Internet psyop & collasso imminente

Dean Henderson, 13/07/2016preppers-apocalisseQualche settimana fa avevo previsto il caos negli USA a causa della polarizzazione politica basata sulla paura che l’incombente e ben orchestrata partita presidenziale Trump/Clinton ha prodotto. Da allora l’ex-grande nazione sembra deragliare. C’è stata la falsa bandiera di Orlando attuata da un agente della Wackenhut, innumerevoli assassini di persone di colore per mano dei suprematisti bianchi della polizia e la risposta a Dallas, e la presunta populista Brexit effettivamente ideata dai bankster della City di Londra e, molto opportunamente e non a caso, un’ondata di caldo record su tutta la nazione. Due settimane fa l’agente dei Rothschild George Soros ha venduto il suo portafoglio di azioni degli Stati Uniti a favore di una riduzione del mercato azionario degli Stati Uniti, dicendo che nello scenario migliore ci sarà una depressione deflazionistica, mentre nel peggiore ci saranno scontri e guerra di classe negli USA. Dovrebbe saperlo, dato che i suoi mandanti la fomentano. La Deutsche Bank, la cassaforte delle ricchezze dei finanziatori del nazismo Warburg, che compì una strage per corto circuito di azioni delle compagnie aeree e di assicurazione negativamente colpite dall’11 settembre, starebbe seduta su 40 miliardi di dollari di scommesse su derivati tossici offerti a un ridicolmente alto tasso del 5% di deposito certificato al pubblico, illustrando la propria disperazione. La macchina del riacquisto delle proprie azioni per puntellare i mercati azionari di tutto il mondo è alla canna del gas. La gente ancora non compra nulla. Le fabbriche lavorano a livelli di produzione dai record negativi. I debiti personali si riaccumulano e i più giovani vivono negli scantinati dei loro genitori, cercando di schivare la politica dei prestiti agli studenti. Un’altra bolla del mercato immobiliare è alle ultime fasi, mentre le stesse grandi banche che causarono il crollo immobiliare del 2008, che poi inghiottì le case pignorate presso i tribunali degli Stati Uniti, ora offrono gli stessi prestiti inesigibili a quei poveri che cercano di acquistare case, come si fece nel decennio precedente il crollo.
In questa carneficina culturale ed economico, sempre più statunitensi dipendono da Internet e dall’elettronica. Sono sempre più urbanizzati e senza terra e sono molto meno autosufficienti dei loro genitori e soprattutto nonni. La maggior parte di loro, come gli USA, non produce assolutamente nulla. Invece di passare la vita cablati in massa alla macchine matrice, schizzando “on-line” come un reattore nucleare attivato per produrre energia negativa, conflittuale e sgradevole, ma questa volta nelle chat room, gruppi di Facebook e simili progetti d’ingegneria sociale da mentalità d’alveare dell’élite globale. Tale negatività è il combustibile dei missili dell’élite globale, siano i Rothschild, gli alieni, il diavolo o semplicemente macchine spietate. Infatti sono tutto ciò. E vengono usati come batterie on-line. Gentilezza, decenza e integrità non sono “cool”. La radice spirituale ha lasciato il posto a false sfilate elettroniche di ogni tipo, cercando di posare, quasi sempre invano, da persona più intelligente e più sveglia del giro. Ognuno sembra parlare con la stessa voce monotona e spassionata, che la loro posizione sia di aperto suprematismo bianco (Trump) o dettata dalla paura della correttezza politica che non impedisce corruzione mentale e imbrogli (Clinton). Internet, fondata dal Pentagono con il pretesto di “liberare le informazioni per un mondo più democratico”, è infatti la creazione di una monocoltura mondiale di macchine prive di caratteri che pensano e parlano allo stesso modo con solo una somiglianza vaga dell’antica umanità. Petizioni vengono firmate, si formano gruppi virtuali, dibattiti sono avviati, ma se la massa di droni sottoproletari on-line dall’energia negativa dovesse guardare fuori dalle finestre ad aria condizionata, e la maggior parte non lo fa, effettivamente vedrebbe che le condizioni di vita continuano a deteriorarsi rapidamente, il pianeta diventa sempre più inquinato, le famiglie lacerate da egoismo e narcisismo prodotto dalla dipendenza della macchina e la capacità di sopravvivenza terminare. L’esperienza di vita viene rigettata a favore di una qualsiasi frase su Wikipedia o Ask Jeeves. Tutti sanno tutto di… beh… tutto. La gente parla troppo. Nessuno ascolta. Il sovraccarico d’informazione produce indecisione, isolamento, frammentazione e confusione nella gente. Per tutto il tempo i “droni esperti” quali sono i guardiani d’Internet, diventano più stupidi, più distaccati dalla realtà e spaventosamente amorali. L’esempio più recente è la donna nera di Minneapolis il cui fidanzato era stato ucciso da un poliziotto suprematista bianco durante un controllo del traffico di routine. Era abbastanza inquietante guardare il poliziotto urlare come lo psicopatico demente che appare sul video dell’importante su tutto i-phone della donna “intelligente”. Molto più preoccupante è il fatto che la donna fosse così occupata narcisisticamente a riprendere la situazione per i suoi falsi amici di Facebook e sicofanti, che trascurò di aiutare il ragazzo morente. Morì, ma ehi, lei è famosa. Non è questo ciò che conta davvero?
Nei prossimi mesi ci sarà un collasso finanziario che farà sembrare il 1930 una passeggiata nel parco. Le maggiori banche falliranno a causa dei suddetti strumenti derivati, smontando la maggior parte delle banche più piccole, mercati azionari, materie prime (compreso l’oro), alloggi e tutto il resto con esse. Senza un sistema bancario funzionante, gli scaffali dei negozi rimarranno vuoti, le luci potranno spegnersi, Internet anche scomparire, la finta elezione divenire irrilevante, e la Terza Guerra Mondiale, data la situazione geopolitica attuale molto rischiosa, potrebbe essere facilmente avviata da uno sfortunato guasto elettronico. I Prepper (survivalisti) che hanno tentato di comprarsi una via di sopravvivenza moriranno insieme agli altri, accanto ai loro generatori senza gas, al marcio cibo liofilizzato e agli schermi dei computer spenti. Gli “esperti” droni d’Internet saranno indifesi, gli abitanti delle città impazziranno ancora più e milioni di persone potrebbero morire tra disordini e fame conseguenti. L’élite dei droni armati, ormai ben collaudati contro lo SIIL fasullo, verranno usati contro i cittadini indisciplinati, tutti facilmente ritrovabili utilizzando i dispositivi di tracciamento dei loro cellulari. Più esposti dal “Web”, conti bancari, fondi comuni e polizze vita saranno saccheggiati dagli hacker in attesa dietro le quinte proprio di tale evento. Ed improvvisamente molti capiranno che Internet era davvero una “rete” in cui erano intrappolati. A questo punto l’unica cosa che importa saranno capacità di sopravvivenza e cooperazione, due questioni molto umane rese antiquate dalle macchine.
Vorrei saperne di più su questi due elementi. Non si conosceranno su Internet. Così, mi prenderò una pausa su questo blog. Ci sono questioni più importanti a portata di mano. Buona fortuna e possa spirito e bontà antica dell’umanità essere con voi.doomsday_preppers_instore_ambient_96dpiDean Henderson è autore di cinque libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I sauditi istigano a Washington la rivolta contro Obama

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 23/06/20163501I 51 diplomatici statunitensi che rimproverano la politica sulla Siria del presidente Obama chiedendo maggiore uso della forza militare contro il governo di Damasco, sono di per sé notevole segno del dissenso dei funzionari a Washington. Ma l’autorità del presidente è ulteriormente minata sfacciatamente quando pochi giorni dopo i governanti sauditi applaudivano quei diplomatici dissidenti statunitensi, mentre venivano ricevuti alla Casa Bianca. Molte cose si possono individuare qui. Una, la politica degli Stati Uniti sulla Siria è fallita. L’obiettivo di un cambio di regime, che ha spinto la guerra nel Paese negli ultimi cinque anni, sembra dissolversi quale obiettivo possibile. L’intervento militare della Russia iniziato lo scorso ottobre per stabilizzare lo Stato siriano l’ha sventato. Le notizie su Abu Baqr al-Baghdadi, capo supremo del cosiddetto Stato Islamico (SIIL), ucciso da un attacco aereo siriano/russo nel roccaforte di Raqqa suggerisce che l’insurrezione terroristica straniera affronta la sconfitta finale. La tattica segreta degli Stati Uniti di utilizzare un processo politico dal doppio binario nei supposti negoziati di pace, per consentire ai loro mercenari di riorganizzarsi, fallisce pure. Siria ed alleati russi, iraniani e Hezbollah non hanno ceduto sull’azione contro le milizie terroristiche, anche quelle che Washington definisce malignamente “moderate”, e sul “cessate il fuoco”. La cessazione delle ostilità chiesta da Russia e Stati Uniti a febbraio finisce non essendo mai stata in buona fede, soprattutto per una Washington assai poco preoccupata. Era solo una manovra per facilitare il cambio di regime con mezzi politici. Così, la politica degli Stati Uniti è stata valutata in modo decisivo in Siria. E ciò spiegherebbe l’eruzione di frustrazione nei diplomatici degli Stati Uniti e pianificatori del dipartimento di Stato, come illustrato dalla “fuga” sulle molte critiche all’amministrazione Obama. Il fallimento genera frustrazione. I diplomatici contrariati chiedono agli Stati Uniti di attaccare direttamente le forze del governo siriano del Presidente Bashar al-Assad. Negli ultimi due anni, attacchi aerei degli USA in Siria presumibilmente colpivano lo Stato islamico in assenza di unità dell’esercito siriano. I diplomatici ribelli a Washington vogliono che la potenza di fuoco degli USA sia d’ora in poi diretta contro l’esercito siriano. La Russia ha subito bollato la proposta statunitense come grave violazione del diritto internazionale. Mosca sa che tale mossa rischia seriamente di trascinare le forze statunitensi e russe a un confronto diretto. Obama, da parte sua, difficilmente cambierà la politica sulla Siria. Sa che il rischio di escalation è troppo alto e a pochi mesi dalla fine il secondo mandato, il 44° presidente è riluttante a concludere la permanenza alla Casa Bianca nell’ignominia. Tuttavia, l’irrequietezza entusiasta a Washington per una grande guerra in Siria potrebbe essere tollerata dal successore di Obama. La democratica Hillary Clinton che ha invocato un’ampia campagna aerea sulla Siria, e dei repubblicani prescelti verrebbero assunti per assicurarsi altrettanto entusiasmo, se non di più. Il dissenso di Washington sulla Siria è quindi un segnale dell’inasprimento della guerra. Verrebbe accantonata per alcuni mesi, ma sembra quasi certo che una grande guerra sia in preparazione. E questo soprattutto perché gli obiettivi del cambio di regime statunitense in Siria sono stati contrastati finora. Il fallimento genera petulanza.
clinton-prince-nayef Lo straordinario spettacolo della sfida al presidente Obama è un biglietto da visita inquietante della futura escalation in Siria e Medio Oriente. Sembra più che incoscienza che Washington, in primo luogo, cerchi supporto all’intervento militare per salvare la causa persa dei suoi fantocci, e in secondo luogo, spinge affinché le sue forze si scontrino con quelle di Russia, Iran e Hezbollah. La gravità della rivolta a Washington sulla Siria è testimoniata dalle notizie su John Kerry, segretario di Stato degli USA, che incontrerebbe i 51 diplomatici che invocano l’intervento militare diretto. Kerry è arrivato a descrivere le loro proposte come “molto buone”, anche se non ha detto esplicitamente se le approva. Tuttavia, il fatto che il ministro degli Esteri di Obama e capo della diplomazia di Washington abbia apertamente incontrato il gruppo che sfida il presidente sulla Siria, dimostra che il Partito della Guerra va rilanciandosi. La settimana prima, Kerry avvertiva Mosca che gli Stati Uniti “perdono la pazienza” sul futuro di Assad in Siria, indicando ancora una volta che sembrava passare al campo militarista. Ciò dopo che Kerry quasi supplicasse, all’inizio dell’anno, a che lo spargimento di sangue in Siria finisse. Bene, dopo tutto, l’”eroe” della Guerra del Vietnam Kerry ha un passato di maestria nell’opportunismo carrieristico. Il Capo di Stato Maggiore della Russia Generale Valerij Gerasimov ha risposto alla bellicosità di Kerry dicendo che non sono gli Stati Uniti a perdere la pazienza, ma piuttosto la Russia, spinta dai giochi cinici di Washington a favore dei terroristi, rifiutandosi continuamente di cooperare con Mosca nel delineare i terroristi da colpire. In ogni caso, il punto saliente, come indicato all’inizio di questo commento, è il modo con cui il regime saudita dirige lo spettacolo di Washington da dietro le quinte, sfidando il presidente statunitense. Questo è un presagio sinistro.
Pochi giorni dopo la bordata dai diplomatici degli Stati Uniti, una delegazione saudita veniva ricevuta alla Casa Bianca con la consueta adulazione. La delegazione comprendeva il ministro della Difesa e viceprincipe ereditario saudita Muhamad bin Sultan (figlio del re) e il ministro degli Esteri Adil al-Jubayr. I sauditi poi dissero in conferenza stampa di appoggiare l’appello dei diplomatici ad Obama per una “linea dura” sulla Siria. Naturalmente, questo è il mantra del regime saudita negli ultimi cinque anni. Quando Obama rinnegò la “linea rossa” dell’intervento militare aperto alla fine del 2013, la Casa dei Saud fece un enorme sbuffo. Ma l’indebolimento audace del presidente degli USA ad opera degli ospiti sauditi dimostra quanto profondamente siano in sintonia la Casa dei Saud e il Partito della Guerra di Washington. L’arroganza promanata dai gradini della Casa Bianca parla del rapporto formidabile tra Casa dei Saud e potenti elementi del governo segreto statunitense, spiegando anche perché i sauditi fossero così atterriti dai tentativi del Congresso d’indagare sul presunto coinvolgimento saudita negli attacchi terroristici dell’11 settembre. Tale indagine probabilmente non ci sarà comunque, ma già il direttore della CIA John Brennan ha fiduciosamente dichiarato che i documenti ufficiali classificati dell’indagine del Congresso sul 9/11 respingeranno la presunta complicità dello Stato saudita. Data la storica collusione tra il potere statale occulto degli Stati Uniti e regime saudita, si può capire il motivo per cui i sauditi sono così tormentati anche da semplici tiepidi tentativi di Washington di far chiarezza sui despoti sauditi. Dal punto di vista saudita, ben sapendo la profonda collusione degli Stati Uniti nelle operazioni segrete, la semplice menzione dei crimini del regno petrolifero sembrerebbe alto tradimento. La torbida relazione USA-Arabia Saudita fu accennata da un raro articolo del New York Times all’inizio dell’anno, quando fu divulgato che per decenni le operazioni segrete statunitensi nel mondo dipesero fortemente dal finanziamento saudita. Il New York Times dice candidamente come i piani sovversivi e le criminali operazioni clandestine della CIA furono finanziate dal regime saudita. Tale partnership criminale va ben oltre la nota vicenda di come statunitensi e sauditi crearono ed armarono gli estremisti jihadisti in Afghanistan negli anni ’80 per lottare contro l’Unione Sovietica. Cioè, i fantocci della jihad che poi formarono al-Qaida e le varie diramazioni, come Stato islamico e Jabhat al-Nusra in Siria e in Iraq, non sono che un ramo della macchina insurrezionale e terroristica globale che gli Stati Uniti hanno schierato per rovesciare governi e destabilizzare i nemici. Implicito qui è che l’Arabia Saudita usò i petrodollari per ungere le operazioni segrete globali degli Stati Uniti, dal Centro e Sud America, all’Iraq a di nuovo Afghanistan, Cecenia, Balcani, Georgia, Libia, Siria e colpo di Stato in Ucraina nel febbraio 2014. Forse anche i recenti disordini in Kazakistan e Uzbekistan.
familysecrets Nel suo libro sulla dinastia Bush, “La famiglia dei segreti”, il pluripremiato autore Russ Baker documenta come George HW Bush Sr, capo della CIA a metà degli anni ’70, cementò il ruolo saudita nel finanziare le operazioni sporche degli Stati Uniti nel mondo. Quel rapporto oscuro crebbe da allora, raddoppiando con la presidenza del figlio George W. Bush Jr. Poiché la CIA ha ricevuto miliardi di dollari sauditi dalla metà degli anni ’70, per finanziare il suo sporco lavoro, denunciato da varie commissioni del Congresso e da ricorrenti proteste pubbliche fin dal 1963. L’assassinio del presidente John F. Kennedy creò la reazione politica alla CIA e al suo sospetto coinvolgimento in attività clandestine, come l’assassinio di leader politici. Dalla metà degli anni ’70 in poi, la CIA e le sue appendici nello Stato profondo degli USA, hanno disperatamente bisogno di finanziare le loro operazioni con fondi extra-contabili, per non esserne responsabili di fronte al Congresso. L’arrivo dei sauditi permise volentieri di creare l’alleanza segreta forse più distruttiva dalla seconda guerra mondiale. Vi sono tutte le ragioni per credere che tale rapporto segreto USA-Arabia Saudita continui oggi. Ecco la profonda riluttanza nella dirigenza di Washington ad abbandonare i banchieri de facto delle sue operazioni segrete. In cambio di tale accordo, i governanti sauditi sanno su chi premere a Washington nel promuovere un ordine del giorno militarista. Obama finora, per qualsiasi motivo, ha resistito alle pretese di CIA, dipartimento di Stato e governanti sauditi a un maggiore intervento militare in Siria. L’indebolimento di Obama per mano dei sauditi, appoggiando la rivolta di Washington contro la politica del presidente, suggerisce fortemente che la guerra in Siria stia per degenerare.

20150510 saudi salman kerryLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Soros, creatore di crisi in Medio Oriente

Phil Butler, NEO, 22/06/201656c34d7dc461887f328b45d1La supposta filantropia di George Soros è in realtà funzionale agli investimenti. In nessun punto ciò è più chiaro che nei tentativi in Medio Oriente del miliardario degli hedge fund. Come ha detto un ricercatore, “i gruppi finanziati da Soros aumentano le tensioni in questa regione tormentata”. Ecco uno sguardo sul modo con cui tale ormai noto istigatore di conflitti e cambi di regime mette in crisi le nazioni che circondano Israele. Non sono il primo analista ad indagare e riferire sulle nefaste macchinazioni di George Soros. Abbiamo tutti sentito parlare dell’oscuro passato della leggenda finanziaria degli hedge fund, il suo sostegno ai nazisti in Ungheria da adolescente, l’assalto alla Banca d’Inghilterra e i miliardi fatti con le crisi finanziarie che impoveriscono le masse. Gli sforzi di Soros di creare crisi nel mondo sono ormai leggende metropolitane. La sua complicità o l’intervento diretto nei cambi di regime e nello sconvolgimento sociale di intere regioni, sembrano oltre la portata di ciò che la maggior parte delle persone può capire. Il potere di Soros, e di quelli dietro di lui, è quasi incredibile, anche per coloro che lo sanno. Per quanto mi riguarda, sono sorpreso dalla quotidiana presenza dell’uomo. Oggi, un articolo del 2013 di Alexander H. Joffe dell’NGO Monitor fa altre rivelazioni. Più in particolare, la vastità della rete degli sforzi filantropici di Soros è straordinaria, ancora più grande di quanto immaginato. I singoli casi di “investimento”, come i 100 milioni di dollari donati per supposta filantropia nel 2010 a Human Eight Watch sono pochi nel quadro completo. Se il lettore avesse a che fare con il termine “influenza inimmaginabile” pensando a Soros, il resto dell’articolo renderà ciò molto più chiaro.

“Cattivo Israele”, buono per gli affari sul conflitto
naf-251x240 Citando Kenneth Roth di Human Rights Watch, l’articolo dell’NGO Monitor su Soros lo bolla con il marchio indelebile di sovversivo. L’uomo incaricato di monitorare i diritti umani nel mondo dice: “Dobbiamo poter plasmare la politica estera di queste potenze emergenti, tanto come abbiamo tradizionalmente fatto con le potenze occidentali“. Quanto più chiare sono possibili le missioni di Soros o di Human Rights Watch confessando di plasmare la politica delle nazioni, con o senza il mandato del popolo? Ma il ruolo di Human Rights Watch, e altre ONG supportate da Soros, è più complesso di quanto si possa immaginare. L’articolo del Dr. Joffe rivela l’ampiezza dei giochi conflittuali di Soros, ma anche la terza dimensione della nuova strategia complessiva mondiale, il ruolo del conflitto globale. Utilizzando Human Rights Watch come strumento chirurgico per creare crisi, Soros e i suoi controllori sono l’ultima crociata per garantire Gerusalemme ancora una volta capitale del grande Israele in terra santa. Ciò può essere illustrato semplicemente. Soros finanzia Human Rights Watch come PR esentasse per rendere il mondo un posto migliore (PR). Poi Human Rights Watch diventa il peggiore critico di Israele al di fuori di Gaza. Il rapporto di NGO Monitor dice: “Negli ultimi anni Human Rights Watch ha scritto molte più condanne di Israele per violazioni del diritto internazionale di qualsiasi altro Paese della regione“. Senza trascinare l’utente sul contorto viale delle organizzazioni sostenute da Soros, basti dire che le Fondazioni Open Society di Soros e altre organizzazioni sono su entrambi i lati della crisi arabo-israeliana. Human Rights Watch fa la parte del leone del fronte palestinese, così come una ventina di ONG di Gaza simpatizzanti palestinesi, che alimentano il malcontento presso i vecchi nemici d’Israele. Una di queste entità, chiamata “Nuovo Fondo d’Israele”, ricevette regalie per più di 200 milioni negli ultimi due decenni. Tale organizzazione promuove anche l’idea di Israele Stato dell’apartheid, finanzia borse di studio e promuove altre attività che danneggiano la reputazione di Israele. Il rapporto Joffe e NGO Watch indicano altre ONG sostenute da Soros come Amnesty International, Media Matter, Institute for American Progress, Rabbini per i Diritti Umani, Centro Palestinese per i Diritti Umani, Mada al-Carmel – Centro arabo per la ricerca sociale, Institute for Policy Studies e molte altre istituzioni pro-palestinesi e critiche verso Israele. E poi il rapporto diventa veramente interessante.

Un nuovo mondo coraggioso
cover_9 Soros crea il conflitto, e con l’aiuto di dipartimento di Stato degli Stati Uniti e agenzie come la CIA, e tramite il supporto delle élite finanziarie, assalta il cuore della crisi in Medio Oriente finanziando anche istituzioni come il Consiglio nazionale iraniano-statunitense e una cosa chiamata “New America Foundation”, come se il nome delle convenzioni non sia più chiaro. Iran e Israele sono acerrimi nemici da sempre. Così il lettore deve chiedersi; “Perché un miliardario ebreo finanzia l’opposizione ad Israele?” La risposta è ovvia, ma risponderemo a breve. Concentriamoci su questa “New America” che Soros vuole. La “New America Foundation” fu creata nel 1999. L’ONG di Washington DC dice che affronta le “sfide delle prossime generazioni” degli Stati Uniti. L’ONG Watch illumina su un esponente della New America Foundation Iran Initiative, l’ex-funzionario della CIA e del dipartimento di Stato Flynt Leverett. Per riassumere, la NAF sostiene Hamas, ed è tutto detto. La lunga coda del sentimento apparentemente anti-israeliano e il denaro vanno molto più in profondità, ma Soros finanzia l’opposizione israeliana proprio con i soldi fatti con le speculazioni valutarie pianificate con le crisi. Senza l’odiato Israele nel Medio Oriente, non c’è guerra, non c’è crisi, e gente come Soros non ne trarrebbe profitto, assieme a roba avviata come l’assalto alla Siria o la Primavera araba in generale. Per capire chi ci sia dietro Soros, si pensi davvero in grande, mentre allo stesso tempo si segue la logica degli hedge fund. Gli dei di Wall Street come Soros, Rockefeller, Goldman Sachs e tutto il resto, amano giocare ai vincitori e vinti. E le crisi finanziarie sono il gioco più vecchio. Leggendo libri come “Golpe: Il secolo del cambio di regime americano, dalle Hawaii all’Iraq”, dell’ex-caporedattore del New York Times di Berlino Stephen Kinzer. In un’intervista del 2010 ad Imagineer Magazine, Kinzer inquadra il mio discorso condannando gli sforzi degli Stati Uniti in America Latina: “Gli effetti dell’intervento degli Stati Uniti in America Latina sono stati nettamente negativi, rafforzando sistemi sociali brutali e ingiusti e schiacciando i popoli che lottano per ciò che si chiamerebbero in realtà ‘valori americani’. In molti casi, se si prendono Cile, Guatemala o Honduras per esempio, i governi rovesciati in realtà avevano principi simili ai nostri, sostituendo quei leader democratici, quasi-democratici o nazionalisti con chi detesta tutto ciò che gli Stati Uniti rappresentano“. In Medio Oriente le attività di Soros coincidono con il suo contributo al disastro ucraino, sconvolgendo la periferia dell’UE e soprattutto con i rifugiati dal Medio Oriente che letteralmente invadono le capitali europee. Sotto gli auspici della decenza e dei diritti umani, Soros e altri neocon giocano un gioco mortale che uccide, distrugge famiglie, sradica società e rimodella la geografia del mondo. La crisi, questo è il dio dell’élite mondiale degli investimenti. Su Israele, Soros ha ancora una volta tradito il giudaismo come fece quando i nazisti occuparono l’Ungheria nella seconda guerra mondiale. Diffondere sempre rabbia e distrazione con la guerra, questo è lo scopo degli sforzi della Fondazione Soros. L’accusa del primo ministro ungherese Viktor Orban (Bloomberg) di Soros quale importante membro di un circolo di “attivisti” che cerca di minare le nazioni europee con i rifugiati quale arma, è tutto ciò che si deve sapere delle Open Society Foundations e di ciò ad esse associato. Infine tali “attivisti” lavorano per fare trarre soldi a Soros dalle crisi. Soros, che ora sostiene la candidata democratica e psicopatica di Bengasi Hillary Clinton, vuole che l’UE spenda 34 miliardi di euro all’anno per aiutare gli stessi rifugiati che fa spedire in Europa. E come i cittadini europei possono permettersi tale impresa? Soros dice: “Quando lasciare la tripla A del credito dell’UE se non nel momento del pericolo di vita? Nella storia, i governi hanno emesso obbligazioni in risposta alle emergenze nazionali. Questo è il caso dell’Europa di oggi”. Debito. Finanziamento. Ecco la risposta al “perché” Soros ha tradito Israele e i palestinesi. Soros non ha orgoglio od identità nazionale, il denaro è la sua nazione e il suo Dio. Non badate a me su tutto questo, fate voi una breve ricerca. L’articolo del Guardian è un buon punto di partenza sulle recenti rivelazioni su come i banchieri manipolano il sistema economico, e come si crea debito a loro profitto. L’articolo di Mother Jones racconta degli affari dell’ex-vicepresidente Dick Cheney con la guerra all’Iraq. Anche Time Magazine ci rivela come funzionano i profitti delle aziende belliche, e gli interessati ad incentivare la costruzione di crisi acute. Infine, ho dovuto dare la caccia letteralmente alla notizia, ma il Jerusalem Post ha riferito che la Casa Bianca offrirà il più grande supporto militare ad Israele nella storia recente. Proprio così, il presidente ed altri politici di Washington che Soros e sostenitori hanno piazzato in carica, sono costretti a difendere un Israele ancora circondato da nemici. Se ai nemici d’Israele mancava il sostegno finanziario, o si riduceva l’attrito tra le nazioni invece dell’escalation, allora non ci sarebbe bisogno di fondi e del debito che li accompagna. Spero che il lettore possa capire perché così tanti criticano George Soros.new-america-foundation-officePhil Butler, è un ricercatore e analista politica, politologo ed esperto di Europa orientale, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi ha paura di Donald Trump? La “sinistra” sta con Hillary?

Boris Kagarlitskij, Global Research, 19 giugno 20164200131_origSullo sfondo delle numerose discussioni su agenda, aspetto e vocabolario politico dei candidati che concorrono alle elezioni presidenziali statunitensi, non c’è praticamente domanda su un argomento: qual è la natura di classe e la base sociale di ogni politico? Questo approccio sembra del tutto naturale per la destra e i media liberali, ma perché l’argomento è completamente estraneo a sinistra? Il motivo sembra che le risposte che si avrebbero, ponendo la questione sul serio, non sarebbero per nulla appetibili a sinistra. Per molti intellettuali statunitensi le dichiarazioni provocatorie e politicamente scorrette di Donald Trump sono un altro pretesto ideologico che gli consente di esprimere “sostegno critico” all’ordine esistente, incarnato da Hillary Clinton. Il fatto che Hillary sia la candidata del capitale finanziario e che intenda attuare una politica estera estremamente aggressiva, non è un segreto per nessuno. Ma tutto questo è assai meno importante della correttezza politica. Dopo tutto, Hillary non si permette mai d’insultare qualsiasi minoranza, o meglio, non negli ultimi due decenni, quando la correttezza politica è diventata norma a Washington. In tale contesto, le accuse di Donald Trump di “fascismo” sono un ritornello della campagna di Clinton. Paradossalmente, tali accuse non sono rivolte a Trump, ma piuttosto contro Bernie Sanders e i suoi sostenitori. Dato che Trump è il “male assoluto”, tutti dovrebbero unirsi intorno al “male minore” rappresentato da Hillary, mentre il senatore del Vermont, che si consolida, deve lasciare la scena. È significativo che tale sentimento sia espresso non solo dal noto economista Paul Krugman, che improvvisamente ha dimenticato tutte le dure condanne alla politica neoliberista dei democratici, ma anche da Noam Chomsky, senza dubbio autorità morale della sinistra. La differenza tra Krugman e Chomsky è ovviamente enorme. Il primo chiaramente aspira a un posto nella nuova amministrazione. Il suo attacco aggressivo alla campagna di Sanders e sostenitori ha già provocato uno scandalo e minato la reputazione dell’economista. Chomsky, al contrario, esprime continuamente rispetto e simpatia per Sanders, ma ribadisce che, in nome della lotta a Trump, sosterrà Clinton, non importa quanto disgustosa sia la sua politica, quanto orribili le conseguenze di tale scelta. In realtà, la discussione è su come mantenere e rafforzare l’attuale male dominante per impedire, certo, un ipotetico male di cui non si sa null’altro se non che noi stessi lo definiamo peggiore, ovviamente. Il punto non è solo il lato morale della questione. Gli intellettuali dotati di spirito critico in gran parte sono divenuti ostaggi del sistema esistente, e non solo istituzionalmente, dato che sono parte del sistema, in un modo o nell’altro, ma ciò che è di gran lunga peggiore, lo sono intellettualmente. Mentre proclamano utopie e “alternative”, non sanno pensare in termini di politica pratica, senza rendersi conto che la rottura con l’ordine stabilito comporta rischi, drammi e sfide che richiedono un coraggio notevole. Il comfort intellettuale e morale è garantito dal conservatorismo pratico che costoro nascondono a se stessi, ripetendo insensati mantra “progressisti”.
Hillary: Release the X-Files, Not Stuff About Me Nel momento in cui l’élite intellettuale di sinistra è confusa e divisa, i gruppi settari cercano solo d’ignorare ciò che accade proclamando che non vi è alcuna differenza tra i due candidati nelle primarie democratiche. Tuttavia, non è un caso che la leadership del Partito Democratico faccia di tutto per bloccare la campagna Bernie Sanders, nonostante nei sondaggi sembri molto più attraente come candidato in lotta con Trump. Anche la macchina repubblicana combatte attivamente Trump, anche se con meno successo: non può o non vuole applicare il “gioco sporco” a cui i loro colleghi e rivali del Partito Democratico ricorrono. E’ impossibile spiegare cosa succeda nelle esclusive macchinazioni di Hillary per compiere tutto ciò che le serve per diventare presidente degli Stati Uniti. La storia delle “misteriose” trascrizioni delle osservazioni fatte da Clinton ai capi della Goldman Sachs ci fornisce alcuni indizi che aiutano a capire cosa succede. Nonostante che il rifiuto di pubblicare il testo del discorso infligga un duro colpo alla sua reputazione, e sia costantemente usato dagli avversari, ha sempre rifiutato di farlo. Ovviamente il contenuto delle trascrizioni è così compromettente che è meglio perdere voti col rifiuto di divulgarle, che perdere ogni possibilità di vittoria in caso di pubblicazione. Tuttavia, le informazioni sul contenuto delle trascrizioni s’insinua a poco a poco nei media. I dipendenti di Goldman Sachs presenti alla presentazione dicono che l’ex-first lady in realtà discusse coi banchieri di come spartirsi il bilancio nazionale. Anche se Goldman Sachs da tempo riceve direttamente o indirettamente ingenti fondi pubblici (indipendentemente da chi sia al potere, democratici o repubblicani), il riconoscimento pubblico di tale collusione, soprattutto ora, può non solo rovinare la reputazione della candidata, ma anche danneggiare la banca. Sembra che Clinton ne sia preoccupata, non meno del proprio futuro politico. Le trascrizioni delle osservazioni presso la Goldman Sachs rappresentano il vero e proprio programma politico, non solo di Clinton, ma anche delle istituzioni di Washington, indipendentemente dalle differenze di partito. Tuttavia, gli avversari di Clinton non sono legati al capitale finanziario e, in caso di vittoria, senza dubbio limiterebbero, se non fermare, la “distribuzione” dei fondi nazionali, motivo per cui le principali banche fioriscono nella crisi economica. Sanders è diventato famoso pochi anni fa, quando organizzò un audit della Federal Reserve per scoprire come quasi 13 miliardi di dollari si dispersero nei meccanismi “grigi” delle banche interessate. Trump, che esprime gli interessi edili e del capitale industriale, è interessato a costringere i banchieri a prestare alla produzione interna con bassi interessi, e perciò gli è necessario porre fine alla politica sul denaro prestato alle banche dallo Stato per i mercati speculativi. Il significato di lotta di classe è chiaro. Se Sanders potesse, forse per la prima volta nella storia degli Stati Uniti si avrebbe un blocco social-democratico formato da dipendenti e classe operaia con una giovane classe media arrabbiata, e Trump capeggerebbe la rivolta della borghesia industriale contro il capitale finanziario, anche con il supporto di gran parte degli operai. L’unica differenza è che nel caso di Sanders si vedrebbe un movimento basato sulla solidarietà di classe (orizzontale), mentre Trump offrirebbe solidarietà aziendale (verticale).
2D643BC400000578-0-image-a-68_1444785571343 Tale situazione è del tutto naturale per la classe operaia, che non solo ha interessi sociali comuni, ma rientra nel sistema di relazioni professionali e industriali che, in certe situazioni, le farebbe sostenere certi gruppi della borghesia legati alla classe operaia in virtù della produzione aziendale e delle logiche di mercato. Dal punto di vista dell’ideologia di sinistra, la prima opzione solidaria è progressiva, mentre la seconda è reazionaria. Ma entrambe le rivolte sono pericolose per il capitale finanziario. Si parla di blocco delle liquidità per miliardi di dollari che consente a banche e loro politici corrotti di vivere da parassiti a spese dell’economia reale. La politica di Clinton è un classico esempio di suddivisione della società in numerosi gruppi d’interesse, impedendo l’integrazione orizzontale. Non è un caso che la crisi del movimento operaio e della politica di classe in occidente prosegue celebrando multiculturalismo e correttezza politica. E la diffusione della correttezza politica, a sua volta, storicamente coincide con la “finanziarizzazione” dell’economia, in altre parole con la massiccia redistribuzione delle risorse a favore del settore bancario. Da un lato, il capitale trionfa sul lavoro, derubato di una parte significativa delle conquiste sociali del ventesimo secolo. Ma dall’altra parte, la classe capitalista aveva la propria redistribuzione della ricchezza, e le élite finanziarie s’è appropriata di quasi tutti i frutti di tale vittoria. Non sorprende che tale situazione avanzi non solo nella classe operaia, ma anche in parte della borghesia. E gli attacchi di Trump alla correttezza politica non sono affatto manifestazione di sentimenti, sfrenatezza e maleducazione personali; ma è una strategia consapevole per consolidarsi in quei gruppi sociali che hanno sofferto la dittatura del politicamente corretto, colpiti praticamente e finanziariamente dalla perdita di reddito, posti di lavoro e ricavi. La propaganda di Trump è abbastanza razionale e non è efficace perché, come gli intellettuali pensano, sfrutta sentimenti e pregiudizi della gente, ma perché ne riflette i reali interessi, anche se espressi in forma distorta. Il miliardario sbeffeggia solo i gruppi che non lo voteranno comunque. Ma consolida le voci di milioni di bianchi (e in realtà non solo bianchi) della classe lavoratrice stanchi della correttezza politica. E anche con le dichiarazioni di Trump, che appaiono a molti abbastanza ridicole e aneddotiche, come ad esempio la promessa di costruire un muro per recintare il Messico, in effetti non lo sono. Dopo tutto, se la costruzione del muro iniziasse davvero, creerebbe centinaia di migliaia di posti di lavoro non solo negli Stati Uniti ma anche dall’altra parte del confine. In realtà, questo è un altro programma keynesiano, anche se abbastanza assurdo per la logica ordinaria. Quindi la dichiarazione di Trump che il Messico finanzierà il muro non è infondata. Per l’economia degli Stati settentrionali del Messico il progetto non sarà solo vantaggioso, ma farà risparmiare. Non ferma la migrazione illegale dall’altra parte del confine, naturalmente, ma creerà incentivi per lo sviluppo della produzione regionale, il cui sostentamento attualmente dipende principalmente da traffico di droga ed immigrazione clandestina.
La storia è più complicata delle offese alle donne. Da un lato, in realtà provoca indignazione tra i bianchi istruiti statunitensi abituati ad atteggiamenti completamente diversi. Ma dall’altra parte pone la questione: queste donne lo voterebbero anche se Donald mostrasse più tatto? Allo stesso tempo, nonostante tali dichiarazioni (o forse a causa di esse), il bullo Trump si guadagna la reputazione di “vero uomo”, rude ma sincero, su cui fare affidamento e che può attrarre tra le donne meno istruite della società. Naturalmente, non c’è nulla di progressivo nell’ideologia di Trump. Ma non si tratta di ideologia, che oggi non serve da fattore di mobilitazione sociale, ma come strumento di manipolazione. La sconfitta del capitale finanziario, a prescindere da chi lo consegua, aprirebbe una nuova era nello sviluppo della società occidentale, e creerebbe inevitabilmente le condizioni per rafforzare la posizione della classe operaia e la ripresa delle sue organizzazioni. In altre parole, Hillary incarna il progetto più reazionario nel quadro del moderno sviluppo capitalistico, e l’assenza di volontà dei sostenitori di Bernie a votarla, se il candidato socialista se ne uscisse, non è solo emotiva, ma del tutto razionale, politicamente, socialmente e moralmente. Nel contesto dell’attuale situazione politica, il tentativo di fare di Trump il “male assoluto” non è altro che un tentativo di mobilitare la gente per proteggere lo status quo solo per evitare qualsiasi cambiamento. Ma il cambiamento c’è, non solo per logica politica e sociale, ma anche perché la possibilità di mantenere il modello neoliberista del capitalismo è oggettivamente esaurita. E se la sinistra non vuole e non può combattere, sarà il populista di destra Donald Trump negli Stati Uniti o Marine Le Pen in Francia ad infliggere un colpo fatale a tale ordine. In questo caso, sarà possibile, naturalmente, indignarsi per i “pregiudizi” e l'”irresponsabilità” della classe operaia, ma la vera responsabilità morale ricade sugli intellettuali di sinistra che, in tempi di crisi, hanno mostrato la loro posizione di classe, agendo da sostenitori delle idee e difensori degli interessi del capitale finanziario.trump-rallyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

The Camp, il Bilderberg di sinistra in Sicilia

Alessandro Lattanzio, 17/6/2016TheCamp2016Google sponsorizza dal 2014 una conferenza ‘esclusiva’ per élite nel campo da golf Verdura Golf & Spa Resort (1500 euro a notte) di Sciacca, a 30 km da Agrigento, in Sicilia. L’evento si chiama “The Camp”. Tra i partecipanti dell’edizione 2014 vi furono Lloyd C. Blankfein, amministratore delegato di Goldman Sachs, che guidava la conferenza sul “futuro dell’Europa”, a cui partecipavano Anshu Jain, co-amministratore delegato di Deutsche Bank, Ana Patricia Botín, capo del ramo inglese della banca spagnola Santander; Ben Horowitz, co-fondatore della società di venture capital Andreessen Horowitz; John Doerr, venture capitalist della Kleiner Perkins Caufield & Byers; Elon Musk, amministratore delegato di Tesla Motors e SpaceX; Travis Kalanick, amministratore delegato di Uber; Evan Spiegel, capo esecutivo della Snapchat; Brian L. Roberts, amministratore delegato di Comcast; la stilista Tory Burch, gli attori Jared Leto ed Eva Longoria, Alicia Keys e David Beckham. Per tenere lontano gli indiscreti, agenzie della sicurezza private e dello Stato vietavano l’accesso ai non autorizzati fino a 500 metri dal campo, mentre la Capitaneria di Porto vietava ancoraggio, pesca, balneazione, sorvolo (fino a 200 m di quota, oltre non ce la facevano), transito, sosta, navigazione e ogni altra attività di superficie e subacquea entro 500 metri sul tratto di mare antistante il Verdura Golf Resort. Nell’edizione del 2015, dal 25 al 30 luglio, tra una passiata al Tempio di Hera a Selinunte, un’altra al Tempio della Concordia, nella Valle dei Templi di Agrigento, affittato per 100000 euro, e un’ultima passiata a piazza di Borgo Bonsignore di Ribera, affittata alla più modica cifra di 10000 euro, si parlò invece di femminismo e ruolo dello sport nella cultura moderna, con a capo della conferenza il Chief Business Officer di Google Omid Kordestani, a cui partecipavano oltre ai fondatori di Google Sergey Brin e Larry Page, Bill Gates; Giorgio Armani; Arianna Huffington, direttrice dell’Huffington Post, Shane Smith; direttore di Vice; Scott Dadich, direttore di Wired USA; Lionel Barber giornalista del Financial Times; Ari Emanuel della William Morris Endeavor; Mala Gaonkar della Lone Pine Capital; Patrick Whitesell della WME/IMG; Alicia Keys; David Beckham; Kayvon Beykpour; fondatore di Periscope; il Nobel per l’economia Muhammad Yunus, inventore della truffa del microcredito; la regina di Giordania Rania al-Yasin; Barry Diller (proprietario di Expedia e Tripadvisor); l’amministratore di Vodafone Vittorio Colao; l’imprenditore turistico Aldo Melpignano; John Elkann; Lavinia Borromeo; Rocco Forte e, dopo lo lo skater Tony Hawke, più modestamente l’ospite d’obbligo, il prefetto di Agrigento Nicola Diomede. Infine ad “allietare la grama giornata” i cantanti Jovanotti, Andrea Bocelli e John Newman si esibivano di sera. Nel pomeriggio, tra la conferenza e la serata canora, gli ospiti si dedicavano “all’esplorazione e al gioco”: vela, flyboard, quadski, paddleboard, ovviamente golf e pedalata fino a Caltabellotta e al Farm Cultural Park di Favara, un quartiere-laboratorio artistico.
Quest’anno The Camp si svolgerà dal 30 luglio al 3 agosto. Gli invitati sono rigorosamente classificati, anche se si sa che saranno 300 tra attori, affaristi, consiglieri di amministrazione, ecc. e che verranno trasportati a bordo di un elicottero dall’aeroporto di Punta Raisi a Sciacca. Come detto, nei precedenti campi estivi si era discusso, oltre che degli argomenti delle conferenze principali, di vari altri argomenti su scienza, tecnologia, affari, arti e cultura, dall’allungamento della vita umana alla pianificazione urbana del futuro.

Arianna Fuffington

Arianna Fuffington

Fonti:
Bergamo Post
Business Insider
Buzzfeed
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Formiche
Grandangolo Agrigento
Independent
NYTimes
PCProfessionale
Wired

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