La Corea del Sud cambia campo?

Andrew Korybko Sputnik 20/03/2015

Le recenti decisioni della Corea del Sud sollevano la questione se la sua leadership sia sempre più pragmatica nei rapporti con Pechino a spese di Washington.

korea-04La Corea del Sud è da tempo alleata degli Stati Uniti, ma il suo sostegno agli Stati Uniti non è più cieco come una volta. I crescenti legami economici con la Cina, attraverso il futuro accordo di libero scambio, rendono la politica estera del Paese più equilibrata, così come l’ambivalenza strategica verso il sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti. Mentre la Corea del Sud non può cambiare completamente posizione, sembra seguire una traiettoria verso neutralità e pragmatismo, di per sé una sconfitta relativa del perno politico in Asia degli Stati Uniti.

Chi vuole cosa?
Diamo un rapido sguardo a ciò che ciascuno dei tre attori principali vuole realizzare, contribuendo a dare un quadro più chiaro del motivo per cui la Corea del Sud ha preso le ultime decisioni economiche e militari.

Stati Uniti:
Idealmente gli Stati Uniti vogliono integrare le 28000 truppe in Corea del Sud nella ‘Coalizione di Contenimento della Cina’ (CCC) che costruiscono nell’Estremo Oriente e nel Sud-Est asiatico. Vorrebbero prolungare la presenza militare nel Paese a tempo indeterminato e, auspicabilmente, far aderire la Corea del Sud ai piani del contenimento con la formalizzazione del rapporto militare tra Seoul, Washington e Tokyo. Gli Stati Uniti non hanno un vero interesse nel vedere le due Coree ricongiungersi, dato che ciò potrebbe probabilmente portare alla fine della presenza cinquantennale delle loro forze di occupazione.

Cina:
Il sogno di Pechino è vedere gli Stati Uniti abbandonare completamente la penisola coreana, ed il CCC abbandonato o neutralizzato. Non vuole alcuna destabilizzazione della penisola coreana, in quanto ciò inevitabilmente affliggerebbe la Cina stessa. Se le due Coree si riunificano, la Cina ne monitorerebbe cautamente gli sviluppi per garantirsi che la Corea unita non sia una minaccia economica o militare che può esserle rivolta contro un giorno. Eppure, Pechino preferirebbe che gli Stati Uniti lascino la penisola oggi e affrontare gli eventuali problemi sulla Corea, un domani unita, che avere il Pentagono provocare continuamente la Corea democratica, nel cortile della Cina.

Corea del Sud:
La cosa più importante per Seoul è la risoluzione dei due problemi della Corea democratica, vale a dire denuclearizzazione di Pyongyang e riunificazione. Idealmente, vorrebbe anche perseguire la sua storica ‘terza via’ tra i colossali vicini cinesi e giapponesi, comportando una politica di neutralità e stabilità. Mentre la Corea del Sud è stata ovviamente sotto l’intensa influenza statunitense dalla fine della seconda guerra mondiale, sembra desiderare una politica multipolare quale via più efficace per perseguire i propri obiettivi.

Decifrare le decisioni di Seoul
Ora è il momento di osservare le ultime quattro decisioni della Corea del Sud, che portano a parlare di potenziale perno (e contro di esso).

Ritardo indefinito dell’OpCon:
Stati Uniti e Corea del Sud hanno accettato lo scorso ottobre di ritardare il trasferimento del controllo delle operazioni in tempo di guerra (‘OpCon’) dagli USA a Seoul a tempo indeterminato, con l’idea che la Corea del Sud non sia attualmente in grado di comandare le proprie forze in caso di guerra. Ciò prolunga il controllo diretto degli USA sugli affari militari della Corea del Sud, il che significa che letteralmente ne controllerà le forze armate in caso di guerra con la Corea democratica o la Cina. Anche se la pace vigesse, le forze statunitensi non lasceranno il Paese ancora per un bel po’ difatti, una chiara vittoria di Washington.

L’accordo di libero scambio Cina-Corea del Sud:
Era naturale che le due parti raggiungessero l’accordo che entrerà in vigore a fine anno, dato che la Cina è il maggior partner commerciale della Corea del Sud e la Corea del Sud è il terzo della Cina. Secondo il South China Morning Post, “gli investimenti cinesi in Corea sono balzati del 374%, a 631 milioni di dollari dell’anno scorso dai 133 nel 2013”, in previsione dell’accordo, chiara dimostrazione del desiderio della Cina di espandere le relazioni commerciali con il Paese. Se le relazioni economiche s’intensificano la Corea del Sud potrebbe potenzialmente entrare nell’Area di libero scambio della Cina nella regione Asia-Pacifico (contraltare del TPP degli Stati Uniti), e anche nell’Investment Bank Infrastructure asiatica (la risposta cinese alla Banca Mondiale a guida occidentale, che ha invitato la Corea del Sud ad unirvisi se molla il THAAD), sarebbe un’enorme ritirata dell’influenza di Washington sulla penisola.

Abbandonare il THAAD:
La Corea del Sud è strategicamente ambivalente sul sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti da schierare sul suo territorio. Seoul capisce acutamente che gli Stati Uniti vogliono semplicemente costruire la versione orientale del loro scudo antimissile, ospitandone le infrastrutture diverrebbe un complice del CCC. La Corea del Sud sembra dubitarne, sapendo che le relazioni con la Cina si deteriorerebbero più rapidamente di quelle della Polonia con la Russia dopo averne accettato la controparte in Europa orientale. Nel caso in cui la Corea del Sud decida di non diventare la ‘Polonia asiatica’, sarebbe un duro colpo al perno in Asia degli Stati Uniti.

…o esservi incastrati dopo?:
Ma gli Stati Uniti hanno un asso nella manica, avendo detto alla Corea del Sud di permetterne lo schieramento nel Paese in caso di vaghe “situazioni di emergenza”, che potrebbero realisticamente essere delle manipolate risposte nordcoreane alle provocazioni inscenate con le manovre USA-Corea del Sud (come di norma). Una volta che il THAAD sarà schierato nel Paese, non è probabile che riduca le tensioni, fornendo così agli Stati Uniti la possibilità di piazzare in segreto il loro scudo antimissile nel Paese.

Rimescolamento regionale
Oltre all’avvicinamento della Corea del Sud al multipolarismo, altre due tendenze non dichiarate trasformano la regione. Il peggioramento delle relazioni della Corea del Sud con il Giappone e l’avvicinamento della Corea democratica alla Russia. Il primo è il frutto del rinnovato nazionalismo e militarismo giapponese, mentre il secondo è dovuto alle manovre occulte tra Pyongyang e Pechino. Se perseguono tali rotte fino alle conclusioni logiche, queste tre tendenze regionali ridefiniranno il futuro quadro geopolitico del Nordest asiatico, comportando tre possibili sviluppi.

Ridimensionamento degli USA:
Anche se la presenza militare statunitense probabilmente rimarrà nel prossimo futuro, Washington non sarà più in grado d’influenzare la Corea del Sud come in precedenza, nel senso che il suo potere diminuirà relativamente.

Reindirizzo giapponese:
Il fallimento del Giappone nel ripristinare rapporti favorevoli con la Corea del Sud potrebbe rendere la CCC inefficace nel Nordest asiatico, e Tokyo quindi reindirizzerebbe la CCC a sud verso Vietnam e Filippine. Tokyo ha già pianificato tali mosse, ma con la Corea del Sud non più alleata vitale, vi concentrerà maggiori sforzi.

Colloqui di pace – parte II:
Con la Corea del Sud che si avvicinar alla Cina e la Corea democratica che fa lo stesso con la Russia, l’intera dinamica politica della penisola potrebbe mutare a un certo momento. Mentre in passato la dualità Corea democratica-Cina e Corea del Sud-Stati Uniti non ha portato la pace in oltre 50 anni, il nuovo accordo potrebbe essere più adatto a compiere progressi.

south-korea-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e Giappone nella lotta per la leadership regionale

Ekaterina Arapova New Eastern Outlook 09/03/2015

102111541-china-japan-islands-disputeAll’inizio del gennaio 2015 gli accordi bilaterali sul libero scambio tra Giappone e Australia sono entrati in vigore, mentre la Cina ha annunciato l’intenzione di firmare un accordo simile con l’Australia nel secondo trimestre del 2015. Si prevede che l’accordo entri in vigore alla fine del 2015. I negoziati per una zona di libero scambio tra Cina e Australia sono in corso dal 2006. Il desiderio della Cina di accelerare il processo per la firma dell’accordo può essere considerato non solo un tentativo di minimizzare i rischi sui proventi dell’esportazione del Paese, dovuti al riorientamento degli scambi con i vicini regionali a favore di nuove associazioni d’integrazione attuate senza la partecipazione della Cina, ma anche come tentativo di preservare la propria leadership commerciale nella regione asiatica, ampliando la rete di accordi bilaterali. L’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio tra Australia e Giappone può diventare lo stimolo che mancava alla Cina in questi ultimi anni, accelerando in modo significativo i negoziati. La lotta tra Cina e Giappone per la leadership regionale e il ruolo di locomotiva della crescita economica e dell’integrazione dell’Asia orientale infuria dai primi anni 2000. Inoltre, va ammesso che il confronto delle due potenze ha dato un potente impulso ai processi d’integrazione nella regione. Negli anni 2000, l’oggetto principale della rivalità erano i Paesi ASEAN. Per la Cina, rafforzando la propria posizione nei mercati dell’ASEAN avrebbe dato una significativa spinta alla crescita, principalmente nel settore commerciale (i Paesi ASEAN sono un buon mercato per i prodotti cinesi), così come nell’espansione degli investimenti. Le azioni del Giappone per ampliare la cooperazione sarebbero state la “risposta” volta a dare un’alternativa alla politica economica estera della Cina. Fu la Cina che al vertice ASEAN+3 di Singapore nel novembre 2000 avviò la creazione di una zona di libero scambio, dopo di che fu firmato un accordo sulla creazione di una zona di libero scambio entro il 2010. Come si sa, l’associazione diventava operativa il 1 gennaio 2010. Il Giappone inoltre è da sempre uno dei principali partner economici dei Paesi dell’ASEAN, e l’attivismo della Cina preoccupa Tokyo per il possibile indebolimento della propria posizione regionale. All’inizio del 2002, quasi subito dopo la firma dell’accordo Cina-ASEAN sulla creazione della zona di libero scambio, il Primo ministro giapponese Koizumi visitò i cinque maggiori Stati membri dell’ASEAN, promuovendo il concetto poi noto come “Koizumi Initiative”. Il succo era rafforzare le relazioni commerciali e d’investimento del Giappone con i Paesi dell’ASEAN, per passare gradualmente alla firma di accordi di libero scambio, nonché creare una Comunità dell’Asia orientale con la partecipazione di Australia e Nuova Zelanda. Allo stesso tempo, il Giappone stipulava un accordo bilaterale di libero scambio nel 2002 con Singapore, nel 2006 con la Malesia, nel 2007 con la Thailandia e nel 2008 con Indonesia, Brunei e Filippine. I successivi processi di convergenza economica, secondo le indicazioni ASEAN-Cina e ASEAN-Giappone erano quasi gli stessi: si svolsero i vertici ASEAN-Cina e ASEAN-Giappone e furono firmati due accordi di partenariato/collaborazione economico globale.
Dal 2000, la supremazia nella lotta per la primazia come locomotiva dei processi di integrazione in Asia orientale passò al Giappone e poi alla Cina. Nel periodo pre-crisi 2008 il Giappone fu il principale partner strategico dell’ASEAN nel commercio e negli investimenti. La crisi del 2008-2009 cambiò la tendenza: gli indicatori dell’integrazione commerciale dell’ASEAN con la Cina salirono contro il declino corrispondente per il Giappone. Fino ad oggi, per numero di accordi bilaterali di libero scambio conclusi nel TAEG, il Giappone è in posizione di leadership, con 11 accordi bilaterali con i partner dell’APEC (su 20 possibili). La Cina ha concluso solo 5 di tali accordi. Tuttavia, nonostante la posizione regionale attiva, il Giappone da tempo ha perso lo status di leader commerciale regionale. Dal 2013 il totale delle esportazioni della Cina supera le esportazioni del Giappone di quasi 3 volte, e la bilancia commerciale è in attivo per circa 260 miliardi di dollari. Ciò in netto contrasto con il Giappone, che negli ultimi anni ha visto una bilancia commerciale cronicamente negativa. Nonostante la sempre favorevole struttura del commercio con l’estero (le importazioni sono ancora dominate da materie prime e prodotti di bassa tecnologia, il Giappone esporta principalmente prodotti industriali ad alta tecnologia), fino ad oggi obiettivo principale del Giappone è stata l’espansione degli investimenti esteri. L’economia del Paese può essere definita orientata agli investimenti, le entrate dagli investimenti esteri superano di gran lunga quelli dell’esportazione. Nel tentativo di rafforzare la posizione di leader regionale, la Cina negli ultimi anni ha intensificato gli sforzi non solo verso la conclusione di accordi bilaterali di libero scambio, ma anche per sviluppare una rete di accordi bilaterali di scambio valutario, anche con i partner dell’APEC, rafforzando capacità commerciale e internazionalizzazione del Renmimbi. In primo luogo, gli accordi valutari bilaterali sono uno strumento per promuovere i reciproci pagamenti commerciali, riducendone i costi. In secondo luogo, il sistema degli accordi di scambio valutario riduce i rischi associati alle fluttuazioni valutarie, contribuendo a migliorare la stabilità dei flussi commerciali. In terzo luogo, gli Stati aderenti della convenzione possono scegliere autonomamente la valuta per le transazioni, rendendosi meno dipendenti dalle valute di riserva mondiale, soprattutto dal dollaro USA. Oggi non è un segreto che la Cina persegua una politica attiva di de-dollarizzazione, cercando nel contempo di rafforzare la posizione dello Yuan nel sistema finanziario globale, ma anche stimolando la crescita dello scambio commerciale con i partner regionali. Allo stesso tempo, il Giappone, evidentemente, non dedica la stessa attenzione nel sviluppare il sistema di accordi valutari. Recentemente, Giappone e Repubblica di Corea hanno dichiarato l’indisponibilità a prolungare l’accordo bilaterale, scaduto a febbraio. Gli esperti l’attribuiscono a fattori non economici, dimostrando l’evidente fattibilità economica dell’iniziativa, e all’adozione di decisioni esclusivamente economiche sempre più influenzata dalla politica.
Mentre Giappone e Repubblica di Corea si danno lezioni di storia e si scambiano rivendicazioni, reagendo dolorosamente alle dichiarazioni sullo status dei propri cittadini durante la seconda guerra mondiale, la Cina continua a perseguire una politica di scambi ed espansione monetaria, concentrandosi principalmente sulla fattibilità economica delle iniziative esistenti, ottenendo un notevole successo.iht-heng-22-articleLargeEkaterina Arapova, PhD in scienze economiche, professoressa presso l’Istituto Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali, Università del Ministero degli Affari Esteri della Russia, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese

Cosa costruisce la Cina nel Mar Cinese Meridionale?
Tyler Durden Zerohedge 23/02/2015ColeFMapNov11Nel Mar Cinese Meridionale vi sono i territori tra i più contesi del pianeta. Sei Paesi, Cina, Taiwan, Vietnam, Malesia, Filippine e Brunei competono sui diritti nel mare. La disputa si concentra sul contestato arcipelago delle Spratly, un miscuglio di isolotti e scogliere quasi al centro del Mar Cinese Meridionale. Tutti, tranne il Brunei, vi hanno costruito avamposti militari, e tutti questi Paesi, meno la Cina, vi hanno costruito piste di atterraggio. La Cina, arrivata in ritardo nell’occupare le Spratly, ha potuto occupare pienamente otto scogliere. Con così poca terra da utilizzare, la Cina ha iniziato a recuperare da allora. Nell’ultimo anno, gli avamposti della Cina nelle Spratly sono stati sistematicamente sottoposti a un processo di “bonifica”, dove le draghe prelevano sedimenti dal mare scaricandoli sulle scogliere sommerse per farne delle isole. La Cina ha già costruito cinque isole con la bonifica, e almeno due isole sono avviate. La Cina non è la prima a ricorrere alla bonifica, il rilievo Rondine della Malesia e diverse isole vietnamite sono state artificialmente costruite o ampliate, ma la bonifica della Cina avviene su scala più ampia rispetto a qualsiasi progetto precedente. L’isola artificiale costruita sulla scogliera Fiery Cross eclissa l’isola Taiping di Taiwan come maggiore delle Spratly, ed edifici sono in costruzione in diverse altre scogliera cinesi. Mentre i nuovi avamposti militari diventano operativi, è imperativo comprendere cosa la Cina costruisce nel Mar Cinese Meridionale.

Scogliera Fiery Cross
Scogliera Fiery Cross (nota anche come isola Yongshu) era completamente immersa fino ad agosto 2014 quando le draghe cinesi hanno cominciato a scavare il sedimento circostante. Prima della costruzione, la presenza cinese era costituita da un unico bunker di cemento sulla punta sud-ovest del rilievo, ma l’isola da allora è divenuta la più grande delle Spratly, misurando circa 2,3 kmq. La nuova isola è quasi lunga due miglia e sembra essere il futuro sito di un aeroporto.

11Fiery Cross 6 febbraio 2015

21Fiery Cross 14 novembre 2014

Tra novembre 2014 e gennaio 2015, il sud-ovest del rilievo venne bonificato collegando l’aeroporto alla struttura in cemento armato originale e allargando la superficie della barriera corallina. Le attività di dragaggio non sono cessate, e la terra è ancora in espansione. Le fotografie recenti dei media filippini mostrano che le fondamenta di una grande costruzione a nord-est dell’isola.

Scogliera Johnson South
La Scogliera Johnson South ha subito una delle più straordinarie trasformazioni delle Spratly. Le foto pubblicate dal ministero degli Esteri filippino mostrano che la bonifica era iniziata nei primi mesi del 2014, e le nuove foto indicano che la costruzione è ancora in corso.

31Johnson South

All’inizio di settembre 2014 diverse notizie furono diffuse da IHS Janes e BBC sull’avvio di una grande costruzione. Non è chiaro esattamente quando sia iniziata, ma le foto scattate ai primi di dicembre 2014 mostrano chiaramente un edificio considerevole, forse alto più di dieci piani, in costruzione sulla nuova isola.

41Johnson South

Le fotografie scattate e diffuse dall’agenzia vietnamita Thanh Nien News mostrano una serie di cantieri, tra cui ciò che potrebbe essere un centro di controllo del traffico aereo. I media filippini affermano che la Scogliera Johnson South un giorno ospiterà una pista di atterraggio, ma le foto non provano tale affermazione. La barriera corallina è lunga circa 6 kmq, e l’isola circa 0,16 kmq, lasciando ampio spazio per ulteriori bonifiche.

Scogliera Cuarteron
La Scogliera Cuarteron è l’avamposto più occidentale e più meridionale della Cina nelle Spratly. Le bonifiche sulla barriera corallina sembrano essere iniziate nel marzo 2014. Da gennaio 2015 la Cina ha costruito 0,3-0,4 kmq di nuovo territorio. L’isola ospita una diga foranea, un piccolo avamposto militare, un elicottero, un porto artificiale e un molo. Foto satellitari mostrano delle costruzioni in corso, ma non sono abbastanza chiare per capire cosa si stia costruendo.

51Cuarteron

Scogliere Gaven
Le Scogliere Gaven ospitano un progetto di bonifica medio, che realizzato un’isola artificiale di circa 0,08 kmq. Tra giugno e agosto 2014 quest’isola s’è ampliata da piccolo avamposto al bastione di oggi. Le foto mostrano che la nuova isola ospita una caserma per operai e militari, container usati come rifugi temporanei, un porto artificiale e armi antiaeree. Secondo IHS Janes l’isola ospita radar e missili antinave.

6Gaven

Scogliera Hughes
Le bonifiche sulla Scoglier Hughes sembrano iniziate nel marzo 2014. Le foto satellitari suggeriscono che sia in corso sull’isola una nuova costruzione. I rapporti indicano che la nuova isola ospita un faro e di un avamposto militare.

7Hughes

Scogliera Subi
La Scogliera Subi, l’avamposto più settentrionale della Cina nel Mar Cinese Meridionale, è la più recente bonifica. Le foto satellitari dei primi di febbraio 2015 mostrano una significativa presenza di draghe che lavorano in due punti a sud-est e sud-ovest della barriera corallina. Il dragaggio a Subi apparve nelle foto satellitari scattate il 26 gennaio 2015, mostrando due draghe che avevano cominciato a lavorare sulla punta sud-ovest di Subi. Prima dell’inizio della bonifica, Subi ospitava un elicottero e un piccolo avamposto in calcestruzzo utilizzato da truppe di passaggio.

8Subi 8 febbraio 2015

9Subi 26 gennaio 2015

Scogliera Mischief
La Scogliera Mischief è l’avamposto più orientale della Cina nelle Spratly. Foto satellitari di fine gennaio indicano che la bonifica è appena iniziata. Queste foto mostrano la presenza di draghe a sud dell’isola, così come nuove terre separate da una struttura in calcestruzzo. Il rilievo Mischief è a meno di 200 miglia dall’isola filippina di Palawan (meno di 150 miglia in alcuni punti), mettendo così la barriera corallina all’interno della zona economica esclusiva della Filippine. Com’era prevedibile, l’avvio della bonifica nella Scogliera Mischief è stato accolto da ampie proteste delle Filippine.

10Mischief 26 gennaio 2015

111Mischief 26 gennaio 2015

Scogliera Eldad
La Scogliera Eldad ospita un banco di sabbia a forma di lacrima a nord. Dimensioni e forma del banco di sabbia sono coerenti nelle foto scattate tra gennaio 2012 e novembre 2013. Le foto più recenti mostrano un leggero aumento delle dimensioni del banco di sabbia, indicando una possibile bonifica elementare in corso sulla barriera Eldad. Queste foto non riprendono draghe e possono semplicemente mostrare cambiamenti naturali, ma intelligence e media filippini sostengono che Eldad sia in realtà obiettivo della bonifica cinese. La situazione sul Eldad è ambigua, e dovremmo continuare ad osservarla per notare un recupero.

12Eldad

Sulla base di fotografie satellitari e rapporti d’intelligence è chiaro che la Cina attualmente bonifica almeno sette delle sue otto scogliere; Fiery Cross, Johnson South, Gaven, Hughes, Cuarteron, Subi, e Mishcief, e che una bonifica sarebbe iniziata anche su Eldad. I lavori su Johnson South, Gaven, Hughes e Cuarteron iniziarono nei primi mesi del 2014, la bonifica di Fiery Cross iniziava nell’agosto 2014, su Subi e Mischief a fine gennaio 2015. Bonifiche su Eldad potrebbe esser iniziate nel dicembre 2014. Le foto mostrano grandi costruzioni in corso sulle neo-isole Fiery Cross e Johnson South, mentre meno estese, ma sempre grandi costruzioni sono in corso a Hughes, Gaven e Cuarteron. Data la misura in cui il futuro controllo delle rotte nel Mar Cinese Meridionale influenzerà l’equilibrio di potere globale, la costruzione delle isole cinesi è degna di attenzione.

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La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese
Forse non è una grande idea per gli Stati Uniti mettersi contro la Russia?
Harry J. Kazianis The National Interest 25 febbraio 2015 – Russia Insider

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Ciò che Robert Kaplan ha così elegantemente soprannominato “Calderone dell’Asia”, il Mar Cinese Meridionale, potrebbe ribollire di nuovo. Ma il vero spunto è chi potrebbe accendere con la ‘massima’ fiamma tale caldaia virtuale: nientemeno che il presidente russo Vladimir Putin. Eventi a migliaia di chilometri di distanza, in Ucraina, potrebbero innescare una reazione a catena che potrebbero vedere la Cina dominare incontrastata questo grande specchio d’acqua grazie ad una grande infusione di armi e tecnologia russe, se l’occidente iniziasse ad armare l’Ucraina. Ma prima di arrivare ai succosi dettagli di come la Cina potrebbe diventare il “Master and Commander” del Mar Cinese Meridionale grazie all’assistenza russa, facciamo un doveroso passaggio dell’ultimo dramma in questo tormentato specchio d’acqua. Le tensioni sono aumentate nella regione Asia-Pacifico, la Cina continua a cambiare i fatti sul campo (“sull’acqua” potrebbe essere un termine migliore), continuando a lavorare su diversi enormi progetti di bonifica delle isole che molti analisti ritengono creeranno nelle maggiori isole abitate aeroporti, porti, stazioni radar e forse anche batterie di missili antinave. La motivazione è abbastanza ovvia, Pechino probabilmente dominerà il Mar Cinese Meridionale, se utilizza queste isole rivendicandone la sovranità. Nulla parla di “sovranità indiscutibile” che agendo da sovrano, come pattugliare il territorio rivendicato e farvi rispettare le leggi. Le basi nel Mar Cinese Meridionale, disponendosi su 9 o 10 famigerate linee tratteggiate, più che dei grandi segni su una mappa a Pechino, potrebbero realizzarlo.

Le nuove basi nella Cina meridionale + A2/AD = un incubo per USA ed alleati
Per le capacità militari cinesi molto è stato fatto negli ultimi anni, con la crescente capacità della RPC di negare a un avversario tecnologicamente avanzato (si pensi a Stati Uniti e/o Giappone) la capacità d’intervenire in diversi possibili scenari presso i suoi confini (Taiwan e/o Mar Cinese orientale e meridionale). Nei prossimi anni, tali capacità evolveranno e miglioreranno grazie alle innovazioni tecnologiche. Combinando probabili progressi tecnologici cinesi come missili da crociera più precisi e dalla maggiore autonomia e nuove basi nelle isole bonificate nel Mar Cinese Meridionale, a dir poco saranno l’incubo dei pianificatori di Stati Uniti e alleati, che fanno di tutto per garantirsi l’accesso alle regioni vitali dell’Asia-Pacifico. Denominato A2/AD dalla maggior parte degli specialisti militari occidentali, la Repubblica popolare cinese lentamente crea le condizioni in cui Stati Uniti, Giappone e altre forze alleate soffrirebbero pesanti perdite se un conflitto esplodesse sulla prima catena di isole, e in futuro, anche sulla seconda catena di isole. Attraverso diversi campi d’ingaggio (terra, mare, aria, informatica e spazio), le forze cinesi hanno perseguito un robusto programma di sviluppo di una serie di sistemi d’arma unici che sfruttano le debolezze specifiche delle forze di USA ed alleati. Mentre queste capacità sono già abbastanza robuste, e Washington ed alleati stendono piani per neutralizzare l’impatto di tale strategia (vedasi il il dibattito sul concetto Air-Sea Battle/JAM-GCC), qualcosa di ampiamente ignorato in molte recensioni sul problema è che Pechino già opera per acquisire la prossima generazione di piattaforme per armi A2/AD, oltre a sviluppare tattiche e strategie corrispondenti. La Cina negli ultimi anni ha sviluppato prototipi di caccia di 5° generazione, piattaforme per missili balistici antinave e missili da crociera a lungo raggio sempre più sofisticati. Tali sistemi non sono facili da produrre da una qualsiasi nazione. Se Pechino dovesse trovare un partner disponibile, potrà già avere tale tecnologia, compiendo il salto di qualità necessario per disporre di tali piattaforme avanzate per armi A2/AD anni prima di quando i produttori nazionali possano fare da soli. La Russia, in cerca di vendetta per la crisi in Ucraina, potrebbe fornire tale assistenza.

Come la Russia potrebbe aiutare la Cina: armi e tecnologia
Immaginate questo scenario: l’occidente decide che è il momento di armare l’Ucraina. La Russia decide che deve reagire e non solo in Europa. Il Presidente Putin tira fuori il mappamondo e cerca un luogo dove la potenza russa potrebbe meglio colpire gli Stati Uniti. I suoi occhi si illuminano su una zona che potrebbe non solo rafforzare i legami con un partner potenziale, ma danneggiare seriamente gli sforzi statunitensi per il “perno” su quella parte del mondo: il Mar Cinese Meridionale.

A2/AD vola alto: arriva il Su-35 russo
La Cina cerca di migliorare la sua capacità anti-accesso nel dominio dell’aria, con il tanto vociferato acquisto di Su-35 dalla Russia, acquisizione che potrebbe formalizzarsi se l’occidente arma l’Ucraina. Con un raggio d’azione maggiore rispetto agli attuali Su-27/J-11 della PLAAF, il Su-35 darebbe alla Cina la possibilità di schierare caccia avanzati per maggiori periodi sui Mari Cinesi orientale e meridionale, migliorando l’efficacia dei pattugliamenti nella recente Air Defense Identification Zone (ADIZ) sul Mar Cinese Orientale ed eventualmente aiutare Pechino a creare una ADIZ sul Mar Cinese Meridionale. L’aereo sarebbe probabilmente superiore alla maggior parte dei caccia in Asia (ad eccezione di F-22 e F-35) colmando il vuoto fin quando presumibilmente i velivoli furtivi nazionali di 5.ta generazione saranno operativi. Se la Cina dota gli aerei di armi antinave avanzate e li basa nei nuovi aerodromi sulle barriere Johnson e Fiery, una nuova e potente arma antiaccesso comparirebbe, con solide capacità di respingere le forze alleate in acque più sicure.

1458451A2/AD 2.0 sul mare: sottomarini e sonar
Nell’oceano, grazie ancora alla possibile collaborazione con la Russia, la Cina potrebbe cercare di migliorare le proprie capacità sottomarine con possibili nuovi sottomarini. Ciò si collega ad ulteriori notizie sulla possibile vendita di Su-35 negli ultimi anni. Mentre i rapporti variano sulla serietà dei negoziati, confermati e negati più volte, nuovamente si comprendono le tendenze cinesi nel rafforzare le proprie capacità A2/AD con l’aiuto russo. La nuova  tecnologia sottomarina sarebbe di vitale importanza per la Cina, non solo per la possibilità di schierare sottomarini più potenti, ma anche perché Pechino potrebbe potenzialmente trarre nuove tecnologie da questi mazzi. Ciò potrebbe includere motori AIP, tecnologie furtive e avanzate armi antinave dei russi talvolta venduti con i sottomarini. La PRC sembra interessata a migliorare la tecnologia anti-sottomarini (ASW), un punto debole tradizionale di Pechino. In un articolo per Proceedings dello scorso anno, i collaboratori della TNI Lyle Goldstein e Shannon Knight analizzavano le recenti opere cinesi suggerendo che Pechino “ha schierato nell’oceano reti acustiche fisse al largo delle sue coste, presumibilmente con l’intento di monitorare le attività sottomarine straniere nei mari vicini“. Citando altri saggi di provenienza cinese, la ricerca sembra confermare l’incursione di Pechino in questo importante settore della tecnologia militare. Mentre non vi è stata alcuna menzione specifica di un accordo sui sottomarini tra Russia e Cina, Mosca ha sicuramente l’esperienza per aiutare Pechino in questo senso. Considerando che gli sforzi degli Stati Uniti per mantenere l’accesso agli spazi eventualmente contestati dalla A2/AD cinese dipendono soprattutto dai sottomarini furtivi, una tale collaborazione in questo settore potrebbe rafforzare considerevolmente i piani A2/AD cinesi.

Perché la Russia potrebbe pensarci due volte: l’accordo del Su-27
Mentre la crisi ucraina certamente sarebbe un potente catalizzatore per la collaborazione tecnologica nella difesa sino-russa, per tali trasferimenti in passato Mosca ha pagato un prezzo pesante. La Russia farebbe certamente meglio a rivedere il passato, avendo indizi sul perché una vendita alla Cina potrebbe essere una sfida nel lungo termine. L’ultimo importante accordo aeronautico tra Mosca e Pechino, negli anni ’90, riguardava l’ancora molto ricercato aereo di 4.ta generazione Su-27 Flanker. A quel tempo la Russia non vendeva armamenti tecnologicamente avanzati a Pechino dalla frattura cino-sovietica, quando l’aumento delle tensioni scatenò scontri di confine. Quando l’URSS crollò, alla fine del 1991, l’industria bellica russa lottava per rimanere a galla. La Russia traboccava di armi che avrebbero aiutato i cinesi a un salto di diverse generazioni nella tecnologia militare, quindi una partnership sembrava avere senso. Per la Cina, l’accesso a tecnologia militare avanzata era cruciale e nel 1991 Pechino riteneva tale ricerca rilevante. Gli strateghi cinesi erano attoniti dalla velocità con cui gli Stati Uniti poterono sopraffare le forze armate irachene nella prima guerra del Golfo. I pianificatori militari cinesi si resero conto che gran parte delle loro armi era obsoleta di fronte a munizioni di precisione, bombardieri invisibili e aerei da combattimento guidati da sistemi di comando e controllo avanzati. La tecnologia russa, anche se non così avanzata come quella degli USA, diede la spinta tanto necessaria alla modernizzazione. Nel 1991 Mosca vendette a Pechino un lotto di 24 Su-27 per 1 miliardo di dollari. Nel 1995, la Cina acquistò altri 24 Su-27 dalla Russia, consegnati nel 1996. Nello stesso anno, Cina e Russia approfondirono la partnership quando Pechino comprò per circa 2,5 miliardi di dollari la licenza per la fabbricazione di altri 200 Su-27 presso la Shenyang Aircraft Company. Il contratto imponeva che l’importante versione cinese del Su-27 dotata di avionica, radar e motori russi, non potesse essere esportata. La Russia era preoccupata a che la Cina potesse conoscere abbastanza il Su-27 da poter un giorno venderlo a terzi, facendo perdere alla Russia potenzialmente miliardi di dollari nella vendita del caccia. Purtroppo per la Russia, l’accordo fu quasi un disastro. Dopo aver costruito circa 100 jet, la Cina annullò il contratto nel 2004. Pechino disse che gli aerei non soddisfacevano più le sue specifiche. Tre anni dopo, la Cina rigettò completamente l’accordo quando sviluppò il nuovo caccia J-11. L’aereo sembrava la copia esatta del Su-27. La Cina nega di aver copiato il Su-27, spiegando che l’aereo utilizza parti per lo più locali ed avionica e radar sviluppati nazionalmente.

Riflessioni
Mentre il dibattito si scalda a Washington sui modi per sanzionare la Russia per le sue azioni in Ucraina, Mosca ha più modi di reagire se l’occidente armasse l’Ucraina. Infatti, quanto sopra è solo una delle molte possibilità. Mosca potrebbe seguire l’azione descritta con la Cina, fornendo armi e tecnologia che potrebbero esacerbare la tendenza della Cina verso sud e in altre contese future. Tuttavia, la Russia ha molti altri modi di creare difficoltà all’occidente; per esempio nei colloqui sul nucleare Iran o ingraziarsi altre nazioni in rotta con l’occidente come Corea democratica, Venezuela e varie altre. E la Russia, naturalmente, ha la capacità di alzare drammaticamente la posta in Ucraina fornendo ai separatisti armi più avanzate per contrastare le possibili armi occidentali.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la Russia venderebbe Su-35 alla Corea democratica?

Valentin Vasilescu, ACS-RSS264685-north-koreaIl quotidiano della Corea del Sud “Joong Ang Ilbo” citava una fonte militare secondo cui Pyongyang negozia con la Russia per l’acquisto di 36 velivoli da combattimento Su-35, il caccia multiruolo di maggior successo finora. La richiesta è stata fatta durante la visita del 17-24 novembre 2014 del Generale Choe Ryong Hae, numero due dello Stato nordcoreano, compiuta in Russia. Choe Ryong Hae aveva visitato alcuni impianti del complesso militare-industriale presso Khabarovsk e Vladivostok, e da inviato speciale del leader nordcoreano Kim Jong-Un ha incontrato a Mosca il presidente russo Vladimir Putin e il ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Nel frattempo, Choe Ryong Hae trasmetteva al leader del Cremlino un messaggio personale del Presidente Kim Jong Un. La Corea democratica dispone di 15 aerei da combattimento MiG-29B12 e 20 MiG-29SE (variante modernizzata per l’esportazione, con raggio operativo quasi doppio, attiva protezione ECM e missili aria-aria a lungo raggio), ricevuti nel 1999. Oltre a questi sistemi, l’aeronautica nordcoreana utilizza velivoli meno recenti, come 56 MiG-23ML, 32 Su-25K, 150 MiG-21Bis/RFMM e 40 Chengdu J-7 (il MiG-21 cinese), prodotti negli anni ’70-’80. L’aereo più vecchio nell’arsenale delle forze armate nordcoreane sono 80 Q-6 (il MiG-19 riprogettato dai cinesi) e 40 bombardieri bimotori Il-28/H-5 degli anni 1965-1970. A causa dell’embargo imposto alla Corea democratica, la mancanza di pezzi di ricambio causa la rapida usura dei velivoli, e un pilota della Corea democratica vola circa 20-30 ore all’anno rispetto alle 180 ore dei piloti sudcoreani, giapponesi e statunitensi.
La Corea democratica non produce aerei da combattimento di ultima generazione. A causa delle sanzioni internazionali imposte alla Corea democratica, la Russia non poteva neanche rispondere positivamente alle richieste di Pyongyang riguardanti la sostituzione della flotta di aerei da combattimento. Ciò fino alla visita di Choe Ryong Hae, avvenuta in contemporanea alle dure sanzioni economiche imposte alla Russia da Stati Uniti, Giappone, Australia, Canada e l’Unione europea. Quale sarebbe lo scopo perseguito dalla Russia consegnando 100 caccia moderni alla Corea democratica? Possibilmente MiG-29SMT o Su-30, e non necessariamente Su-35. Ricevendo 100 nuovi aerei russi, la Corea democratica muterebbe gli equilibri di potere regionali, dato che Corea del Sud e Giappone insieme hanno 591 velivoli di 4.ta generazione: 213 F-15, 230 F-16 (F-2) e 148 F-4. Va incluso il contingente statunitense dislocato in entrambi gli Stati e composto da 268 aeromobili (42 F-15, 122 F-16, 32 F-22 e 72 F-18 a bordo della portaerei George Washington e sulla base di Atsugi dell’US Marine Corps). Gli Stati Uniti hanno costretto i loro partner occidentali ad applicare abusive sanzioni economiche alla Russia, perciò non vi è più alcun motivo per cui Mosca osservi l’embargo occidentale alla Corea democratica. Ciò soprattutto nel contesto delle manovre degli emirati salafiti del Golfo, docili satelliti degli Stati Uniti, che hanno gravemente colpito la bilancia commerciale della Russia abbassando della metà il prezzo del petrolio. In cambio, la vendita dei velivoli potrebbe essere condizionata per facilitare i grandi investimenti russi nella ristrutturazione dell’industria nordcoreana. La crescente dipendenza della Corea democratica dalla tecnologia russa e il controllo delle sue attività nucleari renderebbero più docile il leader nordcoreano Kim Jong-Un.

page010_image001La Russia ha ottimi rapporti economici e politici anche con la Corea del Sud. Dal 1998 la Russia ha fatto approcci persistenti verso il governo della Corea del Sud, per la creazione del Dipartimento per l’unificazione della penisola coreana. Nel 2008, il Dipartimento è diventato un Ministero con la missione di attuare le politiche secondo il termine di Deng Xiaoping (“un Paese, due sistemi”) per la graduale riunificazione della nazione coreana, agendo per armonizzare l’istruzione e la cultura dei due Paesi. Perciò, le compagnie russe Transneft e Rosneft hanno realizzato un gasdotto di 4857 km, collegando la Siberia orientale al Pacifico, a Kozmino, (porto russo sul Mar del Giappone, a 100 km da Vladivostok). Il terminal petrolifero del porto di Kozmino è rifornito dalle petroliere russe provenienti dal porto di Varandej, sul Mare della Siberia orientale, rifornendo di petrolio il Giappone e le due Coree. La spesa stimata da esperti russi e coreani per il primo anno di riunificazione della Corea sarebbe pari a 167,5 miliardi di euro. Anche se il Nord è 20 volte più povero del Sud (secondo il reddito pro-capite), il solo valore dei giacimenti della Corea democratica è di circa 16700 miliardi di euro, 100 volte il costo sostenuto nel primo anno della riunificazione.
La Corea riunificata in 2-3 anni supererebbe l’economia di Giappone e Germania, contrastando gli Stati Uniti.

7FA810F8-4D96-47BA-84FC-1D9F5BB1E80B_mw1024_s_nACS-RSS Giornale manifesto per capire il mondo russo, pubblicato dall’Associazione per la cooperazione strategica, diplomatica, economica, culturale ed educativa con la Russia e lo spazio slavo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obama giocato, gli USA perdono credibilità sui cyberattacchi

Moon of Alabama 30 dicembre 2014kim-jong-un-hollywoodL’amministrazione Obama sostiene che la Corea democratica era responsabile dell’attacco alla Sony, anche se prime analisi già indicavano un attacco interno di un ex-dipendente della Sony. L’affermazione di Obama era supportata dal rimuginare del FBI, con molte congetture e nessuna prova. Tale rimuginare del FBI, probabilmente ordinato dalla Casa Bianca, è avvenuta dopo che l’FBI aveva già detto di non avere alcuna prova, zero, che riguardasse la Corea democratica. Abbiamo detto subito che il presunto coinvolgimento della Corea democratica fosse probabilmente falso. Ciò è ormai sostenuto da molti esperti. Un articolo su Politico ne elenca alcuni: “L’esperto di sicurezza Bruce Schneier ha definito le prove “circostanziali al meglio” e considera una serie di altre possibili spiegazioni. Il caporicercatore di CloudFlare e funzionario di DefCon Marc Rogers ha scritto che le accuse del FBI sembrano affidarsi a dei malware ampiamente disponibili e ad indirizzi IP facilmente dirottabili da qualsiasi malintenzionato. Robert Graham di Errata Security ha inoltre preso atto delle azioni sotterranee degli hacker con molti codici, definendo le prove dell’FBI “senza senso”“. Queste persone sono tra i migliori nella sicurezza informatica. La società di sicurezza Norse aveva informato l’FBI sui risultati della propria indagine indicando chiaramente un insider e suoi soci erano responsabili dell’attacco. Sebbene informato delle vere prove l’FBI non smentisce le sue false dichiarazioni. Obama ha pubblicamente usato il sotterfugio del FBI per incolpare la Corea democratica, e cambiare registro adesso sarebbe troppo imbarazzante. Perciò alcuni anonimi “funzionari” ora cambiano storia, ancora una volta e senza alcuna prova, da “La Corea del Nord l’ha fatto” a “La Corea del Nord ha assunto il colpevole”: “Gli investigatori statunitensi ritengono che la Corea democratica ha probabilmente assunto hacker stranieri per il grave attacco cibernetico del mese scorso contro Sony Pictures, ha detto un funzionario vicino all’indagine”. Questo è ancora più risibile rispetto alla questione principale.
La Casa Bianca, probabilmente il Consiglio di Sicurezza Nazionale di Susan Rice, s’è avvitato. Per fare pressione sulla Cina accusando il suo cliente nordcoreano dell’attacco hacker imputato al Paese solo dalle fantasie dei media, aveva ordinato all’FBI di portare qualche “prova” a sostegno delle sue accuse. Ma l’attribuzione nel cyberspazio è un problema difficile, se non disperata, con ricercatori privati che hanno trovato indicazioni reali dimostrando che la presunta colpevolezza della Corea democratica è alquanto improbabile. Non è la prima volta che gli Stati Uniti si mettono in una simile posizione scomoda. L’articolo di Politico citato ha una seconda parte: “Anche l’inaudita decisione di rilasciare i dettagli dell’indagine in corso del FBI e le accuse del presidente Barack Obama al regime autoritario eremita non hanno calmato il coro degli scettici ben qualificati secondo cui le prove proprio non tornano”. Traendo la stessa conclusione sull’accusa delle armi di distruzione di massa di Saddam, Billmon le riformulava così: “Anche la decisione inaudita di declassificare i dettagli degli sforzi di Saddam per acquistare il minerale di uranio yellowcake e le accuse del segretario di Stato Colin Powell al folle dittatore iracheno, non calmarono il coro di scettici ben qualificati secondo cui le prove proprio non tornavano”. Quasi nessuno crederà mai più seriamente agli Stati Uniti sulle armi di distruzione di massa dopo che l’amministrazione Bush ha mentito su tali armi in Iraq. Quasi nessuno mai più crederà seriamente agli Stati Uniti su un attacco informatico dopo che l’amministrazione Obama ha mentito sull'”incidente della Sony e della Corea democratica“. Tale rovina della Casa Bianca avrà, secondo il professore di diritto Jack Goldsmith, conseguenze importanti: “Se l’FBI ha sbagliato nell’attribuire l’attacco hacker alla Sony, sarà più che un errore imbarazzante. Tale errore spingeva gli Stati Uniti ad agire contro il bersaglio sbagliato, e indebolendo così notevolmente la credibilità degli USA. Infatti, anche se l’accusa dell’FBI risultasse corretta, non potremmo mai saperlo con certezza. L’esitazione di fronte a domande credibili sulle scarne prove esacerbano la richiesta di accuse verificabili pubblicamente prima che le contromisure (o altre risposte) siano considerate legittime. In questo piccolo ma significativo senso, gli Stati Uniti hanno perso una battaglia nei primi giorni della cyber-guerra”. Non era nemmeno una “battaglia”, non essendoci un “nemico”, ma solo un ex-dipendente scontento della Sony e alcuni hacker che non amano le dure politiche anti-pirateria della Sony.
Obama ha rischiato, e senza alcuna buona ragione, ed ha distrutto la credibilità degli Stati Uniti su qualsiasi cosa potrà mai definire, giustamente o meno, cyber.

obama_concerned_rect1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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