L’Europa centro-orientale al bivio

Vladislav Gulevich Strategic Culture Foundation 25/01/2016

8e9494c806fc229e1a7881e856d29c61,640,0,0,0Volevate la democrazia? L’avete! La democrazia è la tirannia della maggioranza. Il Partito Diritto e Giustizia (PiS) è sostenuto dalla maggioranza dei polacchi. Ora può fare quello che vuole. Il popolo oppresso ha votato per il PiS perché voleva vedere i membri del precedente governo dietro le sbarre, che si meritano… L’Unione europea va sciolta”, ha detto il deputato polacco Janusz Korwin-Mikke rivolgendosi al Parlamento europeo. Il deputato commentava l’attacco di Bruxelles a Varsavia dopo che il partito guidato da Jaroslaw Kaczynski ha ottenuto una vittoria schiacciante emanando la riforma della Corte costituzionale e le leggi di radiodiffusione pubblica. Le modifiche hanno spinto l’Unione europea a fare una decisa pressione sul governo polacco. Molti lo percepiscono come ennesimo passo della Germania per assicurarsi l’indiscussa leadership in Europa centrale e orientale. La Polonia è oggetto di un attacco propagandistico feroce. Herbert Reul, presidente della CDU/CSU della Baviera, nel gruppo al Parlamento europeo, ha sottolineato la necessità d’imporre “sanzioni” a Varsavia. Il Primo ministro ungherese Viktor Orban l’8 gennaio ha indicato il veto su eventuali sanzioni dell’Unione europea contro la Polonia, dopo l’ultimo incontro con il capo del partito di governo della Polonia. “L’Unione europea non dovrebbe pensare di applicare qualsiasi tipo di sanzioni contro la Polonia, perché richiederebbe la piena unanimità e l’Ungheria non potrà mai sostenere alcun tipo di sanzioni contro la Polonia”, ha detto Orban in un’intervista alla radio pubblica. Petr Mach, consulente economico del Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus nel 2003-2007 e membro del Parlamento europeo, difende la Polonia indossando un grande distintivo “Sono un polacco”, mentre parlava dal podio del Parlamento europeo. Il deputato non disse chi minacciava la libertà di espressione in Polonia. Il ministro degli Esteri ceco Lubomir Zaoralek, in occasione del recente incontro con l’omologo polacco Witold Waszczykowski, ha detto che credeva che la libertà di parola vada conservata in Polonia. Waszczykowski ha sottolineato l’importanza delle relazioni polacco-ceche e ha detto che la Repubblica ceca è il secondo maggiore investitore in Polonia dopo la Germania. La questione dell’influenza della Germania in Polonia è acuta da 30 anni. E presso l’opinione pubblico è diventato un tema acuto dell’agenda contemporanea. Nel 2003 la rivista polacca Wprost pubblicò un articolo dal titolo “Stampa tedesca: la Polonia è diventata una colonia dei media tedeschi”. Le grandi case editrici tedesche dominano il mercato dei media polacchi. Il numero di media polacchi, anche digitali, controllati da proprietari tedeschi ha superato il centinaio. In Polonia la necessità di liberare i media nazionali dal controllo straniero è diventato un problema pubblico. Fonti tedesche indipendenti sottolineano che le accuse di soppressione della libertà di stampa in Polonia potrebbero essere rivolte dai dirigenti del Partito Dritto e Giustizia a Piattaforma civica filo-tedesca, che fece molto per attrarre investimenti tedeschi nel mercato dei media polacchi.
L’ex-presidente polacco Bronislaw Komorowski e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk sono membri di Piattaforma civica. I tedeschi sanno molto bene cos’è la censura mediatica: gli euroscettici sono trattati con scarsa cortesia nel loro Paese. Ad esempio, possono facilmente essere cancellati dalla lista degli ospiti televisivi. Secondo L’Indice della libertà di stampa del 2015 pubblicato da Reporters sans frontières, la Polonia è classificata 18.ma, dietro la Germania, 12.ma. L’Ungheria è classificata 65.ma dopo Niger (47), Mauritania (55) e Papua Nuova Guinea (56). L’Italia (73) e la Grecia (91) sono piuttosto indietro nella classifica. Non è così difficile capire perché Stati europei come Italia, Grecia e Ungheria sono posizionati dietro Niger e Papua-Nuova Guinea da un’organizzazione non governativa che presumibilmente promuove e difende libertà di informazione e la libertà di stampa. Roma, Atene e Budapest hanno più volte criticato la burocrazia europea e si sono opposte alle politiche di Bruxelles. L’esacerbazione dei rapporti tra Berlino e Varsavia è un elemento della lotta per la leadership regionale. Berlino si sforza di neutralizzare l’influenza della Polonia in Europa centrale e orientale per stroncare sul nascere qualsiasi sfida alla primazia della Germania nell’Unione europea. E’ importante evitare che Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria formino un’alleanza, tendenza che comincia a prendere forma. C’è la possibilità che la Slovacchia aderisca. Tutti questi Paesi sono membri del Gruppo di Visegrad. La Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Slovacchia hanno già rifiutato di condividere l’onere dei flussi dei rifugiati. La politica della Polonia è piuttosto ambivalente mantenendo teso il conflitto. Berlino può sempre contare sui suoi agenti d’influenza nel partito Piattaforma civica. L’ex-ministro degli Esteri polacco Grzegorz Shetina ha detto che mantenere relazioni con il Primo ministro ungherese Victor Orban è dannoso agli interessi del Paese. E’ facile prevedere che Varsavia ricorrerà a Washington per contrastare Berlino. L’Europa centro-orientale è a un bivio. È il momento giusto per cambiare la rotta che porta alla scissione tra i Paesi della regione e di cogliere nuove opportunità, invece. L’Europa centro-orientale dovrebbe scegliere il proprio futuro.0327c6b8-6388-4695-ac81-33d02e7fed97.fileTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Operazione “Legno di platano”: la guerra segreta della CIA in Siria finanziata dai Saud

Maxime Chaix

Bandar bin Sultan e George W. H. Bush

Bandar bin Sultan e George W. H. Bush

Un articolo del New York Times ha appena rivelato il nome in codice della guerra segreta multinazionale della CIA in Siria: il caso dell’Operazione Legno di Platano (“Timber Sycamore“). Nel 1992, i ricercatori siriani Ibrahim Nahal e Rahmi Adib avevano pubblicato uno studio secondo cui “La larghezza dell’anello è influenzata da fattori ambientali, il legno di platano orientale può essere classificato per la relativamente rapida crescita rispetto al faggio o al rovere”. I gruppi ribelli per lo più jihadisti, moltiplicatisi in Siria dall’estate 2011, potrebbero essere considerati “platani orientali” per la “crescita relativamente veloce”, senza pensare necessariamente a un collegamento tra il nome in codice di tale operazione segreta della CIA e questo fenomeno biologico. In sostanza, il New York Times ha rivelato che l’Arabia Saudita ha finanziato per “diversi miliardi” la guerra segreta della CIA in Siria. Altri collaboratori di tale operazione dell’Agenzia sono citati dal giornale. Questi sono Turchia, Giordania e Qatar. Tuttavia, anche se l’importo esatto dei contributi dei singoli Stati coinvolti in queste operazioni non è noto, il Times dice che l’Arabia Saudita è stata la principale finanziatrice. Secondo il giornale, “alti funzionari statunitensi non hanno rivelato l’importo del contributo saudita, di gran lunga il maggior finanziamento estero del programma di armamento dei ribelli che combattono le forze del Presidente Bashar Assad. Tuttavia, le stime indicano che il costo totale del finanziamento e dell’addestramento (dei terroristi) ha raggiunto diversi miliardi di dollari”. Times e Washington Post hanno confermato le informazioni che analizzai un paio di settimane prima degli attacchi del 13 novembre. Infatti, nel giugno 2015, il giornale rivelava che la CIA aveva “effettuato dal 2013 contro il regime di Assad” una delle più grandi operazioni segrete”, con un finanziamento annuale di circa un miliardo di dollari. Secondo il giornale, l’operazione segreta (…) fa parte di uno “grande sforzo da diversi miliardi di dollari di Arabia Saudita, Qatar e Turchia“, vale a dire, i tre Stati notori per sostenere le fazioni estremiste in Siria. Grazie al New York Times, ora sappiamo che l’Arabia Saudita è “di gran lunga” il principale stato a sostenere tale guerra segreta, in particolare attraverso acquisto e consegne massicce dai servizi speciali sauditi (GID) di missili anticarro TOW della Raytheon ai gruppi affiliati ad al-Qaida, come l’Esercito della Conquista (Jaysh al-Fatah). Sempre secondo il Times, il capo della stazione CIA svolge un ruolo diplomatico maggiore dell’ambasciatore degli USA in Arabia Saudita. Così, tra il GID e la CIA “l’alleanza rimane forte, perché rinforzata dal legame tra le principali spie. Il ministro degli Interni saudita, principe Muhamad bin Nayaf, sostituì il principe Bandar nel fornire armi ai terroristi (in Siria). Conosce l’attuale direttore della CIA John O. Brennan dai tempi in cui era capo della stazione dell’Agenzia a Riyadh negli anni ’90. Ex-colleghi dicono che costoro sono rimasti vicini (…) la posizione che aveva Brennan a Riyadh è molto più importante di quella dell’ambasciatore degli Stati Uniti; era il vero legame tra potere statale statunitense e regno (dei Saud). Ex-diplomatici ricordano che le discussioni più importanti vennero sistematicamente effettuate tramite il capo della stazione della CIA (nella capitale saudita)“.
Le informazioni del New York Times rafforzano il concetto di “Stato profondo sovranazionale” tra i vertici dei servizi speciali degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita, come spiega Peter Dale Scott nel suo ultimo libro. Così, l’autore dimostra che le relazioni statunitensi-saudite sono la vera “scatola nera”: “Negli anni ’80, William Casey, direttore della CIA, prese decisioni cruciali nella guerra segreta in Afghanistan. Tuttavia, furono prese al di fuori del quadro burocratico dell’Agenzia, essendo state preparate con i direttori dei servizi d’intelligence sauditi, prima Qamal Adham e poi principe Faysal bin Turqi. Tra tali decisioni possiamo citare la creazione di una Legione Straniera con il compito di aiutare i mujahidin afghani a combattere i sovietici. Chiaramente, fu l’istituzione di un sistema di supporto operativo conosciuto come al-Qaida dopo la fine della guerra dell’URSS in Afghanistan. Casey espose i dettagli del piano con i due capi dell’intelligenza saudita, e con il direttore della Banca di Credito e Commercio Internazionale (BCCI), la banca pakistano saudita di cui erano azionisti Qamal Adham e Faysal bin Turqi. In tal modo, Casey guidò una seconda agenzia, o i canali esterni alla CIA, costruendo con i sauditi la futura al-Qaida in Pakistan, mentre la gerarchia ufficiale dell’Agenzia a Langley “pensava che fosse imprudente”. Ne La macchina da guerra statunitense, posi Safari Club e BCCI nella serie di accordi in virtù di una “CIA alternativa” o “seconda CIA”, risalente alla creazione, nel 1948, dell’Ufficio del coordinamento politico (OPC per Ufficio di coordinamento delle politiche). Così è comprensibile che George Tenet, direttore della CIA di George W. Bush, seguisse il precedente di (William) Casey (direttore dell’Agenzia sotto Reagan) incontrando una volta al mese il principe Bandar, l’ambasciatore saudita negli Stati Uniti, ma senza rivelare il contenuto delle discussioni ufficiali della CIA sulle questioni saudite“.
054ea73b-f40f-4224-ae68-b284941ac8b7Nell’articolo del Times, il principe Bandar è presentato come il principale artefice della politica a sostegno della ribellione in Siria. In effetti, il giornale conferma che “gli sforzi sauditi furono guidati dal focoso principe Bandar bin Sultan, allora capo dei servizi segreti (del regno) che chiese che le spie saudite acquistassero migliaia di (fucili) AK-47 e milioni di munizioni in Europa orientale per i ribelli (in Siria). La CIA facilitò alcuni di tali acquisti dei sauditi, tra cui un grande accordo con la Croazia nel 2012. Nell’estate dello stesso anno queste operazioni sembravano fuori controllo, sul confine tra Turchia e Siria, e le nazioni del Golfo inviavano denaro e armi ai gruppi ribelli, compresi i gruppi che gli alti responsabili statunitensi temevano collegati ad organizzazioni estremiste come al-Qaida“. Così, la guerra segreta della CIA e dei partner stranieri in Siria ha fortemente incoraggiato l’ascesa dello SIIL, che Pentagono ed alleati bombardano da settembre 2014 senza molta efficienza e su un sfondo polemico. Dal luglio 2012, attraverso la politica profonda del principe Bandar, il “platano” jihadista in Siria subì una “crescita relativamente veloce” con il sostegno attivo della CIA e dei suoi partner. Ma Bandar era così vicino all’agenzia che non può essere dissociato dalle azioni clandestine dei servizi speciali statunitensi, almeno quando era ambasciatore dell’Arabia Saudita a Washington (1983-2005) e poi direttore dell’intelligence saudita (2012-2014). Dieci giorni prima degli attacchi del 13 novembre, pubblicai un articolo intitolato “La guerra segreta multinazionale della CIA in Siria“, in cui ho scritto: “Nel luglio 2012, il principe Bandar fu nominato capo dei servizi segreti sauditi, visto da molti esperti come segno dell’indurimento della politica siriana dell’Arabia Saudita. Soprannominato “Bandar Bush” per la sua vicinanza alla medesima dinastia presidenziale, fu ambasciatore a Washington al momento degli attacchi dell’11 settembre. Per molti anni questo uomo intimamente legato alla CIA fu accusato da un’ex-senatore della Florida di aver sostenuto alcuni dei dirottatori accusati di quegli attacchi. Fin quando non fu dimesso nell’aprile 2014, The Guardian sottolineò che “Bandar guidava gli sforzi sauditi nel coordinare meglio le forniture di armi ai ribelli che combattono Assad in Siria. Tuttavia, fu criticato per aver sostenuto i gruppi estremisti islamici, rischiando lo stesso “boomerang” dei combattenti del saudita Usama bin Ladin di ritorno dopo la jihad contro i sovietici in Afghanistan negli anni ’80, una guerra santa ufficialmente autorizzata. (…) Nel 2014, un parlamentare statunitense disse che la CIA era “ben consapevole che molte armi in dotazione (all’agenzia) fossero nelle mani sbagliate”. Nell’ottobre 2015, il massimo esperto sulla Siria Joshua Landis dichiarò che “tra il 60 e l’80% delle armi che gli Stati Uniti hanno introdotto (in questo Paese) è andato ad al-Qaida e gruppi affiliati“. In altre parole, la CIA e gli alleati turchi e petromonarchici decisamente promossero la nascita di tali gruppi estremisti in Siria, tra cui al-Qaida e SIIL. Tuttavia, tale politica profonda multinazionale fu deliberatamente scelta dalla Casa Bianca? La risposta non è ovvia. Come sottolineai nell’agosto 2015, l’ex-direttore dei servizi segreti militari del Pentagono (DIA), Michael Flynn, denunciò su al-Jazeera l’irrazionalità sconcertante della Casa Bianca sulla questione siriana. In quell’occasione, rivelò che i funzionari dell’amministrazione Obama presero la “decisione deliberata” di “fare quello che fanno in Siria“; in altre parole, avrebbero scelto di sostenere le milizie anti-Assad che la DIA descrisse nel 2012 come infiltrate e dominate da forze jihadiste. Da quell’anno, Flynn e la sua agenzia informarono la Casa Bianca del rischio della comparsa di uno “Stato islamico” tra Iraq e la Siria grazie al sostegno occidentale, turco e petromonarchico alla ribellione. Per chiarirne l’intervento, poi disse a un giornale russo che il governo statunitense aveva finora sostenuto “tante diverse fazioni (anti-Assad) che è impossibile capire chi siano e per chi lavorano. La composizione dell’opposizione armata siriana, sempre più complessa, ha reso notevolmente più difficile qualsiasi identificazione. Perciò (…) per gli interessi statunitensi bisogna (…) fare un passo indietro e sottoporre la nostra strategia a un esame critico. A causa della possibilità, molto reale, di sostenere forze legate allo Stato islamico (…) insieme ad altre forze anti-Assad in Siria. “Il generale Flynn, quando dirigeva la DIA al Pentagono, vide circa 1200 gruppi in lotta (in Siria). Di conseguenza“, il generale Flynn pensò “in realtà nessuno, compresa la Russia, ha una chiara idea con cosa abbiamo a che fare, ma tatticamente è davvero importante capirlo. Una visione unilaterale della situazione in Siria e Iraq sarebbe un errore”.

Micheal Flynn

Micheal Flynn

A tale terreno complesso si aggiunse la procedura tradizionale dell’Agenzia della “negazione plausibile”, con l’obiettivo di cancellare qualsiasi incriminazione del governo degli Stati Uniti ricorrendo ad agenti esteri e/o privati. Nel mio articolo sulla guerra segreta della CIA in Siria, notai che “Le operazioni multinazionali anti-Assad furono anche una grande fonte di confusione. In primo luogo, anche se molti servizi occidentali e mediorientali sono coinvolti in tale conflitto, è difficile pensare a questa guerra segreta da una prospettiva multinazionale. In effetti, media ed esperti ebbero la tendenza a dissociare le politiche siriane dei diversi Stati illegalmente impegnati a destabilizzare la Siria. E’ vero che la rinuncia degli Stati Uniti d’intervenire direttamente provocò taglienti tensioni diplomatiche con Turchia e Arabia Saudita. Inoltre, l’ostilità di re Abdullah contro i Fratelli musulmani generò gravi divisioni tra, da un lato il regno saudita, dall’altra Qatar e Turchia; tali tensioni sono aggravate da Salman dopo l’intronizzazione a re nel gennaio 2015. A causa di tali differenze, le politiche siriane degli Stati ostili al regime di Assad sono state scarsamente analizzate sotto la prospettiva multinazionale. Piuttosto, le operazioni occidentali furono distinte da quelle dei Paesi del Medio Oriente. Ma i servizi speciali dei diversi Stati condussero azioni finora comuni e coordinate nell’opacità abissale della segretezza. Nel gennaio 2012, CIA e MI6 lanciarono operazioni clandestine per armare i terroristi tra Libia, Turchia e Siria, con l’aiuto dei turchi e il finanziamento di Arabia Saudita e Qatar. (…) E’ dimostrato che tali armi furono consegnate “quasi esclusivamente” a fazioni jihadiste, secondo il parlamentare inglese Lord Ashdown. Secondo il giornalista Seymour Hersh, “il coinvolgimento dell’MI6 permise alla CIA di eludere la legge qualificando la sua missione come operazione di collegamento“. Le azioni dell’Agenzia in Siria sono meglio controllate oggi? La questione rimane aperta, ma la dottrina della “negazione plausibile” tradizionalmente attuata dalla CIA potrebbe essere una risposta. (…) Anche se tale procedura tende a confondere le acque, il ruolo centrale della CIA nella guerra segreta multinazionale (in Siria) non è più dubbio. Nell’ottobre 2015, il New York Times spiegò che “I missili anticarro TOW di fabbricazione statunitense apparvero nella regione nel 2013, attraverso un programma clandestino (della CIA) guidato da Stati Uniti, Arabia Saudita e altri alleati, allo scopo di aiutare i gruppi di insorti “scelti” dall’Agenzia nella lotta al governo siriano. Tali armi sono consegnate sul campo dagli alleati degli Stati Uniti, ma gli Stati Uniti ne approvano l’assegnazione. (…) I capi ribelli risero quando li interrogarono sulla consegna di 500 TOW dall’Arabia Saudita, dicendo che era un numero ridicolo rispetto a ciò che era effettivamente disponibile. Nel 2013 l’Arabia Saudita ordinò (a Washington) più di 13000 (TOW)”. (…) A seguito dello scoppio del conflitto con la Russia, l’ex-consigliere del Pentagono confermò al Washington Post che l’utilizzo di partner stranieri ha comportato la “negazione plausibile”, coprendo le operazioni della CIA in Siria: “missili (TOW) prodotti dalla Raytheon provengono principalmente dalle scorte governative saudite, che ne acquistarono 13795 nel 2013 (…) Poiché gli accordi di vendita prevedono che l’acquirente informi gli Stati Uniti sulla loro destinazione finale, l’approvazione (di Washington) è implicita secondo Shahbandar, ex-consigliere del Pentagono. Secondo lui, non è richiesta alcuna decisione dall’amministrazione Obama sul prosieguo del programma. “Non c’è bisogno di un via libero statunitense. Una luce ambrata basta”. “Questo è un (programma) illegale e tecnicamente può essere negato, ma è caratteristico delle guerre per procura”. “Così, con la dottrina della “negazione plausibile” che coinvolge terzi che si possono biasimare sembra spiegarne il motivo, il ruolo della CIA e dei suoi alleati occidentali nella guerra segreta (a questo punto) viene insabbiato, distorto o minimizzato”. In questo articolo aggiunsi che “contrariamente al mito dell'”inazione” (militare) occidentale contro il regime di Bashar al-Assad, la CIA fu fortemente coinvolta in Siria, nell’ambito di un’oprazione illegale sovvenzionata da budget classificati e anche stranieri. Tuttavia con tali fondi esteri e i miliardi di dollari mobilitati e non controllati dal Congresso degli Stati Uniti, l’istituzione non ha il potere di esercitare il controllo su bilanci o politiche esteri. “Secondo le dichiarazioni di un parlamentare statunitense, il New York Times confermò tale assenza di trasparenza dovuta all’utilizzo di fondi esteri: “Mentre l’amministrazione Obama ha visto la coalizione come argomento seducente per il Congresso, alcuni legislatori, come il senatore democratico dell’Oregon Ron Wyden, hanno chiesto perché la CIA avesse bisogno del denaro saudita per finanziare l’operazione, secondo un ex-funzionario statunitense. Wyden ha rifiutato di rispondere alle nostre domande, ma la sua squadra ha rilasciato una dichiarazione chiedendo maggiore trasparenza: “ex-funzionari del governo hanno detto che gli Stati Uniti rafforzano le capacità operative dell’opposizione militare anti-Assad. Tuttavia, i cittadini non furono informati sui termini della politica che coinvolge le agenzie degli Stati Uniti, o partner stranieri con i cui queste istituzioni collaborano“.”
Alla luce delle rivelazioni del New York Times sull’operazione Legno di platano, e sapendo che il sostegno di CIA ed alleati ad al-Qaida in Siria è ormai di dominio pubblico, anche in Italia, è essenziale che i cittadini occidentali chiedano responsabilità ai loro parlamentari. Come coraggiosamente denunciò il parlamentare statunitense Tulsi Gabbard tre settimane prima degli attacchi del 13 novembre, “le armi degli Stati Uniti vanno nelle mani dei nostri nemici, al-Qaida e altri gruppi estremisti islamici, nostri nemici giurati. Sono i gruppi che ci attaccarono l’11 settembre e che cerchiamo di sconfiggere, ma noi li sosteniamo armandoli per rovesciare il governo siriano. (…) Non voglio che il governo degli Stati Uniti fornisca armi ad al-Qaida, estremisti islamici, nostri nemici. Penso che sia un concetto molto semplice: è impossibile sconfiggere i tuoi nemici se, allo stesso tempo, li armi e aiuti. Cosa assolutamente senza senso per me“. E’ pertanto urgente che le potenze occidentali sviluppino e attuino politiche più razionali e pragmatiche per lottare efficacemente contro il terrorismo, altrimenti questa foresta di “platani” continuerà ad espandersi pericolosamente.

John O. Brennan

John O. Brennan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’operazione militare russa in Siria: risultati e conclusioni

Alex Gorka Strategic Culture Foundation 22/01/20161026937966Il coinvolgimento militare di Mosca nella crisi siriana ha portato ad un ruolo sempre più importante della Russia nella politica regionale e globale. L’operazione militare è la prima operazione di combattimento della Russia lontano dai confini dopo decenni. Finora, ha dimostrato capacità militari avanzate in modo ben visibile. Le Forze Aerospaziali della Russia hanno lanciato l’operazione militare in Siria il 30 settembre. Oltre 1000 kmq sono stati liberati dai terroristi dello Stato islamico. Gli aerei hanno compiuto 5662 sortite e i militari hanno lanciato 97 missili da crociera contro obiettivi terroristici, ha detto il 15 gennaio il Tenente-Generale Sergej Rudskoj, capo del Primo Direttorato Operazioni dello Stato Maggiore Generale russo. “Dal 30 settembre, le Forze Aerospaziali russe in Siria hanno effettuato 5662 sortite, tra cui 145 sortite dei bombardieri strategici dell’Aeronautica a lungo raggio, e le Forze Armate inoltre hanno effettuato 97 lanci di missili da navi e aerei”, riferiva. Il generale osservava che gli attacchi aerei miravano a infrastrutture, strutture fortificate e concentramenti di truppe e armi. In precedenza, Rudskoj aveva detto che dal 25 dicembre vi furono 164 sortite e 556 obiettivi terroristici furono colpiti nelle province di Aleppo, Idlib, Lataqia, Hama, Homs, Damasco, Dair al-Zur e Raqqa. Il ritmo degli attacchi è aumentato tagliando le rotte di approvvigionamento dello Stato islamico. Mettendo da parte la domanda chi sia la colpa nell’abbattimento del bombardiere Su-24 russo da parte della Turchia, ci sono buoni motivi per ritenere le azioni di Ankara sproporzionate e pericolose, un aereo, un pilota e un soldato che tentava di salvare l’equipaggio dell’aereo, sono le uniche perdite che la Russia ha sofferto finora. L’esercito siriano è avanzato nella provincia di Aleppo grazie al supporto aereo russo. Secondo Rudskoj, le truppe siriane hanno notevolmente ampliato la zona di sicurezza intorno la base aerea di Quwayris. C’è un altro aspetto che viene raramente menzionato dai media. L’esercito russo fornisce aiuti umanitari ai civili siriani. Sebbene numerose organizzazioni non governative internazionali siano coinvolte nelle attività umanitarie, la maggior parte delle forniture va nel territorio controllato dai terroristi finendo nelle mani sbagliate. Ci sono stati tentativi d’inviare armi e munizioni, ed evacuare terroristi feriti sotto le mentite spoglie dei convogli umanitari. Allo stato attuale, la maggior parte degli aiuti va a Dair al-Zur, assediata dai terroristi da lungo tempo, ha detto Rudskoj. Le prime 22 tonnellate di aiuti umanitari sono state consegnate da aerei da trasporto Il-76 siriani che utilizzano sistemi di aviolancio russi.
Vorrei aggiungere alcuni fatti. Oltre a Humaymim, la Russia utilizza la base aerea di Shayrat, presso Homs, e di al-Gayas, presso Tadmur. Per proteggere le strutture, l’810.ma Brigata di Marina, unità per speciali operazioni e unità aeree sono dispiegate in Siria. L’operazione ha segnato il primo utilizzo in combattimento degli avanzati missili da crociera Kh-101. Questo missile strategico aria-superficie utilizza tecnologie stealth e può colpire bersagli fino a una distanza di 5500 km, con una precisione di cinque metri. I missili sono lanciati dai bombardieri strategici Tu-160, che non devono nemmeno entrare nello spazio aereo siriano. I sistemi di difesa aerea Pantsir-S1 e S-400 Trjumf sono dispiegati per proteggere i velivoli russi. Le forze russe in Siria sono sostenute anche dal mare. Ai primi di dicembre, il sottomarino B-237 Rostov-na-Donu lanciava missili Kalibr-PL contro le posizioni dello Stato islamico in Siria. Le navi lanciamissili della Flottiglia del Caspio sono state coinvolte nell’operazione. Il 7 ottobre e il 20 novembre lanciarono missili Kalibr dal Mar Caspio colpendo bersagli a 2500 km di distanza. L’operazione militare russa ha acquisito una nuova dimensione politica. La Russia ha messo a punto un’iniziativa per agire da intermediaria tra Arabia Saudita e Iran per attenuare un conflitto crescente. E’ coinvolta in un’azione coordinata bilaterale con la Francia dopo gli attentati terroristici di Parigi di novembre. La cellula di coordinamento Russia-Siria-Iran-Iraq è stata istituita a Baghdad per lo scambio di informazioni sullo Stato islamico. Pochi giorni fa una sala operativa russa è stata istituita in Giordania per coordinarsi con Amman, tradizionale alleato degli Stati Uniti, a un livello molto più alto. Finora la Russia ha coordinato con successo la propria attività con Israele. Lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani ha avuto colloqui con il presidente russo il 18 gennaio, visitando Mosca. I due leader hanno convenuto che una “soluzione soddisfacente” alla crisi siriana va trovata. Il vertice ha avuto luogo solo una settimana prima dei colloqui di pace in programma a Ginevra. “La Russia gioca un ruolo fondamentale nella stabilità del mondo. Vogliamo sviluppare relazioni con la Russia e trovare una soluzione ai problemi legati alla stabilità in alcuni Paesi della nostra regione”, aveva detto lo sceicco Tamim all’inizio della riunione. Il Qatar è un vecchio alleato degli Stati Uniti. Il 18 dicembre 2015, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottava all’unanimità una risoluzione che delinea i principi della risoluzione politica del conflitto in Siria. E’ stata una decisione unanime che riflette la nuova determinazione degli attori chiave “per porre fine al conflitto interno in Siria”. Il processo di gestione dei conflitti è sicuramente correlato ai risultati della campagna militare della Russia in Siria del 2015, così come le sfide affrontate dalle forze anti-Stato islamico nel 2016.
Gli sforzi diplomatici degli Stati Uniti per isolare la Russia sono andati a farsi benedire. Il dialogo strategico con gli Stati Uniti, non facile da rinnovare, s’è intensificato e ampliato. Mosca è vista partner ben preparata nell’azione decisiva nella lotta contro la minaccia globale, cooperando a parità di condizioni. Questo fatto è stato confermato il 20 gennaio dall’incontro tra il segretario di Stato degli USA John Kerry e il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. I contatti Russia-Stati Uniti seguono il modello che Mosca promuove da tempo. Le due grandi potenze responsabili della sicurezza globale discuteranno in riservatezza i problemi della sicurezza più urgenti. Ovviamente Ucraina, questione intensamente discussa di recente su base bilaterale, Siria e lotta allo Stato islamico domineranno l’agenda, tralasciando altre questioni (ad esempio, la non proliferazione), ma è un inizio. Non è un altro “Reset”, di sicuro. La Russia non ne ha bisogno. I contatti si svolgono nella forma di “partnership temporanea ma equa”. E serve allo scopo. Stati Uniti e Russia devono collaborare per risolvere i vari problemi internazionali. Come nel caso dell’accordo sul programma nucleare iraniano, progresso raggiunto a beneficio di tutti. Il vertice dei capi delle diplomazie di Russia e Stati Uniti del 20 gennaio è un altro passo sulla via del dialogo proficuo su base paritaria.lavrovLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Uniformando l’Europa

Konrad Stachnio New Eastern Outlook 21/01/20160,,18334029_401,00In conclusione a uno dei miei ultimi articoli scrissi: “Tuttavia, la domanda rimane, cosa succede agli Stati europei che si dimostrano resistenti al ‘processo democratico’ presentatogli sotto forma di quote di aspiranti rifugiati? A mio parere, questi regimi europei ‘xenofobi’ e ‘razzisti’ devono prendere in considerazione la possibilità che proteste di ‘democratiche Majdan’ spuntino nei loro Paesi“. L’articolo fu pubblicato il 3/12/2015. Bang! Poco dopo abbiamo un movimento sociale in Polonia che vuole organizzare Majdan e rovesciare l’attuale governo. Attualmente i capi politici della cosiddetta opposizione, separati dal potere, già chiedono apertamente il colpo di Stato in Polonia. Nel contesto degli stupri di Colonia, Paesi come Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca sono “zone franche” per tutti ‘gli arretrati avversari della democrazia’ e coloro che, proprio come le donne tedesche sole la notte di Capodanno, si difendono dalle conseguenze delle “riforme” di Angela Merkel e del suo governo. Un esempio di tale ‘arretratezza’ contro i valori europei è ora la Polonia. Perciò il Paese è attaccato da tutti i lati. Non mi riferisco solo al gruppo di grassoni fatti allontanare dal potere, né alle tasse su società e banche per fargli perdere il paradiso neo-coloniale in Polonia. Secondo un rapporto della Global Financial Integrity, organizzazione internazionale che svolge analisi sui flussi finanziari illeciti, la Polonia è tra i venti Paesi più sfruttati del mondo. La posta in gioco in tutto questo è molto più grande dell’uniformazione di tutta l’Europa. In tale contesto, va citato Witold Waszczykowski, ministro degli Esteri polacco: “Vogliamo solo guarire il nostro Paese da certe malattie. Il precedente governo ha introdotto un concetto di sinistra, come nel mondo sotto il modello marxista che seguiva una sola direzione: verso una mescolanza di culture e razze, ciclisti e vegetariani, mettendo l’accento solo sulle fonti energetiche rinnovabili e la lotta a ogni forma di religione. Nulla in comune con i valori tradizionali polacchi“, ha detto Waszczykowski in un’intervista al tedesco Bild. Non badiamo qui a eventuali vegetariani o ciclisti o simili. Abbiamo a che fare con la diffusione di ‘riforme’ specifiche e gli Stati in Europa, a cui Paesi ‘non così europei’ e ‘arretrati” (come la Polonia del PiS) non appartengono. Penso ad Agenda 21, per esempio. Paesi come Ungheria e Polonia, con le loro politiche di crescita a favore della famiglia, pro-sociali e quindi pro-popolazione, con un potere finalmente nelle mani del popolo, sono in totale opposizione al programma di Agenda 21, in cui un corpo sovranazionale decide su tutti gli aspetti della vita di ogni individuo. Il programma prevede la limitazione delle popolazioni, nulla a che fare con le politiche favorevoli alla famiglia di questi Stati. Ma la costruzione del sistema di controllo più tecnologicamente e logisticamente avanzato, sotto la bandiera dello Sviluppo Sostenibile di Agenda 21, era in pieno svolgimento fin quando, improvvisamente, sono apparsi sulla scena politica recalcitranti ‘dittatori’ come Orban e Kaczynski. La maggior parte delle persone s’è rimboccata le maniche, con sorrisi e grande entusiasmo costruendo il proprio sistema di schiavitù dal basso verso l’alto, attraverso titoli ben noti come sviluppo sostenibile. Sembra che il ministro Witold Waszczykowski, nell’intervista al Bild, contesti la dittatura di tale ‘tendenza’ con parole nette.
Wprost full cover page Così le riforme ‘filantropiche’ incontrano il serio ostacolo dell’Europa orientale. Perché qui i cattivi ‘dittatori’ come Orban e Kaczynski cominciano a spuntare come funghi. In questo quadro, la grande uniformazione ha due scelte, uccidere Orban, Putin, Kaczynski, Milos Zeman e Robert Fico, tutti coloro che decisamente resistono all’uniformazione dell’Europa, o più semplicemente, finanziare l’azione delle varie “basi” composte da ogni sorta di mostro locale che ucciderebbe la propria madre solo per poter introdurre “i cambiamenti innovativi proposti da ricchi ‘filantropi’ ed istituzioni sovranazionali”. Uno schema molto comodo e provato, vedasi Maidan in Ucraina. Dobbiamo ora fare i conti con i tentativi di piazzare lo scenario ucraino in Polonia. Dopo che il governo del PiS ha deciso di porre fine al neocolonialismo polacco, abbiamo a che fare con la rapida crescita del movimento che invoca Majdan e il ripristino dello statuto neocoloniale, con rispettive prerogative per burocrati locali privi di autorità che sono per strada a chiedere Majdan. L’Ucraina è appena entrata nella strada che la Polonia prese quando il movimento Solidarietà finì, che per inciso portò all’istituzione dello Stato neo-coloniale. Ora il governo PiS vuole assolutamente finirla con tale modo di fare politica. Poiché dunque l’Ucraina è la Polonia di ventisette anni fa, dovremo aspettare la cacciata dei burocrati dal potere reale (come è accaduto oggi in Polonia). Credo di no. Mi sembra che, considerando le tradizioni a cui una parte della nazione ucraina aderisce, penso a Adolf Hitler e Stepan Bandera, possiamo contare su una vera svolta imprevedibile. Ecco come la dottoressa Lucyna Kulinska ha descritto la situazione in un’intervista che registrai: “Se, ad esempio, non vorremmo attuare certe richieste tedesche, gli ucraini opereranno sempre come quinta colonna. Proprio come prima della guerra. Oggi siamo di nuovo sulla stessa strada. In Polonia, per esempio, a Lodz e in altre città, corsi di formazione paramilitare per gli ucraini sono ora completamente organizzati. Questo mi ricorda ciò che successe prima della guerra, quando la Polonia addestrava militarmente i nazionalisti ucraini”. Naturalmente ciò può sembrare complottismo. Tuttavia, a parte una piccola percentuale di persone, chi pensa o pensava che l’Europa in breve tempo dovrà affrontare una guerra civile, e l’Ucraina diventare la Somalia europea? Anche questo era cospirazionismo fino a poco prima. Non parlo senza motivo. Recentemente, il quotidiano polacco Super Express ha riferito che i nazionalisti ucraini di Settore Destro incoraggiano i polacchi a combattere nel Donbas contro la Russia. Per entrare in combattimento, offrono 1000 dollari al mese di salario e armi ad ogni volontario. Informazioni sul reclutamento di Settore Destro sono inviate alle organizzazioni paramilitari polacche via e-mail. Dato che i neonazisti ucraini si fotografano con i militanti dello SIIL, possiamo contare su una svolta abbastanza imprevedibile degli eventi. Va anche aggiunto l’enorme numero di rifugiati da est in territorio polacco. Qualcuno ha voglia di utilizzare questo materiale già pronto per effettuare ‘riforme europee’ in Polonia, oramai messe da parte dal PiS? Molto probabilmente. Tenuto conto del fatto che la Commissione europea ha lanciato un meccanismo di revisione per controllare lo stato di diritto e dominare la Polonia. Questo può essere aiutato dalla legge dell’aiuto fraterno, istituito qualche tempo fa in Polonia, consentendo ai servizi armati stranieri d’intervenire in caso di crisi, ora che è già stata creata la cosiddetta ‘crisi’. ‘La democrazia è minacciata’ e la gente scende in piazza invocando Majdan. Mentre il suggerimento di un intervento estero nella situazione attuale in Germania può essere molto realistico; la Germania è attualmente in una situazione del genere, grazie al sempre più potente PEGIDA e al numero crescente di cosiddetti rifugiati, e può in qualsiasi momento chiedere alla Polonia d’inviare unità di polizia per aiutarla.
Helmut Bike, il presidente dell’Agenzia per la sicurezza interna tedesca tra il 1994 e il 2000, avverte su una rivoluzione in Germania se il governo utilizzasse la forza contro i manifestanti del cosiddetto movimento di opposizione PEGIDA. Roewer ha anche rivelato che le autorità tedesche utilizzano noti criminali contro PEGIDA, trasportandoli nelle manifestazioni e pagandoli con i soldi dello Stato. Alla luce di tale comportamento ‘democratico’ del governo di Angela Merkel nella lotta all’opposizione di PEGIDA, chi sarebbe favorevole all’opposizione polacca fabbricata che invoca Majdan? Certamente i politici polacchi rimossi dal potere, la dirigenza e altri lemming truffati. Per finanziare ed effettuare tale operazione sono necessari professionisti addestrati e testati, come quelli che usarono fucili da cecchino su Majdan, oltre a grandi risorse finanziarie. Anche se sembra che tali misure, secondo il capo del partito Kukiz 15, siano già pronte. Questa è la dichiarazione di Pawe? Kukiz registrata nello studio di Radio Zet: “Soros, un banchiere statunitense di origine ebraica, perseguito in molti Paesi perché ricercato per appropriazione indebita e truffa, intensifica le attività antidemocratiche in Polonia. Sostiene fortemente il programma Cittadini per la Democrazia, che ha un budget di 150 milioni di dollari ed è finanziato dal meccanismo finanziario dello Spazio economico europeo. La Fondazione Batory è responsabile del denaro. Tutte le ONG liberal-sinistre lottano contro nazionalismo, patriottismo, xenofobia e per la promozione dell’afflusso di clandestini in Polonia che gli permette di riceverne le sovvenzioni”.PEGIDA_Demo_DRESDEN_25_Jan_2015_116139858Konrad Stachnio è un giornalista indipendente polacco che ha diretto vari programmi radiofonici e televisivi per l’edizione polacca di Prison Planet, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Seymour Hersh, gli ufficiali statunitensi rispettano i successi russi in Siria

In un’intervista ai media tedeschi, il celebre giornalista investigativo ha inoltre affermato che l’ex-presidente del Joint Chiefs, Generale Martin Dempsey, ha sollecitato il sostegno ad Assad contro lo SIIL
DWNRussia Insider

Seymour Hersh, uno dei più noti giornalisti investigativi degli Stati Uniti riferisce che i militari riconoscono i successi militari della Russia in Siria. I militari russi hanno dimostrato di essere professionale e vincenti stabilizzando e rafforzando l’esercito siriano. La politica degli Stati Uniti, in contrasto con quella della Russia, manca di coerenza. Gli Stati Uniti hanno rovesciato regimi laici creando un vuoto subito riempito di terroristi islamisti. Ora l’occidente è costretto a combattere contro tali gruppi terroristici. (Segue un estratto dell’intervista del Notiziario economico tedesco a Seymour Hersh)552Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Assad ha mai tentato di costruire buone relazioni con gli Stati Uniti?
Seymour Hersh: Sì, naturalmente, innegabilmente l’ha fatto. Ci ha fornito tutte le informazioni dei servizi segreti sui terroristi islamici. I servizi segreti siriani sono tra i migliori al mondo. Hanno fornito agli Stati Uniti dati su Muhamad Atta e la cellula terroristica di Amburgo (Muhamad Atta era membro del presunto gruppo di terroristi che il 9/11 avrebbe schiantato gli aviogetti sulle torri del WTC). Ma l’errore più grave degli Stati Uniti fu non riconoscere che Siria e Iraq erano regimi laici composti da sunniti moderati. Invasero questi Paesi, rovesciandone i governi, aiutando coloro che ora sono i nostri nemici più feroci, lo SIIL (o Daash) e tutti gli altri gruppi terroristi sunniti radicali.

Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Perché Obama non comprende questa situazione?
Seymour Hersh: Non ho alcun indizio. E’ davvero strano, bisogna ammettere che Obama è uno dei presidenti più intelligenti che questo Paese abbia mai visto. Probabilmente si potrebbe affermare che Obama sia l’uomo migliore che potessimo avere, soprattutto se si considerano i predecessori Bush e Cheney. Ma in termini di politica estera Obama ha solo continuato la politica di Bush dal primo giorno. Ha continuato la “guerra al terrore” anche se, dopo 14 anni, possiamo vedere che non ha prodotto nulla. In realtà, ha aggravato tutto. In passato gli Stati Uniti erano uno dei Paesi più rispettati del mondo, e oggi?

Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Quali sono i passi che gli Stati Uniti avrebbero dovuto prendere dopo l’11 settembre?
Seymour Hersh: Avrebbero dovuto contattare Mosca immediatamente. I russi hanno una visione chiara della dimensione del terrorismo islamico. Hanno condotto una guerra brutale in Cecenia, perché sono più o meno consapevoli di quanto sia pericoloso l’islamismo. E sono convinto che è esattamente il motivo per cui hanno deciso di intervenire in Siria.

Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Solo di recente hai scritto, nei saggi assai ignorati sul London Review of Books, che gli ufficiali statunitensi si sono opposti alla distruzione programmata della Siria. Ma Obama ne ha ignorato i consigli. Qual è stato il motivo?
Seymour Hersh: Ad essere onesto, non ne ho idea. Fatto sta che il presidente del Joint Chiefs of Staff (CJCS) è andato da Obama e gli ha detto: se Assad viene rovesciato avremo il caos. Il Generale Dempsey sosteneva che dovevamo prendere misure per stabilizzare e sostenere Assad. Il Servizio informazioni tedesco (BND) ci ha fornito dati che dimostrano che Assad ha l’ampio sostegno della popolazione siriana. Non riesco a leggere i pensieri di Obama, ma era chiaro fin dall’inizio che non c’era alcun cosiddetta “opposizione moderata”. Vediamo gli islamisti considerati dei psicopatici dalla popolazione siriana. Masse di siriani sono fuggite a Damasco per cercare riparo e protezione nell’esercito siriano. Quando Homs fu riconquistata e quindi liberata dalla morsa dei terroristi, i giovani mi dissero “Grazie al cielo, i pazzi se ne sono andati!” Quando iniziò la guerra, frazioni del cosiddetto “esercito libero siriano” si unirono allo SIIL perché ebbero l’impressione che sarebbe diventato la forza dominante. Ma dopo un anno disertarono di nuovo. Allo stesso tempo consegnavamo armi ai cosiddetti “moderati”, e che cosa ne hanno fatto? Le hanno solo abbandonate perché non erano più organizzati militarmente, o semplicemente le vendettero allo SIIL. E in questo modo le nostre armi arrivarono al nemico. Il nostro governo fu avvertito che il rovesciamento di Assad sarebbe stato totalmente folle, seguito da un regime islamista. L’esercito degli USA ammonì Obama contro il presidente turco Erdogan. Sono davvero stupito e mi chiedo come la politica della Casa Bianca possa mostrare tale grado d’incoerenza.

Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Sarebbe opportuno affermare che la Russia conduce questa guerra con successo?
Seymour Hersh: non ero testimone oculare e quindi non posso riferire di prima mano. Ma naturalmente ho molti contatti nelle forze armate e nei servizi segreti degli Stati Uniti. Ogni suggerimento che ho ricevuto dall’intelligence degli Stati Uniti dà l’impressione che i russi operino molto bene. Questo è riconosciuto anche dagli ufficiali degli Stati Uniti. Il Generale russo Valerij Gerassmov, Capo di Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Russia, è particolarmente lodato e i leader militari statunitensi ne hanno grande rispetto. L’approccio di Putin è stato intelligente. Prima ha riaddestrato e rimesso in sesto l’esercito siriano. Ha fornito il margine necessario per riprendere le nuove operazioni. La Siria ha sempre avuto un buon esercito e ora è di nuovo potente. Poi la Russia ha convinto Hezbollah ad aderire. Ho avuto l’opportunità di parlare con il leader di Hezbollah, Nasrallah, diverse volte, ed è una persona determinata. Gli chiesi se è un rivoluzionario o un politico e mi ha detto che era un politico libanese. Secondo Nasrallah, Hezbollah ha successo in Libano presso vari politici perché l’Hezbollah accetta il pluralismo ed è disposto ad ascoltare e accettare le opinioni degli altri partiti. Il ruolo di Hezbollah è estremamente importante nella lotta allo SIIL. Ha addestrato l’esercito siriano e gli ha mostrato come condurre le operazioni speciali. Gli ha detto che non basta solo bombardare un obiettivo; si deve andare sul campo. Gli ha detto di combinare bombardamenti e attacco via terra.

Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Cosa pensi? C’è una sorta di un accordo tra Stati Uniti e Russia, secondo cui i russi fanno il lavoro al posto degli Stati Uniti?
Seymour Hersh: Non ho alcuna prova a sostegno di tale ipotesi. Ma ciò che è certo è che ci sono contatti intensi e positivi tra il segretario di Stato John Kerry e il suo collega russo, Sergej Lavrov. Lavrov è una persona diretta ed ha sempre reso la posizione della Russia abbastanza chiara. Purtroppo, la maggior parte dei nostri media mainstream da al pubblico l’impressione che qualsiasi dichiarazione di un politico russo sia una bugia. Dando ogni ragione per non ascoltare ciò che queste persone ci dicono. Non riesco a capire il motivo per cui Obama abbia preso tale strana posizione anti-russa. I servizi segreti russi hanno la reputazione di essere tra i migliori e hanno molte più informazioni sulla regione di noi. Ne sanno di più su SIIL e al-Baghdadi. E hanno sempre indicato che erano pronti, come i servizi segreti siriani, a migliorare le relazioni con gli Stati Uniti, ma il nostro presidente mantiene la linea dura verso la Russia, e non ho idea del perché.

Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Quali sono le prospettive in Siria?
Seymour Hersh: Ad essere onesto, non credo che i colloqui di pace di Ginevra avranno alcun effetto positivo. Bashar al-Assad non ha la minima ragione di affidarsi a questo tipo di trattative. Si deve tenere presente che Assad gode di elevata fedeltà nell’esercito siriano. Ha continuamente costruito questa lealtà avuta dal padre negli anni ’90. Cosa c’è da negoziare? E i russi perseguono i loro obiettivi perché hanno bisogno di stabilità presso Lataqia. Hanno combattuto per questa stabilità e non cederanno questa roccaforte. La Siria ha subito perdite militari estremamente elevate durante tale guerra, così come vittime civili. Sarà importante per la Siria e la Russia chiudere il corridoio verso la Turchia. La Turchia ha fornito tutte le armi e i mercenari che potevano fluire senza ostacoli attraverso il confine. A mio parere, Erdogan sarà il grande perdente in questo gioco.

Seymour Hersh è uno dei giornalisti più illustri degli Stati Uniti, ed ha lavorato per CBS, Associated Press, “New Yorker” e attualmente scrive per il “London Review of Books“. Svelò il Massacro di Mylai, un crimine di guerra commesso dall’esercito statunitense durante la guerra del Vietnam nel 1969. Nel 2004 scoprì lo scandalo di Abu-Ghraib, dove l’esercito statunitense torturava i prigionieri durante la terza guerra del Golfo. Durante la guerra siriana ha rivelato che l’assalto col gas tossico Sarin nel Ghuta non fu effettuato dal governo siriano, ma da servizi segreti e islamisti. Molti nei media mainstream attaccano Hersh per non svelare le sue relazioni. Hersh, ben noto per la chiarezza, ha accusato i media mainstream solo di ripetere a pappagallo la propaganda del governo degli Stati Uniti.

Generale Martin Dempsey

Generale Martin Dempsey

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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