Il discorso di Trump era tutto sul dollaro

Tom Luongo, 20 settembre 2017C’era poco di accettabile nel discorso all’ONU di Donald Trump. Una tiritera di mezze verità, omissioni e menzogne spuntando tutte le caselle pro-USA, piazzando un teatrino e facendo sapere a tutti che il nuovo sceriffo segue le stesse regole di sempre.
Ho parlato con un amico del discorso all’ONU di Donald Trump e mi ha ricordato che la politica internazionale segue i principi della mutua aggressione nella necessità di garantirsi le risorse. Sembra triste ricordarlo a tutti, ma è anche importante data l’intensità del rumore politico di ogni giorno. Il discorso di Trump annunciava a Russia, Cina e Iran che gli Stati Uniti non saranno gentili in questa buonanotte. Che la nostra leadership userà tutto ciò che ha disposizione per mantenere posizione e leva sulla corsa globale ai minerali, metalli ed idrocarburi che alimenteranno l’economia mondiale nei prossimi cento anni. Questo è ciò che che fa ribollire il vociante Trump. Non meno di Obama o Bush il minore. Il Presidente Vladimir Putin lo sa. I presidenti cambiano ma la politica no, come dice. Perché, quando si è spinti, nessuno al potere crede per un secondo che il commercio sia questione di accordi mutualmente vantaggiosi. Quando si è spinti, si prendono i giacimenti di petrolio/minerari e lo s’impedisce agli altri. Inserire i baffi di Sam Elliott e il frappè al contenuto del tuo cuore. Questa è la mentalità di chi frequenta i corridoi del potere. Tutte le chiacchiere su minacce esistenziali e difesa degli alleati sono semplicemente il codice delle tipica visione coloniale occidentale su gestione e negazione delle risorse. Il resto è fuffa.
Gli Stati Uniti sono giustamente minacciati dal potere crescente dell’alleanza russo-cino-iraniana che si volge rapidamente ad integrare l’economia eurasiatica, Corea democratica compresa, facendo dei nemici politici attuali degli alleati economici. Putin ha già preso la Turchia. La Corea del Sud è all’ordine del giorno con l’iniziativa Fascia e Via? Si corre per impedire a Corea democratica e Iran la reciproca esternalizzazione dei programmi nucleari prima che il cambio di regime da parte degli Stati Uniti sia fuori questione. Non permetteremo una Corea democratica nucleare. L’abbiamo detto per quindici anni. E non ci s’inganni, Trump ha detto a piena bocca che si tratta di cambiare regime. Finché sei un regime approvato dagli Stati Uniti, non si è soggetti alla nostra ira. Com’è diverso da qualsiasi presidente statunitense degli ultimi venti anni? In cosa? Trump più enfant terrible dei presidenti passati? Quindi aggravando le minacce più di prima?

Il tallone d’Achille del dollaro
No. È solo il turno di Trump di attuare l’ultimo round della ‘diplomazia del dollaro’ col mirino del Pentagono. Guardate, non ‘è una coincidenza che il giorno prima che la Federal Reserve annunciasse l’abbandono del suo decennale esperimento coi QE, Trump andasse all’ONU per annunciare che “siamo tutti neocon”. Niente. Zero. Vi dissi il mese scorso che fece un accordo con loro per 1) rimanere al potere e 2) far passare parte della sua agenda a un congresso ostile. Questo è il culmine dell’accordo. Gli Stati Uniti hanno appena dichiarato la guerra finanziaria e militare a tutti coloro che cercheranno di sfidarne o ignorarne il dominio. Dopo nove mesi di pessimismo sui mercati, il dollaro sarà ai minimi nelle prossime settimane e avrà una svolta. La FED si riprende ciò che ha dato al mondo. Ci sono trilioni di nuovi dollari negli emergenti mercati del debito che aspettano di essere schiacciati da tassi d’interesse più alti, ristretta liquidità del dollaro e panico nella politica europea. Questa è la politica, gente. Questo era da sempre il piano. La Russia annunciava poco prima del discorso di Trump che i suoi porti non accetteranno più il dollaro per le transazioni commerciali. Putin ha appena escluso il maggiore esportatore di petrolio e gas dal dollaro. Questa è guerra. Concordo con Martin Armstrong, il volume degli scambi mondiali non si confronta con il volume dei capitali finanziari sui mercati valutari e obbligazionari.

La piramide degli strumenti finanziari di Exter
Penso anche che abbiamo raggiunto il picco di quel rapporto. Russia e Cina mollano il dollaro ma non importa finché non ci sarà il crollo del valore del debito che gonfia i prezzi di ogni bene. In breve, la Piramide di Exter prima o poi crollerà. Ciò significa che il debito denominato in dollari esploderà e/o sarà messo da parte, e il dollaro non sarà la valuta commerciale dominante in futuro, come lo è oggi. Tale quota di mercato non sarà mai più recuperata. Ma ciò non accadrà domani o l’anno prossimo, è accaduto ieri, segnando l’inizio della nuova politica. Trump s’è inginocchiato, baciando anelli e imbellettando il più grosso alligatore della palude. E il mondo ora ha l’ordine di marcia.

L’obiettivo del dollaro
Il deflagrare della nuova guerra finanziaria del dollaro sarà l’ultima che la FED potrà fare. Si pensi alla crisi asiatica del 1997 o al crollo di Lehman Brothers nel 2008. Fu la stessa cosa, sottraendo liquidità al dollaro per distruggere le economie di mercato emergenti, ubriache di debiti a basso interesse. Ma il problema questa volta è che abbiamo zero-bound da un decennio. Abbiamo consumato la nostra borghesia e mandato in bancarotta i nostri sistemi pensionistici. Alcuna riforma fiscale può cambiare ciò. E siamo seri, non c’è voglia a Washington di ridurre di un dollaro la spesa. Il sistema bancario è infinitamente più fragile di quanto lo fosse nel 2008, nonostante le proteste della banca centrale. Quindi, la coppia Trump-Yellen inizierà la prossima grande ondata di dollari USA. L’euro sarà schiantato insieme all’oro. Sì, la curva dei rendimenti si appiattirà leggermente, ma che importa. Si avranno tassi più alti propagando onde d’urto nel mondo che non avranno niente a che fare con le bombe della Corea democratica, i terremoti in Messico o le ciabattate diplomatiche all’ONU. Sarà come sempre, il denaro e la capacità valutarie del Paese che controlla quelle degli altri mantenendo una presa di ferro sui prezzi di petrolio e gas. Questo è ciò che Trump diceva nel suo discorso. Russia e Cina hanno ascoltato, ma hanno già sentito tale discorso. Non ci si aspetti che nulla cambi, tutto farà veramente paura d’ora in poi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Petroyuan: nuovo sistema monetario multipolare e difesa anti-sanzioni

AVN, 17 settembre 2017Le sanzioni economiche imposte dal governo degli Stati Uniti hanno spinto il Venezuela a implementare un nuovo sistema di pagamento internazionale, con l’idea di aprirsi al mercato multipolare e limitare il blocco economico dal Nord America. Il 7 settembre il Presidente della Repubblica Nicolás Maduro annunciava il nuovo piano “per liberarci dal dollaro”, utilizzando “valute di conversione libera, come yuan, euro, yen, rupia e valute internazionali, abbandonando il laccio del dollaro valuta oppressiva”, come affermava al Parlamento Federale, presentando il suo Piano Economico per la Pace all’Assemblea Nazionale Costituente (ANC). La prima azione s’è riflessa sul prezzo del greggio venezuelano, che per la prima volta veniva prezzato in yuan dal Ministero del Petrolio, pari a 306,26 yuan per barile, cioè 46,75 dollari. Inoltre, alcuni giorni prima il Vicepresidente della Repubblica Tariq al-Aysami informava che il Venezuela firmerà “il primo accordo commerciale in yuan per la vendita di petrolio alla Cina“. Venivano inoltre effettuate rettifiche per l’avvio delle operazioni con un paniere di valute del sistema di cambio dalla variazione complementare svincolata del mercato (Dicom), schema del Governo Nazionale che consente le operazioni di cambio valutario a società e persone fisiche ad un prezzo deciso dal mercato, fulcro del controllo dei cambi.

Russia e Cina: i pionieri
Con queste azioni, il Venezuela entra nel progetto già avanzato da Russia e Cina. L’economista messicano Ariel Noyola Rodríguez osservava in un articolo pubblicato da Actualidad RT nel maggio 2016, che “Mosca e Pechino commerciano petrolio con un canale di transizione volto verso il sistema monetario multipolare, cioè non basato solo sul dollaro ma su diverse valute e soprattutto che riflette i rapporti di forza dell’attuale ordine mondiale“. Un’azione decisa appunto dalle sanzioni economiche imposte nel 2015 da Washington e Bruxelles che, secondo l’analista, “incoraggiano i russi ad eliminare dollaro ed euro dalle transazioni commerciali e finanziarie, o altrimenti sarebbero stati esposti al sabotaggio nelle operazioni di vendita coi principali partner“. Quindi, da metà 2015, “gli idrocarburi che la Cina acquista dalla Russia vengono pagati in yuan e non in dollari“, permettendo di neutralizzare il blocco imposto a Mosca dalla crisi in Ucraina. “Vengono poste le fondamenta di un nuovo ordine finanziario basato sul petroyuan: la moneta cinese si prepara a diventare il fulcro del commercio Asia-Pacifico con le maggiori potenze petrolifere“, sottolinea Noyola Rodríguez nel testo: Il ‘petroyuan’ è la grande scommessa di Russia e Cina. L’analista prevede che in futuro l’OPEC adotterà questo modello di marketing petrolifero, una volta che Pechino lo richiederà e sottolinea che altre nazioni seguono questa premessa perché, “hanno capito che per costruire un sistema monetario equilibrato, la de-dollarizzazione dell’economia mondiale è una priorità“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Un accordo ha appena cambiato il quadro energetico globale

La Rosneft fa acquisizioni in India e la Cina entra in Rosneft con un’interessante partnership a tre vie
Dave Forest, Russia Insider 19/9/2017

Uno dei più grandi eventi sull’energia quest’anno è la Rosneft che acquista l’Essar Oil indiana, dando alla società russa l’aggancio a uno dei più grandi mercati petroliferi e gasiferi emergenti del mondo. E questa settimana la storia è diventata più complessa. Con Rosneft che stipula un altro grande accordo, interessando un altro peso massimo nell’energia, la Cina. Rosneft ha annunciato la vendita di una quota significativa del proprio patrimonio a investitori cinesi. In questo caso, la piccola società di esplorazione e produzione CEFC China Energy. Anche se pochi investitori la conoscono, la CEFC porta un importante capitale nell’accordo, accettando di versare 9 miliardi di dollari per acquisire il 14,16% della Rosneft. L’accordo è storico essendo il primo grande acquisto della Cina nell’industria energetica russa (anche se le imprese cinesi finanziano progetti di esportazione di LNG nell’Artico russo), dimostrando la forza dei legami sempre più stretti tra Russia e Cina nell’ambito energetico. Rosneft e CEFC sono al centro di questi rapporti crescenti. Con le due società che hanno firmato un accordo nel settembre scorso, per l’approvvigionamento a lungo termine di greggio russo per la Cina. L’acquisto delle azioni di questa settimana consolida ulteriormente i rapporti commerciali, e dimostra che la Cina vede la Russia come alleato cruciale nel gioco sull’energia. Ma vi sono implicazioni che vanno oltre. Con la Cina ora ha un accesso ai mercati dell’India, attraverso le aziende da Rosneft recentemente acquisite nel Paese. Questo è uno sviluppo cruciale nel quadro energetico mondiale. Dato che le aziende cinesi non hanno direttamente accesso all’India, nonostante la nazione sia uno dei più importanti soggetti emergenti sul piano energetico. La proprietà della Rosneft potrebbe cambiare ciò e potrebbe aprire opportunità in altre parti del mondo, dato che Rosneft attualmente opera dall’Egitto al Brasile al Venezuela.
Una nota intrigante della storia: CEFC acquista la quota di Rosneft da Glencore e dal fondo sovrano del Qatar, che l’avrebbe acquistato solo nove mesi prima per 12 miliardi di dollari. Ciò significa che questi titolari si accollano una perdita del 25% nella vendita, a meno di un anno dall’acquisto. Ma nel frattempo, Glencore ha stipulato un accordo lucroso scambiando il greggio russo della Rosneft, probabilmente per compensare le perdite con la Rosneft e qualcos’altro. Tutto ciò mostra la complessità di questa rapida evoluzione del mondo dell’energia. Osservando altri accordi energetici di Cina e Russia e l’influenza emergente di queste due superpotenze energetiche in altri mercati chiave, come l’India.

L’accordo Rosneft-Cina risponde a molte domande
Tom Luongo Seeking Alpha 13.09.2017Glencore e l’Autorità per gli investimenti del Qatar vendono la quota della Rosneft, azienda petrolifera russa, a una piccola società cinese, CEFC China Energy Co., per 9 miliardi di dollari. Questo accordo pone molte domande ma risponde anche ad altre. La joint venture tra QIA e Glencore si dividerà la maggior parte della quota di Rosneft con Glencore che mantiene lo 0,5% e QIA il 4,7%. CEFC ottiene il rimanente 14,6% dal gigante petrolifero russo. Inoltre, Glencore conserva l’accordo per 220000 barili al giorno dalla Rosneft. I termini dell’operazione sono stati erroneamente segnalati da Zerohedge con QIA e Glencore che acquistano il 25% della quota con l’accordo stipulato a dicembre. Ma l’accordo da 12 miliardi di dollari è ancora in vigore, con la CEFC che acquista il 75% della quota per 9 miliardi di dollari.

Domande sul Qatar
Quindi, la domanda è perché il QIA vende la quota della Rosneft ora? Il collaboratore della Fellow SA Craig Pirro lo studia da ciò che esce dalla Russia, ritenendolo solo una mossa di Putin. Non sono del tutto in disaccordo, ma Pirro non considera i massicci cambiamenti geopolitici negli ultimi dieci mesi dall’accordo originale. In primo luogo, tali accordi sono sempre motivati dal punto di vista geopolitico. Tutto ciò che coinvolge Qatar, Russia e petrolio è prima e soprattutto geopolitica e non politica del profitto/perdita. Il Qatar acquistò Rosneft come passo per far firmare ai russi la riduzione della produzione OPEC incrementata con forza dai sauditi. Inoltre, il Qatar doveva convincere Putin che non finanziava più i gruppi di al-Qaida che combattono il governo di Assad a Idlib. Dopo che l’accordo fu annunciato, la resistenza nella Siria nordoccidentale cominciò a sbriciolarsi, e il Qatar deve trovare amici più grossi prima di finire appeso da qualche parte. L’Arabia Saudita non ha potuto convincere Putin ad accettare le riduzioni perché non aveva nulla da dare alla Russia. Si ricordi che il rublo ora galleggia liberamente, mentre il riyal saudita no, poiché i sauditi sono in crisi finanziaria e politica mentre i russi escono da una recessione che li avrebbe paralizzati se non avessero svincolato il rublo nel novembre 2014. Quindi, il Qatar entrò a mediare l’accordo, come riportato da Bloomberg e Financial Times lo scorso anno, dando a Putin ciò che voleva per firmare il taglio della produzione. Rosneft ottiene molta liquidità, il Qatar guadagna un alleato nella Russia, il prezzo del petrolio si stabilizza e Glencore ottiene un buon accordo sul petrolio russo. Vincono tutti. Arrivando ad oggi, col Qatar che subisce la forte pressione dei sauditi che ne bloccano le attività, gli Stati Uniti che impongono rigorose sanzioni alle banche europee che fanno affari con l’industria energetica russa e la Cina presa di mira dall’amministrazione Trump su più fronti. Quindi, mentre l’economia di questo accordo sul prezzo corrente delle azioni della Rosneft non ha molto senso, come ha sottolineato Pirro, c’è molto più in gioco, per chi ne è interessato, di qualche centinaio di milioni di azioni di un arbitrato che potrebbe cambiare in pochi giorni.

Risposte dalla Cina
La Cina entra qui per salvare non solo BancaIntesa, la banca italiana che ha provveduto a far fluire gran parte del finanziamento per l’accordo, ma anche il Qatar che ottiene una grande infusione di liquidità in dollari assai necessari. La Russia s’integra ulteriormente nel sistema di negoziazione petrolifera della Cina di Shanghai, tra cui i molto discussi contratti futures convertibili in oro (GLD). Ciò scansa l’accordo dalle nuove sanzioni statunitensi. Infatti, compie un perno perfetto da tali sanzioni. Si ricordi che il segretario al Tesoro Steve Mnuchin ha apertamente minacciato, di nuovo, le banche cinesi di espulsione dal sistema SWIFT. Era per la Corea democratica, ma intimamente collegato all’acquisto di petrolio dei cinesi. Tale minaccia è credibile contro le banche del Qatar. Russia e Stati Uniti hanno già scambi così esigui in dollari da essere irrilevanti sul grande piano delle cose. La Russia già sostituisce Visa con il proprio sistema di pagamento interno denominato Mir. La Cina ha già UnionPay. Ma tale minaccia non è semplicemente credibile contro la Cina, il più grande partner commerciale degli Stati Uniti. Sarebbe un atto di autodistruzione dei mercati globali dei capitali. Inoltre, testerebbe il sistema di pagamento interbancario cinese (CIPS) sulla capacità di gestire il finanziamento del commercio della Cina. CIPS è conforme al protocollo SWIFT. Questo accordo consolida ancor più Cina e Russia quali alleati strategici, sempre più vicini e più importanti ad ogni tentativo di punirle per perseguire ciò che ritengono loro interesse nazionale. Inoltre, sottolinea l’impegno della Cina con il Qatar. La Cina è un suo importante partner commerciale. E questo accordo è una dichiarazione importante ai sauditi che la Cina è disposta a correre in difesa di un suo importante fornitore di energia e di dettare i termini. A un certo punto, la Cina smetterà di offrire dollari per il petrolio dell’Arabia Saudita. Compiendo ogni mossa per garantirsi di pagare le fonti in yuan, il cambio col dollaro saudita s’indebolisce. Rosneft su questo accordo è neutrale. È semplicemente un mezzo per le grandi manovre geopolitiche. Per il Qatar è un passo positivo, visto l’ovvio scambio con l’investimento originale di dicembre, per comprarsi alcuni mesi per resistere alla pressione economica saudita, prima di decidere di far fluttuare la propria moneta. Per la Cina, l’accordo è una vittoria netta perché assicura un flusso maggiore di petrolio russo nei propri mercati petroliferi, continuando a consolidare fiducia tra gli investitori e nel tempo. E questa è veramente la vittoria definitiva per tutti loro.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Venezuela smette di accettare dollari per il petrolio

Zerohedge 14 settembre 2017
L’orologio dell’apocalisse del petrodollaro (e quindi dell’egemonia statunitense) è solo a un minuto dalla mezzanotte?Apparentemente confermando ciò che Maduro aveva avvertito dopo le ultime sanzioni statunitensi, il Wall Street Journal riferisce che il Venezuela ha ufficialmente smesso di accettare i dollari USA come pagamento per l’esportazione del greggio. Come già notato, il Presidente venezuelano Nicolas Maduro affermava il 13 settembre che il Venezuela intende “liberarsi” del dollaro statunitense. Secondo Reuters, “Il Venezuela adotta un nuovo sistema di pagamenti internazionali e creerà un paniere di valute per liberarsi dal dollaro“, dichiarava Maduro in un incontro plenario con il nuovo “super-ente” legislativo, senza fornire dettagli. Maduro accennava ancora sul Paese latinoamericano che cercherà invece di utilizzare lo yuan, tra le altre valute. “Se insistono con il dollaro, usiamo il rublo russo, lo yuan, lo yen, la rupia indiana, l’euro“, aveva detto Maduro.
Secondo The Wall Street Journal, nel tentativo di eludere le sanzioni statunitensi, il Venezuela avverte i commercianti petroliferi che non accetterà pagamenti in dollari, almeno secondo quanto affermato da addetti alla nuova politica. I commercianti di petrolio che esportano il greggio o i prodotti petroliferi venezuelani hanno cominciato a convertire le fatture in euro. La compagnia Petróleos de Venezuela SA, conosciuta come PdVSA, ha informato i partner privati delle joint venture ad aprire conti in euro e a convertire le liquidità esistenti nella valuta principale dell’Europa, dichiarava un partner del programma. La nuova politica di pagamento non è stata annunciata pubblicamente, ma il Vicepresidente Tariq al-Aysami, sanzionato dagli Stati Uniti, dichiarava: “Per contrastare il blocco economico ci sarà un paniere di valute per liberarci dal dollaro“. Non c’era ancora alcuna reazione dai mercati, se non una modica offerta sui Bitcoin e un qualche calo di euro e oro (che per qualcuno non significherebbe nulla).Tuttavia, come avverte l’analista del debito della Nomura Siobhan Morden: “Si può dire ciò che si vuole per fare propaganda e apparire opposti agli Stati Uniti… Questo politica sarà a proprio detrimento“. Che succede se l’Europa sanziona anche il Venezuela? Rublo o yuan… o oro saranno l’unico modo per acquistare petrolio dal Venezuela?
Questa decisione della nazione con le più grandi riserve petrolifere mondiali, viene presa pochi giorni dopo che Cina e Russia presentavano la triade petrolio/yuan/oro all’ultimo vertice dei BRICS. Quando il Presidente Putin parlò ai BRICS rivelava una vera bomba geopolitica e geoeconomica. L’accento di Putin era su un “giusto mondo multipolare” e “contro il protezionismo e le nuove barriere al commercio globale”. Il messaggio va dritto al punto. “La Russia condivide le preoccupazioni dei Paesi BRICS sull’infelice architettura finanziaria ed economica mondiale, che non tiene conto del crescente peso delle economie emergenti. Siamo pronti a collaborare con i nostri partner per promuovere le riforme del regolamento finanziario internazionale e superare l’eccessivo dominio di un numero limitato di valute di riserva“. “Superare l’eccessivo dominio di poche valute di riserva” è il modo più politico di affermare di cosa i BRICS discutono da anni: come aggirare il dollaro statunitense, e quindi il petrodollaro. Pechino è pronta a sostenere il gioco. Presto la Cina lancerà contratti futures sul petrolio greggio valutati in yuan e convertibili in oro. Ciò significa che la Russia, oltre l’Iran, l’altro nucleo chiave dell’integrazione dell’Eurasia, può evitare le sanzioni statunitensi, vendendo idrocarburi nelle proprie valute o in yuan.
Rilanciare il passo è la vera vittoria cinese; lo yuan sarà completamente convertibile in oro nelle borse di Shanghai e Hong Kong. La nuova triade petrolio, yuan e oro è in realtà una tripla vittoria. Nessun problema se i fornitori di energia preferiscono essere pagati in oro fisico invece che yuan. Il messaggio chiave è schivare il dollaro statunitense. Russia e Cina, attraverso la Banca Centrale Russa e la Banca Popolare della Cina, sviluppano il cambio rublo-yuan da tempo. Una volta che si va oltre i BRICS agli aspiranti membri dei BRICS Plus e a tutto il Sud Globale, la reazione di Washington sarà nucleare (si spera, non letteralmente). Le norme strategiche della dottrina di Washington non permettono in alcun modo che Russia e Cina prevalgano sul continente euroasiatico. Tuttavia ciò che i BRICS hanno in riserva sul piano geo-economico non riguarda solo l’Eurasia, ma l’intero Sud Globale. Le sezioni guerrafondaie di Washington dedite a strumentalizzare l’India contro la Cina, o contro Russia-Cina, avranno un brutto risveglio. Per quanto i BRICS possano attualmente affrontare diverse turbolenze economiche, la lunga strada cercata, al di là della Dichiarazione di Xiamen, è stata imboccata.
Avendo minacciato la Cina oggi d’esclusione dallo SWIFT, si sospetta che Washington stia rapidamente perdendo tutti i grandi alleati nel sostenere l’egemonia (e implicitamente la sua macchina da guerra) guidata dai petrodollari. Richiesta per l’invasione del Venezuela tra 3… 2… 1…!Traduzione di Alessandro Lattanzio

Un forte partenariato BRICS per un futuro luminoso

Tradotto dal cinese, questo è il discorso di apertura del Presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping al Vertice BRICS di Xiamen
Presidente Xi Jinping, Quotidiano del Popolo, 4 settembre 2017 – Global Research

Un partenariato forgiato con l’approccio giusto sfida la distanza geografica; è più forte della colla. del metallo e della pietra” (proverbio cinese).
Il decennio passato ha visto gli sforzi incessanti dei Paesi BRICS nel perseguire lo sviluppo e approfondire la partnership. È solo l’inizio della storia della cooperazione BRICS“.

Eccellenza Presidente Jacob Zuma,
Eccellenza Presidente Michel Temer,
Eccellenza Presidente Vladimir Putin,
Eccellenza Primo Ministro Narendra Modi,
Signore e signori,
Cari amici,
Sono lieto d’incontrarmi di nuovo con i miei colleghi. Vorrei iniziare a estendere, a nome del governo e del popolo cinesi, un caloroso benvenuto a tutti voi. Benvenuti al Summit BRICS di Xiamen. Con l’accento sul tema del vertice: “Partenariato più forte per un futuro più luminoso”, non vedo l’ora di collaborare con voi per valutare la cooperazione BRICS, tracciare un progetto per il futuro sviluppo e lanciare una nuova viaggio nella cooperazione. La cooperazione BRICS ha attraversato un glorioso decennio. Sebbene separati da montagne e oceani, i nostri cinque Paesi strettamente legati dall’impegno condiviso a una cooperazione vincente. Come dice un antico proverbio cinese, “la collaborazione forgiata con l’approccio giusto sfida la distanza geografica; è più forte della colla, del metallo e della pietra”. Dobbiamo il rapido sviluppo della cooperazione BRICS all’adozione dell’approccio giusto. Guidati da questo approccio, ci siamo rispettati e sostenuti a vicenda nel seguire il percorso di sviluppo adatto alle nostre rispettive condizioni nazionali; abbiamo portato avanti la cooperazione economica, politica e dei popoli con spirito aperto, inclusivo e vincente; e abbiamo lavorato in sintonia con altri Paesi emergenti e in via di sviluppo per sostenere giustizia ed equità internazionali e favorire un sano ambiente estero. I progressi passati mostrano che la cooperazione BRICS ha incontrato la nostra comune necessità di sviluppo ed è in linea con l’andamento della storia. Anche se abbiamo diverse condizioni nazionali, condividiamo l’impegno nel perseguire sviluppo e prosperità attraverso il partenariato. Questo ci ha permesso di superare le differenze e avere risultati vincenti.
Mentre il mondo subisce profondi complessi cambiamenti, la cooperazione BRICS è sempre più importante. I nostri cittadini si aspettano d’incoraggiare congiuntamente lo sviluppo e migliorarne il benessere. La comunità internazionale si aspetta che contribuiamo alla pace nel mondo e allo sviluppo comune. Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per approfondire la partnership BRICS e inaugurare il secondo “Decennio dorato” della cooperazione BRICS.
In primo luogo, dobbiamo cercare risultati pratici nella nostra cooperazione economica. La cooperazione orientata ai risultati è il fondamento della cooperazione BRICS e sono stati compiuti notevoli progressi in questo campo. Tuttavia, dobbiamo ancora sfruttare appieno il potenziale della cooperazione BRICS. Le statistiche mostrano che, nel 2016, dell’investimento in uscita per 197 miliardi di dollari USA, solo il 5,7% è avvenuto tra i nostri cinque Paesi. Ciò significa che la cooperazione BRICS ha ancora molto spazio. Dobbiamo rimanere concentrati sulla promozione della cooperazione economica orientata ai risultati ed ampliare gli interessi convergenti nei commercio ed investimenti, valuta e finanza, connettività, sviluppo sostenibile, innovazione e cooperazione industriale. Quest’anno abbiamo formulato la Roadmap dei BRICS per la cooperazione nei servizi, le linee guida per l’agevolazione degli investimenti dei BRICS, l’Iniziativa della cooperazione elettronica dei BRICS , il piano d’azione dei BRICS per la cooperazione per l’innovazione e il Piano d’azione per l’approfondimento della cooperazione industriale tra i Paesi BRICS. Abbiamo lanciato il Centro Regionale Africano della Nuova Banca di Sviluppo (NDB), abbiamo deciso d’istituire la BRICS Model E-Port Network e abbiamo raggiunto un ampio accordo su fiscalità, commercio elettronico, rapporti in valute locali, partenariato pubblico-privato e rete di istituzioni e servizi finanziari. La nostra cooperazione pratica è sempre più istituzionalizzata e sostanziale e ha fornito risultati tangibili. Vorrei annunciare che la Cina lancerà il piano di cooperazione economica e tecnica per i Paesi BRICS con 500 milioni di yuan per il primo mandato, per facilitare lo scambio politico e la cooperazione pratica nei settori economico e commerciale. La Cina contribuirà con quattro milioni di dollari USA al Piano di preparazione infrastrutturale della NDB per sostenere attività e sviluppo a lungo termine della banca. La Cina lavorerà con tutte le parti perseguendo coi risultati e il consenso raggiunti in passato sfruttando al meglio i meccanismi esistenti. Insieme dobbiamo cogliere le opportunità storiche della nuova rivoluzione industriale, esplorare nuove aree e modelli di cooperazione pratica e migliorare i nostri legami per garantire un progresso sostenuto e costante del meccanismo di cooperazione dei BRICS.
In secondo luogo, dobbiamo rafforzare la complementarità delle nostre strategie di sviluppo. Nonostante le nostre differenze nelle condizioni nazionali, i nostri cinque Paesi si trovano in una similare fase di sviluppo e condividono gli stessi obiettivi di sviluppo. Tutti noi affrontiamo un compito arduo nel far crescere l’economia. Rafforzare la complementarità delle nostre strategie di sviluppo contribuirà a far emergere i nostri punti di forza nelle risorse, nel mercato e nella forza lavoro, e libererà il potenziale di crescita dei cinque Paesi e la creatività dei nostri tre miliardi di abitanti, aprendo uno spazio enorme allo sviluppo. Dobbiamo pianificare bene a livello macro e intraprendere azioni concrete in settori chiave. Dovendo agire nello spirito di un’ampia consultazione, del contributo comune e dei vantaggi condivisi, dobbiamo identificare quelle aree in cui le nostre politiche di sviluppo e priorità convergono e continuare a lavorare per raggiungere l’obiettivo della connettività negli scambi ed investimenti, nelle valuta e finanza e nelle infrastrutture. Con particolare attenzione alla riforma strutturale e allo sviluppo sostenibile, dobbiamo espandere i nostri interessi convergenti e condividere esperienze su innovazione, imprenditoria, sviluppo industriale e capacità produttiva per stimolare i nostri rispettivi sviluppi economici. È importante trovare un equilibrio tra velocità di crescita e qualità ed efficienza della crescita. Attraverso l’attuazione dell’Agenda dello Sviluppo Sostenibile 2030 abbiamo l’opportunità di raggiungere un equilibrato progresso economico, sociale e ambientale e di creare uno sviluppo interconnesso e inclusivo.
In terzo luogo, dobbiamo rendere l’ordine internazionale più giusto ed equo. I nostri legami sempre più stretti con il resto del mondo ci chiedono di aver una parte più attiva nella governance globale. Senza la nostra partecipazione, molte sfide globali urgenti non possono essere risolte efficacemente. Dovremmo parlare con una sola voce e presentare congiuntamente le nostre soluzioni su questioni riguardanti pace e sviluppo internazionali. Questo incontra l’aspettativa della comunità internazionale e contribuirà a salvaguardare i nostri interessi comuni. Dobbiamo rimanere impegnati al multilateralismo e alle norme fondamentali che disciplinano le relazioni internazionali, lavorare per un nuovo tipo di relazioni internazionali e promuovere un ambiente pacifico e stabile per lo sviluppo di tutti i Paesi. Dobbiamo rendere la globalizzazione economica aperta, inclusiva, equilibrata e vantaggiosa per tutti, costruire un’economia mondiale aperta, sostenere il regime commerciale multilaterale e opporsi al protezionismo. Dobbiamo avanzare la riforma della governance economica globale, aumentare la rappresentatività e la voce dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo e dare nuovo impulso agli sforzi per affrontare il divario dello sviluppo tra Nord e Sud e promuovere la crescita globale.
In quarto luogo, dobbiamo promuovere gli scambi tra popoli. L’amicizia tra i popoli è la chiave per sincronizzare i rapporti tra Stato e Stato. Solo con una cura intensa l’albero dell’amicizia e della cooperazione cresce lussureggiante. Aumentare gli scambi tra i nostri popoli e vedere lo spirito di partenariato abbracciato da tutti è una causa degna meritevole del nostro impegno duraturo. Un lavoro ben fatto a questo proposito manterrà la cooperazione BRICS vibrante. Siamo lieti di notare che l’importante consenso raggiunto a livello di leadership su scambi più stretti tra popoli è stato tradotto in realtà. Quest’anno, gli scambi tra popoli dei nostri cinque Paesi sono stati a pieno ritmo, segnati dalle diverse attività dei Giochi BRICS, BRICS Film Festival, Festival Culturali dei BRICS e l’incontro ad alto livello sulla medicina tradizionale. Speriamo che, attraverso i nostri sforzi congiunti, queste attività avranno luogo regolarmente e siano istituzionalizzate. Dobbiamo ampliare il nostro percorso per coinvolgere il pubblico ed incoraggiare scambi più vivaci tra culture diverse.
Cari colleghi,
L’ultimo decennio ha visto gli sforzi incessanti dei Paesi BRICS per perseguire lo sviluppo e approfondire il partenariato. È solo l’inizio della storia della cooperazione dei BRICS. Come ho detto nelle mie lettere all’inizio di quest’anno, guardando avanti, la cooperazione BRICS è destinata a raggiungere un maggiore sviluppo e svolgere un ruolo ancora più grande negli affari internazionali. Partiamo da Xiamen e uniamo le forze per inaugurare il secondo “Decennio dorato” della cooperazione BRICS offrendo maggiori benefici ai popoli dei nostri cinque Paesi e di tutto il mondo.
Grazie.Traduzione di Alessandro Lattanzio