Battaglia di Aleppo: l’inizio della fine…

Daraya: svolta nella guerra alla Siria?
Nasser Kandil, Top News Nasser-Kandil, 28 agosto 2016 – Reseau International

13010633Un analista militare che segue gli eventi da vicino ha detto che a Daraya, fino a ieri occupata dal quarto gruppo armato che dopo quattro anni annunciava la resa totale in cambio del passaggio ad Idlib, è una città cruciale nella guerra per procura contro la Siria. Aggiungeva che gli scontri sul fronte di Hasaqah, all’altra estremità del Paese, ordinati dagli Stati Uniti, erano l’ultima cartuccia per proteggere le milizie armate antigovernative trincerate in questa città, presupponendo che le unità d’élite della 4.ta Divisione dell’Esercito arabo siriano, cessata la lotta a Daraya, si sarebbero dirette su Hasaqah. Sempre secondo l’analista, l’importanza strategica Daraya è dovuta all’adiacenza all’aeroporto militare di Mazah, all’ingresso occidentale di Damasco, e l’area occupata dalle milizie antigovernative era all’ingresso del quartiere di al-Baramiqa, vicino al centro di Damasco e agli edifici statali, tra cui Presidenza e Governo centrale. Pertanto, se l’alto comando dell’Esercito arabo siriano fosse caduto nella trappola inviando la 4.ta Divisione sul fronte settentrionale, avrebbe influenzato più fronti critici, come ad esempio Jubar, Qan al-Shayq, Muadamyah, campo Yarmuq, con effetto domino fino nel Ghuta, Duma, Qunaytra, Dara e altre aree ai confini con Giordania ed Iraq. In effetti, era da circa quattro anni che Daraya era la roccaforte dei gruppi armati che minacciavano e attaccavano più volte la capitale siriana e, allo stesso tempo, il soggetto centrale delle preoccupazioni altruistiche dell’inviato delle Nazioni Unite Stafan Mistura, e barometro della guerra di logoramento combattuta contro la Siria da tutti gli ambasciatori responsabili del monitoraggio delle questioni politiche e militari della Siria, nella speranza di rilevare qualsiasi segno di debolezza nello Stato siriano.
Tutti gli osservatori sanno che la dissoluzione delle sacche dei gruppi armati sparsi a Damasco e dintorni, va a vantaggio dell’Esercito arabo siriano, liberando decine di migliaia di soldati da una ventina di fronti, ma con Daraya nelle mani dei gruppi armati antigovernativi, le vittorie dell’Esercito arabo siriano rimanevano limitate. Da qui l’afflusso incessante di armi alle milizie armate, insieme a una campagna mediatica fuorviante fino ad oggi. Ma oggi Daraya torna allo Stato. È da Daraya che partivano armi e finti rivoluzionari armati per attaccare Damasco (Dara fu all’origine della grande menzogna della presunta rivoluzione siriana). È da Daraya che scaturirà la scintilla della liberazione nel nord della Siria, ad Aleppo. Le forze siriane che hanno liberato Daraya possono esserne orgogliose, essendo solo l’inizio del conto alla rovescia per tutti coloro che hanno inflitto tanta sofferenza alla Siria. Vedendo i loro “rivoluzionari armati moderati” cadere uno dopo l’altro, i media ci dicono che Daraya non aveva nulla a che fare con al-Nusra, ma con l'”esercito libero siriano”, facendo finta d’ignorare che l’invasione turca di Jarablus ha silurato definitivamente tale menzogna* condivisa da sauditi, turchi, al-Qaida e USA. Fingono d’ignorare che è piuttosto la loro capitale che è caduta, ieri, a Daraya.

Congratulazioni alla Siria
Complimenti all’Esercito Arabo Siriano.

[*] In base alle fonti locali, i gruppi armati che hanno sostituito lo SIIL a Jarablus sotto la bandiera turca, senza combattere, fanno parte della nebulosa dell’ELS. In particolare le tre fazioni asservite ai Fratelli musulmani: Faylaq al-Rahman, liwa Nuradin al-Zinqi e liwa Sultan Murad. Tre fazioni che costituiscono la spina dorsale del Jaysh al-Fatah

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Battaglia di Aleppo: l’inizio della fine…
Georges Stanechy 29 agosto 2016

Un Paese le cui forze armate sopravvivono solo combattendo con la forza della disperazione è “fatale” per gli invasori“.
Sun Tzu – XI-10-225 (1)

20082016E’ l’inizio della fine? …
Almeno della battaglia di Aleppo. Il controllo totale di questa città, per i loro mercenari, era uno dei principali obiettivi della NATO; la sua perdita è impensabile.

Attaccare una nazione che non attacca nessuno
Spinte dalla Turchia ed inquadrate dalle forze speciali della NATO, le milizie filo-occidentali ne occuparono dopo un attacco massiccio e a sorpresa tutti i “quartieri orientali”, all’inizio della “guerra civile”. Ma da sei anni i “quartieri occidentali” resistono agli assalti ripetuti degli “assassini” (2) che ricevono rifornimenti regolari in forze e materiale dal confine turco, nonostante il bombardamento indiscriminato effettuato coi loro mortai, per sottomettere la popolazione e i difensori. Scuole, ospedali, mercati, impianti di depurazione, trasformatori elettrici, caserme dei pompieri, erano loro bersagli principali. Ancora: la città di Aleppo, sede della provincia dallo stesso nome, era il fiore all’occhiello della Siria. Per secoli fu mecca storica, culturale, spirituale, turistica ed anche economica. Prima del caos organizzato dalla NATO, Aleppo era popolata da 2 milioni di abitanti ed era uno splendido successo del Paese e oltre, per dinamiche di sviluppo e le numerose fabbriche dalle moderne attrezzature. Quasi tutte queste fabbriche sono state smantellate. Tutto è stato trasportato da camion in Turchia: macchinari, apparecchiature elettriche, apparecchiature per ufficio, ecc. Ciò spiega il motivo per cui distruzione e saccheggio di Aleppo furono programmati soprattutto nei distretti industriali, per lo più situati nella parte orientale della città. Si guardino i video dei combattimenti nella zona industriale, che mostrano l’intensità dei raid: le industrie sono tutte vuote… (3)! Da metà luglio 2016, poco più di un mese ormai, le forze governative hanno circondato i “quartieri orientali” per interrompere i rifornimenti ai mercenari, già interrotti dai bombardamenti, facilitando la liberazione di questi quartieri, edificio per edificio. La NATO non ha potuto rispondere: rompere l’accerchiamento è una priorità. Ecco quindi la sconfitta della CPO (Coalizione dei Predoni Occidentali) da parte del governo siriano e degli alleati. Lo svolgersi degli ultimi eventi al confine turco è interessante da seguire…13950520000458_Test_PhotoIScacco matto per gli assassini della NATO
Riassumiamo le sequenze, concomitanti o successive, dello scontro dantesco:
1. La CPO deve negoziare una tregua per ricostituire le scorte di armi, munizioni e rinforzi per i mercenari. Su tutti i fronti, anche del sud, dalla Giordania a Tadmur e Dayr al-Zur. In preparazione del potente contrattacco su Aleppo, rifornendo e rafforzando i terroristi, per liberare le forze speciali della NATO che li supervisionavano, ora intrappolate.
2. Contrariamente ad analisi superficiali che ammirano “ingenuità” o “passività” dei russi in particolare, il governo siriano ed alleati avevano tutto l’interesse ad una tregua e a farla durare! … Sapendo che sarebbe stata utilizzata in tal senso dagli strateghi della coorte degli invasori …
Per due ovvi motivi:
i) mostrare tra grida e sporchi trucchi della propaganda occidentale, buona fede e volontà di pacificazione del conflitto; rifornire i civili in ostaggio di tale situazione drammatica.
ii) la buona tattica di “far uscire il lupo dal bosco”, ovvero attrarre sul territorio siriano, svuotandole il più possibile, le “riserve” della CPO in risorse umane e materiali; in transito o addestramento nei campi e centri logistici in Giordania e Turchia. Per schiacciarle meglio…
3. “Tregua accettata” non significa “inazione” del governo siriano ed alleati. Piuttosto, è l’occasione per raddoppiare gli sforzi. Come per la parte avversa: ricostituire forze e mezzi. Soprattutto, stabilire una precisa e meticolosa mappatura, con i potenti strumenti d’intelligence dell’esercito russo, dei depositi di munizioni, posti di comando, nuovi blindati ed equipaggiamenti, altri effettivi raccolti durante la tregua dalla CPO da tutto il territorio della Siria. Oltre a satelliti di osservazione e droni, interveniva l’avanzato aereo da ricognizione radiotecnico e optoelettronico russo, impressionante dimostrazione tecnologica: il Tu-214R. In grado, tra le altre prestazioni, d’individuare bunker sotterranei, per dimensioni e profondità; e bersagli terrestri situati lateralmente rispetto alla rotta fino a 400 km di distanza… (4)
4. Identificare l’asse dell’attacco della CPO per rompere l’accerchiamento dei suoi mercenari ad Aleppo. Ascolto e decifrazione erano fondamentali per individuare i centri di comando e coordinamento e per conoscere gli assi di attacco e diversione. Strategia classica: la CPO aveva previsto di disperdere o spezzare le Forze Armate siriane con il loro supporto aereo e da bombardamento costringendole a rispondere a due pesanti attacchi diversivi, a sud e ad est. Uno a Tadmur (recentemente liberata dall’occupazione terroristica); l’altra a Dayr al-Zur (eroicamente difesa dalle truppe governative circondate da diversi mesi dai mercenari). Personale, rifornimenti e munizioni provenivano dalla Giordania. Era imperativo agire il più rapidamente possibile, prima degli attacchi diversivi, concentrando la maggior parte delle risorse su Aleppo e dintorni. Russia e Iran optavano per un’operazione “offensiva”, inviando bombardieri pesanti a neutralizzare le risorse umane e materiali per tali attacchi diversivi. L’uso della base aerea di Hamadan, in Iran, ha permesso di moltiplicare le rotazioni per via della vicinanza alla Siria (700 km invece di oltre 2000 km…), aumentando il carico di bombe (alleggerendo il carburante), da 4-5 tonnellate per aereo a 15-20 tonnellate, a seconda del tipo di bombe. Furono utilizzate ami con più potenti capacità di penetrazione ed esplosione, per distruggere le infrastrutture sotterranee. Fu un successo: in una settimana, per via dei colossali “colpi di martello”, gli attacchi diversivi furono schiacciati sul nascere…!
5. Preparare “la difesa dall’attacco” su Aleppo pianificato dalle “forze fresche” mercenarie che dovevano salvare i loro camerati circondati… Più di 10000. Le migliori tattiche e gli ostacoli sull’asse principale furono opposte all’invasore… Per incanalare “l’orda degli assassini”, siriani ed alleati tendevano una trappola in cui la CPO s’infilava a testa bassa: abbandonavano l’immenso terreno dell’Accademia dell’Aeronautica, della Scuola d’Artiglieria, ecc), simulandone una debole difesa. L’obiettivo era, attraverso tale “effetto vuoto”, mettere sotto tiro i terroristi nelle aree prive di civili. La forza governativa siriana aveva il privilegio di affrontare mercenari mediocri:
i) scarsa supervisione, molti capi dei mercenari furono uccisi o feriti in combattimento, tra cui i migliori, ex-ufficiali dei reggimenti d’élite della Guardia repubblicana di Sadam Husayn liberati dalle carceri statunitensi in Iraq, in cambio del loro coinvolgimento nelle milizie del “Califfato atlantista”. (5) La “guerra di logoramento” vale su entrambi i lati…
ii) scarso addestramento delle nuove reclute, troppo breve per elementi dall’intelligenza, potenziale ed esperienza insignificanti, oltre a giocare a Rambo sparando ovunque e comunque (enorme spreco di munizioni…). Ciò non toglie la loro nocività e volontà mortifera…
iii) scarsa motivazione: estranee in Siria, tali reclute combatterebbero per alcuna causa se non, come ogni mercenario, per una manciata di dollari. Se ne escono vive… Sapendo oggi, a differenza dei predecessori nell’invasione della Siria, dell’ingaggio incessante e devastante delle forze aeree russe a sostegno delle Forze Armate del governo legittimo. Basti dire che il loro livello di entusiasmo e spirito battagliero è proporzionale alla dose giornaliera di “Captagon“. (6)

Video, venato di umorismo nonostante la tragedia, che circola in rete, che ne illustra lo stile da ‘cowboy al saloon’:

Mercenari della NATO sotto l’effetto del “Captagon” (nome commerciale per le anfetamine “fenethyllina”)

13950426000614_PhotoI6. La trappola ha funzionato perfettamente. I nuovi materiali (blindati leggeri o veicoli con armi a tiro rapido), munizioni e scorte (per nutrire 10000 mercenari tutti i giorni…) depositati durante la tregua nei centri di raggruppamento e nei depositi nella provincia di Aleppo, furono distrutti dai bombardamenti aerei siriani e russi. Compresi anche i centri di comando e comunicazione. Tutti i convogli per Aleppo finivano schiacciati sotto le bombe, o ridotti a spazzatura (con alcune azioni coraggiose dei commando siriani nelle retrovie del nemico). Tutti gli accessi per Aleppo venivano bloccati dall’Esercito arabo siriano. La spina dorsale della milizia della CPO è stata spezzata: materialmente e psicologicamente. L’operazione di “derattizzazione” dei quartieri infestati dai terroristi cominciava inesorabilmente. Anche di notte, la milizia non riusciva a dormire. L’Esercito arabo siriano dispiega cecchini (che dormono nelle retrovie di giorno) con attrezzature sofisticate e dispositivi per la visione notturna, dandosi il cambio 24×7… Gli assassini della NATO sono sotto “scacco”.
7. A Ginevra, di fronte alla Russia, la CPO è nel panico. Il suo rappresentante, Kerry, cammina sulla punta dei piedi… Preoccupato meno del destino della carne da cannone che degli ufficiali delle forze speciali della NATO intrappolati ad Aleppo. Non avendo una “riserva immediata”, si getta in battaglia la milizia meglio attrezzata, inquadrata ed addestrata nei pressi di Aleppo, posizionata al confine con la Turchia, a Jarablus e dintorni. Da tale disposizione, con una mossa tattica chiamata “arrocco”, per rimanere nella metafora degli scacchi, i turchi cacciano senza combattere le milizie dello SIIL da Jarablus e dintorni, sostituendole con le reclute addestrate in Turchia sotto l’etichetta ELS (esercito libero siriano…). I turchi ne approfittano per limitare le ambizioni territoriali curde in Siria, per non farle dilagare nel proprio territorio.
Tre cose da ricordare nell’evolversi della situazione:
i) le forze dello SIIL si usurano avvicinandosi ad Aleppo. È uno spreco della CPO che non può mutare la bilancia del potere: “game over” …
ii) come in ogni buona trattativa, russi ed iraniani, attualmente i migliori diplomatici, conoscono ed applicano il principio di far “salvare la faccia” all’avversario per lenirlo meglio. Lasciando specificamente che i consiglieri della NATO (tra cui francesi) siano salvati con discrezione.
Iii) i turchi non usciranno dalla zona di confine e, inevitabilmente, torneranno nelle loro caserme. Il minimo movimento in direzione di Aleppo aprirebbe un prolungamento su notevole scala del conflitto: in 48 ore affronterebbero i reggimenti d’élite delle forze iraniane. L’Iran sa che se la Siria crolla, sarà il prossimo ad essere attaccato…
8. Seguito e fine …
Il processo di risoluzione del caos imposto dall’occidente in Siria è avviato. Probabilmente vi saranno altri sconvolgimenti, ma è irreversibile. Vi sono tre direzioni:
i) Accelerare l’emergere del mondo multipolare
Una certezza: il mondo multipolare voluto da tutti i Paesi del mondo emerge gradualmente, forse troppo, ma con forza. L’occupazione occidentale del Medio Oriente, il saccheggio delle risorse energetiche della regione, le violenze impressionanti che infliggono con coscienza ipocrita per introdurre “democrazia e diritti dell’uomo”, non sono più tollerabili. Ciò è inaccettabile. E tutto sarà fatto per fermarlo. È vero, l’occidente si adopererà e si sforzerà di prolungare il caos in Siria, anche se sa di non avere più il controllo della situazione, come fa ancora in Libia, Afghanistan e Somalia. A quanto pare, l’oligarchia militar-industriale degli Stati Uniti non ricorda il Vietnam e la fuga patetica delle forze di occupazione degli Stati Uniti e dei loro collaborazionisti durante la caduta di Saigon, il 30 aprile 1975… Se Hillary Clinton diventa presidente degli USA, è prevedibile l’aumento parossistico delle tensioni. La Siria e i suoi alleati vi si preparano. “Il fischio del vento non fa tremare la montagna“, come dicono gli amici cinesi. Un segnale forte: la Cina ha firmato accordi di cooperazione con le Forze Armate siriane. In primo luogo, per contribuire ad addestrarlo ed equipaggiarlo, data urgenza e necessità schiacciante in campo medico e nelle cure specialistiche per decine di migliaia di feriti, disabili e traumatizzati. La nostra propaganda mediatica lo nega fino al ridicolo (“…l’esercito pro-Assad...”) (7)
ii) Fine del fanatismo neocoloniale
Al di fuori dei loro Paesi, gli occidentali si credono esenti dalle norme del diritto internazionale (anche embrionali), della giustizia e dell’etica. Tale culto dell’irresponsabilità e della ferocia ben intenzionata trova inesorabilmente i suoi limiti. Anche se attualmente la nomenklatura occidentale, costretta dall'”habitus” razzista, non accetta l’ovvio. Il Medio Oriente ha visto che Paesi come la Cina hanno sofferto per decenni: un clima di guerra civile mantenuta artificialmente dalle “grandi potenze” del momento, con i loro “signori della guerra”, le loro milizie e i loro trafficanti di armi corrotti ed assetati di sangue. Ognuno strumentalizzava il suo burattino, inseguendo alleanze vacue forgiate tra inganni opportunistici. Ma prima o poi i predatori occidentali lasceranno la regione. E ritorneranno solo a un “rapporto tra pari”.
iii) Rinascimento annunciato
Oltre alle lerce satrapie del Golfo Persico, seguendo l’esempio degli altri Paesi del Medio Oriente, più di altri certamente la Siria è rovinata. Come la Cina lo era nel 1949, dopo un secolo di caos gestito dall’occidente, quando finalmente realizzò l’unione e divenne una repubblica indipendente. Come lo fu il Vietnam dopo 30 anni di lotte anticoloniali. Magnifico esempio di resistenza, la Siria si pone nella regione, al di là della battaglia di Aleppo, a Stalingrado che spezza la voracità predatoria occidentale. Dalle ceneri risorgerà ancora più forte e più bella di prima. Il suo popolo, in tutte le componenti etniche e religiose, si è unito intorno al presidente e alla moglie, più popolari che mai incarnando il coraggio incrollabile e la sicura dignità della nazione siriana.251038-asma-al-assad-rose-in-the-desert1. Cfr Sun Tzu, “L’arte della guerra“, prefazione e introduzione a cura di Samuel Griffith, Flammarion, Collection Champs-essais, Il numero romano si applica al capitolo, al paragrafo le cifre, e fine il numero di pagina.
2. Georges Stanechy, Siria: panico tra gli assassini della NATO, 12 ottobre 2015
3. Esempio: Siria: l’EAS assalta due fabbriche nella zona industriale Aleppo, 12 luglio 2016 YouTube
4. Gli Stati Uniti temono il nuovo aereo russo Tu-214R in Siria, 18 febbraio 2016
5. Georges Stanechy, Califfo?… Io, l’arcivescovo!, 30 settembre 2014
6. Lise Loume, Cos’è il Captagon, farmaco jihadista?, Scienza e Futuro – Salute 17 novembre 2015
7. Siria: la Cina addestrerà l’Esercito pro-Assad, Le Figaro, 25 agosto 2016WO-AT861_SYRIA_P_20140925181359

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Visegrad deve unirsi contro le ambizioni della Merkel

Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 27 agosto 2016Visegrad Group (V4) member nations' prime ministers cut a cake during an extraordinary Visegrad Group summit in PragueIl Gruppo di Visegrad (V4) che consiste nelle Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia, deve opporsi alla diluizione dell’Europa tramite le politiche di immigrazione di massa della cancelliera Merkel. In effetti, la Germania della Merkel è intenta a cercare di costringere le nazioni ad accettare le fallimentari politiche di grande immigrazione. Ironia della sorte, la stessa leader, finché la Francia non intervenne, si era ugualmente ostinava a punire la Grecia per sottometterla, ma le élite politiche di Parigi si opposero. Pertanto, il V4 non deve piegarsi alle trame politiche dei leader della Germania. Dopo tutto, le questioni relative alla sovranità nell’Unione europea (UE) non vanno schiacciate, in caso contrario, le altre nazioni potrebbero seguire l’esempio del Regno Unito. E’ anche essenziale per il V4 rafforzasi facendo aderire Austria, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, e altre nazioni nello spazio geopolitico di questo importante raggruppamento. In altre parole, il modo migliore per preservare l’Unione europea e l’identità di questo continente è opporsi ai capricci di leader come Merkel. In caso contrario, le conseguenze saranno estremamente gravi, perché attualmente nazioni come Belgio, Francia e Germania hanno gravi questioni interne. Ciò vale in particolare per crimini, crescenti divisioni sociali, avanzata del sunnismo, terrorismo, immigrazione di massa (spesso trascurando i più vulnerabili, per esempio alawiti, cristiani del Medio Oriente, rifugiati provenienti da Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan, e minoranze come gli yazidi), e altre aspetti importanti. Merkel avrà un incontro informale con il V4 a Bratislava il prossimo mese, quindi spetta ai leader di queste nazioni dare una risposta unitaria ai diktat della leader della Germania. In altre parole, come Viktor Orban dice: “L’UE ha perso la capacità di adattarsi e non abbiamo una risposta giusta a migrazione e terrorismo“. L’enorme divario tra Merkel, che considera i diritti dei non-tedeschi al di sopra di quelli dei tedeschi, preoccupati dal corso degli eventi, è in netto contrasto con le nazioni dell’Europa centrale. Bohuslav Sobotka, Primo Ministro della Repubblica Ceca, ha detto in modo inequivocabile che lo Stato-nazione “non può approvare un sistema che prevede quote obbligatorie di profughi da distribuire“. Sorprendentemente, anche quando il terrorismo e altre realtà negative hanno colpito la Germania, è apparso chiaro che Merkel cerchi ancora la diluizione dell’Europa. Naturalmente, nel suo mondo, i diktat delle quote che violano la sovranità e l’immigrazione di massa sembrano non riguardarla. In altre parole, si rifiuta ancora di riconoscere i motivi per cui il Regno Unito ha deciso di lasciare l’UE. Allo stesso modo, se le quote economiche, politiche e d’immigrazione appaiono dei diktat al V4, ed altri Paesi come l’Austria, che si allontanano dalla politica di Merkel, altre nazioni cercheranno di lasciare l’UE.
Modern Tokyo Times, in un altro articolo aveva detto, “I recenti attentati sunniti a Bruxelles, Monaco, Nizza e Parigi, insieme ai tanti assalti sessuali di massa contro le donne durante le feste, evidenziano che qualcosa è seriamente sbagliato. Tali convulsioni in ultima analisi hanno spinto il Regno Unito ad uscire dall’Unione europea, perché decenni d’immigrazione infinita alienano molti. Altrettanto importanti, diktat e perdita di sovranità dall’Unione europea hanno diviso i cittadini inglesi, perché sembrava che l’esperimento sociale non badasse alle comunità indigene. Naturalmente, altri fattori eraono importanti, ma se le dichiarazioni politiche di Visegrad e nel Regno Unito venivano considerate, e se Merkel veniva contenuta, era più che probabile che gli inglesi sarebbero rimasti. Pertanto, il V4 è necessario più che mai e ciò vale per l’espansione verso altre nazioni regionali, tra cui l’Austria è prioritaria“. Witold Wszczykowski, ministro degli Esteri della Polonia, ha detto, “Credo che accoglimento di rifugiati e migranti dovrebbe essere decisa da sicurezza, mercato del lavoro e politica sociale del Paese specifico”. Il V4 ha rilasciato una dichiarazione in relazione alle convulsioni interne attuali che colpiscono l’Europa. Sorprendentemente, la dichiarazione del V4 ricorda il motivo per cui l’UE fu creata. Tale gruppo importante, ha detto, “Invece di infiniti dibattiti teorici su “più Europa” o “meno Europa”, dobbiamo concentrarci sull'”Europa migliore”. L’Unione dovrebbe concentrarsi sul riavvio pratico delle convergenze. Dobbiamo quindi assicurarci che l’Unione utilizzi gli strumenti chiave a tal fine: coesione, stimolare gli investimenti, sostenere l’innovazione, completare il mercato unico del digitale e dell’energia, promuovere il libero scambio e la libera circolazione, e rafforzare il mercato del lavoro creando maggiori posti di lavoro permanenti“.
E’ tempo di contenere la Merkel nell’UE, e lo stesso vale per le sue politiche in Germania, che ne alterano le dinamiche, perché troppe gravi incertezze vengono introdotte dalle sue politiche stravaganti e dittatoriali. In particolare, quando gli attentati terroristici hanno colpito la Germania Merkel adottava ha un profilo molto basso sfruttando le vacanze. Nel complesso, si spera che iò V4 resti forte e si rafforzi con l’adesione di altre nazioni della regione. In caso contrario, l’UE sarà messa in pericolo da élite come la Merkel, che credono di essere al di sopra dei cittadini comuni.

Il primo ministro slovacco Robert Fico e la cancelliera Angela Merkel

Il primo ministro slovacco Robert Fico e la cancelliera Angela Merkel

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Isteria atlantista: il caso della base aerea di Hamadan

La quinta colonna duginista diffonde propaganda filo-atlantista
Alessandro Lattanzio, 24/8/201657bc958bc361883d7f8b464dBombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-22M3 e cacciabombardieri Sukhoj Su-34 russi decollarono dal 16 al 18 agosto dalla Base Aerea Nojeh, presso la città di Hamadan, nel nord-ovest dell’Iran, per effettuare sortite contro i gruppi terroristici in Siria. A fronte di questa svolta, l’ambiente che fa riferimento al ‘geofilosofo’ Dugin rilancia un’ampia propaganda a supporto del subimperialismo turco e panturanista, ovvero il cosiddetto neo-ottomanismo, supportando, con l’aiuto della rete di propaganda dell’estrema destra anti-eurasiatica in occidente (Saker, SouthFront, Katehon, i circoli collegati a Giulietto Chiesa in Italia, ecc.), le operazioni di Ankara contro la Siria. Infatti, il sabotaggio mediatico e propagandistico di tali fazioni, dalle motivazioni oscure e dagli obiettivi ambigui, prosegue da mesi con una martellante campagna volta a dividere i Paesi del blocco BRICS, prima, e poi i Paesi aderenti al Patto di Shanghai. Infatti, da un campagna molesta contro l’Unione Indiana e il Vietnam, dipinti da quest’ambito come ‘agenti dell’imperialismo americano’ al solo scopo di voler incrinare i vecchi e consolidati legami tra Mosca e New Delhi, e tra Mosca e Hanoi, si è passati rapidamente ad un’altra volta a mettere Mosca contro Beijing, facendo leva su notizie fumose e incontrollate. Il tutto di conserva con la propaganda atlantista che ha esagerato, quando non inventato di sana pianta, presunte fratture tra Mosca e i suoi alleati, di volta in volta, Siria, Armenia, Iraq, Iran, India, Vietnam e ultimamente Cina. La realtà dei fatti invece dimostra un consolidarsi dei rapporti tra questi Paesi eurasiatici, come testimoniato dalle mosse diplomatiche di grandi alleati della Russia come India e Cina, che hanno ribadito al Presidente della Repubblica Araba Siriana, Dr. Bashar al-Assad, piena disponibilità in aiuti e sostegno al governo legittimo di Damasco.
Guan Yufei Infatti, durante una visita a Damasco, il 14 agosto, il Contrammiraglio Guan Youfei della Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLAN), osservava che quest’anno ricorre il 60° anniversario delle relazioni tra i due Paesi e dichiarava che la Cina da sempre sostiene la salvaguardia dell’indipendenza e della sovranità della Siria. Guan, Direttore dell’Ufficio per la Cooperazione Internazionale Militare della Commissione Militare Centrale cinese, affermava anche la volontà di Beijing di migliorare la cooperazione militare cino-siriana. Nel complesso, la Cina approfondiva la propria politica estera e di sicurezza verso il Medio Oriente. Nel dicembre 2015 la Cina approvava una legge antiterrorismo che autorizza l’impiego delle Forze Speciali ed altre unità all’estero. La Cina supporta il governo al-Assad da sempre e ad aprile nominava Xie Xiaoyan inviato speciale in Siria per monitorarvi più da vicino la situazione. La Cina aveva già fornito al governo siriano 500 missili anticarro nel 2014, e una vasta gamma di armi utilizzate dalle forze siriane. Inoltre, il 20 agosto, il Presidente Bashar al-Assad e il Ministro degli Esteri siriano Walid al-Mualam incontravano il Ministro degli Esteri indiano Mubashir Javed Akbar e la relativa delegazione, per discutere della situazione in Siria e dei pericoli del terrorismo nella regione e nel mondo. Entrambe le parti esprimevano il desiderio di sviluppare la cooperazione bilaterale in vari settori. Il Presidente al-Assad aveva detto che il fatto che molti Paesi amici, tra cui l’India, siano al fianco del popolo siriano, sostiene concretamente la fermezza della Siria verso la guerra scatenatagli da potenze estere e regionali. Secondo Assad, tali Stati usano le organizzazioni terroristiche nella guerra alla Siria, sostenendoli in vari modi, ed ostacolano gli sforzi per trovare una soluzione pacifica che ponga fine ai crimini inflitti dai terroristi al popolo siriano. Il ministro indiano sottolineava l’importanza della cooperazione con la Siria nella lotta al terrorismo e nel consolidare i risultati dei siriani in questo senso, e che sarebbe un errore non rendersi conto dei pericoli del terrorismo che vuole mettere a repentaglio la stabilità mondiale e distruggere la civiltà umana. Infine sottolineava che l’India è pronta ad offrire tutto il possibile per alleviare le sofferenze del popolo siriano e contribuire efficacemente al processo di sviluppo e ricostruzione della Siria. Il Ministro Akbar esprimeva il rifiuto dell’India di ogni ingerenza straniera negli affari interni dei singoli Stati, avvertendo che il terrorismo è una minaccia che non conosce confini, sottolineando il sostegno dell’India a una soluzione politica della crisi in Siria, in cui i siriani possano preservare sovranità ed unità della Siria.
Va ribadito che l’India è oggetto di strali striduli quanto inspiegabili, da parte della quinta colonna atlantista-duginista che, inoltre, in questi giorni supporta l’operato del presidente turco golpista Erdogan, come l’avvio di un’operazione militare sul territorio della Repubblica Araba di Siria. Il 24 agosto, le forze speciali turche entravano nel territorio siriano, presso Jarabulus, avviando l’operazione Eufrate Shield. Tali unità delle forze speciali turche operavano con l’appoggio di 20 carri armati e diversi blindati, il supporto aereo della coalizione guidata dagli Stati Uniti e in coordinamento con 1500 terroristi dell’haraqat Nuradin al-Zinqi, liwa Sultan Murad, Jaysh al-Tahrir, qataib Shuhada al-Turqmani, liwa al-Hamza, liwa al-Mutasim e Jaysh al-Nasr, addestrati in Turchia dai consiglieri statunitensi. La CNN Turk riferiva che i carri armati turchi avevano sparato più di 200 proiettili presso la città siriana di Jarablus, e che aviogetti F-16 dell’aeronautica turca avevano bombardato 11 obiettivi in Siria. Lo scopo dell’operazione è aprire un corridoio dalla Turchia a Mambij, in Siria, sotto la supervisione diretta del vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden, presente ad Ankara il 24 agosto per incontrare Erdogan e il premier turco Yildirim.

Il Ministro degli Esteri indiano Akbar e il Presidente Bashar al-Assad

Il Ministro degli Esteri indiano Akbar e il Presidente Bashar al-Assad

Un caso da manuale in cui la quinta colonna duginista e la propaganda atlantista convergevano è la questione della base aerea di Hamadan, in Iran, da cui dei velivoli russi avevano operato per tre giorni sulla Siria, per poi ritirarsi a missione conclusa. Un’operazione che la propaganda atlantista e pseudo-eurasiatica ha presentato invece come ennesima frattura, inesistente, tra alleati sul campo di battaglia in Siria. Ciò, è bene ribadirlo, mentre il referente dell’ambiente duginista, la Turchia di Erdogan, come indicato, lanciava un’operazione nel territorio della Siria violandone la sovranità e contro ogni avvertimento del legittimo governo di Damasco.
Screen Shot 2016-08-22 at 21.44.43 Il 15 agosto 2016 velivoli delle Forze Aerospaziali russe (VKS) venivano schierati nella base aerea Nojeh, nell’Iran occidentale, che ospita la 3.za Aerobase Tattica, una base aerea avanzata con una pista di 4600 metri che permette l’impiego dei bombardieri di teatro Tu-22M3 che devono decollare da piste di 2200 metri di lunghezza. Il dispiegamento dei bombardieri strategici russi da Mozdok, in Ossezia del Sud, alla 3.za Aerobase tattica iraniana di Hamadan era stato preparato durante il vertice tra le leadership russa e iraniana di Baku. Il 23 agosto, il portavoce del Parlamento iraniano Ali Larijani annunciava che “gli aviogetti da combattimento russi continuano ad operare dalla Base Aerea Nojeh di Hamadan, e noi e la Russia siamo uniti nella lotta al terrorismo a vantaggio dell’unità dei musulmani della regione. Gli aerei militari russi decollano dalla base aerea di Hamadan dopo esservi riforniti“. Il Ministero della Difesa russo annunciava il 22 agosto che i velivoli che operavano dalla base aerea iraniana avevano effettuato con successo le tre previste missioni antiterrorismo in Siria e che, “Le forze aerospaziali russe useranno la base aerea di Hamadan in Iran secondo accordi bilaterali con Teheran, a seconda della situazione in Siria“. I bombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-22M3 e i cacciabombardieri Sukhoj Su-34 russi dispiegati sulla base aerea Base Aerea Nojeh, presso la città di Hamadan, nel nord-ovest dell’Iran, avevano effettuato una serie di sortite contro centri di comando, basi, depositi di armi e campi di addestramento dei gruppi terroristici Stato islamico dell’Iraq e Levante (SIIL) e Jabhat al-Nusra/Fatah al-Sham nelle province di Aleppo, Dayr al-Zur e Idlib, in Siria. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Bahram Qasemi aveva dichiarato che “La Russia non ha una base in Iran e non ha presenze permanenti. Ha effettuato l’operazione, terminata per il momento. Le relazioni tra Iran e Russia sono strategiche. Iran e Russia hanno una visione simile sulla campagna contro lo SIIL e il terrorismo, e sull’importanza della sicurezza nella regione, e quindi non risparmiano alcuno sforzo per la sicurezza del Paese. La presenza della Russia in Iran era temporanea ed era coordinata, senza comprendere né alcuna base né alcuno schieramento in Iran“. L’ambasciatore russo a Teheran, Levan Djagarjan, a sua volta dichiarava che “Mosca non vede ostacoli nell’ulteriore utilizzo delle infrastrutture iraniane, tra cui la base aerea di Hamadan, per effettuare attacchi contro i terroristi in Siria. Le forze aerospaziali russe possono riprendere le operazioni dalla base iraniana di Hamadan quando opportuno, e su decisione dei leader di Russia ed Iran. Le forze russe hanno attualmente lasciato la base aerea di Hamadan. L’interazione con Teheran sulla Siria ha buone prospettive. La Russia non aveva stabilito alcuna base militare in Iran e la presenza dei velivoli russi in Iran era temporanea e dovuto al consenso dei vertici della Repubblica Islamica, come il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale (SNSC). Questa collaborazione si ripeterà in futuro e sulla base di accordi tra i vertici dei due Paesi, se Teheran e Mosca lo ritengono necessario. Queste operazioni sono volte a reagire contro i terroristi e chiedo a coloro che le hanno criticate se si oppongono alla lotta ai terroristi e se non dovremmo combatterli?
Il segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale dell’Iran (SNSC) Ali Shamkhani aveva annunciato che gli aerei russi che operavano dalla base aerea di Nojeh erano rientrati dopo la fine della prima fase della missione, “Gli aerei da guerra russi non dovevano rimanere nella base aerea di Hamadan, anzi dovevano operare dalla base aerea dal 16 al 18 agosto, e gli aerei non erano rientrati il 22 agosto, ma direttamente il 18 agosto, secondo i piani operativi. Oggi, l’Iran è alleato della Russia data la necessità della cooperazione con la potente Russia per resistere alle trame dei taqfiri, e l’impiego della potenza aerea russa nelle operazioni sul terreno pianificate e coordinate con i militari iraniani è un segno di forza e non di dipendenza. La stretta collaborazione tra Iran, Russia e Siria nelle operazioni contro i terroristi taqfiri in Siria ha sventato la strategia degli Stati Uniti per imporre la loro volontà sulla situazione della sicurezza in Siria“. Sottolineando che la guerra psicologica dei media occidentali e sauditi contro la cooperazione tra Iran, Russia e Siria ha lo scopo di distogliere l’attenzione dalle pesanti sconfitte in Siria, Shamkhani ribadiva, “certi Paesi occidentali ed arabi che s’illudevano di mutare il quadro regionale, sono paralizzati dalle iniziative politiche nella difesa e nella sicurezza della Repubblica islamica nelle ultime operazioni. Le relazioni tra Iran e Russia si basano sugli interessi nazionali e rientrano nel quadro della cooperazione strategica che non si limita solo alla lotta al terrorismo, ma che ha aspetti più ampi“.  Infine il Presidente della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, Aladin Borujerdi, sottolineava “che ciò che avveniva a Nojeh rientrava nel quadro delle operazioni del Centro comando congiunto attivo Damasco e Baghdad da un anno, altrimenti non avremmo visto la situazione attuale nella regione“.
Come si vede, nulla di tutto ciò che è stato spacciato dalle agenzie di disinformazione occidentali, ovvero da tutti i media ufficialisti e da gran parte dei cosiddetti media ‘alternativi’, corrisponde alla realtà; il tutto permesso da una misinterpretazione (voluta) delle parole del Ministro della Difesa iraniano Brigadier-Generale Hossein Dehghan, che al Parlamento iraniano invece spiegava che le sue osservazioni sulla base aerea di Hamadan erano state grossolanamente fraintese dai media. Il Generale di Brigata Dehqan descriveva le operazioni aeree russe come elemento della cooperazione strategica tra Teheran e Mosca approvata dal Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dell’Iran, ed osservava che i velivoli russi utilizzavano la base aerea di Hamadan per effettuare operazioni più efficaci contro i gruppi terroristici in Siria, e concludeva che gli aviogetti russi potevano continuare ad utilizzare la Base Aerea Nojeh per tutto il tempo necessario. Infine, il Ministro della Difesa iraniano annunciava che Teheran aveva “preso in piena consegna il sistema missilistico S-300. Le componenti principali del sistema sono state trasferite in Iran, e le parti restanti vengono preparate per il trasferimento, che sarà completato entro un mese. In proporzione alle minacce ai siti sensibili del Paese, si deciderà lo schieramento del sistema“. Infine, il nuovo sistema radar di difesa aerea nazionale Bavar 373 veniva presentato quale futuro elemento del sistema S-300 schierato in Iran.

Presentazione del radar Bavar-373

Presentazione del radar Bavar-373

Riferimenti:
The Iran Project
Tehran Times
Tasnim News
SANA
RIAC
Modern Tokyo Times
Mehr News
FARS
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L’elezione in Nicaragua sarà un test

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 19/08/2016

nicaraguaDopo che tre statunitensi dell’ambasciata degli Stati Uniti furono accusati di spionaggio e cacciati dal Nicaragua, una protesta fu presentata a Managua contro questa decisione “ingiustificata”, e il governo nicaraguense venne avvertito che il rapporto tra i due Paesi subirà un danno inevitabile nel turismo, commercio ed investimenti cogli Stati Uniti. Il dipartimento di Stato avvertiva che gli statunitensi subirebbero minacce in Nicaragua. La guerra di propaganda contro il regime di Daniel Ortega è diventata così feroce che i commentatori politici concludono sui piani di Washington per “porre fine alla dittatura” in Nicaragua una volta per tutte. L’Iniziativa democratica di Spagna e Americhe (IDEA), forum internazionale creato nell’aprile 2015 per attaccare Ortega e altri leader “populisti” dell’America Latina e dove Washington ne sceglie i membri: tra i favoriti vi sono Álvaro Uribe della Colombia, Alejandro Toledo del Perù, Lucio Gutiérrez dell’Ecuador, Felipe Calderón del Messico, Óscar Arias del Costa Rica, José María Aznar della Spagna, e altri. Tali politici collaborano con gli Stati Uniti continuando a riferirsi a Washington anche dopo il pensionamento. IDEA dichiarava ad agosto di esser molto critica verso il Nicaragua, leggendovi un’espressione da guerra fredda: “La comunità internazionale trova la violazione del sistema democratico in Nicaragua tanto preoccupante che gli ex-capi di Stato e governo ibero-americani hanno deciso di chiedere a OSA e UE di supervisionare criticamente tali gravi violazioni dell’ordine democratico e costituzionale”, continuando a dire che le dichiarazioni dei membri dell’IDEA “possono essere precedute da azioni politiche e diplomatiche, come previsto dal diritto internazionale… per difendere la democrazia e ristabilirla laddove è stata compromessa, come l’attuale esempio del Nicaragua”. Negli attacchi al governo del Nicaragua, la National Security Agency degli Stati Uniti usa materiali ottenuti in anni di sorveglianza elettronica del Presidente Ortega, della famiglia e della cerchia ristretta. L’abile uso di tali materiali rende possibile far circolare ogni sorta di sciocchezze volte a diffamare i politici da colpire con ritorsioni pubbliche. Quasi ogni leader del blocco “populista” in America Latina è attualmente oggetto di tali bassezze: Inácio Lula da Silva, Dilma Rousseff, Cristina Fernández de Kirchner, Rafael Correa, Nicolás Maduro, Evo Morales e altri.
Daniel Ortega ha guidato il suo Paese per 13 anni. Fu eletto per tre volte: nel 1985, 2006 e 2012, e non si prevede che avrà avversari nelle prossime elezioni del 6 novembre. I rivali di Ortega lottano tra di loro. Nonostante gli sforzi da dietro le quinte dell’ambasciata degli Stati Uniti, non è stato possibile consolidare l’opposizione nelle elezioni. Perciò gli Stati Uniti hanno lanciato una guerra lampo di propaganda contro Daniel Ortega, sua moglie Rosario Murillo e i figli. Il filo conduttore di tali “rivelazioni” è noto, qualche fesseria su abusi di potere, corruzione, conti di svariati milioni di dollari in banche estere, proprietà di beni immobili all’estero. Gli Stati Uniti continuano a ciarlare di presunti paralleli con la famiglia del dittatore Anastasio Somoza, “Somoza García accumulò una fortuna enorme, lui e la famiglia divennero tra le persone più ricche delll’America Latina. Al momento della morte, nel 1956, lasciò ai figli 200 milioni di dollari, che triplicarono in pochi anni. Suo figlio Anastasio Somoza Debayle aveva 130 proprietà immobiliari, così come residence e appezzamenti di terreno. Era proprietario di una compagnia aerea (Líneas Aéreas de Nicaragua), di una stazione televisiva (Televisora de Nicaragua), delle miniere d’oro di San Uribe e San Albino, e altro ancora”. Ci si potrebbe chiedere cosa la ricchezza di Somoza abbia a che fare con Ortega e la sua famiglia? Tuttavia, l’autore dell’articolo scrive: “Com’era usuale nei regimi totalitari del passato, non ci sono informazioni affidabili sulle finanze del Presidente del Nicaragua e di sua moglie. Tale questione nodosa è top secret”. Anche se non ci sono “informazioni attendibili” continua a sostenere che la famiglia possiede la catena di stazioni di rifornimento Distribuidora Nicaragüense de Petróleos, oltre a media tra cui quattro canali televisivi, stazioni radio, giornali, siti web, ecc. Inoltre, Ortega ha il controllo del progetto del canale transoceanico che collegherà gli oceani Pacifico e Atlantico, il cui costo è stimato in 50 miliardi di dollari. Questo mega-progetto ha l’appoggio dell’imprenditore cinese Wang Jing.
Naturalmente, il mega-progetto cinese del Canale del Nicaragua è accolto con ostilità da Washington. Non vuole alcuna competizione con il Canale di Panama. E la società Distribuidora Nicaragüense de Petróleo è un modello di cooperazione energetica tra Venezuela e Nicaragua con qualche presenza privata presumibilmente utilizzata dagli amici di Ortega per un loro arricchimento personale. Negli anni in cui i sandinisti erano all’opposizione, Ortega era costantemente di fronte al problema di accedere ai media. I tentativi di comunicare le sue idee al pubblico invariabilmente subivano il boicottaggio. Ma ora la situazione è cambiata drasticamente. Ortega ha cambiato la situazione a proprio vantaggio. Il governo controlla centinaia di siti Internet, nonché i notiziari Nicaragua Triunfa e Nicaragua Comovamos. Decine di stazioni radio provinciali lavorano per il governo, così come stazioni nazionali influenti come Radio Sandino, La Nueva Radio Ya, Radio Nicaragua e Radio Primerísima. Il lavoro del governo e del presidente ha una copertura favorevole sui canali televisivi gestiti da membri della famiglia Ortega. Canal 13, Multinoticias Canal 4, Canale 8 e Telenica Canal 10, e i canali filogovernativi includono anche Canal 23, Canal Extra In Plus, 100% Noticias ed altri. Nessuno dei presidenti “di sinistra” latino-americani gode di una copertura così efficace nell’informazione e propaganda come Ortega. Eppure, nonostante le accuse di esseere una dittatura, il Paese non ha la censura. L’opposizione e, di conseguenza, l’ambasciata degli Stati Uniti, ha la piena possibilità di fare proselitismo. Giornali popolari come La Prensa e El Nuevo Diario e il settimanale Confidencial sono impiegati con particolare vigore verso tale obiettivo. Ortega risponde immediatamente, usando una terminologia ferocemente antimperialista e anti-statunitense. Né tace quando Washington attacca gli alleati del Nicaragua. I discorsi di Ortega a sostegno di Russia, Cuba e governi amici in Ecuador, Bolivia e altrove risuonano in lungo e in largo.
Le basi ideologiche della politica internazionale di Ortega sono immutate negli ultimi anni: basandosi sul rifiuto totale dell’egemonia statunitense, accoppiato a patriottismo, nazionalismo e “socialismo dal volto del Nicaragua”, oltre al supporto alla via latinoamericana all’autentica democrazia popolare. Questo politico 70enne non ha mai cambiato convinzioni rivoluzionarie. Detto ciò, però, è uno stratega flessibile che sa che una superpotenza può colpire in qualsiasi momento e che gli Stati Uniti sono ancora imprevedibili e pericolosi. Da leader di un piccolo Paese che non ha altra scelta se non manovrare, riesce a farlo senza compromettere i propri principi. Nel dicembre 2015 la CIA lanciò l’ennesima provocazione contro il Nicaragua. Influenzati da notizie sulla possibile sospensione dell’amministrazione Obama del trattamento preferenziale che i migranti cubani ricevono entrando negli Stati Uniti, in centinaia si precipitarono ad emigrare dall’Isola. Il percorso suggerito dai “ben intenzionati” di Miami fu: prima in aereo da L’Avana all’Ecuador (alcun visto necessario), poi in bus fino al Messico, e da lì negli Stati Uniti. Niente di cui preoccuparsi, o almeno così sembrava. Tuttavia, la contro-intelligence del Nicaragua ebbe alcune informazioni sui piani della CIA per usare tali migranti per agitare le acque. Dopo l’arrivo in Nicaragua dal Costa Rica, il loro viaggio verso Honduras, Guatemala e Messico doveva fermarsi e gli immigrati cubani si sarebbero trovati bloccati in Nicaragua per molto tempo. Come previsto dalla CIA, avrebbero dovuto essere la miccia della bomba a orologeria per destabilizzare il Paese. Pertanto, la decisione di Daniel Ortega fu netta: non ci sarebbero state porte aperte e chi aveva tracciato il piano dei migranti, doveva subirne il caos! La pretesa che i migranti fossero ammessi fu urlata al “regime disumano” da tutte le organizzazioni per i diritti umani finanziate da fondazioni statunitensi. I membri del Sistema d’integrazione centroamericana (SICA) criticarono pubblicamente la decisione di Ortega. I migranti stessi, come a un segnale, cercarono di sfondare il confine con il Nicaragua, con bambini e donne gravide messi avanti. Il governo del Nicaragua ebbe bisogno di tempo per respingere i fuggitivi in Costa Rica. Le tensioni scesero dal febbraio-marzo 2016. Ortega rifiutò di farsi ricattare e Washington dovette finanziare di nascosto l’alleata Costa Rica per mantenere i migranti ed evacuarli via aerea…
Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali in Nicaragua, nuove provocazioni sono da attendersi dalle agenzie d’intelligence e dall’ambasciata degli Stati Uniti. L’ambasciatrice Laura Dogu lavora assiduamente con la comunità imprenditoriale del Nicaragua, per persuaderla che l’amministrazione sandinista e la sua politica del “socialismo dal volto del Nicaragua” potrebbe colpire soltanto i loro interessi commerciali. L’ambasciata degli Stati Uniti ha evidentemente intensificato il lavoro con media e attivisti di organizzazioni non governative ed organizzazioni indigene, così come coi giovani. Le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti, diplomatici, membri dello staff di USAID (un ramo della CIA) e volontari dei Peace Corps puntano le loro speranze sui giovani del Nicaragua, vedendo la demografia come promettente nella lotta al regime del Nicaragua. La Costituzione non ostacola la rielezione del Presidente Ortega. È stato accusato di avere il controllo del potere esecutivo, legislativo e giudiziario, ma il fattore principale per garantirne la rielezione è l’ampio sostegno popolare, di cui Ortega gode grazie ai programmi sociali creati durante il suo mandato. Nonostante le idee socialiste ed antimperialiste, il presidente ha molti sostenitori nel mondo degli affari del Paese. Le previsioni elettorali di novembre non appaiono di buon auspicio per i cospiratori dell’ambasciata degli Stati Uniti: Daniel Ortega ancora una volta sarà eletto presidente.VENEZUELA-OIL-PETROCARIBE-SUMMIT-ORTEGALa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il rimorso di un dissidente: Aleksandr Zinoviev su Stalin e la dissoluzione dell’URSS

In Defense of Communism

1331104243_zinovievAleksandr Zinoviev (1922-2006) fu un filosofo, sociologo, matematico e scrittore russo. E’ un caso straordinario di dissidente sovietico che si scusò per il suo antisovietismo e antistalinismo. In gioventù, nel 1939, venne arrestato con l’accusa di essere coinvolto in un complotto per assassinare Stalin. A capo e professore del Dipartimento di Logica presso Università Statale di Mosca, Zinoviev acquisì la reputazione di dissidente. Nel 1978 lasciò l’Unione Sovietica e visse in Europa occidentale fino al 1999. Dopo l’opportunità di vivere sotto il sistema socialista dell’URSS e il capitalismo dell’Europa occidentale, Zinoviev fece un’inversione di pensiero dopo gli eventi controrivoluzionari in Unione Sovietica (1989-1991). Si rammaricò profondamente della sua precedente posizione anti-sovietica e chiese al popolo russo di perdonarlo. Scrisse in uno dei suoi libri: “…il comunismo è stato così organico alla Russia e così potentemente aderente a stile di vita e psicologia dei russi che la distruzione del comunismo equivalse alla distruzione della Russia e del popolo russo. (…) In un parola, (i guerrieri freddi occidentali) attaccarono il comunismo, uccidendo la Russia” (Aleksande Zinoviev, Russkaja tragedija, in AZ, Nesostojavshijsja proekt, Mosca: Astreldel 2009, p.409).
In un’intervista del 2005 disse che il suo arresto nel 1939 era giustificabile, essendo stato membro di un complotto volto ad assassinare Stalin. Su Josif Stalin, che odiò per quasi tutta la vita, disse nel 1993: “Lo considero una della più grandi personalità nella storia umana. Nella storia della Russia fu, a mio parere, anche più grande di Lenin. Fino alla morte di Stalin ero anti-stalinista, ma l’ho sempre considerato una brillante personalità“. (Знаменитости).
Sull’antistalinismo e l’arresto per aver complottato contro Stalin, Aleksandr Zinoviev disse: “Ero già un deciso antistalinista a diciassette anni… L’idea di uccidere Stalin era nei miei pensieri e sentimenti… studiammo le possibilità di un attentato… perfino le testammo. Se mi avessero condannato a morte nel 1939, la loro decisione sarebbe stata giusta. Avevo un piano per uccidere Stalin, non era un crimine? Quando Stalin era ancora vivo, vedevo le cose diversamente, ma se guardo questo secolo, posso affermare che Stalin fu il più grande individuo del secolo, il più grande genio politico. Adottare un atteggiamento scientifico è molto diverso da uno personale“. Zinoviev non era un comunista o marxista-leninista. Tuttavia, dopo il rovesciamento del socialismo in URSS, fu un convinto sostenitore dei risultati del sistema socialista, riconoscendo che, nonostante problemi ed inefficienze, il sistema socialista era molto più umano della barbarie capitalista. Ecco alcune osservazioni interessanti dall’intervista a Figaro (1999):
Domanda: Quindi la lotta al comunismo era un complotto per distruggere la Russia?
Zinoviev: Precisamente. Lo dico perché una volta fui complice inconsapevole di ciò che trovo vergognoso. L’occidente ha voluto e programmato la catastrofe russa. Ho letto documenti e partecipato a ricerche che, con il pretesto della lotta ideologica, operavano per la distruzione della Russia. Ciò mi fu così insopportabile che non potevo più rimanere nel campo di chi distrugge il mio popolo e il mio Paese. L’occidente non mi è estraneo, ma lo considero un impero nemico. Dopo la caduta del comunismo in Europa orientale, massicci attacchi ai diritti sociali dei cittadini furono lanciati in occidente. Oggi i socialisti al potere nella maggioranza dei Paesi europei perseguono politiche di smantellamento del sistema di sicurezza sociale, distruggendo tutto ciò che vi era di socialista nei Paesi capitalisti. Non c’è più una forza politica in occidente capace di proteggere i cittadini. I partiti politici sono una mera formalità e si differenziano sempre meno col passare del tempo. La guerra nei Balcani fu tutto tranne che democratica. Tuttavia, la guerra fu perpetrata dai socialisti che storicamente erano contro tali iniziative. Gli ambientalisti al potere in alcuni Paesi, salutarono la catastrofe ambientale causata dai bombardamenti della NATO, ed ebbero anche il coraggio di affermare che le bombe all’uranio impoverito non sono pericolose per l’ambiente, anche se i soldati che le caricavano indossavano tute protettive speciali. Così, la democrazia scompare dalla struttura sociale occidentale. Il totalitarismo si diffonde nel mondo perché la struttura sovranazionale impone le sue leggi ai singoli Stati. Tale sovrastruttura antidemocratica dà gli ordini, impone sanzioni, organizza embarghi, sgancia bombe, provoca fame. Anche Clinton obbedisce. Il totalitarismo finanziario ha soggiogato il potere politico. Le emozioni e la compassione sono estranei al freddo totalitarismo finanziario. Rispetto alla dittatura finanziaria, quella politica è umana. La resistenza fu possibile nelle dittature più brutali. La ribellione contro le banche è impossibile. Il cittadino occidentale subisce il lavaggio del cervello molto più di quello sovietico all’epoca della propaganda comunista. Nell’ideologia la cosa principale non sono le idee, ma i meccanismi della loro diffusione. La potenza dei media occidentali, per esempio, è incomparabilmente superiore alla propaganda del Vaticano al culmine della sua potenza e non si tratta solo di cinema, letteratura, filosofia. Tutte le leve d’influenza e i meccanismi utilizzati nella promulgazione della cultura, nel senso più ampio, operano in tale direzione. Al minimo impulso tutti coloro che lavorano in questo settore rispondono con tale coerenza che è difficile non pensare che gli ordini provengano da un’unica fonte. In Unione Sovietica il 10 – 12% della popolazione attiva lavorava nell’amministrazione del Paese. Negli Stati Uniti è il 16-20%. Tuttavia l’URSS fu criticata per l’economia pianificata e il peso dell’apparato burocratico. Duemila persone lavoravano nel Comitato centrale del partito comunista. L’apparato del partito comunista aveva 150mila lavoratori. Oggi in occidente vi sono decine, persino centinaia di imprese industriali e bancarie che impiegano più persone. L’apparato burocratico del Partito comunista sovietico era trascurabile rispetto al personale delle multinazionali occidentali.POL_03-incut3_pic-690x-80658Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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