CIA e assassinio dei leader

Vladimir Platov New Eastern Outlook 14.01.2018
La storia della Central Intelligence Agency degli Stati Uniti è piena di numerosi esempi di omicidi politici, non solo negli Stati Uniti, ma anche nei Paesi con cui Washington non è d’accordo. Così oggi,la CIA ha attivamente iniziato a sviluppare vari metodi per l’eliminazione deliberata del nuovo avversario politico degli Stati Uniti, il leader nordcoreano Kim Jong-un, coinvolgendo non solo le forze speciali, ma anche i servizi speciali dei Paesi che cooperano strettamente con la CIA. La prova di ciò, in particolare, si trova nei 310000 dollari nel bilancio della difesa per il 2018, ufficialmente decisi dal governo sudcoreano; il costo dell’eliminazione del leader della Corea democratica Kim Jong-un. Questi fondi saranno spesi per la formazione e l’equipaggiamento di una speciale “unità di decapitazione” dedicata alla leadership nordcoreana, la cui creazione fu resa nota il 1° dicembre. La squadra comprenderà circa mille commando, il cui compito in caso di guerra sarà trovare e uccidere Kim Jong-un e gli alti dirigenti dello Stato vicino. Come una fonte del ministero della Difesa della Repubblica di Corea ha riferito al quotidiano Korea Herald, l’equipaggiamento speciale della squadra includerà droni-kamikaze, droni da ricognizione e persino lanciarazzi pesanti. La struttura e i piani di addestramento della squadra sono classificati, ma secondo le informazioni dei media sudcoreani, i soldati della nuova squadra si addestreranno secondo la metodologia utilizzata dal Team 6 dei SEAL che assassinò Usama bin Ladin. Allo stesso tempo, va ricordato che il tentativo di creare una squadra speciale nella Corea del Sud, nel 1968, con obiettivi simili finì in tragedia. All’epoca, a 31 criminali sudcoreani fu promesso il perdono se la squadra che avevano formato avesse ucciso Kim Il-sung. Il gruppo ebbe un addestramento intensivo, durante il quale tre persone furono uccise, e alla fine fu inviato su gommoni nella Corea democratica, ma furono richiamati a metà strada. I prigionieri non furono rilasciati, l’estenuante addestramento continuò e fu decisa la data della nuova operazione. Nel 1971, i membri della squadra si ribellarono, uccisero gli istruttori e cercarono di raggiungere Seoul e, quando furono bloccati dall’esercito, si fecero saltare in aria con le granate. I quattro sopravvissuti furono successivamente giustiziati. Nel 2003 fu realizzato il film sudcoreano “Silmido” su questo tragico episodio.
Tali piani radicali per liberarsi degli oppositori politici non sono affatto sorprendenti, specialmente quando sono sviluppati e controllati dalla CIA, esperta in materia. E non c’è da stupirsi che persino il direttore della Central Intelligence Agency degli Stati Uniti, Mike Pompeo, abbia parlato in ottobre al forum della Fondazione per la difesa delle democrazie a Washington, dicendo che se la CIA liquidasse il leader della Corea democratica Kim Jong-un, non riconoscerebbe il coinvolgimento degli agenti statunitensi nell’assassinio. Tutti sanno che per mantenere il dominio, gli Stati Uniti non si fermano davanti a nulla, compresi l’omicidio degli indesiderabili. Negli anni ’50 e ’60, uccisero numerosi leader stranieri e personaggi pubblici che combattevano non per il comunismo, ma per l’indipendenza nazionale dei propri Paesi. Poi venne una certa calma, connessa sia con la politica della “distensione” sia con le denunce delle attività della CIA da parte della Commissione del Senato di F. Church nel 1975. Le conclusioni della commissione sulle attività illegali dei servizi d’intelligence statunitensi (in particolare, omicidi e numerosi attentati a statisti stranieri) portò all’adozione da parte del presidente J. Ford di un ordine che vietava gli omicidi “ufficialmente sanciti” di leader stranieri. Tuttavia, nel 1981 questo decreto presidenziale fu rovesciato da Reagan e l’elenco delle vittime riprese a crescere rapidamente. Dopo numerosi dibattiti sui media, non ci fu interesse sul segreto della rapida infezione del Presidente Hugo Chávez e conseguente morte con una nuova forma di arma biologica: un virus del cancro e il coinvolgimento dei servizi speciali statunitensi. Tuttavia, un altro fatto molto strano e inspiegabile (a parte l’operazione dei servizi speciali statunitensi), è che, oltre a Hugo Chavez, numerosi altri leader latinoamericani, chiaramente disprezzati da Washington, “inaspettatamente” si ammalarono di cancro allo stesso tempo. Tra questi il Presidente argentino Nestor Kirchner (sostituito da Cristina Kirchner), il Presidente brasiliano I. Lula da Silva (dopo il quale Dilma Roussef salì al potere) e il presidente paraguaiano Fernando Lugo (che fu rovesciato dal colpo di stato della CIA nel 2012; poco dopo gli fu diagnosticato un cancro). È anche curioso che, dopo che il presidente conservatore e filoamericano della Colombia, Juan Manuel Santos, abbia iniziato i colloqui di pace coi partigiani delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC), abbia “inaspettatamente” contratto il cancro. Lo scrittore venezuelano Luis Brito Garcia ha contato più di 900 attentati al leader cubano Fidel Castro organizzati dalla CIA. E negli ultimi anni Castro soffrì di una misteriosa malattia intestinale oncologica, che lo colpì dopo il “Vertice dei Popoli” del 2006 nella città argentina di Cordoba. Ricordiamo anche la stranissima morte dell’ex-presidente palestinese (OLP) Yasser Arafat, che soffriva… di leucemia nel 2004.
Non è neppure irragionevole citare le rivelazioni di WikiLeaks che nel 2008 la CIA chiese all’ambasciata in Paraguay di raccogliere dati biometrici, incluso il DNA, dei quattro candidati presidenziali. Conoscendo il codice del DNA di una persona, è facile sviluppare un oncogene per ogni individuo. E se ipotizziamo che tali dati siano stati ottenuti alla vigilia delle elezioni in Brasile, allora il cancro di Dilma Roussef, contratto nel 2009, s’inserisce perfettamente in questa teoria. Quindi, oltre alle forti opzioni per l’eliminazione degli oppositori politici (come, in particolare, accaduto al leader iracheno Sadam Husayn o al leader libico Muammar Gheddafi), è improbabile che la CIA sia esclusa dall’averli infettati con virus del cancro. Inoltre, esperimenti simili furono condotti a lungo nei laboratori segreti della CIA, “trofeo militare dei servizi speciali statunitensi” basato sui brutali esperimenti umani di Josef Mengele, e prima ancora “sull’esperienza” dello statunitense Cornelius “Doctor Death” Rhoads, patologo del Rockefeller Institute of Medical Research che iniziò a lavorare a Porto Rico e divenne un “pioniere” nel campo della creazione di nuove tecniche per uccidere con metodi chimici, biologici e radioattivi. Coi finanziamenti del Rockefeller Institute, condusse esperimenti a Puerto Rico nei primi anni ’30 infettando persone con cellule cancerose, lavorando in segreto nell'”Edificio n. 439″. Il cancro è l’effetto di una nuova arma delle agenzie d’intelligence statunitensi, in sintonia col “modus vivendi” dell’imponente impero nordamericano? Notiamo solo che la malattia ha colpito solo quei politici la cui politica era contraria al dominio degli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti sono sull’orlo del collasso economico e rimangono a galla solo perché possono stampare per riaccreditare la propria economia e aumentare costantemente il budget militare e le operazioni segrete della CIA. Pertanto, è del tutto logico presumere che “gli artigiani di Langley” abbiano trovato nuovi metodi rapidi ed economici per eliminare efficacemente gli avversari. Il vantaggio più importante di tali metodi è che non lasciano tracce, sono camuffati da cancro o infarto ed eliminano la possibilità di denuncia e responsabilità diretta.Vladimir Platov, esperto in Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Il caso Mladic: una macchia sulla civiltà

Christopher Black New Eastern Outlook 28.11.2017Tutto ciò è una bugia. Questo è un processo della NATO“. Le parole provocatorie del Generale Mladic ai giudici del tribunale per crimini di guerra ad hoc per la Jugoslavia, controllato dalla NATO, risuonavano forte e chiaro il giorno in cui finsero di condannarlo. Avrebbe potuto aggiungere “ma la storia mi assolverà” e molto di più, ma fu cacciato dalla stanza dal giudice Orie, dallo stile accondiscendente, come se avesse a che fare con uno scolaretto, invece di un uomo falsamente accusato di crimini che non ha commesso. La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Marija Zakharova, riprendeva il generale il 23 novembre, “Va ancora affermato che il verdetto di colpevolezza, pronunciato dal Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia contro Mladic, è la continuazione della linea politicizzata e prevenuta che da sempre domina l’ICTY”. Il Generale Mladic e il governo russo hanno ragione. Il documento chiamato “sentenza” lo dimostra perché appare un trattato di propaganda invece che una sentenza giudiziaria. In poco più di 2500 pagine il trio di “giudici” recita la versione dell’accusa senza sosta, dall’inizio alla fine. La difesa è menzionata solo di passaggio. L’ICTY respinge le affermazioni secondo cui sia parziale, un tribunale della NATO, ma l’ha dimostrato coi primi testimoni che chiamò preparando il terreno per ciò che doveva seguire. Un tale Richard Butler fu chiamato a testimoniare su questioni militari generali e sulla struttura politica in Bosnia e Repubblica Srpksa. Fu presentato come “analista militare”, ma non indipendente. No, al momento della testimonianza era membro della National Security Agency degli Stati Uniti, distaccato presso l’ICTY come membro dell’accusa. Quindi, la prima testimonianza contro il Generale Mladic fu due volte parziale. Lavorava per l’intelligence statunitense che sosteneva i nemici del Generale Mladic e della Jugoslavia, e faceva parte dello staff dell’accusa. È come se la NSA e il pubblico ministero avessero, allo stesso tempo, messo piede nel tribunale per testimoniare contro l’imputato. La testimonianza di Butler ha un ruolo importante nel processo; lo stesso interpretato nel processo del Generale Krstic. Poi appare un altro analista militare, Reynaud Theunens, che lavora anche per lo staff dell’accusa. Gli esperti in processi criminali dovrebbero essere completamente neutrali. Ma non solo agiva per conto del pubblico ministero, era anche un ufficiale dell’intelligence dell’esercito belga. Quindi è così dall’inizio del processo. Il palcoscenico è pronto; la NATO è responsabile del processo. Gli ufficiali della NATO lavorano nel tribunale, un tribunale della NATO sotto mentite spoglie delle Nazioni Unite. Di conseguenza, nei processi, i crimini della NATO e delle forze bosniache non vengono mai menzionati. Il contesto è deliberatamente ristretto per dare un quadro distorto degli eventi. Il giudizio continua con dettagliate recitazioni delle testimonianze dell’accusa. I testimoni della difesa, nelle poche occasioni in cui vengono citati, non hanno mai la possibilità di esporre similmente la propria testimonianza. Una riga è dedicata a ogni testimone e tutti sono dichiarati di parte se la loro testimonianza è in contrasto con quella dell’accusa. E in cosa consistono le prove dell’accusa? In alcune testimonianze orali di ufficiali della NATO coinvolti negli eventi lavorando nelle forze dell’ONU contro il Generale Mladic e le sue forze, testimonianze di soldati dell’esercito bosniaco e loro famiglie, dichiarazioni di testimoni e “fatti giudicati”, cioè “fatti” ritenuti tali da un altro gruppo di giudici su un altro caso, non importa se veri o falsi. Numerose volte, i giudici affermano che “la difesa dice che X non è accaduto e si basa su alcune prove a sostegno di tale affermazione. Dove tale prova è in conflitto coi fatti giudicati, la respingiamo”. In molti casi ci si affida alle dicerie. Di volta in volta, un paragrafo nella sentenza inizia con le parole: “Il testimone avrebbe detto…” Grazie a giuristi corrotti come l’ex-procuratrice canadese Louise Arbor, le dicerie, anche di seconda mano, sono ammesse come prova quando è vietato nel resto del mondo, perché la testimonianza per sentito dire non può essere verificata.
Non ho potuto seguire gran parte del processo e solo di tanto in tanto per video, quindi non posso commentare le constatazioni fattuali dei giudici del processo nella loro lunga sentenza di condanna del Generale Mladic e del suo governo, pagine dopo pagine noiose. Chi conosce la vera storia degli eventi capirà che ogni paragrafo della condanna non è che propaganda della NATO spacciata durante il conflitto, ma fatta apparire come sentenza. Perché non lo è. Una vera sentenza in un processo dovrebbe contenere le prove presentate dall’accusa e dalla difesa e gli argomenti di entrambe le parti circa le prove. Deve contenere riferimenti a testimonianze di testimoni certificati e anche del controinterrogatorio. Poi ci dev’essere la decisione motivata dei giudici sul merito del caso di ciascuna parte e loro conclusioni motivate. Ma difficilmente si trova traccia delle prove della difesa in tale documento. Non ho trovato che alcuni riferimenti in una manciata di paragrafi e alcune note a piè di pagina, sempre brevemente citando la testimonianza di un testimone della difesa per respingerle perché non supportava la versione dell’accusa. Ancora più scioccante è il fatto che ci sia un minimo riferimento alla testimonianza verbale, cioè ai testimoni. Invece ci sono riferimenti ad “esperti” della CIA, del dipartimento di Stato, o ad altre agenzie d’intelligence della NATO che esponevano la loro versione, che i giudici accettavano senza domande. Non c’è riferimento ad alcun esperto della difesa. Di conseguenza, non ci sono conclusioni ragionate da parte dei giudici sul motivo per cui hanno deciso di accettare le prove dell’accusa ma non della difesa. Dalla lettura di ciò, si penserebbe che non ci sia stata alcuna difesa, se non quella di facciata. Questo non è un processo. Ma c’è qualcosa di ancor più preoccupante in ciò. Non è possibile capire se molti dei testimoni citati hanno testimoniato di persona perché ci sono pochi riferimenti alla testimonianza reale. Invece ci sono innumerevoli riferimenti a documenti di vario tipo e a “dichiarazioni di testimoni”. Questo è un fattore importante in tali processi perché le dichiarazioni dei testimoni a cui si fa riferimento sono dichiarazioni fatte, o si presume siano state fatte, da presunti testimoni ad investigatori e avvocati che lavoravano per l’accusa. Sappiamo da altri studi che in realtà tali affermazioni sono spesso redatte da avvocati ed investigatori dell’accusa, e poi presentate ai “testimoni” per impararle a memoria. Sappiamo anche che i “testimoni” spesso venivano portati all’attenzione del pubblico ministero con modalità che indicavano la presentazione di testimonianze inventate per cui venivano reclutati i testimoni stessi.
Al tribunale del Ruanda, facemmo il punto nel processo con un aggressivo esame incrociato di tali “testimoni” che invariabilmente cadevano in contraddizione, dato che non ricordavano le sceneggiature assegnategli. Ci siamo inoltre impegnati a chiedere ai “testimoni” come conobbero il personale del pubblico ministero e come furono condotte le interviste e create tali dichiarazioni. I risultati imbarazzarono l’accusa, poiché fu chiaro che erano collusi con gli investigatori nel manipolare, minacciare e influenzare i “testimoni” e complici nell’inventarsi le testimonianze. Inoltre, è importante che chiunque legga questa “sentenza” possa far rifermento alle pagine delle trascrizioni dei testimoni, su cosa hanno testimoniato e ciò che hanno detto nel controinterrogatorio, perché una dichiarazione non è una testimonianza, ma solo una dichiarazione che non può essere utilizzata come prova. Ciò richiede che il testimone vada alla sbarra e dichiari sotto giuramento ciò che ha visto. Quindi si può interrogare sull’affidabilità degli osservatori, i loro pregiudizi, se ne hanno, la credibilità e così via. Ma in questo caso vediamo centinaia di riferimenti a “dichiarazioni di testimoni”, indicando che i giudici basavano la loro “sentenza” non sulle testimonianze dei testimoni (se chiamati a testimoniare) ma sulle dichiarazioni scritte, preparate dall’accusa e senza affrontare alcun controinterrogatorio da parte della difesa. In tale sentenza non è affatto chiaro che i testimoni citati nelle dichiarazioni abbiano effettivamente testimoniato o meno. Se fosse così la testimonianza dovrebbe essere citata, non le dichiarazioni. L’unico scopo valido delle dichiarazioni è notificare agli avvocati ciò che un testimone probabilmente dirà nel processo, e divulgare i capi d’accusa alla difesa in modo che possa prepararsi e usare le dichiarazioni nel processo per esaminare il testimone confrontando la dichiarazione precedente con la testimonianza sotto giuramento in tribunale. La formula è semplice. Il testimone dell’accusa va alla sbarra, gli viene chiesto di dichiarare ciò che ha visto e quindi la difesa mette in dubbio il testimone, “Signor Testimone, nella vostra dichiarazione datata x ha detto questo, ma oggi dice… Esploriamo la discrepanza”. È così che dovrebbe andare. Ma in questo caso? Non c’è niente. Ci vorrebbe un libro per indicare i problemi del “processo” svelati da tale sentenza. Ma c’è un esempio che mette in risalto quello su Srebrenica e riguarda il famoso incontro al Fontana Hotel la sera dell’11 luglio 1995 durante cui il Generale Mladic incontrò un colonnello olandese della forza di pace per organizzare l’evacuazione dei civili da Srebrenica e l’eventuale resa della 28.ma divisione dell’esercito bosniaco. C’è un video della riunione disponibile su YouTube. Parafrasando, mostra il Generale Mladic chiedere perché gli aerei della NATO bombardarono le sue posizioni e ucciso i suoi uomini. Chiede perché le forze dell’ONU contrabbandassero armi per le forze bosniache. Chiese perché le forze dell’ONU cercavano di ucciderlo. A ciascuna domanda riceve le scuse dall’ufficiale olandese. Poi chiese all’ufficiale olandese se volesse morire e lui dice di no. Mladic rispose, né i miei uomini vogliono morire, quindi perché ci sparate? Nessuna risposta. Il resto del video riguarda la discussione del piano per evacuare la città durante cui Mladic offriva sigarette agli uomini delle Nazioni Unite e del vino per alleviare la tensione. Per me, da avvocato difensore, è un elemento cruciale della difesa dalle accuse riguardanti Srebrenica. Ma alcun riferimento a questo video c’é nella sentenza. Invece i giudici fanno riferimento alla testimonianza di diversi ufficiali della NATO presso le Nazioni Unite presenti all’incontro in cui distorcono completamente ciò che fu detto. Non c’è alcun indizio che la difesa stanato i bugiardi ricorrendo al video; “Signore, lei afferma che questo è stato detto, ma qui nel video mostra che si sbaglia. Che cosa dice?” Non avviene da alcuna parte. È stato visto ed ignorato dai giudici o non usato? Non ne ho idea. Ma è chiaro che l’accusa ha scelto di non usarlo perché significava il crollo dell’accusa. Anche per le prove dell’accusa è chiaro che gli uomini della 28.ma divisione rifiutarono di deporre le armi e combatterono fino a Tuzla. La maggior parte fu uccisa nei combattimenti lungo la strada. Molti furono fatti prigionieri. Una manciata di testimoni bosniaci afferma che questi prigionieri furono massacrati. Ma la loro testimonianza è della serie “Io sono il solitario miracolato sopravvissuto al massacro”, che tendono a usare con tali prove. Non intendo usare pesantemente il falso concetto giuridico di atto criminoso congiunto per attribuire responsabilità penale al generale, la colpevolezza per associazione e senza intenzione. Che l’usino dimostra che sanno di non avere nulla contro di lui.
In sintesi, tale documento ha poco riguardo per la difesa e i fatti che presenta, e le argomentazioni della difesa sui fatti, né le argomentazioni legali complete. Ma, soprattutto, non si ha idea di quale fosse la testimonianza della maggioranza dei testimoni dell’accusa e della difesa. È come se non ci fosse stato un processo, e i giudici si erano semplicemente seduti in una stanza a setacciare i documenti dell’accusa scrivendo la sentenza andandosene. Dobbiamo supporre che ciò non sia lontano dalla verità. Tale “sentenza” e il processo sono un’altra umiliazione della Jugoslavia e della Serbia da parte della NATO poiché è chiaro da sua creazione, finanziamento, personale e metodi, che l’ICTY è un tribunale controllato dalla NATO. Ciò è confermato dalla dichiarazione del segretario generale della NATO, che disse: “Saluto la sentenza.. i Balcani occidentali sono d’importanza strategica per la nostra Alleanza…” In altre parole, questa condanna aiuta la NATO a consolidare la presa sui Balcani minacciando i serbi. Il Generale Mladic è un capro espiatorio per i crimini di guerra della NATO commessi in Jugoslavia, che l’ICTY copre, aiutando la NATO a commetterne altri, come vediamo da allora. L’ICTY ha dimostrato di essere ciò che ci aspettavamo fosse, un tribunale-farsa dai metodi fascisti impegnandosi in azioni mirate per far avanzare l’agenda della NATO nella conquista dei Balcani come preludio all’aggressione contro la Russia. La NATO usa il tribunale come arma di propaganda per diffondere falsità sulla Jugoslavia, per coprire i propri crimini, per controllare le ex-repubbliche della Jugoslavia e giustificare l’aggressione e l’occupazione della NATO del territorio jugoslavo. È una macchia sulla civiltà.Christopher Black è un avvocato penalista internazionale di Toronto. È noto per una serie di casi di crimini di guerra di alto profilo e ha recentemente pubblicato il romanzo “Beneath the Clouds”. Scrive saggi su diritto internazionale, politica ed eventi mondiali, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’Ungheria nel mirino di Soros

Tom Luongo, 29 novembre 2017Nonostante siano stati amici intimi, non vi è alcuna fuga d’amore tra il Presidente ungherese Viktor Orban e il miliardario campione del cambio di regime George Soros. Orban, come il Presidente Vladimir Putin, ha assunto il ruolo della difesa degli interessi dell’Europa orientale contro Soros, come Putin degli interessi della Russia. E questo è precisamente il motivo per cui entrambi sono diffamati dai media occidentali come dittatori neo-hitleriani. Naturalmente, tale caratterizzazione è praticamente senza senso, ma questo è il campo di cui ci occupiamo oggi. Negli ultimi mesi Orban è sul sentiero della rielezione, chiedendo apertamente che l’influenza di Soros su politica, istruzione e governo ungheresi sia sradicata. E Soros ha risposto con una confutazione scritta male che aiuta la credibilità dell’accusa di Orban. Niente di tutto ciò, tuttavia, è una novità. Nemmeno l’annuncio della scorsa settimana del dipartimento di Stato degli Stati Uniti che si appresta a spendere 700000 dollari per agire contro la rielezione di Orban.

Smascherare Soros
Qual è la novità che ciò implica. L’annuncio pubblico dell’addetto d’affari David Kostelancik l’ha detto, in aperta opposizione al buon rapporto di Trump con Orban e mettendo in difficoltà il segretario di Stato Rex Tillerson. Non è un segreto che l’ambasciata degli Stati Uniti a Budapest sia ancora presidiata dagli incaricati dell’amministrazione Obama che continuano i loro compiti perché il Congresso si rifiuta di confermare le nomine di Trump e Tillerson su quest’area. Quindi, è ovvio che si tratti della mossa disperata di Soros per attivare i suoi servi nel dipartimento di Stato. Questa è una palese violazione della politica dichiarata da Trump a non impegnarsi più nei cambi di regime. È anche il culmine dell’ipocrisia dell’isteria russofoba sui media statunitensi nelle elezioni del 2016. L’influenza di Soros in Europa viene diffusa a tutti i livelli. Due settimane prima qualcuno pubblicava la “Lista di Soros” dei deputati al Parlamento europeo e di altri funzionari dell’Unione europea che finanzia e presumibilmente ha sotto controllo. Non ho sentito alcuna smentita da tale gruppetto, e ciò può e deve essere considerato un’ammissione. E a causa di ciò che il costo per continuare ad influenzare le cose da dietro le quinte sia aumentato drammaticamente. Si ricordi che a luglio Israele, tra tutti i posti, fece di tutto per criticare l’influenza di Soros in Ungheria. Ne riferivo dicendo: “Ciò cambiò quando un portavoce del ministero degli Esteri israeliano, in maniera non ufficiale, denunciò Soros in relazione alla politica ungherese. Poi vedo questo rapporto su Israele che sarebbe in procinto di dichiarare Soros “Nemico dello Stato” introducendo una legge simile quelle di Ungheria e Russia intralciando seriamente gruppi come OSF e Human Rights Watch (HRW) che operano da dietro le quinte. L’introduzione di questa proposta di legge sarebbe collegata alla visita del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Budapest questa settimana”. Fu un importante punto di svolta nella narrazione su costui. La pubblicazione della Lista di Soros è un altro. Va ringraziato Orban per averlo detto apertamente. E ci vorrà molto più dei 700000 dollari agli Stati Uniti per influenzare materialmente la rielezione di Orban. Ma Orban non permette alcuna possibilità, perciò sollecita apertamente la diaspora transilvana in Romania a registrarsi per il voto. La risposta dei funzionari rumeni, che ovviamente coprivano Soros e i suoi servi nell’Unione europea, era comica per l’indignazione.

L’indipendenza di Visegrad
Quello che accade in Ungheria si replica in tutta l’Europa dell’Est. Dal rifiuto della Polonia di seguire la linea UE sull’immigrazione, in linea col muro dal grande successo dell’Ungheria, al Presidente ceco in visita a Mosca dove parlava solo in russo per dire che la Russia è “dieci volte più importante” della Francia. Attori come Soros disprezzano l’etnocentrismo in qualsiasi forma. La cultura condivisa è qualcosa da distruggere insieme all’esperienza condivisa. L’intera mentalità progressista/marxista consiste nel costruire muri comunicativi tra generazioni e gruppi distinti per indebolirli. La Russia di Putin è diventata il faro della via d’uscita da questo pasticcio. Ha integrato con successo territori problematici come la Cecenia in Russia, senza imporre una soluzione culturale centralizzata. In effetti, è la conservazione degli imperativi culturali che guida gran parte del successo diplomatico e militare di Putin negli ultimi sedici anni. E non importa quanti soldi Soros e i suoi agenti del dipartimento di Stato spendano per cambiare le cose, alla fine perderanno. Quando leggo che i capi nazionalisti polacchi e, finora russofobi, si stancano delle assurdità emanate da Kiev, un governo che il nostro dipartimento di Stato e Soros hanno messo al potere per destabilizzare la Russia, allora si sa che è solo questione di tempo prima che l’intero casetllo crolli. Orban ha elevato immensamente il profilo internazionale dell’Ungheria da Presidente. E ha seguito con successo la leadership di Putin come statista che influenza Repubblica Ceca, Austria e Germania. Con Angela Merkel alle corde, i socialdemocratici in Germania vengono corrotti per accettare la “grande coalizione” per mantenere vivo il sogno. Theresa May perde supporto tentando di sabotare i negoziati sulla Brexit. Ad un certo punto, i miliardi di dollari spessi diverranno un grosso dispiacere e un casino che si dovrà sistemare.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il mito della democrazia europea: una rivelazione sconvolgente

Alex Gorka, SCF 05.11.2017

È un segreto noto che la rete di “Soros” abbia ampia influenza sul Parlamento europeo e altre istituzioni dell’Unione europea. L’elenco di Soros è stato reso pubblico recentemente. Il documento elenca 226 parlamentari europei di tutto lo spettro politico, tra cui l’ex-presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, l’ex-presidente belga Guy Verhofstadt, sette vicepresidenti e numerosi commissari, coordinatori e questori. Costoro promuovono le idee di Soros, come ad esempio far entrare più migranti, matrimoni omosessuali, integrazione dell’Ucraina nell’UE e contrastare la Russia. Vi sono 751 membri nel Parlamento europeo. Significa che gli amici di Soros hanno più di un terzo dei seggi. George Soros, investitore ungaro-statunitense fondatore e proprietario dell’ONG Open Sociaty Foundation, incontrava il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker “senza alcuna agenda trasparente in una riunione a porte chiuse” e sottolineava come le proposte dell’UE per ridistribuire quote di migranti nell’UE siano simili ai programmi autoprodotti da Soros per affrontare la crisi. Il finanziere miliardario ritiene che l’Unione europea debba ricevere milioni di immigrati da Medio Oriente ed Africa settentrionale, fornire a ciascuno di essi 15000 euro di aiuti all’anno e posizionarli negli Stati membri dove non vogliono andare e non sono benvenuti. Il Primo ministro ungherese Viktor Orbán accusava l’UE di “prendere ordini” da Soros, ritenendo che il miliardario dai confini aperti sia dietro gli attacchi all’Ungheria. Il motivo è il tentativo del governo d’intraprendere un’azione legale con una nuova legge che richiede che le organizzazioni della società civile sostenute da stranieri, molte finanziate da Soros, elenchino i grandi donatori esteri su un registro pubblico e siano trasparenti sulle fonti di finanziamento nelle loro pubblicazioni. Il governo ungherese tenta di chiudere l’Università dell’Europa Centrale di Budapest, fondata da Soros. “L’Unione europea è in difficoltà perché i suoi capi e burocrati adottano decisioni come queste“, dichiarava Orbán. “La gente appoggia l’ideale dell’Unione Europea. Allo stesso tempo, non ne sopporta la leadership, perché insulta gli Stati membri con cose del genere e abusa del proprio potere. Tutti in Europa lo vedono, ecco perché la leadership europea non è rispettata”.
Il gruppo di Visegrad cerca di opporsi alla pressione dell’UE sulla politica degli immigrati. La Commissione europea per la migrazione e gli affari interni propone un nuovo disegno di legge per rendere obbligatori i contingenti di migranti. Almeno 30 supporter di Soros lavorano nella commissione. Molti elencati nel documento sono noti per gli attacchi alla Russia. Per esempio, Rebecca Harms, deputata del Partito verde tedesco, chiede regolarmente al Parlamento europeo di rafforzare le sanzioni contro Mosca. Guy Verhofstadt accusa la Russia di ogni cosa che va male in Europa. Il suo articolo Mettere Putin a suo posto ha fatto casino l’anno scorso. Nel 2012, l’ex-premier croato Tonino Picula, a capo di una missione di osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), denigrava le elezioni presidenziali russe del 2012 come ingiuste, dicendo che erano “sprofondate” a favore di Vladimir Putin. L’elenco di Soros pone la domanda di come le politiche dell’UE contrastino cogli interessi degli europei. La risposta è la corruzione. I politici corrotti da Soros ballano sulle sue note. Lottano contro i tentativi dei leader nazionali di proteggere gli interessi dei propri popoli. Spesso chi si oppone a tale politica deve affrontare la resistenza delle élite politiche dei propri Paesi. Lo scontro tra Orbán e la rete Soros è un buon esempio che ne illustra il funzionamento. Il Parlamento europeo influenzato dagli amici di Soros spinge l’Europa a suicidarsi lasciando entrare milioni di migranti. Ciò dimostra che la democrazia europea europea è una facciata che nasconde le attività di un potere feudale col signorotto locale che detiene le redini. Difficilmente si può chiamare potere del popolo. La pubblicazione dell’elenco di Soros fornisce un indizio per capire chi governa l’UE e chi istiga sentimenti russofobi in Europa. In realtà, accade quando Paesi membri dell’UE come l’Ungheria sono assieme alla Russia quando si oppongono alle stesse forze statunitensi, pur proteggendo sovranità ed indipendenza. È il momento per gli europei di pensare a mutare sistema eliminando la pressione esterna.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Soros, pussa via

Valerij Kulikov, NEO 18.10.2017Indiscutibilmente, le ONG statunitensi sono cadute in disgrazia in Europa negli ultimi anni. Stati come Italia, Ungheria e Repubblica ceca sono abbastanza decisi nel criticare le organizzazioni non governative statunitensi che operano nei rispettivi territori. Anche la Polonia, considerata satellite dichiarato di Washington nell’Europa orientale, non fa eccezione. Quindi giorni duri per i promotori della globalizzazione e della democrazia americana in Europa. Tra chi è finito sotto tiro troviamo George Soros, il cui nome è stato espressamente menzionato negli ultimi decenni in relazione a ogni protesta di massa, colpo di Stato e presenza delle sue ONG nei vari “movimenti rivoluzionari” nel mondo. Miliardario che preferisce farsi chiamare filantropo non solo desideroso di ridisegnare la mappa del mondo, ma anche di riorganizzare ogni sorta di fondazione per raggiungere i suoi obiettivi, Soros è stato accusato ripetutamente di abbattere i governi di numerosi Stati sovrani. Quanto al cosiddetto “sviluppo democratico” dell’Europa dell’Est e dell’ex-Unione Sovietica, Soros ha speso oltre 2 miliardi di dollari per intromettersi nella loro politica interna negli ultimi tre decenni. Destabilizzando economie e società di tali Stati, cerca di creare il cosiddetto caos controllato, permettendogli di distruggere i resti dello Stato. Come osservato dall’ex-viceministro per gli Affari della diaspora della Georgia e capo del movimento Marcia dei georgiani, Sandro Bregadze, nell’intervista a Dalma News, George Soros è il nemico principale dello Stato georgiano. Il fatto che Soros sia una minaccia per Israele e molti altri Paesi è stato recentemente annunciato dal Ministero degli Esteri israeliano. Come notato da diverse fonti, Soros ha svolto un ruolo cruciale nell’organizzazione la crisi migratoria in Europa, che appare un’operazione ben pianificata e generosamente sponsorizzata. Per esempio, i media italiani ricordano che Soros promise apertamente di assegnare mezzo miliardo di dollari alle ONG che aiutano i rifugiati a trasferirsi nel continente europeo. Tali casi di “carità” non sono altro che un tentativo d’incoraggiare la tratta degli esseri umani e di stimolare le attività dei contrabbandieri. Le fondazioni di Soros hanno sponsorizzato le forze politiche che sostengono la secessione della Catalogna. Il mano familiare di Soros si vede nelle strade di Barcellona con proteste di massa, incendi, scontri con la polizia. Queste proteste furono provocate dai numerosi tentativi di convincere la popolazione che non ha nulla in comune coi cosiddetti spagnoli. Sui fondi assegnati da Soros alla sua ONG, avrebbe usato ogni trucco, compreso il sostegno inaspettatamente fornito a movimenti come quello per la legalizzazione delle droghe leggere, anche se sconvolge le fondamenta cattoliche di Barcellona.
Nel suo inestinguibile desiderio d’inglobare alle sue aziende private la potenza finanziaria illimitata del Vaticano, idea duramente contestata dall’ex-Papa Benedetto, Soros gli scatenò una guerra legale ampliandola in tutto il mondo. Nelle rivendicazioni contro i ministri delle chiese per molestie e abusi sessuali, Jeff Anderson e Associates, studio legale collegato alle strutture di Soros, è stato scelto quale strumento. A seguito dell’azione accuratamente pianificata, questo studio preparò e sottopose a vari tribunali di molti Paesi cause legali che richiedono il perseguimento penale dei servi della Chiesa Cattolica Romana (RCC). Poi, con l’appoggio dei media internazionali controllati da Soros, un colpo fu inflitto ai capi del Vaticano. Jeff Anderson e Associates fece appello innanzitutto alla Corte Penale Internazionale dell’Aia, e poi alla Corte Suprema degli Stati Uniti con accuse contro Papa Benedetto e subordinati. Nel 2012, con la presenza dei media di Soros, furono pubblicati documenti segreti della Chiesa cattolica romana che rivelavano le frodi finanziarie della Banca Vaticana. A seguito di tale pressione il Papa dovette prendere un passo inaudito dal 1415: nel 2013 Benedetto rinunciò al trono papale e al suo posto salì Francesco, la cui figura era più che adeguata per Soros. Ultimamente, sotto la pressione di Soros è finito l’Ordine di Malta, la cui leadership è stata rimossa per volontà di Papa Francesco.
Oggi Soros è stato dichiarato persona non grata in molti Paesi. Inoltre, gli è vietato svolgere attività nelle sue terre patrie, Ungheria e Israele. Quindi non si esagera affermando che George Soros è un tumore che va rimosso. È anche accusato di aver cercato di distruggere lo Stato degli Stati Uniti. L’estate scorsa, hacker di DCLeaks.com rilasciarono centinaia di documenti interni del fondo Soros, tra cui certificati e rapporti sulla partecipazione del fondo nella sponsorizzazione del colpo di Stato in Ucraina. Dopo la caduta di Hillary Clinton, sponsorizzata da Soros, i fondi da lui controllati coordinano il movimento di protesta anti-Trump negli Stati Uniti. Si è scoperto che la manifestazione è organizzata dalla società MoveOn, finanziata da George Soros. Soros si oppose a Donald Trump subito dopo la vittoria, chiamandolo bugiardo, imbroglione e aspirante dittatore. Ma ora non solo critica il presidente, ma assegna mezzo miliardo di dollari al tentativo di abbatterlo, lavorando contro le società che si avvantaggiano delle politiche di Trump, soprattutto le compagnie petrolifere statunitensi. Anche nei recenti scontri razziali negli Stati Uniti, Soros apparentemente ha svolto un ruolo. Pertanto, non sorprende la petizione che chiede al presidente Trump di riconoscere il miliardario George Soros terrorista, pubblicato sul sito web delle petizioni della Casa Bianca. È già stato firmato da più di 150000 statunitensi, ed afferma che: “Noi, il popolo diciamo che Soros ha tentato volontariamente di destabilizzare e commettere atti di sedizione contro gli Stati Uniti e i suoi cittadini. Per raggiungere tali obiettivi, l’autore afferma che Soros ha creato molteplici organizzazioni al solo scopo di praticare la tattica terroristica sul modello Alinsky per distruggere il governo degli Stati Uniti”. Così ora, una volta che il numero di firme richiesto sarà raccolto, la decisione ricadrà sull’amministrazione Trump, ma non è chiaro se Soros e i suoi fondi saranno dichiarati sgraditi sul suolo statunitense.Valerij Kulikov, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio