Il sostegno della RPDC ad Hezbollah

Korean Friendship Association Ireland, 16 gennaio 2017Il rapporto tra Hezbollah e Repubblica popolare democratica di Corea (DPRK) risale all’occupazione israeliana del Libano negli anni ’80. Come organizzazione antimperialista, Hezbollah è temuta dagli amici di Israele e degli Stati Uniti. Recentemente combatte a fianco dell’Esercito arabo siriano contro i terroristi che ricevono un sostegno immenso dal blocco imperialista, in particolare da USA, Regno Unito, Israele, Qatar e Arabia Saudita. Come la RPDC, Hezbollah è demonizzato dall’occidente per la sua fermezza contro l’imperialismo e per la giustizia. Hezbollah è accusata di antisemitismo per il suo antisionismo nato in relazione all’occupazione israeliana del Libano. Da notare che il Segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah dichiarò a nome dell’organizzazione che Hezbollah non cerca di costruire uno Stato islamico in Libano per via dell’ambiente multiculturale e che non è voluto dalla grande maggioranza al momento e probabilmente non lo sarà mai. Nasrallah ha anche indicato che non solo la maggioranza democratica del 51% non basta a costruire uno Stato islamico, ma è necessario il sostegno della stragrande maggioranza. I rappresentanti di Hezbollah nel parlamento libanese hanno anche affermato che “Hezbollah non è mai stato contro le religioni. Hezbollah supporta tutte le religioni, supporta il dialogo interreligioso e non ha alcun problema con alcuna religione. Hezbollah ritiene che il sionismo sia il nemico, non gli ebrei come popolo o religione“. Hezbollah ha difeso le libertà delle minoranze, sia in patria che all’estero, come in Siria. Chiamare l’Hezbollah antisemita non è altro che una vile menzogna. Secondo un’indagine condotta dal “Beirut Center for Research and Information” il 26 luglio 2006, durante la guerra del Libano, l’87% dei libanesi supportava gli “attacchi di ritorsione di Hezbollah su Israele settentrionale“; un incremento del 29% rispetto al sondaggio condotto nel febbraio dello stesso anno. Hezbollah è stato ritratto come organizzazione nazionalista sciita, tuttavia il sostegno alla resistenza di Hezbollah dalle comunità non sciite è enorme. L’80% dei cristiani intervistati sosteneva Hezbollah, insieme all’80% dei drusi e all’89% dei sunniti. Anche dai territori palestinesi occupati da Israele e dalla Giordania la grande maggioranza considera Hezbollah legittima organizzazione di resistenza. Questo potrebbe dare l’idea del perché un gruppo popolare come Hezbollah sia sempre attaccato dall’occidente.
La relazione tra Hezbollah e RPDC iniziò quando Israele invase il Libano e con l’occupazione israeliana del Libano meridionale, quando Israele istituì una “zona tampone” nell’area occupata, creando le milizie filo-israeliane costituite da segmenti della popolazione cristiana. Le milizie cristiane, tra cui il famigerato esercito del Libano del Sud, commisero pulizie etniche, soprattutto contro le minoranze drusa e palestinese. L’Esercito popolare coreano (KPA) supporta i fratelli da allora. Il Segretario generale Nasrallah visitò la RPDC per scopi formativi in quel periodo. Tra gli altri membri di Hezbollah che si addestrarono nella RPDC vi era Mustafa Badradin, a capo dello spionaggio del movimento nel 2006, quando Israele attaccò ancora una volta il Libano, ed Ibrahim Aqil, capo del servizio di sicurezza e d’intelligence di Hezbollah. Fu anche detto che circa 100 commando di Hezbollah si addestrarono presso le KPA nello stesso periodo. Fu persino affermato che gli istruttori coreani si recarono in Libano nel 2004 e aiutarono Hezbollah nella costruzione di una vasta e sofisticata rete di tunnel fortificati nella zona a sud del fiume Litani confinante con Israele. Dopo l’aggressione israeliana del 2006 al Libano, i sionisti iniziarono a temere l’addestramento dei combattenti di Hezbollah nella RPDC assieme alle Forze Speciali del KPA, nonché l’addestramento su sicurezza ed intelligence. L’addestramento post-2006 dei combattenti di Hezbollah si dimostrò molto importante per la difesa del popolo libanese. Le KPA hanno continuamente aiutato Hezbollah che oggi è uno degli attori non statali più efficienti, non solo in Medio Oriente, ma nel mondo. Gli imperialisti l’odiano.
Dal 2007, Israele si diede molto da fare per fermare lo sviluppo delle centrali nucleari in Iran e Siria e a diffondere la paura tra le rispettive popolazioni. L’ingegnere nucleare iraniano Majid Shahriari fu probabilmente assassinato da agenti del Mossad… Il 29 novembre 2010, assassini non identificati su motociclette lanciarono delle bombe uccidendo Shahriari e ferendo lo scienziato nucleare Fereydun Abbasi, professore presso l’Università Shahid Beheshti, dove anche Shahriari insegnava. Anche la moglie del Dottor Abbasi fu ferita. Gli assassini avevano attaccato le bombe sulle auto dei professori e le fecero detonare da remoto. Secondo The Guardian, Shahriari “non aveva collegamenti noti col lavoro nucleare” e secondo al-Jazeeraera un fisico quantico e per nulla una figura politica“, e “non era coinvolto nel programma nucleare iraniano“. Il solo scopo del regime sionista è diffondere il terrore e la paura. Decine di cittadini della RPDC sono stati uccisi dal regime sionista mentre lavoravano su dei siti in Siria. Ad esempio, nel marzo 2007, gli agenti del Mossad irruppero nella casa a Vienna del direttore dell’Agenzia Atomica siriana, dove trovarono le immagini di un reattore nucleare in Siria. Il 6 settembre dello stesso anno, otto aerei israeliani sganciarono 17 tonnellate di esplosivi sul sito siriano, distruggendolo. Solo alcuni Paesi sono autorizzati a possedere armi nucleari, mentre altri non sono nemmeno autorizzati ad avere l’energia nucleare. Altri cittadini della RPDC furono uccisi da Israele mentre lavoravano in Siria, come nel 1982, durante la guerra civile libanese. Il governo della RPDC inviò forze speciali in Siria per addestrare la guerriglia, e alcuni furono uccisi dall’esercito israeliano. Fu anche affermato dall’islamista “moderato” Asad al-Zubi che nel giugno 2013 la città occupata dai terroristi di Qusayr fu bombardata all’alba da un massiccio tiro di lanciarazzi, artiglieria e mortai, e circondata dalle forze armate siriane sostenute da Hezbollah. I consiglieri del KPA parteciparono alla pianificazione operativa dell’attacco a sorpresa e dell’operazione dell’artiglieria durante la battaglia per Qusayr dei combattenti alleati di Hezbollah, cambiando la dinamica della guerra in Siria. La vittoria di Qusayr rappresentò una vittoria militare e simbolica significativa per il governo siriano e una sconfitta umiliante per i terroristi. Va ricordato che durante il dominio islamista a Qusayr, sostenuto dall’occidente contro il governo legittimo della Siria, il capo militare dell'”opposizione armata”, il generale Abdasalam Harba, ordinò agli ultimi dei precedenti diecimila cristiani di lasciare Qusayr, effettuando la pulizia etnica della città. Madre Agnes Miriam de la Croix, Madre Superiore del Monastero di San Giacomo di Qara, nella Diocesi di Homs, fu intervistata dalla Radio irlandese nel giugno 2012, confermando che i terroristi filo-occidentali in Siria terrorizzavano la comunità cristiana della Siria. Alla domanda se fu l’Esercito libero siriano a dire ai cristiani di andarsene, Madre Agnes Miriam rispose “sì … era il comandante in campo Abdasalam Harba che decise che non ci sarebbero più stati negoziati con i cristiani“. Disse che i cristiani venivano perseguitati perché si rifiutavano di sostenere i ribelli e preferivano restare fuori dagli schieramenti del conflitto. Disse che i terroristi attaccavano specificamente le truppe governative nelle aree cristiane e prendevano i cristiani come scudi umani. Leggasi la storia completa.
I reazionari affermano che la RPDC è un Paese isolato e che ha perso la maggior parte degli amici dalla fine della guerra fredda, ma nulla è più lontano dalla verità. La connessione antimperialista tra RPDC ed altri Stati, e in alcuni casi attori non statali come Hezbollah, è infrangibile e cresce ogni giorno. Non è l’ultima volta che il patto USA-Israele cerca di rovinare un Paese pacifico e incoraggiare la violenza settaria nella regione. Proprio come gli imperialisti inglesi crearono la tattica dividi e conquista per governare il popolo delle sei contee occupate, così Israele l’ha fatto in Libano e gli imperialisti lo fanno ora in Siria. Oggi la religione è uno strumento degli imperialisti. Sappiamo come gli Stati Uniti utilizzano i missionari cristiani nella RPDC contrabbandando apparecchiature come radio, armi e altre cose illegali insieme alle loro bibbie Le minoranze religiose possono vivere in pace e godere delle libertà religiosa e praticare la loro religione nella RPDC, Siria, Libano e Iran. Le libertà civili sono qualcosa d’impensabile sotto l’occupazione statunitense. Hezbollah è un’organizzazione coerente e che avanza, allontanando le mani imperialiste dagli Stati indipendenti del Medio Oriente e proteggendo i diritti delle minoranze. Nel 2012 il canale televisivo libanese al-Manar trasmise uno speciale che elogiava un ragazzo di 8 anni che raccolse soldi per Hezbollah e che disse: “Quando crescerò, diverrò un guerriero della resistenza comunista con Hezbollah, combattendo Stati Uniti e Israele, li farò a pezzi e li caccerò da Libano, Golan e Palestina, che ho molto a cuore“.
L’amicizia e la solidarietà tra RPDC ed Hezbollah continueranno a crescere.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA non “cambiano priorità” in Siria, hanno perso

Tony Cartalucci, LD 18 aprile 2017Gli Stati Uniti, secondo fonti occidentali, hanno mutato le priorità in Siria non concentrandosi sul cambio di regime a Damasco. In realtà, non si tratta del cambio delle priorità, ma del riconoscimento che le ambizioni degli Stati Uniti in Medio Oriente sono state completamente sconvolte dalla risoluzione siriana, russa e iraniana. Gli Stati Uniti devono ora ricorrere ad azioni secondarie, non meno dannose negli intenti o nel risultato finale rispetto al piano originale, lasciando una regione in guerra dal 2011, con decine di migliaia di morti e la vita comunque sconvolta di milioni di altri. Reuters intitolava “Le priorità degli USA sulla Siria non puntano più a ‘cacciare Assad’: Haley“, indicando che: “La diplomazia degli Stati Uniti sulla Siria per ora non è più volta a far cadere il presidente del Paese devastato dalla guerra, Bashar al-Assad, ha detto l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, allontanandosi dalla posizione iniziale e pubblica dell’amministrazione Obama sul destino di Assad. Il punto di vista dell’amministrazione Trump è in contrasto con le potenze europee, che insistono che Assad deve dimettersi. Il cambio ha attirato un forte rimprovero da almeno due senatori repubblicani”. E se alcuni hanno preso tale annuncio come “prova” che la Casa Bianca ha mantenuto la promessa di ritirarsi dall’avventurismo estero, l’ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite Nikki Haley continuava: “Pensiamo che sia un ostacolo? Sì. Ci siederemo per studiare come cacciarlo? No. Ciò che faremo è fare pressione in modo da poter avviare un cambio in Siria”. “Il cambio in Siria“, tuttavia è alla lettera la divisione della nazione avviata dalla precedente amministrazione Obama. È essenzialmente l’obiettivo secondario tracciato dai politici finanziati dalle multinazionali statunitensi già nel 2012, quando i primi tentativi di cambio di regime alla velocità della luce fallirono e il conflitto siriano divenne una guerra protratta assai distruttiva. Un documento del 2012 della Brookings Institution, intitolato, “Memo 21 sul Medio Oriente: Salvataggio della Siria: valutazione delle opzioni per il cambio di regime“, rivelando che i politici degli Stati Uniti dichiarano apertamente l’intenzione di creare “zone franche”, afferma: “Un’alternativa agli sforzi diplomatici per concentrarsi su come porre fine alle violenze e far accedere gli aiuti umanitari, come avviene sotto la guida di Annan. Questo porterebbe alla creazione di zone franche e corridoi umanitari che dovrebbero essere sostenuti da una forza militare limitata. Ciò,naturalmente non coglie gli obiettivi degli Stati Uniti sulla Siria e manterrebbe Assad al potere. Da questo punto di partenza, tuttavia, è possibile che una vasta coalizione con l’appropriato mandato internazionale potrebbe aggiungere ulteriore azione coercitiva agli sforzi”. Il documento quindi ammette apertamente che, non potendo rovesciare il governo siriano, danneggiare la nazione sarebbe un’alternativa accettabile, sostenendo: “Gli Stati Uniti potrebbero armare l’opposizione pur sapendo che probabilmente non sarà abbastanza potente da rimuovere Assad. Washington potrebbe scegliere di farlo semplicemente nella convinzione che dare al popolo oppresso una certa capacità di resistere agli oppressori sia meglio che non fare niente, anche se tale sostegno ha poche possibilità di trasformare la sconfitta in vittoria. In alternativa, gli Stati Uniti potrebbero decidere che valga ancora la pena colpire e danneggiare il regime di Assad, mantenendo un avversario regionale debole ed evitando i costi dell’intervento diretto”.
A riaffermare l’impegno degli Stati Uniti a tale politica è il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson. L’articolo del Guardian, “Rex Tillerson dice che gli USA istituiranno zone di sicurezza per i profughi dallo SIIL“, osserva: “Rex Tillerson ha detto che gli Stati Uniti avrebbero istituito “zone intermedie di stabilità” per aiutare i rifugiati a tornare a casa nella prossima fase della lotta contro Stato islamico e al-Qaida in Siria e Iraq. Il segretario di Stato non ha chiarito dove queste zone vadano istituite. Riuniva 68 Paesi e organizzazioni a Washington per discutere come accelerare la battaglia contro lo SIIL”. L’idea che gli Stati Uniti siano in Siria per “combattere lo Stato Islamico” è un’assurdità documentata. Sono Stati Uniti ed alleati, per loro stessa ammissione, che volevano creare un “principato salafita” in Siria orientale, proprio dove ora c’è lo Stato islamico. Il fantoccio islamista ha un’immensa forza possibile solo tramite una altrettanto immensa sponsorizzazione da vari Stati, Stati Uniti e Europa attraverso gli alleati regionali del Golfo Persico, soprattutto Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti (EAU). L’invio di armi, rifornimenti e terroristi allo Stato Islamico passa da anni dal membro della NATO Turchia, che mantiene estese reti logistiche che collegano i mandati stranieri allo Stato islamico sul territorio siriano che occupa. Al momento dell’entrata della Russia nel conflitto, alla fine del 2015, queste reti logistiche furono devastate dalla forza aerea russa, interrompendole e contribuendo direttamente alla ritirata dello Stato islamico nella regione. L’intervento degli Stati Uniti ora ha due scopi, mantenere la partizione de facto del territorio siriano a cui la presenza dello Stato islamico ha contribuito, sostituendo lo Stato islamico sconfitto con forze statunitensi, e fare sembrare che gli Stati Uniti “sconfiggono” l’ascaro terroristico che hanno creato e mantenuto finché logisticamente, politicamente e militarmente possibile.
La riaffermazione del segretario di Stato Tillerson della politica dell’amministrazione Obama è un altro esempio di “continuità del programma”, e di quanto siano gli interessi speciali di Wall Street, e non i politici di Washington, a dirigere la politica in patria e all’estero, spiegando come due presidenti apparentemente politicamente diametralmente opposti continuino la stessa politica da sei anni. E mentre gli Stati Uniti hanno chiaramente perso nel tentativo di rovesciare il governo della Siria, continuano a perseguire un ordine del giorno per dividere e distruggere lo Stato siriano con ogni mezzo a disposizione. La continua denuncia e resistenza a tali obiettivi ed interessi particolari è essenziale per garantirsi che tale aspetto delle ambizioni degli Stati Uniti in Medio Oriente fallisca comunque. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump incorona Erdogan e distrugge la diplomazia degli USA

Moon of Alabama 18 aprile 2017

Trump ha contraddetto il suo portavoce, il dipartimento di Stato e gli alleati congratulandosi con il presidente turco Erdogan per aver vinto il referendum, minando la propria diplomazia. Il referendum in Turchia tramuta la presidenza in una quasi dittatura riunendo esecutivo, tramite decreti, ad elementi legislativi e giudiziari dello Stato. Il presidente Erdogan si trova ora in una posizione dittatoriale. Forse la maggioranza degli elettori turchi ha votato tale cambiamento, ma è tutt’altro che certo. Il numero dei voti è dubbio, perché quelli non calcolati in conformità alle procedure legali (2-3 milioni) è superiore al leggero vantaggio (1,5 milioni) dei “sì”. Gli osservatori internazionali hanno notato che il voto non è stato né libero né equo. Lo Stato turco è sotto l’emergenza che da al presidente (temporaneamente) poteri straordinari. La votazione avviene dopo una caccia estrema a chiunque possa aver messo in pericolo la posizione di Erdogan. Ha imprigionato politici dell’opposizione e funzionari pubblici, ha proibito alcuni gruppi politici e chiuso media dell’opposizione. Tutte le istituzioni statali sono state utilizzate per sostenere Erdogan. Se lui vince per soli 1,5 milioni di voti su una società di 80 milioni, dopo tale estrema campagna antiopposizione, quanti turchi sarebbero d’accordo con lui sul serio? Venti anni fa, quando era sindaco d’Istanbul, Erdogan disse in un’intervista al Milliyet: “La democrazia è come un tram: quando si arriva alla fermata, si scende“. Domenica scorsa Erdogan è sceso dal tram.
La Turchia è oggi una tirannia della maggioranza. Non esistono più vincoli istituzionali a rimuovere qualsiasi gruppo in minoranza dalla scena politica o forse anche dal mondo fisico. La Turchia che conoscevamo non c’è più. I membri dell’UE si sono astenuti dall’accettare la votazione prima che la battaglia legale in corso su di essa sia decisa. Solo Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi del Golfo e le dittature dell’Asia centrale, si sono congratulate. Il gruppo terroristico Ahrar al-Sham, che combatte popolo e governo della Siria, s’è congratulato con Erdogan. Al-Qaida in Siria, con il nuovo nome HTS, si è unito così come altri gruppi taqfiri in Siria. Come i Paesi dell’UE, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha evitato le congratulazioni, rilasciando solo una dichiarazione che notava i rapporti sulle “irregolarità” del voto e il “campo di gioco irregolare”, sostenendo il dialogo intra-turco e processi legali. Il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer ha detto che l’amministrazione USA avrebbe aspettato la relazione finale della missione degli osservatori internazionali. Il dipartimento di Stato e il portavoce sono stati rapidamente smentiti dal presidente Trump. Solo un’ora dopo la parte turca riferiva di una conversazione telefonica Trump-Erdogan: “Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiamato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan congratularsi con lui per la vittoria referendaria. I due capi hanno avuto una telefonata “piacevole” durata 45 minuti, secondo fonti diplomatiche”. Ciò fu successivamente confermato da una sintesi della Casa Bianca. (Non ancora presente sul sito web della Casa Bianca, ma inviata alla stampa via e-mail). Il contenuto reso pubblico della telefonata non fa ben sperare per Turchia, Siria e Iraq: “Il presidente Trump e il presidente Erdogan hanno discusso anche della campagna contro lo SIIL e della necessità di cooperare contro tutti i gruppi che usano il terrorismo per raggiungere i loro scopi”, afferma la dichiarazione della Casa Bianca. La versione turca è peggiore: “I due capi hanno anche discusso del presunto attacco chimico del governo siriano del 4 aprile che ha ucciso circa 100 civili e ferito altri 500 nel comune occupato dall’opposizione di Qan Shayqun, nella provincia di Idlib… Trump ed Erdogan concordavano che il Presidente siriano Bashar al-Assad fosse responsabile dell’attacco. Il presidente degli Stati Uniti ha anche ringraziato la Turchia per il sostegno agli attacchi missilistici degli Stati Uniti alla base aerea Shayrat del 7 aprile, in rappresaglia per l’attacco chimico. Entrambi i capi hanno anche sottolineato la necessità di una cooperazione nella lotta contro i gruppi terroristici, tra cui lo Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL)”.
L’incidente di Qan Shayqun è un probabile attacco “false flag” dei terroristi col possibile supporto turco. Il numero di vittime s’è dimostrato di gran lunga inferiore alle rivendicazioni. L’unico scopo dei successivi attacchi missilistici degli Stati Uniti era dissipare le accuse che Trump sia in combutta con la Russia. La questione ora è chi i due Paesi considerano gruppi terroristici. I combattimenti sciiti di Hezbollah con il governo siriano sono visti tali, anche se sono presenti nel parlamento del Libano. Mentre gli Stati Uniti sono d’accordo sulle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che designano al-Qaida in Siria un gruppo terroristico che va “sradicato”, Erdogan lo sponsorizza e sostiene. Gli Stati Uniti si alleano con i gruppi curdi YPK/PKK in Siria mentre la Turchia li designa entità terroristiche. La formulazione “contro tutti i gruppi che usano il terrorismo” comprende la milizia irachena in Siria? L’Iran? Ciò che è più preoccupante è il fatto che una telefonata di 45 minuti sia estremamente lunga per simili occasioni. Possiamo essere sicuri che dei piani sono stati tracciati e non sono ancora stati resi noti. E’ probabile che un nuova è più aspra guerra contro la Siria (e l’Iran) sia stata decisa. Oltre ai campi di battaglia della Siria c’è l’interferenza militare turca in Iraq. Sono stati tracciati piani comuni anche quel Paese?
Ci si chiede perché Trump smentisca portavoce, dipartimento di Stato ed alleati europei contraddicendone dichiarazioni e posizioni con la telefonata ad Erdogan. È un precedente. I Paesi esteri non possono più affidarsi alle dichiarazioni ufficiali dell’amministrazione statunitense, a meno che Trump non le esprima personalmente (che potrebbe rigettare in ogni momento). La base della diplomazia è la fiducia nell’affidabilità, le parole e il loro rispetto contano. La posizione diplomatica degli Stati Uniti è stata gravemente danneggiata da tale mossa inaudita. L’inversione della posizione originaria dell’amministrazione Trump è estrema. Dal punto di vista realistico, una posizione molto più neutrale nei confronti dei brogli di Erdogan, come mostrato dal dipartimento di Stato, sarebbe consigliabile. Perché Trump l’ha cambiata? Questo tweet di cinque anni fa ha qualcosa a che farci? “Ivanka Trump @IvankaTrump
Grazie primo ministro Erdogan per averci seguito ieri nel festeggiare l’inaugurazione della #TrumpTowers d’Istanbul!
13:56 – 20 aprile 2012Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

MOAB, la bomba dei perdenti

Alessandro Lattanzio, 17/4/2017Il 13 aprile, le forze statunitensi affermavano la loro “vittoria” in Afghanistan, dopo soli 16 anni di occupazione militare, sganciando l’arma convenzionale più grande in loro possesso sul villaggio di Achin, occupato dallo Stato islamico al confine tra Afghanistan e Pakistan. Era la prima volta che tale bomba veniva utilizzata in combattimento. Il villaggio si trovava sulle montagne Safed Koh, dove furono costruiti dei tunnel finanziati dalla Central intelligence Agency (CIA), negli anni ’80, quando sosteneva i jihadisti contro l’Unione Sovietica.
La designazione ufficiale dell’arma è Guided Bomb Unit – Massive Ordnance Air Blast (MOAB), definita anche la “madre di tutte le bombe”. L’arma venne sperimentata nel marzo 2003, e deriva dalla BLU-82B Daisy Cutter, una bomba da 6800 kg usata in Vietnam e in Iraq. L’ultima delle 225 BLU-82 costruita fu demolita nel 2008. La GBU-43B MOAB pesa poco più di 10000 kg ed è caricata con esplosivo H6, 1,35 volte più potente del TNT. La bomba è lunga 10 metri per 1 metro di diametro e può essere trasportata solo da aerei da trasporto C-130 appositamente modificati, gli MC-130 Combat Talon. La MOAB esplodendo comprime l’aria creando una pressione volta a far crollare non tunnel o bunker, come riferito, ma trincee aperte o campi minati, o a spazzare via soldati nemici allo scoperto entro il raggio dell’esplosione, che è di 150 metri, e non di 1,5 km. La MOAB viene costruita dalla Dynetics in collaborazione con l’US Air Force. Il Pentagono ne ha ordinate 20 al modico prezzo di 314 milioni di dollari (16 milioni al pezzo).
Secondo Greg Mello del Los Alamos Study Group, l’impiego della bomba “E’ una dimostrazione di forza, essendo stata utilizzata poche ore dopo che il Pentagono ammise che uno dei propri attacchi aerei in Siria aveva erroneamente ucciso 18 cosiddetti nostri ribelli. E’ un’arma psicologica”, essendo la MOAB una variante della bomba BLU-82 progettata per abbattere foreste senza lasciare crateri, in modo che gli elicotteri potessero atterrarvi. “Sarebbe più efficace usare bombe più piccole, e molte. Ma si tratta di propaganda“, osservava Mello, “E’ un mostro militare, ma la MOAB è una bomba obsoleta ed inefficace. Non credo spaventi la Corea democratica, non credo faccia paura a nessuno“. La bomba viene praticamente spinta dal portellone di carico sul retro del C-130 mentre sorvola la zona su cui scende agganciata a un paracadute, “E’ un’arma da usare contro Paesi indifesi”.Nel 2003 la Russia creò la propria bomba a compressione AVBPM, testata nel 2007. E’ quattro volte più potente e ha il doppio del raggio di azione della bomba statunitense.Fonti:
Analisis Militares
Global Research
Sputnik
Sputnik

L’attentato di al-Qaida uccide più di 150 tra bambini e donne, a chi importa?

Moon of Alabama 16 aprile 2017

Tra chi ci protegge dagli attacchi delle milizie di Assad ci sono anche i combattenti di Al Nusra, la brigata jihadista…A me non interessa la loro politica: quello che posso dire con certezza è che a livello umanitario sono i numeri uno”.
Fonte: Voci dal Suq

L’opera di bene degli “umanitari numeri uno”.

Max Abrahms @MaxAbrahms – 2:07 PM – 16 aprile 2017
Dopo aver letto decine di storie sul massacro di sciiti in Siria sono giunto alla conclusione che non ci siano colpevoli.

The War Nerd @TheWarNerd – 11:53 – 16 aprile 2017
Troviamo che “almeno 112” rifugiati sciiti sono stati uccisi. Da chi? Oh, è un vero e proprio giallo secondo la Reuters

Due piccole cittadine nel nord del governatorato d’Idlib occupato dai “ribelli”, Fuah e Qafraya, sono assediate dai “ribelli” da oltre due anni. Le forze filo-governative locali le difendono. Gli abitanti sono sciiti e sono visti dai settari “ribelli” sunniti quali infedeli degni solo di morire. Le città sono rifornite dagli elicotteri governativi. Nel frattempo due città occupate dai “ribelli”, vicino a Damasco, Zabadani e Madaya, sono accerchiate dalle forze governative, scarsamente rifornite dai convogli di Nazioni Unite e Croce Rossa. Negli anni vi sono state vendette collegate al destino delle quattro città. In totale circa 20-30000 persone ne sono interessate. Era necessario un accordo di ampio respiro per risolvere una situazione insostenibile. A dicembre un accordo permise lo scambio di civili feriti. Quando autobus portavano via anziani e feriti dalle due città del nord, furono bruciati dai gruppi ribelli. Nuovi autobus furono inviati, ma alla fine lo scambio avvenne. La scorsa settimana un nuovo accordo fu raggiunto sul completo scambio di popolazione delle città. Tutti gli abitanti della città del nord dovevano essere portati nelle aree governative. Tutti gli abitanti delle città del sud nelle aree occupate dai “ribelli”. L’Iran parlava per il governo siriano, e il Qatar protettore dei “ribelli” radicali, negoziava l’accordo. Ci sono molte altre questioni sulla trattativa tra cui gli ostaggi del Qatar detenuti da gruppi sciiti in Iraq, grandi tangenti del Qatar ai gruppi (al-Qaida) e altri aspetti nascosti. I gruppi “ribelli” ad Idilb o allineati con al-Qaida in Siria o con Ahrar al-Sham sponsorizzato dal Qatar. Ahrar al-Sahm è il gruppo responsabile dello scambio della popolazione. Parti di al-Qaida sono pubblicamente in disaccordo.
Ieri circa 5000 abitanti delle città del nord, soprattutto donne e bambini, venivano trasportati dal convoglio di autobus ad Aleppo, ma furono fermati mentre erano ancora nella zona controllata dai “ribelli”. Gli abitanti della città meridionale erano stati portati ad Aleppo e sorvegliati dal governo. Alcuni ulteriori negoziati su un problema minore erano in corso. I civili nei loro autobus, per lo più anziani, donne e bambini, erano sorvegliati dai “ribelli” di Ahrar al Sham. Erano affamati. Qualcuno comparì a distribuire patatine. Quando i bambini vi si affollarono attorno, un’auto blu giunse e si ebbe la grande esplosione. Quattro autobus pieni di gente e numerose auto furono completamente distrutti.

Lo scimmione trump e le vacche che ha per moglie e figlie, non avranno nulla da dire.

127 del civili, a soli uno o due km dalla zona di sicurezza del governo, furono uccisi dall’attacco suicidio, tra cui 95 bambini. Molti di più furono feriti. Un numero imprecisato di “ribelli” di Ahrar al-Sham fu ucciso. Non v’è alcun serio disaccordo su ciò che è successo. E’ ovvio che l’attacco suicida è stato commesso da al-Qaida in Siria. Nessun elemento governativo avrebbe potuto attraversare il territorio occupato dai terroristi. Le forze governative non hanno mai effettuato attacchi suicidi, mentre al-Qaida e Ahrar al-Sham ne hanno commessi centinaia. Questo era un attacco suicida dei “ribelli”, probabilmente al-Qaida, contro i profughi filo-governativi. Ma BBC, CNN e altri media occidentali non lo diranno. La CNN ha definito il massacro “incidente di percorso“. Il primo articolo da Washington era illustrato con una scena bucolica di “sciiti” in un campo. Gli articoli nascondono al lettore medio gli autori della strage. Non dicono chi fossero i probabili colpevoli e alcuni insinuano, contro ogni logica, che sia il governo. L’ultimo articolo della BBC sul massacro è uno dei peggiori di tale propaganda. Si supponga per un momento di non aver letto quanto sopra, solo il seguente:
Siria: ‘Almeno 68 bambini tra i 126 uccisi’ nell’attentato ai bus
Almeno 68 bambini sono tra le 126 persone uccise nell’attentato agli autobus che trasportavano gli evacuati dalle città assediate, dicono gli attivisti. Un veicolo imbottito di esplosivo ha colpito il convoglio nei pressi di Aleppo”.
L’80% dei lettori leggerà solo il titolo e forse le prime righe. Chi li ha uccisi? Chi ha effettivamente letto saprà che alcune vittime erano sciiti e che “gli evacuati dalle città governative sono stati uccisi insieme a operatori umanitari e soldati ribelli“. (Da quando i predoni tagliagole di Ahrar sono “soldati”? Come lo era questo tizio? Anche lui un “soldato”). La storia della BBC continua ad insinuare che il governo l’ha fatto perché i “ribelli” non lo farebbero: “E’ successo quando un veicolo carico di cibo è arrivato ed ha iniziato a distribuire patatine, attirando molti bambini prima di esplodere, dice la corrispondente della BBC Lina Sinjab. Ha detto che non era chiaro come il veicolo potesse raggiungere la zona senza il permesso del governo. Ma non c’è neanche alcuna prova che i ribelli siano coinvolti nell’attacco, come il governo sostiene. Non sarebbe nell’interesse dei ribelli, secondo la nostro corrispondente, mentre attendevano che i propri sostenitori venissero evacuati dalle altre città”. Ho letto un sacco di propaganda anti-siriana, ma mai roba così ignobile. “Non era chiaro come il veicolo avrebbe potuto raggiungere la zona senza il permesso del governo.” Bene, un veicolo da quella zona potrebbe arrivare alla sede della BBC a Londra, esplodere e uccidere molte persone senza il “permesso del governo siriano”. (Forse dovrebbe. Solo a scopo dimostrativo). E il territorio occupato dai “ribelli” ha le frontiere aperte con la Turchia da cui vengono riforniti. Qualsiasi gruppo “ribelle” che ha commesso attentati suicidi negli ultimi anni vi ha libero accesso. La corrispondente della BBC e i suoi editori lo sanno bene. Sanno anche che “i ribelli” non sono uniti e che hanno interessi divergenti. E’ del tutto chiaro chi ha commesso tale massacro. Ma la BBC insinua che “il governo l’ha fatto”. Vi sono sono morte più persone che nell’incidente chimico di Qan Shayqun, che ha ucciso alcune persone in una zona occupata dai terroristi. L’incidente fu probabilmente un attacco false flag inscenato dai “ribelli” senza alcun coinvolgimento del governo. Un rapporto a Trump del NSC mentiva su prove che il governo siriano fosse colpevole di tale incidente e gli Stati Uniti bombardarono uno degli aeroporti siriani. 95 bambini sono stati bruciati e maciullati dall’attacco suicida e non saranno onorati quali “bellissimi bambini”, come Trump definì due bambini biondi in una foto di Qan Shayqun. I bambini uccisi ieri erano sfollati “pro-regime” (secondo la CNN) e non meritano tale onore. Le vittime della strage di ieri avranno assai meno seguito mediatico delle quattro vittime realmente documentate dell’incidente di Qan Shayqun. Quel che riceveranno sarà vilipendio di cadavere, con la BBC che offende il popolo siriano che sostiene il proprio governo. Damasco ha deciso che l’accordo e l’evacuazione continuino, nonostante il massacro. Le due città di Idlib sono indifendibili contro un ampio attacco. Alcuna grande operazione del governo su Idlib può avvenire mentre sono tenute in ostaggio.
Eliah J. Magnier indica ulteriori dettagli sull’accordo di scambio delle “4 città”. Ne ha twittato i passi principali: “Elijah J. Magnier @EjmAlrai
L'”accordo della quattro città” comprende ostaggi del Qatar, denaro, prigionieri di guerra, prigionieri e corpi.
Si è conclusa la prima fase (evacuare i civili di età inferiore ai 15 anni).
Il secondo passaggio evacuerà tutti i terroristi.
Il terzo sarà lo scambio di prigionieri e cadaveri detenuti da Damasco, Hezbollah e al-Qaida.
Il quarto sarà la liberazione degli ostaggi del Qatar detenuti in Iraq (non ancora rilasciati) e il pagamento di un riscatto ad al-Qaida”.

Mentana, goracci, formigli, santoro, paccoquotidaino e raiberlusky24orediballe, e altri fantocci di regime, non diranno mai che l’attentato è opera dei ‘ribbbelli moderati’, e cercheranno di attribuirlo all’Esercito arabo siriaino, come da velina della CIA e della sua sciacquetta, il contessino gentiglione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora