L’esperienza del primo attacco

Piazzare i valori democratici occidentali ha distrutto il Medio Oriente
Valerij Gerasimov; VPK, 18/05/2016 – South Front398620_originalLa regolamentazione legislativa dell’uso della forza militare russa nella lotta al terrorismo, si basa sull’esperienza di fine 20° e inizio 21° secolo, nelle operazioni antiterrorismo nella regione del Caucaso settentrionale. Oggi nessuno dubita che la Russia abbia affrontato non un gruppo di separatisti, ma una forza ben organizzata e generosamente finanziata, sostenuta da elementi terroristici stranieri, nel proprio Paese. La potenza militare è stata utilizzata contro aggressioni estere ed ha avuto il mandato per operazioni contro bande criminali nel territorio nazionale. Numerosi governi hanno anche scatenato la guerra delle informazioni contro la Russia. Abbiamo ripreso gli eventi del primo attacco terroristico e giunti a diverse conclusioni. In primo luogo, le Forze Armate devono essere preparate a tale lotta. In secondo luogo, il terrorismo va colpito attivamente nelle prime fasi della formazione e non dobbiamo permettere che la sua ideologia si diffonda e occupi nuovi territori. In terzo luogo, il terrorismo non può essere eliminato senza l’uso della forza militare, solo essa porta alla vittoria. Per trionfare in questa lotta è necessario unire le risorse politiche, finanziarie, ideologiche e informative del governo.

La democrazia sotto scorta
Parlare delle cause del terrorismo internazionale richiede la distinzione di alcuni aspetti. Indubbiamente, le condizioni per la sua crescita sono generate dalle situazioni difficili di alcuni popoli, come ad esempio la mancanza di opportunità di sviluppo e di prospettive per uno standard di vita dignitoso. L’ideologia radicale capitalizza su questi problemi, con conseguenti organizzazioni illegali come al-Qaida e Stato islamico. L’intervento di Stati esteri negli affari delle nazioni sovrane si materializza come altra causa della minaccia terroristica. I tentativi dell’occidente d’imporre i propri valori su Paesi con propri fondamenti spirituali e tradizioni culturali, favoriscono inevitabilmente risultati negativi. La creazione artificiale di tali ideali alieni ha già devastato Nord Africa e Medio Oriente. Gli effetti della “primavera araba” hanno creato una crisi migratoria in Europa. La Libia, dove il Presidente Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento militare della NATO, ha praticamente cessato di esistere come Stato unito, diventando un precursore dell’avanzata di SIIL e altri gruppi terroristici. L’occupazione dell’Iraq, l’assassinio del suo leader politico e la “democratizzazione” del Paese con le baionette hanno creato lo SIIL, con ex-membri provenienti dalle élite politiche dei Paesi colpiti, in grandi regioni dell’Iraq. La terza causa della recrudescenza del pericolo terrorista spetta a quei governi che trovano vantaggioso utilizzare i servizi di organizzazioni radicali per aggiungere i loro obiettivi politici, distruggendo quegli Stati che anche non fossero democratici, incarnano la stabilità. In seguito emergono dalle ombre i mandanti, e i banditi clandestini avanzano coprendo vasti territori e formandosi una base economica, generando un quasi-struttura che suscita destabilizzazione della regione e costituisce una minaccia per tutta l’umanità civilizzata.

Su basi lecite
La Siria, dove il processo di destabilizzare e rovesciamento del governo legittimamente eletto continua con le stesse tecniche utilizzate altrove, è un ottimo esempio. L’instabilità è iniziata con proteste organizzate ed informazioni alimentate da fonti estere. Poi scoppiarono gli attentati contro le forze dell’ordine e i rappresentanti delle autorità; inoltre, la massa degli attacchi terroristici fu supportata da organizzazioni occulte. A metà dell’anno, la situazione era critica. La domanda di preservare la Siria come Stato sovrano era sul tavolo. Un cambio di potere avrebbe significato la frammentazione inevitabile del Paese sotto la bandiera degli estremisti etnico-religiosi. Gli sviluppi dello scenario in Libia illustravano il processo di un altro Paese prosperoso divenire terreno fertile del terrorismo minacciando la stabilità dell’intera regione. Di conseguenza, in Medio Oriente si formava una chiara minaccia per la sicurezza nazionale della Russia. Secondo le nostre stime, SIIL e altri gruppi terroristici avevano arruolato 4500 cittadini della Federazione Russa e di altri Paesi della CSI all’inizio del 2015. Non è difficile prevedere dove questi terroristi avrebbero concentrato i loro sforzi una volta caduto il regime di Assad. In tali circostanze, il Presidente della Russia, in risposta alla richiesta ufficiale di Damasco, ha deciso di utilizzare le Forze Armate per condurre operazioni antiterroristiche nel territorio della Repubblica araba siriana. Fu approvato anche dal Consiglio della Federazione. Anche in questo caso, si parla di partecipazione militare nella lotta al terrorismo, non d’intervenire negli affari di un altro Stato o sostenere una corrente religiosa radicale. Le nostre unità operano legalmente in Siria, su richiesta del governo, lo stesso non si può dire della coalizione statunitense che de iure viola tutti i canoni del diritto internazionale. Dal 30 settembre 2015, l’Aeronautica russa ha fornito supporto aereo contro obiettivi terroristici. Gli obiettivi sono scelti secondo informazioni attendibili, confermati dai velivoli senza equipaggio e solo dopo attenta selezione, l’obiettivo viene scelto. Allo stesso tempo, non abbiamo colpito scuole, ospedali o moschee, anche se sappiamo che alcuni di tali edifici vengono utilizzati dai terroristi come depositi di armi. Oltre ad attacchi aerei, le Forze Armate russe in Siria hanno risolto altri problemi. I nostri consiglieri aiutano i comandanti militari siriani nella preparazione delle operazioni militari contro le forze terroristiche e sono coinvolti nell’addestramento di unità di riserva, così come nella loro formazione.

Ankara non segue
Nel facilitare le operazioni dell’Aeronautica russa in Siria, una particolare attenzione è rivolta ad impedire conflitti sul Paese. Nonostante l’arresto della cooperazione militare tra Stati Uniti e Russia, l’interesse reciproco ha garantito preparazione e firma del memorandum bilaterale per evitare incidenti sui cieli della Siria. In futuro, il rispetto delle regole delineate in tale accordo richiederà che tutti i partecipanti della coalizione guidata dagli Stati Uniti creino i canali necessari per la cooperazione operativa con la Russia. A Baghdad, la coalizione Iraq, Iran, Siria e Russia funge da centro di informazione per l’intelligence antiterrorismo. Questa coalizione agisce come riuscito meccanismo dell’interazione tra i ministeri della Difesa di Russia e Israele nel quadro della cooperazione per impedire incidenti in Siria. A seguito della dichiarazione del 27 febbraio di Stati Uniti e Russia, le Forze Armate hanno ulteriori attività correlate alla cessazione delle ostilità, espansione delle operazioni umanitarie e liberazione di insediamenti e territori. Sull’aeroporto di Humaymim abbiamo istituito il Centro per la riconciliazione delle parti in guerra in Siria. L’organizzazione è attivamente coinvolta nell’attuazione degli accordi raggiunti, in collaborazione con una struttura simile appoggiata dagli USA ad Amman e alla Task Force di Ginevra. Oggi, un ruolo fondamentale delle Forze Armate russe in Siria spetta nella promozione della riconciliazione tra le maggiori forze militari e l’avvio dei processi politici nel Paese. Tuttavia, uno dei fattori destabilizzanti che conserva un impatto significativamente negativo è la vendita di armi, munizioni, e farmaci di Ankara ai terroristi. Gli ospedali in Turchia continuano a curarli.
In conclusione, eseguiamo le nostre operazioni con la consapevolezza che il destino di un Paese, del suo sistema politico e di chi vi detiene il potere devono essere decisi dal popolo di quel Paese. La Siria deve mantenere la propria autonomia e grazie agli sforzi della cooperazione multinazionale, rimarrà uno Stato laico.1030398751Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo schianto dell’Egyptair 804 è collegato all’opposizione francese all’escalation degli USA contro la Russia?

Umberto Pascali, Katehon 20/05/2016image-2011-09-13-10115407-0-inforgrafic-scut-anti-rachetaLe istituzioni degli Stati Uniti cercano freneticamente di costringere i Paesi europei ad approvare i sistemi missilistici puntati sulla Russia, volendo disperatamente intrappolare l’Europa nel confronto militare (con una provocazione che presto farà da innesco) contro la Russia. Luglio è il termine ultimo. Funzionari degli Stati Uniti ritengono che se la NATO al vertice di luglio a Varsavia non prenderà il controllo del sistema di difesa antimissile dichiarandolo operativo, la Russia dichiarerà che l’alleanza si piega alla sua volontà. Il nuovo sistema missilistico è ideato per trattenere l’Europa nel confronto perenne con la Russia, contro i propri interessi. Le élite statunitensi sono terrorizzate delle prossime elezioni presidenziali, nel caso un’amministrazione di Trump (o Sanders?) salvi gli Stati Uniti dalla continua politica di “guerre e saccheggio finanziario”.
La Francia guida l’opposizione al sistema missilistico (recentemente impiantato anche nell’impoverita Romania) nominalmente un programma della NATO ma in realtà operazione di controllo degli Stati Uniti sull’Europa. Proprio oggi, il Wall Street Journal ha denunciato la Francia per l’opposizione al diktat di Washington. Il giornale, nota voce di Wall Street e Bush-Clinton, ha spiegato che l’opposizione francese va spezzata prima della riunione di luglio della NATO, quando i Paesi della NATO dovrebbero accettare “proprietà” e “responsabilità” dello “scudo antimissile”: “Funzionari francesi hanno detto che rifiutano l’approvazione a che l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord prenda il controllo del sistema di difesa antimissile europeo degli Stati Uniti, posizione di Parigi che funzionari statunitensi e dell’alleanza sperano di poter convincere a cambiare prima del vertice di luglio”. “Non è solo una questione tecnica, ma c’è un aspetto politico”, ha detto al giornale un funzionario francese. “Se si tratta di un sistema della NATO, la NATO si assumerà la responsabilità se si abbatterà un missile. La NATO si assumerà la responsabilità se si fallisse“. Gli statunitensi vogliono che la questione sia imposta all’Europa già il 19 maggio, al vertice dei ministri degli Esteri della NATO a Bruxelles. Germania e anche Italia sembrano seguire la Francia nel respingere le pressioni. È una situazione (leader europei che resistono ai piani anglo-statunitensi) simile ad altre nel recente passato, quando Francia e Belgio furono colpiti da estremamente sofisticati attacchi militari sotto forma di terrorismo.
L’incidente del volo EgyptAir 804 da Parigi a Cairo è un avvertimento a smetterla di resistere o altro?03d69c82849c521bf2569c3652b42285Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il leader del Giappone visita la Russia contro il volere degli Stati Uniti

Alex Gorka Strategic Culture Foundation 13/05/2016n-abeputin-a-20141019Il 6 maggio il Presidente Vladimir Putin incontrava il Primo ministro giapponese Shinzo Abe nella località del Mar Nero di Sochi. I leader hanno discusso dei modi per rafforzare i legami bilaterali e risolvere la disputa territoriale sulle isole Curili. Ucraina, Corea democratica, Siria, terrorismo internazionale e cooperazione bilaterale erano all’ordine del giorno. Le parti hanno deciso di rinnovare le riunioni periodiche nel formato 2+2 tra ministri degli Esteri e della Difesa. Un accordo è stato raggiunto per continuare i contatti tra i consigli di sicurezza dei due Paesi. La Russia ha anche sostenuto il coinvolgimento del Giappone nella task force umanitaria in Siria. Il Giappone è stato invitato a partecipare all’esercitazione anti-contrabbando nel Pacifico a luglio-agosto. Molte cose sono state discusse in modo confidenziale, a porte chiuse. Come previsto, non ci sono stati passi avanti sul Trattato di pace e la controversia territoriale, anche se le parti hanno detto che le discussioni sono state costruttive. La questione delle isole contese è troppo difficile da risolvere rapidamente. Richiede pazienza e agilità. I militari russi osservavano i colloqui da vicino mentre studiano diversi piani per rafforzare la difesa dell’area. Va ancora precisato l’isola che ospiterà i missili a lungo raggio antiaerei e antinave. I leader di Russia e Giappone hanno deciso di negoziare la controversa questione a giugno tra viceministri degli Esteri. Nel 2013, Abe è stato il primo leader giapponese a compiere una visita ufficiale in Russia dopo un decennio, cercando di risolvere le divergenze e ampliare la cooperazione. Questo è il 9° incontro dei due leader dal 2012 (quando Abe fu rieletto premier) e la 13.ma volta cui i leader s’incontrano, dalla riunione tenutasi nel primo mandato di Abe (2006 – 2007). Due fattori rendono l’evento particolarmente simbolico. Il primo, il 40° vertice G8 (ora G7) che si tenne a Sochi nel giugno 2014 e trasferito a Bruxelles dopo che la Crimea divenne parte della Russia. Il secondo, questa è la seconda volta che il Premier si reca a Sochi. A differenza di altri capi occidentali, come i membri del G8, si recò ad assistere ai Giochi Olimpici Invernali di Sochi durante la crisi in Ucraina, dimostrandosi un diplomatico abile e lungimirante. Lo sviluppo delle relazioni con la Russia rende la politica estera giapponese più equilibrata e apre la via alla partecipazione a vantaggiosi progetti economici. Va sottolineato che l’importanza del vertice Russia-Giappone del 6 maggio a Sochi va oltre i legami bilaterali. E’ l’evento principale negli ultimi rapporti tra Russia e G7. La visita ha avuto luogo prima del vertice G7 previsto per fine maggio. La Russia è stata l’ultima tappa del viaggio del premier che includeva Francia, Italia, Belgio, Germania e Gran Bretagna. Il 42° vertice del G7 si terrà il 26-27 maggio 2016 al Shima Kanko Hotel sull’isola di Kashiko, Prefettura di Mie, Giappone. Il premier giapponese voleva che il vertice Giappone-Russia precedesse l’evento, col Presidente russo Vladimir Putin che inviava un segnale a Tokyo dicendo “Lo sviluppo del dialogo multi-programmato con il Giappone è una delle nostre priorità in politica estera. Conto sulla prevista visita del (Primo ministro) Shinzo Abe del 6 maggio per poter ampliare le relazioni russo-giapponesi con mutuo vantaggio e tenendo conto dei reciproci interessi”.
Shinzo Abe è il primo leader del gruppo G7 a visitare la Russia dal marzo 2015, quando il Presidente Putin incontrò Matteo Renzi. A differenza dei Paesi anglofoni, i capi occidentali cominciano ad intensificare gradualmente i contatti con la Russia. Ministri tedeschi sono visitatori frequenti a Mosca. L’estate scorsa il Presidente Putin fu invitato a visitare Expo-2015 di Milano, sfruttò l’opportunità per incontrare Papa Francesco e visitare Berlusconi. Il viaggio di Abe sarà seguito dalla visita, il prossimo mese, del primo ministro Renzi nell’annuale Forum sugli investimenti nella città natale di Putin, San Pietroburgo. Questa volta, Abe, alleato chiave degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico, “restava ritto seguendo la sua strada”, respingendo la pretesa del presidente Barack Obama di non visitare la Russia, secondo Kyodo del 24 febbraio. In un intervista a RIA Novosti, prima della riunione, il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha detto che gli statunitensi dicono segretamente agli altri, tra cui il premier giapponese, di non visitare la Russia. Un anno prima, alla vigilia delle celebrazioni del 70° anniversario della vittoria nella Seconda guerra mondiale, la tattica funzionò. Shinzo Abe non visitò Mosca. Questa volta l’importanza delle relazioni con la Russia prevalgono su altri motivi. Il Giappone ha davvero bisogno del dialogo e la Russia è pronta ad andargli incontro. I leader si sono incontrati tre volte negli ultimi due anni. Abe era più che disposto a incontrare Putin a New York presso la sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dell’anno prima. Un successo in politica estera è importante per il leader giapponese. L’opposizione ha buona probabilità alle elezioni di autunno mentre l’economia ristagna. Mosca è importante per bilanciare le relazioni tra Giappone e Cina. Inoltre, è sempre più difficile per Washington fare pressioni su Tokyo mentre coopera con Mosca sulla Siria e dice apertamente che la cooperazione è di grande importanza. Ma la pressione degli Stati Uniti è ancora abbastanza forte per fare rinviare la visita di Putin a Tokyo, inizialmente concordata nel 2014. Quando si deve decidere la data, Tokyo si comporta come il gatto che ama il pesce ma odia l’acqua. Il Primo ministro giapponese Shinzo Abe ha confermato ancora una volta l’invito al Presidente Vladimir Putin a visitare il Giappone, senza annunciarne la data. Il presidente e il premier hanno discusso i dettagli dell’invito. A sua volta, Vladimir Putin ha invitato Shinzo Abe ad aderire al 2° Forum Economico Orientale che si terrà a Vladivostok il 2 – 3 settembre. La visita ha finalmente posto fine ai tentativi degli Stati Uniti di mantenere la Russia isolata dal G7. I suoi avvertimenti sono ignorati a favore del rinvigorito dialogo con la Russia. L’evento testimonia come i contatti tra Russia e principali potenze mondiali aumentano ed hanno buone prospettive per il futuro.0,,18958022_401,00

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Un ‘amichevole’ premier giapponese propone un ‘nuovo approccio’ alla Russia su come consegnare le Curili a Tokyo
Galina Dudina, Kommersant, 16 maggio 2016 – Russia Insider

bef6568b-f6fc-486b-b7d2-99cea952a3a0_mediumIl Primo ministro giapponese Shinzo Abe ha visitato Sochi il 6 maggio per colloqui col Presidente russo Vladimir Putin. Oltre a commercio, cooperazione economica ed investimenti, i due leader hanno discusso la questione dolorosa del trattato di pace della Seconda guerra mondiale, che non sarà concluso finché la disputa territoriale sulle isole Curili del sud sarà risolta. Dopo i colloqui, Abe ha detto di aver proposto un “nuovo approccio” per risolvere la disputa territoriale.

Tono amichevole
Abe aveva visitato la città turistica nel 2014 per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali. “Il calore di questa meravigliosa città mi ricorda il mio incontro con Vladimir nel 2014“, ha detto Abe in un indirizzo marcatamente amichevole all’ospite. “Con i ricordi delle belle attrazioni di Sochi, non vedevo l’ora di incontrare Vladimir. Sono molto contento di vedervi“. Putin ha salutato l’ospite con tono ufficiale. “Sig. Primo ministro, vediamo la vostra visita come un’opportunità per collaborare su questioni di reciproco interesse“, ha detto. Allo stesso tempo, il leader russo si è vagamente riferito alle tensioni esistenti tra i due Paesi. “In considerazione degli sviluppi politici, commerciali ed economici, ci sono questioni che vanno trattate in via prioritaria“, ha detto Putin. Le questioni all’ordine del giorno dei colloqui erano già note, tra cui la prospettiva della firma del trattato di pace (che Abe ha menzionato nel discorso di apertura), la questione delle isole Curili del Sud, così come la cooperazione bilaterale e la risoluzione dei conflitti in Siria, Ucraina e penisola coreana. L’incontro fu organizzato durante i colloqui del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov con l’omologo giapponese Fumio Kishida, a Tokyo, a metà aprile. Era Lavrov a riassumere i risultati dei colloqui tra il Presidente Putin e il Primo ministro Abe. Ha detto che i due leader hanno discusso dei rapporti commerciali ed economici così come dell’imminente visita di Vladimir Putin in Giappone “comprese date specifici” (che saranno annunciate). Putin ha invitato Abe a partecipare al Forum economico orientale, che si terrà a Vladivostok ai primi di settembre. Inoltre, i russi hanno proposto di rilanciare il formato 2+2 nato nel 2013 sui colloqui congiunti dei ministri degli Esteri e della Difesa dei due Paesi. “Speriamo che i nostri colleghi giapponesi ci ascoltino“, ha detto Lavrov, aggiungendo che il formato era “utile date le minacce alla sicurezza nella regione Asia-Pacifico e nel Sud-Est asiatico“.

Le controversie sulle Curili del sud
Abe ha detto di aver proposto un “nuovo approccio” per risolvere la questione delle isole contese. Tuttavia, né i giapponesi, né i russi hanno reso noti i dettagli dell’approccio. “Ci sono state osservazioni sui media giapponesi su quale idea Shinzo Abe avesse portato a Sochi, suggerendo che la proposta in una certa misura si basi sull’idea avanzata nel 1998 dall’allora Primo ministro giapponese Ryutaro Hashimoto durante l’incontro con Boris Eltsin“, dice Aleksandr Panov ex-ambasciatore russo in Giappone. “Non si può escludere che la parte giapponese possa proporre un’opzione per cui le isole di Habomai e Shikotan siano consegnate al Giappone dopo la firma del trattato di pace, mentre le altre isole (Iturup e Kunashir) per un certo periodo di tempo, 30-50 anni, rimarranno sotto il dominio amministrativo della Russia“. Panov aggiunge che tale proposta sarebbe considerata un compromesso dal Giappone. La prossima occasione per le due parti di discutere la questione delle isole Curili e il trattato di pace si avrà a giugno, in una riunione tra i viceministri degli esteri. Aleksandr Gabuev, capo del Programma Asia-Pacifico del Carnegie Moscow Center, suggerisce che la dichiarazione coraggiosa di Shinzo Abe abbia più a che fare con la situazione politica interna in Giappone. In vista delle elezioni politiche anticipate previste a luglio, “c’erano aspettative molto alte sulla visita di Shinzo Abe a Sochi“, aggiunge. Abe ha dovuto dimostrare che non era solo una “visita a vuoto” e che era pronto a cercare nuovi approcci per una delle questioni chiave della politica estera di Tokyo, dice Gabuev.abeputinfeb20Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia costruisce legami con gli scontenti alleati degli USA in Asia

Fornendo ai sud-est asiatici un modo di diversificare le relazioni estere riducendone la dipendenza politica dagli Stati Uniti
Salman Rafi Asia Times 20 maggio 2016 – Russia Insider1039912751Impercettibilmente, la Russia è certamente sulla buona strada per costruire relazioni positive, se non alleanze strategiche, nella regione che la circonda. Mentre l’occidente e i suoi forti alleati nella regione vedono la mossa come parte dell'”espansionismo” della Russia, altri la vedono come modo di controbilanciare la posizione degli Stati Uniti nella regione. Mosca fornisce a numerosi ex-alleati degli Stati Uniti la tanto necessaria alternativa per diversificare la politica estera. Questa diversificazione è visibile nella regione. Per esempio, Paesi come India e Afghanistan hanno iniziato a sostenere la posizione della Cina sul Mar Cinese Meridionale. L’impegno della Russia coi Paesi della regione implica, almeno in teoria, è molto meno dipendente dagli Stati Uniti e dal loro fragile impegno alla sicurezza, impegno cui Washington non ha aderito in Medio Oriente. Al contrario, l’alternativa russa sembra avere un potenziale enorme dato che arriva sotto forma di cooperazione statale e bilaterale, anche attraverso le organizzazioni regionali. La Russia ha intenzione di tenere il suo versione Russia-ASEAN ed ha anche in programma un’estesa cooperazione con ASEAN, Unione Eurasiatica economica (EEU) e Shanghai Cooperation Organization (SCO). Dettagli sulle “consultazioni” tra questi gruppi regionali è probabile emergano dopo gli incontri. Alcuni Paesi regionali, come le Filippine, sono già protesi verso questa idea. Parlando a Mosca il 13 maggio, l’ambasciatore delle Filippine in Russia Carlos Sorreta ha detto: “Gli attributi di questa cooperazione riflettono la possibile partnership strategica, ma richiedono un lavoro sodo per riunire persone ed istituzioni“. L’ASEAN è di per sé un enorme mercato. La Russia vi vede l’opportunità di espandersi economicamente. L’ASEAN è una delle organizzazioni internazionali di maggior successo al mondo che riunisce 604 milioni di persone che producono oltre 2 miliardi di dollari di PIL. E’ un luogo in cui tre degli Stati più potenti del mondo, Stati Uniti, Cina e Russia, competono per l’influenza negli ultimi tre decenni. L’impegno della Russia con l’ASEAN e il suo entusiasmo per la cooperazione regionale e sovra-regionale hanno forti fondamenti economici e strategici. Sulla cooperazione economica, interessa il recente accordo tra Russia, Iran e Azerbaigian per creare un Corridoio nord-sud lungo il Mar Caspio, che probabilmente trasformerà le economie dell’Eurasia dalla Russia all’associata allo SCO India. Il corridoio collegherà alcune delle maggiori città del mondo, come Mumbai, Mosca e Teheran al porto sul Caspio di Bandar Anzali in Iran e da lì al porto russo di Astrakhan, alla foce del fiume Volga. Il corridoio in ultima analisi, collegherà India, Iran e Azerbaigian a Paesi e mercati dell’UEE comprendente Armenia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Bielorussia.
Dal punto di vista strategico, vi è la cooperazione militare e i responsabili politici russi vi danno notevole importanza. Alla prima riunione dei ministri della Difesa della Russia-ASEAN di aprile 2016, il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha detto: “Ci concentriamo sull’espansione dei contatti coi Paesi ASEAN in modo bilaterale. A questo scopo, una serie di incontri coi ministri della Difesa degli Stati dell’associazione è in programma, nel corso della quale la cooperazione militare e tecnico-militare sarà discussa in particolare“. La finestra per la cooperazione militare tra Mosca e alcuni alleati scontenti degli Stati Uniti, come la Thailandia, si è già aperta. Il Primo ministro thailandese Prayuth Chan-Ocha ha proposto una visita a Mosca a maggio, nel tentativo di ridurre la tradizionale dipendenza della Thailandia dagli Stati Uniti. Materiale militare russo può essere visto in Thailandia. Elicotteri Mi-17 russi cominciano a sostituire i Blackhawk degli Stati Uniti. Il vecchio arsenale tailandese di carri armati statunitensi M-60, M-48 e M-41 potrebbe presto essere sostituito dai T-90 russi. L’influenza degli Stati Uniti nella regione è sempre più messa in discussione, se non sostituita, per via dei propri interventi nelle questioni politiche interne degli alleati nella regione in nome della “democrazia” o della protezione dei “diritti umani”. È un dato di fatto che le prospettive di un’estesa cooperazione tra Thailandia e Russia abbiano ravvivato, involontariamente forse, la pessima politica di Stati Uniti e Unione europea verso la Russia. Mentre la Thailandia è da tempo obiettivo dell’interventismo degli Stati Uniti, la Russia è stata costretta a guardare verso la Thailandia per le importazioni agricole a causa principalmente delle sanzioni USA-UE imposte a Mosca a seguito del conflitto in Ucraina. Offrendo ai Paesi cose da cui tradizionalmente dipendevano dagli Stati Uniti, la Russia cerca di costruire una rete di relazioni che consenta ad essa e agli Stati membri dell’ASEAN di operare in modo relativamente indipendente dagli Stati Uniti. Per la Russia, almeno l’indipendenza da Stati Uniti e UE sulle importazioni le consentirebbe di perseguire i propri obiettivi e proteggere i propri interessi in Europa e Medio Oriente in modo più aggressivo. Pragmatici per come appaiano, questi sviluppi possono portare a risultati che tratterrebbero o limiterebbero l’influenza degli Stati Uniti, se non ad eliminarla del tutto, in misura tale che gli Stati Uniti potrebbero trovarsi incapaci di operare coi loro tradizionali metodi di dominio e coercizione diplomatica.1039807125Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Algeria si avvicina al Blocco anti-NATO

Brandon Turbeville, Activist Post, 19/05/20164613969030_044c428277_bMentre la crisi siriana si trascina e le speranze di una risoluzione pacifica o, per lo meno, del ritorno alla relativa normalità in Libia sembrano molto distanti, l’Algeria dovrebbe, ormai, iniziare a sospettare che possa presto trovarsi nel mirino anglo-statunitense. Vi sono sempre più prove che l’Algeria fa proprio questo. Dopo essere sopravvissuta al tentativo di destabilizzazione d’ispirazione occidentale e alla “primavera araba”, rivoluzione colorata orchestrata dall’occidente, l’Algeria ha fatto tutto il possibile per aumentare la sicurezza ai confini. Perciò ha una maggiore cooperazione con la vicina Tunisia, bersaglio dei terroristi sostenuti dalle nazioni occidentali e del GCC. Dopo aver agito rapidamente e con pugno di ferro, ogni tentativo d’interferire nel governo algerino è stato annullato durante le rivoluzioni colorate e la destabilizzazione ideate dagli USA. Tuttavia, anche se le proteste della “primavera araba” furono brevi e inefficaci, l’Algeria non si è semplicemente riposata sugli allori successivamente. In realtà, l’Algeria si è mossa per aumentare la sicurezza e migliorare le capacità militari collaborando con i vicini per garantirsi che non siano preda di destabilizzazione o rivoluzioni colorate in futuro. L’Algeria ha anche approfondito i legami con la Russia e i Paesi che fanno parte del Blocco anti-NATO, non ufficiale ma sempre più evidente. In altre parole, l’Algeria si avvicina al blocco multipolare delle nazioni che cercano di agire come forza contraria alle potenze della NATO.
Due esempi notevoli di maggiore cooperazione tra Algeria e l’alleanza anti-NATO sono la recente consegna di 40 elicotteri d’attacco dalla Russia e la recente visita diplomatica in Siria del governo algerino. L’elicottero, noto come “Night Hunter” viene indicato come uno dei migliori al mondo, in grado di svolgere missioni di giorno, notte e in condizioni climatiche avverse. L’elicottero è dotato della capacità di modificarne la guida permettendo al velivolo di essere pilotato dal pilota e dall’operatore. La consegna degli elicotteri russi all’Algeria non è una novità. Nel 2005-2006 la Russia le fornì 28 Su-30MKA, 16 addestratori Jak-130 e 185 carri armati T-90S. Nel 2015, un contratto venne firmato per la fornitura di 14 caccia Su-30MKA nel 2016-2017. Il trasferimento degli elicotteri Mi-28 è il risultato di un accordo bilaterale tra Russia e Algeria. “L’esercito algerino è soddisfatto dalla qualità delle armi russe, dimostratesi ottime nelle condizioni particolari di qui, nel deserto con temperature estremamente elevate e tempeste di sabbia. Quindi ci sono buone prospettive per proseguire una stretta cooperazione nel settore tecnico-militare su una vasta serie di forniture“, aveva detto Aleksandr Zolotov, ambasciatore russo in Algeria, a RIA Novosti. Eppure, se le consegne non sono una notizia di per sé, il contesto in cui si verificano vanno discusse.
L’Algeria, naturalmente, è sempre interessata dalle crescenti attività dello SIIL nella regione, in particolare Libia e Tunisia e si concentra sulla polizia ai confini con i due Paesi e con Niger e Mali per tale motivo. Il governo algerino, che ha reagito rapidamente alle minacce terroristiche in passato, è forse preoccupato che gli attacchi dello SIIL possano eventualmente cominciare ad avvenire entro i propri confini, in particolare a seguito di futuri interventi occidentali sul governo. A febbraio, Algeria e Russia avviarono il piano per approfondire la cooperazione economica e militare bilaterale. Sulla Siria, il 25 aprile 2016 segnava la prima visita ufficiale in Siria dal 2011 di un funzionario algerino, segnalando la crescente tendenza ad aumentare legami e cooperazione con la nazione assediata, nonostante pianti e urla di Stati Uniti, Unione europea e NATO. In precedenza, sempre a marzo, il Ministro degli Esteri siriano Walid Mualam visitò la capitale algerina con l’obiettivo dichiarato di approfondire e rafforzare i legami economici tra i due Paesi. Come scrive Ulson Gunnar nel suo articolo, “La guerra fasulla di Washington contro lo SIIL passa in Libia“, “La Siria non solo non è più sicura per lo SIIL, ne è diventata la tomba in cui viene sepolto vivo. Questo grazie non alla campagna antiterrorismo di Washington e alleati, ma per le operazioni veloci e riuscite di Mosca, Teheran ed alleati. In effetti, con le linee di rifornimento del SIIL dalla Turchia tagliate e le sue forze ricacciate dal territorio siriano, la liquidazione della sua presenza in Siria è ben avviata. Allo stesso modo in Iraq, le finte operazioni degli Stati Uniti per fermare lo SIIL sono sostituite dalla crescente cooperazione tra Baghdad, Teheran e Damasco. Ciò che era iniziato come tentativo di dividere e distruggere l’arco d’influenza dell’Iran nella regione, l’ha galvanizzato invece. Scacciare le forze mercenarie dello SIIL dalla regione è fondamentale per garantirsi che “vivano per combattere un altro giorno”, ed inviandole in Libia Washington ed alleati sperano siano lontane dalla sempre più potente coalizione che sul serio le combatte nel Levante. Inoltre, inviandole in Libia permette ad altri “progetti” nati dalla “primavera araba” d’essere rivisitati, come ad esempio destabilizzare e distruggere Algeria, Tunisia e forse ancora l’Egitto. E la presenza dello SIIL in Libia potrebbe essere usata come pretesto per un intervento militare ampio ed aperto in Africa delle forze statunitensi ed alleate europee e del Golfo Persico. Come gli Stati Uniti hanno fatto in Siria, effettuando operazioni per un anno e mezzo senza assolutamente alcun risultato se non mantenere in piedi le proprie forze di ascari continuando a minare e minacciare le nazioni prese di mira, potranno altresì farlo con lo SIIL in Libia e relativa inevitabile e prevedibile ulteriore espansione”. Infatti Gunnar riassume ciò che l’Algeria sa e teme riguardo SIIL e piano NATO/anglo-USA per l’egemonia mondiale. Perciò l’Algeria si prepara al possibile interesse occidentale a uno specifico intervento, passando dalla Siria alla Libia e oltre. Anche se non è una notizia sconvolgente, la crescente predilezione dell’Algeria per il Blocco Russo è un ulteriore segno della perdita d’influenza di Washington nel mondo e della crescente bancarotta di Stati Uniti e NATO.1685300_originalTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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