Perdendo in Siria, Washington bombarda in Libia

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 05/08/2016landsatsirtelocations976Gli attacchi aerei degli Stati Uniti sulla Libia segnano un’importante escalation delle operazioni statunitensi all’estero. Un portavoce del Pentagono ha detto che la campagna aerea continuerà a tempo indeterminato a sostegno del governo di unità dell’ONU a Tripoli contro lo Stato islamico (SIIL). E’ il primo intervento di ‘supporto’ aereo in Libia dal 2011, quando gli aerei della NATO e degli Stati Uniti la bombardarono per sette mesi spodestando il governo di Muammar Gheddafi. La tempistica degli ultimi attacchi aerei degli USA sulla città portuale libica di Sirte sembra significativa. Per quasi due mesi il governo di Tripoli compie incursioni contro le brigate dello SIIL a Sirte. Quindi perché vengono chiesti gli attacchi aerei degli USA in questo preciso frangente? Il dispiegamento della forza aerea degli Stati Uniti in Libia segue di pochi giorni l’offensiva decisiva lanciata dall’Esercito Arabo Siriano e dagli alleati russi sulla città strategica di Aleppo, nel nord della Siria. Mentre gli alleati siriani e russi si muovono sconfiggendo le milizie antigovernative rintanate nella più grande città della Siria, la cui vittoria fa presagire la fine della guerra siriana, la frustrazione di Washington nel contrastare il successo della Russia nella guerra ai gruppi terroristici eterodiretti in Siria è palpabile, soprattutto da quando il Presidente russo Vladimir Putin ha inviato forze russe nel Paese arabo, vecchio alleato di Mosca, quasi dieci mesi fa. La frustrazione statunitense ha raggiunto il punto di ebollizione quando la Russia annunciava unilateralmente che procedeva, insieme alle forze siriane, alla liberazione di Aleppo, seconda città della Siria dopo la capitale Damasco, assediata dai gruppi armati illegali da quasi quattro anni. Per la vicinanza al confine con la Turchia, Aleppo era la rotta fondamentale per terroristi ed armi che alimentano la guerra, una guerra che Washington, alleati della NATO e partner regionali hanno segretamente sponsorizzato con l’obiettivo politico del cambio di regime contro il Presidente Bashar al Assad. Quando il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu annunciava l’apertura dei corridoi umanitari per far fuggire da Aleppo i civili e i terroristi arresisi, il piano è stato ridicolizzato quale “inganno” dal segretario di Stato USA John Kerry. L’ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite Samantha Power descriveva l’offensiva siriano-russa su Aleppo come “agghiacciante”. Tuttavia, il sovrano governo legittimo della Siria ha tutto il diritto di riprendere il controllo di Aleppo, ex-polo commerciale del Paese, sequestrato da vari gruppi terroristici, alcuni designati organizzazioni terroristiche internazionali. Le le aspre parole di Kerry e Power indicano perplessità di Washington per il successo di Mosca in Siria. L’intervento militare della Russia ha contrastato la cospirazione degli Stati Uniti per il cambio di regime. Washington può essersela cavata parzialmente con i piani di cambio di regime in Afghanistan, Iraq, Libia e Ucraina. Ma l’intervento della Russia ha sventato una manovra simile in Siria. Non solo, ma mentre Russia e l’alleato siriano sono vicini alla sconfitta definitiva delle reti dei mercenari antigovernativi di Aleppo, appare terribilmente ovvio che la farsa di Washington sui “ribelli moderati” frammisti ai terroristi venga denunciata. Da mesi Washington ha procrastinato le richieste di Mosca di fornire una demarcazione netta tra i cosiddetti moderati ed estremisti. Washington ha con cura esitato nel fornire alcuna distinzione o separazione. Mentre le forze russe e siriane mettono in un angolo i terroristi ad Aleppo, è evidente che Washington e i media occidentali sono invischiati nelle peggiori menzogne utilizzate negli ultimi cinque anni per giustificare la guerra in Siria. Inoltre, la Russia emerge vincente per come ha perseguito la campagna militare a sostegno del governo siriano. In altre parole, la Russia viene vista combattere realmente la guerra al terrorismo, mentre Washington ed alleati manifestano atteggiamenti mercuriali, se non criminali, nel rapporto con i gruppi terroristici che pretendono di combattere.
_55412434_sirte_detailmap_464 Il capo della diplomazia di Washington John Kerry era in trepidante attesa di chiarimenti da Mosca sull’offensiva ad Aleppo. Dal 1° agosto era chiaro che Mosca non aveva intenzione di assecondare le apprensioni di Washington sul piano offensivo. “Ancora una volta, l’amministrazione Obama sembra essere accecata da Putin, proprio come quando la Russia inviò le proprie forze in Siria a settembre“, dichiarava un editoriale del Washington Post. Nella notte dell’1-2 agosto gli attacchi aerei degli Stati Uniti venivano ordinati sulla Libia. Il disappunto di Washington sulla Siria è aggravata perché, solo poche settimane prima, Kerry volava a Mosca per offrire un “accordo” sulla cooperazione militare tra Stati Uniti e Russia, presumibilmente per combattere le brigate terroristiche in Siria. È apparso che tale accordo fosse solo l’invito alla Russia a far dimettere Assad. Cioè, la Russia doveva accettare l’obiettivo del cambio di regime statunitense. Alla Russia non interessa. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ribadiva la posizione che il futuro della presidenza della Siria riguarda il popolo siriano soltanto, senza interferenze estere. Poi l’offensiva militare intrapresa ad Aleppo dalle forze siriane e russe, senza riguardo per le preoccupazioni di Washington per i suoi “ribelli moderati”/terroristi era l’ulteriore segnale che Mosca persegue propri valutazioni ed obiettivi strategici. Per Washington è un affronto lancinante. L’editoriale del Washington Post citato aveva un titolo irritato: “Basta fidarsi di Putin sulla Siria”. Era l’ultimo di una serie di editoriali che ingiungevano l’amministrazione Obama a “finirla” con Mosca sulla Siria. Uno dei titoli precedenti diceva: “Obama si ritira davanti Putin in Siria, di nuovo“. Nell’amministrazione Obama sembra esserci un forte dissenso sulla politica percepita fallimentare sulla Siria. Il segretario alla Difesa Ashton Carter e il direttore dell’Intelligence nazionale James Clapper si sono opposti al gioco continuo di Obama e Kerry per cercare la cooperazione militare della Russia. In precedenza, 51 diplomatici degli Stati Uniti firmavano una lettera congiunta che invitava l’amministrazione Obama ad intensificare le operazioni militari in Siria contro il governo di Assad. E’ anche chiaro che l’aspirante successore democratico di Obama alla Casa Bianca, Hillary Clinton, sia circondata da collaboratori del Pentagono che spingono per un maggiore intervento in Siria, anche ponendo il grave rischio di scontri con le forze russe. Di fronte alle crescenti critiche per il fallimento in Siria, sembra che gli attacchi aerei degli Stati Uniti sulla Libia siano stati ordinati come sorta di compensazione. Il presidente Obama avrebbe ordinato gli attacchi su consiglio del capo del Pentagono Ashton Carter. Sembra che l’amministrazione Obama cerchi di respingere l’accusa di essere morbida. Inoltre, ordinando gli attacchi aerei contro i jihadisti dello Stato islamico a Sirte, in Libia, si permette a Washington di riprendere la narrazione perduta con la Russia in Siria.
Il successo della Russia in Siria ha seriamente minato l’affermazione di Washington di guidare la guerra al terrorismo. L’ultima resistenza dei gruppi terroristici ad Aleppo, tra cui le milizie sostenute da Washington e alleati, rappresenta la prova incriminante. Quindi, mentre la rete si stringe su Aleppo in Siria, la mano di Washington è costretta a scatenarsi in Libia per cercare di dare lustro alla pretesa appannata di combattere il terrorismo islamista. In realtà, tuttavia, una rete più grande sembra serrarsi su Washington. L’opinione pubblica mondiale sa sempre meglio che il terrorismo è strettamente legato a Washington, ovunque intervenga. Il terrorismo generato in Afghanistan e Iraq occupati dagli Stati Uniti, è stato innestato in Libia durante i bombardamenti della NATO nell’operazione di cambio di regime del 2011 che, a sua volta, ha contaminato la Siria nell’altra campagna di cambio di regime di Obama e della sua segretaria di Stato Hillary Clinton. Per Obama tornare in Libia con nuovi attacchi aerei è un fallimento della politica criminale in Siria, dovuto dall’intervento di principio della Russia e radicato nella degenerazione statunitense che il resto del mondo può vedere.ef9060aa52345915bb6cda55a293ac37-kfZE--835x437@IlSole24Ore-WebLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin denuncia il sostegno occidentale a terroristi e neo-nazisti

Steven MacMillan New Eastern Outlook 07/09/2016564b4e09c36188ab058b4642 Dall’Ucraina a Siria, Libia e Iraq, l’occidente ha ripetutamente dimostrato di essere un imperialismo che non porta altro che caos, distruzione e destabilizzazione. Invece che diffondere ‘libertà e democrazia’ con la sua azione geopolitica, i crimini dell’occidente nel 21° secolo non hanno rivali per immoralità e malafede. Considerando ciò, è francamente assurdo che i media occidentali e i capi della NATO spaccino la narrazione che la Russia sia una potenza mondiale bellicosa. Se non si è vissuto il 21° secolo sotto una roccia, si sono viste NATO ed istituzioni occidentali passare da un’orrore all’altro. Dalla guerra del 2001 in Afghanistan, l’occidente trascina il 21° secolo sulla china pericolosa della guerra perpetua, con i restanti 84 anni che appariranno lacerati dalla guerra come i primi 16, se gli sociopatici guerrafondai saranno autorizzati a guidare l’occidente.

Strumenti terroristici e neo-nazisti
A un vertice di fine di giugno, il Presidente russo Vladimir Putin condannava le politiche bellicose di NATO ed occidente. Putin ha dichiarato che la Russia “nota sforzi persistenti da parte di certi partner nel mantenere il monopolio sul predominio geopolitico“, aggiungendo che l’occidente usa spesso “terroristi, fondamentalisti, nazionalisti di estrema destra e anche neofascisti” come agenti dei propri giochi imperiali. Era chiaro fin dall’inizio che la rivoluzione colorata occidentale in Ucraina nel 2013-14 fu guidata da varie forze neonaziste, con molti filo-neonazisti al potere col governo ucraino dal colpo di Stato. Andrij Parubij per esempio, uno dei fondatori del partito nazionalsocialista di Ucraina (la cui bandiera reca il simbolo Wolfsangel utilizzato dai nazisti, poi divenuto partito Svoboda), fu nominato segretario del Consiglio di sicurezza nazionale e difesa dell’Ucraina pochi giorni dopo il rovesciamento del governo a Kiev. Parubij è presidente del parlamento ucraino da aprile, ma non c’è stata alcuna protesta da parte degli scribacchini occidentali. In Siria, l’occidente ha sostenuto varie forze terroristiche, cercando ridicolmente d’indicare i terroristi come prevalentemente ‘moderati’ che vogliono solo democrazia. Sappiamo che i terroristi sono prevalentemente estremisti, come indicava ‘intelligence militare degli Stati Uniti nel 2012: “salafiti, fratelli musulmani e AQI (al-Qaida in Iraq) sono le principali forze motrici della rivolta in Siria“. Nonostante ciò, l’amministrazione Obama ha ancora “deciso volontariamente” di sostenere i terroristi che cercano di spodestare Bashar al-Assad, dimostrando ulteriormente la natura nefasta della politica estera statunitense.McainMcCain: primo guerrafondaio
Di tutti i falchi che attualmente risiedono a Washington, uno si distingue dal resto sostenendo i neonazisti in Ucraina e i terroristi in Siria: il senatore John McCain è pesantemente coinvolto in due delle guerre più distruttive di questi ultimi anni. McCain è una grande cheerleader della rivoluzione colorata in Ucraina, avendo più volte incontrato il fondatore e capo di Svoboda Oleg Tjagnibok, tra gli altri. McCain è un sostenitore accanito dei terroristi in Siria, ed ha più volte chiesto che truppe statunitensi venissero schierate in Siria. Alla fine del 2014, l’ambasciatore delle Nazioni Unite della Siria, Bashar Jafari, accusava McCain di essere illegalmente entrato in Siria nel 2013 per incontrare i terroristi. McCain venne fotografato mentre incontrava colui che sembra essere il cosiddetto califfo dello SIIL, Abu Baqr al-Baghdadi, durante la sua visita illegale in Siria. Nonostante la retorica vomitata dai politici occidentali sul loro impegno verso libertà, democrazia, pace e diritto, l’occidente ha sostenuto vari attori nefasti che minacciano libertà, democrazia, pace e diritto nel mondo. Gli storici del futuro non saranno gentili verso l’imperialismo occidentale dei primi due decenni del 21° secolo; come le prove dimostrano, l’aggressione occidentale è la peggiore minaccia alla stabilità globale, non l’aggressività russa.a62Steven MacMillan è scrittore, ricercatore, analista geopolitico indipendente e redattore di The Analyst Report, per la rivista on-line “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio: “Lo SIIL é un’operazione dell’apparato terroristico-spionistico della NATO” (AUDIO)

Cl3dhGOWMAAYtSP.jpg largeTEHERAN (Parstoday Italian) – Alessandro Lattanzio, saggista, redattore della Rivista Eurasia e’ stato intervistato dalla nostra Redazione. Con Lattanzio abbiamo esaminato i diversi aspetti del terrorismo e diverse questioni mediorientali tra cui, la nuova ondata degli attentati terroristi con la matrice Daesh nel mondo. Per ascoltare la versione integrale dell’intervista potete cliccare qui.

Il “combattente per la libertà” della NATO dietro l’attentato ad Istanbul

Akhmed Chataev: freedom fighter, informatore del governo e terroristi ricercato
Christoph Germann BFP 3 luglio 2016
Christoph Germann è un analista indipendente e ricercatore tedesco, dove attualmente studia scienze politiche. Il suo lavoro si concentra sul Nuovo Grande Gioco in Asia centrale e Caucaso.

axmed-chataevis-2012-12-06I primi dettagli cominciano ad emergere sull’attentato dello Stato islamico all’aeroporto Atatürk d’Istanbul che provocato almeno 44 morti e più di 230 feriti. Un alto funzionario del governo turco annunciava che tre attentatori suicidi erano cittadini di Russia, Uzbekistan e Kirghizistan. [1] Il giornale filo-governativo turco Yeni Safak citava la polizia secondo cui 8 terroristi erano coinvolti. 3 furono uccisi, uno arrestato ed altri 4 ricercati. Secondo Yeni Safak, il noto capo ceceno dello Stato islamico Akhmed Chataev ha organizzato l’attentato mortale. [2] I funzionari turchi non hanno confermato immediatamente il coinvolgimento di Chataev, ma una fonte della polizia turca vicina alle indagini ha detto ad NBC News che Chataev sarebbe il pianificatore dell’attacco. [3] La polizia turca riferiva di aver lanciato la caccia all’uomo per catturare il capo terrorista ceceno. [4] I governi e i media occidentali si arrabattono nel spiegare perché respinsero gli avvertimenti russi su Chataev proteggendolo per molti anni, nonostante una lunga serie di reati connessi al terrorismo. Akhmed Chataev attrasse l’attenzione delle autorità russe quando fu catturato durante la seconda guerra cecena alla fine degli anni ’90. A seconda a chi si vuole credere, Chataev perse il braccio destro a causa di una ferita nei combattimenti o per le torture dopo il suo arresto. Le circostanze della sua liberazione rimangono poco chiare, inducendo The Interpreter di Radio Free Europe/Radio Liberty (cioè CIA e Gladio – NdT) a suggerire che Chataev sarebbe stato reclutato come informatore o agente russo. [5] A giudicare dalle azioni al momento del rilascio, ciò appare improbabile. Chataev lasciò la Russia nel 2001 e trovò rifugio in Azerbaigian [6] come molti altri ceceni “combattenti per la libertà”. [7] Ciò va spiegato col fatto che l’Azerbaigian fu un canale principale delle operazioni di ‘Gladio-B’ di USA-NATO nella regione. L’altro canale principale è la Turchia [8]. La reale portata del coinvolgimento di Stati Uniti e NATO nella lotta per l’indipendenza cecena è ancora un segreto ben custodito, ma la storia di Chataev illumina le dubbie macchinazioni occidentali che hanno alimentato il terrorismo in Russia e altrove.
Nel 2003, “Akhmed senzaunbraccio” si trasferisce in Austria, dove ebbe asilo e ricevette la cittadinanza. Pur godendo dell’ospitalità austriaca, Chataev usò ampiamente il suo nuovo passaporto “viaggiando liberamente in Europa e altrove“. I media russi indicano che Chataev era ricercato dalle autorità russe fin dal 2003 con l’accusa di reclutamento di combattenti e raccolta di fondi per l’insurrezione nel Caucaso settentrionale. Secondo fonti sui gruppi islamici ceceni, tale compito gli fu assegnato da nientemeno che l’emiro del Caucaso Doku Umarov. [9] Né la stretta connessione di Chataev con Umarov, né i suoi crimini sembravano infastidire nessuno in occidente. La Russia cercò ripetutamente di estradarlo, senza alcun risultato. Nel 2008, “Akhmed senzaunbraccio” fece notizia in Svezia. Fu arrestato e condannato a 16 mesi di carcere per contrabbando di un’arma automatica e due pistole con munizioni e silenziatori. Chataev era arrivato in traghetto dalla Germania, insieme ad altri due ceceni. Disse alle autorità svedesi che erano andati in Norvegia per andare a pescare e negò di saperne nulla delle armi nascoste nella ruota di scorta nel bagagliaio della sua auto. Chataev fu condannato nel marzo 2008 e rilasciato nel gennaio 2009. [10] Pochi mesi dopo continuò il suo tour nelle carceri europee in Ucraina. Le autorità ucraine l’arrestarono su richiesta della Russia. La Russia ne chiese l’estradizione ma la Corte dei diritti dell’uomo ed Amnesty International intervennero, ricordando al governo ucraino che il sospetto terrorista ricercato aveva lo status di rifugiato in Austria. [11] Invece di godersi la vita a Vienna, Chataev si mise nei guai in Bulgaria. Nell’estate del 2011 fu arrestato al confine bulgaro tentando di passare in Turchia. Un tribunale bulgaro decise di estradarlo in Russia, ma Chataev fece ricorso e giocò la carta dei rifugiati, con successo [12]. In seguito, il fido famiglio di Umarov si stabilì in Georgia, dove fu assunto dall’allora viceministro dell’Interno Giorgi Lortkipanidze per i suoi ottimi collegamenti con l’insurrezione nel Caucaso settentrionale. In un’intervista esclusiva con The Daily Beast, CLtY9n4WIAERFr5Lortkipanidze fece del suo meglio per nascondere ciò che realmente accadde in Georgia e quale ruolo Chataev giocò. Affermò di averlo reclutato come informatore e negoziatore tra il governo georgiano e la rete clandestina islamica del Caucaso del Nord per impedire attacchi terroristici in Georgia. Lortkipanidze disse al Daily Beast che era contento del lavoro di Chataev fin quando si rifiutò di fermare un gruppo di terroristi che cercava di passare dalla Georgia alla Russia. [13] L’ex-viceministro degli Interni della Georgia si riferiva al cosiddetto incidente di Lopota dell’agosto 2012, ma per qualche ragione non disse che l’incidente svelò il programma di addestramento segreto governativo dei terroristi ceceni. Un’indagine sugli scontri nella gola di Lopota del difensore pubblico Ucha Nanuashvili portò alla luce informazioni esplosive: “Secondo il rapporto, nel febbraio 2012 alti funzionari del ministero degli Interni georgiano contattarono alcuni dei “veterani della guerra in Cecenia”, nonché rappresentanti dei ceceni che vivono in Europa, per convincerli che le autorità georgiane erano pronte ad armarli attraverso il “cosiddetto corridoio”, una via per infiltrarsi nel Caucaso settentrionale della Russia dalla Georgia. Tali sforzi, secondo il rapporto, portarono dall’Europa circa 120 ceceni e altri nativi del Caucaso del Nord in Georgia. “Appartamenti gli furono affittati in vari quartieri di Tbilisi, soprattutto nel distretto di Saburtalo”, si legge nella relazione, aggiungendo che i funzionari del ministero dell’Interno li accoglievano all’aeroporto di Tbilisi dandogli armi da fuoco e patenti di guida“. Ufficiali georgiani e “militanti ceceni dalla grande esperienza nei combattimenti” addestravano le reclute cecene nelle basi militari di Shavnabada e Vaziani vicino Tbilisi. Ci sono prove che suggeriscono che Akhmed Chataev ne fosse coinvolto. Il rapporto di Nanuashvili dice che Lortkipanidze coordinò il reclutamento e l’addestramento, spiegando il motivo per cui non disse a The Daily Beast tutta la verità sul lavoro di Chataev per il governo georgiano. Secondo le fonti di Nanuashvili, i ceceni divennero impazienti perché l’addestramento prendeva più tempo del previsto e chiesero di passare il confine con la Russia. Ma dopo l’arrivo nella gola di Lopota, ai combattenti fu impedito di entrare in Russia e gli fu detto di cedere le armi prima di tornare nella base militare o nella valle del Pankisi. [14] Chataev sarebbe stato uno dei “ceceni autorevoli” inviati a mediare dopo che i combattenti ceceni si rifiutarono di deporre le armi. I colloqui non produssero alcun risultato e Chataev venne ferito negli scontri che seguirono. Le forze di sicurezza georgiane l’arrestarono pochi giorni dopo. La gamba ferita dovette essere amputata e fu accusato di possesso illegale di due bombe a mano. La Russia chiese ancora una volta l’estradizione di Chataev, con lo stesso risultato. Nel dicembre 2012, Chataev fu rilasciato su cauzione e il procuratore georgiano infine lasciò cadere le accuse un mese dopo. [15] L’ex-presidente Mikheil Saakashvili e il suo Movimento Nazionale Unito (UNM) sfruttano tale fatto dopo l’attacco all’aeroporto di Istanbul per regolare i conti. Saakashvili ha sottolineato che Chataev fu arrestato dal suo governo in un’operazione antiterrorismo condotta da Lortkipanidze, e si lamenta che, dopo il cambio di governo, “il nuovo governo georgiano, guidato dall’oligarca russo Ivanishvili, l’abbia prontamente liberato”. [16] L’ex-capo georgiano omette di menzionare che il suo stretto collaboratore Lortkipanidze era a capo di un programma di addestramento segreto governativo dei terroristi ceceni e che Chataev vi lavorava. Lortkipanidze poi fuggì dalla Georgia accusato della debacle di Lopota, seguendo il suo vecchio capo Saakashvili in Ucraina. [17]
565875 Oltre a Chataev, nove terroristi ceceni sopravvissero agli scontri del 2012. Furono autorizzati a lasciare il Paese qualche giorno dopo e il ministero dell’Interno georgiano gli aiutò a recarsi in Turchia. [18] La Turchia è la meta preferita di molti “combattenti per la libertà” ceceni e Chataev non fa eccezione. Secondo l’agenzia stampa russa indipendente Caucasian Knot, visse in Turchia tra il 2012 e il 2015. Durante questo periodo fu in contatto diretto con un capo dello Stato islamico, Tarkhan Batirashvili, uomo dalla storia simile alla sua [19]. Dopo aver essere stato rappresentante dell’emirato del Caucaso in Turchia, Chataev si sarebbe unito allo SIIL nel 2014. [20] Già nel gennaio 2015 “una fonte affidabile d’Istanbul” disse ai media georgiani che Chataev organizzava il viaggio delle reclute dalla valle del Pankisi in Georgia alla Siria. [21] Un mese dopo, Chataev tolse gli ultimi dubbi sulle sue attività apparendo in un video come capo del battaglione Yarmuq, battaglione ceceno dello SIIL formato da jihadisti russofoni. [22] Ad agosto, i servizi di sicurezza russi identificarono “Akhmet senzaunbraccio” come principale reclutatore di cittadini russi per lo Stato islamico. [23] Nell’ottobre 2015, il governo degli Stati Uniti, infine basandosi sul video di febbraio, aggiunse Chataev alla sua lista globale dei terroristi appositamente designati. [24] Nel giro di pochi anni, Chataev passò da lavorare per il governo georgiano sostenuto dagli Stati Uniti, godendo della protezione occidentale, a uno dei terroristi più ricercati, nonostante non avesse quasi cambiato comportamento. La maggiore differenza è che le sue attività non si limitavano più alla Russia. Il fatto che Akhmed Chataev ora appaia al centro delle indagini sull’attacco all’aeroporto d’Istanbul solleva molte domande scomode, a cui i governi occidentali hanno molto su cui rispondere.Forensic experts work outside Turkey's largest airport following a blastNote
[1] Humeyra Pamuk e Daren Butler, “Istanbul airport bombers were Russian, Uzbek, Kyrgyz: Turkish official”, Reuters, 30 giugno 2016
[2] “Russian national identified as a suicide bomber in Istanbul airport attack”, Yeni Safak, 30 giugno 2016
[3] William M. Arkin, Mansur Mirovalev and Corky Siemaszko, “Chechen Akhmed Chatayev Is Called Suspected Planner of Istanbul Attack”, NBC News, 1 luglio 2016
[4] Dominique Soguel and Suzan Fraser, “Attention in Istanbul bombing focused on Chechen extremist”, The Associated Press, 1 luglio 2016
[5] Catherine A. Fitzpatrick, “Russian Press Claims Alleged Mastermind of Istanbul Attacks Was Detained For Terrorism In Four Countries But Was Let Go”, The Interpreter, 30 giugno 2016
[6] Nino Burchuladze, “‘Ahmed One-Arm’ – The man who sends Jihadists from Pankisi to Syria”, Georgian Journal, 31 gennaio 2015
[7] Sibel Edmonds, “BFP Exclusive: US-NATO-Chechen Militia Joint Operations Base”, Boiling Frogs Post, 22 novembre 2011
[8] Nafeez Ahmed, “Why was a Sunday Times report on US government ties to al-Qaeda chief spiked?”, Ceasefire Magazine, 17 maggio 2013
[9] Fatima Tlisova, “Chechen Suspected in Istanbul Attack, but Questions Remain”, Voice of America, 30 giugno 2016
[10] “The Latest: Tunisian town buries doctor killed in Istanbul”, The Associated Press, 1 luglio 2016
[11] “Ukraine: Ukraine obliged to halt extradition: Ahmed Chataev : Further information”, Amnesty International, 22 gennaio 2010
[12] “Bulgarian court refuses to hand over terror suspect to Russia”, Russia Today, 22 luglio 2011
[13] Anna Nemtsova, “Mastermind of Istanbul Airport Attack Had Been Georgian Informant, Official Says”, The Daily Beast, 1 luglio 2016
[14] “Public Defender Calls on MPs to Probe into Lopota Armed Clash”, Civil Georgia, 1 aprile 2013
[15] Liz Fuller, “President Again Denies Georgia Co-Opted Chechen Fighters”, Radio Free Europe/Radio Liberty, 28 aprile 2013.
[16] Mikheil Saakashvili, Facebook, 30 giugno 2016
[17] “New head of Odessa Police escapes prosecution in Georgia”, Caucasian Knot, 17 giugno 2015
[18] Ibid., Civil Georgia.
[19] Ibid., Tlisova.
[20] “Details of Atatürk Airport attack planner emerge”, Yeni Safak, 2 luglio 2016
[21] Ibid., Burchuladze.
[22] Joanna Paraszczuk, “Russian Citizen Linked To Lopota Gorge Incident Now Heads IS Battalion In Syria”, Radio Free Europe/Radio Liberty, 25 febbraio 2015
[23] Joanna Paraszczuk, “Main Russian IS Recruiter ‘Identified In Turkey,’ But Who Is One-Legged Akhmet?”, Radio Free Europe/Radio Liberty, 10 agosto 2015
[24] “Treasury Sanctions Individuals Affiliated With Islamic State of Iraq and the Levant, and Caucasus Emirate”, U.S. Department of the Treasury, 5 ottobre 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Da quando USA e NATO sponsorizzano il terrorismo?

Alberto Rabilotta, Mondialisation, 9 aprile 2015радио.либерти.Seminare odio e divisioni, aggravare le differenze religiose, linguistiche, culturali, nazionali e promuovere il razzismo in tutte le sue forme [1], sono ricette molto antiche e rodate nel dominio e sfruttamento dei popoli. In realtà, è il modo migliore per rovinare, indebolire e dividere al solo scopo di asservire, schiavizzare o semplicemente scacciare dalla mappa a favore di interessi colonialisti ed imperialisti. Durante la guerra fredda, tale politica fu praticata contro l’Unione Sovietica (URSS), la Cina e gli altri Paesi socialisti, e nonostante la caduta dell’URSS e dello spazio socialista europeo, è ancora molto viva. In realtà, la guerra ideologica e la sovversione della guerra fredda sono state adattate, più di quaranta anni fa, agli obiettivi egemonici che ossessionano l’imperialismo degli Stati Uniti d’America e dei loro alleati della NATO, del capitalismo che chiamiamo neoliberismo oggi, e che da allora colpiscono tutti i Paesi e le regioni che si oppongono all’egemonia imperialista. E’ in tale contesto che va posto il terrorismo derivante da fanatismo religioso o ideologia neonazista, dimostrando di aver contribuito e di contribuire a distruzione e caos che l’imperialismo deve diffondere; questo è ciò che accade quando distrugge gli inermi Iraq, Siria, Libia, Pakistan o Yemen, o quando si volge contro i mentori politici a Washington, Londra o Parigi. Il terrorismo servirà sempre gli obiettivi politici dell’imperialismo, perché il dibattito semplicistico, la copertura mediatica scandalosa e l’impatto globale di tali barbare nei Paesi occidentali, come i recenti attacchi in Francia, quasi sempre portano a giustificare misure socio-politiche antidemocratice e repressive, come visto negli stati Uniti con il “Patriot Act”, il cui contenuto sarà probabilmente integrato nei piano già in esame nell’Unione europea. Qui non si cerca di proporre una teoria del complotto, ma di riassumere una delle mie prime esperienze giornalistiche nei primi anni ’70, su cui mi sono già espresso ma che sono rimaste negli anni una chiave importante per la comprensione e l’analisi della propaganda e degli obiettivi politici dell’imperialismo. Mi baserò sui ricordi avendo perso i miei archivi cartacei da tempo e non avendo mezzi sufficienti per andare a Mosca o all’Avana a cercare sui giornali Pravda o Granma, che pubblicarono le informazioni originali.

I propagandisti della NATO si riuniscono in segreto a Montreal
CIA-logoNel 1972, quando iniziai a lavorare per Prensa Latina e a scrivere per giornali messicani come El Dia ed Excelsior, un collega canadese mi disse che una riunione segreta dei funzionari responsabili della politica dell’informazione delle radio ad onde corte della NATO (Radio Free Europe/Radio Liberty (REL/RL), Voce dell’America (VOA), eccetera), si sarebbe tenuta in un albergo di Montreal. Fu in quell’occasione che doveva essere presentato “la nuova strategia” per la lotta ideologica contro l’URSS e gli altri Paesi socialisti, ma oggi possiamo dire che parole e progetti proposti in quell’incontro furono amplificati in tutto il mondo e in tutti i settori della lotta ideologica tipica del confronto bipolare della guerra fredda. Così andai a Montreal, molto dubbioso sull’accesso alle credenziali della stampa, ma dopo un rifiuto iniziale e con mia sorpresa, mi furono finalmente concessi grazie all’accredito come “corrispondente” del giornale messicano Excelsior. Il suddetto incontro fu una lunga lista di presentazioni dei responsabili delle linee informative ed editoriali di tali stazioni, in particolare VOA e REL/RL che (per usare un linguaggio contemporaneo) decisero come costruire il quadro e la credibilità della propaganda contro l’URSS e il comunismo, anzi contro tutti i Paesi che all’epoca chiedevano una vera indipendenza, un nuovo ordine economico mondiale e la fine di razzismo e discriminazione razziale in tutte le loro forme, con posizioni antimperialiste e, di conseguenza, visti come alleati dell’URSS.

Come trasformare religione e nazionalismo in armi?
La nuova offensiva ideologica dell’impero, e il contenuto della propaganda, secondo gli ideologi della NATO, dovevano raggiungere le popolazioni prese di mira e radicarvisi: musulmani e nazionalisti radicali in alcune regioni dell’URSS e degli altri Paesi socialisti; sionisti ebrei (refusenik) russi che volevano emigrare in Israele e cattolici conservatori nei Paesi baltici, Polonia e altrove. Lo scopo perseguito nelle società socialiste laiche era finanziare e strutturare la “rinascita” di credenze e pratiche religiose radicali in modo da entrare in conflitto aperto con la società e il potere politico, causando proteste o contraddizioni nelle società o nelle regioni in cui il nazionalismo esisteva, suscitando movimenti separatisti supponendo che portassero a scontri tra civili, con la polizia e anche con i militari.

“Scontro di civiltà” e neoliberismo
zbigniew brezezinski.preview Il seme dello “scontro di civiltà” [2] fu piantato dalla propaganda NATO e diretto senza remore dai sempre più potenti media del mondo capitalista, giustificando la nascita di al-Qaida per combattere i sovietici e i progressisti afghani in Afghanistan e poi, con la caduta dell’URSS e dello spazio sovietica europeo, ampiamente utilizzata nei Balcani per la partizione dell’ex-Jugoslavia, per fomentare attentati terroristici e conflitto in Cecenia, Daghestan e altre regioni della ex-Unione Sovietica, tra cui ultimamente l’Ucraina. Ufficialmente Stato ateo, l’URSS era in realtà uno Stato socialista multinazionale e multiculturale dove convivevano molte nazionalità e religioni, dall’ortodossia cristiana all’Islam, passando per l’ebraismo e il cattolicesimo, tra gli altri. Tale era la forza apparente dell’internazionalismo proletario, come si diceva a Mosca, ma anche la sua principale debolezza agli occhi dei capi imperialisti. Tuttavia, va ricordato che il confronto generato dalle ambizioni imperialiste statunitensi non riguardava solo la guerra fredda tra Mosca e Washington, ma Medio Oriente e Asia dove predominavano, nei primi anni ’70, Stati laici, risultato della decolonizzazione e del consolidamento del movimento dei Paesi non Allineati; dove coesistevano i più diversi sistemi politici, culture, nazionalità e religioni. In altre parole, la lotta alla discriminazione razziale di tutti i tipi, anche all’apartheid del Sud Africa e al sionismo, era all’apice, sviluppando anche la risoluzione 3379 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite votata nel novembre 1975 e revocata il 16 dicembre 1991 con la risoluzione ONU 4866, otto giorni prima la dissoluzione l’URSS. Allo stesso modo, nella congiuntura storica, i Paesi non allineati chiesero, con il sostegno del campo socialista, la creazione di un “Nuovo Ordine Mondiale” che ponesse fine a sleali “ragioni di scambio” e facesse accedere allo sviluppo socio-economico, permettendosi di rivendicare, all’UNESCO, un “Nuovo ordine mondiale dell’Informazione e della Comunicazione”, tutte iniziative che l’imperialismo e i suoi alleati sono riusciti a zittire. Oggi, con prove e il senno del poi, appare ovvio che nello stesso tempo i circoli del potere di Stati Uniti, loro alleati europei e giapponesi, lanciarono l’offensiva per giustificare economicamente e politicamente lo smantellamento dello Stato sociale (l’intervento statale nell’economia per garantire un certo sviluppo socio-economico), con l’intenzione (diventata realtà negli ultimi venti anni) di sottomettere lo Stato agli interessi capitalistici, tornando al liberismo del 19° secolo e alle buone vecchie pratiche imperialiste e colonialiste [3].
Vista da una certa angolazione, il momento era particolarmente adatto per l’imperialismo ed alleati della NATO per amplificare il contesto e la copertura geografica della guerra fredda, continuando il passaggio dal confronto tra il sistema capitalista-imperialista e il sistema socialista, all’espansione imperialista del sistema neoliberale, già “decisa”. La creazione nel 1973 della Commissione Trilaterale [4] guidata da David Rockefeller, assistito dal consigliere per gli affari esteri Zbigniew Brzezinski del presidente democratico Jimmy Carter, fu il trampolino di lancio della nuova offensiva ideologica dei vertici dell’impero e della NATO, e non fu un caso la presenza nel quadro di Samuel Huntington, “intellettuale organico” dell’imperialismo e autore dell’infame libro “Lo Scontro di civiltà”. I documenti della Commissione Trilaterale, in particolare “La crisi della democrazia” del 1975, vanno letti alla luce degli eventi attuali e recenti, stabilendo, lungi da ogni teoria del complotto, che in quel momento ed apertamente furono definiti gli assi dell’offensiva politica ed ideologica dell’imperialismo per imporre l’egemonia nella fase neoliberista, compresa la liquidazione della democrazia liberale dal qualche reale contenuto sociale nei Paesi occidentali, come attualmente sperimentiamo. Tutto ciò spiega anche la continuità nel tempo dell’offensiva politica ideologica per minare le società e distruggere gli Stati dell’Unione Sovietica e degli altri Paesi socialisti, ed oggi di Russia, Cina ed altri Paesi in via sviluppo od emergenti che potrebbero arginare l’egemonia neoliberista.

Fanatici ed estremisti trasformati in “combattenti per la libertà”
276a876eb8135f1e72066c893e1fb2fa Se il 1979 è infatti il primo anno in cui Stati Uniti ed alleati addestrarono e mutarono gli estremisti islamici in “combattenti per la libertà” contro le truppe sovietiche in Afghanistan, ed anche per combattere contro i progressisti afghani, non passò molto tempo prima che fomentassero operazioni illegali con narcotrafficanti in America Latina per armare e finanziare i “combattenti per la libertà” che combattevano contro i sandinisti in Nicaragua, politica che portò dritto alla creazione dei “cartelli” del narcotraffico e all’ascesa di criminalità, corruzione e violenze nella regione. Da allora, politiche simili furono adottate in decine di Paesi in Asia, Medio Oriente e Africa, spesso con l’assistenza e il finanziamento dell’Arabia Saudita e il sostegno d’Israele (come nel caso Iran-Contra), confermando che il piano diabolico del “divide et impera” per distruggere Stati e società che difendono la sovranità nazionale veniva applicato in modo coerente dall’apparato propagandistico di Stati Uniti e NATO, così come dalle loro agenzie sovversive e spionistiche. Niente di nuovo o di sorprendente se si tiene presente che, dalla fine della seconda guerra mondiale, grazie all'”Operazione Gladio”, Stati Uniti e NATO mantennero contatti e collegamenti con le forze ultranazionaliste che sostennero i vari regimi nazifascisti europei, e che ora operano nei Paesi baltici e in Ucraina dove controllano l’apparato di sicurezza dello Stato, nell’ambito della politica del confronto con la Russia. André Vitchek sottolinea che “per l’impero, esistenza e popolarità dei leader progressisti, marxisti, musulmani, ai comandi del Medio Oriente o dell’Indonesia ricchi di risorse, è semplicemente inaccettabile. Se avessero preso l’abitudine di usare queste risorse naturali per migliorare la vita del popolo, cose ne sarebbe rimasto dell’impero e delle sue aziende? Ciò andava fermato con qualsiasi mezzo. L’Islam doveva essere diviso, infiltrato dai capi radicali anti-comunisti, a cui il benessere del popolo non interessa per nulla” [5]. Victoria Nuland, assistente del segretario di Stato a Washington, dichiarò pubblicamente [6] che cinque miliardi di dollari erano stati “investiti” nel “cambio di regime” in Ucraina e, probabilmente, la spese furono ancora più grandi per arrivare alla partizione dello Stato multinazionale della Jugoslavia. E sul finanziamento o sostegno dei Paesi della NATO a estremisti e terroristi islamici in Cecenia e Daghestan, che si pavoneggiavano in Europa come “combattenti per la libertà”? E gli estremisti islamici che ricevettero dalle autorità politiche europee e statunitensi finanziamenti e addestramento per rovesciare i governi di Libia e Siria, così come molti altri in Africa che rimarranno nel dimenticatoio?

“Non si trionfa con il fondamentalismo armato”
UKRAINE-RUSSIA-CRISIS-PILOT-CRIME Nel 1997 il grande pensatore Edward Said tenne una conferenza [7] sul tema dello “scontro di civiltà”, e di cui consiglio vivamente lettura o rilettura, e vorrei di riprodurne un ampio stralcio qui: “Data la realtà deprimente che ci circonda con conflitti interculturali e interetnici, appare irresponsabile suggerire che noi, in Europa e negli Stati Uniti, dobbiamo preservare la nostra civiltà, che Huntington definisce occidente, tenendo il mondo lontano ed alimentando conflitti tra i popoli al solo scopo di espandere il nostro dominio. Infatti, è ciò che Huntington sostiene, ed è abbastanza facile capire il motivo per cui il suo saggio sia stato pubblicato da Foreign Affairs, e il motivo per cui molti politici ne sono attratti, consentendo agli Stati Uniti d’America di sviluppare la mentalità della guerra fredda in un contesto e con un pubblico diversi. Un nuovo modo di pensare o di comprendere a pieno guardando i pericoli che abbiamo di fronte, dal punto di vista del genere umano nel complesso, è molto più costruttivo e utile. Tali rischi includono la perdita di gran parte della popolazione mondiale, la nascita di veterani della violenza tribale e nazionalista nella Bosnia etnica e religiosa, in Ruanda, Libano, Cecenia e altrove, la regressione dell’alfabetizzazione e l’emergere di un altro tipo di analfabetismo grazie a media elettronici, televisione e nuove autostrade dell’informazione globale, o la frammentazione e minaccia d’estinzione delle grandi epopee della liberazione e della tolleranza. Il nostro bene più prezioso davanti a tale terribile trasformazione della storia non è l’emergere del senso del confronto, ma la percezione di comunità, comprensione, solidarietà e speranza in antitesi perfetta a ciò che sostiene Huntington“.
Concludo questo articolo con una recente e profonda riflessione del filosofo Enrique Dussel [8]: “Il fondamentalismo (cristiano, come quello di G. Bush, sionista o islamico) è la rinascita di un concetto di Dio (o politeismo secondo Weber), che giustifica politica, economia, cultura, razza, genere, eccetera, in modo assoluto usando le armi al posto della ragione comprensibile dall’interlocutore (nulla come il fondamentalismo americano impiega le armi piuttosto che il ragionamento: pretende d’imporre la democrazia con la guerra invece di dialogare partendo dalla tradizione dell’altro, per esempio con i credenti dell’Islam del Corano). Non si sradica il fondamentalismo con la forza (non dimenticate che la CIA era responsabile dell’insegnamento dell’uso delle armi ai fondamentalisti islamici per combattere l’Unione Sovietica in Afghanistan, e ne subiamo oggi le conseguenze mortali), ma con un ragionamento e un comportamento onesto (come Bartolomé de las Casas disse riguardo la conquista). Ma ciò va oltre le considerazioni degli interessi dell’impero. Si manipola la violenza irrazionale islamica per giustificare e aumentare la violenza irrazionale del neoliberismo politico ed economico. La sinistra s’integra, e tuttavia dovrebbe intraprendere una critica della teologia come parte della critica alla politica liberale e all’economia capitalista, come fece Karl Marx“.radio-libertyAlberto Rabilotta, Alai-Amlatina El Correo

Note
[1] “Il ruolo del razzismo nell’offensiva imperialista“, Alberto Rabilotta. El Correo, 26 marzo 2014
[2] Anni dopo, leggendo Samuel Huntington (“The Clash of Civilizations?“, Foreign Affairs, 1993), appare chiaro che tale miscela di pregiudizi carichi di odio si riflette abbastanza bene in quello che sentì alla riunione delle radio della NATO a Montreal, alla base della politica seguita da allora dell’imperialismo e dai suoi alleati.
[3] Samir Amin, “Capitalismo transnazionale od imperialismo collettivo?“, Pambazuka News, 22 gennaio 2011 Karl Polanyi Levitt, “La forza delle idee“; The Powell Memo 1971
[4] “La crisi della democrazia“, Michel Crozier, Samuel Huntington e Joji Watanuki.
[5] “L’impero produce mostri musulmani“, André Vltchek, cineasta Vltchek ha seguito i conflitti in decine di Paesi. Ha pubblicato un libro con Noam Chomsky: “Sul terrorismo occidentale: da Hiroshima alla guerra dei droni“.
[6] “Cambio di regime a Kiev” Victoria Nuland, 13 dicembre del 2013.
[7] Edward Said, “Il mito della scontro di civiltà“, conferenza alla Columbia University di New York, 1997
[8] “La critica della teologia diventa critica della politica“, El Correo, 21 gennaio 20158710254881_df21a98d84_oTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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