Putin lungimirante su Donbas e Ucraina

L’analista russo Ishenko respinge le accuse che Putin stia vendendo il Donbas, invece guida un gioco lungimirante
Rostislav Ishenko Russia Insider 15 luglio 2015ukraine-putin-mural_0Annibale portò Roma sull’orlo della sconfitta durante la seconda guerra punica. L’esercito di Cartagine marciò in Italia come se fosse il proprio cortile di casa. Tuttavia, alla fine, Publio Cornelio Scipione Africano, il Vecchio, poté spostare il teatro delle operazioni in Africa, distruggere gli eserciti di Cartagine, sconfiggere l’invincibile Annibale e imporre la pace nei termini di Roma. Il vincitore effettivo di Annibale non fu il brillante tattico Scipione, ma il profondo stratega e politico eccezionale Fabio Massimo Cunctator. I romani lo elessero console e addirittura dittatore durante la guerra. Fabio Massimo rimase un influente politico anche quando non esercitava il potere ufficialmente. La sua autorità personale fu rafforzata con l’elezione al Pontificio Collegio e al Senato dei Principi. I suoi protetti e familiari diventarono consoli, mentre sacrificò gli avversari “non favoriti” e i risultati delle elezioni vennero cancellati in diverse occasioni. Quale fu la strategia di Fabio Massimo? La giusta scelta del metodo di lotta contro Annibale. L’esercito di Cartagine era fondamentalmente diverso da quello di Roma. L’esercito romano era composto di cittadini (reclute, militari di leva), mentre quello cartaginese da mercenari. Nelle mani di un comandante di talento come Annibale, l’esercito fu uno strumento potente. I romani subirono una sconfitta catastrofica dopo l’altra, nei primi anni della guerra. Annibale sapeva aumentare le sue forze, non solo grazie alla bellicose tribù galliche della valle del Po, ma anche portandosi con sé gli alleati di Roma nel centro e sud Italia. Perciò ogni sconfitta di Roma non solo comportava la perdita di un esercito, cosa già abbastanza dolorosa (Cartagine perse i cittadini-mercenari di qualcun altro, mentre Roma i propri), ma anche per la perdita di altri alleati. Quindi Fabio Massimo prese l’unica decisione corretta, Annibale andava privato della possibilità di avere altre vittorie con l’esercito. Roma doveva contrastare le manovre di Annibale con la sua presenza distruggendo distaccamenti locali, sostenendo gli alleati leali e, quando possibile, punire i traditori, ma evitare uno scontro generale. In un’occasione, i consoli del 216 a.C. decisero di abbandonare questa strategia e organizzarono un’offensiva contro le posizioni di Annibale a Canne. La catastrofe che seguì fu di tale portata che la successiva sconfitta del genere si ebbe solo al culmine della potenza quando l’imperatore Valente morì alla testa della sua fanteria a Adrianopoli, nel 378 d.C. Roma trattenne Annibale per un intero decennio aderendo alla strategia di Fabio Massimo. Solo allora le vittorie di Scipione l’Africano furono possibili. Tuttavia, anche in questo caso il Cunctator era contro la ripresa delle operazioni attive credendo che potesse finire Annibale e Cartagine, senza eccessive perdite di vite, soprattutto con l’esercito mercenario che si indeboliva e disintegrava per mancanza di grandi vittorie, mentre la situazione al fronte peggiorava il conflitto tra Annibale e Cartagine crebbe. Una battaglia comporta sempre del rischio, dopo tutto.
Oggi vediamo la Russia adottare una strategia identica nel conflitto con gli Stati Uniti. Questa strategia non è nata oggi ed ha permesso allo Stato di sopravvivere dopo i devastanti anni ’90 e recuperare forza sufficiente per sfidare Washington. Fu così che, fino al riuscito ritorno della Crimea e allo spargimento di sangue in Donbas, le masse nemmeno notarono che Stati Uniti e Russia hanno molte differenze inconciliabili e che si muovono verso un conflitto aperto, e sia nell’interesse della Russia ritardarlo il più a lungo possibile. Inoltre, durante questo tempo guadagnato gli USA si sono indeboliti sprecando forze in varie conflitti locali nel mondo. La Russia nel frattempo si rafforzava cambiando élite (in modo tale da non disturbare la situazione politica interna), rafforzando il ruolo dello Stato nell’economia, riarmando i militari, restaurando vecchie alleanze e reclutando nuovi alleati. In generale, la Russia cambia deliberatamente i rapporti di forza da molto tempo, e continua a farlo oggi quando lo scontro con Washington è una realtà. Tuttavia, l’assenza del trionfante ritorno della Crimea e di parate militari nelle città liberate dai nazisti, e il sangue che scorre nel Donbas, permettono a vari speculatori politici, così come a romantici immaturi, di piagnucolare continuamente su “Putin che teme d’irritare gli Stati Uniti”, “Surkov consegna di nuovo il Donbas all’Ucraina”, e il solito “hanno tradito tutti”. Bene, Putin è il capo dello Stato e Surkov segue la situazione in Ucraina. Per valutare i risultati del loro lavoro non vanno sentiti solo i detrattori. Il problema sta nel fatto che né Putin né Surkov si sono messi a discutere pubblicamente con i teorici del “tradimento”. Da un lato è giusto fare così, perché una volta che un politico discute con un emarginato politico, ne alza il livello, aumentandone l’importanza e assicurandogli nuovi alleati. D’altra parte, l’assenza di una risposta immediata ad accuse isteriche scoraggia parte della società (coloro che non sono abituati a pensare da soli), coloro che non riescono a valutare la situazione se non adottando la prima spiegazione plausibile, un approccio sbagliato perché parte della società (piccola, ma anche politicamente attiva e patriottica) si prende dei caporioni immeritevoli e si muove nella direzione sbagliata, rendendo più difficile allo Stato raggiungere l’obiettivo che quella parte della società in realtà vuole vedere raggiunto. Dato che i media statali russi non si sono distinti per la loro iniziativa e non possono reagire a nuovi problemi senza indicazioni dall’alto, cercheremo di valutare in modo indipendente, sulla base di fatti noti, se le affermazioni secondo cui la politica di Putin-Surkov in Ucraina sie inefficace, siano vere. Inizieremo col dire che, dal mio punto di vista, accusare Vladimir Vladimirovich e Vladislav Jurevich di tentare di concludere una pace a qualsiasi prezzo e di disponibilità a “consegnare il Donbas di nuovo all’Ucraina” è per lo meno una distorsione dei fatti e al massimo una netta bugia. Oggi, anche secondo i teorici del tradimento, la milizia dispone di ben 55-6mila effettivi addestrati. Un anno fa aveva solo15mila partigiani in distaccamenti sparsi, ed è quasi imbarazzante chiedersi chi abbia creato questo esercito?
L’attività economica nel Donbas riprende, alcune imprese industriali sono riattivate e le banche lavorano, il bilancio ha i soldi per pagare stipendi e pensioni e, per quanto strano possa sembrare, l’80% della valuta è in rubli russi. Gli studenti seguono a studiare permettendosi di entrare non solo nelle università locali, ma anche russe. Gli studenti prendono i diplomi che gli permettono di entrare nelle università russe. Un anno fa ciò era un grosso problema. Il bombardamento di Donetsk non era nemmeno iniziato, in quel momento, e i bambini già non potevano ricevere i documenti attestanti i loro titoli, non li avevano e l’Ucraina non se ne interessava. Solo ora il problema è stato risolto, e così sono molti altri. La leadership delle repubbliche è legittimata non solo dalle elezioni, ma anche in parte dal diritto internazionale. Indipendentemente da tutte le nostre idee su “amici e partner” a Minsk 2, Plotnitskij e Zakharchenko sono stati riconosciuti autorità politiche non solo da Kiev ma anche da Berlino e Parigi, dato che garantiscono la firma dei documenti che regolano la situazione. L’OSCE ha contatti ufficiali con le autorità di Donetsk e Lugansk, che gradualmente si affermano come attori internazionali. Ancora una volta, è quasi imbarazzante chiedersi se Putin ordina Surkov, che a sua volta ordina Zakharchenko e Plotnitskij, perché Putin e Surkov armano e addestrano un esercito e creano istituzioni governative, facilitandone anche la crescita dei contatti economici con la Russia, in territori che vorrebbero cedere. E se Putin non da ordini a Surkov, e Surkov non ha alcuna influenza su Zakharchenko e Plotnitskij, e tutto ciò che oggi esiste nel Donbas è apparso grazie ai rapporti della milizia con l’anziano Khottabich, allora è costui che deve rispondere alle domande su Minsk, offensive, bombardamenti e tutto il resto.
Al fine di verificare la correttezza delle mie riflessioni, c’è un altro metodo disponibile, vedere ciò che il nemico dice di tutto questo. Ho già scritto che il termine “propaganda di Surkov” è apparso tra i liberal-traditori di destra dopo una delle loro visite all’ambasciata statunitense, molto tempo fa, forse qualcosa è cambiato da allora? No. Non è cambiato nulla. Kiev accusa Surkov di organizzare personalmente l’uccisione dei centoneri e allo stesso tempo accusa Putin di aver spinto Janukovich a sparare su Majdan. Pertanto Kiev, pur senza prove, continua ad accusare Putin e Surkov di attuare piani aggressivi in Ucraina, ciò tra la fine del 2013 e l’inizio 2014. Forse coloro che dicono che Putin volesse annettersi la Novorossia (o la totalità del Donbas), temevano di aver ragione. Inoltre non è vero, Geoffrey Pyatt, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina e de-facto reggente dello Stato ucraino, ha detto in un’intervista a Forbes del 3 luglio 2015 quanto segue: “Contrariamente alle intenzioni del Cremlino, l’Ucraina ha mantenuto l’unità e i piani di Surkov per suscitare una fratture nel Paese e provocare la guerra civile in tutta la Ucraina sono completamente falliti”. Il tempo ci dirà quanto sia nel giusto l’ambasciatore (come Obama sull'”economia russa ridotta a brandelli”), ma anche ora, nel luglio 2015, gli Stati Uniti sono certi che Putin (Cremlino) e Surkov attuino “un piano per scatenare la guerra civile in tutta l’Ucraina”. Esclusa la numerosa leadership russa, questi due provocano la peggiore irritazione di Washington. Non c’è da meravigliarsi che i liberali russi riecheggino Washington. E’ un miracolo che al coro si siano unite persone che si definiscono patrioti russi.
Ogni volta che i romani cercarono di derogare ai principi strategici stabiliti da Fabio Massimo Cunctator e cercato di sconfiggere eroicamente sul campo di battaglia i cartaginesi, Annibale li sconfisse. Alla fine i romani compresero che la strategia del Cunctator, anche se incomprensibile, era vincente e smisero di fare tentativi. La guerra contro il Donbas prosegue. Nessuno la sta per finire. Il Cremlino ha intenzione di vincere e non solo nel Donbas. Il nemico è forte, intelligente e non è vincolato da regole. Il desiderio di rompersi il collo gettandosi nello scontro frontale può sembrare nobile, ma è una cosa rischiare se stessi, altra mettere a rischio un Paese. Se un soldato vuole combattere, può andare nel Donbas e morirvi. Ad esempio, il colonnello-generale Werner von Fritsch che dispiacque a Hitler e fu rimosso dal comando, partecipò alla campagna polacca del 1939 alla testa del 21.mo Reggimento d’Artiglieria e morì a Varsavia il 22 settembre. Tuttavia, un politico non ha il diritto di mettere a rischio il Paese per un bel gesto.pro-russian_activists_declare_donetsk_republicTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Da Slavjansk a Minsk

Rostislav Ishenko Fort Russ 23 giugno 2015SONY DSCIl periodo tra il primo assalto a Slavjansk e Minsk I non è stato solo il più difficile per RPD e RPL, ma ha anche consolidato la concezioni dei cosiddetti “militaristi” e “operatori di pace”. Li metto tra virgolette di proposito, perché entrambi abbastanza vaghi. Se si guardano le attività dei media, si vedrà che la stragrande maggioranza degli esperti e politici sottolinea l’inevitabilità della risoluzione della questione ucraina con mezzi militari. In altre parole, non vi sono differenze di opinione quando si tratta di valutare la situazione. Non ci sono forze politiche serie (l’opposizione liberale è del tutto emarginata) che chiedono la pace a qualsiasi prezzo. Il disaccordo reale tra “costruttori di pace” e “militaristi” non è se combattere. È stupido discutere sull’appropriatezza della guerra in corso, ma come combatterla. Se fosse valsa la pena utilizzare l’esercito russo nelle prime fasi della crisi in Ucraina per rovesciare la dittatura nazista non-ancora-trinceratasi. I “militaristi” dicono di sì. E sarei incondizionatamente d’accordo con loro se si trattasse solo del conflitto tra Russia e Ucraina. E’ veramente innaturale vedere un regime nazista formasi accanto, un regime che ha già dichiarato l’obiettivo di distruggere il vostro Paese e la vostra nazione, e non fare nulla. Non è un segreto che le autorità ucraine abbiano organizzato così tante provocazioni nei primi mesi del 2014, che si sarebbero potuto legittimamente lanciare dieci guerre. Il trasferimento della Crimea alla giurisdizione russa richiede, come minimo, richiede la ricostruzione dello Stato ucraino. L’attuale Ucraina considererà sempre la Crimea come sua proprietà e, dal punto di vista del diritto internazionale (e non dei patriottardi russi), la questione non sarà mai chiusa definitivamente. Pertanto lo Stato ucraino va distrutto, in un modo o nell’altro. Posso citare una lista infinita di argomenti a favore dell’invasione già nel febbraio del 2014. Ma perché? La leadership russa, a giudicare dai risultati ottenuti negli ultimi 15 anni, è invece più intelligente dei blogger isterici e ha una visione migliore di ciò che accade di coloro che ricevono soffiate dal governo senza nemmeno comprendere che tali informazioni in “esclusive” sono semplicemente disinformazione. Se anche i patriottardi capiscono l’inevitabilità del coinvolgimento della Russia nel conflitto a un certo momento, è bizzarro supporre che il Cremlino non lo veda o lo sottovaluti. Se si guarda al lavoro dai media statali russi, si vedrà che hanno reindirizzato l’opinione pubblica negli ultimi 18 mesi secondo l’opinione più diffusa, da “non ci serve. Gli ucraini la capiranno da soli” ad “arriveremo a Parigi, se necessario”. Non si guida una campagna d’informazione di questo tipo per puro divertimento. Non si cambia l’immagine degli Stati Uniti da “amico tremendo” a “nemico comico” per caso. Tuttavia, le forze che occupano posizioni minacciose alla frontiera non apparvero in Ucraina. Non si presentarono a dispetto del permesso del Consiglio della Federazione e della richiesta di Janukovch, legittima in quel momento. Inoltre, tali permessi non vengono rilasciati per capriccio, e tali richieste non sono fatte con leggerezza. Invece dell’esercito abbiamo avuto Minsk. E il gioco è diventato lungo. Perché dunque la Russia si prepara alla guerra, ma non l’inizia?
Perché ai “militaristi” dalla corta visione e con l’ossessione per l’Ucraina gli impedisce di capire che la guerra globale tra Russia e Stati Uniti non distruggerebbe Kiev e Donbas, ma il futuro dell’umanità. Anche il nostro. Si tratta di un conflitto globale e sistemico. Il vecchio e terminale mondo statunitense combatte per prolungare la propria agonia. Quel mondo non sopravviverà. La sua vittoria significa semplicemente rimandarne la morte. Ma anche morendo, quel mondo può infliggere danni letali al nuovo mondo che nasce sotto i nostri occhi e con la nostra partecipazione. Affinché il nuovo mondo, dove l’egemonia unilaterale degli Stati Uniti o qualcosa del genere non sarà possibile, la Russia deve concludere il confronto con gli Stati Uniti su posizioni di forza, conservando o addirittura aumentato la potenza, piuttosto che subire l’attrito del conflitto. Solo l’esistenza di una Russia forte e autorevole, che non pretende il titolo di potenza egemone assoluta, ma che può sconfiggere chiunque cerchi di occupare il trono vacante degli Stati Uniti, garantisce che le vittime che l’umanità ha subito nell’ultimo conflitto della vecchia era non siano vane, ricevendo un meraviglioso nuovo mondo e non la riedizione di quello vecchio. Solo in questo caso le lacrime dei figli del Donbas, ma anche di Damasco, Baghdad e Belgrado, non saranno state versate invano. Se guardiamo la situazione da questa posizione, vedremo che gli Stati Uniti preparavano la classica trappola per la Russia in Ucraina. Hanno deliberatamente portato al potere un regime non solo russofobo (Jushenko era più russofobo di Poroshenko), ma feroce. Non a caso hanno dato al regime carta bianca con il massacro di Odessa, la soppressione degli attivisti a Dnepropetrovsk, Kharkov, Zaporozhe, gli omicidi politici a Kiev, le camere di tortura di Fazione destra, e altri eccessi nazisti. Hanno creato una situazione in cui la leadership russa non poteva non intervenire. Era necessario intervenire su pressione dell’opinione pubblica russa. L’esercito sarebbe entrato in Ucraina, dopo di che la Russia avrebbe avuto Vietnam e Cecenia combinate. Prima di tutto i militari ucraini sono chiaramente totalmente incapaci, e la resistenza anemica sarebbe durata giorni o addirittura ore. Ma i volontari nazisti e decine di migliaia di sempliciotti avrebbero “difeso la patria” contro “l’aggressione russa” nel Donbas, o raccolto denaro per le esigenze dell’esercito, dal cibo alle uniformi e armi, o anche diffuso disinformazione che non sarebbe facilmente scomparsa. Alcuni di loro sarebbero diventati partigiani, altri sabotatori, altri ancora avrebbero semplicemente odiato il nuovo governo. La Russia sarebbe stata bloccata su un territorio in bancarotta con 40 milioni di poveri ostili o sleali. Avrebbe consumato le risorse russe, che non sono di gomma. In secondo luogo, gli Stati Uniti avrebbero consolidato l’Europa su una linea antirussa più velocemente e con maggiore decisione. Le forze politiche che attualmente occupano posizioni filo-russe sarebbero state semplicemente zittite dicendo che l’infido e armatissimo orso aveva attaccato i pacifici democratici coniglietti giallo-blu. Sarebbe stata la fine del discorso. L’Europa deve difendere i propri valori. E’ del tutto possibile che avremmo visto la versione europea del maccartismo. Le sanzioni sarebbero state attuate immediatamente e totalmente e avrebbero colpito un’economia russa gravemente impreparata. L’Ucraina occidentale, con l’ausilio di “volontari” europei, istruttori statunitensi, armi della NATO e altre prelibatezze, sarebbe diventata l’equivalente del Donbas per la Russia, una piccola guerra di attrito che non può essere vinta e che può durare decenni. L’esercito sarebbe stato legato alla necessità di controllare l’Ucraina e di sopprimere il banderismo, l’economia sarebbe stata in crisi. Il popolo avrebbe chiesto alle autorità di spiegare “a cosa ci è servito?” e la società sarebbe entrata nel vortice della destabilizzazione. E i “militaristi” se ne sarebbero lavati le mani, criticando il Cremlino per incompetenza e, in solidarietà con i liberali, avrebbero detto che non avrebbero mai permesso una simile catastrofe. In terzo luogo, gli alleati della Russia in Eurasia, BRICS, Organizzazione di Shanghai, ecc, che già non guardano la leadership di Mosca con approvazione avrebbero sospettato un tentativo di “resuscitare l’URSS” o di sostituire gli USA per dettare la propria volontà al mondo, e avrebbero abbandonato tutti i programmi comuni. Alcuni avrebbero pensato che se l’esercito può essere inviato in Ucraina, può essere inviato anche altrove. Altri ancora, più intelligentemente, sarebbero giunti alla conclusione che non era saggio legarsi a un Paese che non prevede le conseguenze delle proprie azioni. Così, invece di tutto ciò abbiamo avuto Minsk. Cosa ha fatto la Russia per averlo?
_74727052_ukraine_donetsk_luhansk_referendum_624 Prima di tutto, da Slavjansk a Minsk, i cittadini russi che diressero la rivolta e che, come Portos, combattevano per combattere, furono sostituiti da controllati abitanti locali. La leadership di RPL/RPD divenne presentabile. Potevano presentarsi senza sentirsi chiedere: “Perché la rivolta nazionale in Ucraina è guidata da cittadini russi?” L’anarchia incontrollabile del tutto imprevedibile fu trasformata in normale struttura organizzativa. I “comandanti” sul campo che combattevano senza supporto logistico e che ritenevano che i “civili” fossero un fardello, sono divenuti ufficiali degli eserciti di RPL RPD. Strutture amministrative civili normali furono create tra Minsk 1 e 2. Il banditismo e i furti sventati. Una parvenza di sistema finanziario ed economia delle repubbliche fu instaurata. In generale, le strutture hanno permesso una vita normale (anche se sotto tiro). Le repubbliche non sarebbero sopravvissute senza questi cambiamenti impercettibili ma fondamentali. Le “oche selvatiche” non sarebbero sopravvissute senza il sostegno popolare, e la popolazione ha rapidamente smesso di sostenere coloro che combattono per tornaconto personale nel territorio in cui vive la popolazione, e che non si preoccupano di come la popolazione debba sopravvivere. Inoltre, la Russia ha costretto Kiev, scalciando e urlando, a sedersi con gli insorti, quindi de-facto riconoscendoli come partito legittimo nei negoziati. Poi Merkel e Hollande apparvero nello stesso tavolo nella seconda fase. Mosca ottiene ciò che richiedeva l’accordo di associazione con l’Ucraina, il dialogo diretto con l’Europa sull’Ucraina. Ora, con il gruppo Karasin-Nuland, vi è anche una piattaforma per il dialogo diretto con gli Stati Uniti. Tutto ciò che Washington ha cercato di evitare per 18 mesi, è accaduto. Gli Stati Uniti, contro i propri desideri, hanno riconosciuto il loro coinvolgimento nella crisi ucraina (la versione ufficiale precedente parlava di lotta al regime corrotto del popolo ucraino). Ora Washington e Bruxelles sono responsabili dello svilupparsi della situazione politica e giuridica. E’ impossibile pretendere che la Russia tiranneggi i deboli, mentre gli Stati Uniti non ne siano coinvolti. Poroshenko, che ha chiesto negoziati diretti con Putin, si trova ora nella stessa sala d’attesa con Zakharchenko e Plotnitskij, in attesa di vedere ciò che le vere parti in conflitto decidono. In terzo luogo, mentre la guerra continua e continuano i negoziati a Minsk, vi è la crescente delusione dei politici ucraini, che promettendo vita facile hanno portato la guerra invece, verso l’Europa che non li aiuta, e gli Stati Uniti che non li salvano. Il processo può essere lento, ma continua. Proprio come l’acutizzarsi delle contraddizioni nel regime. I ragni nel vaso iniziano a mangiarsi l’un l’altro. Ciò significa che quando l’Ucraina si sarà liberata del regime nazista, solo gruppi marginali della popolazione continueranno a rifiutare la Russia (nazisti, intellighenzia liberale e i burocrati che perdono il posto con lo svanire dello Stato, per esempio gli agenti di MVD e SBU, neo-banderisti e gli ideatori della nuova storia ucraina). Gli altri, delusi dalla scelta europea, non avranno altra alternativa che rivolgersi a Mosca; si deve vivere in qualche modo.
Idealmente, in caso di piena attuazione, il piano degli “operatori di pace” otterrebbe tutto questo senza perdite e battaglie, ma dopo. L’Ucraina federata con una nuova costituzione e ampie autonomie non solo riconoscerà la Crimea come parte della Russia (la Crimea non sarà menzionata come territorio ucraino nella nuova costituzione), ma a poco a poco s’integrerà nelle Unione Eurasiatica e Unione doganale. Semplicemente non avrà altro posto dove andare. Né Stati Uniti, né Unione europea sostengono l’Ucraina. Quel piano era fattibile? No. Alcun piano ideale potrà mai essere attuato completamente. Va già bene se si arriva a metà. Gli Stati Uniti volevano trascinare la Russia in un conflitto e fare dell’Ucraina un Vietnam. Pertanto Kiev non era assolutamente disposta a negoziare ed ha aggredito il Donbas prima ancora di avere il pieno controllo dell’esercito. Di conseguenza, Minsk è una piattaforma per le manovre di Mosca e Washington per creare un Vietnam e indicare l’aggressore alla comunità internazionale. Finora la Russia ne è uscita al meglio da tali manovre. Ma le manovre finiscono. C’era una situazione unica la scorsa settimana, quando l’amministrazione Obama ha mostrato interesse per la soluzione pacifica del conflitto. E’ comprensibile. Deve lasciare l’Ucraina entro il 2016 senza perdere la faccia, altrimenti i democratici non potrebbero neanche partecipare alle elezioni. Il GOP li farebbe a brandelli per “indecisione”. Il regime di Kiev, nonostante i patriottardi che urlano sulla crescente forza delle FAU, è sempre più debole, come accadrebbe a qualsiasi regime che istiga la guerra civile in un Paese in bancarotta. La vecchia Europa, anche se non ha il coraggio di lasciare l’ombrello statunitense, non è contenta delle perdite connesse alla necessità di dimostrare “solidarietà atlantica”. L’UE vuole voltare pagina. La situazione generale in e intorno l’Ucraina è sempre più fuori dal controllo degli Stati Uniti. Obama cerca di preservare, attraverso il compromesso, la possibilità di giocare sul tavolo ucraino in futuro. La leadership della Russia potrebbe aiutarlo. Il Cremlino batte costantemente la Casa Bianca, e l’adesione dell’Ucraina ai programmi d’integrazione della Russia non è più questione di principio come un paio di anni fa. Si possono attendere con calma gli eventi, dopo tutto Kiev non ha nessuno a cui rivolgersi; l’UE non vuole ammetterlo, ma non darà soldi e l’economia è già distrutta. Tutto ciò che rimane è inchinarsi alla Russia. Ciò le consentirà di risparmiare l’Ucraina anche perché non ha bisogno di una zona con 40 milioni di poveri ed instabile ai suoi confini. Tanto più che i cittadini ucraini, indistinguibili da quelli russi, diffonderebbero l’instabilità in Russia. Ma sono assolutamente certo che lo scenario di pace, sebbene avvantaggi gli interessi a lungo termine russi e statunitensi, non passerà. I “falchi” di Washington sono troppo forti. I due partiti perseguono una campagna basata sul rafforzamento delle sanzioni contro la Russia. L’ammissione del fallimento in Ucraina (quale sarebbe l’assenso degli Stati Uniti al compromesso) porrebbe fine anche a molte carriere promettenti nella CIA e dipartimento di Stato. I politici di Kiev non possono cambiare la propaganda, rinunciare alla guerra e raggiungere un accordo con il Donbas. Perché allora diverrebbero nemici non solo degli antifascisti, ma anche dei fascisti. Per cosa si combatte se avranno un’eventuale accordo alle condizioni proposte prima della guerra? I nazisti convinti dei battaglioni di volontari, e la parte motivata dell’esercito per cui la guerra è una questione di principio, potrebbero non perdonare tale “tradimento”. E’ una cosa quando un esercito demoralizzato e sconfitto si arrende. Qualcos’altro quando gli ufficiali ritengono che i politici hanno “rubato” la vittoria. In altre parole, tutto fa pensare che, nonostante una certa riduzione delle tensioni con i negoziati, una grande guerra in Ucraina sia inevitabile e una provocazione finalizzata a scatenarla sia già stata elaborata dagli Stati Uniti. Anche se non possono attuare il loro piano di pace ideale, gli “operatori di pace” hanno ottenuto un risultato eccezionale considerando le condizioni di partenza per una campagna militare. La Russia non è diventata l'”aggressore” per la maggior parte del pianeta. La situazione in Ucraina è in stallo dal punto di vista occidentale, e non può essere risolta senza la Russia, il che significa che la Russia non avrà fretta. Il prestigio internazionale della leadership russa è cresciuto, contrariamente a quanto dicono i patriottardi. Anche l’Egitto ha deciso di condurre esercitazioni congiunte con la nostra Marina nel Mediterraneo. L’Egitto, che dalla metà degli anni ’70 era sotto il pieno controllo degli Stati Uniti. Non è nemmeno un gesto, ma la campana che suona a morto per l’influenza di Washington in Medio Oriente.
E chi teme che, a causa dell’invasione “ritardata”, la propaganda nazista a Kiev crei milioni di zombie che odieranno la Russia per generazioni, vorrei ricordare che la maggior parte di coloro che combattono contro i russi del Donbas, creando l’attuale Ucraina russofoba, crebbero e si politicizzarono con la propaganda comunista che operò costantemente ed efficacemente per 74 anni. Ciò che appresero era completamente diverso da quello che fanno oggi.

Federal_States_of_New_Russia_in_Ukraine_(Envisaged)Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La propaganda di Surkov

Rostislav Ishenko Fort Russ 16 giugno 2015

Vladislav Surkov e Valdimir Putin

Vladislav Surkov e Valdimir Putin

In realtà, il secondo articolo avrebbe dovuto essere chiamato “Da Slavyansk a Minsk”, ma sarà il terzo perché il primo articolo (“Militaristi contro operatori di pace”) ha causato grande agitazione per i miei sentimenti personali su Strelkov, non una ragione sufficiente per dedicarvi un articolo. Non era necessario neanche menzionare Strelkov esaminando i concorrenti concetti di risoluzione del conflitto nel Donbas, e non sarei tornato sul tema. Non mi piace scrivere di persone che non mi piacciono. Dopo tutto, un testo su chiunque è solo altra PR. Ma quando due giorni dopo la pubblicazione dell’articolo ho ricevuto telefonate da tre blogger noti e importanti che sostenevano all’unanimità di essere estremamente preoccupati per la retorica di Strelkov, e soprattutto di avere un notevole supporto nei circoli patriottici (anche se più che dimezzato nell’ultimo anno), pensai che forse avrei dovuto dire di più. Vale la pena scriverne perché se non avessi scritto l’articolo, non avrei saputo che Strelkov li preoccupa, il che significa che la gente ha semplicemente paura di esprimere la propria opinione su tale persona. Non scrivono nulla di lui, né bene, né male, semplicemente l’ignorano. Hanno paura di essere accusati di diffondere “propaganda di Surkov”, pagata con il suo denaro. Beh, io non ho paura. Le continue isteriche informazioni sono una delle ragioni del mio atteggiamento negativo verso Strelkov e il gruppo di propagandisti che lo segue. Se la discussione con gli avversari s’è ridotta ad accuse generiche e calunnie isteriche, significa che la squadra è estremamente poco professionale e si occupa solo dell’informazione. Isterie e accuse vengono diffuse quando, e solo quando, si è a corto di argomenti a sostegno della propria posizione. Una delle persone che lavora con la squadra di Strelkov è l’eccezionale professionista della guerra d’informazione Boris Rozhin (del blog Colonnel Cassad), il cui potenziale praticamente non viene utilizzato se non se ne seguono i toni. Perciò Strelkov, apparso come icona dell’opposizione patriottica alle autorità, ha perso metà dell’approvazione tra il pubblico da più di un anno (mentre il suo gradimento resta ancora piuttosto alto, non si può più parlare di posizione dominante). Sono sicuro che se Rozhin puntasse alla leadership, e non Strelkov, osserveremmo che la tendenza costante all’isteria anti-Surkov ormai comica (dato che nessuno ha “abbandonato” il Donbas, piuttosto al contrario le repubbliche si sono rafforzate), verrebbe sostituita da ben intenzionata e ben argomentata propaganda. Per inciso, il fatto stesso dell’attacco a Surkov organizzato da Strelkov, continuato dalla sua squadra, è un aspetto negativo per me. Posso senza esitazione dire che se dovessi scegliere se lavorare con Strelkov o con Surkov, sceglierei il secondo, e non per denaro. Tutti pagano. Le persone che fanno i PR di Strelkov non vivono di Spirito Santo. Tanto più che i ruoli attivi in quella squadra sono di individui che non si svegliano la mattina per la libertà, e che ormai hanno alti stipendi.
Ecco il mio ragionamento. Mi ricordo tre (forse ce ne sono altri, ma non ne sono a conoscenza) problemi di fondamentale importanza per il Paese e che Putin ha incaricato Surkov di affrontare. Soppressione delle operazioni dell’informazione dell’opposizione del “nastro bianco” tra 2005 e 2013, quando rappresentava un pericolo reale e non era, come oggi, una banda di emarginati patetici a cui solo i poltroni badano. Tra l’altro, molti degli attuali “patrioti” allora indossavano sfacciatamente nastri bianchi. Poi ci fu l’Abkhazia, dove era necessario risolvere rapidamente il conflitto intra-elite per privare gli Stati Uniti della capacità di giocare sui conflitti locali. E quindi l’Ucraina. Inoltre Surkov ebbe la missione quando la crisi cominciava a trasformarsi in guerra civile. Dato che Putin l’incarica costantemente di affrontare le crisi, posso trarre due conclusioni:
Il Presidente si fida di lui. I Compiti assegnatigli sono svolti bene, il che significa in modo professionale (altrimenti sarebbe stato sostituito molto tempo fa). Un’altra osservazione. I termini “propaganda di Surkov” e “denaro di Surkov” (felicemente e attivamente sparsi dagli strelkoviti) sono apparsi qualche anno fa, quando la televisione russa riprese diversi alti oppositori ricevere istruzioni dall’ambasciata degli Stati Uniti. Non sapevano nulla di “propaganda di Surkov” prima di andarci, ma quando ne uscirono sapevano già tutto. Dato che gli Stati Uniti sono il nostro nemico, se a loro non piace la “propaganda di Surkov” vuol dire che Surkov agisce correttamente. Non so come sia Surkov come persona, ma la sua attività politica (almeno quella che vedo) non mi causa problemi. Viene costantemente accusato di certi scopi segreti, ma le prove sono “tutti sanno” e il varietà “Strelkov l’ha detto”.
Igor_Strelkov_-_EDM_August_15__2014 E chi è questo Strelkov a cui dovrei credere sulla parola? Non è una domanda retorica. Già nell’aprile 2014 fui inorridito da un individuo che, pubblicamente e con telecamere presenti, si presentò come “colonnello del FSB” che organizzava la rivolta armata in Ucraina. Un agente dei servizi speciali che svolge una missione segreta in territorio straniero non può abbandonare la sua copertura. Le “persone istruite” sorridono alla domanda “chi sei?”, o al massimo rispondono che sono milizie locali che acquistano armi e attrezzature da “Caccia e Pesca” nel negozio locale (e questi sono soldati semplici, e non “colonnelli del FSB”). È possibile trovare una descrizione dettagliata di come lui e altri 52 “decisero” che il Donbas apparisse come la Crimea su internet. Voglio solo puntare la vostra attenzione su un fatto, un individuo che si definisce “colonnello dell’FSB” ammette di essere sul territorio di un altro Paese per organizzarvi una rivolta armata ed anche di giustiziare cittadini di un altro Paese per “saccheggio”. Oltre a questo il “monarchico ortodosso”, affermò di aver ucciso persone in base al “Decreto del Comitato di Difesa del 22 giugno 1941 adottato dai tribunali militari”. In altre parole, citava un atto giuridico da tempo finito di uno Stato comunista (URSS) che aveva cessato di esistere un quarto di secolo fa e che egli, “monarchico ortodosso” ed estimatore del movimento dei bianchi, non dovrebbe ritenere legittimo. Non sa nemmeno essere sarcastico, semplicemente non capisce cosa e come viene percepito. Tutto sommato, è abbastanza per farti convocare perfino a L’Aia. Quindi non rimasi sorpreso quando vidi su Wikipedia informazioni sul suo più modesto rango. Come ho già scritto, non ero tanto sorpreso da questo assai giovane ex-colonnello dell’FSB, ma piuttosto dal suo comportamento assolutamente inadeguato per un agente dei servizi speciali. Inoltre, il colonnello non aveva commilitoni con cui condividere i ricordi della brillante carriera. Mi piacerebbe sapere se i giornalisti che hanno già cercato hanno trovato nulla? Basta che non si venga a dire che l’FSB ha posto un blocco. La sola conferma del suo presunto servizio nella apparato centrale dell’FSB è l’intervista con il “Generale Gennadij Kazantsev”, estremamente sospetta e che sembra un pessimo falso. L’autore dell’intervista rileva modestamente che Kazantsev non è un vero e proprio cognome, ma il vero cognome è noto a lui. Allora, perché nasconderlo? Ci sono dettagli sufficienti nell’intervista nell’ufficio dello Stato maggiore del FSB per capire istantaneamente chi guidava il direttorato e quando. Inoltre, l’intervista reca la foto di una persona, descritta raffigurante il generale da giovane in Afghanistan. Così è possibile pubblicare la foto, ma non farne il nome? Inoltre, come pseudonimo hanno preso il cognome del vero Generale Viktor Kazantsev divenuto noto nel corso della guerra cecena. E la storia di come Strelkov fu accettato nel FSB è una soap opera per casalinghe. Un paio di colonnelli del FSB sorvegliavano potenziali terroristi monarchici (perché due colonnelli del FSB non hanno niente di meglio da fare) e inciamparono sull’intellettuale Strelkov che li impressionò così tanto che subito l’accolsero nel FSB, anche se ciò sarebbe illegale. C’è un’altra incoerenza nelle date: diverse versioni della biografia di Strelkov indicano che iniziò il servizio nel FSB nel 1993 o 1998, ma il “Generale Kazantsev” “ricorda” il 1995. Ma nel 1998-2000 pubblicò due articoli su Zavtra, e nel 2011 fu corrispondente freelance di ANNA News. Un’occupazione piuttosto difficile per un ufficiale del FSB dalla carriera di successo. Naturalmente chiunque può modificare Wikipedia in modo che i dati possano essere sbagliati. Ma anche la squadra di Strelkov può modificare Wikipedia. Per di più, dato che Strelkov è un personaggio pubblico, la sua biografia finemente sintonizzata avrebbe dovuto essere preparata da una squadra e messa su internet, in modo che Wikipedia possa essere corretta nel caso sbagliasse. I colleghi del servizio di Strelkov (almeno quelli in pensione) avrebbero rilasciato interviste di continuo. Fotografie in uniforme e con compagni della Direzione sarebbero state pubblicate. O forse qualcuno pensa che gli ufficiali dell’FSB non si facciano foto? In altre parole, non vi è nulla. Un’oscura biografia di chi commuta un paio di guerre altrui, come quella in Jugoslavia, per far sembrare di avervi servito. Quando non c’era una guerra di suo gradimento, s’impegnava in rievocazioni storiche. Con tutto ciò, sembra una persona molto difficile. Riuscì a insediarsi con la maggior parte dei suoi colleghi e collaboratori nel Donbas. Compreso il vecchio amico Borodaj.
Le due cose che non mi piacciono nelle persone in generale e nei politici, in particolare, sono l’assenza di professionalità e la disonestà. Quando un personaggio oscuro con una biografia poco chiara appare dal nulla e inizia a dare a Stati Uniti e Kiev la “prova” dell'”invasione russa” sotto forma di “resistenza organizza da un Colonnello del FSB”, e poi dedica tutta la carriera politica ad attacchi infondati ai funzionari del Cremlino che gestiscono la crisi in Ucraina (e in realtà anche se Strelkov non lo dice apertamente, attacca il Cremlino, Putin, la sua politica interna dei compromessi nazionali, così come la cauta ma altamente efficace politica estera), devo pormi una domanda: ciò avvantaggia gli interessi nazionali della Russia? Anche l’isteria anti-Cremlino è accompagnata da un ipocrita biasimo sulla “morte della popolazione del Donbas”, perché l’uomo che dice “ho avviato la guerra” non ha il diritto di fingere preoccupazione per le vittime della guerra che ha iniziato. Era esattamente ciò che gli Stati Uniti volevano, trascinare la Russia in un conflitto e avere la prova della sua aggressione. Eccolo un “colonnello del FSB ” che “su ordine di Putin” ha iniziato la guerra. Tutto ciò è stato fatto per inviare l’esercito in Ucraina. Noi non sappiamo se Mosca prevedesse d’inviare l’esercito in Ucraina. Ci sono due versioni:
1. I piani per l’invio dei militari esistevano, ma furono abbandonati per una serie di circostanze (internazionali, economiche, militari). Se è così, allora le attività di Strelkov introdussero un elemento d’incertezza (in quanto non era chiaro cosa succedeva e chi aveva iniziato), che potrebbe essere stato uno dei tanti argomenti contro l’invasione (non il principale, ma sicuramente uno).
2. L’azione fu inizialmente un bluff. Tale scenario mi sembra più probabile, perché Putin non fa ciò che ci si aspetta da lui. Nessuno si aspettava la “gente educata” in Crimea, ma arrivò. Dopo, tutti erano certi che l’esercito russo avrebbe preso il Donbas in qualsiasi momento. Ufficialmente non c’è ancora. Tuttavia, era un bluff e la Russia decise di avere l’Ucraina senza guerra, poi le azioni di Strelkov costrinsero il Cremlino a correggere al volo la propria strategia.
Ma non importa lo scenario, le azioni di Strelkov non aiutarono la leadership della Russia ad attuare i propri piani. E per inciso, la legge dà alla leadership russa il diritto di chiedere a Strelkov perché ha fatto ciò che ha fatto (ma non gli conveniente farne una vittima del regime), e la leadership russa non deve spiegarsi a lui. L’aiuto della Russia è cresciuto ed è diventato pubblico mentre la leadership delle repubbliche passava da cittadini russi a funzionari locali. Poiché i locali sono gli insorti, e se l’insorto principale è un “colonnello del FSB”, lui è l’invasore di cui l’intera comunità internazionale si preoccupa. E il Paese in nome del quale opera deve o sconfessarlo o accettare la responsabilità di un’aggressione non provocata. Entrambe le opzioni erano dannose per la Russia. E il “colonnello” si prende il merito del fatto che, quando gli fu chiesto di lasciare il Donbas, si dimise rapidamente. L’intera storia del richiamo di Strelkov rivela l’umanità delle autorità russe. Gli Stati Uniti avrebbero semplicemente inviato un assassino (molte persone muoiono in guerra, dopo tutto), oppure gli avrebbe dato il trattamento dato a Noriega per narcotraffico, ma la Russia semplicemente lo convinse ad andarsene in vacanza. In parallelo, il mosaico di milizie divenne un esercito regolare, e l’autorità dei comandanti sul campo “fu sostituita da un’amministrazione regolare. Questo è di notevole importanza, perché è facile entusiasmarsi per l'”eroe nazionale” che combatte da qualche parte fin quando si ha un’amministrazione normale ed efficace. Ma vivere sotto l’autorità di un comandante sul campo è un dubbio privilegio. Non opera in conformità alla legge, ma della giustizia. Ma ognuno di noi ha una versione diversa di giustizia. Era occupato a combattere la guerra e la popolazione civile (soprattutto se non può far avanzare il suo esercito, ma al contrario, richiede risorse) è semplice zavorra. In altre parole, possiamo discernere la posizione della Russia volte a garantire che le autorità di RPD/RPL passasse ai dirigenti locali, stabilendo l’ordine locale dell’amministrazione civile e militare, sostituendo l’anarchia con un governo normale con cui poter lavorare anche a livello internazionale. Questi obiettivi sono stati perseguiti in parte con distribuzione e ridistribuzione di aiuti in base a fedeltà e flessibilità di questo o quel comandante. E’ logico che chi riceve l’assistenza debba rispettare gli interessi. Flessibilità non è un peccato mortale, ma piuttosto un valore che permette di pianificare le operazioni di combattimento.

Conclusioni:
1. Non credo che solo Strelkov abbia iniziato la guerra (anche se fu importante).
2. Non credo che Strelkov abbia impedito a Putin d’inviare l’esercito, ma aggiunse incertezza e le sue azioni nel Donbas furono una provocazione destinata a costringere la Russia a fare una scelta: o inviare i militari e indebolire notevolmente la sua posizione nel confronto con gli Stati Uniti, o rifiutare d”inviare i militari e indebolirne il prestigio interno.
3. Non credo che Strelkov abbia capito ciò che faceva, sono sicuro che è stato usato. Non dagli Stati Uniti (anche se hanno beneficiato delle sue azioni fino ad oggi). Fu usato dallo spettro politico russo che intende radicalizzare politica interna ed estera ed è disposto a rischiare di fratturare la società russa (cancellando il consenso nazionale), mentre affronta gli Stati Uniti. Questa è una politica altamente avventurista e Putin non lo è. In generale, la mia valutazione di Strelkov è che sia molto ambizioso ma piuttosto limitato, facendone un facile strumento. Fu molto fortunato a non morire in Jugoslavia o Transnistria, riuscì a fuggire da Slavjansk, e non solo è libero, ma fa politica. È un politico, anche se finora senza alcuna base. Qui finisce la nostra storia su Strelkov. Come ho già detto, non è essenziale per le ulteriori analisi del problema, un problema veramente grande e interessante.

Vladislav Surkov

Vladislav Surkov

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossia: “Militaristi” contro “operatori di pace”?

Rostislav Ishenko Fort Russ 11 giugno 2015_77157696_ukraine_convoy_20140825_624Leggo ogni giorno del panico su come il governo russo “aiuti il nemico”, di come l’esercito ucraino sia ora incredibilmente potente, “del tradimento della Russia” sostenendo l’equazione tra golpisti di Kiev e Donbas che annega nel sangue. E la domanda: “Perché non fu possibile impedire che la junta arrivasse al potere?“, come si sente costantemente in TV, sui social media anche nelle chiacchiere fra politici. Penso che dovrò scrivere più di un articolo su tale argomento, se non altro perché, con la situazione del Donbass che si aggrava, ancora una volta Kiev fa dichiarazioni aggressive sulla Transnistria, e gli Stati Uniti nemmeno tentano di celare le minacce nei confronti della Russia. La domanda “quanto tempo dovremo sopportare tutto questo?” comincia ad occupare anche gli esperti più riservati e importanti. Dato che i media patriottici hanno inizialmente lanciato Strelkov quale “eroe della resistenza della Novorossia” e ideatore del mito “Surkov il pacificatore“, cominciamo da lui. Inoltre, devo qualificare le mie osservazioni affermando che il confronto tra “militaristi” e “operatori di pace” è ora molto più di un semplice disaccordo personale tra un partigiano carismatico e un assistente presidenziale. Il movimento “militarista” è in opposizione al governo russo su posizioni radicali, e Strelkov da tempo non n’è l’icona, o la sola icona (avendo perso gran parte di autorità e carisma per una campagna di PR assai mal concepita), e non solo Surkov è il bersaglio di critiche non costruttive, ma anche Putin e l’intero governo russo. Più di sei mesi fa avvertii, in un articolo dedicato proprio alla creazione dell'”opposizione militarista”, che costoro, giocando sul desiderio comprensibile della popolazione di vincere rapidamente “con poco spargimento di sangue e altro territorio” criticano lo Stato quale presunto rappresentante degli interessi degli oligarchi cercando di suscitare diffidenza sociale persistente verso Presidente e governo e diffondendo sospetti sul “tradimento nelle alte sfere”, sono molto più pericolosi per la stabilità della Russia dei liberali contro cui i “militaristi” presumibilmente combatterebbero. I liberali sono deboli, emarginati, impopolari, privi di capi seri e la gente non ne sostiene la disponibilità a capitolare nel confronto globale tra Russia e Stati Uniti. I “militaristi” operano in modo simile ai loro predecessori del 1915-1917, quando Nicola II fu deposto a suon di grida sull’incapacità del governo russo di tutelare gli interessi della Russia, un atto che portò al crollo della dinastia, monarchia e Russia stessa che solo negli anni ’40 riuscì, grazie ad una felice coincidenza, a recuperare i territori persi a causa di tale attività “patriottica”.
218071_ns Com’è iniziato tutto ciò nella primavera del 2014? Le autorità russe concentrarono truppe al confine ucraino tra marzo e aprile; una forza sufficiente per l’invasione. Putin ebbe il permesso del Consiglio della Federazione di utilizzare le forze armate fuori dai confini della Russia, e il legittimo presidente dell’Ucraina Janukovich fece appello alla Russia per sopprimere la rivolta. Le dichiarazioni di Putin ai media della Russia, e anche la sicura promessa di Janukovich, nella conferenza stampa di Rostov, di tornare a Kiev in breve tempo, lasciavano pochi dubbi sulla Russia pronta a fornire assistenza militare alla Primavera russa a livelli di gran lunga superiori della Crimea. Ma qualcosa successe a fine aprile. La retorica di governo e media russi cambiò, le forze rientrarono nelle loro basi permanenti e il conflitto divenne prolungato e d’attrito. Secondo i militaristi la “quinta colonna al Cremlino ha costretto Putin a fare concessioni e cercare un accordo con gli Stati Uniti sul Donbas“. Era uno scenario bizzarro buono solo a spaventare le casalinghe. L’esercito russo fu gravemente coinvolto nella crisi ucraina dall’inizio. Per capirne la posizione, è sufficiente ricordare che i generali russi erano ancora scontenti di come nel 2008 “non ebbero il permesso di prendere Tbilisi“. Questo è comprensibile. I militari esistono per vincere, e migliore indicatore di una vittoria è la parata nella capitale nemica catturata. Le posizioni di FSB, SVR, MFA sarebbero un po’ più sofisticate di quelle dei militari, ma non per questo meno patriottiche. L’ala finanziaria-economica del governo potrebbe aver insistito nel ritardare la fase attiva dell’operazione, sostenendo che l’economia russa doveva prepararsi ad eventuali sanzioni, ma la sua posizione sarebbe stata influente solo se le sanzioni erano inevitabili. Tuttavia, furono introdotte solo dopo che il Boeing malese fu abbattuto sul Donbas. Pertanto, il rischio poteva sembrare giustificabile all’inizio della primavera. Ma ciò che fecero i “militaristi” in quel momento fu valutare la situazione come preludio dell’invasione russa dell’Ucraina, ripetendo la provocazione del governo polacco in esilio a Londra la cui direttiva alla rivolta a Varsavia fu lanciata il 1° agosto 1944. I “militaristi” (come scrivono loro stessi) speravano che la Russia avrebbe inviato truppe tra aprile e maggio, quando in Donbas, Odessa, Kharkov, Zaporozhe, Dnepropetrovsk, Kherson, Nikolaev la resistenza della Primavera russa si sviluppava con diversi gradi di intensità e successo. L’esercito ucraino esitava, l’MVD era in attesa ed anche il più americanizzato SBU non godeva della fiducia di Kiev. E poi, all’improvviso, apparve a Slavjansk qualche unità guidata da Strelkov (che si definiva colonnello dell’FSB, anche se Wikipedia ci dice che si è ritirato da sottufficiale, cosa che corrisponde a età, istruzione e durata del servizio). Il 13 aprile l’unità s’impegnò in uno scontro a fuoco in un posto di blocco, che costò la vita ad agenti del SBU. Il 16 aprile attaccò una colonna della 25.ma Brigata aeroportata. Non ci furono vittime, ma i paracadutisti rinunciano a veicoli ed armi personali, alcuni addirittura si unirono alla milizia. Fu proprio il 13 aprile che Kiev annunciò il lancio dell’ATO con partecipazione militare, che portò alle prime schermaglie che costarono la vita a personale militare e dei servizi speciali ucraini, morti che dovevano essere vendicati. Kiev utilizzò la 25.ma Brigata, che fu quasi sciolta e processata quale esempio da mostrare delle conseguenze negative nel dialogare parlare con la milizia. Per inciso, la riformata 25.ma Brigata, ulteriormente rafforzata dai nazisti di Dnepropetrovsk, è una delle formazioni ucraine più pugnaci.
I “militaristi” non volevamo tanto, ma un pezzo di “territorio liberato” dall’invasione russa al fine di diventare parte del nuovo governo. Nemmeno nascosero di sognare di creare in Novorossia uno Stato in cui vedere la Russia che volevano, seguendo l’esempio di Varsavia che iniziò la rivolta in modo che l’Armata Rossa incontrasse un nuovo “governo” nella capitale “liberatasi in modo indipendente”. Ora mettiamoci nella posizione del Cremlino. In una situazione di confronto serio con Washington (e non solo sull’Ucraina), quando va presa una decisione equilibrata e ponderata da cui dipende il destino della Russia, appare improvvisamente l’incertezza nel Donbas sotto forma di gruppo di “militaristi” che inizia una guerra privata e prevede di costruire la “Russia alternativa nella Novorossia”, aspettando Putin che invia truppe, non tanto per sostenere la primavera russa, ma per soddisfare le loro ambizioni politiche. Non esagero. Strelkov ha detto in un’intervista qualche mese dopo aver lasciato il Donbas, che iniziò la guerra aspettandosi che Putin l’avrebbe sostenuto. In generale, non importa quale sia il tuo grado, ma iniziare una guerra nel nome di una superpotenza e ponendo pretese al suo comandante in capo è un reato punibile con il plotone di esecuzione sul posto. Strelkov, per sua stessa ammissione, aveva ucciso persone per assai meno a Slavjansk. Pertanto, i “militaristi” avevano introdotto un elemento di incertezza che potrebbe aver sconvolto i piani del Cremlino. Forse ci furono altri motivi, forse anche una serie di essi tra cui l’impreparazione dell’Europa nel percepire correttamente le azioni della Russia in Ucraina. Ma il fattore “militarista” va anche considerato. Nessun leader responsabile può prendere una decisione che potrebbe avere conseguenze globali, quando in un momento critico è controllato da parvenu incomprensibili che possono essere tanto idealisti quanto dei provocatori. Così i “militaristi”, che ora lamentano il destino del Donbas, dovrebbero anche ricordare che nella primavera 2014 cercarono di usare quella stessa popolazione come materia prima per la propria politica interna russa. In parte ci riuscirono, altrimenti non discuteremmo del problema “militarista” oggi. Come ho già scritto, ciò fa parte del passato, ma dovremo ritornarci per valutare correttamente alcuni miti pseudo-patriottici. L’analisi completa della “posizione militarista” nella guerra Donbas richiederà più di uno o due articoli.

00-donetsk-01-24-05-14Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: cosa resta di Minsk?

Jacques Sapir, Russeurope 6 giugno 2015rtr4p7j3La situazione in Ucraina e nelle zone ribelli del Donbas si deteriora gradualmente. I combattimenti degli ultimi giorni, certamente limitati, sono stati i più violenti dal gennaio 2015. L’accordo “Minsk-2″ è in procinto di decadere e ciò è dovuto soprattutto al governo di Kiev. Era prevedibile. Dobbiamo quindi rivedere la situazione per cercare di capire come ci si é arrivati.

Le violazioni del cessate-il-fuoco
Il cessate-il-fuoco dichiarato dopo gli accordi di Minsk-2 non è mai stato pienamente rispettato. Gli osservatori dell’OSCE insistono che tali violazioni siano, il più delle volte, opera delle forze di Kiev. I bombardamenti da fine maggio sono gradualmente aumentati, provocando la “controffensiva” delle forze ribelli su Marinka. Ma, dopo aver preso il controllo della cittadina, dove osservatori guidavano il tiro dell’artiglieria delle forze di Kiev, le forze ribelli non sono andate oltre. Il discorso del 4 giugno del presidente Poroshenko a Kiev, al parlamento (Rada), dove ricordava le migliaia o decine di migliaia di soldati russi nel Donbas, va preso per ciò che è: propaganda [1]. Kiev ha ovviamente voluto giocare la carta della strategia della tensione per cercare di ricucire con i sostenitori internazionali che appaiono disintegrarsi. Il meno che si possa dire è che tale tentativo s’è invece rivolto contro gli autori. Tali violazioni del cessate il fuoco non indicano solo la possibile ripresa dei combattimenti. Sono significativi solo nel contesto della non applicazione dell’accordo di Minsk-2. Ricordiamo che l’accordo di Minsk-2 ha un’importante componente politica oltre che militare (cessate il fuoco, scambio di prigionieri). Tale componente politica riguarda la federazione dell’Ucraina nel rispetto dell’integrità territoriale del Paese, con notevole autonomia concessa a Lugansk e Donetsk. Fin dall’inizio, il governo di Kiev ha dimostrato forte riluttanza ad attuare la parte politica dell’accordo. Ma se non procede all’applicazione dell’aspetto politico, la questione militare necessariamente riemergerà. Ecco perché c’è l’impasse politica che rischia la ripresa di ampi scontri.

Il campo di battaglia
Qui dobbiamo dire che da entrambe le parti c’è chi chiede la ripresa delle ostilità. Riguardo Kiev, i vari gruppi di destra, anche apertamente fascisti, ovviamente spingono per la ripresa dei combattimenti. Oltre a sperare nelle vittorie sul campo, tali gruppi sanno che conteranno nello spazio politico di Kiev mantenendo clima di ostilità e conflitto. Se la tensione scendesse, tali gruppi appariranno per ciò che sono, bande pericolose di eccitati nostalgici del nazismo. Altri elementi versano benzina sul fuoco: certi oligarchi che formano la spina dorsale del regime di Kiev e cercano di prosperare sugli aiuti militari (soprattutto statunitensi). Anche loro interessati a nuovi combattimenti. Gli insorti, ci sono gruppi e individui che si rammaricano che le forze di RPD (Donetsk) e RPL (Lugansk) non abbiano sfruttato le avanzate del settembre 2014. Al momento l’esercito di Kiev era in disordine. Era possibile riprendere Marjupol, e anche arrivare a Kherson. Se le offensive di RPD e RPL si erano fermate, ciò è dovuto all’intervento russo. Il governo russo chiarì agli insorti che dovevano fermarsi. E qui vi è uno dei paradossi della crisi ucraina: Unione europea e Stati Uniti avrebbero dovuto prendere in considerazione l’atteggiamento della Russia. Non è accaduto, contribuendo non poco a convincere la leadership di Mosca della malafede degli interlocutori. Se i rapporti sono così difficili oggi tra questi Paesi e la Russia, è anche dovuto al loro atteggiamento verso la Russia, quando quest’ultima ha fatto di tutto per calmare la situazione militare. Le relazioni di Mosca con RPD e RPL sono complesse. Coloro che vogliono ignorare l’esistenza dell’autonomia di Donetsk (più che di Lugansk) commettono un grave errore. Naturalmente, i leader di RPD e RPL cercano di avere buoni rapporti con la Russia, ma i loro obiettivi non necessariamente coincidono.

La vita nello status quo
Senza l’attuazione della componente politica dell’accordo di Minsk, la vita tende a basarsi sull’indipendenza di fatto di Lugansk e Donetsk. Ed è chiaro che è una vita tutt’altro che facile. La popolazione delle zone sotto il controllo degli insorti è di circa 3 milioni di persone, di cui 1 milione fuggito in Russia. I continui combattimenti impediscono qualsiasi seria ricostruzione, tranne il ripristino della linea ferroviaria tra Lugansk e Donetsk. Uno dei motivi, del resto, dei combattimenti e delle continue violazioni del cessate il fuoco da parte delle forze ucraine è la chiara volontà dei dirigenti di Kiev di tenere la popolazione del Donbass in un clima di grave insicurezza e terrore. Il governo di Kiev ha sospeso il pagamento delle pensioni, in qualche modo riconoscendo di non considerare più Lugansk e Donetsk di sua competenza. Ricordate anche che il governo russo aveva sempre pagato le pensioni in Cecenia quando Dudaev proclamò la cosiddetta “indipendenza”. Non è detto che la leadership di Kiev misuri le implicazioni legali delle proprie azioni. Uno dei punti dell’accordo Minsk-2 è garantire il ripristino dei pagamenti. Inutile dire che Kiev continua ad opporvisi. La popolazione in gran parte dipende dagli aiuti russi. Una produzione minima di carbone continua nelle miniere e in alcun impianti, ed era venduta a Kiev fino a dicembre. Poi, dopo la distruzione da parte ucraina della linea ferroviaria per Kiev, queste vendite hanno smesso e sono state sostituite dalle vendite in Russia. Insistendo su questo punto si provoca il progressivo impoverimento della grivna nel Donbas e l’ascesa del Rublo Russo. Inoltre, data la maggiore resistenza del rublo rispetto alla grivna, è divenuto mezzo di risparmio massiccio e unità di conto nel Donbas. Ma la questione della moneta che circola è eminentemente politica. Le autorità di RPD e RPL hanno tre opzioni: mantenere la grivna (e riconoscere che RPD e RPL sono repubbliche autonome nell’ambito dell’Ucraina), passare al rublo, che parrebbe l’annessione alla Russia, o creare una propria moneta e rivendicare l’indipendenza. Quest’ultima soluzione non è impossibile. Gli Stati baltici, prima di adottare l’euro, ebbero proprie valute. Ma solleva problemi estremamente complessi da risolvere. Infatti, sulla questione della moneta si basa quella del futuro istituzionale del Donbas. Le autorità di RPD e RPL, per il momento, mantengono la grivna. Ma la scarsità di banconote e la disponibilità del rublo potrebbero costringere tra alcuni mesi a cambiare idea. Va poi visto cosa comporta. Se Donetsk e Lugansk avranno lo status di repubblica autonoma nell’Ucraina, andrà rivista la Costituzione, o se passassero all’indipendenza di fatto, sarà riconosciuta dalla comunità internazionale? La Russia per ora invece sostiene il primo passo, mentre i leader di RPD e RPL non nascondono la loro preferenza per il secondo.

La posizione occidentale
Di fronte a una situazione che degenera per mancanza di volontà nell’attuare una soluzione politica, non vi è stato nelle ultime settimane alcun cambio di posizione di Stati Uniti e Unione europea. Gli Stati Uniti, attraverso il segretario di Stato John Kerry, sottolineano la necessità di Kiev di applicare l’accordo Minsk-2 [2]. Chiaramente gli Stati Uniti non intendono sopportare il peso dell’Ucraina, la cui economia si disintegra e potrebbe nei giorni o settimane prossimi chiedere il default sul debito, come sembra annunciare il fallimento delle trattative con i creditori privati [3] .A-Dette-UkrL’Ucraina, che in questi mesi subisce un’inflazione galoppante e la cui produzione potrebbe scendere del 10% nel 2015, dopo un calo del 6% nel 2014, ha disperato bisogno di massicci aiuti. Ma gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di fornirli. Guardano all’Unione europea, anch’essa riluttante. Naturalmente, il segretario di Stato alla Difesa Ash Carter insiste su nuove sanzioni alla Russia [4]. Ma questo attesta l’inefficacia delle sanzioni precedenti, ora accertata. La posizione francese comincia a cambiare dagli ultimi mesi. Non solo il Quai d’Orsay comincia a riconoscere che la questione non può essere riassunta come scontro tra “democrazia” e “dittatura”, ma si sente da certe dichiarazioni molta stanchezza sulle posizioni del governo di Kiev che non applica gli accordi di Minsk. Si comincia a rimpiangere, ma probabilmente è troppo tardi, l’adesione alla logica diplomatica dominante nelle istituzioni dell’Unione europea, che danno un peso sproporzionato alle posizioni polacche e baltiche sul tema. Il vertice UE del 21-22 maggio a Riga, infatti, suona la fine delle speranze ucraine e di certi Paesi vocianti nell’UE [5]. Anche la Germania comincia ad evolvere sul tema. Dopo aver adottato una posizione istericamente anti-russa per mesi, sembra essere sorpresa dal cambio di posizione degli Stati Uniti. Chiaramente, vedono che se gli USA riescono a scaricare il peso dell’Ucraina sull’Unione europea, la Germania avrà più da perderci. E’ estremamente interessante leggere nel verbale della riunione di Riga che l’accordo di libero scambio globale o Deep and Comprehensive Free Trade Agreement (DCFTA) è ora soggetto all’applicazione di un accordo trilaterale. Essendo due delle parti evidenti (UE e Ucraina) non si può che pensare che la terza sia la Russia, e quindi si dovranno riconoscere gli interessi di quest’ultima nell’accordo che lega l’Ucraina alll’UE. In realtà, siamo tornati alla situazione invocata dai russi nel 2012 e 2013, ma dopo un anno di guerra civile in Ucraina. Così sembra che solo la Gran Bretagna continui ad avere un atteggiamento aggressivo nei confronti della Russia, mentre altre capitali sono piuttosto stanche da corruzione, incompetenza e cinismo politico che dominano a Kiev.

La Russia in posizione di arbitro
Gli ultimi eventi dimostrano che la Russia è in realtà in posizione di autorità sul problema ucraino. La posizione ufficiale del governo russo chiede la piena attuazione degli accordi di Minsk-2. Ma d’altra parte, si sa che il tempo è dalla sua parte e potrebbe essere tentata di lasciare deteriorare la situazione. Incapace di riforme, vivendo una drammatica crisi economica, Kiev è già gravata da problemi seri. La guerra degli oligarchi continua nell’ombra mostrando chiaramente che nell’alleanza di governo a Kiev vi sono importanti differenze. La nomina da parte del presidente Poroshenko dell’ex-presidente georgiano Mikhail Sakaachvili, responsabile della guerra in Ossezia del Sud nel 2008 e accusato di abuso di potere nel suo Paese, a governatore della regione di Odessa mostra che Kiev diffida nettamente dei grandi feudatari ucraini, che potrebbero cambiare fedeltà all’improvviso. Una recente indagine mostra che la popolarità di Poroshenko è molto diversa in occidente e Oriente. Gli eventi degli ultimi 18 mesi non hanno eliminato l’eterogeneità politica e della popolazione in Ucraina.A-Sondage-UkrLa realtà del Paese, una nazione divisa e fragile attraversata da gravi conflitti, può essere mascherata per un certo tempo con repressione e terrore, come avvenuto negli ultimi mesi. Ma tali pratiche non risolvono nulla e i problemi rimangono. Ancora più importante, anche il governo ucraino capisce il ruolo economico delle relazioni con la Russia fino al 2013. Senza un accordo con la Russia, l’Ucraina non può sperare di riprendersi. Anche il governo russo lo sa. La Russia sa che vincerà: sia con il governo di Kiev che gradualmente diventa sensibile ai suoi argomenti sia con la disintegrazione dell’Ucraina. Preferirebbe vincere a costi minimi, sicuramente, ma non lesinerà sul prezzo da pagare con tale vittoria. Ricordiamo questi versi della poesia Gli Sciti:
La Russia è una sfinge. Felice e triste allo stesso tempo,
E coperta del suo sangue nero,
Guarda, guarda te”.4062015Note
[1] Sul tema delle forze russe nel Donbas e della “minaccia” all’Ucraina, si veda l’audizione del Generale Christophe Gomart, direttore dei servizi segreti militari, alla commissione per la Difesa Nazionale e le Forze Armate, 25 marzo 2015
[2] J. Helmer Naked Capitalism 19/05/2015
[3] Karin Strohecker e Sujata Rao, “L’Ucraina e i suoi creditori lontani da un accordo sul debito“, Thomson-Reuters, 6 giugno 2015
[4] Challenges
[5] Cfr La risoluzione finale

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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