Da Slavjansk a Minsk

Rostislav Ishenko Fort Russ 23 giugno 2015SONY DSCIl periodo tra il primo assalto a Slavjansk e Minsk I non è stato solo il più difficile per RPD e RPL, ma ha anche consolidato la concezioni dei cosiddetti “militaristi” e “operatori di pace”. Li metto tra virgolette di proposito, perché entrambi abbastanza vaghi. Se si guardano le attività dei media, si vedrà che la stragrande maggioranza degli esperti e politici sottolinea l’inevitabilità della risoluzione della questione ucraina con mezzi militari. In altre parole, non vi sono differenze di opinione quando si tratta di valutare la situazione. Non ci sono forze politiche serie (l’opposizione liberale è del tutto emarginata) che chiedono la pace a qualsiasi prezzo. Il disaccordo reale tra “costruttori di pace” e “militaristi” non è se combattere. È stupido discutere sull’appropriatezza della guerra in corso, ma come combatterla. Se fosse valsa la pena utilizzare l’esercito russo nelle prime fasi della crisi in Ucraina per rovesciare la dittatura nazista non-ancora-trinceratasi. I “militaristi” dicono di sì. E sarei incondizionatamente d’accordo con loro se si trattasse solo del conflitto tra Russia e Ucraina. E’ veramente innaturale vedere un regime nazista formasi accanto, un regime che ha già dichiarato l’obiettivo di distruggere il vostro Paese e la vostra nazione, e non fare nulla. Non è un segreto che le autorità ucraine abbiano organizzato così tante provocazioni nei primi mesi del 2014, che si sarebbero potuto legittimamente lanciare dieci guerre. Il trasferimento della Crimea alla giurisdizione russa richiede, come minimo, richiede la ricostruzione dello Stato ucraino. L’attuale Ucraina considererà sempre la Crimea come sua proprietà e, dal punto di vista del diritto internazionale (e non dei patriottardi russi), la questione non sarà mai chiusa definitivamente. Pertanto lo Stato ucraino va distrutto, in un modo o nell’altro. Posso citare una lista infinita di argomenti a favore dell’invasione già nel febbraio del 2014. Ma perché? La leadership russa, a giudicare dai risultati ottenuti negli ultimi 15 anni, è invece più intelligente dei blogger isterici e ha una visione migliore di ciò che accade di coloro che ricevono soffiate dal governo senza nemmeno comprendere che tali informazioni in “esclusive” sono semplicemente disinformazione. Se anche i patriottardi capiscono l’inevitabilità del coinvolgimento della Russia nel conflitto a un certo momento, è bizzarro supporre che il Cremlino non lo veda o lo sottovaluti. Se si guarda al lavoro dai media statali russi, si vedrà che hanno reindirizzato l’opinione pubblica negli ultimi 18 mesi secondo l’opinione più diffusa, da “non ci serve. Gli ucraini la capiranno da soli” ad “arriveremo a Parigi, se necessario”. Non si guida una campagna d’informazione di questo tipo per puro divertimento. Non si cambia l’immagine degli Stati Uniti da “amico tremendo” a “nemico comico” per caso. Tuttavia, le forze che occupano posizioni minacciose alla frontiera non apparvero in Ucraina. Non si presentarono a dispetto del permesso del Consiglio della Federazione e della richiesta di Janukovch, legittima in quel momento. Inoltre, tali permessi non vengono rilasciati per capriccio, e tali richieste non sono fatte con leggerezza. Invece dell’esercito abbiamo avuto Minsk. E il gioco è diventato lungo. Perché dunque la Russia si prepara alla guerra, ma non l’inizia?
Perché ai “militaristi” dalla corta visione e con l’ossessione per l’Ucraina gli impedisce di capire che la guerra globale tra Russia e Stati Uniti non distruggerebbe Kiev e Donbas, ma il futuro dell’umanità. Anche il nostro. Si tratta di un conflitto globale e sistemico. Il vecchio e terminale mondo statunitense combatte per prolungare la propria agonia. Quel mondo non sopravviverà. La sua vittoria significa semplicemente rimandarne la morte. Ma anche morendo, quel mondo può infliggere danni letali al nuovo mondo che nasce sotto i nostri occhi e con la nostra partecipazione. Affinché il nuovo mondo, dove l’egemonia unilaterale degli Stati Uniti o qualcosa del genere non sarà possibile, la Russia deve concludere il confronto con gli Stati Uniti su posizioni di forza, conservando o addirittura aumentato la potenza, piuttosto che subire l’attrito del conflitto. Solo l’esistenza di una Russia forte e autorevole, che non pretende il titolo di potenza egemone assoluta, ma che può sconfiggere chiunque cerchi di occupare il trono vacante degli Stati Uniti, garantisce che le vittime che l’umanità ha subito nell’ultimo conflitto della vecchia era non siano vane, ricevendo un meraviglioso nuovo mondo e non la riedizione di quello vecchio. Solo in questo caso le lacrime dei figli del Donbas, ma anche di Damasco, Baghdad e Belgrado, non saranno state versate invano. Se guardiamo la situazione da questa posizione, vedremo che gli Stati Uniti preparavano la classica trappola per la Russia in Ucraina. Hanno deliberatamente portato al potere un regime non solo russofobo (Jushenko era più russofobo di Poroshenko), ma feroce. Non a caso hanno dato al regime carta bianca con il massacro di Odessa, la soppressione degli attivisti a Dnepropetrovsk, Kharkov, Zaporozhe, gli omicidi politici a Kiev, le camere di tortura di Fazione destra, e altri eccessi nazisti. Hanno creato una situazione in cui la leadership russa non poteva non intervenire. Era necessario intervenire su pressione dell’opinione pubblica russa. L’esercito sarebbe entrato in Ucraina, dopo di che la Russia avrebbe avuto Vietnam e Cecenia combinate. Prima di tutto i militari ucraini sono chiaramente totalmente incapaci, e la resistenza anemica sarebbe durata giorni o addirittura ore. Ma i volontari nazisti e decine di migliaia di sempliciotti avrebbero “difeso la patria” contro “l’aggressione russa” nel Donbas, o raccolto denaro per le esigenze dell’esercito, dal cibo alle uniformi e armi, o anche diffuso disinformazione che non sarebbe facilmente scomparsa. Alcuni di loro sarebbero diventati partigiani, altri sabotatori, altri ancora avrebbero semplicemente odiato il nuovo governo. La Russia sarebbe stata bloccata su un territorio in bancarotta con 40 milioni di poveri ostili o sleali. Avrebbe consumato le risorse russe, che non sono di gomma. In secondo luogo, gli Stati Uniti avrebbero consolidato l’Europa su una linea antirussa più velocemente e con maggiore decisione. Le forze politiche che attualmente occupano posizioni filo-russe sarebbero state semplicemente zittite dicendo che l’infido e armatissimo orso aveva attaccato i pacifici democratici coniglietti giallo-blu. Sarebbe stata la fine del discorso. L’Europa deve difendere i propri valori. E’ del tutto possibile che avremmo visto la versione europea del maccartismo. Le sanzioni sarebbero state attuate immediatamente e totalmente e avrebbero colpito un’economia russa gravemente impreparata. L’Ucraina occidentale, con l’ausilio di “volontari” europei, istruttori statunitensi, armi della NATO e altre prelibatezze, sarebbe diventata l’equivalente del Donbas per la Russia, una piccola guerra di attrito che non può essere vinta e che può durare decenni. L’esercito sarebbe stato legato alla necessità di controllare l’Ucraina e di sopprimere il banderismo, l’economia sarebbe stata in crisi. Il popolo avrebbe chiesto alle autorità di spiegare “a cosa ci è servito?” e la società sarebbe entrata nel vortice della destabilizzazione. E i “militaristi” se ne sarebbero lavati le mani, criticando il Cremlino per incompetenza e, in solidarietà con i liberali, avrebbero detto che non avrebbero mai permesso una simile catastrofe. In terzo luogo, gli alleati della Russia in Eurasia, BRICS, Organizzazione di Shanghai, ecc, che già non guardano la leadership di Mosca con approvazione avrebbero sospettato un tentativo di “resuscitare l’URSS” o di sostituire gli USA per dettare la propria volontà al mondo, e avrebbero abbandonato tutti i programmi comuni. Alcuni avrebbero pensato che se l’esercito può essere inviato in Ucraina, può essere inviato anche altrove. Altri ancora, più intelligentemente, sarebbero giunti alla conclusione che non era saggio legarsi a un Paese che non prevede le conseguenze delle proprie azioni. Così, invece di tutto ciò abbiamo avuto Minsk. Cosa ha fatto la Russia per averlo?
_74727052_ukraine_donetsk_luhansk_referendum_624 Prima di tutto, da Slavjansk a Minsk, i cittadini russi che diressero la rivolta e che, come Portos, combattevano per combattere, furono sostituiti da controllati abitanti locali. La leadership di RPL/RPD divenne presentabile. Potevano presentarsi senza sentirsi chiedere: “Perché la rivolta nazionale in Ucraina è guidata da cittadini russi?” L’anarchia incontrollabile del tutto imprevedibile fu trasformata in normale struttura organizzativa. I “comandanti” sul campo che combattevano senza supporto logistico e che ritenevano che i “civili” fossero un fardello, sono divenuti ufficiali degli eserciti di RPL RPD. Strutture amministrative civili normali furono create tra Minsk 1 e 2. Il banditismo e i furti sventati. Una parvenza di sistema finanziario ed economia delle repubbliche fu instaurata. In generale, le strutture hanno permesso una vita normale (anche se sotto tiro). Le repubbliche non sarebbero sopravvissute senza questi cambiamenti impercettibili ma fondamentali. Le “oche selvatiche” non sarebbero sopravvissute senza il sostegno popolare, e la popolazione ha rapidamente smesso di sostenere coloro che combattono per tornaconto personale nel territorio in cui vive la popolazione, e che non si preoccupano di come la popolazione debba sopravvivere. Inoltre, la Russia ha costretto Kiev, scalciando e urlando, a sedersi con gli insorti, quindi de-facto riconoscendoli come partito legittimo nei negoziati. Poi Merkel e Hollande apparvero nello stesso tavolo nella seconda fase. Mosca ottiene ciò che richiedeva l’accordo di associazione con l’Ucraina, il dialogo diretto con l’Europa sull’Ucraina. Ora, con il gruppo Karasin-Nuland, vi è anche una piattaforma per il dialogo diretto con gli Stati Uniti. Tutto ciò che Washington ha cercato di evitare per 18 mesi, è accaduto. Gli Stati Uniti, contro i propri desideri, hanno riconosciuto il loro coinvolgimento nella crisi ucraina (la versione ufficiale precedente parlava di lotta al regime corrotto del popolo ucraino). Ora Washington e Bruxelles sono responsabili dello svilupparsi della situazione politica e giuridica. E’ impossibile pretendere che la Russia tiranneggi i deboli, mentre gli Stati Uniti non ne siano coinvolti. Poroshenko, che ha chiesto negoziati diretti con Putin, si trova ora nella stessa sala d’attesa con Zakharchenko e Plotnitskij, in attesa di vedere ciò che le vere parti in conflitto decidono. In terzo luogo, mentre la guerra continua e continuano i negoziati a Minsk, vi è la crescente delusione dei politici ucraini, che promettendo vita facile hanno portato la guerra invece, verso l’Europa che non li aiuta, e gli Stati Uniti che non li salvano. Il processo può essere lento, ma continua. Proprio come l’acutizzarsi delle contraddizioni nel regime. I ragni nel vaso iniziano a mangiarsi l’un l’altro. Ciò significa che quando l’Ucraina si sarà liberata del regime nazista, solo gruppi marginali della popolazione continueranno a rifiutare la Russia (nazisti, intellighenzia liberale e i burocrati che perdono il posto con lo svanire dello Stato, per esempio gli agenti di MVD e SBU, neo-banderisti e gli ideatori della nuova storia ucraina). Gli altri, delusi dalla scelta europea, non avranno altra alternativa che rivolgersi a Mosca; si deve vivere in qualche modo.
Idealmente, in caso di piena attuazione, il piano degli “operatori di pace” otterrebbe tutto questo senza perdite e battaglie, ma dopo. L’Ucraina federata con una nuova costituzione e ampie autonomie non solo riconoscerà la Crimea come parte della Russia (la Crimea non sarà menzionata come territorio ucraino nella nuova costituzione), ma a poco a poco s’integrerà nelle Unione Eurasiatica e Unione doganale. Semplicemente non avrà altro posto dove andare. Né Stati Uniti, né Unione europea sostengono l’Ucraina. Quel piano era fattibile? No. Alcun piano ideale potrà mai essere attuato completamente. Va già bene se si arriva a metà. Gli Stati Uniti volevano trascinare la Russia in un conflitto e fare dell’Ucraina un Vietnam. Pertanto Kiev non era assolutamente disposta a negoziare ed ha aggredito il Donbas prima ancora di avere il pieno controllo dell’esercito. Di conseguenza, Minsk è una piattaforma per le manovre di Mosca e Washington per creare un Vietnam e indicare l’aggressore alla comunità internazionale. Finora la Russia ne è uscita al meglio da tali manovre. Ma le manovre finiscono. C’era una situazione unica la scorsa settimana, quando l’amministrazione Obama ha mostrato interesse per la soluzione pacifica del conflitto. E’ comprensibile. Deve lasciare l’Ucraina entro il 2016 senza perdere la faccia, altrimenti i democratici non potrebbero neanche partecipare alle elezioni. Il GOP li farebbe a brandelli per “indecisione”. Il regime di Kiev, nonostante i patriottardi che urlano sulla crescente forza delle FAU, è sempre più debole, come accadrebbe a qualsiasi regime che istiga la guerra civile in un Paese in bancarotta. La vecchia Europa, anche se non ha il coraggio di lasciare l’ombrello statunitense, non è contenta delle perdite connesse alla necessità di dimostrare “solidarietà atlantica”. L’UE vuole voltare pagina. La situazione generale in e intorno l’Ucraina è sempre più fuori dal controllo degli Stati Uniti. Obama cerca di preservare, attraverso il compromesso, la possibilità di giocare sul tavolo ucraino in futuro. La leadership della Russia potrebbe aiutarlo. Il Cremlino batte costantemente la Casa Bianca, e l’adesione dell’Ucraina ai programmi d’integrazione della Russia non è più questione di principio come un paio di anni fa. Si possono attendere con calma gli eventi, dopo tutto Kiev non ha nessuno a cui rivolgersi; l’UE non vuole ammetterlo, ma non darà soldi e l’economia è già distrutta. Tutto ciò che rimane è inchinarsi alla Russia. Ciò le consentirà di risparmiare l’Ucraina anche perché non ha bisogno di una zona con 40 milioni di poveri ed instabile ai suoi confini. Tanto più che i cittadini ucraini, indistinguibili da quelli russi, diffonderebbero l’instabilità in Russia. Ma sono assolutamente certo che lo scenario di pace, sebbene avvantaggi gli interessi a lungo termine russi e statunitensi, non passerà. I “falchi” di Washington sono troppo forti. I due partiti perseguono una campagna basata sul rafforzamento delle sanzioni contro la Russia. L’ammissione del fallimento in Ucraina (quale sarebbe l’assenso degli Stati Uniti al compromesso) porrebbe fine anche a molte carriere promettenti nella CIA e dipartimento di Stato. I politici di Kiev non possono cambiare la propaganda, rinunciare alla guerra e raggiungere un accordo con il Donbas. Perché allora diverrebbero nemici non solo degli antifascisti, ma anche dei fascisti. Per cosa si combatte se avranno un’eventuale accordo alle condizioni proposte prima della guerra? I nazisti convinti dei battaglioni di volontari, e la parte motivata dell’esercito per cui la guerra è una questione di principio, potrebbero non perdonare tale “tradimento”. E’ una cosa quando un esercito demoralizzato e sconfitto si arrende. Qualcos’altro quando gli ufficiali ritengono che i politici hanno “rubato” la vittoria. In altre parole, tutto fa pensare che, nonostante una certa riduzione delle tensioni con i negoziati, una grande guerra in Ucraina sia inevitabile e una provocazione finalizzata a scatenarla sia già stata elaborata dagli Stati Uniti. Anche se non possono attuare il loro piano di pace ideale, gli “operatori di pace” hanno ottenuto un risultato eccezionale considerando le condizioni di partenza per una campagna militare. La Russia non è diventata l'”aggressore” per la maggior parte del pianeta. La situazione in Ucraina è in stallo dal punto di vista occidentale, e non può essere risolta senza la Russia, il che significa che la Russia non avrà fretta. Il prestigio internazionale della leadership russa è cresciuto, contrariamente a quanto dicono i patriottardi. Anche l’Egitto ha deciso di condurre esercitazioni congiunte con la nostra Marina nel Mediterraneo. L’Egitto, che dalla metà degli anni ’70 era sotto il pieno controllo degli Stati Uniti. Non è nemmeno un gesto, ma la campana che suona a morto per l’influenza di Washington in Medio Oriente.
E chi teme che, a causa dell’invasione “ritardata”, la propaganda nazista a Kiev crei milioni di zombie che odieranno la Russia per generazioni, vorrei ricordare che la maggior parte di coloro che combattono contro i russi del Donbas, creando l’attuale Ucraina russofoba, crebbero e si politicizzarono con la propaganda comunista che operò costantemente ed efficacemente per 74 anni. Ciò che appresero era completamente diverso da quello che fanno oggi.

Federal_States_of_New_Russia_in_Ukraine_(Envisaged)Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I missili Pershing ritornano in Europa?

Vladimir Kozin (Russia) Oriental Review 19 giugno 2015raduga_kh555Il 4 giugno parte della relazione del generale Martin Dempsey, presidente dell’US Joint Chiefs of Staff, è stata declassificata, sostenendo che Washington va considerando lo schieramento di missili da crociera a testata nucleare in Europa in risposta alle presunte “violazioni” della Russia del trattato sulle Forze Nucleari a Medio Raggio o INF, a cui Stati Uniti e Unione Sovietica aderirono nel 1987. Quattro giorni dopo una dichiarazione simile è stata fatta dal ministro degli Esteri inglese Philip Hammond, annunciando la volontà di Londra di accettare ancora una volta missili nucleari degli Stati Uniti, rimossi dalle basi inglesi nel 2006. In tal modo il Regno Unito si unisce a coloro che criticano Mosca per una “violazione” che non ha mai commesso. Il fatto è che il nuovo missile da crociera tattico russo R-500, di cui si parla nei documenti militari statunitensi, non rientra in alcuna delle categorie elencate nell’INF. Quel trattato richiese la distruzione di due classi di missili: missili balistici e da crociera terrestri a “gittata intermedia e media”, cioè 1000-5500 km e 500-1000 km rispettivamente. Il nuovo missile da crociera russo in questione ha una gittata massima di meno di 500 km. I russi non hanno rilasciato ufficialmente altre informazioni sulla sua gittata. Né gli statunitensi ne hanno ufficialmente rilasciate. Inoltre, la delegazione degli Stati Uniti non ha depositato alcuna lamentela specifica sul missile nelle consultazioni speciali USA-Russia sul controllo degli armamenti dello scorso autunno e scorsa primavera. Affermarono solo che i russi avevano testato “un tipo di missile e sanno di cosa abbiamo parlato…” Ma ciò non è un discorso serio. Come il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha osservato il 9 giugno, “Siamo pronti ad esaminare qualsiasi prova concreta che dia agli statunitensi motivo di pensare che abbiamo violato qualcosa“. Il missile balistico intercontinentale nucleare russo di nuova generazione, citato dagli Stati Uniti (RS-26 o Rubezh), ha una gittata superiore a 5500 km e non è soggetto all’INF, dato che quel trattato non si applica ai missili balistici intercontinentali nucleari con gittata di oltre 5500 chilometri. Il numero di questi missili viene ridotto principalmente attraverso altri accordi, come i trattati per le riduzioni strategiche offensive. Washington ha lanciato un’ampia campagna propagandistica, pochi anni fa, per screditare la Russia in risposta a certe “violazioni” dell’INF, ma sempre senza fornirne alcuna prova. Questa era la situazione a gennaio, luglio e novembre dello scorso anno, quando funzionari statunitensi espressero accuse infondate in tal senso contro Mosca. E lo stesso scenario si gioca anche quest’anno. La domanda sorge spontanea: perché Washington crea un dramma manifestamente controproducente su alcune pseudo-violazioni dell’INF dai russi, in particolare ricorrendo a minacce così roboanti?
La ragione principale è che gli Stati Uniti cercano d’impedire alla Russia di sviluppare due efficaci “antidoti” al sistema d’intercettazione dei missili balistici e da crociera degli USA: Mosca sviluppa un nuovo missile da crociera e un missile balistico intercontinentale nucleare di nuova generazione in grado di sconfiggere le infrastrutture high-tech della difesa antimissile degli USA. Washington vuole poter colpire con un primo attacco nucleare Russia, Cina, Iran e altri Stati senza timore di rappresaglie, puntando a creare un futuro ordine mondiale. Dopo tutto, il Pentagono ha ancora le stesse dottrine offensive che consentono un primo attacco nucleare preventivo. La seconda ragione del perché Washington ha deciso di uscirsene con tali accuse improbabili sulle “violazioni” dell’INF della Russia, è che l’hanno già più volte violato e continuano a violarlo utilizzando missili balistici e da crociera a “raggio breve, medio e intermedio” come bersagli per testare i propri sistemi di difesa missilistica. In particolare, i missili-bersaglio utilizzati sono ERA (con gittata di 1100-1200 km), MRT-1 (1100 km) e LRALT (2000 km). Un altro esempio di violazione di Washington del trattato saranno i missili da crociera terrestri installati sui sistemi di lancio dalla difesa missilistica statunitense in Romania e Polonia (che saranno operativi nel 2015 e 2018 rispettivamente) e che saranno dotati di 48 missili (24 ciascuno). L’Associated Press ha giustamente osservato che il possibile ritorno dei missili a medio raggio statunitensi in Europa, come ha ricordato il generale Martin Dempsey, richiama i giorni più bui della guerra fredda. Ciò è vero se si tiene conto del fatto che, come sottolinea AP, la Casa Bianca considera tre opzioni militari come risposta alle “violazioni” dell’INF della Russia: sviluppare la difesa, cioè i sistemi antibalistici; lanciare un “attacco controforza” preventivo contro tutte le armi che violano il trattato; e uso di “armi nucleari per distruggere obiettivi militari” in territorio nemico, cioè in Russia. Ma sarebbero violazioni dirette del trattato da parte degli Stati Uniti.
Come dovrebbe procede la Russia, considerando che sono gli Stati Uniti in realtà a violare l’INF? Dovrà decidere di usare “armi nucleari per distruggere obiettivi militari” in territorio nemico? Come dovrebbe rispondere la Russia se Washington continua a mantenere un significativo arsenale nucleare offensivo strategico e che per preservare il proprio “potenziale” include la Russia nella lista dei Paesi che possono essere sottoposti al primo colpo nucleare? Quale risposta la Russia ha il diritto d’impiegare se gli Stati Uniti si rifiutano di rimuovere le armi nucleari tattiche dall’Europa o di smantellarne le infrastrutture, essendo l’unico Paese al mondo che schiera continuamente armi nucleari tattiche in altri Stati dai primi anni ’50? Cosa la Russia dovrebbe fare per rafforzare la propria sicurezza e dei suoi alleati, se gli Stati Uniti continuano a stendere sul mondo la rete di armi offensive e strumenti d’intelligence del suo sistema di difesa antimissile combinata a missili nucleari e armi convenzionali? Come dovrebbe rispondere la Russia quando il potenziale militare combinato della componente europea della difesa missilistica degli Stati Uniti è molte volte superiore a quello necessario per neutralizzare eventuali minacce missilistiche, esistenti o potenziali, per i Paesi europei? Fin dalla creazione della difesa missilistica, gli USA violano i trattati INF e New START (2010), naturalmente la Russia ha il diritto di rispondere schierando nuove armi che neutralizzino il sistema di difesa antimissile degli Stati Uniti. Come la Russia deve agire se Stati Uniti ed alleati annullano qualsiasi iniziativa volta ad impedire l’introduzione di armi nello spazio?
I russi potrebbero legittimamente pretendere risposte da Washington a molte domande del genere. Potrà facilmente presentare almeno un’altra dozzina di lamentele del genere. E’ del tutto evidente che Mosca dimostra la volontà di agire nel caso di violazione dell’INF degli Stati Uniti, oltre che rispondere prontamente e adeguatamente all’approccio distruttivo degli statunitensi, risolvendo molti altri problemi sul controllo degli armamenti. Allo stesso tempo, è significativo che Mosca affermi di essere ancora disposta a un dialogo onesto, non mere parole, dissipando eventuali preoccupazioni sul controllo degli armamenti. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov l’ha ribadito alla conferenza stampa del 9 giugno, “la Russia non ha alcuna intenzione di violare questo trattato“. ABM_MDA_Missile_Defense_SystemsProf. Vladimir Kozin è il principale esperto russo di questioni su disarmo e stabilità strategica, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’Orso è tornato: la presenza militare russa in Vietnam

Rakesh Krishnan Simha Global Research, 15 giugno 2015374974I legami tra Russia e Vietnam, che sembravano raffreddarsi dopo la fine della guerra fredda, sono in fase di rinsaldamento. 20 anni dopo che Mosca aveva abbandonato la maggiore base all’estero, aerei militari russi ritornano a visitare Cam Ranh Bay. La rinnovata presenza russa in Vietnam ha prevedibilmente fatto suonare i campanelli d’allarme del Pentagono, con il comandante dell’esercito degli Stati Uniti nel Pacifico che conferma che i bombardieri strategici russi che volano attorno la massiccia base militare statunitense di Guam vengono riforniti a Cam Ranh Bay. L’11 marzo Washington scrisse a Hanoi chiedendo che le autorità vietnamite non supportassero i voli dei bombardieri russi nella regione Asia-Pacifico. La reazione vietnamita fu rimanere pubblicamente in silenzio. Secondo Nguyen Phuong del Center for Strategic & International Studies di Washington, “Dal punto di vista di molti funzionari vietnamiti che combatterono contro gli Stati Uniti, Mosca ha addestrato generazioni di leader vietnamiti e sostenuto Hanoi durante i decenni d’isolamento internazionale“. Nguyen aggiunge: “Poche cose sono più vitali per il Vietnam della politica estera indipendente. Data la complessa storia del Vietnam, i suoi leader non vogliono che il Paese sia ancora preda delle maggiori potenze. Tutto ciò che ricorda l’interferenza nei rapporti del Vietnam con la Russia potrebbe aggravare inutilmente tale paura“. Anche se i vietnamiti considerano gli Stati Uniti partner sempre più importanti nel sud-est asiatico, la Russia è in cima alla gerarchia. Con un accordo siglato nel novembre 2014, le navi da guerra russe che visitano il porto di Cam Ranh devono solo preavvertire le autorità vietnamite prima di arrivare, mentre tutte le altre marine militari straniere devono limitarsi a una sola visita all’anno nei porti vietnamiti.

Perché il Vietnam è importante
Situato alle porte degli oceani Indiano e Pacifico, il Vietnam è d’importanza cruciale per la Russia. Basandovi permanentemente aerei e navi, il Vietnam aiuta la Flotta del Pacifico russa a risolvere il problema di dover attraversare gli stretti del Mar del Giappone per accedere al Pacifico. A dire il vero, l’attuale presenza russa è minima rispetto agli anni ’80 quando la flotta di Mosca comprendeva ben 826 navi, di cui 133 sottomarini, 190 bombardieri navali e 150 aerei antisom. Sempre allora, la potenza di Mosca non era offensiva. Secondo Alvin H. Bernstein dell’US Naval War College era “improbabile che abbia uno specifico intento regionale aggressivo dato che sarebbe del tutto fuori dal carattere della potenza” che si era rivelata “prudente e non conflittuale”. Tre decenni dopo, la Mosca del Presidente Vladimir Putin ancora una volta cerca di rafforzare il proprio ruolo di potenza asiatica e globale, e come nota Bernstein, vuole essere “pronta ad ogni rischio ed opportunità“. Rientra anche nella politica del Look East del Vietnam. In effetti, molto prima che il presidente statunitense Barack Obama annunciasse il perno in Asia, la Russia già faceva perno a Oriente, con incursioni nei Paesi una volta filo-USA come Indonesia e Malesia. Tuttavia è il Vietnam dove la diplomazia russa prevale. Ma prima un rapido flashback. Il Vietnam è un piccolo Paese con una potenza militare molto più grande del suo peso. Per coloro dalla memoria corta, il Paese del sud-est asiatico ha inflitto sonore sconfitte a Francia e Stati Uniti in guerre continuate. Le coraggiose e stupende tattiche di battaglia intelligenti e spirito indomito furono decisivi per vincere quelle guerre, ma un fattore chiave è che i vietnamiti avevano amici potenti. Durante la guerra del Vietnam, la Russia ebbe un ruolo fondamentale nella difesa del Vietnam, fornendo quantità enormi di armamenti. Nel corso di 21 anni di guerra l’assistenza russa valse 2 milioni di dollari al giorno. In cambio, il Vietnam offrì alla Russia l’uso gratuito della base di Cam Ranh Bay. Nell’ambito dell’accordo, i russi vi stanziarono caccia MiG-23, aviocisterne Tu-16, bombardieri a lungo raggio Tu-95 e aerei da ricognizione marittima Tu-142. Cam Ranh fu la maggiore base navale per la proiezione di Mosca al di fuori dell’Europa. Circa 20 navi erano ormeggiate nella base, insieme a sei sottomarini d’attacco nucleare. La base svolse un ruolo fondamentale nell’aiutare la Russia ad affrontare, durante la guerra fredda, le forze statunitensi in Asia e nel Pacifico. Ad esempio, quando la Settima Flotta degli Stati Uniti navigò verso il Golfo del Bengala per minacciare l’India durante la Guerra con il Pakistan 1971, la Flotta del Pacifico russa poté inviare rapidamente sottomarini e navi da guerra dotati di armi nucleari a difesa dell’India. Nonostante l’importanza geopolitica di Cam Ranh Bay per Mosca e il suo valore come posto di raccolta delle informazioni, la presenza russa praticamente evaporò dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica. Basi militari come quella di Cam Ranh Bay costavano un’enormità e la Russia non aveva più denaro da sprecare. Nel 2001 anche la stazione di ascolto fu abbandonata.

1471845La Cina incastrata
Anche se la presenza militare russa è diminuita, legami forti continuato a legare Russia e Vietnam. Nel contesto dell’aspro battibecco del Vietnam con la Cina per il controllo delle isole Spratly, ricche di petrolio, Hanoi ha ricercato materiale militare avanzato. La leggendaria aeronautica del Vietnam ha acquisito 24 caccia Su-30 dalla Russia, ed entro la fine del 2015 avrà 36 Sukhoj, diventando il terzo operatore di questo avanzato aereo supermaneggevole. Tuttavia, è la Marina militare popolare del Vietnam (VPAN) che va rafforzandosi davvero. Nel 2009 il Vietnam ha firmato un accordo da 3,2 miliardi di dollari con la Russia per sei sottomarini classe Kilo e la costruzione di una base per sottomarini a Cam Ranh Bay. Un’altra grande acquisizione sono i 50 missili da crociera supersonici Klub per i Kilo, facendo del Vietnam la prima nazione del Sudest asiatico ad armare la flotta di sottomarini con un missile d’attacco controcosta. Pesando due tonnellate, il Klub ha una testata di 200kg. La versione antinave ha una gittata di 300 km, ma vola a 3000 km all’ora nell’ultimo minuto di volo. Secondo Strategypage, “la versione d’attacco controcosta non ha la funzione di avvicinamento finale ad alta velocità rendendo possibile una testata di 400kg. Ciò che rende il Klub particolarmente pericoloso, quando attacca le navi, è che durante il suo avvicinamento finale, quando il missile si trova a circa 15 km dal bersaglio, il missile accelera“, riferisce Strategypage. “Fino a questo punto, il missile viaggia ad una quota di circa 30 metri. Questo lo rende difficile da rilevare. Tale approccio finale ad alta velocità significa che copre gli ultimi 15 km in meno di 20 secondi. Ciò rende più difficile alle attuali armi antimissile abbatterlo“. I sottomarini costruiti dai russi e armati con i potenti Klub svolgono un ruolo fondamentale in qualsiasi conflitto nel Mar Cinese Meridionale. Secondo un analista, i missili da crociera controcosta segnano un “massiccio spostamento” a favore della potenza navale del Vietnam. “Dandogli un deterrente molto più potente complica i calcoli strategici della Cina“. Si ritiene che le navi da guerra cinesi non abbiano alcuna difesa efficace contro i missili Klub, motivo per cui si arrabbiarono per la vendita della Russia al Vietnam. Mentre i Kilo sono in costruzione, Russia e India addestrando gli ufficiali vietnamiti che opereranno sui sottomarini.

Ulteriore potenza di fuoco russa
Inoltre, nel 2011 la VPAN ha acquisito dalla Russia due fregate furtive lanciamissili classe Gepard per 300 milioni di dollari, e la flotta di Gepard è destinata ad aumentare a sei entro il 2017. Queste navi versatili sono attrezzate per attacchi di superficie, guerra antisom e difesa aerea. Altre acquisizioni della VPAN includono quattro pattugliatori veloci classe Svetljak dotati di missili antinave; 12 fregate e corvette di origine russa, e due navi lanciamissili d’attacco veloce classe Molnija costruite con l’aiuto della Russia, con altre quattro previste per il 2016. Il Vietnam ha anche acquisito radar avanzati; 40 missili antinave Jakhont e 400 Kh-35 Uran; missili da crociera antinave Kh-59MK; missili aria-aria a corto raggio R-73 (AA-11 Archer); 200 missili superficie-aria SA-19 Grison; due batterie dei leggendari sistemi superficie-aria S-300; localizzatori radiofonici passivi VERA e due batterie di missili da difesa costiera K-300P Bastion.

Aspetto economico
Secondo un documento degli accademici portoghesi Phuc Thi Tran, Alena Visotskaja G. Vieira e Laura C. Ferreira-Pereira, “L’acquisizione di capacità militari è cruciale non solo per la difesa e i calcoli strategici, ma anche per l’importante funzione che svolgono nella tutela degli interessi economici e nella sicurezza delle esplorazioni petrolifere nel Mar Cinese Meridionale. Quest’ultimo aspetto è particolarmente critico dato il ruolo che la Russia vi gioca. Infatti, la parte del leone di tali progetti di sfruttamento intrapresi dal Vietnam è in collaborazione con la Russia“. Mentre la difesa è sempre più seguita nei media, è l’energia il singolo maggiore aspetto della cooperazione tra Mosca e Hanoi. La joint venture tra Russia e Vietnam Vietsovpetro ha generato notevoli dividendi per entrambi i Paesi. L’azienda ha prodotto 185 milioni di tonnellate di petrolio greggio e 21 miliardi di metri cubi di gas dai giacimenti nel Mar Cinese Meridionale. Quasi l’80 per cento del petrolio e del gas vietnamiti proviene da Vietsovpetro, e il reddito corrisponde a circa il 25 per cento del PIL. La Russia ha anche fatto notevoli investimenti su industrie, trasporti, poste, colture e pesca del Vietnam. Questi progetti ne hanno generati altri, per l’impressionante profitto generato dalla cooperazione russa, con una sfilza di altre aziende come Mobil, BP e TOTAL che ampliano gli investimenti in Vietnam. La copertura strategica del Vietnam verso la Russia è strettamente legata alla cooperazione economica nell’esplorazione petrolifera, comportando significativi benefici economici ad entrambe le parti. I forti legami della difesa tra i due Paesi hanno permesso al Vietnam di acquisire moderni equipaggiamenti militari, fornendogli anche avanzate capacità di esplorazione congiunta di petrolio e gas nonostante la crescente opposizione cinese a questi progetti. Allo stesso tempo, la Russia torna a reclamare la sua eredità di grande potenza. Si Offre a Mosca una miriade di opportunità per garantirsi influenza politica ed economica verso varie potenze emergenti, nel cuore della regione più dinamica del pianeta. Ma il Vietnam non è un’eccezione, ma una conferma della regola prevalente in Asia. Come il professore Anis Bajrektarevic dichiara nel suo lavoro eccelso ‘No Asian Century‘: “Ciò che risulta evidente, quasi a prima vista, è l’assenza di qualsiasi struttura multilaterale di sicurezza pan-asiatica. Le prevalenti strutture di sicurezza sono bilaterali e per lo più asimmetriche. Dai trattati di sicurezza e non aggressione chiaramente definiti e duraturi ad accordi meno formali, fino ad accordi di cooperazione ad hoc su temi specifici. La presenza di accordi internazionali multilaterali è limitata a pochissimi punti nel maggiore continente e anche in questo caso sono raramente incaricati della questione (politico-militare) della sicurezza dai loro scopi dichiarati. Un’altra caratteristica sorprendente è che la maggior parte delle strutture bilaterali esistenti vede uno Stato asiatico da un lato, e due Paesi periferici o esterni dall’altro, rendendoli quasi per definizione asimmetriche“.190196963Rakesh Krishnan Simha è giornalista ed analista degli affari esteri della Nuova Zelanda. Rakesh ha iniziato la carriera nel 1995 con la rivista World Business di Nuova Delhi, e poi ha lavorato con varie media importanti come India Today, Hindustan Times, Business Standard e Financial Express, dove è stato redattore dei notiziari.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come distruggere le ONG

Andrew Korybko The Saker 15 giugno 2015Par7796336Le ONG affiliate alle intelligence sono un grave rischio per la sovranità degli Stati multipolari, essendo responsabili della creazione delle infrastrutture sociali e logistiche delle rivoluzioni colorate per il cambio di regime. Dopo la prima (post-sovietica) e la seconda (‘primavera araba’) ondata di rivoluzioni colorate, gli Stati presi di mira finalmente hanno compreso il gioco dell’occidente e attivamente cercano di difendersi da tale innovativa minaccia destabilizzante. La Russia è in prima linea in questo passo ed ha ordinato alle ONG finanziate dall’estero nel Paese di dichiarare lo status di agenti stranieri e registrarsi presso il governo. L’ultima mossa legislativa del Paese dà ai pubblici ministeri il diritto di chiudere le ONG indesiderabili, un passo nella giusta direzione per rafforzare la sovranità statale. Completando il processo per la difesa dello Stato dall’ultima arma asimmetrica statunitense del cambio di regime e spazzare via le forze ostili che cospirano contro il governo, è il momento per la Russia e gli alleati multipolari di avviare una campagna per incentivare gli informatori delle ONG a farsi avanti e rivelare le attività clandestine delle loro organizzazioni. Questo articolo inizia discutendo del carattere strategico delle ONG antigovernative straniere, prima di descrivere il modo in cui si sviluppano così rapidamente nel mondo, e documentare brevemente il loro impiego geometrico che caratterizza le nuove tecniche della guerra ibrida che gli Stati Uniti attuano in Siria e Ucraina. Dopo aver stabilito il pericolo che le ONG pongono alla stabilità globale, il pezzo propone l’approccio completo per combattere tali organizzazioni dall’interno, prima di concludere spiegando come operare in pratica.

Pericolo collegato
Le ONG sono l’avanguardia delle operazioni di cambio di regime, e di solito s’infiltrano nel tessuto sociale dello Stato molto prima della direttiva per avviare il tentativo di colpo di Stato. Spesso non possono operare in modo esplicito come aperta forza antigovernativa, scegliendo invece nomi fuorvianti che associano il loro marchio al lavoro sociale piuttosto che all’agitazione politica. Ciò appare anche dalle loro attività che cercano di diffondere un’atmosfera ‘neutra’, come nutrire disoccupati e dare riparo ai senzatetto. Con tali meccanismi di disarmo, espandono la propria rete di supporto di utili idioti che credono nella natura apolitica delle loro attività. In sé e per sé, non c’è nulla di necessariamente ‘illegale’ in tale processo, non importa quanto immorale sia un’organizzazione politica che si nasconda dietro la patina di attività sociale, ma il problema diventa di primaria importanza quando una tale organizzazione è sotto influenza straniera. Le ONG politiche finanziate dall’estero nascondono chiaramente dietro una maschera sociale secondi fini, e sono le loro intenzioni occulte e connessioni con varie agenzie d’intelligence che preoccupano i capi di Stato. Sanno che un’ampiamente consolidata e ‘rispettabile’ ONG sociale potrebbe già influenzare il pubblico, e se tale organizzazione decidesse improvvisamente di politicizzarsi, è probabile che la maggior parte delle sue reclute e rete di sostenitori la seguano, creando così un consistente movimento politico presuntamente dal ‘nulla’. In realtà, questa è sempre stata l’intenzione, politicizzare una rete di diverse ed apparentemente non collegate ONG sociali, in forza politica unitaria per il cambio di regime: ma se pubblico e responsabili politici non lo sanno, il risultante buco nero del caos sociale può essere abbastanza forte da attrarre altri sostenitori e contemporaneamente far collassare il potere statale.

La metastasi delle rivoluzioni colorate
Tale processo è stato scatenato con devastante successo in Serbia, Georgia, Ucraina e Kirghizistan nella prima ondata, mentre l’intero Medio Oriente è straziato dalle rivoluzioni colorate della ‘primavera araba’, teatro del secondo tsunami di sconvolgimenti. Come testimonia la risultante carneficina distruttiva dell’ultima ondata di turbolenze, la Russia e i suoi decisori hanno finalmente aperto gli occhi sulla superarma della destabilizzazione sociale che gli Stati Uniti avevano costruito proprio sotto il loro naso. Dalla fine della guerra fredda, gli Stati Uniti hanno armeggiato con la militarizzazione dei movimenti sociali per creare una quinta colonna attiva negli Stati presi di mira. Colti dall’ingenuità dei “liberal-democratici” del nuovo ordine mondiale degli anni ’90, molti Stati e loro cittadini erano ignari della manipolazione delle ONG da parte delle agenzie d’intelligence straniere, del lavaggio del cervello con la convinzione che l’etichetta ‘non governativa’ conferisse una sorta di connotazione ‘sacra’ che alcun governo oserebbe violare. Gli Stati Uniti sfruttarono appieno tale ingenuità facendo proliferare le proprie ONG, esteriormente benigne, in quasi ogni angolo del pianeta, appena uscito dalla Guerra Fredda, e sempre preparando scenari per testarne la militarizzazione.

Scatenare la bestia
L’occasione perfetta si ebbe quando la propaganda della CNN statunitense disse retoricamente e ridicolmente nel 1999 che Slobodan Milosevic era ‘il nuovo Adolf Hitler’. Tale evidente dichiarazione dl cambio di regime condizionò la psiche occidentale per farne accettare l’eventuale rimozione, avvenuta illegalmente un anno dopo con la ‘rivoluzione dei Bulldozer’, una sorta di proto-rivoluzione colorata. Dopo aver raccolto ogni dato ed intelligence gestendo tale operazione, gli Stati Uniti decisero di ampliarne la portata direttamente nei territori post-sovietici di Georgia, Ucraina e Kirghizistan, con l’obiettivo di dirigere il cambio di regime contro la stessa Russia. Mentre il piano finale falliva (attualmente neutralizzato e in ritirata), gli Stati Uniti riuscirono a rovesciare i governi di tre Paesi, guadagnando altri dati reali sulla loro nuova superarma. Questo aiutò i tecnici politici a perfezionare la tecnologia del cambio di regime e a gestire su diversi, simultanei ed integrati teatri la rivoluzione colorata popolarmente nota come ‘primavera araba’.

La guerra ibrida occidentale
L’innovazione chiave fu l’inaugurazione della strategia ibrida che utilizza la rivoluzione colorata per scatenare la guerra non convenzionale, come si è visto in Libia e in Siria. La stessa cosa fu tentata in Ucraina poco prima del golpe del febbraio 2014, quando la parte occidentale del Paese era in piena ribellione armata contro Kiev. Gli Stati Uniti già indottrinarono le masse globali ad accettare tale scenario attraverso l’annuncio di Newsweek che l’Ucraina era sull’orlo della guerra civile. Quale doppia innovazione, tuttavia, cecchini furono inviati nella capitale mentre quella parte del Paese si preparava alla rivolta totale, e tale doppia pressione piegò la volontà di Janukovich di resistere all’operazione di cambio di regime. Di conseguenza, capitolò inaspettatamente, ma come nessuno avrebbe potuto prevedere, l”opposizione’ inscenò il colpo di Stato nemmeno 24 ore dopo che l’inchiostro si era asciugato sul trattato di resa di Janukovich. Tale riuscito cambio di regime a sorpresa annullò i piani di guerra non convenzionale per l’Ucraina occidentale, ma va notato che se non fosse stato per i cecchini e l’imprevisto conseguente colpo di Stato, gli Stati Uniti erano pronti a trasformare l’Ucraina nella Siria attuando la guerra ibrida del cambio di regime originariamente capeggiato da ONG antigovernative dai finanziamenti esteri.

L’approccio completo
Di fronte al pericolo che le ONG dai finanziamenti esteri rappresentano per la sicurezza e la stabilità regionale, la Russia ha avviato passi legali che le permettono di combattere con maggiore incisività tale super arma e neutralizzarne la potenza. Da tempo ignorata, la loro importanza risiede nel fatto che la dirigenza russa finalmente riconosce il problema al riguardo e prende provvedimenti decisi nel tentativo di cacciarle. Ciò che ora deve fare, però, è infliggere il finale colpo paralizzante per distruggere tali organizzazioni di cambio di regime sia da dentro che da fuori, e può farlo annunciando una campagna per gli informatori sulle ONG. Le ONG per il cambio di regime sono perfette per istigare insurrezioni sociali asimmetriche contro i propri governi, ma la loro maggiore vulnerabilità è che non possono difendersi dalla medesima strategia. Oggi le autorità reagiscono con le azioni dello Stato sulle ONG o con dinamiche interne-esterne, ma anche annunciando la campagna sugli informatori delle ONG, il governo potrebbe innescare un conflitto interno che distruggerebbe dall’interno le ultime ONG del cambio di regime. In altre parole, lo Stato cerca di provocare una ‘rivoluzione colorata’ nelle organizzazioni rivoluzionarie colorate, mettendole su una posizione per loro quasi impossibile da difendere o da cui reagire.

Ukraine ProtestsUna controrivoluzione colorata
Una rivoluzione colorata in teoria si può definire come campagna ‘interna-esterna’ per cui elementi interni gestiti esternamente si attivano contro la struttura istituzionale per farla crollare. Così s’incentivano gli addetti delle ONG a divenire informatori sulle attività antigovernative illegali delle loro entità, cospirando l’uno contro l’altro e contro la loro amministrazione, proprio come la rivoluzione colorata mette i cittadini l’uno contro l’altro e contro il governo. Le ONG per il cambio di regime dai finanziamenti esteri sono già sotto pressione in Russia per le recenti modifiche legislative, ed inserendo il virus esterno-interno in quelle restanti, si potrebbe molto realisticamente provocarne la completa e definitiva distruzione. Confrontiamo come le ONG avviano le rivoluzioni colorate contro lo Stato alle ‘rivoluzioni colorate’ dello Stato contro le ONG ostili:

Tradimento:
ONG
Le ONG e i loro agenti mettono il popolo contro lo Stato spingendo all’aperto tradimento.

Stato
Lo Stato e i sue sostenitori incoraggiano i seguaci delle ONG dai finanziamenti esteri a tradire i loro padroni e divenire dei patrioti.

Motivazione:
ONG
I sostenitori del cambio di regime sono motivati da ‘avventurismo’ e ‘rischio’, sentimenti instabili glorificati e propagati da Hollywood in modo che l’occidente possa facilmente sfruttare la vulnerabilità della gioventù globale.

Stato
I sostenitori della sovranità statale sono motivati da patriottismo e memoria storica, concetti ispiratori che ringiovaniscono la Russia e il mondo multipolare come armatura asimmetrica contro le rivoluzioni colorate.

Azione:
ONG
Gli agenti delle ONG dai finanziamenti esteri si dedicano ad una rapida attività rivoluzionaria sociale, politica o economica dirette a destabilizzare lo Stato con vari gradi di caos.

Stato
I sostenitori dell’ordine si distinguono per il rafforzamento dei principi democratici che attuano i cambiamenti sociali, politici ed economici, essendo intrinsecamente a favore di pace e stabilità.

Visione:
ONG
Gli individui associati a tali movimenti dai finanziamenti esteri vogliono vedere i loro Paesi trasformarsi in caricature “occidentalizzate”, credendo fermamente che non abbiano nulla di utile da offrire al mondo e debbano di conseguenza sostituire l’identità nazionale con simulacri occidentali.

Stato
Le persone dai principi patriottici vogliono riaffermare le caratteristiche uniche nazionali del proprio Paese e in alcun modo veder imporre modelli stranieri sulla loro società.NulandIn azione
Se la Russia o qualsiasi partner multipolare decide di dare il colpo mortale alle ONG dai finanziamenti esteri e aderisce alla prescrizione politica fi questo articolo, allora la campagna sugli informatori delle ONG potrebbe essere:

Annuncio pubblico
Il governo e i suoi media informano il pubblico sulla nuova politica anticrimine concentrandosi sulle attività illegali delle ONG. I dipendenti delle ONG vengono invitati a presentare prove sulle attività antigovernative o di cambio di regime e violazione della legislazione pertinente. Attraverso attività d’informazione coordinate per sensibilizzare, lo Stato diffonde l’iniziativa tramite TV, radio, web e stampa. Commenti ufficiali di alti funzionari potrebbero essere efficaci per sensibilizzare sulla campagna.

Gestione dell’ordine:
La campagna non è una ‘caccia alle streghe politica’ ma un’iniziativa globale per attuare la legge e quindi l’annuncio pubblico sottolinea i principi giuridici alla base e il rapporto con la sicurezza dei cittadini. Così l’operazione va gestita dalle forze dell’ordine e degli organi di sicurezza dello Stato, per aumentarne l’efficacia e sminuire la retorica dei dissenzienti su presunte motivazioni politiche.

Incentivare gli informatori:
Senza ricompense adeguate per incoraggiare le defezioni dalle ONG, non è probabile che la campagna sia diversa da una retorica riuscita. Si suggerisce quindi che oltre a ricompense finanziarie, gli informatori abbiano l’immunità nel caso siano complici di maggiori attività illegali, a condizione naturalmente che loro testimonianza e prove portino a condanne. Se necessario, gli individui compatibili potranno anche essere inseriti in un programma di protezione dei testimoni per garantirne la sicurezza.

Conclusioni
Le ONG per il cambio di regime dai finanziamenti esteri sono finalmente sulla difensiva per la prima volta e la Russia fa progressi esemplari nella loro neutralizzazione ed eradicazione. La fase finale della controffensiva dello Stato sovrano è mettere ONG e loro dipendenti gli uni contro gli altri attraverso una rivoluzione colorata inversa, infliggendogli un colpo mortale nel prossimo futuro. Tali entità infide avranno metodi per perpetuarne l’esistenza, e mentre lo Stato può eliminarle dallo spazio pubblico, non potrà distruggerle completamente se non vi provoca lotte intestine paranoiche. L’avvio di una campagna sugli informatori delle ONG altamente pubblicizzata è volta proprio a questo, ed è l’ultimo passo per completare la triade della legislazione anti-ONG per identificare (legge sugli agenti stranieri), puntare (legge sulle ONG indesiderabili) e liquidare (campagna sugli informatori) tali reti destabilizzanti. Se la Russia sarà completamente libera dall’influenza delle ONG per il cambio di regime dai finanziamenti esteri, allora potrà creare un precedente liberatorio utile a tutti gli altri Stati multipolari colpiti da tale minaccia interna, comportando l’effetto domino che elimini il pericolo delle ONG militarizzate una volta per tutte.

RUSSIA-NATIONAL-UNITY-DAYTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Ucraina può occupare la Transnistria?

Valentin Vasilescu ACS-RSSReseau International 12 giugno 2015800px-An-124_RA-82028_in_formation_with_Su-27_09-May-2010In un precedente articolo ho affermato che Poroshenko non aveva alcuna intenzione di applicare l’accordo Minsk 2 nelle regioni di Donetsk e Lugansk e che vi erano prove sufficienti che l’Ucraina pianificasse un attacco alla Transnistria, un cosiddetto Piano Boomerang per cui gli ucraini l’occupavano con una guerra lampo di cinque giorni.
Perché c’è il pericolo che l’esercito separatista di Donetsk e Lugansk, così come la Crimea russa, passino all’offensiva, gli ucraini non possono schierare molte forze per attaccare la Transnistria, potendo creare un dispositivo offensivo costituito da una brigata di carri armati, una meccanizzata, una di artiglieria e una di fanteria motorizzata. Con una forza di 7000 soldati, il 40% riservisti, ma qualitativamente superiore all’esercito della Transnistria, Poroshenko spera, come Saakashvili nel 2008, che ad un certo momento gli statunitensi intervengano in suo favore. Questa speranza è vana perché, come in Ossezia, in Transnistria gli statunitensi vogliono solo far tirare le castagne dal fuoco agli altri senza bruciarsi. La Repubblica di Moldavia non ha i mezzi per partecipare all’attacco alla Transnistria e la Romania non può intervenire per sostenere l’Ucraina sul territorio della Transnistria, per non invalidare l’articolo 5 del Trattato della NATO. Riguardo all’equipaggiamento del suo esercito, rischia anche una catastrofe militare di grandi proporzioni, mentre la vecchia Europa, fatta eccezione delle sanzioni economiche, non è disposta ad opporsi alla Russia. Se mai l’esercito ucraino attaccasse la Transnistria, la Russia reagirà immediatamente e con forza, in modo da non consentire qualsiasi ulteriore mossa degli statunitensi. Nel programma “Diritto di voto” della televisione ucraina, Aleksej Martinov, direttore dell’Istituto Internazionale, ha detto che l’aeroporto di Tiraspol ha la capacità tecnica di accogliere gli aerei da trasporto pesante della Russia. Perciò l’Ucraina attaccherebbe senza preavviso gli aerei da trasporto russi in volo per Tiraspol. Il ministero della Difesa dell’Ucraina citato dalla rivista Timer di Odessa, avrebbe iniziato il dispiegamento di sistemi antiaerei S-300 al confine con la Transnistria. Tuttavia, la prima cosa che farebbe la Russia sarebbe annientare i radar e le batterie di missili antiaerei nel sud dell’Ucraina tramite interferenza, obiettivo piuttosto facile per i 12 aerei specializzati dotati dei nuovi sistemi L-175B Khibinij e Richag-AV.
Dato che vi sono missili antiaerei nell’esercito ucraino guidati da dispositivi ottici, le batterie antiaeree, entro il cui raggio potrebbero passare gli aerei da trasporto russi in rotta per la Transnistria, verrebbero neutralizzate dagli attacchi aerei. Nonostante il disturbo intenso, vi è la possibilità che aerei ucraini decollino e rilevino con mezzi visivi le formazioni di aerei da trasporto russi, che dovrebbero essere accompagnati da aerei da caccia russi.
20150612-TransnistieL’Aeronautica russa dispone di oltre 300 velivoli da trasporto.
• 25 aeromobili An-124, i più grandi aerei cargo del mondo (trasportano 150 tonnellate o 2 carri armati T-90 o 6 veicoli da combattimento della fanteria (MLI)).
• 100 Il-76 (che trasporta 42-60 tonnellate o 4 MLI).
• 50 An-12 (che trasportano 60 paracadutisti o 2 MLI)
• 5 An-22 (che trasportano 80 tonnellate di carico)
• 96 An-24/26 (che trasportano 40 paracadutisti)
• 25 An-72 (che trasportano 52 paracadutisti o 1 MLI).
Se necessario, i gruppi Volga-Dnepr, Polet e altre compagnie russe possono supportare l’esercito russo con altri 100 aeromobili An-124 e Il-76. In dieci ore la flotta di aeromobili della Russia può inviare nel teatro della Transnistria, con un ponte aereo, 18000 soldati con 400 carri armati T-90, 300 obici semoventi 2S3, sistemi lanciarazzi BM-27 Uragan, BM-30 Smerch, 9A52-4 Tornado e 40 elicotteri d’attacco. Il 40% del contingente russo sarebbe paracadutato dietro il dispositivo offensivo ucraino, bloccando le vie di collegamento, rifornimento e ritiro dell’esercito ucraino. Una volta effettuata la manovra dei paracadutisti, l’autostrada M05 nord-sud che collega Kiev a Odessa e l’autostrada M13 ovest-nord, che collega Dubasari a Kirovograd, sarebbero controllate dai russi, e la regione di Odessa verrebbe isolata dal resto dell’Ucraina.
I paracadutisti russi hanno elevata manovrabilità e supporto di fuoco. I loro equipaggiamenti comprendono:
• blindati GAZ Tigr,
• blindati BMD-2 e BMD-3 (con cannone da 30mm e lanciamissili anticarro Kornet nella torretta)
• blindati BTR-MD Rakushka e BMD-4 (con cannoni da 10 mm e 30mm, e lanciamissili anticarro Konkurs nella torretta)
• mortaio semovente 2S9 Nona (8,7 t) da 120mm
• sistemi antiaerei Strela-10 e Verba (gittata 6400 m) portatili o montati su blindati leggeri.
Lo scenario della Georgia nel 2008 non si ripeterà perché il gruppo offensivo ucraino non ha dove ritirarsi, venendo bloccato tra Transnistria, fiume Dnepr, foce del Danubio e truppe russe. Quindi è molto probabile la resa dei militari ucraini entro 24 ore dall’inizio dell’offensiva, mentre le truppe russe si dirigerebbero velocemente su Odessa per catturare il governatore Saakashvili e consegnarlo alla Giustizia della Georgia, per poi ritirarsi in Transnistria. ae811aee8657Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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