L’Iran annuncia che avrà sottomarini simili a quelli della NATO

Valentin Vasilescu, Reseau International 22 agosto 20155mkcb7La marina iraniana prevede d’introdurre una serie di nuove navi entro marzo 2017, ha detto l’Ammiraglio Habibollah Sayyari, comandante della marina iraniana. La dichiarazione è stata fatta nel corso di una visita ai cantieri Shiraz. Sayyari ha indicato un elenco di cacciatorpediniere, navi lanciamissili e soprattutto sottomarini d’attacco di produzione nazionale. La principale forza di superficie della Marina dell’Iran si compone di 3 fregate classe Alvand da 1540 t (anni ’70) e delle nuove fregate classe Moudge di cui 2 attualmente in servizio e altre 5 in costruzione. Il primo cacciatorpediniere iraniano (Sahand) in costruzione è già completo al 70%. Tutti armati di cannoni, siluri e missili antinave cinesi YJ-83 dalla gittata di 180 km. Inoltre, la Marina iraniana ha 4 corvette e 200 imbarcazioni costiere molto veloci e armate di due missili.
Fateh (Conqueror)Perché l’annuncio del comandante della Marina iraniana è così importante? L’arma più pericolosa della Marina iraniana sono i sottomarini e riguarda gli Stati Uniti perché alcun Paese del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman, Bahrayn, Qatar, Quwayt e Iraq) ne ha. E anche se acquistassero sottomarini, non hanno l’esperienza necessaria per operarli nelle condizioni specifiche del Golfo Persico. Negli anni ’80 l’Iran importò 4 sottomarini classe Yugo da 90 tonnellate dalla Corea democratica. Dagli Yugo l’Iran sviluppò propri sottomarini di piccole dimensioni producendo così i primi 21 sottomarini da 120 t classe Ghadir. In parallelo, gli iraniani hanno creato una classe di sottomarini costieri, i Nahang da 400 tonnellate. Uno di essi è operativo nel Mar Caspio, e il secondo è in costruzione. Questi sottomarini sono estremamente agili in acque poco profonde, e sono utilizzati per minare i porti e infiltrare forze speciali subacquee. Il programma di ricerca per sviluppare un sottomarino potente quanto quelli occidentali iniziò con l’imposizione delle sanzioni internazionali nel 2006. Dopo sette anni, nel 2013, i primi sottomarini da 600 tonnellate classe Fateh divenivano operativi. A differenza dei sottomarini precedenti, i Fateh sono sottomarini d’attacco che possono immergersi fino a oltre 200 metri di profondità e rimanere in immersione per 35 giorni, con a bordo 4 siluri, mine e 2 missili antinave C-802 (gittata di 80-120 km). Alla fine del 2015, i primi 2 sottomarini veramente competitivi costruiti dall’Iran saranno operativi. Questi sono i sottomarini della classe Besat, dal dislocamento di 1200-1500 tonnellate e dotati del moderno sistema AIP (Air Independent Propulsion), simile a quelli della classe Tipo 212 tedeschi e degli Scorpène franco-spagnoli. Il sistema, secondo alcune fonti, è dovuto a trasferimento segreto di tecnologia russa. Nelle prove in mare, il primo sottomarino iraniano della classe Besat ha navigato immersione per 68 giorni consecutivi.
13920916000616_PhotoI L’Iran nel prossimo futuro vuole implementare nello Stretto di Hormuz una squadra di 10-20 sottomarini classe Besat, rappresentando una vera minaccia per le navi di superficie della V Flotta, di stanza nel Bahrayn. Questa minaccia è ancora più grave dato che i sottomarini Besat dovrebbero essere dotati dei missili supersonici antinave russi 3M-54E (Klub-S) o delle controparti cinesi YJ-18 dalla gittata di 220-300 km. Ciò che preoccupa gli statunitensi è che i missili Klub-S/YJ-18 sono dotati, tra gli altri, di una testata EMP (impulso elettromagnetico) del peso di 300 kg, in grado di produrre effetti simili a quelli del fulmine. La detonazione emette in una frazione di secondo impulsi elettromagnetici di elevata potenza, agendo a breve distanza direttamente sulle antenne della nave bersaglio. La testata EMP si diffonde sulla nave bruciando le antenne e mettendo fuori servizio per ore le apparecchiature elettroniche, del controllo del tiro e di navigazione. Questo tipo di arma è efficace contro gli incrociatori AEGIS classe Ticonderoga e i cacciatorpediniere AEGIS classe Arleigh Burke, appartenenti al gruppo d’urto delle forze di spedizione statunitensi formate intorno a una portaerei e una nave d’assalto anfibio (portaelicotteri). I sottomarini Besat potrebbero essere armati di siluri-razzi copiati dal modello sovietico VA-111 Shkval che navigano a una velocità di 370 chilometri all’ora e hanno una gittata di 15-25 km. I siluri-razzo hanno un’alta probabilità di distruggere incrociatori e cacciatorpediniere AEGIS, se i sensori elettronici per rilevare e controllare gli armamenti vengono eliminati dalle testate EMP dei missili Klub-S/YJ-18. Un episodio ancora incerto accadde il 2 aprile 2014 al cacciatorpediniere statunitense AEGIS Donald Cook nel Mar Nero, quando 2 aerei da combattimento Su-24 della Marina russa sorvolarono la nave, le dotazioni elettroniche smisero di funzionare. L’Iran ha anche tre sottomarini russi classe Kilo da 2325 t, con 6 tubi lanciasiluri e missili antinave Klub-S.

Iran-carrier-attack-SOHTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La portaelicotteri Mistral arriverà in Russia attraverso Egitto o Arabia Saudita?

Valentin Vasilescu, Reseau International 15 agosto 20157775941731_le-navire-mistral-vladivostok-le-15-novembre-2014-a-saint-nazaireAlla cerimonia per l’ampliamento del Canale di Suez a Ismailia, il presidente francese ha annunciato che le due portaelicotteri Mistral che si è rifiutato di consegnare alla Russia, potrebbero essere vendute all’Egitto, ma l’Egitto non ne ha bisogno e non ha i soldi per comprarle. L’Arabia Saudita aveva offerto al governo del Generale Abdalfatah al-Sisi, in un momento difficile, l’assistenza finanziaria per 3,7 miliardi di euro. Immediatamente l’Egitto ha firmato un contratto da 1 miliardo di dollari per acquistare 4 corvette francesi Gowind da 2500 tonnellate. Successivamente, nel febbraio 2015, l’Egitto ha siglato un accordo per l’acquisto da Parigi di 24 Rafale e una fregata FREMM. E’ possibile che l’Egitto sia usato come facciata dell’Arabia Saudita per acquistare le portaelicotteri Mistral? E in questo caso, la domanda è: l’Arabia Saudita ne ha bisogno? La nave da guerra degli Stati Uniti HSV-2 Swift (velocità di 80 kmh) ha partecipato, il 15 luglio 2015, al conflitto nello Yemen sotto bandiera degli Emirati Arabi Uniti. Questa nave ultra veloce può caricare 500 tonnellate e ha due piattaforme per gli elicotteri MH-60. Hanno usato tale stratagemma dato che Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita non hanno navi da sbarco per la fanteria di Marina. Fino al 3 agosto la nave ha trasportato e sbarcato ad Aden in due settimane una brigata di fanteria meccanizzata degli Emirati Arabi Uniti composta da un battaglione corazzato con 45 carri armati Leclerc, un battaglione di fanteria meccanizzata (40 APC BMP-3M), un battaglione di artiglieria con pezzi autopropulsi Denel G6 da 155mm e un battaglione delle forze speciali di 350 soldati. Dal punto di vista operativo, i marines sauditi dotati di 140 APC spagnoli (BMR-600P) non hanno i mezzi necessari per un gruppo d’assalto basato su una nave d’assalto anfibio (portaelicotteri), perché mancanti degli elementi fondamentali. Il compito principale della nave portaelicotteri d’assalto anfibio è imbarcare, schierare e proiettare all’estero un corpo di spedizione della fanteria di Marina con elicotteri da trasporto, hovercraft e mezzi da sbarco classici. L’Arabia Saudita non ha né hovercraft né mezzi da sbarco convenzionali. Come missione secondaria, la portaelicotteri assicura la superiorità aerea sulla zona dello sbarco e supporto aereo durante lo sbarco, grazie agli elicotteri d’attacco a bordo. La marina saudita non è dotata di elicotteri d’attacco imbarcati. Per proteggere la portaelicotteri e fornire tiro di supporto nella zona dello sbarco, il corpo di spedizione ha bisogno di due cacciatorpediniere con missili mare-terra, mare-mare, mare-aria e di cannoni. La Marina saudita non ne ha. I cacciatorpediniere vanno integrati con due fregate con lo stesso armamento. L’Arabia Saudita ha 3 fregate costruite in Francia della classe al-Riyadh (Lafayette) armate con missili da crociera SCALP EG, missili anti-nave Exocet MM40 Block II, missili antiaerei Aster 15 (30 km di raggio) e cannoni da 100mm e 20mm. Possiamo aggiungere quattro fregate male armate della classe al-Madinah costruite in Francia negli anni ’80. Queste navi non hanno la potenza di fuoco necessaria per supportare le portaelicotteri. Un altro tipo di mezzo d’appoggio essenziale per il gruppo d’assalto anfibio è il sottomarino, per neutralizzare un possibile attacco dei sottomarini nemici. L’Arabia Saudita non ne ha.
La Russia ha ricevuto dall’Armenia 200 milioni di dollari e sta per consegnarle missili Iskander-M. L’Arabia Saudita vuole rafforzare le relazioni con la Russia in tutti i campi, anche militare, ha detto il ministro degli Esteri saudita Adil al-Jubayr durante la visita a Mosca ad agosto. Era giunto con la proposta d’investire 10 miliardi di dollari nell’economia russa. Allo stesso tempo, l’Arabia Saudita ha avuto diversi negoziati con la Russia per l’acquisto di missili Iskander. Il missile Iskander ha una quota di crociera di 50000 m, rendendosi invulnerabile alla maggior parte dei sistemi terra-aria. Inoltre, vola a 7/9000 km/h eseguendo manovre d’evasione in volo. I missili da crociera, anche con tecnologia “stealth” e volando a 800 km/h, possono essere rilevabili a 80 km (anteriormente) e a 145 km (posteriormente) dai velivoli con rilevatori ad infrarossi (IRT). Per decenni i piloti russi del Comando Caccia si addestrarono alle procedure per intercettare e distruggere missili da crociera, ciascuno con almeno quattro tiri reali all’anno presso il poligono di Astrakhan contro aeromobili telecomandati che volavano a bassa quota e di notte, simulando perfettamente il profilo di volo dei Tomahawks.
Non è escluso che l’Arabia Saudita riceva la portaelicotteri Mistral invece dell’Egitto per poi cederla alla Russia in cambio dei sistemi missilistici Iskander. Se accedesse, ci sarebbero due ipotesi al lavoro. La prima riguarda il sistema di guida dei nuovi missili Iskander, con probabile deviazione di 2-5 m su una gittata di 500 km. Gli Stati Uniti, desiderosi di entrare in possesso di questo sistema, potrebbero ottenerlo dall’Arabia Saudita. Per gli Stati Uniti, il fatto che le due portaelicotteri Mistral da 21000 t e 16 elicotteri a bordo, finiscano in Russia non pone alcun pericolo, perché gli Stati Uniti hanno 8 navi d’assalto anfibio classe Wasp da 41335 t, ognuna dotata di 12 elicotteri da trasporto CH-46 Sea Knight, 6 aerei d’attacco al suolo a decollo e atterraggio verticale AV-8B, 4 elicotteri d’attacco AH-1W Super Cobra, 9 elicotteri antisom CH-53 Sea Stallion e 4 elicotteri di soccorso UH-1N Huey. La seconda ipotesi contesta l’equilibrio di potere in Medio Oriente. Forse l’Arabia Saudita prevede la sostanziale avanzata del ruolo della Russia nel Golfo nel prossimo futuro, supportando l’Iran che sfrutta enormi risorse energetiche. La cooperazione russo-iraniana sarebbe esponenziale per la crescita economica e militare dell’Iran, colpendo gravemente i Paesi della penisola arabica. Stati Uniti ed Israele non possono contrastare questa tendenza. Successivamente, l’Arabia Saudita (il più grande esportatore di petrolio al mondo e terzo di gas naturale) sarebbe costretta a cercare protezione volgendosi alla Russia (seconda per riserve di petrolio e prima per riserve di gas naturale). I due Paesi formerebbero un nuovo cartello del petrolio a scapito dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio), a cui la Russia non appartiene. L’OPEC è subordinata agli interessi dell’occidente, così, imponendo le sanzioni economiche alla Russia, il prezzo del petrolio è sceso artificialmente da 100 a 42 dollari. Ricordiamo che il 14 febbraio 1945 il presidente Franklin Delano Roosevelt incontrò re Abdulaziz bin al-Saud sull’incrociatore USS Quincy, nel Mar Rosso. L’incontro si svolse in segreto e pose le condizioni per una collaborazione che garantisse la stabilità nel Medio Oriente del dopo-guerra. Gli Stati Uniti garantivano la sicurezza dell’Arabia Saudita e un seggio alle Nazioni Unite, e l’Arabia Saudita diveniva, per sempre, alleata degli Stati Uniti, consentendogli ogni speculazione sul mercato del petrolio.RIMPAC 2004Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra segreta di Crimea. Parte II

Valentin Vasilescu, Reseau International 28 maggio 2014
1393739628567Nella prima parte abbiamo avanzato argomenti secondo cui il colpo di Stato organizzato a Kiev nel febbraio 2014, fosse finalizzato a neutralizzare il centro nevralgico della Force di spedizione russa della Flotta del Mar Nero a Sebastopoli, e sostituire velocemente l’esercito russo in Crimea con quello statunitense. Il 18 febbraio 2014, il parlamento dell’Ucraina fu occupato da membri armati di Svoboda e Fazione destra, cosiddette forze di autodifesa di Euromaidan, e il 22 febbraio 2014 il Presidente Janukovich fu costretto a lasciare Kiev, essendo stato preso il potere dai politici filo-occidentali. Valentin Nalivajchenko, che secondo la stampa ucraina sarebbe una spia statunitense, fu nominato direttore del servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU). Casualmente, il 13 febbraio 2014, uno dei quattro gruppi d’attacco statunitensi, formato attorno alla portaerei a propulsione nucleare George Bush (CSG-2), lasciò la Norfolk Naval Base con destinazione apparente il porto del Pireo nel Mar Egeo. Oltre alla portaerei George Bush (102000 t di dislocamento e 90 aerei a bordo), il Battle Group #2 si componeva di 16 navi, tra cui l’incrociatore USS Philippine Sea, i cacciatorpediniere lanciamissili USS Truxtun e USS Roosevelt, e tre sottomarini d’attacco nucleari. Il 22 febbraio 2014, quando Janukovich fu estromesso, il Battle Group #2 era già nel Mediterraneo. Citando fonti del ministero della Difesa di Ankara, Hurriyet Daily News dice che il CSG-2 avrebbe ricevuto, attraverso canali segreti, il consenso delle autorità turche ad entrare nel Mar Nero dal Bosforo e dai Dardanelli, sebbene il consenso dato dalla Turchia violasse la Convenzione di Montreux (1936) che consente il passaggio dello Stretto a navi militari per un dislocamento  massimo di 45000 tonnellate. L’obiettivo di tale gruppo da battaglia poteva essere solo sostituire la flotta russa del Mar Nero basata in Crimea.
Il 28 febbraio 2014, su pressione della folla inferocita che protestava da giorni davanti al Parlamento della Repubblica Autonoma di Crimea, il corrotto primo ministro Anatolij Mogiljov (che s’è comprato la carica con un ritrovo di lusso a Jalta “data” a Janukovich) fu finalmente licenziato. Il Parlamento votò la sua sostituzione con Sergej Aksjonov, a capo delle forze filo-russe in Crimea. Il 6 marzo, il Parlamento della Repubblica Autonoma di Crimea votò ufficialmente la separazione dall’Ucraina e previde il referendum per l’annessione della Crimea alla Russia il 16 marzo 2014. A causa di tale inaspettato cambio della situazione in Crimea, gli statunitensi si resero conto che il loro piano A era fallito e non avevano un piano B di emergenza. Il 5 marzo, l’ordine iniziale ricevuto dal Battle Group #2 fu annullato, il nuovo ordine era lasciare il porto greco del Pireo per Antalya, base navale turca, e restarci. I cacciatorpediniere USS Truxtun, USS Donald Cook e la fregata USS Taylor furono le uniche navi di questo gruppo ad essere inviate successivamente in ricognizione nei pressi della Crimea, nel nord del Mar Nero, dal 7 marzo al 22 aprile 2014, con il pretesto di esercitazioni congiunte con le marine bulgara e rumena. Gli ufficiali dell’aeronautica militare russa dissero sui media che vi erano prove che si trattasse del tentativo dell’equipaggio dell’USS Donald Cook di disturbare le linee dati tra le antenne di ricevimento del Centro Spaziale della Flotta del Mar Nero in Crimea, e la rete militare satellitare ELINT russa, tramite interferenze nello spettro elettromagnetico. I satelliti trasmettono in Crimea il risultato del monitoraggio delle emissioni elettroniche dei radar e dei sistemi di navigazione montati sulle navi da guerra del Battle Group #2, nel Mar Nero e nel Mar Egeo, sugli aeromobili a bordo e dei sistemi sui missili antiaerei imbarcati. Gli ufficiali in questione spiegarono che il tentativo fu interrotto dagli 11 sorvoli a bassa quota, sfiorando l’albero della USS Donald Cook, vicino al porto di Constanza, da parte di due aerei russi Su-24MP, degli aeromobili che trasportavano le stazioni d’interferenza delle frequenze da 12-18 Ghz, utilizzate per neutralizzare i radar di difesa del cacciatorpediniere.
I veterani delle forze speciali russe dicono che i più pericolosi per la Crimea erano i sei commando per operazioni speciali di 16 soldati ciascuno a bordo delle tre navi statunitensi. Sono addestrati a sbarcare inosservati a terra, nuotare sott’acqua e infiltrarsi in profondità nel territorio nemico. Lo scopo di tutti i commandos del mondo è creare panico, caos e terrore fra la popolazione con atti di sabotaggio: causando potenti esplosioni negli edifici amministrativi di grandi città, nei trasporti in orari di punta o in aree densamente popolate. Nel contesto della preparazione del referendum di adesione della Crimea alla Russia, qualsiasi incertezza creata da tali commandos nella popolazione avrebbe potuto provocare una bassa affluenza alle urne, comportando l’invalidazione dell’elezione. Per evitare tali situazioni, i russi da subito esercitarono un controllo rigoroso ed impenetrabile.
Un giornale scandalistico della Crimea diffuse una sua speculazione, nell’edizione online, secondo cui membri di commando dei Paesi della NATO erano stati catturati dai russi presso le coste della Crimea. I loro sospetti cominciarono con l’assunzione rapida e diretta da parte di Natalija Poklonskaja, Procuratore Generale della Crimea, di interpreti/traduttori specializzati nelle lingue di Stati della NATO e dell’UE confinanti con l’Ucraina e che si affacciano sul mare. A sostegno delle loro affermazioni, i giornalisti fecero riferimento all’articolo 5 del trattato della NATO, invocato dagli Stati Uniti per trascinare i membri dell’alleanza nell’invasione e nell’occupazione dell’Afghanistan da parte dei militari degli Stati Uniti. È interessante notare che la Romania è membro della NATO e dell’UE, confina con l’Ucraina, si affaccia sul Mar Nero e ha un gruppo di forze per operazioni speciali navali creato e addestrato dall’US Army. L’articolo fu subito rimosso perché, in mancanza di qualsiasi dichiarazione di guerra contro la Russia, indicava la violazione della NATO della Convenzione dell’Aja sul rispetto delle leggi e delle consuetudini di guerra. Tuttavia, le speculazioni dei giornalisti furono indirettamente confermate il 12 maggio 2014, quando Natalija Poklonskaja fu aggiunta, a cura degli Stati Uniti, alla lista delle personalità bandite dall’UE.
Mentre l’iniziativa nella penisola di Crimea fu presa e trattenuta rigorosamente nel contesto russo da gruppi di “persone cordiali”, gli Stati Uniti non poterono organizzare nulla per cambiare il destino del referendum in Crimea. L’83,1% della popolazione di Crimea partecipò al referendum e il 96,77% degli elettori votò per l’annessione della Crimea alla Russia. Così, il 23 marzo 2014, il CSG-2 ricevette l’ordine dal Pentagono di abbandonare la missione, lasciando il Mar Egeo e dirigendosi in Bahrayn. La Russia organizzò il 9 maggio due parate grandiose in onore della vittoria contro il fascismo. Una aeroterrestre a Mosca in onore del passato e una aeronavale per celebrare il ritorno della Crimea e di Sebastopoli alla Russia, sempre in presenza del Presidente Vladimir Putin. 10294303Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran costruisce la riproduzione di una portaerei a propulsione nucleare statunitense

Eric Schmitt New York Times 21 marzo 2014 – Iranfocus

21ship2-blog427L’Iran sta costruendo un modello di portaerei a propulsione nucleare statunitense che i funzionari degli Stati Uniti dicono che potrebbe essere distrutto per propaganda.
Gli analisti dell’intelligence studiano le foto satellitari delle installazioni militari iraniane in cui è stata notata per la prima volta la nave, nel cantiere Gachin, nei pressi di Bandar Abbas sul Golfo Persico, la scorsa estate. La nave ha la stessa forma caratteristica delle portaerei classe Nimitz dell’US Navy, nonché il numero 68 della Nimitz ordinatamente dipinto di bianco vicino alla prua.  Modelli di aeromobili appaiono sul ponte di volo.
Il modello iraniano, che i funzionari statunitensi descrivono simile più a una chiatta che a una nave da guerra, non ha un sistema di propulsione nucleare ed è lunga solo circa due terzi di una tipica porterei da 300 metri di lunghezza dell’US Navy. Funzionari dell’intelligence non credono che l’Iran possa costruire una vera portaerei. “Sulla base delle nostre osservazioni, questa non è una portaerei operativa, è una grande chiatta costruita in somiglianza ad una portaerei“, ha detto il comandante.  Jason Salata, portavoce della Quinta Flotta della Marina in Bahrain, nel Golfo Persico. “Non siamo sicuri cosa l’Iran speri di ottenere con tale costruzione. Se si tratta di propaganda, a che scopo?” Qualunque sia lo scopo, i funzionari statunitensi hanno riconosciuto di aver voluto rivelare l’esistenza della nave per anticipare gli iraniani.
Gli analisti dell’intelligence dell’US Navy e di altri servizi statunitensi, suppongono che la nave, che dei mattacchioni della Quinta Flotta hanno soprannominato la chiatta-bersaglio, sia qualcosa che l’Iran potrebbe trainare in mare, ancorare e far saltare in aria, filmando il tutto per motivi di propaganda se, per esempio, i colloqui con le potenze occidentali sul programma nucleare iraniano andassero a fondo. L’Iran ha precedentemente utilizzato chiatte come bersagli per i lanci di missili durante le esercitazioni, riprendendoli e trasmettendoli poi sui notiziari TV, hanno detto gli ufficiali della Marina. “Non è sorprendente che le forze militari iraniane possano usare una varietà di tattiche, tra cui l’inganno militare, per comunicare strategicamente ed eventualmente dimostrare la loro determinazione nella regione“, ha detto un funzionario statunitense che ha seguito da vicino la realizzazione del modello. Ma mentre l’Iran ha cercato di nascondere i suoi siti nucleari sotterranei la Marina iraniana non ha preso alcun provvedimento per nascondere agli indiscreti satelliti occidentali ciò che costruisce nel cantiere in questione. “Il sistema è troppo opaco per capire chi abbia avuto questa idea, e se sia stato approvato ai massimi livelli“, ha detto Karim Sadjadpour, esperto dell’Iran presso il Carnegie Endowment for International Peace.
L’Iran ha cercato di sfruttare la tecnologia militare statunitense catturata o piratata, in passato. Lo scorso anno, l’élite politica e militare dell’Iran s’è vantata che le loro forze avevano abbattuto un drone dell’intelligence statunitense, un velivolo teleguidato dell’US Navy denominato ScanEagle subito mostrato dai media iraniani. Gli ufficiali dell’US Navy risposero che il droni non fu abbattuto dal fuoco nemico, anche se il Pentagono ha riconosciuto di aver perso un piccolo numero di ScanEagles, probabilmente per malfunzionamento del motore.
Non è stato possibile raggiungere gli ufficiali della Marina iraniana per un commento, dato che il Paese si prepara a festeggiare il Capodanno. I funzionari dell’intelligence statunitense citano una fotografia scattata il 22 febbraio a Bandar Abbas e una breve descrizione in persiano della nave su un sito web del Ministero dell’Industria, Miniere e Commercio iraniano. Per ora, gli analisti dell’US Navy e funzionari dei servizi segreti statunitensi dicono di non essere eccessivamente preoccupati dalla finta nave. Ma il fatto che gli iraniani la stiano costruendo, presumibilmente per misteriosi scopi bellicosi, contrasta con il fatto che gli iraniani hanno fatto un passo indietro rispetto alla loro tipica pesante postura anti-statunitense, durante le recenti esercitazione navali nel Golfo Persico. Fino a poco tempo fa, i motoscafi d’attacco veloce iraniani hanno molestato navi da guerra statunitensi, e il governo di Teheran ha schierato droni con gondole di sorveglianza e che potrebbero un giorno portare missili.
Date le diverse basi del potere politico dell’Iran, sarebbe difficile decifrare gli scopi del governo. Dopo che a novembre è stato raggiunto l’accordo nucleare temporaneo tra le potenze mondiali e il governo moderato del presidente iraniano Hassan Ruhani, non era chiaro ai funzionari statunitensi se le Guardie Rivoluzionarie islamiche dell’Iran dalla linea dura potessero tentare di provocare un conflitto con la Marina degli Stati Uniti per minare l’accordo. La marina delle Guardie Rivoluzionarie si compone di motoscafi veloci di attacco con armi automatiche ad alta potenza e siluri, e gli equipaggi in passato impiegarono tattiche di guerriglia, tra cui avvicinarsi pericolosamente alle navi da guerra statunitensi.
Quando il modello sarà varato e navigherà, se mai lo farà, nessuno può indovinarlo, dicono gli analisti. La nave è in fase di completamento, hanno detto, e verrà presumibilmente inviata tramite i binari del cantiere, a destinazione sul Golfo Persico, a poche centinaia di metri di distanza.

nimitziranianTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La crisi ucraina vista dalla Cina

Valentin Vasilescu Reseau International 19 marzo 2014

9highres_00000401419611Il progetto di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, elaborato dagli Stati Uniti, sul referendum in Crimea è stato respinto con veto russo. La Cina, uno dei cinque membri permanenti non ha votato come la Russia, ma si è astenuta. La Crisi ucraina ha creato una frattura nel rapporto tra le due maggiori potenze mondiali? La cooperazione nella produzione della Difesa tra l’Ucraina e la Cina è forte e durevole. Nei primi anni dell’indipendenza, l’Ucraina ha venduto ai cinesi uno dei prototipi del Sukhoj Su-33, versione imbarcata del Su-27, e contribuito a copiarlo con il nome di J-15. Questo velivolo è già in servizio sulla portaerei cinese Varjag (classe Admiral Kuznetsov), acquistata dall’Ucraina nel 1998. Durante la progettazione del nuovo velivolo da trasporto pesante Y-20, i cinesi hanno anche beneficiato dell’esperienza della celebre società ucraina Antonov. Sappiamo che la marina cinese ha ordinato quattro hovercraft d’assalto anfibio classe Zubr, i primi due sono già stati costruiti in Ucraina e consegnati alla Cina. La costruzione degli altri due avverrà nei cantieri cinesi con parti ucraine e sotto la supervisione ucraina. L’hovercraft è il più grande al mondo ed è può sbarcare su una spiaggia tre carri armati, 10 veicoli APC, MLT o 500 fanti di marina.
L’astensione sulla Crimea permette flessibilità alla Cina. In primo luogo, garantisce che gli ucraini continuino a lavorare con essa, almeno sui progetti delle navi classe Zubr. D’altra parte, la Cina non si opporrebbe a una decisione degli Stati Uniti e dei suoi alleati europei d’intervenire militarmente a favore dell’Ucraina, o di armare gli ucraini con armi di nuova generazione, direttamente o con intermediari, come i ribelli islamici in Siria. Perché così la Cina ha mano libera per intervenire militarmente nel Sud-Est asiatico, citando il precedente ucraino. Le attrezzature militari acquistate dall’Ucraina sono di vitale importanza per la Cina, un Paese che alla fine di quest’anno sarà la prima economia mondiale e che cerca il pretesto opportuno per ridurre la leadership militare degli Stati Uniti nel Pacifico occidentale. Ciò può essere fatto solo rompendo il blocco imposto dagli Stati Uniti con i suoi alleati nella regione, assumendo così il controllo delle rotte marittime che permettano il libero accesso della Cina agli oceani Indiano e Pacifico. La direzione strategica principale per garantire l’accesso della Cina all’oceano Pacifico è il controllo delle rotte marittime nell’area tra l’arcipelago giapponese di Okinawa (Ryukyu) e Taiwan. Le isole Senkaku, sono situate tra Miyako Island e Taiwan, e sono costituite da otto isole appartenenti al Giappone, reclamate di recente in modo più aggressivo dalla Cina. I cinesi hanno ampliato la loro area di azione nel Mar Cinese Orientale, tra Giappone e Taiwan, sulle isole Senkaku (giapponesi) creando una zona di sorveglianza marittima e aerea con l’aiuto di 78 droni da media ed alta quota.
Con l’arcipelago Senkaku, tra gli obiettivi della Cina vi è anche Taiwan, alleato chiave degli Stati Uniti nella regione, abitata da cinesi e appartenente alla Cina fino alla seconda guerra mondiale.

Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante della base militare presso l’aeroporto di Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest nel 1992

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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