La Turchia corre in soccorso del Califfato

Alessandro Lattanzio, 26/4/2017Il 25 aprile, 26 velivoli dell’aviazione turca bombardavano le basi curde e yezidi sul Jabal Qarju, nella regione di Shinqal, tra la Siria e l’Iraq, nei pressi di Dariq, distruggendo una base delle YPG, una stazione radio e un centro mediatico del PYD, ed uccidendo 20 combattenti delle YPG e 5 peshmerga curdi iracheni. Le YPG addestravano le forze di difesa yezidi. I cacciabombardieri turchi distruggevano anche il memoriale dei curdi caduti combattendo contro il Califfato.Gli attacchi aerei turchi erano volti a bloccare l’operazione delle YPG (SDF) contro la base dello Stato islamico di Raqqa, dove le forze democratiche siriane avevano eliminato 18 terroristi la stessa mattina del 25 aprile. Il leader del Partito dell’Unione Democratica Curda (PYD) Salih Muslim affermava che “gli aerei da guerra turchi non possono volare nella zona senza l’approvazione della coalizione. La coalizione deve fare una dichiarazione, sapeva dell’attacco? Cosa ne pensa?” Ilham Ehmed, leader del Consiglio Democratico Siriano (SDC) affermava, “Mentre le YPG partecipano all’operazione Rabbia dell’Eufrate per liberare Raqqa, la Turchia attacca i nostri centri. Non accettiamo attacchi aerei alle nostre forze, siano esse turche, russe o siriane“. L’artiglieria turca bombardava anche il villaggio curdo di Farfiraq, nell’area di Raju, presso Ifrin, a nord di Aleppo; nel frattempo, 15 terroristi filo-turchi venivano eliminati dalle SDF ad al-Shahba e Ifrin, dopo che i terroristi filo-turchi avevano attaccati i villaggi della regione di al-Shahba, bombardando le posizioni delle SDF ad al-Wahshiyah, Tal Madhiq, diga di al-Shahba, al-Qulsaruj, al-Samuqah, al-Shahba, al-Shalah, Tal Jihan, al-Hisah, Harbal, Tal Rifat, Shayq Isa, al-Wardiyah, Hasijaq, Ayn Daqanah e Miniq.Gli Stati Uniti esprimevano ‘profonda preoccupazione’ per gli attacchi aerei turchi contro i combattenti curdi in Siria e Iraq, dichiarando di non essere stati autorizzati dalla coalizione anti-SIIL degli Stati Uniti. “Abbiamo espresso queste preoccupazioni direttamente al governo della Turchia“, ha detto il portavoce del dipartimento di Stato USA Mark, “Questi attacchi aerei non sono stati approvati dalla coalizione e hanno portato alla sfortunata perdita di vita di nostre forze partner nella lotta contro lo Stato islamico“. I turchi avevano segnalato gli imminenti attacchi aerei a Stati Uniti e Russia, e in risposta il Pentagono esortava a “rispettare l’integrità territoriale dell’Iraq“. A differenza della Russia, che avvertì i siriani dell’attacco su Shayrat, Washington non avvertiva i suoi ‘alleati’ curdi dell’imminente attacco aereo turco, che tra l’altro colpiva le aree santuario per i curdi istituite dagli USA quando avvertirono Damasco di non bombardarle, poiché gli istruttori statunitensi addestravano i combattenti delle YPG. Gli statunitensi dispongono di basi militari a sud di Ayn al-Arab e presso Qamishli, in Siria, dove opera il 75.mo Reggimento Ranger delle forze speciali statunitensi, che partecipano alle operazioni delle SDF/YPG contro le basi dello SIIL a Raqqa e a Tabaqa.
Tutto ciò avveniva pochi giorni dopo che la Russia riattivava la linea telefonica tra i militari russi e statunitensi in Siria, dopo aver chiarito agli Stati Uniti che le loro operazioni aeree in Siria dipendono dall’accordo russo e che la Russia non le permetterà se gli Stati Uniti effettueranno ulteriori attacchi contro la Siria. La linea era stata riattivata il giorno dopo la richiesta personale del segretario di Stato USA Rex Tillerson al Ministro degli Esteri russo Lavrov, il 21 aprile.Nel frattempo, il governatore generale di Dara, Muhamad Qalid al-Hanus, osservava la preparazione dell’Esercito arabo siriano nell’affrontare qualsiasi possibile aggressione da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati, “Gli Stati Uniti sono il principale sostenitore della guerra contro la Siria e aiutano i terroristi a Dara dalla Giordania. Ma se decidono di schierare proprie forze nei territori siriani dai confini giordani, ciò sarà considerato una chiara aggressione alla sovranità della Siria e il Comando Generale dell’Esercito arabo siriano adotterà nuove misure operative nella regione”. Il Presidente siriano Bashar al-Assad aveva dichiarato che Damasco ha intelligence sulla Giordania intenzionata a dispiegare proprie truppe in Siria in coordinamento con gli Stati Uniti, “Abbiamo queste informazioni, ma in ogni caso la Giordania fa parte dei piani statunitensi sin dall’inizio della guerra in Siria. Gli Stati Uniti definiscono i piani e gli attori e appoggiano tutto ciò che colpisce la Siria dalla Giordania, e i molti terroristi che provengono dalla Giordania e, naturalmente, dalla Turchia, fin dal primo giorno di guerra in Siria“. La dichiarazione osservava i colloqui tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il re Giordano Abdullah II alla Casa Bianca sul Medio Oriente. La Giordania rientra nella coalizione degli Stati Uniti contro lo ISIIL, che effettua attacchi aerei in Siria senza l’approvazione delle autorità siriane, violando il diritto internazionale.

Forze speciali statunitensi distaccate presso le YPG curde.

Fonti:
Cassad
FNA
FNA
FNA
Kom News
Kom News
Moon of Alabama
Reuters
Rudaw
The Duran

Il comandante dell’esercito turco Huslu Akar (a destra) guida gli attacchi aerei turchi su 39 posizioni curde in Iraq e Siria.

Italia e crisi dei migranti: le ONG complici di contrabbandieri e schiavisti in Libia

Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times

Carmelo Zuccaro, procuratore italiano, sostiene di avere prove importanti su numerose ONG colluse con i contrabbandieri che si arricchiscono sulla miseria degli inermi. Infatti, se dimostrato, tali ONH hanno le mani insanguinate ed incoraggiano di nascosto la schiavitù in Libia, anche se non voluta. Pertanto, è tempo di tenere conto di una catena infinita che lega mass media che incoraggiano la migrazione di massa, ONG che aiutano i contrabbandieri ad arricchirsi e l’agenda politicamente corretta di certi politici che tentano di alterare le dinamiche europee manipolando i fatti. La Stampa fu informata da Zuccaro che le navi di salvataggio venivano avvertite dal paradiso del contrabbando libico per raccogliere i migranti economici nel Mar Mediterraneo. Il modus operandi della catena diretta tra contrabbandieri e ONG si basa sulle telefonate. Naturalmente, ciò implica che i migranti economici debbano pagare un forte incentivo finanziario ai contrabbandieri. Quindi, a chi non può permetterselo, le questione della schiavitù araba dei neri africani, e la persecuzione degli immigrati cristiani, diventa una realtà nella Libia attuale. Va detto che la schiavitù resta in Mauritania, dove i musulmani neri africani subiscono abusi continui dagli altri musulmani della nazione. Allo stesso modo, l’Arabia Saudita tollera ancora la schiavitù dalla Seconda Guerra Mondiale, fondamentale vergogna da eradicare da tale realtà permanete e storica della Penisola Araba. Infatti, gli animisti e i cristiani neri africani subirono una simile realtà quando le milizie arabe, alleate del governo di Khartoum, tolleravano la schiavitù tra le forze antigovernative durante la guerra civile. Naturalmente, lo SIIL (Stato islamico) è noto schiavizzare e vendere cristiani e yazidi in Iraq. Nel caso degli yazidi, non essendo “persone del libro”, subiscono schiavitù e la schiavitù sessuale delle donne, costrette a convertirsi all’Islam, e la pulizia etnica. Tuttavia, proprio come in Libia, la schiavitù si basa su tradizioni e razzismo contro i neri africani. Recentemente, la BBC riferì: “Anche le donne sono comprate da clienti libici e portate in casa dove diventano schiave sessuali“, secondo un testimone. La BBC aggiunge: “A febbraio, l’Unicef rilasciò una relazione che documenta, talvolta con orribili dettagli, storie di schiavitù, violenza e abusi sessuali subiti da numerosi bambini che viaggiano dalla Libia all’Italia“. La schiavitù dei neri africani da parte dei musulmani arabi ha ben più di mille anni e le realtà in Libia, Mauritania e Sudan mostrano che la mentalità cambia lentamente. Naturalmente, per via del politicamente corretto e della moda, non vi è alcuna manifestazione di massa contro la schiavitù in Libia tuttavia, si può solo immaginare cosa accadrebbe aprendo tali mercati negli USA, Francia o Israele. Reuters ha anche riferito nel 2016 sulla Mauritania: “Gli Haratin, che costituiscono la principale “casta degli schiavi”, discendono da etnie nere africane del fiume Senegal. Spesso lavorano come pastori e domestici… Il Paese dell’Africa occidentale ha la più alta prevalenza di schiavi, secondo l’indice della schiavitù globale, con circa il 4 per cento della popolazione, o 150000 persone, che vivono come schiavi“.
Tornando ai contatti tra ONG e contrabbandieri in Libia, Zuccaro ha detto: “Abbiamo prove di contatti diretti tra alcune ONG e trafficanti di persone in Libia“. L’agenzia di frontiera dell’Unione europea, Frontex, è altrettanto disturbata dalle ONG che incoraggiano la migrazione di massa. Questo, a sua volta, provoca innumerevoli morti in mare e la schiavitù in Libia. Dopo tutto, la Libia attuale è una nazione fallita dovuta all’interferenza delle potenze del Golfo e della NATO. Pertanto, la storia del contrabbando e della schiavitù araba dei neri africani riempie il vuoto, e lo stesso vale per la crescente minaccia dei vari gruppi islamisti sunniti e militanti regionali in Libia. Fabrice Leggeri, figura di Frontex, ha informato Die Welt sul ruolo delle ONG, affermando con forza che le imbarcazioni di soccorso delle numerose ONG hanno incoraggiato i trafficanti a “forzare ancora più migranti su imbarcazioni insicure con acqua e carburante insufficienti, rispetto agli anni precedenti“. Le affermazioni stupefacenti della cancelliera Merkel sul ruolo dei mass media, delle ONG e del politicamente corretto allarmano sulla migrazione di massa in Europa in diversi sensi. Il risultato sono gli innumerevoli morti in mare, il tradimento dei veri rifugiati, la schiavitù in Libia, le convulsioni terroristiche in Europa, la criminalità e la creazione di contrabbandieri estremamente ricchi. Pertanto è necessaria un’azione diretta per fermare ciò che persone inermi subiscono dall’operato di ONG e contrabbandieri, anche se cercano risultati diversi.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump incorona Erdogan e distrugge la diplomazia degli USA

Moon of Alabama 18 aprile 2017

Trump ha contraddetto il suo portavoce, il dipartimento di Stato e gli alleati congratulandosi con il presidente turco Erdogan per aver vinto il referendum, minando la propria diplomazia. Il referendum in Turchia tramuta la presidenza in una quasi dittatura riunendo esecutivo, tramite decreti, ad elementi legislativi e giudiziari dello Stato. Il presidente Erdogan si trova ora in una posizione dittatoriale. Forse la maggioranza degli elettori turchi ha votato tale cambiamento, ma è tutt’altro che certo. Il numero dei voti è dubbio, perché quelli non calcolati in conformità alle procedure legali (2-3 milioni) è superiore al leggero vantaggio (1,5 milioni) dei “sì”. Gli osservatori internazionali hanno notato che il voto non è stato né libero né equo. Lo Stato turco è sotto l’emergenza che da al presidente (temporaneamente) poteri straordinari. La votazione avviene dopo una caccia estrema a chiunque possa aver messo in pericolo la posizione di Erdogan. Ha imprigionato politici dell’opposizione e funzionari pubblici, ha proibito alcuni gruppi politici e chiuso media dell’opposizione. Tutte le istituzioni statali sono state utilizzate per sostenere Erdogan. Se lui vince per soli 1,5 milioni di voti su una società di 80 milioni, dopo tale estrema campagna antiopposizione, quanti turchi sarebbero d’accordo con lui sul serio? Venti anni fa, quando era sindaco d’Istanbul, Erdogan disse in un’intervista al Milliyet: “La democrazia è come un tram: quando si arriva alla fermata, si scende“. Domenica scorsa Erdogan è sceso dal tram.
La Turchia è oggi una tirannia della maggioranza. Non esistono più vincoli istituzionali a rimuovere qualsiasi gruppo in minoranza dalla scena politica o forse anche dal mondo fisico. La Turchia che conoscevamo non c’è più. I membri dell’UE si sono astenuti dall’accettare la votazione prima che la battaglia legale in corso su di essa sia decisa. Solo Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi del Golfo e le dittature dell’Asia centrale, si sono congratulate. Il gruppo terroristico Ahrar al-Sham, che combatte popolo e governo della Siria, s’è congratulato con Erdogan. Al-Qaida in Siria, con il nuovo nome HTS, si è unito così come altri gruppi taqfiri in Siria. Come i Paesi dell’UE, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha evitato le congratulazioni, rilasciando solo una dichiarazione che notava i rapporti sulle “irregolarità” del voto e il “campo di gioco irregolare”, sostenendo il dialogo intra-turco e processi legali. Il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer ha detto che l’amministrazione USA avrebbe aspettato la relazione finale della missione degli osservatori internazionali. Il dipartimento di Stato e il portavoce sono stati rapidamente smentiti dal presidente Trump. Solo un’ora dopo la parte turca riferiva di una conversazione telefonica Trump-Erdogan: “Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiamato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan congratularsi con lui per la vittoria referendaria. I due capi hanno avuto una telefonata “piacevole” durata 45 minuti, secondo fonti diplomatiche”. Ciò fu successivamente confermato da una sintesi della Casa Bianca. (Non ancora presente sul sito web della Casa Bianca, ma inviata alla stampa via e-mail). Il contenuto reso pubblico della telefonata non fa ben sperare per Turchia, Siria e Iraq: “Il presidente Trump e il presidente Erdogan hanno discusso anche della campagna contro lo SIIL e della necessità di cooperare contro tutti i gruppi che usano il terrorismo per raggiungere i loro scopi”, afferma la dichiarazione della Casa Bianca. La versione turca è peggiore: “I due capi hanno anche discusso del presunto attacco chimico del governo siriano del 4 aprile che ha ucciso circa 100 civili e ferito altri 500 nel comune occupato dall’opposizione di Qan Shayqun, nella provincia di Idlib… Trump ed Erdogan concordavano che il Presidente siriano Bashar al-Assad fosse responsabile dell’attacco. Il presidente degli Stati Uniti ha anche ringraziato la Turchia per il sostegno agli attacchi missilistici degli Stati Uniti alla base aerea Shayrat del 7 aprile, in rappresaglia per l’attacco chimico. Entrambi i capi hanno anche sottolineato la necessità di una cooperazione nella lotta contro i gruppi terroristici, tra cui lo Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL)”.
L’incidente di Qan Shayqun è un probabile attacco “false flag” dei terroristi col possibile supporto turco. Il numero di vittime s’è dimostrato di gran lunga inferiore alle rivendicazioni. L’unico scopo dei successivi attacchi missilistici degli Stati Uniti era dissipare le accuse che Trump sia in combutta con la Russia. La questione ora è chi i due Paesi considerano gruppi terroristici. I combattimenti sciiti di Hezbollah con il governo siriano sono visti tali, anche se sono presenti nel parlamento del Libano. Mentre gli Stati Uniti sono d’accordo sulle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che designano al-Qaida in Siria un gruppo terroristico che va “sradicato”, Erdogan lo sponsorizza e sostiene. Gli Stati Uniti si alleano con i gruppi curdi YPK/PKK in Siria mentre la Turchia li designa entità terroristiche. La formulazione “contro tutti i gruppi che usano il terrorismo” comprende la milizia irachena in Siria? L’Iran? Ciò che è più preoccupante è il fatto che una telefonata di 45 minuti sia estremamente lunga per simili occasioni. Possiamo essere sicuri che dei piani sono stati tracciati e non sono ancora stati resi noti. E’ probabile che un nuova è più aspra guerra contro la Siria (e l’Iran) sia stata decisa. Oltre ai campi di battaglia della Siria c’è l’interferenza militare turca in Iraq. Sono stati tracciati piani comuni anche quel Paese?
Ci si chiede perché Trump smentisca portavoce, dipartimento di Stato ed alleati europei contraddicendone dichiarazioni e posizioni con la telefonata ad Erdogan. È un precedente. I Paesi esteri non possono più affidarsi alle dichiarazioni ufficiali dell’amministrazione statunitense, a meno che Trump non le esprima personalmente (che potrebbe rigettare in ogni momento). La base della diplomazia è la fiducia nell’affidabilità, le parole e il loro rispetto contano. La posizione diplomatica degli Stati Uniti è stata gravemente danneggiata da tale mossa inaudita. L’inversione della posizione originaria dell’amministrazione Trump è estrema. Dal punto di vista realistico, una posizione molto più neutrale nei confronti dei brogli di Erdogan, come mostrato dal dipartimento di Stato, sarebbe consigliabile. Perché Trump l’ha cambiata? Questo tweet di cinque anni fa ha qualcosa a che farci? “Ivanka Trump @IvankaTrump
Grazie primo ministro Erdogan per averci seguito ieri nel festeggiare l’inaugurazione della #TrumpTowers d’Istanbul!
13:56 – 20 aprile 2012Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’assistente di Tillerson dirige la cyberguerra contro la Russia

John Helmer, Mosca, 13 aprile 2017

Rex Tillerson e Margaret Peterlin

Quando il Segretario di Stato degli USA Rex Tillerson diceva ai russi e alla stampa di Stato USA di non influenzare la politica statunitense, seduta accanto a lui vi era l’ex-ufficiale dell’intelligence dell’US Navy ed avvocatessa Margaret Peterlin, il cui lavoro negli ultimi due anni era gestire una società di Boston specializzata nella guerra informatica, come i programmi informatici degli Stati Uniti per imitare gli hacker stranieri e convincerci che gli obiettivi venivano attaccati dai russi. Peterlin è stata anche consulente di Donald Trump durante la transizione presidenziale. I suoi obiettivi includevano Hillary Clinton e la sua organizzazione elettorale. Peterlin è nata in Alabama, e per la maggior parte della sua carriera ha lavorato al sud. La sua nomina al dipartimento di Stato, come capo dello staff di Tillerson, attualmente manca dal sito web del dipartimento. La nomina di Peterlin presso l’ufficio di Tillerson fu annunciata più autorevolmente dal Washington Post il 12 febbraio dove le credenziali nel Partito Repubblicano del Texas furono riportate in dettaglio, ma non la sua esperienza nella guerra informatica ed elettronica. “Peterlin ha una ricca esperienza nel governo e nell’industria privata. Dopo il servizio come ufficiale di Marina si è laureata presso la Law School dell’University of Chicago e fu eletta alla Corte d’Appello del 5° Circuito (Texas e Louisiana). Ha poi continuato a lavorare per il capogruppo della maggioranza al Congresso Dick Armey (repubblicano, Texas), pochi giorni prima degli attacchi dell’11 settembre. In seguito, negoziò e redasse normative fondamentali sulla sicurezza nazionale, tra cui l’autorizzazione all’uso della forza in Afghanistan, il Patriot Act e la normativa che istituiva il dipartimento della Sicurezza Interna. “È molto sostanziosa e faziosa. Non è necessariamente una politica”, dice Brian Gunderson, capo dello staff al dipartimento di Stato di Condoleezza Rice, che lavorò con Peterlin al Congresso (ufficio di Armey). “Dopo un periodo da consulente legislativa e consigliere per la sicurezza nazionale per l’allora presidente della Camera Dennis Hastert, Peterlin passò al dipartimento del Commercio, dove fu funzionaria del 2.nd Patent and Trademark Office”. La nomina di Peterlin innescò una causa con un gruppo di avvocati specializzati in brevetti e di investitori verso il segretario del Commercio. Il 23 luglio 2007, due mesi dopo che Peterlin prestò giuramento, le carte depositate presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti nel Distretto di Columbia, indicavano che la nomina di Peterlin violava la legge sui brevetti del 1999 che richiede a direttore e vicedirettore dell’Ufficio Brevetti di avere “esperienza e background professionali nel diritto di marchi e brevetti”. Peterlin, in carica, “mancava dell’esperienza professionale richiesta” e la corte ordinò di sostituirla con “chi soddisfa tali requisiti”. Sei mesi dopo, nel dicembre 2007, il giudice James Robertson respinse il caso con parecchi cavilli. La mancanza di professionalità e presunta incompetenza di Peterlin non furono provati in tribunale. Ma Peterlin non durò a lungo e lasciò nel 2008.
Le pubblicazioni di Peterlin riguardano computer e sorveglianza internet, intercettazione e spionaggio. Iniziò con un saggio del 1999 dal titolo “Il diritto nei conflitti dell’informazione: la sicurezza nazionale nel cyberspazio”. Nel dicembre 2001, con due co-autori pubblicò un documento per la Federalist Society di Washington dal titolo “L’USA Patriot Act e la condivisione delle informazioni tra comunità dell’intelligence e forze dell’ordine”, che può essere letto qui. Peterlin ha sostenuto “la necessità immutabile di una maggiore condivisione delle informazioni, visto che gli Stati Uniti non hanno più il lusso di semplicemente separare forze dell’ordine e agenzie d’intelligence. La separazione è un rischio per la sicurezza”, e concludeva: “Chi sorveglia può anche importare, ma le condizioni della performance sono d’importanza cruciale… al centro dell’attenzione dovrebbe roessere principalmente le tecniche con cui l’intelligence viene raccolta a livello nazionale e non se gli altri membri della comunità d’intelligence siano autorizzati a visualizzare le informazioni raccolte a seguito di tali operazioni”. Dopo aver lasciato il Patent and Trademark Office nel 2008, Peterlin divenne una dipendente delle imprese della famiglia Mars con la qualifica di “technology strategy officer” per sei anni, prima di mettersi in affari da sé con una società di consulenza chiamata Profectus Global Corporation. Non v’è alcuna traccia di tale ente su internet; sembra estranea a enti dal nome simile in Ungheria e Australia. Peterlin poi entrò nel XLP Capital di Boston nel novembre 2015. La nomina di Peterlin ad amministratrice delegata della società, secondo il comunicato stampa di XLP, rivela che quando era in Marina era specialista in comunicazioni informatiche. Fu distaccata dalla Marina alla Casa Bianca come “assistente sociale” dell’US Navy, quando Hillary Clinton era First Lady. XLP non menzionò che quando fu assunta era anche membro della direzione dei Draper Labs, il progettista del Massachusetts, tra le tante cose, dei sistemi di guida dei missili e delle armi informatiche per combatterli. Secondo XLP, uno dei punti di forza di Peterlin è “una vasta esperienza sul diritto amministrativo così come sulle operazioni in profondità delle agenzie federali, come dipartimenti della Sicurezza Interna, Giustizia, Difesa e Salute e Servizi Umani”. Per operazioni in profondità leggasi guerra informatica. Prima che Peterlin venisse assunta da Tillerson due mesi fa, il suo datore di lavoro al XLP Capital era Matthew Stack.
Nel suo curriculum internet Stack dice di esser “un hacker e criptanalista, che ha scritto e consigliato sulla politica statale verso la cyber-guerra, e sull’agilità nel combattere secondo strategia. Fu riconosciuto nel 2009 dalla metaltech come uno dei 10 hacker più influenti”. Prima che Stack venisse indotto a ridurre il proprio orgoglio pubblico su questi successi, ecco come appariva la schermata del sito:Alla Lambda Prime, Stack rivendica due piani di guerra cibernetici del 2013, il pratico “Come militarizzare le macchine virtuali con i nodi eterogenei su fronti offensivi imprevedibili e agili” e teorico, “Clausewitz, una teoria moderna della grande strategia per le forze militari informatiche e il ruolo delle tattiche di guerriglia informatica”. L’anno successivo Stack ospitò il suo primo “Hackathon annuale”, “Gli hacker giunsero da tutti gli Stati Uniti ospiti di una magione di 27 acri, che funge da sede centrale di Lambda Prime”. Sui social media Stack rivelava il suo coinvolgimento nelle operazioni di hackeraggio a Kiev, ed anche da quale parte stesse. “Nubi minacciose pendono sulla piazza centrale di Kiev, come la Russia sui suoi vicini Stati slavi post-sovietici”, come Stack mise su instagram per i suoi seguaci. “Il Paese può essere un pasticcio, ma Kiev ha l’internet più veloce che abbia mai cronometrato, ora so perché così tanti hacker vivono a Kiev. Grazie alla mia incredibile guida @ m.verbulya”. Stack, che iniziò con i soldi di famiglia l’azienda Family Office Stack, diversificando gli investimenti di ingegneria e tecnologia informatica, ha dieci anni meno di Peterlin. Entrambi hanno lavorato sulle cyberarmi per le agenzie governative degli Stati Uniti. Secondo Wikileaks sul file “Vault 7” della CIA, tali armi sono offensive, sviluppate per i dispositivi remoti della CIA; “i file svelano le operazioni Umbrage della CIA dal 2012 al 2016, raccogliendo e conservando una biblioteca sostanziale delle tecniche di attacco ‘rubate’ dai malware prodotti in altri Stati, tra cui la Federazione Russa. Con il piano Umbrage e affini la CIA può aumentare il numero di tipi di attacco, ma anche deviarne l’attribuzione lasciando le “impronte digitali” dei gruppi a cui le tecniche di attacco furono rubate. I componenti Umbrage coprono keylogger, password, webcam, distruzione dei dati, persistenza, privilegio di escalation, steatlh, anti-virus (PSP) e tecniche di elusione e indagine”. Alcuni dei componenti di Umbrage risalgono al 2012; la maggior parte al 2014. Un memorandum del 19 giugno 2013 rivela uno dei gestori Umbrage dire agli altri: “Per quanto riguarda l’organizzazione Stash, vi consiglio di creare un maggiore ‘progetto Umbrage’ e quindi creare un deposito separato all’interno del progetto per ogni componente. Poi c’è un punto centrale sul sito per ‘tutte le cose di Umbrage’”. Le segnalazioni sulle applicazioni di Umbrage non concludono se gli agenti del governo degli Stati Uniti l’hanno usato come “fabbrica per le operazioni di hacking sotto falsa bandiera” per le intrusioni nella campagna elettorale degli Stati Uniti poi attribuite ad informatici russi, accusa ripresa da Tillerson alla conferenza stampa di Mosca. Per tale storia, leggasi questo.
Secondo un altro rapporto, “sarebbe possibile lasciare tali impronte digitali se la CIA riutilizzasse il codice sporgente unico di altri attori per coinvolgerli intenzionalmente nell’hackeraggio della CIA, ma i documenti della CIA resi pubblici non lo dicono. Al contrario, indicano che il gruppo Umbrage facesse qualcosa di molto meno nefasto”. Tillerson affermò di “distinguere quando gli strumenti informatici sono utilizzati per interferire con le decisioni interne tra i Paesi al momento delle elezioni. Questo è un uso degli strumenti informatici. Gli strumenti informatici per interrompere i programmi bellici sono un altro uso degli strumenti”. Con Peterlin al suo fianco durante gli incontri con Lavrov e Putin, Tillerson sapeva che non c’è distinzione nelle operazioni informatiche degli Stati Uniti contro la Russia. Che Tillerson sappia o meno anche che Peterlin ha passato gran parte della carriera partecipando a tali operazioni, l’operazione Umbrage della CIA fu usata per fabbricare la pirateria russa nelle elezioni statunitensi. Peterlin sa esattamente come farla e presso dove, CIA, Pentagono ed altre agenzie. Peterlin ha anche redatto il memorandum su come gli statunitensi possano attuarle legalmente. E per gente come Stack è qualcosa di cui vantarsi.
I dati pubblici di Peterlin e Stack sono due ragioni per cui niente di tutto ciò sia un segreto per i servizi russi. Questo è un altro motivo per cui ieri a Mosca Lavrov non guardava Tillerson durante la conferenza stampa, e perché Putin si era rifiutato di farsi fotografare con lui.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come 39 commando sovietici sconfissero centinaia di mujahidin afghani

Nikola Budanovic, War History 22 giugno 2016L’assedio di Khost
La città di Khost fu parzialmente assediata per otto anni dai mujahidin. Nel 1980, la guarnigione sovietica era nella città e la pista di atterraggio fu utilizzata ampiamente per 8 anni. La città era circondata dai mujahidin coordinati dai servizi segreti pakistani (ISI) che addestrarono i ribelli in complesse tattiche di guerriglia per affrontare un nemico tecnologicamente superiore. Negli ultimi mesi del 1987, l’assedio divenne insopportabile, con i sovietici nella città completamente separati dal resto dell’esercito.

Operazione Magistrale
L’Operazione Magistrale fu il riuscito tentativo di togliere l’assedio di Khost. Quando le linee erano troppo sottili, il comando sovietico organizzò un’operazione per evacuare gli uomini bloccati nella città. Tutte le strade che collegavano Khost alle aree sovietiche erano bloccate e la città dipendeva dai rifornimenti via elicottero. I mujahidin erano sulle colline che circondavano la città, in agguato, assediandola. L’autostrada tra Gardez e Khost divenne un mito, i suoi difensori furono spesso indicati come “fantasmi” per la tattiche mordi-e-fuggi. Fu un assedio invisibile, i mujahidin erano ben nascosti nelle montagne circostanti e sempre pronti a tendere un agguato usando le alture come posizione d’attacco ideale. Uno dei principali vantaggi fu l’ampio uso di missili Stinger, forniti dalla CIA e dotati di sistema di puntamento agli infrarossi. Ciò permise ai mujahidin di minacciare gli elicotteri che proteggevano i convogli, lasciando così le truppe di terra impotenti in caso d’imboscata.

La tattica dei manichini
Al fine di attrarne il loro, i sovietici ingannarono i mujahidin effettuando un’operazione di aviosbarco fasulla, inviando un aereo da trasporto che sembrava trasportasse paracadutisti. Ma il velivolo, volando non molto alto, era un aereo da ricognizione che fotografava la zona. I sovietici gettarono una squadra di manichini che, in un primo momento, sembravano paracadutisti. Gli afghani immediatamente aprirono il fuoco, cercando di ucciderne il maggior numero prima di raggiungere il suolo. L’aereo ricognitore inviò le coordinate delle posizioni dei mujahidin e l’artiglieria sovietica aprì un tiro di sbarramento devastante. Fu il primo passo per rompere l’assedio di Khost e la prima fase dell’Operazione Magistrale. L’Alto Comando sovietico aveva subito un’umiliazione con le campagne non riuscite in Afghanistan; l’Operazione Magistrale era destinata a riscriverle.

La presa di Quota 3234
Se la guerra sovietico-afghana era il Vietnam dell’Unione Sovietica, la battaglia per Quota 3234 fu la Ripcord del FSB. La collina chiamata per l’altitudine di 3234 metri divenne uno dei più gloriosi simboli della guerra sovietica. Il successo difensivo di un piccolo distaccamento di paracadutisti contro un nemico numericamente superiore fu utilizzato nella propaganda del dopoguerra per presentare il conflitto come una vittoria dell’Unione Sovietica nella liberazione democratica delle tribù arretrate dell’Afghanistan. La collina si dimostrò uno dei punti più vitali per controllare l’“autostrada della morte”. Il 7 gennaio 1988, 39 membri della 9.na Compagnia del 345.mo Reggimento aeroportato della Guardia furono eliportati sulla collina. Il 7 gennaio è il natale ortodosso, aggiungendo simbolismo alla battaglia. La missione era proteggere il perimetro, trincerarsi e tenere la collina da cui potevano osservare e controllare gran parte della strada che si estendeva sotto verso la città assediata. Questi 39 soldati sbarcarono nel mezzo del territorio controllato dal famigerato Hezb-i Islami di Jalaludin Haqani, le cui truppe erano note per la crudeltà. Jalaludin Haqani era il principale collegamento con i servizi segreti pakistani.

Inizia la battaglia
Avuto il tempo di stabilire un perimetro difensivo, i mujahidin attaccarono. Il distaccamento sovietico era composto da veterani che ben conoscevano le tattiche usate dai mujahidin e dai loro consiglieri pakistani. Anche se i paracadutisti sovietici non avevano armi pesanti, ebbero un significativo sostegno dall’artiglieria, gli afghani impiegarono contro la collina tutto il loro arsenale, mortai, cannoni senza rinculo, Stinger, RPG e mitragliatrici pesanti DShK. Il fuoco scese sui 39 difensori, ma non mollarono la presa. Mentre l’artiglieria terminò il tiro di sbarramento, apparve evidente che i mujahidin stavano per lanciare un assalto della fanteria, per sopraffare con il numero la collina. Attaccarono da due direzioni con una forza di circa 200-250 guerriglieri. L’attacco coordinato indicò che non erano abitanti dei villaggi locali armatisi per difendere le case, ma una forza organizzata dai forti addestramento e comando. Era ovvio che combattevano Jalaludin Haqani e i mujahidin addestrati dai pakistani. Durante la battaglia, l’unità sovietica era in costante comunicazione con il comando e ricevette tutto ciò che il comando della 40.ma Armata aveva da offrire come supporto di artiglieria, munizioni, rinforzi ed elicotteri per evacuare i feriti. I commando sovietici respinsero 12 attacchi mantenendo la collina. La lotta finì all’alba del giorno dopo, quando i mujahidin esausti decisero di ritirarsi. Dopo la battaglia, molti mujahidin morti furono trovati indossare uniformi con rettangoli a strisce nero-giallo-rosse, che indicavano che le forze speciali pakistane furono direttamente coinvolte nell’attacco.

Conseguenze
Date le circostanze, le perdite sovietiche furono basse, solo sei dei 39 uomini morirono nello scontro. D’altra parte, 28 dei rimanenti 33 uomini furono feriti. Due dei soldati uccisi furono insigniti della Stella d’Oro di Eroe dell’Unione Sovietica, la massima onorificenza militare dell’Unione Sovietica. Tutti gli uomini della compagnia ricevettero l’Ordine della Bandiera Rossa e l’Ordine della Medaglia Stella Rossa. Le perdite dei mujahidin, secondo fonti sovietiche, furono circa 200 morti e feriti. Dopo che i cadaveri furono studiati si ebbe la prova del coinvolgimento del Pakistan nel conflitto; l’Unione Sovietica si appellò alle Nazioni Unite, ma l’accusa passò inosservata. Le relazioni tra i due Paesi si deteriorarono durante la guerra, raggiungendo il livello più basso dopo la battaglia per Quota 3234.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora