Chi festeggia la distruzione dell’URSS?

Oriental Review 27 novembre 2016

1315175582001Il 25 novembre, il Consiglio Atlantico ha ospitato un curioso seminario a Washington DC dedicato al 25° anniversario della dissoluzione dell’URSS: tre uomini trasandati che personalmente parteciparono al noto incontro clandestino nella foresta Belavezha, in Bielorussia, l’8 dicembre 1991, erano assisi al seminario nella capitale del principale beneficiario di quel colpo di Stato: gli allora segretario di Stato di Boris Eltsin Gennadij Burbulis, il “presidente fondatore” dell’Ucraina Leonid Kravchuk e il presidente del parlamento bielorusso Stanislav Shushkevich. Uno spettacolo triste ed è molto più interessante guardare la storia della loro cospirazione a Viskuli, casino di caccia della nomenklatura sovietica in Bielorussia, a 8 km dal confine polacco, e le conseguenze dirette. Il documento redatto e firmato nella notte era intitolato Accordo sulla fondazione della Comunità degli Stati Indipendenti e dichiarava che l’Unione Sovietica doveva essere sciolta e una nuova associazione non sovranazionale, la CIS, creata. L’incontro avvenne una settimana dopo che l’Ucraina tenne le prime elezioni presidenziali (vinte da Leonid Kravchuk, membro del Politburo del Partito Comunista d’Ucraina, con il 61,6% dei voti), nonché del referendum sull’indipendenza (che avrebbe avuto un’affluenza dell’84,2%, col 90,3% di voti a favore). Gli accordi di Belavezha, resi pubblici la mattina successiva, furono un brusco risveglio per la maggioranza del Paese, nonostante la grave crisi nazionale dovuta a sei anni di politiche miopi di Mikhail Gorbaciov (anche se meritò lodi per aver alleviato le tensioni internazionali e ridotto la minaccia di un conflitto nucleare tra le superpotenze, esse furono travolte dalla catastrofe interna della sua amministrazione). Tuttavia, in pochi giorni gli accordi furono ratificati dai Soviet Supremi (i massimi organi legislativi) di Ucraina, Bielorussia e Russia, senza alcuna discussione pubblica e violando la costituzione vigente della RSFSR, che richiedeva la riunione del Congresso dei deputati del popolo per risolvere eventuali questioni legate al sistema di governo. Tale frettolosa ratifica sconsiderata va imputata alla criminale debolezza della leadership sovietica, alla totale sfiducia del pubblico nella perestrojka, alla crescente recrudescenza dei sentimenti borghesi nazionalisti e di certi gruppi influenti nella società sovietica e, naturalmente, all’ingenuità idealistica del pubblico sulle realtà di ciò che l’attendeva. Ogni angolo del Paese che soffriva presto affrontò le conseguenze storiche delle pigrizia, compiacenza e indolenza delle élites e delle masse sovietiche. I redditi crollarono, piani di privatizzazione draconiani colsero le industrie sovietiche più redditizie e la valanga di criminali sette separatiste ed estremiste violarono i cittadini di ciò che fu poco prima uno Stato sociale, oltre al destino di milioni di russi risvegliatisi residenti in nazioni straniere ostili; calamità che costrinsero Vladimir Putin, esprimendo i sentimenti popolari del momento, a definire la fine dell’URSS “la peggiore catastrofe geopolitica del ventesimo secolo”. Non sorprende che, dopo solo pochi mesi, i protagonisti degli accordi di Belavezha furono severamente condannati dal pubblico, così come dalla crescente opposizione nei nuovi Stati indipendenti.
Nel luglio 1994, Stanislav Shushkevich partecipò alle prime elezioni presidenziali della Bielorussia, ma dovette mollare dopo il primo ballottaggio, avendo ricevuto solo il 10% dei voti. Professore di fisica da più di 40 anni, cercò di dirigere l’insignificante partito socialdemocratico Gromada, ma non ottenne alcun seggio nel parlamento bielorusso. Si dimise ed emigrò in Polonia, dove attualmente guadagna i suoi 30 shekel con lezioni sulla politica.
Leonid Kravchuk fu costretto ad indire elezioni presidenziali anticipate nel giugno del 1994, quando affrontò una grave crisi economica e gli scioperi dei minatori del carbone nel Donbas, iniziati a metà 1993. Perse le elezioni al secondo turno col “padre dell’oligarchia ucraina”, Leonid Kuchma, si sedette alla Verkhovna Rada per 12 anni fin quando il suo Partito socialdemocratico poté superare la soglia del 3%. Il suo maggiore successo fu l’apparizione in una serie di francobolli commemorativi in onore del suo 80° compleanno, nel 2014.
Boris Eltsin, il più fortunato del trio, morì pacificamente nel suo letto nell’aprile 2007. Potente personalità carismatica, non perse mai un’elezione, ma si pentì profondamente del ruolo nel crollo dell’Unione Sovietica e per la conseguente impopolarità; negli ultimi mesi al potere s’impegnò a trovare un successore al Cremlino. Il 31 dicembre 1999 annunciò le dimissioni, chiese perdono e presentò il giovane Premier Vladimir Putin a candidato presidenziale del 2000…
L’aiutante più stretto di Eltsin nel 1991, Gennadij Burbulis, un mezzo lituano nato negli Urali, era docente di materialismo dialettico presso l’Istituto Politecnico di Sverdlovsk (ora Ekaterinburg). Dal 1989, insieme a Boris Eltsin, rappresentò quella città nel Soviet Supremo dell’URSS. Secondo molte fonti, Burbulis fu alla base intellettuale e motivazionale della lotta di Eltsin per il potere e della successiva autorizzazione alla squadra ultraliberista di Egor Gajdar ad effettuare le “riforme” genocide in Russia. Il crollo di quel governo impopolare e le dimissioni di Gajdar, nel dicembre 1992, minarono irrevocabilmente l’influenza di Burbulis su Eltsin. Ottenute diverse sinecure private in Russia fino al 2010, infine creò una scuola di politosofia (suo neologismo) a Mosca, che offre corsi su vaghi soggetti indeterminati. Attualmente appare alquanto sgangherato e, in generale, interpreta il ruolo dello scemo del villaggio. Il suo discorso strano e le smorfie mostrate a Washington dovrebbero interessare più gli psichiatri che i politici statunitensi.
Quindi questi sono i nani politici invitati dal Consiglio Atlantico a celebrare il 25° anniversario degli accordi di Belavezha, l’apogeo del trionfo degli Stati Uniti negli affari sovietici. Insensati oggi, dati i risultati irrisori dopo un quarto di secolo di aspirazioni globaliste nel soggiogare risorse naturali e spirito umano della Russia.%d1%82%d1%80%d0%b8%d0%b3%d1%80%d0%b8%d0%b1%d0%b06

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sarmat: Il missile che potrebbe impedire la Terza Guerra Mondiale

Rakesh Krishnan Simha, RBTH 28 novembre 2016

In grado di spazzare via una superficie grande come il Texas o la Francia, il nuovo missile balistico della Russia migliorerà considerevolmente la deterrenza, e impedirà l’avventurismo degli USA nel cortile di Mosca.rs-28-sarmat-russian-missile-satan-1Il nuovo missile balistico con una potenza distruttiva 2000 volte superiore alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki viene testato in prossimità degli Urali prima di entrare in servizio nelle Forze strategiche russe. Armato di 10 testate a rientro indipendente e numerosi inganni, un solo missile balistico intercontinentale (ICBM) RS-28 Sarmat può eliminare la vita umana in un’area grande quanto il Texas, secondo uno scrittore statunitense. Il colosso da 100 tonnellate fa dello statunitense Minuteman uno “stuzzicadenti a razzo”. In via di sviluppo dal 2011, l’esistenza del Sarmat fu confermata quando la prima immagine venne declassificata nell’ottobre 2016. Il missile è già una parola che spaventa i media occidentali. Il Daily Mail ha suscitato panico tra i lettori con un articolo secondo cui il nuovo missile russo potrà distruggere l’Inghilterra e il Galles in un colpo. Il New York Post l’ha descritto come il “diavolo sotto mentite spoglie”. I media occidentali, per una volta, hanno ragione. Il Sarmat è il derivato dell’SS-18 Satan, nome in codice NATO del 50enne missile RS-36, attualmente il più potente missile esistente. Il Sarmat non solo ha caratteristiche furtive ma può volare su grandi distanze, oltre 11000 chilometri, sorvolando polo nord e polo sud, creando enorme incertezza nel nemico. Queste caratteristiche lo rendono un’arma da deterrenza strategica estremamente utile. Secondo il Viceministro della Difesa russo per gli Armamenti Jurij Borisov, il nuovo missile sarà operativo già nel 2018. Attualmente il missile viene testato per il “lancio” a freddo. È la prima fase dei test del missile, durante cui l’enorme Sarmat viene espulso dal silo mediante gas compresso, prima di accendere il motore a razzo a diversi metri dal suolo. Il lancio a freddo del missile permette che lo scarico del getto non danneggi il silo missilistico.

Non esiste una cosa come troppa potenza
L’attuale peso massimo, l’SS-18, sarà un progetto di oltre cinquant’anni, ma può infliggere un potentissimo colpo, dal potere distruttivo superiore a un migliaio di armi nucleari tipo Hiroshima, ponendo fine alla vita umana in un’area grande quanto Gran Bretagna o Stato di New York. In questo contesto, l’assai più potente Sarmat potrebbe sembrare eccessivo, ma non è così. L’arsenale di missili balistici intercontinentali della Russia attualmente non può essere intercettato dai sistemi antimissili balistici (ABM) degli USA, ma in futuro questi missili mortali potrebbero non essere imbattibili. Attualmente, la deterrenza strategica si basa sulla distruzione reciproca assicurata, o MAD, in cui entrambe le parti sanno che saranno distrutte in caso di scambio nucleare. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno dichiarato l’intenzione di annullare il MAD con il Prompt Global Strike (PGS), un piano del Pentagono per sviluppare un sistema d’attacco aereo intelligente convenzionale capace di colpire in tutto il mondo nel giro di un’ora, similmente agli ICBM nucleari. Il Sarmat sarà la risposta efficace al PGS così come alla difesa missilistica degli Stati Uniti in prossimità delle frontiere della Russia, come ad esempio nei Paesi baltici, Romania, Polonia e Corea del Sud.2Fatto: sconvolgi e terrorizza
Borisov ha rivelato che il Sarmat è un’arma di quinta generazione più avanzata degli ICBM della generazione precedente. La velocità del missile è di 6,7 km al secondo (circa 25000 km all’ora), permettendo così di colpire obiettivi negli Stati Uniti continentali in meno di 30 minuti. Mentre l’SS-18 può cavalcare il vento (formando una serie di curve a S per eludere le difese antimissile) solo in alcune fasi del volo, il nuovo missile manovra sempre, quindi è quasi impossibile per i sistemi di difesa missilistica abbatterlo. Lo sviluppo del Sarmat avviene in sincronia con il Proekt 4202, un velivolo ipersonico che si prevede di attivare tra il 2020 e il 2025. Ciò significa che invece di testate a gravità trasportate dagli ICBM, le testate multiple del Sarmat accelereranno sull’obiettivo a un velocità 7/12 volte superiore a quella del suono. Molto semplicemente, il Sarmat è la risposta della Russia alla minaccia dei sistemi di difesa missilistica progettati dagli Stati Uniti per minare l’equilibrio strategico globale.

Mantenere le polveri asciutte
Nella prima parte del secolo scorso, lo scrittore e storico Will Durant scrisse: “Una nazione deve amare la pace, ma mantenere le polveri asciutte“. La Russia non può seguire l’interventismo degli statunitensi, ma Mosca ha bisogno di forze armate moderne più che mai dalla fine della guerra fredda. Non può permettersi d’ignorare i progressi nella tecnologia ABM degli USA, e neanche i suoi missili meno recenti che cominciano ad invecchiare. Igor Sutjagin, esperto della potenza nucleare russa del Royal United Services Institute di Londra, dice: “L’SS-18 ha più di 30 anni. Ha superato l’operatività prevista, quindi anche se avesse rapporti più stretti con la NATO, la Russia vorrà aggiornare i missili. Ma (il Presidente Vladimir) Putin, naturalmente, è felice che ciò appaia come mossa aggressiva, volendo sottolinearne imprevedibilità ed importanza”. Come disse Stephen J. Cimbala ne ‘L’esercito russo nel XXI secolo“, durante la guerra fredda i capi statunitensi erano “quasi eroicamente incapaci” a capire il comportamento russo. In una intervista di quei giorni, Putin ricordava l’imprevedibilità del governo russo.

Indebolimento delle difese degli USA
L’insistenza russa su una potenza di megatoni è un retaggio della dottrina militare sovietica ed è corretta. In un rapporto dell’US Army War College dal titolo ‘L’impatto delle minacce missilistiche sull’affidabilità delle basi d’oltremare’, Joel Wuthnow scrive che i missili sono interessanti strumenti coercitivi per due ragioni: “In primo luogo, i missili possono influenzare le decisioni politiche degli USA minacciando o causando vittime in massa all’estero o in patria. L’idea è che le pressioni interne per evitare o minimizzare le perdite possano spingere un presidente degli Stati Uniti a ripensare l’impiego della forza. In secondo luogo, i missili possono essere sfruttati contro gli Stati che ospitano truppe o che pensano di concedere accesso agli Stati Uniti. Le nazioni ospiti possono essere costrette con le minacce o vere vittime e/o danni economici“. Per Mosca, l’arsenale di missili balistici è fondamentale visto l’incessante avventurismo degli USA presso la Russia e in altri teatri. Le armi nucleari possono essere utilizzate per disperdere le forze NATO prima che possano organizzare l’invasione, diciamo, dell’Ucraina. Ciò costerebbe caro all’interventismo militare degli Stati Uniti. Nel corso di un’udienza al sottocomitato sulle minacce emergenti del Comitato per le forze armate del Senato, tenutasi il 5 marzo 1999, l’ex-Capo di Stato Maggiore dell’US Air Force Ronald Fogleman disse, “Attacchi di saturazione con missili balistici contro forze sulle coste, porti, depositi e aree di raccolta potrebbero rendere estremamente costoso proiettare le forze statunitensi in un teatro, tanto meno effettuare operazioni per sconfiggere un aggressore ben armato. Semplicemente la minaccia di tali attacchi missilistici del nemico potrebbe scoraggiare i partner della coalizione degli Stati Uniti e dal rispondere all’aggressione“. Anche se gli Stati Uniti pompano miliardi nel progetto PGS, potrebbe rivelarsi l’ennesimo disastro in stile Star Wars, destinato a fallire contro una pioggia di missili balistici intercontinentali russi. Christopher J. Bowie scrive in ‘La minaccia d’interdizione e basi aeree di teatro’ che l’aggiornamento delle armi offensive schierate è più facile di quello delle armi difensive. Per esempio, le future forze missilistiche saranno caratterizzare da inganni o contromisure, e possono essere rivestite di materiali radar-ablativi. Queste sono appunto le caratteristiche che il Sarmat avrà. Il massiccio peso al lancio potrebbe consentire decine di testate d’inganno, ognuna delle quali i radar degli Stati Uniti dovranno affrontare mentre monitorano anche le testate reali in volo sui centri abitati degli Stati Uniti. Il risultato: il Sarmat violerà la difesa statunitense. Come spiega Bowie, indipendentemente dalla raffinatezza della difesa, un avversario armato con un numero “minimo” di missili potrà sopraffare le difese, una preoccupazione aggravata dalla crescente letalità delle singole testate. Anche se in futuro le difese attive non costituiranno un’inutile “Linea Maginot degli USA”, la minaccia “stresserà significativamente le difese aeree“. In questo contesto, l’ICBM Sarmat minaccia di creare una tale vulnerabilità negli, esistenti o concepibili, scudi antimissilisi che proteggano le città occidentali. La potenza apocalittica del Sarmat potrà ironicamente preservare la pace nei prossimi decenni, ed impedire la terza guerra mondiale.sarmat-7Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

Il maggiore propalatore di ‘notizie fasulle’ è la CIA

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 28/11/201612207019726_e1d302934f_oI media corporativi statunitensi, manovrati dall’ultima versione della vecchia operazione d’influenza dei media della CIA Mockingbird, ridicolmente accusano la Russia di generare “false notizie” per influenzare le elezioni presidenziali degli USA. In un articolo sul Washington Post collegato alla CIA, del 24 novembre 2016, il giornalista Craig Timberg affermava: “la sempre più sofisticata macchina della propaganda della Russia, tra cui migliaia di botnet, squadre di ‘troll’ e reti di siti web e account sui social-media, ripresa e amplificata dai siti di destra su Internet, ritrae Clinton come una criminale affetta da problemi di salute potenzialmente fatali che si preparava a cedere il comando della nazione a un’oscura cabala di finanzieri globali”. L’articolo del Post è degno della propaganda della CIA generata al culmine dell’operazione Mockingbird, durante la Guerra Fredda. Contrariamente a ciò che il Post riferiva sugli account di destra sui legami di Hillary Clinton con “un’oscura cabala di finanzieri globali”, la candidata democratica alla presidenza e suo marito, tramite il fondo oscuro noto come Fondazione Clinton, è strettamente legata a vari “oscuri finanzieri globali”, tra cui dirigenti di Goldman Sachs e JP Morgan Chase. La cabala dei Clinton era più a suo agio nelle riunioni segrete di gruppi come Bilderberg, Bohemian Club e Council on Foreign Relations, di quanto non lo fosse con i sindacati e gli studenti. Il Post chiaramente alimenta il suo scadente articolo sulle “notizie false” russe con i soliti noti detrattori della Russia e bocchini della CIA, tra cui The Daily Beast; l’ex-ambasciatore a Mosca Michael McFaul; Rand Corporation (per cui scriveva ponderose analisi un certo Giulietto Chiesa. NdT); Elliott School of International Affairs della George Washington University; Foreign Policy Research Institute di Philadelphia e un sito chiamato “PropOrNot.com”, o “Is It Propaganda o no?”, collegato non solo ai siti russofobi finanziati da George Soros, ma anche ad agenti della disinformazione della CIA come Snopes.com (il sito-faro del CICAP e dei “cacciatori di bufale” in Italia. NdT). L’articolo del Post non è altro che pubblicità per PropOrNot.com, che si autodefinisce “Servizio d’identificazione della Propaganda dal 2016”.
85b7934efd6b9eb8fc8047263031cb89L’operazione d’influenza dei media contro la Russia sembra una creazione del team di contro-informazione dell’Ufficio dei programmi d’informazione internazionali del dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La squadra, istituita dall’amministrazione di George W. Bush, è la risurrezione dell’US Information Agency (USIA) dalla Guerra Fredda; l’ufficio d’informazione creato per contrastare la disinformazione “sovietica”. La verità della questione è che molte delle notizie di TASS, Radio Mosca e Novosti, marchiate “disinformazione sovietica” dall’USIA, nei fatti erano rapporti genuini sulle operazioni segrete della CIA, tra cui omicidi politici, guerra biologica e contrabbando di armi e droga. Oggi, i megafoni multimediali della CIA e di Soros sostituiscono i media sovietici, nello scopo di discreditarli, con RT e Sputnik News. Nel 2013, Amazon firmò un contratto da 600000000 di dollari con la CIA per fornire servizi di cloud computing all’agenzia. Il proprietario di Amazon, Jeff Bezos, è anche il proprietario di The Washington Post. Considerando la lunga stretta relazione tra il giornale e la CIA, il Post è l’ultimo media che dovrebbe scrivere sulle notizie false. Nel 1981, il Post pubblicò una notizia falsa sul tossicodipendente di 7 anni “Jimmy”. Non solo la storia era falsa, ma il vicecaporedattore del Post, Bob Woodward, dell’infame Watergate, presentò la storiella di Jimmy al comitato del Premio Pulitzer. La giornalista del Post che scrisse il pezzo, Janet Cooke, ricevette il Pulitzer, per poi restituirlo dopo che la storia fu scopert a falsa. Cooke fu licenziata, ma Woodward, da tempo propalatore dell’intelligence degli Stati Uniti, la mantenne al posto. E questo su Washington Post e notizie false.
Nel suo pezzo sulle “notizie false”, il Post riporta una “lista nera” di presunti “siti di notizie false” creata dalla misteriosa PropOrNot.com. L’articolo sulla rivista Fortune di Mathew Ingram, del 25 novembre 2016, giustamente critica l’acriticità del Post verso PropOrNot.com. Ingram ha scritto: “l’account Twitter di PropOrNot, che twitta e ritwitta russofobia da varie fonti, esiste solo da agosto. E un articolo che annuncia il lancio del gruppo sul suo sito web è dello scorso mese”. E’ molto probabile che PropOrNot.com sia una creazione del socio del cloud computing del padrone del Washington Post, la CIA. PropOrNot.com si autodefinisce un gruppo di “cittadini americani che si occupa di varie questioni e dalle varie competenze, tra cui esperienza professionale in informatica, statistica, ordine pubblico ed affari per la sicurezza nazionale”. Vi sono più che sufficienti dipendenti della CIA che possiedono tale “esperienza professionale”. PropOrNot.com ha pubblicato un elenco che avrebbe fatto sentire il decaduto senatore Joseph McCarthy, il fornitore delle “liste rosse” di comunisti negli anni ’50, molto orgoglioso. PropOrNot.com elenca 200 siti che definisce “notori spacciatori di propaganda russa”. Nella lista vi sono StrategicCulture.org, Globalresearch.ca, Drudgereport.com, Counterpunch.com, Wikileaks.com, Wikileaks.org, Wikispooks.com, Zerohedge.com e Truthdig.com. RT.com e Sputniknews.com appaiono pure. Ma non ci sono sulla lista i media notoriamente dediti a diffondere falsità come New York Times, USA Today, NBC News, CBS News, The New Republic, CNN e Atlanta Journal-Constitution. Scandalosamente, la lista nera include UssLibertyVeterans.org, un sito web gestito dai sopravvissuti dell’attacco aeronavale israeliano, intenzionale e non provocato nel 1967, alla nave dell’intelligence degli Stati Uniti “USS Liberty”, nel Mediterraneo orientale. L’attacco uccise 34 marinai e personale dell’intelligence statunitensi, alla cui memoria il sito web, in parte, è dedicato. L’inclusione del sito dei veterani “suggerisce fortemente il coinvolgimento dei vari agenti filo-israeliani e neo-con che prosperano nei numerosi think tank non-profit di Washington DC e che possono essere associati a PropOrNot.com”.
cia-washington-post-amazon L’inclusione di alcuni “siti di odio” suprematisti nella lista PropOrNot.com ricorda la tattica dell’ingannevole “Southern Poverty Law Center” (SPLC) di Montgomery, Alabama. Il centro che non è né del “sud”, né dedito ai poveri, avendo 175 milioni di dollari in banca e due edifici a Montgomery, definiti dai critici “Palazzi sulla povertà”. Il Washington Post cita spesso i funzionari del SPLC quando attaccano il neopresidente Donald Trump e i suoi consiglieri. PropOrNot.com utilizza una metodologia molto soggettiva per la sua lista nera: “non importa se i siti elencati di seguito sono stati consapevolmente diretti e pagati da agenti dei servizi segreti russi, o se addirittura sapevano di riecheggiare la propaganda russa in ogni aspetto: se soddisfano tali criteri, sono per lo meno degli ‘utili idioti’ in buona fede dei servizi segreti russi, e sono degni di ulteriore esame”. E per chi PropOrNot.com propone l’immissione sulla sua lista nera e loro “ulteriore esame”? Forse vuole che CIA, National Security Agency, Federal Bureau of Investigation o US Cyber Command li molestino violando il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Altri presunti siti di “propaganda” russa della lista nera sono Infowars.com, Intrepidreport.com, Intellihub.com, Informationclearinghouse.info, Corbettreport.com, Moonofalabama.org, Floridasunpost.com, Opednews.com, Oilgeopolitics.com, Gatesofvienna.net, Blackagendareport.com, Mintpressnews.com, AHTribune.com, Thefreethoughtproject.com, Consortiumnews.com, Washingtonsblog.com, Asia-pacificresearch.com, Filmsforaction.com (che sostiene i diritti dei nativi americani), Thirdworldtraveler.com ed Activistpost.com. Molti siti hanno qualcosa in comune: hanno sostenuto Trump presidente. Il Washington Post sosteneva appieno Hillary Clinton, il che rende la lista nera, in parte, niente di più che l’uva acerba del Post e dei suoi “esperti” anonimi di PropOrNot.com. PropOrNot.com ha anche inserito nella lista alcuni noti siti di disinformazione, come superstation95.com, che pretende di essere una stazione radio di New York; baltimoregazette.com e veteranstoday.com. Questo con l’effetto d’infangare i siti legittimi associandoli a cazzari e cyber-truffatori. Due membri dell’amministrazione Reagan, il direttore dell’Ufficio Gestione e Bilancio David Stockman (Davidstockmanscontracorner.com) e l’assistente per la politica economica del segretario al Tesoro Paul Craig Roberts (Paulcraigroberts.org) ritrovano i loro siti sulla lista nera, oltre all’ex-candidato presidenziale repubblicano Ron Paul (Ronpaulinstitute.org).
La lista nera evidenziata dal Washington Post sembra essere più l’elenco della censura creata dalla mancata amministrazione di Hillary Clinton. Che il Post si accanisca a censurare altri media semplicemente ignorandone il contenuto, è vergognoso oltre ogni immaginazione. Se un qualsiasi media debba chiudere per via delle azioni contrarie al pubblico interesse, è il Washington Post per aver grossolanamente distorto le notizie e ingannato il pubblico dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi. Se si cercano “notizie false” si vada dal complesso d’intelligence-aziendale. Dalle notizie ufficialiste sulle fasulle armi di distruzione di massa irachene all’assunzione dal Pentagono della società di pubbliche relazioni inglese Bell Pottinger, per creare notizie false sugli attacchi terroristici in Iraq, all’uso del gruppo dei “caschi bianchi” per pompare storie fasulle sul governo siriano, i grandi media rigurgitano “notizie false” alimentate dall’onnipresente infrastruttura da guerra psicologica dell’intelligence degli Stati Uniti.

Jeff Bezos, padrone di Amazon e Washington Post

Jeff Bezos, padrone di Amazon e Washington Post: Per 600 milioni di dollari, Amazon va a letto con la CIA

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA e Regno Unito insabbiano i legami con i terroristi

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 14 /11/2016obama-worlds-most-dangerousterrorist2Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha appena dato ordine al Pentagono di assassinare i capi della rete terroristica al-Nusra in Siria. I media degli USA riferivano che la nuova urgenza nasce dal timore dell’intelligence degli Stati Uniti che i gruppi affiliati ad al-Qaida preparino attacchi terroristici contro obiettivi occidentali dalle roccaforti in Siria. La pretesa degli Stati Uniti è di eliminarli con attacchi di droni e “risorse d’intelligence”, cioè presumibilmente forze speciali già attive nel nord della Siria al fianco dei turchi. La scorsa settimana, un annuncio simile fu fatto dalla stampa inglese, riferendo che truppe d’elite SAS avevano l’ordine di uccidere 200 volontari jihadisti inglesi sospettati di essere attivi in Siria (e Iraq). Anche in questo caso, la stessa logica fu invocata come nel caso statunitense. Il programma di assassinio deve impedire attacchi terroristici contro gli Stati occidentali. Un funzionario della Difesa inglese avrebbe detto che la missione potrebbe essere la più importante mai intrapresa dalle SAS in 75 anni. “La caccia è aperta”, ha detto il funzionario, “prenderemo alcuni cattivoni”. Significativamente, anche le operazioni di assassinio delle SAS in Siria sarebbero attuate nell’ambito di uno “sforzo multinazionale”, suggerendo che l’iniziativa del Pentagono indicata questo fine settimana, sia coordinata con gli inglesi. Tuttavia, c’è qualcosa di decisamente strano in tale improvvisa determinazione di statunitensi e inglesi ad eliminare i terroristi in Siria. Dallo scoppio della guerra in Siria nel 2011, la NATO ha mostrato scarso rispetto per le indicazioni ufficiali di lotta al terrorismo collegato ad al-Qaida, Stato islamico (SI, SIIL o Daash) e Jabhat al-Nusra (noto anche come Jabhat Fatah al-Sham). Una spiegazione semplice di tale presunta anomalia è che Stati Uniti e NATO in realtà collaborino segretamente con tali reti terroristiche per il cambio di regime contro il governo di Assad, solido alleato di Russia e Iran. Ciò che Washington chiama “ribelli moderati”, che sostiene, sono in realtà le vie per armare e finanziare noti gruppi terroristici. In tale contesto, i gruppi terroristici sono stati attivati dagli occidentali nella guerra per il cambio di regime. Pertanto, non vi è alcuna intenzione di liquidarli, finora. Ma ore se ne discute.
Il fallimento del cessate il fuoco ad Aleppo dimostra il collegamento tra terrorismo ed occidentali. Il mancato rispetto da parte di Washington dell’impegno a separare i cosiddetti moderati dagli estremisti è la prova evidente che la presunta dicotomia è una bufala. Il fatto evidente è che gli Stati Uniti sostengono i “ribelli” completamente integrati nei gruppi terroristici. Cioè, Stati Uniti ed alleati sponsorizzano il terrorismo in Siria. Ciò ha portato alla ragionevole accusa del governo russo che gli Stati Uniti sostengono al-Nusra nonostante sia un’organizzazione terroristica bandita internazionalmente e al centro della cosiddetta “guerra al terrore” degli USA. L’accusa è stata confermata dai capi di al-Nusra che dicono di aver ricevute segretamente armi dagli statunitensi, suffragata anche dai recenti ritrovamenti di armi statunitensi nei covi terroristici smantellati dall’Esercito Arabo Siriano. Quindi, la domanda è: perché tale urgenza del Pentagono nel spazzare via la leadership di al-Nusra in Siria? In primo luogo, notiamo che la precisione implicita delle “liste di terroristi da uccidere” su cui statunitensi e inglesi lavorano, ad un tratto appare incongrua, dato che la NATO finora non ha fornito alla Russia le coordinate delle basi degli estremisti in Siria. Il Ministero della Difesa russo rivelava la settimana prima che gli statunitensi non fornirono una sola nota sulla localizzazione dei gruppi terroristici in Siria. Gli Stati Uniti erano obbligati a condividere le informazioni sulle posizioni degli estremisti nell’ambito del cessate il fuoco deliberato a settembre dal segretario di Stato John Kerry e dal Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Quindi vi fu un apparente curioso cambiamento; da non poter fornire alcuna intelligence sui gruppi terroristici, ora si dice in un contesto diverso che Stati Uniti ed inglesi agiscono rapidamente con attacchi preventivi per decapitare al-Nusra e SIIL. Dal punto di vista inglese, i rapporti indicano che l’elenco di centinaia di jihadisti inglesi da eliminare fu elaborato dai servizi segreti MI5, MI6 e GCHQ. Perché tali informazioni non furono condivise con la Russia, secondo gli accordi Kerry-Lavrov? Il tempismo è anche un altro fattore significativo. L’annuncio di Obama al Pentagono di assassinare i capi di al-Nusra avviene dopo la vittoria elettorale scioccante di Donald Trump, un risultato che ha completamente abbagliato Casa Bianca e Washington, che pensavano che la democratica Hillary Clinton fosse una scommessa sicura. Il brusco salto degli Stati Uniti per neutralizzare i quadri di al-Nusra è dovuto anche dalla squadra della Marina russa che si disloca nel Mediterraneo al largo della Siria. La squadra è guidata dalla portaerei Admiral Kuznetsov e dai cacciatorpediniere armati di missili da crociera Kalibr. La formazione navale viene descritta come il maggiore dispiegamento russo dalla fine della guerra fredda, 25 anni fa, contribuendo a migliorare notevolmente la presenza aerea della Russia, che già nell’ultimo anno ha mutato il corso della guerra siriana, verso la netta sconfitta dei terroristi filo-occidentali. Ora che quasi tre settimane d’interruzione unilaterale della Russia degli attacchi aerei sui terroristi in Siria sono passate inutilmente, in attesa della resa dei terroristi, si prevede che la forza aerea russa e le forze siriane preparino l’offensiva finale per vincere la guerra per procura degli occidentali.
Il neopresidente Trump ha dichiarato in più occasioni l’approvazione dell’operazione antiterrorismo russo e siriano, a differenza dell’amministrazione Obama che ha cercato di ostacolarla accusando Mosca e Damasco di “crimini di guerra” contro i civili. La Russia ha respinto tali affermazioni come false, indicando l’iniziativa dei corridoi umanitari ad Aleppo come prova di voler minimizzare le vittime civili. Sono i terroristi sostenuti dagli Stati Uniti che sabotano gli sforzi umanitari. In ogni caso, l’arrivo di Trump alla Casa Bianca darebbe alla Russia via libera nel concludere la guerra siriana. E com’è noto, il rafforzamento delle forze russe sembra preparare l’ultimo scatto. Qui forse si evince il vero senso del piano per uccidere i terroristi del Pentagono e degli inglesi. Se si accetta la premessa plausibile e provata che la NATO ha segretamente finanziato, armato e diretto i suoi sicari terroristici, allora è probabile vi siano molte prove presso i terroristi su tali crimini di Stato. Mentre le forze russe e siriane sradicano i resti del terrorismo, è prevedibile che molte informazioni altamente cruciali siano scoperte imputando seriamente Washington, Londra, Parigi e altri della guerra sporca alla Siria, tra cui vi saranno centinaia di terroristi di al-Nusra e altri agenti disposti a testimoniare contro i mandanti. Un enorme vaso di Pandora attende di essere aperto. Per impedire che emergano tali prove devastanti sulla colpevolezza occidentale nella guerra criminale segreta alla Siria, il Pentagono e i partner inglesi spediscono le loro truppe d’élite a fare “pulizia in casa”, comportando l’eliminazione dei jihadisti che sanno troppo. Non stupisce che il funzionario inglese parlasse della possibilmente più importante missione delle SAS in 75 anni. Ne va del collo di Washington e Londra.obama-supports-terrorismLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Caccia alle streghe on-line: delirio neomaccartista, Internet e CIA

Zerohedge 25 novembre 2016

Jeff Bezos, proprietario di Amazon e del Washington Post, nonchè contraente della CIA per 600milioni di dollari...

Jeff Bezos, proprietario di Amazon e del Washington Post, nonchè contraente della CIA per 600milioni di dollari…

La disperazione dei media ufficialisti alle prese con le cinque fasi del dolore, continua a prosperare quanto meno alla base del quarto potere, mentre il Washington Post spaccia la sua storia su “notizie false, colpa dei russi”, quale causa della miserabile fine della candidata prediletta. Citando “due gruppi di ricercatori indipendenti” (sicuramente dal notevole contenzioso per querela per diffamazione) che avrebbero trovato “sempre più sofisticata propaganda della Russia… riecheggiata ed amplificata dai siti di destra su internet, avendo ritratto Clinton come una criminale“, il sito di proprietà di Jeff Bezos indica i siti web Drudge, Zerohedge, The Ron Paul Istitute ed innumerevoli altri siti tra gli “utili idioti” su cui i veri patrioti americani dovrebbero essere cauti. “Il modo in cui tale apparato di propaganda ha supportato Trump ammonta a un’enorme acquisto di media”, secondo un direttore esecutivo della PropOrNot, parlando sotto anonimato con il Post. “E’ stato come se la Russia avviasse un super comitato per la campagna elettorale di Trump“. Dopo le elezioni, notizie false e loro diffusione sui social media sono finite sotto i riflettori, e per i nostri ultimi pensieri su ciò si consulti il nostro “grazie” della notte scorsa. Il presidente Obama ha denunciato l’attenzione raccolta dalle informazioni false, la settimana scorsa, dicendo: “Se non siamo seri sui fatti, su ciò che è vero e ciò che non lo è… se non possiamo discriminare tra argomenti seri e propaganda, avremo problemi”.
25-campana-putinE come The Hill riferisce, una sofisticata propaganda russa ha contribuito ad alimentare la diffusione di notizie false durante il ciclo elettorale. Secondo il Washington Post, “Due gruppi di ricercatori indipendenti hanno scoperto che la Russia ha impiegato migliaia di botnet, “troll”, siti web e account sui social media per diffondere falsi contenuti sul discorso politico on-line e amplificare i messaggi dei siti di destra. Vogliono erodere essenzialmente la fiducia nel o gli interessi del governo degli USA”, ha detto Clint Watts, un ricercatore del Foreign Policy Research Institute, co-autore di un rapporto sulla propaganda russa. “Questa era la loro modalità standard durante la guerra fredda. Il problema è che era difficile prima dei social media”. Il Washington Post afferma, senza ironia, che ora ci sono studi scientifici che dimostrano come i russi hanno influenzato l’elezione del 2016… L’alluvione di “notizie false” in questa stagione elettorale ha avuto il supporto della sofisticata propaganda russa che ha creato e diffuso online articoli fuorvianti con l’obiettivo di punire la democratica Hillary Clinton, aiutando il repubblicano Donald Trump e minando la fede nella democrazia statunitense, dicono i ricercatori indipendenti che monitoravano l’operazione. La sempre più sofisticata macchina della propaganda della Russia, tra cui migliaia di botnet, squadre di “troll” e reti di siti web e account sui social-media, riecheggiati ed amplificati dai siti di destra su Internet, ritraeva Clinton come una criminale dai potenzialmente fatali problemi di salute che si preparava a consegnare la nazione a una cricca di oscuri finanzieri globali. Lo sforzo ha anche cercato di aumentare le tensioni internazionali e promuovere la paura di imminenti ostilità con la Russia nucleare. Due gruppi di ricercatori indipendenti hanno scoperto che i russi sfruttavano piattaforme tecnologiche di fabbricazione statunitense per attaccare la democrazia degli Stati Uniti in un momento particolarmente vulnerabile, mentre un neo-candidato sfruttava le ampie lamentele contro la Casa Bianca. La sofisticazione delle tattiche russe complicherebbe gli sforzi di Facebook e Google nel reprimere le “notizie false”, come avevano promesso di fare dopo le ampie lamentele sul problema. La relazione PropOrNot, data al Post, identifica più di 200 siti che abitualmente sostenevano la propaganda russa presso almeno 15 milioni di statunitensi, scoprendo che le storie false diffuse su facebook sono state viste più di 213 milioni di volte. Si può essere sorpresi da alcuni siti nella lista (sembra anche satirici, siti su false notizie, oltre che propagandistici)…
20161125_prop2Quindi, in altre parole, chiunque non sia un drone liberale è solo un’agente russo? McCarthy sarebbe orgoglioso. Come gli “scienziati” spiegano, riferire fatti equivale ad essere un “utile idiota”. “Va notato che i nostri criteri sono comportamentali. Ciò significa che le caratteristiche con cui identifichiamo i siti di propaganda sono le motivazioni agnostiche. Per tale definizione, non importa se i siti elencati siano consapevolmente diretti e pagati da agenti dei servizi segreti russi, o se addirittura sapevano di riecheggiare la propaganda russa: se soddisfano tali criteri, minimo agivano da “utili idioti” dei servizi segreti russi in buona fede, e vanno ulteriormente esaminati”. Ciò ricorda l’impressione data dall’artista @SarcasmRobot sulla disperazione dei dirigenti e dei loro animaletti mediatici.

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Sulla definizione di “utili idioti”, Jim Quinn ha scoperto il seguente video di un ex-membro del KGB Jurij Bezmenov, che disertò nel Canuckistan nel 1970. In esso si descrive come i marxisti-leninisti programmarono la conquista dell’occidente dall’interno, senza sparare un colpo. Quanto pensate che il piano funzioni? Al minuto 7:20 G. Edward Griffin chiede a Jurij “Cosa facciamo?” (Per contrastare il cambio di amministrazione) rimanendo sorpresi dalla risposta:

Al momento dell’elezione e anche prima, molti sostenevano l’idea che Trump dovesse concentrarsi su come aggressivamente istruire le persone sui mali che ci circondano… sembra sia l’unico modo per raddrizzare la schiena contro la tirannia del quarto potere. Infine (e senza che ciò sia ilare), ecco come gli scienziati hanno descritto ZeroHedge. “ZH è una cinghia di trasmissione importante della diffusione delle storie dei propagandisti/guerrieri dell’informazione russi presso i consumatori di notizie occidentali. Succede spesso. È un esempio particolarmente eclatante ma la cinghia di trasmissione gira tutti i giorni. ZH è parte della guerra delle informazioni di Putin quanto RT. Se si osserva da vicino, è chiaro come il naso sulla vostra faccia”. Abbastanza chiaro, anzi. Questa farsa va letta (esortiamo lettori a leggerla per vedere cosa sia la disinformazione) come “analisi” da parte di un sito web che, si ricordi, è esso stesso anonimo, per poi concludere: “Zerohedge si qualifica come propaganda “grigia”, ingannando sistematicamente il pubblico a vantaggio di politici stranieri. Gli articoli di Zerohedge sono spesso ripubblicati da altri siti, ma appaiono su Zerohedge per primo; gli autori del sito modulano le storie, non solo vi reagiscono. L’analisi dei modelli di traffico web e dei link lo sostiene: Zerohedge ha un posto di rilievo nella rete di siti di notizie e propaganda pro-Russia. Noi di PropOrNot lo valutiamo: Cinque Ombre”.
Intenzionalmente o meno, queste sono sciocchezze da querela, e possiamo dire tranquillamente che non vi è propaganda “architettata” dai russi in questo sito, a meno che criticare il governo degli Stati Uniti vi equivalga, che già attraggono l’attenzione di gente come Glenn Greenwald e molti altri.
Mentre questo ultimo giro sulla cosiddetta “narrativa” sarà certamente controproducente, e accelererà la fine dei tentativi dei media tradizionali di mantenere credibilità e controllo delle menti degli statunitensi, dolorosamente perduto con le bugie nella campagna presidenziale, per non parlare dell'”occhio di bue” e delle entrate pubblicitarie, rimaniamo affascinati dalle accuse implacabili della cosiddetta “sinistra liberale” su Trump che scatenerà l’assalto della censura alla “stampa libera”, quando essa fa di tutto per sopprimere le voci dissidenti. Infine, possiamo concludere che è un bene che tale “potere” declini ogni giorno che passa.2elcsacIl Washington Post, il suo nuovo proprietario e la CIA
The Sleuth Journal, 25 dicembre 2013

jeff-bezos-cia-washington-postNorman Solomon, scrivendo su Counterpunch, l’ha chiarito: la realizzazione di Cloud online che verrà gestito dalla CIA, per la CIA, è stata assegnata, con un contratto da 600 milioni di dollari, all’Amazon Web Services. Jeff Bezos è il fondatore e CEO di Amazon che ora possiede il Washington Post. 600 milioni di dollari creano un grave conflitto di interessi, quando si tratta d’informare sulla CIA. Naturalmente, il Washington Post e altri media importanti sono già compromessi sulle questioni di sicurezza nazionale e comunità d’intelligence. Gli articoli vengono controllati da CIA, NSA e altre agenzie, prima di essere pubblicati. Ma questa è una ciliegina sulla torta. Una ciliegiona da 600 milioni di dollari. I giornalisti del Post saranno extra-cauti sulla CIA. Idem l’editore. Stampa indipendente? Da ridere. Il WaPo è noto da tempo come megafono che riprende ciò che la CIA propone. Così il nuovo proprietario ed i suoi legami con la CIA saranno solo “affari”. Secondo un articolo del 2012 del Seattle Times, chi conosce Bezos lo descrive libertario. La definizione del termine sarà mutata. Prendere 600 milioni di dollari per progettare i servizi on-line della CIA, un’agenzia clandestina il cui bilancio federale è un segreto, ed è nota per rovesciare i governi all’estero… Questo è un esempio di filosofia libertaria? Forse dovremmo tornare a leggere la Repubblica di Platone e Il Capitale di Marx. Potrebbero rivelarsi capolavori libertari.

Noi t'inganniamo, Tu ci credi

Noi t’inganniamo, Tu ci credi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora