L’Iran deve prima rafforzare la propria difesa

Valentin Vasilescu Reseau International 13 agosto 2015f14gr_02La perseveranza dei russi e cinesi è il fondamento del miracolo che ha portato alla revoca delle sanzioni all’Iran. Anche se il processo è ancora in corso e incontra ostacoli posti da Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele, l’embargo all’economia iraniana non può durare. Inoltre, l’Iran è orientato principalmente verso la Russia, suo primo sostenitore al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. E la Russia, che farà entrare l’Iran nella Shanghai Cooperation Organization (SCO), ha già istituito un piano per rifornire la popolazione dell’Iran di cibo e medicine. Il PIL dell’Iran è di 388 miliardi di dollari e vendendo in 1-2 anni petrolio e gas può ricavare 300 miliardi di dollari all’anno. Ma l’Iran ha nelle immediate vicinanze molti rivali sunniti. I più pericolosi sono Stato islamico, Arabia Saudita e altri emirati salafiti nell’orbita degli Stati Uniti che finanziano l’armamento dello Stato Islamico, e infine Israele. Senza alcun motivo Washington, tramite la NATO o i fantocci del Consiglio di cooperazione del Golfo (Bahrayn, Quwayt, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti), può avviare in ogni momento l’aggressione armata all’Iran. Gli Emirati Arabi Uniti sono dotati di 80 caccia F-16E/F Block 60, 28 elicotteri d’attacco AH-64D e 388 carri armati Leclerc. L’Arabia Saudita ha 67 cacciabombardieri F-15E, 78 caccia F-15C/D, 48 caccia Eurofighter Typhoon, 82 elicotteri d’attacco AH-64D e 442 carri armati M1A2. Il Bahrayn ha 17 caccia F-16C e 22 elicotteri d’attacco AH-1E/F. L’Oman ha 12 caccia F-16C/D. Il Quwayt ha 34 cacciabombardieri F-18C/D e 16 elicotteri d’attacco AH-64D. Israele ha 58 caccia F-15A/B/C/D, 25 caccia F-15I, 342 caccia F-16A/B/C/D/I, 32 elicotteri d’attacco AH-1I e 45 AH-64. Pertanto, la preoccupazione principale dell’Iran è avere un esercito moderno, e presto importerà armi dalla tecnologia avanzata. Infatti, dopo 30 anni di sanzioni e una guerra devastante con l’Iraq, l’esercito iraniano, per equipaggiamenti militari, ha un arsenale militare obsoleto e inadeguato. La maggior parte delle armi è di origine statunitense (risalenti allo Shah Muhamad Reza Pahlavi), sovietica o cinese. Tuttavia, negli ultimi anni l’Iran ha investito molto nelle ricerca ed ottenuto buoni risultati (in particolare nella produzione di navi militari ed UAV da ricognizione tattica). Ma per mancanza di accesso alla tecnologia avanzata, l’Iran potrebbe non creare un’industria della difesa competitiva in grado di sostenere gli sforzi della Difesa, in caso di aggressione con tecnologia militare avanzata. Ad esempio, i principali carri armati dell’esercito iraniano sono lo Zulfiqar, realizzato nei primi anni ’90 con componenti e tecnologie degli anni ’70, il carro armato sovietico T-72 e gli M48/M60 degli USA. L’artiglieria semovente è limitata agli obici Raad-2 da 155mm su telaio del vecchio APC sovietico BMP-1, dalla potenza motore insufficiente. Il veicolo da combattimento della fanteria iraniano Boraq è il cinese Tipo 86, derivato dal BMP-1 sovietico. L’Aeronautica iraniana dispone di vecchi aerei statunitensi consegnati negli anni ’70 (F-5 Tiger II, F-14 Tomcat A, F-4 Phantom D) e un piccolo numero di aerei sovietici moderni (MiG-29A, Su-24, Su-25K) rifugiatisi dall’Iraq. La difesa aerea dell’Iran, anche se ha molti missili, è vulnerabile alle interferenze e avrebbe bisogno di sistemi C4I (in particolare sistemi di memoria, microprocessori e apparecchiature di comunicazione satellitare, coordinati da server dedicati dalla potenza di elaborazione di ultima generazione, il tutto protetto da codifica digitale su tutte le frequenze). Questa apparecchiatura è l’architettura C4I della difesa aerea multistrato inventata dai russi con la produzione di massa dei sistemi S-300PMU-3 o S-400 Trjumf.
Va ammesso il fatto che l’Iran non ha grandi riserve valutarie e non avrà nell’immediato un reddito notevole dalla vendita di petrolio e gas. Avrà bisogno di 1-2 anni per raggiungere questo obiettivo. Allora, la priorità dell’Iran sarà il rafforzamento della difesa aerea del territorio, comprendendo l’acquisizione di almeno 5-10 sistemi missili antiaerei S-300PMU-3 (alternativa superiore a quella pagata nel 2008 e mai ricevuta per l’embargo). D’altra parte, l’Iran ha bisogno di un nuovo aereo multiruolo a prezzi accessibili, da Stati disposti a fornire la licenza di fabbricazione e le cui azioni siano prevedibili, non come la Francia con le portaelicotteri Mistral pagate dalla Russia ma non consegnate. Quindi Iran potrà produrre altri aeromobili senza subirne la mancanza dei pezzi di ricambio. Con questa prospettiva, attualmente le preferenze sono limitate agli aerei cinesi J-10, ai JF-17 sino-pakistani o ai Su-30 russi. Dopo 3-4 anni, se l’Iran avrà risorse materiali sufficienti potrà interessasi ad acquisire l’aereo Su-35 e anche l’aereo invisibile russo T-50 o il cinese J-20 (che ha un raggio di 2000 chilometri e sarà operativo nel 2017).
Un altro aspetto della situazione dell’arsenale iraniano è che dispone di missili a medio raggio (Shahab-3 e Sejil) ma non ha un potente sistema di guida. Da questo punto di vista, Cina e Russia potrebbero svolgere un ruolo vincolante sulla politica estera iraniana, costringendola a rispettare gli impegni sull’abbandono del programma nucleare, ad esempio rifiutandosi di consegnare sistemi di guida per i missili balistici che potrebbero trasportare testate nucleari.165783Russia e Cina vendono armi all’Iran
Liu Rong, Quotidiano del Popolo, 13 agosto 2015

e46f11d1-a914-4c2b-8c1a-10ab11d5cbd9Cina e Russia cercano di rafforzare le forze armate iraniane con aerei da combattimento e sistemi di difesa, nell’ambito della strategia contro gli Stati Uniti, riferisce Wantchinatimes di Taiwan citando il Sina Military Network cinese. Con gli Stati Uniti che incoraggiano gli alleati a coalizzarsi contro la Cina nel Pacifico occidentale e spingono la NATO contro la Russia nel Mar Nero e Mar di Barents, dice l’articolo, Pechino e Mosca sono sorprendentemente indietro negli sforzi in Medio Oriente, in particolare con l’Iran, Paese che continua ad essere un serio problema per Washington. Nell’ambito di questa strategia, la Cina punterebbe a fornire all’Iran una nuova flotta di aerei da combattimento avanzati, mentre la Russia pensa di vendergli un nuovo sistema di difesa missilistica, secondo SMN.
L’Aeronautica della Repubblica Islamica dell’Iran (IRIAF) conta attualmente circa 500 velivoli, per la maggior parte vecchi aerei da combattimento come F-4D, Su-24, F-5E, J-7M e F1. C’è anche un numero limitato di F-14A e MiG-29, non abbastanza per controbilanciare gli Stati Uniti e loro alleati. I sistemi di difesa aerea dell’Iran sono anche considerati deboli e afflitti da lacune. La Russia offrirà all’Iran una versione aggiornata del sistema di difesa aerea S-300. L’S-300 rafforzerebbe significativamente la difesa dell’Iran potendo intercettare aerei e missili da quote estremamente basse a quote elevate, a corto e a lungo raggio. Gli Stati Uniti furono fortemente contrariati quando l’Iran suggeriva di acquisire gli S-300, ma Mosca ha ignorato le proteste e continua la promozione del sistema a Teheran. La Cina, d’altra parte, è vicina a concludere l’accordo per vendere all’Iran 150 caccia J-10, secondo SMN che cita media russi. Foto recenti mostrano ciò che sembra una decina di caccia J-10B in fila e già dipinti con i colori dell’IRIAF.
Il J-10 attualmente fa parte dell’arsenale dell’Aeronautica e della Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare, è un caccia multiruolo ognitempo dalle avanzate capacità di combattimento da superiorità aerea contro obiettivi terrestri ed aerei. L’aereo di produzione nazionale può anche essere dotato di missili aria-aria PL-10, PL-11 e PL12, di missili da crociera antinave YJ-62, YJ-91 e YJ-83, o di bombe LT-2, LS-6 o Tipo 200A. Se l’accordo sul J-10 viene finalizzato, le capacità di combattimento aereo dell’Iran saranno oggetto di una profonda revisione, afferma SMN. Mentre l’IRIAF è troppo piccola per avere un vantaggio su Stati Uniti ed alleati in combattimento, il J-10 fornisce all’Iran ciò di cui ha bisogno, un velivolo in grado di eseguire con precisione ed efficienza una vasta serie di missioni.

JF-17

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la Siria vince: avanza verso una vittoria strategica che trasformerà il Medio Oriente

Prof. Tim Anderson Global Research, 10 agosto 201517328La Siria sta vincendo. Nonostante lo spargimento di sangue e la grave pressione economica, la Siria avanza verso la vittoria militare e strategica che trasformerà il Medio Oriente. Vi sono prove evidenti che i piani di Washington, per il ‘cambio di regime’, sabotaggio dello Stato o smembramento del Paese su linee confessionali, sono falliti. Fallimenti che saranno fatali per il sogno degli Stati Uniti, annunciato una decina di anni fa da Bush figlio, di un servile ‘Nuovo Medio Oriente’. La vittoria della Siria è una combinazione di solido sostegno popolare all’esercito nazionale, di fronte al circolo vizioso dei settari islamici (taqfiri), fermo sostegno degli alleati più stretti e frammentazione delle forze internazionali contrarie. Le difficoltà economiche, compresi blackout regolari, sono peggiorati ma non hanno spezzato la volontà del popolo siriano di resistere. Il governo assicura che gli alimenti di base siano accessibili e mantiene istruzione, salute, sport, cultura e altri servizi. Una serie di Stati ostili ed agenzie delle Nazioni Unite riprendono i rapporti con la Siria. La sicurezza migliora, il recente accordo delle grandi potenze con l’Iran e altre mosse diplomatiche favorevoli sono tutti segnali che l’Asse della Resistenza si rafforza. Non ne sapreste molto dai media occidentali, che mentono persistentemente sul carattere del conflitto e della crisi. Le caratteristiche principali di tale inganno sono nascondere il sostegno della NATO ai gruppi taqfiri, strombazzarne le avanzate ed ignorare le controffensive dell’esercito siriano. In realtà, i terroristi filo-occidentali non hanno compiuto alcun progresso strategico con una marea di combattenti stranieri che li aiuta ad occupare parte di Aleppo da metà 2012. Nella mia seconda visita in Siria dalla crisi, nel luglio del 2015, ho potuto vedere come la sicurezza sia migliorata nelle grandi città. Nella prima visita, nel dicembre 2013, anche se i tagliagole della NATO erano stati espulsi da Homs e Qusayr, erano nell’antico borgo di Malula e sulle montagne Qalamun, così come attaccavano la strada per Suwayda. Quest’anno abbiamo viaggiato liberamente da Suwayda a Damasco, Homs e Lataqia, con una sola deviazione ad Harasta. Alla fine del 2013 c’erano attacchi con mortai quotidiani su Damasco orientale; quest’anno assai meno. L’esercito sembra controllare il 90% delle aree densamente popolate.
Controllato un primo fatto: non ci sono ‘ribelli moderati”. Il movimento di riforma politica fu sostituito dall’insurrezione islamista saudita nel marzo-aprile 2011. Nei primi mesi della crisi, da Dara ad Homs, gruppi armati come la brigata al-Faruq erano estremisti sostenuti da Arabia Saudita e Qatar che commisero atrocità, fecero saltare in aria ospedali, avevano slogan genocidi e praticavano la pulizia etnica settaria (1). I siriani oggi li chiamano tutti ‘Daash’ (SIIL) o ‘mercenari’, senza preoccuparsi troppo delle diverse sigle. La recente dichiarazione del capo dei ‘ribelli moderati’ Lamia Nahas che, in Siria, “le minoranze sono il male e vanno eliminate’, proprio come Hitler e gli ottomani fecero (2), sottolinea tale fatto. Il carattere del conflitto è sempre quello dello scontro tra uno Stato autoritario ma pluralista e socialmente inclusivo, e gli islamisti settari filo-sauditi, ascari di grandi potenze.
Controllato un secondo fatto: quasi tutte le atrocità attribuite all’esercito siriano sono opera delle bande filo-occidentali, secondo la strategia per provocare un maggiore intervento occidentale. Ciò comprende le screditate affermazioni sulle armi chimiche (3) e pretese su danni collaterali delle cosiddette ‘bombe barile’. Il giornalista statunitense Nir Rosen scrisse nel 2012, ‘Ogni giorno l’opposizione indica un numero di vittime, di solito senza alcuna spiegazione… Molti dei presunti morti sono infatti combattenti dell’opposizione, ma… descritti come civili innocenti uccisi dalle forze di sicurezza’ (4). Tali relazioni dell’opposizione sono ancora usate da formazioni partigiane come Amnesty International (USA) e Human Rights Watch, rafforzando la propaganda di guerra. L’esercito siriano ha infatti eliminato terroristi catturati, e la polizia segreta continua a detenere e maltrattare i sospettati collaboratori dei terroristi. Ma è un esercito che gode del fortissimo sostegno popolare. Le bande islamiste, d’altra parte, si vantano apertamente delle atrocità e hanno scarso sostegno dell’opinione pubblica.
Controllato un terzo fatto: mentre c’è una ‘presenza’ terrorista in gran parte della Siria, né il SIIL né qualsiasi altro gruppo armato ‘controlla’ il territorio siriano più popolato. Agenzie occidentali (come Janes e ISW) confondono regolarmente presenza con controllo. Nonostante le offensive del SIIL su Dara, Idlib e Homs orientale, le aree densamente popolate della Siria sono sotto un controllo dell’esercito notevolmente più forte che non nel 2013. Solo alcune zone furono occupate per mesi o anni. In ogni confronto, l’esercito vince generalmente, ma è sotto pressione e non raramente compie una ritirata tattica, combattendo su decine di fronti. L’esercito siriano ha rafforzato la presa su nord di Aleppo, Duma e Harasta, e ha vinto recentemente ad Hasaqah, Idlib e Dara. Con la forza Hezbollah, l’esercito ha praticamente eliminato SIIL e partner litigiosi dalle montagne del Qalamun, lungo il confine con il Libano.
253241 Nonostante anni di terrorismo e di gravi sanzioni occidentali lo Stato siriano funziona sorprendentemente bene. Nel luglio 2015 il nostro gruppo ha visitato grandi centri sportivi, scuole e ospedali. Milioni di bambini siriani frequentano la scuola e centinaia di migliaia di persone studiano ancora nelle università, per lo più senza tasse. Disoccupazione, carenze e blackout elettrici affliggono il Paese. I taqfiri hanno preso di mira gli ospedali dal 2011, e inoltre attaccano regolarmente le centrali elettriche, spingendo il governo al razionamento dell’energia elettrica, fin quando il sistema viene riattivato. Vi sono gravi carenze e povertà, ma nonostante la guerra, la vita quotidiana continua. Ad esempio, ci fu una polemica nel 2014 sulla costruzione del complesso ‘Uptown’ a New Sham, grande città satellite di Damasco. La struttura comprende ristoranti, negozi, impianti sportivi e, al centro, giostre per bambini e altri divertimenti. ‘Come può lo Stato spendere così tanti soldi su questo, quando così tante persone soffrono per la guerra?’, una parte diceva, e l’altra rispondeva che la vita va avanti e le famiglie devono vivere. Dopo il Ramadan, durante l’Ayd, abbiamo visto migliaia di famiglie frequentare il complesso adattato ai bambini. Le procedure per la sicurezza sono ‘normali’. Frequenti posti di blocco dell’esercito s’incontrano con notevole pazienza. I siriani sanno che servono per la loro sicurezza, in particolare contro auto e camion bomba usati dagli islamisti. I soldati sono efficienti ma umani, spesso scambiano una chiacchierata amichevole con la gente. La maggior parte delle famiglie ha membri nell’esercito e molte hanno perso dei cari. I siriani non sopportano il coprifuoco o nascondersi dietro i soldati, come tanti fecero sotto le dittature fasciste sostenute dagli USA in Cile e Salvador, in passato. Nel nord, il sindaco di Lataqia ci ha detto che la provincia da 1,3 milioni è passata ora ad oltre tre milioni di abitanti, avendo assorbito sfollati da Aleppo, Idlib e altre zone settentrionali interessate dalle incursioni dei terroristi settari. La maggior parte è negli alloggi gratuiti o sovvenzionati dal governo, da familiari e amici, in affitto o in piccole imprese. Abbiamo visto 5000 persone, molte di Hama, nel grande complesso sportivo di Lataqia. Nel sud, Suwayda ospita 130000 famiglie sfollate da Dara, raddoppiando la popolazione della provincia. Eppure Damasco detiene la maggior parte dei sei milioni di sfollati interni e, con un piccolo aiuto dall’UNHCR, governo ed esercito ne organizzano la cura. I media occidentali parlano solo dei campi profughi in Turchia e Giordania, strutture controllate dai gruppi armati.
Army_victory Il “regime che attacca i civili” o le aree civili ‘indiscriminatamente’ bombardate sono solo propaganda islamista su cui i media occidentali si basano. Il fatto che, dopo tre anni, aerei ed artiglieria siriani non hanno raso al suolo aree occupate come Jubar, Duma e nord di Aleppo, smentisce le accuse all’esercito. Si può essere quasi certi che i media occidentali la prossima volta che parleranno di ‘civili’ uccisi da ‘indiscriminati’ bombardamento del governo siriano, avranno come fonte gli islamisti sotto attacco. Questa guerra si combatte sul terreno, un edificio dopo ‘altro, con molte vittime nell’esercito. Molti siriani ci hanno detto che volevano che il governo radesse al suolo queste città fantasma, dicendo che gli unici civili rimasti sono famigliari e collaboratori dei gruppi estremisti. Il governo siriano procede con maggiore cautela. Gli Stati regionali vedono ciò che accade e cominciano a ricostruire i legami con la Siria. Washington sostiene ancora le sue menzogne sulle armi chimiche (di fronte all’evidenza), ma ha perso lo stomaco per l’escalation verso la fine del 2013, dopo il confronto con la Russia. Sono ancora molto bellicosi (5) ma va notato che Egitto ed Emirati Arabi Uniti (EAU), poco prima nemici della Siria, normalizzano le relazioni diplomatiche con Damasco. Gli Emirati Arabi Uniti, forse la più ‘flessibile’ delle monarchie del Golfo ed anche legati al sostegno al SIIL del vicepresidente Joe Biden(6), hanno le loro preoccupazioni. Di recente hanno arrestato decine di islamici per un complotto volto a sostituire la monarchia assolutista con un califfato assolutista (7). L’Egitto, di nuovo in mani militari dopo che il breve governo della Fratellanza musulmana voleva unirsi all’aggressione contro la Siria, affronta il proprio terrorismo settario, sempre della Fratellanza. Il più grande dei Paesi arabi ora difende l’integrità territoriale della Siria e il valore (almeno a parole) delle campagne siriane contro il terrorismo. L’analista egiziano Hasan Abu Talib definisce questo messaggio ‘condanna e rifiuto delle mosse unilaterali della Turchia contro la Siria”(8). Il governo Erdogan ha cercato di posizionare la Turchia a capo dei Fratelli musulmani regionali, ma ha perso alleati, è spesso in contrasto con i partner anti-siriani e subisce il dissenso interno. Washington ha cercato di utilizzare i curdi separatisti contro Baghdad e Damasco, mentre la Turchia li vede come seri nemici e gli islamisti filo-sauditi li massacrano come musulmani ‘apostati’. Da parte loro, le comunità curde godono di maggiore autonomia in Iran e Siria. Il recente accordo di Washington con l’Iran è importante, mentre la Repubblica islamica è il più importante alleato regionale della Siria secolare ed avversario fermo degli islamisti sauditi. L’affermazione del ruolo dell’Iran nella regione sconvolge sauditi e Israele, ma fa ben sperare per la Siria. Tutti i commentatori vedono manovre diplomatiche per posizionare l’Iran dopo l’accordo e, nonostante la recente esclusione dell’Iran dal vertice tra i ministri degli esteri russo, statunitense e saudita, non c’è dubbio che la presa dell’Iran si sia rafforzata negli affari regionali. Un insolito incontro tra il capo dell’intelligence della Siria, Generale di Brigata Ali Mamluq, e il ministro della Difesa saudita principe Muhamad bin Salman (9), mostra anche che il governo siriano ha ripreso i colloqui diretti con il principale sponsor del terrorismo nella regione.
La Siria è vincente perché il popolo siriano ha sostenuto il suo esercito contro le provocazioni settarie, combattendo per lo più battaglie contro il terrorismo cosmopolita di NATO e monarchie del Golfo. I siriani, tra cui i più devoti musulmani sunniti, non accetteranno mai i boia pervertiti e settari dell’Islam promosso dalle monarchie del Golfo. La vittoria della Siria avrà ampie implicazioni. E l’incantesimo delle montagne russe di Washington sul ‘cambio di regime’ nella regione, dall’Afghanistan all’Iraq alla Libia, finirà. Oltre morte e miseria causate da tale guerra sporca, assistiamo all’emergere di un forte ‘Asse della resistenza’. La vittoria della Siria sarà anche quella dell’Iran e della Resistenza libanese guidata da Hezbollah. Inoltre, il conflitto ha contribuito a costruire una significativa cooperazione con l’Iraq. La progressiva integrazione di Baghdad nell’Asse siglerà l’umiliante sconfitta dei piani per un ‘Nuovo Medio Oriente’ dominato da USA-Israele-Arabia. Questa unità regionale ha un prezzo terribile, ma arriva, comunque.

1085384Riferimenti:
1) Tim Anderson (2015) ‘Daraa 2011: Syria’s Islamist Insurrection in Disguise’, Global Research, 5 giugno
2) The Angry Arab (2015) ‘This is what the candidate for Syria’s provisional (opposition) government wrote on Facebook: a holocaust’, 4 agosto
3) Tim Anderson (2015) ‘Chemical Fabrications: East Ghouta and Syria’s Missing Children’, Global Research, 12 aprile
4) Nir Rosen (2012) ‘Q&A: Nir Rosen on Syria’s armed opposition’, Al Jazeera, 13 febbraio
5) Press TV (2015) ‘Syria ‘should not interfere’ in militant ops by US-backed groups’, 3 agosto
6) Adam Taylor (2014) ‘Behind Biden’s gaffe lie real concerns about allies’ role in rise of the Islamic State’, Washington Post, 6 ottobre
7) Bloomberg (2015) ‘U.A.E. to Prosecute 41 Accused of Trying to Establish Caliphate’, 2 agosto
8) Reuters (2015) ‘Egypt defends Syria’s territorial unity after Turkey moves against IS’, 2 luglio
9) Zeina Karam and Adam Schreck (2015) ‘Iran nuclear deal opens diplomatic channels for Syria’, AP, 6 agosto

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA dialogano di nascosto con Damasco via Mosca

Nahad Hatar, al-Aqbar, 5 agosto 2105 – The Sakera116a11f-1b4d-4edd-8c6b-4e0c5e233492-2060x1236La scena regionale e internazionale si presenta come un caleidoscopio di colori in un dipinto di fantasia. Tuttavia, questo è ciò che accade tra due fasi e due regimi regionali. Dopo che le grandi potenze hanno raggiunto un accordo e dopo i colloqui statunitensi-iraniani e russo-sauditi sul nuovo ordine in Medio Oriente, l’ultimo sviluppo è il dialogo segreto siriano-statunitense. Anche se è vero che è un dialogo di basso profilo, avviato da mediatori iracheni, le comunicazioni sulla sicurezza sono divenute discussione politica avviata da diplomatici statunitensi, dovuto al riconoscimento statunitense dello status quo in Siria, dove non c’è alternativa al Presidente Bashar al-Assad con cui dialogare non di politica interna, ma di come coordinare la lotta al terrorismo, risolvere il problema curdo i cui combattenti non sono classificati terroristi, ecc. Mentre il segretario di Stato John Kerry continua a blaterare di esclusione del Presidente Assad dalla soluzione politica in Siria, i suoi capi hanno avuto discussioni approfondite con gli omologhi siriani. Gli statunitensi hanno accettato di ampliare gli attacchi aerei alle organizzazioni terroristiche, incluso Jabhat al-Nusra ed alleati, oltre al SIIL. Ciò è considerato una vittoria politica della Siria che invariabilmente affrontava il pericolo di Jabhat al-Nusra ri-armato e descritto come “opposizione moderata” dagli USA. Così, l’80 per cento delle forze antigovernative è preso di mira sulla base dell’accordo statunitense-siriano. Ciò può essere considerato la pietra angolare della nuova coalizione anti-terrorismo, come suggerito dalla Russia. Per gli altri combattenti, locali e collegati all’intelligence occidentale o del GCC, sono in corso discussioni per decidere di loro, compresa la fusione di alcuni elementi dell’ELS con le Forze di difesa nazionale siriane.
Ironia della sorte, Washington è ora più vicina a Damasco che ad Ankara che non ha ancora reciso i suoi forti legami con le organizzazioni terroristiche e che continua a sfruttare la guerra al terrorismo per colpire il PKK, il tutto mentre il ramo siriano è alleato a siriani e statunitensi. Il presidente turco Erdogan avrà presto due scelte; unirsi alla coalizione anti-terrorismo, non solo a parole, o perdere la copertura politica per affrontare il PKK e il suo destino nazionale. L’annuncio statunitense di assicurare la difesa aerea all'”opposizione moderata” è in realtà diretto contro al-Nusra, SIIL e Turchia, e non contro i siriani. La formulazione della dichiarazione però, che include l’Esercito arabo siriano tra gli obiettivi, è semplicemente politico. L’analisi trova congruenza con l’ambiguo appoggio statunitense alla creazione della “zona di sicurezza” nel nord della Siria. Cosa è stato davvero raggiunto e se ha qualche differenza sul terreno creare un raggruppamento per riordinare i combattenti che non appartengono a SIIL, al-Nusra e partner? Comunque, qualsiasi passo in tale direzione non ci sarà senza consultare i siriani. Nel frattempo, il ministro degli Esteri siriano Walid Mualam ha ricevuto un invito formale dall’omologo omanita Yusif bin Alawi a visitare Muscat per discussioni bilaterali, per portare all’incontro tra Mualam e l’omologo saudita Adil al-Jubayr. Un incontro trilaterale che può anche accadere in questa visita. L’iniziativa dell’Oman rientra nella successione crescente di eventi nella ricerca di una risoluzione, i cui aspetti salienti sono stati chiariti al vertice russo-saudita-statunitense di Doha, che non era in contraddizione, ma di fatto integrava, l’iniziativa iraniana discussa al vertice russo-iraniano-siriano di Teheran, lanciando ciò che segnerebbe la fine della guerra in Siria. La nuova fase avrà un ordine del giorno preciso: lotta a terrorismo e fondamentalismo, contenere i Fratelli musulmani, sicurezza regionale, ridurre i conflitti geo-politici e settari, raggiungere risoluzioni su temi caldi, cooperazione regionale e internazionale nella ricostruzione. In breve, il mancato isolamento dell’Iran e della frattura di Siria, Hezbollah e Huthi, insieme alla lotta nel Bahrayn, hanno portato a riconoscere una nuova struttura politica regionale, riconoscendo influenza e interessi regionali russi nonché l’Iran grande potenza regionale, senza dimenticare l’Esercito arabo siriano ed Hezbollah partner cruciali nella lotta alle organizzazioni terroristiche e nel garantire la sicurezza regionale.
Nello Yemen, dopo la svolta militare di Aden, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti possono dichiarare vittoria e avviare negoziati per giungere ad una soluzione politica che in realtà significherà un accordo tra Riyadh e Huthi riconosciuti come forza fondamentale nella Repubblica dello Yemen. Mentre i dossier siriano e yemenita sono seguiti, il primo ministro del Bahrayn Qalifa bin Salman, considerato di grande ostacolo alla riconciliazione, potrebbe dimettersi, aprendo la via a una risoluzione sul modello del Quwayt. Il viceprincipe ereditario e ministro della Difesa saudita Muhamad bin Salman si è affrettato a visitare l’alleato giordano per dirgli “game over!” Il comando che dirige la lotta nel sud della Siria sarà chiuso e si separeranno dal suo esercito i politici e combattenti che appartengono ad al-Nusra, lasciato senza alcuna protezione. Amman, che non ha fatto alcuna chiara dichiarazione sull’accordo nucleare iraniano e conseguenti ricadute, ha ricevuto il via libera nel prendere provvedimenti. Il governo giordano offre sicurezza e logistica a Damasco, in cambio vuole riconciliazione e risoluzione del problema dei rifugiati siriani in Giordania. I rifugiati siriani sono anche un problema per il Libano. Va notato che diversi interessi libanesi, con l’eccezione di Hezbollah, sono esclusi da discussioni e sistemazioni.
Nel corso di questi sviluppi, è stato interessante vedere il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov trovare tempo e preoccupazione per incontrare il capo del Politburo di Hamas, Qalid Mishal, e di scrivere due lettere, la prima ai leader regionali e internazionali per affermare che Mosca s’impegna per la causa palestinese, accantonata dall’inizio della primavera araba, e la seconda indirizzata ad Hamas, sollecitandolo a rivedere la posizione sui recenti sviluppi regionali, soprattutto in Egitto.

syria-join-chemical-weapons-conventionTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Infranti i piani sauditi

Ghassan Kadi al-Akhbar 31 luglio 2015 – Intibah WakeUpWO-AR002_RUSIRA_GR_20140116174951L’incontro del miracolo” è accaduto. Il direttore della sicurezza siriana Generale Ali Mamluq visitava Riyadh incontrando il principe ereditario saudita Muhamad bin Salman (figlio del re) a seguito di un’iniziativa russa. Le differenze furono discusse. Il funzionario siriano chiese: “Come potete seguire uno Stato come il Qatar?“. Il ministro della Difesa saudita rispose: “il punto cruciale del conflitto con voi è la vostra alleanza con l’Iran“. Il 19 giugno, il Presidente Putin ricevette il ministro della Difesa e principe ereditario saudita. L’incontro con il “re senza corona” affrontò molte questioni: Yemen, vendita di armi, reattori nucleari, prezzo del greggio e più importante Siria e terrorismo. Chiaramente Putin si era preparato all’incontro molto bene su: la previsione russa che l’accordo nucleare con l’Iran fosse una “cattiva notizia” per Riyadh.
Era chiaro che il SIIL si ammutina ai suoi vecchi sostenitori divenendo un pericolo internazionale, soprattutto per l’Arabia Saudita, considerato il suo status di casa dell’Islam. È anche un pericolo per la Russia, dato che molti suoi combattenti provengono dall’Asia centrale. È evidente che la guerra allo Yemen non sia una passeggiata e che possa essere un lunga guerra. L’Arabia Saudita aveva già dato segni d’insoddisfazione sull’aiuto inadeguato degli statunitensi convincendosi che qualsiasi sistemazione richieda un ruolo russo, soprattutto quando la Russia ha posto il veto alla risoluzione ONU su iniziata saudita per imporre allo Yemen il capitolo 7 vietando eventuali rifornimenti di armi agli huthi e altre sanzioni ai suoi leader. Va ricordato che il precedente ministro degli Esteri saudita Saud al-Faysal fu uno dei più accaniti sostenitori della risoluzione fallita insieme al principe Bandar bin Sultan, licenziato il 29 aprile. Mosca ha colto il momento e Putin ha spiegato la situazione in Siria a Muhamad bin Salman: dopo quattro anni di combattimenti c’è un cambio tangibile dell’umore internazionale. Ginevra 3 non è più considerata, né lo sono Mosca 3 o 4. Nel frattempo il terrorismo striscia verso la patria, la posizione dell’esercito siriano sul campo migliora e non ci sono più parti convinte che il “regime” siriano cadrà prima di quelli in Arabia Saudita e Turchia. Non c’è alcuna opzione se non cooperare con Assad per combattere il terrorismo che minaccia tutti. Il principe Saudita sembrava convinto, anche se molto a malincuore, che l’essenza dell’arringa di Putin era che il “regime” siriano rimarrà. Ciò incoraggiava l’ospite a fare un passo ulteriore e suggerire un incontro tra il principe e un ufficiale siriano, senza precondizioni. Dieci giorni dopo, il 29 giugno, il Ministro degli Esteri siriano Walid Mualam, insieme al suo vice Faysal al-Maqdad e a Buthayna Shaban, consigliera del presidente siriano, arrivarono a Mosca. Putin rinnovava l’impegno verso “governo e popolo” della Siria, suggerendo la formazione di una coalizione anti-terrorismo tra Siria, Arabia Saudita, Turchia e Giordania. L’Iran veniva escluso essendo i russi attenti a non intimidire i sauditi. Gli inviati siriani non poterono nascondere di essere sorpresi, ed è ciò che Mualam poi indicò quando disse che questo “richiederà un miracolo”. Putin insistette tuttavia che la proposta fosse sottoposta al Presidente Assad, su cui poi concordò. La proposta rimase confidenziale tra Assad, Mualam e il capo della sicurezza interna Generale Ali Mamluq. I servizi segreti russi ebbero il compito di comunicare a Mamluq per il da farsi. Ci fu una seconda comunicazione dai russi secondo cui i sauditi insistevano a che la riunione si tenesse a Riyadh, e Damasco non sollevò obiezioni. Poche settimane dopo, un aereo speciale con a bordo il vicedirettore dell’intelligence russa atterrò a Damasco e poi decollò con il Generale Mamluq a bordo per Riyadh. L’incontro avvenne in presenza del capo dei servizi segreti sauditi Salah al-Humaydan.
Qui finisce la traduzione. Tutto quanto sopra, compreso il paragrafo introduttivo, è del testo originale. La restante parte si sofferma sui dettagli dei colloqui, ma l’essenza viene effettivamente catturata nell’introduzione. Le parti si accusarono a vicenda d’infiammare la situazione. Non c’è nulla che indichi che ciò non sia avvenuto entro le norme della diplomazia. L’incontro si concluse senza giungere a un risultato, ma il ghiaccio fu rotto. L’importanza dello storico incontro è enorme. Può essere fondamentale per qualsiasi cosa accadrà d’ora in poi. È molto importante notarne almeno conseguenze, corollari e conclusioni:
1. si conferma che la coalizione anti-siriana originaria ha capitolato.
2. si riconosce la superiorità della Siria sul terreno.
3. implica l’ammissione del fallimento da parte dell’Arabia Saudita.
4. si riconferma l’ulteriore impegno della Russia nei confronti della Siria.
5. è un’ulteriore prova che gli Stati Uniti si sganciano dal Medio Oriente.
6. nel raggiungere un accordo tra Arabia Saudita e Siria, l’ultimo nemico ostinato della Siria, la Turchia, rimarrà isolata. Negli eventuali futuri negoziati, la Turchia dovrà agire senza il supporto di un qualsiasi partner su cui contare. Ciò si rivelerà molto difficile se e quando il piano sulla zona di sicurezza prevista nel nord della Siria fallirà.
Senza dubbio molti cinici esamineranno tale passo con il loro tipico cinismo miope, sostenendo che sia una svendita, proprio come la trattativa sulle armi chimiche. Molti non sapranno leggere tra le righe, perché questo incontro non comporta alcun risultato di per sé, e non vedranno che in realtà anticipa un nuovo e assai luminoso capitolo nel vicino e possibilmente prossimo futuro. Non è irrealistico vedere l’incontro come l’inizio della fine. Ci saranno molti ostacoli da superare, ma è sempre più chiara e netta la via a una grande vittoria.346110_Muallem-LavrovLa Russia svela un piano anti-SIIL a Doha
Aleksej Timofejchev, RBTH, 4 agosto 2015

Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha delineato un’iniziativa russa per la formazione di una forza unita destinata a lottare contro l’ascesa dei militanti del SIIL in Siria e in Iraq. Tuttavia, gli analisti russi dicono che la proposta di Mosca, presentata a una riunione dei ministri degli Esteri di Russia, Stati Uniti e Arabia Saudita a Doha, il 3 agosto, non avrà il sostegno di statunitensi e loro alleati regionali.wsj_Syria_MapMosca ha proposto la creazione di un fronte unito per combattere lo Stato Islamico (ISIS), che includerebbe oltre alle forze irachene e curde, le truppe governative siriane, riunendo tutte le forze anti-jihadiste in una coalizione. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha rivelato i dettagli del piano russo per la prima volta a una riunione dei ministri degli Esteri di Russia, Stati Uniti e Arabia Saudita nella capitale del Qatar, Doha, il 3 agosto. Il piano fu menzionato la prima volta dal presidente russo Vladimir Putin a fine giugno. La proposta russa ha lo scopo di unire gli sforzi degli eserciti siriano e iracheno, delle milizie curde e di altre forze regionali. Tuttavia, il grande ostacolo è la questione della sorte del regime del presidente siriano Bashar al-Assad, che Stati Uniti e numerosi Stati del Golfo vorrebbero rimuovere dal potere, ma che è un fedele alleato di Mosca. Lavrov ha detto a Doha che Mosca ritiene che l’uso dei “soli attacchi aerei (contro il SIIL della coalizione degli USA) non bastano” e che “è necessario formare una coalizione comprendente coloro che ‘sul campo’ con le armi in mano combattono tale minaccia terroristica. Comprendendo gli eserciti siriano e iracheno e curdo“. Secondo un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri russo, la coalizione contro il SIIL va formata su “una base giuridica internazionale coerente“, cioè soltanto su mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Secondo Lavrov la questione del sostegno della Russia ad Assad non è rilevante, dato che nelle ultime riunioni a Ginevra sulla questione siriana, “la comunità internazionale, compresi Consiglio di sicurezza dell’ONU, Turchia, Unione europea e Paesi arabi, concordano su un periodo di transizione politica, e non sul cambio di regime in Siria...”

Alcuna reazione
Non è ancora chiaro come gli altri partecipanti alla riunione abbiano reagito alla proposta russa. Secondo Evgenij Satanovskij, presidente dell’Istituto del Medio Oriente, centro di ricerca indipendente, era atteso dai presenti all’incontro, dato l’attuale contesto internazionale. Secondo Satanovskij, la via che gli statunitensi seguono non consente un cambio di atteggiamento verso il regime del Presidente Assad, rendendo impossibile l’attuazione del piano russo. Ha detto che Washington aveva “ricevuto l’ordine di rovesciare Assad” e “uno di tali ‘clienti’ è l’Arabia Saudita“. Quindi, secondo Satanovskij, un importante passo avanti sulla Siria non va previsto. L’analista ritiene che anche la crescente minaccia del SIIL non avrà un impatto sulla strategia degli Stati Uniti verso il regime al potere in Siria, dato che le attività del SIIL non minacciano direttamente gli interessi degli Stati Uniti.

Aiuto all’opposizione ‘moderata’ siriana
Nonostante gli appelli di Mosca, è ormai chiaro che Washington in realtà inasprisce la posizione contro il regime di Assad. Ora gli Stati Uniti difenderanno militarmente l’opposizione “moderata” siriana, che ha addestrato, in caso di attacchi non solo da parte del SIIL, ma anche delle truppe governative siriane. Secondo un annuncio del Pentagono del 3 agosto, “supporto difensivo” è stato fornito il 31 luglio. Gli obiettivi di tale “supporto” ai militanti erano collegati all’organizzazione estremista di al-Qaida Jabhat al-Nusra. Secondo il Pentagono il “tiro di sostegno” aereo sarà fornito “indipendentemente da chi attacca, (i militanti dell’opposizione “moderata” siriana) o da chi attaccano“. A Doha, Lavrov ha definito tale approccio illegale dal punto di vista del diritto internazionale, sottolineando come sia di ostacolo alla formazione di un fronte unito per contrastare il SIIL. Ha anche osservato che “la cosa più importante è che, finora come i fatti hanno dimostrato, la stragrande maggioranza dei cosiddetti militanti dell’opposizione “moderata”, addestrati nei Paesi vicini da istruttori militari statunitensi, è finita a combattere per gli estremisti“. “Non penso di poter scuotere la posizione degli Stati Uniti, ma non siamo d’accordo chiaramente su ciò“, ha concluso il ministro russo.

CCXYpCzVIAAjZZgIl SIIL mette la Turchia ai ferri corti con gli USA: Siria, NATO, curdi e il vero Stato canaglia
Ramazan Khalidov, Michiyo Tanabe e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 4 agosto 2015

n_30132_4Il presidente della Turchia Erdogan va contro la corrente internazionale perché lui e il partito al potere si dedicano al contenimento dei curdi ad ogni costo. Inizialmente Erdogan, e diverse potenze del Golfo e occidentali, credevano che il governo della Siria sarebbe crollato. Tuttavia, il sogno settario ottomano e del Golfo è un totale fallimento ed ora la Turchia si concentra sulla questione curda dopo che il SIIL (Stato islamico – IS) non è riuscito a rimuovere i curdi dai confini turchi. Pertanto, l’obiettivo iniziale della Turchia viene sostituito dalla questione curda, mentre diversi Stati del Golfo sono ora innervositi dagli attacchi del SIIL a Quwayt e Arabia Saudita. Sin dall’inizio della crisi in Siria, appariva chiaro che diverse potenze del Golfo e della NATO credevano di poterne destabilizzare il governo. Infatti, le forze settarie affiliate ad al-Qaida s’intromisero grazie all’ingerenza delle potenze estere. Non sorprende che divenisse chiaro che il governo siriano resisteva nelle aree rappresentanti un mosaico religioso. Ciò in contrasto con le varie forze terroriste e settarie che perseguitano cristiani e minoranze come gli alawiti. Inoltre, i sunniti locali divennero primo obiettivo delle varie forze taqfire. Dopo tutto, SIIL e altre forze taqfire vogliono distruggere i sunniti locali per replicare le versioni sinistre di Arabia Saudita e Qatar. Nonostante ciò varie potenze del Golfo e della NATO continuano a sostenere la destabilizzazione della Siria. Tuttavia, con la realtà del domino che mina Iraq, Libia e altre nazioni, improvvisamente USA ed altri cercano di contenere le forze che hanno contribuito a scatenare, poiché la situazione è fuori controllo. Eppure, mentre il mondo è scioccato dalla depravazione totale di SiIL e altre forze settarie scatenate contro Siria e Iraq, lo stesso non avviene con il presidente Erdogan e le élite al potere in Turchia. Ciò significa che, nonostante USA e Turchia sembrino avvicinarsi nelle ultime settimane, in verità entrambi sono ancora ai ferri corti. Ahimè, le speranze di Erdogan di contenere i curdi nel nord della Siria e rovesciare il governo della Siria ora sembrano superate dalle alleate potenze della NATO ora fermamente concentrate sul SIIL. Monitor riporta “Turchia e Stati Uniti possono aver concordato l’uso della base aerea di Incirlik, presso Adana, contro lo Stato islamico in Siria, ma l’accordo sembra zoppicare, soprattutto sull’assistenza degli Stati Uniti ai combattimenti curdi in Siria. Tale problema irrisolto è considerato uno dei motivi per cui Incirlik non è ancora stata usata nelle operazioni della coalizione guidata dagli Stati Uniti, nonostante l’urgenza della lotta al SIIL e altri gruppi come Jabhat al-Nusra“. Secondo il governo della Turchia l’accordo di Incirlik non consente agli USA di sostenere le YPG (Unità di Protezione Popolare). Dopo tutto, la Turchia considera il contenimento dei curdi più importante di SIIL e altri gruppi taqfiri. Tuttavia, per gli USA l’obiettivo principale è il SIIL ed assistere rispettivamente i vari gruppi curdi in Iraq e Siria. Infatti, anche il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) è visto diversamente, date le condizioni prevalenti, perché aiuta le forze curde supportate dagli USA. Fonti indipendenti sul fiasco pericoloso tra USA e Turchia, affermano: “Anche se la controversia è risolta in ultima analisi, evidenzia la contraddizione della politica degli Stati Uniti: Washington collabora con il governo turco il cui obiettivo primario in Siria è evitare l’ulteriore espansione del territorio di PYD/YPG che si estende per 250 delle 550 miglia di confine tra Siria e Turchia. In sintesi, l’obiettivo di Ankara è l’esatto contrario di Washington e di poco diverso da quello del SIIL, in lotta per trattenere l’avanzata di PYD/YPG“. Dato che USA e Turchia hanno annunciato un presunto accordo, è chiaro che i curdi lo subiscono e non il SIIL. In Iraq aerei turchi bombardano il PKK sulle montagne Qandil e in altre zone del nord dell’Iraq. Inoltre, le forze di sicurezza interna della Turchia hanno arrestato soprattutto curdi e socialisti più che reprimere il SIIL. Allo stesso modo, i politici del HDP (Partito democratico del Popolo curdo) in Turchia affrontano la crescente ostilità dovuta agli intrighi di Erdogan e del partito al potere.
Dall’Armenia (Nagorno-Karabakh), a Cipro del nord, Egitto, Libia e Siria e altre nazioni afflitte dai jihadisti internazionali e ceceni in Russia meridionale e Siria, il vero paria internazionale appare la Turchia. Tuttavia, l’importanza della Turchia nella NATO e la vecchia guerra fredda fanno sì che s’ignori un accordo fatto in passato. Ma i tempi cambiano perché la Turchia è sempre più sotto esame. Pertanto, anche se le potenze alleate della NATO detestano parlare apertamente contro la Turchia, la questione curda comporterà ulteriori fratture con le élite politiche di Ankara.

KURDISTAN_risultatoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio ad IRIB: Silenzio sullo Yemen, Gladio fiancheggia il terrorismo occidentale

sanaaTEHERAN (RADIO ITALIA IRIB) – Alessandro Lattanzio, saggista, redattore della Rivista Eurasia e’ stato intervistato dalla nostra Redazione sulle operazioni saudite contro lo Yemen. Per ascoltare la versione integrale dell’intervista potete cliccare qui.

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