Il grande blackout negli USA, manovra di Gotham Shield?

Alessandro Lattanzio, 23/4/2017Il 22 aprile 2017 si è avuto il più grande balck out della rete elettrica statunitense della storia. San Fransisco, New York e Los Angeles sono state le aree più colpite. Ognuna ha subito l’arresto delle attività commerciali e delle infrastrutture di base come telecomunicazioni, trasporti e reti elettriche. L’energia elettrica a San Francisco è fornita dalla Pacific Gas and Electric, a Los Angeles dal Department Water and Power e dalla Southern California Edison, e a New York City dalla ConEdison. Tali reti sono molto distanti e per nulla collegate. Le metropolitane di New York e San Francisco si sono bloccate così come altri sistemi di trasporto pubblico. A Los Angeles anche l’aeroporto internazionale ne è stato afflitto. Governo federale degli USA e media mainstream rimanevano in silenzio sulle cause di tale incidente.
Va ricordato che è in corso negli USA l’esercitazione Gotham Shield, che simula un attacco nucleare negli Stati Uniti, tra cui gli effetti EMP (impulso elettromagnetico) connessi con l’esplosione nucleare. Tali effetti bloccano e disattivano reti elettriche, elettrodomestici, apparati elettronici, sistemi di comunicazione commerciali, reti internet, di telefonia cellulare, TV, ecc. Gotham Shield deve testare la capacità di risposta del governo statunitense a una detonazione nucleare e alla situazione conseguente, suaccennata. Secondo un documento ufficiale della FEMA, l’Operazione Gotham Shield ha per scopo “valutare l’intero sforzo della comunità nel prevenire, proteggere, rispondere e pianificare il ripristino iniziale dopo gli effetti di un attacco improvviso con dispositivi nucleari usando le esercitazioni decise per raggiungere gli obiettivi nelle aree di missione e capacità pertinenti. GS17 valuterà le capacità regionali e nazionali di gestione e di supporto negli incidenti, inclusa detonazione e recupero pre e post-nucleare di ordigni”.
Se così fosse, il blackout che ha colpito le principali città statunitensi simulerebbe gli effetti EMP che si verificano con le esplosioni nucleari.Fonti:
The Duran
The Duran
Zerohedge

Gotham Shield: il governo USA simulerà un’esplosione nucleare su Manhattan

Zerohedge, Strogo Sekretno 21 aprile 2017

Qualcosa suscita l’interesse degli statunitensi… forse un evento troppo “utile”, indicando che i governativi saltano con lo squalo? Qual è il motivo per cui, dopo aver scoperto il Project Gotham Shield, Mac Slavo di SHTFplan avvisa che ora è attivo un osservatorio sulle false flag. L’allarme generale riguarda qualcosa d’importante nell’immediato futuro. Speriamo che sia solo un altro falso allarme, invece di un’altra falsa bandiera. Comunque, un pericolo è vicino. Tenuto conto di tutto ciò che succede nel mondo, è davvero strano scoprire che il governo federale ancora insceni disastri fasulli che ricordano in modo inquietante gli attuali eventi mondiali.
Tra pochi giorni, il 24-26 aprile, inizierà l’operazione Gotham Shield. Nel calendario compaiono esercitazioni congiunte inter-agenzie con FEMA, sicurezza nazionale e una miriade di agenzie dell’ordine e militari. Armi di distruzione di massa, unità chimiche e biologiche saranno presenti nel test di risposta a una detonazione nucleare “simulata” nel centro urbano più importante degli Stati Uniti, nell’isola iconica e densamente popolata di Manhattan e nelle vicine sponde del New Jersey. La possibilità che la più esplosiva falsa bandiera metta fuori controllo, dirotti e ‘converta’ le azioni simulate, è fin troppo reale. Ciò è strettamente legato al meccanismo che molti ricercatori ritengono sia all’opera dall’11 settembre, annidando un attacco sotto falsa bandiera nelle grandi esercitazioni che evocano poteri d’emergenza ed attentati simulati in località effettivamente colpite.
Secondo Voice of Reason: “Dal 18 aprile al 5 maggio 2017, le organizzazioni statali, locali e federali pianificano l’operazione Gotham Shield 2017, esercitazione su una detonazione nucleare nella zona di New York-New Jersey e al confine tra USA e Canada. Tale esercitazione riguarda 4 ordigni nucleari, di cui 2 resi “sicuri” durante l’esercitazione Vital Archer del dipartimento della Difesa USA (DoD), uno da 10kiloton che esplode nella zona di NYC/NJ e uno più piccolo che esplode al confine Stati Uniti-Canada“.
Tra le organizzazioni interessate vi sono:
– Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DoE)
– Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DOD)
– Ufficio Nazionale per la Rivelazione Nucleare degli Stati Uniti (DNDO)
– Federal Bureau of Investigation (FBI)
– Agenzia federale di gestione delle emergenze statunitensi (FEMA)
– Comando nordamericano (NORTHCOM)
– Ufficio Direzione dell’Emergenza dello Stato di New Jersey
– Ufficio Direzione dell’Emergenza dello Stato di New York
– Ufficio Direzione dell’Emergenza della Città di New York
Il seguente documento viene fornito dal Nevada National Security Service. Il compito primario del governo è garantire la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati sostenendo la gestione del deterrente nucleare, fornendo la risposta alle emergenze e creando e contribuendo alle iniziative di non proliferazione e controllo degli armamenti.Un’operazione congiunta, dal nome in codice Gotham Shield, è prevista per il 24 e 25 aprile. La premessa di questa crisi simulata sarà la detonazione di un ordigno nucleare di 10000 tonnellate sul nord-est del New Jersey. L’impulso elettromagnetico (EMP) causato dalla detonazione dell’ordigno provocherà la disattivazione della maggior parte degli apparecchi telefonici, internet e di altri dispositivi elettronici in un raggio di 20 chilometri dal sito di detonazione. L’operazione Gotham Shield è un’esercitazione congiunta di Servizio di Emergenza Radio Amatoriale (ARES),  Servizio Radio Ausiliario Militare (MARS), Dipartimento della Difesa (Dod), Federal Emergency Management Agency (FEMA) e Croce Rossa in NY e NJ. MARS ha sede a Fort Huachuca, in Arizona, sede centrale del Network Enterprise Technology Command dell’esercito statunitense (NETCOM). Strogo Sekretno

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’assistente di Tillerson dirige la cyberguerra contro la Russia

John Helmer, Mosca, 13 aprile 2017

Rex Tillerson e Margaret Peterlin

Quando il Segretario di Stato degli USA Rex Tillerson diceva ai russi e alla stampa di Stato USA di non influenzare la politica statunitense, seduta accanto a lui vi era l’ex-ufficiale dell’intelligence dell’US Navy ed avvocatessa Margaret Peterlin, il cui lavoro negli ultimi due anni era gestire una società di Boston specializzata nella guerra informatica, come i programmi informatici degli Stati Uniti per imitare gli hacker stranieri e convincerci che gli obiettivi venivano attaccati dai russi. Peterlin è stata anche consulente di Donald Trump durante la transizione presidenziale. I suoi obiettivi includevano Hillary Clinton e la sua organizzazione elettorale. Peterlin è nata in Alabama, e per la maggior parte della sua carriera ha lavorato al sud. La sua nomina al dipartimento di Stato, come capo dello staff di Tillerson, attualmente manca dal sito web del dipartimento. La nomina di Peterlin presso l’ufficio di Tillerson fu annunciata più autorevolmente dal Washington Post il 12 febbraio dove le credenziali nel Partito Repubblicano del Texas furono riportate in dettaglio, ma non la sua esperienza nella guerra informatica ed elettronica. “Peterlin ha una ricca esperienza nel governo e nell’industria privata. Dopo il servizio come ufficiale di Marina si è laureata presso la Law School dell’University of Chicago e fu eletta alla Corte d’Appello del 5° Circuito (Texas e Louisiana). Ha poi continuato a lavorare per il capogruppo della maggioranza al Congresso Dick Armey (repubblicano, Texas), pochi giorni prima degli attacchi dell’11 settembre. In seguito, negoziò e redasse normative fondamentali sulla sicurezza nazionale, tra cui l’autorizzazione all’uso della forza in Afghanistan, il Patriot Act e la normativa che istituiva il dipartimento della Sicurezza Interna. “È molto sostanziosa e faziosa. Non è necessariamente una politica”, dice Brian Gunderson, capo dello staff al dipartimento di Stato di Condoleezza Rice, che lavorò con Peterlin al Congresso (ufficio di Armey). “Dopo un periodo da consulente legislativa e consigliere per la sicurezza nazionale per l’allora presidente della Camera Dennis Hastert, Peterlin passò al dipartimento del Commercio, dove fu funzionaria del 2.nd Patent and Trademark Office”. La nomina di Peterlin innescò una causa con un gruppo di avvocati specializzati in brevetti e di investitori verso il segretario del Commercio. Il 23 luglio 2007, due mesi dopo che Peterlin prestò giuramento, le carte depositate presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti nel Distretto di Columbia, indicavano che la nomina di Peterlin violava la legge sui brevetti del 1999 che richiede a direttore e vicedirettore dell’Ufficio Brevetti di avere “esperienza e background professionali nel diritto di marchi e brevetti”. Peterlin, in carica, “mancava dell’esperienza professionale richiesta” e la corte ordinò di sostituirla con “chi soddisfa tali requisiti”. Sei mesi dopo, nel dicembre 2007, il giudice James Robertson respinse il caso con parecchi cavilli. La mancanza di professionalità e presunta incompetenza di Peterlin non furono provati in tribunale. Ma Peterlin non durò a lungo e lasciò nel 2008.
Le pubblicazioni di Peterlin riguardano computer e sorveglianza internet, intercettazione e spionaggio. Iniziò con un saggio del 1999 dal titolo “Il diritto nei conflitti dell’informazione: la sicurezza nazionale nel cyberspazio”. Nel dicembre 2001, con due co-autori pubblicò un documento per la Federalist Society di Washington dal titolo “L’USA Patriot Act e la condivisione delle informazioni tra comunità dell’intelligence e forze dell’ordine”, che può essere letto qui. Peterlin ha sostenuto “la necessità immutabile di una maggiore condivisione delle informazioni, visto che gli Stati Uniti non hanno più il lusso di semplicemente separare forze dell’ordine e agenzie d’intelligence. La separazione è un rischio per la sicurezza”, e concludeva: “Chi sorveglia può anche importare, ma le condizioni della performance sono d’importanza cruciale… al centro dell’attenzione dovrebbe roessere principalmente le tecniche con cui l’intelligence viene raccolta a livello nazionale e non se gli altri membri della comunità d’intelligence siano autorizzati a visualizzare le informazioni raccolte a seguito di tali operazioni”. Dopo aver lasciato il Patent and Trademark Office nel 2008, Peterlin divenne una dipendente delle imprese della famiglia Mars con la qualifica di “technology strategy officer” per sei anni, prima di mettersi in affari da sé con una società di consulenza chiamata Profectus Global Corporation. Non v’è alcuna traccia di tale ente su internet; sembra estranea a enti dal nome simile in Ungheria e Australia. Peterlin poi entrò nel XLP Capital di Boston nel novembre 2015. La nomina di Peterlin ad amministratrice delegata della società, secondo il comunicato stampa di XLP, rivela che quando era in Marina era specialista in comunicazioni informatiche. Fu distaccata dalla Marina alla Casa Bianca come “assistente sociale” dell’US Navy, quando Hillary Clinton era First Lady. XLP non menzionò che quando fu assunta era anche membro della direzione dei Draper Labs, il progettista del Massachusetts, tra le tante cose, dei sistemi di guida dei missili e delle armi informatiche per combatterli. Secondo XLP, uno dei punti di forza di Peterlin è “una vasta esperienza sul diritto amministrativo così come sulle operazioni in profondità delle agenzie federali, come dipartimenti della Sicurezza Interna, Giustizia, Difesa e Salute e Servizi Umani”. Per operazioni in profondità leggasi guerra informatica. Prima che Peterlin venisse assunta da Tillerson due mesi fa, il suo datore di lavoro al XLP Capital era Matthew Stack.
Nel suo curriculum internet Stack dice di esser “un hacker e criptanalista, che ha scritto e consigliato sulla politica statale verso la cyber-guerra, e sull’agilità nel combattere secondo strategia. Fu riconosciuto nel 2009 dalla metaltech come uno dei 10 hacker più influenti”. Prima che Stack venisse indotto a ridurre il proprio orgoglio pubblico su questi successi, ecco come appariva la schermata del sito:Alla Lambda Prime, Stack rivendica due piani di guerra cibernetici del 2013, il pratico “Come militarizzare le macchine virtuali con i nodi eterogenei su fronti offensivi imprevedibili e agili” e teorico, “Clausewitz, una teoria moderna della grande strategia per le forze militari informatiche e il ruolo delle tattiche di guerriglia informatica”. L’anno successivo Stack ospitò il suo primo “Hackathon annuale”, “Gli hacker giunsero da tutti gli Stati Uniti ospiti di una magione di 27 acri, che funge da sede centrale di Lambda Prime”. Sui social media Stack rivelava il suo coinvolgimento nelle operazioni di hackeraggio a Kiev, ed anche da quale parte stesse. “Nubi minacciose pendono sulla piazza centrale di Kiev, come la Russia sui suoi vicini Stati slavi post-sovietici”, come Stack mise su instagram per i suoi seguaci. “Il Paese può essere un pasticcio, ma Kiev ha l’internet più veloce che abbia mai cronometrato, ora so perché così tanti hacker vivono a Kiev. Grazie alla mia incredibile guida @ m.verbulya”. Stack, che iniziò con i soldi di famiglia l’azienda Family Office Stack, diversificando gli investimenti di ingegneria e tecnologia informatica, ha dieci anni meno di Peterlin. Entrambi hanno lavorato sulle cyberarmi per le agenzie governative degli Stati Uniti. Secondo Wikileaks sul file “Vault 7” della CIA, tali armi sono offensive, sviluppate per i dispositivi remoti della CIA; “i file svelano le operazioni Umbrage della CIA dal 2012 al 2016, raccogliendo e conservando una biblioteca sostanziale delle tecniche di attacco ‘rubate’ dai malware prodotti in altri Stati, tra cui la Federazione Russa. Con il piano Umbrage e affini la CIA può aumentare il numero di tipi di attacco, ma anche deviarne l’attribuzione lasciando le “impronte digitali” dei gruppi a cui le tecniche di attacco furono rubate. I componenti Umbrage coprono keylogger, password, webcam, distruzione dei dati, persistenza, privilegio di escalation, steatlh, anti-virus (PSP) e tecniche di elusione e indagine”. Alcuni dei componenti di Umbrage risalgono al 2012; la maggior parte al 2014. Un memorandum del 19 giugno 2013 rivela uno dei gestori Umbrage dire agli altri: “Per quanto riguarda l’organizzazione Stash, vi consiglio di creare un maggiore ‘progetto Umbrage’ e quindi creare un deposito separato all’interno del progetto per ogni componente. Poi c’è un punto centrale sul sito per ‘tutte le cose di Umbrage’”. Le segnalazioni sulle applicazioni di Umbrage non concludono se gli agenti del governo degli Stati Uniti l’hanno usato come “fabbrica per le operazioni di hacking sotto falsa bandiera” per le intrusioni nella campagna elettorale degli Stati Uniti poi attribuite ad informatici russi, accusa ripresa da Tillerson alla conferenza stampa di Mosca. Per tale storia, leggasi questo.
Secondo un altro rapporto, “sarebbe possibile lasciare tali impronte digitali se la CIA riutilizzasse il codice sporgente unico di altri attori per coinvolgerli intenzionalmente nell’hackeraggio della CIA, ma i documenti della CIA resi pubblici non lo dicono. Al contrario, indicano che il gruppo Umbrage facesse qualcosa di molto meno nefasto”. Tillerson affermò di “distinguere quando gli strumenti informatici sono utilizzati per interferire con le decisioni interne tra i Paesi al momento delle elezioni. Questo è un uso degli strumenti informatici. Gli strumenti informatici per interrompere i programmi bellici sono un altro uso degli strumenti”. Con Peterlin al suo fianco durante gli incontri con Lavrov e Putin, Tillerson sapeva che non c’è distinzione nelle operazioni informatiche degli Stati Uniti contro la Russia. Che Tillerson sappia o meno anche che Peterlin ha passato gran parte della carriera partecipando a tali operazioni, l’operazione Umbrage della CIA fu usata per fabbricare la pirateria russa nelle elezioni statunitensi. Peterlin sa esattamente come farla e presso dove, CIA, Pentagono ed altre agenzie. Peterlin ha anche redatto il memorandum su come gli statunitensi possano attuarle legalmente. E per gente come Stack è qualcosa di cui vantarsi.
I dati pubblici di Peterlin e Stack sono due ragioni per cui niente di tutto ciò sia un segreto per i servizi russi. Questo è un altro motivo per cui ieri a Mosca Lavrov non guardava Tillerson durante la conferenza stampa, e perché Putin si era rifiutato di farsi fotografare con lui.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Se i terroristi puntano la Russia, chi c’è dietro?

Tony Cartalucci, LD 5 aprile 2017

Undici uccisi e decine di feriti in quello che è un apparente attacco terroristico alla metropolitana di San Pietroburgo. Gli analisti occidentali ne accusano i terroristi che operano nella regione russa della Cecenia e gruppi terroristici affiliati possibilmente ai fronti che combattono in Siria. Gli analisti occidentali inoltre cercano di cementare la narrazione che minimizza l’importanza degli attentati e invece cercano di sfruttarli politicamente contro Mosca. Un pezzo sul Sydney Morning Herald intitolato “I timori di un giro di vite di Putin dopo l’attacco terroristico alla Metro di St Pietroburgo“, rivendicava: “Allora, di chi è la colpa? Nessuno ufficialmente. Frank Gardner della BBC dice che i sospetti s’incentreranno su ceceni nazionalisti o un gruppo dello Stato islamico intento a ripagare gli attacchi aerei di Putin in Siria. O una combinazione di entrambi. Putin ha in passato giustificato giri di vite sulle proteste civili citando la minaccia del terrore. Ma lo farà questa volta, e funzionerà? Almeno un commentatore pro-Cremlino ha collegato l’attentato alle recenti manifestazioni di massa organizzate dall’avversario politico di Putin”. In realtà, le manifestazioni e i gruppi terroristici sono implicati condividendo un significativo denominatore comune, sono apertamente destinatari di continui aiuti euro-statunitensi, con il secondo gruppo che riceve un significativo sostegno materiale dagli alleati di Stati Uniti-Europa nel Golfo Persico, in primo luogo Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti (EAU). Il sostegno di Stati Uniti-Unione europea ad organizzazioni dai finanziamenti esteri che posano da “organizzazioni non governative” (ONG), eseguendo sforzi paralleli con le organizzazioni terroristiche che minano il controllo di Mosca sulla Cecenia, dura da decenni. Oltre alla Cecenia, la Defense Intelligence Agency degli Stati Uniti (DIA) ammise in un memo del 2012 (PDF) che: “Se la situazione si dipana v’è la possibilità di stabilire un principato salafita dichiarato o non dichiarato nella parte orientale della Siria (Hasaqa e Dayr al-Zur), e questo è esattamente ciò che le potenze che supportano l’opposizione vogliono, al fine d’isolare il regime siriano considerato profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)”. Il memo della DIA spiega poi esattamente chi siano tali sostenitori “del principato salafita” (e i suoi veri nemici ): “Occidente, Paesi del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime”. In sostanza, il “principato” (stato) “salafita” (islamico) è una creazione degli Stati Uniti nel perseguimento del programma di cambio di regime in Siria. L’attuale sedicente “Stato Islamico” si trova proprio in Siria orientale, dove secondo il memo della DIA i suoi Stati sponsor hanno cercato di mettere. Il suo ruolo nel minare Damasco e i tentativi degli alleati di riportare la pace nello Stato siriano sono evidenti. Il fatto che l’agente della NATO Turchia sia il centro logistico, addestrativo e finanziario non solo dello Stato islamico ma anche degli altri gruppi terroristici, tra cui la filiale regionale di al-Qaida, al-Nusra, implica inoltre non solo il possibile coinvolgimento di al-Qaida e Stato islamico nell’attentato di San Pietroburgo, ma anche degli Stati sponsor di tali organizzazioni, quelli che ‘sostengono l’opposizione’ in Siria. Che gli Stati Uniti abbiano svolto un ruolo diretto nell’esplosione di San Pietroburgo o no, è irrilevante. Senza la massiccia sponsorizzazione di Washington e alleati europei e del Golfo Persico a tali gruppi, la diffusione del caos globale sarebbe impossibile. Il fatto che gli Stati Uniti cerchino di minare la Russia politicamente, economicamente e in molti modi militarmente, istigando le recenti piazzate nelle strade della Russia, finanziate da USA-UE, significa che è probabile non sia una coincidenza che ora venga impiegata la violenza nel territorio russo.
I politici degli Stati Uniti documentano le proprie macchinazioni, come nel rapporto 2009 della Brookings Institution ‘Quale percorso per la Persia?: Opzioni per una nuova strategia americana verso l’Iran’ (PDF), la componente terroristica viene prescritta come assolutamente essenziale per il successo di qualsiasi movimento di piazza che Washington riuscisse a suscitare contro gli Stati presi di mira. Il documento della Brookings Institution dichiara in modo inequivocabile riguardo al rovesciamento del governo iraniano, che: “Di conseguenza, se gli Stati Uniti riuscissero mai a scatenare una rivolta contro il regime dei mullah, Washington dovrebbe considerare l’invio di qualche forma di sostegno militare per evitare che Teheran la spezzi. Tale requisito significa che una rivoluzione popolare in Iran non sembra adatta al modello delle “rivoluzioni di velluto” verificatesi altrove. Il punto è che il regime iraniano non sarebbe disposto ad ammorbidirsi in una notte; invece, a differenza di tanti regimi dell’Europa orientale, sceglierebbe di combattere fino alla morte. In tali circostanze, se non v’è l’assistenza militare estera ai rivoluzionari, potrebbero non solo fallire, ma essere massacrati. Di conseguenza, se gli Stati Uniti perseguono tale politica, Washington deve considerare tale eventualità. Aggiungendo alcuni requisiti molto importanti: o la politica comprende come indebolire l’esercito iraniano o la volontà dei leader del regime d’inviare i militari, o gli Stati Uniti devono essere pronti ad intervenire per sconfiggerlo“. Il documento politico cospirerebbe apertamente nel finanziare ed armare note organizzazioni terroristiche come i famigerati Mujahedin-e Khalq (MEK). Il documento afferma: “Gli Stati Uniti potrebbero collaborare con gruppi come il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) in Iraq e la sua ala militare, i Mujahedin-e Khalq (MEK), aiutando le migliaia di membri che, sotto il regime di Sadam Husayin, erano armati e conducevano guerriglia e terrorismo contro il regime dei mullah. Anche se il CNRI è presumibilmente disarmato, oggi, potrebbe rapidamente cambiare”. Inoltre ammetteva: “Nonostante le affermazioni dei difensori, il MEK rimane nell’elenco del governo degli Stati Uniti delle organizzazioni terroristiche straniere. Nel 1970, il gruppo uccise tre ufficiali statunitensi e tre appaltatori civili in Iran. Durante la crisi degli ostaggi del 1979-1980, il gruppo elogiò la decisione di prendere gli ostaggi statunitensi ed Elaine Sciolino riferì che se i leader dei gruppi condannarono pubblicamente gli attacchi dell’11 settembre, nel gruppo le celebrazioni furono diffuse. Innegabilmente, il gruppo ha compiuto attacchi terroristici, spesso giustificati dai sostenitori del MEK perché diretti contro il governo iraniano. Ad esempio, nel 1981, il gruppo bombardò il quartier generale del Partito della Repubblica Islamica, l’allora principale organizzazione politica della leadership clericale, uccidendo circa 70 alti funzionari. Di recente, il gruppo rivendicò oltre una dozzina di colpi di mortaio, omicidi e altri attacchi ad obiettivi civili e militari iraniani, tra il 1998 e il 2001. Per lavorare a stretto contatto con il gruppo (almeno in modo palese), Washington dovrebbe rimuoverlo dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere”.
Se i politici statunitensi hanno apertamente cospirato per armare e finanziare organizzazioni terroristiche note e colpevoli dell’omicidio non solo di civili in nazioni come l’Iran, ma anche di cittadini degli Stati Uniti, perché esiterebbero nel fare altrettanto in Russia? Mentre gli Stati Uniti si spacciano come impegnati nella lotta al cosiddetto “Stato islamico” in Siria, ne hanno lasciato i noti Stati sponsor indenni politicamente e finanziariamente. Se il bombardamento di San Pietroburgo è collegato al terrorismo sponsorizzato da Stati Uniti, Europa e Golfo Persico, sarà solo l’ultimo della lunga e sanguinosa tradizione dell’uso del terrorismo come strumento geopolitico. Gli Stati Uniti, dopo essere stati frustrati in Siria e non avendo più una leva al tavolo dei negoziati, probabilmente cercano di “mostrare” a Mosca che possono ancora creare il caos in Russia e tra i suoi alleati, indipendentemente da quanto i russi si siano temprati a tali tattiche in passato.Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

San Pietroburgo: tra vergogna e rabbia

Erwan Castel – AlawataDà i nervi chi si lamenta per le dichiarazioni di relitti umani come marchetta travaglio, l’eterno guitto fallito john riotta, la susseguiosa nullità paolo mieli, che se non fosse per il paparino che dirigeva un’agenzia anticomunista di Gladio, non sarebbe profumatamente pagato dal volgo italidiota per presentare calunnie storiche alla cloaca massima che si chiama RAI, o il trucido bimbominkione vittorio zucconi, ennesimo ‘giornalista’ per eredità, e gli altri fenomeni da baraccone del complesso mediatico-spionistico occidentale (Ulfkotte), oggi bottarianamente impazziti una volta realizzato che alle loro oscene favole, spacciate per ‘informazione’, ci credono solo loro e i cretini che s’indignano per le loro affermazioni, mentre fanno numero seguendone morbosamente le cazzate, facendosi followers a centinaia del paginone fakebook del pacco quoti-daino e/o dei twitter del vecchio cazzettiere zucconi. Eppure tutte queste dichiarazioni vomitevoli dimostrano solo che il baraccone mediatico occidentale si disfa come cartone fradicio nel fango, e l’autorità di tali bimbiminkia prezzolati svanisce come scorreggia al vento. Il liberalismo è la democrazia dei subumani, ha detto un insegnante russo, ed è vero. Come è vero che lo smascheramento di simili ‘scienziati e analisti’ di carta igienica usata (alla CICAP e Angele, per intendersi), è così lampante che ne sabota il compito assegnatogli dai padroni: non lo studio della realtà, ma il mero spaccio di spazzatura mediatica, propaganda pecoreccia e menzogne padronali (disinformazione è una parola troppo elevata per questo circo di rondolinei pidocchiosi). Ma il fatto che adottino simili toni irosi e capricciosi, da veri bimbiminkia in età da tomba, dimostra che la loro presa, il loro dominio sul mondo dell’informazione, è finito (profilandosi un licenziamento in massa che li disporrà nel posto che meritano, sotto i ponti). Nessuno crede più alla loro spazzatura se non chi ci vuole credere: il piddiota medio, i sicari dei cessi sociali, i neofascisti renziani e dalemiani, e i loro sodali della sinistra italidiota, tutta, dal gerarca beghino ferrero all’ultimo ratto anarco-wahhabita uscito dalle fogne ‘sociali’.
In sostanza la mascherina è caduta, e dietro non si svela un volto, ma il culo zozzo di una scimmiettta ammaestrata, oramai impazzita da una realtà di cui sa solo che non comprenderà mai nulla (NdT).All’indomani dell’attentato terrorista assassino che ha colpito la Russia nel cuore storico e simbolico di San Pietroburgo, la lega politico-mediatica francese, stronzi d’élite della “Società dello spettacolo” occidentale, non si dsiturba…
Dove sono i “Charlie” e i “Je suis San Pietroburgo”?
Tale silenzio offensivo verso la Russia non è nuovo, ricordiamoci ad esempio della scomparsa tragica del coro dell’Armata Rossa l’anno scorso. Disprezzo totale della maggioranza dei francesi a cominciare dal tartufo che hanno scelto come padrone.
Ciò dimostra 2 cose:
1. che la russofobia portata dalla guerra di propaganda occidentale ha completamente condizionato la maggioranza dei francesi che non sono più che stupide pecore.
2. che le manifestazioni “Je suis Charlie” and co. presentate come slancio umanista dei liberi cittadini della “Patria dei diritti dell’uomo”, non erano in realtà che buffonate di schiavi sventolanti fazzoletti ai loro padroni.
Ma ricordiamoci anche delle migliaia di fiori posti a Mosca davanti alle ambasciate di Francia, Gran Bretagna o Germania nei precedenti attentati…
Questo è ciò che voglio ricordare…
Perché in Russia, la compassione non è un circo organizzato per creare un diversivo narcisistico dai buffoni mediatici che guidano un gregge idiota sceso in strada come il maiale nella propria feccia…
Qui, per i popoli della Federazione Russa e i loro fratelli del mondo slavo, la compassione è un atto di coscienza, libero e individuale, e che ubbidisce solo all’appello del cuore e non ad una moda il cui cinismo invita gli assassini Netanyahu e Poroshenko a depositare fiori insanguinati mentre i loro soldati massacrano le popolazioni civili.
All’indomani degli attentati del Bataclan, nel Donetsk bombardata dall’esercito ucraino che la Francia sovvenziona (tramite FMI e UE), degli amici mi espressero tristezza e cordoglio. Nonostante le disgrazie, la popolazione del Donbas rimane attenta alla sorte degli altri popoli europei, umilmente, senza pose pretenziose, ma sempre con la mano sul cuore. Immagino già la prossima defecazione dello straccio “Charlie Hebdo” per cui migliaia di russi posero fiori all’ambasciata di Francia, al momenti degli attentati che lo colpirono. Gli occidentali in generale e i francesi in particolare, nel loro servilismo volonteroso, mi fanno vomitare di vergogna perché sono disumanizzati totalmente, sminuendo il proprio senso critico, la propria libertà di coscienza e la propria intelligenza del cuore, ben al di sotto degli animali, di cui molti capaci di darci quotidiane lezioni di compassione. E temo che i risultati della reptazione presidenziale in corso confermino presto questa mia amarezza. Stamattina sono andato a depositare un fiore sul prato della Chiesa locale, per riconciliarmi con l’umanità, soffocare la mia rabbia e ringraziare il popolo russo del Donbas per offrirmi in ogni istante la libertà e l’umanesimo che molti dei miei hanno tradito e perso…
Oggi non sono più “San Pietroburgo” di quanto fossi “Charlie” nel 2015, voglio solo essere “umano”…Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora