Dichiarazione di Putin sui colloqui Russia-India

Kremlin 24 dicembre 2015, Fort RussВстреча президента РФ В. Путина с премьер-министром Индии Н. МодиPresidente della Russia Vladimir Putin
Signor Primo Ministro, onorevoli colleghi,
La prima visita ufficiale a Mosca del primo ministro indiano, il signor Narendra Modi, sta volgendo al termine. I nostri colloqui sono stati molto sostanziali e fecondi. Spero che aiutino a promuovere il privilegiato partenariato strategico russo-indiano. Ieri il signor Modi e io abbiamo avuto un incontro informale a parte, dove abbiamo coperto i cruciali sviluppi mondiali. E’ importante che Russia e India abbiano approcci molto simili verso le principali sfide globali. I nostri Paesi sono a favore della soluzione politica del conflitto siriano e dell’accordo nazionale in Afghanistan. Siamo convinti che l’intera comunità internazionale beneficerà della creazione di un’ampia coalizione che agisca contro il terrorismo secondo il diritto internazionale e sotto l’egida delle Nazioni Unite. La Russia favorisce l’ulteriore rafforzamento del ruolo dell’India nella risoluzione dei problemi globali e regionali. Siamo convinti che l’India, grande nazione dalla politica estera equilibrata e responsabile, sia degna candidata alla posizione di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Vorrei ricordare che la Russia ha sostenuto attivamente l’India nell’adesione alla Shanghai Cooperation Organization. Lavoriamo a stretto contatto nei BRICS, e consegneremo la presidenza di turno all’India nel febbraio 2016. Nel corso dei colloqui di oggi su formati ristretti e ampliati, nonché nel nostro incontro con i principali rappresentanti della comunità d’affari russi e indiani, abbiamo parlato di sviluppare l’intera gamma delle relazioni bilaterali, con particolare attenzione agli scambi commerciali e alla cooperazione economica. Purtroppo, nei primi 10 mesi di quest’anno il nostro commercio reciproco è diminuito del 14,4 per cento. Questo è stato principalmente causato dal calo dei prezzi dell’energia e della domanda per la costruzione di macchinari, causata dalla sfavorevole situazione del mercato dei tassi di cambio e da divergenze estere. Ci siamo accordati per migliorare i nostri sforzi per puntare il commercio verso la crescita stabile, discusso misure concrete per sviluppare e diversificare il commercio e togliere ostacoli amministrativi ed altri. Il ruolo chiave qui è della nostra Commissione intergovernativa, riunitasi il 20 ottobre a Mosca. Dedichiamo la nostra attenzione alla costruzione della cooperazione negli investimenti. Abbiamo deciso di aumentare gli investimenti reciproci per una maggiore cooperazione industriale e nella realizzazione di grandi progetti infrastrutturali ed energetici.
La Russia contribuisce a costruire la centrale nucleare di Kudankulam. La prima unità della centrale è stata attivata nel giugno 2014. Tra alcune settimane sarà attivata la seconda unità. Intendiamo iniziare la costruzione delle terza e quarta unità nel prossimo futuro. I negoziati sono in corso sulle quinta e sesta unità. Abbiamo concordato con l’India l’assegnazione di altro terreno per la costruzione della centrale russa, dove intendiamo utilizzare i più recenti reattori WWER-1200 costruiti con le tecnologie più recenti e più sicure. Queste sono le misure pratiche dirette ad attuare l’importante documento firmato un anno fa, sulla visione strategica della cooperazione russo-indiana nell’uso pacifico del nucleare, contenente i piani per costruire congiuntamente, in India, almeno sei reattori in 20 anni. L’esportazione degli idrocarburi russi sul mercato indiano è in crescita. L’accordo tra Rosneft e Essar prevede ampi rifornimenti di petrolio e prodotti petroliferi alle raffinerie indiane, 10 milioni di tonnellate all’anno per 10 anni. Quest’anno Gazprom ha anche consegnato 5 partite di gas naturale liquefatto in India, e adempiamo ad importanti progetti nella generazione di energia. La società Silove Mashinij ha completato le consegne delle attrezzature commissionate per le centrali idroelettriche di Teri e Balimela e la centrale a ciclo combinato di Konaseema. Tre unità della centrale termica di Sipat sono in costruzione nei termini chiavi in mano.
I grandi rapporti economici tra Russia e India non si limitano affatto all’energia. Così, vorrei ricordare la nostra cooperazione strategica nel settore dei diamanti. La Russia è il più grande produttore di diamanti al mondo, con il 27 per cento di estrazione mondiale, mentre l’India è leader nel taglio dei diamanti, con il 65 per cento del commercio. Quasi la metà della produzione russa viene consegnata all’India. L’anno scorso durante la nostra partecipazione congiunta alla Conferenza Internazionale sui Diamanti di New Delhi, il Signor Primo Ministro ed io abbiamo deciso di rafforzare ulteriormente la cooperazione, e il lavoro è in corso. Così, la Alrosa ha aumentato i contratti a lungo termine da 9 a 12. Ampliando la cooperazione, una zona doganale speciale è stata istituita presso la borsa dei diamanti di Mumbai. Abbiamo inoltre deciso di lanciare nuovi progetti comuni nei settori ad alta tecnologia come l’ingegneria aeronautica, l’industria automobilistica, la metallurgia, i prodotti farmaceutici e l’industria chimica. Abbiamo discusso le prospettive per le imprese russe di partecipare al programma di sostituzione delle importazioni dell’India, chiamato giustamente ‘Fai in India’. Vediamo ciò come un’opportunità in più per la creazione di joint venture, trasferimento di tecnologia e produzione di beni ad alto valore aggiunto. Il protocollo firmato semplifica gli obblighi di viaggio per talune categorie di cittadini dei nostri due Paesi, promuovendo contatti commerciali più attivi e un regime di visti più liberale. Ora gli uomini d’affari possono visitare Russia e India su invito diretto dei loro partner. I nostri due Paesi collaborano tradizionalmente nella cooperazione militare e tecnico-militare, e non mi riferisco solo ai rifornimenti di beni già pronti, ma anche a una maggiore cooperazione tecnologica. Un esempio di tale cooperazione è la creazione congiunta dei complessi missilistici Brahmos. Abbiamo già avviato la produzione in serie dei missili antinave nell’interesse della Marina indiana. Altrettanto promettente, a nostro avviso, è la discussione sui progetti per sviluppare un caccia multi-funzionale e un aereo da trasporto multiruolo. Abbiamo notato l’importanza delle regolari esercitazioni congiunte terrestri navali e aeree ‘Indra‘.
I legami umanitari sono un altro componente importante del partenariato russo-indiano. Quest’anno i russi hanno mostrato grande interesse per gli eventi del festival della cultura indiana. Ci auguriamo che il festival della cultura russa, che si terrà in India l’anno prossimo, sia altrettanto memorabile. In conclusione, vorrei ringraziare i nostri colleghi e amici indiani, e personalmente il Signor Primo Ministro per il costruttivo lavoro congiunto. Continueremo a fare tutto il possibile per sviluppare il partenariato russo-indiano a beneficio dei nostri due Paesi.
Grazie per la vostra attenzione.Modi-Putin-with-Mahatma-GandhiTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Eurasia da Minsk a Manila

Andrew Korybko Sputnik 15/12/20151031763728Il Primo ministro Dmitrij Medvedev su suggerimento del Presidente Putin ha formalmente proposto un grande partenariato economico multilaterale nel suo viaggio in Cina. La Russia storicamente è nota per pensare in grande, quindi la proposta del Presidente del Consiglio è totalmente in linea con la cultura politica del Paese. Mentre nella città cinese di Zhengzhou partecipava al Consiglio dei Capi di Governo della SCO, Medvedev ha ambiziosamente dichiarato che: “La Russia propone di avviare consultazioni con Unione economica eurasiatica e Shanghai Cooperation Organization, comprendenti gli Stati riuniti nell’alleanza e i Paesi dell’Associazione delle nazioni asiatiche sudorientali, per creare un partenariato economico basato sui principi di uguaglianza e mutuo interesse“. Il suggerimento corrisponde a ciò che ha detto il Presidente Putin nell’indirizzo del 3 dicembre all’Assemblea federale, annunciando che: “Propongo consultazioni, in collaborazione con i nostri colleghi dell’Unione economica eurasiatica, dei membri della SCO e dell’ASEAN, nonché con gli Stati che aderiranno alla SCO, per la possibile formazione di un partenariato economico“. In un batter d’occhio, in un momento in cui i media mainstream occidentali abbaiano sulla presunta mancanza di opportunità economiche e l'”isolamento” della Russia, Mosca propone un ampio partenariato economico mondiale, sorprendendo completamente l’occidente.

Da Minsk a Manila
L’idea della Russia è molto simile al concetto della famosa battuta di Charles de Gaulle sull’Europa “da Lisbona a Vladivostok“. Tenendo conto delle attuali realtà geopolitiche, probabilmente sintomo delle nuove tendenze a lungo termine, Putin ha aggiornato la visione multipolare dell’ex-leader francese, essenzialmente parlando di un’“Eurasia da Minsk a Manila”. Questa reiterazione rappresentata dalla più occidentale e dalla più meridionale delle capitali del partenariato economico multilaterale proposto, è un modo preciso di descrivere i confini del vasto spazio continentale. Rivediamo l’adesione di ogni organizzazione che farebbe parte di ciò che diverrebbe la Grande zona di libero scambio eurasiatica (GEFTA):

Unione economica eurasiatica:
Questa organizzazione nascente riunisce le economie di Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan e si estende su gran parte dell’ex-Unione Sovietica. Mentre è ancora agli inizi, gli aderenti lavorano duramente per coordinare lo spazio economico comune e standardizzare le procedure giuridiche collegate. A differenza dell’Unione europea cui viene confrontata spesso e in modo fuorviante, non vi è alcuna componente politica nel blocco essendo strettamente un gruppo economico che si concentra sull’equo interesse comune.

SCO:
Originariamente nota “Shanghai Five” creata nel 1996 riunendo le cinque repubbliche ex-sovietiche confinanti con la Cina, s’è guadagnata il nome attuale dall’inclusione dell’Uzbekistan nel 2001. L’organizzazione è ora una piattaforma di cooperazione multisettoriale che va oltre lo spazio ex-sovietico-cinese. India e Pakistan aderiscono all’organizzazione, mentre Afghanistan, Bielorussia, Iran e Mongolia hanno lo status di osservatori.

ASEAN:
La più antica delle tre organizzazioni, creata nel 1967 per riunire gli Stati del Sudest asiatico a tutti gli effetti. I membri fondatori furono Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore e Thailandia, ma il gruppo successivamente incorporò Brunei nel 1984, Vietnam nel 1995, Laos e Myanmar nel 1997, e infine Cambogia nel 1999. Fin dall’espansione pan-regionale, il blocco è stato una delle regioni dalla maggior crescita del mondo, e i suoi membri hanno proclamato la Comunità economica dell’ASEAN (AEC) a fine novembre, al fine di rafforzare gli sforzi per l’integrazione.0022191099e00d5dd41a1dIntrecci d’interessi
La GEFTA è un suggerimento molto intelligente che cerca di trarre vantaggio dagli interessi economici che s’intersecano dei propri partner. Allo stato attuale, ecco come la disposizione macroeconomica appare:

Vigenti:
India-ASEAN FTA
Cina-ASEAN FTA
Cina-Pakistan FTA
Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC, accordo di libero scambio dall’Afghanistan al Bangladesh)

Proposti:
Unione Eurasiatica-ASEAN FTA
Unione Eurasiatica-Cina FTA
SCO-FTA
Unione Eurasiatica-India accordo di libero scambio
Unione Eurasiatica-Iran FTA
India-Iran FTA

Le sfide che ci attendono
La GEFTA è una visione a lungo termine che probabilmente richiederà del tempo per realizzarsi, ma nel frattempo ci sono due grandi sfide che ne ostacolano la piena attuazione: i sospetti dell’India sulla Cina e il TPP degli Stati Uniti:

I problemi dell’India:
Non è un segreto che India e Cina sono concorrenti amichevoli, ma potrebbe essere più adatto descriverle rivali geopolitici a questo punto. Mentre pubblicamente vanno d’accordo nelle grandi istituzioni multilaterali come AIIB, BRICS e SCO, non andrebbe meglio nelle relazioni bilaterali indirette. Hanno legami reciproci tiepidi, e i rapporti indiretti sono molto più freddi nelle loro politiche con Stati terzi. Ad esempio, India e Cina sono in forte concorrenza per l’influenza sul Nepal in questo momento, nonostante lo neghino pubblicamente, aggravando il dilemma della sicurezza per ciascuna di esse. Inoltre, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha appena compiuto una visita storica in India, annunciando che il Giappone contribuirà a costruire il primo progetto ferroviario ad alta velocità dell’India, condividere i segreti militari e vendere equipaggiamenti relativi, e aiutare l’India nell’energia nucleare. Basti dire, l’India non è troppo amichevole verso la Cina, e nel caso della GEFTA Nuova Delhi sarebbe comprensibilmente riluttante a collaborare con Pechino se non vi vedrà alcun vantaggio tangibile. In riferimento alla seconda sezione della lista, l’India potrebbe entrare in rapporti di libero scambio (o lo è già) con tutti i membri proposti della GEFTA, ad eccezione di Cina, Mongolia e Uzbekistan, e potrebbe non vedere Ulanbatar e Tashkent come adeguata compensazione economica per accettare l’accordo multilaterale con la Cina. Dal punto di vista dell’India, i suoi leader potrebbero invece decidere di siglare accordi commerciali bilaterali invece di uno grande che includa la Cina.

TPP:
Svolgendo il ruolo di decisore finale, gli Stati Uniti sostengono il TPP in parte perché sanno che così potrebbero disturbare qualsiasi negoziato di libero scambio indipendente tra ASEAN e i potenziali partner dell’Unione Eurasiatica. Mentre solo alcuni membri del gruppo faranno ufficialmente parte del prossimo accordo (Brunei, Malesia, Singapore e Vietnam), il presidente indonesiano Joko Widodo ha detto, a fine ottobre, che se il suo Paese intendesse aderire, sposterebbe decisamente il centro di gravità economico del blocco verso gli Stati Uniti. L’ASEAN ha ora avviato un intenso processo d’integrazione attraverso l’AEC, ed è prevedibile che con il tempo cercherà di standardizzare la miriade di accordi di libero scambio. Il problema sorge quando si considera che i precetti della ‘governance economica’ del TPP potrebbero ostacolare seriamente le politiche indipendenti di alcuni membri e metterli sotto il controllo di fatto di Stati Uniti e loro multinazionali. Nel caso in cui il TPP venga siglato, gli Stati firmatari dell’AEC diverranno soggetti istituzionalmente filo-statunitensi che rinuncerebbero legalmente al diritto ad una politica economica sovrana e al di fuori della supervisione di Washington. Considerando le tensioni geopolitiche da nuova guerra fredda tra mondo unipolare e mondo multipolare, è possibile che gli Stati Uniti possano utilizzare il TPP per influenzare l’AEC trovando un modo per rivedere l’accordo di libero scambio dell’ASEAN con la Cina (e del Vietnam con l’Unione eurasiatica) per il motivo che contraddicono una delle oltre 2 milioni di parole assurdamente contenute nel TPP. L’obiettivo degli Stati Uniti è allontanare l’ASEAN dalle influenze economiche esterne al controllo del Pentagono (ovviamente comprese Russia e Cina) e intrappolare le economie in rapida crescita in una rete di controllo USA-centrica.

Il verdetto:
Anche nella spiacevole situazione di non-partecipazione dell’India alla GEFTA e del successo degli Stati Uniti nell’uso del TPP per allontanare l’AEC da Cina e Russia, Mosca e Pechino potrebbero ancora scuotere le fondamenta economiche del vecchio ordine mondiale approfondendo gli scambi bilaterali, forse attraverso un accordo di libero scambio Unione Eurasiatica-Cina. La cooperazione multilaterale di India e ASEAN in questo contesto sarebbe di grande aiuto per lo sviluppo economico di una nuova Eurasia, ma non sono assolutamente necessarie, Russia e Cina possono ancora far valere la costruzione di una futura equa Eurasia anche da sole, se necessario.98567317-680x365_cLe opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale di Sputnik.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

OPEC, Russia e Nuovo Ordine Mondiale emergente

F. William Engdahl New Eastern Outlook 16/09/2015

Vladimir Putin ed Igor Sechin

Vladimir Putin ed Igor Sechin

Appare sempre più chiaro che ciò che ho sempre detto negli ultimi scritti si avvera. Gli Stati produttori di petrolio OPEC del Medio Oriente, compreso l’Iran, attraverso la mediazione abile della Russia, gettano accuratamente le basi per un vero nuovo ordine mondiale. Il primo passo per testarlo sarà quando collettivamente elimineranno la minaccia alla Siria dello Stato Islamico, e prepareranno le basi per serie elezioni non manipolate. In gran parte della mia vita sono stato affascinato dall’enorme energia nella nostra Terra e di come in realtà si muova quasi come un organismo vivente. Il più affascinante è il movimento tettonico e le connessioni con terremoti e vulcani. Non la distruzione umana che a volte causano ma l’energia pura. Il movimento tettonico coinvolge le enormi zolle in cui la nostra terra è divisa in continuo micro-spostamento. Nei momenti critici, la scienza della terra o la geofisica deve saper prevedere molto in anticipo dove il moto delle placche tettoniche provoca terremoti e determinare dove si verificheranno i terremoti. Più precisamente nella geopolitica, assistiamo all’enorme movimento tettonico, al momento non distruttivo. È una nuova forza che attrae i Paesi mediorientali dell’OPEC, tra cui Arabia Saudita, Iran e altri Paesi arabi, in ciò che sarà presto evidente come partnership strategica con la Federazione russa. Trascende le enormi divisioni religiose tra sunniti, wahhabismo, sufi, sciismo e cristianesimo ortodosso. Il movimento tettonico presto provocherà un terremoto politico che potrebbe salvare il pianeta dall’estinzione delle guerre interminabili del Pentagono e dei suoi manovratori di Wall Street, complesso militare industriale e oligarchi cinici che sembrano avere tale unica strategia oggi.

La Russia nell’OPEC?
In un’intervista al Financial Times di Londra, il più importante petroliere russo, Igor Sechin, CEO della Rosneft statale, confermava le voci che la monarchia dell’Arabia Saudita cerca un accordo formale sui mercati con la Russia, anche arrivando ad offrire l’adesione della Russia all’OPEC per stabilizzare i mercati mondiali del petrolio. Nell’intervista Sechin, considerato uno dei più stretti alleati del Presidente Vladimir Putin, ha confermato l’offerta saudita. Il Financial Times (FT) è un media influente di proprietà fino a luglio del Gruppo Pearson, legato alla famiglia Rothschild, che storicamente domina la Royal Dutch Shell. Il giornale di Londra ha scelto di sottolineare il rifiuto di Sechin dell’offerta saudita. Tuttavia, più istruttivo è leggere tra le righe di ciò che ha detto alla conferenza sulle risorse a Singapore organizzata dal FT, “E’ necessario riconoscere che l”età dell’oro’ dell’OPEC nel mercato del petrolio è finita. Non riescono ad osservare i propri contingenti (per la produzione di petrolio nell’OPEC). In caso di osservanza delle quote, i mercati mondiali del petrolio sarebbero già stati riequilibrati“. Sechin conosce bene lo sfondo della guerra saudita dei prezzi del petrolio e il fatto che è stato innescata dall’incontro tra John Kerry del dipartimento di Stato USA e il defunto re saudita Abdullah, nel regno del deserto, nel settembre 2014, quando Kerry avrebbe esortato i sauditi al crash dei prezzi del petrolio. Per Kerry lo scopo era porre una pressione insopportabile alla Russia, colpita dalle sanzioni finanziarie di USA ed UE. Per i sauditi, è stata l’occasione d’oro per eliminare il più serio disturbo al dominio dell’OPEC sui mercati mondiali del petrolio, la produzione in forte espansione degli Stati Uniti di petrolio di scisto non convenzionale che aveva reso gli Stati Uniti il più grande produttore di petrolio al mondo nel 2014. Ironia della sorte, come Sechin ha detto al FT, l’accordo USA-Arabia Saudita e le sanzioni finanziarie degli Stati Uniti si sono ritorti sugli strateghi statunitensi. Il rublo russo ha perso più del 50% del valore in dollari nel gennaio 2015. I prezzi del petrolio sono scesi in modo simile da 103 dollari al barile nel settembre 2014 a meno di 50 oggi. Ma i costi di produzione del petrolio russo sono calcolati in rubli, non dollari. Quindi, come dice Sechin, il costo in dollari della produzione petrolifera della Rosneft è diminuito drasticamente oggi da 5 dollari al barile prima delle sanzioni, a soli 3 al barile, livello simile a quello dei produttori OPEC arabi come l’Arabia Saudita. Rosneft non va male nonostante le sanzioni. Il petrolio di scisto non convenzionale degli USA è invece di gran lunga più costoso. Le stime di settore a seconda del giacimento e della società, fanno entrare i costi dello scisto nella fascia dei 60-80 al barile solo per pareggiare. L’attuale scossa nel settore dello scisto degli Stati Uniti e le prospettive di aumento dei tassi d’interesse dettano la scomparsa del petrolio di scisto dagli Stati Uniti per anni, se non decenni, mentre i finanziatori di Wall Street e gli investitori in obbligazioni spazzatura delle società dello scisto subiscono perdite enormi.

Sciogliere il nodo inesistente
Mi piacerebbe indulgere su un breve esercizio immaginando a cosa una forma di coordinamento tra Russia e OPEC sarebbe simile. Lo chiamo “sciogliere il nodo inesistente”, il nodo del controllo dei flussi mondiali del petrolio, che ipnotizza il mondo con guerre e stragi odiose da troppo tempo. In primo luogo il nuovo raggruppamento tra Russia e Stati petroliferi mediorientali avrebbe negoziato relazioni stabili di mercato con i principali mercati come Cina e Unione europea. Alexander Mercouris in un pezzo molto perspicace suggerisce che la dichiarazione di Sechin al FT va vista come posizione negoziale russa di apertura all’offerta saudita dell’OPEC. Alla conferenza di Singapore, Sechin ha indicato che Cina e Russia quest’anno hanno accettato vari accordi petroliferi pari a 500 miliardi di dollari nei prossimi 20 anni, o 25 miliardi di dollari l’anno per Rosneft. L’Arabia Saudita era in precedenza la più grande fonte di petrolio della Cina finché Rosneft è entrata in modo sostanziale. Una decisione strategica per la Russia come per la Cina e non un mero accordo di mercato. Ora, indipendentemente da ciò che Sechin ha fatto o ha detto al FT, non vi è alcuna buona ragione per la Russia per non sciogliere il nodo del petrolio mondiale degli anglo-statunitensi entrando in negoziati seri con l’Arabia Saudita su una cooperazione strategica conseguente. Le quote possono essere concordate in modo che Russia, Arabia Saudita ed OPEC agiscano come le compagnie petrolifere anglo-statunitensi nel 1928, quando posero fine alle guerre tra il gruppo inglese Rothschild, dietro la Royal Dutch Shell, e la società dei Rockefeller Standard Oil per il controllo del mercato mondiale del petrolio, guerre che imperversarono in tutto il mondo dal Messico a Baku, dal Quwayt al Texas. Le guerre petrolifere anglo-statunitensi finirono con l’incontro nel castello Achnacarry in Scozia di Sir Henry Deterding della Royal Dutch Shell, nel 1927. Le compagnie petrolifere statunitensi e inglesi accettarono formalmente un “cessate il fuoco”, portando alla creazione dell’enormemente potente cartello petrolifero anglosassone, poi denominato le ‘Sette Sorelle’. L’accordo di pace fu formalizzato nel 1927 ad Achnacarry. John Cadman, in rappresentanza dell’Anglo-Persian Oil Co. (British Petroleum) del governo inglese, e Walter Teagle, presidente della Standard Oil of New Jersey (Exxon) dei Rockefeller, si riunirono con la copertura della caccia ai galli cedroni per creare il più potente cartello economico della storia moderna. Le Sette Sorelle furono efficacemente gemellate, agendo in solido almeno fino al 1945. Il patto segreto fu formalizzato ‘così com’era’ quale accordo del 1928 o di Achnacarry. Le compagnie petrolifere inglesi e statunitensi decisero di accettare divisioni e quote di mercato esistenti, d’imporre in segreto i prezzi del cartello al mondo, e por fine alla concorrenza distruttiva e alla guerra dei prezzi con l’accordo della Linea Rossa. La Gran Bretagna costrinse una Francia indebolita ad accettare nel 1927 la presenza degli statunitensi in Medio Oriente e rivedere i segreti accordi Sykes-Picot riflettendo ciò. La linea rossa passò dai Dardanelli fino a Palestina, Yemen e Golfo Persico.

L’accordo anglo-statunitense della Linea Rossa portò alle guerre per il petrolio e alla guerra mondiale fin dal 1928
La storia degli ultimi 88 anni dall’accordo segreto del cartello petrolifero anglo-statunitense non è comprensibile se il fatidico accordo di Achnacarry sulla Linea Rossa e corollari politici che ne derivano non sono compresi. Ora, ciò che è molto probabile dall’emergere dell’attuale situazione straordinaria è un accordo tra Russia di Putin e produttori sauditi alla guida dell’OPEC, compreso l’Iran, elaborando un nuovo ordinamento dell’approvvigionamento energetico mondiale, indipendente dal passato secolo dominato dagli anglo-statunitensi. I vantaggi di tale nuovo ordine mondiale sono semplicemente troppo grandi perché le parti coinvolte l’ignorino. Che Igor Sechin sia pronto o meno a pensare in questi termini, è evidente dalla diplomazia che il Presidente Putin e il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov lo siano. Se Sechin è incapace, il recente licenziamento di Vladimir Jakunin, CEO delle OAO Ferrovie Russe dimostra che Putin è pronto a smuovere il quadro globale, anche se non è di gradimento alla cerchia degli amici più stretti, se lo ritiene un grande vantaggio per la Russia. Quale potrebbe essere per la Russia? Enormi benefici, garantendo i più grandi giacimenti di idrocarburi al mondo alle nazioni della massa terrestre che il “padre” della geopolitica inglese, Sir Halford Mackinder, indicava come “Isola-Mondo”, Russia, Cina, India, Asia del sud, e che ora s’irradia in profondità nella cintura petrolifera dal Medio Oriente all’Egitto in Nord Africa, fornendo alla Russia mercati sicuri fuori della zona di guerra anglo-statunitense. La Russia sarebbe su una nuova posizione negoziale nei confronti delle sanzioni economiche dell’UE, e trasformerebbe la mappa politica del cosiddetto Secolo Americano emerso dalla guerra nel 1945 con la decisione di Truman di sganciare le bombe atomiche sul Giappone. In tale accordo con la Russia, i Paesi produttori di petrolio del Medio Oriente aderirebbero come elementi centrali al boom economico emergente dal progetto infrastrutturale ferroviario e portuale della Cintura economica della nuova Via della Seta della Cina. Tale progetto, si ricordi, è già a buon punto e Russia ed Unione economica eurasiatica hanno recentemente concordato con la Cina d’integrare lo sviluppo ferroviario di entrambi. Lo sviluppo dei nuovi grandi porti marittimi nel Myanmar, in Eurasia ed Oceano Indiano collegherà direttamente i Paesi del Golfo al nuovo mercato economico eurasiatico in forte espansione, e non solo. L’inclusione dell’Iran, essenziale elemento geopolitico, così come di Arabia Saudita, Stati arabi del Golfo ed Egitto, e l’alleanza militare con il solo Stato in grado di sfidare al mondo gli Stati Uniti, cioè la Russia, porrebbe fine a più di un secolo di guerre coloniali anglo-statunitensi e distruzioni regionali, l’ultima delle quali è la serie di distruttive rivoluzioni colorate, istigate dalla CIA, soprannominata “primavera araba”.
La risoluzione alla guerra siriana istigata da USA-UK e allo scatenamento del cosiddetto SI, non si dimentichi che la guerra e il terrorismo dello SI è la fonte della crisi dei rifugiati che destabilizza l’Europa, con una soluzione pacifica, senza la pretesa di Washington di esiliare il Presidente Assad, o che i gruppi terroristici sponsorizzati dagli USA come al-Nusra e i Fratelli musulmani prendano il potere, sarebbe il primo segno della cooperazione tra Russia e gli influenti Stati petroliferi del Medio Oriente, e sarebbe un colpo devastante per i falchi di Washington. Poiché il nuovo ordine mondiale tra Stati dell’OPEC, Russia, Cina ed Eurasia diventa più probabile ogni giorno, il segretario John Kerry, il capo della CIA John Brennan, nonché il nuovo Presidente del Joint Chiefs of Staff, Generale dei Marine Corps Joseph Francis “Fighting Joe” Dunford, schietto russofobo, insieme ai vari gruppi di riflessione neo-con di Washington, al segretario alla Difesa e neo-con del Partito Democratico Ash (come le ceneri della guerra) Carter, Susan Rice, la guerrafondaia ambasciatrice alle Nazioni Unite Samantha Power, al vicepresidente Joe Biden (forse il prossimo presidente degli Stati Uniti), al complesso militare industriale degli USA, alla finanzia di Wall Street e alle famiglie Rockefeller, Bush, Clinton, McCain, Gates, Buffett, tutti questi poveri infelici cominciano a sentirsi improvvisamente nudi e sulle ghiacciate acque artiche senza neanche una pagaia o un punteruolo per poter navigare. Posso entrare in empatia con il loro sentimento, ma non riesco a provare pena in alcun modo. Il loro tempo è scaduto assieme al bene che non sono riusciti a fare. E’ tempo per i veri cittadini statunitensi di riprendersi il Paese. Dopo tutto, non siamo la maggioranza? Abbiamo solo dimenticato quanto possiamo anche essere buoni. Dovremmo abbandonare la causa della guerra.

Fig-4F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il doppio suicidio assistito di Kerry: profitto petrolifero della Russia, sconfitta delle sanzioni USA

F. William Engdahl New Eastern Outlook 09/09/20152014-05-21T111639Z_1_CBREA4K0VC600_RTROPTP_4_CHINA-RUSSIAIl segretario John Kerry e amici sono riusciti in ciò che può essere chiamato solo brillante doppio suicidio. L’accordo del settembre 2014 con l’Arabia Saudita sul crash dei prezzi del petrolio, dai 103 dollari al barile per il greggio US WTI, non solo non sostiene l’industria del petrolio di scisto degli Stati Uniti, la nuova carta strategica di Washington per consentire agli Stati Uniti essenzialmente di portate i sauditi e alleati arabi del Golfo sull’orlo della bancarotta e del collasso. Il crollo del prezzo del petrolio, ironia della sorte, ha anche dato bei profitti al petrolio russo e costretto le aziende a volgersi ad est presso molto più grandi e redditizi nuovi mercati. Team Russia-Arabia Saudita contro Team USA-Canada: 2-0.
Al ritmo attuale di sviluppo, i prezzi del petrolio freneticamente spinti al rialzo dall’operatività dei derivati, solo per mandarli in crash il giorno dopo, oggi variano sui 47 dollari al barile del West Texas Intermediate o WTI, punto di riferimento degli Stati Uniti, presumendo che una quota importante delle società di scisto degli Stati Uniti d’America dovrà dichiarare bancarotta entro la fine dell’anno o nel primo trimestre del 2016. Ormai la storia è ben nota. Nel settembre 2014 il segretario di Stato degli USA John Kerry si recava in Arabia Saudita per incontrare il moribondo re Abdullah, il suo ministro del petrolio Ali al-Naymi e altri. Kerry aveva una proposta che si ritiene ideata da uno dei tanti think tank politici di Washington. Propose al re del più grande produttore di petrolio del mondo il crash mondiale del prezzo del petrolio. Per Kerry era un modo apparentemente brillante per assestare un colpo devastante all’economia petrolifera della Russia e alle entrate del suo bilancio statale, fortemente dipendente da petrolio e gas. Per neocon come Victoria Nuland, segretaria responsabile della guerra contro la Russia, fu un orgasmo. Solo un problema, è stato un fallimento colossale. C’è una ragione che chiamino “Foggy Bottom” la sede del dipartimento di Stato sul fiume Potomac, a nord-ovest di Washington. Ora, però, potrebbe essere necessario rinominare l’area “Brains Foggy (cervello annebbiato)” per le ultime insensate e idiote guerre finanziarie e militari ideatevi, dalla guerra alla Libia all’Egitto e alla Siria, fino all’Ucraina e ora contro la Russia, e presto la Cina. Dai primi di gennaio 2015, la gente di Washington, nonché gli avventori delle banche di Wall Street che avevano prestato miliardi di dollari alle compagnie del scisto petrolifero, lentamente si rendono conto che affrontano una catastrofe auto-inflitta dalla strategia saudita. Rischiano il suicidio economico della propria industria energetica. Per al-Naymi e i sauditi, l’obiettivo primario non era la bancarotta della Russia ma eliminare la crescente e destabilizzante concorrenza emergente dalla rapida crescita della produzione di petrolio dalle rocce scistose degli Stati Uniti. Ripetutamente, anche riuscendo a mettere i prezzi nella gamma dei 40-50 dollari, i sauditi si rifiutano di ridurre la produzione per alzarne i prezzi, anche se il loro budget subisce tagli. Sembra che ci siano due ragioni per tale tenacia.
0,,18217369_303,00In primo luogo, hanno ampie riserve in dollari permettendosi di raggiungere il loro obiettivo sullo scisto. Alla fine del 2014, la SAMA, Saudi Arabian Monetary Agency, la banca centrale saudita, aveva attività estere nette del valore di 733 miliardi di dollari. Come i capi sauditi hanno chiarito, perseguono lo scopo di annientare il loro principale “inquietante” nuovo concorrente dello scisto in Nord Dakota e Texas, e forse anche nella regione di Athabasca in Canada, che ora pompa circa 2 milioni di barili al giorno di petrolio. In secondo luogo, i sauditi hanno chiarito a Obama e Washington che si sentono profondamente traditi dal loro vecchio alleato, gli Stati Uniti, per il fragile accordo nucleare dell’amministrazione Obama con l’Iran. Quando un beduino si sente tradito, non dimentica facilmente. Ora, per Kerry, Nuland e amici, gli Stati Uniti affrontano il peggior risultato del loro tentativo di ripetere il crollo del prezzo del petrolio saudita del 1986. Le aziende dello scisto ne sono colpite pompando al massimo disperatamente petrolio di scisto, per raccogliere abbastanza denaro per soddisfare il servizio del debito, peggiorando l’eccesso di offerta. Allo stesso tempo, c’è ciò che può essere definito cambio geopolitico strategico dei sauditi che si allontanano da Washington verso la Russia di Putin. Durante l’International Economic Forum di San Pietroburgo a giugno, il principe saudita Salman, figlio del nuovo re, con una folta delegazione di imprenditori sauditi, incontrava il presidente russo Putin per discutere della costruzione di centrali nucleari russe nel regno del deserto, nonché l’acquisto di miliardi di dollari di avanzate attrezzature militari russe ad alta tecnologia. Finora gli Stati Uniti e, in una certa misura, le aziende belliche inglesi, armavano il regno. È un mercato enorme e la svolta dei sauditi nei colloqui con Mosca non è passata inosservata a Washington. “Non doveva succedere, Victoria?” Possiamo immaginare un confuso John Kerry chiedere alla Nuland.

La falsa ripresa dal crollo
Dal 15 aprile a luglio, l’enfatizzata da Wall Street ripresa dei prezzi combinata alle evidenti manipolazioni sui derivati hanno lentamente alzato il prezzo del WTI sopra i 60 dollari al barile, dai 38 dei mesi precedenti. Gli esperti dei mercati finanziari tradizionali, come quelli della CNBC, sospirarono di sollievo che la crisi finita. Un rapporto degli analisti del mercato del petrolio della Morgan Stanley, a luglio, tratteggiata la nascente ripresa del prezzo del petrolio. La relazione affermava che, piuttosto che mantenere elevato il flusso di petrolio dell’OPEC, come il mercato presumeva, Arabia Saudita e altri fornitori arabi dell’OPEC aumentavano il flusso di 1,5 milioni di barili al giorno da gennaio, e che un già saturo mercato globale creava eccesso di petrolio non utilizzato pari a 800000 barili al giorno. In breve, l’Arabia Saudita vuole eliminare la rivoluzione dello scisto degli Stati Uniti in ogni modo. Tale relazione non dava alcun segno di tregua saudita, e il mercato iniziava un nuovo tuffo a meno 40 dollari a metà agosto. In quel momento pericoloso un strano e ingiustificato breve balzo si ebbe di nuovo su enfasi di Wall Street. Brevemente il petrolio passò a 48 dollari a fine agosto, prima di cadere di nuovo a 44, tendendo al ribasso.

Un petrolio non convenzionale costoso
Il petrolio di scisto statunitense e il petrolio bituminoso canadese sono definiti “non convenzionali” perché richiedono diverse tecnologie d’estrazione, più costose di quelle per il petrolio ordinario. Sono anche non convenzionalmente costosi. Finché i tassi d’interesse della FED erano vicino allo zero e il petrolio era sopra i 100 dollari al barile, fino a metà 2014, il costoso petrolio di scisto era una miniera d’oro, o almeno sembrava. Quando il petrolio passò a meno 60 dollari alla fine dell’anno scorso, il sudore freddo attraversò la fascia del petrolio di scisto d’America. Il petrolio saudita può essere prodotto in alcuni campi ad un costo di circa 2 dollari al barile. Secondo i calcoli di Gerald Celente, capo del Trends Research Institute, una buona metà di tutti i giacimenti di scisto degli USA “non è economicamente fattibile (sotto) i 45 dollari al barile“. Celente ha aggiunto che enormi e costosissimi progetti del Canada sul petrolio bituminoso sono in grave crisi: “Il Canada è in recessione. La moneta è scesa ai livelli del 2004. I prezzi collassano. … Vedremo fusioni e acquisizioni“. Le sabbie bituminose sono una forma viscosa di bitume che va riscaldata con una quantità considerevole di gas, importante costo aggiuntivo, per trasformarla in liquido utilizzabile in qualche modo simile al petrolio. E’ anche una catastrofe ecologica che distrugge enormi porzioni dell’Alberta in Canada ed è all’origine del controverso gasdotto Keystone XL degli Stati Uniti.

Le graditissime sanzioni alla Russia
0,,18571254_303,00 Ma le mal concepite sanzioni di Washington hanno avuto un’altra conseguenza inaspettata. L’adeguatamente denominato Ufficio terrorismo ed intelligence finanziaria del Tesoro USA, guidato dal sottosegretario David S. Cohen, annunciava nuove sanzioni contro i giganti energetici della Russia, Gazprom, Gazprom Neft, Lukoil, Surgutneftgas e Rosneft nel settembre 2014, il giorno dopo i colloqui sauditi di Kerry. Le nuove sanzioni erano destinate a paralizzare la fonte del 45% del bilancio dello Stato russo. Come pure altre sanzioni, esse hanno indotto la caduta del rublo rispetto al dollaro a fine dicembre 2014. Il rublo passava da 37 per dollaro statunitense di settembre a 65 nel gennaio 2015. La vecchia Victoria Nuland salutò pubblicamente la nuova unità da guerra finanziaria di Cohen, sbavando chiaramente alla prospettiva della bancarotta della sua nemesi, “il malvagio Knievel” Vladimir Putin, e dei suoi amici delle compagnie petrolifere. Ma, peggio per lei, ancora una volta Washington si sparava ai piedi. I profitti delle compagnie petrolifere russe sanzionate, quest’anno sono in pieno boom. Non solo Rosneft, Gazprom Neft, Surgutneftegaz e Lukoil resistono ai prezzi bassi del petrolio e alle sanzioni occidentali, ma anche dimostrano una sorprendente crescita dei ricavi nel secondo trimestre di fine giugno, ultimo periodo di riferimento. Secondo uno studio del giornale svizzero Neue Zuercher Zeitung, la risposta non è così misteriosa. I costi di estrazione di petrolio e gas in Russia per le società russe si basa sul rublo, che svalutato causa la caduta dei prezzi del petrolio, rendendolo meno costoso. D’altra parte, i prodotti delle compagnie petrolifere russe sono venduti sul mercato mondiale in dollari e non in rubli, rendendone i margini di profitto più alti, molto alti. Negli ultimi anni i mercati finanziari hanno scambiato contratti derivati in cui la Russia è considerata “economia del petrolio”. Wall Street e altri operatori svalutano automaticamente il rublo nei mercati a termine, ogni volta che i prezzi del petrolio mondiale cadono. Così se il petrolio è caduto in dollari dopo l’incontro Kerry-Abdullah di settembre, il rublo l’ha seguito. La produzione di petrolio e gas in Russia è poco costosa dal punto di vista globale, non solo a causa del basso valore del rublo ma anche perché il Paese ha già un’infrastruttura energetica che data all’era sovietica. Pertanto, non c’è molta necessità d’impegnarsi nei costi per sviluppare nuove infrastrutture.

Il ‘Pivot in Asia’ della Russia
Ed ora, a causa di tali sciocche sanzioni di Washington contro le aziende energetiche russe, la Russia ha inoltre preso la decisione strategica di volgersi ad est per la futura sopravvivenza economica, e in un modo mai visto nella storia. Ciò apre enormi nuovi mercati energetici ai giganti del petrolio e del gas russi. A maggio e di nuovo a ottobre 2014, tra le sanzioni economiche degli Stati Uniti, la russa Gazprom ha firmato due accordi mammut con la cinese CNPC per costruire gasdotti in Cina, un itinerario orientale chiamato Potenza della Siberia e uno occidentale chiamato Potenza della Siberia-2, che riforniranno la Cina di gas russo per circa 30 anni. Ora, il 3 settembre a Pechino, in occasione delle celebrazioni del 70° anniversario della vittoria della Cina sul Giappone nel 1945, Putin era presente con l’amministratore delegato di Gazprom Aleksej Miller per firmare un terzo grande accordo sul gas con la Cina. Gazprom e CNPC hanno firmato un memorandum su un terzo progetto, nell’ambito della cooperazione strategica dei prossimi cinque anni. Il gas da Sakhalin e dall’Estremo Oriente della Russia sarà consegnato alla Cina. La costruzione delle condutture delle prime due linee dalla Siberia è già in corso. Nella stessa occasione, a Pechino, la statale Rosneft, la più grande compagnia petrolifera della Russia quotata in borsa, avanzava l’accordo per acquisire una partecipazione del 30 per cento della China ChemChina Petrolchimical (CCPC) per aumentare le forniture di petrolio agli impianti petrolchimici cinesi a quattro milioni di tonnellate l’anno, secondo Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, altro obiettivo di Victoria Nuland e delle sanzioni dell’Ufficio terrorismo del Tesoro degli Stati Uniti. Da quando le sanzioni sono cominciate, Rosneft ha firmato accordi con la Cina per 30 miliardi di dollari. Che grande idea, signora Nuland. Il 4 settembre nella città di Vladivistock, il Presidente Putin ha ospitato il primo Eastern Economic Forum, il giorno dopo i colloqui a Pechino con il presidente cinese Xi Jinping. Il Ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak dichiarava che l’esportazione di petrolio e gas della Russia nella regione Asia-Pacifico dovrebbe aumentare di 2,5-3 volte entro il 2035, e l’esportazione petrolifera del Paese nella regione crescerà di 3,5 volte entro il 2020. Novak ha detto alla riunione, “obiettivi della politica energetica russa verso est comprendono la diversificazione delle esportazioni dell’energia. L’aumento delle esportazioni di energia a est aumenterà di 2,5-3 volte entro il 2035, come la quota della regione Asia-Pacifico sul totale delle esportazioni di combustibile ed energia dalla Russia al 36-39 per cento, sono i principali passi in questa direzione“, aggiungendo: “Nei prossimi cinque anni l’invio di petrolio dalla Russia alla regione Asia-Pacifico potrebbe salire al 28-30 per cento del totale delle esportazioni di petrolio russo“.
Ecco lo stupido doppio suicidio assistito di Kerry. Il suo sornione accordo con i sauditi sul crash dei prezzi del petrolio per indebolire la Russia distrugge la carta vincente che aveva brevemente reso gli USA il principale produttore di petrolio del mondo, con la produzione di petrolio di scisto in piena espansione. A sua volta creando nuove grandi crisi economiche nell’unico settore in crescita economica degli Stati Uniti dalla crisi del 2007. Allo stesso tempo, le guerra finanziaria e gli attacchi valutari statunitensi al rublo consegnano profitti record ai colossi energetici russi sanzionati che, a loro volta, compiono l’enorme “Pivot in Asia”, facendo di Obama e Hillary Clinton degli zimbelli con il loro Pivot militare in Asia anti-cinese. Il ‘Pivot russo verso l’Est’ è una strategia pacifica per lo sviluppo economico, insieme alla Cina, del vasto continente eurasiatico e dell’Asia che trasformerà la mappa economica del mondo intero. Si potrebbe pensare, con il titolo del grande romanzo russo di Lev Tolstoj, cosa sia meglio: guerra o pace? Io so cosa preferire.2. East Siberian details_risultatoF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vertici e Grande Strategia Geo-economica della Russia (II)

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 7 settembre 2015North_South_Transport_Corridor_NSTCVerso sud
Questa è la futura fase economica che la Russia prepara, essenzialmente la piena attivazione della politica networkcentrica multipolare costantemente avanzata con il meccanismo sovranazionale dell’Unione Eurasiatica. L’idea generale è la Russia che sposta l’attenzione economica verso sud dopo il bilanciamento riuscito con le partnership orientali e occidentali, e tutto sommato si tratta di tre specifici spazi economici: Medio Oriente, Asia meridionale e Sud-Est asiatico. Una reale connessione economica con le regioni richiede la creazione di tre corridoi commerciali longitudinali perpendicolari (e nei punti chiave, intersecanti) con la rotta latitudinale della Via della Seta. Le iniziative della Russia non hanno la profonda eredità storica della Cina, ma ciò nonostante sono strategicamente più innovative e dal forte impatto geopolitico.

Linea Levantina: La più occidentale delle tre rotte commerciali a sud della Russia correrà lungo il Mediterraneo orientale, in particolare collegando le economie turca, siriana ed egiziana. Questi tre governi sono partner dei russi, anche se in misura diversa e in ambiti diversi, con la Siria epitome delle relazioni strategiche a pieno spettro. La spina dorsale di questo corridoio si trova nella flotta mercantile russa del Mar Nero, che avrà un risveglio patriottico dalla riunificazione della Crimea. Di conseguenza, sarà un dispositivo chiave dell’interconnessione agevolante il commercio regionale con ciascuno dei tre Stati, con una ricaduta economica che comporterà relazioni economiche avanzate con Libano e Israele. Dato il posizionamento costiero (Siria, Libano, Israele) i tre Stati del Levante potrebbero anche fungere da porte economiche multidirezionali nel commercio arabo, in particolare con Giordania e Iraq esclusi dai mari. Questo concetto riguarda la seconda condizione dell’idea chiave del gasdotto dell’Amicizia Iran-Iraq-Siria che dovrebbe inviare il gas dal Golfo Persico al mercato dell’UE, ma tragicamente sabotato dai gelosi Stati del Golfo e dai loro protettori statunitensi con la guerra in Siria. Perciò, con la potenza egemone araba, Arabia Saudita, cui la Russia rapidamente avvicina, il commercio potrebbe essere agevolato tramite i due canali di Suez in Egitto, rendendo lo Stato leader del Nord Africa l’intermediario delle relazioni russo-saudite.

Corridoio Nord-Sud: Dal nome appropriato Corridoio Nord-Sud è un importante rotta già in fase di sviluppo tra Russia, Iran e India. L’idea generale è collegare le città portuali dell’India a quella iraniana di Bandar Abbas e quindi via terra Caspio e Astrakhan in Russia. Mentre questo è il percorso ufficiale attuale, vi sono due alternative che potrebbero essere usate. Una è la creazione di una via ferroviaria attraverso Azerbaigian direttamente in Russia, eliminando lo snodo del Caspio, risparmiando così non solo distanze ma anche tempo e risorse che verrebbero spesi caricando e scarico merci prima e dopo il viaggio nel Caspio. La seconda possibilità per le merci è collegarsi con la ferrovia trans-caspica da Bandar Abbas, recentemente inaugurata, tra Iran, Turkmenistan e Kazakistan. A sua volta collegando direttamente la Russia anche s’è un modo indiretto di spedire le merci indiane in Russia. Tuttavia, le tre proposte sono compatibili e possono esistere indipendentemente o assieme, il che significa che con ogni probabilità almeno uno di questi tre percorsi diverrà operativo, se non tutti con il tempo. Inoltre, la creazione di reti logistiche russe nell’Iran potrebbe anche aprire la possibilità di scambi commerciali con i Paesi del Golfo Persico (i satelliti sauditi). Va sottolineato, però, che tutto dipende dalla continua buona volontà politica tra Russia e Iran, che pur avendo molto da offrire potrebbe anche essere drasticamente deviata dagli intrighi geopolitici statunitensi.

Arco Marittimo Asiatico: L’ultima via commerciale Nord-Sud che la Russia vuole avviare collega Vladivostok al blocco commerciale dell’ASEAN sfruttando il Vietnam, Paese associato all’accordo di libero scambio con l’Unione eurasiatica, quale ancoraggio per l’ingresso nella regione. Questa rotta prende il nome estendendosi lungo l’arco di Mar del Giappone, Mar Cinese Orientale e Mar Cinese Meridionale, e la sua vitalità dipende direttamente dal successo del Pivot verso l’Asia della Russia e dal compimento dei piani di sviluppo dell’Estremo Oriente. Come è stato detto, il Vietnam è il Paese che collega la Russia all’ASEAN, ma non è affatto l’unico Stato partner eurasiatico nella regione. La Russia può utilizzare la sua relazione con il Vietnam per accelerare commercio ed investimenti con il Laos, approfittando acutamente di una scappatoia legale economica per acquisirne de facto i privilegi di libero scambio fino alla firma di un accordo formale. Questo piccolo Paese, ma ricco di minerali, è anche importante dal punto di vista strategico, confinando direttamente con tutti gli altri Stati continentali dell’ASEAN e può quindi fungere da polo logistico per gli scambi con tutti essi (e tra le imprese russe e la Cina tramite la ferrovia ad alta velocità prevista nel Paese). Oltre al Vietnam, la Russia ha un altro partner diretto nell’Arco Marittimo Asiatico che opera come il Vietnam, ed è la Thailandia. La Russia aveva indicato di aspettarsi che la Thailandia faccia domanda per un accordo di libero scambio con l’Unione Eurasiatica entro la fine dell’anno, e se attuata, darebbe una spinta ulteriore al Pivot di Mosca in Asia contribuendo a porre il quadro di un accordo di libero scambio pan-ASEAN in futuro (o almeno un precursore con uno degli aderenti sulla terraferma). Sulle opportunità di una connettività regionale della Thailandia, il Paese è la destinazione ultima della prevista autostrada dall’India all’ASEAN che dovrebbe inaugurarsi a novembre. A condizione che il Myanmar non degeneri di nuovo in una guerra civile, allora il corridoio sarà fondamentale per trasportare ricchezze naturali e beni a basso costo prodotti in Thailandia, dove potranno essere spediti direttamente a Vladivostok e poi attraverso la ferrovia trans-siberiana nel resto della Russia. Al lettore va ricordato quanto la Russia programmi di avvicinarsi al Myanmar dato che non solo le parti hanno firmano un accordo sul nucleare al SPIEF, ma il vicepresidente dello Stato del sud-est asiatico era un oratore importante al fianco del Presidente Putin, durante l’evento.
Nel quadro più ampio, la Russia cerca quindi di accelerare i legami economici con i membri continentali dell’ASEAN, sperando poi di farne il trampolino di lancio per entrare nel molto più grande mercato indonesiano. Allo stesso modo, questa politica è applicabile anche agli altri Stati insulari di Malaysia, Singapore e Filippine, laddove la Russia ha scarsi legami economici. Questo potrebbe ovviamente cambiare, tuttavia, se le aziende russe in Vietnam e Thailandia, per esempio, prendessero l’iniziativa seguendo diverse forme di sensibilizzazione economica presso gli Stati, gettando le basi per un rapporto solido in futuro. Per raggiungere l’apice istituzionale Russia-ASEAN, un accordo di libero scambio va stipulato e la probabilità che ciò accada aumenta notevolmente con gli accordi di libero scambio tra Stato e Stato che i russi siglano (in questo momento con il Vietnam e forse in futuro con Thailandia, Laos e anche Myanmar). Una strategia potrebbe essere stringere tali accordi con tutti i membri continentali prima, e poi fare pressione sulle controparti insulari, in modo che tutti aderiscano all’accordo di libero scambio con l’Unione Eurasiatica nell’ambito di un’ASEAN unificata.highway-mainOltre l’Eurasia
I piani economici della Russia sono globali e quindi comportano una componente africana e una latino-americana, anche se questi non hanno ovviamente priorità o potenziale immediato quanto le rotte eurasiatiche meridionali. Tuttavia, presentano alcune interessanti possibilità di riflettere e fornire qualche indicazione su ciò che gli osservatori possono vedere in futuro misurando i progressi su queste direttrici interessanti.

Africa: La Russia ha attualmente tre opportunità per agevolare il commercio non correlato alle risorse con l’Africa, il cui primo è l’ampliamento della linea levantina attraverso i canali di Suez diretta verso la costa occidentale del Mar Rosso, cioè Gibuti (e tangenzialmente Etiopia). Qui la Russia detiene il maggiore potenziale nell’avviare una negoziazione regionale nel continente, essendo non solo conveniente geograficamente, ma anche politicamente, avendo la Cina stretti rapporti con Gibuti ed Etiopia (quest’ultima ex-alleata sovietica e terza economia in più rapida crescita del mondo) sono anche utili. Logisticamente parlando, aiuta anche che la Cina abbia appena costruito la ferrovia dal porto di Gibuti alla capitale etiope Addis Abeba, il che significa che la Russia potrebbe ovviamente utilizzare questa ‘Via della Seta africana’ migliorando le proprie relazioni economiche con la regione e aggiungendo profondità strategica al progetto per la diversificazione economica dall’occidente. La seconda possibilità per la Russia è capitalizzare dal rapporto energetico (convenzionale e nucleari) con la Nigeria penetrando l’economia reale della regione, e in caso di successo, utilizzare la rotta Atlantico-Mediterraneo-Mar Nero per il traffico delle merci. Sarebbe molto più efficiente inviarle attraverso il Sahara sulle coste mediterranee, tuttavia tra tre anni, dopo che la via trans-sahariana sarà completata, potrà farlo. Lungo la stessa linea di pensiero c’è anche la possibilità di un’autostrada N’Djamena (capitale del Ciad) -Tripoli (nella più ampia autostrada Tripoli-Windhoek), ma due grandi ostacoli impediscono alla Nigeria d’utilizzare questa rotta, Boko Haram e il caos in Libia. Allo stesso modo, la prevista autostrada N’djamena – Gibuti deve ancora essere costruita, ma anche se completata, Boko Haram e un eventuale riemergere della guerra secessionista del Darfur potrebbe renderla inutile nel prossimo futuro. Il terzo itinerario proposto per collegare le economie dell’Africa occidentale in generale alla Russia è attraverso la rotta del Mar del Nord, per cui è previsto che le navi dirette a oriente potrebbero seguire le coste artiche della Russia trasportando merci. Mentre questo è certamente possibile, in teoria, la rotta va ancora creata e attivata, e poi la Russia ha bisogno di strutture portuali appropriate nel Nord e di reti logistiche verso sud attive, per attuare tale piano. Così, dato questo ragionamento economico ed altri, la Russia ha dichiarato lo sviluppo della parte settentrionale del Paese obiettivo prioritario simile a quelli in Estremo Oriente. Pertanto, non è una via commerciale affidabile, nel breve termine, ma potrebbe certamente rivoluzionare le relazioni economiche russo-occidentali in futuro, a condizione che sia adeguatamente utilizzata da entrambe le parti, vi sia consapevolezza della sua esistenza e volontà di condurvi affari.

America Latina: Le prospettive di un’accelerazione dei legami commerciali russo-latinoamericani sono molto forti, ma dipendono dal completamento dei grandi progetti infrastrutturali come il canale Trans-Oceanico del Nicaragua. Questo progetto finanziato dai cinesi aprirà una rotta sottratta all’influenza statunitense tra Caraibi e Pacifico, a sua volta consentendo un maggior flusso commerciale latinoamericano-cinese e latinoamericano-russo (per non parlare delle conseguenze militari regionali della presenza cinese e russa). Se le esportazioni brasiliane e di altre nazioni seguiranno questa rotta verso la Russia, ovviamente arriveranno a Vladivostok, ancora una volta sottolineando l’importanza geostrategica di questa città e del suo sviluppo nel grande pensiero russo. Un’altra opportunità sarebbe la Russia che impiega la Via della Seta sudamericana dal Perù al Brasile accedendo dal Pacifico al più grande mercato del continente. Questo piano ha appena cominciando a materializzarsi e ci vorrà tempo per attuarlo, a condizione, naturalmente, che non sia influenzato da uno degli scenari già descritti. Mentre la Russia non ha il controllo diretto sul completamento di questi due grandi progetti, certamente ha un rilevante interesse economico nel loro successo, in quanto non solo le darebbero una presenza economica trans-emisferica (e quindi globale), ma completerebbero anche la funzione strategica prevista di Vladivostok, divenendo uno dei principali centri di scambio non-occidentali della Russia.

Conclusioni
La portata economica della Russia comincia a recuperare il ritardo con la politica, dato che il Paese rapidamente torna a un approccio pan-eurasiatica con conseguenti ambizioni globali (dall’Africa all’America latina). Basato su cui ciò è stato costruito negli ultimi dieci anni, è evidente con la serie di vertici e forum che il Paese ha appena ospitato, il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, il vertice BRICS e il vertice SCO, e l’Eastern Economic Forum, che offrono la prova concreta dei piani della Russia per integrare la propria economia a quella degli omologhi del Nord dell’Eurasia (UE, Asia centrale e Asia orientale). Ciò è solo la prima metà della strategia supercontinentale però, che alla fine prevede una prossima direzione a sud, verso le economie di Medio Oriente, sud-est asiatico e ASEAN. L’Unione economica eurasiatica è il meccanismo principale per attuare quest’ultimo obiettivo, e sarebbe assai facilitato con la formalizzazione di una vasta serie di accordi di libero scambio con Stati presenti in queste regioni strategiche. Infine, pur non essendo un obiettivo prioritario oggi, la Russia ha la possibilità di costruire forti partenariati economici con i Paesi africani e latino-americani, anche se la realizzazione di ciò probabilmente avrà luogo dopo le prime due fasi (integrazione nord-eurasiatica e passaggio a sud ) raggiungendo la maturità economica. Quando si guarda il quadro d’insieme dei processi combinati attualmente in corso nella strategia geo-economica della Russia, è evidente che il Paese è tutt’altro che isolato e che oggi ha le migliori possibilità nella storia per integrarsi con il resto del mondo.600x400_1370495648_canal 2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.211 follower