Russia e India verso un’importante svolta commerciale

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 15.04.2018Russia ed India sono partner di lunga data con una ricca storia di cooperazione reciprocamente vantaggiosa. I due Paesi hanno un grande potenziale commerciale. Tuttavia, commercio e cooperazione economica russo-indiani non possono ancora essere definiti molto attivi. Questa situazione non è accettabile ed ora Russia ed India lavorano per sviluppare le relazioni economiche. Per molti anni i due Paesi hanno collaborato in settori cruciali come Industria della Difesa, energia nucleare e tecnologie spaziali. Tuttavia, gli scambi sono ancora relativamente piccoli. Inoltre, negli ultimi anni, il volume degli scambi ha iniziato a diminuire, costringendo la leadership di Russia e India a prestare particolare attenzione al problema. Grazie agli sforzi congiunti nel 2017, una crescita costante è finalmente iniziata. Nel periodo gennaio-novembre 2017, il commercio russo-indiano superava gli 8 miliardi di dollari, oltre il 21% in più degli scambi dello stesso periodo del 2016. Anche il 2018 è iniziato con successo: gli scambi nel gennaio 2018 superavano gli indicatori simili del 2017 del 55 percento. Si prevede che la crescita continui e che nel 2018 il commercio russo-indiano superi i 10 miliardi di dollari. Tuttavia, secondo gli esperti russi e indiani, queste cifre potrebbero essere molto più alte se il potenziale commerciale russo-indiano fosse pienamente realizzato. Nel marzo 2018, i media riferivano dell’incontro tra il Ministro dello Sviluppo Economico russo Maksim Oreshkin e il Ministro del Commercio e dell’Industria indiano Suresh Prabhu. Durante i colloqui, i ministri discussero dei vari ostacoli alla cooperazione economica tra Russia e India. Tali ostacoli furono riscontrati nella sfera finanziaria, nella legislazione doganale e in vari altri settori. Di conseguenza, fu adottato un piano per rimuoverli; col successo dell’attuazione del piano, il commercio russo-indiano potrebbe raggiungere i 30 miliardi di dollari entro il 2025.
Un altro passo importante nello sviluppo delle relazioni commerciali tra Russia e India potrebbe essere la creazione di una zona di libero scambio tra India ed Unione economica eurasiatica (UEE), in cui la Russia svolge un ruolo di primo piano. Nel gennaio 2018 si svolsero consultazioni preliminari tra i rappresentanti dell’UEE e la leadership indiana a Nuova Delhi. Si prevede che entro la fine del 2018 le parti procederanno a negoziati a tutti gli effetti. Mentre la cooperazione su vasta scala su vari beni e servizi tra Russia e India va ancora raggiunta, da tempo è ad alto livello in settori come la tecnologia militare. L’India è da tempo un importante acquirente di equipaggiamento militare russo. Il progetto missilistico russo-indiano BrahMos è un successo. Tra le ultime notizie sulla cooperazione tecnico-militare tra i due Paesi, va notato il desiderio dell’India di acquisire sistemi di difesa aerea russi S-400 Triumf. Si prevede che il contratto sarà firmato entro la fine del 2018. L’India è anche interessata alle tecnologie russe per scopi pacifici. Ad esempio, nel febbraio 2018 fu firmato un memorandum per la cooperazione tra United Shipbuilding Corporation (USC, RF) e la più grande società di costruzioni navali indiane, la Cochin Shipyard Limited. Conformemente al documento, le parti intendono progettare e costruire insieme navi moderne per la navigazione interna e costiera. L’elenco delle navi che le compagnie russe e indiane costruiranno congiuntamente comprende petroliere, navi da carico secco, navi passeggeri e hovercraft. Inoltre, l’USC prenderà parte alla costruzione di infrastrutture per le costruzioni e riparazioni navali nello stato indiano dell’Andhra Pradesh. Inoltre, Russia e India considerano molti altri progetti congiunti relativi ad industria petrolifera, aeronautica, elettronica, farmaceutica e informatica. Una task force sui progetti d’investimento prioritari, creata dalla commissione intergovernativa russo-indiana diversi anni fa, ne discute. La riunione programmata del gruppo si tenne nel settembre 2017. Tra le questioni discusse c’era l’imminente apertura del Centro per la formazione di specialisti nei settori dell’energia e dell’ingegneria pesante, che inizierà i lavori in India nel 2018. La creazione del centro è il risultato del lavoro congiunto tra associazione scientifica e produttiva russa TsNIITMASH e società indiana Heavy Engineering Corporation Ltd. Oltre alla task force per i progetti d’investimento, ci sono anche task force russo-indiani per scienza e tecnologia, prodotti farmaceutici, turismo e cultura, energia, promozione dei pagamenti in valute nazionali e così via.
Nonostante il lavoro dei funzionari, il miglioramento della legislazione e l’impegno degli ambienti economici, il principale problema che ostacola il commercio russo-indiano è il fattore geografico. Russia e India non confinano e tra esse si trovano le distese di Cina ed Asia centrale. La maggior parte (oltre l’80%) del traffico tra i due Paesi avviene lungo la rotta marittima da San Pietroburgo che attraversa il Canale di Suez. È una rotta lunga e difficile che difficilmente permetterà il pieno potenziale commerciale russo-indiano, indipendentemente dalle condizioni favorevoli che i due Paesi creano. Pertanto, un importante passo verso la cooperazione commerciale su vasta scala tra India e Russia include l’istituzione di un corridoio per il trasporto internazionale (ITC) chiamato “Nord-Sud”, sul quale operano Federazione Russa, India, Iran e Azerbaigian. Il progetto ITC prevede la creazione di una vasta rete di strade e ferrovie che collega Russia e Iran. Un ramo va dalla Russia all’Iran attraverso l’Azerbaijan; l’altro termina nel Mar Caspio, nel porto di Astrakhan. Lì, il carico passa al trasporto marittimo seguendo le coste iraniane e quindi continuando su ferrovia. Il terzo ramo passa da Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan. Passando per l’Iran, queste strade dovrebbero finire sulle rive del Golfo Persico, nel porto di Bandar Abbas, da dove possono raggiungere il più grande porto indiano, Mumbai. Pertanto, l’ITC “Nord-Sud” dovrebbe ridurre al minimo il segmento marittimo della rotta tra Russia e India. Il lavoro sul progetto è già al primo decennio; l’interesse per l’ITC si attenuò e poi riapparve. Ma alla fine, negli ultimi anni, i Paesi partecipanti intensificano gli sforzi e il progetto “Nord-Sud” inizia rapidamente ad avvicinarsi alla realizzazione. Va completandosi il ramo più conveniente dell’ITC dal punto di vista logistico, che attraversa l’Azerbaigian. Dopo il completamento dei restanti 180 km di ferrovia tra Iran e Azerbaigian, sarà istituito un servizio ferroviario diretto tra questi Paesi e la Russia. Ciò significa che le comunicazioni tra Russia e India aumenteranno significativamente.
Si può concludere che Russia e India lavorano seriamente sullo sviluppo della cooperazione economica. Dato l’enorme potenziale per entrambi i Paesi, ci si può aspettare che i lavori portino presto risultati molto tangibili.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La profonda disperazione dello Stato profondo. Ecco perché…

Covert Geopolitics, 31 marzo 2018Vi siete mai chiesti perché lo Stato profondo si comporta “stranamente” ultimamente? Non importa dove si guardi, lo Stato profondo lotta per preservare la propria posizione privilegiata sull’intero spettro sociale. Che si tratti di economia, geopolitica, militare o anche nell’esopolitica, perde il controllo, è un grande momento. In breve, è nel panico.

Economia mondiale
Come previsto, lo Shanghai International Energy Exchange (INE) ha iniziato ad intrattenere gli investitori sui futures sul petrolio greggio quotati da 23 intermediari esteri. In appena una settimana, ha già totalizzato 278234 transazioni, per un valore di 115,92 miliardi di yuan. La Cina è attualmente il principale consumatore di energia, ed è giusto che debba dettare il corso della valuta da utilizzare nell’acquisto del petrolio, d’ora in poi. Questo naturalmente fa ben sperare sull’industria guerrafondaia del petrodollaro. No, questo non è solo un cambio tra due elementi dello stesso ordine mondiale. È assolutamente sbagliato. In Cina oggi si costruiscono 33 centrali nucleari avanzate, e il suo obiettivo intermedio è esportare centrali elettriche chiavi in mano in tutto il mondo a un prezzo che solo la Cina potrà offrire. Anche se Donald Trump costringe la Cina ad assumere più idrocarburi costosi, quindi i dazi sull’acciaio cinese. Ma gli Stati Uniti si sparano ai piedi, dato che quest’ultimo è molto più economico delle controparti locali. Perché? La Cina non gioca al gioco economico dell’occidente, basato sulla scarsità. Vuole mostrare all’altra parte che c’è un modo migliore di gestire il pianeta, a vantaggio di tutti. È abbastanza saggio capire che l’unico modo in cui può proteggersi è potenziare le altre nazioni con ampio sviluppo e massicce istituzioni di sistemi energetici liberi con l’uso pacifico dell’energia nucleare.

Il cambio di regime è stato fermato
L’impero inglese non è contento della sconfitta dei suoi gruppi terroristici nel Ghuta in Siria. Circa 6000 terroristi impiegati dalla CIA ancora ottenevano un passaggio sicuro verso Idlib. Ma un giornalista si prese l’onere di confrontarsi con alcuni di loro e mettere in discussione il senso delle loro azioni insensate. Ai terroristi fu offerta la riconciliazione dal governo siriano, ma rifiutavano scegliendo invece di trasferirsi ad Idlib, dove possono unirsi agli altri terroristi della CIA sconfitti. Trump, assai volubile d’altro canto, lascia intendere che gli Stati Uniti molleranno presto la Siria. Applausi per Trump. Ma in realtà, il danno fatto in Siria non può essere annullato con un’affermazione. Per non parlare del fatto che poche settimane prima firmò il più alto bilancio del Pentagono di sempre. Anche l’ultimo tentato colpo di Stato anti-Trump inglese usando la psyop Cambridge Analytica falliva.Comportamento infantile di un vecchio impero
Tornando al Regno Unito, l’immaturità negli affari mondiali si manifesta nell’uso sfrenato del dipartimento d’intelligence per avviare false flag anti-russe malriuscite, avvelenando il proprio agente Sergej Skripal e darne la colpa alla Russia. Ciò seguito dalla massiccia espulsione di diplomatici russi da parte di UE e Stati Uniti, in qualche modo enorme miglioramento considerando che un anno prima, in realtà li assassinavano, apertamente o in altro modo. Ultimamente, i russi risposero con la proporzionata espulsione di diplomatici occidentali, dovuta alla mancata esibizione da parte di questi ultimi delle prove sull’avvelenamento di Skripal, e al rifiuto del Regno Unito di collaborare nelle indagini. La disperazione dell’impero inglese continua col raid ingiustificato su un aereo di linea dell’Aeroflot e la chiusura dell’accesso a Internet di Julian Assange. Il governo svedese non ha alcuna causa contro il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, e quindi, l’impero non ha nulla da rimproverare all’attivista, il cui crimine è fare solo ciò che i giornalisti seri dovrebbero fare, cioè scovare e pubblicare gli illeciti del governo? I governi controllati dallo Stato profondo vogliono limitare la nostra libertà di espressione ed intromettersi nelle nostre vite, ma esso stesso non può permettersi di aprirsi al pubblico controllo.

Il multipolarismo avanza, mollando l’occidente
Voi proponete, ma l’altra parte rifiuta i termini del reciproco vantaggio. Quali sono le opzioni? Mentre si fanno le puntate da fare, la rinascita dell’antica Via della Seta continua mentre altre nazioni africane si avvalgono dei massicci progetti infrastrutturali finanziati al 70% dalla Cina. Questo importante incremento economico è associato al trasferimento di tecnologia che avrà profondo impatto sulla vita delle popolazioni locali. Paragonato ai superficiali concerti rock per l’Africa, dove il ricavato andava nelle tasche di chi gestisce le losche e false organizzazioni umanitarie. Tutto ciò che i critici occidentali potrebbero fare è osservare questi sviluppi e malignare sulla Cina che solo cerca di sfruttare le risorse naturali, come fa l’occidente da 500 anni. No, la partecipazione della Cina alla costruzione di infrastrutture di base in Africa rende il continente indipendente dallo sfruttamento occidentale. Questo è ben lontano da cambi di regime, guerre e attacchi biochimici occidentali contro gli africani. Gli Stati Uniti d’America devono ricordare che alla loro nascita come repubblica, fu la Cina a finanziarne lo sviluppo economico iniziale, con le costruzioni ferroviarie nel continente che usarono la laboriosa manodopera cinese che nei libri di storia statunitensi sono etichettati come schiavi È così bello vedere che in Africa oggi già si parla di come rapportarsi con la Cina in termini economici,… piuttosto che usarne le conoscenze in matematica contando i cadaveri delle guerre istigare dall’occidente. Si ricordi come lo Stato profondo controllava le Nazioni Unite nel 1994, rispondendo al genocidio del Ruanda. Chi innescò quell’evento se non l’intelligence occidentale nella regione? Così com’è oggi, l’Oriente è stanco di affrontare immaturità ed eccezionalismo dell’occidente, e progredisce lo sviluppo globale, con o senza la partecipazione occidentale. L’occidente non può più dettare i termini su cui l’umanità ascende a una prosperità condivisa. La privilegiata élite parassitaria occidentale sarà presto irrilevante, poiché i padroni di casa acquisiranno più conoscenze su come decontaminare, disintossicare e smantellare le celle della prigione immaginaria costruitagli intorno.
Non ci sono mai stati limiti teorici e fisici a ciò che l’essere umano può fare. Le limitazioni dogmatiche stabilite dalla scienza sono laddove l’egemonia occidentale trae potere. Ma i risultati scientifici combinati all’Alleanza tra Russia, Iran e Cina, l’hanno efficacemente neutralizzate. Tutto ciò è la vera causa del panico nell’impero dello Stato profondo.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La visita del presidente iraniano in India

Vladimir Terehov, New Eastern Outlook 05.03.2018Il Presidente iraniano Hassan Rouhani visitava l’India il 15-17 febbraio e aveva parlato col Primo ministro indiano Narendra Modi. La visita è degna di nota per una serie di motivi, il più importante è che aveva luogo. Perché fu una significativa iniziativa in politica estera, presa da uno “Stato paria” che, insieme a “Stati revisionisti” fino a poco prima erano visti come minacce alla sicurezza nazionale della “principale superpotenza globale”. La leadership dell’Iran non era intimidita da tale atteggiamento, o spinta a mantenere un basso profilo. In effetti, l’Iran otteneva qualcosa di molto significativo, e non solo, ma in un Paese che il “leader globale” considera quasi alleato per la rivalità con la Cina, uno dei due “Stati revisionisti”. La parola chiave è “quasi”: mentre il governo indiano ha chiaramente e comprensibilmente cercato di sviluppare relazioni strategiche con Washington, non ha accettato alcun obbligo che lo legasse agli USA. Almeno non ancora. L’India non ha mai interrotto le relazioni (sebbene “congelate” per un po’) con l’Iran e l’altro “Stato paria” nominato dagli USA, la Corea democratica. Si può tranquillamente affermare che, nonostante i rapporti tra Stati Uniti, Cina e India si sviluppino, l’India non interromperà le relazioni con l’Iran. Questo nonostante il fatto che, solo quattro o cinque anni fa, le minacce di Washington rappresentassero un ostacolo a qualsiasi miglioramento delle relazioni. Minacce simili furono ascoltate quando Narendra Modi annunciò di recarsi a Teheran nel 2016 (una visita che Hassan Rouhani fa in cambio in India questo mese). L’allora segretario di Stato aggiunto degli Stati Uniti per gli affari dell’Asia centrale e meridionale, Nisha Desai Biswal, affermò che gli Stati Uniti erano stati “molto chiari cogli indiani a continuare a limitare le attività nei confronti dell’Iran”. Ma la leadership del partito Bharatiya Janata, guidato da Narendra Modi, era già consapevole del proprio status sulla scena internazionale. Pertanto ignorò l’avvertimento di Washington e il premier indiano, che in quel periodo visitava Teheran, firmò un accordo molto importante e che fu mossa importante nel gioco politico che si svolgeva negli oceani Indiano e Pacifico.
In un memorandum d’intesa l’India accettava di estendere un credito di 500000000 di dollari all’Iran per lo sviluppo dell’impianto portuale di Chabahar, situato nel Golfo di Oman, a 100 km dal confine col Pakistan. Una sezione ferroviaria di 600 km tra Chabahar e Zahedan, attualmente in costruzione, collegherà l’impianto portuale con l’infrastruttura dell’Afghanistan. La ferrovia, a proposito, è un altro progetto comune con l’India. L’India quindi raggiunge un obiettivo strategico molto importante: una via di accesso all’Afghanistan (che inizia con la rotta da Mumbai a Chabahar) che aggiri il Pakistan. Il desiderio dell’India di una certa voce sulla situazione in Afghanistan non è solo dovuta al comprensibile desiderio di opporsi alla partnership Cina-Pakistan: riflette anche un senso diffuso tra l’élite politica indiana che il Paesesia l’erede dell”India britannica’. Se continua a svilupparsi al ritmo attuale, forse non è inverosimile immaginare che un giorno l’India potrà definirsi “erede dell’Impero inglese”, qualcosa che la Gran Bretagna è assai lontana dal poter fare. Nei commenti sul progetto portuale indo-iraniano del porto di Chabahar, gli esperti suggeriscono spesso che potrebbe diventare importante per l’India come il porto di Gwadar (sempre 100 km dal confine Iran-Pakistan, ma dal lato pakistano) per la Cina. La costruzione della struttura portuale, in gran parte finanziata dalla Cina, è in corso da 15-20 anni. Sull’Afghanistan, proprio come 100 o 200 anni fa, è di nuovo al centro del “Grande Gioco” per il controllo dell’Asia centrale e meridionale, ma questa volta non è giocato da Londra e Mosca, ma da un nuovi Paesi. Trovandosi nel fuoco incrociato delle rivalità, il governo di Kabul, cercando di trovare la propria strada nell’arena di forze in competizione, si schiera più o meno apertamente con l’India. Il complesso progetto portuale di Chabahar è quindi particolarmente importante anche per Kabul. Ecco perché, nel maggio 2016, il presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani partecipò all’Accordo Trilaterale sulla creazione di un “corridoio di transito” che colleghi Chabahar alle infrastrutture dell’Afghanistan. Quest’ultimo progetto fu confermato da un articolo della dichiarazione congiunta India-Iran firmata quel maggio 2016, durante la visita di Narendra Modi a Teheran. Il progetto consentirà all’Afghanistan di avere accesso al mare attraverso l’Iran ‘amico’, scavalcando il Pakistan, Paese con cui le relazioni, come Kabul dichiara ufficialmente, ‘lasciano molto a desiderare’.
Sulla dichiarazione congiunta adottata durante la visita di Hassan Rouhani in India, va notato, come la dichiarazione congiunta rilasciata due anni fa, faccia riferimento all'”atmosfera cordiale” in cui “ampie e costruttive discussioni si sono tenute su questioni bilaterali, regionali multilaterali”. La dichiarazione esprime soddisfazione anche per i progressi nei vari aspetti della cooperazione tra i due Paesi, avviata con la visita di Narendra Modi a Teheran due anni prima. Il documento indica anche al completamento della prima fase della modernizzazione del porto di Chabahar nel dicembre 2017, ratifica del suddetto accordo trilaterale da parte di tutte le parti e completamento della “prima spedizione di grano indiano” in Afghanistan attraverso la nuova infrastruttura. La dichiarazione congiunta ribadisce la partecipazione di India ed Iran alla creazione di un “Corridoio dei trasporti internazionale Nord-Sud”, coi terminali a San Pietroburgo e Mumbai. Il documento copre quasi tutti gli aspetti delle relazioni internazionali, ma la sezione “Sicurezza e cooperazione nell’industria della Difesa” è particolarmente degna di nota. Non è lunga (solo tre brevi articoli), ma evidenzia ancora una volta il contesto internazionale in cui appare, condizionato dall’Iran all’essere effettivamente dichiarato nemico dal principale possibile alleato dell’India. Nello specifico, afferma che “entrambi i leader hanno accolto con favore la crescente interazione tra i consigli di sicurezza nazionale e hanno deciso di rafforzare le consultazioni regolari ed istituzionalizzarle“. Questo successo nello stabilire legami stretti con uno dei principali Paesi del Grande Medio Oriente è particolarmente importante per l’India, proprio ora, quando la Cina rafforza le posizioni in Paesi come Myanmar, Nepal, Sri Lanka e Maldive, non per menzionare il Pakistan.
Nei commenti, gli esperti indiani hanno evidenziato non solo i chiari benefici che l’India potrà ottenere dallo sviluppo delle relazioni con l’Iran, ma anche le sfide che potrebbe affrontare, connesse con le complessità della situazione politica ed economica nella società iraniana e anche coi problemi relativi alle “divisioni esistenti nel Grande Medio Oriente”, un processo in cui l’Iran è direttamente coinvolto. Ad esempio, l’Iran è ora quasi in conflitto diretto con Israele, un Paese con cui l’India intrattiene da tempo relazioni reciprocamente vantaggiose (ad esempio, ha acquistato materiale militare d’avanguardia da Israele). Queste relazioni sono state confermate dall’ultima visita del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Nuova Delhi. Un’altra sfida seria per Nuova Delhi è il peggioramento delle relazioni tra Iran e Arabia Saudita e Stati Uniti. Sembra chiaro, tuttavia, che ogni possibile rischio connesso col riavvicinamento tra i due Paesi è ben compreso a Nuova Delhi e a Teheran. La cosa più importante è che, come già detto, tali rischi non impediscano ai leader di entrambi i Paesi di aumentare la cooperazione su una vasta gamma di questioni, che a loro volta saranno importanti nel complesso puzzle politico delle regioni degli oceani Indiano e Pacifico.Vladimir Terekhov, esperto di questioni relative alla regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Cina rafforza l’influenza sulle frontiere indiane

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 07.01.2018Come è noto, tutti gli Stati che confinano con l’India sonno zone di lotta indo-cinese per il predominio economico, politico e militare (ad eccezione del Pakistan, avversario tradizionale dell’India con o senza Cina). Anche quelli che tradizionalmente hanno collaborato con l’India, come Bangladesh, Repubblica delle Maldive, Nepal e Sri Lanka, gradualmente cambiano campo alleandosi con la RPC. Il Bhutan rimane finora sostenitore fidato dell’India. L’India lo sostiene attivamente nella disputa territoriale con la Cina dimostrandolo inviando militari nella valle di Doklam nell’estate del 2017, con conseguente acuirsi della disputa. Tuttavia, l’India perde con la Cina in altri Stati dell’Asia meridionale. La formula del successo della Cina è l’enorme investimento, che fa o promette, nelle economie dei Paesi cooperanti. Essendo la seconda economia del mondo, può permetterselo. La Cina propone la partecipazione al progetto infrastrutturale globale One Belt-One Road (OBOR) a tutti gli Stati interessati. Il progetto mira a unire le principali rotte commerciali del pianeta in un unico sistema e a promuovere l’integrazione economica globale. Nell’ambito del progetto, la Cina investe fondi nello sviluppo delle infrastrutture dei Paesi partner e propone assistenza nell’attuazione dei propri progetti economici. Nel 2017, la Cina continuava a lavorare sul Port City vicino al porto principale della capitale dello Sri Lanka, Colombo. Port City non è solo un porto marittimo, ma una nuova area residenziale con infrastrutture sviluppate, costruite dalla Cina dal 2016. È stato riferito che i cinesi avrebbero investito circa 1,5 miliardi nel progetto e che sarò il maggiore investimento dall’estero nella storia dello Sri Lanka. Nel dicembre 2017, lo Sri Lanka affittava il porto di Hambantota alla Cina per 99 anni. Questo porto è considerato un sito strategicamente importante nell’Oceano Indiano. La Cina pagherà allo Sri Lanka 1,2 miliardi di dollari a rate per l’affitto. Il primo acconto dell’importo di 292 milioni è già stato dato. Allo stesso tempo, la leadership dello Sri Lanka affermava che l’affitto aiuterà il Paese a pagare i vecchi debiti. Poco dopo, i media riferivano che la Cina potrebbe investire 1 miliardo di dollari nella costruzione del Centro finanziario internazionale di Colombo nel territorio di Port City. La Cina afferma che svilupperà il porto di Hambantota e lo trasformerà nel principale centro logistico. Tuttavia, l’India teme che la Cina crei una base militare a causa dell’importanza strategica del porto. Data la posizione vicina dello Sri Lanka alle coste indiane, la situazione è sfavorevole all’India. Dopo l’affitto di Hambantota, New Delhi accusava Pechino di voler imporre a tutti i Paesi in via di sviluppo che partecipano all’OBOR la schiavitù del debito. Secondo gli indiani, la Cina distribuisce intenzionalmente enormi prestiti che non possono restituire, e la storia del porto di Hambantota, che lo Sri Lanka ha dovuto affittare per i debiti verso la RPC, è un brillante esempio. Allo stesso modo, secondo i rappresentanti indiani, la Cina affittava terreni dal governo di Gibuti per la prima base militare estera aperta nell’agosto 2017, e allo stesso modo la RPC progetta di acquisire e utilizzare il porto keniota di Mombasa, “porta” dell’Africa orientale. Ciononostante, alcuno dei partner dei cinesi si è ancora lamentato, e sempre più Paesi collaborano aderendo al progetto OBOR.
Alla fine del 2017, la RPC ha concluse un accordo di libero scambio con le Maldive. La Repubblica delle Maldive (MR), come lo Sri Lanka, è uno Stato insulare al largo delle coste dell’India. Proprio come lo Sri Lanka, le Maldive hanno legami culturali e di amicizia di lunga data con l’India, ma la Cina controlla le principali fonti di reddito agendo da principale fonte di turismo e principale importatore di frutti di mare maldiviani. Le Maldive prevedono che il libero scambio con la RPC porterà ad un aumento significativo delle entrate. Pertanto, l’accordo sull’ALS è stato firmato nonostante l’indignazione dell’India. La Cina sviluppa attivamente la cooperazione con un altro vicino indiano, il Nepal, piccolo Stato schiacciato tra India e Cina. Come per gli altri Paesi citati, il Nepal ha una vecchia relazione sviluppata con l’India. La posizione geografica del Paese lo fa supporre separato dalla Cina dalla catena montuosa dell’Himalaya. Il confine del Nepal con l’India scorre su un terreno percorribile. Tuttavia, la Cina, come al solito, iniziò a costruire una ferrovia in Himalaya senza badare a spese. Nel novembre 2016, i treni iniziavano a viaggiare regolarmente dalla RPC verso il Nepal. Da luglio 2016 al gennaio 2017, il volume degli investimenti esteri diretti della Cina in Nepal è aumentato di tre volte, raggiungendo i 34 milioni di dollari. Gli investimenti indiani in Nepal sono diminuiti del 76%, a 4 milioni nello stesso periodo. All’inizio di marzo 2017, la capitale del Nepal, Kathmandu, ospitava il Nepal Investment Summit 2017, durante il quale rappresentanti di imprese di diversi Paesi conobbero le possibilità d’investire nell’economia del Nepal. I rappresentanti di 89 aziende cinesi vi parteciparono. Di conseguenza, i cinesi promisero d’investire 8,3 miliardi di dollari (circa il 40% del PIL del Nepal) in vari progetti presentati al vertice. L’assistenza finanziaria non avrebbe potuto arrivare in un momento migliore per il Nepal, uno dei Paesi più poveri del mondo che ha inoltre subito il devastante terremoto nel 2015. Così, nonostante i legami secolari del Nepal con l’India, la Cina ora ha maggior peso in questo Paese. Nell’aprile 2017, la prima esercitazione militare cino-nepalese Sagarmatha Friendship 2017 si svolse in Nepal, durante il quale le forze armate dei due Paesi si esercitarono a contrastare il terrorismo. I rappresentanti dell’esercito nepalese riferirono che queste esercitazioni potevano diventare annuali. Indubbiamente era una notizia dolorosa per l’India. Alla fine del 2017, le elezioni si svolsero per la camera bassa del Parlamento del Nepal. Il primo turno si ebbe il 26 novembre e il secondo il 7 dicembre 2017. La “coalizione di sinistra”, che comprendeva il Partito comunista del Nepal (unito marxista-leninista), fu la più votata, e il Partito comunista unificato del Nepal (Maoista) il secondo. La Cina comunista troverà probabilmente facile essere d’accordo con il nuovo governo del Nepal. I media riferivano che l’India sperava nella vittoria del partito socialdemocratico al potere, il Congresso, ma le aspettative non furono premiate.
Quindi, la Cina aumenta rapidamente l’influenza nei Paesi confinanti con l’India. Questo è allarmante per l’India. Molti anni fa, Mao Zedong progettò d’indebolirne la posizione circondandola con un anello di alleati cinesi. Non ebbe successo al momento. Probabilmente perché agì con la forza delle armi. Tuttavia, la Cina moderna si muove fiduciosamente verso il sogno del “Grande timoniere” usando metodi economici. Forse, l’India lo comprende, ma a giudicare dal calo degli investimenti indiani in Nepal, non ha fondi sufficienti per competere con la Cina, sebbene sia la terza economia dell’Asia. Tuttavia, ora la crescita dell’influenza della Cina nei Paesi confinanti con l’India non è così pericolosa come ai tempi di Mao. Attualmente, l’India ha relazioni internazionali più sviluppate e può avere influenza e potere economico collaborando con Paesi come Singapore e Giappone, insoddisfatti dalla crescita della potenza cinese. Inoltre, lo sviluppo delle relazioni con Iran e Russia promette grandi prospettive per l’India. Tuttavia, la perdita di posizioni nell’Asia meridionale dovrebbe aiutare l’India a capire che l’inazione e il risparmio sugli investimenti comportano perdite.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’Iran aderisce all’Unione economica eurasiatica, addio Brzezinski

Tom Luongo Russia Insider 14/12/2017L’Iran aderisce all’Unione economica eurasiatica (UEE). All’inizio del prossimo anno, a febbraio secondo questo resoconto, l’Iran aderirà all’Unione e aprirà le porte alla Turchia per l’adesione entro la fine del 2018. Tra questa e la fine della guerra in Siria, non è difficile dichiarare la dottrina Brzezinski del caos centroasiatico guidato dagli Stati Uniti esalare gli ultimi respiri. L’Iran che infine aderisce all’UEE risponde a una serie di fattori, il più importante, la continua bellicosità degli Stati Uniti. Le sanzioni economiche estese all’Iran e al leader dell’UEE, la Russia, ha creato la necessità di un maggiore coordinamento su obiettivi economici e di politica estera. E crea la nuova realtà regionale che rimodellerà questo concetto per i prossimi cento anni.

La scommessa nucleare
Negli ultimi giorni dell’amministrazione Obama sembrava che l’obiettivo fosse placare l’Iran per fermarne la svolta verso Russia e Cina. Credo che fosse la forza trainante del negoziato di Obama sul controverso accordo nucleare. In effetti, Obama cercò di scambiare i miliardi congelati degli iraniani detenuti nelle banche occidentali con l’Iran ignorare la disintegrazione della Siria e conseguente disastro totale. Quando si pensa quanto siamo venali? Dopo aver sanzionato l’Iran economicamente, averne congelato i conti, impeditogli la comunicazione interbancaria coi clienti (rimozione dallo SWIFT), indotto l’iperinflazione per istigare il cambio di regime, avrebbe accettato di consegnare l’alleata Siria agli animali wahhabiti. In cambio avrebbe ripudiato la Russia e sarebbe stato grato per l’opportunità di riavere i soldi firmando un accordo che gli vietava di avere armi nucleari? Questa è la “logica” dei ritardati che guidavano la nostra politica estera sotto Obama. Quindi, ora, dopo aver visto Russia ed Esercito arabo siriano sconfiggere lo SIIL, l’Iran fa la mossa intelligente d’integrare l’economia, che ha bisogno di diversificazione ed investimenti, aderendo all’Unione economica che raggrupperà tutti gli interessi dell’Asia centrale lungo un percorso simile. Non c’è altro da dire. Non solo è morto Zbigniew Brzezinski, ma anche la sua strategia. Lasciamo Obama, Hillary Clinton, John McCain e i bambolotti dell’amministrazione di Bush il minorato prima di loro, buffoni raggirati ogni volta da Vladimir Putin, da Xi Jinping e dal Presidente iraniano Hassan Rouhani. E il mondo sarà perciò, presto un posto migliore.

Status di meraviglia
Tutto ciò che riguarda lo status quo degli ultimi trenta anni cambi. La Siria ha chiarito a tutti che gli Stati Uniti non sono infallibili. Di fatto, sono incompetenti militarmente e diplomaticamente. L’intervento russo ha evidenziato le vere radici del conflitto e quanto la nostra leadership mente, inganna e ruba per raggiungere i suoi caotici obiettivi regionali. Il presidente Trump cambia rotta a questa nave, ma è un processo lento e combattuto a tutti i livelli da chi aderisce ai dipartimenti della burocrazia. Ciò detto, l’ingresso dell’Iran nell’UEE a pieno titolo aprirà le porte a nuovi aderenti. La Russia corteggia tutti nella regione mentre l’UEE lavora sulle regole e costruisce l’organizzazione. L’adesione dell’Iran vedrà l’unione crescere rapidamente e contribuire a completare i progetti cinesi della Nuova Via della Seta. Facendo un ulteriore passo avanti, il quadro più ampio viene messo a fuoco con l’istituzione della New Development Bank, sfidando la Banca di sviluppo asiatica guidata dagli Stati Uniti, finanziando i progetti infrastrutturali. Con la raffica di grandi progetti annunciati di recente, compresa la nuova versione dell’IPI, gasdotto Iran/Pakistan/India, questo annuncio non è solo un colpo diplomatico per Putin e la Russia, ma piuttosto un fatto compiuto. Era sempre questione di quando, e non se, l’Iran aderiva all’UEE. E con esso a bordo, Paesi come India, Pakistan e Turchia possono aderirvi, sapendo di avere parità di condizioni su cui negoziare, smorzando animosità e dispute persistenti.

Picco USA
Come sottolineava Federico Pieraccini su Strategic Culture Foundation, anche le tensioni tra India e Cina si sono placate quando è diventato chiaro che gli Stati Uniti sotto Trump non sono disposti né possono mantenere il dominio sull’Asia centrale. “In questo senso, la mancanza d’interesse da parte dell’amministrazione Trump su alcune aree del globo è emblematica. Mentre la chimica tra Trump e Modi sembra buona, le tensioni tra India e Cina, accresciute dalle dispute sui confini, sembrano tuttavia essersi dissolte. In seguito al fallimento dei neocon nel dividere Russia e Cina, anche le tensioni di confine tra India e Cina sembrano ora estinguersi. Inoltre, in Ucraina, anche la decisione d’inviare armi a Kiev è stata minimizzata, e il Paese ora affronta un contro-golpe di Saakashvili (sì, ancora lui). L’Ucraina è un Paese in disordine che vive in prima persona le conseguenze della pessima posizione atlantista con la sua viziata politica anti-russa”. L’argomento di Pieraccini è che Trump è un mix di inettitudine e pragmatismo in politica estera. E questo mix ha portato all’attuale situazione, dove Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita si agitano cercando di rimanere rilevanti. Non andrò così lontano, dato che questi Paesi hanno ancora una mano potente da giocare, se non altro per stabilizzare la maggior parte di ciò che hanno attualmente. E giocheranno tali carte fino in fondo per creare qualcosa che assomigli alla pace. Ma, l’Iran traccia una nuova strada, allontanandosi dalle ferite aperte dall’occidente, verso le opportunità che riposano in ogni altra direzione. Come ho detto recentemente, il quadro per un grande accordo in Medio Oriente è possibile. E l’adesione dell’Iran all’UEE è un forte indizio che vuole aderire alla maggiore economia mondiale da attore affidabile. Putin è diventato di fatto negoziatore degli alleati contro Israele e Trump, che s’impunta anche con Israele. Una volta che l’accordo sarà in vigore e Trump accetterà di rimuovere la presenza militare degli Stati Uniti dalla maggior parte della regione, allora si vedrà come apparirebbe il mondo senza conflitti istigati.Traduzione di Alessandro Lattanzio