L’Iran e il mondo nuovo multipolare

James O’Neill New Eastern Outlook 28/02/2017Nell’ultima campagna presidenziale, il candidato repubblicano Donald Trump fece varie affermazioni suggerendo un cambiamento nella politica estera degli Stati Uniti, promettendo, tra l’altro, non più tentativi di cambio di regime, una lotta efficace contro l’organizzazione terroristica SIIL e migliori relazioni con la Russia. Belle parole ma, come si dice, “non ascoltare quello che dico, guarda ciò che faccio“. Quello che fanno è sostanzialmente invariato almeno dalla fine della seconda guerra mondiale. L’obiettivo geopolitico centrale è mantenere lo status degli Stati Uniti di unica superpotenza mondiale. Non lo sono almeno nell’ultimo decennio, ma ciò non ha impedito agli USA di agire in modo tale da far credere che sia ancora così. Le sfide a tale status unipolare non sono tollerate. Paesi cadono in disgrazia o meno in base alla loro conformità alle pretese statunitensi. Ciò è assai chiaramente dimostrato nel caso dell’Iran. L’esperienza dell’Iran con il concetto di democrazia occidentale si ebbe con il governo quasi-secolare di Mohammad Mossadegh. Nel 1952 Mossadegh nazionalizzò la compagnia petrolifera anglo-statunitense (la BP) in modo che i benefici della sua notevole ricchezza fossero raccolti dal popolo iraniano. Ciò fu intollerabile per statunitensi ed inglesi, quest’ultimi controllavano il petrolio iraniano dal 1913. Un colpo di Stato organizzato da MI6 e CIA rovesciò il governo Mossadeq restaurando il regime brutale della dinastia Pahlavi. La democrazia non fu più presa in considerazione, un punto da ricordare sempre quando si sente la propaganda occidentale su USA e Regno Unito dalla missione di portare la democrazia nel mondo. Nei seguenti 25 anni, l’Iran ebbe un buon rapporto con gli Stati Uniti, conclusosi bruscamente con la rivoluzione islamica del 1979. Da allora l’Iran è oggetto di sanzioni che ne paralizzano importanti settori economici. Fu oggetto di attentati, soprattutto dei Mujahidin e-Khalq (MeK), organizzazione terroristica non considerata tale dagli Stati Uniti. Nel 1980, quando sanzioni e altre misure non piegarono l’Iran agli USA, fu attaccato dall’Iraq e la conseguente guerra di otto anni costò un milione di vite. Gli iracheni furono armati e sostenuti dagli Stati Uniti. Misura dell’incostanza e dell’opportunismo del sostegno statunitense fu che due anni dopo la fine della guerra, l’Iraq venne attaccato dagli Stati Uniti, essendo stato attirato nella disavventura del Quwayt.
Altre continuità appaiono nelle dichiarazioni pubbliche dei funzionari della nuova amministrazione Trump. Il segretario della Difesa James Mattis, il temporaneo consigliere della sicurezza nazionale Michael Flynn e Trump hanno tutti ripetuto la solita accusa statunitense che l’Iran sia “il maggiore sponsor del terrorismo” nel mondo. Mettendo da parte l’ironia di tali dichiarazioni da funzionari dello Stato che ha attaccato più Paesi e ucciso più persone negli ultimi 70 anni di tutte le altre nazioni del mondo messe insieme, è un’accusa che, come ha sottolineato Gareth Porter, fu mossa contro l’Iran dall’amministrazione Clinton. Nel 1995 Clinton impose un ulteriore vasta serie di sanzioni all’Iran. Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione nel gennaio 2002, il presidente George Bush nominò l’Iran nell’ambito dell'”asse del male” (insieme a Iraq e Corea democratica). Certe cose non cambiano mai. Anche in questo caso, citando Porter, l’accusa contro l’Iran non aveva basi se non il continuo principio della politica estera statunitense. Nel 2007 l’allora vicepresidente Richard Cheney voleva attaccare l’Iran e ne fu dissuaso solo dal segretario alla Difesa Gates e dal Joint Chiefs of Staff, non per principio, ma per i rischi che avrebbe posto alla presenza militare degli Stati Uniti nella regione. Nell’ultima campagna presidenziale, la candidata democratica Hillary Clinton minacciò di attaccare l’Iran, se eletta, un’azione che avrebbe sicuramente scatenato una grande guerra. La sua belligeranza promise più stretti rapporti degli USA con Israele e Arabia Saudita, di quanto abbia fatto qualsiasi denuncia legittima verso la Repubblica islamica.
A gennaio Trump usò la scusa dei test di missilistici iraniani per imporre ulteriori sanzioni all’Iran. L’ha fatto con la palese falsa affermazione che i test violassero il Piano congiunto d’azione globale (JCPOA) stipulato il 14 luglio 2015. Tale piano fu negoziato su iniziativa della Russia per scongiurare ciò che sembrava un probabile attacco all’Iran per il presunto programma di armi nucleari. La risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza approvò all’unanimità il JCPOA. Trump denunciò l'”accordo” come “stupido” e minacciò d’ignorarlo. E’ improbabile che Trump abbia mai letto la risoluzione di 108 pagine, tanto meno capito le disposizioni dettagliate che non vietano i test missilistici dell’Iran. Anche se l’avesse fatto non avrebbe avuto importanza, perché un’altra continuità della politica estera statunitense è ignorare semplicemente il diritto internazionale quando si capisce che non è nell’interesse della sicurezza nazionale. Nonostante sanzioni e altri ostacoli, l’Iran ha comunque migliorato significativamente vari indicatori sociali dalla rivoluzione del 1979. L’aspettativa di vita è aumentata da 55 anni a 71 anni; i tassi di mortalità infantile sono diminuiti del 70%; il congedo di maternità retribuito supera gli standard dell’OIL; e il 60% degli studenti universitari sono donne libere di studiare qualsiasi materia. Su tutti i principali indicatori sociali, la condizione delle donne supera notevolmente quella di tutti gli altri Paesi della regione. Si può prevedere che questa tendenza continui con grande dispiacere dei peggiori nemici regionali dell’Iran, Israele e Arabia Saudita. Anche se Trump ha imposto unilateralmente ulteriori sanzioni all’Iran, è improbabile abbiano lo stesso impatto dei precedenti tentativi di minare la Repubblica islamica, per un motivo molto significativo. L’Iran ha ora due potentissimi amici, Russia e Cina, che per vari motivi vedono l’Iran componente essenziale del progetto infrastrutturale più grande del mondo, la Fascia e Via cinese (OBOR). Entrambe le nazioni sono anche acutamente consapevoli dei pericoli dell’estremismo islamico ai confini. L’Iran, contrariamente alla propaganda occidentale, è visto in contrappeso alla natura sunnita delle violenze che sconvolgono il Medio Oriente. Uno sguardo alla mappa mostra la posizione strategica dell’Iran. Fulcro logico dei grandi progetti di sviluppo eurasiatico, componente centrale dell’OBOR. Uno dei collegamenti ferroviari ad alta velocità dalla Cina all’Europa transiterà per l’Iran. Un’ulteriore linea ferroviaria ad alta velocità collegherà l’Iran al corridoio economico Cina-Pakistan che termina a Gwadar, sul Golfo Persico. Un altro sviluppo è il Corridoio dei Trasporti Internazionale Nord-Sud (INSTC) di 5600 chilometri, da Mumbai in India via Iran e Azerbaijan fino alla Russia. Prove furono condotte nel 2014. INSTC a sua volta si collega alla componente marittima dell’OBOR e all’accordo di Ashgabat firmato da India, Iran, Kazakhstan, Oman, Turkestan e Uzbekistan nel 2015. L’obiettivo dell’accordo è facilitare gli scambi commerciali tra Asia centrale e Stati del Golfo Persico. OBOR si sviluppa intorno a numerose strutture commerciali e finanziare, uno dei più importanti è la Shanghai Cooperation Organisation (SCO), la cui composizione si estende dalla Cina all’Asia centrale fino alla Russia. L’Iran è un membro associato della SCO e la sua piena adesione è fortemente sostenuta dalla Russia. La Russia è anche l’elemento chiave dell’Unione economica eurasiatica (EEU). L’Armenia, altro aderente dell’UEE ha recentemente dichiarato sostegno all’accordo di libero scambio tra Iran e UEE. Il 21 febbraio 2017, il primo vicepremier russo Igor Shuvalov visitava l’Iran per discutere di un simile accordo di libero scambio. Alcuno di questi sviluppi è gradito a Washington che monta una contro-strategia, l’obiettivo principale è rompere la sempre più forte relazione tra Russia e Cina, usando l’Iran come una pedina nella manovra geopolitica.
I resoconti sugli obiettivi geopolitici degli Stati Uniti sono soprattutto voci dall’amministrazione Trump (molto contraddittorie) sulla normalizzazione delle relazioni con la Russia. Non c’è nulla di sottile o altruistico in tali mosse. Le osservazioni di Trump riflettono probabilmente il consiglio di Henry Kissinger che vede il riavvicinamento degli USA con la Russia come cuneo contro la Cina. Dalla Russia ci si aspetterebbe che sacrifichi i rapporti con l’Iran in cambio di concessioni ai confini europei, in particolare in Ucraina. Il Presidente russo Putin è troppo astuto per cedere a tali lusinghe. Anche se i media occidentali in gran parte l’ignorarono al momento, Putin spiegò la sua idea di un mondo molto diverso nel discorso alla conferenza sulla sicurezza di Monaco del febbraio 2007. Putin indicò la natura “perniciosa” del mondo unipolare. Tale sistema in ultima analisi, si distrugge dall’interno. Putin disse che il “modello unipolare non solo è inaccettabile, ma è anche impossibile nel mondo di oggi“. Il modello “è viziato perché alla base non ci sono, né possono esserci i fondamenti morali della civiltà moderna. Oggi”, disse, “assistiamo all’iperuso incontrollato della forza, della forza militare, nelle relazioni internazionali, forza che spinge il mondo nell’abisso dei conflitti permanenti. Assistiamo”, continuò, “a un maggiore disprezzo dei principi fondamentali del diritto internazionale… Uno Stato, in primo luogo gli Stati Uniti, hanno oltrepassato i propri confini nazionali in ogni modo. Ciò è visibile nelle politiche economiche, culturali ed educative che impone alle altre nazioni. Bene, a chi piace?” Le osservazioni premonitrici di Putin furono ignorate dagli occidentali. Se l’avessero ascoltato, le osservazioni del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov alla stessa conferenza, dieci anni dopo, nel febbraio 2017, non li avrebbero scioccati. Lavrov chiede un “ordine post-occidentale”, come il governo russo percepisce il futuro. Il discorso di Lavrov ha confermato che la Russia non è interessata a tornare sulla via filo-occidentale perseguita da Boris Eltsin nei disastrosi anni ’90. Dice all’occidente, in effetti, che se pensa di poter usare la Russia per “contenere” la Cina o imporre un cuneo tra questi due grandi poli del nuovo mondo multipolare, allora non ha fatto attenzione. Lo stesso vale per le speranze occidentali di utilizzare le concessioni alla Russia (nella misura in cui ci si può fidare) per imporre un cuneo tra Russia e Iran. Lungi dall’indulgere su ciò che Putin ha descritto come “personali pazzie” sulla Russia che attacca la NATO o altri, la Russia ha priorità più importanti, come aiutare e tutelare gli interessi sovrani degli amici, come l’intervento su richiesta del governo siriano. Un’altra manifestazione di questo nuovo orientamento è lo sviluppo di commercio, comunicazioni e legami nella difesa con l’Iran. Ciò ha incluso l’invio del sistema anti-missile S-300 all’Iran e l’eventuale potenziamento dell’Aeronautica iraniana con caccia Sukhoj Su-35. Un possibile ritorno delle forze russe sulla base aerea di Hamdan in Iran, viene anche discusso. Ancora più importante, come già osservato, la Russia aderisce con la Cina alla vincente strategia del Presidente Xi per lo sviluppo pacifico dell’Eurasia, che trasformerebbe la struttura geopolitica mondiale. Ironia della sorte, il geografo inglese Sir Halford Mackinder per primo espresse questa grande visione, nel 1904, ma sono i cinesi, in collaborazione con i partner della SCO e delle strutture finanziarie alleate, che avverano la visione di Mackinder.
Sarebbe ingenuo pensare che gli statunitensi accettino pacificamente la loro detronizzazione da unica potenza egemone del mondo. Senza dubbio s’impegneranno in ciò che Andrew Korybko descrive “guerre ibridi”, e ci si può aspettare che l’Iran ne sia l’obiettivo primario precisamente per le ragioni che ne fanno componente chiave dell’OBOR e relativi sviluppi. La SCO ha già una contro-strategia con la sua struttura regionale antiterrorismo, una forza di reazione rapida progettata per contrastare le minacce poste dalle strategie della guerra ibrida degli USA come terrorismo, rivoluzioni colorate e guerra economica per il cambio di regime. L’eliminazione progressiva del dollaro come mezzo principale del commercio internazionale, già a buon punto con BRICS, SCO e OBOR, fornirà ulteriori meccanismi di difesa, integrando le strategie militari attuare. Il mondo va creandosi intorno al triangolo Cina-Iran-Russia, offrendo una prospettiva molto diversa dalla guerra perpetua imposta dall’ordine mondiale anglo-statunitense. Il futuro del mondo dipende da questo successo.James O’Neill, legale australiano, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il bombardiere strategico furtivo russo

TASS SouthfrontIl 1° marzo, fonti del complesso militare-industriale dichiaravano che la Russia ha prodotto un modello in scala del futuro bombardiere strategico pesante d’interdizione (PAK-DA). Secondo TASS, l’aereo è progettato per le Forze aerospaziali russe dal Tupolev Design Bureau. Si prevede che il primo prototipo voli nel 2025-2026. Inizialmente, tuttavia, s’ipotizzò che il primo aereo sarebbe stato consegnato alle Forze aerospaziali russe nel 2023-2024, mentre i primi voli di prova erano previsti per il 2019-2020. Secondo la fonte di Gazeta.ru presso il complesso militare-industriale della Russia, finora una modello in legno in scala reale del PAK-DA, senza ali, è stato costruito. Il disegno della cabina, così come l’integrazione tecnologica, vengono progettati con l’ausilio del modello in scala. Inoltre, vi è un modello in materiali compositi in scala 1:10 che può volare.

Data del primo volo
Nel gennaio 2016, il Comandante in capo delle Forze aerospaziali russe, Colonnello-Generale Viktor Bondarev, riferì che un prototipo di PAK-DA avrebbe volato prima del 2021. “I lavori per il PAK-DA sono attualmente in corso ad una velocità sufficiente. Il nostro compito rimane: far decollare il prototipo entro il 2021. Ma se lo sviluppo procede al ritmo attuale, sarà pronto anche prima” aveva detto. Nell’autunno 2016, il Viceministro della Difesa della Federazione Russa Jurij Borisov riferì che il PAK-DA sarebbe stato presentato già nel 2018, e le sue specifiche avrebbero superato nettamente quelle dei bombardieri strategici esistenti. In seguito si seppe che lo sviluppo del nuovo bombardiere fu ritardato dalla ripresa della produzione in serie del Tu-160 modificato: il Tu-160M2. Secondo gli ultimi rapporti, il primo prototipo del PAK-DA volerà nel 2025-2026.

Non è il ‘Cigno Bianco’
Il PAK-DA non sarà un’evoluzione del Tu-160 (ufficiosamente ‘Cigno Bianco’), ma piuttosto un nuovo aereo. Il Tu-160 avrebbe dovuto essere prodotto separatamente dal PAK-DA, prima ancora che si sapesse che la produzione del Tu-160 sarebbe ripresa con la versione modernizzata Tu-160M2. Si prevede che il PAK-DA impieghi le tecnologie per la massima riduzione radar (‘invisibilità’). Inoltre, sarà fabbricato in materiali radar-assorbente e tutti i sistemi d’arma saranno ospitati all’interno della cellula. Secondo il progetto, il velivolo avrà una velocità di crociera subsonica, rendendolo più silenzioso e meno vulnerabile alla sorveglianza a raggi infrarossi. Inoltre, il PAK-DA sarà equipaggiato con i più recenti strumenti da guerra elettronica, senza equivalenti nel mondo. Secondo l’esperto militare della TASS Viktor Murachovskij, l’aereo sarà un elemento della deterrenza strategica con mezzi convenzionali. Secondo l’industria della difesa, si prevede nel 2025 che il PAK-DA sia un elemento della deterrenza strategica convenzionale, o in altre parole: un sistema d’arma ad alta precisione d’interdizione strategica. Il PAK-DA sarà un elemento prezioso di questa deterrenza. Viktor Murachovskij afferma che opererà secondi le nuove modalità dei velivoli d’interdizione pesante, comprendenti missili da crociera a lungo raggio e con ogni probabilità modalità d’attacco ipersoniche. Secondo gli esperti, ciò richiede lo sviluppo non solo nella progettazione dell’aeromobile, ma anche dell’avionica e della capacità d’attacco di cui sarà dotato. Le aziende militari-industriali hanno il compito di condurre tale lavoro.Risultati dell’Istituto Centrale di Aeroidrodinamica
Secondo le informazioni disponibili, vi sono dieci diverse opzioni per il futuro progetto, ma il primo modello del PAK-DA si baserà sul progetto ad ‘ala volante’. La ricerca alla base di questo progetto è in corso dalla fine degli anni ’80 presso l’Istituto Centrale di Aeroidrodinamica denominato Zhukov (TsAGI). Essenzialmente, il progetto consiste nella riduzione della fusoliera dell’aeromobile nell’ala, all’interno del quale tutti gli apparati e sistemi di bordo, comprese le armi, sono contenuti. L’“ala volante” non avrà stabilizzatori di coda orizzontali, anche se potrebbe avere uno o due gondole. Questo design permette al velivolo di raggiungere specifiche dalla maggiore efficienza aerodinamica, peso inferiore al decollo, miglioramento materiale ed efficienza del consumo di carburante del velivolo. L’esperienza del TsAGI avrà un ruolo. Naturalmente, tutto si basa sull’enorme capacità tecnologica e scientifica accumulata nei decenni. Ma è giunto il momento d’intraprendere nuovi progetti, iniziando con il nuovo bombardiere strategico. Viktor Murachovskij sostiene che il lavoro di produzione inizierà solo dopo il completamento dei risultati della progettazione e la comparsa del prototipo. Nel 2014, in una mostra internazionale, un rappresentante dell’United Engine Corporation annunciò che il motore del PAK-DA si sarebbe basato sull’evoluzione del motore HK-32, derivato dal motore del bombardiere strategico Tu-160. La Radioelectronic Technology Corporation (KRET) già lavora sui sistemi avionici del futuro velivolo. La KRET insieme con Tulopev ha già intrapreso il lavoro di ricerca e sviluppo. Il velivolo sarà dotato di una serie completamente nuova di sistemi da guerra elettronica. Secondo il direttore generale della società, l’aereo utilizzerà nuove e consolidate tecnologie aerospaziali. Alcuni sistemi deriveranno da sistemi aerospaziali collaudati che hanno già dimostrato affidabilità ed efficienza.

Negli Stati Uniti
Il più moderno bombardiere strategico negli Stati Uniti è il B-2 Spirit, basato sempre sul concetto di ‘ala volante’ e dall’insolito aspetto esterno, spesso paragonato a una navicella aliena. Voci circolarono che fosse stato progettato e sviluppato nell’Area 51, da relitti alieni. Il B-2 è l’aereo più costoso dell’United States Air Force. Nel 1998 il prezzo di un B-2 Spirit era di 1,16 miliardi di dollari, e dell’intero programma fu di 45 miliardi di dollari. Allo stesso modo, enormi somme di denaro vengono spese per mantenere il programma B-2. Inoltre, solo hangar speciali dal clima artificiale possono ospitarlo. Ciò per impedire che gli ultravioletti danneggino il rivestimento radar-assorbente del velivolo. L’ultima evoluzione del programma è l’NGB (Next Generation Bomber) B-3. Secondo il programma, entro il 2020, una gara d’appalto sceglierà il futuro bombardiere strategico dell’United States Air Force, e la sua produzione in serie inizierà nel 2035. Si prevede che 80-180 velivoli entrino in servizio. Secondo fonti disponibili, il costo di un singolo aeromobile sarà di 500-550 milioni di dollari. “Non solo non seguiamo gli Stati Uniti, ma seguiamo decisamente la nostra via. Non produciamo il PAK-DA per inseguire le strategie statunitensi, ma per sviluppare le nostre industrie e scienze aeronautiche“. Secondo il commentatore militare della TASS Viktor Litovkin, il nuovo velivolo sarà il culmine di questo progresso nella scienza, tecnologia e operatività militare.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia avrà una flotta di bombardieri invisibili PAK-DA

Valentin Vasilescu Algora 22 febbraio 2017pak_daLa Russia deve aggiornare la flotta di bombardieri strategici, se vuole mantenere lo status quo nucleare, dove la Federazione Russa prevale. Il concetto tradizionale di deterrenza è costruito sulla “triade strategica”: bombardieri a lungo raggio, sottomarini a propulsione nucleare e missili balistici intercontinentali. Attualmente Russia, Stati Uniti e Cina hanno bombardieri in grado di trasportare testate nucleari. I bombardieri della Cina hanno solo il 25% del raggio d’azione dei bombardieri russi e statunitensi. E solo gli Stati Uniti hanno una flotta di 19 bombardieri stealth di 5.ta generazione: i B-2 Spirit. Nel 1999, Tupolev nominò un team di ingegneri per sviluppare la tecnologia per produrre bombardieri di 5.ta generazione. Solo che l’Aeronautica russa non sollevò la domanda per avere un bombardiere stealth prima del 2007. Le specifiche tecniche e tattiche per il bombardiere di 5.ta generazione furono stabilite nel 2012. Nei primi mesi del 2013, l’Aeronautica russa designò vincitore del concorso per il nuovo bombardiere strategico di 5ta generazione il PAK-DA ( Complesso Aereo Futuro per l’Aviazione a Lungo raggio). I bombardieri PAK-DA saranno costruiti da Tupolev, specializzata nella costruzione di bombardieri pesanti e aerei da trasporto civili. Se tutto va secondo i piani, il primo volo avrà luogo nel 2019, la produzione inizierà nel 2020 e il primo squadrone di 12 PAK-DA sarà operativo nel 2025. I velivoli PAK DA saranno prodotti solo per la Russia.

Come apparirà il PAK-DA?
Il PAK-DA sarà probabilmente simile al bombardiere statunitense B-2 Spirit, un velivolo tuttala subsonico, invisibile ai radar e con autonomia di 12000 km senza rifornimento. La propulsione sarà fornita da quattro motori “Produkt 30” (AL-41F1), senza “post-bruciatore”, progettati per il velivolo multiruolo di 5.ta generazione Su T-50 (PAK FA); avranno 10900 kg di spinta ciascuno. Il bombardiere stealth statunitense B-2 dispone di quattro motori General Electric F118 da 8700 kg di spinta. I russi lo chiamano “Elefante Bianco”. Anche se vi sono state speculazioni se l’aereo PAK-DA sarà supersonico o ipersonico, in queste condizioni di volo il PAK-DA non sarebbe invisibile ai radar. Alla velocità di Mach 3-5 (3600-6000 km/h) vi è il fenomeno di dissociazione e ionizzazione delle molecole dell’aria circostante l’aeromobile. Il plasma formatosi intorno l’aeromobile sarà visibile sul radar, anche se il velivolo, a pochi centimetri, è invisibile. I velivoli ipersonici sono meno manovrabili e hanno elevata inerzia, quindi la rotta sarebbe in gran parte pre-calcolata. I sensori dei velivoli ipersonici verrebbero disturbati dal plasma incandescente. La comunicazione con tali aeromobili sarebbe anche difficile per gli stessi motivi. La velocità ipersonica esclude l’uso dei controlli manuali; il pilotaggio informatizzato è più adatto ai velivoli più piccoli e possibilmente senza pilota.

Tecnologia furtiva
I progettisti russi dovranno padroneggiare la tecnologia stealth e la progettazione 3D. Gli statunitensi usarono i supercomputer più avanzati per progettare la forma del B-2, lavorandovi dal 1980 al 1982. Molte idee utili saranno prese in prestito dai velivoli multiruolo da combattimento di 5.ta generazione Su T-50 del gruppo di progettazione Sukhoj, essendo stato testato in volo. Poiché il PAK-DA è progettato per volare soprattutto di notte, sarà di colore scuro. I sensori di bordo avvertiranno l’equipaggio di modificare la quota a seconda la luminosità del cielo, eludendo i sensori a infrarossi dei caccia nemici. Il “calore” dell’aereo lo renderebbe più visibile sul cielo. Alcune situazioni particolari vengono risolte dal computer di bordo; per esempio, nel caso in cui uno o più motori prendano fuoco o vi sia un atterraggio forzato. Il bombardiere Elefante Bianco richiederà circa dieci volte più ore di manutenzione dei bombardieri attualmente in servizio. Ciò comprende la levigatura delle abrasioni sulla resina speciale che rivestirà le carenature radar-assorbenti. Questo rivestimento può essere danneggiato da pioggia e grandine che s’incontrano volando tra le nuvole, ed è sensibile negli atterraggi quando l’ammortizzazione viene assorbita dalla carlinga del velivolo e trasmessa ai pannelli rivestiti da questa vernice speciale. Graffi accidentali possono verificarsi mentre gli aviogetti rullano sul terreno, ad esempio dai ciottoli sparati dai getti d’aria degli ugelli di altri aeromobili, danneggiandone anche l’invisibilità radar. La progettazione del velivolo baderà soprattutto all’invisibilità radar convenzionale (ad onde centimetriche), evitando angoli vicini ai 90° nell’intersezione verticale ed orizzontale delle ali e della coda con la fusoliera, nella forma delle prese d’aria, ecc. Una speciale vernice radar assorbente, corrispondente alla lunghezza dell’onda radar, aiuterà a ridurre l’impronta radar. Un SAS (Signature Assessment System) sarà installato a bordo dell’Elefante Bianco per indicare di quanto il rivestimento radar-assorbente si degradi. Quando l’impronta radar dell’aereo ne comprometterà l’invisibilità, porzioni del rivestimento saranno risanate.oarcAvionica del PAK-DA
La cabina di pilotaggio dell’Elefante Bianco sarà progettata secondo il concetto MMI ( “interfaccia uomo-macchina” o “interfaccia uomo-computer”), permettendo al motore di essere avviato senza passare manualmente per decine di contatti, secondo la lista di controllo seguito dal pilota che attiva i motori con i pulsanti di avviamento. Basterà un comando unico e il computer di bordo eseguirà automaticamente l’algoritmo di avvio senza l’intervento dell’equipaggio. La cabina è di tipo “glass cockpit” con display digitali EFIS (Electronic Flight Instrument System), display LCD a colori (MFD – display multifunzione) per ciascuno dei due piloti. L’Elefante Bianco utilizzerà un’interfaccia elettronico per i comandi di volo (FBW – fly-by-wire digitale). Il sistema di comunicazione comprende due sistemi radio, uno dei quali come linea di dati per la trasmissione di informazioni via satellite ai punti di comando e controllo a terra e su navi, e agli aeromobili di primo allarme AWACS/AEW. Il sottosistema di navigazione convenzionale sarà costituito da un dispositivo che combina sensori inerziali, radio, GPS e Terrain Contour Matching o TERCOM, che fornirà la mappa digitale della zona sorvolata. Il sottosistema per la navigazione con scarsa visibilità e il tiro sarà composto da un blocco comune di sensori FLIR (Forward-Looking Infra-Red) e IRST (Infra-Red Search and Track). Un telemetro laser (montato nel naso) e un sistema di guida laser per le armi di bordo (montato sulla parte inferiore dell’ala), costituiranno il sistema ottico di puntamento delle armi. Il principale sottosistema di bordo per la navigazione, scoperta del bersaglio e lancio delle armi si basa su un avanzato radar di bordo AESA (Active Electronically Scanned Array) dalla portata di 300 km alla quota di 10000 metri, per cui viene chiamato mini-AWACS. Tutti i dati raccolti dal radar AESA e acquisiti tramite la linea dati crittografata, saranno elaborati da un microprocessore a bordo. L’apparecchiatura di guerra radio-elettronica (EW) sarà costituita da un Radar Warning Receiver (RWR) e un Missile Approach Warning System (MAW). L’apparecchiatura EW è un sistema automatizzato di comando del sistema di contromisure elettroniche attive e passive.

La armi del PAK-DA
Il bombardiere non avrà piloni o supporti per bombe o missili sotto le ali, per ridurre al minimo l’esposizione ai radar. Le armi dell’Elefante Bianco staranno nel vano bombe dai portelli chiusi ermeticamente. Il PAK-DA trasporterà bombe di vario peso e missili aria-superficie, aria-aria o antinave. L’Elefante Bianco sarà armato con dieci missili da crociera Kh-101 con testate convenzionali da 400 kg di esplosivi, o Kh-102S con testate nucleari da 250kt. Gli ALCM (Air-Launched Cruise Missiles) saranno propulsi da un turbofan, avranno una gittata di 5500 km e una velocità massima di 970 chilometri all’ora, con una probabile deviazione inferiore ai 5m. Il Kh-101 ha una sezione trasversale radar delle dimensioni di un uccello, utilizza materiali assorbenti radar e antenne conformi, oltre ad altra tecnologia furtiva. I Kh-101/102 possono essere rilevati solo a una distanza di 24-40 km, quando è difficile abbatterli. Sul mare, gli ALCM utilizzano un sistema di guida inerziale che permette di effettuare manovre evasive (improvvisi cambi di quota) e piccole correzioni per mantenere una quota di volo di 50-100 m e la rotta. Una volta che l’ALCM sorvola la terra, l’apparecchiatura TERCOM (Terrain Contour Matching) si occuperà del volo a breve o media distanza, con una mappa 3D memorizzata della rotta predeterminata che viene confrontata con l’immagine radar dell’area sorvolata, mantenendo una quota costante usando un radio altimetro. A 10 km dal bersaglio, un modulo di controllo del tiro si attiva seguendo le coordinate GPS memorizzate del bersaglio. Qui il sistema di controllo del missile si occupa del puntamento a corto raggio, con un piccolo radar a onde millimetriche che consente di rilevare e riconoscere il bersaglio. Per verificare la correttezza dell’attacco, una telecamera montata sul missile trasmetterà (via satellite) gli ultimi 10 secondi del volo sul bersaglio.
Gli obiettivi in Nord America sono difficili da colpire per i bombardieri che sorvolassero Atlantico o Pacifico, per via della lunga distanza. I bombardieri russi, tra cui il PAK-DA, possono avvicinarsi al Nord America senza essere rilevati sorvolando il Polo Nord, ma sorvolandolo, la navigazione convenzionale è impossibile in quanto non vi sono punti di riferimento da terra, non essendoci radiofari in questa zona isolata del globo. I sistemi di navigazione inerziale e GPS mancano di precisione. Ma a differenza degli statunitensi, gli equipaggi dei bombardieri strategici russi hanno molta esperienza nel sorvolo del Polo Nord. Gli equipaggi dei bombardieri russi compiono centinaia esercitazioni di volo sull’Artico ogni anno. Ad esempio, 2 bombardieri strategici supersonici russi Tu-160 decollarono il 28 ottobre 2013 dalla base aerea Engels nella regione del Volga, in direzione del Mare di Barents e quindi del Polo Nord. Entrambi i velivoli avevano due membri di equipaggio a bordo, dei giovani piloti in addestramento. Superato il Polo Nord, i bombardieri volarono parallelamente alle coste sul Pacifico di Stati Uniti, Canada, Messico, Guatemala e El Salvador fino in Nicaragua. Una volta attraversato il Paese, i 2 Tu-160 sorvolarono il Mar dei Caraibi, atterrando nella base aerea di Maiquetía-Caracas, in Venezuela. La loro rotta coprì una distanza di oltre 10000 km, volando 13 ore senza alcun rifornimento in volo. Per tutta la missione i due bombardieri Tu-160 volarono in stretta conformità alle normative della Convenzione di Chicago dell’ICAO (International Civil Aviation Organization) che regola l’uso dello spazio aereo internazionale.tu-160-reab-cloudsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Perla della Grande Flotta Cinese

Aleksandr Ermakov, RIACchinas-liaoning-aircraft-carrierLa Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese (PLA Navy) è forse quella dalla più rapida e ambiziosa crescita del mondo. Dopo decenni di sviluppo della difesa costiera, la PLA Navy per la prima volta si avventura sugli oceani ed è pronta a combattere per la supremazia nella regione. Per supportare le rivendicazioni territoriali e confermare lo status di mezzo di proiezione di potenza mondiale del Paese, la PLA Navy ha avviato un grande programma per costruire una flotta di portaerei.

Tutto ciò che si può comprare
4a7ed479b4bb687fb89d910f325fb2d5-kheg-835x437ilsole24ore-web-11 Per sviluppare la Marina, la Cina naturalmente segue la prima potenza globale e principale avversario, gli Stati Uniti. Tuttavia, il programma per le portaerei si basa sui progetti sovietici. Non sarebbe esagerato suggerire che la Cina, al momento almeno, continua l’opera dei costruttori navali russi interrotta un quarto di secolo fa. Ciò non sorprende dato che prende spunto dai piani sovietici. In primo luogo, sintetizziamo il programma delle portaerei sovietiche. Dopo i tentativi falliti di costruire “La Grande Flotta di Stalin”, come fu chiamata [1], che avrebbe incluso le portaerei (le prime proposte del genere si ebbero quando l’impero russo ancora esisteva), la Marina sovietica fu costretta a mettere da parte le portaerei, che in ogni caso furono etichettate “armi dell’aggressione imperialista”. Le prime poterei sovietiche erano piuttosto dei bizzarri compromessi, essendo stato sviluppate dalle portaelicotteri, e furono dotate di missili da crociera ed ufficialmente classificate incrociatori portaeromobili (o semplicemente portaerei secondo la nomenclatura delle forze armate di tutto il mondo). I 7 incrociatori costruiti fecero ufficialmente parte del Proekt 1143 (nome in codice “Krechyet“, falcone). E nonostante mostrassero una certa affinità, furono divise in tre gruppi.
Le prime quattro navi potrebbero giustamente essere chiamate incrociatori, essendo incrociatori pesanti lanciamissili con ponte di volo per elicotteri e velivoli Jak-38 a decollo e atterraggio verticale (VTOL) “allegata a babordo”. Le successive due sono portaerei con un ponte di volo esteso comprendente una grande rampa e cavi d’arresto che rendono possibile l’utilizzo di velivoli da combattimento navalizzati. Lo sviluppo logico di queste navi era il Proekt 1143.7, la portaerei Uljanovsk la cui costruzione fu sospesa con il crollo dell’Unione Sovietica. L’Uljanovsk doveva essere la prima portaerei a pieno titolo dell’Unione Sovietica, una nave a propulsione nucleare e con catapulte per aerei. I lanciamissili dovevano esser rimossi dalle ultime navi della serie, divenendo portaerei “pulite” (anche se è del tutto possibile che la Marina sovietica continuasse comunque a chiamarle incrociatori). Le rampe della navi sovietiche consentivano di ridurre significativamente la corsa al decollo e decollare con un buon rapporto spinta-peso (la correlazione tra potenza del motore e peso dell’aeromobile). Sistemi d’arresto venivano utilizzati per l’atterraggio, come funi di acciaio progettati per essere catturati dal gancio di arresto del velivolo. In altri Paesi, le rampe sono usate per aumentare il peso al decollo degli aerei dopo una breve corsa, come lo Sky Jump per l’Harrier, consentendo maggiore quantità di carburante e carico bellico. Da un lato, le rampe assicurano facilità di funzionamento e affidabilità; dall’altra parte, tuttavia, non consentono ad aerei pesanti di decollare, come i velivoli-radar a lungo raggio, limitando il peso al decollo degli aeromobili, anche dei caccia, soprattutto quando la nave viaggia a bassa velocità ed in condizioni meteo sfavorevoli (senza venti a favore e con temperature elevate che riducono la spinta dei motori a reazione). Le catapulte per aerei non hanno tali limitazioni. Tuttavia, il meccanismo della catapulta moderna è piuttosto complesso.
1280px-usnwc_varyag01Il destino delle navi costruite come Proekt 1143 fu vario. La maggioranza lasciò la Russia, con la Cina che ne acquistò tre in un colpo solo. Una nave fu venduta alla Corea del Sud (per rottamarla); un’altra fu acquistata dalla Marina indiana (aggiornata ed in servizio con il nome Vikramaditya); una terza nave (Uljanovsk) fu smantellata nel cantiere in Ucraina; e una quarta fa parte della Marina russa (Admiral Kuznetsov). Ufficialmente, la Cina ha acquistato le portaerei per trasformarle in attrazioni e/o alberghi a tema, e le prime due (Kiev e Minsk) vengono infatti utilizzate per tale scopo (anche se sono state studiate da militari e costruttori navali). Fu una storia completamente diversa per la terza nave acquistata, la Varjag. Al momento del crollo dell’Unione Sovietica, la nave era al 70 per cento completata. Nel 1998, lo scafo fu acquistato da una società cinese per 27milioni di dollari. La ragione ufficiale era trasformarla in casinò e albergo. Tuttavia, il piano originale era completarla ed assegnarla alla flotta del Paese [2]. La Varjag arrivò in Cina solo nel 2002, avendo seguito un lungo tragitto. I lavori che ripristinarono lo scafo, rimossero la corrosione, completarono la costruzione e riequipaggiarono la nave iniziarono nel 2005. Sembra che i costruttori navali cinesi dovettero acquistare dei componenti necessari (tra cui l’apparato motore) in Ucraina e Russia. Inoltre, l’acquisto da parte cinese della documentazione tecnica del Proekt 1143.6 in Russia, negli anni ’90, gli avrebbe aiutati. Se le portaerei sovietiche furono costruite nel cantiere navale sul Mar Nero in Ucraina, furono progettate dall’Ufficio Progettazione Nevskoe di San Pietroburgo, per cui è lecito ritenere che la documentazione non poteva che essere stata ottenuta lì [3]. Non fu che nel 2011, quando i lavori sulla nave erano in fase di completamento, che la Cina ufficialmente riconobbe che la portaerei sarebbe entrata nella sua flotta. Ovviamente, sarebbe stato sciocco da parte delle autorità cinesi continuare a nascondere le intenzioni. Il viaggio inaugurale della nave avvenne nell’agosto dello stesso anno, e nel settembre 2012 entrò ufficialmente nella flotta. La portaerei ebbe il numero identificativo 16 e fu denominata Liaoning in onore della provincia in cui è stata completata, nella città costiera di Dalian, che ospita diversi grandi cantieri navali.
Così cosa esattamente hanno ereditato i cinesi dall’URSS?6-1024x565La prima di molte
Il fatto che così tanti cacciatorpediniere siano in costruzione suggerisce che l’obiettivo non è creare un solo gruppo di portaerei. Sembrerebbe che la Cina sia impegnata nella costruzione di una grande flotta oceanica con portaerei che ne formano il nucleo. La portaerei cinese Liaoning è l’aggiornamento della nave sovietica Proekt 1143.6, quasi identica all’Admiral Kuznetsov costruita come Proekt 1143.5 [4]. Allo stesso tempo, i cinesi non hanno effettuato serie alterazioni alla nave, oltre a dotarla della componente aerea e ad allestirne lo scafo. Di conseguenza, la portaerei è molto simile al predecessore russo per aspetto e con capacità di volo comparabili. Tuttavia, la nave cinese si differenzia principalmente nell’avionica e nei sistemi di difesa aerea a corto raggio. Considerando l’intervallo tra il varo della Liaoning e quello dell’Admiral Kuznetsov, non c’è da meravigliarsi che la versione cinese abbia un’avionica superiore. Per quanto riguarda la difesa aerea, tuttavia, la Liaoning non è così massicciamente armata come la controparte russa. Parlando della difesa aerea, sembrerebbe che la Cina s’ispiri alle marine occidentali, dove questo compito è in gran parte affidato a cacciatorpediniere con potenti sistemi missilistici antiaerei e radar. Finora l’attenzione su questo tipo di difesa aerea ha portato alla comparsa di una classe universale di navi da guerra, come i cacciatorpediniere inglesi Type 45 (più comunemente noti come classe Daring) e i cacciatorpediniere australiani classe Hobart, essenzialmente navi antiaeree con capacità limitate negli altri settori. Il compito prioritario dei cacciatorpediniere degli Stati Uniti classe Arleigh Burke è provvedere alla difesa antiaerea dei gruppi d’attacco imbarcati (CSGS), anche se i conflitti degli ultimi decenni hanno reso questo compito meno evidente, evidenziato dall’uso da parte di queste navi dei missili da crociera a lungo raggio contro obiettivi terrestri. In questi casi, le portaerei fungono da difesa aerea a lungo raggio, responsabilità degli aerei da combattimento imbarcati, mentre le navi sono equipaggiate con sistemi di difesa aerea a corto raggio minimali, principalmente destinati a contrastare i velivoli che superano le prime difese.
c6b615721b99 La Cina ha seguito l’esempio occidentale negli ultimi anni, costruendo rapidamente cacciatorpediniere Tipo 052C (sei) e Tipo 052D (sette di dodici navi programmate). Le specifiche tecniche reali di queste navi sono difficili da valutare, ma sarebbero in linea con i leader mondiali. Si lavora sui cacciatorpediniere Tipo 055, che sembrano promettenti. Le dimensioni di queste navi hanno portato alcuni esperti a considerarli incrociatori, piuttosto. Il fatto che tanti cacciatorpediniere (che, naturalmente, possono svolgere molti compiti) siano in costruzione suggerisce che l’obiettivo non è comporre un solo gruppo portaerei. Sembrerebbe che la Cina sia da tempo impegnata nella costruzione di una grande flotta oceanica con portaerei che ne formino il nucleo. La prima portaerei interamente progettata e realizzata in Cina è attualmente in costruzione presso lo stesso cantiere di Dalian in cui è stata completata la Liaoning. Il nome in codice della portaerei è Tipo 001A (di conseguenza, il nome in codice della Liaoning è Tipo 001). Il sistema cinese di denominazione delle navi da guerra è piuttosto rigido e prevedibile, così la nuova nave probabilmente avrà il nome di una delle province del Paese, per esempio Guangdong, la provincia più popolosa della Cina e che ospita la Flotta del Sud, responsabile della protezione del Mar cinese meridionale e delle sue isole contese. A giudicare dalle immagini (la Cina tende a mantenere riservate le esatte specifiche tecniche delle sue navi), la Tipo 001A sarà, almeno in apparenza, una copia della Liaoning. Alcune differenze possono essere viste nella sovrastruttura, basate essenzialmente sul presupposto che vi sarà installata avionica cinese (l’attesa riduzione delle dimensioni della sovrastruttura non s’è avuta). Di ben maggiore interesse è l’ampiezza della riprogettazione interna della nave: per esempio, le dimensioni dell’hangar sono aumentate? Dimensioni e numero degli ascensori aerei (due) lasciano molto a desiderare, sarebbe utile poter sollevare due caccia su almeno uno di tali impianti. Sarà interessante vedere come sarà utilizzato lo spazio liberato dalla rimozione dei missili antinave, un semplice “magazzino”? O forse una serie di scomparti verrà modificata? Ciò che è certo è che i moderni mezzi di automazione riducono significativamente le dimensioni dell’equipaggio. Circa duemila marinai prestavano servizio sulle originali portaerei sovietiche Proekt 1143.5 e 1143.6, oggi eccessivo per una nave della loro stazza. In confronto, le dimensioni dell’equipaggio della nuova portaerei Gerald R. Ford degli Stati Uniti sono state ridotte di un quinto rispetto alle precedenti classe Nimitz [5]. Un equipaggio ridotto significa alloggi e spazio ridotti, come mense e palestre. Nel complesso, ci si può aspettare di vedere alcuni miglioramenti nella portaerei Tipo 001A, un hangar più grande, sistemi di decollo ed atterraggio più efficienti, peso al decollo più elevato (assumendo un miglioramento delle prestazioni dinamiche) e avionica migliorata. La nave sarà varata nei prossimi mesi, ma ciò non significa che sarà completata, semplicemente lo sarà quando sarà già in mare, consentendo di liberare il cantiere per avviare la costruzione di una nuova nave. In epoca sovietica, la navi Proekt 1143 furono costruite presso il cantiere navale del Mar Nero in Ucraina quasi senza interruzione, non appena una veniva varata la costruzione di un’altra iniziava.
0ab809748ba5Si parla molto di come sarà la nuova nave, anche se per lo più sono congetture e speculazioni, come avviene di solito nel caso dei programmi militari della Cina. E’ molto probabile che la seconda portaerei, interamente progettata e realizzata in Cina (e terza della flotta), l’ipotetica Tipo 002, sarà dotata di catapulte per aerei. La Cina iniziò a studiare le catapulte alla fine degli anni ’80, quando usò la tecnologia dalla portaerei Melbourne che acquistò [6], presumibilmente per rottamarla, costruendo un impianto per le esercitazioni simile a quello sovietico NITKA [7]. In seguito, i piloti cinesi si addestrarono a decollare da rampe simili a quelle della Liaoning. Tuttavia, la Cina ha recentemente aperto un proprio centro di collaudo con due catapulte, di cui almeno una probabilmente elettromagnetica invece che a vapore. Le catapulte elettromagnetiche sono una nuova promettente tecnologia, dalla maggiore efficienza nella conversione dell’energia e maggiore facilità d’uso rispetto alle classiche catapulte a vapore. Ma sono estremamente difficili da costruire dal punto di vista tecnologico. Allo stato attuale, non una sola portaerei al mondo ha catapulte elettromagnetiche operative. La Gerald R. Ford (CVN-78) è dotata di un prototipo di catapulta elettromagnetica, ma non è nemmeno stata testata che già causa problemi tecnici. In generale, i programmi militari cinesi non tendono ad essere eccessivamente avventurosi. Di conseguenza, la costruzione della seconda portaerei del Paese (e prima di proprio disegno) non dovrebbe essere troppo difficile. Schematicamente, sarebbe simile alla sovietica Proekt 1143.7 Uljanovsk, che era dotata di rampa e due catapulte. L’affidabilità della catapulta non sarà così cruciale in questo caso, tuttavia, poiché i caccia possono decollare dalla rampa. Potrebbe essere possibile, quindi, “rischiare” d’installare una catapulta elettromagnetica. Un’altra questione importante è se la Tipo 002 sarà una nave nucleare. I motori nucleari offrono una serie di vantaggi alle portaerei di grandi dimensioni: eliminano la necessità di rifornirsi di carburante durante le operazioni; liberano spazio per il carburante e le armi degli aeromobili [8]; garantiscono alte velocità stabili e hanno grande potenza. Tra le navi di superficie, l’utilità del nucleare è evidente per le portaerei; la flotta statunitense, che ha costruito un numero significativo di incrociatori nucleari durante la guerra fredda, gli ha radiati. Le navi da battaglia Proekt 1144 classe Orlan sono le uniche che poterono essere prodotte dall’Unione Sovietica, che all’epoca puntava alla creazione di un mezzo per combattere i gruppi d’attacco imbarcati degli Stati Uniti. Dotare le navi Tipo 002 di reattore nucleare sarebbe un compito straordinariamente difficile, soprattutto per la Cina, in quanto nessuna delle sue navi di superficie ne è attualmente dotata. Se si decidesse d’installarvi un reattore nucleare, allora il programma Tipo 002 diverrebbe il più ambizioso che le forze armate cinesi abbiano intrapreso. Probabilmente s’impiegherebbero gli sviluppi compiuti nella tecnologia dei sottomarini nucleari, dove hanno una certa esperienza (la PLA Navy ha varato i suoi primi sottomarini a propulsione nucleare all’inizio degli anni ’70). I reattori nucleari per i sottomarini sono relativamente poco potenti, ma diversi possono essere installati in una sola nave: la portaerei francese Charles de Gaulle ha due reattori simili a quelli utilizzati sui sottomarini a propulsione nucleare, e la portaerei USS Enterprise ne aveva otto. L’Uljanovsk doveva averne quattro, e due ne hanno gli incrociatori Proekt 1144.
Qualunque cosa accada, la portaerei Tipo 002 non sarà operativa prima del 2020. Nel frattempo, la flotta cinese sarà composta da 2 portaerei con rampe. L’approfondimento delle prospettive dello sviluppo della componente aerea imbarcata della Cina e dei relativi compiti sarà affrontato nella seconda parte di questo articolo.liaoning-cv16Note
1. Nome collettivo da tempo assegnato a una serie di programmi di costruzione navale nel pre e dopoguerra, il cui obiettivo era creare una potente flotta oceanica. I programmi si conclusero con un fallimento poiché le autorità sovietiche sopravvalutarono le capacità dell’industria, e perché scoppiò la guerra. Il colpo finale fu la morte di Stalin e la successiva ridistribuzione del denaro assegnato ai programmi per la flotta sottomarina, l’esercito e lo sviluppo dei missili nucleari.
2. Va notato qui che nella sua autobiografia (pubblicata 15 anni dopo), Xu Zengping, l’uomo d’affari di Hong Kong che effettuò l’acquisto, scrive che il governo cinese lo compensò solo in parte della somma che versò, e solo dopo molto tempo. Effettivamente consegnò la nave al governo come dono. L’affare lo rovinò.
3. Questo probabilmente spiega perché, secondo i ricordi dei protagonisti ucraini dell’operazione, i cinesi non acquisirono la documentazione tecnica del Proekt 1143.6 che si trovava nel cantiere. Xu Zengping afferma il contrario.
4 . Secondo i piani sovietici, le differenze tra Proekt 1143.6 e 1143.5 dovevano essere minime e impercettibili: modifiche al disegno dell’isola; un leggermente diverso posizionamento dei lanciamissili antiaerei ed elettronica aggiornata.
5 . Da 5680 a 4660 membri dell’equipaggio .
6. L’HMAS Melbourne delle portaerei classe Majestic, fu operativa dal 1955 al 1982. La nave fu impostata nel Regno Unito nel 1943 e varata nel febbraio 1945. La costruzione venne sospesa dopo la seconda guerra mondiale. La Royal Australian Navy l’acquistò nel giugno 1947. I lavori di costruzione sulla Melbourne proseguirono con ritmo lento, con una serie di modifiche introdotte per permetterle di accogliere gli aerei a reazione.
7. NITKA (Complesso di prova e addestramento aereo) è un impianto militare costruito in Crimea nei primi anni ’80, per consentire di imitare le operazioni di decollo e atterraggio su un ponte, per ricerca ed addestramento. Desiderosa di liberarsi della dipendenza dall’Ucraina, la Russia costruì un complesso simile a Ejsk, ma la Russia si annetté la Crimea prima che il complesso venisse completato e i problemi associati al primo complesso scomparvero.
8. Ad esempio, la portaerei Proekt 1143.7 poteva trasportare più di due volte la quantità di carburante per aeromobili rispetto alle similari navi Proekt 1143.5 e 1143.6.6efc26e759feTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la Russia è il fornitore di armi dell’India

I documenti declassificati dalla CIA rivelano il motivo per cui la Russia continua ad essere il fornitore di armi più affidabile dell’India
Rakesh Krishnan Simha, RBTH 8 febbraio 2017191251i46-0La Central Intelligence Agency (CIA) ha spesso preso numerose cantonate nelle valutazioni sull’India. Ma in questa particolare occasione fece centro. In un rapporto recentemente declassificato, l’agenzia dello spionaggio degli Stati Uniti sostiene che l’India preferisce le armi russe perché Mosca è affidabile in caso di rifornimenti. Nel rapporto del novembre 1984, La potenza aerea indiana: modernizzazione e supremazia regionale, la CIA osserva che “l’affidabilità di Mosca come fornitore e il finanziamento agevolato di tecnologie avanzate” fanno della Russia un “apprezzabile concorrente dei Paesi occidentali“. Anche se il rapporto ha 32 anni, gran parte di ciò che dice continua ad essere rilevante. L’India ha una forte dipendenza dalla Russia su aerei e relative attrezzature, spiega il rapporto. “Alti funzionari governativi indiani hanno dichiarato pubblicamente l’opinione che Mosca sia un fornitore di armi più affidabile dell’occidente perché l’Unione Sovietica è sempre stata con New Delhi al contrario dei Paesi occidentali, nelle ostilità dell’India con i vicini. Inoltre, robustezza e relativa semplicità delle armi sovietiche le raccomandano presso la forza aerea indiana. “Inoltre, Mosca vende moderni aeromobili dotati di sistemi avanzati con credito agevolato, piccoli acconti, tassi di interesse bassi e lunghi periodi di rimborso, fornendo il materiale in tempi relativamente brevi...” Inoltre, notava l’agenzia, i russi mostravano maggiore disponibilità a fornire licenze e assistenza tecnica per la produzione di aerei moderni in India, come MiG-27 e MiG-29.

La diversificazione
Il rapporto mostra che gli sforzi dell’India per diversificare l’acquisizione di armi risalgono ai primi anni ’80, con la Prima ministra Indira Gandhi sensibile alle accuse dei capi dell’opposizione e degli osservatori occidentali, secondo cui con il suo governo l’India era diventata un “agente sovietico”. “Credeva che la stretta identificazione con Mosca limitasse le opzioni in politica estera del suo governo, indebolendo la leadership di New Delhi tra gli Stati non allineati, e lasciando le forze armate dipendenti da una sola fonte di approvvigionamento. Crediamo che fosse anche disposta a sfruttare la concorrenza Est-Ovest a beneficio dell’India“. La CIA riteneva che il figlio, e successore, di Indira avrebbe fatto uscire l’India dall’abbraccio dell’orso. “Per via della formazione tecnocratica, il nuovo Primo ministro indiano Rajiv Gandhi sarebbe incline a dare maggior peso alla tecnica piuttosto che alla politica nella scelta dei nuovi sistemi d’arma. Ciò può portarlo a favorire l’acquisto di equipaggiamenti occidentali più della madre. Tuttavia l’acquisto di aerei occidentali rischia di restare secondario rispetto da quelli dell’URSS, a nostro giudizio, anche intensificando gli sforzi per la vendita dei fornitori occidentali“. Tuttavia, c’erano limiti alla capacità di Rajiv di diversificare e ridurre la dipendenza dalle armi russe. “Mosca è saldamente primo fornitore di armi di Nuova Delhi, e l’India non può permettersi la spesa e un processo che richiede tempo per passare ai sistemi occidentali. Le informazioni indicano anche che molti funzionari indiani non credono di poter dipendere molto dal sostegno militare occidentale“.

Fulcrum russo vs Falcon statunitense
La CIA dà credito quando è dovuto. Sul MiG-29 (nome in codice NATO Fulcrum), l’agenzia lo descrive come “uno dei più capaci caccia da superiorità aerea operativi” nelle forze russe. “Crediamo che la decisione di acquistare il caccia piuttosto che assemblare il Mirage-2000, alternativa considerata da Nuova Delhi, rifletta la maggiore disponibilità di Mosca ad esportare un aereo avanzato e attrezzato per contrastare i crescenti sforzi nelle vendite dei produttori di armi dell’Europa occidentale“. “Riteniamo che i MiG-29, velivoli ognitempo con missili a guida radar a medio raggio, siano aerei superiori agli F-16 del Pakistan… anche se i velivoli sono paragonabili per prestazioni aerodinamiche“. L’India fu il primo cliente internazionale del MiG-29, con l’Indian Air Force (IAF) che ordinò più di 50 MiG-29 negli anni ’80, mentre l’aereo era ancora in fase di sviluppo. L’IAF attualmente possiede oltre 90 Fulcrum, tra cui 45 MiG-29K imbarcati sulle portaerei. L’IAF impiegò i MiG-29 estesamente nella guerra di Kargil, in Kashmir, nel 1999, per scortare i caccia MiG-21, MiG-27 e soprattutto Mirage-2000 che attaccavano obiettivi pakistani con bombe a guida laser. 2 MiG-29 del 47.mo Squadrone (Arcieri Neri) dell’IAF agganciarono i missili su 2 F-16 della Pakistan Air Force (PAF) che pattugliavano il confine per evitare eventuali incursioni aeree indiane, ma non l’ingaggiarono perché non ci fu la dichiarazione di guerra. I MiG-29 indiani erano armati con missili aria-aria oltre-l’orizzonte, mentre gli F-16 pakistani no.mig29k346La potenza pakistana
Gli statunitensi hanno una cattiva opinione dei militari pakistani. “Crediamo che i pakistani non possano né avere una difesa aerea efficace dei loro obiettivi militari e industriali contro un attacco aereo indiano concertato da contrattacco aereo, né seriamente minacciare la maggior parte degli obiettivi strategici dell’India. Riteniamo che i pakistani siano ostacolati da comando e controllo carenti, assenza di una rete di difesa aerea integrata, scarso numero di sistemi missilistici di difesa aera e addestramento inadeguato“.

Opportunità perdute
Il rapporto esamina anche la capacità dell’India di neutralizzare la potenza nucleare del Pakistan. Anche se la CIA sosteneva che l’India negli anni ’80 poteva effettuare un attacco aereo preventivo che infliggesse “gravi danni agli impianti cruciali del Pakistan“, come l’impianto per l’arricchimento di Kahuta e quello di ritrattamento PINSTECH, vicino Islamabad, fu un’occasione mancata che non ritornerà. “L’IAF probabilmente potrebbe sopraffare le difese aeree del Pakistan su Kahuta e PINSTECH e distruggere o danneggiare sufficientemente le strutture da impedire ad Islamabad di produrre armi nucleari per diversi anni. Tale attacco avrebbe probabilmente ritardato lo sviluppo del Pakistan nella produzione di materiale fissile; danneggiandone seriamente gli impianti nucleari di ricerca e le infrastrutture necessarie per fabbricare, assemblare e testare componenti di armi nucleari; e forse ucciderne il personale tecnico. Non crediamo, tuttavia, che i bombardamenti aerei, da soli, garantissero la distruzione del materiale fissile che il Pakistan avrebbe accumulato. Sorpresa e velocità saranno importanti nell’attacco preventivo indiano. Per aumentare la probabilità di sorpresa, gli aerei indiani probabilmente sarebbero decollati direttamente dagli aeroporti al confine con il Pakistan. A causa delle brevi distanze tra le strutture nucleari del Pakistan e gli aeroporti indiani, un tempo di volo di circa 30 minuti e lo scarso sistema di comando del Pakistan, riteniamo che Islamabad non avrebbe sventato l’attacco aereo indiano. Se i pakistani prestassero attenzione alla possibilità di un attacco, tuttavia, l’India probabilmente subirebbe gravi perdite“. Tuttavia, a differenza degli israeliani che distrussero la centrale nucleare irachena di Osirak nel 1981, la leadership politica indiana del periodo era troppo legata a vaghi ideali morali piuttosto che a una fredda realpolitik. Nonostante il ministro degli Esteri israeliano Moshe Dayan facesse una visita segreta in India nel 1977, proponendo di attaccare congiuntamente Kahuta, il Primo ministro indiano Morarji Desai respinse l’idea.

Lezioni per India e Russia
Eccetto rare occasioni in cui la Russia ha flirtato con il Pakistan, vi è un’eccellente sinergia tra India e Russia da decenni. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, le politiche erratiche dell’ex-presidente russo Boris Eltsin e dei suoi consiglieri filo-americani Egor Gajdar e Andrej Kozirev incoraggiarono gli Stati Uniti ad erodere l’influenza russa in India. Kozyrev, ministro degli Esteri russo nel 1990-1996, dichiarò che Mosca non avrebbe prestato particolare importanza a Nuova Delhi trattando India e Pakistan alla pari. Kozyrev e il suo team costrinsero l’India a guardare a occidente per le armi. Poi il Primo ministro PV Narasimha Rao non ebbe altra scelta che diversificare i rapporti della sicurezza indiana. L’affidabilità di Mosca rimase solida, prima e dopo gli anni di Eltsin. La Russia è l’unico Paese che ha fornito all’India sottomarini a propulsione nucleare, una nuova portaerei, missili supersonici e motori a razzo criogenici, assieme ad altre armi ad alta tecnologia. Ciò non fu dimenticato nel South Block mentre migliorava le relazioni con l’occidente. Al contrario, i russi dovrebbero procedere con cautela nella vendita di armi ai Paesi confinanti con l’India. Infatti, anche la minore vendita di armi al Pakistan è vista con estremo sospetto dagli indiani. Il rapporto della CIA chiariva abbastanza la posizione dell’India. “Nuova Delhi ha osservato pubblicamente e in via diplomatica di ritenere le vendite militari degli USA a Islamabad come la peggiore minaccia alla sicurezza indiana e alla stabilità regionale. I funzionari indiani accusano pubblicamente il rapporto militare tra Stati Uniti e Pakistan sfidare il predominio politico e militare di Nuova Delhi nell’Asia meridionale e invitare ad inasprire la concorrenza tra superpotenze nell’Oceano indiano“. Mosca non deve dimenticare che Nuova Delhi è ancora il suo primo cliente militare. Deve, quindi, evitare di commettere gli errori strategici commessi dagli statunitensi durante la guerra fredda.404853Rakesh Krishnan Simha è un giornalista e analista politico residente in Nuova Zelanda.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora