Il carro armato russo T-14 Armata rottamerà i carri della NATO

Se le affermazioni della Russia sono giuste, il nuovo sistema di protezione attiva russo sarà la svolta nel campo della guerra meccanizzata
Dave Majumdar, The National Interest, 30 settembre 2016555db6f4766f7Il sistema di protezione attiva Afganit (APS) montato sui nuovi potenti carri armati di Mosca T-14 Armata si è dimostrato efficace ad intercettare i proiettili da cannone perforanti a distacco di alette stabilizzate sabot (APFSDS) dal nucleo di uranio impoverito, secondo fonti russe. Se le affermazioni di Mosca sono accurate, il nuovo sistema di protezione attiva russo sarà la svolta nel campo della guerra meccanizzata. Mentre i sistemi di protezione attiva sono stati pensati per resistere soprattutto ai missili anticarro e agli RPG, la maggior parte degli esperti credeva che i sistemi di protezione attivi fossero inefficaci contro i proiettili ad energia cinetica (KE), come l’APFSDS del cannone da 120mm M829A4 dell’esercito degli Stati Uniti. Così, se i russi hanno veramente compiuto questo importante passo sconfiggendo i proiettili anticarro KE, gli eserciti di USA e NATO affronteranno un problema grave nel prossimo futuro, mentre la famiglia dei veicoli da combattimento Armata sarà pienamente operativa. Le Izvestia citavano il Ministero della Difesa russa riferire che l’APS Afganit è stato testato con successo contro proiettili APFSDS ad uranio impoverito sparati alla velocità di 1,5/2 km al secondo. “Le prime intercettazioni dei ‘piedi di porco’ (gergo militare russo per i proiettili sabot) hanno avuto luogo quest’anno. Il nuovissimo sistema affronta tali obiettivi complessi. In precedenza, si pensava fosse impossibile distruggere i proiettili perforanti“, afferma la fonte russa alle Izvestia. “Molta attenzione è stata dedicata alla distruzione dei ‘piedi di porco’ di uranio impoverito, comunemente utilizzati nella NATO come proiettili anticarro. Vi sono ulteriori lavori per migliorare il sistema, in particolare algoritmi informatici che controllano l’intercettazione”. Secondo le Izvestia, la chiave del sistema è un radar a scansione elettronica attiva del Tula Instrument Design Bureau, al centro del sistema Afganit. Il sistema non sarà montato solo sul temibile carro armato T-14, ma anche sul veicolo da combattimento della fanteria pesante T-15 Armata. Molto probabilmente i russi monteranno l’Afganit su ogni veicolo da combattimento della famiglia Armata. Gli analisti di questioni militari russe hanno varie opinioni sulla veridicità del rapporto delle Izvestia. Il ricercatore Mikhail Barabanov, redattore capo del Moscow Brief Defense, pubblicato dal Centro per l’Analisi delle strategie e tecnologie (CAST) in Russia, ha detto che avrebbe senso per l’esercito russo concentrarsi sulle minacce più probabili che i blindati affronterebbero in combattimento. “Credo che le caratteristiche dell’APS dell’Armata sia un grande segreto“, ha detto Barabanov. “Ma è improbabile (che l’esercito russo) abbia sviluppato la nuova generazione di APS senza indirizzari verso le più comuni minacce, gli APFSDS all’uranio e missili d’attacco“. Michael Kofman, ricercatore specializzato in questioni militare russe del Centro di analisi navali finanziato dal governo federale degli USA, si è detto scettico. “Non lo vedo realistico“, ha detto. “Il sabot a distacco è un dardo di uranio impoverito, l’intero concetto è che il materiale è incredibilmente denso quale penetratore. L’APS Afganit utilizza una carica a frammentazione e non farebbe molto all’A4, l’ultima versione della munizione degli Stati Uniti. Può darsi spinga il dardo fuori rotta con una sorta di approccio hit-to-kill, ma dubito che possa fermarlo, oltre a combinazioni di ERA (blindature reattive esplosive) e armature composite“.
La serie Armata è attualmente in produzione limitata e dovrebbe diventare operativa nel 2019. “Da quanto ho capito, il Ministero della Difesa ha ordinato 100 veicoli di pre-serie Armata tra cui T-14, T-15 e ARV (veicolo recupero corazzato) che saranno costruiti nel 2016-2018“, ha detto Barbanov. “Saranno utilizzati per prove e test dall’esercito. E il Ministero della Difesa, nel 2016, ha firmato un secondo contratto per 70 veicoli di prima serie Armata (circa due battaglioni), da consegnare entro la fine del 2019. Ciò sembra coincidere all’attesa data in cui le unità regolari dell’esercito inizieranno le operazioni con i nuovi mezzi“. Nel frattempo, non è chiaro quando la versione del carro armato Armata dotato del cannone da 152mm farà il suo debutto. Barabanov suggerisce che Mosca sia più che soddisfatta del cannone da 125mm migliorato montato sul T-14. Così, per il Cremlino sarebbe più saggio spendere per migliorare le munizioni traendo pieno vantaggio dal cannone 2A82, piuttosto che sprecare tempo e sforzi sul massiccio cannone da 152 mm. “A mio parere, il cannone da 152mm per l’Armata è improbabile nel prossimo futuro“, ha detto Barabanov. “Secondo le informazioni pubblicate, il potente cannone da 125 mm 2A82 è del 20 per cento superiore al Rheinmetall L55 da 120mm. Tale margine di potenza è più che sufficiente, ed è necessario realizzare subito nuovi proiettili“.
Nel complesso, se la serie Armata offre anche la metà della capacità che i russi sostengono, il T-14 e versioni si riveleranno dei veicoli da combattimento estremamente formidabili.899788Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Ministero della Difesa della Russia risponde alle minacce degli USA

Rossijskaja Gazeta, South Frontigor_konashenkovIl Ministero della Difesa della Federazione Russa non poteva non rispondere alle dichiarazioni scioccanti del portavoce del dipartimento di Stato degli USA John Kirby. Nel corso di un briefing aveva chiaramente detto che le città russe saranno attaccate dai terroristi. Secondo il funzionario statunitense, se la guerra in Siria continua i terroristi attaccheranno le città russe e la Russia riceverà i soldati nei “sacchi di plastica, continuando a perdere mezzi, possibilmente aeromobili”.
Il Ministero della Difesa della Federazione Russa interpreta tali dichiarazioni come ammissione degli USA che la presunta “opposizione” che conduce la “guerra civile” in Siria sia solo terrorismo “internazionale” telecomandato dagli statunitensi. Ciò che è particolarmente scioccante dell’ammissione di Kirby, secondo il rappresentante del Ministero della Difesa della Federazione Russa Maggior-Generale Igor Konashenkov, è che l’influenza diretta degli Stati Uniti sui terroristi è globale e punta alla Russia, tra l’altro. “Sulla minaccia di Kirby per la possibile perdita di aerei russi e il ritorno di soldati russi ‘in sacchi di plastica’, va detto che sappiamo bene dove in Siria, anche nella Provincia di Aleppo, ed esattamente come molti specialisti “non dichiarati” operano coordinando e comandando i terroristi“, ha aggiunto Konashenkov: “Naturalmente, possono continuare a dirci come ostinatamente ma vanamente cerchino di distinguere Jabhat al-Nusra dall”opposizione’. Tuttavia, se proveranno ad attuare tali minacce, non è affatto scontato che potranno salvare la pelle“.
Il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha suggerito a John Kirby di non dimenticare il suo onore di ufficiale, avendo scambiato la divisa da contrammiraglio con la giacchetta di rappresentante del dipartimento di Stato. Inoltre, i militari russi ancora una volta hanno dichiarato di essere pronti a continuare il dialogo con gli Stati Uniti nelle operazioni comuni contro i terroristi in Siria. “Ma il dialogo non deve contenere anche minacce ai nostri soldati e cittadini. Quando si tratta di garantire la sicurezza dei cittadini russi, non importa dove, non tratteremo. Questa è la nostra priorità principale ed incondizionata“, concludeva il Generale Konashenkov.8350ed9b71341f55d61daad633d30Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Al-Qaida: Gli statunitensi sono con noi

Battaglie in tutta la Siria, la svolta è vicina
Ziad Fadil e Canthama, SyrPer, 28 settembre 2016cti6eyxwcae5yt0I molteplici campi di battaglia in Siria sono in fiamme con numerose avanzate dell’EAS e degli alleati.

Lataqia
I combattimenti sono ripresi con ulteriori avanzate sulle colline intorno ai villaggi sul Jabal Aqrad e Jabal Qurdi. Si tratta di un’avanzata lenta su numerose colline, ma EAS ed alleati hanno il controllo del tiro già oltre il confine turco. I più recenti progressi pongono le forze siriane ed alleate vicino alle città di Bidama e al-Najiyah, che si affacciano su Jisr al-Shughur. Nessuna notizia di avanzate su Qabani, finora.

Qunaytra
Schermaglie e alcuna offensiva da entrambe le parti. Movimenti per migliorare il perimetro di protezione nella città drusa di Hadhir.

Ghuta orientale
Come già detto più volte negli ultimi 6 mesi, gli ultimi terroristi nel Ghuta orientale non hanno possibilità di una qualche offensiva seria, avendo “bruciato entrambe le estremità della candela” e ora sono sulla difensiva. Possono difendersi se hanno risorse e armi sufficienti nelle molte gallerie nel territorio (centinaia, se non migliaia di chilometri). Anche se la guerra di logoramento è lenta, i risultati nel Ghuta orientale dimostrano che i terroristi perdono dappertutto. La cruciale battaglia in corso è volta a chiudere il collo di bottiglia di 1 km del calderone tra Tal Qurdi e al-Rayhan. EAS ed alleati sono vicini all’obiettivo. Come negli ultimi 12 mesi di battaglie nel Ghuta orientale hanno dimostrato, è atteso al più presto il passaggio ad un’altra area. Questa tattica ha grande successo, liberando vaste aree nell’ultimo anno.igdpgmkTadmur
Dopo una lunga guerra difensiva, l’EAS avanza. Si combatte preso il giacimento di gas e il villaggio di Araq. Non sono sicuro se sia un diversivo per attirare lo SIIL assottigliandone le forze. Va seguito da vicino, però.

Homs: jabal al-Shair
Gli scontri sono ripresi il 27 settembre sera presso i vitali Jabal Suanat, Quota 901 e 904. Il giacimento al-Mahr è stato liberato il 28 settembre mattina. EAS ed alleati scacciano lo SIIL dai giacimenti di gas. Buone notizie a breve.

Homs
Il quartiere di al-Wair è un’altra grande vittoria diplomatica del governo siriano. Riconciliazione e estirpazione dei terroristi hanno avuto un grande successo. La maggior parte dei terroristi disposti a morire è finita a Talbisa e molti, (circa un migliaio), cede le armi per avere l’amnistia. I civili sono stati inviati in luoghi sicuri sotto il controllo del governo o a Talbisa coi terroristi, se l’hanno scelto. Homs sarà la prima grande città siriana ad essere priva di terroristi entro pochi giorni.

Hama Nord
La situazione continua ad essere complessa. Il momento è ancora dei terroristi, anche se alcune controffensive di EAS e forze alleate si sono svolte di recente. In ogni caso, non hanno compiuto notevoli avanzate. Le linee difensive a nord di Hama sono così solide che i terroristi dovranno impiegare nuove tattiche per attaccare i villaggi sul perimetro. Ci sono abbastanza forze per effettuare una controffensiva di successo, e questo è ciò che avviene oggi. Diverse battaglie si svolgono sulle prime linee. La controffensiva attesa è iniziata. A presto le notizie.

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Aleppo
Molte avanzate solide ad Aleppo su 3 assi.
Asse Nordest: il campo Handarat è un campo di battaglia, anche se Liwa al-Quds ed EAS non lo controllano. Ma nemmeno i terroristi. Tutto il campo è preda della battaglia e quindi è una sconfitta netta per i terroristi. Vi sono azioni nel quartiere Hananu ma non è chiaro se sia un diversivo o meno.
Asse Centrale: con la liberazione di Farafara, quartiere vicino alla cittadella, EAS ed alleati avanzano sui quartieri Bayada e Qastal Musht, un’area chiave delle linee difensive dei terroristi che dipendeva da Farafara, quindi cadrà in qualsiasi momento. Non appena la parte settentrionale e orientale della Cittadella è sicura, EAS e forze alleate assalteranno il lato meridionale con incredibile forza e velocità, allo scopo di spingere i terroristi verso la tangenziale ed isolare una vasta area della città di Aleppo respingendo i terroristi sul fianco orientale.
Asse Sudest: il 20-30% di Shayq Said è ormai libero, per la prima volta dopo 4 anni. Inoltre, anche al-Amriyah è vicina alla liberazione totale. Vi sono forti indicazioni che EAS e forze alleate avviino una nuova operazione da al-Aziza per assaltare Shayq al-Lutfi, costringendo i terroristi a scegliere se rimanere a Shayq Said e morire, o riorganizzarsi sul fianco orientale della città. Una rapida occhiata alla mappa mostrerà che quando questa strategia riuscirà, EAS e forze alleate saranno molto vicine al cimitero e la distanza dalla Cittadella sarà esigua. I due assi offensivi s’incontreranno e i terroristi avranno perso, a quel punto, la metà del territorio occupato in città, un colpo fatale.ctyoq5wwgaah3sw-jpg-large

Dayr al-Zur
Le linee difensive reggono. Diversi attacchi dello SIIL sono stati respinti, nuovi rinforzi inviati nella base aerea e un contrattacco è in corso per liberare tutto il Jabal al-Thardah.

Alcuni link all’importante intervista di Juergen Todenhoefer a un capo di al-Qaida ad Aleppo occidentale. Dice che ricevono armi direttamente dalla “Coalizione” e che militari di Stati Uniti, Israele, Turchia e Arabia Saudita li addestrano. Questo per chi dubitava dell’articolo di Ziad sui missili da crociera russi Kalibr che hanno colpito i coordinatori dei terroristi della coalizione, confermati essere militari di Stati Uniti, Regno Unito, Israele, Turchia, Qatar e Arabia Saudita.
(Vedasi sotto)

Aleppo: E ‘accaduto. Elementi combinati della 4.ta Divisione Meccanizzata-Corazzata (parte della Prima Armata di Damasco) sostenuti da 4 unità Alfa delle Forze Speciali siriane di Qatana effettuavano uno dei colpi più letali della guerra, il 27 settembre 2016, alle 14:00, avanzando su 4 assi da nord a sud direttamente nei quartieri orientali dove i cittadini hanno cominciato a sostenerli immediatamente. Mentre le forze aeree siriane e russe bombardavano le aree spopolate dagli avvertimenti dell’Esercito ai cittadini di lasciare i luoghi in cui i ratti sono posizionati; le forze di terra hanno l’autorizzazione a distruggere le inutili fortificazioni tirate su dai puzzolenti scimmioni sauditi. L’Esercito arabo siriano ha anche completamente liberato il quartiere al-Farafara, adiacente alla Cittadella, simbolo di questa grande città industriale. Tutti gli IED e le mine sono stati disinnescati e gli esplosivi saranno inviati in un deposito speciale a Damasco, per impiegarlo nella produzione di bombe che la Siria utilizzerà per sterminare ogni wahabita saudita che strisci sulla faccia della terra.
Le forze aeree siriane e russe hanno cominciato ad ammorbidire le fortificazioni dei terroristi a Darat Iza (già zona designata dalla NATO per fornire sostegno logistico ai terroristi), Qubatan al-Jabal, Qafr Hamra, Anadan e Hayan. Nel quartiere Salahudin, l’EAS ha polverizzato un centro di comando di Jabhat al-Nusra/al-Qaida utilizzato per le riunioni dei capi. Alcun dettaglio ancora sulle perdite. I ratti diffondo deliberatamente propaganda sull’acquisizione di razzi Grad e lanciarazzi avanzati. Il donatore è l’Arabia Saudita che cerca di salvare i molestatori di bambini del Jaysh al-Fatah. Mi è stato detto che tali razzi sono arrivati nella zona di Aleppo e che non sono particolarmente utili ai terroristi, comunque SAAF e RVVS li troveranno e li distruggeranno.ctnipjewaaexbmi-jpg-large

Al-Qaida: “Gli statunitensi sono con noi
Questa intervista di Juergen Todenhoefer è stato pubblicata il 26 settembre 2016 dal Koelner Stadtanzeiger, principale quotidiano della regione di Colonia
Moon of Alabama

Intervista al capo di al-Nusra, “Gli statunitensi sono dalla nostra parte
Juergen Todenhoefercsq-8i9waaidlc3Fu il settimo viaggio mio e di mio figlio Frederich nella Siria in guerra. Vi siamo stati 13 giorni. Le parole possono a malapena descrivere danni e sofferenze di entrambe le parti. Abbiamo intervistato dieci giorni fa un capo del ramo di al-Qaida, Jabhat al-Nusra. Abu al-Iz ha riferito apertamente dei finanziatori di Arabia Saudita, Qatar e Quwayt. Conosciamo l’identità dell’uomo e sappiamo praticamente tutto di lui.

Intervista nella cava di pietra ad Aleppo
L’intervista è stata organizzata da un ribelle di Aleppo. Ho avuto contatti coi ribelli siriani per anni. L’ho fatta presso Aleppo in una cava in vista, e a tiro, da Jabhat al-Nusra e poté essere raggiunta in modo sicuro dai soli membri di al-Nusra. I suoi combattenti erano in parte mascherati, cioè facilmente identificabili. Parte delle dichiarazioni furono confermate poco dopo da un mufti di Aleppo. Altre affermazioni sul disinteresse dei ribelli a un cessate il fuoco e ai convogli di aiuti internazionali per farli uscire. Proprio come le previsioni sulle azioni militari programmate in diverse città della Siria. Abu al-Iz, capo di Jabhat al-Nusra (al-Qaida) dice: “Facciamo parte di al-Qaida I nostri principi sono: combattere il vizio, purezza e sicurezza dei nostri affari, e il nostro atteggiamento verso Israele è cambiato. Per esempio, Israele ora ci sostiene perché è in guerra con la Siria ed Hezbollah. Gli USA hanno cambiato opinione su di noi. In origine lo “SI” e noi eravamo messi insieme. Ma lo “SI” viene utilizzato nell’interesse di grandi Stati come gli USA per motivi politici, andando lontano dai nostri principi. E’ chiaro che la maggior parte dei loro capi lavora coi servizi segreti. Noi, Jabhat al-Nusra, abbiamo la nostra via. In passato erano con noi, ci sostenevano. Il nostro obiettivo è la caduta del regime dittatoriale, regime tirannico, regime apostata. Il nostro obiettivo è la conquista, come quelle (del grande generale arabo) Qalid ibn al-Walid. Prima nel mondo arabo e poi in Europa“.

Juergen Todenhoefer: Com’è il rapporto tra voi e gli Stati Uniti? Gli Stati Uniti sostengono i ribelli?
Abu al-Iz: Sì, gli Stati Uniti sostengono l’opposizione, ma non direttamente. Sostengono i Paesi che ci sostengono. Ma non ne siamo ancora soddisfatti, dovrebbero sostenerci con armi avanzate. Abbiamo vinto battaglie grazie ai missili “TOW”. Abbiamo raggiunto un equilibrio con il regime con tali missili. Abbiamo ricevuto i carri armati dalla Libia attraverso la Turchia. Anche i “BMS”, lanciarazzi multipli. Il regime ci soverchia solo con aerei da combattimento, missili e lanciamissili. Abbiamo catturato parte dei lanciamissili ma la gran parte proviene dall’estero. Ma è con i “TOW” statunitensi che abbiamo la situazione sotto controllo in alcune regioni.

A chi diedero quei missili gli USA prima che ve li portassero? All’Esercito libero siriano e poi a voi?
No, i missili ce li hanno dati direttamente. Sono stati consegnati a un certo gruppo. Quando la “strada” è stata chiusa e noi assediati, c’erano ufficiali di Turchia, Qatar, Arabia Saudita, Israele e Stati Uniti.

Che fanno?
Sono esperti! Esperti nell’uso di satelliti, missili, ricognizione, videocamere di sorveglianza termiche…

C’erano anche esperti statunitensi?
Sì, esperti provenienti da diversi Paesi.

Tra cui statunitensi?
Sì. Gli statunitensi sono dalla nostra parte, ma non come dovrebbero. Per esempio ci hanno detto: Dobbiamo catturare e conquistare il “Battaglione 47”. L’Arabia Saudita ci ha dato 500 milioni di lire siriane. Per prendere la scuola di fanteria “al-Muslimiya” ricevemmo dal Quwayt 1,5 milioni di dinari e dall’Arabia Saudita 5 milioni di dollari.

Da governi o da privati?
Dai governi.

La lotta è dura, il regime è forte e ha il sostegno della Russia…?
Lotteremo fino alla caduta del regime. Combatteremo la Russia e l’occidente perché non è dalla nostra parte. L’occidente ci manda solo mujahidin, invia questi combattenti. Perché l’occidente non ci sostiene nel modo giusto? Abbiamo molti combattenti provenienti da Germania, Francia, Gran Bretagna, USA, da tutti i Paesi occidentali.

Ci sono molti combattenti provenienti dall’Europa ad Aleppo, nel Jabhat al-Nusra?
Molti, molti, molti!

Quanti?
Molti.

Cosa ne pensa del cessate il fuoco?
Non lo riconosciamo. Riposizioniamo i nostri gruppi e intraprenderemo nei prossimi giorni un attacco schiacciante al regime. Abbiamo riordinato tutte le nostre forze in tutte le province, ad Homs, Aleppo, Idlib e Hama.

Non v’interessano i 40 camion di rifornimenti per la parte orientale di Aleppo?
Abbiamo richieste. Mentre il regime si posiziona lungo la strada al-Qastal, ad al-Malah e nelle aree settentrionali, non lasceremo che quei camion passino. Il regime deve ritirarsi da tutte le aree in modo che ci facciano arrivare quei camion. Se un camion arriva nonostante ciò, arresteremo il conducente.

Perché alcuni dei vostri gruppi si ritirano di un km/mezzo km dalla strada di al-Qastal?
Il regime usa armi avanzate. Abbiamo subito una controffensiva. Perciò ci siamo ritirati in silenzio, per recuperare e attaccare di nuovo il regime. Ma questo attacco deve portare alla caduta del regime.

Così era un trucco, una tattica militare?
Sì, tattica militare.

L’obiettivo di tale tattica era ricevere cibo o ricollocare i combattenti?
Non eravamo d’accordo col cessate il fuoco.

È un’idea solo di Jabhat al-Nusra o di tutti gruppi, gli altri alleati?
Di tutti i nostri gruppi integrati, nostri alleati.

Fronte islamico, esercito islamico?
Sono tutti con noi. Siamo tutti di Jabhat al-Nusra. Un gruppo si chiama “Esercito islamico”, o “Fatah al-Sham“. Ogni gruppo ha un proprio nome, ma si ritengono omogenei. Il nome generico è al-Nusra. Si hanno, per esempio, 2000 combattenti. Poi si crea da questi un nuovo gruppo e lo si chiama “Ahrar al-Sham“. Siamo fratelli, i cui credo, pensieri e obiettivi sono identici a quelli di al-Nusra.

Qual è il suo parere o anche dei capi?
Questa è l’opinione generale. Ma se qualcuno vi dipinge ‘combattente moderato’ e vi propone di mangiare e bere, accettate o no?

450000 persone sono state uccise in questa guerra. Sono stato a Aleppo e Homs. Molte parti sono distrutte. Se la guerra continua sarà distrutto tutto il Paese. Milioni di persone moriranno… In Germania abbiamo avuto una volta la ‘guerra dei trent’anni’…
Ora siamo a soli 5 anni, relativamente breve!

Accettereste qualcuno del regime di Assad nel governo di transizione?
Nessuno del regime di Assad o dell’esercito libero siriano, che si definisce moderato. Il nostro obiettivo è la caduta del regime e la fondazione di uno Stato islamico basato sulla sharia islamica.

La gente di al-Lush, recatasi a Ginevra per i negoziati, ha accettato il governo di transizione.
Ci sono mercenari siriani. al-Lush combatteva con al-Nusra. I gruppi dalla Turchia con cui è stato creato l’esercito libero siriano, erano con al-Nusra. Costoro sono deboli, hanno ricevuto molti soldi e si sono venduti. Devono seguire gli ordini dei loro sponsor.

L’esercito islamico e gli “islamici interni” negoziano a Ginevra
Perché i loro capi sono stati creati dall’occidente. Sono consigliati e pagati dai servizi segreti occidentali e degli Stati del Golfo per i loro obiettivi. Siamo nel punto di osservazione più avanzato della zona di Shayq Said, sotto il nostro controllo. Dietro quelle case ad al-Majbal vi sono i soldati del regime. Le nostre forze sono a 200 metri da qui.

È possibile leggere la versione originale sul Koelner Stadtanzeiger.proxy

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

India e Iran: manovre tra Oriente e occidente

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 28/09/2016

110India e Iran avevano un rapporto abbastanza stretto per affinità religiose e culturali, nonché una cooperazione economica. L’Iran era divenuto il terzo fornitore di petrolio dell’India. La domanda del prezioso oro nero era in rapida crescita presso l’industria dell’India. Tuttavia negli ultimi dieci anni, dall’istituzione di diverse sanzioni contro l’Iran per il programma nucleare, le relazioni tra i due Paesi si sono complicate. Su pressione degli Stati Uniti, l’India fu costretta ad aderire alle sanzioni. All’epoca fu molto importante per Delhi, essendo influenzata dalla firma dell’accordo nucleare con gli Stati Uniti dalle ampie conseguenze per l’industria nucleare indiana. Quando il test segreto di armi nucleari dell’India del 1974 divenne noto, fu creato il Nuclear Suppliers Group (NSG) su iniziativa degli Stati Uniti, per controllare l’approvvigionamento di combustibile nucleare e la diffusione delle tecnologie nucleari in India. All’epoca l’organizzazione non era abbastanza potente da controllare l’industria nucleare indiana. Molti Paesi, tra cui l’URSS, continuarono a cooperare con l’India nonostante le pretese del NSG. Di conseguenza, nel 1988, URSS e India firmarono l’accordo per la costruzione della centrale nucleare di Kudankulam. Dieci anni dopo, Mosca e Delhi stipularono un nuovo contratto basato su questo accordo, avviandone l’operatività nonostante l’opposizione di Stati Uniti e NSG. Tuttavia, durante questi decenni, quasi tutti i Paesi che esportano tecnologie e combustibile nucleari aderirono al NSG, aumentandone il potere. Negli anni 2000, l’industria nucleare indiana affrontava momenti difficili. Inoltre, l’NSG frenò la fornitura di uranio all’India. Dato che le riserve di uranio dell’India non erano inesauribili, i reattori dovettero ridurre l’operatività. L’unica condizione affinché l’NSG rimuovesse le sanzioni era il disarmo nucleare dell’India. Tuttavia, l’India si rifiutò sostenendo che Cina e Pakistan già possedevano armi nucleari. Tali sviluppi bastavano a condannare l’industria nucleare dell’India, che fu quindi costretta ad accordarsi con gli Stati Uniti. Nel 2006, i due Paesi firmarono un accordo di cooperazione sulla tecnologia nucleare civile, che prevedeva una serie di requisiti che l’India doveva adempire per far togliere le sanzioni del NSG. Una di esse era il sostegno alle sanzioni internazionali degli Stati Uniti contro l’Iran. Da allora l’India votò più volte le risoluzioni anti-Iran al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ed inoltre aderì alle sanzioni commerciali, riducendo l’approvvigionamento energetico dall’Iran sostituendolo con idrocarburi provenienti da altri fornitori. Se l’Iran fu il terzo maggior esportatore di petrolio per l’India prima, nel 2015 era solo settimo. Inoltre, l’India smise di utilizzare il dollaro per pagare il petrolio che continuava ad acquistare. Negli ultimi anni, il 55% delle merci veniva pagato in euro, e il 45% in rupie.
faa47c3c-caac-40aa-9ad2-ea7dfc359a75 Tali azioni, insieme all’attuazione di altri requisiti decisi dagli Stati Uniti, portarono alla revoca delle sanzioni contro l’India del NSG, nel 2008. Fu una decisione controversa, dato che difatti gli Stati Uniti permisero all’India di possedere armi nucleari in diretta violazione del trattato di non-proliferazione. Tali concessioni incredibili vanno spiegate con il fatto che l’India è d’importanza strategica per gli interessi di Washington, che vuole mantenere l’influenza nell’Asia-Pacifico e avere un alleato contro la Cina. L’accordo nucleare è solo una parte dei numerosi accordi attraverso cui gli Stati Uniti cercano di legare l’India separandola dal resto dell’Asia. Tuttavia, i recenti eventi hanno dimostrato che tali tentativi non hanno raggiunto gli obiettivi di Washington. L’India è disposta ad accettare aiuti e regali dagli Stati Uniti, ma ha anche un proprio ordine del giorno e non ha intenzione di estraniarsi dall’Asia. Allo stesso tempo, gli indiani sanno che gli Stati Uniti non l’aiuteranno a risolvere i problemi più gravi. Oggi il potere economico e militare di qualsiasi Stato si basa sull’industria energetica, e l’India deve garantirsene la sicurezza indipendentemente dagli interessi degli Stati Uniti. L’attuale rapido ripristino delle relazioni tra India e Iran lo dimostra. Nei primi mesi del 2016 le sanzioni anti-iraniane furono abolite. Nell’aprile 2016, il Ministro del Petrolio e Gas naturale dell’India Dharmendra Pradhan visitava l’Iran. Lo scopo era aumentare gli scambi di idrocarburi. A Teheran s’incontrava con il Ministro dell’Industria Petrolifera iraniano Bijan Zangeneh, annunciando che l’India voleva acquistare gas naturale liquefatto iraniano (GNL), raggiungendo un accordo con il governo iraniano che avrebbe preso in considerazione la richiesta indiana e i più convenienti metodi per inviarlo. Un altro aspetto importante seguito dalla riunione tra i ministri indiano e iraniano era la partecipazione dell’India allo sviluppo del giacimento di gas Farzad B, scoperto nel 2012 e avviato nel 2013. D. Pradhan informava il collega iraniano di un piano dettagliato di sviluppo del giacimento preparato poco prima della visita. Tra l’altro, il piano tiene conto degli investimenti che l’India attua con un programma da 10 miliardi di dollari. Poco prima della visita, D. Pradhan riferiva che le imprese indiane prevedono d’investire circa 20 miliardi di dollari nel porto di Chabahar, in Iran, d’importanza strategica per l’India in quanto apre l’accesso ai mercati dell’Asia centrale nonostante il blocco del Pakistan. Chabahar si trova anche vicino al porto pachistano di Gwadar, che la RPC usa dal 2013. Al momento la Cina dichiarò che il porto non sarebbe stato utilizzato dai militari cinesi. Tuttavia, l’India sospetta di piani per istituirvi una base militare, una delle tante dispiegate dalla Cina nell’ambito del Filo di Perle. Pertanto, Chabhar è importante per l’India non solo economicamente, ma anche dal punto di vista della difesa. L’India ha investito centinaia di milioni di dollari nello sviluppo del porto, quando ancora l’Iran era sotto sanzioni. Gli Stati Uniti hanno cercato d’impedirlo, ma l’India trova che i propri interessi strategici siano più importanti dei requisiti di Washington.
Attualmente, l’Iran sviluppa rapidamente il commercio di risorse energetiche dopo le fine delle sanzioni, prestando particolare attenzione alla regione Asia-Pacifico. Se l’India vuole assicurarsi l’approvvigionamento energetico, data la costante crescita della domanda di petrolio e gas, deve concentrarsi sullo sviluppo delle relazioni con l’Iran e altri esportatori, mentre gli Stati Uniti andranno in secondo piano. L’India ha ottenuto tutto ciò che voleva dagli Stati Uniti, tra cui la revoca delle sanzioni del NGS e il riconoscimento, anche se non ufficiale, del diritto a possedere armi nucleari. Delhi ora persegue nuovi obiettivi.629139587effd2e2384fa6939f5b757d-origDmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il lato sino-giapponese del triangolo “Russia-Cina-Giappone”

Vladimir Terehov New Esatern Outlook 25/09/2016´äº¯ÇÏ´Â ¹Ú±ÙÇý ´ëÅë·ÉAlcuni aspetti dei due ultimi forum (il secondo Forum Economico Orientale (EEF) tenutosi a Vladivostok e il vertice dei G20 ospitato ad Hangzhou) hanno creato terreno fertile per la discussione relativa a vari problemi inerenti al rapporto tripartito “sino-russo-giapponese”. Nel corso del tempo, l’importanza della discussione aumenterà, soprattutto se il futuro presidente della prima potenza mondiale decidesse di cambiare la politica estera del Paese per il crescente malcontento degli statunitensi verso l’impegno del loro Paese nei giochi politici globali, in particolare in regioni a migliaia di chilometri dagli Stati Uniti. Così, lo stato delle relazioni tripartite “russo-sino-giapponesi” avrà un’importanza crescente, almeno sulla situazione nella parte settentrionale della Regione marittima, dalla penisola coreana allo Stretto di Malacca. Oggi, lo stato delle cose in questo settore ha lo stesso peso sull’ordine mondiale che i “Balcani” avevano una volta. Pertanto, è importante per la Russia assicurarsi la chiara comprensione dei processi in questa regione. Tanto più che la Russia è costretta a “spostarsi verso est” in politica estera per via di certi motivi oggettivi.
Parlando alla sessione plenaria dell’EEF, la presidentessa sudcoreana Park Geun-hye definiva la principale controversia della situazione dei moderni “Balcani” come “paradosso asiatico”. Questo termine fu utilizzato recentemente per descrivere un fenomeno in cui due Paesi, nelle relazioni interstatali, (uno dei quali spesso, ma non sempre, è la Cina) mostrano contrastanti aspirazioni economiche e politiche. Le ambizioni politiche sembrano essere diventate un’importante ostacolo nel continente asiatico alla realizzazione di progetti multilaterali reciprocamente vantaggiosi. In particolare, gli ostacoli politici impediscono l’attuazione dei pomposi appelli a rilanciare la Via della Seta. “Il paradosso asiatico” si manifesta al massimo sul lato “sino-giapponese” del triangolo “Russia-Cina-Giappone”. Sembra che anche le parti di questo “lato” troverebbero impegnativo un ragionamento sensato sul motivo per cui le due principali potenze asiatiche non possano riconciliare (e, preferibilmente, nel modo meno conflittuale) i loro interessi assurgendo a nuovi attori politici di primo piano. Questa domanda, tuttavia, sembra non essere più rilevante. C’è un altro, molto più importante per la Russia, aspetto: Cina e Giappone hanno un atteggiamento sempre più competitivo, non solo nel nord della regione menzionata, ma anche nel sud, nonché nell’Oceano indiano, Africa, America Latina ed Europa. La parte peggiore di tale scenario già pessimistico è che non sembrano offrirsi margini di miglioramento. Nei precedenti articoli veniva osservato che il comportamento dei leader giapponesi e cinesi al G20 era profetico. Una risposta alla domanda se il Premier giapponese Abe e il Presidente cinese Xi Jinping si sarebbero incontrati al vertice, e in caso affermativo, come, è rimasta un mistero fino al G20. Poi qualche fonte anonima del governo giapponese fece sapere che una riunione si sarebbe tenuta subito dopo la chiusura del vertice e che i leader si sarebbero incontrati in modo formale. Tuttavia, la dichiarazione del PM Abe prima del viaggio a Pechino, dove “esprimeva la posizione del Giappone sulla situazione nei Mar Cinese Orientale e Mar Cinese Meridionale”, sottolineava l’importanza del rispetto del diritto internazionale, garantendo la libertà di navigazione, rendeva scettici sulla possibilità di un incontro tra i due leader. Non si poteva non prendere atto che (piuttosto in modo ingenuo) l’osservazione di Abe fosse di per sé suggestiva. In primo luogo, è implicito che Tokyo non aveva piani per discutere con Pechino dello status delle isole Senkaku/Diaoyu nel Mar Cinese Orientale, e in secondo luogo, il Giappone aveva approvato la risoluzione del 10 luglio sulla situazione nel Mar Cinese Meridionale adottata dalla Corte di arbitrato dell’Aia. Tale risoluzione era la fonte dei peggiori problemi della politica estera della Cina negli ultimi anni. Ma nonostante tutto, i leader delle due principali potenze asiatiche hanno avuto brevi colloqui per la prima volta in un anno e mezzo. E il senso della riunione non è scambiarsi luoghi comuni sulla necessità di stabilire relazioni bilaterali “a lungo termine, sane e stabili”, sempre sentite nel vertice APEC ospitato da Pechino due anni prima, ma nel fatto che avessero effettivamente luogo.
Se l’incontro indicava l’inizio del disgelo nelle relazioni sino-giapponesi sarà chiaro solo dopo il vertice tripartito in programma per dicembre. La finalizzazione del lungo processo per “segnare il tempo” in cui Giappone, Corea del Sud e Cina non trovavano un accordo di libero scambio, è destinato a divenire il tema centrale del vertice. Questo programma è affetto da ambizioni politiche nel modo più evidente e negativo. A peggiorare le cose, negli ultimi mesi, un altro grave problema si è aggiunto alla “collezione” di “punti dolenti” giapponese-sudcoreani, con il dispiegamento del sistema di difesa missilistico statunitense (THAAD) avviato in Corea del Sud. Quando incontrò Park Geun-hye, al G20, Xi Jinping espresse esplicitamente la preoccupazione della Cina su ciò. Ma non importa quanto le relazioni sul “lato” sino-cinese del triangolo “Russia-Cina-Giappone” si sviluppino in futuro, è ovvio che le due principali potenze asiatiche (e la potente vicina Russia) continueranno a competere sulla scena politica mondiale. Dato che la Russia sarà inevitabilmente influenzata dall’andazzo di tale “concorso”, deve mantenere sangue freddo e, in primo luogo, ricordarsi di costruire la propria politica estera e, in secondo luogo, adottare misure per mitigarne l’impatto negativo su politica estera e programma per lo sviluppo economico di Siberia ed Estremo Oriente. Inoltre, attuando la propria strategia in relazione a questi Paesi asiatici, la Russia dovrebbe, in primo luogo, ridurre al minimo le conseguenze del (apparentemente inevitabile) dilagare dei problemi sino-giapponesi in territorio russo e, dall’altro, non adottare alcun passo volontario o involontario che aggravi ulteriormente la situazione. Per raggiungere gli obiettivi, la Russia dovrebbe pensarci due volte e decidere una volta quando si tratta di Cina o Giappone. Questa tattica potrebbe essere particolarmente utile risolvendo il “problema delle isole Curili” o dei “Territori del Nord”, come i giapponesi le chiamano.

Vladimir Terekhov, esperto sui temi della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Esatern Outlook“.

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Shinzo Abe chiede maggiore cooperazione rafforzata con la Russia
Abe invoca anche migliori rapporti con la Cina e la Corea del Sud
TASS 26 settembre 2016RBTHРабочая поездка президента РФ В. Путина в Дальневосточный федеральный округIl Primo ministro giapponese Shinzo Abe ha detto alla camera del parlamento il 26 settembre che si aspetta di risolvere la vecchia disputa territoriale con la Russia e di rafforzare la cooperazione bilaterale. “Questo mese ho avuto il 14° incontro con il Presidente russo Vladimir Putin. Risolvendo la questione territoriale porremo fine alla situazione anomala in cui i nostri Paesi non hanno un trattato di pace a 71 anni dalla fine della guerra”, ha detto Abe alla sessione plenaria per annunciare il suo programma. Aprendo grandi possibilità alla collaborazione giapponese-russa in campo economico, energetico e altri, aggiungeva. “La visita del Presidente della Russia in Giappone quest’anno ci permetterà di avanzare i colloqui secondo il ruolo di primo piano dei nostri Paesi”. Abe sottolineava anche che l’alleanza con gli Stati Uniti è alla base della politica estera e della sicurezza del Giappone. Il primo ministro sottolineava anche l’intenzione di migliorare le relazioni con la Cina e approfondire la cooperazione con la Corea del Sud, definendola “vicina importante”.
Russia e Giappone non hanno ancora firmato il trattato di pace della Seconda guerra mondiale. La soluzione del problema, ereditato dall’Unione Sovietica, è ostacolata dalla disputa sulle Curili meridionali, le isole di Shikotan, Habomai, Iturup e Kunashir, che il Giappone chiama “Territori del Nord”. Nelle fasi finali della Seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica prese le isole, e nel febbraio 1946 le isole Curili furono dichiarate territori dell’Unione Sovietica. Nel 1956, URSS e Giappone firmavano la dichiarazione congiunta per stabilisce rapporti bilaterali diplomatici, commerciali ed altri. Secondo il documento ratificato dai parlamenti di entrambi i Paesi, l’URSS espresse la disponibilità di restituire unilateralmente Shikotan e Habomai come gesto di buona volontà, ma solo dopo aver firmato il trattato di pace. L’accordo fu respinto dal Giappone che, nel contesto della guerra fredda, pretendeva anche le isole Kunashir e Iturup.
All’inizio di settembre, Putin e Abe s’incontravano a Vladivostok in Russia durante il Forum economico orientale (EEF) decidendo d’intensificare i colloqui bilaterali e d’incontrarsi in Perù al vertice dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC) di novembre. A dicembre, il leader russo dovrebbe vistare il Giappone.putin-abe-meeting-e1473094900427-840x440Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora