“Trump” dell’apocalisse

Alessandro Lattanzio, 21/11/2016mystery-plane-over-denver-metabunkIl 16 novembre, un cosiddetto “velivolo dell’apocalisse”, ovvero l’aereo-comando Boeing E-6B Mercury, utilizzato per scatenare l’attacco nucleare, veniva avvistato su Denver, in Colorado, dopo essere decollato da una base aerea presso San Diego, in California. L’US Navy possiede 16 di tali velivoli “da giorno del giudizio”. Il velivolo avvistato su Denver, denominato Iron99, sorvolò l’area diverse volte, allarmando la popolazione, prima di dirigersi verso l’Oklahoma. Una stazione televisiva locale ne aveva ripreso il sorvolo. Il giornalista che aveva riportato l’evento, riferì che Federal Aviation Administration (FAA), US Northern Command (NORTHCOM), US Strategic Command (STRATCOM) e North American Aerospace Defense Command (NORAD) non potevano confermare il volo. Inoltre, gli ufficiali di una dozzina di basi aeree avevano dichiarato che il volo dell’aereo non era stato notificato presso le rispettive torri di controllo del traffico aereo. Iron99 appartiene alla squadriglia dell’aeronautica navale della Marina degli Stati Uniti, la VQ-3 Ironmen, di stanza nella Tinker Air Force Base, in Oklahoma.
Il Boeing E-6B Mercury (TACAMO – “Take Charge And Move Out and Move Out“) svolge un ruolo estremamente importante per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti: viene impiegato principalmente per trasmettere istruzioni alla flotta di sottomarini lanciamissili balistici dell’US Navy, in caso di guerra nucleare; ma anche per supportare o sostituire i 4 Boeing E-4BS NAOC (National Operations Alternative Center) che svolgono funzioni da ABNCP (Airborne Command Post), ovvero di posti di comando volanti in caso di attacco nucleare (da cui il soprannome di “aerei dell’apocalisse”). Le missioni che svolgono sono del tipo Looking Glass (ovvero doppiare il Centro comando della base aera di Offutt); comunicare con i sottomarini; emanare l’ordine di lancio per gli ICBM (missili balistici intercontinentali) tramite il Sistema aeroportato di controllo dei lanci, e svolgere operazioni C3 (Comando, Comunicazioni e Controllo) per le forze di teatro e i bombardieri strategici degli Stati Uniti nelle missioni di attacco nucleare globale. I velivoli possono comunicare su praticamente ogni banda di frequenza radio, e tramite satelliti commerciali ed Internet. Il velivolo di solito compie voli circuitali per impiegare le antenne di bordo o un particolare satellite geostazionario nelle radiocomunicazioni.
Secondo la portavoce dell’US Navy, tenente Leslie Hubbell, il velivolo sarebbe decollato dalla Travis Air Force Base, nel nord della California, ma gli ufficiali della Trevis AFB avevano negato che il velivolo fosse decollato dalla loro base. Inoltre, la FAA, l’amministrazione aeronautica degli USA, dichiarava di non aver avuto alcun contatto con il velivolo avvistato su Denver, che a quanto partecipava a un’esercitazione classificata ed organizzata dal dipartimento della Difesa riguardante la sorveglianza elettronica, a cui partecipavano diverse agenzie d’intelligence degli USA.
mystery_plane_topL’8 marzo 2016, un velivolo E-6B impiegò il nominativo Trump per una missione di volo dall’Offutt Air Force Base, nel Nebraska, sorvolando a 12000 metri di quota Nebraska, Kansas, Oklahoma e Texas. Il nominativo Trump non erano mai stato utilizzato prima.
Va ricordato che ad ottobre, Pentagono e comunità dell’intelligence avevano chiesto al presidente Obama di rimuovere il direttore della National Security Agency e dell’US Cyber Command, l’Ammiraglio Michael S. Rogers. Ma Rogers sarebbe preso in considerazione dal neopresidente Donald Trump, che vorrebbe candidarlo a direttore dell’intelligence nazionale, in sostituzione proprio di Clapper, che supervisiona le 17 agenzie d’intelligence degli Stati Uniti. E con una mossa inaudita, Rogers, senza avvertire i superiori, si recava a New York per incontrare Trump, il 17 novembre, allarmando i vertici dell’amministrazione Obama. Casa Bianca, Pentagono e direttore della National Intelligence si rifiutavano di commentare il caso, così come anche la NSA. Rogers guida la NSA dall’aprile 2014, nominatovi a seguito dello scandalo sulla sorveglianza delle comunicazioni dell’agenzia svelato da Edward Snowden. Inoltre, sono state scoperte altre violazioni, durante la direzione di Rogers, da parte di agenti della NSA. Un caso riguarda l’impiegato della Booz Allen Hamilton, Harold T. Martin III, accusato di furto di materiale classificato governativo ad agosto. Tra il materiale trafugato vi era il codice di un software, sconosciuto, che sarebbe utilizzato per prendere il controllo di firewall e reti. Il secondo caso riguarda una violazione avvenuta nell’estate 2015 da parte di un agente dell’unità di hackeraggio della NSA, la Tailored Access Operations (TAO). L’agente fu arrestato, ma il caso non venne reso pubblico. L’individuo si ritiene abbia consegnato il materiale a un altro Paese.
Rogers doveva esser sostituito prima delle elezioni dell’8 novembre, ma il senatore neo-con John McCain, presidente del Comitato dei Servizi Armati del Senato, minacciò di bloccare la nomina di qualsiasi sostituto di Rogers, se la Casa Bianca non procede a certe riforme della NSA e dell’US CyberCommand. McCain appoggia Rogers perchè quest’ultimo aveva affermato, il 15 novembre, che c’era stato “Uno sforzo consapevole da parte di uno Stato-nazione per tentare di ottenere un effetto specifico” durante le elezioni presidenziali statunitensi.

Rogers

Michael S. Rogers

Fonti:
Express
The Aviationist
The Aviationist
The Denver Channel
Wwashington Post

Michael Flynn, l’asso nella manica di Trump?

Jacques Sapir, Russeurope 18 novembre 2016

Il neopresidente degli Stati Uniti, non ancora insediatosi, Donald Trump sembra aver scelto come consigliere della Sicurezza Nazionale il Generale Michael Flynn [1] personaggio che suscita curiosità [2], ma anche commenti sprezzanti dalla stampa francese e statunitense. Una grande tastata lo definisce “vendicativo” [3], eppure Michael Flynn non è il primo venuto. L’ex-direttore dei servizi segreti militari (Defense Intelligence Agency) nel 2012-2014, è senza dubbio una delle menti più acute e notevoli delle forze armate statunitensi. Spesso presentato come di estrema destra, per gli attacchi violenti ad Hillary Clinton, il personaggio è molto più complesso e inclassificabile.1422368403396-cachedMichael Flynn fa parte della generazione di soldati statunitensi che ha fatto esperienza personale e militare nella lotta al terrorismo e in un contesto dominato dal pensiero neoconservatore vigente negli Stati Uniti dalla fine del mandato di Bill Clinton. La sua famiglia politica è democratica. Questo può sembrare banale, ma va notato perché, a differenza di molti alti ufficiali delle forze armate degli Stati Uniti, non proviene dall’ambiente repubblicano. Flynn fa parte del corpo degli ufficiali della riserva dell’US Army, ROTC, che spesso è l’unica soluzione per una persona di origini modeste per accedere all’università. Ha trascorso parte della carriera nelle forze speciali, il Joint Special Operations Command, JSOC, ed è stato uno dei perni della trasformazione di questo comando in una delle macchine da guerra più efficienti degli Stati Uniti. Ha lavorato sotto il comando del Generale Stanley McChrystal, il cui ruolo fu determinante per adattare l’esercito statunitense alle nuove sfide poste dal terrorismo. Michael Flynn ha combattuto in Afghanistan e Iraq, guerre ampiamente impopolari negli Stati Uniti. Chiamato nei primi anni 2000 a capo della divisione d’intelligence del JSOC, fu all’origine delle operazioni d’intelligence che portarono all’eliminazione di Abu Musab Zarqawi, il capo di al-Qaida in Iraq. Gli fu anche, e questo non viene menzionato spesso, affidato il compito di riscrivere il manuale delle interrogazioni dei sospetti, dopo lo scandalo delle pratiche nella prigione di Abu Ghraib. Così poté valutare gli effetti deleteri delle torture comunemente praticate in quella prigione. Michael Flynn fu anche assegnato alla sistemazione dell’intelligence degli Stati Uniti in Afghanistan, sotto la direzione di Stanley McChrystal. Nelle sue varie posizioni s’è guadagnato la reputazione di operatore particolarmente intelligente, e soprattutto di persona che ha capito ben prima di altri che le informazioni importanti non sono principalmente “militari”, su cui DIA e JSOC tendevano a concentrarsi, ma di natura politica. È allora necessario ricordare che l’intelligence degli Stati Uniti attraversa una profonda crisi, derivante dalle politica di George “W” Bush che decise di smembrare l’intelligence per imporre le proprie opinioni sull’intervento in Iraq. Ciò portò a una significativa inefficienza di CIA e DIA. Ciò non è estraneo ai problemi degli Stati Uniti in Iraq nel 2004-2005. La nomina di Michael Flynn, insieme ad altri, rientrava nella ricostruzione dell’intelligence a cui gli Stati Uniti furono poi costretti. Colin Powell si oppose al sostegno di Flynn, dal 2015, a Donald Trump. Ma va notato che Colin Powell ha una grave responsabilità nelle politiche di George “W” Bush, e nell’estrema politicizzazione dell’intelligence. E’ chiaro che i suoi superiori fecero un’ottima scelta con Michael Flynn. L’Ammiraglio Mike Roger, dal 2014 direttore della NSA, lo definì il miglior agente segreto degli ultimi venti anni. Dietro l’iperbole, vi è senza dubbio un fatto. Inoltre, è estremamente raro che un ufficiale della ROTC arrivi al livello gerarchico raggiunto da Michael Flynn. Questo è un segno di competenza eccezionale, e l’immagine che si può avere di Michael Flynn è in realtà quella di un ufficiale dall’eccezionale talento. Ma quando Stanley McChrystal, il suo capo, fu costretto a dimettersi per ragioni politiche, incompatibilità con Barack Obama, lasciò l’amaro in bocca a Michael Flynn. Sicuramente iniziò il conflitto che l’oppose non solo al presidente Obama, ma anche ad Hillary Clinton sostenendo Donald Trump. Qui va sottolineato che accusò pubblicamente Clinton non solo dell’irresponsabile gestione delle proprie comunicazioni, ma di avere causato la morte per negligenza o deliberatamente dell’ambasciatore degli USA in Libia, nel dramma di Bengasi.
Michael Flynn fu nominato capo della DIA nel 2012, all’inizio del secondo mandato del presidente Obama, mentre gli Stati Uniti avevano finalmente individuato e neutralizzato bin Ladin. Obama esultava mentre Flynn respingeva il discorso ufficiale dell’amministrazione, secondo cui la fase più pericolosa era passata. E non andò così. Secondo le informazioni in suo possesso, Michael Flynn non smise mai di mettere in guardia l’amministrazione Obama contro la tendenza a sottovalutare la minaccia terroristica. Il conflitto che ciò provocò si ampliò acutizzandosi, ma anche lo “stile” di comando di Michael Flynn, fortemente influenzato dal suo passato nelle forze speciali, provocò conflitti nella DIA comportandone le dimissioni nel 2014. In un’amministrazione decisa a considerare, a torto o a ragione, il terrorismo questione risolta, la posizione di Flynn divenne insopportabile. Il fatto, inoltre, che Flynn non abbia mai badato ai sillogismi del “politicamente corretto”, dicendo sempre pane al pane, ampliarono il divario tra “politici” dell’amministrazione ed operativi. L’amarezza che Flynn sentì dopo tali eventi, ma anche il fatto che nella precedente posizione poteva valutare da sè il comportamento irresponsabile di Hillary Clinton come segretaria di Stato, ne spiega il passaggio ai repubblicani e il supporto, dall’autunno 2015, a Donald Trump. Il rapporto di Flynn con l’ideologia neoconservatrice certamente è evoluto durante la carriera. Data l’origine politica, si potrebbe pensare che abbia ceduto all’eccezionalismo americano nelle proprie visioni. Ma è anche chiaro che ha compiuto una conversione al “realismo”, una conversione politica che lo spinge a voler fare della Russia un alleato, anche economico, nella lotta al terrorismo. Flynn ha anche costruito un vero e proprio pensiero sulla natura del terrorismo, e il collegamento tra situazioni economiche, come ad esempio quella esistente in Libia, Siria e Iraq, e un’ideologia strutturata. Tale ideologia, che ha affrontato in Iraq e in Afghanistan, gli sembra strutturare l’intera rete terroristica che vede espandersi mondialmente, nonostante le sconfitte locali. Il rischio è che sprofondi nell’escatologia della guerra, e si spera che la dimensione “realistica” del pensiero prevalga. Chiaramente, la sua nomina a consigliere per la sicurezza nazionale sarà sentita dall’esercito come possibilità di vendicarsi da ciò che ritiene l’affronto del licenziamento dei generali Petraeus e McChrystal, in particolare. E potrebbe anche essere interpretato come vendetta contro i REMFL [4] di Washington. La probabile nomina di Michael Flynn sarà uno dei perni, almeno nelle relazioni internazionali, dell’amministrazione Trump. Il suo “realismo”, se confermato, sarà un cambiamento positivo nell’attuale rigida dimensione dottrinaria della politica estera degli USA.gettyimages-566032877Note
[1] LeFigaro
[2] L’Echo
[3] Le Monde
[4] Rear-Echelon Mother Fucker

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Clinton e Soros lanciano la rivoluzione viola negli USA

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 11/11/2016hillary-7591La sconfitta della candidata presidenziale democratica Hillary Rodham Clinton non “passava tranquillamente in quella buona nottata”. La mattina dopo la sorprendente e inaspettata sconfitta per mano del parvenu repubblicano Donald Trump, Clinton e marito, l’ex-presidente Bill Clinton, entravano nella sala da ballo art-deco dell’hotel New Yorker nel cuore di Manhattan in abiti viola. La stampa subito notò il colore e chiese cosa rappresentasse. Il portavoce dei Clinton sostenne che rappresentasse l’incontro tra l’“America blu” dei democratici e l’“America rossa” dei repubblicani, unendosi nel viola. Tale dichiarazione era un mero stratagemma, noto ai cittadini dei Paesi oggetto in passato delle vili operazioni politiche del magnate degli hedge fund George Soros. I Clinton, che hanno ricevuto milioni di dollari in contributi elettorali e donazioni per la Clinton Foundation da Soros, in realtà avviavano la “rivoluzione viola” di Soros negli USA. La rivoluzione viola si opporrà agli sforzi dell’amministrazione Trump per respingere le politiche globaliste dei Clinton e dell’imminente ex-presidente Barack Obama. La rivoluzione viola cercherà inoltre di abbreviare l’amministrazione Trump con manifestazioni di piazza sorosiane e disagi politici. È dubbio che gli assistenti del presidente Trump lo consiglino dall’indagare sul diversivo dei server di posta elettronica privati di Clinton ed altre questioni relative alle attività della Fondazione Clinton, soprattutto quando la nazione deve affrontare tante altre questioni urgenti, tra cui posti di lavoro, immigrazione e assistenza sanitaria. Tuttavia, il presidente Jason Chaffetz dell’House Oversight and Government Reform Committee, ha detto che continuerà le udienze al Congresso, controllato dai repubblicani, su Hillary Clinton, Fondazione Clinton e l’assistente Huma Abedin. Il presidente Trump non deve lasciarsi distrarre da tali tentativi. Chaffetz non è un sostenitore di Trump. Globalisti ed interventisti statunitensi già avanzano il mantra opposto dai tanti “esperti” di sicurezza nazionale e militari di regime alla candidatura di Trump, Trump “deve” chiamarli ad unirsi all’amministrazione, perché non ci sono abbastanza “esperti” nella cerchia dei consulenti di Trump. Gli screditati neo-conservatori alla Casa Bianca di George W. Bush, come il co-cospiratore della guerra in Iraq Stephen Hadley, vengono menzionati come qualcuno a cui Trump dovrebbe chiedere di entrare nel suo Consiglio per la Sicurezza Nazionale o altre posizioni di rilievo. Il segretario di Stato di George HW Bush, James Baker, fiero lealista di Bush, viene anche indicato come membro della squadra alla Casa Bianca di Trump. Non c’è assolutamente alcuna ragione per Trump di chiedere il parere di fossili repubblicani come Baker, Hadley, Rice e Powell, il folle ex-ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite John Bolton, ed altri. Vi sono molti sostenitori di Trump dalla ricca esperienza nella sicurezza estera e nazionale, anche di origine africana, haitiana, ispanica e araba, senza essere neocon, che occuperebbero le posizioni ai vertici e intermedi dell’amministrazione Trump. Trump deve distanziarsi da neocon improvvisi benevolenti, avventurieri, militaristi ed interventisti, impedendogli d’infestarne l’amministrazione. Se Clinton avesse vinto, su un articolo sulla nuova amministrazione si sarebbe letto: “Sulla base del militarismo e dell’avventurismo estero da segretaria di Stato e del due volte presidente, il marito Bill Clinton, il mondo vedrà maggiore aggressività militare statunitense su vari fronti nel mondo. La presidentessa Hillary Clinton non nasconde il desiderio di confrontarsi con la Russia militarmente, diplomaticamente ed economicamente in Medio Oriente, alle porte della Russia in Europa orientale, e anche nella Federazione russa. Clinton ha rispolverato la politica del ‘contenimento’, da tempo screditata, introdotta dal professor George F. Kennan all’indomani della seconda guerra mondiale. L’amministrazione Clinton probabilmente promuoverà i neo-guerrieri freddi più feroci dell’amministrazione Obama, tra cui l’assistente segretaria di Stato per gli affari europei ed euroasiatici Victoria Nuland, favorita personale di Clinton”.
Il Presidente Trump non può permettersi che chi è nella stessa rete di Nuland, Hadley, Bolton ed altri, entri nella sua amministrazione, metastatizzandola come una forma aggressiva di cancro. Costoro non porterebbero avanti la politica di Trump, ma continuerebbero a danneggiare le relazioni degli USA con Russia, Cina, Iran, Cuba e altre nazioni. Non solo Trump avrebbe a che fare con i neocon repubblicani, che cercano di bacarne l’amministrazione, ma anche con il tentativo di Soros d’interrompere la sua presidenza con la rivoluzione viola. Prima che Trump sia nominato 45° presidente degli Stati Uniti, le operazioni politiche finanziate da Soros si attivavano per sabotarlo durante il periodo terminale di Obama e in seguito. La rapidità della rivoluzione viola ricorda la velocità con cui i manifestanti invasero le strade di Kiev, capitale ucraina, nelle due rivoluzioni arancioni sponsorizzate da Soros nel 2004 e, dieci anni dopo, nel 2014. Mentre i Clinton adottavano il viola a New York, manifestazioni di piazza violente, coordinate da Moveon.org e “Black Live Matter” finanziati da Soros, scoppiavano a New York, Los Angeles, Chicago, Oakland, Nashville, Cleveland, Washington, Austin, Seattle, Philadelphia, Richmond, St. Paul, Kansas City, Omaha, San Francisco e altre 200 città degli Stati Uniti. Il gruppo “Pussy Riot” finanziato da Soros pubblicava su YouTube un video anti-Trump dal titolo “Make America Great Again”. Il video è divenuto “virale” su Internet, ed è pieno di atti profani e violenti, ritraendo una distopica presidenza Trump. Seguendo la sceneggiatura dello scribacchio di George Soros, Gene Sharp, il membro delle Pussy Riot Nadya Tolokonnikova invocava gli statunitensi anti-Trump a trasformare la rabbia in arte, musica e arte visiva. L’uso dei graffiti politici è una tattica popolare di Sharp. Le proteste di strada, musica e arte anti-Trump sono la prima fase della rivoluzione viola di Soros negli USA.
Il presidente Trump affronta un duplice attacco dai nemici. Uno guidato dai burocrati neo-con, tra cui l’ex-direttore della National Security Agency e della CIA Michael Hayden, l’ex-segretario alla Sicurezza Nazionale Michael Chertoff, e i fedelissimi della famiglia Bush, cerca di decidere le nomine di Trump alle cariche per sicurezza nazionale, intelligence, politica estera e difesa dell’amministrazione. Tali neo-guerrieri freddi cercano di convincere Trump a mantenere l’aggressività di Obama verso Russia, Cina, Iran, Venezuela, Cuba e altri Paesi. Il secondo fronte contro Trump sono i gruppi politici e mediatici finanziati da Soros. Tale seconda linea di attacco attua la guerra di propaganda anti-Trump utilizzando centinaia di giornali, siti web ed emittenti, cercando di minare la fiducia del pubblico verso l’amministrazione Trump fin da subito. Uno degli annunci politici di Trump, poco prima dell’elezione, dichiarava che George Soros, la presidentessa della Federal Reserve Janet Yellen e l’amministratore delegato della Goldman Sachs Lloyd Blankfein, fanno parte di “una struttura di potere globale responsabile delle decisioni economiche che hanno derubato la nostra classe operaia, spogliato il nostro Paese della ricchezza, mettendola nelle tasche di un pugno di grandi aziende ed enti politici”. Soros e i suoi servi avevano immediatamente e ridicolmente attaccato l’annuncio come “antisemita”. Il presidente Trump dovrà stare in guardia contro coloro che la sua campagna ha denunciato e i loro colleghi. Il figlio di Soros, Alexander, ha invitato la figlia di Trump, Ivanka, e il marito Jared Kushner, a sconfessare pubblicamente Trump. Le tattiche di Soros non solo cercano di dividere le nazioni, ma anche le famiglie. Trump deve guardarsi dalle macchinazioni, attuali e future, di George Soros, tra cui la rivoluzione viola.2016-11-10t160706z_1_lynxmpeca9116_rtroptp_3_usa-election-protestsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA sono in agonia e Trump è il medico

Valentin Katasonov, Neyromir TV, 12 novembre 2016 – Fort Russ

L’accesa discussione sui media è un diversivo, concentrata su questioni marginali che fanno appello alle emozioni, mentre problemi assai più gravi vengono nascosti, spiega il Professor Valentin P. Katasonov, associato all’Accademia delle Scienze economico-commerciali della Russia.2016-09-16t171446z_928589463_s1beubqzogab_rtrmadp_3_usa-election-trump-kqrb-835x437ilsole24ore-webVK: Trump conosce la situazione. Non mi aspettavo che fosse così aperto nel rivelarne i mali, rivela molti segreti. Questo è un bene per gli USA, affrontare la diagnosi piuttosto che nasconderla al paziente. Come sapete i tassi d’interesse nei Paesi del miliardo d’oro sono negativi. L’anno scorso quando i tassi d’interesse crebbero leggermente, causarono gravi conseguenze. Christine Lagarde chiese di fermarsi o sarebbe andata in bancarotta l’economia globale. Non alzarono i tassi d’interesse come previsto. Non nel primo o nel secondo trimestre. Sono in una situazione molto difficile. Trump ha detto che se i tassi d’interesse sono si alzano, gli USA andranno in default, perché la maggior parte del budget finirà per pagare gli interessi. Trump probabilmente vuole salvare il capitalismo, ma il capitalismo senza tassi d’interesse è una sciocchezza. Trump è un difensore del capitalismo.

Intervistatore: Che fa Hillary Clinton?
VK: Non lo dice, si concentra su certi soggetti marginali, come diritti delle minoranze e cambiamento climatico. Sappiamo che sono stupidaggini.

Intervistatore: Ma il cambiamento climatico è reale?
VK: Me ne occupai nell’ambito della Banca Mondiale e conosco i loro piani. Anche se si potesse fare qualcosa, vi posso assicurare che a loro non importa per nulla.

Intervistatore: E il rublo?
VK: Dipende da quando tale apocalisse accadrà. La caduta del rublo è parte del piano d’occupazione. Solo Dio sa quando tale apocalisse accadrà, potrebbe essere la prossima settimana, tra pochi mesi, tra qualche anno di sicuro perché tutte le risorse si esauriscono. Trump lo sa benissimo e vuole salvare il capitalismo e gli USA, perciò vuole negoziare con i creditori e ristrutturare il debito statunitense. In realtà gli USA lavorano su nuove tecnologie che non richiedono alcun negoziato, pensiamo all’Iran. Come sapete all’inizio nel 2016 Zio Sam disse che finalmente toglieba le sanzioni e sbloccava le attività estere dell’Iran. Vi sono molte condizioni, alcune sottovalutate. L’Iran non è contento degli USA che si prendono 2 miliardi di dollari per coprire le perdite per gli attentati in Libano nel 1983. Ho visto alcuni documenti, l’Iran non aveva nulla a che farci, ma lo zio Sam lo ritiene colpevole, come per l’11 settembre. Ma si scopre che il colpevole era l’Arabia Saudita.

Intervistatore: Ma l’Arabia Saudita ha minacciato di vendere i titoli del Tesoro ed è stato escluso dai colpevoli?
VK: Glieli lascerebbero vendere? Il tesoro sono i depositi, è un sistema a doppia chiave, l’Arabia Saudita ha una chiave e lo Zio Sam l’altra.

Intervistatore: Perché la Russia acquista tali titoli, mentre c’è la crisi? Abbiamo fatto cenno a un prelievo, ma se non sviluppiamo le nostre industria e scienza, nulla ci aiuterà?
VK: Alcuni della nostra élite hanno una base negli Stati Uniti, ‘inaffondabile’. Sappiamo che certuni si sono già piazzati lì, come il primo viceministro delle Finanze. Alcuni sono più vicini, come l’ex-ministro dell’Agricoltura in Francia. E’ più facile contare quelli che non se ne sono andati. Ciò dimostra che abbiamo a che fare con un’amministrazione coloniale che riceve garanzie sulla cittadinanza negli Stati Uniti, Francia e Regno Unito.

Intervistatore: Le loro politiche portano al collasso totale, cosa succede se i potenti non sono conenti?
VK: Non sopravvalutate i potenti, agiscono da parassiti che continuano a mangiare senza pensare che il cibo finirà e che si potrebbe anche morire. Non vedono oltre il loro naso. Parlando dell’Iran, secondo l’Iran avrebbe riserve in valuta estera per 130 miliardi di dollari; secondo gli USA sono 100 miliardi, metà in oro e valute della Banca centrale dell’Iran o fondo sovrano dell’Iran. Credo che si mangeranno questi 130 miliardi molto velocemente, perché dopo i 2 miliardi di dollari gli Stati Uniti annunciano di pretenderne 11,5 miliardi per l’11 settembre. L’appetito vien mangiando. Il parlamento iraniano ha discusso un progetto di legge per consentire d’iniziare una causa per danni all’Iran contro gli USA. Un gruppo di lavoro li cataloga per stimarli. Oggi il mondo entra nel gioco del risarcimento, si tratta della commercializzazione delle relazioni internazionali e della monetizzazione della storia. Ciò è molto importante per la Federazione Russa. I Paesi baltici continuano a lavorare su tali richieste, in particolare la Lettonia. L’Ucraina è un po’ diversa. Mentre i baltici si riferiscono all’occupazione sovietica, l’Ucraina parla della Crimea. La monetizzazione delle perdite derivanti dagli eventi nel Donbas, e così via. Dico solo che dovremmo essere un passo avanti, dobbiamo preparare le contromisure.us_debt_vs_euro_debtNon fatevi ingannare dall’agenda dei media, andate più a fondo e pensate con la vostra testa! – KK

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il voto per Trump e le sue lezioni

Jacques Sapir, Russeurope 10 novembre 2016trump-kellyL’elezione di Donald Trump è certamente peculiare; deve molto alla cultura politica statunitense, ma contiene elementi che possono essere generalizzati nei Paesi sviluppati europei, perché si trovano ad affrontare i mali della “globalizzazione”. Dopo discussioni con politologi e sociologi statunitensi, il cui lavoro sarà pubblicato nelle prossime settimane, possiamo riassumere questi elementi generalizzati.

I. Rilevanza delle “aree periferiche”.
Il problema è noto e descritto nel lavoro di Christophe Guilly [1]. Ma si trova anche nelle mappe sui risultati del voto. In effetti, la carta più diffusa è quella sul voto nei singoli Stati.a-01-carte-trump-1

Ma se guardiamo la mappa dei risultati nelle “contee” (equivalenti alle provincie), si osserva un netto contrasto tra grandi città “globalizzate” e resto del Paese.a-01-carte-trump-2E’ questa opposizione che appare rilevante nel voto per Trump.

II. L’importanza del “voto” a Sanders sul risultato finale.
Un altro problema è il voto degli elettori democratici che hanno sostenuto Bernie Sanders fino alla primarie democratiche, e che furono esclusi dai brogli, va detto il nome, di Hillary Clinton. Sono in corso studi sulle “contee” in cui il voto alle primarie democratiche era prevalentemente pro-Sanders. Essi mostrano che alcuni potenziali elettori di Bernie Sanders non hanno votato l’8 novembre (dal 25% al 40% a seconda della località) e un’altra parte ha preferito votare Trump (12-18% nelle contee in cui la popolarità di Sanders era più forte). Questi casi sono in linea coi risultati nazionali che dimostrano che il 9% degli elettori ‘democratici’ (che votarono alle primarie per un democratico o nel 2012 per Barack Obama, o erano registrati come “democratici”) ha votato per Trump mentre solo il 7% dei “repubblicani” ha votato per Clinton. Questi elementi consentono di confermare l’elevato astensionismo nelle elezioni del 2016, e vi danno anche un senso. Questa astensione era in parte politica, una scelta deliberata degli elettori che hanno corso il rischio di vedere eleggere Trump poiché non potevano sostenere la candidata dell’oligarchia.

III. Una ridistribuzione delle carte politiche.
Si vede anche che il voto a Trump quale voto “bianco” razzista, non ha molto a che fare con la realtà. Ma vi è un risultato importante che può essere generalizzato. I disastri della “globalizzazione” hanno indotto una parte dell’elettorato a rispondere al ricatto dell’élite, “o noi o il caos”, scegliendo il candidato “antiélite” o “antisistema” sia passivamente (astenendosi) che attivamente (votandolo). Questo fenomeno è ancora più forte dato che il candidato “antisistema” s’è astenuto da dichiarazioni che potevano alienargli questi elettori. Nei discorsi locali, laddove Trump ha emesso i commenti più scandalosi, il fenomeno è ridotto. Laddove si concentra sugli attacchi a istituzioni e banche, il fenomeno è più importante. La coerenza del discorso del candidato “antisistema” è quindi importante per spezzare il meccanismo del rigetto, ma richiede anche un discorso non provocatorio. La reazione di Bernie Sanders all’elezione di Trump a questo punto è molto interessante. In un post sul sito del Senato degli Stati Uniti [2], si afferma:
Mercoledì 9 novembre 2016
Burlington, VT, 9 novembre. il senatore degli Stati Uniti Bernie Sanders (I-Vt) ha rilasciato la seguente dichiarazione, dopo l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti: “Donald Trump ha sfruttato la rabbia di una classe media in declino, stanca della dirigenza economica, politica e mediatica. La gente è stanca di lavorare più ore per salari più bassi, di vedere i lavori meglio retribuiti andare in Cina e altri Paesi dal basso salario, i miliardari non pagare le tasse federali sul reddito, stanca di non permettersi il college per i figli, mentre i ricchi diventano ancor più ricchi. Laddove Trump persegua seriamente politiche che migliorino la vita delle famiglie lavoratrici di questo Paese, io e altri progressisti siamo disposti a collaborare. Se perseguisse politiche razziste, sessiste, xenofobe e anti-ambientali, ci opporremo con forza”. Questo messaggio non nega solo le importanti differenze di posizione, ma spiega anche che “laddove Trump sia serio sulle politiche per le famiglie dei lavoratori“, i progressisti statunitensi sono disposti a collaborare.ap_bernie_sanders_jef_150914_12x5_1600[1] Guilly C., La Francia periferica: come le classi sono state sacrificate, Parigi, Flammarion 2014
[2] Sanders

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora