Un’altra teoria della cospirazione diventa realtà: il collasso del petrolio per spezzare il controllo russo sulla Siria

Tyler Durden Zerohedge 03/02/2015

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Ti prego diventa il mio spacciatore di petrolio! Gente! Vi dispiacerebbe essere un pochino come lui?!

Mentre i mercati ancora discutono se il prezzo del petrolio sia più influenzato dall’estrazione di greggio, o da mancanza di domanda, o sia solo un momento di compressione nella ricerca degli algoritmi dell’HFT che acquistano millisecondi prima delle 14:30, portiamo l’attenzione dei lettori su ciò che qualche mese fa fu indicata come greve teoria della cospirazione. Allora scrivemmo di una certa visita di John Kerry in Arabia Saudita, l’11 settembre di sempre, per negoziare un accordo segreto con l’ormai defunto re Abdullah, per avere “via libera agli attacchi aerei contro il SIIL, o meglio, parti di Iraq e Siria“. Non sorprende, ancora una volta che il destino di Assad fosse merce di scambio dei sauditi con gli Stati Uniti, perché lanciare l’incursione sul territorio sovrano siriano, “richiese mesi di lavoro sotterraneo tra Stati Uniti e capi arabi, concordando sulla necessità di cooperare contro lo Stato islamico, ma non su come e quando. Il processo diede ai sauditi la leva per estorcere un rinnovato impegno degli Stati Uniti a rinforzare i ribelli che combattono Assad, la cui scomparsa i sauditi vedono ancora come priorità assoluta“. Concludemmo: “Detto altrimenti, la libbra di carne pretesa dall’Arabia Saudita per “benedire” gli attacchi aerei degli Stati Uniti e farli apparire come atto di una qualche coalizione, è la rimozione del regime di Assad. Perché? Come abbiamo spiegato l’anno scorso, permettere alle aziende dei grandi giacimenti di gas del Qatar di raggiungere l’Europa, incidentalmente anche desiderio degli USA; quale modo migliore per punire Putin, per le sue azioni, che spezzare la leva principale che il Cremlino ha in Europa?” Perché alla fine, si tratta di energia. Chiarimmo il mese dopo, quando a metà ottobre dicemmo, “Se il crollo del petrolio continua” sarà il panico “per le nostre aziende dello scisto”. Il momento del panico è iniziato da tempo, ma solo dopo aver tracciato il problema in modo sufficientemente chiaro per tutti: “…Mentre abbiamo capito che l’Arabia Saudita segue una strategia del dumping per punire il Cremlino, secondo l'”accordo” con la Casa Bianca di Obama, molto presto ci sarà una comunità dello scisto assai rumorosa, insolvente ed interna che chiederà risposte dall’amministrazione Obama, mentre ancora una volta i “costi” per punire la Russia paralizzano l’unica industria veramente vitale sotto tale presidenza. Come promemoria, l’ultima volta che Obama ha minacciato la Russia di un “prezzo”, ha mandato l’Europa in tripla-recessione. Sarebbe davvero il coronamento della carriera di Obama se, incredibilmente, riuscisse a mandare in bancarotta anche il “miracolo” dello scisto degli Stati Uniti”. Naturalmente, tutto ciò rientra nel complottismo, perché l’ultima cosa che l’amministrazione ammetterebbe è che il compromesso con l’Arabia Saudita per l’attuazione della (fallita) politica Estera sul SIIL (divenuta campagna della coalizione) è mettere a rischio l’intero miracolo del scisto degli USA, un miracolo che evapora davanti a tutti. E tutto grazie al “più vicino” degli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente: l’Arabia Saudita. Era complottismo, finora, ma quando grazie al men che meno “foglio avvolgente” NYT un’altra teoria della cospirazione diventa realtà, con un articolo secondo cui “l’Arabia Saudita cerca di fare pressione sulla Russia del Presidente Vladimir V. Putin per farne abbandonare il sostegno alla Siria del Presidente Bashar al-Assad, dominando i mercati petroliferi globali mentre il governo russo si riprende dagli effetti del crollo dei prezzi del petrolio”.
Dal NYT: “Arabia Saudita e Russia hanno avuto numerose discussioni negli ultimi mesi che finora devono ancora produrre una svolta significativa, secondo funzionari statunitensi e sauditi. Non è chiaro come i funzionari sauditi collegassero esplicitamente il petrolio alla Siria nei colloqui, ma i funzionari sauditi dicono, e hanno detto agli Stati Uniti, che pensano di avere qualche influenza su Putin riducendo l’approvvigionamento di petrolio e possibilmente far salire i prezzi”. Come avevamo previsto giustamente a settembre: si tratta della Siria: “Se il petrolio può servire per portare la pace in Siria, non vedo come l’Arabia Saudita abbandoni il tentativo di raggiungere un accordo”, ha detto un diplomatico saudita. Vari diplomatici, agenti d’intelligence e politici di Stati Uniti e Medio Oriente ne parlavano sotto anonimato aderendo ai protocolli diplomatici”. Allora, cosa dovrebbe accadere per far rialzare il prezzo finalmente? Non molto: l’annuncio di Putin che il leader siriano Bashar non è più un alleato strategico della Russia. “Qualsiasi indebolimento del sostegno russo al signor Assad potrebbe essere uno dei primi segnali che il recente tumulto nel mercato del petrolio impatta sul governo globale. Funzionari sauditi hanno detto pubblicamente che il prezzo del petrolio riflette solo domanda e offerta globali, e hanno insistito sul fatto che l’Arabia Saudita non segue una propria geopolitica nell’agenda economica, ma credono che ci possano avere dei benefici diplomatici accessori nell’attuale strategia del Paese che permette ai prezzi del petrolio di rimanere bassi, tra cui la possibilità di negoziare l’uscita del signor Assad…. La Russia è stata una dei sostenitori più tenaci del presidente siriano, vendendo attrezzature militari al governo per anni, rafforzando le forze di Assad nella lotta contro i gruppi ribelli, tra cui lo Stato islamico, e fornendo di tutto, dai pezzi di ricambio ai carburanti speciali dall’addestramento dei tiratori scelti alla manutenzione degli elicotteri. Ma Putin cederà? “Putin, tuttavia, ha più volte dimostrato che preferirebbe accettare le difficoltà economiche che piegarsi alle pressioni estere per mutare politica. Le sanzioni di Stati Uniti e Paesi europei non hanno spinto Mosca a por termine al suo coinvolgimento militare in Ucraina, e il signor Putin è deciso a sostenere il signor Assad, che vede come un baluardo nella regione sempre più instabile per l’estremismo islamico”. In realtà non si tratta di questo: la Siria, come spieghiamo da quasi due anni, è la zona cruciale del transito di un gasdotto proposto dal Qatar all’Europa centrale. Lo stesso Qatar “sponsor militare e finanziario dei ribelli mercenari” divenuti poi SIIL. Lo stesso Qatar che ora finanzia direttamente il SIIL. Naturalmente, se Putin dovesse consegnare la Siria ai principi sauditi (e al Qatar), effettivamente si sparerebbe su un piede mettendo fine alla leva di Gazprom in Europa. Anche questo è ben noto a Putin. Per ora ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di cedere la Siria e perdere una leva fondamentale quale fornitore definitivo di gas all’Europa: “I sauditi hanno avanzato lusinghe economiche ai leader russi in cambio di concessioni regionali come la Siria, ma mai con i prezzi del petrolio così bassi. Non è chiaro quale effetto, caso mai, le discussioni abbiano. Mentre gli Stati Uniti sarebbero a favore di iniziative per porre fine al sostegno russo al signor Assad, il successo dei sauditi nel ridurre la produzione e aumentare i prezzi del petrolio potrebbe danneggiare molti elementi dell’economia statunitense. Dopo l’incontro a Mosca a novembre tra il principe Saud al-Faysal, ministro degli esteri saudita, e Sergej V. Lavrov, il ministro degli Esteri russo, Lavrov ha respinto l’idea che la politica internazionale debba svolgere un ruolo nella definizione del prezzo del petrolio. “Incontriamo faccia a faccia i nostri colleghi sauditi ritenendo che il mercato del petrolio dovrebbe basarsi sull’equilibrio tra domanda e offerta”, ha detto Lavrov, “e che dovrebbe essere esente da qualsiasi tentativo d’influenza per scopi politici o geopolitici”.” Il che, in retrospettiva illumina meglio il conflitto in Ucraina, e l’isolamento occidentale della Russia, il cui punto è danneggiarla il più possibile, in modo che Putin non abbia altra scelta che consegnare la Siria.
La Russia subisce danni finanziari e l’isolamento diplomatico per le sanzioni derivanti dall’incursione in Crimea e Ucraina orientale, secondo funzionari statunitensi. Ma Putin ancora desidera essere visto come giocatore chiave in Medio Oriente. I russi hanno ospitato una conferenza a Mosca tra il governo Assad e alcuni gruppi d’opposizione della Siria, anche se pochi analisti ritengono che i colloqui produrranno molto, soprattutto perché molti dei gruppi di opposizione li hanno boicottati. Alcuni esperti sulla Russia hanno espresso scetticismo che il signor Putin sia suscettibile a un qualsiasi accordo che preveda il supporto alla rimozione di Assad. La leva dell’Arabia Saudita dipende da quanto seriamente Mosca vede le sue entrate petrolifere in calo. “Se sono così gravi da necessitare di un accordo petrolifero subito, i sauditi sono in buona posizione per imporre un prezzo geopolitico”, ha dichiarato F. Gregory Gause III, specialista di Medio Oriente presso la Texas A&M’s Bush School of Government and Public Service”. Riguardo Assad, il presidente siriano “non ha dimostrato nessuna volontà di farsi da parte. Ha detto in una recente intervista alla rivista Foreign Affairs che la vera minaccia in Siria proviene dai gruppi Stato islamico e affiliati ad al-Qaida che, secondo lui, sono la “maggioranza” della ribellione. Funzionari statunitensi e arabi hanno detto che, anche se la Russia abbandonasse Assad, il presidente siriano avrebbe ancora il suo maggior sostenitore, l’Iran. Gli aiuti iraniani al governo siriano sono uno dei principali motivi per cui Assad è rimato al potere mentre altri autocrati in Medio Oriente sono stati deposti. E come importante produttore di petrolio, l’Iran trarrebbe beneficio se l’Arabia Saudita contribuisse a rialzare i prezzi del petrolio, nell’ambito di un accordo con la Russia. “State rafforzando il vostro nemico, che vi piaccia o no, e gli iraniani non mostrano alcuna flessibilità qui”, ha detto Mustafa Alani, analista presso il Centro di Ricerca del Golfo, vicino alla famiglia reale saudita. Ma l’aiuto militare che la Russia fornisce alla Siria è abbastanza diverso da quello che Damasco riceve dall’Iran, altro fornitore principale, se “la Russia ritirasse tutto il sostegno militare, non credo che l’esercito siriano funzionerebbe”, ha detto un alto funzionario dell’amministrazione Obama”.
Conclusione: “numerosi Paesi arabi spingono sauditi e russi, agli antipodi nelle posizioni verso Assad, a trovare un terreno comune sulla questione per por fine alla carneficina della guerra civile in Siria, che ormai ha quasi quattro anni. Ma come un diplomatico arabo ha detto, “Questa decisione è in definitiva nelle mani di Putin”. E questo, signore e signori, è ciò che il grande crollo petrolifero 2014/2015 rappresenta per coloro che vogliono sapere quando comprare petrolio, e la risposta è semplice: subito dopo (o idealmente prima) che Putin annunci che non sosterrà più il regime di Assad. Se, cioè, Putin faccia mai tale passo distruggendo le leva che ha sull’Europa e, conseguentemente, e prematuramente, ponendo fine alla propria carriera. Fino ad allora, ogni singolo picco petrolifero indotto dall’HFT infine scompare perché, come gli ultimi mesi dimostrano, se i sauditi decidono il prezzo, e non avranno un no come risposta, ciò significherà paralizzare l’intera l’industria dello scisto, e dell’energia, degli Stati Uniti.

Quanto durerà?

Quanto si abbasserà?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli islamisti aggrediscono l’Egitto, mentre Washington li ospita

Boutros Hussein e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 30 gennaio 2015generale-egitto-638x320Il governo egiziano deve affrontare molti intrighi interni ed esterni degli ancora potenti Fratelli musulmani. In effetti, gli USA sono ancora disposti ad ascoltare i Fratelli musulmani, nonostante la distruzione di molte chiese cristiane copte e l’assassinio di innocenti da parte dei loro sostenitori. Se le masse non fossero scese in strada e il Generale Abdelfatah al-Sisi non avesse resistito alla tirannia dei Fratelli musulmani, questa nazione sarebbe stata “annichilita”. Inoltre, i cristiani sarebbero diventati dei dhimmi sottoposti a persecuzione continua; la popolazione sciita sarebbe stata perseguitata; le donne segregate; la modernizzazione dimenticata ed economia, magistratura e strutture sociali affrontare la cupa realtà dei Fratelli musulmani. Nonostante questo, nazioni come USA, Qatar e Turchia, a fianco del porto sicuro del Regno Unito, hanno giocato la carta dei Fratelli musulmani. Pertanto, nella stessa settimana in cui molte persone sono state uccise dagli islamisti nel Sinai, gli Stati Uniti ancora una volta ascoltano i Fratelli musulmani a Washington. L’Investigative Project on Terrorism riferisce che una delegazione è stata incontrata nei corridoi del potere a Washington. La fonte afferma: “La delegazione ha cercato aiuto per restaurare l’ex-presidente Muhammad Mursi e i Fratelli musulmani in Egitto. Parlamentari, ministri e giudici dell’era Mursi hanno costituito il Consiglio rivoluzionario egiziano ad Istanbul, in Turchia ad agosto, allo scopo di rovesciare il governo militare egiziano. La sede è a Ginevra, in Svizzera“. I cristiani interessati dal ruolo degli USA negli affari interni dell’Egitto sono ancora una volta allarmati dagli intrighi di Washington. Michael Meunier, riporta Investigative Project on Terrorism, dice: “La Fratellanza era dietro le violenze che hanno travolto l’Egitto dalla caduta di Mursi, ha detto all’IPT Meunier da Cairo. Ha osservato che le chiese copte furono incendiate dai sostenitori della Fratellanza, e la Cattedrale di San Marco di Cairo fu attaccata dagli islamisti durante il mandato di Mursi“. Investigative Project on Terrorism inoltre riferisce: “Meunier ha avuto parole lapidarie per il dipartimento di Stato, affermando che l’incontro con tale delegazione favorisce la percezione che gli Stati Uniti siano dietro l’ascesa al potere della Fratellanza ed acuisce le tensioni tra egiziani e statunitensi“. Nella stessa settimana in cui intrighi dei Fratelli musulmani hanno ancora avuto voce a Washington, l’Egitto è colpito da attacchi terroristici. Tale realtà irrita il popolo egiziano, perché il governo attuale del Presidente al-Sisi ha bisogno di respiro per stabilizzare lo Stato.
La BBC riferisce: “Almeno 26 persone sono state uccise in una serie di attacchi degli islamisti nel nord della penisola egiziana del Sinai… Un’autobomba e mortai hanno colpito obiettivi militari nella capitale del Nord del Sinai, al-Arish, uccidendo numerosi soldati… Altri attacchi hanno avuto luogo nelle vicine città di Shayq Zuwayid e Rafah, al confine con Gaza“. Ansar Bayt al-Maqdis, gruppo taqfirita fedele al SIIL (Stato islamico), ha rivendicato gli attacchi terroristici. Va anche sottolineato che le relazioni del SIIL con la Turchia sono note, perché video mostrano convogli militari turchi entrare nelle aree del SIIL, nel corso degli intrighi contro la Siria, e così via. Pertanto, con Erdogan e il governo della Turchia pro-Fratelli musulmani e crescenti attacchi terroristici dalla scomparsa di Mursi, è chiaro che tutto punta sugli intrighi interni ed esterni contro il governo centrale di al-Sisi. La delegazione, riferisce l’Investigative Project on Terrorism, includeva “Abdul Mawgud Dardary, membro in esilio e parlamentare egiziano dei Fratelli musulmani; e Muhammad Gamal Hashmat, membro in esilio del Consiglio della Shura dei Fratelli Musulmani e parlamentare egiziano“. Il presidente al-Sisi deve continuare a sostenere la tanto necessaria stabilità dell’Egitto, perché molti intrighi interni ed esterni minacciano lo Stato nazionale. Tale realtà indica che le minacce interne dei Fratelli musulmani devono essere bloccate, perché tale movimento si propone di utilizzare il malcontento politico. Pertanto, i leader politici sotto le bandiere del socialismo, liberalismo e altre non devono fare il gioco dei nemici dell’Egitto. In effetti, bisogna solo guardare all’ingerenza dei vari movimenti militanti taqfiri in Libia, Iraq, Siria, Yemen e altre nazioni vicine, per vedere che l’Egitto ha bisogno di stabilità politica ed economica. Se ciò non si materializzasse, l’Egitto continuerà ad essere sottoposto a minacce estere e sovversione interna dei Fratelli musulmani e l’ingenuità di movimenti ben intenzionati creerà solo ulteriore instabilità. Pertanto, l’Egitto non ha bisogno di nazioni come gli USA che danno “ai portavoce dei falsi Fratelli musulmani” un posto per attaccare l’Egitto.

1180706313Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Pensisole e dipendenze

Badia Benjelloun, DedefensaQatar-Bahrain-UAE-Persian-Gulf-google-earth-map-HRAl-Jazeera (penisola) ha anticipato il Qatar nell’azione da potenza mediatica nel dare consistenza esistenziale al piccolo Paese, che sarebbe rimasto una base militare degli Stati Uniti, certamente la maggiore della regione, ma oscuro e difficile da individuare sulla mappa. Nelle ultime settimane, al-Jazeera ha rimosso la sezione sulla Siria, mentre riduce le notizie di apertura sulla questione siriana. Il programma di addestramento dei vari gruppi di oppositori al governo siriano, però, continua in Qatar, in un campo vicino al confine saudita. Vi sono addestrati elementi dell’Esercito siriano libero, descritto moderato ma inefficace nel compito assegnatogli di rovesciare Bashar al-Assad. La squadra dello sceicco Tamim al-Thani ha anche aderito al Fronte islamico approvato dei Saud, mal disposti verso i Fratelli musulmani, ma che non badano agli esecutori del lavoro sporco nel fare cadere l’alleato di Teheran. La Turchia è ufficialmente pronta a compiere la sua parte del programma di addestramento statunitense che, in tre anni, riguarderà circa 15000 uomini. Il Congresso ha approvato il finanziamento dell’operazione per combattere ufficialmente il SIIL. Il ministro degli Esteri siriano Walid Mualam ha confermato, in un’intervista a novembre, il tentativo di riconciliazione del Qatar con il suo governo. Da parte sua, il portavoce della Coalizione nazionale siriana d’Istanbul ha annunciato il rifiuto di prendere parte ai negoziati proposti dalla Russia per porre fine al conflitto. Khaled Khoja, capo del CNS da pochi giorni, è molto vicino ai Fratelli musulmani. E’ il quarto capo di tale organizzazione nata al di fuori del territorio nazionale e priva di supporto popolare. Uno dei suoi predecessori, Muaz al-Qatib s’è pentito di aver contribuito alla distruzione del suo Paese.
Gli USA hanno consegnato nel 2014 300 milioni di dollari in armamenti alle forze armate irachene. Dal 2015 forniranno carri armati Abrams, Humvee, MRAP e molti altri giocattoli, come gli M16. L’organizzazione Conflict Armament Research di Londra, ha rivelato che i “jihadisti” del SIIL usano armamenti fabbricati negli USA, la maggior parte forniti dai Saud ai “moderati”. I taqfiristi dispongono di grandi quantità di M16 e razzi anticarro M79. Tutte le condizioni per il prosieguo di una guerra a bassa intensità sono adeguatamente soddisfatte. Tranne le appendici lontane, l’Impero (o sistema) si diverte attentamente a sfruttare la “sovra-estensione” delle proprie forze armate e della propria rete di spionaggio ed operazioni speciali. La Turchia si concentra sui suoi immediati vicini nel contesto della recessione economica globale. La stampa riferisce della scarsità di investimenti esteri nel 2014, a torto attribuendolo alla cattiva politica dell’AKP che certamente pratica favoritismi verso i propri clienti. Ovunque, la crescita è nulla se non integrata dalla quota del PIL di narcotraffico e prostituzione. Quando periodicamente si annuncia la diminuzione della disoccupazione negli Stati Uniti, si parla dell’attività della ristorazione. La negazione della piena integrazione della Turchia all’Unione europea, così a lungo promessa dai capi quale miglioramento miracoloso del tenore di vita agli elettori turchi, diventa una risorsa. Questo membro della NATO è centrale nell’arsenale di Putin contro l’accerchiamento della Russia. I gasdotti per l’UE dovranno passare per la Turchia, la cui stabilità è vitale. Le piccole rivoluzioni colorate dovranno fare attenzione, saranno facilmente manipolate perché la piccola borghesia urbana è la prima a soffrire della strategia della crescita basata sul debito. Erdogan era apparso per un istante il campione della “primavera araba”, anche se l’alleanza militare con l’entità sionista non è mai stata negata, tranne alcune esercitazioni congiunte differite. Tra le molte ragioni per cui la Turchia è divenuta la base dell’opposizione siriana c’è la fedeltà all’obbedienza ‘islamica’, per i forti legami forgiati con il Qatar, altro amico d’Israele, dato il fascino discreto del secondo reddito pro-capite al mondo, dopo il Lussemburgo, e il pressoché infinito flusso di fondi sovrani. Il Qatar è obbligato a rinunciare apertamente a sostenere la Fratellanza, pena l’esclusione dal cartello dei Paesi del Golfo. L’emiro di 34 anni s’è volto all’Egitto di Sisi, lasciando Erdogan senza profondità diplomatica nei Paesi arabi, mentre la Tunisia passa a un regime finanziato dai sauditi.
La crisi siriana è ‘ontologicamente’ legata alla crisi ucraina, anelli della catena per tentare di soffocare la Russia. La mossa del gasdotto dall’Europa meridionale alla Turchia è un modo per allentarla. I “moderati” del CNS ospitati a Istanbul, dall’esistenza artificiale vacua e vuota, continueranno ad essere visti come alternativa al governo siriano? L’incontro dell’inviato dell’ONU e dei ministri degli Esteri dell’UE a metà dicembre, suggerisce un’inversione di tendenza che non chiede più l’esclusione di Bashar al-Assad, in nome di un realismo che prende in considerazione la forza del suo esercito e il supporto della maggioranza del suo popolo. È qui ancora che la Francia appare la più disperatamente intransigente nell’evitare trattative o accordi, anche parziali, che non l’avvantaggeranno al punto da passare per rappresentare degli interessi dei Saud e/o Israele. Questa è la rigidità dottrinale cui si basa l’atteggiamento del governo francese verso la questione nucleare iraniana. Seyed Hossein Moussaoui, ex-diplomatico iraniano e professore di Princeton che passa per portavoce di Obama, supplica la rapida soluzione del problema. Una volta che la Turchia si sarà parzialmente ritirata dalla NATO, far cadere l’Iran nella trappola degli USA indebolirebbe la posizione russa. Al-Jazeera presta maggiore attenzione ai Paesi nordafricani. Una TV israeliana aveva individuato, prima del loro arresto, gli autori della strage di Charlie Hebdo quali franco-algerini(?). Vista da Pechino, l’Europa appare una penisola del continente asiatico. Alstom ha perso ogni possibilità di partecipare alla costruzione del TGV che collegherà Brest a Shanghai in 48 ore, dato che la Francia non sa onorare i propri contratti. Infine, non solo la crisi ucraina non ha distratto Russia dalla Siria, rimanendo fedele ai suoi impegni, ma al contrario contribuirà a rafforzare il governo di Damasco.
Gli imperi crollano sotto il peso dei loro eserciti. Così fu per l’impero romano come per il califfato abbaside. Il soldato incaricato di mantenere il potere in un ampio territorio, mai pienamente controllato, ne spezza l’unità e la ridimensiona a un principato adattato al suo gruppo. A Baghdad, tra 940 e 1258, il vero potere fu nelle mani dei capi dell’esercito che abolirono il servizio civile del visir. La forza ideologica che aveva presieduto alla nascita della dinastia del Califfato si era esaurita. La farsa della democrazia e della libertà versione statunitense non convince né incanta. La storia abilmente costruita dell’invasione sovietica, mai imminente, a suo tempo ebbe qualche aderenza. Le squallide rappresentazioni dei gruppi islamisti fanatici come pericolo per la civiltà sono pessime, nonostante gli effetti da shock and awe. Gli strumenti della ricomposizione di un’umanità coerente con se stessa, che è tale escludendo un conflitto mortale tra individui e gruppi, già esistono nel mondo. Per quanti anni dobbiamo assistere a tale tremendo collasso?600px-QAT_orthographic.svgTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attacco terroristico a Charlie Hebdo conseguenza della politica globale occidentale?

Valentin Vasilescu ACS-RSSReseau International 10 gennaio 2015

1092245710 giornalisti e 2 poliziotti sono morti il 7 gennaio 2015 nell’attacco di tre terroristi contro la redazione della rivista francese Charlie Hebdo, nel centro di Parigi. I terroristi hanno potuto compiere perfettamente la loro missione in meno di 10 minuti, dopo di che sono scomparsi. Al di là delle descrizioni piene di sensazionalismo della stampa generalista, dobbiamo capire le conseguenze perseguite dagli attentatori, come il fatto che non hanno piazzato una bomba in posti affollati come stazioni ferroviarie, aeroporti o treni, non volendo una strage indiscriminata. I terroristi hanno preso di mira solo una redazione parigina, pur essendo consapevoli dell’impatto che averebbe creato la loro azione nell’ordine dei giornalisti. I giornalisti sono molto più nel mirino dei politici stessi, sentendosi al tempo stesso molto più vulnerabili, specialmente se osano non riflettere la realtà nel modo previsto dai terroristi. Pertanto, lo scopo dei terroristi che hanno colpito Charlie Hebdo può essere solo spingere le autorità francesi a prendere misure per controllare la libertà dei cittadini francesi trasformando la Francia in uno Stato di polizia. A causa dell’impatto mediatico dell’evento, che ha creato una vera e propria psicosi per estensione, tali misure determinerebbero un cambio nella vita dei cittadini d’Europa, perché la Francia è uno dei principali Paesi membri dell’Unione europea. Colpita dalla precisione con cui i terroristi usavano armi automatiche come l’AK-47, la stampa francese ha tagliato il nodo gordiano scoprendo che uno degli aggressori aveva seguito, nel 2011, un corso completo di addestramento militare in un campo di al-Qaida nello Yemen. Secondo le prove fornite dalla stampa, Arabia Saudita e Qatar hanno speso più di 4 miliardi di dollari per destabilizzare la Siria reclutando e addestrando alle armi gli islamisti ed infiltrando mercenari islamici che combattono con il pretesto d’islamizzare il laico Stato siriano. In realtà, la massiccia esportazione di terrorismo è perfetta per gli Stati Uniti, desiderosi di abbattere al più presto Bashar al-Assad. Arabia Saudita e Qatar hanno recentemente ridotto a meno della metà il prezzo del petrolio, efficace modalità degli Stati Uniti per punire la Russia per l’atteggiamento verso la guerra civile ucraina. Ragione per cui i rapporti di Washington con le monarchie del Golfo sono ancora più stretti.
Quasi 10000 cittadini dell’Unione europea, insieme ad altre decine di migliaia del Medio Oriente, sono stati reclutati, pagati e inviati in campi segreti per l’addestramento al terrorismo. A parte l’addestramento militare, tali reclute subiscono anche lavaggio del cervello e indottrinamento religioso. È così che si spiega la barbarie dei ribelli islamici, le migliaia di decapitazioni pubbliche, che colpiscono soprattutto poliziotti, sacerdoti ortodossi e cattolici, e anche giornalisti siriani. L’indottrinamento islamista è pianificato dai califfati del Golfo e si basa su un ordine islamico che esclude ogni principio di laicità o l’appartenenza a una religione diversa da quella islamica. È imposto con strumenti schiavistici, non permettendo altre politiche, religioni, media e istruzioni che non siano islamici. Arabia Saudita e Qatar hanno una polizia speciale impressionante, dai poteri illimitati, chiamata “Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio” subordinata direttamente al principe ministro degli Interni. Tale “polizia” non agisce secondo il codice penale o il diritto, per il semplice motivo che nei ricchi schiavistici petrosultanati del Golfo, non esistono. I gruppi armati della Commissione pattugliano le strade, effettuano perquisizioni notturne, rapiscono, torturano, arrestano ed effettuano esecuzioni sul posto quando vogliono e di propria iniziativa, nel nome del Corano. Le ONG per la difesa dei diritti umani, come “Human Rights“, volubili in altri contesti, non sono mai loquaci su ciò che accade in Arabia Saudita o in Qatar. Non prestano attenzione al fenomeno terroristico che tali Stati ricchissimi, ma schiavistici, suscitano in Europa.
Diverse migliaia di combattenti islamici e cittadini europei, hanno già completato l’addestramento in Siria e ritornano nel Paese d’origine. La chiave che può fermare per sempre, se si vogliono evitare altre tragedie come Charlie Hebdo, risiede nell’indottrinamento islamico, combinata con una buona preparazione nella lotta agli ex-ribelli islamici a Parigi, Berlino, Roma, Londra, Copenhagen, in breve in Europa. Se la fonte del male rimane attiva, continuando a produrre terroristi, non ci sarà mai alcuna vera soluzione prevedibile.

John-McCain_al_Qaida_SyrieTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I fratelli Kouachi si addestravano in Tunisia

Nebil Ben Yahmed, Tunisie Secret 8 gennaio 2015

Ieri, con la pubblicazione dell’articolo “Il SIIL compie una carneficina a Parigi”, abbiamo rivelato l’identità dei due terroristi dell’azione di guerra contro la Francia e i caricaturisti di Charlie Hebdo. I fratelli Said e Sharif Kouachi, noti ai servizi antiterrorismo francesi, avevano visitato la Tunisia nel 2012.

charlie-hebdo-le-suspect-cherif-kouachi-jihadiste-bien-connu_2208335La frase pronunciata questa mattina dal direttore del servizio politico di BFM-TV non ci è sfuggita, “Sharif Kouachi si sarebbe addestrato in un campo in Tunisia“. Se il condizionale è comprensibile per una rete televisiva francese, è incongruo per Tunisie Secret. E per una buona ragione! Sempre su BFM-TV il migliore studioso dell’Islam in Francia, Gilles Kepel, ha suggerito che Sharif Kouachi e altri conoscevano Bubaqir al-Haqim. È un eufemismo. Sharif e Said Kouachi furono convertiti dall’imam dell’autoproclamata moschea Stalingrado, Farid Banyatu, e al terrorismo da Bubaqir al-Haqim, il franco-tunisino che preparò e ordinò l’assassinio di Shuqri Belaid e Muhammad Brahmi nel 2013.

Sharif Kouachi, un ex-membro di al-Qaida in Iraq
I fratelli Kouachi sono pericolosi terroristi islamici che si sono avvalsi del lassismo della giustizia francese. Come il loro capo, il franco-tunisino Bubaqir al-Haqim, il 32enne Sharif Kouachi, ex-rapper e delinquente, era ben noto alle agenzie anti-terrorismo francesi e all’FBI degli Stati Uniti, probabilmente all’origine del mandato di arresto rilasciato ieri contro di lui e suo fratello! Come scrivono i colleghi de Le Point, Sharif Kouachi “fu condannato nel 2008 per aver partecipato all’invio di combattenti in Iraq. Nato nel novembre 1982 nel 10° arrondissement di Parigi, di nazionalità francese, soprannominato Abu Issen, Sharif Kouachi faceva parte di quella che fu chiamata “Rete di Buttes-Chaumont” un’organizzazione che tra il 2003 e il 2005 avrebbe indotto una dozzina di giovani francesi, parigini di meno di 25 anni e residenti nella zona, a combattere in Iraq“. Tuttavia, nel processo del 2008, il cervello della rete di reclutamento jihadista in Iraq si chiamava Bubaqir al-Haqim, di cui abbiamo parlato varie volte e che è l’organizzatore del duplice omicidio di Shuqkri Belaid e Muhammad Brahmi. Sempre secondo Le Point, Sharif Kouachi fu arrestato nel gennaio 2005 “appena prima di partire per la Siria e l’Iraq. Successivamente fu incriminato per “cospirazione nel preparare atti di terrorismo”. Processato nel 2008, Kouachi, che affrontava dieci anni di carcere, ne fu condannato a soli tre, di cui 18 mesi sospesi. Da allora, lui e il fratello Said, di 34 anni, fecero di tutto per essere dimenticati dai servizi segreti, iniziando ad “ambientarsi” in provincia, in particolare nella regione di Reims“. Non ci fu solo Sharif Kouachi a beneficiare della “misericordia” della giustizia francese. Il suo reclutatore, Bubaqir al-Haqim, ebbe lo stesso trattamento. Sempre nel caso del gruppo Buttes-Chaumont, Bubaqir al-Haqim fu condannato a otto anni di carcere, ma ne scontò solo quattro!

Bubaqir al-Haqim

Bubaqir al-Haqim

Bubaqir al-Haqim, rilasciato dalle carceri francesi ed estradato nel Paese della “rivoluzione dei gelsomini”
Come il franco-algerino Sharif Kouachi, Bubaqir al-Haqim è nato a Parigi il 1° agosto 1983 da genitori tunisini. È un noto terrorista di cui l’ex-regime di Ben Ali aveva chiesto l’estradizione tramite l’Interpol (6 maggio 2001). I servizi tunisini l’hanno identificato in relazione al suo guru, Farid Banyatu, capo del “Gruppo di Buttes-Chaumont” e membro di al-Nahda. Questo fondamentalista del FIS e militante del GIA fu incriminato e imprigionato a Parigi nel gennaio 2005, in quanto ritenuto capo spirituale e reclutatore dei giovani parigini che cercavano di unirsi alla jihad in Iraq. Il 4 giugno 2005 Bubaqir al-Haqim, il cui fratello Radwan di 19 anni fu ucciso il 17 luglio 2004 in Iraq, fu incriminato per “associazione a delinquere di stampo terroristico” dal giudice della sezione antiterrorismo dell’ufficio del procuratore di Parigi, Jean-François Ricard. Fu poi messo in custodia dal tribunale della libertà e detenzione (JLD), secondo quanto comunicato al procuratore. Fu grazie al governo siriano che tale terrorista venne consegnato alla Francia nel 2005, quando combatteva il terrorismo islamico! Nel 2008 fu condannato a 8 anni di prigione, ne aveva fatto quattro quando fu rilasciato nel dicembre 2012, sull’euforia della “primavera araba”. Come altri Paesi europei, la Francia voleva liberarsi della feccia islamo-terrorista. Questo è il caso del Belgio con Tariq Marufi e Walid Banani. Due settimane dopo il rilascio di Bubaqir al-Haqim, quest’ultimo tornò in Tunisia! Meno di due mesi dopo il ritorno, preparò e progettò l’assassinio di Shuqri Belaid, il 6 febbraio 2013 e di Muhammad Brahmi, il 25 luglio 2013! Godendo delle complicità di elementi islamici fagocitati nel ministero degli Interni tunisino, Bubaqir al-Haqim poté lasciare la Tunisia per la Libia accompagnato da Seyfallah bin Hasin, alias Abu Iyadh. Attualmente è al confine iracheno-siriano, a combattere con i barbari del SIIL.

I fratelli Kouachi ospiti di Bubaqir al-Haqim in Tunisia
Dopo il suo rilascio nel 2010, Sharif Kouachi fu dimenticato in ritiro ad Aubervilliers dove visse per qualche tempo. Il fratello Said si recò a Reims. I fratelli terroristi non scomparvero dalla visuale dei servizi segreti francesi e statunitensi, che li ritrovarono in Yemen, dove furono tracciati dal FBI nel 2011. Nel 2012, Said Kouachi trascorse le “vacanze estive” in Tunisia, probabilmente ad Hammamet. Nel gennaio 2013, Sharif Kouachi visitò la Tunisia dopo aver ripreso i contatti con Bubaqir al-Haqim, che a sua volta venne rilasciato dai giudici francesi, nonostante la condanna a otto anni di carcere per il caso del gruppo Buttes-Chaumont. Dopo il rilascio nel dicembre 2012, si trasferì dalla zia nella periferia di Tunisi. La Tunisia era diventata per lui e i suoi simili la nuova terra della jihad. In questo Paese consegnato agli islamisti, divenuto terra promessa del terrorismo internazionale, Sharif Kouachi, seguito dal fratello Said, si stabilì per quasi due mesi. Dopo aver seguito un corso di “perfezionamento” nell’uso delle armi, i due sinistri criminali probabilmente seguirono Bubaqir al-Haqim in Libia. Quest’ultimo partì per la Siria attraverso la Turchia, e i fratelli Kouachi dovettero tornare in Francia, tre o quattro mesi fa, perché avevano una missione da compiere. Nell’attacco a Charlie Hebdo i nostri due psicopatici non hanno agito da “lupi solitari”, termine coniato da alcuni sciocchi per evitare “confusioni”, ma da soldati di Allah obbedienti agli ordini di Bubaqir al-Haqim, uno dei capi sanguinari del SIIL in Iraq e Siria.

Shuqri Belaid

Shuqri Belaid

Muhammad Brahmi

Muhammad Brahmi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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