La quintessenza dell’esperienza cinese

He Wenping, Histoire et Societé 08/12/2017Quando Deng Xiaoping, capo architetto della riforma ed apertura della Cina, s’incontrò nell’agosto 1985 col presidente della Tanzania Julius Kambarage Nyerere, in visita in Cina, disse: “La nostra riforma è un esperimento per la Cina e il mondo. In caso di successo, possiamo fornire la nostra esperienza per la causa e lo sviluppo socialista nei Paesi sottosviluppati di tutto il mondo“. Oggi, a più di 30 anni dal lancio della politica di riforma e apertura, la Cina attrae l’attenzione del mondo sul suo fenomenale successo economico. Non solo ha raggiunto l’obiettivo di far uscire oltre 700 milioni di persone dalla povertà, ma è anche diventata la seconda economia mondaile proprio dietro gli Stati Uniti. In che modo la Cina ha compiuto questa brillante metamorfosi? Durante la riforma, come fece il Partito Comunista Cinese (PCC), da partito di governo, a consolidare la capacità di governare e ottenere sempre popolarità?

Sviluppo economico e governance politica
Negli ultimi trent’anni di riforme e apertura, la Cina ha accumulato una ricca e variegata esperienza nello sviluppo in molte aree: agricoltura, industria, commercio estero, riduzione della povertà, cultura e istruzione, sviluppo delle risorse umane, capacity building, ecc. Da tempo, i risultati dello sviluppo economico cinese sono ammirati e lodati dal mondo, anche nei Paesi occidentali. Per molti Paesi in via di sviluppo, attingere all’esperienza cinese, in particolare quella acquisita nella riduzione della povertà e nello sviluppo economico, sono l’obiettivo principale. Le conquiste della Cina in queste due aree sono applaudite e difficilmente contestate a livello internazionale. Tuttavia, la strada è ancora lunga e tortuosa prima che il mondo possa comprendere appieno la politica del governo cinese. Secondo alcuni, la riforma cinese si limita alla dimensione economica, mentre segna il passo nella dimensione politica. Secondo altri, la riforma economica cinese va troppo veloce, mentre il sistema politico, inadatto, alla fine crollerà. Alla fine degli anni ’80 e all’inizio degli anni ’90, con la disgregazione dell’URSS e la fine della Guerra Fredda, nel mondo occidentale emersero grandi dibattiti e prognosi sul “crollo della Cina”, riecheggiando la tesi della “fine della storia” predicata dal ricercatore statunitense di origini giapponesi Francis Fukuyama. Come dimostrò di seguito, la Cina non è crollata, anzi! È impegnata a un passaggio più sicuro sul sentiero dello sviluppo e della stabilità. Tuttavia, i pregiudizi e le idee negative sul governo cinese, che hanno radici nell’ignoranza sulla Cina o nella mentalità da Guerra Fredda, persistono nell’opinione pubblica internazionale dominata dall’occidente. Questa “nuvola” formata a priori cominciò a dissiparsi all’inizio del XXI secolo, nel momento caratterizzato da un mondo globalizzato e scosso da nuovi sconvolgimenti, soprattutto nell’ultimo decennio. Mentre il mondo ha subito la crisi finanziaria nel 2008 e la primavera araba iniziava alla fine del 2010, due test di portata globale che minacciavano lo sviluppo economico e socio-politico, la Cina socialista guidata dal PCC non subì la crisi finanziaria, in risposta al terremoto che colpì l’epicentro capitalista, né subì le crisi socio-politiche come i disordini conosciuti nel mondo arabo, nonostante le previsioni di certi osservatori occidentali. D’altra parte, grazie al sistema politico con determinati vantaggi, si è dimostrata più resistente a pressioni e shock rispetto a Stati Uniti ed Europa, coi loro sistemi capitalistici. Pertanto, negli ultimi anni, la governance cinese è diventata oggetto di attenzione di una serie di analisi, oltre che a condividere l’esperienza dello sviluppo cinese. Nel settembre 2014 fu pubblicato per la prima volta il libro di Xi Jinping: La Governance della Cina. In soli due anni e mezzo, questo libro fu tradotto in molte lingue (inglese, francese, russo, arabo, spagnolo, portoghese, tedesco, giapponese, ecc.) e stampato in più di sei milioni di copie in oltre un centinaio di Paesi e regioni del mondo. Sempre più governi e partiti esteri, affascinati dalla prodezza attribuita alla “via cinese”, iniziarono a trarre idee dalla saggezza del partito al potere e dalla leadership cinesi. In particolare, molti Paesi in via di sviluppo sperano di trovare, attraverso l’esperienza cinese, il proprio sviluppo sull’attuale scacchiera internazionale, caratterizzata dal crescente multilateralismo e dall’ascesa del mondo non occidentale. Pertanto, l’esperienza cinese vede la propria attrattiva oltrepassare il quadro dello sviluppo economico raggiungendo la sfera governativa. Soprattutto dal 18° Congresso del PCC, i risultati della Cina, ad esempio nella costruzione del Partito e nella lotta alla corruzione, sono visti dalla comunità internazionale. Quindi, naturalmente, l’interesse dei Paesi in via di sviluppo nel “modello cinese” non è più limitato allo sviluppo economico, ma inizia ad interessare lo sviluppo politico, riflesso nella costruzione del Partito e della governance dello Stato. Inoltre, alcune misure come la formazione di partiti politici esteri, i dialoghi tra partiti e l’istituzione di meccanismi di scambio hanno svolto un ruolo importante nelle relazioni dei Paesi in via di sviluppo con la Cina.

Riforma progressiva
Uno dei principi al centro dell’esperienza cinese è procedere nella riforma in maniera graduale, bilanciando il rapporto tra riforma, sviluppo e stabilità, in un concetto di sviluppo che evolve col tempo. In un Paese in via di sviluppo in transizione, importanti riforme hanno inevitabilmente ripercussioni su struttura sociale e stabilità. Tuttavia, la riforma deve considerare la stabilità come premessa e lo sviluppo come finalità. La via cinese a riforma e apertura aderisce quindi al principio che “la stabilità è la priorità”. Come osservato da Deng Xiaoping, “la stabilità viene prima di tutto“. È necessario placare i disordini sociali e consolidare la stabilità prima di cercare lo sviluppo, e quindi mantenere la stabilità attraverso i frutti della riforma e dello sviluppo, al fine di raggiungere l’equilibrio coordinato tra stabilità, sviluppo e riforme. Nel corso della riforma economica e dello sviluppo, il governo cinese applicava l'”approccio per tentativi ed errori” per assicurarsi una transizione armoniosa, considerando che una riforma radicale potesse causare turbolenze nell’economia nazionale e quindi aumentare rischio e probabilità di fallimento della riforma. In altre parole, affrontare prima le domande più semplici e poi quelle più difficili, passo dopo passo. Inoltre, iniziare sempre con l’implementazione di progetti pilota e, in base ai risultati ottenuti, decidere se generalizzarli e promuoverli. Che si tratti dell’introduzione di un sistema di agricoltura a tasso fisso, basato sulla famiglia nelle zone rurali o della promozione delle imprese rurali, della riforma delle imprese pubbliche o della riforma del settore finanziario, senza dimenticare le riforme su occupazione, sicurezza sociale, distribuzione del reddito e registro civile, mirando a sostenere la transizione da un’economia pianificata a un’economia di mercato… In queste riforme, l’obiettivo è sempre stato ridurre lo shock dei gruppi più vulnerabili, oltre a limitarne o disperderne costi e rischi. In campo politico, anche nel rispetto di questa premessa sulla stabilità, ebbero luogo le riforme che consistevano nell’allargare gradualmente la partecipazione politica, promuovendo attivamente la ricerca e i saggi sulle elezioni democratiche (inizialmente organizzate a livello di base) e la democrazia di partito, con l’obiettivo di raggiungere massima partecipazione ed uguaglianza politica. È grazie a questa graduale e ordinata progressione che la riforma cinese ha potuto approfondirsi ciclo dopo ciclo. Allo stesso tempo, la riforma metodica ha permesso alla Cina di raggiungere, nel complesso, una transizione socioeconomica particolarmente ampia e profonda, in un periodo molto breve e in circostanze relativamente armoniose e stabili.
Dall’avvio delle riforme e dell’apertura più di trenta anni fa, oltre ad equilibrare le relazioni riforma-sviluppo-stabilità, il governo cinese, con le diverse generazioni di leader, si è impegnato a guidare lo sviluppo sempre, considerandolo secondo una concezione evolutiva, in modo da soddisfare costantemente le esigenze del momento. Considerando che “i problemi derivanti dallo sviluppo vanno risolti dallo sviluppo” e che “lo sviluppo è fonte e soluzione dei problemi”, utilizzando lo “sviluppo” come chiave multifunzionale nell’avviare le varie riforme. Proprio come sfide e compiti che la Cina deve affrontare si evolvono secondo le fasi dello sviluppo, il concetto di sviluppo cinese s’è rinnovato più volte negli ultimi trenta anni. Negli anni ’70 e ’80, alla fine della Rivoluzione Culturale, la maggiore sfida per la Cina era uscire dallo stato di debolezza e povertà e realizzare le “quattro modernizzazioni” dell’industria, dell’agricoltura, della difesa nazionale, delle scienza e tecnologia. Così, il capo architetto e pioniere della riforma e dell’apertura, Deng Xiaoping, avanzò i famosi precetti “Lo sviluppo è la pietra di paragone” o “Non importa se il gatto è nero o bianco, a condizione che prenda i topi”. Guidata da questo concetto di sviluppo, l’economia cinese è cresciuta rapidamente, con un tasso a due cifre. Tuttavia, questo sviluppo esponenziale ha prodotto effetti collaterali, tra cui lo sviluppo estensivo, l’inquinamento ambientale e l’aumento delle disparità di reddito. Al fine di risolvere i problemi derivanti dallo sviluppo, la terza sessione plenaria del 16° Comitato Centrale del PCC, tenutasi nell’ottobre 2003, presentava il nuovo concetto di sviluppo scientifico. I principi fondamentali di questo concetto sono: insistere sulla pianificazione generale senza trascurare ogni particolare area; porre l’uomo al centro di tutte le preoccupazioni; stabilire un concetto di sviluppo globale, coordinato e sostenibile; e promuovere sia lo sviluppo socioeconomico che umano. Secondo questo nuovo concetto di sviluppo scientifico, sarebbe semplicistico equiparare la crescita del PIL allo sviluppo e al progresso sociale e, a tale riguardo, gli squilibri in certe aree e regioni, dove il progresso sociale, il valore attribuito all’uomo e il benessere a lungo termine sono trascurati a favore di indici economici, acquisizioni materiali ed interessi immediati. In un momento in cui l’ambiente economico e commerciale internazionale è sempre più complesso e rischioso, il Comitato Centrale del PCC, con il compagno Xi Jinping al centro, lanciava il concetto di sviluppo innovativo, coordinato ed ecologico in modo tempestivo, aperto e condiviso. Xi ha detto: “Dobbiamo renderci conto che l’economia cinese, nonostante il volume che rappresenta, non è ancora solida e che, nonostante la crescita molto rapida, non mostra un qualità ottimale. Il nostro ampio modello di sviluppo, basato principalmente sui fattori di produzione, in particolare le risorse, stimolando crescita economica ed espansione del volume economico, non è sostenibile. È tempo di accelerare il passo dalla crescita guidata da fattori di produzione e massicci investimenti allo sviluppo guidato dall’innovazione”. In conclusione, è persistendo nell’idea di sviluppo, in sintonia col momento, che la Cina è diventata senza dubbio l’esempio tipico di Stato in via di sviluppo.

Governo forte e politiche adeguate
Il secondo principio al centro dell’esperienza cinese è avere un governo forte e impegnato nello sviluppo, così come leader visionari e politiche adeguate. In un Paese in transizione, è necessario avere, in determinati momenti e in alcune aree un “governo forte” con grande autorità politica e forte capacità di governance. L’obiettivo è unire la popolazione nazionale attorno a desiderio comune e senso di coesione, nonché combinare gli sforzi dell’intero Paese per far progredire le riforme economiche, sociali e politiche. Nella storia umana, i fatti hanno da tempo dimostrato che lo sviluppo economico può essere raggiunto in circostanze politiche diverse dalla democrazia occidentale. Negli anni ’60 e ’70 alcuni Paesi e regioni in via di sviluppo (come i “quattro dragoni asiatici”) registrarono una crescita economica piuttosto rapida. Per spiegare l’ascesa delle economie emergenti nell’Asia orientale, inclusa la Cina, molti ricercatori occidentali fecero ricorso al cosiddetto “Stato di sviluppo”. Secondo la loro definizione, “uno Stato in via di sviluppo è caratterizzato da un modello di sviluppo economico guidato da un governo forte e che mostra forte impegno allo sviluppo economico, un governo capace di mobilitare e ridistribuire efficacemente le varie risorse per promuovere sviluppo nazionale”. Sul regime politico, sebbene il sistema di collaborazione multipla e consultazione politica sotto la guida del PCC sia da tempo interpretato dalle società occidentali come “Partito unico e datato”, tutte le analisi oggettive riconoscono che “un solo partito al Potere da tempo” sa meglio assicurare la continuità politica. Elaborato per la prima volta nel 1949 sotto la guida del PCC, il piano quinquennale per il progresso sociale e lo sviluppo economico è giunto alla tredicesima edizione. Conformemente ai successivi piani quinquennali, la Cina continua gli sforzi in modo ordinato nella costruzione di infrastrutture, sviluppo di zone economiche speciali, nonché cooperazione internazionale nelle capacità produttive e nella costruzione della Nuova via della Seta. Inoltre, il PCC continua a sviluppare le squadre di management nei vari livelli col sistema del mandato, della leadership collettiva, della selezione per merito e della proposta competitiva. È quindi assicurando il “buon governo” piuttosto che perseguendo indiscriminatamente la “democratizzazione elettorale” che il PCC cerca di accrescere la popolarità, fondamento del governo dello Stato. Inoltre, sebbene i risultati dello sviluppo economico della Cina siano noti e riconosciuti in tutto il mondo, pochissimi sembrano capire che la Cina ha condotto la riforma economica simultaneamente e in simbiosi con la riforma socio-politica. I risultati ottenuti con la riforma economica sono quindi indissociabili dagli sforzi compiuti nell’ambito della riforma socio-politica. Negli ultimi trent’anni sono state condotte numerose riforme progressive con la supervisione del potere e l’attuazione del contropotere, come nel sistema di gestione, nel sistema di nomina di alti dirigenti, nel sistema elettorale (elezioni interne del partito, ma anche elezioni di base), nei sistemi legislativo e giudiziario, così come nel sistema decisionale. In questo modo, la riforma economica può progredire continuamente e in profondità, e durante la grande transizione socio-economica, i diversi gruppi etnici e strati sociali riescono a vivere in armonia e a conciliare i propri interessi. Certamente, la Cina deve ancora affrontare molte sfide nel processo di sviluppo, come il divario tra ricchi e poveri o disuguaglianze tra le diverse regioni. Ma dal punto di vista diacronico, i cinesi godono sempre più di diritti economici, sociali e politici, oggi a un livello senza precedenti nella storia. Questo è forse il motivo per cui il “Consenso di Pechino” incentrato sullo sviluppo può competere col “Washington Consensus” della liberalizzazione economica. Inoltre, il “consenso di Pechino” è oggi apprezzato da un numero crescente di Paesi in via di sviluppo.*He Wenping, ricercatore presso l’Istituto Chahar e presso l’Istituto di ricerca dell’Asia occidentale e dell’Africa dell’Accademia delle scienze sociali cinese.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

OPEC: come Putin ha tolto la “corona petrolifera” all’Arabia Saudita

KtovKurse, 25 novembre 2017 – Fort RussPer oltre mezzo secolo, i ministri del petrolio sauditi hanno deciso i movimenti di mercato, dicendo poche parole su quale fosse la decisione dell’OPEC al successivo incontro, intascando milioni, se non miliardi, di dollari di profitto. Ora la situazione è cambiata. Gli incontri dell’OPEC continuano a condizionare i prezzi, ma non c’è più l’influenza dell’Arabia Saudita, ma di un Paese che non fa parte dell’OPEC: la Russia e, più specificamente, Vladimir Putin. Da quando è stato raggiunto l’accordo della Russia con l’OPEC per ridurre la produzione lo scorso anno, Putin è il giocatore più influente del gruppo, scrive Bloomberg. Come affermava un alto funzionario dell’OPEC, il leader russo ora “dà gli ordini”. La crescente influenza del Cremlino nel cartello riflette la politica estera volta a contrastare l’influenza statunitense nel mondo attraverso una vasta gamma di misure economiche, diplomatiche, militari e d’intelligence. Questa strategia, sostenuta dall’enorme ricchezza in risorse naturali della Russia, sembra funzionare. “Putin è ora il padrone dell’energia mondiale“, dichiarava Helima Croft, responsabile strategico della RBC Capital Markets LLC di New York. L’influenza di Putin rimarrà al centro dell’attenzione il 30 novembre, quando 14 membri dell’OPEC, tra cui Iran, Iraq, Nigeria e Venezuela, nonché Paesi non OPEC come Russia e Messico, s’incontreranno a Vienna per discutere l’estensione della riduzione della produzione fino a marzo. La posta in gioco è la salute economica e politica di tutti gli Stati interessati, tra cui Kazakistan e Azerbaigian, le due repubbliche ex-sovietiche che Putin ha introdotto in questo accordo. I partecipanti all’accordo producono il 60% del petrolio mondiale. Putin provocava un breve aumento dei prezzi alla vigilia della prima visita del re saudita in Russia il mese scorso, suggerendo un’estensione dei tagli entro la fine del prossimo anno, anche se sottolineava di non aver preso una decisione definitiva. Le osservazioni di Putin portavano a nuovi sforzi diplomatici di Paesi OPEC e non OPEC per cercare di concludere un accordo. Certo, non è facile. L’Arabia Saudita, il maggiore esportatore mondiale, è già insoddisfatta del fatto di subire il grosso dei tagli, lamentando che gli alleati produttori non rispettano pienamente i termini dell’accordo. È anche frustrata dalla moderazione della Russia nell’estendere l’accordo. Dopo le osservazioni di Putin, il Cremlino inviava segnali contrastanti, in parte per placare i baroni del petrolio russi, come il CEO di Rosneft Igor Sechin e il miliardario a capo di Lukoil Vagit Alekperov. Tuttavia, ci sono ancora tentativi d’impedire l’aumento dei prezzi del petrolio, che porterebbero le aziende dello scisto ad aumentare la produzione negli Stati Uniti, dove si prevede che raggiunga i 10 milioni di barili al giorno l’anno prossimo, un livello superiore ad Arabia Saudita e Russia. Per Putin, che ha stretto un’alleanza senza precedenti con l’OPEC, quando i prezzi erano inferiori di 20 dollari rispetto ad oggi, c’è un’altra ragione per non cercare un forte aumento dei prezzi. Al momento, la Russia ha un rublo debole, che avvantaggia gli esportatori, ed è meno dipendente dalle vendite di prodotti energetici per soddisfare gli obblighi di spesa. Per i produttori russi, le riduzione è sempre più dolorosa. Sebbene il Brent sia commercializzato a 63 dollari al barile, quasi il 30% in più rispetto a un anno fa, sono costretti ad iniziare a ridurre la produzione. “Ci sono tre scenari da considerare: l’OPEC prolungherà la riduzione entro l’anno fino al prossimo marzo o la fine del 2018“, affermava Erik Liron, Primo Vicepresidente di Rosneft. Ciononostante, i prezzi correnti, e la realtà geopolitica, suggeriscono che l’accordo sarà cambiato, secondo Edward Chow, del Centro per gli studi strategici e internazionali di Washington ed ex-capo della Chevron Corp. “Ciò è vantaggioso per entrambi: i sauditi hanno bisogno di un grande partner per la produzione di petrolio, per influenzare efficacemente il mercato, e il potenziale del più impressionante ruolo geopolitico ed economico della Russia in Medio Oriente fa delle misure per ridurre la produzione un espediente di Mosca“, affermava.
Il ministro per l’Energia saudita Qalid al-Falih dichiarava di voler annunciare entro la prossima settimana l’estensione dei tagli entro la fine del 2018, mentre i funzionari russi dichiaravano di voler aspettare e decidere a marzo. Quando, come anticipato, il Presidente Putin parteciperà alle elezioni presidenziali. Il risultato più probabile dell’incontro di Vienna sarà un compromesso. Per l’Arabia Saudita, la necessità di condividere le decisioni sulla produzione con la Russia, alleata del nemico iraniano nella guerra civile siriana, è una pillola amara. In passato, i sauditi potevano imporre la loro volontà sui prezzi e punire i rivali, saturando il mercato come fecero contro altri membri dell’OPEC nel 1985-86, il Venezuela nel 1998-1999 e l’industria del petrolio bituminoso nel 2014-15. Ma ora l’economia dell’Arabia Saudita è in cattive acque ed ha bisogno di prezzi del petrolio più alti. Su alcuni parametri, dato il punto di pareggio, l’Arabia Saudita ha bisogno di prezzi più alti rispetto ad Iran o Russia, che nel calcolo del bilancio per l’anno successivo punta sui 40 dollari al barile. Le azioni del principe ereditario Muhamad bin Salman contro la corruzione, compresi gli improvvisi arresti di dozzine di principi e miliardari, sembrano aver solo rafforzato la ritrovata dipendenza del regno dalla Russia. “Il risanamento ha capovolto un modello pluriennale che univa l’élite e concede il successo all’ambizioso programma di riforme economiche nella lotta per la sopravvivenza“, afferma Amrita Sen, analista petrolifero presso l’Energy Aspects Ltd. di Londra. “Sullo sfondo di questa vulnerabilità, crediamo che il regno e, cosa più importante, Muhamad bin Salman, necessitino di elevate entrate petrolifere e quindi di alti prezzi che gli consentano di rimanere al potere“, affermava Sen.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Cina e Stati Uniti: confronto sulla leadership

Prof. James Petras, Global Research, 12 novembre 2017La scelta dei leader statunitensi non ha praticamente nulla a che fare con processi democratici. È utile paragonarla col processo in Cina. Nella maggior parte dei casi, la selezione dei leader della Cina è molto più meritocratica, riuscita e basata sulla performance. Negli Stati Uniti e in Cina, il processo manca di trasparenza.

Leadership economica, politica e culturale degli Stati Uniti
La scelta dei leader economici, politici e culturali statunitensi si basa su diverse procedure antidemocratiche.
1. Eredità tramite legami familiari
2. Accesso personale al credito e al finanziamento
3. Patrocinio politico
4. Lobby ed élite nella vendita e acquisto di uffici e favori
5. Collegamenti multimediali
6. Repressione politica e manipolazione delle procedure elettorali
7. Incombenza e uso delle risorse statali
8. Nepotismo etno-religioso
9. Gerarchia interna del partito
10. Decisioni di partito al chiuso (opacità)
11. Capacità di tenere i segreti
I leader, nominati, auto-nominati e scelti attraverso denaro, media, reti elitarie, trasformano il processo elettorale in retropensiero virtuale nel sistema statunitense. I leader economici statunitensi hanno aumentato il flusso di profitti e investimenti produttivi verso il settore finanziario e/o nei paradisi fiscali esteri. I leader politici statunitensi hanno aumentato le spese militari e le guerre, distogliendo fondi pubblici dai servizi sociali interni e dal benessere, diminuendo la crescita economica interna e i mercati di investimento e commercio. I leader culturali degli Stati Uniti sono stati premiati per la difesa, promozione e abbellimento dell’imperialismo e per denigrare nazioni e leader indipendenti. Sono stati anche premiati per promuovere il consumismo più degradante e frivolo, minando la coesione sociale e comunitaria. L’assenza di trasparenza nel processo di selezione statunitense dei leader di grandi banche d’investimento, partiti politici, uffici legislativi ed organi esecutivi, del mondo accademico cresce a un ritmo allarmante e con notevoli conseguenze negative: i leader degli Stati Uniti non devono superare esami rigorosi né affrontare interviste coi pari per competenza nei rispettivi settori di lavoro. I leader aziendali degli Stati Uniti non sono giudicati dalla loro performance economica e politica. La responsabilità per le guerre disastrose, salvataggi di banche corrotte, crisi finanziarie e aumento dei costi dell’assistenza sanitaria non escludono un candidato a posizioni di leadership. I criteri di performance documentati non costituiscono la base per la scelta dei leader del Congresso e dei Presidenti. I fattori decisivi che influenzano la selezione politica sono la capacità di promuovere interessi d’élite, perseguire guerre imperiali per soddisfare ambizioni e avidità dei militaristi e mascherare la diffusa corruzione nell’ingrassare le ruote della speculazione.

Cina: consultazione, meritocrazia e performance
I leader cinesi sono scelti sulla base di consultazioni multi-livello, meritocrazia e prestazioni nelle cariche. Il recente congresso del partito ha evidenziato tre aspetti di vitale importanza: ridurre le diseguaglianze, affrontare il degrado ambientale e la sanità. Al contrario, le elezioni del Congresso statunitense dello scorso anno si concentrarono sulla promessa di ridurre le imposte alle società superricche nonostante la crescente disuguaglianza sociale ed economica, la rimozione di norme statali e federali che proteggono la popolazione e l’ambiente dalle aziende inquinanti e riduzione dei finanziamenti pubblici per l’accesso a un’assistenza sanitaria competente, minando il benessere del cittadino e aggravando il numero di morti premature e la minore aspettativa di vita dei poveri e della classe operaia. L’élite politica statunitense è piena di nemici del “cambiamento climatico” e promotori dei peggiori inquinamenti. Il Congresso statunitense ha speso una quantità enorme di tempo ed energie perseguendo cospirazioni faziose, rifiutando di affrontare la furiosa epidemia di tossicodipendenza che ha ucciso oltre 600000 statunitensi in 15 anni.
Il Presidente Xi Jinping ha chiesto ai dirigenti cinesi di dirigere i loro sforzi per correggere lo “sviluppo sbilanciato e inadeguato e le crescenti esigenze della popolazione a una vita migliore”. Il Presidente Xi sottolineava l’obiettivo di “ecologizzare l’economia”, citandolo 15 volte nel discorso al congresso del partito, rispetto a solo una volta nel precedente congresso (FT 11/1/17, p. 11). Gli investitori pubblici e privati cinesi hanno risposto alle priorità sanitarie e ambientali fissate da Xi aumentando gli indici borsistici dei rispettivi settori (FT 11/11/17, pag. 11).
Al vertice, la leadership s’impegna in consultazioni e dibattiti tra le élite concorrenti, discutendo i risultati passati e presenti nello sviluppo di politiche attuali e future. A livello medio, gli esami dei servizi pubblici ultra-competitivi sono decisivi per la nomina dei funzionari cinesi. Al livello medio-superiore le prestazioni lavorative della leadership sono un fattore importante nella scelta. I quattro decenni di spettacolare crescita economica che ha tolto 500 milioni di cinesi dalla povertà è un riflesso del sistema efficace di selezione e promozione dei leader. Il mantenimento della pace e dell’amicizia con altri Paesi da oltre quarant’anni, ad eccezione del conflitto di frontiera e limitato col Vietnam nel 1979, è un fattore importante che influenza la scelta delle leadership. Al contrario, nonostante le tante guerre disastrose e brutali, i presidenti Clinton, Bush e Obama sono stati rieletti dal sistema del duopolio bipartitico, universalmente considerato “truccato”. L’effetto di tali guerre sul deterioramento dell’economia statunitense non si riflette nella scelta dei candidati o nell’esito delle elezioni presidenziali o congressuali. La Cina ha scelto leader che hanno dimostrato capacità e serietà nell’indagine e punizione di oltre un milione di funzionari corrotti e di plutocrati. I combattenti anticorruzione sono stati promossi come leader “puliti e laboriosi”. Al contrario, l’amministrazione statunitense ha ripetutamente nominato criminali di Wall Street a posizioni di alto livello nel Tesoro, Federal Reserve e FMI con disastrosi risultati per la cittadinanza, senza alcuna capacità di analisi o correzione. Uno dei meccanismi del Partito più esclusivi e prestigiosi si trova nel Dipartimento dell’Organizzazione (OD) del Partito Comunista Cinese (FT 10/30/17, p. 9). L’OD si riunisce per valutare le scelte per la leadership sulla base di una combinazione complessa di candidature, esami scritti e orali e indagini e la maggioranza dei voti tra i ministri. I leader così scelti assumono responsabilità collettiva e non si presentano con “fughe sulle decisioni” (FT ibid).

Conclusione

Negli Stati Uniti e in Cina la scelta dei leader non si basa su elezioni o consultazioni coi cittadini. Tuttavia, esistono grandi differenze nel processo e nelle procedure di selezione dei leader, con conseguenti notevoli differenze nei risultati. La Cina è in gran parte una meritocrazia, con vestigia di nepotismo familiare, specialmente per quanto riguarda alcune nomine statali e aziendali. La performance conta molto e la maggior parte dei cittadini accoglie la leadership del partito cinese per il successo economico e sociale mondiale e a lungo termine. Al contrario, la stragrande maggioranza dei cittadini statunitensi è cinica ed contrariata dalle nomine economiche più importanti per via del loro passato documentato di guasti socioeconomici. I cittadini sono assai preoccupati dai grandi vertici finanziari (considerati oligarchici corrotti) per aver immerso il Paese in crisi ripetute, guerre perpetue, crescenti disuguaglianze e profonda e diffusa povertà. La perdita dei posti di lavoro stabili e il deterioramento della coesione della comunità e della famiglia hanno oltraggiato i cittadini perché in netto contrasto con la corruzione pervasiva e profonda ai vertici e l’impunità giudiziaria totale per funzionari, politici ed oligarchi. La persecuzione in Cina dei corrotti non ha alcuna controparte negli Stati Uniti. Le tangenti aziendali e politiche vengono legalizzate negli Stati Uniti chiamandole “finanziamenti elettorali” o “commissioni di consulenza”. Basta considerare le gratifiche da mezzo milione pagate ai Clinton da finanziatori di Wall Street per 30 minuti di recita compiacente per influenzare la stipula di contratti. Nella politica estera, i leader cinesi difendono gli interessi nazionali. I leader statunitensi spudoratamente si rivolgono ai lobbisti israeliani promuovendo gli interessi di Tel Aviv. I leader cinesi emarginano i critici in nome dell’armonia, stabilità, pace e crescita. I leader statunitensi emarginano, imprigionano e brutalizzano afroamericani, immigranti, ambientalisti e attivisti contro la guerra, così come chi denuncia Wall Street e il governo, nel nome del liberismo e di vaghi valori demoliberali.
La Cina, con tutti gli inconvenienti su procedure e diritti democratici, si muove verso una società dinamica meno corrotta, meno bellicosa e più responsabile, con una leadership attenta e sviluppata. Gli Stati Uniti vanno verso una società ancor più corrotta, crudele e dispotica (“Stato di polizia”) con capi impresentabili, guerrafondai e criminogeni al timone. Il divario tra promesse e prestazioni si allarga negli Stati Uniti mentre si restringe in Cina. Il rigoroso processo di selezione meritocratica della Cina ha dimostrato maggiore capacità di rispondere alle nuove sfide e alle esigenze della maggioranza rispetto alla buffonata elettorale statunitense disfunzionale e corrotta, che non può nemmeno affrontare la crisi della tossicodipendenza causata da sovra-prescrizione non regolamentata di oppiacei, crisi del cambiamento climatico e mega-tempeste che devastano le comunità statunitensi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Cina e Russia scavano la fossa al dollaro statunitense

Tortilla con Sal, 06/11/2017La Cina, l’unico Paese dal sufficiente peso per sfidare l’egemonia finanziaria statunitense, ha appena annunciato attraverso la Banca Popolare l’avvio del sistema di pagamento-pagamento (PVP) per le operazioni in rubli russi e yuan cinesi, riducendo l’influenza del dollaro statunitensi sulle transazioni internazionali. Il grande piano dietro la One Belt, One Road Initiative (ICR) ha una componente moneta integrata in oro che cambierà l’equilibrio del potere globale a favore delle nazioni eurasiatiche, Russia e i Paesi dell’Unione economica euroasiatica (UEE) con la Cina e l’Asia.

La guerra del dollaro, pessimo affare
Il commercio tra Cina e Russia nelle proprie valute, evitando il dollaro, è significativo fin da quando gli Stati Uniti hanno sanzionato la Russia durante la crisi del 2014 in Ucraina, descritta da alcuni come mossa molto impacciata dell’amministrazione Obama. Dal 1945 è ben noto che lo status di superpotenza mondiale statunitense si basa su due pilastri: prima potenza militare del mondo e dollaro come moneta assoluta di riserva mondiale, permettendo di controllare l’economia globale. Dal 1944, quando tutte le altre valute erano collegate al dollaro, il dollaro USA iniziò l’ascesa come valuta di riserva delle banche centrali del mondo. Questo legame fu rafforzato dal fatto che i Paesi dell’OPEC decisero di vendere il petrolio in dollari e che la maggior parte del commercio globale avveniva in dollari. Il dollaro USA continua ad essere la valuta di riserva più importante. Attualmente il 64% delle riserve finanziarie del mondo è ancora in dollari USA con l’euro suo rivale più vicino al 20%. Questo dà al governo degli Stati Uniti un vantaggio straordinario. Gli Stati Uniti hanno gestito un deficit di bilancio su 41 degli ultimi 45 anni. Questo è un grande svantaggio per molti Paesi perché gli investimenti delle loro banche centrali nei titoli del Tesoro USA perdono valore. Ma sono più o meno obbligati ad investire i dollari statunitensi che guadagnano dall’eccedenza nell’esportazione, ad esempio il flusso annuo della banca centrale cinese in dollari statunitensi, o l’eccedenza commerciale giapponese o della Russia prima del 2014, o della Germania e di altri Paesi con surplus commerciale. Ciò consente agli Stati Uniti di mantenere bassi i tassi d’interesse e di finanziare relativamente facilmente i propri disavanzi di bilancio e commerciali. Quest’anno il deficit di bilancio statunitense ha raggiunto i 585 miliardi di dollari USA. È così che Cina e Russia hanno finanziato il bilancio militare statunitense negli ultimi anni acquistando obbligazioni e titoli che consentono al Tesoro statunitense di finanziare tale deficit senza aumentare i tassi d’interesse. Il bilancio militare statunitense mira a controllare Cina, Russia e blocco eurasiatico e a distruggerne le economie, mentre questi Paesi devono tenere riserve di dollari contro eventuali future guerre del dollaro statunitense.

Verso l’internazionalizzazione di yuan e rublo
Cina, Russia, Paesi alleati dell’Eurasia, gli altri Paesi BRICS, i Paesi dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) e possibili aderenti come Iran e Turchia si preparano a ridurre la vulnerabilità a un sistema bancario mondiale in bancarotta. Se ricorrono ad accordi bilaterali per il commercio, evitando il dollaro USA, questi perderà lo status di moneta di riserva e sarà sostituito da altre valute, probabilmente yuan cinesi. Nel 2014, Cina e Russia raggiunsero un accordo per scambiare rubli e yuan per tre anni per un controvalore di 25 miliardi di dollari. Nel maggio 2017, Russia e Cina istituirono un fondo d’investimento di 68 miliardi di yuan (10 miliardi di dollari) e previdero d’estendere l’accordo bilaterale di cambio per altri tre anni. Il commercio tra i due Paesi è aumentato di un terzo nei primi otto mesi di quest’anno. Nel 2016, la Cina entrava a far parte del Fondo Monetario Internazionale come una delle cinque valute principali del cesto valutario col quale il FMI calcola il valore dei suoi Diritti di Cambio Speciali. Questo passo ha dato allo yuan una grande spinta nell’accettazione internazionale. Prima del 2004 non era permesso come strumento di cambio internazionale al di fuori della Cina, ma da allora le sue autorità monetarie hanno posto una precisa base all’internazionalizzazione dello yuan, che già supera le aspettative, divenendo un’ancora globale, una moneta di riserva che supererà l’euro nei prossimi anni. In una relazione del 2016, la banca HSBC riferiva che dal 2012 lo yuan (o renminbi, RMB) è diventata la quinta valuta più utilizzata al mondo. Elvira Nabjullina, governatrice della Banca Centrale della Russia, dichiarava: “Abbiamo finito di lavorare sul nostro sistema di pagamenti e se succede qualcosa, tutte le operazioni in formato SWIFT (World Society for Telecomunication Financial Interbank) funzioneranno col nostro sistema. Abbiamo creato un’alternativa, allarmando il Tesoro degli Stati Uniti, la Federal Reserve e Wall Street“. “Il sistema finanziario mondiale ha bisogno di più equilibrio“, aveva detto il Primo ministro russo Dmitrij Medvedev in una riunione col Premier cinese Li Keqiang. “Stiamo discutendo sull’utilizzo dei nostri sistemi di pagamento nazionali, tra cui l’UnionPay della Cina, e sviluppiamo anche il nostro sistema Mir”. Rivelava che i due Paesi emetteranno in futuro un sistema di pagamento congiunto.

Il Venezuela come piattaforma per il petroyuan
Nel 1974 il governo degli Stati Uniti studiò come controllare il commercio internazionale del petrolio convincendo le autorità saudite che i loro petrodollari sarebbero stati più sicuri nelle banche degli Stati Uniti. Ma recentemente l’industria del fracking statunitense ha frantumato i prezzi del petrolio, creando un problema fiscale per l’Arabia Saudita. Al fine di evitare un forte calo delle entrate petrolifere, re Salman dell’Arabia Saudita visitava Mosca all’inizio di ottobre, dove senza dubbio avrà discusso il piano del petroyuan. La Cina sostiene un maggiore utilizzo dello yuan negli scambi petroliferi. Poiché il Paese è il più importante importatore di petrolio, superando gli Stati Uniti, può pesare internazionalmente e provvedere a una maggiore sicurezza energetica. Così Pechino spera di sfidare il dollaro creando un mercato dei futures con la propria moneta e relazioni indicano che la Cina è disposta a introdurre nei prossimi mesi un indice di riferimento del petrolio con prezzi in yuan. Un mercato dei futures petroliferi basato sullo yuan stimolerà la domanda della moneta che darà influenza strategica alla Cina. Il piano è lanciare un contratto futures petrolifero sulla Shanghai International Energy Exchange (INE), ma convincere i grandi produttori e consumatori di petrolio ad utilizzare lo yuan e ad investire nella borsa di Shanghai affronta ostacoli. Senza la partecipazione di certi Paesi produttori di petrolio, come Arabia Saudita, Russia, Iran, Indonesia o Venezuela, sarà difficile creare un mercato che faccia la differenza. A causa delle sanzioni e delle intimidazioni globali del dipartimento del Tesoro statunitense, l’Iran, in particolare, è stato tra i primi ad adottare la vendita del petrolio sulla base dello yuan. Ora nel 2017, il Venezuela segue questa strada. Per la stessa ragione, la Russia ha accettato di vendere petrolio in yuan nel 2015. Qualsiasi calo dello status del dollaro indebolisce pesantemente la capacità di Washington di attuare la sua guerra economica contro la Russia e destabilizzare il blocco euroasiatico. Cina e Russia non cercano di attaccare il dollaro per distruggerlo, ma di creare una valuta di riserva alternativa indipendente per le nazioni che vogliono proteggersi dagli attacchi finanziari sempre più frequenti delle banche di Regno Unito, Wall Street e dagli hedge funds. Per il Venezuela si tratta di costruire un elemento cruciale della sovranità nazionale perché il sistema del dollaro di oggi viene utilizzato per devastarne la sovranità economica attraverso sanzioni che ne colpiscono programmi sociali ed investimenti, nonché il commercio con il resto del mondo. Ora il sistema cino-russo di liquidazione dei pagamenti bilaterali è stato esteso ad altri Paesi dell’Iniziativa Via della Seta in Eurasia, ai Paesi BRICS e al Venezuela nell’ambito della sua orbita geopolitica; la dichiarazione del governo cinese contribuisce a creare questo sistema monetario alternativo. Inoltre, come alternativa basata sull’oro, indipendente dal sistema politicamente esplosivo e speculativo del dollaro degli Stati Uniti, in futuro potrà proteggere gli alleati dei cinesi dagli attacchi economici e dalla guerra finanziaria dell’Unione europea e di Washington.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Pianificazione economica strategica cinese contro capitalismo fallito degli USA

Prof. James Petras, Global Research, 05 novembre 2017I giornalisti e i commentatori, i politici e i sinologi statunitensi passano tempo a speculare sulla personalità del Presidente Xi Jinping e le sue nomine negli organi dirigenti del governo cinese, come se questi siano gli aspetti più importanti del 19.mo Congresso Nazionale il Partito Comunista Cinese (dal 18 al 24 ottobre 2017). Abbandonatasi a pettegolezzi, speculazioni fittizie e denigrazione dei leader, la stampa occidentale non bada ai cambiamenti storici in corso in Cina e nel mondo. I cambiamenti storici mondiali, articolati dal Presidente Xi Jinping, sono presenti nelle visione, strategia e programma del Congresso. Queste si basano su una rigorosa indagine sulle attuali e future realizzazioni della Cina. Scopo, proiezioni e presenza del Presidente cinese sono in netto contrasto con il caos, la demagogia e le calunnie della miliardaria campagna presidenziale degli USA e le sue conseguenze vergognose. La chiarezza e la coerenza di un profondo pensatore strategico come il Presidente Xi Jinping contrastano con le dichiarazioni improvvisate, contraddittorie e incoerenti del presidente e del Congresso degli Stati Uniti. Non si tratta solo di stile ma di contenuto sostanziale. Procederemo nel saggio confrontando contesto, contenuto e direzione dei due sistemi politici.

Cina: Pensiero strategico e risultati positivi
La Cina, innanzitutto, ha deciso le linee guida strategiche ben definite che sottolineano le priorità macroeconomiche e militari nei prossimi cinque, dieci e vent’anni. La Cina è impegnata a ridurre l’inquinamento in tutte le sue manifestazioni attraverso la trasformazione dell’economia dall’industria pesante ad un’economia di servizio ad alta tecnologia, passando dagli indicatori quantitativi a quelli qualitativi. In secondo luogo, la Cina aumenta l’importanza relativa del mercato interno e riduce la dipendenza dalle esportazioni. La Cina aumenta gli investimenti in salute, istruzione, servizi pubblici, pensioni e indennità per la famiglia. In terzo luogo, la Cina intende investire pesantemente in dieci settori prioritari economici, come informatica, robotica, veicoli a risparmio energetico, dispositivi medici, tecnologia aerospaziale e trasporto marittimo e ferroviario. Si tratta di tre miliardi di dollari per aggiornare la tecnologia nelle industrie chiave, tra cui veicoli elettrici, tecnologia del risparmio energetico, controllo numerico (digitalizzazione) e diverse altre aree. La Cina intende aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo del 95%, arrivando al 2% del PIL. Inoltre, la Cina ha già intrapreso iniziative per lanciare il ‘petroyuan’ e por fine al dominio finanziario globale statunitense. La Cina è leader mondiale nelle reti infrastrutturali globali con la Via della Seta eurasiatica. Porti, aeroporti e ferrovia già collegano venti città cinesi ad Asia centrale, occidentale e meridionale, Africa ed Europa. La Cina ha istituito una banca multilaterale d’investimento nelle infrastrutture asiatiche (con oltre 60 nazioni aderenti) contribuendo per 100 miliardi di dollari al suo finanziamento iniziale. La Cina ha combinato la sua rivoluzione nella raccolta ed analisi dei dati con la pianificazione centrale per distruggere la corruzione e migliorare l’efficienza nell’assegnazione dei crediti. L’economia digitale di Pechino è ora al centro dell’economia digitale globale. Secondo un esperto, “la Cina è il leader mondiale nei pagamenti effettuati da dispositivi mobili” (11 volte gli Stati Uniti). Una su tre iniziative mondiali valutate più di 1 miliardo di dollari, è in Cina (FT 10/28/17, pag. 7). La tecnologia digitale è stata sfruttata dalle banche statali per valutare i rischi di credito e ridurre notevolmente il debito. Ciò garantirà che il finanziamento crei un nuovo modello dinamico flessibile che combini pianificazione razionale col vigore imprenditoriale (ibid). Di conseguenza, la Banca Mondiale controllata dall’USA/UE ha perso la centralità nel finanziamento globale. La Cina è già il maggiore partner commerciale della Germania e diventa il principale partner commerciale della Russia e sua alleata nelle sanzioni. La Cina ha ampliato le missioni commerciali nel mondo, sostituendo gli Stati Uniti in Iran, Venezuela e Russia, dove Washington ha imposto sanzioni bellicose. Mentre la Cina ammoderna i suoi programmi di difesa e aumenta la spesa militare, quasi tutto s’incentra sulla “difesa interna” e la protezione delle vie commerciali marittime. La Cina non si è impegnata in una sola guerra per decenni. Il sistema cinese di pianificazione centrale consente al governo di stanziare risorse per l’economia produttiva e i settori di massima priorità. Col Presidente Xi Jinping, la Cina ha creato un sistema investigativo e giudiziario che porta all’arresto e all’incriminazione di oltre un milione di funzionari corrotti nel settore pubblico e privato. L’alto status non protegge dalla campagna anti-corruzione del governo: oltre 150 membri del Comitato Centrale e plutocrati miliardari sono stati dimessi. Altrettanto importante, il controllo centrale della Cina sui flussi di capitali (verso l’estero e verso l’interno) consente l’assegnazione di risorse finanziarie a settori produttivi ad alta tecnologia, limitando la fuga di capitali o loro diversione nell’economia speculativa. Di conseguenza, il PIL della Cina è cresciuto del 6,5-6,9% all’anno, quattro volte il tasso dell’UE e tre volte quello degli Stati Uniti. Per domanda, la Cina è il maggiore mercato mondiale e cresce. I redditi sono in crescita, soprattutto presso i lavoratori salariati. Il Presidente Xi Jinping ha individuato le disuguaglianze sociali come una delle principali aree da rettificare nei prossimi cinque anni.Stati Uniti: Caos, ritirata e reazione
Al contrario, presidente e Congresso degli Stati Uniti non hanno creato una visione strategica per il Paese, almeno in relazione a proposte concrete e priorità socioeconomiche che potrebbero giovare al cittadino. Gli Stati Uniti hanno 240000 soldati attivi e riservisti in 172 Paesi. La Cina ne ha meno di 5000 in un Paese, Gibuti. Le basi statunitensi hanno 40000 truppe in Giappone, 20000 in Corea del Sud, 36000 in Germania, 8000 nel Regno Unito e oltre 1000 in Turchia. La Cina ha un numero equivalente di personale civile altamente qualificato impegnato in attività produttive in tutto il mondo. Le missioni d’oltremare della Cina e i suoi esperti operano a vantaggio della crescita economica globale e cinese. I conflitti multipli in Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Yemen, Nigeria, Somalia, Giordania e altre nazioni hanno assorbito e deviato centinaia di miliardi di dollari dagli investimenti produttivi nell’economia domestica. In pochi casi la spesa militare ha costruito strade e infrastrutture utili che potrebbero essere considerate di “doppio uso”, ma in gran parte le attività militari statunitensi all’estero sono brutalmente distruttive, come dimostra il deliberato smembramento di Jugoslavia, Iraq e Libia. Gli Stati Uniti non hanno la coerenza della leadership politica e strategica della Cina. Mentre il caos è inerente alla politica del sistema finanziario liberista degli Stati Uniti, si è particolarmente diffuso e reso pericoloso col regime Trump. Democratici e repubblicani del Congresso, uniti e divisi, affrontano attivamente il presidente Trump su ogni questione, non importa quanto importante sia. Trump improvvisa e altera la politica ad ogni ora, al massimo ogni giorno. Gli Stati Uniti dispongono di un sistema di partiti in cui una parte ufficialmente domina l’amministrazione con due grandi rami affaristico-militari. Gli Stati Uniti spendono oltre 700 miliardi di dollari l’anno per perseguire sette guerre e fomentare ‘cambi di regime’ o colpi di Stato su quattro continenti e otto regioni negli ultimi due decenni. Ciò ha causato solo disinvestimento nell’economia domestica con deterioramento delle infrastrutture cruciali, perdita dei mercati, declino socioeconomico diffuso e riduzione della spesa per la ricerca e lo sviluppo di beni e servizi. Le prime 500 società statunitensi investono all’estero, soprattutto per approfittare di regioni dalla bassa fiscalità e manodopera a basso costo, evitando lavoratori e tasse statunitensi. Allo stesso tempo, tali società condividono tecnologia e mercati coi cinesi.
Oggi, il capitalismo statunitense è in gran parte diretto da e per le istituzioni finanziarie che assorbono e deviano capitali dagli investimenti produttivi, generando un’economia squilibrata e in crisi. Al contrario, la Cina decide tempistica e collocazione degli investimenti così come i tassi di interesse bancari, mirando agli investimenti prioritari, specialmente nei settori ad alta tecnologia più avanzati. Washington ha speso miliardi per costose ed improduttive infrastrutture militari (basi militari, porti, basi aeree, ecc.) per sostenere regimi aleatori e corrotti. Di conseguenza, gli Stati Uniti non hanno nulla di simile al progetto infrastrutturale cinese da miliardi di dollari della Via della Seta che collega continenti e grandi mercati regionali e genera milioni di posti di lavoro produttivi. Gli Stati Uniti hanno rotto i legami globali coi centri di crescita dinamici. Washington ha una retorica sciovinistica autistica e insensata nell’imporre una politica commerciale, mentre la Cina promuove reti globali attraverso joint venture. La Cina integra i collegamenti dei rifornimenti internazionali assicurandosi l’alta tecnologia occidentale e il lavoro a basso costo in Oriente. I guadagni dei grandi gruppi industriali statunitensi e l’aumento delle scorte nelle costruzioni e nell’aviazione sono prodotti grazie ai forti legami con la Cina. Caterpillar, United Technologies 3M e US Car company registrano crescite a due cifre nelle vendite alla Cina. Al contrario, il regime di Trump ha assegnato (e speso) miliardi per gli appalti militari minacciando guerre contro i vicini della Cina e per interferire col suo commercio marittimo.

Declino degli Stati Uniti e delirio mediatico
Ritirata e declino economico statunitensi hanno spinto i mass media nel frenico idiota assalto diretto al presidente della Cina Xi Jinping. Tra gli scaccolatori della stampa, gli scribacchini del Financial Times vincono il primo premio dell’idiozia acida. Mercenari e santoni del Tibet sono descritti come esempi di democrazia e “vittime” dello… Stato fiorente e modernizzatore cinese, privo dei “valori occidentali” (sic) sconvolgendo gli aggressori anglo-statunitensi! Per denigrare il sistema cinese di pianificazione nazionale e gli sforzi conseguenti per collegare l’economia ad alta tecnologia col miglioramento del tenore di vita della popolazione, i giornalisti di FT castigano il Presidente Xi Jinping per i seguenti difetti:
1) Non essere comunista come Mao Zedong o Deng Xiaopeng
2.) Essere troppo “autoritario” (o aver troppo successo) nella campagna per eliminare i funzionari corrotti.
3) Definire obiettivi a lungo termine seri, confrontandosi e superando i problemi economici, affrontando il “pericoloso” livello del debito.
Mentre la Cina ha allargato l’orizzonte culturale, l’élite globale anglosassone aumenta la possibilità di una guerra nucleare. La diffusione culturale ed economica della Cina nel mondo viene spacciata dal Financial Times come “potere morente sovversivo”. La mentalità da stato di polizia dei media occidentali vede il successo della Cina come una cospirazione. Ogni scrittore, pensatore o responsabile politico che studia e loda il successo della Cina viene definito cretino o agente del sommo Presidente Xi Jinping. Senza sostanza o riflessioni, FT (10/27/17) avverte lettori e poliziotti ad essere vigili ed evitare di farsi sedurre dalle storie sul successo della Cina! La crescente leadership della Cina nella produzione automobilistica è evidente nell’avanzata verso il dominio del mercato dei veicoli elettrici. Ogni grande compagnia automobilistica statunitense ed europea ha ignorato gli avvertimenti degli ideologi dei media occidentali e si è precipitata a formare joint venture con la Cina. La Cina ha una politica industriale. Gli Stati Uniti una di guerra. La Cina prevede di superare Stati Uniti e Germania su intelligenza artificiale, robotica, semiconduttori e veicoli elettrici entro il 2025. E lo farà, perché queste sono le priorità scientifiche ed economiche accuratamente pronunciate. Spaventosamente e ignobilmente, la stampa statunitense persegue le dilaganti storie sugli stupratori di Hollywood come il potente boss cinematografico Harvey Weinstein e le sue centinaia di vittime, ignorando la notizia storica mondiale dei rapidi progressi economici della Cina. Le élite commerciali statunitensi sono impegnate a spingere il loro presidente e il Congresso degli Stati Uniti a ridurre le tasse all’élite miliardaria, mentre 100 milioni di cittadini statunitensi rimangono senza assistenza sanitaria e registrano una minore aspettativa di vita! Washington sembra impegnata nella regressione pianificata dallo Stato. Mentre le bombe statunitensi cadono sullo Yemen e i contribuenti statunitensi finanziano il gigantesco campo di concentramento israeliano una volta conosciuto come “Palestina”, la Cina costruisce sistemi stradali e ferroviari che collegano Himalaya ed Asia centrale all’Europa. Mentre Sherlock Holmes applica la scienza dell’osservazione e della deduzione, i media e i politici statunitensi perfezionano l’arte della confusione e dell’inganno. In Cina, gli scienziati e gli innovatori svolgono un ruolo centrale nella produzione e nell’introduzione di beni e servizi per la classe media e lavoratrice in espansione. Negli Stati Uniti, l’élite economica svolge un ruolo centrale nell’esacerbare le disuguaglianze, aumentando i profitti e riducendo le tasse e trasformando il lavoratore statunitense in lavoratore precario, destinato a morire prematuramente in condizioni facili da prevenire. Mentre il Presidente Xi Jinping lavora in collaborazione con i migliori tecnici della nazione per subordinare gli obiettivi militari a quelli civili, il presidente Trump e la sua amministrazione subordinano le loro decisioni economiche al complesso militare-industriale-finanziario-israeliano. Pechino investe in reti globali di scienziati, ricercatori e studiosi. I nauseanti democratici e repubblicani degli Stati Uniti lavorano coi giganti mediatici (tra cui il rispettabile Financial Times) per finanziare e realizzare complotti sotto il letto presidenziale di Trump.Conclusione
La Cina licenzia e processa i funzionari corrotti e sostiene gli innovatori. La sua economia cresce con investimenti, joint ventures e grande capacità di apprendere dall’esperienza e da una potente raccolta dati. Gli Stati Uniti sprecano le risorse nazionali perseguendo guerre, speculazioni finanziarie e corruzione di Wall Street. La Cina indaga e punisce i suoi affaristi e funzionari pubblici corrotti, mentre la corruzione sembra essere il criterio per l’elezione o la nomina ad alti incarichi negli Stati Uniti. I media statunitensi adorano i loro miliardari evasori e pensano che possano ipnotizzare il pubblico con un’illustrazione abbagliante di pacchianeria, incompetenza ed arroganza. La Cina dirige l’economia pianificata affrontando le priorità nazionali. Utilizza le risorse finanziarie per perseguire programmi infrastrutturali storici, che rafforzeranno i partenariati globali con progetti reciprocamente vantaggiosi. Non c’è da meravigliarsi che la Cina sia vista come volta al futuro con grandi progressi, mentre gli Stati Uniti sono considerati una caotica spaventosa minaccia alla pace mondiale e i suoi pubblicisti come volenterosi complici. La Cina non è priva di carenze nell’espressione politica e nei diritti civili. La mancata rettifica delle disuguaglianze sociali e il mancato arresto del flusso di miliardi di dollari di ricchezza illecite, e i problemi irrisolti con la corruzione del regime continueranno a generare conflitti di classe. Ma il punto importante da notare è la direzione che la Cina ha scelto di assumere e la capacità e l’impegno di identificare e correggere i principali problemi che affronta. Gli Stati Uniti hanno abdicato alle proprie responsabilità. Non sono disposti o capaci di sfruttare le proprie banche per investire nella produzione nazionale ed espandere il mercato interno. Non sono per nulla disposti ad identificare e rimuovere i manifestamente incompetenti ed incarcerare funzionari e politici grossolanamente corrotti di entrambi i partiti e delle élite. Oggi, la travolgente maggioranza dei cittadini statunitensi disprezza, diffida e rigetta l’élite politica. Più del 70% pensa che le divisioni politiche fasulle ed inani siano al massimo dopo oltre 50 anni, paralizzando il governo. L’80% riconosce che il Congresso è incapace e l’86% crede che Washington sia disonesta. Non si è mai avuto un impero di tale potenza illimitata sbriciolarsi e decadere con tale pochezza. La Cina è un impero economico in ascesa, avanzando coll’impegno attivo nel mercato delle idee e non con guerre inutili contro concorrenti ed avversari di successo. Mentre gli Stati Uniti declinano, i loro pubblicisti degenerano. La denigrazione incessante sui media della Cina e delle sue realizzazioni è lo scadente sostituto dell’analisi. Le strutture politiche inadeguate degli Stati Uniti coi loro capi politici incompetenti, liberisti e senza visione strategica, si sgretolano davanti ai progressi della Cina.Traduzione di Alessandro Lattanzio