Il destino di Gaza: le enclavi circondate da potenze ostili finiscono sempre male

Wayne Madsen, SCF 24.05.2018

Il destino dell’enclave della Striscia di Gaza, insieme ai suoi 1,9 milioni di abitanti assediati, è triste. La storia delle enclavi circondate da nazioni ostili, come Israele, non finisce bene. Anche le enclavi palestinesi dell’apartheid in Cisgiordania, tracciate dagli espansionisti israeliani, si trovano di fronte a un futuro desolante. L’ambasciatore statunitense in Israele, David Friedman, ex-avvocato fallimentare di Donald Trump, chiama la West Bank patria ebraica “Giudea e Samaria”. E se Friedman e i suoi amici espansionisti israeliani potranno, gli 1,9 milioni di palestinesi di Gaza saranno trasferiti nel deserto del Sinai e i 2,7 milioni di palestinesi della Cisgiordania saranno deportati in massa in Giordania, secondo un copione scritto da Adolf Hitler. Nel 2013, un ente di beneficenza guidato da Friedman, American Friends of Bet El Yeshiva Center, donò al Movimento Qomemiyut, gruppo terroristico designato tale dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che combatté la decisione del primo ministro Ariel Sharon di evacuare gli insediamenti ebraici a Gaza nel 2005. Uno dei più accesi sostenitori del Qomemiyut è il rabbino capo dell’insediamento illegale di Kiryat Arba nella West Bank, Dov Lior, che sostiene lo sterminio dei non ebrei e la distruzione totale dell’enclave palestinese di Gaza per rendere sicuro “Israele meridionale”. Recentemente, il vicesegretario della Casa Bianca Raj Shah definiva Gaza, dove le truppe israeliane hanno ucciso oltre 60 uomini, donne e bambini che protestavano contro l’ambasciata USA a Gerusalemme, “Israele meridionale”. Qomemiyut, considerato gruppo terroristico anche in Canada, è collegati ai partiti proibiti in Israele Kach e Kahane Chai. L’enclave di Gaza non è altro che un campo di concentramento grande il doppio del distretto di Columbia. Nella West Bank vi sono quattro tipi di enclave palestinesi. Il primo include quelli chiusi dai militari israeliani a tutti tranne i residenti. Esempi sono Ras al-Tira, al-Jib e al-Judayra. Molti si trovano nella valle del fiume Giordano o fanno parte del muro di separazione israeliano, struttura serpeggiante che isola i palestinesi dai connazionali ad est, e si trova nella parte occidentale dei territori occupati. Queste enclavi si trovano tra la Linea Verde (il confine d’Israele del 1967) e il muro di separazione. Data la vicinanza ad Israele, queste enclavi sono le più vulnerabili ad eventuali occupazioni israeliane e all’espulsione dei residenti palestinesi. Il secondo tipo di enclavi sono le aree agricole per lo più disabitati, tra la linea verde e il muro di separazione. Il terzo tipo di enclave sono quelli coi checkpoint israeliani armati, come Qalqilya, Batir e Qirbat Zaqariya. Il quarto tipo sono enclavi aperte alle autostrade israeliane. Possono essere raggiunti da strade secondarie sotto la supervisione palestinese. Esempi sono Betlemme, Ramallah, capitale palestinese temporanea, ed Hebron. In tutti i casi, le enclavi palestinesi della Cisgiordania assomigliano al sistema d’apartheid sudafricano dei “bantustan” segregati, “homelands africani scollegati”, le cui mappe, come le attuali enclavi palestinesi, assomigliavano a macchie d’inchiostro. Una delle “terre d’origine” dell’apartheid, il Bophuthatswana, consisteva in sette enclavi sconnesse. Non sorprende che il regime dell’apartheid fosse riconosciuto solo da Bophuthatswana e altri tre bantustan, e che avesse relazioni commerciali e d’intelligence non ufficiali con tali entità.
La situazione di Gaza è in qualche modo simile a quella della città libera di Danzica, che era più del doppio di Gaza ed era riconosciuta a livello internazionale nel Mar Baltico tra la Prima e la Seconda guerra mondiale. Lo stato libero di Danzica, tra la Germania di Weimar e la Polonia, era garantito dalla Società delle Nazioni. Tuttavia, quando i nazisti presero il controllo della Germania, i tedeschi di Danzica, la maggioranza della popolazione, erano separati dal Corridoio polacco. La Società delle Nazioni nominò l’Alto Commissariato per la città, comprendente cittadini di Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi, Danimarca, Irlanda e Svizzera. Danzica era anche collegata alla Polonia da un’unione doganale e la Polonia la rappresentava diplomaticamente all’estero. Nel 1933, i nazisti presero il controllo del Senato di Danzica. Allo scoppio della guerra tedesco-polacca nel 1939, i nazisti locali delle forze di polizia e l’esercito tedesco occuparono l’ufficio postale e il deposito militare polacco nella penisola Westerplatte. I membri delle minoranze polacche ed ebraiche rimasti a Danzica furono arrestati da membri locali e tedeschi delle SS. Molti furono giustiziati. Il presidente nazista di Danzica, Albert Forster, ordinò personalmente all’Alto commissario svizzero, Carl Burckhardt, di lasciare Danzica. Dopo la guerra, Danzica passò alla Polonia. Secondo la retorica degli israeliani di estrema destra di Qomemiyut, Kahane Chai e Shas, quest’ultimo membro della coalizione del primo ministro Binyamin Netanyahu, l’invasione israeliana di Gaza sarebbe simile alla conquista nazista di Danzica. Gli insediamenti israeliani evacuati nel 2005 sarebbero stati rioccupati dai coloni ebrei. A poco a poco, proprio come i nazisti tedeschi a Danzica, l’intera enclave di Gaza sarebbe passata gradualmente sotto il controllo militare israeliano, coi palestinesi costretti a finire nel Sinai passando da Rafah al confine con l’Egitto. Proprio come i nazisti tolsero ogni traccia d’influenza polacca a Danzica, gli organi politici di Hamas e Fatah sarebbero distrutti dagli israeliani, e sterminati i palestinesi non disposti ad andarsene. Oltre Danzica, gli espansionisti israeliani hanno diverse sedi da occupare nelle enclavi di Gaza e West Bank. Le enclavi bloccate tra muro di separazione israeliano e Giordano non avrebbero alcuna possibilità se Israele le occupasse. Le enclavi turche nella Repubblica di Cipro controllata dalla Grecia, sottoposte al controllo del traffico e delle importazioni dal 1967 al 1974, furono rapidamente invase dai greco-ciprioti dopo l’invasione turca dell’isola nel 1974. Tali enclavi turco-cipriote assomigliavano alle vulnerabili enclavi palestinesi in Cisgiordania. Oggetti come cemento, radio, telefoni, pneumatici e cartucce per il fucile a pompa furono totalmente vietati dalle autorità greco-cipriote. Simili divieti sono imposti a Striscia di Gaza ed enclave in Cisgiordania dagli israeliani. La Turchia impone stessi restrizioni e abusi alle enclavi curde in Siria, come Ifrin.
Quando una nazione grande e potente decide di invadere una piccola enclave, c’è poco che la popolazione possa fare, specialmente se è totalmente o parzialmente circondata dalla nazione ostile. Nel 1959, il Bhutan perse dodici enclave nel Tibet quando la Cina l’annesse senza alcuna resistenza. L’anno precedente, il regno di Sikkim perse due enclavi in Tibet. Nel 1975, il Sikkim stesso fu occupato dalle truppe indiane e annesso all’India. Nel 1961, l’enclave portoghese di 0,4 miglia quadrate nel Dahomey, nell’Africa occidentale, che aveva due abitanti, uno era il governatore portoghese, fu occupato dal Dahomey (ora Benin). Il governatore fu portato al confine nigeriano ed espulso. Due enclave portoghesi sul Mar Arabico in India, Dadra e Nagar Haveli, furono invase dalle forze indiane nel 1954. Dadra fu la prima a cedere ai “volontari” indiani che invasero la stazione di polizia, pugnalarono un agente e ne arrestarono altri due. Nagar Haveli fu invasa dall’India. I 50 agenti di polizia portoghesi e cinque funzionari civili non poterono opporsi agli indiani. I portoghesi si arresero e gli fu permesso di andarsene a Goa, altra enclave portoghese più a sud. L’operazione indiana Vijay invase ed occupò Goa e due altre piccole enclavi dipendenti, Daman e Diu. A differenza di Dadra e Nagar Haveli, i portoghesi combatterono a Goa. Trenta furono uccisi e 57 feriti. Centinaia di altri militari e civili portoghesi furono fati prigionieri. Il presidente John F. Kennedy esortò il primo ministro indiano Jawaharlal Nehru a risolvere pacificamente il desiderio dell’India di decolonizzare Goa, Daman e Diu. Irritato per le azioni dell’India, Kennedy chiamò l’ambasciatore indiano alla Casa Bianca e gli disse: “Visti gli ultimi quindici anni di comportamento… La gente direbbe che il predicatore è stato colto usciva dal bordello“. Dal 1957 al 1958, gli attacchi delle truppe marocchine al confine dell’enclave spagnola di Ifni, furono respinti da una forza militare ispano-francese. Nel 1969, Ifni passò al Marocco. Sarebbe sorprendente se i piani israeliani per la rioccupazione di Gaza non considerino l’invasione marocchina di Ifni, due volte e mezzo l’enclave di Gaza. Nel 2014, le truppe israeliane invasero Gaza, conquistando rapidamente punti chiave a Gaza City prima di ritirarsi. Il presidente Gerald Ford non disse nulla quando l’Indonesia invase ed occupò l’ex-colonia portoghese di Timor Est nel 1975. Mentre vi fu resistenza nella capitale coloniale Dili, le forze indonesiane invasero la piccola enclave portoghese di Oecusse-Ambeno, circondata da Timor occidentale indonesiana. L’enclave è ora parte di Timor-Leste indipendente.
Il presidente Trump e il suo gruppo sionista, vicepresidente Mike Pence, consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, gli ambasciatori Jared Kushner e Jason Greenblatt, l’ambasciatrice delle Nazioni Unite Nikki Haley e David Wurmser, Elliott Abrams e il Libby Scooter, recentemente perdonato, veterani dell’amministrazione Bush-Cheney che starebbero entrando nel Consiglio di sicurezza nazionale in veste ufficiale o da consulenti, assicureranno che quando le enclavi palestinesi cederanno all’esercito israeliano e ai paramilitari coloni, ci sarà parola da Casa Bianca, dipartimento di Stato o qualsiasi altra parte dell’amministrazione. La reprimenda del presidente Kennedy a Nehru sull’invasione di Goa è un ricordo lontano e irrilevante nello Studio Ovale. Israele può agire come vuole a Gaza e in Cisgiordania e ricevere la piena benedizione dall’amministrazione Trump.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

L’arresto dei soldati francesi potrebbe danneggiare gli statunitensi in Siria

PressTVPressTV, 23 maggio 2018

Il 17 maggio un gruppo di soldati francesi diretti nella provincia di Hasaqah veniva arrestato dall’Esercito arabo siriano. La domanda ora è: in che modo l’arresto dei soldati francesi cambierà gli equilibri di potere in Siria?
Secondo il sito Mail.ru, 60 soldati francesi sarebbero stati arrestati a un checkpoint nel nord-est della Siria. Secondo Fars, il sito russo affermava che l’Esercito arabo siriano aveva catturato questo gruppo di soldati francesi, tra cui dei cecchini. “C’erano 60 cecchini francesi a bordo di un convoglio di 20 veicoli Toyota Cruiser 200 che attraversava il confine siriano dall’Iraq”. Il convoglio era diretto verso la provincia di Hasaqah. Si ritiene che l’incidente risalga al 1° maggio, e secondo il sito, “il convoglio si era diretto erroneamente verso un checkpoint dell’Esercito arabo siriano“. “Le forze siriane effettuarono un controllo dei veicoli scoprendo una grande quantità di armi collocate in scatole, oltre a dispositivi di localizzazione termica e a fucili“. Il comandante del gruppo, un francese, interrogato confessava di essere stato incaricato di recarsi ad Hasaqah coi suoi soldati per “sostenere le SDF (le forze democratiche siriane) nella guerra allo SIIL“. Secondo il sito, era la prima volta che l’Esercito arabo siriano trovava un gruppo di soldati francesi incaricati dalla NATO d’intervenire illegalmente sul suolo siriano. Informazioni concomitanti avevano precedentemente segnalato la presenza di forze francesi a Dayr al-Zur, dove scontri violenti si erano verificati tra le forze dell’Esercito arabo siriano e loro alleati da un lato e le SDF sostenute dagli Stati Uniti dall’altro. Muhamad Abu Adil, presidente del Consiglio militare di Manbij aveva precedentemente negato qualsiasi presenza francese, ma non aveva escluso un possibile dispiegamento della Francia nella città.
Aqram al-Shali del Centro siriano per la gestione delle crisi e la prevenzione delle guerre, dichiarava all’agenzia Sputnik che l’Esercito arabo siriano aveva già arrestato molti agenti dei servizi segreti di Stati Uniti, Gran Bretagna, Paesi arabi e Israele, senza contare i 300 soldati francesi recentemente arrestati. Secondo al-Shali, Damasco era sotto forte pressione per il rilascio dei militari stranieri detenuti, ma il governo siriano non cederà perché l’arresto di soldati stranieri gli darà un duplice vantaggio: gli occidentali non possono completare le loro missioni in Siria (l’ultimo attacco missilistico non causava danni significativi); in secondo luogo, è un vantaggio aggiuntivo nei negoziati con le forze straniere. Lo specialista siriano ritiene che la soluzione pacifica della crisi siriana sia inestricabilmente legata alla situazione sul campo di battaglia. “Al momento, gli aggressori continuano a cedere e a ritirarsi senza poter assaltare le postazioni dell’Esercito arabo siriano. Ecco perché il governo siriano avrà l’ultima parola e potrà imporsi ai negoziati“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Rilasciato il video dell’ostaggio degli inglesi Julija Skripal

Moon of Alabama, 24 maggio 2018

L’agenzia inglese Reuters pubblicava il video e una dichiarazione dell’ostaggio Julija Skripal: “Skripal parlava da una località segreta a Londra perché sotto la protezione dello stato inglese. È stata dimessa dall’ospedale del distretto di Salisbury cinque settimane dopo l’avvelenamento e finora non era stata vista dai media”. Avevamo già notato il Silenzio degli Skripal, e la nota D (SMA) emessa dal governo inglese per impedire ai media di seguire il caso e l’evidente disinformazione spacciata dal governo inglese, che afferma che l’ex-spia Sergej Skripal e la figlia Julija furono avvelenati da un micidiale agente nervino del gruppo Novichok. Secondo fughe di notizie del governo inglese ai media, l’agente nervino fu applicato a una valigia, una scatola, fiori, bevande e cibo, prese d’aria, mini droni, porta d’ingresso, cereali o maniglia sotto forma di spray, gel o liquido. Il governo inglese accusò a gran voce la “Russia” dell’avvelenamento degli Skripal, ma non identificò nessuno che avrebbe compiuto tale attacco. Nel nuovo video della Reuters, Julija Skripal svolge un monologo a memoria e sotto pressione dichiarando di non volere essere contattata da cugina, nonna, governo russo o chiunque altro. La dichiarazione era scritta in inglese burocratico. Nel video, Julija Skripal usava la versione russa del testo inglese probabilmente non tradotto. Se questo fosse stato video e dichiarazione di una cittadina inglese in “custodia cautelare” dello stato russo, media e governo inglese avrebbero sicuramente affermato che erano stati imposti con la costrizione. Julija Skripal sembrava star bene ma aveva una cicatrice alla gola che poteva provenire da un taglio della trachea.

Reuters pubblicava un rapporto e un video che mostra anche la firma della dichiarazione manoscritta del testo letto sul video. La dichiarazione è abbastanza simile a quella emessa dalla polizia metropolitana l’11 aprile “a nome di Julija Skripal”. Entrambe le dichiarazioni includono un’espressione burocratica diretta all’ambasciata russa che nessuna persona libera userebbe mai: “Al momento non desidero avvalermi dei loro servizi”. La versione inglese della dichiarazione manoscritta è senza errori, la versione russa ha diverse correzioni.L’ambasciata russa in Gran Bretagna esprimeva preoccupazione: “Siamo lieti di aver visto Julija Skripal viva e vegeta. La dichiarazione che ha letto contiene nuove informazioni. Tuttavia, il video rafforza solo le nostre preoccupazioni sulle condizioni in cui è detenuta. Ovviamente, Julija leggeva un testo scritto. Inoltre, a giudicare da alcuni elementi, era una traduzione di un testo scritto da madrelingua inglese. Le lettere manoscritte firmate da Julija in russo e inglese confermano questa impressione. Con tutto il rispetto per la privacy e la sicurezza di Julija, tale video non esonera le autorità del Regno Unito dagli obblighi previsti dalle convenzioni consolari. Il Regno Unito è obbligato a darci l’opportunità di parlare direttamente con Julija per assicurarci che non sia trattenuta contro la sua volontà e che non parli su pressione. Finora, abbiamo tutte le ragioni per sospettare il contrario”.
Il 18 maggio fu riferito che il padre di Julija era stato rilasciato dall’ospedale distrettuale di Salisbury: “Il signor Skripal è protetto da una guardia armata 24 ore in una casa sicura dell’MI5 dopo aver lasciato l’ospedale all’inizio di questa settimana, rivelavano alcune fonti”. Non sono state pubblicate immagini o dichiarazioni di Sergej Skripal. Mentre era in ospedale, Julija Skripal aveva chiamato la cugina in Russia. Fino a ieri la nonna e la cugina in Russia non avevano sentito altro dai parenti: “Nel frattempo, la madre di Skripal ha chiesto che le sia permesso di parlare con la figlia. Elena, che non ha più avuto notizie da quando fu avvelenata, oggi ha detto a un parente di volerle parlarle. La congiunta di Elena Viktorija Skripal, che per due volte si è visto rifiutare il visto inglese per vedere la cugina Julija, aveva detto: “Abbiamo appena comunicato la notizia all’anziana madre che aspetta da più di due mesi una qualche parola da lui o da Julija”, aveva detto Viktorija. “Supplica l’ospedale, o chiunque decida libertà di movimento e di parola di Sergej, che per favore gli consenta di parlarle”. Alcune delle “lettere manoscritte” di Julija Skripal (plurale) menzionatre dall’ambasciata russa si rivolgerebbero ai parenti.
Il governo inglese aveva accusato lo Stato russo del presunto attentato agli Skripal. L’unica argomentazione è che il presunto agente nervino utilizzato provenisse da un gruppo di agenti originariamente sviluppati nell’Unione Sovietica. Un’affermazione senza senso. I gruppi chimici Novichok erano ben noti, un libro fu pubblicato e uno scienziato iraniano li aveva sintetizzati, e furono aggiunti al database internazionale delle armi chimiche. La repubblica ceca aveva ammesso di averne prodotti. All’inizio degli anni ’90 le spie tedesche acquisirono alcune sostanze Novichok da un contatto nell’ex-Unione Sovietica. Furono analizzati in Svezia e i risultati condivisi con certi alleati della NATO: “I tedeschi erano al corrente della formula chimica negli anni ’90 grazie ad un campione da uno scienziato russo disertore, secondo i media tedeschi. Il composto fu analizzato per la prima volta in un laboratorio in Svezia. Successivamente, la formula fu inviata al ministero della Difesa tedesco e al BND. Su ordine dell’ex-cancelliere tedesco Helmut Kohl, il BND informò CIA e MI6, agenzie d’intelligence di Stati Uniti e Gran Bretagna. Da allora ne furono prodotte piccole quantità per testare antidoti, manometri e dispositivi di protezione. Anche la Repubblica ceca aveva prodotto del Novichok”.
Le accuse del governo inglese alla Russia non sono solide. Il laboratorio di armi chimiche a Porton Down, a pochi chilometri da Salisbury, sicuramente ha prodotto agenti del Novichok, dei composti semplici da creare per chiunque conosca la chimica organica e abbia accesso a un laboratorio decente. Dave Collum è professore di chimica organica alla Cornell University. Aveva criticato l’affermazione inglese secondo cui solo la Russia avrebbe prodotto l’agente che avrebbe ferito gli Skripal. Ne mise il test nella sua tesi e solo uno dei suoi 15 studenti non seppe superarlo:Le affermazioni del governo inglese sul caso Skripal sono prive di senso. È del tutto possibile che gli Skipal siano state vittime d’intossicazione alimentare o sovradosaggio di Fenatnyl. Il governo inglese ha usato il caso per accrescere l’ostilità nei confronti della Russia distraendo il pubblico dai fallimenti nei negoziati sulla Brexit. C’è un precedente storico di tali false accuse allo Stato russo. Il caso Skripal è anche legato al “Dossier sporco” dell’ex-spia inglese Christopher Steele creata per diffamare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Sergej Skripal potrebbe averci scritto. Un fatto che il governo inglese cerca di nascondere . Gli Skripal furono probabilmente intossicati. Le accuse alla Russia hanno causato enormi danni nelle relazioni internazionali. Ma la prima vittima del caso è l’affidabilità dei media britannici. Dove sono profonde indagini, domande intriganti, le testimonianze di tale caso? Perché non vengono poste domande serie sulle discutibili affermazioni fatte sul caso? In che modo gli Skripal sopravvissero a un agente nervino “dieci volte più letale del VX”? Perché non era più necessario indagare in relazione al dossier Steele? Altre domande vanno poste. Chi gestisce i media col loro comportamento ossequioso? Perché?

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Come fu fermato “l’effetto Skripal”

Ulson Gunnar, LD, 22 maggio 2018Qualche anno fa la storia dell’ex-agente russo Sergei Skripal presumibilmente avvelenato da un agente nervino mortale nel Regno Unito, presumibilmente dallo Stato russo, avrebbe scosso la geopolitica e posto un’immensa pressione su Mosca. Oggi, mentre certamente ha fatto tremare la geopolitica, è stato più una narrazione che sbatteva su un muro che dall’avere l’impatto desiderato sul Cremlino. Mentre la disfatta della credibilità del Regno Unito ha giocato un ruolo importante nel fallimento di tale narrativa, i media alternativi crescenti esponevano e riducevano la vera natura della credibilità inglese, in primo luogo. Gli analisti hanno collegato l’affare Skripal con una serie di altre manovre geopolitiche anglo-statunitensi, tra cui i finti attacchi chimici in Siria e il successivo attacco missilistico lanciato contro lo Stato siriano. Tuttavia, tali pretesti fallivano, lasciando le capitali occidentali sempre più esposte e prive della legittimità che avevano in passato.

I media della Russia
I media internazionali della Russia hanno avuto un ruolo significativo nell’informare il pubblico globale sulle alternative alla narrativa Skripal del Regno Unito, oltre a sfidarla direttamente. La crescente influenza dei media internazionali della Russia ha contribuito a bilanciare il discorso globale un tempo dominato esclusivamente dai media statunitensi ed europei. Sono lontani i tempi dei goffi media sovietici. I moderni media russi hanno compiuto una mossa da judo di pubbliche relazioni, usando le tecniche più efficaci dei media occidentali contro l’occidente. Quando questo coinvolge i programmi più disonesti e aggressivi guidati dagli interessi speciali occidentali, entrano in risonanza con un pubblico globale sempre più disilluso dai media occidentali. Al momento, i media alternativi globali composti da piccoli media indipendenti e persino singoli individui hanno tratto beneficio dal lavoro coi moderni media russi. Nonostante le affermazioni su “influenza russa” e “propaganda russa”, è opportuno notare che cittadini ed organizzazioni nel mondo che vi contribuiscono, vengono intervistati e appaiono sui media russi, non diversamente da quelli che appaiono sulle reti statunitensi ed europee. I tentativi di ritrarli diversi si basano sul presupposto che i media occidentali siano moralmente superiori, tuttavia tale supposizione si basa su decenni, se non secoli di eccezionalità allevati da un’egemonia immorale. I media indipendenti e singoli giornalisti e analisti dai punti di vista alternativi ai principali media statunitensi ed europei sono sistematicamente esclusi dalle piattaforme per comunicare queste opinioni. Contrariamente ai presunti valori occidentali della “libertà di parola” e all’obiettività di una “stampa libera”, le azioni dei media occidentali promuovono tutto tranne queste. Finché i media russi si concentreranno su questioni come società globale corrotta, aggressione militare globale e altre questioni globali che non sono discusse liberamente e onestamente in occidente, questa partnership continuerà a prosperare. I tentativi del Regno Unito d’incastrare la Russia in un attacco da “agente nervino” a Sergej Skripal e figlia sul suolo inglese, e quindi trascinare in modo disonesto gli inglesi a uno scontro con la Russia, minacciano non solo gli interessi di Mosca, ma anche del pubblico inglese.

I media alternativi
Mentre i media statali della Russia hanno sicuramente contribuito a contrastare la narrativa del Regno Unito su Skripal, vi hanno contribuito anche migliaia di media e persone indipendenti nel mondo. Personalità e analisti con un vasto pubblico su social media e piattaforme video come Twitter, Facebook e YouTube sono un contrappeso sempre più importante ai media aziendali occidentali. Per illustrare l’efficacia dei media alternativi, i media occidentali hanno intenzionalmente e disonestamente tentato di raggrupparli coi media internazionali russi per minarne la credibilità.

La percezione pubblica non è tutto, ma non è neanche nullo
Mentre la verità sull’affare Skripal deve ancora essere svelata, con Sergej Skripal e sua figlia scomparsi dal pubblico e dalle menzioni ufficiali, e mentre non è ancora sicuro perché il governo inglese s’inventò tale incidente, che sembra legato a l’attacco chimico inscenato a Duma, in Siria. L’affare Skripal potrebbe essere stato volto a minare la credibilità russa al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite prima del finto attacco chimico di Duma. Se le cose avessero funzionato secondo i piani, una risposta “internazionale” molto più audace e muscolare avrebbe potuto essere organizzata dagli Stati Uniti, costringendo la Russia a fare marcia indietro in Siria e potenzialmente a togliere al governo siriano la sua protezione politica e militare. Tuttavia, questo non è accaduto per una serie di motivi. L’equilibrio militare in Medio Oriente potrebbe ancora favorire Stati Uniti ed alleati, ma è un vantaggio che può essere sfruttato solo con un conflitto molto più ampio di quello attuale in Siria. Sarà difficile per gli Stati Uniti creare la giusta combinazione di provocazioni e manipolazioni della percezione pubblica per giustificare il conflitto necessario per far avanzare la loro agenda in Siria. L’affare Skripal falliva nell’impatto desiderato sulla percezione pubblica nei confronti della Russia presso le Nazioni Unite. Eppure gli Stati Uniti erano pronti a continuare con le provocazioni e poi gli attacchi alla Siria. È sempre difficile quantificare quanto percepisca l’opinione pubblica del processo decisionale. La potenza militare di Washington non è direttamente influenzata dalla percezione pubblica, ma un pubblico non convinto e riluttante può indebolire indirettamente e imprevedibilmente le operazioni militari. Con ciò in mente, si nota perché nazioni come Russia, Cina ed Iran hanno sviluppato i propri media internazionali, conquistandosi uno spazio nel pubblico globale dominato dall’occidente. L’impatto di ciò potrebbe non avere di per sé fermato l'”effetto Skripal”, ma certamente l’attenuava. Con una solida politica estera composta da incentivi e deterrenti, Mosca lo fermava del tutto. L’affare Skripal diventava uno scandalo, col governo inglese che ha più da spiegare dei presunti assassini del Cremlino, su cui non c’erano prove. Mentre la Russia raccoglie i frutti di anni di sviluppo della propria presenza nel pubblico globale, le altre nazioni del mondo in via di sviluppo dovrebbero considerare i meriti nel creare propri media internazionali per dare la propria visione al pubblico globale e riflettere i propri interessi. Attualmente, molte nazioni in via di sviluppo hanno un corpo di giornalisti addestrati e indottrinati dall’occidente. Quando ritornano nelle nazioni d’origine, i loro articoli riflettono gli interessi occidentali, non nazionali. Spesso sviluppano legami diretti coi media e persino le ambasciate occidentali, compromettendone ulteriormente non solo l’integrità di giornalisti, ma anche la capacità di rappresentare almeno gli interessi delle popolazioni locali che disinformano.
Nazioni come Russia e Cina che esportano tecnologia e sistemi di difesa, potrebbero potenzialmente esportare i loro successi mediatici internazionali aiutando le altre nazioni a costruire media efficaci che riflettano gli interessi di ciascuna nazione. A differenza degli Stati Uniti, che finanziano i media delle nazioni bersaglio servendo da mero sostegno dell’ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti; Russia e Cina darebbero gli strumenti ad altre nazioni per difendere il proprio spazio informativo. Anche se gli interessi di queste nazioni potrebbero non coincidere sempre con Mosca o Pechino, sicuramente non si sottoporranno mai all’egemonia occidentale, affrontando il comune risentimento di numerose nazioni, ben oltre le sole Russia e Cina.Ulson Gunnar, analista geopolitico e autore di New York

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La campagna di Trump contro l’Iran non raggiungerà i suoi obiettivi

Moon of Alabama 21 maggio 2018L’amministrazione Trump ha reso perfettamente chiaro oggi che vuole il cambio di regime in Iran con qualunque mezzo. In un discorso ben promosso alla Heritage Foundation, il segretario di Stato Pompeo presentava dodici pretese all’Iran, minacciando le “sanzioni più forti della storia” se non saranno soddisfatte. Ma tali pretese non hanno senso, dimostrando solo l’incompetenza dell’amministrazione Trump. I mezzi che l’amministrazione Trump ha predisposto per raggiungere tali obiettivi sono irreali e, anche se adottabili, insufficienti a raggiungere i risultati desiderati. All’Iran viene chiesto d’interrompere l’arricchimento dell’uranio, richiesta irricevibile dall’Iran. Il programma ha ampio sostegno politico iraniano in quanto considerato attributo della sovranità. Pompeo chiede che l’Iran chiuda il reattore ad acqua pesante. L’Iran non può chiuderlo. Non ce l’ha. Ciò che costruiva ad Arak fu chiuso con l’accordo nucleare (JCPOA). Calcestruzzo fu versato nel nucleo sotto la supervisione degli ispettori dell’AIEA. Come può il segretario di Stato degli Stati Uniti fare tale richiesta insensata in un discorso preparato? Un’altra richiesta è che l’Iran ponga fine al sostegno alla resistenza palestinese. Anche questo è irricevibile dall’Iran finché continua l’occupazione sionista della Palestina. Esiste una richiesta che l’Iran non sviluppi missili “nucleari”. L’Iran si era già impegnato col JCPOA distrutto da Trump. Un’altra richiesta è che l’Iran ritiri le truppe dalla Siria e metta fine alle interferenze in Iraq, Yemen, Afghanistan e altrove. Tali pretese richiedono il cambiamento generale del carattere e delle politiche nazionali dell’Iran, dovrebbe diventare il Lichtenstein. L’amministrazione Trump non ha modo di raggiungere tale obiettivo.
Con un lavoro scrupoloso, l’amministrazione Obama ottenne che gran parte del mondo accettasse le sanzioni contro l’Iran. Era possibile perché gli altri Paesi si fidavano delle rassicurazioni di Obama sul fatto che avrebbe rispettato l’accordo seriamente negoziato. L’unità internazionale e la fiducia erano necessarie per raggiungere l’accordo nucleare. Ora Trump vuole molto di più, ma non ha un fronte internazionale dietro. Nessuno si fida della sua parola. Gli europei sono infuriati perché Trump li minaccia con sanzioni secondarie se aderiscono all’accordo e continuano a trattare con l’Iran. Anche se alla fine si piegassero smettendo di trattare con l’Iran, tenteranno di eludere le sanzioni unilaterali degli Stati Uniti. Né Cina, Russia o India smetteranno di fare affari con l’Iran. Per loro le sanzioni unilaterali degli Stati Uniti aprono nuovi mercati. La compagnia petrolifera francese Total annunciava la fine dello sviluppo del giacimento di gas del Sud Pars in Iran, per evitare le sanzioni secondarie statunitensi su altri interessi. La Cina ha detto “grazie” e assunto il controllo dei lavori. Anche la Russia salterà dove può. La sua agricoltura consegnerà tutto ciò di cui l’Iran ha bisogno, e continuerà a vendere armi all’Iran. Cina, India e altri continueranno a comprare petrolio iraniano. L’amministrazione Trump causerà del dolore economico. Inoltre renderà Stati Uniti ed Europa più deboli e Russia e Cina più forti. La minaccia di sanzioni secondarie porterà infine alla creazione di un’economia globale parallela sicura da sanzioni. Lo scambio di informazioni bancarie SWIFT che gestisce i pagamenti internazionali tra banche può essere sostituito da sistemi Paese a Paese che non dipendono da istituzioni sanzionabili. Il dollaro USA come mezzo di scambio universale sarà evitato usando altre valute o baratto. L’uso insensato delle sanzioni economiche e finanziarie finirà per distruggere la capacità degli Stati Uniti di usarle come strumento di politica estera.
Il discorso di Pompeo unirà il popolo dell’Iran. I neoliberisti moderati dell’attuale presidente Rouhani si uniranno ai nazionalisti nella resistenza. Le richieste vanno ben oltre ciò che qualsiasi governo iraniano potrebbe concedere. Un Iran in cui conta la volontà del popolo non sarà mai d’accordo. L’unico modo con cui l’amministrazione Trump potrebbe raggiungere i suoi obiettivi è il cambio di regime, ma fu già provato fallendo. La “rivoluzione verde” fu fortemente sostenuta da Obama, ma venne facilmente sventata. I vari assassinii in Iran non ne hanno cambiato la politica. Dimensione e geografia dell’Iran rendono impossibile una campagna militare diretta come in Libia. L’Iran può reagire a qualsiasi attacco colpendo gli interessi statunitensi nel Golfo. Gli Stati Uniti possono e probabilmente continueranno ad attaccare forze ed interessi iraniani in Siria e altrove. Il suo esercito infastidirà l’Iran nel Golfo. La CIA proverà ad alimentare i disordini interni e le sanzioni danneggerebbero l’economia iraniana. Ma nulla di tutto ciò può cambiare lo spirito nazionale dell’Iran, espresso dalla propria politica estera. Tra uno o due anni l’amministrazione Trump scoprirà che le sue sanzioni sono fallite. Ci sarà la spinta ad un attacco militare diretto all’Iran, ma i piani per tale attacco furono fatti sotto George W. Bush. All’epoca il Pentagono consigliò che una guerra del genere avrebbe causato perdite molto gravi ed era probabile che fallisse. Quindi è dubbio che ci sarà mai. Cos’altro l’amministrazione Trump può fare, quando il suo piano A è fallito?Traduzione di Alessandro Lattanzio