Libia, gli alleati dell’Italia compiono una strage

Alessandro Lattanzio, 21/5/2017

Mentre questo Sito viene aggredito e insultato da fogne mediatiche come Huffington Post e Vice, che propagandano l’accoglienza a 90 gradi verso i profughi creati dalle guerre celebrate, invocate e salutate dai su medesimi siti di disinformazione imperialista (Left, Vice, Huffington Post e altra spazzatura), in Libia, il 18 maggio, bande armate composte dai miliziani armati dal governo Renzi-Gentiloni e dai terroristi di al-Qaida, che diverse ONG italiane definiscono ‘umanitari numero uno‘, uccidevano, decapitavano e bruciavano vive 150 persone nell’aeroporto libico di Baraq al-Shati. Ovvio il sonoro silenzio del sistema merdiatico italiano. SitoAurora è l’unico sito a riferire in Italia di questo massacro commesso dagli alleati dei servizi segreti italiani e della Farnesina in Libia, ovvero al-Qaida e la fratellanza mussulmana turcofila di Misurata, dove l’esercito italiano ha posto la propria base operativa libica.
Il 17 marzo, la sede di Saraj presso la base navale di Abu Sita, veniva attaccata da sconosciuti, mentre a Misurata i seguaci di Salah Badhi e Qalifa Gwal attaccavano la TV e la radio locale, venendo respinti. Contemporaneamente Saraj era Roma per discutere con il Gruppo di Contatto per il Mediterraneo Centrale che riunisce UE, Alto Commissariato ONU per i Rifugiati e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (organismo logistico dei mercenari islamisti). Saraj chiedeva all’Italia l’invio in Libia di 20 motovedette, 4 elicotteri, 24 imbarcazioni, 10 autoambulanze, 30 autoveicoli blindati e telefoni satellitari. Il 30 marzo, a Roma rappresentanti delle tribù Tabu e Ulad Sulayman di Sabha firmavano un accordo di riconciliazione, con cui il governo italiano avrebbe pagato gli indennizzi alle vittime della faida tribale. L’Italia, tramite la comunità di sant’Egidio, interveniva perché interessata a controllare l’aeroporto Taminhint di Sabha. Ma già il leader tribale dei Tabu, Adam Dazi, affermava che i capitribù non avevano idea di che accordo si trattasse. Già nel novembre 2015 il Qatar mediò un simile accordo di riconciliazione, poi violato nel novembre 2016.
La Libyan Cement Company (LCC), è uno dei più grandi cementifici della Libia, con tre stabilimenti a Bengasi, al-Huari e Derna, assumeva gli specialisti della società russa RSB-Group per sminare il cementificio di Bengasi, avviato il 22 agosto 2016. Il cemento è necessario per ripristinare le infrastrutture distrutte dai terroristi. Finora veniva importato dalla Tunisia. Nell’aprile 2016 l’Esercito nazionale della Libia eliminò i terroristi dalla zona degli impianti industriali del cementificio. I genieri dell’esercito libico non poterono completare la bonifica per mancanza di attrezzature, a causa delle sanzioni imposte dai Paesi occidentali contro Tobruq. Inoltre, diversi genieri libici morirono nelle operazioni di sminamento. Inizialmente i libici si rivolsero a una società inglese, che volle 50 dollari per metro quadro, quindi si rivolsero agli specialisti russi del RSB-Group, che bonificarono 750000 mq di superficie per 15 dollari a metro quadro. Il RSB-Group opera in Egitto, Colombia e Cina, oltre che Libia. La LCC è di proprietà della Libya Holdings Group (LHG) di Tripoli e di 15 investitori di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Il 5 aprile, l’Esercito nazionale libico (LNA) avviava le operazioni per liberare la base di Tamanhant, presso Sabha, mentre il GNA di Tripoli condannava l’azione e ordinava alle sue forze di respingere l’attacco del LNA. A marzo, 16 militari feriti venivano inviati in Italia per cure mediche. Il 12 aprile Fayaz al-Saraj dichiarava che “Purtroppo l’Europa non ci ha aiutato, ma ha fatto solo vuote promesse. Abbiamo bisogno urgente di aiuti seri per proteggere e controllare le coste. Inoltre, la comunità internazionale deve fare di più per contribuire a stabilizzare il Paese”. Intanto, numerosi terroristi dello Stato islamico provenienti dalla Libia venivano curati in cliniche in Europa almeno dal 2015; “Elementi dello SIIL coinvolti nell’espatrio di feriti libici usano questa strategia per uscire dalla Libia con falsi passaporti“, secondo un documento dell’intelligence italiana. Il piano era incentrato su un progetto occidentale per riabilitare i feriti, il Centro per il sostegno dei libici feriti, gestito “in modo dubbio e ambiguo” sotto la supervisione dal governo di al-Saraj a Tripoli. Secondo il documento, gli infiltrati dello SIIL utilizzavano falsi passaporti forniti da una rete criminale e inoltre, all’inizio del 2016, lo SIIL occupando Sirte poté accedere a 2000 passaporti in bianco. “Dal 15 dicembre 2015, un numero ignoto di combattenti feriti dello Stato islamico in Libia è espatriato verso un ospedale d’Istanbul per cure mediche“. Da lì, i terroristi venivano inviati in altri ospedali turchi, provenendo soprattutto da Misurata, Sirte e Bengasi. “Misurata è la sede di tale contrabbando dalla Libia verso l’Europa. Ed è anche il luogo dove si svolge il mercato dei passaporti falsi, quando a costoro è necessaria una falsa identità per nascondersi“. I principali Paesi che accolgono i terroristi feriti, secondo il documento dello spionaggio italiano, sono Turchia, Romania, Bosnia, Francia, Germania e Svizzera. Il medico Rodolfo Bucci confermava al Guardian di esser stato contattato da un individuo appartenente alla rete del contrabbando. “Sono stato contattato da alcuni uomini per coordinare queste cure mediche perché sono uno specialista nella terapia del trattamento del dolore. Ma poi non so cosa sia successo. Non so se il programma fu interrotto“. Il documento dell’intelligence italiano descrive la posizione del governo al-Saraj come “altamente ambivalente” perché, anche se non finanzia l’assistenza medica ai terroristi dello SIIL, “ufficialmente permette l’espatrio di elementi del MSTB (Majlis Shura Thuwar Benghazi), una milizia jihadista collegata allo SIIL”. Secondo il rapporto dell’intelligence italiana, i documenti preparati dagli ospedali che organizzano l’espatrio dei libici feriti recano pochi dettagli sulle ferite, o ne sono totalmente privi.
Il 2 maggio 2017, ad Abu Dhabi s’incontravano il premier-fantoccio al-Saraj ed il Generale Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico della Camera dei Rappresentanti di Tobruq, per discutere su quali organizzazioni andassero definite terroristiche, sullo scioglimento delle milizie, sul rifiuto dell’accordo sui migranti con l’Italia, sull’eliminazione dell’Art.8 del Libyan Political Agreement di Shqirat, che garantiva al Presidente del Consiglio Presidenziale ampi poteri su Forze Armate ed intelligence. Inoltre al-Saraj e Haftar convenivano nel formare un comando militare congiunto, con a capo Haftar, e ad unire le istituzioni statali. Gli Emirati Arabi Uniti inoltre dispiegavano velivoli da combattimento a sostegno del Generale Qalifa Haftar, nella Libia orientale, sulla base aerea al-Qadim. In Libia la produzione di petrolio superava il picco dell’ottobre 2014, arrivando a 780000 barili al giorno; grazie anche all’esenzione dai tagli della produzione nell’OPEC. Il maggiore giacimento petrolifero della Libia, Sharara, pompava circa 225000 barili al giorno, che arrivavano alla raffineria di Zawiyah. Anche al-Fil, o giacimento Elefante, nella Libia occidentale, veniva riavviato ad aprile dopo un’interruzione di due anni. Sharara, che ha una capacità di 330000 barili al giorno, è gestita da una joint venture tra Lybia National Oil Corp., Repsol SA, Total SA, OMV AG e Statoil ASA, mentre al-Fil è gestito da una joint venture tra NOC ed ENI, e può pompare fino a 90000 barili al giorno destinati all’impianto di Malitah. Il 18 maggio, il ministero degli Esteri del governo fantoccio di al-Saraj licenziava 12 ambasciatori, 10 dirigenti aziendali e 4 consoli generali. Ciò avveniva il giorno dopo che il ministro degli Esteri di al-Saraj, Muhamad Syala, licenziava l’alleato di Qalifa Haftar e ambasciatore in Arabia Saudita Abdulbasit al-Badri. Gli ambasciatori rimossi erano quelli in Canada, Etiopia, Grecia, Ungheria, Paesi Bassi, Panama, Qatar, Serbia, Slovacchia, Sudan, Vaticano e Regno Unito, i consoli generali quelli di Alessandria, Dubai, Istanbul e Milano. Venivano richiamati in patria gli addetti commerciali in Australia, Belgio, Croazia, Cipro, Costa d’Avorio, Nicaragua, Oman, Pakistan, Sierra Leone e Sri Lanka.Il 18 maggio, 141 persone venivano uccise nell’attacco perpetrato dalle milizie del GNA contro la base aerea di Baraq al-Shati, dove le forze islamiste uccisero sommariamente decine di soldati disarmati. “I soldati tornavano da una sfilata militare, non erano armati, la maggior parte di essi fu uccisa”. Il portavoce dell’Esercito nazionale libico, Colonnello Ahmad Mismari, annunciava che gli attacchi aerei di risposta erano iniziati dalla base aerea di Jufra contro i terroristi, e che “non ci sarebbe stato un cessate il fuoco”. L’attacco terroristico era stato guidato da Ahmad Abduljalil al-Hasnawi e da Jamal al-Trayqi del 13.mo battaglione di Misurata (fazione islamista armata ed informata direttamente dall’Esercito italiano) con l’appoggio della 201.ma brigata e delle brigate di difesa di Bengasi. La base era difesa dal 10.mo Battaglione del LNA, che perse 17 uomini, oltre a subire 11 dispersi, e dal 12.mo Battaglione, che perse 86 uomini. Gran parte del 12.mo Battaglione si trovava invece a Tuqra, per le celebrazioni dell’operazione Qaramah. Inoltre, anche 7 piloti civili furono uccisi. Uno dei testimoni aveva dichiarato che le vittime non furono uccise in combattimento ma erano state allineate e giustiziate. Il sindaco di Baraq al-Shati riferiva che almeno 5 soldati furono decapitati. Un altro testimone affermava, “Hanno ucciso tutti nella base: soldati, cuochi, addetti alle pulizie“, molti con un colpo alla testa. Alcuni erano cadetti appena laureatisi ufficiali durante la cerimonia del LNA per celebrare il terzo anniversario dell’operazione Qaramah. Le forze che difendevano la base, guidate dal generale Muhamad bin Nayal, erano riuscite parzialmente a ritirarsi, grazie ad informazioni sull’attacco imminente. Il Comando Generale del LNA dichiarava che la risposta sarà “dura e forte”, parlando apertamente di vendetta, “I responsabili saranno schiacciati”. Il governo di Tobruq accusava apertamente del massacro il Consiglio di Presidenza di al-Saraj e il suo ministro della Difesa, oltre che di aver violato la tregua concordata ad Abu Dhabi. I membri del Congresso di Tobruq chiedevano il licenziamento del ministro della Difesa di al-Saraj, Mahdi al-Barghathi, e di processarlo per il massacro, mentre Ali Gatrani, componente del Congresso di Tobruq, accusava del massacro anche il capo dei fratelli musulmani libici Sadiq al-Ghariani, potente alleato dell’Italia. I burattinai di Saraj, l’inviato speciale dell’ONU Martin Kobler e l’ambasciatore inglese Peter Millett, chiedevano all’esercito libico di non reagire all’aggressione, indicando la mano del mandante della strage. Il fantoccio della Farnesina, Fayaz al-Saraj, sospendeva ‘per 15 giorni’ il suo ministro della Difesa, l’islamista filo-turco Mahdi al-Barghathi. Inoltre, Saraj riconosceva che Jamal al-Trayqi, a capo del 13.ma battaglione (con cui l’esercito italiano collabora) era responsabile dell’attacco a Baraq al-Shati. Le brigate di difesa di Bengasi, coinvolte nel massacro, hanno stretti legami con Barghathi e la fratellanza mussulmana filo-turca di Misurata.
Quindi, l’Esercito nazionale libico (LNA) dichiarava che al-Qaida e le milizie del governo del fantoccio italiano al-Saraj avevano attaccato la base aerea di Baraq al-Shati, decapitando decine di soldati libici. La maggior parte degli aggressori erano stranieri. Muhamad Lifrays, portavoce del 12.mo Battaglione del LNA, che aveva subito l’assalto, dichiarava, “Siamo convinti che combattevamo al-Qaida“. Diversi soldati erano stati decapitati o bruciati vivi. La maggior parte dei soldati era stata uccisa con colpi alla testa o sgozzati. Almeno 15 civili furono uccisi dai terroristi. Il comandante delle Forze Speciali Sayqa, Mahmud Warfali, affermava “L’LNA libererà la base aerea“, mentre 112.mo, 117.mo e 173.mo Battaglione libici si avvicinavano a Baraq al-Shati. L’Egitto condannava tale “attacco terroristico brutale“, e il Ministero degli Esteri di Cairo esprimeva “solidarietà al popolo libico e all’Esercito libico nazionale, chiedendo di occuparsi seriamente dei responsabili dell’azione terroristica“, aggiungendo che la politica libica non dev’essere soggetta a gruppi criminali che si fanno strada con il terrorismo o collaborando con le organizzazioni terroristiche finanziate da Paesi esteri. Anche il portavoce del Ministero degli Esteri dell’Algeria condannava l’attacco, “Condanniamo fermamente questi attacchi e notiamo che per diversi anni abbiamo costantemente incoraggiato i partiti libici a sostenere il dialogo e la riconciliazione nazionale per risolvere la crisi“. Nel frattempo, gli ambasciatori della Libia in Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti (si noti l’assenza di quello in Italia) condannavano tale crimine, “condanniamo i tentativi di cambiare la situazione in Libia con la forza, che pregiudicano il dialogo politico e prolungano le sofferenze del popolo libico”.

Il capo di Stato Maggiore italiano generale Graziano a Misurata, base delle milizie islamiste filo-turche.

Fonti:
el-Temif
FNA
FNA
FNA
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Moon of Alabama
RID
RID
Reuters
SCF
Tekmor Monitor
The Guardian

Siria: Le ragioni dell’isteria saudita-statunitense

Nasser Kandil e Mouna Alno-Nakhal, Mondialisation, 18 maggio 2017Secondo Nasser Kandil
Le ultime campagne diplomatiche e mediatiche lanciate da Washington e Riyadh contro lo Stato siriano non possono essere spiegate solo come reazione a uno schiaffo doloroso ma innominabile. In effetti, quando lo Stato siriano riprende i bastioni di al-Nusra in diversi quartieri di Damasco, Stati Uniti ed Arabia Saudita l’accusano di condurre un “cambiamento demografico”, non potendo continuare a sostenere apertamente le organizzazioni terroristiche. E quando l’Esercito arabo siriano in pochi giorni scaccia lo SIIL da un “area sensibile” nel deserto siriano di 80 km di larghezza per 100 di profondità, scelta dagli statunitensi quale futuro santuario dello SIIL sulla linea strategica di collegamento tra Siria, Iran e Resistenza libanese, Stati Uniti e Arabia Saudita s’inventano ogni falsa accusa per demolire il morale del popolo siriano, sostenere i terroristi, fare pressione sul governo della Siria e l’alleato russo; ancora una volta, incapaci di continuare a sostenere apertamente le organizzazioni terroristiche. Così appare l’improvviso ciò che sembrava un dossier statunitense che accusava le autorità siriane di nascondere il massacro in un crematorio nella prigione di Sadnaya a nord di Damasco [1], immediatamente trasmesso alle Nazioni Unite: “15 maggio, il capo per il Medio Oriente del dipartimento di Stato Stuart Jones presentava le foto satellitari del carcere dicendo che il regime del Presidente Bashar al-Assad ha distrutto i resti di migliaia prigionieri assassinati negli ultimi anni. Poi chiese di “porre fine a tali atrocità”. Tali foto “declassificate” dal governo degli Stati Uniti erano datate aprile 2017, aprile 2016, gennaio 2015 e agosto 2013, mostrando edifici, uno dei quali sottotitolato “prigione principale” e l’altro “probabile crematorio”. Su una delle immagini vi era la leggenda “fanghiglia su una parte del tetto” che attesterebbe, secondo gli Stati Uniti, l’esistenza di un forno crematorio installato dal regime siriano”!!!
Le convulse accuse del ministro degli alloggi israeliano ed ex-generale dell’esercito, Yoav Galant, chiedono apertamente l’assassinio del Presidente siriano Bashar al-Assad [2]: “Penso che attraversiamo la linea rossa. Secondo me è giunto il momento di assassinare Assad. E’ così semplice...” Al momento, Washington afferma che la cooperazione con la Russia non va bene, soprattutto sulla questione fondamentale delle cosiddette “zone di de-escalation” in Siria definita da Astana 4, mentre le incursioni statunitensi uccidono civili siriani ad Hasaqah e al-Buqamal [3] con il pretesto della lotta contro lo SIIL, che si affrettava ad attaccare l’aeroporto di Dayr al-Zur, controllato dall’Esercito arabo siriano, proprio come successe la scorsa estate dopo gli attacchi degli Stati Uniti sul Jabal al-Thardah. Ed ora, altrettanto improvvisamente, il capo del Kurdistan iracheno minaccia l’iracheno Hashd al-Shabi se continua l’avanzata verso il confine siriano, e la cosiddetta opposizione siriana minacciava di lasciare i negoziati di Ginevra 6 (ripresi il 16 maggio), mentre le fazioni armate impegnate nel processo di Astana annunciavano l’adesione all'”operazione fronte meridionale” voluta principalmente da statunitensi, inglesi e giordani, ancora col pretesto della lotta della cosiddetta coalizione anti-SIIL, ma il cui vero obiettivo è, ovviamente, raggiungere il confine iracheno-siriano ad al-Tanaf, all’incrocio dei confini giordano-siriano-iracheno. Un’operazione considerata “ostile” dalla Siria e contro cui non si limita a mettere in guardia la Giordania per voce del Ministro degli Esteri, Walid al-Mualam [4], ma prepara la corsa verso il confine con l’Iraq, ancor prima di avviarla. Da qui le campagne di isteria e diffamatorie spiegate dai rapidi e inaspettati progressi dell’Esercito arabo siriano verso Dayr al-Zur e il confine iracheno, parallelamente ai progressi iracheni dell’Hash al-Shabi al confine con la Siria, minacciando i piani degli statunitensi-sionisti che sanno perfettamente che questa è una causa e una strategia comune, coordinata con Iran e Russia per impedirgli di controllare il confine siriano-iracheno, divenuta la madre di tutte le battaglie della guerra alla Siria. Controllarlo significa impedire a Iran e Cina di accedere al Mediterraneo, contenendo oleodotto iracheno e gasdotto iraniano nella stessa direzione, controllando la linea di rifornimento strategica dall’Iran alla Siria e alle forze della Resistenza; obiettivi che motivarono l’invasione dell’Iraq e, dopo il fallimento, la guerra alla Siria. Una seconda sconfitta che motiva il tentativo di controllare la regione tra il Tigri e l’Eufrate. Un terza sconfitta inflitta dalla resistenza dell’Esercito arabo siriano ad Hasaqah e Dayr al-Zur e dall’avanzata dell’Hashd al-Shabi a Tal-Afar in Iraq, motivando l’ultimo piano statunitense per controllare il confine siriano-iracheno. Se il piano fallisce, la guerra alla Siria non avrà più senso strategico. Piuttosto, sarà necessario gestire un’alleanza tattica e risorse per raggiungere un accordo parziale tra le forze belligeranti; gli statunitensi sono particolarmente interessati al sud del Paese e alla sicurezza d’Israele garantita dalla Russia o dall’accelerazione del processo di risoluzione della causa palestinese in Israele. Tuttavia, quando gli statunitensi mobilitano tutti i loro alleati gettando il loro peso e le loro minacce, vuol dire che la guerra è tutt’altro che finita con molte opportunità di rimescolare le carte; in particolare attraverso Turchia, Israele, curdi iracheni o bloccando i colloqui di Ginevra. Un blocco atteso da molti osservatori viste le differenze tra USA e Russia, la riluttanza turca a separarsi da Jabhat al-Nusra e la volontà aggressiva degli statunitensi, spiegando il motivo per cui l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, declinava su priorità, o almeno pari importanza, nel “paniere” della lotta al terrorismo per concentrarsi sulle discussioni sulla futura Costituzione siriana. Trascurarlo fu deciso nei colloqui a Ginevra 5, che invocava la formazione di un comitato di esperti costituzionali del governo, dell’opposizione e delle Nazioni Unite, senza che ciò si nelle prerogative delle Nazioni Unite, essendo la Costituzione siriana questione solo del popolo siriano, come indicato nella risoluzione 2254/2015.Secondo fonti ben informate, l’influenza statunitense sui colloqui di Ginevra 6 riflette, in parte, la mobilitazione per la “guerra al confine siriano-iracheno” proposta da Erdogan nella visita a Donald Trump [5]. Una proposta per affidare ai peshmerga curdi in Iraq, guidati da Masud al-Barzani, la missione di dominare le aree controllate dai curdi in Siria e le regioni al confine siriano-iracheno, implicitamente per pulire le aree di Sinjar e Qamishli dalla presenza del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) in cambio del sostegno turco nella battaglia di Raqqa. Infine, chi controllerà i confini siriano-iracheni vincerà la partita. Ciò che è certo è che una delle più importanti guerre del Medio Oriente entra nella fase più pericolosa.Traduzione e sintesi di Mouna Alno-Nakhal dell’ultima nota di Nasser Kandil: politico libanese, ex-vicedirettore di Top News Nasser-Kandil e redattore del quotidiano libanese “al-Bina“.

Fonti:
Top News
Top News
Top News
al-Bina
Top News

Note:
[1] Siria: Gli Stati Uniti hanno accusato il regime di Assad di usare un “crematorio” per nascondere “omicidi di massa”
[2] “Il tempo è venuto” per uccidere Bashar al-Assad (ministro israeliano)
[3] La “Coalizione degli USA” uccide più di 31 persone nel massacro di al-Buqamal e Dayr al-Zur
[4] Forze statunitensi, inglesi e giordane al confine giordano-siriano. Anche l’Esercito arabo siriano si avvicina
[5] Trump assicura ad Erdogan l’appoggio degli USA contro il PKK curdoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La verità sulle “zone di de-escalation”

Ziad al-Fadil, Syrian PerspectiveSauditi e qatarioti, due dei più simpatici ayrabi della penisola, che hanno sprecato miliardi di dollari per finanziare il terrorismo in Iraq e Siria, sono in una fase critica. La guerra fu scatenata dalla rabbia per il rifiuto del Presidente Bashar al-Assad a concedere al Qatar il diritto di estendere il gasdotto dall’Arabia Saudita alle coste siriane, mentre d’altro canto concluse un accordo per consentire all’Iran di costruire un gasdotto simile dall’Iraq al litorale siriano. I sauditi lo considerarono un altro complotto cripto-sciita per minare l’egemonia sunnita nel Mashriq. Non avendo nulla cominciarono a coordinarsi con l’ex-ambasciatore statunitense (e in disgrazia) in Siria, Robert Ford, per scatenare l’insurrezione contro Assad e il Partito Baath usando sabotatori sul posto la cui formazione risaliva al 2007. Le complessità nell’avviare tale ribellione non interessa qui, ne abbiamo parlato molto nei post precedenti. Abbiamo raggiunto un nuovo e fondamentale punto nell’evoluzione della guerra che richiede un’analisi. Ad Astana IV, i Paesi sponsor, Russia, Iran e Turchia, hanno firmato un memorandum che garantisce la creazione di “zone di de-escalation”. Ho già detto tre giorni prima che il termine “de-escalation” è tollerabilmente simile a “non-fly”. Fu scelto in modo che questo autore non ne sia offeso. Comunque, sembra che gli oppositori abbiano finalmente ottenuto ciò che volevano, un’area in cui l’Aeronautica siriana non possa bombardarli. Ma non è così. Le parti dell’accordo reale, non i garanti, sono governo centrale siriano, NACOSROF (coalizione nazionale delle forze della rivoluzione e dell’opposizione siriane), Jaysh al-Islam (Arabia Saudita) e partiti legali d’opposizione. NACOSROF è una curiosità, poiché non ha influenza sul terreno e deve affidarsi all’ombra di Arabia Saudita e Qatar per partecipare al processo. E’ impossibile comprendere il carattere dell’opposizione senza badare alla presenza degli scimmioni ayrabi.
Le parti che negoziavano la cessazione delle ostilità erano i garanti. Solo la Turchia, tra i tre, si opponeva al governo del Dottor Assad e della sua amministrazione. Ma i turchi si affliggevano persuadendosi a nuotare nella corrente, venendo esclusi da ogni possibilità di aderire all’UE, come suggerito apertamente dal ministro degli Esteri belga. Comunque, il recente auspicio di Erdoghan nel referendum costituzionale, di scacciare oltre 200000 cittadini dai loro posti di lavoro, le persistenti chiacchiere sulla libertà di parola da parata nel Paese, hanno raffreddato gli europei sull’adesione della Turchia all’UE. Sarebbe uno sgradito premio di consolazione per l’addio del Regno Unito l’adesione di un’autentica tirannia come quella della Turchia. In tale contesto, Ankara parlava di Turchia con russi e iraniani. E ad ulteriore impulso alle pretese di Erdoghan, le elezioni in Francia avrebbero annunciato la Frexit se Marine Le Pen entrava all’Eliseo o, almeno, avesse avuto voti sufficienti per darvi inaudita credibilità. Erdoghan è stato convinto da Iran e Russia ad accettare il governo del Dottor Assad, anche se ottenesse un altro mandato con elezioni democratiche. Con l’Europa che si scrolla le spalle, il sultano Erdoghan non aveva altra scelta che guardare ad Oriente. Erdoghan ha altri problemi con l’occidente. Gli statunitensi insistono ad abbracciare i combattenti curdi per dare a Trump l’ultimo accredito, la liberazione di al-Raqqa, l’ultima base dello SIIL in Siria. È proprio questo argomento che Trump ha avanzato nella conversazione telefonica con Putin. Putin sapeva che Trump e la sua corte di zucconi a Washington pensano d’espellere lo SIIL da questa città, così vicina ad una delle fonti energetiche più importanti della Siria, la diga di Tabaqa. Secondo la mia fonte a Washington DC, il complotto neo-con era usare la vittoria a Raqqa per migliorare la posizione dei combattenti curdi, permettendogli di dichiarare il loro Stato-fantoccio per bloccare l’estensione del gasdotto iraniano. Ma poiché i neo-con in genere non conoscono il Medio Oriente, non capiscono semplicemente che i curdi non possono e non offenderanno l’Iran. Con la Turchia che colpisce da nord, l’ultima cosa che i curdi hanno bisogno è un Iran angosciato e un Iraq dipendente da Teheran. È solo una situazione perdente per Stati Uniti e curdi. Ma qui si sente l’odore pungente dei soldi sauditi. Il Qatar verserà miliardi per estendere il suo gasdotto nella Siria orientale controllata dai curdi fino a Turchia ed Europa. Così, quando Putin discuteva il ruolo degli Stati Uniti ad Astana, conosceva gli stratagemmi dei neo-con, che ha usato abilmente per convincere Trump ad inviare un suo diplomatico nella capitale kazaka ed accettare la creazione di “zone di de-escalation”. Trump accettava la condizione per cui a tutte le forze aeree è proibito sorvolare queste zone, anche se non è ancora chiaro se Trump aderirà all’accordo. La Russia ha insistito a che alcun aereo sorvoli queste zone. Ma anche i ratti sionisti hanno dichiarato la loro non adesione a tali restrizioni, una posizione che eventualmente lenirebbe i sentimenti dei duri statunitensi potendo utilizzare gli aeromobili sionisti per raggiungere i loro obiettivi in Siria. In cambio dell’accordo statunitense alla creazione di queste zone, Putin ha promesso a Trump che Russia e Siria non interferiranno nelle manovre statunitensi presso Raqqa sapendo che il piano statunitense fallirà.Putin tende la trappola
I russi non credono che esista una soluzione politica alla guerra siriana. Forse all’inizio, ma gli eventi successivi gli hanno fatto abbandonare tali fantasie. La realizzazione che i gruppi terroristici più potenti non accettano una soluzione negoziata portava al nuovo stratagemma di Putin basato su diversi fattori: primo, Trump sembra sincero nel frantumare lo SIIL. A differenza di Obama, la cui mente criminale era volta a rovesciare il Dottor Assad, Trump sembra ambiguo verso il bravo medico di Damasco. I neo-con possono sempre lamentarsi quanto vogliono su Assad dittatore impegnato a cancellare l’oscenità sionista, ma Trump sembra più incline ad accettare queste figure; ne testimonia l’ammirazione per Putin, Le Pen, Duterte. Quindi, Putin ha sfruttato l’impressione di Trump di uomo con cui poter accordarsi. Trump e Putin sono d’accordo nel trovare un modo per distinguere i terroristi buoni dai terroristi cattivi. Questo è un vecchio pensiero inquietante per Arabia Saudita, entità sionista e Qatar che non si preoccupano di tali distinzioni. Ma Putin pensa che se convince gli statunitensi ad agire razionalmente e ad aiutare i cannibali buoni a spazzare via quelli malvagi, avanzeranno notevolmente nella lotta per impedire alla Russia nuove avventure estere. Putin ritiene che una volta che SIIL, Hayat Tahrir al-Sham e al-Qaida/al-Nusra saranno sradicati, sarà questione di tempo prima che gli altri gruppi siano sterminati, come Jaysh al-Islam, Faylaq al-Rahman, Fronte meridionale dell’ELS e altri. Ma Putin sa anche che il presidente statunitense è mercuriale, debole e facile da persuadere. Passa da incontrare gli avvoltoi sauditi di Riyadh, le creature sioniste di Tel Aviv e forse gli egiziani a Cairo. E sarà inondato da argomenti secondo cui al-Qaida/al-Nusra è indispensabile agli interessi statunitensi. I sionisti lo metteranno a parte e gli riveleranno perché il gasdotto del Qatar sia nell’interesse degli USA, cioè: l’influenza statunitense in Europa diminuirà radicalmente se l’Europa comincerà ad affidarsi al carburante russo e iraniano. Trump è un imbecille politico incapace di pensare da solo. Forse cadrebbe in tali argomentazioni rimangiandosi le promesse a Putin. Ma non credo che lo farà. Trump potrebbe essere sul punto di rendersi conto che gli Stati Uniti hanno sostenuto al-Qaida negli ultimi 5 anni, la stessa al-Qaida che ha abbattuto le sue Torri Gemelle l’11 settembre, nella città in cui è nato. Penso che resisterà a qualsiasi sforzo per influenzarlo a continuare l’eredità di Obama fatta di omicidi e oltraggi. E crediamo che si stupirà nel sapere che il suo amato Stato-ghetto sionista sostiene apertamente al-Qaida sulle alture del Golan e nella Siria meridionale. Vediamo come va. Non sono ancora sicuro che questo presidente abbia abbastanza sostanza per delle scelte politiche significative.
Putin insieme al Dottor Assad e agli alleati iraniani ha sistematicamente ripulito le aree della Siria occidentale, con i negoziati o la forza, spedendo i rimanenti terroristi nella provincia di Idlib dove si concentrano. Adesso il borgo di Damasco di Barza è stato ripulito come Madhaya, Buqin, al-Zabadani un mese prima. Dall’avvio di questo programma, l’Esercito arabo siriano è sempre più libero di agire in altre aree importanti in Siria. Quando l’EAS ha cercato di convincere Jaysh al-Islam a cedere le posizioni nel Ghuta orientale e andarsene ad Idlib, le urla saudite in Giordania (MOK) irritarono la stratosfera con minacce di togliere fondi e sostegno a Jaysh al-Islam. Abu Hamam al-Buaydhani, il suo capo, era pronto a rifiutare qualsiasi offerta dell’EAS, anche se sapeva di avere il rasoio vicino alla gola. (Nota, l’Esercito arabo siriano ha appena liberato al-Qabun, a Damasco, e al-Zalaqiyat, a nord di Hama). Con le “zone di de-escalation”, l’accordo di Astana consente a tutte le parti di attaccare SIIL, al-Qaida/al-Nusra e Hayat Tahrir al-Sham. Se l’accordo regge per i 6 mesi previsti, la Russia invierà migliaia di tonnellate di nuovo materiale all’Esercito arabo siriano e soprattutto avrà completato l’addestramento dell’EAS. Ciò sarà cruciale per la spinta finale contro i resti dell’influenza wahhabita in Siria. Ora che le forze siriane hanno oltre 500000 combattenti, Damasco potrà ripulire il Paese da solo senza l’aiuto di Russia e Iran. In sostanza, questa era la situazione prima dell’avvento di Jabhat al-Nusra, quando era chiaro che disertori, mercenari e altra anticaglia non erano abbastanza forti da cacciare il Dr. Assad, e ancor mendo di sconfiggere l’Esercito arabo siriano.I media occidentali disturbati dagli eventi ad Astana
Oggi ho notato che il MSM segnalava violazioni dell’EAS dell’accordo per ridurre la violenza, riferendo che l’Esercito arabo siriano aveva estromesso i terroristi da al-Zalaqiyat a nord di Hama. Quello che non dicevano era che i terroristi erano membri di al-Nusra/al-Qaida, specificamente escluso dalle zone di de-escalation. Questo non evita menzogne e disinformazione. È possibile aspettarsi altri squallidi reportage del genere nelle prossime settimane, mentre le forze terroristiche, come Arabia Saudita, Qatar e l’abominio sionista, spendono ogni sforzo per sabotare l’Accordo di Astana.

Coordinamento tra Siria, Russia e Iran
Dall’aspetto, il Ministro della Difesa Dhihqan sembrava soddisfatto dagli eventi di Astana. Il governo iraniano ora condivide la sensazione istintiva della vittoria della Russia. Non importa chi vinca le elezioni presidenziali, la storia suggerisce che ogni nuovo leader a Teheran sosterrà più o meno di Ruhani il ruolo iraniano in Siria. Sarebbe stato bello vedere Ahmadinejad tornare in carica, per essere sicuri, ma non è possibile. Tuttavia, con il passare del tempo sul campo di battaglia, non c’è alcun accenno che l’Iran sia stanco del sostegno. Ciò ha dato origine ad un nuovo tipo di alleanza, l’alleanza dei sanzionati. Non è il BRICS incentrato in modo molto raffinato sul potere economico, ma un asse costruito dal confronto con l’occidente. Che sia Ucraina, Crimea o Siria, la Russia è sottoposta a una serie di sanzioni a cui ha resistito notevolmente per anni. In Iran, c’è la vecchia ferita della rivoluzione di Khomeini, il sostegno a Hezbollah, il programma nucleare e missilistico e il rapporto contraddittorio con l’Arabia Saudita pre-feudale che ha impedito all’Iran di godere dei vantaggio dal ruolo di compradore nel Golfo. Anche la Siria è stata sanzionata, le sue banche sono costrette ai sotterfugi, alle compagnie aeree sono negate le parti di ricambio, alle aziende farmaceutiche viene impedito di fabbricare medicinali necessari dai fornitori di esplosivi statunitensi e inglesi. Queste tre nazioni non solo hanno tollerato l’afflizione di tali privazioni, ma hanno vinto. La Russia non è un Paese del terzo mondo, la sua industria degli armamenti supera quella degli USA. L’Iran non è sciocco. L’ampia produzione di missili è tale che nessun ammiraglio statunitense lo sfiderebbe nel Golfo Persico, per non vedersi la flotta statunitense ormeggiata nel Bahrayn divenire una palla di fuoco. La Siria, una volta considerata piantagione di banane dai sauditi, è una potenza regionale capace di affrontare il complotto internazionale del più complesso cambio di regime nella storia mondiale. La Russia ha ormai superato gli Stati Uniti nel Levante. Utilizzando le sue spalle massicce, ha fatto fuori gli psicotici neo-con statunitensi, gli effeminati casinisti francesi e i borseggiatori inglesi, costringendoli ad assistere ad eventi su cui non hanno più influenza. Mentre le città della Siria guardano festanti i terroristi partire sugli autobus verdi, solo per trasferirsi ad Idlib, loro cimitero, l’esercizio lungo, paziente e deciso della diplomazia e del potere militare di Russia, Siria e Iran paga dividendi storicamente importanti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I sauditi travolti dalle manovre politico-militari in Siria

Ziad al-Fadil, Syrian Perspective 5/5/2017Quando si legge ciò che succede a Darah, si avrà l’impressione che il castello di carte saudita sia crollato. Se si vuole sapere perché Jaysh al-Islam s’è recato ad Astana IV, anche se è inestricabilmente legato all’Arabia Saudita, si pensi alle concessioni che l’Arabia Saudita vorrebbe estorcere. Già il Jaysh al-Islam ha accettato l’istituzione di “zone di de-conflitto” che non sono altro che le “zone di non volo” presentate per circa 5 anni in Siria. Ma la differenza è che le zone limitano i combattimenti a tutte le parti, compresi gli Stati Uniti, ad eccezione delle operazioni contro SIIL e Jabhat al-Nusra/al-Qaida e loro cloni. Non fatevi ingannare, Jaysh al-Islam ha appena annunciato la fine dell’operazione Schiaccia al-Nusra nel Ghuta orientale, e non è un annuncio molto intelligente. Ciò significa che l’Arabia Saudita non concederà nulla e non parteciperà all’eliminazione di un importante alleato come al-Qaida. All’Arabia Saudita è stato detto che l’Esercito arabo siriano semplicemente sposta le forze verso aree di maggiore interesse. Mettendo il Ghuta nelle aree di deconflitto, l’EAS può spostarsi in aree come Idlib e Dayr al-Zur per finirla con i nemici peggiori. L’Arabia Saudita non avrà nulla. Gli scimpanzé sauditi sanno che nel momento in cui al-Qaida sarà sconfitta, l’Esercito arabo siriano punterà le armi sugli altri terroristi, come il Jaysh al-Islam. L’Esercito arabo siriano ha spezzato la schiena alla resistenza wahhabista con la strategia dell’assedio. Forzando i ratti a riconoscere la sconfitta e ad accettare trasferimenti umilianti per Idlib, l’Esercito arabo siriano ha effettivamente liberato la maggior parte delle aree importanti presso la capitale e presso Homs. A ciò si aggiunga la liberazione della Provincia orientale di Homs, in particolare i giacimenti di petrolio e gas; la liberazione di Aleppo e la sua risurrezione a principale polo industriale della Siria; il fatto incontrovertibile che l’offensiva turco-terroristica su Lataqia è fallita; che l’Esercito arabo siriano ottiene la vittoria totale nel nord della provincia di Hama ed anche l’avanzata dell’EAS su Darah, particolarmente importante perché il MOK, il centro operativo terroristico congiunto in Giordania guidato dagli Stati Uniti, subirà un grave cataclisma. La telefonata tra Vladimir Putin e Donald Trump è notevole per via dell’accordo per stabilire le “zone di de-conflitto”. Ma non si è discusso solo di questo. Se non si possono avere prove dirette che Putin abbia avuto la promessa da Trump di ridimensionare il ruolo statunitense nel MOK, mi fu detto che i movimenti nelle varie basi del MOK presso Amman accelerano verso lo smantellamento. Se ciò è vero, gli Stati Uniti avranno molto da spiegare quando Donald Trump visiterà Riyadh. Ciò che potrebbe spiegare benissimo perché il Jaysh al-Islam abbia ottenuto via libera per Astana IV sono i sauditi che si vedono andare in fumo i piani e che devono assicurarsi di non essere ignorati. Sono pienamente consapevoli che l’Iran è il vincitore, e ne sono sconvolti, perché in ultima analisi sono rovinatissimi e non hanno la minima parvenza d’intelligenza umana.
A Darah, i combattimenti continuano senza sosta nel sud. Ciò indica che i pianificatori del MOK perdono il controllo degli alleati terroristi. Oggi, il Jaysh al-Mutaz (dal nome di un califfo abbaside) si è scontrato contro il Jabhat Thuar al-Suriya (Fronte dei rivoluzionari della Siria), a Darah, per differenze su ruoli specifici che ciascun gruppo doveva svolgere nell’assaltare l’Esercito arabo siriano ad al-Manshiya. Infatti, denominarono l’attacco “Battaglia per il quartiere al-Manshiya”, elemento della strategia globale gestita dal MOK in Giordania chiamata “Combattimento fino alla morte e senza umiliazione”. Giuro, è questo il nome. In ogni caso, Jabhat Thuar al-Suriya iniziava la battaglia attaccando il Jaysh al-Mutaz, con numerosi ratti terroristi di entrambi i gruppi uccisi. Inutile dire che l’EAS non interverrà, ma invece guarderà con gioia i ratti sbranarsi a vicenda. L’unica curiosità è il coinvolgimento di Jabhat al-Nusra/al-Qaida che inviava un gruppetto della sua feccia più virulenta per riprendersi il corpo del gran capo del gruppo chiamato Qatibat Shuhada Huran, tale Hasan al-Masalimah; cosa interessante, fu ucciso involontariamente mentre si recava verso la zona dei combattimenti. Darah è l’ultima carta dell’Arabia Saudita. Se i puzzolenti wahhabisti arrafferanno la città, sarà un passo significativo verso la balcanizzazione della Siria secondo le linee proposte dai falchi ashkenazi della Palestina Occupata. Ma non funziona, e con le zone di de-conflitto attivate, l’EAS avrà ancora più truppe per sradicare i microbi che infestano la Siria meridionale. E se è vero che Trump si affianca a Putin riducendo il ruolo degli USA in Giordania, allora il morale dei terroristi sarà un fattore del tempo necessario per sterminarli. Vi sono alcune voci secondo cui la Gran Bretagna progetta certe manovre aeree sulla Siria. Se è vero, sarà perché l’Arabia Saudita cerca disperatamente di nascondere la propria ignominia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Blackwater Malta, tra mercenari e migranti

Alessandro LattanzioSecondo il giornalista Jeremy Scahill Zacharias Moussaoui, presunto mancato dirottatore dell’11 settembre 2001, aveva il numero della Blackwater nella sua agenda. Inoltre, la Blackwater fu assunta nel 2002 dalla CIA per creare un’unità di assassini segreta su ordine del presidente Bush, “La mossa fu storica“, affermò il giornalista Evan Wright, “Sembra che fu la prima volta che il governo degli Stati Uniti esternalizzò un’unità di assassini segreta a un’impresa privata”.
Erik Prince, nato in Michigan, costruì la Blackwater alla fine degli anni ’90 grazie all’eredità milionaria da padre, produttore di componenti per auto. La Blackwater Worldwide partecipò a diverse operazioni della CIA, come incursioni clandestine in Iraq e Afghanistan e l’estradizione di prigionieri. La Blackwater ebbe un ruolo centrale nelle operazioni “entra e prendi” in Iraq e in Afghanistan, e nel scortare i voli della CIA che trasportavano prigionieri, fin dal 2001. La partnership tra Blackwater e CIA fu straordinariamente redditizia per la compagnia militare privata della Carolina del Nord. “Èra un rapporto molto fraterno“, secondo un ex-agente della CIA. “C’era la sensazione che la Blackwater fosse divenuta un’estensione dell’agenzia“. George Little, portavoce della CIA, affermò che l’agenzia impiega i mercenari per “migliorare le competenze della nostre forze, proprio secondo la legge statunitense. I contractor permettono flessibilità nelle pianificazione e attuazione delle nostre capacità, soprattutto a breve termine, ma la responsabilità resta nostra“. La Blackwater fu assunta dalla CIA nell’ambito del programma per assassinare i capi di al-Qaida e delle operazioni con i droni Predator in Afghanistan e Pakistan. La Blackwater agiva anche da servizio di protezione delle stazioni della CIA a Baghdad e a Kabul. Inoltre, la Blackwater scortava gli agenti della CIA nei due Paesi, collaborando con le squadre speciali Delta Force e Navy Seal. Secondo un ex-contractor della Blackwater, il coinvolgimento della società nelle incursioni della CIA era “ampiamente noto” ai dirigenti, “Era praticamente continuo, e centinaia di ragazzi vi partecipavano a rotazione“. Una ex-guardia della Blackwater ricordò una riunione a Baghdad nel 2004 in cui il capo Erik Prince incoraggiò il personale “a fare qualunque cosa” per aiutare la CIA. Il Comitato d’Intelligence del Congresso e una giuria federale della North Carolina indagarono sulle attività illegali della Blackwater, tra cui la partecipazione alle operazioni della CIA con l’impiego di armi automatiche M-4 dotate di silenziatori, vietate ai mercenari. Inoltre, i mercenari della Blackwater parteciparono ai voli segreti di estradizione dei prigionieri della CIA, con squadre di 10 elementi che scortavano questi voli tra Polonia, Romania, Egitto, Abu Ghraib, Guantanamo, Afghanistan, Regno Unito, Italia, Francia, Germania e Malta. La CIA negava di aver mai usato la Blackwater per queste missioni di trasferimento dei prigionieri tra le varie prigioni segrete della CIA.

Erik Prince

La Blackwater nel 2000-2006 stipulò contratti da più di 1 miliardo di dollari, e nel 2007 stipulò contratti per 144 milioni di dollari con il dipartimento di Stato degli USA per “servizi di protezione” in Iraq e Afghanistan, oltre ad altri con Guardia Costiera, US Navy e Centro di addestramento federale delle forze dell’ordine. Nel settembre 2007 si scoprì che la Blackwater fu assunta dall’Ufficio del Programma della Tecnologia contro il Narcoterrorismo del Pentagono, nell’ambito di un programma da 15 miliardi di dollari “per combattere i terroristi collegati alla droga“. Secondo Richard Douglas, viceassistente del segretario alla Difesa USA, “usiamo la Blackwater per addestrare la polizia antinarcotici in Afghanistan. Devo dire che la Blackwater ha fatto un ottimo lavoro“. E in Colombia, i mercenari statunitensi ricevettero la metà dei 630 milioni di dollari di aiuti militari annui dagli USA per Bogotà. Oltre ad inviare elementi armati nelle zone di guerra e per l’addestramento militare e di polizia, la Blackwater aveva solide aziende aeree e marittime. La Blackwater in Giappone protegge il sistema di difesa missilistico balistico statunitense e addestra gli agenti del servizio speciale del National Security Bureau (NSB) di Taiwan. Nell’aprile 2006 Prince creò la Total Intelligence Solutions, collegata alla CIA e al gruppo finanziario Fortune 500, i cui compiti sono “sorveglianza e raccolta di informazioni, salvaguardia di dipendenti ed altre risorse chiave“. Washington spendeva 42 miliardi di dollari per assumere agenzie d’intelligence private. La Total Intelligence fu formata riunendo Centro di Ricerca sul Terrorismo, Difesa Tecnica e l’agenzia di consulenza Black Group di Cofer Black, vicepresidente della Blackwater. La leadership dell’azienda raccoglie i capi della “guerra al terrorismo” della CIA dall’11 settembre 2001, tra essi vi sono Robert Richer, ex-vicedirettore associato della Direzione Operativa dell’agenzia, incaricato delle operazioni clandestine. Dal 1999 al 2004, Richer fu a capo della Divisione Vicino Oriente e Asia del Sud della CIA, da dove guidò diverse operazioni clandestine. Era anche il collegamento della CIA con il re giordano Abdallah, alleato fondamentale degli USA e cliente della Blackwater. Infatti, Richer permise alla Blackwater di stipulare un accordo con il governo giordano per milioni di dollari, quasi sostituendo la CIA in Giordania. Il Chief Operating Officer di Total Intelligence è Enrique Prado, veterano della CIA ed ex-dirigente della Direzione Operativa. Per più di vent’anni lavorò al Centro antiterrorismo della CIA e nel gruppo operazioni speciali “paramilitari” della CIA. Prado e Black continuavano a collaborare con la CIA. Altri dirigenti di Total Intelligence sono Craig Johnson, agente della CIA attivo in America centrale e meridionale, e Caleb Temple, proveniente dall’agenzia dell’intelligence della difesa (DIA), dove nel 2004-2006 fu a capo dell’Ufficio delle operazioni d’intelligence della Joint Task Force intelligence-antiterrorismo, operando in tutto il mondo. La Total Intelligence ha un centro operativo modellato sul centro antiterrorismo della CIA. Secondo Black, “Con un servizio come questo, gli amministratori delegati e il loro personale di sicurezza potranno rispondere rapidamente e in tutta sicurezza alle minacce: decidendo quale città è più sicura per un nuovo impianto ed evitando ai dipendenti i danni da un attacco terroristico”. Cofer Black, parlando della Giordania e del suo re Abdullah, affermò in un’intervista che la “Giordania è, a nostro avviso, un investimento molto buono. Ci sono alcune risorse eccezionali. È una regione dove “numerose merci vengono prodotte e funzionano bene“. Secondo Black, la marea di rifugiati iracheni fuggiti dall’occupazione statunitense dell’Iraq era un’ottima occasione, “Abbiamo qualcosa come 600-700mila iracheni passati dall’Iraq alla Giordania che chiedono cemento, mobili, alloggi e simili. Quindi è un’isola di crescita e potenzialità, di certo in quella zona. Quindi mi sembra buono. Ci sono opportunità d’investimento. Non è tutto male. A volte gli statunitensi devono guardare meno TV… Ma ci sono possibilità. Ecco perché è necessario conoscere la situazione e questa è una delle cose che fa la nostra azienda. Fornisce intelligence ed intuizione per rendersi conto della situazione e poter fare i migliori investimenti“.La Balckwater fu responsabile del massacro di 17 iracheni a Baghdad, nel settembre 2007, che le costarono i contratti con il dipartimento di Stato in Iraq. A seguito di ciò, la Blackwater Worldwide si divise in 31 compagnie di facciata, sotto il titolo collettivo di Xe Services, e con sedi in paradisi fiscali offshore, permettendo alla Blackwater di stipulare ulteriori contratti governativi senza creare scandalo. Il senatore Carl Levin del Michigan, presidente del comitato per i servizi armati del Senato, dichiarò la necessità di “esaminare il perché Blackwater avesse dovuto crearsi decine di altri nomi” chiedendo al dipartimento della Giustizia d’indagare sulla Blackwater, che nel 2010 si era aggiudicata un contratto da 100 milioni di dollari con la CIA per sorvegliarne le basi in Afghanistan. Almeno due società affiliate alla Blackwater, XPG e Greystone, avevano stipulato altri contratti con l’agenzia. Nel febbraio 2008, una filiale della Blackwater, la Constellation Consulting Group (CCG), secondo il suo dirigente Enrigue Prado, aveva “avuto un grande successo nello svilupparsi in Mali, cosa estremamente interessante per il nostro sponsor principale e presto compirà un passo sostanziale grazie a un mio piccolo affare“, e chiedeva alla Total Intelligence di analizzare il “problema del terrorismo nel Nord del Mali e in Niger“.
I genitori di Eric Prince, Edgar Prince ed Elsa Broekhuizen, attraverso la loro Fondazione Freiheit, finanziano il Consiglio per la politica nazionale, una società segreta che a Salt Lake City, il 28 settembre 2010, ricevette l’ex-vicepresidente degli USA Dick Cheney per sostenere la necessità di attaccare l’Iran, la Coalizione cristiana di Gary Bauer, il Consiglio per la ricerca familiare di James Dobson, il Christendom College, l’Istituto per la Politica Mondiale, la Rivista Crisis e la Prison Fellowship di Chuck Colson, ed infine anche i Legionari di Cristo e il Christian Freedom International.

Robert Young Pelton

Nel 2009, a Kabul, un funzionario del dipartimento della Difesa degli USA, Michael D. Furlong, istituiva una rete di spionaggio ed omicidi in Afghanistan e Pakistan composta per lo più da mercenari ex-operativi della CIA e delle Forze Speciali degli USA, azione ritenuta illegale negli USA. Inoltre, il Pakistan vieta l’attività dei mercenari statunitensi sul proprio territorio, ritenendoli un surrogato dei militari statunitensi. Furlong era un addetto alle “operazioni psicologiche” dell’US Army, ed era stato attivo in Iraq e nei Balcani. Nella rete spionistica di Furlong in Afghanistan e in Pakistan faceva parte Robert Young Pelton, un giornalista statunitense che fu assunto assieme a Eason Jordan, un regista televisivo, dai militari statunitensi per gestire un sito web in sostegno all’occupazione dell’Afghanistan. In realtà, il sito era una copertura per ricevere i finanziamenti destinati alla rete di spie ed assassini diretta da Furlong, che aveva assunto sia l’International Media Ventures, un’agenzia di “comunicazioni strategiche” gestita da ex-comandanti delle forze speciali statunitensi, la Delta Force, e sia l’American International Security Corporation, una società di Boston diretta da Mike Taylor, un ex-berretto verde. Tale società aveva tra i dipendenti Duane Clarridge, alias Dewey, un ex-agente della CIA collegato all’operazione Iran-Contra. Taylor si occupò di raccogliere informazioni al confine tra Afghanistan e Pakistan. Nel 2008, Furlong fu incaricato di arruolare società private per raccogliere informazioni sull’Afghanistan, al modico prezzo di 22 milioni di dollari assegnati all’International Media Ventures. Uno dei membri del consiglio di amministrazione dell’International Media fu il generale Dell L. Dailey, ex-capo del Joint Special Operations Command, che sovrintende alle forze speciali degli USA.
Nel 2008 Jordan e Pelton avvicinarono il generale David D. McKiernan, che stava per essere nominato comandante delle forze statunitensi in Afghanistan, per proporgli d’istituire una rete di reporter in Afghanistan e Pakistan allo scopo di fornire informazioni a “clienti militari e privati” statunitensi sulla situazione di “una regione complessa diventata vitale per gli interessi occidentali”. Avevano già diretto un’operazione simile in Iraq, denominata “Iraq Slogger“, che impiegò 700 iracheni per raccogliere informazioni. Jordan propose l’istituzione di una rete simile in Afghanistan e Pakistan, denominata “Afpax”, e finanziata dall’US Army. Jordan disse che si rivolgeva alle forze armate degli Stati Uniti perché l’attività in Iraq fu poco redditizia avendo esclusivamente clienti privati. Descrisse la proposta come operazione di raccolta di notizie non classificate, “tutta open-source“. Quando Jordan fece la proposta al generale McKiernan, era presente anche Furlong, e l’approvarono; Furlong si propose di trovare i finanziamenti per la rete Afpax di Jordan e Pelton. “Quel giorno ci dissero di andare al lavoro“, secondo Pelton. L’ammiraglio Smith, direttore militare per le comunicazioni strategiche in Afghanistan, nel giugno 2009 si oppose al finanziamento di Afpax, scontrandosi con Furlong. “Quello che è successo successivamente non è chiaro”. L’ammiraglio Smith disse che quando rifiutò la proposta di Furlong, questi assunse l’International Media Ventures incaricandola delle comunicazione strategiche dello stesso ammiraglio, ma intanto 15 milioni di dollari assegnati a Furlong scomparvero. “Non ho idea di dove sia il resto del denaro“, disse l’ammiraglio Smith.
Nel 2014 Robert Young Pelton venne assunto dalla MOAS di Christopher Catrambone, quale “consulente strategico”, ovvero per preparare articoli elogiativi sul MOAS da distribuire presso Sunday Times, New York Times, Times, The Guardian, Bloomberg Businessweek e TV. Inoltre Pelton si occupa anche di ricerche sul campo (“intelligence”) sulle condizioni dei migranti in Libia, Myanmar, Bangladesh, Thailandia ed Europa. Pelton alla fine del 2004 fu in Iraq, “embedded” a una squadra della Blackwater. Pelton, come si è visto, fu consulente del comandante dell’ISAF e delle forze statunitensi in Afghanistan (USFOR-A) in Afghanistan, dove propose di armare le tribù afgane per combattere contro i taliban, o meglio renderle autonome dal governo centrale; la stessa ricetta applicata dai neocon in Iraq, con i brillanti risultati visti (nascita dello Stato islamico). E non a caso, lo Stato islamico ha preso piede anche in Afghanistan. Nel 2008 Pelton creò la DPx Gear, per vendere coltelli e materiale da “avventura e sopravvivenza”; la rivista Dangerous, sulla falsa riga di Raids, con articoli sulle sue incursioni in Myanmar, Afghanistan, Somalia ecc. Pelton e Prince si accordarono nel 2006 per stendere un libro, dal titolo “Licenza di uccidere: soldati e armi nella guerra al terrore“, ma nel 2010 i due litigarono su dei diritti editoriali. Nel novembre 2010 Pelton incontrò Prince ad Abu Dhabi, dove quest’ultimo aveva costituito un’altra compagnia militare privata, l’Academi. Secondo Pelton, Prince voleva finanziargli il sito web Somalia Report, e farne un’operazione mediatica su pirateria, rapimenti e terrorismo, poiché Prince aiutava gli Emirati Arabi Uniti a disporre di una presenza militare in Somalia. Secondo Pelton, il contratto per il sito obbligava Prince a versargli 150000 dollari al mese, e dal gennaio 2011 (notare le date), la DPx Gear di Pelton cominciò a ricevere 269968 dollari dalla Flying Carpet SAL e 269975 dollari dall’African Minerals Enterprises. Erano i versamenti promessi da Prince? Prince avrebbe voluto che Pelton rilanciasse il marchio Blackwater. Nel marzo 2011 (notare ancora le date) firmarono un contratto di 5 anni che concedeva a Pelton l’esclusiva sui prodotti marca Blackwater: coltelli italiani, romanzi e indagini di balistica. Pelton assunse un ghostwriter, Davin Coburn, che lavorava per The Washington Post. Nel gennaio 2012, Pelton chiese a Prince di versare 600000 dollari per Somalia Report, cosa rifiutata da Prince. Nel gennaio 2013 fu completato il libro-memoriale di Prince, che venne presentato alla CIA su richiesta dell’agenzia. Da allora Pelton e Prince litigarono per la gestione della DPx, in grave perdita. Poi Prince avrebbe ricevuto un’offerta di 2 milioni di dollari dalla Penguin Portfolio per il suo libro, scalzando dall’affare Pelton; questi minacciò di vendere la versione “non censurata dalla CIA” del libro di Prince. Nel luglio 2013 iniziò l’iter processuale tra Pelton e Prince su DPx, marchio Blackwater e diritti editoriali. Alla fine, Pelton avrebbe ricevuto da Prince almeno 720000 dollari, che secondo Prince dovevano essere spesi per acquistare i nuovi prodotti della Blackwater, non per finanziare i siti di Pelton. Anzi, gli avvocati di Prince mettono in dubbio l’autenticità delle firme nei documenti esibiti in tribunale da Pelton, dato che Prince nega di aver firmato alcun contratto per finanziare il sito Somalia Report. Nel frattempo, Pelton ha restituito i prodotti della Blackwater, ma si tiene il manoscritto originali e non censurato del libro di Prince “Guerrieri civili”. “Devo tenerlo“, ha detto, “come prova che ho lavorato al libro“. Nel giugno 2015, Pelton fondò Migrant Report, dedito allo studio dei movimenti dei migranti, basato a Malta dove viene redatto dal giornalista Mark Micallef e sponsorizzato dall’Organizzazione per una migliore sicurezza (OBS), ONG di Malta, ovvero una delle tante emanazioni della Tangiers International di Catrambone. Migrant Report è supportato dai ricercatori dell’università del Middlesex ed è collegato ovviamente alla MOAS.
Figlio di un ingegnere petrolifero, Christopher Catrambone fondò nel 2006 un’agenzia di assicurazioni per le zone di guerra dedicata a giornalisti e mercenari, la Tangiers International, una società che nel 2015 ebbe ricavi per 10 milioni di dollari. Catrambone nel 2005 conseguì la laurea in criminologia presso la McNeese State University di Lake Charles, in Louisiana, quindi lavorò per la G4S, una compagnia di sicurezza privata degli Stati Uniti, operando a Dubai, nel Kurdistan iracheno e in Afghanistan. Dopo di ché, a 26 anni, creò Tangiers International/Tangiers Group. All’improvviso, “costruendo ospedali”, era divenuto milionario. Nel 2013, Catrambone, con 8 milioni di dollari, creò la Migrant Offshore Aid Station (MOAS), l’ONG che gestisce una nave per le missioni di recupero dei migranti, la Phoenix, che acquistò per 5,1 milioni di dollari a Norfolk, Virginia, dove vi è la principale base navale dell’US Navy. Fanno parte dell’equipaggio 3 ex-membri delle Forze Armate di Malta, tra cui Ian Ruggier, capo delle pianificazioni ed operazioni del MOAS, personale di Medici senza frontiere, il capitano italiano e tre addetti dell’industria della difesa austriaca Schiebel che gestiscono i 2 droni a bordo della Phoenix. Nel marzo 2015, Catrambone stipulò un accordo con Hans Georg Schiebel, l’imprenditore militare austriaco, per utilizzare 2 droni Camcopter S-100, dall’autonomia di 380 miglia, al modico prezzo di 1,8 milioni di dollari. Catrambone ricevette finanziamenti da Medici senza frontiere, che gli diede 1,6 milioni di dollari; dalla compagnia tedesca Oil and Gas Invest, che gli compra il combustibile per la nave. Ma era a corto di 1,8 milioni di dollari per i droni, quindi venne in soccorso la famigerata organizzazione Avaaz (e qui) che gli diede 500000 dollari per i due droni S-100. “Catrambone avrebbe raccolto il resto in tempo per la stagione dei salvataggi”. I due S-100 si dimostrarono “risorse preziose”, ad esempio rilevando gommoni degli scafisti libici già pronti a salpare dalle spiagge di Zuara, in Libia. Una volta recuperati, i migranti, come ammettono gli stessi agiografi di Catrambone e soci, sono abbandonati a se stessi: “Quello che accadde ai migranti dopo dipende soprattutto dalla loro ingenuità, mi disse Gabriele Casini, addetto alle comunicazioni di Medici senza frontiere, mentre stavamo sul ponte a guardare. Il governo italiano è obbligato dalle regole dell’UE a trattenerli finché le domande di asilo non sono approvate o respinte. “Ma non sono rigorosi”, diceva Casini, “Non sempre prendono le impronte digitali, quindi i migranti sperano di squagliarsela e raggiungere la Germania o i Paesi scandinavi. In questi centri sono liberi. Possono decollare“. E mentre i migranti “decollano”, a Malta Catrambone tornava al tran-tran della Tangiers International, per acquistare il più grande broker assicurativo aereo di Malta, nonostante Catrambone lamentasse l’esaurimento dei fondi aziendali per via della sua attività “umanitaria”; aveva ancora soldi per operazioni commerciali che fanno della Tangiers International l’assicuratore di Air Malta ed altre compagnie aeree. “Il business resta nel suo sangue, è chiaro, ma non esclude un altro progetto umanitario”. Va ricordato che Tangiers Interntional fa parte dell’International Peace Operations Association, associazione senza scopo di lucro per promuovere il ruolo delle compagnie militari private, fondata da Doug Brooks nell’aprile 2001 e che raccoglie 60 aziende, tra cui appunto la Tangiers International di Catrambone. Ai vertici dell’IPOA siedono i dirigenti delle maggiori compagnie di mercenari degli USA: MPRI, DynCorp, Medical Support Solutions, Overseas Lease Group, Security Support Solutions, Triple Canopy (attiva nel reclutare latinoamericani da inviare a combattere nelle guerre mediorientali, come Yemen, Iraq e Libia), EOD Technology, Paxton International, ArmorGroup, Creative Center for Security and Stabilization e COO Hart Security.
La Blackwater confermò che suo personale stazionava e viaggiava da e per Malta, “Blackwater addestra forze militari e dell’ordine, e protegge i civili del governo statunitense all’estero. Il suo personale spesso vola all’estero su velivoli della compagnia sorella (Blackwater Aviation), atterrando anche a Malta“. L’azienda fu indagata da procuratori federali statunitensi per traffico di armi in Iraq, armi finite sul mercato nero e, quindi nelle organizzazioni terroristiche. Secondo una relazione del Parlamento Europeo, Malta fu utilizzata in almeno sette occasioni da sei aeromobili addetti ai trasferimenti dei prigionieri della CIA. “La dinamica a Malta di tali operazioni non fu oggetto di una vasta indagine per carenza di tempo e assenza di Paesi che volessero le indagini. Una relazione del Parlamento Europeo affermava che gli aerei della compagnia basati a Malta “trasportano paracadutisti e grandi carichi, e possono operare da piste corte ed improvvisate“, concludendo che Malta era la base in Europa di tali aeromobili. Secondo la relazione, a Malta la Blackwater aveva insediato i velivoli delle sue filiali, la Presidential Airways e l’Aviation Worldwide Services, che utilizzavano aerei-cargo CASA C-212. I velivoli dell’Aviation Worldwide Services compirono diversi voli verso Camp Peary, una base della CIA in Virginia, nel maggio 2006, il 13 marzo 2007, nel marzo e aprile 2009.
A Malta, intanto, veniva avviato, nel febbraio 2014, un programma che offre la cittadinanza in cambio di contanti, attirando l’interesse di centinaia di candidati, tra cui miliardari e dirigenti di Paesi come Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Libia. Il partito laburista dell’isola promuove il programma nella speranza di raccogliere 1,9 miliardi di dollari. Il processo di controllo delle domande dei candidati alla cittadinanza è affidato a una società privata, l’inglese Henley&Partners, assunta con un contratto da decine di milioni di dollari. Chiaramente Malta vende passaporti per accedere all’Unione europea. La Commissione europea riusciva a imporre a Malta la condizione di un anno di residenza nell’isola per acquisire il passaporto, che permetterà di viaggiare nei 26 Stati membri dell’Unione Europea e in altri 69 Paesi, inclusi gli Stati Uniti; il tutto al prezzo di 891000 dollari in contanti e 685000 dollari in immobili ed investimenti. Eric G. Major, amministratore delegato di Henley&Partners, dichiarò che le richieste da cittadini iraniani e siriani sarebbero state respinte, e che la sua commissione sarebbe stata del 4% sulla tassa di 891000 dollari, e che avrebbe addebitato ai clienti 96000 dollari per ogni richiedente accettato. Dopo aver verificato i dati dei candidati, un’agenzia governativa di Malta avrebbe deciso su raccomandazione della Henley.Infine, ricordiamo che la ONG di Gino Strada, Emergency, il 6 giugno 2016, diveniva partner operativo della MOAS, operando a bordo della nuova nave Topaz Responder, la nuova nave di ricerca e salvataggio della MOAS di stanza a Malta, da cui pattuglia il Mediterraneo centrale. A bordo della nave, Emergency installava 6 operatori. La presidentessa di Emergency, Cecilia Strada, dichiarava che “Da due anni lavoriamo nei porti siciliani offrendo assistenza medica a coloro che partono. E oggi siamo lieti di portare la nostra esperienza in mare, insieme alla MOAS“. Tale esperienza comunque terminava all’improvvso il 5 agosto 2016, per “impreviste carenze finanziarie“. Non si dimentichi che Emergency fu attiva nella guerra d’aggressione alla Libia, nel 2011, supportando i terroristi islamisti e l’invasione e la distruzione della Jamahiriya Libica sponsorizzate dalla NATO. Fonti:
Concen
Desaparecidos
Emergency
Europarlamento
Independent
IISS
IPOA
IPOA
NYTimes
NYTimes
Robert Young Pelton
Spitfire List
Tangiers Group
Tangiers International
The Nation
The Nation
Washingtons Blog
Washington Post
Xinhua