Cina e Russia scavano la fossa al dollaro statunitense

Tortilla con Sal, 06/11/2017La Cina, l’unico Paese dal sufficiente peso per sfidare l’egemonia finanziaria statunitense, ha appena annunciato attraverso la Banca Popolare l’avvio del sistema di pagamento-pagamento (PVP) per le operazioni in rubli russi e yuan cinesi, riducendo l’influenza del dollaro statunitensi sulle transazioni internazionali. Il grande piano dietro la One Belt, One Road Initiative (ICR) ha una componente moneta integrata in oro che cambierà l’equilibrio del potere globale a favore delle nazioni eurasiatiche, Russia e i Paesi dell’Unione economica euroasiatica (UEE) con la Cina e l’Asia.

La guerra del dollaro, pessimo affare
Il commercio tra Cina e Russia nelle proprie valute, evitando il dollaro, è significativo fin da quando gli Stati Uniti hanno sanzionato la Russia durante la crisi del 2014 in Ucraina, descritta da alcuni come mossa molto impacciata dell’amministrazione Obama. Dal 1945 è ben noto che lo status di superpotenza mondiale statunitense si basa su due pilastri: prima potenza militare del mondo e dollaro come moneta assoluta di riserva mondiale, permettendo di controllare l’economia globale. Dal 1944, quando tutte le altre valute erano collegate al dollaro, il dollaro USA iniziò l’ascesa come valuta di riserva delle banche centrali del mondo. Questo legame fu rafforzato dal fatto che i Paesi dell’OPEC decisero di vendere il petrolio in dollari e che la maggior parte del commercio globale avveniva in dollari. Il dollaro USA continua ad essere la valuta di riserva più importante. Attualmente il 64% delle riserve finanziarie del mondo è ancora in dollari USA con l’euro suo rivale più vicino al 20%. Questo dà al governo degli Stati Uniti un vantaggio straordinario. Gli Stati Uniti hanno gestito un deficit di bilancio su 41 degli ultimi 45 anni. Questo è un grande svantaggio per molti Paesi perché gli investimenti delle loro banche centrali nei titoli del Tesoro USA perdono valore. Ma sono più o meno obbligati ad investire i dollari statunitensi che guadagnano dall’eccedenza nell’esportazione, ad esempio il flusso annuo della banca centrale cinese in dollari statunitensi, o l’eccedenza commerciale giapponese o della Russia prima del 2014, o della Germania e di altri Paesi con surplus commerciale. Ciò consente agli Stati Uniti di mantenere bassi i tassi d’interesse e di finanziare relativamente facilmente i propri disavanzi di bilancio e commerciali. Quest’anno il deficit di bilancio statunitense ha raggiunto i 585 miliardi di dollari USA. È così che Cina e Russia hanno finanziato il bilancio militare statunitense negli ultimi anni acquistando obbligazioni e titoli che consentono al Tesoro statunitense di finanziare tale deficit senza aumentare i tassi d’interesse. Il bilancio militare statunitense mira a controllare Cina, Russia e blocco eurasiatico e a distruggerne le economie, mentre questi Paesi devono tenere riserve di dollari contro eventuali future guerre del dollaro statunitense.

Verso l’internazionalizzazione di yuan e rublo
Cina, Russia, Paesi alleati dell’Eurasia, gli altri Paesi BRICS, i Paesi dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) e possibili aderenti come Iran e Turchia si preparano a ridurre la vulnerabilità a un sistema bancario mondiale in bancarotta. Se ricorrono ad accordi bilaterali per il commercio, evitando il dollaro USA, questi perderà lo status di moneta di riserva e sarà sostituito da altre valute, probabilmente yuan cinesi. Nel 2014, Cina e Russia raggiunsero un accordo per scambiare rubli e yuan per tre anni per un controvalore di 25 miliardi di dollari. Nel maggio 2017, Russia e Cina istituirono un fondo d’investimento di 68 miliardi di yuan (10 miliardi di dollari) e previdero d’estendere l’accordo bilaterale di cambio per altri tre anni. Il commercio tra i due Paesi è aumentato di un terzo nei primi otto mesi di quest’anno. Nel 2016, la Cina entrava a far parte del Fondo Monetario Internazionale come una delle cinque valute principali del cesto valutario col quale il FMI calcola il valore dei suoi Diritti di Cambio Speciali. Questo passo ha dato allo yuan una grande spinta nell’accettazione internazionale. Prima del 2004 non era permesso come strumento di cambio internazionale al di fuori della Cina, ma da allora le sue autorità monetarie hanno posto una precisa base all’internazionalizzazione dello yuan, che già supera le aspettative, divenendo un’ancora globale, una moneta di riserva che supererà l’euro nei prossimi anni. In una relazione del 2016, la banca HSBC riferiva che dal 2012 lo yuan (o renminbi, RMB) è diventata la quinta valuta più utilizzata al mondo. Elvira Nabjullina, governatrice della Banca Centrale della Russia, dichiarava: “Abbiamo finito di lavorare sul nostro sistema di pagamenti e se succede qualcosa, tutte le operazioni in formato SWIFT (World Society for Telecomunication Financial Interbank) funzioneranno col nostro sistema. Abbiamo creato un’alternativa, allarmando il Tesoro degli Stati Uniti, la Federal Reserve e Wall Street“. “Il sistema finanziario mondiale ha bisogno di più equilibrio“, aveva detto il Primo ministro russo Dmitrij Medvedev in una riunione col Premier cinese Li Keqiang. “Stiamo discutendo sull’utilizzo dei nostri sistemi di pagamento nazionali, tra cui l’UnionPay della Cina, e sviluppiamo anche il nostro sistema Mir”. Rivelava che i due Paesi emetteranno in futuro un sistema di pagamento congiunto.

Il Venezuela come piattaforma per il petroyuan
Nel 1974 il governo degli Stati Uniti studiò come controllare il commercio internazionale del petrolio convincendo le autorità saudite che i loro petrodollari sarebbero stati più sicuri nelle banche degli Stati Uniti. Ma recentemente l’industria del fracking statunitense ha frantumato i prezzi del petrolio, creando un problema fiscale per l’Arabia Saudita. Al fine di evitare un forte calo delle entrate petrolifere, re Salman dell’Arabia Saudita visitava Mosca all’inizio di ottobre, dove senza dubbio avrà discusso il piano del petroyuan. La Cina sostiene un maggiore utilizzo dello yuan negli scambi petroliferi. Poiché il Paese è il più importante importatore di petrolio, superando gli Stati Uniti, può pesare internazionalmente e provvedere a una maggiore sicurezza energetica. Così Pechino spera di sfidare il dollaro creando un mercato dei futures con la propria moneta e relazioni indicano che la Cina è disposta a introdurre nei prossimi mesi un indice di riferimento del petrolio con prezzi in yuan. Un mercato dei futures petroliferi basato sullo yuan stimolerà la domanda della moneta che darà influenza strategica alla Cina. Il piano è lanciare un contratto futures petrolifero sulla Shanghai International Energy Exchange (INE), ma convincere i grandi produttori e consumatori di petrolio ad utilizzare lo yuan e ad investire nella borsa di Shanghai affronta ostacoli. Senza la partecipazione di certi Paesi produttori di petrolio, come Arabia Saudita, Russia, Iran, Indonesia o Venezuela, sarà difficile creare un mercato che faccia la differenza. A causa delle sanzioni e delle intimidazioni globali del dipartimento del Tesoro statunitense, l’Iran, in particolare, è stato tra i primi ad adottare la vendita del petrolio sulla base dello yuan. Ora nel 2017, il Venezuela segue questa strada. Per la stessa ragione, la Russia ha accettato di vendere petrolio in yuan nel 2015. Qualsiasi calo dello status del dollaro indebolisce pesantemente la capacità di Washington di attuare la sua guerra economica contro la Russia e destabilizzare il blocco euroasiatico. Cina e Russia non cercano di attaccare il dollaro per distruggerlo, ma di creare una valuta di riserva alternativa indipendente per le nazioni che vogliono proteggersi dagli attacchi finanziari sempre più frequenti delle banche di Regno Unito, Wall Street e dagli hedge funds. Per il Venezuela si tratta di costruire un elemento cruciale della sovranità nazionale perché il sistema del dollaro di oggi viene utilizzato per devastarne la sovranità economica attraverso sanzioni che ne colpiscono programmi sociali ed investimenti, nonché il commercio con il resto del mondo. Ora il sistema cino-russo di liquidazione dei pagamenti bilaterali è stato esteso ad altri Paesi dell’Iniziativa Via della Seta in Eurasia, ai Paesi BRICS e al Venezuela nell’ambito della sua orbita geopolitica; la dichiarazione del governo cinese contribuisce a creare questo sistema monetario alternativo. Inoltre, come alternativa basata sull’oro, indipendente dal sistema politicamente esplosivo e speculativo del dollaro degli Stati Uniti, in futuro potrà proteggere gli alleati dei cinesi dagli attacchi economici e dalla guerra finanziaria dell’Unione europea e di Washington.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Pianificazione economica strategica cinese contro capitalismo fallito degli USA

Prof. James Petras, Global Research, 05 novembre 2017I giornalisti e i commentatori, i politici e i sinologi statunitensi passano tempo a speculare sulla personalità del Presidente Xi Jinping e le sue nomine negli organi dirigenti del governo cinese, come se questi siano gli aspetti più importanti del 19.mo Congresso Nazionale il Partito Comunista Cinese (dal 18 al 24 ottobre 2017). Abbandonatasi a pettegolezzi, speculazioni fittizie e denigrazione dei leader, la stampa occidentale non bada ai cambiamenti storici in corso in Cina e nel mondo. I cambiamenti storici mondiali, articolati dal Presidente Xi Jinping, sono presenti nelle visione, strategia e programma del Congresso. Queste si basano su una rigorosa indagine sulle attuali e future realizzazioni della Cina. Scopo, proiezioni e presenza del Presidente cinese sono in netto contrasto con il caos, la demagogia e le calunnie della miliardaria campagna presidenziale degli USA e le sue conseguenze vergognose. La chiarezza e la coerenza di un profondo pensatore strategico come il Presidente Xi Jinping contrastano con le dichiarazioni improvvisate, contraddittorie e incoerenti del presidente e del Congresso degli Stati Uniti. Non si tratta solo di stile ma di contenuto sostanziale. Procederemo nel saggio confrontando contesto, contenuto e direzione dei due sistemi politici.

Cina: Pensiero strategico e risultati positivi
La Cina, innanzitutto, ha deciso le linee guida strategiche ben definite che sottolineano le priorità macroeconomiche e militari nei prossimi cinque, dieci e vent’anni. La Cina è impegnata a ridurre l’inquinamento in tutte le sue manifestazioni attraverso la trasformazione dell’economia dall’industria pesante ad un’economia di servizio ad alta tecnologia, passando dagli indicatori quantitativi a quelli qualitativi. In secondo luogo, la Cina aumenta l’importanza relativa del mercato interno e riduce la dipendenza dalle esportazioni. La Cina aumenta gli investimenti in salute, istruzione, servizi pubblici, pensioni e indennità per la famiglia. In terzo luogo, la Cina intende investire pesantemente in dieci settori prioritari economici, come informatica, robotica, veicoli a risparmio energetico, dispositivi medici, tecnologia aerospaziale e trasporto marittimo e ferroviario. Si tratta di tre miliardi di dollari per aggiornare la tecnologia nelle industrie chiave, tra cui veicoli elettrici, tecnologia del risparmio energetico, controllo numerico (digitalizzazione) e diverse altre aree. La Cina intende aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo del 95%, arrivando al 2% del PIL. Inoltre, la Cina ha già intrapreso iniziative per lanciare il ‘petroyuan’ e por fine al dominio finanziario globale statunitense. La Cina è leader mondiale nelle reti infrastrutturali globali con la Via della Seta eurasiatica. Porti, aeroporti e ferrovia già collegano venti città cinesi ad Asia centrale, occidentale e meridionale, Africa ed Europa. La Cina ha istituito una banca multilaterale d’investimento nelle infrastrutture asiatiche (con oltre 60 nazioni aderenti) contribuendo per 100 miliardi di dollari al suo finanziamento iniziale. La Cina ha combinato la sua rivoluzione nella raccolta ed analisi dei dati con la pianificazione centrale per distruggere la corruzione e migliorare l’efficienza nell’assegnazione dei crediti. L’economia digitale di Pechino è ora al centro dell’economia digitale globale. Secondo un esperto, “la Cina è il leader mondiale nei pagamenti effettuati da dispositivi mobili” (11 volte gli Stati Uniti). Una su tre iniziative mondiali valutate più di 1 miliardo di dollari, è in Cina (FT 10/28/17, pag. 7). La tecnologia digitale è stata sfruttata dalle banche statali per valutare i rischi di credito e ridurre notevolmente il debito. Ciò garantirà che il finanziamento crei un nuovo modello dinamico flessibile che combini pianificazione razionale col vigore imprenditoriale (ibid). Di conseguenza, la Banca Mondiale controllata dall’USA/UE ha perso la centralità nel finanziamento globale. La Cina è già il maggiore partner commerciale della Germania e diventa il principale partner commerciale della Russia e sua alleata nelle sanzioni. La Cina ha ampliato le missioni commerciali nel mondo, sostituendo gli Stati Uniti in Iran, Venezuela e Russia, dove Washington ha imposto sanzioni bellicose. Mentre la Cina ammoderna i suoi programmi di difesa e aumenta la spesa militare, quasi tutto s’incentra sulla “difesa interna” e la protezione delle vie commerciali marittime. La Cina non si è impegnata in una sola guerra per decenni. Il sistema cinese di pianificazione centrale consente al governo di stanziare risorse per l’economia produttiva e i settori di massima priorità. Col Presidente Xi Jinping, la Cina ha creato un sistema investigativo e giudiziario che porta all’arresto e all’incriminazione di oltre un milione di funzionari corrotti nel settore pubblico e privato. L’alto status non protegge dalla campagna anti-corruzione del governo: oltre 150 membri del Comitato Centrale e plutocrati miliardari sono stati dimessi. Altrettanto importante, il controllo centrale della Cina sui flussi di capitali (verso l’estero e verso l’interno) consente l’assegnazione di risorse finanziarie a settori produttivi ad alta tecnologia, limitando la fuga di capitali o loro diversione nell’economia speculativa. Di conseguenza, il PIL della Cina è cresciuto del 6,5-6,9% all’anno, quattro volte il tasso dell’UE e tre volte quello degli Stati Uniti. Per domanda, la Cina è il maggiore mercato mondiale e cresce. I redditi sono in crescita, soprattutto presso i lavoratori salariati. Il Presidente Xi Jinping ha individuato le disuguaglianze sociali come una delle principali aree da rettificare nei prossimi cinque anni.Stati Uniti: Caos, ritirata e reazione
Al contrario, presidente e Congresso degli Stati Uniti non hanno creato una visione strategica per il Paese, almeno in relazione a proposte concrete e priorità socioeconomiche che potrebbero giovare al cittadino. Gli Stati Uniti hanno 240000 soldati attivi e riservisti in 172 Paesi. La Cina ne ha meno di 5000 in un Paese, Gibuti. Le basi statunitensi hanno 40000 truppe in Giappone, 20000 in Corea del Sud, 36000 in Germania, 8000 nel Regno Unito e oltre 1000 in Turchia. La Cina ha un numero equivalente di personale civile altamente qualificato impegnato in attività produttive in tutto il mondo. Le missioni d’oltremare della Cina e i suoi esperti operano a vantaggio della crescita economica globale e cinese. I conflitti multipli in Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Yemen, Nigeria, Somalia, Giordania e altre nazioni hanno assorbito e deviato centinaia di miliardi di dollari dagli investimenti produttivi nell’economia domestica. In pochi casi la spesa militare ha costruito strade e infrastrutture utili che potrebbero essere considerate di “doppio uso”, ma in gran parte le attività militari statunitensi all’estero sono brutalmente distruttive, come dimostra il deliberato smembramento di Jugoslavia, Iraq e Libia. Gli Stati Uniti non hanno la coerenza della leadership politica e strategica della Cina. Mentre il caos è inerente alla politica del sistema finanziario liberista degli Stati Uniti, si è particolarmente diffuso e reso pericoloso col regime Trump. Democratici e repubblicani del Congresso, uniti e divisi, affrontano attivamente il presidente Trump su ogni questione, non importa quanto importante sia. Trump improvvisa e altera la politica ad ogni ora, al massimo ogni giorno. Gli Stati Uniti dispongono di un sistema di partiti in cui una parte ufficialmente domina l’amministrazione con due grandi rami affaristico-militari. Gli Stati Uniti spendono oltre 700 miliardi di dollari l’anno per perseguire sette guerre e fomentare ‘cambi di regime’ o colpi di Stato su quattro continenti e otto regioni negli ultimi due decenni. Ciò ha causato solo disinvestimento nell’economia domestica con deterioramento delle infrastrutture cruciali, perdita dei mercati, declino socioeconomico diffuso e riduzione della spesa per la ricerca e lo sviluppo di beni e servizi. Le prime 500 società statunitensi investono all’estero, soprattutto per approfittare di regioni dalla bassa fiscalità e manodopera a basso costo, evitando lavoratori e tasse statunitensi. Allo stesso tempo, tali società condividono tecnologia e mercati coi cinesi.
Oggi, il capitalismo statunitense è in gran parte diretto da e per le istituzioni finanziarie che assorbono e deviano capitali dagli investimenti produttivi, generando un’economia squilibrata e in crisi. Al contrario, la Cina decide tempistica e collocazione degli investimenti così come i tassi di interesse bancari, mirando agli investimenti prioritari, specialmente nei settori ad alta tecnologia più avanzati. Washington ha speso miliardi per costose ed improduttive infrastrutture militari (basi militari, porti, basi aeree, ecc.) per sostenere regimi aleatori e corrotti. Di conseguenza, gli Stati Uniti non hanno nulla di simile al progetto infrastrutturale cinese da miliardi di dollari della Via della Seta che collega continenti e grandi mercati regionali e genera milioni di posti di lavoro produttivi. Gli Stati Uniti hanno rotto i legami globali coi centri di crescita dinamici. Washington ha una retorica sciovinistica autistica e insensata nell’imporre una politica commerciale, mentre la Cina promuove reti globali attraverso joint venture. La Cina integra i collegamenti dei rifornimenti internazionali assicurandosi l’alta tecnologia occidentale e il lavoro a basso costo in Oriente. I guadagni dei grandi gruppi industriali statunitensi e l’aumento delle scorte nelle costruzioni e nell’aviazione sono prodotti grazie ai forti legami con la Cina. Caterpillar, United Technologies 3M e US Car company registrano crescite a due cifre nelle vendite alla Cina. Al contrario, il regime di Trump ha assegnato (e speso) miliardi per gli appalti militari minacciando guerre contro i vicini della Cina e per interferire col suo commercio marittimo.

Declino degli Stati Uniti e delirio mediatico
Ritirata e declino economico statunitensi hanno spinto i mass media nel frenico idiota assalto diretto al presidente della Cina Xi Jinping. Tra gli scaccolatori della stampa, gli scribacchini del Financial Times vincono il primo premio dell’idiozia acida. Mercenari e santoni del Tibet sono descritti come esempi di democrazia e “vittime” dello… Stato fiorente e modernizzatore cinese, privo dei “valori occidentali” (sic) sconvolgendo gli aggressori anglo-statunitensi! Per denigrare il sistema cinese di pianificazione nazionale e gli sforzi conseguenti per collegare l’economia ad alta tecnologia col miglioramento del tenore di vita della popolazione, i giornalisti di FT castigano il Presidente Xi Jinping per i seguenti difetti:
1) Non essere comunista come Mao Zedong o Deng Xiaopeng
2.) Essere troppo “autoritario” (o aver troppo successo) nella campagna per eliminare i funzionari corrotti.
3) Definire obiettivi a lungo termine seri, confrontandosi e superando i problemi economici, affrontando il “pericoloso” livello del debito.
Mentre la Cina ha allargato l’orizzonte culturale, l’élite globale anglosassone aumenta la possibilità di una guerra nucleare. La diffusione culturale ed economica della Cina nel mondo viene spacciata dal Financial Times come “potere morente sovversivo”. La mentalità da stato di polizia dei media occidentali vede il successo della Cina come una cospirazione. Ogni scrittore, pensatore o responsabile politico che studia e loda il successo della Cina viene definito cretino o agente del sommo Presidente Xi Jinping. Senza sostanza o riflessioni, FT (10/27/17) avverte lettori e poliziotti ad essere vigili ed evitare di farsi sedurre dalle storie sul successo della Cina! La crescente leadership della Cina nella produzione automobilistica è evidente nell’avanzata verso il dominio del mercato dei veicoli elettrici. Ogni grande compagnia automobilistica statunitense ed europea ha ignorato gli avvertimenti degli ideologi dei media occidentali e si è precipitata a formare joint venture con la Cina. La Cina ha una politica industriale. Gli Stati Uniti una di guerra. La Cina prevede di superare Stati Uniti e Germania su intelligenza artificiale, robotica, semiconduttori e veicoli elettrici entro il 2025. E lo farà, perché queste sono le priorità scientifiche ed economiche accuratamente pronunciate. Spaventosamente e ignobilmente, la stampa statunitense persegue le dilaganti storie sugli stupratori di Hollywood come il potente boss cinematografico Harvey Weinstein e le sue centinaia di vittime, ignorando la notizia storica mondiale dei rapidi progressi economici della Cina. Le élite commerciali statunitensi sono impegnate a spingere il loro presidente e il Congresso degli Stati Uniti a ridurre le tasse all’élite miliardaria, mentre 100 milioni di cittadini statunitensi rimangono senza assistenza sanitaria e registrano una minore aspettativa di vita! Washington sembra impegnata nella regressione pianificata dallo Stato. Mentre le bombe statunitensi cadono sullo Yemen e i contribuenti statunitensi finanziano il gigantesco campo di concentramento israeliano una volta conosciuto come “Palestina”, la Cina costruisce sistemi stradali e ferroviari che collegano Himalaya ed Asia centrale all’Europa. Mentre Sherlock Holmes applica la scienza dell’osservazione e della deduzione, i media e i politici statunitensi perfezionano l’arte della confusione e dell’inganno. In Cina, gli scienziati e gli innovatori svolgono un ruolo centrale nella produzione e nell’introduzione di beni e servizi per la classe media e lavoratrice in espansione. Negli Stati Uniti, l’élite economica svolge un ruolo centrale nell’esacerbare le disuguaglianze, aumentando i profitti e riducendo le tasse e trasformando il lavoratore statunitense in lavoratore precario, destinato a morire prematuramente in condizioni facili da prevenire. Mentre il Presidente Xi Jinping lavora in collaborazione con i migliori tecnici della nazione per subordinare gli obiettivi militari a quelli civili, il presidente Trump e la sua amministrazione subordinano le loro decisioni economiche al complesso militare-industriale-finanziario-israeliano. Pechino investe in reti globali di scienziati, ricercatori e studiosi. I nauseanti democratici e repubblicani degli Stati Uniti lavorano coi giganti mediatici (tra cui il rispettabile Financial Times) per finanziare e realizzare complotti sotto il letto presidenziale di Trump.Conclusione
La Cina licenzia e processa i funzionari corrotti e sostiene gli innovatori. La sua economia cresce con investimenti, joint ventures e grande capacità di apprendere dall’esperienza e da una potente raccolta dati. Gli Stati Uniti sprecano le risorse nazionali perseguendo guerre, speculazioni finanziarie e corruzione di Wall Street. La Cina indaga e punisce i suoi affaristi e funzionari pubblici corrotti, mentre la corruzione sembra essere il criterio per l’elezione o la nomina ad alti incarichi negli Stati Uniti. I media statunitensi adorano i loro miliardari evasori e pensano che possano ipnotizzare il pubblico con un’illustrazione abbagliante di pacchianeria, incompetenza ed arroganza. La Cina dirige l’economia pianificata affrontando le priorità nazionali. Utilizza le risorse finanziarie per perseguire programmi infrastrutturali storici, che rafforzeranno i partenariati globali con progetti reciprocamente vantaggiosi. Non c’è da meravigliarsi che la Cina sia vista come volta al futuro con grandi progressi, mentre gli Stati Uniti sono considerati una caotica spaventosa minaccia alla pace mondiale e i suoi pubblicisti come volenterosi complici. La Cina non è priva di carenze nell’espressione politica e nei diritti civili. La mancata rettifica delle disuguaglianze sociali e il mancato arresto del flusso di miliardi di dollari di ricchezza illecite, e i problemi irrisolti con la corruzione del regime continueranno a generare conflitti di classe. Ma il punto importante da notare è la direzione che la Cina ha scelto di assumere e la capacità e l’impegno di identificare e correggere i principali problemi che affronta. Gli Stati Uniti hanno abdicato alle proprie responsabilità. Non sono disposti o capaci di sfruttare le proprie banche per investire nella produzione nazionale ed espandere il mercato interno. Non sono per nulla disposti ad identificare e rimuovere i manifestamente incompetenti ed incarcerare funzionari e politici grossolanamente corrotti di entrambi i partiti e delle élite. Oggi, la travolgente maggioranza dei cittadini statunitensi disprezza, diffida e rigetta l’élite politica. Più del 70% pensa che le divisioni politiche fasulle ed inani siano al massimo dopo oltre 50 anni, paralizzando il governo. L’80% riconosce che il Congresso è incapace e l’86% crede che Washington sia disonesta. Non si è mai avuto un impero di tale potenza illimitata sbriciolarsi e decadere con tale pochezza. La Cina è un impero economico in ascesa, avanzando coll’impegno attivo nel mercato delle idee e non con guerre inutili contro concorrenti ed avversari di successo. Mentre gli Stati Uniti declinano, i loro pubblicisti degenerano. La denigrazione incessante sui media della Cina e delle sue realizzazioni è lo scadente sostituto dell’analisi. Le strutture politiche inadeguate degli Stati Uniti coi loro capi politici incompetenti, liberisti e senza visione strategica, si sgretolano davanti ai progressi della Cina.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e Cina sventano l’opzione militare degli USA contro il Venezuela

Venezuela Infos 28 ottobre 2017Di fronte all’intenzione degli Stati Uniti di intervenire in Venezuela e di controllare il Paese, si è frapposta l’alleanza con Cina e Russia, potenze nucleari che sfidano l’egemonia mondiale degli Stati Uniti.

Cina: Fascia e Via
La Cina ha proposto di riattivare la Via della Seta, l’antica via commerciale che una volta si estendeva dalla Cina ad occidente, all’impero romano, con cui la seta orientale arrivò per la prima volta in Europa. È attraverso questo corridoio di scambi di risorse energetiche e materie prime, che il Presidente Xi Jinping cerca di riaprire i canali tra la Cina e l’Asia centrale, il Medio Oriente e l’Europa. La Belt and Road Initiative (ICR) fu lanciata nel 2013. Comprenderà le rotte terrestri (la Cintura) e marittime (Via) in modo che il Paese sia meno dipendente dal mercato statunitense per le esportazioni e migliori le relazioni commerciali nella regione, principalmente attraverso investimenti infrastrutturali volti a rafforzare la leadership economica della Cina. La Cina presterà 8 miliardi di dollari per le infrastrutture in 68 Paesi, dalla popolazione totale di 4400 milioni di abitanti (il 65% della popolazione mondiale) e il 30% dell’economia mondiale. Ciò è pari a sette volte il Piano Marshall degli USA per ricostruire l’Europa dopo la Seconda guerra mondiale. La cintura copre sei corridoi economici: il nuovo ponte continentale eurasiatico, il corridoio Cina-Mongolia-Russia, il corridoio Cina-Asia centrale-occidentale, il corridoio della penisola d’Indocina, il corridoio Cina-Pakistan e i corridoi Bangladesh-Cina e Cina-India-Birmania. Sarà anche estesa all’America latina via mare. Oltre ad esportare prodotti in eccedenza, con l’ICR il governo cinese prevede di esportare l’eccedenza produttiva col trasferimento industriale nei Paesi periferici, lungo i vari corridoi dell’iniziativa. Realizzando prodotti industriali di fascia alta, commercializzerà treni ad alta velocità, centrali energetiche e apparecchiature per telecomunicazioni.

La Russia nel riassetto geostrategico
Da parte sua, la Russia mantiene una politica estera considerata “intelligente” da diversi analisti e ha superato la crisi causata dal rallentamento economico, dalle sanzioni occidentali e dalla caduta dei prezzi del petrolio. La sua strategia è diretta a creare l’Unione economica eurasiatica che riunisce Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Armenia con l’intento di costituire un unico mercato comune per la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone e, inoltre, un’area con una politica di migrazione, istruzione e persino informazione. Dopo l’adesione della Crimea, la guerra nell’Ucraina orientale e l’impegno in Siria, il Cremlino persegue obiettivi molteplici di stabilità interna e presenza internazionale stabilizzando i rapporti con la Turchia, permettendole di consolidare l’influenza con la vittoria sui gruppi terroristici in Siria. La Russia ha riorientato le alleanze geopolitiche dopo che gli Stati Uniti hanno progettato e sostenuto il rovesciamento del governo ucraino di Viktor Janukovich e installato un regime di destra tentando di rafforzarne l’accerchiamento. Washington e le sue agenzie hanno speso 5 miliardi di dollari finanziando i “programmi per la diffusione dei valori e la formazione politica” in Ucraina, fomentando una rivoluzione arancione occupando piazza Maidan con l’intero processo delle ben note tensioni che hanno portato alle sanzioni imposte a Mosca, assieme all’Europa. Uno degli obiettivi della politica estera nel novembre 2016 era rafforzare la posizione della Russia come Paese predominante nel mondo moderno e a recuperarne l’influenza nella stabilità e sicurezza del sistema democratico mondiale. Qui, tra l’altro, vi sono alcune direzioni specifiche:
– Lotta contro la pressione politica ed economica di Stati Uniti ed alleati, che porta alla destabilizzazione globale.
– Continuare il lavoro congiunto con l’Unione europea (UE) che rimane per la Russia un importante partner politico ed economico.
– Mantenere l’obiettivo di stabilizzare la situazione in Medio Oriente e Africa del Nord.
– Opporsi ai tentativi d’interferire negli affari interni della Russia per averne un cambio incostituzionali del potere.
– Utilizzare le nuove tecnologie per rafforzare la posizione dei media russi e aumentare la sicurezza informatica del Paese.
– Considerare il piano per costruire un sistema di difesa aerea statunitense come minaccia per la sicurezza nazionale, dando alla Russia il diritto di adottare le necessarie risposte.
– Considerare come intollerabile ogni tentativo di pressione dagli Stati Uniti e reagire con forza ad ogni azione ostile.
– Costruire rapporti reciprocamente vantaggiosi con gli Stati Uniti.
– Rafforzare i legami della Russia con America Latina e Caraibi.
A causa delle sanzioni occidentali, che hanno ridotto l’accesso delle imprese russe a tecnologia, investimenti e credito occidentali, nonché la diminuzione del prezzo del petrolio, avviava il processo d’integrazione economica ed allineamento politico in contrappeso all’UE, creando lo spazio economico da San Pietroburgo a Shanghai.Il blocco di Cina e Russia avanza attraverso una visione multipolare
Le due nazioni condividono sempre più la visione mondiale multipolare, sottolineando l’importanza di avere nazioni forti che godono di piena libertà d’azione a livello internazionale. Condividono le critiche ai governi occidentali e denunciano ciò che vedono come biasimevole copertura mediatica occidentale. Denunciano anche il finanziamento di organizzazioni non governative (ONG) e l’uso di tecniche di mobilitazione con le reti sociali per creare instabilità. Nel 2011-2012 Putin scacciò le ONG sponsorizzate dagli Stati Uniti responsabili delle proteste svoltesi a Mosca; nel 2014 Pechino vide la mano straniera dietro il movimento di protesta a Hong Kong. Recentemente, il segretario del Tesoro statunitense Steven Mnuchin minacciava la Cina di escluderla dal sistema internazionale del dollaro USA se non sostiene le nuove sanzioni contro la Corea democratica, spingendo l’analista Paul Craig Roberts alla seguente riflessione: “Il governo degli Stati Uniti, Stato in bancarotta con un debito di oltre 20 trilioni di dollari, costretto a creare soldi per acquistare il proprio debito, minaccia la seconda economia mondiale, il cui potere d’acquisto è superiore a quello dell’economia statunitense”, e ciò secondo lo scenario che prevede che grandi quantità di transazioni economiche usciranno dal sistema del dollaro, causandone riduzione del volume e dell’importanza. Russia e Cina acquistano sempre più oro per sostenere le loro economie e affrontare il valore artificiale del dollaro, mentre i Paesi centroasiatici iniziano a commerciare con le proprie valute, soprattutto petrolio, un grave colpo al petrodollaro.

America Latina all’orizzonte
Gli analisti affermano che l’esistenza stessa del gruppo dei BRICS (Brasile, Russia, Cina, India e Sudafrica) promuove l’autonomia degli Stati latinoamericani a livello internazionale e ne allarga il margine di manovra in politica estera. È un gruppo che occupa il 29% della terra del pianeta (non contando l’Antartide), concentra il 43% della popolazione mondiale e quasi il 27% del PIL globale in termini di potere d’acquisto. Al vertice dello scorso settembre, il blocco accettava di creare la nuova Banca per lo sviluppo, che prevede di prestare 4000 milioni di dollari nel 2018, mentre finanzia progetti a medio termine nel settore privato. Fu inoltre deciso di creare un fondo obbligazionario nazionale per “contribuire a garantire la stabilità degli investimenti nei Paesi BRICS, stimolandone lo sviluppo dei mercati obbligazionari nazionali e regionali, tra cui la crescita della partecipazione del capitale privato estero e il miglioramento della stabilità finanziaria dei Paesi BRICS“. Molti analisti affermano che se la Cina riesce a rivedere la mappa del commercio mondiale, creerà opportunità per le esportazioni latinoamericane trovando nuovi mercati in Asia. Si parla anche di un cavo in fibra ottica Trans-Pacifico per collgare le due regioni, mentre la Cina è interessata a finanziare gallerie, strade e ferrovie che consentano d’inviare prodotti dalle coste atlantiche dell’America Latina in Cina e viceversa. Commercio ed investimenti della Cina in America Latina sono cresciuti esponenzialmente a partire dal 2000, mentre le esportazioni dell’America Latina in Cina, dopo l’accelerazione delle sanzioni nel 2014, sono aumentate da 5000 milioni di dollari, nel 2000, a 120000 milioni nel 2012, mentre aumentavano le importazioni dalla Cina, generando un saldo totale di circa 230000 milioni di dollari all’anno. Per molte delle principali economie dell’America latina, come Brasile, Argentina, Cile e Perù, la Cina ha sostituito gli Stati Uniti come principale partner economico, ma non come investitore. Questa è una sfida cruciale all’egemonia economica di cui gli Stati Uniti godevano nella regione dal declino dell’impero inglese, risultato della Seconda guerra mondiale. La collaborazione strategica della Russia con il Brasile, in particolare nel quadro dei BRICS, nonché la cooperazione con Argentina, Venezuela, Cuba, Nicaragua e altri Stati dell’America latina e dei Caraibi, cerca le risposte a nuove sfide e minacce. L’inserimento di società russe nei settori dinamici dell’industria, dell’energia, delle comunicazioni e dei trasporti nei Paesi della zona è stata accompagnata dal consolidamento dei collegamenti nella Comunità degli Stati dell’America latina e dei Caraibi (Celac). La relazione della Russia con i partner latinoamericani (in particolare Argentina, Brasile, Cile, Uruguay ed Ecuador) ha fatto un altro passo dopo l’escalation delle sanzioni del 2014, che hanno limitato importazione di prodotti alimentari provenienti da UE, USA, Canada, Australia e Norvegia. La Russia li ha sostituiti con le importazioni dall’America Latina e ha avviato la missione di rendere l’economia più competitiva e diversificata dando maggiore sostegno allo sviluppo dell’economia agricola. Il commercio stimato della Russia con America Latina e Caraibi fu di 24000 milioni di dollari nel 2013 mentre la Cina continua a detronizzare altri concorrenti stranieri, attraverso fusioni e acquisizioni che hanno raggiunto i 102200 milioni di dollari investiti dalla Banca di Sviluppo Cinese (CDB) e dalla Chinese Export-Import Bank (Chexim) tra il 2005 e il 2013. Va sottolineato che alcuno dei Paesi della cosiddetta Alleanza del Pacifico, blocco commerciale latinoamericano che comprende Cile, Colombia, Messico e Perù, decise all’epoca di rompere i rapporti con la Cina, anche se questo blocco è appariva un partner di Stati Uniti e Canada. I suoi membri (meno la Colombia) sono tra i Paesi che desideravano stabilire il partenariato Trans-Pacific (TPP) annullato da Trump lo scorso gennaio. Poiché ha poche posizioni nel Pacifico a causa della barriera di contenimento geografico di Giappone, Taiwan, Indonesia e altri Paesi controllati dagli Stati Uniti, la logica dell’espansione cinese è orientata verso il Pacifico del Sud.

Deterrenza in Venezuela
Il Venezuela è la prima destinazione latinoamericana degli investimenti cinesi. Dal 2001 sono stati sviluppati circa 800 progetti di cooperazione che hanno consentito lo sviluppo di settori strategici quali energia, petrolio, istruzione, salute, tecnologia, commercio, agroalimentare, agricoltura, infrastruttura, industria, cultura e sport. Nel 2013, il commercio bilaterale era aumentato di 13714 volte da 1,4 milioni di dollari nel 1974 a 19200 milioni di dollari. La Russia ha versato investimenti nella cintura petrolifera dell’Orinoco attraverso Rosneft, poi consolidati e che saranno sviluppati dopo l’incontro a Mosca dei Presidenti Putin e Maduro all’inizio di ottobre. Si prevede inoltre che la cooperazione agricola aumenti attraverso la creazione di impianti di trasformazione ad alta tecnologia. La cooperazione militare impegna più di 11000 milioni di dollari in missili, artiglieria, difesa aerea, fucili, elicotteri, caccia e sistemi logistici. Il commercio tra i due Paesi ha raggiunto il picco nel 2013, quando toccò i 2450 milioni di dollari. Nel maggio 2013 un accordo di riservatezza consentiva a Rosneft di ottenere dati geologici sui blocchi petroliferi del Mar Venezuelano per un possibile futuro sfruttamento, nella chiara intenzione di proteggere gli interessi commerciali cinesi e di garantire l’accesso russo ai futuri giacimenti di petrolio e gas in Venezuela. Cina e Russia ostacolano l’interesse degli Stati Uniti ad intervenire più decisamente nella politica venezuelana perché le alleanze del Paese dei Caraibi sono vitali per i loro obiettivi geostrategici. Le dichiarazioni di Mosca e Pechino su ogni aggressione degli Stati Uniti, negli ultimi anni sono state chiare. Entrambi i governi hanno chiesto la risoluzione sovrana dei conflitti e la non interferenza, poiché le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump rappresentano un attacco diretto alle alleanze del Paese sudamericano. Perciò, quindi, il loro appoggio alla risoluzione dei conflitti in Venezuela attraverso le elezioni, sotto l’autorità dello Stato venezuelano e la sua istituzione elettorale, oggetto di attacchi, la CNE. Parte del conflitto globale si svolge su un territorio locale consentendo al Venezuela, nella riconfigurazione della dinamica geopolitica, di svolgere un ruolo decisivo a favore del mondo multipolare nella ricerca dell’equilibrio politico globale che permetta di esercitare i propri diritti sovrani.Traduzione di Alessandro Lattanzio

I sauditi continuano a perdere sul mercato cinese, a vantaggio della Russia

La Cina preferisce comprare petrolio dalla Russia pagando in yuan
Tsvetana Paraskova, Russia Insider 13 ottobre 2017

Il ritmo delle importazioni di petrolio greggio e la crescita della domanda in Cina sono elementi chiave dei dati sul mercato petrolifero e per gli analisti nel valutare la crescita globale della domanda di petrolio. Accanto all’India, la Cina è il fattore principale della crescita della domanda, divenendo destinazione ambita per i maggiori produttori di petrolio, in particolare del Medio Oriente. Quest’anno, coi tagli della produzione dell’OPEC, le importazioni di greggio in Cina mostrano come le quote di mercato sono cambiate e chi vince e perde nella gara a rifornire di petrolio l’Asia, mentre il cartello e gli alleati russi limitano la produzione. Il più grande perdente nella guerra sul partenariato con la Cina è senza dubbio il maggiore produttore e capo de facto dell’OPEC, l’Arabia Saudita, che porta avanti gli sforzi per ridurre l’offerta e aumentare i prezzi del petrolio. I maggiori vincitori nell’ambito del taglio della produzione sono Russia e Angola. I vincitori che non vi rientrano sono Stati Uniti e Brasile, che hanno aumentato significativamente l’esportazione di greggio in Cina. I dati doganali cinesi offrono uno sguardo su quanti barili di petrolio i sauditi hanno rinunciato per la Cina cercando di riequilibrare il mercato, scrive l’autore di Reuters Clyde Russell. Tra gennaio e agosto, la Russia era il principale fornitore di petrolio della Cina, seguita da Angola e Arabia Saudita. Le importazioni cinesi dalla Russia sono aumentate del 13,2 per cento, a 1,16 milioni di bpd nei primi otto mesi del 2017. Le importazioni dall’Angola sono salite del 16,6 per cento, a 1,05 milioni di bpd, mentre le importazioni dall’Arabia Saudita sono diminuite dell’1,7 per cento, per 1,03 milioni di bpd nel periodo gennaio-agosto. La Russia aveva già superato l’Arabia Saudita come fornitore di petrolio della Cina nel 2016, ma i tagli dell’OPEC hanno reso più pronunciato il dominio russo quest’anno. Mentre i sauditi tagliano le esportazioni verso alcuni acquirenti asiatici, la Russia aumenta le esportazioni di petrolio, afferma Bloomberg. Anche se la Russia limita la produzione (a 300000 bpd, massimo livello post-sovietico), le esportazioni globali hanno superato le esportazioni del 2016 in ciascuno dei mesi, fino ad agosto. Nel mercato cinese, la Russia era al primo posto come fornitore ad agosto, per il sesto mese consecutivo. Al secondo posto arrivava l’Angola. E al terzo l’Arabia Saudita, con un calo del 16,2% rispetto all’agosto dello scorso anno, a circa 861200 bpd. L’Angola, da parte sua, ha visto le esportazioni di petrolio per la Cina salire di quasi il 28 per cento, a 983500 bpd, secondo i dati doganali cinesi. Le importazioni cinesi da Iran e Iraq sono aumentate ad agosto. Le vendite di petrolio iraniano in Cina sono aumentate del 5,45 per cento, a 786720 bpd, il livello mensile più alto dal 2006, secondo Reuters Eikon. Le importazioni cinesi di agosto dall’Iraq sono aumentate del 30 per cento, a 736400 bpd.
La quota saudita del mercato cinese è diminuita notevolmente nei mesi estivi, dopo che i sauditi avevano tagliato drasticamente le esportazioni di petrolio scegliendo i mercati su cui accelerare la riduzione del surplus nella speranza di aumentare i prezzi del petrolio. Secondo i dati di Bloomberg, la quota saudita delle importazioni petrolifere cinesi è scesa a una media dell’11 per cento tra giugno e agosto, rispetto a una quota del 15 per cento in media nel 2015. Mentre i membri dell’OPEC e la Russia lottano per attirare gli acquirenti cinesi, gli outsider Brasile e Stati Uniti aumentano le vendite alla Cina. La minore offerta dall’OPEC e le differenze di prezzo favorevoli hanno spinto gli acquirenti cinesi ad aumentare gli acquisti dalle Americhe. Le esportazioni di petrolio brasiliano in Cina da gennaio ad agosto sono aumentate del 41,8%, a 480000 bpd, mentre le vendite di greggio statunitense in Cina hanno superato i 128000 bpd, un aumento di oltre il 1000%, secondo Reuters. Secondo i dati dell’EIA, disponibili fino a luglio, la Cina è il secondo maggiore acquirente di greggio statunitense quest’anno, e da febbraio ad aprile il volume delle esportazioni statunitensi in Cina superava quello dal Canada. La quota di mercato che l’Arabia Saudita ha perso in Cina è il risultato della politica del regno volta ad aumentare i prezzi del petrolio. Ma una volta terminati i tagli dell’OPEC, che finiscano prima (marzo 2018) o dopo (fine 2018), la gara per rifornire le regioni dalla domanda di petrolio maggiormente crescente, ricomincerà. La Saudi Aramco attualmente cerca accordi con le raffinerie cinesi per assicurasi le esportazioni future. Aramco persegue una partnership con CNPC per avere una quota della raffineria Anning da 260000 bpd nella provincia di Yunnan, oltre a una serie di accordi possibili a valle. Nel frattempo, finché i tagli dell’OPEC non finiranno, i sauditi continueranno a sacrificare quote di mercato per avere prezzi più elevati del petrolio per sostenere una valutazione maggiore di Aramco nell’OPA per l’anno prossimo.Traduzione di Alessandro Lattanzio

I Saud a Mosca indicano il declino degli USA

Alessandro Lattanzio, 6/10/2017

Mentre l’occidente accelera il processo della propria disintegrazione geo-sociale, le potenze, grandi e medie, dell’Asia e dell’Eurasia proiettano in avanti il processo dell’integrazione economico-monetaria del Kontinentalblok Eurasiatico.
Il 5 ottobre, Putin incontrava il re dell’Arabia Saudita Salman bin Abdulaziz al-Saud, nella prima visita in Russia di un regnante saudita, così accelerando le relazioni tra i due Paesi. Ciò avviene dopo i ripetuti fallimenti della politica saudita al rimorchio di quella del ‘governo invisibile’ degli USA:
– la guerra contro la Siria, dove Damasco, con il sostegno di Russia e Iran, ha respinto le formazioni terroristiche finanziate dall’Arabia Saudita e sostenute dalla NATO e dal Qatar, concorrente di Ryad nel mondo wahhabita.
– inoltre, la guerra più importante persa dai sauditi è stata quella sul prezzo del petrolio, che in un paio di anni aveva intaccato seriamente il patrimonio fondiario dei Saud, spingendo i sauditi ad accordarsi con la Russia nel dicembre 2015.
E sulla base di ciò, re Salman dichiarava a Putin che l’Arabia Saudita è “desiderosa di continuare la positiva cooperazione tra le nostre nazioni nel mercato mondiale del petrolio, favorendo la crescita economica mondiale“, portando alla costituzione di un fondo comune d’investimento sull’energia da un miliardo di dollari, e alla firma di un accordo tra la compagnia petrolifera statale saudita Aramco, la più grande compagnia energetica del mondo, con il Fondo di investimenti diretti (RDIF) e la società petrolchimica Sibur della Russia. Amin al-Nasir, direttore generale dell’Aramco, dichiarava: “Ciò segna una nuova pietra miliare nei rapporti commerciali e nei confronti delle nostre controparti in Russia. La visita di re Salman bin Abdulaziz al-Saud in Russia promuoverà la collaborazione tra società saudite e russe su vari fronti“. Aramco firmava anche un memorandum di cooperazione con l’azienda petrolifera Gazprom Neft. Il volume commerciale tra i due Paesi aveva raggiunto i 2,8 miliardi di dollari nel 2016 e il Fondo Pubblico di Investimento dell’Arabia Saudita, nel 2015, previde investimenti per 10 miliardi di dollari in Russia in cinque anni. I due Paesi decidono anche di collaborare nell’energia nucleare, nell’agricoltura nella tecnologia dell’informazione, nei commercio, investimenti e sviluppo sociale. “Abbiamo un grande potenziale nella cooperazione nel nucleare. L’Arabia Saudita prevede di lanciare un importante programma per l’energia nucleare“, dichiarava il Ministro dell’Energia russo e Co-presidente della Commissione intergovernativa russo-saudita Aleksandr Novak. “L’energia nucleare può diventare una delle fonti base e catalizzatore supplementare dello sviluppo di diverse industrie e tecnologie dell’innovazione in Arabia Saudita“. Va ricordato che l’Arabia Saudita ha sottoscritto un ampio programma elettronucleare con aziende della Repubblica Popolare di Cina. I sauditi sembrano puntare anche all’importazione di grano dalla Russia, avendo l’Arabia Saudita interrotto la produzione di mangimi per animali a causa della scarsità di acqua. Difatti re Salman giungeva a Mosca accompagnato da 285 rappresentanti di grandi aziende saudite. Inoltre, secondo Ryadh, l’Arabia Saudita avrebbe firmato un memorandum d’intesa con l’azienda per l’esportazione di armamenti russi Rosoboronexport, per procurarsi i sistemi d’arma S-400, Kornet-EM, TOS-1A, AGS-30 e Kalashnikov AK-103, per un valore totale di 3 miliardi di dollari. L’accordo per la vendita del sistema missilistico difensivo S-400 all’Arabia Saudita, richiama quello con la Turchia. La Turchia, come l’Arabia Saudita, è un vecchia alleata degli USA, ma ha notato il vantaggio logistico ed economico del sistema di difesa missilistica russo, mettendo in pericolo il dominio commerciale bellico statunitense in Medio Oriente.
Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov teneva una conferenza stampa con il ministro degli Esteri saudita Adil bin Ahmad al-Jubayr, in seguito all’incontro del Presidente Vladimir Putin con re Salman. Sergej Lavrov esordiva che in geopolitica, come nella vita personale, è importante parlare con amici e nemici, descrivendo “amichevoli e costruttivi” gli incontri tra governanti ed imprenditori dei due Paesi, soprattutto sugli accordi relativi a scambi, investimenti, cooperazione su nucleare, esplorazione spaziale e infrastrutture. Al-Jubayr parlava dei “nuovi orizzonti che non avevamo potuto nemmeno immaginare in passato“, ringraziando il governo russo per aver reso tutto questo possibile. E dichiarava che Arabia Saudita e Russia “non sono Paesi lontani” e che “abbiamo condiviso episodi nella storia“, sottolineando che Mosca e Riyadh rifiutano l’idea di “imporre principi strani ed estranei ad altre società“. L’intento di tale dichiarazione è rendere chiaro il futuro dell’azione internazionale saudita, presentando anche una chiara accusa agli Stati Uniti per la loro politica estera volta ad insediare regimi fantoccio nel mondo. Tale critica indiretta alla politica estera statunitense, per di più espressa in Russia, è il chiaro segnale che l’Arabia Saudita si allontana dalla geopolitica degli Stati Uniti.
Tale processo allarma il ‘governo invisibile’ degli USA, i cui media, come Bloomberg, concludono allarmati che “israeliani, turchi, egiziani e giordani si rivolgono al Cremlino nella speranza che Vladimir Putin, il nuovo signore del Medio Oriente, possa assicurare i propri interessi e risolvere i loro problemi. L’ultimo della fila è re Salman“, nonostante pochi mesi prima Trump avesse stipulato a sua volta colossali accordi energetici e contratti di vendite belliche con i sauditi.Putin, all’ultimo vertice dei BRICS, a Xiamen, a settembre, aveva affermato: “La Russia condivide le preoccupazioni dei Paesi BRICS sull’infelice architettura finanziaria ed economica mondiale, che non tiene conto del crescente peso delle economie emergenti. Siamo pronti a collaborare con i nostri partner per promuovere le riforme del regolamento finanziario internazionale e superare l’eccessivo domini di un numero limitato di valute di riserva“. E quindi non è un caso che l’Arabia Saudita abbia compiuto, negli ultimi due anni, una svolta geopolitica radicale rispetto alla passata linea economico-politica USA-centrica, volgendosi sempre più verso la Cina e ora la Russia. Difatti, l’economia statunitense è dissanguata dalle guerre, perse, nel Grande Medio Oriente, oltre che da un espansionismo militare mondiale e inconcludente. È’ inoltre gravata da disavanzi commerciali e di bilancio e da una devastante deindustrializzazione. “La nostra democrazia è stata presa e distrutta da società che costantemente richiedono ulteriori tagli alle tasse, più deregolamentazione e impunità nel perseguimento di massicce frodi finanziarie, mentre saccheggiano trilioni del tesoro statunitense sotto forma di salvataggi. La nazione ha perso potere e rispetto necessari ad indurre gli alleati in Europa, America Latina, Asia e Africa a seguirla. Si aggiunga la distruzione montante causata dal cambiamento climatico e l’emergere di una distopia. La supervisione di tale crollo ai vertici dei governi federali e statali è affidata a una serie di imbecilli, con buffoni, ladri, opportunisti e generali belluini. E per essere chiari, parlo anche dei democratici. L’impero s’incaglierà, perdendo influenza finché il dollaro non sarà abbandonato come valuta di riserva mondiale, sprofondando gli Stati Uniti in una depressione paralizzante e costringendo all’immediata contrazione della propria enorme macchina da guerra. Senza un’improvvisa e diffusa rivolta popolare, improbabile, la spirale della morte appare inarrestabile, il che significa che gli Stati Uniti, come li conosciamo, non esisteranno più tra uno o due decenni al massimo. Il vuoto globale che lasceranno sarà colmato dalla Cina che già si afferma come potenza economica e militare, o forse vi sarà un mondo multipolare tra Russia, Cina, India, Brasile, Turchia, Sudafrica e qualche altro Stato”. “Nell’aprile del 2015 il dipartimento dell’Agricoltura degli USA suggerì che l’economia statunitense sarebbe cresciuta di quasi il 50 per cento nei prossimi 15 anni, mentre la Cina sarebbe triplicata superando gli USA nel 2030”. La Cina è la seconda economia del mondo dal 2010, anno in cui divenne la prima nazione industrializzata del mondo. Il dipartimento della Difesa degli USA ammise che le forze armate statunitensi “non godono più di una posizione inattaccabile rispetto ai concorrenti statali” e “non possono più… automaticamente imporre la superiorità militare locale in modo coerente e durevole“. “Gli imperi in decadenza abbracciano il suicidio volontariamente. Preda del capriccio e incapaci di affrontare la realtà del loro declino, si ritirano in un mondo di fantasia dove i fatti spiacevoli non s’intromettono, sostituendo diplomazia, multilateralismo e politica con minacce unilaterali e di guerra. Tale auto-allucinazione collettiva ha visto gli Stati Uniti commettere il peggiore errore strategico della loro storia, suonando la campana a morto per l’impero, l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq. Gli architetti della guerra nella Casa Bianca di George W. Bush e l’ampio giro di utili idioti della stampa e del mondo accademico ne fecero una cerimonia, non sapendo nulla dei Paesi che venivano invasi, si sono dimostrati incredibilmente stolti sugli effetti della guerra industriale, accecati da una retorica feroce”.

Fonti:
Russia Feed
The Antimedia
The Duran
Truth Dig
Zerohedge