La svolta geopolitica del secolo?

Cyril Widdershoven, Oilprice, 7 ottobre 2017La realtà geopolitica in Medio Oriente cambia drammaticamente. L’impatto della primavera araba, del ritrarsi delle forze armate e della diminuzione dell’influenza economica statunitensi sul mondo arabo, come visto con l’amministrazione Obama, sono fatti. L’emergere del triangolo russo-iraniano-turco è la nuova realtà. L’egemonia occidentale nella regione mediorientale è finita, e non in modo morbido, ma con una lunga lista di conflitti e destabilizzazioni. La prima visita di un re saudita in Russia mostra il crescente potere della Russia in Medio Oriente. Inoltre dimostra che non solo i Paesi arabi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ma anche Egitto e Libia, sempre più considerano Mosca alleata strategica. La visita di re Salman a Mosca potrebbe annunciare non solo alcune trattative multilaterali, ma sarebbe il primo passo reale verso una nuova alleanza geopolitica e militare regionale tra Arabia Saudita e Russia nell’OPEC. Questa cooperazione non solo avrà gravi conseguenze per gli interessi occidentali, ma potrebbe in parte compromettere o ridisegnare la posizione dell’OPEC. Il Presidente Vladimir Putin ospita attualmente una grande delegazione saudita, guidata da re Salman e sostenuta dal ministro dell’Energia Qalid al-Falih. L’atteggiamento di Mosca verso l’Arabia Saudita, alleata di Washington e avversaria decisa della crescente proiezione dell’Iran nel mondo arabo, dimostrano che Putin comprende l’attuale mutamento in Medio Oriente. Gli alleati degli statunitensi Arabia Saudita, Egitto, Turchia e persino Emirati Arabi Uniti, dimostrano crescente ansietà nel tessere relazioni militari ed economiche con Mosca, anche se ciò significa affrontare una potenza globale che supporta il loro arcinemico Iran. Gli analisti si chiedono dove guardi re Salman, ma tutti i segni indicano il sostegno saudita a un ruolo maggiore della Russia nella regione e a una più profonda cooperazione nei mercati del petrolio e del gas.
In netto contrasto con il difficile rapporto dell’occidente con il mondo arabo, Mosca sembra svolgervi il ruolo di potere regionale. Può diventare un alleato o amico di avversari regionali, come Iran, Turchia, Egitto e ora Arabia Saudita. I regimi arabi sono anche disposti a discutere di cooperazione con la Russia, anche se sostiene avversari nei conflitti in Siria e Yemen e continua a fornire armi all’Iran. Gli investitori possono aspettarsi Russia e Arabia Saudita firmare una moltitudine di accordi, alcuni già presentati. Mosca e Riyadh discuteranno anche di mercati ancora in via di sviluppo del petrolio e del gas, in quanto entrambi dipendono fortemente dai ricavi degli idrocarburi. Gli analisti arabi prevedono che entrambe le parti scelgano una strategia bilaterale per ridurre i prezzi del petrolio. Riyad e Mosca hanno lo stesso obiettivo: un mercato stabile del petrolio e gas, in cui la domanda e l’offerta si tengano reciprocamente sotto controllo aumentando i prezzi, ma senza lasciare spazio a nuovi operatori del mercato come lo shale degli USA. Putin e Salman discuteranno anche la situazione della sicurezza in Medio Oriente, in particolare la guerra in Siria, l’emergere dell’Iran e la situazione in Libia. Finora hanno sostenuto le parti opposte, ma Riyad ha capito che l’obiettivo di rimuovere il Presidente Assad è fuori portata. Per impedire l’asse sciita (Iran-Iraq-Siria-Libano), altre opzioni sono ora ricercate per sventare l’ascesa di Teheran. Mosca ne è la chiave. Il sostegno incondizionato di Putin alle operazioni militari iraniane in Iraq e Siria, combinato al sostegno ad Hezbollah e ad Ansarullah nello Yemen, sarà discusso e forse modificato per dare a Riyad spazio di manovra nella sfera d’influenza russa. Il verdetto non è ancora emesso, ma la mossa di Riyad va vista alla luce dei colloqui di Mosca con Egitto, Libia, Giordania ed Emirati Arabi Uniti. L’evidente ascesa di Putin nel mondo arabo è ormai chiara. La forte leadership del nuovo leader russo è diventata punto d’interesse per i regimi arabi (ex-filo-occidentali). Stati Uniti e loro alleati europei hanno mostrato solo un greve approccio politico-militare alle minacce nel Medio Oriente, destabilizzando i presidenti arabi storicamente pro-occidentali. L’amicizia di Putin, invece, viene presentata come incondizionata e duratura.
Sebbene le operazioni geopolitiche e militari in Medio Oriente occupino i titoli, il riavvicinamento saudita-russo avrà conseguenze economiche. La leadership di Riyad all’OPEC è ancora indiscussa, come mostrano gli ultimi anni. L’ansia dell’Arabia Saudita nel contrastare la caduta dei prezzi del petrolio ha avuto successo, ma è necessario uno sforzo maggiore per riportare i prezzi tra 60 e 75 dollari al barile. Il ruolo della Russia, la maggiore produttrice non OPEC, è sostanziale, supportando non solo alcuni produttori emergenti, ma anche facendo pressione sugli alleati Iran, Venezuela e Algeria. La cooperazione storicamente importante di Mosca-Riyadh su petrolio e gas è senza precedenti. Senza il sostegno della Russia, la conformità generale all’accordo sulla riduzione della produzione OPEC sarebbe stato esigua, abbassando i prezzi ancor più. Il riavvicinamento saudita-russo potrebbe però essere considerato una minaccia dall’occidente. L’influenza occidentale nella regione è diminuita dalla fine degli anni ’90, non solo per il dividendo della pace della NATO, ma soprattutto perché i Paesi OCSE si allontanano dal petrolio. L’Arabia Saudita ha dovuto trovare nuovi mercati, con Cina e India. Il futuro saudita non si basa sui clienti o sul sostegno occidentali, ma si trova in Asia e nelle altre regioni emergenti. Anche l’ex-URSS appare negli schermi sauditi. Le opportunità d’investimento, unitamente al sostegno geopolitico e agli interessi militari, sono facilmente disponibili in Russia e negli Stati vicini. Per l’OPEC, la relazione Mosca-Riyad potrebbe anche minacciare. Nella storia dell’OPEC, Riyadh è stato il principale detentore del potere nel cartello petrolifero, avanzando le strategie su prezzo e produzione; soprattutto in stretta collaborazione con gli altri membri, la maggior parte alleati arabi. Ciò è cambiato drammaticamente dopo che Arabia Saudita e Russia hanno accettato di cooperare sui mercati petroliferi globali. Con l’emergere di questa cooperazione OPEC/non OPEC, Mosca e Riyadh si sono avvicinate più del previsto. I due Paesi decidono ora il futuro dei mercati petroliferi globali prima di discuterne con altri attori come UAE, Iran, Algeria e Nigeria. La visita di re Salman è vista come un altro passo verso una cooperazione maggiore su petrolio e gas. Oltre alla cooperazione globale sul mercato petrolifero, l’Arabia Saudita è e sarà sempre più interessata ad investire nello sviluppo del gas naturale, non solo per avere interessi sul futuro del gas russo, ma anche per avere tecnologia, investimenti e LNG russi nel regno. Allo stesso tempo, i media dichiarano che l’Arabia Saudita non chiede alla Russia di partecipare alla tanto attesa OPA sull’Aramco nel 2018. Tuttavia, gli investitori e le istituzioni finanziarie russi ne sarebbero interessati.
Putin comprende non solo gli scacchi ma anche l’approccio arabo del “tawila”. Il principe saudita Muhamad bin Salman già preparerà la sua tawila, piazzando carte sufficienti sul tavolo per assicurarsi il successo. MBS, attualmente governante de facto del regno, punta a una piena cooperazione tra Russia e Arabia Saudita su energia, difesa e investimenti, per ammorbidire il sostegno totale di Mosca all’arcinemico Iran. Per entrambe, Mosca e Riyadh, il quadro attuale presenta una situazione vincente. Mosca può raggiungere il suo obiettivo in Medio Oriente: diventare il principale mediatore e scalzare gli Stati Uniti. Per Riyadh, la possibilità di contrastare la minaccia iraniana, pur rafforzando la propria economia e il futuro negli idrocarburi, è ora vicina. Il viaggio di re Salman potrebbe passare alla storia come punto di non ritorno per l’occidente. Le immagini del Presidente Vladimir Putin e di re Salman potrebbero sostituire quelle storiche di re Saud e del presidente Roosevelt (Lake Bitter, 1945). In pochi anni, il principe ereditario Muhamad bin Salman potrebbe dire ai figli che questo è uno dei pilastri del cambiamento del Medio Oriente e del suo progetto Vision 2030 per diventare un ponte tra il vecchio (ovest) e il nuovo (Russia-Asia).Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Russia detiene il futuro dell’Arabia Saudita

Tom Luongo, 6 ottobre 2017Il vertice tra re Salman e Vladimir Putin determinerà i prossimi 50 anni di geopolitica petrolifera. Oggi re Salman dell’Arabia Saudita e il Presidente Vladimir Putin iniziano un vertice di tre giorni al Cremlino. È la prima visita ufficiale di un re dell’Arabia Saudita a Mosca. La sua importanza non può essere sottovalutata. Era previsto da tempo. Il principe Muhamad bin Salman ha incontrato Putin diverse volte con altri alti funzionari sauditi. Lo scopo di questi colloqui per il satrapo fedele alleato degli statunitensi era provare a spingere la Russia a ridurre la produzione di petrolio o minacciare una guerra dei prezzi. Putin li aveva ripetutamente rispediti indietro con poco o niente. Ora, re Salman, probabilmente nel suo ultimo viaggio diplomatico, deve negoziare il futuro del Paese. Questi negoziati sono troppo importanti per lasciarli all’inesperto ed agitato principe. Come ho già sottolineato, i sauditi sono in difficoltà finanziarie. Il loro bilancio nazionale si basava su prezzi del petrolio molto più alti. Decenni di estrazione di ricchezze e di non condivisione con il popolo hanno lasciato i Saud in una posizione molto vulnerabile. Senza costruire un’infrastruttura economica sostenibile con una forza lavoro istruita e dinamica, sono costretti negli ultimi anni ad espandere semplicemente i finanziamenti “sociali” per reprimere i disordini civili. Con il petrolio a meno di 60 dollari nel prossimo futuro, l’Arabia Saudita è intrappolata dalle relazioni con gli Stati Uniti e il petrodollaro. Quindi, re Salman visita Mosca non per minacciare o estorcere. S’inginocchia a Putin, sapendo che la manovra siriana guidata dagli Stati Uniti in competizione con Gazprom per il mercato del gas europeo, è fallita. Il principe ha trascinato il Paese in bizzarrie diplomatiche e militari. E Salman deve ora tentare di sciogliere il nodo gordiano che la sua famiglia dominante s’è auto-inflitta.

“Petrodollaro che?”
I sauditi non possono cambiare marcia per salvare la situazione senza stringere forti legami con la Russia. La loro puntata valutaria sul dollaro statunitense, pietra angolare del sistema globale del petrodollaro su prezzi del petrolio e reimpiego delle eccedenze commerciali in dollari, esaurisce le loro finanze. L’Arabia Saudita potrebbe equilibrare il bilancio con più bassi prezzi del petrolio se fa ciò che fece la Russia alla fine del 2014, permettendo al riyal di fluttuare liberamente sul mercato. Questa mossa ha permesso a Putin e alla Russia di superare la tempesta finanziaria e permettersi d’intervenire in Siria. In questo processo la Cina ha iniziato a costruire le infrastrutture finanziarie e regolamentari per far uscire con successo dal commercio del petrolio, passo dopo passo, i dollari USA, spezzandone così il monopolio e indebolendo finanziariamente gli Stati Uniti. Ma i sauditi non possono farlo. Fa parte del loro impegno implicito con gli Stati Uniti esserne l’avanguardia in Medio Oriente. Ma la guerra fallita per abbattere Assad in Siria ha rivelato che gli Stati Uniti non possono proiettare potenza più di quanto fatto. La Siria sarà la Waterloo dello Stato profondo degli Stati Uniti; al culmine della capacità degli Stati Uniti di proiettare potenza all’estero. Il drammatico intervento all’ONU del 28 settembre 2015 di Putin, e il successivo intervento militare, furono la svolta. L’Afghanistan sarà visto così con l’imminente drastico collasso delle operazioni USA. Ma la Siria fu il momento in cui gli Stati Uniti si dimostrarono sovraestesi.

Ascesa della Russia
Perfino Bloomberg infine ammetteva che la Russia emerge padrona del Medio Oriente, “...israeliani, turchi, egiziani e giordani vanno al Cremlino nella speranza che Vladimir Putin, il nuovo signore del Medio Oriente, possa garantire i propri interessi e risolvere i loro problemi”. E i sauditi lo sanno. Così, re Salman va a Mosca per risolvere ciò che il suo principe ereditario ha rovinato sovrastimando l’impegno statunitense verso l’Arabia Saudita a danno del resto del mondo arabo. La tempistica dell’incontro è fortuita col presidente Trump e la maggior parte del governo USA concentrati sulla crisi interna dovuta ai tre degli uragani più grandi e alla peggiore strage nel Paese da Wounded Knee. Putin tira un carico pesante. Non si aspetta niente meno che la fine del blocco finanziario al Qatar e della guerra nello Yemen, che drenano il tesoro saudita e la pazienza degli Stati Uniti. Ma per tutto questo, Putin permetterà a re Salman di salvare la faccia. La diplomazia russa comprende questo imperativo. Non salverà i sauditi, che hanno ancora molto lavoro da fare, ma non avere la Russia nemica è il primo passo cruciale.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il piano russo per liberarsi dal dollaro funziona meglio di quanto immaginato

La Russia ha ormai triplicato le riserve d’oro da 600 a 1800 tonnellate
Alex Christoforou, The Duran 8 ottobre 2017Jim Rickards de The Daily Reckoning discute come la Russia agisce aggressivamente per sganciare l’economia dal dollaro USA. Gold, alternativa allo SWIFT, e la tecnologia blockchain sono utilizzati per liberare la Russia dall’influenza egemonica statunitense… e funziona. Mentre i media mainstream occidentali e i congressisti “spaventapasseri” statunitensi spacciano la menzogna “dell’intromissione russa nelle elezioni“, c’è solo una “storia sulla Russia che conta“… Il World Gold Council ha riferito che la Banca Centrale della Russia ha più che raddoppiato l’acquisto di oro, portando le riserve al livello più alto da quando Putin prese il potere 17 anni fa. Il desiderio della Russia di allontanarsi dall’egemonia del dollaro USA e dal sistema di pagamento del dollaro è ben noto. Oltre il 60% delle riserve globali e l’80% dei pagamenti globali è in dollari. Gli Stati Uniti sono l’unico Paese con potere di veto presso il Fondo Monetario Internazionale, prestatore globale di ultima istanza. Forse l’arma più aggressiva della Russia nella guerra ai dollari è l’oro. La prima linea di difesa è acquisire l’oro fisico, che non può essere congelato dal sistema dei pagamenti internazionali. Con l’oro, si può sempre pagare un altro Paese semplicemente mettendolo su un aereo e spedendolo alla controparte. Questo è l’equivalente del 21° secolo dei pagamenti di JP Morgan che inviava oro su navi o ferrovia nei primi anni del XX secolo. La Russia ha triplicato le riserve d’oro da circa 600 tonnellate a 1800 negli ultimi 10 anni e non mostra segni di rallentamento. Anche quando i prezzi del petrolio e le riserve russe crollarono nel 2015, la Russia continuava ad acquistare oro. Ma la Russia persegue altre alternative al dollaro oltre l’oro. Come costruire sistemi di pagamento senza scadenza coi partner commerciali regionali e la Cina. Gli Stati Uniti influenzano lo SWIFT, sistema nervoso centrale del traffico globale dei messaggi di trasferimento di denaro, per isolare le nazioni che considerano minacce. Dalla prospettiva finanziaria, è come togliere l’ossigeno a un paziente in terapia intensiva. La Russia sa della propria vulnerabilità al dominio USA e vuole ridurla. Ora la Russia ha creato un’alternativa allo SWIFT. Il capo della banca centrale russa, Elvira Nabjullina, ha riferito a Vladimir Putin che “C’era la minaccia di essere esclusi dallo SWIFT. Abbiamo aggiornato il nostro sistema di transazioni e, se succede qualcosa, tutte le operazioni in formato SWIFT continueranno a funzionare. Abbiamo creato un sistema analogo“. La Russia fa anche parte del piano cinese che creerebbe un nuovo ordine monetario internazionale escludendo i dollari USA, con cui la Cina potrà acquistare petrolio russo con lo yuan e che la Russia potrà scambiare in oro nel cambio di Shanghai.
Ora sembra che la Russia abbia un’altra arma nel suo arsenale anti-dollaro. La Banca di sviluppo della Russia, VEB e diversi Ministeri russi collaborano per sviluppare la tecnologia blockchain. Vogliono creare un sistema di pagamento completamente criptato, distribuito ed economico che non si basi su banche occidentali, SWIFT o Stati Uniti per spostare denaro. Questo non ha niente a che fare con il bitcoin, che è solo un altro token digitale. La tecnologia blockchain (oggi spesso denominata tecnologia di registro distribuito o DLT) è una piattaforma che può facilitare un’ampia varietà di trasferimenti, magari includendo una nuova crittografia di Stato russo sostenuta dall’oro.
Quindi “Monete di Putin”? Il perdente sarà il dollaro. Questo è anche motivo per cui gli investitori assegnano parte dei loro portafogli ad attività come l’oro.Traduzione di Alessandro Lattanzio

In Medio Oriente tutte le strade portano a Mosca

Il monarca saudita si trova a Mosca, mentre i leader iraniani e turchi si riuniscono a Teheran
Firas al-Atrachi, The BRICS Post 5 ottobre 2017Mentre i media statunitensi continuano a speculare sui motivi della strage di Las Vegas e la stampa inglese critica l’ultimo discorso della prima ministra Theresa May, ci sono cambiamenti significativi nelle alleanze mediorientali. Re Salman bin Abdulaziz al-Saud arrivava a Mosca per incontrare il Presidente Vladimir Putin in ciò che alcuni media presentavano come visita per rafforzare i legami energetici, soprattutto sulla persistenza dei prezzi petroliferi. Se è vero che russi e sauditi, una volta nelle condizioni estreme dei mercati del petrolio e del gas, si sono coordinati negli ultimi tre anni sugli accordi dell’OPEC per ridurre la produzione aumentando i prezzi. Ma i due Paesi hanno molto di più su cui puntare nella geopolitica del Medio Oriente. Primo, la Russia è una forte sostenitrice del Presidente Bashar Al Assad, contro cui i sauditi erano fermamente contrari adottado gravi misure per abbatterlo. “Posso dire che le nostre relazioni sono evidenziate dalla somiglianza delle opinioni su molti problemi regionali e internazionali. Il coordinamento bilaterale continua su tutto ciò che promuove maggiore sicurezza e prosperità per i nostri Paesi“, affermava re Salman secondo la TASS. Traduzione: come concordare su Siria (e Iran). Re Salman ha detto a Putin che Riyadh vuole risolvere diplomaticamente la guerra in Siria, posizione in netto contrasto con quella di altri Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, soprattutto il Qatar. I sauditi, insieme a Bahrayn, Egitto ed Emirati, vorrebbero un cambio di regime a Doha e la riorganizzazione (o chiusura) della rete al-Jazeera. Anche il Qatar si trova ad occupare una delle più grandi riserve di gas del mondo, e ad essere un importante fornitore di gas dei mercati globali che, a un certo punto, minacciava la Russia per il sostegno ad Assad.

Acqua passata non macina più?
Ma il Qatar è nulla rispetto all’elefante iraniano. I sauditi temono la crescente influenza dell’Iran in Siria, sia direttamente che attraverso Hezbollah che combatte a fianco dell’Esercito arabo siriano contro i terroristi armati da Riyad e Doha. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dichiarava che i sauditi lavorano per creare un’opposizione unita (meno gli affiliati a SIIL e al-Qaida) che sarebbero rappresentata negli eventuali ultimi colloqui di pace, secondo gli accordi di Astana. Ciò sarebbe una svolta significativa negli sforzi regionali per porre fine alla crisi siriana, in quanto i sauditi appaiono in sintonia con il punto di vista russo, e guardano anche ai colloqui di pace di Astana, in Kazakistan, vedendovi formare la nuova coalizione tra Iran, Russia e Turchia. Putin concluse la visita in Turchia della settimana prima, in cui i due ex-nemici stipulavano un accordo per fornire ad Ankara avanzati sistemi di difesa aerea russi. Sembra che i sauditi vogliano la loro parte. La stampa saudita riferiva che Riyadh ha firmato accordi per l’acquisto del sistema di difesa aerea S-400, così come di altre armi avanzate. Ciò avviene pochi mesi dopo che il presidente Donald Trump aveva visitato l’Arabia Saudita, caratterizzato da decine di miliardi di vendite in armamenti degli Stati Uniti al regno. La stampa saudita descriveva la visita di re Salman in Russia come l’inizio di una “nuova amicizia”. Va notato che l’Iran solo due settimane prima testava un nuovo missile balistico dalla gittata di 2000 km e a testata multipla. La CNN riferiva che il missile può raggiungere Israele e Arabia Saudita.

Iran + Iraq + Turchia
Nel frattempo, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan incontrava l’omologo iraniano Hassan Ruhani a Teheran per discutere le misure per contrastare il referendum per l’indipendenza curda nell’Iraq settentrionale. Erdogan affermava che il suo Paese si coordina con Iran e Iraq per sventare l’indipendenza curda. Mentre la loro riunione e gli sforzi concentrati sarebbero dovuti a una visione condivisa, non cosa da poco che la potenza sunnita più forte incontri la prima potenza sciita. E che entrambe siano alleate dei russi. I sauditi avevano la sensazione di aver perso il treno? L’Arabia Saudita affronta molte sfide interne, soprattutto socioeconomiche, e teme l’avazanta dell’estremismo islamico che in qualche modo ha creato. Ma riconosce anche che con tutte le intenzioni, la guerra alla Siria è perduta, mentre le forze di Assad ed Hezbollah riprendono le regioni occupate da Stato islamico e altri estremisti. Sa anche che l’Europa non rinnegherà l’accordo nucleare P5+1 con l’Iran, nonostante tutte le pretese di Washington che minaccia di ritirarsi dall’accordo o di aumentare le sanzioni alla Repubblica islamica. E Riyadh vede che con Trump con un ruolo minore in Siria e che continua a ritirarsi dai trattati internazionali e multilaterali, tutte le strade portano a Mosca, importante mediatrice di questi due sviluppi. Per contrastare l’Iran, come ha fatto in modo feroce negli ultimi anni, dove sul teatro siriano si aveva una guerra per procura, l’Arabia Saudita si rivolge a Mosca per limitare l’influenza di Teheran a Damasco. Poco probabile che Putin lo faccia. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha suonato l’allarme su ciò che chiamava basi militari iraniane in Siria, ha visitato Mosca quattro volte negli ultimi due anni per sollecitare la Russia, senza successo, a fermare l’Iran.Traduzione di Alessandro Lattanzio

I Saud a Mosca indicano il declino degli USA

Alessandro Lattanzio, 6/10/2017

Mentre l’occidente accelera il processo della propria disintegrazione geo-sociale, le potenze, grandi e medie, dell’Asia e dell’Eurasia proiettano in avanti il processo dell’integrazione economico-monetaria del Kontinentalblok Eurasiatico.
Il 5 ottobre, Putin incontrava il re dell’Arabia Saudita Salman bin Abdulaziz al-Saud, nella prima visita in Russia di un regnante saudita, così accelerando le relazioni tra i due Paesi. Ciò avviene dopo i ripetuti fallimenti della politica saudita al rimorchio di quella del ‘governo invisibile’ degli USA:
– la guerra contro la Siria, dove Damasco, con il sostegno di Russia e Iran, ha respinto le formazioni terroristiche finanziate dall’Arabia Saudita e sostenute dalla NATO e dal Qatar, concorrente di Ryad nel mondo wahhabita.
– inoltre, la guerra più importante persa dai sauditi è stata quella sul prezzo del petrolio, che in un paio di anni aveva intaccato seriamente il patrimonio fondiario dei Saud, spingendo i sauditi ad accordarsi con la Russia nel dicembre 2015.
E sulla base di ciò, re Salman dichiarava a Putin che l’Arabia Saudita è “desiderosa di continuare la positiva cooperazione tra le nostre nazioni nel mercato mondiale del petrolio, favorendo la crescita economica mondiale“, portando alla costituzione di un fondo comune d’investimento sull’energia da un miliardo di dollari, e alla firma di un accordo tra la compagnia petrolifera statale saudita Aramco, la più grande compagnia energetica del mondo, con il Fondo di investimenti diretti (RDIF) e la società petrolchimica Sibur della Russia. Amin al-Nasir, direttore generale dell’Aramco, dichiarava: “Ciò segna una nuova pietra miliare nei rapporti commerciali e nei confronti delle nostre controparti in Russia. La visita di re Salman bin Abdulaziz al-Saud in Russia promuoverà la collaborazione tra società saudite e russe su vari fronti“. Aramco firmava anche un memorandum di cooperazione con l’azienda petrolifera Gazprom Neft. Il volume commerciale tra i due Paesi aveva raggiunto i 2,8 miliardi di dollari nel 2016 e il Fondo Pubblico di Investimento dell’Arabia Saudita, nel 2015, previde investimenti per 10 miliardi di dollari in Russia in cinque anni. I due Paesi decidono anche di collaborare nell’energia nucleare, nell’agricoltura nella tecnologia dell’informazione, nei commercio, investimenti e sviluppo sociale. “Abbiamo un grande potenziale nella cooperazione nel nucleare. L’Arabia Saudita prevede di lanciare un importante programma per l’energia nucleare“, dichiarava il Ministro dell’Energia russo e Co-presidente della Commissione intergovernativa russo-saudita Aleksandr Novak. “L’energia nucleare può diventare una delle fonti base e catalizzatore supplementare dello sviluppo di diverse industrie e tecnologie dell’innovazione in Arabia Saudita“. Va ricordato che l’Arabia Saudita ha sottoscritto un ampio programma elettronucleare con aziende della Repubblica Popolare di Cina. I sauditi sembrano puntare anche all’importazione di grano dalla Russia, avendo l’Arabia Saudita interrotto la produzione di mangimi per animali a causa della scarsità di acqua. Difatti re Salman giungeva a Mosca accompagnato da 285 rappresentanti di grandi aziende saudite. Inoltre, secondo Ryadh, l’Arabia Saudita avrebbe firmato un memorandum d’intesa con l’azienda per l’esportazione di armamenti russi Rosoboronexport, per procurarsi i sistemi d’arma S-400, Kornet-EM, TOS-1A, AGS-30 e Kalashnikov AK-103, per un valore totale di 3 miliardi di dollari. L’accordo per la vendita del sistema missilistico difensivo S-400 all’Arabia Saudita, richiama quello con la Turchia. La Turchia, come l’Arabia Saudita, è un vecchia alleata degli USA, ma ha notato il vantaggio logistico ed economico del sistema di difesa missilistica russo, mettendo in pericolo il dominio commerciale bellico statunitense in Medio Oriente.
Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov teneva una conferenza stampa con il ministro degli Esteri saudita Adil bin Ahmad al-Jubayr, in seguito all’incontro del Presidente Vladimir Putin con re Salman. Sergej Lavrov esordiva che in geopolitica, come nella vita personale, è importante parlare con amici e nemici, descrivendo “amichevoli e costruttivi” gli incontri tra governanti ed imprenditori dei due Paesi, soprattutto sugli accordi relativi a scambi, investimenti, cooperazione su nucleare, esplorazione spaziale e infrastrutture. Al-Jubayr parlava dei “nuovi orizzonti che non avevamo potuto nemmeno immaginare in passato“, ringraziando il governo russo per aver reso tutto questo possibile. E dichiarava che Arabia Saudita e Russia “non sono Paesi lontani” e che “abbiamo condiviso episodi nella storia“, sottolineando che Mosca e Riyadh rifiutano l’idea di “imporre principi strani ed estranei ad altre società“. L’intento di tale dichiarazione è rendere chiaro il futuro dell’azione internazionale saudita, presentando anche una chiara accusa agli Stati Uniti per la loro politica estera volta ad insediare regimi fantoccio nel mondo. Tale critica indiretta alla politica estera statunitense, per di più espressa in Russia, è il chiaro segnale che l’Arabia Saudita si allontana dalla geopolitica degli Stati Uniti.
Tale processo allarma il ‘governo invisibile’ degli USA, i cui media, come Bloomberg, concludono allarmati che “israeliani, turchi, egiziani e giordani si rivolgono al Cremlino nella speranza che Vladimir Putin, il nuovo signore del Medio Oriente, possa assicurare i propri interessi e risolvere i loro problemi. L’ultimo della fila è re Salman“, nonostante pochi mesi prima Trump avesse stipulato a sua volta colossali accordi energetici e contratti di vendite belliche con i sauditi.Putin, all’ultimo vertice dei BRICS, a Xiamen, a settembre, aveva affermato: “La Russia condivide le preoccupazioni dei Paesi BRICS sull’infelice architettura finanziaria ed economica mondiale, che non tiene conto del crescente peso delle economie emergenti. Siamo pronti a collaborare con i nostri partner per promuovere le riforme del regolamento finanziario internazionale e superare l’eccessivo domini di un numero limitato di valute di riserva“. E quindi non è un caso che l’Arabia Saudita abbia compiuto, negli ultimi due anni, una svolta geopolitica radicale rispetto alla passata linea economico-politica USA-centrica, volgendosi sempre più verso la Cina e ora la Russia. Difatti, l’economia statunitense è dissanguata dalle guerre, perse, nel Grande Medio Oriente, oltre che da un espansionismo militare mondiale e inconcludente. È’ inoltre gravata da disavanzi commerciali e di bilancio e da una devastante deindustrializzazione. “La nostra democrazia è stata presa e distrutta da società che costantemente richiedono ulteriori tagli alle tasse, più deregolamentazione e impunità nel perseguimento di massicce frodi finanziarie, mentre saccheggiano trilioni del tesoro statunitense sotto forma di salvataggi. La nazione ha perso potere e rispetto necessari ad indurre gli alleati in Europa, America Latina, Asia e Africa a seguirla. Si aggiunga la distruzione montante causata dal cambiamento climatico e l’emergere di una distopia. La supervisione di tale crollo ai vertici dei governi federali e statali è affidata a una serie di imbecilli, con buffoni, ladri, opportunisti e generali belluini. E per essere chiari, parlo anche dei democratici. L’impero s’incaglierà, perdendo influenza finché il dollaro non sarà abbandonato come valuta di riserva mondiale, sprofondando gli Stati Uniti in una depressione paralizzante e costringendo all’immediata contrazione della propria enorme macchina da guerra. Senza un’improvvisa e diffusa rivolta popolare, improbabile, la spirale della morte appare inarrestabile, il che significa che gli Stati Uniti, come li conosciamo, non esisteranno più tra uno o due decenni al massimo. Il vuoto globale che lasceranno sarà colmato dalla Cina che già si afferma come potenza economica e militare, o forse vi sarà un mondo multipolare tra Russia, Cina, India, Brasile, Turchia, Sudafrica e qualche altro Stato”. “Nell’aprile del 2015 il dipartimento dell’Agricoltura degli USA suggerì che l’economia statunitense sarebbe cresciuta di quasi il 50 per cento nei prossimi 15 anni, mentre la Cina sarebbe triplicata superando gli USA nel 2030”. La Cina è la seconda economia del mondo dal 2010, anno in cui divenne la prima nazione industrializzata del mondo. Il dipartimento della Difesa degli USA ammise che le forze armate statunitensi “non godono più di una posizione inattaccabile rispetto ai concorrenti statali” e “non possono più… automaticamente imporre la superiorità militare locale in modo coerente e durevole“. “Gli imperi in decadenza abbracciano il suicidio volontariamente. Preda del capriccio e incapaci di affrontare la realtà del loro declino, si ritirano in un mondo di fantasia dove i fatti spiacevoli non s’intromettono, sostituendo diplomazia, multilateralismo e politica con minacce unilaterali e di guerra. Tale auto-allucinazione collettiva ha visto gli Stati Uniti commettere il peggiore errore strategico della loro storia, suonando la campana a morto per l’impero, l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq. Gli architetti della guerra nella Casa Bianca di George W. Bush e l’ampio giro di utili idioti della stampa e del mondo accademico ne fecero una cerimonia, non sapendo nulla dei Paesi che venivano invasi, si sono dimostrati incredibilmente stolti sugli effetti della guerra industriale, accecati da una retorica feroce”.

Fonti:
Russia Feed
The Antimedia
The Duran
Truth Dig
Zerohedge