Putin denuncia il sostegno occidentale a terroristi e neo-nazisti

Steven MacMillan New Eastern Outlook 07/09/2016564b4e09c36188ab058b4642 Dall’Ucraina a Siria, Libia e Iraq, l’occidente ha ripetutamente dimostrato di essere un imperialismo che non porta altro che caos, distruzione e destabilizzazione. Invece che diffondere ‘libertà e democrazia’ con la sua azione geopolitica, i crimini dell’occidente nel 21° secolo non hanno rivali per immoralità e malafede. Considerando ciò, è francamente assurdo che i media occidentali e i capi della NATO spaccino la narrazione che la Russia sia una potenza mondiale bellicosa. Se non si è vissuto il 21° secolo sotto una roccia, si sono viste NATO ed istituzioni occidentali passare da un’orrore all’altro. Dalla guerra del 2001 in Afghanistan, l’occidente trascina il 21° secolo sulla china pericolosa della guerra perpetua, con i restanti 84 anni che appariranno lacerati dalla guerra come i primi 16, se gli sociopatici guerrafondai saranno autorizzati a guidare l’occidente.

Strumenti terroristici e neo-nazisti
A un vertice di fine di giugno, il Presidente russo Vladimir Putin condannava le politiche bellicose di NATO ed occidente. Putin ha dichiarato che la Russia “nota sforzi persistenti da parte di certi partner nel mantenere il monopolio sul predominio geopolitico“, aggiungendo che l’occidente usa spesso “terroristi, fondamentalisti, nazionalisti di estrema destra e anche neofascisti” come agenti dei propri giochi imperiali. Era chiaro fin dall’inizio che la rivoluzione colorata occidentale in Ucraina nel 2013-14 fu guidata da varie forze neonaziste, con molti filo-neonazisti al potere col governo ucraino dal colpo di Stato. Andrij Parubij per esempio, uno dei fondatori del partito nazionalsocialista di Ucraina (la cui bandiera reca il simbolo Wolfsangel utilizzato dai nazisti, poi divenuto partito Svoboda), fu nominato segretario del Consiglio di sicurezza nazionale e difesa dell’Ucraina pochi giorni dopo il rovesciamento del governo a Kiev. Parubij è presidente del parlamento ucraino da aprile, ma non c’è stata alcuna protesta da parte degli scribacchini occidentali. In Siria, l’occidente ha sostenuto varie forze terroristiche, cercando ridicolmente d’indicare i terroristi come prevalentemente ‘moderati’ che vogliono solo democrazia. Sappiamo che i terroristi sono prevalentemente estremisti, come indicava ‘intelligence militare degli Stati Uniti nel 2012: “salafiti, fratelli musulmani e AQI (al-Qaida in Iraq) sono le principali forze motrici della rivolta in Siria“. Nonostante ciò, l’amministrazione Obama ha ancora “deciso volontariamente” di sostenere i terroristi che cercano di spodestare Bashar al-Assad, dimostrando ulteriormente la natura nefasta della politica estera statunitense.McainMcCain: primo guerrafondaio
Di tutti i falchi che attualmente risiedono a Washington, uno si distingue dal resto sostenendo i neonazisti in Ucraina e i terroristi in Siria: il senatore John McCain è pesantemente coinvolto in due delle guerre più distruttive di questi ultimi anni. McCain è una grande cheerleader della rivoluzione colorata in Ucraina, avendo più volte incontrato il fondatore e capo di Svoboda Oleg Tjagnibok, tra gli altri. McCain è un sostenitore accanito dei terroristi in Siria, ed ha più volte chiesto che truppe statunitensi venissero schierate in Siria. Alla fine del 2014, l’ambasciatore delle Nazioni Unite della Siria, Bashar Jafari, accusava McCain di essere illegalmente entrato in Siria nel 2013 per incontrare i terroristi. McCain venne fotografato mentre incontrava colui che sembra essere il cosiddetto califfo dello SIIL, Abu Baqr al-Baghdadi, durante la sua visita illegale in Siria. Nonostante la retorica vomitata dai politici occidentali sul loro impegno verso libertà, democrazia, pace e diritto, l’occidente ha sostenuto vari attori nefasti che minacciano libertà, democrazia, pace e diritto nel mondo. Gli storici del futuro non saranno gentili verso l’imperialismo occidentale dei primi due decenni del 21° secolo; come le prove dimostrano, l’aggressione occidentale è la peggiore minaccia alla stabilità globale, non l’aggressività russa.a62Steven MacMillan è scrittore, ricercatore, analista geopolitico indipendente e redattore di The Analyst Report, per la rivista on-line “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio: “Lo SIIL é un’operazione dell’apparato terroristico-spionistico della NATO” (AUDIO)

Cl3dhGOWMAAYtSP.jpg largeTEHERAN (Parstoday Italian) – Alessandro Lattanzio, saggista, redattore della Rivista Eurasia e’ stato intervistato dalla nostra Redazione. Con Lattanzio abbiamo esaminato i diversi aspetti del terrorismo e diverse questioni mediorientali tra cui, la nuova ondata degli attentati terroristi con la matrice Daesh nel mondo. Per ascoltare la versione integrale dell’intervista potete cliccare qui.

Il “combattente per la libertà” della NATO dietro l’attentato ad Istanbul

Akhmed Chataev: freedom fighter, informatore del governo e terroristi ricercato
Christoph Germann BFP 3 luglio 2016
Christoph Germann è un analista indipendente e ricercatore tedesco, dove attualmente studia scienze politiche. Il suo lavoro si concentra sul Nuovo Grande Gioco in Asia centrale e Caucaso.

axmed-chataevis-2012-12-06I primi dettagli cominciano ad emergere sull’attentato dello Stato islamico all’aeroporto Atatürk d’Istanbul che provocato almeno 44 morti e più di 230 feriti. Un alto funzionario del governo turco annunciava che tre attentatori suicidi erano cittadini di Russia, Uzbekistan e Kirghizistan. [1] Il giornale filo-governativo turco Yeni Safak citava la polizia secondo cui 8 terroristi erano coinvolti. 3 furono uccisi, uno arrestato ed altri 4 ricercati. Secondo Yeni Safak, il noto capo ceceno dello Stato islamico Akhmed Chataev ha organizzato l’attentato mortale. [2] I funzionari turchi non hanno confermato immediatamente il coinvolgimento di Chataev, ma una fonte della polizia turca vicina alle indagini ha detto ad NBC News che Chataev sarebbe il pianificatore dell’attacco. [3] La polizia turca riferiva di aver lanciato la caccia all’uomo per catturare il capo terrorista ceceno. [4] I governi e i media occidentali si arrabattono nel spiegare perché respinsero gli avvertimenti russi su Chataev proteggendolo per molti anni, nonostante una lunga serie di reati connessi al terrorismo. Akhmed Chataev attrasse l’attenzione delle autorità russe quando fu catturato durante la seconda guerra cecena alla fine degli anni ’90. A seconda a chi si vuole credere, Chataev perse il braccio destro a causa di una ferita nei combattimenti o per le torture dopo il suo arresto. Le circostanze della sua liberazione rimangono poco chiare, inducendo The Interpreter di Radio Free Europe/Radio Liberty (cioè CIA e Gladio – NdT) a suggerire che Chataev sarebbe stato reclutato come informatore o agente russo. [5] A giudicare dalle azioni al momento del rilascio, ciò appare improbabile. Chataev lasciò la Russia nel 2001 e trovò rifugio in Azerbaigian [6] come molti altri ceceni “combattenti per la libertà”. [7] Ciò va spiegato col fatto che l’Azerbaigian fu un canale principale delle operazioni di ‘Gladio-B’ di USA-NATO nella regione. L’altro canale principale è la Turchia [8]. La reale portata del coinvolgimento di Stati Uniti e NATO nella lotta per l’indipendenza cecena è ancora un segreto ben custodito, ma la storia di Chataev illumina le dubbie macchinazioni occidentali che hanno alimentato il terrorismo in Russia e altrove.
Nel 2003, “Akhmed senzaunbraccio” si trasferisce in Austria, dove ebbe asilo e ricevette la cittadinanza. Pur godendo dell’ospitalità austriaca, Chataev usò ampiamente il suo nuovo passaporto “viaggiando liberamente in Europa e altrove“. I media russi indicano che Chataev era ricercato dalle autorità russe fin dal 2003 con l’accusa di reclutamento di combattenti e raccolta di fondi per l’insurrezione nel Caucaso settentrionale. Secondo fonti sui gruppi islamici ceceni, tale compito gli fu assegnato da nientemeno che l’emiro del Caucaso Doku Umarov. [9] Né la stretta connessione di Chataev con Umarov, né i suoi crimini sembravano infastidire nessuno in occidente. La Russia cercò ripetutamente di estradarlo, senza alcun risultato. Nel 2008, “Akhmed senzaunbraccio” fece notizia in Svezia. Fu arrestato e condannato a 16 mesi di carcere per contrabbando di un’arma automatica e due pistole con munizioni e silenziatori. Chataev era arrivato in traghetto dalla Germania, insieme ad altri due ceceni. Disse alle autorità svedesi che erano andati in Norvegia per andare a pescare e negò di saperne nulla delle armi nascoste nella ruota di scorta nel bagagliaio della sua auto. Chataev fu condannato nel marzo 2008 e rilasciato nel gennaio 2009. [10] Pochi mesi dopo continuò il suo tour nelle carceri europee in Ucraina. Le autorità ucraine l’arrestarono su richiesta della Russia. La Russia ne chiese l’estradizione ma la Corte dei diritti dell’uomo ed Amnesty International intervennero, ricordando al governo ucraino che il sospetto terrorista ricercato aveva lo status di rifugiato in Austria. [11] Invece di godersi la vita a Vienna, Chataev si mise nei guai in Bulgaria. Nell’estate del 2011 fu arrestato al confine bulgaro tentando di passare in Turchia. Un tribunale bulgaro decise di estradarlo in Russia, ma Chataev fece ricorso e giocò la carta dei rifugiati, con successo [12]. In seguito, il fido famiglio di Umarov si stabilì in Georgia, dove fu assunto dall’allora viceministro dell’Interno Giorgi Lortkipanidze per i suoi ottimi collegamenti con l’insurrezione nel Caucaso settentrionale. In un’intervista esclusiva con The Daily Beast, CLtY9n4WIAERFr5Lortkipanidze fece del suo meglio per nascondere ciò che realmente accadde in Georgia e quale ruolo Chataev giocò. Affermò di averlo reclutato come informatore e negoziatore tra il governo georgiano e la rete clandestina islamica del Caucaso del Nord per impedire attacchi terroristici in Georgia. Lortkipanidze disse al Daily Beast che era contento del lavoro di Chataev fin quando si rifiutò di fermare un gruppo di terroristi che cercava di passare dalla Georgia alla Russia. [13] L’ex-viceministro degli Interni della Georgia si riferiva al cosiddetto incidente di Lopota dell’agosto 2012, ma per qualche ragione non disse che l’incidente svelò il programma di addestramento segreto governativo dei terroristi ceceni. Un’indagine sugli scontri nella gola di Lopota del difensore pubblico Ucha Nanuashvili portò alla luce informazioni esplosive: “Secondo il rapporto, nel febbraio 2012 alti funzionari del ministero degli Interni georgiano contattarono alcuni dei “veterani della guerra in Cecenia”, nonché rappresentanti dei ceceni che vivono in Europa, per convincerli che le autorità georgiane erano pronte ad armarli attraverso il “cosiddetto corridoio”, una via per infiltrarsi nel Caucaso settentrionale della Russia dalla Georgia. Tali sforzi, secondo il rapporto, portarono dall’Europa circa 120 ceceni e altri nativi del Caucaso del Nord in Georgia. “Appartamenti gli furono affittati in vari quartieri di Tbilisi, soprattutto nel distretto di Saburtalo”, si legge nella relazione, aggiungendo che i funzionari del ministero dell’Interno li accoglievano all’aeroporto di Tbilisi dandogli armi da fuoco e patenti di guida“. Ufficiali georgiani e “militanti ceceni dalla grande esperienza nei combattimenti” addestravano le reclute cecene nelle basi militari di Shavnabada e Vaziani vicino Tbilisi. Ci sono prove che suggeriscono che Akhmed Chataev ne fosse coinvolto. Il rapporto di Nanuashvili dice che Lortkipanidze coordinò il reclutamento e l’addestramento, spiegando il motivo per cui non disse a The Daily Beast tutta la verità sul lavoro di Chataev per il governo georgiano. Secondo le fonti di Nanuashvili, i ceceni divennero impazienti perché l’addestramento prendeva più tempo del previsto e chiesero di passare il confine con la Russia. Ma dopo l’arrivo nella gola di Lopota, ai combattenti fu impedito di entrare in Russia e gli fu detto di cedere le armi prima di tornare nella base militare o nella valle del Pankisi. [14] Chataev sarebbe stato uno dei “ceceni autorevoli” inviati a mediare dopo che i combattenti ceceni si rifiutarono di deporre le armi. I colloqui non produssero alcun risultato e Chataev venne ferito negli scontri che seguirono. Le forze di sicurezza georgiane l’arrestarono pochi giorni dopo. La gamba ferita dovette essere amputata e fu accusato di possesso illegale di due bombe a mano. La Russia chiese ancora una volta l’estradizione di Chataev, con lo stesso risultato. Nel dicembre 2012, Chataev fu rilasciato su cauzione e il procuratore georgiano infine lasciò cadere le accuse un mese dopo. [15] L’ex-presidente Mikheil Saakashvili e il suo Movimento Nazionale Unito (UNM) sfruttano tale fatto dopo l’attacco all’aeroporto di Istanbul per regolare i conti. Saakashvili ha sottolineato che Chataev fu arrestato dal suo governo in un’operazione antiterrorismo condotta da Lortkipanidze, e si lamenta che, dopo il cambio di governo, “il nuovo governo georgiano, guidato dall’oligarca russo Ivanishvili, l’abbia prontamente liberato”. [16] L’ex-capo georgiano omette di menzionare che il suo stretto collaboratore Lortkipanidze era a capo di un programma di addestramento segreto governativo dei terroristi ceceni e che Chataev vi lavorava. Lortkipanidze poi fuggì dalla Georgia accusato della debacle di Lopota, seguendo il suo vecchio capo Saakashvili in Ucraina. [17]
565875 Oltre a Chataev, nove terroristi ceceni sopravvissero agli scontri del 2012. Furono autorizzati a lasciare il Paese qualche giorno dopo e il ministero dell’Interno georgiano gli aiutò a recarsi in Turchia. [18] La Turchia è la meta preferita di molti “combattenti per la libertà” ceceni e Chataev non fa eccezione. Secondo l’agenzia stampa russa indipendente Caucasian Knot, visse in Turchia tra il 2012 e il 2015. Durante questo periodo fu in contatto diretto con un capo dello Stato islamico, Tarkhan Batirashvili, uomo dalla storia simile alla sua [19]. Dopo aver essere stato rappresentante dell’emirato del Caucaso in Turchia, Chataev si sarebbe unito allo SIIL nel 2014. [20] Già nel gennaio 2015 “una fonte affidabile d’Istanbul” disse ai media georgiani che Chataev organizzava il viaggio delle reclute dalla valle del Pankisi in Georgia alla Siria. [21] Un mese dopo, Chataev tolse gli ultimi dubbi sulle sue attività apparendo in un video come capo del battaglione Yarmuq, battaglione ceceno dello SIIL formato da jihadisti russofoni. [22] Ad agosto, i servizi di sicurezza russi identificarono “Akhmet senzaunbraccio” come principale reclutatore di cittadini russi per lo Stato islamico. [23] Nell’ottobre 2015, il governo degli Stati Uniti, infine basandosi sul video di febbraio, aggiunse Chataev alla sua lista globale dei terroristi appositamente designati. [24] Nel giro di pochi anni, Chataev passò da lavorare per il governo georgiano sostenuto dagli Stati Uniti, godendo della protezione occidentale, a uno dei terroristi più ricercati, nonostante non avesse quasi cambiato comportamento. La maggiore differenza è che le sue attività non si limitavano più alla Russia. Il fatto che Akhmed Chataev ora appaia al centro delle indagini sull’attacco all’aeroporto d’Istanbul solleva molte domande scomode, a cui i governi occidentali hanno molto su cui rispondere.Forensic experts work outside Turkey's largest airport following a blastNote
[1] Humeyra Pamuk e Daren Butler, “Istanbul airport bombers were Russian, Uzbek, Kyrgyz: Turkish official”, Reuters, 30 giugno 2016
[2] “Russian national identified as a suicide bomber in Istanbul airport attack”, Yeni Safak, 30 giugno 2016
[3] William M. Arkin, Mansur Mirovalev and Corky Siemaszko, “Chechen Akhmed Chatayev Is Called Suspected Planner of Istanbul Attack”, NBC News, 1 luglio 2016
[4] Dominique Soguel and Suzan Fraser, “Attention in Istanbul bombing focused on Chechen extremist”, The Associated Press, 1 luglio 2016
[5] Catherine A. Fitzpatrick, “Russian Press Claims Alleged Mastermind of Istanbul Attacks Was Detained For Terrorism In Four Countries But Was Let Go”, The Interpreter, 30 giugno 2016
[6] Nino Burchuladze, “‘Ahmed One-Arm’ – The man who sends Jihadists from Pankisi to Syria”, Georgian Journal, 31 gennaio 2015
[7] Sibel Edmonds, “BFP Exclusive: US-NATO-Chechen Militia Joint Operations Base”, Boiling Frogs Post, 22 novembre 2011
[8] Nafeez Ahmed, “Why was a Sunday Times report on US government ties to al-Qaeda chief spiked?”, Ceasefire Magazine, 17 maggio 2013
[9] Fatima Tlisova, “Chechen Suspected in Istanbul Attack, but Questions Remain”, Voice of America, 30 giugno 2016
[10] “The Latest: Tunisian town buries doctor killed in Istanbul”, The Associated Press, 1 luglio 2016
[11] “Ukraine: Ukraine obliged to halt extradition: Ahmed Chataev : Further information”, Amnesty International, 22 gennaio 2010
[12] “Bulgarian court refuses to hand over terror suspect to Russia”, Russia Today, 22 luglio 2011
[13] Anna Nemtsova, “Mastermind of Istanbul Airport Attack Had Been Georgian Informant, Official Says”, The Daily Beast, 1 luglio 2016
[14] “Public Defender Calls on MPs to Probe into Lopota Armed Clash”, Civil Georgia, 1 aprile 2013
[15] Liz Fuller, “President Again Denies Georgia Co-Opted Chechen Fighters”, Radio Free Europe/Radio Liberty, 28 aprile 2013.
[16] Mikheil Saakashvili, Facebook, 30 giugno 2016
[17] “New head of Odessa Police escapes prosecution in Georgia”, Caucasian Knot, 17 giugno 2015
[18] Ibid., Civil Georgia.
[19] Ibid., Tlisova.
[20] “Details of Atatürk Airport attack planner emerge”, Yeni Safak, 2 luglio 2016
[21] Ibid., Burchuladze.
[22] Joanna Paraszczuk, “Russian Citizen Linked To Lopota Gorge Incident Now Heads IS Battalion In Syria”, Radio Free Europe/Radio Liberty, 25 febbraio 2015
[23] Joanna Paraszczuk, “Main Russian IS Recruiter ‘Identified In Turkey,’ But Who Is One-Legged Akhmet?”, Radio Free Europe/Radio Liberty, 10 agosto 2015
[24] “Treasury Sanctions Individuals Affiliated With Islamic State of Iraq and the Levant, and Caucasus Emirate”, U.S. Department of the Treasury, 5 ottobre 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Da quando USA e NATO sponsorizzano il terrorismo?

Alberto Rabilotta, Mondialisation, 9 aprile 2015радио.либерти.Seminare odio e divisioni, aggravare le differenze religiose, linguistiche, culturali, nazionali e promuovere il razzismo in tutte le sue forme [1], sono ricette molto antiche e rodate nel dominio e sfruttamento dei popoli. In realtà, è il modo migliore per rovinare, indebolire e dividere al solo scopo di asservire, schiavizzare o semplicemente scacciare dalla mappa a favore di interessi colonialisti ed imperialisti. Durante la guerra fredda, tale politica fu praticata contro l’Unione Sovietica (URSS), la Cina e gli altri Paesi socialisti, e nonostante la caduta dell’URSS e dello spazio socialista europeo, è ancora molto viva. In realtà, la guerra ideologica e la sovversione della guerra fredda sono state adattate, più di quaranta anni fa, agli obiettivi egemonici che ossessionano l’imperialismo degli Stati Uniti d’America e dei loro alleati della NATO, del capitalismo che chiamiamo neoliberismo oggi, e che da allora colpiscono tutti i Paesi e le regioni che si oppongono all’egemonia imperialista. E’ in tale contesto che va posto il terrorismo derivante da fanatismo religioso o ideologia neonazista, dimostrando di aver contribuito e di contribuire a distruzione e caos che l’imperialismo deve diffondere; questo è ciò che accade quando distrugge gli inermi Iraq, Siria, Libia, Pakistan o Yemen, o quando si volge contro i mentori politici a Washington, Londra o Parigi. Il terrorismo servirà sempre gli obiettivi politici dell’imperialismo, perché il dibattito semplicistico, la copertura mediatica scandalosa e l’impatto globale di tali barbare nei Paesi occidentali, come i recenti attacchi in Francia, quasi sempre portano a giustificare misure socio-politiche antidemocratice e repressive, come visto negli stati Uniti con il “Patriot Act”, il cui contenuto sarà probabilmente integrato nei piano già in esame nell’Unione europea. Qui non si cerca di proporre una teoria del complotto, ma di riassumere una delle mie prime esperienze giornalistiche nei primi anni ’70, su cui mi sono già espresso ma che sono rimaste negli anni una chiave importante per la comprensione e l’analisi della propaganda e degli obiettivi politici dell’imperialismo. Mi baserò sui ricordi avendo perso i miei archivi cartacei da tempo e non avendo mezzi sufficienti per andare a Mosca o all’Avana a cercare sui giornali Pravda o Granma, che pubblicarono le informazioni originali.

I propagandisti della NATO si riuniscono in segreto a Montreal
CIA-logoNel 1972, quando iniziai a lavorare per Prensa Latina e a scrivere per giornali messicani come El Dia ed Excelsior, un collega canadese mi disse che una riunione segreta dei funzionari responsabili della politica dell’informazione delle radio ad onde corte della NATO (Radio Free Europe/Radio Liberty (REL/RL), Voce dell’America (VOA), eccetera), si sarebbe tenuta in un albergo di Montreal. Fu in quell’occasione che doveva essere presentato “la nuova strategia” per la lotta ideologica contro l’URSS e gli altri Paesi socialisti, ma oggi possiamo dire che parole e progetti proposti in quell’incontro furono amplificati in tutto il mondo e in tutti i settori della lotta ideologica tipica del confronto bipolare della guerra fredda. Così andai a Montreal, molto dubbioso sull’accesso alle credenziali della stampa, ma dopo un rifiuto iniziale e con mia sorpresa, mi furono finalmente concessi grazie all’accredito come “corrispondente” del giornale messicano Excelsior. Il suddetto incontro fu una lunga lista di presentazioni dei responsabili delle linee informative ed editoriali di tali stazioni, in particolare VOA e REL/RL che (per usare un linguaggio contemporaneo) decisero come costruire il quadro e la credibilità della propaganda contro l’URSS e il comunismo, anzi contro tutti i Paesi che all’epoca chiedevano una vera indipendenza, un nuovo ordine economico mondiale e la fine di razzismo e discriminazione razziale in tutte le loro forme, con posizioni antimperialiste e, di conseguenza, visti come alleati dell’URSS.

Come trasformare religione e nazionalismo in armi?
La nuova offensiva ideologica dell’impero, e il contenuto della propaganda, secondo gli ideologi della NATO, dovevano raggiungere le popolazioni prese di mira e radicarvisi: musulmani e nazionalisti radicali in alcune regioni dell’URSS e degli altri Paesi socialisti; sionisti ebrei (refusenik) russi che volevano emigrare in Israele e cattolici conservatori nei Paesi baltici, Polonia e altrove. Lo scopo perseguito nelle società socialiste laiche era finanziare e strutturare la “rinascita” di credenze e pratiche religiose radicali in modo da entrare in conflitto aperto con la società e il potere politico, causando proteste o contraddizioni nelle società o nelle regioni in cui il nazionalismo esisteva, suscitando movimenti separatisti supponendo che portassero a scontri tra civili, con la polizia e anche con i militari.

“Scontro di civiltà” e neoliberismo
zbigniew brezezinski.preview Il seme dello “scontro di civiltà” [2] fu piantato dalla propaganda NATO e diretto senza remore dai sempre più potenti media del mondo capitalista, giustificando la nascita di al-Qaida per combattere i sovietici e i progressisti afghani in Afghanistan e poi, con la caduta dell’URSS e dello spazio sovietica europeo, ampiamente utilizzata nei Balcani per la partizione dell’ex-Jugoslavia, per fomentare attentati terroristici e conflitto in Cecenia, Daghestan e altre regioni della ex-Unione Sovietica, tra cui ultimamente l’Ucraina. Ufficialmente Stato ateo, l’URSS era in realtà uno Stato socialista multinazionale e multiculturale dove convivevano molte nazionalità e religioni, dall’ortodossia cristiana all’Islam, passando per l’ebraismo e il cattolicesimo, tra gli altri. Tale era la forza apparente dell’internazionalismo proletario, come si diceva a Mosca, ma anche la sua principale debolezza agli occhi dei capi imperialisti. Tuttavia, va ricordato che il confronto generato dalle ambizioni imperialiste statunitensi non riguardava solo la guerra fredda tra Mosca e Washington, ma Medio Oriente e Asia dove predominavano, nei primi anni ’70, Stati laici, risultato della decolonizzazione e del consolidamento del movimento dei Paesi non Allineati; dove coesistevano i più diversi sistemi politici, culture, nazionalità e religioni. In altre parole, la lotta alla discriminazione razziale di tutti i tipi, anche all’apartheid del Sud Africa e al sionismo, era all’apice, sviluppando anche la risoluzione 3379 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite votata nel novembre 1975 e revocata il 16 dicembre 1991 con la risoluzione ONU 4866, otto giorni prima la dissoluzione l’URSS. Allo stesso modo, nella congiuntura storica, i Paesi non allineati chiesero, con il sostegno del campo socialista, la creazione di un “Nuovo Ordine Mondiale” che ponesse fine a sleali “ragioni di scambio” e facesse accedere allo sviluppo socio-economico, permettendosi di rivendicare, all’UNESCO, un “Nuovo ordine mondiale dell’Informazione e della Comunicazione”, tutte iniziative che l’imperialismo e i suoi alleati sono riusciti a zittire. Oggi, con prove e il senno del poi, appare ovvio che nello stesso tempo i circoli del potere di Stati Uniti, loro alleati europei e giapponesi, lanciarono l’offensiva per giustificare economicamente e politicamente lo smantellamento dello Stato sociale (l’intervento statale nell’economia per garantire un certo sviluppo socio-economico), con l’intenzione (diventata realtà negli ultimi venti anni) di sottomettere lo Stato agli interessi capitalistici, tornando al liberismo del 19° secolo e alle buone vecchie pratiche imperialiste e colonialiste [3].
Vista da una certa angolazione, il momento era particolarmente adatto per l’imperialismo ed alleati della NATO per amplificare il contesto e la copertura geografica della guerra fredda, continuando il passaggio dal confronto tra il sistema capitalista-imperialista e il sistema socialista, all’espansione imperialista del sistema neoliberale, già “decisa”. La creazione nel 1973 della Commissione Trilaterale [4] guidata da David Rockefeller, assistito dal consigliere per gli affari esteri Zbigniew Brzezinski del presidente democratico Jimmy Carter, fu il trampolino di lancio della nuova offensiva ideologica dei vertici dell’impero e della NATO, e non fu un caso la presenza nel quadro di Samuel Huntington, “intellettuale organico” dell’imperialismo e autore dell’infame libro “Lo Scontro di civiltà”. I documenti della Commissione Trilaterale, in particolare “La crisi della democrazia” del 1975, vanno letti alla luce degli eventi attuali e recenti, stabilendo, lungi da ogni teoria del complotto, che in quel momento ed apertamente furono definiti gli assi dell’offensiva politica ed ideologica dell’imperialismo per imporre l’egemonia nella fase neoliberista, compresa la liquidazione della democrazia liberale dal qualche reale contenuto sociale nei Paesi occidentali, come attualmente sperimentiamo. Tutto ciò spiega anche la continuità nel tempo dell’offensiva politica ideologica per minare le società e distruggere gli Stati dell’Unione Sovietica e degli altri Paesi socialisti, ed oggi di Russia, Cina ed altri Paesi in via sviluppo od emergenti che potrebbero arginare l’egemonia neoliberista.

Fanatici ed estremisti trasformati in “combattenti per la libertà”
276a876eb8135f1e72066c893e1fb2fa Se il 1979 è infatti il primo anno in cui Stati Uniti ed alleati addestrarono e mutarono gli estremisti islamici in “combattenti per la libertà” contro le truppe sovietiche in Afghanistan, ed anche per combattere contro i progressisti afghani, non passò molto tempo prima che fomentassero operazioni illegali con narcotrafficanti in America Latina per armare e finanziare i “combattenti per la libertà” che combattevano contro i sandinisti in Nicaragua, politica che portò dritto alla creazione dei “cartelli” del narcotraffico e all’ascesa di criminalità, corruzione e violenze nella regione. Da allora, politiche simili furono adottate in decine di Paesi in Asia, Medio Oriente e Africa, spesso con l’assistenza e il finanziamento dell’Arabia Saudita e il sostegno d’Israele (come nel caso Iran-Contra), confermando che il piano diabolico del “divide et impera” per distruggere Stati e società che difendono la sovranità nazionale veniva applicato in modo coerente dall’apparato propagandistico di Stati Uniti e NATO, così come dalle loro agenzie sovversive e spionistiche. Niente di nuovo o di sorprendente se si tiene presente che, dalla fine della seconda guerra mondiale, grazie all'”Operazione Gladio”, Stati Uniti e NATO mantennero contatti e collegamenti con le forze ultranazionaliste che sostennero i vari regimi nazifascisti europei, e che ora operano nei Paesi baltici e in Ucraina dove controllano l’apparato di sicurezza dello Stato, nell’ambito della politica del confronto con la Russia. André Vitchek sottolinea che “per l’impero, esistenza e popolarità dei leader progressisti, marxisti, musulmani, ai comandi del Medio Oriente o dell’Indonesia ricchi di risorse, è semplicemente inaccettabile. Se avessero preso l’abitudine di usare queste risorse naturali per migliorare la vita del popolo, cose ne sarebbe rimasto dell’impero e delle sue aziende? Ciò andava fermato con qualsiasi mezzo. L’Islam doveva essere diviso, infiltrato dai capi radicali anti-comunisti, a cui il benessere del popolo non interessa per nulla” [5]. Victoria Nuland, assistente del segretario di Stato a Washington, dichiarò pubblicamente [6] che cinque miliardi di dollari erano stati “investiti” nel “cambio di regime” in Ucraina e, probabilmente, la spese furono ancora più grandi per arrivare alla partizione dello Stato multinazionale della Jugoslavia. E sul finanziamento o sostegno dei Paesi della NATO a estremisti e terroristi islamici in Cecenia e Daghestan, che si pavoneggiavano in Europa come “combattenti per la libertà”? E gli estremisti islamici che ricevettero dalle autorità politiche europee e statunitensi finanziamenti e addestramento per rovesciare i governi di Libia e Siria, così come molti altri in Africa che rimarranno nel dimenticatoio?

“Non si trionfa con il fondamentalismo armato”
UKRAINE-RUSSIA-CRISIS-PILOT-CRIME Nel 1997 il grande pensatore Edward Said tenne una conferenza [7] sul tema dello “scontro di civiltà”, e di cui consiglio vivamente lettura o rilettura, e vorrei di riprodurne un ampio stralcio qui: “Data la realtà deprimente che ci circonda con conflitti interculturali e interetnici, appare irresponsabile suggerire che noi, in Europa e negli Stati Uniti, dobbiamo preservare la nostra civiltà, che Huntington definisce occidente, tenendo il mondo lontano ed alimentando conflitti tra i popoli al solo scopo di espandere il nostro dominio. Infatti, è ciò che Huntington sostiene, ed è abbastanza facile capire il motivo per cui il suo saggio sia stato pubblicato da Foreign Affairs, e il motivo per cui molti politici ne sono attratti, consentendo agli Stati Uniti d’America di sviluppare la mentalità della guerra fredda in un contesto e con un pubblico diversi. Un nuovo modo di pensare o di comprendere a pieno guardando i pericoli che abbiamo di fronte, dal punto di vista del genere umano nel complesso, è molto più costruttivo e utile. Tali rischi includono la perdita di gran parte della popolazione mondiale, la nascita di veterani della violenza tribale e nazionalista nella Bosnia etnica e religiosa, in Ruanda, Libano, Cecenia e altrove, la regressione dell’alfabetizzazione e l’emergere di un altro tipo di analfabetismo grazie a media elettronici, televisione e nuove autostrade dell’informazione globale, o la frammentazione e minaccia d’estinzione delle grandi epopee della liberazione e della tolleranza. Il nostro bene più prezioso davanti a tale terribile trasformazione della storia non è l’emergere del senso del confronto, ma la percezione di comunità, comprensione, solidarietà e speranza in antitesi perfetta a ciò che sostiene Huntington“.
Concludo questo articolo con una recente e profonda riflessione del filosofo Enrique Dussel [8]: “Il fondamentalismo (cristiano, come quello di G. Bush, sionista o islamico) è la rinascita di un concetto di Dio (o politeismo secondo Weber), che giustifica politica, economia, cultura, razza, genere, eccetera, in modo assoluto usando le armi al posto della ragione comprensibile dall’interlocutore (nulla come il fondamentalismo americano impiega le armi piuttosto che il ragionamento: pretende d’imporre la democrazia con la guerra invece di dialogare partendo dalla tradizione dell’altro, per esempio con i credenti dell’Islam del Corano). Non si sradica il fondamentalismo con la forza (non dimenticate che la CIA era responsabile dell’insegnamento dell’uso delle armi ai fondamentalisti islamici per combattere l’Unione Sovietica in Afghanistan, e ne subiamo oggi le conseguenze mortali), ma con un ragionamento e un comportamento onesto (come Bartolomé de las Casas disse riguardo la conquista). Ma ciò va oltre le considerazioni degli interessi dell’impero. Si manipola la violenza irrazionale islamica per giustificare e aumentare la violenza irrazionale del neoliberismo politico ed economico. La sinistra s’integra, e tuttavia dovrebbe intraprendere una critica della teologia come parte della critica alla politica liberale e all’economia capitalista, come fece Karl Marx“.radio-libertyAlberto Rabilotta, Alai-Amlatina El Correo

Note
[1] “Il ruolo del razzismo nell’offensiva imperialista“, Alberto Rabilotta. El Correo, 26 marzo 2014
[2] Anni dopo, leggendo Samuel Huntington (“The Clash of Civilizations?“, Foreign Affairs, 1993), appare chiaro che tale miscela di pregiudizi carichi di odio si riflette abbastanza bene in quello che sentì alla riunione delle radio della NATO a Montreal, alla base della politica seguita da allora dell’imperialismo e dai suoi alleati.
[3] Samir Amin, “Capitalismo transnazionale od imperialismo collettivo?“, Pambazuka News, 22 gennaio 2011 Karl Polanyi Levitt, “La forza delle idee“; The Powell Memo 1971
[4] “La crisi della democrazia“, Michel Crozier, Samuel Huntington e Joji Watanuki.
[5] “L’impero produce mostri musulmani“, André Vltchek, cineasta Vltchek ha seguito i conflitti in decine di Paesi. Ha pubblicato un libro con Noam Chomsky: “Sul terrorismo occidentale: da Hiroshima alla guerra dei droni“.
[6] “Cambio di regime a Kiev” Victoria Nuland, 13 dicembre del 2013.
[7] Edward Said, “Il mito della scontro di civiltà“, conferenza alla Columbia University di New York, 1997
[8] “La critica della teologia diventa critica della politica“, El Correo, 21 gennaio 20158710254881_df21a98d84_oTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Petrodollari, imperialismo e destabilizzazione

Murad Makhmudov e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times 11 giugno 2016

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Il segretario alla Difesa USA Ashton Carter e il principe ereditario saudita Muhamad bin Salam

Negli anni ’80 Stati Uniti, Arabia Saudita, Pakistan, Regno Unito e certi altri Paesi iniziarono a finanziare il terrorismo islamico sunnita in Afghanistan. Tale ingerenza seguì l’assedio della Mecca in Arabia Saudita nel 1979. Di conseguenza, il finanziamento dei radicali sunniti in Afghanistan avvenne in un momento molto opportuno per i governanti feudali dell’Arabia Saudita. Il Pakistan divenne la base per l’addestramento dei jihadisti sunniti internazionali e la diffusione dell’islamismo in Afghanistan. Indipendentemente dalle motivazioni in Afghanistan è chiaro che le convulsioni dell’intervento in questa nazione si fanno ancora sentire oggi in molte nazioni. Stati Uniti e Pakistan scatenarono CIA e ISI per creare un forza combattente sunnita da lanciare contro l’Unione Sovietica. L’intelligence inglese fece la sua parte in questa guerra segreta, e arrivando al 2016 appare chiaro che la serie di Stati falliti è dovuta all’ingerenza estera. Nel caso del Pakistan, ISI e governo centrale crearono il proprio incubo islamista taqfirita perché questa nazione non può più contenere le forze che ha scatenato. Ciò significa che l’agenda islamista vede il governo del Pakistan come anti-islamico con l’effetto a catena d’aumentare l’odio verso tutte le minoranze della nazione. Pertanto, tutte le minoranze, musulmane o non musulmane, affrontano l’ira dell’islamismo taqfirita e questo si vede negli attentati contro ahmadiya musulmani, sciiti, indù, cristiani e sufi. Quando coraggiose voci sunnite in Pakistan parlano come Salman Tasir, ex-governatore del Punjab, allora arriva la morte. Allo stesso tempo, cristiani bruciati vivi e attacchi agli sciiti sono parte integrante del Pakistan. L’aspetto più preoccupante è che tali crimini contro l’umanità non accadono solo in aree preda del caos a causa del potere di diverse organizzazioni islamiste, ma accadono anche nelle società tradizionali. Ciò significa che i finanziamenti agli islamisti da parte delle nazioni che sostennero la guerra in Afghanistan hanno creato un incubo basato sui sogni di Arabia Saudita e altre potenze del Golfo. E’ chiaro che, mentre Stati Uniti e Regno Unito si concentrarono sulla sola questione dell’Afghanistan, gli alleati del Golfo e il Pakistan ebbero idee diverse. In alcun momento tali nazioni capirono le dinamiche della militanza sunnita che alterava il quadro religioso e politico. Eppure pericolosi capi politici del passato in Pakistan, come il generale Zia ul-Haq, insieme ad Arabia Saudita e altri Stati del Golfo, alterarono le dinamiche del mondo musulmano di questa parte dell’Asia. Le ripercussioni continuano oggi coi vari movimenti islamisti che suscitano caos in Afghanistan e Pakistan. Allo stesso tempo, il ruolo delle donne ha sofferto molto nelle zone in cui gli islamisti sono forti. Allo stesso modo, settarismo, terrorismo e Stati indeboliti di Afghanistan e Pakistan precipitarono nel vuoto creatosi, come oggi la Libia in crisi per causa degli stessi vili poteri.
tumblr_nivassbbqE1tr18gdo1_1280 Pertanto, gli attentati settari dei taqfiri in Afghanistan e Pakistan sono realtà naturali in questa parte del mondo. Inoltre, l’invasione USA dell’Iraq che creò l’esodo di numerosi cristiani e altre minoranze, fu seguito dall’islamismo e dal settarismo taqfirita dilagante. L’Iraq, nonostante la brutale dittatura di Sadam Husayn, era fermamente laico e il terrorismo non era una minaccia per il governo di Baghdad. Tuttavia, una volta che gli Stati Uniti intervennero crearono il vuoto che, ancora una volta, veniva riempito da varie organizzazioni islamiste, tra cui al-Qaida. Inoltre, proprio come l’11 settembre fu opera di cittadini prevalentemente sauditi, questa nazione ha dato il maggior numero di islamisti recatisi in Iraq per uccidere i soldati degli Stati Uniti e delle altre forze alleate, oltre ad uccidere i musulmani sciiti. Per l’Arabia Saudita si trattava di controllare il nuovo Iraq con un governo sciita contrario alla volontà di Riyadh. Dopo tutto, per gli islamisti wahhabiti dell’Arabia Saudita, ciò equivale al tradimento. Ancora una volta, proprio come i cittadini statunitensi furono uccisi l’11 settembre per mando di cittadini sauditi, ora erano i soldati statunitensi che morivano a migliaia per mano degli islamisti sauditi finanziati dai Paesi del Golfo, a prescindere se fossero organizzazioni o singoli individui. L’ironia, una triste ironia per i soldati statunitensi, è che la maggior parte dei morti statunitensi in Afghanistan e Iraq era causata dalle politiche dei cosiddetti amici in Pakistan e Arabia Saudita. Ancora una volta, tuttavia, Stati Uniti ed élite di Washington sembravano permettere tale politica confusa ignorando le reti che uccidevano i propri soldati. Oggi l’Iraq entra nel “sistema di domino stato fallito” che spesso fa seguito all’ingerenza di altre nazioni. Pertanto, il terrorismo è una realtà quotidiana in Iraq, con numerose minoranze fuggite, le donne che soffrono in alcune parti del Paese, il nord de facto sotto il governo curdo e il settarismo che affligge lo Stato-nazione. Tuttavia, i capi politici di Washington ancora una volta hanno scatenato un altro vuoto brutale in Siria, nonostante i problemi in Afghanistan, Iraq e Pakistan. In alcun momento durante la guida di Bashar al-Assad le minoranze religiose dovettero preoccuparsi per il loro futuro, prima dell’ingerenza estera. Allo stesso modo, le donne in Siria hanno la libertà che si sognerebbero in Afghanistan, Qatar, Arabia Saudita e altri Paesi nell’orbita degli Stati Uniti in Medio Oriente. Infatti, a differenza della Francia, che viola il modo di vestirsi delle donne musulmane, o della Svizzera, che impone restrizioni sui luoghi di culto musulmani, in Siria le donne decidono come vestirsi e tutte le fedi religiose hanno luoghi di culto. Tuttavia, la cosiddetta “primavera araba” è stata usurpata da forze potenti e da Arabia Saudita e Qatar, nel momento di riempire il vuoto con gli islamisti.
La crisi in Libia ancora una volta scatena forze ancora presenti e questo vale per il caos e l’assenza di un potere centrale. Inoltre c’è la destabilizzazione del nord del Mali dovuta alle forze scatenate dal crollo della Libia. E’ ancora troppo presto per dire quale sarà il futuro della Libia, ma i gruppi terroristici islamici e le organizzazioni religiose islamiste chiaramente sono intenti a riempire il vuoto. Nel nord del Mali hanno già alterato il quadro e chiaramente questa zona sarà la base per l’ulteriore caos regionale. La Siria, di conseguenza, è rimasta la più potente ed indipendente nazione araba fermamente laica e libera dal controllo estero. Né USA né Arabia Saudita potranno controllare questa nazione, ma una volta che le manifestazioni cominciarono in Siria le forze estere subito intervennero. L’emergere del “fantomatico esercito libero siriano (ELS)” apparve rapidamente, proprio come nel caso dell’Esercito di Liberazione del Kosovo e dei ribelli in Libia. Chiaramente, tali forze apparvero troppo in fretta per essere spontanee, quindi obiettivi politici a lungo termine seguivano da dietro le quinte, riempiendo qualsiasi vuoto emergesse o creando il vuoto per scatenare forze potenti. Subito nella crisi siriana molti soldati furono uccisi e chiaramente non lo furono per mano di manifestanti pacifici. Bashar al-Assad ammise gli errori compiuti nel primo periodo, ma se non fosse stato per le forze estere, la situazione sarebbe stata contenuta. La crisi in Bahrayn rimane perché gli sciiti sono trascurati e le forze popolari sunnite hanno anche molti dubbi. Nonostante la brutale repressione in Bahrayn, è chiaro che il tasso di mortalità è molto inferiore di quello in Siria, perché alcuna nazione invia armi a nuovi agenti. Al contrario, l’Arabia Saudita ha avuto il permesso di entrarvi per schiacciarvi la rivolta spontanea. Nel caso della Siria, Arabia Saudita e Qatar finanziano i terroristi e mercenari internazionali. Inoltre, la Turchia è un altro aggressore della Siria, perché permette ad ELS e varie organizzazioni islamiste di avere basi presso il confine con la Siria. Gli scopi della CIA e degli islamisti, a differenza di Iraq e Afghanistan dopo l’11 settembre (prima erano alleati), ancora una volta confluivano per destabilizzare la Siria. Proprio come in Afghanistan, è chiaro che l’interesse degli Stati Uniti è idurre il potere della Federazione Russa e dell’Iran sul piano geopolitico. Tuttavia, proprio come in Afghanistan, Iraq e Pakistan, l’obiettivo dell’Arabia Saudita è la diffusione dell’islamismo wahhabita/salafita.
Saudi-King-Abdullah-bin-A-001 Il risultato di tutto questo è che la Siria è stata destabilizzata da molte forze che sostengono sedizione, settarismo e terrorismo. Ancora una volta, tale politica si ripercuote sulla regione, il Libano rimane in bilico e gli attentati aumentano anche in Iraq. Ora, nella Siria di oggi, ELS e islamisti decapitano persone, uccidono minoranze, rifugiati iracheni in Siria, sostenitori Bashar al-Assad e giornalisti. I video recenti ripresi dall’ELS mostrano persone gettate dai tetti ed individui catturati prima di essere assassinati. Collettivamente, le morti di cui si legge nei notiziari o si vede in televisione in Afghanistan, Iraq, Pakistan e ora Siria sono dovute alle politiche di Washington e degli altri alleati, come l’Arabia Saudita, che finanziano la carneficina. Il Pakistan è ancora rovinato dall’islamismo a causa delle politiche pericolose adottate dai capi in passato. Altre nazioni come Mali e Libano subiscono tali onde d’urto, mentre più vicino gli islamisti dilagano anche radicalizzando le principali città d’Europa. Pertanto, le potenti scosse dell’assedio della Mecca nel 1979, quando Juhayman al-Utaybi e i suoi seguaci assaltarono la Meccam,continua a riverberarsi nell’arena religiosa del mondo islamico. Tale singolo evento galvanizzò USA e Arabia Saudita nel finanziare ulteriormente i terroristi islamisti in Afghanistan e nelle confinanti regioni del Pakistan dal 1979 in poi, fino alla scomparsa dell’Unione Sovietica. Dopo tutto, le élite saudite avevano bisogno di una distrazione e USA e Regno Unito erano preoccupati per le ripercussioni di tale importantissimo evento. Forse le convulsioni in Arabia Saudita sono anche dietro gli eventi in Siria, proprio come successe dopo l’assedio della Mecca con l’Afghanistan. Dopo tutto, è chiaro che la comunità sciita e gli elementi sunniti sono scontenti degli attuali capi feudali dell’Arabia Saudita. Allo stesso modo, l’Arabia Saudita sostiene il settarismo in Bahrayn e Yemen, e ciò aiuta a colmare l'”irrequieto vuoto islamista dell’Arabia Saudita”. Indipendentemente dai fattori che hanno portato USA, Qatar, Arabia Saudita, Francia, Turchia e Regno Unito a destabilizzare la Siria, è chiaro che le forze scatenate non saranno contenute se le forze centrali in Siria collassano. Gli USA ora ne sono preoccupati per via di ciò che è successo in Iraq, grazie alla tenacia del governo siriano. Nonostante ciò, le élite di Washington hanno permesso ad Arabia Saudita, Qatar, Quwayt e Turchia di destabilizzare la Siria tramite le azioni di CIA, MI6, MIT, DGSE e altre intelligence della NATO in Turchia. Il risultato è che SIIL ed altre forze terroristiche minacciano seriamente Iraq e Siria. Allo stesso modo, la stessa realtà appare nello Yemen del 2016 a causa dell’intromissione diretta della coalizione anti-sciita guidata dall’Arabia Saudita.
Una cosa è certa, la carneficina in corso e gli attacchi terroristici quotidiani in Afghanistan, Iraq, Libia, Pakistan e Siria sono collegati alle politiche di Washington e al denaro proveniente da Arabia Saudita, Quwayt e Qatar. Tali nazioni erano libere dal terrorismo internazionale (in alcune accadeva di rado), ma una volta che i petrodollari degli Stati Uniti e del Golfo sono spuntati, allora tutto è cambiato. La destabilizzazione della Siria segue uno schema fin troppo familiare e lo stesso vale per la diffusione del terrorismo e del settarismo una volta che le élite politiche di Washington e Riyadh ne sono coinvolte. Tuttavia, proprio com’è successo in Afghanistan negli anni ’80 e ’90, è chiaro che le forze scatenate contro la Siria non possono essere contenute e tale realtà minaccia l’Iraq ancora una volta.13407158Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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