L’intercettore più veloce del mondo entra in servizio nelle Forze Aerospaziali della Russia

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 03/12/2016s_miroshnichenko_mig-31bm_03_1601Il 30 novembre, tre squadroni di caccia-intercettori MiG-31BM atterravano nella base aerea Tsentralnaja Uglovaja, presso Vladivostok, entrando in servizio nell’Aeronautica russa. Il nuovo velivolo sostituirà i Su-27SM e le precedenti versioni dei MiG-31. I primi 24 aerei da combattimento modernizzati MiG-31BM sono stati consegnati ai militari ad aprile. Le Forze Aerospaziali della Russia riceveranno 130 MiG-31BM. 12-13 aviogetti saranno sottoposti all’ammodernamento nella versione BM ogni anno. Secondo il Viceministro della Difesa russo Jurij Borisov, dopo la modernizzazione, l’aereo rimarrà in servizio per 40-50 anni. Il MiG-31 (Foxhound) è un aereo da combattimento biposto a lungo raggio ad alta velocità e alta quota sviluppato sulla base del solido intercettore MiG-25 Foxbat. Fu progettato per intercettare e distruggere missili da crociera, satelliti a bassa quota, aerei stealth e altri obiettivi che volino a tutte le quote possibili, di giorno o di notte e in condizioni meteo avverse. Il MiG-31BM è uno dei pochi aerei in grado di intercettare e distruggere i missili da crociera che volano a quote estremamente basse. L’aggiornamento BM consentirà ai MiG-31 di rimanere in servizio fino al 2030. Secondo il capitano Vladimir Matveev, portavoce del Distretto Militare Orientale, le capacità operative del velivolo sono aumentate di 2,6 volte con la modernizzazione. Classificato intercettore a lungo raggio, il MiG modernizzato può distruggere bersagli aerei e terrestri. L’aereo è propulso da due motori a basso consumo D-30F6 dalla velocità massima di 2883km/h ad alta quota e circa 1554 km/h a bassa quota. Il MiG-31 può superare la barriera del suono durante il volo livellato o in cabrata, mentre la maggior parte degli aerei supersonici supera la velocità del suono in picchiata. Inoltre, il MiG-31 può volare a velocità supersonica a quote medie e alte senza accendere i postbruciatori. Può accelerare fino a 2500 km/h e alla velocità massima è più veloce di qualsiasi aereo simile nel mondo, di almeno 500 chilometri all’ora. L’autonomia del MIG-31 in volo supersonico è limitata solo dal rifornimento. Il raggio operativo, a seconda della velocità, varia da 708 chilometri a 1448 km. Durante le esercitazioni, l’aereo ha conseguito il record del più lungo volo non-stop, volando sette ore e quattro minuti coprendo la distanza di 8000 km dalla regione di Krasnojarsk in Siberia alla regione di Astrakhan, nel sud della Russia, con tre aero-rifornimenti effettuati lungo il volo.
mig-31-bm-564x272 Il sistema di gestione delle armi e radar Zaslon-M, sviluppato dall’Istituto di Ricerca Scientifico e Progettazione V. Tikhomirov, offre un maggiore campo di rilevamento dei bersagli, 320 km, e di tiro, 280 km. Il sistema può rilevare un caccia a una distanza di 320 km ed ingaggiarlo ad una distanza di 280 km. Il radar aggiornato può tracciare 24 velivoli e inseguirne 10 simultaneamente. Il Zaslon-M consente l’impiego di missili aria-aria, bombe intelligenti e missili anti-radar. L’equipaggiamento comprende datalinks protetti digitali come l’RK-RLDN per le comunicazioni con i centri di controllo a terra. L’APD-518 consente a una formazione di quattro MiG-31 di scambiarsi automaticamente i dati radar volando a 200 km di distanza tra essi. E’ anche possibile guidare altri aerei sugli obiettivi tracciati dal MiG-31BM. Un gruppo di 4 di questi aeromobili può controllare uno spazio aereo ampio 800-900 km. Il MiG-31BM può svolgere anche il ruolo di piattaforma aerea di primo allarme (AEW) liberando gli aeromobili AEW A-50 per altre missioni. L’aereo è dotato di 10 missili R-37M o RVV-BD dal raggio d’azione di 320 km. La gittata è 189 km contro gli aerei invisibili. Il missile è progettato per abbattere aerei AWACS e C4ISTAR, mantenendo la piattaforma di lancio fuori dalla portata di qualsiasi caccia che protegga il bersaglio. Può attaccare obiettivi che voltano a quote dai 15 metri ai 25000 metri. L’R-37M dovrebbe rintracciare i propri obiettivi con un sistema di guida radar semi-attivo e attivo. L’R-37M può anche utilizzare la modalità lancia e dimentica, in cui è completamente indipendente dalla piattaforma di lancio. La testata ad alto esplosivo a frammentazione è enorme, 60 kg, capace di abbattere grandi aerei. La velocità è incredibilmente alta, 7350 chilometri all’ora o Mach 6. Il MiG-31BM è inoltre dotato di un cannone a tiro rapido a sei canne. In modalità operativa aria-superficie, il caccia può essere utilizzato per mappare il terreno e attaccare bersagli a terra e in mare utilizzando un’ampia gamma di missili e bombe guidate. Può essere equipaggiato con missili anti-radar Kh-31 e Kh-25, missili aria-superficie Kh-59 e Kh-29, bombe guidate KAB-1500 o KAB-500 a guida TV o laser. Il carico bellico massimo è di 9000 kg.
In grado di svolgere missioni d’intercettazione a lungo raggio, attacchi di precisione e soppressione delle difese, l’aereo è tra i primi dieci del mondo. La versione MiG-31BM formerà la spina dorsale delle difese aeree della Russia.d_pichugin_mig-31bm_domna_1200La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
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Il caccia invisibile statunitense F-22 Raptor perde il rivestimento antiradar
South Front  03/12/2016

Gli aviogetti da combattimento F-22 Raptor, utilizzati dall‘US Air Force in Siria, perdono il rivestimento radar-assorbente. Gli aviogetti da combattimento F-22 Raptor, che partecipano all’operazione in Siria, perdono il rivestimento antiradar, secondo il sito Aviation Week. Il rivestimento radar-assorbente del velivolo si deforma e si stacca. Secondo l’US Air Force, le condizioni climatiche in cui operano gli aerei da guerra sono tra le ragioni delle difficoltà. Secondo il responsabile del programma F-22 della Lockheed Martin, John Cottam, le grinze e il distacco del rivestimento sono dovuti alla perdita di rigidità liquefacendosi. Notava anche che il processo viene accelerato da fattori come pioggia e sabbia. In precedenza, i piloti degli Stati Uniti si lamentavano della distruzione del rivestimento radar-assorbente al contatto con carburante e lubrificanti. Nel 2009, un ex-ingegnere della Lockheed Martin, Olsen Derrol, accusò la compagnia di applicare diversi strati del rivestimento radar-assorbente per nascondere il fatto che il rivestimento ‘invisibile’ si stacca facilmente dalla fusoliera degli aerei su azione di acqua, olio e carburante. I progettisti dell’F-22 Raptor affermano di aver creato una nuova formula, più stabile, e di applicarla sui 186 aerei da combattimento prodotti, nelle operazioni di manutenzione. Secondo stime preliminari, il processo richiederà almeno tre anni.f-22-raptorTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai trasforma l’Eurasia

Ariel Noyola Rodriguez, Russia Today

L’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai è sulla strada per passare dalla cooperazione su sicurezza e difesa, ad unire gli sforzi in campo economico e finanziario. Nel corso del 15.mo vertice tenutosi ai primi di novembre, il Primo ministro della Cina, Li Keqiang, ha proposto ai membri del gruppo la creazione di una zona di libero scambio e di una banca di sviluppo regionale, che aumenterebbero l’influenza di Pechino e Mosca in una regione che, secondo un’importante geostratega degli USA, definirà il futuro dell’egemonia globale.
xxjidwe005001_20161110_bnmfn0a001_11nZbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, scrisse nel 1997 nel libro “La Grande Scacchiera: il primato americano e i suoi imperativi geostrategici”, che una delle condizioni per gli Stati Uniti di mantenere l’egemonia globale era impedire, a tutti i costi, l’emergere di una potenza avversaria nell’Eurasia. Oggi, Washington non solo non ha più il controllo su questa zona, ma i cinesi, insieme ai russi, costruiscono un grande circuito economico e finanziario tra i Paesi della regione. I media occidentali hanno per lo più nascosto che, ai primi di novembre, il Primo ministro della Cina Li Keqiang visitava diversi Paesi dell’Asia centrale, per poi atterrare a Bishkek (Kirghizistan), dove partecipava al 15.mo vertice dei capi di governo della Shanghai Cooperation Organisation (SCO). La SCO, che copre 300 milioni di chilometri quadrati (circa il 60% dell’Eurasia) ed ospita un quarto della popolazione mondiale, attualmente comprende Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. India e Pakistan vi aderiscono con un processo che dovrebbe completarsi al vertice di Astana nel giugno 2017. Anche se in origine fu concepita dal punto di vista militare e della sicurezza, oggi la SCO riguarda anche la cooperazione economica e finanziaria. Proprio come il commercio internazionale ha registrato la peggiore performance dalla crisi finanziaria del 2008, per i Paesi della SCO è necessario l’urgente rafforzamento dei legami, sia commerciali che negli investimenti. Per affrontare il rallentamento economico globale, è urgente che i Paesi emergenti rafforzino le relazioni sud-sud (tra i Paesi della periferia), per ridurne la dipendenza dalle nazioni industrializzate, oggi immerse nella stagnazione.
La proposta del Primo ministro della Cina di creare la zona di libero scambio tra gli aderenti alla SCO, punta precisamente all’integrazione orizzontale delle filiere produttive della regione eurasiatica. Nel momento in cui la Cina accelera il riorientamento dell’economia verso il mercato interno, diminuendo così la prevalenza dei massicci investimenti e della crescita del commercio estero, per gli altri Paesi della SCO è questione di prim’ordine cercare di saltare alla produzione ad alto valore aggiunto. D’altra parte, credo che la SCO debba esplorare la possibilità di unire le forze con altri programmi d’integrazione attuali, cercando di consolidarsi. L’eliminazione delle barriere tariffarie potrebbe consentire ai Paesi della SCO d’incrementare sostanzialmente i flussi commerciali e gli investimenti con i blocchi regionali cui aderiscono le economie emergenti; per esempio l’Unione eurasiatica economica (UEE, composta da Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan) o l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN). E’ essenziale, in parallelo, che le strategie d’integrazione economica regionale guidate da SCO e UEE cerchino di stabilire al più presto possibili alleanze con le zone di libero scambio che la Cina guida nel continente asiatico, cioè trovare punti di convergenza, per esempio, con l’Accordo economico pan-regionale (RCEP).
A mio avviso, il ruolo della Cina nei flussi commerciali mondiali offre enormi vantaggi ai Paesi dell’Eurasia, tuttavia, non si tratta solo di vendere merci in uno dei mercati più dinamici nel mondo, ma anche di acquistare beni a prezzi molto più bassi. Inoltre, va notato che durante l’incontro con gli omologhi della SCO, Li avanzava la proposta d’implementare una banca di sviluppo regionale e di un fondo di credito speciale, strumenti che, a suo avviso, soddisferanno le esigenze finanziarie della regione eurasiatica. Se si materializzassero, queste istituzioni si aggiungerebbero alle istituzioni finanziarie guidate dalla Cina, avviate negli ultimi anni: Nuova Banca per lo sviluppo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e Banca per gli investimenti per lo sviluppo infrastrutturale asiatico (AIIB). E’ importante notare che tutte queste iniziative hanno per obiettivo principale convogliare i risparmi dei Paesi emergenti verso il finanziamento delle più ambiziose iniziative economiche e geopolitiche della Cina in questi ultimi tempi: ‘Cintura e Via’ (‘One Belt, One Road‘), una vasta rete di trasporti collegante i Paesi di Est, Sud e Sud-Est asiatico con Medio Oriente, Nord Africa e continente europeo. La RPC conferma, ancora una volta, che l’integrazione economica dell’Asia è una delle sue priorità strategiche. Sebbene l’amministrazione Obama abbia lanciato la “dottrina del perno” nel 2011, una missione strategica della difesa per contenere l’ascesa della Cina a grande potenza, i leader di Pechino hanno agito in modo più efficace, consolidando la leadership regionale. Ora, sembra che l’avvertimento di Brzezinski di venti anni fa sia divenuto una realtà dolorosa per gli USA. La SCO sostenuta in modo deciso da Cina e Russia, guida la grande trasformazione dell’Eurasia…xxjidwe005001_20161110_bnmfn0a002_11nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Presidente Assad: USA, Turchia, Arabia Saudita sostengono i terroristi

Bashar al-Assad, Global Research, 4 novembre 2016 – SANA

Il Presidente Bashar al-Assad ha affermato che Stati Uniti ed alleati occidentali sono da biasimare per il fallimento dell’ultimo cessate il fuoco, perché il terrorismo e i terroristi sono una carta che vogliono giocare sulla scena siriana. Nell’intervista al quotidiano serbo Politika, il Presidente al-Assad ha detto che la Russia è molto seria e decisa a combattere i terroristi, mentre gli statunitensi hanno una politica diversa, usando i terroristi come carta da giocare per i propri interessi a scapito degli interessi degli altri Paesi. Il Presidente al-Assad ha sottolineato che i Paesi occidentali hanno voluto utilizzare la maschera umanitaria quale scusa per intervenire ancora in Siria, militarmente o sostenendo i terroristi. Segue il testo integrale dell’intervista:02Domanda 1: Signor Presidente, perché è fallito l’ultimo cessate il fuoco in Siria? Di chi è la colpa?
Presidente Assad: In realtà, l’occidente, principalmente gli Stati Uniti, ha fatto pressione sul cessate il fuoco, chiedendolo solo quando i terroristi sono in una brutta situazione, non per i civili. E cerca di utilizzare tali cessate il fuoco per sostenere i terroristi, dargli supporto logistico, armamento, soldi, tutto per ricominciare l’attacco ed essere ancora più forti. Quando non funziona, chiedono ai terroristi di farlo decadere e iniziare un nuovo attacco. Allora, di chi è la colpa? Di Stati Uniti ed alleati, i Paesi occidentali, perché per loro i terroristi e il terrorismo sono una carta da giocare sulla scena siriana, sono un valore, non sono contro i terroristi. Per loro, sostenere i terroristi è una guerra di logoramento contro Siria, Iran, Russia, ecco come la vedono. Perciò non solo questo cessate il fuoco, ma ogni tentativo di cessate il fuoco o mossa o iniziativa politica, quando falliscono, sono gli Stati Uniti da biasimare.

Domanda 2: Ma quale Paese sostiene il terrorismo? Arabia Saudita? Qatar?
Presidente Assad: Arabia Saudita, Qatar, Turchia …
Giornalista: La Turchia?
Presidente Assad: Perché provengono dalla Turchia con il sostegno del governo, il sostegno diretto del governo.
Giornalista: Direttamente?
Presidente Assad: Supporto diretto del governo, naturalmente.
Giornalista: Con soldi o armi?
Presidente Assad: Diciamo, l’approvazione, il via libero, prima. Poi la coalizione statunitense, che si fa chiamare “coalizione internazionale”, degli statunitensi, poteva vedere con i droni lo SIIL usare i nostri giacimenti di petrolio e trasportarlo in Turchia,…
Giornalista: Questo è petrolio siriano?
Presidente Assad: In Siria, dalla Siria alla Turchia, sotto la supervisione dei loro satelliti e droni, senza fare nulla, finché i russi intervennero ed iniziarono ad attaccare convogli, posizioni e roccaforti dello SIIL; allora iniziò a ritirarsi. Così, l’occidente ha dato il via libero a Paesi come Turchia, Arabia Saudita e Qatar, e in realtà in tali Paesi i governi sono marionette; burattini dell’occidente, pupazzi degli Stati Uniti, operano come marionette, e i terroristi in Siria sono loro fantocci, di questi Paesi, dell’occidente e degli Stati Uniti.

Domanda 3: Ma i soldi della vendita di questo petrolio, a chi vanno? Alla Turchia?
Presidente Assad: In partnership tra SIIL e Turchia. Una parte del denaro va allo SIIL, perché così può arruolare e pagare gli stipendi ai terroristi. Ecco perché lo SIIL avanzava prima dell’intervento russo, si espandeva in Siria e Iraq. E parte del denaro andava ai funzionari governativi turchi, soprattutto a Erdogan e famiglia.
Giornalista: Erdogan stesso?
Presidente Assad: Certo, certo. È direttamente coinvolto in questo traffico con lo SIIL.

Domanda 4: Signor Presidente, crede che russi e statunitensi saranno mai d’accordo sulla Siria? Possono Russia e Stati Uniti essere partner nella guerra ai terroristi in Siria?
Presidente Assad: Speriamo, ma in realtà no, per un semplice motivo: perché i russi basano la loro politica sui valori, assieme agli interessi. I valori che adottano sono diritto internazionale, lotta al terrorismo, e l’interesse che se i terroristi prevalessero nella nostra regione, non lo possano nella nostra regione, ma neanche in Europa, Russia e resto del mondo. Così, i russi sono molto seri e decisi a combattere i terroristi, mentre gli statunitensi basano la loro politica su altri valori, del tutto diversi, cioè “usare i terroristi”. Voglio dire gli statunitensi vogliono usare i terroristi come carta da giocare nel gioco politico per i propri interessi, a scapito degli interessi degli altri Paesi del mondo.

Domanda 5: La causa del bombardamento dell’Esercito arabo siriano vicino all’aeroporto di Dayr al-Zur… Cos’ha portato all’attacco aereo statunitense all’Esercito arabo siriano? È stata una coincidenza o no?
Presidente Assad: E’ stato un attacco premeditato delle forze statunitensi, perché lo SIIL si stava ritirando per via della collaborazione siriana, russa e iraniana contro di esso, e perché al-Nusra, affiliato ad al-Qaida, fu sconfitto in molte zone in Siria, quindi gli statunitensi volevano minare la posizione dell’Esercito arabo siriano; l’hanno attaccato a Dayr al-Zur. Non a caso il raid continuò per più di un’ora, intervenendo molte volte.
Giornalista: Un’ora?
Presidente Assad: Più di un’ora. Ci furono molte incursioni degli statunitensi e dei loro alleati contro le postazioni siriane. Allo stesso tempo, attaccarono una zona molto grande; non un edificio per poter dire “abbiamo commesso un errore”. Hanno attaccato tre grandi colline, non altri gruppi vicini a tali colline, e solo lo SIIL era a Dayr al-Zur. Non c’era… ciò che chiamano “opposizione moderata”. Quindi, fu un attacco premeditato per permettere allo SIIL di prendere la posizione, e lo SIIL attaccò quelle colline, che prese meno di un’ora dopo l’attacco.
Giornalista: Lo SIIL attaccò la posizione siriana dopo l’attacco statunitense…?
Presidente Assad: Meno di un’ora, in meno di un’ora, lo SIIL attaccò quelle colline. Ciò significa che lo SIIL riunì le forze per attaccare le colline. Come lo SIIL seppe che gli statunitensi avrebbero attaccato la postazione siriana? Vuol dire che erano pronti, furono preparati. Una prova esplicita e chiara degli statunitensi che sostengono lo SIIL per usarlo come carta per cambiare l’equilibrio secondo la loro agenda politica.
Giornalista: E dopo, gli USA si sono detti dispiaciuti, eh?
Presidente Assad: Hanno detto che lo rimpiangevano, non che erano dispiaciuti. [ride]

Domanda 6: Signor Presidente, chi è responsabile dell’attacco al convoglio della Croce Rossa nei pressi di Aleppo, e quali armi furono utilizzate per distruggerlo?
Presidente Assad: Sicuramente i gruppi terroristici di Aleppo, perché ne avevano l’interesse. Quando annunciammo la tregua ad Aleppo, la rifiutarono. Dissero “no, non vogliamo una tregua”. Si rifiutarono che i convogli andassero ad Aleppo est, è noto, non è nostra propaganda, n’è un nostro annuncio, loro l’annunciarono. Ci fu una manifestazione dei terroristi contro quel convoglio. Così avevano interesse ad attaccarlo, non noi. Non era in una zona dove vi erano truppe siriane, e allo stesso tempo non c’erano aerei siriani o russi che sorvolavano quella zona, comunque. Ma ci fu propaganda nella narrazione contro la Siria in occidente; che avremmo attaccato il convoglio umanitario, perché la guerra oggi in Siria, secondo la propaganda occidentale, ha la forma di guerra umanitaria. Questa è la maschera occidentale, ora; volevano utilizzare la maschera umanitaria come scusa per intervenire ancora in Siria, e quando dico intervenire significa militarmente o sostenendo i i terroristi.
Giornalista: È come nell’ex-Jugoslavia, durante la guerra in Jugoslavia, anche nella guerra in Bosnia-Erzegovina, in Kosovo, la questione umanitaria.
Presidente Assad: E’ un’altra epoca, forse, una forma diversa, ma dallo stesso nucleo, ciò che successe nel vostro Paese e ciò che succede oggi nel nostro Paese.

Domanda 7: La propaganda occidentale ha parlato dell’uso di armi chimiche e bombe-barili.
Presidente Assad: Lo stesso, mostrano un quadro in bianco e nero; i cattivissimi contro i buonissimi. E’ come il racconto di George W. Bush sulla guerra in Iraq e Afghanistan. Quindi, hanno voluto utilizzare tali titoli o termini nella narrazione per emozionare l’opinione pubblica nei loro Paesi. Qui è dove l’opinione pubblica doveva essergli favorevole per interferire, sia direttamente con attacchi militari, che sostenendo i loro ascari, i terroristi nella nostra regione.

Domanda 8: Vedo la notizia negli ultimi giorni, Amnesty International ha condannato un gruppo terrorista per l’utilizzo del cloro, di armi chimiche in Aleppo.
Presidente Assad: Ad Aleppo, esattamente, ciò è successo pochi giorni fa, e in realtà, a prescindere da tali attacchi chimici, abbiamo annunciato ieri che i terroristi hanno ucciso negli ultimi tre giorni più di 80 civili inermi ad Aleppo, e ferito più di 300. Non si legge nulla di ciò nei media mainstream occidentali. Non si vede, non si sente a tale proposito nulla. Individuano solo certe immagini e certi incidenti nella zona controllata dei terroristi solo per usarli per la loro agenda politica, condannando e incolpando il governo siriano, non perché sono preoccupati per i siriani; non si preoccupano dei nostri figli, o degli inermi, della civiltà e delle infrastrutture. A loro non importa; li distruggono. Ma in realtà, si preoccupano solo di usare ciò che serve ai loro interessi.

Domanda 9: E ora, il Vostro esercito… siete il Comandante Supremo delle Forze Armate siriane. Il Vostro Esercito non ha armi chimiche?
Presidente Assad: No, non ne abbiamo. Dal 2013 abbiamo ceduto il nostro arsenale. Ora, non ne abbiamo. Ma prima, non le abbiamo mai usate. Voglio dire, quando si parla di armi chimiche usate dal governo, significa che si parla di migliaia di vittime in un solo luogo e subito. Non abbiamo mai avuto tali incidenti; solo accuse sui media occidentali.

Domanda 10: Signor Presidente, quando pensa che la guerra in Siria finirà?
Presidente Assad: Quando? Dico sempre che meno di un anno basta a risolvere il problema interno, perché non è molto complicato, internamente. È complesso solo quando interferiscono le potenze straniere. Quando tali potenze straniere lasceranno in pace la Siria, potremo risolverla in pochi mesi, in meno di un anno. È molto semplice, possiamo, ma a condizione che non ci siano interferenze estere. Naturalmente, non sembra realistico, perché tutti sanno che gli Stati Uniti volevano minare la posizione della Russia come grande potenza mondiale, anche in Siria. L’Arabia Saudita ha cercato di distruggere l’Iran per anni, e la Siria potrebbe essere uno dei luoghi in cui arrivarci, secondo il loro modo di pensare. Ma se diciamo che possiamo risolvere la situazione quando tali potenze straniere lasceranno in pace la Siria, non avremo ostacoli nel risolvere questo nostro problema. Come? Prima di tutto, sospendendo il sostegno ai terroristi dai Paesi esteri, regionali come Turchia, Arabia Saudita e Qatar, e occidentali naturalmente, soprattutto gli Stati Uniti. Quando finirà il sostegno ai terroristi in Siria, non sarà difficile risolvere il nostro problema.

Domanda 11: Signor Presidente, è vero che la Siria è l’ultimo Paese socialista nel mondo arabo?
Presidente Assad: Oggi, sì. Non so in futuro come sarà. Siamo socialisti, ma naturalmente non chiusi.
Giornalista: Il socialismo umano, perché il governo sostiene l’istruzione con le sovvenzioni, come gli svedesi.
Presidente Assad: non so molto degli svedesi, ma diciamo che in Siria abbiamo un’economia aperta, ma allo stesso tempo un forte settore pubblico, e il settore pubblico ha svolto un ruolo molto importante nella resilienza della società siriana e del governo durante la guerra. Senza il settore pubblico, la situazione sarebbe stata molto più difficile. Quindi, siamo sempre socialisti, e penso che la guerra abbia dimostrato che il sistema socialista è molto importante per qualsiasi Paese, tenendo conto che parlo del socialismo aperto, consentendo la libertà al settore pubblico di svolgere un ruolo fondamentale nella costruzione del Paese.

Domanda 12: E le grandi aziende… queste sono statali o private?
Presidente Assad: Ne abbiamo di entrambi. Ma di solito in tale situazione, il settore pubblico è il più importante. Come sapete, il settore privato potrebbe sentire un maggiore pericolo e soffrirne di più e in alcune zone potrebbe uscirsene dall’arena economica, per l’insicurezza. Quindi, perciò si dipende. in tale situazione, di più dal settore pubblico, ma il settore privato in Siria ha sempre un ruolo molto importante, accanto a quello pubblico.

Domanda 13: Vi è un’atmosfera di ampia tolleranza con le altre chiese, cristiani, musulmani, e…
Presidente Assad: Non è tolleranza, in realtà, fanno parte di questa società. Senza tutti i diversi colori della società, cristiani, musulmani e le diverse sette ed etnie, non avreste la Siria. Così, ogni cittadino siriano deve sentirsi pienamente libero di praticare i suoi riti, tradizioni, convinzioni. Dovrebbe essere libero in modo da avere un Paese stabile. In caso contrario non si avrà un Paese stabile. Ma non lo chiamerei tolleranza. Tolleranza significa accettare qualcosa contro la propria volontà; No, musulmani e cristiani hanno convissuto per secoli in Siria, e s’integrano nella vita quotidiana, non vivono in ghetti.

Domanda 14: Nessuna scuola separata per musulmani, cristiani, giovani, no?
Presidente Assad: No, no. Vi sono alcune scuole che appartengono alla Chiesa, ma sono piene di musulmani e viceversa. Quindi, non ce n’è bisogno, no. Non permettiamo alcuna segregazione religiosa od etnica in Siria, sarebbe molto pericoloso, ma naturalmente senza l’interferenza del governo, la gente vivrebbe con l’altro in ogni scuola, in ogni luogo, in ogni ONG, nel governo, ed è ovvio… Ecco perché la Siria è laica per natura, non per governo. La società siriana è storicamente secolare.

Domanda 15: Signor Presidente, è passato un anno da quando le Forze Aeree russe hanno preso parte alla guerra siriana, quanto Vi ha aiutato la Russia?
Presidente Assad: Parliamo della realtà prima dell’intervento russo, lo SIIL si espandeva, come ho detto. Quando intervennero, SIIL, al-Nusra e altri gruppi affiliati ad al-Qaida iniziarono a ritirarsi Quindi, questa è la realtà. Perché? Naturalmente, perché è una grande potenza e ha un grande esercito e una grande potenza di fuoco che potrà sostenere l’Esercito arabo siriano nella guerra. L’altra faccia della storia è che quando un grande Paese, una grande potenza, come la Russia, interviene contro i terroristi, in coordinamento con le truppe sul terreno, e nel nostro caso si tratta dell’Esercito arabo siriano, naturalmente si ottengono risultati concreti, mentre se si parla dell’alleanza statunitense, che non è mai seria, non si hanno alleati sul terreno e non si otterrà nulla. Così, la potenza russa è molto importante assieme al suo peso politico sulla scena internazionale, e in entrambi i casi cambia la situazione; e sono molto importanti per la Siria per sconfiggere i terroristi in diverse aree e campi di battaglia in Siria.

Domanda 16: La società siriana è divisa dalla guerra, oggi?
Presidente Assad: In realtà, è più omogenea rispetto a prima della guerra. Questo potrebbe sorprendere molti osservatori, perché la guerra è una lezione molto profonda ed importante per ogni siriano. Molti siriani prima della guerra non notavano la differenza tra essere o meno fanatici estremisti, essere o meno estremisti terroristici. Quei confini non erano chiari a molti, ma a causa della guerra, della distruzione, del costo pesante per i siriani, molti siriani hanno appreso la lezione e ora sanno che l’unico modo per proteggere il Paese e preservarlo è essere omogenei, vivere insieme, integrarsi, accettarsi, amarsi. Ecco perché penso che l’effetto della guerra, a dispetto di tutti gli aspetti negativi di qualsiasi guerra come questa, sia positivo per la società siriana. Quindi, non sono preoccupato dalla struttura della società siriana dopo la guerra. Penso che sarà più sana.

Domanda 17: E una domanda sulle elezioni presidenziali statunitensi; chi vorreste vincesse negli Stati Uniti d’America, Trump o Hillary?
Presidente Assad: Penso che nella maggior parte del mondo, il dibattito su questa elezione è chi sia migliore, Clinton o Trump. In Siria, la discussione è chi è peggiore, non migliore. Quindi, nessuno di loro credo sarà un bene per noi, lo diciamo subito. In secondo luogo, la nostra esperienza con i funzionari e politici statunitensi c’insegna che non vanno presi in parola, non sono onesti. Qualunque cosa dicano, non credetegli. Se pronunciano un parola buona o brutta, se sono molto aggressivi o tranquilli, non credetegli. Dipendono dalle lobby, dall’influenza dei diversi movimenti politici nel loro Paese, dopo le elezioni, ciò definirà la loro politica al momento. Quindi, non c’è bisogno di sprecare tempo ad ascoltarne la retorica. E’ solo spazzatura. Aspettiamo la politica e vediamo, ma non vediamo buoni segnali sugli Stati Uniti che cambiano radicalmente politica verso ciò che accade nel mondo, diciamo, essere onesti, obbedire alla legge internazionale o preoccuparsi della Carta delle Nazioni Unite. Non c’è alcun segno che lo vedremo nel prossimo futuro. Quindi, non si tratta di chi sarà presidente; la differenza sarà esigua, ognuno di loro potrà lasciare la propria impronta personale, ma non significa che cambierà la politica. Ecco perché non ci speriamo e non ci perdiamo tempo.

Domanda 18: Signor Presidente, un’ultima domanda: la relazione tra Serbia e Siria, ha qualche messaggio per il popolo della Serbia?
Presidente Assad: Penso che non abbiamo fatto ciò che va fatto da entrambi per migliorare questo rapporto, prima della guerra. Naturalmente, la guerra avrà effetti sul rapporto con ogni Paese, e sarà comprensibile, ma dobbiamo pianificarlo la prossima volta perché il Vostro Paese ha subito aggressioni estere che hanno portato alla divisione della Jugoslavia e penso che il popolo ancora ne paghi il prezzo; in secondo luogo, la guerra nel Vostro Paese è stata ritratta nella stessa maniera; una guerra umanitaria in cui l’occidente interveniva per proteggere una determinata comunità contro gli aggressori dell’altra comunità. Così, molti nel mondo credono che tale storia sia la stessa in Siria; usano la stessa maschera, la maschera umanitaria. In realtà, l’occidente non si preoccupa del Vostro popolo, del nostro popolo, di nessuno in questo mondo, si preoccupano solo del proprio interesse personale. Quindi, penso che abbiamo le stesse lezioni, sarà in una zona diversa, con la differenza di circa due decenni e forse con titoli diversi, ma in realtà il contenuto è lo stesso. Ecco perché penso che dobbiamo costruire più relazioni su ogni aspetto; culturale, economico, politico, per rafforzare la nostra posizione, ed ogni Paese di questa regione.

Domanda 19: Ma il governo siriano, Voi e lo Stato siriano, sostenete la Serbia sul problema del Kosovo?
Presidente Assad: L’Abbiamo fatto, anche se i turchi volevano usare la loro influenza per il Kosovo, a favore del Kosovo, rifiutammo. Questo prima della guerra, sette od otto anni fa, e rifiutammo, nonostante le buone relazioni con la Turchia al momento. Sostenemmo la Serbia.01Giornalista: Signor Presidente, grazie per l’intervista, La ringrazio per il Suo tempo.
Presidente Assad: Niente affatto. Grazie per essere giunti a Damasco.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA supplicano la Russia di avere ‘misericordia’

Mollando la presa su Aleppo e ammettendo la vittoria dei siriani
Alexander Mercouris, The Duran 17/10/2016

La conferenza stampa di John Kerry e Boris Johnson dopo la riunione dei ministri degli Esteri occidentali a Londra, conferma che le opzioni militari per salvare i terroristi sono state abbandonate e che le potenze occidentali si rassegnano a che il governo siriano, con il sostegno russo, liberi Aleppo orientale.17102016Com’era da aspettarsi, l’accettazione occidentale della sconfitta ad Aleppo è arrivata di soppiatto, ma è arrivata. Gli eventi dell’ultima settimana possono essere riassunti in breve. Dopo la ritirata degli Stati Uniti nella prima settimana di ottobre, per l’avvertimento russo della disponibilità ad abbattere aerei statunitensi che effettuassero bombardamenti contro basi siriane, un ultimo tentativo fu fatto per spaventare e mettere in imbarazzo i russi, e far rientrare l’offensiva dei siriani su Aleppo. Era il tentativo fallito e farsesco d’isolare e imbarazzare i russi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (discusso in dettaglio qui), assieme a minacce vacue per processarli per crimini di guerra, e ancor più vacue minacce di ulteriori sanzioni a singoli funzionari russi (altre sanzioni settoriali erano fuori discussione). La riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti del 14 ottobre, con alcuni funzionari anonimi che affermavano sui media che le opzioni militari erano ancora discusse e presentate ad Obama. Una pretesa completamente vuota dato che Obama aveva pubblicamente respinto le opzioni militari la settimana precedente. Gli stessi funzionari degli Stati Uniti furono quindi costretti ad ammettere che era “estremamente improbabile” che Obama approvasse tali opzioni, e probabilmente “non avrebbe deciso”. Nel frattempo Boris Johnson, sventurato ministro degli Esteri della Gran Bretagna, sembrava balenare la “zona di non bombardamenti”, anche se non l’ha mai detto chiaramente e la maggior parte dei dettagli provenivano da conversazioni sui media inglesi. L’idea alla base di questa “zona di non bombardamenti” era che Stati Uniti e potenze occidentali annunciassero unilateralmente il divieto dei bombardamenti siriani e russi in Siria. Nel caso in cui siriani o russi non lo rispettassero continuando i bombardamenti, Stati Uniti e potenze occidentali avrebbero effettuato ritorsioni attaccando basi e strutture militari siriane in cui si riteneva vi fossero presenti russi. Non è chiaro chi fosse l’ideatore del piano, ma la natura incompleta suggerisce che fosse probabilmente Boris Johnson stesso. La “zona di non bombardamento” è semplicemente una “no fly zone” senza bombardamenti aerei. Gli Stati Uniti non hanno mai imposto una “no fly zone” senza bombardamenti aerei. S’è avuta una discussione dettagliata di ciò che una “no fly zone” preveda, e perché un bombardamento aereo ne sia parte integrante, nientemeno che da Hillary Clinton stessa. L’esercito statunitense non avrebbe mai accettato d’imporre una “no fly zone” (o “zona di non bombardamento”) senza un bombardamento aereo omettendo (nel gergo degli Stati Uniti) di “degradare” le difese aeree siriane, mettendo a rischio aerei e piloti degli Stati Uniti inviati a far rispettare la “no fly zone” (o “zona di non bombardamento”). In una situazione in cui le difese aeree in questione non sono soltanto siriane, ma anche russe, quindi molto più capaci di abbattere aerei statunitensi, l’idea d’imporre una “zona di non bombardamenti” senza un bombardamento aereo per “degradare” le difese, è inconcepibile. Solo un civile senza alcuna idea di come l’esercito statunitense operi l’avrebbe concepita, motivo per cui il suo autore è molto probabilmente Boris Johnson. La “zona di non bombardamenti” dipenderebbe dal lancio di attacchi con missili cruise a lungo raggio sulle basi siriane da parte di navi da guerra statunitensi che, per ragioni geografiche e politiche, stazionerebbero nel Mediterraneo orientale. Alcuni sistemi di difesa aerea russi in Siria sono probabilmente in grado di abbattere questi missili da crociera. L’S-300MV Antej-2500 recentemente schierato in Siria è stato progettato per questo scopo. I russi dicono che sono in Siria per proteggere la struttura navale russa di Tartus. Questo suggerisce che le loro unità sono di stanza al largo delle coste siriana, in altre parole, nella zona in cui sarà più efficace intercettare i missili da crociera lanciati dalle navi da guerra degli Stati Uniti, nel Mediterraneo orientale, impedendo di far rispettare la “zona di non bombardamenti” con i missili cruise delle navi da guerra statunitensi nel Mediterraneo orientale.
5803f34bc3618889488b4677 La principale preoccupazione degli Stati Uniti fu, tuttavia, che i russi avvertirono che in caso di attacchi missilistici contro la Siria che avessero ucciso personale russo, avrebbero reagito con attacchi missilistici contro gli impianti in Siria gestiti da personale degli Stati Uniti. Vi sono voci insistenti che i russi l’abbiano già fatto, presumibilmente per rappresaglia all’attacco aereo degli Stati Uniti ai militari siriani nei pressi di Dayr al-Zuor, che avrebbe ucciso tre consiglieri russi delle truppe siriane. Per rappresaglia i russi si suppone abbiano lanciato un attacco con missili da crociera su una base jihadista gestita da militari occidentali, tra cui anche statunitensi, eliminandoli tutti. Anche se quest’attacco non fosse mai avvenuto, e non è mai stato confermato, qualcuno diffonde voci su ciò. In teoria, è possibile che i russi chiariscano di esser disposti a farlo. E’ inconcepibile che la leadership politica e militare degli Stati Uniti metta la vita dei propri militari in Siria a rischio in questo modo, soprattutto in una situazione che potrebbe facilmente degenerare nel confronto militare diretto con i russi. In un modo o nell’altro la “zona di non bombardamento” affronta gli stessi problemi insormontabili di una vera e propria “no fly zone”. Un editoriale di The Times di Londra l’ha ammesso. Semplicemente, ciò che la rende poco pratico è che si rischia il confronto con l’esercito russo in Siria. Una cosa che le leadership politica e militare occidentali non vogliono rischiare. Tutto ciò era del tutto evidente alla riunione dei ministri degli Esteri occidentali a Londra, convocata da Boris Johnson subito dopo l’incontro di Kerry con Lavrov a Losanna. E’ chiaro che Kerry ha trovato Lavrov a Losanna completamente immobile, aderente alla ben nota posizione russa che non ci può essere cessate il fuoco unilaterale da parte dell’Esercito arabo siriano, e che un presupposto per il cessate il fuoco è la separazione dei combattenti dell’opposizione da Jabhat al-Nusra, come gli Stati Uniti hanno più volte promesso ed impedito più volte che accadesse. Di fronte a ciò, e con le opzioni militari escluse, i ministri degli Esteri occidentali a Londra non potevano fare nient’altro che rassegnarsi all’inevitabile, e cioè che il governo siriano liberi Aleppo orientale. Ciò è evidente dalla successiva conferenza stampa, a cui significativamente solo Kerry e Johnson partecipavano. Kerry e Johnson ammettevano che non vi è alcun supporto in Europa all’azione militare in Siria e che tale opzione veniva scartata. Ecco cosa disse Kerry, “Non ho visto grande voglia in Europa di andare in guerra. Non vedo i parlamenti europei pronti a dichiararla. Non vedo molti Paesi decidere che questa soluzione sia la migliore. Quindi seguiamo la diplomazia, perché è lo strumento che abbiamo, e cerchiamo di trovare una via d’uscita in queste circostanze. Facile a dirsi, dov’è l’azione? Ma qual è l’azione? Molti hanno diversi problemi a definirlo, quando si cerca davvero di farlo“. Ed ecco cosa aveva detto Boris Johnson in proposito, “E secondo questi signori che guardano non c’è opzione, in linea di principio, oltre al tavolo. Ma non c’è dubbio che le cosiddette opzioni militari siano estremamente difficili e che non vi sia, per usare un eufemismo, l’intenzione politica nella maggior parte delle capitali europee, e certamente occidentali, per tale soluzione, al momento. Così dobbiamo lavorare con gli strumenti che abbiamo, che sono diplomatici…
92335_vest_rusija-vesti-vostok Ciò che ha costretto l’occidente ad escludere l'”opzione militare” in Siria, Kerry l’ha descritto, ed è ciò che The Duran ha riferito (qui e qui), e che i media occidentali hanno ignorato, “...quando una grande potenza è coinvolta in uno scontro come questo, come la Russia ha deciso, inviando i suoi missili per minacciare dall’azione militare, si alza la posta dello scontro…” Senza alcuna opzione militare a disposizione, e con tutte le forme di pressione sui russi fallite, non c’è nient’altro che l’occidente possa fare. Che sia così è stato chiaramente ammesso da Boris Johnson. Tutto quello che poteva fare per salvare i terroristi ad Aleppo era invocare dai russi misericordia, “E sono proprio loro (i russi) a dover scegliere questo momento per riconoscere l’opportunità, a mio avviso, di mostrare grandezza e dare prova di leadership… tocca davvero a loro ascoltare e mostrare misericordia per quelli nella città, per un cessate il fuoco e i negoziati a Ginevra, per cercare di por termine a questo massacro“. Quando un ministro degli Esteri occidentale, anche uno assurdo come Boris Johnson, si riduce a supplicare dai russi misericordia, allora è ovvio che il gioco è finito e la ‘grande battaglia di Aleppo’ è persa. Kerry in realtà non l’ha ammesso del tutto. I suoi commenti chiariscono che gli Stati Uniti si rassegnano al governo siriano che libera Aleppo orientale, e che i terroristi sono spacciati. Tutto ciò che ha potuto dire era che la guerra non sarebbe finita. “Ora, alcuni si chiedono cosa succederà ad Aleppo se dovesse cadere. Ebbene, i russi dovrebbero capire, e Assad deve capire, che ciò non pone fine alla guerra. Questa guerra non può finire senza una soluzione politica. Quindi, anche se Aleppo cadesse, anche con lo sterminio che compiono, non cambierà l’equazione fondamentale della guerra, perché gli altri Paesi continueranno a sostenere l’opposizione, e continueranno a creare altri terroristi, e la Siria ne sarà vittima, alla fine, così come la regione”. Continuare la guerra dopo che il governo siriano libererà Aleppo orientale è l’obiettivo degli Stati Uniti, confermato dagli stessi funzionari degli Stati Uniti (molto probabilmente da Kerry stesso), che parlavano sotto anonimato ai media, la settimana prima. Ecco come Reuters riportava un dispaccio del 14 ottobre 2016, “L’obiettivo finale di qualsiasi nuova azione sarà sostenere i ribelli moderati affinché resistano a ciò che è ora ampiamente considerato l’inevitabile caduta di Aleppo orientale per mano delle forze siriane del Presidente Bashar al-Assad sostenuto da iraniani e russi”. Stati Uniti ed alleati hanno modo di prolungare la guerra in Siria, almeno per un certo periodo, anche dopo che il governo siriano libererà Aleppo orientale. Come Mark Sleboda ed io abbiamo già detto, è proprio per creare una zona sicura per i terroristi nel nord-est della Siria, e quindi prolungare la guerra, che l’esercito turco con il supporto degli Stati Uniti ha invaso il nord-est della Siria ad agosto. Qualunque sia l’entità jihadista creata nella zona di sicurezza turca nel nord-est della Siria, non potrà tuttavia convincere con la pretesa di essere il governo della Siria. Lo sarà sempre il governo che controlla le grandi città della Siria, prima di tutto Aleppo e Damasco, e la regione densamente popolata della Siria occidentale, in cui si trova la maggioranza del popolo siriano. E’ ormai chiaro che nel prossimo futuro il governo della Siria sarà il governo del Presidente Bashar al-Assad, che è ed è sempre stato il legittimo governo della Siria riconosciuto delle Nazioni Unite. Con la liberazione di Aleppo orientale sarà assicurato il futuro di questo governo. Ciò significa che nel prossimo futuro il piano del cambio di regime in Siria è morto.237963997Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le prime esercitazioni russe in Africa: cosa realmente accade?

Sergej Cherkasov, PolitRussia, 17 ottobre 2016 – Fort Russ

Il 15 ottobre, le esercitazioni militari congiunte russo-egiziane “Difensori dell’Amicizia – 2016” iniziavano. Le manovre che dureranno fino al 26 ottobre, sono le prime russe in Africa. L’evento ha dato origine a una serie di domande su ciò che i nostri soldati compiono nel continente nero.8u3a4707E’ tutto serio
Le esercitazioni coinvolgono oltre 500 soldati e 10 mezzi russi. Un Il-76 può trasportare 126 combattenti o 40-50 tonnellate di carico, quindi per rifornire le nostre truppe sono necessari almeno 5 velivoli. L’aviolancio su quattro linee da un velivolo da trasporto militare Il-76 delle esercitazioni in Africa sono un evento raro, utilizzando il portello di carico di poppa, ma le probabilità di “complicazioni” o addirittura di incidenti si moltiplicano notevolmente. Di solito, i 126 paracadutisti si lanciano dai portelli laterali in modo che non si urtino in aria o si aggroviglino i paracadute. Ma velocità e precisione del lancio ne soffrono. Il paracadutismo su quattro linee svolto dai soldati russi in Egitto è una tattica bellica. Essendo eseguita raramente, avviene quando si tratta di esercitazioni particolarmente serie.

Dimostrazione al mondo
I blindati aerolanciabili dovrebbero essere leggeri, cioè quasi privi di armi (per esempio, il BTR-D ha solo 2 mitragliatrici) e utilizzati come mezzi da trasporto. Oggi il veicolo da combattimento principale è il BMD-2 e la versione aggiornata BMD-2M, leggeri, dal peso di soli 8,2 tonnellate ma armati con un cannone da 30 mm e un sistema lanciamissili anticarro. Il veicolo più moderno è il BMD-4, dotato di un cannone da 100mm, accoppiato a un cannone da 30 mm, un lanciamissili anticarro e una mitragliatrice. Qualcosa di queste esercitazioni viene probabilmente mostrata al mondo. Dopo tutto, le manovre all’estero dimostrano l’uso sul campo dei materiali offerti in vendita ai vari Paesi. Inoltre, osservatori da 30 Paesi seguiranno l’operazione. Ciò, senza dubbio, attrae molta attenzione anche sull’interazione tra Egitto e Russia.10-bmd-4-02Cosa accade realmente?
Sono esercitazioni antiterrorismo. Oggi, il terrorismo internazionale è drammaticamente cambiato. In precedenza, il terrorismo era petardi nei bidoni della spazzatura, uomini armati di pistole in ceramica a bordo di un aereo, che sparavano ai poliziotti o semplicemente si facevano esplodere tra la folla. Di conseguenza, polizia, intelligence e gruppi da combattimento speciali se ne occupavano. Lo scambio di esperienze tra i Paesi è stato costruito sull’interazione di tali strutture. I Paesi potrebbero condividere informazioni e creare strutture e canali di comunicazione comuni. Ma dov’è lo spazio per l’interazione con i paracadutisti in volo? Che tipo di terrorismo è quello contro cui è necessario utilizzare non solo l’esercito regolare, ma anche dell’alleato? A volte l’orrore del terrorismo sta nel fatto che gli aderenti sono indistinguibili dai civili. Qualsiasi persona normale potrebbe portare esplosivi fatti in casa in un centro commerciale. Contro ciò, i cannoni da 100mm di un BMD-4 e un distaccamento di paracadutisti sono difficilmente di aiuto. Ma sarà utile se è necessario definire il nemico. E questo è esattamente ciò che il terrorismo diventa nel 21° secolo. Il terrorismo ha anche assunto una forma vagamente simile a uno Stato e, come lo SIIL, ha propri esercito, intelligence, agenti nel mondo e unità capaci di trasformarsi rapidamente in un piccolo esercito nelle condizioni favorevoli. Un ramo dello SIIL noto come Wilayat Sinai da tempo opera in Egitto, uccidendo periodicamente soldati, che già si contano a centinaia. Tale gruppo ha rivendicato la distruzione del volo Metrojet 9266. Non va dimenticato che l’Africa è l’epicentro del terrorismo globale. Qualcuno può e deve opporvisi. Tale scenario, contrastare congiuntamente tale minaccia, è ciò che viene studiato in Egitto. Tre dozzine di osservatori studiano quanto efficacemente e rapidamente le forze armate russe possono operarvi.

Un nuovo concetto di sicurezza
La prova del un nuovo sistema di sicurezza globale avviene in Egitto basandosi sulle forze militari della Russia. Gli yankees possono fomentare la guerra in qualsiasi punto del globo, ma noi possiamo spegnerle. In Siria, abbiamo dimostrato che, se richiesto, possiamo aiutare un governo legittimo a proteggere il Paese. Ora, in Egitto, mostriamo che possiamo impedire l’intervento aperto del terrorismo globale negli affari di uno Stato sovrano e stroncarne la minaccia sul nascere. Il vero obiettivo di queste esercitazioni è, come è stato ufficialmente rivelato, “lavorare ad approcci integrati nella cooperazione rilevando e distruggendo le formazioni armate illegali nel deserto“. Una volta rapidamente imbarcati sugli aerei russi, i paracadutisti possono raggiungere qualsiasi punto del mondo, sbarcare nelle retrovie del nemico, paralizzarne le operazioni e permettere all’esercito del governo di sconfiggerlo. Dato che le bande terroristiche non hanno armi pesanti o blindati moderni, è un compito dei nostri paracadutisti. E dopo la missione, gentilmente ce ne andremo.bmd-4

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora