La Cina aumenta l’influenza sull’Afghanistan

Vladimir Platov New Eastern Outlook 21.09.2017Non sorprende che gli Stati Uniti non siano l’unico Stato a riconoscere l’importanza geopolitica dell’Afghanistan. Tra le altre nazioni profondamente interessate a questo Stato dell’Asia centrale c’è la Cina. Fin dal 2011, quando fu lanciato il vertice “Cuore dell’Asia”, la Cina fa ogni sforzo per migliorare i rapporti con tutte le nazioni impegnate nella ricostruzione dell’Afghanistan. Pechino organizzò una riunione coi partner regionali, tra cui Iran, Pakistan e Russia, e collabora strettamente con il gruppo di coordinamento quadripartito tra Afghanistan, Pakistan, Stati Uniti e Cina, nonché i taliban. Tuttavia, negli ultimi tre anni la Cina è sempre più interessata a stretti legami con l’Afghanistan. Dopo il ritiro della maggior parte delle forze d’occupazione degli Stati Uniti, Pechino inviò a Kabul un gruppo di funzionari guidati dal Ministro degli Esteri Wang Yi. Infatti, negli ultimi tre anni, Pechino forniva più assistenza all’Afghanistan di quanto abbia fatto nei tredici anni precedenti.

Interessi cinesi in Afghanistan
Le ragioni di Pechino sono abbastanza chiare da sempre. Cerca la graduale riduzione delle truppe NATO in Afghanistan per ridurre l’influenza di Washington e creare una “zona di stabilità” ai confini della Cina. Allo stesso tempo, i funzionari di Pechino si rendono conto che fintanto che la situazione in Afghanistan rimarrà instabile, le forze della NATO e statunitensi avranno un pretesto per prolungare la presenza in un territorio confinante con la Cina. Inoltre, è estremamente importante che Pechino garantisca l’attuazione sicura dell’iniziativa economica Fascia e Via (OBOR), indebolendo i gruppi terroristici operanti nella regione, tra cui lo SIIL. Tali gruppi garantiscono che l’Asia centrale rimanga un quadro politico potenzialmente esplosivo. Ciò consente ai terroristi di preoccupare Pechino sulla stabilità nazionale e regionale. Quel che è peggio è che la tensione sempre presente nell’Asia centrale può potenzialmente mettere in pericolo l’iniziativa promettente dell’OBOR. Un brusco aumento delle attività dello SIIL in Afghanistan e Asia centrale è la maggiore preoccupazione della Cina, dato che tale minaccia può essere controbilanciata solo con l’aiuto di operatori regionali e dall’antiterrorismo costantemente crescente di Cina e Russia. Pechino ritiene che i terroristi dello SIIL possano infiltrarsi nel territorio cinese dal confine Pakistan-Cina per tentare in qualche modo di sabotare l’OBOR.

La Cina e la lotta al terrorismo internazionale
A questo proposito, negli ultimi anni la Cina ha lanciato la lotta al terrorismo internazionale sostenendo i Paesi dell’Asia centrale e meridionale, in particolare l’Afghanistan, e aumentando la spesa per la sicurezza degli operatori regionali nel contrastare la crescente minaccia terroristica. Non c’è da meravigliarsi che Pechino sia al comando di ogni grande esercitazione antiterrorismo nella regione, da allora. Tale politica viene perseguita da Pechino soprattutto perché, secondo stime di medio e lungo termine, quando i conflitti nel Medio Oriente finiranno, lo SIIL agirà in Afghanistan e negli altri Stati dell’Asia centrale. Per queste ragioni, dal 2016 le autorità cinesi rafforzano i confini statali e guidano le esercitazioni antiterrorismo. È anche curioso che, secondo la legislazione cinese, Pechino possa considerare lo schieramento di truppe nel territorio di uno Stato confinante nel caso in cui la sicurezza nazionale cinese sia minacciata. Se si tiene conto dell’esperienza della Russia nell’assistenza a Damasco nell’antiterrorismo, e del desiderio degli Stati Uniti di aumentare l’influenza in Afghanistan e altri Paesi della regione, i politici cinesi potrebbero pianificare l’aumento degli investimenti negli Stati regionali come forma di contrappeso. Sul rafforzamento della cooperazione cinese con Kabul nella lotta antiterrorismo, la decisione di Pechino di assisterla nella creazione di unità speciali per la guerra in montagna è particolarmente degna di nota. In particolare, come osservato a metà agosto dal Ministero della Difesa afghano, la Cina finanzierà la creazione di un’unità di forze speciali nel Badakhshan, per garantire la sicurezza di questa provincia montuosa ai confini con il Tagikistan. Pechino non si è semplicemente impegnata a creare le infrastrutture necessarie, ma a sostenere l’unità con armi ed equipaggiamenti. Prima di ciò, i vertici militari cinesi annunciarono l’intenzione di fornire all’Afghanistan 73 milioni di dollari in aiuti militari.Vladimir Platov, esperto di Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Il discorso di Trump era tutto sul dollaro

Tom Luongo, 20 settembre 2017C’era poco di accettabile nel discorso all’ONU di Donald Trump. Una tiritera di mezze verità, omissioni e menzogne spuntando tutte le caselle pro-USA, piazzando un teatrino e facendo sapere a tutti che il nuovo sceriffo segue le stesse regole di sempre.
Ho parlato con un amico del discorso all’ONU di Donald Trump e mi ha ricordato che la politica internazionale segue i principi della mutua aggressione nella necessità di garantirsi le risorse. Sembra triste ricordarlo a tutti, ma è anche importante data l’intensità del rumore politico di ogni giorno. Il discorso di Trump annunciava a Russia, Cina e Iran che gli Stati Uniti non saranno gentili in questa buonanotte. Che la nostra leadership userà tutto ciò che ha disposizione per mantenere posizione e leva sulla corsa globale ai minerali, metalli ed idrocarburi che alimenteranno l’economia mondiale nei prossimi cento anni. Questo è ciò che che fa ribollire il vociante Trump. Non meno di Obama o Bush il minore. Il Presidente Vladimir Putin lo sa. I presidenti cambiano ma la politica no, come dice. Perché, quando si è spinti, nessuno al potere crede per un secondo che il commercio sia questione di accordi mutualmente vantaggiosi. Quando si è spinti, si prendono i giacimenti di petrolio/minerari e lo s’impedisce agli altri. Inserire i baffi di Sam Elliott e il frappè al contenuto del tuo cuore. Questa è la mentalità di chi frequenta i corridoi del potere. Tutte le chiacchiere su minacce esistenziali e difesa degli alleati sono semplicemente il codice delle tipica visione coloniale occidentale su gestione e negazione delle risorse. Il resto è fuffa.
Gli Stati Uniti sono giustamente minacciati dal potere crescente dell’alleanza russo-cino-iraniana che si volge rapidamente ad integrare l’economia eurasiatica, Corea democratica compresa, facendo dei nemici politici attuali degli alleati economici. Putin ha già preso la Turchia. La Corea del Sud è all’ordine del giorno con l’iniziativa Fascia e Via? Si corre per impedire a Corea democratica e Iran la reciproca esternalizzazione dei programmi nucleari prima che il cambio di regime da parte degli Stati Uniti sia fuori questione. Non permetteremo una Corea democratica nucleare. L’abbiamo detto per quindici anni. E non ci s’inganni, Trump ha detto a piena bocca che si tratta di cambiare regime. Finché sei un regime approvato dagli Stati Uniti, non si è soggetti alla nostra ira. Com’è diverso da qualsiasi presidente statunitense degli ultimi venti anni? In cosa? Trump più enfant terrible dei presidenti passati? Quindi aggravando le minacce più di prima?

Il tallone d’Achille del dollaro
No. È solo il turno di Trump di attuare l’ultimo round della ‘diplomazia del dollaro’ col mirino del Pentagono. Guardate, non ‘è una coincidenza che il giorno prima che la Federal Reserve annunciasse l’abbandono del suo decennale esperimento coi QE, Trump andasse all’ONU per annunciare che “siamo tutti neocon”. Niente. Zero. Vi dissi il mese scorso che fece un accordo con loro per 1) rimanere al potere e 2) far passare parte della sua agenda a un congresso ostile. Questo è il culmine dell’accordo. Gli Stati Uniti hanno appena dichiarato la guerra finanziaria e militare a tutti coloro che cercheranno di sfidarne o ignorarne il dominio. Dopo nove mesi di pessimismo sui mercati, il dollaro sarà ai minimi nelle prossime settimane e avrà una svolta. La FED si riprende ciò che ha dato al mondo. Ci sono trilioni di nuovi dollari negli emergenti mercati del debito che aspettano di essere schiacciati da tassi d’interesse più alti, ristretta liquidità del dollaro e panico nella politica europea. Questa è la politica, gente. Questo era da sempre il piano. La Russia annunciava poco prima del discorso di Trump che i suoi porti non accetteranno più il dollaro per le transazioni commerciali. Putin ha appena escluso il maggiore esportatore di petrolio e gas dal dollaro. Questa è guerra. Concordo con Martin Armstrong, il volume degli scambi mondiali non si confronta con il volume dei capitali finanziari sui mercati valutari e obbligazionari.

La piramide degli strumenti finanziari di Exter
Penso anche che abbiamo raggiunto il picco di quel rapporto. Russia e Cina mollano il dollaro ma non importa finché non ci sarà il crollo del valore del debito che gonfia i prezzi di ogni bene. In breve, la Piramide di Exter prima o poi crollerà. Ciò significa che il debito denominato in dollari esploderà e/o sarà messo da parte, e il dollaro non sarà la valuta commerciale dominante in futuro, come lo è oggi. Tale quota di mercato non sarà mai più recuperata. Ma ciò non accadrà domani o l’anno prossimo, è accaduto ieri, segnando l’inizio della nuova politica. Trump s’è inginocchiato, baciando anelli e imbellettando il più grosso alligatore della palude. E il mondo ora ha l’ordine di marcia.

L’obiettivo del dollaro
Il deflagrare della nuova guerra finanziaria del dollaro sarà l’ultima che la FED potrà fare. Si pensi alla crisi asiatica del 1997 o al crollo di Lehman Brothers nel 2008. Fu la stessa cosa, sottraendo liquidità al dollaro per distruggere le economie di mercato emergenti, ubriache di debiti a basso interesse. Ma il problema questa volta è che abbiamo zero-bound da un decennio. Abbiamo consumato la nostra borghesia e mandato in bancarotta i nostri sistemi pensionistici. Alcuna riforma fiscale può cambiare ciò. E siamo seri, non c’è voglia a Washington di ridurre di un dollaro la spesa. Il sistema bancario è infinitamente più fragile di quanto lo fosse nel 2008, nonostante le proteste della banca centrale. Quindi, la coppia Trump-Yellen inizierà la prossima grande ondata di dollari USA. L’euro sarà schiantato insieme all’oro. Sì, la curva dei rendimenti si appiattirà leggermente, ma che importa. Si avranno tassi più alti propagando onde d’urto nel mondo che non avranno niente a che fare con le bombe della Corea democratica, i terremoti in Messico o le ciabattate diplomatiche all’ONU. Sarà come sempre, il denaro e la capacità valutarie del Paese che controlla quelle degli altri mantenendo una presa di ferro sui prezzi di petrolio e gas. Questo è ciò che Trump diceva nel suo discorso. Russia e Cina hanno ascoltato, ma hanno già sentito tale discorso. Non ci si aspetti che nulla cambi, tutto farà veramente paura d’ora in poi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Petroyuan: nuovo sistema monetario multipolare e difesa anti-sanzioni

AVN, 17 settembre 2017Le sanzioni economiche imposte dal governo degli Stati Uniti hanno spinto il Venezuela a implementare un nuovo sistema di pagamento internazionale, con l’idea di aprirsi al mercato multipolare e limitare il blocco economico dal Nord America. Il 7 settembre il Presidente della Repubblica Nicolás Maduro annunciava il nuovo piano “per liberarci dal dollaro”, utilizzando “valute di conversione libera, come yuan, euro, yen, rupia e valute internazionali, abbandonando il laccio del dollaro valuta oppressiva”, come affermava al Parlamento Federale, presentando il suo Piano Economico per la Pace all’Assemblea Nazionale Costituente (ANC). La prima azione s’è riflessa sul prezzo del greggio venezuelano, che per la prima volta veniva prezzato in yuan dal Ministero del Petrolio, pari a 306,26 yuan per barile, cioè 46,75 dollari. Inoltre, alcuni giorni prima il Vicepresidente della Repubblica Tariq al-Aysami informava che il Venezuela firmerà “il primo accordo commerciale in yuan per la vendita di petrolio alla Cina“. Venivano inoltre effettuate rettifiche per l’avvio delle operazioni con un paniere di valute del sistema di cambio dalla variazione complementare svincolata del mercato (Dicom), schema del Governo Nazionale che consente le operazioni di cambio valutario a società e persone fisiche ad un prezzo deciso dal mercato, fulcro del controllo dei cambi.

Russia e Cina: i pionieri
Con queste azioni, il Venezuela entra nel progetto già avanzato da Russia e Cina. L’economista messicano Ariel Noyola Rodríguez osservava in un articolo pubblicato da Actualidad RT nel maggio 2016, che “Mosca e Pechino commerciano petrolio con un canale di transizione volto verso il sistema monetario multipolare, cioè non basato solo sul dollaro ma su diverse valute e soprattutto che riflette i rapporti di forza dell’attuale ordine mondiale“. Un’azione decisa appunto dalle sanzioni economiche imposte nel 2015 da Washington e Bruxelles che, secondo l’analista, “incoraggiano i russi ad eliminare dollaro ed euro dalle transazioni commerciali e finanziarie, o altrimenti sarebbero stati esposti al sabotaggio nelle operazioni di vendita coi principali partner“. Quindi, da metà 2015, “gli idrocarburi che la Cina acquista dalla Russia vengono pagati in yuan e non in dollari“, permettendo di neutralizzare il blocco imposto a Mosca dalla crisi in Ucraina. “Vengono poste le fondamenta di un nuovo ordine finanziario basato sul petroyuan: la moneta cinese si prepara a diventare il fulcro del commercio Asia-Pacifico con le maggiori potenze petrolifere“, sottolinea Noyola Rodríguez nel testo: Il ‘petroyuan’ è la grande scommessa di Russia e Cina. L’analista prevede che in futuro l’OPEC adotterà questo modello di marketing petrolifero, una volta che Pechino lo richiederà e sottolinea che altre nazioni seguono questa premessa perché, “hanno capito che per costruire un sistema monetario equilibrato, la de-dollarizzazione dell’economia mondiale è una priorità“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Un accordo ha appena cambiato il quadro energetico globale

La Rosneft fa acquisizioni in India e la Cina entra in Rosneft con un’interessante partnership a tre vie
Dave Forest, Russia Insider 19/9/2017

Uno dei più grandi eventi sull’energia quest’anno è la Rosneft che acquista l’Essar Oil indiana, dando alla società russa l’aggancio a uno dei più grandi mercati petroliferi e gasiferi emergenti del mondo. E questa settimana la storia è diventata più complessa. Con Rosneft che stipula un altro grande accordo, interessando un altro peso massimo nell’energia, la Cina. Rosneft ha annunciato la vendita di una quota significativa del proprio patrimonio a investitori cinesi. In questo caso, la piccola società di esplorazione e produzione CEFC China Energy. Anche se pochi investitori la conoscono, la CEFC porta un importante capitale nell’accordo, accettando di versare 9 miliardi di dollari per acquisire il 14,16% della Rosneft. L’accordo è storico essendo il primo grande acquisto della Cina nell’industria energetica russa (anche se le imprese cinesi finanziano progetti di esportazione di LNG nell’Artico russo), dimostrando la forza dei legami sempre più stretti tra Russia e Cina nell’ambito energetico. Rosneft e CEFC sono al centro di questi rapporti crescenti. Con le due società che hanno firmato un accordo nel settembre scorso, per l’approvvigionamento a lungo termine di greggio russo per la Cina. L’acquisto delle azioni di questa settimana consolida ulteriormente i rapporti commerciali, e dimostra che la Cina vede la Russia come alleato cruciale nel gioco sull’energia. Ma vi sono implicazioni che vanno oltre. Con la Cina ora ha un accesso ai mercati dell’India, attraverso le aziende da Rosneft recentemente acquisite nel Paese. Questo è uno sviluppo cruciale nel quadro energetico mondiale. Dato che le aziende cinesi non hanno direttamente accesso all’India, nonostante la nazione sia uno dei più importanti soggetti emergenti sul piano energetico. La proprietà della Rosneft potrebbe cambiare ciò e potrebbe aprire opportunità in altre parti del mondo, dato che Rosneft attualmente opera dall’Egitto al Brasile al Venezuela.
Una nota intrigante della storia: CEFC acquista la quota di Rosneft da Glencore e dal fondo sovrano del Qatar, che l’avrebbe acquistato solo nove mesi prima per 12 miliardi di dollari. Ciò significa che questi titolari si accollano una perdita del 25% nella vendita, a meno di un anno dall’acquisto. Ma nel frattempo, Glencore ha stipulato un accordo lucroso scambiando il greggio russo della Rosneft, probabilmente per compensare le perdite con la Rosneft e qualcos’altro. Tutto ciò mostra la complessità di questa rapida evoluzione del mondo dell’energia. Osservando altri accordi energetici di Cina e Russia e l’influenza emergente di queste due superpotenze energetiche in altri mercati chiave, come l’India.

L’accordo Rosneft-Cina risponde a molte domande
Tom Luongo Seeking Alpha 13.09.2017Glencore e l’Autorità per gli investimenti del Qatar vendono la quota della Rosneft, azienda petrolifera russa, a una piccola società cinese, CEFC China Energy Co., per 9 miliardi di dollari. Questo accordo pone molte domande ma risponde anche ad altre. La joint venture tra QIA e Glencore si dividerà la maggior parte della quota di Rosneft con Glencore che mantiene lo 0,5% e QIA il 4,7%. CEFC ottiene il rimanente 14,6% dal gigante petrolifero russo. Inoltre, Glencore conserva l’accordo per 220000 barili al giorno dalla Rosneft. I termini dell’operazione sono stati erroneamente segnalati da Zerohedge con QIA e Glencore che acquistano il 25% della quota con l’accordo stipulato a dicembre. Ma l’accordo da 12 miliardi di dollari è ancora in vigore, con la CEFC che acquista il 75% della quota per 9 miliardi di dollari.

Domande sul Qatar
Quindi, la domanda è perché il QIA vende la quota della Rosneft ora? Il collaboratore della Fellow SA Craig Pirro lo studia da ciò che esce dalla Russia, ritenendolo solo una mossa di Putin. Non sono del tutto in disaccordo, ma Pirro non considera i massicci cambiamenti geopolitici negli ultimi dieci mesi dall’accordo originale. In primo luogo, tali accordi sono sempre motivati dal punto di vista geopolitico. Tutto ciò che coinvolge Qatar, Russia e petrolio è prima e soprattutto geopolitica e non politica del profitto/perdita. Il Qatar acquistò Rosneft come passo per far firmare ai russi la riduzione della produzione OPEC incrementata con forza dai sauditi. Inoltre, il Qatar doveva convincere Putin che non finanziava più i gruppi di al-Qaida che combattono il governo di Assad a Idlib. Dopo che l’accordo fu annunciato, la resistenza nella Siria nordoccidentale cominciò a sbriciolarsi, e il Qatar deve trovare amici più grossi prima di finire appeso da qualche parte. L’Arabia Saudita non ha potuto convincere Putin ad accettare le riduzioni perché non aveva nulla da dare alla Russia. Si ricordi che il rublo ora galleggia liberamente, mentre il riyal saudita no, poiché i sauditi sono in crisi finanziaria e politica mentre i russi escono da una recessione che li avrebbe paralizzati se non avessero svincolato il rublo nel novembre 2014. Quindi, il Qatar entrò a mediare l’accordo, come riportato da Bloomberg e Financial Times lo scorso anno, dando a Putin ciò che voleva per firmare il taglio della produzione. Rosneft ottiene molta liquidità, il Qatar guadagna un alleato nella Russia, il prezzo del petrolio si stabilizza e Glencore ottiene un buon accordo sul petrolio russo. Vincono tutti. Arrivando ad oggi, col Qatar che subisce la forte pressione dei sauditi che ne bloccano le attività, gli Stati Uniti che impongono rigorose sanzioni alle banche europee che fanno affari con l’industria energetica russa e la Cina presa di mira dall’amministrazione Trump su più fronti. Quindi, mentre l’economia di questo accordo sul prezzo corrente delle azioni della Rosneft non ha molto senso, come ha sottolineato Pirro, c’è molto più in gioco, per chi ne è interessato, di qualche centinaio di milioni di azioni di un arbitrato che potrebbe cambiare in pochi giorni.

Risposte dalla Cina
La Cina entra qui per salvare non solo BancaIntesa, la banca italiana che ha provveduto a far fluire gran parte del finanziamento per l’accordo, ma anche il Qatar che ottiene una grande infusione di liquidità in dollari assai necessari. La Russia s’integra ulteriormente nel sistema di negoziazione petrolifera della Cina di Shanghai, tra cui i molto discussi contratti futures convertibili in oro (GLD). Ciò scansa l’accordo dalle nuove sanzioni statunitensi. Infatti, compie un perno perfetto da tali sanzioni. Si ricordi che il segretario al Tesoro Steve Mnuchin ha apertamente minacciato, di nuovo, le banche cinesi di espulsione dal sistema SWIFT. Era per la Corea democratica, ma intimamente collegato all’acquisto di petrolio dei cinesi. Tale minaccia è credibile contro le banche del Qatar. Russia e Stati Uniti hanno già scambi così esigui in dollari da essere irrilevanti sul grande piano delle cose. La Russia già sostituisce Visa con il proprio sistema di pagamento interno denominato Mir. La Cina ha già UnionPay. Ma tale minaccia non è semplicemente credibile contro la Cina, il più grande partner commerciale degli Stati Uniti. Sarebbe un atto di autodistruzione dei mercati globali dei capitali. Inoltre, testerebbe il sistema di pagamento interbancario cinese (CIPS) sulla capacità di gestire il finanziamento del commercio della Cina. CIPS è conforme al protocollo SWIFT. Questo accordo consolida ancor più Cina e Russia quali alleati strategici, sempre più vicini e più importanti ad ogni tentativo di punirle per perseguire ciò che ritengono loro interesse nazionale. Inoltre, sottolinea l’impegno della Cina con il Qatar. La Cina è un suo importante partner commerciale. E questo accordo è una dichiarazione importante ai sauditi che la Cina è disposta a correre in difesa di un suo importante fornitore di energia e di dettare i termini. A un certo punto, la Cina smetterà di offrire dollari per il petrolio dell’Arabia Saudita. Compiendo ogni mossa per garantirsi di pagare le fonti in yuan, il cambio col dollaro saudita s’indebolisce. Rosneft su questo accordo è neutrale. È semplicemente un mezzo per le grandi manovre geopolitiche. Per il Qatar è un passo positivo, visto l’ovvio scambio con l’investimento originale di dicembre, per comprarsi alcuni mesi per resistere alla pressione economica saudita, prima di decidere di far fluttuare la propria moneta. Per la Cina, l’accordo è una vittoria netta perché assicura un flusso maggiore di petrolio russo nei propri mercati petroliferi, continuando a consolidare fiducia tra gli investitori e nel tempo. E questa è veramente la vittoria definitiva per tutti loro.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Esercitazioni militari russo-bielorusse “Zapad 2017”

Valentin Vasilescu, Rete Voltaire, Bucarest (Romania), 18 settembre 2017
Valentin Vasilescu, esperto militare ed ex-vicecomandante dell’aeroporto militare di Otopeni.Dall’organizzazione del colpo di Stato in Ucraina, l’insediamento dei nazisti a Kiev e l’indipendenza della Crimea, la NATO alimenta la paranoia dei suoi membri europeo-orientali. Mosca non avrebbe protetto i crimeani da un governo nazista, ma conquistato e annesso questo territorio storicamente russo. Grazie a tale narrazione, Washington occupa l’Europa orientale militarmente, senza che i popoli sottomessi protestino. Al contrario, sono allarmati dalle manovre militari russe-bielorusse.
La stampa occidentale riferisce ogni sorta di preoccupanti ipotesi sulle esercitazioni militari “Zapad-2017” quale opportunità per la Russia d’invadere gli Stati sul fianco orientale della NATO. Nessuno si preoccupa di studiare lo scenario di queste esercitazioni ed ha la formazione necessaria per analizzarle. Vediamo cosa sono. Le esercitazioni militari russo-bielorusse Zapad-2017 si svolgono dal 14 al 20 settembre 2017 e mirano a: “Migliorare l’addestramento e l’uso di gruppi di forze armate per garantire la sicurezza dell’avamposto strategico della difesa collettiva di Russia e Bielorussia“. Lo scenario delle esercitazioni indica che il territorio della Bielorussia e l’enclave russa di Kaliningrad vengono infiltrati massicciamente da unità delle Forze Speciali che simulano i terroristi. Provengono da tre Paesi fittizi: Vajsnoryja, Vesbaria e Lubenia. Vesbaria si trova, sulla mappa, nel territorio di Lituania e Lettonia, e Lubenia comprende Lituania e Polonia, tutti membri della NATO. I terroristi infiltrati controllano importanti obiettivi nel Vajsnoryja, zona nordoccidentale della Bielorussia. Il primo passo è separare il Vajsnoryja dal resto della Bielorussia con azioni di sabotaggio volte ad aggravare la situazione socioeconomica del Paese e facilitare un colpo di Stato a Minsk. L’obiettivo è utilizzare il territorio bielorusso per lanciare una massiccia invasione della Russia. Il concetto delle esercitazioni Zapad-2017 si basa su misure militari capaci d’impedire la destabilizzazione della Bielorussia e la liberazione della regione occupata dal Vajsnoryja. Pertanto, il primo passo delle manovre è verificare la capacità delle Forze Armate russe e bielorusse di mantenere la supremazia aerea e bloccare il corridoio d’infiltrazione e rifornimento ai terroristi di armi e munizioni. Il secondo passo consiste nel verificare la capacità delle unità aeree d’intervenire a grande distanza dalle basi isolando e circondando i gruppi terroristici infiltrati. Questa operazione prevede la manovra di forze di supporto, terrestri e aeree, per bloccare la via di ritirata dei terroristi verso il Mar Baltico. L’ultima tappa delle manovre è circondare i terroristi ed eliminarli fisicamente.Quali conclusioni trarre?
Queste esercitazioni sono strettamente difensive, limitate all’ovest di Bielorussia e Russia. Si svolgono rigorosamente in sette poligoni terrestri in Bielorussia e tre in Russia, dove sono stati invitati osservatori militari di tutti gli Stati della NATO. Comprendono 12700 soldati (7200 in Bielorussia e 5500 in Russia), 680 mezzi, tra cui 370 blindati (di cui 250 carri armati), 200 sistemi d’artiglieria, 70 elicotteri e aerei e 10 navi da guerra. La necessità di pianificare queste esercitazioni deriva dal timore di un’invasione della NATO da Paesi baltici e Polonia. Per migliorare la sicurezza in questi Stati, la NATO ha recentemente schierato la 10.ma Brigata aerea statunitense, con più di 60 aeromobili, e la 3.za Brigata corazzata statunitense. Inoltre, nei tre Stati baltici, i membri della NATO svolgono un servizio in rotazione con uno squadrone di aerei da combattimento. La NATO ha anche creato una forza di risposta ultrarapida, formata da 10000 soldati di sette Stati membri appositamente addestrati per agire sulle coste di Mar Baltico e Mar Nero. I timori della Russia sono ragionevoli perché, secondo la dottrina della NATO, Mosca è nel “teatro operativo militare europeo”, sull’asse strategico bielorusso che inizia a Berlino, attraversa la Polonia, l’enclave di Kaliningrad e la Bielorussia, arrivando a Mosca e proseguendo per Samara (ex-Kujbishev). I carri armati possono avanzare rapidamente su questa vasta pianura. Questo percorso è chiaramente progettato per invadere Mosca. Gli obiettivi strategici sono i concentramenti vitali economico-politici (con complessi economici, fonti energetiche, materie prime, reti dei trasporti energetici, ecc.). La loro conquista o controllo temporaneo provoca automaticamente il cambio dell’equilibrio di forze in qualsiasi teatro di operazioni militari. Ad esempio, durante l’Operazione Barbarossa nella Seconda Guerra Mondiale, lanciata il 22 giugno 1941, il Gruppo armate centro guidò l’offensiva sull’asse strategico bielorusso, con 50 divisioni tedesche concentrate in Polonia, con obiettivo strategico per eccellenza Mosca. La Russia ha ripetutamente affermato che i 5 miliardi di dollari del finanziamento di euromajdan a Kiev (secondo Victoria Nuland, ex-vicesegretaria di Stato per l’Europa) portarono al colpo di Stato con cui l’Ucraina passò da amica a nemica della Russia. Tale situazione consente agli Stati Uniti di considerare in futuro l’invasione della Russia dalla NATO. Questa ipotesi non è priva di fondamenta, perché l’invasione potrebbe seguire l’asse ucraino; certamente la via migliore del teatro d’operazione in Europa. Tale asse strategico comincia a Monaco di Baviera, in Germania, attraversa Polonia, Ucraina, fino alla Russia sud-occidentale, passando per Volgograd (già Stalingrado) e seguendo il Volga fino al mare Caspio. Il piano Barbarossa, l’invasione dell’URSS durante la Seconda guerra mondiale, affidò la conquista dell’Ucraina al Gruppo armate sud composto da 57 divisioni tedesche, italiane, ungheresi e rumene. Alcune di queste (in totale 330000 soldati) furono circondate e distrutte a Stalingrado o forzate a consegnarsi ai sovietici il 26 gennaio 1943. Se l’Ucraina venisse scelta come punto di partenza per l’offensiva sulla Russia della NATO, darebbe il vantaggio alla NATO di poter evitare i combattimenti nei Carpazi, che raggiungono i 2061 metri di altezza.

[1] Queste esercitazioni non sono di notevoli dimensioni. Occupano meno di 13000 effettivi, mentre gli Stati aderenti all’OSCE, tra cui Bielorussia e Russia, s’impegnano ad invitare come osservatori tutti i partner dell’organizzazione.
[2] “Le osservazioni di Victoria Nuland alla Conferenza della Fondazione USA-Ucraina“, di Victoria Nuland, Voltaire Network, 13 dicembre 2013.

La Russia effettuava lanci del missile balistico tattico Iskander-M
Vladimir Rodzianko, The Duran 18 settembre 2017

I militari russi hanno condotto il lancio di un missile balistico Iskander-M alla gittata massima operativa, secondo il Ministero della Difesa russo.
Un sistema missilistico Iskander-M ha eseguito il lancio di un missile dal poligono di Kapustin Jar nella regione di Astrakhan, nell’ambito dell’esercitazione strategica Russia-Bielorussia Zapad-2017″, dichiarava il Ministero della Difesa russo a Sputnik. “Il missile ha volato per 480 chilometri colpendo l’obiettivo nel poligono Makat (Kazakistan)“, affermava la dichiarazione. Il 9K720 Iskander è un sistema missilistico mobile a corto raggio creato e schierato dalla Federazione Russa. Questi sistemi missilistici sostituiranno i sistemi obsoleti OTR-21 Tochka, ancora impiegati dalle Forze Armate russe, entro il 2020. L’Iskander ha diverse testate convenzionali, tra cui una da combattimento con submunizioni, una esplosiva aria-combustibile, una esplosiva ad alta potenza, una a penetrazione anti-bunker e una ad impulsi elettromagnetici per le missioni anti-radar. Il missile può anche trasportare testate nucleari. Nel settembre del 2017, il Direttore Generale della KBM, Valerij M. Kashin, dichiarò che c’erano almeno sette versioni (e “forse più”) del missile Iskander, tra cui una da crociera.

Le manovre russo-cinesi enfatizzano la guerra anti-som
Sputnik 18.09.2017

Un distaccamento della Marina Militare cinese arrivava a Vladivostok per partecipare alla seconda fase delle esercitazioni navali russo-cinesi Joint Sea-2017. In un’analisi speciale per Sputnik, l’osservatore militare russo Vasilij Kashin ha spiegato ciò che rende uniche le esercitazioni nella cooperazione militare russo-cinese.
La seconda fase delle Joint Sea-2017 iniziavano ufficialmente il 18 settembre per proseguire fino al 26 settembre. La fase costiera delle esercitazioni si svolgerà fino al 28 settembre e prevede le manovre congiunte della fanteria navale russa e cinese. La seconda tappa, dal 22 settembre, sarà costituita dalla fase marittima nel Mar di Giappone e nell’area meridionale del Mare di Okhotsk. Le navi della Marina Militare russa coinvolte nelle esercitazioni sono l’Admiral Tributs, cacciatorpediniere classe Udaloj progettato per la guerra anti-som, nonché la Sovershennyj, corvetta classe Steregushyj che la NATO designa fregata per le dimensioni, la nave di supporto Igor Belusov, dotata di apparecchiature di soccorso subacqueo AS-40, oltre a 2 sottomarini diesel, una corvetta classe Tarantul e diverse navi appoggio. La Cina è rappresentata dal cacciatorpediniere Shijiazhuang, dotato del sistema missilistico antiaereo russo S-300FM, dalla fregata Daqing e dalla nave di supporto Changdao, che dispone di un veicolo di soccorso subacqueo Elar-7.
Commentando le esercitazioni, Kashin spiega che sono significative per la particolare attenzione alla guerra anti-som. Secondo l’osservatore, ciò è importante perché, mentre le precedenti esercitazioni congiunte marittime prestavano particolare attenzione alle operazioni di assalto anfibio, queste ne sono totalmente prive. “Le unità della fanteria navale condurranno una manovra congiunta sulla riva, ma gli sbarchi non sono inclusi nel programma di quest’anno“, secondo Kashin. “Invece“, sottolinea l’analista, “per la prima volta sono incluse le manovre congiunte di navi di salvataggio sottomarini russe e cinesi dotate di veicoli di salvataggio in mare profondo. Gli aerei anti-som russi e gli elicotteri anti-som russi e cinesi partecipano alle esercitazioni: due sottomarini della Flotta del Pacifico russa ne sono coinvolti, probabilmente il loro ruolo sarà essere trovati e “salvati” dalla task force congiunta russo-cinese“. Secondo Kashin la novità di queste esercitazioni è che aiuteranno lo scambio di preziose esperienze nell’organizzare operazioni di salvataggio. “Inoltre, grazie alla cooperazione, nuove opportunità saranno aperte per realizzare effettive missioni congiunte russo-cinesi se un disastro accadesse mai a un sottomarino appartenente ad uno dei due Paesi“. Naturalmente, anche l’ampliato scambio di esperienze sulla guerra anti-som avrà “particolare interesse per i cinesi“, nota l’analista. Infine, Kashin ritiene che la crescente importanza delle operazioni di guerra anti-som nei programmi delle esercitazioni congiunte russo-cinesi indica crescente fiducia tra i due Paesi nella sfera militare, “e la volontà di scambiare informazioni su questioni complesse“. “La cooperazione russo-cinese in questo settore non è ancora pari alla cooperazione tra Russia e India, con quest’ultima che affitta sottomarini nucleari russi, tuttavia si può ipotizzare che l’obiettivo della cooperazione tra Russia e Cina sia ottenere un simile livello di fiducia e cooperazione“, concludeva l’esperto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio