La trasformazione economica dell’Eurasia con la Via della Seta

F. William Engdahl New Eastern Outlook 25/04/2016shanghai-gold-exchangeNegli ultimi mesi ho spesso scritto del potenziale strategico infrastrutturale asiatico ed eurasiatico del Grande Progetto Fascia e Via della Cina nel trasformare l’economia globale verso la positiva e durevole crescita economica. Appare sempre più chiaro che i pianificatori economici strategici di Pechino hanno lavorato sui dettagli specifici per utilizzare al meglio il nuovo progetto infrastrutturale ferroviario ad alta velocità che attraversa il vasto spazio dell’Eurasia, da Pechino alla Russia agli Stati dell’Unione economica eurasiatica come Kazakistan, Armenia, Bielorussia fino ad includere gli Stati dell’Europa orientale e centrale. Una serie di accordi tra imprese cinesi e Kazakistan suggerisce il boom economico in fase di progettazione.
Come scrissi nel post precedente, il progetto stradale Fascia e Via della Cina è attualmente è il maggiore progetto infrastrutturale economico reale nel mondo, e non riguarda solo ferrovie veloci dalla Cina all’Europa passando per la massa eurasiatica, accelerando il traffico delle merci. Si tratta di trasformare una delle regioni più dimenticate al mondo in un vibrante e crescente nuovo spazio economico, portando tecnologia e industria nelle regioni più arretrate dell’Asia centrale ma anche benedette dalle più ricche concentrazioni di minerali del mondo. Senza infrastrutture dei trasporti moderne, questi minerali e altre ricchezze rimarranno nel limbo. Per la Cina, la Cintura e Via, indicata anche come Nuova Via della Seta in riferimento alle antiche rotte commerciali terrestri e marittime eurasiatiche che collegavano la Cina all’Eurasia passando per Medio Oriente, Venezia ed Europa, fu avviata duemila anni fa dalla dinastia Han. A quel tempo, le rotte della Via della Seta andavano dalla Cina attraverso India, Asia Minore, Mesopotamia, Egitto, Africa, Grecia, Roma fino alla Gran Bretagna. La regione mesopotamica settentrionale, oggi Iran, fu il più stretto socio commerciale della Cina. La Cina, la cui civiltà era allora molto più avanzata di quella europea, inviò la carta in Europa, un’invenzione della Cina della dinastia Han. Inviò polvere da sparo, e sempre più seta, insieme alle ricche spezie d’Oriente. Ad oggi, il progetto economico Nuova Via della Seta comprende circa 60 Paesi dell’Asia centrale, Russia, Iran e Serbia ed Europa orientale. In precedenza commentavo i piani cinesi sui progetti ferroviari della Via della Seta per aumentare l’estrazione e l’esportazione dell’oro, storicamente il più bel metallo del mondo. All’epoca dell’imperatore romano Augusto, 27 aC – 14 dC, il commercio tra Cina e occidente era consolidato; la seta, le cui origini cinesi erano un segreto di stato, era il prodotto più ricercato in Egitto, Grecia e in particolare Roma. Più che la semplice distribuzione di merci da est a ovest e ritorno, la Via della Seta originale rese possibile un vasto scambio culturale tra i popoli su arte, religione, filosofia, tecnologia, lingua, scienza, architettura. Ogni aspetto della civiltà fu scambiato attraverso la Via della Seta insieme alle merci dei mercanti, da Paese a Paese.

La Strada di oggi
Il riferimento storico è importante per capire meglio come la dirigenza cinese tragga profondamente dal proprio patrimonio culturale la concezione della nuova Via della Seta, la Cintura e Via. Pochi, anche nella Cina di oggi si resero conto, durante una conferenza quest’anno a Pechino dove fui invitato a parlare sul significato del nuovo grande progetto infrastrutturale della Cina, della profonda importanza di questa iniziativa, non solo per l’economia della Cina. Alcuni esempi indicano come la trasformazione economica dell’Asia centrale con il progetto stradale Fascia e Via venga catalizzata già nei primi mesi. Nel maggio 2015 la Cina istituì un Fondo di investimento in oro dello Stato per creare un pool iniziale di 16 miliardi di dollari, facendone il maggiore fondo in oro fisico al mondo. Sosterrà i progetti auriferi lungo la Via della Seta economica. La Cina ha dichiarato che l’obiettivo è permettere ai Paesi eurasiatici lungo la Via della Seta di aumentare la copertura aurea delle proprie valute. I Paesi lungo la Via della Seta ospitano la maggior parte della popolazione mondiale con risorse naturali e umane da renderle del tutto indipendenti da qualsiasi cosa l’occidente offra. La Shanghai Gold Exchange della Cina ha formalmente istituito il “Fondo d’oro per la Via della Seta”. I due investitori principali del nuovo fondo sono le due maggiori società di estrazione dell’oro della Cina. Il fondo investirà in progetti auriferi lungo la ferrovia eurasiatica della Via della Seta, comprendente vaste regioni poco esplorate della Federazione Russa. La cooperazione sulle miniere d’oro della Cina si estende alla Russia, divenendo rapidamente il partner strategico più stretto della Cina. La China National Gold Group Corporation ha firmato un accordo con il gruppo aurifero russo Poljus Gold, il più grande gruppo aurifero della Russia, e uno dei primi dieci al mondo, per esplorare le risorse del più grande giacimento d’oro della Russia a Natalka, nell’estremo oriente di Magadan, nella regione di Kolyma. Anche se non è molto noto al di fuori del settore, la Cina è oggi il primo Paese al mondo per miniere d’oro, avendo superato la produzione sudafricana diversi anni fa. La Russia è la numero tre. Kazakistan e altri Paesi dell’Asia centrale, ora sulla Via della Seta, hanno grandi riserve d’oro non sfruttate che diventeranno un’economia con il collegamento infrastrutturale ferroviario.Shanghai-Lead-Image-IIIAnche il rame
La Cina mira anche ai vasti giacimenti di rame non sfruttati dei Paesi lungo la Via della Seta. Gli esperti minerari stimano che gli investimenti della Cina per l’approvvigionamento strategico di rame lungo la Via della Seta avverrà per decine o addirittura centinaia di miliardi. Nel 2014 la Cina fu il maggiore importatore di rame per l’industria, trascinandosi l’impressionante 40% delle importazioni di rame del mondo. Ora il Paese cerca chiaramente più garanzie, e l’Australia è un partner militare degli USA nell”Asia Pivot’ di Obama contro la Cina e le più economiche fonti lungo la Via della Seta. Kazakistan, il cui Presidente Nursultan Nazarbaev propose l’idea della nuova Via della Seta economica in un incontro del 2013 con Xi Jinping, è al centro degli accordi sul rame e i progetti comuni con la Cina. Il Kazakistan ha rame di alta qualità nelle regioni centro-orientali, come la famosa Copperbelt dell’Africa. Ed è anche tecnicamente facile sfruttarlo. La China Development Bank ha fornito 4,2 miliardi di credito alla KAZ Minerals, una delle principali società minerarie kazake. La regione orientale del Kazakistan confinante col nord del Kirghizistan ha numerose rocce di rame o porfido, stimate per miliardi di tonnellate. Questa cintura di porfido si estende alla Mongolia, nuova aderente alla Via della Seta della Cina. Recentemente la Mongolia ha confermato la scoperta di un’enorme giacimento di rame, a Oyu Tolgoi, per circa 6,5 miliardi di tonnellate di risorse. Altre prospettive sul rame della Via della Seta si trovano in Iran, Turchia se le cose si calmano e Serbia. Non solo lo sviluppo dei vasti giacimenti di oro e rame non sfruttati dell’Eurasia interessa le aziende cinesi. Il 17 dicembre, un gruppo di aziende cinesi visitando il Kazakistan firmava vari importanti accordi con il più grande produttore di uranio al mondo, la CGN Mining, società affiliata alla China General Nuclear Power Corporation, con una quota di minoranza sui giacimenti di uranio kazako; un accordo che prevede la costruzione di un impianto di produzione di combustibile nucleare. L’intera fornitura di combustibile alimenterà la crescente produzione di energia nucleare della Cina controbilanciando il carbone. Negli stessi colloqui in Kazakistan, la China CEFC Energy ha acquistato la quota del 51% della società controllata dalla compagnia petrolifera e gasifera dello Stato kazako KazMunayGaz, che gestisce raffinerie e stazioni di servizio, così come impianti di fertilizzanti in Europa. E la China National Chemical Engineering ha accettato di costruire un complesso chimico alimentato a gas in Kazakistan. Questo è solo il primo passo di ciò che alla fine sarà il mercato della più grande distesa di terra del mondo, l’Eurasia, con la maggioranza della popolazione mondiale, della manodopera istruita, degli scienziati e degli ingegneri di fama mondiale, e dal desiderio di costruire e non distruggere. E’ incoraggiante che tali iniziative pacifiche avanzino. Ed è dannatamente sicuro che sconfiggeranno l’agenda bellica di Washington e NATO.jf-777x437F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’intesa Russia-Cina volge verso l’alleanza

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 26 marzo 2016dg54fphlSb6jzJq1pV9k0kj2hTLc3jzWPer più motivi, la visita a Beijing di questa settimana di Sergej Ivanov, capo del personale dell’ufficio esecutivo del Presidente della Repubblica, al Cremlino, non può passare inosservata. Ivanov viaggia raramente all’estero (data la natura del suo oneroso lavoro interno); la carriera nel KGB dove fu generale e la lunga collaborazione con il Presidente Vladimir Putin; il ruolo centrale nel processo decisionale e la stretta associazione con le politiche ‘Verso Est’ della Russia, rendono questo evento significativo. La visita di Ivanov era su invito di Li Zhanshu che dirige l’Ufficio generale del Comitato centrale del Partito comunista cinese e che lavora direttamente sotto la supervisione del Presidente Xi Jinping. Ivanov e Li hanno firmato un ‘Protocollo di cooperazione’ tra l’Ufficio esecutivo presidenziale del Cremlino e l’Ufficio generale del Comitato centrale del PCC. Non vi sono dettagli sull’accordo. (Sito web del Cremlino) Significativamente, la Russia è l’unico Paese con cui il Comitato centrale del PCC ha stipulato tale cooperazione ai vertici di leadership. E’ dubbio se tale legame tra la ‘fucina’ del Comitato Centrale del PCC e la ‘Sala verde’ del Cremlino sia mai esistito in epoca sovietica, quando entrambi i Paesi sposavano al socialismo. A dire il vero, Ivanov è stato accolto col tappeto rosso a Beijing. Il primo giorno della visita lo stesso Presidente Xi l’ha accolto ed ha avuto incontri anche con due aderenti al Politburo, Liu Qibao che dirige il Dipartimento di Propaganda del Comitato Centrale e, curiosamente, l’estremamente potente Wang Qishan (da molti considerato la seconda figura più potente del Politburo, dopo solo Xi), dalla reputazione favolosa di risolutore di crisi ed estrema competenza nel campo degli investimenti e del commercio esteri. Inoltre, Wang è la punta di diamante dell’eccezionale campagna anticorruzione di Xi. Quale aspetto della personalità politica di Wang sia rilevante per l’incontro con Ivanov non lo sapremo forse mai. (Sito web del Cremlino) In ogni caso, la competenza di Ivanov sui problemi della sicurezza nel contrastare le tecniche da guerra fredda della sovversione occidentale è considerevole. In realtà, il Cremlino ha una vasta esperienza nella gestione di tali situazioni dalla Guerra Fredda, istigate dai servizi segreti occidentali e che negli ultimi tempi sono sorte, con intrighi, in Cina dove un autore è spuntato improvvisamente su internet minacciando personalmente Xi se dovesse persistere nella campagna anticorruzione. (Guardian).
image_update_cbbdaee6d73a0a3c_1336404932_9j-4aaqsk All’interazione con i media a Pechino, Ivanov si è concentrato sulle questioni economiche, in particolare la cooperazione energetica tra Russia e Cina, ed ha espresso soddisfazione per l’aumento del volume degli scambi, i progressi dei negoziati relativi alla proposta del gasdotto siberiano occidentale per la Cina. (Sito web del Cremlino) Il Cremlino ha dato alta pubblicità al viaggio di Ivanov, sottolineandolo quale grande evento che di conseguenza merita attenzione. Nella riunione con Xi, Ivanov in realtà ha ringraziato personalmente il leader cinese per “l’aiuto nell’organizzare la visita“. (Sito web del Cremlino) Infatti, sotto ogni apparenza, qualcosa di grosso sembra costruirsi attorno la prossima visita di Putin in Cina, a giugno. Solo due settimane prima, il Ministro degli Esteri Wang Yi visitava Mosca. Beijing ha emesso una dichiarazione straordinaria sulla visita il cui unico scopo era evidenziare la fiducia nella partnership strategica sino-russa (qui). Ai colloqui a Mosca l’11 marzo, durante la visita di Wang, i due ministri degli Esteri hanno deciso di ampliare il coordinamento bilaterale sulla politica estera a livelli senza precedenti. Sembra che abbiano stilato un documento completo su cui avviare circa 50 consultazioni tra i Ministeri degli Esteri dei due Paesi nel prossimo futuro, a livello di viceministri degli Esteri e capi di dipartimenti. Chiaramente, Mosca e Beijing stringono il coordinamento intergovernativo sulle questioni globali.
A mio avviso, l’intesa sino-russa diverrà inesorabilmente un’alleanza. Naturalmente, la saggezza convenzionale è che né Russia, né Cina avessero mai desiderato tale alleanza. Ma poi, il ‘co-rapporto di forze’ (prendendo in prestito il concetto sovietico) nella situazione mondiale contemporanea spingerebbe Mosca e Beijing su questa direzione. Nel libro La Russia in Estremo Oriente: Nuove dinamiche in Asia-Pacifico e oltre, il co-autore Prof. Artjom Lukin dell’Università Federale dell’Estremo Oriente di Vladivostok (una voce influente nella politica ‘Verso Est’ della Russia) avrebbe menzionato che dal 2014 lo stesso Putin cerca un’alleanza sino-russa. In effetti, in quel periodo, nel 2014, il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu (e il Viceministro della Difesa Anatolij Antonov) chiesero apertamente l’alleanza militare tra Russia e Cina per lottare contro terrorismo e rivoluzioni colorate. La grande domanda è se sia giunto il momento, infine, dell’idea nell’aria da quasi due anni.

Wang Qishan

Wang Qishan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina 2016: la grande svolta e le prospettive dell’Eurasiatismo

Strogo SekretnoSouth Front00221917e13e14a04f171c“La confusione in Siria” attira l’attenzione sul crescente cumularsi di fatti disparati e spesso contrastanti. Ma la globalizzazione richiede una valutazione del quadro complessivo mondiale. Da questo punto di vista, il volano delle tensioni della terza guerra mondiale ibrida fu aperto il 3 dicembre 2013, quando l’allora presidente dell’Ucraina Viktor Janukovich visitò Pechino e firmò l’accordo con la Cina per la creazione in Crimea di una “zona di sviluppo economico della Nuova Via della Seta” con un polo logistico multifunzionale da 140 milioni di tonnellate all’anno, e prestando alla Cina 3 milioni di ettari di terra coltivabile per fornire ai cinesi 10 milioni di tonnellate di grano all’anno. Così la Crimea doveva diventare un importante punto di transito della Via della Seta marittima del XXI secolo. In precedenza, nel novembre 2013, Janukovich si rifiutò di firmare l’accordo sull’associazione e libero scambio con l’UE. La politica di Kiev verso Cina e Russia, Stati Uniti e NATO non potevano tollerarla e così inscenarono il colpo di Stato, in seguito del quale in Ucraina giunsero al potere le forze filo-statunitensi e filo-sioniste, e nel Donbas iniziava la guerra civile. Dal punto di vista cinese, nel prossimo futuro ci sarà un nuovo cambio della tecnologia di produzione. La cosiddetta quinta tecnologia con priorità su microelettronica e informatica sarà sostituita dalla sesta basata su nano e biotecnologie e nuove forme di energia. A tale svolta se ne aggiunge un’altra. Il ciclo di “riproduzione del capitale” statunitense sarà sostituito da quello cinese del modo di produzione asiatico, mentre il centro della vita economica del pianeta passa dall’Atlantico (in cinese chiamato Oceano occidentale) al Pacifico. Così la forza trainante della nuova avanzata dell’Eurasia è ciò che in scienze politiche viene denominata “processi tettonici di trasformazione globale”, uno dei quali, nel prossimo futuro, è il cambio del leader globale entro il 2025, quando la Cina sorpasserà complessivamente gli Stati Uniti nell’economia, potenza militare, cultura, diplomazia, studi, ecc. La via della Cina per uscire dalla crisi globale e dalle follie del consumo e credito della società industriale occidentale fu chiamata “Nuova Via della Seta” nel 2013. Si suppone che collegherà la Cina, la “fabbrica del XXI secolo”, al mercato ad alta tecnologia europeo, soprattutto la Germania. Ricordiamo che l’iniziativa internazionale della Cina è attuare il “sogno cinese”, vale a dire fare del Paese nel 2025 in uno “Stato globale di primaria importanza”. Il Presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping ne fece un primo accenno nella prima visita all’estero, a Mosca, nel marzo 2013, sullo sfondo della crisi finanziaria russa a Cipro. Nella conferenza al MGIMO, a Mosca il 23 marzo 2013, Xi Jinping prese atto dei risultati positivi delle relazioni pragmatiche dei due Paesi nel quadro della “Grande Via del Tè” (Chadao Vanli) fin dal XVII secolo. Ma questo segnale non fu ascoltato o compreso nei corridoi del Cremlino. Il modello economico simbolo dei nuovi rapporti pragmatici tra Federazione russa e Repubblica popolare cinese, non fu neanche capito. Il 16 settembre 2013, durante la visita in Kazakistan e gli incontri con Nazarbaev, Xi Jinping definì le relazioni della Cina con i Paesi dell’Asia centrale “Grande Via della Seta”. Poi l’idea dell’integrazione economica di Paesi con differenti credi e tradizioni culturali fu udita ad Astana. Successivamente l’iniziativa per la Nuova Via della Seta dalla Cina all’Europa assunse la forma della dottrina della “Cintura economica della Nuova Via della Seta” e della “Via della Seta marittima del XXI secolo”. Si tratta dell’iniziativa che costruisce il XXI secolo. Motivo per cui, da due anni, vi prestiamo maggiore attenzione, così come alla Cina e alle sue prospettive di sviluppo.
Ovviamente, la Nuova Via della Seta non è solo un corridoio dei trasporti che collega la Cina con l’Europa, ma una via della Zona di sviluppo economico cinese con profitti negli investimenti garantiti e protetti dai… dollari USA. Così la Cina vuole liberarsi e riparare l’errore colossale di questi ultimi 20 anni, quando la produzione di grandi volumi di varie merci veniva scambiata con biglietti verdi basati sul nulla, reinvestendone nel proprio Paese, in progetti regionali, circa 8 miliardi. A questo scopo fu creata la Banca asiatica per gli investimenti per le infrastrutture (AIIB) nel 2015, che gradualmente si sbarazzerà del dollaro, guadagnando posizione verso i Paesi beneficiari dei prestiti, trasferendoli in yuan. Se la pensano così a Pechino non è chiaro, ma dovrebbe essere logico per sfuggire al cappio del dollaro che si è messo negli ultimi anni, passando per un certo periodo dai dollari agli yuan. E’ chiaro che nella crisi del credito globale e del sistema finanziario basato sui petrodollari degli Stati Uniti, il progetto cinese della Cintura economica della Nuova Via della Seta e della Via della Seta marittima del XXI secolo (“Una fascia – Una via”) è la demarcazione geopolitica della globalizzazione della terra, guidata dalla Cina, dalla globalizzazione del mare guidata dagli Stati Uniti, con una transizione graduale dal ciclo di accumulazione, emissione e credito del capitale degli Stati Uniti, al ciclo di produzione ed economico cinese, ma senza il dollaro al collasso, col quale le perdite della Cina sarebbero colossali.
La dottrina della Nuova Via della Seta si divide in due:
– A. La Cintura economica terrestre della Nuova Via della Seta come spazio di “destino comune, co-prosperità e sviluppo equo”. L’essenza è la via della globalizzazione terrestre nell’Asia centrale, dove sotto l’ombrello della potenza della Cina saranno garantiti gli investimenti con cui la Cina lascerà industrie e tecnologie ad alta intensità energetica e antiambientali, come petrolchimico e metallurgico, grazie al finanziamento della Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali e secondo la programmazione dei capitali (il cosiddetto sistema bancario islamico).
– B. La Via della Seta Marittima del XXI secolo come progetto puramente logistico, collegando i Paesi nell’ambito della Via della “fabbrica del XXI secolo” globale cinese, per garantirne l’approvvigionamento di materie prime e di combustibile, così come l’esportazione dei prodotti finiti.
In altre parole, il cardine dell’integrazione eurasiatica saranno i valori comuni dei popoli delle civiltà non occidentali, secondo la dottrina del nuovo “internazionalismo”, rivestita dal progetto della “Cintura culturale della Via della Seta”. La Cintura economica della Nuova Via della Seta comprende 16 Paesi, 12 dei quali appartengono al “mondo islamico”. È sommamente importante notare che la Zona economica e la Via marittima attraversino la zona d’interesse della Turchia. Storicamente, la Turchia è sempre stato il “tappo” della Via della Seta rientrando nella famiglia delle nazioni dello Stato unitario di Gengis Khan, poi controllato da Timur. La Turchia oggi rivendica anche un ruolo particolare nella cintura economica e un ruolo importante nella sicurezza della cintura. “La Fascia e Via” sarà una tendenza importante per la Cina nel 2016. Saranno decise altre importanti questioni. La prima è la separazione dalla cosiddetta “proprietà di Shanghai”, cambiando il paradigma della crescita comune, dominante in Cina negli ultimi 20 anni, con il paradigma dello sviluppo di nuove condizioni più complesse:
– Il ruolo del Partito comunista come sinonimo di sviluppo stabile del Paese;
– La ridistribuzione dei beni dello Stato;
– Operazione “erede di Xi Jinping”, che inizierà al 19.mo Congresso di fine 2017;
– La situazione di Taiwan
– Nuovo equilibrio di potere nella società, l’ambiente, i pensionati, ecc;
– Problemi macroeconomici;
– Minacce estere;
– Relazioni sino-russe;
– Alleanza anticinese nel Mare cinese meridionale tra Giappone e altri.
La soluzione di tali problemi nel 2016 sarà fondamentale per lo sviluppo della RPC fino alla fine del 21.mo secolo.belt and roadTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un’alleanza contro l’egemonia degli USA: Russia e Cina coordinano la politica estera

La collaborazione economica tra Russia e Cina rapidamente si trasforma in alleanza politica e militare contro le ambizioni degli Stati Uniti in Asia
Matthew Allen, Russia Insider, 14 marzo 20161026103788Avevamo riferito che la Cina è il primo acquirente estero del sistema di difesa aerea più avanzato della Russia, l’S-400, e notato come l’accordo è coerente con i crescenti legami militari e politici tra i due Paesi. Mosca vede chiaramente Pechino come solido alleata, se è disposta a fornirle il migliore equipaggiamento militare. Se l’accordo sull’S-400 non è abbastanza convincente, i commenti del Ministro degli Esteri cinese Wang Yi nell’ultima visita a Mosca dovrebbero togliere ogni dubbio sull’alleanza Cina-Russia: “La cooperazione tra Cina e Russia non è solo bilaterale, invece i due Paesi si coordinano per giocare un ruolo attivo in varie questioni internazionali“, ha detto Wang“. I due Paesi, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e principali economie emergenti, hanno posizioni simili sulla crisi siriana, così come nei negoziati nell’OMC e FMI. “Come ogni altro partner importante e prioritario, Cina e Russia sviluppano un coordinamento globale quale principio strategico, piuttosto che da mera opportunità”, aggiungeva il ministro degli Esteri cinese”. Questa è un’affermazione incredibile, ed è probabile causi panico al Pentagono. Cina e Russia collaborano a un “coordinamento strategico” su “varie questioni internazionali”. Ecco come ne parla la NATO, “Mentre Yi cita il conflitto in Siria come esempio di “posizioni simili” tra Mosca e Pechino, abbiamo il sospetto che la Cina capisca che avrà bisogno di aiuto per tenere gli Stati Uniti fuori della propria sfera d’influenza. Insieme, Russia e Cina ora protestano sui piani degli USA di dispiegare nuovi sistemi di difesa missilistica in Corea del Sud”. E mentre gli Stati Uniti continuano a inimicarsi la Cina nel Mar Cinese Meridionale, Pechino vede la Russia come partner politico e militare contro ulteriori ambizioni occidentali in Asia. Cerchiamo di essere chiari, però: la Cina è la maggiore (o la seconda, a seconda delle fonti) economia mondiale. La Russia è tra la 7.ma e la 9.na. Quindi molti commentatori hanno sostenuto che la Cina non vede la Russia come sua pari, e pensano che tale punto di vista abbia merito. E mentre la Cina può benissimo vedere la Russia come “fratello minore”, non pensiamo che questo sia un rapporto di sfruttamento. Sì, la Cina è una grande vincitore nella crisi Ucraina, consentendo a Pechino di firmare accordi energetici estremamente favorevoli con la Russia: ma non ci si può di certo aspettarsi che sia altruista. Con gli Stati Uniti quale grave minaccia per entrambe, è difficile credere che la Cina raggiri la Russia. Il che ci riporta all’accordo sull’S-400: la Cina vuole una deterrenza militare contro l’invasione degli Stati Uniti, cosa su cui la Russia è specializzata. Sì, la Cina porta i pantaloni “economici” in questa relazione, ma la Russia è più che compensata da capacità militari avanzate e dall’incredibile potenziale nella crescita economica, su cui la Cina ha fortemente investito. E mentre i BRICS continuano a svilupparsi, così come l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai e l’Unione economica eurasiatica, si prevede che la Cina gradualmente vedrà la Russia come sua pari economica. È vero, Cina e Russia non hanno basi militari congiunte nel globo, ma la NATO non è certo un modello di efficace alleanza difensiva. L’alleanza tra Cina e Russia contro l’egemonia degli Stati Uniti, infine è possibile.cf37e150dc75d70c920f6a706700e9c0_tx600

La Cina è il primo acquirente estero dell’S-400 mentre Mosca e Pechino fanno squadra contro gli USA
Matthew Allen, Russia Insider, 13 marzo 2016

Russian President Vladimir Putin visits ChinaLa Russia vende alla Cina il proprio sistema di difesa aerea più avanzato. Questo potrebbe essere un segnale dei crescenti legami militari tra i due partner economici?
La Russia ha confermato di aver ricevuto il pagamento anticipato dalla Cina per i sistemi S-400. Come riporta TASS: “Le consegne dei sistemi di difesa aerea S-400 alla Cina col presente contratto inizieranno nel primo trimestre del 2017, secondo Chemezov. Una fonte nel sistema per la cooperazione tecnica militare della Russia aveva detto alla TASS che Pechino avrebbe ricevuto il primo sistema missilistico antiaereo S-400 non prima di dodici o diciotto mesi. L’accordo della Cina per l’acquisto dei sistemi S-400 Triumf è stato annunciato ufficialmente nella primavera del 2015. Anatolij Isajkin, direttore dell’esportatore di armi di Stato della Russia Rosoboronexport, non rivelava al momento i dettagli del contratto, il numero di sistemi S-400 che sarebbero stati acquistati dalla Cina o la tempistica delle consegne. Secondo i media, l’accordo prevede non meno di sei battaglioni di S-400 per un valore complessivo di 3 miliardi di dollari. L’S-400 Triumf è il più avanzato sistema missilistico antiaereo a medio e lungo raggio russo, entrato in servizio nel 2007. Ben 16 reggimenti dell’esercito russo dovrebbero essere armati con i sistemi S-400 entro la fine del 2016. La Cina è il primo cliente straniero dei sistemi missilistici antiaerei S-400”.
Il fatto che la Cina sia la prima nazione ad acquistare l’S-400 (ricordate, l’Iran ha acquistato lS-300, ma non sono stati ancora consegnati) indica che Mosca vede Pechino come partner politico e militare a lungo termine. Infatti, mentre l’estensione dell'”alleanza” della Russia con la Cina è stata esagerata, sembra che i crescenti legami economici tra le due nazioni ne facilitino una cooperazione militare più stretta. E già si vede come Cina e Russia collaborano per proteggere i propri interessi nella sicurezza: “I Ministri degli Esteri di Cina e Russia si oppongono alla possibile implementazione di un avanzato sistema di difesa antimissile statunitense in Corea del Sud. Tra le crescenti tensioni sull’arsenale nucleare della Corea democratica, Washington e Seoul iniziavano colloqui formali sullo schieramento del sofisticato sistema THAAD“. Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha detto in conferenza stampa, dopo l’incontro con omologo russo Sergej Lavrov, che disporre il sistema in Corea del Sud “infliggerà un danno diretto agli interessi della sicurezza strategica di Cina e Russia“. E mentre gli Stati Uniti continuano a provocare la Cina nel Mar Cinese Meridionale, va attesa un’ulteriore cooperazione tra Russia e Cina su questioni politiche e militari. Gli interessi economici e della sicurezza comuni hanno avvicinato Cina e Russia, e l’acquisto dell’S-400 da Pechino ne è un esempio perfetto. Come funziona il “pivot in Asia” degli Stati Uniti?putinXi_2262689bAddio Europa: la Cina supera la Germania come primo cliente del petrolio russo
La partnership petrolifera russo-cinese si preannuncia la più importante di queste relazioni nel mondo
Adam Hill, Russia Insider, 14 marzo 2016

DSC_1071(1)(2)Ha un senso solo. Avevamo riportato che la Russia ha sostituito l’Arabia Saudita come prima fornitrice di petrolio della Cina. Ma l’Agenzia Internazionale per l’Energia ora dice che alla fine del 2015 la Cina superava la Germania quale acquirente del medesimo dalla Russia. “I dati dell’esportazione suggeriscono che la Cina importa più greggio ESPO (miscela della Siberia orientale ed Oceano Pacifico) e alla fine del 2015 superava la Germania divenendo primo cliente della Russia“, secondo l’Oil Market Report di marzo dell’AIE. La Russia è oggi la prima fornitrice di petrolio della prima importatrice di petrolio. Non è ancora il maggiore partenariato energetico del mondo, il flusso di petrolio dal Canada agli Stati Uniti è maggiore, ma certamente dal punto di vista geopolitico è ancor più significativo. Le relazioni canadese-statunitensi sarebbero più o meno le stesse con o senza il massiccio commercio di petrolio, ma Russia e Cina sono rispettivamente sempre più commercialmente importanti, contribuendo a rafforzare i numerosi legami politici (SCO, BRICS) che Pechino e Mosca tessono finora. In realtà il rapporto commerciale crescente (in particolare petrolio e armi) è in larga misura conseguenza della maggiore comprensione politica tra le due dal 2014 e della svolta occidentale contro la Russia. Il rapporto specifico sul petrolio decolla sulla scia di un accordo secondo cui la Russia accetta pagamenti direttamente in renminbi cinese. Ciò solleva Pechino e non crea problemi alla Russia essendo la Cina di oggi una grande fabbrica, permettendole vendere petrolio in renmibi che possono essere facilmente spesi per acquistare merci cinesi. Infatti ogni anno la Russia importa dalla Cina più di quanto esporti, così non potrà temere di accumulare valuta indesiderata.9434C25F-2E86-4EDD-A183-E5622734014B_cx10_cy0_cw90_mw1024_s_n_r1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran alleato dell’Eurasia

F. William Engdahl, NEO, 01/03/2016

GettyImages-506375180-640x480Se l’intento della strategia di Obama verso l’Iran è corteggiare la grande nazione persiana nel complesso gioco geopolitico occidentale, mettendola contro Russia, Cina ed emergente secolo eurasiatico costruito intorno al progetto della Via e Cintura della Cina, sarà un altro colossale fallimento. L’Iran liberato dalle sanzioni, lungi dal diventare una pedina degli intrighi della NATO, fa mosse rapide e brillanti per connettersi con i vicini eurasiatici. In contrasto con le mosse saudite-turche legandosi a omicidi, stupri e distruzioni in Siria, Iraq, Yemen e altrove, in nome di Allah e del petrolio.
Una settimana dopo la storica visita del presidente cinese Xi Jinping all’Iran post-sanzioni, dove i due Paesi hanno firmato importanti accordi commerciali tra cui far aderire l’Iran nell’emergente strategico nuovo progetto economico della Via della Seta e della Via della Seta marittima, la Cina avviava una nuova rotta marittima per l’Iran. Due giorni prima, il primo treno merci partiva dalla Cina per la Repubblica islamica. Chiunque abbia visto la laboriosità dei cinesi, una volta che definiscono un obiettivo importante, non ne sarà sorpreso. Eppure, la priorità strategica di Pechino è volta ad integrare l’Iran, un alleato secolare della Cina che rientra nell’antica Via della Seta, ampliando lo spazio economico eurasiatico. Gli eventi che portano all’integrazione dell’Iran nella Via e Cintura eurasiatica si muovono molto rapidamente in entrambi i sensi. Chiaramente, in occasione della prossima riunione annuale della Shanghai Cooperation Organization quest’anno, Teheran sarà anche invitata alla piena adesione all’organizzazione, ora che le sanzioni sono tolte, consolidando il legame politico ed economico crescente con le nazioni dell’Eurasia dopo anni di sanzioni e isolamento. Il 1° febbraio, una nave portacontainer iraniana arrivava nel porto di Qinzhou, nel sud della provincia di Guangxi della Cina, di fronte al Golfo Beibu o Golfo del Tonchino, vicino al Vietnam. L’arrivo della nave iraniana Peranin, con 978 contenitori dei diversi Paesi lungo la ‘Via della Seta Marittima del 21.mo secolo’, designazione cinese della parte marittima della grande strategia della Via e Cintura, segna l’apertura della prima rotta di navigazione che collega Medio Oriente e Golfo di Beibu. Due giorni prima, il primo treno merci della Cina partiva per due settimane di viaggio inaugurale per l’Iran dal nodo commerciale sud-orientale di Yiwu, nella provincia di Zhejiang. È il preludio alla costruzione della nuova infrastruttura ferroviaria ad alta velocità che spezzerà l’isolamento economico dell’Iran, aprendo quella grande terra dalle vaste risorse umane e minerali che aderisce al boom economico emergente in tutta l’Eurasia. Questo boom economico eurasiatico, che sarà la maggiore espansione economica dell’economia mondiale degli ultimi due secoli, iniziò due anni fa, quando il Presidente Xi definì i dettagli del cruciale piano Via e Cintura annunciando la creazione dell’Asian Infrastructure Investment Bank a Pechino, per finanziare l’enorme programma di costruzioni, dal costo stimato di quasi un trilione di dollari nel prossimo decennio.

Il principale partner della Cina in Medio Oriente
Nei colloqui a Teheran il 26 gennaio, sia il presidente cinese Xi che il presidente iraniano Rouhani sottolinearono la stretta relazione tra i due Paesi eurasiatici. Il leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, che ha l’ultima parola su tutte le questioni di Stato, aveva detto a Xi Jinping che l’Iran continuerà la politica di rafforzamento dei legami con l'”Est”, elogiando la posizione “indipendente” della Cina nelle questioni globali. Poi, chiarendo che l’Iran non sarà vassallo di Washington e del suo sistema di globalizzazione, Khamenei dichiarava, “Gli occidentali non hanno mai avuto la fiducia della nazione iraniana. Il governo e la nazione dell’Iran hanno sempre cercato di ampliare le relazioni con i Paesi indipendenti ed affidabili come la Cina“. I due Paesi, in questo vertice, oltre a un accordo formale sulla partecipazione iraniana alla nuova Via della Seta, annunciavano l’intenzione di aumentare il commercio bilaterale nei prossimi dieci anni ad almeno 600 miliardi di dollari all’anno. Già più di un terzo del commercio estero dell’Iran è con la Cina, che, prima delle sanzioni degli Stati Uniti, era un’importante cliente del petrolio iraniano. Nell’intervento alla stampa iraniana, Xi chiariva anche che il partner prioritario della Cina in Medio Oriente è e sarà l’Iran. “L’Iran è il principale partner della Cina in Medio Oriente e i due Paesi hanno scelto d’incrementare le relazioni bilaterali”, dichiarava Xi.china-silk-roadL’Iran progetta il collegamento ferroviario
Alcuni giorni dopo gli accordi economici del 26 gennaio tra Iran e Cina, il presidente iraniano Rouhani annunciava i piani per costruire una fondamentale ferrovia strategica. Dato il terreno montagnoso del Paese, non è un piccolo progetto. Creerà un collegamento essenziale per l’estensione della Nuova Via della Seta eurasiatica della Cina. Il 6 febbraio, il presidente iraniano Rouhani annunciava che il governo programma la costruzione del collegamento ferroviario di 900 km attraverso il territorio montagnoso per collegare le città sante sciite di Mashad in Iran e Qarbala in Iraq. Qarbala, situata tra Baghdad e Najaf al centro dell’Iraq, è una delle città sante dei musulmani sciiti, il sito della famosa battaglia di Qarbala in cui l’Imam Hussyn, nipote del Profeta Muhamad, fu ucciso nel 680 d.C. E’ anche adiacente al grosso del territorio occupato dallo SIIL nel nord dell’Iraq. Il collegamento ferroviario da Mashad porterebbe l’infrastruttura ferroviaria iraniana vicino al confine del Turkmenistan. Il piano per collegarsi alla rete ferroviaria ad alta velocità della Nuova Via della Seta della Cina partirà dalla città del Xinjiang di Kashgar, la città più occidentale della Cina, vicino al confine con Tagikistan e Kirghizistan, ad Herat in Afghanistan, attraversando Kirghizistan e Tagikistan per collegarsi con la ferrovia iraniana. Iran e Pakistan hanno deciso di creare una linea ferroviaria per collegare la città portuale dell’Iran di Chabahar con il porto di Gwadar in Pakistan. Il collegamento ferroviario Chabahar-Gwadar fu deciso nell’ultimo incontro tra il primo ministro del Balochistan Nawab Sanaullah Zehri e una delegazione iraniana guidata dal governatore della provincia iraniana del Sistan-Baluchistan, Aqa Ali Hosth Hashmi, a Gwadar. Il collegamento ferroviario tra il porto iraniano di Chabahar e il porto di Gwadar del Pakistan, sulle acque in cui Golfo di Aden e Mar Arabico s’incontrano, avrà un notevole significato geostrategico. Gwadar rientra nel grande progetto infrastrutturale Cina-Pakistan noto come il corridoio economico Cina-Pakistan, iniziato nel 2014. Il corridoio è un progetto infrastrutturale da 46 miliardi di dollari in binari e autostrade tra Cina e Pakistan fino al porto di Gwadar, collegando la Via della Seta marittima e stradale cinese del 21° secolo con la rete ferroviaria della Nuova Via della Seta economica. È un progetto congiunto della China Export-Import Bank e del governo del Pakistan. Il corridoio economico Cina-Pakistan, attualmente in costruzione, collegherà Gwadar al Xinjiang della Cina attraverso una vasta rete di autostrade e ferrovie. Tale rete comprende la linea ferroviaria Karachi-Peshawar, in gran parte relitto dell’epoca coloniale inglese di fine 19° secolo, completamente rinnovata per permettere ai treni di viaggiare a 160 chilometri all’ora, e il cui completamento è previsto entro dicembre 2019. Questa linea sarà collegata alla rete ferroviaria ad alta velocità cinese da Kashgar, nella provincia dello Xinjiang.

L’attuale cambiamento geopolitico
Questi sviluppi infrastrutturali iraniani, cinesi, iracheni e pakistani hanno enormi implicazioni geopolitiche per il futuro del continente eurasiatico, uno spazio che racchiude quasi tre miliardi di persone, quasi la metà della popolazione mondiale, con vaste risorse naturali, forze lavoro istruite e scienziati di livello mondiale provenienti da Russia, Cina, Iran e altrove. Come sottolineao in un precedente articolo, passo dopo passo, Iran, Russia e Cina costituiscono il “Triangolo d’oro” della società eurasiatica, che economicamente, politicamente, culturalmente, e in ultima analisi militarmente, stabilizzerà l’emergente Nuova Via della Seta delle nazioni eurasiatiche. La Russia, come ho notato molte volte, vede sempre più l’Iran quale essenziale partner eurasiatico insieme alla Cina. In una dichiarazione seguita dall’agenzia nazionale iraniana IRNA, ma omessa da quelle occidentali, l’influente Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif dichiarava: “Abbiamo mantenuto e potenziato i legami con Russia e Cina“. Questo è precisamente il Triangolo d’Oro che emerge. Il filo d’oro che lega le tre grandi culture e nazioni eurasiatiche, Cina, Iran, Russia, è l’insistenza sul principio che, come per i singoli esseri umani, anche nazioni, confini e sovranità nazionale sono principi inviolabili. Sono principi che, come Russia, Cina e Iran hanno più volte sottolineato, tessono la Carta delle Nazioni Unite e non vanno violati perché una nazione o alcune nazioni trovano la difesa della sovranità nazionale “indesiderabile”. Iran, Cina e Russia concordano sul fatto che un “mondo senza confini”, come individui senza limiti, è un’illusione pericolosa. Solo la crescente cooperazione basata sul rispetto della sovranità nazionale può salvare il mondo dall’autodistruzione. Sarebbe un bene.Iranian-and-Chinese-FMs-in-Tehran-1-HRF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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