Ad Aleppo crollano le difese dei terroristi

Canthama, SyrPer, 24/9/201624092016-2Aleppo è uno scenario da incubo per i terroristi sostenuti da NATO/CCG dove le loro linee difensive crollano come un castello di carte dopo il vigoroso attacco coordinato tra forze aeree e di terra siriane nella città. L’offensiva principale comprende 3 operazioni indipendenti che hanno per obiettivo mettere in un angolo i terroristi, nella parte orientale della città. A quanto pare ormai l’attacco a 3 punte ha la forma seguente:

1) La punta di diamante dell’attacco a nord-est di Aleppo: con lo scopo di liberare completamente dai terroristi il nord-est della città di Aleppo, questa operazione è volta al liberare campo Handarat, distretto industriale al-Shuqayif, quartiere Uayja e tutte le cave e le colline vicine, ponendo le forze siriane ed alleate a destra della strada per al-Qastal e le rotatorie Jandul e Baydin. Con questa mossa, EAS ed alleati potranno assaltare il centro del territorio occupato dai terroristi nel settore orientale di Aleppo, ad Hananu, Haydariyah, Ayn al-Tal e Shayq Faris.
La situazione attuale della “punta di lancia” di questa offensiva è:
Campo Handarat è totalmente liberato, l’attacco era guidato dalla Liwa al-Quds.
Ospedale al-Qindi completamente liberato da EAS/NDF.
Quartiere industriale al-Shuqayif e rotonda Jandul sotto controllo.
Quartiere Uayja sotto attacco.

2) La “punta di diamante” dell’attacco centrale, con l’obiettivo di creare una zona cuscinetto sicura nei pressi della Cittadella Vecchia. Questa area è dotata di tunnel e i progressi qui sono lenti a causa dei combattimenti per edificio. Progressi più veloci sono legati al successo dell’attacco della “punta di diamante” sud-occidentale. La strategia possibile è respingere i terroristi oltre il cimitero a sud. La situazione attuale dell’attacco è che pochi edifici sono stati liberati con molte operazioni nel quartiere Bustan al-Qasr.

3) La “punta di diamante” dell’attacco sud-occidentale: questo fronte è un prolungamento naturale della battaglia per sigillare il “corridoio” occidentale per Aleppo. L’obiettivo è allargare la zona cuscinetto per rendere sicura la strada di al-Qastal per i rifornimenti di cibo e medicine alla grande popolazione della parte occidentale di Aleppo, dove oltre un milione di civili vive. Le forze combinate di EAS, NDF, Liwa al-Nimr, Guardia Repubblicana ed Hezbollah respingono i terroristi dai quartieri al-Amiriya, Tal Zarazir, al-Suqari e Shayq Said. Il successo dell’offensiva creerà una situazione molto difficile per i terroristi al centro di Aleppo, con la sempre più probabile operazione “tipo Bani Zayd” in cui i terroristi, rischiando di essere intrappolati, dovettero lasciare il grande quartiere. Quindi su qualsiasi piano strategico, la seconda e la terza offensiva sono collegate. La situazione attuale è che la maggior parte di al-Amiriya e della grande area tra al-Suqari e Shayq Said è stata liberata, anche se vi è bisogno di conferme. Questa è una zona volatile e mutamenti nei combattimenti potrebbero verificarsi nella notte. I terroristi sanno bene che perdendo i 3 quartieri subiranno lo “scacco matto” alla loro presenza nel centro di Aleppo, mentre si concentrano nella parte orientale di Aleppo, una sacca in cui saranno spinti alla resa o alla sconfitta totale.

Ghuta orientale: notevole avanzata nelle mazrah al-Rayhan. L’EAS ha ora al-Rayhan sotto tiro e potrebbe assaltarlo in qualsiasi momento. L’importanza di questa avanzata è che una volta che al- Rayhan sarà sotto il controllo del governo siriano, la vitale Tal Qurdi (altura) sarà completamente isolata, perdendo d’importanza strategica per i terroristi, così come una notevole area scarsamente difesa si spalancherà alla rapida avanzata dell’EAS, il che significa villaggio e fattorie di al-Shifuniyah, così come Hush al-Duriya. Le conseguenze saranno gravissime per i terroristi, dove rischieranno di perdere all’improvviso il fianco orientale del Ghuta orientale, così come il nuovo fronte che sarebbe proprio nel cortile delle loro basi a Duma e altri villaggi, costringendoli ad arrendersi o a subire l’annientamento totale.ctdtqvoxeaawepm

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un F-35A s’incendia in una base dell’Idaho

Sputnik 24/09/2016flanking-f-35sUn caccia F-35A s’è incendiato sulla Mountain Home Air Force Base, nello Stato dell’Idaho, informava l’US Air Force. “Il pilota è dovuto uscire dal velivolo all’avviamento del motore a causa dell’incendio a poppavia del velivolo“, dichiarava il portavoce dell’US Air Force capitano Mark Graff in una dichiarazione scritta fornita a Defense News. L’incidente è avvenuto verso mezzogiorno del 23 settembre. Secondo Graff, l’incendio è stato rapidamente spento e non ci sono stati feriti gravi. “Come misura precauzionale, quattro tecnici della 61.ma Unità di manutenzione, tre avieri del 366° Gruppo di manutenzione e un pilota del 61° Squadrone da caccia sono stati portati nel centro medico della base per una diagnosi”, dichiarava Graff. La causa dell’incendio viene indagata. Secondo Defense News, vi sono attualmente 7 F-35A della Luke Air Force Base, in Arizona, schierati nella Mountain Home AF Base per le manovre superficie-aria del 10-24 settembre.

La Cina presenta un nuovo radar in grado di rilevare bersagli ‘invisibili’ a 100 km di distanza
South Front 23/09/2016

868china-electronics-technology-group-corporation-no-8-research-instituteUna compagnia tecnologica militare cinese ha annunciato la creazione di un nuovo radar in grado di rilevare aerei invisibili ad una distanza di 100 km.
Questa settimana, i fisici di tutto il mondo sono stati scioccati dalla China Electronics Technology Group Corporation (CETC), avanzata compagnia tecnologica militare cinese che annunciava la creazione di un nuovo tipo di radar in grado di rilevare gli aerei invisibili ad una distanza di 100 km. Un fenomeno spettrale, noto come correlazione quantistica, che Albert Einstein soprannominò ‘azione spettrale a distanza’, è alla base della nuova apparecchiatura. Secondo la CETC, obiettivi a 100 km di distanza venivano individuati dai fotoni correlati del nuovo sistema radar, in un recente test sul campo, con un raggio di azione 5 volte maggiore dei prototipi di laboratorio sviluppati dai ricercatori di Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Germania l’anno scorso. Il fisico dell’Università di Nanjing, Professor Ma Xiaosong, che ha studiato il radar quantistico, ha detto di non aver “mai visto nulla di simile su un rapporto pubblico“. Secondo l’esperto, la portata effettiva del nuovo radar potrebbe essere ancora maggiore di quanto annunciato dalla CETC. “I dati dei documenti declassificati di solito riducono le reali prestazioni“, aveva detto. “L’annuncio è divenuto virale nella comunità della ricerca radar“. Secondo la CETC, il vantaggio del radar quantistico non si limita alla rilevazione degli aerei stealth. Come dichiara sul sito la compagnia, una “completamente nuova area di ricerca” si è aperta con le prove sul campo, così come è stato scoperto il possibile sviluppo di sistemi radar altamente mobili e sensibili capaci di affrontare i combattimenti più impegnativi. Il produttore ha anche osservato che i sistemi radar quantistici potranno essere molto piccoli e capaci di eludere le contromisure del nemico, come missili anti-radar, perché la correlazione quantistica spettrale non è rintracciabile. Secondo quanto riferito, la Defence Advanced Research Projects Agency degli Stati Uniti (DARPA) ha finanziato ricerche simili, e sistemi radar quantistici militari sono in fase di sviluppo da parte delle aziende belliche degli Stati Uniti come Lockheed Martin. Ma l’avanzamento di tali progetti militari è ancora sconosciuto.chinese-kj-500-airborne-early-warning-and-control-system-aewc-aircraft-kj-500-aewc-is-based-on-y-9-transport-pakistan-air-force-2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e Russia formano una nuova alleanza antiterrorismo in Siria

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 22/09/20161044729422Gli Stati Uniti sono venuti meno ai loro impegni sull’accordo Russia-USA per la cessazione delle ostilità in Siria. Il 19 settembre, le forze governative siriane dichiaravano di ritirarsi dall’accordo date le molteplici violazioni dei terroristi filo-Stati Uniti. Il 17 settembre, la coalizione degli Stati Uniti attaccava le forze governative siriane nei pressi di Dayr al-Zur, una grave violazione dell’accordo. L’incapacità di rispettare l’accordo ha messo in dubbio la credibilità degli Stati Uniti suscitando la questione del futuro ruolo degli USA nel consolidamento della pace post-conflitto. Con la Turchia, alleata degli Stati Uniti nella NATO, che bada ai propri fatti e i ribelli appoggiati dagli USA che insultano le forze speciali statunitensi, il peso degli Stati Uniti in Siria sembra essere tutt’altro che serio. Con la credibilità seriamente danneggiata, gli USA difficilmente saranno più visti come partner affidabili. Gli Stati Uniti non sono certamente l’unico attore in campo. Con il governo di Bashar Assad saldamente al potere, la sistemazione del dopoguerra non appare più un sogno irrealizzabile, ma Washington difficilmente potrà decidervi. Con un importante cambio politico, la Cina ha lanciato il perno sul Medio Oriente volto ad aumentarne il coinvolgimento regionale, fornendo addestramento militare e aiuti umanitari alla Siria. Ad aprile, la Cina nominava un inviato speciale a Damasco per lavorare alla soluzione pacifica del conflitto. Prima dell’assegnazione ad inviato cinese, Xie Xiaoyan elogiava “il ruolo militare della Russia nella guerra, e ha detto che la comunità internazionale deve lavorare di più per sconfiggere il terrorismo nella regione”. Il 14 agosto, il Contrammiraglio Guan Youfei, a Capo dell’Ufficio per la Cooperazione militare internazionale della Commissione centrale militare che sovrintende ai 2,3 milioni di effettivi delle Forze Armate della Cina, visitava la Siria incontrando il Ministro della Difesa siriano Fahd Jasim al-Furayj e il Tenente-Generale Sergej Chvarkov, a capo della missione di monitoraggio del cessate il fuoco in Siria, così come i vertici russi della base militare di Humaymim sulle coste siriane. La visita segna una tappa importante dell’allineamento di Pechino sul conflitto. Durante la visita, Cina e Siria annunciavano l’intenzione di aumentare la cooperazione militare, compresi addestramento e aiuti umanitari, indicando un maggiore sostegno cinese a Damasco. E’ la prima visita pubblica di un alto ufficiale cinese nel Paese da quando le Forze Armate russe hanno lanciato le operazioni in Siria lo scorso settembre. Secondo il Global Times, pubblicato dal Quotidiano del Popolo del Partito Comunista Cinese, Pechino aveva già schierato consiglieri speciali e personale militare in Siria alla visita storica e fornito all’Esercito arabo siriano fucili di precisione e lanciamissili. Senza dubbio, la visita è stata un pugno diplomatico a un occhio degli Stati Uniti tra crescenti tensioni sulle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale.
L’ingresso cinese nella guerra è dovuto al crescente numero di terroristi uiguri che combattono con i terroristi nel nord della Siria. Il Contrammiraglio Guan Youfei aveva detto oltre 200 uiguri attualmente combattono in Siria. La Cina vuole processarli o sterminarli sui campi di battaglia siriani. Le sue preoccupazioni sono giustificate. Oggi c’è un quartiere uiguro a Raqqah, e il gruppo Stato islamico (SIIL) pubblica un giornale per i suoi membri. Inoltre, la stabilità geostrategica in Medio Oriente è importante per l’attuazione della strategia cinese “Fascia e Via” volta a facilitare la connettività economica eurasiatica sviluppando una rete di infrastrutture e rotte commerciali che colleghino la Cina ad Asia meridionale e centrale, Medio Oriente ed Europa. L’attuale frattura del Medio Oriente, dovuta alla crisi siriana, ostacola gli sforzi per attuare questo progetto. L’anno scorso, la Cina modificava la legislazione nazionale per consentire il dispiegamento delle forze di sicurezza all’estero nell’ambito dell’antiterrorismo. La Cina può giocare un ruolo chiave nella ripresa economica dopo il conflitto in Siria. Nonostante la guerra, la China National Petroleum Corporation detiene ancora azioni dei due maggiori produttori di petrolio della Siria: Syrian Petroleum Company e al-Furat Petroleum Company, mentre Sinochem detiene anche quote sostanziali di vari campi petroliferi siriani. A dicembre, la Cina offriva alla Siria 6 miliardi di dollari di investimenti oltre ai 10 miliardi dei contratti esistenti, oltre che un grande accordo tra il governo siriano e il gigante delle telecomunicazioni cinesi Huawei per ricostruire le infrastrutture delle telecomunicazioni della Siria nell’ambito dell’iniziativa infrastrutturale della Via della Seta cinese da 900 miliardi di dollari. A marzo il Presidente siriano Bashar Assad disse che Russia, Iran e Cina avranno la priorità nei piani di ricostruzione del dopoguerra.
La Cina non è l’unica potenza mondiale ad incrementare i contatti con il governo della Siria. Il 20 agosto, solo sei giorni dopo i colloqui dell’alto ufficiale cinese con i funzionari del governo della Siria e i comandanti russi, il Ministro degli Esteri indiano Mobasher Jawed Akbar visitava Damasco per dimostrare il sostegno dell’India al governo siriano nel conflitto. I due Paesi hanno deciso di aggiornare le consultazioni sulla sicurezza. Il Presidente siriano Bashar al-Assad ha invitato l’India a svolgere un ruolo attivo nella ricostruzione dell’economia siriana. Va notato che il recente incontro trilaterale dei Presidenti di Russia, Iran e Azerbaigian ha dato nuovo impulso alla realizzazione del progetto dei trasporti nord-sud. La Siria si trova in prossimità di questo corridoio che, secondo i piani, sarà il centro per l’integrazione della vasta regione comprendente Medio Oriente, Caucaso, Asia centrale, Russia e Nord Europa, con l’India che aderisce al progetto. Russia, Cina e India godono di buone relazioni con l’Iran, grande potenza regionale coinvolta nel conflitto della Siria. Su scala regionale, la collaborazione dei grandi Paesi indica come, in futuro, un’entità antiterrorismo regionale o addirittura un blocco militare indipendente dagli Stati Uniti potrebbe emergere contrastando la minaccia del terrorismo.

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La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo ICBM russo ‘Sarmat’ sarà il “figlio di Satan”

Dettagli sulla nuova arma e perché la Russia la vuole
Viktor Litovkin, RIR, 21 settembre 2016
53t6Il test di lancio del primo stadio del ‘Sarmat‘, nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM), che entrerà in servizio nei primi anni 2020, è appena finito. Le caratteristiche tecniche dell’arma sono classificate “top secret”. Abbiamo ottenuto informazioni dai produttori e da conversazioni con gli esperti militari. Va sottolineato che attualmente si lavora su progettazione e sviluppo del missile, e quando sarà adottato, sarà oggetto di varie modifiche.

Cos’è il “Sarmat
E’ un missile intercontinentale pesante a propellente liquido dal nome in codice MS-28. Il peso totale è di 100 tonnellate e quello della testata di 10 tonnellate. Dovrebbe entrare in servizio nelle Forze Strategiche Missilistiche russe dal 2020 sostituendo l’R-32M2 “Voevoda“, il più formidabile missile strategico del mondo (SS-18 ‘Satan’ secondo la classificazione NATO), che pesa 211 tonnellate e ha una testata da 8,8 tonnellate. Ciò che differenzia il ‘Sarmat‘ dal predecessore non è solo il peso molto più leggero, ma anche un’autonomia di volo maggiore. Se il “Satan” ha una gittata di 11000 km, il “Sarmat” ne avrà una di 17000 km. I progettisti prevedono che volerà sul bersaglio anche dal Polo Sud, dove nessuno se l’aspetta e non c’è uno scudo antimissile in costruzione. Inoltre, il “Sarmat” avrà almeno 15 testate nucleari MIRV invece che 10, seguendo il principio della “gragnuola di colpi”, ciascuno dalla potenza di 150-300 chilotoni, che si distacca da questa “gragnuola” quando raggiunge l’obiettivo programmato, volando sul bersaglio a velocità ipersonica (superiore a Mach 5), cambiando rotta e quota in modo da non essere intercettato da qualsiasi sistema di difesa missilistica, attuale o futuro, anche se basato su satelliti. “Al Sarmat“, dicono i progettisti, “non importa se vi è un sistema di difesa missilistico o meno. Non se ne accorgerà“.

Quanti “Sarmat” ci saranno
Rimarranno almeno 154 silo dei “Voevoda” (altri 154 verranno fatti esplodere su richiesta dello START-1). Non tutti avranno un nuovo missile, ma il numero dovrebbe rientrare nei parametri del Trattato START-3 che prevede che Russia e Stati Uniti abbiano 700 vettori e 1550 testate nucleari ognuno entro il 5 febbraio 2018. Ricordiamo che ogni “Sarmat” dovrebbe avere 15 testate e ad oggi, secondo i dati disponibili, la Russia ha 521 vettori con 1735 testate. Gli Stati Uniti 741 e 1481 rispettivamente. Il Trattato START-3 può essere esteso dopo il termine del 2021, con il consenso delle parti, per altri cinque anni. Se ciò accadesse, è ovvio che in un primo momento ci sarà probabilmente un minor numero di missili classe “Sarmat” rispetto ai “Voevoda“. A parte il “Sarmat” abbiamo altri vettori, come missili terrestri e navali e bombardieri strategici.

Perché abbiamo bisogno del “Sarmat”
Da un lato, la risposta è ovvia: per contenere un probabile o potenziale aggressore, nonché per sostituire i “Voevoda“, che alla fine dello START-3 avranno terminato l’operatività. Dall’altra parte, secondo il Generale-Maggiore Vladimir Dvorkin, dottore in scienze tecniche e ricercatore presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO) dell’Accademia delle Scienze Russa, “per risolvere questo problema i complessi missilistici strategici mobili a propellente solido come Topol-M, Jars, Rubezh e futuro sistema missilistico ferroviario Barguzin saranno sufficienti. Il “Sarmat” nei silos dei “Voevoda” è un buon obiettivo del primo colpo del nemico. Non saremo mai i primi a colpire con un missile nucleare“, dice Dvorkin, “anche se questa possibilità viene registrata dalla nostra dottrina militare“. Il Colonnello-Generale Viktor Esin è d’accordo con il collega, ma non del tutto: “No, non saremo i primi a colpire con un missile nucleare. Tuttavia il “Sarmat” non è destinato a ciò, ma all’attacco di rappresaglia. Possiamo farlo fintanto che i missili del nemico volano verso di noi. Un probabile o potenziale nemico lo sa, per questo il “Sarmat”, così come altri sistemi di difesa, garantiranno la nostra sicurezza”.4d42027279217abb71caf08b62c93385

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

Il dilemma siriano di Obama

Alessandro Lattanzio, 22/9/2016268qljqasc11fa998182840f1e23-3735875-map_of_northern_syria_showing_the_different_zones_controlled_by_-a-55_1470997507541Il 20 settembre, il Comitato Internazionale della Croce Rossa confermava che un suo convoglio di 33 autoveicoli veniva distrutto assieme a un deposito della CRI presso Urum al-Qubra, causando la morte di 21 persone e la perdita di 18 autocarri. Subito, il rappresentante dell’Arabia Saudita alle Nazioni Unite accusava i siriani di aver bombardato il convoglio. Mosca e Damasco definivano le accuse insensate e che le forze aeree russe e siriane non avevano bombardato alcun convoglio umanitario. Il segretario della stampa presidenziale Dmitrij Peskov osservava che i soldati siriani erano stati gli unici a rispettare il cessate il fuoco, mentre il Ministero della Difesa russo sottolineava “Che inoltre il convoglio stava attraversando un territorio controllato dai terroristi e il Centro per la riconciliazione in Siria afferma che il convoglio era controllato da un drone”. I video dell’incidente non mostravano segni di bombardamenti, come ad esempio crateri o i tipici danni ai veicoli, facendo ritenere che il convoglio sia stato incendiato. Infatti, il convoglio era controllato dai ‘caschi bianchi’, un’organizzazione propagandistica formata da terroristi islamisti e fondata e finanziata dal governo di Londra tramite delle ONG create da un ufficiale delle forze speciali inglesi. “Abbiamo attentamente studiato le registrazioni video dei cosiddetti attivisti sul posto e non abbiamo trovato segni di munizioni che abbiano colpito il convoglio. I successivi movimenti del convoglio non sono stati monitorati dai russi. Solo i terroristi che controllano questa zona conoscevano la posizione del convoglio. Abbiamo attentamente studiato i video dei cosiddetti attivisti sul posto e non abbiamo trovato segni che un qualsiasi tipo di munizione avesse colpito il convoglio. Non ci sono fori di proiettili, le vetture non sono danneggiate e non ci sono danni dovuti ad onde d’urto. Tutto ciò che mostra il video è la diretta conseguenza dell’incendio del carico, iniziato in modo strano, contemporaneamente a un massiccio attacco dei terroristi su Aleppo. L’analisi delle videoregistrazioni dei droni dei movimenti del convoglio umanitario attraverso i territori di Aleppo controllati dai terroristi, rivela nuovi dettagli. Si vede chiaramente un camioncino dei terroristi che traina un mortaio di grosso calibro muoversi con il convoglio. Non è chiaro chi coprisse chi: il mortaio copriva il convoglio dei ‘caschi bianchi’ o viceversa. E una domanda più importante: dov’è sparito tale mortaio quando il convoglio raggiunse la destinazione e da dove proveniva il tiro quando il convoglio veniva scaricato? Chi aveva iniziato a sparare e perché? Ciò potrebbe rivelarsi una ‘coincidenza’, per via di coloro che appaiono sempre al momento giusto nel posto giusto con le videocamere, come i rappresentanti dell’organizzazione dei ‘caschi bianchi’ vicini a Jabhat al-Nusra”, osservava il portavoce del Ministero della Difesa russo, che concludeva, “La sera del 19 settembre, su quella regione, un drone della condizione internazionale, decollato dalla base aerea di Incirlik in Turchia, volava a 3600 metri di quota e alla velocità di circa 200 chilometri all’ora. L’oggetto era nella zona della città di Urum al-Qubra, dove era arrivato il convoglio pochi minuti prima che prendesse fuoco. se ne andava dopo circa 30 minuti. Solo i suoi proprietari sanno cosa esattamente stesse facendo il drone in quella particolare zona in quel momento preciso”.

14425327Allarmato dai governi europei, come quello tedesco, che non si erano precipitati a sostenere le accuse fasulle degli Stati Uniti alla Russia di aver bombardato il convoglio, oltre al fatto che l’ONU non riprendeva più l’accusa che il convoglio fosse stato bombardato da aerei russi o siriani, il segretario di Stato degli USA John Kerry pretendeva che gli aerei siriani non bombardassero più le aree occupate da al-Qaida (Jabhat al-Nusra/Jabhat Fatah al-Sham) in Siria, arrivando ad invocare ancora la No Fly Zone sulla Siria, per permettere agli alleati della NATO e degli USA, i terroristi islamisti wahhabiti e taqfiriti coordinati ed addestrati dalle forze speciali statunitensi e occidentali (Gladio-B), di perseguire il cambio di regime in Siria. Difatti, Washington getta via ogni ritegno, puntando apertamente al sostegno diretto militare delle organizzazioni terroristiche finanziate e armate da sauditi e turchi. Tale passo è una reazione all’attacco missilistico russo a un centro di coordinamento tra terroristi e specialisti atlantisti (ufficiali di Gladio) sul jabal al-Saman, presso Aleppo, che guidava gli attacchi terroristici nelle provincie di Aleppo e di Hama. Va ricordato che tale accelerazione è anche dovuta al disgregarsi delle fortune della candidata guerrafondaia Hillary Clinton, espressione dell’alleanza tra Pentagono, industria bellica, neocon, sinistra socialimperialista e radicalismo islamico sponsorizzato da Arabia Saudita, Qatar, Quwayt e Turchia*. Infine, non è un caso che il segretario di Stato degli USA evitasse di dire, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che Jabhat al-Nusra è il ramo in Siria di al-Qaida, organizzazione terroristica ufficialmente accusata dagli USA degli attacchi dell’11 settembre 2001, proiezione armata regionale del clan dei Saud. E che il nodo siriano in realtà riguardi i rapporti tra Washington e Ryadh, emerge dalla posizione di Obama (e del clan clintoniano-bushita che rappresenta), volta a porre il veto a una legge (lo JASTA) che permetta alle famiglie delle vittime dell’11 settembre di citare in giudizio i sauditi per il finanziamento del terrorismo. “Il Regno di Arabia Saudita è l’incubatore della jihad globale. I sauditi costruiscono madrasah dove imam incendiari… predicano odio, stampano e distribuiscono libri di testo che insegnano la violenza contro gli infedeli, e versano ingenti somme a terroristi come Usama bin Ladin. In particolare, il ruolo saudita nella jihad radicale non si ferma al finanziamento del terrorismo, ma arriva al supporto logistico dei singoli attentai. Tale è il ruolo dei sauditi collegati agli attacchi dell’11 settembre. Contrariamente a quanto dice il presidente Obama sulle “28” pagine vi è abbondanza di “qui” scoperti che si chiamano prove del sostegno finanziario e logistico saudita al dirottatori dell’11 settembre stabilisti negli Stati Uniti… Incredibilmente, fatti e prove nelle 29 pagine non furono esaurientemente studiati perché al momento (2002-2004), secondo il vicepresidente Dick Cheney, eravamo una nazione in guerra e non potevamo distogliere risorse vitali indagando sul ruolo saudita negli attacchi dell’11 settembre”. Inoltre, Obama persisteva nel dire che la Commissione sull’11 settembre aveva esonerato i sauditi. Invece la commissione concluse che, “L’Arabia Saudita era da tempo considerata la principale fonte di finanziamento di al-Qaida… enti di beneficenza dalla notevole sponsorizzazione governativa saudita inviavano fondi ad al-Qaida, che trovava terreno fertile nella raccolta di fondi in Arabia Saudita, dove religiosi estremisti sono la norma e finanziarli è essenziale per soggetti e cultura limitati. Forse, se il presidente Obama avesse avuto il tempo di leggere le 29 pagine, avrebbe capito la saggezza e la necessità dello JASTA. Il presidente potrebbe anche comprendere meglio il motivo per cui il 100 per cento del Congresso l’ha approvato…. Il presidente Obama dice che si oppone allo JASTA perché aprirà negli Stati Uniti cause che costerebbero miliardi di dollari. Ciò che il presidente Obama non menziona è che nazioni ed individui straniere possono già citare in giudizio gli Stati Uniti attraverso leggi come ATA (Alien Tort Statute, 28 USC s. 1350) e ATS (Anti-Terrorism Act, 18 USC s. 2333). La ATS è in vigore dal 1789 e l’ATA dal 1990. Nessuno dei due ci è costato miliardi. Nessuno dei due ha aperto le cateratte del contenzioso. Nessuno dei due ha messo in pericolo i nostri soldati né ostacolato la nostra capacità di effettuare attacchi coi droni, movimenti di truppe o torture”.
La vera ragione per cui Washington continua ad interferire pesantemente in Siria, è non solo impedire la vittoria del fronte della Resistenza e del mulitpolarismo, ma anche impedire una frattura totale con Ryadh, cercando di permetterle una vittoria regionale, in Siria in questo caso, per cercare di attutire l’impatto sulle relazioni saudite-statunitensi che avrà la posizione del Congresso degli USA sullo JASTA. Non va dimenticato che assieme al disastro politico-militare saudita in Iraq e nello Yemen, la definitiva disfatta dei terroristi-mercenari wahhabiti in Siria, con il conseguente rafforzamento dell’Asse della Resistenza e dell’Iran, indebolirà in modo imprevedibile il dominio dei Saud nella penisola arabica, mettendo in discussione la base economica del predominio statunitense, il petrodollaro, arma geo-finanziaria ideata dal connubio tra Washington e il clan dei Saud.1-white-helmets-aleppo-syria* Nelle macchinazioni concepite dalla Turchia a danno della Repubblica Araba Siriana, rientrano il golpe fasullo del 15 luglio, in Turchia, e l’attivazione di una rete di disinformazione e propaganda anti-russa, anti-BRICS e anti-eurasiatico alla cui guida si trova il cosiddetto geo-filosofo Aleksandr Dugin (in realtà paragonabile a uno sciamano satanista), collegato tramite figure intermedie, come Andrew Korybko ed altri autori statunitensi (che adottano pseudonimi russi), a una rete di propaganda neonazista statunitense e all’intelligence turca. L’obiettivo di fondo è denigrare e sabotare sul piano mediatico le alleanze di Mosca; da un lato denigrando tradizionali Paesi amici della Russia come India, Vietnam, Serbia, ecc., perfino la Cina, e dall’altro esaltando dichiarati nemici della Russia come la Turchia neottomana di Erdogan o fazioni revansciste e militariste giapponesi (come la Conferenza giapponese). La rete di Dugin conta un’ampia influenza sui social media, grossolanamente sottovalutata, perciò oltre a siti che controlla (Katehon, Gpolit) è riuscita ad influenzarne diversi altri, come Indian Punchline, Dedefensa, Russia Insider, Fort Russ, ecc.obama-saudi-princesRiferimenti:
Consortium News
Fort Russ
The Duran
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