Sulle tracce di Trebitsch-Lincoln, triplo agente

Bernard Wasserstein, NY Times 8 maggio 1988
Bernard Wasserstein insegna storia alla Brandeis University, è l’autore di The Secret Lives of Trebitsch Lincoln.

Trebitsch-Lincoln, il 10 ottobre 1919

Trebitsch-Lincoln, il 10 ottobre 1919

Non posso dire quando ho sentito parlare di Trebitsch-Lincoln. Era uno di quei tipi, noti ai loro tempi, che affondarono rapidamente nel dimenticatoio dopo la loro morte, e a volte appaiono brevemente nelle note storiche. Credo che il profilo della bizzarra storia di Trebitsch-Lincoln mi fu raccontato alcuni anni prima a Gerusalemme dal direttore dell’Encyclopedia Judaica, Geoffrey Wigoder, la cui conoscenza enciclopedica di tali sentieri storici è senza pari. Da lui sentì, con incredulità, della nascita nel 1879 di Ignácz Timoteo Trebitsch in una piccola città di provincia dell’Ungheria, delle sue conversioni dal giudaismo a varie sette del cristianesimo e poi al buddismo, dei suoi vagabondaggi dall’Ungheria alla Cina, dell’adozione del nome Lincoln (il primo di più di una dozzina di nomi di battaglia), della sua elezione alla Camera dei Comuni inglese e della sua attività di spia tedesca in entrambe le guerre mondiali. Ma, nonostante la natura fantastica del racconto, poco ne rimase nella mia memoria se non il vago ricordo di un uomo in qualche modo coinvolto in qualcosa di scandaloso (…)
MPUn tardo pomeriggio dell’agosto 1984 rimasi imprigionato nella Bodleian Library dell’Università di Oxford per le forti piogge, un evento non insolito a Oxford ad agosto. Non avendo nulla da fare, ed essendo troppo tardi per ordinare altri libri, navigai tra i testi estremamente noiosi che il bibliotecario della Bodley metteva a disposizione sullo scaffale aperto. L’occhio mi cadde sui circa cento volumi rossi e verdi dell”’Indice della corrispondenza generale del Ministero degli Esteri”, letteratura, in ogni caso, adatta per uno storico in un pomeriggio piovoso. Per dei meccanismi psicologici che non mi sono ancora chiari, decisi di cercare il nome Trebitsch-Lincoln. Iniziai a leggere in attesa che la tempesta passasse. Questo più di tre anni fa, e la tempesta non è ancora passata. Cercando a caso m’imbattei nelle voci su Trebitsch quasi ogni anno, tra il 1921 e il 1938. Queste erano spesso di natura piccante, ed allettanti per la loro brevità. Così la voce 1923: “LINCOLN, Trebitsch (alias Patrick Keelan) attività connesse con la deputazione cinese del generale Ludendorff nelle relazioni sino-tedesche”, o del 1924 ‘‘LINCOLN, Trebitsch (alias Trautwein) vende presunti falsi piani militari tedeschi alle autorità francesi”. Quando passai ai volumi sugli anni ’30, l’arena delle attività sembrò cambiare. 1931: “divenuto prete buddista“. 1937 “attività di propaganda giapponese”. 1938 “attività in Tibet”. Alle 19:00 la biblioteca chiudeva e fui cacciato sotto la pioggia. In bicicletta riflettei sul significato dei frequenti cambiamenti di nome, spostandosi apparentemente dall’Europa all’Estremo Oriente e sull’appariscente combinazione di intrighi religiosi e politici. Mentre ci pensavo in quel fine settimana, mi sembrò opportuno ritenere l’uomo un colorito ma secondario truffatore e avventuriero. Ma la settimana dopo, trovandomi nel Public Record Office (l’archivio nazionale inglese) di Kew, decisi di controllare i dossier del Foreign Office per scoprire se le voci sensazionali dell’indice fossero riflesse nei documenti del governo. La lunga esperienza con tali materiali (molti dei quali triturati dalle “mondine” del governo, la cui capacità distruttiva avrebbe fatto vergognare anche il Tenente-Colonnello Oliver North) mi insegnò ad essere molto scettico sul trovare qualcosa. Con mio grande stupore scoprì che le voci dell’Indice erano la punta dell’iceberg enorme della documentazione governativa inglese su Trebitsch-Lincoln, risalente al 1906. Il contenuto, tuttavia, non placò la mia curiosità. Se non altro, aumentò la mia perplessità, aprendo una finestra in un mondo su attività cospirative esotiche e contorte, tanto che sembrava impossibile distinguere la verità da voci, propaganda o guerra psicologica.
Tornai ad Oxford più perplesso che mai, perplesso sul motivo per cui molti governi s’interessarono a costui per più di tre decenni, chiedendomi se davvero valesse la pena perdere tempo per scoprirne qualcosa. Decisi di bandire Trebitsch-Lincoln dalla mia mente fin quando una seconda scoperta casuale mi sprofondò nei suoi affari. Ancora una volta accadde alla Bodleian Library, dove ero tornato con l’intenzione di dedicarmi alle miei vocazioni scientifiche più convenzionali. Passando un giorno nella sala di lettura del Duca Humphrey, il cuore della biblioteca, mi capitò di ricordare di aver letto da qualche parte che la Bodleian aveva appena acquisito l’archivio di qualche società missionaria; Trebitsch, mi ricordai, fu brevemente missionario in Canada al volgere del secolo. Feci delle indagini e finì dritto verso l’orribilmente brutto edificio della Nuova Bodleian, dove erano conservate moderne carte storiche. Fu un gran colpo lungo. Dopo tutto, centinaia di società missionarie erano esistite e sembrava improbabile, per non dire altro, che qualsiasi documentazione su un missionario oscuro che operò per breve tempo a Montreal, nel 1900, dovesse spuntare ad Oxford otto decenni più tardi. Trovai che i documenti della Società di Londra per la promozione del cristianesimo tra gli ebrei erano da poco stati depositati nella Nuova Bodleian ed erano disponibili ai lettori. La società aveva mantenuto una sezione canadese, di cui alcuni fasci di carte erano ancora esistenti. Con mio grande stupore scoprì che includevano un resoconto dettagliato ed estremamente circostanziato della breve carriera nella società del “reverendo IT Trebitsch”. Questi documenti contemporanei davano un quadro vivido dei suoi wrestling spirituali, nonché di alcune prime irregolarità finanziarie della sua vita. Per la prima volta capì che avevo cominciato a penetrare la cortina rocciosa e magniloquente dietro cui Trebitsch, nella sua successiva carriera di spia, nascose il suo vero sé. È vero, tali carte da sole non sono davano la chiave del mistero della sua personalità. Ma mi convinsero che vi era un problema di psicologia storica utile da dipanare. Ciò che in un primo momento era curiosità divenne vero e proprio interesse; e alla fine, devo confessare, ebbi un’ossessione virtuale nel strappare via il velo che avvolgeva la verità su Trebitsch.
md19115127774Nel successivo anno passai da storico a detective, spulciando archivi, affliggendo bibliotecari e facendo domande in più di una dozzina di Paesi. Potei convincere le recalcitranti autorità ungheresi a mettermi a disposizione i dati della polizia di Budapest che rivelarono la precoce carriera di Trebitsch quale criminale minorile. Utilizzando le misere disposizioni del Freedom of Information Act, ottenni centinaia di fotocopie dei fascicoli di FBI, CIA e altre agenzie di intelligence statunitensi. Una scappatoia alle leggi inglesi molto più severe che disciplinano l’accesso ai documenti ufficiali, mi permise di vedere i dossier chiusi del Ministero degli Interni (tra cui certe carte di Scotland Yard e MI5) riguardanti Trebitsch. Così potei costruire un quadro autentico e verificabile della sua vita, sicuramente la più straordinaria vita nella storia dello spionaggio moderno. Ma un aspetto fondamentale continuava a sfuggirmi. A parte un paio di frammenti raccolti dagli archivi dell’Accademia drammatica di Budapest, possedevo poche informazioni attendibili sulla giovinezza di Trebitsch. Come potevo spiegare il suo successivo sviluppo senza un qualche esame delle influenze formative sul personaggio, dalla famiglia e dall’ambiente primitivo? Per un certo periodo ignorai tali problemi, confortandomi con l’ariosa licenza di Evelyn Waugh (nella sua autobiografia, ”A Little Learning”) sulla nozione comune che gli eventi della prima infanzia determinano la vita adulta. Sarebbe davvero utile, dopo tutto, sapere se Freud sapesse andare in bagno a un anno, se Einstein fosse lunatico a 2 anni, o che il piccolo Niccolò Machiavelli manipolasse senza scrupoli i suoi compagni di gioco a 3 anni? Anche se tali informazioni fossero disponibili, sarebbe un rischioso approccio che cadrebbe nella trappola del senno del poi, dando un falso significato ad eventi banali solo per via di una connessione superficiale coi caratteri da adulto? Tuttavia, tale lacuna mi dava fastidio e persi tempo a colmarla. Accadde che corrispondessi per qualche tempo con John Greppin, un esperto di linguistica armeno che insegna alla Cleveland State University in Ohio. Il tema della nostra corrispondenza era l’etnografia degli zingari palestinesi. Nell’ottobre 1984, quando ebbi un’assegnazione temporanea a Gerusalemme, scrissi a Greppin per fornirgli qualche informazione banale sugli zingari locali. Nel frattempo, scoprì che un fratello di Trebitsch-Lincoln era emigrato intorno al 1910 dall’Ungheria negli Stati Uniti e si era stabilito a Cleveland, dove fondò un giornale socialista ungherese. Altro non sapevo, ma pensai che valesse la pena chiedere a Greppin se non fosse possibile rintracciare eventuali discendenti di quest’uomo che potessero ancora vivere a Cleveland. Cosa Greppin (che non ho mai incontrato) fece con tale strana richiesta non lo so. Ma evidentemente era una persona tollerante dalle rare risorse. Per giro di posta seppi che a Cleveland infatti viveva una donna, di 80 anni, nipote di Trebitsch-Lincoln. Non solo rispose alle mie tante domande, ma anche molto generosamente mi diede la copia di un manoscritto su suo padre, suo zio e la famiglia Trebitsch che scrisse quando era studentessa al college negli anni ’20. Un po’ più tardi una coincidenza non meno miracolosa mi aiutò ulteriormente. Una sera, in un concerto al Teatro di Gerusalemme, incontrai la mia vecchia amica Elizabeth Eppler, un’autorità sulla storia degli ebrei d’Ungheria, da poco stabilitasi a Gerusalemme. Quando le dissi che stavo scrivendo un libro su Trebitsch-Lincoln, rispose pescando dalla borsetta l’indirizzo di un altro suo nipote, di ’90 anni, la cui figlia, mi disse, era stata una delle sue più grandi amiche. Disse anche che viveva a Londra un’altrettanto venerabile nipote di Trebitsch. Quando tornai nel Regno Unito poco dopo, ebbi il piacere d’incontrare queste persone. Entrambe ricordavano lo zio con notevole precisione e chiarezza. Dato che l’avevano conosciuto bene (e nel caso della nipote aveva anche lavorato con lui durante la breve carriera di promotore di una compagnia petrolifera rumena), la loro testimonianza fu preziosa. Inoltre, grazie a loro fui presentato alla nipote di Trebitsch che, durante il pranzo nel suggestivo ristorante che lei e suo marito dirigono a Greenwich, mi diedero le informazioni più cruciali.
BuddhistCombinando le nuove prove datemi dai parenti di Trebitsch con quello che già sapevo da altre fonti, potei tentare di tracciare almeno i contorni di un resoconto dell’infanzia e dell’adolescenza, e delle sue prime esperienze nell’odissea ribelle da adulto. La mia ricerca su Trebitsch Lincoln mi portò ancora più lontano dalla mia solita strada. Non mi aspettavo, quando vedi per la prima volta il nome di Trebitsch nella Bodleian Library, che un anno dopo sarei finito sommerso dai registri della Special Branch della Polizia Municipale di Shanghai, per non parlare che tali documenti avrebbero completato l’insieme fondamentale degli indizi che mi permisero finalmente di svelare il mistero di Trebitsch-Lincoln. Scoprii esattamente come passò da una vita di studente bohemien a Budapest a una missione presbiteriana a Montreal; come fu eletto deputato liberale nel Parlamento inglese a Darlington; come le sue speculazioni sul petrolio rumeno furono un disastro; come defraudò i suoi benefattori inglesi e divenne un agente doppio (o meglio triplo) durante la prima guerra mondiale; come fuggì negli Stati Uniti, dove fu arrestato e come evase dal carcere di Brooklyn, sconcertando ed esasperando la polizia eludendo la cattura, come sfacciatamente insultò e sfidò i suoi aspiranti carcerieri dalla stampa di New York; come tornò in Europa, dove apparve quale membro del governo golpista di destra del tedesco Wolfgang Kapp, nel 1920; come incontrò il giovane Hitler, che si era precipitato da Monaco di Baviera per partecipare al putsch; come, dopo il crollo del colpo di Stato, riunì reazionari tedeschi, ungheresi e russi per formare l”’internazionale bianca”, un equivalente di destra della Terza Internazionale di Lenin dedita alla causa rivoluzionaria nel mondo; come poi tradì i suoi complici cospiratori fuggendo in Cina, dove fu nominato abate di un monastero buddista, sprofondando tra gli intrighi politici in Tibet e Cina del nord; e come, infine, nell’ultima e più straordinaria fase della sua vita, riemerse dalla penombra inquietante della guerra, questa volta nella Shanghai occupata dai Giapponesi, nel vecchio ruolo di agente segreto dei nazisti e dei giapponesi. Al di là della storia picaresca di un uomo che poteva confondere David Lloyd George, J. Edgar Hoover e Heinrich Himmler, cercai di raggiungerne una piena comprensione. Il nucleo del mistero mi sembrava l’enigma della vita interiore di Trebitsch. A chi, se c’era, andava la sua lealtà? Chi fu davvero? Con quale coscienza continuò a lavorare per l’Asse mentre il figlio veniva torturato dai giapponesi a Java e il fratello assassinato ad Auschwitz? Sulla base delle mie tante fonti ho potuto ricostruire questa dimensione nascosta della personalità per spiegarne l’illusione messianica che alla fine l’inghiottì.
La parte finale della vita di Trebitsch-Lincoln fu dominata da un grave psicosi maniaco-depressiva che produsse fasi di tristezza, pessimismo e paranoia che si alternarono da una parte con onnipotenza, superiorità, euforia, esaltazione gregaria dall’altra. Il ciclo di stati d’animo si tradusse in periodi di ritiro monacale e di disperazione, seguiti da fasi maniacali di iperattività, pretese profetiche e follie compulsive da grandeur politica. La sindrome maniaco-depressiva messianica è la chiave per spiegare la vita di Trebitsch-Lincoln, ed in particolare del legame tra la sua visione interna del mondo e la realtà. Ma non può essere semplicemente liquidato come un pazzo. Al contrario, la cosa notevole di lui, e commento più eloquente sul mondo in cui viveva, è che poté operare su un piano di razionalità apparente durante la carriera di truffatore. In caso contrario, come poté essere eletto al Parlamento inglese? Come poté essere nominato membro del governo tedesco? Come poterono i vertici della gerarchia buddista della Cina accettarlo tra loro con affetto e orgoglio? Durante la seconda guerra mondiale, anche il massimo agente della Gestapo in Estremo Oriente, il Colonnello delle SS Joseph Meisinger (un nazista convinto che fu giustiziato nel 1947 per crimini di guerra e che si vantava di non fidarsi di nessuno, ”A volte ho anche dubbi su di me!”), accettò le pretese fantastiche di Trebitsch con una credulità ingenua. Meisinger raccomandò l’assunzione di Trebitsch nella sua rete di agenti e fu coinvolto in una polemica sulla questione coi vertici dell’apparato della sicurezza nazista a Berlino. Lungi dall’essere uno svantaggio, la specifica forma di follia di Trebitsch lo fece andare avanti nel mondo dei grandi dittatori, un mondo in cui la follia aveva un ascendente su grandi porzioni di umanità. Trebitsch-Lincoln morì a Shanghai nell’ottobre 1943. Tuttavia, anche nella morte, conservò la capacità di stupire, e suppongo sia possibile possa ancora uscire dalla tomba nel cimitero municipale di Shanghai, sotto forma di cassetta con carte postume, che contraddicano tutto ciò che ho scoperto su di lui. Fermo restando una vaga possibilità, capì, alla fine delle mie ricerche, che le mie indagini d’archivio e la mia caccia spietata ai testimoni, insieme ad alcuni eccezionali colpi di fortuna, avevano reso accessibile l’approccio alla vera storia di un falso messia.

Trebitsch-Lincoln a Belrino nel 1932

Trebitsch-Lincoln a Berlino nel 1932

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Invasione turca della Siria dimostra che Erdogan non è amico della Russia

Russia e Turchia: fine del riavvicinamento?
Alexander Mercouris, The Duran 26/8/2016

L’incursione turca in Siria non rovina il recente riavvicinamento russo-turco perché era solo un riavvicinamento limitato, non un riallineamento. Nel frattempo la Russia lavora sodo per conciliare il governo siriano coi curdi.

putin-erdogan-meeting-in-st-petersburg-1470746183-5833L’incursione turca in Siria e la cattura di Jarablus sono state interpretate da alcuni per definere il riavvicinamento russo – turco una farsa. Secondo questo punto di vista, Erdogan, dopo aver ottenuto concessioni da Putin al vertice di San Pietroburgo, non ha perso tempo a far cadere la maschera, ancora una volta, tradendo l'”amico” russo invadendo la Siria. A mio parere ciò è il prodotto delle alte aspettative di molti sul riavvicinamento russo-turco. Come ho detto in molte occasioni, era un riavvicinamento non un riallineamento. La Turchia sarebbe stata arrabbiata con gli Stati Uniti per il colpo di Stato, fatto reso chiaro dalla decisione di Erdogan d’inviare solo il vicesindaco di Ankara ad accogliere il vicepresidente Biden all’arrivo ad Ankara, ma non ha cessato di essere alleata di Stati Uniti e NATO. Né vi è alcun motivo di pensare che i russi ritengano l’incursione turca in Siria un “tradimento”. Affinché ci fosse un “tradimento”, Erdogan avrebbe dovuto ingannare i russi sulle sue intenzioni in Siria. Al contrario Erdogan non ha mai, in alcun momento, detto che le sue politiche o intenzioni in Siria erano cambiate. Invece ha sempre detto, e ha continuato a dirlo fino alla vigilia del vertice di San Pietroburgo, che la sua politica in Siria è invariata. Esige ancora che il presidente Assad se ne vada e vuole ancora il cambio di regime in Siria. Ha anche detto che non considera Jabhat al-Nusra, affiliata ad al-Qaida, un’organizzazione terroristica. Vedasi la mia discussione dettagliata qui.
Ripeto: ciò che è successo a San Pietroburgo è stato rattoppare le relazioni tra Russia e Turchia, portandole più o meno a dove erano prima dell’abbattimento del Su-24 nel novembre dello scorso anno (Mercouris qui è ottimista, fin troppo NdT). Un certo numero di accordi economici furono concordati a grandi linee, ma niente mutamenti geostrategici, nulla è stato promesso o richiesto o previsto (dai russi), ed era irragionevole aspettarselo. Come spesso accade, i turchi dicono di aver informato i russi dell’intenzione di occupare Jarablus, e che i russi gli hanno dato il via libera. È plausibile. I russi sanno che per la Turchia l’istituzione di una zona autonoma controllata delle YPG curde al confine con la Siria è inaccettabile, e che agiranno con decisione per impedirlo. A meno di andare in guerra con la Turchia, la Russia non può impedirlo e non ha alcun motivo di offendere i turchi, cercando di farlo. Il punto chiave da capire dell’incursione turca è che non si tratta di aree della Siria controllate dal governo siriano. Tutta la zona è controllata da YPG o SIIL. Né questa area è fondamentale per la sopravvivenza del governo siriano. Il governo siriano dipende dalla presa su Damasco e Aleppo, sulle città centrali di Hama e Homs, sulla regione chiave di Lataqia e, infine, dalla riconquista delle città e provincia di Idlib. Se il governo siriano realizza tutto questo, allora avrà assicurata l’esistenza, obiettivo deciso dai russi quando intervennero in Siria lo scorso anno. Nel frattempo i russi senza dubbio calcolano, come fanno i siriani, che il nord-est della Siria può essere lasciato a se stesso, e che ciò che i turchi vi combineranno, lontano dai campi di battaglia chiave nelle province di Damasco, Aleppo ed Idlib, alla fine in termini militari e strategici semplicemente non importa. Anche se può sembrare spietato, è il tipo di calcolo spietato che a volte va fatto in guerra. Ciò non significa che i russi si disinteressano completamente di ciò che accade nel nord-est della Siria. Tuttavia il centro della loro preoccupazione non sarà l’incursione turca. Piuttosto è la recente rottura delle relazioni tra il governo siriano e la milizia curda YPG.
Mentre le YPG non hanno un ruolo decisivo nei combattimenti in Siria occidentale, erano un utile alleato dell’Esercito arabo siriano nei combattimenti ad Aleppo e ad est, contro lo SIIL. L’Esercito arabo siriano già gravemente sovraesteso non ha bisogno di altri nemici, e i russi vorranno evitare che le attuali tensioni tra Esercito arabo siriano e YPG degenerino in combattimenti aperti. Che ciò sia per i russi la questione chiave nel nord-est della Siria, oggi, è stato appena confermato dalla conferenza al Ministero degli Esteri russo di Maria Zakharova, l’efficace portavoce del ministero degli Esteri della Russia, “Per quanto riguarda la situazione ad Hasaqah in Siria, siamo estremamente preoccupati per l’escalation nella città tra truppe governative e milizie curde. La Russia ha adottato misure attive su diversi canali con l’obiettivo d’impedire scontri fratricidi. Sollecitiamo le parti a mostrare moderazione, saggezza, coscienza politica, responsabilità e a sviluppare la consapevolezza che tutti i patrioti hanno un solo nemico comune, i terroristi. E’ ovvio che il terrorismo sia una minaccia per tutti i siriani che condividono un unico obiettivo, salvare la Siria, in cui tutti i cittadini indipendentemente da etnia o religione vivano tranquilli“. I russi hanno agito su tali motivi (come dice Zakharova) adottando azioni positive sul terreno, cercando di mediare tregue tra governo siriano e YPG ad al-Hasaqah e ad Aleppo, finora va detto solo con risultati alterni. I russi hanno leve su entrambe le parti. Il governo siriano è ora completamente dipendente dalla Russia, mentre la Russia è l’unica potenza che continua a mostrare una certa simpatia per le richieste di autonomia delle YPG. Non più tardi di aprile, in un momento in cui i rapporti tra Russia e Turchia erano ancora pessimi, i russi chiedevano che i curdi fossero rappresentati separatamente ai colloqui di pace di Ginevra. I russi non hanno ceduto su questa posizione. Senza dubbio ricorderanno alle YPG che se vogliono un ruolo nei negoziati, e quindi un ruolo nel decidere il futuro della Siria, in una regione ostile, avranno bisogno del sostegno russo. In una situazione così gravida non è irragionevole che i russi accettino tranquillamente un’incursione turca che (come potrebbero vedere) concentra l’attenzione delle YPG, mostrando chi sono i loro veri amici e veri nemici, e perché gli Stati Uniti non possono essere invocati come alleato serio.
Il mio collega Alex Christoforou ha recentemente sottolineato come in questa regione i russi sono sempre più gli operatori per la pace, anche se gli Stati Uniti agiscono costantemente per diffondere la guerra. La mediazione russa tra governo siriano e YPG, a prescindere se abbia successo, avviene subito dopo l’incitamento degli Stati Uniti alle YPG di aggredire il governo siriano, ne è solo un altro esempio.Turkey's President Tayyip Erdogan inspects honour guard during visit to Northern Cyprus

L’Invasione turca della Siria dimostra che Erdogan non è amico della Russia
L’avanzata turca in Siria svela il riavvicinamento turco-russo quale farsa
Adam Garrie, The Duran 26/8/2016

Barack+Obama+Recep+Tayyip+Erdogan+Pesident+o8vajy4YkYLlUltimamente avvertivo che la Russia e chi supporta la giusta causa della Russia aiutando la Siria a liberarsi da fanatici assassini e terroristi, che sotto il presidente Erdogan, la Turchia non è un alleato affidabile, né coerente. Naturalmente è giusto che Russia e Turchia riducano le tensioni, ma c’è una grande differenza tra rimarginare una ferita e stipulare un’alleanza. Sembra che poche settimane dopo l’avvicinamento, la Turchia abbia tradito la Russia, violato il diritto internazionale e contribuito a destabilizzare ulteriormente la Siria. Carri armati turchi, col supporto degli aerei della forza aerea degli Stati Uniti, invadevano il territorio siriano, in particolare Jarabulus. Turchi e statunitensi giustificano tale incursione affermando che combattono lo SIIL che controllava Jarablus. La vera ragione è che i combattenti curdi erano sul punto di prendere Jarablus e la Turchia temeva l’istituzione di una roccaforte curda al confine. È interessante notare che, mentre gli Stati coinvolti in Siria non sono a favore della creazione di uno Stato curdo, gli USA erano tra i sostenitori più tenaci dei curdi, supponendo che la fedeltà agli Stati Uniti dei combattenti curdi fosse pari quella della Turchia verso la Russia. Eppure l’invasione turca è molto più di uno schiaffo alla Russia. La Turchia è ai ferri corti strategici con la Russia, combattendo per una causa contraria a quella per cui Russia e Siria combattono, svelando l’unica coerenza del regime turco: l’ipocrisia continua. Dal 24 agosto Jarabulus era rivendicata dal cosiddetto esercito libero siriano con una dichiarazione che va controllata bene. L”esercito libero siriano’ è un nome che raggruppa vari combattenti dalle molteplici e mutevoli alleanze che lottano per un unico obiettivo comune, il rovesciamento del governo legittimo della Siria. Infatti, i combattenti etichettati ‘ELS’ nel 2011 iniziarono le azioni che destabilizzarono il Paese, permettendo a SIIL, al-Qaida e gruppi simili d’infiltrarsi dalle roccaforti nel nord dell’Iraq. Una volta che lo SIIL cominciò ad occupare gran parte della Siria, l’esercito libero siriano scomparve con i suoi ex-membri che aderivano allo SIIL, a cloni come al-Nursa o semplicemente scappando. Il nome esercito libero siriano fu resuscitato quest’anno, soprattutto dai commentatori stranieri che citavano un miscuglio di combattenti disposti a prendere ordini dalla NATO in un dato momento e in un dato luogo.
Se i terroristi dello SIIL di tanto in tanto cambiano nome per adeguarsi al concetto di ‘estremisti islamici moderati’, l’ELS fa il contrario, è un non-gruppo il cui nome inoffensivo appare di tanto in tanto sulla stampa per far sembrare che le forze antigovernative estere abbiano legittimazione in Siria. In sintesi, la Turchia ha sostituito un gruppo che si fa chiamare SIIL con uno sconosciuto di occupanti che comprende ex-membri e membri dello SIIL che operano temporaneamente sotto una bandiera diversa. In alcun modo ciò è nell’interesse del popolo siriano né della stabilità politica nella regione. L’interesse della Russia è chiaro, farà ciò che è richiesto dal governo siriano lottando contro ogni forma di terrorismo. Solo i Paesi invitati dal governo ad intervenire in Siria sono conformi al diritto internazionale. Le Nazioni Unite non hanno approvato l’invasione turco-statunitense, né del resto hanno approvato gli attacchi di qualsiasi altro Paese della NATO sulla Siria. La Siria rimane uno Stato sovrano e mentre lo SIIL si pretende uno ‘Stato islamico’, nessuno al mondo lo riconosce come tale. Ironia della sorte, invadendo le parti occupate dallo SIIL di ciò che è legalmente territorio siriano, si riconosce indirettamente lo Stato islamico. Dicendo che si dichiara guerra allo ‘Stato islamico’, s’indica che si tratta di uno Stato. In realtà, l’unico Stato legittimo nella zona in questione è la Siria e, pertanto, è stata invasa. In un mondo governato da logica o giustizia, tutti i Paesi dovrebbero aderire alla lotta della Siria contro i terroristi. L’imposizione di una no-fly-zone su Jarablus è un affronto totale alla nazionalità siriana ed è una provocazione verso la Russia, che ha la sola forza aerea straniera legalmente presente sul territorio siriano. In tutto ciò, l’ipocrisia è stupefacente. L’anno scorso la Turchia abbatté un aviogetto russo con l’accusa di entrare nello spazio aereo turco per pochi istanti (una bugia dato che l’aereo rimase nello spazio aereo siriano sempre). Ora carri armati ed aerei turchi entrano in Siria con totale impunità. Si tratta dello stesso Erdogan che rimproverò la Siria nel 2012, quando un aereo turco in realtà entrò nello spazio aereo siriano e venne abbattuto dalle forze siriane.
L’incoerenza di Erdogan l’avrebbe reso inaffidabile, ed abbastanza sicuramente, entro poche settimane, avrebbe pugnalato la Russia alla schiena dopo esser strisciato da Putin e criticato gli USA per aver rifiutato di consegnargli il dissidente turco Fethullah Gülen. Ora Erdogan è di nuovo al centro della NATO, minacciando di abbattere aerei russi che volano nelle regioni della Siria che la Turchia ha invaso. Chiunque in Russia pensi che Erdogan sia un amico deve ripensarci ed essere realista.erdogan_biden

L’accordo Stati Uniti-Turchia mira a creare de facto una ‘zona di sicurezza’ nel nord-ovest della Siria
Karen DeYoung e Liz Sly, Washington Post 26 luglio 2015

488a868bf717430b81699432bd161703_18Turchia e Stati Uniti hanno concordato i contorni di una “zona di sicurezza” di fatto, lungo il confine Turchia-Siria, secondo i termini di un accordo che prevede di aumentare in modo significativo portata e ritmo della guerra aerea degli Stati Uniti contro lo Stato islamico nel nord della Siria, secondo i funzionari turchi e statunitensi. L’accordo prevede un piano per cacciare lo Stato islamico da una zona di 68 miglia ad ovest del fiume Eufrate, fino alla provincia di Aleppo, che finirebbe sotto il controllo dell’opposizione siriana. Se pienamente attuato, porterebbe gli aerei statunitensi ad operare in prossimità delle basi aeree e delle difese aeree del governo siriano, aiutando direttamente i ribelli dell’opposizione che combattono il regime del Presidente Bashar al-Assad. Le operazioni nell’area non soddisfano le vecchie richieste turche per una no-fly zone pienamente dichiarata, ma la zona potrebbe diventare un santuario per parte dei circa 2 milioni di civili siriani fuggiti in Turchia. Dell’accordo se n’è saputo la scorsa settimana, quando la Turchia dichiarava di aver accettato di consentire ad aerei armati degli Stati Uniti di decollare dalla base di Incirlik. Aviogetti turchi iniziavano le missioni sulla Siria settentrionale. Ulteriori dettagli, tra cui la composizione delle forze dell’opposizione siriana da inviare ad occupare l’area protetta, sono ancora in fase di elaborazione secondo i funzionari, che sotto anonimato hanno parlato delle operazioni in evoluzione. “Quando le zone nel nord della Siria vengono liberate dalla minaccia (dello Stato islamico), zone di sicurezza verranno ovviamente formate“, aveva detto il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. “Gli sfollati possono essere collocati in quelle zone sicure“. I funzionari degli Stati Uniti non hanno contestato la descrizione turca e hanno detto che la copertura aerea della coalizione degli Stati Uniti avrebbe operato tutto il giorno designando gli obiettivi dello Stato islamico. Ma hanno detto che gli Stati Uniti non designano ufficialmente la zona, circa 40 miglia di profondità per 68 miglia lungo il confine, come protetta. Un alto funzionario dell’amministrazione ha detto in un comunicato che “tutti gli sforzi militari congiunti” con la Turchia “non includono l’imposizione di una no-fly zone“. “Quello di cui parliamo con la Turchia è cooperare per supportare i partner sul terreno nel nord della Siria che contrastano lo SIIL“, dice la nota. “L’obiettivo è creare una zona liberata dallo ISIL e garantire maggiore sicurezza e stabilità al confine della Turchia con la Siria“. SIIL è un altro termine per Stato islamico.
Il segretario generale della NATO ha detto che l’Alleanza terrà consultazioni a Bruxelles in risposta alla richiesta turca dopo un attentato suicida in Turchia nella settimana precedente. Le consultazioni sono a norma dell’articolo 4 della NATO, consentendo ad ogni membro di convocare una riunione quando ritiene che la propria integrità territoriale o sicurezza è minacciata. La NATO ha schierato batterie antimissile Patriot in Turchia all’inizio del 2013, dopo che la Turchia ricorse all’articolo 4 quando suoi cittadini furono uccisi da razzi sparati dal governo siriano oltre confine ed aerei siriani avevano violato il suo spazio aereo. L’amministrazione Obama ha resistito a lungo alla creazione di zone di sicurezza in Siria protette dalle forze aeree della coalizione degli Stati Uniti, affermando che le operazioni aeree dovrebbero essere volte solo contro lo Stato islamico. Il Pentagono ha sostenuto che se colpisse le regioni della Siria occidentale, vicino a dove il governo combatte i numerosi gruppi di ribelli e militanti, potrebbe provocare uno scontro con le difese aeree siriane concentrate nella zona. La Turchia in precedenza aveva rifiutato l’uso di Incirlik per gli attacchi aerei degli Stati Uniti, a meno che non decidevano d’istituire una zona protetta lungo il confine. Ma diversi aspetti del conflitto sono cambiati da quando i governi ne discussero la prima volta alla fine del 2014. Le forze di Assad hanno perso molto terreno nel nord-ovest, anche presso Aleppo, seconda città della Siria, verso la coalizione di forze militanti moderate negli ultimi mesi. Allo stesso tempo, lo Stato islamico ha scacciato le forze curde da molte roccaforti, da nord ed est dell’Eufrate al confine iracheno, avanzando poi verso ovest. I militanti ora controllano il confine della Siria dal fiume ad Azaz, a nord di Aleppo. Il cambiamento di posizione della Turchia iniziò sei settimane prima, dopo l’avanzata dello Stato islamico di maggio per catturare Azaz, il valico più vitale per i ribelli moderati sostenuti dagli Stati Uniti. L’offensiva fu bloccata con l’aiuto tardivo di limitati attacchi aerei degli Stati Uniti. I ribelli siriani, che chiesero con urgenza il supporto aereo, si lamentarono che i convogli dello Stato islamico erano confluiti verso le loro posizioni senza alcun intervento degli aerei da guerra della coalizione. I funzionari degli Stati Uniti in seguito notarono che gli attacchi richiesti dai turchi sarebbero stati più efficaci se gli aerei volavano da Incirlik, a 250 miglia di distanza, piuttosto che da una base nel Bahrayn. La zona ora aperta agli Stati Uniti va da Azaz a Jarablus sull’Eufrate. Secondo i resoconti dei media turchi, si estenderà verso sud fino ad al-Bab, alla periferia di Aleppo, ma non includerà Aleppo. Non è chiaro se l’amministrazione abbia informato il governo siriano delle nuove operazioni nel nord-ovest. Il governo degli Stati Uniti aveva indirettamente avvertito Assad di non interferire negli attacchi aerei degli Stati Uniti contro lo Stato islamico iniziati nel settembre 2014 in Siria settentrionale, centrale e orientale. Ma tali attacchi non furono visti come un problema, dato che il governo siriano aveva praticamente ceduto quelle zone ai militanti, conducendovi operazioni minime. Una volta che l’area viene liberata, il piano è concederne il controllo a ribelli moderati non ancora identificati. Stati Uniti e Turchia hanno interpretazioni differenti su quali gruppi possano essere definiti “moderati”. Sarà quindi possibile per i civili sfollati trovare rifugio nella zona, cosa che porterebbe alla realizzazione delle ambizioni turche per alleviare il problema dei profughi in Turchia.
Eliminare lo Stato islamico dalla zona sotto controllo sarebbe un duro colpo strategico per il gruppo, privandolo degli ultimi accessi al mondo. Dopo aver perso il controllo dell’importante valico di frontiera di Tal Abyad verso le forze curde, a giugno, lo Stato Islamico controlla solo due piccoli valichi, a Jarablus e al-Rai, attraverso cui passa il contrabbando di combattenti stranieri. Tali città di confine sono la prossima priorità nella lotta contro lo Stato Islamico, secondo funzionari turchi e statunitensi. La velocità con cui i militanti si sono sbriciolati a Tal Abyad, sotto fulminanti attacchi aerei degli Stati Uniti e qualche combattimento a terra, ha dimostrato che la forza aerea può operare contro il gruppo, secondo funzionari curdi e statunitensi. Tal Abyad si trova ad est dell’Eufrate e di Kobane, dove le forze curde scacciarono, con l’aiuto degli attacchi aerei degli Stati Uniti e dei rifornimenti turchi, lo Stato Islamico, all’inizio del 2015. L’accordo, inoltre, muta le dinamiche in altre regioni del nord della Siria a vantaggio della Turchia, che vede con allarme come i curdi siriani si avvantaggino degli attacchi degli Stati Uniti ad est dell’Eufrate. “Dopo la cattura di Tal Abyad con la significativa assistenza degli Stati Uniti, il passo successivo sarebbe l’avanzata dei curdi ad ovest dell’Eufrate occupando molti territori“, aveva detto Soner Cagaptay dell’Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente. “Ciò ha contribuito ad accelerare l’accordo. Ora si vedranno massicci bombardamenti aerei nella regione, che non finirà solo nelle mani dei curdi.
Il capo del gruppo curdo avvantaggiatosi dagli attacchi degli Stati Uniti esprimeva la preoccupazione che il piano per la zona porti all’ingresso di truppe turche. Salah Muslim leader del Partito dell’Unione Democratica della Siria (PYD), ha spesso accusato la Turchia di sostenere lo Stato islamico per contrastare l’influenza curda e ha detto che tutte le forze turche che entrassero in Siria saranno considerate “invasori”. Il PYD e la sua ala militare, le YPG, sono alleati del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), le cui basi in Iraq furono colpite da attacchi aerei turchi poco prima. Il PKK vuole stabilire uno Stato curdo nella regione che comprende parti di Turchia, Iraq, Siria ed Iran. Stati Uniti e Turchia l’hanno etichettato organizzazione terroristica.TURKEY-SYRIA-ISTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Soros voleva rovesciare Putin e destabilizzare la Russia

Alex Christoforou, The Duran 25/8/20161530800Le recenti DCLeaks di oltre 2500 documenti delle ONG di George Soros, illuminano su come il miliardario usa la sua grande ricchezza per creare il caos globale nella continua imposizione euforica del neoliberismo alle classi lavoratrici. Mentre Soros è riuscito a destabilizzare l’Unione europea promuovendo l’immigrazione di massa e l’apertura delle frontiere, a dividere gli Stati Uniti, finanziando attivamente l’ente Black Live Matter e corrompendo la molto corruttibile classe politica degli Stati Uniti, e a distruggere l’Ucraina sostenendo un colpo di Stato contro un governo democraticamente tramite energumeni neonazisti… un Paese che Soros non può decifrare è la Federazione Russa. Il pragmatismo politico e il sistema di valori umanisti radicati nella tradizione culturale dello Stato-Nazione della Russia, probabilmente fanno infuriare Soros. La Russia è sua la balena bianca… una creatura che ha cercato di uccidere per quasi un decennio. Sfortunatamente per Soros (e fortunatamente per l’intero pianeta), il governo russo ha capito la natura cancerosa delle sue ONG prendendo misure preventive adeguate… che col senno di poi, e dopo aver esaminato le note di DCLeaks, sì è dimostrata essere una mossa molto saggia.
Il 30 novembre 2015, Zerohedge riferiva, “l’Ufficio del procuratore generale della Russia ha emesso un comunicato in cui riconosceva l’Open Society Institute di George Soros e un’altra organizzazione affiliata come “gruppi indesiderabili”, vietando a cittadini ed organizzazioni russe du partecipare a qualsiasi loro progetto. Il procuratore afferma che le attività della Open Society Institute e della Fondazione di assistenza Open Society Institute erano una minaccia per le fondamenta dell’ordine costituzionale e della sicurezza nazionale della Russia, aggiungendo che il Ministero della Giustizia sarebbe stato debitamente informato di queste conclusioni e avrebbe aggiunto i due gruppi alla lista delle organizzazioni straniere indesiderate in Russia. Secondo RT, i pubblici ministeri hanno lanciato un’indagine sulle attività delle due organizzazioni promosse dal noto finanziere statunitense George Soros, nel luglio di quest’anno, dopo che i senatori russi avevano approvato la cosiddetta “stop-list patriottica” di 12 gruppi che richiede immediatamente l’attenzione sulle loro presunte attività anti-russe. La legge sulle organizzazioni straniere indesiderate è entrata in vigore all’inizio di giugno di quest’anno. Impone a Ufficio del Procuratore generale e Ministero degli Esteri la redazione di un elenco ufficiale di organizzazioni straniere indesiderate e delle attività illegali. Una volta che un gruppo è riconosciuto indesiderabile, le sue attività in Russia devono essere congelate, i suoi uffici chiusi e la diffusione dei materiali vietata. Detto questo, non è certo che Soros abbia ancora alcuna attività in Russia. La sua fondazione, apparsa in Russia alla metà degli anni ’90, era attiva fino al 2003, quando Putin s’è consolidato al potere”. L’enorme tranche dei documenti rilasciati da DCLeaks dimostra quanto sia pericolosa l’Open Society di George Soros per il benessere e la conservazione della Federazione russa e della cultura russa.
In un documento del novembre 2012 dal titolo “Note della riunione di pianificazione strategica dell’OSF (Open Society Foundation) Russia“, i cui partecipanti erano: Leonard Benardo, Iva Dobichina, Elizabeth Eagen, Jeff Goldstein, Minna Jarvenpaa, Ralf Jürgens, Elena Kovalevskaja, Vicki Litvinov, Tanja Margolin, Amy McDonough, Sara Rhodin, Ervand Shirinjan, Becky Tolson, si discuteva di come… “Identificare le priorità comuni delle attività di OSF Russia nel prossimo anno. Come possiamo collaborare in modo più efficace, considerando il deterioramento dell’ambiente politico per i nostri partner?” La rivelazione principale del verbale era la speranza che gli anni di Medvedev come presidente avrebbero dato alle ONG “l’apertura” di cui avevano bisogno per spezzare finalmente l’orso russo. Il tutto evaporò nel 2012, quando Vladimir Putin tornò nell’ufficio presidenziale. L’OSF, chiaramente sconvolta e delusa, poneva le basi per sfidare l’amministrazione Putin alla luce del diverso approccio verso ONG come l’Open Society Foundation. “Il contesto dei diritti umani è molto cambiato nel 2006-2012: il periodo Medvedev ha permesso una serie di miglioramenti e aperture significative per le ONG, modificando la legge sulle ONG nel 2006, che comportava una campagna a favore delle organizzazioni non governative; molti dei nostri ne beneficiarono in quel periodo. Surkov ha legami con molti gruppi disposti a collaborare con lo Stato ed nostri partner erano gli esperti nei processi chiave quali la riforma della polizia. Uno spazio fu creato per la modernizzazione e l’inclusione della società civile durante il mandato di Medvedev. Tuttavia, la pressione ricominciava rapidamente appena Putin è tornato al potere”. Un’importante svolta per le ONG in Russia avvenne con le fallite proteste russe in “stile Mjidan”, prontamente smantellate prima che venissero inflitti danni. “Le proteste russe hanno profondamente influenzato la vita delle ONG. Lo Stato finanziava l’auto-organizzazione pensando che ciò avrebbe disinnescato un’opposizione su vasta scala. Ma, incoraggiando l’auto-organizzazione, aveva aperto il vaso di Pandora. La gente è diventata attiva e cominciava a sentire che era possibile cambiare qualcosa, la porta era stata aperta all’auto-mobilitazione. Lo Stato ha risposto con la repressione e i prigionieri politici, al fine d’instillare la paura nella popolazione. Lo Stato ha anche minato il sostegno sociale alle proteste. Il suo sostegno socialmente orientato verso le ONG (“buone”) è un modo per dividere la comunità, mentre la legge contro gli agenti stranieri definisce le proteste come finanziate dall’estero per minare la Russia”.
Perché tale fascinazione per la Russia? Perché è importante per l’OSF concentrarsi sulla Russia? Con la Russia sono in gioco immense ricchezze e potere geo-politico enorme.
I principali temi della società aperta e questioni molto importanti in Russia
– Trasparenza e responsabilità (anticorruzione)
– Diritti e giustizia (vale a dire, giustizia penale, polizia, stato di diritto, LGBT, diritti delle donne)
– Migrazione
– Integrazione scolastica (disabilità, rom)
– Libertà dei media, accesso alle informazioni
– Salute (accesso ai farmaci, HIV, riduzione del danno)
Problemi da superare: le tattiche russe sono riprese in Asia centrale (vale a dire, la legge anti-estremismo in Kazakhstan)
L’influenza della Russia nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che sostiene la risoluzione che dice che i diritti umani devono prendere in considerazione i valori tradizionali del Paese in questione, pochissime ONG che seguono il consiglio vedono le prossime grandi implicazioni dalla Russia
La partecipazione a regimi internazionali globali (G20, ICC, WTO), una Russia più aperta cambierebbe gli organi di governo internazionali
Il contenzioso della Corte europea
I dettagli del documento sono un ampio elenco di bersagli, di “ciò che va fatto” per destabilizzare la Russia, concentrandosi su molti ricorrenti temi neoliberisti che Soros utilizza per infettare le nazioni ospitanti e rovesciare i governi…
“- prigionieri politici (Bolotnaja, ecc.)
– censura e controllo dei media (pressione sui media indipendenti, lavoro su NMP)
– sorveglianza
– LGBT (spinta contro le leggi sulla propaganda, voluta dai funzionari locali non dal governo federale)
– diritti delle donne
– diritti dei disabili ed integrazione scolastica
– prigioni
– molti finanziamenti per il monitoraggio; dove il denaro viene meglio speso?
– le ONG non hanno sufficienti dollari per viaggiare e per una rappresentanza legale
– polizia e violenza della polizia (Verdetto pubblico, uomo e legge, ecc.)
– migranti
Trasparenza e responsabilità
– spesa dello Stato, monitoraggio e analisi
– operazioni di monitoraggio transfrontaliere ed acquisizioni affari
– connessioni tra responsabilità, diritti umani ed interessi dei cittadini ordinari
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.03891028-6045Dopo il documento del 2012 e la chiara delusione espressa dai membri dell’OSF per la resistenza della Russia al neoliberismo, DCLeaks fornisce un promemoria successivo dal titolo “Progetto di strategia per la Russia, 2014-2017”. La sintesi del documento… “La Russia di oggi deve affrontare una ricaduta deplorevole nell’autoritarismo. Di fronte a sfide interne gravi, il regime è diventato più insulare e isolazionista cercando di consolidare la propria base. Le leggi progressivamente draconiane promulgate dal ritorno di Putin alla presidenza hanno messo tutte le organizzazioni finanziate dall’estero sotto la minaccia dell’isolamento e del discredito. Nonostante queste decisamente impegnative condizioni, è essenziale continuare a coinvolgere la Russia, sia per preservare gli esistenti spazi democratici che per garantire che le voci russe non siano oscurate sulla scena globale”.
La destabilizzazione della Russia, ora giustamente intitolata “Progetto Russia”, prosegue identificando tre concetti cardine… “Nel paesaggio cupo, rimangono comunque aperture per l’intervento del Progetto Russia. Sfruttare tutte le opportunità disponibili, seguendo i seguenti tre concetti che riteniamo di vitale importanza nel contesto attuale:
1) Mitigare l’impatto negativo delle nuove leggi attraverso la difesa nazionale e internazionale. Alleati chiave in questo senso sono il crescente numero di cittadini russi che si oppongono alla regressione del Paese, insieme alla consistente comunità di esperti legali russi dalla conoscenza approfondita della legge sulle ONG e dalla forte motivazione nell’aiutare il settore a continuare le sue attività.
2) Integrare le voci russe nello scambio globale di idee. Dato che intellettuali, operatori e attivisti russi sono sempre più isolati a livello nazionale, e gli accademici sono spesso isolati dalla comunità internazionale, sosterremo la diffusione di pensieri diversi e critici russi nel discorso globale. Tali opportunità permettono agli attori russi di collaborare reciprocamente e vantaggiosamente su argomenti che vanno dalla migrazione all’attivismo digitale, mantenendone così la rilevanza e riducendone la provincializzazione.
3) Il nostro obiettivo è integrare i diritti e la dignità di una delle popolazioni più emarginate della Russia: gli individui LGBT. La diversificata rete dei partner di RP offre l’opportunità di costruire un’ampia base di alleati nella società civile in un momento in cui la comunità LGBT è sotto grave minaccia. Speriamo di vedere un discorso più equilibrato sui diritti LGBT nel pubblico russo, così come una forte coorte di organizzazioni indipendenti tradizionali che adottano attivamente gli interessi LGBT nel loro operato”.
Mobilitazione sociale e finanziamento delle reti dei media alternativi per promuovere il discorso sociale e l’insoddisfazione, sono tattiche comuni che le ONG di Soros utilizzano per fabbricare la sovversione. “Insieme a tali iniziative, siamo impegnati a sostenere tre campi principali: a) accesso alla giustizia e rafforzamento legale dei gruppi emarginati; b) accesso a informazioni indipendenti e media alternativi; e c) piattaforme di dibattito critico, discussione e mobilitazione sociale. RP prevede di fornire supporto di base ai nostri partner di fiducia in ciascuno di questi campi, investire nella loro crescita e sviluppo, rimanendo flessibili sulle modalità di finanziamento necessarie per consentirgli di continuare il lavoro essenziale. Cerchiamo anche di rafforzarne la legittimità e la sostenibilità finanziaria, per costruire un mondo organizzativo del terzo settore più trasparente, efficace ed efficiente. La Russia è attualmente sotto un processo di graduale, arbitraria e intenzionale chiusura. In tale contesto, il ruolo cardinale di RP è creare un campo grave ed ad ampio raggio di attori indipendenti della società civile, che nel migliore dei casi aiuti ad impostare l’agenda per un futuro più aperto e democratico in Russia, e nel peggiore dei casi sopravvivere agli effetti della nuova legislazione draconiana”.
Ingaggiare la diaspora russa che si oppone al governo attuale, e mobilitare la comunità LGBT attraverso la propaganda massmediatica sono temi ricorrenti nei documenti di Soros. L’attenzione dei media sui diritti LGBT durante le Olimpiadi invernali di Sochi fu l’occasione da non perdere per Soros. “Nel breve e medio termine, RP si propone di generare un più ampio supporto nella società civile a questo gruppo altamente emarginato. Anche se la legge sulla “propaganda dell’omosessualità” ha un’inedita attenzione internazionale per le Olimpiadi invernali di Sochi, le voci degli attivisti russi sono a malapena ascoltate dalle maggiori organizzazioni internazionali LGBT. Vogliamo fare in modo che i nostri partner russi abbiano un ruolo di primo piano nel plasmare la strategia del movimento internazionale, pianificando campagne dall’orientamento interno piuttosto che internazionale, e che la spinta raccolta per Sochi non si dissipi subito dopo la fine delle Olimpiadi. Il nostro vantaggio comparato risiede nelle reti ampie e profonde che abbiamo favorito in questi ultimi anni. Un uso strategico di tali reti consentirà di massimizzare l’impatto a lungo termine del lavoro che le organizzazioni per i diritti LGBT fanno. I gruppi per i diritti LGBT in Russia sono professionali ed efficaci, ma non possono andare oltre le loro comunità immediate e galvanizzare altri attori della società civile, necessario al loro successo a lungo termine”. La destabilizzazione di un Paese delle dimensioni della Russia non avviene senza un prezzo significativo, che George Soros sembra più che pronto a pagare… “Dato il gran numero di borse di RP, vediamo la necessità di altro personale per attuare le nostre priorità strategiche e monitorare efficacemente la nostra attività. Tuttavia, mentre un certo numero di programmi nella regione Eurasia sono in fase di ristrutturazione, attendiamo dei risultati da questa transizione prima di dare qualsiasi raccomandazione sostanziale”.
Non c’è alcun dubbio sul fatto che il piano 2014-2017 delineato dalle ONG di Soros, che addirittura immagina l’aumento del personale e la ristrutturazione regionale eurasiatica, ha subito un grande danno dalla legge del 2015, ha visto tali forze disgreganti operanti in Russia, essere finalmente cacciate dalla nazione.
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.1092965Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Turchia s’infiltra in Siria, la Russia avvia grandi manovre

Alessandro Lattanzio, 26/8/2016

1287027_620x410Il Ministero degli Esteri russo, in merito all’invasione turca in Siria, dichiarava “Mosca è seriamente preoccupata per gli sviluppi sul confine siriano-turco, ed è particolarmente allarmata dalla prospettiva che la situazione nella zona del conflitto continui a deteriorarsi, con conseguente maggiori perdite civili e accresciute tensioni etniche tra arabi e curdi. Crediamo fermamente che la crisi siriana può essere risolta esclusivamente sulla solida base del diritto internazionale attraverso il dialogo intra-siriano tra tutti i gruppi etnici e religiosi, tra cui i curdi, sulla base del Comunicato di Ginevra del 30 giugno 2012 e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tra cui la risoluzione 2254, avviato dal Gruppo internazionale di sostegno alla Siria“. Va ricordato che nel febbraio 2016, Erdogan definì “risibile” l’accusa della Russia che la Turchia stesse preparando l’invasione della Siria. “Trovo questa dichiarazione russa ridicola… ma è la Russia che è attualmente impegnata nell’invasione della Siria“, aveva detto Erdogan, che affermava anche che la Russia va ritenuta responsabile delle persone uccise in Siria, e che Mosca e Damasco erano responsabili di 400000 morti. Parlando a una conferenza stampa congiunta con l’omologo senegalese, durante una visita in Senegal, Erdogan aveva anche detto che la Russia invadeva la Siria per creare uno “Stato boutique” per il Presidente Bashar al-Assad. “La Turchia non ha alcun piano o pensiero per attuare una campagna militare o incursione in Siria“, dichiarava un funzionario turco, “La Turchia è parte di una coalizione, collabora con i suoi alleati, e continuerà a farlo. Come abbiamo più volte detto, la Turchia non agisce unilateralmente“. “I russi cercano di nascondere i loro crimini in Siria“, dichiarava l’ex-primo ministro turco Ahmet Davutoglu, “Semplicemente distolgono l’attenzione dai loro attacchi ai civili di un Paese già invaso. La Turchia ha tutto il diritto di prendere tutte le misure per proteggere la propria sicurezza“. Intanto, un capo del gruppo terroristico filo-turco Faylaq al-Sham, entrato nella città di Jarablus nel nord della Siria nell’ambito di un’operazione supportata da carri armati e forze speciali turchi e aerei da guerra degli USA, riferiva che la maggior parte dei terroristi dello Stato Islamico che occupavano Jarablus si erano ritirati e alcuni si erano arresi. Ma nonostante ciò, solo la metà della città era sotto il controllo dei terroristi neo-ottomani. “I jihadisti dello Stato islamico si sono ritirati da diversi villaggi alla periferia di Jarablus e si sono diretti a sud verso la città di al-Bab“.
Mentre il primo ministro turco Binali Yildirim affermava che “Il nostro esercito continuerà l’operazione finché i terroristi saranno completamente cacciati da questa regione e le forze armate turche forniscono supporto logistico alle forze dell’esercito libero siriano“, il rappresentante della Repubblica Araba di Siria presso le Nazioni Unite, Bashar al-Jafari, dichiarava che “E’ impossibile sconfiggere lo Stato islamico in Siria senza prima sconfiggerlo in Turchia. Come può la Turchia dire che combatte lo SIIL a Jarabulus se essa stessa ne ha permesso la creazione e lo sviluppo rifornendolo di migliaia di autoveicoli Toyota e di altre marche, già dotati di armi? Inoltre, coi fondi dal Golfo Persico gli ha acquistato armi da Ucraina, Croazia, Bulgaria, ecc. Non c’è dubbio che ci sia pressione russo-iraniana su Ankara per farle cambiare politica verso la Siria. La Turchia dice una cosa ma ne fa un’altra. Sentiamo buoni interventi ogni giorno, ma non vediamo nessuna azione reale. Se ci fossero azioni coerenti con le dichiarazioni, non avrebbe iniziato l’operazione a Jarabulus. Gli Stati Uniti usano la Turchia, il braccio armato del PKK, al-Nusra e altri. Questo è noto. Il diplomatico di più basso rango alle Nazioni Unite sa già cosa accade in Siria e Iraq. La lotta al terrorismo può avvenire solo creando una equa coalizione internazionale, in coordinamento con le autorità siriane. Lo sosterrò, ma non senza il consenso del governo siriano. Noi viviamo nel 21° secolo, non nella foresta. Si dimentica che esiste il diritto internazionale“. Sergej Balmasov, dell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente, dichiarava che “Gli statunitensi ancora perseguono il loro obiettivo principale, indebolire il governo di Bashar Assad. Tutte le coalizioni supportate dagli Stati Uniti sono temporanee“, e l’intervento della Turchia trascinerà ulteriormente la guerra in Siria destabilizzando la regione, mentre Ruslan Pukhov, del Centro per l’analisi delle strategie e tecnologie, dichiarava che “Tenendo conto dei legami tra Ankara e Washington al minimo nelle ultime due settimane, tale operazione serve ad distogliere l’attenzione da Fethullah Gulen e mostrare che Stati Uniti e  Turchia rimangono alleati strategici“.
Nel frattempo, il Ministero della Difesa della Federazione Russa avviava ampie esercitazioni a sorpresa di prontezza al combattimento delle Forze Armate nei Distretti Militari meridionale, occidentale e centrale, così come delle Flotte del Nord, del Mar Nero e del Caspio, e delle principali basi delle VDV, ovvero le forze aerotrasportate. Il Ministro della Difesa russo Generale Sergej Shojgu annunciava, “Oggi, in conformità con la decisione del comandante supremo delle Forze Armate, un’altra ispezione improvvisa è iniziata. Le truppe e i mezzi delle forze dei Distretti Militari Meridionale, Occidentale e Centrale, la Flotta del Nord, l’Alto Comando delle Forze Aerospaziali, il comando delle truppe Aerotrasportate dalle 0700 sono in allerta completa“. Le manovre si svolgono dal 25 al 31 agosto. Inoltre, il Distretto Militare del Sud avviava le esercitazioni strategiche “Caucaso-2016“; “I corpi di amministrazione militare, le unità militari e le formazioni di combattimento, sostegno speciale e logistico compiranno 12 esercitazioni specifiche volte ad affrontare i problemi nello schieramento avanzato del completo sistema di supporto delle truppe“, dichiarava il ministro. Più di 4000 effettivi e 300 mezzi della Flotta del Mar Nero e della Flottiglia del Caspio partecipavano alle manovre. Il Ministero della Difesa russo informava che anche 15 navi da combattimento della Flotta del Mar Nero e 10 della Flottiglia del Caspio aderivano alle esercitazioni, assieme a 8000 militari e oltre 2000 mezzi del Distretto Militare Meridionale, a 1000 militari e circa 200 mezzi della base russa nella Repubblica dell’Ossezia del Sud, e ai caccia-intercettori del Distretto Militare Occidentale che pattugliano i confini occidentali della Russia, “gli aerei da combattimento pattugliano costantemente lo spazio aereo nelle zone di confine“.1023573257Fonti:
al-Arabiya
Fort Russ
MID
New Cold War
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
TASS

La Turchia invade il Nord della Siria, la verità sul “golpe” turco

The New Atlas, LD, 25 agosto 20161033571886Il conflitto in Siria s’intensifica in un nuovo pericoloso territorio mentre forze militari turche attraversano il confine turco-siriano nel tentativo di annettere la città siriana di Jarabulus. L’operazione include non solo forze militari turche, ma anche schiere di terroristi filo-occidentali, che probabilmente avranno il controllo della città prima di espandere le operazioni in Siria contro le forze governative siriane. Con l’inizio delle operazioni, volte presumibilmente a togliere la città dai terroristi del cosiddetto Stato islamico per impedire che cada nelle mani delle forze curde appoggiate dagli USA, la mossa di Ankara ha chiarito diverse cose sull’attuale geopolitica del conflitto.

Il golpe “sostenuto dagli Stati Uniti” di luglio probabilmente è stato fabbricato
In primo luogo, con gli aerei da guerra degli Stati Uniti che supportano le operazioni turche, la pretesa di Ankara che gli Stati Uniti fossero dietro il tentato golpe di luglio appaiono invenzioni e il colpo di Stato probabilmente era una messa in scena. Il vicepresidente statunitense Joseph Biden compiva una visita ufficiale in Turchia proprio questa settimana, la prima visita di alto profilo di un rappresentante degli Stati Uniti dal tentato colpo di Stato di luglio. Il vicepresidente Biden discuteva di relazioni bilaterali e cooperazione militare tra Stati Uniti e Turchia. L’articolo di Reuters “Con la visita di Biden, gli Stati Uniti cercano un equilibrio con la truculenta Turchia“, rivendica: “Biden, che ha visitato la Lettonia, cercherà di sostenere la Turchia, mentre aumentano le preoccupazioni sull’entità della repressione, secondo i funzionari. La Turchia insiste per l’estradizione di Gulen. Il vicepresidente ribadirà anche che gli Stati Uniti fanno tutto il possibile per sostenere gli sforzi della Turchia nel chiedere conto ai responsabili del tentato colpo di Stato, garantendo nel contempo che lo stato di diritto sia rispettato nel processo”, ha detto un alto funzionario dell’amministrazione Obama prima della visita di Biden. E’ difficile credere che Fethullah Gulen possa avere orchestrato un colpo di Stato militare pur risiedendo negli Stati Uniti, senza l’esplicita approvazione e il sostegno del governo degli Stati Uniti. Così, per gli Stati Uniti “tenere conto dei responsabili del tentativo di colpo di Stato” significa identificare e arrestare gli statunitensi coinvolti. Sulle operazioni congiunte degli Stati Uniti con la Turchia, la BBC nell’articolo, “Jarablus in Siria: carri armati turchi entrano nel nord della Siria“, riferisce: “Un alto funzionario degli Stati Uniti, sotto anonimato, a Washington ha detto a BBC News, prima dell’inizio dell’operazione turca, che “crea un cuscinetto contro la possibilità che i curdi avanzino. Collaboriamo su questa possibile operazione: i nostri consulenti comunicano con loro sul piano per Jarablus. Daremo supporto aereo ravvicinato nel caso di un’operazione“. E’ altrettanto difficile credere che la Turchia veramente sospettasse gli Stati Uniti del tentativo di decapitare il gruppo dirigente della nazione con un violento ma fallito colpo di Stato solo il mese prima, solo per poi condurre operazioni congiunte in Siria con le forze statunitensi ancora di stanza nel territorio turco. Ciò che è molto più probabile è che il colpo sia stato una sceneggiata per simulare una frattura USA-Turchia, ingannare la Russia e permettere alla Turchia di epurare tutti gli elementi nelle forze armate turche che potevano opporsi all’incursione in Siria, quella che si svolge ora.
Anthony Cartalucci, analista geopolitico di Bangkok, notava in un pezzo del 18 luglio dal titolo, “Il fallito colpo di Stato in Turchia: ‘dono di Dio’ o di Washington“, che: “… il golpe è stato inscenato non contro la Turchia, ma contro una sua parte, con l’aiuto non solo degli Stati Uniti ma anche della fazione politica di Gulen. Sarà l'”incendio del Reichstag” del 21° secolo che porterà a una nuova “purga hitleriana”, rimuovendo gli ultimi ostacoli al presidente Erdogan e alle istituzioni corrotte che ha costruito nel tentativo di prendere il potere assoluto in Turchia. E al contrario dei cambiamenti che ci si aspetterebbe dalla Turchia, se veramente gli Stati Uniti avessero concepito tale colpo di Stato per rovesciare Erdogan, la Turchia assai probabilmente raddoppierà le ostilità verso la Siria e i suoi alleati”. Con la Turchia che entra nel nord della Siria, sosterrà i terroristi che combattono le forze siriane, prolungando il conflitto da una nuova base avanzata in Siria e con la protezione della NATO, esattamente ciò che accade oggi.

Costruire il tanto cercato santuario dei terroristi
L’attraversamento del confine della Siria completa i vecchi piani dell’offensiva curda e dell’ascesa dello Stato islamico. I piani di Washington ed alleati regionali cercano di creare una zona cuscinetto o “santuario” sul territorio siriano che sia inattaccabile dalle forze siriane e da cui i terroristi filo-occidentali possano lanciare operazioni in profondità nel territorio siriano. Attualmente, tali operazioni vengono lanciate dal territorio turco. Coi terroristi progressivamente cacciati da Aleppo e le forze siriane che avanzano ad occidente dell’Eufrate, sembra che gli Stati Uniti cerchino di usare le forze curde per annettere la Siria orientale, mentre l’ultima mossa della Turchia è volta a creare il tanto desiderato santuario a nord per evitare il collasso dei combattimenti nel Paese. Le forze speciali inglesi, nel frattempo, operano nel sud della Siria tentando di creare un santuario simile per i terroristi lungo i confini di Giordania e Iraq con la Siria. La partecipazione delle forze aeree degli Stati Uniti nell’operazione in corso, inoltre, chiarisce l’assenza di profondità strategica e politica della fedeltà degli Stati Uniti verso i presunti alleati curdi, un tradimento delle forze curde mentre sono dirette contro le forze siriane dagli Stati Uniti in Siria orientale. I piani per tali santuari furono resi noti già nel 2012, con i responsabili politici degli Stati Uniti che, in un documento della Brookings Institution intitolato “Valutazione delle opzioni per il cambio di regime“, affermavano: “Un’alternativa agli sforzi diplomatici è concentrarsi prima su come porre fine alle violenze ed avere un accesso umanitario, come avviene (sotto la guida dell’ex-segretario generale dell’ONU Kofi Annan). Ciò può portare alla creazione di santuari e corridoi umanitari che dovranno essere sostenuti da una potenza militare limitata. Ciò, naturalmente, non raggiunge gli obiettivi degli Stati Uniti in Siria e potrebbe mantenere Assad al potere. Da questo punto di partenza, tuttavia, è possibile che un’ampia coalizione con l’appropriato mandato internazionale possa compiere un’ulteriore azione coercitiva nei suoi sforzi”. Questo è esattamente ciò che avviene, da Jarabulus e probabilmente verso ovest, ad Azaz, a nord della contestata città siriana di Aleppo. Dal 2012 vari pretesti furono inventati, abbandonati e poi rivisitati per giustificare un’operazione come l’attuale.resized_1a4ca-10132857guvenlibolgeCreazione di un pretesto, fabbricare attentati come opzione
Ciò include Ankara che trama attentati sul proprio territorio che appaino terrorismo estero da utilizzare per creare un corridoio turco tra Jarabulus-Azaz. L’International Business Times in un articolo del 2014 dal titolo, “La Turchia vieta YouTube: trascrizione completa della conversazione trapelata sulla ‘guerra’ in Siria tra funzionari di Erdogan“, rivelava i dettagli di una trascrizione in cui la leadership turca contemplava attentati inscenati:
Ahmet Davutoglu: “Il primo ministro ha detto che nella congiuntura, tale attentato (alla tomba di Sulayman Shah) va visto come un’opportunità“.
Hakan Fidan: “Manderò 4 uomini dalla Siria, se questo è ciò che serve come causa della guerra, ordinando un attacco missilistico sulla Turchia; possiamo anche preparare un attacco contro la tomba di Suleiman Shah, se necessario“.
Feridun Sinirlioglu: “La nostra sicurezza nazionale è diventata un facile trucco della politica interna“.
Yasar Guler: “E’ il casus belli, cioè, creiamo la causa diretta per la guerra“.
Potrebbe essere solo una coincidenza che una provocazione simile sia avvenuta poco prima dell’operazione turca. Il New York Times nell’articolo, “L’attentato a un matrimonio è l’ultimo di una serie di attentai mortali in Turchia“, spiega che la provocazione citata motiva l’attuale operazione della Turchia: “L’attentato a un matrimonio curdo di Gaziantep, cittadina turca vicino al confine siriano, è stato uno dei più letali dei vari attentati che hanno colpito la Turchia. Dal giugno 2015, i militanti curdi e islamici hanno compiuto almeno 15 grandi attentati in Turchia, uccidendo più di 330 persone”. Così il governo della Turchia e i complici media occidentali hanno incolpato ugualmente Stato islamico e militanti curdi in vista dell’attuale operazione in Siria. L’articolo della BBC di cui sopra, notava: “La Turchia ha promesso di “ripulire completamente” lo SIIL dal confine, accusando il gruppo di un attentato a un matrimonio che ha ucciso almeno 54 persone, a Gaziantep”. Dopo il colpo di Stato di luglio molti credevano che la Turchia si riallineasse geopoliticamente svolgendo un ruolo costruttivo e stabilizzante nella regione. Invece, mentre citava la minaccia dello Stato islamico e delle forze curde al confine, una minaccia che la sua collusione con Stati Uniti e Stati del Golfo Persico, dal 2011, contribuisce a creare, la Turchia ha decisamente avanzato una parte cruciale dei piani degli Stati Uniti per smembrare la Siria e portare avanti la campagna di destabilizzazione in Nord Africa e Medio Oriente e altroe. La risposta della Siria e dei suoi alleati all’incursione della Turchia è stata finora inattiva. Come si potrà agire per evitare che Stati Uniti ed alleati di raggiungano i loro obiettivi resta da vedere.
Mentre il rovesciamento del governo di Damasco sembra improbabile al momento, la balcanizzazione della Siria era un obiettivo secondario sempre più considerato dai responsabili politici degli Stati Uniti come mera fase per infine rovesciare Damasco. Annettendo le parti orientali e settentrionali della Siria, l’aggressione degli Stati Uniti potrà guadagnare tempo.14064053Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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