Stato islamico, un piano del Pentagono

Professor Michel Chossudovsky, Global Research 20 febbraio 2018La leggenda di al-Qaida e della minaccia del “nemico estero” è sostenuta dai media e dalla propaganda governativa. Nell’era post-11 settembre, la minaccia terroristica di al-Qaida costituisce il tassello della dottrina militare USA-NATO. Giustifica, come umanitaria, la condotta delle “operazioni antiterrorismo” nel mondo. Noto e documentato che le entità affiliate ad al-Qaida sono usate da NATO/USA in numerosi conflitti come “risorse d’intelligence” fin dallo splendore della guerra afghana. In Siria, i terroristi di al-Nusrah e SIIL sono la fanteria dell’alleanza militare occidentale, che a sua volta controlla reclutamento e addestramento di tali forze. Mentre il dipartimento di Stato USA accusa diversi Paesi di “ospitare terroristi”, gli USA sono il primo “Stato sponsor del terrorismo”: lo Stato islamico dell’Iraq e Levante (SIIL), che opera in Siria e Iraq, è segretamente sostenuto e finanziato da Stati Uniti e alleati Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Inoltre, lo Stato Islamico dell’Iraq e Levante e il piano del califfato sunnita coincide con la vecchia agenda USA per spezzare Iraq e Siria in un califfato islamico sunnita, una repubblica sciita e una repubblica del Kurdistan. La guerra globale al terrorismo guidata dagli Stati Uniti (GWOT) è la pietra angolare della dottrina militare statunitense. “Inseguire i terroristi islamici” è parte integrante della guerra non convenzionale. L’obiettivo è giustificare la operazioni antiterrorismo nel mondo, consentendo a Stati Uniti ed alleati d’intervenire negli affari interni di Paesi sovrani. Molti autori progressisti, anche dei media alternativi, mentre si concentrano sui recenti sviluppi in Iraq, non comprendono la logica della “Guerra globale al terrorismo”. Lo Stato islamico dell’Iraq e Levante (SIIL) viene spesso considerato come “entità indipendente” piuttosto che strumento dell’alleanza militare occidentale. Inoltre, molti pacifisti che si oppongono ai principi dell’agenda militare USA-NATO, appoggeranno comunque l’antiterrorismo di Washington contro al-Qaida: La minaccia terroristica mondiale è considerata “reale”: “Siamo contrari alla guerra, ma sosteniamo la guerra globale al terrorismo“.Il piano del Califfato e il rapporto del National Intelligence Council degli Stati Uniti
Nuova propaganda è in moto. Il capo del defunto Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL), Abu Baqr al-Baghdadi, annunciò il 29 giugno 2014 la creazione dello Stato islamico: “I combattenti fedeli al proclamato “califfo Ibrahim ibn Uad”, o Abu Baqr al-Baghdadi come era noto fino al 1° luglio, s’ispirano al califfo Rashidun, che succedette al profeta Mhuamad nel settimo secolo, venerato dalla maggioranza dei musulmani“. (Daily Telegraph, 30 giugno 2014) Con amara ironia, il piano del califfato come strumento di propaganda era sul tavolo dell’intelligence statunitense da oltre dieci anni. Nel dicembre 2004, sotto l’amministrazione Bush, il National Intelligence Council (NIC) predisse che nel 2020 sarebbe emerso un nuovo califfato dal Mediterraneo occidentale all’Asia centrale e sudorientale, minacciando democrazia e valori occidentali. Le “scoperte” del National Intelligence Council furono pubblicate in un rapporto non classificato di 123 pagine intitolato “Mapping the Global Future”. “Il nuovo califfato fornisce l’esempio di come un movimento globale alimentato dalla politica d’identità religiosa radicale potrebbe costituire una sfida a norme e valori occidentali come fondamento del sistema globale“. Il rapporto NIC 2004 rasenta il ridicolo: è privo d’intelligence, per non parlare di analisi storiche e geopolitiche. Il suo finto racconto relativo al califfato, tuttavia, ha una strana somiglianza con l’annuncio pubblicizzato il 29 giugno 2014 sulla creazione del califfato dal capo dello SIIL Abu Baqr al-Baghdadi. Il rapporto NIC presentava un cosiddetto “scenario immaginario secondo la lettera di un nipote immaginario di bin Ladin a un parente sul 2020“. È su questa base che fece previsioni per il 2020. Basandosi sulla lettera di un falso nipote di bin Ladin piuttosto che ad intelligence ed analisi empirica, la comunità d’intelligence statunitense concluse che il califfato era un vero pericolo per il mondo e la civiltà occidentali. Dal punto di vista propagandistico, l’obiettivo del piano del califfato, secondo il NIC, era demonizzare i musulmani per giustificare la crociata militare: “Lo scenario immaginario descritto dall’esempio di come potrebbe emergere un movimento globale alimentato da un’identità religiosa radicale. In questo scenario, viene proclamato un nuovo califfato facendo avanzarne la potente controideologia dall’ampia attrattiva. Ciò viene spacciato sotto forma di ipotetica lettera di un nipote immaginario di bin Ladin a un parente nel 2020. Racconta le lotte del califfo nel tentativo di strappare il controllo ai regimi tradizionali, e conflitto e confusione che ne derivano nel mondo musulmano e tra musulmani e Stati Uniti, Europa, Russia e Cina. Mentre il successo del califfo nel mobilitare il sostegno sconvolge luoghi lontani dal centro musulmano in Medio Oriente, in Africa e Asia, a causa dei suoi appelli. Lo scenario termina prima che il califfo possa stabilire un’autorità spirituale e temporale su un territorio che storicamente interessò i precedenti califfi. Alla fine, ne traiamo le lezioni“. (Mapping the Global Future)
Questo rapporto “autorevole” del NIC, “Mapping the Global Future“, non fu presentato solo a Casa Bianca, Congresso e Pentagono, ma anche agli alleati statunitensi. La “minaccia dal mondo musulmano” a cui si fa riferimento nel rapporto NIC (compresa la sezione sul califfato) è saldamente radicata nella dottrina militare USA-NATO. Il documento del NIC doveva essere letto da alti funzionari. In linea di massima faceva parte della propaganda “Top official” (TOPOFF) rivolta ai responsabili della politica estera e militari, per non parlare di studiosi, ricercatori e “attivisti” di ONG. L’obiettivo era garantirsi che gli “alti funzionari” continuino a credere che i terroristi islamici minacciano la sicurezza del mondo occidentale. La base dello scenario del califfato è lo “Scontro di civiltà”, giustificando presso l’opinione pubblica l’intervento degli USA nel mondo nell’ambito della lotta globale al terrorismo. Dal punto di vista geopolitico e geografico, il califfato copre un’ampia area in cui gli Stati Uniti cercano di estendere la propria influenza economica e strategica. Secondo Dick Cheney, il rapporto del NIC del 2004: “Parla di ristabilire ciò che potreste definire Califfato del Settimo Secolo. Questo era il mondo che fu organizzato 1200, 1300 anni fa, in effetti, quando Islam o popolo islamico controllava tutto, dal Portogallo e Spagna in occidente a Mediterraneo; Nord Africa; Medio Oriente; Balcani; repubbliche dell’Asia centrale; Russia meridionale; buona parte dell’India; fino all’Indonesia. In un certo senso, da Bali e Giacarta da una parte, a Madrid dall’altra“, Dick Cheney. Ciò che Cheney descriveva del contesto odierno era una vasta regione strategica dal Mediterraneo all’Asia centrale e al Sud-Est asiatico, dove Stati Uniti e loro alleati sono direttamente coinvolti in una varietà di operazioni militari e d’intelligence, come il supporto segreto degli Stati Uniti a SIIL e al-Qaida nei cosiddetti “Paesi e territori in cui gli islamisti hanno creato gruppi violenti…
Lo scopo dichiarato del rapporto del NIC era “preparare l’amministrazione Bush alle sfide che si prospettano proiettando le attuali tendenze che potrebbero rappresentare una minaccia agli interessi degli Stati Uniti”. Il documento d’intelligence del NIC si basava, da non dimenticare, su “un’ipotetica lettera di un nipote immaginario di bin Ladin a un familiare (fittizio) sul 2020“. “Le lezioni apprese” come delineato in tale “autorevole” documento d’intelligence sono le seguenti:
Il piano del califfato “costituisce una seria sfida all’ordine internazionale” e “La rivoluzione informatica probabilmente amplificherà lo scontro tra mondo occidentale e mondo musulmano…
Il documento si riferiva all’appello del califfato ai musulmani e concluse che: “La proclamazione del califfato non ridurrà la probabilità di terrorismo e di fomentare altri conflitti“. L’analisi del NIC suggeriva che la proclamazione del califfato avrebbe generato altro terrorismo dai Paesi musulmani, giustificando l’escalation della Global War on Terrorism (GWOT) degli USA: “La proclamazione del califfato… potrebbe alimentare una nuova generazione di terroristi intenti ad attaccare chi si oppone al califfato, dentro e fuori il mondo musulmano“. Ciò che il rapporto NIC non menzionava era che l’intelligence USA si collegava con MI6 inglese e Mossad nel segreto sostegno ai terroristi e al piano del califfato. A loro volta, i media diffusero menzogne e falsificazioni concentrandosi sulla “nuova minaccia terroristica” emanata non solo dal mondo musulmano, ma da “terroristi islamici autoctoni” in Europa e Nord America.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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L’isterismo neo-maccartista negli Stati Uniti

Andre Damon, World Socialist Web Site, 15 febbraio 2018

Dan Coats

L’audizione del comitato d’intelligence del Senato sulle “minacce globali e la sicurezza nazionale” è stata una dimostrazione d’isteria di destra intesa a promuovere l’affermazione che ogni opposizione sociale negli Stati Uniti sia il prodotto della sovversione straniera. Tale inganno viene avanzato per giustificare censura e repressione dello stato di polizia. Dalla caccia alle streghe maccartista degli anni ’50 il Congresso non vede una denuncia così violenta della presunta sovversione straniera. La Russia, secondo il direttore dell’Intelligence Nazionale Dan Coats, “ha percepito i suoi sforzi passati (nel manipolare le elezioni del 2016) come un successo e considera le elezioni a medio termine degli Stati Uniti del 2018 potenziale obiettivo“. È necessario “informare il popolo americano che ciò è reale”, proclamava Coats, e che “è necessaria resilienza per opporci e dire che non permetteremo ai russi di dirci come votare, come dovremmo gestire il nostro Paese”. Uno dopo l’altro, i senatori hanno spinto i funzionari dell’intelligence su presunti complotti russi e cinesi per “seminare divisioni” nella società statunitense, invitando le agenzie d’intelligence a collaborare con le aziende per censurare Internet e impedire la diffusione di “contenuti divisivi”. Gli studenti cinesi venivano denunciati come potenziali spie e sovversivi e gli statunitensi venivano istruiti a non comprare smartphone da compagnie cinesi. Tali accuse furono fatte senza la minima prova, perché semplicemente false. La pretesa dei bugiardi e truffatori di Capitol Hill è che gli Stati Uniti sarebbero una democrazia pacifica e sana se non fosse per le nefande operazioni di Vladimir Putin e Xi Jinping. L’assurdità di tale affermazione s’è vista ancora una volta quando a Parkland, in Florida, si svolse la 18.ma sparatoria in una scuola nelle sette settimane del 2018. Russia e Cina sono responsabili della decadenza sociale che produce tali atrocità con orribile regolarità?
La preoccupazione della classe dirigente statunitense non è la “sovversione” russa o cinese, ma la crescita dell’opposizione sociale negli Stati Uniti. La narrativa dell'”intromissione russa” viene usata per giustificare una campagna sistematica per censurare Internet e soppressione la libertà di parola. L’esibizione del senatore Mark Warner, democratico del comitato, fu particolarmente oscena. Warner, il cui patrimonio netto è stimato in 257 milioni di dollari, sembrava la migliore imitazione del senatore Joe McCarthy, dichiarando che la sovversione straniera opera ed è indistinguibile dalle “minacce alle nostre istituzioni… qui a casa“. Alludendo alla pubblicazione del cosiddetto memo di Nunes, che documentava il carattere fraudolento dell’indagine condotta dai democratici sulla “collusione” della Casa Bianca con la Russia, Warner osservava, “Ce ne sono alcuni, aiutati da bot e troll russi su Internet, che attaccano l’integrità di FBI e dipartimento di Giustizia“. Rispondendo a Warner, il direttore dell’FBI Christopher Wray elogiava il “maggiore” impegno e la “partnership” delle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti con i privati, concludendo, “Non possiamo controllare completamente i social media, quindi dobbiamo collaborare per poterli controllare“. Wray si riferiva alle misure radicali prese dalle compagnie dei social media, collaborando con le agenzie d’intelligence statunitensi per imporre la censura, anche assumendo decine di migliaia di “revisori dei contenuti”, molti dal passato nell’intelligence, per segnalare ed eliminarli.
L’attacco ai diritti democratici è sempre più collegato ai preparativi a una grande guerra, che aggraverà ulteriormente le tensioni sociali negli Stati Uniti. Coats aveva dichiarato che “il rischio di un conflitto tra Stati, anche grandi potenze, è più alto che mai dalla fine della Guerra Fredda“. Durante l’udienza, diverse agenzie riportavano che forse centinaia di contractor russi erano stati uccisi in un attacco aereo statunitense in Siria. Ciò poche settimane dopo la pubblicazione della strategia di difesa nazionale del Pentagono, che dichiara, “La competizione strategica tra Stati, non il terrorismo, è ora la principale preoccupazione per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti“. Tuttavia, le implicazioni di tale conflitto tra grandi potenze non sono solo esterne alla “patria” Stati Uniti. Il documento sostiene che “la patria non è più un santuario” e che “l’America è un bersaglio” della “sovversione politica e informativa delle “potenze revisioniste” Russia e Cina. Poiché “l’esercito statunitense non ha diritto innato alla vittoria sul campo di battaglia“, l’unico modo con cui gli Stati Uniti possono vincere è con la “perfetta integrazione di molteplici elementi del potere nazionale”, tra cui “informazione, economia, finanza, intelligence, forze dell’ordine e militari“. In altre parole, la supremazia statunitense nel nuovo conflitto mondiale tra grandi potenze richiede la subordinazione di ogni aspetto della vita alle esigenze belliche. In tale incubo totalitario, già molto avanzato, polizia, forze armate ed agenzie d’intelligence si uniscono alle aziende mediatiche e tecnologiche per formare un’unica entità, il cui potere deve manipolare l’opinione pubblica e sopprime il dissenso politico. Il carattere dittatoriale delle misure in preparazione appariva dallo scambio tra Wray e il senatore repubblicano Marco Rubio, che chiedeva se gli studenti cinesi fossero spie di Pechino. “Qual è il rischio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti dagli studenti cinesi, in particolare nei programmi avanzati di scienze e matematica?“, chiedeva Rubio. Wray rispose, “L’uso di fonti non tradizionali, specialmente in ambito accademico, che siano professori, scienziati, studenti, lo vediamo in quasi tutti gli uffici che l’FBI ha nel Paese, non solo nelle grandi città, anche nelle cittadine, in praticamente ogni disciplina”. Tale campagna, dalle sfumature razziste, richiama la difesa ufficiale della “sicurezza nazionale” usata per giustificare l’internamento di circa 120000 persone di origini giapponesi durante la Seconda guerra mondiale.
Nella lettera aperta per la coalizione dei siti socialisti, contro la guerra e progressisti contro la censura di Internet, il World Socialist Web Site notava che “La classe dominante ha identificato Internet come minaccia mortale al proprio monopolio dell’informazione e capacità di promuovere la propaganda bellica e la legittimazione dell’oscena concentrazione di ricchezza e dell’estrema disuguaglianza sociale”. È tale minaccia mortale, e la paura della crescita del conflitto di classe, a motivare bugie ed ipocrisia esibite all’audizione del Comitato sull’Intelligence del Senato.

Christopher Wray

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Difesa Aerea siriana respinge l’ultima aggressione israelo-statunitense

Alessandro Lattanzio, 10/02/2018Il 10 febbraio, aerei israeliani attaccavano diverse aree in Siria, ma la difesa aerea siriana abbatteva 2 aviogetti dell’IAF (1 F-16I Sufa e 1 F-15I Baaz), impiegando missili del sistema di difesa aereo S-125 Pechora-2M. I piloti si eiettavano, ma uno decedeva in seguito alle ferite. Gli israeliani avevano tentato di attaccare le postazioni dell’Esercito Arabo Siriano utilizzando 15 missili da crociera, quindi senza avvicinarsi allo spazio aereo siriano, ma la difesa aerea siriana abbatteva 13 dei missili israeliani, e uno dei jet israeliani veniva abbattuto nella regione al-Jalil, nel nord della Palestina, dal tiro di un’unità della difesa aerea siriana presso Qunaytra. Le difese aeree siriane (SyAAD) avevano abbattuto i missili più pericolosi, lasciando andare quelli che non avrebbero causato danni in territorio siriano. L’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv veniva chiuso e le sirene antiaeree suonavano nelle alture del Golan e nella Galilea. Subito dopo gli israeliani, per “rappresaglia”, attaccavano le postazioni dell’EAS nella regione meridionale della Siria, mentre le difese aeree siriane sventavano il nuovo attacco. “Il nemico israeliano all’alba aveva attaccato una postazione militare nella regione centrale, e le difese aeree siriane respingevano l’attacco colpendo più di un aereo”. In seguito gli israeliani attaccavano alcune postazioni nella regione meridionale, che le difese aeree respingevano ancora una volta. In seguito, le autorità israeliane facevano appello alla Russia per contribuire a ridurre le tensioni al confine con la Siria; questo a seguito di un incontro urgente tra il Primo ministro, il ministro della Difesa e altri alti funzionari israeliani. Il disinformatore Magnyer tentava di spacciare la tesi che gli aviogetti israeliani siano stati abbattuti da missili iraniani Shaheen, cercando di giustificare a livello mediatico la propaganda sionista. Ma il sistema di difesa Shaheen è la copia iraniana del sistema statunitense Hawk, ed è quindi incompatibile con la rete dei sistemi di difesa aerea siriana d’impronta sovietica-russa.
Tutto questo avveniva poche ore dopo che l’Esercito arabo siriano spazzava via ogni residua presenza di al-Qaida e Stato Islamico dai governatorati di Hama ed Aleppo, liquidando in poche settimane una sacca di 1100 kmq con 500 terroristi intrappolati dentro. Il Comando Generale dell’Esercito e delle Forze Armate siriane dichiarava lo sradicamento dei terroristi dello SIIL e dei gruppi affiliati nelle aree tra Qanasir, Aleppo, Sinjar e Sinah. Inoltre, la bufala della strage di soldati siriani nel bombardamento statunitense su Tabiyah e Qasham, presso Dayr al-Zur, svanisce con l’ammissione dello stesso Mattis che le forze d’occupazione statunitensi avevano colpito solo 2 carri armati delle milizie tribali governative siriane; probabilmente si trattava di due autoveicoli civili, dato che le autorità siriane riferivano di 40 civili uccisi o feriti. I timori negli USA riguardo a un coinvolgimento in Siria sono sempre più acuti; il senatore degli Stati Uniti Tim Kaine, membro del comitato per le relazioni estere e i servizi armati del Senato, criticava l’attacco degli Stati Uniti, “Anche se sono grato che nessun membro degli Stati Uniti o della coalizione sia stato ferito nell’attacco, sono gravemente preoccupato dall’amministrazione Trump che volutamente s’infila in un grande conflitto, senza il voto del Congresso ed obiettivi chiari“. Mattis stesso mostrava dei dubbi sugli eventi a Dayr al-Zur, definendola “situazione di perplessità“, non potendo dare “alcuna spiegazione sul perché” forze filogovernative avrebbero attaccato una base delle SDF. Come affermano chiaramente le fonti governative siriane, non c’è mai stata alcuna operazione siriana contro il territorio occupato dalle SDF, ma un’operazione di ricognizione contro le infiltrazioni dello SIIL nel governatorato di Dayr al-Zur.
Va notato che almeno un paio di presunti ‘giornalisti freelence’ in Siria, un presunto corrispondente russo e un noto mercenario statunitense, hanno amplificato e spacciato tale operazione da guerra psicologica e di disinformazione. Il falso corrispondente russo arrivava a dire che nell’azione statunitense erano morti “130 mercenari russi” della compagnia Wagner (!?), mentre il mercenario statunitense, due ore prima dell’attacco statunitense, aveva tweettato che forze siriane stavano per attaccare obiettivi detenuti dalle SDF nella regione, lanciando alle forze militari del proprio Paese un preallarme. Le autorità siriane dovrebbero mostrare estrema attenzione verso coloro che si presentano come amici, solo per poi monitorare con metodi, modalità e scopi poco chiari, le aree del territorio siriano sottoposte a maggior conflitto.

Nel frattempo, un capo di Jabhat al-Nusra, Abu Yaman, e cinque sue guardie del corpo, venivano uccisi presso Jisr al-Shughur, a sud d’Idlib, da disertori della stessa organizzazione terroristica, mentre un elicottero d’attacco turco Agusta/TAI T-129B ATAK veniva abbattuto dalle YPG ad al-Qudah, presso Raju, a nord-ovest d’Ifrin. I due piloti restavano uccisi. Un’unità dell’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco del gruppo terroristico Jabhat al-Nusra su Tal Hadada, ad est di Qinsiba, a nord di Lataqia, eliminando l’intero gruppo. Ad est di Damasco, tra Irbin e Harasta, la 4.ta Divisione dell’Esercito arabo siriano liberava diversi edifici, numerose trincee e cinque tunnel occupati dai terroristi dell’Hayat Tahrir al-Sham. Inoltre, un distaccamento delle Forze di Difesa Nazionali (NDF) liquidava 12 terroristi dello SIIL, e ne sequestrava l’autocarro che trasportava missili anticarro AGM-114 Hellfire e dispositivi per il controllo dei missili.
Note
Anàlisis Militares
FNA
Global Security
al-Masdar
Moon of Alabama
Muraselon
Muraselon
Muraselon
Muraselon
RIAFAN
RIAFAN
RIAFAN
RIAFAN
SANA

La tentazione neocon per l’impero universale

Dan Sanchez, 27 ottobre 2015Abbracciando il lato oscuro delle ambizioni galattiche
Quando Bill Kristol guarda i film Star Wars, tifa Impero Galattico. Il neocon ha recentemente causato caos sui social media della Forza quando ha twittato questa predilezione per il Lato Oscuro dopo il debutto del trailer finale di Star Wars: The Force Awakens. Kristol vede l’Impero come una sorta di estrapolazione galattica di ciò che da lungo tempo desidera abbiano gli Stati Uniti sulla Terra: ciò che ha definito “un’egemonia globale benevola”. Kristol, fondatore ed editore della rivista neoconservatrice The Weekly Standard, ha risposto a critici scandalizzati collegandosi a un saggio del 2002 del blog dello Standard che giustifica anche le peggiori atrocità di Darth Vader. In “The Case for the Empire”, Jonathan V. Last pose la tesi kristoliana secondo cui non si può fare un’omelette dell'”egemonia benevola” senza rompere qualche uovo. E se quelle uova rotte fossero dei civili, come lo zio e la zia di Luke Skywalker uccisi dagli imperiali nella loro casa sul pianeta arido di Tatooine, dall’aspetto mediorientale (girato in Tunisia)? Come discusso sinceramente, lo zio Owen e la zia Beru nascosero Luke e ospitarono i droidi fuggitivi R2D2 e C3P0; quindi erano “traditori” che aiutavano la ribellione e meritavano di essere giustiziati sul campo. Un anno dopo Kristol pubblicò il saggio di Last, un gran numero di civili furono uccisi dagli Stormtroopers imperiali statunitensi nell’arida terra mediorientale dell’Iraq, grazie in gran parte in parte all’influenza diretta di neocon come Kristol e Last. Quella guerra fu similmente giustificata in parte dalla falsa affermazione che il governante Sadam Husayn ospitasse e aiutasse i nemici terroristi dell’impero come Abu Musab al-Zarqawi. L’assedio col massacro di Falluja, uno dei più brutali episodi della guerra, è stato specificamente giustificato dalla falsa affermazione che la città ospitasse Zarqawi. In realtà, Sadam Husayn aveva emesso la condanna a morte di Zarqawi, che si nascondeva dalle forze di sicurezza irachene sotto l’egida protettrice dell’Aeronautica degli USA nella regione autonoma curda dell’Iraq. Fu solo dopo che l’Impero fece precipitare nel caos l’Iraq che la squadra di Zarqawi poté prosperare e diventare al-Qaida in Iraq (AQI). E dopo che l’Impero accelerò il caos in Siria, AQI divenne al-Qaida siriana (che conquistato buona parte della Siria) e SIIL (che conquistò gran parte di Siria e Iraq). E se l’omelette dell'”egemonia benevola” richiede la rottura di “uova” della dimensione di mondi interi, come l’alto ufficiale imperiale Wilhuff Tarkin fece con la Morte Nera annientando il pianeta Alderaan? Per la verità, infine, anche Alderaan probabilmente meritò quel destino, poiché potrebbe essere stato “un fronte dell’attività ribelle o almeno sede di molte altre spie e ribelli...” Costui sosteneva che la principessa Leila probabilmente mentiva quando disse al Comandante della Morte Nera che il pianeta non aveva “armi”.
Mentre Last stava scrivendo la sua apologia del genocidio globale, i suoi camerati neoconservatori discutevano senza prove di Sadam Husayn che mentiva dicendo che l’Iraq non aveva un programma di armi di distruzione di massa (WMD). Soprattutto su tale base, l’annientamento dell’intero Paese iniziò l’anno seguente. E un anno dopo, il presidente Bush interpretò una commedia sulla sua incapacità di trovare le armi di distruzione di massa irachene in una cena coi corrispondenti di radio e televisione. Gli hacker mediatici del pubblico, che avevano aiutato l’ossessiva amministrazione Bush dominata dai neocon, mentono sul Paese in guerra, ridendo a crepapelle mentre migliaia di cadaveri si accumulavano in Iraq e Arlington. Uno spettacolo così disgustoso di decadenza e degradazione imperiale non si vedeva forse da giochi gladiatori della Roma imperiale. Questa è la “benevolenza” egemonica e la “grandezza nazionale” su cui sbava Kristol. “Benevolente egemonia globale” fu coniato da Kristol e dal camerata neocon Robert Kagan nell’articolo su Foreign Affairs del 1996 “Verso una politica estera neo-reazionaria”. In quel saggio, Kristol e Kagan cercavano di vaccinare sia il movimento conservatore che la politica estera USA dall’isolazionismo di Pat Buchanan. La minaccia sovietica era scomparsa e la Guerra Fredda con essa. I neocon erano terrorizzati all’idea che il pubblico statunitense cogliesse al volo l’opportunità di deporre gli oneri imperiali. Kristol e Kagan esortarono i lettori a resistere a tale tentazione, ed invece a capitalizzare la nuova preminenza impareggiabile degli USA, facendoli diventare un grande poliziotto globale, ipervigilante, iperattivo. Il ritrovato predominio doveva dominare ovunque ed ogni volta possibile. In questo modo, eventuali futuri concorrenti sarebbero stroncati sul nascere, e il nuovo “momento unipolare” durare per sempre. Ciò che rendeva possibile tale sogno neocon era l’indifferenza della Russia post-sovietica. L’anno dopo la caduta del muro di Berlino, la guerra del Golfo persico contro l’Iraq fu il debutto dell'”azione di polizia” unipolare del “Team America, Polizia Mondiale”. Paul Wolfowitz, l’architetto neocon della guerra in Iraq, lo considerò una prova riuscita. Come Wesley Clark, ex-comandante supremo della NATO in Europa, ricordò: “Nel 1991, [Wolfowitz] era il sottosegretario alla Difesa per la politica, posizione numero 3 al Pentagono. E io ero andato a vederlo quando ero un generale a 1 stella, al comando del National Training Center. (…) E dissi: “Signor Segretario, dev’essere contento dell’esibizione delle truppe a Desert Storm”. E lui: “Sì, ma non proprio, perché la verità è che dovremmo esserci sbarazzati di Sadam Husayn, e non lo abbiamo fatto… Ma una cosa che abbiamo imparato è che possiamo usare i nostri militari nella regione, in Medio Oriente, e i sovietici non ci fermeranno. Abbiamo 5 o 10 anni per ripulire questi vecchi regimi clienti dei sovietici, Siria, Iran, Iraq, prima che la prossima grande superpotenza arrivi a sfidarci“.
L’articolo “Neo-reaganiani” del 1996 faceva parte di un’ondata di attività letteraria neocon di metà anni ’90. Nel 1995 Kristol e John Podhoretz fondarono The Weekly Standard col finanziamento del magnate dei media di destra Rupert Murdoch. Sempre nel 1996, David Wurmser scrisse un documento strategico per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Intitolato “Una sosta netta (A Clean Break): una nuova strategia per la protezione del regno”, co-firmato dai neocon e colleghi di Wurmser e futuri architetti della guerra in Iraq Richard Perle e Douglas Feith. “A Clean Break” chiese il cambio di regime in Iraq come “mezzo” per “indebolire, contenere e persino respingere la Siria”. La Siria stessa era un obiettivo perché “sfida Israele sul suolo libanese”. Principalmente ciò avviene assieme all’Iran, sostenendo il gruppo paramilitare Hezbollah, nato negli anni ’80 dalla resistenza all’occupazione israeliana del Libano, e che continuamente sminuisce le ambizioni di Israele in quel Paese. Più tardi, nello stesso anno, Wurmser scrisse un altro documento strategico, questa volta per la diffonderlo nei centri di potere statunitensi ed europei, intitolato “Far fronte agli Stati in rovina: una strategia di bilanciamento del potere occidentale ed israeliano nel Levante”. In “A Clean Break”, Wurmser aveva inquadrato il cambio di regime in Iraq e Siria come ambizioni regionali israeliane. In “Far Fronte”, Wurmser adattò il suo messaggio al pubblico occidentale rifondendo le stesse politiche in un quadro da Guerra Fredda. Wurmser descrisse il cambio di regime in Iraq e in Siria (entrambi governati da regimi baathisti) come “accelerare il crollo caotico” del nazionalismo arabo-laico in generale, e del baathismo in particolare. Era d’accordo con re Husayin di Giordania che “il fenomeno del Baathismo” era, fin dall’inizio, “un agente straniero, cioè della politica sovietica”. Naturalmente re Husayn era un po’ prevenuto dalla sua famiglia reale hashemita, che una volta governava Iraq e Siria. Wurmser sostenne che: “…la battaglia per l’Iraq rappresenta un tentativo disperato dei residuali alleati del blocco sovietico in Medio Oriente di bloccare l’estensione in Medio Oriente del crollo imminente che il resto del blocco sovietico affrontò nel 1989“. Wurmser derise ulteriormente il Baathismo in Iraq e in Siria come ideologia in uno Stato “fatiscente e senza il patrono sovietico” e “non più di una reliquia del nemico della Guerra Fredda in libertà vigilata”. Wurmser consigliò all’occidente di por fine alla miseria di questo avversario anacronistico, e così, in modo kristoliano, sospingere la vittoria della Guerra Fredda degli USA al culmine finale. Il baathismo doveva essere soppiantato da ciò che chiamò “opzione hashemita”. Dopo il caotico collasso, Iraq e Siria sarebbero stati nuovamente possedimenti hashemiti. Entrambi sarebbero stati dominati dalla casa reale della Giordania, che a sua volta appare dominata da Stati Uniti ed Israele. Wurmser osservò che la demolizione del Baathismo dev’essere la principale priorità nella regione. Il nazionalismo arabo-secolare non dovrebbe avere pace, nemmeno, aggiunse, per arginare la marea del fondamentalismo islamico. Così vediamo uno dei principali motivi per cui i neocon furono così grettamente anti-sovietici durante la Guerra Fredda. Non solo come post-trotzkisti, i neocon avevano risentimento verso Josif Stalin per aver assassinato Lev Trotzkij in Messico con un piccone. L’odio dei neocon-Prima Israele verso i sovietici era che, nelle varie dispute e conflitti che coinvolgevano Israele, la Russia si schierò coi regimi nazionalisti arabi laici dal 1953 in poi. I neoconservatori erano democratici nel governo Big War di Harry Truman e Henry “Scoop” Jackson. Dopo la guerra del Vietnam e l’ascesa della Nuova Sinistra contro la guerra, l’impegno del Partito Democratico per la Guerra Fredda diminuì, così i neocon disgustati si convertirono ai repubblicani. Secondo il giornalista investigativo Jim Lobe, i neocon ebbero il primo assaggio di potere nell’amministrazione Reagan, in cui posizioni erano occupate da neoconservatori come Wolfowitz, Perle, Elliot Abrams e Michael Ledeen. Erano particolarmente influenti durante il primo mandato di Reagan con rumor di sciabole, guerre clandestine e spese per la difesa dissolute che Kristol e Kagan ricordavano con affetto nel loro manifesto “Neo-reaganiano”. Fu allora che i neoconservatori stilarono la “Dottrina Reagan”. Secondo l’editorialista neoconservatore Charles Krauthammer, che ha coniato il termine nel 1985, la Dottrina Reagan era caratterizzata dal sostegno alle forze anticomuniste (in realtà spesso semplicemente antisinistra) nel mondo. Dato che il sostegno era clandestino, l’amministrazione Reagan fu in grado di aggirare la “Sindrome del Vietnam” e di proiettare potenza nonostante la costante stanchezza per la guerra del pubblico. (Fu lasciato al successore di Reagan, il primo presidente Bush, annunciare in seguito alla sua “splendida piccola” guerra del Golfo che, “per Dio, abbiamo preso a calci la sindrome del Vietnam una volta per tutte!“)
Operando di nascosto, i reaganiani potevano anche usare qualsiasi gruppo anticomunista che ritenessero utile, non importa quanto spietato e brutale fosse: dagli squadroni della morte dei Contra in Nicaragua ai mujahidin fondamentalisti islamici in Afghanistan. Abrams e Ledeen furono entrambi coinvolti nell’affare Iran-Contra, e Abrams fu condannato (anche se in seguito perdonato) per i crimini connessi. Il coautore di Kristol di “Neo-reaganiani”, Robert Kagan diede alla dottrina un’interpretazione ancora più ampia e ambiziosa nel suo libro A Twilight Struggle: “La dottrina Reagan fu ampiamente intesa nel senso di mero supporto alla guerriglia anticomunista che combatte contro i regimi filo-sovietici, ma fin dall’inizio la dottrina aveva un significato più ampio. Il sostegno ai guerriglieri anticomunisti era la conseguenza logica, non l’origine, di una politica di sostegno alla riforma o rivoluzione democratica ovunque, in Paesi governati da dittatori di destra così come da partiti comunisti“. Come questa descrizione rende evidente, la politica neocon, dagli anni ’80 ad oggi, è stata altrettanto fanatica, crociata e rivoluzionaria mondiale quanto il comunismo rosso lo era nella propaganda neocon del passato, e l’Islam nella propaganda neocon di oggi. I neocon attribuiscono alla belligeranza di Reagan la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ma in realtà la guerra è la salvezza dello stato e la guerra fredda era la salvezza dello stato sovietico. I sovietici a lungo usarono la minaccia statunitense per spaventare il popolo russo mobilitandolo attorno allo Stato per chiedere protezione. Dopo che i neoconservatori persero forza nell’amministrazione Reagan verso “realisti” come George Schultz, iniziò la successiva distensione Reagan-Thatcher-Gorbaciov. Fu solo dopo che la distensione tolse l’atmosfera d’assedio russo e placò gli incubi nucleari esistenziali, che il popolo russo si sentì abbastanza sicuro da richiedere un cambio della guardia. Nel 1983, lo stesso anno in cui finì la prima trilogia di Star Wars, Reagan diffamò la Russia sovietica in un linguaggio che i fan di Star Wars avrebbero potuto comprendere definendolo “Impero del Male”. Anni dopo, avendo, nelle parole di Kristol, “sconfitto l’impero del male”, i neoconservatori che Reagan innalzò al potere iniziarono a chiedere a gran voce l’egemonia globale “neo-reaganiana”. E pochi anni dopo, gli stessi neoconservatori iniziarono ad indicare l’impero galattico da fantascienza che Reagan implicitamente paragonò ai sovietici come modello adorabile per gli USA! Rapidamente tornò a fiorire la letteraria neocon a metà degli anni ’90. Nel 1997, l’anno dopo aver scritto “Verso una politica estera neo-reazionaria”, Bill Kristol e Robert Kagan co-fondarono il Progetto per un nuovo secolo americano (PNAC). Il XX secolo è spesso chiamato “secolo americano”, in gran parte perché fu un secolo di guerre e “vittorie” statunitensi: le due guerre mondiali e la guerra fredda. I neoconservatori cercarono di assicurarsi che attraverso l’infinito esercizio della forza militare, l’egemonia globale statunitense raggiunta con quelle guerre sarebbe durasse altri cento anni, e che anche il 21° secolo sarebbe stato “americano”. La dichiarazione dei principi fondativi dell’organizzazione richiedeva “una politica reazionaria di forza militare e chiarezza morale” e si legge come un riassunto esecutivo del saggio “Neo-reaganiani” del duo fondatore. Fu firmato da neocon come Wolfowitz, Abrams, Norman Podhoretz e Frank Gaffney; da futuri funzionari dell’amministrazione Bush come Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Lewis “Scooter” Libby; e da altri alleati neocon, come Jeb Bush. Sebbene il PNAC abbia chiesto interventi dalla Serbia (per ridurre l’influenza russa in Europa) a Taiwan (per rallentare l’influenza cinese in Asia), la principale preoccupazione era di avviare la ristrutturazione del Medio Oriente immaginata in “A Clean Break” e “Far Fronte”, sostenendo il primo passo: cambio di regime in Iraq. Le parti più rilevanti di questo sforzo furono due “lettere aperte” pubblicate nel 1998, una a gennaio indirizzata al presidente Bill Clinton, e un’altra a maggio indirizzata ai leader del Congresso. Come con la dichiarazione di principi, PNAC poté raccogliere firme per queste lettere da una vasta gamma di luminari politici, inclusi neocon (come Perle), alleati dei neocon (come John Bolton) e altri non neocon (come James Woolsey e Robert Zoellick). Le lettere aperte definivano l’Iraq “una minaccia in Medio Oriente più grave di qualsiasi altra che mai conosciuta dalla fine della Guerra Fredda”, e sostenne tale ridicola affermazione con le ormai familiari accuse a Sadam che costruiva un programma per le ADM. Grazie in gran parte alla pressione del PNAC, il cambio di regime in Iraq divenne la politica ufficiale degli Stati Uniti ad ottobre, quando il Congresso passò, e il presidente Clinton firmò, l’Iraq Liberation Act del 1998. (Si noti la nomea di “umanitario interventista” di Clinton, nonostante la politica dalle origini conservatrici guerrafondaie).
Dopo che la Corte Suprema consegnò a George W. Bush la presidenza, i neocon tornarono sulla sella imperiale nel 2001: giusto in tempo per far diventare realtà il loro “Project for a New American Century” di “Egemonia Globale Neo-reaganiana”. Il primo ordine del giorno, naturalmente, fu l’Iraq. Ma alcuni fastidiosi funzionari della sicurezza nazionale non stavano seguendo il programma e continuavano a cercare di distrarre l’amministrazione con la preoccupazione di personaggi come Usama bin Ladin e la sua al-Qaida. Apparentemente lavoravano all’idea pedestre che il loro compito fosse proteggere il popolo statunitense e non conquistare il mondo. Ad esempio, quando il capo antiterrorismo del Consiglio di sicurezza nazionale Richard Clarke diede freneticamente l’allarme su un imminente attacco terroristico contro gli USA, Wolfowitz non capiva. Come ricorda Clarke, l’allora Vicesegretario alla Difesa obiettò: “Semplicemente non capisco perché parliamo solo di questo uomo, bin Ladin“. Clarke l’informò che: “parliamo di una rete di organizzazioni terroristiche denominata al-Qaida, guidata da bin Ladin, e ne parliamo perché rappresenta da sola una minaccia immediata e seria agli Stati Uniti“. Questo semplicemente non rientrava nella visione del mondo dei neocon che guidava Wolfowitz, che rispose: “Beh, ce ne sono anche altri che lo fanno, almeno altrettanto. Il terrorismo iracheno per esempio”. E come Peter Beinhart ha recentemente scritto: “Durante lo stesso periodo (2001), anche la CIA dava l’allarme. Secondo Kurt Eichenwald, ex-reporter del New York Times che ebbe accesso ai Daily Briefs preparati dalle agenzie d’intelligence per il presidente Bush nella primavera ed estate 2001, la CIA dichiarò alla Casa Bianca il 1° maggio che “un gruppo attualmente negli Stati Uniti pianificava un attacco terroristico”. Il 22 giugno, il Daily Brief avvertiva che gli attacchi di al-Qaida potrebbero essere “imminenti”. Ma gli stessi funzionari del dipartimento della Difesa che ascoltarono gli avvertimenti di Clarke si scagliarono contro la CIA. Secondo le fonti di Eichenwald, “i capi neoconservatori che avevano recentemente assunto il potere al Pentagono avvertivando la Casa Bianca che la CIA era stata ingannata; secondo questa teoria, Bin Ladin semplicemente fingeva di pianificare un attacco per distrarre l’amministrazione da Sadam Husayn, che i neoconservatori vedevano come minaccia maggiore“. Quando Clarke e la CIA attirarono l’attenzione dell’amministrazione Bush, era troppo tardi per seguire uno qualsiasi dei chiari indizi che avrebbero potuto essere seguiti per impedire gli attacchi dell’11 settembre. Gli attacchi terroristici di fondamentalisti sunniti, per lo più sauditi, non si adattano all’agenda neoconservatrice sui regimi nazionalisti arabi laici di Iraq e Siria e della Repubblica sciita iraniana, specialmente perché nemici mortali di tipi come bin Ladin. Ma gli aggressori erano, come gli iracheni, una specie di musulmani provenienti dall’area generale del Medio Oriente. E questo andava abbastanza bene per il governo idiocratico statunitense. Essendo fin da giovani consumati dal lavorio da parte dello stato, la maggior parte degli statunitensi è così istupidito ed insicuri che una relazione così insignificante, accresciuta da qualche “intelligence” inventata, era più che sufficiente per far precipitare la spettrale mandria statunitense a sostegno della guerra in Iraq. Come disse una volta Benjamin Netanyahu, “gli USA sono una cosa che potete gestire facilmente“. Se guidare il Paese in guerra fosse facile o no, c’erano solo le mani dei neocon sulla plancia. Al Pentagono c’erano Wolfowitz e Perle, con Perle-ammiratore di Rumsfeld come Segretario della Difesa. Feith era anche alla Difesa, dove creò due nuovi uffici con lo scopo speciale di spacciare “intelligence” per collegare Sadam ad al-Qaida e tessere fantasiose foto di programmi segreti delle ADM irachene. Lo stesso Wurmser lavorò in uno di tali uffici, seguito da collaborazioni con lo Stato che aiutava l’alleato dei neocon Bolton, e nell’ufficio del Vicepresidente amico dei neocon Cheney, insieme a Scooter Libby. Il condannato per l’Iran-Contra Abrams era al Consiglio di sicurezza nazionale, aiutando Condoleezza Rice. E Kristol e Kagan diedero l’assalto sui media e i pensatoi. E ci riuscirono. Wurmser finalmente ottenne il suo “caotico collasso” dell’Iraq. E Kristol alla fine ebbe la sua invincibile, irresistibile egemonia iperattiva che incombeva sul mondo come la Morte Nera. Il lancinante impero statunitense post-9/11 ebbe persino il ringhioso Dick Cheney col suo Imperatore Palpatine a preparare gli statunitensi ad accettare le torture dicendo: “Dobbiamo anche lavorare, comunque, in un certo senso, se volete“.
La guerra in Iraq finì per ritorcersi contro i neocon. Si creò un nuovo regime a Baghdad che non era più favorevole verso Israele e molto più favorevole nei confronti dei nemici d’Israele, Iran e Siria. Ma la cosa importante era che la Morte Nera du Kristol fu lanciata in orbita. Finché era ancora in modalità proattiva, non c’era nulla che i neocon non potessero risolvere con la sua terribile potenza. Questo sembrava vero anche durante la presidenza Obama. Oltre a Iraq e Afghanistan, sotto Obama la Morte Nera statunitense demolì Yemen e Somalia, ed anche Siria e Libia, dove continua il piano di Wurmser per accelerare il crollo caotico del nazionalismo arabo-secolare. Gruppi terroristici islamici, tra cui al-Qaida e ISIS, prosperavano in quel caos, ma la Morte Nera statunitense fino ad oggi ha aderito alla de-priorizzazione della minaccia islamista di Wurmser. Come diceva Yoda, “La paura è la via per il Lato Oscuro“. I neocon poterono usare la paura generata dal massiccio attacco terroristico islamico per perseguire la loro vendetta sanguinaria contro i nazionalisti arabi laici, anche a beneficio dei fondamentalisti islamici che ci hanno attaccato, perché anche dopo 12 anni gli statunitensi sono ancora troppo bigotti e ignari per distinguere i due gruppi. Inoltre, Obama andò oltre le ambizioni regionali di Wurmser e adempì ai sogni trafficati di Kristol sull’egemonia globale in misura molto maggiore di quanto Bush non abbia mai fatto. Per placare i generali e i mercanti di armi preoccupati per il possibile ritiro dai teatri iracheno e afgano, Obama lanciò il “perno” imperiale in Asia e l’invasione furtiva dell’Africa. Il ritiro fu interrotto, ma i “perni” continentali rimasero. Così le pretese di Obama a presidente di pace contribuirono a rendere il suo regime il più ambiziosamente imperialista e mondialista che la storia abbia mai visto. Ma i neocon potrebbero aver esagerato con la loro sparatoria dalla Morte Nera, perché un’altra grande potenza ora sembra decisa a fermarla. E chi attacca l’impero del male dei neocon? Nient’altro che l’originale “Impero del Male”: la vecchia nemesi dei neocon, la Russia.
Nel 2013, Putin ha frustrato diplomaticamente il tentativo dei neocon di dare il colpo di grazia al regime siriano con una guerra aerea statunitense. Poco dopo, la moglie di Robert Kagan, Victoria Nuland, strappò l’Ucraina dalla sfera d’influenza della Russia organizzando un sanguinoso colpo di Stato a Kiev. Putin contrastò annettendo senza scrupoli la provincia ucraina della Crimea. Seguì una guerra per procura tra la giunta militare e occidentale finanziata dagli Stati Uniti a Kiev e i separatisti filo-russi nell’est del Paese. Gli Stati Uniti continuano ad intervenire in Siria, sponsorizzando pesantemente un’insurrezione dominata da estremisti come al-Qaida e SIIL. Ma recentemente, la Russia decideva d’intervenire militarmente. All’improvviso, la lezione di Wolfowitz della Guerra del Golfo andava in fumo. I neocon non possono fare militarmente ciò che vogliono in Medio Oriente e credere che la Russia rimanesse ferma. All’improvviso l’arrogante sogno di Wolfowitz/Wurmser di sgretolare ed eliminare i “vecchi regimi clienti sovietici” e le “reliquie dei nemici della guerra fredda” è andato perduto. Putin decideva che la Siria sarebbe stata una “reliquia della Guerra Fredda” trasformata in parco giochi dei terroristi di troppo. L’ingresso della Russia in Siria ha messo in crisi tutti i piani dei neocon. Lavorando per distruggere al-Qaida e SIIL, invece di fare finta, come Stati Uniti e loro alleati, la Russia minaccia di eliminare lo spauracchio, le cui buffonate brutali trasmesse su Live Leak rinnovano continuamente negli statunitensi il terrore che alimenta la guerra dell’11 settembre. E dopo che Putin tolse l’opzione dell’attacco aereo degli Stati Uniti, al-Qaida e SIIL erano gli strumenti più potenti dei neoconservatori per far cadere il regime siriano. E ora la Russia minacciava di portar via anche questi giocattoli.
Se Hezbollah e Iran, con la copertura aerea della Russia, riusciranno a salvare ciò che resta della Siria dagli psicopatici salafiti, avranno più prestigio che mai in Siria e Libano, ed Israele potrebbe non poter dominare i suoi vicini settentrionali. I neocon sono lividi. Dopo i conflitti in Siria e Ucraina nel 2013, avevano già iniziato a denigrare Putin. Ora la demonizzazione è accelerata. Un esempio di tale ambiente era l’articolo di Matthew Continetti nel sito neocon che pubblica, The Washington Free Beacon. Intitolato “Dottrina Reagan per il Ventunesimo Secolo”, ovviamente intende seguire “Verso una politica estera neo-reazionaria” di Kristol e Kagan. A quanto pare, l'”impero del male” russo non è stato sconfitto, dopo tutto: ha solo dormito. E così il manifesto reaganiano aggiornato di Continetti è sottotitolato, “Come affrontare Vladimir Putin”. Le forze armate statunitensi potrebbero essere sconcertate in tutto il pianeta, come un colosso gonfio e ubriaco. Eppure, Continetti ancora diligentemente spaccia tutti i tropismi kristoliani sulla necessità dell’assertività militare (più bellicosità da ubriachezza), massiccia spesa per la difesa (più gonfiore) e “nuovo secolo americano”. Il reaganismo è necessario ora come nel 1996, confessa: infatti, lo è doppiamente, la Russia è riemersa come: “…la peggiore minaccia militare ed ideologica ali Stati Uniti e all’ordine mondiale che hanno costruito per decenni come garante della sicurezza internazionale“. Giusto, guardate tutta questa sicurezza che germoglia dai bombardamenti che gli Stati Uniti hanno fatto in gran parte del mondo. Oh aspettate no, quelli sono terroristi. Il bimbominkia Continetti, collaboratore del Weekly Standard, è piuttosto l’apprendista Sith di Lord Kristol, a giudicare dalla sua ardente fede nel dogma “Egemonia Globale Benevolente”. In effetti, condivide persino l’entusiasmo di Lord Kristol per “Egemonia Galattica Benevolente”. Fu Continetti a dare il via alla recente pantomima su Star Wars/politica estera quando twittò: “Faccio il tifo per l’Impero dal 1983“. Ciò suscitò la risposta concomitante da Kristol, che è ciò che ha reso twitter twitter. Naturalmente l’intera faccenda era probabilmente un sceneggiata coordinata tra i due neocon. Sfortunatamente per loro, demonizzare Putin sulla Siria non è facile come demonizzare Putin sull’Ucraina. Con l’Ucraina, c’è stata una narrativa abbastanza semplice (anche se falsa) per costruire una grande Russia prepotente e una perdente disgraziata Ucraina. Tuttavia, è piuttosto difficile tenere a bada il fatto che la Russia attacchi al-Qaida e SIIL, insieme a tutti gli alleati jihadisti addestrati dalla CIA che si trovano nelle vicinanze. Ed è sconvenientemente sconveniente che la dirigenza della politica estera degli Stati Uniti sia così deformata nell’attaccare la Russia che bombarda i nemici del popolo statunitense, anche se ciò salva un dittatore che alla maggior parte degli statunitensi non interessa. E ora la sfrenata e popolare carta da joker Donald Trump che scatena lo sgradito buon senso sulle sue legioni di seguaci su come retrocedere e lasciare che la Russia bombardi i terroristi anti-americani sia meglio che iniziare la terza guerra mondiale. E questo oltre al fatto che Trump sgonfia la campagna di Jeb Bush gettando ombra sull’eredità neocon di suo fratello, dai fallimenti dell’11 settembre alla disastrosa decisione di cambiare il regime in Iraq. E il pupazzo dei neocon Marco Rubio, che in realtà ha adottato “A New American Century” come suo slogan elettorale, non fa alcun progresso contro Trump. E il coinvolgimento della Russia in Siria continua a peggiorare per i neocon. Washington minacciava di ritirare il sostegno al governo iracheno se avesse accettato l’aiuto della Russia contro lo SIIL. L’Iraq comunque accettava l’aiuto russo. Baghdad inviava anche le milizie a combattere sotto la protezione aerea russa a fianco delle forze siriane, iraniane e di Hezbollah. Persino la Giordania, forza preferita nei sogni d’Israele di dominio regionale, iniziava a coordinarsi con la Russia, nonostante i miliardi di dollari all’anno di aiuti annuali da Washington. Ci sei Giordania?!
Apparentemente non ci sono abbastanza banconote della Federal Reserve nell’immaginazione di Janet Yellen per pagare Iraq e Giordania affinché tollerino un vita in mezzo a una tempesta di binladinite. E cosa farà Washington se l’intera regione avrà legami più stretti con la Russia? Cosa faranno gli statunitensi al riguardo? Un colpo di Stato in Giordania? Spenderanno più sangue e soldi per rovesciare lo stesso governo iracheno per cui abbiamo già perso sangue e denaro? Iniziare una guerra suicida con la Russia nucleare? E i sogni imperiali dei neocon si disgregano anche di fuori delle zone di guerra. Il nuovo Primo Ministro del Canada ha appena annunciato che si ritirerà dalla guerra statunitense nel Levante. L’Europa vuole scendere a compromessi con la Russia sia in Ucraina che in Siria, e questa volontà crescerà con la crisi dei rifugiati che sta affrontando. Obama ha stretto un accordo nucleare con l’Iran e ha iniziato la detenzione con Cuba. E, peggio di tutto, per i neocon, l’occupazione israeliana della Palestina viene delegittimata dal movimento BDS e dalle immagini della sua brutalità che si diffondono sui social media, insieme alle traduzioni della sua odiosa retorica. I neocon hanno morso più di quanto possono masticare e il loro impero galattico cade a pezzi prima ancora di poter conquistare completamente il primo pianeta. Quasi tutti gli imperi finiscono a causa dell’eccessiva estensione. Se persone coraggiose da Ottawa a Baghdad dicono semplicemente “basta” entro un breve lasso di tempo, è sperabile che questo impero si dissolva pacificamente come fece l’impero sovietico, lasciando intatta la sua civiltà ospite, invece di trascinarla nel dimenticatoio insieme come l’impero romano. Ma attenzione, il partito della guerra imperiale non se ne andrà silenziosamente in una notte, a meno che noi, loro base fiscale nazionale, non insistiamo sul fatto che non c’è altra via. Se, nella disperazione, iniziano a dire cose come altri stivali sul terreno, ripristinare la leva, o dichiarare la Terza Guerra Mondiale a Russia ed alleati mediorientali, dobbiamo opporci fermamente, dicendo quanto segue: “No. Non avrai mio figlio per le tue guerre. E non abbandoneremo più la nostra libertà. Non cederemo più a un regime guidato da una cricca di neocon che minaccia di estinguere la razza umana. La vostre fantasia di potere da impero universale è finita. Lasciate perdere. Oppure, come fece Anakin quando l’imperatore venne per suo figlio, scaglieremo la vostra tirannia nell’abisso”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Dalla controinformazione fallita all’antifascismo a Macerata

L’agguato statunitense a Dayr al-Zur, contro una milizia tribale collegata al governo, e che avrebbe fatto un paio di dozzine di feriti, viene pompata a strage innominabile dai cosiddetti ‘media alternativi’, ed ora sono arrivati a sproloquiare di 150 morti tra i soldati d’élite siriani. Stranamente di tale successone americano ci sono a testimoniarlo solo una fonte ‘anonima americana’, fonti dell”opposizione’ in Siria, oltre all’isterismo di tutto un ambaradan ‘filo-siriano’, comprendente i vari chiacchieroni espertoni di questo o di quello, come Moonofalabama, già colto in fallo sullo Yemen dove dava per spacciati gli Huthi e vincente Salah, coi risultati poi visti. Da allora Moonofalabama ha evitato lo Yemen… ed individui, dei mercenari statunitensi, che si fingono amici dei siriani, che questi ultimi dovrebbero allontanare dal loro Paese, assieme ai tanti fintissimi amici (cameratti) nostrani che bazzicano dalle loro parti.
Poi abbiamo le geo-groupie del Sultano Nano-erdogan, Korybko, Garrie e dugini vari, che lo celebrano ancora come vittima della CIA (salvo scoprire che mobilitò il giorno del ‘golpe’ 100mila ulama legati alla fratellanza mussulmana; il golpe lo fece lui), e che festeggiano le vittorie turche sui curdi, ovviamente dimenticando che in 18 giorni il super-Erdogan non è arrivato a una città a pochi km di distanza dal confine turco-siriano. Che ci sarà sotto? Niente, non c’è niente sotto, come sotto il suo comando non c’è niente, non c’è un esercito, non c’è un’aviazione, e dall’altra parte c’è Damasco che usa i curdi come suoi proxies, capovolgendo con una mossa, anni di traffici americani con loro.
E qui s’inquadara la storia di Dayr al-Zur, con ufficiali americani anonimi che abbaiano cifre a caso sui ‘morti siriani’, sapendo che dall’altra parte c’è un pollaio pieno di capponi pronti a farsi spennare. Lo scopo di tale cifra e dell’operazione da false flag totale, nel senso che c’è stata proprio l’operazione d’attacco americano di cui si vaneggia, creare tensioni tra siriani e curdi, visto che la loro collaborazione si dimostra chiara su Ifrin, dove il sultano e le sue geosquinzie le prendono e non sanno come spiegarselo.
Quello che impressiona è come i cosiddetti ‘controinformatori’, anche chi si picca di grande esperienza e conoscenza, riportino asininamente e pecorecciamente le fanfaluche di qualche esimio sconosciuto. Bel modo di fare ‘controinformazione’. Tra l’altro, non si assiste da settimane al rilancio della notiziona della base cinese in Afghanistan, rilanciata e ribadita da esimie firme dell’alt-info? E non importa che i Cinesi l’abbiano smentita almeno due volte. Che c’entrano loro, infatti?
Volate nei sogni, continuate a spacciarvi favole, come quella dei soldati cinesi in Siria; non ci saranno mai, perché non servono. Ci pensano siriani e alleati regionali più lo stormo aereo russo, sufficienti a liquidare chi, fino all’anno scorso, pareva invincibile ad espertoni regimental e alt-controinformatori di ogni circo.
Pare di assistere alla storia di Boldrini e del PD che “combattono il fascismo” a Macerata, e altrove; favola buona per rabbonire gli ospiziati dell’ANPI e i loro badanti piddioti.

Boldrini incontra Andrej Parubij

Parubij co-fondò nel 1991 il Partito social-nazionalista ucraino (Соціал-національна партія України); e non partito sociale nazionale come scrivono i corvi di wikipedia italiana.
Social-nazionalismo (ucraino): ideologia politica basata sul concetto di nazione come forma ottimale di esistenza della società umana, forma radicale di nazionalismo dalla missione simile al nazismo. Allo stesso tempo, il termine “nazione” indica una comunità umana gerarchica autosufficiente, simile per sangue: una comunità etnica con una sola lingua e autocoscienza dell’identità nazionale in cui la libertà e la giustizia sono incorporate in relazione ai suoi membri. Secondo il parere di Andreij Ilenko, ideologo del partito “Svoboda” (il nuovo nome datosi il PSNU), lo scopo principale del nazional-socialismo è la costruzione dello Stato nazionale ucraino sulla base della giustizia sociale e nazionale. Andrej Biletskij, capo di “Patrioti d’Ucraina”, ritiene che questo tipo di nazionalismo abbia come elementi giustizia sociale, etnia, antiliberalismo ed espansionismo. Gli ideologi del nazionalsocialismo ucraino (A. Biletskij, E. Odnorozhenko) definiscono l’ideologia come basata su massimalismo, egoismo nazionale e razziale, amore dell’intolleranza ostile e dell’attivismo. Secondo loro, i principi base del nazionalismo sociale sono:
Socialità (ma “rifiutando ogni possibilità ai poveri“)
Rasovist (“Le persone per natura nascono con differenti abilità ed opportunità e di conseguenza la felicità umana è quando si trova il proprio posto nella gerarchia nazionale svolgendo fedelmente i propri compiti vitali“)
Velykoderzhavnist (“Ogni organismo vivente in natura cerca di espandersi, riprodursi, crescere. Questa legge è universale“)
Il nazionalsocialismo, come definito da Biletskij e Odnorozhenko, è antidemocratico ed anticapitalista, autarchico, militante e intransigente. Oleg Tjagnibok, capo di Parubij, sottolinea che il concetto di “nazione” e il termine “libertà” (Svoboda) vanno interpretati in senso etnico, “comunità estremamente spirituale composta da morti, vivi e nascituri entro e fuori i confini dell’Ucraina“. “Il social-nazionalismo è a favore di un modello di giustizia economica volto a costruire la nazione… L’idea è la forma suprema di spirito. L’idea del social-nazionalismo è l’idea di nazione come dominio totale e spirito di comunità universale di sangue… Così il social-nazionalismo si basa su eroismo, volontarismo nella conquista del mondo, idealismo contro la negazione materialista e il regno delle tenebre“.

Il nazista Parubij, al Senato della Repubblica, fondata sulla Resistenza, se la ride di Boldrini e ANPI.

Non va dimenticato che il PD ha ospitato con tutti gli onori il ministro degli Interni ucraino Arsen Avakov, golpista neonazista che presiede una rete di centri di tortura e di prigioni segrete in Ucraina, dove gli oppositori del golpe di Kiev (comunisti, antifascisti e cittadini delle regioni indipendentiste) vengono detenuti, torturati e assassinati. Il PD accoglie, l’ANPI applaude.

Avakov ospite del PD

Cosa è successo realmente a Dayr al-Zur nella notte del 7-8 Febbraio?
Alla mezzanotte del 7-8 febbraio, un’unità delle milizie tribali filogovernative, della tribù al-Baraqa, mentre effettuava un’operazione di ricognizione nei pressi della raffineria al-Isba, lungo l’Eufrate, nella provincia di Dayr al-Zur, veniva attaccata dai miliziani arabi del Consiglio Militare di Dayr al-Zur, creato dagli statunitensi e non collegato alle SDF curde. Tali miliziani erano appoggiati da elicotteri d’attacco statunitensi. “Mentre svolgevano la missione, i miliziani furono sottoposti a improvvisi tiri di mortai ed artiglieria, dopo di che gli elicotteri degli Stati Uniti li colpivano”, ferendo 25 miliziani. Il Ministero della Difesa russo osservava che l’operazione “non era coordinata col comando della task force russa” nella zona di Dayr al-Zur. I miliziani avevano lanciato l’operazione per affrontare gli attacchi alle postazioni governative da parte di cellule dello SIIL nella zona. Il Ministero della Difesa russo osservava che l’attacco dimostrava che il vero obiettivo della “presenza militare illegale in Siria” di Washington era controllare le risorse economiche della Siria, piuttosto che sconfiggere il gruppo terroristico SIIL. Il Ministero degli Esteri siriano dichiarava, “Questo è un nuovo atto di aggressione che costituisce un crimine di guerra e contro l’umanità, e dimostra il diretto sostegno degli Stati Uniti ai terroristi contro la sovranità e l’integrità della Siria“.