La trasformazione economica dell’Eurasia con la Via della Seta

F. William Engdahl New Eastern Outlook 25/04/2016shanghai-gold-exchangeNegli ultimi mesi ho spesso scritto del potenziale strategico infrastrutturale asiatico ed eurasiatico del Grande Progetto Fascia e Via della Cina nel trasformare l’economia globale verso la positiva e durevole crescita economica. Appare sempre più chiaro che i pianificatori economici strategici di Pechino hanno lavorato sui dettagli specifici per utilizzare al meglio il nuovo progetto infrastrutturale ferroviario ad alta velocità che attraversa il vasto spazio dell’Eurasia, da Pechino alla Russia agli Stati dell’Unione economica eurasiatica come Kazakistan, Armenia, Bielorussia fino ad includere gli Stati dell’Europa orientale e centrale. Una serie di accordi tra imprese cinesi e Kazakistan suggerisce il boom economico in fase di progettazione.
Come scrissi nel post precedente, il progetto stradale Fascia e Via della Cina è attualmente è il maggiore progetto infrastrutturale economico reale nel mondo, e non riguarda solo ferrovie veloci dalla Cina all’Europa passando per la massa eurasiatica, accelerando il traffico delle merci. Si tratta di trasformare una delle regioni più dimenticate al mondo in un vibrante e crescente nuovo spazio economico, portando tecnologia e industria nelle regioni più arretrate dell’Asia centrale ma anche benedette dalle più ricche concentrazioni di minerali del mondo. Senza infrastrutture dei trasporti moderne, questi minerali e altre ricchezze rimarranno nel limbo. Per la Cina, la Cintura e Via, indicata anche come Nuova Via della Seta in riferimento alle antiche rotte commerciali terrestri e marittime eurasiatiche che collegavano la Cina all’Eurasia passando per Medio Oriente, Venezia ed Europa, fu avviata duemila anni fa dalla dinastia Han. A quel tempo, le rotte della Via della Seta andavano dalla Cina attraverso India, Asia Minore, Mesopotamia, Egitto, Africa, Grecia, Roma fino alla Gran Bretagna. La regione mesopotamica settentrionale, oggi Iran, fu il più stretto socio commerciale della Cina. La Cina, la cui civiltà era allora molto più avanzata di quella europea, inviò la carta in Europa, un’invenzione della Cina della dinastia Han. Inviò polvere da sparo, e sempre più seta, insieme alle ricche spezie d’Oriente. Ad oggi, il progetto economico Nuova Via della Seta comprende circa 60 Paesi dell’Asia centrale, Russia, Iran e Serbia ed Europa orientale. In precedenza commentavo i piani cinesi sui progetti ferroviari della Via della Seta per aumentare l’estrazione e l’esportazione dell’oro, storicamente il più bel metallo del mondo. All’epoca dell’imperatore romano Augusto, 27 aC – 14 dC, il commercio tra Cina e occidente era consolidato; la seta, le cui origini cinesi erano un segreto di stato, era il prodotto più ricercato in Egitto, Grecia e in particolare Roma. Più che la semplice distribuzione di merci da est a ovest e ritorno, la Via della Seta originale rese possibile un vasto scambio culturale tra i popoli su arte, religione, filosofia, tecnologia, lingua, scienza, architettura. Ogni aspetto della civiltà fu scambiato attraverso la Via della Seta insieme alle merci dei mercanti, da Paese a Paese.

La Strada di oggi
Il riferimento storico è importante per capire meglio come la dirigenza cinese tragga profondamente dal proprio patrimonio culturale la concezione della nuova Via della Seta, la Cintura e Via. Pochi, anche nella Cina di oggi si resero conto, durante una conferenza quest’anno a Pechino dove fui invitato a parlare sul significato del nuovo grande progetto infrastrutturale della Cina, della profonda importanza di questa iniziativa, non solo per l’economia della Cina. Alcuni esempi indicano come la trasformazione economica dell’Asia centrale con il progetto stradale Fascia e Via venga catalizzata già nei primi mesi. Nel maggio 2015 la Cina istituì un Fondo di investimento in oro dello Stato per creare un pool iniziale di 16 miliardi di dollari, facendone il maggiore fondo in oro fisico al mondo. Sosterrà i progetti auriferi lungo la Via della Seta economica. La Cina ha dichiarato che l’obiettivo è permettere ai Paesi eurasiatici lungo la Via della Seta di aumentare la copertura aurea delle proprie valute. I Paesi lungo la Via della Seta ospitano la maggior parte della popolazione mondiale con risorse naturali e umane da renderle del tutto indipendenti da qualsiasi cosa l’occidente offra. La Shanghai Gold Exchange della Cina ha formalmente istituito il “Fondo d’oro per la Via della Seta”. I due investitori principali del nuovo fondo sono le due maggiori società di estrazione dell’oro della Cina. Il fondo investirà in progetti auriferi lungo la ferrovia eurasiatica della Via della Seta, comprendente vaste regioni poco esplorate della Federazione Russa. La cooperazione sulle miniere d’oro della Cina si estende alla Russia, divenendo rapidamente il partner strategico più stretto della Cina. La China National Gold Group Corporation ha firmato un accordo con il gruppo aurifero russo Poljus Gold, il più grande gruppo aurifero della Russia, e uno dei primi dieci al mondo, per esplorare le risorse del più grande giacimento d’oro della Russia a Natalka, nell’estremo oriente di Magadan, nella regione di Kolyma. Anche se non è molto noto al di fuori del settore, la Cina è oggi il primo Paese al mondo per miniere d’oro, avendo superato la produzione sudafricana diversi anni fa. La Russia è la numero tre. Kazakistan e altri Paesi dell’Asia centrale, ora sulla Via della Seta, hanno grandi riserve d’oro non sfruttate che diventeranno un’economia con il collegamento infrastrutturale ferroviario.Shanghai-Lead-Image-IIIAnche il rame
La Cina mira anche ai vasti giacimenti di rame non sfruttati dei Paesi lungo la Via della Seta. Gli esperti minerari stimano che gli investimenti della Cina per l’approvvigionamento strategico di rame lungo la Via della Seta avverrà per decine o addirittura centinaia di miliardi. Nel 2014 la Cina fu il maggiore importatore di rame per l’industria, trascinandosi l’impressionante 40% delle importazioni di rame del mondo. Ora il Paese cerca chiaramente più garanzie, e l’Australia è un partner militare degli USA nell”Asia Pivot’ di Obama contro la Cina e le più economiche fonti lungo la Via della Seta. Kazakistan, il cui Presidente Nursultan Nazarbaev propose l’idea della nuova Via della Seta economica in un incontro del 2013 con Xi Jinping, è al centro degli accordi sul rame e i progetti comuni con la Cina. Il Kazakistan ha rame di alta qualità nelle regioni centro-orientali, come la famosa Copperbelt dell’Africa. Ed è anche tecnicamente facile sfruttarlo. La China Development Bank ha fornito 4,2 miliardi di credito alla KAZ Minerals, una delle principali società minerarie kazake. La regione orientale del Kazakistan confinante col nord del Kirghizistan ha numerose rocce di rame o porfido, stimate per miliardi di tonnellate. Questa cintura di porfido si estende alla Mongolia, nuova aderente alla Via della Seta della Cina. Recentemente la Mongolia ha confermato la scoperta di un’enorme giacimento di rame, a Oyu Tolgoi, per circa 6,5 miliardi di tonnellate di risorse. Altre prospettive sul rame della Via della Seta si trovano in Iran, Turchia se le cose si calmano e Serbia. Non solo lo sviluppo dei vasti giacimenti di oro e rame non sfruttati dell’Eurasia interessa le aziende cinesi. Il 17 dicembre, un gruppo di aziende cinesi visitando il Kazakistan firmava vari importanti accordi con il più grande produttore di uranio al mondo, la CGN Mining, società affiliata alla China General Nuclear Power Corporation, con una quota di minoranza sui giacimenti di uranio kazako; un accordo che prevede la costruzione di un impianto di produzione di combustibile nucleare. L’intera fornitura di combustibile alimenterà la crescente produzione di energia nucleare della Cina controbilanciando il carbone. Negli stessi colloqui in Kazakistan, la China CEFC Energy ha acquistato la quota del 51% della società controllata dalla compagnia petrolifera e gasifera dello Stato kazako KazMunayGaz, che gestisce raffinerie e stazioni di servizio, così come impianti di fertilizzanti in Europa. E la China National Chemical Engineering ha accettato di costruire un complesso chimico alimentato a gas in Kazakistan. Questo è solo il primo passo di ciò che alla fine sarà il mercato della più grande distesa di terra del mondo, l’Eurasia, con la maggioranza della popolazione mondiale, della manodopera istruita, degli scienziati e degli ingegneri di fama mondiale, e dal desiderio di costruire e non distruggere. E’ incoraggiante che tali iniziative pacifiche avanzino. Ed è dannatamente sicuro che sconfiggeranno l’agenda bellica di Washington e NATO.jf-777x437F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran si collega all’Eurasia con il Canale persiano

F. William Engdahl New Eastern Outlook 07/04/2016INDONESIA-CHINA-IRAN-PRESIDENTS-MEETINGCon le sanzioni economiche di Stati Uniti e Unione europea tolte, appare chiaro che l’Iran oggi vuole costruire e non distruggere come l’occidente sembra deciso a fare. L’ultima è l’annuncio che Teheran ha deciso di procedere nei grandi progetti infrastrutturali che forse completerà in una decina di anni, come il canale interno che colleghi per la prima volta Mar Caspio e Golfo Persico. Data la topografia montagnosa dell’Iran, non è un’opera semplice ma sarà un grande vantaggio anche per la Russia ed altre nazioni del bacino del Caspio, così come un’utile appendice del grande progetto infrastrutturale Via e Fascia della Cina.
Fin dai tempi degli zar Romanov, la Russia ha cercato un collegamento ai mari caldi per la marina e il commercio. Oggi le navi russe devono attraversare gli stretti turchi del Bosforo, un molto stretto corso d’acqua che passando per Istanbul collega Mar Nero al Mar di Marmara, e via Dardanelli, a Mar Egeo e Mediterraneo. Dato il gelo tra Mosca e Ankara oggi, da quando l’aviazione turca, alla fine dell’anno scorso, aveva deliberatamente abbattuto un jet russo nello spazio aereo siriano in violazione del diritto internazionale, il passaggio di navi russe attraverso il Bosforo è un affare assai incerto, nonostante i trattati internazionali sulla libertà di navigazione. Inoltre, le navi iraniane e cinesi, per raggiungere i porti mediterranei dell’Europa, devono attraversare il Canale di Suez di proprietà del governo egiziano. Nonostante la Convenzione di Costantinopoli del 1888, che garantisce il diritto di libero accesso a tutte le nazioni e le navi, in tempo di guerra o di pace, il governo egiziano, come fu chiaro durante il colpo di stato dei Fratelli musulmani di Muhamad Mursi appoggiato dagli Stati Uniti, è anch’esso soggetto a drammatici rischi politici. Il Canale iraniano darà a Russia ed altri Stati una via più breve all’Oceano Indiano bypassando gli stretti turchi e il Canale di Suez. Teheran ha ora svelato i piani per costruire un canale artificiale che colleghi Mar Caspio e Golfo Persico per la prima volta. Dovrebbe essere completato in circa un decennio ed ha enormi implicazioni economiche, militari ed economiche.

Il ‘Canale di Suez’ iraniano
In ogni senso, sarà un rivale economico e geopolitico del canale di Suez. Secondo Sputnik news, il progetto è stato approvato nel 2012 dall’ex-Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, mentre le sanzioni occidentali erano ancora vigenti. Il costo fu stimato dalla Khatam-al Anbiya, società edile della Guardia Rivoluzionaria Iraniana Corps (IRGC), in circa 7 miliardi di dollari. In quel momento per bloccare il progetto, Washington impose le sanzioni economiche alle aziende coinvolte nel progetto. Ora, per altre ragioni geopolitiche, Washington ha tolto molte sanzioni e Teheran va avanti. Il canale iraniano-caspico ha un grande vantaggio nella sicurezza, attraversando solo lo spazio iraniano ben difeso. Due rotte per il ‘Canale di Suez’ dell’Iran sono considerate; la più breve nella parte occidentale attraverserebbe un territorio montagnoso, mentre il più lungo permetterebbe l’irrigazione di vaste regioni desertiche dell’Iran orientale ed eviterebbe lo stretto di Hormuz tra Oman e Iran. La via orientale dal Mar Caspio a sud-est, sul Golfo di Oman, ha una lunghezza di 1465-1600 km a seconda della via seguita, e avrebbe il vantaggio di consentire l’irrigazione e lo sviluppo dell’agricoltura nelle province orientali e centrali del Paese, in cui la scarsità di precipitazioni provoca gravi siccità negli ultimi decenni. La via d’acqua permetterebbe di ricaricare le risorse idriche sotterranee. La via occidentale, se più breve, presenta notevoli svantaggi. Lunga circa 950 km seguendo in parte fiumi navigabili, attraverserebbe le valli delle montagne Zagros per 600 km. Uno dei principali svantaggi di questa via è il passaggio attraverso l’altopiano Zagros e le province di Kurdistan e Hamedan, salendo oltre i 1800 metri. Qualunque sia la via decisa, chiaramente le ragioni di sicurezza nazionale l’hanno posta nella riservatezza finora, ma diversi importanti vantaggi emergono da un canale che colleghi Mar Caspio e Oceano Indiano. In primo luogo si avrà un collegamento marittimo più breve tra Golfo Persico e India ed Europa orientale, centrale e settentrionale, da un lato, e dall’altra sarà in diretta concorrenza con il politicamente instabile Canale di Suez egiziano. Per la Russia sarà un grande vantaggio geopolitico avere facile accesso diretto all’Oceano Indiano, indipendente da Canale di Suez e Stretto del Bosforo in Turchia. Economicamente per l’Iran creerebbe molti posti di lavoro, circa due milioni per costruzione e manutenzione del lungo canale, consentendo inoltre a Teheran di rivitalizzare le isolate regioni orientali dell’Iran con infrastrutture di supporto, come la costruzione di un nuovo porto moderno nelle zone economiche libere di Bam e Tabas, cantieri navali e aeroporti, e relative città, inoltre impedirà o ridurrà notevolmente la desertificazione creando una barriera al dilagare del deserto nelle terre fertili dell’Iran.
Ciò avviene mentre l’Iran si prepara ad aderire a pieno titolo all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai eurasiatica. L’Iran aveva lo status di osservatore della SCO dal 2008, ma le sanzioni delle Nazioni Unite ne hanno impedito la piena adesione fino a gennaio. Russia e Cina ne sostengono con forza la piena adesione, che verrà approvata a fine estate in occasione della riunione annuale. Il Presidente cinese Xi Jinping, nella visita a Teheran di febbraio ha discusso la partecipazione dell’Iran al grande progetto infrastrutturale eurasiatico della Cina per creare una rete di porti e reti ferroviarie ad alta velocità che attraversino l’Eurasia da Pechino alla Bielorussia e oltre. E’ molto probabile che Xi e il Presidente Ruhani abbiano anche discusso la partecipazione della Cina al finanziamento e, eventualmente, costruzione del Canale persiano dell’Iran, l’alternativa iraniana al Canale di Suez. La mia osservazione personale, da una recente visita a Teheran, è che gli iraniani siano stufi della guerra, di non essersi pienamente ripresi dalla tragica distruzione della guerra Iran-Iraq istigata dagli USA nel 1980, così come delle successive destabilizzazioni degli Stati Uniti. Piuttosto, vogliono un pacifico sviluppo economico e la sicurezza nazionale. Il progetto iraniano del Canale persiano è un bel passo in questa direzione.OBORF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’intesa Russia-Cina volge verso l’alleanza

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 26 marzo 2016dg54fphlSb6jzJq1pV9k0kj2hTLc3jzWPer più motivi, la visita a Beijing di questa settimana di Sergej Ivanov, capo del personale dell’ufficio esecutivo del Presidente della Repubblica, al Cremlino, non può passare inosservata. Ivanov viaggia raramente all’estero (data la natura del suo oneroso lavoro interno); la carriera nel KGB dove fu generale e la lunga collaborazione con il Presidente Vladimir Putin; il ruolo centrale nel processo decisionale e la stretta associazione con le politiche ‘Verso Est’ della Russia, rendono questo evento significativo. La visita di Ivanov era su invito di Li Zhanshu che dirige l’Ufficio generale del Comitato centrale del Partito comunista cinese e che lavora direttamente sotto la supervisione del Presidente Xi Jinping. Ivanov e Li hanno firmato un ‘Protocollo di cooperazione’ tra l’Ufficio esecutivo presidenziale del Cremlino e l’Ufficio generale del Comitato centrale del PCC. Non vi sono dettagli sull’accordo. (Sito web del Cremlino) Significativamente, la Russia è l’unico Paese con cui il Comitato centrale del PCC ha stipulato tale cooperazione ai vertici di leadership. E’ dubbio se tale legame tra la ‘fucina’ del Comitato Centrale del PCC e la ‘Sala verde’ del Cremlino sia mai esistito in epoca sovietica, quando entrambi i Paesi sposavano al socialismo. A dire il vero, Ivanov è stato accolto col tappeto rosso a Beijing. Il primo giorno della visita lo stesso Presidente Xi l’ha accolto ed ha avuto incontri anche con due aderenti al Politburo, Liu Qibao che dirige il Dipartimento di Propaganda del Comitato Centrale e, curiosamente, l’estremamente potente Wang Qishan (da molti considerato la seconda figura più potente del Politburo, dopo solo Xi), dalla reputazione favolosa di risolutore di crisi ed estrema competenza nel campo degli investimenti e del commercio esteri. Inoltre, Wang è la punta di diamante dell’eccezionale campagna anticorruzione di Xi. Quale aspetto della personalità politica di Wang sia rilevante per l’incontro con Ivanov non lo sapremo forse mai. (Sito web del Cremlino) In ogni caso, la competenza di Ivanov sui problemi della sicurezza nel contrastare le tecniche da guerra fredda della sovversione occidentale è considerevole. In realtà, il Cremlino ha una vasta esperienza nella gestione di tali situazioni dalla Guerra Fredda, istigate dai servizi segreti occidentali e che negli ultimi tempi sono sorte, con intrighi, in Cina dove un autore è spuntato improvvisamente su internet minacciando personalmente Xi se dovesse persistere nella campagna anticorruzione. (Guardian).
image_update_cbbdaee6d73a0a3c_1336404932_9j-4aaqsk All’interazione con i media a Pechino, Ivanov si è concentrato sulle questioni economiche, in particolare la cooperazione energetica tra Russia e Cina, ed ha espresso soddisfazione per l’aumento del volume degli scambi, i progressi dei negoziati relativi alla proposta del gasdotto siberiano occidentale per la Cina. (Sito web del Cremlino) Il Cremlino ha dato alta pubblicità al viaggio di Ivanov, sottolineandolo quale grande evento che di conseguenza merita attenzione. Nella riunione con Xi, Ivanov in realtà ha ringraziato personalmente il leader cinese per “l’aiuto nell’organizzare la visita“. (Sito web del Cremlino) Infatti, sotto ogni apparenza, qualcosa di grosso sembra costruirsi attorno la prossima visita di Putin in Cina, a giugno. Solo due settimane prima, il Ministro degli Esteri Wang Yi visitava Mosca. Beijing ha emesso una dichiarazione straordinaria sulla visita il cui unico scopo era evidenziare la fiducia nella partnership strategica sino-russa (qui). Ai colloqui a Mosca l’11 marzo, durante la visita di Wang, i due ministri degli Esteri hanno deciso di ampliare il coordinamento bilaterale sulla politica estera a livelli senza precedenti. Sembra che abbiano stilato un documento completo su cui avviare circa 50 consultazioni tra i Ministeri degli Esteri dei due Paesi nel prossimo futuro, a livello di viceministri degli Esteri e capi di dipartimenti. Chiaramente, Mosca e Beijing stringono il coordinamento intergovernativo sulle questioni globali.
A mio avviso, l’intesa sino-russa diverrà inesorabilmente un’alleanza. Naturalmente, la saggezza convenzionale è che né Russia, né Cina avessero mai desiderato tale alleanza. Ma poi, il ‘co-rapporto di forze’ (prendendo in prestito il concetto sovietico) nella situazione mondiale contemporanea spingerebbe Mosca e Beijing su questa direzione. Nel libro La Russia in Estremo Oriente: Nuove dinamiche in Asia-Pacifico e oltre, il co-autore Prof. Artjom Lukin dell’Università Federale dell’Estremo Oriente di Vladivostok (una voce influente nella politica ‘Verso Est’ della Russia) avrebbe menzionato che dal 2014 lo stesso Putin cerca un’alleanza sino-russa. In effetti, in quel periodo, nel 2014, il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu (e il Viceministro della Difesa Anatolij Antonov) chiesero apertamente l’alleanza militare tra Russia e Cina per lottare contro terrorismo e rivoluzioni colorate. La grande domanda è se sia giunto il momento, infine, dell’idea nell’aria da quasi due anni.

Wang Qishan

Wang Qishan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina 2016: la grande svolta e le prospettive dell’Eurasiatismo

Strogo SekretnoSouth Front00221917e13e14a04f171c“La confusione in Siria” attira l’attenzione sul crescente cumularsi di fatti disparati e spesso contrastanti. Ma la globalizzazione richiede una valutazione del quadro complessivo mondiale. Da questo punto di vista, il volano delle tensioni della terza guerra mondiale ibrida fu aperto il 3 dicembre 2013, quando l’allora presidente dell’Ucraina Viktor Janukovich visitò Pechino e firmò l’accordo con la Cina per la creazione in Crimea di una “zona di sviluppo economico della Nuova Via della Seta” con un polo logistico multifunzionale da 140 milioni di tonnellate all’anno, e prestando alla Cina 3 milioni di ettari di terra coltivabile per fornire ai cinesi 10 milioni di tonnellate di grano all’anno. Così la Crimea doveva diventare un importante punto di transito della Via della Seta marittima del XXI secolo. In precedenza, nel novembre 2013, Janukovich si rifiutò di firmare l’accordo sull’associazione e libero scambio con l’UE. La politica di Kiev verso Cina e Russia, Stati Uniti e NATO non potevano tollerarla e così inscenarono il colpo di Stato, in seguito del quale in Ucraina giunsero al potere le forze filo-statunitensi e filo-sioniste, e nel Donbas iniziava la guerra civile. Dal punto di vista cinese, nel prossimo futuro ci sarà un nuovo cambio della tecnologia di produzione. La cosiddetta quinta tecnologia con priorità su microelettronica e informatica sarà sostituita dalla sesta basata su nano e biotecnologie e nuove forme di energia. A tale svolta se ne aggiunge un’altra. Il ciclo di “riproduzione del capitale” statunitense sarà sostituito da quello cinese del modo di produzione asiatico, mentre il centro della vita economica del pianeta passa dall’Atlantico (in cinese chiamato Oceano occidentale) al Pacifico. Così la forza trainante della nuova avanzata dell’Eurasia è ciò che in scienze politiche viene denominata “processi tettonici di trasformazione globale”, uno dei quali, nel prossimo futuro, è il cambio del leader globale entro il 2025, quando la Cina sorpasserà complessivamente gli Stati Uniti nell’economia, potenza militare, cultura, diplomazia, studi, ecc. La via della Cina per uscire dalla crisi globale e dalle follie del consumo e credito della società industriale occidentale fu chiamata “Nuova Via della Seta” nel 2013. Si suppone che collegherà la Cina, la “fabbrica del XXI secolo”, al mercato ad alta tecnologia europeo, soprattutto la Germania. Ricordiamo che l’iniziativa internazionale della Cina è attuare il “sogno cinese”, vale a dire fare del Paese nel 2025 in uno “Stato globale di primaria importanza”. Il Presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping ne fece un primo accenno nella prima visita all’estero, a Mosca, nel marzo 2013, sullo sfondo della crisi finanziaria russa a Cipro. Nella conferenza al MGIMO, a Mosca il 23 marzo 2013, Xi Jinping prese atto dei risultati positivi delle relazioni pragmatiche dei due Paesi nel quadro della “Grande Via del Tè” (Chadao Vanli) fin dal XVII secolo. Ma questo segnale non fu ascoltato o compreso nei corridoi del Cremlino. Il modello economico simbolo dei nuovi rapporti pragmatici tra Federazione russa e Repubblica popolare cinese, non fu neanche capito. Il 16 settembre 2013, durante la visita in Kazakistan e gli incontri con Nazarbaev, Xi Jinping definì le relazioni della Cina con i Paesi dell’Asia centrale “Grande Via della Seta”. Poi l’idea dell’integrazione economica di Paesi con differenti credi e tradizioni culturali fu udita ad Astana. Successivamente l’iniziativa per la Nuova Via della Seta dalla Cina all’Europa assunse la forma della dottrina della “Cintura economica della Nuova Via della Seta” e della “Via della Seta marittima del XXI secolo”. Si tratta dell’iniziativa che costruisce il XXI secolo. Motivo per cui, da due anni, vi prestiamo maggiore attenzione, così come alla Cina e alle sue prospettive di sviluppo.
Ovviamente, la Nuova Via della Seta non è solo un corridoio dei trasporti che collega la Cina con l’Europa, ma una via della Zona di sviluppo economico cinese con profitti negli investimenti garantiti e protetti dai… dollari USA. Così la Cina vuole liberarsi e riparare l’errore colossale di questi ultimi 20 anni, quando la produzione di grandi volumi di varie merci veniva scambiata con biglietti verdi basati sul nulla, reinvestendone nel proprio Paese, in progetti regionali, circa 8 miliardi. A questo scopo fu creata la Banca asiatica per gli investimenti per le infrastrutture (AIIB) nel 2015, che gradualmente si sbarazzerà del dollaro, guadagnando posizione verso i Paesi beneficiari dei prestiti, trasferendoli in yuan. Se la pensano così a Pechino non è chiaro, ma dovrebbe essere logico per sfuggire al cappio del dollaro che si è messo negli ultimi anni, passando per un certo periodo dai dollari agli yuan. E’ chiaro che nella crisi del credito globale e del sistema finanziario basato sui petrodollari degli Stati Uniti, il progetto cinese della Cintura economica della Nuova Via della Seta e della Via della Seta marittima del XXI secolo (“Una fascia – Una via”) è la demarcazione geopolitica della globalizzazione della terra, guidata dalla Cina, dalla globalizzazione del mare guidata dagli Stati Uniti, con una transizione graduale dal ciclo di accumulazione, emissione e credito del capitale degli Stati Uniti, al ciclo di produzione ed economico cinese, ma senza il dollaro al collasso, col quale le perdite della Cina sarebbero colossali.
La dottrina della Nuova Via della Seta si divide in due:
– A. La Cintura economica terrestre della Nuova Via della Seta come spazio di “destino comune, co-prosperità e sviluppo equo”. L’essenza è la via della globalizzazione terrestre nell’Asia centrale, dove sotto l’ombrello della potenza della Cina saranno garantiti gli investimenti con cui la Cina lascerà industrie e tecnologie ad alta intensità energetica e antiambientali, come petrolchimico e metallurgico, grazie al finanziamento della Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali e secondo la programmazione dei capitali (il cosiddetto sistema bancario islamico).
– B. La Via della Seta Marittima del XXI secolo come progetto puramente logistico, collegando i Paesi nell’ambito della Via della “fabbrica del XXI secolo” globale cinese, per garantirne l’approvvigionamento di materie prime e di combustibile, così come l’esportazione dei prodotti finiti.
In altre parole, il cardine dell’integrazione eurasiatica saranno i valori comuni dei popoli delle civiltà non occidentali, secondo la dottrina del nuovo “internazionalismo”, rivestita dal progetto della “Cintura culturale della Via della Seta”. La Cintura economica della Nuova Via della Seta comprende 16 Paesi, 12 dei quali appartengono al “mondo islamico”. È sommamente importante notare che la Zona economica e la Via marittima attraversino la zona d’interesse della Turchia. Storicamente, la Turchia è sempre stato il “tappo” della Via della Seta rientrando nella famiglia delle nazioni dello Stato unitario di Gengis Khan, poi controllato da Timur. La Turchia oggi rivendica anche un ruolo particolare nella cintura economica e un ruolo importante nella sicurezza della cintura. “La Fascia e Via” sarà una tendenza importante per la Cina nel 2016. Saranno decise altre importanti questioni. La prima è la separazione dalla cosiddetta “proprietà di Shanghai”, cambiando il paradigma della crescita comune, dominante in Cina negli ultimi 20 anni, con il paradigma dello sviluppo di nuove condizioni più complesse:
– Il ruolo del Partito comunista come sinonimo di sviluppo stabile del Paese;
– La ridistribuzione dei beni dello Stato;
– Operazione “erede di Xi Jinping”, che inizierà al 19.mo Congresso di fine 2017;
– La situazione di Taiwan
– Nuovo equilibrio di potere nella società, l’ambiente, i pensionati, ecc;
– Problemi macroeconomici;
– Minacce estere;
– Relazioni sino-russe;
– Alleanza anticinese nel Mare cinese meridionale tra Giappone e altri.
La soluzione di tali problemi nel 2016 sarà fondamentale per lo sviluppo della RPC fino alla fine del 21.mo secolo.belt and roadTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un’alleanza contro l’egemonia degli USA: Russia e Cina coordinano la politica estera

La collaborazione economica tra Russia e Cina rapidamente si trasforma in alleanza politica e militare contro le ambizioni degli Stati Uniti in Asia
Matthew Allen, Russia Insider, 14 marzo 20161026103788Avevamo riferito che la Cina è il primo acquirente estero del sistema di difesa aerea più avanzato della Russia, l’S-400, e notato come l’accordo è coerente con i crescenti legami militari e politici tra i due Paesi. Mosca vede chiaramente Pechino come solido alleata, se è disposta a fornirle il migliore equipaggiamento militare. Se l’accordo sull’S-400 non è abbastanza convincente, i commenti del Ministro degli Esteri cinese Wang Yi nell’ultima visita a Mosca dovrebbero togliere ogni dubbio sull’alleanza Cina-Russia: “La cooperazione tra Cina e Russia non è solo bilaterale, invece i due Paesi si coordinano per giocare un ruolo attivo in varie questioni internazionali“, ha detto Wang“. I due Paesi, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e principali economie emergenti, hanno posizioni simili sulla crisi siriana, così come nei negoziati nell’OMC e FMI. “Come ogni altro partner importante e prioritario, Cina e Russia sviluppano un coordinamento globale quale principio strategico, piuttosto che da mera opportunità”, aggiungeva il ministro degli Esteri cinese”. Questa è un’affermazione incredibile, ed è probabile causi panico al Pentagono. Cina e Russia collaborano a un “coordinamento strategico” su “varie questioni internazionali”. Ecco come ne parla la NATO, “Mentre Yi cita il conflitto in Siria come esempio di “posizioni simili” tra Mosca e Pechino, abbiamo il sospetto che la Cina capisca che avrà bisogno di aiuto per tenere gli Stati Uniti fuori della propria sfera d’influenza. Insieme, Russia e Cina ora protestano sui piani degli USA di dispiegare nuovi sistemi di difesa missilistica in Corea del Sud”. E mentre gli Stati Uniti continuano a inimicarsi la Cina nel Mar Cinese Meridionale, Pechino vede la Russia come partner politico e militare contro ulteriori ambizioni occidentali in Asia. Cerchiamo di essere chiari, però: la Cina è la maggiore (o la seconda, a seconda delle fonti) economia mondiale. La Russia è tra la 7.ma e la 9.na. Quindi molti commentatori hanno sostenuto che la Cina non vede la Russia come sua pari, e pensano che tale punto di vista abbia merito. E mentre la Cina può benissimo vedere la Russia come “fratello minore”, non pensiamo che questo sia un rapporto di sfruttamento. Sì, la Cina è una grande vincitore nella crisi Ucraina, consentendo a Pechino di firmare accordi energetici estremamente favorevoli con la Russia: ma non ci si può di certo aspettarsi che sia altruista. Con gli Stati Uniti quale grave minaccia per entrambe, è difficile credere che la Cina raggiri la Russia. Il che ci riporta all’accordo sull’S-400: la Cina vuole una deterrenza militare contro l’invasione degli Stati Uniti, cosa su cui la Russia è specializzata. Sì, la Cina porta i pantaloni “economici” in questa relazione, ma la Russia è più che compensata da capacità militari avanzate e dall’incredibile potenziale nella crescita economica, su cui la Cina ha fortemente investito. E mentre i BRICS continuano a svilupparsi, così come l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai e l’Unione economica eurasiatica, si prevede che la Cina gradualmente vedrà la Russia come sua pari economica. È vero, Cina e Russia non hanno basi militari congiunte nel globo, ma la NATO non è certo un modello di efficace alleanza difensiva. L’alleanza tra Cina e Russia contro l’egemonia degli Stati Uniti, infine è possibile.cf37e150dc75d70c920f6a706700e9c0_tx600

La Cina è il primo acquirente estero dell’S-400 mentre Mosca e Pechino fanno squadra contro gli USA
Matthew Allen, Russia Insider, 13 marzo 2016

Russian President Vladimir Putin visits ChinaLa Russia vende alla Cina il proprio sistema di difesa aerea più avanzato. Questo potrebbe essere un segnale dei crescenti legami militari tra i due partner economici?
La Russia ha confermato di aver ricevuto il pagamento anticipato dalla Cina per i sistemi S-400. Come riporta TASS: “Le consegne dei sistemi di difesa aerea S-400 alla Cina col presente contratto inizieranno nel primo trimestre del 2017, secondo Chemezov. Una fonte nel sistema per la cooperazione tecnica militare della Russia aveva detto alla TASS che Pechino avrebbe ricevuto il primo sistema missilistico antiaereo S-400 non prima di dodici o diciotto mesi. L’accordo della Cina per l’acquisto dei sistemi S-400 Triumf è stato annunciato ufficialmente nella primavera del 2015. Anatolij Isajkin, direttore dell’esportatore di armi di Stato della Russia Rosoboronexport, non rivelava al momento i dettagli del contratto, il numero di sistemi S-400 che sarebbero stati acquistati dalla Cina o la tempistica delle consegne. Secondo i media, l’accordo prevede non meno di sei battaglioni di S-400 per un valore complessivo di 3 miliardi di dollari. L’S-400 Triumf è il più avanzato sistema missilistico antiaereo a medio e lungo raggio russo, entrato in servizio nel 2007. Ben 16 reggimenti dell’esercito russo dovrebbero essere armati con i sistemi S-400 entro la fine del 2016. La Cina è il primo cliente straniero dei sistemi missilistici antiaerei S-400”.
Il fatto che la Cina sia la prima nazione ad acquistare l’S-400 (ricordate, l’Iran ha acquistato lS-300, ma non sono stati ancora consegnati) indica che Mosca vede Pechino come partner politico e militare a lungo termine. Infatti, mentre l’estensione dell'”alleanza” della Russia con la Cina è stata esagerata, sembra che i crescenti legami economici tra le due nazioni ne facilitino una cooperazione militare più stretta. E già si vede come Cina e Russia collaborano per proteggere i propri interessi nella sicurezza: “I Ministri degli Esteri di Cina e Russia si oppongono alla possibile implementazione di un avanzato sistema di difesa antimissile statunitense in Corea del Sud. Tra le crescenti tensioni sull’arsenale nucleare della Corea democratica, Washington e Seoul iniziavano colloqui formali sullo schieramento del sofisticato sistema THAAD“. Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha detto in conferenza stampa, dopo l’incontro con omologo russo Sergej Lavrov, che disporre il sistema in Corea del Sud “infliggerà un danno diretto agli interessi della sicurezza strategica di Cina e Russia“. E mentre gli Stati Uniti continuano a provocare la Cina nel Mar Cinese Meridionale, va attesa un’ulteriore cooperazione tra Russia e Cina su questioni politiche e militari. Gli interessi economici e della sicurezza comuni hanno avvicinato Cina e Russia, e l’acquisto dell’S-400 da Pechino ne è un esempio perfetto. Come funziona il “pivot in Asia” degli Stati Uniti?putinXi_2262689bAddio Europa: la Cina supera la Germania come primo cliente del petrolio russo
La partnership petrolifera russo-cinese si preannuncia la più importante di queste relazioni nel mondo
Adam Hill, Russia Insider, 14 marzo 2016

DSC_1071(1)(2)Ha un senso solo. Avevamo riportato che la Russia ha sostituito l’Arabia Saudita come prima fornitrice di petrolio della Cina. Ma l’Agenzia Internazionale per l’Energia ora dice che alla fine del 2015 la Cina superava la Germania quale acquirente del medesimo dalla Russia. “I dati dell’esportazione suggeriscono che la Cina importa più greggio ESPO (miscela della Siberia orientale ed Oceano Pacifico) e alla fine del 2015 superava la Germania divenendo primo cliente della Russia“, secondo l’Oil Market Report di marzo dell’AIE. La Russia è oggi la prima fornitrice di petrolio della prima importatrice di petrolio. Non è ancora il maggiore partenariato energetico del mondo, il flusso di petrolio dal Canada agli Stati Uniti è maggiore, ma certamente dal punto di vista geopolitico è ancor più significativo. Le relazioni canadese-statunitensi sarebbero più o meno le stesse con o senza il massiccio commercio di petrolio, ma Russia e Cina sono rispettivamente sempre più commercialmente importanti, contribuendo a rafforzare i numerosi legami politici (SCO, BRICS) che Pechino e Mosca tessono finora. In realtà il rapporto commerciale crescente (in particolare petrolio e armi) è in larga misura conseguenza della maggiore comprensione politica tra le due dal 2014 e della svolta occidentale contro la Russia. Il rapporto specifico sul petrolio decolla sulla scia di un accordo secondo cui la Russia accetta pagamenti direttamente in renminbi cinese. Ciò solleva Pechino e non crea problemi alla Russia essendo la Cina di oggi una grande fabbrica, permettendole vendere petrolio in renmibi che possono essere facilmente spesi per acquistare merci cinesi. Infatti ogni anno la Russia importa dalla Cina più di quanto esporti, così non potrà temere di accumulare valuta indesiderata.9434C25F-2E86-4EDD-A183-E5622734014B_cx10_cy0_cw90_mw1024_s_n_r1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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