Alessandro Lattanzio a ParsToday: Ecco come George Soros manipola politiche ed elezioni europee

Boao Forum for Asia 2013Teheran (ParsToday  Italian) – Alessandro Lattanzio, saggista e analista delle questioni politiche internazionali e’ stato intervistato dalla nostra Redazione. Con Lattanzio abbiamo esaminato la forte influenza di Soros nelle politiche europee soprattutto per quanto riguarda l’immigrazione e le elezioni.
Per ascoltare la versione integrale dell’intervista potete cliccare qui.

E su di loro sorride Marx

Aleksandr Rogers, Vzglyad 12 agosto – Histoire et SocietéCastro-Jiang-Zemin_0A metà agosto, il mondo festeggia l’anniversario di due giganti. Il leader cubano Fidel Castro il 13, e il Presidente cinese (anche se non più in carica) Jiang Zemin il 17, che compiendo 90 anni. Due giganti del mondo comunista divenute figure del XXI secolo. I personaggi si assomigliano puer essendo completamente diversi, non solo perché vivono in parti del mondo diametralmente opposte. Fidel Castro ha guidato una piccola isola tropicale per molti anni subendo interferenza ed embargo degli Stati Uniti. Il suo contemporaneo era a capo del più grande Paese del mondo, quasi un miliardo e mezzo di persone, e senza essere un seguace del capitalismo, ma da comunista, ha fatto molto per garantire alla Cina una posizione di leader nell’economia.
Fidel ha iniziato la carriera politica sbarcando a Cuba a bordo di una piccola barca quasi spezzata dalla tempesta. Degli 84 partigiani male armati, la metà fu uccisa nel primo scontro. Nella strada a Capo di Stato ha passato anni di guerriglia, e poi ha subito un numero record di attentati dai servizi d’intelligence degli Stati Uniti, assicurandogli un posto nel Guinness dei primati. Sì, a differenza di altri eroi del giorno, non ha messo il suo Paese in prima linea, ma mantenerne libertà ed indipendenza sotto il naso della prima potenza imperialista mondiale, è già una prodezza. Fu un altro guerrigliero, Mao Zedong, che aprì la via al potere a Jiang Zemin, funzionario di partito diventato capo del PCC poche settimane dopo i fatti di piazza Tiananmen, e presidente nel 1993, dopo il crollo dell’URSS. Si tratta di Jiang Zemin che portò l’economia cinese al settimo posto nel mondo, ponendo le basi per il progresso ulteriore di oggi. Ha guidato la Cina nel WTO, ne ha assicurato la leadership nella regione Asia-Pacifico, ha vinto la gara per ospitare i Giochi olimpici del 2008… Per molto tempo ha avuto un potere informale in Cina, anche dopo la consegna delle redini a Hu Jintao. Fidel viene spesso paragonato a un altro carismatico personaggio latino-americano, Ernesto Che Guevara. Sì, rinunciare a tutto per la rivoluzione in un altro Paese, per realizzare i propri ideali, è senza dubbio romantico. Tuttavia non è morto eroicamente, ma ha vinto in modo non meno eroico, lavorando duramente per decenni, assumendosi appieno la responsabilità per ogni azione del Paese, cosa molto più difficile. Non è l’avventurismo di Bakunin o Blanqui, ma la politica di un serio capo di Stato che non ha paura del termine, un padre del popolo. Jiang Zemin ha dovuto guidare la Cina tra ostilità, blocco e sanzioni occidentali in risposta alla repressione della “Majdan” di Piazza Tiananmen. E questa eredità intellettuale non solo è sopravvissuta, ma ha difeso attivamente lo sviluppo economico, conquistando i mercati occidentali ai prodotti cinesi, sloggiando i produttori degli Stati Uniti. Sono due leader che hanno lavorato per anni per far declinare l’imperialismo degli Stati Uniti. Fidel, più razionale che passionario qual è, con il suo esempio ha dimostrato all’America Latina che è possibile e va condotta una politica indipendente senza soccombere agli intrighi delle multinazionali, senza permettere a nessuno di saccheggiare il proprio Paese, rimanendo l’indiscussa autorità morale dell’intero continente. E Jiang Zemin, che ha sviluppato l’economia cinese, anche sfruttando il capitalismo occidentale, che di solito sfrutta l’economia dei vari Paesi per il proprio arricchimento. Onorando e rispettando il vecchio e saggio Confucio. E alle loro spalle sorride di approvazione Karl Marx.
Uno doveva calmare i compagni troppo ribollenti, raffreddandone l’ardore rivoluzionario indirizzandoli su una direzione costruttiva, e contemporaneamente respingere l’invasione estera. Il secondo era diventato il maestro degli intrighi di corridoio nella millenaria macchina burocratica cinese, dove persone che professano la stessa ideologia spesso lottano per il potere in segreto nascondendosi dietro le idee di Marx e Mao. Queste leggende viventi del periodo romantico, decisamente finito, costruivano il socialismo, non altro. Potete fare il nome di politici attuali con qualche autorità ed influenza (ideologica, concettuale) dopo aver lasciato la carica? Chi lascerà un segno nella storia come Bismarck, per esempio, o Stalin? Il massimo di cui sono capaci i capi occidentali oggi, finito il loro mandato, è essere pagati per conferenze o vari forum vacui, come Bill Clinton o Tony Blair. Anche le loro memorie (che nessuno legge in realtà) di solito sono scritte da “negri”. Cosa lasceranno Obama o Merkel dopo il loro mandato? Si riscalderanno da vecchi al fuoco del camino, scomparendo dalla memoria senza lasciare che poche tracce nella storia. Mentre Fidel Castro e Jiang Zemin sono rocce. O, come si dice in Cina, “Shan“, uomo-montagna. Persone che cambiano il mondo. Gli eroi che non siamo*.kokuren12*Allusione alla famosa poesia su Borodino di Lermontov.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Castro festeggia 90 anni di sfide agli Stati Uniti

RussiaToday 13 agosto 2016 – Fort Russ

Oggi, il leader cubano Fidel Castro festeggia il suo 90° compleanno. Anche se non ci sono quasi vuoti nella sua biografia, alcuni fatti potrebbero essere stati dimenticati. RT ha deciso di ricordarli.Fidel CastroCastro sempre si distingue per il suo carisma, caratteristica che gli ha permesso non solo di attuare una serie di riforme cardine a Cuba ed elevare il Paese a nuove vette nell’istruzione, medicina e turismo, ma entra anche nel Guinness dei primati, diventa un blogger ed anche un eroe nei videogiochi.

Sigari e barba
Molti ricordano Fidel Castro per la barba e il sigaro. El Comandante è sempre orgoglioso della sua barba e ha detto che l’avrebbe rasata solo quando la rivoluzione, infine, trionfava. “Non spreco tempo a radermi. Richiederebbe 15 minuti ogni giorno. Così posso dedicare un paio di giorni l’anno a questioni importanti“, dichiarò una volta. Castro ha sempre amato i sigari Avana, tanto che una volta ci fu un tentativo di avvelenarlo con essi. Nel 1986, però, il leader della rivoluzione dovette rinunciare a questa abitudine perniciosa per problemi di salute. “La cosa migliore che puoi fare con una scatola di sigari, è darla al nemico“, disse poi.portadilla-fidel-y-chavez_f-cubasi-6Nuova Cuba
Nei primi anni ’60, il leader dell’isola della libertà ordinò che tutte le istituzioni educative fossero nazionalizzate creando un sistema d’istruzione statale unico. Nel 1961, 10mila scuole furono costruite. Nel 1995, il tasso di alfabetizzazione del Paese era del 95%. Dopo la rivoluzione del 1959, il sistema medico fu riorganizzato. Cuba oggi ha il più basso tasso di mortalità infantile del continente americano, con l’eccezione del Canada. L’assistenza medica sull’isola è gratuita. Nel 1989-1994, la riallocazione delle risorse del Paese portava alla rapida crescita del turismo, un settore dell’economia che oggi porta in media 2 miliardi di dollari all’anno.

Guinness dei primati
Il 26 settembre 1960 Fidel Castro pronunciò un discorso alle Nazioni Unite tra cui le parole “Quando la filosofia del saccheggio scomparirà, lo sarà anche la filosofia della guerra“. Nel suo discorso spiegò il significato della Rivoluzione cubana e l’essenza delle sue riforme. Il discorso durò 4 ore e 29 minuti, entrando così nel Guinness dei primati come il discorso più lungo mai fatto alle Nazioni Unite. Tuttavia, secondo altre fonti, il discorso più lungo di Castro fu al terzo Congresso del Partito Comunista di Cuba, nel 1986, della durata di 7 ore e 10 minuti. Inoltre, Castro è diventato un recordista per essere sopravvissuto a 638 diversi attentati. La maggioranza di essi caratterizzati da straordinaria ingegnosità, come nei film di James Bond.fidel-castroPiù di 600 tentativi di assassinio
Ad esempio, la CIA programmò centinaia di attentati contro la vita di El Comandante usando i veleni. Nel 1960, sigari con tossine mortali furono raccolti per consegnarli allo stesso amante dei sigari Fidel. In seguito, si cercò di mettere del veleno nei vestiti di Castro mettendo del sale tallio nelle suole delle scarpe. La sua muta, secondo alcuni rapporti, venne infettata da batteri letali. Ma il responsabile della muta di Castro cambiò idea all’ultimo momento e ne diede a El Comandante un’altra sicura. L’amante di Fidel, l’agente della CIA Marita Lorenz, una volta fu complice in un attentato. L’intelligence statunitense le diede delle pillole velenose che sciolse in un vasetto di crema. Fidel evitò anche di essere punto da un ago avvelenato nascosto in una penna a sfera. Uno dei dipendenti del leader cubano doveva pungerlo con un ago avvelenato nel corso di un incontro con il presidente John F. Kennedy. Ma l’attentato fallì. Si ebbero dei piani per rovinarne la buona reputazione, intossicandolo con l’LSD nel corso di un programma radiofonico. Fu ipotizzato che il farmaco ne offuscasse la mente in modo che cominciasse a dire sciocchezze deludendo il pubblico. Ma anche tale piano fallì. Tali attentati impensabili inoltre furono descritti nei videogiochi Call of Duty: Black Ops e Il Padrino 2, i cui livelli includevano missioni per eliminare Castro.

article-2086236-0F710D2D00000578-806_634x443Libri, articoli e social network
Anche dopo la pensione, passando il testimone al fratello Raul, Fidel Castro non ha cessato di sorprendere il pubblico. Ha una mente vivace e pubblica articoli sul quotidiano “Granma“. Circa 6 anni fa, El Comandante registrò un account su Twitter, con l’obiettivo di superare in popolarità Barack Obama e Benjamin Netanyahu. @reflexionfidel, il miniblog di Castro, ne pubblica i pensieri sull’attualità politica ed è seguito da quasi 500000 persone. Nel 2010, Cuba pubblicò la prima parte delle sue memorie, “La vittoria strategica“. Lavorerebbe alla seconda parte del libro.AR-140729429.jpg&maxw=800&q=90Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA non riescono a separare l’India dai BRICS

Ekaterina Blinova, Sputnik 06/08/2016

Nonostante la recente operazione simpatia degli Stati Uniti verso l’India, New Delhi ha resistito alla tentazione rimanendo impegnata all’ideale di multipolarità dei BRICS. L’India mantiene relazioni vantaggiose con la Cina, a prescindere dagli “scossoni” nel rapporto, secondo l’analista geostrategico Matthew Maavak. Dopo la visita del segretario della Difesa statunitense Ashton Carter in India, nell’aprile 2016, alcuni dubitarvano che New Delhi valutasse un passaggio all’occidente.putin-and-modiL’offensiva del fascino di Washington
Alcuni esperti si riferiscono ai negoziati USA-India sul Memorandum d’Intesa sullo Scambio Logistico (LEMOA) e alla decisione del Paese d’incrementare la collaborazione bilaterale nella tecnologia per la difesa quali segni della deriva dell’India dai non allineati verso Washington e NATO. LEMOA in realtà è una versione dell’accordo di supporto logistico (LSA) che riguarda il supporto logistico e i servizi tra i militari statunitensi e le forze armate di altri Paesi. “La visita del segretario alla Difesa degli Stati Uniti Ashton Carter in India, la scorsa settimana, era storica, nel senso che l’India non allineata si avvicinava agli USA firmando il memorandum d’intesa sullo scambio logistico” secondo il dott. Dalbir Ahlawat, esperto della sicurezza australiana, in un articolo di aprile per The Interpreter. Da parte sua, Rupakjyoti Borah di The Diplomat scrisse a maggio che “la decisione ‘di principio’ dell’India e degli Stati Uniti” di firmare il LEMOA “è un grande atto di fede“. “Sono finiti i giorni in cui i mandarini della politica estera di New Delhi mercanteggiavano con Washington DC, ritenendo che gli interessi dell’India fossero meglio rispettati restando vicini a Paesi come la Russia e sposando non allineamento e unità del terzo mondo“, pretendeva il giornalista.

La conferenza dei dissidenti cinesi in India
Allo stesso tempo, l’Hindustan Times riferiva che una conferenza dal titolo “Rafforzare la nostra alleanza per fare avanzare il sogno popolare: libertà, giustizia, uguaglianza e pace” organizzata da un gruppo dissidente cino-statunitense si svolgeva a Dharamsala, in India, con non meno di otto dissidenti cinesi presenti all’evento del 28 aprile. L’incidente fu interpretato da alcuni media come l’ennesimo segno del cambio dell’India verso la Cina e i partner dei BRICS. Tuttavia, dipende da come esattamente si collegano i puntini. “In realtà, la supposta inclinazione di New Delhi è una percezione di molto sbagliata. Se l’India si ‘raccorda’ con gli Stati Uniti, perché Mosca e Delhi continuano collaborazioni militari sensibili da tempo pianificate riguardanti trasferimenti di una tecnologia che la Russia non offre ad alcuna altra nazione? Come la Cina; ad esempio il programma Sukhoj PAK-FA/FGFA del caccia stealth di 5.ta generazione, il programma congiunto del missile da crociera ipersonico Brahmos e la preferenza dell’India per l’aereo russo Il-78MD-90A rispetto all’Airbus A-330 per il velivolo multiruolo da trasporto e aerocisterna (MRTT) da 2 miliardi di dollari, tra molti altri esempi“, osserva presso Sputnik Mathew Maavak, analista geostrategico e dottorando in Previsioni della sicurezza presso l’Università Teknologi Malaysia (UTM). Sorprendentemente, il Ministro della Difesa indiano Manohar Parikkar, ad aprile dichiarava categoricamente che il LEMOA si applica soltanto ai rifornimenti di carburante e cibo e non allo stazionamento di militari degli Stati Uniti in India. D’altra parte, “lo svolgimento in India della riunione a Dharamsala di aprile sarebbe stata una reazione al rifiuto della Cina alle Nazioni Unite di bandire i capi terroristi pakistani dei Jaysh-e-Mohammad (JEM) e Jama-ud-Dawah“, ha spiegato Maavak. “Ricordate che l’India alla fine negò il visto a diversi dissidenti cinesi, tra cui il capo uiguro dissidente Dolkun Isa, il manifestante di Piazza Tiananmen residente a New York Lu Jinghua e l’attivista di Hong Kong Wong Ray“, ha detto l’analista a Sputnik. “Fu solo un breve urto retorico nella piena relazione India-Cina“, sottolineava Maavak. L’analista strategico ha sottolineato che chiunque abbia seguito la dinamica India-Cina per decenni avrebbe saputo che le nazioni ricorrono a retorica irascibile di volta in volta, per poi tornare alla normalità. Infatti, il recente incidente nel distretto di confine di Chamoli, nell’Uttarakhand, dove truppe cinesi entrarono in territorio indiano, venne subito minimizzato dal Ministro della Difesa Parrikar quale “trasgressione” piuttosto che “incursione”.

L’India continua ad impegnarsi nel concetto di mondo multipolare
Non ci sono motivi per sospettare fratture tra India e partner dei BRICS. L’India continua a sostenere il concetto di mondo multipolare. “L’India sostiene la multipolarità fin da quando co-fondò il Movimento dei Non Allineati (NAM) nel 1961. L’India rimane l’unico membro fondatore del NAM che promuove attivamente il concetto di mondo multipolare. Non ci sono prove che suggeriscano il contrario“, sottolineava Maavak. Quando si tratta del tanto discusso progetto Nuova Via della Seta della Cina (‘Una Fascia, Una Strada’) l’atteggiamento dell’India è generalmente positivo, sottolineava l’analista. “Penso che sia generalmente positiva. Xi Jinping è stato il primo leader di una grande potenza a visitare l’India nel 2014 dopo che il governo di Narendra Modi fu eletto. Ma l’India può contribuire al progetto Fascia e Strada? Sì, ma in modo più limitato. Ciò comporterà il rilancio della ‘Via delle spezie’ nel vicino estero, costituendo il segmento dell’Oceano indiano della vecchia Via della Seta. In caso contrario, l’India ha più pressanti sfide infrastrutturali da superare in patria, e gli investimenti cinesi sono ancora corteggiati e accolti, nonostante le speculazioni sui media esteri del contrario“, ha detto a Sputnik. Il polverone intorno al potenziale scontro sino-indiano di una parte della stampa occidentale e asiatica, potrebbe essere spiegato dai recenti sforzi degli Stati Uniti d’inasprire le tensioni nel sud-est asiatico nel tentativo di contenere la Cina.Vladimir Putin, Narendra ModiNew Delhi e la sentenza dell’Aia sul Mar Cinese Meridionale
La sentenza della Corte permanente di arbitrato dell’Aia, che ha respinto le rivendicazioni di proprietà della Cina sul Mar Cinese Meridionale. è un’altra mossa volta ad intrappolare Pechino. È interessante notare che, dopo la sentenza, Japan Times chiedeva a New Delhi “di sottolineare le credenziali di potenza globale responsabile” e mostrare sostegno alla decisione dell’Aja. L’organo di stampa osservava che l’India aveva rilasciato una dichiarazione al momento della sentenza senza nominare la Cina, invitando tutte le parti interessate a “risolvere le controversie con mezzi pacifici senza minacciare o usare la forza ed esercitare l’autocontrollo nelle attività che potrebbero complicare o degenerare le controversie su pace e stabilità“. L’affermazione di New Delhi è particolarmente importante alla luce del comunicato congiunto dei Ministri degli Esteri di India, Cina e Russia del 18 aprile. Il comunicato chiedeva di risolvere le dispute territoriali attraverso negoziati tra le parti interessate ed evitando d'”internazionalizzare” le dispute. “Russia, India e Cina sono impegnate a mantenere l’ordine giuridico nei mari e negli oceani secondo i principi del diritto internazionale, riflettendo in particolare nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). Tutte le controversie relative dovrebbero essere affrontate tramite negoziati ed accordi tra le parti interessate. A questo proposito, i ministri hanno chiesto il pieno rispetto di tutte le disposizioni dell’UNCLOS, così come della Dichiarazione sulla condotta delle parti nel Mar cinese meridionale (DOC) e delle Linee guida per l’attuazione del DOC“, dichiarava il comunicato. Commentando la questione, Maavak ha sottolineato che per quanto riguarda la controversia sul Mar Cinese Meridionale, New Delhi agirà nello spirito del comunicato. “L’India, come la Cina, si considera una civiltà. Sarebbe visto vergognoso ricorrere all’arbitrato internazionale sui propri confini“, osservava. Sembra che Washington non sia ancora riuscita a inserire un cuneo tra l’India e la Cina. Anche se New Delhi ha i propri interessi nel Mar Cinese Meridionale, non aiuta gli Stati Uniti a pattugliare la regione. “Il governo (indiano) prende tutte le misure per garantire la sicurezza marittima. Tuttavia, attualmente, tali misure non includono il pattugliamento congiunto con Marine straniere, compresa degli Stati Uniti. Alcun colloquio ha avuto luogo con gli Stati Uniti su qualsiasi pattugliamento navale congiunto“, ha detto il Ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar in una dichiarazione ufficiale del 26 luglio.

India e ASEAN si preoccupano delle esercitazioni sino-russe nel Mar Cinese Meridionale?
Che dire delle prossime esercitazioni militari sino-russe nella regione ? L’India o altri attori dell’ASEAN le considerano una sfida alla sicurezza marittima? “Nessuno nell’ASEAN presta molta attenzione alle esercitazioni militari congiunte russo-cinesi, così come non presta molta attenzione a molte altre esercitazioni, abbastanza normalo in questa regione e altrove. Gli asiatici, in generale, prestano molta più attenzione ad investimenti e accordi commerciali“, osservava Maavak. “Perché qualsiasi entità, fatta eccezione ai selvaggiamente speculativi media occidentali, si farebbe indebitamente perturbare dalle esercitazioni russo-cinesi? La Cina era offesa o turbata quando tre, non una, esercitazioni militari russo-indiane venivano annunciate da Sputnik il 28 aprile? Erano le esercitazioni Indra-Neva-2016, AviaIndra-2016 e Indra-2016“, ha detto l’analista a Sputnik. Indipendentemente dagli sforzi di Washington per attrarre l’India nella sua duplice politica, New Delhi evita le trappole dell’occidente e continua ad impegnarsi verso i concetti di sovranità, non allineamento e sicurezza regionale.i3RsSiIHjFq0Mathew Maavak è un dottorando in Previsione della sicurezza presso l’Università Teknologi Malaysia (UTM). È collaboratore della CCTV cinese su questioni geostrategiche.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Grande Eurasia, il senso di San Pietroburgo e Baku

Rostislav Ishenko, 10 agosto 2016, Fort Russpresident_diner1_080816E’ difficile sopravvalutare l’importanza dell’incontro di Vladimir Putin con Recep Tayyip Erdogan, a San Pietroburgo. Tuttavia, dal mio punto di vista, la visita del Presidente russo a Baku e i colloqui con i Presidenti azero Ilham Aliev e iraniano Hassan Rouhani, e gli aspetti simbolici e pratici di essi, non sono da meno, anzi, sono molto più importanti. Cominciamo dal fatto che la Russia attualmente mantiene con l’Iran più di un buon rapporto; i Paesi sono alleati militari in Siria. L’Iran ha fornito alle VKS russe una rotta sul proprio territorio per l’Iraq. Ed è estremamente importante non solo in termini di supporto aereo, ma anche per la necessità di organizzare i rifornimenti per le truppe russe in Siria. La più importante rotta attraverso gli stretti era minacciata dal recente forte deterioramento delle relazioni con la Turchia. Data l’instabilità complessiva del Medio Oriente, la presenza di una rotta alternativa aumenta notevolmente la stabilità sulla Siria. Il presidente russo poteva facilmente incontrare l’omologo iraniano a Teheran senza volare a Baku. Ma se i due leader sono attivamente coinvolti nella politica globale, era necessario incontrarsi a Baku, ce n’erano i motivi.

Rivali tradizionali
Vi ricordo che l’Azerbaijan è tradizionalmente rivolto alla Turchia, non meno importante vecchio rivale dell’Iran nella lotta per influenza sul Medio Oriente, Caucaso compreso. Anche prima della nascita dei moderni Turchia e Iran, parti e Roma, Bisanzio e sassanidi concorrevano con vari successi. Pertanto, all’inizio del conflitto per il Nagorno-Karabakh, l’Iran, bilanciando l’influenza di Ankara nella regione, fece molto per sostenere Erevan. Anche ora il confine con l’Iran è un importante corridoio per spezzare il blocco dell’Armenia, e nel regno di Saakashvili in Georgia era l’unica via affidabile per il mondo. Va ricordato che più della metà del territorio storico dell’Azerbaigian è sotto la sovranità dell’Iran, cosa non favorevole alla creazione di relazioni tra Teheran e Baku. In generale, il complesso groviglio di interessi nel conflitto nella regione, dal Caucaso a Suez, fino a poco prima sembrava inestricabile. E’ anche facile capire che, alla vigilia di un incontro cruciale con Erdogan, il presidente russo lanciasse colloqui esattamente nella direzione opposta, non perché Aliev e Rouhani non era possibile incontrarli un paio di giorni prima o una settimana dopo, ma per via del fatto che questa riunione e la sua tempistica erano estremamente importanti: decide le posizioni nell’incontro a San Pietroburgo e il suo contesto globale.

Le posizioni di Mosca e Teheran allineate
Inizialmente era chiaro che per Erdogan, per cui la Russia è rimasta praticamente l’unico alleato possibile, l’incontro di San Pietroburgo riguardasse l’aiuto per stabilizzare il regime turco, e tale stabilizzazione sarà difficile. I turchi sanno che la fine dell’influenza statunitense e riorientamento su Mosca sono in realtà un vantaggio. Ankara sa anche che per la Russia, la minaccia della destabilizzazione o addirittura della disintegrazione della Turchia è significativa. Pertanto, anche con una posizione negoziale debole, gli argomenti per uno scambio importante ci sono.

Cosa significa l’incontro di Baku per Erdogan?
Prima della riunione, Rouhani aveva detto che Russia e Iran aiuteranno la Turchia nella stabilizzazione interna e nella lotta al terrorismo, anche in Siria. Questa frase dimostra al presidente turco che le posizioni di Mosca e Teheran, su tutte le questioni d’interesse per Ankara, sono allineate. Se la Turchia pensava di giocare l’uno contro l’altro, cercando di negoziare con ciascuno individualmente e strappare per sé il miglior accordo, sbagliava. Inoltre, la riunione a Baku dimostra che la leadership azera tiene conto anche della variazione del rapporto di forze in Medio Oriente in generale, e nel Caucaso in particolare, a favore di Russia e Iran. Ilham Aliev, ovviamente, non cederà la promessa di mantenere stretti rapporti con la Turchia (partner tradizionale ed alleato strategico dell’Azerbaigian). Molto probabilmente, ha anche cercato di aiutare Erdogan, sondandolo in vista dei colloqui con Putin, facendogli comprendere appieno le posizioni russe e iraniane, controllandone forza e consistenza. Tuttavia, Ilham Hejdar oglu Aliev è uno dei politici più realisti dello spazio post-sovietico. Capisce che l’alleanza con la Turchia non può più rispondere pienamente agli interessi dell’Azerbaigian. E’ necessario avere il sostegno dei nuovi attori dominanti nella regione. Pertanto, obiettivo di Aliev a Baku era in realtà l’ingresso dell’Azerbaigian nel progetto russo-iraniano, e non tanto da mediatore nei negoziati con la Turchia (Erdogan decide tutto direttamente), ma come partner.

La posizione degli Stati Uniti sarà indebolita
Qual è la posizione dell’Azerbaigian verso l’alleanza regionale russo-iraniana, che non è estranea agli interessi turchi, se non geopolitici? Né più né meno che l’indebolimento della posizione degli Stati Uniti in Medio Oriente. L’esistenza anche di un’unione informale tra Russia, Turchia, Iran ed Azerbaigian chiude (per l’attuale generazione di politici, per sempre) la questione del corridoio energetico dal Caspio all’Europa come alternativa ai rifornimenti di “Gazprom” e “Rosneft“. Ora, se ci sono e se ci saranno, lo saranno solo nel quadro del progetto congiunto (russo-iraniano-azero-turco) in cui vengono presi in considerazione gli interessi di tutte le parti interessate. Finisce la possibilità per gli Stati Uniti di bloccare i rifornimenti russi alla Siria. Ma a Mosca non basta aprire un collo di bottiglia, ma tutto lo spazio dai Balcani al Mar Caspio. Ciò fa dei progetti dei corridoi dal Mar Glaciale Artico all’Oceano Indiano una realtà. A sud il nuovo ramo (iraniano) della Via della Seta comincia a divenire realtà, cioè il potenziale collegamento interno diversificato della Grande Eurasia (da Lisbona a Kuala Lumpur), che sarà sempre più difficile da tagliare. Anche in Medio Oriente, il recente predominio assoluto degli Stati Uniti si riduce a tentativi di mantenere il controllo sulle monarchie arabe del Golfo, o almeno evitare che siano irrimediabilmente spazzate via, imponendo semplicemente a tali Stati del Golfo la politica degli Stati Uniti di scontro con l’Iran. Naturalmente, i negoziati di Baku e San Pietroburgo sono solo l’inizio di relazioni a lungo termine, designando vettore e dinamica del processo. Ma nel mondo di oggi, i cambiamenti si verificano quasi istantaneamente. Nel 2008, in Ossezia del Sud, la Russia difese il Caucaso del Nord dai tentativi di ‘somalizzazione’ della NATO, mantenendo la credibilità nella regione. Nel 2014, la Russia bloccò il tentativo degli Stati Uniti d’invadere la Crimea, e Kiev avviava il processo di autodistruzione (anche per gli standard occidentali). Nel 2015, la Russia difese la Siria dai teppisti islamisti filo-USA che quasi sempre sprofondano la regione nel caos. Il 2016 non è ancora finito, ma si parla di come Russia ed alleati si preparano a ristabilire l’ordine in Medio Oriente.azerbaijani_russian_iranian_presidents_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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