Il governo giapponese disinforma sui missili della Corea democratica

Taoka Shunji, Global Research, 16 aprile 2016slide_339449_3477235_freeL’illusione dell'”ordine per distruggere il missile” del Giappone
Il governo giapponese descriveva il missile nordcoreano lanciato il 7 febbraio come “una lunga serie di missili balistici mascherati da vettori satellitari”. Anche dopo la conferma del satellite in orbita, continuava tale retorica. Dato che il pubblico giapponese, così come i giornalisti, in genere non conoscono i missili, vengono facilmente manipolati dalla disinformazione del governo. Un esempio della guerra psicologica giapponese è il dispiegamento dei Patriot PAC3 (missili antimissile) sulle isole Miyako e Ishigaki, a sud ovest di Okinawa. In risposta al primo annuncio del lancio del satellite nordcoreano, il governo giapponese emise un “ordine di distruzione dei missili balistici” alle Forze di autodifesa. 3 cacciatorpediniere Aegis furono dispiegati nel Mar del Giappone e Mar Cinese Orientale. Anche le batterie terrestri di Patriot PAC-3 furono messe in allerta nella zona metropolitana di Tokyo e nell’isola di Okinawa. Inoltre, unità di PAC-3 furono inviate in due remote isole della Prefettura di Okinawa, perché la traiettoria prevista del “missile” nordcoreano era vicina a queste isole. Ma se il lancio avveniva come previsto, la quota del missile sarebbe stata di oltre 400 km sopra le isole. Non vi è alcuna base giuridica per abbattere un missile nello spazio, al di fuori dello spazio aereo del territorio giapponese. Inoltre, il PAC-3 non può raggiungere tale obiettivo, avendo una quota massima di soli 15 chilometri. Il Ministero della Difesa giapponese affermò che il PAC-3 poteva colpire il missile nordcoreano se fosse caduto in territorio giapponese per malfunzionamento. Tuttavia, nella difesa antimissile balistico, i missili intercettori vengono lanciati verso la futura posizione del bersaglio che vola ad una velocità superiore a 20000 km all’ora. La traiettoria di un missile malfunzionante sarebbe irregolare e imprevedibile, quindi la posizione futura non può essere calcolata e i missili PAC-3 non possono essere lanciati. Non sarebbe impossibile intercettare detriti come motori a razzo che precipitano nell’atmosfera. Tuttavia, non si può essere certi che la frammentazione di tali oggetti metta al sicuro le isole o le esponga a maggior pericolo. In ogni caso, il dispiegamento di armi inutili in queste isole sembra aver avuto luogo perché c’erano piani per schierarvi missili antinave e presidi. L’incidente fu probabilmente usato per istigare paura tra gli isolani e, quindi, averne il sostegno per tali piani. Nel 2009, 2010 e 2013 la Corea del Sud lanciò satelliti dal Naro Space Center, di fronte lo Stretto di Tsushima, utilizzando motori di fabbricazione russa, riuscendovi al terzo tentativo. Dato che la posizione longitudinale del Naro Space Center è circa tre gradi ad est del sito di lancio nordcoreano in Tongchang-ri, i satelliti sorvolarono Okinawa presentando un pericolo leggermente maggiore in caso di malfunzionamento. Nel 2010, un missile esplose 132 secondi dopo il lancio e i resti caddero a circa 350 chilometri a nord di Okinawa. Una politica coerente nel prepararsi alla caduta di resti per malfunzionamenti ne ordinerebbe la dovuta distruzione anche in questi casi.JS_Chōkai_in_the_Pacific,_-17_Nov._2009_aIstigare paura per aumentare la spesa per la Difesa
Il 7 febbraio, giornali e televisioni riferivano del “lancio del missile nordcoreano”. Tuttavia il Joint Space Operations Center del Comando Strategico degli Stati Uniti annunciava due ore dopo il lancio che due oggetti erano stati posti in orbita, un satellite e resti del terzo stadio del missile. Mentre in un primo momento il satellite continuava a ruotare si speculò che fosse fuori controllo, in seguito un funzionario della difesa degli Stati Uniti dichiarava che la rotazione si era fermata, ma senza chiarire se i segnali radio venivano emessi. Il 12 dicembre 2012, la Corea democratica lanciò con successo un satellite in orbita, ma i segnali radio non furono emessi forse a causa del malfunzionamento delle apparecchiature di comunicazione. Prima dell’ultimo lancio, la Corea democratica riferiva all’Organizzazione marittima internazionale che detriti del missili sarebbero caduti nelle stesse zone del lancio del 2012. Da ciò si può dedurre che la Corea democratica progettava di mettere in orbita un satellite in modo simile. Risposi su questo quando me lo chiesero i media. Il Ministero della Difesa giapponese sicuramente lo sapeva pure. Dopo il lancio del satellite precedente, i media e il governo giapponesi fecero gran clamore dando una copertura minima al successo del lancio del satellite. Di conseguenza, i mass media lo sapevano. Questa volta quasi tutti i principali media hanno ripreso a pappagallo l’annuncio del governo sul “lancio del missile”, una situazione che ricorda gli annunci dalla reggia imperiale nella seconda guerra mondiale. In realtà, il Taepodong-2 si alzò per circa 500 km e il terzo stadio accelerò orizzontalmente per mettere il satellite in orbita. Se il terzo stadio continuava l’ascesa come missile balistico, avrebbe seguito una traiettoria parabolica cadendo sull’Australia. I giornali giapponesi apparentemente trovarono difficoltà a cambiare posizione e scrivere del “satellite” nordcoreano. Invece optarono per termini scomodi come “oggetto” o “carico” in orbita. I media statunitensi, d’altra parte, continuavano a usare il termine generico “razzo” applicabile a missili balistici e vettori di lancio di satelliti prima e dopo il lancio, un’espressione più accurata e sicura. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 2087 del 23 gennaio 2013, dopo il lancio del satellite precedente, chiese alla Corea democratica di “non condurre ulteriori lanci utilizzando la tecnologia dei missili balistici, test nucleari o qualsiasi ulteriore provocazione“. Mentre il lancio del satellite e il test della bomba all’idrogeno del 6 gennaio chiaramente violavano la risoluzione, governo e mass media giapponesi non avevano bisogno di fabbricare un “lancio di un missile” per criticare la Corea democratica. L’enfasi era probabilmente una tecnica per aumentare la spesa per la difesa missilistica. Il Giappone ha già speso 1,35 trilioni di yen per la difesa missilistica balistica e prevede di sostituire i missili intercettori SM-3 Block-1 (1,6 miliardi di yen per missile), otto dei quali saranno a bordo di ogni nave Aegis, con il più grande e più potente Block-2 il cui costo unitario è stimato a più del doppio. Il numero di navi Aegis (200 miliardi di yen per nave, compreso il sistema missilistico) aumenterà da sei a otto. Alcuni hanno sollevato dubbi circa le spese astronomiche per tali aggiornamenti, essendone lo scopo non limitato alla difesa del Giappone, ma anche all’intercettazione in volo dei missili balistici diretti su Guam, Hawaii e costa occidentale degli Stati Uniti. Essendo necessario che i contribuenti temano o missili balistici per sedare tali dubbi, il riconoscimento del “satellite” era un inconveniente per il governo.

Le differenze nelle tecnologie missilistiche
E’ un luogo comune per i media osservare che: “La tecnologia dei missili balistici e dei missili per il lancio di satelliti è fondamentalmente la stessa. L’unica differenza è se trasportano testate o satelliti“. Tuttavia, se seguiamo la stessa logica si può dire: “…La tecnologia di base degli aerei da combattimento e degli aerei passeggeri è lo stessa“. Nel 1950, quando missili balistici intercontinentali (ICBM) e satelliti apparvero, l’Unione Sovietica lanciò lo Sputnik-1, il primo satellite al mondo, con il suo ICBM SS-6. Più tardi, gli Stati Uniti lanciarono satelliti utilizzando ICBM Atlas e Titan I. Tuttavia, questi ICBM richiedevano ore di preparazione prima del lancio, tra cui il caricamento del combustibile liquido, rendendosi vulnerabili ad attacchi e limitandone il valore militare. Dopo essere stati abbandonati per alcuni anni, furono riutilizzati per lanci di satelliti. I missili per satelliti non diventano ICBM. Nel 1990, la Russia utilizzò nuovamente il suo ICBM SS-25 per lanciare satelliti. L’obiettivo era guadagnare valuta estera utilizzando missili dismessi con i colloqui per la riduzione delle armi strategiche per lanciare satelliti di Stati esteri. Solo piccoli satelliti potevano essere lanciati da questi missili. Negli ultimi cinquanta anni la tecnologia missilistica è progredita, con conseguente divergenza tra missili balistici e missili satellitari. Con i missili balistici, la capacità di lancio rapido è indispensabile. Dovrebbero anche essere compatti e mobili per consentirne lo schieramento su silos, sottomarini o veicoli per aumentarne la sopravvivenza. D’altra parte, i vettori satellitari non hanno bisogno di essere lanciati con poco preavviso o di nascosto dai satelliti da ricognizione. Le loro dimensioni continuano a crescere per lanciare satelliti sempre più grandi da rampe di lancio fisse. Per esempio, gli attuali ICBM degli Stati Uniti Minuteman III sono lunghi 18 metri e pesano 35 tonnellate. Il vettore per il lancio di satelliti del Giappone H2A è lungo 53 metri e pesa 445 tonnellate. Lo Space Shuttle pesava più di 2000 tonnellate. I vettori satellitari normalmente utilizzano combustibili liquidi per la spinta maggiore. I missili militari tendono ad evitare il combustibile liquido a causa dei lunghi tempi di preparazione richiesti, a favore dei combustibili solidi, che consentono lanci immediati e facile manutenzione. Russia, Cina e altri Stati in svantaggio con questa tecnologia hanno usato carburante liquido ingombrante da conservare. Tuttavia, si è passati al combustibile solido negli ultimi anni. Il Taepodong-2 (30 metri di lunghezza, 90 tonnellate di peso) che la Corea democratica ha utilizzato per l’ultimo lancio decollò da una piattaforma chiaramente visibile sulla costa, dopo più di due settimane di montaggio e caricamento del combustibile liquido. Se una procedura così lunga venisse presa in tempo di guerra o in condizioni di alta tensione, verrebbe facilmente distrutta da attacchi aerei o altri mezzi. Analogamente, il missile giapponese H2 non può essere lanciato immediatamente e non può essere usato come missile militare. La differenziazione della tecnologia missilistica nordcoreana non è progredita come negli Stati Uniti. Tuttavia, è evidente che il regime sviluppa vari missili militari. Il Musudan (12 metri di lunghezza, 12 tonnellate di peso), basato sui missili SSN-6 per i sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare Yankee dell’ex-Unione Sovietica, trasportato da lanciatori mobili con 12 ruote, avrebbe la capacità di emergere da un tunnel ed essere lanciato in circa dieci minuti. Essendo il Giappone entro la gittata di oltre 3000 km, è una minaccia reale. Nella sfilata del 2012, una versione più grande del missile, su un lanciatore a 16 ruote, lungo 18 metri e del peso di 40 tonnellate, veniva mostrata. Gli Stati Uniti l’hanno denominato KN-08 e temono che sia un missile mobile istantaneamente lanciabile con gittata di 9000 chilometri. Se un test di lancio di questo missile dovesse avvenire, sarebbe un vero “lancio di missile a lungo raggio”, ma i giapponesi sono così abituati al grido al lupo del governo sui “lanci di missili”, che potrebbero considerarlo semplicemente “un altro lancio.”973953-130404-north-korea-unha-3-rocketVersione rivista di un articolo apparso su Okinawa Times il 24-26 febbraio 2016.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin crea la Guardia Nazionale Russa

Saker, 16 aprile 2016

18747_1000Il recente annuncio del Presidente Putin sulla creazione della Guardia nazionale russa ha innescato una raffica di speculazioni selvagge sulle ragioni di questo importante passo. Alcuni esperti lo vedono come passo per preparare la sanguinosa repressione delle insurrezioni, altri ipotizzano che Putin abbia bisogno di una nuova forza per affrontare proteste e rivolte, mentre altri hanno suggerito che la Guardia Nazionale diverrebbe “l’esercito di Putin”. In realtà, la questione è molto più semplice e molto più complicata. In primo luogo, diamo un’occhiata a forze e unità che saranno riunite nella Guardia nazionale:
Truppe del ministero dell’Interno (circa 170000 effettivi)
Personale del Ministero delle Situazioni di emergenza
Forze antisommossa della polizia OMON (circa 40000 effettivi)
Forze di reazione rapida (SOBR, circa 5000 effettivi)
Centro di Classificazione Speciale delle Forze di Reazione Operativa e Aviazione del Ministero degli Interni, tra cui le unità delle forze speciali Zubr, Rys‘ e Jastreb (circa 700 operativi)
Quindi si parla di una forza totale di circa 250000 effettivi che probabilmente raggiungeranno i 300000 nel prossimo futuro. Comunque, questa è una forza impressionante e potente che può affrontare tutte le possibili minacce interne. Inoltre, il Ministero degli Interni includerà il Servizio Federale della Migrazione (FMS) e il Servizio Federale Antidroga (FSKN). Questo consolidamento è importante perché lega praticamente tutte le forze di sicurezza interna della Federazione Russa, con l’eccezione dell’assai importante Servizio Federale di Sicurezza (FSB). Cosa ancora più impressionante è l’elenco dei compiti assegnati alla nuova Guardia Nazionale, che comprenderà:
Tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza
Operazioni antiterrorismo
Operazioni contro i gruppi estremisti
Difesa territoriale della Federazione Russa
Protezione di importanti strutture e cariche speciali statali
Protezione su base contrattuale della proprietà dei cittadini e delle organizzazioni approvate dal governo russo
Assistenza alle truppe di confine del Servizio Federale di Sicurezza nel proteggere i confini di Stato della Federazione Russa;
Forze dell’ordine in materia di traffico di armi
Comando delle truppe della Guardia Nazionale della Federazione Russa
Protezione sociale e giuridica dei militari della Guardia Nazionale Russa.
E’ un elenco impressionante che conferma solo che l’intero spettro delle missioni di sicurezza interna sarà affidato alla Guardia Nazionale. Cosa ancora più sorprendente è il nome della persona che Vladimir Putin ha nominato nuovo comandante in capo della Guardia Nazionale: Generale Viktor Zolotov, un “puro” uomo della sicurezza a capo del Servizio di sicurezza del Presidente della Repubblica e considerato molto vicino a Vladimir Putin. Ciò significa, come alcuni hanno ipotizzato, che Putin teme per la propria sicurezza e che costruisce una guardia pretoriana personale? Quasi. Ma ciò infatti significa che Putin prende il controllo personale e diretto di ciò che considera i massimi compiti prioritari nell’affrontare le principali minacce alla sicurezza della Russia. Parliamo esattamente delle capacità di cui l’Unione europea ha bisogno e che manca totalmente:
Capacità chiudere le frontiere da un massiccio flusso di rifugiati
Capacità di filtrare un grande flusso di rifugiati
Capacità di affrontare grandi violenze e rivolte
Capacità di affrontare il terrorismo, anche su larga scala
Possibilità di centralizzare l’intelligence sulle minacce interne
Capacità d’imporre lo stato di emergenza su un’intera regione
Capacità di schiacciare qualsiasi insurrezione, anche sostenuta dall’estero
Capacità di cercare e distruggere gruppi estremisti e terroristici
Capacità d’interdire i flussi di armi e narcotici utilizzati per finanziare quanto sopra
e, soprattutto, capacità di fare tutto questo senza ricorrere alle Forze Armate regolari.
Ciò dimostra che i russi hanno tratto importanti lezioni su organizzazione e operazioni delle guerre in Cecenia e che si preparano a difendere la Russia dalle minacce provenienti da ovest (Ucraina) e da sud (SIIL) senza caricare questi compiti di sicurezza sulle Forze Armate fondamentalmente diverse dalle Forze di sicurezza o polizia interna. Naturalmente, sarà una fin troppo potente forza per affidarla a un uomo affidabile meno del 100%, ma il fatto che Putin abbia scelto l’uomo cui si fida completamente non significa che teme per se stesso, per le prossime elezioni o qualsiasi altra assurdità vomitata dai media aziendali. La popolarità di Putin è ancora alle stelle proteggendolo molto di più di qualsiasi forza o grande alleato. Inoltre, la protezione di Putin rimarrà compito di FSO ed FSB. Un tema che i documenti ufficiali non menzionano è la questione del supporto informativo alla nuova Guardia Nazionale. La soluzione più logica sarebbe creare un nuovo servizio d’intelligence per la Guardia Nazionale e la mia ipotesi è che è esattamente ciò che il Cremlino farà. Infine, alcuni esperti hanno suggerito che la nuova Guardia Nazionale potrebbe avere la funzione di mantenimento della pace internazionale. Sono d’accordo solo se si parla di operazioni di mantenimento della pace ai confini, come ad esempio nel Donbas o in Asia centrale. Le altre missioni di pace probabilmente rimarranno sotto il controllo delle forze armate (che hanno diverse unità specializzate dedicate a tali missioni). La creazione della guardia nazionale è un’idea eccellente che darà alla Russia i mezzi per difendersi contro le più probabili minacce al territorio e alla popolazione nel prossimo futuro.1423045167_447073_73Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Egitto: speranza per l’indipendenza politica araba

Aleksandr Kuznetsov, SCF 16/04/2016

4857b14fe4ad6f34ceaca282be8ed105Ultimamente sono apparse notizie che il divieto di voli per l’Egitto alle compagnie aeree russe sarà esteso al 2016, risalente al 31 ottobre 2015, quando un aereo di linea russo Airbus A321 precipitò nella penisola del Sinai. Molti pensano che l’attentato al jet russo fosse collegato alla risposta del Qatar alle operazioni delle Forze Aerospaziali della Russia in Siria. Dato che da quando esplosero le prime manifestazioni in Siria, Doha è un attivo sostenitore dell’opposizione antigovernativa armata nel Paese. Fin dal 2013, il Qatar rafforzava l’organizzazione terroristica nota come Stato islamico (SI). Doha non solo ebbe un ruolo di primo piano nella lotta al regime baathista di Damasco, ma cercava di indebolire anche la posizione dell’Arabia Saudita, che utilizzava le fazioni armate antigovernative filo-saudite per combattere lo SI. Nel 2013 i nemici di Damasco pensavano che i giorni del governo Assad fossero contati, e si combatterono per spartirsi il bottino siriano. L’attentato dell’ottobre 2015 è stato, in un certo senso, un avvertimento alla Russia. Ma l’attentato aveva anche un altro obiettivo: danneggiare il turismo in Egitto. Nel 2012 il Qatar contribuì a portare i Fratelli musulmani al potere a Cairo e sostenne in modo occulto il regime di Muhamad Mursi. Nell’estate 2013 cominciarono a circolare voci sulla possibile privatizzazione del Canale di Suez da parte di imprese del Qatar, l’Egitto, ovviamente, si sarebbe trasformato in una colonia di Doha… Ma i piani di Doha furono sventati dal rovesciamento del governo dei Fratelli musulmani nel luglio 2013. L’Egitto si rivelò troppo grande per i “Fratelli”, che non sapevano cosa farne. Le tensioni tra islamisti e forze laiche si moltiplicarono, e gli islamisti non ebbero il consenso. I salafiti egiziani lavoravano attivamente contro i Fratelli musulmani, e nell’estate 2013 il caos infuriava selvaggiamente in Egitto. In tali condizioni era impossibile investire o condurre affari di qualsiasi tipo in modo normale. Aumentò drammaticamente l’intolleranza religiosa e le aggressioni agli sciiti divennero più frequenti (il Paese ha una popolazione di diverse centinaia di migliaia di sciiti). Allo stesso tempo, la posizione dei cristiani copti in Egitto, circa sette milioni ed oltre il 10% della popolazione, peggiorava. Roghi di chiese e aggressioni ai cristiani copti divennero quotidiani. Il governo islamico non poteva o non voleva affrontare la situazione. Di conseguenza, la base del movimento tamàrrud lanciò la rivolta contro il governo dei Fratelli musulmani con il supporto dell’esercito. Il Generale Abdalfatah al-Sisi salvò l’Egitto dalla guerra civile. Dopo che la Fratellanza musulmana fu deposta, l’influenza del Qatar nel Paese crollò. Il colpo di Stato fu sostenuto da Riyadh che estese un generoso credito al governo militare egiziano, ma Cairo non divenne un fantoccio saudita. Sotto la guida del Generale Sisi, l’Egitto ha cominciato a recuperare la politica del nazionalismo arabo. L’Egitto fu il primo campione di quel movimento con l’amministrazione del Presidente Gamal Abdel Nasser. Non è un caso che il giornalista arabo più anziano, Muhamad Hasanayn Hayqal, amico e vicino di Nasser, divenne consigliere presidenziale di Sisi e autore di molti suoi discorsi. Hayqal è recentemente scomparso all’età di 92 anni.
I nuovi leader egiziani sono nettamente contrari al rovesciamento di Bashar al-Assad, e nel settembre 2015 in realtà supportarono le operazioni delle Forze di Difesa Aerospaziale della Russia nel Paese. Il Governo di Abdalfatah al-Sisi sostiene il governo laico libico di Tobruq guidato da Abdullah al-Thani e dal generale Qalifa Balqasim Haftar, che guidano la lotta contro i terroristi dello Stato islamico. Un’alleanza strategica russo-egiziana inizia a prendere forma.
L’Egitto occupa una posizione geopolitica unica, tra Maghreb e Mashriq, vale a dire, le parti asiatica e africana del mondo arabo. Controllando il passaggio dall’Oceano Indiano al Mar Mediterraneo, l’Egitto può influenzare Siria, Palestina, Arabia (Yemen) e Nord Africa. Il Medio Oriente non ha dimenticato che ogni importante decisione strategica nel mondo arabo, dalla seconda metà del XX secolo, fu presa nell’asse Cairo – Baghdad – Damasco. Egitto, Siria e Iraq erano un tempo i più potenti Stati del Medio Oriente. Lentamente questa situazione cominciò a cambiare alla fine degli anni ’70, quando le monarchie del Golfo, con un ordine del giorno islamista, si misero al centro della scena. L’espansione sproporzionata del loro potere è una delle cause della crisi in Medio Oriente. Damasco ha sopportato tanta aggressione che molto tempo passerà prima che possa assumere il ruolo di centro regionale indipendente. E il futuro dell’Iraq è incerto. Cairo resta l’unica speranza per la rinascita della politica araba indipendente. La minaccia del terrorismo è la peggiore per l’Egitto, ma il pericolo non va esagerato. I problemi maggiori si riscontrano nella penisola del Sinai, dove i terroristi del cosiddetto Stato islamico hanno proclamato il Wilayat Sinai. Le altre regioni del Paese e le grandi città sono abbastanza tranquille. Il tallone d’Achille dell’Egitto continua ad essere l’economia. Dopo che Abdalfatah al-Sisi ha preso il potere, il governo è riuscito a ridurre la disoccupazione. I nuovi leader egiziani elaborano piani per ampliare il Canale di Suez e creare zone industriali per prodotti high-tech. Tuttavia, questi piani ambiziosi sono ostacolati dalla mera mancanza di fondi. Il governo egiziano acquista gran parte del cibo del Paese (Cairo compra il 40% del grano dall’estero) ed è costretto a sovvenzionare le importazioni, dato che gli egiziani poveri non possono permettersi di comprare il pane a prezzi di mercato. Così l’Egitto o richiederà prestiti ad istituzioni finanziarie internazionali (con il rischio che l’occidente possa porre proprie richieste politiche) oppure svalutare la lira egiziana. Quest’ultimo passo comporterebbe tagli alle sovvenzioni e il rischio di rivolte sociali. Una lira più economica potrebbe aiutare l’industria del turismo, ma dopo la tragedia nel Sinai, i villaggi egiziani sono vuoti. L’afflusso di turisti non solo dalla Russia, ma anche da Gran Bretagna e Germania, è crollato. L’aiuto all’Egitto potrebbe assumere la forma degli investimenti. Data la situazione attuale, un Paese che stende una mano a Cairo troverà un alleato affidabile nella regione.

Muhamad Hasanayn Hayqal

Muhamad Hasanayn Hayqal

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Sito Aurora

La Siria nella geopolitica: cinque anni dopo

Omar Rafael García Lazo, al-MayadinSouth Front4-putin-friendsE’ ampiamente noto come Washington e Londra videro l’ascesa di Hitler in Germania con speranze antisovietiche. L’avvicinamento della Cina aveva motivazioni antisovietiche orchestrate dalla Casa Bianca. È nota la posizione degli Stati Uniti nel conflitto iraniano-iracheno, e il loro sostegno ai terroristi islamici in Afghanistan contro l’Armata Rossa è storia abbondantemente nota. Questi pochi esempi (ve ne sono altri) aiutano a capire il ruolo degli Stati Uniti quando pianta gli stivali su terreni scomodi. Allo stesso modo, dobbiamo capire cosa succede oggi in Siria, Paese da decenni ostacolo ai piani di Israele e Stati Uniti ed anche delle fratricide petromonarchie della regione.

Perché la Siria?
88706259_Siriya La proposta panaraba di sostegno alla causa palestinese e della resistenza anti-sionista, i rapporti con l’URSS e i concetti di organizzazione sociale e costruzione dello Stato dei leader siriani si scontrarono sempre con gli interessi geopolitici degli Stati Uniti, assetati di petrolio e bloccati nella Guerra fredda; di un Israele sionista dalle mire espansionistiche e delle monarchie tribali che videro crescere il loro potere con il boom della produzione di petrolio. L’invasione degli Stati Uniti di Afghanistan e Iraq, con la scusa della lotta al terrorismo, fu il culmine della loro egemonia, ma evidenziò l’esaurimento dell’uso della forza. Mentre gli Stati Uniti si bloccarono nei territori afgani e iracheni, la ricomposizione globale prendeva una piega inaspettata con l’ascesa cinese, la ripresa russa e l’inizio di una nuova era in America Latina. Allo stesso tempo, in Medio Oriente l’Iran rafforzava le posizioni anche con decine di migliaia di soldati statunitensi ai confini est ed ovest; la Siria affrontava la crisi con le riforme economiche; in Libano le forze della resistenza divenivano interlocutori indispensabili; e nei territori palestinesi occupati, Hamas vinse le elezioni per la prima volta. Così fu creato l’asse della resistenza formato da Iran, Siria, Hezbollah e Hamas. Da allora, l’Iran e i suoi alleati regionali sono un ostacolo strategico agli interessi regionali di Washington assieme a quelli di Tel Aviv e delle monarchie locali. L’asse Teheran-Damasco è alle porte dell’Asia centrale e dell’Oriente, dove Cina e Russia sono ancora l’obiettivo finale. Di conseguenza, gli USA scatenarono diverse azioni volte a indebolire tale alleanza. I militari israeliani ancora ricordano con disgusto come dovettero abbandonare i loro obiettivi in Libano meridionale, quando Hezbollah li conteneva mostrando un’elevata potenza di fuoco, dominio del terreno e controllo delle linee di rifornimento con il supporto di Iran e Siria, nel 2006. L’impotenza risultante si riversò due anni dopo contro Gaza e Hamas, il più debole membro dell’asse. L’Iran non fu lasciato in pace, ma date le dimensioni del nemico, la tattica fu diversa: sovvertimento interno aggiunto da pressioni internazionali e campagna mediatica senza scrupoli con l’obiettivo d’isolare il Paese a livello internazionale. Con la rielezione di Mahmud Ahmadinejad a Presidente nel 2009, gli Stati Uniti svilupparono un piano eversivo straordinario, rafforzato dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, capaci di far scendere migliaia di cittadini nelle strade sostenendo l’annullamento del voto. Tuttavia tali proteste prefabbricate furono sconfitte, costituendo un esempio di ciò che fu la primavera araba, stagione che, forse a causa del cambiamento del clima, non è mai sbocciata in alcuna delle monarchie alleate di Washington. A seguito di tali azioni, la Siria fu bersaglio degli Stati Uniti che, con il loro opportunismo proverbiale, puntavano ai loro interessi sostenendo senza scrupoli notori gruppi terroristici armandoli contro la Siria e il non allineato agli statunitensi Iraq, sempre più vicino Teheran, Damasco e Mosca. Il sostegno ai gruppi terroristici si materializzò con mezzi militari e tecnici, apparecchiature di comunicazione, informazioni d’intelligence e copertura mediatica. Fu impressionante vedere l’avanzata di convogli di camion pieni di terroristi e armamenti tra le sabbie del deserto, senza un singolo cenno dei portavoce occidentali o di uno dei loro mass media. Con i satelliti in grado di individuare una squadra in movimento nel mezzo della fitta giungla colombiana, sembrava inconcepibile che le unità dello Stato islamico si muovessero sotto gli occhi della grande potenza mondiale, lasciando una scia di crimini contro l’umanità in Iraq e Siria. Ma questo era l’obiettivo, consentire l’avanzata dello Stato islamico contro la Siria, smembrarla, indebolire l’alleanza e intimidire l’Iran che si opponeva allo smantellamento del proprio programma elettronucleare. Ma la Siria ha resistito, non solo contro i membri inumani dello Stato islamico, ma anche alla campagna mediatica contro il governo di Bashar al-Assad, criticato anche dalla sinistra di cui va discussa la dubbia capacità di riconoscere il vero nemico.

La svolta
La resistenza del popolo siriano, con migliaia di morti e rifugiati; la determinazione dell’esercito di lottare contro qualsiasi cittadella dei terroristi; e la decisione del Presidente di non cedere a qualsiasi pressione internazionale e rimanere alla guida del Paese, fece scomparire tutte le ipotesi secondo cui Bashar al-Assad non avesse alcun sostegno popolare e che la Siria non potesse resistere all’enorme invasione sostenuta da Stati Uniti, Turchia e certi Paesi arabi ed europei. A questa resistenza, l’appoggio militare e politico della Russia fu fondamentale. La decisione di Mosca d’iniziare attacchi aerei sistematici sulle posizioni dei terroristi in Siria fu il punto di svolta della guerra, creando le condizioni per l’avanzata dell’esercito che ultimamente riconquista, poco a poco, i territori occupati dallo Stato islamico o dai suoi affini e alleati. Questa svolta nella guerra chiariva i veri scopi di quei Paesi che sostengono i gruppi che si oppongono a Bashar al-Assad e allo stesso tempo pretendono di combattere il terrorismo. Una contraddizione netta che serve a giustificare l’invio di armi e munizioni ai terroristi. In tale scenario complesso, gli Stati Uniti hanno provocato manovre politiche in risposta alla pressione delle operazioni congiunte degli eserciti siriano, russo e iracheno, sostenuti da Iran e Hezbollah. Vittima delle proprie contraddizioni, il governo Obama e alleati ora discutono se evitare di offrire una tregua a Bashar e sostenere i terroristi o, con più pragmatismo, prevedendo le conseguenze del consolidamento dello Stato islamico, avere l’importante coinvolgimento della Russia nella regione e il rafforzamento dell’Asse della Resistenza incentrato su Iran e Siria. La cosa interessante di tutto questo è il silenzio dei mass media che hanno quasi omesso gli ultimi trionfi degli eserciti iracheno, siriano e russo, tra cui l’importante liberazione di Palmira. La realtà gli ha imposto il silenzio per evitare il discredito. Certo, è molto difficile spiegare, dopo cinque anni d’intensa campagna mediatica, come un dittatore può vincere ed essere lodato dal popolo nelle città liberate. E’ complicato supporre come l’Asse della Resistenza tra Iraq, Siria ed Hezbollah, a cui l’Iraq si unisce, dimostri forza e capacità militare. E’ molto difficile spiegare come in pochi mesi l’Aeronautica russa abbia colpito i terroristi più della coalizione degli Stati Uniti. E’ difficile riconoscere davanti al mondo politico, forza e capacità diplomatica e militare della Russia. E’ complicato spiegare perché sostenere i terroristi e permettergli di esportare il petrolio. E’ difficile spiegare come i terroristi ricevono missili e armi pesanti… E’ doloroso riconoscere che il piano non ha funzionato. Questa è la verità omessa, nascosta o distorta. Tutto ciò che è accaduto fino ad oggi conferma che la Siria è il nodo geopolitico mondiale. Vera o meno, la profezia attribuita a Caterina La Grande deve rimbombare nelle orecchie dei guerrafondai. La Zarina avrebbe affermato che “Le porte di Mosca si aprono a Damasco”. Nel 21° secolo sappiamo tutti che è vero. Le voglie di Washington si confermano; semplicemente non pensano di non poter passare per le porte della Grande Moschea di Damasco con i loro stivali.1169509Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le contromisure della Russia alla Guerra Ibrida

J.Hawk, Daniel Deiss, Edwin Watson, South Front, 9/4/2016

Viktor_ZolotovIl 5 aprile 2016 il Presidente Vladimir Putin firmava un decreto che istituisce una nuova formazione paramilitare, la Guardia Nazionale, con le truppe del Ministero degli Interni (MVD), e ordinava varie modifiche organizzative nel MVD e altre agenzie associate. Il primo comandante della Guardia Nazionale sarà il comandante delle Truppe interne Generale Viktor Vasilevic Zolotov, dalla lunga carriera nei servizi di intelligence e sicurezza, risalente agli anni ’80. La Guardia Nazionale includerà le truppe interne, e le unità speciali antiterrorismo e antisommossa SOBR e OMON, creando un’organizzazione di sicurezza interna paramilitare simile alla Gendarmerie Nationale. Ciò fornirà al comandante della Guardia Nazionale e, in ultima analisi, al Presidente un’organizzazione della sicurezza interna integrata capace di contrastare le violenze a seconda della minaccia, a partire dalle pesudo-pacifiche proteste di tipo Majdan alle insurrezioni.
Durante le guerre cecene, le truppe interne furono quasi indistinguibili dalle Forze Armate impiegando artiglieria e blindati. Mentre non vi è alcuna menzione del ruolo estero della Guardia nazionale, la sua missione potrebbe anche coinvolgere operazioni di mantenimento della pace per esempio nel Donbas, dove la sua presenza sarebbe meno controversa di quella dei militari. Invece di dipendere dal MVD, il comandante della Guardia Nazionale risponderà direttamente al Presidente, il che implica una base istituzionale pari a quella dei servizi della sicurezza e dei ministeri. La responsabilità della Guardia Nazionale includerà lotta a terrorismo e criminalità organizzata. Inoltre, l’MVD assorbirà numerose agenzie federali, come ad esempio il Servizio federale della Migrazione (FMS) e il Servizio Federale Anti-Droga (FSKN).
Questi ampi cambiamenti suggeriscono che la Russia prende sul serio la minaccia di SIIL e al-Nusra, e dei loro molti sponsor internazionali, di “pagarla” per aver sconfitto le forze islamiste in Siria. Anche se lo SIIL non può evitare una pesante sconfitta in Siria, molti suoi militanti, dirigenti e reti organizzative migreranno o saranno trasferiti dai loro sponsor internazionali in altri teatri della guerra ibrida globale, come la Libia, e laddove vi è una più preoccupante prospettiva d’impiego per destabilizzare l’Asia centrale e forse anche il Caucaso. L’attenzione combinata su traffico di droga, criminalità organizzata, migrazione e terrorismo non è casuale, perché, combinati, tali elementi sono vitali per la guerra ibrida eseguita dalle forze islamiste. Abbiamo visto questi fattori in azione, singolarmente e in combinazione, in Pakistan, Afghanistan e recentemente Europa occidentale, dove il flusso di migranti viene utilizzato per radicare gruppi della criminalità organizzata con legami mediorientali. Queste reti della criminalità organizzata possono servire da “veicolo” per i terroristi che utilizzino le solide reti del contrabbando per entrare in Europa e perpetrare atti di terrorismo. Ci si dovrebbe aspettare un modulo simile in Asia centrale, con la Russia quale l’obiettivo finale. Nonostante il discorso di Obama sull’economia della Russia da “fare a pezzi”, resta il fatto che il suo mercato del lavoro è ancora abbastanza grande da assorbire numerosi lavoratori migranti provenienti da Paesi confinanti. Molti provengono dall’Asia centrale, e vi sono significative reti di criminalità organizzata in Russia, con legami nel Caucaso e Asia centrale, impegnati nel narcotraffico e che potrebbero essere utilizzati per fini terroristici. Affinché tali tattiche siano efficacemente contrastate, un unico ente governativo che affronti in modo integrato tutte le componenti della guerra ibrida sarà molto più efficace di svariate agenzie che tentano di affrontare singoli aspetti del problema.
La nuova Guardia Nazionale sembra essere lo strumento volto a far fallire le dottrine della guerra ibrida quando applicate contro la Russia e i suoi alleati.KMO_141501_01023_1_t218_185155Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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