Dalle parole ai fatti: l’asse Teheran-Pechino-Mosca cambia tutto

Ruslan Ostashko, PolitRussa, 21 agosto – Fort Russ

“Putin unisce Cina ed Iran nella coalizione anti-USA in Medio Oriente”

13315763Nell’arco di pochi giorni, la situazione in Medio Oriente in generale e in Siria in particolare, ha subito cambiamenti radicali. Inoltre, sono buoni cambiamenti di cui poter essere orgogliosi, e che a molti al Pentagono fanno perdere il sonno. Putin trae il massimo vantaggio dalla paralisi istituzionale degli Stati Uniti in campagna elettorale e, letteralmente agli occhi attoniti degli statunitensi, ridisegna le sfere d’influenza in una delle regioni chiave del mondo.
Cominciamo dalla notizia che la Russia ha appena creato una base aerea in Iran. Onestamente parlando, non è così. Non è una base russa. L’Iran l’ha “prestato” per un po’ per bombardare più facilmente i terroristi dello SIIL e i loro amici in Siria. Il contesto di queste notizie è la chiave. In generale, non è un segreto che l’Iran da tempo collabori strettamente con la Russia in Siria e abbia aperto lo spazio aereo ai missili Kalibr russi, proprio come gli aeroporti erano già utilizzati dall’anno scorso dai velivoli da trasporto e dai bombardieri russi per rifornirsi. Ma c’è una sfumatura. Iran e Russia avevano cercato di non pubblicizzarlo, a quanto pare per non creare altre tensioni nei negoziati sulla Siria, e affinché l’Iran possa continuare il lavoro noioso e difficile di scongelare i beni in occidente da quando le sanzioni sono state tolte. Ma la situazione è radicalmente cambiata ora.
Prima di tutto, la Russia ha avuto il diritto ufficiale di utilizzare la base aerea per i bombardieri russi, anche strategici in grado di trasportare armi nucleari. L’ultima volta che l’Iran decise di permettere truppe straniere sul proprio territorio fu 70 anni fa. Questo è un segno di grande fiducia e dell’altissimo livello delle relazioni tra i due Paesi, che s’inserisce nel contesto generale delle relazioni russo-iraniane. Ciò avvantaggia, chiamiamo le cose con il loro nome, il futuro concorrente del Canale di Suez, il corridoio “Nord-Sud”, che aveva bisogno di un “tetto” militare e ora l’ha ottenuto. In secondo luogo, la presenza di aerei russi sul territorio iraniano è ormai nota a tutti, e questo cambia la situazione in Medio Oriente in una certa misura. Un’altra base russa nella regione, una base che oltretutto potrebbe ospitare bombardieri nucleari, provoca grande tensioni non tanto negli Stati Uniti ma nei loro partner saudita e qatariota, che ora si sentono molto a disagio. In realtà, ciò è stato molto pubblicizzato, per la prima volta. Teheran e Mosca inviano un chiaro segnale ai partner degli USA nella regione, e il dipartimento di Stato s’è già espresso contro queste operazioni, avvertendo che lo schieramento di bombardieri russi è stato “effettuato precipitosamente” e soprattutto senza consultarlo. Gli statunitensi ne sono offesi, ma essendo impegnati nelle elezioni, Putin crea una nuova alleanza anti-USA, dove Paesi dai difficili mutui rapporti, come Iran e Turchia, hanno un posto.
E ora la seconda tessera importante del puzzle. Per la prima volta nella crisi siriana, Pechino passa dal supporto diplomatico a Mosca e Damasco a quello militare. Si tratta ancora dei primi passi, e non serve aspettarsi che l’Esercito di Liberazione Popolare della Cina sbarchi ad Aleppo domani, ma questo gesto dei cinesi ha un senso. Il rappresentante della Commissione Militare Centrale della Repubblica popolare cinese, Guan Yufay, si recava a Damasco promettendo ad Assad aiuti umanitari dalla Cina, nonché l’assistenza per “rafforzare l’addestramento dei militari”. Le autorità e l’esercito siriani ne trarranno beneficio. Va anche considerato che i cinesi preferiscono intervenire nei conflitti internazionali solo quando non hanno altra scelta e sanno esattamente chi vincerà. E’ ovvio che Pechino abbia colto l’occasione per evitare l’intervento diretto nella crisi siriana per non creare altre tensioni con gli Stati Uniti. Logica vuole che ciò significhi che Pechino è ormai convinta che la coalizione anti-USA in Medio Oriente vincerà. Ora, sulla base di tale previsione, ha deciso di dare quell’assistenza che in seguito potrebbe divenire influenza regionale. Ciò non disturba. Non c’è la pretesa all’egemonia globale. Scacciare l’influenza degli USA dal Medio Oriente sarà molto più facile con l’aiuto di Pechino.
In questo momento, grazie agli sforzi diplomatici del Cremlino, una coalizione di Paesi pronti a combattere l’egemonia statunitense si forma non solo a parole, ma nei fatti. Agli statunitensi non aggrada, ma dovranno farsene una ragione. Prima o poi, loro e non noi, saranno completamente isolati a livello internazionale.focal-point-riussia-aircraft-hamedan-iran-airbase-081916Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ecco perché i russi non useranno la base aerea di Incirlik in Turchia

Alexander Mercouris, The Duran 18/82016

Nonostante le voci, l’uso della base aerea di Incirlik in Turchia da parte della Russia per le operazioni di combattimento in Siria è improbabile.incirlik-base-natoDopo la conferma che i bombardieri russi volano in Siria dalla base aerea di Hamadan in Iran, altre notizie di nuovo ricominciavano a circolare sui bombardieri russi che utilizzerebbero la base aerea di Incirlik in Turchia. Voci di un tale schieramento circolarono per diverse settimane, essendo state propagate nei giorni immediatamente precedenti il tentato golpe turco. L’impiego da parte russa di Incirlik verrebbe fortemente avversato dagli Stati Uniti. Semplicemente non c’è un precedente in cui le Forze Aerospaziali russe abbiano utilizzato una base aerea della NATO utilizzata anche dagli Stati Uniti per missioni di combattimento. Gli Stati Uniti non accetterebbero ovviamente un simile precedente. Una cosa del genere però è possibile? L’impiego dei russi di Incirlik ovviamente richiederebbe l’accordo del presidente turco Erdogan e del suo governo, che hanno parlato in questi giorni di azione comune di Russia e Turchia contro lo SIIL. E’ soltanto possibile che includa l’offerta di rendere Incirlik disponibile alle Forze aerospaziali russe. Il Ministro della Difesa russo Shojgu nel frattempo ha fatto alcune osservazioni misteriose nella visita altrettanto misteriosa in Azerbaigian, secondo cui Russia e Stati Uniti erano vicini a concordare una specie di alleanza per combattere congiuntamente i jihadisti in Siria. Avrebbe detto, “Ora siamo in una fase molto attiva dei negoziati con i nostri colleghi statunitensi. Ci avviciniamo passo dopo passo a un piano, e non parlo solo di Aleppo, che ci permetterà davvero d’iniziare a combattere insieme per portare la pace in modo che le persone possano tornare a casa in questa terra travagliata“. E’ possibile che ciò che è accaduto sia stata una sorta di discussione tra turchi e russi toccando la possibilità che i russi utilizzassero Incirlik nell’ambito di una sorta di campagna militare congiunta con i turchi, ma in cui turchi e russi concordino debba includere anche gli Stati Uniti. I russi non avrebbero probabilmente il desiderio di utilizzare Incirlik con l’opposizione degli Stati Uniti, se non altro perché, data l’ampia presenza degli USA in Turchia, la sicurezza di eventuali operazioni russe dalla base senza il loro consenso sarebbe costantemente sottoposta al pericolo di essere compromessa. I turchi, da parte loro, non sarebbero probabilmente disposti a mettere Incirlik a disposizione dei russi con l’opposizione degli Stati Uniti, per paura di essere etichettati come alleati sleali.
La dura reazione degli Stati Uniti alle osservazioni di Shojgu suggerisce che se una proposta del genere è stata mai fatta, gli Stati Uniti l’hanno subito respinta. Reuters riporta la risposta della portavoce del dipartimento di Stato Elizabeth Trudeau alle osservazioni di Shojgu, “Abbiamo visto i rapporti e non dicono nulla… Rimaniamo in stretto contatto (con i funzionari russi)“. Ciò ha chiaramente lo scopo di raffreddare le parole di Shojgu, confermando che l’unica base da cui gli Stati Uniti sono pronti a combattere a fianco dei russi in Siria era quella recentemente proposta a Putin dal segretario di Stato Kerry, e che i russi hanno respinto. Dato che i russi ora utilizzano la base aerea di Hamadan in Iran, il valore di Incirlik per la loro campagna in Siria è scarso. I Su-34 possono raggiungere qualsiasi parte della Siria orientale da Hamadan senza serbatoi sganciabili o rifornimento in volo. Usare Incirlik per i russi avrebbe un significato simbolico enorme, ma operativamente dubbio. Data l’opposizione degli Stati Uniti, quasi certamente ciò non accadrà.RTSCP8H-e1459282953205

I Su-34 russi attaccano obiettivi in Siria dalla base aerea Hamadan in Iran
Alexander Mercouris, The Duran 18/8/2016

Il dispiegamento degli aerei d’interdizione Su-34 russi nella base aerea Hamadan in Iran non è solo una dichiarazione politica, ma cambierà in modo significativo la situazione militare in Siria.
ш4(1)Lo schieramento russo sulla base aerea di Hamadan in Iran continua a sconvolgere. Gli Stati Uniti denunciavano, a torto, che violasse il cessate il fuoco del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che vieta l’invio di aerei militari in Iran. In realtà quanto cambia il quadro militare in Siria? Nel precedente articolo si discuteva dello schieramento russo a Hamadan affermando che era essenzialmente una dichiarazione politica, dato che i Tu-22M3 che operano da Hamadan hanno il raggio d’azione per bombardare bersagli ovunque in Siria decollando dalle basi nel sud della Russia, anche a pieno carico. Se è vero che la distanza più breve da Hamadan alla Siria riduce significativamente il tempo di volo, rendendo possibile ai Tu-22M3 rispondere più rapidamente e di volare in Siria più volte, questo bombardiere pesante va utilizzato contro obiettivi fissi o semi-fissi, rendendo tale argomento meno importante.
Non sono solo i Tu-22M3 a decollare da Hamadan, ma anche i Su-34. I russi hanno ora trasmesso un video che mostra Su-34 che operano in Siria affermando che decollavano da Hamadan, anche se il video è attento a non mostrare nulla della base o dei velivoli di stanza. Nel caso dei Su-34, la distanza più breve da Hamadan alla Siria è una differenza significativa, evitando la necessità del rifornimento di aria o di trasportare serbatoi supplementari, riducendo considerevolmente i tempi di volo verso gli obiettivi. I Su-34 inoltre sono aerei d’attacco tattici, più adatti contro obiettivi mobili. Basando i Su-34 ad Hamadan, aumenta significativamente l’efficacia dei loro attacchi che non nel caso volassero dalla Russia. Restando il fatto che l’uso da parte russa della base aerea di Hamadan in Iran è un importante segnale politico, ha una maggiore importanza militare in relazione agli scontri in Siria, di quanto suggerito nel precedente articolo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, Iran e Tu-22M3

Russia e Iran insieme mutano le sorti della guerra al terrorismo
Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 18/08/2016

Base aerea di Humaymim

Base aerea di Humaymim

Secondo il comunicato del Ministero della Difesa russo, aerei da guerra russi decollavano il 16 agosto da una base in Iran per colpire i terroristi di Stato islamico e Nusra ad Aleppo, Dayr al-Zur e Idlib, distruggendo cinque grandi depositi di munizioni, campi di addestramento e 3 centri comando. Mentre la Russia sostiene da tempo il governo siriano con attacchi aerei effettuati dalle basi aeree siriane, i bombardieri strategici a lungo raggio Tu-22M3 richiedono piste più lunghe, decollando dalle basi nel sud della Russia. L’utilizzo di una base aerea iraniana riduce la rotta dei bombardieri da 1250 miglia a circa 400, in teoria aumentando il carico utile massimo e il rateo delle sortite. Il 16 agosto, Tu-22M3 accompagnati da aviogetti Sukhoj Su-34 decollavano da Hamadan a pieno carico. Il vantaggio principale per l’Aeronautica russa è una drastica riduzione dei tempo di volo sugli obiettivi terroristici in Siria, il dispiegamento in Iran permette ai velivoli russi di ridurre i tempi di volo del 60 per cento. I media russi hanno riferito che il 16 la Russia aveva anche chiesto e ricevuto il permesso di far sorvolare Iran e Iraq dai missili da crociera lanciati dalla Flotta del Mar Caspio verso la Siria, come fatto in passato. Oltre ai bombardieri Tu-22M3, la Russia ha un’ampia gamma di opzioni per colpire i terroristi in Siria, tra cui i missili a lungo raggio Kalibr-NK lanciati da navi di superficie nel Mar Caspio e sottomarini nel Mar Mediterraneo e da bombardieri strategici Tu-95MS e Tu-160 armati di missili da crociera a lunga gittata e furtivi Kh-101. Per aumentarne l’operatività la Russia ha deciso di convertire la base aerea di Humaymim in una struttura militare completa permanente con una task force regolarmente schieratavi. Il piano prevede l’espansione delle piazzole per aeromobili, miglioramento della pista di decollo, costruzione di caserme e di un ospedale, assegnazione di altro spazio per aerei da trasporto di grandi dimensioni, installazione di nuove apparecchiature radio e sistemi di controllo del traffico aereo, creazione di nuovi siti per il dispiegamento dei sistemi antiaerei Pantsir, tra le altre cose. La Russia schiererà al largo della Siria anche la portaerei Admiral Kuznetsov con gli elicotteri da attacco Ka-52 a bordo. I bombardieri russi che decollano dalla base aerea iraniana aumentano le opzioni nel progredire della guerra in Siria, giunta al sesto anno.
russia-siryaE’ praticamente sconosciuto, nella storia recente dell’Iran, permettere a una potenza straniera di usare una delle sue basi per effettuare attacchi. La Russia inoltre non ha mai utilizzato il territorio di un altro Paese del Medio Oriente per le sortite in Siria da quando l’operazione fu lanciata il 30 settembre 2015. L’annuncio suggerisce una cooperazione ai vertici tra Mosca e Teheran, sullo sfondo della crescente influenza della Russia nella regione. Le relazioni tra Teheran e Mosca si sono rafforzate da quando l’Iran ha raggiunto l’accordo con le potenze mondiali per frenare il programma nucleare in cambio della revoca delle sanzioni finanziarie di Nazioni Unite, Unione Europea e Stati Uniti. Il Presidente Vladimir Putin visitò l’Iran a novembre, la prima visita dal 2007. I due Paesi discutono regolarmente delle pianificazione militare in Siria, dove l’Iran ha fornito forze di terra che operano con gli alleati mentre la Russia fornisce il supporto aereo. Mosca e Teheran hanno recentemente firmato un accordo militare che consente agli aerei russi di stazionare sull’aeroporto di Hamadan, nell’Iran occidentale. Teheran ha accettato di condividere le strutture militari con Mosca, confermando la dedizione alla cooperazione strategica nella lotta al terrorismo in Siria, dichiarava il segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano Ali Shamkhani all’Islamic Republic News Agency (IRNA) in un’intervista esclusiva del 16 agosto. Le parti hanno inoltre concordato le esercitazioni militari congiunte. L’accordo fu raggiunto con il comandante delle Forze iraniane Generale di Brigata Vali Madani che guidava la delegazione che partecipa ai Giochi militari internazionali 2016 a Mosca. Ad aprile la Russia iniziava a fornire sistemi missilistici di difesa aerea S-300 all’Iran nell’ambito dell’accordo riattivato dopo che la repubblica islamica aveva raggiunto l’accordo nucleare quadro con le potenze mondiali. La Russia consegnerà diverse batterie del sistema missilistico di difesa aerea S-300 all’Iran entro la fine dell’anno.
Non c’è solo l’Iran. Alla fine di settembre 2015, un centro comune d’informazione a Baghdad veniva istituito da Iran, Iraq, Russia e Siria per coordinare le operazioni contro lo Stato islamico. E’ importante notare che una parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti, l’Iraq, coordina le attività d’intelligence con Russia e Iran ed apre lo spazio aereo a bombardieri e missili da crociera russi. A gennaio la Giordania istituiva una sala operativa congiunta con la Russia per coordinare le operazioni contro lo Stato islamico in Siria. La Turchia adottava misure per rafforzare il controllo delle frontiere coordinandosi con la Russia. Secondo il ministro della Difesa turco Fikri Isik, la Turchia farà tutto il necessario per la cooperazione con la Russia in Siria. Il funzionario ha detto “una nuova pagina si è aperta” nella storia della cooperazione nella difesa con la Russia. La Turchia “svilupperà stretti rapporti con la Russia nella difesa sulla base dei propri interessi senza che sia un passo contro la NATO o qualunque altro Paese”, osservava. In effetti, Russia e Turchia prendono misure inedite per coordinare direttamente le azioni in Siria. Un comitato congiunto di nuova formazione si riuniva per la prima volta l’11 agosto in Russia, e si compone di rappresentanti dell’intelligence, militari e diplomatici di Russia e Turchia. La base pienamente operativa di Humaymim, che si trova praticamente al confine turco, è un’importante decisione geopolitica che funge da fattore nel riavvicinamento russo-turco. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu annunciava il 10 agosto che Ankara “nuovamente e attivamente, parteciperà alle operazioni con i suoi aerei. Combattiamo contro il gruppo terroristico insieme, in modo da poterlo eliminare al più presto”, esortava. “Discuteremo tutti i dettagli con la Russia. Abbiamo sempre chiesto alla Russia di svolgere le operazioni contro lo Stato islamico insieme”, aggiungeva. Cavusoglu sottolineava l’importanza della condivisione delle informazioni in tempo reale. I ministri degli Esteri di Turchia e Iran ultimamente promettevano maggiore cooperazione nel risolvere la crisi della Siria, mantenendo aperto il dialogo nonostante le differenze. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva detto che l’Iran è “pronto a cooperare” con Turchia e Russia sulla questione della Siria, aggiungendo che ha salutava “la nuova cooperazione” tra Mosca e Ankara.
Tutto sommato, le capacità militari e il peso politico della Russia nella regione sono cresciuti enormemente. In realtà, la Russia è leader di un’ampia coalizione di Stati, compresi Iran, Iraq e Siria che si coordina con Turchia e Giordania. Se Arabia Saudita e Stati Uniti vi aderissero i terroristi verrebbero sconfitti in modo efficace e rapido. Almeno per ora, è la Russia, non gli USA, la forza decisiva nella guerra in Siria. Evidentemente Mosca ha il controllo della battaglia e delle trattative divenendo essenziale nella soluzione negoziata del conflitto. Come il direttore della CIA John Brennan ha detto il 27 giugno, in un discorso al Council on Foreign Relations, “Non ci sarà alcun modo di far avanzare il fronte politico senza la cooperazione attiva e il genuino interesse dei russi”.
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Siria, Iran e Tu-22M3
Analisis Militares 17 agosto 2016

Base aerea di Hamadan

Base aerea di Hamadan

Il trasferimento in Iran dei bombardieri Tupolev Tu-22M3 russi che intervengono sul territorio siriano ha generato ampio dibattito sulle ragioni e, probabilmente, la risposta è semplice, l’approccio permettere di raggiungere gli obiettivi in condizioni migliori. Non è l’unica idea. Vi è anche l’idea che tale operazione sia collegata alla base aerea di Mozdok, punto di partenza dei velivoli russi schierati in Siria. Le strutture in Siria sono in via di miglioramento e, secondo questa versione, ciò potrebbe essere condizionato dal dispiegamento in Siria. Il fatto è che seguendo la mappa o una foto satellitare della regione si nota che il rapido dispiegamento dei bombardieri Tu-22M3 ad Hamadan, in Iran, riduce sensibilmente le distanza dal teatro. La rotta che normalmente un Tu-22M3 segue da Mozdok a Dayr al-Zur (di solito attaccata da queste ondate) è di circa 4500 km. Schierando i bombardieri ad Hamadan, in Iran, le distanze si riducono a 762 km (1524 km andata e ritorno). Gli obiettivi nella zona di Aleppo sono distanti 1040 km (2080 km andata e ritorno) e quelli ad Idlib, attaccati nell’ultima ondata, 1075 km (2150 km andata e ritorno).

Alcuni dati in dettaglio
1° Raggio di combattimento (andata e ritorno) di un bombardiere Tu-22M3 carico di 24000 kg di bombe in profilo di missione hi-hi-hi subsonico (crociera ad alta quota per tutto il profilo di volo) dalla base aerea iraniana di Hamadan:Tu-22M3 en Siria (agosto 2016) máxima carga radio

2° Raggio di combattimento (andata e ritorno) di un bombardiere Tu-22M3 carico di 12000 kg di bombe con profilo di missione hi-hi-hi subsonico (crociera ad alta quota per tutto il profilo di volo) dalla base aerea iraniana di Hamadan:Tu-22M3 en Siria (agosto 2016) 12000 carga radioUna terza possibilità sarebbe una configurazione con carico interno, per esempio 27 bombe da 250 kg. Ciò non danneggerebbe l’aerodinamica, come nel caso di bombe agganciate esternamente, fornendo un profilo di volo hi-hi-hi subsonico come la precedente opzione.
Non si sa di questo dato, ma si può fare un confronto. La prima opzione (profilo hi-hi-hi subsonico con 24 tonnellate di carico) permette un raggio di 2200 km. La seconda opzione (profilo hi-hi-hi subsonico con 12 tonnellate di carico) permette un raggio di 2400 km e senza dubbio la terza opzione (profilo hi-hi-hi subsonico con 6750 tonnellate di carico) permetterebbe un raggio maggiore. Pertanto, decollando dall’Iran per attaccare obiettivi in Siria, il carico bellico dei bombardieri russi Tu-22M3 sarebbe al massimo, anche se sorprenderebbe se lo facessero. Ma va considerato che i profili di volo a bassa quota (lo-lo-lo o hi-lo-hi. ecc), che aumentano il consumo, non sono necessari perché non c’è una difesa aerea da violare per attaccare gli obiettivi in territorio siriano. Il Tu-22M3 può effettuare la crociera ideale mantenendo i consumi al livello adeguato. In confronto, decollando da Mozdok le configurazioni del carico erano 10-12 bombe, di solito OFAB-250-270, cioè circa 3 tonnellate massimo. Le configurazioni successive erano bombe FAB-500M-62 e BETAB-500 che potrebbero portare il carico massimo a 5 tonnellate. Se si considera che decollando da Mozdok vi sono 4500 km (andata e ritorno) per il bersaglio e i Tu-22M3 non possono essere riforniti in volo, ciò significa che con almeno 3 tonnellate di bombe il velivolo può volare per circa 4500 km. Un altro punto da aggiungere alle statistiche citate. Nel complesso, questi sono dati su come le cose potrebbero andare se il Tu-22M3 viene schierato in Iran per operare in Siria. Infine, un grafico su come apparirebbero 6 bombardieri russi Tu-22M3 nell’area di parcheggio principale della base aerea iraniana Hamadan, fa notare che su questa base c’è spazio sufficiente per ospitare questo tipo di bombardieri.tu-22m3 iránÈ probabile che non solo i bombardieri Tu-22M3 decolleranno dall’Iran trasportando maggiore carico, ma opereranno maggiormente sul territorio siriano. I Tu-22M3 dal territorio russo con 3 tonnellate di bombe non coprono tutta la zona del conflitto e, pertanto, s’è deciso di prendere due piccioni con una fava; in primo luogo, poter caricare più bombe e in secondo luogo andare più lontano, sulle province di Aleppo e Idlib.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I Backfire Russi in Iran lanciano un avvertimento

Philippe Grasset, Dedefensa, 16/8/2016Tupolev Tu-22M3 bomber performs during International Army Games 2016 in Dubrovichi outside RyazanDai primi anni ’70, il Backfire è stato tra le principali cronache sulla “minaccia” che NATO e Pentagono affrontavano, nel gergo atlantista per potenza militare sovietica. Backfire era (e rimane) il nome in codice dato dalla NATO al Tupolev Tu-22M apparso in quel momento, di cui ci si chiedeva se l’autonomia non lo classificasse entro i limiti strategici fissati da SALT e START. Da allora, il Tu-22M si è evoluto in nuove versioni, cambiandolo notevolmente e rimanendo oggi, con il vecchio Tu-95 e il Tu-160, uno degli aerei dell’aviazione strategica russa. Si tratta quindi di un velivolo aureolato da una lunga controversia strategica quello che viene stanziato nella base aerea di Hamadan, nell’ovest dell’Iran, da cui compiva i primi attacchi contro SIIL e al-Nusra (o ex al-Nusra…) Il vantaggio è che il Tu-22 vola per 700 chilometri da Hamadan per compiere la missione in Siria, invece di 2000 km dalle basi nel sud della Russia. La sensazione è che ciò sia in realtà la prima cooperazione operativa diretta e sensazionale tra Russia e Iran, accompagnata da un numero impressionante di foto e dettagli del Ministero della Difesa russo. La Russia vuole farlo sapere e l’episodio rientra ovviamente negli sviluppi sulla base russa in Siria di Humaymim. (Tra i piani russi vi è allungare la pista della base per consentire ai bombardieri strategici Tu-22M di atterrarvi: come il dispiegamento ad Hamadan, si tratta di avvicinare i bombardieri ai loro obiettivi, principalmente per poterli colpire rapidamente con massicci carichi, in relazione agli sviluppi in Siria). Molti i testi pubblicati simultaneamente all’evento. Vi sono quelli di RT nonché le varie fonti del blocco BAO. Da parte nostra, pensiamo di riportare ZeroHedge, che ricorre a molte fonti nel presentare il fatto… In questi testi, troviamo la stessa generosa raccolta di fotografie. In ogni caso, il punto più notevole è l’aspetto della comunicazione, che Mosca intende usare ora, avendo un alleato strategico attivo e “operativo” in Medio Oriente. Da parte loro, gli iraniani ne sono contenti, sapendo naturalmente che un attacco all’Iran (alcuni ci pensano sempre ) rischia di provocare un grande conflitto. In breve, oltre all’aspetto operativo, la saga del Backfire in Iran (con altri aerei russi, tra cui il nuovo Su-34) lancia un avvertimento.
081618-Hamadan-IranMentre Obama guida la campagna a favore di Hillary Clinton, Vladimir Putin si crea degli amici. I bombardieri strategici russi a pieno carico effettuavano i primi attacchi contro obiettivi terroristici in Siria operando da una base aerea iraniana, secondo il Ministero della Difesa russo, dopo che Mosca aveva schierato aerei russi su una base aerea iraniana ampliando la campagna in Siria. Il ministero ha detto che gli attacchi dei bombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-22M3 e dei cacciabombardieri Sukhoj Su-34 venivano lanciati dalla base aerea di Hamadan in Iran. La TV Rossija 24 trasmetteva immagini di almeno tre bombardieri e un aereo da trasporto militare russo in Iran, ma indicando che molti bombardieri russi vi erano arrivati. Era la prima volta che la Russia colpiva obiettivi in Siria dall’Iran, dall’avvio della campagna di bombardamenti per sostenere il Presidente siriano Bashar al-Assad, nel settembre 2015. Mosca e Teheran hanno firmato un accordo militare che consente agli aerei russi di stazionare sull’aeroporto di Hamadan, nell’Iran occidentale, e secondo il Consiglio di sicurezza nazionale dell’Iran, la cooperazione tra i due Paesi sulla Siria è “strategica”. Teheran accettava di condividere strutture militari con Mosca, confermando la dedizione alla cooperazione strategica nella lotta al terrorismo in Siria, dichiarava il Segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano Ali Shamkhani all’Islamic Republic News Agency (IRNA). I media russi affermavano che i bombardieri Tupolev Tu-22M3, che avevano già effettuato molti attacchi sui terroristi in Siria dalle basi nel sud della Russia, erano troppo grandi per essere ospitati nella base aerea russa in Siria. Secondo RT, il principale vantaggio per l’Aeronautica russa è la drastica riduzione del tempo di volo sugli obiettivi dei terroristi in Siria. I bombardieri a lungo raggio russi hanno effettuato attacchi aerei in Siria dalla base di Mozdok, Russia, coprendo una distanza di circa 2000 km per arrivare nello spazio aereo siriano. Ora la distanza si riduce a 700 km, in modo che gli attacchi aerei saranno meglio coordinati effettuandoli immediatamente e con meno costi. Come osserva Reuters, la mossa dimostra che la Russia espande ruolo e presenza in Medio Oriente mentre i media russi riportano che Mosca ha chiesto a Iran e Iraq il permesso di lanciare missili da crociera contro obiettivi siriani dal Mar Caspio. Il ministero ha detto che gli attacchi miravano a Stato islamico e terroristi già noti come Jabhat al-Nusra nelle province di Aleppo, Idlib e Dayr al-Zur e che i bombardieri erano scortati dai caccia della base aerea russa di Humaymim, nella provincia di Lataqia in Siria. Nel frattempo, la cooperazione militare tra Iran e Russia si sviluppa rapidamente. A gennaio, Mosca e Teheran firmarono un accordo di cooperazione militare più ampio della collaborazione nell’addestramento di personale e nell’antiterrorismo. Il Ministro della Difesa della Russia Sergej Shojgu e l’omologo iraniano Generale di Brigata Hossein Dehghan firmavano il documento durante la visita dei vertici russi nella capitale iraniana. Il Cremlino non si ferma qui: Interfax riferiva che Mosca ha chiesto ancora una volta a Iran e Iraq di permettere ai missili da crociera di sorvolare i rispettivi spazi aerei per attaccare obiettivi terroristici in Siria. Inoltre, la Russia avviava esercitazioni navali tattiche nel Mediterraneo e nel Mar Caspio. Le navi da guerra che partecipano all’esercitazione effettuano tiri di artiglieria e missili “in condizioni di battaglia simulate”. La forza nel Mediterraneo comprende due pattugliatori lanciamissili armati dei complessi per missili da crociera Kalibr-NK dotati di otto missili ciascuno…Russian-jets-in-Iran-3-774x516

La Russia schiera bombardieri pesanti in Iran
Alexander Mercouris, The Duran 16/8/2016
I Tu-22M3 e i Su-34 colpiscono i loro obiettivi in Siria dalla base aerea Hamadan in Iran.Mentre il vero stato delle relazioni tra Turchia e Russia rimane oscuro, l’allineamento della Russia con l’altra grande potenza dell’Asia centrale, l’Iran, s’intensifica, con la notizia che bombardieri pesanti Tu-22M3 russi, insieme a Su-34, compivano missioni contro obiettivi jihadisti in Siria dalla base di Hamadan in Iran. Ciò è principalmente un atto politico e non militare. I Tu-22M3 hanno il raggio d’azione per colpire in Siria dalle basi nel sud della Russia e l’hanno ripetutamente dimostrato. Non c’è alcuna ragione operativa per decollare da Hamadan. La Russia ha scelto di stanziare i suoi Tu-22M3 ad Hamadan come dichiarazione politica su Russia e Iran alleati militari nella lotta comune al terrorismo islamico in Siria. La presenza dei bombardieri russi ad Hamadan, in Iran, indica qualcos’altro. È una potente dichiarazione di sostegno della Russia all’Iran e al governo iraniano. Così come la presenza della base aerea russa permanente di Humaymim rende impossibili o difficilissimi gli attacchi israeliani e statunitensi contro la Siria, così la presenza dei bombardieri russi in Iran è un potente monito contro qualsiasi piano statunitense o israeliano per attaccare l’Iran, come potrebbe ancora una volta considerarli la nuova amministrazione degli USA dopo le presidenziali. Questo è potenzialmente importante dato che Hillary Clinton e Donald Trump, qualunque differenza possano avere sulla Russia, sono fautori della linea dura contro l’Iran. Il dispiegamento dei bombardieri russi in Iran va di pari passo alla convergenza sui legami politici ed economici. Avviene poco dopo che Putin incontrava a Baku il Presidente iraniano Rouhani e il Presidente dell’Azerbaigian Aliev, e dopo il sostegno diplomatico della Russia all’Iran nei negoziati sul nucleare con gli Stati Uniti, e le notizie sul rafforzamento dei legami economici tra Russia e Iran. L’Iran, che potrebbe diventare membro a pieno titolo della Shanghai Cooperation Organisation il prossimo anno, ha appena ricevuto un sostanziale credito russo e la proposta di negoziati per istituire una zona di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica, incluso l’Azerbaigian. E’ anche certo non sia un caso che il Ministro della Difesa russo Shojgu avesse appena completato una misteriosa visita in Azerbaigian. Quale fosse il punto preciso della visita non era chiaro (è improbabile che avesse a che fare con la disputa sul Nagorno-Karabakh), ma sembra probabile che fosse in qualche modo collegata al recente dispiegamento militare russo in Iran. Guardando avanti, nel caso la presenza russa in Iran diventi permanente, come il dispiegamento russo in Siria, allora avrebbe un grande impatto strategico militare e politico nella regione del Golfo, come la base russa in Siria l’avrà nel Mediterraneo orientale. Se si è ancora molto lontani dai pattugliamenti aerei russi su Golfo e stretto di Hormuz dalle basi iraniane, improvvisamente diventano una possibilità immaginabile. Se accada o meno è un altro discorso. La cautela è d’obbligo. A differenza della Siria, l’Iran sicuramente non dipende dalla Russia. Al contrario è una grande civiltà e una grande potenza dalla lunga storia, di gran lunga maggiore di quella russa, e una politica molto attiva in Medio Oriente e altrove. Le relazioni tra Iran e Russia non furono sempre facili e l’Iran è noto avere una scarsa visione di alcune mosse diplomatiche della Russia sulla Siria. C’è anche chi in Iran, e ancora più nella diaspora iraniana, preferirebbe un Iran allineato agli Stati Uniti. Non si può quindi affermare con certezza che questo rapporto nascente tra Iran e Russia frutti o continuerà come alleanza finora puramente tattica, forgiata per combattere il jihadismo in Siria. Tuttavia, per il momento la convergenza tra le due parti è sempre più forte e con il dispiegamento per quanto temporaneo dei bombardieri russi a Hamadan, il suo profilo s’accresce di molto.Russian-jets-in-Iran-2

La base russa di Hmeimim sarà aggiornata e permanente
Karine Bechet-Golovko, Russie-politique, 13 agosto 2016

“Sembra che, nel complesso, la Russia abbia perso la pazienza verso il doppio gioco occidentale”

14d3c80ad3bf1503cfc67c43242de8a4Nella “crisi di fiducia” che interessa le relazioni russo-statunitensi (o meglio, il dovuto confronto con la realtà), la Russia risponde molto semplicemente al sostegno incondizionato fornito dagli Stati Uniti ai terroristi siriani che combattono contro il Presidente Assad: la Russia rafforzerà la base di Humaymim in Siria rendendola permanente. L’annuncio fu fatto l’11 agosto dal senatore russo Frantz Klintsevich: la Russia modernizzerà la sua base, sia sul piano militare che logistico. Il disegno di legge è stato presentato. “Una volta definito lo status giuridico, Humaymim sarà la base delle Forze Armate russe, un’infrastruttura adeguata sarà costruito e il nostro esercito vi vivrà in condizioni decenti“. È una base permanente e non una struttura temporanea che la Russia vuole creare. Questa idea di ammodernare le strutture della base non è nuova, ma risale al 2015. L’idea di una possibile collaborazione con la coalizione degli Stati Uniti sembra ormai scomparsa. Le illusioni alla fine cadono e il contesto rende questo rafforzamento inevitabile per combattere effettivamente il terrorismo. Dall’intervento in Siria, la Russia ha già effettuato più di 9000 sortite , oltre ai bombardieri inviati per le operazioni di bombardamento e ai lanci di missili. L’efficacia dell’intervento russo in Siria non è seriamente contestata. E’ la geopolitica che deriva da questa efficienza, che riceve più attenzione dagli analisti anglosassoni: la posizione della Russia si rafforza rispetto agli Stati Uniti. Abbastanza per gettare un’ombra. Va preso atto che l0articolo del 6 agosto del New York Times sottolinea la vittoria militare russa in Siria, nonostante CIA e Arabia Saudita aiutino i ribelli a rovesciare Assad, non a combattere lo SIIL La Russia ha ribaltato l’equilibrio delle forze: “L’offensiva dei ribelli è stata aiutata da potenti missili anticarro forniti da Central Intelligence Agency e Arabia Saudita. Le valutazioni dell’intelligence a Washington rotenevano che il Presidente siriano Bashar al-Assad stava perdendo potere. Ma arrivati i russi arrivarono, colpendo le forze ribelli appoggiati dalla CIA con una campagna aerea che li faceva ritirare. E i capi ribelli che ora si aggrappato ai quartieri assediati nella città di Aleppo, dicono che i rifornimenti di missili anticarro della CIA si esauriscono“. Per la prima volta dall’Afghanistan, osserva il giornale, la Russia sfida direttamente gli Stati Uniti. Questa vittoria militare ha portato a una vittoria politica: costringere gli Stati Uniti, se non a cooperare, almeno a tener in considerazione la Russia. Ma Obama e la sua amministrazione insistono e continuano a respingere i tentativi russi di cooperare. Il motivo addotto è l’assenza di fiducia. Ma, naturalmente, non ci può essere una cooperazione quando c’è rivalità, con obiettivi e interessi diversi. Ecco perché vedrete tali dichiarazioni: “Anche Obama ha espresso cautela su un accordo duraturo con Mosca. “Non sono sicuro che ci si possa fidare dei russi o di Vladimir Putin”, ha detto Obama in una conferenza stampa. “Ogni volta che si cerca di mediare qualsiasi accordo con un individuo del genere o un Paese del genere, vi andrete con un certo scetticismo”.”
Da parte sua, la Russia parla anche apertamente di assenza di cooperazione degli Stati Uniti sulla Siria. In risposta, la trasformazione di Humaymim, e va inoltre precisato che, per non violare accordi internazionali e causare aspre reazioni negative, la base non ospiterà in modo permanente armi nucleari. Pertanto, non se ne esclude la loro presenza temporanea… Come i bombardieri. Tutto ciò non può non che influenzare fortemente l’equilibrio di potere nella regione. A ciò si aggiunge il ritorno della Turchia, che ha finalmente chiuso il proprio confine. L’Esercito arabo siriano continua ad avanzare, eliminando più di 60 estremisti nei combattimenti presso Tadmur, mentre i moderati di al-Nusra, sostenuti dalla comunità internazionale, massacrano le famiglie degli “oppositori” a Aleppo che volevano uscirsene attraverso i corridoi umanitari attuati dalla Russia. Si parla di più di 40 morti. Una parte importante avanza sulla scena internazionale, in particolare inquadrando decisione nella prospettiva dell’indurimento dei toni nei confronti dell’Ucraina e del rafforzamento della Crimea, che vedrà la sua presenza militare consolidata. Sembra che, nel complesso, la Russia abbia perso la pazienza verso il doppio gioco occidentale.Cp6xA5sWcAAxgTI.jpg small

La massiccia campagna aerea russa blocca l’attacco USA-al-Qaida su Aleppo
Moon of Alabama

Cp-vZ2iWcAA1TUuLa parte occidentale di Aleppo è sempre rimasta sotto il controllo del governo siriano. Vi abitano 1,5 milioni di persone. Nelle ultime due settimane vi era l’imminente pericolo che cadesse in mani jihadisti, dati i grandi rifornimenti di nuove armi, munizioni ed intelligence di Stati Uniti e Golfo a 10000 radicali jihadisti guidati da al-Qaida in Siria, per attaccare Aleppo. Dopo diversi giorni riuscivano a rompere la difesa sud-orientale creando un esiguo corridoio per Aleppo est. La zona è assediata dalle forze governative e occupata dai jihadisti. Diversi altri grandi attacchi seguivano, ma si riusciva a malapena a trattenerli. Le forze governative sono un misto di unità di difesa locali e di ausiliari afghani e iracheni. Le difese sembravano scarsamente preparate all’assalto di autobombe seguite da attacchi di fanteria di massa. Il morale era basso e le posizioni non avevano un adeguato coordinamento. Il governo siriano e i suoi alleati non potevano usare gli elicotteri per sostenere la difesa dato che MANPAD appena arrivati erano utilizzati dai jihadisti mettendo in pericolo qualsiasi aereo che vola a bassa quota. Per fermare gli attacchi e preparare la controffensiva andavano attivate le preziose riserve. Le forze d’elite di Hezbollah e della Brigata Tigre dell’Esercito arabo siriano venivano gettate in battaglia, contenendo gli attacchi jihadisti per ora, ma senza avere la massa per la controffensiva. I russi avvertirono ad aprile che una grande offesa jihadista era imminente, ma non fu adottata alcuna risposta durante i colloqui con l’amministrazione degli USA, la cui volontà di discutere era un inganno per sostenere tale attacco.
La campagna jihadista che mira a occupare tutta Aleppo prende il nome dall’uomo che, nel 1979, massacrò un gruppo di cadetti appartenenti a minoranze religiose. Qualora i terroristi vincano, migliaia di civili di Aleppo probabilmente moriranno, non solo delle minoranze. Aleppo è una città sunnita e la guerra è, in contrasto alla propaganda “occidentale”, non tra minoranze religiose e popolazione sunnita, ma tra sette sunnite radicali e i loro fratelli tradizionali. Due settimane fa, l’esercito russo preparava apertamente la risposta adeguata. Il suo aereo spia più moderno, il Tu- 214R, veniva inviato in Siria per raccogliere informazioni, assieme a 2 aerei da ricognizione Il-20M già schierativi. Le manovre della Marina lungo le coste siriane e nel Mar Caspio venivano approntate. L’accordo con l’Iran su misure di sostegno veniva organizzato. Almeno 7 navi russe, tutte dotate di missili da crociera Kalibr, venivano posizionate nel Mediterraneo e nel Mar Caspio. Ieri i bombardieri strategici a lungo raggio Tu-22M3 e i bombardieri tattici Su-34 venivano schierati nella base aerea di Hamadan in Iran. La rotta tra Hamedan e la Siria è del 60% più corta che dalla Russia. Gli aerei potranno così volare più spesso e con maggiore carico. L’Iraq ha concesso i diritti di sorvolo. Questa cooperazione aperta, annunciata pubblicamente dalle immagini della base iraniana, invia un messaggio forte alla “comunità internazionale” dei sostenitori dei jihadisti. La Cina vi aderisce annunciando maggiore cooperazione con l’Esercito arabo siriano. Oggi veniva lanciata una grande campagna di bombardamenti su tutta la logistica e la riserva dei jihadisti che attaccano Aleppo. Tutti i centri di comunicazione, basi, depositi e aree di concentramento tra Aleppo e il confine turco venivano bombardati. Ogni bersaglio fisso rilevato attaccato, probabilmente più volte, e distrutto, quindi i convogli e altri obiettivi utili. La campagna continuerà per diversi giorni. Tali grandi attacchi sulle retrovie delle forze attaccanti non hanno alcuna influenza immediata sul fronte. Aspettatevi alcuni attacchi dei terroristi su Aleppo per deviare dalla distruzione delle loro retrovie. Ma dopo pochi giorni i loro rifornimenti si esauriranno senza che i nuovi arrivino. L’attacco generale ad Aleppo poi finirà.
Tutto ciò da solo blocca la situazione in Siria. Il governo siriano attualmente non ha la capacità di riprendere e controllare la grande area tra Aleppo, Idlib e il confine turco. Saranno necessari ulteriori cambiamenti nella situazione strategica che mutino direzione alla guerra. Ma l’attacco probabilmente fallito ad Aleppo ingoierà più risorse e uomini di quanto i sostenitori dei jihadisti, gli USA ed alleati, possano inviare. Il centro di gravità della guerra probabilmente andrà altrove, lontano da Aleppo libera. Tutto questo, naturalmente, dipende dalla fortuna e dall’imponderabile della guerra.CpfuAP7WAAAxM5Q

La Cina fornirà aiuti alla Siria
The BRICS Post 17 agosto 2016

180373d28c1016e8349807La Cina fornirà aiuti e addestramento militare al governo siriano, dichiara un alto ufficiale della sicurezza cinese. Guan Yufei, direttore dell’Ufficio per la Cooperazione Internazionale Militare della Commissione Militare Centrale cinese, incontrava il Ministro della Difesa siriano Fahad Jasim al-Furayj a Damasco, durante il quale le due parti discutevano dell’accordo di cooperazione militare. Secondo Guan la Cina ha sempre svolto un ruolo positivo verso la soluzione politica in Siria dall’inizio della guerra civile, cinque anni prima. “Le Forze Armate della Cina e della Siria hanno una tradizione di amicizia, e i militari cinesi vogliono rafforzare scambi e cooperazione con i militari siriani“, ha detto Guan. Guan e al-Furayj hanno discusso del potenziamento dell’addestramento e “raggiunto il consenso” sull’invio di aiuti umanitari dei militari cinesi alla Siria. Guan ha anche incontrato un generale russo a Damasco, secondo l’agenzia Xinhua, senza entrare nei dettagli. All’inizio del mese, il Presidente cinese Xi Jinping ha nominato il diplomatico Qi Qianjin nuovo inviato in Siria. La Cina ad aprile nominava il suo primo inviato speciale per la crisi siriana. Presente nella regione per le forniture di petrolio, la Cina tende a lasciare la diplomazia in Medio Orientale agli altri membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Russia. Ma la Cina ha cercato di essere più presente ospitando ultimamente il Ministro degli Esteri della Siria e gli oppositori, in tempi diversi. Gli attacchi aerei russi e l’offensiva del governo siriano continuano contro lo Stato Islamico (IS) e al-Nusra, filiale di al-Qaida nel Paese devastato dalla guerra. L’opposizione principale e i ribelli siriani, insieme a Stati Uniti e altre nazioni occidentali, da tempo insistono che qualsiasi accordo di pace deve includere la caduta del Presidente siriano Bashar al-Assad, mentre il governo siriano e la Russia dicono che non c’è tale clausola negli accordi internazionali sottoscritti per il processo di pace. La Russia, insieme ai partner dei BRICS, si oppone alla caduta di Assad.

China's Foreign Minister Wang shakes hands with Syria's Foreign Minister Moualem during a joint news conference after a meeting at the Ministry of Foreign Affairs in Beijing

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ruolo della Turchia ‘post-golpe’ nel conflitto siriano

Samir Husayn, Stalker Zone 15 ago 2016NC_Putin_Erdogan_MEM_160809_12x5_1600Ultimamente c’è molta confusione circondata da disinformazione e voci sul futuro ruolo dello Stato turco nel conflitto siriano. Abbiamo sentito molte stranezze, di come Erdogan improvvisamente diventi amico ed alleato di Siria e Russia per sconfiggere il terrorismo a come, improvvisamente, si affianchi alla Russia per fare da contrappeso alla NATO, oltre a voci che farà entrare la Turchia nei BRICS. Analizziamo solo un paio di cose:
L’8 agosto 2016, solo un giorno prima dell’incontro con il Presidente russo Vladimir Putin, Erdogan rilasciava un’intervista alla agenzia ITAR-TASS in cui affermava che i turchi non possono cooperare con il “regime” del Presidente siriano Bashar al-Assad. Allo stesso tempo, espresse ancora supporto all’organizzazione terroristica al-Nusra, uno degli attori più ripugnanti nel conflitto siriano, noto per massacrare sistematicamente civili siriani, bruciandoli vivi ad Adra nel dicembre 2013, così come per decine di attentati terroristici, decapitazioni, attacchi settari, massacri e rapimenti di civili (l’intervista completa si può leggere qui). Detto questo, è chiaro che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan non vuole por fine al conflitto e quindi non va visto come nuovo alleato di russi e siriani nella guerra al terrorismo, come certi “esperti” vorrebbero farci credere. Le dichiarazioni di Erdogan pertanto non sorprendono, date le azioni passate e presenti. Dal presunto “colpo di Stato” più di 30000 terroristi sono entrati in Siria dalla Turchia. La maggioranza sarebbero cittadini turchi, soprattutto se crediamo al fatto che un numero significativo di terroristi eliminati dalle forze russe, siriane e di Hezbollah aderiva all’organizzazione terroristica ultranazionalista turca dei “Lupi grigi”. Inoltre, molti dei terroristi ultimamente eliminati sono stati identificati come cittadini di Kazakhstan, Uzbekistan e Cina (terroristi uiguri della provincia dello Xinjiang) e anche dell’Arabia Saudita. Il 1° agosto 2016 un elicottero russo veniva abbattuto dai terroristi di al-Nusra sul territorio che occupano nella provincia di Aleppo. Data la vicinanza di Erdogan a tale gruppo terroristico, non è difficile notare come sia lungi dal voler porre fine al conflitto in Siria od essere un nuovo attore nei BRICS. E a proposito va ricordato che i BRICS attualmente non sono assolutamente il posto adatto per la Turchia di Erdogan. La Turchia è un membro della NATO e finora ha attuato varie mosse ostili agli aderenti dei BRICS Russia e Cina. Il 24 novembre 2015 l’esercito turco abbatteva un aviogetto militare russo durante una missione antiterrorismo, pur essendo sul territorio della Repubblica araba siriana. Non solo l’aviogetto fu abbattuto, ma il pilota venne catturato e consegnato ai lupi grigi turcomanni guidati dal noto terrorista turco Arpaslan Celik, che l’assassinavano. Nonostante avesse violato pienamente il diritto internazionale abbattendo l’aereo russo sul territorio siriano, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva ripetutamente rifiutato di scusarsi per l’abbattimento e l’assassinio del pilota russo Oleg Peshkov. Un’altra cosa per cui la Turchia non può aderire ai BRICS è anche il fatto che sia pesantemente coinvolta nel movimento terroristico del Turkestan orientale, sempre più attivo, negli ultimi anni, nella lotta al legittimo esercito siriano, oltre a rappresentare la maggioranza dei terroristi eliminati nella provincia di Aleppo nelle ultime settimane. Inoltre, vi è un insediamento di coloni uiguri nella città siriana occupata di Jisr al-Shughur, dove ben 3500 terroristi uiguri e loro familiari presumibilmente vivono.
Quando Erdogan incontrò il Presidente russo Vladimir Putin il 9 agosto 2016, ha un tratto vi fu un gran parlare di come i due si riconciliassero e di come la Turchia post-golpe divenisse un attore regionale importante e potente, assai utile nel modellare lo spettro geopolitico a favore delle cosiddette forze “anti-imperialiste/anti-atlantiste”. Niente di tutto questo è vero. In politica estera non è stata raggiunta alcun accordo, nel corso di tale vertice. In realtà c’è la voce che ci sia stato un incontro a porte chiuse sulla crisi in Siria, tra Putin e Erdogan, che sarebbe durato 2 ore. Il risultato non è (ancora) noto. Oltre a ciò, i due motivi principali per cui l’incontro avrebbe avuto luogo erano, primo, la realizzazione dell’accordo sul gasdotto, bloccato dall’incidente dell’aviogetto abbattuto e, secondo, l’assenza di turisti in Turchia. L’economia turca dipende in larga misura dal turismo e dato che la maggioranza dei turisti europei non ci va per motivi di sicurezza (il numero di viaggi in Turchia offerti dalle agenzie turistiche europee è drasticamente sceso per gli incidenti legati al terrorismo, negli ultimi mesi), Erdogan ora in qualche modo cerca di far tornare nel Paese gli una volta molto redditizi turisti russi. Oltre a ciò, molti desiderata di Erdogan sono rimaste insoddisfatte. I russi non mutano posizione sulla Siria adottando ben altro atteggiamento verso i famigerati gruppi terroristici “moderati” sostenuti da Ankara, come ELS, Ahrar al-Sham, Jaysh al- Fatah, al-Nusra, ecc., un vecchio desiderio di Erdogan. La situazione in Siria è tale che il nuovo incontro è stato “rinviato”. E’ chiaro che questo è il problema su cui le parti non si accordano, date le circostanze, e quindi la Turchia non può essere vista come nuovo attore nella soluzione della crisi siriana. Vi è stato un polverone sulla Turchia “post-golpe” che diverrebbe qualcosa di molto diverso da ciò che è stata finora, dato che tutte le “mele e uova marce” sono state eliminate. Ma se si da uno sguardo attento, si vedrà che a più di 3 settimane dal “colpo di stato” sventato non ci sono ancora veri cambiamenti. Il flusso di terroristi dalla Turchia alla Siria continua come sempre e l’amministrazione Erdogan invoca la caduta di Assad quale unica soluzione per la fine del conflitto, ponendo la domanda: sul serio è stato sventato un colpo di Stato?
L’unico cambiamento visibile dal 15 luglio 2016 è l’arresto di un numero considerevole di ufficiali, poliziotti, politici, accademici (a tutti gli studiosi è stato anche impedito di lasciare il Paese), insegnanti, giornalisti, attivisti, scrittori, musicisti turchi… molti dei quali non hanno nulla a che fare con il movimento di Gulen e che negano qualsiasi coinvolgimento nel presunto colpo di Stato. Inoltre, secondo le notizie del giornale armeno Asbarez del 2 agosto 2016, le purghe violente di Erdogan hanno ormai raggiunto anche la comunità armena, già stigmatizzata in Turchia. Cosa un’insegnante di musica armeno avrebbe a che fare con il movimento di Gulen??? Niente. Questo è solo uno dei tanti esempi di come Erdogan sfrutti la situazione per sbarazzarsi di quanti più avversari possibili, col pretesto di “salvare il Paese dalle pedine di Gulen”. Non c’è quindi da stupirsi se Erdogan abbia definito il presunto “colpo di Stato” un “dono di Dio” in diverse occasioni. Ora sappiamo perché. Oltre a ciò, un numero considerevole di volontari decisi a “contrastare il colpo di Stato” vengono identificati come il nucleo del salafismo/wahhabismo turco, molti dei quali hanno già combattuto contro l’Esercito arabo siriano e che furono coinvolti in alcune azioni raccapriccianti, come la decapitazione di soldati che sarebbero stati “golpisti”. In realtà, la maggioranza dei soldati era di leva ed eseguiva solo gli ordini. Il “colpo di Stato” fu eseguito anche ingenuamente. Ad esempio, l’aviogetto che inseguiva l’aereo di Erdogan, improvvisamente rimase a corto di carburante, e centinaia di migliaia di persone, tra cui islamisti stranieri, improvvisamente scesero per le strade al momento convenuto, ecc… Non assomigliava assolutamente ai colpi di Stato degli anni ’70/’80 in America Latina e Asia orientale che possano ricordarsi. Inoltre, perché le potenze occidentali orchestrerebbero un golpe in uno Stato leale alla NATO e dalla politica estera comune, in particolare su Siria e Donbas? Anche se ci fosse stato un “golpe”, sarebbe stato comunque legittimo contro il regime Erdogan, se effettuato in modo appropriato. Spodestare il regime di Erdogan sarebbe estremamente utile non solo per la regione e in particolare la Siria, ma anche per la stessa Turchia. Non va dimenticato il coinvolgimento del regime di Erdogan nel coordinamento dei gruppi terroristici che operano in Siria e riforniti dalla Turchia, che non ha avuto problemi legati al terrorismo islamista. Spodestando tale regime si sarebbe contribuito a mantenere pace, stabilità e diritto internazionale. A meno che non vi fosse un particolare (occulto) scopo contro il governo e l’esercito siriani, è estremamente ingenuo dire che il regime Erdogan all’improvviso sarà il nuovo partner e alleato di Siria e Russia nella lotta al terrorismo, date azioni e dichiarazioni passate ed attuali.
Chi sostiene il terrorismo nel modo più ripugnante fin da quando i primi colpi furono sparati, nel marzo 2011, contribuendo a saccheggiare 1300 fabbriche nella provincia di Aleppo, addestrare ELS, Ahrar al-Sham, al-Nusra e, secondo alcune voci, anche lo SIIL, trafficare con essi (è stato spesso detto che finora il regime Erdogan ha ricavato miliardi di dollari dal contrabbando di petrolio dei giacimenti petroliferi siriani occupati dallo SIIL, ed anche Erdogan e famiglia sarebbero dietro tali attività), non può diventare all’improvviso l'”alleato chiave nella lotta al male”. Tale cambiamento radicale nella politica verso la Siria sarebbe anche molto difficile da spiegare al pubblico turco. Che Erdogan non abbia cambiato posizione sulla Siria appare chiaro quando improvvisamente tutti i valichi di frontiera con la Siria venivano aperti, subito dopo che i membri delle cosiddette Forze Democratiche siriane annunciavano la piena sconfitta dello SIIL a Manbij. Nel migliore dei casi, lo scopo di tali vertici è dire al regime di Erdogan di non sostenere più il terrorismo. Per farla breve: non ci saranno cambiamenti significativi nella situazione in Siria.putin_vs_erdogan__jalal_hajirTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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