Ishenko: sarà peggio nell’Ucraina liberata che in Crimea

Intervista a Rostislav Ishenko di PolitNavigator, 31 luglio 2015 – Fort Russ10336783D: Quando si giustifica l’assenza di una mossa rapida e decisiva contro l’Ucraina, si dice che “Putin ha bisogno di tutta l’Ucraina”. Ma perché non “entrambe le Ucraine”, o “tutti e tre le Ucraine?” Perché la Crimea era parte dell’Ucraina. Ma ora della Russia. Il Donbas non sarà mai più nell’Ucraina, il che significa che Putin non potrà avere un “solo Paese”, ma solo delle parti. Non sarebbe stato più semplice avere tutto in un sol colpo, un anno fa? Oppure le pressione economica della Russia offre migliori prospettive?
R: Prima di tutto, la sua domanda è alquanto illogica. Se si prende qualcosa a pezzi, anche a costo di avere il controllo su ognuno in modo diverso, alla fine si avrà tutto. Lo Stato ucraino nazista non può esistere ai confini della Russia, si tratta solo di come raggiungere questo obiettivo. In secondo luogo, se si ha familiarità con i miei testi, va notato che non scrivo semplicemente di “tutta l’Ucraina”, una questione tattica, ma del confronto globale della Russia con gli Stati Uniti, che giocano su molti campi, dove l’Ucraina non è nemmeno il più importante (anche se più evidente al pubblico russo). In una partita del genere non possiamo sperare semplicemente che le cose funzionino. La Russia doveva essere trascinata nel pantano ucraino così apertamente che non si può pensare a un caso. Potrei scrivere diverse pagine dei costi connessi allo scenario “del colpo unico”. Avrebbe avuto solo un vantaggio, pochi comandanti scelti tra i “volontari” avrebbero ricevuto una medaglia. In terzo luogo, non si tratta di pressione economica, ma di costringere gli Stati Uniti a fare ciò che tentavano di provocare la Russia. Accettare l’onere di sostenere un regime nazista cleptocratico, ad esempio quando gli USA andarono in Vietnam e persero e l’URSS andò in Afghanistan e perse. Si cerca di solito di spingere l’avversario geopolitico a fare il primo passo in un gioco pericoloso accettandone tutti i costi e i rischi. In altre parole, dimenticate l’Ucraina e guardatevi intorno per vedere cosa fa la diplomazia russa in Asia, Africa, America Latina. Ricordate che viviamo su un pianeta molto affollato e forse allora ciò che la leadership della Russia sarà più chiara.

D: E’ realistico estendere la durata degli accordi di Minsk? Chi ne beneficerebbe di più?
R: E’ realistico perché l’Ucraina non l’adotterà. L’UE dirà che Kiev ha fallito. Bene, allora cerchiamo di estendere Minsk e attendere che Kiev inizi la guerra.

D: Ha senso parlare di aumentare le regioni a statuto speciale, o è impossibile senza la guerra?
R: Ho già detto che il compito principale è l’eliminazione dell’Ucraina nazista, e come sarà dopo, quante regioni avranno lo status e se faranno parte di quale Stato dipenderà dall’esito del confronto con gli Stati Uniti, ma richiederà molto più a tempo che l’eliminazione del regime di Kiev.

D: Supponiamo che Kiev adotti Minsk, non crolli e non muoia di fame, e dobbiamo attraversare il confine… Allora cosa?
R: Supponiamo che domani Obama chiami Putin e si scusi per tutti i disagi e richiami Poroshenko e compagnia nazista negli Stati Uniti, quindi? Non dobbiamo cercare di immaginare ciò che non può accadere. Kiev non seguirà Minsk e crollerà, ma non da sola, ricevendo assistenza in ciò da un anno e mezzo.

D: Il conflitto si prolunga, una soluzione militare è inaccettabile per il momento. Come si fa a salvare la Transnistria, che è sotto un blocco? Non parliamo nemmeno del cambio e rifornimento dei nostri militari. L’Ucraina era il suo mercato tradizionale, così come la Moldova e l’Unione europea. Ora c’è il blocco. La Moldavia ha firmato un accordo di associazione con l’Unione europea che priva automaticamente Tiraspol dei mercati europei. Allo stesso modo l’Ucraina non è un mercato solvibile, se ponesse fine al blocco.
R: La Moldova ha già detto che non partecipa al blocco della Transnistria ed è pronta a partecipare a normali relazioni economiche e a facilitare il cambio delle truppe. Ciò perché la Russia ha chiarito che se la Transnistria è in pericolo ci sarà la guerra, e nessuno sa dove le nostre forze si fermeranno (raggiungerebbero l’Atlantico). Non abbiamo sentito parlare di blocco della Transnistria. Quindi non c’è nessuno da salvare, ancora.

D: È possibile che la Transnistria sia salvata prima di Odessa?
R: No, ma possiamo ancora evitare una situazione che c’imporrebbe di salvare la Transnistria.

D: La triste esperienza dell’Estonia si riavrà a Odessa? La fine del transito nella regione. La chiusura delle fabbriche, le ultime rimaste. La chiusura della pipeline dell’ammoniaca e la morte del Settimo Chilometro. O tutto succederà così in fretta che gli odessiti non potranno mai sapere cosa vuol dire far “parte dell’umanità civilizzata”?
R: Esiste tale minaccia. Anche se sono sicuro che tutto avverrà relativamente rapidamente, il degrado dell’Ucraina è enorme e il nazismo non sparirà senza prima uccidere e distruggere ancora. Quindi anche se il transito non si ferma del tutto, si ridurrà in un anno o due.

D: Fattori esterni: gli Stati Uniti. C’è la probabilità di vedere una base militare statunitense a Odessa, che significherebbe che il ritorno della regione nello spazio economico eurasiatico non potrebbe aversi senza la guerra?
R: Non ci sarà una base statunitense a Odessa. Gli Stati Uniti possono inviare truppe e armi, ma non creeranno basi a lungo termine. Hanno già capito che dovranno lasciare l’Ucraina, e in fretta. E’ solo questione di come e quando, quindi non ha senso costruire una base permanente in una città e un Paese che non ne hanno bisogno, ma che costa risorse già scarse. In più è pericoloso, Washington non vuole iniziare una guerra nucleare per una sciocchezza, non più di Mosca. Ma i talenti ucraini potrebbero servire per qualche sciocchezza da un momento all’altro, ma con le migliori intenzioni, ovviamente.

D: Quando finirà tutto questo? Potremo vederlo? O saranno i nostri figli a poter tornare a casa? E la chiameranno propria? Perché l’unica domanda che preoccupa tutti è: quando?
R: Lo vediamo. Ma come ho già scritto, possiamo aspettarci abbastanza presto una vittoria militare, il rovesciamento della junta e la soppressione dei nazisti. Il ripristino di una vita normale, d’altra parte, richiede molto tempo e l’economia del Paese dovrà essere ricostruita. Ci sono decine di migliaia di armi disperse nel Paese, la società è frammentata e ci sono molte persone dalla mentalità da “trincea” che vuole risolvere tutti i problemi con le armi da fuoco. Non sarà facile.

D: Cosa dobbiamo aspettarci se “non sarà facile”? Odessa guarda alla Crimea, facendo un confronto. Ex-funzionari ucraini hanno cambiato casacca per il miglioramento generale. Il Partito delle Regioni si unisce a Russia Unita. Ex-unitari diventano patrioti russi, ma si comportano come prima. Se non possiamo fare un pulizia generale, possiamo filtrarli politicamente? O la nuova realtà politica ed economica riformerà… tali funzionari?
R: Mi è stato chiesto della situazione in Crimea già lo scorso anno, e spiegai che nessuno inviava funzionari della Kamchatka in Crimea. E’ un territorio sconosciuto, oltre al fatto che anche la Kamchatka ne ha bisogno. Nessuno effettuerà licenziamenti di massa dei funzionari del “vecchio regime” perché sarebbe destabilizzante. Ma se cercano di lavorare come prima, si accorgeranno subito che l’Ucraina non è la Russia. Qualsiasi tentativo di trapiantare la corruzione ucraina in Russia sarà presto vanificato. Perciò s’è visto l’arresto di funzionari in Crimea a luglio. Coloro che colgono il messaggio e lavorano onestamente rimarranno, gli altri troveranno posto dietro la macchina da cucire liberato da Khodorkovskij. Per inciso, gli ex-aderenti al Partito delle Regioni sbagliano ad essere così ansiosi di governare l’Ucraina liberata. Sarà peggio che in Crimea. La Crimea è diventata russa subito, ci sono leggi, procedure, mentre l’Ucraina liberata rimarrà fuorilegge per qualche tempo. I membri del Partito delle Regioni sopravvissuti a Pravij Sektor, verrebbero finiti dalla milizia per corruzione. In ogni caso, l’ordine in Ucraina sarà imposto con misure più severe, essendo la situazione più complicata.

2bde5-ukraineTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le nuove armi ipersoniche russe e cinesi innervosiscono gli USA

Sputnik 31/07/2015

Russia-Hypersonic-MissileAlti ufficiali statunitensi hanno riconosciuto che gli assai manovrabili, ultra-veloci e sfuggenti armi ipersoniche che Russia e Cina sviluppano sono una minaccia strategica agli Stati Uniti, oggi privi di velivoli ipersonici, afferma l’esperto della sicurezza nazionale Bill Gertz. “Nazioni nucleari e non sono pronte ad impiegare capacità informatiche, contro-spaziali ed asimmetriche come opzioni per raggiungere i loro obiettivi durante una crisi e un conflitto, e le nuove tecnologie ipersoniche, come i velivoli che vengono sviluppati, complicano il nostro approccio cruciale alla difesa“, ha detto Gertz citando l’Ammiraglio Cecil D. Haney a capo del Comando Strategico degli USA (Stratcom). Le armi d’attacco di precisione A lungo raggio che volano a una velocità di Mach 5 saranno considerate ipersoniche. Ciò che le rende mortali è l’imprevedibilità della loro traiettoria. Praticamente non possono essere intercettare dai missili dei sistemi di difesa convenzionali. Sebbene le armi ipersoniche non siano in servizio in alcun Paese, rimangono “una preoccupazione e una questione di dibattito in futuro“, ha detto il Tenente-Generale dell’USAF James Kowalski.
A giugno, gli esperti militari dissero che la Russia aveva testato un nuovo velivolo da attacco ipersonico (Ju-71) che trasporterebbe testate nucleari e potrebbe penetrare i sistemi di difesa missilistica. Il Paese svilupperebbe diversi sistemi d’arma ipersonici, compresi missili aero-lanciati e navalizzati. Secondo alcune fonti, il PAKDA, nuovo bombardiere a lungo raggio di quinta generazione della Russia, attualmente in fase di sviluppo, sarà equipaggiato con armi ipersoniche.
La Cina avrebbe condotto il test di lancio di un velivolo ipersonico (HGV), nominato dal Pentagono Wu-14. L’arma sarebbe un vettore di testate convenzionali o nucleari e potrebbe neutralizzare lo scudo missilistico degli Stati Uniti. Ha una velocità massima di Mach 10.
Gli Stati Uniti lavorano su un sistema simile, l’Advanced Hypersonic Weapon (AHW) nell’ambito del programma Prompt Global Strike, che non è coperto dal nuovo Trattato START 2010 con la Russia. Alla fine del 2014, un’arma ipersonica degli USA esplose alcuni secondi dopo il lancio per il test.

china-tests-new-hypersonic-glide-vehicle-1434400080Dove sono dispiegati i nuovi sistemi militari russi?
Anàlisis Militares 31 luglio 2015

Penso che il post sarà interessante perché usa alcuni grafici dalle molte informazioni. Fondamentalmente si tratta di raccogliere dati su dove vengano schierati i sistemi che entrano in servizio, in modo da vedere quali aree siano o saranno rafforzate adottando i più avanzati equipaggiamenti russi.
Primo i missili balistici a corto raggio (SRBM) della famiglia Iskander schierati nel 2015 nelle seguenti aree:iskander brigadasPoi il famoso sistema di difesa aerea S-400 di cui tanto si parla in questi ultimi anni:s-400 2015 fUn’altra cosa importante da sapere è lo schieramento dei radar strategici di nuova generazione, vale a dire radar di primo allarme contro attacchi missilistici nemici. In questo caso, parlando della Federazione Russa, si tratta delle basi dei radar Voronezh. Nel grafico quelli costruiti e programmati:

radar+voronezh+rusia+total+fNel campo aeronautico vi sono i Sukhoj Su-35S che entrano nella VVS russa negli ultimi anni. Ecco le basi di schieramento (a Lipetsk e Akhtubinsk non vi sono unità di combattimento, ma di addestramento e test):su-35 unidadesUn’altra star degli ultimi anni è il bombardiere Sukhoj Su-34. Queste sono le unità che l’operano o l’opereranno a breve termine:su-34 unidadesIl Su-25SM, versione migliorata del Su-25, viene schierato qui:su-25SM unidadesGli elicotteri da combattimento Mil Mi-28N sono schierati qui:Mi-28N unidadesL’ultimo elicottero ad arrivare è il Kamov Ka-52, schierato in questi settori:ka-52 unidadesEquipaggi provenienti da Russia, Bielorussia, Kazakistan e Cina partecipano ad Aviadarts
Defence Russia 21 luglio 201555b7be35c46188e6198b4593Più di 50 squadre di piloti provenienti da Russia, Bielorussia, Kazakistan e Cina partecipano alle competizioni internazionali aeree Aviadarts-2015, ha detto il portavoce dell’Aeronautica della Russia Igor Klimov alla TASS. Ha detto che altri sei Paesi saranno presenti in qualità di osservatori. “Le gare si svolgeranno in sette discipline per tipi di aeromobili, tra cui aerei da combattimento, bombardieri, aerei da attacco, aerei da trasporto ed elicotteri. I partecipanti potranno pilotare i loro aeromobili”, ha detto. Più di 100 piloti si esibiranno i voli su 12 tipi di aerei ed elicotteri dai tre aeroporti regionali di Rjazan, Brjansk e Kaluga, tra cui JH-7, Su-24M, Su-25, Su-27, Su-30MK, Su-34, MiG-29SMT, Il-76, Tu-22M3, Ka-52, Mi-35 e Mi-8.

0c78c2e877fbcdadcc4d029e9dd852cfTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

F-35: spazzatura che non preoccupa Russia e Cina

Malcolm Davis Australian Strategic Policy Institute – Russia Insider

Non potendo più nascondere che l’F-35 non può manovrare, il Pentagono ha iniziato a dire che ciò non importa perché potrà abbattere i caccia nemici prima che possano avvicinarglisi, tuttavia anche questo appare sempre più improbabile.combat-systems-fusion-engine-for-the-f35-1-728Dopo la diffusione di un rapporto sul recente fallimento di un F-35 nel battere in combattimento un F-16D, il dibattito si è intensificato sulla natura del futuro combattimento aereo. In un recente articolo sul Strategist Post, Andrew Davies identifica l’importanza di combinare l’ingaggio aria-aria a lungo raggio tramite i ‘Beyond-Visual Range Air to Air Missiles‘ (BVRAAM) con il vantaggio della tecnologia stealth per ridurre la tracciabilità del velivolo e sfruttando sensori, elaborazione informazioni e capacità di guerra elettronica superiori. Davies rileva inoltre che va ancora dimostrato quanto siano efficaci tali capacità nel futuro contesto operativo, dichiarando ‘…ci sono motivi per chiedersi quanto sarà efficace la borsa dei trucchi dell’F-35 in futuro, tanto più che i sistemi contro-furtivi si evolvono, e mi piacerebbe vederlo trasportare più armi a lunga gittata...’ Chiaramente l’F-35 è stato progettato per intraprendere un particolare approccio al combattimento aria-aria (attacchi a lungo raggio), piuttosto che al dogfighting ravvicinato. Ciò evidenza una domanda chiave che apre un dibattito significativo: “La nostra ipotesi sul futuro aereo da combattimento, secondo cui il BVR dominerà e i ‘duelli’ hanno i giorni contati, è corretta?” La base di fondo delle ipotesi attuali sull’ascesa del combattimento aria-aria a lungo raggio e la fine del dogfight è che Stati Uniti e forze alleate avranno sempre un chiaro e durevole ‘margine di conoscenza’ su qualsiasi avversario, acquisendo una cognizione della situazione superiore per consentire l’uso illimitato dei BVRAAM. A tal proposito, il vero successo dell’F-35 nella tattica della guerra aerea-aria può infatti dipendere dalla capacità di conservare un vantaggio cognitivo a livello strategico a fronte degli sforzi risoluti dei futuri avversari di vincere in modo netto la guerra delle informazioni all’avvio di ogni conflitto futuro. Considerando gli avversari futuri, la dottrina della guerra delle informazioni cinese evidenzia la necessità di attaccare i sistemi C4ISR, tra cui i satelliti, fin dall’inizio o anche prima in qualsiasi conflitto militare. Tale guerra delle informazioni sarà combattuta nello spazio, cyberspazio e spettro elettromagnetico. L’EPL vede le informazioni sul campo di battaglia come ambiente integrato che comprende cyberspazio e guerra elettronica, e basa l’approccio a questi ambiti con il concetto di Integrated Electronic Network Warfare (INEW). Il Generale dell’EPL Dai Qingmin afferma che obiettivo chiave dell’approccio dell’EPL all’INEW è interrompere il normale funzionamento dei sistemi informativi sul campo di battaglia del nemico, proteggendo i propri, con l’obiettivo di avere superiorità informativa. Pertanto, conquistare l’aria contro la PLAAF può essere determinato tanto dal vincere la guerra delle informazioni quanto dal successo nella tattica degli ingaggi aria-aria oltre l’orizzonte. S’immagini l’assenza di collegamenti dati tra F-35 e AWACS; i radar AESA di un E-7A Wedgetail distrubati; attacchi ASAT che abbattono le comunicazioni strategiche, attacchi informatici che colpiscono la logistica o i segnali GPS disturbati, i primi colpi sparati non saranno missili ma satelliti sabotati via computer dagli hacker o disturbati da terra. Inoltre ci sarà motivo di colpire con rapidità e decisione, avviando la ‘prima salva della guerra’ delle informazioni. Senza la flessibilità concessa da questi sistemi, il pilota dell’F-35 deve affidarsi a sensori di bordo come il radar AESA e l’Electro-Optical Targeting System (EOTS) per rilevare, tracciare e ingaggiare bersagli, aumentando la tracciabilità del velivolo e possibilmente farlo entrare nel campo visivo dei sistemi avversari.
La dipendenza dell’F-35 dalla superiorità delle informazioni lo rende inefficace? Se l’F-35 è relegato al ruolo BVRAAM a lungo raggio, e se la futura dottrina del potere aereo viene formulata con tale approccio, allora l’efficacia della piattaforma, e del potere aereo occidentale, è a rischio se i sistemi C4ISR saranno attaccati. A tal proposito, qualsiasi ipotesi secondo cui le moderne forze aeree non abbiano la capacità di dogfight è pericolosa e non è credibile, dato che alcuna forza aerea cederebbe il controllo dell’aria semplicemente perché non può sfruttare tutti i vantaggi desiderati. Le aeronautiche devono prepararsi al dogfight, anche se dotate dell’F-35. Infine, i futuri avversari non saranno così cortesi da combattere Stati Uniti ed alleati nei loro termini e in modo da rafforzarne il vantaggio. Il nemico conta sempre. In futuro, per conquistare l’aria prima si deve vince la guerra delle informazioni nello spazio, cyberspazio e spettro elettromagnetico, acquisendo una cognizione della situazione superiore, negandola all’avversario a livello strategico, operativo e tattico. L’incapacità di contrastare i sistemi di guerra dell’informazione dell’avversario ridurrà significativamente la capacità degli aerei da combattimento tattici come l’F-35 di avere sufficiente cognizione della situazione per impiegare efficacemente i BVRAAM, e quindi combattere secondo l’approccio preferito nelle operazioni aeree. Sembra improbabile che i nostri avversari futuri combattano nel modo più idoneo alla propria sconfitta, ed è una scommessa sicura che gli analisti cinesi e russi conoscano tutte le debolezze dell’F-35 e come condurre la guerra aerea sfruttando al meglio queste debolezze. L’F-35 sarà costretto al dogfight quando sarà impiegato in una guerra vera contro un nemico intelligente, ben attrezzato e determinato.660x371xchinese_military_hacking.jpg.pagespeed.ic.LLQLXze4DXTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La fuga di El Chapo in Messico indica i legami della CIA con i narcotrafficanti

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 26/07/2015Jeb Bush Speaks At The Reagan Library About His New BookLa seconda evasione da un carcere di massima sicurezza messicano di Joaquín Guzmán, noto anche come “El Chapo”, temuto capo del famigerato cartello della droga di Sinaloa, ha puntato i riflettori dei media sul narco-Stato del Messico. La prima evasione di El Chapo nel 2001 dalla prigione Puenta Grande dalla pretesa massima sicurezza, e la seconda evasione da un altro carcere a prova di fuga di Altiplano, ad ovest di Città del Messico, hanno coinvolto numerosi funzionari messicani corrotti dalle tangenti del ricco Guzman. Inoltre, la Central Intelligence Agency degli Stati Uniti e le sue ramificazione della Drug Enforcement Administration (DEA) sono indagate ancora una volta per aver favorito funzionari del governo messicano, come l’ex-presidente Vicente Fox e l’attuale presidente Enrique Peña Nieto, accusati di favoreggiamento delle fughe di El Chapo ed anche del narcotraffico messicano e latinoamericano. L’attenzione dei candidati presidenziali del 2016 sulla questione dell’immigrazione clandestina dal Messico ha portato a miniera d’oro mediatica al promettente repubblicano Donald Trump, mentre le proposte più morbide sull’immigrazione di candidati come Jeb Bush e Marco Rubio sono oggetto di forti critiche. Trump ha irritato l’establishment politico statunitense quando ha accusato la maggior parte degli immigrati clandestini dal Messico di essere dei criminali. L’assassinio a luglio a San Francisco della 31enne Kate Steinle, di fronte al padre, per mano dell’immigrato illegale messicano Juan Francisco Lopez-Sanchez ha alzato l’indice di Trump nei sondaggi di opinione, soprattutto dopo che fu svelato che Lopez-Sanchez fu deportato dagli Stati Uniti in cinque occasioni. San Francisco per decenni è stato un importante punto del narcotraffico dal Messico e altri Paesi dell’America Latina. Quando Lopez-Sanchez fu arrestato per l’omicidio di Steinle, si scoprì che era già ricercato dalle autorità statunitensi per droga. Mentre Trump e il senatore repubblicano del Texas Ted Cruz hanno denunciato l’idea della cittadinanza a milioni di immigrati illegali latinoamericani negli Stati Uniti, Bush e Rubio, con legami familiari in America Latina, la sostengono. Bush e Rubio inoltre trafficano avidamente con l’economia oligarchica messicana. I due maggiori partiti del Messico, il conservatore liberista Partito di Azione Nazionale (PAN) e il Partito Rivoluzionario Istituzionale globalista (PRI), sono corrotti dal denaro del cartello della droga. L’unico partito che sembrava intento a ripulire la scena politica messicana dal controllo dei cartelli, il Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) di sinistra-progressista, fu devastato da dissensi interni e da una scissione dopo la sconfitta sul filo del rasoio alle presidenziali nel 2006, con prove di una massiccia frode elettorale. Il registro della CIA prevede la diffusione dei semi della ribellione nei partiti sul punto di prendere il potere e sfidare autocrati e globalisti. Il Messico non ha fatto eccezione.
Jeb Bush, la cui moglie è messicana, avrà un momento difficile per le passate attività di uomo d’affari e governatore della Florida che ha incrociato individui legati ai sindacati dei narcotrafficanti, come i cartelli Sinaloa e del Golfo del Messico. Mentre Bush era governatore della Florida, le autorità di regolamentazione bancaria degli Stati Uniti scoprirono che il cartello di Sinaloa di El Chapo controllava 23 conti presso la filiale di Miami della Wachovia Bank. Dopo aver lasciato la carica di governatore della Florida nel 2007, Bush istituì la Jeb Bush e soci, un ufficio in comodato, senza pagare l’affitto, nel palazzo della HSBC sulla Brickell Avenue, nel quartiere degli affari di Miami. All’inizio del 2015, HSBC fu colta dalle autorità federali statunitensi riciclare 881 milioni di narcodollari, in gran parte del cartello di Sinaloa. In precedenza, HSBC fu scoperta aver riciclato 376 milioni per Wachovia. Nessuno della HSBC finì in prigione e la banca pagò una multa 1,9 miliardi di dollari al dipartimento della Giustizia con una “penale differita”, un congegno ideato da avvocati e pubblici ministeri per evitare ai banchieri la prigione. Jeb Bush, i cui legami con Wachovia e HSBC avrebbero dovuto suscitare maggiore attenzione dei pubblici ministeri, ha deciso di provare a diventare il terzo presidente degli Stati Uniti della famiglia Bush. Quando gli avvocati statunitensi del panamense Manuel Noriega minacciarono di svelare le videocassette che mostravano Noriega e George HW Bush cospirare per contrabbandare droga negli Stati Uniti, il giudice William M. Hoeveler decise semplicemente che la CIA non avrebbe dovuto presentarsi per conto della difesa al processo Noriega, a Miami. Hoeveler fu scelto da Jimmy Carter per presiedere l’US District Court del Sud della Florida fino al pensionamento lo scorso anno. Anche se ovviamente prendeva ordini da Langley, Hoeveler fu lodato dai colleghi come “stella in ascesa” della giurisprudenza statunitense. Nei tribunali statunitensi sono all’ordine del giorno giudici che hanno lavorato per conto dei riciclatori di denaro sporco e dei politici che hanno beneficiato della loro generosità finanziaria. La famiglia Bush è il peggior esempio di dinastia politica arricchitasi con narcotraffico e riciclaggio di denaro, creando una rete di “giudici sporchi” scelti per presiedere i tribunali federali e statali in Florida e Texas.
cia-rendition-plane-crash.1312435895w500 Il 28 settembre 2007, un jet Gulfstream di un contractor della CIA che trasportava 3,3 tonnellate di cocaina dalla Colombia al cartello di Sinaloa El Chapo, a Cancun, si schiantò nello Stato di Quintana Roo, nei pressi di Tixkoko, Yucatan. Il velivolo era collegato a due aziende già identificate come imprese per voli charter della CIA: S/A Holdings LLC di Garden City, New York e Richmor Aviation di Hudson, New York. Il 16 settembre 2007 l’aereo fu venduto a due uomini d’affari della Florida, uno di Miami e l’altro di Lakeland. I due uomini d’affari non furono mai identificati, ma l’aereo fu venduto per 2 milioni di dollari dalla Donna Blue Aircraft di Coconut Creek, Florida. Ogni esame delle operazioni di narcotraffico della CIA e della famiglia Bush in Florida, Louisiana e Texas svela sempre una rete complessa di società ‘scatole cinesi’, aerei che cambiano continuamente proprietari, oscuri miliardari latinoamericani che vivono in Florida e comodi “cadaveri” quando le forze dell’ordine ricevono soffiate sulle operazioni di contrabbando. Due individui legati al narcotraffico e al riciclaggio di denaro di Jeb Bush in Florida morirono in circostanze molto sospette. Manny Perez, complice di Bush nel riciclaggio di denaro presso la Eagle National Bank, fu trovato galleggiare in un canale a West Hialeah, vicino Miami, dopo che si pensava avesse spifferato del narcotraffico della famiglia Bush in Florida. La polizia stabilì che la morte di Perez fu un “incidente di nuoto”. Un altro portaborse di Bush, Manny Diaz, morì in un incidente stradale sospetto. Entrambi dovevano testimoniare alla sottocommissione bancaria del senatore John Kerry, che indagava sull’Iran-contra e il riciclaggio di narcodollari nel 1988. George Morales, contractor della CIA, morì scivolando su una saponetta nella doccia della prigione, il giorno prima del suo rilascio dal carcere in Florida, dov’era per traffico di cocaina. Morales doveva volare a Washington DC per testimoniare alla Camera dei Rappresentanti sulle operazioni di droga e contrabbando di armi della CIA, attività che interessavano Jeb Bush e suo padre, il 41.mo presidente degli Stati Uniti. Ancora un altro agente della CIA con informazioni sufficienti da affondare le fortune politiche della famiglia Bush nel 1980, Johnny Molina, si suicidò a Pensacola, in Florida, nel parcheggio di un ristorante. La polizia concluse che Molina si sparò 20 colpi con una MAC 10. Il corpo di Molina fu cremato prima dell’autopsia. L’ex-pilota della CIA, divenuto informatore della DEA, Barry Seal fu ucciso con un’esecuzione mafiosa a Baton Rouge, Louisiana, durante il servizio alla comunità dopo la condanna per droga. Quando fu arrestato in Louisiana per aver pilotato un aereo carico di marijuana, Seal disse che aveva il numero di telefono privato di George HW Bush nella valigetta. Kerry scoprì ciò che molti giornalisti investigativi hanno scoperto sui legami di CIA e famiglia Bush con il narcotraffico: la rete tra aziende, banche, agenti della CIA, compagnie aeronautiche e marittime coinvolte nel narcotraffico. Tali aziende, dalla Frigorificos de Puntarena, società di frutti di mare del Costa Rica, all’Ocean Hunter, Inc., altra azienda di frutti di mare di Miami, dalla SETCO Air che trasportava droga dall’America Centrale alla Florida alla Vortex/Universal Air Leasing di Miami, erano legate alla famiglia Bush e alla CIA, Jeb Bush compreso.
Le ramificazioni dell’evasione di El Chapo e i riferimenti importuni di Trump al problema degli immigrati illegali messicani schiumano sulla superficie della campagna presidenziale in cui i collegamenti della famiglia Bush al narcotraffico della CIA sono un problema, piaccia o no ai Bush e benestanti sostenitori.

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Povero vecchio Messico, non finiranno mai le violenze se non chiude il flusso della droga.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il patto faustiano tra Obama ed Erdogan

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 26 luglio 2015U.S. President Obama and Turkey's Prime Minister Erdogan take part in a family photo during the G20 Summit in CannesDopo tutto, gli attacchi aerei turchi in Siria iniziati la settimana scorsa contro lo Stato islamico sembrerebbero essere un cambio della posizione di Ankara verso il gruppo terroristico. L’esercito turco ha denominato l’operazione “Yalcin Nane” dal sottufficiale turco ucciso in uno scontro con il SIIL (che a sua volta ha compiuto un attentato suicida al confine con la Turchia, uccidendo 32 persone). Ovviamente, Ankara ritiene opportuno proiettare “Yalcin Nane” in risposta ai presunti attacchi del SIIL in Turchia. I cinici potrebbero obiettare che l’immagine di “duro” può avvantaggiare il gioco del presidente Recep Erdogan, cavalcando l’ondata di nazionalismo e cercando un rapido sondaggio per migliorare i risultati poco brillanti delle elezioni di giugno, che hanno impedito al suo Partito Giustizia e Democrazia di avere la maggioranza in parlamento. Tuttavia la grande domanda rimane: la politica turca sulla Siria è cambiata radicalmente? Erdogan ha rigettato il sostegno clandestino ai gruppi estremisti islamici e deciso finalmente di addentare la giugulare del SIIL? Il punto è ambiguo, per la doppia natura della diplomazia turca, ed è difficile credere che Ankara recida i legami con il SIIL. The Guardian ha pubblicato un rapporto esclusivo secondo cui Erdogan semplicemente sarebbe alle prese con un nuovo atteggiamento. Secondo il Guardian, Washington avrebbe ricattato Erdogan costringendolo suo malgrado ad agire contro il SIIL. Sembra che Washington abbia prove altamente dannose, come “centinaia di pen drive e documenti” che svelano l'”alleanza non dichiarata” tra Ankara e SIIL, stabilendo che “i rapporti diretti tra ufficiali turchi e membri del SIIL” siano “innegabili“. The Guardian citava un funzionario europeo dire, “Questo non è un loro pensiero (turco). E’ una reazione a ciò che gli hanno imposto statunitensi ed altri“. Ciò che accredita l’articolo del Guardian è che Erdogan, per qualche motivo inspiegabile, ha improvvisamente cambiato idea e deciso di aderire alla richiesta statunitense di permettere ai loro aerei da guerra di attaccare il SIIL in Siria dalla base di Incirlik nella Turchia orientale. Chiaramente Erdogan ha ceduto dopo aver rifiutato l’accesso ad Incirlik l’anno scorso. Ma ciò che è ancora più interessante è che anche il presidente Barack Obama ha fatto un’inversione di marcia, con un rovesciamento politico ha accettato la vecchia richiesta di Erdogan d’imporre una limitata “no-fly zone” nel nord della Siria, al confine con la Turchia, che gli statunitensi avevano respinto finora. La proposta “no-fly zone” in Siria è relativamente piccola rispetto a quella imposta nel nord dell’Iraq dopo la guerra del Golfo nel 1991, lunga circa 100 km e profonda 30-50 km. Ma poi, come già stabilito, permette alle forze aeree turche e statunitensi di agire congiuntamente sul territorio siriano senza assicurarsi un mandato delle Nazioni Unite. Infatti, né Stati Uniti né Turchia si sono curati di avere l’approvazione del governo, riconosciuto a livello internazionale, di Damasco. Evidentemente la “no-fly zone” impone restrizioni agli aerei da guerra del governo siriano. Ma l’obiettivo turco è in primo luogo che alcuna entità curda indipendente si formi nel nord della Siria. In poche parole, il patto faustiano tra Obama e Erdogan funziona così:
– Erdogan si assicura che Obama non sveli i suoi legami occulti con il SIIL e si compra il silenzio di quest’ultimo consentendo agli aerei da guerra degli Stati Uniti di operare dalla base di Incirlik;
– Come contropartita, Obama cede all’insistenza di Erdogan nel creare una “no-fly zone” nel nord della Siria, come primo passo verso la creazione di una base operativa nel territorio siriano al confine con la Turchia, che può essere utilizzata dai ribelli (sostenuti da Turchia, Arabia Saudita e Qatar) per far avanzare l’agenda per rovesciare il regime guidato dal presidente Bashar al-Assad;
– Né Erdogan, né Obama badano a che la loro “no-fly zone” sulla Siria sia istituita nell’ambito del mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
– Erdogan ha mano libera nel schiacciare i ribelli curdi mentre agevola gli aerei da guerra statunitensi operanti liberamente su Iraq e Siria.
A prima vista si tratta di una formula “win-win“. Obama trarrà conforto dagli Stati Uniti che non s’impegnano ulteriormente e in modo significativo a sostenere l’operazione turco-saudita-qatariota in Siria e comunque placa Ankara e Riyadh sull’accordo nucleare iraniano. Dal punto di vista turco, il coinvolgimento statunitense nella “no-fly zone” significa che non avvierà un’incursione unilaterale in Siria, cosa che si vuole evitare. D’altra parte, Ankara rabbonisce gli statunitensi, dato che l’uso della base di Incirlik è estremamente importante per i militari statunitensi, se prima i loro aerei dovevano volare per 1000 miglia verso gli obiettivi in Siria, voleranno assai meno da Incirlik, appena oltre il confine con la Siria, affinché la campagna aerea di Obama contro il SIIL sia molto più intensa e, si spera, anche più efficace. Nella mente contorta di Erdogan, un pensiero potrebbe anche essere apparso dopo l’accordo nucleare iraniano, nel caso Washington e Teheran collaborino nella lotta contro il SIIL diminuendo l’importanza strategica della Turchia per l’occidente. In sintesi, Erdogan ha deciso che è utile per la Turchia aprire la base aerea agli aerei degli Stati Uniti, presentandosi come Stato in prima linea nella lotta di Obama contro il SIIL. Ironia della sorte, ciò che accade non è molto diverso da quello che gli amici pakistani di Erdogan fecero presentando il loro Paese come “Stato in prima linea” nella guerra degli Stati Uniti al terrore, per averne gli aiuti. Naturalmente il Pakistan non ci ha mai ripensato ed ha estratto miliardi di dollari di aiuti statunitensi fin quando iniziò il contraccolpo trasformando il Paese nel campo di battaglia dei terroristi. Il tempo mostrerà se il patto faustiano di Erdogan con Obama avrà un esito diverso. D’altra parte, tale patto appare mentre il bilancio per Obama resta incerto. Non c’è dubbio che il secondo fronte della Turchia contro i curdi non può che complicare la guerra di Obama in Iraq, ma segnala anche la fine al processo di pace e il dialogo di Erdogan con i curdi e la tregua di due anni fa. Aiuta la strategia regionale degli Stati Uniti se uno dei suoi principali alleati della NATO s’impantana? È interessante notare che l’unico partito ad applaudire gli attacchi aerei turchi sulla Siria è la screditata alleanza dell’opposizione siriana, naturalmente sostenuta da Ankara. La Casa Bianca attaccava con il suo mantra ogni volta che l’esercito turco intraprendeva missioni punitive contro i separatisti curdi, cioè sul diritto di difendersi di Ankara. Che altro dirà Obama in tali circostanze? Paradossalmente, la milizia curda è anche alleata degli Stati Uniti nella guerra di Obama al SIIL.1168704275Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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