Xi presiede il vertice che deciderà sul prossimo decennio d’oro dei BRICS

Xinhua 5/9/2017Il Presidente Xi Jinping ha presieduto il 9.no Vertice BRICS, invitando il gruppo delle cinque economie emergenti ad intensificare la cooperazione e contribuire maggiormente ad un mondo in turbamento per protezionismo e sviluppo sbilanciato. “Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per tracciare il secondo decennio d’oro della cooperazione BRICS”, ha detto Xi ai leader di Brasile, Russia, India e Sudafrica al vertice della città sudorientale di Xiamen, provincia del Fujian. Era la prima volta che Xi presiedeva il vertice BRICS e la terza a presiedere importanti eventi internazionali in un anno, dopo il vertice di Hangzhou dei G20 e al Belt and Road Forum per la cooperazione internazionale di Pechino. Il Presidente Michel Temer, il Presidente Vladimir Putin, il Primo Ministro Narendra Modi e il Presidente Jacob Zuma sono stati accolti da Xi prima dell’apertura del vertice, dal tema “BRICS: un più forte partenariato per un futuro più luminoso“. Il vertice doveva decidere il percorso futuro del gruppo, che rappresenta il 43 per cento della popolazione mondiale e contribuisce a più della metà della crescita economica mondiale degli ultimi dieci anni. Xi ha avanzato la sua visione per “approfondire” il partenariato BRICS, tra cui ricercare risultati pratici nella cooperazione economica, rafforzare la complementarità delle strategie di sviluppo e rendere l’ordine internazionale più giusto e equo. Lo scambio tra popoli, “causa degna di un impegno duraturo”, dovrebbe essere promosso, secondo Xi, che notava le diverse condizioni nazionali dei cinque Paesi, ma sottolineava che le differenze possono essere superate ottenendo risultati vincenti. Invitava i BRICS a riunire le forze su risorse, mercati e forza lavoro per liberare il potenziale di crescita e creatività di 3 miliardi di persone. Rifiutando le affermazioni che il gruppo perda peso, Xi dichiarava al BRICS Business Forum che i Paesi BRICS sono “completamente sicuri” su possibilità di crescita e prospettive future, nonostante le variabili che sconvolgono la crescita. Dal vertice G20 di Hangzhou, nel settembre scorso, al vertice BRICS a Xiamen, l’approccio della Cina allo sviluppo globale è sempre più evidente grazie a partnership, economia aperta e cooperazione vincente. Porto commerciale sin dai tempi antichi e porta per la Cina, Xiamen è dove Xi iniziò la carriera quando giunse nella provincia del Fujian quale nuovo funzionario, nel 1985. Spera che i Paesi BRICS lascino la città offrendo maggiori vantaggi ai cittadini dei cinque Paesi e del mondo, mentre incertezze e rischi persistono con politiche chiuse che pesano sulle prospettive globali di crescita, Xi sottolineava che la promozione della cooperazione economica orientata ai risultati, “è il fondamento della cooperazione BRICS”. Il potenziale per la cooperazione BRICS va sfruttata completamente, dichiarava citando gli investimenti esteri dei cinque Paesi pari a 197 miliardi di dollari nel 2016, solo il 5,7 per cento nei BRICS. Esortava a promuovere la cooperazione in settori quali commercio e investimenti, monetari e finanziari, comunicazioni, sviluppo sostenibile e innovazione. Nell’ultima dimostrazione di efficacia dei BRICS, il presidente comunicava che la Cina lancerà un piano economico e tecnologico per i BRICS da 500 milioni di yuan (circa 76 milioni di dollari) nel primo mandato, per facilitare gli scambi e la cooperazione nei campi economici e commerciali. La Cina fornirà anche 4 milioni di dollari USA per i progetti della New Development Bank dei BRICS, inaugurata nel 2015.
Stabilizzando le relazioni regionali e internazionali, i BRICS lavorano duramente per ampliare la presenza internazionale. Posizione riaffermata da Xi al vertice. “I cinque Paesi svolgono un ruolo più attivo nella governance globale. Senza la nostra partecipazione, molte sfide urgenti globali non possono essere risolte efficacemente“, dichiarava. “Dobbiamo parlare con una sola voce e presentare congiuntamente le nostre soluzioni su questioni riguardanti pace e sviluppo internazionali”. Dichiarava che i BRICS dovrebbero lavorare per un nuovo tipo di relazioni internazionali e sostenere la globalizzazione economica “aperta, inclusiva, equilibrata e vantaggiosa per tutti“. Il discorso di Xi veniva ripreso dalle controparti. Zuma affermava che i BRICS dovrebbero rafforzare i contatti con le altre economie emergenti e Paesi in via di sviluppo per perseguire uno sviluppo comune. I cinque Paesi dovrebbero rafforzare la cooperazione e migliorare la governance economica globale per creare un ambiente estero sano, dichiarava Temer. Da parte sua, Putin affermava che i BRICS dovrebbero costruire un’economia mondiale aperta, opporsi al protezionismo e promuovere una crescita inclusiva e sostenibile. Modi affermava che i Paesi BRICS dovrebbero esplorare il potenziale della cooperazione economica, salvaguardare il sistema commerciale multilaterale e promuovere lo scambio tra popoli. Per consolidare il terreno comune, i leader dei Paesi BRICS adottavano la dichiarazione di Xiamen, esprimendo consenso su varie questioni, tra cui sostegno al ruolo centrale delle Nazioni Unite negli affari internazionali, contro il protezionismo, la condanna del terrorismo e deplorando l’ultimo test nucleare della Repubblica popolare democratica Corea.
Al summit di Xiamen, la Cina aveva un Dialogo sui mercati emergenti e Paesi in via di sviluppo, in cui i leader di Egitto, Guinea, Messico, Tagikistan e Thailandia raggiungevano i leader BRICS per discutere della cooperazione nello sviluppo globale. Il modello proposto dalla Cina è considerato parte dell’accordo per promuovere i BRICS come piattaforma leader per la cooperazione Sud-Sud. Per le economie emergenti e i Paesi in via di sviluppo, “dobbiamo attenerci all’apertura piuttosto che al protezionismo, ai meccanismi commerciali multilaterali piuttosto che ad avvantaggiare se stessi a spese degli altri, ai vantaggi reciproci piuttosto che al gioco a somma zero“, dichiarava Xi in una riunione ristretta coi leader BRICS. “È facile rompere una freccia, ma difficile romperne 10 legate insieme“, affermava Xi citando un proverbio cinese nel discorso volto a coinvolgere altri Paesi emergenti e in via di sviluppo nella cooperazione e in attività reciprocamente vantaggiose. Iqbal Surve, capo del capitolo sudafricano del BRICS Business Council, dichiarava che “BRICS Plus” sarà calorosamente accolto dai Paesi in via di sviluppo poiché l’iniziativa è persegue lo scopo comune di eliminare la povertà e realizzare i sogni.

Putin sostiene la piattaforma energetica dei BRICS e l’unità contro il protezionismo
TBP  1 settembre 2017

Mosca sosterrà la piattaforma energetica dei BRICS, il loro consolidamento contro il protezionismo e un maggiore coordinamento in politica estera tra i cinque aderenti, secondo il Presidente Vladimir Putin. “Riteniamo che questa (piattaforma di ricerca sull’energia) ci permetterà di coordinare le nostre attività di informazione, analisi e ricerca nell’interesse dei cinque Paesi BRICS e in ultima analisi facilitare l’attuazione dei progetti comuni d’investimento nell’energia“, scriveva Putin in un articolo pubblicato da Xinhua. La Cina è già il più grande consumatore di energia e importatore netto mondiale. L’importazione totale di petrolio nei primi sei mesi di quest’anno ha raggiunto i 212 milioni di tonnellate, secondo la General Administration of Customs della Cina. La Russia è tra i maggiori produttori di gas e petrolio nel mondo. Il gigante Gazprom sostiene di possedere le maggiori riserve di gas naturale del mondo. A Xiamen, la Cina si prepara per il 9° Vertice BRICS, Brasile, Russia, India, Sudafrica e Cina. Putin affermava che i BRICS intendono “rafforzare il ruolo dell’OMC come regolatore chiave nel commercio internazionale“. “Sono fiducioso sui Paesi BRICS che continueranno ad agire in modo consolidato contro il protezionismo e le nuove barriere al commercio globale“, scriveva. Lo zelo del protezionismo sospinto dalla vittoria elettorale di Donald Trump è un argomento molto discusso nei vertici economici mondiali, anche al G20 di quest’anno. C’è sempre più timore che l’amministrazione di Trump abbatta gran parte del quadro della cooperazione sul commercio e l’energia sostenibile esistente tra le nazioni del G20. Le tensioni aumentano col piano di Trump di usare una legge della guerra fredda per limitare le importazioni di acciaio per motivi di sicurezza nazionale. Nel frattempo, il presidente russo ha anche parlato dei BRICS che uniscono le forze per la stabilità globale. “La Russia rafforzerà il coordinamento delle politiche estere dei Paesi BRICS, soprattutto all’ONU e nel G20, così come in altre organizzazioni internazionali” aveva scritto Putin. La Russia e “altri Paesi interessati, hanno inflitto un pesante colpo ai terroristi” in Siria. Putin ha anche chiesto il sostegno dei BRICS nel creare “un ampio fronte antiterrorismo basato sul diritto internazionale e guidato dall’ONU“. Putin avrà incontri bilaterali con capi di Stato degli altri Paesi BRICS, a margine del vertice, tra cui il Presidente Xi Jinping e il Primo ministro Narendra Modi.

Necessità di amplificare la voce delle economie emergenti: Xi alla riunione plenaria dei BRICS
TBP 4 settembre 2017

Il vertice BRICS a Xiamen, in Cina, dominerà l’agenda politica dei cinque Paesi coi presidenti Putin, Xi, Zuma, Temer e il Primo ministro Modi al tavolo. I leader BRICS s’incontrano per trovare un consenso su commercio, protezionismo, Corea democratica, lotta al terrorismo e cambiamento climatico. Nella sessione plenaria del vertice BRICS, il Presidente Xi Jinping ha dichiarato che i cinque Paesi devono espandere gli interessi commerciali convergenti. “Dobbiamo cercare risultati pratici nella nostra cooperazione economica (BRICS), non abbiamo ancora completamente sfruttato i potenziali dei BRICS“, aveva detto Xi. “Dobbiamo parlare con una voce su questioni riguardanti la pace internazionale… Dobbiamo amplificare la voce dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo“, aveva aggiunto. Xi annunciava che la Cina lancerà il BRICS Economic&Technical Cooperation Plan da 500 milioni di yuan (76,4 milioni di dollari) nel primo periodo, e affermava che la Cina stanzia 4 milioni di dollari per integrare la struttura operativa della Banca BRICS. Alla riunione plenaria, il Presidente Michel Temer proponeva la creazione di un forum d’intelligence dei BRICS per combattere il terrorismo. Il Primo ministro indiano Narendra Modi avanzava la creazione di un’agenzia di rating dei BRICS per “soddisfare le esigenze di finanziamento delle entità sovrane e societarie dei Paesi in via di sviluppo“. “Le nostre banche centrali devono rafforzare ulteriormente le proprie capacità e promuovere la cooperazione tra il contingente di riserva e il FMI“, aggiungeva. Il Contratto di riserva contingentale dei BRICS da 100 miliardi di dollari è pienamente operativo dopo le riunioni inaugurali del consiglio di amministrazione del BRICS-CRA e del Comitato permanente di Ankara del 2015. I Paesi BRICS hanno avviato nuove istituzioni finanziarie come Banca BRICS da 100 miliardi di dollari, Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali guidata dalla Cina, e un fondo di riserva dei BRICS da 100 miliardi di dollari. A Xiamen, i cinque leader seguono colloqui a porte chiuse dopo la riunione plenaria.

I mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo sono il “motore della crescita globale”: Xi
Xinhua 5/9/2017Global Times

Il Presidente Xi Jinping dichiarava che i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo sono il motore principale della crescita economica mondiale. Xi ha fatto l’osservazione al discorso presso il Dialogo dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo nella città di Xiamen. Il Presidente cinese prevede che il dialogo crei un forte impulso per l’approfondimento della cooperazione Sud-Sud e l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. “Ho fiducia che il dialogo rafforzerà solidarietà e cooperazione tra i Paesi emergenti e in via di sviluppo e contribuirà anche alla costruzione del meccanismo BRICS“, dichiarava Xi. Definendo l’avanzata collettiva dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo “tendenza irreversibile dei nostri tempi“, Xi dichiarava che questi Paesi hanno contribuito in modo significativo alla crescita economica mondiale negli ultimi anni, pari all’80% della crescita mondiale nel 2016. “Sono degni della reputazione di motore principale della crescita globale“, aggiungeva. Attualmente, mentre l’economia mondiale ascende e commercio ed investimenti internazionali riprendono, il nuovo ciclo della rivoluzione tecnologica e industriale guadagna slancio con nuove industrie, nuove tecnologie e nuovi modelli di business, affermava. “Da questo punto di vista, i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo hanno una rara opportunità di sviluppo“, aggiungeva Xi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Russia è pronta a contrastare ‘l’eccessivo dominio’ di certe valute – Putin

La Cina acquisterà petrolio con lo yuan d’oro
Gli esportatori di petrolio come Russia e Iran presto aggireranno e il dollaro USA, convertendosi allo yuan d’oro
Russia InsiderIl principale importatore mondiale di petrolio, la Cina, si prepara a lanciare contratti futures sul petrolio denominati in yuan cinese e convertibili in oro, creando il più importante mercato asiatico del petrolio e consentendo agli esportatori di superare i mercati denominati in dollari USA, secondo Nikkei Asian Review. I futures del petrolio greggio saranno il primo contratto commodity della Cina aperto ai fondi d’investimento stranieri, imprese commerciali e petrolifere. L’elusione del dollaro USA potrebbe consentire agli esportatori come Russia e Iran, ad esempio, di evitare le sanzioni statunitensi con i negoziati in yuan, secondo Nikkei Asian Review. Per rendere più attraenti i contratti denominati in yuan, la Cina prevede che siano completamente convertibili in oro sulle piazze di Shanghai e Hong Kong. Il mese scorso, Shanghai Futures Exchange e la controllata Shanghai International Energy Exchange, INE, hanno completato con successo quattro test per realizzare futures del greggio e lo scambio, continuando la preparazione delle quotazioni dei futures del petrolio greggio per fine anno. “Le regole del gioco petrolifero mondiale potrebbero cominciare a cambiare seriamente”, dichiarava Luke Gromen, fondatore della società di ricerca macroeconomica statunitense FFTT”. Sì, le regole cambiano. Benvenuti nel mondo multipolare, dove le nazioni non devono più essere vincolate al dollaro: “La quotazione delle attività cinesi in yuan, unitamente al piano della Borsa di Hong Kong per la vendita di contratti sull’oro fisico in valuta, creerà un sistema in cui i Paesi eviteranno il sistema bancario statunitense, dichiarava Tinker in una nota del 30 agosto. “Avendo accettato il pagamento di petrolio o gas in yuan, il venditore, che sia Russia, Arabia Saudita o chiunque altro, non dovrà preoccuparsi dell’eccesso di yuan, potendo semplicemente cambiarlo in oro”, afferma Tinker. “Avanziamo verso un mondo multipolare”.”

La Russia è pronta a contrastare ‘l’eccessivo dominio’ di certe valute – Putin
“Inoltre lavoreremo per una distribuzione più equilibrata delle quote e delle azioni di voto nel FMI e nella Banca mondiale”, dichiarava Putin
TASS 1 settembre 2017

La Russia è pronta a unire le forze coi partner per contrastare l’eccessivo dominio di poche valute di riserva, dichiarava il Presidente Vladimir Putin nel suo articolo sul prossimo vertice BRICS. “Siamo pronti a collaborare con i nostri partner per promuovere le riforme per la regolamentazione finanziaria internazionale e superare l’eccessivo dominio di poche valute di riserva e lavoreremo anche verso una distribuzione più equilibrata di quote e azioni di voto nel FMI e della Banca mondale“, dichiarava Putin nel suo articolo, “BRICS: verso nuovi orizzonti del partenariato strategico“, pubblicato negli Stati BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) in vista del summit del 3-5 settembre in Cina.

Infelice architettura finanziaria globale
Secondo il leader russo, la Russia condivide le preoccupazioni dei Paesi BRICS sull’infelice architettura finanziaria ed economica mondiale, che non tiene in debito conto del crescente peso delle economie emergenti. “Ho fiducia sui Paesi BRICS che continueranno ad agire in modo solido contro protezionismo e nuove barriere nel commercio mondiale. Valutiamo il consenso dei Paesi BRICS su questo tema, che ci permetta di sostenere più coerentemente le basi di un sistema commerciale multilaterale aperto, uguale e reciprocamente vantaggioso e di rafforzare il ruolo dell’OMC come regolatore chiave nel commercio internazionale“. Il presidente afferma che l’iniziativa della Russia sullo sviluppo della cooperazione tra le agenzie antimonopolistiche dei Paesi BRICS mira a creare meccanismi efficaci per incoraggiare una sana concorrenza. “L’obiettivo è creare un pacchetto di misure di cooperazione per contrastare le pratiche commerciali restrittive delle grandi multinazionali e le violazioni transfrontaliere delle regole della concorrenza“, dichiarava.

Ruolo della nuova Banca di Sviluppo
Il leader russo ha affermato che la strategia dei BRICS per il partenariato economico, attualmente in fase di attuazione, è stata adottata al vertice di Ufa del 2015. “Speriamo di poter discutere di nuovi compiti per l’ampia cooperazione nel commercio, investimenti ed industria al vertice di Xiamen“, dichiarava Putin, aggiungendo che la Russia è interessata a promuovere la cooperazione economica nel formato BRICS. “Sono stati recentemente segnalati notevoli risultati pratici in questo settore, soprattutto il lancio della Nuova Banca di Sviluppo (NDB) e approvati sette progetti di investimenti nei Paesi BRICS per un valore di circa 1,5 miliardi di dollari. Quest’anno, la NDB approverà un secondo pacchetto di progetti d’investimento di 2,5 e 3 miliardi di dollari”, continuava il leader russo. “Sono convinto che la loro attuazione non sarà solo d’impulso alle nostre economie, ma promuoverà anche l’integrazione tra i nostri Paesi“.BRICS: Svolta del nuovo sistema economico mondiale e ruolo cruciale della Cina
Živadin Jovanovic, Global Research, 23 agosto 2017
Intervista del Quotidiano del Popolo con l’autore ed ex-Ministro degli Esteri della Jugoslavia Zivadin JovanovicCome ospite di questo vertice, quali nuovi elementi può portare la Cina ai BRICS?
ZJ: Prima di tutto, è naturale che la Cina, fondatrice e Paese ospitante del vertice BRICS, riaffermi i notevoli risultati della cooperazione e dello sviluppo dei BRICS nella democratizzazione del mondo del commercio, dello sviluppo e delle istituzioni finanziarie, facendo uscire l’economia mondiale dalla recessione. Allo stesso tempo, la Cina dovrebbe offrire i migliori modi per affrontare nuove sfide nel commercio globale, investimenti e rapidi cambiamenti nelle strutture e tecnologie economiche. Parlando di “nuovi elementi”, a mio avviso potrebbero essere: ulteriore espansione dell’adesione ai BRICS in linea con i ruoli potenziali e reali delle economie emergenti; contemplare le sfide della nuova rivoluzione industriale dagli enormi potenziali di sviluppo, ma anche dai cambiamenti senza precedenti nelle strutture economiche e sociali; rafforzare la lotta per il commercio internazionale e la cooperazione negli investimenti secondo il principio contrario ad autarchia o protezionismo economico e finanziario, o a qualsiasi altra forma di confronto.

2. Che ruolo hanno avuto i BRICS nella governance globale? Il ruolo dei BRICS nel mondo è cambiato negli ultimi anni? Quale ruolo dovrebbe giocare in futuro?
ZJ: I BRICS, in particolare la Cina, hanno svolto un ruolo cruciale nella riforma della governance economica mondiale, puntando alla creazione di un nuovo ordine mondiale economico giusto senza dominio, esclusione e sfruttamento. I BRICS sono il simbolo del Nuovo Ordine Economico basato sulla uguaglianza sovrana, l’inclusività, i benefici e le responsabilità condivise, la vittoria della cooperazione. L’istituzione della Nuova Banca di sviluppo BRICS, della Banca d’Investimento per le Infrastrutture dell’Asia, della Cintura e Via e una serie di altre istituzioni economiche, finanziarie e monetarie istituite dai BRICS o dalla Cina quale leader, hanno già cambiato la governance dell’economia mondiale. Questo processo di grande importanza non è finito. Nuove sfide, ostacoli e persino aperta resistenza alla democratizzazione delle relazioni economiche mondiali richiederanno nuove iniziative dai BRICS e dalle economie emergenti in generale.

3. Come valuta le prestazioni dei BRICS negli ultimi anni? Quali caratteristiche hanno?
ZJ: La creazione e il ruolo dei BRICS sono d’importanza storica per il presente e per il futuro delle relazioni economiche e dello sviluppo mondiali. I BRICS rappresentano il punto di svolta dal sistema mondiale dal dominio all’uguaglianza sovrana e alla pari opportunità per tutti. Dal sistema di aggravamento delle lacune economiche e sociali alla distribuzione equa della ricchezza e alle strategie centrate sul benessere umano. Dall’interventismo e dalla destabilizzazione volte a controllare la ricchezza della Terra a consolidare pace, sviluppo e controllo sovrano della ricchezza naturale di ogni Paese. La creazione dei BRICS ha avviato un processo irreversibile ponendo fine all’era del dominio di pochi ricchi inaugurando pari opportunità e continuo sviluppo per tutti. I BRICS sono guidati dalla convinzione che solo uno sviluppo equo e sostenibile sia nell’interesse della pace, della stabilità e del benessere dell’umanità. Ciò che rende i BRICS forti, affidabili e dal futuro luminoso sono loro apertura, uguaglianza ed efficacia. La Nuova Banca di Sviluppo (BRICS), ad esempio, basa le proprie decisioni sulle richieste di credito solo sui meriti economici, senza alcuna condizione politica.

4. La Cina ha svolto un ruolo di primo piano nel processo di cooperazione dei BRICS. Cosa dovrebbe fare per guidarli verso un futuro migliore?
ZJ: Rafforzare la cooperazione quale simbolo dell’approccio globale della Cina alla cooperazione economica internazionale, all’adesione al principio di uguaglianza sovrana e all’armonizzazione degli approcci bilaterali e multilaterali nella strategia di sviluppo e ad altre sfide, saranno il modo migliore dei BRICS per aver un futuro migliore. Pur rimanendo aperti alla cooperazione equa con le parti sviluppate del mondo, le strategie di sviluppo dei Paesi BRICS dovrebbero essere volte a facilitare lo scambio economico fra essi e tra le economie emergenti in generale.

5. La Cina è la seconda economia del mondo. Che tipo di influenza positiva ha avuto nella riforma del sistema economico e finanziario mondiale?
ZJ: La Cina pone grandi potenzialità non solo nello sviluppo socioeconomico e culturale moderno, ma anche nell’economia mondiale. Il fatto che sia salita a seconda economia del mondo, con la reale possibilità di divenire prima nel prossimo futuro, è una prova della potenzialità senza precedenti e della chiara visione del futuro di pari opportunità per tutti. La strategia cinese delle riforme e dell’apertura ha portato non solo alla crescita più veloce del PIL nel mondo, ma anche al rafforzamento delle tecnologie, della scienza, dell’innovazione e dello sviluppo verde. Introducendo il concetto di cooperazione mutua e della Iniziativa Globale Cinghia e Via, la Cina difatti presenta un nuovo modello di cooperazione internazionale basato su obiettivi comuni a lungo termine, non sui calcoli brevi e vantaggi temporanei. Tutto ciò ha reso la Cina partner affidabile e altamente auspicabile nella cooperazione e nella costruzione del Nuovo Ordine Mondiale. La Cina ha ottenuto un forte sostegno internazionale nel perseguire una cooperazione vincente, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Ciò ha naturalmente portato all’influenza molto positiva della Cina nel promuovere le riforme delle istituzioni economiche e finanziarie mondiali, rendendo più attese e rispettate interessi e voce delle parti meno sviluppate del mondo. Il coordinamento delle azioni nell’ambito di BRICS, SCO ed altre integrazioni ha reso l’influenza della Cina nelle istituzioni come G20, OMC, FMI e Nazioni Unite molto più visibile ed efficiente. Senza dubbio l’influenza della Cina nel riformare ulteriormente i sistemi economici e finanziari mondiali si rafforzerà. L’adesione della Cina all’OMC e l’ingresso del renminbi nel paniere delle monete internazionali (SDR) rafforzano l’influenza della Cina. Infine, le istituzioni che Cina, BRICS o SCO hanno già istituito, come NDB, AIIB, BRI e altri, sono i pilastri dei nuovi sistemi finanziari ed economici emergenti.

6. I BRICS esprime gli interessi dei Paesi in via di sviluppo. Come dovrebbero i Paesi sviluppati e in via di sviluppo rafforzare la crescita economica mondiale?
ZJ: Innanzitutto perseguendo commercio, investimenti e trasferimento di nuove tecnologie in modo aperto e senza ostacoli. I Paesi in via di sviluppo dovrebbero essere sostenuti in particolare nel rafforzare l’interconnessione con l’espansione e la modernizzazione delle infrastrutture. Per essere in armonia con una pace duratura, la cooperazione economica dovrebbe essere priva di obiettivi geopolitici di breve durata, tipici della guerra fredda e dei periodi unipolari. Non c’è modo di ritornare al sistema di dominio.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sei anni dopo: Libia – campo di battaglia tra occidente ed Eurasia

Alessandro Lattanzio, 25/3/2011Sono un avvocato internazionale e colonnello nell’esercito, sono stata in Italia diverse volte; la Libia era come una foresta quando mio padre tolse il potere a re Idris, che non comprese con quali preziose risorse minerarie Allah benedì la nostra terra; molto è accaduto in quel periodo, prima che mio padre salisse al potere; non dico che mio padre fosse il migliore ma era un profeta e che credeva di liberare e migliorare l’umanità sulla Terra; ma tra tutti le signore e i signori che ho incontrato nella mia vita, mio padre è stato il migliore e non ha mai versato sangue come altri leader che adorano l’eggregoro; il 95% di tutti i politici che vedi oggi sono mefistofelici, si vendono l’anima al diavolo, ma mio padre non lo fece fino al martirio, perciò fu diverso da tutti i politici perché comprese la lingua del Corano e della terra libica. Ci credeva fino al martirio, e mio padre sviluppò la nostra terra con diverse infrastrutture continuando la politica della Jamahiriyah per più di quarant’anni; sotto il regime di mio padre vivevano come principi e principesse senza mai provare difficoltà e senza soffrire, sotto lo sguardo di mio padre da presidente; la morte di mio padre, di mio marito, di miei congiunti, cugini e fratelli mi ha causato profondo dolore, ferendomi nell’animo; tutti aspettiamo di morire un giorno ma non in modo brutale, specialmente chi non merita tale trattamento; mio padre ha irrigato la terra libica col suo sangue opponendosi a tutti gli attacchi dei nostri nemici e dei crociati colonialisti, combattendo per difendere la Libia e il nostro popolo; non si è sottratto dalla battaglia che per mesi durava in Libia; i libici abbandonarono mio padre per il grande imperatore dei signori della guerra occidentale, seguendo bugie e fallacia che i media internazionali gli riversarono dopo aver bombardato le nostre stazioni affinché i libici non sentissero più la voce di mio padre, e continuando il complotto malvagio che dipinge mio padre in tinte nere sui loro media, denigrandolo in ogni modo immeritevole, e molti in occidente credono che Muammar Gheddafi fosse un bruto che ideò Lockerbie e la morte della poliziotta Yvonne Fltecher, ma non sanno che è tutta propaganda politica e false bandiere del suprematismo bianco contro mio padre. Ho molto da dire, ma tutte le pagine di Skype non potrebbero contenere le mie parole, se dovessi iniziare a esprimermi. Mio padre come presidente dell’Unione africana sostenne molte nazioni e più di mille regni in Africa, a prescindere da cultura ed etnia. La Libia è in Nord Africa ma mio padre rafforzò tutte le nazioni arabe e tutto il continente africano e cercò d’introdurre una nuova moneta basata sull’oro per condividere la vera ricchezza tra i popoli, ma non sapeva che anche le persone che mangiavano con noi, nei piatti nel nostro palazzo a Tripoli, erano agenti e traditori filo-occidentali che lavoravano per Hillary Clinton e Sarkozy, e altre entità come il potere ebraico. Non sono felice dell’ingiustizia inflitta a mio padre e anche al suo regime, perché in occidente la cospirazione malvagia ha condizionato la gente a rifiutarsi di capire che volevano solo un cambio di regime, perché mio padre non fu mai d’accordo con il loro carattere malvagio. Beh, mi fermo, perché ancora avrei da dire…
Aysha Gheddafi

Il ruolo dell’islamismo radical-coloniale e della sinistra brezinskiana occidentale
Quella che si sta svolgendo nel mondo arabo, in questi mesi, è senza dubbio frutto di una lunga e ben pianificata campagna di disgregazione del processo di formazione del Continentalblock Eurasiatico. Il culmine, al momento, di questa operazione, è senza dubbio l’aggressione armata alla Libia da parte della NATO. L’operazione sembra essere, e probabilmente è, un parto degli strateghi brzezinskiani. Non va dimenticato che Brzezinski è il mentore ideologico-culturale di Barack Hussein Obama. E probabilmente l’elezione di Obama stesso rientra in questa operazione; Obama forse non è neanche cittadino statunitense, su ciò aleggiano più che fondati sospetti, e forse è anche collegato a quell’ambito ideologico-religioso arabo mobilitato, in questi mesi, per avviare i cosiddetti processi di ‘democratizzazione’ nel Mondo Arabo. Ma tutto ciò non ha impedito la sua elezione alla presidenza USA. Una figura liberale, come lui appare, era necessaria per attirare i voti della popolazione statunitense delusa dalla politica criminale della fazione neocon-ultrasionista della banda Cheney-Rumsfeld-Perle. Il liberalismo di sinistra ed ecologico, propagandato da Obama, serviva anche a raccogliere intorno alla futura, e oggi attuata, nuova politica interventista armata statunitense, il consenso della ‘sinistra’ occidentale, pro-occidentale e occidentalizzante: socialdemocratici ed ecologisti europei, progressisti nordamericani, asiatici ed arabi, e financo folkloristici residui ‘comunistoidi’, sono la nuova base popolare, di massa, che Washington ha ammassato e sui cui ha posto l’artiglieria massmediatica guerrafondaia (ma camuffata dai soliti infingimenti umanitari) col cui rombo coprire quello dei cacciabombardieri e dei Tomahwak che straziano la Libia oggi. Già il golpe orchestrato contro l’Honduras, e quello fallito contro l’Ecuador, dimostrano che Obama e il suo entourage non hanno altro scopo che portare avanti, con accenti rinnovati, la stessa vecchia politica di dominio ed espansione imperialista degli USA.
Nel caso delle presunte ‘rivoluzioni arabe’ di questi mesi, in effetti, sia sostenitori che soprattutto i critici di esse, si sono soffermati fin troppo sulle operazioni di propaganda e infiltrazione delle agenzie di destabilizzazione strategica anglo-statunitensi, e occidentali in generale, ritenendo e pensando che la leva rivoluzionaria araba fosse rappresentata dalla esigua società civile occidentalizzante dell’Arabia. Il fatto è che soprattutto per i padroni e i manovratori dei ‘rivoluzionari democratici‘, questi elementi borghesi arabofoni, acquistati con donazioni e viaggi premio a Washington, non costituiscono alcuna garanzia per la vittoria e le presa del controllo dei poteri nei paesi obiettivi delle sovversioni. Serviva e serve ben altro per poter contare su un solido controllo sugli stati e le società ‘liberate’ e liberalizzate del mondo arabo, dell’Arabia. Questa forza è da sempre collegata strettamente con due realtà politiche, geopolitiche e geoeconomiche determinate: il colonialismo francese e soprattutto inglese, cioè Londra, e il servile complice dell’imperialismo e del colonialismo occidentale, l’entità statale basata sulla rendita petrolifera gestita dalla famiglia compradora dei Saud, e l’apparato poliziesco-propagandistico parassitario che sempre tale famiglia controlla. L’Arabia Saudita è un alleato fondamentale, grazie al controllo che esercita sulle varie filiazioni islamiste che Riyad finanzia abbondantemente ed addestra meticolosamente da decenni. Lo scontro inter-arabo e intra-arabo è un colossale regolamento di conti tra la parte feudale del mondo islamico, dei regimi islamici più arretrati, e l’eredità storico-politica del Nasserismo, del Baathismo, del Socialismo e del Marxismo che il Mondo Arabo ha avuto in lascito nel corso degli ultimi sessant’annni.
Ovviamente le realtà più oscurantiste e arretrate del mondo colonizzato, sono sempre state fedeli alleate dell’egemonismo politico-miliatre e tecnico-industriale dell’Occidente. Il wahhabismo, la fratellanza mussulmana e le altre realtà islamiste sunnite hanno sempre avuto la possibilità di pesare sulle società del mondo arabo, grazie ai loro pesanti legami con le centrali imperialiste metropolitane. Soprattutto con Londra, base operativa degli islamisti rimessi in sella a Tunisi e a Bengasi, per esempio. Oppure base operativa dei network tv come al-Arabiya e al-Jazeera, dei micidiali centri di disinformazione strategica e di propaganda islamoliberista e reazionaria. Stanno svolgendo a pieno le azioni operative ad esse assegnate, non svolgendo solo campagne mediatiche a favore delle ‘rivoluzioni colorate’, e non solo plasmando un ‘modus pensandi’ che favorisce e appoggia le azioni e le interferenze di Londra, Washington e Parigi nell’Arabia, ma operando effettivamente come vere e proprie agenzie d’intelligence e ricognizione integrate nelle operazioni belliche USA/NATO, come avviene in Libia in questi giorni. Lo Yemen ha compreso questo ruolo, e alla fine, dopo che Riyad ha deciso di abbandonare Sanaa, probabilmente in accordo con le potenze occidentali, il presidente yemenita decide di espellere dal paese al-Jazeera, agente attivo nelle rivolte antigovernative, dimostrando così, in modo indiretto, la connessione esistente tra la moderna e liberale agenzia televisiva panaraba e il regime oscurantista della famiglia dei Saud. Ad esempio, il ruolo del TG3 è emblematico, non è un caso che queste vera e propria dependance, se non dell’ambasciata USA a Roma, del NED e del partito democratico USA porta avanti, da almeno un paio di anni, una forsennata campagna di aggressione mediatica e di banditismo ideologico contro la Libia. Una campagna bellica vera e propria, che è riuscita ad arruolare in pratica tutta l’amorfa e moribonda sinistra fu marxista italiana. Dal partito della sinistra apertamente ultramericana, PD, che acclama acriticamente le guerre condotte dalle amministrazioni democratiche, da Clinton a Obama, alle sinistre cripto-brezinskiane. Che si tratti di Vendola o di Ferrero, della maggioranza dei trotskisti o dei maoisti, o perfino dell’armata folkloristica degli antimperialisti pro-alQaida, nulla cambia per i decisori e gli strateghi dell’assalto finale, e disperato, al mondo arabo, o quella parte del mondo arabo, che aveva iniziato la marcia di avvicinamento all’asse economico-strategico Mosca-Beijing.
Non è un caso che si aggrediscano, con tali sommosse teleguidate, realtà che si oppongono od ostacolano l’egemonia regionale anglostatunitense: Libia, Siria, Sudan, Yemen (alleato con l’Eritrea). Oltre al processo di frantumazione nazionale, che a quanto pare non è ritenuto sufficiente dalle centrali strategiche occidentali, viene avviato un immenso processo di revanscismo islamista, protesa a creare il tanto mitizzato emirato islamico, ideologia aggregante per le forze arabofone antinazionali più arretrate e oscurantiste, permettendone la mobilitazione anche in realtà statuali più consolidate, come la Siria. Tutto ciò amalgamato con il disegno dell’asse Washington-Londra-Parigi di affidare questo fantomatico emirato islamista alla decadente famiglia compradora dei Saud. Scopo ultimo, impedire lo sviluppo tecnico-sociale-economico regionale, grazie all’imposizione di un ordine parassitario e anti-sviluppista e anti-progressista (che tanto piace alle anime belle razziste d’occidente, afflitte da una sorta di orientalismo impegnato), che impedirebbe i piani strategici industriali ed economici di collaborazione con le potenze asiatiche ed eurasiatiche. Tale blocco e arretramento economico-industriale verrebbe volto a favore delle potenze occidentali, che potranno sottrarre le risorse energetiche e idriche regionali, che rimarrebbero inutilizzabili con l’inattuazione della modernizzazione tecnico-economcio-sociale degli stati arabi colpiti dalla sovversione islamo-colonialista camuffata da ‘rivolte democratiche civili’. Inoltre, non solo tale sabotaggio strategico regionale colpirebbe lo sviluppo regionale, ma attenterebbe pesantemente al progetto eurasiatico basato sull’aggregazione e il riavvicinamento tra potenze come Russia, Cina, Turchia, Pakistan e Iran. E inoltre il fantomatico emirato islamocolonialista che verrebbe creato, fattualmente o ideologicamente che sia, diverrebbe una potente piattaforma per avviare la destabilizzazione della Federazione Russa, della Repubblica Popolare di Cina e l’Unione Indiana, nonché uno strumento sia per colpire in modo devastante l’Iran e la Turchia, che per distruggere realtà statali come il Pakistan e le repubbliche caucasiche e centrasiatiche. La mano brezinskiana e il tocco tipicamente londinese del divide et impera colonialista, sono ben visibili per chiunque voglia guardare in faccia la realtà dei fatti internazionali che oggi si osservano.
Alla luce della mossa del cavallo all’ONU, attuata dall’asse atlantista e dalla cerchia brezinskiana-rhodesiana, Mosca e Beijing stanno iniziando a comprendere che non c’è più tempo da perdere, in danze diplomatiche e salamelecchi bipartizan, con entità che vogliono soltanto aggredirle e rovinarle.Le operazioni clandestine sul terreno
A fine marzo 2011 era oramai chiaro che la ‘rivolta popolare’ o meglio, la rivoluzione colorata con cui si è tentato di rivestire il golpe con cui abbattere la Jamahiriya, era fallita. Il piano era in preparazione almeno dal 20 ottobre 2010, quando il governo francese aveva invitato a Tunisi Nuri Mismari, capo del protocollo del governo Libico, e il giorno successivo giungeva a Parigi, dove in pratica restava ad organizzare il golpe. “Sicuramente ai primi di novembre (2010) sono visti entrare all’Hotel Concorde Lafayette di Parigi, dove Mismari soggiorna, alcuni stretti collaboratori del presidente francese Sarkozy. Il 16 novembre c’e’ una fila di auto blu fuori dall’hotel. Nella suite di Mismari si svolge una lunga e fitta riunione. Due giorni dopo parte per Bengasi una strana e fitta delegazione commerciale francese. Ci sono funzionari del ministero dell’Agricoltura, dirigenti della France Export Cereales e della France Agrimer e manager della Soufflet, della Louis Dreyfus, della Glencore, della Cani Cereales, della Cargill e della Conagra”. Una missione commerciale che servì a coprire un gruppo di militari e di agenti dell’intelligence che a Bengasi incontrarono il colonnello dell’aeronautica libica Abdallah Gahani, disposto a disertare e che aveva contatti con dei dissidenti tunisini. Il 28 novembre, a seguito delle indagini del controspionaggio libico, Tripoli emetteva un mandato di cattura internazionale nei confronti di Mismari, trasmesso anche alla Francia. Gli uomini di Sarkozy inscenarono un finto arresto, che si tramutò in una confortevole permanenza parigina per il complottatore bengasino. Mismari, dopo aver chiesto ufficialmente alla Francia asilo politico svelò i segreti della difesa militare e delle alleanze diplomatiche e finanziarie della Libia, descrivendo il quadro dei possibili dissidenti disposti a passare con le forze nemiche di Tripoli. Dopo aver respinto i successivi tentativi di contatto del governo libico, Mismari, il 23 dicembre 2010 incontrò i transfughi politici Farj Sharant, Fathi Buqris e Ali Yunis Mansouri, che diverranno i dirigenti della presunta rivolta popolare di Bengasi. I tre erano accompagnati da funzionari dell’Eliseo e da dirigenti del servizio segreto francese (DGSE).
Nel gennaio 2011 la Francia era pronta ad avviare il golpe contro il governo Libico. Il 22 gennaio il comandante del controspionaggio in Cirenaica, il Generale Aud Sayti, fece arrestare il colonnello Gahani, collegamento occulto dei servizi francesi con la rete dei prossimi rivoltosi. Rivolta che esplose egualmente il 15 febbraio a Bengasi. Da subito, furono gli israeliani ad indicare la presenza di elementi esterni e stranieri dietro la ‘rivolta popolare’. Decine, e poi centinaia, di ‘consiglieri’ militari ed agenti dei servizi segreti statunitensi, inglesi e francesi, sbarcavano a Bengasi, almeno fin dal 2 febbraio 2011, per creare e alimentare la rivolta. Lo scopo della loro missione era triplice: aiutare i comitati rivoluzionari a stabilire infrastrutture governative; organizzare i rivoltosi in unità paramilitari, addestrandoli all’uso delle armi; preparare l’arrivo di altre unità militari straniere, qatariote e turche, oltre a reparti di ex-guerriglieri in Afghanistan, gli ‘afgansy’, collegati con l’universo islamista egiziano e saudita. Di fatti erano giunti a Bengasi cannoni anticarro da 106 millimetri di provenienza NATO, con munizionamento inglese, e armi antiaeree, il tutto camuffato da aiuti umanitari alla popolazione civile; da ciò si può ben comprendere quale sia, in realtà, il vero scopo delle ONG umanitarie che reclamano fin dall’inizio delle ostilità, l’istituzione di ‘corridoi umanitari’ per la popolazione civile (nome in codice per indicare i mercenari e la guerriglia anti-Jamahiriya). Camuffate da aiuti umanitari le armi, camuffati da volontari umanitari gli istruttori militari occidentali che, appena sbarcati, iniziarono l’addestramento dei rivoltosi; mentre commandos di incursori iniziavano a compiere operazioni clandestine di sabotaggio e provocazione. Tutto ciò, secondo le fonti interne francesi, avvenne da ben prima della risoluzione 1973, adottata dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 17 marzo, che chiedeva “un immediato cessate il fuoco” e autorizzò la comunità internazionale ad istituire una no-fly zone in Libia e ad utilizzare tutti i mezzi necessari per “proteggere i civili”. Lo stesso ministro degli Interni francese, Claude Guéant, aveva parlato di “crociata” riferendosi all’operato di Sarkozy.
L’insieme delle operazioni clandestine anglo-francesi rientrava dell’ambito dell’operazione South Mistral. La cui versione ufficiale, ovvero le operazioni di bombardamento sotto mandato ONU; erano denominate Harmattan, in francese, o Ellamy, in inglese, che a loro volta rientrano nell’operazione Odissey Dawn, voluta dal salotto dirittumanitarista di sinistra di Washington, che aveva le sue massime espressioni nella segretaria di stato USA Hillary Rodham Clinton, nell’ambasciatrice USA all’ONU Susan Rice e nell’intellettuale-gangster Samantha Power, notoria cantrice dell’interventismo armato umanitario internazionale degli USA. Gli screzi non mancarono, comunque, all’interno del disomogeneo fronte anti-Jamahiriya, formato rappattumando svariati gruppi e clan spinti alla rivolta con motivazioni e per interessi differenti. Ai primi di marzo, due agenti dell’MI6 e sei incursori delle SAS inglesi, mentre stavano scortando un diplomatico inglese, appena scesi dall’elicottero che li aveva trasportati nella loro zona operativa, a Bengasi, furono catturati dai guardiani di una fattoria e consegnati alla fazione ribelle gestita dai francesi o dagli egiziani, e non dagli inglesi. Interrogati, non avevano svelato nulla ed erano stati poi esfiltrati e fatti rientrare con la fregata HMS Cumberland. Secondo The Times, la presenza inaspettata di questa unità “avrebbe irritato gli esponenti dell’opposizione libica, che trasferirono i soldati in una base militare“. In effetti, questi elementi erano aggregati ai circa 200 militari dello Scottish Royal Regiment, reparto inglese rientrato dall’Afghanistan nel 2009, che partecipò alle operazioni militari coperte da azioni umanitarie e sgombero. Il ministro della Difesa inglese aveva ammesso che questi militari operavano nel bengasino da almeno tre settimane: ufficialmente per assistere piloti abbattuti. Lo scopo di tale tipo di operazioni, di questo dispiegamento sul campo di reparti speciali, era anche approfittare del caos a Tunisi e Cairo per consentire l’ingresso dai due paesi confinanti con la Libia di mercenari, volontari islamisti e almeno un centinaio di membri dell’Unità 777, le forze speciali egiziane, tutti inviati per fornire sostegno tecnico, nuovi armamenti e appoggio tattico alla presunta spontanea ‘rivolta popolare libica’.

Gli uomini qui ripresi caricano una cassa di munizioni speciali, si tratta di proiettili da 106mm per dei cannoni senza rinculo M40A1 di fabbricazione statunitense. Tale arma non è in dotazione alle forze armate libiche; inoltre la scritta HESH-T, ovvero Proiettile ad Alto Esplosivo a Testata Dirompente – Tracciante, dimostra che i proiettili sono di fabbricazione inglese, poiché questo tipo di proiettili sono chiamati così solo nel Regno Unito, mentre nel resto del mondo vengono denominati HEP-T (Proiettile ad Alto Esplosivo al Plastico – Tracciante). Inoltre l’esplosivo HESH-T/HEP-T è impiegato solo dai paesi membri della NATO, Israele, India e Svezia. Non possono che avere origine esterna alla Libia, non sono stati prelevati dagli arsenali delle forze armate libiche.

Il ruolo fondamentale dell’Africa nell’attuazione della Nuova Via della Seta

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 17.08.2017L’Africa è una delle regioni d’importanza fondamentale per l’implementazione del progetto ambizioso della Cina Fascia e Via (OBOR). Proprio come in Eurasia, la Cina intende coprire questo continente con una rete di ferrovie e autostrade che si estendono dai porti lungo le coste orientali dell’Africa fino a quelle occidentali. Di conseguenza, prenderà forma la fusione economica euroasiatico-africana, con conseguente creazione della più grande zona di libero scambio nella storia umana. Quindi, Pechino impone l’attuazione del suo piano per il 2016-2018, adottato al Forum di Cooperazione Cina-Africa alla fine del 2015. Nel frattempo, la Cina si impegnerà ad investire complessivamente 60 miliardi di dollari nel continente africano, sviluppando infrastrutture stradali e ferroviarie e porti africani. Si può dire che le opere nel continente sono in piena realizzazione, con autostrade ad alta velocità che si stendono in tutto il continente. Tali autostrade attraversano l’Algeria da est ad ovest. Si tenga presente che l’Algeria è il più grande Stato africano con un ampio litorale mediterraneo. Finora il Mar Mediterraneo è il limite della Via. All’inizio del 2016 le imprese cinesi e algerine firmarono un protocollo di intenti sulla costruzione del più grande porto del Paese, che dovrebbe diventare l’hub marittimo dell’Africa settentrionale, collegando numerosi Stati africani attraverso i progetti infrastrutturali dell’OBOR. Allo stesso tempo, gli specialisti cinesi costruiscono un’altra autostrada che si estenderà nel territorio algerino da nord a sud. Alla fine del 2016, media locali segnalarono il completamento di un tunnel di quindici miglia, che sarà parte importante di questa autostrada. Sul tratto est-ovest, va menzionato l’avvio della costruzione della ferrovia cinese in Kenya, avvenuto a maggio. Collegherà il porto di Mombasa (che costituisce un elemento importante dell’infrastruttura OBOR) con la capitale Nairobi. L’avvio ufficiale della costruzione fu presieduta dal presidente del Kenya Uhuru Kenyatta e dal consigliere di Stato cinese Wang Yong. Secondo loro, la ferrovia darà inizio allo sviluppo dell’integrazione regionale, poiché sarà la piattaforma per creare la rete ferroviaria unificata dell’Africa orientale. Allo stesso tempo, Pechino fa ogni sforzo per migliorare le relazioni diplomatiche con i Paesi della regione. All’inizio del 2017, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi compiva un tour in Africa visitando Madagascar, Zambia, Tanzania, Congo, Nigeria e Mauritius, incontrandone i leader per discutere i dettagli della partecipazione al progetto OBOR. Il successo complessivo del viaggio fu riferito da Wang Yi al Congresso Nazionale del Popolo di marzo. Tuttavia, è troppo presto per i diplomatici cinesi per celebrarne i risultati, dato che c’è ancora molto lavoro da fare.
Per esempio, v’è l’urgente necessità di migliorare i rapporti cinesi con la Repubblica d’Uganda. I due Stati hanno relazioni amichevoli da oltre mezzo secolo e Pechino rimane uno dei maggiori investitori nell’economia dell’Uganda. Ciò ha permesso a Pechino d’organizzare il primo forum su commercio, cooperazione economica ed investimenti Cina-Uganda, tenutosi nella capitale Kampala lo scorso maggio. Numerosi rappresentanti di imprese cinesi operanti in Uganda vi parteciparono. Al forum era presente il vicepresidente dell’Uganda Edward Ssekandi, insieme al rappresentante della Cina a Kampala, Zheng Zhuqiang e a molti altri rappresentanti del governo ugandese e della comunità imprenditoriale. Il forum discusse i temi generali della cooperazione Cina-Africa, in cui l’Uganda intende svolgere un ruolo attivo, insieme a diversi aspetti delle relazioni Cina-Uganda. Secondo il vicepresidente dell’Uganda, Kampala sviluppa attivamente le proprie infrastrutture e rimane interessata a creare condizioni favorevoli per gli investitori cinesi. Edward Ssekandi aveva anche espresso la speranza che Pechino continui ad aiutare l’Uganda a sviluppare l’economia. Nel giugno 2016, il consigliere di Stato della Cina Wang Yong visitò lo Zambia, dove incontrò il presidente Edgar Lung. Durante l’incontro, si affermò che lo Zambia percepisce Pechino come suo stretto amico e partner, che non esita a fornire supporto agli alleati. E certamente ovvio che lo Zambia preveda di aderire all’OBOR.
La Cina iniziò ad aver influenza in Africa molti decenni fa. Negli anni ’50, il leader cinese Mao Zedong aiutò i governi popolari di una manciata di Paesi africani nella lotta contro i colonizzatori europei. Una volta che gli europei furono cacciati dall’Africa, la Cina iniziò a sviluppare legami economici e politici con tutti gli Stati del continente, aumentando costantemente l’influenza e scacciando i potenziali concorrenti dalla regione. Finora la Cina è il principale partner commerciale del continente africano e ne mantiene anche la stabilità, inviando peacekeeper negli Stati africani in conflitto. Non è un caso che la prima base militare estera della Repubblica popolare cinese sia stata costruita in Africa, nella Repubblica di Gibuti, consentendo a Pechino di assicurare il traffico attraverso lo stretto di Bab al-Mandab, dove passa il grosso del traffico marittimo con Europa e Medio Oriente. Indubbiamente, il Forum di Cooperazione Cina-Africa nel 2015 e il discorso del leader cinese Xi Jinping per presentare il Piano di cooperazione Cina-Africa per gli anni 2016-2018, segnano l’inizio della fase finale del lungo viaggio per rendere la Cina il motore dello sviluppo dell’Africa. Se questo piano avrà successo, nessuno potrà contestare l’influenza della Cina in questo enorme continente, particolarmente ricco di risorse naturali. Ancora oggi quasi il 20% delle importazioni di petrolio greggio cinese proviene dall’Africa. Inoltre, Pechino importa numerosi minerali dall’Africa, insieme a una vasta gamma di prodotti agricoli. Al tempo stesso, l’Africa rappresenta un mercato in espansione per i prodotti della Cina. Ma non è tutto. L’Africa può diventare un collegamento commerciale fondamentale, permettendo un traffico commerciale massiccio sul suo territorio. Non appena l’Africa farà parte integrante dell’OBOR, permetterà ulteriore traffico di merci dall’Oceano Atlantico alle rive dell’America, collegando così l’intero mondo con la Nuova Via della Seta.

Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Le istituzioni finanziarie dei BRICS sosterranno lo sviluppo africano e latinoamericano
Kimeng Hilton Ndukong, People Daily 21 agosto 2017I progetti di sviluppo in Africa e America Latina avranno maggiore attenzione da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, dalle istituzioni finanziarie del BRICS, come New Development Bank, NDB, e Banca d’investimento per l’infrastruttura asiatica, AIIB. Il Professor Chen Fengying, ex-Direttore dell’Istituto di Economia Mondiale, e degli istituti cinesi di relazioni internazionali cinesi, CICIR, commentava il 21 agosto a Pechino, in una conferenza stampa organizzata dall’Associazione dei giornalisti della Cina. Il Professor Chen, ricercatore del CICIR, affermava che “Ci sono molte banche di sviluppo nel mondo oggi, la più grande è la Banca Mondiale. Ma la nuova Banca di sviluppo dei BRICS è l’unica a puntare sui Paesi in via di sviluppo“, aggiungendo che il rafforzamento della cooperazione sud-sud e sud-nord sarà affrontato al summit dei leader BRICS nella città di Xiamen, il 3-5 settembre. “La questione dello sviluppo dei BRICS da allora è andata oltre gli Stati aderenti. La nuova Banca di Sviluppo è attiva, passando da questioni astratte a più concrete. Come piattaforma aperta, i BRICS guardano ad Africa e America Latina; quindi l’influenza dei BRICS sarà più completa“, dichiarava Chen Fengying, aggiungendo che per ampliare l’ambito delle attività e sostenerle a lungo termine, NDB e AIIB estenderanno i loro servizi in Africa e America Latina per finanziare i progetti di sviluppo. Nel frattempo, Kenya e Thailandia sono stati invitati al vertice BRICS del prossimo mese. Rispondendo a una domanda sui piani dei BRICS per creare un’agenzia di rating, il Prof. Chen dichiarava che le probabilità di successo sono esigue perché l’attuale macrofinanza è ancora dominata dal dollaro statunitense, e il sistema di rating attuale è monopolizzato da tre istituzioni statunitensi. Ricordava che Cina, Europa e Giappone in passato tentarono di creare agenzie di rating, senza molto successo. Alla domanda se il conflitto tra Cina e India sarà oggetto del vertice BRICS del mese prossimo, Chen Fengying l’escludeva dicendo che i leader non saranno distratti da “piccole questioni”. Inoltre, la Cina ha già affermato che i problemi relativi alla propria sovranità non possono essere oggetto di compromessi. Inoltre, dichiarava che la politica dei BRICS non è intervenire negli affari interni degli Stati aderenti. Aggiungeva che le sfide che i leader di Sudafrica e Brasile affrontano adesso sono transitorie. Attribuiva i loro problemi ai prezzi delle materie prime in declino e all’instabilità politica ed economica, dicendo che la soluzione è garantire un adeguato sviluppo. “Gli impegni che i leader di Sudafrica e Brasile prenderanno al vertice non saranno messi in discussione perché i leader vanno e vengono, ma le nazioni restano”. Il tema del vertice di quest’anno è “BRICS: partenariato più forte per un futuro più brillante“. Il focus sarà su commercio, finanza, economia, cooperazione sud-sud e sud-nord e iniziativa Via della Seta. Riunioni dei Ministri degli Esteri BRICS e scambi interpersonali e culturali saranno istituzionalizzati al vertice. È stato anche reso noto che i BRICS si difenderanno da ogni tentativo d’introdurre protezioni commerciali come le misure degli USA contro la Cina.

Kimeng Hilton Ndukong, collaboratore di People’s Daily Online, redattore del quotidiano Cameroon Tribune e del Centro Stampa Cina-Africa, CAPC.

L’ANC approva l’avvio della Banca BRICS
ANA Report, 18 agosto 2017

Per troppo tempo i Paesi in via di sviluppo del Sud Globale si sono ritrovati indebitati da istituzioni finanziarie internazionali come Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale (IMF), che impongono condizioni onerose con ricadute sociali e politiche gravi“. Molewa dichiarava che tali dure condizioni di prestito hanno storicamente ostacolato i Paesi in via di sviluppo nel perseguire politiche di sviluppo proficuo nell’interesse dei propri cittadini. BRICS è composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. La Nuova Banca di Sviluppo permetterà agli africani e ad altri Paesi di accedere alle strutture di prestito per intraprendere, tra l’altro, investimenti infrastrutturali in settori cruciali come energia, acqua e trasporti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia: Crescita e minacce di una nuova guerra fredda

Jacques SapirRusseurope 20 agosto 2017La speranza di un miglioramento delle relazioni tra Russia e Stati Uniti è ormai evaporata dopo il voto del Congresso degli Stati Uniti su nuove sanzioni e le misure di ritorsione adottate dal governo russo. Il Congresso degli USA ha pertanto votato in modo deciso a favore di nuove sanzioni contro la Russia (419 voti su 435) e la Russia ha ordinato agli Stati Uniti di ridurre drasticamente il personale diplomatico di 455 persone entro il 1° settembre. Il tasso di cambio del rublo è tornato a 60 per 1 dollari, ma finora senza impedire la ripresa economica della Russia. Il tasso di cambio del rublo rimase indifferente alla contrazione del prezzo del petrolio di maggio e beneficiava della debolezza di altre valute fino alle nuove tensioni geopolitiche. Tuttavia, il mercato russo non ha ancora risposto al recupero dei prezzi del petrolio, che recentemente hanno superato i 50 dollari al barile. Il tasso di cambio del rublo rimarrà quindi sotto pressione. Dopo più di sei mesi di presidenza Trump, è chiaro che le sanzioni rimarranno più a lungo del previsto, mentre le possibilità di nuove sanzioni aumenteranno. La possibilità di ristabilire un dialogo tra Russia e Stati Uniti diminuisce rapidamente. Gli attriti sembrano crescere e il Venezuela ora rientra nel confronto che va dalla Siria all’Ucraina.

L’economia russa migliora
L’economia della Russia ha mostrato forti segni di miglioramento nella prima metà del 2017. In una certa misura, ovviamente, ciò è dovuto alla stabilizzazione dei prezzi del petrolio a circa 50 dollari al barile. Ma i prezzi del petrolio, per quanto importanti, non sono l’unico fattore della crescita economica della Russia. Il commercio al dettaglio è salito dell’1,2% rispetto all’anno precedente a giugno, leggermente superiore a quanto previsto dagli economisti (1,1%) e ha continuato a crescere a luglio (1,3%). I salari reali, invece, continuano a migliorare grazie alla rapida caduta dell’inflazione, scesa in pochi mesi dal 12% al 4-4,5%. La crescita della produzione industriale è stata imitata dalla crescita dell’edilizia, che potrebbe segnare la fine della crisi nel settore. La disoccupazione s’è ridotta al 5,1% della popolazione attiva alla fine del primo semestre.
Fonte: dati ROSSTAT

La forte crescita degli investimenti del 2,4% annuo, nel primo trimestre del 2017, proseguirà probabilmente nel secondo. Tuttavia, va osservato che le tre maggiori attività d’investimento osservate sono estrazione (pari al 31% degli investimenti), produzione (18%) e trasporti (17%). Quest’ultimo settore è cresciuto in modo impressionante del 21,7% nel primo trimestre del 2017. D’altra parte, il settore dell’estrazione ha registrato un più modesto 1,5% e la produzione è caduta del 6,7%. Tre regioni hanno prodotto la crescita complessiva degli investimenti: Mosca, Crimea ed Estremo Oriente. Nelle tre regioni ci sono grandi progetti, generalmente sostenuti dallo Stato e concentrati sulla costruzione di infrastrutture. Ciò corrisponde alla rapida crescita dei trasporti nella disaggregazione settoriale degli investimenti. Di conseguenza, uno dei principali fattori di crescita degli investimenti in Crimea è la costruzione del ponte di Kerch che collega la penisola al resto della Russia. Il completamento del ponte è previsto per la fine del 2018, al costo di 228 miliardi di rubli, di cui 113 spesi alla fine del 2016. Analogamente, l’incremento degli investimenti in Estremo Oriente è principalmente collegato alla costruzione dei gasdotti per la Cina. Il progetto “Power of Siberia” dovrebbe essere completato entro il 2019. Quasi la metà, 1300 km, della rete di 3000 km prevista è stata costruita dal giugno 2017. Il costo del progetto è di 1,5-2 trilioni di rubli o, al tasso di scambio di 70 rubli per 1 euro, 21-28 miliardi di euro. A differenza del ponte di Kerch e di “Power of Siberia”, da completare nel 2019, il programma di ristrutturazione di Mosca è appena iniziato. Secondo Sergej Sobjanin, sindaco di Mosca, il programma richiederà 15 anni per essere completato, ed interesserà 1-1,6 milioni di persone (10-15% della popolazione di Mosca) con un costo complessivo di circa 3 trilioni di rubli (43 miliardi di euro). Si prevede che 35-45 milioni di metri quadrati saranno costruiti durante questo periodo (circa 3,5 milioni di metri quadrati l’anno), traducendosi in un aumento sostanziale degli attuali edifici residenziali di Mosca, per circa 3-4 milioni di metri quadrati l’anno. C’è da aspettarsi la crescita delle costruzioni residenziali a Mosca dal 2018, dopo le elezioni presidenziali.La crescita economica più forte del previsto coincide purtroppo le partite sono più deboli del previsto nella prima metà del 2017. La crescita dell’importazione è stata del 27% nella prima metà del 2017, del 26% nel primo trimestre e del 29% nel secondo trimestre. Ciò indica un ampio recupero delle importazioni per il 2017, previsto dall’aumento dei consumi e degli investimenti. Inoltre, i pagamenti correnti delle aziende russe all’estero nel secondo trimestre del 2017 sono significativamente superiori al previsto e sono la ragione principale del conto corrente portato a un deficit di 0,3 miliardi di dollari nel secondo trimestre.

Verso la creazione di un’alleanza anti-USA?
In questo contesto va notata l’attività crescente della diplomazia russa. Ciò potrebbe essere attribuito ai miglioramenti delle relazioni economiche, ma anche al deterioramento dei rapporti diplomatici e militari con Washington. Al culmine di questa attività, naturalmente, vi è la crisi del Medio Oriente e l’evidente avanzata delle forze governative siriane sostenute dall’aviazione russa delle ultime settimane. Ma questa attività assume ora altre dimensioni. Mosca ha deciso di dare un segnale spettacolare sostenendo il governo venezuelano. Il principale produttore di petrolio della Russia, Rosneft, dichiarava di aver anticipato circa 6 miliardi di dollari alla compagnia petrolifera venezuelana PDVSA. Ciò avveniva al momento giusto. La scommessa dei vari attori finanziari e politici sul default venezuelano si diffuse a causa delle turbolenze in Venezuela, ulteriormente complicate dal calo dei prezzi e della produzione. Il pagamento anticipato della Rosneft a PDVSA potrebbe risolvere la crisi del debito che il governo venezuelano attualmente affronta. Rosneft prevede il rimborso finale con l’invio di petrolio e prodotti petroliferi. Questo punto è molto importante perché implica che la maggior parte della produzione venezuelana sarà diretta in Russia e non alle raffinerie statunitensi, che oggi rappresentano il principale mercato della produzione venezuelana. Questo supporto non sorprende. Prima di tutto, le relazioni con gli Stati Uniti peggiorano, e Mosca dovrebbe aumentare la presenza in Venezuela, anche solo per mettere in imbarazzo il governo degli Stati Uniti e creare ciò che si chiama strumento negoziale o puntata di contrattazione. Ma, e questo è probabilmente più importante, va considerato che questo supporto proviene da Rosneft, compagnia che occupa un posto speciale nella diplomazia petrolifera della Russia, ma che ha anche una propria diplomazia. Ciò mostra i forti legami che alcuni in Russia, e in particolare Sechin, hanno creato in America Latina e soprattutto con i leader chavisti. Non si tratta solo l’ideologia, anche se conta. La Russia, e in particolare Rosneft, trova anche propri interessi in questa politica. PDVSA, va ricordato, è la società statale venezuelana che ha ridotto le vendite di petrolio alle unità di raffinazione statunitensi della Citgo Petroleum, aumentandole alla Rosneft in Russia, secondo un piano firmato a maggio per recuperare gli invii accumulati; secondo documenti e fonti di PDVSA e della sua Joint Venture, Rosneft detiene una partecipazione del 49,9% della società statunitense Citgo della PDVSA. La partecipazione è stata offerta come garanzia quando PDVSA ebbe il prestito di 1,5 miliardi di dollari dalla società russa, lo scorso anno. Il Ministro del Petrolio venezuelano Nelson Martinez, al forum di San Pietroburgo lo scorso giugno dichiarò che Rosneft avrebbe ricevuto circa 70000 barili al giorno per il prestito da 1,5 miliardi di dollari alla PDVSA. Infatti, Rosneft ha investito molto nello Stato venezuelano e nella PDVSA. Ora Rosneft s’impegna a continuare a lavorare nel settore energetico del Paese, nonostante il peggioramento della crisi economica e delle sanzioni.
All’inizio di questo mese, l’Amministratore Delegato di Rosneft, Igor Sechin, dichiarava che l’azienda avrebbe aumentato la cooperazione con il Venezuela di fronte alle nuove sanzioni statunitensi e ne forniva un buon motivo: “Le riserve petrolifere del Paese sono le più importanti al mondo. In questa prospettiva, ogni società energetica deve cercarvi di lavorare” [1]. È vero che le riserve del Venezuela sono ancora più grandi di quelle dell’Arabia Saudita. Ma chiaramente non è l’unico motivo, né il principale. Il sostegno dato al Venezuela è ovviamente politico. Potrebbe essere una sorta di “ricambio” per il sostegno statunitense all’Ucraina. Ma più probabilmente va anche visto come il materializzarsi del rafforzamento del fronte anti-USA comprendente naturalmente Cina ed Iran, e che ora include i nuovi alleati dei russi, di cui gli ultimi sono Paesi come l’Indonesia (che ha recentemente deciso di acquistare aerei da combattimento russi [2]) e le Filippine, dove le navi da guerra russe fecero una visita a gennaio [3] e il cui presidente visitò Maggio nel 2017 per richiedere l’aiuto contro la minaccia dello SIIL a Mindanao [4] .
Note
[1] RussiaToday
[2] Sputnik
[3] Sputnik
[4] Sputnik

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora