Seymour Hersh su ricatto saudita e liquidazione di Usama bin Ladin

Ken Klippenstein AlterNet 20 aprile 2016Seymour Hersh Promotes His Book Chain of CommandSeymour Hersh è un giornalista investigativo statunitense vincitore di numerosi premi, tra cui il Premio Pulitzer per l’articolo che svelò il massacro di My Lai dei militari statunitensi in Vietnam. Ultimamente ha svelato gli abusi del governo statunitense sui detenuti nella prigione di Abu Ghraib. Il nuovo libro di Hersh, L’uccisione di Usama bin Ladin, corregge il resoconto ufficiale della guerra al terrore. Spinto dai racconti di numerosi altri ufficiali, Hersh sfida la narrativa comunemente accettata: che il presidente siriano Bashar al-Assad sia stato responsabile dell’attacco con il gas Sarin nel Ghuta; che il governo pakistano non sapesse che bin Ladin era nel Paese; che l’ambasciatore J. Christopher Stevens fosse nel consolato degli Stati Uniti di Bengasi a titolo esclusivamente diplomatico; che Assad non voleva rinunciare alle armi chimiche finché gli Stati Uniti gli dissero di farlo.

Ken Klippenstein: Nel libro descrive il sostegno finanziario saudita per la villa in cui Usama bin Ladin era tenuto in Pakistan. Si trattava di funzionari del governo saudita, privati o entrambi?
Seymour Hersh: I sauditi corruppero i pakistani per non dirci (che il governo pakistano aveva bin Ladin) perché non volevano farcelo interrogare (è la mia ipotesi), perché non ci avrebbe mai parlato, probabilmente. La mia ipotesi è che non sappiamo nulla di cosa sia veramente accaduto l’11 settembre. Non lo sappiamo. Non sappiamo chi ha fatto cosa.

KK: Quindi non sa se il silenzio fu comprato dal governo saudita o da privati?
SH: Il denaro era del governo… ciò che facevano i sauditi, come mi è stato detto da persone ragionevoli (non ne ho scritto) è che trasferivano petroliere ai pakistani per rivenderne il petrolio. Si trattava davvero di molti soldi.

KK: Per la villa di bin Ladin?
SH: Sì, in cambio della tranquillità. I pakistani tradizionalmente proteggevano Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

KK: Ha idea di quanto l’Arabia Saudita abbia pagato il Pakistan per il silenzio?
SH: Mi hanno dato delle cifre, ma non ci ho lavorato, quindi le riprendo soltanto. So che era certamente molto, parliamo di quattro o cinque anni, e di centinaia di milioni (di dollari). Ma non ne so abbastanza per parlarne.

KK: Cita un funzionario in pensione degli USA dire che l’eliminazione di bin Ladin fu “chiaramente e assolutamente un omicidio premeditato”, e un ex-comandante dei SEAL dire “legalmente, per quanto ne sappiamo, ciò che facemmo in Pakistan era omicidio”. Pensa che bin Ladin sia stato privato del giusto processo?
SH: (Ride) Era un prigioniero di guerra! I SEAL non erano orgogliosi di questa missione; erano così arrabbiati per come era finita… so parecchio di cosa pensano e di cosa pensavano e di ciò di cui furono ragguagliati; vi dirò che erano assai scontenti dell’attenzione avuta su ciò, perché andarono e spararono semplicemente. Guarda cosa hanno fatto prima. Omicidi mirati. Questo è quello che facciamo. I SEAL capirono che se venivano catturati dalla polizia del Pakistan, potevano essere processati per omicidio. L’avevano capito.

KK: Perché non presero bin Ladin? Si può immaginare l’intelligence che ne avremmo ricavato?
SH: L’alto comando pakistano disse di ucciderlo, ma per l’amor del cielo di non lasciargli il cadavere, di non arrestarlo, bastava dire che una settimana dopo era stato ucciso nell’Hindu Kush. Questo era il piano. Molte aree, in particolare quelle urdu, erano assai favorevoli a bin Ladin. percentuali significative in alcune zone lo supportavano. (Il governo pakistano) sarebbe stato sotto grave pressione se il comune cittadino sapeva che aveva partecipato all’omicidio.

KK: Quanto furono danneggiate le relazioni USA/Pakistan quando, come fa notare nel libro, Obama violò la promessa di non parlare della cooperazione del Pakistan nell’assassinio?
SH: Passammo molto tempo con i generali (pakistani) Pasha e Kayani, a capo dell’Esercito e dell’ISI, il servizio d’intelligence. Perché? Perché siamo così preoccupati per il Pakistan? Perché ha le bombe (nucleari)…. Almeno 100, probabilmente di più. E vogliamo pensare che condivida ciò che sa con noi e non ce lo nasconda. Non sappiamo tutto quello che pensiamo di sapere e non ci dicono tutto… così quando lui (Obama) lo fece, stava davvero scherzando con il fuoco, in un certo senso…. (bin Ladin) aveva mogli e figli. Li abbiamo mai incontrati? No. Non l’abbiamo mai fatto. Basta pensare a tutte le cose che non abbiamo fatto. Non contattammo nessuna delle mogli, non abbiamo fatto molto interrogatori, li abbiamo lasciati andare. Ci sono persone che ne sanno molto di più e vorrei che parlassero, ma non lo fanno.

KK: Scrive che Obama autorizzò la ratline con cui la CIA inviava armi dalla Libia in Siria poi finite nelle mani dei jihadisti. (Secondo Hersh, questa operazione fu coordinata tramite il consolato di Bengasi dove fu ucciso l’ambasciatore statunitense Stevens). Quale fu il ruolo della segretaria di Stato Hillary Clinton avendo tale ruolo significativo in Libia?
SH: L’unica cosa che sappiamo è che era molto vicina a Petraeus, direttore della CIA all’epoca… non era fuori dal giro quando c’erano le operazioni segrete…. L’ambasciatore che fu ucciso era noto come uno che, da quanto ho capito, non avrebbe ostacolato la CIA. Come ho scritto, il giorno della missione incontrò il capo della base della CIA e della compagnia di navigazione. Era certamente coinvolto, consapevole e sapeva tutto ciò che succedeva. E non c’è modo che qualcuno in quella posizione cruciale non parlasse al boss, tramite certi canali.

KK: Nel libro cita un ex-funzionario dell’intelligence dire che la Casa Bianca respinse 35 obiettivi forniti dallo Stato Maggiore i quanto non sufficientemente dannosi per il regime di Assad. (Si noti che gli obiettivi originali includevano solo siti militari e alcuna infrastruttura civile). Più tardi la Casa Bianca propose un elenco di obiettivi comprendente infrastrutture civili. Quante perdite civili ci sarebbero state se l’attacco proposto dalla Casa Bianca fosse stato effettuato?
SH: Pensi davvero che in ogni momento ciò venisse discusso? Sa chi era il più saggio su questo: Dan Ellsberg. Quando l’incontrai fu nel ’70, ’71, durante la guerra del Vietnam. Credo di averlo incontrato prima dei Pentagon Papers. Ricordo che mi disse che pose questa domanda in una riunione per la pianificazione della guerra (sugli obiettivi dei B-52) e nessuno ci aveva ancora badato. Davvero non davano alcun serio sguardo agli obiettivi. È possibile vedere un film in cui sembrano farlo, ma non è proprio così. Non so se (sulla Siria) badassero ai danni collaterali e ai non combattenti, ma so che nelle guerre del passato non fu mai un grosso problema…. Parliamo del Paese che sganciò la seconda bomba su Nagasaki.

KK: In una recente intervista a Atlantico, Obama ha definito la sua politica estera come “Non fare cazzate”.
SH: Ho letto il pezzo di Jeff Goldberg… e, naturalmente mi ha infastidito, ma è un’altra storia.

KK: Come fa notare nel libro, Obama originariamente voleva rimuovere Assad. Non è la definizione di stupidità? Il vuoto di potere che ne sarebbe derivato avrebbe aperto la Siria a tutti i gruppi jihadisti.
SH: Dio sa che non posso dire perché qualcuno fa qualcosa. Non sono nelle loro teste. Posso dire che la stessa domanda fu posta dal Presidente dello Stato Maggiore Dempsey, motivo per cui ho potuto scrivere delle loro intenzioni, indirettamente, alle spalle (di Obama), poiché nessuno riusciva a capirne il perché. Non so perché ci ostiniamo a vivere nella guerra fredda, ma lo facciamo. La Russia in realtà ha fatto un ottimo lavoro. Non solo ha effettuato bombardamenti più efficaci di quelli che facciamo, ma penso sia giusto dirlo. La Russia ha fatto anche cose in modo più sottile e più interessante: ha rinnovato l’esercito siriano. Ha preso le principali unità di prima linea dell’Esercito siriano, gli ha dato competenze e le ha riequipaggiate. Hanno ricevuto nuove armi e avuto un paio di settimane di riposo, poi sono ritornate meglio addestrate e sono diventate un esercito di molto migliorato. Credo che in principio non ci sia proprio alcun problema, volevamo sbarazzarci di Bashar. Credo che fu fraintesa la resistenza. Wikileaks è molto serio su questo… c’è un numero sufficiente di documenti del dipartimento di Stato che mostra che dal 2003 in poi abbiamo davvero seguito una politica grossolana, non cruenta ma con milioni di dollari versati all’opposizione. Certamente non eravamo un governo estero neutrale in Siria. La nostra politica è sempre stata contro di lui (Assad). Una delle cose in cui ci s’imbatte nelle storie attuali è solo il travaglio che subiamo con lo SIIL, che presumibilmente invia squadroni del terrore a Bruxelles e nei sobborghi di Parigi… è molto chiaro, ironia della sorte, che una delle cose che Francia e Belgio (e molti altri Paesi) hanno fatto dall’inizio della guerra civile siriana, fu dire a chi voleva andarci a combattere, nel 2011-2013, ‘Vai, vai, vai… rovescia Bashar!’ Quindi in realtà spinsero molte persone ad andarci. Non credo che venissero pagate, ma certamente gli diedero i visti. E avrebbero trascorso quattro o cinque mesi prima di ritornare e compiere dei crimini, entrare in carcere per poi trovarseli ad uccidere la gente. È un vero e proprio modello. Mi ricordo quando la guerra iniziò nel 2003, la nostra guerra contro Baghdad, ero a Damasco per il New Yorker allora e vidi Bashar e una delle cose che mi disse fu, ‘Guardi, abbiamo un mucchio di giovani radicali e se vogliono andare a combattere, se vogliono lasciare la moschea qui a Damasco e andare a combattere a Baghdad, gli diciamo bene! Gli abbiamo anche dato degli autobus!’ Quindi è sempre stato tremendo, perché gli USA fanno quello che fanno? Perché non diciamo ai russi, collaboriamo?

KK: Allora perché non collaboriamo con la Russia? Sembra così ragionevole.
SH: Non lo so. Vorrei anche dire, non è la prima porta che ci contatta dall’11 settembre, la Russia? Ha appena subito una terribile guerra di 10 anni in Cecenia. Credetemi, l’influenza cecena nel mondo del jihadismo sunnita è forte. Per esempio mi fu detto dai miei amici della comunità d’intelligence che al-Baghdadi (che dirige lo SIIL) è circondato da molta gente con esperienza cecena. Molte persone coinvolte in quella operazione. Allora, chi ne sa di più del jihadismo? Si deve guardare la cosa dal punto di vista russo, ma non abbiamo mai guardato le cose dal punto di vista degli altri.

KK: Nel libro cita un consigliere del Joint Chiefs of Staff dire che Brennan disse ai sauditi di smettere di armare i ribelli estremisti in Siria o le loro armi si sarebbero esaurite, sembrava una richiesta ragionevole, ma poi fu segnalato che i sauditi avevano dilatato l’invio di armi.
SH: E’ vero.

KK: Gli Stati Uniti hanno fatto mai nulla per punire i sauditi di ciò?
SH: Niente. Ovviamente no. No, no. Ve lo dico io cosa succede ora… al-Nusra, certamente un gruppo jihadista … ha nuove armi. Ha alcuni carri amati ormai e credo che i sauditi forniscano altra roba. Ha carri armati ora, molte armi ed inscena alcune operazioni intorno Aleppo. C’è un cessate il fuoco e anche se non ne fa parte, ovviamente ne approfitta per rifornirsi. Sarà sanguinoso.

KK: Giusto per essere chiari, gli Stati Uniti non hanno fatto nulla per punire o almeno far desistere i sauditi dall’armare i nostri nemici in Siria?
SH: Al contrario. Sauditi, qatarioti e turchi pagano le armi (inviate ai jihadisti siriani). Si pone delle domande giuste. Non diciamo niente? A Erdogan no. La Turchia fa il doppio gioco completo: per anni ha sostenuto e ospitato lo SIIL. Il confine era spalancato, dalla provincia di Hatay, gente andava avanti e indietro, i cattivi. Sappiamo che Erdogan ne è profondamente coinvolto. Ora cambia un po’ il tono, ma ne è profondamente coinvolto. Mi permetta di parlare della storia del Sarin (l’attacco con il gas Sarin nel Ghuta, sobborgo di Damasco, che il governo degli Stati Uniti attribuì al regime di Assad) perché è davvero un mio cruccio. Nell’articolo della lunga intervista (ad Obama) di Jeff Goldberg… dice, senza citare la fonte (si deve presumere che sia il presidente perché parlava lui tutto il tempo) che il capo della National Intelligence, Generale (James) Clapper, gli disse subito dopo l’incidente (del sarin), “Ehi, non è una scherzetto”. Dovete capire che nella comunità d’intelligence Tenet (direttore della CIA dell’era Bush, tristemente noto per aver detto che le armi di distruzione di massa erano una “scherzetto”) lo disse della guerra a Baghdad, commentando seriamente. Ciò significa che c’è un problema nell’intelligence. Come sapete ho scritto di come il presidente del Joint Chiefs diede al presidente questa informazione lo stesso giorno. Ora ne so di più. La spiegazione del presidente per (non bombardare la Siria) era che i siriani avevano deciso quella notte che invece di essere bombardati, avrebbero rinunciato all’arsenale di armi chimiche, e nell’articolo su Atlantico, Goldberg scrive che (i siriani) non l’avevano mai rivelato prima. Questo è ridicolo. Lavrov (il Ministro degli Esteri della Russia) e Kerry parlavano da un anno di come sbarazzarsi dell’arsenale, perché era minacciato dai ribelli. La questione non era che (i siriani) avevano improvvisamente ceduto. (Prima dell’attacco nel Ghuta) ci fu un vertice del G-20 e Putin e Bashar s’incontrarono per un’ora. C’era la conferenza ufficiale di Ben Rhodes e disse che parlò della questione delle armi chimiche e di cosa fare. Il problema era che Bashar non poteva pagare, costava più di un miliardo di dollari. I russi dissero, ‘Ehi, non possiamo pagare tutto noi. I prezzi del petrolio calano e ci mancano i soldi’. Così, tutto quello che successe fu che decidemmo di gestire la cosa. Ci facemmo carico di buona parte dei costi. Indovini un po? Avevamo una nave, la Cape Maid, ormeggiata nel Mediterraneo. I siriani ci permisero di distruggere questa roba (le armi chimiche)… 1308 tonnellate furono spedite nel porto… e, indovinate un po’, un’unità d’indagine era lì. Potevamo dimostrarlo, avevamo tutto il Sarin e avevamo il Sarin usato nel Ghuta, l’ONU aveva una squadra che prese dei campioni, e indovinate un po’? Non corrispondevano. Ma non ne abbiamo sentito parlare. Ora che lo so, ho intenzione di scriverci su parecchio. Indovinate un po’ cosa sappiamo dall’analisi forense (avevamo tutti i razzi del loro arsenale). Nulla del loro arsenale si avvicinava a ciò che fu raccolto nel Ghuta. Conosco molte persone, ma nessuno ha intenzione di dire che non potevamo collegare, che non c’era alcun legame tra ciò che ci è stato dato da Bashar e ciò che fu utilizzato nel Ghuta. Lo trovo interessante. Non prova nulla, ma apre la porta ad ulteriori indagini e ulteriori interrogativi.

Obama e Dempsey

Obama e Dempsey

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’operazione militare russa in Siria: risultati e conclusioni

Alex Gorka Strategic Culture Foundation 22/01/20161026937966Il coinvolgimento militare di Mosca nella crisi siriana ha portato ad un ruolo sempre più importante della Russia nella politica regionale e globale. L’operazione militare è la prima operazione di combattimento della Russia lontano dai confini dopo decenni. Finora, ha dimostrato capacità militari avanzate in modo ben visibile. Le Forze Aerospaziali della Russia hanno lanciato l’operazione militare in Siria il 30 settembre. Oltre 1000 kmq sono stati liberati dai terroristi dello Stato islamico. Gli aerei hanno compiuto 5662 sortite e i militari hanno lanciato 97 missili da crociera contro obiettivi terroristici, ha detto il 15 gennaio il Tenente-Generale Sergej Rudskoj, capo del Primo Direttorato Operazioni dello Stato Maggiore Generale russo. “Dal 30 settembre, le Forze Aerospaziali russe in Siria hanno effettuato 5662 sortite, tra cui 145 sortite dei bombardieri strategici dell’Aeronautica a lungo raggio, e le Forze Armate inoltre hanno effettuato 97 lanci di missili da navi e aerei”, riferiva. Il generale osservava che gli attacchi aerei miravano a infrastrutture, strutture fortificate e concentramenti di truppe e armi. In precedenza, Rudskoj aveva detto che dal 25 dicembre vi furono 164 sortite e 556 obiettivi terroristici furono colpiti nelle province di Aleppo, Idlib, Lataqia, Hama, Homs, Damasco, Dair al-Zur e Raqqa. Il ritmo degli attacchi è aumentato tagliando le rotte di approvvigionamento dello Stato islamico. Mettendo da parte la domanda chi sia la colpa nell’abbattimento del bombardiere Su-24 russo da parte della Turchia, ci sono buoni motivi per ritenere le azioni di Ankara sproporzionate e pericolose, un aereo, un pilota e un soldato che tentava di salvare l’equipaggio dell’aereo, sono le uniche perdite che la Russia ha sofferto finora. L’esercito siriano è avanzato nella provincia di Aleppo grazie al supporto aereo russo. Secondo Rudskoj, le truppe siriane hanno notevolmente ampliato la zona di sicurezza intorno la base aerea di Quwayris. C’è un altro aspetto che viene raramente menzionato dai media. L’esercito russo fornisce aiuti umanitari ai civili siriani. Sebbene numerose organizzazioni non governative internazionali siano coinvolte nelle attività umanitarie, la maggior parte delle forniture va nel territorio controllato dai terroristi finendo nelle mani sbagliate. Ci sono stati tentativi d’inviare armi e munizioni, ed evacuare terroristi feriti sotto le mentite spoglie dei convogli umanitari. Allo stato attuale, la maggior parte degli aiuti va a Dair al-Zur, assediata dai terroristi da lungo tempo, ha detto Rudskoj. Le prime 22 tonnellate di aiuti umanitari sono state consegnate da aerei da trasporto Il-76 siriani che utilizzano sistemi di aviolancio russi.
Vorrei aggiungere alcuni fatti. Oltre a Humaymim, la Russia utilizza la base aerea di Shayrat, presso Homs, e di al-Gayas, presso Tadmur. Per proteggere le strutture, l’810.ma Brigata di Marina, unità per speciali operazioni e unità aeree sono dispiegate in Siria. L’operazione ha segnato il primo utilizzo in combattimento degli avanzati missili da crociera Kh-101. Questo missile strategico aria-superficie utilizza tecnologie stealth e può colpire bersagli fino a una distanza di 5500 km, con una precisione di cinque metri. I missili sono lanciati dai bombardieri strategici Tu-160, che non devono nemmeno entrare nello spazio aereo siriano. I sistemi di difesa aerea Pantsir-S1 e S-400 Trjumf sono dispiegati per proteggere i velivoli russi. Le forze russe in Siria sono sostenute anche dal mare. Ai primi di dicembre, il sottomarino B-237 Rostov-na-Donu lanciava missili Kalibr-PL contro le posizioni dello Stato islamico in Siria. Le navi lanciamissili della Flottiglia del Caspio sono state coinvolte nell’operazione. Il 7 ottobre e il 20 novembre lanciarono missili Kalibr dal Mar Caspio colpendo bersagli a 2500 km di distanza. L’operazione militare russa ha acquisito una nuova dimensione politica. La Russia ha messo a punto un’iniziativa per agire da intermediaria tra Arabia Saudita e Iran per attenuare un conflitto crescente. E’ coinvolta in un’azione coordinata bilaterale con la Francia dopo gli attentati terroristici di Parigi di novembre. La cellula di coordinamento Russia-Siria-Iran-Iraq è stata istituita a Baghdad per lo scambio di informazioni sullo Stato islamico. Pochi giorni fa una sala operativa russa è stata istituita in Giordania per coordinarsi con Amman, tradizionale alleato degli Stati Uniti, a un livello molto più alto. Finora la Russia ha coordinato con successo la propria attività con Israele. Lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani ha avuto colloqui con il presidente russo il 18 gennaio, visitando Mosca. I due leader hanno convenuto che una “soluzione soddisfacente” alla crisi siriana va trovata. Il vertice ha avuto luogo solo una settimana prima dei colloqui di pace in programma a Ginevra. “La Russia gioca un ruolo fondamentale nella stabilità del mondo. Vogliamo sviluppare relazioni con la Russia e trovare una soluzione ai problemi legati alla stabilità in alcuni Paesi della nostra regione”, aveva detto lo sceicco Tamim all’inizio della riunione. Il Qatar è un vecchio alleato degli Stati Uniti. Il 18 dicembre 2015, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottava all’unanimità una risoluzione che delinea i principi della risoluzione politica del conflitto in Siria. E’ stata una decisione unanime che riflette la nuova determinazione degli attori chiave “per porre fine al conflitto interno in Siria”. Il processo di gestione dei conflitti è sicuramente correlato ai risultati della campagna militare della Russia in Siria del 2015, così come le sfide affrontate dalle forze anti-Stato islamico nel 2016.
Gli sforzi diplomatici degli Stati Uniti per isolare la Russia sono andati a farsi benedire. Il dialogo strategico con gli Stati Uniti, non facile da rinnovare, s’è intensificato e ampliato. Mosca è vista partner ben preparata nell’azione decisiva nella lotta contro la minaccia globale, cooperando a parità di condizioni. Questo fatto è stato confermato il 20 gennaio dall’incontro tra il segretario di Stato degli USA John Kerry e il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. I contatti Russia-Stati Uniti seguono il modello che Mosca promuove da tempo. Le due grandi potenze responsabili della sicurezza globale discuteranno in riservatezza i problemi della sicurezza più urgenti. Ovviamente Ucraina, questione intensamente discussa di recente su base bilaterale, Siria e lotta allo Stato islamico domineranno l’agenda, tralasciando altre questioni (ad esempio, la non proliferazione), ma è un inizio. Non è un altro “Reset”, di sicuro. La Russia non ne ha bisogno. I contatti si svolgono nella forma di “partnership temporanea ma equa”. E serve allo scopo. Stati Uniti e Russia devono collaborare per risolvere i vari problemi internazionali. Come nel caso dell’accordo sul programma nucleare iraniano, progresso raggiunto a beneficio di tutti. Il vertice dei capi delle diplomazie di Russia e Stati Uniti del 20 gennaio è un altro passo sulla via del dialogo proficuo su base paritaria.lavrovLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Seymour Hersh, gli ufficiali statunitensi rispettano i successi russi in Siria

In un’intervista ai media tedeschi, il celebre giornalista investigativo ha inoltre affermato che l’ex-presidente del Joint Chiefs, Generale Martin Dempsey, ha sollecitato il sostegno ad Assad contro lo SIIL
DWNRussia Insider

Seymour Hersh, uno dei più noti giornalisti investigativi degli Stati Uniti riferisce che i militari riconoscono i successi militari della Russia in Siria. I militari russi hanno dimostrato di essere professionale e vincenti stabilizzando e rafforzando l’esercito siriano. La politica degli Stati Uniti, in contrasto con quella della Russia, manca di coerenza. Gli Stati Uniti hanno rovesciato regimi laici creando un vuoto subito riempito di terroristi islamisti. Ora l’occidente è costretto a combattere contro tali gruppi terroristici. (Segue un estratto dell’intervista del Notiziario economico tedesco a Seymour Hersh)552Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Assad ha mai tentato di costruire buone relazioni con gli Stati Uniti?
Seymour Hersh: Sì, naturalmente, innegabilmente l’ha fatto. Ci ha fornito tutte le informazioni dei servizi segreti sui terroristi islamici. I servizi segreti siriani sono tra i migliori al mondo. Hanno fornito agli Stati Uniti dati su Muhamad Atta e la cellula terroristica di Amburgo (Muhamad Atta era membro del presunto gruppo di terroristi che il 9/11 avrebbe schiantato gli aviogetti sulle torri del WTC). Ma l’errore più grave degli Stati Uniti fu non riconoscere che Siria e Iraq erano regimi laici composti da sunniti moderati. Invasero questi Paesi, rovesciandone i governi, aiutando coloro che ora sono i nostri nemici più feroci, lo SIIL (o Daash) e tutti gli altri gruppi terroristi sunniti radicali.

Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Perché Obama non comprende questa situazione?
Seymour Hersh: Non ho alcun indizio. E’ davvero strano, bisogna ammettere che Obama è uno dei presidenti più intelligenti che questo Paese abbia mai visto. Probabilmente si potrebbe affermare che Obama sia l’uomo migliore che potessimo avere, soprattutto se si considerano i predecessori Bush e Cheney. Ma in termini di politica estera Obama ha solo continuato la politica di Bush dal primo giorno. Ha continuato la “guerra al terrore” anche se, dopo 14 anni, possiamo vedere che non ha prodotto nulla. In realtà, ha aggravato tutto. In passato gli Stati Uniti erano uno dei Paesi più rispettati del mondo, e oggi?

Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Quali sono i passi che gli Stati Uniti avrebbero dovuto prendere dopo l’11 settembre?
Seymour Hersh: Avrebbero dovuto contattare Mosca immediatamente. I russi hanno una visione chiara della dimensione del terrorismo islamico. Hanno condotto una guerra brutale in Cecenia, perché sono più o meno consapevoli di quanto sia pericoloso l’islamismo. E sono convinto che è esattamente il motivo per cui hanno deciso di intervenire in Siria.

Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Solo di recente hai scritto, nei saggi assai ignorati sul London Review of Books, che gli ufficiali statunitensi si sono opposti alla distruzione programmata della Siria. Ma Obama ne ha ignorato i consigli. Qual è stato il motivo?
Seymour Hersh: Ad essere onesto, non ne ho idea. Fatto sta che il presidente del Joint Chiefs of Staff (CJCS) è andato da Obama e gli ha detto: se Assad viene rovesciato avremo il caos. Il Generale Dempsey sosteneva che dovevamo prendere misure per stabilizzare e sostenere Assad. Il Servizio informazioni tedesco (BND) ci ha fornito dati che dimostrano che Assad ha l’ampio sostegno della popolazione siriana. Non riesco a leggere i pensieri di Obama, ma era chiaro fin dall’inizio che non c’era alcun cosiddetta “opposizione moderata”. Vediamo gli islamisti considerati dei psicopatici dalla popolazione siriana. Masse di siriani sono fuggite a Damasco per cercare riparo e protezione nell’esercito siriano. Quando Homs fu riconquistata e quindi liberata dalla morsa dei terroristi, i giovani mi dissero “Grazie al cielo, i pazzi se ne sono andati!” Quando iniziò la guerra, frazioni del cosiddetto “esercito libero siriano” si unirono allo SIIL perché ebbero l’impressione che sarebbe diventato la forza dominante. Ma dopo un anno disertarono di nuovo. Allo stesso tempo consegnavamo armi ai cosiddetti “moderati”, e che cosa ne hanno fatto? Le hanno solo abbandonate perché non erano più organizzati militarmente, o semplicemente le vendettero allo SIIL. E in questo modo le nostre armi arrivarono al nemico. Il nostro governo fu avvertito che il rovesciamento di Assad sarebbe stato totalmente folle, seguito da un regime islamista. L’esercito degli USA ammonì Obama contro il presidente turco Erdogan. Sono davvero stupito e mi chiedo come la politica della Casa Bianca possa mostrare tale grado d’incoerenza.

Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Sarebbe opportuno affermare che la Russia conduce questa guerra con successo?
Seymour Hersh: non ero testimone oculare e quindi non posso riferire di prima mano. Ma naturalmente ho molti contatti nelle forze armate e nei servizi segreti degli Stati Uniti. Ogni suggerimento che ho ricevuto dall’intelligence degli Stati Uniti dà l’impressione che i russi operino molto bene. Questo è riconosciuto anche dagli ufficiali degli Stati Uniti. Il Generale russo Valerij Gerassmov, Capo di Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Russia, è particolarmente lodato e i leader militari statunitensi ne hanno grande rispetto. L’approccio di Putin è stato intelligente. Prima ha riaddestrato e rimesso in sesto l’esercito siriano. Ha fornito il margine necessario per riprendere le nuove operazioni. La Siria ha sempre avuto un buon esercito e ora è di nuovo potente. Poi la Russia ha convinto Hezbollah ad aderire. Ho avuto l’opportunità di parlare con il leader di Hezbollah, Nasrallah, diverse volte, ed è una persona determinata. Gli chiesi se è un rivoluzionario o un politico e mi ha detto che era un politico libanese. Secondo Nasrallah, Hezbollah ha successo in Libano presso vari politici perché l’Hezbollah accetta il pluralismo ed è disposto ad ascoltare e accettare le opinioni degli altri partiti. Il ruolo di Hezbollah è estremamente importante nella lotta allo SIIL. Ha addestrato l’esercito siriano e gli ha mostrato come condurre le operazioni speciali. Gli ha detto che non basta solo bombardare un obiettivo; si deve andare sul campo. Gli ha detto di combinare bombardamenti e attacco via terra.

Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Cosa pensi? C’è una sorta di un accordo tra Stati Uniti e Russia, secondo cui i russi fanno il lavoro al posto degli Stati Uniti?
Seymour Hersh: Non ho alcuna prova a sostegno di tale ipotesi. Ma ciò che è certo è che ci sono contatti intensi e positivi tra il segretario di Stato John Kerry e il suo collega russo, Sergej Lavrov. Lavrov è una persona diretta ed ha sempre reso la posizione della Russia abbastanza chiara. Purtroppo, la maggior parte dei nostri media mainstream da al pubblico l’impressione che qualsiasi dichiarazione di un politico russo sia una bugia. Dando ogni ragione per non ascoltare ciò che queste persone ci dicono. Non riesco a capire il motivo per cui Obama abbia preso tale strana posizione anti-russa. I servizi segreti russi hanno la reputazione di essere tra i migliori e hanno molte più informazioni sulla regione di noi. Ne sanno di più su SIIL e al-Baghdadi. E hanno sempre indicato che erano pronti, come i servizi segreti siriani, a migliorare le relazioni con gli Stati Uniti, ma il nostro presidente mantiene la linea dura verso la Russia, e non ho idea del perché.

Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Quali sono le prospettive in Siria?
Seymour Hersh: Ad essere onesto, non credo che i colloqui di pace di Ginevra avranno alcun effetto positivo. Bashar al-Assad non ha la minima ragione di affidarsi a questo tipo di trattative. Si deve tenere presente che Assad gode di elevata fedeltà nell’esercito siriano. Ha continuamente costruito questa lealtà avuta dal padre negli anni ’90. Cosa c’è da negoziare? E i russi perseguono i loro obiettivi perché hanno bisogno di stabilità presso Lataqia. Hanno combattuto per questa stabilità e non cederanno questa roccaforte. La Siria ha subito perdite militari estremamente elevate durante tale guerra, così come vittime civili. Sarà importante per la Siria e la Russia chiudere il corridoio verso la Turchia. La Turchia ha fornito tutte le armi e i mercenari che potevano fluire senza ostacoli attraverso il confine. A mio parere, Erdogan sarà il grande perdente in questo gioco.

Seymour Hersh è uno dei giornalisti più illustri degli Stati Uniti, ed ha lavorato per CBS, Associated Press, “New Yorker” e attualmente scrive per il “London Review of Books“. Svelò il Massacro di Mylai, un crimine di guerra commesso dall’esercito statunitense durante la guerra del Vietnam nel 1969. Nel 2004 scoprì lo scandalo di Abu-Ghraib, dove l’esercito statunitense torturava i prigionieri durante la terza guerra del Golfo. Durante la guerra siriana ha rivelato che l’assalto col gas tossico Sarin nel Ghuta non fu effettuato dal governo siriano, ma da servizi segreti e islamisti. Molti nei media mainstream attaccano Hersh per non svelare le sue relazioni. Hersh, ben noto per la chiarezza, ha accusato i media mainstream solo di ripetere a pappagallo la propaganda del governo degli Stati Uniti.

Generale Martin Dempsey

Generale Martin Dempsey

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: quale Sarin?

Seymour M. Hersh, Global Research, 8 dicembre 2013

560827Barack Obama non ha detto tutto, questo autunno, quando ha cercato di fare sì che Bashar al-Assad venisse indicato quale responsabile dell’attacco di armi chimiche presso Damasco il 21 agosto. In alcuni casi, ha omesso importanti dati d’intelligence, mentre in altri ha presentato delle ipotesi come fatti. Più importante, non è riuscito a riconoscere ciò che era noto alla comunità d’intelligence degli Stati Uniti: l’esercito siriano non è l’unica parte nella guerra civile ad avere accesso al Sarin, l’agente nervino che secondo uno studio delle Nazioni Unite è stato utilizzato, ma senza valutarne la responsabilità nell’attacco missilistico. Nei mesi prima dell’attacco, le agenzie d’intelligence statunitensi produssero una serie di rapporti altamente classificati, culminando in un formale Ordine di Operazioni, un documento per la pianificazione di un’invasione terrestre, citando la prova che il Fronte al-Nusra, un gruppo jihadista affiliato ad al-Qaida, aveva appreso i metodi per produrre il Sarin in grandi quantità. Quando si verificò l’attacco di al-Nusra, se ne sarebbe dovuto sospettare, ma l’amministrazione scelse le informazioni che giustificassero l’attacco contro Assad.
Nel suo discorso televisivo nazionale sulla Siria del 10 settembre, Obama diede la colpa dell’attacco con il gas nervino al quartiere in mano ai ribelli del Ghuta orientale, definitivamente al governo Assad e chiarì di esser pronto a sostenere le sue precedenti dichiarazioni secondo cui un qualsiasi uso di armi chimiche avrebbe violato la ‘linea rossa’: ‘il governo di Assad ha gasato più di mille persone‘, disse. ‘Sappiamo che il regime di Assad ne era responsabile… Ed è per questo che, dopo un’attenta riflessione, ho deciso fosse nell’interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti rispondere all’uso di armi chimiche del regime di Assad con un attacco militare mirato.’ Obama  andava in guerra sulla base di un pericolo pubblico, ma lo faceva senza sapere con certezza chi avesse fatto cosa la mattina del 21 agosto. Citò una lista di ciò che sembravano essere delle stentate prove della colpevolezza di Assad: ‘Nei giorni precedenti al 21 agosto, abbiamo saputo che il personale chimico di Assad si era preparato per un attacco nei pressi della zona dove fu usato il gas Sarin. Distribuirono maschere antigas alle loro truppe. Poi spararono razzi da un’area controllata dal regime su 11 quartieri che il regime cercava di ripulire dalle forze dell’opposizione‘. La certezza di Obama riecheggiava quella di Denis McDonough, capo del suo staff, che disse al New York Times: ‘Nessuno con cui ho parlato dubita dell’intelligence che collega direttamente Assad e il suo regime agli attacchi con il Sarin‘. Ma negli ultimi colloqui con agenti dell’intelligence e militari, funzionari e consulenti, passati e presenti, ho trovato intensa preoccupazione e talvolta rabbia, su ciò che più volte veniva visto come deliberata manipolazione dell’intelligence. Un alto ufficiale dell’intelligence, in una e-mail a un collega, definì le rassicurazioni dell’amministrazione sulle responsabilità di Assad un ‘trucco’. L’attacco ‘non era dovuto al regime attuale‘, scrisse. Un ex alto funzionario dell’intelligence mi disse che l’amministrazione Obama aveva alterato le informazioni disponibili, su tempistica e sequenza, per consentire al presidente ed ai suoi consiglieri di usare l’intelligence dopo l’attacco come se fosse stato raccolto e analizzato in tempo reale, mentre era in corso l’attacco. La distorsione, ha detto, gli ricordava il Golfo del Tonchino del 1964, quando l’amministrazione Johnson invertì la sequenza delle intercettazioni della National Security Agency per giustificare i primi bombardamenti del Vietnam del Nord. Lo stesso funzionario disse che vi fu un’immensa frustrazione tra la burocrazia militare e dell’intelligence: ‘I ragazzi alzano le mani dicendo: “Come possiamo aiutarlo“, Obama, “quando lui e i suoi compari alla Casa Bianca fanno dei dati dell’intelligence quel che vogliono?”
Le denunce si concentravano su ciò che Washington non aveva: nessun preavviso sulla presunta origine dell’attacco. La comunità d’intelligence militare da anni produce ogni mattina la sintesi dell’intelligence altamente classificata, noto come Rapporto del mattino per il segretario della Difesa e per il presidente del Joint Chiefs of Staff, copie vanno anche al consigliere per la sicurezza nazionale e al direttore di intelligence nazionale. Il Rapporto del mattino non contiene alcuna informazione politica o economica, ma fornisce una sintesi dei più importanti eventi militari nel mondo, con tutta l’intelligence disponibile al riguardo. Un consulente dell’intelligence mi ha detto che qualche tempo dopo l’attacco, esaminò le relazioni dal 20 agosto al 23 agosto. Per due giorni, 20 e 21 agosto, non vi fu alcuna menzione della Siria. Il 22 agosto il Rapporto del mattino trattava dell’Egitto, un elemento successivo discusse del cambiamento nella struttura di comando di uno dei gruppi ribelli in Siria. Nulla fu osservato circa l’uso di gas nervino a Damasco quel giorno. Non fino al 23 agosto, quando l’uso del Sarin divenne  un tema dominante, anche se centinaia di fotografie e video della strage si erano diffuse in poche ore su YouTube, Facebook e altri social media. A questo punto, l’amministrazione ne sapeva quanto il pubblico. Obama lasciò Washington la mattina del 21 agosto per un frenetico tour di due giorni a New York e Pennsylvania, secondo l’ufficio stampa della Casa Bianca, è fu informato la sera del giorno dell’attacco e del crescente furore del pubblico e dei media. La mancanza di dati d’intelligence immediati fu chiarita il 22 agosto, quando Jen Psaki, portavoce del dipartimento di Stato, disse ai giornalisti: ‘Non possiamo stabilire in modo definitivo che (armi chimiche) siano state utilizzate. Ma ci concentriamo ogni minuto di ogni giorno, da quando questi eventi sono accaduti… per fare tutto il possibile in nostro potere per stabilire i fatti‘. Il tono dell’amministrazione si era indurito il 27 agosto, quando Jay Carney, addetto stampa di Obama, disse ai giornalisti, senza fornire alcuna informazione specifica, che gli eventuali suggerimenti che il governo siriano non ne fosse responsabile ‘sono così assurdi quanto l’idea che l’attacco stesso non si sia verificato‘.
L’assenza di un allarme immediato nella comunità dell’intelligence statunitense dimostra che non vi erano dati dell’intelligence sulle intenzioni siriane nei giorni precedenti l’attacco. E vi sono almeno due modi con cui gli Stati Uniti potevano saperle in anticipo: entrambi sono coperti da uno dei documenti top secret statunitensi resi pubblici in questi ultimi mesi da Edward Snowden, l’ex consulente della NSA. Il 29 agosto, il Washington Post pubblicò estratti del bilancio annuale di tutti i programmi d’intelligence nazionali, agenzia per agenzia, forniti da Snowden. In consultazione con l’amministrazione Obama, il giornale scelse di pubblicare solo una piccola parte del documento di 178 pagine, che aveva una classificazione superiore al top secret, ma fu riassunta e pubblicata una sezione che trattava di aree problematiche. Una parte del problema era il gap nella copertura riguardante l’ufficio di Assad. Il documento disse che in tutto il mondo i servizi d’intercettazione elettronica della NSA potevano ‘monitorare le comunicazioni crittografate tra alti ufficiali riguardanti la guerra civile‘. Ma vi era ‘un vuoto sulle forze del Presidente Bashar al-Assad, a quanto pare riconosciuto in seguito‘. In altre parole, la NSA non aveva più accesso alle conversazioni della leadership militare della Siria, che avrebbe incluso le comunicazioni più importanti di Assad, come ad esempio gli ordini per l’attacco con il gas nervino. (Nelle sue dichiarazioni pubbliche del 21 agosto, l’amministrazione Obama non ha mai affermato di avere informazioni specifiche che collegassero Assad all’attacco.) L’articolo fornì anche la prima indicazione di un sistema di sensori segreto in Siria, progettato per segnalare tempestivamente ogni cambiamento nell’arsenale chimico del regime. I sensori erano controllati dal National Reconnaissance Office, l’agenzia che controlla tutti i satelliti dell’intelligence USA. Secondo la sintesi del Post, la NRO ebbe anche assegnato ‘l’estrazione dei dati dai sensori sul terreno‘ in Siria. L’ex alto funzionario dell’intelligence, che aveva conoscenza diretta del programma, mi disse che i sensori della NRO furono impiantati nei pressi di tutti i siti chimici conosciuti in Siria. Sono progettati per monitorare costantemente i movimenti delle testate chimiche nei depositi militari. Ma molto più importante, in termini di allerta precoce, era la capacità dei sensori d’avvertire  le intelligence di Stati Uniti e Israele quando le testate vengono caricate con Sarin. (Il Paese vicino, Israele è sempre in allerta sui cambiamenti nell’arsenale chimico siriano, e lavora a stretto contatto con l’intelligence statunitensi sui preallarmi.) Una testata chimica, una volta caricata con Sarin, ha una durata di pochi giorni o meno, l’agente nervino inizia a erodere il razzo quasi subito, si tratta di un’arma di distruzione di massa ‘usa e getta’. ‘L’esercito siriano non ha tre giorni per preparare un attacco chimico‘, mi ha detto l’ex alto funzionario dell’intelligence. ‘Abbiamo creato il sistema di sensori per una reazione immediata, come l’allarme aereo o un allarme antiincendio. Non si può avere un preavviso di tre giorni perché tutte le persone coinvolte sarebbero morte. O è ora o sei storia. Non stai tre giorni pronto a sparare gas nervino‘. I sensori non rilevarono alcun movimento nei mesi e giorni precedenti il 21 agosto,  ha detto l’ex funzionario. Naturalmente è possibile che il Sarin sia stato fornito all’esercito siriano con altri mezzi, ma l’assenza dell’allerta ha fatto sì che Washington potesse monitorare gli eventi nel Ghuta orientale, come spiegato. I sensori funzionarono in passato, come sapeva fin troppo bene la leadership siriana. Lo scorso dicembre il sistema di sensori raccolse i segnali di ciò che sembrava essere Sarin presso un deposito di armi chimiche. Non fu immediatamente chiaro se l’esercito siriano stesse simulando il caricamento di Sarin nell’ambito di una esercitazione (tutti i militari effettuano costantemente tali esercitazioni) o addirittura preparando un attacco. Al momento, Obama avvertì pubblicamente la Siria che l’utilizzo del Sarin era ‘totalmente inaccettabile‘, un messaggio simile fu inviato anche per via diplomatica. L’evento successivamente si scoprì essere parte di una serie di esercitazioni, secondo l’ex funzionario dell’intelligence: ‘Se quello che i sensori videro lo scorso dicembre era così importante da far dire al presidente: “Smettetela”, perché il presidente non fece tale stesso avviso tre giorni prima dell’attacco del gas di agosto?’
La NSA ovviamente monitorerebbe l’ufficio di Assad tutto il giorno se potesse, l’ex funzionario ha detto. Altre comunicazioni, da diverse unità dell’esercito in combattimento in tutta la Siria, sarebbero molto meno importanti, e quindi non analizzate in tempo reale. ‘Vi sono letteralmente migliaia di frequenze radio tattiche utilizzate dalle unità sul campo in Siria per le comunicazioni di routine‘,  disse, ‘e ci vorrebbe un numero enorme di crittografi della NSA per ascoltarle, e il ritorno utile sarebbe nullo.’ Ma il ‘chiacchiericcio’ è normalmente memorizzato sui computer. Una volta che la scala degli eventi del 21 agosto fu compresa, la NSA avviò un tentativo globale per cercare eventuali collegamenti all’attacco, analizzando l’archivio completo delle comunicazioni memorizzate. Una parola chiave o due sarebbe stata selezionata e un filtro impiegato per trovare le conversazioni pertinenti. ‘Che cosa è successo qui è che voci dell’intelligence della NSA scovarono  un evento, l’uso del Sarin, e iniziarono a cercare le comunicazioni che potessero riguardarlo‘, ha detto l’ex ufficiale. ‘Ciò non porta a una valutazione dall’elevata fiducia, a meno che non si inizi con la certezza che Bashar Assad l’avesse ordinato, e cercare qualcosa che sostenga tale convinzione.’ La scelta è simile al processo utilizzato per giustificare la guerra in Iraq.
La Casa Bianca ebbe bisogno di nove giorni per assemblare l’accusa contro il governo siriano. Il 30 agosto invitò un gruppo selezionato di giornalisti di Washington (e almeno un giornalista, spesso critico, Jonathan Landay, il corrispondente delle sicurezza nazionale dei McClatchy Newspapers, non fu invitato), e gli consegnarono un documento accuratamente etichettato come ‘valutazione del governo’, piuttosto che come valutazione della comunità d’intelligence. Il documento era essenzialmente un argomento politico per rafforzare l’accusa dell’amministrazione contro il governo Assad. Fu tuttavia più specifico rispetto a Obama, in seguito, nel suo discorso del 10 settembre: l’intelligence statunitense, affermò, sapeva che la Siria aveva iniziato ‘la preparazione di munizioni chimiche tre giorni prima dell’attacco‘. In un discorso aggressivo dopo quel giorno, John Kerry fornì ulteriori dettagli. Disse che ‘personale chimico siriano era sul campo, nella zona, per i preparativi‘ dal 18 agosto. ‘Sappiamo che elementi del regime siriano ebbero l’ordine di prepararsi all’attacco mettendosi maschere antigas e prendendo precauzioni connesse con le armi chimiche.’ La valutazione del governo e i commenti di Kerry facevano sembrare che l’amministrazione avesse scoperto l’attacco del Sarin. Questa versione dei fatti fasulla ma non contestata, fu ampiamente segnalata al momento. Una reazione imprevista avvenne sotto forma di denuncia da parte della leadership dell’esercito libero siriano e di altri, per l’assenza di avvertimenti. ‘E’ incredibile che non abbiano fatto nulla per avvertire le persone o cercare di fermare il regime prima del crimine‘, disse Razan Zaitunah, membro dell’opposizione che abitava in una delle città colpite da Sarin, a Foregin Politcy. Il Daily Mail fu più netto: ‘Il rapporto dell’intelligence afferma che funzionari statunitensi sapevano dell’attacco nervino in Siria, tre giorni prima che venissero uccise oltre 1400 persone, tra cui più di 400 bambini.’ (Il numero dei decessi attribuibili all’attacco varia ampiamente, da 1429, come inizialmente sostenuto dall’amministrazione Obama, a molti meno: un gruppo per i diritti umani siriani ha riportato 502 morti; Medici Senza Frontiere 355 e una relazione francese parla di 281 decessi noti. Il dato sorprendentemente preciso degli Stati Uniti fu poi riportato dal Wall Street Journal non essere basato sul conteggio effettivo dei corpi ma su un’estrapolazione dagli analisti della CIA, che su YouTube scansionarono più di un centinaio di video del Ghuta orientale con  un sistema informatico, alla ricerca delle immagini dei morti. In altre parole, era poco più di una supposizione). Cinque giorni dopo, un portavoce dell’ufficio del direttore della National Intelligence  rispose alle lamentele. Una dichiarazione all’Associated Press disse che l’intelligence dietro le affermazioni dell’amministrazione non era nota al momento dell’attacco, ma fu recuperata solo in seguito: ‘Cerchiamo di essere chiari, gli Stati Uniti non guardavano in tempo reale, quando tale attacco orribile ha avuto luogo. La comunità dell’intelligence poteva raccogliere e analizzare le informazioni dopo il fatto e stabilire che elementi del regime di Assad avevano infatti provveduto a prepararsi in precedenza ad usare armi chimiche‘. Ma da quando la stampa statunitense ebbe la sua storia, la precisazione ebbe scarsa attenzione. Il 31 agosto il Washington Post, basandosi sulla valutazione del governo, aveva vividamente riportato in prima pagina che l’intelligence statunitense poté registrare ‘ogni passo’ dell’attacco dell’esercito siriano, ‘in tempo reale, dagli ampi preparativi per il lancio dei razzi alle valutazioni post-intervento da parte di funzionari siriani‘. Non pubblicò la correzione dell’AP e la Casa Bianca mantenne il controllo della narrazione.
Così, quando Obama disse il 10 settembre che la sua amministrazione sapeva che personale chimico di Assad aveva preparato l’attacco in anticipo, si basava non sull’intercettazione colta mentre ciò accadeva, ma sulle comunicazioni analizzate giorni dopo il 21 agosto. L’ex alto funzionario dell’intelligence spiegò che la caccia alle comunicazioni rilevanti risalivano all’esercitazione rilevata nel dicembre precedente, in cui, come più tardi disse Obama, l’esercito siriano aveva mobilitato personale chimico e distribuito maschere antigas alle truppe. La valutazione del governo, della Casa Bianca e il discorso di Obama non descrivevano gli eventi specifici che portarono all’attacco del 21 agosto, ma un resoconto delle sequenze che l’esercito siriano avrebbe seguito per un qualsiasi attacco chimico. ‘Misero insieme una storia‘, ha detto l’ex funzionario, ‘con molti e diversi pezzi e parti. Il modello usato risaliva a dicembre‘. E’ possibile, naturalmente, che Obama non sapesse che il resoconto era tratto da un’analisi del protocollo dell’esercito siriano per condurre un attacco con i gas, piuttosto che da prove dirette. In entrambi i casi, apparve chiaro essere un giudizio affrettato. La stampa doveva seguire l’esempio. Il rapporto delle Nazioni Unite del 16 settembre confermava l’uso del Sarin, ma fu attento nel far notare che l’accesso dei suoi inquirenti ai punti dell’attacco, che avvenne cinque giorni dopo la gassificazione, era controllato dalle forze ribelli. ‘Come in altri siti,’ il rapporto avvertiva, ‘furono trafficati da altre persone prima dell’arrivo della missione… Durante il tempo trascorso in questi luoghi, individui  arrivarono e portarono altre munizioni sospette, indicando che tale prova potenziale era stata spostata ed eventualmente manipolata.’ Eppure, il New York Times nascose la relazione, come fecero i funzionari statunitensi ed inglesi, ed affermò di aver fornito la prova cruciale a sostegno delle affermazioni dell’amministrazione. Un allegato al rapporto delle Nazioni Unite riproduceva le foto su YouTube di alcune munizioni recuperate, tra cui un razzo che ‘indicativamente aveva’ le specifiche di un razzo d’artiglieria del calibro di 330 mm. Il New York Times scrisse che l’esistenza dei razzi, in sostanza, dimostrava che il governo siriano fosse responsabile dell’attacco ‘perché le armi in questione non erano state precedentemente documentate o segnalate in possesso della rivolta’.
Theodore Postol, professore di tecnologia e sicurezza nazionale al MIT, ha esaminato le foto delle Nazioni Unite con un gruppo di suoi colleghi e ha concluso che il razzo dal grande calibro era una munizione improvvisata molto probabilmente prodotta localmente. Mi ha detto che era ‘qualcosa che si potrebbe produrre in una modesta officina‘. Il razzo nelle foto, ha aggiunto, non aveva le specifiche di un razzo simile, ma più piccolo, noto per essere nell’arsenale siriano. Il New York Times, sempre basandosi sui dati del rapporto delle Nazioni Unite, analizzò anche la traiettoria dei due razzi vuoti ritenuti essere armati con il Sarin, e concluse che l’angolo d’impatto ‘puntava direttamente‘ su un base dell’esercito siriano, a più di nove chilometri dalla zona d’impatto. Postol, che fu consulente scientifico per il capo delle operazioni navali del Pentagono, ha detto che le affermazioni del Times e di altrove ‘non erano basate su osservazioni reali‘. Concluse che l’analisi della traiettoria di volo, in particolare, come ha detto in una e-mail, ‘è totalmente assurda‘, perché uno studio approfondito ha dimostrato che la gittata dei razzi  improvvisati ‘difficilmente’ va oltre i due chilometri. Postol e un collega, Richard M. Lloyd, pubblicarono l’analisi due settimane dopo il 21 agosto, in cui correttamente valutarono che i razzi in questione avevano una carico utile in Sarin di gran di lunga maggiore di quanto stimato in precedenza. Il Times riferì tale analisi a lungo, descrivendo Postol e Lloyd come “principali esperti di armi”. Successivamente, lo studio della coppia sulla traiettoria e l’autonomia dei razzi, che contraddiceva la tempistica segnalata dal Time, inviato al giornale la settimana prima, non fu pubblicato.*
Il travisamento della Casa Bianca di ciò che sapeva dell’attacco, e di quando, coincise con la sua disponibilità ad ignorare l’intelligence che compromettesse il racconto. Tali informazioni riguardavano al-Nusra, il gruppo ribelle islamista designato da Stati Uniti e Nazioni Unite organizzazione terroristica. Al-Nusra è nota per aver effettuato decine di attentati suicidi contro cristiani e le altre sette musulmane non sunnite in Siria, e per aver attaccato il suo alleato nominale nella guerra civile, il secolare esercito libero siriano (ELS). Il suo obiettivo dichiarato è rovesciare il regime di Assad e stabilire la legge della sharia. (Il 25 settembre al-Nusra riuniva diversi altri gruppi di ribelli islamici ripudiando l’ELS e l’altra fazione laica, la coalizione nazionale siriana). La serie di interessi statunitensi per al-Nusra e il Sarin derivava da una serie di piccoli attacchi chimici a marzo ed aprile, quando il governo siriano e i ribelli si accusarono della responsabilità. Le Nazioni Unite alla fine conclusero che quattro attacchi chimici furono effettuati, ma non stabilì la responsabilità. Un funzionario della Casa Bianca dichiarò alla stampa, a fine aprile, che la comunità d’intelligence aveva valutato ‘con diversi gradi di fiducia‘ che il governo siriano fosse responsabile degli attacchi. Assad aveva attraversato la ‘linea rossa’ di Obama. La valutazione di aprile fece notizia, ma alcuni passi  significativi furono persi nella traduzione. L’anonimo funzionario del briefing riconobbe che “non sono sufficienti le ‘valutazioni della comunità di intelligence’, vogliamo‘, disse, ‘indagare oltre tali valutazioni dell’intelligence, per raccogliere i fatti, per stabilire una credibile e corroborata serie di informazioni che possano quindi informare il nostro processo decisionale.’ In altre parole, la Casa Bianca non aveva alcuna prova diretta del coinvolgimento dell’esercito o del governo siriani, un fatto solo occasionalmente osservato dalla stampa. Difficile dire se Obama abbia ingannato il pubblico e il Congresso, che vedevano Assad come un assassino spietato.
Due mesi dopo, una dichiarazione della Casa Bianca annunciava il mutamento della valutazione della colpevolezza siriana e dichiarava che l’intelligence aveva ora ‘alta fiducia’ che il governo di Assad fosse responsabile di ben 150 morti negli attacchi con il Sarin. Altri titoli furono generati e la stampa disse che Obama, in risposta alla nuova intelligence, aveva ordinato l’aumento degli aiuti non letali all’opposizione siriana. Ma ancora una volta vi furono avvertimenti significativi. La nuova intelligence includeva un rapporto secondo cui ufficiali siriani avevano pianificato ed eseguito gli attacchi. Non furono forniti dati specifici, né s’identificava chi fornì questi rapporti. La dichiarazione della Casa Bianca disse che analisi di laboratorio avevano confermato l’uso del Sarin, ma anche la constatazione positiva del gas nervino ‘non dice come o dove le persone furono esposte o chi sia stato responsabile della diffusione‘. La Casa Bianca inoltre dichiarava: ‘Non abbiamo nessuna segnalazione corroborata affidabile che indichi che l’opposizione in Siria abbia acquistato o usato armi chimiche.‘ L’affermazione contraddiceva le prove che all’epoca giunsero alle agenzie d’intelligence statunitensi. Già dalla fine di maggio, il consulente dell’intelligence mi disse che la CIA aveva informato l’amministrazione Obama su al-Nusra e il suo lavoro con il Sarin, e aveva mandato rapporti allarmanti su un altro gruppo fondamentalista sunnita attivo in Siria, al-Qaida in Iraq (AQI), che aveva capito come produrre Sarin. A quel tempo, al-Nusra operava nelle zone vicino a Damasco, tra cui il Ghuta orientale. Un documento dell’intelligence rilasciato a metà estate, trattava a lungo di Ziyad Tariq Ahmed, esperto di armi chimiche proveniente dai militari iracheni, che si diceva trasferitosi in Siria e attivo nel Ghuta orientale. Il consulente mi disse che Tariq fu identificato ‘come un tizio di al-Nusra capace di produrre iprite in Iraq ed implicato nella produzione ed uso di Sarin‘. Fu considerato un obiettivo di alto profilo dai militari statunitensi.
Il 20 giugno un cablo top secret di quattro pagine, che riassumeva quanto appreso sulle capacità con il gas nervino di al-Nusra, fu trasmesso a David R. Shedd, vicedirettore della Defense Intelligence Agency.Shedd fu informato ampiamente e in modo completo‘, ha detto il consulente. ‘Non era nel gruppo dei “credenti”.’ Mi ha detto che il cablo non valutava se i ribelli o l’esercito siriano avessero avviato gli attacchi di marzo e aprile, ma confermava rapporti precedenti secondo cui al-Nusra aveva la capacità di acquisire ed usare Sarin. Un campione di Sarin utilizzato fu anche recuperato, con l’aiuto di un agente israeliano, ma secondo il consulente nessuna ulteriore notifica sul campione appare nel traffico dei cabli. Indipendentemente da queste valutazioni, il Joint Chiefs of Staff, nell’ipotesi in cui truppe statunitensi avessero l’ordine di catturare i depositi chimici del governo siriano, chiese un’analisi sull’origine della minaccia potenziale. ‘Il massimo ordine poneva le basi per l’esecuzione di una missione militare, se ordinata‘, spiegò l’ex alto funzionario dell’intelligence. ‘Ciò includeva l’eventuale necessità d’inviare soldati statunitensi in un sito chimico siriano per difenderlo dai ribelli. Se i ribelli jihadisti invadevano il sito, il presupposto era che Assad non li avrebbe combattuti perché stavamo proteggendo le sostanze chimiche dai ribelli. Tutti gli ordini operativi contengono una componente dell’intelligence sulle minacce. Avevamo analisti tecnici di Central Intelligence Agency, Defense Intelligence Agency, dell’esercito e delle I&W (indicazioni e le avvertenze) che lavoravano sul problema… Conclusero che le forze ribelli potevano attaccare una forza statunitense con il Sarin, perché potevano produrlo. L’esame si basava sull’intelligence elettronica ed umana, così come sull’intenzione e la capacità tecnica dei ribelli‘.
Vi sono prove che durante l’estate alcuni membri del Joint Chiefs of Staff fossero turbati dalla prospettiva di un’invasione via terra della Siria, nonché dalla professata volontà di Obama di dare alle fazioni ribelli supporto non letale. A luglio, il generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs, diede una valutazione cupa, raccontando al Comitato dei Servizi Armati del Senato, con testimonianza pubblica, che ‘migliaia di elementi per le operazioni speciali e le altre forze di terra‘ fossero necessari per occupare l’arsenale chimico siriano ampiamente disperso, insieme a ‘centinaia di aerei, navi, sottomarini e altri mezzi‘. Le stime del Pentagono parlavano di settantamila truppe, in parte perché le forze USA avrebbero anche custodito i missili siriani: l’accesso a grandi quantità di sostanze chimiche per produrre il Sarin, senza i vettori, sarebbe stato di scarso valore per una forza ribelle. In una lettera al senatore Carl Levin, Dempsey avvertì che la decisione di catturare l’arsenale siriano poteva avere conseguenze indesiderate: ‘Abbiamo appreso negli ultimi dieci anni, tuttavia, che non è sufficiente modificare semplicemente l’equilibrio di potere militare senza un attento esame di quanto è necessario per preservare uno Stato funzionante… Se le istituzioni del regime crollassero, in assenza di un’opposizione valida, inavvertitamente si potenzierebbero gli estremisti o si userebbero le armi chimiche che cerchiamo di controllare‘.
La CIA ha rifiutato di commentare questo articolo. I portavoce della DIA e l’Ufficio del Direttore della National Intelligence hanno detto che non sapevano della relazione a Shedd e che se fornivo i codici dei cablo specifici del documento, dissero che potevano trovarlo. Shawn Turner, responsabile degli affari pubblici dell’ODNI, disse che nessuna agenzia d’intelligence statunitense, tra cui la DIA, ‘ritiene che il Fronte al-Nusra sia riuscito a sviluppare la capacità di produrre Sarin‘.  I funzionari degli Affari pubblici dell’amministrazione non sono così preoccupati dal potenziale militare di al-Nusra come Shedd lo fu nelle sue dichiarazioni pubbliche. Alla fine di luglio, diede un resoconto allarmante sulla forza di al-Nusra, in occasione del Forum annuale sulla sicurezza ad Aspen, in Colorado. ‘Conto non meno di 1200 diversi gruppi dell’opposizione‘, disse Shedd, secondo una registrazione del suo intervento. ‘E dentro l’opposizione, il Fronte al-Nusra è… il più efficace e guadagna forza.’ Questo, disse, ‘è una grave preoccupazione per noi. Se incontrollati, sono assai preoccupato del fatto che gli elementi più radicali“, citava anche al-Qaida in Iraq, ‘vincano’.  La guerra civile, proseguiva, ‘può solo peggiorare… violenze insondabili si devono ancora avere.’ Shedd non fece menzione delle armi chimiche nel suo discorso, ma non gli era permesso: le relazioni del suo ufficio sono altamente classificate.

BSMOz-BCIAAZmGo*Una serie di dispacci segreti dalla Siria, nel corso dell’estate riferiva che i membri dell’ELS si lamentavano presso gli operatori dell’intelligence statunitense dei ripetuti attacchi contro le loro forze da parte dei combattenti di al-Nusra e di al-Qaida. Le relazioni, secondo il consulente d’intelligence di alto livello che li lesse, fornivano la prova che l’ELS era ‘più preoccupato dai pazzi che da Assad‘. L’ELS era in gran parte composto da disertori dell’esercito siriano. L’amministrazione Obama, impegnata a farla finita con il regime di Assad e nel continuo sostegno ai ribelli, ha cercato nelle sue dichiarazioni pubbliche dopo l’attacco, di minimizzare l’influenza delle fazioni salafite e wahabite. All’inizio di settembre, John Kerry sbalordì il Congresso con l’improvvisa affermazione che al-Nusra e altri gruppi islamisti erano minoritari nell’opposizione siriana. In seguito lo ritrattò.
Nelle sue comunicazioni pubbliche e private, dopo il 21 agosto, l’amministrazione avrebbe violato l’intelligence disponibile sul potenziale accesso di al-Nusra al Sarin e continuato a sostenere che il governo di Assad fosse l’unico in possesso di armi chimiche. Questo messaggio fu trasmesso nei vari briefing segreti che i membri del Congresso ricevettero nei giorni dopo l’attacco, quando Obama cercava sostegno alla sua offensiva missilistica programmata contro le installazioni militari siriane. Un legislatore con più di venti anni di esperienza in questioni militari, mi ha detto che con tale mole di informazioni fu convinto che ‘solo il governo Assad avesse Sarin e che i ribelli non ne avessero.’ Allo stesso modo, in seguito alla pubblicazione del rapporto delle Nazioni Unite del 16 settembre, a conferma che il Sarin era stato utilizzato il 21 agosto, Samantha Power, l’ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, disse in una conferenza stampa: ‘E’ molto importante notare che solo il regime (di Assad) possiede il Sarin, e non abbiamo alcuna prova che l’opposizione lo possieda‘. Non è noto se la segnalazione altamente classificata su al-Nusra sia stata messa a disposizione dell’ufficio di Powers, ma il suo commento riflette l’atteggiamento dell’amministrazione. ‘L’ipotesi immediata fu che Assad l’aveva fatto‘, mi disse l’ex alto funzionario dell’intelligence. ‘Il nuovo direttore della CIA, (John) Brennan, saltò su questa conclusione… si unì alla Casa Bianca dicendo: “Guardate cosa ho”. Erano solo parole, ma sventolava una camicia insanguinata. Vi era una notevole pressione politica per spingere Obama in soccorso dei ribelli, e vi era il pio desiderio che questo (collegare Assad all’attacco del Sarin) avrebbe forzato la mano a Obama: ‘Questo è il telegramma Zimmermann della ribellione siriana e ora Obama può reagire’. Il wishful thinking di Samantha Power aleggiava sull’amministrazione. Purtroppo, alcuni membri del Joint Chiefs, avvisati che stavano per attaccare, non erano così sicuri che fosse una buona cosa.’ La proposta di un attacco missilistico statunitense sulla Siria non convinse mai il pubblico e Obama passò ben presto alle Nazioni Unite e accettò la proposta russa per lo smantellamento del complesso chimico bellico siriano. Qualsiasi possibilità di un’azione militare fu definitivamente scongiurata il 26 settembre, quando l’amministrazione approvò il progetto della Russia di risoluzione dell’ONU, chiedendo al governo di Assad di sbarazzarsi del suo arsenale chimico. La ritirata di Obama sollevò molti alti ufficiali. (Un alto consulente per le operazioni speciali mi disse che l’attacco missilistico statunitense su aeroporti militari e postazioni missilistiche siriani era mal concepito, come inizialmente aveva previsto la Casa Bianca, e avrebbe ‘fornito supporto aereo ravvicinato ad al-Nusra’.)
La distorsione dei fatti sull’attacco del Sarin dell’amministrazione solleva una questione ineludibile: cosa sappiamo della volontà di Obama di allontanarsi dalla sua minaccia della ‘linea rossa’ per bombardare la Siria? Aveva affermato di avere prove ferree, ma improvvisamente decise di portare la questione al Congresso, e poi di accettare l’offerta di Assad di cedere le armi chimiche. Sembra possibile che a un certo punto abbia avuto davanti informazioni contraddittorie, con prove abbastanza forti da convincerlo a cancellare il suo piano di attacco ed accettare le critiche dei repubblicani. La risoluzione delle Nazioni Unite, adottata il 27 settembre dal Consiglio di sicurezza, tratta indirettamente dell’idea che le forze ribelli come al-Nusra debbano disarmare: ‘nessuno in Siria dovrebbe usare, sviluppare, produrre, acquistare, stoccare, trattenere o trasferire armi chimiche‘. La risoluzione chiede anche la notifica immediata del Consiglio di sicurezza nel caso di armi chimiche acquisite da eventuali “attori non statali”. Nessun gruppo viene nominato. Mentre il regime siriano continua il processo di eliminazione del suo arsenale chimico, l’ironia è che, dopo che i depositi degli agenti precursori di Assad saranno distrutti, al-Nusra e i suoi alleati islamisti potrebbero essere l’unica fazione in Siria in possesso degli elementi per produrre il Sarin, arma strategica inutile in qualsiasi altra zona in guerra, ma molto per negoziare.

Ghouta_chemical_attack_map_svgSeymour M. Hersh sta scrivendo una storia alternativa della guerra al terrore. Vive a Washington DC.
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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I terroristi di al-Qaida infiltrati in Siria dalle forze speciali statunitensi e dalla CIA

Tony Cartalucci, Land Destroyer 1 novembre 2013

1150898Un recente articolo del Daily Telegraph rivela che l’esercito terrorista di al-Qaida usa un membro della NATO, la Turchia, come trampolino di lancio per l’invasione della vicina Siria. La NATO  dirige la cosiddetta “guerra al terrore” iniziata nel 2001, dopo che terroristi di al-Qaida avrebbero diretto quattro aerei di linea contro vari obiettivi sulla costa orientale degli Stati Uniti, come le torri del World Trade e il Pentagono. Quasi 3.000 persone morirono in un solo giorno. L’invasione dell’Afghanistan, prontamente seguita, si basava sulla finzione del voler “scovare” i membri di al-Qaida. L’invasione e la quasi decennale occupazione dell’Iraq, seguirono poco dopo. Eppure, nonostante tutto ciò, la Turchia, membro della NATO dai primi anni ’50, sembra essere colpevole del grave crimine che avrebbe causato l’invasione dell’Afghanistan e la sua attuale occupazione, cioè ospitare i terroristi di al-Qaida. L’esercito di al-Qaida (da quasi 3 anni) usa la Turchia meridionale come santuario da cui avviare l’invasione della Siria, che viene maliziosamente ritratta dai media occidentali come “guerra civile”. Peggio, questi terroristi, che letteralmente portano la bandiera di al-Qaida in battaglia, passano dagli avamposti della CIA, dai campi di addestramento per le operazioni speciali statunitensi, inglesi e francesi, e dai campi profughi finanziati dagli occidentali, per poi commettere vaste atrocità in Siria.
Ciò sfida ogni spiegazione, tranne una, la “Guerra al Terrore” è una frode e gli stessi terroristi che hanno ucciso migliaia di soldati occidentali inseguendoli in tutto il pianeta, sono armati, finanziati, addestrati, appoggiati e ricostituiti dall’occidente stesso, per avere la scusa per continuare l’aggressione perpetua, l’occupazione globale e  guerre dagli immensi profitti finanziari e  geopolitici. Il Daily Telegraph, nel suo articolo, “Le reclute di al-Qaida entrano in Siria dai  nascondigli in Turchia“, ha recentemente riportato: “Centinaia di reclute di al-Qaida vengono accolte nei santuari nel sud della Turchia, prima d’infiltrasi oltre confine per condurre “jihad” in Siria, ha appreso il Daily Telegraph. La rete di nascondigli permette il costante flusso di combattenti stranieri, tra cui inglesi, nella guerra civile nel Paese, secondo alcuni volontari. Questi jihadisti stranieri hanno grandemente eclissato l’ala “moderata” dei ribelli dell’esercito libero siriano sostenuto dall’occidente. La capacità di al-Qaida di utilizzare il territorio turco solleva interrogativi sul ruolo che il membro della NATO gioca nella guerra civile in Siria. La Turchia ha sostenuto i ribelli sin dall’inizio, e il suo governo è stato costretto a condividere le preoccupazioni dell’occidente su al-Qaida. Ma gli esperti dicono che vi è la crescente paura che le autorità turche possano aver perso il controllo sulle nuove reclute del movimento di al-Qaida, o forse anche chiuso un occhio”.
Naturalmente, il Telegraph inganna i suoi lettori. L’utilizzo di al-Qaida quale ascaro contro la Siria non è un caso imprevedibile e sfortunato del conflitto siriano, ma rientra invece nel ben documentato piano occidentale, svelato già nel 2007 dal giornalista vincitore del Pulitzer, Seymour Hersh, nel suo articolo “Il reindirizzamento“, dove afferma: “Per minare l’Iran, prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine volte ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni clandestine contro l’Iran e l’alleata Siria. Un sottoprodotto di queste attività è il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam e sono ostili agli USA e vicini ad al-Qaida.” Chiaramente, l’unica cosa di cui NATO, Turchia e stampa occidentale hanno “perso il controllo” è la favola usata per ingannare il pubblico.

La CIA non solo supervisiona al-Qaida, ma l’arma
Il New York Times, nel suo articolo del marzo 2013: “Il ponte aereo per armare i ribelli in Siria si espande, con l’aiuto della CIA“, ammette che: “Con l’aiuto della CIA, i governi arabi e turco hanno fortemente aumentato il loro supporto militare ai combattenti dell’opposizione in Siria, negli ultimi mesi, espandendo il ponte aereo segreto per armare e attrezzare la rivolta contro il Presidente Bashar al-Assad, secondo dati del traffico aereo, interviste a funzionari di diversi Paesi e resoconti dei comandanti ribelli. Il ponte aereo, iniziato su piccola scala nei primi mesi del 2012 e proseguito ad intermittenza fino allo scorso autunno, s’è ampliato in un costante e grande flusso alla fine dello scorso anno, indicano i dati. E’ cresciuto fino a più di 160 voli dei cargo militari giordani, sauditi e qatarioti che atterrano a Esenboga vicino Ankara e, in misura minore, in altri aeroporti turchi e giordani”. Il pezzo del New York Times tenta di ridurre il ruolo degli USA nell’armamento dei militanti in Siria. Il Times continua affermando: “Il governo statunitense era coinvolto, ha detto un ex-funzionario, in parte perché c’era la sensazione che altri Stati avrebbero armato i ribelli comunque. Il ruolo della CIA nelle spedizioni, ha detto, ha permesso agli Stati Uniti una certa influenza sul processo, compreso il tentativo di allontanare le armi dai gruppi islamici e di convincere i donatori a trattenere i missili antiaerei portatili che potrebbero essere usati in futuri attacchi terroristici contro aeromobili civili”. Proprio come il Telegraph, il Times mente apertamente ai lettori. I cosiddetti “islamisti” costituiscono il grosso dell’aggressione armata contro il governo siriano, come specificamente delineato dai piani esposti da Hersh nel 2007, oggi attuati dalla CIA nel territorio del membro della NATO Turchia, lungo il confine turco-siriano.

Le forze speciali occidentali addestrano i terroristi di al-Qaida
Oltre alla CIA, le forze speciali occidentali cooperano insieme in Siria. Nel giugno 2013 l’articolo del LA Times intitolato “Gli USA hanno addestrato e armato segretamente i ribelli in Siria fin dal 2012“, ammetteva: “Agenti della CIA e truppe per le operazioni speciali hanno addestrato i ribelli sulle armi anticarro e antiaereo in Giordania e in Turchia”. Il LA Times proseguiva: “Agenti della CIA e truppe speciali degli USA hanno segretamente addestrato i ribelli siriani sulle armi anticarro e antiaeree dalla fine dell’anno scorso, mesi prima che il presidente Obama approvasse l’intenzione di armarli direttamente, secondo funzionari statunitensi e comandanti ribelli. L’addestramento segreto  degli Stati Uniti presso le basi in Giordania e in Turchia, con la decisione di Obama di questo mese d’inviare armi e munizioni ai ribelli, ha risollevato le speranze dell’opposizione siriana assediata, secondo cui infine Washington avrebbe inviato anche armi pesanti. Finora i ribelli dicono di non avere le armi di cui hanno bisogno per riprendere l’offensiva nell’aspra guerra civile nel Paese”.
Il fronte al-Nusra di al-Qaida s’è affermato sui campi di battaglia della Siria presumibilmente grazie alle sue capacità marziali, in contrasto con i maldestri “moderati” presumibilmente addestrati dalle forze speciali statunitensi. Come è possibile che l’occidente e i suoi partner regionali come Arabia Saudita e Qatar, armino, finanzino e certamente addestrino gli eserciti dei “moderati”, mentre al-Qaida riesce a prevalere? Chi l’arma, la finanzia e l’addestra? La risposta è semplice, non ci sono mai stati “moderati”, nonostante le manipolazioni dei media occidentali che insistono sul contrario, è l’occidente che aiuta intenzionalmente al-Qaida, proprio come previsto nel 2007. Migliaia di soldati occidentali sono morti e continuano a morire nella cosiddetta “guerra al terrore”. Molti di più sono stati mutilati e/o psicologicamente segnati. L’evidenza suggerisce che non vi sia stata soluzione di continuità tra l’appoggio degli USA ad al-Qaida nell’Afghanistan degli anni ’80 ed oggi, e che anche se le truppe USA hanno combattuto in Iraq, l’occidente e i suoi partner Arabia Saudita, Qatar e Israele armano e inviano terroristi nel Paese per alimentarne la violenza settaria volta specificamente ad avviare le attività strategiche necessarie per una guerra segreta/per procura contro Iran, Siria e Libano.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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