Ciò che Obama condivide con Assad, Russia e Yemen, il ricatto saudita

Finian Cunningham, Strategic Culture Foundation, 24/04/20163500La visita del presidente degli Stati Uniti Barack Obama in Arabia Saudita è stata definita un tentativo di Washington per riparare i rapporti tesi con l’alleato arabo. Tuttavia si scopre che Obama avrebbe molto in comune con Assad, la Russia e i ribelli huthi dello Yemen. Tutti ricattati dalla Casa dei Saud per scopi politici. Obama, accompagnato dal segretario alla Difesa Ashton Carter, avrebbe rassicurato re Salman sui legami strategici tra i due Paesi risalenti allo storico incontro del 1945 tra il Presidente Franklin D. Roosevelt e il fondatore dell’Arabia Saudita Ibn Saud (padre del monarca in carica). Parlando delle reciproche preoccupazioni contemporanee, Obama e gli ospiti sauditi si concentravano sulla verifica della presunta ingerenza iraniana nella regione e presumibilmente sulla sconfitta dei gruppi terroristici islamici. Lo sforzo nel rattoppare le relazioni avviene dopo che il presidente degli Stati Uniti denigrò i sauditi e gli altri monarchi del Medio Oriente quali “sfruttatori” della benevolenza statunitense, in un’intervista dello scorso mese con la nota rivista Atlantic. Obama lamentava il fatto che Arabia Saudita e altri godevano della protezione militare degli Stati Uniti da troppo tempo e della necessità d’iniziare a contribuire di più impiegando le proprie forze nella regione. Come se non bastasse, i governanti sauditi hanno reagito furiosamente quando emergeva lo scorso fine settimana un disegno di legge al Congresso degli Stati Uniti che potrebbe dare alle famiglie delle vittime del 9/11 il diritto di citare in giudizio l’Arabia Saudita in un tribunale federale. Cioè le prove che dimostrino i legami dello Stato con le atrocità nel 2001, quando circa 3000 cittadini statunitensi furono uccisi. Famiglie e attivisti credono che ci sia una connessione incriminante dei governanti sauditi con gli attacchi terroristici, perché 15 dei presunti 19 attentatori erano cittadini sauditi. La Casa Bianca di Obama in seguito ha detto che il presidente avrebbe posto il veto alla legge se veniva approvata dal Congresso, citando la preoccupazione che il precedente della rimozione dell’immunità sovrana potrebbe mettere cittadini e governo degli Stati Uniti a rischio di future azioni legali. Pesa decisamente sulla posizione della Casa Bianca anche la minaccia straordinaria della Casa dei Saud secondo cui, se la legislazione sull’11 settembre dovesse passare, l’Arabia Saudita svenderebbe la massiccia partecipazione in titoli del Tesoro USA. Il ministro degli Esteri saudita Adil al-Jubayr avvertiva che 750 miliardi di dollari in titoli statunitensi e altre attività sarebbero stati svenduti. La mossa non sarebbe nient’altro che un bluff dei reali sauditi. Alcuni commentatori e persino dei funzionari degli Stati Uniti hanno espresso incredulità sui governanti sauditi che adotterebbero una misura così drastica dalle conseguenze dannose, destabilizzando la fragile economia saudita, in crisi comunque per il crollo dei prezzi del petrolio e la costosa guerra nello Yemen.
Tuttavia, almeno in teoria, la minaccia saudita della svendita dei buoni del tesoro degli Stati Uniti sarebbe un colpo devastante per l’economia statunitense, andando al cuore del rapporto strategico USA-Arabia Saudita, che ruota intorno al maggiore esportatore di petrolio al mondo che vende la propria merce esclusivamente sempre in dollari. Il sistema dei petrodollari USA-saudita significa che il resto del mondo è obbligato a seguirne l’esempio usando i verdoni statunitensi quali mezzi finanziari standard di transazione. Questa è la base del dollaro quale valuta di riserva mondiale permettendo agli Stati Uniti di continuare a stampare dollari ed avere un debito nazionale ciclopico (ora di 19 trilioni di dollari). Di recente, le crepe nel monolite dei petrodollari iniziano ad aprirsi, con Russia e Cina che accettano scambi di petrolio e gas utilizzando le proprie valute nazionali. Inoltre, l’Iran passa a vendere il petrolio in Europa accettando l’euro. Così, il sistema dei petrodollari, la linfa vitale della cronicamente indebitata economia degli Stati Uniti, può continuare per il momento a dominare, ma su un bilico pericolosamente delicato. Ecco perché la minaccia saudita di vendere titoli del debito degli Stati Uniti spaventava tanto quando fu annunciata questa settimana. E’ anche per questo che, almeno in parte, l’amministrazione Obama ha detto con forza che annullerebbe la normativa sull’11 settembre presentata al Congresso. (Un’altra ragione è che Washington teme che qualsiasi indagine sul coinvolgimento saudita nell’11 settembre potrebbe anche svelare la collusione dell’intelligence statunitense nel perpetrare un azione interna per interessi strategici). In ogni caso, qui è la questione. La Casa Bianca di Obama ha solo subito il ricatto saudita. La spinta a questo è: dite ai vostri cittadini di fare marcia indietro sul contenzioso scomodo oppure staccheremo la spina alla vostra economia, piegandovi con ignominia davanti a noi.
Nonostante la patina di lustro sulla pseudo-alleanza a Riyadh, tra Obama e re Salman, un risultato divertente è questo: Obama si trova nella stessa posizione sconveniente del Presidente siriano Bashar al-Assad, di Mosca e dei rivoluzionari yemeniti guidati dagli huthi. Tutti sottoposti, in un modo o nell’altro, al modus operandi della diplomazia saudita, il ricatto. Sulla Siria, il gruppo di opposizione filo-saudita, l’alto comitato per i negoziati, ha detto questa settimana, ancora una volta, che uscirà dai colloqui di pace di Ginevra perché il suo ultimatum sulle “dimissioni” di Assad è stato più volte respinto. Il capo negoziatore del governo della Siria Bashar al-Jafari ha condannato l’HNC (noto anche come gruppo di Riyadh) per aver preso in ostaggio il processo di Ginevra con tali richieste massimaliste. Il Viceministro degli Esteri della Russia Sergej Rjabkov criticava aspramente l’HNC per la sua “tattica ricattatoria”. Inoltre, Rjabkov accusava l’HNC di sfruttare le violenze presso Aleppo per minare il traballante cessate il fuoco. L’HNC è una creatura diplomatica dell’Arabia Saudita, creata a Riyadh lo scorso dicembre su istigazione dei governanti sauditi per presentare il fronte politico dei vari gruppi terroristici del cambio di regime. HNC è dominato da Jaysh al-Islam e Ahrar al-Sham, che nominalmente firmarono il cessate il fuoco mediato da Stati Uniti e Russia il 27 febbraio, anche se sono invischiati con gruppi ufficialmente designati terroristici, Jabhat al-Nusra affiliato ad al-Qaida e lo Stato islamico (SIIL). Jaysh al-Islam e Ahrar al-Sham sono finanziati da Arabia Saudita, Qatar e Turchia. Washington ha dato il suo sostegno politico all’HNC, dominato dai due gruppi terroristici con legami organizzativi con le brigate ufficialmente designate terroristiche. Nel frattempo, nello Yemen, la stessa tattica ricattatoria è presente. I colloqui di pace sarebbero in corso in Quwayt tra, da un lato l’Arabia Saudita e una fazione fedele al deposto fantoccio saudita, il presidente Abdrabuh Mansur Hadi, e dall’altra parte i comitati popolari guidati dagli huthi. Un cessate il fuoco sarebbe entrato in vigore nello Yemen l’11 aprile aprendo la via ai colloqui di pace. Tuttavia, i comitati popolari affermano che i bombardamenti aerei sauditi continuano incessantemente, nonostante la dichiarazione ufficiale del cessate il fuoco. I ribelli respingono le pretese saudite sul loro ritiro dai territori ex-lealisti e di cedere le armi quale precondizione per i negoziati politici. Si sostiene che perciò i raid aerei sauditi continuano, per fare pressione sugli huthi affinché facciano concessioni nei negoziati. In altre parole, ricattare con la minaccia delle violenze. I colloqui dovrebbero riprendere in Quwayt dopo che i ribelli yemeniti avrebbero ricevuto la garanzia dall’inviato delle Nazioni Unite che le forze saudite avrebbero rispettato il cessate il fuoco e desistito dalle violenze. Il modello inconfondibile qui è il ricatto saudita come mezzo per raggiungere obiettivi politici. Ricatto più violenza coercitiva.
Mentre yemeniti, siriani e russi sono ormai esperti della squallida politica saudita, il presidente Obama, vecchio alleato strategico dell’Arabia Saudita, sembra averla subita all’inizio di questa settimana. Sorrisi e strette di mano tra Obama e re Salman a Riyadh non smentiscono la sordida realtà.&NCS_modified=20160421121432&MaxW=640&imageVersion=default&AR-160429841La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il legame tra Fratelli musulmani e Stato islamico

Eman Nabih, Rete Voltaire, Cairo (Egitto) 15 aprile 2016

Fin dalla loro istituzione in Egitto nel 1928, i Fratelli musulmani commisero stragi politiche e tentarono numerosi colpi di Stato. Perciò sono considerati un’organizzazione terroristica nella maggior parte degli Stati arabi. Tuttavia, la fratellanza fu creata dai servizi segreti inglesi, per poi propendere per i nazisti prima di finire nelle mani della CIA. Nel 1978 fornì la maggior parte dei jihadisti arabi che combatterono contro il regime comunista afghano e poi contro l’Armata Rossa. Dal 2004, CIA e dipartimento di Stato hanno cercato di rovesciare i regimi laici arabi e sostituirli con i Fratelli musulmani. Questo piano si realizzò nel 2011 con la primavera araba. Oggi, tutti i gruppi jihadisti sostengono l’ideologia della Fratellanza e tutti i loro capi ne fanno parte.1148850La differenza tra Fratelli musulmani e Stato islamico è l’inganno, principale fattore utilizzato dalla tattica della fratellanza fin quando dominano le articolazioni di un Paese, allora alzano la spada contro gli oppositori. Altri gruppi terroristici come lo SIIL possono essere in disaccordo con le tattiche della Fratellanza mussulmana, perché usano i massacri e l’intimidazione da subito, in modo da avere il pieno controllo di un Paese. L’obiettivo comune di Fratelli musulmani e altri gruppi terroristici come lo SIIL è avere il potere per costruire un impero islamico basato sulle loro disposizioni fasciste che nulla hanno a che vedere con l’Islam o i musulmani moderati. Quando i Fratelli musulmani raggiunsero il potere in Egitto, nominarono jihadisti e terroristi in vari ministeri ed altri divennero consiglieri di Muhamad Mursi l’ex-presidente dell’Egitto. Mursi e i Fratelli musulmani si coalizzarono con i gruppi terroristici e jihadisti, da un lato per sostenere il dominio della fratellanza contro gli oppositori, e dall’altro promisero di applicare la sharia e di lasciare che tali terroristi agissero liberamente nel Paese, senza alcuna sorveglianza dalle autorità dell’Egitto [1].
Egypt+protest+Jul+1+2013La Fratellanza musulmana è la madre di tutti i gruppi terroristici, anche dello SIIL. Hasan al-Bana, fondatore dei Fratelli musulmani, cercò di ripristinare nel mondo islamico il Califfato. Dall’infanzia, al-Bana fu attratto dagli estremisti ostili alla cultura occidentale e al suo sistema di diritti, in particolare i diritti delle donne. Il sogno più grande di al-Bana era restaurare il Califfato islamico. E fu tale sogno, che credeva potesse divenire realtà solo con la spada, che conquistò cuori e menti di una legione crescente di seguaci estremisti. Al-Bana avrebbe descritto, con discorsi infiammati, gli orrori dell’inferno che attendevano gli eretici e di conseguenza la necessità per i musulmani di tornare alle più pure radici religiose, ristabilire il califfato e riprendere la grande e ultima guerra santa, o jihad, contro il mondo non musulmano e gli oppositori musulmani moderati. Al-Bana spiegò le sue idee in un documento importante dal titolo “La via del Jihad”. Sotto la guida di al-Bana, la Fratellanza creò una rete di cellule clandestine, rubò armi, addestrò combattenti, formò squadre di assassini segrete, fondò cellule dormienti di sostenitori sovversivi nei ranghi dell’esercito e della polizia, e aspettò l’ordine a manifestarsi pubblicamente con terrorismo, omicidi e attentati suicidi. Fu durante questo periodo che la Fratellanza trovò l’anima gemella nella Germania nazista. Il Reich offrì ottimi collegamenti per rifornire il movimento, ma il rapporto mediato dalla Fratellanza era più di un matrimonio di convenienza. Entrambi i movimenti volevano conquistare il mondo e dominarlo, ed entrambi i movimenti commisero crimini contro l’umanità. Ciò che ho detto non è una mia opinione personale, ma la storia, per coloro che non la leggono o che l’inventano per un motivo o un altro.
Il legame tra Fratelli musulmani e SIIL non è speculazione, diverse fonti arabe ed egiziane hanno rivelato che il legame tra Fratellanza mussulmana e SIIL è una realtà. Nonostante ciò i Fratelli musulmani negano sempre qualsiasi legame tra la loro organizzazione e le altre organizzazioni terroristiche come lo SIIL. Piaccia o meno, lo si accetti o meno, ciò che è successo e succede ancora in Egitto, Siria, Libia e Iraq, smentisce tale negazione.
Il 6 marzo 2016, il ministro degli Interni egiziano Generale Magdy Abd al-Ghafar annunciava in una conferenza stampa internazionale i dettagli sull’arresto di 48 terroristi della rete di cellule della Fratellanza musulmana, impegnati in diverse operazioni terroristiche in Egitto, e 14 di tali elementi assassinarono il consigliere del procuratore generale egiziano Hisham Baraqat. (Il 29 giugno 2015, una bomba piazzata sulla strada vicina la casa del consigliere Baraqat fu fatta esplodere mentre andava a lavorare. L’esplosione danneggiò 35 auto nella zona, così come gli androni di nove negozi e case. Inoltre furono gravemente ferite 9 guardie di sicurezza del consigliere e civili). Prima dell’assassinio del procuratore generale dell’Egitto, Ansar Bayt al-Maqdis (ramo dello SIIL nel Nord del Sinai), invocò l’assassinio dei membri del sistema giudiziario egiziano, in risposta alla condanna a morte di sei loro terroristi ed anche per la condanna a morte di Muhamad Mursi e altri capi e membri della Fratellanza che commisero massacri e crimini contro il popolo egiziano [2].
Il 27 gennaio 2016, il notiziario al-Bawaba pubblicò i nomi di 30 elementi dei Fratelli musulmani che avevano aderito ai campi dei terroristi in Libia dove furono addestrati a compiere attacchi suicidi in Egitto. I Fratelli musulmani raggiunsero i campi dei terroristi di SIIL e al-Qaida in Libia orientale negli ultimi 6 mesi, venendo addestrati all’uso di armi, esplosivi e autobombe. Al-Bawaba rivelava 30 nomi dei 100 dell’organizzazione dei Fratelli musulmani che avevano raggiunto i campi dei terroristi in Libia e Siria, di SIIL, al-Qaida e sopratutto del gruppo terroristico Murabitun al-Gudud ramo terroristico dell’organizzazione al-Qaida in Libia, per preparare gli elementi della Fratellanza a compiere attentati suicidi in Egitto [3].
In Bahrayn, nel 2012, Nasir al-Fadalah, uno dei principali capi dei Fratelli musulmani, fece un discorso di fronte l’ambasciata degli Stati Uniti a Manama, protestando contro il film che abusava del profeta Muhamad, quando uomini mascherati apparvero dietro Fadalah sollevando la bandiera nera dello SIIL. In quel momento nessuno capì scopo o simbolo di tale bandiera, finché lo SIIL sollevò la stessa bandiera dopo la comparsa in Siria e in Iraq. Dopo che il video fu diffuso in rete, Fadalah commentò che non aveva idea di chi fossero quegli uomini mascherati dietro di lui che sventolavano questa bandiera nera!! Fadallah disse nel suo discorso che coloro che avevano offeso il profeta sarebbero stati colpiti da problemi più grandi di quelli che avevano, e incitò i manifestanti e tutti i musulmani a mostrare ai trasgressori come praticamente i musulmani difendono e amano il loro profeta.
Il 30 agosto 2014, la Sicurezza Nazionale egiziana, in coordinamento con il Ministero degli Interni, arrestò la prima cellula di terroristi dei Fratelli musulmani formata da 3 gruppi che avevano giurato fedeltà al capo dello SIIL [4]. Le autorità arrestarono 8 persone appartenenti al gruppo che commise assassini e molti attentati contro le forze di polizia egiziane nelle città di Bani Suaf, Giza e Sharqiya. Le indagini della Sicurezza Nazionale scoprirono che tale gruppo terroristico si definiva sostenitore della sharia islamica, aveva assassinato 12 agenti di polizia e soldati, pianificato l’uccisione di altri 9 ed aveva elenchi di poliziotti e militari da assassinare. La cellula fu costituita nella piazza Raba [5]. La cellula era formata da 3 gruppi, un gruppo per raccogliere informazioni sui poliziotti presi di mira, il secondo gruppo seguiva gli obiettivi, il terzo gruppo veniva incaricato dell’assassinio, della fabbricazione di esplosivi, preparazione e invio di armi in Libia e Striscia di Gaza. Causa 318 del 2013. Alcuni terroristi arrestati della cellula dello SIIL furono addestrati in Siria dopo esser usciti dalle prigioni con la grazia presidenziale emessa da Muhamad Mursi [6], l’ex-presidente egiziano della Fratellanza musulmana [7].
Il 18 giugno 2014, il Ministero degli Interni egiziano arrestò Mamduh Muhamad Hasan, membro della Fratellanza musulmana che lavorava al Ministero dell’Istruzione egiziano, istigatore di violenze e protagonista dell’attacco alla polizia durante le proteste armate e violente dei Fratelli musulmani. Gli investigatori scoprirono che aveva mappe e documenti che indicavano i legami tra SIIL e Fratelli musulmani per compiere attacchi terroristici in varie parti dell’Egitto.
553455 Il 9 agosto 2014, Zaqy bin Arshid, vice-osservatore generale dei Fratelli musulmani, dichiarò che i Fratelli musulmani respingevano l’affermazione di Obama che gli Stati Uniti non permetteranno ad estremisti e allo SIIL di creare il califfato islamico, e che i musulmani non hanno giurato fedeltà a Obama che decideva chi ha il permesso di governarli. Più tardi, dopo essere stato attaccato per la dichiarazione, Bin Arashid disse che non voleva dire ciò che la gente aveva frainteso della sua dichiarazione, ovvero che sosteneva lo SIIL! La gioventù della Fratellanza musulmana, Asad al-Islam, formò il movimento chiamato Dahis per diffondere l’ideologia jihadista dello SIIL in Egitto [8]. Il movimento Dahis dei Fratelli musulmani rivendicò i recenti attacchi terroristici di via Faysal e via Haram a Giza. Il movimento è formato da 300 membri della gioventù della Fratellanza. Lo SIIL ha reclutato molti giovani dei Fratelli musulmani attraverso le reti sociali, come i movimenti jihadisti dei Fratelli Musulmani in Egitto: Molotov, Ahrar e Jihad islamica egiziana. Tali movimenti dei Fratelli musulmani in Egitto hanno giurato fedeltà allo SIIL. Sabra al-Qasimy, ex-jihadista egiziano rinunciò alle violenze qualche tempo fa e fornì informazioni e dettagli che portarono all’arresto della prima cellula dello SIIL nella città di Sharqiya. Confermò che l’ideologia dello SIIL esiste in Egitto da quando i Fratelli musulmani raggiunsero il potere, e seguaci e sostenitori dello SIIL hanno ricevuto la benedizione di Muhamad Mursi [9].
Le Forze Armate sono in guerra contro il terrorismo nel Sinai, costringendo i terroristi a fuggire nell’alto Egitto e a nascondersi nelle montagne. Al-Qasimy rivelò i nomi dei militanti che guidano i sostenitori dello SIIL in Egitto, come Abu Sad al-Muhagar e Abu Munzayr al-Shanqity che dirigono reclutamento e addestramento. Uno dei capi dello SIIL in Libano, Abu Sayaf al-Ansary indicò che l’organizzazione dello SIIL sarebbe entrata presto in Egitto attraverso suoi sostenitori e i movimenti dei Fratelli musulmani Jihad ed Ansar Bayt al-Maqdis nel Sinai, che avevano giurato fedeltà allo SIIL. Aggiunse anche che quando il califfato islamico sarà imposto con la spada, democrazia, nazionalismo e laicità finiranno. Il principe islamico sarà rispettato e sarà applicata la sharia islamica. (Qui citava il testo di uno dei libri del membro di spicco della Fratellanza musulmana egiziana Sayid Qutb. Nel 1966, Qutb fu condannato per aver pianificato l’assassinio del Presidente egiziano Gamal Abdel Nasser e fu giustiziato per impiccagione). Nabil Naim, ex-capo di un gruppo jihadista in Egitto, rinunciò alle violenze e ora combatte il terrorismo, e il dottor Samir Ghatas, direttore del Centro degli studi strategici del Medio Oriente, ha confermato che vi è un egiziano chiamato Abu Hamza al-Masry che fa da collegamento tra i movimenti jihadisti della gioventù dei Fratelli musulmani in Egitto e il capo dello SIIL Abu Baqr al-Baghdadi. Aggiunse che dopo la rivoluzione del 30 giugno che rovesciò il regime fascista dei Fratelli Musulmani in Egitto, la Fratellanza mussulmana trovò nello SIIL l’ultima speranza per tornare al potere, soprattutto dopo ciò che lo SIIL aveva fatto in Siria, Iraq e Libia.
D’altra parte, Husam al-Awaq, membro dell’esercito di liberazione siriano indicò che il brigadiere Tariq al-Hashimy, uno dei capi dell’organizzazione in Iraq, incontrò Usama Rushdy, uno dei capi dell’organizzazione internazionale della Fratellanza musulmana, circa due mesi prima ad Istanbul, e raggiunse un accordo sul sostegno “ai jihadisti in Egitto”. Al-Awaq confermò il modo in cui i giovani della Fratellanza vengono reclutati in Egitto, lo stesso modo con cui vengono reclutati in Siria. Inoltre al-Awaq spiegò che Hiqmat Yuzu dell’intelligence del Qatar, gestisce l’acquisto di armi per lo SIIL. Yuzu era sorvegliato al confine turco dalla metà del mese precedente.
Il 13 agosto 2014, il giornale Vetogate pubblicò un articolo sulla visita riservata di uno dei principali capi dei Fratelli musulmani in Iraq ad Abu Baqr al-Baghdadi, il capo dello SIIL [10]. I Fratelli musulmani offrirono allo SIIL ogni supporto, tra cui finanziamenti oltre a una mediazione e a garanzie che gli Stati Uniti non avevano intenzione d’interferire negli affari interni dell’Iraq e di non voler lanciare alcun attacco militare contro lo SIIL in Iraq. I Fratelli musulmani si offrirono anche di facilitare l’ingresso di elementi dello SIIL nel territorio egiziano, attraverso i confini occidentali e meridionali dell’Egitto. In cambio lo SIIL aiutava i Fratelli musulmani a raggiungere di nuovo il potere in Egitto fino a controllare tutte le articolazioni del Paese. Abu Baqr al-Baghdadi il capo dello SIIL, rifiutò l’offerta dei Fratelli musulmani, compreso il sostegno finanziario, ma si mostrò d’accordo ad aiutare i Fratelli musulmani a raggiungere il potere di nuovo in Egitto, a condizione della fedeltà dei Fratelli musulmani verso di lui quale grande califfo dei musulmani (il capo degli Stati musulmani), e che lo SIIL divenisse partner dei Fratelli musulmani al governo in Egitto. L’articolo rivelò che i Fratelli musulmani rifiutarono totalmente tale accordo con al-Baghdadi.
Il seguente video pubblicato su YouTube nell’agosto 2014, mostra un gruppo di uomini armati mascherati che si definisce “brigata Halwan” in Egitto, sostenendo di non appartenere alla Fratellanza mussulmana, di essere stufi della sua politica di pace, ma nonostante questo innalzavano il simbolo dei Fratelli musulmani della Raba (le 4 dita), aggiungendo che si sarebbero vendicati delle Forze Armate e della polizia egiziane. Nel video minacciavano il popolo egiziano di massacrarlo assieme alle Forze Armate e di polizia. Dicendo anche che se gli egiziani pensano che le Forze Armate li proteggeranno, si sbagliano. Minacciavano imminenti attentati molto feroci, esplosioni, massacri e bombardamenti in tutto il Paese. La Sicurezza Nazionale egiziana in coordinamento con il Ministero degli Interni riuscì ad arrestare tali terroristi a fine agosto 2014. Gli investigatori scoprirono che i terroristi nel video erano ricercati per omicidio di poliziotti e aver partecipato a proteste violente della Fratellanza e di attentati con esplosivi e bombe in diverse zone dell’Egitto, oltre a bruciare proprietà pubbliche. I terroristi ammisero che il capo dei Fratelli musulmani Ayman Abd al-Ghany, fratello di Qayrat al-Shatir, vicecapo generale della Fratellanza mussulmana in Egitto, li finanziò per compiere attacchi terroristici in Egitto contro civili, forze armate e di polizia, e anche per filmare il video. Il capo di questi terroristi, di nome Magdy A. e soprannominato Magdy, confessò di aver aderito all’organizzazione dei Fratelli musulmani dopo che Mursi era diventato presidente dell’Egitto. Disse anche che fu finanziato e armato da altri capi della Fratellanza musulmana per compiere attacchi terroristici e filmare altri video, in modo da distrarre le forze di sicurezza e distorcere l’immagine dell’Egitto nel mondo per dimostrare che le Forze Armate e la polizia dell’Egitto non potevano proteggere il Paese, indicando che il terrorismo si diffondeva in Egitto. Altri terroristi confessarono che i capi della Fratellanza musulmana volevano tenere lontano le forze di sicurezza e distrarle con il nuovo gruppo armato apparso nel video, per commettere altri attacchi terroristici in altri settori vitali.
Al-Qaeda-Flags-EgyptLo SIIL si diffonde in tutto il mondo: Damas e al-Batar sono i rami dello SIIL in Libia, Marocco e altri Paesi arabi come Tunisia, Siria, Yemen e Algeria, e come Ansar Bayt al-Maqdis e i movimenti jihadisti dei Fratelli musulmani in Egitto. Il piano dello SIIL è diffondersi e ampliarsi per creare un emirato islamico su Iraq, Siria, Quwayt, Giordania ed Egitto. In relazione alla diffusione internazionale, lo SIIL fu raggiunto da molti stranieri dei Paesi europei che aderivano alla Jihad dello SIIL in Siria, Iraq, Somalia, Nigeria e Mali. Molto probabilmente formeranno un organismo equivalente al ritorno in Europa per avviare la Jihad contro la propria gente in Europa. Nonostante ciò lo SIIL è formato da quindicimila militanti ed ha sequestrato molte armi e munizioni, controlla alcuni campi petroliferi in Iraq, e la banca centrale di Mosul, dopo aver sequestrato circa 429 milioni di dollari. Un gruppo di mercenari come lo SIIL non può vincere alcuna battaglia contro Paesi, popoli ed eserciti ben attrezzati e qualificati nel mondo, ma non va sottovalutata la grande minaccia e il pericolo che tali terroristi rappresentano, se riuscissero ad avere il pieno controllo di un solo Paese arabo, come Iraq, Libia o Siria. Iraq e Libia in particolare, sono bersagli facili per lo SIIL, dopo che gli Stati Uniti invasero l’Iraq con la menzogna sfacciata delle ADM e la deliberata dispersione delle forze dell’esercito e della polizia iracheni; la stessa cosa è successa in Libia dopo l’ennesima invasione. Ciò che peggiora le cose è che anche Libia e Iraq sono costituiti da diverse tribù dalle molteplici dottrine, questo è un altro problema pericoloso che rende l’unità dei popoli contro il terrorismo quasi impossibile, perché non sono uniti, ma al contrario si combattono fin dall’invasione, avendo conflitti religiosi e dottrinari.
Comunità mondiale, Nazioni Unite, Stati Uniti, Europa non si curano per nulla di cristiani e musulmani moderati massacrati, torturati o crocifissi quotidianamente da SIIL e altri gruppi terroristici. Gli USA iniziarono degli attacchi militari contro lo SIIL in Iraq solo per proteggere i propri interessi in Iraq. Gli Stati Uniti volevano rimuovere il regime di Assad in Siria, finanziando e sostenendo i terroristi come lo SIIL, invece di combatterlo. Inoltre, gli Stati Uniti ancora sostengono le organizzazioni terroristiche dei Fratelli Musulmani, purché i Fratelli musulmani non dichiarino di essere un “gruppo terrorista”. Gli Stati Uniti pensano che il sostegno del regime fascista dei Fratelli musulmani in Egitto gli consentisse di avere il controllo su tutti gli altri gruppi terroristici, e gli andava bene che i terroristi dividano il Medio Oriente in emirati islamici imponendo la propria Sharia su maggioranza e minoranze, a patto che fossero alleati degli Stati Uniti, invece che nemici.
Il terrorismo non ammette Paesi o confini, il terrorismo non ha una casa e una religione, il terrorismo è il nemico dell’umanità e quando inizia ad attaccare, morde la mano che l’alimenta.

1176235Note
[1] “Recordings Revealed Between Egyptian Ousted President & Alzawahiri al-Qaeda Leader”, Eman Nabih, 25 ottobre 2013.
[2] “Muslim Brotherhood assassinated the Egyptian Attorney General”, Eman Nabih, 17 aprile 2016.
[3] “Muslim Brotherhood joined ISIS and Al-Qaeda terrorist camps in Eastern Libya”, Eman Nabih, 10 febbraio 2016.
[4] “انفراد.. بالأسماء ضبط أول خلية لداعش ببني سويف.. تكونت باعتصام رابعة وانضمت لبيت المقدس وأجناد مصر وبايعت البغدادي.. اغتالت 12 ضابطًا ومجندًا بينهم العميد المرجاوي ومحمد عبدالسلام”, Al Babwab News, 30 agosto 2014.
[5] “Videos Egypt Under Brotherhood Militias Terror Attacks 14 Aug 2013”, Eman Nabih, 12 marzo 2016.
[6] “Evidence on Mohamed Mursi’s direct link to terror acts in Egypt”, Eman Nabih, 29 gennaio 2014.
[7] “Egypt Presidential Elections Fraud In Favor Of Mohamed Morsi”, Voltaire Network, 21 giugno 2012.
[8] شباب الإخوان يشكلون حركة «داهس» لنشر فكر «داعش» فى مصر, ElSaba7.com, 19 luglio 2014.
[9] جهادي سابق يكشف لـ”فيتو” بالأسماء: هؤلاء قيادات “داعش” في مصر, Vetogate.com, 27 giugno 2014.
[10] اجتماع سري بين قيادي بالتنظيم الدولي للإخوان وأمير «داعش» بالعراق..الجماعة تعرض دعم المقاتلين بالأموال مقابل المساعدة في عودة «المعزول» إلى الحكم.. و«أبو بكر البغدادي» يرفض الأموال ويشترط إعلان البيعة, Vetogate.com, 13 agosto 2014.fb7aa7aca3a61edef9034c7c9b45d271f28ec7bdTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA-Arabia Saudita: i giorni passati sono finiti per sempre

MK Bhadrakumar Indian Punchline 22 aprile 2016Barack Obama, Hamad bin Isa al Khalifa, Hamad bin Isa al Khalifa, King SalmanLa visita del presidente Barack Obama in Arabia Saudita è stata un boomerang. Le buone intenzioni non sono mai state in dubbio, ricucire tra i due Paesi. Ma ciò che emerge è che si avrà bisogno di molto di più di una visita, e forse neanche una presidenza piena può adempiere tale missione. Secondo il principe Turqi al-Faysal, ex-capo dell’intelligence saudita, tutti i cavalli del re e tutti gli uomini del re non possono più fare circo insieme. Turqi ha detto a Christiane Amanpour della CNN che ci sarà “una ricalibrazione del nostro rapporto (saudita) con gli USA. Fino a che punto possiamo continuare con la nostra dipendenza dagli USA, e quanto possiamo contare sulla fermezza della leadership statunitense, cosa ci avvantaggerà insieme nel futuro. Questo è ciò che dobbiamo ricalibrare“. Poi aggiungeva: “Non credo che dovremmo aspettarci che un qualsiasi nuovo presidente degli USA torni, come ho detto, ai giorni passati, quando le cose erano diverse“. Quando uno stretto solido rapporto si sfilaccia, è sempre uno spettacolo doloroso che fa solo esperienza. Obama ha subito un’umiliazione a Riyadh, probabilmente senza paralleli nella recente diplomazia internazionale. È stato accolto all’arrivo a Riyadh da un relativamente poco importante funzionario saudita, il governatore di Riyadh. Per completare l’umiliazione, re Salman ha reso chiara la cosa essendo presente su un’altra parte dell’aeroporto a ricevere personalmente i capi del GCC inviati a Riyadh nello stesso momento per incontrare Obama. La televisione di Stato saudita ha del tutto ignorato l’arrivo di Obama a Riyadh. Naturalmente, Obama è sentimentale verso i legami personali con statisti stranieri, e col suo occhio d’aquila nel garantire gli interessi degli Stati Uniti sarà ben disposto a trascurare tali difficili momenti protocollari. Infatti ha fatto finta di non accorgersi dell’affronto di Salman e, inoltre, dopo i colloqui a Riyadh ha insistito sul fatto che la visita ha aumentato il consenso tra Stati Uniti e gli alleati del GCC. Obama conta sulle punta delle dita le aree in cui ha consenso, lotta a Stato islamico e terrorismo, Siria, Iraq, Libia e Yemen. Obama ha anche espresso apprezzamento per il ruolo del GCC nei negoziati sull’accordo nucleare con l’Iran. Tuttavia, tutti i profumi d’Arabia non possono eliminare la puzza dell’affronto di Salman a Obama. (Trascrizione della Casa Bianca). Il punto è che la discordia USA-Arabia Saudita va ben al di della geopolitica: ascesa dell’Iran, dipendenza degli alleati dagli USA, politica energetica, ‘ambivalenza’ degli USA verso la primavera araba, Siria e così via. Il rapporto si rompe sulle fatidiche ’28 pagine’ ancora classificate della relazione d’indagine sugli attacchi dell’11 settembre a New York e Washington. Si legga la splendida trascrizione della CBS News sulle pagine ’28 pagine’ per comprendere la posta in gioco (Qui).
41ystKnnufL._SX326_BO1,204,203,200_ L’orologio ticchetta. Obama deve prendere la fatidica decisione a giugno se consentire che le 28 pagine siano declassificate. Il suo istinto sembra favorire tale mossa, ed è anche sottoposto alla pressione dell’opinione pubblica. Eppure, traccheggia essendo sicuro di come, dove e quando gli interessi (e vite) statunitensi saranno messi a repentaglio se si spezza la relazione USA-Arabia Saudita. In effetti, i sauditi hanno fatto sapere che la pagherà carissimo. Forse sono spacconate, ma soprattutto, forse no. Di sicuro, è un invito strategico ad Obama. Ma d’altra parte gli statunitensi sempre più si pongono domande sul ruolo dell’Arabia Saudita nel promuovere terrorismo e la sua variante dell’Islam. È una nuova esperienza per Washington e Riyadh, in quanto la potente lobby saudita negli Stati Uniti, tradizionalmente creatrice di opinioni nei corridoi del potere, viene scavalcata e i tribunali degli Stati Uniti ascoltano le famiglie delle vittime dell’11 settembre. Anche un politico di destra come l’ex-sindaco di New York Rudy Giuliani, grande amico dei principi sauditi, ha preso le distanze. (Qui). Tuttavia, la saggezza convenzionale ancora crede che il rapporto USA-Arabia Saudita non sia sul punto di disintegrarsi. La CNN utilizza la metafora del matrimonio infelice “in cui entrambe le parti, nel bene e nel male, sono incastrate”. C’è molto da dire a favore di tale interpretazione dal cauto ottimismo, per via del riciclaggio dei petrodollari. (Per chi non lo sapesse, vi è un libro sorprendente sul tema intitolato La mano occulta dell’egemonia americana. Riciclaggio di petrodollari e mercato internazionale, del noto accademico Prof. David Spiro che ha insegnato alla Columbia e ad Harvard). Ma, d’altra parte, sarà estremamente difficile ritessere nuovi interessi comuni tra Washington e Riad se emergono le 28 pagine e la collusione di membri della famiglia reale saudita con gli attecchi dell’11 settembre. Infatti, tutto indica che le linee di frattura sono in lenta elaborazione, costantemente, se un grande gruppo bipartisan al Senato e alla Camera sostiene il disegno di legge che permetterà alle famiglie delle vittime dell’11 settembre di citare in giudizio gli Stati che hanno finanziato o supportato l’attacco terroristico sul suolo statunitense. È un segno inequivocabile di imminenti tempi tempestosi se il disegno di legge ha l’appoggio dei candidati presidenziali democratici Hillary Clinton e Bernie Sanders, ed è in effetti co-sponsorizzato dal candidato repubblicano Ted Cruz.U.S. President Barack Obama walks with Saudi King Salman at Erga Palace upon his arrival for a summit meeting in RiyadhTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Colpo anti-italiano nella Libia in dissoluzione

Richard Galustian, Moon of Alabama

Il General National Accord (GNA) sostenuto dalle Nazioni Unite è arrivato a Tripoli più di una settimana fa, e gli eventi attuali puntano sempre più al colpo di Stato. Nel frattempo, il premier designato presso il GNA improvvisamente vola a Londra per una “visita privata”; momento strano per lasciare la Libia, no?

Federica-Mogherini-R-meeting-the-Fayez-Sarraj

Fayaz Saraj e Federica Mogherini

Ci sono conseguenze a Malta. La prima è che per la maggior parte delle sanzioni dell’UE previste nei confronti dei ‘nemici’ del GNA non sono un problema dato che né Abu Sahmayn (Congresso Nazionale Generale, o GNC, di Tripoli), né Aqila Salah (Camera dei Rappresentanti di Tobruq, o CdR) sono cittadini dell’Unione europea e neanche hanno granché all’estero, ma l’eccezione sembra essere Malta. Così le autorità maltesi si trovano a doversi trascinare dietro i voleri delle Nazioni Unite e dell’Unione europea nel trovargli i beni e quindi congelarli. Sapendo che ONU/UE li sbloccherebbero improvvisamente se questi due venissero intimiditi abbastanza per decidere di cooperare. Comunque Malta è in una posizione scomoda. Facciamo un passo indietro. Il GNA consisteva in una Presidenza del Consiglio di nove elementi guidata da un primo ministro scelto dalle Nazioni Unite, Fayaz Saraj, e con lo spazio aereo di Tripoli chiuso, furono trasportati nella capitale da una fregata italiana, trasferendosi poi in mare su un piccolo e arrugginito pattugliatore costiero libico per dare l’illusione che non fossero aiutati da potenze occidentali. Ma il GNA si era spezzato ancor prima che salisse a bordo della nave italiana, con due dei nove che bruscamente si dimettevano, accusando la dirigenza di essere troppo accondiscendente con le milizie di Tripoli e la loro opposizione al Generale Haftar, sempre a capo dell’esercito. Tuttavia, il cosiddetto GNA, o più correttamente Consiglio di Presidenza, ormai ridotto a sette, arrivava nella capitale scegliendo d’istituire l’ufficio nella base navale, l’unica parte della capitale giudicata al sicuro dalle milizie scorrazzanti.
Un colpo di Stato, in cui un piccolo numero di persone prende il controllo di uno Stato, può essere definito in molti modi. Da un lato un golpe può essere la presa di potere con la forza. Dall’altro, può essere l’usurpazione del potere senza violenze. La scorsa settimana s’è visto che in Libia è accaduto il secondo caso. A rafforzare tale realtà del colpo di Stato, 73 membri del parlamento di Tripoli, il GNC, accettavano questa settimana di ridenominarsi Consiglio di Stato, indicato dalle Nazioni Unite come parte del governo Saraj. Tuttavia, la maggior parte del 73 non fu eletta al GNC, come le regole delle Nazioni Unite prevedono, ma sono accoliti di Alba della Libia aggiunti al GNC dopo aver occupato Tripoli due anni fa. Ad aggravare la confusione, il Consiglio di Stato ha quindi modificato le regole delle Nazioni Unite, dichiarando di avere il diritto di auto-dichiarare valido il nuovo governo. Questo è un colpo di Stato, islamista, istigato dall’occidente.
Il CdR eletto a Tobruq, cui l’ONU insisteva accettasse il piano, è stato scartato. I funzionari delle Nazioni Unite erano arrabbiati vero il CdR che non votava a favore del piano e in effetti non l’ha neanche discusso nelle ultime settimane. Il fatto è che l’Accordo politico libico (LPA), il documento appoggiato dalle Nazioni Unite del 17 dicembre 2015, è stato strappato. Lo stesso per l’azione del LPA, secondo cui dei nuovi capi devono essere nominati per Libyan Investment Authority (LIA) e Central Bank of Libya (CBL), che detengono decine di miliardi di dollari di liquidità e beni all’estero. Invece, gli ex-capi, approvati da Alba della Libia, ne hanno il controllo. I grandi vincitori sono quindi i Fratelli musulmani, le varie fazioni di Misurata e Alba della Libia che, nonostante la sconfitta nelle elezioni del 2014, ora hanno un riconoscimento internazionale dalle potenze occidentali, e attraverso ciò il controllo di vaste risorse all’estero della Libia. Altri vincitori sono Abdalhaqim Belhadj e il capo della Fratellanza musulmana Ali Salabi, che hanno festeggiato con Martin Kobler a Istanbul, nei giorni scorsi. È anche una vittoria personale dell’inviato inglese in Libia Jonathan Powell, il principale mediatore dell’accordo che si vanta dei suoi stretti legami con la Fratellanza mussulmana. In una e-mail decisa, appena pubblicata, tra Sidney Blumenthal e Hillary Clinton, Powell scriveva della sua capacità di usare il suo successo nel negoziato tra IRA e governo inglese, venti anni fa, per porre fine alle campagne terroristiche. Powell inoltre si vantava che questo modello, utilizzato da numerosi Paesi attraverso ONG “insospettabili”, è praticabile dati i suoi stretti contatti, sostiene, con l’intelligence inglese. Un’asserzione molto dubbia. Ma la mancanza di trasparenza del processo in Libia, attira sempre più attenzione. Panamagate è in eruzione, evidenziando l’assenza di trasparenza sulle ricchezze nel mondo, ed è proprio tale assenza che Powell incoraggia in Libia.
La dissoluzione della Libia è imminente, lungo la frattura est-ovest, e l’ironia è che le potenze occidentali l’orchestrano. Sembra che il piano occidentale sulla Libia sia ora nella crisi finale.

Il laburista social-colonialista e filo-islamista Jonathan Powell

Il laburista social-colonialista e filo-islamista Jonathan Powell

Libia… prossimo disastro afgano del Regno Unito? Colonnello inglese avverte sulla ‘missione deviata’
Rinf 12 aprile 2016

ce32cc50-e105-11e5-98b2-952ea680dc16_1280x720I piani inglesi per inviare truppe in Libia potrebbero portare a un altro disastro afghano, secondo un ex-colonnello dell’esercito che ha guidato una missione “disastrosa” nello Stato nord-africano devastato dalla guerra, nel 2012. Il Tenente-Colonnello Rupert Wieloch ha detto al Telegraph che il coinvolgimento inglese comporta “il grave pericolo di una missione deviata“. La missione deviata, termine militare per una guerra che, per fattori politici o per una leadership inetta, devia dall’obiettivo strategico originale, è un’accusa regolarmente rivolta ai politici e capi militari inglesi che diressero la guerra nella provincia di Helmand in Afghanistan dal 2006. Come il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ammise di vedere la guerra libica quale suo “peggior errore” in carica. A marzo Obama avrebbe parlato privatamente del fallimento del conflitto, dicendo al premier del Regno Unito David Cameron che si trattava di uno “spettacolo di merda”.
Il governo inglese è bloccato dai rischi associati al dispiegamento di 1000 soldati nell’ambito di una brigata italiana, se e quando ci sarà un governo di unità. Wieloch ha detto che se qualcosa potesse portare alla pericolosa unificazione delle milizie in guerra, sarebbe “un grande intervento delle forze occidentali sul terreno“. Il piano con l’Italia alla guida avrebbe un effetto simile, ha detto, per il suo brutale passato coloniale in Libia. Le forze italiane commisero varie atrocità nel Paese, una delle più note fu la strage di Tripoli nel 1911, in cui circa 4000 civili furono uccisi da un vendicativo esercito italiano dopo una battaglia feroce contro le forze ottomane. Wieloch non si oppone all’intervento di forze musulmane, ma ha detto che l’uso di truppe italiane è fuori questione perché “i libici ricordano il regime fascista”. “Sarebbe molto forte la tentazione d’impegnarsi in cose diverse dall’addestramento, dalla risposta alle crisi o dalla sconfitta dello SIIL (Stato islamico)“, avvertiva il colonnello. “L’abbiamo già visto in varie operazioni”, ha detto, riferendosi alla guerra in Afghanistan. “E’ quindi molto facile per la popolazione locale non capire ciò che la comunità internazionale cerca di fare“, ha detto Wieloch. E’ “assolutamente così” che le truppe vengono trascinate nelle violenti dispute locali tra milizie.
Wieloch era comandante di una piccola missione militare inglese, brevemente responsabile della ricostruzione dopo la guerra aerea del 2011 che precipitò la Libia nell’anarchia. Parlando all’Express a marzo, ha detto che il gruppo non aveva budget, non ebbe alcuna lettera o medaglia, dovette acquistare l’attrezzatura e non fu nemmeno visitata da un alto ufficiale. Tuttavia, ne ha definito il ritiro nel 2012 “un errore disastroso”. Wieloch ha prestato servizio per oltre 20 anni nel Queen Royal Lancers, reggimento di cavalleria il cui trombettiere suonò la carica della Light Brigade in Crimea nel 1854.4d6ead10-0a6b-441d-ad59-c3d5585d83f6Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una ‘svolta’ in Libia

Alessandro Lattanzio, 11/4/2016

Fayaz al-Saraj e Federica Mogherini

Fayaz al-Saraj e Federica Mogherini

Il 7 marzo a Tripoli i colonnelli Umar Muhamad Duayhera, Abu Ghasim Amin Ali e Abdulhaqim Muftah Warafali, del Comitato temporaneo di sicurezza istituito per permettere al cosiddetto Governo di unità nazionale libico d’insediarsi nell’ex-capitale, venivano arrestati dalla RADA, la milizia islamista di Abdulrauf Qara, collaboratore di Abdalhaqim Balhadj. A Tobruq, i deputati del locale parlamento vicini al generale Haftar, come il componente del Consiglio della Presidenza Ali al-Qatrani, ed Umar al-Asuad, deputato di Zintan, si opponevano al riconoscimento del Governo di unità nazionale, accusando d’incompetenza il Consiglio della Presidenza (il governo) di Tobruq, nonostante l’inviato dell’ONU Martin Kobler invitasse il parlamento di Tobruq a votare a favore del nuovo governo nazionale. Il governo di unità nazionale, un volta insediato, avrebbe poteri di controllo su Banca Centrale, Libyan Investment Authority e National Oil Corporation, e si baserebbe sulla costituzione monarchica del 1963 e un Consiglio di Accordo Nazionale dedito al dialogo intra-libico. Compiti immediati del governo sarebbero “l’immediata cessazione delle ostilità in tutto il Paese, la lotta al terrorismo in tutte le sue forme e la soluzione al problema dell’immigrazione illegale in collaborazione con l’Unione Africana e l’UE”. Il capo della Fratellanza musulmana in Libia, Ali al-Salabi vicino a Qatar e Turchia, sostiene la formazione del Governo di unità nazionale, al contrario del generale Haftar, sostenuto dall’Egitto. Nella notte del 13 e 14 marzo, la Commissione presidenziale libica ordinava l’insediamento del “governo di unità nazionale” chiedendo alle istituzioni locali di giurarvi fedeltà, ed ordinando il trasferimento dalla Tunisia a Tripoli del nuovo governo, voluto da UE, USA e Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Nel frattempo, proprio in Tunisia, si svolgeva un attacco terroristico a Ben Gardan, il 7 e 8 marzo, attuato da 3 commando di 80 persone, di cui 68 provenienti da Sabratha, in Libia, che uccidevano 7 poliziotti e tredici civili. Il loro piano, secondo le tattiche applicate in Siria e Iraq, era occupare la città e proclamare l'”emirato islamico” nel sud della Tunisia. Nelle operazioni antiterrorismo furono eliminati 46 di tali terroristi e altri 7 furono arrestati. Tra di loro vi erano alcuni amnistiati dal governo della Fratellanza mussulmana in Tunisia, come Hasan Busbia, il capo dei commando, un terrorista recatosi in Libia nel 2013 per aderire allo SIIL, divenuto “giudice” dell'”emirato di Sabratha” e capo di un rete di contrabbando tra Libia e Tunisia. Dopo il bombardamento statunitense di Sabratha del 19 febbraio, Hasan Busbia rientrò in Tunisia stabilendosi a Ben Gardan. Nel frattempo, in Algeria un distaccamento della gendarmeria e dei militari neutralizzava, il 10 marzo, a Gamar, 16 km a nord-ovest di al-Uad, 3 terroristi su un fuoristrada che trasportava 6 sistemi missilistici antiaerei Stinger, 20 Kalashnikov, 3 lanciarazzi RPG-7, 2 mitragliatrici RPK, 2 fucili da cecchini, 2 pistole automatiche, 16 razzi RPG-7, 4 bombe a mano, 2 cinture esplosive, 383 proiettili di vario calibro, 97 caricatori, 2 dispositivi GPS, binocoli e telefoni cellulari. I terroristi erano attivi da diverse settimane nella regione di Uad Suf, al confine con la Tunisia, e probabilmente provenivano dalla Libia.
Khalifa-Ghwell-300x225Il 30 marzo, il capo del governo di unità nazionale della Libia, nominato dalle Nazioni Unite, Fayaz al-Saraj, arrivava a Tripoli assieme da alcuni membri del Consiglio di Presidenza. “Oggi, da Tripoli, capitale di tutti i libici, iniziamo a lavorare“, affermava il vicepresidente Ahmad Maytig. L’arrivo di Saraj fu accolto dall’Unione Europea come “opportunità unica per conciliarsi” e dalle Nazioni Unite come “passo importante per la transizione democratica in Libia“. A sua volta, il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault affermava, “Questo è un traguardo importante, sappiamo che ci sono molti ostacoli sulla via di questo governo. L’Unione europea ha deciso d’imporre sanzioni a coloro che lavorano per ritardare l’inaugurazione del governo e minacciano unità, sicurezza e stabilità della Libia e dei suoi vicini“. Ma il capo del governo islamista Qalifa al-Ghwayl definiva “illegale” il governo di Saraj invitandolo a “lasciare” Tripoli. Il governo di unità fu istituito dall’accordo firmato nel dicembre 2015 in Marocco, promosso dalle Nazioni Unite. Comunque, il 31 marzo Saraj arrivava a Tripoli su una nave, dopo che al-Ghwayl gli aveva interdetto l’aeroporto di Mitiga, controllato dal RADA di Qara, uomo di Belhadj. Saraj perciò s’insediava nella base navale Abu Sitha, a Tripoli, mentre le milizie islamiste di Misurata, capeggiate da Salah Badi, manifestavano all’inizio contro Saraj, con il supporto del terrorista islamo-atlantista Abdalhaqim Belhadj. A sua volta, Saraj incassava l’appoggio della banca centrale e della National Oil Company. Anche “un’unità militare libica di Misurata ha dichiarato il suo sostegno al nuovo governo. I suoi combattenti sono al soldo del governo italiano e proteggono gli impianti di estrazione del petrolio della compagnia petrolifera ENI in Libia occidentale”. Dei 32 ministri del nuovo governo di Saraj, quattro erano fondamentalisti islamici aderenti ai Fratelli musulmani o al Gruppo combattente islamico libico (LIFG) proprio di Belhadj, che a sua volta aveva incontrato il negoziatore delle Nazioni Unite Martin Kobler in Turchia, per trattare sulla formazione del nuovo governo. USA, UE, Italia, Germania, Francia e Regno Unito salutavano l’insediamento del governo di Saraj quale “unico rappresentante legittimo della Libia“, ed imponevano sanzioni ai politici libici contrari, come al-Ghwayl, come divieto di recarsi nell’UE e congelamento dei conti bancari europei. Il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayraul affermava: “Dobbiamo essere pronti a reagire se il governo di unità di Fayiz Saraj chiedesse aiuto, se necessario, sul fronte militare“, mentre
il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni chiedeva a tutte le forze libiche di riconoscere rapidamente il nuovo governo, minacciando che la “comunità internazionale” interverrebbe con attacchi militari; in ciò sostenuto dalla presidentessa del Parlamento italiano Laura Boldrini. Nel frattempo, al vertice sulla sicurezza nucleare a Washington, il presidente Barack Obama dichiarava al premier Renzi di essere a favore dell’intervento militare per “rafforzare la struttura” dello Stato libico, mentre il Giornale scriveva che l’Italia dovrà svolgere un ruolo di primo piano in Libia, e sul Corriere della Sera l’ambasciatore statunitense John Phillips invocava il dispiegamento di 5000 soldati italiani perché, “La Libia è una priorità assoluta per l’Italia, ed è anche molto importante per noi. È importante che l’Italia assuma la guida di un’azione internazionale“._83308707_libya_strikes_624v2Note
Global Research
Portale Difesa
Reseau International
Reseau International
RussiaToday
Tunisie Secret

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.254 follower