La Russia può permettersi le attuali spese per la difesa; ecco perché

Alexander Mercouris, The Duran 20/1/2017

11591165Contrariamente a certe affermazioni, le finanze della Russia sono completamente adeguate nel sostenere le spese per la Difesa necessarie per restare una delle principali potenze militari del mondo. Il Viceministro della Difesa russo Jurij Borisov si lasciava sfuggire alcune informazioni sui programmi di armamento russi. Vi fu qualche discussione in occidente e anche in Russia sul fatto che la Russia possa permettersi di mantenere l’attuale ritmo di spesa per la Difesa a lungo, con alcuni commentatori evidenziare la riduzione del bilancio militare nei prossimi anni, e con spese per la difesa ridursi in rapporto al PIL. Il Presidente Putin forniva le cifre reali nell’ultima conferenza stampa. “La Difesa nazionale è la prima voce di spesa nel bilancio. Nel 2011 spendemmo il 2,7 per cento del PIL per la Difesa. Quest’anno, e negli ultimi cinque anni, abbiamo notevolmente aumentato la spesa per la Difesa. La cifra di quest’anno arriverà al 4,7 per cento del PIL. Il prossimo anno, sarà 3,3 per cento, e nel 2019 2,8 per cento. Arriveremo a questo livello per mantenerlo in futuro. Ciò non influirà sui piani per rafforzare la Difesa del nostro Paese perché, come ho detto, abbiamo investito molto in questo settore negli ultimi cinque anni. Ciò che è molto importante è che pagheremo tutti i debiti verso le aziende della Difesa quest’anno, rendendo possibile permettersi di programmare i finanziamenti che ho appena citato”. Questa spiegazione è perfettamente chiara, ma è stata fraintesa. Ciò che Putin diceva è che dal 2011 la Russia ha intrapreso un importante programma per rinnovare le Forze Armate, gravemente danneggiate negli anni post-sovietici. Il risultato è il forte aumento, ma temporaneo, della spesa per la difesa al 4,7% del PIL nel 2016. Con le Forze Armate sostanzialmente riequipaggiate e le industrie della Difesa rinnovate, la spesa per la difesa in rapporto al PIL scenderà al 2,8% del PIL. Riguardo alla Russia a corto di denaro, anche per mantenere le Forze Armate come accaduto negli anni ’90, ho già detto perché non è caso (si veda ad esempio qui e qui).
Nel caso in cui il deficit di bilancio della Russia nel 2016 si riveli essere solo il 3,5% del PIL, basso per un Paese uscito dalla recessione, anche se superiore a quello delle previsioni economiche predisposte nel 2015, a causa del forte e imprevisto calo dei prezzi del petrolio all’inizio del 2016, è ancora inferiore a quanto previsto all’inizio del 2016 o anche un paio di settimane fa. La Russia è pienamente capace di finanziare un deficit di bilancio di solo 3,5% del PIL, oltre cui, grazie alla ripresa e al prezzo del petrolio probabilmente più alto quest’anno, il deficit di bilancio in ogni caso si ridurrà, anche senza ridimensionamento della spesa. In definitiva, con un debito pubblico in rapporto al PIL di appena il 17,7%, rispetto al 71,8% negli Stati Uniti, 70,1% in Germania, 89,1% nel Regno Unito, 98,2% in Francia e 135,5% in Italia, la Russia non avrà difficoltà a sostenere livelli ancora più elevati di spesa per la Difesa, se lo volesse. In ogni caso, non solo la Russia può a pieno permettersi programmi militari convenzionali attuali, come il carro armato Armata, il caccia Su-T50, i veicoli da combattimento Kurganets e Bumerang, i sottomarini classe Jasen, ecc., pur mantenendo ed anche aggiornando le Forze Strategiche Nucleari, ma come ha detto Borisov, può anche finanziare programmi per nuovi tipi di armamenti: “Le prossime saranno le armi ipersoniche, che richiedono principalmente nuovi materiali e sistemi di controllo per operare in un ambiente completamente diverso, il plasma e completamente nuovi principi di controllo per le operazioni, perché oggi chi rileva il nemico e ne designa i bersagli più rapidamente, il tutto in tempo reale, è colui che vince. L’interazione tra l’Accademia delle Scienze e il Ministero della Difesa della Russia ha obiettivi specifici, prima di tutto sviluppare il potenziale scientifico e tecnico. Ci aspettiamo un particolarmente grande passo avanti nel campo delle ami laser, elettromagnetiche e così via. Noi (Ministero della Difesa e Accademia delle Scienze) abbiamo tracciato un piano d’azione. Da un lato, i nostri agenti apprendono il significato diretto di questa parola, corsi speciali vengono organizzati. Dall’altra parte, abbiamo affidato agli istituti accademici le nostre idee e in qualche misura cominciano a pensare a nuovi approcci per modellare serie operazioni”.
Nella conferenza stampa del 16 dicembre 2016, il presidente statunitense Obama ammise che la Russia è una superpotenza militare. Sulla potenza delle sue Forze Armate, inferiore solo a quella degli Stati Uniti, è vero, anche se come The Saker ha scritto, è un errore pensare alle Forze Armate russe semplicemente come versione ridotta di quelle degli USA. I commenti di Borisov mostrano che i russi intendono continuare così, e i fatti dimostrano che economicamente possono farlo.

Jurij Borisov

Jurij Borisov

Araldo di una Nuova Era, la Russia passa dalla Deterrenza nucleare a convenzionale
Andrej Akulov, Strategic Culture Foundation 17/01/2017

gll-ciamIl Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu dichiarava il 12 gennaio che la Russia potrebbe sostituire in parte con armi ad alta precisione quelle nucleari come deterrente. Secondo lui, “Nel 2021, le capacità delle forze non-nucleari strategiche russe sarà più che quadrupla, dando l’opportunità di risolvere il problema della deterrenza non nucleare”. I missili da crociera navale rappresenteranno il grosso della forza di deterrenza convenzionale. Il capo della difesa sottolineava che Mosca non ha intenzione di essere trascinata in una corsa agli armamenti. Svilupperà le proprie forze “generiche” per operare in tempo di pace e nei conflitti, compresa la lotta ai terroristi. Shojgu ritiene che il cambiamento nella politica militare contribuirà a ridurre le tensioni internazionali e a rafforzare la pace nel mondo. Questa cruciale, e inaspettata, dichiarazione evocava grande interesse tra gli esperti. Una panoramica del problema dimostra le buone ragioni di Shojgu. L’industria della Difesa russa è all’altezza del compito e il conflitto in Siria ha fornito la possibilità di vedere come attuarlo in pratica. Molto è già stato detto sui missili mobili a corto raggio Iskander recentemente schierati in Crimea e Siria. I missili navali Kalibr hanno superato le prove in combattimento nel Paese devastato dalla guerra. Queste efficaci armi intelligenti a lungo raggio possono impiegare diverse piattaforme, come corvette e fregate in grado di navigare lungo i fiumi e sottomarini. E non vi sono solo armi navali. Il missile aerolanciato Kh-101 dalla gittata di 4500 chilometri è stato impiegato in Siria. Il missile può essere dotato di testate ad alto esplosivo, penetranti o cluster. La testata convenzionale disporrebbe di 400 kg di esplosivo. Con una gittata massima di 5500 km, l’errore massimo del missile è di 20 m. La precisione contro obiettivi in movimento è 10 m. La precisione massima 5 m. Il missile può essere lanciato dai sottomarini classe Jasen (Proekt 885), navi elencate da Defencyclopedia come tra le dieci armi più potenti della Russia. Un sottomarino può trasportare 32 missili Kh-101. Il Kh-101 è un’“arma convenzionale strategica”, una munizione stand-off capace di distruggere obiettivi primari senza fallout nucleare e distruzione delle infrastrutture civili come danni collaterali. Obiettivi come i siti BMD della NATO in Europa, potrebbero essere colpiti dalla Russia con velivoli ipersonici convenzionali ultra-manovrabili. L’anno scorso la Russia condusse una serie di test del velivolo ipersonico d’attacco Ju-71. Lo Ju-71 fa parte del programma missilistico segreto dal nome in codice “Proekt 4202”, e raggiungerebbe la velocità di 13000 km all’ora. Grazie all’eccezionale manovrabilità e all’alta velocità, il sistema può violare qualsiasi difesa. La Russia ha anche testato con successo il velivolo sperimentale ipersonico Ju-74, lanciato con un missile balistico intercontinentale RS-18A (nome in codice NATO SS-19 Stiletto). Il velivolo fu lanciato dalla base missilistica di Dombarovskij, nella regione di Orenburg, colpendo un obiettivo situato nel poligono di Kura, nella Kamchatka settentrionale, nell’Estremo Oriente russo Armati con testate convenzionali, i velivoli diventeranno armi stand-off perfette. Con queste munizioni, qualsiasi bersaglio entro un raggio di 12000 km può essere colpito in un’ora.
yu-74 La dichiarazione del Ministro della Difesa russo riflette la realtà, i due decenni di superiorità degli Stati Uniti nelle munizioni guidate a lungo raggio (PGM) sono finiti. Si cambia. Russia e Stati Uniti diventano rivali nel tentativo di acquisire una capacità operativa PGS. Questa leva della politica estera di Washington finora non era stata contestata. La capacità della Russia di usare forze a grande distanza gli concede la leva per promuovere i propri interessi e avere un impatto maggiore sugli eventi in regioni come il Medio Oriente. I sistemi convenzionali ad alta precisione creano una serie di problemi, complicando notevolmente la stima dell’equilibrio strategico e della sufficienza delle forze di deterrenza. In teoria, può anche complicare i negoziati sul controllo delle armi e porre domande riguardanti i trattati START e INF. Finora, gli Stati Uniti hanno evitato i negoziati su eventuali misure di controllo che limitino o almeno regolino la potenza convenzionale degli USA. La potenza di Stati Uniti e Russia rimane incontrollata. Se la posizione degli USA cambierà in vista dei cambiamenti suddetti, resta da vedere. Nel calore della guerra fredda, le parti raggiunsero accordi per il controllo delle armi nucleari. Si può certamente raggiungere un accordo sulle PGM convenzionali. Una volta che la parità sarà raggiunta nelle PGM a lungo raggio, sarà ragionevole per Russia e Stati Uniti discuterne le implicazioni sul futuro del controllo degli armamenti. Non sarà facile. Il regime di controllo degli armamenti esistente non è progettato per affrontare questo tipo di armi. L’agenda dei colloqui sulle Forze Armate Convenzionali in Europa non ha mai incluso le armi convenzionali e le PGM a lungo raggio aerolanciate e navali o i velivoli ipersonici. Se il Trattato INF non è più efficace, i missili convenzionali a medio raggio terrestri saranno anche esclusi dai controlli. Le tradizionali limitazioni delle forze convenzionali non sono efficaci, e una nuova serie di strumenti per il controllo degli armamenti potrebbe aiutare ad affrontare il problema. Forse, il Documento di Vienna potrebbe essere esteso ad altri settori, per primo. Ogni cosa ha il suo inizio. E’ importante iniziare.1449563034-pak-fa-prandtl-glauert-singularityLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perchè Tulsi Gabbard si è recata in Siria dopo aver incontrato Trump?

Ziad Fadel Syrian Perspective 21/1/2017

tulsi-gabbard-4Il 21 novembre 2016, la rappresentante delle Hawaii Tulsi Gabbard incontrava il candidato repubblicano Donald Trump per discutere di questioni che secondo alcuni riguardava la sua possibile nomina a segretaria di Stato. Sebbene sarebbe una diplomatica brillante e di principio per gli Stati Uniti, eclissando facilmente miseria e squallore dei predecessori, il goffo John Kerry e la sociopatica inetta Hillary Clinton, scopo della riunione non era discutere della nomina. Non è facile essere una stella nascente del Partito Democratico, che vieta l’intenzione di sentire le opinioni altrui o d’incontrare presunti avversari, se non forse per influenzarne o bloccarne la politica. La rappresentante Gabbard ha dovuto rispondere alla frenesia mediatica quando incontrò il neopresidente Trump. Rilasciò una dichiarazione in cui non si scusava ma soltanto esprimeva profondo impegno nel proteggere i popoli degli Stati Uniti e della Siria. Non le fu perdonato dai rettili dei media o del fallito Partito Democratico. Fu Donald Trump a contattarla. Seppe che Tulsi Gabbard si era opposta alla politica sconsiderata di Obama in supporto ai terroristi per raggiungere il suo sconcio cambio di regime ovunque i suoi finanzieri sionisti ritengono opportuno. Invitò il governo ad aderire al diritto internazionale e a finirla nel violare le leggi del Paese. Presentò un disegno di legge al Congresso che vieti rigorosamente vendita o fornitura di sistemi d’arma a SIIL e al-Nusra/al-Qaida. Doveva farlo per testimoniare la criminalità di Barack Obama e il suo mucchio selvaggio di stragisti chiamati eufemisticamente neo-conservatori. Poiché Obama continuasse a violare le leggi con il suo malvagio programma per addestrare ed armare noti gruppi terroristici, ora è passibile d’indagine se Donald Trump trova la via al tipo di rispetto di cui questa nazione ha notevole bisogno.
Tulsi Gabbard è per certi versi inattaccabile. Nonostante la sua netta posizione anti-terrorismo in Siria e la volontà di difendere apertamente il governo siriano, la carriera nell’esercito la protegge dalle tirate dei codardi, per lo più sionisti sociopatici neo-conservatori di Washington DC, che spingono sfacciatamente i soldati cristiani a combattere le loro efferate guerre di mera distruzione al solo scopo di promuovere le mire coloniali dello Stato-Ghetto dell’Apartheid sionista. E la protegge dal killeraggio in cui eccellono i media. Infatti. apparve nel programma della CNN di Wolf Blitzer, durante il quale lo si vide irrigidirsi, allentare, graffire e contorcersi in presenza di una donna che aveva più sostanza di tutta la viltà, il flaccidume e il servilismo che mostra spacciando epocali storie dalle sconfinate bugie. Non sarebbe stato sorprendente vedere il canuto e barbuto ashkenazi strisciare sotto la sedia con sguardo imbarazzato mentre gli rimbalzava ognuna delle sue domande idiote come se fosse una giocatrice professionista cinese di ping pong?
Arrivata all’aeroporto di Beirut fu pesantemente scortata in Siria. Aveva già avvisato le autorità libanesi e siriane del viaggio e le fu garantito il comfort degno di un’importante dignitario in visita. Non volle pubblicità, e voleva farsi il quadro della situazione personalmente, nell’indagine su ciò che accade in Siria. Attraversò le aree contese tra governo e terroristi in cui si trovano le sorgenti d’acqua, nel Wadi Barada, documentando i crimini dei terroristi. Fu poi portata a Damasco, dove incontrò i principali funzionari siriani. Non voglio discutere se abbia incontrato il Dr. Assad. Sembra che questo sia argomento volutamente reso ambiguo. Il viaggio è avvenuto poco prima del giuramento di Donald Trump a presidente. Ciò che deve avergli detto il 21 novembre 2016, era di assicurare i siriani che non condivide la visione del criminale suo predecessore. Presta attenzione solo all’eliminazione di SIIL e al-Qaida, e niente cavilli. La forza aerea statunitense non sarà utilizzata per rafforzare e proteggere i terroristi schierati contro un governo legittimo che combatte il terrorismo. Alcun operativo statunitense sarà integrato tra i nichilisti assassini. Quei giorni sono finiti.
Donald Trump è nato e cresciuto a New York City. L’orrore nel vedere jumbo jet schiantarsi contro le torri gemelle l’11 settembre deve esserglisi inciso nella mente, come un martello pneumatico. Questo non è un uomo che tollererà l’esistenza di gruppi capaci d’imporre così tanto terrore a persone inermi. Trump ha chiarito che non è interessato ad iniettare i valori americani in altre società. Tuttavia, è molto interessato ad affrontare i più mostruosi gruppi terroristici, SIIL e al-Qaida. Sa dai colloqui con Walid Phares, Generale Mattis e altri consulenti che non ci sono moderati nell’opposizione con cui parlare. Se decide di partecipare ai negoziati in Astana, sosterrà gli sforzi della Russia per isolare e distruggere i nichilisti terroristici. Nom invierà nessuno a soccorrere i ghoul deviati che fanno finta di cercare libertà, democrazia e dignità quando, in realtà, cercano solo la distruzione del mondo occidentale con il terrorismo. Di fatti, un gruppo di esponenti dell’opposizione incontrava l’ambasciatore degli USA in Turchia il 20 gennaio, che gli ha detto che la loro causa ora è di quart’ordine nelle priorità del Presidente Trump. E’ chiaro che l’ambasciatore aveva ricevuto ordini dal nuovo consigliere per la sicurezza nazionale del presidente su come trattare i terroristi e i loro sostenitori.
Tulsi Gabbard visitava la Siria con uno dei politici più onesti e realistici degli USA, Dennis Kucynich. Chiaramente questo viaggio fu programmato prima della riunione di novembre ma, non avrebbe potuto avere risonanza e peso fin quando Donald Trump chiese alla Rappresentante Gabbard di assumere un compito che avrebbe trovato molto importante. Ora è una dei diplomatici più efficienti degli USA, capace di tradurre queste esperienze in atti legislativi che facciano tacere le macchinazioni di traditori e tirapiedi dei sauditi come John McCain, Mitch McConnell e Lindsay Graham. Forse avrebbe dovuto prendere in considerazione un viaggio a Riyadh per dire al clan saudita che i suoi giorni su questa terra sono contati.0768255001415088729pkdl_nov_2014_bulletin_coverTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia non farà nulla per danneggiare le relazioni con l’India

Chi trae vantaggio creando attrito tra India e Russia?
Vinay Shukla RIR 17 gennaio 2017

Molte falsità sulla cooperazione Russia-Pakistan vengono diffuse da Islamabad, con il chiaro obiettivo d’inserire un cuneo tra due vecchi amici. A volte si leggono testi scritti dalle aziende belliche occidentali.vladimir_putin_and_narendra_modi_brics_summit_2015_02Poco più di un decennio fa, un amico diplomatico con grande orgoglio sottolineò il livello di fiducia politica esistente tra India e Russia. Questa fiducia politica, disse, era la maggiore risorsa del partenariato strategico. Tuttavia, le prime esercitazioni russo-pakistane nel territorio dell’arcinemico dell’India hanno scosso questa fiducia, in particolare dopo il vile attacco all’alba alla base militare indiana di Uri, vicino alla linea di controllo nel Jammu e Kashmir. Anche se la Russia fu l’unico membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che disse espressamente che l’attacco terroristico “proveniva dal territorio del Pakistan”, molti a Nuova Delhi iniziarono a dubitare dell’affidabilità della Russia come partner strategico. Non solo questo, stampa e commenti sui social media “pretesero” che Mosca non solo frenasse ii legami con il Pakistan, ma anche lo ‘punisse’ rifiutando di vendergli armi. Tale coro divenne ancora più forte con notizie dei media pachistani su Mosca che avrebbe cercato di aderire al Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC). I media pachistani riferirono del consenso di Islamabad all’uso del porto di Gwadar da parte della Russia che cerca da secoli un porto nelle acque calde. È interessante notare che tali storie sono per lo più diffuse da Islamabad, con il chiaro obiettivo d’inserire un cuneo tra due vecchi amici. A volte vi si può leggere una sceneggiatura dei fabbricanti d’armi occidentali, concorrenti della Russia. Fortunatamente, il governo indiano del Primo ministro Narendra Modi persegue la Realpolitik. Modi è degno di guidare una nazione che aspira al ruolo di una potenza globale. E’ più facile perdere vecchi amici che guadagnarne di nuovi. Agire su più piani in politica estera è una virtù della leadership di una grande potenza, che ha per scopo custodire gli interessi nazionali e assicurarsi la pace per lo sviluppo economico. A proposito delle prime esercitazioni militari Russia-Pakistan, nell’interazione bilaterale sulla lotta al terrorismo e la situazione in Afghanistan post-ritiro USA, New Delhi e Mosca, nelle consultazioni bilaterali, hanno più di una volta convenuto che Islamabad abbia un “ruolo”. A causa delle preoccupazioni per la sicurezza di diversi milioni di russi rimasti nelle nazioni indipendenti dell’Asia centrale dopo il crollo sovietico, Mosca cerca opzioni, e l’impegno con Islamabad è vista come una di esse. È interessante notare che nella guerra in Afghanistan, l’intelligence sovietica mantenne contatti diretti con l’ISI pakistano, anche se il suo ruolo nelle vittime sovietiche non era un segreto.

Vuoto informativo
La riunione del dicembre 2016 tra Russia, Cina e Pakistan a Mosca sull’Afghanistan e l’impegno russo previsto con i taliban, vanno visti da questa prospettiva e non come atto ostile verso l’India. L’errata interpretazione dei fatti e mancata comprensione sulle reali intenzioni di Mosca causano un vuoto informativo. La stampa indiana è fortemente dipendente da quella occidentale e dalla propaganda del Pakistan. Ciò che i media russi scrivono sulla questione è totalmente assente nel discorso indiano sulla bonomia tra Russia e Pakistan. A volte, la grave ignoranza generale si traduce in deduzioni altrettanto sbagliate. Ad esempio, recentemente un rispettato quotidiano indiano attaccando la Russia ha descritto il portale web di sinistra Pravda.ru come portavoce ufficiale del governo, senza rendersi conto che il giornale con tale potere ha cessato di esistere dalla caduta dell’Unione Sovietica, un quarto di secolo fa.

Il punto di vista di Mosca e il fattore Cina
A giudicare dai media russofoni, a Mosca viene chiesto di adottare una politica proattiva verso il Pakistan a causa di ciò che i media locali chiamano “attività infide della Cina” nel ventre della Russia, in Asia centrale. “La creazione di un’alleanza politica tra Tagikistan, Pakistan e Afghanistan sotto il patronato di Pechino ha causato grave preoccupazione a Mosca, dopo la riunione trilaterale tra il capo dell’esercito del Pakistan, Generale Raheel Sharif, il Capo di Stato Maggiore Congiunto dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLA), Generale Fang Fenghui, con l’ospite tagiko Tenente-Generale Sherali Mirzo, a Dushanbe ai primi di marzo“, riferiva nel marzo 2016 il quotidiano pro-Cremlino Izvestija, notando che dopo l’incontro, il Capo di Stato Maggiore congiunto dell’ELP, Generale Fang, si precipitò a Kabul il 5 marzo per negoziare i dettagli del trattato di sicurezza regionale tra Cina, Pakistan, Afghanistan e Tagikistan. Le Izvestija del 16 marzo 2016 riferivano dell’inviato della Russia in Afghanistan Zamir Kabulov sollevare con forza la questione, con l’omologo cinese Deng Xijun alla riunione di Mosca. Secondo Andrej Serenko, esperto del Centro di studi moderni afghani di Mosca, fu una cosa brutta per Russia che Pechino creasse un sistema di sicurezza regionale senza Mosca. Così possiamo vedere chiaramente che le azioni della Russia nella regione sono guidate da vitali interessi nazionali e non mirano a minare i legami molteplici con l’India. In questo contesto, l’ultima direttiva in politica estera del Cremlino, firmata dal Presidente Vladimir Putin il 1 dicembre 2016, acquista un significato particolare, definendo chiaramente l’India “privilegiato partner strategico speciale della Russia, i cui rapporti si basano su storica amicizia e fiducia profonda“.

Vinay Shukla è un giornalista indiano che segue la Russia da oltre quattro decenni. Le opinioni espresse sono personali.img_0888-jpg

La Russia non farà nulla per danneggiare le relazioni con l’India
Veronika Usacheva RIR 20 gennaio 2017

Vjacheslav Nikonov, Presidente del Comitato della Duma di Stato russa per l’istruzione, ha parlato a RIR a margine del Dialogo Raisina di Nuova Delhi. Il deputato sostiene i legami Russia-India ed ha respinto il discorso sul riavvicinamento tra Russia e Pakistan.vyacheslav-nikonovLa Russia conserva i rapporti con Nuova Delhi e non farà nulla per danneggiarli, afferma il politologo e deputato russo Vjacheslav Nikonov a RIR, a margine del Dialogo Raisina di Nuova Delhi del 19 gennaio, “Partecipo ai dibattiti sulla politica estera russa, pubblici e non, e ad essere onesti, nell’ultimo anno, non ricordo nessuno dire nulla sul Pakistan” diceva Nikonov, presidente della commissione per l’istruzione della Duma di Stato russa. “L’idea stessa del presunto riavvicinamento tra Russia e Pakistan non è visibile dal punto di vista russo“. Cercando di mettere da parte le speculazioni dei media indiani sul lento deterioramento delle relazioni bilaterali indo-russe, ha aggiunto, “E’ naturale che la Russia nutra le relazioni con l’India, e fa e farà di tutto per non danneggiarle“. Al Dialogo Raisina, Nikonov aveva detto che Russia e India godono di un raro rapporto dato che “mai nella storia” si sono scontrati. “Accogliamo con favore l’ascesa dell’India a superpotenza”.

Un nuovo ordine mondiale
Più di 250 partecipanti provenienti da 65 Paesi si sono riuniti a New Delhi per partecipare alla seconda edizione del Dialogo Raisina, organizzato dal Ministero degli Esteri dell’India insieme alla Fondazione Observer Research (ORF), un think tank di primo piano. Inaugurato dal Primo ministro indiano Narendra Modi, la conferenza stimola la riflessione sul futuro dell’ordine mondiale e porta al vivace dibattito sulla questione se ci sia davvero una cosiddetta “nuova normalità” nelle relazioni internazionali emerse con gli Stati Uniti che perdono il ruolo di potenza dominante e le potenze emergenti che sfidano sempre più la struttura globale post-seconda guerra mondiale. Alla sessione chiave della conferenza, dal titolo, ‘La nuova normalità: multipolarismo e multilateralismo’, i partecipanti sembravano concordare sul fatto che i principi del vecchio ordine multilaterale e le istituzioni costruitevi devono adeguarsi e adattarsi alle nuove realtà di un mondo sempre più multipolare. Nikonov affermava che il mondo era nel passaggio da ciò che era normale ieri all’ignoto, aggiungendo che è troppo presto per trarre conclusioni su come la “nuova normalità” sarà. “Donald Trump rappresenta una nuova normalità, o anormalità, o vecchia normalità? La Brexit è una nuova normalità dell’Unione Europea“, ha chiesto rivolgendosi ai partecipanti del forum. “India e Cina avanzano, e da nuove superpotenze rappresentano una nuova normalità o sono affatto normali? Per l’India e la Cina penso che sia una molto, molto vecchia normalità, sono solo ritornate”. Insieme all’ex-presidente afghano Hamid Karzai, Nikonov ha sottolineato che una “nuova normalità” dovrebbe significare cooperazione tra diverse civiltà e dialogo tra grandi potenze. L’espansione della Shanghai Cooperation Organization (SCO) potrebbe fornirne un buon esempio. Il Viceministro degli Esteri iraniano Seyed Kazem Sajjadpour aggiungeva che in questo nuovo contesto globale, le potenze regionali sono sempre più importanti. Nonostante la diversità del mondo moderno, la comunanza è più significativa. Secondo lui la vecchia diplomazia diviene sempre meno importante con la fondazione della diplomazia multilaterale bilaterale. “L’era delle grandi potenze è finita, e ora viviamo nell’era del multilateralismo“, affermava.

Decodificare la presidenza Trump
L’incertezza sulla futura politica di Donald Trump è un tema caldo in molti sessioni. I rappresentati statunitensi, come Lisa Curtis ricercatrice della Heritage Foundation, sostenevano con forza che i progressi nei rapporti indo-statunitensi nel corso della presidenza Obama saranno sostenuti dalla nuova amministrazione. Ciò che resta in dubbio è come il rapporto di Washington con Pechino evolverà. E’ molto probabile che vi saranno tensioni e questo inevitabilmente influenzerà gli altri attori regionali, soprattutto Russia e India, secondo Georgij Toloraja, direttore esecutivo del Comitato Nazionale per la Ricerca dei BRICS. “Non è ancora chiaro come si svilupperà la situazione. Sarà molto fluida e vi saranno molti fattori che potrebbero influenzarla“, ha detto a RIR a margine della conferenza. Altri partecipanti russi del forum, come Aleksandr Gabuev, direttore del Programma Asia del Centro Carnegie di Mosca e Fjodor Vojtolovskij, uno dei maggiori esperti dell’Istituto Nazionale di Ricerca di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali Primakov, accoglievano con favore l’ampiezza delle questioni discusse dalle tavole rotonde, dai cambiamenti climatici alla disuguaglianza in politica estera e alla sicurezza informatica. Con l’India dal ruolo sempre più attivo nella regione e l’integrazione dei trasporti mondiali, la Russia prende provvedimenti per sostenere lo sviluppo regionale. Nikonov aggiungeva che la Russia ha sostenuto il concetto generale dell’Iniziativa Via della Seta della Cina, che aprirà nuove rotte commerciali.8b4b06d03c022a06d43d7ebe807cf7d2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mosca avanza nel Mediterraneo tra le disfatte della NATO

Alessandro Lattanzio, 21/1/2017

La Kuznetsov rientra in Patria.

La Kuznetsov rientra in Patria.

Russia e Siria firmavano i documenti su sviluppo e modernizzazione della base navale russa di Tartus, comprendente un protocollo sulle condizioni per schierare forze aerospaziali russe in Siria. I documenti furono ratificati il 20 gennaio 2017 dal Parlamento russo. L’accordo rimarrà in vigore per 49 anni con estensione automatica per altri 25 anni, e prevede che 11 unità navali russe siano presenti nel porto di Tartus, tra cui anche navi a propulsione nucleare. La Russia si occuperà della protezione aeronavale della base, mentre la Siria di quella territoriale. La Russia potrà anche schierare velivoli in avamposti temporanei, coordinandosi con i siriani. La Russia potrà rinnovare, ricostruire e demolire gli impianti ed avviare lavori di costruzione, anche subacquei. La Siria non farà obiezioni sulle attività militari russe nella base, oltre la giurisdizione di Damasco. La Russia s’impegna ad inviare in Siria, su richiesta, specialisti per organizzare la difesa del porto di Tartus e organizzare le operazioni di ricerca e soccorso in acque siriane, ed infine per riparare a aggiornare le navi da guerra siriani; “Su richiesta dell’ente siriano autorizzato, l’organismo autorizzato russo potrà… gratuitamente… inviare rappresentanti… per assistere gli… specialisti siriani nell’aggiornamento tecnico delle navi da guerra siriane“.
L’accordo trasforma il centro logistico di Tartus in una base navale in piena regola, “Questo significa che in futuro navi di ogni tipo potranno essere stanziate a Tartus, ad eccezione delle portaerei“, dichiarava l’Ammiraglio Viktor Kravchenko, secondo cui acqua, carburante ed elettricità saranno garantiti e gli ancoraggi saranno ampliati; “Sarà necessario costruire un deposito batterie per sostituire le batterie dei sottomarini o ricaricarle“. La sicurezza della base sarà affidata ai sistemi missilistici di difesa aerea e di difesa costiera, come i sistemi missilistici Bal e Bastion. Andrej Krasov del Comitato della Difesa della Duma di Stato, affermava, “Questo è solo un elemento della rete di infrastrutture che consentirà alla Russia di combattere con successo il terrorismo internazionale nella regione“. Secondo Viktor Ozerov, a capo del Comitato della Difesa del Consiglio della Federazione Russa, “Non ritarderemo l’ammodernamento di Tartus… A giudicare dall’esperienza, penso che l’infrastruttura di Tartus potrà essere aggiornata secondo le nostre esigenze in 18-24 mesi“.siria-su-25-2017-1-10Nel frattempo, il Ministero della Difesa russo ritirava, dalla base aerea siriana di Humaymim, 10 cacciabombardieri Sukhoj Su-24M2, oltre al gruppo aeronavale dell’Admiral Kuznetsov con circa 30 aeromobili. Inoltre, arrivavano in Siria 4 aerei d’attacco Sukhoj Su-25. Il gruppo aereo russo in Siria poteva così contare su 37 aeromobili:
4 bombardieri Sukhoj Su-34
2 cacciabombardieri Sukhoj Su-24M2
4 caccia Sukhoj Su-30SM
4 caccia Sukhoj Su-35S
4 aerei d’assalto Sukhoj Su-25SM
3 elicotteri d’assalto Mil Mi-8AMTSh
20 elicotteri da combattimento Mil Mi-35M, Mil Mi-28N e Kamov Ka-52
1 elicottero navale Ka-31SV
oltre a vari droni, riducendo quindi del 51% il contingente aerospaziale russo dispiegato in Siria.
su-24m2-1000-salidas-de-combateNel nord della Siria, l’esercito turco, il secondo per importanza della NATO dopo l’US Army, subiva una serie di sconfitte dolorose per mano dei terroristi dello SIIL. A dimostrazione di come, al di là delle chiacchiere e della propaganda bianca o grigia, le forze siriane, iraniane, irachene e russe siano ben più efficaci ed efficienti contro il terrorismo islamista alimentato dalla NATO (Gladio-B), rispetto alle vantate efficienza e potenza dell’organizzazione e degli armamenti delle potenze occidentali. Secondo l’ultimo rapporto della Defense Security Cooperation Agency degli Stati Uniti, le forze armate saudite avevano perso almeno 20 carri armati M1A2 Abrams nello Yemen, e l’esercito turco, nell’ambito dell’operazione “Eufrate Shield” nel nord della Siria, aveva perso almeno 15 carri armati di fabbricazione tedesca Leopard 2A4, di cui 10 presso la città di al-Bab. Tali perdite preoccupano il complesso militar-industriale tedesco, che li ha venduto 354 carri armati alla Bundeswehr e agli eserciti di altri 18 Paesi. Infatti, il Leopard 2 ha dimostrato di avere notevoli punti deboli ai fianchi e al tergo, che i terroristi addestrati dalle forze speciali della NATO hanno saputo sfruttare utilizzando i missili anticarro. Anche per questo, le forze armate turche e i gruppi terroristici filo-turchi, il 20 gennaio, non riuscivano ad accerchiare l’importante base del SIIL di Qabasin, nella provincia di Aleppo, ad est di al-Bab, di cui è il centro chiave del sistema di difesa.

Leopard 2A4 turchi distrutti

Leopard 2A4 turchi distrutti

Leopard 2A4 turchi distrutti

Leopard 2A4 turchi distrutti

Se Obama emanava l’ultimo ordine operativo, inviando bombardieri B-2 per attaccare due campi dello SIIL in Libia, a sud-est di Sirte, allo scopo di supportare il governo filo-occidentale di Accordo Nazionale della Libia (GNA) di Fayaz al-Saraj, la portaerei russa Admiral Kuznetsov, l’11 gennaio, accoglieva il comandante dell’Esercito nazionale libico (LNA) Qalifa Haftar, legato al Parlamento di Tobruq, il cui presidente Agilah Salah aveva visitato Mosca il 13 dicembre incontrando il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov per discutere di dialogo politico, economia, sicurezza e antiterrorismo in Libia. In precedenza Ahmad Maytiq, vicepresidente del Consiglio di Presidenza del GNA, aveva visitato Mosca assieme al ministro dalla Difesa Mahdi al-Bargathi e al ministro degli Esteri Tahir Syiala. A dicembre, l’ambasciatore russo in Libia Ivan Molotkov incontrava sempre al-Bargathi per discutere di cooperazione militare, manutenzione e aggiornamento del materiale militare russo in Libia. Prima del 2011, in Libia le compagnie petrolifere e gasifere russe avevano firmato contratti per almeno 4 miliardi di dollari. Nel maggio 2016, Mosca stampò 4 miliardi di dinari libici per conto del governo di Tobruq guidato dal primo ministro Abdullah al-Thani. Haftar stesso aveva visitato Mosca per due volte in sette mesi, incontrando i Ministri degli Esteri e della Difesa russi e il Segretario del Consiglio di Sicurezza Nikolaj Patrushev. Secondo il portavoce del LNA Ahmad al-Mismari, “La Libia firmò contratti con la Russia del valore di 4,2 miliardi di dollari nel 2009. Questi contratti saranno attivati una volta che l’embargo sulle armi delle Nazioni Unite non sarà più attivo“.

Haftar a bordo della Kuznetsov

Haftar a bordo della Kuznetsov

Infine, il deputato egiziano Hatam Abdulhamid accusava Qatar, Turchia e Israele di sostenere i gruppi terroristici nel Sinai, “I gruppi terroristici sono mercenari sostenuti da potenze mondiali e regimi reazionari, e questi ultimi usano i terroristi per i loro piani distruttivi. Doha, Ankara e Tel Aviv sono dietro tutte le operazioni terroristiche nel Sinai e cercano di diffondere il terrorismo in Egitto“. Le osservazioni avvenivano dopo che i terroristi avevano ucciso 8 poliziotti in un posto di blocco nella provincia di Wadi al-Jadid, nel sud-ovest dell’Egitto. 2 dei terroristi furono eliminati dalle forze di sicurezza.

A Dayr al-Zur, l'Esercito arabo siriano respinge l'utlimo assalto di Galdio-B (Stato islamico), organizzato dall'amministrazione Obama

A Dayr al-Zur, l’Esercito arabo siriano respinge l’utlimo assalto di Gladio-B (Stato islamico), organizzato dall’amministrazione Obama

Fonti:
al-Monitor
Analisis Militares
FARS
Global Research
South Front
South Front
Sputnik
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Le ragioni delle affermazioni sulla “pirateria russa”

Tony Cartalucci, LD, 19 gennaio 201615895205Nonostante il grande sforzo volto recentemente a rafforzare la credibilità della “comunità d’intelligence statunitense” dopo la valutazione sulla presunta “pirateria russa”, va ricordato che tale “comunità” ha volutamente e malvagiamente fabbricato una miriade di bugie sulle cosiddette armi di distruzione di massa in Iraq, portando ad una guerra che ha distrutto più di un milione di vite, tra cui oltre 4000 soldati statunitensi. Una comunità responsabile delle bugie autocertificate non ha credibilità. Né i media che ripetono tali bugie senza criticarne le fondamenta e le rozze logiche che le sottendono. Ultimamente, le prove presentate da tale comunità e partner nei media occidentali sulla presunta “pirateria russa” delle elezioni negli USA del 2016, sono così scadenti e bizzarre che appellarsi alle autorità è essenziale per spacciarle al pubblico globale.

Cosa s’intende per “pirateria russa?”
Il tono sinistro di “pirateria russa” suggerisce che Mosca abbia sovvertito le elezioni del 2016 negli Stati Uniti usando l’informatica. I titoli di media occidentali come CNN, “Gli USA accusano la Russia d’interferire nelle elezioni del 2016“, istigano l’isteria affermando: “L’amministrazione Obama ha detto di aver “fiducia” nella Russia responsabile della pirateria di e-mail sulle imminenti elezioni statunitensi, nel tentativo d’interferirvi. L’annuncio indicava per la prima volta che il governo degli Stati Uniti ufficialmente accusava la Russia di pirateria del sistema politico degli Stati Uniti. All’inizio della settimana, i due Paesi interruppero i colloqui formali sul cessate il fuoco in Siria. “Crediamo che, in base a portata e sensibilità di questi sforzi, solo i vertici della Russia possano averle autorizzate”, affermavano dipartimento di Sicurezza Nazionale e ufficio del direttore della National Intelligence, in una dichiarazione congiunta”. Le dichiarazioni sulla Russia “che piratava i sistemi politici degli Stati Uniti” richiama l’immagine di hacker al Cremlino che usano sofisticate armi informatiche per violare le macchine del voto, seggi e database per alterare i risultati elettorali. In realtà, nulla del genere è accaduto, e non secondo le dichiarazioni russe, ma secondo i rapporti ufficiali della “comunità d’intelligence statunitense” sul caso.

La prova reale, secondo il governo degli Stati Uniti
In realtà, la “pirateria” delle e-mail rese pubbliche, i messaggi di posta elettronica diffusi dal  (DNC), compresi quelli tra la candidata presidenziale ed ex-segretaria di Stato degli USA Hillary Clinton e il suo responsabile della campagna John Podesta. Le e-mail furono poi consegnate a Wikileaks prima di essere rese pubbliche. Alcun seggio elettorale fu “piratato”, alcun database compromesso e alcuna influenza esercitata sulle elezioni, al di là dell’influenza che la verità sulle comunicazioni interne del DNC ha avuto sul pubblico statunitense. La natura delle fughe sulla posta elettronica comporta una tecnica nota come “spear phishing”, una tecnica con cui un hacker si rivolge ad individui specifici spacciandosi via e-mail da organo governativo o compagnia, chiedendo all’individuo preso di mira di compilare username e password. Lo “spear phishing” è forse la tattica più elementare che si possa immaginare, ed è più vicina all’ingegneria sociale e all’inganno (conning) che alla pirateria via computer. Proprio “La relazione congiunta d’analisi del governo degli Stati Uniti” (PDF), basato sulle “analisi di Department of Homeland Security (DHS) e Federal Bureau of Investigation (FBI)“, avrebbe rivelato proprio questo. Con sintesi prolissa, il rapporto ammette: “Nella primavera del 2016, APT28 compromise lo stesso partito, sempre via spearphishing. Questa volta, l’email di spearphishing spinse i destinatari a cambiare password attraverso un dominio webmail falso ospitato dall’infrastruttura operativa di APT28. Utilizzando le credenziali raccolte, APT28 poté accedere e rubare il contenuto, probabilmente portando all’esfiltrazione di informazioni su più membri di alto livello del gruppo. Il governo degli Stati Uniti ritenne che l’informazione fu trapelata alla stampa e divulgata”. In parole semplici, gli individui presi di mira furono avvicinati via e-mail, chiedendogli username e password, che volontariamente consegnarono. Il rapporto d’analisi congiunto tenta di usare un sofisticato gergo tecnico, nella speranza che i lettori credano che l’operazione richieda competenze sofisticate. Tuttavia, gli attacchi non sarebbero potuto essere più elementari. Gli esperti di IT, da Wikileaks di Julian Assange allo show di Vin Armani, hanno spiegato in modo approfondito quanto elementare sia stato piratare la posta elettronica, convenendo che un adolescente senza risorse, oltre alla connessione Internet, conoscenze elementari e desiderio di violare le e-mail del DNC, avrebbe potuto effettuare tali attacchi. Altri rapporti del governo degli Stati Uniti, tra cui quello legato al titolo del New York Times,Il contesto della valutazione delle attività e intenzioni russe nelle ultime elezioni negli Stati Uniti: il processo analitico e l’attribuzione del cyber-incidente” (PDF), l’ammetterebbe, concentrandosi non sui dettagli tecnici del vero “pirataggio” delle e-mail, ma piuttosto collegando l’operazione alla Russia esclusivamente sulla base di come da ciò la Russia ne avrebbe tratto beneficio.

Se la Russia è abbastanza avanzata da “piratare” le elezioni negli USA, lo è abbastanza per sapere che è inutile
L’elementare “pirateria” delle e-mail richiedeva sponsorizzazioni, e la Russia sarebbe stata disposta ad accettarne i rischi politici, economici e militari connessi, sponsorizzando tale operazione? La risposta è probabilmente no. In realtà, a prescindere da chi ci sia alla Casa Bianca, la politica estera statunitense è dettata principalmente da interessi delle imprese e finanze, non eletti da nessuno. Ciò spiega il motivo per cui gli Stati Uniti hanno agito a tradimento e in modo sovversivo verso la Russia per decenni, a prescindere dalle presidenze e perfino da intere ere politiche degli Stati Uniti. Banche e aziende energetiche e della difesa hanno visto la Russia come concorrente dalla seconda guerra mondiale, un concorrente da minare, sopraffare, comprare o comunque isolare ed eliminare. Le elezioni favorevoli al presidente eletto Donald Trump sull’ex-segretaria di Stato Hillary Clinton faranno poca o nessuna differenza in tale lotta pluridecennale tra Oriente e occidente. La comprensione di ciò, tuttavia, spiega il motivo per cui gli Stati Uniti sfruttano le e-mail del DNC compromesse per accusare la Russia. È l’ennesima occasione per giustificare ulteriori tentativi di circondare, contenere, e in ultima analisi, rovesciare l’ordine politico, finanziario, militare ed industriale della Russia, eliminando un notevole ostacolo a Wall Street e alle ambizioni di Washington sull’egemonia globale. Senza poter citare “il sequestro delle elezioni” e altre presunte minacce di Mosca all’occidente, l’enorme spesa per l’espansione militare, in particolare degli Stati Uniti in Europa orientale, sarebbe imperdonabile.internet_hate_machine_joshua_goldbergTony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora