L’India passa all’occidente?

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 26/09/2016cgtuf8jw4aayaw1Alla luce della lotta tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese per l’influenza nel sud-est asiatico, aggravatasi negli ultimi anni, gli altri principali attori della regione acquisiscono un’importanza particolare in quanto capaci di far pendere la bilancia in un senso o nell’altro. I principali attori sono i giganti asiatici India e Giappone. La situazione con il Giappone è abbastanza chiara, storicamente non ha rapporti molto amichevoli con la Cina, e in caso di conflitto non farebbe affidamento che agli USA. Tuttavia, il ruolo dell’India nel crescente confronto non è ancora evidente. Essendo uno degli Stati più potenti, con forti esercito e flotta ed armi nucleari. 7.ma nel mondo e terza in Asia per PIL, l’India è tradizionalmente considerata uno dei principali avversari della Cina, a causa della lunga frontiera con territori contesi. I ricordi delle guerre di confine del 1962, 1967 e 1987 sono ancora freschi mentre piccole controversie continuano ad esserci. Entrambi i Paesi costruiscono costantemente strutture militari lungo il confine. L’India è anche scontenta dalla collaborazione della Cina con il suo principale avversario, il Pakistan, così come coi tentativi della Cina di rafforzare l’influenza in altri Stati vicini, come Myanmar, Nepal e Sri Lanka. Se la Cina ci riesce, l’India sarà dentro una cerchia di alleati dei cinesi. Tali disaccordi avvantaggiano gli Stati Uniti, che cercano di farsi alleata l’India nella lunga lotta contro la Cina. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama annunciò che il partenariato con l’India è di vitale importanza per gli interessi statunitensi nella regione Asia-Pacifico. Gli Stati Uniti sono uno dei principali partner commerciali dell’India. Nel 2015, il fatturato commerciale e degli investimenti fu pari a 64 miliardi di dollari. Dal 1992 conducono regolarmente le manovre militari e navale congiunte Malabar, cui la Cina reagisce in modo estremamente negativo. Ogni anno tali manovre acquisiscono una natura sempre più provocatoria. Ad esempio, il Giappone vi partecipa dal 2015. Nel giugno 2016, le Marine statunitense, indiana e giapponese condussero manovre nel Mar Cinese orientale, vicino alle isole Senkaku, oggetto di controversie tra Cina e Giappone. Nel maggio 2016 gli USA avrebbero assegnato all’industria della Difesa dell’India lo status si partner. Così gli ufficiali statunitensi hanno una più stretta cooperazione con gli ufficiali indiani. fornendogli la tecnologia militare degli Stati Uniti.
Nel giugno 2016, il Primo ministro dell’India Narendra Modi visitava gli Stati Uniti incontrando il presidente degli USA B. Obama. Dopo l’incontro riferirono che India e Stati Uniti avevano per obiettivo principale la sicurezza del traffico marittimo. Subito dopo l’incontro, Delhi avanzò a Washington la proposta di acquistare un lotto di Predator Guardian, il velivolo senza equipaggio (drone) per pattugliare il mare. Questi mezzi interessano gli ufficiali indiani da tempo, ma la loro acquisizione era impossibile dato che l’India non partecipava all’accordo Missile Technology Control Regime (MTCR). Tuttavia, nel giugno 2016, qualche tempo dopo l’incontro tra N. Modi e B. Obama, l’India aderiva al MTCR e otteneva il diritto di acquistare le apparecchiature che voleva. Nell’agosto 2016, il Ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar e il segretario della Difesa Ashton Carter firmavano un memorandum sulla cooperazione tecnica. Poi, nel settembre 2016, i media riferivano dell’intenzione degli Stati Uniti di vendere all’India 22 di quei droni, che quest’ultima voleva acquisire a giugno. Veniva ufficialmente annunciato che la vendita dei droni alla Marina indiana contribuirà al rafforzamento della collaborazione militare e politica tra USA e India. Tali notizie sarebbero considerate la prova che l’India avanza verso l’alleanza militare anti-cinese guidata dagli Stati Uniti. Tuttavia, va ricordato che le relazioni tra India e Cina non sono pessime. Il confine di 3380 chilometri contribuisce a contenziosi e anche riconciliazione, entrambi i Paesi sanno che devono stabilire un buon rapporto. Nel 2005, l’India riconobbe il Tibet come regione autonoma della Cina, mentre la Cina riconosceva il Sikkim come territorio indiano. Il mutuo commercio è in costante crescita. Così nel 2008 la Cina divenne il principale partner commerciale dell’India. Nel 2015, il fatturato commerciale tra i due Paesi superava i 71 miliardi di dollari. L’India conduce l’addestramento militare congiunto non solo con gli avversari della Cina, ma con la stessa Cina. Così, le esercitazioni congiunte di confine tra truppe indiane e cinesi Cooperation-2016 si sono svolte a febbraio. Nell’aprile 2016, il Ministro della Difesa indiano M. Parrikar visitava Pechino per incontrare il collega cinese Chang Wanquan. Dopo l’incontro fu annunciato che i due Paesi attribuivano grande importanza alla cooperazione nel campo militare, e che India e Cina erano pronte a garantire la sicurezza nella regione.
Sul riconoscimento dell’India a partner degli Stati Uniti nell’industria militare, questo status nell’Asia-Pacifico fu anche concesso a Australia, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea, Filippine e Giappone, facilitando l’accesso alle tecnologie militari statunitensi, ma non è vincolante. Il memorandum sulla cooperazione tecnico-materiale, inoltre, non è vincolante. Ciò significa che l’India utilizzerà i droni ma non è obbligata a sostenere le azioni avventurose delle forze navali degli Stati Uniti. Ricordiamo la visita del Presidente indiano Pranab Kumar Mukherjee in Cina nel maggio 2016. Allora annunciava che India e Cina avevano fatto enormi progressi nelle relazioni dal 1990, e il fatturato commerciale era aumentato più di 20 volte negli ultimi 16 anni. In conclusione, il presidente indiano aveva detto che se 2,5 miliardi di indiani e cinesi si uniscono e collaborano, verrebbero compiuti rapidi progressi in entrambe le nazioni. Forse questo è il meglio che si può dire delle attuali relazioni India-Cina. Se gli Stati Uniti ritengono che permettere l’accesso alle tecnologie militari e vari sconti all’India ne facciano un alleato affidabile, si sbagliano di grosso. Il rifiuto di partecipare a blocchi militari e politici è uno dei primi principi della politica estera indiana dal 1961, quando fu creato il Movimento dei Paesi Non Allineati. Una delle menti di ciò fu il Primo ministro indiano Jawaharlal Nehru, seguace del Mahatma Gandhi. Inoltre, gli Stati Uniti sono lontani mentre la Cina è vicina. L’India capisce chiaramente che con un conflitto con la Cina affronterebbe difficoltà a lungo termine, il che significa che userà la partnership con gli Stati Uniti quale strumento per frenare l’espansione cinese, ma non correrà rischi a vantaggio degli interessi statunitensi.Indian soldiers and Chinese soldiers salute during celebrations to mark 60th anniversary of founding of People's Republic of China, at Indo-China borderDmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I caccia russi Su-35 e PAK-FA fanno dell’F-16 del Pentagono una ‘reliquia del passato’

Sputnik, 25/9/20161034312282L’F-16 Fighting Falcon è stato il cavallo di battaglia dell’arsenale del Pentagono, ma l’avanguardia dei nuovi velivoli della Russia, come Sukhoj Su-35 e Sukhoj PAK-FA, hanno reso tale velivolo multiruolo supersonico ognitempo, in servizio dal 1978, obsoleto, secondo l’autore su difesa e sicurezza nazionale Kyle Mizokami.
L’F-16 è “ampiamente superato dalla nuova generazione di cacciai russi e cinesi“, ha scritto per National Interest. Mizokami ha definito il caccia multiruolo da superiorità aerea Sukhoj Su-35 Flanker-E e il caccia di quinta generazione stealth da superiorità area Sukhoj PAK-FA, esempio calzanti di ciò. Il Su-35, versione ampiamente aggiornata del Sukhoj Su-27, è un aereo di 4.ta++ generazione prodotta dal 2007 che ha completato le prime missioni di combattimento in Siria all’inizio dell’anno. “Il Su-35 non sarebbe furtivo, ma capace di rilevare e affrontare l’F-16 prima che questi lo sappia, mettendo l’aereo statunitense in grande svantaggio. In un duello, l’F-16 probabilmente neanche potrebbe avvicinarsi al Su-35, e quindi la leggendaria manovrabilità del caccia più piccolo verrebbe vanificata“, spiega Mizokami.
Il divario tra F-16 e Sukhoj PAK-FA, noto anche come T-50, è ancora più lampante. Il velivolo all’avanguardia è il primo aereo operativo russo ad utilizzare la tecnologia stealth. Il PAK-FA è attualmente in fase di test e si prevede che entri in servizio nell’Aeronautica e nella Marina russe nel 2018. Il caccia sostituirà i più vecchi Mikojan MiG-29 e Sukhoi Su-27. “Il progetto furtivo del PAK-FA, in ultima analisi, indica che gli F-16 non potranno nemmeno rilevare gli avversari prima di rendersi conto di essere inseguiti dai missili dalla gittata oltre l’orizzonte lanciati da aerei visibili sul radar solo nel breve momento in cui i vani delle armi interne vengono aperti”, osserva l’analista.
L’F-16 potrebbe essere aggiornato per essere più competitivo, ma la mancanza di furtività è la debolezza finale dell’aereo rispetto ad altri velivoli avanzati. “Grazie a PAK-FA e J-20, i giorni dell’F-16 come caccia di prima linea sono finiti. Mentre l’F-35 entra in servizio negli Stati Uniti, nella NATO e presso gli alleati asiatici, l’F-16 inizia il lungo e meritato volo verso il tramonto“, secondo Mizokami.1027173829Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e Russia formano una nuova alleanza antiterrorismo in Siria

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 22/09/20161044729422Gli Stati Uniti sono venuti meno ai loro impegni sull’accordo Russia-USA per la cessazione delle ostilità in Siria. Il 19 settembre, le forze governative siriane dichiaravano di ritirarsi dall’accordo date le molteplici violazioni dei terroristi filo-Stati Uniti. Il 17 settembre, la coalizione degli Stati Uniti attaccava le forze governative siriane nei pressi di Dayr al-Zur, una grave violazione dell’accordo. L’incapacità di rispettare l’accordo ha messo in dubbio la credibilità degli Stati Uniti suscitando la questione del futuro ruolo degli USA nel consolidamento della pace post-conflitto. Con la Turchia, alleata degli Stati Uniti nella NATO, che bada ai propri fatti e i ribelli appoggiati dagli USA che insultano le forze speciali statunitensi, il peso degli Stati Uniti in Siria sembra essere tutt’altro che serio. Con la credibilità seriamente danneggiata, gli USA difficilmente saranno più visti come partner affidabili. Gli Stati Uniti non sono certamente l’unico attore in campo. Con il governo di Bashar Assad saldamente al potere, la sistemazione del dopoguerra non appare più un sogno irrealizzabile, ma Washington difficilmente potrà decidervi. Con un importante cambio politico, la Cina ha lanciato il perno sul Medio Oriente volto ad aumentarne il coinvolgimento regionale, fornendo addestramento militare e aiuti umanitari alla Siria. Ad aprile, la Cina nominava un inviato speciale a Damasco per lavorare alla soluzione pacifica del conflitto. Prima dell’assegnazione ad inviato cinese, Xie Xiaoyan elogiava “il ruolo militare della Russia nella guerra, e ha detto che la comunità internazionale deve lavorare di più per sconfiggere il terrorismo nella regione”. Il 14 agosto, il Contrammiraglio Guan Youfei, a Capo dell’Ufficio per la Cooperazione militare internazionale della Commissione centrale militare che sovrintende ai 2,3 milioni di effettivi delle Forze Armate della Cina, visitava la Siria incontrando il Ministro della Difesa siriano Fahd Jasim al-Furayj e il Tenente-Generale Sergej Chvarkov, a capo della missione di monitoraggio del cessate il fuoco in Siria, così come i vertici russi della base militare di Humaymim sulle coste siriane. La visita segna una tappa importante dell’allineamento di Pechino sul conflitto. Durante la visita, Cina e Siria annunciavano l’intenzione di aumentare la cooperazione militare, compresi addestramento e aiuti umanitari, indicando un maggiore sostegno cinese a Damasco. E’ la prima visita pubblica di un alto ufficiale cinese nel Paese da quando le Forze Armate russe hanno lanciato le operazioni in Siria lo scorso settembre. Secondo il Global Times, pubblicato dal Quotidiano del Popolo del Partito Comunista Cinese, Pechino aveva già schierato consiglieri speciali e personale militare in Siria alla visita storica e fornito all’Esercito arabo siriano fucili di precisione e lanciamissili. Senza dubbio, la visita è stata un pugno diplomatico a un occhio degli Stati Uniti tra crescenti tensioni sulle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale.
L’ingresso cinese nella guerra è dovuto al crescente numero di terroristi uiguri che combattono con i terroristi nel nord della Siria. Il Contrammiraglio Guan Youfei aveva detto oltre 200 uiguri attualmente combattono in Siria. La Cina vuole processarli o sterminarli sui campi di battaglia siriani. Le sue preoccupazioni sono giustificate. Oggi c’è un quartiere uiguro a Raqqah, e il gruppo Stato islamico (SIIL) pubblica un giornale per i suoi membri. Inoltre, la stabilità geostrategica in Medio Oriente è importante per l’attuazione della strategia cinese “Fascia e Via” volta a facilitare la connettività economica eurasiatica sviluppando una rete di infrastrutture e rotte commerciali che colleghino la Cina ad Asia meridionale e centrale, Medio Oriente ed Europa. L’attuale frattura del Medio Oriente, dovuta alla crisi siriana, ostacola gli sforzi per attuare questo progetto. L’anno scorso, la Cina modificava la legislazione nazionale per consentire il dispiegamento delle forze di sicurezza all’estero nell’ambito dell’antiterrorismo. La Cina può giocare un ruolo chiave nella ripresa economica dopo il conflitto in Siria. Nonostante la guerra, la China National Petroleum Corporation detiene ancora azioni dei due maggiori produttori di petrolio della Siria: Syrian Petroleum Company e al-Furat Petroleum Company, mentre Sinochem detiene anche quote sostanziali di vari campi petroliferi siriani. A dicembre, la Cina offriva alla Siria 6 miliardi di dollari di investimenti oltre ai 10 miliardi dei contratti esistenti, oltre che un grande accordo tra il governo siriano e il gigante delle telecomunicazioni cinesi Huawei per ricostruire le infrastrutture delle telecomunicazioni della Siria nell’ambito dell’iniziativa infrastrutturale della Via della Seta cinese da 900 miliardi di dollari. A marzo il Presidente siriano Bashar Assad disse che Russia, Iran e Cina avranno la priorità nei piani di ricostruzione del dopoguerra.
La Cina non è l’unica potenza mondiale ad incrementare i contatti con il governo della Siria. Il 20 agosto, solo sei giorni dopo i colloqui dell’alto ufficiale cinese con i funzionari del governo della Siria e i comandanti russi, il Ministro degli Esteri indiano Mobasher Jawed Akbar visitava Damasco per dimostrare il sostegno dell’India al governo siriano nel conflitto. I due Paesi hanno deciso di aggiornare le consultazioni sulla sicurezza. Il Presidente siriano Bashar al-Assad ha invitato l’India a svolgere un ruolo attivo nella ricostruzione dell’economia siriana. Va notato che il recente incontro trilaterale dei Presidenti di Russia, Iran e Azerbaigian ha dato nuovo impulso alla realizzazione del progetto dei trasporti nord-sud. La Siria si trova in prossimità di questo corridoio che, secondo i piani, sarà il centro per l’integrazione della vasta regione comprendente Medio Oriente, Caucaso, Asia centrale, Russia e Nord Europa, con l’India che aderisce al progetto. Russia, Cina e India godono di buone relazioni con l’Iran, grande potenza regionale coinvolta nel conflitto della Siria. Su scala regionale, la collaborazione dei grandi Paesi indica come, in futuro, un’entità antiterrorismo regionale o addirittura un blocco militare indipendente dagli Stati Uniti potrebbe emergere contrastando la minaccia del terrorismo.

china_syria

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo bombardiere russo rivoluzionerà il campo di battaglia

Valentin Vasilescu – Reseau International 13 settembre 201634_3L’aereo Su-34 è un prodotto della società aerospaziale russa Sukhoj. Ha un peso di 45 tonnellate, può trasportare 8 tonnellate di armi alla velocità massima di Mach 1,8, a una quota di 18000 m ed ha un raggio d’azione di 4000 km. Il Su-34 è dotato di tre serbatoi supplementari che permettono di volare per 8 ore senza rifornimento. I bombardieri Su-34 sono stati testati in condizioni di combattimento reale in Siria, sganciando bombe e missili guidati da laser, infrarossi, video e GPS. Una delle conclusioni tratte dagli esperti militari russi è estendere le capacità di questo aereo alle missioni di attacco al suolo, sostituendo il velivolo corazzato Su-25, le cui risorse vanno esaurendosi. L’Aeronautica russa dispone già di 100 Su-34 ed entro il 2022, mentre 100 Su-25 e 150 Su-24 modernizzati saranno radiati, il numero di bombardieri Su-34 aumenterà a 250. Nelle missioni di supporto ravvicinato, il Su-34 dovrebbe entrare nel raggio di azione di missili superficie-aria portatili (MANPADS), artiglieria antiaerea leggera e mitragliatrici di cui sono dotate le truppe di terra. Perciò, il Su-34 avrà bisogno di corazze per proteggere cabina di guida, motori, serbatoi e sistemi vitali. La capotta e la cabina dovranno essere blindate, con piastre in titanio dallo spessore di 15-30 mm rivestite di nylon multistrato (fermando le schegge delle esplosioni). La blindatura dovrà resistere a proiettili perforanti ed esplosivi dai 23 mm ai 57 mm di calibro. Il primo vantaggio è che il Su-34 ha già avanzati equipaggiamenti da contromisure elettroniche contro i MANPADS e i missili a corto raggio a guida radar, composti da un ricevitore radar digitale L150 Pastel, dalla stazione di disturbo radio e laser KNIRTI (SPS-171/L005S Sorbtsija-S) montata sul dorso del velivolo, e da lanciatori di trappole termiche APP-50. Un altro vantaggio è che il radar è di tipo multifunzione, capace di rilevare e ingaggiare caccia nemici ad una distanza di 120-150 km. Il Su-34 è armato con missili aria-aria a lungo raggio (R-77 e R27) e a corto raggio (R-73). Dopo il Su-24 abbattuto sulla Siria da un F-16 turco, nelle successive missioni in Siria i Su-34 volano armati di missili aria-aria. La progettazione della blindatura e i test sul Su-34 non furono difficili per i russi, data la riuscita esperienza con il Su-25. Il Su-25 ha una lunghezza di 15,5 m, un’apertura alare di 14,3 m ed una altezza di 4,8 m, mentre il Su-34 ha una lunghezza di 23,3 m, un’apertura alare di 14,7 m ed un’altezza di 6 m. Pertanto, la blindatura del Su-34 peserà 800-1000 kg rispetto ai 500 del Su-25. Il processo si concluderà nel 2018, quando un primo gruppo di 12 bombardieri Su-34 sarà operativo per le missioni di attacco al suolo.
b6ky2 Un altro vantaggio dell’aereo blindato Su-34 è che potrà rilevare obiettivi terrestri o marittimi nelle missioni di ricerca, dato che i russi hanno montato sotto la fusoliera una gondola M400 contenente sensori agli infrarossi Raduga, telecamere panoramiche AP-403 e AP-404 e una inclinata AK-108FM. La gondola può anche essere del tipo SLAR (radar aeroportato ad apertura laterale) M402 Pika. Come bombardiere, il Su-34 da il meglio nelle missioni d’interdizione, potendo compiere i bombardamenti ad alta quota e a medie e grandi distanze, per interrompere i rifornimenti o colpire le truppe nemiche in profondità. Nelle missioni di bombardamento, il Su-34 può essere utilizzato come piattaforma di disturbo coprendo la formazione d’attacco utilizzando una gondola di disturbo L175V/KS418 attrezzata con un DRFM (Digital RF Memory). Altri vantaggi del Su-34 blindato per l’attacco al suolo derivano dalla possibilità di volare per un lungo periodo alla quota di 8000-12000 m dove, grazie ai sensori a bordo, il pilota può conoscere la situazione tattica sul terreno. Durante il volo, il pilota rileva le variazioni sul campo, a seconda dei bersagli scelti. Supervisione e monitoraggio continui dei bersagli selezionati avvengono con il radar di bordo e l’equipaggiamento optronico Platan montato sulla fusoliera del Su-34, e dotato di un puntatore laser che misura la distanza dal bersaglio, supportato da un telemetro laser. L’attacco agli obiettivi avverrebbe in picchiata da una quota di 1000-3000 m, con missili anticarro, bombe da 50 kg e lanciarazzi S-5 (S o K) da 57 millimetri, S-8 da 80 mm, S-13 da 122mm, S-24B da 240 mm ed S-25 da 340mm, oltre al cannone di bordo GSh-30-1 da 30 mm (cadenza di 1800 colpi/min). Il Su-34 corazzato può provvedere un appoggio ravvicinato estremamente preciso alle truppe di terra che combattono i terroristi, senza causare danni collaterali e correre il rischio di essere abbattuto. Se la situazione in Ucraina orientale dovesse peggiorare, i Su-34 blindati potrebbero diventare un incubo per l’esercito ucraino.
Gli aerei d’appoggio tattico sono una necessità, anche se solo Stati Uniti e Russia li hanno. Non avendo un nuovo aeromobile da supporto ravvicinato, gli statunitensi hanno rinunciato al piano di radiare i 240 A-10 Thunderbolt, vecchi di 30-40 anni, ed hanno intenzione di estenderne l’uso al 2028. L’A-10 è estremamente resistente e specializzato nel sostenere le truppe di terra, soprattutto colpendo i carri armati. L’A-10 è dotato di un cannone rotante a sei canne GAU-8 da 30 mm (3900 colpi/minuto, con proiettili contenenti uranio impoverito), bombe a guida laser, bombe con sistemi di guida indipendente JDAM (Joint Direct Attack Munitions) e missili aria-terra AGM-65 Maverick. Nella prima guerra del Golfo (1991) gli A-10 distrussero 900 mezzi corazzati iracheni, 2000 altri veicoli e 1200 pezzi di artiglieria.0_eefab_722ceef9_origTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

G20 di Hangzhou, gli incontri bilaterali riflettono le tendenze globali

Andrej Akulov, Strategic Culture Foundation 09/09/20161034130498Gli ordini del giorno ufficiali dei vertici del G20 sono normalmente più o meno standard. Dalla crisi finanziaria del 2008, gli incontri sono volti a coordinare le misure per sostenere crescita globale e stabilità dei mercati finanziari. Un vertice G20 è sempre un’opportunità per i leader mondiali d’incontrarsi. Gli incontri bilaterali dominavano questo vertice riflettendo le tendenze globali e illustrando quanto peso politico abbia ogni partecipante nel mondo contemporaneo. Al vertice, il Presidente russo Vladimir Putin ha incontrato la metà dei partecipanti in otto colloqui bilaterali e a latere i 5 dei BRICS. Così, il presidente russo ha incontrato 11 dei 19 capi di Stato e di governo dei G20 e il presidente dell’Egitto, uno degli 8 ospiti. Putin ha anche avuto colloqui con il Primo ministro giapponese Shinzo Abe e la presidentessa della Corea del Sud Park Geun-hye, al Forum economico orientale tenutosi a Vladivostok il 2-3 settembre, alla vigilia del vertice di Hangzhou (4-5 settembre). Non ha avuto incontri ufficiali con solo sei membri del G20 (esclusi gli incontri dietro le quinte), tra cui i capi di Australia, Italia, Canada, Indonesia, Messico e UE. Ma Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, e il primo ministro italiano Matteo Renzi, avevano incontrato il presidente russo al Forum Economico di San Pietroburgo di giugno. Putin aveva incontrato il presidente indonesiano Joko Widodo a maggio al vertice dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est tenutasi sul Mar Nero a Sochi. Restano solo tre leader. I primi ministri di Canada e Australia sembrano essere gli unici a ricordarsi d’“isolare la Russia”, un ricordo del lontano passato. Il vertice G20 ne ha dato ampie prove. Invece del leader russo isolato, c’era un presidente degli Stati Uniti perseguitato da problemi appena sbarcato in Cina, senza attendersi la scala per uscire dalla solita porta anteriore dell’Air Force One, con conseguenti fiammate e crescenti tensioni per tutta la visita. Il presidente Obama non poteva fare altro che minimizzare l’“affronto” riflettendo lo sfilacciato e frustrato rapporto USA-Cina. Il leader degli Stati Uniti sarà ricordato per gli errori in politica estera. In realtà, lo “sgarbo” era atteso dopo che aveva detto alla CNN, poco prima del vertice G20, che Pechino doveva riconoscere che “con potere crescente provengono responsabilità crescenti. Se si firma un trattato che prevede l’arbitrato internazionale sulle questioni marittime, se siete più grandi di Filippine o Vietnam o altri Paesi… non avete motivo di mostrare i muscoli in giro”, minacciando chiaramente la Cina. “Ha avuto modo di far rispettare il diritto internazionale”, aveva detto evidentemente ammorbidendo il messaggio, ma l’osservazione è stata percepita come una minaccia.
Il Presidente cinese Xi Jinping ha detto all’omologa sudcoreana che la Cina si oppone allo schieramento del sistema antimissile THAAD degli Stati Uniti in Corea del Sud. Cina e Russia dovrebbero sostenersi con forza nel salvaguardare sovranità, sicurezza e sviluppo, aveva detto il Presidente Xi Jinping al Presidente russo Vladimir Putin al vertice. Evidentemente parlava agli Stati Uniti. La Cina, firmataria della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, ha recentemente perso l’arbitrato sul Mar Cinese Meridionale. Il tribunale dell’Aja trovava che la Cina non aveva alcun titolo storico sulle acque del Mar Cinese Meridionale e che aveva violato i diritti delle Filippine. Pechino ha respinto la sentenza. La Russia non necessariamente sostiene le pretese cinesi, ma sostiene la posizione della Cina sulla controversia sul Mar Cinese Meridionale e si oppone a qualsiasi interferenza di terzi. Secondo il presidente russo, la Cina ha il diritto di non riconoscere la sentenza del tribunale. “Qualsiasi procedimento arbitrale riguarda le parti di una controversia, e un tribunale arbitrale dovrebbe ascoltare argomentazioni e posizioni delle parti in causa. Come è noto, la Cina non è andata presso la Corte di arbitrato dell’Aja e nessuno ha ascoltato la sua posizione. Quindi, come possono tali sentenze essere considerate giuste? Sosteniamo la posizione della Cina sulla questione”, spiegava Putin, osservando anche che “L’intervento di terze potenze non-regionali, a mio parere, è dannoso e controproducente”. Mosca e Pechino non riconoscono il diritto di Washington ad immischiarsi nei loro rapporti con i vicini e in controversie in cui gli Stati Uniti non hanno alcuna relazione. La situazione in Ucraina e la disputa territoriale del Mar Cinese Meridionale hanno molto in comune. Gli Stati Uniti perseguono il contenimento di Russia e Cina. L’obiettivo è evitare che questi Paesi ripristino il loro peso nelle aree d’interesse vitale, per la Russia nello spazio post-sovietico e per la Cina nel Sud Est Asiatico. In Europa, gli Stati Uniti usano l’UE per fare pressioni sulla Russia. In Asia, Washington cerca di sfruttare le contraddizioni tra la Cina e i vicini. Le parole del presidente cinese circa la necessità di sostenersi con forza per salvaguardare sovranità, interessi nella sicurezza e sviluppo indicano un più stretto coordinamento degli sforzi russi e cinesi per contrastare la pressione statunitense, in tale contesto le esercitazioni navali congiunte russo-cinesi si terranno nel Mar Cinese Meridionale. La Flotta del Pacifico della Russia invierà delle navi da guerra nel Mar Cinese del Sud, a partecipare all’esercitazione annuale navale sino-russa denominata Sea Joint 2016, dall’11 al 19 settembre. Cina e Russia hanno tenuto sei esercitazioni navali congiunte dal 2005, con Pechino che prima aveva il ruolo di ospite dal 2012. Nel 2015, entrambi i Paesi svolsero esercitazioni navali e anfibie nel Mar del Giappone, una piccola esercitazione navale nel Mediterraneo e numerosi scambi bilaterali militari. Entrambi i Paesi hanno partecipato a esercitazioni trilaterali e multilaterali sotto l’ombrello della Shanghai Cooperation Organization (SCO). Il riavvicinamento tra Russia e Cina è un vero e proprio incubo per Washington. Gli USA credevano che il rapporto non durasse, ma sbagliarono i calcoli. L’amministrazione Obama si è riorientata dal Medio Oriente alla regione Asia-Pacifico solo per essere contrastata dalle due nazioni leader accomunate dal desiderio di proteggere la sovranità e resistere alla pressione esterna. Mosca è tornata in Medio Oriente. La sua influenza nella regione cresce mentre molte potenze regionali sono frustrate dalla politica degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti si coordinano nella regione con la Russia dopo che i piani per “punire” Mosca in Europa sono ostacolati e il peso degli Stati Uniti in Europa ha iniziato a scemare. Nel Pacifico gli Stati Uniti sfruttano le contraddizioni tra Cina e Giappone e la paura dei vicini verso la Cina che ne subirebbero potenza economica e militare crescenti. Ma non lo fanno tutti gli alleati degli Stati Uniti nel Pacifico. La Russia ha rinvigorito il dialogo con Giappone e Corea del Sud. Prima o poi, li renderà meno dipendenti dagli Stati Uniti.
Questo G20 è stato l’ultimo grande vertice per il presidente degli Stati Uniti, prima di lasciare a gennaio, ma prima che il suo mandato sia finito, Obama dovrebbe partecipare al vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC) a Lima, in Perù, il 19-20 novembre 2016. Quest’anno l’evento vanterà una rappresentanza ad alto livello pari alla metà degli Stati membri del G20. Il vertice del Pacifico avrà un significato simbolico per il presidente degli Stati Uniti, l’autore del “perno in Asia”, concetto inteso a sviluppare la potenza statunitense nella regione e a contenere la Cina. Mentre il secondo termine si conclude, è chiaro che i piani sono stati irrimediabilmente ostacolati. E’ un segreto di Pulcinella che, da anatra zoppa, il presidente degli Stati Uniti difficilmente sarà al centro dell’attenzione nel prossimo incontro di Lima. Non potrà guidare il processo decisionale. Un nuovo presidente degli Stati Uniti sarà eletto dieci giorni prima del vertice di Lima. La riunione del G20 è stato l’ultimo forum dove avrebbe potuto avere un successo in politica estera, ad esempio accordandosi con la Russia sulla Siria. Sarebbe stato molto importante, ma Obama non c’è riuscito. La politica degli Stati Uniti in Siria va a brandelli, e sarà un’eredità per il nuovo presidente degli Stati Uniti. Non ci sono più speranze riposte sul presidente Obama. Da premio Nobel, Obama non è riuscito a invertire la tendenza e a rendere gli Stati Uniti forti come una volta. Il nuovo presidente degli Stati Uniti muterà il 21° secolo in uno “americano”, come lo fu il 20°? Dato il modo in cui le cose si svolgono negli ultimi anni, è difficile scommetterci. Per usare un eufemismo, tale previsione appare su un terreno infido, in particolare dopo Hangzhou.2016-09-05t094538z_1_lynxnpec840hg_rtroptp_3_g20-china-usa-russiaLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora