Qatarsi e metastasi

Chroniques du Grand Jeu 7 giugno 2017Il nostro buon vecchio Medio Oriente non cambia mai. Colpi di scena, svolte, cambi di casacca… una vera e propria telenovela brasiliana. La gran cosa assai commentata nei giorni scorsi è la messa al bando del Qatar da parte di Arabia Saudita e degni compari. Anche se atteso da una settimana, è un vero terremoto regionale, dato che le controversie precedenti che non avevano mai portato alla rottura delle relazioni diplomatiche. La situazione peggiora di ora in ora. I porti sono vietati a qualsiasi nave del Qatar, ogni cittadino ha un paio di giorni per fare le valigie, tutti i valichi di frontiera sono chiusi e lo spazio aereo di certi Paesi è vietato alla Qatar Airways che ora sorvola l’Iran. Culmine dell’escalation improvvisa, l’Arabia Saudita ha inviato un ultimatum di 24 ore con dieci condizioni e il rischio di guerra, anche se improbabile, ma non da escludere. Come ci sono arrivati?
Prima uno sguardo ai Paesi che rompono con Doha, con Riyadh che si ritrova soprattutto con Egitto, Bahrayn ed Emirati Arabi Uniti. In comune, questi Paesi ne hanno abbastanza dell’effettivo sostegno del Qatar alla Fratellanza musulmana, in prima linea nella “primavera araba” libica, egiziana e siriana. Per il resto, si tratta di un pasticcio allegramente ripieno di farsa e realtà. Sì, il Qatar ha sostenuto lo Stato islamico e al-Qaida in Siria-Iraq, come dimostrato molte volte; ma vedere i sauditi accusarlo ci ciò fa sganasciare avendo fatto esattamente la stessa cosa. L’ex-vicepresidente Joe Biden si sentì in dovere di ammetterlo pubblicamente:

Sì, paradossalmente il Qatar ha buone relazioni con l’Iran, e pessime con Riyadh, ma anche col Bahrayn (nella morsa della primavera sciita ignorata dai media occidentaleo). Allo stesso modo, il Qatar vede male il costituendo fronte USA-Israele-Arabia Saudita. Ma basta questo a spiegare la crisi improvvisa? Probabilmente no, perché si tratta di un vero e proprio nodo gordiano… Molti l’hanno collegato alla visita di Trump in Arabia Saudita e in effetti Donald sembra confermarlo con una nuova tempesta di tweet: “Durante il mio recente viaggio in Medio Oriente, ho detto che non va più finanziata l’ideologia radicale. I capi hanno indicato il Qatar, guarda! Tutte le prove del finanziamento dell’estremismo religioso portano all’Qatar. Questo può essere l’inizio della fine dell’orrore del terrorismo”. I Saud si comprerebbero la verginità con poco, riducendo il sostegno al jihadismo internazionale ufficialmente (e in modo ipocrita), solo per compiacere il presidente degli USA che non ha mai variato sull’argomento (l’unico…) Un accordo Washington-Riyadh quindi? Tuttavia, molte tessere non s’incastrano… Questa crisi uccide sul nascere il progetto di NATO araba invocato da Donald due settimane prima. O gli piace spararsi ai piedi (non impossibile), o non c’entra con tale frattura. Il Qatar ospita la principale base statunitense in Medio Oriente; Pentagono e dipartimento di Stato non ne sono entusiasti come il loro comandante in capo. Attraverso il portavoce, il Pentagono ringraziava il Qatar e rifiutava di commentare le trumpinate. Tillerson si precipitava ad invitare i membri del Consiglio di cooperazione del Golfo a “restare uniti”. Donald ha anche messo dell’acqua nella coca, forse “fortemente consigliato” dall’entourage, chiedendo ai Saud di calmare la situazione. Il GCC è la chiave di volta dell’impero USA nella regione e, come l’Unione europea in Europa, è sull’orlo del baratro. Dopo la Brexit il Qatarxit? A Washington, gli strateghi imperiali non ne saranno entusiasti… Quwayt e Oman, in ogni caso si rifiutano di seguire i compari recidendo le relazioni con Doha, frantumando ancora più il GCC. Un altro elemento non inquadrabile: la Cina cambia gli accordi petroliferi con Riyadh per pagare le importazioni di oro nero in yuan, un brutto colpo alla potenza statunitense. Illettori fedeli non ne saranno sorpresi, l’annunciammo due anni fa: “Una cosa rimane stoica e incrollabile: i petrodollari. Sadam cercò di creare un borsa petrolifera in euro ma fu tomahawkizzato immediatamente. Gheddafi rilanciò l’idea, ma le bombe liberatorie della NATO caddero su Tripoli prima che avesse il tempo di fare una telefonata. Gli strateghi statunitensi potevano dormire il sonno dei giusti, i loro affascinanti petromonarchi del Golfo restavano allineati. Tranne… Un’informazione molto importante, passata inosservata sulla stampa, fu emessa pochi giorni fa. Russia e Angola hanno superato l’Arabia Saudita quali fornitori di petrolio della Cina. È interessante notare che secondo gli osservatori, la Russia (ancora quel demonio di Putin!) accetta pagamenti in yuan cinesi motivando tale frattura tettonica. Secondo un analista, se l’Arabia Saudita vuole riconquistare la sua quota di mercato, dovrà seriamente considerare i pagamenti in yuan… cioè, por fine ai petrodollari. E qui ci sarebbe un serio dilemma per i sauditi: rinunciare all’importanza mondiale del loro petrolio o farci una croce sui petrodollari rischiando che gli statunitensi la prendano molto male fomentando un cambio di regime”. Difficile immaginare in tali condizioni un accordo USA-Arabia Saudita contro il Qatar… Tanto più che gli accordi per la vendita di armi ordinate dai Saud, 110 miliardi di dollari, assicurando Donald, sarebbero solo “aria fritta” secondo un esperto.
In tale confusione, il Sultano si sente perso. Stranamente silenzioso in questi giorni, ha moltiplicato i contatti telefonici con Riyadh, Doha, Quwayt e Mosca… (sembra incapace di qualsiasi cosa senza Putin). Infine ha lasciato le riserve criticando le sanzioni all’alleato Qatar. Era il minimo indispensabile: la tendenza dei Fratelli musulmani nell’AKP non riusciva a stare zitta davanti all’offensiva contro il proprio “padrino”, spingendo anche il principale partito di opposizione ad invocare la neutralità turca in questo caso. In realtà, Erdogan è davvero infastidito, oltre alla base degli USA, il Qatar ne ospita una turca e vi è un accordo difensivo tra i due Paesi, implicante il sostegno di Ankara alla piccola petromonarchia, se attaccata. Il sultano non avrebbe mai immaginato che potesse trattarsi dell’Arabia Saudita! Due pilastri dei petrodollari e del jihadismo in conflitto, il GCC in crisi, la Turchia sconvolta, lo Stato profondo diviso negli USA… La frattura saudita-qatariota va presa per quello che è: l’ennesima convulsione dell'”asse del bene”, sgretolando ulteriormente l’impero. Basta per la CNN accusare… gli hacker russi! Aimé, l’avevamo previsto, gli idioti osano di tutto, perciò li riconosciamo. Dietro la nuova degenerazione della stampa-strappona, si nasconde la realtà: è Natale al Cremlino che, tuttavia, evita l’autocompiacimento. E’ vero che la cooperazione, paradossale, tra Mosca e Doha sia nell’energia (si ricordi che il Qatar è entrato nel capitale di Rosneft da pochi mesi) che militare, nonostante le dispute, eufemismo, sulla questione siriana. Le aperture del Qatar all’Iran sono ben viste dagli orsi. D’altra parte, i rapporti si animano delicatamente con l’Arabia Saudita e l’onnipotente bin Salman visitava la Russia una settimana dopo il viaggio di Trump e una settimana prima della crisi attuale (Putin fu informato di ciò che stava per succedere?) Così ufficialmente, il Cremlino non assume posizioni. Ma se un cuneo può inserirsi tra asse USA-Arabia Saudita-Israele e coppia Turchia-Qatar, è una manna dal cielo per Mosca e Teheran.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati del Golfo spariranno nel nulla

Moon of Alabama 5 giugno 2017

Incoraggiata dagli USA, l’Arabia Saudita lanciava una campagna per sottomettere il Qatar a Stato cliente. Il piano è ormai al culmine. In poche ore Bahrayn, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita hanno tagliato i rapporti con il Qatar. Tutti gli spazi marittimi e aerei sono chiusi al traffico dal Qatar ed anche le rotte terrestri. I qatarioti dovranno lasciare questi Paesi entro 14 giorni. I diplomatici del Qatar entro solo 48 ore. Le conseguenze immediate sono enormi. Ogni anno, circa 37 milioni di passeggeri passano da Doha. Ma la Qatar Airways ora deve sorvolare gli spazi arei iraniano, iracheno e turco per raggiungere l’Europa. (Se la situazione persiste, gli Emirati Arabi Uniti probabilmente ordineranno numerosi nuovi aerei). Metà del cibo per il Qatar arriva dall’Arabia Saudita attraverso l’unico confine terrestre del Qatar. 600-800 camion al giorno non possono più passare. I 19 voli al giorno tra Doha e Dubai sono sospesi. I prezzi del petrolio aumentavano dell’1,6% e la borsa del Qatar s’ingolfava. Le ragioni dell’immediata frattura sono molteplici, e poco a che fare con l’Iran. I sauditi accusano il Qatar di sostenere i terroristi, come se la Gran Bretagna accusasse gli Stati Uniti d’imperialismo, o la mafia la malavita di gangsterismo. Come osservava Joe Biden quando era vicepresidente, i due Paesi wahhabiti Qatar e Arabia Saudita finanziano il terrorismo in Siria, Iraq e altrove. Ma il punto di vista saudita è che il Qatar più “liberale” supporta semplicemente i terroristi “sbagliati”. Il governo del Qatar e il suo portavoce al-Jazeera hanno imposto e sostenuto il governo della fratellanza musulmana in Egitto. I sauditi hanno rovesciato tale governo finanziando un colpo di Stato. Il Qatar sostiene il governo della fratellanza musulmana in Turchia. Sostiene Hamas, affiliata alla fratellanza. Il Qatar finanzia vari gruppi filo-al-Qaida in Libia, Siria e Afghanistan. I taliban hanno la loro unica missione diplomatica a Doha. Fino a poco prima i sauditi finanziavano lo SIIL. Ora principalmente finanziano i vari gruppi jihadisti in Siria controllati dalla CIA. Gli EAU sponsorizzano il generale libico Haftar che combatte il gruppi di al-Qaida sostenuti dal Qatar. I sauditi coccolano Israele e non badano alla causa palestinese che il Qatar supporta. Ci sono divergenti interessi sugli idrocarburi. Il Qatar è il maggiore esportatore mondiale di gas, concorrenza seria alle esportazioni di petrolio saudita. Recentemente ha intensificato i rapporti con altri produttori e clienti nella regione del Golfo e altrove. Alle dimensioni geografiche e demografiche della frattura concorrono matrimoni e rapporti tra tribù saudite e qatariote. Vi sono voci che importanti tribù del Najd saudita, in particolare gli al-Tamim, abbiano rinnovato i legami con l’emiro principe Tamim bin Hamad al-Thani. Questo è un “insulto” per gli al-Saud. Oman e Quwayt non hanno preso posizione e cercano di mediare. La Turchia è alleata con il Qatar ma rimane sospettosa. C’è un nuovo accordo sulla difesa tra Qatar e Turchia che promette il sostegno turco se il Qatar viene attaccato. L’esercito turco ha una base in Qatar con circa 600 soldati. Una quota enorme degli investimenti esteri in Turchia proviene dal Qatar. Il governo turco e qatariota si coordinano nel sostenere al-Qaida e altri taqfiri nella guerra in Siria.
Lo scontro tra Qatar e Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo è stato reso possibile dall’amministrazione Trump: “Mentre l’amministrazione Obama ha cercato di migliorare l’impegno degli Stati Uniti verso il GCC, Trump si è concentrato invece su Arabia Saudita ed Emirati Arabi quali pilastri del suo approccio regionale. Vi sarebbero forti legami tra il consigliere di Trump e genero Jared Kushner e Muhamad bin Salman d’Arabia Saudita, nonché Yusuf al-Utayba, l’imponente ambasciatore degli EAU a Washington. I principali responsabili dell’amministrazione Trump, come il segretario alla Difesa Jim Mattis e il direttore della CIA Mike Pompeo, hanno opinioni su Iran e fratellanza musulmana praticamente identiche a quelle di Riyad e Abu Dhabi”. Trump cade nella trappola saudita-israeliana. I falchi del Pentagono sognano la “NATO araba” per combattere l’Iran, che potrebbe presto avere la sua prima guerra, ma contro uno dei suoi membri. Lo spettacolo “del globo” (non satanico) e l’illimitato sostegno statunitense all’Arabia Saudita esacerbano le fratture nel GCC e ne ostacoleranno le operazioni. L’esercito statunitense ha enormi interessi in Qatar e altri Paesi del Golfo. Al-Udayd in Qatar è la più grande base aerea degli USA in Medio Oriente ed è anche il quartier generale del Comando Centrale statunitense con circa 10000 soldati a guidare la lotta contro lo SIIL. La Quinta Flotta della Marina statunitense è ospitata nel vicino Bahrayn che ha dichiarato la guerra fredda al Qatar. Qualsiasi disputa o difficoltà tra i Paesi del Golfo ostacola le operazioni militari statunitensi. A Washington, una lunga campagna lobbistica di sauditi ed emiratini contro il Qatar procede da mesi. Un lobbista saudita minacciava il governante del Qatar dello stesso destino di Mursi in Egitto. Email piratate tra l’ambasciatore degli EAU Yusuf al-Utayba e le organizzazioni lobbistiche israeliane a Washington sono state recentemente pubblicate, mostrando che la lobby “Fondazione per la difesa della democrazia” consiglia la dittatura degli EAU su come combattere la dittatura del Qatar. Alla fine dello spettacolo del “globo” sauditi e statunitensi presentarono un documento che dichiara diverse organizzazioni e l’Iran “sostenitori dei terroristi”. Il Qatar si rifiutò di firmarlo. I clerici sauditi poi dichiaravano i governanti del Qatar, gli al-Thani, non più “membri del clan di Abdal Wahhab“, togliendogli la legittimità religiosa. Il Qatar cercava di calmare la situazione, annunciando che sei soldati erano stati feriti durante la guerra dei sauditi nello Yemen ed espellendo alcuni capi di Hamas. Un mediatore arrivava in Quwayt, finora senza alcun risultato.
Il bullismo estremo sul Qatar di sauditi ed emiratini, con la totale chiusura di tutte le frontiere, è destinato ad imporre la capitolazione immediata. Finora il Qatar persiste ma alla fine è probabile che ceda. Dovrà smettere di sostenere il “terrorismo” cioè la fratellanza musulmana. Un altro scenario è un putsch a Doha con un burattino saudita pronto a guidare il regno. Se ciò non riuscisse potrebbe seguire una mossa militare. Il Qatar non può resistere all’invasione saudita. Per l’Iran è l’occasione per colpire ulteriormente il GCC intensificando le relazioni con il Qatar. Potrebbe aumentare le esportazioni alimentari nel Paese e ospitare i voli aerei del Qatar, in cambio del ritiro dalla Siria. Il piano USA/Arabia Saudita per affrontare l’Iran attraverso il GCC sarebbe allora in serio pericolo. Non importa come finisca con il Qatar, l’unità del GCC (ancora) una volta appare un trucco. Non può essere riparato. La “leadership” saudita si dimostra essere solo brutale, creando resistenze. I piani statunitensi per un GCC unito sotto la guida saudita e il controllo statunitense sono scombussolati. Il perno di tutto ciò è la guerra saudita allo Yemen. I sauditi sostengono il governo fantoccio di Hadi e due anni fa radunarono gli altri Stati del Golfo, compreso il Qatar, per combattere gli huthi nello Yemen settentrionale, che accusano di ricevere sostegno iraniano. Non vi è alcuna prova di tale affermazione. Guerra e coalizione sono falliti. La resistenza huthi continua e lo Yemen sprofonda nella carestia grazie al blocco alle frontiera saudita, e un’epidemia di colera si estende rapidamente, la guerra va concludendosi. Quwayt, Oman e Qatar parlano con gli huthi a Sana. Una settimana prima, le truppe degli EAU impiegarono elicotteri per combattere la milizia filo-saudita presso l’aeroporto di Aden. Stati Uniti e Gran Bretagna invocano la fine della guerra e, a porte chiuse, minacciano di ritirargli il sostegno. I sauditi sotto la nuova leadership vanno oltre le proprie capacità. Così Trump quando ne ha sollevato il ruolo. Le “scimmie saudite con il Macbook” non possono essere un serio attore politico in questo mondo. Il loro denaro ha permesso tale finzione per tanto tempo. Ciò ricorda la previsione di due anni fa di un avvocato di Sana:
@ Bafana3
Alla fine di questa guerra allo Yemen, gli Stati del GCC guidato dall’Arabia Saudita spariranno nel nulla. Non so cosa li sostituirà. 9:29 am, 15 ago 2015”.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libia, gli alleati dell’Italia compiono una strage

Alessandro Lattanzio, 21/5/2017

Mentre questo Sito viene aggredito e insultato da fogne mediatiche come Huffington Post e Vice, che propagandano l’accoglienza a 90 gradi verso i profughi creati dalle guerre celebrate, invocate e salutate dai su medesimi siti di disinformazione imperialista (Left, Vice, Huffington Post e altra spazzatura), in Libia, il 18 maggio, bande armate composte dai miliziani armati dal governo Renzi-Gentiloni e dai terroristi di al-Qaida, che diverse ONG italiane definiscono ‘umanitari numero uno‘, uccidevano, decapitavano e bruciavano vive 150 persone nell’aeroporto libico di Baraq al-Shati. Ovvio il sonoro silenzio del sistema merdiatico italiano. SitoAurora è l’unico sito a riferire in Italia di questo massacro commesso dagli alleati dei servizi segreti italiani e della Farnesina in Libia, ovvero al-Qaida e la fratellanza mussulmana turcofila di Misurata, dove l’esercito italiano ha posto la propria base operativa libica.
Il 17 marzo, la sede di Saraj presso la base navale di Abu Sita, veniva attaccata da sconosciuti, mentre a Misurata i seguaci di Salah Badhi e Qalifa Gwal attaccavano la TV e la radio locale, venendo respinti. Contemporaneamente Saraj era Roma per discutere con il Gruppo di Contatto per il Mediterraneo Centrale che riunisce UE, Alto Commissariato ONU per i Rifugiati e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (organismo logistico dei mercenari islamisti). Saraj chiedeva all’Italia l’invio in Libia di 20 motovedette, 4 elicotteri, 24 imbarcazioni, 10 autoambulanze, 30 autoveicoli blindati e telefoni satellitari. Il 30 marzo, a Roma rappresentanti delle tribù Tabu e Ulad Sulayman di Sabha firmavano un accordo di riconciliazione, con cui il governo italiano avrebbe pagato gli indennizzi alle vittime della faida tribale. L’Italia, tramite la comunità di sant’Egidio, interveniva perché interessata a controllare l’aeroporto Taminhint di Sabha. Ma già il leader tribale dei Tabu, Adam Dazi, affermava che i capitribù non avevano idea di che accordo si trattasse. Già nel novembre 2015 il Qatar mediò un simile accordo di riconciliazione, poi violato nel novembre 2016.
La Libyan Cement Company (LCC), è uno dei più grandi cementifici della Libia, con tre stabilimenti a Bengasi, al-Huari e Derna, assumeva gli specialisti della società russa RSB-Group per sminare il cementificio di Bengasi, avviato il 22 agosto 2016. Il cemento è necessario per ripristinare le infrastrutture distrutte dai terroristi. Finora veniva importato dalla Tunisia. Nell’aprile 2016 l’Esercito nazionale della Libia eliminò i terroristi dalla zona degli impianti industriali del cementificio. I genieri dell’esercito libico non poterono completare la bonifica per mancanza di attrezzature, a causa delle sanzioni imposte dai Paesi occidentali contro Tobruq. Inoltre, diversi genieri libici morirono nelle operazioni di sminamento. Inizialmente i libici si rivolsero a una società inglese, che volle 50 dollari per metro quadro, quindi si rivolsero agli specialisti russi del RSB-Group, che bonificarono 750000 mq di superficie per 15 dollari a metro quadro. Il RSB-Group opera in Egitto, Colombia e Cina, oltre che Libia. La LCC è di proprietà della Libya Holdings Group (LHG) di Tripoli e di 15 investitori di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Il 5 aprile, l’Esercito nazionale libico (LNA) avviava le operazioni per liberare la base di Tamanhant, presso Sabha, mentre il GNA di Tripoli condannava l’azione e ordinava alle sue forze di respingere l’attacco del LNA. A marzo, 16 militari feriti venivano inviati in Italia per cure mediche. Il 12 aprile Fayaz al-Saraj dichiarava che “Purtroppo l’Europa non ci ha aiutato, ma ha fatto solo vuote promesse. Abbiamo bisogno urgente di aiuti seri per proteggere e controllare le coste. Inoltre, la comunità internazionale deve fare di più per contribuire a stabilizzare il Paese”. Intanto, numerosi terroristi dello Stato islamico provenienti dalla Libia venivano curati in cliniche in Europa almeno dal 2015; “Elementi dello SIIL coinvolti nell’espatrio di feriti libici usano questa strategia per uscire dalla Libia con falsi passaporti“, secondo un documento dell’intelligence italiana. Il piano era incentrato su un progetto occidentale per riabilitare i feriti, il Centro per il sostegno dei libici feriti, gestito “in modo dubbio e ambiguo” sotto la supervisione dal governo di al-Saraj a Tripoli. Secondo il documento, gli infiltrati dello SIIL utilizzavano falsi passaporti forniti da una rete criminale e inoltre, all’inizio del 2016, lo SIIL occupando Sirte poté accedere a 2000 passaporti in bianco. “Dal 15 dicembre 2015, un numero ignoto di combattenti feriti dello Stato islamico in Libia è espatriato verso un ospedale d’Istanbul per cure mediche“. Da lì, i terroristi venivano inviati in altri ospedali turchi, provenendo soprattutto da Misurata, Sirte e Bengasi. “Misurata è la sede di tale contrabbando dalla Libia verso l’Europa. Ed è anche il luogo dove si svolge il mercato dei passaporti falsi, quando a costoro è necessaria una falsa identità per nascondersi“. I principali Paesi che accolgono i terroristi feriti, secondo il documento dello spionaggio italiano, sono Turchia, Romania, Bosnia, Francia, Germania e Svizzera. Il medico Rodolfo Bucci confermava al Guardian di esser stato contattato da un individuo appartenente alla rete del contrabbando. “Sono stato contattato da alcuni uomini per coordinare queste cure mediche perché sono uno specialista nella terapia del trattamento del dolore. Ma poi non so cosa sia successo. Non so se il programma fu interrotto“. Il documento dell’intelligence italiano descrive la posizione del governo al-Saraj come “altamente ambivalente” perché, anche se non finanzia l’assistenza medica ai terroristi dello SIIL, “ufficialmente permette l’espatrio di elementi del MSTB (Majlis Shura Thuwar Benghazi), una milizia jihadista collegata allo SIIL”. Secondo il rapporto dell’intelligence italiana, i documenti preparati dagli ospedali che organizzano l’espatrio dei libici feriti recano pochi dettagli sulle ferite, o ne sono totalmente privi.
Il 2 maggio 2017, ad Abu Dhabi s’incontravano il premier-fantoccio al-Saraj ed il Generale Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico della Camera dei Rappresentanti di Tobruq, per discutere su quali organizzazioni andassero definite terroristiche, sullo scioglimento delle milizie, sul rifiuto dell’accordo sui migranti con l’Italia, sull’eliminazione dell’Art.8 del Libyan Political Agreement di Shqirat, che garantiva al Presidente del Consiglio Presidenziale ampi poteri su Forze Armate ed intelligence. Inoltre al-Saraj e Haftar convenivano nel formare un comando militare congiunto, con a capo Haftar, e ad unire le istituzioni statali. Gli Emirati Arabi Uniti inoltre dispiegavano velivoli da combattimento a sostegno del Generale Qalifa Haftar, nella Libia orientale, sulla base aerea al-Qadim. In Libia la produzione di petrolio superava il picco dell’ottobre 2014, arrivando a 780000 barili al giorno; grazie anche all’esenzione dai tagli della produzione nell’OPEC. Il maggiore giacimento petrolifero della Libia, Sharara, pompava circa 225000 barili al giorno, che arrivavano alla raffineria di Zawiyah. Anche al-Fil, o giacimento Elefante, nella Libia occidentale, veniva riavviato ad aprile dopo un’interruzione di due anni. Sharara, che ha una capacità di 330000 barili al giorno, è gestita da una joint venture tra Lybia National Oil Corp., Repsol SA, Total SA, OMV AG e Statoil ASA, mentre al-Fil è gestito da una joint venture tra NOC ed ENI, e può pompare fino a 90000 barili al giorno destinati all’impianto di Malitah. Il 18 maggio, il ministero degli Esteri del governo fantoccio di al-Saraj licenziava 12 ambasciatori, 10 dirigenti aziendali e 4 consoli generali. Ciò avveniva il giorno dopo che il ministro degli Esteri di al-Saraj, Muhamad Syala, licenziava l’alleato di Qalifa Haftar e ambasciatore in Arabia Saudita Abdulbasit al-Badri. Gli ambasciatori rimossi erano quelli in Canada, Etiopia, Grecia, Ungheria, Paesi Bassi, Panama, Qatar, Serbia, Slovacchia, Sudan, Vaticano e Regno Unito, i consoli generali quelli di Alessandria, Dubai, Istanbul e Milano. Venivano richiamati in patria gli addetti commerciali in Australia, Belgio, Croazia, Cipro, Costa d’Avorio, Nicaragua, Oman, Pakistan, Sierra Leone e Sri Lanka.Il 18 maggio, 141 persone venivano uccise nell’attacco perpetrato dalle milizie del GNA contro la base aerea di Baraq al-Shati, dove le forze islamiste uccisero sommariamente decine di soldati disarmati. “I soldati tornavano da una sfilata militare, non erano armati, la maggior parte di essi fu uccisa”. Il portavoce dell’Esercito nazionale libico, Colonnello Ahmad Mismari, annunciava che gli attacchi aerei di risposta erano iniziati dalla base aerea di Jufra contro i terroristi, e che “non ci sarebbe stato un cessate il fuoco”. L’attacco terroristico era stato guidato da Ahmad Abduljalil al-Hasnawi e da Jamal al-Trayqi del 13.mo battaglione di Misurata (fazione islamista armata ed informata direttamente dall’Esercito italiano) con l’appoggio della 201.ma brigata e delle brigate di difesa di Bengasi. La base era difesa dal 10.mo Battaglione del LNA, che perse 17 uomini, oltre a subire 11 dispersi, e dal 12.mo Battaglione, che perse 86 uomini. Gran parte del 12.mo Battaglione si trovava invece a Tuqra, per le celebrazioni dell’operazione Qaramah. Inoltre, anche 7 piloti civili furono uccisi. Uno dei testimoni aveva dichiarato che le vittime non furono uccise in combattimento ma erano state allineate e giustiziate. Il sindaco di Baraq al-Shati riferiva che almeno 5 soldati furono decapitati. Un altro testimone affermava, “Hanno ucciso tutti nella base: soldati, cuochi, addetti alle pulizie“, molti con un colpo alla testa. Alcuni erano cadetti appena laureatisi ufficiali durante la cerimonia del LNA per celebrare il terzo anniversario dell’operazione Qaramah. Le forze che difendevano la base, guidate dal generale Muhamad bin Nayal, erano riuscite parzialmente a ritirarsi, grazie ad informazioni sull’attacco imminente. Il Comando Generale del LNA dichiarava che la risposta sarà “dura e forte”, parlando apertamente di vendetta, “I responsabili saranno schiacciati”. Il governo di Tobruq accusava apertamente del massacro il Consiglio di Presidenza di al-Saraj e il suo ministro della Difesa, oltre che di aver violato la tregua concordata ad Abu Dhabi. I membri del Congresso di Tobruq chiedevano il licenziamento del ministro della Difesa di al-Saraj, Mahdi al-Barghathi, e di processarlo per il massacro, mentre Ali Gatrani, componente del Congresso di Tobruq, accusava del massacro anche il capo dei fratelli musulmani libici Sadiq al-Ghariani, potente alleato dell’Italia. I burattinai di Saraj, l’inviato speciale dell’ONU Martin Kobler e l’ambasciatore inglese Peter Millett, chiedevano all’esercito libico di non reagire all’aggressione, indicando la mano del mandante della strage. Il fantoccio della Farnesina, Fayaz al-Saraj, sospendeva ‘per 15 giorni’ il suo ministro della Difesa, l’islamista filo-turco Mahdi al-Barghathi. Inoltre, Saraj riconosceva che Jamal al-Trayqi, a capo del 13.ma battaglione (con cui l’esercito italiano collabora) era responsabile dell’attacco a Baraq al-Shati. Le brigate di difesa di Bengasi, coinvolte nel massacro, hanno stretti legami con Barghathi e la fratellanza mussulmana filo-turca di Misurata.
Quindi, l’Esercito nazionale libico (LNA) dichiarava che al-Qaida e le milizie del governo del fantoccio italiano al-Saraj avevano attaccato la base aerea di Baraq al-Shati, decapitando decine di soldati libici. La maggior parte degli aggressori erano stranieri. Muhamad Lifrays, portavoce del 12.mo Battaglione del LNA, che aveva subito l’assalto, dichiarava, “Siamo convinti che combattevamo al-Qaida“. Diversi soldati erano stati decapitati o bruciati vivi. La maggior parte dei soldati era stata uccisa con colpi alla testa o sgozzati. Almeno 15 civili furono uccisi dai terroristi. Il comandante delle Forze Speciali Sayqa, Mahmud Warfali, affermava “L’LNA libererà la base aerea“, mentre 112.mo, 117.mo e 173.mo Battaglione libici si avvicinavano a Baraq al-Shati. L’Egitto condannava tale “attacco terroristico brutale“, e il Ministero degli Esteri di Cairo esprimeva “solidarietà al popolo libico e all’Esercito libico nazionale, chiedendo di occuparsi seriamente dei responsabili dell’azione terroristica“, aggiungendo che la politica libica non dev’essere soggetta a gruppi criminali che si fanno strada con il terrorismo o collaborando con le organizzazioni terroristiche finanziate da Paesi esteri. Anche il portavoce del Ministero degli Esteri dell’Algeria condannava l’attacco, “Condanniamo fermamente questi attacchi e notiamo che per diversi anni abbiamo costantemente incoraggiato i partiti libici a sostenere il dialogo e la riconciliazione nazionale per risolvere la crisi“. Nel frattempo, gli ambasciatori della Libia in Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti (si noti l’assenza di quello in Italia) condannavano tale crimine, “condanniamo i tentativi di cambiare la situazione in Libia con la forza, che pregiudicano il dialogo politico e prolungano le sofferenze del popolo libico”.

Il capo di Stato Maggiore italiano generale Graziano a Misurata, base delle milizie islamiste filo-turche.

Fonti:
el-Temif
FNA
FNA
FNA
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Moon of Alabama
RID
RID
Reuters
SCF
Tekmor Monitor
The Guardian

Utili idioti, la sinistra reazionaria invoca la distruzione di Stati sovrani

Stefan Heuer Syria News 12 maggio 2017Alcuni giorni fa arrivai a uno stand del “Partito marxista-leninista della Germania” (MLPD), che offriva la solita roba: bandiere, materiale propagandistico. Un poster attrasse il mio interesse, diceva: “Libertà per la Palestina! Libertà per il Kurdistan!” Pensando alla domanda su questo poster, lo trovai assolutamente cinico. Perché. Ecco la mia tesi: I palestinesi sono vittime dell’oppressione e del genocidio, mentre i curdi in Siria e in Iraq sono separatisti, terroristi e usurpatori che vogliono crearsi uno Stato annettendo terre. In questo modo, lavorano per le potenze genocide e che opprimono i palestinesi assicurando l’esistenza dell’entità sionista.

A. La causa palestinese
Il popolo palestinese è privato dei diritti sovrani e umanitari fondamentali dall’entità fascista d'”Israele” che rivendica tutta la terra.
I palestinesi avevano la loro terra, la Palestina, da cui furono e sono ancora etnicamente cacciati con un vero olocausto commesso da chi sostiene che Dio (che dicono non esistere) gliel’ha dato.
I palestinesi nella Palestina occupata subiscono la totale mancanza di diritti civili fondamentali, letteralmente in ostaggio sulla propria terra, una volta da loro posseduta in libertà ed ora occupata dall’entità sionista che impone un dominio fascista sui palestinesi.
Anche i palestinesi si trovano a fronteggiare lo sterminio culturale dagli invasori ziofascisti che intendono sterminare deliberatamente la storia non ebraica di quella terra per installare la sola storia ebraica da Disneyland, mentre lo storico d’Israele Shlomo Sand ha ammesso pubblicamente che “Gli ebrei non hanno alcun legame storico con la Terra Santa. È un mito”.

B. La causa curda
I curdi non sono né di origine araba né di origine anatolica o iranica. I loro antenati provenivano dalle grandi pianure dell’Asia centrale e si stabilirono nelle regioni in cui i vivono oggi circa mille anni fa. Si diffusero nel sud-est di Anatolia, in Siria e Iraq settentrionale e Iran nord-occidentale.
I curdi subirono molte discriminazioni e minacce. La situazione recente si differenzia, a seconda dove vivano.
In verità, nessuno negherebbe che in Turchia i curdi subiscono aggressioni, diffamazioni, repressione dei loro rappresentazioni politici e persino attacchi dall’esercito turco.
Questo conflitto trabocca nei Paesi limitrofi Siria e Iraq che l’esercito turco ha invaso illegalmente e svolge operazioni militari impunemente contro PKK e YPG e intere città.
In Siria (prima del 2011) e in Iraq (dopo il 2003) non subiscono affatto discriminazioni.
In Iraq, un’area autonomia curda è stata imposta dagli Stati Uniti occupanti, ponendo il loro agente Barzani (il padre fu un agente di Regno Unito, Stati Uniti e Israele) presidente e dalla caduta di Saddam Hussein e dal crollo dell’Iraq nel caos e nell’anarchia, i curdi sono liberi di espandere le loro terre annettendo le regioni petrolifere dell’Iraq nord-occidentale, indiscutibilmente terre irachene che appartengono allo Stato centrale iracheno. Avendo sostenuto di “lottare contro lo SIIL”, i curdi in Iraq sono fortemente armati e sostenuti dalla Germania che invia armi come il sofisticato missile anticarro “Milan” dalla testa radioattiva e che diffonde radiazioni quando esplode. In tale contesto, la propaganda curda e occidentale (combinata) “manca” d’informare che il gruppo terrorista curdo “Peshmerga” combatte anche l’esercito iracheno, ovviamente l’unico legale e legittimo esercito in Iraq (insieme agli alleati di Hezbollah e alle altre milizie irachene), mentre i “mercenari” Peshmerga e tutti i mercenari stranieri, secondo la Carta delle Nazioni Unite, vanno considerati terroristi. I missili tedeschi “Milan” furono venduti allo SIIL dai “Peshmerga” armati e sostenuti dell’esercito tedesco (Bundewehr) in violazione della Carta delle Nazioni Unite, un atto di deliberato terrorismo del governo tedesco contro lo Stato iracheno. Va anche ricordato che la regione autonoma curda si trova nella nazione e nello Stato iracheno, e che la regione autonoma curda non è extraterritoriale e né la leadership della regione autonoma curda è autorizzata ad agire come rappresentante di uno Stato sovrano, se accade abusa della debolezza dello Stato iracheno, paralizzato da guerra, terrorismo e presenza armata dei militari statunitensi soprattutto.
In Siria, i curdi erano completamente integrati come cittadini siriani, con tutti i diritti. Sono liberi di preservare il loro patrimonio culturale. A seguito della “falsa” rivolta occidentale in Siria, i curdi si opposero al legittimo governo, armandosi e combattendo l’esercito legittimo. L’Esercito arabo siriano si ritirò dalle regioni curde dove i curdi organizzarono forme di autogoverno, ma contro Damasco. Naturalmente, ciò può essere visto come passo dei curdi (siriani) per guadagnare terreno e dividere la nazione siriana. La milizia curda “YPG” si è fusa militarmente con le cellule terroristiche dell'”ELS” e sostenne la brigata “al-Faruq” dell’ELS che commise atrocità contro i civili cristiani e alawiti nelle province di Homs e Aleppo. Recentemente occupò le città cristiane assire della provincia di Hasaqah uccidendo ed espellendo la popolazione locale che da 20000 anni vi viveva e quindi affermando che questo territorio era “curdo”, nel tentativo estremo di arraffare terre (come in Iraq). Le YPG, come i “Peshmerga” in Iraq, sono fortemente sostenute, guidate, armate dalla Bundeswehr tedesca e dall’esercito degli Stati Uniti. Germania e Stati Uniti mirano a bloccare illegalmente il legittimo governo siriano e ad imporre un cambio di regime coi burattini a Damasco. Questo, come in Iraq, dimostra che le principali entità imperialistiche occidentali usano i curdi come mercenari nel loro complotto antisiriano. Ai curdi promettono l’indipendenza (anche se la propaganda curda nei cervelli lavati occidentali ridicolmente nega obiettivo, azioni e partner dicendo altro). Non erano i curdi che dichiararono l’autonomia unilaterale del loro “governo” artificialmente creato nel “Rojava”? Non esiste una regione siriana con tale nome. È una creazione dei curdi per preparare i prossimi passi per l’indipendenza, ovvero rubare terra, pulizia etnica, stragi e creare uno Stato artificiale sul territorio siriano illegalmente occupato e annesso. Non suona familiare? Se no, chiedete ai palestinesi.
Dovremmo ricordare che l’US Airforce, che decisamente s’impegnò nella battaglia per la città siriana di Ayn al-Arab che i curdi, come se fosse loro, chiamano “Kobane” e aiutò generosamente i curdi a lottare contro la creazione statunitense dello “SIIL”, così come contro il legittimo Esercito arabo siriano, è la stessa forza aerea che bombarda deliberatamente i civili siriani, le infrastrutture statali e le posizioni dell’Esercito arabo siriano.
Quindi le YPG non possono seriamente affermare di essere nate in reazione alla presunta “debolezza” dello Stato e dell’Esercito siriano per “difendere” il territorio siriano che pretendono sia “curdo”. Infatti, le YPG sono un gruppo terroristico curdo sostenuto dalle nazioni imperialiste occidentali. Le YPG si sono parzialmente fuse con altri gruppi terroristici come l’ELS collegato ad al-Qaida, per conseguire obiettivi militari contro lo Stato siriano e poter fondare uno Stato curdo sul suolo siriano (annesso).
L’obiettivo evidente dei capi curdi e dei loro sostenitori a Washington, Berlino e Tel Aviv è la divisione della Siria per distruggerla. Si potrebbe pensare per un attimo che sia proprio questo lo scopo…
La divisione illegitima di quattro Stati nazionali, Turchia, Siria, Iraq e Iran, e cederne con la forza le terre a una minoranza che funge da agente straniero non è solo un’aggressione contro queste quattro nazioni sovrane e membri dell’ONU. Tale “costruzione di nazioni” imperialista sarebbe anche l’enorme minaccia di gravi conflitti regionali che potrebbero facilmente portare alla guerra mondiale.Riassumendo:
I palestinesi affrontano il genocidio da invasori illegittimi che ne hanno espulso brutalmente centinaia di migliaia, usurpandone la terra e le ricchezze, distruggendone il patrimonio, la vita quotidiana, sfruttandone il lavoro, uccidendone i figli e mantenendoli come ostaggi senza diritti umani nel più grande campo di concentramento nella storia dell’umanità. Lottare per la liberazione della Palestina è un obbligo dell’umanità .
Invece, niente di ciò riguarda oggi i curdi. Quindi, fondere la causa curda con quella palestinese è una grave offesa e un insulto ai palestinesi, i soli legittimi proprietari della Palestina. I palestinesi subiscono lo sterminio degli invasori, mentre i curdi sono effettivamente invasori che affermano che la popolazione indigena dei Paesi in cui vivono in minoranza deve cederne la proprietà agli invasori. Affermare che palestinesi e curdi affrontano la stessa situazione è una completa inversione della realtà, assoluta e feroce menzogna. Ciò serve al vile obiettivo dei curdi che spacciano la propaganda secondo cui vanno sostenuti come i palestinesi.
Ma mentre i palestinesi hanno diritto indiscusso a tornare sulla propria terra, i curdi chiedono la terra degli altri. Vogliono rubare, proprio come fanno i loro fratelli, i razzisti sionisti in Palestina. Ci chiediamo ancora perché lo “Stato” d'”Israele” sostiene apertamente la creazione di uno Stato curdo sul suolo straniero? Lottare per un cosiddetto Kurdistan “libero” significherebbe combattere per la divisione delle nazioni sovrane, per la violazione del diritto internazionale, per la pulizia etnica, la deportazione e l’epurazione dei popoli. Tale distinguo va chiarito.
Ma torniamo ai coraggiosi ‘comunisti’ del MLPD e alla loro agenda separatista negli altri Paesi: il MLPD nomina la regione della Siria settentrionale “Kurdistan occidentale”, davvero un divertente tentativo di propagare la divisione di uno Stato sovrano e fondatore dell’ONU dal 1946, a vantaggio di una minoranza etnica e dei suoi sostenitori esteri. È la stessa “logica” che la NATO e i suoi banditi (come i terroristi albanesi dell'”UCK”) applicarono per divider l’ex-Jugoslavia in diversi Stati “indipendenti” sotto il controllo NATO-UE e USA. Se si studia la storia delle guerre balcaniche dei primi anni ’90 e la “Balcanizzazione” (termine formale delle scienze politiche) di una nazione unita e indipendente in vassalli dipendenti dall’occidente, a seconda dell’aiuto economico, finanziario e militare “dall’amorevole madre” NATO, allora sapete che tipo di scenario tali “comunisti” (cosa di cui dubito molto) in Germania e occidente vogliono per la Siria, l’Iraq e l’Iran: distruggere nazioni sovrane, pulizia etnica, omicidio, sottrazione di terre a vantaggio di una minoranza divenuta pedina degli obiettivi imperialistici occidentali. Cos’è oggi il falso “Stato” del Kosovo, un focolaio di cartelli della droga, mafia e anche centro di addestramento dello SIIL (con le basi NATO adiacenti..), totalmente dipendente dai finanziamenti europei e dai programmi di aiuto internazionali che invadono l’Heartland serbo. Ma gli albanesi, analfabeti e dal tasso di natalità elevato, si sono riversati in Kosovo, già hanno un Paese (l’Albania), e scacciano i serbi da gran parte del Paese distruggendo centinaia di chiese e monasteri ortodossi serbi secolari, uccidendo i civili serbi e terrorizzando i serbi che ancora rifiutarono di essere deportati. La forza di tale pulizia e terrore etnici sono le bande terroristiche albanesi dell’UCK guidate dal criminale Hasim Thaci. L’UCK fu sostenuto soprattutto da Germania e USA, come i terroristi separatisti curdi delle “YPG” in Siria e i “Peshmerga” in Iraq, in quanto volenterosi agenti dell’imperialismo occidentale. L’UCK commise crimini di guerra e, deja vu!, ne incolpò serbi e governo di Belgrado. Gli albanesi non esitarono a denunciare l’evidente storia serba del Kosovo e a chiedere uno “Stato” per gli albanesi (che già hanno!) privo di radici storiche nel Kosovo. Le provocazioni e il terrorismo albanesi portarono alla feroce resistenza dei serbi sostenuti dalla Repubblica serba, che non erano disposti a rinunciare al loro Heartland. Il conflitto, pianificato, acceso, alimentato e sostenuto da Germania e Stati Uniti, diede alla NATO la “ragione” per bombardare la Serbia, uccidere migliaia di civili serbi, distruggere le infrastrutture statali serbe e invadere il Kosovo. Se ciò suona familiare, basta considerare gli ultimi 6 anni di aggressione globale alla Siria e la continua aggressione statunitense all’Iraq, e collegare i puntini. Nel febbraio 2008 i terroristi finalmente vinsero: il parlamento albanese di Pristina (capitale del Kosovo) dichiarò l’indipendenza dalla Serbia, immediatamente riconosciuta dalla Germania, dimostrando nuovamente la sua disgraziata responsabilità nella distruzione della Jugoslavia. Come la Germania, gli Stati Uniti e i loro vassalli occidentali riconobbero l’indipendenza del Kosovo. La distruzione della Jugoslavia fu completata, e garantita la presa imperialista occidentale sui Balcani. Non è strano? Con la distruzione delle sovranità dei Paesi siriano, iracheno e iraniano, i sostenitori occidentali del “Kurdistan” alla fine non servono nient’altro che l’entità impiantata artificialmente nel Levante dagli imperialisti occidentali che usa terrorismo, genocidio e usurpazione di terre quale mezzo per conseguire i propri obiettivi dal 1948: lo Stato di “Israele”. I curdi e MLPD sembrano godere nell’essere pedine di demoniaci mostri genocidi…L’autore, nato nel 1964, è uno storico e scienziato politico tedesco.

Fonti:
A. Propaganda del MLPD: MLPDMLPD
B. Propaganda separatista curda sul “Rojava” diffusa dal MLPD: (video di propaganda curdia su “Kobane” in inglese diffusa dal MLPD)
C. Guerra del Kosovo – Le vittime
D. Video: il bombardamento NATO della Serbia: matrice per Siria, Iraq, Afghanistan, Sudan, Somalia, Yemen, Libia, Mali…
E. Separatisti curdi agenti degli USA in Siria e Iraq.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, sterminio tra taqfiri e alleanza curdo-russo-siriana

Alessandro Lattanzio

Polizia Militare Russa e combattenti delle YPG presso Ifrin, a nord di Aleppo.

Il 1° maggio 2017, l’Esercito arabo siriano liberava ad al-Qabun la centrale elettrica e la scuola Abdulqani Bajaqani, una base di Jabhat al-Nusra. Le forze siriane eliminavano numerosi terroristi presso al-Salamiyah, a Taldarah, al-Latamina, Qafr Zita, Latamin e al-Zaqat. A nord di Tadmur, le forze siriane liberavano il Jabal al-Shumariyah ed eliminavano decine di terroristi del SIIL. Continuavano gli scontri tra i terroristi di Jaysh al-Islam, Hayat Tahrir al-Sham e Faylaq al-Rahman nel Ghuta orientale, a Zamalqa, Irbin, Jisrin, Haza, al-Ashari, al-Aftaris e al-Muhamadiyah. L’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco dei gruppi terroristici a nord di Hama, nei pressi di Abu Ubaydah, eliminando numerosi terroristi. A nord-est di Dara, venivano eliminati tre capi della liwa Amud Huran dell’ELS, Ahmad al-Hariri, Qasim al-Mujali e Bashar Ayan al-Hariri, nell’esplosione della loro auto. L’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardava le posizioni di Jabhat al-Nusra a Dara, distruggendo 2 comandi, 3 posizioni e 7 autoveicoli degli islamisti a Basr al-Harir, Ulama, Qariyah al-Sharqi e Janin nella regione di al-Lajah. Le truppe dell’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco del SIIL sulla base aerea di Dair al-Zur, eliminando diversi terroristi. L’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardava le posizioni del SIIL presso Jabal al-Thardah, Wadi al-Thardah, quartiere al-Urfi, cementificio e caserma al-Tamin, eliminando numerosi terroristi. Nella regione di al-Maqabar, l’EAS liquidava numerosi terroristi, tra cui il loro capo Ahmad al-Janin. Il 2 maggio l’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco del SIIL sul Jabal al-Shumariyah, ad est di Homs, presso Jub Ham e Rajm al-Qasr, eliminando numerosi terroristi. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano Um Sahrij, la caserma di al-Shandaqiyat e Unq al-Hawa nei pressi del Jabal al-Shair, a nord di Tadmur. L’Esercito arabo siriano avanzava su Badiyah al-Sham, presso Dara, sventando il piano di Stati Uniti, Gran Bretagna, Giordania e gruppi terroristici per creare un santuario nella Siria meridionale, tra Dara e Qunaytra. Nelle operazioni, aerei ed elicotteri siriani bombardavano le posizioni dei terroristi su Tal Daquh, a sud di Dara. Sempre presso Dara, ad al-Lijat, la SAAF distruggeva 7 automezzi dei terroristi, mentre l’artiglieria dell’Esercito arabo siriano distruggeva le posizioni di Jabhat al-Nusra a Basr al-Harir, Alma, al-Ghariya e Janin, eliminando 4 autoveicoli, 9 fortificazioni, oltre 15 terroristi e 2 centri di comando nemici collegati con il MOK in Giordania.L’Arabia Saudita aveva creato e sostenuto Jaysh al-Islam, un gruppo di terroristi wahhabiti infiltratisi nel Ghuta orientale, che aveva dichiarato guerra all’Hayat Tahrir al-Sham (al-Qaida) e al Faylaq al-Rahman, gruppo jihadista alleato dello SIIL. I combattimenti tra terroristi si svolgevano ad Irbin, Qafr Bathayna e al-Ashari, e solo il 28 aprile, oltre 50 terroristi si uccidevano in questu combattimenti. Ciò potrebbe rientrare in un ipotetico patto tra Stati Uniti ed Arabia Saudita, dove Washington sostiene apertamente l’aggressione saudita allo Yemen in cambio della fine del sostegno saudita allo SIIL in Siria e Iraq. Anche il gruppo terroristico Jabhat al-Nusra attaccava lo SIIL ad Tal Ajat, a nord-ovest di Zamarani, Falita e Jarajir, dove Abu Yazid, un capo di Jabhat al-Nusra, Abu Jafar al-Zuahiri, un capo dello SIIL, ed Abu Umar al-Qalamuni, altro capo dei terroristi, venivano uccisi. A campo Yarmuq, campo profughi palestinese a sud di Damasco, lo SIIL si scontrava con l’Hayat Tahrir al-Sham. Il 30 aprile, Faylaq al-Rahman e Hayat Tahrir al-Sham si scontravano con il Jaysh al-Islam, e il Faylaq al-Rahman abbandonava i suoi uomini ad al-Nishabiya, circondati dal Jaysh al-Islam che ne tagliava le linee dei rifornimenti. Lo scontro tra i terroristi di Jaysh al-Islam e Hayat Tahrir al-Sham e quelli del Faylaq al-Rahman nel Ghuta orientale, presso Damasco, era una guerra per procura tra ascari della Turchia, del Qatar e dell’Arabia Saudita. Jaysh al-Islam, sostenuto direttamente dall’Arabia Saudita, voleva espandersi nel Ghuta orientale, mentre Faylaq al-Rahman era un ramo dell’Iqwan al-Muslimin sostenuto da Qatar e Turchia, mentre l’Hayat Tahrir al-Sham era al-Qaida in Siria. I combattimenti erano iniziati quando Jaysh al-Islam attaccò le posizioni di Faylaq al-Rahman a Zamalqa, mentre Faylaq al-Rahman cercava di riprendersi le posizioni perse ad Irbin per mano del Jaysh al-Islam. L’Hayat Tahrir al-Sham riprendeva Jisrin e Haza al Jaysh al-Islam dopo degli scontri, che si svolgevano anche ad al-Ashari, al-Aftaris, al-Muhamadiyah e Irbin, nel Ghuta orientale, mentre il Jaysh al-Islam attaccava le posizioni del Faylaq al-Rahman anche ad al-Qabun. Negli scontri tra Faylaq al-Rahman e Hayat Tahrir al-Sham contro Jaysh al-Islam l’esercito libero siriano annunciava il sostegno al Jaysh al-Islam, affermando che Jabhat al-Nusra fa parte del SIIL e chiedendo ai gruppi terroristici in Siria di annientare Jabhat al-Nusra. E questo mentre l’emiro del Jaysh al-Umah Abu Hafas al-Muqadasi, un capo di al-Qaida, chiedeva a tutti i gruppi terroristici di annientare Jaysh al-Islam. Nel frattempo, il portavoce di Faylaq al-Rahman Wail al-Wan, affermava che Jaysh al-Islam aveva il controllo sulla strada che collega il Ghuta orientale ad al-Qabun. 2 capi di Faylaq al-Rahman venivano eliminati dai terroristi rivali del Jaysh al-Islam, si trattava di Samir al-Salah, noto come Abu Najib, e del capo di Faylaq al-Rahman nella regione di Qafr Bathayna, ed Abu Nabil al-Jaburani. Infine, Naman Awaz, alias Abu Usam, terzo capo del Jaysh al-Islam, veniva ucciso negli scontri con Faylaq al-Rahman e Hayat Tahrir al-Sham, dove l’Hayat Tahrir al-Sham occupava Hazah e Masraba, mentre il Faylaq al-Rahman occupava Bayt Sua, Hamuriyah, Zamalqa e Sabaqa, nel Ghuta orientale. Nel frattempo, l’artiglieria dell’EAS bombardava le posizioni dei terroristi ad al-Qabun, infliggendogli notevoli perdite. Truppe russe si disponevano al confine siriano-turco dall’enclave curda-siriana di Ifrin, per impedire altri attacchi dai turchi.

al-Qabun

Il 3 maggio, il capo del Jaysh al-Islam nella regione di al-Marj, Qasim Qadish, detto Abu Muhamad al-Qaqa, veniva ucciso da terroristi rivali di Faylaq al-Rahman e Hayat Tahrir al-Sham nel Ghuta orientale. Le truppe dell’Esercito arabo siriano bombardavano le posizioni del SIIL presso la regione di al-Shumariyah, ad est di Homs, eliminando decine di terroristi. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano Sabana e Darah, nella provincia occidentale di Damasco del Qalamun. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano 7 isolati e distruggevano un tunnel dei terroristi ad al-Qabun. L’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardava le linee di Jabhat al-Nusra nei quartieri a Dara di Tarqi al-Sad, al-Abasiyah, al-Faran e Bir al-Shayah, eliminando numerosi terroristi e diverse loro posizioni. Le SDF avanzavano su al-Tabaqa, liberando 3 quartieri ed accerchiando i terroristi del SIIL presso la diga. Le forze curde, schierate a nord-ovest di Aleppo, consegnava nove punti di controllo all’Esercito arabo siriano ad Ayn Daqanah, Maranaz e Qafr Jana, presso Ifrin; questo mentre le forze siriane liberavano 3 villaggi vicini e la polizia militare russa e le unità delle YPG curde pattugliavano assieme i confini del distretto di Ifrin con la Turchia. Inoltre, militari russi accompagnati dalle unità di protezione del popolo kurdo (YPG) visitavano il campo profughi Runbar, sempre presso Ifrin, già oggetto dei bombardamenti turchi. La visita della delegazione militare russa avveniva mentre Russia e Siria creavano posti di osservazione al confine turco-siriano a nord di Aleppo, nelle aree controllate dalle YPG. Le Forze Speciali dell’Esercito arabo siriano (EAS) ed Hezbollah distruggevano 3 autoveicoli del Jaysh al-Islam sulla strada tra al-Masifra e al-Qaraq, presso Basra al-Harir, ad ovest di Dara, eliminando decine di terroristi del Jaysh al-Islam. L’EAS bombardava le posizioni dell’Hayat Tahrir al-Sham a Dara al-Balad, Aqraz, Qumal-Ruman e Janin, mentre gli elicotteri d’attacco siriani bombardavano le posizioni dell’HTS a Nasib, vicino la Giordania. L’Esercito arabo siriano liberava la società elettrica, nell’est di al-Qabun, ed eliminava due gruppi armati di Ahrar al-Sham e Hayat Tahrir al-Sham. Il SIIL attaccava con 16 attentatori suicidi le posizioni delle SDF ad al-Shadadi, al-Hariri e campo Rujm Salibi, nella provincia di al-Hasaqah, e ad al-Sifsafah, ad est di Tabaqa. Qui le SDF respingevano l’attacco eliminando un gruppo di terroristi e 1 tecnica.
Il Ministero degli Esteri siriano annunciava che Damasco sosteneva l’iniziativa russa per creazione di 4 zone di de-conflitto e l’accordo sulla cessazione delle ostilità firmato il 30 dicembre 2016. Ma Damasco sottolinea la prosecuzione dell’operazione antiterrorismo delle forze armate siriane contro SIIL e Jabhat al-Nusra e organizzazioni terroristiche affiliate. Nel frattempo era iniziato il quarto round dei colloqui internazionali sulla Siria ad Astana. Alla vigilia del forum si erano svolto colloqui tra Siria, Iran, Russia e Turchia. La delegazione russa ad Astana era guidata dal rappresentante speciale presidenziale per la crisi siriana Aleksandr Lavrentiev; la delegazione iraniana dal Viceministro degli Esteri Hossein Ansari e la delegazione turca dal Viceministro degli Esteri Sedat Onal. Per la prima volta, gli Stati Uniti erano presenti con l’assistente del segretario di Stato degli Stati Uniti per gli affari mediorientali Stuart Jones. La delegazione del governo siriano era diretta dal rappresentante permanente della Siria alle Nazioni Unite Bashar Jafari, mentre la delegazione degli islamisti dal capo del Jaysh al-Islam Muhamad al-Lush. Russia, Iran e Turchia avevano istituito una task force congiunta per controllare il cessate il fuoco in Siria.
Il 4 maggio, le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano al-Tadmuriyah, al-Qaliliyah e al-Mahsham, presso il Jabal al-Shumariyah, ad est di Homs, mentre l’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardavano le posizioni di ISIL ad Um Sahrij, distruggendo 1 lanciarazzi dei terroristi. Inoltre, i soldati dell’EAS distruggevano 2 autobombe di Jabhat al-Nusra a Dair Falu. Le Forze Speciali russe attaccavano le difese di Jabhat al-Nusra a nord di Hama, ad al-Mahrdah, eliminando 55 terroristi. Le forze governative respingevano l’attacco dei terroristi su Abu Ubaydah, a nord di Hama, mentre la SAAF effettuava numerose sortite contro le linee dei terroristi ad al-Lataminah e Muraq, eliminando decine di islamisti. Le truppe dell’Esercito arabo siriano respingevano l’offensiva dei gruppi terroristici sud Jadrin, tra Homs e Hama, eliminando numerosi terroristi. Nel frattempo, l’artiglieria dell’EAS bombardava le posizioni di Jabhat al-Nusra a Hirbnafsa e del Jaysh al-Izah a Lahaya e al-Buayzah, eliminando decine di terroristi.