Hillarygate, la complicità occidentale nel genocidio dei neri in Libia

Contrainjerencia 17/01/2016

Hillary Clinton con i terrorisiti di al-Qaida in Libia.

Hillary Clinton incontra i terroristi di al-Qaida in Libia.

A capodanno furono svelati 3000 messaggi di posta elettronica di Hillary Clinton quando era segretaria di Stato. Sono stati ripresi da diversi media statunitensi, tra cui la CNN. Gli storici saranno sorpresi da alcune rivelazioni esplosive contenute nei messaggi di posta elettronica sulla Libia: la legittimazione dei crimini dei ribelli, le operazioni speciali inglesi e francesi in Libia all’avvio delle proteste contro Gheddafi, l’integrazione dei terroristi di al-Qaida nell’opposizione sostenuta dai Paesi occidentali, ecc.

Gli squadroni della morte della NATO
Le informazioni raccolte da Sidney Blumenthal su Hillary Clinton forniscono prove decisive sui crimini di guerra commessi dai “ribelli” libici sostenuti dalla NATO. Citando un capo ribelle “con cui ha parlato in piena fiducia”, Blumenthal ha detto di Clinton: “Prendendo le parole con la massima riservatezza, un capo dei ribelli ha detto che le sue truppe continuano l’esecuzione sommaria di tutti i mercenari stranieri (che hanno combattuto per Muammar Gheddafi) durante i combattimenti“. Mentre le esecuzioni illegali sono facili da riconoscere (i gruppi coinvolti in questi crimini vengono chiamati convenzionalmente “squadroni della morte”), ancor più sinistro è che erano considerati “mercenari stranieri” i combattenti di origine sub-sahariana e, difatti, i civili neri. Vi è un’ampia documentazione presso giornalisti, ricercatori e gruppi di difesa dei diritti umani che dimostrano che i libici neri e i lavoratori sub-sahariani assunti da società libiche, attività favorita da Gheddafi per la sua politica a favore dell’unità africana, furono oggetto di una brutale pulizia etnica.Mails_Blums_2Il massacro di Tawarga
I neri libici furono spesso stigmatizzati come “mercenari stranieri” dai ribelli, principalmente gruppi estremisti legati ad al-Qaida, per la loro fedeltà in generale a Gheddafi, in quanto comunità furono stati sottoposti a torture ed esecuzioni e le loro città furono “liberate” con la pulizia etnica e le stragi. L’esempio più documentato è Taweaga, una città di 30000 libici neri. La popolazione scomparve del tutto dopo l’occupazione da parte dei gruppi ribelli sostenuti dalla NATO, le Brigate di Misurata. Tali attacchi erano ben noti e continuarono fino al 2012, come confermato dall’articolo del Daily Telegraph: “Dopo che Muammar Gheddafi fu ucciso, centinaia di lavoratori migranti provenienti dagli Stati confinanti furono arrestati dai combattenti alleati delle nuove autorità provvisorie. Accusarono gli africani di essere mercenari al servizio dell’ex-leader”. Sembra che Hillary Clinton fosse stata personalmente informata dai crimini degli alleati, i ribelli anti-Gheddafi, molto prima di commettere i peggiori crimini del genocidio.

al-Qaida e le forze speciali di Francia e Regno Unito in Libia
Nella stessa email Sydney Blumenthal ha anche confermato ciò che divenne un problema ben noto, le insurrezioni sostenute dall’occidente in Medio Oriente e la cooperazione tra le forze militari occidentali e le milizie legate ad al-Qaida. Blumenthal riferisce che “una fonte estremamente sensibile” confermò che le unità speciali inglesi, francesi ed egiziane crearono le milizie ribelli libiche al confine tra Libia ed Egitto, nonché alla periferia di Bengasi. Mentre gli analisti a lungo specularono sulla presenza di truppe occidentali sul terreno, nella guerra libica, il messaggio è la prova definitiva del ruolo svolto da esse e della loro presenza sul terreno nelle prime manifestazioni contro il regime di Gheddafi, scoppiate nel febbraio 2011 a Bengasi. Il 27 marzo, in ciò che doveva essere una “rivolta popolare”, gli agenti dei servizi speciali inglesi e francesi “supervisionarono il trasferimento di armi ai ribelli“, tra cui armi d’assalto e munizioni.Mails_Blums_1Il timore francese per la moneta pan-africana
La risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite proposta dalla Francia istituiva una no-fly zone sulla Libia “al fine di proteggere i civili”. Tuttavia, una e-mail inviata a Clinton nell’aprile 2011 esprime intenzioni meno nobili. L’e-mail indica l’allora presidente francese Nicolas Sarkozy come a capo dell’attacco alla Libia e individua cinque obiettivi da raggiungere: avere il petrolio libico, garantire l’influenza francese nella regione, aumentare la reputazione nazionale di Sarkozy, affermare il potere militare francese ed evitare l’influenza di Gheddafi su ciò che chiamava “francofona”. Ancor più sorprendente è il riferimento alla minaccia che le riserve di oro e denaro libiche, stimate in 143 tonnellate d’oro e una quantità simile di denaro, “comportassero la sostituzione del franco CFA quale moneta ufficiale dell’Africa francofona“. Una delle principali cause della guerra, poi, fu la volontà francese d’impedire la creazione della moneta panafricana basata sul dinaro-oro libico, un programma che faceva parte dei tentativi di Gheddafi di promuovere l’unità africana. Questo avrebbe dato ai Paesi africani un’alternativa al franco CFA, uno dei fattori del dominio neocoloniale sull’economia dell’Africa Centrale da parte della Francia.

2 luglio 2013, Laura Boldrini premia con soldi pubblici la giornalista Annick Cojean, l'ideatrice della menzogna dell'uso del Viagra da parte dei soldati della Jamahirya Libica, propaganda di guerra volta a giustificare la distruzione della Libia, ancora diffusa e utilizzata dall'oscena sicaria atlantista Boldrini a due anni dall'assassinio della Libia.

2 luglio 2013, Laura Boldrini premia con soldi pubblici la giornalista Annick Cojean, l’ideatrice della menzogna dell’uso del Viagra da parte dei soldati della Jamahirya Libica, propaganda di guerra volta a giustificare la distruzione della Libia, ancora diffusa e utilizzata dall’oscena sicaria atlantista Boldrini a due anni dall’assassinio della Libia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Battaglia di Aleppo: un’analisi dettagliata

Pjotr Skorobogatij Expert, 11.02.2016 – South Front

L’operazione della coalizione russo-siriana ha cambiato notevolmente il teatro delle operazioni e ha causato ogni sorta di conseguenze geopolitiche. In una settimana, il corridoio strategico a nord di Aleppo, utilizzato per rifornire i terroristi dalla Turchia, è stato chiuso. Il successo prevedibile ha fatto fallire il primo round dei negoziati di Ginevra, e la Turchia ha iniziato a prendere seriamente in considerazione un’operazione di terra in Siria. Gli espansionisti di Washington ne sono colpiti assieme alla loro coalizione. I media occidentali hanno diffuso altra propaganda sulle decine di migliaia di civili siriani in fuga dalle bombe russe. La situazione cambia di giorno in giorno, ma la Russia continua ad avere l’iniziativa strategica che impedisce alle potenze arabe e occidentali di reagire.siriyaAppendicite curata
L’Esercito arabo siriano (EAS) non ha ancora forze sufficienti per l’offensiva su larga scala su tutti i fronti, l’Aeronautica russa ha anche i suoi limiti. Pertanto truppe e milizie siriane operano in difesa in alcuni settori e in attacco in altri (province di Lataqia e Dara). Gli intensi preparativi per l’operazione di Aleppo sono durati diverse settimane concentrando formazioni di fanteria e meccanizzate, tra cui lanciarazzi multipli pesanti e carri armati T-90 con equipaggi ben addestrati. Ma la direttrice dell’attacco rimaneva sconosciuta, preoccupando gli estremisti. C’erano molte opzioni disponibili. Con il senno del poi, possiamo trarre la conclusione che lo Stato Maggiore Generale continuasse ad adottare lo stesso concetto operativo: il compito principale della prima fase dell’operazione è chiudere il confine con Turchia e Giordania, da cui arrivano armi e volontari ai jihadisti. Damasco ha colpito la provincia del nord-ovest di Aleppo, puntando all’enclave sciita delle città di Nubul e Zahra circondate da quattro anni. Questa operazione ha mostrato la nuova tattica dell’EAS: le posizioni fortificate vengono bypassate ed invece le punte blindate vengono lanciate sui punti deboli individuati dall’artiglieria pesante e dai bombardamenti aerei. Poi la posizione difensiva viene attaccata dal tergo. Così in pochi giorni decine di città sono state liberate, e il “cuneo” dell’EAS si rafforza ai contrattacchi. L’offensiva di Damasco è sostenuta dai curdi di Ifrin, capitale della provincia curda omonima. A giudicare da coordinamento e sostegno attivo ai curdi della VKS russa, questa coalizione non è un caso, e l’intera operazione è sotto il controllo effettivo degli ufficiali dello Stato Maggiore russo. Le forze curde hanno preso il controllo di diverse città e, nonostante i difficili rapporti con l’EAS, organizzato pattuglie e posti di blocco comuni. Qui è opportuno solo integrare i soldati che hanno pianificato le operazioni in Siria negli ultimi sei mesi. Il loro lavoro è invisibile agli osservatori esterni, ma hanno un’influenza decisiva sul successo delle battaglie e il numero di vittime. Si tratta di questioni come assicurare la cooperazione tra le diverse parti della coalizione siriana (libanesi, iracheni, iraniani, siriani, milizie curde e naturalmente EAS), tra sciiti e sunniti delle varie nazionalità, tra formazioni dai diversi gradi di addestramento, equipaggiamento ed esperienza. Per non parlare di logistica, rifornimenti e trasporto. L’alto livello di professionalità mostrata dai consiglieri militari russi è evidente. Le formazioni di EAS, milizie e forze curde continuano ad allargare il corridoio da nord e sud, anche se la velocità dell’avanzata è rallentata per fortificare il terreno già liberato. Le forze jihadiste ad Aleppo affrontano il pericolo dell’accerchiamento. E’ evidente che le forze della coalizione avanzano a nord, verso la frontiera con la Turchia. Qui gli islamisti fortificano in fretta le posizioni rivolte a sud e ricevono rinforzi dalla Siria. L’obiettivo finale è prendere il controllo del confine. Sarà un grande evento geopolitico, che naturalmente causa notevole nervosismo ad Ankara e tra i suoi alleati.s2L’ancora di salvezza dei terroristi
Cosa significa quel corridoio verde per le forze anti-siriane? Prima di tutto, è il corridoio per inviare armi e carne da cannone, provenienti in grandi quantità. Sì, la provincia di Idlib condivide un confine più a lungo con la Turchia, quindi è troppo presto per parlare di sacca, ma è anche una questione di comodità di accesso, e il corridoio verde dispone di autostrade, valichi di frontiera, rotte del contrabbando ben consolidate, e Aleppo stessa, in parte persa da Damasco, è un importante nodo logistico per i flussi di uomini e mezzi ai terroristi. Idlib ha un confine assai meno conveniente, in quanto il terreno montagnoso impedisce il trasporto di grandi quantità di rifornimenti. Ma c’è anche un’altra importante via logistica che appare in appendice, il commercio tra i jihadisti e lo Stato islamico. L’accordo con la partecipazione di Ankara precisa che le s’invia il carburante dalle province settentrionali siriane, ricevendo cibo in cambio. Questo ne fa l’ancora di salvezza per entrambi, dato che lo SIIL controlla i principali giacimenti di petrolio nel deserto, e i gruppi filo-turchi occupano terreni agricoli, senza petrolio e raffinerie. La Turchia usa naturalmente lo scambio per affrontare le carenze di carburante e cibo in queste parti della Siria occupate dai terroristi. I giornalisti ad Idlib e nelle parti di Aleppo controllate dai jihadisti indicano una situazione umanitaria difficile. Stabilimenti alimentari, trasporti, servizi chiudono per mancanza di carburante per i generatori diesel. Non c’è luce o energia elettrica. Naturalmente, non indicano che gli autoveicoli dei jihadisti circolano allegramente. Il rapido peggioramento delle condizioni sociali nelle province occupate dai terroristi, in combinazione con l’offensiva dell’EAS, ha causato alcune manifestazioni di crisi umanitaria. Vi sono segnali di panico, soprattutto tra i terroristi che hanno sfruttato la Siria da tempo, arricchendosi con il contrabbando e che hanno anche creato famiglie, con l’obiettivo ultimo di utilizzare i fondi accumulati per passare poi in luoghi più prosperi come Turchia o Europa. Fuggono verso la frontiera con la Turchia e si concentrano nei campi specializzati. Ankara afferma che ci sono 50mila rifugiati e chiede che il mondo presti attenzione alla crisi apparentemente causata dalle bombe russe. I valichi di frontiera sono chiusi, le persone continuano ad arrivare e l'”apocalisse umanitaria” riceve ampia copertura dei media occidentali. Questo piano probabilmente sarà usato da Ankara e occidente per fare pressione sulla coalizione Russia-Siria, e potrebbe servire come pretesto per l’invasione via terra.

La Turchia si prepara alla guerra
Il 4 febbraio il MoD Russo riferiva che Ankara aveva avviato un’inaudita “attività militare imprevista“. La Turchia ha rifiutato di permettere un volo d’osservazione russa sul suo territorio in conformità al trattato Open Skies. Un aereo russo doveva sorvolare le regioni di confine turche e le basi aeree della NATO. Questo incidente, che molti media non hanno segnalato, avrebbe fermato l’operazione di terra turca. Gli specialisti russi hanno proposto una rotta chiarendo che lo Stato Maggiore russo sa molto bene cos’è in preparazione, e che la sua reazione sarà estremamente dura. Più tardi, il rappresentante ufficiale del MoD, Maggior-Generale Igor Konashenkov, ha detto che, beh, la Siria ha fornito foto che mostrano obici semoventi turchi al confine: “Ogni giorno ci sono sempre più segnali dei preparativi per invadere la Siria. Riteniamo che le azioni turche siano sforzi pericolosi e criminali per nascondere le attività militari al confine con la Siria“. Ankara vede prioritario creare una zona cuscinetto sul confine meridionale, ma la questione è se tale zona sarà in territorio turco o siriano. Una volta che la speranza di rovesciare Assad s’è dissipata all’arrivo della Russia, Ankara ha dovuto istituire distaccamenti al confine per evitare che i terroristi, sottraendosi agli attacchi aerei russi, entrino in Turchia. La zona cuscinetto è destinata anche a tenere a bada l’offensiva curda e ad impedirgli di collegare le due grandi enclavi curde in Siria, a nord-ovest e nord-est. Infine, è necessaria un’ipotetica zona d’influenza per assicurarsi che i terroristi continuino ad essere riforniti e per continuare a commerciare con lo SIIL. L’avvertimento russo ha fermato l’avanzata turca, ma non ha risolto il problema generale: con ogni nuova città liberata nel “saliente” a nord di Aleppo, Ankara ha sempre meno tempo per intervenire in Siria. E’ una cosa prendere territorio ai terroristi, e qualcos’altro combattere l’EAS o i curdi ora attivamente sostenuti dagli Stati Uniti. Il bivio decisionale è questo: la Turchia o è pronta ad agire unilateralmente con il tacito supporto occidentale, o si coordinerà con la coalizione filo-USA. La prima opzione potrebbe seguire il precedente del Libano: Israele invase il Libano meridionale molte volte per combattere Hezbollah senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite e nonostante le condanne dei Paesi limitrofi. Tel Aviv operò con rapidità e decisione, creando una zona di non volo, inviando truppe e attaccando l’avversario con operazioni speciali di incursioni e bombardamenti di artiglieria mirati. Il risultato fu sempre discutibile, ma Israele non subì conseguenze fatali. Ankara potrebbe usare la crisi umanitaria artificiale al confine come pretesto per un’operazione simile, già spiegata, se necessario, per garantire la stabilità dell’UE. Erdogan continua a ricattare sapientemente gli infantili eurocrati: “Possiamo aprire le porte verso Grecia e Bulgaria e portarvi i profughi sugli autobus. Se ci date 3 miliardi di euro per due anni, non vi sarà alcuna ulteriore discussione. La Grecia ha ricevuto 400 milioni durante la crisi. Dovremmo utilizzare questo denaro per creare una zona di sicurezza in Siria per risolvere tutti i problemi dei rifugiati“. L’UE, per inciso, potrebbe decidere di salvarsi da ulteriori problemi e chiudere gli occhi sulle operazioni militari della Turchia, così come ha ignorato il massacro nelle province curde della Turchia. Merkel ha chiarito che è disposta a giocare a tale gioco: “Siamo non solo stupiti ma sconvolti negli ultimi giorni dalla sofferenza di decine di migliaia di persone a causa dei bombardamenti anche russi“, e gli altri Paesi della NATO sono “scioccati” dagli attacchi aerei russi, e il segretario generale della NATO Stoltenberg ha detto che la nostra operazione in Siria impedisce la risoluzione pacifica del conflitto e aumenta le tensioni nella regione. Il MoD russo ha risposto: “Vorremmo ricordare a Stoltenberg che non sono gli attacchi aerei russi che hanno causato la crisi in Siria, ma le azioni insensate della NATO che hanno precipitato il Medio Oriente nel caos. Inoltre, prima che gli aerei russi arrivassero in Siria, la NATO fece finta per tre anni di distruggere il terrorismo internazionale. Per tutto il tempo, nessuno in occidente e in particolare a Bruxelles ha così tanto parlato di negoziato sulla Siria. Stavano solo calcolando quando il Paese sarebbe finalmente crollato, come la Libia dove i Paesi della NATO si erano impegnati a creare la “democrazia” occidentale. Se qualcuno in questo momento in Siria è preoccupato dagli aerei russi, sono i terroristi. Vorremmo chiedere a Stoltenberg perché certi Paesi della NATO sono preoccupati dagli aerei russi in Siria“. Va ricordato che l’intervento della Turchia non significa affatto lo scontro diretto tra Russia e Turchia. Probabilmente sarà limitata a un’altra guerra ibrida, ed è del tutto possibile che le truppe siriane indurite da quattro anni di guerra possano affrontare da sole i soldati turchi. “Ogni intervento militare senza l’approvazione del governo siriano va considerato un’aggressione. Gli invasori saranno rispediti a casa nelle bare“, è la risposta diretta di Damasco. C’è anche un’altra possibilità, e cioè che la Turchia non solo tenti di creare una zona cuscinetto, ma di sfondare verso Aleppo o Raqqa. Ma ciò è possibile solo se agisce nell’ambito di una coalizione.

I problemi della coalizione
La maggior parte dei tentativi di discutere un’ipotetica guerra tra Russia e Turchia non valutano realisticamente tutti gli attori del conflitto siriano. Ankara è descritta come un manicomio pronto al suicidio in qualsiasi momento. Il ruolo degli Stati Uniti, che chiaramente hanno perso l’iniziativa nella regione, tende ad essere sminuito e in generale le politiche di Obama sono trattate con disprezzo. Sottovalutare la potenza più forte del mondo potrebbe essere costoso, ma per fortuna sono soprattutto dei cittadini a farlo, non gli specialisti. Certo, Washington è stata colta di sorpresa dalla manovra russa in Siria e ha perso le sue teste di ponte tattiche in Siria. Ma è ancora dominante in Iraq, dove sembra disposta ad avviare una grande operazione contro lo SIIL per muoversi verso Raqqa. L’inizio delle operazioni è indicativamente prevista per la primavera 2016. La sua fattibilità è discutibile. Non è chiaro chi combatterà: l’Esercito iracheno che di solito subisce sconfitte, le ipotetiche forze degli Stati Uniti, il cui schieramento dovrebbe superare le prove pre-elettorali, o i mercenari sauditi che bruciano dal desiderio di attaccare gli iraniani sul fronte siriano, ma che ancora contare le proprie perdite nello Yemen. Quindi, ecco la “fresca” e relativamente potente macchina militare turca che qui potrebbe rivelarsi necessaria. A dire il vero, gli Stati Uniti hanno complicato i rapporti con Ankara sostenendo i curdi. Il 7 febbraio, Erdogan ha praticamente dato a Washington un ultimatum, chiedendo di scegliere alleato, indignato dalla visita del rappresentante presidenziale statunitense Brett McGurk ad Ayn al-ARab, dove ha incontrato le milizie curde: “Come possiamo fidarci? Chi è il vostro partner? Io o questi terroristi di Kobane“, ha detto il primo ministro della Turchia Davutoglu mostrando al vicepresidente degli Stati Uniti Biden la mappa del confine contrassegnata dai luoghi utilizzati dai curdi siriani per inviare armi ai curdi turchi. Ankara trova qualsiasi cooperazione di Washington con i curdi inaccettabile, ne è il principale ostacolo. Non è chiaro come Washington risolva tale problema. Da un lato, i curdi sono deboli militarmente rispetto ai turchi, e non importa quante armi gli diano gli Stati Uniti, la fanteria curda troverà difficoltà a combattere grandi battaglie. I curdi non operano al di fuori delle zone in cui abitano, soprattutto senza la garanzia di avere un proprio Stato (che la Casa Bianca non vuole dare). Dall’altra parte, i curdi sono l’unico vero punto d’appoggio di Washington sul suolo siriano, la cui perdita significherebbe lasciare il teatro delle operazioni siriano. La pressione turca costringerebbe i curdi in Iraq e Siria a puntare le armi contro i loro nemici storici turchi, lasciando così lo SIIL sulla coscienza degli Stati Uniti o aderendo alla coalizione russo-siriana. La guerra si complicherebbe, ed è del tutto possibile che gli Stati Uniti ne siano semplicemente espulsi. Il problema è che gli Stati Uniti sono costretti a tenere a freno le ambizioni turche, ma non hanno influenza sufficiente per costringere Erdogan a fare ciò che vogliono. “La crescente ostilità della Turchia verso i combattenti curdi in Siria, gli alleati più efficaci degli USA contro lo SIIL, mina gli sforzi per lanciare operazioni più efficaci contro tale gruppo estremista“, hanno detto dei funzionari degli Stati Uniti al Wall Street Journal. Washington è anche scontenta del fallimento dei colloqui di Ginevra e ne accusa Ankara, implicando che abbia istruito i terroristi che controlla. Ciò non significa che Washington accetta le condizioni di Damasco, ma il processo di pace è un’altra leva d’influenza con cui la Turchia stordisce l’occidente con la sua testardaggine. La creazione di una coalizione filo-USA con la partecipazione di Ankara e la prospettiva di un’operazione terrestre imminente poteva contenere temporaneamente le ambizioni di Erdogan e renderle compatibili con la politica estera degli Stati Uniti, fino al punto di compensarne il costo quale alleato instabile. Tuttavia, in questo momento alcuna delle parti nel conflitto siriano ha la potenza militare sufficiente per risolvere tutto. Gli ultimi mesi hanno dimostrato che l’iniziativa appartiene a chi ha la fanteria meglio addestrata ed equipaggiata, ed è Damasco.

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I carri armati Vladimir nella battaglia per Aleppo
Ekaterina Zgirovskaja e Pavel Kotljar, Gazeta, 10 febbraio 2016 – RBTH

Il nuovo carro armato russo T-90 ‘Vladimir’ è al suo primo impiego all’estero, partecipando alla battaglia per respingere le forze che si oppongono al leader siriano Bashar al-Assad dalla cruciale città di Aleppo.

image14Il carro armato T-90, tra i nuovi equipaggiamenti entrati in servizio nelle Forze Armate russe, ha il battesimo del fuoco sui campi di battaglia in Siria. I media turchi e iraniani segnalano la presenza dei carri armati russi T-90 Vladimir in Siria, di cui fonti del Ministero della Difesa russo hanno confermato la presenza. Il giornale filo-governativo turco Yeni Safak citava un capo locale chiamato Mahmut Hasan dire che “sono stati attaccati da più di 80 carri armati T-72 e T-90“. Le truppe governative riconquistavano le città di Nubul e al-Zahra a nord di Aleppo. Il loro sforzo è controllare la “zona di sicurezza” tra le città di Azaz e Jarabulus sul confine siriano. L’agenzia iraniana Fars nel frattempo riferiva il 2 febbraio che l’Esercito arabo siriano impiega carri armati T-90 nei pressi di Aleppo, dicendo che erano stati dispiegati nei pressi della città di Qan Tuman, a sud di Aleppo, dopo che l’Esercito arabo siriano l’ha ripresa a dicembre. “Sfruttando la superiorità dei carri armati T-90, le truppe governative siriane ed alleate circondavano le importanti città di Qan Tuman e al-Qarasi sulla strada Aleppo-Damasco“, ha detto una fonte militare. Un’offensiva congiunta di Esercito arabo siriano, Forze di difesa nazionale e militari iracheni aveva inizio il 1° febbraio, con la conseguente liberazione dei villaggi di Hardatnin, Duwayr al-Zaytun e Tal Jabin. L’agenzia stampa russa RNS il 5 febbraio citava fonti del Ministero della Difesa russo dire che numerosi carri armati russi T-90A, precedentemente in servizio nelle Forze Armate russe, erano stati consegnati alla Siria verso la fine del 2015. I militari siriani avevano ricevuto l’addestramento necessario nei poligoni russi, secondo l’agenzia, aggiungendo che i carri armati T-90A forniti alla Siria sono utilizzati dall’Esercito arabo siriano nei pressi di Aleppo, sostenendo l’avanzata dei gruppi d’assalto dell’EAS. Il carro armato russo T-90A, entrato in servizio nel 2004, è una versione aggiornata del T-90, noto come Vladimir, costruito negli anni ’90 sulla base del carro armato T-72B; è chiamato Vladimir in onore del capo progettista del carro Vladimir Potkin. Le caratteristiche distintive del T-90A sono il motore, la torretta e i visori termici. Il carro armato ha blindature reattive di terza generazione che garantiscono la protezione contro i proiettili ad alta velocità de-calibrati da 120mm M829A2 e DM43A1 usati dai carri armati M1 Abrams e Leopard-2. Aleksej Ramm, osservatore militare del Corriere Militare-Industriale, ha detto che le caratteristiche del terreno permettono il “pieno impiego di questi carri armati presso Aleppo, Idlib, Hama, Homs, ma i principali sforzi sono ora concentrati su due aree: a nord di Aleppo e a nord di Lataqia“.12366234_1630998357161628_2962020559893527860_nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA, i raid aerei russi hanno cambiato ‘completamente’ la situazione in Siria

Greg Miller, Washington Post, 9 febbraio 2016

James R. Clapper Jr., direttore della National Intelligence, testimonia nell'audizione del Comitato Forze Armate del Senato, del 9 febbraio 2016.

James R. Clapper Jr., direttore della National Intelligence, testimonia nell’audizione del Comitato Forze Armate del Senato, 9 febbraio 2016.

L’intervento militare russo in Siria ha trasformato il corso della guerra civile contro i gruppi terroristi sostenuti dagli Stati Uniti, aumentando la probabilità che il Presidente siriano Bashar al-Assad e i suoi rimangano al potere, hanno testimoniato i funzionari dell’intelligence USA. La valutazione è il riconoscimento dalle agenzie di spionaggio degli Stati Uniti che i raid aerei russi hanno sabotato gli obiettivi dell’amministrazione Obama per far decadere Assad quale soluzione politica ai quasi cinque anni di conflitto. “Il rafforzamento russo ha cambiato completamente i calcoli“, dice il Tenente-Generale Vincent R. Stewart, capo della Defense Intelligence Agency, nella testimonianza al Senato. Assad è “in una posizione negoziale molto più forte di quanto non lo fosse solo sei mesi fa”, ha detto Stewart. “Sono più propenso a credere che sia un attore più presente di quanto non lo fosse sei mesi o un anno fa“. Non più tardi della scorsa estate, i funzionari dei servizi segreti statunitensi parlavano apertamente di “Fine dei giochi” per il leader siriano, sostenuto anche dall’Iran. Le osservazioni di Stewart avvengono nel corso di un paio di udienze al Senato sulla cupa indagine sui problemi della sicurezza, compresi attacchi informatici, minacce terroristiche e Stati falliti, che sembra certo affronterà il prossimo inquilino della Casa Bianca. Tra coloro che testimoniavano vi erano il direttore della National Intelligence James R. Clapper Jr., il direttore dell’FBI James B. Comey e il direttore della CIA John Brennan alla sua prima apparizione pubblica alla Commissione Intelligence del Senato, da quando l’ente pubblicò nel 2014 un rapporto graffiante sull’uso di metodi d’interrogatorio brutali dell’agenzia su sospetti terroristi. Le tensioni persistenti dietro l’indagine del Senato sono scoppiate durante un acceso scambio tra Brennan e il senatore Ron Wyden (Democratico dell’Oregon), che ha chiesto l’ammissione dal capo della CIA che il suo personale aveva impropriamente avuto accesso ai documenti degli investigatori del Senato sulle attività dell’agenzia. Quando Wyden ne ha fatto cenno, Brennan s’è impennato, dicendo: “Questa è la valutazione annuale delle minacce, no?” Brennan sembrava rimproverare Wyden sulla questione dell’intrusione nei computer nel corso dell’audizione annuale dedicata ad esaminare le minacce alla sicurezza. Ma il confronto continuò con entrambi alzare la voce. In ultima analisi, Brennan ha ammesso “azioni inappropriate molto limitate” da parte del personale della CIA, ma ha accusato gli investigatori del Senato di trasgressioni simili senza sprecare un’ottima occasione per gridare a Wyden: “Non dica che spiamo i computer e i file del Senato! Non lo dica!
Clapper ha svolto la sua testimonianza avvertendo sulla vulnerabilità del Paese ad attacchi informatici da Russia, Cina e altri avversari, mettendo le intrusioni via computer in cima alla lista dei rischi alla sicurezza, come ha fatto negli ultimi anni. Ma Clapper ha anche citato la diffusione dello Stato Islamico oltre le basi in Siria, i segnali recenti che la Corea democratica rimane decisa a sviluppare armi nucleari in grado di colpire gli Stati Uniti, e il pericolo crescente che terroristi “interni” possano effettuare trame ispirate agli attentati dello scorso anno. “Il successo percepito” degli attentati di Parigi, Chattanooga in Tennessee e San Bernardino in California, “Potrebbe motivare altri a replicare attentati opportunistici con poco o alcun preavviso, diminuendo le nostre capacità operativa e prontezza nell’individuare i piani dei terroristi“, ha detto Clapper nella testimonianza ai comitati del Senato su intelligence e forze armate. Nonostante quasi 15 anni di operazioni antiterrorismo degli Stati Uniti dopo gli attacchi dell’11 settembre, Clapper ha detto “ci sono ora più gruppi, membri e santuari estremisti sunniti violenti che mai prima della storia“. A un certo punto, Clapper ha descritto la sua triste presentazione, solo in parte faceta, quale “litania della sventura“. La testimonianza di Clapper sulla Siria avviene mentre migliaia di civili fuggono dalla più grande città del Paese, Aleppo, nella tempesta di fuoco degli attacchi aerei russi e avanzate delle forze del regime volte a sloggiare le fazioni terroristiche che avevano il controllo di gran parte della città dal 2012. L’avanzata sostenuta dai russi nelle ultime settimane coincide con il crollo dei colloqui di pace a Ginevra, una volta visti come chiave negli sforzi dell’amministrazione Obama per pianificare la caduta di Assad nell’ambito della fine negoziata della guerra civile. Obama aveva detto che era “sicuro che i giorni di Assad sono contati” nelle elezioni presidenziali di quattro anni fa. Gli Stati Uniti hanno anche effettuato centinaia di attacchi aerei e addestrato e armato migliaia di combattenti ribelli, alla ricerca di quel risultato sfuggente. Invece, molti esperti ora vedono i gruppi moderati in Siria schiacciati tra due forze più potenti: Assad e lo Stato islamico. I funzionari degli Stati Uniti hanno detto che il gruppo terroristico continua ad attrarre sostegno sostanziale da fuori la Siria, nonostante le sconfitte territoriali negli ultimi mesi. Il numero di combattenti stranieri recatisi in Siria dall’inizio del conflitto è salito a 36500, in aumento rispetto alla stima di 20000 di un anno fa. Almeno 6600 di quei combattenti sono emigrati in Siria da nazioni occidentali, ha detto Clapper, rispetto a 3400 dell’anno prima. Gli attentati di Parigi, che hanno coinvolto militanti che avevano combattuto in Siria, sono ampiamente considerati la dimostrazione agghiacciante della minaccia dei terroristi stranieri in Europa. Gli arresti connessi allo Stato islamico negli Stati Uniti sono saliti a 60 nel 2015, cinque volte rispetto l’anno prima.
Al di là del coinvolgimento militare in Siria, la Russia è emersa anche come avversario sempre più aggressivo alla linea degli Stati Uniti, ha detto Clapper. “La Russia assume una cyberpostura più assertiva“, aggiungendo che Mosca è sempre più disposta “a colpire sistemi infrastrutturali critici e svolgere attività di spionaggio, anche quando rilevata e sotto maggiore controllo pubblico“. Pochi giorni dopo che la Corea democratica ha lanciato un satellite nello spazio, mossa ampiamente vista come prova della capacità nei missili a lunga gittata, Brennan ha detto che Pyongyang cerca non solo di dimostrare la propria forza, ma di “mostrare” la sua tecnologia a potenziali acquirenti di missili e sistemi d’arma. I funzionari degli Stati Uniti hanno anche detto di non aver visto alcuna indicazione che l’Iran violi un qualsiasi aspetto dell’accordo multinazionale, raggiunto lo scorso anno, per smantellare elementi del suo programma nucleare in cambio della fine delle sanzioni economiche.

Il direttore della CIA John Brennan

Il direttore della CIA John Brennan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’aspirante sultano e la Divisione Aeroportata russa, che succederà?

Moon of Alabama, 9 febbraio 2016700x350c50L’operazione siriana contro i terroristi eterodiretti continua con l’aiuto di Russia, Iran e altre forze alleate. L’operazione ha lo scopo di eliminare tutti i terroristi e loro alleati, come richiesto dalla risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. “La reiterata richiesta della risoluzione 2249 (2015) agli Stati membri è impedire e reprimere il terrorismo, in particolare dello Stato Islamico in Iraq e Levante (SIIL, noto anche come Daash), al-Nusra (ANF) e tutti gli altri individui, gruppi, imprese ed entità associate ad al-Qaida e SIIL, e altri gruppi terroristici, (…) e sradicarne il santuario che hanno creato”. Gli Stati Uniti per ora sembrano aderire alla risoluzione e permettere a Siria e Russia di fare ciò che devono. Ma vi sono altri che hanno investito sulla Siria più dell’amministrazione Obama. Lo scopo immediato delle forze siriane è chiudere il confine con la Turchia e liberare Aleppo dai jihadisti. 6000 soldati dall’Iran sono arrivati a sostenere l’operazione. Una grande operazione è prevista nei prossimi mesi. Ma sauditi, qatarioti, turchi e israeliani vogliono combattere il governo siriano fino all’ultimo ribelle siriano e mercenario straniero. Non rinunciano a sogni ed ingenti investimenti fatti per abbattere la Siria. Gruppi di terroristi sono stati appena richiamati ad Ankara per ricevere nuovi ordini. I sauditi avanzano l’offerta infida d’inviare truppe a combattere in Siria. Probabilmente è solo una copertura per incitare altri ad invadere il Paese. La Turchia è la candidata più probabile. Qui un giornalista turco, fervente seguace e portavoce di Erdogan, avanza la folle tesi che l’autodifesa della Turchia richieda di attaccare la Siria e gli alleati russi e iraniani: “La guerra di Teheran e Mosca contro questo Paese è una guerra contro Ankara. Questi due Paesi in realtà combattono direttamente la Turchia. Non vi è più alcun modo di nasconderlo. … La Turchia deve intervenire direttamente sulla questione siriana. Azione militare inclusa. Se Iran e Russia possono entrare in questo Paese con pretesti inconsistenti, se possono bombardare anche un puntino del nostro confine, se possono deportare i civili siriani in Turchia e attaccare la Turchia dalla Siria, allora la Turchia ha di gran lunga più ragione e diritto di loro. Nessuno vorrebbe una guerra aperta. Nessuno vorrebbe una guerra tra Russia e Iran e Turchia. Nemmeno l’avrebbero desiderato. Ma questa volta è molto grave. Se un passo non viene fatto oggi, ci accingeremo a combattere in condizioni più severe in futuro. Non esiste una cosa come il regime siriano o l’amministrazione di Damasco. Il Paese è stato ricreato e questa situazione chiaramente minaccia direttamente la Turchia e ci si aspetta che rimaniamo in silenzio accettandolo! Quale Paese può arrendersi a una cosa del genere? Vi è una minaccia, la condizione fisica e la ragione legale per intervenire”. Follie simili sono scritte dai clown della propaganda sionista sui principali quotidiani degli Stati Uniti L’assedio non ancora attuato a migliaia di terroristi di al-Qaida/al-Nusra e forse a circa 40000 civili ostaggi degli insorti in parti di Aleppo viene usato per invocare l’attacco degli Stati Uniti contro le forze siriane e russe. Dal Washington Post: “Operando sotto l’ombrello della NATO, gli Stati Uniti potrebbero utilizzare mezzi aeronavali nella regione per creare una no-fly zone da Aleppo al confine turco e chiarire che impedirà il continuo bombardamento di civili e rifugiati da qualsiasi parte, anche ai russi. Si potrebbe utilizzare la no-fly zone per tenere aperto il corridoio con la Turchia e utilizzare i propri mezzi per fornire a città e sfollati nella regione assistenza umanitaria. Se russi e siriani cercano di evitare la protezione umanitaria e il rifornimento della città, dovrebbero affrontarne le conseguenze militari”.
German Chancellor Angela Merkel visits Turkey Una mappa pubblicata lo scorso venerdì da La Repubblica, senza ulteriori spiegazioni, mostra l’invasione turca della parte settentrionale della Siria, attualmente occupata dallo Stato Islamico. Tale operazione consentirebbe di tenere aperte le comunicazioni tra Turchia e Stato Islamico, minacciate dai piani di attacco curdi e russi sulla stessa area per eliminare la presenza dello SIIL. Tale linea di comunicazione è importante. Lo scorso anno la comunità d’intelligence degli Stati Uniti dichiarò che vi erano circa 20000 jihadisti stranieri di SIIL, Jabhat al-Nusra e altri gruppi terroristici in Siria e Iraq. Nella testimonianza al Congresso di oggi (.pdf) il direttore dell’intelligence nazionale James Clapper parla di 38000. La Turchia afferma che ha chiuso le frontiere ai combattenti stranieri che vanno in Siria e Iraq. Se è così, come hanno fatto questi altri 18000 jihadisti stranieri ad entrare in Siria e in Iraq? Sono caduti dal cielo? I terroristi dello SIIL difficilmente vi sono stati aviotrasportati. Le truppe aeroportate russe atterrerebbero, piuttosto, se la Turchia dovesse fare qualcosa di stupido. La Russia ha già avvertito di aver osservato i preparativi dei turchi per l’invasione, ed ha lanciato un’esercitazione improvvisa con le truppe aviotrasportate e l’aviazione da trasporto militare nel Comando meridionale. La 56.ma Brigata d’Assalto Aereo della Guardia e la 7.ma Divisione Aerotrasportata della Guardia, a Kamyshin e Novorossijsk, sono state allertate. Sono unità d’élite che presero parte alle guerre cecene. L’anno scorso una Brigata Aeroportata della Difesa Aerea russa eseguì un’esercitazione a sorpresa. Queste forze, oltre a ulteriori unità aeree russe, probabilmente reagiranno all’invasione turca della Siria. Combatterebbero sul territorio siriano, non turco, e polverizzerebbero qualsiasi forza d’invasione turca di medie dimensioni.
Erdogan ricatta l’Unione europea con la minaccia d’inviare centinaia di migliaia di profughi. Non si capisce il motivo per cui l’Unione europea, e in particolare la cancelliera tedesca Merkel, lo permettano. Se l’UE, o anche la sola Germania, usassero le valvole economiche disponibili sulla Turchia, la sua economia urlerebbe di dolore. Un avvertimento ai turisti tedeschi a non recarsi in Turchia per il pericolo di attentati costerebbe alla Turchia miliardi di entrate all’anno. Anche avvertimenti sul credito alle banche turche sovraesposte sarebbero possibili; le linee di credito all’esportazione potrebbero essere ridotte, e le importazioni agricole dalla Turchia finire sotto più stretti controlli. In un anno la Turchia perderebbe almeno il 10% del PIL. Ma UE e Merkel non sembrano ricordarsi di essere derise dall’aspirante sultano ottomano. Gli Stati Uniti hanno solo snobbato la Turchia dichiarando che non ritengono la curdo-siriana YPG un’organizzazione terroristica. La Turchia ha convocato l’ambasciatore degli Stati Uniti sulla questione. Erdogan sembra fuori di sé. Ora è il fattore dei più incalcolabili futuri sviluppi in Siria. Ma se dovesse invadere la Siria non potrà contare su NATO e Stati Uniti. Cosa combinerà?Russian-war-exerciseTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bilderberg contro Donald Trump

Layla Khusajnova, Contrainjerencia 03/02/2016Donald TrumpIl regolare redattore del ‘Financial Times‘ Martin Wolf sottolinea che i potenti del club Bilderberg sono assai scontenti dallo stato attuale delle cose e, in particolare dell’elevata popolarità del miliardario e candidato repubblicano per la presidenza degli Stati Uniti Donald Trump.
Secondo le informazioni del suo profilo, Wolf è “sorprendentemente ben collegato alle élite per cui scrive” ed ha molti amici tra i banchieri più influenti, indicando che sa bene di cosa parla. Nell’articolo intitolato ‘I perdenti economici in rivolta contro le élite’, Wolf scrive che i “perdenti” economici rigettano “le élite che dominano la vita economica e culturale del Paese” e che “le potenziali conseguenze sono spaventose“. Affermando che “potrebbe essere troppo tardi” fermare l’ondata populista di Trump, Wolf osserva che le élite “hanno preso le distanze da lealtà e preoccupazioni nazionali, creando invece una Supérelite globale“. I “populisti nativisti non devono vincere. Conosciamo la storia: finisce male. Nel caso degli Stati Uniti, il risultato avrà gravi conseguenze globali”.

Perché il club Bilderberg non è felice di Donald Trump?
Le parole di Martin Wolf sembrano una minaccia al mondo per non aver obbedito alle regole del mentore onnipresente. Ma perché il club Bilderberg non è contento di Donald Trump? La prima ragione che può preoccupare l’élite globale sono gli accordi commerciali, come ad esempio l’accordo di partenariato economico Trans-Pacifico (TPP). Secondo varie stime, solo negli Stati Uniti, nel 2025, altri 450000 posti di lavoro spariranno, colpendo molti cittadini e l’economia degli USA, mentre i globalisti di Bilderberg, Council on Foreign Relations e Rockefeller, come evidenziato sul blog del candidato al Congresso degli Stati Uniti Jon Rappoport, contano sul TPP. “E’ uno dei loro preziosi frutti. Vogliono minare l’economia degli Stati Uniti, nell’ambito del programma per aprire la via al pianeta sotto un unico sistema di gestione. L’impero globalista”. Sembra che Donald Trump ne saboti i piani per il caos economico globale e la supremazia indiscussa della mega-società.

La Russia non cede al club Bilderberg
La seconda tendenza che può infastidire i potenti del mondo è la sua posizione verso la Russia e il Presidente Putin. Il miliardario ha ribadito a più riprese che supporta le azioni della Russia in Siria e ha detto che l’opposizione armata siriana, sostenuta da Washington, sarà peggiore per il Paese e il Mondo. Inoltre, in una conferenza stampa del 17 dicembre, il Presidente russo Vladimir Putin ha detto che Trump è “un uomo di talento e brillante”, ed è anche “il leader assoluto della corsa presidenziale negli Stati Uniti“; a ciò Donald Trump ha risposto definendolo un “grande onore”. La vittoria in Trump può aprire una nuova fase nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia, non redditizia per il club Bilderberg che non vuole un candidato presidenziale fuori dal suo controllo. Chiaramente, grazie a ricchezza e possibilità il club Bilderberg non si fermerà davanti a nulla per raggiungere i suoi obiettivi e far vincere un suo candidato, ad esempio Hillary Clinton, come se fosse la ghigliottina mondiale. Ma lo stato attuale delle cose dimostra che il mondo è in fase di transizione e si risveglia dal letargo imposto dalla élite globale. Mi auguro che il senso comune del mondo multipolare e le giuste relazioni prevalgano.Donald Trump signs RNC loyalty pledge at Trump Tower, New York, America - 03 Sep 2015Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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