ponte di collegamento con il resto dell’ASEAN, cercando di costruire un’autostrada dal nord-est dell’India alla Thailandia collegandone più strettamente la gigantesca economia con il dinamico blocco commerciale. Per adempiere a questa visione, però, l’India deve assicurarsi il nord-est e stabilizzare il Myanmar, ma potrebbe involontariamente aggravare le difficoltà di quest’ultimo con l’intervento unilaterale per adempiere al primo passo.

Suscitare un vespaio
L’India rivendica l’operazione condotta in Myanmar, con fonti contrastanti sul fatto se Naypyidaw ne fosse stato informato prima o dopo, ma la controparte sostiene che tale missione non ha mai avuto luogo nel Paese, ma invece nella regione di confine indiana. Non importa quale sia la realtà, le dichiarazioni del Myanmar indicano che cerca di rispettare scrupolosamente la tregua tenue per mantiene il Paese relativamente stabile fino alle elezioni generali di novembre, e il NSCN-K è uno dei molti firmatari di tale accordo. Mentre Naypyidaw ha serio interesse a sradicare le forze ribelli (ha lottato per oltre 60 anni proprio per questo), è riluttante ad agitare le acque e rischiare la ripresa della guerra civile in un momento decisivo, e solo per il gusto di soddisfare l’India eliminandone uno dei nemici che, va sottolineato, è firmatario della tregua che preserva una pace molto fragile. La paura del Myanmar è che il NSCN-K possa usare la sua rete di alleanze ribelli nel Paese per difendersi contro qualsiasi attacco dal governo, in quanto non solo i passi militari violerebbero il cessate il fuoco, ma anche gli altri gruppi ribelli presenti nella zona avrebbero da perdervi se Naypyidaw imponesse il controllo sulla regione (magari con il supporto indiano). Dal punto di vista indiano, il NSCN-K potrebbe attivare la rete terroristica nel nordest intraprendendo una prolungata campagna terroristica etnocentrica il cui effetto sarebbe arrestare la svolta di New Delhi verso l’ASEAN, coinvolgendola in una guerra civile. Così l’India è impantanata da un Comma 22 strategico, per cui la sua politica dell’Atto ad Est impone l’obbligo di assicurarsi il nord-est e stabilizzare il Myanmar, ma compiere il primo passo danneggia il secondo, negando le eventuali realizzazioni precedenti attraverso la prevedibile esplosione di violenze e flussi di rifugiati. Nuova Delhi punta affinché niente di tutto questo emerga, ma date le circostanze, è una scommessa rischiosa, non importa quanto sia legittimo il diritto dell’India di rispondere al terrorismo.

eastindiaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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