Macron: cavallo di Troia degli USA

Wayne Madsen, SCF, 17.05.2017Il nuovo presidente francese Emmanuel Macron, impegnato nelle presidenziali francesi in contrappeso pro-europeo per impedire l’elezione della leader del Partito Nazionale Marine Le Pen, sembra avere più di un rapporto casuale con gli Stati Uniti. Mentre lavorava al Ministero dell’Economia da ispettore speciale e ministro, Macron supervisionò il furto virtuale delle industrie strategiche francesi da parte delle imprese statunitensi dai forti legami con l’intelligence. L’hackeraggio dei computer del movimento di Macron “En Marche!” da parte di soggetti sconosciuti ha prodotto materiale interessante. I difensori di Macron sostengono che i file rilasciati erano o “falsi” o estranei. Tuttavia, una serie di file sul furto virtuale del gigante tecnologico dell’informazione francese da individui collegati alla CIA è esattamente ciò che ci si aspetterebbe dalla campagna di Macron. Il primo incarico di Macron nel governo francese era proteggere gli interessi delle società francesi dalla concorrenza estera e, soprattutto, dall’acquisizione. La mossa dei servizi d’intelligence statunitensi acquisendo la leader francese della tecnologia delle smart card, Gemplus International, iniziò nel 2001 e l’operazione fu completata entro il 2004, anno in cui Macron divenne ispettore delle finanze nel Ministero dell’Economia francese. L’industria francese è da tempo obiettivo della sorveglianza e/o acquisizione dalle società statunitensi e la CIA ha svolto un ruolo importante in tali operazioni di “guerra economica”. Ad esempio, la società di elettronica francese Thomson-CSF è stata a lungo l’obiettivo principale dell’agenzia statunitense per la sicurezza nazionale e della sorveglianza della CIA. I documenti riguardanti la riuscita acquisizione della Gemplus, insieme alla principale fabbrica di Gemenos, Bouches-du-Rhône, in Francia, dall’impresa statunitense Texas Pacific Group (TPG) rientra nella tranche degli archivi prelevati dai computer di “En Marche!”. TPG acquisì le azioni della Gemplus nel febbraio 2000. Nel 2006 Gemplus si fuse con Axalto per formare Gemalto completando l’efficace controllo statunitense sull’impresa. Nel settembre 2002, Alex Mandl, statunitense residente a Vienna, Austria ed ex-presidente di AT&T, presidente e amministratore delegato di Teligent, membro del consiglio di amministrazione della società della CIA IN-Q-TEL e membro del consiglio di amministrazione del neoconservatore American Enterprise Institute, fu nominato CEO della Gemplus International. Continua ad essere presidente esecutivo della Gemalto.
A seguito delle comunicazioni dell’ex-contraente dell’NSA Edward Snowden, è ormai noto che il Centro di comunicazioni del governo (GCHQ) inglese, collaborando con l’NSA, penetrava con successo le carte SIM utilizzate dalla Gemalto. GCHQ/NSA intercettarono le comunicazioni dei cellulari utilizzando le carte SIM Gemalto abilitate per la crittografia in Afghanistan, Yemen, India, Serbia, Iran, Islanda, Somalia, Pakistan e Tagikistan. L’attacco di GCHQ-NSA fu anche indirizzato contro i centri di personalizzazione della carta SIM Gemalto in Giappone, Colombia e Italia. La pirateria di NSA e GCHQ dei chip SIM Gemalto tramite il loro Mobile Handset Exploitation Team (MHET), fu forse la più grande operazione d’intercettazione dell’NSA nella storia, che vide migliaia di chiamate e messaggi di testo intercettati e decodificati da NSA e dal partner inglese. Molto sinistra fu l’inclusione dei dati d’identificazione della carta SIM Gemalto nel database della CIA dei cellulari presi di mira negli attacchi dei droni statunitensi. I documenti interni di “En Marche” puntano a quattro agenzie governative francesi che condussero le indagini sull’acquisizione della Gemplus: “Renseignements généraux” (RG) (Intelligence Generale), “Direction de la sûreté du territoire” (DST), Ministero dell’Industria e Ministero dell’Economia di Macron. La stampa francese, che celebra Macron ex-banchiere dei Rothschild, afferma che i documenti della Gemplus non hanno nulla a che fare con Macron. I media francesi sostengono che Macron era un semplice studente all’accademia elitaria dei servizi pubblici francesi, l’École nationale d’administration (ENA) fino al diploma nel 2004. Tuttavia, come indicano chiaramente i documenti fuoriusciti, l’acquisizione della Gemplus era ancora indagata dal governo francese quando Macron divenne ispettore del Ministero dell’Economia nel 2004. Dato che Macron ebbe il compito di assicurare che le società francesi non subissero tentativi stranieri di contrastare la crescita economica francese, la sua performance, come si vede dalla perdita di posti di lavoro francesi per gli interessi stranieri, fu abissale. È molto probabile che i file di “En Marche” sull’acquisizione della Gemplus dovessero avere informazioni riservate pronte, nel caso in cui il ruolo di Macron nel coprire i dettagli dell’acquisizione statunitense divenissero pubblici. Ogni partito dev’essere disposto a fronteggiare le rivelazioni dalle “ricerche dell’opposizione” sui loro candidati. Va anche notato che una delle liste pubblicate da “En Marche” afferma che la politica di Macron era “monitorare” ma non impedire la proprietà straniera su industrie e imprese strategiche francesi.
Nel 2008, Macron lasciò il governo per entrare nella Rothschild&Cie Banque. Divenne anche capo della Fondazione francese-statunitense pesantemente neocon che conta Hillary Clinton, generale Wesley Clark e l’ex-presidente della Banca mondiale Robert Zoellick. La questione operativa su Macron è: cosa sapeva dell’acquisizione della Gemplus e quando? I file della Gemplus di “En Marche”, contenuti in una cartella denominata “Macron” e che si occupano dell’acquisizione statunitense, si leggono come un romanzo di spionaggio di John LeCarré. Un file, contrassegnato “Confidential” e inviato a Stefan Quandt della famiglia miliardaria Quandt delle note BMW e Daimler in Germania, si occupa del valore dei titoli della Gemplus nel 2001, tra “rapporti estremamente tesi e scontri tra i principali ai vertici, nella rottura delle comunicazioni con il personale. Di conseguenza, la maggior parte di essi è completamente inedita oggi”. Da ispettore del Ministero dell’Economia, è stupefacente che Macron non sapesse della violazione delle leggi verificatasi con l’acquisizione statunitense della Gemplus. Ciò è descritto anche in un altro file della Gemplus dalla sua campagna, che indica la situazione post-acquisizione statunitense della Gemplus: “Dichiarazioni irresponsabili, spesso seguite da chiusura di siti e licenziamento del personale, anche prima di consultarne i rappresentanti (come la legge e il senso comune richiedono)”. I Quandt sono molto discreti e per una buona ragione. Guenther Quandt fabbricò fucili Mauser e missili antiaerei per il Terzo Reich. Divorziò dalla prima moglie, Magde Quandt, dopo aver avuto un figlio, Harald Quandt. Magde poi sposò il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels. Stefan Quandt, coinvolto nella presa di Gemplus, è figlio del fratellastro di Harald, Herbert Quandt. Le informazioni negative sulla Gemplus portarono a una relazione della Goldman Sachs del 24 gennaio 2002 che spinse l’azienda a continuare con la ristrutturazione diretta dagli statunitensi per mantenersi sul mercato. Anche se era allievo all’ENA all’epoca, non esiste alcuna informazione su quali progetti Macron fu assegnato dal 2001 al 2003 dai professori del servizio civile. Altri file correlati con la Gemplus nella cartella “En Marche!” comprendono quelli collegati a uno dei capi di Gemplus, Ziad Takieddine, broker franco-libanese druso e diplomato dell’università americana di Beirut collegata alla CIA. Takieddine aiutò a progettare l’acquisizione statunitense con l’aiuto di Herr Quandt. Takieddine contribuì a concludere importanti trattative sulle armi francesi con Libia, Siria, Arabia Saudita e Pakistan. Accusato di riciclaggio di denaro nelle Isole Vergini inglesi dall’ex-moglie, Takieddine è anche lo zio di Amal al-Amudin, moglie dell’attore George Clooney. Takieddine è anche un feroce nemico dell’ex-presidente Nicolas Sarkozy, che perse le presidenziali nel 2017 rispetto al rivale conservatore François Fillon. Macron superò Fillon al primo turno delle elezioni presidenziali, arrivando al secondo turno con Fillon al terzo posto.
Takieddine, Quandt e una società sospetta della CIA, Texas Pacific Group (TPG), erano tutti chiaramente parte di una cospirazione per sbarazzarsi del co-fondatore francese della Gemini Marc Lassus e dei dirigenti francesi dell’azienda. La decisione di licenziare Lassus e colleghi francesi fu presa in una riunione del consiglio di amministrazione della Gemplus tenutasi a Washington DC, non in Francia, il 15 dicembre 2001. Un altro responsabile dell’acquisizione statunitense della Gemplus fu Lee Kheng Nam, dirigente di Singapore e titolare di un master su operazioni di ricerca e analisi di sistema della scuola post-laurea della Marina statunitense di Monterey, California. Il co-fondatore di TPG, David Bonderman di Fort Worth, in Texas, fu coinvolto nell’acquisizione ostile della Gemplus. L’acquisizione delle azioni della Gemplus da parte di TPG avvenne attraverso una società finta praticamente sconosciuta e registrata a Gibilterra, chiamata “Zensus”. Bonderman, ebreo, fece una mossa politica nel 2012 in Egitto quando incontrò Qayrat al-Shatar, vicedirettore della Fratellanza musulmana e membro del governo di Muhamad Mursi. Bonderman dichiarò di cercare un'”opportunità di investimento” in Egitto. In un documento word senza data trovato nei computer di “En Marche”, Lassus viene citato dire: “Sono convinto che l’investimento della TPG abbia qualche accordo con il governo per spostare la sede centrale in California. Ci riprovarono di nuovo nel gennaio 2002”. I sindacati dei lavoratori della Gemplus previdero che la produzione dell’impresa passasse dalla Francia alla Polonia. Il maggiore sindacato francese, “Confédération générale du travail” (CGT), dichiarò che l’acquisizione della Gemplus doveva eliminare la Francia dalla leadership tecnologica delle smart card. Gemplus impiegava 7000 lavoratori francesi prima dell’acquisizione da parte degli statunitensi. Il documento word si riferisce anche alle agenzie governative francesi che “avviarono indagini” e cercarono “informatori interni”. Macron svolse un ruolo sia nelle indagini del Ministero dell’Economia sia nella ricerca presso la Gemplus di “informatori interni” per i suoi amici statunitensi? Quando la società statunitense General Electric acquisì la società francese per turbine e tecnologia nucleare Alstom, il Ministro dell’Economia Macron affermò di aver approvato tali acquisizioni perché “l’intervento statale nell’industria avviene solo in Venezuela”. Questa è musica per le orecchie dei miliardari nell’amministrazione Trump.La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La storia profonda della guerra fredda occidentale contro la Russia

Finian Cunnignham Strategic Culture 04/05/2017Dopo decenni le Nazioni Unite hanno infine pubblicato gli archivi della Commissione sui crimini di guerra della Seconda guerra mondiale che indagò sull’olocausto nazista. La fonte di questi archivi sui crimini di guerra nazisti erano i governi occidentali, anche quelli in esilio durante la guerra, come Belgio, Polonia e Cecoslovacchia. Il periodo coperto è il 1943-1949. Washington e Londra avevano cercato di fermarne la pubblicazione. Perché? In particolare, la pubblicazione dei dossier storici il mese scorso ha avuto scarsa copertura mediatica occidentale. Sorprendentemente perché la storia che emergerebbe dai documenti racconta la versione occulta della seconda guerra mondiale, cioè la collusione continua tra i governi statunitensi e inglesi con il Terzo Reich nazista. Come segnalato da Deutsche Welle, “I fascicoli indicano che le forze alleate seppero sul sistema dei campi di concentramento nazista prima della fine della guerra più di quanto si è generalmente pensato”. Questa rivelazione indica la maggiore “conoscenza” tra gli alleati occidentali dei crimini nazisti, arrivando a dichiararne la collusione. Ciò spiegherebbe anche perché Washington e Londra erano così restie a rendere pubblici i dossier sui crimini di guerra delle Nazioni Unite. Vi è da tempo una controversia nelle nazioni occidentali sul perché Stati Uniti e Gran Bretagna in particolare non fecero di più per bombardare l’infrastruttura dei campi della morte e delle ferrovie naziste. Washington e Londra spesso affermarono di non sapere pienamente dell’orrore perpetrato dai nazisti fino alla fine della guerra, quando centri di sterminio come ad Auschwitz e Treblinka furono liberati dall’Armata Rossa sovietica, altra cosa che si dovrebbe notare. Tuttavia, l’ultima versione dei dossier sull’Olocausto delle Nazioni Unite mostra che Washington e Londra erano pienamente consapevoli della soluzione finale nazista in cui milioni di ebrei europei e slavi vennero sistematicamente fatti lavorare fino a morire o sterminati nelle camere a gas. Quindi la domanda è sempre: perché Stati Uniti e Gran Bretagna non diressero i loro bombardamenti aerei per distruggere l’infrastruttura nazista? Una possibile risposta è che gli alleati occidentali avessero un totale disprezzo per le vittime dei nazisti. Le dirigenze di Washington e Londra furono accusate di pregiudizi antisemiti, come si nota dallo scandalo quando tali governi respinsero migliaia di rifugiati ebrei europei durante la seconda guerra mondiale, rispedendone molti a morire sotto il regime nazista. Non escludendo il fattore del razzismo occidentale, c’è un secondo fattore ancor più inquietante. I governi occidentali, o almeno parti potenti, non disprezzarono la guerra nazista contro l’Unione Sovietica, nonostante fosse un “alleato” nominale dell’occidente fino alla sconfitta della Germania nazista. Tale prospettiva si fonda su una concezione radicalmente diversa della Seconda Guerra Mondiale, in contrasto con quella narrata dalle versioni ufficiali occidentali. In tale contesto storico, l’assalto del Terzo Reich nazista fu deliberatamente fomentato dai governanti statunitensi e inglesi in quanto bastione europeo contro la diffusione del comunismo. L’antisemitismo rabbioso di Adolf Hitler si accoppiò al disprezzo del marxismo e dei popoli slavi dell’Unione Sovietica. Nell’ideologia nazista erano tutti “untermenschen” (subhumani) da sterminare con la “soluzione finale”.
Quindi, quando la Germania nazista attaccò l’Unione Sovietica e attuò la soluzione finale dal giugno 1941 fino alla fine del 1944, non meraviglia che Stati Uniti e Gran Bretagna mostrassero una curiosa riluttanza ad impegnare pienamente le loro forze armate per aprire il fronte occidentale. Gli alleati occidentali erano evidentemente contenti di vedere la macchina di guerra nazista fare ciò che doveva fare fin dall’inizio: distruggere il nemico principale del capitalismo occidentale, l’Unione Sovietica. Questo non vuol dire che tutti i capi politici statunitensi e inglesi condividessero o fossero consapevoli di tale sottintesa visione strategica. Leader come il presidente Franklin Roosevelt e il primo ministro Winston Churchill sembravano essere sinceramente impegnati a sconfiggere la Germania nazista. Tuttavia, le loro visioni personali vanno contestualizzate nella collusione continua tra potenti interessi occidentali e Germania nazista. Come l’autore statunitense David Talbot ha documentato nel suo libro, La scacchiera del diavolo: Allen Dulles, CIA e governo segreto dell’America (2015), c’erano enormi legami finanziari tra Wall Street e Terzo Reich, risalenti a diversi anni prima della Seconda guerra mondiale. Allen Dulles, che lavorò per lo studio legale di Wall Street Sullivan&Cromwell e che successivamente diresse la Central Intelligence Agency, fu un attore chiave del legame tra capitale statunitense e industria tedesca. I giganti industriali statunitensi come Ford, GM, ITT e Du Pont investirono notevolmente nelle industrie tedesche come IG Farben (produttore del Zyklon B, il gas tossico utilizzato nell’Olocausto), Krupp e Daimler. Il capitale statunitense, così come quello inglese, erano integrati nella macchina da guerra nazista e nella successiva dipendenza dal sistema schiavistico permesso dalla soluzione finale. Ciò spiegherebbe perché gli alleati occidentali fecero così poco per distruggere l’infrastruttura nazista con la loro indiscutibilmente formidabile forza da bombardamento aereo. Assai peggio della mera inerzia o indifferenza per pregiudizio razzista verso le vittime naziste, emerge che l’élite capitalista anglo-statunitense investì sul Terzo Reich, soprattutto per eliminare l’Unione Sovietica e qualsiasi movimento globale genuinamente socialista. Bombardare l’infrastruttura nazista sarebbe equivalso ad eliminare risorse occidentali. A tal fine, quando la guerra si avvicinò alla fine e l’Unione Sovietica sembrò pronta a spazzare da sola il Terzo Reich, statunitensi ed inglesi aumentarono gli sforzi bellici nell’Europa occidentale e meridionale. L’obiettivo era salvare le risorse occidentali rimaste del regime nazista. Allen Dulles, futuro direttore della CIA, subito preparò la fuga dei capi nazisti e dell’oro che saccheggiarono in Europa con l’accordo di resa segreto noto come Operazione Sunrise. L’intelligence militare della Gran Bretagna, l’MI6, fu coinvolta nell’operazione segreta statunitense per salvare i nazisti via ratline. La cattiva fede mostrata agli “alleati” sovietici annunciò la successiva guerra fredda che subito seguì la Seconda guerra mondiale.
La testimonianza di ciò che avvenne fu significativa e fu esposta recentemente in un’intervista alla BBC di Ben Ferencz, procuratore-capo statunitense superstite del processo di Norimberga. All’età di 98 anni, Ferencz poteva ancora ricordare lucidamente come vari criminali di guerra nazisti venissero liberati dalle autorità statunitensi e inglesi. Ferencz citò il generale degli Stati Uniti George Patton che osservò poco prima della resa finale del Terzo Reich, all’inizio del maggio 1945, “Combattiamo il nemico sbagliato”. La sincera animosità di Patton verso l’Unione Sovietica più profonda che verso la Germania nazista, era coerente con la classe dominante statunitense e inglese che colluse con il Terzo Reich di Hitler nella guerra geostrategica contro l’Unione Sovietica e i movimenti socialisti dei lavoratori in Europa e America. In altre parole, la guerra fredda che Stati Uniti e Gran Bretagna avviarono dal 1945 era solo la continuazione della politica ostile verso Mosca in corso da ben prima la Seconda guerra mondiale, scoppiata nel 1939 sotto forma di aggressione della Germania nazista. Per vari motivi, fu opportuno che le potenze occidentali liquidassero la macchina da guerra nazista insieme all’Unione Sovietica. Ma come si può notare, le risorse occidentali nella macchina nazista furono riciclate nella guerra fredda di USA e Regno Unito contro l’Unione Sovietica. Un’eredità pesante furono le agenzie d’intelligence militari statunitensi e inglesi consolidate e finanziate dai criminali nazisti.
La recente pubblicazione dei dossier sull’Olocausto delle Nazioni Unite, nonostante le prevaricazioni statunitensi e inglesi per molti anni, aggiunge ulteriori prove all’analisi storica sulle potenze occidentali profondamente colluse coi crimini monumentali del Terzo Reich nazista. Sapevano di questi crimini perché li permisero, complicità derivante dall’ostilità occidentale verso la Russia percepita come rivale geopolitico. Non è un mero esercizio accademico. La complicità occidentale con la Germania nazista trova un corollario nelle attuali ostilità di Washington, Gran Bretagna e alleati della NATO verso Mosca. L’incessante dispiegamento di forze offensive della NATO ai confini della Russia, l’infinita russofobia nei media propagandistici occidentali, il blocco economico sotto forma di sanzioni dai deboli pretesti, sono profondamente radicati nella storia. La guerra fredda occidentale contro Mosca precedette la Seconda guerra mondiale, continuò dopo la sconfitta della Germania nazista e persiste oggi, indipendentemente dal fatto che l’Unione Sovietica non esista più. Perché? Perché la Russia è percepita quale rivale dell’egemonia capitalista anglo-statunitense, così come la Cina o qualsiasi potenza emergente che sconvolga l’egemonia unipolare voluta. La collusione anglo-statunitense con la Germania nazista ritrova una manifestazione attuale nella collusione della NATO con il regime neonazista in Ucraina e i gruppi terroristici jihadisti nelle guerre per procura contro gli interessi russi in Siria e altrove. Gli attori possono cambiare nel tempo, ma la patologia alla radice è il capitalismo anglo-statunitense e la sua dipendenza egemonica. La guerra fredda infinita finirà solo quando il capitalismo anglo-statunitense sarà finalmente sconfitto e sostituito da un sistema davvero democratico.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli alleati occidentali si spiano a vicenda

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation 28/03/2017

In una raro annuncio pubblico, l’agenzia d’intelligence elettronica della Gran Bretagna, Government Communications Headquarters (GCHQ), rilasciava una dichiarazione pubblica riguardante l’accusa di un ex-giudice statunitense di aver sorvegliato il presidente Donald Trump dopo la vittoria a sorpresa dell’8 novembre 2016. Il GCHQ ha dichiarato: “le accuse sui media del giudice Andrew Napolitano sul GCHQ che avrebbe condotto ‘intercettazioni’ contro l’allora presidente eletto sono sciocchezze. Sono assolutamente ridicole e vanno ignorate”. L’annuncio pubblico svela come GCHQ e partner dei Cinque Occhi abbiano spiato i cittadini degli altri partner con il “trucco” legale che evita le leggi nazionali volte ad impedire le intercettazioni dei rispettivi cittadini. Negli Stati Uniti, gli ordini di sorveglianza nazionale sono emessi dal tribunale speciale, il Foreign Intelligence Surveillance Court (FISC), ai sensi del Foreign Intelligence Surveillance Act del 1978 (FISA). Le altre nazioni, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda, hanno leggi restrittive analoghe. Tale spionaggio avvenne nei confronti di due membri del Governo inglese nel 1983 ad opera di un’agenzia SIGINT del Canada. L’ex-ufficiale del Canadian Communications Security Establishment (ora noto come Communications Security Establishment Canada o CSEC) Mike Frost disse che Margaret Thatcher utilizzò la rete di sorveglianza globale delle cinque potenze per spiare due membri del suo gabinetto perché non credeva che gli fossero leali. Frost disse a “60 Minutes” della CBS, “(Thatcher) aveva due ministri che secondo lei ‘Non l’affiancavano’… quindi il mio capo andò a Londra ed intercettò il traffico dei due ministri”. Frost confermò che i cinque Paesi aggirano le leggi nazionali contro lo spionaggio dei cittadini, chiedendo a un altro membro dell’alleanza di farlo al posto loro. Uno dei ministri inglesi spiato e poi licenziato dalla Thatcher, dopo la clamorosa rielezione del 1983, fu il ministro degli Esteri Francis Pym, un conservatore moderato che, ironia della sorte, fu anche il responsabile dei servizi segreti GCHQ e MI6. L’altro era il viceprimo ministro e ministro William Whitelaw, che fu poi nominato presidente della Camera dei Lord, posizione insignificante. Nel 1998 fu rivelato da Margaret Newsham, ex-contractor della Lockheed per la National Security Agency, che GCHQ e NSA erano coinvolti nella sorveglianza senza mandato di telefonate d’oltremare dagli Stati Uniti del senatore Strom Thurmond. Nei primi anni ’70, NSA e GCHQ riferirono di aver collaborato ad intercettazioni senza mandato delle comunicazioni a New York del cantante dei Beatles John Lennon. L’agenzia canadese spiò il telefono dell’auto dell’ambasciatore degli Stati Uniti a Ottawa, con gli ufficiali di collegamento del NSA pienamente consapevoli. Negli anni ’60, quando il presidente francese Charles de Gaulle fece causa comune con il movimento d’indipendenza del Quebec, i canadesi chiesero alle agenzie SIGINT norvegese, danese e svedese (membri “THIRDPARTY” dell’alleanza delle cinque SIGINT) di sorvegliare le comunicazioni tra Parigi e il premier del Quebec Rene Levesque e del suo movimento separatista Parti Quebecois. Negli anni ’80, i canadesi furono utilizzati dalla NSA per condurre la sorveglianza “nera”, con violazione di domicilio dei cittadini degli Stati Uniti che si riteneva lavorassero per i sovietici. Fu un trucco volto ad aggirare la mancanza di prove che impediva di avere l’ordine del tribunale FISC. Alla fine degli anni ’90, dispositivi d’intercettazione della NSA furono scoperti nel router di posta elettronica del Parlamento europeo di Bruxelles. Tra le email intercettate vi erano quelle degli eurodeputati inglesi.
Nel 2015, l’allora primo ministro della Nuova Zelanda John Key fu sorvegliato dalla Direzione elettronica australiana (ASD) di Canberra. Le trascrizioni non solo furono trasmesse al governo australiano e alla NSA, ma anche al Government Communications Security Bureau (GCSB) della Nuova Zelanda. Lo spionaggio australiano dettagliò la posizione negoziale di Key verso la Pharmac, l’agenzia di acquisto farmaci del governo, e l’accordo commerciale Trans Pacific Partnership (TPP). Nel dicembre 2016, Key di colpo si dimise per “motivi personali”. I negoziati commerciali asiatici comportarono anche che l’ASD sorvegliasse lo studio legale di Chicago Mayer Brown per conto della NSA. Nel 2013, Mayer Brown rappresentava il governo indonesiano nei negoziati commerciali con gli Stati Uniti. Il GCHQ deve agli Stati Uniti un paio di favori. Nel 2007, il dipartimento della Difesa, che sovrintende la NSA, confermò che la NSA “Scaricò le conversazioni della principessa Diana” negli anni prima della morte nel 1997, ma insisté nel dire che faceva solo parte di un’operazione di sicurezza riguardante “altri obiettivi”. La legge inglese vietava al GCHQ di monitorare Diana, quindi la NSA ben volentieri la sorvegliò per conto dell’omologo inglese. Il lavoro legale presso le operazioni di sorveglianza viene descritto in una direttiva del 2005 per un piano segreto del NSA, dal titolo “Raccolta, elaborazione e diffusione delle comunicazioni alleate”, rivelato dall’informatore del NSA Edward Snowden. La bozza afferma, “l’accordo (UKUSA 1946) è arrivato ad includere la comune comprensione che entrambi i governi non sorveglino a vicenda cittadini e persone. Tuttavia, se è nell’interesse di ogni nazione, si riserva il diritto di condurre azioni unilaterali COMINT (intelligence delle comunicazioni) contro cittadini e persone dell’altro… In alcune circostanze, può essere consigliabile e consentito sorvegliare unilateralmente persone e sistemi di comunicazione di seconde parti, se nel migliore interesse degli Stati Uniti e necessario alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti… tale considerazione mirata va eseguita esclusivamente nell’ambito della direzione, procedure e processi decisionali descritti nella direttiva… vi sono circostanze in cui mirare persone e sistemi di comunicazioni di seconde parti, con la piena conoscenza e collaborazione di una o più seconde parti, sia consentito se nel migliore interesse di entrambe le nazioni. Tale sorveglianza sarà conforme alle linee guida stabilite nella presente direttiva”. In una riunione delle agenzie dei Cinque Occhi presso la sede centrale del GCHQ, il 22-23 aprile 2008, si convenne che le cinque agenzie avrebbero condiviso i dati intercettati dalle altre, anche dei propri cittadini. La Direzione della Difesa Elettronica australiana (DSD), ora ASD, non mostrò la minima preoccupazione per i propri interessati alla condivisione dei dati. Gli australiani apparvero anche disposti a condividere i dati intercettati con “le agenzie non d’intelligence, per esempio, la polizia federale australiana”. La sorveglianza degli altri partner dei Cinque Occhi fu effettuata dal CSEC al vertice G20 di Londra del 2009. I membri delle delegazioni di Canada, Stati Uniti e Australia ebbero propri telefono, e-mail e cellulari intercettati dal CSEC che effettuò le operazioni sul suolo inglese. Un documento classificato TOP SECRET STRAP 1 indica che le intercettazioni tra i Cinque Occhi furono condotte dal CSEC per conto del GCHQ “per garantire che l’intelligence rilevante del HMG (governo di Sua Maestà) desse i risultati desiderati con la sua presidenza del G20, raggiungendo gli ospiti al momento giusto e nella forma che ne permettesse il pieno uso”. Un simile trucco legale si ebbe ai G8 e G20 di Toronto bel 2010, dove una speciale operazione di sorveglianza della NSA svolta dall’ambasciata degli Stati Uniti a Ottawa, prese di mira le comunicazioni dei membri delle delegazioni canadese, inglese e australiana. Allo stesso tempo, la CSEC, dal suo quartier generale di Leitrim, presso Ottawa, intercettò le comunicazioni dei delegati statunitensi, inglesi e australiani. Tecnicamente, alcuna legge fu violata.
GCHQ e governo inglesi s’indignano per la notizia di aver sorvegliato la squadra di transizione di Trump per conto dell’amministrazione Obama. Tuttavia, vi sono diverse informazioni storiche su tale cooperazione tra i Cinque Occhi. Il fatto che il GCHQ abbia gracchiato pubblicamente sul fatto d’essere implicato nelle intercettazioni politiche, rende più probabile che sia stato colto in flagrante. GCHQ e partner hanno un lungo curriculum di semplici “no comment” a tali notizie.

John Key

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come gli Stati Uniti inondarono il mondo di Psyops

Robert Parry Consortium News 25 marzo 2017

Reagan con Rupert Murdoch, Charles Wick, Roy Cohn e Thomas Bolan

Documenti appena declassificati della biblioteca presidenziale di Reagan spiegano come il governo degli Stati Uniti abbia sviluppato sofisticate capacità per operazioni psicologiche che, negli ultimi tre decenni, hanno creato una realtà alternativa sia per le popolazioni dei Paesi presi di mira che per i cittadini statunitensi, una struttura che ha espanso l’influenza degli Stati Uniti all’estero e silenziato il dissenso interno. Walter Raymond Jr., specialista in propaganda e disinformazione della CIA, curò la “gestione della percezione” del presidente Reagan e i piani PSYOPS presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale. I documenti rivelano la formazione di una burocrazia PSYOPS sotto la direzione di Walter Raymond Jr., specialista di operazioni segrete della CIA assegnato al personale del Consiglio di Sicurezza Nazionale del presidente Reagan, per aumentare l’importanza di propaganda e PSYOPS nel minare gli avversari degli Stati Uniti nel mondo e assicurare il sostegno pubblico alla politica estera e interna degli Stati Uniti. Raymond, paragonato a un personaggio di un romanzo di John LeCarré che passa facilmente inosservato, passò i suoi anni alla Casa Bianca di Reagan come oscuro burattinaio che fece del suo meglio per evitare l’attenzione del pubblico e, a quanto pare, neanche facendosi una foto. Delle decine di migliaia di fotografie di incontri alla Casa Bianca di Reagan, ne ho trovato solo una coppia mostrare Raymond seduto in gruppo e parzialmente nascosto da altri funzionari. Ma Raymond sembra aver capito la propria vera importanza. Nei dossier del NSC ho trovato lo scarabocchio di un organigramma con Raymond in alto tenere ciò che appaiono le fila utilizzate dai burattinai per controllare le marionette. Anche se è impossibile sapere esattamente ciò che tale Doodler avesse in mente, il disegno ritrae la realtà di un Raymond che dietro le tende operative controllava varie task force inter-agenzia responsabili della propaganda e della strategia PSYOPS.
Fino al 1980, PSYOPS era normalmente considerata una tecnica militare per minare la volontà del nemico diffondendo menzogne, confusione e terrore. Un caso classico fu il generale Edward Lansdale, considerato il padre delle moderne PSYOPS, che drenava il sangue dai cadaveri dei ribelli filippini, in modo che i compagni superstiziosi pensassero che un vampiro li cercasse come prede. In Vietnam, la squadra PSYOPS di Lansdale forniva previsioni astrologiche false e terribili sul destino dei leader nordvietnamiti e vietcong. In sostanza, l’idea PSYOPS era giocare sulle debolezze culturali di una popolazione presa di mira, in modo da poter essere più facilmente manipolata e controllata. Ma le sfide dell’amministrazione Reagan negli anni ’80 portarono a decidere che fossero necessarie anche le PSYOPS in tempo di pace e che le popolazioni bersaglio includessero quella statunitense. L’amministrazione Reagan era ossessionata dai problemi causati dalle divulgazioni degli anni ’70 sulle bugie del governo sulla guerra del Vietnam e le rivelazioni sugli abusi della CIA sia nel rovesciare governi democraticamente eletti che nel spiare i dissidenti statunitensi. La cosiddetta “sindrome del Vietnam” produsse un profondo scetticismo da parte dei cittadini statunitensi, così come nei giornalisti e politici, quando il presidente Reagan cercò di spacciare i suoi piani per intervenire nelle guerre civili, allora in corso in America centrale, Africa e altrove. Mentre Reagan vedeva l’America Centrale come “testa di ponte sovietica”, molti statunitensi videro i brutali oligarchi dell’America centrale e le loro forze di sicurezza sanguinarie massacrare preti, suore, sindacalisti, studenti, contadini e popolazioni indigene. Reagan e i suoi consiglieri capirono che dovevano trasformare quelle percezioni se speravano di ottenere i finanziamenti per sostenere i militari di El Salvador, Guatemala e Honduras, nonché i Contras del Nicaragua, la forza di predoni paramilitari organizzati dalla CIA contro il governo di sinistra del Nicaragua. Così, fu una priorità rimodellare la percezione pubblica per sostenere le operazioni militari del Centro America di Reagan sia nei Paesi presi di mira che tra gli statunitensi.

Una ‘PSYOP Totale’
Come il colonnello Alfred R. Paddock Jr. scrisse su un documento influente del novembre 1983, dal titolo “Le Operazioni Psicologiche militari e la strategia degli Stati Uniti”, “il previsto impiego delle comunicazioni per influenzare atteggiamenti o comportamenti dovrebbe, se usato correttamente, precedere, accompagnare e seguire tutte le operazioni belliche. In altre parole, le operazioni psicologiche sono un sistema d’armi dal ruolo importante in tempo di pace, nel conflitto a tutto spettro e durante il periodo successivo al conflitto”. Paddock continua, “Le operazioni psicologiche militari sono una parte importante delle ‘PSYOP Totali’, in pace e in guerra… Abbiamo bisogno di un programma di attività psicologiche integranti le nostre politiche e i programmi di sicurezza nazionale… La continuità di una commissione interagenzie permanente o un meccanismo di coordinamento necessario per lo sviluppo di una strategia coerente, in tutto il mondo le operazioni psicologiche, è assolutamente necessario”. Alcune note scritte da Raymond, di recente disponibili, mostrano un focus su El Salvador con l’attuazione di “ PSYOPS multimediali per tutta la nazione” attraverso raduni e media elettronici. “Radio e TV inoltre diffondono messaggi PSYOPS”, scriveva Raymond. La grafia ondulata di Raymond, spesso difficile da decifrare, nelle note chiariva che i programmi PSYOPS erano diretti anche contro Honduras, Guatemala e Perù. Un documento “top secret” declassificato da un dossier di Raymond, del 4 febbraio 1985, per il segretario della Difesa Caspar Weinberger, sollecitava l’attuazione piena della National Security Decision Directive 130 del presidente Reagan, firmata il 6 marzo 1984 e che autorizzava le PSYOPS in tempo di pace ampliandone oltre i limiti tradizionali dalle operazioni militari attive alle situazioni in tempo di pace in cui il governo degli Stati Uniti pretendeva vi fosse qualche minaccia agli interessi nazionali. “Questa approvazione fornì l’impulso per la ricostruzione della necessaria capacità strategica focalizzando l’attenzione sulle operazioni psicologiche quali strumenti nazionali, non solo militari, per garantire che le operazioni psicologiche siano pienamente coordinate con la diplomazia pubblica e le altre attività d’informazione internazionali”, affermava il documento per Weinberger. Tale maggiore impegno nelle PSYOPS portò alla creazione di un comitato per le operazioni psicologiche (POC), che doveva essere presieduto da un rappresentante del Consiglio di Sicurezza Nazionale di Reagan, con vicepresidente del Pentagono e rappresentanti di Central Intelligence Agency, dipartimento di Stato e US Information Agency.Questo gruppo avrà il compito di pianificare, coordinare e attuare operazioni psicologiche a sostegno delle politiche e degli interessi per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, secondo un “segreto” addendum a un memo del 25 marzo 1986 del col. Paddock, sostenitore delle PSYOPS divenuto direttore per le operazioni psicologiche dell’esercito degli Stati Uniti. “Il comitato sarà il centro del coordinamento tra le agenzie per dettagliare piani di emergenza per la gestione del patrimonio informativo nazionale durante la guerra, e per la transizione dalla pace alla guerra”, aggiungeva l’addendum. “Il POC deve cercare di assicurare che in tempo di guerra o durante le crisi (che possono essere definiti periodi di tensione acuta riguardanti una minaccia alla vita dei cittadini statunitensi o l’imminenza della guerra tra Stati Uniti e altre nazioni), gli elementi dell’informazione internazionale degli Stati Uniti sono pronti ad avviare procedure speciali per garantire coerenza politica, risposta tempestiva e rapida al pubblico destinatario”.

Prendendo forma
Il Comitato per le Operazioni Psicologiche assunse forma formale con un memo “segreto” del consigliere di Reagan per la Sicurezza Nazionale John Poindexter, il 31 luglio 1986. La sua prima riunione fu indetta il 2 settembre 1986 con un ordine del giorno concentrato sull’America Centrale e “Come altre agenzie possono sostenere il POC e completare i programmi del DoD in El Salvador, Guatemala, Honduras, Costa Rica e Panama”. Il POC ebbe anche il compito di ‘sviluppare le linee guida nazionali per le PSYOPS’ e ‘di formulare e attuare un programma PSYOPS nazionale’. Raymond venne nominato co-presidente del POC con l’agente della CIA Vincent Cannistraro, allora vicedirettore per i programmi d’Intelligence dello staff del NSC, secondo un appunto “segreto” del vicesottosegretario alla Difesa Craig Alderman Jr. Il promemoria notava anche che le future riunioni POC riguardavano i piani PSYOPS per le Filippine e il Nicaragua, con quest’ultimo dal nome in codice “Niagara Falls”. Il memo faceva riferimento anche a un “Progetto Touchstone”, ma non è chiaro a cosa puntasse tale programma PSYOPS. Un altro memo “segreto” del 1° ottobre 1986, con co-autore Raymond, riferiva del primo incontro del POC, il 10 settembre 1986, e osservava che “Il POC, ad ogni riunione, si concentrerà su un’area d’operazioni (ad esempio, America centrale, Afghanistan, Filippine)”. Il secondo incontro del POC, il 24 ottobre 1986, si concentrava sulle Filippine, secondo un appunto del 4 novembre 1986, sempre co-autore Raymond. “Il prossimo passo sarà un contorno ben elaborato per un piano PSYOPS che invieremo all’ambasciata per un commento”, affermava il memo. Il piano “in gran parte si focalizzava su una serie di azioni civiche di sostegno allo sforzo complessivo per sconfiggere l’insurrezione”, osservava un addendum. “V’è notevole preoccupazione sulla sensibilità di qualsiasi programma PSYOPS, data la situazione politica nelle Filippine di oggi”. In precedenza, nel 1986, nelle Filippine vi fu la cosiddetta “People Power Revolution”, che scacciò il vecchio dittatore Ferdinand Marcos, e l’amministrazione Reagan, che tardivamente tolse il sostegno a Marcos, cercava di stabilizzare la situazione politica per evitare che ulteriori elementi populisti avessero il sopravvento. Ma l’attenzione primaria dell’amministrazione Reagan continuava a volgersi all’America Centrale, come il “Piano Niagara Falls”, il programma PSYOPS contro il Nicaragua. Un appunto “segreto” del vicesottosegretario assistente del Pentagono del 20 novembre 1986, illustrava il lavoro del 4.to Gruppo per le operazioni psicologiche per tale piano “per la democratizzazione del Nicaragua”, con cui l’amministrazione Reagan intendeva “cambio di regime”. I dettagli precisi del ‘Piano Niagara Falls’ non furono divulgati dai documenti declassificati, ma la scelta del nome in codice suggerisce una cascata di PSYOPS. Altri documenti dei dossier NSC di Raymond illuminano sugli altri operatori chiave nelle PSYOPS e nei programmi di propaganda. Per esempio, in note non datate su sforzi per influenzare l’Internazionale socialista, per assicurare il supporto alla politica estera degli Stati Uniti da parte dei partiti socialisti e socialdemocratici in Europa, Raymond citava gli sforzi di “Ledeen e Gershman”, riferendosi agli operativi neoconservatori Michael Ledeen e Carl Gershman, altro neocon e presidente della National Endowment for Democracy (NED) finanziato dal governo degli Stati Uniti dal 1983 ad oggi. Anche se il NED è tecnicamente indipendente dal governo degli Stati Uniti, riceve la maggior parte del finanziamento (circa 100 milioni di dollari all’anno) dal Congresso. I documenti dagli archivi Reagan chiariscono che il NED fu organizzato per sostituire alcune operazioni segrete politiche e di propaganda della CIA, caduta in disgrazia negli anni ’70. All’inizio dai documenti del dossier di Raymond indicano il direttore della CIA William Casey spingere per la creazione del NED e Raymond, uomo di Casey nel NSC, consigliava e guidava spesso Gershman (La mano invisibile della CIA nei gruppi per la ‘democrazia’). Un’altra figura della costellazione di Raymond per la propaganda era il magnate dei media Rupert Murdoch, visto sia quale alleato politico fondamentale del presidente Reagan che come preziosa fonte di finanziamento per i gruppi privati che si coordinavano con le operazioni di propaganda della Casa Bianca. (“Rupert Murdoch: recluta la propaganda“) In una lettera del 1° novembre 1985 a Raymond, Charles R. Tanguy dei “Comitati per una Comunità delle Democrazie – Stati Uniti d’America” chiese a Raymond d’intervenire per garantire i finanziamenti di Murdoch al gruppo. “Vi saremo grati… se potesse trovare il tempo per telefonare a Murdoch e incoraggiarlo a darci una risposta positiva”, dice la lettera. Un altro documento, intitolato “Progetto Rafforzamento della Verità”, descrive come 24 milioni di dollari sarebbero stati spesi per potenziare le infrastrutture delle telecomunicazioni del “Progetto Rafforzamento della Verità”, permettendo una capacità tecnica dei media più efficiente e produttiva per le principali iniziative politiche del governo USA, come Democrazia Politica”. Il Piano Verità era il nome generale di un’operazione di propaganda dell’amministrazione Reagan. Per il mondo il programma fu classificato “diplomazia pubblica”, ma gli addetti ai lavori dell’amministrazione la chiamavano privatamente “gestione della percezione”. (La vittoria della gestione della percezione).

Ed Meese, Bill Casey, Ronald Reagan

I primi anni
La priorità originale del “Progetto Verità” era ripulire l’immagine del Guatemala, delle forze di sicurezza salvadoregne e dei Contras del Nicaragua, guidati da ex-ufficiali della Guardia Nazionale del deposto dittatore Anastasio Somoza. Per garantirsi il finanziamento militare costante a tali famigerate forze, la squadra di Reagan sapeva che doveva disinnescare la pubblicità negativa e in qualche modo avere il sostegno del popolo statunitense. In un primo momento, lo sforzo si concentrò su come estirpare i giornalisti statunitensi che scoprirono i fatti che minavano l’immagine pubblica desiderata. Nell’ambito di tale sforzo, l’amministrazione denunciò il corrispondente del New York Times Raymond Bonner per aver rivelato il massacro del regime salvadoregno di circa 800 uomini, donne e bambini del villaggio di El Mozote, nel nord-est di El Salvador, nel dicembre 1981. Accuracy in Media e organi d’informazione conservatori, come ad esempio la pagina editoriale del Wall Street Journal, si unirono al linciaggio di Bonner che fu ben presto licenziato. Ma tali sforzi furono in gran parte ad hoc e disorganizzati. Il direttore della CIA Casey, per anni nel mondo intrecciato tra business e intelligence, ebbe contatti importanti per creare una rete di propaganda sistemica. Riconobbe il valore dell’uso gruppi stabili noti per aver sostenuto i “diritti umani”, come Freedom House. Un documento dalla libreria Reagan mostra l’alto funzionario di Freedom House Leo Cherne, stendere un piano sulle condizioni politiche in El Salvador per Casey e promettere che Freedom House avrebbe richiesto “correzioni e cambiamenti” editoriali, perfino inviando il redattore per consultazione con chiunque Casey avrebbe assegnato alla revisione dei documenti. In una lettera al “Caro Bill” datata 24 giugno 1981, Cherne, presidente del comitato esecutivo di Freedom House, scrisse: “Sto allegando copia del progetto del manoscritto di Bruce McColm, specialista di Freedom House su America centrale e Caraibi. Questo manoscritto su El Salvador era quello di cui aveva esortato la preparazione e nella fretta di stenderlo il più rapidamente possibile appare abbastanza agitato. Lei aveva detto che venisse verificato con una precisione meticolosa dal governo e questo sarebbe molto utile…. Se ci sono domande sul manoscritto di McColm, suggerisco che chiunque vi lavori contatti Richard Salzmann presso l’Istituto di Ricerca (un’organizzazione in cui Cherne era direttore esecutivo). Era caporedattore presso l’Istituto e presidente del Comitato Salvador di Freedom House. Faccia in modo che correzioni e cambiamenti arrivino a Rita Freedman che lavora con lui. Se v’è un beneficio per Salzmann nel recarsi in qualsiasi momento per parlare con questa persona, è disponibile a farlo”. Nel 1982, Casey radunò alcuni potenti ideologi di destra per finanziare il piano “gestione della percezione”, sia con denaro che con i media. Richard Mellon Scaife era il rampollo della famiglia di banchieri, petrolieri e dell’alluminio Mellon che finanziò una serie di fondazioni di destra della famiglia, come Sarah Scaife e Cartagine, che finanziavano giornalisti e gruppi di riflessione di destra. Scaife pubblicava anche The Tribune Review di Pittsburgh, Pennsylvania. Un’operazione completa di “diplomazia pubblica” prese forma nel 1982, quando Raymond, un veterano con 30 anni di servizi clandestini della CIA, fu trasferito al NSC. Raymond divenne il centro della potente rete di propaganda, secondo una bozza inedita del comitato d’indagine del Congresso sull’Iran-Contra, che fu soppresso nell’ambito della transazione che permise a tre senatori repubblicani moderati di firmare la relazione finale e dare all’inchiesta una patina di bipartitismo. Anche se la bozza non indica Raymond nelle pagine iniziali, a quanto pare alcune informazioni provenivano da deposizioni classificate, il nome di Raymond apparve oltre nella bozza e le citazioni precedenti combaciano con il ruolo noto di Raymond. Secondo la bozza di relazione, l’ufficiale della CIA reclutato per lavorare nel NSC fu direttore delle personale della CIA per le operazioni coperte nel 1978-1982, ed era uno “specialista di propaganda e disinformazione”. “Il funzionario della CIA (Raymond) discusse del trasferimento con (il direttore della CIA) Casey e il consigliere del NSC William Clark, affinché fosse assegnato al NSC come successore di (Donald) Gregg (in qualità di coordinatore delle operazioni d’intelligence, nel giugno 1982) e ricevette l’approvazione per il coinvolgimento nella creazione del programma di diplomazia pubblica, insieme ai compiti d’intelligence”, afferma la bozza. Gregg era un altro alto funzionario della CIA assegnato al NSC prima di diventare consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente George HW Bush. “Nella prima parte del 1983, i documenti ottenuti dal Comitato Scelto (Iran-Contra) indicano che il direttore del personale dell’intelligence del NSC (Raymond) raccomandava con successo la creazione di una rete inter-governativa per la promozione e la gestione del piano di diplomazia pubblica, volto a creare sostegno alla politica dell’amministrazione Reagan in patria e all’estero”.

Guerra di idee
Durante la sua deposizione Iran-Contra, Raymond spiegò la necessità di questa struttura di propaganda, dicendo: “Non venne configurata in modo efficace per affrontare la guerra di idee”. Una delle ragioni di tale carenza fu che la legge federale proibiva che i soldi dei contribuenti venissero spesi per la propaganda interna o il lobbying per fare pressione sui rappresentanti del Congresso. Naturalmente, ogni presidente e suo team hanno grandi risorse per convincere il pubblico, ma per tradizione e legge si limitavano a discorsi, testimonianze e persuasione di ognuno dei legislatori. Ma il presidente Reagan vide la “sindrome del Vietnam” del pubblico statunitense come ostacolo alla sua politica aggressiva. Insieme a un’organizzazione governativa di Raymond, c’erano gruppi esterni desiderosi di cooperare e incassare. Tornando a Freedom House, Cherne ed i suoi soci erano a caccia di finanziamenti. In una lettera del 9 agosto 1982 a Raymond, il direttore esecutivo di Freedom House Leonard R. Sussman scrisse che “Leo Cherne mi ha chiesto d’inviare queste copie di Freedom Appeals. Probabilmente ha detto che abbiamo dovuto ridurre questo progetto per soddisfare le realtà finanziarie…, naturalmente, vorremmo espandere il progetto, ancora una volta, quando, come e se i fondi saranno disponibili. Propaggini del progetto appaiono in giornali, riviste, libri e servizi di radiodiffusione qui e all’estero. È un significativo canale unico di comunicazione”, proprio il centro del lavoro di Raymond. Il 4 novembre 1982, Raymond, dopo il trasferimento dalla CIA allo staff del NSC, ma quando era ancora ufficiale della CIA, scrisse al consigliere del NSC Clark sull’“Iniziativa Democrazia e i programmi informativi”, affermando che “Bill Casey mi ha chiesto di passare il seguente pensiero sul vostro incontro con (il miliardario di destra) Dick Scaife, Dave Abshire (allora membro del Foreign intelligence Advisory Board del presidente), e Co. Casey pranzò con loro oggi e discussero la necessità di muoversi nell’area generale per sostenere i nostri amici in tutto il mondo. Tale definizione comprende sia la ‘costruzione democrazia’… che rinvigorire i programmi dei media internazionali. Il DCI (Casey) si preoccupa anche del rafforzamento delle organizzazioni d’informazione del pubblico negli Stati Uniti, come Freedom House… Un pezzo fondamentale del puzzle è un serio sforzo per raccogliere fondi privati per generare slancio. Parlando di Scaife e Co. Casey suggerisce che sarebbero molto disposti a collaborare… Suggeriscono di far notare l’interesse della Casa Bianca nel sostegno privato all’Iniziativa Democrazia”. L’importante nell’organizzare segretamente fondi privati per la CIA e la Casa Bianca era che tali voci apparentemente indipendenti avrebbero rafforzato e convalidato gli argomenti in politica estera dell’amministrazione, con un pubblico che ritenesse che tali decisioni si basavano sul merito delle posizioni della Casa Bianca, e non sull’influenza dei soldi che cambiavano di mano. Come i venditori di olio di serpente che piazzavano complici tra la folla per suscitare entusiasmo nella panacea, i propagandisti dell’amministrazione Reagan assunsero alcuni ben pagati “privati”, nei pressi di Washington, per riprendere i “temi” della propaganda della Casa Bianca. Il ruolo della CIA in tali iniziative fu nascosto, ma non fu mai lontano dalla superficie. Una nota del 2 dicembre 1982 indirizzata a “Bud”, riferimento all’alto funzionario del NSC Robert “Bud” McFarlane, descriveva una richiesta di Raymond per un breve incontro. “Quando (Raymond) tornò da Langley (quartier generale della CIA), aveva una lettera di proposta… per il Progetto Democrazia da 100 milioni di dollari”, affermava la nota. Mentre Casey tirava le fila di tale progetto, il direttore della CIA incaricò i funzionari della Casa Bianca di nascondere la mano della CIA. “Ovviamente ci siamo (della CIA),ma non dovremmo apparire nello sviluppo di tale organizzazione, né sembrarne sponsor o sostenitori”, scriveva Casey in una lettera non datata per l’allora consigliere della Casa Bianca Edwin Meese III, mentre Casey sollecitava la creazione di un “Fondo nazionale” (National Endowment). Ma la formazione del National Endowment for Democracy, con le sue centinaia di milioni di dollari del governo degli Stati Uniti, richiese ancora mesi. Nel frattempo, l’amministrazione Reagan avrebbe dovuto radunare dei donatori privati per far avanzare la propria propaganda. “Svilupperemo uno scenario per ricevere finanziamenti privati” scrisse il consigliere del NSC Clark a Reagan in un appunto del 13 gennaio 1983, aggiungendo che il direttore dell’US Information AgencyCharlie Wick si è offerto di prendere l’iniziativa. Potremmo dovervi richiamare per incontrare un gruppo di potenziali donatori”. Nonostante il successo di Casey e Raymond nell’arruolare ricchi conservatori per i finanziamenti privati delle operazioni di propaganda, Raymond era preoccupato che lo scandalo potesse scoppiare sul coinvolgimento della CIA. Raymond si dimise formalmente dalla CIA nell’aprile 1983 così, disse, “non ci sarebbe alcun dubbio su una qualsiasi contaminazione”. Ma Raymond continuò ad agire verso il pubblico degli Stati Uniti similmente a un ufficiale della CIA che dirigeva un’operazione di propaganda in un Paese straniero ostile. Raymond si agitò anche sulla legittimità del ruolo continuo di Casey. Raymond confidò in una nota che era importante “escludere (Casey) dal giro”, ma Casey non fece mai marcia indietro e Raymond continuò ad inviare relazioni al suo vecchio capo fino al 1986. Fu “il genere di cose che (Casey) aveva ampio interesse da cattolico”, Raymond alzò le spalle durante la deposizione Iran-Contra, e poi avanzò la scusa che Casey avesse intrapreso tale interferenza chiaramente illegale in politica interna “non tanto in quanto capo della CIA, ma come capo-consigliere del presidente”.

Propaganda in tempo di pace
Nel frattempo, Reagan iniziò a porre l’autorità formale su tale inaudita burocrazia propagandistica in tempo di pace. Il 14 gennaio 1983, Reagan firmò la National Security Decision Directive 77, dal titolo “Gestione della diplomazia pubblica relativa alla sicurezza nazionale”. Nella NSDD-77, Reagan riteneva “necessario rafforzare organizzazione, pianificazione e coordinamento dei vari aspetti della diplomazia pubblica del governo degli Stati Uniti”. Reagan ordinò la creazione di un gruppo di pianificazione speciale nel Consiglio di Sicurezza Nazionale per dirigere queste campagne di “diplomazia pubblica”. Il gruppo di progettazione sarebbe stato diretto da Walter Raymond e uno dei suoi avamposti principali sarebbe stato il nuovo Ufficio di Diplomazia Pubblica per l’America Latina, presso il Dipartimento di Stato, ma controllato dal NSC. (Uno dei direttori dell’ufficio diplomazia pubblica latino-americano fu il neoconservatore Robert Kagan, che più tardi avrebbe co-guidato il Progetto per il Nuovo Secolo Americano, nel 1998, divenendo il primo promotore dell’invasione dell’Iraq presso il presidente George W. Bush, nel 2003). Il 20 maggio 1983, Raymond raccontò in una nota che 400000 dollari furono raccolti dai donatori privati presso la Situation Room della Casa Bianca dal direttore dell’US Information Agency Charles Wick. Secondo tale nota, il denaro fu diviso tra le diverse organizzazioni, come Freedom House e Accuracy in Media, un’aggressiva organizzazione mediatica di destra. Quando scrissi di quella nota nel mio libro del 1992, Ingannare l’America, Freedom House negò di aver ricevuto denaro dalla Casa Bianca o di collaborare con qualsiasi campagna propagandistica di CIA/NSC. In una lettera di Freedom House, Sussman chiamò Raymond “fonte di seconda mano” e insisté che “questa organizzazione non ha bisogno di alcun finanziamento speciale per prendere posizioni… su tutte le questioni di politica estera”. Ma non aveva senso che Raymond mentisse ad un superiore in un memorandum interno. Chiaramente, Freedom House era al centro dei piani dell’amministrazione Reagan per aiutare i gruppi di sostegno alle sue politiche in America Centrale, in particolare la guerra dei Contra organizzata dalla CIA contro il regime sandinista in Nicaragua. Inoltre, i documenti della Casa Bianca rilasciati in seguito rivelavano che Freedom House continuava ad aver la sua parte nei finanziamenti. Il 15 settembre 1984, Bruce McColm, scrivendo dal Centro Studi Caraibi e America Centrale della Freedom House, inviò a Raymond “una breve proposta di progetto sul Nicaragua del Centro per il 1984-1985. Il progetto combina elementi della proposta di storia orale con la pubblicazione di documenti sul Nicaragua”, un libro che doveva screditare l’ideologia e le pratiche dei sandinisti. “Mantenere la parte della storia orale del progetto aumenta i costi complessivi; ma le discussioni preliminari con i registi mi hanno dato l’idea che un improprio documentario potrebbe essere girato sulla base di questi materiali”, scrisse McColm, riferendosi ad un film del 1984 che criticava ferocemente la Cuba di Fidel Castro. “Un film del genere avrebbe dovuto essere il lavoro di un rispettato regista latinoamericano o europeo. I film statunitensi sull’America Centrale sono semplicemente ideologicamente rozzi ed artisticamente scarsi”. Nella lettera di tre pagine di McColm si legge qualcosa di molto simile a un passo di un libro o film, cercando d’interessare Raymond nel finanziamento del progetto: “I Quaderni del Nicaragua saranno anche facilmente accessibili al lettore comune, al giornalista, opinionista, al mondo accademico e simili. Il libro sarà distribuito equamente in generale in questi settori e sono sicuro che sarà estremamente utile. Già costituiscono una forma di samizdat della Freedom House, dato che li distribuisco ai giornalisti negli ultimi due anni, mentre lo ricevo da nicaraguensi scontenti”. McColm propose un faccia a faccia con Raymond a Washington e allegò una proposta di sei pagine per la concessione di 134100 dollari. In base alla proposta, il progetto doveva includere “la distribuzione gratuita ai membri del Congresso e ai principali funzionari pubblici; distribuzione nelle gallerie, prima della pubblicazione, per la massima pubblicità e recensioni tempestive su giornali e riviste di attualità; conferenze stampa della Freedom House a New York e presso il National Press Club di Washington DC; articolo da fare circolare in più di 100 giornali…; distribuzione di un’edizione in spagnolo nelle organizzazioni ispaniche negli Stati Uniti e in America Latina; disposizione della distribuzione in Europa attraverso i contatti della Freedom House”. I documenti che ho trovato nella biblioteca Reagan non indicano cosa poi successe a questa specifica proposta. McColm non rispose ad una richiesta via e-mail di commento in merito al piano sui documenti nicaraguensi o la precedente lettera di Cherne (morto nel 1999) a Casey sulla modifica del manoscritto di McComb. Freedom House fu il principale critico del governo sandinista del Nicaragua e divenne anche uno dei maggiori destinatari del denaro del National Endowment for Democracy finanziato degli Stati Uniti, fondato nel 1983 sotto l’egida del piano Casey-Raymond.
Gli ultimi documenti resi pubblici, declassificati tra il 2013 e il 2017, mostrano come questi sforzi Casey-Raymond si fusero creando una formale burocrazia PSYOP nel 1986, sempre sotto il controllo operativo di Raymond nel NSC. La combinazione dei programmi di propaganda e PSYOP sottolinea la potenza che il governo degli Stati Uniti, sviluppato più di tre decenni fa, nel diffondere notizie tendenziose, distorte o false. (Casey è morto nel 1987; Raymond nel 2003). Nel corso di questi decenni, anche se la Casa Bianca è passata da repubblicani ai democratici e dai repubblicani ai democratici, lo slancio creato da William Casey e Walter Raymond ha continuato a perpetrare tali strategie di “gestione delle percezione/PSYOPS”. Negli ultimi anni, la formulazione è cambiata, lasciando il posto ad eufemismi più piacevoli come “smart power” e “comunicazioni strategiche” ma l’idea è sempre la stessa: come utilizzare la propaganda per spacciare la politica del governo degli Stati Uniti all’estero e in patria.

Reagan, Charles Wick, Stephen Rhinesmith, Don Regan, John Poindexter, George Bush, Jack Matlock e Walter Raymond

Il giornalista investigativo Robert Parry rivelò l’Iran-Contra presso The Associated Press e Newsweek negli anni ’80. È possibile acquistare il suo ultimo libro America’s Stolen Narrative qui e presso Barnes and Noble.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Attentato in Quebec, un’altra false flag

Aanirfan

3ca618fc00000578-4173602-the_mosque_was_attacked_at_around_8pm_sunday_evening_while_aroun-a-13_1485831940672Lo scopo delle finte storie su Bissonnette/Breivik è promuovere l’agenda nazi-sionista. Sulla sua pagina Facebook, Alexandre Bissonnette aveva numerosi amici, tra cui alcuni musulmani. La pagina Facebook fu poi manipolata. Alexandre Bissonnette viene ora descritto come “lo studente solitario… che sarebbe sostenitore di Trump e Le Pen e che derideva on-line i profughi siriani”. Tuttavia, “i vicini di casa nel ricco sobborgo di Quebec Cap Rouge sono confusi nel sapere che Bissonnette, descritto come il ‘tipico ragazzo della porta accanto’, è accusato della sparartoria“. Daily Mail
Il vero Alexandre Bissonnette è come il vero Anders Breivik, un liberale moderato. Breivik è innocente
L’infoguerra nazi-sionista dice che la sparatoria nella Moschea a Quebec è un colpo devastante alla narrativa della sinistra. Presumibilmente, Bissonnette sarebbe fuggito dalla moschea con la sua Mitsubishi e arrestato nella vicina Ile d’Orleans 20 minuti più tardi, dopo aver chiamato il 911, secondo Le Soleil. La polizia avrebbe trovato 2 fucili e un AK-47 nell’auto. Daily Mail
I colleghi universitari descrivono Alexandre Bissonnette come un timido che non sembrava capace di commettere un atto terroristico. “Non ha mai mostrato o suggerito che fosse capace di violenza politica o terrorismo”. Lo scopo del terrorismo sotto falsa bandiera è mettere al potere i sostenitori dei nazisti-sionisti. Le Pen è una sostenitrice d’Israele. Una pagina di Facebook presumibilmente appartenente a Bissonnette, poi tolta, avrebbe rivelato supporto alle idee di estrema destra, come a Marine Le Pen. Altri ‘Mi Piace’ avrebbero riguardato le forze di difesa israeliane, Donald Trump e i critici aperti dell’Islam Richard Dawkins e Christopher Hitchens.3cab209400000578-4170500-bissonnette_is_a_student_at_laval_university_a_friend_of_bissonn-a-61_1485811295851I vicini descrivono Alexandre Bissonnette come il ‘perfetto ragazzo della porta accanto’ che ama la famiglia e lo sport e si ricorda sempre di salutare. Il vicino Alain Dufour ha detto: “Alexandre è un gran ragazzo amichevole, lui e il fratello sono assai vicini e seguiti dai genitori, tutti molto vicini…” La moglie ha detto: “E’ molto dolce“. Il padre Raymond Bissonnette è un dipendente del governo in pensione. Daily Mail3ca666a400000578-4170500-image-a-141_1485750860829Alexandre Bissonnette è il ‘capro espiatorio’ della sparatoria alla moschea in Quebec. Dopo la sparatoria nella Moschea di Quebec, Alexandre Bissonnette e Mohamed Khadir (alias Muhamad Balqadir), furono fermati. Bissonnette, 27 anni, è del Quebec, mentre Khadir, tra i 20 e i 30 anni, è di origine marocchina, secondo TVA News.
Testimoni hanno detto che c’erano 3 uomini armati e mascherati. Tre attentatori nella Moschea di Québec. Ma ora la polizia dice che Bissonnette è l’unico sospetto, e che Khadir è semplicemente un testimone. Una fonte ha detto a Radio-Canada che Alexandre Bissonnette e Mohamed Khadir sono studenti dell’Université Laval, università pubblica di Quebec City. Alexandre Bissonnette è stato arrestato “dopo aver contattato la polizia verso le 20:10“. Alexandre Bissonnette frequentava i compagni del liceo Cartier e del Cégep François-Xavier Garneau. “E’ un ragazzo tranquillo, affatto violento. Non avrei mai immaginato che potesse fare una cosa del genere“, dice Mario Valentino che conosce Alexandre Bissonnette e suo fratello gemello.
alexandre-bissonnette-cadetLa famiglia di Alexandre Bissonnette ha collegamenti militari. Secondo alcuni vicini, i gemelli erano nei cadetti. Ci sono state segnalazioni su cadetti mentalmente controllati e utilizzati come schiavi sessuali e poi come “zimbelli. Abuso sessuale dei cadetti /Reclute adolescenti uccise/Sesso minorile tra i militari
I genitori di Alexandre Bissonnette vivono a Cap-Rouge, quartiere ricco e tranquillo. Alain Thivierge, che abita di fronte alla casa dei Bissonnette, dice dei fratelli: “Li vedo quasi tutti i giorni“. Parla di giovani calmi. “I loro genitori sono molto socievoli“, ha detto. Alexander, sospettato, non ha mai pronunciato parole di odio o radicali. La Presse.ca.
3cab0e8700000578-4170500-image-a-53_1485795613947Il 29 gennaio 2017, “tre uomini armati e mascherati hanno sparato contro i fedeli nel Centro Culturale Islamico di Quebec City intorno alle 20:00“. CBC / Tre attentatori attaccano la moschea di Québec durante le preghiere serali, 5 morti. Almeno sei persone sono state uccise. Testimoni hanno detto che i tiratori gridavano ‘Allahu Akbar’ con ciò che sembrava un accento del Québec. Qualcuno lasciò una testa di maiale sui gradini della moschea nell’estate del 2016. Ore dopo che Trump firmava il divieto dei musulmani, una moschea nel Texas veniva data alla fiamme. Due persone sono state arrestate in connessione con l’attentato del 29 gennaio in Quebec. Un sospetto è stato arrestato presso la moschea e l’altro dopo un inseguimento conclusosi vicino a Ile d’Orleans, a 15 miglia dalla scena. L’attentato avviene dopo giorni di proteste negli USA per l’ordine esecutivo di Trump sul ‘bando dei musulmani’. Il primo ministro Justin Trudeau ha detto che i rifugiati e gli immigrati musulmani sono i benvenuti in Canada. Daily Mail.

Justin Trudeau

Justin Trudeau

Cosa saprebbe il governo del Quebec sul lavoro interno? Il premier del Quebec Philippe Couillard guiderà una missione economica in Israele nella primavera del 2017, divenendo il primo premier del Quebec in visita ufficiale nel Paese. Couillard l’annunciò “durante il cocktail annuale con i membri dell’Assemblea Nazionale tenutasi presso il ramo in Quebec del Centro per gli affari d’Israele e ebraici (Cija), con la Federazione CJA e il Comitato ebraico-canadese per gli affari politici, il 30 novembre“. Couillar parlò del lungo e importante contributo della comunità ebraica nel Quebec. “La vostra storia è quella del Quebec e la storia del Quebec è la vostra storia“. Couillard ha descritto Israele come “l’unico Stato democratico in quella tormentata regione. Israele e Quebec hanno molto in comune e insieme dobbiamo rafforzare i legami che ci uniscono“, aveva detto. Il premier del Quebec visiterà Israele.

Philippe Couillard

Philippe Couillard

L’attentato in Quebec è collegato al controllo mentale? L’Allan Memorial Institute si trova a Montreal nel Quebec. L’istituto è noto per il suo ruolo nel programma MKULTRA della CIA, un’iniziativa per sviluppare un farmaco che inducesse il controllo mentale. Gli esperimenti di MKULTRA furono condotti dal suo direttore e fondatore Donald Ewen Cameron.

Donald Ewen Cameron

Donald Ewen Cameron

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora