La Via della Seta Polare della Cina e l’occidente

Jonathon Ludwig, The Canadian Patriot 7 febbraio 2018

La Cina, in quanto principale Paese responsabile, è pronta a cooperare con tutte le parti interessate per cogliere l’opportunità storica nello sviluppo dell’Artico, affrontando le sfide poste dai cambiamenti nella regione“- Libro bianco cinese, 25 gennaio 2018.Il 25 gennaio in Cina la “Via della Seta Polare” ha creato una meravigliosa opportunità per lo sviluppo del Nord, che non si vede da decenni. Questa opportunità non solo estende il modello di crescita della Cina incredibilmente riuscito sull’America del Nord, attraverso un sistema rivoluzionario di navigazione artica e sviluppo delle infrastrutture, ma fornisce anche un nuovo spirito diplomatico fondato non sulla militarizzazione dell’Artico, come desiderato dai richiami neo-con utopici dell’era Cheney e Obama, ma piuttosto cooperazione, rispetto, sviluppo e fiducia. Con Global Affairs Canada che ha risposto favorevolmente all’iniziativa Via della Seta Polare e con l’adesione del governo canadese all’Asian Infrastructure Investment Bank guidata dalla Cina, per non parlare del memorandum della Columbia Britannica che aderisce l’iniziativa Fascia e Via, questa nuova realtà richiede una seria riflessione a canadesi e statunitensi, se vogliono rispondere adeguatamente nel modo più genuino e vantaggioso per il bene del nostro popolo e dell’umanità [1].Da dove nasce la nostra crisi?
Le economie stagnanti dell’America del Nord hanno sofferto per circa 50 anni dell’insieme di velenose falsità note dualisticamente come “società post-industriale-consumista” da un lato ed “economia della crescita anti-industriale” dall’altro. Sin da John F. Kennedy, Franklin Roosevelt (e loro corrispondenti canadesi John Diefenbaker, CD Howe e WAC Bennett) si ebbero programmi a lungo termine guidati dal nostro pensiero economico, con l’effetto di aumentare la produttività del lavoro, sia di migliorare morale , benessere fisico ed intellettuale dei nostri cittadini [2]. L’avanzata di questi tre parametri (fisico, intellettuale, morale) aumentò le capacità della nostra popolazione in modi che nessun’altra specie è capace, permettendoci di triplicare la nostra popolazione dal 1950 e, così facendo, dimostrare la vera natura dell’umanità come specie dalla sconfinata ragione creativa, con orrore dell’impero inglese e della sua élite globalmente indottrinata. Quei leader umanisti menzionati provenivano da un’era che non dicotomizzava “economia” e “politica”, in quanto erano riconosciute facce della stessa moneta, come meravigliosamente espresso da Benjamin Franklin che descriveva l’economia politica come “Scienza dell’umana felicità” [3]. Non appena quella dicotomia fu imposta alla società occidentale, formalizzata dalla distruzione del 1971 del sistema di cambio fisso di Bretton Woods, la politica divenne nient’altro che un gioco di sofismi, corruzione e ipocrisia, mentre “economia”, ormai senza “vincoli morali” dei regolamenti nazionali, divenne semplicemente una copertura per l’imperialismo postbellico attraverso la schiavitù del debito, il lavoro a basso costo, la speculazione sfrenata e il saccheggio delle risorse. Questo mondo dicotomizzato non aveva spazio per leader come quelli suddetti, né in Nord America né in altre parti del mondo. Le agenzie d’intelligence, sotto il pieno controllo dell’oligarchia dei finanzieri anglo-statunitensi, si assicurarono che nessun leader nazionalista e pro-industriale venisse tollerato al governo in qualsiasi Paese del mondo [4]. Durante gli anni patologici della Guerra Fredda, il mondo era diviso tra i “sviluppati” che non avrebbero avuto bisogno di crescere ulteriormente e i “non sviluppati” a cui erano permessi denaro e “tecnologie appropriate”, come i mulini a vento, ma non progresso tecnologico che aumentasse standard di vita o produttività del lavoro della società. Qualsiasi forma di innovazione scientifica fu relegata agli affari militari, o per far avanzare le nuove “industrie della pacificazione mentale” (cioè: intrattenimento, droghe, ecc.). L’infrastruttura non era più consentita quale dominio in cui esprimere la tecnologia, né definito lo “sviluppo”. Infatti, nel 1978-2000, i nuovi investimenti nelle infrastrutture canadesi scesero allo 0,1% / anno (rispetto al 4,8% annuo medio nel 1955-1978) [5]. Tendenze simili colpirono gli Stati Uniti causando il caos che si sta ora dispiegando nel Nord America. Nel frattempo le industrie produttive furono esternalizzate nei mercati del lavoro a basso costo, col risultato di una società sempre più dipendente da “beni economici” e servizi scadenti. La logica lineare dei confini della popolazione animale conosciuta come “Capacità portante dell’ambiente” fu quindi imposta all’umanità dalla stessa élite neomalthusiana che l’odiava così tanto da essere disposta ad ucciderne i leader più brillanti e ad elaborare una filosofia cinica solo per convincere la società, con una forma malvagia di effetto Pigmalione, che la nostra natura sia pensata per distruggere la natura e infine autodistruggersi. Un importante architetto malthusiano di tale “nuova società” fu il co-fondatore del Club di Roma Sir Alexander King, che rivelò tale infame intenzione nel sorprendente libro del 1991 The First Global Revolution: “Alla ricerca di un nuovo nemico che ci unisse, abbiamo avuto l’idea che inquinamento, riscaldamento globale, scarsità d’acqua, carestia e simili sarebbero stati adeguati. Tali pericoli sono causati dall’intervento umano, ed è solo attraverso atteggiamenti e comportamenti modificati che possono essere superati. Il vero nemico, quindi, è l’umanità stessa“. [6] E così è successo che una generazione di baby boomer drogati fu indotta a “liberarsi del passato e del futuro” seguendo i mantra di guru come Timothy Leary e Aldous Huxley per “accendere, sintonizzare e abbandonare”. Poiché l’umanità è troppo irrimediabilmente corrotta, gli fu detto di abbandonare ogni responsabilità per cambiare un mondo che non può essere, in ultima analisi, cambiato ed invece va verso l’interiorità ala ricerca del piacere (piacere/dolore, convalidato come nuovo standard di giusto/sbagliato). Questo allontanarsi dal passato e dal futuro ha reso un’intera generazione irrimediabilmente malleabile e suscettibile a una nuova etica chiamata variamente “post-strutturalismo”, “post-realismo” e “postindustrialismo”. Precisamente, tali nomi adottati dal movimento della contro-cultura erano meglio etichettati come “post-verità”. Ora, a quasi 50 anni da tale disordine nevrotico, e di fronte al crollo immanente dell’illusoria bolla del debito speculativo che troppi economisti idioti credono sia la nostra “economia”, ci è stata presentata una crisi potenzialmente meravigliosa.

Un ritorno a un futuro umanista
La Cina rispetta il diritto di tutte le nazioni di cercare la propria strada. Non perseguiremo mai lo sviluppo a spese degli altri. Troveremo una convergenza con altri Paesi e rafforzeremo la cooperazione con altri Paesi in via di sviluppo e promuoveremo la cooperazione attraverso l’iniziativa Fscia e Via“.Xi Jinping, 22 ottobre 2017Ciò che ha reso questa crisi “potenzialmente” meravigliosa è che un nuovo ordine possibile è sorto con una velocità straordinariamente rapida da quando qualcosa di nuovo ha cominciato a succedere nel 2013. Questo nuovo ordine rispetta il diritto alla sovranità di ogni nazione e presuppone che le relazioni internazionali debbano basarsi sullo sviluppo reciproco delle risorse mentali e fisiche di ogni nazione. Questo non è il Nuovo Ordine Mondiale promosso dai fratelli Huxley, ma uno fondato sulla rinascita del mondo giusto che Franklin Roosevelt immaginò in opposizione a Churchill alla fine della Seconda Guerra Mondiale [7] e che John Kennedy descrisse chiedendo di sostituire la guerra fredda con l’impegno per tutta l’umanità ad esplorare insieme le stelle [8]. Negli ultimi 30 anni, il modello di crescita della Cina ha fatto uscire oltre 800 milioni di persone dalla povertà e con l’annuncio della Nuova Via della Seta del maggio 2013, la Cina ha legato il suo destino ad istituzioni nuove e potenti come BRICS, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e Unione Economica Eurasiatica invitando tutte le nazioni del mondo a unirsi al sogno. Consapevole del fatto che il quadro monetarista di istituzioni come Bretton Woods come FMI, Banca Mondiale e OMC non avrebbe mai permesso investimenti a lungo termine per l’estesa Via della Seta, la Cina ha creato una serie di nuovi meccanismi finanziari internazionali come Asian Infrastructure Investment Bank, New Development Bank, New Silk Road Fund e altro ancora. Con questo nuovo ritmo progressivo, gli ex-Paesi coloniali del “2 ° e 3 ° mondo” sono incoraggiati a sfidare i tronfi Dei dell’Olimpo seduti sulle rovine della City di Londra e di Wall Street. Sempre più Paesi del “1° mondo”, stagnanti e disperati, iniziano a puntare sulla Nuova Via della Seta. In questa nota, la visita di Donald Trump in Cina nel novembre 2017 consolidò non solo 250 miliardi di dollari in accordi tra le due potenze e aperto la porta agli investimenti cinesi negli USA, ma ha fatto un passo da gigante verso l’unione degli interessi statunitensi con l’Eurasia. Finora, la Nuova Via della Seta ha esteso i corridoi dello sviluppo dalla Cina all’Europa, aumentando commercio e scambi culturali, scatenando un vasto potenziale lungo la rotta. Nuove città moderne sono state costruite da zero a centinaia, e nuove industrie, tecnologie e scoperte scientifiche associate sono sbocciate. Questi corridoi sono sorti in Medio Oriente, Africa, Eurasia e persino in Sud America e Caraibi con la riduzione della povertà, la riduzione dei conflitti e la speranza come effetti.Lo stretto di Bering come perno della Via della Seta Polare
Si stima prudentemente che il 30% del gas naturale non scoperto del mondo e il 13% delle riserve di petrolio non ancora scoperte siano nell’Artico. I minerali di tutta la tavola periodica si trovano generosamente nell’Artico ma non servono all’umanità dato che non sono state costruite reti di trasporto per raggiungerli. Attualmente, i progetti della Cina con i suoi vicini artici riguardano principalmente navigazione, turismo e materie prime. Tuttavia, lo spirito della Via della Seta si basa sulla crescita complete di tutte le componenti delle economie nazionali, ed è guidato dalla creazione di corridoi di sviluppo ovunque sia adottato (energia, fibre ottiche, acqua, edilizia comunitaria, sanità, istruzione e infrastrutture di trasporto ), e non c’è ragione di credere che l’Artico costituisca un’eccezione a questa filosofia. Poiché il programma di sviluppo siberiano della Russia è parallelo alla filosofia della Nuova Via della Seta, con miliardi investiti da attori internazionali dall’estremo oriente russo allo stretto di Bering, il progetto centenario del tunnel ferroviario dello Stretto di Bering va rivisitato come punto ideale di collaborazione per riportare tecnologie e pratiche della prossima generazione in linea con la ricostruzione della nostra salute economica, fisica, mentale e morale. Il collegamento dello stretto di 100 km tra i continenti russo e americano fu approvato da Vladimir Putin nel 2007, seguito dall’approvazione della Cina nel maggio 2014. Ora, con oltre 25000 km di ferrovie ad alta velocità costruite solo in Cina (38000 km da costruire entro il 2025), con diversi progetti di binari magnetici aggiuntivi ora in costruzione e vasti progetti ferroviari nell’Artico russo, il prossimo passo logico per lo sviluppo eurasiatico è portare l’America nel complesso in questo programma con linee ferroviarie attraverso lo Stretto di Bering. Con un simile impegno, la costruzione della tratta ferroviaria di 1000 km nota come linea ferroviaria Alaska-Canada sarà facilmente realizzata, con nuove reti ferroviarie costruite attraverso i territori canadesi e il continente sbloccando le materie prime, costruendo nuove città avanzate e standard di vita edificanti lungo la rotta.

Il risveglio di grandi personalità
La necessità di rivisitare programmi così audaci come il Corridoio di sviluppo del Canada, progettato dall’eroe canadese della Seconda Guerra Mondiale, Generale Richard Rohmer, può finalmente verificarsi in modo legittimo una volta che questo paradigma potrà adottarsi organicamente nell’Artico. Il piano del 1969 di Rohmer, che prevedeva un binario ferroviario di 4000 km dalla Nuova Scozia allo Yukon, attraverso lo Scudo canadese del “Mid Canada”, fu progettato per aprire la zona sottosviluppata tra la tundra e la sottile zona di sviluppo che abbracciava il confine statunitense. Se questo programma fosse stato intrapreso quando fu presentato per la prima volta, nel 1969, come alternativa all’inferno post-industriale scelto al suo posto, non solo la popolazione canadese avrebbe almeno il doppio delle attuali dimensioni, ma la perdita di posti di lavoro manifatturieri (e inversamente la nostra dipendenza da beni economici provenienti da nazioni povere), il decadimento delle nostre infrastrutture e il crollo dei nostri cittadini non si sarebbero verificati. Da questo punto di vista, la creazione di città artiche ispirate alla città a cupola di Frobisher Bay del primo ministro John Diefenbaker, diventerà presto una perla lungo la grande Fascia e Via del Nord. Tali complessi, che avrebbero dato ad oltre 5000 ingegneri e famiglie tutti i comfort della città di Toronto, erano pronti per essere costruiti già nel 1958 se non fosse per l’attacco coordinato a Diefenbaker e all’economia nordamericana. Ciò che è più importante dello sviluppo delle materie prime sono le nuove opportunità scientifiche per esplorare gli effetti della radiazione cosmica e il suo ruolo nel guidare i cicli climatici, l’evoluzione della biosfera e persino alcune forme di malattie virali. Tali indagini possono avvenire solo negli ambienti saturi di radiazioni cosmiche dell’artico. L’esplorazione spaziale, dove Russia e Cina sono sempre più leader mondiali, richiede anche ambienti artici che imitino le condizioni climatiche extra-terrestri che incontreremo su Marte. La cosa più importante è che la Cina vuole questo futuro e sa che noi occidentali possiamo svegliarci dal nostro lungo sonno.Visione a lungo termine della Cina per l’umanità
Nel maggio 2016, in previsione dell’inaugurazione della Via della Seta Polare, l’ambasciatore cinese in Canada scrisse: “L’iniziativa Fascia e Via è un nuovo tipo di meccanismo di cooperazione. La Cina seguirà i principi di apertura, cooperazione, armonia, inclusività, mutuo vantaggio e cooperazione vantaggiosa per tutti. I programmi di sviluppo nell’ambito dell’iniziativa non sono esclusivi, ma sono aperti a tutti i Paesi o parti interessati, sia nelle regioni lungo il percorso che in altre parti del mondo… Alcuni amici canadesi mi hanno detto che, come Canada e Cina sono vicini del Pacifico, l’iniziativa Fascia e Via da molte opportunità anche al Canada. In considerazione dei progressi compiuti nel corso della cooperazione Cina-Canada in tutti i settori, negli anni, il Canada può sfruttare il vantaggio in risorse e tecnologia per rafforzare la cooperazione con i Paesi asiatici in settori come sviluppo delle infrastrutture, investimenti industriali, le risorse energetiche, finanziamento, scambi interpersonali e produzione avanzata… Nel frattempo, Cina e Canada potrebbero esplorare insieme modi e mezzi per estendere Fascia e Via nel Nord America“. Per il geopolitico, o qualsiasi altra vittima dell’ingegneria sociale del baby boom, tali intenzioni espresse dalla Cina sono del tutto inesistenti. Tutto ciò che esiste è presunto meccanismo di pianificazione basato su idee hobbesiane di potere del più forte per dominare il più debole e potere di monopolizzare le risorse. La nozione di potere che si trova nella capacità dell’umanità di coesistere e cooperare nell’interesse comune e dell’universo come idea compresa da pensatori come Gottfried Leibniz, Benjamin Franklin, Abraham Lincoln, Franklin Roosevelt e altri, è quasi del tutto assente nelle menti di una società condizionata a pensare in termini materialistici. Tuttavia, qualsiasi pensatore dalla chiaro conoscenza della storia e amorevole senso del futuro può facilmente identificare l’intenzione della Cina e dei suoi principali alleati eurasiatici. Per chi vede oltre gli effetti dell’ingegneria sociale su descritti, come la presidentessa dell’istituto Schiller Helga Zepp-LaRouche, la Nuova Via della Seta non rappresenta solo un’opportunità per costruire infrastrutture e sanare le ferite dell’ultimo mezzo decennio, ma ancor più, rappresenta nientemeno che un’opportunità per mettere finalmente l’umanità in armonia con le leggi naturali dell’universo, il cui comando primario è “essere creativi o collassare”. In una recente conferenza a Berlino, la signora LaRouche concludeva con le seguenti parole, “È molto bello vivere in questo momento storico e contribuire a rendere il mondo un posto migliore. E può essere fatto, perché il Nuovo Paradigma corrisponde alla legittimità dell’universo fisico nella scienza, nell’arte classica e in questi principi. Il neoliberismo e liberalismo di sinistra sono obsoleti e scompariranno come gli scolastici che discutevano su quanti angeli sedessero sulla capocchia di una spilla. Ciò che verrà affermato è l’identità della specie umana come specie creativa nell’universo“.

La fase successiva dell’evoluzione della Nuova Via della Seta promossa dall’Istituto Schiller è illustrata con decine di importanti progetti. (Worldlandbridge.com)

Note
[1] Indipendentemente dal fatto che il sostegno del governo canadese a tali iniziative sia autentico o meno, non è questione di cui ci occupiamo in questo momento. Il fatto è che c’è stata un’espressione di sostegno a un processo le cui regole non sono state modellate dall’élite anglo-statunitense, e la nostra valutazione deriva da questo fatto. Resta che, in un momento di crisi, anche le agenzie che beneficiavano del decadimento della società devono adattarsi alla cura se desiderano sopravvivere, o collassare con l’ospite che hanno distrutto come parassiti.
[2] Tali grandi progetti erano noti New Deal, programma Apollo, la rivoluzione idro-nucleare e Avro Arrow
[3] Da Leibniz a Franklin su “Happiness” di David Shavin, Fidelio Vol. 12 n. 1
[4] Per una cronologia più completa dei colpi di Stato e assassinii della CIA-MI6 dalla Seconda guerra mondiale, vedasi “Cronologia delle atrocità della CIA“, Steve Kangas, 7 febbraio 1997
[5] Il pericolo dell’imminente crollo dell’infrastruttura municipale canadese, Federazione delle municipalità canadesi, novembre 2007. Mentre il tasso di investimento è leggermente migliorato rispetto al 2001, il danno causato dal gap di 25 anni è diventato irrisolvibile senza un completo cambiamento sistemico. Le percentuali del collasso delle infrastrutture statunitensi sono di entità simile, per la relazione dell’American Society of Civil Engineers 2017, che avanza una stima prudente di 2 trilioni di dollari per portare le infrastrutture a livelli “accettabili”.
[6] The First Global Revolution: A Report by the Club of Rome, 1991 di Alexander King
[7] Per un resoconto completo della battaglia tra FDR e le intenzioni opposte di Churchill sul mondo postbellico, tratto dal libro di Elliot Roosevelt, As He Saw It.
[8] Nel discorso alle Nazioni Unite del 20 settembre 1963, Kennedy disse: “Includo tra queste possibilità una spedizione congiunta sulla Luna… Perché.. dovrebbe il primo volo dell’uomo sulla Luna essere una questione di competizione nazionale? Perché Stati Uniti ed Unione Sovietica dovrebbero sobbarcarsi immense duplicazioni su ricerca, costruzione e spesa? Sicuramente dovremmo esplorare se scienziati e astronauti dei nostri due Paesi, anzi di tutto il mondo, non possono collaborare alla conquista dello spazio, mandando un giorno di questo decennio sulla Luna non i rappresentanti di una sola nazione, ma di tutti i nostri Paesi“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Le banche centrali europee iniziano a sostituire le riserve in dollari in yuan

Eshe Nelson, QZ 16 gennaio 2018Alla fine dello scorso anno, Xi Jinping affermava che era il momento per la nazione di “prendere il centro del mondo”. Ci sono molti modi con cui la Cina può farlo, tra cui la promozione della globalizzazione, il potenziamento degli aiuti esteri e lo sviluppo di tecnologie avanzate. Un altro passo fondamentale nel prendere il “centro” è essere al centro dell’economia globale. Per raggiungere questo obiettivo, la Cina, tra le altre cose, cerca d’internazionalizzare la propria valuta. Negli ultimi 70 anni, il dollaro USA è stata la valuta dominante nel mondo. Due terzi delle riserve valutarie allocate in dollari, da 6 trilioni di dollari, sono detenute in dollari USA. Lo yuan ha compiuto un passo importante verso l’ampia adozione internazionale nel 2016, quando il FMI decise d’includerla nel paniere di valute che costituiscono il diritto speciale di prelievo una riserva alternativa al dollaro. Tuttavia, dal terzo trimestre del 2017, solo l’1% delle riserve valutarie è in yuan, secondo gli ultimi dati del FMI. Ora, ci sono segnali che aumenteranno.
Lo yuan cinese ha raggiunto il massimo in due anni contro il dollaro USA questa settimana, dopo che la Bundesbank tedesca dichiarava che avrebbe incluso lo yuan nelle proprie riserve, per la prima volta. “Lo sviluppo notevole dal punto di vista europeo negli ultimi anni è stato il crescente ruolo internazionale del renminbi nei mercati finanziari globali”, dichiarava Andreas Dombret, del comitato esecutivo della banca centrale, in una conferenza a Hong Kong. La decisione fu presa lo scorso anno e non sono ancora stati effettuati investimenti, poiché i preparativi sono ancora in corso. La banca centrale francese ha poi rivelato di avere già delle riserve in yuan. Poiché la maggior parte delle riserve delle banche centrali sono detenute in dollari, qualsiasi trasferimento in altre valute, come lo yuan, avverrà a scapito del biglietto verde. A giugno, la Banca centrale europea annunciava di aver scambiato in yuan titoli per 500 milioni di dollari (611 milioni) delle riserve in dollari USA. Si trattò di un piccolo trasferimento: la BCE ha 44 miliardi di euro di riserve in valuta estera, ma ciò nonostante riflette la crescente importanza della Cina nel sistema finanziario globale. Mentre la politica “Prima l’America” di Trump caccia gli Stati Uniti dalle luci della ribalta internazionale, sempre più persone si aspettano che la Cina colmi il divario, anche nelle finanze mondiali. Barry Eichengreen, professore di economia all’Università della California, a Berkeley, ed esperto di sistemi valutari globali, prevede che il dollaro USA perda il dominio e più valute coesistano su base più equa nei mercati internazionali. In futuro, il dollaro sarà costretto a condividere la preminenza con lo yuan e l’euro in particolare, dice.
La Cina deve ancora affrontare diversi ostacoli per avere una valuta veramente internazionale. I controlli sul capitale e la mancanza di trasparenza normativa rendono le istituzioni finanziarie riluttanti ad investire in attività cinesi. Tuttavia, la scorsa settimana la Cina mostrava segni di voler rilassare alcune regole utilizzate per controllare la valuta. Dato che lo yuan guadagna più valore internazionale, Pechino potrebbe essere incoraggiata ad aprirsi ulteriormente.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Cosa significano gli attacchi di Donald Trump al Pakistan?

Vladimir Terehov, New Eastern Outlook 15.01.2018Pubblicato il 1° gennaio 2018, il tweet di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, sull’errore di fornire al Pakistan aiuti finanziari (oltre 33 miliardi di dollari negli ultimi 15 anni), premiato con “nient’altro che menzogne e inganni“, è un importante notizia nella politica mondiale del nuovo anno appena arrivato. Parlando il giorno dopo ai giornalisti, la rappresentante permanente degli Stati Uniti presso l’ONU, Nikki Haley, chiariva che il presidente considerava la possibilità di porre fine all’assistenza finanziaria al Pakistan, che fornisce “rifugio sicuro ai terroristi” cacciati dagli statunitensi in Afghanistan. Per spiegazioni sul significato della dichiarazione di Donald Trump, l’ambasciatore statunitense ad Islamabad fu convocato al ministero degli Esteri del Pakistan. Il capo del dipartimento della politica estera del Pakistan, Khawaja Asif, affermava che Washington cerca d’incolpare il suo Paese per il fallimento della propria politica in Afghanistan. Sottolineando la partecipazione attiva del Pakistan alla lotta al terrorismo, ricordava che durante la guerra in Afghanistan, gli statunitensi effettuarono oltre 5700 attacchi dalle basi situate nel territorio pakistano. In generale, Donald Trump e Nikki Haley non hanno detto nulla di nuovo o di utile. Ricordiamo che, grosso modo, lo stesso fu detto sempre da Donald Trump il 21 agosto 2017, quando (dopo un silenzio prolungato) affrontò per la prima volta in maniera eccezionalmente puntuale e dolorosa le prospettive dei militari USA nell’avventura di 16 anni in Afghanistan. S’ipotizza che l’attuale accusa al Pakistan sia semplicemente la realizzazione delle minacce esplicite di Nikki Haley ai Paesi che il 18 e il 21 dicembre 2017 (rispettivamente, nel Consiglio di sicurezza e all’Assemblea generale delle Nazioni Unite), votarono per la risoluzione che nega il riconoscimento di Gerusalemme a capitale d’Israele. Sembra, tuttavia, che la vera ragione del malcontento USA nei confronti del Pakistan sia molto più seria. È probabile che sia la risposta a un evento estremamente significativo, avvenuto il 26 dicembre a Pechino, dove si svolse il “Primo Dialogo dei Ministri degli Esteri di RPC, Pakistan e Afghanistan”. Nel comunicato stampa congiunto dell’occasione, alcuni punti sono di rilievo:
– i rappresentanti del Pakistan e dell’Afghanistan si congratulano con i cinesi “per la positiva conclusione del XIX Congresso del PCC e sostengono pienamente la proposta del Presidente Xi Jinping” di visione del futuro di tutta l’umanità;
– si esprime disponibilità ad approfondire la cooperazione trilaterale, anche nel quadro del progetto “Nuova Via della Seta”, nella lotta al terrorismo e nella sicurezza;
– si afferma che il processo di pace in Afghanistan, “sostenuto a livello regionale e internazionale“, va condotto con la partecipazione di tutte le parti, inclusi i taliban, ma va “guidato” dall’Afghanistan stesso;
– il secondo incontro nella stessa composizione si terrà a Kabul “nel 2018”.
Il documento non contiene accenni al ruolo apparentemente negativo del Pakistan nel conflitto afghano. Non menziona la presenza militare da 16 anni in Afghanistan della principale potenza mondiale che vi ha sepolto enormi risorse finanziarie e sostenuto alti costi politici. Pertanto, la leadership statunitense ha tutte le ragioni d’essere sconvolta. Tanto più che Washington prevedeva di tenere entro la fine dello scorso anno una sua riunione tripartita sul problema afghano, nel formato “USA-Afghanistan-India”. Tuttavia, qualcosa è andato storto e il principale oppositore geopolitico degli Stati Uniti ha chiaramente rubato l’iniziativa del processo di risoluzione pacifica del conflitto afghano. A giudicare dai contenuti del documento citato, gli autori assegnano ad India e Stati Uniti un ruolo abbastanza indiretto, parlando della necessità di mantenere il processo a “livelli regionale e internazionale“. I partecipanti all’incontro di Pechino fu designato principale iniziatore e “leader” (ancora una volta poniamo l’accento su questo punto eccezionalmente importante) “l’Afghanistan stesso“. Va notata, tuttavia, l’osservazione del 27 dicembre a una conferenza stampa del Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, secondo cui l’istituzione del “dialogo cino-pakistano-afghano” non è inteso a sostituire altre piattaforme internazionali dedite a questo problema. Aggiungiamo che ciò è semplicemente impossibile. Stati Uniti ed India non sono Stati che accetterebbero il ruolo ausiliario di certe forze “regionali e internazionali” nel processo di risoluzione del conflitto afghano. Va anche ricordato che il Pakistan vede in modo esplicito l’Afghanistan come retrovia strategica (“cortile”) nel confronto con l’India. Cosa con cui quest’ultima non sarà mai d’accordo, va aggiunto.
La posizione delle forze filoindiane è piuttosto forte nell’élite afgana, mentre le relazioni pakistano-afghane affrontano gravi problemi (incluse la ragione di cui sopra), accumulatisi negli anni. Tali problemi difficilmente possono essere risolti con un solo evento a livello ministeriale. Nel frattempo, Washington, che negli ultimi anni ha espresso chiara preferenza a sviluppare relazioni con l’India (il tweet di D. Trump è stato definito dal giornale Indian Expresssweet music“), non vuole rompere completamente i legami col Pakistan e non ha intenzione di cederlo ‘senza combattere’ alla piena influenza della RPC. Ciò in particolare è evidenziato dalla visita a Islamabad del segretario alla Difesa USA James Mattis tre giorni dopo lo scandaloso tweet di Donald Trump. Tuttavia, l’osservazione del vicedirettore della CNN Michael Kugelman su questa visita (“Congratulazioni, segretario Mattis. Sei diventato l’ultimo funzionario degli Stati Uniti a fare da vocalist a un disco irrimediabilmente rotto”), a quanto pare, riflette adeguatamente lo stato dei rapporti Stati Uniti-Pakistan. Sembra che il treno pakistano lasci gli Stati Uniti acquisendo notevole velocità e non sarà facile per Washington salire sull’ultimo vagone. Un articolo del quotidiano cinese Global Times intitolato opportunamente “Trump tweet draws China, Pakistan closer“, elenca le componenti principali della cooperazione Cina-Pakistan in rapido sviluppo. Tutto sommato, va affermata la cosa principale: i giochi sul controllo del territorio dell’Afghanistan, durati almeno due secoli con vari protagonisti, continueranno dopo il “Dialogo” di Pechino. Gli ultimi attacchi anti-Pakistan degli Stati Uniti, chiaramente provocati dal suddetto evento, ne sono una testimonianza.Vladimir Terekhov, esperto sui temi della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Perno della Cina verso i mercati mondiali, perno di Washington verso le guerre mondiali…

Prof. James Petras, Global Research 11 gennaio 2018
Quest’articolo del Professor James Petras, pubblicato per la prima volta nell’agosto 2016, mette in primo piano il conflitto tra Stati Uniti e Cina.La Cina e gli Stati Uniti si muovono in direzioni opposte: Pechino sta rapidamente diventando il centro degli investimenti esteri nelle industrie ad alta tecnologia, tra cui robotica, energia nucleare e macchinari avanzati con la collaborazione di centri di eccellenza tecnologica, come la Germania. Al contrario, Washington persegue un perno militare predatore nelle regioni meno produttive con la collaborazione degli alleati più barbari, come l’Arabia Saudita. La Cina avanza verso la superiorità economica globale prendendo a prestito e innovando i metodi di produzione più avanzati, mentre gli Stati Uniti degradano e sviliscono i passati immensi risultati produttivi per promuovere guerre di distruzione. La crescente importanza della Cina è il risultato di un processo cumulativo avanzato in modo sistematico, combinando crescita graduale della produttività e dell’innovazione con salti improvvisi nella tecnologia all’avanguardia.

Le fasi di crescita e successo della Cina
La Cina è passata da Paese fortemente dipendente dagli investimenti stranieri nelle industrie per le esportazioni, ad economia basata su investimenti congiunti pubblico-privati per le esportazioni ad alto valore. La crescita iniziale della Cina era basata su manodopera a basso costo, tasse basse e poche regolamentazioni sul capitale multinazionale. Il capitale straniero e i miliardari locali stimolarono la crescita, sulla base di alti tassi di profitto. Man mano che l’economia cresceva, l’economia cinese passava ad aumentare le competenze tecnologiche e richiedeva maggiore “contenuto locale” per i manufatti. All’inizio del nuovo millennio, la Cina sviluppava industrie di fascia alta, basate su brevetti e competenze ingegneristiche locali, canalizzando un’alta percentuale di investimenti in infrastrutture civili, trasporti ed istruzione. I massicci programmi di apprendistato hanno creato una forza lavoro qualificata che aumenta la capacità produttiva. Le massicce iscrizioni alle università di scienze, matematica, informatica ed ingegneria hanno fornito un grande afflusso di innovatori di fascia alta, molti dei quali avevano acquisito esperienza nella tecnologia avanzata dai concorrenti esteri. La strategia della Cina si è basata su prestito, apprendimento, aggiornamento e competizione con le economie più avanzate d’Europa e Stati Uniti. Alla fine dell’ultimo decennio del XX secolo, la Cina poteva lanciarsi oltremare. Il processo di accumulazione le forniva le risorse finanziarie per acquisire imprese dinamiche all’estero. La Cina non era più confinata agli investimenti nei minerali e nell’agricoltura nei Paesi del Terzo Mondo. La Cina cerca di conquistare settori tecnologici di fascia alta nelle economie avanzate. Nel secondo decennio del 21° secolo, gli investitori cinesi passavano in Germania, il gigante industriale più avanzato d’Europa. Nei primi 6 mesi del 2016 gli investitori cinesi acquisirono 37 società tedesche, rispetto alle 39 nel 2015. Gli investimenti totali della Cina in Germania per il 2016 potrebbero raddoppiare ad oltre 22 miliardi di dollari. Nel 2016, la Cina acquistò la KOKA, la più innovativa società di ingegneria della Germania. La strategia della Cina è avere la superiorità nella futura industria digitale. La Cina passa rapidamente all’automatizzare delle industrie, con piani per raddoppiare la densità dei robot rispetto agli Stati Uniti entro il 2020. Scienziati cinesi e austriaci hanno lanciato con successo il primo sistema di comunicazione satellitare via quantum, che secondo quanto riferito è “a prova di hackeraggio”, garantendo la sicurezza delle comunicazioni della Cina. Mentre gli investimenti globali della Cina continuano a dominare i mercati mondiali, Stati Uniti, Regno Unito ed Australia hanno cercato d’imporre barriere agli investimenti. Affidandosi a false “minacce alla sicurezza”, la prima ministra inglese Theresa May bloccava una centrale nucleare dall’investimento miliardario cinese (Hinckley Point C). Il pretesto era la pretesa spuria che la Cina avrebbe usato la sua quota per “ricattare sull’energia, minacciando di spegnere la luce in caso di crisi internazionali”. Il Comitato per gli investimenti esteri statunitense bloccava diversi investimenti cinesi in settori ad alta tecnologia. Nell’agosto 2016, l’Australia bloccò l’acquisto per 8 miliardi di dollari della partecipazione di controllo nella maggiore rete elettrica australiana per dei pretesti sulla “sicurezza nazionale”. Gli imperi anglo-statunitense e tedesco sono sulla difensiva. Non sempre possono competere economicamente con la Cina, anche nel difendere le proprie industrie innovative. In gran parte questo è il risultato delle loro politiche fallimentari. L’élite economica occidentale sempre più si affida alla speculazione a breve termine nelle finanza, immobiliare e assicurazioni, trascurando la base industriale. Guidata dagli Stati Uniti, la suo dipendenza dalle conquiste militari (costruzione militaristica dell’impero) assorbe le risorse pubbliche, mentre la Cina ha diretto le proprie risorse verso tecnologie innovative ed avanzate.
Per contrastare il progresso economico della Cina, il regime di Obama attuava una politica di costruzione di mura economiche in patria, restrizioni commerciali all’estero e scontro militare nel Mar Meridionale della Cina, rotta commerciale strategica della Cina. I funzionari degli Stati Uniti aumentavano le restrizioni sugli investimenti cinesi nelle imprese statunitensi ad alta tecnologia, tra cui un investimento da 3,8 miliardi di dollari per Western Digital e Philips, che tentavano di vendere le proprie attività nell’illuminazione. Gli Stati Uniti hanno bloccato “l’acquisizione da parte di Chen China, con 44 miliardi di dollari, del gruppo chimico svizzero “Syngenta”. I funzionari degli Stati Uniti fanno tutto il possibile per fermare gli accordi innovativi da miliardi di dollari che vedono la Cina partner strategico. Accompagnando il muro interno, gli Stati Uniti mobilitano il blocco oltreoceano della Cina attraverso la Trans-Pacific-Partnership, che propone di escludere Pechino dalla partecipazione alla “zona di libero scambio” con una dozzina di membri di Nord America, America Latina e Asia. Tuttavia, non una sola nazione membro del TPP ha ridotto il commercio con la Cina. Al contrario, aumentano i legami con la Cina, un commento eloquente sull’abilità di Obama nel ‘fare perno’. Mentre il “muro economico interno” ha avuto alcuni impatti negativi su particolari investitori cinesi, Washington non è riuscita ad intaccare le esportazioni cinesi verso i mercati statunitensi. L’incapacità di Washington di bloccare il commercio cinese è stato ancora più dannosa allo sforzo di Washington di circondare la Cina in Asia e America Latina, Oceania e Asia. Australia, Nuova Zelanda, Perù, Cile, Taiwan, Cambogia e Corea del Sud dipendono molto più dai mercati cinesi che dagli Stati Uniti per sopravvivere e crescere. Mentre la Germania, di fronte alla crescita dinamica della Cina, ha scelto di “collaborare” e condividere investimenti produttivi su vasta scala, Washington ha scelto di formare alleanze militari per affrontarla. La belluina alleanza militare degli Stati Uniti con il Giappone non ha intimidito la Cina. Piuttosto ha declassato le loro economie interne ed influenza economica in Asia. Inoltre, il “perno militare” di Washington ha approfondito e ampliato i legami strategici della Cina con le fonti energetiche e la tecnologia militare della Russia. Mentre gli Stati Uniti spendono centinaia di miliardi in alleanze militari coi regimi clientelari baltici arretrati e gli Stati parassitari mediorientali (Arabia Saudita, Israele), la Cina accumula competenze strategiche dai legami economici con la Germania, risorse dalla Russia e quote di mercato tra i “partner” di Washington in Asia e America Latina. Non c’è dubbio che la Cina, seguendo la via tecnologica e produttiva della Germania, vincerà sull’isolazionismo economico e la strategia militarista globale statunitensi. Se gli Stati Uniti non sono riusciti a imparare dalla strategia economica riuscita della Cina, lo stesso fallimento può spiegare la fine dei regimi progressisti in America Latina.Il successo della Cina e il ritiro latino-americano
Dopo oltre un decennio di crescita e stabilità, i regimi progressisti dell’America Latina si sono ritirati. Perché la Cina ha continuato a seguire la via della stabilità e della crescita mentre i partner latinoamericani si sono ritirati e hanno subito sconfitte? Brasile, Argentina, Venezuela, Uruguay, Paraguay, Bolivia ed Ecuador, per oltre un decennio hanno avuto una storia di successo del centrosinistra dell’America Latina. Le loro economie aumentavano, la spesa sociale aumentava, la povertà e la disoccupazione si riducevano e il reddito dei lavoratori cresceva. Successivamente, le loro economie andarono in crisi, il malcontento sociale crebbe e caddero i regimi di centro-sinistra.
A differenza della Cina, i regimi di centro-sinistra latino-americani non diversificarono le loro economie: rimasero fortemente dipendenti dal boom delle materie prime per la crescita e la stabilità. Le élite latinoamericane presero in prestito e dipendevano dagli investimenti e dal capitale finanziario esteri, mentre la Cina si è impegnata in investimenti pubblici nell’industria, nelle infrastrutture, nella tecnologia e nell’istruzione. I progressisti latino-americani si unirono al capitalismo straniero e agli speculatori locali nella speculazione e nei consumi immobiliari non produttivi, mentre la Cina investiva in industrie innovative in patria e all’estero. Mentre la Cina consolidava il dominio politico, i progressisti latinoamericani “alleati” con gli avversari strategici nazionali e stranieri delle multinazionali, per “condividere il potere”, che di fatto erano pronti ad estromettere i loro alleati “di sinistra”. Quando l’economia basata sulle materie prime crollò, così fecero i legami politici con i soci d’élite. Al contrario, le industrie cinesi beneficiarono dei bassi prezzi globali delle materie prime, mentre la sinistra dell’America Latina ne soffriva. Di fronte all’ampia corruzione, la Cina lanciò una grande campagna epurando oltre 200000 funzionari. In America Latina, la sinistra ignorò i funzionari corrotti, permettendo all’opposizione di sfruttare gli scandali per cacciare i funzionari di centro-sinistra. Mentre l’America Latina importava macchine e componenti dall’occidente; la Cina acquistava le società occidentali per produrre macchine e tecnologia, che quindi adottò per i miglioramenti tecnologici cinesi. La Cina superò con successo la crisi, sconfisse gli avversari e procedette ad espandere il consumo locale e a stabilizzare il governo.
Il centro-sinistra latino-americano subiva sconfitte politiche in Brasile, Argentina e Paraguay, perse le elezioni in Venezuela e Bolivia e si ritirava in Uruguay.

Conclusione
Il modello economico politico cinese ha superato l’occidente imperialista e l’America latina di sinistra. Mentre gli Stati Uniti hanno speso miliardi in Medio Oriente nelle guerre per conto d’Israele, la Cina ha investito somme simili in Germania per tecnologie avanzate, robotica e innovazioni digitali. Mentre il “perno dell’Asia” del presidente Obama e della segretaria di Stato Hillary Clinton fu in gran parte una dispendiosa strategia militare per accerchiare e intimidire la Cina, il “perno dei mercati” di Pechino ne ha migliorato la competitività economica. Di conseguenza, nell’ultimo decennio, il tasso di crescita della Cina è tre volte superiore quello degli Stati Uniti; e nel prossimo decennio la Cina raddoppierà gli Stati Uniti nel “robotizzare” l’economia produttiva. Il perno verso l’Asia degli USA, con la loro forte dipendenza dalle minacce militari e dalle intimidazioni, è costato miliardi di dollari in mercati e investimenti perduti. Il “perno della Cina verso la tecnologia avanzata” dimostra che il futuro sta in Asia e non in occidente. L’esperienza della Cina offre lezioni ai futuri governi di sinistra latinoamericani. Innanzitutto, la Cina sottolinea la necessità di una crescita economica equilibrata, al di là dei benefici a breve termine derivanti dal boom delle materie prime e dalle strategie consumistiche. In secondo luogo, la Cina dimostra l’importanza dell’istruzione tecnica professionale e dei lavoratori per l’innovazione tecnologica, al di là della scuola del business e dell’educazione “speculativa” non produttiva, così pesantemente enfatizzate negli Stati Uniti. In terzo luogo, la Cina bilancia la spesa sociale con investimenti nelle attività produttive principali; competitività e servizi sociali sono combinati. Crescita e stabilità sociale della Cina, l’impegno per l’apprendimento e a superare le economie avanzate hanno importanti limiti, specialmente nelle aree dell’uguaglianza sociale e del potere popolare. Qui la Cina può imparare dall’esperienza della sinistra dell’America Latina. I progressi sociali del Presidente venezuelano Chavez sono degni di studio ed emulazione; i movimenti popolari in Bolivia, Ecuador e Argentina, che hanno espulso i neo-liberali dal potere, potrebbero intensificare gli sforzi in Cina per superare il nesso business-saccheggio e fuga di capitali. La Cina, nonostante i limiti socio-politici ed economici, ha resistito alle pressioni militari statunitensi e le ha persino ‘rovesciate’ avanzando in occidente.
In ultima analisi, il modello di crescita e stabilità della Cina offre certamente un approccio di gran lunga superiore alla recente debacle della sinistra latinoamericana e al caos politico derivante dalla ricerca di Washington della supremazia militare globale.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Pakistan si allontana dagli Stati Uniti, l’affare è molto più serio di quanto si pensa

Darius Shahtahmasebi, The Antimedia 8 gennaio 2018

Khawaja Muhammad Asif

La decisione di Donald Trump di celebrare il nuovo anno demonizzando contemporaneamente Iran e Pakistan su twitter gli si è già ritorta contro in modo tremendo. Dopo le minacce che gli Stati Uniti avrebbero rifiutato gli aiuti al Pakistan, confermavano che avrebbero trattenuto 255 milioni in aiuti (diventati 900 milioni) e che stando a quanto riferito minacciano di non concederne altri 2 miliardi. “Speriamo che il Pakistan la veda come incentivo, e non punizione“, diceva ai giornalisti un funzionario del dipartimento di Stato. Secondo il Wall Street Journal, questa ostilità nei confronti del Pakistan non è andata bene. Il Ministro degli Esteri pakistano Khawaja Muhammad Asif dichiarava in un’intervista che gli Stati Uniti non si comportano da alleati e, di conseguenza, il Pakistan non li considera più tali. Se non altro, il comportamento di Washington ha solo spinto il Pakistan tra le braccia dei tradizionali rivali, Cina e Iran. La Cina da tempo fornisce aiuto finanziario ed economico al Pakistan con progetti per espandere la partnership economica in futuro. La Cina si è già impegnata ad investire 57 miliardi di dollari nelle infrastrutture pakistane nell’ambito dell’iniziativa “Belt and Road“. Proprio il mese scorso, il Pakistan annunciava di prendere in considerazione una proposta per sostituire il dollaro USA con lo yuan cinese per gli scambi bilaterali tra Pakistan e Cina. A seguito dei recenti attacchi del governo Trump al Pakistan, questi confermava che l’abbandono del dollaro non era una minaccia arbitraria e immediatamente sostituiva il dollaro con lo yuan cinese. “Gli investimenti cinesi in Pakistan dovrebbero raggiungere oltre i 46 miliardi entro il 2030 con la creazione di un corridoio economico cinese-pakistano che collega il porto di Gwadar nel Baluchistan sul Mar Arabico con Kashgar, nella Cina occidentale“, affermava Harrison Akins, ricercatore all’Howard Baker Center che si occupa di Pakistan e Cina. A metà dell’anno scorso, fu riferito che la Cina valutava la possibilità di stabilire proprie basi navali in Pakistan. Questi rapporti riaffiorarono la settimana scorsa, anche se il Pakistan negava con veemenza che tale base navale sarà costruita (anche se gli ufficiali cinesi hanno illustrato il piano per costruire una base navale nel porto di Gwadar). Che i rapporti siano veri o no, ciò che è evidente è che il Pakistan cercherà di cooperare con la Cina economicamente e militarmente, rinunciando ad affidarsi a Washington. “La storia dei rapporti del Pakistan con la Cina e gli Stati Uniti mostra anche che la politica del Pakistan non risponde alle maniere forti, ma a lealtà e trattamento dignitoso“, dichiarava Madiha Afzal, della Brookings, secondo CNBC. Inoltre, secondo Times of Islamabad, i ministri della Difesa iraniano e pakistano ebbero dei colloqui sul ruolo di Washington nella regione e indicavano una crescente strategia per la cooperazione nella difesa tra Teheran e Islamabad. Anche prima della decisione di Donald Trump di tentare unilateralmente d’isolare i due Paesi, le relazioni in espansione erano già a buon punto, molto probabilmente la ragione vera per cui l’amministrazione Trump ha preso di mira a entrambi.
Con grande disappunto di Washington, questo è solo l’inizio della fine del ruolo degli USA come superpotenza globale incontrastata. Asia Times riporta che Iran, Cina e Pakistan sono pronti a lanciare una “trilaterale” che sostenga lo sviluppo economico di ben 3 miliardi di persone. Il maggiore ostacolo a tale nesso economicamente vitale sarebbe in realtà la crescente potenza economica dell’India, non degli Stati Uniti, che sembrano poter fare ben poco se non schernire, minacciare e fare i prepotenti verso sempre più Stati riottosi. Senza esitazione, anche la Turchia, altro Paese che stringe legami con Russia, Cina e Iran, si unisce ad Iran e Pakistan. La Turchia è un alleato della NATO. “Non possiamo accettare che certi Paesi, soprattutto Stati Uniti ed Israele, interferiscano negli affari interni dell’Iran e del Pakistan“, aveva detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ai giornalisti prima di un viaggio per la Francia. Inoltre Turchia e Iran sono venuti in aiuto del Qatar l’anno scorso, complicando ulteriormente la ristrutturazione delle tradizionali alleanze di Washington. In questa fase, Turchia e Iran potrebbero aderire all’alleanza militare cinese e russa, nota come blocco di Shanghai, con l’Iran che ha recentemente rafforzato i legami militari con la Cina. Dato che la Cina ha interessi economici e militari che vanno protetti in Pakistan, l’alleanza orientale si amplia di giorno in giorno a danno di Washington. Non c’è da meravigliarsi se l’Unione europea praticamente costruisca un proprio esercito, dato che i Paesi che si sentono sicuri affidandosi alla cosiddetta leadership globale degli Stati Uniti di Donald Trump sono di giorno in giorno sempre di meno. E viste le gravi implicazioni del passaggio del Pakistan nella sfera d’influenza della Cina, è curioso che questa storia non faccia notizia.Traduzione di Alessandro Lattanzio