Discorso di apertura di Kim Jong Un al VII Congresso del PLC

Korean Central News Agency, Pyongyang, 6 maggio – Global Securitynorth-korean-leader-hails-nuclear-success-in-opening-congress-1462631361Kim Jong Un, Primo segretario del Partito dei Lavoratori di Corea (PLC), ha fatto il seguente discorso di apertura del Settimo Congresso del PLC:

Cari delegati,
Oggi si tiene lo storico VII Congresso del Partito dei Lavoratori di Corea nella grande lotta in cui tutto il partito, l’intero esercito e tutto il popolo, con nervi saldi e fiducia nella rapida vittoria finale della rivoluzione del Juche, si radunano per marciare coraggiosamente, vanificando ogni minaccia e sfida disperata degli imperialisti. Riflettendo la lealtà infinita e l’ardente rispetto di delegati, militanti, militari e tutto il popolo, vorrei prima estendere il tributo più nobile e la più grande gloria ai grandi compagni Kim Il Sung e Kim Jong Il, fondatore e costruttore del PLC, incarnazioni della potenza invincibile del PLC e leader eterni del nostro partito e del nostro popolo.

Compagni,
Nel periodo in questione il nostro partito e il popolo hanno intrapreso la sacra ardua lotta a difesa del socialismo e per la vittoria della causa della rivoluzione del Juche sotto la sapiente guida del grande Presidente Kim Il Sung e del Generale Kim Jong Il. In questo periodo i ranghi del nostro partito sono stati privati di veterani della guerra rivoluzionaria anti-giapponese come Kim Il, Choe Hyon, O Paek Ryong, O Jin U, Choe Kwang, Rim Chun Chu, Pak Song Chol, Jon Mun Sop e Ri Ul Sol che, tenendo i grandi leader in alta considerazione, si dedicarono interamente al Paese e al popolo sulla lunga via della rivoluzione del Juche. E siamo stati privati di molti compagni e rivoluzionari fedeli, come Ho Tam, Yon Hyong Muk, Kim Jung Rin, Ho Jong Suk, Kim Kuk Thae, Kim Yong Sun, Kim Yang Gon, Jon Pyong Ho, Pak Song Bong, Ri Chan Son, Ri Je Gang, Ri Yong Chol, Kang Ryang Uk, Ri Jong Ok, Kim Rak Hui e An Tal Su che lavorarono con dedizione a rafforzamento e sviluppo del nostro partito e alla vittoria della causa socialista. Abbiamo anche perso Jo Myong Rok, Kim Kwang Jin, Kim Tu Nam, Jon Jae Son, Yun Chi Ho, Ri Tong Chun, Kim Ha Gyu, Ri Jin Su, Sim Chang Wan e altri preziosi compagni d’armi nella rivoluzione del Songun compiendo gesta eroiche nella lotta per rafforzare e sviluppare le Forze Armate rivoluzionarie. Inoltre Ri Sung Gi, Im Rok Jae, Chon Se Bong, Paek In Jun, Yu Won Jun, Ri Sang Byok, Pak Yong Sun e altri accademici, professori, medici, scrittori, artisti e atleti del popolo, che si dedicarono con tutta le loro energie e saggezza a sviluppare scienza, cultura, arte e sport; anche Han Tok Su, Choe Tok Sin, Ri In Mo, Rim On Sik, Kim Kwang Thaek e altri compagni rivoluzionari, indimenticabili figure patriottiche e pro-riunificazione, sono deceduti. Queste persone si dedicarono completamente e senza risparmiarsi alla vittoria della causa della rivoluzione del Juche, alla riunificazione del Paese e alla prosperità nazionale, a sostegno leale del PLC e dei leader; la brillante vittoria della nostra rivoluzione e l’attuale gloria del Paese socialista sono attribuibili ai loro preziosi sangue ed abnegazione. Alla memoria dei veterani della guerra rivoluzionaria anti-giapponese, martiri patriottici, indimenticabili compagni d’armi rivoluzionari del nostro partito e per la riunificazione, figure patriottiche che posero le loro preziose vite a disposizione della lotta per la costruzione del socialismo, la riunificazione nazionale e la causa dell’indipendenza globale, propongo di osservare un minuto di silenzio.

Compagni,
48A03376-CCDE-4C91-B543-D098959E9384_w640_r1_s_cx0_cy5_cw0 Il settimo congresso del PLC è stato convocato in un momento storico in cui la fase del salto in avanti nell’attuazione della causa della rivoluzione Juche si apre. Gli ultimi decenni dal VI Congresso del PLC sono stati caratterizzati da aspre lotte e gloriose vittorie dal nostro partito e del popolo. Nel periodo in esame la situazione della nostra rivoluzione era molto grave e complessa. In tempi duri senza precedenti, in cui il sistema socialista mondiale è crollato e le forze imperialiste concentrarono la loro offensiva antisocialista sulla nostra Repubblica, il nostro partito e il popolo furono costretti a combatterla con una sola mano. Gli imperialisti resero costantemente tesa la situazione per decenni, per impedire che il nostro popolo vivesse in pace neanche per un istante e bloccando ogni via allo sviluppo economico e all’esistenza tramite ogni sorta di blocco, pressione e sanzione. Di fronte alle dure e molteplici difficoltà, a prove difficili e a sofferenze peggiori di quelle di una guerra, il nostro partito e il popolo si sono riuniti saldamente attorno al Comitato centrale del PLC, tenendo il Presidente e il Generale in alta considerazione come centro dell’unità e della leadership, compiendo notevoli sforzi per difendere e far progredire la causa socialista, seguendo solo la linea rivoluzionaria del Juche avanzata dai grandi leader, sfidando la tempesta della storia senza la minima esitazione o indecisione. Con la sapiente guida del Presidente e del Generale e l’unità dei cuori di PLC, esercito e popolo attorno ai leader, abbiamo inciso orgogliose storiche vittorie, sventando i piani delle forze imperialiste per soffocare la Repubblica ad ogni passo e salvaguardare fino all’ultimo la bandiera rossa del socialismo e le conquiste della rivoluzione. Nel periodo in esame, il PLC ha incarnato la linea del Juche nella costruzione del partito del Generale Kim Jong Il divenendo un corpo potente, ideologicamente puro e organizzativamente integrato, in cui fu realizzata l’unità ideologica e di leadership sviluppando un partito materno che si assume la responsabilità del destino delle masse popolari, un partito sempre vittorioso dalla solida e sofisticata arte della leadership, un partito rivoluzionario d’acciaio e promettente. Questo anno, in cui si svolge il VII Congresso del PLC, i nostri militari e il popolo hanno raggiunto grandi successi nella prima prova della bomba all’idrogeno e nel lancio del satellite di osservazione terrestre Kwangmyongsong-4, punti di riferimento nella storia della nazione vecchia di 5000 anni, innalzando dignità e forza della Corea del Juche ai massimi livelli; con alto spirito, hanno guidato la dinamica campagna dei 70 giorni compiendo con lealtà grandi imprese e ottenendo inauditi successi sul lavoro in tutti i settori della costruzione socialista. Tutti i militari e il popolo del Paese hanno mostrato alto spirito dell’attuazione delle politiche del PLC fino alla fine, rispondendo alla richiesta dei militanti di lanciare la campagna dei 70 giorni, compiendo così grandi successi e balzi in avanti in tutti i settori dell’economia nazionale, raggiungendo il risultato brillante del superamento degli obiettivi della campagna decisi dal PLC. Durante la campagna, i settori del trasporto ferroviario elettrico, delle miniere di carbone e delle industrie metallurgiche lavorarono duro per maggiori risultati, realizzando l’aumento della produzione, e molte unità in diversi settori dell’economia nazionale, tra cui metal-meccanica, chimica, costruzioni, industrie leggere e agricoltura, alzarono un forte vento garantendo la modernizzazione della produzione interna e comportando la ripresa della produzione, raggiungendo prima del previsto distinti risultati nell’adempimento dei piani economici nazionali del primo semestre e annuale. La nostra eroica classe operaia, e gli scienziati e i tecnici di Kim Il Sung e Kim Jong Il scatenati nella lotta inflessibile sul principio della priorità all’autosviluppo nel sviluppare e produrre nuove macchine e attrezzature basandosi su lavoro e tecnologia locali, li presentano quali dono al Congresso del Partito. Altri nel Paese, in un breve lasso di tempo, hanno meravigliosamente completato molti grandi programmi di costruzione, assai utili allo sviluppo dell’economia e al miglioramento del tenore di vita del popolo, prima che il Congresso inviasse gli attestati di lealtà al Comitato centrale del PLC. Coloro che nel settore delle scienze della Difesa Nazionale hanno svolto un magnifico all’inizio di quest’anno significativo, con l’esplosione emozionante della prima bomba all’idrogeno della Corea del Juche, continuano a creare miracoli epocali nel difendere le nostre dignità nazionale e sovranità, al culmine della campagna dei 70 giorni ed aprendo la grande porta del Settimo Congresso del PLC, orgoglioso per i vincitori. Tutti i settori e tutte le unità, bruciando di ardente lealtà verso il PLC e con straordinario entusiasmo patriottico, acceleravano la grande marcia rivoluzionaria per celebrare il VII Congresso del PLC quale vertice dei gloriosi vincitori. Questo è pienamente dimostrato dalle salde fede e volontà dei nostri militari e del popolo che trionfalmente costruiscono una nazione prospera davanti gli occhi del mondo, fracassando le malvagie manovre delle forze ostili, volte a sanzioni e strangolamento, dimostrando al mondo spirito indomito, grintosa audacia e forza inesauribile dell’eroica Corea. I numerosi eventi sbalorditivi accadutisi uno dopo l’altro nella preparazione di questo significativo Congresso del PLC, sono permeati dal prezioso sudore, dalla passione ardente e dallo sforzo senza pretese degli aderenti del partito che si sono sempre dedicati con passione al PLC, contrassegnando l’età d’oro della costruzione del socialismo con continui picchi rivoluzionari. Vorrei estendere un grazie ai militanti e un cordiale saluto a nome del Comitato Centrale del PLC a tutti i delegati e aderenti del partito, ai militari dell’Esercito Popolare di Corea e al popolo che hanno contrassegnato la storia sacra del PLC con il sangue e il sudore del patriottismo e compiendo un grande contributo nel celebrare il VII Congresso del PLC quale vertice della vittoria e della gloria, stringendo le armi della rivoluzione, il martello, la falce e la penna, con bruciante convinzione nel percorrere per sempre la strada tracciata dal nostro partito. In occasione del significativo Congresso del nostro partito, i miei cordiali saluti vanno al Fronte antimperialista nazionale democratico, Partito Socialdemocratico coreano, Partito Chondoista Chongu, al popolo sudecoreano, alla Chongryon (Associazione generale dei coreani residenti in Giappone) e ad altre organizzazioni dei coreani all’estero e a tutti i connazionali all’estero che lavorano duramente per la riunificazione e la prosperità del Paese. A nome del Congresso del PLC, rivolgo anche un sentito ringraziamento e saluti ai partiti ed organizzazioni politici, ai gruppi di studio dell’idea del Juche, alle organizzazioni di amicizia e di solidarietà e ai personaggi di tutti i ceti sociali nei diversi Paesi del mondo e ai rappresentanti delle missioni diplomatiche e delle organizzazioni internazionali nella Corea democratica che hanno dato sostegno positivo ed incoraggiamento alla nostra rivoluzione ed inviato messaggi di congratulazioni, lettere e cesti di fiori al Settimo Congresso del PLC.

Compagni,
Il Settimo Congresso del PLC riassumerà i brillanti successi e la preziosa esperienza che il nostro partito e il popolo hanno guadagnato durante il periodo in esame avanzando la linea strategica e le attività che inaugurano il grande periodo d’oro della costruzione socialista e in direzione dell’avanza della nostra rivoluzione. Questo Congresso del PLC sarà un’occasione storica per la creazione di un’altra pietra miliare nella lotta per lo sviluppo del glorioso Partito Kimilsungista-Kimjongilista e il compimento della causa del socialismo. 3467 delegati hanno diritto di voto in questo Congresso e 200 persone hanno diritto di presentare domande; tutti i presenti sono stati eletti alle conferenze del PLC nei diversi livelli. Tra loro 1545 sono delegati dei funzionari di partito e dei lavoratori politici, 719 delegati dei militari, 423 delegati dei funzionari statali amministrativi ed economici, 52 delegati dei funzionari delle organizzazioni popolari, 112 delegati dei funzionari nei settori della scienza, istruzione, pubblica salute, cultura, arte e mass media, 786 delegati della base del Partito coinvolti nel lavoro sul campo, sei veterani della guerra rivoluzionaria anti-giapponese e 24 vecchi ex-prigionieri. 315 sono donne. Sono presenti al congresso anche 1387 osservatori.
Pienamente convinto che questo Congresso del PLC eseguirà i suoi compiti in modo soddisfacente, sostenuto dall’alto entusiasmo politico di tutti i delegati presenti a un incontro storico che lascerà un segno straordinario nello sviluppo del nostro partito e della nostra rivoluzione; incontro per l’avanzata generale e accelerare la vittoria finale della causa della rivoluzione del Juche, dichiaro il Settimo Congresso del PLC aperto.abc45d6fe9af652ae2a1c26b487c578825675dceTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il governo giapponese disinforma sui missili della Corea democratica

Taoka Shunji, Global Research, 16 aprile 2016slide_339449_3477235_freeL’illusione dell'”ordine per distruggere il missile” del Giappone
Il governo giapponese descriveva il missile nordcoreano lanciato il 7 febbraio come “una lunga serie di missili balistici mascherati da vettori satellitari”. Anche dopo la conferma del satellite in orbita, continuava tale retorica. Dato che il pubblico giapponese, così come i giornalisti, in genere non conoscono i missili, vengono facilmente manipolati dalla disinformazione del governo. Un esempio della guerra psicologica giapponese è il dispiegamento dei Patriot PAC3 (missili antimissile) sulle isole Miyako e Ishigaki, a sud ovest di Okinawa. In risposta al primo annuncio del lancio del satellite nordcoreano, il governo giapponese emise un “ordine di distruzione dei missili balistici” alle Forze di autodifesa. 3 cacciatorpediniere Aegis furono dispiegati nel Mar del Giappone e Mar Cinese Orientale. Anche le batterie terrestri di Patriot PAC-3 furono messe in allerta nella zona metropolitana di Tokyo e nell’isola di Okinawa. Inoltre, unità di PAC-3 furono inviate in due remote isole della Prefettura di Okinawa, perché la traiettoria prevista del “missile” nordcoreano era vicina a queste isole. Ma se il lancio avveniva come previsto, la quota del missile sarebbe stata di oltre 400 km sopra le isole. Non vi è alcuna base giuridica per abbattere un missile nello spazio, al di fuori dello spazio aereo del territorio giapponese. Inoltre, il PAC-3 non può raggiungere tale obiettivo, avendo una quota massima di soli 15 chilometri. Il Ministero della Difesa giapponese affermò che il PAC-3 poteva colpire il missile nordcoreano se fosse caduto in territorio giapponese per malfunzionamento. Tuttavia, nella difesa antimissile balistico, i missili intercettori vengono lanciati verso la futura posizione del bersaglio che vola ad una velocità superiore a 20000 km all’ora. La traiettoria di un missile malfunzionante sarebbe irregolare e imprevedibile, quindi la posizione futura non può essere calcolata e i missili PAC-3 non possono essere lanciati. Non sarebbe impossibile intercettare detriti come motori a razzo che precipitano nell’atmosfera. Tuttavia, non si può essere certi che la frammentazione di tali oggetti metta al sicuro le isole o le esponga a maggior pericolo. In ogni caso, il dispiegamento di armi inutili in queste isole sembra aver avuto luogo perché c’erano piani per schierarvi missili antinave e presidi. L’incidente fu probabilmente usato per istigare paura tra gli isolani e, quindi, averne il sostegno per tali piani. Nel 2009, 2010 e 2013 la Corea del Sud lanciò satelliti dal Naro Space Center, di fronte lo Stretto di Tsushima, utilizzando motori di fabbricazione russa, riuscendovi al terzo tentativo. Dato che la posizione longitudinale del Naro Space Center è circa tre gradi ad est del sito di lancio nordcoreano in Tongchang-ri, i satelliti sorvolarono Okinawa presentando un pericolo leggermente maggiore in caso di malfunzionamento. Nel 2010, un missile esplose 132 secondi dopo il lancio e i resti caddero a circa 350 chilometri a nord di Okinawa. Una politica coerente nel prepararsi alla caduta di resti per malfunzionamenti ne ordinerebbe la dovuta distruzione anche in questi casi.JS_Chōkai_in_the_Pacific,_-17_Nov._2009_aIstigare paura per aumentare la spesa per la Difesa
Il 7 febbraio, giornali e televisioni riferivano del “lancio del missile nordcoreano”. Tuttavia il Joint Space Operations Center del Comando Strategico degli Stati Uniti annunciava due ore dopo il lancio che due oggetti erano stati posti in orbita, un satellite e resti del terzo stadio del missile. Mentre in un primo momento il satellite continuava a ruotare si speculò che fosse fuori controllo, in seguito un funzionario della difesa degli Stati Uniti dichiarava che la rotazione si era fermata, ma senza chiarire se i segnali radio venivano emessi. Il 12 dicembre 2012, la Corea democratica lanciò con successo un satellite in orbita, ma i segnali radio non furono emessi forse a causa del malfunzionamento delle apparecchiature di comunicazione. Prima dell’ultimo lancio, la Corea democratica riferiva all’Organizzazione marittima internazionale che detriti del missili sarebbero caduti nelle stesse zone del lancio del 2012. Da ciò si può dedurre che la Corea democratica progettava di mettere in orbita un satellite in modo simile. Risposi su questo quando me lo chiesero i media. Il Ministero della Difesa giapponese sicuramente lo sapeva pure. Dopo il lancio del satellite precedente, i media e il governo giapponesi fecero gran clamore dando una copertura minima al successo del lancio del satellite. Di conseguenza, i mass media lo sapevano. Questa volta quasi tutti i principali media hanno ripreso a pappagallo l’annuncio del governo sul “lancio del missile”, una situazione che ricorda gli annunci dalla reggia imperiale nella seconda guerra mondiale. In realtà, il Taepodong-2 si alzò per circa 500 km e il terzo stadio accelerò orizzontalmente per mettere il satellite in orbita. Se il terzo stadio continuava l’ascesa come missile balistico, avrebbe seguito una traiettoria parabolica cadendo sull’Australia. I giornali giapponesi apparentemente trovarono difficoltà a cambiare posizione e scrivere del “satellite” nordcoreano. Invece optarono per termini scomodi come “oggetto” o “carico” in orbita. I media statunitensi, d’altra parte, continuavano a usare il termine generico “razzo” applicabile a missili balistici e vettori di lancio di satelliti prima e dopo il lancio, un’espressione più accurata e sicura. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 2087 del 23 gennaio 2013, dopo il lancio del satellite precedente, chiese alla Corea democratica di “non condurre ulteriori lanci utilizzando la tecnologia dei missili balistici, test nucleari o qualsiasi ulteriore provocazione“. Mentre il lancio del satellite e il test della bomba all’idrogeno del 6 gennaio chiaramente violavano la risoluzione, governo e mass media giapponesi non avevano bisogno di fabbricare un “lancio di un missile” per criticare la Corea democratica. L’enfasi era probabilmente una tecnica per aumentare la spesa per la difesa missilistica. Il Giappone ha già speso 1,35 trilioni di yen per la difesa missilistica balistica e prevede di sostituire i missili intercettori SM-3 Block-1 (1,6 miliardi di yen per missile), otto dei quali saranno a bordo di ogni nave Aegis, con il più grande e più potente Block-2 il cui costo unitario è stimato a più del doppio. Il numero di navi Aegis (200 miliardi di yen per nave, compreso il sistema missilistico) aumenterà da sei a otto. Alcuni hanno sollevato dubbi circa le spese astronomiche per tali aggiornamenti, essendone lo scopo non limitato alla difesa del Giappone, ma anche all’intercettazione in volo dei missili balistici diretti su Guam, Hawaii e costa occidentale degli Stati Uniti. Essendo necessario che i contribuenti temano o missili balistici per sedare tali dubbi, il riconoscimento del “satellite” era un inconveniente per il governo.

Le differenze nelle tecnologie missilistiche
E’ un luogo comune per i media osservare che: “La tecnologia dei missili balistici e dei missili per il lancio di satelliti è fondamentalmente la stessa. L’unica differenza è se trasportano testate o satelliti“. Tuttavia, se seguiamo la stessa logica si può dire: “…La tecnologia di base degli aerei da combattimento e degli aerei passeggeri è lo stessa“. Nel 1950, quando missili balistici intercontinentali (ICBM) e satelliti apparvero, l’Unione Sovietica lanciò lo Sputnik-1, il primo satellite al mondo, con il suo ICBM SS-6. Più tardi, gli Stati Uniti lanciarono satelliti utilizzando ICBM Atlas e Titan I. Tuttavia, questi ICBM richiedevano ore di preparazione prima del lancio, tra cui il caricamento del combustibile liquido, rendendosi vulnerabili ad attacchi e limitandone il valore militare. Dopo essere stati abbandonati per alcuni anni, furono riutilizzati per lanci di satelliti. I missili per satelliti non diventano ICBM. Nel 1990, la Russia utilizzò nuovamente il suo ICBM SS-25 per lanciare satelliti. L’obiettivo era guadagnare valuta estera utilizzando missili dismessi con i colloqui per la riduzione delle armi strategiche per lanciare satelliti di Stati esteri. Solo piccoli satelliti potevano essere lanciati da questi missili. Negli ultimi cinquanta anni la tecnologia missilistica è progredita, con conseguente divergenza tra missili balistici e missili satellitari. Con i missili balistici, la capacità di lancio rapido è indispensabile. Dovrebbero anche essere compatti e mobili per consentirne lo schieramento su silos, sottomarini o veicoli per aumentarne la sopravvivenza. D’altra parte, i vettori satellitari non hanno bisogno di essere lanciati con poco preavviso o di nascosto dai satelliti da ricognizione. Le loro dimensioni continuano a crescere per lanciare satelliti sempre più grandi da rampe di lancio fisse. Per esempio, gli attuali ICBM degli Stati Uniti Minuteman III sono lunghi 18 metri e pesano 35 tonnellate. Il vettore per il lancio di satelliti del Giappone H2A è lungo 53 metri e pesa 445 tonnellate. Lo Space Shuttle pesava più di 2000 tonnellate. I vettori satellitari normalmente utilizzano combustibili liquidi per la spinta maggiore. I missili militari tendono ad evitare il combustibile liquido a causa dei lunghi tempi di preparazione richiesti, a favore dei combustibili solidi, che consentono lanci immediati e facile manutenzione. Russia, Cina e altri Stati in svantaggio con questa tecnologia hanno usato carburante liquido ingombrante da conservare. Tuttavia, si è passati al combustibile solido negli ultimi anni. Il Taepodong-2 (30 metri di lunghezza, 90 tonnellate di peso) che la Corea democratica ha utilizzato per l’ultimo lancio decollò da una piattaforma chiaramente visibile sulla costa, dopo più di due settimane di montaggio e caricamento del combustibile liquido. Se una procedura così lunga venisse presa in tempo di guerra o in condizioni di alta tensione, verrebbe facilmente distrutta da attacchi aerei o altri mezzi. Analogamente, il missile giapponese H2 non può essere lanciato immediatamente e non può essere usato come missile militare. La differenziazione della tecnologia missilistica nordcoreana non è progredita come negli Stati Uniti. Tuttavia, è evidente che il regime sviluppa vari missili militari. Il Musudan (12 metri di lunghezza, 12 tonnellate di peso), basato sui missili SSN-6 per i sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare Yankee dell’ex-Unione Sovietica, trasportato da lanciatori mobili con 12 ruote, avrebbe la capacità di emergere da un tunnel ed essere lanciato in circa dieci minuti. Essendo il Giappone entro la gittata di oltre 3000 km, è una minaccia reale. Nella sfilata del 2012, una versione più grande del missile, su un lanciatore a 16 ruote, lungo 18 metri e del peso di 40 tonnellate, veniva mostrata. Gli Stati Uniti l’hanno denominato KN-08 e temono che sia un missile mobile istantaneamente lanciabile con gittata di 9000 chilometri. Se un test di lancio di questo missile dovesse avvenire, sarebbe un vero “lancio di missile a lungo raggio”, ma i giapponesi sono così abituati al grido al lupo del governo sui “lanci di missili”, che potrebbero considerarlo semplicemente “un altro lancio.”973953-130404-north-korea-unha-3-rocketVersione rivista di un articolo apparso su Okinawa Times il 24-26 febbraio 2016.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia punta il pivot in Asia degli Stati Uniti

MK Bhadrakumar Indian Punchline 17 aprile 2016sergeilavrov153358609_0La Russia ha espresso solidarietà alla Cina in modo inequivocabile per la prima volta, forse, sulla questione del Mar Cinese Meridionale. In un’ intervista congiunta del Ministro degli Esteri Sergej Lavrov ai giornalisti giapponesi e cinesi a Mosca, ha inquadrato la posizione posizione russa rispondendo a una domanda del giornalista cinese in relazione a “tensioni (che) recentemente divampano di nuovo” nel Mar cinese meridionale: “Sulla situazione nel Mar Cinese Meridionale, si procede dalla seguente premessa. Tutti gli Stati interessati devono rispettare il principio del non-uso della forza militare e continuare a cercare soluzioni politiche e diplomatiche reciprocamente accettabili. E’ necessario porre fine a qualsiasi interferenza nei colloqui tra gli Stati interessati e a qualsiasi tentativo d’internazionalizzare queste dispute. Abbiamo dato supporto attivo alla disponibilità di Cina e ASEAN di andare avanti su questo obiettivo. Molti tentativi sono stati fatti (da “soggetti esterni”) per internazionalizzare le questioni relative alla controversia sul Mar Cinese Meridionale… questi tentativi sono controproducenti. Solo trattative guidate da Cina e Paesi ASEAN… produrranno il risultato desiderato, cioè un accordo reciprocamente accettabile”. Pechino naturalmente è felice. Il Ministero degli Esteri si è affrettato a rispondere il giorno dopo: “La Cina parla molto delle osservazioni della Russia. Qualsiasi persona, organizzazione e Paese veramente preoccupata per la pace e la stabilità nel Mar Cinese Meridionale, dovrebbe sostenere la Cina e i Paesi interessati della regione, o i Paesi direttamente coinvolti, precisamente, nella risoluzione delle eventuali controversie con negoziazione e coordinamento… Non è costruttivo che qualsiasi Paese od organizzazione esterno alla regione acuisca la questione del Mar cinese meridionale, riproducendo o provocando tensioni e divisioni tra i Paesi regionali. Chi lo fa, farà deviare la soluzione della questione del Mar Cinese Meridionale dalla strada giusta”. La Cina prende atto particolarmente delle osservazioni di Lavrov subito dopo la dichiarazione del G-7 che criticava implicitamente Pechino con l’accusa di indulgere in “azioni unilaterali intimidatorie, coercitive o provocatorie che potrebbero alterare lo status quo e aumentare le tensioni” sul Mar cinese meridionale (AFP). L’intervista di Lavrov sarà altrettanto gratificante per Pechino con la netta osservazione che sottolinea la determinazione di Mosca nel creare una base navale sulle contestate isole Curili; Lavrov ha detto al corrispondente giapponese (il Giappone rivendica il territorio): “Oggi l’Artico si apre sempre più allo sviluppo economico… L’uso della rotta del Mare del Nord è oggettivamente aumentato… diverrà una rotta molto utile ed efficace per il transito di merci tra Europa e Asia… e noi, come Stato rivierasco, abbiamo una responsabilità particolare nel garantire non solo l’efficienza della rotta, ma anche la sicurezza. E’ essenziale garantire un controllo affidabile ed efficace non solo su zone di mare, ma anche su tutte le coste di queste aree… Questi obiettivi non possono essere raggiunti senza ripristinare le infrastrutture, anche quelle militari, quasi completamente perdute negli anni ’90. Sulle isole Curili, sono i confini orientali della Federazione russa… inutile dire che prevedere misure per rafforzare le infrastrutture militari relative ai territori di confine è naturale per qualsiasi Stato. Questi sono i confini dell’Estremo Oriente del nostro Paese e dobbiamo garantirne la sicurezza. Faremo tutto il possibile per raggiungere questo obiettivo”.
Ancora una volta, questa sarebbe la prima volta, forse, che la Russia ha apertamente collegato l’intenzione di dominare le rotte marittime nella cosiddetta Fossa delle Curili, con le preoccupazioni su regione artica e Passaggio a nord-est in particolare. Al Giappone non va bene perché la Fossa delle Curili si trova al largo delle coste sud-orientali della Kamchatka, parallelamente alle Curili, incontrandosi con la Fossa del Giappone ad est di Hokkaido. Tra l’altro, nel 1875 la Russia cedette le isole Curili al Giappone in cambio della sovranità su Sakhalin, e oggi la Russia sostiene le Curili suo territorio, facendo del mare di Okhotsk (a nord dell’isola giapponese di Hokkaido) un virtuale lago russo. E’ utile ricordare che durante la Guerra Fredda il Mare di Okhotsk fu teatro di intense operazioni della Marina degli Stati Uniti volte a intercettare i cavi di comunicazione sottomarini della Marina sovietica. (Un volo Korean Airlines che deviò nella regione, possibilmente in missione di spionaggio, fu abbattuto in un episodio clamoroso del 1983). Il Mare di Okhotsk fu un enorme bastione per i sottomarini lanciamissili balistici sovietici. Ovviamente, la Russia risorge e ammoderna le infrastrutture e rilancia la Flotta del Pacifico, tra le rivalità con gli Stati Uniti che s’intensificano nella regione artica e nel contesto del pivot in Asia degli Stati Uniti. In realtà, la Russia ha iniziato a rispondere alla crescente presenza militare degli Stati Uniti in Asia nord-orientale con il pretesto di contenere la Corea democratica. (Lavrov, senza mezzi termini ha detto che il problema della Corea democratica non giustifica il dispiegamento del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti in Giappone e Corea del Sud, e che Mosca e Pechino sulla questione condividono le stesse preoccupazioni). Questi nette osservazioni spiegano anche la forte critica di Lavrov al Giappone per l’assenza di una politica estera indipendente e la docilità verso le strategie regionali statunitensi, da partner secondario. Gli analisti statunitensi sempre più ritengono che il trasferimento della Russia di sistemi d’arma avanzati alla Cina faccia parte della contro-strategia russa al pivot in Asia degli Stati Uniti (qui e qui).
Non è chiaro fino a che punto i politici indiani comprendano questi importanti cambiamenti nella geopolitica della regione Asia-Pacifico. Senza dubbio, Washington ha un piano nella rubrica della “stretta di mano strategica” con New Delhi, cioè creare un sistema di alleanze in Asia sotto la guida degli Stati Uniti che comprenda India, Giappone e Australia. Basti dire che gli sforzi persistenti di trascinare l’India nei “pattugliamenti congiunti” con l’US Navy nel Mar Cinese Meridionale e di accedere alle basi militari indiane, ecc., nonché il ritornello che la strategia del Pivot e “lo sguardo a Oriente” dell’India si completino a vicenda (come il segretario alla Difesa degli USA Ashton Carter aveva detto al Premier Narendra Modi la settimana scorsa), vanno nella giusta prospettiva. La linea di fondo è che l’India ne guadagnerebbe identificandosi nella strategia del contenimento degli Stati Uniti contro Russia e Cina. La trascrizione delle dichiarazioni di Lavrov illumina l’epocale cambiamento della politica da grande potenza in Asia nord-orientale derivante dal Pivot in Asia degli Stati Uniti. (Trascrizione)Sakhalin_Island_-_Closer_In.64191638_largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La base navale russa nelle Curili, reazione all”Asia Pivot’?

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 04/05/2016950CC7E2-35F5-4BA5-85D9-4BB24A0A6EE6_mw1024_s_nMentre Stati Uniti e Russia continuano a contestarsi il futuro della Siria, nonostante alcuni progressi ragionevoli, la loro concorrenza difficilmente sembra essersi attenuata. Da potenze mondiali continuano a contestarsi la supremazia strategica manovrando per il potere globale. Il ‘Pivot in Asia’ degli Stati Uniti ha subito alcune sconfitte, soprattutto la mancata presa sugli alleati di un tempo nella regione, oltre i termini convenzionali di un”alleanza’ strategica. Con gli Stati Uniti incapaci di sconfiggere nettamente i taliban in Afghanistan e di rovesciare Assad in Siria, gli alleati regionali sembrano aver ‘perso’ fiducia nella capacità degli Stati Uniti di proteggerli da qualsiasi potenziale ‘minaccia’ proveniente da Cina o Russia. Nonostante le sconfitte subite nel conflitto in Medio Oriente, gli Stati regionali adottando proprie contromisure difficilmente bloccheranno il ‘Pivot in Asia’. Fino a poco prima, la Russia vi aveva risposto con un basso profilo; Tuttavia, con i militari russi che ottengono un sorprendente successo in Siria e la spinta globale conseguente, la Russia sembra cercare di tradurre il successo rafforzando la propria posizione nella regione con l’unico scopo di contrastare l’espansionismo della NATO. La sua ultima manifestazione si presenta con la notizia della possibile decisione della Russia di costruire una base navale nelle Isole Curili. L’annuncio arrivava dal Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu, che forniva alcune informazioni vitali sulle installazioni per la difesa che la Russia costruirà. Secondo lui, missili antinave Bal e Bastjon e droni Eleron-3 saranno dispiegati sulle isole entro la fine del 2016. Sono degli avanzati e ovviamente formidabili sistemi missilistici volti a proteggere basi navali e altre installazioni strategiche russe sulle coste, a difendere le coste nelle aree di sbarco più probabili e imporre il dominio sulle acque territoriali dello Stretto e nelle aree più esposte agli sbarchi, nonché avere il dominio globale sui mari entro una gittata di 300 chilometri. La decisione russa di rafforzare la posizione nella regione ha anche un contesto immediato. In particolare, tale decisione risponde al Giappone che militarizza la cintura di isole che si estende per 1400 km dalla terraferma giapponese a Taiwan. Il balzo della militarizzazione del Giappone è dovuto al ‘Pivot in Asia’ degli Stati Uniti. Con il Giappone Stato regionale che continua ad avere fiducia negli Stati Uniti nel rafforzamento militare, gli Stati Uniti fanno di tutto per mutare la politica militare del Giappone del secondo dopoguerra.
Nel settembre 2015 il Senato del Giappone approvava la controversa legge che permette ai militari del Paese d’impegnarsi in combattimenti all’estero in circostanze limitate, un grande cambiamento dopo settant’anni di pacifismo. Il voto 148 a 90 era l’ultimo ostacolo per l’adozione delle misure, che entreranno in vigore nei prossimi sei mesi. La legislazione reinterpreta l’articolo 9 della costituzione pacifista del Giappone post-Seconda Guerra Mondiale, che vieta la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. La reinterpretazione consentirà all’esercito giapponese, noto come Forze di autodifesa, di difendere gli alleati con ruoli limitati nei conflitti all’estero. I sostenitori della legge, tra cui alti funzionari degli Stati Uniti, dicono che il Giappone deve espandere il ruolo delle SDF per contrastare potenziali minacce provenienti da nazioni come Cina, Corea democratica e Russia. In tale contesto, la decisione della Russia di costruire una base navale sulle isole contestate dal Giappone dalla seconda guerra mondiale, è un chiaro segnale della Russia sulla propria posizione non solo nei confronti delle isole, ma anche della regione intera. La legislazione e il sostegno degli Stati Uniti si basano sulla pressione degli Stati Uniti sul Giappone affinché traduca parte delle risorse economiche in forza militare e preparazione ai conflitti limitati. Stati Uniti e Giappone hanno di conseguenza aggiornato il loro trattato di mutua protezione, che obbliga le parti ad usare le armi per sostenere l’altra parte in caso di conflitto, e gli Stati Uniti di conseguenza avviano lo schieramento del sistema di difesa missilistica in Giappone, e forse anche in Corea del Sud. Tale schieramento non è solo volto contro la Russia, ma anche contro la Cina ed è forse per questo motivo che la decisione della Russia di costruire una base navale nel proprio estremo oriente appaia come moltiplicatore di forza della Cina che, da parte sua, cerca di ampliare l’alleanza con gli Stati regionali per contrastare le mosse geo-strategiche degli Stati Uniti. Mentre la strategia della Cina contro il ‘Pivot in Asia’ è in gran parte incentrata sui mari del sud e dell’est della Cina, il grande ingresso della Russia nel gioco regionale è di grande aiuto a Cina ed alleati; e divenendo una seria sfida a Stati Uniti e Giappone, indica esplicitamente a Stati Uniti ed alleati che il ‘Pivot in Asia’ avrà uno spazio di manovra molto limitato nella regione, e di conseguenza aggraverà le preoccupazioni del Giappone sulla forte presenza militare della Russia nel suo estremo oriente.

Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari esteri e nazionali del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.1128654

La “zona di identificazione della difesa aerea” cinese nel Mar Cinese Meridionale
Vladimir Terehov New Eastern Outlook 07/04/20166352082895251645253Da metà febbraio la sigla ADIZ ancora una volta appare sulle prime pagine con sempre maggiore frequenza. “Ancora una volta”, perché fu già al centro dell’attenzione nel 2013-2014, per il rischio di un confronto militare diretto tra RPC e l’alleanza tra Stati Uniti e Giappone nel Mar Cinese Orientale (ECS). Questa volta, la stessa sigla viene utilizzata nel contesto di una situazione ancora più problematica nel Mar Cinese Meridionale (SCS), con gli stessi principali attori regionali. La questione riguarda la cosiddetta “Air Defense Identification Zone” (ADIZ) che il Ministero della Difesa della Cina introdusse nel 2013 su una parte considerevole del ECS, ed ora si dice programmi sul SCS. Va notato che la Cina non è il primo Paese ad utilizzare l’ADIZ in una parte dello spazio aereo considerata particolarmente sensibile per la sicurezza nazionale di un dato Paese. Negli anni ’50 gli Stati Uniti introdussero tale zona nei pressi delle proprie coste occidentali quando, secondo l’intelligence, c’era la minaccia (assai esagerata, come si scoprì più tardi) della “rapida crescita della flotta di bombardieri sovietici“. Anche il Giappone ha una propria ADIZ circostante le quattro isole principali e le isole Ryukyu. Va notato che le zone giapponesi e cinesi sul ECS si sovrappongono considerevolmente, compreso lo spazio aereo sulle isole Senkaku/Diaoyutai, la cui proprietà è uno dei punti di tensione nelle relazioni cino-giapponesi. Come regola generale, l’ADIZ si estende a considerevole distanza dal confine dello spazio aereo nazionale e il Paese che l’adotta non può limitarne il sorvolo agli aeromobili stranieri (tra cui aerei militari). L’unica condizione è che gli equipaggi di tali aeromobili informino i servizi a terra del suddetto Paese dell’intenzione di attraversare l’ADIZ. Questa zona non crea alcun inconveniente speciale alle compagnie aeree, ma interferisce con le ambizioni politiche dei Paesi che hanno rapporti complicati con l’avversario geopolitico che adotta l’ADIZ. Per esempio, in risposta all’introduzione della zona cinese sul ECS, alla fine del 2013, gli USA (profondamente coinvolti negli eventi in Asia orientale) fecero dichiarazioni forti “raccomandando” che le compagnie aeree non notificassero ai servizi a terra cinesi, ignorandone anche le richieste. Con ogni evidenza, tali “raccomandazioni” non sono state accolte dagli interessati perché negli ultimi due anni non si è mai sentito parlare di eventuali problemi tra le compagnie aeree e i servizi per il controllo dello spazio aereo cinesi. Infatti, subito dopo l’introduzione dell’ADIZ cinese sul ECS, 2 bombardieri B-52 statunitensi attraversarono la zona ostentatamente in modalità silenzio radio. Cioè, senza rispondere alle richieste dei servizi a terra cinese. Fu un gesto impudente per dimostrare la disponibilità dell’US Air Force a perseguire i propri obiettivi in questo settore, senza l’osservanza dei requisiti decisi dal Ministero della Difesa della Cina che non limiterebbero la libertà d’azione dei piloti statunitensi. Giochi simili sono in corso in relazione a voci sulla possibile introduzione dell’ADIZ sul SCS. In realtà, tali suggerimenti (mai ufficialmente commentati da Pechino) apparvero due anni fa collegandosi al Ministero della Difesa della Cina che introduceva l’ADIZ sul ECS. La Cina non aveva ufficialmente commentato questa possibilità fino alla fine dello scorso anno. Da parte degli esperti cinesi, di nuovo nell’estate 2015, il capo dell’Istituto Nazionale per lo Studio del Mar Cinese Meridionale, Wu Sichun, negò categoricamente tale possibilità in una conferenza a Washington. Tuttavia, il governo degli Stati Uniti aveva evidentemente informazioni più o meno certe sul tema nell’autunno dello scorso anno. Per esempio, nell’intervento a una conferenza a Sydney, il 6 ottobre 2015, il comandante della Flotta del Pacifico degli Stati Uniti, ammiraglio Scott Swift, parlò di “azioni impudenti” della RPC sul SCS dichiarando che la comparsa dell’ADIZ cinese nel SCS sarà vista come “violazione delle regole internazionali”. Il 26 febbraio, il diretto superiore di S. Swift, il capo dell’USPACOM ammiraglio Harry Harris, espresse la sua “ansia a che la (possibile ADIZ cinese sul SCS) abbia conseguenze destabilizzanti e provocatorie… Non lo ignoreremo così come ignoriamo l’ADIZ sul Mar Cinese Orientale“. Allo stesso tempo, non negò il diritto di ogni Stato di stabilire tali zone nello spazio aereo “adiacente al territorio nazionale”. In realtà, la stessa formulazione viene utilizzata dai funzionari cinesi commentando la maggiore attenzione degli Stati Uniti al tema della probabile introduzione di un’ADIZ della Cina sul SCS.
L’essenza del disaccordo cino-statunitense sulla questione e la crescente tensione nelle relazioni tra i due Stati mondiali sul SCS consiste nel fatto che la Cina veda l’80% del SCS come suo territorio. Nel frattempo gli Stati Uniti, dichiarando formalmente di non avere una visione specifica sul tema, rifiutano le richieste cinesi. L’ultimo scambio sul tema della (ancora ipotetica) ADIZ cinese sul SCS si aveva il 1° aprile, coinvolgendo i rappresentanti dei Ministeri della Difesa dei due Paesi). I cinesi dichiaravano che la questione della creazione dell’ADIZ sul SCS “dipenderà dalla valutazione della Cina delle minacce al proprio spazio aereo“. Dopo tutto, sembra probabile che le reciproche asprezze sull’argomento e l’emergere di nuove immagini satellitari che dimostrano la presenza di sistemi di difesa aerea e di aerei da caccia sulle isole artificiali cinesi nel SCS, siano state trasmesse nell’incontro tra Obama e Xi Jinping a Washington, nel quadro del vertice sulla sicurezza nucleare.1021974850Vladimir Terekhov, esperto sui temi della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Giappone deve avere relazioni positive con la Federazione Russa: energia, geopolitica e commercio

Galina Zobova, Noriko Watanabe e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times, 17 marzo 2016Vladimir Putin, Shinzo AbeIl governo giapponese del primo ministro Shinzo Abe deve fare un passo coraggioso e urgente concentrandosi fortemente verso la Federazione Russa. Naturalmente, gli USA rimarranno un perno potente nel prossimo futuro, ma se le élite politiche di Tokyo sono sagge, l’altro perno potente potrebbe diventare la Federazione Russa. Dopo tutto, l’ascesa militare della Cina avanza, le tensioni aumentano nel Mar Cinese Meridionale tra le varie nazioni per la crescente assertività della Cina, la penisola coreana rimane instabile, i problemi tra Cina e Taiwan restano, le questioni energetiche rimangono un problema per il Giappone, la Stretto di Malacca e il Mar cinese meridionale potrebbero ostacolare le rotte di approvvigionamento energetico per varie tensioni, e altri fattori importanti rimangono. Pertanto, è essenziale per il Giappone diversificare la propria energia, concentrarsi su nuovi mercati, aumentare le garanzie geopolitiche e avere un solido rapporto con una grande potenza regionale e internazionale. Una realtà che porti il Giappone a forgiare potenti relazioni con la Federazione Russa a prescindere dai vincoli imposti a Tokyo dalle élite politiche di Washington. E’ opinione diffusa che Abe incontrerà il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin a metà di questo anno. I rapporti indicano che il presidente degli USA Obama non ne è molto contento. Tuttavia, ciò non dovrebbe riguardare Abe in alcuna misura perché il Giappone è una nazione sovrana. In altre parole, è il momento per il Giappone di riconoscere che il dopoguerra è veramente morto e che le cordiali relazioni tra Tokyo e Washington non devono interferire sulla politica estera del Giappone. In effetti, è indispensabile per il Giappone esser più indipendente svolgendo un maggiore ruolo internazionale, ed affinché le azioni di questa nazione siano rispettate, deve prendere decisioni indipendenti. Naturalmente, la nazione nordamericana continuerà ad essere un perno essenziale per il Giappone, ma questa sola dinamica è dalla mentalità troppo ristretta. Allo stesso modo, mentre Giappone e Unione europea (UE) hanno rapporti cordiali, ciò significa poco per le preoccupazioni geopolitiche del Giappone. In effetti, negli ultimi tempi il Giappone viene trascinato nella disputa ucraina con la Federazione Russa, nonostante l’Ucraina non abbia alcun significato per le élite politiche di Tokyo. Questo di per sé evidenzia la necessità per il Giappone di essere più indipendente. Dopo tutto, USA e Unione europea hanno trascinato il Giappone nell’alleanza anti-russa per la crisi ucraina. Tuttavia, il Giappone può guadagnarvi solo altra diffidenza regionale perché nazioni come Cina e Federazione Russa vedranno il Giappone quale fantoccio di Washington.
In tutta onestà Abe, mentre sembra seguire il mantra dei G-7, è chiaramente intenzionato a favorire legami più stretti con la Federazione Russa. Data questa realtà, Abe non deve legare il Giappone al solito problema della soluzione della disputa territoriale secondo una visione unilaterale della storia. Invece, le élite politiche di Mosca e Tokyo dovrebbero concentrarsi sul quadro generale geopolitico, aumentando gli accordi commerciali ed energetici, rafforzando i rapporti militari, facendo allacciare al Giappone rapporti più stretti con i Paesi dell’Asia centrale e agli sviluppi tecnologici, aumentando gli scambi tra Giappone del Nord ed Estremo Oriente russo, e altre questioni importanti. Infatti, in Asia è del tutto evidente che la Federazione Russa è benedetta dalle potenti relazioni con Paesi dell’Asia centrale, Cina, India, Iran, Vietnam e una miriade di altri. Altrettanto importante, la Federazione Russa è una mediatrice onesta sulla penisola coreana. In altre parole, un pezzo potente del puzzle regionale e geopolitico per il Giappone, se promuove potenti relazioni con la Federazione russa secondo il rispetto reciproco. Pertanto, con il Giappone di fronte a molte preoccupazioni geopolitiche e questioni energetiche, è chiaro che la Federazione Russa sia il pezzo mancante del puzzle. Business Insider riporta “Alla fine del 2014, il Giappone guidava le nazioni asiatiche con più 14 miliardi di dollari di investimenti diretti nell’economia russa; solo nel petrolio e gas erano più del triplo degli investimenti totali della Cina. Inoltre, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha fissato l’obiettivo nazionale di soddisfare oltre il 40 per cento della domanda di petrolio e gas del Paese nel 2030 con il capitale netto delle imprese giapponesi. Legami più profondi non sono semplicemente una questione di se, ma di quando e dove“. Il Giappone deve smettere di sprecare decennio dopo decennio basando dei rapporti potenti su una disputa territoriale. Invece, una nazione scarsa di risorse come il Giappone deve guardare ad una potenza regionale che può ampliarne la diversificazione energetica. Soprattutto la Federazione Russa può alleviare le preoccupazioni geopolitiche del Giappone e aiutare le élite politiche di Tokyo a rimodellare una politica estera più vibrante. In altre parole, il ruolo della Federazione Russa migliorerebbe le relazioni del Giappone con la Cina e varie altre nazioni, pur essendo una mediatrice onesta sulla penisola coreana. Pertanto, se il Giappone può rinvigorire la propria politica estera, allora USA e Federazione Russa potranno salvaguardare e migliorare il futuro di questa nazione tecnologicamente avanzata.OLY-2014-RUSSIA-JAPAN-DIPLOMACY  MAX890Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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