La Battaglia per Aleppo, la fine del sogno ottomano di Erdogan

Catherine Shakdam New Eastern Outlook 21/05/2016Syria_Battle_for_Azaz_May_1_6AMDimenticate Damasco e la base di potere del Presidente Bashar al-Assad, la vera battaglia per la Siria si gioca nella città settentrionale di Aleppo dove la Turchia ha osato far rivivere il sogno del suo vecchio impero. Ankara avrà un brusco risveglio! Così brusco, infatti, che il presidente turco Recep Erdogan contempla un’incursione militare in Siria, una mossa pericolosa che trascinerebbe la Turchia in rotta di collisione non solo con Damasco, ma con le due superpotenze militari Iran e Russia. Inutile dire che, mentre Mosca e Teheran esercitano moderazione e misura verso la follia politica di Ankara, per il bene della stabilità regionale, una mossa militare diretta contro la Siria probabilmente agiterebbe la regione nonostante tutta la discreta diplomazia. La Turchia, naturalmente, sostiene che la sua posizione è legittima… come non potrebbe quando s’è dimostrata un’autentica alleata della NATO e baluardo contro il terrorismo? La principale linea di difesa del Presidente Erdogan, o meglio d’attacco, è che deve proteggere assolutamente la sovranità nazionale della Turchia contro i pericolosi estremisti. Il diritto della Turchia all’auto-difesa è così imperioso che la sua espressione giustifica la violazione dell’integrità territoriale di un’altra nazione sovrana: la Siria. Con tale narrazione eccezionale, la Siria viene relegata a teatro militare dove gli Stati giocano alla guerra e alla costruzione dell’impero. La Siria, per Erdogan, è un nano davanti alla necessità militare e politica della Turchia… a che importa del diritto internazionale quando si è la barra nel checkpoint strategico tra UE e una marea di immigrati? Chi parlerà contro la Turchia, ora che la sua volontà rimane incontrollata ed incontrastata… oserei dire canagliesca… da così a lungo. Ciò che mi chiedo veramente è come si fa a rimettere questo genio nella bottiglia? Guardatelo, il presidente Erdogan non ha alcuna intenzione di rallentare la cavalcata neo-imperiale. È probabilmente il più deciso a vedere le sue ambizioni prevalere… ad oltranza se necessario, su una nazione devastata.
Ma se la Turchia agisce da Stato canaglia in un momento in cui anche Washington si sveglia sulla logica della Russia in Siria, il presidente Erdogan non è privo di una sua logica. “Decine di migliaia di vite sono state salvate e un milione di persone ha ricevuto aiuti grazie al cessate il fuoco stabilito in Siria con l’aiuto della Russia”, ha detto il segretario di Stato Usa John Kerry questo maggio, in ciò che può essere descritto come voltafaccia politico. Sempre da appassionato stratega, Erdogan imita l’eccezionalismo americano, suonando davanti al mondo lo stesso motivo della lotta al terrorismo dall’identico ritmo militare, un grande neocon come i suoi padroni. “La Turchia è pronta ad azioni unilaterali nei confronti dello Stato Islamico (SI) in Siria per proteggere la città di Kilis al confine meridionale dagli attacchi del SI“, riferiva Xinhua citando il presidente Recep Tayyip Erdogan il 12 maggio “compiamo i necessari preparativi per ripulire l’altro lato della frontiera“, aveva detto, aggiungendo: “La Turchia non aspetterà… mentre abbiamo martiri tutti i giorni… Mi piacerebbe dire che non esiteremo a prendere misure unilaterali su questo problema… Il problema di Kilis sarà la “cartina di tornasole” sulla sincerità dei partner della coalizione nella lotta allo SI”. Se vi siete persi, non si tratta più di una mera velata minaccia nascosta dall’osservazione del presidente Erdogan, meno, naturalmente, la pura e semplice ipocrisia dell’improvvisa preoccupazione per la vita umana. Ankara ha versato qualche lacrima quando negoziava con le capitali europee su vita… e morte dei profughi di guerra. Ankara poi si cura ben poco della vita degli innocenti… dei civili. La vita per Erdogan conta solo quando può essere brandita come arma in faccia ai nemici. Il “sultano” in realtà avverte la NATO e i vicini europei, o piegarsi mentre devasto la resistenza della Siria o subire l’alluvione di migranti che scatenerò sulle vostre città. Naturalmente c’è sempre la possibilità che elementi del SI possano attraversare l’armatura dell’intelligence europea… e poi? Considerando che Ankara è mecenate e profittatrice del terrorismo pur di far valere le proprie ambizioni geopolitiche in Medio Oriente, è ben posizionata come grave minaccia al Vecchio Continente. Il fatto che la maggior parte dei governi europei non comprenda tale realtà è piuttosto preoccupante. La Turchia da tempo ha abbandonato la neutralità politica per il clamore delle guerre… quanto tempo deve passare prima che la Turchia diventi una minaccia globale?
Erdogan si lamentava che la coalizione anti-SI guidata dagli USA non abbia fornito alla Turchia il supporto desiderato, riferiva l’agenzia stampa Xinhua. Supporto contro ciò di cui nessuno sembra abbastanza sicuro, dato che Ankara inveiva solo contro quelle fazioni che hanno attivamente cercato di distruggere il terrorismo: cioè i curdi. Concedo che lo SI abbia infatti sfidato la Turchia nella provincia di Kilis, e in quanto tale, almeno sulla carta, Ankara può discutere della necessità di difendersi. Ma poi data la storia di Erdogan con lo SI, si potrebbe sostenere che l’aspirante sultano faccia dell’auto-lesionismo solo per vendere meglio alla sua gente, e al mondo, la guerra che da sempre vuole contro la Siria. Può darsi che Erdogan, moderno Prometeo politico, si sia bruciato col fuoco appiccato in Siria. Perdute le ambizioni ottomanesche, Erdogan potrebbe presto ritrovarsi davvero solo, affrontando i cani radicali che ha addestrato, armato e finanziato per deporre l’unico uomo che oggi sarebbe la chiave per la salvezza della Turchia: il Presidente siriano Bashar al-Assad.ChY884TWYAAkPOq

Catherine Shakdam è direttrice associata del Centro per gli Studi sul Medio Oriente di Beirut e analista politico specializzata sui movimenti radicali, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La strategia della guerra segreta della Russia

Manuale del Maresciallo Zhukov nel sorprendere e sconfiggere i nemici della Russia
John Helmer Dances with Bears 12 maggio 2016 – Russia Insiderla-apphoto-russia-putin-cabinet-jpg-20140306“C’è un limite a tutto. E con l’Ucraina, i nostri partner occidentali hanno passato il limite“, fu la dichiarazione del Presidente Vladimir Putin del 18 marzo 2014, rivolgendosi a un’assemblea speciale del Parlamento russo prima che l’adesione della Crimea alla Russia venisse decretata. E’ probabile che sia la linea più conseguente nella storia della Russia di questo secolo, e del resto del mondo anche, perché ha segnato la fine di mezzo secolo di convivenza pacifica tra Mosca, Berlino, Londra e Washington e il quarto di secolo del dopo-guerra fredda. Cioè, raggiunto il limite, la linea passata segna l’inizio dello stato di guerra reale. Poiché si celebra quest’anno la vittoria sulla Germania e la fine della guerra in Europa è passata, è il momento di ricordare come fu ottenuta questa vittoria. Il giro del Maresciallo Georgij Zhukov sul cavallo bianco è il simbolo da festeggiare, ma non la risposta alla domanda. Zhukov si era appassionato al culto della personalità come Stalin. Guardate. La guerra iniziata due anni fa può essere condotta con la tenacia di Zhukov e certe sue tattiche, ma il comando è passato non a Zhukov o Stalin, ma allo Stavka. Se non sapete cos’era, ed è, ora è il momento giusto per chiederlo. Ma la risposta è un segreto. La guerra dello Stavka sarà una sorpresa. La prima sorpresa è che non ci saranno annunci su strategia, operazioni, obiettivi o concetti operativi dei russi. Il concetto più spesso associato dal pensiero militare occidentale a Zhukov, e a Stalin, è che la miglior difesa è sempre l’attacco. Stalin disse nel suo discorso alla laurea dell’accademia dello Stato Maggiore dell’Armata Rossa del 5 maggio 1941: “La politica di pace è una buona cosa. La conduciamo fino ad oggi… seguendo la linea (basata) sulla difesa. E ora… quando siamo più forti, è necessario passare dalla difesa all’attacco. Per difendere il nostro Paese dobbiamo agire offensivamente. Dalla difesa passiamo alla dottrina militare delle azioni offensive… L’Armata Rossa è un esercito moderno, e l’esercito moderno è un esercito offensivo”. Affinché l’offensiva abbia successo, l’intelligence su prontezza e vulnerabilità del nemico deve essere buona. La contro-intelligence, l’occultamento dei preparativi, l’inganno, la Maskirovka vanno anche considerati. Il fatto ovvio e catastrofico è che, nel momento stesso in cui Stalin proponeva l’attacco a sorpresa, era in contraddizione con la propria dottrina, respingendo le conclusioni dei servizi segreti, tra cui l’intelligence militare (GRU), secondo cui la Germania stava per attaccare, rifiutandosi di attuare i piani proposti dai generali per contrastare l’attacco tedesco con un attacco preventivo. Sei settimane dopo il discorso sull’offensiva, la mattina del 22 giugno 1941, Stalin fu svegliato dall’Operazione Barbarossa, l’invasione di Hitler.

Operazione Barbarossa
marshal2Quando Putin annunciò che “tutto ha un limite” e “i nostri partner occidentali hanno passato il limite”, riconosceva di aver subito la sveglia della sua Barbarossa. Per quanto è pubblicamente noto, nessuno di GRU, Servizio d’intelligence estero (SVR), Ministero della Difesa o Stato Maggiore fu accusato, punito, reso un capro espiatorio o ucciso per il fallimento russo nell’anticipare, scoraggiare o neutralizzare il putsch degli Stati Uniti contro il governo di Kiev del 21-22 febbraio 2014. La mossa in Crimea, seguiva la classica difesa all’offesa e la rapida efficacia fu una sorpresa strategica. Tre anni prima, nel marzo 2011, l’allora Presidente Dmitrij Medvedev ebbe la sua Barbarossa. Ciò avvenne dopo aver ordinato al rappresentante russo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite d’accettare la no-fly zone sulla Libia, avviando la guerra di Stati Uniti e NATO contro la Libia, l’assassinio di Muammar Gheddafi e il movimento di forze armate e popolazioni ad est, ovest, sud e nord tra Malta e Italia. Si confrontino la dichiarazione di Putin sul ‘limite oltrepassato’ con le osservazioni di Medvedev: “Purtroppo, vediamo dagli sviluppi attuali che la vera azione militare è iniziata. Ciò non doveva essere permesso… La Russia non ha usato il suo potere di veto per il semplice motivo che non considero la risoluzione sbagliata. Inoltre, credo che nel complesso la risoluzione rifletta la nostra comprensione degli eventi in Libia, ma non completamente. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di non usare il nostro potere di veto. Questa, ci rendiamo conto, è stata una decisione qualificata a non porre il veto alla risoluzione, e le conseguenze della decisione erano evidenti. Sarebbe sbagliato iniziare a ribattere ora e dire che non sapevamo ciò che facevamo. Fu una decisione consapevole da parte nostra. Queste erano le istruzioni che diedi al Ministero degli Esteri, e furono attuate“. Fonte. Medvedev avrebbe potuto dire che la Libia non aveva quasi alcun valore per la difesa della Russia. Non lo fece. Avrebbe potuto dire che la Russia si opponeva all’intervento straniero negli affari interni degli Stati. Invece, dichiarò l’operazione Kibbitzer, la Russia guardava le altre potenze attuare con le loro forze un cambio di regime, consigliando: “qualsiasi uso della forza deve essere proporzionato agli eventi“.
Studiando le carte di Zhukov, biografie, archivi sovietici aperti e i dibattiti degli storici di oggi, manca ancora qualcosa. Si sa molto di ciò che disse Zhukov e ottenne, secondo le mappe delle ricostruzioni delle battaglie, dai diari personali e documenti ufficiali. Vi è anche la testimonianza delle figlie, dell’autista, di generali e politici rivali e gelosi. Ancora, assente da tutto questo è il modo con cui Zhukov radunò l’apprezzamento della situazione, ciò che fece dell’intelligence e come organizzò le operazioni, come decise, cambiò o rifletté retrospettivamente. In breve, non sappiamo come Zhukov pensava, ma solo ciò che voleva che pensassimo pensasse. La biografia più recente, per esempio, la migliore in inglese, di Geoffrey Roberts, Il Generale di Stalin: vita di Georgij Zhukov, non menziona una sola fonte o ufficiale dell’intelligence da cui Zhukov ammettesse dipendessero le sue informazioni operative. In precedenza, nell’opera di Harold Shukman, I Generali di Stalin, solo uno dei 26 profili è quello di un ufficiale dell”intelligence militare, il Generale Filip Golikov, capo del GRU nel 1940-1942. Zhukov l’accusò di mendacia, durante e dopo la guerra. L’intelligence permette anticipazioni e sorprese, mancanza o incapacità di comprenderla provoca sorpresa. Roberts ha avuto accesso agli archivi militari russi di Zhukov. Stranamente, non cercò le valutazioni opposte, degli archivi militari tedeschi. Secondo questo ufficiale della NATO, che scrive sotto anonimato per proteggersi la pensione, non c’è nulla di romanzesco su Zhukov. La sorpresa “è l’essenza del ‘modo russo di fare la guerra’. Conoscere e comprendere il nemico per tendergli delle sorprese. L’abbiamo appena visto in Siria, e del resto, più e più volte nella crisi ucraina dove nulla va secondo Nuland e soci, come in Ossezia nel 2008“. Per ulteriori esempi dello stesso autore militare sul motivo per cui le tattiche russe di solito sconfiggono le manovre di guerra della NATO, leggasi qui. Così Zhukov aveva i suoi predecessori. Inoltre, ha anche aspiranti successori. Ciò che si sa del comando, del collettivo noto come Stavka, è che nacque nel 19° secolo, quando nella tenda da campo, come in origine significava il termine russo, vi era il generale, i suoi comandanti di unità principali e i consiglieri dello Stato Maggiore. Durante la seconda guerra mondiale, lo Stavka raggruppava i 10-20 uomini di cui Stalin si fidava più. Fu la sede ultima di intelligence, valutazioni di situazione, decisioni strategiche, ordini di operazioni, coordinamento di forze, fronti ed armate. Gli agenti inviati dallo Stavka per supervisionare ciascuna delle direttive di guerra erano marescialli, in modo che s’imponessero sui comandanti al fronte. Questo è l’organigramma di quei giorni:1807_5_otredaktirovano-1

Fonte: Geoffrey Roberts, Il Generale di Stalin: Vita di Georgij Zhukov (2013), pagina 109

dmitry-medvedevUfficialmente, oggi lo Stavka non esiste. Il Consiglio di Sicurezza, che si riunisce ogni settimana con il Ministro della Difesa presente, ma senza ufficiali, non è lo Stavka. Se il comando a sorpresa è la strategia, impiegarne le forze disponibili può essere molto costoso. Un modo per mantenere la sorpresa, ma riducendo i costi è far capire al nemico che vi sono le linee rosse, e se minaccia di attraversarle, sarà attaccato senza ulteriore preavviso. Un paio di giorni dopo il discorso di Putin sulla Crimea, un’analisi elegante delle linee rosse russe fu pubblicata da Evgenij Krutikov, capo-redattore di Versija, editorialista di Vzglyad ed ex ufficiale. Sulla mappa, Krutikov identificava le continue linee rosse dell’approccio di NATO e Stati Uniti in Georgia, Ucraina, Finlandia e Svezia. Inoltre, linee rosse tratteggiate: “Le azioni nemiche di Lituania e Polonia verso la regione di Kaliningrad e la navigazione nel Baltico saranno ancora circostanze assolutamente inaccettabili“. Nell’Artico, Krutikov riferiva, “la recente attivazione delle controversie sull’accesso al territorio artico è legata generalmente all’andamento delle scorte energetiche sul fondale (continentale) ed anche alle prospettive commerciali della Rotta del Nord con il riscaldamento globale. Da qui anche l’illegalità di Greenpeace e le dichiarazioni inaspettatamente dure dall’eternamente assonnato Canada; rianimazione delle organizzazioni tipo Bellona e gite ecologiche a Murmansk dei capi dell’ambasciata statunitense a Mosca; in precedenza osservatori del cessate il fuoco in Afghanistan… Lo spazio dell’Oceano Artico, in particolare la parte subglaciale, è considerato nei piani militari strategici di Stati Uniti e NATO quasi ideale per le basi disponibili per il lancio del primo colpo, nucleare e con armi ad alta precisione, strategiche non nucleari“. Krutikov lo scriveva nel marzo 2014. Nei due anni successivi, la Siria, evento collaterale nella sua valutazione di allora, è ormai un fronte bellico che attraversa il confine con la Turchia includendo le operazioni turche sotto la NATO da basi come Incirlik. A tempo debito sarà chiaro se Stati Uniti e Turchia tentano di creare una base della NATO nel nord di Cipro, divenendo un prolungamento del fronte. Come sono cambiate le linee rosse? “Le linee marcate nel 2014 non sono scomparse“, risponde Krutikov. “C’è un rafforzamento non autorizzato della NATO nei Paesi baltici, sì. Vi è un certo progresso, invio di missili a lungo raggio e sistemi di difesa aerea. Ma è ovvio che sia una situazione non collegata alla Siria. Se vi è un tentativo di piazzare certe nuove armi che raggiungano la regione russa, sarà anche un cambio dei rapporti di forza in Europa. Tali linee non cambiano se un accordo viene raggiunto in Siria. Queste cose sono stabili. Ma finora alcuna nuova linea rossa è apparsa in Siria, grazie a Dio“.
Vi sono un paio di linee guida di Zhukov per gli aspiranti strateghi russi. Una riguarda la vanità su cui Zhukov era incline, come lo furono alcuni successori post-sovietici al comando. Non aspettatevi di mantenere la vostra reputazione intatta, tra i vostri contemporanei o il pubblico, se tentate di fare il bottino che Zhukov fece in Germania, 70 gioielli in oro, 740 articoli di argenteria, 50 tappeti, 60 quadri, 3700 metri di seta, 320 pellicce, oggetti d’antiquariato stranieri e 20 fucili da caccia inglesi e tedeschi. Posto sotto inchiesta da una commissione del partito, Zhukov affermò di aver comprato il bottino con i propri soldi, o che gli fu donato come trofeo di guerra. Nessuno gli credette. La seconda è che lo Stavka è un collettivo, i cui membri devono rimanere anonimi, evitando di cavalcare cavalli bianchi in pubblico. Stalin, secondo una lamentela presentata dal figlio scontento Vasilij, previde di cavalcare uno stallone nella parata del 1945, ma cadde durante una prova sul campo di Khodinka. In sella Putin è più stabile. Krutikov propone questa conclusione: “le linee rosse sono si moltiplicano, eppure nessuno le formula in modo chiaro, tanto più che nessuno le attraversa. Naturalmente, vi è la Siria, ma nella situazione siriana dell’ultimo anno, in questi mesi, quando vi era l’operazione militare russa, le linee rosse cambiavano ogni giorno. In realtà, non esiste un sistema fisso. Va capito dove le linee rosse possono dipendere da umore ed emozioni. C’era il momento in cui la figura di Bashar al-Assad stessa era una sorta di linea rossa, ‘deve andarsene’, fu la posizione obbligatoria che occidente e Stati Uniti non potevano abbandonare. Ora, a quanto pare, possono soffrire molto Assad“. “Lo stesso vale per l’uso della forza. Come l’abbattimento del Su-24 russo da parte turca. E’ una linea rossa di per sé, un evento straordinario, al termine del quale certi individui devono assumersene la responsabilità. Ma ancora niente guerra globale. Le perdite militari russe possono essere considerate una linea rossa, ma tali processi sono costantemente in movimento, con le parti che cambiano sempre posizione. Forse è un bene che nessuno abbia deciso di tracciare linee rosse in tale e tal’altro posto, o dichiarato che nessuno deve attraversarle. Forse questo è un bene“. Se lo è, è un segreto militare.marshal-zhukovTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Crisi in Congo-Brazzaville: la mano nascosta della Francia

Gearóid Ó Colmáin AHTribune 27 aprile 2016

Dalla rielezione del 20 marzo del presidente Denis Sassou-Nguesso per il terzo controverso mandato, il governo della Repubblica del Congo è stato criticato dalla comunità internazionale per il presunto bombardamento di “quartieri civili”, a seguito degli attentati terroristici post-elettorali nella capitale del Paese, Brazzaville. In realtà, però, la nazione dell’Africa occidentale attualmente combatte le prime fasi di una rivolta sostenuta da USA/Francia/NATO, nel loro tentativo di destabilizzare un Paese che si avvicina alla sfera di influenza dei BRICS. In questa relazione, esamino lo sfondo geopolitico e storico di una crisi politica d’importanza globale nell’Africa occidentale.00150128 b9c1ca20afb90e22bb48e3c33c256d54 arc614x376 w1200All’indomani delle elezioni presidenziali del 20 marzo, che ha visto la controversa rielezione del presidente Denis Sassou Nguesso con oltre il 60 per cento dei voti, c’è crescente instabilità nella Repubblica del Congo. I candidati dell’opposizione hanno rumorosamente contestato i risultati delle elezioni. Questa contestazione è stata incoraggiata da governo francese, Unione europea e Stati Uniti che hanno sostenuto i candidati dell’opposizione, in particolare, Guy-Brice Parfait Kolelas, secondo alle elezioni con il 15% dei voti. Nella notti del 4 e 5 aprile, i terroristi hanno attaccato la capitale del Paese Brazzaville uccidendo diciassette persone. Sei stazioni di polizia, due dogane e il municipio sono stati incendiati. I terroristi erano membri dell’organizzazione Ninja Nsiloulhou che fa capo a Pastor Ntoumi, vecchio nemico del presidente e sostenitore del candidato dell’opposizione Guy-Brice Parfait Kolelas.

Brutale repressione dei civili?
Il 5 aprile, subito dopo gli attacchi, l’esercito congolese ha condotto un’operazione antiterrorismo nella regione del Pool, nel sud del Paese, roccaforte dei terroristi Ninja Nsilouhou e dei loro rappresentanti politici. I terroristi avevano combattuto contro le forze di Sassou-Nguesso durante la guerra civile del 1998-2002. Le milizie Ninja Nsilouhou sono composte da avventurieri settari e mercenari collegati alle intelligence statunitensi e francesi. Pastor Ntoumi, del gruppo etnico di maggioranza del Congo, ha creato un nuovo e sorprendentemente ben attrezzato esercito delle Forces armées républicaines pour l’alternance au Congo (FARLC). Le forze di Ntumi non hanno alcun programma di cambiamento economico. Sono, invece, più interessate a cacciare dal potere i Mbochi del nord, gruppo etnico del presidente, minoranza nel Paese. Il dominio imperiale occidentale sull’Africa ha tradizionalmente fatto affidamento su etnie e tribù delle minoranze. Tuttavia, nel tempo, molti regimi hanno superato le divisioni tribali; privando così l’imperialismo dei vantaggi nel mantenere divise le nazioni soggette. Anche se i Mbochi costituiscono solo il 12 per cento della popolazione del Paese, occupano oltre il 40 per cento dei posti governativi, fonte di tensioni etniche strumentalizzate dall’imperialismo.

Le menzogne di Amnesty International e propaganda di guerra
Data l’ostilità dei governi occidentali verso la rielezione di Sassou Nguesso, non dovrebbe sorprendere scoprire che la prima reazione dei media ufficiali francesi sul giro di vite del governo congolese contro i terroristi Ninja apparve come rapporto di condanna di Amnesty International. L’organizzazione per i diritti umani ha condannato con forza quello che ha descritto come bombardamento di civili da parte dei militari congolesi. Tuttavia, il rapporto di Amnesty International ammette di non aver avuto accesso alla zona in questione e che non ha potuto confermare alcuna delle accuse avanzate da anonimi nella regione del Pool. Il governo della Repubblica del Congo ha condannato fermamente il rapporto di Amnesty International, precisando che il fascicolo non si basa su alcuna prova. Inoltre, le accuse di Amnesty sono contraddette dall’organizzazione umanitaria cattolica Caritas, che ha visitato il Pool e non ha documentato alcun bombardamento dei militari sui civili. Una delle bugie raccontate da Amnesty International sull’operazione militare congolese è già stata smascherata. L’organizzazione per i diritti umani ha affermato che una scuola elementare di Soumouna era stata bombardata. Tuttavia, le foto datate 18 aprile dimostrano che la scuola non è stata bombardata. Una delle “fonti” principali del rapporto di Amnesty è monsignor Louis Portella, stretto confidente di Pastor Ntumi, il terrorista braccato dai militari congolesi. Il rapporto di Amnesty ha dato munizioni alla retorica anti-Nguesso dell’opposizione, definendo l’operazione antiterrorismo nel Pool come “genocidio”. Anche se ampiamente considerata organizzazione affidabile, obiettiva e rispettabile, Amnesty International ha una lunga storia di legittimazione della propaganda di guerra di Stati Uniti ed alleati. Il gruppo per i diritti umani è stato determinante nell’assassinio del leader del Ghana Kwame Nkrumah, quando fu preso di mira dalla CIA. Amnesty International fu accusata di complicità nell’assassinio di Nkrumah e di Patrice Lumumba, primo Primo Ministro della Repubblica Democratica del Congo. Zbigniew Brzezinski (ex-consigliere della sicurezza nazionale del presidente statunitense Jimmy Carter) fu tra i membri del consiglio di Amnesty International; questo quanto l’organizzazione per i diritti umani pubblicava rapporti che condannavano il governo democratico dell’Afghanistan. Nel frattempo, i mujahidin dalla CIA, nell’ambito della strategia dell”Arco della Crisi’ di Brzezinski, massacravano la popolazione afgana con poca o alcuna critica da parte di Amnesty International. Le denunce di Amnesty International dei crimini del sionismo non vanno meglio; l’organizzazione coprì i massacri israeliani di Sabra e Shatila nel 1982, e di nuovo di Jenin nel 2002. Nel 1986, l’organizzazione per i diritti umani pubblicò un rapporto di condanna contro il governo sandinista del Nicaragua utilizzato dall’amministrazione Reagan per giustificare altri aiuti ai terroristi contras, alla fine distruggendo il Paese. Nel periodo precedente la guerra del Golfo del 1991, Amnesty International in collusione con i militari degli Stati Uniti orchestrò la falsa storia sui soldati iracheni che avrebbero tolto 312 neonati dalle incubatrici negli ospedali del Quwayt, gettandoli sul pavimento. La storia, che scioccò il mondo, era la propaganda di cui il governo degli Stati Uniti aveva bisogno per bombardare l’Iraq, un bombardamento seguito da sanzioni paralizzanti che uccisero oltre 500000 neonati; era l’inizio della distruzione dei Paesi più ricchi e più avanzati del Medio Oriente. La storia fu interamente fabbricata dai militari degli Stati Uniti. Amnesty International è l’agenzia dietro frodi e sporche menzogne create per giustificare guerre e genocidi. Amnesty International collaborò a demonizzazione Hugo Chavez nel golpe sostenuto dagli Stati Uniti nel 2002 in Venezuela. Negli anni dell’apartheid brutale in Sud Africa, Amnesty non condannò mai il sistema razzista. Nel 2011, Amnesty International convalidò i falsi rapporti sui mercenari africani in Libia che dicevano commettessero massacri. Le relazioni, interamente fabbricate, furono usate per giustificare la guerra contro la nazione più ricca e democratica dell’Africa, causando la morte di centinaia di migliaia di persone e una crisi dei rifugiati che continua con proporzioni catastrofiche. Dallo scoppio della guerra della NATO contro la Siria, Amnesty International non ha prodotto nient’altro che menzogne e calunnie contro le istituzioni democratiche della Repubblica araba siriana. Con una storia del genere, non sorprende la pubblicazione di Amnesty International di un altro rapporto di condanna nei confronti di un governo africano che l’imperialismo occidentale cerca di rovesciare con la forza. (Per saperne di più qui)

Perché Sassou Nguesso deve andarsene?
ngouabi Anche se nominalmente indipendente dalla Francia dal 1958, la Repubblica del Congo non intraprese il vero cammino all’indipendenza fino all’ascesa al potere di Marien Ngouabi nel 1968. Per 9 anni, fino all’assassinio nel 1977, Ngouabi pose le basi del primo Stato socialista dell’Africa. Il carismatico leader comunista allineò la Repubblica popolare del Congo a URSS e Cina, nonostante la spaccatura ideologica tra i revisionisti sovietici e Cina maoista. Ngouabi ebbe anche stretti legami con Cuba. Il rivoluzionario comunista, che aveva una laurea in fisica, si era appassionato all’istruzione e fu probabilmente il più grande leader della liberazione nazionale africana; ma il sogno ebbe una fine tragica e improvvisa nel 1977, quando fu ucciso da un gruppo di ufficiali dell’esercito probabilmente guidati da Joachim Yhombi-Obango; l’assassinio ebbe la benedizione delle intelligence francese e statunitense. Entrambi i Paesi ripresero le relazioni diplomatiche con il Congo-Brazzaville subito dopo l’omicidio di Ngouabi. Opango fu deposto nel 1978 da Denis Sassou-Nguesso; il nuovo capo collaborò soprattutto con gli interessi neocoloniali francesi, una politica eufemisticamente denominata ‘Françafrique’. Voci sul ruolo Nguesso nell’omicidio di Ngouabi si sono moltiplicate negli anni, ma non vi è alcuna prova conclusiva che lo colleghi alla morte del leader comunista. Con la dissoluzione dell’URSS nel 1991, il governo francese costrinse lo Stato congolese ad aprirsi al multipartismo, una politica disastrosa che ha portato al governo il corrottissimo fantoccio francese Pascal Lissouba finché Denis Sassou-Nguesso riprese il potere nel 2002 dopo una guerra civile di quattro anni. Negli ultimi dieci anni, il presidente Nguesso ha avvicinato il Paese a Cina, Russia, Brasile e Cuba, vecchi alleati della guerra fredda (Brasile escluso) nella lotta anticolonialista.

Costruire blocchi indipendenti
Anche se Denis Sassou-Nguesso non è certamente un angelo e il suo regime può essere colpevole di gravi crimini, ha certi risultati di rilievo al suo attivo; è riuscito a riportare la pace in un Paese devastato dalla guerra. Il suo governo ha anche supervisionato un periodo di crescita economica stabile. Il presidente Sassou Nguesso ha avviato importanti programmi economici volti a costruire la base industriale del Paese. Nei prossimi mesi, un oleodotto tra Pointe-Noire, Brazzaville e Oyo sarà costruito dal governo russo. Mosca aiuterà anche a costruire due grandi dighe idroelettriche a Sounda e Cholet. L’isolata regione di Sounda nel nord del Paese è ora collegata con una nuova autostrada. L’amministrazione Sassou-Nguesso ha supervisionato significativi progressi nei trasporti. L’avanzato aeroporto di Brazzaville Maya Maya ospita una compagnia aerea in gran parte di proprietà statale, la CEAIR, fornendo nuovi collegamenti diretti per le principali mete commerciali mondiali come Dubai. L’aeroporto Maya Maya diverrà il più trafficato aeroporto nell’Africa centrale. Il potenziamento dello scalo è dovuto alla società cinese Weihei International, Economic and Technical Cooperative Co.Ltd. A Pointe-Noire, seconda città del Paese, è attualmente in costruzione l’aeroporto Augustino Neto. Il 22 febbraio 2016 il governo congolese ha firmato un contratto con la China Road and Bridge Corporation (CRBC) per la costruzione di un nuovo porto a Pointe-Noire, che dovrebbe comportare un significativo sviluppo economico del Paese. Alla firma del contratto, l’ambasciatore cinese nella Repubblica del Congo ha ribadito l’impegno del suo Paese nell’industrializzazione dell’economia congolese. Nuove reti stradali sono in costruzione nel Paese. Un monumentale ponte stradale e ferroviario collegherà Brazzaville e Kinshasa, nell’ambito della rete autostradale trans-africana. I cinesi avrebbero in programma la costruzione di una nuova linea ferroviaria da Brazzaville a Sud a Ouesso nel Nord, a Djambala nel centro del Paese e a Pointe Noire sulla costa; il progetto promette di essere una spinta importante per il commercio e lo sviluppo industriale. Molti nuovi edifici della pubblica amministrazione sono in costruzione nella capitale nell’ambito dell’azione del governo per rafforzare l’efficienza delle istituzioni statali, migliorare i servizi pubblici e affermare la sovranità nazionale. L’amministrazione di Sassou-Nguesso intende anche costruire un ponte di 4 km sul fiume Congo collegando Brazzaville a Kinshasa, capitale della vicina Repubblica Democratica del Congo. Il governo congolese ha in programma la riduzione della dipendenza dai proventi delle esportazioni di petrolio sviluppando l’agro-industria. Incontri tra il ministro dell’Agricoltura congolese e il suo omologo brasiliano si sono avuti in Brasile e nella Repubblica del Congo nel 2008, 2009 e 2010. Il Giappone ha anche significativamente aumentato gli investimenti nel settore agroalimentare congolese. Nell’ambito dei preparativi per ospitare il Festival di musica pan-africano, nuovi centri culturali, teatri e cinema sono programmati. Il nuovo complesso sportivo attualmente in costruzione a Kintélé consentirà al Paese di ospitare eventi di portata internazionale, aumentando gli investimenti e promuovendo la creazione di posti di lavoro. Anche se modestamente, il governo congolese ha mostrato impegno a ridurre la povertà con la costruzione di oltre 10000 nuove unità abitative sociali. Il Paese, che attualmente ha una sola università intitolata a Marien Ngouabi, presto ne avrà un’altra quando l’università Denis Sassou Nguesso sarà completata a Kintélé. L’amministrazione di Sassou-Nguesso ha avviato un ambizioso programma per fornire acqua potabile gratuita alla popolazione del Paese. Il progetto denominato ‘Acqua per tutti’ è attuato in collaborazione con la società brasiliana Asperbras, leader mondiale nelle infrastrutture dei servizi pubblici e delle attrezzature per l’industria pesante. Asperbras costruisce anche quattordici ospedali di alto livello nel Paese nell’ambito del programma governativo ‘Salute per tutti’. Dalla visita del presidente brasiliano Lula Ignacio da Silva a Brazzaville nel 2007 (aprendo la prima ambasciata del Brasile nel Paese) Brazzaville e Brasilia hanno rafforzato i legami. Vi sono state diverse visite di ministri congolesi in Brasile e i presidenti dei due Paesi si sono incontrati due volte dal 2012. Il governo di Nguesso ha beneficiato di significativi investimenti cinesi nel settore petrolifero. I cinesi hanno anche investito nella costruzione di grandi progetti industriali, come il centro commerciale di Mpila, e gli imponenti viadotti di Brazzaville e Talangai. Anche se il Partito del Lavoro al governo ha abbandonato l’adesione al revisionismo sovietico nel 1992, abbracciando la socialdemocrazia e il multipartitismo, Nguesso ha continuato a mantenere forti legami con Paesi come Cuba, Brasile, Cina e Russia. I media occidentali ritraggono Nguesso un dittatore assetato di potere e corrotto che sottrae risorse al Paese per il proprio clan o tribù, e alcune di tale accuse forse sarebbero vere. Ma i progetti infrastrutturali dimostrano che il Paese costruisce la base dell’indipendenza nazionale con gli investimenti cinesi, russi e brasiliani nell’industria pesante. Tale investimento minaccia gli interessi neocoloniali occidentali; tali interessi richiedono il mantenimento dell’Africa nel sottosviluppo e nella dipendenza continua, in modo che le sue risorse naturali possano essere saccheggiate dalle società occidentali. I legami di Nguesso con Cuba risalgono al periodo della Guerra Fredda, quando la nazione caraibica ebbe un ruolo fondamentale nelle lotte di liberazione africane, fatto riconosciuto da Nelson Mandela. L’economia socialmente orientata di Cuba è oggetto d’incessante demonizzazione, da più di mezzo secolo, nella stampa aziendalista internazionale, ma nemmeno essa può negare gli straordinari risultati conseguiti dal governo cubano nell’istruzione gratuita e nell’assistenza sanitaria di altissimo livello. Il Partito del Lavoro della Repubblica del Congo ha mostrato una certa fedeltà ai principi marxisti di Ngouabi inviando 280 studenti a L’Avana per la formazione come medici. Istruttori cubani sono stati invitati in Congo per esportarvi le metodologie pedagogiche per migliorare il sistema educativo del Paese.

L’orizzonte strategico imperialista: la guerra
CONGO_800x800Nell’aprile 2012, il ministero della Difesa francese pubblicò il rapporto ‘orizzonti strategici’ che descriveva il futuro degli interessi francesi in Africa. Il rapporto afferma che potenze concorrenti come Cina, India, Russia e Brasile, insieme all’ascesa del nazionalismo pan-africanista, rappresentano la peggiore minaccia per gli interessi francesi nel continente. Il rapporto indica che problemi come conflitti etnici e terrorismo religioso richiederanno la presenza militare continua delle truppe francesi in Africa e che queste truppe manterranno i contatti non con Stati sovrani, ma con aziende private locali. In altre parole, il futuro degli interessi neocoloniali francesi in Africa dipende da guerre civili e privatizzazione totale degli Stati-nazione africani. Negli ultimi 5 anni, ho sostenuto che l’imperialismo occidentale oggi procede usando la simbologia di sinistra. I colpi di Stato di piazza della primavera araba appoggiati dalla CIA nel 2011 lo testimoniano. Ma la primavera araba era solo l’inizio. Mathieu Pigasse, direttore della Banca Lazard, confidente del presidente Hollande, e proprietario del quotidiano Le Monde, ha dichiarato nel 2012 che voleva vedere l’ideologia della primavera araba diffondersi in Africa. Le aziende francesi, sosteneva, avrebbero in futuro trattato solo con le organizzazioni della ‘società civile’ piuttosto che con ‘i corrotti governi africani’. In ultima analisi ciò significa che l’oligarca Pigasse vuole vedere tutti gli Stati-nazione africani esplodere nel caos in modo che le loro risorse possano essere privatizzate da banche e multinazionali occidentali in nome della libertà, democrazia e dell’ultimo slogan della ‘rivoluzione popolare’ oligarchica. I media dell’opposizione di pseudo-sinistra in Francia sono in prima linea nella disinformazione sulla Repubblica del Congo. Spesso esprimendo indignazione verso il governo francese che sosterrebbe tale regime ‘genocida’ in Africa, quando in realtà i governi francesi e statunitensi ne sostengono gli oppositori. Abbiamo già menzionato le bugie di Amnesty International sul reclutamento del Colonnello Gheddafi di “mercenari africani” accusati di aver massacrato “manifestanti pacifici” nella rivolta del 2011 in Libia. Storie simili sono state recentemente inventate da potenti interessi francesi. Ma alcune di tali bugie hanno fallito. L’ex-direttore della compagnia petrolifera francese ELF Loic Le Floch-Prigent e il suo avvocato Norbert Tricaud sono stati giudicati da un tribunale francese per diffamazione dopo aver sostenuto che il mercenario francese Patrick Klein era stato reclutato dal governo congolese per massacrare gli oppositori politici. Klein negò le accuse e trascinò Le Floch-Prigent in tribunale per diffamazione. E’ interessante notare che l’avvocato Norbert Tricaud è riuscito a reclutare il nipote di Marien Ngouabi nella campagna contro il presidente Denis Sassou-Nguesso per l’assassinio del nonno; eppure nelle interviste Tricaud ignora completamente il ruolo di CIA e servizi segreti francesi nell’omicidio di Ngouabi. Né vi è alcuna menzione della moglie francese di Ngouabi, la nonna del cliente di Tricaud, in realtà una spia francese! Mai alcun funzionario francese o statunitense è stato perseguito per l’assassinio di leader africani, nonostante il fatto che i servizi segreti di Stati Uniti e Francia siano dietro l’assassinio di decine di rivoluzionari e capi di Stato africani. Tricaud afferma, in una delle sue interviste, di essere un avvocato impegnato nella lotta contro la schiavitù e per i diritti degli indigeni. Definisce più volte il governo di Sassou-Nguesso una ‘dittatura’ nonostante la sua amministrazione sia la prima in Africa ad aver approvato le leggi che conferiscono diritti ai pigmei, per secoli ridotti in schiavitù dai coloni Bantou.
E’ importante studiare la metodologia ingannevole usata da individui come Tricaud, che sembra criticare la politica estera occidentale che puntella i dittatori in Africa, ma allo stesso tempo promuove l’intervento militare imperialista sotto le spoglie dell’umanitarismo. Sulla sua pagina facebook Norbert Tricaud (l’uomo deciso a scoprire chi ha ucciso il rivoluzionario comunista Marien Ngouabi) si vanta di fare lobbying per il generale di estrema destra Mokoko con un consulente del segretario di Stato degli USA John Kerry e varie ONG. Jean-Marie Michel Mokoko tentò un colpo di Stato contro il governo della Repubblica del Congo all’inizio di quest’anno affermando di avere il governo francese dalla sua parte. Un video pubblicato on-line mostra Mokoko negli uffici di Sylvain Maier mentre pianifica il colpo di Stato contro Sassou-Nguesso con un agente del DGSE (servizi segreti francesi). Nel video l’agente dei servizi segreti francesi avverte Mokoko ”se mi tradisci, ti ammazzo”. Gli agenti del DGSE comprarono i biglietti aerei e diedero una busta in contanti a Mokoko. L’agente del DGSE spiega come l’intelligence francese avrebbe orchestrato la copertura mediatica del colpo di Stato per convincere i cittadini congolesi che Mokoko è un democratico. Spiega anche come l’intelligence francese avrebbe organizzato lo stato d’emergenza e il coprifuoco militare post-golpe, scherzando sul fatto che ”la maggior parte degli africani è codarda” volgendosi ai golpisti per la protezione. Il video fu girato negli uffici dell’avvocato francese Sylvain Maier, indagato per riciclaggio di denaro. Radio France Internationale, media di stato francese, poté confermare l’autenticità del video e fece di tutto per distrarre dalla vergognosa prova della congiura neo-coloniale francese, sostenendo che era stato utilizzato dal dittatore per screditare un ‘serio’ avversario. Anche sulla sua pagina facebook, Tricaud chiede un ‘corridoio umanitario’ per il Pool, per ‘proteggere i civili’. La frase ‘corridoio umanitario’ fu coniata dal dr. Bernard Kouchner nel 1968, quando la Francia tentava di crearsi uno Stato cliente nel Biafra, in Nigeria. Kouchner, che ha creato ‘Medici senza frontiere’, invocò tale corridoio nel Paese per aiutare i civili che sarebbero stati bombardati dal governo nigeriano. In definitiva migliaia di armi furono contrabbandate con le ambulanze presso gli insorti filo-francesi. Norbert Tricaud recentemente ha aderito a una delegazione di 19 politici congolesi che fa lobby nel Congresso degli Stati Uniti e presso il National Endowment for Democracy, think tank strettamente legato alla CIA e sponsor principale delle ‘rivolte popolari’ guidate dalla ‘società civile’. Tali incontri dimostrano che il cambio di regime sostenuto da USA e Francia a Brazzaville è ormai in fase avanzata. Denis Sassou-Nguesso sarà indubbiamente il prossimo leader africano ad affrontare la demonizzazione mediatica e la guerra dell’informazione, mentre una guerra d’aggressione per procura attuata da mercenari al soldo di Francia e Stati Uniti appare sempre più probabile.
L’enfasi di Sassou-Nguesso su industria pesante, infrastrutture pubbliche, rafforzamento dell’autorità e del ruolo dello Stato, mentre attrae maggiori investimenti dalle potenze mondiali emergenti, sono i fattori che l’hanno reso un nemico dell’imperialismo. Nel discorso inaugurale, Denis Sassou Nguesso s’è impegnato a combattere corruzione e nepotismo. Ha detto che questo mandato sarà l’inizio di un’importante rottura con il passato. Il presidente congolese si sarebbe riferito ai rapporti di forza che nel mondo si spostano a favore di Cina, Russia e BRICS, e che un tale sconvolgimento sismico del potere imperiale è una buona notizia per l’Africa. Anche se il rappresentante del governo francese Jean-Luc Borloo ha untuosamente descritto il discorso del presidente come ”visione monumentale”, è chiaro che governo e media francesi sostengono la pseudo-opposizione e le sue milizie terroristiche, nel disperato tentativo di salvare il vecchio, incartapecorito e del tutto marcio ordine coloniale. L’attuale scelta concreta del popolo del Congo-Brazzaville è tra pace e progresso economico sotto Sassou Nguesso o caos, guerra e morte sotto i suoi oppositori filo-occidentali. I cittadini congolesi farebbero bene ad ignorare il complottismo occidentale sulla morte di Marien Ngouabi e seguire invece la via di Sassou Nguesso che, nonostante i molti difetti e presunti crimini, fa di più per ravvivare lo spirito di Marien Ngouabi di qualsiasi oppositore. La questione ora non è chi ha ucciso Ngouabi ma chi tra i giovani del Paese ne compirà l’eredità.Un-congo-brazzaville

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Iran: nuova era di cooperazione militare

Rusplt, Southfront, 04/05/2016235513872Il 27-28 aprile Mosca ha ospitato la Quinta Conferenza Internazionale sulla Sicurezza cui partecipavano circa 500 rappresentanti delle Forze Armate di oltre 80 Paesi, aderenti anche ad organizzazioni come ONU, OSCE, CIS, CSTO e CICR. I temi principali erano la lotta al terrorismo, la sicurezza nella regione Asia-Pacifico, i rapporti Russia-Europa e la cooperazione militare. La Repubblica islamica dell’Iran era rappresentata dal Ministro della Difesa e Logistica delle Forze Armate Hossein Dehghan, in visita su invito del Ministro della Difesa della Federazione Russa Sergej Shojgu. Dopo il messaggio del Presidente Vladimir Putin e il discorso Shojgu, i capi della delegazione ospiti presentavano la posizione del proprio Paese sulle questioni regionali e internazionali, come anche nel caso del Ministro della Difesa iraniano. La retorica iraniana da diversi anni rimane invariata. Dehgan ha accusato le autorità di Paesi regionali ed extra-regionali di fornire aiuto finanziario, tecnico-militare e logistico a gruppi terroristi e radicali che operano in Afghanistan, Iraq, Siria, Libano, Libia, Yemen. In particolare, l’Iran ha accusato Stati Uniti, “regime sionista” (Israele) e Arabia Saudita di supportare il terrorismo. Da un lato può sembrare che Dehgan non abbia detto nulla di nuovo e sensazionale. Ma d’altra parte forse è la posizione costruttiva e coerente di Teheran la chiave del successo della politica estera dell’Iran nella regione e nel mondo. Fin dall’inizio della “primavera araba” e della guerra in Siria, l’Iran ha accusato gli stessi Paesi di favorire il terrorismo, mentre l’occidente (Stati Uniti ed Europa) e le monarchie arabe hanno accusato l’Iran di finanziare il terrorismo, di avere un piano per la bomba nucleare e d’interferire negli affari interni di altri Stati. Ma da un paio di anni è chiara al mondo la prova inconfutabile delle armi inviate dall’occidente alla cosiddetta opposizione armata in Siria, delle attività economiche del SIIL nel settore petrolifero e nella vendita dei costosi oggetti d’antiquariato dei musei della Siria. La stessa posizione è tenuta sullo Yemen, dove c’è una guerra all’ombra del conflitto siriano. Durante la presidenza di Mahmud Ahmadinejad, l’Iran aveva la stessa politica, ma una retorica tagliente e un principio con cui l’occidente creò l’immagine di un Iran aggressivo. Dopo l’elezione, Hassan Rouhani cambiò retorica e prese provvedimenti per la soluzione dei conflitti, ma la posizione di Teheran sulla sicurezza rimane la stessa, a differenza dell’occidente. Nel periodo del caos in Medio Oriente, gli Stati Uniti hanno cambiato ogni anno posizione. Washington ha visto come nemico Iran, Russia, Bashar al-Assad e infine SIIL. Grazie alla posizione coerente dell’Iran sulla questione della lotta al terrorismo e della sicurezza in Medio Oriente, generalmente coincidente con la posizione di Mosca, Vladimir Putin, nell’aprile dello scorso anno firmò un decreto per la ripresa delle forniture dei sistemi missilistici antiaerei S-300 all’Iran. Inizialmente, l’Iran aveva bisogno degli S-300 per proteggere gli impianti nucleari a Natanz, Bushehr, Arak, perché nello spazio aereo su tali strutture l’Iran aveva abbattuto vari droni israeliani (Harop, cosiddetti “drone kamikaze” che si autodistruggono con una bomba interna), poi impiegati sul confine iraniano dall’Azerbaigian nella “guerra di quattro giorni” contro la Repubblica del Nagorno-Karabakh del 2-5 aprile. Oggi la gamma di minacce s’è ampliata notevolmente, visto il successo del coinvolgimento dell’Iran nel conflitto in Siria, Iraq, Yemen, rivelatosi irritante per occidente e Paesi del Golfo Persico (Stati membri (UAE, Qatar, Arabia Saudita) del Consiglio di cooperazione Golfo (GCC)).
La fine delle sanzioni economiche contro Teheran ha permesso di espandere la cooperazione tecnico-militare che i ministri della Difesa dell’Iran e della Federazione russa sottolineavano. Le parti hanno sottolineato l’importanza di rafforzare e sviluppare la cooperazione tecnico-militare tra i due Stati e d’intensificare ulteriormente la lotta al terrorismo. Dehgan definiva la cooperazione militare tra Iran e Federazione russa un “modello di successo” nei rapporti. La visita della dirigenza iraniana era definita inizio di una “nuova era” della cooperazione militare. I prerequisiti furono il viaggio di Sergej Shoigu a Teheran lo scorso anno, e la visita del Segretario del Consiglio Supremo della Sicurezza Nazionale Ali Shamkhani a Mosca e, naturalmente, la fornitura degli S-300. A questo proposito, si pongono varie domande. Perché con il potente sostegno militare della Federazione Russa, non contribuisce all’adesione dell’Iran alla CSTO? O forse vi è la possibilità di creare una nuova organizzazione? Forse l’Iran può agire da garante della sicurezza in Medio Oriente? Queste domande trovano risposta dall’esperto russo su Iran e Medio Oriente, docente alla RAD Anton Evstratov: “La CSTO è dominata dalla Russia, ma il problema principale dell’inclusione dell’Iran nell’organizzazione era lo status di Stato paria dalle sanzioni del 2012 e, in senso più ampio, dalla rivoluzione del 1979. All’Iran non è ancora permesso acquistare alcuni tipi di armamenti, e alcuni politici e militari sono nella lista delle sanzioni delle Nazioni Unite e non possono ufficialmente lasciare i confini del proprio Paese. Qual è poi il potenziale della cooperazione militare nel quadro dei blocchi politico-militari? Allo stesso tempo la Russia ha iniziato il processo di attualizzazione della cooperazione militare con Teheran, anche per aumentare la popolarità nella Repubblica islamica dell’Iran, nell’ambito della lotta per uscire dall’isolamento sollecitato dall’occidente, nel panorama geopolitico post-conflitto ucraino. Un’altra domanda è la cooperazione militare in Medio Oriente, in particolare in Siria, dove l’Iran ha bisogno della Russia; ma è stata quest’ultima che ha inviato il maggior numero di consiglieri militari, e sono le sue truppe che guidano le operazioni più complesse, inviando anche dei generali che hanno sollevato la scarsa preparazione al combattimento delle Forze Armate siriane. Vi hanno formato un blocco militare de facto, a cui, oltre l’Iran si è unito “Hezbollah” e, con qualche riserva, anche il governo iracheno. In futuro si potrà parlare di adesione al blocco delle associazioni curde (YPG); ma questo, tuttavia, dipenderà dalla posizione di Damasco. L’Iran ha un enorme impatto sulla popolazione sciita di Iraq, Siria, Libano, Yemen e Stati del Golfo, mentre cerca di raggiungere la stabilità nella regione, soprattutto dopo il ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq. La Repubblica islamica dell’Iran cerca di risolvere i problemi economici e sociali e di adempiere alla modernizzazione, e non è interessata a conflitti ai confini e nella propria sfera di influenza, ma al momento è costretta, anche se senza successo, a combattere. Forse la cooperazione con la Russia è la chiave per l’adempimento graduale degli obiettivi iraniani, ma dobbiamo capire che combattere insieme la minaccia salafita e affrontare gli Stati Uniti sono un obiettivo comune, ma a livello globale Teheran e Mosca hanno ancora interessi divergenti nella regione. La ricerca di un compromesso a lungo termine è necessaria per entrambi i Paesi, se si desidera una seria cooperazione, ma se si è memori delle differenze nel passato sulle questioni economiche, vi è ancora un percorso accidentato da fare“.
La guerra imposta all’Iran, la guerra Iran-Iraq del 1980-1988, e i decenni successivi hanno dimostrato che Teheran può garantire la sicurezza anche per l’intera regione. Oggi è coinvolta in quasi tutti i conflitti regionali, e si offre anche di mediarne uno dei più difficili, il conflitto del Karabakh (tra Azerbaigian e Armenia). Avere un alleato dalla posizione netta e che non può essere assoggettato alla pressione di Stati più potenti, è un vantaggio per qualsiasi Paese.235522992Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I palestinesi filo-siriani che “Electronic intifada” vi nasconde

Jonathan Azazia, Muqawamah Music, 18 aprile 2016

Emblem_of_Liwa_Al-Quds.svgI coraggiosi palestinesi filo-siriani della Repubblica araba siriana e della Palestina occupata sono stati tutti scomunicati dalla narrativa vigente del “Palestine Solidarity Movement”. E a dire la verità, è l’apogeo della nausea. Mentre Ali Abunimah e Rania Khalek si comportano orribilmente assistendo al miracolo quasi piangendo dannatamente di gioia per l’ebreo sionista Bernie Sanders che riconosce i palestinesi quali esseri umani, come se tale kibbutznik che ha difeso il massacro sionista dei palestinesi di Gaza e il massacro dei Saud degli yemeniti, in qualche modo effettui un cambio sconvolgente della politica statunitense verso la Palestina, e come se i nostri fratelli palestinesi abbiano la necessità dei commenti dell’ebreo sionista Bernie Sanders per confermare di appartenere in effetti all’umanità, vi sono dei veri eroi palestinesi che combattono e muoiono in battaglia in Siria nella vera lotta al sionismo e ai suoi fantocci taqfiri. Ed hanno un assoluto supporto nella loro terra d’origine occupata. Ali Abunimah e Rania Khalek non scrivono di questi palestinesi tuttavia, né ne hanno scritte, né mai ne scriveranno perché l’esistenza stessa di questi particolari palestinesi contraddice il solito racconto che “Elettronic intifada”, suprematisti ebrei di Mondoweiss e loro coorti tentano di cacciarci in gola riguardo la Siria dall’inizio di tale nera barbara cospirazione. Cioè, che i palestinesi sostengono la “rivoluzione siriana” atlantista-sionista… Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. È una chiara grave distorsione proverbiale dei fatti, e i seguenti esempi sono stati TUTTI deliberatamente ignorati da “Electronic intifada” e dai restanti fondatori colonizzati, dimostrando quanto sia coordinata tale grave distorsione:

– Anwar Hadi, portavoce dell’OLP, ha detto fin dal primo giorno della crisi di Yarmuq che la colpa ricadeva proprio sui ribelli taqfiri, entrati in quello che era un vivace campo siriano-palestinese commettendo stragi e massacri, cacciando i civili e saccheggiato case e imprese. “Elettronic Intifada” e compagnia scrissero numerosi articoli attaccando il governo siriano per il disastro umanitario, mentre Jabhat al-Nusra, ELS e SIIL erano/sono semplici costruzioni oniriche del “regime” e dei suoi “Shabiha” basate sul nulla.

– L’Esercito di Liberazione della Palestina (PLA), ramo palestinese dell’Esercito arabo siriano, che ha combattuto su numerosi fronti in Siria subendo innumerevoli martiri nella lotta contro SIIL e controparti ideologiche.

Fatah al-Intifada, gruppo di resistenza palestinese ultra-attivo nella lotta per liberare Yarmuq. Molti volontari, come Taysir Musa e Walid Sulayman, lasciano le loro case nella provincia di Damasco, a Jaramana, per difendere i loro fratelli. Ritratti del Presidente siriano Bashar al-Assad e di Sayad Hasan Nasrallah si trovano in tutti i loro uffici.

Liwa al-Quds, la terza più potente forza militare siriana dopo l’Esercito siriano arabo ed Hezbollah addestrata dalle NDF secondo al-Masdar. Liwa al-Quds era l’elemento chiave importante della battaglia per la liberazione di Aleppo, in particolare dei campi di Handarat e Nayrab.

– FPLP-GC, guidati dall’instancabile Ahmad Jibril e noto per il forte sostegno al governo democraticamente eletto di Damasco, questi guerrieri combattono in diverse arene, dalla capitale ad Aleppo e Lataqia e altrove. Hanno avuto un ruolo importante nella storica liberazione delle città assediate sciite di Nubul e al-Zahra, dimostrando che c’è un fronte siriano-palestinese-libanese-iracheno-iraniano, sunnita-sciita e islamo-cristiano contro i vassalli usurpatori wahhabiti del regime sionista.

– Il Mujahid di Hezbollah Ali Fawzi Taha (Haydar al-Hajj Jawad) di Burj al-Barajnah. Nato da padre palestinese e madre libanese, Ali fu martirizzato nella liberazione della antica città strategica di al-Quraytyn. Ha partecipato a molte vittorie in Siria, tra cui quelle cruciali di al-Qusayr e al-Qalamun. Considerando che era membro della Resistenza Islamica del Libano, l’unica forza araba a scacciare per sempre ‘Israele’ dai Paesi arabi sovrani, non è forse una notizia significativa che questo eroe avesse radici palestinesi?! Se fosse stato un attivista di BDS o un “ricercatore” di Amnesty International, “Electronic Intifada” l’avrebbe sicuramente risaltato.

– Muhamad Rafah, amato attore palestinese-siriano dal popolare show televisivo Bab al-Hara e sostenitore dichiarato del Presidente siriano Bashar al-Assad. Muhammad perse dei famigliari un anno prima nella strage sionista dei manifestanti sulle alture occupate del Golan, nel giorno della Naqsa, ed era noto anche per la sua netta presa di posizione contro il nemico ‘Israele’. L’ELS lo rapì e lo massacrò per aver sostenuto il governo siriano; molto “rivoluzionario”, no?

– Arcivescovo Atallah Hana, la massima autorità cristiana ortodossa di Palestina e ardente sostenitore della Repubblica araba siriana. Non solo Theodosios di Sebastia parlava senza mezzi termini dell’aggressione contro la Siria quale complotto sionista , ma ha anche difeso l’Islam e l’importanza dell’unità tra cristiani e musulmani di fronte al taqfirismo. L’Arcivescovo è un vero eroe arabo ed è senza dubbio sulla via della santità.

– Samir al-Isawi, autore del più epico sciopero della fame della Palestina epico fame (277 giorni) una leggenda vivente in ogni senso; la volontà dell’uomo è di natura così indissolubile che sarà per sempre nell’eco della storia, tormentando per sempre il nemico sionista. Samir, famoso dai tempi di FPLP e FDLP, sostiene la Repubblica araba siriana e si distingue per la fermezza contro la guerra a questa nazione sovrana. Il suo incrollabile antimperialismo non fa che aumentare la statura del personaggio. Eppure, a parte media vicini a FPLP e FDLP, resta in gran parte sconosciuto.

– Palestinesi della Falastin occupata, per non parlare dei siriani del Golan, hanno protestato il pieno sostegno alla Repubblica araba siriana ed Hezbollah in troppe occasioni per fare menzionarle. Non parliamo di gruppetti ma di luminose, turbolenti, militanti grandi manifestazioni con maree di bandiere sventolanti della Repubblica araba siriana e di ritratti del Presidente siriano Bashar al-Assad. Nemmeno uno di questi eventi è stato seguito dal canonico “Palestine Solidarity Movement”.

AhmedJibrilLe prove presentate qui sono solo la punta di un iceberg. Non c’è dubbio che alcuni palestinesi, come alcuni traditori iracheni, siriani e libanesi, hanno aderito al piano di destabilizzazione, ma quando si arriva al nocciolo, come la maggior parte dei siriani, la maggior parte dei cittadini palestinesi della Siria segue la Repubblica araba siriana, l’unica nazione araba che gli ha dato una casa, sostenuto la causa giusta e trattato alla pari. E’ vergognoso oltre il vergognoso che queste verità non solo siano ignorate ma travisate dagli attivisti del “Palestine Solidarity Movement” per sostenere una propaganda con lo stampino adattata alla natura sempre più innocua della “solidarietà” parlata e praticata, senza parlare della visione del mondo dei “colleghi” ebrei e qaliji. A suo credito, “Electronic intifada” ha mollato alcuni pezzi sui collegamenti israeliani con al-Qaida, ma furono pubblicati poco dopo che l’alleanza sionista-taqfirita era stata documentata dai siti pro-Siria e, aggiungendo la beffa al danno, ogni singolo post comprendeva gli insulti dei media sionisti contro il mangiabambini e ammazza-gattini “regime di Assad”, dimostrandosi inutili e in malafede. In poche parole, per difendere la Palestina oggi va difesa la Siria e viceversa, come Sayad Hasan Nasrallah ha dichiarato anni fa, la Repubblica araba siriana è la spina dorsale del Muqawamah e solo un pazzo o un traditore starebbe a guardare mentre la sua spina dorsale viene spezzata. Allora, in che categoria rientrano gli “attivisti” del “Palestine Solidarity Movement”? Dei pazzi? Dei traditori? O di entrambi?
Tuttavia, i gruppi palestinesi e gli individui su accennati salvaguardano la Siria e sono eroi che dovrebbero essere salutati per il loro coraggio, il loro antisionismo e i loro sacrifici. Lasciate Ali Abunimah, Rania Khalek, Phil Weiss e tali gatekeepers continuare a piagnucolare sul fraudolento bugiardo sionista Bernie Sanders e altri simili, in realtà diabolici torturatori della Palestina e protettori del tumore ‘Israele’. È solo un’altra conferma del tradimento risalente all’avvio della psyop statunitense-sionista nota come “primavera araba”. Anche in questo caso, fategli fare il loro lavoro sporco. Nel campo della resistenza continueremo a raccontare la vera storia dei nostri fratelli palestinesi e a continuare a sostenerli sui fronti politico e militare, fin quando tutta la Siria sarà liberata dal virus taqfiro ed ogni singolo centimetro della Palestina purificato dall’inquinamento sionista. Insha’Allah.

Samir al-Isawi

Samir al-Isawi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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