Il nuovo sistema di difesa aerea respinge l’attacco israeliano su Homs

Ziad Fadil, Syrian Perspective 25/5/2018

Il 25 maggio 2018 alle 19:00 circa, il radar dell’Esercito arabo siriano rilevava diversi missili sparati da un aereo sionista che sorvolava il Mediterraneo, vicino le coste libanesi. Le Forze Armate siriane e iraniane potenziarono sostanzialmente la difesa aerea, da quando gli attacchi preventivi dello Stato dei coloni sionisti prendono di mira varie postazioni in cui le milizie sostenute dall’Iran avrebbero istituito delle basi. Quella volta non fece eccezione. L’attacco sionista mirava a nuove apparecchiature radar della difesa aerea e di allarme precoce in una base vicino ad al-Dhabah. Se non si sa quanti missili furono stati sparati dal velivolo sionista, quasi tutti furono intercettati e distrutti da vari sistemi d’arma tra cui lo Shilka. I missili che non furono distrutti, per fortuna, caddero invano nel deserto.
Il nuovo sistema di difesa aerea proviene dall’Iran e diverrà operativa nelle prossime ore. Questo sarà un grande sollievo per i coraggiosi soldati e miliziani che hanno dovuto sopportare gli attacchi disperati dei folli guerrafondai sionisti che si sforzano d’evitare l’arrivo dei combattenti che aiuteranno l’EAS a liberare dalla puzza del sionismo la Palestina. Alcuni di voi potrebbero aver sentito parlare recentemente di politici sionisti che cercano di convincere gli Stati Uniti a riconoscergli la proprietà sulle alture del Golan. Non serve dire che tale riconoscimento sarebbe una violazione totale del diritto internazionale.
L’attacco fu limitato e molto probabilmente fallì (parzialmente abortito), fonti diverse indicano tra 2 e 6 missili, ma è probabile che solo 2 missili furono sparati dagli aviogetti delle IDF, indicando che furono tracciati dai radar siriani, abortendo il previsto attacco. La base aerea abbandonata della SAAF, vicino Qusayr, è utilizzata come centro logistica di Hezbollah dal 2013, indicando che le IDF volessero provocare Hezbollah in Siria.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Dayr al-Zur, la prima sconfitta di USA e NATO

Pars Today
A Dayr al-Zur, un blitz dei terroristi dello SIIL, sostenuti dagli statunitensi, causava la morte di 16 soldati siriani e ne feriva altri 14.Secondo SANA, le aree occupate a sud del governatorato di Homs hanno avuto una notte particolarmente dura, il 23 maggio, dopo mesi di relativa calma. I combattimenti violenti sono scoppiati quando i terroristi, appoggiati da unità aeree statunitensi, assaltavano le posizioni dell’Esercito arabo siriano vicino al confine tra Giordania, Siria e Iraq. Una fonte vicina all’Esercito arabo siriano affermava all’agenzia Fars News che la violenta offensiva fu lanciata dalla periferia sud-est della stazione di pompaggio del T2 e mirava alle posizioni dell’Esercito arabo siriano a sud, vicino la diga. Una colonna di autobombe attaccava le postazioni dell’Esercito arabo siriano prima che i terroristi lanciassero l’attacco violenta sui due assi di Bir al-Tayara e al-Juda, cercando di catturare Tal Suayd e Atashan, nella periferia meridionale della diga di Uayraz. I combattimenti d’incredibile violenza durarono cinque ore e l’Esercito arabo siriano respinse l’assalto. Il bilancio delle perdite tra i terroristi e gli ufficiali della NATO che sostenevano direttamente l’operazione dal loro comando di al-Tanaf ammontava a 57 morti. Altre decine rimasero feriti. Anche diversi pickup equipaggiati con mitragliatrici pesanti Duchka furono distrutti. Usando lo SIIL, gli Stati Uniti cercavano di tagliare la strada che collega la stazione di pompaggio T2 ad Humimah, la principale via di rifornimento dell’Esercito arabo siriano ed alleati dall’est di Homs ai confini con l’Iraq. Il coinvolgimento diretto delle forze statunitensi e francesi in questo attacco è confermato: dalla loro cellula operativa di al-Tanaf, gli ufficiali occidentali agivano senza ottenere successi.
L’attacco statunitense coincide con l’assalto dello SIIL nell’area di “deconflitto” lungo l’Eufrate, e anche molto più a ovest, vicino la stazione T3 di Palmyra. Ma anche tale offensiva fu respinta. Secondo fonti vicine all’Esercito arabo siriano, le forze siriane ce gli alleati Hezbollah erano all’erta al momento dell’attacco. Poco prima dell’assalto degli Stati Uniti, i soldati siriani monitoravano l’evoluzione dei militari stranieri sotto la bandiera delle forze democratiche siriane (SDF) abbastanza lontano dalle aree in cui erano stati schierati. Tali soldati “occidentali” furono quasi catturati prima che l’aviazione della coalizione statunitense venisse a salvarli. I caccia statunitensi sarebbe stati degli F-15, secondo la fonte le cui informazioni vanno confermate. Il 1° maggio, un contingente di 60 cecchini francesi fu arrestato dall’Esercito arabo siriano a Hasaqah, che pure agiva sotto la bandiera delle SDF. Negli ultimi due mesi, le forze speciali statunitensi e della NATO hanno operato ai confini siriano-iracheni e nel nord-est della Siria, progettando una massiccia offensiva contro l’Esercito arabo siriano ed alleati per rioccupare il terreno perduto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

10 tentativi di destabilizzare il governo venezuelano

Internationalist 360° 23 maggio 2018Mentre migliaia di persone si riunivano attorno al palazzo presidenziale di Miraflores per salutare la rielezione del Presidente Nicolás Maduro, settori dell’opposizione, Stati Uniti, Unione europea e destra latinoamericana lanciavano il prevedibile piano di destabilizzazione contro l’ultima elezione democratica del 20 maggio in Venezuela. Il popolo venezuelano, vittima di una delle più brutali guerre economiche degli ultimi tempi, paragonabile solo al blocco imposto a Cuba per più di 50 anni, rieleggeva Nicolás Maduro legittimo presidente con oltre sei milioni di voti. Nel frattempo, i “protettori della democrazia” nella regione e nel mondo riattivavano il programma ostile contro la Patria di Bolivar ignorando il messaggio chiaro emesso alle urne. Il governo venezuelano, abituato a questo tipo di azione da quando ha intrapreso un percorso diverso da quello dettato da Washington nel 1998, ancora una volta affronta un’ondata di interferenze negli affari interni.
Granma delinea dieci azioni destabilizzanti rese pubbliche nelle ultime 48 ore contro il governo legittimo di Nicolás Maduro.

1- NUOVE SANZIONI IMPOSTE DAGLI STATI UNITI
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciava nuove sanzioni unilaterali contro il Venezuela, violando i principi della Carta delle Nazioni Unite e le norme del diritto internazionale. Tramite un ordine esecutivo, Trump proibiva a qualsiasi cittadino, istituzione o azienda statunitense di acquistare debiti o crediti dall’esecutivo venezuelano, compresi i derivati della compagnia petrolifera statale Petróleos de Venezuela SA (PDVSA). Le autorità venezuelane condannavano tali misure illegali e illegittime volte ad espandere l’assedio economico e finanziario contro il Paese, minare il diritto all’autodeterminazione del popolo venezuelano e attaccarne il modello di sviluppo socioeconomico.

2- RIFIUTO DI RICONOSCERE LA VOLONTÀ POPOLARE
Secondo una dichiarazione rilasciata il 21 maggio, il Canada e tredici governi latinoamericani che formano il gruppo di Lima si rifiutavano di riconoscere i risultati delle elezioni. Tra gli argomenti a sostegno di tale posizione aggressiva c’è la presunta astensione dei venezuelani nelle elezioni. Tuttavia, i presidenti del Cile e della Colombia, membri del gruppo, furono eletti con un’affluenza inferiore a quella che vide rieletto Nicolás Maduro, e tuttavia non erano soggetti a tali accuse. Allo stesso modo, il Gruppo Lima comprende nazioni come il Brasile, dove un colpo di Stato parlamentare ha rimosso la presidentessa legittimamente eletta Dilma Rousseff, e Luiz Inácio Lula Da Silva, candidato più popolare delle elezioni nel gigante sudamericano, imprigionato ingiustamente. Nel frattempo, il presidente del Perù ha dovuto dimettersi per corruzione e le elezioni del 2017 in Honduras furono contrassegnate da frodi e corruzione.

3- ATTACCHI DIPLOMATICI
I governi di Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Santa Lucia, membri del Gruppo di Lima, hanno accettato di “ridurre” le relazioni diplomatiche col Venezuela, richiamando i loro ambasciatori a Caracas per consultazioni. Il Gruppo inoltre annunciata una risoluzione alla 48.ma Assemblea generale dell’Organizzazione degli Stati americani (OAS) sulla situazione in Venezuela.

4- ATTACCHI dell’OAS
A febbraio, l’OAS approvava una risoluzione che chiedeva al governo venezuelano di annullare le elezioni presidenziali. Tale organizzazione era in prima linea negli attacchi internazionali che cercano d’isolare le nazioni della regione sottoposte a processi di cambiamento progressivo. Il Venezuela è l’obiettivo principale di tali attacchi, per via della leadership regionale in questo senso. Pertanto, l’OAS conduce una campagna interventista contro questa nazione, mentre ignora le situazioni scandalose di altri Paesi. Il segretario generale dell’OAS, Luis Almagro, ignorava la volontà democratica espressa dal popolo venezuelano e ribadiva che l’organizzazione non riconosce Nicolás Maduro legittimo presidente del Venezuela. Inoltre, assicurava che continuerà a “combattere per la fine della dittatura venezuelana” e di nuovo chiedeva “un governo di transizione”.

5- ESPANSIONE DEL BLOCCO ECONOMICO
Seguendo le istruzioni degli Stati Uniti, diversi Paesi dell’America Latina hanno dichiaravano di coordinare le azioni con le organizzazioni finanziarie internazionali per “cercare di non concedere prestiti al governo del Venezuela”, che affronta una grave crisi economica. Inoltre, notavano che intensificheranno ed espanderanno lo scambio di informazioni finanziarie per perfezionare le sanzioni contro la nazione sudamericana, tutte con l’obiettivo di rafforzare il blocco economico contro Caracas.

6- INCORAGGIARE LE CONTROVERSIE DI CONFINE
Una delle conseguenze della guerra economica e della crisi che il Venezuela subisce, promossa dall’estero, è l’aumento dei flussi migratori dal Paese verso le nazioni vicine. Anche se questo è un fenomeno comune nella storia dell’America Latina, e in passato il Venezuela accolse milioni di colombiani e altri migranti, ci sono tentativi di manipolare il problema per giustificare un conflitto. Colombia e Brasile hanno visto aumentare la presenza di truppe statunitensi, mentre il governo degli Stati Uniti dichiarava di non escludere una “opzione militare” nel caso del Venezuela.

7- L’UNIONE EUROPEA ADERISCE AGLI ATTACCHI
Contrariamente ai tentativi di mantenere una politica estera indipendente dagli Stati Uniti, l’Unione europea aderiva agli attacchi contro il governo venezuelano. Il blocco annunciato studia l’adozione di misure a seguito di presunte irregolarità nelle elezioni venezuelane. Secondo l’UE e in particolare la Spagna, le elezioni in Venezuela rivelavano “fondamentali deficienze democratiche” e “gravi irregolarità”, nonostante il fatto che più di 150 osservatori internazionali abbiano indicato validità e trasparenza dei risultati dalle urne.

8- BOICOTTAGGIO DELL’OPPOSIZIONE BOYCOTT
Prima che i risultati ufficiali venissero emessi dal Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), il candidato presidenziale Henri Falcón aveva già dichiarato che non avrebbe riconosciuto i risultati del processo elettorale. Falcón, che riceveva 1820552 voti, pari al 21,01%, seguiva la formula ampiamente utilizzata dalla destra per rifiutare i risultati alle urne, quando gli sono sfavorevoli. Nel frattempo, Javier Bertucci, candidato di Esperanza para el Cambio, che otteneva solo il 10,82% dei voti, aderiva alla campagna per indebolire i risultati, parlando di “violazioni della legge elettorale venezuelana”. Tuttavia, in seguito li accettava ma continuando a contestare le elezioni.

9- LA VIA DELLA VIOLENZA
Dopo essere stato rieletto Capo dello Stato, Maduro chiese dialogo e riconciliazione, proposte immediatamente respinte dalla coalizione dell’unità democratica dell’unità rotonda (MUD) e da altre forze di opposizione. La MUD, che non ha proposto un candidato alle elezioni presidenziali, sacrificava il proprio spazio politico nel Paese diversi mesi prima abbracciando gli appelli alla violenza, mentre piagnucolava di frodi molto prima che i risultati venissero annunciati, proprio come l’opposizione, escludendo qualsiasi possibilità di colloqui col governo Maduro. Estremamente screditata e divisa, la MUD, che non propone una propria agenda governativa ma piuttosto una serie di direttive dall’estero, ora fabbrica uno scenario per delegittimare le elezioni in cui ha deciso di non partecipare, consapevole della probabile sconfitta contro le forze chaviste.

10- MANIPOLAZIONE DEI MEDIA
Dalle foto utilizzate nei media internazionali, ai titoli scelti, la copertura delle elezioni in Venezuela era volta a minare la partecipazione dei cittadini e il loro sostegno maggioritario alla Rivoluzione Bolivariana. Allo stesso modo, la maggior parte dei mass media occidentali continua a echeggiare termini come “prigionieri politici”, quando il governo ha fornito innumerevoli prove sui processati per aver commesso crimini o incitato alle violenze, provocando centinaia di morti.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’arresto dei soldati francesi potrebbe danneggiare gli statunitensi in Siria

PressTVPressTV, 23 maggio 2018

Il 17 maggio un gruppo di soldati francesi diretti nella provincia di Hasaqah veniva arrestato dall’Esercito arabo siriano. La domanda ora è: in che modo l’arresto dei soldati francesi cambierà gli equilibri di potere in Siria?
Secondo il sito Mail.ru, 60 soldati francesi sarebbero stati arrestati a un checkpoint nel nord-est della Siria. Secondo Fars, il sito russo affermava che l’Esercito arabo siriano aveva catturato questo gruppo di soldati francesi, tra cui dei cecchini. “C’erano 60 cecchini francesi a bordo di un convoglio di 20 veicoli Toyota Cruiser 200 che attraversava il confine siriano dall’Iraq”. Il convoglio era diretto verso la provincia di Hasaqah. Si ritiene che l’incidente risalga al 1° maggio, e secondo il sito, “il convoglio si era diretto erroneamente verso un checkpoint dell’Esercito arabo siriano“. “Le forze siriane effettuarono un controllo dei veicoli scoprendo una grande quantità di armi collocate in scatole, oltre a dispositivi di localizzazione termica e a fucili“. Il comandante del gruppo, un francese, interrogato confessava di essere stato incaricato di recarsi ad Hasaqah coi suoi soldati per “sostenere le SDF (le forze democratiche siriane) nella guerra allo SIIL“. Secondo il sito, era la prima volta che l’Esercito arabo siriano trovava un gruppo di soldati francesi incaricati dalla NATO d’intervenire illegalmente sul suolo siriano. Informazioni concomitanti avevano precedentemente segnalato la presenza di forze francesi a Dayr al-Zur, dove scontri violenti si erano verificati tra le forze dell’Esercito arabo siriano e loro alleati da un lato e le SDF sostenute dagli Stati Uniti dall’altro. Muhamad Abu Adil, presidente del Consiglio militare di Manbij aveva precedentemente negato qualsiasi presenza francese, ma non aveva escluso un possibile dispiegamento della Francia nella città.
Aqram al-Shali del Centro siriano per la gestione delle crisi e la prevenzione delle guerre, dichiarava all’agenzia Sputnik che l’Esercito arabo siriano aveva già arrestato molti agenti dei servizi segreti di Stati Uniti, Gran Bretagna, Paesi arabi e Israele, senza contare i 300 soldati francesi recentemente arrestati. Secondo al-Shali, Damasco era sotto forte pressione per il rilascio dei militari stranieri detenuti, ma il governo siriano non cederà perché l’arresto di soldati stranieri gli darà un duplice vantaggio: gli occidentali non possono completare le loro missioni in Siria (l’ultimo attacco missilistico non causava danni significativi); in secondo luogo, è un vantaggio aggiuntivo nei negoziati con le forze straniere. Lo specialista siriano ritiene che la soluzione pacifica della crisi siriana sia inestricabilmente legata alla situazione sul campo di battaglia. “Al momento, gli aggressori continuano a cedere e a ritirarsi senza poter assaltare le postazioni dell’Esercito arabo siriano. Ecco perché il governo siriano avrà l’ultima parola e potrà imporsi ai negoziati“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Rilasciato il video dell’ostaggio degli inglesi Julija Skripal

Moon of Alabama, 24 maggio 2018

L’agenzia inglese Reuters pubblicava il video e una dichiarazione dell’ostaggio Julija Skripal: “Skripal parlava da una località segreta a Londra perché sotto la protezione dello stato inglese. È stata dimessa dall’ospedale del distretto di Salisbury cinque settimane dopo l’avvelenamento e finora non era stata vista dai media”. Avevamo già notato il Silenzio degli Skripal, e la nota D (SMA) emessa dal governo inglese per impedire ai media di seguire il caso e l’evidente disinformazione spacciata dal governo inglese, che afferma che l’ex-spia Sergej Skripal e la figlia Julija furono avvelenati da un micidiale agente nervino del gruppo Novichok. Secondo fughe di notizie del governo inglese ai media, l’agente nervino fu applicato a una valigia, una scatola, fiori, bevande e cibo, prese d’aria, mini droni, porta d’ingresso, cereali o maniglia sotto forma di spray, gel o liquido. Il governo inglese accusò a gran voce la “Russia” dell’avvelenamento degli Skripal, ma non identificò nessuno che avrebbe compiuto tale attacco. Nel nuovo video della Reuters, Julija Skripal svolge un monologo a memoria e sotto pressione dichiarando di non volere essere contattata da cugina, nonna, governo russo o chiunque altro. La dichiarazione era scritta in inglese burocratico. Nel video, Julija Skripal usava la versione russa del testo inglese probabilmente non tradotto. Se questo fosse stato video e dichiarazione di una cittadina inglese in “custodia cautelare” dello stato russo, media e governo inglese avrebbero sicuramente affermato che erano stati imposti con la costrizione. Julija Skripal sembrava star bene ma aveva una cicatrice alla gola che poteva provenire da un taglio della trachea.

Reuters pubblicava un rapporto e un video che mostra anche la firma della dichiarazione manoscritta del testo letto sul video. La dichiarazione è abbastanza simile a quella emessa dalla polizia metropolitana l’11 aprile “a nome di Julija Skripal”. Entrambe le dichiarazioni includono un’espressione burocratica diretta all’ambasciata russa che nessuna persona libera userebbe mai: “Al momento non desidero avvalermi dei loro servizi”. La versione inglese della dichiarazione manoscritta è senza errori, la versione russa ha diverse correzioni.L’ambasciata russa in Gran Bretagna esprimeva preoccupazione: “Siamo lieti di aver visto Julija Skripal viva e vegeta. La dichiarazione che ha letto contiene nuove informazioni. Tuttavia, il video rafforza solo le nostre preoccupazioni sulle condizioni in cui è detenuta. Ovviamente, Julija leggeva un testo scritto. Inoltre, a giudicare da alcuni elementi, era una traduzione di un testo scritto da madrelingua inglese. Le lettere manoscritte firmate da Julija in russo e inglese confermano questa impressione. Con tutto il rispetto per la privacy e la sicurezza di Julija, tale video non esonera le autorità del Regno Unito dagli obblighi previsti dalle convenzioni consolari. Il Regno Unito è obbligato a darci l’opportunità di parlare direttamente con Julija per assicurarci che non sia trattenuta contro la sua volontà e che non parli su pressione. Finora, abbiamo tutte le ragioni per sospettare il contrario”.
Il 18 maggio fu riferito che il padre di Julija era stato rilasciato dall’ospedale distrettuale di Salisbury: “Il signor Skripal è protetto da una guardia armata 24 ore in una casa sicura dell’MI5 dopo aver lasciato l’ospedale all’inizio di questa settimana, rivelavano alcune fonti”. Non sono state pubblicate immagini o dichiarazioni di Sergej Skripal. Mentre era in ospedale, Julija Skripal aveva chiamato la cugina in Russia. Fino a ieri la nonna e la cugina in Russia non avevano sentito altro dai parenti: “Nel frattempo, la madre di Skripal ha chiesto che le sia permesso di parlare con la figlia. Elena, che non ha più avuto notizie da quando fu avvelenata, oggi ha detto a un parente di volerle parlarle. La congiunta di Elena Viktorija Skripal, che per due volte si è visto rifiutare il visto inglese per vedere la cugina Julija, aveva detto: “Abbiamo appena comunicato la notizia all’anziana madre che aspetta da più di due mesi una qualche parola da lui o da Julija”, aveva detto Viktorija. “Supplica l’ospedale, o chiunque decida libertà di movimento e di parola di Sergej, che per favore gli consenta di parlarle”. Alcune delle “lettere manoscritte” di Julija Skripal (plurale) menzionatre dall’ambasciata russa si rivolgerebbero ai parenti.
Il governo inglese aveva accusato lo Stato russo del presunto attentato agli Skripal. L’unica argomentazione è che il presunto agente nervino utilizzato provenisse da un gruppo di agenti originariamente sviluppati nell’Unione Sovietica. Un’affermazione senza senso. I gruppi chimici Novichok erano ben noti, un libro fu pubblicato e uno scienziato iraniano li aveva sintetizzati, e furono aggiunti al database internazionale delle armi chimiche. La repubblica ceca aveva ammesso di averne prodotti. All’inizio degli anni ’90 le spie tedesche acquisirono alcune sostanze Novichok da un contatto nell’ex-Unione Sovietica. Furono analizzati in Svezia e i risultati condivisi con certi alleati della NATO: “I tedeschi erano al corrente della formula chimica negli anni ’90 grazie ad un campione da uno scienziato russo disertore, secondo i media tedeschi. Il composto fu analizzato per la prima volta in un laboratorio in Svezia. Successivamente, la formula fu inviata al ministero della Difesa tedesco e al BND. Su ordine dell’ex-cancelliere tedesco Helmut Kohl, il BND informò CIA e MI6, agenzie d’intelligence di Stati Uniti e Gran Bretagna. Da allora ne furono prodotte piccole quantità per testare antidoti, manometri e dispositivi di protezione. Anche la Repubblica ceca aveva prodotto del Novichok”.
Le accuse del governo inglese alla Russia non sono solide. Il laboratorio di armi chimiche a Porton Down, a pochi chilometri da Salisbury, sicuramente ha prodotto agenti del Novichok, dei composti semplici da creare per chiunque conosca la chimica organica e abbia accesso a un laboratorio decente. Dave Collum è professore di chimica organica alla Cornell University. Aveva criticato l’affermazione inglese secondo cui solo la Russia avrebbe prodotto l’agente che avrebbe ferito gli Skripal. Ne mise il test nella sua tesi e solo uno dei suoi 15 studenti non seppe superarlo:Le affermazioni del governo inglese sul caso Skripal sono prive di senso. È del tutto possibile che gli Skipal siano state vittime d’intossicazione alimentare o sovradosaggio di Fenatnyl. Il governo inglese ha usato il caso per accrescere l’ostilità nei confronti della Russia distraendo il pubblico dai fallimenti nei negoziati sulla Brexit. C’è un precedente storico di tali false accuse allo Stato russo. Il caso Skripal è anche legato al “Dossier sporco” dell’ex-spia inglese Christopher Steele creata per diffamare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Sergej Skripal potrebbe averci scritto. Un fatto che il governo inglese cerca di nascondere . Gli Skripal furono probabilmente intossicati. Le accuse alla Russia hanno causato enormi danni nelle relazioni internazionali. Ma la prima vittima del caso è l’affidabilità dei media britannici. Dove sono profonde indagini, domande intriganti, le testimonianze di tale caso? Perché non vengono poste domande serie sulle discutibili affermazioni fatte sul caso? In che modo gli Skripal sopravvissero a un agente nervino “dieci volte più letale del VX”? Perché non era più necessario indagare in relazione al dossier Steele? Altre domande vanno poste. Chi gestisce i media col loro comportamento ossequioso? Perché?

Traduzione di Alessandro Lattanzio