L’Esercito arabo siriano libererà Idlib senza sparare un colpo

FNA, 24 gennaio 2017

idlibL’analista arabo Dr. Jamil Shahin definiva un piano intelligente, quello dell’Esercito arabo siriano per trasferire ad Idlib terroristi dalle diverse ideologie, che comporterebbe alla fine la resa della provincia nord-occidentale alle forze governative senza sparare nemmeno un proiettile. Shahin ha scritto in un articolo sul sito del Firil Research Center che la politica del governo siriano di trasferimento dei terroristi nella provincia di Idlib, è stato uno dei piani segreti più intelligenti del mondo, aggiungendo che alcuni funzionari governativi avevano criticato il piano di Damasco, ma la la decisione di spostare decine di migliaia di terroristi in una regione limitata, probabilmente porterà alla liberazione di Idlib senza sparare nemmeno un proiettile. Shahin ha detto che decine di migliaia di terroristi di 128 gruppi di 59 diverse etnie e regioni ora sono riuniti a Idlib. “Ogni gruppo ha il proprio capo. I gruppi non ricevono sostegno finanziario e militare da una sola fonte. Hanno obiettivi e ideologie diverse. Ora come può tale adunata di terroristi disuniti prendere una decisione unitaria“, si chiede Shahin.
L’articolo di Shahin rivela anche che più di 1780 terroristi sono stati uccisi negli scontri tra Jabhat Fatah al-Sham (già noto come Jabhat al-Nusra) e Jund al-Aqsa e Ahrar al-Sham, negli ultimi due mesi. Jabhat Fatah al-Sham ha assaltato le posizioni di Ahrar al-Sham e Jaysh al-Mujahidin, gruppi terroristici rivali, nelle province di Aleppo e Idlib. Jabhat Fatah al-Sham ha attaccato le posizioni degli altri gruppi terroristici dopo averli accusati di tradimento nei combattimenti ad Aleppo e d’infiltrazione di membri corrotti. Fatah al-Sham assaltava le posizioni di Jabhat al-Shamiyah nelle città di Anadan, Hayan e Qafr Hamara a nord di Aleppo, espugnandone le basi. Fatah al-Sham assediava i terroristi rivali anche nella città di al-Dana, presso Idlib, e bloccava l’accesso degli altri gruppi terroristici ai servizi civili e ad internet nei territori che occupa tra Aleppo e Idlib. Alcune fonti vicine ai gruppi terroristici rivelavano che Nuradin al-Zinqi inoltre aiutava i terroristi di Fatah al-Sham ad attaccare i gruppi rivali.
Nel frattempo, il centro operativo del Jaysh al-Mujahidin, affiliato al Free Syrian Army filo-Ankara schierato ad ovest di Aleppo, annunciava l’adesione ad Ahrar al-Sham dopo che Fatah al-Sham aveva attaccato le posizioni dei terroristi nelle città di Mar Shurin, Hazanu e Batabu. Nel frattempo, Jabhat al-Shamiyah annunciava che tutte le posizioni di al-Tamurah, nei pressi di Jamiyat al-Zahra e al-Rashidin, erano minacciate dall’imminente attacco dell’Esercito arabo siriano, avendo Fatah al-Sham tagliatogli le linee di rifornimento per queste zone. Jabhat Fatah al-Sham annunciava in un comunicato che Jund al-Aqsa, altro gruppo terroristico, veniva depennato dall’elenco degli alleati. La dichiarazione di Fatah al-Sham afferma di aver rotto i rapporti con Jund al-Aqsa per il mancato rispetto, da parte del gruppo terroristico, dell’accordo firmato tra le due parti e per l’intensificazione degli scontri tra terroristi di Jund al-Aqsa e gruppi rivali nelle province di Idlib e Hama. La dichiarazione inoltre aggiungeva che le lotte intestine tra Jund al-Aqsa e Ahrar al-Sham aprono la vai all’Esercito arabo siriano nell’acquisizione del controllo di vaste regioni, mentre Fatah al-Sham si preparava alla seconda fase dell’operazione per togliere l’assedio dell’Esercito arabo siriano su Aleppo est.idlib-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio: le esecuzioni in Bahrayn indicano la paura di al-Qalifa e sauditi (Audio)

Teheran (Radio Italia IRIB)
bahrein Alessandro Lattanzio, saggista e analista di questioni politiche internazionali, viene intervistato dalla nostra Redazione. Nell’intervento a Radio Italia, Lattanzio parla della repressione del governo di al-Qalifa in Bahrayn contro l’opposizione.
Per ascoltare la versione integrale dell’intervento di Alessandro Lattanzio potete cliccare qui.

La Serbia avverte gli albanesi che ritorna in Kosovo: gli intrighi di Obama contro la Russia

Ramazan Khalidov e Lee Jay Walker, MTT, 15 gennaio 2017tomislav-nikolic1Unione europea (UE) e NATO condividono un tema in Europa, tollerare la pulizia dei cristiani ortodossi da Cipro del Nord e dalla Gerusalemme serba del Kosovo, proprio come non fanno nulla per i cristiani assediati nel Medio Oriente, a parte peggiore la situazione alleandosi con i sunniti sauditi e turchi. Allo stesso modo, le stesse potenze di UE e NATO tollerano che i petrodollari dei sunniti islamisti del Golfo diffondano l’islamizzazione dell’Europa, mentre l’Arabia Saudita non tollera una sola chiesa cristiana. Quindi, per buona misura, sembra che la Serbia finalmente ritrovi la spina dorsale davanti l’intimidazione di massa dei cristiani ortodossi assediati nel Kosovo. In effetti, il doppio standard di UE e NATO tollera le truppe di occupazione della Turchia a Cipro del Nord, decennio dopo decennio, è lo stesso complice che ha illegalmente sancito lo smantellamento della Serbia consegnando il Kosovo agli albanesi musulmani. Non a caso, molti albanesi del Kosovo partecipano all’assassinio di siriani al fianco dei settari islamici sunniti utilizzando le ratlines della NATO e del Golfo in Turchia. Allo stesso modo, i petrodollari provenienti da diversi Paesi del Golfo, come Arabia Saudita e Qatar, diffondono l’islamizzazione sunnita in Kosovo e nei Balcani, mentre UE, ONU e NATO restano a guardare. Nei giorni scorsi, altre tensioni sono emerse in Kosovo per via degli albanesi a Pristina che cercavano d’intimidire e umiliare i serbi ortodossi assediati del Kosovo. Naturalmente, non è un caso che tutto ciò accada negli ultimi giorni della presidenza Obama. Ciò ha una ragione triplice, cercare d’intrappolare la Federazione russa per via dell’aperta russofobia di Obama, costringere il neopresidente Donald Trump a cedere sulla politica estera e mantenere il cuneo tra USA e Federazione russa tramite gli intrighi dell’amministrazione Obama. Dopo tutto, è chiaro che Trump vuole relazioni favorevoli con la Federazione Russa.
Il presidente della Serbia Tomislav Nikolic è deluso dai doppi standard dei soliti attori di Europa e USA. Nonostante ciò, la Serbia sa che la situazione è fragile ed evita di creare altri vuoti coi soliti attori. Tuttavia, la Serbia informa il mondo che non tollererà l’ennesimo provvedimento subdolo degli albanesi a Pristina che minaccia i serbi cristiani ortodossi nel Kosovo settentrionale. La Federazione Russa deve sostenere la Serbia e anche le altre nazioni amiche. Tuttavia, è essenziale che la Federazione Russa attenda che si svolga il passaggio del potere tra l’amministrazione Obama e l’amministrazione Trump. Una volta avvenuto, allora sarà necessaria freddezza perché certi attori cercano di mantenere le divisioni tra USA e Federazione Russa. In altre parole, Balcani, Medio Oriente e altre regioni, come l’Asia del Nord-Est, hanno bisogno di un nuovo approccio tra Washington e Mosca, per portare il mondo a una maggiore stabilità. Dopo tutto, il vecchio ordine, come NATO e mentalità da guerra fredda dell’amministrazione Obama, cerca le divisioni, il divide et impera, la destabilizzazione e altre negatività. Data questa realtà, sono necessari capi saggi nel governo della Federazione russa e nell’amministrazione Trump. Se questo accade, allora del buon senso, si spera, tornerà nelle zone destabilizzate ed anche nella casa comune europea che si estende sul continente, nonostante alcuni scontri storici non pienamente rammendati.
I serbi ortodossi del Kosovo sono stati uccisi per gli espianti dagli albanesi del Kosovo, molte chiese e monasteri ortodossi sono stati distrutti, subendo la pulizia religiosa ed etnica e costringendoli nei ghetti. Ultimamente, la stessa minaccia non accenna a diminuire nel nord del Kosovo, da qui l’avvertimento dalla Serbia. Nikolic ha fatto capire con forza che le Forze Armate della Serbia saranno schierate in Kosovo se i serbi continuano ad essere uccisi. Alla risposta se inviare l’esercito in Kosovo, Nikolic ha detto, “Se i serbi vengono uccisi, sì“. Nikolic ha inoltre dichiarato: “siamo sull’orlo di un conflitto che provocherebbe decine di morti, oggi… Dio lo sa… ieri diversi accordi firmati a Bruxelles sono stati calpestati, l’articolo 1 parla della libertà di movimento, e c’è anche l’articolo che dice che le unità speciali del ROSU non possono recarsi a nord dell’Ibar senza l’approvazione della NATO e della comunità locale. Perché ieri un treno infastidiva la cosiddetta comunità internazionale e Pristina? Forse perché aveva scritto su ‘Kosovo è Serbia’ e ridipinto con nostri affreschi… allora non si dovrebbe consentire a qualsiasi albanese con insegne e documenti del Kosovo di recarsi in Serbia“.
Intimidazioni e minacce provengono dagli albanesi musulmani in Kosovo e come al solito NATO e UE ignorano accordi e assicurazioni. Le potenze occidentali sanno bene che le unità ROSU nel Kosovo settentrionale diffonderanno paura tra i cristiani ortodossi serbi e metteranno in pericolo il fragile equilibrio a Kosovska Mitrovica e altre aree in cui i serbi ancora sopravvivono. Pertanto, è essenziale che Serbia e Federazione Russa attendano la nuova amministrazione Trump per lavorare diplomaticamente, se possibile. Questo è ciò che certi attori vogliono per legare Trump all’accesa isteria russofoba, sfruttando la collusione dei mass media.slicica-1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio: l’Italia partecipa ai bombardamenti sauditi contro lo Yemen, nel silenzio dei media (AUDIO)

Teheran, Radio Italia – IRIB1-xfpd0pljjj_udoben-s0sgAlessandro Lattanzio, saggista e analista delle questioni politiche internazionali, viene intervistato dalla nostra Redazione. Nell’intervento a Radio Italia, Lattanzio parla della partecipazione attiva del governo italiano nei bombardamenti sauditi contro la popolazione inerme dello Yemen.
Per ascoltare la versione integrale dell’intervento cliccare qui.

L’Italia bombarda lo Yemen

Alessandro Lattanzio, 12 dicembre 2016img_9700-770x480Il 10 dicembre 2016, giungeva nel porto di Cagliari la nave portacontainer saudita Bahri Tabuk; doveva caricare 18 container con 3000 bombe prodotte dalla fabbrica RWM, di proprietà tedesca ma sita presso Domusnovas, in Sardegna. L’operazione di carico sulla Bahri Tabuk, avveniva sotto massima riservatezza, in presenza della Polizia. Le bombe erano destinate a ripianare gli esauriti depositi di munizioni aeree della Royal Saudi Air Force, l’aviazione dello Stato dei Saud che dalla primavera 2015 bombarda il confinante Stato dello Yemen.
Il deputato Mauro Pili, che ha indagato sul traffico di armi tra Sardegna e Arabia Saudita, afferma, “Il primo segnale che l’operazione fosse concreta è riscontrabile alle 5.48, quando l’alba è ancora alta sul porto canale di Cagliari. Nessuno deve sapere perché una nave battente bandiera dell’Arabia Saudita ha lanciato le cime sulla sponda principale del terminal sardo. Un blitz italo-saudita pianificato in ogni dettaglio. Pianificato e organizzato dallo Stato italiano con la copertura dei ministri della Difesa Pinotti e degli Esteri Gentiloni. Sono loro che hanno trattato con gli emiri e i reali dell’Arabia Saudita questo carico di morte, coprendo la Germania che produce in Italia ma condanna il regime saudita. Soldi in cambio di strumenti di morte. Quelle bombe hanno già provocato migliaia di morti, migliaia di bambini falciati da quel carico di morte. La ricca Germania sfrutta la povertà di un territorio, il Sulcis, per produrre armi micidiali e rivenderle ai ricchi dell’Arabia Saudita, che poi le scaricano sui poveri dello Yemen. Altre stragi, altre vittime innocenti. Con il via libera del governo italiano che avalla una strage in violazione a tutte le norme internazionali e alle stesse leggi italiane. Occorre un provvedimento per garantire la ricollocazione dei lavoratori impegnati in queste nefaste produzioni. Non bisogna perdere il lavoro, ma non bisogna nemmeno e soprattutto cancellare la vita di persone povere e inermi. Sarebbe facile fregarsene, in cambio di qualche voto! Ma la coscienza di ognuno deve prevalere sulla violenza di governi che producono armi e le spacciano in giro per il mondo. Poi non lamentiamoci quando l’immigrazione è un fenomeno incontrollabile”.cy1g_ifukaatrzmNel gennaio 2016, un altro carico di 1000 bombe Mk83, prodotte dalla RWM, a bordo di quattro TIR scortati da un’agenzia di sicurezza privata, raggiungeva il porto Isola Bianca di Olbia, per essere imbarcato su una nave cargo della Moby Lines, diretta a Piombino da dove il carico sarebbe stato inviato in un aeroporto e imbarcato su un aereo-cargo diretto in Arabia Saudita.cuvknv-wwaac1xkAnche il 18 novembre 2015, il deputato denunciava che nella notte del 18, dall’aeroporto di Cagliari-Elmas partiva un carico di bombe, caricato di notte, tra l’1.00 e le 5.30, su un aereo-cargo Boeing 747 dell’Arabia Saudita. In effetti, il 16 novembre Washington approvava la vendita al governo saudita 1,29 miliardi di dollari in munizioni e altro materiale militare. Pochi giorni dopo avveniva l’operazione d’imbarco di 2000 bombe Mk83 dalla Sardegna per l’Arabia Saudita. Una parte del carico decollava di notte dall’aeroporto di Cagliari-Elmas, imbarcato su aereo-cargo della compagnia azera SilkWay. L’aereo-cargo Boeing 747 della SilkWay giungeva nella base aerea saudita di Taif. Velivoli della SilkWay erano già apparsi nell’aeroporto cagliaritano due mesi prima, mentre il resto del carico salpava dai porti della Sardegna.
imageIl deputato Mauro Pili osservava “Tutto questo può avvenire impunemente solo con il via libera diretto del governo italiano che del resto, dopo la vergognosa vicenda dei Rolex regalati alla delegazione italiana in Arabia Saudita, stende un tappetto rosse a tutte le esigenze di guerra del regime saudita. Di questo fatto deve renderne conto il governo e l’Ente nazionale dell’aviazione civile che con una irresponsabilità senza precedenti ha autorizzato questo ennesimo carico e questo volo. E’ semplicemente scandaloso che dall’Italia siano partite nuove bombe destinate all’Arabia Saudita, il Paese che guida la coalizione la quale, senza alcun mandato internazionale, da 9 mesi bombarda lo Yemen causando migliaia di morti tra i civili. Secondo le organizzazioni umanitarie internazionali le tonnellate di bombe e munizionamento vengono utilizzate per sterminare ormai migliaia di bambini nello Yemen dove vengono distrutte scuole, ospedali e luoghi civili senza alcun rispetto… E’ semplicemente scandaloso che il governo Renzi in cambio di qualche Rolex avalli e copra questi crimini di guerra commessi in Yemen e, anzi, lo alimenta con trasferimenti irresponsabili di armi. Evidentemente valgono più quattro Rolex rispetto al martirio di migliaia di civili. Dall’Italia partono bombe e munizionamenti impiegati per alimentare un conflitto promosso da un Paese come l’Arabia Saudita che palesemente viola i diritti umani. I principi alla base della legge n. 185/90 che regolamenta l’esportazione italiana di armamenti vanno in tutt’altra direzione: è vietato fornire armi per conflitti non autorizzati dalla nazioni unite. Per questo motivo il governo italiano è complice di tutto quello che sta avvenendo in quell’area geografica e dei rischi che ne possono drammaticamente seguire”.cukwqyeueaajdyc

Fonti:
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La Nuova Sardegna
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