Il governo giapponese disinforma sui missili della Corea democratica

Taoka Shunji, Global Research, 16 aprile 2016slide_339449_3477235_freeL’illusione dell'”ordine per distruggere il missile” del Giappone
Il governo giapponese descriveva il missile nordcoreano lanciato il 7 febbraio come “una lunga serie di missili balistici mascherati da vettori satellitari”. Anche dopo la conferma del satellite in orbita, continuava tale retorica. Dato che il pubblico giapponese, così come i giornalisti, in genere non conoscono i missili, vengono facilmente manipolati dalla disinformazione del governo. Un esempio della guerra psicologica giapponese è il dispiegamento dei Patriot PAC3 (missili antimissile) sulle isole Miyako e Ishigaki, a sud ovest di Okinawa. In risposta al primo annuncio del lancio del satellite nordcoreano, il governo giapponese emise un “ordine di distruzione dei missili balistici” alle Forze di autodifesa. 3 cacciatorpediniere Aegis furono dispiegati nel Mar del Giappone e Mar Cinese Orientale. Anche le batterie terrestri di Patriot PAC-3 furono messe in allerta nella zona metropolitana di Tokyo e nell’isola di Okinawa. Inoltre, unità di PAC-3 furono inviate in due remote isole della Prefettura di Okinawa, perché la traiettoria prevista del “missile” nordcoreano era vicina a queste isole. Ma se il lancio avveniva come previsto, la quota del missile sarebbe stata di oltre 400 km sopra le isole. Non vi è alcuna base giuridica per abbattere un missile nello spazio, al di fuori dello spazio aereo del territorio giapponese. Inoltre, il PAC-3 non può raggiungere tale obiettivo, avendo una quota massima di soli 15 chilometri. Il Ministero della Difesa giapponese affermò che il PAC-3 poteva colpire il missile nordcoreano se fosse caduto in territorio giapponese per malfunzionamento. Tuttavia, nella difesa antimissile balistico, i missili intercettori vengono lanciati verso la futura posizione del bersaglio che vola ad una velocità superiore a 20000 km all’ora. La traiettoria di un missile malfunzionante sarebbe irregolare e imprevedibile, quindi la posizione futura non può essere calcolata e i missili PAC-3 non possono essere lanciati. Non sarebbe impossibile intercettare detriti come motori a razzo che precipitano nell’atmosfera. Tuttavia, non si può essere certi che la frammentazione di tali oggetti metta al sicuro le isole o le esponga a maggior pericolo. In ogni caso, il dispiegamento di armi inutili in queste isole sembra aver avuto luogo perché c’erano piani per schierarvi missili antinave e presidi. L’incidente fu probabilmente usato per istigare paura tra gli isolani e, quindi, averne il sostegno per tali piani. Nel 2009, 2010 e 2013 la Corea del Sud lanciò satelliti dal Naro Space Center, di fronte lo Stretto di Tsushima, utilizzando motori di fabbricazione russa, riuscendovi al terzo tentativo. Dato che la posizione longitudinale del Naro Space Center è circa tre gradi ad est del sito di lancio nordcoreano in Tongchang-ri, i satelliti sorvolarono Okinawa presentando un pericolo leggermente maggiore in caso di malfunzionamento. Nel 2010, un missile esplose 132 secondi dopo il lancio e i resti caddero a circa 350 chilometri a nord di Okinawa. Una politica coerente nel prepararsi alla caduta di resti per malfunzionamenti ne ordinerebbe la dovuta distruzione anche in questi casi.JS_Chōkai_in_the_Pacific,_-17_Nov._2009_aIstigare paura per aumentare la spesa per la Difesa
Il 7 febbraio, giornali e televisioni riferivano del “lancio del missile nordcoreano”. Tuttavia il Joint Space Operations Center del Comando Strategico degli Stati Uniti annunciava due ore dopo il lancio che due oggetti erano stati posti in orbita, un satellite e resti del terzo stadio del missile. Mentre in un primo momento il satellite continuava a ruotare si speculò che fosse fuori controllo, in seguito un funzionario della difesa degli Stati Uniti dichiarava che la rotazione si era fermata, ma senza chiarire se i segnali radio venivano emessi. Il 12 dicembre 2012, la Corea democratica lanciò con successo un satellite in orbita, ma i segnali radio non furono emessi forse a causa del malfunzionamento delle apparecchiature di comunicazione. Prima dell’ultimo lancio, la Corea democratica riferiva all’Organizzazione marittima internazionale che detriti del missili sarebbero caduti nelle stesse zone del lancio del 2012. Da ciò si può dedurre che la Corea democratica progettava di mettere in orbita un satellite in modo simile. Risposi su questo quando me lo chiesero i media. Il Ministero della Difesa giapponese sicuramente lo sapeva pure. Dopo il lancio del satellite precedente, i media e il governo giapponesi fecero gran clamore dando una copertura minima al successo del lancio del satellite. Di conseguenza, i mass media lo sapevano. Questa volta quasi tutti i principali media hanno ripreso a pappagallo l’annuncio del governo sul “lancio del missile”, una situazione che ricorda gli annunci dalla reggia imperiale nella seconda guerra mondiale. In realtà, il Taepodong-2 si alzò per circa 500 km e il terzo stadio accelerò orizzontalmente per mettere il satellite in orbita. Se il terzo stadio continuava l’ascesa come missile balistico, avrebbe seguito una traiettoria parabolica cadendo sull’Australia. I giornali giapponesi apparentemente trovarono difficoltà a cambiare posizione e scrivere del “satellite” nordcoreano. Invece optarono per termini scomodi come “oggetto” o “carico” in orbita. I media statunitensi, d’altra parte, continuavano a usare il termine generico “razzo” applicabile a missili balistici e vettori di lancio di satelliti prima e dopo il lancio, un’espressione più accurata e sicura. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 2087 del 23 gennaio 2013, dopo il lancio del satellite precedente, chiese alla Corea democratica di “non condurre ulteriori lanci utilizzando la tecnologia dei missili balistici, test nucleari o qualsiasi ulteriore provocazione“. Mentre il lancio del satellite e il test della bomba all’idrogeno del 6 gennaio chiaramente violavano la risoluzione, governo e mass media giapponesi non avevano bisogno di fabbricare un “lancio di un missile” per criticare la Corea democratica. L’enfasi era probabilmente una tecnica per aumentare la spesa per la difesa missilistica. Il Giappone ha già speso 1,35 trilioni di yen per la difesa missilistica balistica e prevede di sostituire i missili intercettori SM-3 Block-1 (1,6 miliardi di yen per missile), otto dei quali saranno a bordo di ogni nave Aegis, con il più grande e più potente Block-2 il cui costo unitario è stimato a più del doppio. Il numero di navi Aegis (200 miliardi di yen per nave, compreso il sistema missilistico) aumenterà da sei a otto. Alcuni hanno sollevato dubbi circa le spese astronomiche per tali aggiornamenti, essendone lo scopo non limitato alla difesa del Giappone, ma anche all’intercettazione in volo dei missili balistici diretti su Guam, Hawaii e costa occidentale degli Stati Uniti. Essendo necessario che i contribuenti temano o missili balistici per sedare tali dubbi, il riconoscimento del “satellite” era un inconveniente per il governo.

Le differenze nelle tecnologie missilistiche
E’ un luogo comune per i media osservare che: “La tecnologia dei missili balistici e dei missili per il lancio di satelliti è fondamentalmente la stessa. L’unica differenza è se trasportano testate o satelliti“. Tuttavia, se seguiamo la stessa logica si può dire: “…La tecnologia di base degli aerei da combattimento e degli aerei passeggeri è lo stessa“. Nel 1950, quando missili balistici intercontinentali (ICBM) e satelliti apparvero, l’Unione Sovietica lanciò lo Sputnik-1, il primo satellite al mondo, con il suo ICBM SS-6. Più tardi, gli Stati Uniti lanciarono satelliti utilizzando ICBM Atlas e Titan I. Tuttavia, questi ICBM richiedevano ore di preparazione prima del lancio, tra cui il caricamento del combustibile liquido, rendendosi vulnerabili ad attacchi e limitandone il valore militare. Dopo essere stati abbandonati per alcuni anni, furono riutilizzati per lanci di satelliti. I missili per satelliti non diventano ICBM. Nel 1990, la Russia utilizzò nuovamente il suo ICBM SS-25 per lanciare satelliti. L’obiettivo era guadagnare valuta estera utilizzando missili dismessi con i colloqui per la riduzione delle armi strategiche per lanciare satelliti di Stati esteri. Solo piccoli satelliti potevano essere lanciati da questi missili. Negli ultimi cinquanta anni la tecnologia missilistica è progredita, con conseguente divergenza tra missili balistici e missili satellitari. Con i missili balistici, la capacità di lancio rapido è indispensabile. Dovrebbero anche essere compatti e mobili per consentirne lo schieramento su silos, sottomarini o veicoli per aumentarne la sopravvivenza. D’altra parte, i vettori satellitari non hanno bisogno di essere lanciati con poco preavviso o di nascosto dai satelliti da ricognizione. Le loro dimensioni continuano a crescere per lanciare satelliti sempre più grandi da rampe di lancio fisse. Per esempio, gli attuali ICBM degli Stati Uniti Minuteman III sono lunghi 18 metri e pesano 35 tonnellate. Il vettore per il lancio di satelliti del Giappone H2A è lungo 53 metri e pesa 445 tonnellate. Lo Space Shuttle pesava più di 2000 tonnellate. I vettori satellitari normalmente utilizzano combustibili liquidi per la spinta maggiore. I missili militari tendono ad evitare il combustibile liquido a causa dei lunghi tempi di preparazione richiesti, a favore dei combustibili solidi, che consentono lanci immediati e facile manutenzione. Russia, Cina e altri Stati in svantaggio con questa tecnologia hanno usato carburante liquido ingombrante da conservare. Tuttavia, si è passati al combustibile solido negli ultimi anni. Il Taepodong-2 (30 metri di lunghezza, 90 tonnellate di peso) che la Corea democratica ha utilizzato per l’ultimo lancio decollò da una piattaforma chiaramente visibile sulla costa, dopo più di due settimane di montaggio e caricamento del combustibile liquido. Se una procedura così lunga venisse presa in tempo di guerra o in condizioni di alta tensione, verrebbe facilmente distrutta da attacchi aerei o altri mezzi. Analogamente, il missile giapponese H2 non può essere lanciato immediatamente e non può essere usato come missile militare. La differenziazione della tecnologia missilistica nordcoreana non è progredita come negli Stati Uniti. Tuttavia, è evidente che il regime sviluppa vari missili militari. Il Musudan (12 metri di lunghezza, 12 tonnellate di peso), basato sui missili SSN-6 per i sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare Yankee dell’ex-Unione Sovietica, trasportato da lanciatori mobili con 12 ruote, avrebbe la capacità di emergere da un tunnel ed essere lanciato in circa dieci minuti. Essendo il Giappone entro la gittata di oltre 3000 km, è una minaccia reale. Nella sfilata del 2012, una versione più grande del missile, su un lanciatore a 16 ruote, lungo 18 metri e del peso di 40 tonnellate, veniva mostrata. Gli Stati Uniti l’hanno denominato KN-08 e temono che sia un missile mobile istantaneamente lanciabile con gittata di 9000 chilometri. Se un test di lancio di questo missile dovesse avvenire, sarebbe un vero “lancio di missile a lungo raggio”, ma i giapponesi sono così abituati al grido al lupo del governo sui “lanci di missili”, che potrebbero considerarlo semplicemente “un altro lancio.”973953-130404-north-korea-unha-3-rocketVersione rivista di un articolo apparso su Okinawa Times il 24-26 febbraio 2016.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia punta il pivot in Asia degli Stati Uniti

MK Bhadrakumar Indian Punchline 17 aprile 2016sergeilavrov153358609_0La Russia ha espresso solidarietà alla Cina in modo inequivocabile per la prima volta, forse, sulla questione del Mar Cinese Meridionale. In un’ intervista congiunta del Ministro degli Esteri Sergej Lavrov ai giornalisti giapponesi e cinesi a Mosca, ha inquadrato la posizione posizione russa rispondendo a una domanda del giornalista cinese in relazione a “tensioni (che) recentemente divampano di nuovo” nel Mar cinese meridionale: “Sulla situazione nel Mar Cinese Meridionale, si procede dalla seguente premessa. Tutti gli Stati interessati devono rispettare il principio del non-uso della forza militare e continuare a cercare soluzioni politiche e diplomatiche reciprocamente accettabili. E’ necessario porre fine a qualsiasi interferenza nei colloqui tra gli Stati interessati e a qualsiasi tentativo d’internazionalizzare queste dispute. Abbiamo dato supporto attivo alla disponibilità di Cina e ASEAN di andare avanti su questo obiettivo. Molti tentativi sono stati fatti (da “soggetti esterni”) per internazionalizzare le questioni relative alla controversia sul Mar Cinese Meridionale… questi tentativi sono controproducenti. Solo trattative guidate da Cina e Paesi ASEAN… produrranno il risultato desiderato, cioè un accordo reciprocamente accettabile”. Pechino naturalmente è felice. Il Ministero degli Esteri si è affrettato a rispondere il giorno dopo: “La Cina parla molto delle osservazioni della Russia. Qualsiasi persona, organizzazione e Paese veramente preoccupata per la pace e la stabilità nel Mar Cinese Meridionale, dovrebbe sostenere la Cina e i Paesi interessati della regione, o i Paesi direttamente coinvolti, precisamente, nella risoluzione delle eventuali controversie con negoziazione e coordinamento… Non è costruttivo che qualsiasi Paese od organizzazione esterno alla regione acuisca la questione del Mar cinese meridionale, riproducendo o provocando tensioni e divisioni tra i Paesi regionali. Chi lo fa, farà deviare la soluzione della questione del Mar Cinese Meridionale dalla strada giusta”. La Cina prende atto particolarmente delle osservazioni di Lavrov subito dopo la dichiarazione del G-7 che criticava implicitamente Pechino con l’accusa di indulgere in “azioni unilaterali intimidatorie, coercitive o provocatorie che potrebbero alterare lo status quo e aumentare le tensioni” sul Mar cinese meridionale (AFP). L’intervista di Lavrov sarà altrettanto gratificante per Pechino con la netta osservazione che sottolinea la determinazione di Mosca nel creare una base navale sulle contestate isole Curili; Lavrov ha detto al corrispondente giapponese (il Giappone rivendica il territorio): “Oggi l’Artico si apre sempre più allo sviluppo economico… L’uso della rotta del Mare del Nord è oggettivamente aumentato… diverrà una rotta molto utile ed efficace per il transito di merci tra Europa e Asia… e noi, come Stato rivierasco, abbiamo una responsabilità particolare nel garantire non solo l’efficienza della rotta, ma anche la sicurezza. E’ essenziale garantire un controllo affidabile ed efficace non solo su zone di mare, ma anche su tutte le coste di queste aree… Questi obiettivi non possono essere raggiunti senza ripristinare le infrastrutture, anche quelle militari, quasi completamente perdute negli anni ’90. Sulle isole Curili, sono i confini orientali della Federazione russa… inutile dire che prevedere misure per rafforzare le infrastrutture militari relative ai territori di confine è naturale per qualsiasi Stato. Questi sono i confini dell’Estremo Oriente del nostro Paese e dobbiamo garantirne la sicurezza. Faremo tutto il possibile per raggiungere questo obiettivo”.
Ancora una volta, questa sarebbe la prima volta, forse, che la Russia ha apertamente collegato l’intenzione di dominare le rotte marittime nella cosiddetta Fossa delle Curili, con le preoccupazioni su regione artica e Passaggio a nord-est in particolare. Al Giappone non va bene perché la Fossa delle Curili si trova al largo delle coste sud-orientali della Kamchatka, parallelamente alle Curili, incontrandosi con la Fossa del Giappone ad est di Hokkaido. Tra l’altro, nel 1875 la Russia cedette le isole Curili al Giappone in cambio della sovranità su Sakhalin, e oggi la Russia sostiene le Curili suo territorio, facendo del mare di Okhotsk (a nord dell’isola giapponese di Hokkaido) un virtuale lago russo. E’ utile ricordare che durante la Guerra Fredda il Mare di Okhotsk fu teatro di intense operazioni della Marina degli Stati Uniti volte a intercettare i cavi di comunicazione sottomarini della Marina sovietica. (Un volo Korean Airlines che deviò nella regione, possibilmente in missione di spionaggio, fu abbattuto in un episodio clamoroso del 1983). Il Mare di Okhotsk fu un enorme bastione per i sottomarini lanciamissili balistici sovietici. Ovviamente, la Russia risorge e ammoderna le infrastrutture e rilancia la Flotta del Pacifico, tra le rivalità con gli Stati Uniti che s’intensificano nella regione artica e nel contesto del pivot in Asia degli Stati Uniti. In realtà, la Russia ha iniziato a rispondere alla crescente presenza militare degli Stati Uniti in Asia nord-orientale con il pretesto di contenere la Corea democratica. (Lavrov, senza mezzi termini ha detto che il problema della Corea democratica non giustifica il dispiegamento del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti in Giappone e Corea del Sud, e che Mosca e Pechino sulla questione condividono le stesse preoccupazioni). Questi nette osservazioni spiegano anche la forte critica di Lavrov al Giappone per l’assenza di una politica estera indipendente e la docilità verso le strategie regionali statunitensi, da partner secondario. Gli analisti statunitensi sempre più ritengono che il trasferimento della Russia di sistemi d’arma avanzati alla Cina faccia parte della contro-strategia russa al pivot in Asia degli Stati Uniti (qui e qui).
Non è chiaro fino a che punto i politici indiani comprendano questi importanti cambiamenti nella geopolitica della regione Asia-Pacifico. Senza dubbio, Washington ha un piano nella rubrica della “stretta di mano strategica” con New Delhi, cioè creare un sistema di alleanze in Asia sotto la guida degli Stati Uniti che comprenda India, Giappone e Australia. Basti dire che gli sforzi persistenti di trascinare l’India nei “pattugliamenti congiunti” con l’US Navy nel Mar Cinese Meridionale e di accedere alle basi militari indiane, ecc., nonché il ritornello che la strategia del Pivot e “lo sguardo a Oriente” dell’India si completino a vicenda (come il segretario alla Difesa degli USA Ashton Carter aveva detto al Premier Narendra Modi la settimana scorsa), vanno nella giusta prospettiva. La linea di fondo è che l’India ne guadagnerebbe identificandosi nella strategia del contenimento degli Stati Uniti contro Russia e Cina. La trascrizione delle dichiarazioni di Lavrov illumina l’epocale cambiamento della politica da grande potenza in Asia nord-orientale derivante dal Pivot in Asia degli Stati Uniti. (Trascrizione)Sakhalin_Island_-_Closer_In.64191638_largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La base navale russa nelle Curili, reazione all”Asia Pivot’?

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 04/05/2016950CC7E2-35F5-4BA5-85D9-4BB24A0A6EE6_mw1024_s_nMentre Stati Uniti e Russia continuano a contestarsi il futuro della Siria, nonostante alcuni progressi ragionevoli, la loro concorrenza difficilmente sembra essersi attenuata. Da potenze mondiali continuano a contestarsi la supremazia strategica manovrando per il potere globale. Il ‘Pivot in Asia’ degli Stati Uniti ha subito alcune sconfitte, soprattutto la mancata presa sugli alleati di un tempo nella regione, oltre i termini convenzionali di un”alleanza’ strategica. Con gli Stati Uniti incapaci di sconfiggere nettamente i taliban in Afghanistan e di rovesciare Assad in Siria, gli alleati regionali sembrano aver ‘perso’ fiducia nella capacità degli Stati Uniti di proteggerli da qualsiasi potenziale ‘minaccia’ proveniente da Cina o Russia. Nonostante le sconfitte subite nel conflitto in Medio Oriente, gli Stati regionali adottando proprie contromisure difficilmente bloccheranno il ‘Pivot in Asia’. Fino a poco prima, la Russia vi aveva risposto con un basso profilo; Tuttavia, con i militari russi che ottengono un sorprendente successo in Siria e la spinta globale conseguente, la Russia sembra cercare di tradurre il successo rafforzando la propria posizione nella regione con l’unico scopo di contrastare l’espansionismo della NATO. La sua ultima manifestazione si presenta con la notizia della possibile decisione della Russia di costruire una base navale nelle Isole Curili. L’annuncio arrivava dal Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu, che forniva alcune informazioni vitali sulle installazioni per la difesa che la Russia costruirà. Secondo lui, missili antinave Bal e Bastjon e droni Eleron-3 saranno dispiegati sulle isole entro la fine del 2016. Sono degli avanzati e ovviamente formidabili sistemi missilistici volti a proteggere basi navali e altre installazioni strategiche russe sulle coste, a difendere le coste nelle aree di sbarco più probabili e imporre il dominio sulle acque territoriali dello Stretto e nelle aree più esposte agli sbarchi, nonché avere il dominio globale sui mari entro una gittata di 300 chilometri. La decisione russa di rafforzare la posizione nella regione ha anche un contesto immediato. In particolare, tale decisione risponde al Giappone che militarizza la cintura di isole che si estende per 1400 km dalla terraferma giapponese a Taiwan. Il balzo della militarizzazione del Giappone è dovuto al ‘Pivot in Asia’ degli Stati Uniti. Con il Giappone Stato regionale che continua ad avere fiducia negli Stati Uniti nel rafforzamento militare, gli Stati Uniti fanno di tutto per mutare la politica militare del Giappone del secondo dopoguerra.
Nel settembre 2015 il Senato del Giappone approvava la controversa legge che permette ai militari del Paese d’impegnarsi in combattimenti all’estero in circostanze limitate, un grande cambiamento dopo settant’anni di pacifismo. Il voto 148 a 90 era l’ultimo ostacolo per l’adozione delle misure, che entreranno in vigore nei prossimi sei mesi. La legislazione reinterpreta l’articolo 9 della costituzione pacifista del Giappone post-Seconda Guerra Mondiale, che vieta la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. La reinterpretazione consentirà all’esercito giapponese, noto come Forze di autodifesa, di difendere gli alleati con ruoli limitati nei conflitti all’estero. I sostenitori della legge, tra cui alti funzionari degli Stati Uniti, dicono che il Giappone deve espandere il ruolo delle SDF per contrastare potenziali minacce provenienti da nazioni come Cina, Corea democratica e Russia. In tale contesto, la decisione della Russia di costruire una base navale sulle isole contestate dal Giappone dalla seconda guerra mondiale, è un chiaro segnale della Russia sulla propria posizione non solo nei confronti delle isole, ma anche della regione intera. La legislazione e il sostegno degli Stati Uniti si basano sulla pressione degli Stati Uniti sul Giappone affinché traduca parte delle risorse economiche in forza militare e preparazione ai conflitti limitati. Stati Uniti e Giappone hanno di conseguenza aggiornato il loro trattato di mutua protezione, che obbliga le parti ad usare le armi per sostenere l’altra parte in caso di conflitto, e gli Stati Uniti di conseguenza avviano lo schieramento del sistema di difesa missilistica in Giappone, e forse anche in Corea del Sud. Tale schieramento non è solo volto contro la Russia, ma anche contro la Cina ed è forse per questo motivo che la decisione della Russia di costruire una base navale nel proprio estremo oriente appaia come moltiplicatore di forza della Cina che, da parte sua, cerca di ampliare l’alleanza con gli Stati regionali per contrastare le mosse geo-strategiche degli Stati Uniti. Mentre la strategia della Cina contro il ‘Pivot in Asia’ è in gran parte incentrata sui mari del sud e dell’est della Cina, il grande ingresso della Russia nel gioco regionale è di grande aiuto a Cina ed alleati; e divenendo una seria sfida a Stati Uniti e Giappone, indica esplicitamente a Stati Uniti ed alleati che il ‘Pivot in Asia’ avrà uno spazio di manovra molto limitato nella regione, e di conseguenza aggraverà le preoccupazioni del Giappone sulla forte presenza militare della Russia nel suo estremo oriente.

Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari esteri e nazionali del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.1128654

La “zona di identificazione della difesa aerea” cinese nel Mar Cinese Meridionale
Vladimir Terehov New Eastern Outlook 07/04/20166352082895251645253Da metà febbraio la sigla ADIZ ancora una volta appare sulle prime pagine con sempre maggiore frequenza. “Ancora una volta”, perché fu già al centro dell’attenzione nel 2013-2014, per il rischio di un confronto militare diretto tra RPC e l’alleanza tra Stati Uniti e Giappone nel Mar Cinese Orientale (ECS). Questa volta, la stessa sigla viene utilizzata nel contesto di una situazione ancora più problematica nel Mar Cinese Meridionale (SCS), con gli stessi principali attori regionali. La questione riguarda la cosiddetta “Air Defense Identification Zone” (ADIZ) che il Ministero della Difesa della Cina introdusse nel 2013 su una parte considerevole del ECS, ed ora si dice programmi sul SCS. Va notato che la Cina non è il primo Paese ad utilizzare l’ADIZ in una parte dello spazio aereo considerata particolarmente sensibile per la sicurezza nazionale di un dato Paese. Negli anni ’50 gli Stati Uniti introdussero tale zona nei pressi delle proprie coste occidentali quando, secondo l’intelligence, c’era la minaccia (assai esagerata, come si scoprì più tardi) della “rapida crescita della flotta di bombardieri sovietici“. Anche il Giappone ha una propria ADIZ circostante le quattro isole principali e le isole Ryukyu. Va notato che le zone giapponesi e cinesi sul ECS si sovrappongono considerevolmente, compreso lo spazio aereo sulle isole Senkaku/Diaoyutai, la cui proprietà è uno dei punti di tensione nelle relazioni cino-giapponesi. Come regola generale, l’ADIZ si estende a considerevole distanza dal confine dello spazio aereo nazionale e il Paese che l’adotta non può limitarne il sorvolo agli aeromobili stranieri (tra cui aerei militari). L’unica condizione è che gli equipaggi di tali aeromobili informino i servizi a terra del suddetto Paese dell’intenzione di attraversare l’ADIZ. Questa zona non crea alcun inconveniente speciale alle compagnie aeree, ma interferisce con le ambizioni politiche dei Paesi che hanno rapporti complicati con l’avversario geopolitico che adotta l’ADIZ. Per esempio, in risposta all’introduzione della zona cinese sul ECS, alla fine del 2013, gli USA (profondamente coinvolti negli eventi in Asia orientale) fecero dichiarazioni forti “raccomandando” che le compagnie aeree non notificassero ai servizi a terra cinesi, ignorandone anche le richieste. Con ogni evidenza, tali “raccomandazioni” non sono state accolte dagli interessati perché negli ultimi due anni non si è mai sentito parlare di eventuali problemi tra le compagnie aeree e i servizi per il controllo dello spazio aereo cinesi. Infatti, subito dopo l’introduzione dell’ADIZ cinese sul ECS, 2 bombardieri B-52 statunitensi attraversarono la zona ostentatamente in modalità silenzio radio. Cioè, senza rispondere alle richieste dei servizi a terra cinese. Fu un gesto impudente per dimostrare la disponibilità dell’US Air Force a perseguire i propri obiettivi in questo settore, senza l’osservanza dei requisiti decisi dal Ministero della Difesa della Cina che non limiterebbero la libertà d’azione dei piloti statunitensi. Giochi simili sono in corso in relazione a voci sulla possibile introduzione dell’ADIZ sul SCS. In realtà, tali suggerimenti (mai ufficialmente commentati da Pechino) apparvero due anni fa collegandosi al Ministero della Difesa della Cina che introduceva l’ADIZ sul ECS. La Cina non aveva ufficialmente commentato questa possibilità fino alla fine dello scorso anno. Da parte degli esperti cinesi, di nuovo nell’estate 2015, il capo dell’Istituto Nazionale per lo Studio del Mar Cinese Meridionale, Wu Sichun, negò categoricamente tale possibilità in una conferenza a Washington. Tuttavia, il governo degli Stati Uniti aveva evidentemente informazioni più o meno certe sul tema nell’autunno dello scorso anno. Per esempio, nell’intervento a una conferenza a Sydney, il 6 ottobre 2015, il comandante della Flotta del Pacifico degli Stati Uniti, ammiraglio Scott Swift, parlò di “azioni impudenti” della RPC sul SCS dichiarando che la comparsa dell’ADIZ cinese nel SCS sarà vista come “violazione delle regole internazionali”. Il 26 febbraio, il diretto superiore di S. Swift, il capo dell’USPACOM ammiraglio Harry Harris, espresse la sua “ansia a che la (possibile ADIZ cinese sul SCS) abbia conseguenze destabilizzanti e provocatorie… Non lo ignoreremo così come ignoriamo l’ADIZ sul Mar Cinese Orientale“. Allo stesso tempo, non negò il diritto di ogni Stato di stabilire tali zone nello spazio aereo “adiacente al territorio nazionale”. In realtà, la stessa formulazione viene utilizzata dai funzionari cinesi commentando la maggiore attenzione degli Stati Uniti al tema della probabile introduzione di un’ADIZ della Cina sul SCS.
L’essenza del disaccordo cino-statunitense sulla questione e la crescente tensione nelle relazioni tra i due Stati mondiali sul SCS consiste nel fatto che la Cina veda l’80% del SCS come suo territorio. Nel frattempo gli Stati Uniti, dichiarando formalmente di non avere una visione specifica sul tema, rifiutano le richieste cinesi. L’ultimo scambio sul tema della (ancora ipotetica) ADIZ cinese sul SCS si aveva il 1° aprile, coinvolgendo i rappresentanti dei Ministeri della Difesa dei due Paesi). I cinesi dichiaravano che la questione della creazione dell’ADIZ sul SCS “dipenderà dalla valutazione della Cina delle minacce al proprio spazio aereo“. Dopo tutto, sembra probabile che le reciproche asprezze sull’argomento e l’emergere di nuove immagini satellitari che dimostrano la presenza di sistemi di difesa aerea e di aerei da caccia sulle isole artificiali cinesi nel SCS, siano state trasmesse nell’incontro tra Obama e Xi Jinping a Washington, nel quadro del vertice sulla sicurezza nucleare.1021974850Vladimir Terekhov, esperto sui temi della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Giappone deve avere relazioni positive con la Federazione Russa: energia, geopolitica e commercio

Galina Zobova, Noriko Watanabe e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times, 17 marzo 2016Vladimir Putin, Shinzo AbeIl governo giapponese del primo ministro Shinzo Abe deve fare un passo coraggioso e urgente concentrandosi fortemente verso la Federazione Russa. Naturalmente, gli USA rimarranno un perno potente nel prossimo futuro, ma se le élite politiche di Tokyo sono sagge, l’altro perno potente potrebbe diventare la Federazione Russa. Dopo tutto, l’ascesa militare della Cina avanza, le tensioni aumentano nel Mar Cinese Meridionale tra le varie nazioni per la crescente assertività della Cina, la penisola coreana rimane instabile, i problemi tra Cina e Taiwan restano, le questioni energetiche rimangono un problema per il Giappone, la Stretto di Malacca e il Mar cinese meridionale potrebbero ostacolare le rotte di approvvigionamento energetico per varie tensioni, e altri fattori importanti rimangono. Pertanto, è essenziale per il Giappone diversificare la propria energia, concentrarsi su nuovi mercati, aumentare le garanzie geopolitiche e avere un solido rapporto con una grande potenza regionale e internazionale. Una realtà che porti il Giappone a forgiare potenti relazioni con la Federazione Russa a prescindere dai vincoli imposti a Tokyo dalle élite politiche di Washington. E’ opinione diffusa che Abe incontrerà il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin a metà di questo anno. I rapporti indicano che il presidente degli USA Obama non ne è molto contento. Tuttavia, ciò non dovrebbe riguardare Abe in alcuna misura perché il Giappone è una nazione sovrana. In altre parole, è il momento per il Giappone di riconoscere che il dopoguerra è veramente morto e che le cordiali relazioni tra Tokyo e Washington non devono interferire sulla politica estera del Giappone. In effetti, è indispensabile per il Giappone esser più indipendente svolgendo un maggiore ruolo internazionale, ed affinché le azioni di questa nazione siano rispettate, deve prendere decisioni indipendenti. Naturalmente, la nazione nordamericana continuerà ad essere un perno essenziale per il Giappone, ma questa sola dinamica è dalla mentalità troppo ristretta. Allo stesso modo, mentre Giappone e Unione europea (UE) hanno rapporti cordiali, ciò significa poco per le preoccupazioni geopolitiche del Giappone. In effetti, negli ultimi tempi il Giappone viene trascinato nella disputa ucraina con la Federazione Russa, nonostante l’Ucraina non abbia alcun significato per le élite politiche di Tokyo. Questo di per sé evidenzia la necessità per il Giappone di essere più indipendente. Dopo tutto, USA e Unione europea hanno trascinato il Giappone nell’alleanza anti-russa per la crisi ucraina. Tuttavia, il Giappone può guadagnarvi solo altra diffidenza regionale perché nazioni come Cina e Federazione Russa vedranno il Giappone quale fantoccio di Washington.
In tutta onestà Abe, mentre sembra seguire il mantra dei G-7, è chiaramente intenzionato a favorire legami più stretti con la Federazione Russa. Data questa realtà, Abe non deve legare il Giappone al solito problema della soluzione della disputa territoriale secondo una visione unilaterale della storia. Invece, le élite politiche di Mosca e Tokyo dovrebbero concentrarsi sul quadro generale geopolitico, aumentando gli accordi commerciali ed energetici, rafforzando i rapporti militari, facendo allacciare al Giappone rapporti più stretti con i Paesi dell’Asia centrale e agli sviluppi tecnologici, aumentando gli scambi tra Giappone del Nord ed Estremo Oriente russo, e altre questioni importanti. Infatti, in Asia è del tutto evidente che la Federazione Russa è benedetta dalle potenti relazioni con Paesi dell’Asia centrale, Cina, India, Iran, Vietnam e una miriade di altri. Altrettanto importante, la Federazione Russa è una mediatrice onesta sulla penisola coreana. In altre parole, un pezzo potente del puzzle regionale e geopolitico per il Giappone, se promuove potenti relazioni con la Federazione russa secondo il rispetto reciproco. Pertanto, con il Giappone di fronte a molte preoccupazioni geopolitiche e questioni energetiche, è chiaro che la Federazione Russa sia il pezzo mancante del puzzle. Business Insider riporta “Alla fine del 2014, il Giappone guidava le nazioni asiatiche con più 14 miliardi di dollari di investimenti diretti nell’economia russa; solo nel petrolio e gas erano più del triplo degli investimenti totali della Cina. Inoltre, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha fissato l’obiettivo nazionale di soddisfare oltre il 40 per cento della domanda di petrolio e gas del Paese nel 2030 con il capitale netto delle imprese giapponesi. Legami più profondi non sono semplicemente una questione di se, ma di quando e dove“. Il Giappone deve smettere di sprecare decennio dopo decennio basando dei rapporti potenti su una disputa territoriale. Invece, una nazione scarsa di risorse come il Giappone deve guardare ad una potenza regionale che può ampliarne la diversificazione energetica. Soprattutto la Federazione Russa può alleviare le preoccupazioni geopolitiche del Giappone e aiutare le élite politiche di Tokyo a rimodellare una politica estera più vibrante. In altre parole, il ruolo della Federazione Russa migliorerebbe le relazioni del Giappone con la Cina e varie altre nazioni, pur essendo una mediatrice onesta sulla penisola coreana. Pertanto, se il Giappone può rinvigorire la propria politica estera, allora USA e Federazione Russa potranno salvaguardare e migliorare il futuro di questa nazione tecnologicamente avanzata.OLY-2014-RUSSIA-JAPAN-DIPLOMACY  MAX890Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’occidente odia la Corea democratica?

Andre Vltchek, Global Research, 8 marzo 20161433565_900Le nuove sanzioni, e ancora una volta le nuovi esercitazioni militari USA-RoK davanti la porta del vicino; nuove intimidazioni e nuovi insulti. Senza alcun motivo se non che il Paese, che non ha mai attaccato nessuno, è ancora deciso a difendersi contro le spaventose provocazioni militari, economiche e di una propaganda.

Per quanto può sopportare un Paese?
396804 Più di 60 anni fa, milioni di persone sopra il 38° parallelo morirono letteralmente massacrate dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti. Dopo di che, dopo la vittoria, la Corea democratica non fu mai lasciata in pace. L’occidente la provoca minacciando d’imporre sanzioni brutali e naturalmente manipolando l’opinione pubblica mondiale. Perché? Vi sono diverse risposte. La più semplice è: perché è comunista e perché vuole seguire la sua strada! Come Cuba fa da decenni… Come diversi Paesi dell’America Latina fanno ultimamente. Ma c’è un’altra molto più complessa risposta: perché la Corea democratica ha combattuto per i suoi principi interni e contro l’imperialismo occidentale all’estero. Ha aiutato la liberazione di popoli colonizzati e oppressi. E come Cuba, l’ha fatto disinteressatamente, da vero Stato internazionalista. Il continente africano ne ha beneficiato di più, come Namibia e Angola, colpite da orribili regimi dell’apartheid imposti dal Sud Africa. Va da sé che tali regimi furono interamente sponsorizzati dall’occidente, come la follia razzista di Pretoria (non va neanche dimenticato che la fascista Sud Africa dell’apartheid fu uno dei Paesi che combatté al fianco dell’occidente nella guerra di Corea). L’occidente non ha mai dimenticato né ‘perdonato’ l’aiuto internazionalista della Corea democratica a molte nazioni africane. I piloti della Corea democratica pilotavano aerei da combattimento egiziani nella guerra arabo-israeliana del 1973. La Corea democratica partecipò alla lotta di liberazione dell’Angola (in operazioni di combattimento, al fianco delle Forze Armate Popolari per la Liberazione dell’Angola (FAPLA)), e combatté in Rhodesia, Lesotho, Namibia (a sostegno deciso della SWAPO) e Seychelles. Aiutò l’African National Congress e la sua lotta contro l’apartheid in Sud Africa. In passato aveva aiutato nazioni africane progressiste come Guinea, Etiopia, Zimbabwe, Mali e Tanzania.
Il fatto che il popolo della Corea democratica abbia versato il sangue per la libertà del più devastato (dall’imperialismo occidentale) continente della Terra, l’Africa, è uno dei motivi principali per cui l’occidente è disposto ad andare ‘fino in fondo’, cercando di “punire”, con sistematico discredito, ed anche di liquidare questa nazione orgogliosa. L’occidente è ossessionato dal voler danneggiare la Corea democratica, come lo fu per decenni dal distruggere Cuba. L’occidente saccheggiò l’Africa, un enorme continente ricco di risorse, per secoli. Divenne ricco grazie a questo bottino. Chi cerca di fermarlo, va liquidato. La Corea democratica è stata isolata, tormentata e provocata. Quando Pyongyang reagiva, decisa a proteggersi, l’occidente dichiarava che difendersi era “illegale” e che rappresentava un vero “pericolo per il mondo”. La Corea democratica ha rifiutato di cedere l’indipendenza e la sua via continuando a sviluppare il programma nucleare difensivo. L’apparato propagandistico occidentale accelera diffondendo invenzioni tossiche, inquinandone l’intero pianeta. Di conseguenza, tutto il mondo è convinto che la “Corea democratica sia il male”, ma non ha assolutamente idea del perché? Tale farsa si basa solo su luoghi comuni, ma alcuno dimostrato. Christopher Black, eminente avvocato internazionale di Toronto, in Canada, ritiene che le nuove sanzioni contro la Corea democratica siano il vero pericolo per la pace nel mondo: “Il Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite afferma che il Consiglio di Sicurezza può adottare misure nei confronti di un Paese se c’è una minaccia alla pace e questa è la giustificazione utilizzata per imporle. Tuttavia, non è la Corea democratica che minaccia la pace, ma gli Stati Uniti, che minacciano di annientamento militare la Corea democratica. La Corea democratica ha dichiarato chiaramente che le sue armi nucleari servono solo a scoraggiare l’attacco dagli USA, la minaccia alla pace. Il fatto che gli Stati Uniti, nel Consiglio di Sicurezza, impongano sanzioni a un Paese che minacciano è ipocrita ed ingiusto. È vergognoso che russi e cinesi si siano uniti agli Stati Uniti invece di chiedere sanzioni agli Stati Uniti per le minacce alla Corea democratica e le nuove esercitazioni militari, un pericolo chiaro e presente per la Corea democratica. Se russi e cinesi sono sinceri perché non insistono a che gli Stati Uniti ritirino le loro forze così che la Corea democratica sia meno minacciata, e adottino misure per garantirne la sicurezza? Non spiegano le loro azioni, collaborando con gli Stati Uniti contro la Corea democratica”.

USA/NATO minacciano Corea democratica, Cina ed Estremo Oriente della Russia
Le basi militari di USA/NATO in Asia (e resto del Mondo) sono in realtà il pericolo principale per Corea democratica, Cina ed Estremo Oriente della Russia. Le enormi basi aeree a Okinawa (Kadena e Futenma), così come le basi militari sul territorio della Repubblica di Corea, minacciano direttamente la Corea democratica e i suoi cittadini, che hanno tutti i diritti di difendersi. E’ anche completamente illogico imporre sanzioni alla vittima e non all’impero responsabile di centinaia di milioni di vite umane perse in tutti gli angoli del globo.North Korean students carrying guns parade to mark the 60th anniversary of the signing of a truce in the 1950-1953 Korean War in PyongyangAndre Vltchek è filosofo, scrittore, regista e giornalista investigativo. Ha seguito guerre e conflitti in decine di Paesi. I suoi ultimi libri sono: Denunciare le menzogne dell’Impero e La lotta all’imperialismo occidentale. Dibattito con Noam Chomsky: Sul terrorismo occidentale. Punto di non ritorno è il suo acclamato romanzo politico. Oceania, un libro sull’imperialismo occidentale nel Sud del Pacifico. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia: “Indonesia, l’arcipelago della paura“. Andre gira un film per Telesur e Press TV. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e Oceania, Vltchek attualmente risiede e lavora in Asia orientale e Medio Oriente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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