Le Forze Speciali statunitensi disprezzano i terroristi che addestrano in Siria

Dean Parker, Russia Insider 20 settembre 2016

Le Forze Speciali con l’ordine di addestrare i ‘ribelli anti-SIIL’ sono così disgustate dalla missione, che a loro avviso addestra i futuri terroristi di al-Nusra, e credono che servirebbero gli USA meglio sabotandola.dd5209d6-b8c3-4f0b-857a-b7fa1f2ebb52_mw1024_s_nUn ex-ranger dell’US Army su Sofrep.com, che si autodefinisce bollettino non ufficiale delle Forze Speciali degli Stati Uniti, da un quadro affascinante sugli atteggiamenti dei soldati statunitensi verso la missione di addestramento in Siria. Si legge in apertura: “Nessuno ci crede. Dici ‘Fanculo’“, afferma un ex-berretto verde dei programmi segreti e clandestini degli USA per addestrare e armare le milizie siriane. “Tutti sul campo sanno che sono jihadisti. Nessuno crede a tali missione e compiti, sanno che addestrano solo una nuova generazione di jihadisti, quindi li sabotano dicendo: ‘Fanculo, che m’importa?’” Giusto. Secondo quanto riferito, le forze speciali statunitensi sul campo detestano tale ordine. L’articolo è in realtà molto più una cronaca della guerra della CIA in Iraq e Siria, compreso il fallimento nel prendere sul serio la minaccia dello SIIL e l’incapacità di destinare risorse significative per affrontare il gruppo. Invece, Murphy spiega che la CIA ha obbligato a tale lavoro le forze speciali per l’ossessione nel rovesciare il governo siriano: “Lo SIIL era ormai sul radar della CIA. Il CTC (Centro antiterrorismo della CIA) puntava all’organizzazione, ma non abbastanza da avere effetti sul campo. Verso la fine del 2014, la CIA aveva meno di 20 funzionari ed analisti dediti alla lotta contro lo SIIL. Dall’inizio del 2016, la situazione migliorò di poco. Secondo diverse fonti, la CIA semplicemente non si preoccupa dello SIIL, utilizzando la scusa che sia un esercito piuttosto che un’organizzazione terroristica, assegnando il compito alle operazioni speciali dell’esercito, in particolare Forze Speciali e Delta Force. In Siria, la priorità della CIA è ciò che alcuni funzionari del CTC definisco genialata del direttore John Brennan: la caduta del regime di Assad”. Poi racconta come gli USA sono coinvolti in una guerra per procura contro lo Stato siriano tramite la CIA, notando che: “Distinguere tra ELS e al-Nusra è impossibile, perché sono praticamente la stessa organizzazione. Come già nel 2013, i capi dell’LS passarono con tutte le loro unità ad al-Nusra, conservando ancora il titolo di ELS come facciata per apparire laici in modo da avere le armi fornite da CIA e servizi segreti sauditi. La realtà è che l’ELS è una copertura della filiale di al-Qaida, al-Nusra”. E, “il fatto che l’ELS abbia approvato semplicemente la cessione di armi di fabbricazione statunitense ad al-Nusra non sorprende, considerando le scadenti valutazioni della CIA sulle milizie in Siria, basandosi su vecchi database. Tali dati sono i nomi di individui, in primo luogo, che si presume siano ancora in età di leva, visto che i dati furono raccolti dal CTC anni prima”.
14390675 Il nocciolo della questione è che, mentre la CIA ha un programma antiterrorismo gravemente trascurato, le risorse sono state dedicate esclusivamente alla Task Force siriana che, avete indovinato, ha per compito il cambio di regime in Siria: “Brennan è colui che ha dato vita alla Task Force siriana attingendo alle risorse del CTC/SI”, e a “John Brennan piacevano le stronzate sul cambio di regime”, commentava un ex-ufficiale della CIA. CTC/SI si dedica alla lotta al terrorismo, mentre la Task Force siriana a spionaggio, operazioni d’influenza e attività paramilitari in collaborazione con la Divisione Attività Speciali (SAD), necessarie per tentare il cambio di regime, anche armando gruppi di terroristi in Siria. Il ramo operativo della CIA è la componente paramilitare trattata come una scolaresca in Siria, con gli ufficiali che operano come se fossero dei pivelli. Composto da ex-soldati delle operazioni speciali, il ramo operativo fu molto attivo nei combattimenti quanto operava con un commando afghano assegnato dall’intelligence del Paese, la NDS, ma in Giordania non poteva fare altro che osservare e riferire, chiedendo ai capi dei ribelli provenienti da oltre confine come andavano le cose, ma non molto altro”. Con la CIA indisposta ad assumersi il compito, il lavoro ricadde su uno dei capi di un commando delle Forze Speciali, il 5° Gruppo Forze Speciali di stanza in Giordania e Turchia. Il compito non è combattere lo SIIL ma addestrare i siriani che si presentavano dicendosi disposti a farlo: “Nel 2015, le Forze Speciali degli Stati Uniti s’insediarono in Giordania e Turchia con il compito di collaborare e formare forze surrogate che attaccassero lo SIIL. In questo caso, raramente se non mai, combatterono al fianco delle forze locali, ma piuttosto le addestrarono in una nazione ospitante e quindi agendo attraverso cittadini di Paesi terzi, come le forze speciali turche e giordane, addestrare le milizie siriane e poi rispedirle in Siria”. Ai soldati delle forze speciali cui fu affidato il compito, tuttavia, ne furono disillusi. Un problema era l’apparente scarsa qualità delle reclute, e un altro la lealtà chiaramente discutibile: “I ribelli sanno come vendersi agli statunitensi nei colloqui, ma fanno capire le cose di tanto in tanto. “Non capisco perché alla gente non piaccia al-Nusra”, disse uno dei ribelli ai soldati statunitensi. Molti avevano simpatie per gruppi terroristici come Nusra e SIIL. Altri semplicemente non erano idonei. “Non vogliono essere dei guerrieri. Sono tutti dei vigliacchi. Questo è il ribelle moderato”, diceva un Berretto Verde su Sofrep. “Un gruppo di contadini e di ritardati che non poteva affrontare lo SIIL, e che neanche l’Esercito siriano vorrebbe”.” Tra i ribelli che forze speciali statunitensi e turche addestrano, “Un buon 95 per cento lavora per organizzazioni terroristiche o ne è in sintonia“, diceva un Berretto Verde associato al programma, aggiungendo: “La maggioranza ammise di non aver problemi con lo SIIL e che il loro problema erano curdi e regime siriano“. Come le milizie addestrate in Giordania, i ribelli addestrati in Turchia non erano pronti al combattimento. “Non hanno sangue da guerrieri. In grande maggioranza sono dei criminali“, diceva un altro Berretto Verde. Molti erano stranieri, alcuni dall’Iraq. Uno addirittura narcotrafficante libanese. “La maggior parte di questi fu istruita su cosa dire al centro di addestramento e a dare le risposte giuste”, diceva il soldato delle forze speciali su SOFREP. Si spacciavano laici, ma gli statunitensi capivano che erano integralisti perché non fumavano (i jihadisti sono wahhabiti, e ciò glielo vieta) e disprezzavano i Berretti Verdi.
military2 Il rapporto degli statunitensi con i turchi è complicato a dir poco: “Il rapporto con i turchi era, ed è, estremamente complicato. Nel Centro operativo tattico (TOC) gestito dalle forze speciali statunitensi in Turchia vi sono anche ufficiali turchi. Gli statunitensi fanno finta di non collaborare con i curdi, mentre gli altri membri del 5° Gruppo e gli operatori della Delta Force difatti sono integrati nella milizia curda delle YPG. Allo stesso modo, l’esercito turco chiude un occhio e fa finta di non sapere che gli statunitensi sono nelle YPG in Siria. Rendendo una strana situazione ancora più strana, i Berretti Verdi facevano finta di non sapere che le forze speciali turche addestrano i jihadisti nel nord della Turchia. La Turchia sponsorizza gruppi come Ahrar al-Sham (la CIA segue i membri di al-Qaida che lo raggiungono dalle aree dell’amministrazione tribale federale del Pakistan), e le forze speciali turche li addestrano e spediscono in Siria, dal corridoio di Jarabulus. Quando i jihadisti passano l’esercito turco trasmette la parola in codice “Spento” per dire alle guardie di frontiera di far passare i suoi ascari”. Stranamente neanche i capi, e non solo la truppa, non credono nella missione: “Pallet di armi e file di camion consegnati dalla Turchia ai gruppi ribelli sponsorizzati dagli USA semplicemente si coprono di polvere per le controversie sull’autorità su loro possesso e sui finanziamenti, mentre l’autorizzazione all’addestramento delle milizie viene concessa o tolta per capriccio. Un giorno viene detto di si, il giorno dopo no, e il giorno dopo di addestrare solo i capi. Alcuni Berretti Verdi credono che tale esitazione provenga dalla Casa Bianca quando sa che la maggior parte dei miliziani è affiliata a Nusra e altri gruppi estremisti. Le armi fornite dalle forze speciali sono di fabbricazione statunitense per rendere le milizie dipendenti dai rifornimenti di munizioni dagli Stati Uniti. Mentre i giochi continuano, il morale delle forze speciali in Turchia affonda. Spesso mascherato con uniformi turche, uno dei Berretti Verdi descriveva il suo lavoro come “Seduto in ufficio, a bere chai mentre guardi i turchi addestrare i futuri terroristi”.”
A dire il vero Jack Murphy non nomina un solo ufficiale o soldato nell’articolo. Tuttavia, non ci si aspetterebbe che un soldato delle forze speciali sia libero di parlare così a un giornalista. Inoltre Murphy diffonde tali informazioni privilegiate, ad esempio sulle lotte burocratiche e la continua ricerca della ragion d’essere delle varie unità e rami delle forze speciali, ed è inconcepibile che sia tutta un’invenzione, è evidente che l’autore conosce intimamente le Forze Speciali degli Stati Uniti e vi ha dei contatti. Questo è solo un piccolo esempio delle informazioni che Murphy rivela: “Per quanto riguarda la Siria, i capi del 5° Gruppo vedono lo SIIL come l’unico attivo. La guerra in Siria gli da pesò e uno scopo per restare in Medio Oriente. Inizialmente furono schierati in Giordania con la scusa che sarebbero stati lì per rilevare le armi di distruzione di massa dal regime di Assad, cosa ridondante poiché il JSOC ha un’unità specializzata in tale compito. In realtà, il 5° Gruppo voleva essere l’avanguardia della possibile invasione della Siria”. Ed ecco il pezzo forte; i soldati che hanno l’ordine di addestrare i ribelli siriani a combattere lo SIIL sono così disgustati dalla missione che pensano sia loro dovere patriottico non eseguire gli ordini, ma creare dei buon soldati Svejk sabotando la missione: “Per il momento, i soldati delle forze speciali addetti all’esecuzione del programma ritengono di far sembrare di compiere il loro dovere, mentre in realtà non fanno nulla. Con le mani legate, le opzioni sono poche e disperse. Molti sabotano attivamente i programmi o non fanno nulla, sapendo che i ribelli presunti laici che sono tenuti ad addestrare sono in realtà terroristi di al-Nusra.”

Addestramento dei 'ribelli anti-SIIL' in Giordania

Addestramento dei ‘ribelli anti-SIIL’ in Giordania

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Attenzione al Centro Obama, forza di conflitto e frattura

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 23/09/2016allah-seed_largeVi è un’operazione inquietante che presto apparirà al Jackson Park, nel sud di Chicago, per far avanzare la causa della frattura politica e del conflitto internazionale nel mondo. Centro e Biblioteca presidenziale Barack Obama saranno un polo di attrazione per le forze malvagie che vogliono promuovere l’“attuale ordine internazionale” di Obama, incubo per nazioni e leader che sperano di arginare la marea della globalizzazione, del libero scambio, delle frontiere aperte e del manicomio sociale e religioso. Il 20 settembre, Obama dava una vaga idea sulle priorità del suo centro nel discorso finale da presidente degli Stati Uniti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il Centro presidenziale Obama sarà il peggiore nella storia delle ONG di Stati Uniti e resto del mondo volte a preservare il ricordo dei passati presidenti statunitensi. A differenza del Centro presidenziale Jimmy Carter di Atlanta, che ha avanzato la causa della democrazia e delle libere elezioni nel mondo, il Centro Obama, gestito dalla Fondazione Obama esentasse, avanzerà il concetto di bullismo statunitense su Paesi, leader e partiti che non si adattano alla visione del mondo di Obama del mondo globalizzato pieno di partecipanti conformi e compiacenti. Obama concionava all’Assemblea generale che l’“attuale ordine internazionale” rimarrà e in generale ha fatto capire che chiunque o qualsiasi nazione non sia d’accordo subirà le conseguenze di un mondo globalizzato. Anche se hanno inflitto la loro parte di danni alle relazioni internazionali, la priorità assoluta della William J. Clinton Foundation e del Clinton Presidential Center era scuotere le tasche dei Paesi per le donazioni in cambio dell’accesso ai vertici del governo degli Stati Uniti. Nella visione di Clinton si tratta di “pagarsi la musica”, a prescindere dai diritti umani nei Paesi che versano contanti alla Fondazione Clinton e “beneficiari” associati. Al contrario, il Centro Obama sarà una grande operazione internazionale di propaganda dello status quo contro governi e partiti politici nazionalisti, secessionisti e popolari di sinistra e di destra nel mondo. Nel suo discorso, Obama ha tracciato ciò che ritiene minacce alla sua idea di mondo unitario sotto autorità sovranazionali come Nazioni Unite ed Unione Europea. Obama disse che le grandi nazioni, anche la sua, devono essere disposti a rinunciare a parte della sovranità e rispettare leggi internazionali e convenzioni globali. Ciò, naturalmente, include l’impossibilità per gli Stati-nazione di governare il flusso di non cittadini attraverso le proprie frontiere. Ironia della sorte, mentre Obama e altri simili globalisti come il primo ministro canadese Justin Trudeau e il primo ministro svedese Stefan Loefven, co-sponsor della conferenza dei migranti, esortava le nazioni civili del mondo ad accettare eventualmente milioni di profughi dai focolai terroristici come Siria, Afghanistan, Somalia, Sud Sudan, Yemen, Chad e Ucraina, diceva ben poco su quanto l’amministrazione Obama ha fatto per creare rifugiati e sfollati, innanzitutto i continui attacchi dei droni degli Stati Uniti contro obiettivi civili per il “cambio di regime” e che hanno per conseguenze milioni di migranti e rifugiati.
Gli obiettivi primari di Obama e, presumibilmente, quelli dell’embrionale Centro Obama, sono il nazionalismo aggressivo e il populismo gretto, che Obama ha suddiviso in categorie di “destra” e “sinistra”; migrazione senza l’ostacolo dei confini internazionali e “diritti” dei rifugiati. Obama vede cambiamento climatico e barriere commerciali, non il jihadismo sunnita, favorire il terrorismo internazionale e la violenza settaria. A differenza dei discorsi passati all’Assemblea Generale, l’ultimo di Obama non fu interrotto dagli applausi dei delegati. E’ chiaro che, oltre ai populisti di “destra” come Donald Trump; la leader del Fronte Nazionale e candidata presidenziale francese del 2017 Marine Le Pen; i capi dell’UK Independence Party e di Alternativa per la Germania (AFD) e il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, Obama inseriva il Presidente venezuelano Nicolas Maduro, il Presidente boliviano Evo Morales e altri nella categoria dei “populisti di estrema sinistra”. È concepibile che seguendo i milioni di dollari di miliardari come George Soros e Evelyn de Rothschild, il Centro Obama sarà un importante nemico della pace nel mondo, mascherandone le vere intenzioni con il premio Nobel per la pace di Obama. Il Centro Obama favorirà l’assunzione nei posti di lavoro dei migranti a spese dei cittadini delle nazioni costrette ad accettarli. L’iniziativa delle Nazioni Unite di Obama sui migranti viene salutata da aziende come Accenture, Airbnb, Citigroup, Facebook, Goldman Sachs, Google e IKEA che finanziano il trasferimento dei migranti e loro assunzione nei posti di lavoro, molti avanzati, preferendoli ai lavoratori statunitensi, canadesi, inglesi, francesi, tedeschi ed altri.
A differenza della velata critica al Presidente della Russia e al candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump, Obama ha avuto parole taglienti per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha imprigionato migliaia di cittadini turchi con un virtuale pogrom nazionalista e islamista. Il giorno dopo il discorso di Obama, Erdogan si lamentò con l’Assemblea Generale sui cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite “Paesi cristiani” rappresentanti solo “Europa, America e Asia”. I commenti di Erdogan furono una sorpresa per la Cina, ufficialmente Paese ateo ma a schiacciante maggioranza buddista con piccole minoranze cristiane. Obama ha cercato il consiglio di Erdogan su una serie di questioni su terrorismo ed islamisti in Medio Oriente, e si vede. Il Centro Obama sosterrà anche i diritti degli omosessuali, in particolare nei Paesi in gran parte non musulmani come Russia, Uganda, Cina, Polonia, Guyana, Etiopia e Giamaica, dove tali pratiche violano usi e costumi religiosi e sociali. Il Centro Obama ha già ricevuto 1 milione di dollari dalla Fondazione Gill di Denver, che sostiene i diritti di gay e lesbiche. Indipendentemente dall’impegno per i diritti dei gay, il Centro Obama evita di criticare le nazioni musulmane per le politiche verso i gay. Dopo tutto è prevedibile che, come la Fondazione Clinton, il Centro Obama venga inondato di fondi da Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Quwayt e Bahrayn. Come indica il discorso alle Nazioni Unite, il Centro Obama difenderà la causa degli accordi di “libero scambio” internazionali come la Trans-Pacific Partnership (TPP), opponendosi ad altre “Brexit” nell’UE. Alle Nazioni Unite Obama chiedeva ulteriori accordi commerciali come il TPP ed è certo che, dati certi ricchi finanziatori aziendali del suo centro, il lobbismo per ulteriori accordi di libero scambio sarà un obiettivo importante del Centro Obama. Un accordo che verrà proposto sarà il partenariato per gli investimenti e il commercio transatlantico (TTIP) che ha incontrato forte opposizione in Europa, in particolare in Germania e Francia; un’altra mossa per creare una zona di libero scambio nell’emisfero occidentale che vada dalla Terra del Fuoco all’Artico canadese. Anche le attività anti-cinesi avranno priorità per il Centro Obama. Obama ha detto all’Assemblea Generale che Russia e Cina vanno biasimate per aver “militarizzato alcune rocce e scogli” riferendosi al Mar Cinese Meridionale, ma anche al crescente numero di basi militari difensive russe sulle disabitate isole russe nella regione artica .
Opponendosi al “nazionalismo aggressivo”, il Centro Obama troverà numerosi partner, quali Open Society Institute della Fondazione Soros, National Endowment for Democracy e Institute of Peace, che mirano ai governi di Russia, Cina, Iran, Venezuela, Bolivia, Ecuador, Cuba, Nicaragua e anche Filippine, con crescente ferocia e vigore.obamaperpLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e Russia formano una nuova alleanza antiterrorismo in Siria

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 22/09/20161044729422Gli Stati Uniti sono venuti meno ai loro impegni sull’accordo Russia-USA per la cessazione delle ostilità in Siria. Il 19 settembre, le forze governative siriane dichiaravano di ritirarsi dall’accordo date le molteplici violazioni dei terroristi filo-Stati Uniti. Il 17 settembre, la coalizione degli Stati Uniti attaccava le forze governative siriane nei pressi di Dayr al-Zur, una grave violazione dell’accordo. L’incapacità di rispettare l’accordo ha messo in dubbio la credibilità degli Stati Uniti suscitando la questione del futuro ruolo degli USA nel consolidamento della pace post-conflitto. Con la Turchia, alleata degli Stati Uniti nella NATO, che bada ai propri fatti e i ribelli appoggiati dagli USA che insultano le forze speciali statunitensi, il peso degli Stati Uniti in Siria sembra essere tutt’altro che serio. Con la credibilità seriamente danneggiata, gli USA difficilmente saranno più visti come partner affidabili. Gli Stati Uniti non sono certamente l’unico attore in campo. Con il governo di Bashar Assad saldamente al potere, la sistemazione del dopoguerra non appare più un sogno irrealizzabile, ma Washington difficilmente potrà decidervi. Con un importante cambio politico, la Cina ha lanciato il perno sul Medio Oriente volto ad aumentarne il coinvolgimento regionale, fornendo addestramento militare e aiuti umanitari alla Siria. Ad aprile, la Cina nominava un inviato speciale a Damasco per lavorare alla soluzione pacifica del conflitto. Prima dell’assegnazione ad inviato cinese, Xie Xiaoyan elogiava “il ruolo militare della Russia nella guerra, e ha detto che la comunità internazionale deve lavorare di più per sconfiggere il terrorismo nella regione”. Il 14 agosto, il Contrammiraglio Guan Youfei, a Capo dell’Ufficio per la Cooperazione militare internazionale della Commissione centrale militare che sovrintende ai 2,3 milioni di effettivi delle Forze Armate della Cina, visitava la Siria incontrando il Ministro della Difesa siriano Fahd Jasim al-Furayj e il Tenente-Generale Sergej Chvarkov, a capo della missione di monitoraggio del cessate il fuoco in Siria, così come i vertici russi della base militare di Humaymim sulle coste siriane. La visita segna una tappa importante dell’allineamento di Pechino sul conflitto. Durante la visita, Cina e Siria annunciavano l’intenzione di aumentare la cooperazione militare, compresi addestramento e aiuti umanitari, indicando un maggiore sostegno cinese a Damasco. E’ la prima visita pubblica di un alto ufficiale cinese nel Paese da quando le Forze Armate russe hanno lanciato le operazioni in Siria lo scorso settembre. Secondo il Global Times, pubblicato dal Quotidiano del Popolo del Partito Comunista Cinese, Pechino aveva già schierato consiglieri speciali e personale militare in Siria alla visita storica e fornito all’Esercito arabo siriano fucili di precisione e lanciamissili. Senza dubbio, la visita è stata un pugno diplomatico a un occhio degli Stati Uniti tra crescenti tensioni sulle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale.
L’ingresso cinese nella guerra è dovuto al crescente numero di terroristi uiguri che combattono con i terroristi nel nord della Siria. Il Contrammiraglio Guan Youfei aveva detto oltre 200 uiguri attualmente combattono in Siria. La Cina vuole processarli o sterminarli sui campi di battaglia siriani. Le sue preoccupazioni sono giustificate. Oggi c’è un quartiere uiguro a Raqqah, e il gruppo Stato islamico (SIIL) pubblica un giornale per i suoi membri. Inoltre, la stabilità geostrategica in Medio Oriente è importante per l’attuazione della strategia cinese “Fascia e Via” volta a facilitare la connettività economica eurasiatica sviluppando una rete di infrastrutture e rotte commerciali che colleghino la Cina ad Asia meridionale e centrale, Medio Oriente ed Europa. L’attuale frattura del Medio Oriente, dovuta alla crisi siriana, ostacola gli sforzi per attuare questo progetto. L’anno scorso, la Cina modificava la legislazione nazionale per consentire il dispiegamento delle forze di sicurezza all’estero nell’ambito dell’antiterrorismo. La Cina può giocare un ruolo chiave nella ripresa economica dopo il conflitto in Siria. Nonostante la guerra, la China National Petroleum Corporation detiene ancora azioni dei due maggiori produttori di petrolio della Siria: Syrian Petroleum Company e al-Furat Petroleum Company, mentre Sinochem detiene anche quote sostanziali di vari campi petroliferi siriani. A dicembre, la Cina offriva alla Siria 6 miliardi di dollari di investimenti oltre ai 10 miliardi dei contratti esistenti, oltre che un grande accordo tra il governo siriano e il gigante delle telecomunicazioni cinesi Huawei per ricostruire le infrastrutture delle telecomunicazioni della Siria nell’ambito dell’iniziativa infrastrutturale della Via della Seta cinese da 900 miliardi di dollari. A marzo il Presidente siriano Bashar Assad disse che Russia, Iran e Cina avranno la priorità nei piani di ricostruzione del dopoguerra.
La Cina non è l’unica potenza mondiale ad incrementare i contatti con il governo della Siria. Il 20 agosto, solo sei giorni dopo i colloqui dell’alto ufficiale cinese con i funzionari del governo della Siria e i comandanti russi, il Ministro degli Esteri indiano Mobasher Jawed Akbar visitava Damasco per dimostrare il sostegno dell’India al governo siriano nel conflitto. I due Paesi hanno deciso di aggiornare le consultazioni sulla sicurezza. Il Presidente siriano Bashar al-Assad ha invitato l’India a svolgere un ruolo attivo nella ricostruzione dell’economia siriana. Va notato che il recente incontro trilaterale dei Presidenti di Russia, Iran e Azerbaigian ha dato nuovo impulso alla realizzazione del progetto dei trasporti nord-sud. La Siria si trova in prossimità di questo corridoio che, secondo i piani, sarà il centro per l’integrazione della vasta regione comprendente Medio Oriente, Caucaso, Asia centrale, Russia e Nord Europa, con l’India che aderisce al progetto. Russia, Cina e India godono di buone relazioni con l’Iran, grande potenza regionale coinvolta nel conflitto della Siria. Su scala regionale, la collaborazione dei grandi Paesi indica come, in futuro, un’entità antiterrorismo regionale o addirittura un blocco militare indipendente dagli Stati Uniti potrebbe emergere contrastando la minaccia del terrorismo.

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La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Clarion Project, il legame tra neo-con e Stato islamico

Il progetto Clarion e Stato islamico, passando per Dabiq
Eva Gonzales 6 settembre 2016

logo1203Esiste un curioso fenomeno in cui taqfiri e jihadisti, in cerca di reclutamento e altre informazioni, s’incontrino sulla rivista on-line e presunto organo ufficiale dello SIIL Dabiq. Fino a poco prima, il link a tale rivista esisteva solo nel sito del Clarion Project. Qui di seguito uno dei messaggi twitter indirizzati ai frequentatori del sito Clarion Project.
Arisha Jasra @Arisha_Jasra 10 Maggio
Sorelle, dovreste leggere questa intervista ad Um Basir al-Muhajirah. Una vera donna forte. http://media.clarionproject.org/files/islamic-state/islamic-state-dabiq-magazine-issue-7-from-hypocrisy-to-apostasy.pdf #Dabiq.
Perché il Clarion Project collega a Dabiq fornendo apertamente forum e contatti ai jihadisti che vogliono aderite allo SIIL o averne ulteriori informazioni? Clarion Project si vantava di presentare esclusivamente ai propri lettori le nuove edizioni della rivista, attribuendo a tale esclusiva a uno del loro personale che avrebbe scoperto la rivista sul “Deep Web“. Il “Deep Web” è semplicemente il contenuto di banche dati e altri servizi web che non possono essere indicizzati e cercato sui motori di ricerca tradizionali. Tuttavia, numerosi blog sono sorti condividendo le edizioni della rivista, ma sembra che fino a tempi recenti, tutti i link dell’edizione inglese della rivista passassero per il Clarion Project e ricerche per le versioni tradotte portano a un archivio. [1] Secondo un rapporto del 6 giugno 2015, BBC News dichiarava che Dabiq usava Amazon per vendere la rivista [2] e, in seguito fu dichiarato che avevano un “avanzato apparato multimediale“. [3] La rivista che si trova nel Clarion Project è in inglese e viene rapidamente tradotta in altre lingue dopo la pubblicazione. E’ piuttosto strano per una pubblicazione islamica, in particolare l’organo dello SIIL, essere pubblicata ufficialmente in inglese, che è pure sofisticato. Qualcuno potrebbe dire che sia un buon modo per i servizi d’intelligence di monitorare le reclute identificandone gli indirizzi IP, una volta che accedono alla rivista sul sito del Clarion Project. Ma allora, se questa è una rivista dello SIIL ideata per reclutare, promuoverla nel “Deep Web” non avrebbe senso. Chiaramente, gli aspiranti jihadisti sono più propensi a condividere il link alla rivista su Clarion Project, come indicato nel messaggio twitter di sopra. [4]
Cosa e chi è il Clarion Project e, data la produzione assai “infiammante” e “volatile” di film anti-islamici, qual è l’obiettivo nel promuovere il presunto media dello SIIL prima di chiunque altro? L’interessante pista sul denaro dei donatori per i vari film anti-islamici indica un mix di attori sionisti di destra e sinistra dalle varie fedi e sette, che finanziano e sostengono il Clarion Project. [5] Tali attori, per vari motivi, condividono l’odio per l’Islam e la preoccupazione per l’estremismo. Vediamo gli obiettivi dichiarati del Clarion Project. In primo luogo, Clarion Project ha forti legami con il gruppo di destra israeliano Aish HaTorah, indicato da documenti governativi come entità senza scopo di lucro estera. Secondo il dipartimento delle Corporation del Delaware, Robert (Rabbi Raphael) Shore, Rabbi Henry Harris e Rebecca Kabat crearono il Clarion Fund e i tre sarebbero dipendenti di Aish HaTorah internazionale. Sul loro sito affermano che “Fondato nel 2006, Clarion Project (ex-Clarion Fund Inc.) è un’organizzazione finanziata in modo indipendente, senza scopo di lucro e volta ad esporre i pericoli dell’estremismo islamico, fornendo una piattaforma alle voci moderate e promuovendo l’attivismo di base. Spiegando che Clarion Project riunisce esperti di Medio Oriente, studiosi, attivisti dei diritti umani e musulmani per promuovere tolleranza, e moderazione e sfidare l’estremismo“. [6] Il Consiglio scientifico di Clarion Project vede numerosi neo-conservatori e destri, tra cui Frank Gaffney, ex-funzionario dell’amministrazione Reagan e fondatore del Centro per la politica di sicurezza; Daniel Pipes del Middle East Forum, e Douglas Feith consulente di Donald Rumsfeld al Pentagono durante l’invasione dell’Iraq. Il 16 marzo 2016, il candidato presidenziale repubblicano Ted Cruz annunciò che avrebbe nominato Frank Gaffney consigliere per la sicurezza nazionale. Si tratta di un curioso mix di persone, rappresentanti di raggruppamenti religioso-strategici e d’interessi ancor più curiosi.
primary_honordiariesdirectorandwriter Le opere più “efficaci” e note di Clarion Project sono i film sull’Islam, molti dei quali in un modo o nell’altro hanno suscitato rabbia e violenze nel pubblico. Il loro primo tentativo cinematografico, nel 2005, quando l’organizzazione si chiamava Clarion Fund, fu il film “Ossessione: La guerra dell’Islam radicale all’occidente“, oltre 28 milioni di copie del film furono distribuite strategicamente nei seggi elettori incerti per le elezioni presidenziali del 2008, contro Obama. Era la seconda volta che alle elezioni presidenziali un film anti-islamico appariva sette settimane prima del voto. [7] I fondi, si sostiene, provenivano da una finanziatore repubblicano, Barre Seid. La somma fu registrata proveniente dai Donors Capital Fund in Virginia, per quasi 18 milioni di dollari. [8] Un altro donatore avrebbe negato il coinvolgimento nel finanziamento ma ora siede nel consiglio di Clarion Project. [9] Il film suscitò proteste spesso violente nel mondo e in Pakistan una taglia fu messa sulla testa del regista. [10] Nel 2013, il Clarion Project pubblicò “Diari d’onore“, scritto e prodotto da Paula Kweskin, avvocatessa israeliana per i diritti umani, assieme a donne musulmane, tra cui Ayan Hirsi Ali. Ayan, per esempio, le cui opinioni non sono accettate dai musulmani moderati, invece di cercare una corretta comprensione e interpretazione, relega l’Islam al livello peggiore di comprensione e degradazione, rivelando una scarsa conoscenza del vero significato del Corano ed incomprensioni che permettono ai jihadisti di giustificarvi la Jihad. Ayan era la produttrice esecutiva del film. I responsabili del film sembrano uscire dall’enciclopedia della destra islamofobica. Anche in questo caso, come per le precedenti produzioni di Clarion Project, ci furono molte proteste nel mondo e, come fu riferito, “Tra le questioni che meritano l’attenzione del pubblico, il gruppo responsabile del film ha un forte retroterra anti-musulmano, accuratamente documentato“. [11]
Un altro film che suscitò ampi clamori ed attenzione fu quando si scoprì che fu proiettato per tre mesi in un dipartimento di polizia. Le indagini rivelarono il ruolo del Clarion Fund e di certi donatori. [12] Vi furono numerosi altri film prodotti da Clarion Project. “La vasta esperienza del Clarion Project nel produrre film anti-musulmani ne spiega l’agenda e dimostra ulteriormente la necessità di mettere in discussione l’oggettività di qualsiasi sforzo che porti al gruppo“. [13] Ciò porta alla domanda su chi sia dietro la produzione di un film del 2012 intitolato “Innocence of Muslims”. C’è forse un legame con il Clarion Project? E’ difficile da accertare ma suoi intento e natura si adattano veramente al Clarion Project. Inutile dire che finanziatori ed organizzatori del film, dopo che l’ambasciatore Stevens fu stuprato a morte a Bengasi, forse in risposta a tale film, sono scomparsi lasciando un disoccupato di mezza età arabo cristiano, egiziano o forse israeliano, dal cognome Nakoula, già condannato in passato per frode, quale capro espiatorio. Nakoula, che ammise un primo finanziamento di 5 milioni di dollari per il film e poi altri 5mila dollari per realizzare il film fu, secondo varie notizie, immediatamente rimosso dalla società e dai media e incarcerato. Si sostiene che uno scandalo che coinvolge un altro film del Clarion Project, “The Third Jihad“, in cui ancora Ayan Hirsi Ali era coinvolta assieme a un co-produttore di nome Erik Werth, coinvolto a sua volta nella produzione di “Innocence of Muslims“. Ben prima di “The Third Jihad“, Werth fu arrestato dopo aver affermato di essere un agente dei servizi segreti e minacciato di arresto un dipendente di una compagnia aerea. [14]
Passiamo ora alla reazione violenta e furiosa nel mondo al film del 2012 “Innocence of Muslims“, che tutti i politici del regime di Obama hanno ritenuto responsabile del brutale assassinio dell’ambasciatore Stephens a Bengasi nell’11° anniversario delll’11 settembre 2001. C’è altro nella storia che va notato? Non lo sapremo mai dato che lo scandalo delle e-mail di Hillary Clinton non permetterà mai chiarezza sugli eventi torbidi in Libia. Il film sembra essere stato usato come copertura dai jihadisti per recuperare i loro camerati terroristi incarcerati nell’edificio in cui c’era Stevens. Un articolo suggerisce il coinvolgimento di Hillary nel finanziamento del film con i Fratelli musulmani, ma non è un argomento logico. [15] E’ possibile che Clarion Project abbia avuto un ruolo in “Innocence of Muslims“, data la passata esperienza con questi film? Mostra tutte le caratteristiche del Clarion Project. I depositi in denaro accennati qui, indicano connessioni israeliane, tramite palestinesi cristiani, con servizi competenti degli USA che diedero l’immunità a un possibile attore in tutto ciò, facendo rimpatriare il complice di Nakhoula in Palestina invece di perseguirlo negli Stati Uniti. I suggerimenti su Nakoula, descritto come il regista del film, lo danno “detenuto” dal governo degli USA come “spia” condannata per frode. Un uomo descritto come “consulente” del film, Steve Klein, era coinvolto. Ex-marine, Klein era attivo nei gruppi anti-musulmani ed estremisti da decenni. [16]

Steve Klein

Steve Klein

clare-lopez

Claire Lopez

Data la storia del Clarion Fund, associata alla produzione di film anti-islamici e, dato che la specializzazione nelle “denunce”, anche se in modo distorto e fazioso, dell’Islam, non è troppo inverosimile chiedersi se il Clarion Fund sia dietro il film “Innocence of Muslims“. Basta fare un ulteriore passo avanti e la questione può essere posta su certi risultati attesi nel propagandare tale film, oltre al fatidico 11 settembre 2012 a Bengasi. Chi sono i responsabili del Clarion Project e, se erano dietro il film “Innocence of Muslims“, quali erano le loro motivazioni? Oppure, stavano solo contrattando un film del genere? In alternativa, il film era una copertura volta ad inasprire violenze e scandalo, spingendo il regime di Obama a chiudere un occhio sui grandi trasferimenti di armi da Bengasi ai terroristi jihadisti in Siria, per gentile concessione dell’ambasciatore Stevens? Ci sono anche indicazioni su innumerevoli richieste urgenti da ambasciata e consolato in Libia per la sicurezza. [17] Obama e Clinton, che non ricorsero alla protezione militare degli Stati Uniti e invece assunsero i taqfiri jihadisti come guardie di sicurezza, furono ridicolizzati come sinistri che assecondando l’Islam dalla rivista Frontpage di Daniel Greenfield. Greenfield lavora a stretto contatto con i dipendenti del Clarion Project come Ryan Mauro e i membri del consiglio del Clarion Project Claire Lopez, ex-ufficiale delle operazioni della Central Intelligence Agency, e Frank Gaffney. [18] Claire Lopez e altri del suo partito, hanno scritto innumerevoli articoli contro Hillary Clinton e il suo fallimento nel proteggere l’ambasciatore Stevens, “dove il consolato aveva ben poca sicurezza e alcun agente di polizia presente, facendone un bersaglio ridicolmente facile“. La possibilità che l’ambasciatore Stevens fosse coinvolto nel contrabbando di armi ai jihadisti in Siria fu citata da questo articolo, ma non suggeriva che Stevens fosse stato messo a tacere. [19] In ulteriori articoli simili si fece menzione del torbido accordo di cooperazione con i jihadisti per un piano di cambio di regime. [20] Claire Lopez del Clarion Project spiegò ciò a cui l’uomo del regime di Obama in Libia, Christopher Stevens, era impegnato; collaborare con al-Qaida inviando armi in Siria, come MANPADS. [21] Due membri del consiglio del Clarion Project, Claire Lopez e Frank Gaffney, parlarono di ciò che pensavano fosse accaduto in Libia, implicando negativamente il regime di Obama. [22], [23], [24]. Come risulta evidente dagli articoli di costoro, in particolare da Claire Lopez, Clarion Project voleva incolpare di tutto quello successo a Bengasi il regime di Obama, e nel modo più schiacciante possibile. Uno scenario possibile, ma terribile viene in mente; cosa succede se tali elementi contrari al regime di Obama avessero collaborato con gli spiriti affini del Clarion Project per utilizzare il film “Innocence of Muslims“, capitalizzando sul furioso discredito del regime di Obama, forse imponendogli certe agende? Forse non fu previsto che la reazione violenta al film sarebbe arrivata all’omicidio di Christopher Stevens a Bengasi. O, era ben più sinistro, volendo esporre la complicità del regime di Obama con i jihadisti nel perseguire i cambi di regime, anche inviando armi avanzate? Se si fossero impegnati in attività simili, se i repubblicani fossero stati al governo, è un altro discorso. O, forse era la loro gente, non assunta ma che ebbe il sopravvento.
Ora passiamo alla manipolazione mediatica dell’opinione pubblica, influenzando gli esiti delle elezioni, creando scenari o sfruttando le situazioni a vantaggio di tale curioso mix di attori di destra. Possiamo vedere il doppio ruolo di Clarion Project evidenziando i problemi collegati all’Islam militante, ma chiaramente, alcun “lavoro” riguarda comprensione e costruzione di ponti tra Islam e mondo cristiano e giudaico. Chiaramente vi sono considerazioni politiche ed altre su scopi nazionali ed internazionali. Visti i precedenti di Clarion Project e i suoi articoli per la stampa, non è troppo assurdo suggerire che forse la presunta rivista dello SIIL Dabiq sia in realtà solo un’altra creazione del Clarion Project, utilizzata come strumento dai potenti attori di destra nel consiglio di Clarion Project e dei suoi molti partner. Se è così, allora il contenuto della rivista può essere scritto e presentato in modo da avvantaggiare gli scopi di costoro. Questo non significa che sottoscrivo esclusivamente la nozione la “CIA ha creato ISIS”, dopo tutto Brzezinski, padre della cooptazione strategica dei jihadisti, sapeva fin troppo bene che tale strategia era possibile solo a breve, gli elementi ideologici radicali avrebbero visto un mutuo vantaggio sia per le loro aspirazioni politiche che per quelle dei “partner” occidentali. Il punto qui non è su chi ci sia dietro lo SIIL, ma il possibile complotto cinico dove messaggi vengono fabbricati per una rivista fabbricata e utilizzata opportunisticamente da figure politiche ed altre per ottenere notorietà, “distinzione d’onore” e credenziali, o per creare la “propaganda nera” che promuova la propria agenda. Dabiq, come dimostrato fin dall’inizio dell’articolo, date le circostanze interessanti descritte, ha tutte le caratteristiche del lavoro del Clarion Project. È una fortuna per le indagini che ogni collegamento a Dabiq, nei primi giorni, portasse sempre al Clarion Project e alle traduzioni di un archivio, innescando questa indagine.

Frank Gaffney

Frank Gaffney

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Italia affianca il terrorismo in Libia, contro l’Egitto

Alessandro Lattanzio, 14/9/2016

Roma invia almeno 200 paracadutisti in Libia, a supportare i terroristi taqfiriti di Misurata e Tripoli, contro le forze nazionali e jamahiryane collegate con l’Egitto. Dietro c’è l’istigazione di Washington, che sta perdendo la presa in Siria, Iraq e Yemen. Inoltre, i vertici degli USA sono preda del caos. Infatti, il partito mondialista e guerrafondaio negli Stati Uniti si ritrova in pratica senza candidata presidenziale, essendo Hillary Clinton null’altro che una vecchia derelitta drogata e oramai incapace di reggersi in piedi. A ciò si aggiunge l’allarme suonato dai vecchi teorici e strateghi dell’imperialismo statunitense come Brzezinsky e Kissinger, che avvertono i guerrafondai neocon e i socialimperialisti democratici che è bene decelerare dalla corsa allo scontro con Russia e Cina, una corsa che sta smantellando la rete di alleanze regionali di Washington, oltre a mettere sotto pressione la scassata macchina bellica statunitense. I vecchiacci summenzionati sanno che le condizioni generali degli USA e delle loro forze armate sono tali da non potersi permettere alcun confronto con Mosca e Beijing, e nemmeno con Teheran e Pyongyang. Soprattutto nel quadrante mediorientale, dove l’Arabia Saudita è al collasso, la Turchia nel caos e Israele preda del confronto interno tra filo-russi (Peres, Netanyahu) e partito filo-islamista (Mossad, IDF). In assenza di alleati di peso, Washington viene soccorsa da Roma, e precisamente dalle emerite espressioni del nullismo ideologico, politico e strategico piddino, il contessino Gentiloni Silverj e la gerarchetta fallita del PD genovese Pinotti, al 100% proni agli interessi dei petro-emirati, con i cui contratti prosperano le aziende italiane dominate dal PD (Finmeccanica, Fincantieri, ENI), precedentemente purgate da elementi ostili a tale politica con indagini mirate e fabbricate da una magistratura corrotta fino al midollo e collusa con gli ambienti terroristici atlantisti.53b9c680333749069a79bf61a35ee77d_18Il 5 aprile 2016, l’esercito libico del generale Qalifa Haftar entrava a Matar e a Qashum al-Qayl, 60 chilometri a sud di Sirte, dopo aver eliminato 6 terroristi. I combattimenti erano iniziati il 4 aprile quando lo Stato islamico aveva attaccato una postazione dell’esercito libico ad al-Ruagha, a 160 chilometri a sud di Sirte. Le forze di Haftar avevano riconquistato Bengasi, confinando il Consiglio rivoluzionario della shura, formata da Ansar al-Sharia, Brigata martiri del 17 Febbraio e Dir al-Libyia della Fratellanza musulmana nel quartiere di Ganfuda. L’LNA (Esercito nazionale libico) di Haftar aveva il supporto di Egitto e forze speciali inglesi e francesi, che avevano pianificato le operazioni dell’LNA. A Derna, il Consiglio dei mujahidin della Fratellanza musulmana scacciava lo Stato islamico dalla regione. Il 12 aprile veniva liberato dalla prigione di Zintan Sayf al-Islam Gheddafi e restava “al sicuro in Libia”. Gheddafi è ricercato dalla Corte penale internazionale ed è stato condannato a morte da un tribunale sciariatico di Tripoli nel luglio 2015. Il 18 aprile, il ministro degli Esteri inglese Philip Hammond visitava la base navale di Tripoli per ispezionare le strutture d’attracco per le navi da guerra inglesi in appoggio allo Special Purpose Task Group formato da 150 commando delle forze speciali (SAS) inglesi, presenti nel Mediterraneo a bordo della nave d’assalto anfibia Mounts Bay. In effetti, nel gennaio 2016 il re di Giordania Abdullah affermò che le forze speciali inglesi erano presenti in Libia. A Tobruq venivano sbarcati autoveicoli Toyota Hilux e blindati Panthera T6 prodotti da Minerva Special Purpose Vehicles e Ares Security Vehicles, aziende degli EAU, e dall’azienda egiziana Eagles International Vehicles. Il materiale era diretto alle forze del generale Haftar, che aveva richiesto agli alleati (Egitto, Francia, Giordania ed EAU) l’invio di armi, munizioni e 1050 autoveicoli: 400 blindati leggeri Panthera T6 e 650 pickup Toyota. Ciò in vista dell’offensiva per occupare i terminali petroliferi controllati dalle Guardia petrolifera di Ibrahim Jadran, nuovo alleato di Saraj. Già nel marzo 2015, Haftar ricevette 900 autoveicoli, tra cui blindati leggeri Streit Typhoon, prodotti dal gruppo Streit di Ras al-Qaymah negli Emirati Arabi Uniti, e 32 blindati leggeri Panthera T6. La National Oil Corporation (NOC) libica nel frattempo si era spaccata in due, Western Oil Corporation ed Eastern Oil Corporation. La prima aveva uno stretto rapporto con il concessionario svizzero Glencore, a cui spediva grandi quantità di petrolio a prezzi ridotti. In Cirenaica, i miliziani di Ibrahim Jadhran controllano il grande terminal petrolifero di Mars al-Hariga, dove petrolio di contrabbando finiva alla compagnia francese Total, alla spagnola Repsol, all’italiana Saras e alla cinese Sinopec, che a volte ricorrono a mercenari per tutelare i propri interessi. Va ricordato che l’ex-amministratore delegato dell’ENI ed attuale vicepresidente della banca Rotschild Paolo Scaroni, tra i principali fautori dell’aggressione alla Jamahiriya libica nel 2011, invocava la “fine della finzione della Libia” unita, invitando Roma a una “stabilizzazione parziale” favorendo la nascita di un governo nella sola Tripolitania, che “poi facesse appello a forze straniere che l’aiutino a stare in piedi, credo che potremmo risolvere parte dei nostri problemi… credo che anche un governo nella sola Tripolitania sarebbe molto meglio del caos attuale. Anzi, darebbe l’esempio alle altre aree. Le pulsioni separatiste della Cirenaica sono fisiologiche, quasi endemiche. Cercare di ricostruire artificialmente una unità che non esiste nella percezione della popolazione, mi sembra molto più difficile che trovare soluzioni limitate ma praticabili. Ognuno gestirebbe le sue fonti. La società statale dell’energia ha una sede a Tripoli e una a Bengasi. Ci sono risorse in Cirenaica e in Tripolitania. La comunità internazionale affronterebbe lo Stato Islamico molto meglio se ci fosse un governo in Tripolitania, che sollecitasse e sostenesse l’azione occidentale. Se dobbiamo aspettare che ci sia un governo nazionale, penso che tra qualche anno saremo ancora qui in attesa”. E sul caso Regeni, Scaroni avanzava posizioni arroganti, tipiche dei suoi mandanti anglosassoni, parlando dell’Egitto affermava che “il maggior interesse al gas (del giacimento) di Zohr non è dell’ENI o dell’Italia ma dell’Egitto stesso, che ne ha un bisogno disperato”. Infatti Cairo ricorre a Russia, Cina, Francia, Germania, Corea del Sud e persino alla patria putativa di Scaroni, il Regno Unito, per tutelare e sostenere lo sviluppo economico dell’Egitto. Il 25 aprile, il Consiglio dei mujahidin di Derna vantava l’eliminazione in tre giorni di scontri dei capi dello SIIL Abu Raqan al-Libi, Abu Zubayr al-Jazrawi, Abu Abdarahman al-Tunisi, Abu Sadam al-Tunisi e Abu Ashah al-Sudani, e la cattura di altri 300 membri dello SIIL. Nel frattempo l’Esercito nazionale libico prendeva il controllo di numerosi quartieri di Bengasi.
benghazi-derna-bayda-tobruk-libya-isis-map-november-2014_risultatoIl 1° maggio 2016, unità libiche entravano a Sirte, scontrandosi con lo Stato islamico. L’esercito libico aveva lanciato ampie operazioni militari su Sirte occupata dallo SIIL. Secondo fonti libiche, la maggior parte delle strutture petrolifere della regione erano sotto il controllo dell’esercito, mentre, decine di terroristi di nazionalità tunisina e libica fuggivano da Sirte verso altre città nel sud della Libia. A marzo, Haftar iniziò a far avanzare le truppe su Sirte, occupato dallo Stato islamico da quasi due anni, liberando i villaggi Abu Grayn e Zamzim. Dal febbraio 2014, Haftar aveva tessuto relazioni tra al-Marj e Bengasi per organizzare gli ex-ufficiali in un nuovo esercito basato sui resti dell’esercito della Jamahirya libica e le connessioni tribali, ottenendo il sostegno del governo di Tobruq, che l’aveva nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito nazionale libico nel marzo 2015. Haftar si era concentrato nella lotta contro Ansar al-Sharia, a Bengasi, dopo che l’organizzazione partecipò all’assassinio dell’ambasciatore degli Stati Uniti l’11 settembre 2012. Nel maggio 2015, Haftar scatenava l’offensiva su Bengasi dopo aver riorganizzato l’esercito (LNA), e nel marzo 2016 entrava in contatto con un gruppo di ex-ufficiali e funzionari politici jamaihiryani in esilio in Egitto, che accettavano di collaborare inviandogli ex-ufficiali specializzati, compresi tecnici dell’aeronautica della Jamahiriya libica, in cambio della libertà di rientrare in Libia senza condizioni, persecuzioni giudiziarie o minacce. Tyab al-Safi, ex-ministro ed aiutante di Gheddafi, era rientrato in Libia sotto la protezione della sua tribù. L’8 maggio 2016, il capo del consiglio presidenziale e primo ministro della Libia, nominato dall’ONU, Fayaz al-Saraj, visitava l’Egitto incontrando il Presidente egiziano al-Sisi, il Ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqry e l’ambasciatore dell’Egitto in Libia. Al-Sisi esprimeva fede nell’inevitabilità di una soluzione politica della crisi libica e sostegno dell’Egitto al Consiglio della presidenza libico, sottolineando l’importanza di preservare le istituzioni libiche e consentirgli di controllare il territorio libico ripristinando la sicurezza e combattendo il terrorismo. Al-Sisi aveva anche sottolineato la necessità di togliere l’embargo delle Nazioni Unite sulle armi all’Esercito nazionale libico, affinché svolgesse pienamente le operazioni di sicurezza contro lo SIIL, che ampliava le attività in Libia. Al-Sisi e al-Saraj affermavano anche l’importanza della collaborazione per raggiungere un consenso politico in Libia tramite la rapida approvazione dal Parlamento libico del governo di unità nazionale. Al-Sisi esprimeva sostegno alla Libia, pur affermando che l’Egitto non interveniva militarmente in Libia in quanto “Stato sovrano”.
Il 16 maggio, i ministri degli Esteri di UE, USA e Medio Oriente si incontravano a Vienna sotto la presidenza di Stati Uniti e Italia, per discutere degli aiuti al governo libico nominato dall’ONU e decidendo d’inviare armi al governo di al-Saraj. Il segretario di Stato degli USA John Kerry dichiarava che era imperativo che la comunità internazionale sostenesse il governo di unità di Saraj, e il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni affermava che la comunità internazionale era pronta a rispondere alle richieste del governo Saraj per addestrare e assistere le forze di Tripoli. Sempre a Vienna, USA, Regno Unito ed Italia decidevano di armare le milizie islamiste Fajir al-Libyia e quelle di Misurata, per supportarle contro l’LNA del generale Qalifa Haftar, riconfermato a capo dell’esercito libico dal parlamento di Tabruq. Nella conferenza stampa, Fayaz al-Saraj dichiarava “La Libia è la chiave di volta per l’accesso a Sahel, Maghreb, Vicino Oriente, Mediterraneo ed Europa, e la presenza dello SIIL in Libia è un male per tutti“. Nel frattempo il parlamento di Tobruq chiedeva di occupare i porti petroliferi di Hariga, Zuwaytina, Briga e Ras Lanuf. Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti non riconoscevano il governo di Saraj (GNA), ma quello di Tobruq, per conto del quale la Russia stampava 4 miliardi di dinari, dando a Tobruq una base monetaria. Inoltre, a Zintan, ad ovest di Tripoli, le cui milizie controllavano l’oleogasdotto di Zawiya in cui fluiscono petrolio e gas estratto dai giacimenti gestiti da italiani, norvegesi e spagnoli, le Nazioni Unite inviavano come consulente militare un generale italiano. Ma il generale veniva cacciato dalle milizie locali che giuravano fedeltà ad Haftar. Nel frattempo, la Grecia chiudeva lo spazio aereo agli aerei libici per tre mesi, assieme a Italia e Malta, in vista della “preparazione dell’operazione NATO in Libia, che può essere lanciata nei prossimi giorni”. Intanto le forze speciali inglesi distruggevano 2 autoveicoli dello SIIL presso Misurata. Il comandante libico Muhamad Durat confermava di collaborare con militari inglesi e statunitensi presso Misurata. Il 24 maggio il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg incontrava Matteo Renzi, osservando come la NATO fosse pronta ad intervenire in Libia se il nuovo governo di unità nazionale lo richiedesse. In risposta alle mosse atlantiste, l’ambasciatore russo in Libia Ivan Molotov dichiarava che Mosca avrebbe fornito armi al legittimo governo libico (comprendente il generale Qalifa Haftar), non appena l’embargo sulle armi contro il Paese veniva tolto. Mosca sostiene il processo di unificazione del Paese e la formazione del Governo di Accordo Nazionale, sottolineando però che il GNA non sarà legittimo senza l’approvazione del Parlamento di Tobruq, e il Ministro degli Esteri russo Lavrov avvertiva che se il governo di Tripoli non includeva Haftar e l’Esercito nazionale libico, la Russia si sarebbe opposta alla revoca dell’embargo internazionale sulle armi alla Libia. Nell’ottobre 2015 Haftar affermò che la Russia gli avrebbe promesso aiuto nella lotta al terrorismo e nel rafforzamento dell’Esercito nazionale libico. Infatti, Haftar a Cairo incontrava regolarmente i diplomatici russi. Inoltre, il capo del Parlamento di Tobruq, un alleato di Haftar, inviava un rappresentante a Mosca nel 2015 per aprire nuove relazioni militari con la Russia. Infine, un membro della Commissione della Duma per gli affari internazionali aveva confermato ai giornalisti che Mosca è in stretto contatto con il comandante dell’Esercito nazionale libico.
sidra_0Il 2 giugno veniva costituita la Società di Difesa di Bengasi (BDC), un gruppo islamista collegato ad al-Qaida e volto a “difendere (Bengasi) dai criminali seguaci del vecchio regime“, e che da subito attaccava le unità dell’Esercito nazionale libi9co (LNA) di Qalifa Haftar. “La BDC è l’ultimo tentativo degli attori islamisti in Tripolitania d’indebolire il potere di Haftar in Cirenaica. Il rapporto del BDC con la coalizione islamista, in conflitto con Haftar dal maggio 2014, veniva rivelato dal comunicato fondativo della BDC. Secondo la dichiarazione, “unico riferimento a finanziamento e lotta” del gruppo era il Dar al-Ifta (ufficio della Fatwa), autorità religiosa guidata dallo sceicco Sadiq al-Ghariani, riconosciuto da certuni come Gran Mufti della Libia”. Al-Ghariani è uno dei maggiori nemici di Haftar in quanto sostenitore delle fazioni islamiste che combattono contro l’LNA, e al-Ghariani è uno dei primi sostenitori della BDC, esortando le varie fazioni islamiste ad aderirvi. I capi più importanti della BDC sono Mustafa al-Sharqasi, ex-portavoce dell’aviazione del Congresso islamico generale (GNC), e Ismail al-Salabi, capo della liwa Rafalah al-Sahati di Bengasi. La BDC è strettamente legata al Consiglio rivoluzionario della shura di Bengasi (BRSC), coalizione islamista che comprende Ansar al-Sharia, ovvero al-Qaida in Libia, e diverse altre figure legate ad al-Qaida. Nella dichiarazione di fondazione, la BDC affermava che avrebbe collaborato con il BRSC nella lotta contro l’LNA. I capi del BRSC sono Ahmad al-Tajuri e Faraj Shiqu, capo della Brigata dei Martiri del 17 febbraio. Il 25 giugno al-Qaida chiese ai vari islamisti di aderire al BRSC nella lotta a Bengasi. A tale iniziativa aderivano Hisham al-Ashmawy, l’emiro del gruppo islamista egiziano al-Murabitun, e Abdullah Muhamad al-Muhaysini, il capo di Jabhat al-Nusra in Siria. L’11 giugno le forze di Misurata, alleate al governo di accordo nazionale (GNA) di Fayaz al-Saraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, rioccupavano il porto di Sirte, la maggiore base dello Stato islamico in Libia. Sirte è il centro dell’industria petrolifera della Libia, da cui circa l’80% del petrolio libico passa. Lo Stato islamico aveva perso quasi tutto il califfato che si estendeva per 300 km lungo le coste e fino ai giacimenti petroliferi di Sirte. Nel frattempo le milizie della Guardia petrolifera di diverse città e strutture aderivano all’esercito del generale Qalifa Balqasim Haftar. Inoltre, presso la base aerea Banina di Bengasi, controllata dall’Esercito nazionale libico di Haftar, operavano forze speciali inglesi (SAS) e giordane; mentre il traffico e le operazioni aeree della base stessa era gestito da personale inglese, statunitense, francese ed italiano. La liberazione di Sirte avveniva mentre gli Stati Uniti inviavano due gruppi di portaerei nel Mediterraneo e il ministro degli Esteri tedesco affermava che gli sforzi per stabilizzare la Libia necessitavano del coinvolgimento della Russia, “Abbiamo bisogno di una risposta internazionale incisiva e il ruolo della Russia sarà decisivo data storia e ruolo nel Consiglio di sicurezza”, affermava Matteo Renzi dopo i colloqui con il Presidente Vladimir Putin a Mosca, “Senza la Russia è molto più complicato trovare un punto di equilibrio”. Come già osservato, il generale Haftar in effetti aveva visitato Mosca in varie occasioni, rafforzando il ruolo di mediatore di Mosca in Libia. Il 19 giugno le milizie di Misurata e le PFG passate al GNA arrivavano alla periferia di Sirte, assediando la città occupata dallo SIIL. L’80 per cento delle riserve di petrolio del Paese si trovano nella regione di Sirte, mentre le Forze di Difesa di Bengasi (BDF) attaccavano le unità delle PFG ad Aghedabia, danneggiando tre impianti petroliferi. Le BDF erano composte dalle fazioni islamiste sconfitte dall’LNA di Qhalifa Haftar. Nel frattempo, i sauditi arruolavano i capi islamisti a Tripoli e Misurata, indebolendo la posizione del Qatar in Libia; tra i capi comprati da Riyadh vi erano Ibrahim al-Jathran, capo della milizia tribale di Zawiya, e Ismail al-Salabi, capo della Brigata dei martiri e fratello di Ali al-Salabi, capo spirituale dei Fratelli musulmani locali. Un elicottero delle forze speciali francesi che operava in Libia veniva abbattuto con un missile 9K32 Strela-2 ad al-Maqrun, 90 km a sud di Bengasi, eliminando almeno 3 commando delle forze speciali francesi che operavano al fianco delle forze del Generale Qalifa Haftar. Ai primi di luglio 4 ministri originari della Cirenaica (Giustizia, Riconciliazione, Finanze ed Economia) del governo Saraj si dimettevano. Il 2 agosto, un’autobomba uccideva 23 persone a Bengasi, nella zona residenziale di Guwarsha. L’attentato avveniva il giorno dei raid aerei degli Stati Uniti su Sirte.
A metà luglio era iniziata l’operazione Bunyan al-Marsus per occupare Sirte, controllata dallo SIIL. Diversi bombardamenti venivano effettuati dall’artiglieria e da elicotteri Mi-24 delle milizie islamiste di Misurata, supportate da un contingente delle Petroleum Facilities Guards (PFG) di Ibrahim Jadhran, contro le posizioni dello SIIL nel complesso congressuale Ouagadogou, l’ospedale Ibn Sina, l’università e i quartieri Ghiza al-Asqiriya e al-Gharbiyat, occupati da circa 900 terroristi dello Stato islamico. Le forze misuratine occupavano il porto e i quartieri Harawa e Sawawa di Sirte, ma l’offensiva s’impantanava davanti l’ostinata guerriglia urbana dello SIIL, che eliminava 360 miliziani misuratini. E il 1° agosto, velivoli statunitensi intervenivano su richiesta diretta di al-Saraj, appoggiando l’assalto delle forze di Misurata, bombardando le posizioni dello SIIL a Sirte, ed eliminando 1 carro armato e 2 blindati dello SIIL. Al-Saraj aveva detto che tali attacchi avvenivano “in un quadro limitato, entro Sirte e la periferia. Abbiamo chiesto il sostegno della comunità internazionale, in particolare degli Stati Uniti. Ma non vi sarà alcuna presenza straniera sul suolo libico“. Il raid era la terza di una serie di operazioni, come l’operazione Odyssey Resolve, basata sull’impiego di droni, e l’operazione Junction Serpent, basata sull’impiego di Forze Speciali da ricognizione. L’operazione Odyssey Lightning era la fase dei bombardamenti aerei contro i bersagli dello SIIL, utilizzando droni MQ-9 Reaper dell’US Air Force decollati da Sigonella, 2 elicotteri AH-1W Supercobra e 3 convertiplani MV-22B Osprey del VMM-264 Black Knights dei Marines, decollati dalla nave d’assalto anfibio USS WASP al largo delle coste libiche. La Wasp trasportava elementi della Marine Expeditionary Unit 22, dotata di aviogetti V/STOL AV-8B Harrier, elicotteri d’attacco AH-1 Cobra ed elicotteri da trasporto CH-53. L‘USS Wasp era scortata dal cacciatorpediniere lanciamissili USS Carney dotato di missili Tomahawk. Il 4 agosto, altri due attacchi aerei contro lo Stato islamico venivano effettuati dalle forze aeree statunitensi presso Sirte, distruggendo 2 autocarri dei rifornimento dello SIIL. Dal 1° agosto, gli statunitensi avevano effettuato 11 attacchi aerei in Libia, e nel frattempo le truppe misuratine alleate al GNA, il governo di al-Saraj, avanzavano a Sirte dopo avere perso 360 membri e subito più di 1500 feriti. Secondo un documento del COFS (Comando interforze per le Operazioni delle Forze Speciali), dei commando delle forze speciali italiane del 9° Reggimento Col Moschin, del Gruppo Operativo Incursori del Comsubin, del 17° Stormo Incursori dell’Aeronautica Militare e del Gruppo d’Intervento Speciale dei Carabinieri operavano in Libia alle dirette dipendenze del governo italiano. Il 22 agosto, la Camera dei rappresentanti di Tobruq votava contro il riconoscimento del governo unitario libico di al-Saraj.
_55902431_sirte_town_map_624_2 Un mese dopo l’avvio dell’operazione Bunyan al-Marsus delle milizie islamiste di Misurata a Sirte, 250 terroristi del SIIL resistevano nell’area centro-orientale di Sirte, dopo aver perso il Congresso Ouagadogou, l’ospedale Ibn Sina e l’Università. Le forze islamiste di Misurata erano avanzate grazie al supporto aereo statunitense nell’ambito dell’operazione Odyssey Lightning, iniziata il 1° agosto, ma che non impedì che i misuratini perdessero 470 miliziani, 14 carri armati, 12 BMP e un velivolo Aero L-39 abbattuto dallo SIIL il 10 agosto. Odyssey Lightning comprendeva l’impiego di elicotteri AH-1W SuperCobra e di 6 AV-8B Harrier II+ dei Marines, imbarcati sulla portaelicotteri USS Wasp, di stanza nel Golfo della Sirte assieme al cacciatorpediniere USS Carney. Inoltre, intervennero i droni MQ-9 Rraper dell’US Air Force schierati in Giordania e a Sigonella. Entro il 1° settembre erano stati effettuati 108 raid (32 dei SuperCobra e 63 degli Harrier) con cui furono eliminati 3 carri armati, 2 lanciarazzi, 13 autocarri, 25 postazioni, 35 pickup, 5 centri di comando, 2 depositi di armi e 4 pezzi d’artiglieria dello SIIL, successi resi possibili dall’illuminazione dei bersagli da parte dei miliziani misuratini e dalle Forze Speciali statunitensi, inglesi e italiane coordinate da un centro operativo congiunto a nordovest di Sirte. Saraj, nel frattempo, affrontava il rifiuto del suo governo da parte del Parlamento di Tobruq, poiché vedeva nel governo Saraj l’espressione degli interessi del Qatar e dell’Italia, rappresentati dalla presenza sproporzionata della Fratellanza musulmana nel governo di Tripoli. Inoltre, Saraj voleva prendere il controllo degli impianti petroliferi di Sidra, Ras Lanuf e Zuwaytina, dove l’LNA di Haftar e le PFG di Jadhran, vicino a Saraj, si erano scontrati. A Bengasi continuavano i combattimenti nel quartiere di Guwarsha e nei centri di Qunfudah e Quarishah tra LNA e Consiglio rivoluzionario della shura di Bengasi ed Ansar al-Sharia. A Derna, Bengasi, Ganfuda e Aghedabia, ai primi di agosto, 2 MiG-21bis del 1021.mo Stormo e 3 MiG-23BN del 1060.mo Stormo dell’Aeronautica libica bombardavano le posizioni di Ansar al-Sharia con bombe a frammentazione RBK-250-270 PTAB.
L’11 settembre, l’Esercito nazionale libico del generale Qalifa Balqasim Haftar aveva liberato tutti i terminali petroliferi di Zuwayitina, Ras Lanuf, Sidra e Briqa, con l’operazione Qaramah, irritando il governo fantoccio di Saraj e i suoi mandanti della NATO. Subito scattava la propaganda delle forze islamo-atlantiste foraggiate dai media occidentali, accusando l’LNA di aver occupato i terminal petroliferi libici impiegando mercenari ‘sudanesi e ciadiani’, così recuperando le stesse menzogne, utilizzate dalle stesse forze per denigrare il governo della Jamahiriya libica nel 2011, attribuendole l’impiego di ‘mercenari contro la popolazione’ per giustificare l’aggressione e la distruzione della Libia. A tale meschina e squallida disinformazione non poteva non accordarsi cheil ministro degli Esteri di Renzi Paolo Gentiloni Silverj. E difatti, il 12 settembre, il governo italiano decideva d’inviare un ospedale militare da campo, con 60 medici ed infermiere, a Misurata, per curare gli oltre 2000 feriti delle milizie islamiste subiti nei combattimenti di Sirte, oltre a 200 paracadutisti per presidiare la base che ospiterà l’ospedale. Roma sostiene il governo fantoccio della NATO di al-Saraj, alleandosi con le organizzazioni terroristiche islamiste foraggiate da Arabia Saudita e Qatar, tra cui la banda armata del capo di al-Qaida in Libia Abdalhaqim Balhadj, agente della CIA durante la sovversione e la distruzione della Libia, e i fratelli mussulmani di Misurata. Tutto ciò all’indomani dell’acquisizione dei terminal petroliferi da parte dell’Esercito nazionale libico del generale Qalifa Haftar, al fianco del quale si è schierata la Resistenza della Jamahiriya libica, e non con lo Stato islamico come vanno farneticando presunti ‘esperti’ italiani, null’altro che dei pennivendoli al servizio degli Stati sponsor del terrorismo come Quwayt, Qatar e Arabia Saudita con cui Finmeccanica e appunto il governo italiano hanno stipulato lucrosi contratti bellici. Il capo del governo legittimo libico, Abdullah al-Thani, dichiarava che la sua amministrazione “lavorerà affinché i porti petroliferi riprendano il lavoro al più presto possibile, in modo da garantire a tutti i libici una vita dignitosa”. Aguila Salah, portavoce del parlamento di Tobruq, dichiarava che l’LNA era intervenuto su “grande richiesta” delle istituzioni ufficiali della Libia, per acquisire e consegnare i terminali alla National Oil Corporation (NOC). Salah aveva detto che l’LNA aveva “liberato i campi ed i terminali dagli occupanti che ostacolavano le esportazioni“, riferendosi a Ibrahim Jadhran, il capo delle guardie petrolifere (PGF), a sua volta alleato del governo-fantoccio di Saraj e della NATO. La NOC è divisa in due rami rivali, una alleata a Saraj e l’altra all’amministrazione di Tobruq, e questo ramo del NOC dichiarava che avrebbe immediatamente iniziato le esportazioni di greggio dai porti liberati dall’LNA, “I nostri team tecnici già iniziano a valutare ciò che va fatto per rafforzare e riavviare le esportazioni al più presto possibile“, dichiarava Mustafa Sanala, presidente della NOC.d41686adfb7542e897b876dea8e6ae10_18Note
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