La portaerei da 12,9 miliardi di dollari degli USA non è pronta per la guerra

Anthony Capaccio, Bloomberg News, 20 luglio 2016USS_Gerald_R._Ford_(CVN-78)_on_the_James_River_in_2013L’USS Gerald R. Ford da 12,9 miliardi di dollari, la nave da guerra più costosa mai costruita, ha difficoltà a far decollare e a recuperare i velivoli, e nell’attivare la difesa impiegando le munizioni, secondo il controllore degli armamenti del Pentagono. I relativi sistemi di bordo hanno problemi di scarsa o ignota affidabilità, secondo un documento del 28 giugno. “Questi quattro sistemi influiscono sulle principali operazioni di volo“, afferma Michael Gilmore, direttore del dipartimento della Difesa per i test operativi e di valutazione, agli acquirenti degli armamenti del Pentagono e della Marina Frank Kendall e Sean Stackley. “A meno che questi problemi siano risolti, il che probabilmente richiederà riprogettare” i sistemi di lancio e appontaggio degli aeromobili, “sarà limitata notevolmente l’efficienza della CVN-78 nelle operazioni di combattimento“, scriveva Gilmore.

Ulteriori ritardi
I problemi di affidabilità fanno sì che la consegna della Ford, la prima di tre portaerei programmate per 42 miliardi di dollari, probabilmente subirà ulteriori ritardi. La Marina annunciava che la nave, che originariamente doveva entrare in servizio nel settembre 2014, non sarà consegnata prima di novembre 2016, a causa di continue problemi in test non specificati. La Marina dispone di 10 portaerei dal ritiro dell’USS Enterprise nel 2012. L’estensione dei compiti delle altre navi ha gravato sugli equipaggi ampliandone notevolmente gli impegni globali dalla lotta contro lo Stato islamico a garantire la libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale, da cui passano 5 trilioni di dollari di commercio ogni anno. Un ritardo prolungato potrebbe anche ostacolare i militari in caso di un nuovo conflitto. “Secondo stime sull’affidabilità attuale, la CVN-78 difficilmente potrà condurre intense operazioni di volo“, avendo come requisito quattro giorni di operazioni continue di 24 ore, “in caso di guerra“, ha scritto Gilmore. Con l’approssimarsi della consegna della nave da parte delle Huntington Ingalls Industries Inc., “le preoccupazioni sull’affidabilità di questi sistemi rimangono e il rischio di inefficienza della nave in combattimento cresce se tali problemi di affidabilità restano irrisolti“, aveva detto Gilmore.

Ritardi “inaccettabili”
Il senatore repubblicano John McCain, presidente della Commissione Forze Armate del Senato, definiva l’annuncio della Marina di ulteriori ritardi “inaccettabile”, aggiungendo che si tratta di un “caso da manuale perché il nostro sistema di acquisizione va riformato“. Una portavoce della Marina, la Tenente Kara Yingling, ha detto che la Marina sapeva della relazione, ma ha indicato per ulteriori commenti l’ufficio di Kendall. Il portavoce di Kendall, Mark Wright, ha scritto in una e-mail “non riteniamo opportuno diffondere la nostra risposta a questa nota interna“. La Marina ha detto che le Huntington Ingalls di Newport News, in Virginia, è un ottimo cantiere. Molte tecnologie installate sulla portaerei capoclasse sono prodotte da altre aziende. Il mese precedente la costruzione della nave era per il 98 per cento completata, secondo la Marina. Huntington Ingalls ha consegnato oltre il 97 per cento dei compartimenti e l’89 per cento dei test di bordo è stato completato, secondo la Marina.uss-gerald-ford-aircraft-carrier-cvn-78-01Le prove della nave
La Marina prevede d’impiegare la Ford entro il 2021 per le operazioni dopo una serie di esercitazioni di manutenzione e addestramento e il completamento di tutte le prove in mare, entro l’anno fiscale 2018, quindi c’è il tempo per correggere le carenze prima di possibili operazioni di combattimento. Eppure i problemi citati finora sono fondamentali per il successo della nave. Gilmore ha detto che i cavi d’arresto della portaerei per l’appontaggio degli aeromobili e il sistema di lancio, prodotti dalla General Atomics di San Diego, mostrano vari livelli d’insufficiente affidabilità. Meghan Ehlke, portavoce della General Atomics, non ha risposto a una e-mail di commento. I cavi d’arresto, criticati dall’ispettore generale del Pentagono in un rapporto del 6 luglio, presenta le più gravi limitazioni di affidabilità ed “è improbabile che possa supportare intense operazioni di volo”, ha detto Gilmore. L’affidabilità “è ben al di sotto delle aspettative e di ciò che è necessario funzioni in combattimento”.

Sistema d’arresto
La Marina stima che i cavi d’arresto potrebbero reggere circa 25 atterraggi consecutivi, prima di guastarsi. Ciò significa una “trascurabile probabilità di adempiere” a 4 giorni di missioni operative “senza un guasto“, ha scritto Gilmore. L’affidabilità del sistema di lancio elettromagnetico è migliore, ma “comunque preoccupa“, ha scritto Gilmore. Dati recenti indicano che la portaerei può effettuare soli 400 lanci prima di un guasto critico, “ben al di sotto del requisito” di 4166 decolli, secondo Gilmore. Gilmore ha detto che il sistema avrebbe dovuto aumentare l’affidabilità a 1600 lanci “per avere la probabilità del 90 per cento di completare una giornata di operazioni prolungate“. L’Ufficio programmazione della Marina ha stabilito che la portaerei “ha meno del 7 per cento di probabilità di completare quattro giorni di operazioni di combattimento”, scriveva Gilmore.

Sistemi radar
L’affidabilità del radar a doppia banda della Raytheon Co. utilizzato per il controllo del traffico aereo e la difesa contro aerei e missili “è sconosciuta“. I test terra del sistema utilizzano un software ancora in fase di sviluppo e alcuni problemi di affidabilità dell’hardware sono emersi. I test indicano che il tasso dei guasti della potenza di picco e dei moduli trasmettitore-ricevitore sono scesi, ma il radar di serie “non sarà completamente testato” finché la nave non solcherà i mari, ha detto. Ciò nonostante, la Marina ha elogiato il sistema radar, dicendo che in fase di test tutti e sei i pannelli per rilevare e monitorare gli obiettivi “hanno raggiunto la potenza di picco richiesta” e “i bersagli opportuni” furono rilevati con successo. I test hanno anche limitato l’uso degli ascensori per movimentare le bombe tra i depositi e il ponte di volo, così “la loro affidabilità è ignota ed è un rischio“, secondo Gilmore. La Ford dispone di 11 ascensori per le armi.USSFordPano-copyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia, Iran, Cina puntano al multipolarismo, unica salvezza del mondo

Vladimir Golstein, FARS 17 luglio 2016XiPutinObamaRussia, Iran e Cina ritengono che il mondo multipolare sia l’unica condizione per lo sviluppo futuro del nostro pianeta e dei suoi abitanti. Hanno visto più e più volte come i dettami unilaterali degli Stati Uniti invece di risolvere i problemi, li aggravino, secondo il Professor Vladimir Golstein. Vladimir Golstein è nato a Mosca, ma si recò negli Stati Uniti nel 1979, dove studiò alla Columbia e a Yale. È professore di letteratura e cinema russi presso la Brown University. Il Professor Golstein ha scritto articoli sulle opere di molti autori russi del XIX e XX secolo. Autore dei Racconti dell’eroismo di Lermontov del 1998, Golstein ha ampiamente scritto su politica estera di Russia e Stati Uniti. In un’intervista esclusiva a Khamenei.ir, il Professor Vladimir Golstein interviene su politiche imperialiste degli Stati Uniti, crisi ucraina e siriana, Turchia, Brexit e possibili conseguenze per il mondo.
Quanto segue è il testo integrale dell’intervista:

D: Cosa c’è sotto l’ipocrisia nel dividere i terroristi in buoni e cattivi per l’alleanza USA-NATO?
R: C’è una nota frase che avrebbe detto un diplomatico del dipartimento di Stato: “E’ un deficiente, ma è il nostro deficiente”. Tale approccio del “deficiente” in politica estera continua a dominare nel mondo, e nell’alleanza USA-NATO in particolare. Così sono arrivati a presentare i neonazisti ucraini che hanno orchestrato la presa del potere a Kiev da “combattenti della nuova Ucraina democratica” o “coraggiosi resistenti all’aggressione di Putin”, mentre contemporaneamente chiamano le anime coraggiose dell’Ucraina orientale che resistono al colpo di Stato ucraino e ai suoi obiettivi volti a riorientare nettamente la politica interna ed estera ucraina, “separatisti, terroristi o esercito di Putin”. Una volta chiaro il modello che descrive coloro promossi dai giochetti meschini del dipartimento di Stato come “combattenti per la libertà”, e coloro che vi resistono come “terroristi” o “scagnozzi del tiranno”, è molto facile vedervi l’ipocrisia della politica estera di USA/NATO. Ciò che vi è sotto è la mera lotta per il dominio del mondo, il mero desiderio di affermare il proprio potere, demonizzando i Paesi che vi resistono. Mentre i politici occidentali e i loro mass media godono temporaneamente del successo nel tradurre i propri obiettivi politici o economici nel dominio mondiale, con linguaggio facilmente comprensibile spacciato al pubblico, è sempre più evidente a sempre più persone come i Paesi occidentali non siano interessati a promuovere la democrazia, ma piuttosto regimi che li aiutino a mantenere il predominio economico e politico.

D: La politica estera interventista degli USA finirà al più presto?
A: Ho il sospetto che finirà una volta che incontrerà la forte resistenza del mondo unificato. Finora, gli Stati Uniti hanno avuto successo nel presentare i Paesi che resistono come canaglie, Paesi delegittimati che possono e devono essere bombardati. E finora hanno incontrato scarsa resistenza, ovviamente accrescendone arroganza e incoscienza. Credo che sia dovere dei Paesi BRICS insieme ad altri potenti attori in altre regioni, far capire agli Stati Uniti che alcun Paese sa tutta le verità, che le controversie vanno affrontate coi negoziati, che il bullismo su altri Paesi per sottometterli è destinato a produrre risultati molto negativi nel lungo periodo. Come sappiamo, “il potere corrompe e il potere assoluto corrompe assolutamente”. Queste sagge parole di Lord Acton dovrebbero essere scritte su ogni edificio di Washington, dato che è chiaro che il potere assoluto che gode dal crollo dell’Unione Sovietica è stato molto dannoso sia per gli Stati Uniti che per il resto del mondo. Quello che trovo incoraggiante è che gli elettori trovano la politica interventista di Hillary Clinton sempre meno attraente. In altre parole, i savi negli Stati Uniti sono sempre più consapevoli che saranno se non la prima, la seconda vittima di tali interventi e prepotenze idioti.

D: Come possono Russia, Iran, Cina e altre grandi potenze indipendenti fermare il bellicismo degli USA nel mondo?
R: Questi Paesi potrebbero avere varie differenze e contese, ma sanno che il mondo multipolare è l’unica condizione per lo sviluppo futuro del nostro pianeta e dei suoi abitanti. Hanno visto ripetutamente come i dettami unilaterali degli USA, invece di risolvere i problemi, li aggravino. Così è, ovviamente, nel loro interesse unirsi sul tema della multipolarità e insistere, attraverso varie istituzioni o anche nuove alleanze militari, per premere sugli Stati Uniti affinché il loro solito modo d’agire non sia accettato e che gli costerà caro continuare nel loro unilateralismo.

D: Come l’Asse della Resistenza ha sventato il complotto degli Stati Uniti nel sud-ovest asiatico?
A: Sono sicuro che un potente strumento di resistenza agli Stati Uniti si delinei nel mondo attraverso l’economia. Il “soft power” cinese non va sottovalutato. E’ importante per l'”Asse della Resistenza” contrastare il dominio degli Stati Uniti non solo sul campo militare ma, ancor più in campo economico, politico e intellettuale. Se gli Stati Uniti vogliono persistere con il denaro e le bombe, attraendo il peggio del genere umano, come paura o avidità, l’Asse della Resistenza dovrebbe fare appello al meglio: spirito di collaborazione, creatività, accettazione delle differenze, cameratismo umano.

D: Cosa ha spinto il premier turco a scusarsi, infine, per l’abbattimento dell’aviogetto russo? È sicuro dire che la situazione muta a sfavore dei terroristi e dei loro sostenitori?
R: Il premier turco Erdogan ha capito che con la sua ipocrisia autoritaria s’è creato troppi nemici nel proprio Paese e nel mondo. A un certo punto, emblematico anche per gli Stati Uniti, i suoi successi economici gli diedero un’aura di invincibilità, cominciando a sfidare i suoi immediati vicini (Siria e Russia), così come Paesi lontani come Germania o addirittura gli Stati Uniti d’America per il sostegno ai curdi siriani. Alla fine ha capito, tuttavia, che non poteva fare molto se il resto del mondo lo guarda con ostilità e sospetto, e che l’unico motivo per cui è tollerato è la posizione geografica strategica del suo Paese. Di conseguenza, quando i costi economici e politici sono divenuti chiari, è corso a ristabilire buoni rapporti con i vicini e rivali tradizionali, come Israele e Russia. A quanto pare, sarebbe anche coinvolto nelle trattative con il governo siriano e sarebbe disposto a por termine al sostegno ai vari combattenti che sfidano il regime siriano. Spero che persegua una decisione pragmatica, e non permetta all’asse USA/NATO di sabotare questi passi dovuti per raggiungere pace e prosperità nella regione. Ciò non significa che la lotta al terrorismo è a una svolta. I terroristi continueranno a svolgere un ruolo importante in varie guerre per procura; sono strumenti essenziali per tali guerre. Non vi è alcuna indicazione che l’Arabia Saudita sia pronta a fermare il supporto ai vari gruppi terroristici sunniti. In realtà, sembra all’offensiva, in risposta immediata ai tentativi turchi di restaurare la diplomazia nella regione. L’attacco terroristico all’aeroporto di Istanbul è stato un chiaro messaggio dai terroristi che ancora godono di ampio sostegno in tanti Paesi che trovano il conflitto regionale vantaggioso.

D: Quale sarebbe il possibile effetto della Brexit sulla crisi in Siria?
R: La Brexit avrà un grande effetto nel mondo, non solo in Siria. Il messaggio della Brexit è chiaro: le popolazioni sono sempre più stanche delle incompetenti élite che guidano, o piuttosto rovinano, l’economia e le relazioni con altri Paesi in loro nome. Non vedono alcun beneficio dal modo con cui Stati Uniti, NATO e UE guidano il mondo. Di conseguenza, entriamo nell’era dello scetticismo, l’epoca in cui le vecchie storie non fanno più presa, è l’epoca in cui i governi dovranno spiegare e giustificare il loro coinvolgimento nelle guerre all’estero. L’era degli interventi all’estero, o almeno l’epoca in cui tali interventi non venivano discussi, sembra finita. Senza il sostegno finanziario e militare ai diversi gruppi terroristici che costantemente affrontano il governo del Presidente Assad, è chiaro che il Presidente riaffermerà il proprio potere, ponendo fine alla guerra civile che lacera il Paese. Il popolo siriano dovrà trovare una soluzione politica alle differenze, piuttosto che farsi usare da vari padrini geopolitici di tutto il mondo.С_Председателем_КНР_Ху_Цзиньтао_«Сковородино_–_Дацин».Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché gli USA sono così ostili verso Pechino?

Thomas Hon Wing Polin, Gpolit 21 luglio 2016

0,,17527125_303,00Un membro del gruppo Facebook 21SilkRd ha chiesto un commento sulla relazione tra Cina e nuovo ordine mondiale occidentale. Anche se di quasi due anni, l’articolo è degno di nota per i tentativi rudimentali di dettagliare uno dei programmi più ambiziosi intrapresi da governi ed élite occidentali negli ultimi tempi: trasformare la recente apertura dell’assai sottosviluppata ma assai promettente Cina in un vassallo vigorosamente pro-occidentale annesso all’impero globale occidentale.
In primo luogo, alcune precisazioni. L’autore, Jim Corbett, è un neofita di Cina e cose cinesi, e ciò ne sminuisce la credibilità di base. Ad esempio, chiunque può scrivere queste stupidaggini su Mao Zedong, per usare proprio le parole dell’autore (e per carità): “Non diciamo che era uno stupido. Era un orribile, crudele, disgustoso pervertito, probabilmente il peggior genocida nella storia, ma non necessariamente uno stupido“. Al di là di tali principi fondamentali, gli sforzi di Corbett per documentare come le élite occidentali hanno cercato di influenzare la Cina e il suo sviluppo sono lodevoli e, a volte, molto interessanti. Tale tocco di Yale in Cina incrocia la strada del giovane Mao; le manovre di gente del calibro di Kissinger, Rockefeller e Rothschild; Rong Yiren e la prima generazione di capitalisti rossi della Cina; l’interazione degli anziani del partito comunista di quella generazione e le loro famiglie; i trasferimenti di tecnologia e gli investimenti esteri dell’epoca. Tali sforzi delle élite occidentali per modellare una Cina pro-occidentale da poter facilmente influenzare, se non controllare, permisero sostanziali progressi nei primi due decenni di riforme e aperture di Deng Xiaoping. La Cina era relativamente debole e aveva assoluta necessità di investimenti e tecnologia occidentali per svilupparsi. La strategia occidentale, chiamata “evoluzione pacifica” dagli scettici intellettuali cinesi, sembrava attecchire. Perciò i media mainstream e i governi occidentali sembravano innamorati della Cina in quei giorni: il “Regno di Mezzo” seguiva il loro copione. Così l’impero si era relativamente rilassato sui flussi di denaro e tecnologia verso la Cina. Poi le cose cominciarono a cambiare. La Cina è cresciuta, iniziando ad ergersi ed anche a mostrare muscoli o a svilupparsi in modo non gradito. Iniziò a non seguire il copione che l’occidente le aveva scritto. Le potenze occidentali ne furono sorprese e poi deluse. Ed ecco che i cinesi non divennero occidentali dalla pelle gialla. I filo-occidentali nella leadership di Pechino furono sempre di meno, ed ora sono ormai praticamente estinti. Orrore degli orrori, i cinesi sembrano essere tutti… nazionalisti, con una visione della loro nazione e del mondo sostanzialmente diversa da quella dell’impero, e dato che tale divario è definitivo con l’avvento dell’amministrazione Xi Jinping, ecco l’ostilità dell’occidente.
Se la strategia dell’occidente di trasformare la Cina in modo non violento fosse riuscito ed i suoi frutti fossero stati potenti o influenti nella Cina di oggi, assisteremmo a una reazione molto diversa dell’impero verso ciò che fa la Cina di oggi, sarebbe stata molto più pacata e solidale. La rivista Time metterebbe ancora il leader della Cina in copertina come Person of the Year. Che la reazione dell’occidente sia di fatto un’ostilità sempre più disperata è l’affermazione più chiara che “l’evoluzione pacifica” è fallita, se non definitivamente morta, e i “protetti” dell’occidente in Cina sono impotenti a Pechino. In effetti, i tentativi occidentali di minare e occidentalizzare l’appartenenza politica e i valori della Cina hanno avuto l’effetto opposto, suscitando vigilanza e resistenza nel popolo e nel governo. I nazionalisti cinesi hanno poco di cui preoccuparsi. taiwanTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Giappone si procurerà 100 nuovi aviogetti da caccia

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 19/07/201610909659_1200x1000_0Il 30 giugno, le principali agenzie globali annunciavano (riferendosi al Ministero della Difesa giapponese), che a “metà luglio” il Giappone prevede d’avviare una gara internazionale per l’acquisto di 100 aerei da combattimento di quinta generazione per aggiornare le forze aeree del Paese. Il vincitore sarà annunciato “nell’estate del 2018”. Secondo il contratto, l’ultima consegna degli aviogetti dovrebbe avvenire “entro la fine del 2020”. La maggior parte di coloro che commentano la notizia ne sottolinea la natura anti-cinese. Tuttavia, potrebbe avere altre implicazioni riecheggiando le tendenze generali attuali (per lo più negative) della situazione nel Pacifico. Prima di tutto, negli ultimi tempi i principali Paesi della regione dimostrano interesse a sostituire il materiale militare obsoleto. Tuttavia, sarebbe prematuro (almeno per il momento) usare la parola emotiva “militarizzazione” in riferimento a questo processo. Ad esempio, il Giappone ha stanziato per la difesa circa l’1% del PIL (in termini relativi), rimanendo il campione globale del “minore bilancio della difesa” da decenni. Così, questa tendenza dimostra semplicemente che le potenze regionali non pensano di spendere per il riarmo delle forze armate (se non entro i limiti dei bilanci della difesa approvati). Inoltre, questo processo sarà graduale e ci vorranno almeno dieci anni per completarlo. Naturalmente, è una magra consolazione che non rende la situazione nel Pacifico più ottimistica. A giudicare dai prezzi attuali della nuova generazione di armamenti, il Giappone dovrà sborsare una quantità enorme di denaro (circa 40 miliardi di dollari) per gli aviogetti. Dieci anni fa, un’altra gara internazionale per la fornitura di 126 MMRCA (aeromobile multiruolo medio da combattimento) emessa dall’India fu definita “senza precedenti” e “colossale”. Il prezzo di offerta iniziale fu fissato a 8-12 miliardi di dollari. Tuttavia, quando la società francese Dassault Aviation, che era nella rosa dei candidati nel 2012, stimò il costo effettivo di produzione, per un importo totale di 20-25 miliardi, spingendo l’India a sospendere l’attuazione del programma MMRCA (l’India ha ancora questa posizione). C’era un’altra gara per la fornitura di 12 sottomarini convenzionali di nuova generazione con cui la Marina australiana prevedeva di spendere 43 miliardi di dollari. A fine aprile, il vincitore della gara fu annunciato. Era la maggiore industria della difesa francese, la DCNS, che batté i concorrenti da Giappone e Germania.
In secondo luogo, anche se giganti come il consorzio europeo Eurofighter e svedese Saab partecipano alla gara indetta dal Ministero della Difesa giapponese, molto probabilmente Lo?kheed Martin o Boeing, aziende leader della difesa degli Stati Uniti, otterranno il contratto per la fornitura degli aviogetti. Tale risultato sarà in linea con l’attuale tendenza verso il rafforzamento della relazione militare e politica Stati Uniti-Giappone. Gli Stati Uniti, alleati chiave del Giappone, sono interessati (per ovvie ragioni) al rafforzamento delle relazioni bilaterali. Un modo è allineare i sistemi di armamenti di entrambi gli eserciti. A questo punto, gli esperti ritengono che l’aviogetto da combattimento di quinta generazione Lockheed Martin F-35 non sarà battuto da altri candidati. Questa previsione appare ben fondata in quanto, nonostante varie carenze progettuali (tra cui il problema della progettazione concettuale del caccia monomotore), l’F-35 è già entrato in produzione in serie. A metà 2015, un reparto della Mitsubishi iniziava ad assemblare i primi quattro caccia F-35. In conformità all’accordo firmato nel dicembre 2011, 42 aviogetti da combattimento saranno prodotti. Straordinariamente, dovrebbe esserci un graduale aumento delle componenti prodotte localmente negli impianti della Mitsubishi. La Mitsubishi Corporation ha accumulato vasta esperienza nella produzione su licenza di attrezzature sviluppate da aziende della difesa degli Stati Uniti. Oggi, la flotta dell’Aeronautica giapponese è composta da caccia costruiti da Mitsubishi su modelli aggiornati progettati negli Stati Uniti. Gli esperti, tuttavia, non escludono che il Ministero della Difesa giapponese possa scegliere un altro caccia progettato dal tandem tra Mitsubishi e uno dei giganti della difesa degli Stati Uniti. C’è la possibilità che il caccia sperimentale giapponese X-2, che ha recentemente completato il primo volo di prova, possa esserne un prototipo.
La messa a punto della prossima gara, compresa la possibilità per le aziende giapponesi di subentrare tra gli appaltatori della difesa mondiale nei prossimi uno o due anni, sarà in linea con la tendenza generale dello sviluppo dell’industria della difesa giapponese. Menzionare la Cina negli articoli dedicati alla prossima gara sembra abbastanza logico. Tokyo sostiene in realtà che il suo programma di riarmo è politicamente motivato dal rapido riequippaggimento delle forze armate cinesi con armi avanzate (ad esempio, il caccia di quinta generazione J-20 dovrebbe entrare in servizio nell’Aeronautica cinese nel prossimo futuro). E le aspirazioni dei militari giapponesi si adattano molto bene al cupo quadro generale della situazione in Asia orientale.Japan_air_self_defense_force_Mitsubishi_F-4EJ_Kai_Phantom_II_302SQ_RJAHVladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’apatia elettorale del Giappone: Abe ottiene un mandato dalla scarsa affluenza alle urne

Kanako Itamae e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times, 11/7/2016

shinzo-abeIl Primo ministro del Giappone Shinzo Abe sostiene di aver avuto un nuovo mandato dall’elettorato dopo i risultati positivi annunciati nelle elezioni del Senato. Tuttavia, ciò è in parte falso perché l’affluenza è stata di un mero 54,7 per cento. Infatti, in alcune parti del Giappone la maggioranza delle persone non s’é presa la briga di votare e questo vale per Hiroshima, Kochi, e Tokushima. Soprattutto, il principale partito di opposizione è incatenato all’assenza di coesione. Pertanto, nonostante Abe esca rafforzato dall’elezione, la verità è che il 45 per cento della popolazione si sente tradita e sfiduciata verso i politici della nazione. Allo stesso tempo, le élite liberali e i mass media che si oppongono ad Abe sono ugualmente al di fuori della realtà del Giappone moderno. In altre parole, le immagini di manifestanti anti-nucleari, professori anti-Abe ed organizzazioni che attaccano le modifiche costituzionali, e altre cose, semplicemente non s’accordano con l’elettorato. Ciò significa che Abe si rafforza grazie alla bassa affluenza elettorale e alla popolazione che non si fida dell’opposizione. Purtroppo, ne conseguirà maggiore debito mentre gli ultra-ricchi guadagneranno ancor di più dalle mega-iniziative di stimolo economico che di solito non producono nulla. I contribuenti in Giappone saranno testimoni di grandi aziende, istituti finanziari e ricchi azionisti trarre profitto dalle nuove iniziative economiche del governo. Tuttavia, se il passato s’è vista poca concretezza, nel lungo termine il debito pubblico crescerà. Allarmante, se il tasso di natalità è un problema reale per il popolo giapponese, sembra che Abe si volgerà all’immigrazione per puntellare la nazione. Eppure, un vero aiuto è necessario per i cittadini giapponesi con figli, affinché ricevano un sostegno sociale vero e proprio, un ambiente di lavoro mutato, mutui e altre politiche necessarie. Invece, sembra che Abe si concentri sulla manodopera straniera, sperperando il denaro dei contribuenti nell’assistenza economica estera, nonostante la necessità di concentrarsi nel rilanciare le regioni del Paese, e sulle ambizioni geopolitiche.
La CNN riporta “Abe ha detto che userà la vittoria per far avanzare il programma di riforma economica conosciuto anche come abenomics, oltre ad ulteriori modifiche nella diplomazia… Insieme ai revisionisti costituzionali, la sua coalizione ha avuto la maggioranza di due terzi sui 121 seggi del Senato“. Modern Tokyo Times in passato sottolineò che, “i cambiamenti economici recenti basati sulla familiare teoria di affidarsi all’esportazione per uscire dalla crisi, indebolendo lo yen, sembra deragliare ancora una volta. Pur di raggiungere tale obiettivo, il governo del Primo ministro Abe ha attuato una politica monetaria ultra-aggressiva. Tuttavia, fin dall’inizio, tale politica è apparsa miope e incapace di rompere il ciclo della deflazione“. È stato riferito che un’eventuale nuova iniziativa di stimoli, nonostante il fallimento delle precedenti, sarà di quasi 200 miliardi di dollari (20 trilioni di yen). In altre parole, i problemi reali da affrontare saranno messi da parte in favore “della teoria del rivolo dagli ultra-ricchi” che prosciuga ulteriormente la fede della popolazione nella democrazia giapponese. Perciò diverse prefetture registrano meno del 50 per cento di votanti, una triste realtà per il Giappone moderno. Tuttavia, è una realtà che sembra sfuggire ad Abe, proprio come alla sinistra e all’opposizione liberale, ugualmente fuori dal mondo.

La teoria del rivolo dagli ultra-ricchi

La teoria del rivolo dagli ultra-ricchi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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