Uzbekistan, una voce dall’Eurasia

Peter Koenig, Global Research 6 dicembre 2017L’Uzbekistan è un Paese pacifico e amichevole, volti sorridenti, molti dei quali lottano per guadagnarsi da vivere, ma continuano a sorridere. L’Uzbekistan è una nazione senza sbocco sul mare, circondata da altri Paesi senza sbocco sul mare, Afghanistan, Tagikistan, Kirghizistan, Kazakistan e Turkmenistan. I Paesi senza sbocco sul mare non hanno accesso al mare, ed economicamente hanno più difficoltà di quelli con accesso al mare. Le esportazioni sono più complicate e più costose. Dal crollo dell’Unione Sovietica, gli uzbechi cercano di orientarsi nel definire e finanziarsi i servizi sociali, salute, istruzione, acqua e servizi igienici, nonché un’infrastruttura in rapido declino. Ma fanno ciò che possono esportando manodopera in Russia ed Europa occidentale (ricevendone le rimesse); i giovani lasciano le famiglie mandando soldi a casa, e tornano per le vacanze una o due volte, poi molti mettono su famiglia nei Paesi di accoglienza e lasciano mogli e figli. Un classico dei gastarbeiter o lavoratori ospiti in tutto il mondo. Ma ultimamente l’Uzbekistan, come altri Paesi dell’Asia centrale, vive un mini-boom grazie alle sanzioni imposte alla Russia da Washington e vassalli europei. Le esportazioni di ortaggi, frutta, beni agricoli ed industriali in Russia sono alle stelle. Putin ha già detto due anni fa che le sanzioni erano la cosa migliore mai accaduta in Russia dal crollo dell’Unione Sovietica. Hanno costretto la Russia a sviluppare nuovamente l’agricoltura e a riesumare il defunto apparato industriale con scienze e tecnologia all’avanguardia, pari o superiore a quelle occidentali. Ha certamente avuto successo e, per associazione, le sanzioni hanno avvantaggiato gli uzbeki e gli altri centro-asiatici migliorandone il tenore di vita fornendo beni e servizi alla Russia, mentre la capacità della Russia evolvono. Insieme ai partner eurasiatici gradualmente raggiunge la piena autosufficienza, l’indipendenza dalle “sanzioni” ricattatorie delle economie occidentali. C’è anche la Shanghai Cooperation Organization (SCO), di cui la maggior parte dell’Asia centrale, oltre a Russia e Cina, aderisce. La SCO è un enorme blocco commerciale, economico, difensivo e strategico che comprende metà della popolazione mondiale e un terzo del PIL mondiale. In breve, il giorno dello sganciamento totale dal sistema fraudolento dollaro-euro occidentale è all’orizzonte. Tutto ciò grazie ai comportamenti abietti, arroganti e disumani istigati dall’avidità occidentale. L’occidente si spara sui piedi. Presto non ne avrà per camminare. Quindi sparerà più in alto senza rendersi conto che i rimbalzi finiranno per ucciderlo. L’occidente si suicida per avidità. A chi va bene? Difficile dirlo. Per molti della classe media e bassa, in Europa e altrove, può significare difficoltà temporanee, fin quando il mondo si riprenderà da due secoli di guerre, conflitti e oppressione occidentale che hanno fatto decine di milioni di morti e creato indicibile miseria nel mondo. Ma ci riprenderemo, a meno che l’occidente sionista scateni la pazzia nucleare contro Iran, Corea democratica, Siria o perfino Russia e Cina, devastando tutto.
Questo messaggio proviene da Ferghana, capitale della provincia di Ferghana nell’Uzbekistan, che abbraccia una vasta, ampia valle pianeggiante che si estende tra Tagikistan e Kirghizistan, un punto di transito della vecchia Via della Seta. Oggi la valle di Ferghana è una fertile area agricola, patria di molti coltivatori ed esportatori di cotone in Russia e Cina e altri Paesi SCO. È il commercio al di fuori del dominio del dollaro. E naturalmente l’Uzbekistan come il resto dell’Eurasia fa parte del progetto Nova Via della Seta del Presidente Xi, l’One Belt Initiative od OBI, investimenti da 1 trilione di dollari per infrastrutture, industria, scienza e sviluppo tecnologico destinato ad abbracciare Europa, Asia e persino Africa. L’OBI diventerà un polo multiplo dello sviluppo economico al di fuori dell’attuale dominio del dollaro occidentale, ma le sue porte sono aperte a qualsiasi nazione osi unirvisi e staccarsi dalla morsa del potere militare e finanziario di Washington, un chiaro e presente pericolo per l’obiettivo di Washington del dominio totale. L’OBI è il futuro della crescita e sviluppo economico, della creazione di posti di lavoro, di scienza, istruzione, cultura. Pertanto, l’Oriente, dove indubbiamente risiede il futuro, va denigrato con ogni mezzo dalla stampa tradizionale occidentale; denigrazioni, menzogne e calunnie sono incluse nelle continue accuse di violazione dei diritti umani. L’OBI, approccio umano per far prosperare la vita in pace, è diventato il nuovo asse economico del male che l’occidente deve impedire con ogni mezzo. Mentre gli aggressori occidentali, Stati Uniti, la ridicolmente defunta NATO e i loro volenterosi vassalli in Europa e Medio Oriente esalano l’ultimo respiro cercando di trascinare il mondo nell’abisso della distruzione nucleare totale. La NATO persino prospetta ai nuovi clienti in Sud America il contratto di collaborazione con la Colombia che potrebbe propagarsi come un incendio in tutta l’America Latina, se i suoi leader non sono attenti. Questo è il processo del pensiero sionista-occidentale: Stati Uniti o nessuno; il loro profitto über alles.
L’Uzbekistan che fa parte del Nuovo Oriente, quindi, va infangato, ad esempio con le violazioni dei diritti umani. La pervicace propaganda occidentale è tale da sfuggire alla percezione della gente comune e divenire realtà. Un amico, sapendo della mia permanenza in Uzbekistan, mi ha recentemente scritto “come vanno i diritti umani in Uzbekistan?”, deducendo siano disastrosi. Non lo sono. La popolazione occidentale vive in una bolla in cui i suoi valori sono spacciati come verità: tutte le guerre e i conflitti avviati dall’occidente, la cosiddetta guerra al terrore basata sulla “falsa bandiera” dell’11 settembre, giustifica ogni abuso dei diritti umani, guerre, omicidi della CIA, uccisioni di droni, strangolamento finanziario degli “abietti”, torture, stupro e massacro di interi Paesi, come nell’Africa centrale, per le risorse naturali, le terre rare utilizzate dal complesso industriale-militare per continuare la spirale di guerre e conflitti per aver profitti sempre più alti con un’economia di morte e distruzione, ecco ciò che è divenuto l’occidente. Le “false notizie” presentano l’Uzbekistan come Paese che creerebbe terroristi, come la recente furia al centro di Manhattan, presumibilmente causata da un cittadino uzbeko. Eppure, quasi nessuno in occidente vede il contesto dell’aggressione occidentale, quando accusa di violazione dei diritti umani Russia, Cina, Iran, Siria, Venezuela, Cuba, Uzbekistan e la lista continua. Va oltre ogni comprensione quanto ci rendano ciechi i media occidentali, al punto che chi cerca la verità, come Russia Today (RT), Sputnik, TeleSur, viene evitato se non apertamente bandito da USA, loro marionette europee e certi nuovi Paesi neoliberali dell’America Latina.
Uzbekistan, Cina, Russia e tutto l’Oriente compiono grandi cose sui diritti umani, non c’è nemmeno un briciolo di paragone con l’occulto e omicida occidente.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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