Dopo 100 giorni, Trump rimedia un’umiliazione coreana

Alessandro Lattanzio, 30/4/2017Il segretario di Stato degli USA, Rex Tillerson, dopo aver allontanato l’ambasciatrice neocon Nikki Haley dalla sessione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, segnalava la disponibilità di Washington a colloqui diretti con la leadership della Corea democratica. Tillerson dichiarava “Il nostro obiettivo non è il cambio del regime. Né vogliamo minacciare il popolo nord-coreano o destabilizzare la regione dell’Asia Pacifico. Negli anni abbiamo ritirato le nostre armi nucleari dalla Corea del Sud e offerto aiuti alla Corea democratica come prova della nostra intenzione di normalizzare le relazioni… gli Stati Uniti credono in un futuro per la Corea democratica. Questi primi passi verso un futuro più speranzoso saranno più spediti se altri soggetti interessati, nella regione e nella sicurezza globale, ci raggiungeranno”. Tillerson, però continuava minacciando “Dobbiamo imporre la massima pressione economica tagliando i rapporti commerciali che finanziano direttamente il programma nucleare e missilistico della RPDC. Invito la comunità internazionale a sospendere il flusso dei lavoratori ospiti nordcoreani e ad imporre divieti alle importazioni nordcoreane, in particolare al carbone”. Tillerson chiariva che ormai obiettivo degli USA è impedire alla Corea democratica di sviluppare armamenti strategici che possano minacciare direttamente la terraferma nordamericana. Timore confermato da Vasilij Kashin, analista militare russo, “Attualmente, i test riusciti con i missili KN-11 Pukkuksong-1 navali e KN-15 Pukkuksong-2 terrestri, sono in corso. In realtà, i nordcoreani hanno raggiunto lo stesso livello della Cina agli inizi degli anni ’80, quando Pechino effettuò i test di volo del JL-1, il primo missile lanciato da sottomarini della Cina, da cui evolse il DF-21, missile balistico mobile a medio raggio”. Kashin indicava che la Cina impiegò 5-6 anni per completare i test di volo del JL-1, mentre “I nordcoreani hanno iniziato i test di volo del Pukkuksong-1 nel 2014, ed è possibile che saranno pronti a schierarli alla fine del decennio. Questi missili avrebbero una gittata di 2000 km, paragonabile a quella di JL-1 e DF-21A. Pyongyang avrà la capacità sicura di colpire obiettivi in Corea del Sud e Giappone, ma ancora non potrebbe raggiungere gli Stati Uniti“. Si pensa che i nordcoreani abbiano fatto una dozzina di prove con i Pukkuksong-1 e 2, e nell’agosto 2016 fu compiuto un lancio da un sottomarino del Pukkuksong-1. Secondo Kashin, questi successi saranno la base di ulteriori progressi. Tuttavia, “il passo per realizzare un missile balistico intercontinentale, e in particolare un ICBM propulso da combustibili solidi, richiederà un salto qualitativo nello sviluppo della base produttiva e delle infrastrutture dei test della Corea democratica”. La Corea democratica ha sviluppato anche il KN-08, noto anche come Rodong-C o Hwasong-13, ICBM autocarrato mobile allo studio dal 2010. Kashin osservava che i nordcoreani, “dovranno saper produrre motori a razzo a propellente solido dal grande diametro. Dovranno sperimentare nuovi combustibili e nuovi contenitori per missili. Una limitazione seria è la capacità o meno di acquistare o creare le attrezzature necessarie“. Inoltre, “per essere testati, gli ICBM dovranno essere lanciati sopra il territorio giapponese in direzione dell’Oceano Pacifico meridionale. Dato che l’esperienza dei cinesi nel testare i loro ICBM DF-5 nei primi anni ’80 dimostra che i test richiederanno la creazione di una flotta di navi specializzate dotate di complessi strumenti di misura e, probabilmente, nuove navi da guerra per scortarle. I tentativi di condurre tali test saranno minacciati da Stati Uniti ed alleati, anche con tentativi di abbattere i missili durante il decollo, o di bloccare le apparecchiature di controllo a bordo delle navi nordcoreane“. Quindi, secondo Kashin, i test sugli ICBM richiederanno circa 5-6 anni. La Cina “schierò i suoi ICBM DF-31 15-20 anni dopo lo schieramento dei Jl-2 e DF-21“. Quindi, secondo l’analista, passerebbero decenni prima che Pyongyang possa disporre di un vero ICBM. “Perché i nordcoreani sentano la necessità di richiamare l’attenzione sui sistemi di armi che, anche secondo lo scenario più ottimista, non possono essere schierati prima della metà degli anni 2030? È possibile che, dal punto di vista di Pyongyang, sia una dimostrazione della determinazione e, allo stesso tempo, un invito ai colloqui, che la Corea democratica, nonostante l’isolamento, intende condurre da una posizione di forza. È possibile che questi potenziali sistemi missilistici siano ciò che la Corea democratica è pronta a sacrificare in cambio di una riduzione delle pressioni e delle sanzioni. La sicurezza del Paese è garantita dalla capacità d’infliggere danni inaccettabili agli alleati degli USA Corea del Sud e Giappone in caso di guerra. Pyongyang non abbandonerà armi nucleari e missili a medio raggio, ma potrebbe accettare di non condurre nuovi test o sviluppare missili intercontinentali in cambio di concessioni economiche e politiche. Questo è possibile, può benissimo essere lo scenario ideale per Pyongyang“. I nordcoreani potrebbero essere pronti a rinunciare alla futura capacità di attaccare il continente nordamericano in cambio della normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti. Ciò potrebbe spiegare il discorso di Tillerson al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Ma se il segretario di Stato Rex Tillerson sembrava indicare un ammorbidimento della posizione degli Stati Uniti verso la Corea democratica, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, affermava, “La chiave per risolvere la questione nucleare sulla penisola non è nelle mani cinesi. È necessario mettere da parte il dibattito su chi debba compiere il primo passo e smettere di discutere chi abbia ragione e chi torto. Ora è il momento di considerare seriamente la ripresa dei colloqui”. Sempre Wang Yi, in una conferenza stampa con il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel, affermava “Certamente crediamo che i continui test nucleari violino le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ma effettuare esercitazioni militari nella penisola coreana chiaramente non è n linea con lo spirito delle risoluzioni del Consiglio… riguardo la probabilità di una guerra, anche una minima probabilità non è accettabile. La penisola coreana non è il Medio Oriente. Se la guerra esplodesse, le conseguenze sarebbero inimmaginabili“, tracciando così la linea rossa che gli Stati Uniti non devono attraversare. Inoltre, il Quotidiano del Popolo avvertiva, “La forza non porterà da alcuna parte; dialogo e negoziati restano l’unica soluzione. È indispensabile che tutte le parti interessate considerino la proposta della Cina: sospensione dei test nucleari da parte della RPDC e cessazione delle esercitazioni militari congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud. Altre parole aspre e confronti militari non beneficeranno né Stati Uniti né RPDC. Se le parti possono inviassero segnali positivi, il problema potrebbe avere una probabile soluzione”. Lungi dall’essere disposta a considerare ulteriori sanzioni contro la Corea democratica, la Cina chiede agli Stati Uniti d’impegnarsi immediatamente in colloqui diretti con la Corea democratica e che sospendano le esercitazioni militari con la Corea del Sud, in cambio della sospensione della Corea democratica di ulteriori test nucleari. Tillerson restava scioccato dalla risposta cinese, “Non negozieremo il nostro ritorno ai negoziati con la Corea democratica, non ricompenseremo le violazioni delle risoluzioni passate, né il cattivo comportamento nei colloqui”. Ma il Viceministro degli Esteri russo Gennadij Gatilov sosteneva la Cina, dichiarando, “Una retorica bellicosa accoppiata a dimostrazioni di forza accanita hanno portato a una situazione in cui il mondo intero seriamente si domanda se ci sarà una guerra. Un pensiero sbagliato o un errore male interpretato porterebbero a conseguenze spaventose e deprecabili”. Gatilov osservava come la Corea democratica sia minacciata dalle esercitazioni militari congiunte statunitensi-sudcoreane e dall’arrivo delle portaerei statunitensi nelle acque della penisola coreana. Cina e Russia si oppongono allo schieramento del sistema antimissile statunitense in Corea del Sud, definito “sforzo destabilizzante” che danneggia la fiducia tra le parti sulla questione della Corea democratica. In sostanza, invece d’isolare la Corea democratica, gli USA si ritrovano la Cina accusarli di suscitare una crisi, e non solo Beijing si oppone alle pretese degli Stati Uniti di ulteriori sanzioni, ma rafforza il sostegno alla Corea democratica. Il Quotidiano del Popolo riportava, “Nonostante le tensioni sulla penisola, una guerra non è affatto imminente. Anche se il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo governo rimproverano alla RPDC il programma nucleare e missilistico, e sebbene la RPDC abbia risposto con parole e azioni nette, ci sono ancora segnali incoraggianti. Negli ultimi giorni, la RPDC non ha condotto alcun nuovo test nucleare. E il 26 aprile, segretario di Stato, segretario della difesa e direttore dell’intelligence nazionale degli USA dichiaravano congiuntamente che i negoziati sono ancora sul tavolo”.
Tornando al discorso di Tillerson alla sessione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, le sue parole dimostrano chiaramente che gli Stati Uniti non hanno altra scelta se non dialogare con Piyongiyang, e la necessità per l’amministrazione Trump, dopo la foia bellicosa delle ultime settimane, di avere la foglia di fico delle sanzioni cinesi per salvarsi la faccia prima di negoziare con la Corea democratica. Ma i cinesi, memori dell’oltraggio dell’attacco missilistico alla Siria, avvenuto mentre Trump incontrava il Presidente Xi Jinping, negano a Trump tale favore. Infatti, l’ambasciatore nordcoreano, d’accordo con i cinesi, neanche si degnava di partecipare alla sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per rispondere a Tillerson. Per loro hanno parlato Cina e Russia.
Il successo della Corea democratica nel programma missilistico e nucleare dimostra che possiede una seria base industriale e tecnologica comprendente chimica avanzata e fisica nucleare. Il successo della Corea democratica nel produrre cellulari e tablet intelligenti e la rete intranet nazionale “Kwangmyong”, indicano anche l’esistenza di un’industria informatica avanzata. Rodong Sinmun, quotidiano del Partito dei Lavoratori della Corea democratica, spiega la necessità del programma strategico per la Corea democratica, “Recentemente, il rappresentante statunitense alle Nazioni Unite, attaccando le giuste misure della RPDC per rafforzare la deterrenza nucleare, dichiarava che costituirebbero una minaccia per gli Stati Uniti e diversi altri Paesi, e che “Paesi compiono atti malvagi”, come la RPDC, non firmando la convenzione del bando delle armi nucleari o non attuandola. Ciò è una distorsione grossolana della realtà. Gli Stati Uniti distorcono e sfruttano deliberatamente la realtà per mutare il quadro in loro favore. Lo scopo è indicare la RPDC come nemica della pace e nascondere la verità sul terribile criminale nucleare e giustificarne le mosse per soffocare la RPDC. Non hanno merito e diritto di accusare le misure della RPDC per rafforzare la deterrenza nucleare, e neanche diritto di agitarsi sulla convenzione per il divieto delle armi nucleari. Gli USA cercano di convincere il pubblico che la denuclearizzazione del mondo non avviene a causa della RPDC. È un’accusa senza senso che ignora i motivi storici per cui la RPDC è stata costretta ad optare per le armi nucleari e rafforzarle qualitativamente e quantitativamente, e del perché è diventato necessario nel mondo disporre della convenzione sul divieto delle armi nucleari. Non sono altri che gli Stati Uniti che hanno costretto la RPDC ad accedere alle armi nucleari e sono sempre gli Stati Uniti che spingono costantemente la RPDC a rafforzarle qualitativamente e quantitativamente. La deterrenza nucleare della RPDC non minaccia gli altri, ma è un mezzo per difendere la sovranità del Paese dalla provocazione nucleare statunitense in ogni aspetto. La RPDC continuerà ad esercitare questo diritto con dignità, indipendentemente da ciò che altri possano dire”.
Infine, Trump si vantava di aver diviso la Cina dalla Russia nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nel tentativo di suscitare zizzania tra Beijing e Mosca; cosa confermata dal consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, H. R. McMaster, che in un’intervista dichiarava in preda al delirio, “Ciò che sappiamo è che rispondendo alla strage del regime siriano, il presidente Trump e prima signora hanno ospitato una conferenza straordinariamente vincente con il Presidente Xi e la sua squadra. E non solo hanno stabilito un rapporto molto caldo, ma… hanno lavorato sulla risposta alla strage da parte del regime di Assad nel voto alle Nazioni Unite. Penso che il Presidente Xi sia stato coraggioso nel distanziarsi dai russi, isolando russi e boliviani… E credo che il mondo l’abbia visto bene, in quale club volete essere? Il club russo-boliviano? Oppure nel club degli Stati Uniti, lavorando insieme sui nostri interessi per la pace e la sicurezza”. Un commento che illustra la miseria della diplomazia statunitense sotto Trump. “I cinesi chiarirono a Mosca la decisione di astenersi nel voto alle Nazioni Unite, prima della votazione. Dal loro punto di vista e da quello dei russi, la decisione della Cina di astenersi non significava molto. Non c’era possibilità che il progetto di risoluzione passasse perché la Russia aveva già fatto sapere che avrebbe posto il veto, mentre gli Stati Uniti avevano già rimosso i termini più offensivi nel progetto di risoluzione prima che venisse votato, cancellando la formulazione che accusava dell’incidente di Qan Shayqun il governo siriano, prima che avesse luogo una qualsiasi inchiesta… ciò che i cinesi intesero come semplice cortesia diplomatica verso Trump su un tema che per la Cina era secondario, tuttavia fu erroneamente interpretato dall’amministrazione Trump come passo della Cina contro la Russia. Chiaramente, sarebbe stato completamente diverso se la Cina avesse votato la risoluzione dopo che la Russia aveva fatto sapere che avrebbe votato contro. In quel caso sarebbe stato legittimo parlare di grave frattura sul tema siriano tra Pechino e Mosca. Tuttavia l’astensione non va interpretata così”. Comunque, come visto, l’atteggiamento dell’amministrazione Trump verso la dirigenza cinese e il tentativo puerile di dividere Cina e Russia, oltre alle minacce alla Corea democratica, non solo hanno spinto la leadership cinese a riaffermare la persistenza dei rapporti tra Cina e Russia, ma irritava la Cina, con il risultato visto al Consiglio di Sicurezza, dove la Cina sostiene espressamente le richieste nordcoreane sulla fine delle manovre militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, collegandole al programma strategico nordcoreano, passo contro cui gli Stati Uniti si sono sempre opposti. Inoltre, la realtà della cooperazione cinese e russa nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite veniva dimostrata appunto sulla questione della Corea democratica, con i russi che sostengono con nettezza la Cina, dimostrando un chiaro coordinamento tra dirigenze di Cina e Russia.Fonti:
The Duran
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La Russia guida la corsa alle superarmi

Andrej Akulov, SCF, 27/04/2017Mentre il regime di controllo delle armi attraversa tempi difficili, è in corso una corsa ai superarmamenti. Questo mese, gli Stati Uniti hanno mostrato capacità d’attacco di precisione a lungo raggio sulla Siria ed utilizzato anche la più potente bomba non nucleare in Afghanistan, il grande ordigno esplosivo aereo GBU-43B che può eliminare tutto entro un raggio di 1000 metri, ed iniziato a provare la nuova bomba nucleare B61-12 in Nevada. Una flotta di caccia furtivi F-35 è arrivata in Europa. Oggi, sistemi d’arma ad energia diretta sosterrebbero il vantaggio nell’attacco di precisione degli USA. Ma c’è un’area in cui gli Stati Uniti appaiono in ritardo. L’emergere delle armi ipersoniche rivoluziona seriamente l’equilibrio di potere globale. Ad esempio, quando diverrà operativa la nuova portaerei da 15 miliardi di dollari Ford, sarà vulnerabile ai missili ipersonici. Il 15 aprile la Russia testava con successo il missile da crociera ipersonico 3M22 Tzirkon da 5 tonnellate che vola ad otto volte la velocità del suono. “Durante le prove del missile, è stato confermato che la velocità di crociera arriva ad 8 Mach”, riferiva l’agenzia stampa russa TASS. Il missile ipersonico è un salto quantico tecnologico. Non richiede alcuna contromisura elettronica e traiettoria complessa. La velocità pura rende obsoleta ogni difesa antiaerea contemporanea. L’unico sistema di difesa aerea che può colpire obiettivi che volano a Mach 5-6 è il russo S-500. L’arma è progettata per essere trasportata da navi da guerra e sottomarini avanzati e modernizzati, come la classe Husky. La produzione del missile dovrebbe iniziare l’anno prossimo. Gli incrociatori lanciamissili a propulsione nucleare Admiral Nakhimov e Pjotr Velikij saranno i primi a ricevere la nuova arma nel 2018 e nel 2022 rispettivamente. La Marina prevede di dotare i due grandi incrociatori di dieci sistemi di lancio verticali 3S-14, ciascuno dotato di otto missili. L’aggiunta del 3S-14 permetterebbe ad ogni nave di trasportare ottanta missili da crociera.
Secondo la relazione “Vigilanza, Portata e Potenza Globale degli USA: Armi Manovrabili ad Alta Velocità”, presentata nel 2016 da un comitato di noti esperti del Consiglio di Studio sulle Forze Aeree dell’Accademia delle Scienze Nazionale, gli Stati Uniti perdono nella corsa tecnologica per sviluppare armi manovrabili ad alta velocità difensive e offensive. Il documento allarma sulla corsa agli armamenti in corso da svariati anni per sviluppare missili ipersonici per sistemi nucleari strategici e sistemi d’attacco convenzionali. Mark J. Lewis, presidente del comitato che ha prodotto la relazione, dichiarava che “gli Stati Uniti potrebbero affrontare la minaccia di una nuova classe di armi che combina efficacemente velocità, manovrabilità e quota che potrebbe sfidare vigilanza, portata e potenza di questa nazione“.
La Russia è leader nei velivoli ipersonici. Per esempio, nell’ottobre 2016 la Russia testò con successo l’Obekt 4202, un’avanzata testata planante. Il test fu condotto a mezzogiorno da un sito presso Jasnij, regione di Orenburg, negli Urali meridionali, e la testata raggiunse il poligono di Kura, in Kamchatka, nell’Estremo Oriente della Russia. Il velivolo planante ipersonico (HGV) vola soprattutto nella stratosfera piuttosto che nello spazio. Può manovrare durante l’avvicinamento ad alta velocità sul bersaglio, senza lasciare il tempo ai sistemi di difesa missilistica di rispondere. L’HGV può accelerare fino a 15 Mach (7 km al secondo). La testata fu realizzata usando solo componenti russe, compresi dispositivi di bordo, componenti elettronici e sistema di guida. Obekt 4202 va installato sul missile balistico intercontinentale di nuova generazione RS-28 Sarmat, capace di portarne 3. Mentre rispetto agli Stati Uniti spende dieci volte di meno per la difesa, compresa ricerca e sviluppo, la Russia ha prodotto armi che rendono inefficace la difesa missilistica degli Stati Uniti, permettendole al contempo un vantaggio tecnologico nel primo colpo. Questo è il momento in cui le fantasie si avverano. La Russia ha acquisito la tecnologia per creare autentiche armi ipersoniche, tra cui missili da crociera ipersonici e testate plananti per ICBM. La sua leadership mondiale nella corsa è confermata dai test riusciti. Nessuno altro è vicino alla produzione in serie.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina costringerà i sauditi a scaricare il dollaro?

L’Oriente è la peggiore minaccia al petrodollaro, e l’Arabia Saudita già guarda al commercio petrolifero in yuan
Russia Insider 27 aprile 2017Dovremmo salutare legami più stretti tra Arabia Saudita e Cina? Come scrive Asia Times,la lenta intesa tra Cina e Arabia Saudita completa l’alleanza sino-russa, i cui i vantaggi in primo luogo comporterebbero una minaccia reale al petrodollaro“. Mentre preferiremmo che l’Arabia Saudita scomparisse totalmente, se deve esistere, da un punto di vista pragmatico, probabilmente non andrebbe da alcuna parte, ma sarebbe assai utile al mondo se Riyadh scaricasse il dollaro e adottasse lo yuan. Non è così pazzesco come sembra. La Russia è uno dei principali partner energetici della Cina, avendo firmato accordi in yaun. A marzo, la Russia aveva nuovamente battuto l’Arabia Saudita quale primo esportatore di petrolio della Cina. Il mese scorso, re Salman d’Arabia Saudita assistette alla firma di accordi da 65 miliardi di dollari il primo giorno della visita a Pechino. Secondo Reuters, “l’Arabia Saudita ha cercato di aumentare le vendite di petrolio in Cina, secondo mercato petrolifero mondiale, dopo aver perso quote di mercato a favore della Russia l’anno scorso, lavorando principalmente con le prime tre compagnie petrolifere statali della Cina“.
Cosa succede se i sauditi decidessero di scaricare il dollaro e l’euro e adottare lo yuan, o anche l’oro?
Questa eccellente analisi di Andrew Brennan su Asia Times spiega perché la Cina rappresenta una minaccia seria al petrodollaro e come i sauditi reagiranno. Un estratto: “La Banca Centrale Russa ha aperto il suo primo ufficio estero a Pechino quale primo passo nella graduale introduzione dello standard di scambio in oro. Ciò avverrà finalizzando l’emissione dei primi prestiti federali denominati in yuan cinese e consentendo l’importazione di oro dalla Russia. Il governo cinese desidera internazionalizzare lo yuan e condurre scambi in yuan iniziando ad aumentare il commercio con la Russia. Adottano questi passi negli scambi commerciali bilaterali, nei sistemi di negoziazione nazionali, e così via. Tuttavia, quando Russia e Cina decisero il contratto bilaterale da 400 miliardi di dollari, la Cina volle pagare il gasdotto con obbligazioni del Tesoro in yuan e poi il petrolio russo in yuan. Questa evasione e dipartita senza precedenti dal regno del sistema monetario del dollaro statunitense, assume molte forme, ma una delle più minacciose sono i russi che scambiano lo yuan cinese in oro. I russi già adottano lo yuan cinese nelle vendite del petrolio alla Cina, ritornandoli alla Shanghai Gold Exchange per poi acquistare l’oro con i contratti futures denominati in yuan-oro, fondamentalmente un sistema di scambio e commercio. I cinesi sperano che iniziando ad assimilare i contratti petroliferi ai futures in yuan, facilitandone il pagamento in yuan la cui copertura avviene a Shanghai, si consentirà allo yuan di esser percepito quale valuta principale nel commercio petrolifero. I principali importatore mondiale (Cina) ed esportatore (Russia) prendono le misure per convertire i pagamenti in oro. Questo è noto. Quindi, chi sarebbero i più interessati al commercio in yuan? Naturalmente i sauditi. La necessità dei cinesi è che i sauditi vendano il petrolio alla Cina in cambio di yuan. Se la Casa dei Saud decide di perseguire tale scambio, le petromonarchie del Golfo seguiranno, quindi Nigeria e così via. Ciò minaccerà in modo fondamentale il petrodollaro. Ora, l’argomento è che se la Cina lo farà, colpirebbe le proprie esportazioni, ma essa già intenzionalmente passa da produttore ed esportatore ad economia di servizi e consumi interni. Si guardi il settore tecnologico della Cina, il settore dell’e-commerce e altri interni che creeranno un grande mercato di servizi dalla crescita solida. Un secondo argomento in controtendenza è che forse la Cina non vuole che lo yuan sia una moneta di riserva mondiale ma solo una forte; una moneta basata sull’oro. Avere una nota commerciale d’oro non pregiudicherebbe le esportazioni cinesi, in quanto la Cina trasforma proprie economia ed esportazioni future. Anche Pechino potrebbe aver pensato che se l’Arabia Saudita venisse persuasa a scambiare in yuan o yuan-oro, Corea del Sud e Giappone potrebbero seguirla, perché entrambi cercano di staccarsi dal dollaro statunitense. Cina e Iran sono stati i primi ad iniziare a bypassare il dollaro, seguiti dalla Russia che elude il sistema SWIFT e poi l’India che si allontana dal dollaro statunitense ed avvia accordi commerciali bilaterali. Cina e Giappone passano direttamente al commercio, come hanno fatto Giappone e India, saltando il dollaro. L’utilizzo di sistemi di pagamento alternativi come oro, yuan, rupie, rubli e altri soldi, fiat e non, per sfuggire a possibili sanzioni e crisi del dollaro USA, o suo declino, è favorito.

Quale declino?
Ebbene, possiamo vedere il ciclo storico Est-Ovest, il baby-boom occidentale, la crescente diseguaglianza nella distribuzione delle ricchezze, il rapporto tra debito interno con la percentuale di reddito disponibile e, per voi appassionati di storia, l’onda di Kondratiev è al culmine scendendo come onda deflazionistica.

Aspettarsi cosa?
Bene, tutti questi cicli menzionati sono ricadute economiche. Tutto indica il declino dell’occidente e l’Oriente in ascesa. Ma possiamo ugualmente biasimare le politiche di alleggerimento dei banchieri centrali stampando prosperità. L’idea è una falsità che avvantaggia solo le classi più ricche e non può sconfiggere la pressione ciclica. Si ha un mutamento nei sistemi monetari mondiali. L’economia cinese ha iniziato la ristrutturazione economica e si concentra su produzione e servizi nazionali. L’amministrazione Trump pensa che l’indebolimento del dollaro statunitense contribuirà alle esportazioni degli USA ed anche a farne crescere l’economia (o a “crescere” entro l’attuale sistema monetario). Tuttavia, il dollaro sopravvalutato ha sovvenzionato il costoso “stile di vita americano”, e qualsiasi indebolimento avrà ora effetti negativi. Gli Stati Uniti devono anche ristrutturare la propria economia basandosi sulla produzione. Non possono più continuare a gestire un’economia basata sul debito importando tutte le merci che non producono. È l’insostenibile e continuo errore di molti. La ricchezza del mondo va ad est. Il petrodollaro è l’ultimo relitto di tale “stile di vita americano” amato dall’America media, e se i buoni del tesoro d’oro volano e lo yuan passa a gestire il flusso di petrolio, gli Stati Uniti saranno scioccati quando all’Arabia Saudita piacerà il bigliettone rosso quanto quello verde, o peggio ancora, il metallo giallo, molto del quale va ad est.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio a Parstoday: Corea del Nord, strategia di Trump per piegare la Potenza cinese (AUDIO)

Teheran – Pars Today ItalianAlessandro Lattanzio, saggista e analista delle questioni politiche internazionali, e’ stato intervistato dalla nostra Redazione. Lattanzio parlando ai nostri microfoni ha esaminato vari aspetti della farsa mediatica occidentale contro la Corea democratica e le strategie di Trump contro Pyongyang e Pechino.
Per ascoltare la versione integrale dell’intervento di Alessandro Lattanzio potete cliccare qui.

La svolta: India, Pakistan e Iran verso l’organizzazione di Shanghai

Covert Geopolitics, 23 aprile 2017Pakistan e India sono Paesi nucleari bloccati da decenni di intrighi indotti dall’occidente. Ciò finirà presto quando i due nemici siederanno con gli altri aderenti all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) guidata dalla Cina, una delle organizzazioni che attuano il progetto “Fascia e Via” volto a rilanciare l’antica Via della Seta che permise lo scambio di beni e cultura in Eurasia dal 120 aC al 1450 dC. Considerando che la “B” dei BRICS è compromessa dal golpe di Wall Street di un anno fa, il gruppo può estendersi attraverso la SCO, e permette a India e Pakistan di parlarsi su come collaborare in modo mutualmente vantaggioso è davvero gradito.
Lavrov ritiene che l’adesione di India e Pakistan alla SCO “farà storia”
L’adesione di India e Pakistan all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) farà storia e aumenterà l’influenza globale dell’organizzazione, dichiarava il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dopo la riunione di Astana del Consiglio dei Ministri degli Esteri della SCO. “Abbiamo considerato un pacchetto di documenti per l’approvazione dai capi di Stato; innanzitutto, questi documenti riguardano le decisioni per completare il processo di adesione di India e Pakistan”, ha detto il diplomatico russo. “Non sarebbe esagerato dire che sarà un evento storico che aumenterà l’influenza globale dell’organizzazione. Dopo che India e Pakistan aderiranno, la SCO comprenderà il 43% della popolazione mondiale, mentre gli Stati aderenti rappresenteranno il 24% del prodotto interno lordo globale”. Lavrov affermava che la riunione fu “decisiva per i preparativi del prossimo vertice della SCO” previsto per l’8-9 giugno nella capitale del Kazakistan Astana. La dichiarazione relativa all’istituzione dell’Organizzazione della cooperazione di Shanghai fu scritta nel giugno 2001 dai sei Stati fondatori: Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Afghanistan, Bielorussia, India, Pakistan, Iran e Mongolia hanno attualmente lo status di osservatori mentre Sri Lanka, Turchia, Azerbaigian, Armenia, Cambogia e Nepal di partner del dialogo. Il processo di adesione di India e Pakistan iniziò nel 2015”. (TASS)
Il capo diplomatico della Russia dice che l’Iran soddisfa pienamente i criteri di adesione della SCO
L’Iran ora soddisfa pienamente i criteri d’adesione all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, secondo il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dopo la riunione dei Ministri degli Esteri della SCO. “L’Iran è vicino (all’adesione alla SCO). Molti hanno detto così oggi. Ha risolto tutti i problemi legati alle sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha detto Lavrov. “Ora è in piena conformità con i criteri di adesione alla SCO. Speriamo che i capi di Stato possano considerare l’avvio della procedura per la piena adesione dell’Iran, ad Astana, a giugno”. Tra gli altri documenti discussi dai ministri degli esteri della SCO, Sergej Lavrov ha scelto un progetto di convenzione per contrastare l’estremismo. “Si tratta di un documento molto importante e innovativo che formula per la prima volta i compiti per contrastare l’ideologia estremista, l’estremismo come fenomeno che pregiudica la stabilità dei Paesi”, ha detto. Speriamo che anche questa convenzione sia approvata dai leader dei nostri Paesi“. (TASS)
Oltre a contrastare l’estremismo, prevede la condivisione dell’intelligence e l’adozione di azioni coordinate contro chi sostiene il terrorismo in ogni Stato aderente, la dimensione delle rispettive economie e popolazioni sarebbe una forza formidabile da affrontare.
Il presidente kazako favorevole all’ammissione di India, Pakistan e Iran alla SCO
L’eventuale ammissione di India, Pakistan e Iran all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) è un passo importante nello sviluppo dello spazio economico eurasiatico, ha detto alla TASS il Presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbaev. In un’intervista con il Primo Vicedirettore Generale della TASS Mikhail Gusman, il leader kazako ha dichiarato: “L’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai è un’organizzazione molto importante nello spazio eurasiatico… Ora c’è un passo molto importante, a Tashkent accoglieremo nuovi aderenti: India e Pakistan. Dopo di che considereremo i termini dell’ammissione dell’Iran… è una risposta alla sfida dei tempi“. (TASS)
Gli intrighi politici sono vanificati ora che i giganti si parlano pacificamente. Questo non va bene per la grande scacchiera di Zbigniew Brzezinski che preferisce la balcanizzazione degli Stati eurasiatici affinché la mafia khazara possa sfruttarne le enormi riserve di gas e petrolio. Con Cina e Russia che avviano una pacifica collaborazione e proteggono la regione dallo sfruttamento occidentale, vi è solo il completo crollo dell’egemonia occidentale. Questa è la ragione del gioco delle continue accuse alla Russia sui media occidentali. Trump, d’altra parte, è lacerato tra cooperazione con la Cina e sua definizione di manipolatore di valuta. La sua confidente Ivanka Trump, che ha ammesso di averlo spinto a lanciare i missili da crociera di Tomahawk sulla Siria, ha un conflitto di interessi lavorando alla Casa Bianca e trafficando con la Cina allo stesso tempo.
La famiglia Trump s’è impegnata a mantenere i vasti interessi finanziari separati dal governo. Ma si è già manifestato un possibile conflitto di interessi della figlia e confidente del presidente Ivanka Trump. La Cina approvò provvisoriamente affari potenzialmente lucrosi il giorno in cui lei e il presidente Trump cenavano con il presidente cinese presso la proprietà nel sud della Florida” (CBS).
Non solo, Trump ha interessi finanziari in Cina.
Il presidente Trump ha avuto l’approvazione preliminare per registrare 38 nuovi marchi in Cina tra cui ristoranti e pubblicità, interessi commerciali che potrebbero aggiungere possibili conflitti critici. Come uomo d’affari, Trump ha accumulato un vasto portafoglio di marchi nel mondo, e cerca di proteggere i propri marchi e prodotti. Questi marchi a volte si scontrano con la visione di presidente populista che sostiene la strategia “America First”. La Cina è tra i maggiori obiettivi dei suoi futuri affari, incluse gli ultimi, le sue aziende hanno depositato almeno 130 marchi in Cina dal 2005 per ristoranti, bar, alberghi, servizi di intermediazione, consulenza pubblicitaria e amministrativa”. (NYTimes) L’uomo è dappertutto. Ha solo tratto profitto aumentando il valore delle azioni della Raytheon dopo i massicci bombardamenti in Siria. Potremmo perdonare tutto se solo avesse perseguito il “drenaggio della palude”. Ma finora solo i fanatici trumpisti continuano a sognare che ciò sia davvero “dietro le quinte”. Ma non è ciò che accade ai nostri occhi.
Stati Uniti: ‘Senza dubbio’ il cattivo del giorno ha brandito le armi
Mattis: ‘Il regime siriano ha senza dubbio armi chimiche’
“Non c’è dubbio nella mente della comunità internazionale che la Siria mantenga armi chimiche in violazione dell’accordo e della dichiarazione di rimozione. Non c’è più dubbio”, ha detto Mattis ai giornalisti”.
Testo integrale del discorso di Dick Cheney del 27 agosto 2002
Semplicemente non c’è dubbio che Sadam Husayn abbia armi di distruzione di massa. Non c’è dubbio che li raccolga per usarle contro i nostri amici, i nostri alleati e noi. E non c’è dubbio che le sue aggressive ambizioni regionali lo porteranno a scontri futuri con i suoi vicini…
Chi non conosce la storia è destinata a ripeterla” – Edmund Burke.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora