Clarion Project, il legame tra neo-con e Stato islamico

Il progetto Clarion e Stato islamico, passando per Dabiq
Eva Gonzales 6 settembre 2016

logo1203Esiste un curioso fenomeno in cui taqfiri e jihadisti, in cerca di reclutamento e altre informazioni, s’incontrino sulla rivista on-line e presunto organo ufficiale dello SIIL Dabiq. Fino a poco prima, il link a tale rivista esisteva solo nel sito del Clarion Project. Qui di seguito uno dei messaggi twitter indirizzati ai frequentatori del sito Clarion Project.
Arisha Jasra @Arisha_Jasra 10 Maggio
Sorelle, dovreste leggere questa intervista ad Um Basir al-Muhajirah. Una vera donna forte. http://media.clarionproject.org/files/islamic-state/islamic-state-dabiq-magazine-issue-7-from-hypocrisy-to-apostasy.pdf #Dabiq.
Perché il Clarion Project collega a Dabiq fornendo apertamente forum e contatti ai jihadisti che vogliono aderite allo SIIL o averne ulteriori informazioni? Clarion Project si vantava di presentare esclusivamente ai propri lettori le nuove edizioni della rivista, attribuendo a tale esclusiva a uno del loro personale che avrebbe scoperto la rivista sul “Deep Web“. Il “Deep Web” è semplicemente il contenuto di banche dati e altri servizi web che non possono essere indicizzati e cercato sui motori di ricerca tradizionali. Tuttavia, numerosi blog sono sorti condividendo le edizioni della rivista, ma sembra che fino a tempi recenti, tutti i link dell’edizione inglese della rivista passassero per il Clarion Project e ricerche per le versioni tradotte portano a un archivio. [1] Secondo un rapporto del 6 giugno 2015, BBC News dichiarava che Dabiq usava Amazon per vendere la rivista [2] e, in seguito fu dichiarato che avevano un “avanzato apparato multimediale“. [3] La rivista che si trova nel Clarion Project è in inglese e viene rapidamente tradotta in altre lingue dopo la pubblicazione. E’ piuttosto strano per una pubblicazione islamica, in particolare l’organo dello SIIL, essere pubblicata ufficialmente in inglese, che è pure sofisticato. Qualcuno potrebbe dire che sia un buon modo per i servizi d’intelligence di monitorare le reclute identificandone gli indirizzi IP, una volta che accedono alla rivista sul sito del Clarion Project. Ma allora, se questa è una rivista dello SIIL ideata per reclutare, promuoverla nel “Deep Web” non avrebbe senso. Chiaramente, gli aspiranti jihadisti sono più propensi a condividere il link alla rivista su Clarion Project, come indicato nel messaggio twitter di sopra. [4]
Cosa e chi è il Clarion Project e, data la produzione assai “infiammante” e “volatile” di film anti-islamici, qual è l’obiettivo nel promuovere il presunto media dello SIIL prima di chiunque altro? L’interessante pista sul denaro dei donatori per i vari film anti-islamici indica un mix di attori sionisti di destra e sinistra dalle varie fedi e sette, che finanziano e sostengono il Clarion Project. [5] Tali attori, per vari motivi, condividono l’odio per l’Islam e la preoccupazione per l’estremismo. Vediamo gli obiettivi dichiarati del Clarion Project. In primo luogo, Clarion Project ha forti legami con il gruppo di destra israeliano Aish HaTorah, indicato da documenti governativi come entità senza scopo di lucro estera. Secondo il dipartimento delle Corporation del Delaware, Robert (Rabbi Raphael) Shore, Rabbi Henry Harris e Rebecca Kabat crearono il Clarion Fund e i tre sarebbero dipendenti di Aish HaTorah internazionale. Sul loro sito affermano che “Fondato nel 2006, Clarion Project (ex-Clarion Fund Inc.) è un’organizzazione finanziata in modo indipendente, senza scopo di lucro e volta ad esporre i pericoli dell’estremismo islamico, fornendo una piattaforma alle voci moderate e promuovendo l’attivismo di base. Spiegando che Clarion Project riunisce esperti di Medio Oriente, studiosi, attivisti dei diritti umani e musulmani per promuovere tolleranza, e moderazione e sfidare l’estremismo“. [6] Il Consiglio scientifico di Clarion Project vede numerosi neo-conservatori e destri, tra cui Frank Gaffney, ex-funzionario dell’amministrazione Reagan e fondatore del Centro per la politica di sicurezza; Daniel Pipes del Middle East Forum, e Douglas Feith consulente di Donald Rumsfeld al Pentagono durante l’invasione dell’Iraq. Il 16 marzo 2016, il candidato presidenziale repubblicano Ted Cruz annunciò che avrebbe nominato Frank Gaffney consigliere per la sicurezza nazionale. Si tratta di un curioso mix di persone, rappresentanti di raggruppamenti religioso-strategici e d’interessi ancor più curiosi.
primary_honordiariesdirectorandwriter Le opere più “efficaci” e note di Clarion Project sono i film sull’Islam, molti dei quali in un modo o nell’altro hanno suscitato rabbia e violenze nel pubblico. Il loro primo tentativo cinematografico, nel 2005, quando l’organizzazione si chiamava Clarion Fund, fu il film “Ossessione: La guerra dell’Islam radicale all’occidente“, oltre 28 milioni di copie del film furono distribuite strategicamente nei seggi elettori incerti per le elezioni presidenziali del 2008, contro Obama. Era la seconda volta che alle elezioni presidenziali un film anti-islamico appariva sette settimane prima del voto. [7] I fondi, si sostiene, provenivano da una finanziatore repubblicano, Barre Seid. La somma fu registrata proveniente dai Donors Capital Fund in Virginia, per quasi 18 milioni di dollari. [8] Un altro donatore avrebbe negato il coinvolgimento nel finanziamento ma ora siede nel consiglio di Clarion Project. [9] Il film suscitò proteste spesso violente nel mondo e in Pakistan una taglia fu messa sulla testa del regista. [10] Nel 2013, il Clarion Project pubblicò “Diari d’onore“, scritto e prodotto da Paula Kweskin, avvocatessa israeliana per i diritti umani, assieme a donne musulmane, tra cui Ayan Hirsi Ali. Ayan, per esempio, le cui opinioni non sono accettate dai musulmani moderati, invece di cercare una corretta comprensione e interpretazione, relega l’Islam al livello peggiore di comprensione e degradazione, rivelando una scarsa conoscenza del vero significato del Corano ed incomprensioni che permettono ai jihadisti di giustificarvi la Jihad. Ayan era la produttrice esecutiva del film. I responsabili del film sembrano uscire dall’enciclopedia della destra islamofobica. Anche in questo caso, come per le precedenti produzioni di Clarion Project, ci furono molte proteste nel mondo e, come fu riferito, “Tra le questioni che meritano l’attenzione del pubblico, il gruppo responsabile del film ha un forte retroterra anti-musulmano, accuratamente documentato“. [11]
Un altro film che suscitò ampi clamori ed attenzione fu quando si scoprì che fu proiettato per tre mesi in un dipartimento di polizia. Le indagini rivelarono il ruolo del Clarion Fund e di certi donatori. [12] Vi furono numerosi altri film prodotti da Clarion Project. “La vasta esperienza del Clarion Project nel produrre film anti-musulmani ne spiega l’agenda e dimostra ulteriormente la necessità di mettere in discussione l’oggettività di qualsiasi sforzo che porti al gruppo“. [13] Ciò porta alla domanda su chi sia dietro la produzione di un film del 2012 intitolato “Innocence of Muslims”. C’è forse un legame con il Clarion Project? E’ difficile da accertare ma suoi intento e natura si adattano veramente al Clarion Project. Inutile dire che finanziatori ed organizzatori del film, dopo che l’ambasciatore Stevens fu stuprato a morte a Bengasi, forse in risposta a tale film, sono scomparsi lasciando un disoccupato di mezza età arabo cristiano, egiziano o forse israeliano, dal cognome Nakoula, già condannato in passato per frode, quale capro espiatorio. Nakoula, che ammise un primo finanziamento di 5 milioni di dollari per il film e poi altri 5mila dollari per realizzare il film fu, secondo varie notizie, immediatamente rimosso dalla società e dai media e incarcerato. Si sostiene che uno scandalo che coinvolge un altro film del Clarion Project, “The Third Jihad“, in cui ancora Ayan Hirsi Ali era coinvolta assieme a un co-produttore di nome Erik Werth, coinvolto a sua volta nella produzione di “Innocence of Muslims“. Ben prima di “The Third Jihad“, Werth fu arrestato dopo aver affermato di essere un agente dei servizi segreti e minacciato di arresto un dipendente di una compagnia aerea. [14]
Passiamo ora alla reazione violenta e furiosa nel mondo al film del 2012 “Innocence of Muslims“, che tutti i politici del regime di Obama hanno ritenuto responsabile del brutale assassinio dell’ambasciatore Stephens a Bengasi nell’11° anniversario delll’11 settembre 2001. C’è altro nella storia che va notato? Non lo sapremo mai dato che lo scandalo delle e-mail di Hillary Clinton non permetterà mai chiarezza sugli eventi torbidi in Libia. Il film sembra essere stato usato come copertura dai jihadisti per recuperare i loro camerati terroristi incarcerati nell’edificio in cui c’era Stevens. Un articolo suggerisce il coinvolgimento di Hillary nel finanziamento del film con i Fratelli musulmani, ma non è un argomento logico. [15] E’ possibile che Clarion Project abbia avuto un ruolo in “Innocence of Muslims“, data la passata esperienza con questi film? Mostra tutte le caratteristiche del Clarion Project. I depositi in denaro accennati qui, indicano connessioni israeliane, tramite palestinesi cristiani, con servizi competenti degli USA che diedero l’immunità a un possibile attore in tutto ciò, facendo rimpatriare il complice di Nakhoula in Palestina invece di perseguirlo negli Stati Uniti. I suggerimenti su Nakoula, descritto come il regista del film, lo danno “detenuto” dal governo degli USA come “spia” condannata per frode. Un uomo descritto come “consulente” del film, Steve Klein, era coinvolto. Ex-marine, Klein era attivo nei gruppi anti-musulmani ed estremisti da decenni. [16]

Steve Klein

Steve Klein

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Claire Lopez

Data la storia del Clarion Fund, associata alla produzione di film anti-islamici e, dato che la specializzazione nelle “denunce”, anche se in modo distorto e fazioso, dell’Islam, non è troppo inverosimile chiedersi se il Clarion Fund sia dietro il film “Innocence of Muslims“. Basta fare un ulteriore passo avanti e la questione può essere posta su certi risultati attesi nel propagandare tale film, oltre al fatidico 11 settembre 2012 a Bengasi. Chi sono i responsabili del Clarion Project e, se erano dietro il film “Innocence of Muslims“, quali erano le loro motivazioni? Oppure, stavano solo contrattando un film del genere? In alternativa, il film era una copertura volta ad inasprire violenze e scandalo, spingendo il regime di Obama a chiudere un occhio sui grandi trasferimenti di armi da Bengasi ai terroristi jihadisti in Siria, per gentile concessione dell’ambasciatore Stevens? Ci sono anche indicazioni su innumerevoli richieste urgenti da ambasciata e consolato in Libia per la sicurezza. [17] Obama e Clinton, che non ricorsero alla protezione militare degli Stati Uniti e invece assunsero i taqfiri jihadisti come guardie di sicurezza, furono ridicolizzati come sinistri che assecondando l’Islam dalla rivista Frontpage di Daniel Greenfield. Greenfield lavora a stretto contatto con i dipendenti del Clarion Project come Ryan Mauro e i membri del consiglio del Clarion Project Claire Lopez, ex-ufficiale delle operazioni della Central Intelligence Agency, e Frank Gaffney. [18] Claire Lopez e altri del suo partito, hanno scritto innumerevoli articoli contro Hillary Clinton e il suo fallimento nel proteggere l’ambasciatore Stevens, “dove il consolato aveva ben poca sicurezza e alcun agente di polizia presente, facendone un bersaglio ridicolmente facile“. La possibilità che l’ambasciatore Stevens fosse coinvolto nel contrabbando di armi ai jihadisti in Siria fu citata da questo articolo, ma non suggeriva che Stevens fosse stato messo a tacere. [19] In ulteriori articoli simili si fece menzione del torbido accordo di cooperazione con i jihadisti per un piano di cambio di regime. [20] Claire Lopez del Clarion Project spiegò ciò a cui l’uomo del regime di Obama in Libia, Christopher Stevens, era impegnato; collaborare con al-Qaida inviando armi in Siria, come MANPADS. [21] Due membri del consiglio del Clarion Project, Claire Lopez e Frank Gaffney, parlarono di ciò che pensavano fosse accaduto in Libia, implicando negativamente il regime di Obama. [22], [23], [24]. Come risulta evidente dagli articoli di costoro, in particolare da Claire Lopez, Clarion Project voleva incolpare di tutto quello successo a Bengasi il regime di Obama, e nel modo più schiacciante possibile. Uno scenario possibile, ma terribile viene in mente; cosa succede se tali elementi contrari al regime di Obama avessero collaborato con gli spiriti affini del Clarion Project per utilizzare il film “Innocence of Muslims“, capitalizzando sul furioso discredito del regime di Obama, forse imponendogli certe agende? Forse non fu previsto che la reazione violenta al film sarebbe arrivata all’omicidio di Christopher Stevens a Bengasi. O, era ben più sinistro, volendo esporre la complicità del regime di Obama con i jihadisti nel perseguire i cambi di regime, anche inviando armi avanzate? Se si fossero impegnati in attività simili, se i repubblicani fossero stati al governo, è un altro discorso. O, forse era la loro gente, non assunta ma che ebbe il sopravvento.
Ora passiamo alla manipolazione mediatica dell’opinione pubblica, influenzando gli esiti delle elezioni, creando scenari o sfruttando le situazioni a vantaggio di tale curioso mix di attori di destra. Possiamo vedere il doppio ruolo di Clarion Project evidenziando i problemi collegati all’Islam militante, ma chiaramente, alcun “lavoro” riguarda comprensione e costruzione di ponti tra Islam e mondo cristiano e giudaico. Chiaramente vi sono considerazioni politiche ed altre su scopi nazionali ed internazionali. Visti i precedenti di Clarion Project e i suoi articoli per la stampa, non è troppo assurdo suggerire che forse la presunta rivista dello SIIL Dabiq sia in realtà solo un’altra creazione del Clarion Project, utilizzata come strumento dai potenti attori di destra nel consiglio di Clarion Project e dei suoi molti partner. Se è così, allora il contenuto della rivista può essere scritto e presentato in modo da avvantaggiare gli scopi di costoro. Questo non significa che sottoscrivo esclusivamente la nozione la “CIA ha creato ISIS”, dopo tutto Brzezinski, padre della cooptazione strategica dei jihadisti, sapeva fin troppo bene che tale strategia era possibile solo a breve, gli elementi ideologici radicali avrebbero visto un mutuo vantaggio sia per le loro aspirazioni politiche che per quelle dei “partner” occidentali. Il punto qui non è su chi ci sia dietro lo SIIL, ma il possibile complotto cinico dove messaggi vengono fabbricati per una rivista fabbricata e utilizzata opportunisticamente da figure politiche ed altre per ottenere notorietà, “distinzione d’onore” e credenziali, o per creare la “propaganda nera” che promuova la propria agenda. Dabiq, come dimostrato fin dall’inizio dell’articolo, date le circostanze interessanti descritte, ha tutte le caratteristiche del lavoro del Clarion Project. È una fortuna per le indagini che ogni collegamento a Dabiq, nei primi giorni, portasse sempre al Clarion Project e alle traduzioni di un archivio, innescando questa indagine.

Frank Gaffney

Frank Gaffney

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Italia affianca il terrorismo in Libia, contro l’Egitto

Alessandro Lattanzio, 14/9/2016

Roma invia almeno 200 paracadutisti in Libia, a supportare i terroristi taqfiriti di Misurata e Tripoli, contro le forze nazionali e jamahiryane collegate con l’Egitto. Dietro c’è l’istigazione di Washington, che sta perdendo la presa in Siria, Iraq e Yemen. Inoltre, i vertici degli USA sono preda del caos. Infatti, il partito mondialista e guerrafondaio negli Stati Uniti si ritrova in pratica senza candidata presidenziale, essendo Hillary Clinton null’altro che una vecchia derelitta drogata e oramai incapace di reggersi in piedi. A ciò si aggiunge l’allarme suonato dai vecchi teorici e strateghi dell’imperialismo statunitense come Brzezinsky e Kissinger, che avvertono i guerrafondai neocon e i socialimperialisti democratici che è bene decelerare dalla corsa allo scontro con Russia e Cina, una corsa che sta smantellando la rete di alleanze regionali di Washington, oltre a mettere sotto pressione la scassata macchina bellica statunitense. I vecchiacci summenzionati sanno che le condizioni generali degli USA e delle loro forze armate sono tali da non potersi permettere alcun confronto con Mosca e Beijing, e nemmeno con Teheran e Pyongyang. Soprattutto nel quadrante mediorientale, dove l’Arabia Saudita è al collasso, la Turchia nel caos e Israele preda del confronto interno tra filo-russi (Peres, Netanyahu) e partito filo-islamista (Mossad, IDF). In assenza di alleati di peso, Washington viene soccorsa da Roma, e precisamente dalle emerite espressioni del nullismo ideologico, politico e strategico piddino, il contessino Gentiloni Silverj e la gerarchetta fallita del PD genovese Pinotti, al 100% proni agli interessi dei petro-emirati, con i cui contratti prosperano le aziende italiane dominate dal PD (Finmeccanica, Fincantieri, ENI), precedentemente purgate da elementi ostili a tale politica con indagini mirate e fabbricate da una magistratura corrotta fino al midollo e collusa con gli ambienti terroristici atlantisti.53b9c680333749069a79bf61a35ee77d_18Il 5 aprile 2016, l’esercito libico del generale Qalifa Haftar entrava a Matar e a Qashum al-Qayl, 60 chilometri a sud di Sirte, dopo aver eliminato 6 terroristi. I combattimenti erano iniziati il 4 aprile quando lo Stato islamico aveva attaccato una postazione dell’esercito libico ad al-Ruagha, a 160 chilometri a sud di Sirte. Le forze di Haftar avevano riconquistato Bengasi, confinando il Consiglio rivoluzionario della shura, formata da Ansar al-Sharia, Brigata martiri del 17 Febbraio e Dir al-Libyia della Fratellanza musulmana nel quartiere di Ganfuda. L’LNA (Esercito nazionale libico) di Haftar aveva il supporto di Egitto e forze speciali inglesi e francesi, che avevano pianificato le operazioni dell’LNA. A Derna, il Consiglio dei mujahidin della Fratellanza musulmana scacciava lo Stato islamico dalla regione. Il 12 aprile veniva liberato dalla prigione di Zintan Sayf al-Islam Gheddafi e restava “al sicuro in Libia”. Gheddafi è ricercato dalla Corte penale internazionale ed è stato condannato a morte da un tribunale sciariatico di Tripoli nel luglio 2015. Il 18 aprile, il ministro degli Esteri inglese Philip Hammond visitava la base navale di Tripoli per ispezionare le strutture d’attracco per le navi da guerra inglesi in appoggio allo Special Purpose Task Group formato da 150 commando delle forze speciali (SAS) inglesi, presenti nel Mediterraneo a bordo della nave d’assalto anfibia Mounts Bay. In effetti, nel gennaio 2016 il re di Giordania Abdullah affermò che le forze speciali inglesi erano presenti in Libia. A Tobruq venivano sbarcati autoveicoli Toyota Hilux e blindati Panthera T6 prodotti da Minerva Special Purpose Vehicles e Ares Security Vehicles, aziende degli EAU, e dall’azienda egiziana Eagles International Vehicles. Il materiale era diretto alle forze del generale Haftar, che aveva richiesto agli alleati (Egitto, Francia, Giordania ed EAU) l’invio di armi, munizioni e 1050 autoveicoli: 400 blindati leggeri Panthera T6 e 650 pickup Toyota. Ciò in vista dell’offensiva per occupare i terminali petroliferi controllati dalle Guardia petrolifera di Ibrahim Jadran, nuovo alleato di Saraj. Già nel marzo 2015, Haftar ricevette 900 autoveicoli, tra cui blindati leggeri Streit Typhoon, prodotti dal gruppo Streit di Ras al-Qaymah negli Emirati Arabi Uniti, e 32 blindati leggeri Panthera T6. La National Oil Corporation (NOC) libica nel frattempo si era spaccata in due, Western Oil Corporation ed Eastern Oil Corporation. La prima aveva uno stretto rapporto con il concessionario svizzero Glencore, a cui spediva grandi quantità di petrolio a prezzi ridotti. In Cirenaica, i miliziani di Ibrahim Jadhran controllano il grande terminal petrolifero di Mars al-Hariga, dove petrolio di contrabbando finiva alla compagnia francese Total, alla spagnola Repsol, all’italiana Saras e alla cinese Sinopec, che a volte ricorrono a mercenari per tutelare i propri interessi. Va ricordato che l’ex-amministratore delegato dell’ENI ed attuale vicepresidente della banca Rotschild Paolo Scaroni, tra i principali fautori dell’aggressione alla Jamahiriya libica nel 2011, invocava la “fine della finzione della Libia” unita, invitando Roma a una “stabilizzazione parziale” favorendo la nascita di un governo nella sola Tripolitania, che “poi facesse appello a forze straniere che l’aiutino a stare in piedi, credo che potremmo risolvere parte dei nostri problemi… credo che anche un governo nella sola Tripolitania sarebbe molto meglio del caos attuale. Anzi, darebbe l’esempio alle altre aree. Le pulsioni separatiste della Cirenaica sono fisiologiche, quasi endemiche. Cercare di ricostruire artificialmente una unità che non esiste nella percezione della popolazione, mi sembra molto più difficile che trovare soluzioni limitate ma praticabili. Ognuno gestirebbe le sue fonti. La società statale dell’energia ha una sede a Tripoli e una a Bengasi. Ci sono risorse in Cirenaica e in Tripolitania. La comunità internazionale affronterebbe lo Stato Islamico molto meglio se ci fosse un governo in Tripolitania, che sollecitasse e sostenesse l’azione occidentale. Se dobbiamo aspettare che ci sia un governo nazionale, penso che tra qualche anno saremo ancora qui in attesa”. E sul caso Regeni, Scaroni avanzava posizioni arroganti, tipiche dei suoi mandanti anglosassoni, parlando dell’Egitto affermava che “il maggior interesse al gas (del giacimento) di Zohr non è dell’ENI o dell’Italia ma dell’Egitto stesso, che ne ha un bisogno disperato”. Infatti Cairo ricorre a Russia, Cina, Francia, Germania, Corea del Sud e persino alla patria putativa di Scaroni, il Regno Unito, per tutelare e sostenere lo sviluppo economico dell’Egitto. Il 25 aprile, il Consiglio dei mujahidin di Derna vantava l’eliminazione in tre giorni di scontri dei capi dello SIIL Abu Raqan al-Libi, Abu Zubayr al-Jazrawi, Abu Abdarahman al-Tunisi, Abu Sadam al-Tunisi e Abu Ashah al-Sudani, e la cattura di altri 300 membri dello SIIL. Nel frattempo l’Esercito nazionale libico prendeva il controllo di numerosi quartieri di Bengasi.
benghazi-derna-bayda-tobruk-libya-isis-map-november-2014_risultatoIl 1° maggio 2016, unità libiche entravano a Sirte, scontrandosi con lo Stato islamico. L’esercito libico aveva lanciato ampie operazioni militari su Sirte occupata dallo SIIL. Secondo fonti libiche, la maggior parte delle strutture petrolifere della regione erano sotto il controllo dell’esercito, mentre, decine di terroristi di nazionalità tunisina e libica fuggivano da Sirte verso altre città nel sud della Libia. A marzo, Haftar iniziò a far avanzare le truppe su Sirte, occupato dallo Stato islamico da quasi due anni, liberando i villaggi Abu Grayn e Zamzim. Dal febbraio 2014, Haftar aveva tessuto relazioni tra al-Marj e Bengasi per organizzare gli ex-ufficiali in un nuovo esercito basato sui resti dell’esercito della Jamahirya libica e le connessioni tribali, ottenendo il sostegno del governo di Tobruq, che l’aveva nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito nazionale libico nel marzo 2015. Haftar si era concentrato nella lotta contro Ansar al-Sharia, a Bengasi, dopo che l’organizzazione partecipò all’assassinio dell’ambasciatore degli Stati Uniti l’11 settembre 2012. Nel maggio 2015, Haftar scatenava l’offensiva su Bengasi dopo aver riorganizzato l’esercito (LNA), e nel marzo 2016 entrava in contatto con un gruppo di ex-ufficiali e funzionari politici jamaihiryani in esilio in Egitto, che accettavano di collaborare inviandogli ex-ufficiali specializzati, compresi tecnici dell’aeronautica della Jamahiriya libica, in cambio della libertà di rientrare in Libia senza condizioni, persecuzioni giudiziarie o minacce. Tyab al-Safi, ex-ministro ed aiutante di Gheddafi, era rientrato in Libia sotto la protezione della sua tribù. L’8 maggio 2016, il capo del consiglio presidenziale e primo ministro della Libia, nominato dall’ONU, Fayaz al-Saraj, visitava l’Egitto incontrando il Presidente egiziano al-Sisi, il Ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqry e l’ambasciatore dell’Egitto in Libia. Al-Sisi esprimeva fede nell’inevitabilità di una soluzione politica della crisi libica e sostegno dell’Egitto al Consiglio della presidenza libico, sottolineando l’importanza di preservare le istituzioni libiche e consentirgli di controllare il territorio libico ripristinando la sicurezza e combattendo il terrorismo. Al-Sisi aveva anche sottolineato la necessità di togliere l’embargo delle Nazioni Unite sulle armi all’Esercito nazionale libico, affinché svolgesse pienamente le operazioni di sicurezza contro lo SIIL, che ampliava le attività in Libia. Al-Sisi e al-Saraj affermavano anche l’importanza della collaborazione per raggiungere un consenso politico in Libia tramite la rapida approvazione dal Parlamento libico del governo di unità nazionale. Al-Sisi esprimeva sostegno alla Libia, pur affermando che l’Egitto non interveniva militarmente in Libia in quanto “Stato sovrano”.
Il 16 maggio, i ministri degli Esteri di UE, USA e Medio Oriente si incontravano a Vienna sotto la presidenza di Stati Uniti e Italia, per discutere degli aiuti al governo libico nominato dall’ONU e decidendo d’inviare armi al governo di al-Saraj. Il segretario di Stato degli USA John Kerry dichiarava che era imperativo che la comunità internazionale sostenesse il governo di unità di Saraj, e il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni affermava che la comunità internazionale era pronta a rispondere alle richieste del governo Saraj per addestrare e assistere le forze di Tripoli. Sempre a Vienna, USA, Regno Unito ed Italia decidevano di armare le milizie islamiste Fajir al-Libyia e quelle di Misurata, per supportarle contro l’LNA del generale Qalifa Haftar, riconfermato a capo dell’esercito libico dal parlamento di Tabruq. Nella conferenza stampa, Fayaz al-Saraj dichiarava “La Libia è la chiave di volta per l’accesso a Sahel, Maghreb, Vicino Oriente, Mediterraneo ed Europa, e la presenza dello SIIL in Libia è un male per tutti“. Nel frattempo il parlamento di Tobruq chiedeva di occupare i porti petroliferi di Hariga, Zuwaytina, Briga e Ras Lanuf. Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti non riconoscevano il governo di Saraj (GNA), ma quello di Tobruq, per conto del quale la Russia stampava 4 miliardi di dinari, dando a Tobruq una base monetaria. Inoltre, a Zintan, ad ovest di Tripoli, le cui milizie controllavano l’oleogasdotto di Zawiya in cui fluiscono petrolio e gas estratto dai giacimenti gestiti da italiani, norvegesi e spagnoli, le Nazioni Unite inviavano come consulente militare un generale italiano. Ma il generale veniva cacciato dalle milizie locali che giuravano fedeltà ad Haftar. Nel frattempo, la Grecia chiudeva lo spazio aereo agli aerei libici per tre mesi, assieme a Italia e Malta, in vista della “preparazione dell’operazione NATO in Libia, che può essere lanciata nei prossimi giorni”. Intanto le forze speciali inglesi distruggevano 2 autoveicoli dello SIIL presso Misurata. Il comandante libico Muhamad Durat confermava di collaborare con militari inglesi e statunitensi presso Misurata. Il 24 maggio il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg incontrava Matteo Renzi, osservando come la NATO fosse pronta ad intervenire in Libia se il nuovo governo di unità nazionale lo richiedesse. In risposta alle mosse atlantiste, l’ambasciatore russo in Libia Ivan Molotov dichiarava che Mosca avrebbe fornito armi al legittimo governo libico (comprendente il generale Qalifa Haftar), non appena l’embargo sulle armi contro il Paese veniva tolto. Mosca sostiene il processo di unificazione del Paese e la formazione del Governo di Accordo Nazionale, sottolineando però che il GNA non sarà legittimo senza l’approvazione del Parlamento di Tobruq, e il Ministro degli Esteri russo Lavrov avvertiva che se il governo di Tripoli non includeva Haftar e l’Esercito nazionale libico, la Russia si sarebbe opposta alla revoca dell’embargo internazionale sulle armi alla Libia. Nell’ottobre 2015 Haftar affermò che la Russia gli avrebbe promesso aiuto nella lotta al terrorismo e nel rafforzamento dell’Esercito nazionale libico. Infatti, Haftar a Cairo incontrava regolarmente i diplomatici russi. Inoltre, il capo del Parlamento di Tobruq, un alleato di Haftar, inviava un rappresentante a Mosca nel 2015 per aprire nuove relazioni militari con la Russia. Infine, un membro della Commissione della Duma per gli affari internazionali aveva confermato ai giornalisti che Mosca è in stretto contatto con il comandante dell’Esercito nazionale libico.
sidra_0Il 2 giugno veniva costituita la Società di Difesa di Bengasi (BDC), un gruppo islamista collegato ad al-Qaida e volto a “difendere (Bengasi) dai criminali seguaci del vecchio regime“, e che da subito attaccava le unità dell’Esercito nazionale libi9co (LNA) di Qalifa Haftar. “La BDC è l’ultimo tentativo degli attori islamisti in Tripolitania d’indebolire il potere di Haftar in Cirenaica. Il rapporto del BDC con la coalizione islamista, in conflitto con Haftar dal maggio 2014, veniva rivelato dal comunicato fondativo della BDC. Secondo la dichiarazione, “unico riferimento a finanziamento e lotta” del gruppo era il Dar al-Ifta (ufficio della Fatwa), autorità religiosa guidata dallo sceicco Sadiq al-Ghariani, riconosciuto da certuni come Gran Mufti della Libia”. Al-Ghariani è uno dei maggiori nemici di Haftar in quanto sostenitore delle fazioni islamiste che combattono contro l’LNA, e al-Ghariani è uno dei primi sostenitori della BDC, esortando le varie fazioni islamiste ad aderirvi. I capi più importanti della BDC sono Mustafa al-Sharqasi, ex-portavoce dell’aviazione del Congresso islamico generale (GNC), e Ismail al-Salabi, capo della liwa Rafalah al-Sahati di Bengasi. La BDC è strettamente legata al Consiglio rivoluzionario della shura di Bengasi (BRSC), coalizione islamista che comprende Ansar al-Sharia, ovvero al-Qaida in Libia, e diverse altre figure legate ad al-Qaida. Nella dichiarazione di fondazione, la BDC affermava che avrebbe collaborato con il BRSC nella lotta contro l’LNA. I capi del BRSC sono Ahmad al-Tajuri e Faraj Shiqu, capo della Brigata dei Martiri del 17 febbraio. Il 25 giugno al-Qaida chiese ai vari islamisti di aderire al BRSC nella lotta a Bengasi. A tale iniziativa aderivano Hisham al-Ashmawy, l’emiro del gruppo islamista egiziano al-Murabitun, e Abdullah Muhamad al-Muhaysini, il capo di Jabhat al-Nusra in Siria. L’11 giugno le forze di Misurata, alleate al governo di accordo nazionale (GNA) di Fayaz al-Saraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, rioccupavano il porto di Sirte, la maggiore base dello Stato islamico in Libia. Sirte è il centro dell’industria petrolifera della Libia, da cui circa l’80% del petrolio libico passa. Lo Stato islamico aveva perso quasi tutto il califfato che si estendeva per 300 km lungo le coste e fino ai giacimenti petroliferi di Sirte. Nel frattempo le milizie della Guardia petrolifera di diverse città e strutture aderivano all’esercito del generale Qalifa Balqasim Haftar. Inoltre, presso la base aerea Banina di Bengasi, controllata dall’Esercito nazionale libico di Haftar, operavano forze speciali inglesi (SAS) e giordane; mentre il traffico e le operazioni aeree della base stessa era gestito da personale inglese, statunitense, francese ed italiano. La liberazione di Sirte avveniva mentre gli Stati Uniti inviavano due gruppi di portaerei nel Mediterraneo e il ministro degli Esteri tedesco affermava che gli sforzi per stabilizzare la Libia necessitavano del coinvolgimento della Russia, “Abbiamo bisogno di una risposta internazionale incisiva e il ruolo della Russia sarà decisivo data storia e ruolo nel Consiglio di sicurezza”, affermava Matteo Renzi dopo i colloqui con il Presidente Vladimir Putin a Mosca, “Senza la Russia è molto più complicato trovare un punto di equilibrio”. Come già osservato, il generale Haftar in effetti aveva visitato Mosca in varie occasioni, rafforzando il ruolo di mediatore di Mosca in Libia. Il 19 giugno le milizie di Misurata e le PFG passate al GNA arrivavano alla periferia di Sirte, assediando la città occupata dallo SIIL. L’80 per cento delle riserve di petrolio del Paese si trovano nella regione di Sirte, mentre le Forze di Difesa di Bengasi (BDF) attaccavano le unità delle PFG ad Aghedabia, danneggiando tre impianti petroliferi. Le BDF erano composte dalle fazioni islamiste sconfitte dall’LNA di Qhalifa Haftar. Nel frattempo, i sauditi arruolavano i capi islamisti a Tripoli e Misurata, indebolendo la posizione del Qatar in Libia; tra i capi comprati da Riyadh vi erano Ibrahim al-Jathran, capo della milizia tribale di Zawiya, e Ismail al-Salabi, capo della Brigata dei martiri e fratello di Ali al-Salabi, capo spirituale dei Fratelli musulmani locali. Un elicottero delle forze speciali francesi che operava in Libia veniva abbattuto con un missile 9K32 Strela-2 ad al-Maqrun, 90 km a sud di Bengasi, eliminando almeno 3 commando delle forze speciali francesi che operavano al fianco delle forze del Generale Qalifa Haftar. Ai primi di luglio 4 ministri originari della Cirenaica (Giustizia, Riconciliazione, Finanze ed Economia) del governo Saraj si dimettevano. Il 2 agosto, un’autobomba uccideva 23 persone a Bengasi, nella zona residenziale di Guwarsha. L’attentato avveniva il giorno dei raid aerei degli Stati Uniti su Sirte.
A metà luglio era iniziata l’operazione Bunyan al-Marsus per occupare Sirte, controllata dallo SIIL. Diversi bombardamenti venivano effettuati dall’artiglieria e da elicotteri Mi-24 delle milizie islamiste di Misurata, supportate da un contingente delle Petroleum Facilities Guards (PFG) di Ibrahim Jadhran, contro le posizioni dello SIIL nel complesso congressuale Ouagadogou, l’ospedale Ibn Sina, l’università e i quartieri Ghiza al-Asqiriya e al-Gharbiyat, occupati da circa 900 terroristi dello Stato islamico. Le forze misuratine occupavano il porto e i quartieri Harawa e Sawawa di Sirte, ma l’offensiva s’impantanava davanti l’ostinata guerriglia urbana dello SIIL, che eliminava 360 miliziani misuratini. E il 1° agosto, velivoli statunitensi intervenivano su richiesta diretta di al-Saraj, appoggiando l’assalto delle forze di Misurata, bombardando le posizioni dello SIIL a Sirte, ed eliminando 1 carro armato e 2 blindati dello SIIL. Al-Saraj aveva detto che tali attacchi avvenivano “in un quadro limitato, entro Sirte e la periferia. Abbiamo chiesto il sostegno della comunità internazionale, in particolare degli Stati Uniti. Ma non vi sarà alcuna presenza straniera sul suolo libico“. Il raid era la terza di una serie di operazioni, come l’operazione Odyssey Resolve, basata sull’impiego di droni, e l’operazione Junction Serpent, basata sull’impiego di Forze Speciali da ricognizione. L’operazione Odyssey Lightning era la fase dei bombardamenti aerei contro i bersagli dello SIIL, utilizzando droni MQ-9 Reaper dell’US Air Force decollati da Sigonella, 2 elicotteri AH-1W Supercobra e 3 convertiplani MV-22B Osprey del VMM-264 Black Knights dei Marines, decollati dalla nave d’assalto anfibio USS WASP al largo delle coste libiche. La Wasp trasportava elementi della Marine Expeditionary Unit 22, dotata di aviogetti V/STOL AV-8B Harrier, elicotteri d’attacco AH-1 Cobra ed elicotteri da trasporto CH-53. L‘USS Wasp era scortata dal cacciatorpediniere lanciamissili USS Carney dotato di missili Tomahawk. Il 4 agosto, altri due attacchi aerei contro lo Stato islamico venivano effettuati dalle forze aeree statunitensi presso Sirte, distruggendo 2 autocarri dei rifornimento dello SIIL. Dal 1° agosto, gli statunitensi avevano effettuato 11 attacchi aerei in Libia, e nel frattempo le truppe misuratine alleate al GNA, il governo di al-Saraj, avanzavano a Sirte dopo avere perso 360 membri e subito più di 1500 feriti. Secondo un documento del COFS (Comando interforze per le Operazioni delle Forze Speciali), dei commando delle forze speciali italiane del 9° Reggimento Col Moschin, del Gruppo Operativo Incursori del Comsubin, del 17° Stormo Incursori dell’Aeronautica Militare e del Gruppo d’Intervento Speciale dei Carabinieri operavano in Libia alle dirette dipendenze del governo italiano. Il 22 agosto, la Camera dei rappresentanti di Tobruq votava contro il riconoscimento del governo unitario libico di al-Saraj.
_55902431_sirte_town_map_624_2 Un mese dopo l’avvio dell’operazione Bunyan al-Marsus delle milizie islamiste di Misurata a Sirte, 250 terroristi del SIIL resistevano nell’area centro-orientale di Sirte, dopo aver perso il Congresso Ouagadogou, l’ospedale Ibn Sina e l’Università. Le forze islamiste di Misurata erano avanzate grazie al supporto aereo statunitense nell’ambito dell’operazione Odyssey Lightning, iniziata il 1° agosto, ma che non impedì che i misuratini perdessero 470 miliziani, 14 carri armati, 12 BMP e un velivolo Aero L-39 abbattuto dallo SIIL il 10 agosto. Odyssey Lightning comprendeva l’impiego di elicotteri AH-1W SuperCobra e di 6 AV-8B Harrier II+ dei Marines, imbarcati sulla portaelicotteri USS Wasp, di stanza nel Golfo della Sirte assieme al cacciatorpediniere USS Carney. Inoltre, intervennero i droni MQ-9 Rraper dell’US Air Force schierati in Giordania e a Sigonella. Entro il 1° settembre erano stati effettuati 108 raid (32 dei SuperCobra e 63 degli Harrier) con cui furono eliminati 3 carri armati, 2 lanciarazzi, 13 autocarri, 25 postazioni, 35 pickup, 5 centri di comando, 2 depositi di armi e 4 pezzi d’artiglieria dello SIIL, successi resi possibili dall’illuminazione dei bersagli da parte dei miliziani misuratini e dalle Forze Speciali statunitensi, inglesi e italiane coordinate da un centro operativo congiunto a nordovest di Sirte. Saraj, nel frattempo, affrontava il rifiuto del suo governo da parte del Parlamento di Tobruq, poiché vedeva nel governo Saraj l’espressione degli interessi del Qatar e dell’Italia, rappresentati dalla presenza sproporzionata della Fratellanza musulmana nel governo di Tripoli. Inoltre, Saraj voleva prendere il controllo degli impianti petroliferi di Sidra, Ras Lanuf e Zuwaytina, dove l’LNA di Haftar e le PFG di Jadhran, vicino a Saraj, si erano scontrati. A Bengasi continuavano i combattimenti nel quartiere di Guwarsha e nei centri di Qunfudah e Quarishah tra LNA e Consiglio rivoluzionario della shura di Bengasi ed Ansar al-Sharia. A Derna, Bengasi, Ganfuda e Aghedabia, ai primi di agosto, 2 MiG-21bis del 1021.mo Stormo e 3 MiG-23BN del 1060.mo Stormo dell’Aeronautica libica bombardavano le posizioni di Ansar al-Sharia con bombe a frammentazione RBK-250-270 PTAB.
L’11 settembre, l’Esercito nazionale libico del generale Qalifa Balqasim Haftar aveva liberato tutti i terminali petroliferi di Zuwayitina, Ras Lanuf, Sidra e Briqa, con l’operazione Qaramah, irritando il governo fantoccio di Saraj e i suoi mandanti della NATO. Subito scattava la propaganda delle forze islamo-atlantiste foraggiate dai media occidentali, accusando l’LNA di aver occupato i terminal petroliferi libici impiegando mercenari ‘sudanesi e ciadiani’, così recuperando le stesse menzogne, utilizzate dalle stesse forze per denigrare il governo della Jamahiriya libica nel 2011, attribuendole l’impiego di ‘mercenari contro la popolazione’ per giustificare l’aggressione e la distruzione della Libia. A tale meschina e squallida disinformazione non poteva non accordarsi cheil ministro degli Esteri di Renzi Paolo Gentiloni Silverj. E difatti, il 12 settembre, il governo italiano decideva d’inviare un ospedale militare da campo, con 60 medici ed infermiere, a Misurata, per curare gli oltre 2000 feriti delle milizie islamiste subiti nei combattimenti di Sirte, oltre a 200 paracadutisti per presidiare la base che ospiterà l’ospedale. Roma sostiene il governo fantoccio della NATO di al-Saraj, alleandosi con le organizzazioni terroristiche islamiste foraggiate da Arabia Saudita e Qatar, tra cui la banda armata del capo di al-Qaida in Libia Abdalhaqim Balhadj, agente della CIA durante la sovversione e la distruzione della Libia, e i fratelli mussulmani di Misurata. Tutto ciò all’indomani dell’acquisizione dei terminal petroliferi da parte dell’Esercito nazionale libico del generale Qalifa Haftar, al fianco del quale si è schierata la Resistenza della Jamahiriya libica, e non con lo Stato islamico come vanno farneticando presunti ‘esperti’ italiani, null’altro che dei pennivendoli al servizio degli Stati sponsor del terrorismo come Quwayt, Qatar e Arabia Saudita con cui Finmeccanica e appunto il governo italiano hanno stipulato lucrosi contratti bellici. Il capo del governo legittimo libico, Abdullah al-Thani, dichiarava che la sua amministrazione “lavorerà affinché i porti petroliferi riprendano il lavoro al più presto possibile, in modo da garantire a tutti i libici una vita dignitosa”. Aguila Salah, portavoce del parlamento di Tobruq, dichiarava che l’LNA era intervenuto su “grande richiesta” delle istituzioni ufficiali della Libia, per acquisire e consegnare i terminali alla National Oil Corporation (NOC). Salah aveva detto che l’LNA aveva “liberato i campi ed i terminali dagli occupanti che ostacolavano le esportazioni“, riferendosi a Ibrahim Jadhran, il capo delle guardie petrolifere (PGF), a sua volta alleato del governo-fantoccio di Saraj e della NATO. La NOC è divisa in due rami rivali, una alleata a Saraj e l’altra all’amministrazione di Tobruq, e questo ramo del NOC dichiarava che avrebbe immediatamente iniziato le esportazioni di greggio dai porti liberati dall’LNA, “I nostri team tecnici già iniziano a valutare ciò che va fatto per rafforzare e riavviare le esportazioni al più presto possibile“, dichiarava Mustafa Sanala, presidente della NOC.d41686adfb7542e897b876dea8e6ae10_18Note
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Il legame occulto tra Clinton e Fratellanza musulmana

Muhsan Abdalmuman, Algerie Patriotique, Counterpsyops, 30 luglio 2013 c_scalefl_progressiveq_80w_800Alla luce di una molto approfondita e documentata di indagine e di controlli incrociati, basata su fonti multiple e affidabili, questo lavoro di indagine rivela il collegamento occulto tra l’amministrazione degli Stati Uniti, il sionismo e la Fratellanza Musulmana. La pietra angolare di questo collegamento strategico non è altri che Huma Abedin, braccio destro di Hillary Clinton, moglie di un noto candidato sionista a sindaco di New York, Anthony Weiner, e figlia di Saliha Mahmud Abedin, membro dei Fratelli musulmani del ramo femminile delle “sorelle musulmani”, che siede nel segretariato con la moglie del deposto presidente egiziano Muhamad Mursi, di cui è amica personale. Algeriepatriotique presenta le prove di questa ricerca per realizzare un articolo documentato che chiarisce la situazione attuale, dopo ciò che accade nel mondo arabo dominato dalla setta assassina dei Fratelli musulmani e delle sue pestifere ramificazioni tentacolari. Il caos che ha visto il mondo arabo non è altro che il risultato di tali elementi ben combinati.landscape-1442960404-dress-indexHuma Abedin e i dettagli del suo ruolo centrale nella grande cospirazione
Huma Abedin è nata nel 1976 a Kalamazoo, Michigan. Il padre, Sayad Abedin (1928-1993), era uno studioso di origine indiana che lavorò come visiting professor al King Abdulaziz University in Arabia Saudita all’inizio degli anni 70. La madre di Huma, Saliha Mahmud Abedin, è una sociologa legata a molte organizzazioni islamiste, tra cui i Fratelli musulmani, ed è noto per la difesa della sharia. Quando Huma compì due anni, la famiglia si trasferì dal Michigan a Jeddah, in Arabia Saudita. Questa mossa avvenne quando Abdullah Umar Nasif, allora vice-presidente dell’Abdulaziz University, reclutò il collega Zayid Abedin l’Istituto degli Affari delle Minoranze Mmusulmane (IMMA), un think tank saudita che Nasif che preparava a lanciare. Alcuni anni dopo, Nasif tesse stretti legami con Usama bin Ladin e al-Qaida. È essenziale notare che per l’IMMA, l’ordine del giorno era e rimane oggi la politica estera calcolata del ministero degli Affari religiosi dell’Arabia Saudita, come spiega il giornalista Andrew C. McCarthy, consistente nell'”assediare aggressivamente la popolazione non assimilata alla supremazia islamica, a poco a poco cambiando radicalmente i caratteri dell’occidente. A 18 anni, Huma Abedin tornò negli Stati Uniti per seguire dei corsi presso la George Washington University. Nel 1996 iniziò a lavorare come stagista nella squadra di Clinton alla Casa Bianca, dove fu assegnata al seguito della First Lady, Hillary Rodham Clinton. Abedin finalmente venne assunta come assistente della Clinton e lavorò per lei al Senato (2000 e 2006) e alla mancata candidatura presidenziale nel 2008. Dal 1997 fino a poco prima della partenza nel 1999, e sempre come stagista alla Casa Bianca, Abedin era membro del consiglio esecutivo dell’Associazione degli studenti musulmani (MSA) della George Washington University (GWU). Va notato che nel 2001-2002, poco dopo che Abedin lasciò il consiglio esecutivo, la “guida sprituele” dell’associazione era Anwar al-Awlaki, membro influente di al-Qaida. Un altro cappellano dell’MSA (dall’ottobre 1999 all’aprile 2002) fu Muhamad Umaysh, che guidava l’Organizzazione internazionale del soccorso islamico, finanziato da al-Qaida. Il fratello di Umaysh, Isam, guidava la Muslim American Society, filiale quasi-ufficiale dei Fratelli musulmani negli Stati Uniti. I fratelli Umaysh erano strettamente associati ad Abdurahman al-Amudi, poi condannato e imprigionato per terrorismo. Nel 1996-2008, Abedin fu redattore per l’Istituto degli Affari delle Minoranze Musulmane (IMMA), presso la pubblicazione interna del Giornale degli Affari delle Minoranze Musulmane (JMMA). Per sette anni Abedin collaborò attivamente durante la presenza attiva all’IMMA dell’affiliato ad al-Qaida Abdullah Umar Nasif, e negli ultimi sei anni in cui Huma Abedin era nel Comitato Editoriale di JMMA (2002- 2008), vi collaborò. Tuttavia, negli anni all’IMMA, Abedin fu sempre una stretta collaboratrice di Hillary Clinton. Nel 2008, durante le primario di Clinton per la presidenza, il New York Observer descrsse Huma Abedin, nuova direttrice dello staff della candidata, “consigliere fidata di Clinton, in particolare sui problemi nel Medio Oriente”. Secondo molti nella cerchia di Clinton, “durante le riunioni sulla regione, il punto di vista di Abedin era sempre ricercato“. Quando Clinton fu nominata segretaria di Stato dal presidente Barack Obama nel 2009, Abedin divenne il suo vicecapo staff ed nello stesso tempo il suo nome fu rimosso dal JIMMA. “A parte il loro rapporto di lavoro, Abedin e Clinton hanno anche sviluppato una stretta relazione personale durante questi anni“, come testimoniano le persone vicine a Hillary Clinton. Nel 2010 dichiarò: “Ho una figlia, ma se ne avessi una seconda, sarebbe Huma“. Nel 2011, Clinton visitò la madre di Huma Abedin, Saliha Mahmud Abedin, in Arabia Saudita. In quell’occasione, Clinton descrise pubblicamente l’aiutante come “molto importante e sensibile”. In seguito alle proteste dei senatori repubblicani, preoccupati che gente dai Fratelli Musulmani venissero nominati a consiglieri della Casa Bianca, tra cui Huma Abedin, il sinistro senatore McCain, alias “Frankenstein”, coinvolte nelle guerra del Golfo e in Siria, difese vigorosamente Huma Abedin contro i suoi omologhi dello stesso partito. Cosa c’è dietro la simpatia del sionista McCain per Huma Abedin, la “sorella musulmana”? Il 10 luglio 2010 Huma Abedin, musulmana praticante, sposò il deputato Anthony Weiner in una cerimonia officiata dall’ex presidente Bill Clinton. Numerosi analisti notarono che è estremamente raro per le donne musulmane, in particolare di famiglie dagli stretti legami con la Fratellanza musulmana, sposino ebrei come Weiner. Il 1° febbraio 2013, l’ultimo giorno di Hillary Clinton segretaria di Stato, Abedin si dimise da vicecapo dello staff di Clinton. Il 1° marzo fu nominata alla formazione della squadra di transizione del dipartimento di Stato, un ufficio di transizione di sei persone a Washington. Gli stilisti preferiti di Huma Abedin sono i de la Renta, Catherine Malandrino, Charles Nolan, Yves Saint Laurent e Prada. “Ha un debole per le borse Marc Jacobs“, secondo un amico. “E’ nota per le sue borse“. Robert Barnett,vecchio avvocato dei Clinton, disse che negli 11 anni che la conosce, non l’ha mai vista indossare lo stesso vestito due volte. E alcuni si chiedono come poté acquistare un appartamento a Washington DC nel 2006, da 649000 dollari, mentre lo stipendio massimo non superi i 10000.150815173927-huma-abedin-super-169La madre di Huma Abedin, Saliha S. Mahmud Abedin, e la sua influenza
Oltre ad essere un membro delle “sorelle musulmane”, la madre di Huma Abedin, Saleha S. Mahmud Abedin. è anche membro della Lega musulmana mondiale, strumento per la diffusione del wahhabismo saudita. L’organizzazione che dirige, il Comitato internazionale islamico per le donne e bambini, fa parte della Lega musulmana mondiale. Il comitato della Lega islamica ha uno statuto scritto dai capi della Fratellanza, tra cui lo sceicco Yusif al-Qaradawi, sostenitore di Hamas. Non sorprende quindi che l’organizzazione voglia sbarazzarsi delle leggi contro lo stupro coniugale, autorizzare il matrimonio prima dei 18 anni e altri aspetti della sharia. È anche un membro del Consiglio internazionale islamico della Dawah, attraverso il gruppo che dirige. Il padre di Huma Abedin, Dr. Sayad Abedin, era strettamente legato ai radicali. Guidava l’Istituto degli affari delle minoranze musulmane in Arabia Saudita, e finanziato dalla Lega musulmana mondiale. Tale Istituto era un’entità dell’Assemblea Mondiale della Gioventù Musulmana (WAMY), fondato dal nipote di Usama bin Ladin e coinvolto nel finanziamento di al-Qaida. L’Istituto pubblicò anche un libro di Huma Mahmood Abedin, che a sua volta fu l’assistente editoriale dell’Istituto meò 1996-2008, il che significa che ha pubblicato il libro della madre estremista. Il fratello di Huma Abedin, Hasan, ebbe una borsa di studio al Centro per gli studi islamici di Oxford, entità molto vicina ai Fratelli musulmani, dove lo sceicco Yusif al-Qaradawi faceva parte del CdA. Uno stretto collaboratore della famiglia Abedin è Abdullah Umar Nasif, ex-segretario generale della Lega musulmana mondiale, fondò la famosa Rabita Bank, i cui beni furono congelati dal governo degli Stati Uniti nell’ottobre 2001 per il sostegno ai gruppi terroristici. Il padre di Huma incontrò Nasif quando era visiting professor presso l’Università di Re Abdul Aziz, dove Nasif era decano. Vi sono notizie contrastanti su chi, tra il padre di Huma e Nasif avesse avviato l’Istituto degli Affari delle Minoranze Musulmane (IMMA), ma è chiaro che nascono da uno sforzo comune sostenuto dalla Lega islamica di Nasif. Huma, la madre, il fratello e la sorella lavorarono per la rivista dell’IMMA. La madre e Nasif sono anche membri del Consiglio di Presidenza del Consiglio islamico internazionale della Dawah diretto da al-Qaradawi. Tali collegamenti sono ben documentati e dettagliati dal Centro di Studie Politici, noto centro di ricerca statunitense.
Comitato editoriale del JMMA (Giornale degli affari delle minoranze musulmane)
Direttrice: Saliha S. Mahmud Abedin (madre)
Assistenti:
Huma Abedin
Hassan Abedin (fratello di Huma Abedin)
M. Hakan Yavuz
Hiba A. Qalid (sorella di Huma Abedin)
Zulekha Pirani
Altri collaboratori:
M. Hakan Yavuz, Hamid Ismail, Sanaa Pirani
Tale giornale è una vera ragnatela con molti attivisti n vari Paesi collegati a think tank, università e centri di ricerca che lavorano per i Fratelli musulmani: Baha Abu-Laban (Canada), Imtiaz Ahmad (Bangladesh), Munir D. Ahmed (Germania), Ameer Ali (Australia), Zafar Ishaq Ansari (Pakistan), Ali Asani (USA), Gulnara Baltanova (Russia), Pervaiz Iqbal Cheema (Pakistan), Allan Christelow (USA), Asghar Ali (India), John Esposito (USA), Marc Gaborieau (Francia), Dru C. Gladney (Hawaii, USA), Bruce M. Haight (USA), Riaz Hassan (Australia), Baymirza Hayit (Germania), Kemal Karpat (USA), Bernard Lewis (USA), Tahir Mahmood (India), RJ May (australia), Ali A. Mazrui (USA), Barbara Pillsbury (USA), James Piscatori (UK), Azade-Ayse Rorlich (USA), Jan Slomp Leusden (Paesi Bassi), Michael W. Suleiman (USA), Suha Taji-Farouki (UK), John O. Voll (USA), Earl Waugh (Canada), Lawrence Ziring (USA). Per una panoramica è completa, non si dimentichino i sei consiglieri speciali di Barack Obama alla Casa Bianca, tutti dalla Fratellanza Musulmana:
Promemoria:
Arif Ali Khan, nominato vicesegretario della Homeland Security nel 2009 da Obama. Era consigliere di Obama e responsabile per gli Stati musulmani. Fondatore dell’organizzazione Mondo islamico (ramo dell’Organizzazione Mondiale della Fratellanza Musulmana), assicurò collegamenti e trattative con i movimenti islamisti, prima e dopo la “primavera araba”.
Mohamed Elibiary (alias “Qutbist” per il suo fanatismo secondo le idee di Sayad Qutb) è un membro di spicco dei Fratelli musulmani negli Stati Uniti. Ex-direttore della sezione di Houston deil Council on American Islamic Relations (CAIR), vetrina dei Fratelli musulmani negli Stati Uniti, scrisse il discorso di Obama per togliere Hosni Mubaraq dal potere.
Rashid Hussein, membro occulto dei Fratelli musulmani. Nel giugno 2002 partecipò alla conferenza annuale dell’American Muslim Council, precedentemente guidata da Abdurahman al-Amudi, condannato per finanziamento del terrorismo. Partecipò al comitato organizzatore della riflessione critica islamica, al fianco di grandi figure dei Fratelli musulmani negli Stati Uniti come Jamal Barzinji, Hisham al-Talib e Yacub Mirza. Dopo l’adesione alla squadra elettorale di Obama, quest’ultimo fu nominato nel gennaio 2009 Consigliere giuridico della Casa Bianca e responsabile dei suoi discorsi sulla politica estera. Nel 2009 fu Rashid Hussein che redasse il discorso di Obama a Cairo.
Salim al-Marayati è un iracheno di cittadinanza statunitense. Attualmente è direttore esecutivo del Consiglio degli Affari Pubblici Musulmano (MPAC), un’organizzazione islamica fondata nel 1986 dai Fratelli musulmani. Fu nominato nel 2002 presso la National Security Agency. I sospetti che pesavano sul MPAC, nella campagna per la sicurezza dopo l’11 settembre 2001, non impediromo ad al-Marayati di avvicinarsi neoconservatori e democratici del team di Obama.
Muhamad Majid, nato nel nord del Sudan nel 1965, è il figlio dell’ex-mufti del Sudan. Emigrò negli Stati Uniti nel 1987. Dopo ulteriori studi, insegnò presso la Howard University nel 1997, specializzatosi in esegesi coranica. Membro della Fratellanza musulmana, era molto influente tra le comunità musulmane del Nord America. Come avvocato fu un feroce sostenitore della criminalizzazione della diffamazione dell’Islam. Sostenne la candidatura di Obama alle elezioni presidenziali, e quest’ultimo gli assegnò diverse missioni presso le associazioni comunitarie. Nel 2011 fu nominato consigliere del Dipartimento della Homeland Security (DHS) per la lotta ad estremismo e terrorismo. Attualmente consiglia il Federal Bureau of Investigation (FBI) e altre agenzie federali.
Eboo Patel è un musulmano statunitense di origine indiana. Ha completato gli studi in sociologia nell’Illinois, ad Urbana-Champaign. Da studente militava presso i musulmani provenienti da India, Sri Lanka e Sud Africa. Con i fondi della Fondazione Ford, creò l’IFYC nel 2002. Fratello musulmana ed amico intimo di Hani Ramadan, membro del comitato consultivo religioso del Council on Foreign Relations. Era anche molto vicino a Siraj Wahhaj, famoso Fratello musulmano statunitense. Attualmente è consulente del Dipartimento per la Sicurezza interna e consigliere di Barack Obama.
Le organizzazioni a cui appartiene la madre di Huma Abedin, Saliha S. Mahmud Abedin, sono:
– Dar al-Hiqma College, amministrazione dell’università (vicepreside per l’avanzamento istituzionale e direttrice generale)
– Istituto degli Affari delle Minoranze Musulmane (direttrice), Londra
– JMMA, comitato editoriale
– Consiglieri per la Pace (Direttrice generale e fondatrice), Dar al-Hiqma, Jeddah, Arabia Saudita
– IICWC (Comitato internazionale islamico per le donne e i bambini) (presidente), Amman, Giordania.
– Semi di spiritualità (copresidente. Pakistan) Iniziativa delle Donne per a Pace Globale
Il Comitato Islamico Internazionale per le Donne e i Bambino (IICWC) prevede, tra l’altro:
la cancellazione delle leggi che criminalizzano le mutilazioni dei genitali femminili, prevedono l’età minima per il matrimonio, il diritto degli uomini alla poligamia e allo stupro, l’abbassamento della maggiore età a 15 anni, ecc. Qualsiasi lettore che voglia capire la portata del disastro può consultarne l’aberrazione retrograda sui siti di tali organizzazioni.usa_new_york_weiner_sexting_scandalAnthony Weiner, sposo di Huma Abedin: funzioni e missione
Anthony Weiner, sposato ad Huma Abedin, il famoso “Carlos Danger” nei siti porno, è nato nel 1964. Fallì nelle elezioni del 2005 a sindaco di New York City. Nello stesso anno, fu condannato a una multa di 47000 dolllari dalla Commissione elettorale federale per l’accettazione di “contributi eccessivi da 183 singoli contributori alle elezioni primarie e generali del 2000“. Da quando è entrato in politica, Weiner è un avvocato d’Israele. Nelle primarie democratiche per la presidenza nel 2008, Weiner era un forte sostenitore della candidata Hillary Clinton. Nel 2010 sposò Huma Abedin, con cui ha avuto un bambino. È uno dei più forti sostenitori al Congresso delle assicurazione sanitaria statale, e sembra che il settore sanitario sia stato il maggiore contribuente alla sua campagna per il Congresso nel 2008. Negli ultimi dieci anni, Weiner ha abbracciato molte posizioni filo-israeliane di estrema destra. A un giornalista del New York Times, che gli aveva chiesto se credeva ancora che la Cisgiordania non fosse occupata dall’esercito israeliano, si disse convinto che “questa zona va lasciata alle persone che vi sono“. “Non-occupazione della West Bank, Ho sentito bene?“, Esclamò il giornalista incredulo. ““, rispose Weiner. Dopo un momento, il giornalista insistette: “Dice non vi è alcuna presenza dell’esercito israeliano?” “Sì”, disse Weiner seccamente. Poi celebrò il passaggio al Congresso della legge per tagliare i fondi all’Autorità palestinese e costringere la delegazione palestinese alle Nazioni Unite a lasciare gli Stati Uniti, dicendo: “Dovrebbero cominciare a fare i loro piccoli bagagli da terroristi palestinesi“. Un emendamento presentato da Weiner dichiarava illegale la Missione delle Nazioni Unite dei palestinese ad est di Manhattan. Weiner è talmente accecato dalla sua fedeltà ad Israele e così ignorante del Medio Oriente, che ebbe un ruolo sinistro nella politica estera degli Stati Uniti. Anthony Weiner, in particolare chiese il licenziamento di Joseph Massad, professore presso il dipartimento di Lingue e culture mediorientali della Columbia University. La sua carriera non sarebbe discutibile se fosse un insegnante palestinese-statunitense che parla di Israele e Palestina. In questo caso, si ebbero proteste da media e università degli Stati Uniti, e Anthony Weiner venne paragonato al senatore Joseph McCarthy per aver preso di mira il professore per una presunta posizione anti-israeliana. Si può definirlo il “Caso Massad”, in cui il New York Times si mise dalla parte del docente. Per l’università e la società statunitense il maccartismo è inaccettabile, tranne quando si critica Israele. La stampa scandalistica di destra attaccò brutalmente il professore attribuendogli parole errate, raccolti da un video di propaganda realizzato da un gruppo di pressione, in cui accuse anonime l’accusavano senza che l’insegnante potesse rispondere alle accuse. Gli attacchi a Massad e altri due professori del dipartimento furono condotti fuori dall’università da organizzazioni di estrema destra sioniste allineate al Likud in Israele, tra cui una organizzazione di Boston chiamato The David Project che produsse il video delle accuse. Infatti, secondo uno studio di Scott Sherman di The Nation, non vi è un solo video, ma sei. The David Project ha sempre rifiutato di renderli disponibili e Chares Jacobs, direttore dell’organizzazione sionista, si era anche rifiutato di fornire dettagli sui finanziatori del gruppo o dei suoi legami con i lobbisti pro-israeliani. Sull’attacco israeliano alla Mavi Marmara, la “flottiglia della libertà”, in acque internazionali, che uccise 9 persone, Weiner disse: “Se si cerca d’iniziare un conflitto con la marina israeliana non è difficile. Furono offerte alternative a questa flottiglia. Invece, scelsero di navigare attraverso un blocco riconosciuto a livello internazionale. Fu un atto ostile di pura provocazione ad Israele“. Ma il blocco dei civili a Gaza è una violazione del diritto internazionale. Non è riconosciuto internazionalmente e, al contrario, fu condannato da quasi tutti i Paesi e dall’organizzazione dei diritti umani.
Weiner disse che il New York Times è contro Israele ed ha sostenuto che l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina è ancora elencato dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica, mentre l’OLP invece è stata rimosso dalla lista da più di due decenni. Sostiene che Mahmud Abbas, presidente dell’Autorità palestinese, non sia il leader dell’OLP. Si è rifiutato di condannare l’uso di bombe a grappolo d’Israele sui civili nel sud del Libano nel 2006. Disse che l’esercito israeliano non occupa la Cisgiordania e che non vi è alcuna presenza militare israeliana nella West Bank. Definì la guerra d’Israele contro Gaza “umanitaria”, mentre 400 bambini furono uccisi. Votò per l’autorizzazione della guerra in Iraq nel 2002, prima di metetrsi contro la guerra. Anthony Weiner sa adulare i sostenitori d’Israele. Ha detto a Mondoweiss (sito web che segue la politica estera statunitense in Medio Oriente) che “Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni” (BDS) è “spericolato” e che Israele è un “importante alleato” degli Stati Uniti. Israele è “una democrazia in un oasi di Stati e organizzazioni terroristiche. Dobbiamo salvare Israele“, aggiunse. L’ascesa politica di Weiner fu finanziata da una raccolta fondi che è una cassa di guerra. Entrò in gara con 4,2 milioni di dollari in banca. e una domanda posta prima di lasciare il Congresso dopo il suo primo scandalo sessuale (tweets con foto di lui nudo inviate a donne). Alcuni donatori che sostengono Weiner hanno una visione bellicista in accordo ai suoi commenti su Israele, come i dossier della Commissione sulla finanza della campagna di New York hanno rivelato. Eli E. Hertz gli diede 1000 dollari nell’ottobre 2007. Hertz, che ha partecipato ad una cena dell’Organizzazione Sionista d’America (ZOA) nel 2006, dove Weiner scherzò dicendole di essere “l’ala della ZOA del Pd“, è un membro del consiglio esecutivo della Commissione affari pubblici USA-Israele (AIPAC). Hertz fi anche direttrice del Washington Institute per la politica in Medio Oriente, e scrisse numerosi articoli per il sito pro-insediamenti Arutz Sheva. Giustificò la Naqba in una articolo del maggio 2013: “sloggiare tutti gli abitanti arabi dalle aree sensibili vicine agli insediamenti ebraici, stabilendo una continuità territoriale tra i blocchi sotto controllo ebraico, e garantire il controllo delle principali vie di trasporto, erano una necessità militare“. Un altro membro dell’AIPAC che finanziò Weiner è Beth Dozoretz, che fa parte del comitato esecutivo della lobby israeliana. Dozoretz diede 2000 dollari nel 2008, e poi un contributo di 3050 dollari. Nel marzo 2007, Arnold Goldstein, uomo d’affari pro-Israele, diede 4000 dollati a Weiner. Due anni più tardi, Goldstein diede 5 milioni di dollari al Technion-Israel, l’Istituto di Tecnologia di Haifa, per “costruire droni e un centro satellitare“, secondo Jewish Week. “Poiché Israele è un piccolo Paese circondato da tanti nemici, deve essere tecnologicamente più avanzato dei suoi vicini ostili, per continuare ad esistere“, aggiungendo, “Il programma di robotica è piuttosto sorprendente, e penso sia essenziale per l’esistenza di Israele“. Le idee di Weiner sul movimento BDS “Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni”, volto ad esercitare ogni sorta di pressioni economiche, accademiche, culturale e politiche d’Israele. BDS fu proposto nel 2002 e formalmente avviato il 9 luglio 2005 da 172 organizzazioni della società civile palestinese. La campagna di Wiener fu raggiunta da Michael Adler, altro suo donatore elettorale. Adler, ex-vice presidente delle federazioni ebraiche del Nord America, diede 2000 dollrai a Weiner nel 2008. Nel gennaio 2011, Adler tenne un discorso alla Federazione ebraica di Greater Miami, do cui fu presidente, denunciando il movimento BDS che cerca “di distruggere Israele come Stato ebraico democratico. Il movimento BDS è un sofisticato movimento politico. Il loro obiettivo di distruggere Israele è pericoloso come qualsiasi arma o esercito. È un movimento terroristico politico ed economico che fermeremo“. Un altro donatore è il falco Irwin Hochberg, che diede 1000 dollati al candidato nel 2007. Hochberg è il vicepresidente della ZOA, e fa parte del comitato esecutivo del Forum Medio Oriente, gruppo anti-islamico guidato dal neo-conservatore Daniel Pipes. Nel luglio 2013 Weiner ebbe in regalo di 4950 dollari (il massimo consentito dalla legge) da John Merrigan, un lobbista di al-Jazeera.screen-shot-2016-01-28-at-10-21-02-amSesso tra Hillary Clinton e Huma Abedin
Questa è la domanda posta da diversi giornali tra cui The Times di Londra, Le Matin (Svizzera) e La Stampa (Italia). Il giornale svizzero riprende vecchie voci sull’ex-first lady dopo l’arrivo di Bill Clinton alla Casa Bianca nel 1993. La Stampa aveva aperto la partita con un lungo articolo dal titolo “Venti anni, bella e amante di Hillary” dedicata a Huma Abedin, l’assistente personale della senatrice di New York. “La voce fu ripresa in seguito, dal sito del giornalista indipendente Ron Rosenbaum“, dice Le Matin. Nel suo testo del 29 ottobre 2007, riportava una conversazione avuta on un fine conoscitore del mondo dei media. “Questo mi disse che il Los Angeles Times copre uno scandalo sessuale su un candidato presidenziale. Il mio interlocutore aggiunse che “nel microcosmo politico, tutti lo sapevano“, scrisse Ron Rosenbaum. Nell’articolo, il giornalista non faceva nomi, ma si capì che lo “scandalo” coinvolgeva Hillary Clinton. “Se tutti i giornalisti dopo la campagna presidenziale ne sono consapevoli, ma non scrivono una riga, è una notizia di per sé. Non vorrei trovarmi al posto dei miei colleghi. Deve essere davvero difficile pubblicare o meno le voci“, dichiarava Ron Rosenbaum, citato da Le Matin. Hillary Clinton ha sempre negato tali voci. Rispose a una intervista ala rivista The Advocate sulla sua presunta omosessualità: “La gente dice molte cose su di me e io non vi presto alcuna attenzione. Non è vero che sono gay, ma non ho controllo le voci. La gente continuerà a dire ciò che vuole”. Tuttavia, la candidato democratica e Huma sono sempre state molto vicine. L’arma segreta indicata da Hillary, la giovane donna lavora per i Clinton dal 1996. In occasione di un ritratto per Vogue dedicato a Huma, Hillary le fece un tributo, “Huma ha la l’energia di una ventenne, la fiducia in se di una trentenne, l’esperienza di una quarantenne e la grazia di una cinquantenne. E’ equilibrato, gentile e intelligente. Sono davvero fortunata ad averla nella mia squadra da dieci anni”. Un alto funzionario del dipartimento di Giustizia disse a Big Head DC che la voce su Hillary Clinton “che se la godrebbe” con una delle sue principali dipendenti, Huma Abedin, è un segreto di Pulcinella. “Sono abbastanza vicino a Hillary e Huma per dirvi che questa voce è vera, disse il funzionario. “E’ ben noto nell’ambiente diretto che Hillary e Huma sono amanti”. “Se si chiama la residenza di Hillary a Washington al primo mattino, Huma risponde al telefono”, continuava il funzionario. “E’ la stessa cosa a tarda notte o in viaggio”. E’ un segreto che la cerchia vicina a Hillary conserva a tutti i costi ed è strettamente monitorato. Bill Clinton non ha mai negato la bisessualità della moglie, pronunciando questa frase indegna per un ex-capo di Stato e pubblicata in un libro di Gennifer Flowers, attrice e giornalista ex-amante di Bill Clinton: “Hillary ha probabilmente mangiato più tope di me”. Queste parole non sono mai state oggetto di un procedimento giudiziario, anche se al contrario era G. Flowers che citava chi la definiva cacciaballe. Inoltre, la morte più che sospetta ed enigmatico di alcuni agenti di sicurezza e guardie del corpo dopo le rivelazioni sugli scandali dei Clinton ci dicono della loro amministrazione più di qualsiasi prova della vita sessuale della coppia, e dei danni incommensurabile che hanno causato ai loro immediati vicini.3-photos-14Gli scandali sessuali di Anthony Weiner, alias “Carlos Danger”, il marito sionista di Huma la sorella musulmana
Costretto a dimettersi e lasciare il Congresso nel 2011, dopo aver diffuso immagini del suo pene e scambio di messaggi di posta elettronica molto espliciti con alcune “amanti digitali,” Weiner fece il suo mea culpa e promise di diventare una persona diversa: un marito e un politico in grado di imparare dagli errori. Si scusò con la moglie e i suoi elettori, chiedendo a tutti di dargli una seconda possibilità. Ma ora Weiner è tornato questa settimana in una conferenza stampa, accompagnato dalla moglie Huma Abedin, che continua a sostenerlo nonostante le recenti rivelazioni su testi e immagini scabrose su Internet dimostrando di esser andato ben oltre ciò che mise fine alla sua carriera a Washington. Anthony Weiner è sceso nei sondaggi, ammettendo di aver avuto tre relazioni sessuali on-line dopo aver lasciato il Congresso. Scosso dalla suo crollo nei sondaggi dopo la pubblicazione di altre torbide foto, di cui una che mostra il suo attrezzo in primo piano, Anthony Weiner lottò per salvare la sua vacillante candidatura a sindaco. Nonostante le richieste dei rivali per di farla finita con la sua campagna, inasprendo le critiche dalla direzione del partito, e la possibilità che rivelazioni più imbarazzanti potessero emergere, Weiner si era fermamente convinto che non avrebbe lasciato la corsa a sindaco. Quest’altro scandalo sessuale di Weiner causò scalpore negli Stati Uniti. Le foto scabrose, pubblicate sul sito Dirty.com (sito porno), lo misero in imbarazzo. “Weiner ha mentito di nuovo agli americani“, tale è l’impressione dominante. “Quello che chiediamo ora non è una seconda, ma una terza possibilità“. Anche il New York Times l’attaccò e gli chiese di ritirarsi dalla corsa per il posto di Bloomberg, in un editoriale molto duro. Nel frattempo, gli psichiatri intervistati su Weiner lo descrivono malato, incapace di controllare i suoi istinti. Ma Weiner non si arrendeva, sapeva che ci sarebbe stato un secondo “round” dello scandalo e insisteva: “Non è cambiato nulla. Tutto è passato vedo tutto nello specchietto retrovisore, si guarda al futuro, non al passato“. La moglie Huma Abedin di suo saltò nell’arena partecipando con lui in una conferenza stampa e scrisse anche un articolo per la rivista Harper: “Tutto ciò ha pesato sul nostro matrimonio. Era difficile perdonare Anthony. Ci sono voluti molto lavoro e molte terapie. Ma alla fine, ho salvato il nostro matrimonio per me, mio figlio e la nostra famiglia. Amo Anthony, so che è un uomo di valore e voglio dargli una seconda possibilità. Questo è qualcosa che si dovreste anche decidere, voi elettori di New York. Credo in lui e so che ama la sua famiglia e la sua città“. Huma era una figura centrale nella campagna del marito Anthony Weiner, sfilando accompagnandolo, usando le sue connessioni coi Clinton per raccogliere fondi per la campagna e rimanendo al suo fianco quando lottava per spiegare come e perché ha ripreso le sue scappatelle sessuali su Internet, mentre le rivelazioni simili l’avevano già costretto a dimettersi dal Congresso. Il supporto deo Clinton a Huma Abedin e mantengono le distanza da Weiner che non hanno mai sopportato. “Noi tutti vogliamo il meglio per Huma”, disse un amico dei Clinton e di Abedin. “Lei ha il sostegno di tutti per tutto ciò che è stato e d ha fatto da oltre dieci anni“, ha detto il testimone. “In Hillaryland, era doloroso vedere Abedin come un soldato in mezzo a rivelazioni imbarazzanti sulle trasgressioni sessuali del marito“. Addetti ai lavori sanno che Clinton non mosse un dito per aiutare a raccogliere fondi per la campagna di Weiner, quindi Abedin fece il giro dagli ex-donatori dei Clinton, raccogliendo quasi 150000 per finanziare la candidatura del marito a sindaco in soli due mesi, i documenti lo dimostrano. Alcuni ritengono che molti di questi donatori avrebbero pagato perché temevano di compromettere il loro rapporto con Hillary Clinton, se non lo facevano.
Sentiamo sempre più tra i democratici che i guai di Weiner potrebbero costringere Clinton a togliere di mezzo il marito di Huma perché lo scandalo Weiner appanna Abedin e, per estensione, Hillary Clinton, che vuole candidarsi alle presidenziali del 2016. “Basterebbe una loro parola pubblica o privata per por terminare alla carriera di Weiner“, disse una fonte collegata ai Clinton. Hank Sheinkopf, stratega democratico che ha lavorato per la campagna a sindaco di William Thompson ha detto che sarebbe stato fatto in privato. “Nessuno lo saprebbe mai“, disse. Diversi addetti ai lavori rifiutano qualsiasi idea che lo scandalo Weiner possa offuscare i Clinton, anche se non è detto che la preoccupazione dei Clinton per Abedin possa spingerli ad agire. “Non credo che ci siano implicazioni politiche, ma ci possono essere conseguenze personali ed emotive che li spingano ad interessarsene“. New York Times, Wall Street Journal e New York Daily News chiasero in sala al candidato sindaco Anthony Weiner di abbandonare la corsa a sindaco di New York dopo i messaggi e le foto che aveva inviato all’ex-collaboratrice della campagna di Obama Elaine Sydney. Il comitato di redazione del New York Times pubblicò un rimprovero caustico a Weiner, il Wall Street Journal pubblicò un articolo dicendo sprezzante su Anthony Weiner “non è un essere umano normale”. Daily News mise in evidenza un “Basta con queste menzogne e rivelazioni salaci, Weiner non è degno di guidare la prima città americana. Bastonatelo!” Nella sfilata del Giorno dell’Indipendenza di Israele del 3 giugno 2013 l’ha visto sventolare la bandiera israeliana chiamando la popolazione a votarlo a sindaco di New York. “Sono come un purosangue sulla linea di partenza“, disse prima della manifestazione. Secondo il Washington Times, le reazioni furono diverse per strada: “Quello che ha fatto nella sua vita privata e tutto ciò che ha fatto in passato, sono pronto a dimenticarli per amore di New York city“, disse uno spettatore. Altri erano meno entusiasti: “Ha abusato delle donne a New York e in giro, facendo quello che ha fatto. Non ha il diritto di essere qui“. Il Daily News nel frattempo affermava “Anthony Weiner è l’unico candidato ebraico a sindaco, ma l’ex-membro del Congresso è stato fischiato e deriso dutante la celebrazione dell’Israel Day. C’ era già aperta ostilità sulla strada per il municipio. Molti spettatori l’hanno applaudito augurandogli fortuna, ma altri gridavano “Non ci rappresenti!” o “Vattene, Anthony” e lo deridevano per lo scandalo sessuale che l’ha costretto alle dimissioni dal Congresso al grido “Tweettalo!”. “L’ebraismo crede nella redenzione”, disse un rabbino. “Molti hanno detto che i media sono fissate con lo sfortunato episodio su Internet. Se si considera chi sono le persone al Congresso e che hanno violato leggi, come quelle fiscali, la gente penserebbe che non dovrebbe dimettersi”. Weiner nel frattempo, disse che non era troppo preoccupato dall’allentamento del suo sostegno ebraico, dato che è ampiamente supportato: “ho rappresentato un quartiere che aveva una grande popolazione ebraica in tutta della mia carriera, aggiunse“.
L’impunità di tale casta ripugnante, ignobile e malvagia che domina il mondo è inevitabile visti i disastri mostruosi che ha causato con i suoi complotti machiavellici, distruggendo interi Paesi, massacrandone le popolazioni? Il mondo arabo e musulmano, anche il mondo tutto, è destinato ad essere un parco giochi per i vari poteri e il potere del denaro? Queste sono alcune delle domande che ci poniamo in conclusione.huma-master1050-v2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia è pronta a respingere qualsiasi attacco occidentale

Oggi dobbiamo essere pronti a tutto, e la guerra non è il problema principale in tale situazione
Andrej Fursov e J. Flores, Fort Russ, 9 settembre 2016
Andrej Fursov è uno dei più famosi intellettuali russi, un maestro della comprensione rivoluzionaria dei nuovi eventi e della revisione delle idee tradizionali, è uno storico e pubblicista e in questa intervista riflette sui pericoli dell’attuale “visione del mondo”, della difficile situazione politica in Russia, della necessità di un cambio delle élite e del ritorno rivoluzionario ai valori tradizionali.121121001_andrey-fursov1Gli ultimi giorni mostrano una situazione molto simile, almeno in apparenza, a quella di prima della guerra. Le truppe sono al massimo della prontezza al combattimento. Allo stesso tempo, le agenzie civili vengono ispezionate sulla capacità di lavorare in condizioni di guerra. In realtà, una mobilitazione civile si è svolta nell’ambito delle attività in condizioni di guerra. Allora, cosa dopo? Siamo davvero in una situazione prebellica?
Andrej Fursov (F): Ci sono due aspetti, in questo caso: globale e nazionale (russo). Dal punto di vista globale, abbiamo avuto due decenni di vita in tali condizioni, quando non c’era confine tra guerra e pace. L’inizio può essere considerata l’aggressione della NATO alla Jugoslavia. Poi abbiamo avuto Iraq, Afghanistan, Libia e Siria. E lo stato in cui il mondo si trova oggi può essere chiamato “pace bellica” o “guerra pacifica”. Ma anche in tali circostanze ciò che accade ultimamente nel mondo, solo per lo scorso anno, dimostra una potente situazione destabilizzante, molto vicina ai nostri confini. Le esercitazioni senza preavviso, organizzate a fine agosto, sono molto serie. In primo luogo, esamina la prontezza al combattimento in numerosi distretti militari: completamente nel distretto meridionale e in parte in quelli occidentale, settentrionale, centrale, di due flotte (Mar Nero e Mar Caspio), forze aerospaziali e truppe aviotrasportate. In secondo luogo, esamina varie agenzie civili sui casi “speciali”, in condizioni di guerra per esempio. I controlli sono stati effettuati presso Ministero delle Comunicazioni, Ministero dell’Industria, Ministero delle Finanze, Agenzia della Riserva di Stato e Banca di Russia. Tra le altre cose, è una dimostrazione a certe forze occidentali che potrebbero provare ai confini la nostra reattività. Ora è evidente che molte cose nel mondo dipenderanno dalle elezioni negli USA che, se corrette, Trump potrebbe vincere. La lotta sarà brutale e l’élite globale chiamata “bankster” ha grandi aspettative su Clinton per diversi motivi. La folle Clinton può iniziare un grande conflitto in questo caso. Non c’è dubbio che, se divenisse presidente degli Stati Uniti, la situazione al confine con l’Ucraina, nel Caucaso e nell’Asia centrale peggiorerà. Soprattutto ora, dopo i noti eventi in Uzbekistan, una seria lotta per il potere può iniziare, e ci sarà un clima proficuo per l’islamismo che “accetta la globalizzazione statunitense” (R. Labevier). E’ il nostro “punto debole”. Inoltre, dato che la salute di Clinton non è molto buona, se le succedesse qualcosa all’improvviso, Tim Kaine sarà il presidente, un’oscura pedina che potrebbe essere un jolly. Dobbiamo esservi preparati. Bisogna essere pronti non solo alla difesa militare, ma anche morale e dei valori. Va notato: quasi in contemporanea con l'”esercitazione pre-guerra”, uno dei più odiosi Ministri, il Ministro della Pubblica Istruzione Levanov, è stato licenziato e sostituito da una donna patriottica, che subito ha iniziato a purgare il Ministero dell’Istruzione dai sostenitori di Levanov. Credo che sia solo l’inizio. E’ molto simile alla situazione del 1936-1937, quando divenne chiaro che la guerra era inevitabile e il governo fece appello alle tradizioni russe. Il “patriottismo sovietico” apparve nel 1936. Il 7 novembre smise di essere il giorno della Rivoluzione Proletaria Mondiale; poi divenne il giorno della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre. I libri di storia furono corretti in modo patriottico. Inoltre, nel 1936-1937 ci fu un forte cambio che ancora chiamiamo “terrore di Stalin”. In primo luogo, il terrore non era di Stalin, ma qualcosa di complesso. In secondo luogo, il terrore era la forma. Il suo contenuto fu il cambio del personale per rimuovere una possibile quinta colonna. Tra l’altro si nota la stessa cosa, un ampio cambio di personale, soprattutto nelle strutture di potere: Commissione d’inchiesta, Ministero degli Interni, Procura della Repubblica, qualcosa succede nel reparto delle indagini criminali. Qual’è il risultato? Il risultato è che il personale di difesa ed istruzione sembra voler rafforzare lo Stato, alla vigilia di un possibile serio test. Vediamo anche un certo ulteriore aumento della minaccia di guerra che logicamente porta ad una dittatura anti-oligarchica. Anti-oligarchica prima di tutto, perché c’è bisogno di fondi supplementari; in secondo luogo, come dimostra la storia della Russia (e non solo), gli oligarchi nelle situazioni sinistre tendono a cooperare con il nemico al fine di salvare i soldi. Così, sono necessarie azioni preventive. Per quasi due decenni c’era un processo di distruzione, e non so è completamente fermato: si continua a perseguitare la scienza, non tutti i distruttori dell’istruzione sono stati espulsi dal sistema, il sistema sanitario è al collasso. I sabotatori speravano nel sostegno occidentale. E l’occidente in realtà lo diede quando Gorbaciov e Eltsin pugnalarono il nostro Paese. Negli ultimi anni, l’occidente ha sospeso il suo supporto, e vediamo una borghesia incapace di capire il nostro principale segreto militare. Invece, vediamo l’aggressività della NATO, soprattutto dall’Ucraina. E dopo tutti questi anni, gli scagnozzi della NATO nel nostro Paese, vendutisi per 30 denari, ci facevano credere che occidente e NATO erano nostri amici. Ora vediamo ciò che era chiaro da tempo, non sono nostri amici. Così, si scopre che hanno cercato di distogliere la nostra attenzione con la disinformazione, agendo come forze speciali della propaganda della NATO? Beh, ora basta tollerare ciò. Friedman, il primo direttore della Stratfor, la ‘CIA privata’, pochi anni fa disse che non appena la Russia si sarebbe ripresa, ci sarebbe stata la crisi in Ucraina. Ed è successo. E’ chiaro che la Russia sarà sotto pressione da almeno tre direzioni. Da ovest e sud, quindi avremo qualche problema nelle nostre repubbliche e regioni. Non è un caso che il ministro degli Esteri tedesco ami visitare gli Urali e Ekaterinburg, dove costantemente dice che gli Urali devono essere “parte attiva della comunità internazionale”. Quindi costui viene in Siberia per dire che deve essere oggetto nelle relazioni internazionali. Ma il tema delle relazioni internazionali è dello Stato. E’ un invito al separatismo? Infine, il segmento di filo-occidentale dei gruppi dirigenti. In tale situazione, la pulizia del Paese dalla quinta colonna è di particolare importanza. Inoltre, con “purga” intendo escluderli dalle reti delle informazioni e finanziarie. Nessuno chiede di ‘eliminare’ qualcuno o d’imprigionarlo, ma tutti costoro vanno isolati. Qui, un economista liberale ha recentemente pubblicato un articolo dicendo che la Russia trae beneficio dalle sconfitte militari e politiche, come nella guerra di Crimea. A quanto pare ritiene che non la pagherebbe. In realtà, tali pubblicazioni non dovrebbero restare impunite, devono rispondere alle leggi da periodo pre-bellico. Perché non c’è alcuna risposta dalle autorità? Ancora guardano all’occidente, in attesa che reagisca? E’ troppo tardi per averne paura. La nostra struttura può fare di tutto per fare pace con l’occidente, ma non sarà mai perdonata. Nel 1991, nella convinzione che la Russia non potesse più rialzarsi, che si sarebbe suicidata, l’occidente non distrusse completamente la Russia. Oggi lo considerano un errore da cercare di risolvere. Se la Russia tollerasse davvero una sconfitta politico-militare, si avrà la disintegrazione del Paese e i russi potrebbero seguire le orme degli indiani del Nord America. Così, se vogliamo essere pronti a un periodo difficile, dobbiamo isolare la quinta colonna dalle risorse finanziarie e dell’informazione.1004839L’occidente difficilmente inizierebbe un conflitto militare direttamente. Creerà problemi ai confini, l’esaurimento economico e causerebbe un’esplosione interna?
Andrej Fursov: Sì, come nel febbraio 1917, quando i circoli interni che odiavano gli anglosassoni più dei tedeschi rovesciarono re e monarchia, e poi furono sostituiti gettando il Paese nel baratro, dopo di che i bolscevichi e poi la Grande guerra patriottica permisero di risollevare il Paese. Devo dire che è ancora impossibile andare d’accordo con l’occidente. Le élite politiche russe dovrebbero pensarci bene alle proprietà all’estero, che gli verrebbero sottratte dall’élite occidentale. La proprietà estera non è l’unico punto debole di politici e imprenditori russi. Vi è altro: i figli che vivono e studiano all’estero. Nemmeno parlo del fatto che la maggior parte dei loro genitori ha cercato di porre fine alla Russia e di sostituirla con i figli e se stessi. Infatti l’istruzione non è mai neutrale! Una persona che riceve certi valori insieme alla conoscenza, li vede in un altro modo. Una certa parte della nostra dirigenza ancora attende aiuti dall’occidente, ma non significa che l’occidente gli risponderà. Supponendo che la Russia venisse militarmente e politicamente sconfitta, la classe dirigente verrebbe completamente eliminata; eliminando tutti senza tener conto delle posizioni, creando una struttura completamente diversa.

Ciò significa che, nel quadro della preparazione a tempi turbolenti, dobbiamo lavorare seriamente sulla situazione ideologica nella nostra società, affinché la popolazione sia meno orientata all’occidente e anche ai valori liberali?
Andrej Fursov: No, non è necessario reprimere l’insensatezza del mondo moderno, non funziona. E’ necessario spiegare alla gente il pericolo dell’adesione ideologica ai valori occidentali. Dobbiamo mostrare in TV cos’è l’occidente, l’Europa moderna: le sue città, la loro composizione etnica e razziale, i loro problemi economici (crescita zero, elevata disoccupazione), la perdita d’identità religiosa. A coloro che vogliono farsi rispettare dall’occidente dico sempre: “Vuoi essere rispettato da omosessuali, lesbiche, pedofili?” Non mi serve tale rispetto. Ho fiducia che la stragrande maggioranza della nostra popolazione non ne abbia bisogno. Abbiamo una società molto più sana di quella attuale europea. L’occidente ha tradito i valori europei. L’attuale occidente è una società post-europea e post-cristiana. I valori europei sono in Russia. Questo va spiegato.

Ma abbiamo ancora un blocco economico filo-occidentale al governo, considerato dalla massa dei professionisti. Cosa ne pensa: ci sarà alcuna modifica o tutto rimarrà come prima, nonostante le turbolenze imminenti?
Andrej Fursov: Dubito che siano così professionali, avendo indebolito l’economia. Non possiamo parlare di professionalità, ma solo se siano o no sabotatori economici professionisti. Penso che se verrebbe istituito un periodo speciale, di fatto, le unità economiche saranno sostituite. Voglio parlare della triade “scienza – istruzione – sanità”. In Crimea c’è una meravigliosa dura lotta per la sovranità. Ma questa è moderna geopolitica. La vittoria geopolitica del futuro è compito di insegnanti, scienziati e medici. Se continuiamo a distruggere la “triade”, tra 5-10 anni chi lotterà per la sovranità? Non ci saranno uomini sani, né “cervelli”. E’ impossibile lottare oggi, mentre si rovina l’istruzione futura. Purtroppo, ad oggi, abbiamo usato il principio dello judo: abbiamo aspettato che l’avversario facesse il primo passo, inducendolo in errore, e poi abbiamo utilizzato la sua forza contro di lui. In parte questa strategia è corretta, quando il nemico è più forte. Ma non lo è sempre. In realtà spesso si perde lo slancio, e a volte può essere fatale. Pertanto è necessario combinare i principi per risparmiare energia e tempo.

Allora, cosa dopo? Abbiamo visto la sostituzione dei dirigenti nel 1917 e il 1937? Ci aspetta un 1918 e un 1941?
Andrej Fursov: Ci furono diverse date importanti nel 20° secolo per la Russia. La rivoluzione del 1917. L’abolizione della NEP nel 1929. La sconfitta della deviazione di destra e l’espulsione dei trotskisti. Il 1917, con tutta la sua importanza, non cambiò il posto della Russia nella divisione internazionale del lavoro. La Russia rimase periferia quale fonte di materie prime. E nel 1929 agì per avere una posizione completamente diversa nel sistema mondiale. Bucharin e Trotskij erano ai poli opposti: destra e sinistra. Tuttavia, avevano molte caratteristiche in comune. Per Trotskij la Russia era “legna da ardere” nella rivoluzione mondiale permanente, un periferico grezzo mondo socialista; per Bucharin, con la sua attenzione su estrazione di materie prime ed industria leggera, l’URSS era la periferia delle materie prime del sistema capitalista. L’adozione di tali strategie avrebbe portato alla distruzione dell’URSS nel lungo periodo. Il 1929 violò entrambe le strategie. Nel 1937 si raggiunse l’autosufficienza militar-industriale rispetto al mondo capitalista, gettando le basi per la vittoria nella Seconda guerra mondiale. Inoltre, nella seconda metà degli anno ’30 fu creata una nuova élite, che guidò la vittoria in guerra, l’evento più importante nella nostra storia. Né Napoleone né Guglielmo II cercarono la distruzione totale, fisica e metafisica della Russia, di cancellarci dalla storia. L’unione creata dal popolo russo basata sul sistema stalinista, impedì tale tentativo. Perciò i russofobi odiano così tanto Stalin e il passato sovietico. La guerra fu vinta dal popolo, in primo luogo sviluppando una personalità negli ’30 basata su eroismo ed entusiasmo del popolo sovietico. Nel 1915-1916 il corpo degli ufficiali fu eliminato, l’esercito crollò, l’autocrazia fu disorganizzata. Nel 1941 vi fu la sconfitta dell’Armata Rossa, l’esercito crollò ma il suo posto fu preso da giovani ufficiali; fu il popolo sovietico cresciuto secondo gli ideali sovietici (socialisti e statal-patriottici) che spezzò la Wehrmacht e issò la bandiera sul Reichstag. Il 9 maggio 1945 fu preparato dal 1917, dal 1929 e dal 1937.

Significa sostituire il personale?
Andrej Fursov: Sì, la rivoluzione del personale che, tra l’altro, fu effettuata da Stalin per controllare i “baroni regionali”, scatenando il terrore di massa e ponendovi fine: prima con la lotta al terrorismo di Ezhov e poi con il disgelo di Beria. Oltre ad eliminare la quinta colonna. Ciò avvenne preparandosi a una guerra quasi inevitabile. Stalin aveva poco tempo, ma ci riuscì. Anche noi abbiamo poco tempo. I bankster non hanno dove ritirarsi: il tempo è contro di loro, devono agire in fretta. I russi li evitano, perciò odiano perfino i nostri atleti paralimpici. Bene, avremo tempo per vendicarci. Eppure, si vis pacem para bellum, e ancora più importante, i preparativi vanno completati al più presto.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin contro Bilderberg: “Volete un’altra crisi dei missili di Cuba?”

La Russia si prepara a difendere la cultura europea
Esercitazioni ed epurazione di personale inaffidabile dimostrano che Mosca si prepara nel caso di futuri scontri

Andrej Fursov, Tsargrad TV Russia Insider

L’autore, uno dei più eminenti intellettuali russi, studioso e storico, sociologo e pubblicista, colloquia col corrispondente di Tsargrad TV sui pericoli dell’attuale ‘pace bellica’, dei cambiamenti nelle élite e della difesa dei valori tradizionaliscreenshot_1-1440x564_cAleksandr Tsyganov: Ultimamente il mondo sembra in una situazione pre-bellica. Le truppe compiono esercitazioni a sorpresa di pronto allarme, enti civili vengono ispezionati sull’operatività in caso di guerra. Si serrano i ranghi, sempre con il pretesto delle esercitazioni in caso di guerra. Siamo davvero in uno stato pre-bellico? Cosa succede?
Andrej Fursov: Ci sono due situazioni, nel mondo e in Russia. Nel mondo, da quasi due decenni, si vive nella pratica confusione tra guerra e pace, fin dalla guerra della NATO alla Jugoslavia. Poi vi furono Iraq, Afghanistan, Libia e Siria. La situazione attuale può essere definita di ‘pace bellica’ o ‘guerra pacifica’. Ma anche così, ciò che accade nel mondo nell’ultimo anno è un’enorme destabilizzazione che si avvicina ai nostri confini. Le esercitazioni organizzate a fine agosto erano un test operativo dei Distretti Militari meridionale, occidentale, settentrionale e centrale, delle Flotte del Mar Nero e del Caspio, dell’Aeronautica e delle truppe aviotrasportate. In secondo luogo, vi è la revisione degli enti civili che dovrebbero affrontare periodi particolari, in caso di di guerra. I Ministeri delle Comunicazioni, Industria e Commercio, Finanze, Agenzia delle riserve federali e Banca di Russia sono stati ispezionati. Tali passaggi mostrano all’occidente cosa aspettarsi se ci provassero con noi. E’ chiaro che molto dipenderà dalle elezioni statunitensi. Se saranno eque, Trump potrebbe vincere. Ma i Masters of the Universe, altrimenti noti come bankster, preferiscono Clinton, che avvierebbe una grande guerra, se necessario. Se diventasse presidentessa, la situazione ai confini con l’Ucraina, nel Caucaso meridionale e nell’Asia centrale si deteriorerebbe. E ora, a causa della morte del presidente uzbeko, ci potrebbe essere un’aspra lotta di potere favorendo i islamisti, i “cani da guardia della globalizzazione statunitense”. E questo è il nostro punto debole. Clinton non è in ottima salute, e se qualcosa dovesse accaderle, ‘Tim Kaine’ da oscura pedina potrebbe diventare il jolly, divenendo presidente. Dobbiamo essere pronti non solo nella difesa, ma anche nell’etica e nei valori. Uno dei ministri liberali più odiosi, il Ministro della Pubblica Istruzione Livanov, è stato appena sostituito da una donna patriottica, Olga Vasileva, che quasi subito ha cominciato a purgarne i sostenitori. Credo che sia solo l’inizio. Vediamo anche un enorme cambio nelle forze dell’ordine: Indagini, Ministero degli Interni e Pubblico ministero, e qualcosa succede nell’Ufficio Intelligence Criminale di Mosca. Vediamo il rafforzamento dello Stato in tutti i settori: Difesa e istruzione per far fronte a possibili gravi sfide, correzioni che logicamente portino ad una dittatura anti-oligarchi, qualora ce ne fosse il pericolo. Antioligarchica perché per primo avremo bisogno di fondi supplementari, e in secondo luogo, la storia russa non è l’unica a dimostrare che in situazioni terribili gli oligarchi, di regola, fanno affari con il nemico per salvaguardare i loro soldi. Dobbiamo evitare che ciò accada. Il primo presidente della società ombra della CIA, Stratfor, disse qualche anno fa che non appena la Russia si opponesse avrebbe subito una crisi in Ucraina, e questo è proprio ciò che è accaduto. E’ assolutamente chiaro che la Russia sarà sfidata da almeno tre direzioni. Ai confini occidentale e meridionale. E senza dubbio, l’occidente intende creare problemi in diverse repubbliche e regioni. Non è un caso che il ministro degli Esteri della Germania sia così appassionato degli Urali, dicendo a Ekaterinburg che dovrebbero diventare ‘parte attiva della comunità internazionale’. Quando costoro vengono in Siberia, dicono che dovrebbe diventare un attore internazionale. Ma un attore internazionale è uno Stato. È un appello al separatismo? La terza minaccia proviene dal segmento filo-occidentale delle élites. In tale situazione, la pulizia nel Paese della quinta colonna è cruciale. Quando dico pulizia intendo tenerla lontano da finanza e informazioni. Non ne chiedo la liquidazione o l’incarcerazione, ma costoro dovranno trovarsi nel vuoto, in cui non possano fare nulla di male.

Aleksandr Tsyganov: Ciò significa che, nel quadro della preparazione a tali cambiamenti turbolenti dobbiamo consolidare l’ideologia e rendere meno volta all’occidente e ai valori liberali la popolazione, giusto?
Andrej Fursov: Non dobbiamo consolidarla, non sarebbe efficace oggi. Dobbiamo spiegare il pericolo che tale orientamento pone alla popolazione. Dobbiamo mostrare più spesso alla TV ciò che è l’occidente di oggi, Europa inclusa, con le sue città, composizione etnica e razziale, problemi economici (crescita zero, disoccupazione), mancanza d’identità religiosa. A chi vuole farci amare l’occidente dico: vuoi essere amato da gay, lesbiche e pedofili? Non ne ho bisogno, e sono sicuro che anche la maggior parte della nostra popolazione non ne ha bisogno. Abbiamo una società molto più sana di quella europea attuale. L’occidente ha tradito i valori europei. È post-cristiano e post-europeo; dobbiamo spiegare al popolo che i valori europei sono in Russia.

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Putin contro Bilderberg: Volete un’altra crisi dei missili di Cuba?
Ruslan Ostashko, PolitRussia, 3 settembre 2016 – Fort Russ0La notizia più importante è stata l’intervista di Vladimir Putin a Bloomberg, in cui il presidente russo ha toccato temi chiave all’ordine del giorno dell’informazione globale. Sono certo che decine di pubblicazioni badano a questa intervista e ne discuteono ogni domanda e risposta, ma voglio proporvi, cari amici, di guardarla con una diversa angolazione. Il punto è che John Micklethwait, il caporedattore di Bloomberg che ha intervistato il presidente russo, non è solo un giornalista, ma uno di quelli che partecipa a pieno titolo da anni alle riunioni del Bilderberg Club, oscuro gruppo di interessi le cui opinioni decidono le politiche occidentali. Penso che ciò spieghi il formato inusuale dell’intervista e perché Vladimir Putin ha definito Micklethwait “specialista” trattandolo più da politico che da giornalista… Se badiamo al colloquio con Putin da questo punto di vista, allora vediamo che può essere considerata una risposta di Putin all’élite politica occidentale. Ecco i punti chiave che vorrei evidenziare.
John Micklethwait chiede a Putin se è pronto a scambiare o vendere le Curili e Kaliningrad, domanda che da subito ha ricevuto una risposta tagliente dal presidente russo. La risposta sulle isole Curili era nello stile di Putin, affermando che “la Russia non commercia in territori, ma tratta gli accordi affinché si adattino ad entrambe le parti”. Su Kaliningrad, Putin ha delineato il seguente punto di vista al rappresentante del Bilderberg: se qualcuno inizia a rivedere l’esito della Seconda guerra mondiale, allora domande saranno immediatamente poste sui territori orientali della Germania, su chi appartiene Lvov e sulle frontiere tra Romania e Ungheria. Se qualcuno vuole aprire il “vaso di Pandora”, come Putin ha precisato, “andrà avanti con la bandiera in mano”. John Micklethwait si affrettava a dire che scherzava. Ma il video dell’intervista mostra che Putin non apprezzava tale “scherzo”.
Il secondo punto importante fu quando John Micklethwait chiese a Putin su riserve in oro russe, deficit di bilancio e prezzi del petrolio. Anche lui, come molti liberali russi, distorceva la citazione di Putin sul crollo della produzione di petrolio se scendessero i prezzi a meno 80 dollari al barile. Ma Putin ragionevolmente rispose che vi sono abbastanza riserve di valuta secondo tutti gli standard e un deficit modesto. Alla domanda sui prezzi del petrolio, il presidente russo sottolineava che gli investimenti nella produzione di petrolio sono diminuiti drasticamente dati i prezzi correnti. Questo è ciò che aveva in mente, non ciò che certi giornalisti hanno spacciato avesse detto. Qui potete vedere il grafico di Bloomberg che, ironia della sorte, indica che il presidente russo ha assolutamente ragione.
crfxauzxyaeobcnA causa dei bassi prezzi del petrolio, nessuno investe nell’esplorazione di nuove riserve, quindi, ecco perché numero e dimensioni dei nuovi giacimenti di petrolio nel 2015 e il 2016 sono pari a zero. Ciò significa che, in futuro, è inevitabilmente attesa carenza di petrolio e corrispondente aumento dei prezzi. La risposta di Putin può essere interpretata come sottile suggerimento sulle circostanze economiche serie che i nostri partner occidentali non troverebbero gradevoli. Va dato credito al rappresentante del club Bilderberg, che ha davvero cercato di provocare il presidente russo, di cercare le risposte che voleva. In particolare, ha cercato di presentare Putin come nemico dell’Europa intento al collasso della zona euro, alla distruzione dell’Euro e al completo crollo del progetto europeo. Dopo tutto, quale modo migliore per sostenere la propaganda antirussa in Europa che con le parole dello stesso presidente russo? Putin, come previsto, non abboccava. Avrebbe voluto che gli europei avessero miglior fortuna nella lotta alla crisi e sottolineava che critica la politica estera dell’UE, ma che la Russia spera che l’economia europea migliori.
La seconda provocazione falliva quando Micklethwait tentò di costringere Putin a sostenere pubblicamente il candidato alla Presidenza degli Stati Uniti Donald Trump, o almeno ad ammettere che la Russia fosse dietro l’hackeraggio dei server del Partito Democratico. Tale provocazione falliva dato che Putin dichiarava la disponibilità a lavorare con qualsiasi presidente statunitense che rispetti gli accordi. In modo che fosse meno doloroso per l’intervistatore, aggiunse che capiva il motivo per cui il pubblico statunitense fosse così sorpreso dalle informazioni svelate dagli hacker. Tradotto dal linguaggio diplomatico, la sua osservazione era: “Sì, tutti sanno che avete un sistema politico marcio, e vi basta farne una commedia“.
Ultimo elemento: il presidente russo sottolineava che se qualcuno nella leadership statunitense cercasse di “liberarsi di noi”, non sopravviverebbe e “chissà chi ci perderebbe di più da tale approccio“. Quindi Putin violava il formato dell’intervista ponendo una domanda al rappresentante del Club Bilderberg. Putin chiese se voleva si ripetesse la crisi missilistica di Cuba. John Micklethwait rispose che “nessuno lo vuole“. Dal mio punto di vista, è stato un altro messaggio chiaro ed inequivocabile ai nostri partner occidentali. Come si suol dire, una parola gentile e un’arma nucleare possono ottenere più di una semplice parola gentile. Non resta che sperare che i nostri partner occidentali traggano le giuste conclusioni dalle parole del presidente russo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora