NATO e occidente sono diventati irrilevanti

F. William Engdahl New Eastern Outlook 22/07/2015rtx1jnqtIl duplice vertice svoltosi ad Ufa in Russia ai primi di luglio, erano tutt’altro che di routine. In effetti sarà visto dagli storici futuri come l’evento che segnò il declino definitivo dell’egemonia globale della civiltà europea e nordamericana. Non è un piccolo evento nella storia umana, ma il più significativo cambio dei rapporti economici mondiali dalla quarta crociata nel 1204, quando la Repubblica di Venezia emerse come potenza mondiale dopo il brutale assedio e saccheggio vergognoso di Costantinopoli che segnò la fine dell’impero bizantino. Prima uno sguardo a ciò che è accaduto. La Russia ha ospitato due vertici delle emergenti organizzazioni alternative, la riunione annuale dei Paesi BRICS, così come la riunione annuale della Shanghai Cooperation Organization. Il loro grande significato è stato del tutto oscurato dai media occidentali come il New York Times. In primo luogo guardiamo ai risultati della riunione BRICS cui Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa sono Stati aderenti. I BRICS hanno formalmente avviato la loro New Development Bank (NDB) con sede centrale a Shanghai, centro bancario e finanziario della Cina e una filiale in Sud Africa al servizio della regione africana. Opera esplicitamente in alternativa al dominio dal 1945 di FMI e Banca Mondiale, cuore del sistema del dollaro di Washington. Ha avuto contributi dagli Stati aderenti per 50 miliardi di dollari, soprattutto per i progetti infrastrutturali, non esclusivamente negli Stati BRICS. Così hanno creato un fondo di difesa finanziario da 100 miliardi, il cosiddetto Contingent Reserves Arrangement, in caso di attacchi speculativi come quelli lanciati da Washington con il Quantum Fund di Soros nel 1997 per distruggere le economie delle tigri asiatiche. La banca NDB viene attivata un anno dopo l’ultimo vertice BRICS, che ne accettava la creazione, e il vertice annunciava che i primi progetti infrastrutturali approvati inizieranno nel 2016. Questo è un testamento impressionante della reciproca volontà di creare un’alternativa a Fondo monetario internazionale e Banca mondiale controllati da Washington dove hanno sede. In particolare i BRICS hanno deciso per la prima volta d’istituire una cooperazione formale con i dirigenti dell’Unione economica eurasiatica di Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan. Così hanno deciso di incontrare i leader della Shanghai Cooperation Organization (SCO) di Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan.

La SCO aggiunge una maggiore dimensione alla sicurezza
Da parte loro, le nazioni della SCO, Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, oltre ad ammettere formalmente India e Pakistan hanno deciso di aumentarne il ruolo nella lotta al terrorismo nella regione. La SCO fu fondata nel 2001, originariamente per risolvere i conflitti di confine tra Cina, Russia, Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan negli anni dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ora subisce una metamorfosi organica divenendo qualcosa di molto diverso e, in combinazione con la rete ferroviaria ad alta velocità della Cintura economica della Nuova Via della Seta della Cina che incrocia in Russia ed Eurasia, poteziando economicamente la regione, la cui crescita nel prossimo secolo farà impallidire qualsiasi cosa possano fare le economie occidentali dell’OCSE cariche di debito. Quest’anno i membri della SCO hanno ammesso Pakistan e India come membri a pieno titolo, una mossa che mina 70 anni di geopolitica anglo-statunitense nel subcontinente indiano, portando i due acerrimi nemici nel forum dedito a risolvere diplomaticamente i conflitti di frontiera. La dichiarazione di Ufa dei BRICS ha anche sottolineato l’importanza di riaffermare la Carta delle Nazioni Unite e condannato l’intervento militare unilaterale, chiaro riferimento a s’indovini chi? L’allargamento che include India e Pakistan nella SCO eurasiatica ha enormi implicazioni per la rete ferroviaria ad alta velocità della Cintura economica della Nuova Via della Seta della Cina e potenziali oleogasodotti nell’Eurasia. Significativamente, con l’amministrazione Obama che vuole usare l’Iran contro Russia e Cina, firmando il recente accordo nucleare a 6 di Ginevra, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha frequentato i vertici BRICS/SCO ed ha avuto colloqui privati con il presidente russo Vladimir Putin. Teheran probabilmente aderirà alla Shanghai Cooperation Organization dopo la fine dell’embargo, forse già nel 2016, qualcosa che darà alla SCO una presenza importante in Medio Oriente. La revoca prevista delle sanzioni economiche all’Iran, potrà significare un enorme approfondimento economico dello spazio economico eurasiatico da Shanghai a San Pietroburgo a Teheran e oltre, scenario da incubo degli attori geopolitici degli Stati Uniti come Zbigniew Brzezinski e Henry Kissinger. In particolare, la dichiarazione finale dei BRICS ha anche promesso maggiore cooperazione nella lotta al terrorismo e sui problemi di sicurezza degli Stati membri. Ciò si sovrappone all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) creata dalla Russia nel 1992 dopo il crollo dell’Unione Sovietica, per fornire una parvenza di sicurezza dai dilaganti mujahidin afghani, scimmiette pagate della CIA per “istigare” (secondo lo stesso Brzezinski) gli Stati ex-sovietici con grandi popolazioni musulmane dell’Asia centrale, in particolare Azerbaigian e Caucaso. Oggi la CSTO emerge come una molto più seria organizzazione e mezzo tramite cui la Russia può legittimamente fornire direttamente sicurezza agli Stati più deboli dell’Unione economica eurasiatica, come Kirghizistan o Armenia, bersaglio di nuove rivoluzioni colorate sponsorizzate dagli USA per diffondere il caos nel nascente spazio economico eurasiatico. Ciò che è degno di nota del vertice BRICS-SCO-UEE ospitato da Putin ad Ufa, città russa di un milione di abitanti ai piedi degli Urali e vicina al Kazakistan, è non solo l’armonizzazione tra le tre grandi organizzazioni. E’ anche il fatto che la Russia sia l’unico aderente a tutti e tre, facilitandone l’armonizzazione degli obiettivi strategici. Inoltre gli Stati membri hanno tutti la necessità di essere pienamente indipendenti dal mondo del dollaro e dall’illegittima farsa dell’euro della moribonda Unione europea. Come Saker ha sottolineato in un pezzo recente, “la lista completa dei membri di BRICS/SCO sarà come questa: Brasile, Cina, India, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Russia, Sud Africa, Tagikistan e Uzbekistan. Il BRICS/SCO dunque includerà 2 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e 4 Paesi dotati di armi nucleari (solo 3 Paesi della NATO hanno armi nucleari!), che rappresentano un terzo della superficie terrestre del mondo, producono 16000 miliardi di dollari di PIL e hanno una popolazione di 3 miliardi di persone o la metà della popolazione globale”. La nuova architettura dell’Eurasia si forma con cui, se ci pensano le nazioni dell’UE, soprattutto Germania, Francia e Italia, potrebbero beneficiarne enormemente collaborandovi. Eppure, qual è la risposta di Washington e dei “vassalli” europei della NATO, per usare il termine di Brzezinski?

La risposta della NATO di Washington
La risposta di Washington e NATO a tutto questo è tetra e patetica, per usare un eufemismo. Il nuovo candidato di Obama a presidente dei Capi di Stato Maggiore, generale del Corpo dei Marines Joseph Dunford, ha dichiarato la Russia maggiore minaccia degli Stati Uniti nella sua testimonianza al Congresso di alcuni giorni fa. Dimenticando la “minaccia esistenziale” del SIIL, l’organizzazione che le intelligence di Stati Uniti ed israeliana hanno creato per diffondere caos, Dunford ha dichiarato: “Se si vuole parlare di una nazione che potrebbe costituire una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti, indico la Russia”. La cosa allarmante è che non c’è stato alcun pigolio di protesta sui blog a parte le osservazioni dell’ex-congressista Ron Paul e di pochi altri. Il tam tam bellicoso batte sempre più forte sul Potomac in questi giorni. La rabbia di guerra a Washington va oltre il solo generale. Il Pentagono ha appena rilasciato la sua strategia militare per gli Stati Uniti 2015. L’attenzione chiaramente trascura gli “attori non statali”, come SIIL quale maggiore minaccia agli Stati Uniti, e si concentra sugli “attori statali” che “violano le norme internazionali”. Il documento strategico del Pentagono cita Russia, Cina, Iran e Corea democratica come le peggiori minacce. Ciò che non ammette è la “minaccia” all’egemonia della sola superpotenza Stati Uniti che insiste che la sua volontà sia l’unica valida essendosi auto-nominati custodi di “democrazia” e “diritti umani”, il loro Nuovo Ordine Mondiale come George Bush senior disse nel 1991. Sul fronte economico, ciò che emerge nella vasta Eurasia è il maggiore investimento per infrastrutture fisiche, che a sua volta crea nuovi mercati da cui oggi le regioni remote della Siberia o la Mongolia rimangono praticamente isolate. Al contrario, la Washington di Obama, una volta-egemone, si dispera e riesce ad offrire solo il segreto patto di libero commercio dominato dagli Stati Uniti, il Trans-Pacific Partnership (TPP), agli Stati asiatici, eccetto la Cina, per cercare di contenere la Cina economicamente, e il partenariato transatlantico commerciale e degli investimenti (TTIP) che offre lo stesso vicolo cieco geopolitico alle economie dell’UE. Entrambe le proposte sono un disperato tentativo degli strateghi di Washington e dei loro sostenitori delle multinazionali agro-alimentari, come Monsanto, o farmaceutici, per dominare il commercio e la finanza mondiali.
Proprio come un individuo può disperarsi per un trauma, è possibile che intere nazioni, anche grandi e apparentemente potenti come gli Stati Uniti d’America, siano disperate. Una volta che una nazione si dispera, perde la capacità di agire per il bene. Ciò descrive tragicamente gli USA di oggi. Un lento processo di marcescenza interna, come l’impero romano nel III e IV secolo d. C. Marcescenza cresciuta per decenni. Ci sono stati molti eventi cruciali che il popolo ha lasciato passare senza agire. Uno di questi, da più di un secolo, è il Congresso degli Stati Uniti che ha ceduto la responsabilità costituzionale di controllo dell’emissione di moneta, consegnandola a una cabala privata di banchieri di Wall Street, chiamata Federal Reserve. Un altra la perfidia degli USA fu trasformare l’ex-alleata Russia nel “nuovo Hitler” in modo che lo Stato della sicurezza nazionale di Nelson Rockefeller, con la CIA, potesse essere costruito per giustificare la svalutazione della Costituzione degli Stati Uniti. Un altro fu la decisione, beh, forse potete scegliere voi, dato che ce ne furono tanti, apparentemente minori ma come totalità furono tossici per il genuino rispetto della vita umana e della libertà individuale. Poi, dopo gli eventi dell’11 settembre 2001, la nazione fu paralizzata dalla paura, restando in silenzio mentre il Bill of Rights fu gettato nel tritadocumenti da George W. Bush sotto il nome ingannevole di Patriots Act ed altre leggi da Stato di polizia. Una volta che un popolo, un tempo meraviglioso come quello statunitense. perde tutto ciò che ha fatto di buono, ci vuole decisa consapevolezza e determinazione per riconquistare quella bontà. Il primo passo essenziale è prendere coscienza di ciò che c’è di malvagio nel popolo di oggi. Non è colpa di David Rockefeller, George HW Bush, Bill Gates, Hillary Clinton o Jeb Bush. E’ colpa nostra noi e loro ne hanno approfittato. Dobbiamo cominciare da qui se vogliamo prenderci sul serio di nuovo come nazione e come popolo. Vederci come “vittime” a prescindere da cosa o chi, è come letteralmente finire in un vicolo cieco.

F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” .

shutterstock_192607253-600x426Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I vertici BRICS e SCO: simbolismo e contenuti specifici

Boris Volkhonskij Strategic Culture Foundation 16/07/2015brics640È piuttosto difficile valutare subito il significato dei vertici BRICS e SCO tenutisi a Ufa l’8-10 luglio, e questo è testimoniato dalla raffica di relativamente simili (anche se essenzialmente veri) commenti. La maggior parte dei commentatori si rivolge ad aspetti abbastanza esterni, essenzialmente simbolici. E’ difficile argomentare contro le dichiarazioni che BRICS e SCO insieme formano un nuovo centro di potere in opposizione all’ordine mondiale unipolare, ad esempio, ma cosa significa in pratica? Né SCO, tanto meno i BRICS sono alleanze militari e politiche, quindi non ha senso parlare di una sorta di NATO asiatica e ancor meno di una transcontinentale. Eppure entrambe le organizzazioni, con tutte le loro differenze relative a struttura organizzativa, appartenenza e ordine del giorno, sono una reale alternativa globale all’occidente con tutte le sue istituzioni, tra cui la NATO. È opportuno ricordare i classici del marxismo-leninismo, secondo cui “la politica è l’espressione concentrata dell’economia”. Da questo punto di vista, misure specifiche per creare una nuova architettura finanziaria indipendente delle istituzioni create nel quadro del sistema di Bretton Woods, che assicurano il monopolio del dollaro USA, sono di gran lunga più importanti delle dichiarazioni politiche. Quando l’idea di una banca BRICS fu sollevata un paio di anni fa, molti la dichiararono utopica e persino ridicola. Ora però ha acquisito non solo un concreto profilo organizzativo e finanziario, ma la Banca degli Investimenti Infrastrutturali Asiatica è in fase di realizzazione, allo stesso tempo, senza il coinvolgimento degli Stati Uniti. Al vertice SCO fu avanzata l’idea di creare una banca per questa organizzazione, e i Paesi di entrambe le organizzazioni sempre più passano ai pagamenti reciproci in valute nazionali. Anche se è attualmente improbabile che tutte queste istituzioni potranno scrollarsi il monopolio del FMI e della Banca mondiale nei prossimi anni, va ricordato che possenti querce nascono da piccole ghiande, e queste ghiande non sono solo piantate nel terreno, ma i primi germogli già appaiono. Più in particolare, vorrei indicare una cosa accaduta a Ufa, l’avvio dell’adesione alla SCO di India e Pakistan. C’è indubbiamente anche un aspetto simbolico nel (tanto atteso) evento: le tre grandi potenze asiatiche si uniscono in un’unica organizzazione ideata dal defunto Evgenij Primakov sull’asse geopolitico ‘Mosca-Delhi-Pechino’. Ma l’importanza di questo passo va ben oltre il simbolismo politico. Torniamo ancora una volta alle specifiche economiche.
Da grande potenza asiatica (e globale), l’India potrebbe essere considerata una nazione insulare in un certo senso: è circondata dal mare su tre lati, il nord e nord-est sono limitati dal sistema montuoso più alto del mondo, e il nord- a ovest confina con il Pakistan con cui i rapporti lasciavano molto a desiderare per quasi tutti i 70 anni d’indipendenza. Risultato, l’enorme interesse dell’India ai mercati e materie prime di Russia e Asia centrale, e la mancanza di infrastrutture impedisce che il suo potenziale sia utilizzato al massimo. Dati come il fatturato commerciale tra Russia e India nel 2014 (meno di 10 miliardi di dollari) parlano da soli, sono semplicemente ridicoli. L’8 maggio 2015, durante la visita del presidente cinese Xi Jinping a Mosca per celebrare il 70° anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica, Russia e Cina presero la decisione storica di unire due progetti integrandoli, Unione economica eurasiatica e progetto della Cintura economica della Via della Seta (One Belt, One Road (OBOR)). L’India che aderisce alla SCO significa che questi due progetti, la cui spinta principale è da est a ovest, saranno integrati con il progetto internazionale del corridoio nord-sud a lungo accarezzato ma non ancora pienamente operativo (dall’India via mare al porto di Chabahar in Iran e poi attraverso strade e sistema ferroviario in Afghanistan, Asia centrale, Caucaso meridionale, Russia e Nord Europa). Così un sistema infrastrutturale chiuso verrebbe creato nella vasta area tra Nord Europa, Asia meridionale, Mediterraneo ed Estremo Oriente, aumentando di molte volte il fatturato commerciale tra tutti i Paesi interessati. E quando (non credo che ci sia alcun modo di dire “se”), questo sistema sarà realtà (il recente accordo sul programma nucleare dell’Iran e futura revoca delle sanzioni all’Iran daranno ulteriore impulso alla realizzazione del progetto), renderà possibile dire che un’alleanza integrata si crea nelle vaste distese dell’Eurasia, non solo in alternativa a ciò che esiste (come l’Unione Europea), ma probabilmente come qualcosa di ancora più attraente. E’ ovvio che non possano capirlo a Washington, per cui è ragionevole aspettarsi tentativi di colpire la stabilità in uno o più Paesi componenti questi legami integrati e colpi secondo le rivoluzioni colorate. Ma anche gli strateghi di Washington devono capire che Russia, Cina e India non sono affatto Georgia o Ucraina. Il fatto che le tre grandi potenze asiatiche abbiano interessi comuni farà da solida garanzia contro qualsiasi tentativo d’intervento estero.dollar-losing-status-reserve-currencyLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mackinder rinasce, l’Ungheria entra nella Via della Seta

F. William Engdahl New Esatern Outlook 09.07.2015134303288_14336634805761nIl campo di forza magnetica che spinge sempre più Paesi dell’UE a collaborare con il colosso economico eurasiatico emergente, cresce di giorno in giorno mentre le economie dell’UE sprofondano nei debiti, depressione e stagnazione economica. L’ultimo intrigante sviluppo è l’accordo formale del governo ungherese per aderire alla Cintura economica della nuova Via della Seta della Cina, una rete ferroviaria ad alta velocità lungo la storica Via della Seta medievale dall’Eurasia all’Europa. Il 9 giugno durante un incontro con il presidente ungherese Viktor Orban, il ministro degli Esteri della Cina Wang Yi ha formalmente firmato un memorandum d’intesa per definire i dettagli dell’adesione dell’Ungheria alla Cintura economica della Via della Seta della Cina. Ora è molto chiaro che il progetto sia una ben pianificata strategia geopolitica ed economica della Cina per aggirare l’accerchiamento navale e l’infame “Pivot in Asia” del presidente Obama, consolidando le vie terrestri in Eurasia e creando il più grande mercato integrato del mondo. L’Ungheria del Presidente Orban, presente nell’elenco dei “cattivi” di Washington e Bruxelles per le sue iniziative economiche indipendenti e aperture a Russia e ora Cina, è diventato il primo Paese dell’UE a raggiungere la Via della Seta della Cina. Al recente Forum economico internazionale di San Pietroburgo, la Russia ha formalmente accettato di unire la Via della Seta e la relativa pianificazione ferroviaria all’Unione economica eurasiatica costituita da Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e ultimamente Kirghizistan. In un viaggio in Germania, Francia, Belgio e Olanda nell’aprile 2014, il presidente cinese Xi Jinping, architetto del programma della Via della Seta, esortava la cooperazione Cina-UE nella pianificazione dei collegamenti tra la rotte eurasiatiche della Via della Seta e Paesi dell’UE. Nel dicembre 2014, quando Li Keqiang visitò il vertice dei leader Cina-Europa Centro-orientale (CEE) in Serbia, nel dicembre 2014, evidenziò il ruolo che l’Europa deve giocare nella Cintura e Via, e il ruolo che può svolgere la Cina portando la Via della Seta in Europa, non solo in Ungheria. Il piano di azione ufficiale per la Cintura e Via, emesso dalle agenzie governative cinesi nel marzo 2015, descrive la Via della Seta quale “nuovo ponte terrestre eurasiatico … volto a riunire Cina, Asia centrale, Russia ed Europa”. Ciò significa che Cintura e Via, per definizione della Cina, sarà incompleta senza la partecipazione dei Paesi europei; e quelli dell’Europa centrale e orientale in particolare hanno un ruolo speciale.

Strategia geopolitica a lungo termine
Dopo la seconda guerra mondiale e la sconfitta del terzo Reich di Hitler, la geopolitica divenne una parola tabù essendo legata per molti ad Haushofer e al “Lebensraum” dei nazisti. La Geopolitica, tuttavia, è molto più di ciò, è lo studio dell’integrazione politica, economia e geografia. Il padre della geopolitica inglese Sir Halford Mackinder, per primo presentò il concetto di tale rapporto, in una conferenza per la Royal Geographic Society nel 1904 a Londra, “Il perno geografico della storia”. Oggi è uno dei volumi più preziosi e utili nella mia biblioteca. Era un brillante tentativo di guardare il mondo nella totalità, che Mackinder chiamò “naturale sede del potere”. Per lui la Russia era una gigantesca minaccia al futuro dell’impero inglese dominante, per la sua vastità geografica, quale maggiore potenza del mondo dalle vaste steppe, enormi risorse naturali e popolazione. Scrisse, “il posizionamento dell’equilibrio di forze a favore dello Stato-perno (Russia), conseguente all’espansione su terre marginali dell’Euro-Asia, permetterà l’uso di vaste risorse continentali per costruire una flotta, e l’impero del mondo sarebbe quindi in vista. Questo potrebbe accadere se la Germania si alleasse alla Russia”. Impedendo la coesione russo-tedesca con le macchinazioni diplomatiche inglesi nella guerra russo-giapponese del 1905, plasmando l’accerchiamento militare del Reich tedesco con la triplice intesa tra Gran Bretagna, Francia e Russia che spinse Londra ad avviare la prima guerra mondiale contro una Germania circondata, utilizzandone l’alleato naturale, la Russia, in tale sporco piano segreto. In particolare, George Friedman, fondatore della consulenza d’intelligence del Pentagono del Texas e seguace negli USA di Mackinder, ha detto recentemente in un discorso al Consiglio per gli affari esteri di Chicago, “l’interesse primordiale degli Stati Uniti per cui per secoli ha combattuto guerre, prima e seconda mondiale e fredda, fu il rapporto tra Germania e Russia perché unite sono l’unica forza che ci potevano minacciare”. Tradotto nel contesto del XXI secolo, ciò descrive precisamente le conseguenze delle dilettantesche provocazioni militari, politiche e finanziari di Washington contro Russia e Cina, e cui il “Pivot in Asia” di Obama è un misero tentativo di attualizzare Mackinder. La Geopolitica, correttamente intesa, forma la montante risposta russa e cinese a tali provocazioni mortali. Mackinder scrisse con chiarezza nel suo saggio del 1904, “vero che la ferrovia Trans-siberiana è ancora una linea di comunicazione unica e precaria, ma il secolo non sarà vecchio prima che tutta l’Asia sia coperta di ferrovie. Gli spazi nell’Impero russo e Mongolia (leggere la Cina di oggi) sono così vasti e le loro potenzialità in popolazione, grano, cotone, carburante e metalli così incalcolabilmente grandi, che inevitabilmente un vasto mondo economico, più o meno separato, si svilupperà inaccessibile al commercio oceanico”. Voleva dire inaccessibile al controllo degli oceani della Royal Navy. Invece la diplomazia segreta inglese, due guerre mondiali e quasi cinque decenni di guerra fredda della NATO hanno ritardato la fusione naturale delle economie di tutta l’Eurasia via rotaie. Le idee di Mackinder hanno formato la geopolitica mondiale anglosassone finché le politiche finanziarie inglese ne causarono la sconfitta in due guerre mondiali a vantaggio dell’emergente seconda potenza terrestre, il Nord America. Mackinder contribuì con il suo ultimo saggio del 1943 sul giornale di politica estera del pensatoio di New York, Consiglio per gli affari esteri. Modellò l’ideologia della strategia militare del dopoguerra degli Stati Uniti da Henry Kissinger a Zbigniew Brzezinski a Stratfor di George Friedman. Tuttavia, l’alto comando cinese così come quello russo hanno studiato accuratamente Mackinder. Così la Via della Seta odierna integra per la prima volta nella storia le vaste risorse non sfruttate dell’Eurasia. Questo è ciò che avviene sotto i nostri occhi e crea allarme a Washington, Londra e Bruxelles.

L'”incubo” di Mackinder diventa realtà
La firma ungherese per la Via della Seta non è un’iniziativa spontanea cinese, ma rientra nella decennale strategia per la costruzione di “hub” o punti d’ingresso economici nel grande mercato dell’UE, iniziata ben prima della decisione di Obama di creare una nuova guerra fredda con la crisi in Ucraina e le sanzioni alla Russia. Ciò rende gli attuali sviluppi geopoliticamente ancor più significativi per il futuro dell’UE. Le imprese cinesi hanno investito oltre 5 miliardi di dollari nei Paesi CEE su energia, infrastrutture e macchinari. La Cina ha stipulato un contratto per costruire una ferrovia ad alta velocità collegante Ungheria e Serbia e per la costruzione di due reattori nucleari per una centrale rumena. Gli investimenti cinesi in Europa sono raddoppiati tra 2013 e 2014 a 18 miliardi di dollari. Già nel 2011, l’allora primo ministro cinese Wen Jaibao fece un viaggio in Ungheria per incontrare il Presidente Viktor Orban e firmare accordi commerciali da miliardi di dollari, indicando che la Cina sceglieva l’Ungheria come partner economico e commerciale privilegiato nell’UE. Orban fu invitato in Cina già nel 2010 e l’Ungheria permise alle imprese cinesi d’investire nel Paese. Uno delle più grandi è la società di telecomunicazioni cinese Huawei che ha costruito un impianto di produzione, il secondo maggiore centro di distribuzione di smartphone della società nel mondo. Intrigante, data l’attuale crisi greca dell’UE, la Cina possiede una proprietà strategica del Paese, il Pireo, maggiore porto commerciale in Grecia, proprietà gestita dalla società cinese China Ocean Shipping Co.; porto usato dalla Cina per raggiungere i mercati mitteleuropei e del Mar Nero. Dato che Pechino e Mosca sanno di affrontare lo stesso “avversario geopolitico” come Vladimir Putin ha chiarito, cioè la superpotenza in declino degli USA, l’invito all’Ungheria, Paese dell’UE, di aderire alla Via della Seta insieme a Russia e Unione economica eurasiatica, è un brillante ulteriore sviluppo nella creazione del mondo multipolare per sostituire la dittatura dell’unica malintesa superpotenza NATO-Washington. Il banchetto preparato con irresistibili piatti cinesi davanti l’UE che economicamente lotta per “andare a Est e non a ovest”, riformula la famosa frase del pubblicista statunitense Horace Greely del 1865 sui fini della guerra civile americana. L’era del secolo americano così trionfalmente proclamato da Henry Luce nel suo famoso editoriale del 1941 sulla rivista Life, sembra che non supererà il settantacinquesimo compleanno, l’anno prossimo. Vista da Budapest e sempre più da Berlino, Parigi e Roma, l’Eurasia emergente ad est con potenzialità commerciali da trilioni di dollari, innescati dallo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie più grandi del mondo, diventa il magnete per salvare l’UE dalla propria arroganza e stoltezza nella creazione di euro e Banca centrale europea apolide. L’Ungheria l’ha capito e probabilmente tra non molto i circoli industriali tedeschi trascineranno Berlino in quella costellazione, anche se scalciasse e urlasse. Il mondo è semplicemente stanco di queste guerre infinite per niente.tsipras_chinese_frigate001_16x9F. William Engdahl è docente e consulente di rischio strategico, laureato in scienze politiche presso l’Università di Princeton, autore di best-seller su petrolio e geopolitica, esclusivamente per la rivista online “New Esatern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Combattere la Comunità del destino russa e cinese

Gli Stati Uniti provano a distruggere il mercato cinese perché i BRICS lanciano la Nuova Banca di Sviluppo?
Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 07/13/20150a0bf9290f535eb177d0be089db0e3987a0c7998La marea muta, il mondo non è più dominato da Stati Uniti, Europa occidentale e Giappone. Il Gruppo degli Otto (G8), ritornato Gruppo dei Sette (G7) nel 2014, è stato sostituito dai BRICS, motivo per cui la Russia non è stata disturbata quando fu espulsa dal circolo della chiacchiera G8/G7 da Stati Uniti, Germania, Giappone, Canada, Gran Bretagna, Francia e Italia. Nel mondo, imprese e governi prevedono la normalizzazione del commercio con l’Iran, con o senza accordo nucleare tra Teheran e il gruppo permanente 5 + 1 (o EU3 + 3). I BRICS si istituzionalizzano superando la fase del forum di coordinamento tra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. La Nuova Via della Seta della Cina accelera mentre l’Unione economica eurasiatica (UEE) è diventata realtà nel gennaio 2015. Inoltre, dopo quindici anni, la Shanghai Cooperation Organization (SCO) si amplia. L’Eurasia integra e fonda il nucleo dell’ordine mondiale alternativo e rivale. Ciò preoccupa la classe politica di Washington. Mentre all’Ucraina è stata impedita l’adesione all’UEE, Stati Uniti e alleati fanno di tutto per minare e deridere l’UEE quando fu lanciata da Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Russia. Nonostante ciò, entro l primo anno l’Unione economica eurasiatica ha fatto progressi. E’ già iniziato il processo di creazione di zone di libero scambio con Vietnam, Egitto, India, Iran e Mercato comune del sud Sud America (Mercosur/Mercosul), composto da Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela. Né gli Stati Uniti sono riusciti a isolare Cuba, Iran, Siria o Russia. Washington ha fallito nel cambio di regime in Siria e funzionari statunitensi hanno dovuto sedersi al tavolo delle trattative con iraniani e cubani. Sono invece gli Stati Uniti ad isolarsi. Sotto la presidenza russa, il settimo vertice dei capi di Stato dei BRICS e il quindicesimo di quelli della SCO si sono svolti in contiguità a Ufa, capitale del Bashkortostan in Russia, tenutisi rispettivamente dall’8 al 9 luglio e dal 9 al 10 luglio 2015. Non solo Ufa ha dimostrano che la Russia non è per nulla isolata, ma la capitale del Bashkortostan è diventata punto di partenza di un ordine mondiale rivale.

L’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione si amplia
La SCO ha avviato il processo di espansione accettando le richieste del settembre 2014 di due grandi potenze dell’Asia del Sud, India e Pakistan, alla piena adesione. Se si considera l’Uzbekistan fondatore della SCO nel 2001, come SCO e tutti i suoi aderenti ufficialmente riconoscono, è la prima volta che la SCO si amplia. Se però non si considera il 2001 quale data di fondazione dell’organizzazione ma la fondazione del Patto di Shanghai (senza Uzbekistan) nel 1996, quale data di nascita della SCO, allora è la seconda volta che l’organizzazione eurasiatica si amplia. Mentre si decide al vertice SCO a Ufa che India e Pakistan diventeranno membri a pieno titolo della Shanghai Cooperation Organization nel 2016, la Bielorussia è passata a Ufa da osservatore della SCO a partner del dialogo. Minsk raggiunge Afghanistan, Iran e Mongolia quale osservatore della SCO. La Bielorussia probabilmente diverrà membro a pieno titolo della Shanghai Cooperation Organization. La candidatura dell’Iran a membro a pieno titolo è stata accettata sempre in occasione del vertice SCO nel Bashkortostan. Teheran da tempo chiede che il suo status passi a quello di pieno aderente. Una volta che le sanzioni delle Nazioni Unite contro l’Iran saranno eliminate, dopo il raggiungimento dell’accordo nucleare finale tra P5+1 e iraniani, Teheran seguirà le orme di Nuova Delhi e Islamabad avviando il processo di adesione alla SCO. Nuovi partner sono stati accettati nella Shanghai Cooperation Organization al vertice di Ufa. Armenia, Azerbaigian, Cambogia e Nepal sono stati accettati quali nuovi partner del dialogo. Ora aderiscono assieme a Turchia e Sri Lanka quali interlocutori della SCO. L’appartenenza alla SCO è ampiamente ricercata mentre l’organizzazione eurasiatica acquisisce sempre più importanza e risalto. Lo Sri Lanka ha comunicato alla SCO di voler aggiornare lo status nell’organizzazione eurasiatica. Paesi come Bangladesh, Egitto, Siria e Maldive hanno chiesto di aderire alla SCO in diversi aspetti. L’Egitto ha chiesto di diventare interlocutore della SCO il 2 giugno 2015.UfaBrics_risultatoIl Drago cinese e l’Orso russo forgiano una comunità del destino
Russia e Cina forgiano un ordine mondiale alternativo attraverso SCO, UEE e BRICS. Tutti e tre gli enti si sono riuniti ad Ufa. La Russia ne è il denominatore comune mentre la Cina lo è anche di SCO e BRICS. L’attraente concetto cinese di “comunità del destino” comprendente la Repubblica popolare, fu ufficialmente adottato dal Congresso nazionale del Partito comunista cinese nel 2007, ed associa BRICS, SCO, UEE e Nuova Via della Seta. I funzionari cinesi promuovono questo concetto da alcuni anni, ma è rinato nel Bashkortostan durante il vertice di Ufa ospitato dal governo federale russo. La “Comunità del destino”, senza giochi di parole, è il termine che i mandarini della politica di Pechino usano per indicare un prosperoso rapporto speciale comune tra Cina e altri Paesi, concretizzando il rapporto speciale tra Cina, Russia e i Paesi che riunitisi a Ufa. Washington, tuttavia, si rifiuta di accettare l’ascesa di Pechino e la “comunità del destino” illustratasi a Ufa. Essi non mostrano alcun segno di voler far parte della “comunità del destino”. I responsabili politici della periferia di Washington si rifiutano di capirlo e si ostinano a non accettare la nascita di una nuova realtà che disfa l’architettura dell’ordine globale. Funzionari ed élite politiche degli Stati Uniti continueranno a promuovere politiche ed approcci sbagliati finché la loro nave affonderà. Invece di accettare un consenso e un sistema di governance globale, Washington fa di tutto per destabilizzare, dividere e distruggere l’“Ordine Mondiale di Seta” che Cina e Russia promuovono. La posizione degli Stati Uniti trascina il mondo verso il conflitto.

Gli attacchi di Washington alla Borsa cinese
L’architettura finanziaria mondiale viene alterata. Il dollaro USA viene gradualmente neutralizzato come arma degli Stati Uniti, mentre il monopolio di Washington nel sistema Bretton Woods formato da Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca Mondiale viene direttamente contestato dalla New Development Bank (NDB) dei BRICS e dalla Infrastrutture Asian Investment Bank (AIIB) della Cina.; Cina, Russia e una coalizione di altri Paesi si sottraggono agli Stati Uniti, indebolendone la capacità di manipolare valute e mercati finanziari mondiali. La SCO non solo si amplia, ma essa e vari Paesi e organizzazioni internazionali soprattutto in Eurasia e America Latina lasciano il dollaro nel commercio bilaterale e multilaterale. Venezuela, Cuba, Argentina, Uruguay, Sri Lanka, Turchia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Repubblica socialista del Vietnam e Repubblica popolare democratica di Corea sono tra questi Paesi. A parte la SCO, Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), BRICS, Mercosur ed Unione economica eurasiatica (UEE) sono organizzazioni e gruppi che sostituiscono il dollaro nel commercio. In risposta, la guerra economica che gli Stati Uniti guidano sembra ad una nuova svolta. Speculando su un declino economico della Cina quale arma e manipolando la psicologia sui mercati, la reazione di Washington alle misure adottate da Pechino e Mosca per frenarne l’influenza e il dollaro USA sembra aver portato a un attacco finanziario sul mercato azionario cinese. L’obiettivo era colpire la fiducia degli investitori nell’economia cinese e avviare i disinvestimenti attraverso vendite massicce. I cinesi hanno accusato gli Stati Uniti, mentre il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha respinto ogni responsabilità. La reazione di Pechino ai tentativi di crash del mercato azionario cinese ha seguito con calma le leggi che limitano il ritiro degli investitori. La China Securities Regulatory Commission e la polizia cinese avviano indagini penali. Gli Stati Uniti vogliono ostacolare il ruolo centrale che i cinesi giocano nel finanziamento dei grandi progetti bancari, infrastrutturali e di sviluppo che mettono in discussione l’influenza globale di Washington. Il crollo sul mercato azionario cinese ha lo scopo di suscitare il panico tra gli investitori. In ultima analisi, la mossa viene innescata per minare il vigore economico della Repubblica popolare, per paralizzare la Nuova Via della Seta e il progetto di Pechino di creare un ordine mondiale alternativo con la Russia e i partner di BRICS, SCO e UEE.e910a63844df7022c9b194d39b2686bf-brics-launches-100-billion-new-development-bankRipubblicazione è accolto con riferimento la rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il compito dei BRICS: promuovere la yuanizzazione dell’economia globale

Ariel Noyola Rodríguez* RussiaToday
*Economista laurato all’Universidad Nacional Autónoma de México.

bricks-logo-colored1Molto inchiostro viene versato dalla stampa internazionale sui Paesi BRICS. Non c’è dubbio che il blocco a cinque abbia incrementato la presenza nell’economia globale negli ultimi anni, in concorrenza diretta con Stati Uniti e Unione europea. Tuttavia, i dettagli della nuova banca di sviluppo e dell’accordo sulle riserve di emergenza dimostrano che i suoi membri sono restii a lasciare l’orbita del dollaro, distruggendo così il guscio delle istituzioni di Bretton Woods. Nella città russa di Ufa, quasi ai piedi degli Urali, si sono riuniti i vertici dei Paesi BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa e dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO), formata da Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. Riguardo la cooperazione finanziaria, i Paesi BRICS hanno annunciato i dettagli della nuova banca di sviluppo, come pure dell’accordo sulle riserve di emergenza. Tuttavia, il modus operandi di entrambe le istituzioni rivela che non promuove il processo della de-dollarizzazione globale.(1) E i crediti della Nuova Banca di sviluppo dei BRICS sono indicati in dollari, e lo stesso accadrà alla liquidità prevista dall’accordo di contingenza delle riserve, che dovrà anche aver l’avallo(2) del Fondo monetario internazionale (FMI) per stabilizzare le bilance dei pagamenti dei BRICS(3). D’altra parte, la Cina mina, da sola, il dominio del dollaro attraverso la yuanizzazione dell’economia globale, stabilendo scambi di valuta (‘swap’) di natura bilaterale fra le banche centrali, sia mediante l’insediamento di banche di pagamento diretto (Banca di compensazione), che concedendo licenze per partecipare al Programma cinese per gli investitori istituzionali stranieri qualificati in Renminbi (RQFII), la “moneta del popolo” (‘RMB’) si fa strada.
Tuttavia, va notato che la Cina incoraggia lo yuan solo attraverso accordi bilaterali, sprecando così le straordinarie potenzialità delle istituzioni per il finanziamento delle infrastrutture, in maggioranza supportate dalle economie emergenti. Le operazioni di credito della Banca asiatica di investimento nelle infrastrutture (AIIB), il Fondo per la Via della Seta (‘Silk Road Fund‘) e la Nuova banca di sviluppo dei Paesi BRICS, avvengono tutte in dollari. Pertanto, se è vero che la quantità di risorse disponibili per le 3 istituzioni cinesi (240 miliardi) sfida il potere di FMI e Banca mondiale, allo stesso tempo supporta l’impero del dollaro, pietra angolare del sistema monetario internazionale fondato nel 1944. Nei BRICS lo slancio dello yuan è marginale. Fin qui alcun membro dei BRICS ha mostrato la volontà di partecipare alla RQFII. Solo dalla scorsa settimana, la Repubblica del Sud Africa è il primo membro dei Paesi BRICS a insediare una banca per i pagamenti diretti (‘banca di compensazione’) per facilitare le operazioni in yuan. Nel caso dell’India, vicinanza geografica e complementarità geo-economica con la Cina non incoraggiano il primo ministro Narendra Modi a chiedere un accordo di ‘scambio’ con la Banca del Popolo della Cina (PBOC), per proteggere il suo Paese dalla volatilità del dollaro. Perché c’è resistenza nel sostenere lo yuan? E cosa succede alla cooperazione nel blocco? Secondo il FMI, il PIL combinato dei BRICS ha raggiunto i 16900 miliardi (a prezzi correnti) nel 2014, importo che rappresenta più di un quarto (27%) del PIL mondiale. Anche se i loro tassi di accumulazione di capitale sono diminuiti, i Paesi BRICS hanno contribuito per metà alla crescita dell’economia mondiale nell’ultimo decennio. Tuttavia, questi record storici sono in contrasto con i bassi volumi di scambi ed investimenti tra i Paesi BRICS. Mentre le esportazioni dei Paesi BRICS (336 miliardi) costituiscono il 16 per cento delle esportazioni globali, il commercio di beni nel blocco rappresenta solo l’1,5% del totale globale. Lo stesso vale negli investimenti, fatta eccezione per il programma da svariati milioni di dollari lanciato dalla Cina, i flussi di capitali tra Brasile, Russia, India e Sud Africa sono scarsi, ammontando a meno del 5% del totale investito dai quattro Paesi, secondo l’archivio della conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD).
Contro questo scenario è necessario che i Paesi BRICS s’impegnino in 3 compiti fondamentali. Primo, i Paesi BRICS dovrebbero accelerare la costruzione di un’associazione economica integrale(4) approfondendo la cooperazione industriale, tecnologica, energia, finanziaria, ecc. Secondo, creare un’Area di libero scambio (FTA) dei BRICS sarebbe un passo decisivo rafforzando i legami economici tra i membri del blocco a cinque(5). In questo senso, la Cina dovrebbe aumentare le importazioni per ridurre gli squilibri commerciali(6). Terzo, infine, è urgente abbandonare l’orbita del dollaro. Se si crea un ‘paniere di valute’, promuoverebbe l’uso dello yuan(7) e i Paesi BRICS inizierebbero a sfidare l’egemonia della valuta nordamericana(8). In breve, se i Paesi BRICS non pongono ancora lo yuan al centro delle loro transazioni, sarà impossibile poi che le iniziative per il finanziamento delle infrastrutture (AIIB, Fondo della Via della Seta e Banca di sviluppo dei Paesi BRICS) sponsorizzate dalla Cina diventino le fondamenta di un sistema monetario multipolare.

BRICS_puzzle-090713-680x365Note
1 “BRICS and the Fiction of “De-Dollarization”“, Michel Chossudovsky, Global Research, 8 aprile 2015
2 “Los beneficiarios del fondo BRICS deberán atenerse a los consejos del FMI“, Sputnik, 9 luglio 2015
3 “The US still decides the future of capitalism, not the G20, and not the Brics nations“, Leo Panitch, The Guardian, 27 agosto 2014
4 “The Strategy for BRICS Economic Partnership“, Offical website of Russia’s Presidency in BRICS, luglio 2015
5 “‘BRICS Free Trade Zone’ being considered: Russia, The BRICS Post, 6 luglio 2015
6 “Xi pushes BRICS potential“, Chen Heying, The Global Times, 9 luglio 2015
7 “Ufa could be the yuan moment“, Jagannath Panda, The Hindu, 7 luglio 2015
8 “The Brics are building a challenge to western economic supremacy“, Radhika Desai, The Guardian, 2 aprile 2013

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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