La Cina costringerà i sauditi a scaricare il dollaro?

L’Oriente è la peggiore minaccia al petrodollaro, e l’Arabia Saudita già guarda al commercio petrolifero in yuan
Russia Insider 27 aprile 2017Dovremmo salutare legami più stretti tra Arabia Saudita e Cina? Come scrive Asia Times,la lenta intesa tra Cina e Arabia Saudita completa l’alleanza sino-russa, i cui i vantaggi in primo luogo comporterebbero una minaccia reale al petrodollaro“. Mentre preferiremmo che l’Arabia Saudita scomparisse totalmente, se deve esistere, da un punto di vista pragmatico, probabilmente non andrebbe da alcuna parte, ma sarebbe assai utile al mondo se Riyadh scaricasse il dollaro e adottasse lo yuan. Non è così pazzesco come sembra. La Russia è uno dei principali partner energetici della Cina, avendo firmato accordi in yaun. A marzo, la Russia aveva nuovamente battuto l’Arabia Saudita quale primo esportatore di petrolio della Cina. Il mese scorso, re Salman d’Arabia Saudita assistette alla firma di accordi da 65 miliardi di dollari il primo giorno della visita a Pechino. Secondo Reuters, “l’Arabia Saudita ha cercato di aumentare le vendite di petrolio in Cina, secondo mercato petrolifero mondiale, dopo aver perso quote di mercato a favore della Russia l’anno scorso, lavorando principalmente con le prime tre compagnie petrolifere statali della Cina“.
Cosa succede se i sauditi decidessero di scaricare il dollaro e l’euro e adottare lo yuan, o anche l’oro?
Questa eccellente analisi di Andrew Brennan su Asia Times spiega perché la Cina rappresenta una minaccia seria al petrodollaro e come i sauditi reagiranno. Un estratto: “La Banca Centrale Russa ha aperto il suo primo ufficio estero a Pechino quale primo passo nella graduale introduzione dello standard di scambio in oro. Ciò avverrà finalizzando l’emissione dei primi prestiti federali denominati in yuan cinese e consentendo l’importazione di oro dalla Russia. Il governo cinese desidera internazionalizzare lo yuan e condurre scambi in yuan iniziando ad aumentare il commercio con la Russia. Adottano questi passi negli scambi commerciali bilaterali, nei sistemi di negoziazione nazionali, e così via. Tuttavia, quando Russia e Cina decisero il contratto bilaterale da 400 miliardi di dollari, la Cina volle pagare il gasdotto con obbligazioni del Tesoro in yuan e poi il petrolio russo in yuan. Questa evasione e dipartita senza precedenti dal regno del sistema monetario del dollaro statunitense, assume molte forme, ma una delle più minacciose sono i russi che scambiano lo yuan cinese in oro. I russi già adottano lo yuan cinese nelle vendite del petrolio alla Cina, ritornandoli alla Shanghai Gold Exchange per poi acquistare l’oro con i contratti futures denominati in yuan-oro, fondamentalmente un sistema di scambio e commercio. I cinesi sperano che iniziando ad assimilare i contratti petroliferi ai futures in yuan, facilitandone il pagamento in yuan la cui copertura avviene a Shanghai, si consentirà allo yuan di esser percepito quale valuta principale nel commercio petrolifero. I principali importatore mondiale (Cina) ed esportatore (Russia) prendono le misure per convertire i pagamenti in oro. Questo è noto. Quindi, chi sarebbero i più interessati al commercio in yuan? Naturalmente i sauditi. La necessità dei cinesi è che i sauditi vendano il petrolio alla Cina in cambio di yuan. Se la Casa dei Saud decide di perseguire tale scambio, le petromonarchie del Golfo seguiranno, quindi Nigeria e così via. Ciò minaccerà in modo fondamentale il petrodollaro. Ora, l’argomento è che se la Cina lo farà, colpirebbe le proprie esportazioni, ma essa già intenzionalmente passa da produttore ed esportatore ad economia di servizi e consumi interni. Si guardi il settore tecnologico della Cina, il settore dell’e-commerce e altri interni che creeranno un grande mercato di servizi dalla crescita solida. Un secondo argomento in controtendenza è che forse la Cina non vuole che lo yuan sia una moneta di riserva mondiale ma solo una forte; una moneta basata sull’oro. Avere una nota commerciale d’oro non pregiudicherebbe le esportazioni cinesi, in quanto la Cina trasforma proprie economia ed esportazioni future. Anche Pechino potrebbe aver pensato che se l’Arabia Saudita venisse persuasa a scambiare in yuan o yuan-oro, Corea del Sud e Giappone potrebbero seguirla, perché entrambi cercano di staccarsi dal dollaro statunitense. Cina e Iran sono stati i primi ad iniziare a bypassare il dollaro, seguiti dalla Russia che elude il sistema SWIFT e poi l’India che si allontana dal dollaro statunitense ed avvia accordi commerciali bilaterali. Cina e Giappone passano direttamente al commercio, come hanno fatto Giappone e India, saltando il dollaro. L’utilizzo di sistemi di pagamento alternativi come oro, yuan, rupie, rubli e altri soldi, fiat e non, per sfuggire a possibili sanzioni e crisi del dollaro USA, o suo declino, è favorito.

Quale declino?
Ebbene, possiamo vedere il ciclo storico Est-Ovest, il baby-boom occidentale, la crescente diseguaglianza nella distribuzione delle ricchezze, il rapporto tra debito interno con la percentuale di reddito disponibile e, per voi appassionati di storia, l’onda di Kondratiev è al culmine scendendo come onda deflazionistica.

Aspettarsi cosa?
Bene, tutti questi cicli menzionati sono ricadute economiche. Tutto indica il declino dell’occidente e l’Oriente in ascesa. Ma possiamo ugualmente biasimare le politiche di alleggerimento dei banchieri centrali stampando prosperità. L’idea è una falsità che avvantaggia solo le classi più ricche e non può sconfiggere la pressione ciclica. Si ha un mutamento nei sistemi monetari mondiali. L’economia cinese ha iniziato la ristrutturazione economica e si concentra su produzione e servizi nazionali. L’amministrazione Trump pensa che l’indebolimento del dollaro statunitense contribuirà alle esportazioni degli USA ed anche a farne crescere l’economia (o a “crescere” entro l’attuale sistema monetario). Tuttavia, il dollaro sopravvalutato ha sovvenzionato il costoso “stile di vita americano”, e qualsiasi indebolimento avrà ora effetti negativi. Gli Stati Uniti devono anche ristrutturare la propria economia basandosi sulla produzione. Non possono più continuare a gestire un’economia basata sul debito importando tutte le merci che non producono. È l’insostenibile e continuo errore di molti. La ricchezza del mondo va ad est. Il petrodollaro è l’ultimo relitto di tale “stile di vita americano” amato dall’America media, e se i buoni del tesoro d’oro volano e lo yuan passa a gestire il flusso di petrolio, gli Stati Uniti saranno scioccati quando all’Arabia Saudita piacerà il bigliettone rosso quanto quello verde, o peggio ancora, il metallo giallo, molto del quale va ad est.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump perde pezzi davanti Pyongyang

Covert Geopolitics 22 aprile 2017Eravamo sconvolti sentendo Mike Pence minacciare la Corea democratica, recandosi sul confine più militarizzato sul pianeta, sapendo che una guerra nucleare con quest’ultima sicuramente coinvolgerebbe Cina, Russia ed Asia orientale. Certamente, non tutti gli statunitensi ne sono interessati considerando che, prima che le guerre venissero combattute al di fuori degli Stati Uniti, una guerra con la Corea democratica sarebbe solo tra coreani e forse la carne da cannone statunitense nelle retrovie. Ma Paul Craig Roberts, che nel 1981 fu Assistente del segretario al Tesoro per la politica economica del presidente Reagan, vede la follia della guerra in tutte le sue forme, in ogni luogo in cui si è avuta.
La scomparsa del presidente Trump
Paul Craig Roberts, 20 aprile 2017
Nella mia lunga esperienza a Washington, i vicepresidenti non fanno importanti annunci di politica estera o minacciano di guerra altri Paesi. Neanche Dick Cheney derubò di questo ruolo lo scadente presidente George W. Bush. Ma ieri il mondo ha visto il vice Pence minacciare la Corea democratica di guerra. «La spada è pronta» diceva Pence come se fosse il comandante in capo. E forse lo è. Dov’è Trump? Per quanto possa dire dalle numerose e-mail ricevute da lui, lavora per vendere la sua presidenza. Una volta vinte le elezioni, Trump, ho iniziato a ricevere offerte infinite per acquistare da Trump berretti da baseball, magliette, braccialetti, tazze da caffè e donare 3 dollari per iscrivermi a una lotteria per vincere dei pezzi da collezione. L’ultima offerta è l’occasione di vincere una delle “cinque incredibili fotografie firmate della nostra storica e massiccia inaugurazione”. Per Trump, la presidenza serve a raccogliere fondi. Se i suoi vicepresidente, consigliere per la sicurezza nazionale, ministro della difesa, ambasciatrice alle Nazioni Unite, direttore della CIA, chiunque voglia la guerra ovunque, sono solo altri pezzi da collezione su cui puntare donando 3 dollari. Come conseguenza del fallimento di Trump nel governare il proprio governo, c’è Pence che racconta a Russia e Cina che potrebbe esserci uno scontro nucleare alle loro frontiere tra Stati Uniti e Corea democratica. Anche se Pence non è abbastanza intelligente da saperlo, non è cosa che Russia e Cina accetteranno. Washington si preoccupa delle armi nucleari della Corea democratica, ma il mondo teme le armi nucleari di Washington. E tanto. Sondaggi mondiali mostrano che la maggioranza della popolazione mondiale è molto più preoccupata dalla minaccia alla pace posta da Washington e Israele che da Iran, Corea democratica, Russia e Cina. Pence ha preceduto la frase “la spada è pronta” con “gli Stati Uniti d’America cercheranno sempre la pace”, che dopo Serbia, Somalia, Afghanistan, Iraq, Libia, Yemen, Pakistan e Siria è la più falsa delle dichiarazioni possibili da fare. Per Washington, le sue vittime sono “sconsiderate e provocatricii”, mai Washington. Gli Stati Uniti sono la guerra. Se il mondo viene guidato all’Armageddon, sarà Washington, non Corea democratica, Iran, Russia o Cina, che metterà fine alla vita sulla terra“.
Perché gli Stati Uniti continuano a provocare i nordcoreani quando la penisola coreana starebbe meglio se lasciata da sola a risolvere le differenze, come prima che gli Stati Uniti applicassero ogni sorta di pressione politica contro l’amministrazione pro-USA di Park? La Corea del Sud compie un passo enorme verso la riunificazione con il Nord. Come abbiamo detto giorni fa, il recente test missilistico fallito dei nordcoreani potrebbe essere stato causato da un’arma elettronica a bordo di una nave da ricognizione russa che avrebbe ombreggiato, insieme a una controparte cinese, l’USS Carl Vinson, il giorno del test. Ogni nave da ricognizione è dotata di potenti radar che potrebbero essere utilizzati per emettere frequenze radio che disattiverebbero i comandi di qualsiasi missile o aereo. In risposta a quest’ultima provocazione statunitense, la Cina ha condotto un’esercitazione di tiro reale con varie armi da un nuovo cacciatorpediniere nel Mar Giallo, al confine occidentale della Corea democratica. Incidentalmente, un pilota statunitense dell’USS Carl Vinson si eiettava dal suo F-18 nel sud del Mar di Celebes, Filippine. Il sistema radar della Cina sulle Spratly ha sabotato i controlli dell’F-18 questa volta? È questo il motivo per cui Trump non si mostra, per evitare l’umiliazione, come suggerisce il cammino erratico dell’USS Carl Vinson? Dove va? L’USS Carl Vinson rintracciata vicino l’Indonesia, non la penisola coreana. (Sputnik) L’USS Carl Vinson doveva dirigersi verso la penisola coreana la settimana scorsa, per proiettare la potenza del Pentagono, ma invece è apparsa a migliaia di chilometri di distanza. (Sputnik).
La superportaerei statunitense dispiegata dal presidente Donald Trump per dissuadere la Corea democratica non ha raggiunto il Mar del Giappone perché i funzionari della Casa Bianca e del dipartimento della Difesa non comunicano efficacemente, secondo i media. (Sputnik). Veramente? Con un potente mix di pessima comunicazione e confusione generale sull’USS Carl Vinson, il comandante del gruppo affermava su facebook che la nave estenderà lo schieramento a “una presenza persistente” nella penisola coreana. (Sputnik) Ciò significa che il Pentagono si agita per una migliore PR da dare ai media mentre in realtà perde il controllo dei pedoni imperiali nell’Asia orientale. Le due Coree vogliono legami migliori; i colloqui di pace tra Russia e Giappone sono intempestivi, dichiarano gli Stati UnitiLa Corea del Sud rifiuta la provocazione del Pentagono contro la Cina.
La Corea del Sud sta per eleggere un nuovo presidente che sarà amichevole verso il Nord. Indagata l’imprevedibile fantoccio degli USA Park Chung-hee, avanza il progressista vicino alla Corea democratica Moon Jae-in.

Moon Jae In

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’oro dei BRICS spinge lo Stato profondo degli USA alla disperazione

Covert Geopolitics 13 aprile 2017Sembra che il vero motivo per cui Trump ha capitolato allo Stato Profondo così in fretta è la decisione della leadership dei BRICS d’avviare il dumping del dollaro nel mutuo commercio e nella cooperazione economica tra i Paesi BRICS. Questa misura mette in serio pericolo l’ambiziosa promessa elettorale di Donald Trump di “rendere l’America ancora grande” con la ripresa economica e l’aggiornamento militare, mentre l’Alleanza BRICS inizia a chiedere al governo degli Stati Uniti di pagarne le risorse solo in valute concrete, le loro. Recentemente, Russia e Cina acceleravano la creazione di centri di cambio reciproci a Mosca e Pechino.
La Cina apre a Mosca una Banca di cambio per le transazioni in yuan
La creazione del centro di cambio permette ai due Paesi d’aumentare ulteriormente il commercio e gli investimenti bilaterali riducendo la dipendenza dal dollaro USA, creando un pool di liquidità in yuan in Russia e consentendo alle operazioni finanziarie e commerciali di agire senza problemi. Espandendo l’uso delle monete nazionali nelle transazioni, si potrebbe anche ridurre la volatilità dei tassi di cambio di yuan e rublo. Il centro di cambio è uno delle misure che Banca popolare cinese e Banca centrale russa guardano per approfondire la loro cooperazione”. (Sputnik)
Questo altamente coordinato rigetto del dollaro fu inaugurato 10 anni fa, nel 2007, dando il tempo sufficiente agli occidentali di adeguarsi alla nuova realtà, in cui l’Oriente non può restare a guardare mentre la controparte continua la propria politica estera regressiva, ricorrendo a una massiccia dimostrazione di forza culturale volta a correggere le false affermazioni tecnologiche occidentali, durante le Olimpiadi di Pechino dell’anno dopo. Tra l’altro, ciò che doveva essere un passaggio graduale dalla valute fiat a quelle basate sull’oro provocò il crollo finanziario occidentale del 2008, con massicce dimissioni di dirigenti bancari nel 2012 (qui), Libor e altre interessanti indagini sull’aggiotaggio e, infine, le inedite dimissioni di Papa Benedetto XVI nel 2013. Considerando la vastità delle economie BRICS, la decisione di scacciare il dollaro dovrebbe mettere la mafia khazara dove dovrebbe stare, nella pattumiera dell’irrilevanza.
Il bene dell’oro: perché Russia e Cina sono occupate ad acquistarlo
“Gli osservatori del mercato ritengono che le quantità di oro nei caveau delle banche centrali della Cina sono politicamente ampiamente sottostimate per non allarmare troppo Washington e Londra”, osservava Engdahl…“Le valute di Russia, Cina e altri Paesi eurasiatici diventano ‘buone come l’oro’, secondo il termine applicato al dollaro USA circa sei decenni fa. Il fatto che la Russia abbia anche un rapporto estremamente basso debito-PIL del circa 18% rispetto al 103% degli Stati Uniti, al 94% dei Paesi dell’eurozona e all’oltre 200% per il Giappone; dato di fatto che le agenzie di rating occidentali, impegnate nella guerra finanziaria del Tesoro degli Stati Uniti contro la Federazione russa, comodamente ignorano”, conclude Engdahl, sottolineando che la Russia è attualmente più sana dei Paesi occidentali sviluppati. (Sputnik)
L’invidiabile cooperazione Cina-Russia si estende ad agricoltura, commercio e finanza, militari ed energia. Il primo progetto energetico da 400 miliardi tra Cina e Russia ha reso irrilevanti tutti i meccanismi di controllo e le sanzioni economiche occidentali (qui).
Quindi, non sorprende che Vlad abbia coraggiosamente proclamato di scaricare il dollaro nel 2015. Al contrario, l’oligarchia occidentale, con la sua decadente influenza globale, deve sopravvivere con una ricchezza immaginaria esistente solo come bit per computer e bigliettoni di fantasia, massimizzando l’uso della potenza di fuoco militare, come avviene ora in Siria, Yemen, Afghanistan e Africa centrale, per sostenersi. Nello Yemen, mentre la Casa dei Saud collaborerebbe con il piano dei khazari d’indebolire l’influenza iraniana, re Salman è anche occupato a diversificare il portafoglio del suo regno, investendo nei Paesi dell’Asia orientale, con pochi acquirenti. Questo è un disperato seguito della riuscita “opzione sansone” del massiccio aumento della produzione di petrolio per far cadere la concorrenza di Russia, Iran, Venezuela e Stati Uniti, più di un anno fa. Ciò significa che la Casa dei Saud è pronta a passare dall’altra parte in qualsiasi momento. Ma la Russia, come la Cina, può dare ai sauditi un impegno calcolato più o meno similmente a quello con la Turchia. Dopo tutto, la Russia s’è già assicurata la sopravvivenza economica nell’alleanza BRICS e il maggiore impegno con i vicini orientali, soprattutto la comunità dell’ASEAN. Questa mossa tanto attesa del commercio esclusivamente in valute sovrane ha lo scopo di prendere per la gola il pericoloso serpente della controparte, ponendo fine a tutte le sue guerre di aggressione e all’esproprio di tutte le risorse del pianeta. Ciò cozza con i desideri del Lato Oscuro dell’umanità di eliminare se stessa. Tutte le guerre devono continuare, signor Trump. Ricordiamo che l’allontanamento dall’economia reale è opera dell’occidente, concepito per imporre l’indipendenza economica occidentale dalle risorse dell’Asia, dopo aver depredato una quantità considerevole di ricchezza sovrana all’Asia durante l’era di John F. Kennedy.
Da quando il presidente degli Stati Uniti Nixon abrogò unilateralmente il Trattato di Bretton Woods nel 1971, il dollaro USA non si basa più sull’oro; tuttavia, l’oro rimane la riserva di valore con cui la carta moneta non può competere. “In tempi di crisi finanziaria mondiale come nel 1930, l’oro è preferito dalle banche centrali e dai cittadini comuni come riserva di valore quando la carta moneta perde valore. Ci stiamo avvicinando a un altro di quei momenti in cui la carta del debito accumulata dal sistema del dollaro degrada il valore dei dollari di carta. Ciò che è molto significativo sotto tale luce è vedere come le banche centrali comprino tutto l’oro che possono”, afferma il ricercatore, autore e consulente di rischio strategico F. William Engdahl nel suo articolo per New Esatern Outlook. Qualsiasi tentativo delle economie controllate dagli Stati Uniti di ritornare alle proprie valute sovrane attraverso il rimpatrio oro dalla Federal Reserve, viene colpito da sicari economici, assassini veri e propri e rivoluzioni colorate. C’è la crescente preoccupazione che la Federal Reserve, che rifiuta i controlli dal 1953, in realtà non abbia lingotti d’oro sovrani in suo possesso. Anche l’occidente, che ha rinnegato il solenne patto concordato tra le parti più di cento anni fa, secondo cui quest’ultimo utilizzerà la competenza tecnologica per il progresso collettivo dell’umanità con le risorse minerarie e umane dell’Oriente. Hanno esagerato con la loro carta. Invece di usare le innovazioni tecnologiche per il bene di tutti, s’impegnano continuamente in conflitti regionali esteri che le loro agenzie istigano anni prima. L’uso continuato della potenza di fuoco militare degli Stati Uniti ha anche lo scopo di distruggere la propria reputazione nel mondo, mentre allo stesso tempo aggiungono la forza finanziaria al complesso militare industriale di proprietà degli stessi vampiri di sempre, senza eccezione. L’America protestante va distrutta, anche insieme agli altri governi rinnegati, a tutti i costi, per la gloria del vampiro del Vaticano e della piramide dei cartelli khazari. Il rivestimento d’argento di tutto ciò sono le persone che ora hanno dati sufficienti per valutare da sé quale sistema sia meglio, quali altri concetti geoeconomici vanno adottati e quale fazione geopolitica probabilmente risponderà a loro desideri ed aspirazioni. Non che l’intesa multimediale non faccia di tutto per sovvertire il Grande Risveglio.
Il gigante Google ha messo a punto una nuova funzionalità che possa presumibilmente discernere notizie false dai fatti… il dr. Robert Epstein dall’American Institute for Behavioral Research and Technology su questa funzione e le implicazioni pericolose delle imprese dal potere di definire la realtà. Epstein ha spiegato che Google da tempo sperimenta diversi modi con cui è possibile manipolare i risultati delle ricerche, anche prima che il concetto di notizie false divenisse popolare nell’ultima elezione”. (Sputnik) Si può sempre provare, ma il gatto è già fuori dal sacco. Ma chi sa se possa ancora avere successo, considerando la quantità di attenzione che la teoria della terra piatta ottiene. Sì, i media mainstream hanno svoltato di 180 gradi sulla loro stupida storia sul complottismo, ad esempio, “Nuova rivendicazione della sinistra: gli attacchi di Trump e Putin orchestrati in Siria sono una distrazione”… più o meno allo stesso modo con cui la macchina finanziaria occidentale ha fatto un’inversione a U dal proprio frutto noto popolarmente come capitalismo. Nell’ultimo vertice di Davos, non meno che il Presidente cinese Xi Jinping ha fatto ciò che equivale a un discorso della vittoria professando le virtù del capitalismo, mente l’occidente muove verso un socialismo pilotato dai progetti della “società senza contanti” e dal reddito di base universale (UBI), mentre la Cina continua a rimuovere i resti della politica protezionistica. In breve, la Cina di oggi è molto più capitalista dell’occidente, notano gli esperti finanziari. Ciò significa che l’oligarchia occidentale è stata sconfitta nel suo stesso gioco, ma deve rimanere al potere con l’uso della ricchezza privata immaginaria di cui i suoi cittadini non sanno nulla, almeno la maggioranza. Il passaggio alle monete immaginarie digitalizzate si presta perfettamente alla dittatura prevista applicando tecnologie invasive che, tra l’altro, la Cina contribuisce a realizzare.
All Systems Go: la Cina punta di diamante della nuova AI dal chip che simula il cervello umano
I ricercatori cinesi sviluppano un avanzato processore per l’intelligenza artificiale che dovrebbe aiutare la Cina a lanciarsi nel mercato globale dei chip; 1,4 milioni di dollari sono già stati stanziati a tale scopo dall’Accademia delle Scienze cinese, secondo Xinhua… Il nuovo processore IA prende il nome dal periodo geologico del Cambriano, che vide la vita sulla Terra divenire infinitamente più diversificata e sofisticata. Ciò a causa dell’enorme aiuto nella simulazione del funzionamento delle cellule nervose umane. Xinhua citava l’Accademia delle Scienze cinese secondo cui il chip Cambriano “sarà il primo processore al mondo a simulare le cellule nervose umane e le sinapsi per avere un apprendimento profondo”. (Sputnik) Ci sono molti modi con cui i cinesi potrebbero usare questa funzione. Oltre ai guadagni finanziari che otterrebbero vendendolo all’occidente che da troppo tempo vuole transumanizzare la propria popolazione, a un prezzo competitivo, si può anche usare per migliorare realmente le capacità fisica e mentale del popolo cinese ottenendo un notevole vantaggio sulle controparti occidentali. Nessuno dovrebbe sottovalutare le reali intenzioni dei veri maestri dell’arte della guerra. Per estensione, naturalmente, la Cina potrebbe anche avere la possibilità di un controllo più efficace sul comportamento di 1387 milioni di cinesi. (Addio democrazia, ciao tecnocrazia)
Ciò che è lampante è che mentre l’occidente volutamente deprime i propri cittadini, la Cina e il resto dell’Asia no. Secondo un esame PISA condotto in tutto il mondo nel 2015 su 540000 studenti, gli Stati Uniti hanno visto un calo di 11 punti nel punteggio medio in matematica (scesi da 28.mi a 35.mi), pur rimanendo relativamente piatti nella letteratura e nelle scienze. Quale Paese è in cima? Singapore, seguito da Hong Kong, Macao, Taiwan, Giappone, Cina, Corea, Svizzera, Estonia e Canada, completando i primi 10 posti in matematica (qui). Oltre a questi fatti, sull’alfabetizzazione globale, i BRICS hanno aumentato gli investimenti nella ricerca, “I Paesi BRICS Cina, India e Brasile rappresentano gran parte del drammatico aumento degli investimenti nella ricerca scientifica e delle pubblicazioni scientifiche. Dal 2002, la spesa globale per la ricerca scientifica è aumentata del 45 per cento, con più di 1000 miliardi di dollari. Dal 2002 al 2007, Cina, India e Brasile hanno più che raddoppiato la spesa per la ricerca scientifica, aumentando la quota collettiva di spesa nella ricerca globale dal 17 al 24 per cento. La pianificazione dello sviluppo della Cina ha preso di mira un certo numero di campi scientifici ed industrie connesse, come energia pulita, trasporto verde e terre rare. Dal 1999, la spesa della Cina per la ricerca scientifica è cresciuta del 20 per cento ogni anno fino a più di 100 miliardi di dollari. Entro il 2020, la Cina prevede di investire il 2,5 per cento del PIL nella ricerca scientifica…” e questo 10 anni fa.
Ciò dovrebbe sfatare l’idea che la Cina faccia parte del detto “problema-reazione-soluzione” praticato dai governanti occidentali. Allo stesso modo, il programma economico “One Road One Belt” guidato dalla Cina non ha lo scopo di realizzare e ampliare le proprie ambizioni imperiali, ma fornire una via alternativa all’umanità, dove tutti traggano vantaggio dai nostri lavori collettivi, risultati scientifici e risorse planetarie. La politica cinese ‘Fascia e Via’ è aperta a tutti i popoli.
Alla fine, saranno le nostre intenzione collettiva e forza di volontà che in ultima analisi decideranno dove questo pianeta vada realmente. E tocca solo a noi decidere se agire insieme o affermare la sovranità dell’individuo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vera ragione per cui gli USA accusano la Russia di tutto: l’Oro

Rory Hall, Sprott Money 5 aprile 2017Come vi sentireste se programmaste una riunione di famiglia assieme a vicini e amici e la vostra lista di invitati arrivasse ad includere 185 ospiti, invitando anche il vostro noto cugino casinista, che si presenta ubriaco, armato e bellicoso, molestando una buona parte degli ospiti, spaccando i vostri vasi cinesi e poi, come bonus aggiuntivo, sparare e uccidere 12 dei vostri ospiti. Quando vostro cugino lascia la riunione, prende portafoglio e borsa di vostra moglie. Si reca anche in camera da letto, apre la cassaforte e arraffa tutto l’oro e l’argento. Vostro cugino ha ora tutte le carte di credito e tutto il denaro che avevate a portata di mano. Non vi è possibile fare nulla, nemmeno pagare il catering. Se vi sembra una storia orribile, avete ragione, lo è. Il cugino ubriaco è la metafora di come gli Stati Uniti hanno agito per parecchi anni e come hanno trattato i Paesi nel mondo. Pensate che alcune di queste nazioni ne sono abbastanza stufe? Credete che invece di subire l’oppressione da tale “cugino”, alcuni di questi Paesi troverebbero meglio semplicemente filarsela di soppiatto dalla “riunione” e continuare a farsi i propri affari? Come riferimmo il 30 marzo, Cina e Russia adottano misure per allontanarsi dal controllo del “cugino”, la nota della Federal Reserve, il dollaro, quale valuta di riserva mondiale. Sapemmo nel marzo 2016 che il Kazakistan era in trattative formali con lo Shanghai Gold Exchange sull’oro quale valuta per la nuova Via della Seta (Fascia e Via) della Cina. Il Kazakistan infonde alle grandi miniere d’oro della Russia una piccola quantità d’oro ogni anno ed è membro di Shanghai Cooperation Organization (SCO) e Unione economica eurasiatica (EEU). Poi, nell’ottobre del 2016 seguimmo come la Cina lavorasse direttamente con il FMI per aggiungere lo yuan/renminbi al paniere DSP delle valute per il commercio globale, che ora appare una copertura di ciò che segue. Da moneta globale, il renminbi muta funzioni nei mercati valutari e nei negoziati commerciali globali. Per quasi tutto lo scorso anno è sembrato che i media mainstream, con spunti di discussione da parte del governo federale, fossero ossessionati al 100% da “L’ha fatto la Russia!!” “Fatto” potrebbe essere qualsiasi cosa, dato che tale storia è cambiata così tante volte che è difficile seguirla. Il “fatto” non importa ai media che tifano per ricordare al pubblico che la Russia è colpevole! L’ossessione russa, nei passati mesi, ha affiancato un nuovo “nemico”, la Cina. Cina e Mar Cinese Meridionale sono un altro motivo di rullo di tamburi di guerra dei media mainstream. Ora abbiamo due nuovi nemici, oltre a Presidente siriano Assad, Iran, Iraq, Libia e chiunque altro con cui sentiamo il bisogno di fare i prepotenti. La lista dei nemici continua ad allungarsi, anche se ci sono esattamente zero minacce agli Stati Uniti da questi Paesi.
La Cina ha iniziato a lavorare al CIPS, sistema di regolamento del commercio mondiale, nell’ottobre 2016, mentre il renminbi aderiva al paniere dei DSP permettendole di condurre il commercio globale fuori dal sistema SWIFT di proprietà e gestione statunitensi. I due sistemi sono usati per regolare le operazioni commerciali globali, con il sistema SWIFT orientato verso la nota della Federal Reserve, il dollaro USA, mentre il sistema CIPS è orientato al renminbi cinese. “Il China International Payment System (CIPS) fu varato nell’ottobre 2015 ed entra nella seconda fase d’attuazione. La Fase Due consentirà un ulteriore ampliamento della banda di trading tra RMB e USD, che a sua volta permetterà alla camera aggiuntiva della Federal Reserve di alzare i tassi. Previdi due anni fa che il CIPS non avrebbe rovesciato o fatto concorrenza allo SWIFT dominato dal dollaro. Suggerì che entrambe le piattaforme avrebbero condiviso un codice di base collaborando per trasformare il quadro monetario. Questo è esattamente ciò che accade. La Cina ha dichiarato strategicamente le proprie riserve d’oro per la prima volta in 6 anni, dopo l’annuncio del SDR dello scorso anno. Questo annuncio strategico della Cina fu previsto qui, su POM”.
L’ingresso della Russia e del suo sistema di regolamento del commercio globale in rublo russo. Non è proprio pronta al debutto, ma non c’è di che preoccuparsi, lavorando tutto il giorno per comporre i pezzi finali. Nelle due settimane passate, la Russia annunciava al mondo che il sistema è attivo, affiancando quelli già attivi. “Ci sono state minacce di scollegarci dal SWIFT. Abbiamo finito di lavorare sul nostro sistema di pagamento, e se succede qualcosa, tutte le operazioni in formato SWIFT opereranno nel Paese. Abbiamo creato un’alternativa”, aveva detto Nabjullina incontrando il Presidente Vladimir Putin. Aggiunse anche che il 90 per cento degli sportelli automatici in Russia è pronto ad accettare il sistema di pagamento Mir, versione interna di Visa e MasterCard”. Fonte
Il quadro rende più chiaro il motivo per cui la Russia e, ora la Cina, sono diventate il “nemico” assoluto, mutati in mostri dai media mainstream che usano i guerrafondai per discutere le tesi tirate fuori dai retrobottega del governo federale. È probabile che chi occupa i retrobottega della Federal Reserve indirizzi i media mainstream nell’esibire il “nemico russo” al popolo statunitense. Se non si tratta della valuta di riserva, le banconote del dollaro statunitense, allora si spieghi questo: “Una delle misure più significative in esame è la già riportata spinta per l’organizzazione congiunta del commercio in oro. Negli ultimi anni, Cina e Russia sono stati gli acquirenti più attivi al mondo del metallo prezioso. Visitando la Cina l’anno scorso, il vicecapo della Banca centrale russa Sergej Shvetsov disse che i due Paesi vogliono facilitare maggiori transazioni in oro tra i due Paesi. “Abbiamo discusso la questione del commercio in oro. I Paesi BRICS sono grandi economie dalle grandi riserve di oro e dal volume impressionante di produzione e consumo di questo metallo prezioso. In Cina, il commercio dell’oro avviene a Shanghai, in Russia a Mosca. La nostra idea è creare un collegamento tra le due città per incrementare gli scambi tra i due mercati”, aveva detto il Primo Vicegovernatore della Banca centrale russa Sergej Shvetsov all’agenzia di stampa russa TASS”.
Diamo uno sguardo al passo successivo. Ora che Russia e Cina hanno sistemi per condurre il commercio globale al di fuori della nota della Federal Reserve, il dollaro USA, possono prendere decisioni a beneficio dei propri Paesi e del proprio interesse commerciale, senza temere che le loro valute siano disabilitate, come successe all’Iran nel marzo 2012. L’Iran fu ricollegato al sistema SWIFT solo nel febbraio 2017. Avere un’altra nazione che controlla la propria valuta è devastante. L’Iran l’apprese nel modo pegggiore e Russia e Cina ora possono mantenere attive le rispettive valute sia internamente che globalmente, al di fuori del sistema SWIFT del dollaro USA. Proprio la scorsa settimana apprendemmo che le nazioni BRICS discutono lo sviluppo del “mercato dell’oro”. “I piani futuri per facilitare le transazioni tra Mosca e Pechino in oro certamente spiegano perché i due Paesi sono i primi produttori ed acquirenti di oro. La creazione del “mercato dell’oro” dei BRICS sarebbe un ottimo modo di aggirare il dollaro, anche come “moneta” che possa essere facilmente riciclabile negli scambi con gli altri Paesi aderenti. E se la negoziazione in oro non si avrà subito, i BRICS già passano alla creazione di una “nuova architettura finanziaria” che “affronti il dominio del dollaro USA nella finanza globale”: le iniziative dei Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) volte ad impostare una nuova architettura finanziaria all’ottavo vertice tenutosi nell’ottobre 2016 in India, sono recentemente sotto i riflettori. Per evitare il tipo di condizioni ai prestiti del Fondo monetario internazionale (FMI) e affrontare il dominio del dollaro degli Stati Uniti (US) nella finanza globale, si prevede che le nuove istituzioni create dai BRIC attuino il cambiamento tanto necessario nell’architettura finanziaria mondiale. Queste istituzioni sono la Nuova Banca di Sviluppo (NDB), il Fondo di riserva per gli imprevisti (CRF) dei BRICS e la Banca d’investimento infrastrutturale dell’Asia (AIIB)”. Fonte
La nota della Federal Reserve, il dollaro USA, ha goduto di un buon corso da quando è la valuta di riserva mondiale. La Federal Reserve, le banche aderenti e il governo federale degli Stati Uniti hanno rubato alle nazioni di tutto il mondo, 185. La Federal Reserve, tramite lo status di valuta di riserva mondiale, ha riversato l’inflazione dall’economia degli Stati Uniti alle altre nazioni. Cina e Russia, insieme ai Paesi aderenti a SCO, UEE e BRICS, sono nella fase finale dell’allontanamento dalla nota della Federal Reserve, che rapidamente diventa inutile sulla scena mondiale. La Cina già utilizza una moneta d’oro. 14,5 milioni di dollari in monete d’oro sono state utilizzati nelle transazioni del 2017, con il nuovo anno lunare cinese, tramite la piattaforma “chiacchieriamo”. Non è una moneta basata sull’oro, ma una moneta d’oro. Mentre queste nazioni continuano ad acquisire tonnellate d’oro, gli Stati Uniti continuano ad acquisire miliardi e miliardi di debiti. Quale scenario è sostenibile? Mentre queste nazioni continuano a costruire i loro sistemi commerciali, aggirando la valuta di riserva mondiale, come gli Stati Uniti faranno i conti con questa nuova realtà? Il governo degli Stati Uniti si comporta come il suddetto cugino ubriacone.
Perché le nazioni BRICS, responsabili di una parte significativa del PIL mondiale, continuano ad accettare il trattamento degli Stati Uniti? La belligeranza di Casa Bianca e Pentagono, a nome della NATO, ha creato una frattura globale. Gli Stati Uniti sono al verde e non possono ripagare il loro debito, possono solo molestare le altre nazioni, rubargli l’oro e bombardare chi non si allinea. Russia e Cina sono abbastanza grandi, ricche e forti da tener testa agli Stati Uniti. Svolgono in silenzio le loro attività, fanno affari, mentre gli Stati Uniti hanno sempre fatto guerra a chiunque e a tutti. Gli Stati Uniti ora puntano su queste due potenze, che non sono Siria, Libia, Iraq o qualsiasi altra piccola nazione vittima del bullismo di tali guerrafondai. Questa volta sarà diverso e la regola d’oro vale ancora, chi ha l’oro detta le regole. Cina e Russia hanno l’oro, gli Stati Uniti hanno il debito.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ‘Pivot in Asia’ dell’Arabia Saudita

Jean Perier, New Eastern Outlook, 25/03/2017

L’anno scorso non va descritto come il periodo migliore nelle relazioni tra Arabia Saudita e Stati Uniti, dato che gli interessi di queste due nazioni sono mutati drasticamente negli anni. Oggi, Washington e Riyadh hanno posizioni diverse su argomenti importanti come Siria, Iran, conflitto israelo-palestinese, Egitto, cosiddetta “democratizzazione” del Medio Oriente e dumping del prezzo del petrolio proposto da Washington nel tentativo di minare l’economia della Russia. Uno dei principali confronti nelle relazioni bilaterali USA-Arabia Saudita è il cosiddetto Justice Against Sponsors of Terrorism Act approvato dal Congresso l’anno scorso. La risposta saudita è stata dura, con Riyadh che annunciava piani per vendere 750 miliardi di dollari di titoli del Tesoro e altre attività nel tentativo d’impedirne il sequestro. In queste circostanze l’Arabia Saudita cominciava ad esplorare la possibilità di sviluppare rapporti bilaterali con Stati che potrebbero sostituire gli Stati Uniti quale principale sostenitore, avviando contatti attivi con la Russia e numerosi Stati membri dell’UE. Finalmente rendendosi conto che l’era unipolare è finita, Riyadh ha deciso che è il momento di cercare un posto nel mondo in cui diversi Paesi, culture e civiltà hanno un ruolo. Inoltre, questo processo viene usato per mostrare il dispiacere di Riyadh verso la politica di Trump compiendo un’inversione a U distanziandosi dal globalismo che persegue gli interessi degli Stati Uniti. Così, il re saudita Salman bin Abdulaziz al-Saud decise di recarsi in Malaysia, Indonesia, Brunei e Maldive, oltre che in Giappone e Cina. Nell’annuncio ufficiale del viaggio, l’obiettivo fu indicato come ricerca per rafforzare i legami con i maggiori importatori di petrolio saudita in Asia, oltre ad esplorare le possibilità di mitigare la dipendenza dalle esportazioni di petrolio. Commentando questo viaggio, un giornalista di uno dei principali giornali sauditi notava che c’erano due componenti in questo viaggio:
La visita di Salman nei Paesi musulmani (Malesia, Indonesia, Brunei e la Repubblica delle Maldive) nel quadro del progetto di Riyadh di ristrutturazione economica e sociale denominata “Vision 2030″, per acquisirne l’esperienza nella coesistenza di rappresentanti di varie religioni e gruppi etnici e nello sviluppo economico.
Le visite agli “amichevoli giganti economici” Cina e Giappone nel tentativo di migliorare la cooperazione strategica con essi.
Il viaggio era volto a dimostrare il Perno in Asia di Riyadh e si concluse il 18 marzo, di fatto, riprendendo il cambiamento geopolitico che Washington di Obama e Mosca perseguono. Nella visita di Salman nei primi quattro Paesi, Ryadh dimostrava il desiderio di costruire legami militari e politici, in particolare con Malaysia e Indonesia a maggioranza musulmana e che rientrano nella cosiddetta “alleanza militare islamica” proposta dall’Arabia Saudita nel 2015. Non va dimenticato che l’Indonesia è uno dei maggiori fornitori di manodopera dell’Arabia Saudita, con la cifra record di 1,4 milioni di cittadini che lavoravano in Arabia Saudita nel 2010, anche se il numero è sceso recentemente. A tal proposito, uno dei temi cardine della discussione fu la domanda sulla futura presenza nel regno dei migranti provenienti da questi Paesi, soprattutto alla luce dell’intenzione di Riyadh di espellere circa cinque milioni d’immigrati clandestini. Il valore degli accordi firmati nel quadro del Project Vision 2030, con la Malaysia sarà di 9 miliardi e con l’Indonesia di 4,6 miliardi di dollari, indicando che la prima parte del viaggio del monarca saudita è riuscita.
Nella visita di Salman in Giappone, è stato il primo re saudita a visitare questo Stato negli ultimi cinque decenni. La delegazione saudita era composta da un migliaio di uomini arrivati a Tokyo su dieci aerei di linea. Mentre commentava il viaggio, la stampa giapponese sottolineava che l’Arabia Saudita rimane il “primo fornitore di petrolio” del Giappone, con Riyadh che copre un terzo delle importazioni di petrolio di Tokyo. Un grande successo della visita di re Salman in Giappone è stato l’accordo per lo sviluppo della partnership strategica basata sulla “Joint Saudi-Japanese Vision 2030”, con l’intenzione saudita di sostenere la presenza militare giapponese al largo delle coste della penisola arabica e in Africa orientale. La visita in Cina è stata avviata dal fatto che Vision 2030 che re Salman propose un anno prima, è destinato a fallire senza investimenti cinesi. A questo punto è chiaro che nessun altro investirà denaro o tecnologie nel regno saudita. Dopo tutto, l’Europa è occupata dai propri problemi, come gli Stati Uniti, mentre il deficit di bilancio del regno continua a crescere, soprattutto alla luce delle guerre del dumping dei prezzi del petrolio in cui era impegnato. La cooperazione tra Cina e Arabia Saudita negli ultimi anni guadagna slancio, riflettendo i cambiamenti delle priorità strategiche di Pechino. Oggi la Cina è il secondo maggiore importatore (18% del totale delle importazioni) e il primo maggiore esportatore (22% delle esportazioni totali) del regno saudita. Allo stesso tempo, la Cina è l’importatore più significativo di prodotti non-petroliferi sauditi (petrolchimico, agricolo e allevamenti). Il volume commerciale cino-saudita ha raggiunto i 42,3 miliardi di dollari nel 2016. Questo, naturalmente, è significativo per un Paese relativamente piccolo, ma per la Cina non è un così grande affare. Tuttavia, la visita di re Salman è stata molto importante per la Cina, dato che la necessità di proteggere le comunicazioni marittime (come nel caso del Giappone) la costringe ad espandere la propria presenza militare in varie regioni del mondo. Il dispiegamento di pattuglie militari nei mari Arabo e Rosso (con la possibilità di rifornirsi a Jidah), così come la creazione di una base militare a Gibuti, sono l’ulteriore conferma di questa nozione. Tuttavia, la cooperazione saudita-cinese diventa molto più ampia. Secondo il Ministro del Commercio della Repubblica popolare cinese, Gao Hucheng, nel 2017 un centinaio di aziende cinesi ha iniziato ad operare in Arabia Saudita, lavorando in settori come esplorazione di petrolio e gas, petrolchimica, costruzione di alloggi, ferrovie, porti oltre che di centrali elettriche. Pertanto, il risultato naturale del viaggio di Salman a Pechino era attrarre investimenti dalla Cina, con accordi raggiunti dal valore totale di quasi 65 miliardi di dollari.
Inoltre, non va dimenticato che l’Arabia Saudita rimane un grande importatore di armi, tra i più alti rapporti tra armi acquisite e PIL nel mondo. E se in precedenza i sauditi acquistavano armi per lo più statunitensi, questo mercato è oggi sempre più occupato da produttori di armi cinesi. In particolare, nel prossimo futuro una parte di tale cooperazione militare vedrà la partecipazione di produttori di materiale militare cinesi nella costruzione di almeno una fabbrica di velivoli senza pilota in Arabia Saudita.Jean Perier ricercatore indipendente, analista e noto esperto del Vicino e Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora