La Corea del Sud cambia campo?

Andrew Korybko Sputnik 20/03/2015

Le recenti decisioni della Corea del Sud sollevano la questione se la sua leadership sia sempre più pragmatica nei rapporti con Pechino a spese di Washington.

korea-04La Corea del Sud è da tempo alleata degli Stati Uniti, ma il suo sostegno agli Stati Uniti non è più cieco come una volta. I crescenti legami economici con la Cina, attraverso il futuro accordo di libero scambio, rendono la politica estera del Paese più equilibrata, così come l’ambivalenza strategica verso il sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti. Mentre la Corea del Sud non può cambiare completamente posizione, sembra seguire una traiettoria verso neutralità e pragmatismo, di per sé una sconfitta relativa del perno politico in Asia degli Stati Uniti.

Chi vuole cosa?
Diamo un rapido sguardo a ciò che ciascuno dei tre attori principali vuole realizzare, contribuendo a dare un quadro più chiaro del motivo per cui la Corea del Sud ha preso le ultime decisioni economiche e militari.

Stati Uniti:
Idealmente gli Stati Uniti vogliono integrare le 28000 truppe in Corea del Sud nella ‘Coalizione di Contenimento della Cina’ (CCC) che costruiscono nell’Estremo Oriente e nel Sud-Est asiatico. Vorrebbero prolungare la presenza militare nel Paese a tempo indeterminato e, auspicabilmente, far aderire la Corea del Sud ai piani del contenimento con la formalizzazione del rapporto militare tra Seoul, Washington e Tokyo. Gli Stati Uniti non hanno un vero interesse nel vedere le due Coree ricongiungersi, dato che ciò potrebbe probabilmente portare alla fine della presenza cinquantennale delle loro forze di occupazione.

Cina:
Il sogno di Pechino è vedere gli Stati Uniti abbandonare completamente la penisola coreana, ed il CCC abbandonato o neutralizzato. Non vuole alcuna destabilizzazione della penisola coreana, in quanto ciò inevitabilmente affliggerebbe la Cina stessa. Se le due Coree si riunificano, la Cina ne monitorerebbe cautamente gli sviluppi per garantirsi che la Corea unita non sia una minaccia economica o militare che può esserle rivolta contro un giorno. Eppure, Pechino preferirebbe che gli Stati Uniti lascino la penisola oggi e affrontare gli eventuali problemi sulla Corea, un domani unita, che avere il Pentagono provocare continuamente la Corea democratica, nel cortile della Cina.

Corea del Sud:
La cosa più importante per Seoul è la risoluzione dei due problemi della Corea democratica, vale a dire denuclearizzazione di Pyongyang e riunificazione. Idealmente, vorrebbe anche perseguire la sua storica ‘terza via’ tra i colossali vicini cinesi e giapponesi, comportando una politica di neutralità e stabilità. Mentre la Corea del Sud è stata ovviamente sotto l’intensa influenza statunitense dalla fine della seconda guerra mondiale, sembra desiderare una politica multipolare quale via più efficace per perseguire i propri obiettivi.

Decifrare le decisioni di Seoul
Ora è il momento di osservare le ultime quattro decisioni della Corea del Sud, che portano a parlare di potenziale perno (e contro di esso).

Ritardo indefinito dell’OpCon:
Stati Uniti e Corea del Sud hanno accettato lo scorso ottobre di ritardare il trasferimento del controllo delle operazioni in tempo di guerra (‘OpCon’) dagli USA a Seoul a tempo indeterminato, con l’idea che la Corea del Sud non sia attualmente in grado di comandare le proprie forze in caso di guerra. Ciò prolunga il controllo diretto degli USA sugli affari militari della Corea del Sud, il che significa che letteralmente ne controllerà le forze armate in caso di guerra con la Corea democratica o la Cina. Anche se la pace vigesse, le forze statunitensi non lasceranno il Paese ancora per un bel po’ difatti, una chiara vittoria di Washington.

L’accordo di libero scambio Cina-Corea del Sud:
Era naturale che le due parti raggiungessero l’accordo che entrerà in vigore a fine anno, dato che la Cina è il maggior partner commerciale della Corea del Sud e la Corea del Sud è il terzo della Cina. Secondo il South China Morning Post, “gli investimenti cinesi in Corea sono balzati del 374%, a 631 milioni di dollari dell’anno scorso dai 133 nel 2013”, in previsione dell’accordo, chiara dimostrazione del desiderio della Cina di espandere le relazioni commerciali con il Paese. Se le relazioni economiche s’intensificano la Corea del Sud potrebbe potenzialmente entrare nell’Area di libero scambio della Cina nella regione Asia-Pacifico (contraltare del TPP degli Stati Uniti), e anche nell’Investment Bank Infrastructure asiatica (la risposta cinese alla Banca Mondiale a guida occidentale, che ha invitato la Corea del Sud ad unirvisi se molla il THAAD), sarebbe un’enorme ritirata dell’influenza di Washington sulla penisola.

Abbandonare il THAAD:
La Corea del Sud è strategicamente ambivalente sul sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti da schierare sul suo territorio. Seoul capisce acutamente che gli Stati Uniti vogliono semplicemente costruire la versione orientale del loro scudo antimissile, ospitandone le infrastrutture diverrebbe un complice del CCC. La Corea del Sud sembra dubitarne, sapendo che le relazioni con la Cina si deteriorerebbero più rapidamente di quelle della Polonia con la Russia dopo averne accettato la controparte in Europa orientale. Nel caso in cui la Corea del Sud decida di non diventare la ‘Polonia asiatica’, sarebbe un duro colpo al perno in Asia degli Stati Uniti.

…o esservi incastrati dopo?:
Ma gli Stati Uniti hanno un asso nella manica, avendo detto alla Corea del Sud di permetterne lo schieramento nel Paese in caso di vaghe “situazioni di emergenza”, che potrebbero realisticamente essere delle manipolate risposte nordcoreane alle provocazioni inscenate con le manovre USA-Corea del Sud (come di norma). Una volta che il THAAD sarà schierato nel Paese, non è probabile che riduca le tensioni, fornendo così agli Stati Uniti la possibilità di piazzare in segreto il loro scudo antimissile nel Paese.

Rimescolamento regionale
Oltre all’avvicinamento della Corea del Sud al multipolarismo, altre due tendenze non dichiarate trasformano la regione. Il peggioramento delle relazioni della Corea del Sud con il Giappone e l’avvicinamento della Corea democratica alla Russia. Il primo è il frutto del rinnovato nazionalismo e militarismo giapponese, mentre il secondo è dovuto alle manovre occulte tra Pyongyang e Pechino. Se perseguono tali rotte fino alle conclusioni logiche, queste tre tendenze regionali ridefiniranno il futuro quadro geopolitico del Nordest asiatico, comportando tre possibili sviluppi.

Ridimensionamento degli USA:
Anche se la presenza militare statunitense probabilmente rimarrà nel prossimo futuro, Washington non sarà più in grado d’influenzare la Corea del Sud come in precedenza, nel senso che il suo potere diminuirà relativamente.

Reindirizzo giapponese:
Il fallimento del Giappone nel ripristinare rapporti favorevoli con la Corea del Sud potrebbe rendere la CCC inefficace nel Nordest asiatico, e Tokyo quindi reindirizzerebbe la CCC a sud verso Vietnam e Filippine. Tokyo ha già pianificato tali mosse, ma con la Corea del Sud non più alleata vitale, vi concentrerà maggiori sforzi.

Colloqui di pace – parte II:
Con la Corea del Sud che si avvicinar alla Cina e la Corea democratica che fa lo stesso con la Russia, l’intera dinamica politica della penisola potrebbe mutare a un certo momento. Mentre in passato la dualità Corea democratica-Cina e Corea del Sud-Stati Uniti non ha portato la pace in oltre 50 anni, il nuovo accordo potrebbe essere più adatto a compiere progressi.

south-korea-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Abbiamo issato la bandiera rossa su Debaltsevo”

Red Star over Donbas 19 marzo 2015B-XYw4cIMAAJ8sn.jpg largePoco si sa della partecipazione di unità comuniste nei combattimenti nell’ultimo quarto di secolo avvenuti nei “punti caldi” dei territori dell’ex-Unione Sovietica e dell’ex Jugoslavia. Se nazionalisti russi, ucraini ed europei hanno inviato gruppi di volontari che sparavano nell’arco di fuoco che si estendeva dall’ex-Jugoslavia e Transnistria all’Abkhazia o all’Ossezia del Sud, la sinistra non sembrava essere uscita dal letargo. Solo lo scorso anno tra le milizie della Repubblica popolare di Lugansk è apparso il primo gruppo comunista combattente integrato nella Brigata Prizrak di Aleksej Mozgovoj. Vi abbiamo trovato il comandante dell’unità Aleksej Markov (a volte noto come Redrat o Trueredrat e nel Donbas con il nome di battaglia Dobrij, il buono) al funerale di Evgenij Pavlenko (noto come Tajmir), un nazional-bolscevico di San Pietroburgo morto l’8 febbraio a Debaltsevo.

Quali partiti comunisti formano l’unità?
Alcuno. La stragrande maggioranza dei nostri soldati non appartiene a un partito o non sono del partito comunista “ufficiale”. Zhenja apparteneva ad “Altra Russia” e Vesevolod Petrovskij, caduto con lui, era del gruppo di sinistra Borotba. Ero un aderente del Partito Comunista, e dopo averlo lasciato ho continuato a cooperare con molti militanti del partito. Con l’avvocato Dmitrij Agranovskij partecipai alla difesa di Sergej Aracheev. Rimasi assai sorpreso che non ci fosse un’unità comunista, nessuno l’aveva proposta. Il comandante Pjotr Birjukov ed io lo facemmo, con l’aiuto della sua esperienza militare. Aveva combattuto come ufficiale in Abkhazia e Transnistria.

Dove eravate prima?
Stavo andando nel Donbas a primavera, ma mi fu chiesto di aspettare. Mi chiesero di portare giubbotti antiproiettile, elmetti ed altre attrezzature. Raggiunsi le truppe il 6 novembre e il giorno successivo Pjotr Arkadevich attraversò il confine con il carico. Inizialmente operammo ad Alchevsk, il gruppo fu per poi trasferito a Komisarovka, città dal nome più appropriato per noi. Fu un momento di calma, così potemmo prepararci. Svolgemmo delle esercitazioni militari su prontezza al combattimento e al tiro. Dopo i primi scontri di gennaio, vi partecipammo con dieci squadre, e il nostro comandante alle comunicazioni vinse… Naturalmente conducemmo numerose missioni di ricognizione ed incursioni sulle posizioni nemiche che ci aiutarono ad acquisire esperienza. Ci difendemmo con successo. Una volta spedimmo un gruppo su un campo minato e respingemmo coloro che cercavano di recuperarlo. La prima battaglia di Zhenja fu memorabile. Francamente, in un primo momento esitò perché non aveva prestato il servizio militare, non aveva combattuto e aveva una professione tranquilla, era professore. Ma andò molto bene e quel giorno poterono rilevare la posizione di un mortaio mobile. Dopo di ché il battaglione d’artiglieria la distrusse. Nei mesi invernali, prima dell’offensiva finale su Debaltsevo, persi solo due persone: uno per malattia e il secondo in un incidente.

A Debaltsevo ci furono vittime?
Non subimmo perdite nell’assalto alla città, ma in generale l’offensiva iniziata il 21 gennaio per catturare la zona di Debaltsevo fu costosa militarmente, principalmente per i mal definiti attacchi diretti, prima su Svetlodarsk (noi non l’attaccammo) e poi sulle posizioni fortificate dell’area di Debaltsevo. Chiaramente, avanzando rapidamente verso le posizioni nemiche attaccando da una distanza di 5 chilometri molti morirono. Agendo in modo diverso, avvicinandoci gradualmente ed adattandoci al terreno, riducendo la distanza a 1000-1200 metri. Nella notte del 13 febbraio tre gruppi da ricognizione entrarono a Debaltsevo (non il nostro) senza resistenza ed inosservati. Al mattino, la fanteria di Prizrak avanzò. Il secondo giorno Pjotr Arkadevich Mozgovoj fu nominato comandante di tutte le unità nella città. Dopo prestammo al Battaglione Agosto un paio di auto e alla fine dell’operazione rastrellammo rapidamente due distretti: 8 marzo e Novogrigorovka. C’era una dozzina di corpi nelle posizioni ucraine abbandonate. Catturammo 2 carri armati, 6 BMP, 3 Ural, una Shishiga (GAZ-66) e 2 ZU-23… Una bandiera ucraina catturata era firmata dai rappresentanti dei battaglioni della 128.ma Brigata. A giudicare dai risultati dell’operazione, si può dire che le unità regolari dell’esercito ucraino lottavano senza molto entusiasmo, anche nella difesa. La miglior componente è l’artiglieria. Se rilevava movimenti in uno spazio aperto, non solo attaccava ma puntava sulla zona verde, l’area in cui le truppe si rifugiano. Subimmo perdite molto pesanti sotto il tiro; in uno scontro uccise tre uomini, tra cui Evgenij, l’8 febbraio. Questi ragazzi coprivano i ricognitori e trasportavano i feriti quando furono colpiti da vari tiri mirati. Fu un peccato, naturalmente: Debaltsevo fu catturata senza perdite, esclusi quei tre grandi ragazzi… avevamo grandi progetti per Evgenij: sarebbe diventato comandante di plotone.

Avete intenzione di convertire l’unità in una compagnia o battaglione?
E’ difficile dirlo. Inizialmente fu formata come unità di fanteria, ma ora abbiamo i nostri ricognitori genieri, batteria di mortai e reparto medico, con solo circa 60 persone. Se si guarda alla definizione ufficiale nell’esercito russo, si tratta di un plotone rinforzato. Nella battaglia per Debaltsevo, con i rinforzi inviati dal comando della brigata avevamo circa 200 soldati, per gli statunitensi una grande compagnia, ma per noi è un battaglione. Così è considerata una compagnia indipendente della Prizrak con personale specializzato; ma Prizrak non ha ancora aderito alle forze della Repubblica Popolare di Lugansk.

Perché si voleva sciogliere e disperdere la Prizrak nelle altre unità, mentre Mozgovoj era disposto ad aderirvi solo come unica brigata?
Esattamente. Dopo di che è stato accusato di dittatura e di tramare un colpo di Stato, ma in realtà era solo una considerazione pratica. E’ noto: i gruppi di soldati abituati a combattere insieme combattono meglio di quelli riuniti da diverse unità, hanno più successo nelle missioni e subiscono meno vittime. E’ logico che Aleksej Borisovich non voglia disintegrare la Brigata e perciò la sconta. Da settembre l’invio di armi, attrezzature e munizioni alla Prizrak s’è concluso così dovette ottenere il necessario attraverso contatti personali o scambi. I sostenitori della Novorossija nel partito comunista ci hanno trovato un camion, un notevole aiuto. Ah, la fornitura di armi e munizioni fu ripresa poco prima dell’assalto su Debaltsevo. Tutto era chiaro: disarmare la migliore brigata prima della battaglia fu stupido. Penso che la nostra unità abbia operato bene con ciò che aveva ricevuto e la nostra bandiera rossa sulla città liberata ne è la prova.

sddefaultTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija: Manovre ed esercitazioni

Alessandro Lattanzio, 15/3/201511025953Il 1 marzo si svolgevano combattimenti a Avdotino, Krasnij Luch e Shirokino, dove le FAN distruggevano 1 BTR dei majdanisti. Scontri a Peski, Bakhmutka, Majorsk, presso Novotoshkovskoe e presso Stanitsa Luganskaja. I majdanisti bombardavano Spartak, Vesjoloe e Gorlovka. Nell’area dell’aeroporto di Donetsk venivano recuperati 373 cadaveri di soldati ucraini. Il 2 marzo i majdanisti bombardavano Donetsk, Logvinovo e Spartak. 3 aerei da trasporto An-26 ucraini atterravano a Kramatorsk, 1 proveniva da Dnepropetrovsk. Il 3 marzo si avevano scontri a Bakhmutka, Spartak e Shirokino. I majdanisti bombardavano Opitnoe, Peski, Berjozovo, Avdeevka e Vodjanoe. Il 4 marzo i majdanisti bombardavano l’aeroporto di Donetsk, Gorlovka, Spartak, Vesjoloe, Kalinovo, Shirokino e Oktjabrskaja. Scontri si registravano a Majorsk, Novotoshkovskoe e Sizoe. Il 5 marzo i majdanisti bombardavano Donetsk e Spartak. Si avevano scontri a nord di Gorlovka. Il 6 marzo, a Marjupol i majdanisti arrestavano oltre 100 persone. Scontri si svolgevano presso Donetsk, Shumij, Majorsk, Komsomolets e Gorlovka. Il 7 marzo i majdanisti bombardavano Peski, Spartak, Vesjoloe, Donetsk, Gorlovka e Shirokino. Un convoglio di 20 autocarri del Centro nazionale per la gestione delle crisi del Ministero delle Emergenze trasportava oltre 200 tonnellate di aiuti umanitari a Donetsk, tra cui cibo e medicinali per le famiglie dei 32 minatori morti e feriti nell’incidente nella miniera Zasjadko. L’8 marzo i majdanisti bombardavano Shirokino, Kominternovo, Spartak, Majorsk e l’area dell’aeroporto di Donetsk. Il 9 marzo i majdanisti bombardavano Stanitsa Luganskaja, Pervomajsk, Donetsk e l’area dell’aeroporto di Donetsk. Scontri si avevano a Peski, Opitnoe, Krasnogorovka, Vodjanoe, Avdeevka, Majorsk, Trojtskoe, Mikhajlovka, Zolotoe e Bakhmutka. Ad Artjomovsk i majdanisti, violando tutti gli accordi, concentravano oltre 200 blindati e 15 sistemi d’artiglieria. Il 10 marzo si avevano scontri presso Majorsk. 2 carri armati T-64 ucraini venivano distrutti tra Uglegorsk e Lozovaja, assieme a 1 semovente d’artiglieria ucraino. L’11 marzo i majdanisti bombardavano Donetsk, Zolotoe e Pervomajsk. Scontri si svolgevano a Shirokino e Shastie. Il 12 marzo i majdanisti bombardavano Vesoloe, Gorlovka, Spartak, Oktjabrskij, l’area dell’aeroporto di Donetsk, Vesjolaja Gora, Khoroshee, Bakhmutka, Zhelobok e Pervomajsk. Scontri a Shirokino, Krimskoe e Sokolniki. Il 13 marzo i majdanisti bombardavano Gorlovka, Jasinovataja, Vesjoloe, Spartak, Bolotnoe, Sizoe, Nikolaevka, Vesjolenkoe, Valujskoe e Pankovka. Scontri si avevano nella zona dell’aeroporto di Donetsk, a Kolesnikovka e Bakhmutka.
Il 5 marzo, 6 navi da guerra della NATO conducevano manovre nel Mar Nero: l’incrociatore lanciamissili statunitense Vicksburg, la fregata canadese Fredericton, la fregata turca Turgut Reis, la fregata italiana Aliseo, la fregata romena Regina Maria e la nave rifornimento tedesca Spessart, del Standing NATO Maritime Group 2 (SNMG2) comandato dal contrammiraglio statunitense Brad Williamson. “Seguiamo attentamente movimenti e operazioni delle navi della NATO, perché a prescindere dalla pretesa delle esercitazioni, le attività delle navi dell’Alleanza hanno per scopo studiare le difese della Crimea“, dichiarava un ufficiale della Flotta del Mar Nero russa. Il 9 marzo 120 mezzi tra cui carri armati M1A2 e blindati M2A3 della 3.za divisione di fanteria statunitense arrivavano in Lettonia, nell’ambito della missione Atlantic Resolve guidata dal generale dell’US Army John O’Conner e che vedeva la presenza di 750 mezzi e sistemi d’arma della 1.ma Brigata della 3.za Divisione di Fanteria e del 2.ndo Reggimento di Cavalleria dell’US Army in Estonia, Lettonia e Lituania. Il 10 marzo, in Norvegia si svolgevano le esercitazioni Joint Viking con 5000 militari e 400 automezzi nella regione di Finnmark, la più settentrionale della Norvegia confinante con la Russia. Secondo un ex-consulente del partito repubblicano degli USA, James Dzhetras, l’arrivo di materiale e soldati dell’esercito degli Stati Uniti nel Baltico era solo uno spettacolo politico che fomentava l’isteria di guerra, illustrando l’impotenza di Stati Uniti e NATO in Ucraina. Dzhetras riteneva che l’arrivo di truppe statunitensi nei Paesi baltici fosse solo una dimostrazione di forza di Washington, incapace di cambiare gli equilibri di potere nella regione. “E’ solo incitamento all’isteria di guerra e uno spettacolo per ricordare che gli americani sono pronti a difendere i Paesi baltici, secondo l’articolo 5 della Carta della NATO. L’ironia è che 3000 soldati americani non potranno difendere i Paesi baltici contro alcuna minaccia, se esistesse realmente. Il motivo delle esercitazioni militari della NATO così vicine al confine con la Russia è il desiderio di ricordarne l’influenza, che svanisce mentre le azioni di NATO e Washington dimostrano di non influenzare gli eventi in Ucraina. Vediamo sempre più che l’Europa comincia a prendere le distanze in politica estera dagli Stati Uniti e ciò confonde sempre più i signori della guerra negli USA, il cui controllo sulla sicurezza dell’Europa s’indebolisce. L’invio di truppe americane nei Paesi baltici è uno spettacolo politico più che militare“.
Mentre Washington inviava a Kiev 600 paracadutisti della 173.ma brigata 02_03_2015-новороссия-украина-colonel-cassad-мгновения-войны-22dell’US Army “per addestrare le forze ucraine a combattere nel conflitto in corso“, e prometteva l’invio di droni Raven, 230 Humvees, radio, radar anti-mortaio, e mentre il Regno Unito stanziava 1,3 milioni di dollari per inviare alle forze armate ucraine kit di pronto soccorso, visori notturni, computer portatili, elmetti e unità GPS, l’Ucraina non riusciva più ad importare carbone per il crollo della Grivna, secondo il primo viceministro dell’Energia e dell’Industria del carbone ucraino Jurizh Zjukov, “in questo momento non è possibile acquistare carbone. Con un rapporto di 30 grivna/USD, una tonnellata ci costerebbe 2400-2600 grivne, mentre il prezzo di mercato è intorno a 1500 grivne per tonnellata”. Zjukov aveva anche detto che l’Ucraina interrompeva l’importazione di energia elettrica russa, “Abbiamo meno domanda di elettricità, e credo che non appena si possa farne a meno, tale accordo sarà interrotto“. In effetti, dato il crollo della produzione industriale, l’Ucraina majdanista aveva meno bisogno di energia: le acciaierie ucraine nel gennaio-febbraio 2015 riducevano la produzione del 19% rispetto a gennaio-febbraio 2014. La produzione complessiva di ferro laminato scendeva del 30%, della ghisa del 31%, dei tubi del 36% e di coke del 42%. Infine, presso Shishkovo, le FAN catturavano diverse attrezzature statunitensi per cercare petrolio di scisto della compagnia Ukrgazdobicha. Comunque la Verkhovna Rada approvava la proposta di Poroshenko di aumentare le dimensioni delle FAU di 250 mila effettivi, “formando 2 comandi operativi, 11 brigate, 4 reggimenti, 18 battaglioni, 16 compagnie e 13 plotoni di varia specializzazione“. Le forze armate dell’Ucraina dovrebbero ricevere nel 2015 300000 armi leggere e 3500 altri tipi di armamenti, secondo la portavoce del ministero della Difesa di Kiev Victoria Kushnir. Kiev prevede di aumentare al 5,2% del PIL la spesa per la difesa nel 2015, cioè 600 milioni di dollari. Nel 2014 la spesa per la difesa fu pari all’1,25% del PIL. Infatti, la ministra delle Finanze ucraina, la cittadina statunitense Natalia Jaresko, piazzava ordini per acquistare armamenti presso aziende degli Stati Uniti, da finanziare tramite l’Extended Fund Facility (EFF) e i prestiti da UE, USA, Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) e Banca europea per gli investimenti (BEI). I militari ucraini compreranno 500 tipi di armamenti da società come la statunitense Network Technologies Corporation che consegnerà visori termici. Jaresko ha stretti legami con gli Stati Uniti, fu CEO della società di investimenti finanziari Horizon Capital e del Private Equity Fund WNISEF, finanziato dagli Stati Uniti ed attivo in Ucraina e Moldavia. Prima di entrare nel settore bancario Jaresko aveva lavorato per il dipartimento di Stato degli Stati Uniti. E difatti, nel frattempo, il Tesoro degli USA sanzionava diversi cittadini ucraini, russi e novorossi, oltre all’Unione della Gioventù Eurasiatica e alla banca RNKB, la più importante in Crimea: Sergej Vadimovich Abisov; Sergej Gennadijovich Arbusov, ex-Primo Vicepremier dell’Ucraina; Nikolaj Janovich Azarov ex-Premier dell’Ucraina; Raisa Vasilevna Bogatirova; Aleksandr Gelevich Dugin; Ekaterina Gubarjova; Jurij Vladimirovich Ivakin; Pavel Kanishev; Aleksandr Karaman; Aleksandr Sergeevich Khodakovskij; Andrej Kovalenko; Oleg Grigorevich Kozjura, a capo dell’ufficio di Sebastopoli del Servizio federale di migrazione russo; Roman Ljagin; Sergej Anatoljovich Zdriljuk.
Mosca annunciava la fine “completa” delle attività nell’ambito del Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa (CFE), la cui adesione russa fu già interrotta nel 2007. “La Federazione russa ha preso la decisione d’interrompere la partecipazione alle riunioni del gruppo di consulenza dall’11 marzo 2015. Pertanto, la Russia pone fine alle attività nel Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa, annunciate nel 2007, in modo completo“, dichiarava il Ministero degli Esteri russo. Mosca aveva chiesto alla Bielorussia di rappresentarne gli interessi nel gruppo a partire dall’11 marzo. Il Trattato CFE fu firmato nel 1990 da NATO e Patto di Varsavia, imponendo il blocco quantitativo sugli armamenti convenzionali come carri armati, veicoli corazzati da combattimento, artiglierie, elicotteri d’assalto e aerei da combattimento. Ad esempio, in base al trattato, ogni controparte non dovrebbe avere più di 16500 carri armati o 27300 veicoli corazzati da combattimento attivi. Nel 1999 vi fu una versione “adattata” del trattato, tuttavia la NATO si rifiutò di ratificarla finché la Russia non avesse ritirato le sue truppe da Georgia e Transnistria. La Russia rispose che tale condizione era “artificiosa”. Nel dicembre 2007 Mosca impose una moratoria sul Trattato CFE, definendolo “irrilevante” da quando la NATO si espande in Europa orientale. Nel novembre 2014 Mosca sospendeva l’applicazione del Trattato CFE e due mesi dopo il Congresso USA condannava la Russia invitando il presidente Obama a rivedere il CFE. “Per molti anni la Federazione russa ha fatto tutto il possibile per mantenere il trattato, avviando i colloqui per aggiornarlo, ratificandolo“, dichiarava Mosca aggiungendo che tutti questi sforzi furono rigettati dalla NATO in favore della propria espansione ad Est.
Ai primi di marzo, più di 2500 artiglieri partecipavano a una grande esercitazione nell’Estremo Oriente della Russia, “nell’esercizio, verranno effettuati tiri contro obiettivi da semoventi di artiglieria Gvozdika, Akatsija e Gjatsint, da sistemi lanciarazzi multipli Grad, Uragan e Shturm, da sistemi missilistici anticarro Konkurs e da mortai Sani”. Inoltre, 40 velivoli russi compivano esercitazioni militari sul Mare di Barents, “Oltre 20 caccia intercettori MiG-31 e cacciabombardieri Su-24 del Distretto Militare Centrale partecipavano alle esercitazioni tattiche sul mare di Barents dal 26 febbraio al 5 marzo. I piloti si sono addestrati a distruggere missili e aerei ‘nemici‘” secondo una dichiarazione del servizio stampa del Distretto. Il 12 marzo si svolgeva un’esercitazione delle truppe della Difesa Aerea nel Distretto Militare orientale della Russia, nella Repubblica di Burjazja; “Unità radar sviluppano tecniche nelle grandi esercitazioni delle truppe della Difesa Aerea del distretto militare orientale, iniziate nella base di Telemba nella Repubblica di Burjazja” dichiarava il Colonnello Aleksandr Gordeev, che aggiunse che nel 2014 il Distretto militare orientale della Russia aveva ricevuto 100 stazioni per la guerra elettronica. Altre esercitazioni militari si svolgevano nel sud della Russia, presso Stavropol, con circa 20 cacciabombardieri tattici Su-25SM che compivano lanci di missili e razzi; delle navi d’assalto anfibio Peresvet e Admiral Nevelskij nel Mar del Giappone; e a Kaliningrad, con 500 militari e 100 mezzi dell’esercito russo.11041966Riferimenti:
America’s Done Wrongs
Cassad
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Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
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Nations Presse
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Russia Insider
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Russia Insider
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Marzo2015

Donbas: “Abbiamo costruito uno Stato indipendente”

Intervista al Vicepremier della Repubblica Popolare di Donetsk, Mikhail Mnukhin
Global Research, 7 marzo 2015B82kbCYIQAEHVKD.jpg largeAbbiamo l’onore di intervistare il Primo Viceministro degli Esteri della Repubblica Popolare di Donetsk Mikhail Mnukhin, che ci parla della crisi nella RPD, della storia del Donbas e del suo rapporto con l’Ucraina, e delle iniziative per porre fine al conflitto. Per ulteriori corrispondenze è possibile visitare il sito ufficiale del MdE della DPR.

Haneul: Un anno dopo il colpo di Stato di Euromajdan sostenuto dagli Stati Uniti, l’Ucraina è ancora impegnata in una guerra civile lunga e sanguinosa. Quali progressi avete fatto nella lotta contro i militari ucraini e i fascisti di Svoboda e Settore destro?
Mikhail: Primo e più importante, abbiamo costruito uno Stato indipendente. Anche se alcune parti del nostro territorio sono ancora controllate dalle forze armate ucraine, il sistema statale della RPD è completamente operativo e controlla tutte le operazioni vitali. Possiamo pagare stipendi e spese sociali, formare bilanci statali e organizzare il commercio estero. Il leader della Repubblica, (il Primo ministro) Aleksandr Zakharchenko, e il supremo organo legislativo, il Consiglio del Popolo, oggi nella RPD sono autorità elette legittimamente. Le elezioni dei consigli locali avranno luogo presto. Va sottolineato che abbiamo raggiunto tutti questi obiettivi durante l’incessante ostilità e blocco delle autorità ucraine, oltre alla critica situazione umanitaria nella regione. A nostro avviso, tutti questi problemi sono i principali argomenti nella lotta contro il nostro nemico. Siamo riusciti non solo a sopravvivere, ma anche a sviluppare un vero e proprio Stato. Militarmente, l’esercito della RPD ha dimostrato al mondo intero la sua efficienza e le numerose magnifiche vittorie sulle truppe ucraine l’attesta. Si noti che il numero di soldati ucraini supera i nostri, così come nell’equipaggiamento militare. Tuttavia, insisteremo sempre e continueremo a desiderare una soluzione pacifica del conflitto. Non abbiamo mai cercato di annientare l’Ucraina e gli ucraini. Tuttavia, il nostro problema fondamentale è dare sicurezza al popolo e creare le condizioni per una vita normale e pacifica. Siamo sempre pronti al dialogo, anche con Kiev.

Haneul: Dopo il referendum dell’11 maggio, la RPD si è dichiarata indipendente dall’Ucraina, ma la comunità internazionale ha denunciato il diritto a farlo. Mi può dire cosa ciò significa per la costruzione della democrazia?
Mikhail: La questione del riconoscimento della RPS resta urgente, anzi è la priorità principale del lavoro dei nostri ministri oggi, e progrediamo gradualmente in questa direzione. La Repubblica dell’Ossezia del Sud ha ufficialmente riconosciuto la RPD stabilendo contatti diplomatici. La Repubblica di Abkhazia ha anche annunciato disponibilità a riconoscere la RPD. Inoltre lavoriamo in altri settori della cooperazione e con Paesi di ogni continente. Alcuni ci hanno ufficialmente riconosciuti altri no. Inoltre, promuoviamo attivamente la cooperazione con altri movimenti sociali e politici per sostenere l’autodeterminazione dei loro territori. Questo processo è piuttosto lungo e complesso. Sulla posizione di un certo numero di Paesi occidentali verso di noi ne comprendiamo molto bene le ragioni. Dovrebbero decidere se riconoscere o no la nostra Repubblica, non dipende da noi. Da parte nostra possiamo garantire questo processo dimostrando la nostra coerenza di membri a pieno titolo della comunità internazionale. E’ paradossale che, anche se i cittadini del nostro Stato sono simili a quelli di Stati Uniti, Gran Bretagna o Giappone, dobbiamo ancora dimostrare il nostro diritto ad esistere. A questo proposito, abbiamo grandi aspettative dall’opinione pubblica, in particolare nei Paesi occidentali, che inizia a cambiare. Persone da tutto il mondo conoscono sempre più la verità su di noi, e ci auguriamo che le autorità abbiano un atteggiamento obiettivo verso la RPD.

Haneul: Può parlarci della storia dell’Oblast di Donetsk e della relazione con la Russia? Perché la RPD ha deciso di rimanere autonoma invece d’integrarsi nella Federazione Russa come la Crimea?
Mikhail: Il Donbas è sempre stato un luogo di enorme risorse umane, il luogo dove persone di tutte le nazionalità si univano per lavorare insieme, utilizzando il russo come lingua comune. Il risultato è la piattaforma politica unica sorta nel Donbas, le cui conseguenze si possono osservare oggi. Tutto ciò spiega perché il Donbas ha sempre cercato autonomia e indipendenza. La Crimea ha compiuto il suo lungo viaggio infine ritornando alla Russia. Tuttavia, siamo due regioni distinte e abbiamo una storia diversa. Non abbiamo l’obiettivo di unirci alla Russia quale priorità ora, ma seguiamo il nostro percorso nel creare uno Stato indipendente. Abbiamo risolto i problemi sociali ed economici apportati dall’aggressione militare dell’Ucraina e dal suo totale blocco economico e nei trasporti alla nostra terra.

Haneul: Storicamente, gli ucraini subirono nel 1941 il pogrom di Leopoli, quando l’esercito insurrezionale ucraino collaborava con i nazisti uccidendo migliaia di cittadini polacchi e ucraini. Credete che si stia rivivendo tale incubo? Chi dovrebbe esserne ritenuto responsabile?
Mikhail: Sottolineiamo che l’Esercito insurrezionale ucraino (UPA) non agì da solo durante la seconda guerra mondiale. Con il sostegno di Stati esteri, l’UPA esisteva in alcune regioni nel 1946-48 quale strumento locale della guerra fredda. Tuttavia, l’ideologia nazionalista ucraina non sé cambiata, solo i suoi padroni. La ripetizione è una caratteristica peculiare della storia. La tragedia ad Odessa, la repressione dei dissidenti e i molteplici crimini di guerra lo dimostrano. Organizzazioni e persone di cui sopra seguono purtroppo gli esempi dei loro capi storici e idoli. Tuttavia dovrebbero ricordare il destino dell’UPA e dei suoi capi, che in parte anticipa il loro. Potete vedere nel corso della storia le azioni dell’UPA e di altri gruppi nazionalisti, rivolte non solo contro i polacchi, ma anche contro russi, ebrei e altre etnie. Coloro che sostengono il neonazismo in Ucraina dovrebbero pensare contro chi i nazisti punteranno le loro armi domani.

Haneul: Quali organizzazioni internazionali collaborano con il governo fornendo aiuti umanitari ai vostri cittadini, e per quanto tempo pensate tale crisi durerà? Come possono le persone nel mondo segnalare, assistere o finanziare la vostra causa?
Mikhail: Siamo aperti al dialogo, sempre pronti ad accettare l’aiuto di tutte le organizzazioni e dei privati. C’è una serie di organizzazioni che opera nella RPD come Croce Rossa Internazionale, Medici senza Frontiere e decine di altri enti di beneficenza. Le nostre esperienze hanno dimostrato che non siamo soli, che molte persone di numerosi Paesi sono pronte ad aiutarci sinceramente e liberamente. Ad esempio, abbiamo ricevuto un paio di camion con medicinali dalla Germania, raccolti con l’aiuto di alcuni parlamentari del Bundestag. Ricordate che il Donetsk attualmente subisce un blocco economico completo. L’invio diretto di risorse finanziarie, prodotti alimentari e altro alla RPD è impossibile ora, ma cerchiamo di risolvere sempre tale problema. Siamo molto soddisfatti e apprezziamo il desiderio della gente nel mondo di aiutarci.

Haneul: Credi che il Premier Aleksandr Zakharchenko avrebbe dovuto prendere parte al secondo accordo di Minsk in Bielorussia? Perché i Quattro di Normandia (Russia, Ucraina, Germania e Francia) non includono ai colloqui di pace Donetsk, Lugansk e Crimea? I colloqui di pace hanno contribuito ad alleviare le tensioni nel Donbas, o credete che ci debbano essere colloqui distinti tra RPD e altri gruppi?
Mikhail: Le situazioni di RPD, RPL e Crimea non possono combinarsi nei negoziati, la Crimea è già parte della Russia. La Repubblica Popolare di Donetsk è una delle parti in conflitto, quindi senza la partecipazione di Aleksandr Zakharchenko, una risoluzione negoziata è impossibile. Tuttavia, possiamo spiegare la dura presa di posizione di Kiev che tenta d’ignorare RPD e RPL nei negoziati. L’Ucraina considera la tregua come periodo per accumulare forze militari e prepararsi ad ulteriori ostilità, Kiev non ha mai mostrato piena disponibilità a una pace duratura. Il vero conflitto è fra il governo ucraino e il popolo del sud-est, che dovrebbero negoziare. A parte questo, l’ingresso della RPD nei negoziati significherebbe raggiungere un nuovo status, cosa che l’Ucraina cerca d’impedire. Inoltre, l’Ucraina tenta d’ampliare il numero dei partecipanti al conflitto, come Germania e Francia, per averne le armi. Speriamo che non accada. Siamo soddisfatti del punto di vista di Germania e Francia; hanno iniziato a cambiare posizione sul Donbas. Ci aspettiamo che, invece di altre sanzioni, avviino missioni umanitarie per fermare la catastrofe, e non peggiorarla. Siamo sicuri che ci sarà la pace alla fine, ma non possiamo raggiungerla con continue concessioni da un lato e continue violazioni dall’altro. La pace è sempre un compromesso e siamo pronti a questo, ma solo dopo che garantiremo la sicurezza dei nostri cittadini.

Haneul: Gli Emirati Arabi Uniti hanno già promesso armi ai militari ucraini, e gli Stati Uniti pensano di armare direttamente la junta. In questo caso, quali saranno le conseguenze per la situazione attuale? Sarà l’escalation a un grande conflitto tra superpotenze?
Mikhail: Secondo le attuali informazioni, i contratti sulle armi stipulati tra Ucraina ed Emirati Arabi Uniti non sono un problema significativo, e crediamo personalmente siano solo pubblicità. Dubitiamo che Kiev sia riuscita a convincere i partner a fornirle armi a credito, non ha abbastanza soldi per comprarle. Un altro problema sono le armi dagli Stati Uniti. Secondo informazioni confermate, non hanno mai smesso di rifornire l’Ucraina. Lungo il fronte, dopo il ritiro di ogni forza ucraina, si trovano facilmente armi fabbricate negli USA, anche artiglieria pesante. Inoltre, la grande quantità di personale statunitense che addestra soldati ucraini suscita grave preoccupazione. In che modo dobbiamo stimarne il risultato? Denunciare la partecipazione di Washington nel conflitto nel Donbas è difficile, ma interventi diretti avvengono e crescono ogni mese, quindi è molto difficile prevederne le conseguenze.

10301586Per ulteriori informazioni, si prega di visitare The Last Defense o seguire su Twitter @thelastdefense
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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I due pilastri di Majdan russa o cosa hanno in comune Nemtsov e Strelkov?

Friend, 1 marzo 2015 – Fort Russ (KR – Kristina Rus)140616-strelkov-300L’omicidio di Nemtsov e la successiva marcia verso le mura del Cremlino, non sono eventi isolati ma fanno parte di un processo. È possibile esaminare in quali circostanze l’omicidio di Nemtsov si è svolto? Non è stato ucciso per nulla, ma nel quadro di un processo politico deciso, giusto? Boris Nemtsov parlava attivamente della questione ucraina, quindi cominciamo lì. Gli statunitensi non nascondono il fatto che hanno aiutato la junta (di Kiev) a compiere il colpo di Stato in Ucraina. Perciò, il presidente statunitense Obama fece la seguente dichiarazione: “Il Presidente (Vladimir) Putin ha preso una decisione su Crimea e Ucraina, non per qualche grande strategia, ma perché colto di sorpresa dalle proteste di Majdan e dalla fuga di (ex-Presidente dell’Ucraina Victor) Janukovich, dopo abbiamo supportato il passaggio di potere (in Ucraina)“. Il colpo di Stato in Ucraina divenne rapidamente una guerra fredda d’intensità inaudita condotta dagli Stati Uniti contro la Russia. Euromajdan era, secondo la volontà delle élite statunitensi, un anello della catena Ossezia del Sud – proteste della Bolotnaja a Mosca – lista Magnitskij e legge Dima Jakovlev – Siria – Ucraina, nella prima fase della nuova guerra. Euromajdan fu seguita dalla riunificazione della Crimea con la Russia e l’insanabile scatenarsi della malvagia guerra nel Donbas della junta (si ricordi la dichiarazione di Bezler sulle armi che gli erano state vendute da Poroshenko). E ora il Donbas, che apparentemente doveva seguire il copione #PutinCiAbbandona scritto da junta e Stati Uniti, invece dell’infusione programmata delle tensioni in Russia, ottiene il seguente quadro:
1) La milizia militarmente è diventata così forte che può distruggere le FAU organizzando molte sacche.
2) La sconfitta delle FAU nella sacca di Debaltsevo ha provocato la capitolazione politica della junta a Minsk.
Lavrov va citato brevemente e succintamente: RT: Sergej Lavrov: i colloqui di Minsk “vanno al massimo
772069_originalCosì cosa faranno junta e Stati Uniti dopo? Se rispetteranno gli accordi di Minsk-2, automaticamente vi sarà il crollo della junta e di conseguenza il collasso della politica statunitense in Ucraina. E gli Stati Uniti non possono perdere l’Ucraina, la posta in gioco è troppo alta, per non parlare del fatto che hanno già gravemente danneggiato la loro reputazione con le sconfitte in Ossezia del Sud e Siria. Possono ottenere una vittoria militare nel Donbas? No. Avranno solo un seguito della serie Izvarino-Debaltsevo… E l’invio di armi dagli Stati Uniti (e gli statunitensi sicuramente venderanno apertamente armi ai banderisti) non risolverà nulla. La milizia risponderà (ottenendo altre armi con nuove sacche). E se gli Stati Uniti invieranno istruttori alla junta, sapranno far fronte con nuove armi? Anche la milizia riceverà istruttori. E se gli Stati Uniti invieranno mercenari? Non cambierà nulla. E se gli Stati Uniti inviano le truppe? La Russia invierà le sue truppe. Il risultato di tale catena è la guerra nucleare. E gli statunitensi perderanno tutto. Guerra politica? Putin ha chiarito che non cederà il Donbas. Qui junta e Stati Uniti non hanno opzioni. Guerra economica? Obama ha già dichiarato che “le sanzioni dell’occidente fanno a pezzi l’economia russa“. E il contributo degli Stati Uniti alla crisi economica nel nostro Paese è davvero grande, ma tutti sanno che l’economia della junta, comunque, crollerà prima. Pertanto, non possono affidarsi soltanto alla guerra economica. Che cosa potrebbero fare? Qualcuno può spiegare una reale via d’uscita per junta e Stati Uniti? Hanno solo una scelta, rimuovere Putin, che non ha abbandonato il Donbas. E forzare l’élite russa filo-occidentale a scaricare il Donbas. Ma come possono junta e Stati Uniti rimuovere Putin? Quali strumenti hanno? Possono marciare con i palloncini sulla Bolotnaja, come nel 2011-2012, fino alla seconda venuta di Cristo. Il corteo della Bolotnaja di 3 anni fa fu una grande manifestazione per Medvedev, che avrebbe dovuto porre una firma. Ma non lo fece. Ed oggi non c’è nessuno che firmi, Putin è il capo dello Stato. Così, una via relativamente sicura è roba del passato. Ma il fattore piazza non viene tolto dall’ordine del giorno, è ciò che Nemtsov disse in proposito il 25 gennaio 2015 su “Hromadske TV“: “Penso che il problema, tra cui la pace con l’Ucraina, viene deciso dalla piazza. Se in piazza, nella marcia contro la guerra ci sarà un milione di persone… penso che risolveremmo il problema...” Gli statunitensi hanno bisogno della piazza, ma deve essere una nuova piazza, tipo Grushevskij, ai Mosca. Per garantirsi che la piazza non sia tranquilla, è necessaria radicalizzare la protesta. Va notato che tutti i capi nella marcia per Nemtsov parlavano della “terribile atmosfera nella società di cui Putin, anche se non coinvolto nell’omicidio di Boris Nemtsov, ha sempre colpa, avendo contribuito a creare un clima d’intolleranza e violenza nella società“, ecc. Ecco un esempio da Maksim Katz: “Putin ha colpa. Se è mandante, allora è colpevole. In caso contrario, è l’istigatore di odio, isteria e rabbia nella società“. (E’ interessante che tali stesse parole provengano da dipartimento di Stato, media occidentali, media ucraini e opposizione russa, ciò perché viene da una sola fonte, da cui tutti prendono ordini? – KR) Inoltre, con passione si minacciano a vicenda su storie di “furiosi centoneristi allevati da Putin“. Cioè, di fatto riproducono la retorica di Euromajdan sui “titushki” (gli attivisti anti-Majdan ucraini etichettati come sgherri di Janukovich – KR). E a cosa si riferiscono i capi? Giusto, alla marcia “Antimajdan”. Pensiamo che i partecipanti di “Antimajdan” siano sinceri patrioti interessati al nostro Paese, ai quali facciamo i migliori auguri. Ma in politica a volte si scopre che facendo il meglio, esso diventa… altro. Quindi passiamo ad analizzare la marcia Antimajdan (ancora una volta sottolineiamo che riteniamo i suoi membri sinceri patrioti del nostro Paese), quale evento politico:
1) Antimajdan scese per le strade di Mosca prima di Majdan. Non allo stesso tempo, non dopo, prima! Allora, contro chi resistono in assenza di Majdan?
2) La situazione in linea di principio non imponeva di scendere in piazza, soprattutto così. Al momento una possibile Majdan doveva svolgersi alla periferia di Mosca, ma non è molto chiaro come potesse essere pericolosa? Possono protestare a Maryino per l’eternità con zero (o negativi) risultati politici.
3) Il risultato politico di Antimajdan è automaticamente una preparazione di una Majdan decisiva, utilizzando la manifestazione in suo favore
4) L’Antimajdan fu organizzata come manifestazione e dimostrazione di forza, prestandosi al piano della radicalizzazione nel quadro della propaganda sulle “centurie nere”.

Strelkov-supporters

Marcia Antimajdan a Mosca

I partecipanti ad Antimajdan certamente non volevano un simile risultato politico. Ma qualcuno l’ha voluto. Qualcuno l’ha iniziata. E difficilmente era Chubajs. In qualche modo è difficile immaginare Chubajs camminare nei corridoi del Cremlino, chiedendo: “come possiamo organizzare Antimajdan“? Quindi tale evento doveva essere creato (non necessariamente direttamente) da qualcuno, non i liberali, ma semplicemente dai conservatori, giusto? Cioè, i liberali hanno accolto un attivo partner conservatore. Il partner apparve, ma il problema “Maryino” rimase. Organizzare Majdan alla periferia di Mosca è uno strano sforzo. Doveva essere al centro di Mosca, e ci sono riusciti. Nemtsov fu ucciso in modo da dare il massimo risultato politico a Majdan (in Russia). È esclusa la teoria dei dilettanti delle centurie nere. Nessun dilettante può fare ciò presso le mura del Cremlino. La teoria che “Putin ha ordinato l’assassinio di Nemtsov” è ancora più delirante. Non è chiaro come un politico da tempo riciclatosi fosse una minaccia per Putin. Per non parlare del fatto che, se non è stato organizzato dai nemici di Putin, allora ne avrebbero minimizzato il costo politico invece di ingrandirlo esplicitamente. Quindi, l’omicidio di Nemtsov è un fattore che trasforma Maryino nella Vasilevskij Spusk, radicalizzando nettamente la piazza. Majdan a Mosca diventa rapidamente “Grushevskij” a Mosca. Neanche la sanguinosa Euromajdan cominciò così. Si confronti l’intensità della prima fase #C’Ingannano sull’assassinio di Nemtsov presso le mura del Cremlino. Sulla Grushevskij, come tutti sanno, operarono i banderisti, e non i liberali, che erano in quel momento in piazza con le loro bandiere. Tale colpo di Stato in Ucraina fu possibile solo co l’unione di liberali e fascisti ucraini. Il partner fascista è necessario ai liberali in Russia. Senza non si combina nulla. Se sulla Grushevskij a Kiev operavano i banderisti, poi sulla “Grushevskij” a Mosca dovrebbero operare i vlassoviani (i seguaci di Vlasov, collaborazionisti hitleriani – KR).

Vlassoviani

Vlassoviani

Ma solo i fascisti non bastano, devono anche disattivare le forze dell’ordine, e ciò può essere fatto solo quando le forze dell’ordine sono dalla parte dei ribelli. Allora, chi è la sicurezza, o se volete, il partner conservatore dei liberali? Qual è l’ala conservatrice del colpo di Stato, coesistente con l’ala liberale? Diamo la parola a Nemtsov: “Non l’opposizione, ma se un veterano del KGB e della politica sovietica, Primakov, parla della necessità di decentramento, autonomia delle regioni e migliori relazioni con l’occidente, allora è una diagnosi: “Evgenij Primakov ha offerto una via liberale per uscire dalla crisi: più soldi alle regioni“. Nemtsov collegava direttamente il discorso di Evgenij Primakov al “Mercury Club” sulle richieste fondamentali avanzate dai rivoluzionari dal nastro bianco (manifestanti anti-Putin del 2011-2012), come decentramento e normalizzazione delle relazioni con l’occidente (cioè capitolazione verso l’occidente). In realtà parliamo di liberali e conservatori che risolvono lo stesso problema assieme. Queste sono le parole di Nemtsov (noi non accusiamo Primakov di nulla), giusto o meno, Primakov, in ogni caso, non può agire da solo. Per cercare di capire chi sia la controparte conservatrice dei liberali che lavorano per il colpo di Stato, dovremmo guardare l’intervista di Borodaj pubblicata su “Expert online”. Il Primo Ministro della RPD ha fatto una serie di dichiarazioni importanti, discutendo del fin dove “si può criticare Strelkov o meno” quale insulto alla linea patriottica. Vi invitiamo a prendere in considerazione l’intervista di Borodaj non come questione personale, ma come vicenda vista da una persona vicina a Strelkov. Borodaj e Strelkov prima della guerra nel Donbas lavoravano per l’oligarca Malofeev. Borodaj, come consulente PR, e Strelkov come capo della sicurezza. Poi, secondo Dugin, Malofeev ricevutte un “mandato sulla Novorossija” e divenne “l’eminenza grigia” delle operazioni nel Donbas. Ecco come Dugin spiega il fatto che il consulente di PR di Malofeev, il moscovita Borodaj, che non aveva alcuna relazione con il Donbas, sia diventato il primo Premier della RPD, e il capo del servizio di sicurezza di Malofeev, slegato dal Donbas, il moscovita Strelkov, sia divenuto il primo Ministro della Difesa della RPD. Citando Dugin: “Nelle grandi imprese dei magnati ortodossi vicini a Putin, una delle figure più importanti, che fin dall’inizio prese una posizione strettamente patriottica, era Konstantin Malofeev, precedentemente conosciuto più per i suoi legami con la Chiesa ortodossa e i programmi di beneficenza (Fondazione Basilio il Grande)… Lui e i suoi amici e colleghi, Igor Strelkov e Aleksandr Borodaj, ebbero un ruolo molto attivo negli eventi in Crimea… Questo spiega perché Strelkov e Borodaj, persone educate a Slavjansk e soggette a ortodossia, identità russa e geopolitica eurasiatica, dominavano la Rivoluzione del Donetsk. Malofeev era nell’ombra, però figura chiave nella continuazione della primavera russa… il mandato di Malofeev per la Novorossia fu richiamato“.

Strelkov-and-Boroday

Borodaj e Strelkov in una conferenza stampa congiunta a Donetsk

In un’intervista pubblicata su”Expert Online“, Borodaj afferma quanto segue:”(Strelkov) semplicemente sentiva di far più che morire semplicemente. Desiderava la gloria per tutta la vita. Onori militari, riconoscimenti. Non per nulla era così arrabbiato verso la sua agenzia, che prima degli eventi licenziò “senza il diritto d’indossare l’uniforme”. E arrivando a Donetsk s’era già guadagnato la gloria. Ma voleva “toccarla” con mano. Aveva un’idea molto esagerata di come sarebbe stato accolto in Russia. Conosco le sue speranze e i suoi sogni. Questo è ciò che voleva: “Il Cremlino. La Sala di San Giorgio. Igor che si erge con un’uniforme nuova di zecca da generale. Il Presidente gli si avvicina, premiandolo con la stella di Eroe della Russia. Poi versando una lacrima l’abbraccia sussurrando, “Grazie, figlio mio.” Poi si rivolge al pubblico e dice: “Ora so che posso lasciare la Russia”. Il pubblico ansima, stordito e invidiosi…” Qualcosa del genere. Beh, non si avvera… perché cercare di vendicarsi per delle fantasie inadempiute? Fa male alla missione. La stessa missione per cui ha rischiato la vita, per cui persone sono state uccise…” Lasciamo da parte l'”uomo lacerato” e concentriamoci sulla dichiarazione di Borodaj sulle ambizioni presidenziali di Strelkov. L’ambizione dolorosamente offesa di Strelkov, possiamo vederla chiaramente senza Borodaj. Basta leggere i commenti di Strelkov sui forum dei rievocatori. Poi Borodaj chiarisce quale prezzo Strelkov sia disposto pagare per le sue ambizioni e ne descrive il piano: “Devo puntare su un altro fatto. Igor fece alcune cose in questi ultimi mesi. Era finalmente diventato una figura politica nazionale. Che vogliano accorgersene al Cremlino e a Piazza Vecchia o meno. Un’altra cosa è che non solo è un politico dell’opposizione, ma è estremamente distruttivo con i suoi calcoli semplicistici: il Paese è in crisi, le autorità non dureranno a lungo e nell’inevitabile guerra civile Igor Girkin-Strelkov guiderà le “forze patriottiche” e sarà dittatore di ciò che rimarrà della Russia. Personalmente, penso che le possibilità di attuare questo semplice programma sono abbastanza scarse. Ma purtroppo ci sono. Penso che alcuni lettori si chiederanno se tale opzione sia un male. Male, anche perché, in primo luogo, l’affermarsi di Igor Strelkov a leader politico sarebbe possibile solo con una sanguinosa guerra civile. E in secondo luogo, Igor sarà un dittatore mediocrissimo”. In tale contesto, non si può ignorare la seguente citazione da un discorso di Khodorkovskij, “La Russia prima e dopo Putin“: “Questo gruppo ha abbastanza forze per diventare un motore? Quanto? Possiamo affidarci a dati provenienti da diversi studi. Per esempio, l’annessione della Crimea, nella forma scelta dal Presidente Putin, quando ha apertamente mentito sulla presenza dei militari nella penisola, quando i membri del parlamento, in violazione di tutte le norme del diritto internazionale sono stati incoraggiati a votare da uomini armati. Ora, le persone che sostengono l’idea di Stato di diritto, nonostante la propaganda aggressiva, la pressione della società, secondo varie stime, sarebbero dal 10 al 16%. Si tratta di 11-17 milioni. Se ci pensate, proprio queste persone potrebbero avere successo e non nel più piccolo Paese europeo“. Infatti parla dello stesso scenario denominato “La Russia prima e dopo Putin“. Dopo Putin, conservatori e liberali contano di andare al potere grazie al collasso del Paese. La congiunzione delle loro aspirazioni crea lo scenario in cui Strelkov diventa dittatore di un non piccolo Paese europeo (ciò che rimarrà della Russia). Direste sciocchezze postmoderne? Naturalmente, postmoderne. Perché la politica mondiale contemporanea, nello stile del “Je suis Charlie” non è un nonsenso postmoderno che si collega con l’antimoderno?

Aleksandr Borodaj,

Aleksandr Borodaj

Il collega di Strelkov (Borodaj) descrive come “la squadra di Malofeev” attuerebbe tale scenario: “Strelkov ha detto in un’intervista con Prokhanov che prima di ritirarsi da Slavjansk ebbe una conversazione telefonica con qualcuno che gli diede l’ordine preciso di non ritirarsi dalla città. Gli fu promesso aiuto per sbloccare Slavjansk. Ma alla domanda su quando sarebbe arrivato, non ricevette una chiara risposta. Ecco quando decise di ritirarsi. Perché, in quel caso, quando Strelkov si ritirò da Slavjansk senza un ordine non ci furono conseguenze?
– Come si capisce, Igor non parlò con me“.
Strelkov in un’intervista al quotidiano “Zavtra” (di Prokhanov) dichiarava di aver abbandonato Slavjansk nonostante gli ordini. Citazione: “Ebbi un ordine categorico, non lasciare Slavjansk, e quando riferì che avevo intenzione di ritirarmi, ripeterono più volte di non farlo, di difendere Slavjansk sino alla fine”. Ti aiuteremo a sbloccare la difesa di Slavjansk”, chiedo: “Come?” Silenzio. E avevo un migliaio di persone e migliaia di loro familiari. Non avevo il diritto di sacrificarli. Così decisi di ritirarmi”. La storia ha dimostrato che lo sblocco sarebbe avvenuto agli inizi di agosto, quando la seconda ondata delle milizia sarebbe arrivata. Ma a quel punto Strelkov, in contrasto con gli ordini e la sua parola, aveva già lasciato Slavjansk. Ma non solo Slavjansk, Strelkov lasciò di conseguenza tutte le città sotto il suo controllo: Kramatorsk, Druzhkovka, Konstantinovka, e così via (in totale, la metà del territorio della Repubblica Donetsk) e corse a Donetsk. Per illustrarlo, citiamo Borodaj: “Per capire”, come “iniziamo dall’arrivo di Igor da Slavjansk, aveva anche sgombrato non solo Slavjansk ma una parte enorme del territorio della RPD, molti grandi insediamenti: Kramatorsk, Druzhkovka, Konstantinovka, Artjomovsk. Con una grande popolazione. In alcuni casi, con posizioni difensive convenienti“. La rinuncia a metà della RPD è evidente, e non ha bisogno di fonti. Ciò che è importante è che Strelkov abbandonò metà del territorio della RPD nonostante l’ordine, non di Borodaj, ma di qualcun altro. E si può indovinare da dove tali ordini potessero provenire? Nella sua intervista Borodaj salta modestamente la guerra tra la squadra di Malofeev (Strelkov, Borodaj) e Besler che avrebbe provocato una carneficina nella milizia e, in concomitanza con il ritiro dai territori, seppellire la resistenza antifascista del Donbas. Invece di una seria considerazione su questo fatto, Borodaj dice solo: “Tra l’altro, dopo aver lasciato Slavjansk, non aveva intenzione di recarsi a Donetsk. Programmava rimanere a Gorlovka. Ma non successe.”Bes” (Besler) non era abbastanza ospitale“. Dimenticando di parlare di come (Borodaj) ai primi di luglio (prima di lasciare metà del territorio della RPD) annunciasse… l’ATO (Operazione AntiTerrorismo) contro Besler! E quando la TV della RPD annunciò che la milizia di Besler doveva disarmare, altrimenti sarebbe stata distrutta. Per saperne di più qui.

Bezler al centro

Besler al centro

Più tardi Kotych (ovvero Strelkov alias Girkin) scrisse che Borodaj ebbe un problema con Besler: Strelkov: “Gesù Cristo ho appena guardato in TV l’intervista di Borodaj insieme a Besler. Che sorpresa, Borodaj a Donetsk che definisce Besler suo “Peggior nemico” costantemente timoroso che Besler si “sbarazzasse” di lui (per Borodaj, Besler era il suo incubo peggiore) ora sono seduti a discutere le prospettive della Novorossia! E tutti e due sono degli stronzi“. “Vostok” (Khodakovskij) e “Oplot” (Zakharchenko) rifiutarono di eseguire l’ordine di Borodaj di eliminare Besler, rendendosi conto che una lotta tra milizie avrebbe solo portato a un risultato: l’ingresso dei banderisti a Donetsk. Dopo di che, Strelkov, nonostante gli ordini, lasciò Slavjansk per eliminare Besler, ma… si ruppe i denti. Questo è ciò che un miliziano di Gorlovka scrisse: “Evgenij Krizhin: Nel nostro comando nessuno combatte con nessuno. Ma tutti ricordano bene come Vsevolodich (Strelkov) si dannava quando cercò di trincerarsi a Enakievo, ma fu costretto a correre a Donetsk, altrimenti avrebbe dovuto esservi sepolto del tutto. Rispondendo alla tua domanda, andò a Enakievo, prima di Gorlovka. Cercò di trincerarvisi, ma gli fu gentilmente detto di andare a farsi fottere. Beh.. prima ad Enakievo arrivò la divisione dei minatori. E dopo un certo tempo, dopo l’abbandono di Slavjansk, Strelkov giunse con il suo entourage. Cercò di arrestare il nonno (Besler) e tutti. Fu spiacevolmente sorpreso da un certo numero di armi puntategli contro immediatamente, e subito scappò a Donetsk”. Per saperne di più qui.
Il fatto che Strelkov stava andando a Donetsk a spazzare via il potere, è evidente dalle urla dei consiglieri di PR di Strelkov, che pochi giorni prima(!) della capitolazione di metà del territorio della RPD, a gran voce urlavano che “Donetsk è marcia“, trasformando poi tale urlo nello slogan “Strelkov ha ingegnosamente-eroicamente abbandonato metà del territorio della RPD e ora sta per ripulire il marcio a Donetsk prendendo il potere nelle proprie mani“. Strelkov stesso, se vi ricordate, nel giorno della ritirata da Slavjansk, appena fuggito a Donetsk, si dichiarò dittatore militare. Nominatosi dittatore militare, Strelkov continua a cedere territorio nella zona di Donetsk (Karlovka, per esempio) e anche della RPL. Così Mozgovoj, su ordine di Strelkov, abbandonava Lisichansk. E tutto questo accadeva tra gli ululati roventi del gruppo di PR di Strelkov (che riuniva la maggior parte dei capi del Runet (internet russo) patriottico sotto gli slogan #LaRussiaNonCiAiuta, #PutinCiAbbandona! e #InviateLeTruppe.

Boris Rozhin, alias Colonnel Cassad

Boris Rozhin, alias Colonel Cassad

Ad esempio, ecco cosa il PR ‘ufficiale’ di Strelkov, Colonel Cassad (che Borodaj definisce agente del SBU) scrisse nella notte del 4-5 luglio (quando Slavjansk fu abbandonata, ma nessuno lo sapeva): “Sullo sfondo del deterioramento della situazione nei pressi di Slavjansk, nel social media russi continua a crescere un’ondata di incomprensione e frustrazione trasformandosi in odio. Le dichiarazioni di Strelkov sulla caduta imminente di Slavjansk hanno messo in primo piano la questione del “silenzio della Russia”, o il cosiddetto PSP (Piano Scaltro di Putin) ai nostri occhi, nello spazio dell’informazione, creando divisione nella maggioranza patriottica pro-Putin post-Crimea, quando una parte accusa l’altra di tradimento e di lavorare per il dipartimento di Stato. Se consideriamo la situazione dal punto di vista degli Stati Uniti, di cui certi ambienti patriottici hanno molta paura, in sé tale discorso è un risultato enorme, essendo in pochi mesi riusciti ad invertire la situazione in modo tale che, invece di un supporto universale, ottengono senza sforzi una situazione nello spirito delle domande retoriche di Miljukov: “Questa è stupidità o tradimento?” Alla luce di quanto accade nel Donbas, prima arriva la delusione, poi fratture pubbliche quando persone come Dugin già apertamente urlano al tradimento. Le autorità potranno sopravvivere alle disillusioni di questa parte di patrioti e dalla loro eventuale ritirata nell’opposizione. Non è un problema, in caso di sconfitta nel Donbas, la Russia senza partecipare direttamente, effettivamente seppellirà la linea ideologica degli ultimi 3 anni, quando la forma pubblica della principale corrente ideologica si stacca dal contenuto reale e alcuna “Crimea-è-nostra” l’aiuterà, perché chi lo gridava a marzo, ricorderà sempre le parole d’ordine nello spirito di “PutinCiAbbandona”. Per i patrioti sarà una ferita aperta come nel 1993, le cui conseguenze si faranno sentire per decenni, a prescindere da chi governerà al Cremlino. E quale ideologia conservatrice può essere discussa se i conservatori sono ora i primi a urlare al tradimento? Inoltre, l’incomprensione della politica russa in Ucraina non riguarda solo gli ultimi seguaci di Putin, ma anche i vecchi simpatizzanti, per cui la situazione nel Donbas è ancora più importante della Crimea, cosa non sorprendente alla luce delle terribili scene di genocidio che appaiono su media e blogosfera. Ho già visto simili processi durante la guerra libica, ma la guerra era lontana e non contro di noi, non quando la guerra è vicina e uccide i nostri. La burocrazia chiaramente se la prendeva con Medvedev, accusandolo. Ora non c’è capro espiatorio“.
Qui Rozhin contemporaneamente accusa Putin di aver tradito la Libia e dicendo che l’epopea di Strelkov a Slavjansk in definitiva dava il seguente risultato: “Dal punto di vista degli Stati Uniti… in sé tale discorso (dell’amico, secondo i PR di Strelkov) è una grande conquista, essendo nel giro di pochi mesi riusciti ad invertire la situazione in modo che invece di un supporto universale, riusciranno senza sforzo ad avere una situazione nello spirito delle domande retoriche di Miljukov “Questo è stupidità o tradimento?“”

Manifestazione pro-Strelkov a Mosca: "Il tradimento è peggiore delle sanzioni"

Manifestazione pro-Strelkov a Mosca: “Il tradimento è peggiore delle sanzioni

Il giorno successivo Rozhin affermava: “Situazione conveniente per il Cremlino, quando l’assenza di aiuto potrà essere attribuita a confusione e indecisione della milizia, e nel frattempo finanzia persone come Tsarjov per pubblicizzare attività senza senso, che rischiano di finire rapidamente con l’inizio delle ostilità nei sobborghi di Donetsk… il punto è che se la junta scatenerà un vero terrore di massa, secondo la crescente delusione sul PSP (Piano Scaltro di Putin), queste vittime non saranno attribuite a Strelkov. Strelkov ha detto chiaramente che riguardo Slavjansk l’avrebbe controllata (poiché intercettava le comunicazioni della junta ai confini settentrionali del DPR) attendendo l’arrivo delle truppe russe“. Dichiarazioni simili furono fatte da Gubarjov che, insieme ai rappresentanti dello Stato Maggiore di Strelkov, aveva affermato che #LaRussiaNonCiAiuta (agitando pittorescamente una pistola arrugginita) e attribuendo a Putin la responsabilità dell’abbandono da parte di Strelkov di metà del territorio della RPD: “La responsabilità di ciò è ora da me attribuita alle autorità russe, una pesante responsabilità“:

(Nel video qui sopra Kurginjan parla anche della sua precedente esperienza in Ossezia del Sud e Transnistria, e del suo shock genuino per la partenza di Strelkov da Slavjansk, perché Kurginjan sapeva che Strelkov aveva molte munizioni (sapeva quante), definendolo un bugiardo quando dice di non aver ricevuto armi (incolpandone Putin). Kurginjan disse anche che la Russia non può aiutare ufficialmente la milizia, ma che lo facevano organizzazioni civiche russe come la sua Sut Vremenij (Essenza del Tempo), e modestamente disse che aveva giocato un non piccola parte nel rifornire la milizia di tutto il necessario (incluso la piccola compagnia militare privata basata sull’organizzazione Sut Vremenij, secondo cui prima non avrebbe mai immaginato che sarebbe stata impiegata). Poi, in un altro video disse che non è un fan del termine Voentorg, facendo sorgere la domandare in tutti se Kurginjan stesso non sia dietro il Voentorg, almeno in quella fase. Nel video si può vedere anche Cassad, alias Boris Rozhin (che si afferma essere un PR di Strelkov) ascoltare in secondo piano – KR)
In tutti i media dipingono il seguente quadro:
1) Strelkov giunse a Slavjansk solo per avere un trampolino di lancio per l’arrivo di truppe russe. #BastardiInviateLeTruppe!
2) Strelkov combatte eroicamente nel Donbas, ma #LaRussiaNonCiAiuta!
3) Strelkov cede metà del territorio del DPR e va ad occupare il Donetsk, ma è tutta colpa di Putin. Strelkov avverte che non può combattere da solo e chiede l’invio di truppe, ma Putin non l’ascolta. #PutinCiAbbandona!

Sergej Kurginjan

Sergej Kurginjan

Il risultato atteso è “la junta scatenerà un vero terrore di massa… in conformità alla crescente delusione del PSP, queste vittime non saranno attribuite a Strelkov”, ma a Putin. Che porterà alla “divisione della maggioranza patriottica post-Crimea pro-Putin” e “alcuna “Crimea-è-nostra” ci aiuterà, perché chi lo gridava a marzo, sempre ricorderà le parole d’ordine nello spirito di “PutinCiAbbandona””. I beneficiari di tutto ciò sono gli Stati Uniti che “in pochi mesi sono riusciti ad invertire la situazione tanto che, invece di un supporto universale, senza sforzo ottengono una situazione nello spirito delle domande retoriche di Miljukov “Si tratta di stupidità o tradimento?”“. Le ragioni del fallimento dell'”ATO di Borodaev” (cioè l’istigazione artificiosa di combattimenti tra milizie, in cui oltre Bezler, Strelkov doveva spazzare via Vostok e Oplot) sono chiare (in particolare, senza far luce su ciò, non sarebbe stato fermato):

(Nel video Kurginjan pone con passione alcune domande:
1. Qual è il motivo per cui Strelkov abbandonava Slavjansk?
2. E le persone che vi vengono massacrate adesso?
3. Chi gli ha aperto un corridoio, vi furono dei negoziati? (E tutti sanno che si ritirò senza perdite, indicando che ciò fu concordato)
4. Perché Strelkov giurò che avrebbe resistito fino alla fine?
5. (Kurginjan) giura che Strelkov ebbe tutto ciò (artiglieria, armi anticarro, ecc) di cui aveva bisogno, non c’era squilibrio di mezzi, quindi perché si lamenta di non aver avuto alcun aiuto???
6. Perché partirono quando non c’era più squilibrio di mezzi, e quando non c’era pressione sulla città da parte ucraina? (dicendo anche che gli aiuti furono abbandonati agli ucraini).
7. Tre giorni prima della ritirata, gli ucraini iniziarono a preparare i campi per i residenti e le milizie di Slavjansk, come facevano a sapere della ritirata imminente?
8. Perché i comandanti si aggredirono tra loro? (Un metodo classico di vincere senza combattere)
9. Perché Strelkov si suppone (cercasse di) eseguire alcune operazioni di repressione contro gli altri gruppi miliziani, subito dopo la partenza da Slavjansk?
Conclusione: fu un crimine militare e Strelkov deve risponderne. La situazione è terribile, ma deve essere riferita alle masse, e può essere mutata. Altrove, Kurginjan si chiede anche perché Strelkov sia l’unico comandante che ha ottenuto tanta attenzione da media e blogosfera? E perché promuoverlo per le elezioni, quando avranno luogo tra anni, a meno che non ci siano elezioni anticipate? – KR)

Strelkov,  Borodaj e Antjufeev

Strelkov, Borodaj e Antjufeev

Tuttavia, la squadra di Malofeev cercò di compiere una sua blitzkrieg nel Donbas, e alla fine Strelkov cercò di cedere Donetsk, secondo Borodaj: “Antjufeev ha le prove documentate dei tentativi di cedere Donetsk da parte di Strelkov. Besler dice che ha il documento dell’ordine di Strelkov di cedere Gorlovka (sabotato da Bes (Besler)). Khmurij, alias Generale Petrovskij, “uomo di Strelkov”, ricordò come Igor gli diede l’ordine di mandare gli Spetsnaz a Snezhnoe, che doveva essere mantenuta fino all’arrivo delle principali forze della legione di Donetsk, guidata dal ministro della Difesa della RPD. Khmurij, invece, non apprezzò la grandezza dell’idea e si rifiutò di obbedire… E ci sono Zakharchenko, Khodakovskij, Kononov… Tutte persone dell'”élite militare” della RPD. Allora perché gli adepti di Strelkov, se sono così sicuri della sua infallibilità, non pongono a ciascuno di loro una domanda diretta: “avete tentato di arrendervi, o no?” Ma non c’è bisogno di chiederlo, Strelkov stesso ha detto di aver dato l’ordine di cedere Donetsk, ma la milizia non obbedì”, per saperne di più qui. E poi… poi ci fu il Boeing e notizie da alcuni mass media federali secondo cui la junta, in realtà voleva abbattere l’Aeroplano No.1 (L’aereo di Putin), vale a dire distruggere Putin:

Se ci fossero riusciti, la Russia sarebbe passata alla seconda fase della “Russia: prima e dopo Putin“. Ma il piano fallì. Per saperne di più qui.
Le dimissioni di Borodaj e Strelkov conclusero il fallimento di tale sporco piano nel Donbas, ben descritto dai PR di Strelkov. Ma ciò non significa che il soggetto che muoveva figure come Borodaj e Strelkov nel Donbas sia stato eliminato dal gioco. Strelkov, dopo le dimissioni, annunciava la costituzione del movimento “Novorossija“, che in realtà fu creato grazie ai mezzi del gruppo Cassad. In questa fase posero l’attenzione sulla guerra dell’informazione contro RPD, RPL e Russia, pur mantenendo le posizione sul Donbas. Ad esempio, il gruppo mediatico “Cassad“, secondo le propri dichiarazioni, ha creato un sito ufficiale del governo della RPD e iniziato a perseguire una guerra dell’informazione contro Zakharchenko, e con lui Putin. Gli insulti a Putin sono ora coperti dalla foglia di fico del “putinismo”. Ecco come si presenta: “Sono con Putin, ma non capisce niente, essendo circondato da bastardi e traditori che costantemente lo confondono“. Per chiarezza, ecco alcuni commenti di Kotych (Strelkov-Girkin) su Minsk-2: “Quanto tempo pensate Putin ci metterà ad attribuire il bombardamento quotidiano di Donetsk alle milizie 1) una settimana; 2) un mese; 3) 3 mesi; 4) fino alle dimissioni di Surkov; 5) Sono un ucrofascista e non finirò mai i bombardamenti”.
Emelja: “Per fortuna gli Stati Uniti non partecipano ai colloqui. Quando si spartirono la Jugoslavia, gli yankees non solo misero il naso ovunque, ma anche i piedi sul tavolo dei negoziati, l’Europa si sta davvero liberando degli USA?
Kotych: “Il padrone di solito manda i servi a parlare con i venditori ambulanti”. “L’accordo è una pace di carta senza senso. Donetsk è ancora sotto il fuoco. I media russi silenziosi. Gli ucraini non rimuovono i mezzi pesanti da RPL e RPD… in realtà questa pace di carta non vale niente per gli ucraini. La guerra andrà avanti, ma i burocrati-pacifisti hanno attribuito a Putin personalmente la responsabilità per ogni braccia e gamba mutilata, per ogni bombardamento con il “cessate il fuoco”. E quando Minsk-2 sarà gettato via come Minsk-1, il presidente sarà ritenuto personalmente responsabile. Risultato? Penso che sia un tradimento”. Loro non ritireranno i mezzi pesanti, perché “una promessa non è un matrimonio”, le mobilitazioni non sono fatte per la pace. Possiamo solo immaginare quando Minsk-3 e Minsk-4 ne prenderanno il posto. Perché le danze sulle baionette rientrano saldamente nella politica estera del Cremlino. O semplicemente, qualcuno veramente ama recarsi a Minsk“.
Non pensate che tali “putinisti” raffigurino Putin come del tutto incapace, non solo come capo di Stato, ma anche come persona? In effetti, i “putinisti” come “Strelkov e Co.”, sono pari ai liberali creando un quadro in cui ogni passo di Putin viene interpretato come un tradimento. Ed è interpretato così da entrambi, dai liberali e dai “patrioti-pro-Putin”. Non abbandonate così il Donbas, e con esso Crimea e tutta la Russia? Sembrereste dei liberali. Non inviano le truppe, così, in fondo, non abbandonano il Donbas? Allora sembrereste “putinisti-patrioti” (seguaci di Strelkov). Ma la questione si pone, come possono farla franca? Chi è il capo del piano? Chiaramente non Malofeev, che in linea di principio non può farlo da solo. Konstantin Malofeev: “Richiede un soggetto da capacità fondamentalmente diverse. Qualcuno indicato da Maksim Kalashnikov, che affermava: “Konstantin Malofeev, infatti, ha avviato la ribellione nel Donbas, paracadutando Strelkov su decisione di una delle torri del Cremlino. Capite che vi sono meno torri che diversi politici al Cremlino. Quale torre non posso dirlo con certezza, ma Malofeev, infatti, ha speso suo denaro su garanzia di una di tali torri“. Per saperne di più qui. Quindi? qual è questa torre del Cremlino, sotto la cui direzione opera Malofeev. E’ improbabile che si parli direttamente dei liberali, giusto?

Konstantin Malofeev

Konstantin Malofeev

Maksim Kalashnikov parlava al congresso del movimento “Novorossija” della proposta di creare in Russia la “guardia nazionale”, fuori dal controllo del Presidente e guidata da Strelkov: in ultima analisi un connubio anti-Putin ed ovviamente anti-russo tra conservatori e liberali sotto la supervisione generale degli Stati Uniti; e ciò è possibile solo costruendo dei ponti tra tali gruppi. I ponti che portano alla distruzione del nostro Paese. Che tipo di ponte viene spiegato dal supervisore di Strelkov, l’ex-Maggiore-Generale del FSB Gennadij Tendetnik (conosciuto su Live Journal come @detnix), che lavorò nel 5.to Direttorato del KGB, poi rinominato dipartimento “Z” (Protezione (Zashita in russo) dell’Ordine Costituzionale). Il figlio di Tendetnik, Pavel, è il capo dell’ufficio di cooperazione militare presso l’Ambasciata degli Stati Uniti in Turkmenistan (intimamente associato ai servizi segreti statunitensi). In un’intervista a “Nezavisimaja Gazeta” Tendetnik dichiarava quanto segue: “Durante l’era sovietica, abbiamo sempre avuto persone di talento ed intelligenti, sempre in un modo o nell’altro in contatto e sotto controllo. Non abbiamo quasi mai reclutato con ricatti o denaro. Il 98% fu reclutato, come si diceva, su base “morale e patriottica”. Quando lasciai Novosibirsk, avevo quasi 30 agenti e questi erano persone molto importanti. Dovetti dirgli addio a tutti, fui ubriaco per 30 giorni di fila. Poi molti di loro giunsero a Mosca per visitarmi con le famiglie. Vi dirò di più. La rivoluzione democratica del 1991, tutte queste unioni democratiche e così via, per il 50% erano agenti attivi del 5.to Direttorato del KGB, del reparto “Z” (protezione dell’Ordine costituzionale). Gli fu detto, “va bene, ragazzi, la democrazia è qui. Dobbiamo lasciarvi andare”. Prendemmo i più intelligenti, coraggiosi, belli e interessanti. Naturalmente, s’incaricarono del programma, ma non sotto la nostra guida“. Si capisce ora che la marcia per Nemtsov è guidata letteralmente dagli stessi “agenti” licenziati? Così da un lato si protesta contro la guerra nel Donbas, e dall’altra sia agita il calderone del Donbas. E quindi chi non può dire che l’agente Girkin (Strelkov) non sia collegato da qualche ponte con l’agente Navalnij?

Pavel  Tendetnik

Pavel Tendetnik

KR: E chi era il più talentuoso, bello, intelligente, brillante e promettente nella politica russa nel 1990? Proprio così, lui. Il fisico e governatore, a 32 anni, Boris Nemtsov, il “combattente per la libertà” che viveva in un attico di due piani, con vista sul Cremlino e amico di John McCain fino a una settimana fa…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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