L’ultima opzione della NATO nella guerra per procura perduta

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 06/02/201612189014Mentre le forze siriane ed alleate accerchiano la città più grande della Siria, Aleppo, Stati Uniti e alleati regionali indicano un improvviso interesse per le operazioni di terra in Siria, tra cui le forze aeree degli Stati Uniti a sostegno delle forze di terra turco-saudite. Se è ovvio che Stati Uniti e alleati rispondono direttamente al crollo delle loro forze per procura nel Paese, le ultime minacce di aggravare ulteriormente il conflitto in Siria non si basano sulla “lotta allo SIIL”. The Guardian, nell’articolo, “L’Arabia Saudita offre d’inviare truppe di terra in Siria per combattere lo SIIL“, riferisce: “L’Arabia Saudita s’è offerta per la prima volta d’inviare truppe di terra in Siria per combattere lo Stato islamico, secondo il suo ministero della Difesa. Il regno è pronto a partecipare ad attività di terra che la coalizione (contro lo SIIL) può svolgere in Siria“, ha detto il portavoce militare, generale di brigata Ahmad al-Asiri, a un’intervista ad al-Arabiya. Fonti saudite hanno detto al Guardian che migliaia di forze speciali potrebbero essere utilizzate, probabilmente in coordinamento con la Turchia”. In realtà, Turchia e Arabia Saudita hanno svolto un ruolo centrale nella creazione dello SIIL e nel sostenerne logisticamente e finanziariamente le azioni in Siria e Iraq. Questo secondo non solo i nemici di Ankara e Riyadh, ma secondo il loro primo alleato, gli Stati Uniti. Già nel 2012, un documento (.pdf) del Dipartimento di Intelligence Agency (DIA) ammise su conflitto siriano e ascesa dello SIIL che: “Se la situazione si dipana vi è la possibilità di stabilire un principato salafita dichiarato o meno nella parte orientale della Siria (Hasaqa e Dayr al-Zur), e questo è esattamente ciò che le potenze che supportano l’opposizione vogliono per isolare il regime siriano, considerato profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)”. La menzione di questo “principato” (stato) “salafita” (islamico) nel 2012 indica chiaramente quando si decise di trasformare gli agenti di Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia di al-Qaida, allora chiamati “ribelli”, ufficialmente nello SIIL. Per chiarire quali “potenze in aiuto” ne sostengono la creazione, il rapporto della DIA spiega: “Occidente, Paesi del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime”.
E’ chiaro, quindi, che tale improvviso interesse per l’escalation non ha nulla a che fare con lo SIIL ma con il salvataggio dei terroristi fantocci dell’occidente, prima che siano completamente sradicati e/o espulsi dal Paese. La Russia, che ha svolto un ruolo fondamentale reagendo ad al-Qaida e SIIL in Siria, è anche arrivata ad accusare la Turchia di ciò che appare un’incursione militare imminente nella regione settentrionale del Paese. Reuters riferisce nell’articolo, “Russia e Turchia si scambiano accuse sulla Siria”, che: “La Russia sospetta che la Turchia stia preparando un’incursione militare in Siria, secondo una fonte dell’Esercito arabo siriano, mentre presto Aleppo sarà circondata dalle forze governative con il supporto aereo russo”. Lo SIIL, come era destinato ad essere, è solo un pretesto per giustificare le operazioni di USA e alleati regionali, operazione che sarà volta ad affrontare e respingere l’avanzata siriana e russa sul campo di battaglia, o per lo meno dare un santuario inattaccabile in territorio siriano agli ascari dell’occidente sconfitti e in ritirata.

La zona cuscinetto (ancora)
L’idea di ritagliarsi una zona cuscinetto dal territorio siriano risale anche al 2012, quando divenne chiaro che il cambio di regime in stile libico era difficile se non impossibile nell’immediato. L’idea era passare dal ritmo veloce e travolgente della guerra per procura di Stati Uniti ed alleati, sperando nel panico del potere a Damasco, a una guerra per procura ritmata dai “santuari” occupati dalla NATO in Siria. Con la copertura aerea della NATO, i terroristi potevano tranquillamente lanciare operazioni in profondità nel territorio siriano, ampliando lentamente la zona cuscinetto e la no-fly zone de facto della NATO. Alla fine, si previde, che le zone cuscinetto avrebbero portato direttamente al crollo del governo di Damasco. Ancora una volta, lungi dal complottismo, il piano fu discusso apertamente nei circoli politici di Washington. La Brookings Institution, un think-tank politico finanziato da aziende e che aveva stilato le direttive strategiche per avviare i conflitti in Iraq, Afghanistan, Libia e ora Siria, così come i piani per i futuri scontri con l’Iran e oltre, fu esplicita sulla vera natura delle “zone cuscinetto”, in un recente documento intitolato “Distruggere la Siria: una nuova strategia per la guerra senza speranza degli Stati Uniti”, affermando: “…L’idea sarebbe aiutare gli elementi moderati a stabilire zone di sicurezza affidabili in Siria, una volta che potranno. Forze statunitensi, così come saudite, turche, inglesi e giordane, ed altre, agirebbero a sostegno non solo dal cielo, ma infine a terra tramite le forze speciali. Il documento prosegue spiegando: “La fine del gioco in queste zone non sarebbe già decisa. L’obiettivo intermedio sarebbe una Siria confederata, con diverse zone altamente autonome e un modesto (eventuale) governo nazionale. La confederazione probabilmente richiederebbe il sostegno di una forza di pace internazionale, se tale schieramento venisse mai formalizzato da un accordo. Ma nel breve termine, le ambizioni sarebbero minori, rendere queste zone difendibili e governabili, aiutando le popolazioni al loro interno, e addestrando ed equipaggiando altre reclute in modo che le zone possano essere stabilizzate e poi gradualmente ampliate”. Comunque, questo è stato già tentato, in un modo o nell’altro, nel territorio occupato dai terroristi in Siria. Mentre le forze siriane con la copertura aerea russa avanzano a nord di Aleppo, i media occidentali si lamentano che le infrastrutture finanziate dai governi occidentali sono state distrutte. Queste infrastrutture, tra cui i panifici di al-Qaida riforniti di farina dal governo degli Stati Uniti, facevano parte del piano della Brookings per “rendere queste zone governabili”. La presenza delle forze militari russe in Siria ha evidentemente impedito all’occidente di rendere tali zone “difendibili” con l’intervento militare diretto contro le truppe siriane. Come tale piano si attuerà ora resta da vedere. La cosa più probabile è un’incursione limitata nel nord della Siria, sul corridoio Ifrin-Jarabulus sempre più stretto, prima che le forze siriane, russe e curde colmino completamente il vuoto. Con le forze turche e saudite che controllano anche una piccola percentuale del corridoio, i tentativi di espanderlo, come previsto dalla Brookings, potrebbero effettuarsi nel prossimo futuro. La Brookings aveva anche immaginato un coordinamento delle operazioni turche a nord con un attacco israeliano a sud, un’altra opzione probabilmente ancora considerata. C’è anche la possibilità che l’occidente tenti di entrare e prendere una parte considerevole del territorio siriano della regione più orientale della Siria, collegandola con il territorio in Iraq che probabilmente sarà staccato dal governo centrale di Baghdad attraverso tattiche simili.

La migliore delle ipotesi è ancora sconfitta e costoso stallo a lungo termine
Il risultato più probabile, tuttavia, sarebbe uno stallo in stile Golan che potrebbe durare anni, se non decenni. La Siria sarebbe ancora in grado di ristabilire pace e ordine sulla stragrande maggioranza del territorio, liquidare i fantocci dell’occidente e forse dirigere dei delegati sul territorio occupato, creando un conflitto costoso politicamente, finanziariamente e militarmente per la Turchia. Per l’Arabia Saudita, l’ulteriore estensione delle forze militari esaurirebbe la propria forza operativa, diminuendone ulteriormente la capacità di condurre la guerra di aggressione contro lo Yemen. C’è anche l’opportunità di evidenziarne le debolezze delle capacità militari, rafforzando ulteriormente il crescente arco dell’opposizione che ne sfida l’influenza sul Medio Oriente.

Il peggior scenario che minaccia l’egemonia degli Stati Uniti
Lo scenario peggiore prevede una incursione della NATO sulla Siria settentrionale, incontrando una travolgente resistenza, utilizzando forze aeree e di terra. Con la maggior parte degli equipaggiamenti militari turchi e sauditi proveniente da Stati Uniti ed Europa, a sua volta s’indebolirebbe ulteriormente l’illusione della superiorità militare occidentale mondiale. Questo potrebbe avere un impatto significativo sull’integrità di Unione Europea e NATO, nonché sui potenziali membri che cercano di unirvisi prossimamente. Con la conclusione che si avvicina velocemente in Siria, Damasco ed alleati possono cercare d’investire pesantemente nel realizzare questa seconda e peggiore ipotesi nel caso di una qualche incursione turco-saudita-statunitense nel nord della Siria. Così si potrà impedire che tale mossa sia neanche attuata, innanzitutto, o anche promettere conseguenze inimmaginabili se l’occidente ci provasse nonostante i rischi evidenti. Dato che la prospettiva di una zona cuscinetto ricavata dal territorio siriano, in caso di fallimento dell’operazione di cambio di regime contro Damasco dopo letteralmente anni di lavoro, sinceramente si spera che le misure significative programmate da Siria ed alleati la contrastino in tempo.Cac1_bVWEAAlUgU.jpg largeTony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok, per la rivista on-line “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’irruzione della Cina in Medio Oriente

Vladimir Vukasovic, Politika, Southfront

Pechino prepara un accordo di libero scambio con i Paesi del Golfo Persico, e con l’Iran prevede di aumentare gli scambi a 600 miliardi di dollari all’anno, collegando questi Stati alla nuova Via della Setaxi-sisiL’anno scorso con la firma di accordi di libero scambio con 11 Paesi del Pacifico, gli USA, in termini economici, hanno attuato la famosa strategia del “contenimento” dell’espansione militare dell’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Solo che questa volta l’obiettivo è limitare l’espansione economica della Cina cui, in linea di principio, viene permesso di aderire al patto del Pacifico, ma i cui standard sui mercati liberalizzati e la tutela dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente, in sostanza, impediscono alla Cina di aderire. Washington così riesce a rallentare la Cina nel rafforzare i legami economici con i partner naturali dei Paesi vicini. Ma Pechino si prepara con mezzi economici e politici ad irrompere nella regione dove gli Stati Uniti finora avevano un’intoccabile influenza politica e militare: il Medio Oriente. L’accordo di libero scambio tra Cina e i sei Paesi del Golfo Persico, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrayn, Qatar, Quwayt e Oman, che dovrebbe essere firmato entro la fine dell’anno, è stato annunciato durante la visita del Presidente cinese Xi Jinping a Riyadh. Xi Jinping non ha dimenticato il Paese più potente sul lato opposto del Golfo, l’Iran, dove si è convenuto che gli scambi tra Pechino e Teheran nel prossimo decennio aumentino di oltre dieci volte, a 600 miliardi di dollari l’anno. Oltre al Golfo, il canale di Suez, importante rotta per le merci cinesi, e l’Egitto non viene evitato dal tour di Xi Jinping in Medio Oriente. A Cairo ha firmato un memorandum sulla cooperazione con la Nuova Via della Seta cinese, la catena delle infrastrutture intercontinentali per inviare i prodotti cinesi nei mercati esteri.
La Cina si prepara con mezzi economici e politici ad irrompere sul campo in cui gli Stati Uniti avevano finora un’intoccabile influenza politica e militare. Dove gli USA inviano truppe, la Cina invia industriali“.
55e6c35c-42f0-4a3d-a657-b9fe8d318cb81 Pechino lo scorso anno ha concluso, quasi di fretta, una serie di accordi di libero scambio, aprendosi ai mercati di Australia e vari Paesi del Sud America e dell’Asia. Anche se rallentata, è la seconda economia più potente del mondo con ancora un tasso di crescita invidiabile. Sulla lista dei Paesi con cui firmare un accordo di libero scambio ce n’è un altro del Medio Oriente, Israele. La Cina ha già un notevole scambio commerciale con i Paesi del Golfo Persico e della regione, da cui riceve più della metà dell’energia. Si stima che in 20 anni la Cina abbia importato più petrolio degli Stati Uniti, sempre più indipendenti perché finalmente producono abbastanza “oro nero” da esportarlo. In questo contesto, i Paesi del Golfo fanno meno affidamento sugli Stati Uniti e sono anche visibilmente insoddisfatti da Washington, loro fedele alleato, che ora dimostra minore disponibilità all’intervento militare nella regione. Dopo il ritiro militare degli Stati Uniti si apre lo spazio per la Cina all’innovazione economica e, assieme agli sforzi diplomatici intensificati sulla Siria e per tentare di mediare tra Riyadh e Teheran, rafforzare l’influenza politica in Medio Oriente: anzi, è probabile che sarà considerevolmente più difficile che nei deboli Paesi dell’Africa, in cui la Cina ha investito molto ed è pronta per aggiungervi altri 60 miliardi di dollari nei prossimi tre anni. Su quel continente Pechino apre la sua prima base militare all’estero, a Gibuti, le cui rive si affacciano sulle rotte dell’enorme trasporto globale di petrolio e dove le navi cinesi trasportano le merci da esportare verso il Canale di Suez. La Cina fa appelli sempre più altisonanti alla cooperazione internazionale nella lotta allo Stato islamico, saldamente radicato in Medio Oriente e presente in Africa, e ha recentemente approvato una legge che permette all’Esercito cinese di agire contro i terroristi all’estero. Ma la Cina difficilmente l’userà per espandere l’influenza sulla situazione estera. Gli interventi militari degli USA non sono riusciti a battere il jihadismo globale, motivo per cui Washington è attualmente di riluttante a continuare tale politica in Medio Oriente. Quando gli Stati Uniti inviano truppe, la Cina a sua volta invia industriali. Tale approccio, piuttosto che la politica di potenza, ha avvantaggiato Pechino nel Paese che oggi è uno dei principali obiettivi economici per gli uomini d’affari di tutto il mondo: l’Iran. Da quando lo scorso giugno è apparso chiaro che Teheran firmava l’accordo sulla limitazione nucleare e che le sanzioni internazionali in cambio venivano tolte, gli uomini d’affari di tutto il mondo infestano la capitale iraniana, cercando di prendersi la miglior posizione di partenza possibile per l'”assalto” a un mercato di 80 milioni di persone, di uno dei maggiori produttori di petrolio del mondo che, grazie al prossimo annullamento dell’embargo, dovrebbe renderne disponibile una quantità più che doppia rispetto all’anno precedente. In questa gara la Cina ha un vantaggio perché, anche se non si è opposta alle sanzioni delle Nazioni Unite, non ha mai lasciato il mercato iraniano. Al contrario, la Cina beneficiava dell’assenza di grandi attori come la Germania, avviando progetti su larga scala come, ad esempio, la costruzione della metropolitana di Teheran. Un modo fu trovato per aggirare il blocco del sistema bancario iraniano, secondo il “New York Times”, creando una nuova banca e con il baratto. Così i cinesi hanno raccolto gli elogi dal leader supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei, impegnandosi a cooperare con un “Paese indipendente” rafforzando i mutui legami economici e di sicurezza. L’Iran non è solo fonte del 10-15 per cento del petrolio per la Cina, ma anche collegamento della nuova Via della Seta. Pertanto, durante la visita di Xi a Teheran furono firmati 17 documenti sulla cooperazione nei vari settori, dall’energia, industria e trasporti a turismo e ambiente.
La familiarità con l’Iran non aggrada all’Arabia Saudita e agli altri del blocco sunnita del Golfo Persico, ma ovviamente ciò non impedirà l’irruzione economica cinese in questa parte della regione. Pechino si è un po’ “riscattata” sostenendo il loro governo dello Yemen, vecchio piano di Riyadh e degli alleati la cui fanteria combatte la ribellione della milizia sciita, sospettata di aiuti dall’Iran. il sostegno della Cina al governo yemenita è solo verbale, in modo da non offendere Teheran con tale equilibrio che, dopo tutto, è la tipica posizione politica di Pechino. Questa politica fu sottolineata nel documento sulla strategia politica verso i Paesi arabi della regione che la Cina ha stilato: secondo cui la posizione comune è “un consenso sulla salvaguardia della sovranità statale, l’integrità territoriale e la difesa della dignità nazionale…“. Secondo questi principi, la Cina ha sempre rifiutato di giustificare gli interventi militari, che appaiono sostituiti con successo dallo ‘sbarco’ economico cinese. In nome di questi principi la Cina evita di criticare il regime egiziano, per la cui cooperazione sulla nuova Via della Seta ha promesso un aiuto finanziario di 1,7 miliardi, nel momento in cui il regime è sotto il tiro dei disordini civili e delle lamentele occidentali per l’arresto degli oppositori politici.CHINA-IRAN-DIPLOMACYTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran completa il Triangolo d’oro eurasiatico

F. William Engdahl New Eastern Outlook 03/02/20161429764652501_rouhollah vahdati (2 of 12)A volte profondi spostamenti tettonici nelle politiche globali derivano dagli eventi meno notati. Tale è la situazione con l’Iran e la recente visita a Teheran del Presidente della Cina Xi Jinping. Ciò che è emerso dai colloqui conferma che la vitale terza tappa di ciò che sarà il triangolo d’oro eurasiatico, sono le nazioni impegnate nello sviluppo economico pacifico, ora in atto. Iran, Russia e Cina hanno tutti volontà di cooperare potendo cambiare il corso occidentale attuale a base di guerre e distruzioni a favore di pace e cooperazione. Si prendano in considerazione alcuni aspetti dei recenti avvenimenti con l’eliminazione delle sanzioni economiche a Teheran solo qualche giorno prima.
Ciò che emerge nelle dichiarazioni pubbliche seguenti i colloqui tra il presidente cinese e i leader iraniani, dal Presidente Rouhani al capo del Parlamento iraniano Ali Larijani e al leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, semplicemente e chiaramente allude a un profondo cambiamento nelle relazioni tra Cina e Iran. Il 23 gennaio, Xinhua News Agency, riferendo del viaggio ufficiale in Iran di Xi, il primo di un leader cinese in quattordici anni, dichiarava che la visita “stringe i legami nel partenariato strategico globale”. A Teheran il presidente cinese osservò che “la Cina è pronta a lavorare con l’Iran cogliendo lo slancio ed elevando ulteriormente i nostri rapporti e cooperazione pratica, inaugurando un nuovo capitolo dei nostri legami che caratterizzano una completo, solido e stabile sviluppo”.

Sviluppare le fibre economiche
Il contenuto di tale cooperazione è di grande importanza geopolitica e geo-economica non solo per l’Eurasia, ma per il mondo. L’Iran ha appena chiesto ufficialmente di aderire al programma infrastrutturale più importante del mondo, l’iniziativa Via e Cintura della Cina, spesso chiamata iniziativa economica Nuova Via della Seta. L’iniziativa Nuova Via della Seta fu proposta per la prima volta nell’incontro del settembre 2013 ad Astana tra Xi e Nursultan Nazarbaev, presidente del Kazakistan. Il Kazakhstan oggi è anche membro, assieme alla Russia, dell’Unione Economica Eurasiatica e anche della Shanghai Cooperation Organization. Si ricordino questi diversi fili della fibra economica in evoluzione, mentre procediamo. Dalla primo discussione ad Astana del 2013, la Via e Cintura va trasformando la mappa politica ed economica di tutta l’Eurasia. L’anno scorso, nei colloqui a Mosca poco prima dei festeggiamenti del 9 maggio per il Giorno della Vittoria russo, dove Xi era ospite d’onore, Vladimir Putin annunciò che l’Unione economica eurasiatica di Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan, formalmente integrava il proprio sviluppo infrastrutturale con la Nuova Via della Seta economica della Cina. Ora l’adesione formale dell’Iran all’espansione eurasiatica della Via della Seta è un passo gigantesco, permettendo all’Iran di rompere anni di isolamento economico e sanzioni occidentali, e di farlo mentre rivoluzioni colorate e altri imbrogli della NATO sono in gran parte vanificati. Si apriranno per il resto dell’Eurasia, in particolare la Cina, ma anche la Russia, nuove vaste possibilità economiche.

Le risorse straordinarie dell’Iran
L’Iran ha una giovane e istruita popolazione di oltre 80 milioni di abitanti, più della metà ha meno di 35 anni, e un esteso territorio strategico grande il doppio del Texas. Ha il nono più alto tasso di alfabetizzazione nel mondo, l’82% della popolazione adulta e il 97% dei giovani tra i 15 e i 24 anni senza discrepanza di genere. L’Iran ha 92 università, 512 università on-line e 56 istituti di ricerca e tecnologici con quasi quattro milioni di studenti universitari, un milione dei quali in medicina. Un terzo o il 31% studia ingegneria e costruzioni, uno dei tassi più alti del mondo. L’Iran oggi non è stagnante e primitivo come molti politici statunitensi s’immaginano. L’ho visto di persona. Il Paese è anche benedetto da vaste risorse economiche non sviluppate, non solo enormi giacimenti di petrolio e gas naturale. Confina con Armenia e Azerbaigian a nord, Afghanistan e Pakistan a est, Iraq e Turchia a ovest. Il Golfo Persico e il Golfo di Oman sono a sud e il Mar Caspio il più grande lago del mondo, a nord, dando all’Iran la maggior parte dell’acqua necessaria per l’agricoltura. In termini di altre risorse naturali, ha una delle più grandi riserve di rame al mondo, così come bauxite, carbone, ferro, piombo e zinco. L’Iran ha anche giacimenti importanti di alluminio, cromo, oro, manganese, argento, stagno, tungsteno, così come varie pietre preziose, come ambra, agata, lapislazzuli e turchesi. E un Paese bello e ricco, come posso personalmente testimoniare. Ora, collegando il Paese alla rete in espansione delle infrastrutture ferroviarie ad alta velocità della Via e Cintura dell’Eurasia, il futuro dell’Iran sarà saldamente legato allo spazio economico più vivace del pianeta, l’Eurasia dal Pacifico all’India e la Russia, e quando l’UE deciderà di smettere di essere il vassallo suicida di una Washington impazzita, anche all’Europa. In particolare, le relazioni economiche pacifiche tra Iran e Cina risalgono a circa 2000 anni fa, quando la Persia era parte fondamentale dell’antica via commerciale della Via della Seta dalla Cina. Questo fatto è stato sottolineato dal Presidente Xi. Negli ultimi sei anni la Cina è stata il principale partner commerciale dell’Iran che, nonostante le sanzioni occidentali, ha raggiunto i 52 miliardi di dollari nel 2014, destinati ad aumentare notevolmente con la sparizione delle sanzioni occidentali.

L’Iran pedina della NATO?
Certuni hanno speculato negli ultimi mesi che, con le sanzioni degli Stati Uniti ora finite, l’Iran diventerà una pedina dei giochi geopolitici di Washington. Mentre l’amministrazione Obama chiaramente avrebbe assaporato la prospettiva, ciò non accadrà. Un evento recente è stato seguito dall’occidente, in particolare dai media degli USA, illustrando il chiaro intento dell’Iran di difendere proprie autonomia e sovranità, tanto quanto le alleate Cina e Russia, per il disappunto di NATO e Pentagono. All’inizio di gennaio l’Iran sequestrava due imbarcazioni dell’US Navy che avevano violato le acque territoriali nel Golfo Persico. Furono catturate e i 10 marinai a bordo presi in custodia prima di essere rilasciati incolumi, permettendogli di rientrare con le proprie imbarcazioni, con cui avevano “vagato” nelle acque territoriali iraniane intorno l’isola Farsi. Il segretario alla Difesa degli USA Ash Carter ha affermato che “apparentemente” ciò fu causato da un guasto meccanico e di navigazione. Farsi è la base del ramo navale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran, al centro del Golfo. Il Contrammiraglio Ali Fadavi, comandante del ramo navale della Guardia Rivoluzionaria, conferma pubblicamente Carter dichiarando alla stampa, “finirono in quella zona per il malfuzionamento dei sistemi di navigazione e non sapevano di essere vicini all’isola Farsi“. L’Ammiraglio Ali Fadavi era diplomatico e riservato. La Farsi è una delle basi più strategiche dell’Iran che ospita la forza navale da guerra non convenzionale dell’Iran. Gli Stati Uniti sostengono che le due imbarcazioni “persero” il loro GPS satellitare esattamente nello stesso tempo, e il segretario della Difesa sostiene che non è certo cosa sia successo? Le due imbarcazioni persero anche il contatto radio e tutte le altre comunicazioni durante l’incidente, un enorme imbarazzo per la Marina degli Stati Uniti che solo di recente ha descritto l’Iran come “dalla cultura tecnologica del carro trainato dai buoi”. La perdita di tutte le comunicazioni e del GPS su due imbarcazioni della Marina statunitense allo stesso tempo, significa una cosa: l’Iran ha sviluppato mezzi elettronici altamente sofisticati per accecare il sistema di guida GPS, essenziale per le operazioni della più potente marina del mondo. L’Iran non ha una cultura tecnologica da carro di buoi. In cooperazione con Russia e Siria nella guerra per sconfiggere lo SIIL, ha dimostrato di non essere passivo come l’Iraq di Sadam Husayn del 2003. E nonostante anni di sanzioni degli Stati Uniti oggi, in termini militari, l’Iran non è paragonabile all’Iran della guerra con l’Iraq istigato dagli USA del 1980. Il recente incidente ricorda il caso del 4 dicembre 2011 quando un drone-spia degli Stati Uniti, un avanzato drone-spia Lockheed Martin RQ-170 Sentinel della flotta degli Stati Uniti, atterrò nella campagna iraniana. L’Iran sostenne che una sua unità di guerra elettronica fece atterrare il velivolo. Washington rise, ma l’Iran aveva ragione. Non solo fece atterrare l’aereo, ma ne prese il controllo in volo: “Conoscendone la frequenza, l’Iran tese la sua ‘imboscata elettronica’ con il disturbo delle frequenze di comunicazione del velivolo, sequestrandone il pilota automatico. Emettendo rumore (disturbo) sulle comunicazioni, si disorienta il pilota automatico del velivolo. Quindi presero il controllo dell’aereo“. L’Iran è riuscito a far atterrare il drone in Iran, facendogli “credere” di essere in Afghanistan. L’ultimo sequestro delle due imbarcazioni della marina statunitense in acque iraniane con sofisticati disturbi elettronici, indica che l’Iran di certo non si piega al tempio del potere di Washington. E’ una forza militare molto temibile. Questa capacità di autodifesa è molto importante nel mondo ostile di oggi.

Adesione alla SCO
Ora, con l’Iran partner ufficiale nello sviluppo delle infrastrutture eurasiatiche della Nuova Via della Seta e con le sanzioni degli Stati Uniti finalmente tolte, l’Iran sarà certamente e ufficialmente ammesso a membro a pieno titolo all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai nel prossimo vertice di questa estate. L’Iran ha attualmente lo status di osservatore della SCO. Attualmente i membri della SCO sono Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e utllmamente India e Pakistan. Nei prossimi mesi la SCO, se le presenti dinamiche continuano, formerà il nucleo dell’emergente Eurasia unificata che collabora economicamente, politicamente, e soprattutto militarmente, come nella lotta al terrorismo. Tenderà a diventare il forum dove questioni vitali dei Paesi aderenti alla SCO saranno elaborate, come i cinesi sono solito dire, in maniera “win-win”. Vediamo la nascita del triangolo d’oro eurasiatico con Cina, Russia e Iran ai vertici. Con il piano per attuare l’infrastruttura ferroviaria della Via della Seta, si assiste all’estrazione di nuovo oro per sostenere la moneta degli Stati eurasiatici, tra cui l’Iran con il proprio importante oro non ancora sfruttato, mentre per il sistema del dollaro iper-inflazionato gonfio di debiti, diventa una formidabile alternativa positiva, impegnandosi su pace e sviluppo. Non è una bella prospettiva?2016-01-12T21-15-40-166Z--1280x720_nbcnews-video-reststate-560F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mantenere il complesso militare-industriale

Jonathan Marshall, Consortium News, 1 febbraio 2016

Poiché aveva comandato le forze alleate nella seconda guerra mondiale, il presidente Eisenhower capì gli eccessi dell’industria bellica e avvertì gli statunitensi sui pericoli del complesso militare-industriale, una forza che continua a dirottare decine di miliardi di dollari delle tasse, come Jonathan Marshall spiega.1027104732La macchina delle acquisizioni militari statunitense può essere l’unico sistema di trasferimento di ricchezze di maggior successo mai concepito, passa decine di miliardi di dollari ogni anno dai contribuenti ordinari alle tasche dei grandi appaltatori della difesa e dei loro alleati nel Congresso. Ma come fornitore di equipaggiamenti per difendere gli Stati Uniti dalle minacce realistiche, è sempre più disfunzionale ogni anno che passa. I piani dell’attuale amministrazione chiamano a spendere un trilione di dollari nei prossimi 30 anni per “modernizzare” l’arsenale nucleare degli Stati Uniti per combattere una guerra inutile che potrebbe decimare le principali civiltà del mondo. Allo stesso tempo, il Pentagono chiede ancor maggiori somme per ammodernare i sistemi d’arma convenzionali più adatti ai conflitti Est-Ovest degli anni ’50 rispetto alle schermaglie di oggi con gli insorti in Medio Oriente, Asia e Africa. La spesa per i principali programmi di acquisizione militare balzano del 23 per cento, tenuto conto dell’inflazione, dall’anno fiscale 2015 a quello 2022. Peggio ancora, Congresso e amministrazione spendono molto di quel denaro in armi che nemmeno funzionano, come viene pubblicizzato. Uno dei più grandi piloti delle nuove acquisizioni è l’F-35 Joint Strike Fighter. L’aereo è troppo costoso e sofisticato per semplici bombardamenti in Siria o Afghanistan, ma anche storpio nei duelli aerei contro i caccia più avanzati di Russia e Cina. Ma è ideale a un solo scopo: col costo totale del programma che si proietta oltre il trilione di dollari, tale programma non mancherà di tenere a galla Lockheed Martin e subappaltatori in 46 Stati per almeno i prossimi vent’anni. Al programma F-35 sono stati assegnati più di 12 miliardi di dollari da un disegno di legge omnibus passato al Congresso a dicembre per l’anno fiscale 2016. Il denaro dovrebbe comprare 68 aerei, oltre ai 44 acquistati nell’anno fiscale 2015. Con l’intero programma, il Pentagono prevede di acquisire più di 2400 aerei. Il programma F-35 ha subito innumerevoli intoppi dal 2001. Per il New York Times, “Il programma è in ritardo di sette anni, i costi sono saliti alle stelle e le sopracciglia s’inarcano dopo che un prototipo è stato battuto da un vecchio F-16 in un dogfight simulato all’inizio dello scorso anno“. I critici notano che l’aereo è stato messo a terra per problemi di sicurezza, di software o altri, tra cui la tendenza a prendere fuoco sulla pista, 13 volte dal 2007. L’ultimo problema tecnico l’eccesso di peso del casco, costato 400000 dollari, che può causare fatali colpi di frusta ad alcuni piloti. Finché non sarà riprogettato, i piloti di peso inferiore a 65 kg staranno a terra. Lo scorso anno, lo stesso casco non era ancora capace di permettere ai piloti di distinguere aerei amici da quelli nemici, capacità piuttosto cruciale quando appaiono come puntini su uno schermo radar al di là del campo visivo. La stabilità dei motori degli aerei è stata valutata “estremamente scarsa” e altri sistemi chiave erano inaffidabili.
HMDS-F35Nella migliore delle ipotesi… faremo decollare un aereo instabile che non può eseguire molte missioni fondamentali per anni“, ha detto Jackie Speier, congressista democratica della California, la scorsa estate. “Nel peggiore dei casi, farà male alla gente o lo terremo a terra nell’hangar spendendo miliardi per l’aggiornamento“. Un pilota collaudatore che ha pilotato l’F-35 nei combattimenti aerei simulati, nel gennaio 2015, contro un vecchio (e molto più conveniente) F-16D, ha riferito che il maledetto aviogetto era incapace di superare l’F-16 nel dogfight. Cosa vera anche se il test era truccato, appesantendo l’F-16 con dei serbatoi di carburante per rallentarlo. Questo risultato ha confermato una simulazione al computer del 2008 degli analisti della RAND, azienda legata all’Aeronautica, riferendo che in un ipotetico conflitto con forze aeree e navali cinesi, l’F-35 verrebbe rapidamente spazzato via. L’ultimo jet degli USA soffre di “accelerazione inferiore, salita inferiore (rateo), virata sostenuta inferiore“, hanno scritto. “Ha anche minore velocità di puntata. Non può virare, salire, correre“. I costruttori dell’F-35 hanno dimostrato la loro superiorità in potenza di fuoco, politica però. Il Center for Responsive Politics ha riferito che nel 2014 il contraente principale dell’aereo, Lockheed Martin, ha distribuito oltre 4,1 milioni di dollari in contributi elettorali, integrati da 7,6 milioni da tre subappaltatori: Northrop Grumman, United Technologies e BAE. Il denaro è stato versato ai membri di Comitato della Camera Servizi Armati, House Appropriations Committee e commissione sugli Stanziamenti del Senato, così come al leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell del Kentucky.
L’F-35 non è l’unica arma malfunzionante del programma di approvvigionamento che drena denaro oggi. Il suo predecessore, l’F-22, s’è dimostrato costoso e sofferente di difetti cruciali ogni 1,7 ore di volo, in media. Anche se volò la prima volta nel 1997, non andò in combattimento che nel 2014, in una missione sulla Siria. Oppure si prenda la Littoral Combat Ship della Marina. Progettata per le missioni costiere, ha uno scafo di alluminio sperimentale che potrebbe essere vulnerabile a mare mosso e fondersi a temperature elevate (ad esempio causate da un attacco missilistico o una bomba). Nessuno lo saprà di sicuro, almeno fino al 2018, ma nel frattempo 24 navi sono state costruite o sono in costruzione. Il segretario alla Difesa Ashton Carter ha chiesto tagli al programma, ma la Marina è in aperta rivolta. Ma non si applauda la leadership civile del Pentagono che rapidamente risponde alla Marina. Carter vorrebbe utilizzare parte dei risparmi del programma navale per comprare più jet da combattimento F-35.F351

Il Pentagono ha speso 51 miliardi di dollari in progetti inutili
Ridus Fort Russ 1 febbraio 20161311476145772798383Washington ha steso l’elenco dei programmi militari irrealizzati costati enormi perdite finanziarie al ministero della Difesa. Gli Stati Uniti hanno stimato le enormi perdite del bilancio nei programmi militari mai completati. Arricchendo le aziende belliche ma senza essere utili all’esercito per le carenze del sistema del bilancio per le spese sui programmi. “Secondo il rapporto del Centro di studi strategici e internazionali degli Stati Uniti d’America, da inizio millennio Washington ha speso 51,2 miliardi di dollari in 15 programmi tecnologici militari abbandonati col sequestro del budget militare”, riferisce l’edizione statunitense di Business Insider. Come è stato affermato ai giornalisti dall’ex-segretario alla Difesa Robert Gates, una riduzione della spesa militare è attualmente la peggiore minaccia alla difesa statunitense.future-combat-systems18,1 miliardi di dollari furono spesi per i misteriosi “sistemi di combattimento futuri”, tra cui la produzione di nuovi veicoli da combattimento previsti per l’esercito, ma di cui infine le truppe non videro altro che prototipi.fort_sill_tanks_10_by_falln_stockUn tentativo di creare un veicolo di combattimento per il Corpo dei Marines finì male: il programma costò 3,3 miliardi. Lo stesso per l’obice semovente XM2001 Crusader (2,2 miliardi).0521439Al secondo posto nella lista delle spese c’è l’elicottero RAH-66 Comanche. Il suo sviluppo costò 7,9 miliardi di dollari. Come nel primo caso, l’esercito statunitense non ebbe il velivolo multiruolo da ricognizione e attacco promesso.csar-x-combat-rescue-helicopterFinì in un fallimento lo sviluppo dell’elicottero presidenziale VH-71. In questo caso 3,7 miliardi del bilancio furono sprecati. 200 milioni furono sprecati per creare l’elicottero di soccorso e altro mezzo miliardo per sviluppare un elicottero da ricognizione.noaa-18poesIl sistema satellitare nazionale operativo su orbita polare per il monitoraggio ambientale è nella terza posizione. Il suo sviluppo costò 5,8 miliardi di dollari. Un altro mezzo miliardo fu speso per un sistema a raggi infrarossi spaziale, progettato per l’allarme precoce sui lanci di missili balistici.airborne-laserLa creazione di sistemi laser a bordo di aerei al bilancio degli Stati Uniti costò 5,2 miliardi di dollari.765Inoltre, il Pentagono si rifiutò di sviluppare il velivolo multiruolo da controllo e coordinamento E-10 (1,9 miliardi).767 Italian Tanker and B-52 1/23/2007Un altro centinaio di milioni fu speso per creare un bombardiere di prossima generazione.cgxSoldi del bilancio furono sprecati anche dall‘US Navy. Il progetto per lo sviluppo di veicoli subacquei avanzati per le forze speciali fallì. Il progetto costò 0,6 miliardi di dollari. Il piano per creare il futuro incrociatore CG (X) (da 0,2 miliardi di dollari) non fu neanche avviato. Nonostante gli Stati Uniti abbiano sempre tagliato i finanziamenti ai propri programmi militari, Washington ha accettato di spendere 300 milioni di dollari per l’esercito ucraino. Il senatore John McCain, commentando la decisione, ha detto che le forze armate ucraine non hanno nulla per opporsi ai militari delle Repubbliche Popolari del Donbas, quindi Kiev ha necessità di ulteriori finanziamenti.Handout photo of workers on the moving line and forward fuselage assembly areas for the F-35 JSF at Lockheed Martin Corp's factory located in Fort Worth, TexasTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le nuove regole d’ingaggio della Russia in Siria

Un ‘Baluardo’ volante appare in Siria
Il Ministero della Difesa della Russia si prepara ai combattimenti aerei con la Turchia?
Interpolit SouthfrontScreenshot_1L’aereo di sorveglianza e controllo radar (AWACS) A-50, basato sull’Il-76, può essere utilizzato dalla VKS (Forze Aerospaziali) della Russia in Siria. Un rappresentante dell’United Instrument Manufacturing Corporation, sviluppatore del velivolo, l’ha detto alla TASS il 14 gennaio. Secondo la fonte dell’agenzia, il compito principale dell’aereo è rilevare ed inseguire aerei e navi di superficie, notificare ai centri di comando la situazione aerea e in superficie, e guidare caccia e aerei d’attacco sugli obiettivi in aria, terra e mare. Questo centro di comando volante può tracciare fino a 300 bersagli contemporaneamente. La fonte ha anche chiarito che il velivolo può rilevare aerei a una distanza di 650 km, e oggetti a terra a 300 km di distanza. Inoltre, la fonte ha sottolineato che il velivolo russo supera anche gli AWACS statunitensi in varie caratteristiche. Si noti che in precedenza, il 12 gennaio, l’autorevole rivista “Jane’s Defense Weekly” riportava che la Russia già utilizza gli AWACS A-50 (classificazione NATO: Mainstay, “Baluardo”) nel cielo sulla Siria per sostenere le operazioni del gruppo aereo russo nel Paese. Secondo la pubblicazione del Ministero della Difesa della Gran Bretagna, gli aerei A-50 sono apparsi sulla Siria alla fine di dicembre. Così, il 27 dicembre, un velivolo, volando sulla rotta tipica degli AWACS, fu notato da Flightradar24.com, su cui i segnali dei transponder vengono visualizzati in tempo reale. Il velivolo, che non aveva alcun segnale di chiamata aperta, volava ad una quota di circa 6 km sul nord-ovest della Siria per quattro ore, nota “Jane’s Defense Weekly“. Non ci sono prove che gli A-50 siano sulla base aerea di Humaymim. La fonte inglese giunge alla conclusione che gli aerei molto probabilmente decollano da basi in territorio russo, possibilmente dalla base aerea di Mozdok, dalla quale decollano anche i bombardieri a lungo raggio Tu-22?3 utilizzati per bombardare obiettivi in Siria. Una fonte del Ministero della Difesa della Gran Bretagna ha osservato che gli aerei A-50 russi non tentavano d’illuminare gli aerei della Royal Air Force o di altri Paesi della coalizione occidentale che volano nello spazio aereo siriano. Secondo essa, “eliminando situazioni di conflitto aereo tra aeromobili russi ed occidentali, secondo i centri di coordinamento a terra russi e statunitensi“. Si noti che già il 3 dicembre, l’ex-capo del Primo Direttorato della Cooperazione militare internazionale del Ministero della Difesa della Russia (1996-2001), Colonnello-Generale Leonid Ivashov, commentando le informazioni secondo cui la Federazione russa lavorava in Siria, dopo Humaymim, a una seconda base aerea a Shayrat, nei pressi di Homs, osservò che l’AWACS A-50 probabilmente si era unito agli Il-20M che sorvolano la Repubblica araba siriana. Il ricercatore del Centro di Analisi delle Strategie e Tecnologie, caporedattore della rivista Eksport Vooruzhenij Andrej Frolov, suggeriva che l’aereo AWACS A-50U forse decollava da un aeroporto iraniano (su internet sono apparse già le immagini dei Su-34 delle Forze Aerospaziali russe nella 3.za base aerea tattica iraniana di Hamadan).
Cosa significa la comparsa nel cielo della Siria degli aerei AWACS A-50U (molto probabilmente, la discussione riguarda la versione moderna del velivolo dotata di un nuovo complesso radar di sorveglianza basato sullo Shmel)? E’ significativo il fatto che il sistema d’inseguimento radar A-50U (questa versione del velivolo completò il primo volo nel 2011) ha migliorato le capacità di rilevamento di oggetti quasi impercettibili, anche se volano a bassa quota e sono del tipo “elicottero”. Il fatto è che i mass media curdi hanno riportato più di una volta che la Turchia riunisce Stato islamico e Jabhat al-Nusra contro l’intervento della Russia e le Forze Democratiche della Siria (SDF), utilizzando elicotteri per trasferire i terroristi nella città di Azaz, controllata da al-Nusra. Alla fine di dicembre vi erano informazioni sulla riassegnazione di circa 850 terroristi da Dara ad Azaz, completata in quel modo. Così, con la partecipazione diretta dei militari turchi, c’è il continuo rischieramento coordinato dei terroristi che avevano subito notevoli perdite da parte delle Forze aerospaziali russi e degli attacchi delle SDF. L’esperto militare Vladimir Sherbakov osserva che quando la Russia ha aumentato l’uso delle Forze Aerospaziali in Siria, gli aerei occidentali vi operavano attivamente, si capì subito che un aereo di sorveglianza radar a lunga distanza (AWACS) doveva essere presente. “Inizialmente la dimensione delle operazioni fu minima e, a giudicare dal dispiegamento, in quel momento il comando non aveva ancora deciso il volume delle attività necessarie. Ricordo che in origine il gruppo aereo includeva 32 velivoli (aerei d’attacco Su-25SM, bombardieri di prima linea Su-24M e Su-34, caccia Su-30SM, ed elicotteri d’attacco Mi-24 e multiuso Mi-8 dell’esercito). Tuttavia, il numero di aerei è poi aumentato a 69 unità: oltre ad Humaymim, è stato aggiunto un gruppo aereo nel territorio della Federazione Russa. 4 Su-27SM, 8 Su-34 e anche 5 Tu-160, 6 Tu-95MS e 14 Tu-22?3 furono aggiunti. E se ad ottobre il numero di voli era piccolo, il Ministero della Difesa riferiva quotidianamente gli attacchi aerei e pubblicava foto e video di quasi ogni bomba sganciata; ora nei primi 10 giorni nel 2016 ci sono state 311 sortite che hanno colpito più di 1097 obiettivi in diverse province siriane. Naturalmente, è possibile scegliere gli obiettivi senza l’AWACS, ma è meglio che l’A-50 lo faccia lo stesso. Dopo tutto, questo aereo è stato progettato per rilevare bersagli aerei e terrestri, e inviare informazioni ai centri di comando, dove gli esperti s’impegnano in ulteriori elaborazioni dei dati. L’aereo da ricognizione elettronica Il-20M può condurre un numero considerevole di compiti specializzati, ma gli AWACS sono gli aerei che “seguono” dall’aria la situazione in prossimità delle operazioni di combattimento e dirigono le operazioni aeree. E non c’è niente di più terribile che decolli da Mozdok”.
1032931855 Ricordiamo l’attività nelle operazioni statunitensi in Afghanistan, quando bombardavano al-Qaida e i taliban, degli AWACS imbarcati meno adatti ai voli a distanza (in particolare a terra), i Grumman E-2C Hawkeye che decollavano da una portaerei nel Golfo Persico, sorvolavano l’Afghanistan e poi atterravano su una delle basi aeree controllate dagli eserciti alleati, dove si rifornivano e cambiavano l’equipaggio, quindi l’E-2C ripartiva. Riguardo l’A-50, da Mozdok alla Siria non c’è molta distanza, e l’aereo è progettato per lunghi voli. Poiché il sistema A-50 viene utilizzato per gestire aerei da combattimento e d’attacco, e guidarli sugli obiettivi terrestri e aerei, svolge anche il ruolo di centro di comando volante, e l’apparizione in Siria significa che l’operazione delle forze armate della Federazione russa si amplia, secondo il Vicedirettore dell’Istituto di analisi politica e militare Aleksandr Khramchikhin. “In sostanza, lo scopo principale dell’aereo (soprattutto nelle condizioni siriane) è rivelare bersagli aerei. A mio avviso, si può dire che una volta che il Ministero della Difesa valuta la possibilità di combattimenti aereo, si tratta di guerra. Contro chi? Possibilmente la Turchia”. Nei cieli siriani, i numerosi aeromobili di diversi Paesi e lo spazio aereo vanno gestiti in tempo reale. Tanto più che la Turchia si avvicina sempre più alle operazioni di terra, nota l’esperto Anatolij Nesmjan (el-Murid), “In caso d’invasione militare su larga scala delle forze terrestri turche in Siria, questa sarà accompagnata dal cielo mediante l’uso concentrato di aeromobili. Se tale invasione accedesse, e non può essere escluso dato che Erdogan finora non ha respinto l’idea di creare una zona cuscinetto, allora certamente accadrà in quel territorio, dove le Forze Aerospaziali russe della Federazione operano attivamente. In precedenza i turchi suggerirono di risolvere i problemi creando tale zona attraverso gruppi di turcomanni sotto il loro controllo e i militanti in generale, ma questi vengono ora schiacciati attivamente, e Ankara infatti non ha scelta. Ma la ragione dell’intervento su larga scala (truppe speciali turche sono già attive in territorio siriano da tempo) può trovarsi. Ad esempio, accusando lo SI di qualsiasi attentato e quindi far entrare l’esercito con tale scusa. Dopo tutto, molti Paesi sono ora presumibilmente in guerra contro lo SI, anche se il “Califfato” è una loro risorsa… All’inizio di gennaio i mass media inglesi riferirono che i combattenti dello Stato islamico potrebbero presumibilmente utilizzare sistemi missilistici terra-aria, dopo aver imparato ad usare le batterie termiche dei missili superficie-aria e averne progettato le testate… Questo è difficilmente possibile dal punto di vista tecnico. È possibile che sia una copertura per future possibili consegne di sistemi di difesa aerea. Naturalmente come si suol dire, ciò non regge, ma d’altra parte, perché non sarebbe vero? Quasi le stesse formazioni paramilitari Huthi nello Yemen utilizzano le armi dell’esercito e lanciano missili Scud sulle truppe saudite in modo piuttosto preciso”.
Il corrispondente della RARAN e Dottore in Scienze Militari Konstantin Sivkov, dice che l’A-50 in Siria è necessario, almeno perché i turchi hanno già abbattuto un nostro bombardiere di prima linea Su-24M. “Dopo che il velivolo turco ha abbattuto l’aereo russo al confine con la Siria, il Ministero della Difesa ha schierato ad Humaymim lo ZRS S-400 Triumf, che insieme al complesso Fort dell’incrociatore lanciamissili Moskva garantisce la sicurezza dei voli del gruppo aeronautico russo. L’A-50 è necessario anche per questo scopo, dato che è problematico per il “400” trovare bersagli aerei ad oltre 400 km, specialmente quelli a bassa quota. Perché vola da Mozdok (se realmente avviene)? Molto probabilmente non vogliono sottoporre un velivolo così costoso al fuoco dei terroristi. Non è probabile che Humaymim non abbia una pista di atterraggio sufficiente per utilizzare l’aereo, dato che aerei pesanti vi sono basati. Ma francamente non ho dubbi sul fatto che l’A-50 sia già stato notato sulla Siria. Come dicono gli inglesi, il velivolo rilevato non ha cercato d’illuminare il velivolo della coalizione occidentale, i funzionari della NATO potrebbero facilmente confondere l’A-50 con l’Il-76 su cui si basa”.

Maggiori dettagli sul velivolo A-50
La produzione di massa del complesso aereo A-50, o prodotto “A”, entrato in servizio nel 1985, avviene nell’impianto aeronautico Chkalov di Tashkent. Nelle forze armate ha ricevuto il soprannome di “Fungo” o “Disco volante”, per l’aspetto caratteristico del radar installato sulla fusoliera. E fino al 1990 questi velivoli volavano di routine, partecipando alle manovre aeree in URSS e nei Paesi del Patto di Varsavia. Nel 1991, durante la guerra nel Golfo Persico, gli A-50 pattugliavano lo spazio aereo sul Mar Nero, tracciando i movimenti degli aeromobili della coalizione anti-Iraq, che decollavano dagli aeroporti della Turchia. Ma l’A-50 ha ricevuto il suo primo “battesimo del fuoco” sul proprio territorio, nel 1994 in Cecenia, fornendo sorveglianza radar continua in modo, come dicono gli esperti, d’impedire dall’estero i rifornimenti via aerea ai militanti. Va soprattutto notato che il 21 aprile 1996, l’A-50 su cui furono installate apparecchiature per intercettare i segnali dei telefoni satellitari, intercettò il dispositivo di Dzhokhar Dudaev, inviandovi contro 2 aerei d’attacco Su-25, che quando trovarono il bersaglio gli lanciarono 2 missili. Gli A-50 sono stati utilizzati anche nel 1999 per monitorare le operazioni degli aerei della NATO in Jugoslavia. Attualmente le Forze Aerospaziali della Russia hanno circa 20 velivoli A-50 e A-50U. Il nuovo A-100 “Premiere“, piattaforma modificata basata sui velivoli Il-76MD-90A, è stato scelto per sostituirli.2016-02-02-16_14_21-Cирийская-война-«плаща-и-кинжала»Peso al decollo: 190 tonnellate;
Autonomia nel pattugliamento senza rifornimento: oltre 9 ore;
Motori: 4 turbogetti D-30KP da12 tonnellate di spinta;
Equipaggio : 5 persone, più 10-11 tenici.C9CmeFmI supermanovrabilli caccia Su-35S iniziano le missioni di combattimento in Siria
L’avanzato supermanovrabile caccia multiruolo Su-35S iniziava le missioni di combattimento in Siria, secondo il portavoce del Ministero della Difesa russo
Sputnik 02/01//2016

I supermanovrabili caccia Su-35S hanno iniziato a svolgere compiti militari la scorsa settimana“, dichiarava il Maggiore-Generale Igor Konashenkov ai giornalisti, osservando che tutti gli aerei militari russi conducono le operazioni con la protezione obbligatoria fornita dai caccia russi e siriani come dai moderni sistemi di difesa aerea, tra cui l’S-400 Trjumf. Citando una fonte militare, il quotidiano Kommersant ha riferito che la Russia si preparava a testare i caccia di nuova generazione Su-35S in Siria per la prima volta. La Russia ha avviato l’operazione militare contro i terroristi in Siria su richiesta del presidente Bashar Assad, il 30 settembre. I caccia Su-35 di 4.ta++ generazione hanno supermanovrabilità e caratteristiche da aerei di 5.ta generazione. I caccia hanno avionica nuova, un radar moderno e motori avanzati. Possono compiere manovre incredibili senza decelerare e volare a 2400 chilometri orari superando tutti i rivali pariclasse. L’aereo è armato con un cannone da 30 mm e un enorme numero di missili e razzi. Tali caratteristiche rendono i Su-35S aerei capaci di fornire superiorità aerea e sostenere l’Esercito arano siriano mentre libera il Paese, riprendendo il territorio.CaNAmNmWcAAURCZIl Su-35S al meglio: l’avanzato caccia ha iniziato le missioni in Siria
La Russia invia l’avanzato supermanovrabile caccia multiruolo Su-35S in Siria per testarlo in un ambiente operativo per la prima volta; gli esperti di aviazione spiegano l’unicità dell’aereo

Sputnik 01/02//20161032931855Il Ministero della Difesa russo ha confermato che gli avanzati supermanovrabili caccia multiruolo Su-35 hanno iniziato le missioni operative in Siria. Gli aerei da guerra probabilmente saranno impiegati per coprire i bombardieri Su-24 che attaccano i terroristi dello SIIL in Siria, compito simile a quello svolto dagli aviogetti Sukhoj Su-30SM, secondo l’esperto Vladimir Karnozov, che lavora per la rivista on line Aviation Explorer.E’ importante notare che il Su-35S è un caccia monoposto, mentre l’aereo biposto è più adatto agli attacchi aerei. E’ assai improbabile che sia utilizzato come aereo d’attacco, piuttosto l’obiettivo è pattugliare i cieli“, riferiva a Gazeta.ru. Il nuovo caccia è armato con un cannone automatico da 30mm GSh-301 con cadenza di tiro di 1500 colpi al minuto. Può trasportare missili aria-aria, antinave, antisom, missili da crociera aria-superficie e bombe guidate. Il carico bellico distingue i caccia di quarta generazione dai caccia di quinta generazione, secondo l’esperto. Il Su-35S si pone tra i due parametri, quindi è definito caccia di 4.ta++ generazione. “Gli aviogetti di quinta generazione hanno una serie di vantaggi tecnologici sui caccia di quarta generazione. L’aereo da guerra di quinta generazione può trasportare armi sia all’esterno che nei vani interni. In secondo luogo, può volare a velocità supersonica senza utilizzare i postbruciatori, cosa difficilissima trasportando le armi all’esterno“, spiega Karnozov. Il sistema radar del Su-35 può rilevare bersagli a distanze di 400 chilometri, e inseguirne fino a otto contemporaneamente. Il Sukhoj Su-35S deve tale operatività al nuovo sistema di controllo del radar a scansione digitale Irbis. L’avanzato sistema permette al Sukhoj Su-35S di rilevare rapidamente e tracciare contemporaneamente 4 bersagli terrestri o 30 bersagli aerei, così come ingaggiarne 8 aerei contemporaneamente. Inoltre, il sistema di controllo del radar ha il sistema d’identificazione amico-nemico dei bersagli aerei e marittimi, individuandone classe e tipo, e può riprendere immagini aeree della superficie. Il sistema può essere utilizzato in qualsiasi condizione atmosferica, in qualsiasi momento del giorno ed è efficace contro le interferenze naturali o create da sistemi di guerra elettronica nemici. L’oscillatore con potenza di picco di 20 chilowatt utilizzato dal radar passivo a scansione digitale Irbis fa del sistema di controllo radar il più potente del mondo. Ciò pone il sistema radar del Sukhoj Su-35S tra i più avanzati del mondo, superiore alla maggior parte dei radar a scansione digitale attivi e passivi europei e degli Stati Uniti.

Khibinij: terrore dei cacciatorpediniere
1034074423I Su-35S inviati in Siria sono dotati anche di un avanzato sistema di guerra radioelettronica. Il relativamente piccolo contenitore a forma di siluro viene montato sulle estremità alari degli aviogetti, rendendoli invulnerabili ai moderni mezzi di difesa e ai caccia nemici. Dopo che l’equipaggio viene avvisato di un attacco missilistico, il Khibinij entra in azione e copre il caccia con una protezione radio-elettronica che impedisce al missile di colpire il bersaglio, deviandolo dalla rotta. Il Khibinij aumenta la sopravvivenza del velivolo di 25-30 volte. E’ il sistema di cui si parla nel caso del famigerato incidente dell’USS Donald Cook, nel Mar Nero, avvenuto il 12 aprile 2014. Allora, illazioni sui media suggerirono che un Sukhoj Su-24 russo equipaggiato con il nuovissimo sistema di jamming avesse paralizzato nel Mar Nero l’avanzatissimo sistema di gestione del combattimento statunitense Aegis, installato sul cacciatorpediniere USS Donald Cook. L’uso della forte spinta dei motori è un altro fattore significativo che distingue il Sukhoj Su-35 dal predecessore Su-27. I nuovi motori sono stati sviluppati dalla NPO Saturn, una società controllata dall’UEC e noti con la designazione 117S. I nuovi motori sono un importante aggiornamento del motore AL-31F utilizzando tecnologie di quinta generazione. L’aggiornamento ha aumentato la spinta del motore del 16%, a 14500 kg/s con i postbruciatori, e a 8800 kg/s di spinta massima asciutta. Il motore ha una vita significativamente prolungata (di 2 – 2,7 volte) rispetto all’AL-31F: da 500 a 1000 ore tra le riparazioni (e 1500 ore di funzionamento prima della prima revisione), con una vita totale che passerebbe da 1500 a 4000 ore.FzkoQB4Nuove regole d’ingaggio sul campo di battaglia e nell’arena diplomatica
Elia J. Magnier, Fort Russ, 1 febbraio 2016

557168_risultatoUna fonte, un alto ufficiale del comando operativo congiunto tra Siria, Russia, Iran ed Hezbollah, ha detto che “la Russia ha deciso nuove regole d’ingaggio sul confine siriano-turco, rafforzando Aeronautica ed Esercito della Siria. La Russia ha ristrutturato e aggiornato i MiG-29SMT siriani per proteggere le squadriglie russe, con il chiaro ordine di abbattere gli aerei turchi che entrano nello spazio aereo siriano“. La fonte continua dicendo ad al-Rai che, “L’accordo precedentemente concluso con la Turchia, durante la presidenza del defunto Hafiz Assad, nel 1998, secondo cui alcuna unità aerea siriana doveva avvicinarsi a meno di 15 km dal confine turco-siriano (accordo con cui la Siria espulse il leader curdo Abdullah Ocalan, dopo che la Turchia aveva schierato 10000 soldati minacciando d’invaderla). L’accordo prevede, inoltre, che alcun battaglione dell’esercito va schierato e che solo ufficiali e personale di controllo alle frontiere sono ammessi; ma questo è andato in malora“, aggiungendo “è passato il tempo in cui si evitava l’affermazione che “Isqandarun sarà liberata” dai libri di scuola, è passato anche il tempo in cui la Turchia abbatteva velivoli siriani. Il sogno turco di creare una zona di sicurezza è morto, e con esso le linee di rifornimento in uomini e armi ai turcomanni siriani per minare Damasco. Dopo l’intervento diretto della Russia in Siria vi sono cambiamenti drastici, soprattutto dopo l’abbattimento del bombardiere Sukhoj Su-24 russo nel novembre scorso ad opera di un F16 turco, rendendo questo aereo il più costoso del genere, causando perdite strategiche ed economiche ad Istanbul”. La fonte spiega inoltre “che la Russia, dall’abbattimento del suo aereo, ha inviato i Sukhoj Su-30 che daranno ai russi la supremazia aerea prima mancante e inoltre, schierando il sistema missilistico antiaereo S-400, la Russia ha dispiegato ulteriori armi d’assalto pesanti, riguadagnando la maggior parte del governatorato di Lataqia, spezzando le milizie turcomanne considerate un braccio armato della Turchia, e soprattutto dando all’EAS una spinta morale, dopo aver aggiornato i MiG-29 nei MiG-29SMT installandovi il radar Zhuk-M capace d’inseguire 10 bersagli e di agganciarne 4 contemporaneamente, a 120 km di distanza; rendendoli capaci lanciare i letali missili R-77, anch’essi installati su questi velivoli assieme ad altri gadget come un dispositivo di disturbo radio e un aggiornamento che consente di usare altri missili e bombe avanzati come la KAB-500S-E. Questi aggiornamenti rendono il MiG-29SMT il più avanzato aereo di quarta generazione“.
La fonte conferma che “La Russia ha chiesto alla Siria di condurre pattugliamenti continui sul confine siriano-turco, per garantire la sicurezza dei bombardieri russi. La Russia ha stabilito nuove regole d’ingaggio, autorizzando l’Aeronautica siriana, in particolare la squadriglia di MiG-29SMT, ad impegnare tutti gli obiettivi turchi che violino lo spazio aereo siriano o tentino di violarlo. In questo modo la Russia ha dato alla Siria la sovranità in parte persa nel 1998, e completamente perduta dal 2011, all’inizio della rivolta in Siria, e da oggi l’Aeronautica siriana ha il diritto di rispondere a qualsiasi violazione senza conferme dal comando generale, dando sua volta ai siriani una spinta morale, tanto più che il mandato arriva da una superpotenza come la Russia, fisicamente presente in Siria“. Inoltre, “Sul campo di battaglia vi sono molte notizie da media e social media, così come rapporti dell’intelligence, che concludono che gli insorti si scontrano tra di loro per le sconfitte subite dall’EAS, accusandosi a vicenda di tradimento e senza supportare i tanti fronti persi per mano di Hezbollah ed EAS a Lataqia, Hama, Aleppo e Dara. Si prevede che diverse unità di al-Nusra e Jayh al-Fatha (al-Qaida) diserteranno. D’altra parte, i volontari di EASe NDF aumentano con numerose forze governative addestrate e avanzanti, mentre al contrario il numero di ribelli che si unisce alla causa è in costante diminuzione, dato che Amman ha smesso di aiutarli sul fronte meridionale; ciò è accaduto quando la Russia ha raggiunto un accordo con i giordani. È intenzione della Russia chiudere i confini porosi con Turchia e Giordania, impedendo eventuali rinforzi agli insorti; e anche nella regione ad ovest dell’Eufrate, russi e siriani bombardano le rotte dei rifornimenti ostacolando qualsiasi tipo di aiuto militare o non militare. La Russia ha preso l’iniziativa in Siria, ponendosi su una posizione dominante su tutto il Paese. Politicamente, a Ginevra, i russi sono decisi a non concedere nulla all’opposizione che metta in pericolo le avanzate sul campo di battaglia, e a non accettare chi era o è ancora vicino ai jihadisti salafiti (al-Nusra, Ahrar al-Sham e chi gli ha giurato fedeltà o combatte nelle loro fila). Inoltre, la Russia non fermerà le avanzate nel corso dei colloqui di Ginevra, come indicato nella risoluzione delle Nazioni Unite, soprattutto ora che Damasco e il Cremlino hanno tutte le carte“.1vHSKNmTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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