La Siria tra la morte del Generale Zahradin e la resa del PKK

Alessandro Lattanzio, 19/10/2017Il Maggior-Generale dell’Esercito arabo siriano, Isam Zahradin, cadeva nella provincia di Dayr al-Zur dopo che la sua auto era esplosa su una mina posta dai terroristi del SIIL, ad Huayjah al-Saqr. Il Generale Zahradin era il comandante della 104.ma Brigata aeroportata della Guardia repubblicana che aveva inflitto diverse sconfitte ai terroristi del SIIL mentre assediavano Dayr al-Zur. Cadeva assieme al Generale anche il Capitano Muhamad Aqram Qadr.
L’Esercito arabo siriano inviava nella provincia di Dayr al-Zur due Brigate delle Forze speciali, provenienti dalle regioni orientali della provincia di Hama, per condurre un’operazione sulla riva orientale dell’Eufrate, a sud di al-Busayrah. Nel frattempo, le unità dell’Esercito arabo siriano liberavano i quartieri Sahra al-Busaid, Tahtuh, al-Umal, Harabish, Huayjah al-Qata, Islah al-Husayniyah, la cartiera e il villaggio al-Juninah, ad ovest di Dayr al-Zur, mentre ad est liberavano al-Abad e al-Ziban, mentre consolidavano il controllo su al-Bumar, Muhasan, al-Bulayl, al-Salu, al-Zabari, Buqrus Fuqani, Buqrus Tahtani e Mayadin. L’Esercito arabo siriano aveva distrutto 14 tecniche, 3 carri armati e 2 blindati dello SIIL, e catturato un’enorme quantità di armi appartenenti al gruppo terroristico, tra cui mitragliatrici pesanti, autobombe, blindati, artiglieria semovente, droni e diversi tipi di munizioni. I velivoli russi avevano effettuato, nell’arco di una settimana, 83 sortite contro 174 obiettivi del SIIL, tra cui centri di comando e basi logistiche presso Dayr al-Zur, città ora liberata per il 90%.

Il Capo di Stato Maggiore Generale dell’Esercito arabo siriano, Generale Ali Abdullah Ayub, nella conferenza stampa tenutasi con la controparte iraniana, Generale Mohammad Hosein Bagheri, a Damasco, dichiarava, “Le esperienze militari accumulate avranno un ruolo chiave nell’eliminazione del terrorismo e siamo sicuri che il ruolo dell’Asse della Resistenza sarà molto più forte e la sua capacità di affrontare diverse sfide ancor più grande“. “Siamo qui a Damasco per migliorare la cooperazione e il coordinamento in caso di aggressione, sia da parte sionista e che dai terroristi“, dichiarava a sua volta il Maggior-Generale Bagheri. “Abbiamo discusso le modalità per rafforzare i rapporti e stabilire linee più ampie per la futura cooperazione“, aggiungeva. Inoltre, il Generale Ayub dichiarava che “Gli Stati Uniti ostacolano l’avanzata dell’Esercito arabo siriano nelle operazioni contro i gruppi terroristici. Gli Stati Uniti ricorrono a terroristi e mercenari per attaccare l’Esercito arabo siriano“. Infine, il capo della sicurezza siriana Ali Mamluq, il Viceministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov e il leader del PKK Murat Karayilan s’incontravano il 19 ottobre nella città siriana di Qamishli, per discutere del futuro delle YPG, delle basi statunitensi situate nelle aree occupate dalle YPG, e della soluzione politica della questione curda in Siria. Le YPG, in tale quadro, cedevano il controllo della compagnia petrolifera Conoco alle forze russe, nella provincia di Dayr al-Zur. Un consigliere ceceno era presente all’incontro, per discutere dell’estradizione dei terroristi ceceni dalla Siria.
Il 19 ottobre, l’Esercito arabo siriano respingeva un pesante attacco dello SIIL su Huayjah al-Saqr, infliggendo gravi perdite ai terroristi. I terroristi dello SIIL si ritiravano da 3 villaggi presso Dayr al-Zur: Muhaymidah, Safirah e Hasan, dopo aver concluso un accordo con le SDF. In precedenza numerosi terroristi dello SIIL furono trasferiti dal campo petrolifero al-Umar, a nord-est di Dayr al-Zur, ad al-Mayadin, allo scopo di rallentare l’avanzata dell’Esercito arabo siriano in accordo con gli Stati Uniti e le SDF, mentre ad altri terroristi dello SIIL veniva permesso, da SDF e forze speciali degli USA, lasciare al-Husayniyah e al-Salahiyah per il campo petrolifero al-Umar. Le forze della coalizione statunitense avevano falsamente riferito che i terroristi dello SIIL erano stati trasferiti presso la prigione di al-Tabaqa, a Raqqa, e ad Ayn al-Arab (Kobani).Il simbolo della Resistenza di Dayr al-Zur è stato ucciso“, affermava una dichiarazione dell’Esercito arabo siriano. Isam Zahradin era caduto mercoledì 18 ottobre durante un’operazione speciale sull’isola di Saqr (Huayjah al-Saqr) nella provincia di Dayr al-Zur. Zahradin aveva partecipato a più di 80 operazioni della Guardia repubblicana siriana contro i terroristi taqfiri. L’ultima missione si era svolta a Dayr al-Zur. “Il Maggior-Generale Isam Zahradin, responsabile della difesa di Dayr al-Zur, è saltato su una mina ed è morto per le ferite sull’Isola Saqr. Zahradin era stato a capo delle difese di Dayr al-Zor per circa quattro anni“. Il 5 settembre le forze siriane spezzarono l’assedio di Dayr al-Zur entrando dalla zona settentrionale della città. Quattro giorni dopo, le unità siriane comandate dai Generali Isam Zahradin e Souhayl al-Hasan (il Tigre), riconquistavano il controllo dell’aeroporto militare di Dayr al-Zur. Alla fine del 2013, il comandante Zahradin fu inviato a Dayr al-Zur, fu convocato a Damasco nel giugno 2015 per essere inviato ad Hasaqah, sottoposta all’assalto dello SIIL. Nel gennaio 2017, dopo essere tornato a Dayr al-Zur, Isam Zahradin era nuovamente a capo delle difese della città, respingendo un nuovo assalto dello SIIL.

Il reporter Husayn Murtada con il Generale Isam Zahradin

Amico della Resistenza
Il generale siriano ebbe stretti legami coi combattenti di Hezbollah e i quadri della Resistenza dispiegati nella Siria orientale. Per lui, la fine dello SIIL in Siria era collegata all’inizio di una guerra più grande, per la liberazione del Golan. Essendo druso, la liberazione del Golan occupato non poteva lasciarlo indifferente. Il suo nome era nell’elenco del Mossad delle “persone da uccidere”.Fonte: PressTV

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La potenza dell’Iran irrita gli USA

L’Iran è la deterrenza contro gli Stati canaglia in Medio Oriente
Shane Quinn The Duran 17 ottobre 2017Dopo l’invasione dell’Iraq del 2003, lo storico militare israeliano Martin van Creveld disse: “Il mondo ha visto come gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iraq benché, come si è scoperto, non ne avessero motivo. Se gli iraniani non costruiranno armi nucleari, sarebbero dei pazzi“. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente scartato il JCPOA, l’accodo nucleare con l’Iran, e inoltre ha imposto nuove sanzioni al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie islamiche, un ramo dell’Esercito iraniano. Due mesi prima, il Presidente dell’Iran Hassan Rouhani dichiarò che il suo Paese riavvierà il programma nucleare “in poche ore” se venivano adottate altre sanzioni. Considerando che l’Iran è nuovamente sotto lo spettro dell’attacco dalla vecchia nemesi, tali sviluppi potrebbero rivelarsi inevitabili. È il segnale che gli USA, dall’aggressivo militarismo, inviano al mondo: sviluppate le armi nucleari se volete proteggervi da noi. È un messaggio che la Corea democratica da tempo segue. La RPDC sarebbe sicuramente stata attaccata se non avesse testate nucleari e artiglieria massiccia. Le minacce a Corea democratica e Iran violano la Carta delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti furono tra i firmatari chiave della creazione delle Nazioni Unite nel 1945. Da tempo sembrano considerarlo una mera cerimonia. Il testo di apertura della Carta dichiara che siano “salvate le generazioni future dal flagello della guerra… riaffermando la fede nei diritti umani fondamentali… e nelle nazioni grandi e piccole“. Tra le accuse all’Iran dell’occidente vi è quella di “alimentare l’instabilità”. In termini semplici, ciò significa ignorare i desideri degli USA. Mentre lo SIIL dilagava nel nord dell’Iraq nel 2014, fu l’Iran che intervenne in aiuto dei curdi assediati. Azioni come questa sono chiamate “destabilizzazione” e “sostegno al terrorismo”. L’Iraq fu attaccato dagli Stati Uniti nel 2003, lasciando rovine che gli iracheni non videro dall’invasione mongola del 13° secolo. In occidente lo si chiamò “promozione della democrazia” o “stabilizzazione”, senza trascurare di menzionare un milione di iracheni morti, con un attacco che pose le basi dello SIIL. Nel frattempo, l’accordo nucleare iraniano del 2015, ha affermato il capo della vigilanza atomica dell’ONU Yukiya Amano, “è attuato nell’ambito degli impegni relativi all’energia nucleare presi dall’Iran col JCPOA. Il regime di verifica in Iran è il più robusto… attualmente esistente. Abbiamo aumentato i giorni d’ispezione in Iran, abbiamo aumentato le ispezioni… e dati sono aumentati“. Questa è la prova che l’Iran adempie ad ogni richiesta, a differenza di altri. Ancora una volta, sono Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita che decidono d’ignorare il diritto internazionale. In tal modo, promuovono il proprio isolamento mondiale. Le cinque altre potenze che hanno preso parte all’accordo nucleare, Cina, Russia, Francia, Germania e Gran Bretagna, hanno affermato di continuare indipendentemente dalla posizione statunitense. Le vere ragioni di tale rinnovata ostilità verso l’Iran non sono naturalmente specificate. Per esempio, l’Iran aumenta l’influenza in Medio Oriente, sempre più potente rivale d’Israele. L’Iran ha inoltre svolto un ruolo importante, alleato di Russia ed Esercito arabo siriano, nella sconfitta dei terroristi filo-occidentali ad Aleppo.
Altre preoccupazioni sono il “sostegno al terrorismo” dell’Iran, come ribadito dal presidente Trump, riecheggiando i predecessori. Ciò si riferisce principalmente al sostegno dell’Iran a Hezbollah e Hamas, organizzazioni nate dall’aggressione degli Stati Uniti nel Medio Oriente, sostenuti da Israele ed Arabia Saudita. Il terrorismo occidentale supera notevolmente qualsiasi cosa attribuita ad Hezbollah o Hamas. Hezbollah, per esempio, ha svolto un ruolo nel ritiro dello SIIL, dopo aver combattuto gli estremisti per tre anni in Siria, Iraq e Libano. Il duo è anche nemico deciso d’Israele, quindi degli Stati Uniti. Né l’Iran, insieme a Hezbollah e Hamas, può competere con l’Arabia Saudita nella sponsorizzazione del terrorismo islamico. Lo SIIL stesso è un complotto del fanatismo religioso saudita e dell’ampliamento del suo messaggio jihadista. Inoltre, all’Iran, quarto produttore di petrolio mondiale, non è mai stato perdonato aver rimosso il controllo statunitense 38 anni fa. Come una banda che da una lezione a chi tradisce il boss mafioso, l’Iran viene punito senza pietà. I cubani sostengono le affermazioni dell’Iran con mezzo secolo di prove. Anche l’intelligence statunitense riconosce che le dottrine strategiche dell’Iran sono difensive e non sono una minaccia militare importante. L’anno scorso il bilancio degli armamenti statunitensi era 50 volte superiore quello iraniano. Tuttavia, in occidente l’Iran viene considerato “la peggiore minaccia alla pace“, nonostante non abbia mai invaso un altro Paese. Una delle grevi ironie è come le azioni statunitensi di questo secolo abbiano aiutato la causa dell’Iran. Quattordici anni dopo la fine della guerra in Iraq, il New York Times lamentava che “camminando nei mercati in Iraq gli scaffali siano pieni di beni iraniani… accendendo la televisione canale dopo canale trasmettono programmi favorevoli all’Iran. Si costruisce un nuovo edificio? È probabile che i mattoni e il cemento provengano dall’Iran. E non è che l’inizio“. La causa principale di ciò, la devastazione lasciata dall’invasione degli Stati Uniti, non viene menzionata nell’articolo. L’Iraq è da tempo un Paese a maggioranza sciita, ma prima dell’attacco del 2003 era governato dalla minoranza sunnita. Gli statunitensi spazzarono i governanti sunniti, avvicinando inavvertitamente l’Iraq all’Iran, altra nazione sciita.
Con l’ostilità crescente degli USA verso l’Iran, è sorprendente che la Cina, in particolare, ne sia l’alleata chiave. Oggi la Cina rappresenta il maggiore mercato di esportazione ed importazione dell’Iran. Dal 2000 al 2014 la quota cinese delle esportazioni iraniane è passata dal 4% al 49%, soprattutto nel greggio. In questi 14 anni, la quota di importazioni cinesi verso l’Iran è passata dal 5% al 45%. Anche i legami militari sino-iraniani sono più stretti. Nel 2012, per la prima volta, navi da guerra cinesi apparvero nel Golfo Persico per un’esercitazione congiunta con la Marina iraniana. Col Presidente Rouhani (in carica dal 2013), le relazioni sono aumentate, con l’aumento complessivo del 70% degli scambi con la Cina, che vede favorevolmente Rouhani. L’anno scorso Cina e Iran decisero di aumentare il commercio a 600 miliardi di dollari nel prossimo decennio. La Cina è anche un importante fornitore di armi avanzate dell’Iran, tra cui missili antinave, missili da crociera, aviogetti da caccia J-10, ecc. Il caccia J-10 è “paragonabile allo statunitense F-15, letale in combattimento“. Nel novembre 2016, un accordo di cooperazione militare fu firmato da Cina e Iran, con esercitazioni militari congiunte avvenute a giugno. L’allora Ministro della Difesa iraniano Hossein Dehghan dichiarò: “L’aggiornamento delle relazioni e della cooperazione militare a lungo termine nella difesa con la Cina è una delle priorità della diplomazia della Repubblica islamica dell’Iran“. Ponendo un altro deterrente importante ai nemici dell’Iran. Si può supporre che questi sviluppi siano visti con orrore a Washington, Tel Aviv e Riyadh.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

I siriani hanno colpito un F-35 israeliano?

DNI 17 ottobre 2017Notizie indicano che la difesa aerea siriana ha danneggiato un aviogetto da combattimento F-35 dell’aeronautica israeliana. Secondo le notizie, Israele nasconde il fatto che un suo avanzato caccia F-35 è stato colpito da un missile S-200 siriano. Anche PressTV copre l’evento indicando questo scenario. “Sembra che la “dimostrazione di forza” israeliana durante l’ultima visita del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu, sia stato un fallimento totale“, scrive South Front. Lo stesso giorno, le forze di difesa israeliane (IDF) hanno affermato che i loro aerei avevano colpito una batteria antiaerea delle forze della difesa aerea siriana, che aveva lanciato un missile contro gli aerei israeliani che sorvolavano il Libano. Secondo le informazioni disponibili, le forze della difesa aerea siriana avevano utilizzato un missile S-200 contro i velivoli da guerra israeliani. Questo missile sovietico è il più avanzato sistema antiaereo a lungo raggio a disposizione dei militari siriani. Anche così, è vecchio per la guerra moderna. Nonostante ciò, il Ministero della Difesa siriano dichiarava che le forze governative avevano risposto alla violazione dello spazio aereo “colpendo direttamente uno degli aviogetti, costringendo gli altri aerei israeliani a ritirarsi“. Questa dichiarazione è in contraddizione con l’affermazione israeliana secondo cui “alcun centro” era stato confermato.
Poche ore dopo l’incidente in Siria, i media israeliani riferivano che un caccia multiruolo F-35 dell’aeronautica israeliana era stato danneggiato dalla presunta collisione con uccelli durante un volo di addestramento. L’incidente, presumibilmente, sarebbe accaduto “due settimane prima“, ma veniva rivelato pubblicamente solo il 16 ottobre. Tuttavia, le fonti israeliane non potevano mostrare alcuna foto dell’F-35 dopo la “collisione con gli uccelli“. Inoltre, non è chiaro se l’F-35 potrà rientrare in servizio perché il rivestimento stealth è stato danneggiato. Così, secondo la versione israeliana, l’aereo non sarebbe più operativo dalla collisione, nonostante l’F-35 abbia superato le prove d’impatto con uccelli con ottimi risultati (informazioni ufficiali qui).
L’F-35 è l’aereo da guerra più costoso del mondo. Il costo del suo sviluppo è ora di circa 406,5 miliardi di dollari. Israele acquista attivamente l’auto-proclamato caccia più avanzato del mondo a circa 100 milioni di dollari per aereo.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La difesa aera siriana spara per prima

PressTV 17 ottobre 2017

Il Segretario Generale di Hezbollah ha predetto nell’ultimo discorso che una guerra è vicina e che gli ebrei anti-sionisti dovrebbero lasciare Israele tornando nei Paesi d’origine, altrimenti “bruceranno” senza che Netanyahu possa o abbia il tempo di salvarli. Abdalbari Atwan, rinomato editore del quotidiano Rai al-Yum, ritornava nell’ultimo articolo sul combattimento aereo tra Israele e forze armate siriane sul Libano, il 16 ottobre, sullo sfondo della reazione della difesa aerea siriana all’aggressione degli aerei da combattimento israeliani che conducevano una missione da ricognizione, non nel cielo siriano ma in quello libanese: “Il comunicato dell’Esercito arabo siriano sugli aerei da combattimento israeliani colpiti e costretti a fuggire, è uno sviluppo completamente nuovo che segna una svolta nella strategia dell’Asse della Resistenza, una strategia che non tollera più alcuna violazione dello spazio aereo libanese o siriano“. “È vero che la dichiarazione dell’esercito israeliano, pubblicata precipitosamente nei minuti successivi l’attacco, deforma la realtà nascondendo il panico dell’esercito israeliano. A credere al testo, l’aeronautica israeliana avrebbe distrutto una batteria di missili dispiegati a est di Damasco. I capi politici e militari di Tel Aviv non hanno dimenticato che per la prima volta “subivano e non infliggevano”. In seguito, ufficiali israeliani si sono susseguiti ad affermare che “Israele non cerca tensioni a tutti i costi e preferisce la tranquillità su tutto! Calma, dicono… strano!” Nel resto dell’articolo, l’autore ribadisce i termini del comunicato israeliano e aggiunge: “La cosa più strana di tutti è il silenzio del primo ministro Netanyahu e dei suoi portavoce, che non hanno detto nulla dell’attacco. Netanyahu si è accontentato di generalizzare: “Chiunque voglia attaccare Israele o la sua sicurezza sarà punito” o “ho fatto della salvaguardia della sicurezza una missione personale”, che verrà svolta “secondo le esigenze specifiche d’Israele”. Ciò significa che anche Lieberman, il capo dell’esercito, non può più garantire la sicurezza d’Israele. E capiamo perché Netanyahu abbia cercato di aiutarlo calmando i coloni che ora si aspettano il peggio“. Allo stesso tempo, Atwan si concentra, non senza ragione, sul messaggio del “missile sparato dall’antiaerea siriana” scrivendo: “Il messaggio è più che chiaro: la pazienza di Damasco ha raggiunto il limite. Non è più tollerabile vedere aerei di combattimento sionisti spiare siti sensibili sul suolo siriano dal cielo libanese, prima di abbatterli impunemente. Come Israele sa, il cielo del Libano costituisce ora il prolungamento naturale dello spazio aereo della Siria e pertanto qualsiasi violazione del cielo libanese sarà contrastato, non importa a quale prezzo. Il messaggio è cruciale. Israele è nel panico totale davanti a uno Stato siriano che, dopo sette anni di guerra, è riuscito a distruggergli degli aerei. Stato siriano che, inoltre, è affiancato da Hezbollah ben armato e pronto a qualsiasi evenienza. Il panico si legge soprattutto nelle parole di Avigdor Lieberman affidate a Walla, dove riconosceva la vittoria di Assad con franchezza inedita: “Assad ha vinto, e tutti i Paesi musulmani si accodano per averne i favori“.”
Poi nell’editoriale, l’autore collega il bellicismo anti-siriano d’Israele e la risposta di Damasco da un lato e la nuova strategia degli Stati Uniti verso l’Iran dall’altro, una strategia basata sul rifiuto del presidente Trump di certificare l’accordo nucleare o sulle sanzioni imposte al Corpo dei Guardiani Rivoluzionari Islamici. “Una strategia espressa durante un discorso che accusava l’Iran di sostenere il terrorismo, destabilizzando il Medio Oriente e gli alleati di Washington“: “Questi sono i segni di una conflagrazione del fronte che si stagliano all’orizzonte, una sfida su cui il Segretario generale di Hezbollah, Nasrallah, avvertiva indicando al premier israeliano come colui che la vuole. Ciò che preoccupa Netanyahu in realtà sono lo Stato siriano in ripresa, un Iraq che ritorna e un “ponte” che viene issato tra Iran e Libano attraverso Siria e Iraq, così come le forze di Hezbollah schierate a Qunaytra e Dara col sostegno dei consiglieri militari iraniani, permettendogli di costruire delle basi, anche se significa aprire un fronte sul Golan occupato, alle porte d’Israele. “Questo corridoio”, di cui lui e i suoi compari continuano a parlare, si estende da Mazar i-Sharif in Afghanistan a Zahiya, a sud di Beirut, sul Mediterraneo, una via per inviare armi e munizioni per l’Asse della Resistenza. E questo asse è una realtà poiché l’Esercito arabo siriano ora usa le batterie dei missili antiaerei S-200 contro i caccia israeliani in fuga. Nulla dice che i prossimi missili non siano S-400 che Damasco sparerebbe contro aerei attaccanti col via libero russo”.
Atwan è pronto a scommettere che “il Medio Oriente cambierà” perché “la Siria è sul punto di riprendere forza molto rapidamente, con l’aiuto di Russia e Iran“: “È un una realtà così profondamente capita da Washington e Tel Aviv, da far tremare Israele e i generali statunitensi… Non senza motivo Nasrallah invitava gli ebrei a lasciare Israele prima che sia troppo tardi, dato che la prossima guerra con Israele sarà diversa: ora arabi e musulmani del Medio Oriente possiedono una “forza deterrente”. Queste persone, gli israeliani le hanno già messe alla prova tre volte senza poterli sconfiggere. I nemici d’Israele non sono più dei regimi arabi corrotti che puntano tutto sulle carte truccate statunitensi. Sono diversi, nuovi a memoria dell’uomo mediorientale“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La potenza della Russia supera quella degli USA

Andrej Martjanov UNZ 27 settembre 2017Le dimensioni contano, come gittata e velocità, ogni volta che si parla di armi. Sembra che ci sia una grande confusione sul contingente militare russo relativamente piccolo in Siria. L’indicatore più popolare di tale confusione è l’infinita discussione su un possibile attacco statunitense alle forze russe in Siria, soprattutto sulla base aerea di Humaymim. Può tale attacco, una volta considerate le dimensioni delle forze che gli Stati Uniti possono schierare contro i russi, “sconfiggerle”? Questa è una questione legittima ma anche poco professionale. Infatti, negli Stati Uniti ci sono molte persone di grande rilievo che, oltre a considerare tale scenario terrificante, l’istigano. Il tenente-colonnello Ralph Peters non lesina le parole quando si tratta di attaccare i russi; infatti, è un tizio diretto quando prescrive come combattere i russi: ciò potrebbe divenire incontrollato, e velocemente. Se avviene, si deve vincere rapidamente e decisamente, e limitarsi alla Siria. Non c’è dubbio che Peters e i militari e politici statunitensi che rappresenta conoscano la saggezza strategica del passato, da Clausewitz a Moltke e Guderian, ma qui la questione apparentemente legittima sulla probabilità del successo statunitense nel rigettare i cattivi russki nell’età della pietra a Humaymim e altrove in Siria, smette di essere seria. Naturalmente, gli Stati Uniti possono lanciare tutto ciò che hanno di convenzionale su Humaymim forse superando qualunque cosa abbiano i russi, dai Su-35 agli S-300 e S-400, e forse il sogno erotico di Peters di confinare il conflitto in Siria sarebbe molto reale. Funzionerebbe, cioè contro qualsiasi contingente militare tranne quello della Russia.
A questo proposito non conta il fatto che la Russia sia una superpotenza nucleare: tutti lo sanno. Anche i russofobi più rabbiosi lo sanno e possono capire, anche se male coi loro poveri cervelli, il concetto che diverrebbero cenere radioattiva abbastanza velocemente se commettono l’impensabile, ad esempio attaccare la Russia direttamente con armi nucleari. La Siria, tuttavia, è un po’ diversa: l’escalation nucleare potrebbe essere, in effetti, controllato da chi ha un decisivo vantaggio convenzionale. La guerra convenzionale è proprio il tipo di conflitto cui militari statunitensi sono proiettati da 30 anni, vantandosi di potere affrontare qualsiasi avversario. Alla base di tale approccio piuttosto assertivo, c’è un’autosufficienza reale ma non un così reale vantaggio degli Stati Uniti nelle armi a lunga gittata. L’aggressione alla Jugoslavia mostrò che le forze armate statunitensi potevano sopraffare la difesa aerea di una nazione come la Serbia abbastanza velocemente e da distanze oltre la portata delle sue obsolete difese aree. C’erano missili da crociera Tomahawk, lanciati in Serbia a migliaia e che ne resero la difesa aerea inutile dopo le prime due settimane di bombardamenti incessanti. Ma qui c’è il problema per gli Stati Uniti: la Russia può affrontare tale conflitto convenzionale ben oltre la Siria e quando vuole, e non si parla di altri teatri strategici, come l’Ucraina, in cui la Russia può “compensare” un’ipotetica “sconfitta” in Siria. La ragione di ciò è meramente tecnologica: la Russia può affrontare un conflitto convenzionale in Siria e in qualsiasi parte del Medio Oriente. Infatti, l’esercito russo ha il più avanzato arsenale di armi ad alta precisione a lunga gittata, illustrato in azione affinché tutto il mondo lo vedesse. Questo è ciò che rende chiacchiere i discorsi su come “sconfiggere” il contingente russo in Siria. La guerra è molto più che una sparatoria tra belligeranti, la guerra comincia nelle sale operative e negli uffici politici ben prima che un colpo sia sparato. Se il contingente russo in Siria fosse stato dispiegato nel 2005, non ci sarebbe stato alcun problema ad immaginare lo scenario di Ralph Peters. Ma non è il 2005 e un elefante, che molti continuano a ignorare, si trova nella stanza: la capacità di colpire a lunga gittata della Russia, semplicemente superiore a quella statunitense, aprendo una porta operativa, in caso di un ipotetico attacco convenzionale su Humaymim, per una massiccia reazione contro qualsiasi base statunitense nella regione.
Dopo la morte del Tenente-Generale Asapov in Siria, presumibilmente con l'”aiuto” della cosiddetta coalizione, in prossimità di Dayr al-Zur, l’Aviazione Strategica della Russia lanciava missili da crociera a lungo raggio Kh-101 su bersagli dello SIIL in Siria. Non c’è nulla di nuovo nell’impiego della Russia di missili da crociera da 5500 chilometri di gittata, né nella Marina russa che lancia missili della famiglia 3M14 Kalibr da 2500 km di gittata da qualsiasi punto del Mediterraneo orientale o del Mar Caspio. Sono semplicemente al di là di qualsiasi arma nell’arsenale statunitense, come i Tomahawk TLAM-A Block II dalla gittata massima di circa 2500 chilometri, o i TLAM Block IV, attualmente i più prodotti, dalla gittata di 1600 chilometri. Raytheon dice che questi missili sono deterrenti e che il Tomahawk può colpire obiettivi in movimento. Va tutto bene, ma la chiave sono gittata e precisione e gli Stati Uniti non sono nella posizione di brandirla. La gittata offre flessibilità operativa senza precedenti e il lancio dai Tu-95 Bear russi era un messaggio assai chiaro, non per la gittata dei Kh-101, missili da crociera con maggiore gittata vengono realizzati dalle industrie, con gittate da 10000 chilometri. Il messaggio era il fatto che i missili furono lanciati dai cieli iraniano e iracheno. Potevano non farlo, potevano farlo facilmente dall’area del Mar Caspio. Ma i Bear lanciarono mentre erano scortati nei cieli iraniani dai Su-30 e Su-35 delle Forze Aerospaziali russe e che, a parte l’evidente accenno alla piena capacità russa di raggiungere qualsiasi bersaglio statunitense nell’area, iniviavano altri segnali inquietanti. L’Iran sa sicuramente che, se accadesse l’impensabile ma non l’improbabile, come l’attacco statunitense alle forze russe in Siria, non sarà tralasciato, ma ne sarebbe immediatamente coinvolto, “volente o meno”. Così, seguendo logica, perché non dare il meglio quando tutte le scommesse, tranne quelle nucleari, saranno fatte. Anche l’Iran può avere le forze russe al suo fianco e nel suo spazio aereo, aiutandolo notevolmente. Ma ciò apre anche un’altra grave possibilità operativa in caso di conflitto convenzionale tra Russia e Stati Uniti, uno scenario che i neocon, analfabeti su cose militari e totalmente distaccati dalla realtà strategica, sognano. Mettendo da parte le inevitabili emozioni e guardando i fatti, la Dottrina Militare della Russia dal 2010, riaffermata nel 2014, considera l’uso delle armi ad alta precisione elemento chiave della Forza strategica di contenimento, come afferma chiaramente l’articolo 26. La Russia non vuole la guerra con gli Stati Uniti, ma se viene spinta, potrà non solo raggiungere le basi terrestri statunitensi, come la sede di CENTCOM in Qatar, ma ancora più significativamente anche le navi nel Golfo Persico.
Oltre a 66 bombardieri strategici a lungo raggio Tu-160 e Tu-95, la Russia dispone di oltre 100 bombardieri Tu-22M3, che possono esser riforniti in volo e trasportare un’arma piuttosto intimidatoria: il missile da crociera Kh-32, la cui gittata è di 1000 chilometri e la velocità supera Mach 4,2. Questo missile, oltre a poter attaccare qualsiasi cosa sul terreno, è progettato principalmente per colpire qualsiasi cosa si muova sulla superficie del mare. Il missile, per non parlare di una salva di essi, è incredibilmente difficile da intercettare, e come ha dimostrato, l’Iran probabilmente non avrà alcun problema a consentire ai Tu-22M3 di operare dal suo spazio aereo, nel caso peggiore. Lanciata dalla zona di Darab, la salva non solo coprirebbe tutto il Golfo Persico ma escluderebbe il Golfo di Oman a qualsiasi forza navale. Alcuna nave, alcun Gruppo portaerei potrà entrarvi in caso di conflitto convenzionale con la Russia in Siria; le conseguenze strategiche sarebbero enormi. Anche la salva di 3M14 dal Mar Caspio del 7 ottobre 2015 impressionò tanto che l’USS Theodore Roosevelt e il suo gruppo di scorta abbandonarono immediatamente il Golfo.
Infine, questo semplice fatto operativo dimostra perché per due anni un contingente militare russo relativamente piccolo ha potuto operare in modo efficace in Siria e, infatti, detta le condizioni a livello nazionale e nell’ambito delle operazioni. La risposta è semplice: molti drogati di adrenalina vengono abbassati in una gabbia nel mare per affrontare gli squali, con solo le aste di metallo che li separano dalle mascelle mortali degli squali. Tuttavia, laggiù, su una barca si può sempre mettere un uomo col fucile da usare in caso di emergenza, se la gabbia cedesse. Il contingente militare russo in Siria non è solo una base militare: è una forza integrata con le Forze Armate russe dalle possibilità e capacità di affrontare certe decisioni estremamente spiacevoli, incluso una Russia, e non gli Stati Uniti, che controlla l’escalation, spiegando la continua isteria russofoba sui media statunitensi da quando il risultato della guerra in Siria è diventato chiaro. Speriamo solo che quanto descritto rimanga speculazione e non si avveri per nulla; se questi scenari non si avverano, tanto meglio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio