L’intelligence USA sabota il blocco saudita per risolvere la crisi del Golfo

Finian Cunnignham SCF 20.07.2017Una fuga tempestiva dell’intelligence degli Stati Uniti sembra aver minato l’asse saudita nel dannoso scontro con il Qatar. Quindi, l’intelligence statunitense è stata costretta a pesare e sbrogliare la grave crisi del Golfo, dati gli interessi strategici statunitensi nella regione. L’intervento statunitense sembra per ora aver funzionato. Questa settimana il blocco Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Egitto compiva una drastica ritirata riguardo le precedenti richieste draconiane al piccolo Stato gasifero del Golfo Persico del Qatar, secondo Associated Press e New York Times. La ritirata avveniva pochi giorni dopo i rapporti sui media degli Stati Uniti che sostenevano il Qatar nella disputa. Il notiziario NBC citava fonti d’intelligence statunitensi per corroborare un articolo del Washington Post secondo cui il Qatar era vittima della propaganda degli Emirati Arabi Uniti. In altre parole, i media statunitensi amplificavano le agenzie d’intelligence statunitensi nelle manovre sulla crisi del Golfo. “Le false notizie volte a pregiudicare le relazioni del Qatar con gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo importante nella divisione diplomatica tra la piccola nazione del Golfo e i suoi vicini, affermano i funzionari statunitensi e del governo del Qatar”, riferiva NBC. Notevole, come notato in una precedenza qui, come l’attribuzione di hackeraggio e disinformazione sul Golfo da parte di intelligence e media degli USA contraddicesse le precedenti notizie pubblicate dalla CNN. Il mese scorso, CNN esaltò una relazione “esclusiva”, citando fonti d’intelligence statunitensi che accusavano la Russia per la crisi del Golfo. Evidentemente, tali rivendicazioni statunitensi contro la Russia sono false. C’è la buona ragione di credere che la nuova versione dell’hackeraggio nel Golfo incentrata sugli EAU sia credibile. Questo lo dicono i qatarioti da sempre. Cioè, che la loro agenzia stampa ufficiale fu vittima del discredito di Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, con l’obiettivo d’invocare il blocco sul Paese, incentrato sulle misere rivalità tra gli Stati arabi del Golfo, principalmente tra il regno saudita ricco di petrolio e lo Stato qatariota ricco di gas. L’hackeraggio dell’agenzia di stampa del Qatar ha riguardato false affermazioni apparentemente fatte dal governante del Qatar, Shayq Tamim bin Hamad al-Thani, in cui lodava l’Iran come “potenza islamica”; dichiarazione insignificante nei regni arabi dominati da sunniti. Questo il 24 maggio. In pochi giorni, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrayn ed Egitto ruppero i rapporti diplomatici e commerciali con il Qatar, accusandolo di sostenere il terrorismo.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump svolse un ruolo inusuale nel provocare la crisi del Golfo. Il suo primo sostegno all’Arabia Saudita e la sua censura unilaterale del Qatar indubbiamente incoraggiarono Riyadh e partner ad inasprire il blocco. Tali richieste al Qatar includevano il versamento di compensi ai vicini del Golfo per danni presumibilmente causati dal terrorismo e la chiusura del notiziario al-Jazeera di Doha. Il Qatar ignorò la scadenza e affermò che non avrebbe fatto concessioni. A quel punto, le teste più fredde di Washington si resero conto che Trump si era infilato nel Golfo come un toro in un negozio di porcellane e il suo intervento sconsiderato sconvolgeva l’equilibrio strategico statunitense nella regione petrolifera. I qatarioti scoprirono che, a causa dell’impulsività di Trump, il blocco dell’Arabia Saudita si era sovraesposto nell’ambizione di colpirli. Sapevano che gli Stati Uniti non potevano permettersi una divisione tra gli alleati arabi, con l’implicazione che tale scisma possa rafforzare l’Iran e minare il sistema globale del petrodollaro. Il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson cercò di rimediare al sostegno sconsiderato di Trump ai sauditi, arrivando a definire le richieste saudite al Qatar “irrealistiche”. Le fughe dell’intelligence sui maggiori media statunitensi di questa settimana, sostengono le affermazioni del Qatar di essere vittima del discredito del campo saudita (EAU), avendo l’effetto di ammorbidire l’imperiosa posizione di quest’ultimo. L’Arabia Saudita e gli altri indicavano di aver ritirato le 13 richieste draconiane. Ora vi sono solo sei richieste, vaghe al punto che si potrebbero firmare. Questa è una spettacolare ritirata. Soprattutto, le precedenti richieste di riparazioni finanziarie al Qatar e della chiusura di al-Jazeera sono state abbandonate. Il New York Times ha descritto gli sviluppi con termini anodici come “passo che potrebbe aprire la strada a una prima risoluzione della crisi”. Un resoconto più accurato affermerebbe che il campo saudita ha capitolato sull’intransigenza verso il Qatar. E le fughe dell’intelligence statunitense presso gli obbedienti media statunitensi hanno accelerato tale capitolazione.
Gli interessi strategici statunitensi erano semplicemente troppo alti perché Washington rischiasse il prolungamento della crisi del Golfo. L’intervento spiacevole di Trump, inizialmente a sostegno dei sauditi, minacciò di stravolgere il Golfo. Sottomettere Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, svelando chi aveva diffuso disinformazione sull’hackeraggio sul Qatar, è stato il modo migliore per gli Stati Uniti di stringere i ranghi. La drammatica ritirata dell’asse saudita di questa settimana, dopo le fughe dell’intelligence statunitense sui media, è la prova che Washington ha richiamato i clienti arabi. E altrettanto importante è il modo con cui intelligence e media degli Stati Uniti hanno ritenuto opportuno smantellare i precedenti tentativi d’infangare la Russia con false notizie sul Golfo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’arte del cessate il fuoco

Ziad al-Fadil Syrian Perspective 15/7/2017Molti dei miei lettori sono delusi dalle tregue che emergono quando l’Esercito arabo siriano assedia le città occupate dai gruppi terroristici sostenuti da Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Regno Unito e NATO. Mentre questi cessate il fuoco proliferano, i cittadini tornano nelle proprie case e celebrano l’espulsione dei nichilisti devoti al diavolo. Oggi l’ONU conferma che più di mezzo milione di profughi dal Libano sono tornati a casa, ad al-Zabadani, Madhaya, Qusayr e al-Wair, per citare solo alcune aree liberate con gli accordi di cessate il fuoco. Ma le tregue hanno una logica che sfugge a molti. Ne discutiamo. I cessate il fuoco e la disponibilità ad aderirvi dimostrano come stia il nemico dal punto di vista dei rifornimenti, morale e pianificazione. Quando i jihadisti accettano di cessare le operazioni e di trasferirsi in un’area come Idlib, il messaggio è che i rifornimenti si esauriscono, il morale è basso e non ci sono piani per altre operazioni. L’ultimo è importante perché indica che il nemico teme di perdere altri combattenti e teme l’incapacità di reclutarne altri e quindi di formare nuove reclute. Quando i ratti di al-Wair accettarono, infine, di partire per Idlib o la provincia di Aleppo, sapevano che le loro probabilità andavano da lievemente a molto tristi. Soprattutto, lo sapevano! La disponibilità a partire per Idlib, per esempio, ha anche dimostrato quanto siano leali all’ideologia jihadista. Una volta accettato di salvarsi la pelle, l’Ufficio d’Intelligence Militare dell’Esercito arabo siriano si assicurava che tali terroristi non fossero interessati a morire per una qualche causa. Ecco perché molti accettarono di aderire all’Amnistia. Chiaramente, erano psicologicamente frustrati da morte e distruzione che avevano inflitto al proprio Paese e dalla miseria inflitta ai figli che ora dovranno riprendere 5 anni di studi. La volontà di aderire ai negoziati dimostra anche quanto pareri e numeri dei propagandisti influenzino i terroristi che ora pensano a ritirarsi da aree chiave. Si pensi ad Aleppo dove la metà orientale fu infestata da tali scarafaggi assassini. I gruppi coinvolti erano jihadisti brutali di al-Nusra e terroristi di al-Zinqi noti per decapitare bambini. Nonostante rancore e rabbia del capo dei terroristi saudita Abdullah al-Muhaysini ad Idlib, i terroristi accettarono il cessate il fuoco e la ritirata. Il “daiya” saudita promise a chi combatteva e moriva altre 2 puttane in cielo, anche se molti si chiesero dove ottenesse tale licenza di offerte dall’Onnipotente. Da ciò si seppe che i terroristi avevano tutte le linee dei rifornimenti dal nord (Layramun, Handarat) interrotte e i tunnel scoperti e distrutti dall’EAS. Si seppe anche che i terroristi non prendevano al-Muhaysini seriamente, indicando l’abbandono delle dottrine jihadiste. Il loro morale doveva essere basso avendo la prospettiva che l’intera struttura della città gli crollasse in testa a breve. E naturalmente non avevano piani che potessero ragionevolmente prevedere una situazione migliore. Tutta la rabbia di al-Muhaysini non poteva creare un esercito capace di salvare il collo di tali barbari intrappolati. Ma i cessate il fuoco indicarono anche i Paesi mandanti. Sebbene la Turchia urlasse invitando i terroristi a continuare promettendo una “nuova iniziativa”, i terroristi capirono chiaramente che la posizione turca era “fuffa”, semplicemente non si fidavano di Ankara per avere risultati positivi. Gli Stati Uniti rimasero in silenzio e i sauditi, che cedettero ogni autorità alla Turchia, essenzialmente s’inchinavano turandosi il naso, preferendo sfruttare i cannibali del Jaysh al-Islam su cui avevano dominio incontrastato. La ritirata da Aleppo fu lo spartiacque della guerra, non perché la città fu liberata, ma perché le nazioni mandanti persero coraggio. Ciò rese la Russia più sicura e la nostra vittoria ancora più dolce.
I cessate il fuoco furono cruciali per informarsi dove i terroristi finissero una volta ritiratisi. Dato che la maggioranza optò per Idlib, provincia ora senza cittadini, il compito di perseguire e uccidere i ratti riamasti diventa più facile. Inoltre, MI-EAS e altri servizi alleati avevano negli ultimi tre anni intaccato le reti dei terroristi, infiltrando fedelissimi dello Stato in tali gruppi, consentendo all’intelligence di raccogliere informazioni e dati precisi su piani futuri e stato del morale. Che i criminali effettivamente accettassero di allontanarsi in una provincia piena di altri ratti che si presentavano da obiettivi legittimi, indicava che la rivoluzione contraffatta era finita del tutto. Erano convinti di non avere altra scelta. Per pianificare le prossima mosse, ai comandanti dell’Esercito arabo siriano ciò è inestimabile. Queste tregue diedero anche allo Stato la possibilità d’invitare i profughi a tornare a casa valutandone lealtà allo Stato e sostegno al presidente, nell’ambito dello sforzo di prevedere l’esito delle elezioni future. Ciò è estremamente importante per russi e iraniani che hanno puntato tutto sulla longevità dell’alleato Dottor Assad, e che persistono nel promuovere un processo di transizione democratica in Siria. Finora le prove indicano che i cittadini siriani rimpatriati attraverso i monti del Libano sostengono sostanzialmente il Dottor Bashar al-Assad, anche se non furono presenti all’inizio delle distruzioni. Paesi sostenitori come la Cina avanzano buone promesse di aiuto nel riavviare il processo di costruzione, incoraggiano ancor di più i cittadini che rientrano. I cessate il fuoco, ovviamente, permettono anche all’Esercito arabo siriano di riposare, riaddestrarsi, rifornirsi e trasferirsi. L’enorme avanzata nel deserto siriano a ovest e a nord di Palmyra, con conseguente significativo ripristino delle attività economiche, non avrebbero potuto essere realizzate con tanta velocità e efficacia senza le truppe di al-Zabadani e Madhaya. Questi cessate il fuoco hanno liberato non solo città ma anche truppe siriane e alleate per combattere altrove, e queste saranno l’avanguardia nelle battaglie per annientare lo SIIL a Dayr al-Zur e al-Raqqa. Le tregue hanno anche allontanato i terroristi e i loro mezzi pesanti dalle basi aeree cruciali nella battaglia per espellere e sterminare tali miserabili microbi. Ora che tutti i terroristi sono andati via sui loro autobus verdi con solo le armi leggere, mortai, razzi domestici o consegnati dai sionisti, tra l’altro, e cannoni-inferno sono stati abbandonati. Le nostre basi aeree sono meno legate alle contromisure dato che i terroristi con l’artiglieria non ci sono più, le armi sono state consegnate agli effettivi delle forze di difesa siriane.
Questi eventi non avrebbero potuto avvenire in un momento più opportuno. Con le forze dell’Esercito arabo siriano ora pronte a combattere in ogni parte rimanente del Paese e l’alleato Hezbollah libero di agire da e per il Libano, dove c’è la guerra tra Resistenza libanese e piaga dello Stato sionista. Posso assicurarvi che la prossima battaglia in Libano porrà fine all’abominevole apartheid, fine che apparirà quando decine di migliaia di soldati e patrioti arabi attraverseranno i confini sionisti, distruggendo il tessuto di tale malvagia società colonizzata. Quindi, se non piacciono i cassate il fuoco, ci faccia da parte. Ma si cerchi di essere più aperti e di osservare bene perché chi se ne preoccupa li sostiene e promuove.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, fine dei giochi?

Ziad al-Fadil, Syrian Perspective 11 luglio 2017
Aleppo: Gli Stati Uniti hanno nuovamente e per l’ennesima volta violato il diritto internazionale creando una base aerea a sud della città di Ayn al-Arab, 30 km nel nord-est della provincia di Aleppo. Quando il Dottor Bashar al-Jafari attirerà l’attenzione del Consiglio di sicurezza denunciando la capacità illimitata degli Stati Uniti di sconvolgere le norme internazionali?
Homs: L’Esercito arabo siriano amplia il controllo sui giacimenti di petrolio e gas nell’area di Palmyra, liberando totalmente il campo di al-Hayl, 20 km a sud della città chiave di al-Suqanah occupata dallo SIIL. Mentre le cose progrediscono, l’Esercito arabo siriano sarà presto sull’asse Araq-Suqanah, un punto da non perdere per i ratti tremebondi ad al-Suqanah, ora che sanno che il loro destino è buio. A Dayr al-Zur, i fedelissimi dell’Esercito arabo siriano attendono con urgenza la liberazione di al-Suqanah, mentre la SAAF continua i bombardamenti pesanti delle posizioni dello SIIL
Provincia di Niniwa, Iraq: Il notiziario dei terroristi Sumariya ha appena annunciato la morte del califfo ruspante. Come ho già detto, fu eliminato 2 anni fa da un attacco aereo della SAAF vicino al-Mayadin. Come i taliban, lo SIIL ne nascose la morte per motivi legati al morale. Se venisse presentato oggi, non sarebbe al-Baghdadi. In ogni caso, l’analisi mi dice che apparirebbe come il quadro di Dorian Gray.
Ginevra: Si riuniscono di nuovo, e si annuncia molto tenebroso. L’opposizione deve mostrare obbedienza. Questo è tutto. I sauditi perdono appetito per il confronto, prestando maggiore attenzione a diffamare altri sostenitori dei terroristi, il Qatar, e a ridurre le perdite nel calderone dello Yemen. I sauditi hanno anche capito di non avere un esercito e dei militari di cui vantarsi. Sono solo un popolicchio, una spregevole mandria di babbuini che corre dritto nel 4° mondo definitivo. La questione della presidenza del Dr. Assad è finita. Anche i tossici francesi ammettono che non vi è alcuno che possa sostituirlo. L’opposizione deve accettare la democrazia arbitra del cambiamento di governo. Con la popolarità del Dottor Assad a livelli inediti, anche lo Jaysh al-Islam scopre che la paga arriva assai in ritardo. Dimostrando tutto questo, la tregua di Darah regge. Anche i terroristi più violenti sono devastati dalla loro disastrosa guerra di 6 anni contro un Paese che ha potuto emergere dal 3.zo Mondo con un nuovo status. Sono colpevoli di tale inattesa battuta d’arresto, negando al popolo siriano la sua parte di nuova ricchezza del proprio Paese. Spero che il Dottor Assad non firmi alcuna legge che conceda l'”amnistia generale” a tutti i combattenti. Se chiedete a chiunque chi rappresenti l’opposizione a Ginevra, probabilmente non lo saprebbe. E non c’è nemmeno bisogno di scoprirlo. Muhamad al-Lush ci sarà, ovviamente, a riecheggiare i vecchi mantra sauditi. Oltre a ciò, i russi saranno lieti se la retorica mutasse e l’opposizione segnalasse che non esiste come movimento.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Faccia a Faccia Trump-Putin; il furore dei terroristi calpestati

Ziad al-Fadil Syrian Perspective 9/7/2017È chiaro che Vladimir Putin ha strappato concessioni significative da Donald Trump alla conferenza G-20. Poiché i media occidentali erano ossessionati dall’analisi spinta di ogni espressione del presidente statunitense, alla ricerca di qualsiasi segno di connivenza o assurdità nel suo discorso, ciò che è venuto fuori è la sensazione che gli Stati Uniti avessero indossato il mantello del paria; le loro politiche sembrano ostacolate da un leader incapace di leggere nulla tranne i tabloid in drogheria, mentre guarda solo notiziari in cui può notare una certa simpatia per la sua causa, non importa quanto sia grama. È difficile dire se Donald Trump veramente controlli il proprio governo. Ho già scritto che Pentagono, CIA e Stato profondo sembrano considerarlo una specie di ostacolo, una zavorra, una coliciste che si gonfia e s’infiamma, quindi è difficile sapere se un suo accordo sulla Siria sarà rispettato dalle istituzioni la cui cooperazione è fondamentale per attuarne le dichiarazioni. A Darah, la Giordania guarda con attenzione migliaia di combattenti iraniani fondersi con flora e fauna della zona. I giordani sono esperti nell’intrattenere i terroristi e perciò possono dire esattamente quando le carte cambiano. Quindi re Abdullah bin Antoinette Avril Gardiner era ad Amburgo almeno nello spirito, se non nella mise da nano. Con un nuovo cessate il fuoco mediato da statunitensi e russi, i sanguisughe di Amman possono tirare un sospiro di sollievo ora che l’Iran è temperato dalla non violenza. Naturalmente, tutto ciò significa che ci saranno migliaia di soldati siriani liberi di combattere altrove contro SIIL e al-Qaida. Gli organi di propaganda statunitensi continuano a brandire l’avanzata delle forze democratiche siriane che descrivono in parte curde e in parte arabe. I comandanti statunitensi (clandestini in Siria) hanno anche dichiarato che l’85% delle forze che entrano ad al-Raqqa sarà araba, un’esagerazione tale da invitare a un’inusuale crassa risata, sapendo tutti che la cosiddetta “parte araba” delle SDF sono in realtà siriaci non arabofoni il cui odio per i musulmani terrorizza gli abitanti della città da liberare. Fonti mi confermano che i cittadini di al-Raqqa non sono contenti si essere liberati se i liberatori sono peggiori dello SIIL. Oh bene. Nella provincia occidentale di al-Raqqa, la SAAF demolisce intere aree infestate dagli avvoltoi dello SIIL. Aerei hanno colpito duramente Bir Abu Qubra, la stazione di Fahdi e a nord del villaggio al-Zamlah.
Trrump vuole disperatamente fare ciò che fece Putin a Palmyra. Vuole una vittoria militare sponsorizzata dagli Stati Uniti anche se le loro truppe sono in Siria illegalmente. Lo vuole così tanto che è disposto a licenziare i terroristi a Darah, così assiduamente curati dall’ex-ambasciatore statunitense in Siria Robert Ford, ora visti da tutti, eccetto i sionisti, come un jukebox senza dischi. Qualcuno deve aver detto a Trump che le sue forze a sud sono sul punto di sparire, non solo ad al-Tanaf, ma anche a Darah dove i cittadini insistono sempre più sulla loro ritirata quanto mai prima. Sicuramente, questo non può essere buono per il morale dei terroristi. Nel frattempo, i cordoni della borsa si chiudono. Il Qatar sa che tutti guardano come Doha finanzierà i vari gruppi in Siria. I sauditi hanno già avvertito Jaysh al-Islam che la guerra gli è sfuggita e che ora sono favorevoli a una “soluzione politica”, anche se significa ingoiare l’amara pillola del Dottor Assad saldo al potere dopo un’altra elezione vinta. Mentre la guerra nello Yemen rinsalda le forze yemenite che ora occupano interi territori sauditi e l’Iran avanza fortemente nel campo politico e militare, dovrebbe essere ovvio, anche a un saudita, che le politiche che perseguono conducono solo alla perdizione. Nella preparazione di queste conferenze internazionali, emerge l’impressione che Putin controlli il suo Paese. Le sue promesse sono onorate e guai a colui che non si allinea. Negli Stati Uniti, il modello che emerge è frammentazione, decentramento, nepotismo greve, frivolezza e superficialità, dall’alto in basso fino ai gradini più infimi della gerarchia del potere. Stampa, sionismo, sorosismo, disprezzo della CIA, gelosie del dipartimento di Stato, martinismo del Pentagono e tutti il resto sono intenti a sconfiggere l’autorità di un presidente altrimenti eccentrico e indifeso. I grandi vincitori sono Iran e Russia. Gli Stati Uniti possono rivendicare la vittoria a Mosul, ma nessuno ci bada a casa. Questo è ciò che accade con gli eserciti di volontari. Quando muoiono in battaglia, la gente dice che se la sono cercata. È solo quando il tuo militare è una recluta che ti appassioni e alzi i pugni. No, gli USA ci sbattono di nuovo e non ci saranno sfilate coi nastri, statue e sicuramente neanche poemi epici. Quando ti allei a perdenti come sauditi, qatarioti e sionisti, non aspettarti un granello di congratulazioni.
L’EAS è libera di perseguire SIIL e al-Qaida in Siria. Solo 3 giorni fa l’Esercito circondava i giacimenti di al-Hayl e le montagne circostanti, 40 km a nord-est di Palmyra e mortalmente vicini alla cruciale città-caserma di al-Suqanah. Se le SDF non abbatteranno presto le difese dello SIIL ad al-Raqqa, l’EAS li batterà e ruberà le fanfare a Trump, per cui tutto sarà stato inutile.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La cupa politica degli USA non porta a nulla

Ziad al-Fadil, Syrian Perspective 4/7/2017Mi aggrappo alla convinzione che la strategia seguita dal regime statunitense di DC sia completamente incoerente. Sembra che la CIA persegua il vecchio piano di licenziare il presidente della Siria, un piano che, a proposito, quasi tutti i diplomatici noti trovano irrealistico, mentre il Pentagono promuove un programma destinato a creare due nuovi Stati in Siria per bloccare l’accesso iraniano al fronte palestinese con lo Stato dell’Apartheid sionista e interrompere il flusso del gas iraniano per Europa attraverso il litorale siriano. Il dipartimento di Stato di Rex Tillerson è ampiamente emarginato per via dello stile del segretario. Tillerson sembra utilizzare tecniche più appropriate per Exxon/Mobil che per Foggy Bottom. Proprio come il buffone regnante alla Casa Bianca non è riuscito a nominare altri giudici federali ad eccezione di uno alla Corte Suprema, Tillerson deve ancora nominare una miriade di ambasciatori, consoli e diplomatici negli incarichi all’estero, poiché il bilancio gli è stato ridotto proprio sotto il naso. L’incontro ad Astana, in Kazakistan, appare più produttivo di qualsiasi cosa precedente. Ci sono diversi motivi per cui la conferenza offre promettenti futuri sviluppi.
La prima ragione è che la Turchia, probabilmente il più ardente sostenitore dei terroristi, è ora distratta dall’ossessione sul revanscismo curdo, compiendo una svolta completa nella politica verso Damasco. Il disincanto della Turchia sul sostegno statunitense al PKK nella guerra per racimolare il diritto di vantarsi della liberazione di Raqqa, ha reso il fanatico della fratellanza musulmana Erdoghan, il più strano dei compari. In questo caso, Damasco e Ankara sono dalla stessa parte. Erdoghan non può che mutare politica verso Damasco per poter contrastare il nazionalismo curdo senza violare ostentatamente il diritto internazionale colpendo la sovranità siriana. Ha bisogno del supporto tacito del Dottor Assad. Nel tentativo di placare i sentimenti feriti dei turchi, il generale “Mad Dog” Mattis ha assicurato agli omologhi turchi che le armi avanzate fornite ai combattenti curdi per sconfiggere lo SIIL saranno restituite agli Stati Uniti una volta raggiunti gli obiettivi della “coalizione”. Questo mi ha fatto ribaltare, perché si pretende che le forze democratiche siriane (che sono tutto tranne che “democratiche”) sarebbero disposte a soffrire e morire per gli obiettivi statunitensi disinteressatamente e senza pretese.
La seconda ragione è la completa demoralizzazione dell'”opposizione esiliata” e dei “gruppi terroristici regionali” usati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. L’opposizione esiliata s’è rivelata un club di avvoltoi d’albergo, poltroni e criminali falliti. Troppo vecchi per combattere o troppo borghesi per finire in una trincea con degli “intoccabili”, o come Ghassan Hitto, pervicaci scansafatiche, che non hanno portato nulla sul tavolo saudita e qatariota. È ben noto che la maggior parte dei nomi esibiti negli ultimi 5 anni è scomparsa dalla scena, finite le carte di credito, chiuse dai loro sponsor. Sanno di aver perso. Molti occupano le osterie dei villaggi turchi. Ancora più interessante è il destino dei “gruppi terroristici regionali”. Con Trump, l’ELS, sotto qualunque forma, si suppone venga allevato per essere usato contro lo SIIL ed (eventualmente) il governo siriano, per creare uno Stato rudimentale per bloccare il famoso gasdotto, per non parlare della suddetta via Baghdad-Damasco che sarà utilizzata dall’Iran per rifornire Hezbollah ed assistere l’Esercito arabo siriano per devastare lo Stato-colono sionista. Crederci o no, i terroristi siriani addestrati ad al-Tanaf si immaginano la forze di sicurezza necessaria al nuovo Stato. I piani statunitensi devono dare alla nuova entità sunnita al confine iracheno la capacità di controllare città e villaggi, con gli aeromobili statunitensi pronti a colpire qualsiasi minaccia alla sua sopravvivenza. Qui è dove Sharmine ha sbagliato, presumendo che gli Stati Uniti addestrassero tali rifugiati siriani ad al-Tanaf per combattere lo SIIL quando, come ha detto correttamente, non c’erano terroristi dello SIIL in giro. Questo potrebbe essere un argomento che stupirebbe i portavoce del Pentagono, di certo. Tuttavia, i portavoce non avrebbero mai potuto rivelare il vero motivo per cui tale forza è stata rappattumata, ossia formare le infrastrutture della sicurezza per un nuovo mini-Stato. Sono lieto d’informare i miei lettori che il comandante delle forze irachene “Hashd”, collegatesi con l’EAS ed alleati al confine siriano-iracheno, Abu Mahdi al-Muhandis, ha dichiarato a Baghdad che ad alcun piano sarà permesso di avere successo. Speriamo che significhi ciò che dice, dopo tutto parla per conto dell’Iran. Va notato che è stato diretto.
La terza ragione per cui i colloqui di Astana potranno avere successo è il fatto che la Russia ha chiarito che alcun attacco statunitense sulle postazioni dell’Esercito arabo siriano sarà tollerato questa volta. L’opposizione sa ora che la Russia andrà avanti e che è disposta a portare il mondo sulla soglia della Terza guerra mondiale per proteggere i propri interessi in Siria. Questi interessi, va ricordato, includono durata, sopravvivenza e sviluppo del governo Assad. Se l’opposizione raccoglie scarsa attenzione al Cremlino, è chiaramente perché non conosce la storia, in particolare dei popoli russi. La determinazione del Cremlino nel vedere prevalere la propria politica in Siria era il tema dominante le discussioni coi terroristi a Ginevra e Astana. C’è un rinoceronte bianco nel salotto; L’irriducibile Grizzly Siberiano ha la spina dorsale arcuata e le zanne spalancate per proteggere i cuccioli.
La quarta ragione dovrebbe essere abbastanza evidente, ora che gli arabi del Golfo Persico sono coinvolti in un ginepraio inter-tribale sul sostegno finanziario al terrorismo da parte del Qatar, e gli insulti vergognosi ai regimi della Penisola dall’organo propagandistico sempre inesatto e fazioso al-Jazeera, dall’aperto sostegno alla Fratellanza musulmana. Alcuni di voi ridono quando sente che i sauditi accusano davvero il Qatar di sponsorizzare il terrorismo, quando è noto che i sauditi senza dubbio sono lo sponsor unico e generoso del terrorismo nel mondo. Il fatto stesso che l’Arabia Saudita ora ostracizzi il Qatar per aver finanziato i terroristi non è un buon augurio per chi dalla Siria aspetta ansiosamente le mensilità. In altre parole, gente, la mucca del denaro della Siria destabilizzata è nel mattatoio dove a nessuno importa nulla.
La quinta ragione è la dichiarata politica del governo iracheno di coordinarsi con Damasco. L’Iran è qui il vincitore. Quando George W. Bush fece il passo in Iraq con le dichiarazioni sulle armi di distruzione di massa nascoste da Sadam nei camion, confermate da un noto bugiardo internazionale, il Cacciaballe; gli Stati Uniti consegnarono l’Iraq sciita a Teheran. Quando l’imbecille Paul Bremer (alto commissario per l’Iraq) smantellò l’esercito iracheno creando così il nucleo dello SIIL, praticamente si è assicurato il posto d’onore tra i tanti sapientoni falliti adorati da quelle pagine satiriche e barzellette di cui l’umorismo occidentale e orientale viene inondato. L’Iraq è al centro della Mezzaluna Fatimide, la cui affermazione gli anglo-statunitensi tentano di bloccare disperatamente. Non ci riusciranno.
La sesta ragione per cui i colloqui di Astana potrebbero portare la luce alla fine del tunnel è il fatto che il presidente siriano sembra disposto a perdonare e dimenticare. Nonostante la distruzione del Paese per mano dei demoniaci fanatici usciti dai bassifondi della società; il loro abbraccio con cannibali e selvaggi stranieri; la loro collusione con il sionismo; la loro ostilità ai siriani fedeli alla bandiera e al Paese; la loro crudeltà verso cristiani, drusi, alawiti, ismailiti ed armeni, nonostante tutto questo, il Dottor Assad ha lasciato la porta aperta per far tornare i nemici in una Siria tranquilla e prospera. Se alcuni credevano di non tornare mai a rivedere i pascoli della loro Siria, le sue montagne e coste ospitali e le sue vaste terre agricole, viene smentito dal programma di amnistia giudizialmente applicato, che non solo riabilita decine di migliaia di cittadini a una vita normale, ma cosa più importante, permette quanto mai all’esercito di proiettarsi su più fronti.
La settima ragione è che l’opposizione è ora convinta di non aver conquistato il cittadino medio siriano, sunnita, sciita, cristiano, druso, ismailita o alawita. La sua rivoluzione non era altro che nichilismo e la religione che propagandava nient’altro che una congrega occulta di psicopatici, pedofili e deviati che cercava di evocare i propri demoni. Il popolo siriano ha a che fare con il diavolo sionista. Non ha tempo per i diavoli creati dalla feccia della propria società.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora