Il “massacro di luglio” e l’età della paura

Philippe Grasset Dedefensa, 13 luglio 20151130942-schulz_montiIl media online tedesco Deutsche Wirtschafts Nachrichten (DWN), che ha una reputazione di libero tiratore in linea con le buone maniere del sistema-stampa, fa un’analisi della situazione europea dopo il furioso e implacabile golpe della “setta” di questo fine settimana contro la Grecia; colpo di Stato che va considerato in generale come simbolico, titolo di esempio ed allarme implacabile, contro tutti gli Stati membri e con la loro stessa complicità… Ora scrive DWN la paura ha sostituito la fiducia nei rapporti tra i membri dell’UE e “la vita comune in Europa non è più decisa dagli accordi (fiducia), ma dalla legge della giungla“. Martin Schultz, presidente (tedesco) del Parlamento europeo, che ha già espresso forti tendenze a considerare un cambio di regime contro la Grecia, ha detto alla radio tedesca Deutschlandfunk che “Bruxelles è sul filo del rasoio e quindi la zona euro rischia di disintegrarsi”. Schultz ha sottolineato il carattere “complesso” e soprattutto “conflittuale” dei negoziati con la Grecia, nelle riunioni dell’Eurogruppo e dei capi di Stato e di governo. In queste affermazioni appare un uomo che mostra in maniera straordinariamente netta gli impulsi tirannici che animano i personaggi del sistema che si agitano convulsamente sulla scena, la constatazione di questo “confronto” è del tutto ambivalente… Non si creda un secondo che si tratti di un evento classico, con vincitore e amici, e il perdente, come nella politica più brutale, ma un evento simbolico mostruoso, dove anche i carnefici che si pensano padroni di sé, sono avvinti dalla paura di essere vittime del mostro che servono. È un episodio che segna lo scatenarsi del sistema nella sua follia dissolutivo-autodistruttiva, perfettamente e logicamente in linea allo “scatenamento della materia“… dobbiamo incontrare tutte le vittime, frantumate in ogni caso, di questo “massacro di luglio”. Alimentando le varie riflessioni per esprimere al meglio tale sentimento di paura che avanza, si pone la sintesi di Sputnik News del testo di DWN, perché riflette in modo realistico e giusto, a nostro avviso, questo clima di paura ormai prevalente in Europa. (Sputnik.News 13 luglio 2015).
I creditori europei hanno deciso l’accordo con la Grecia, ma l’esistenza dell’unione politica nella sua forma precedente è fuori questione. L’UE è divisa e la frattura definitiva è solo questione di tempo, scrive DWN. Molti osservatori internazionali definisco l’ultimo vertice UE “umiliazione dei greci”. I colloqui più lunghi della storia dell’Unione ha spazzato tutti i valori per cui l’Unione europea sorse, dicono. Secondo DWN, è la fine dell’Unione europea nella sua forma precedente, un’unione politica che coltivava fiducia reciproca e principi democratici. La democrazia diventa un fenomeno marginale. Gli Stati ‘forti” ora danno ultimatum a quelli ‘deboli’, in un modo inaudito prima. (…) Le politiche economiche imposte, tuttavia, distruggeranno l’economia greca. Le banche greche in parte sono crollate, mentre molti risparmiatori perderanno i loro soldi. La politica di austerità non ha funzionato negli ultimi cinque anni e mezzo ed è improbabile funzioni ora, scrive la testata. Le conseguenze per i Paesi della zona euro saranno drammatiche. Il panico bancario greco potrebbe diventare in pochi secondi panico bancario europeo incontrollabile. La solidarietà in Europa si erode con i Paesi che agiscono per i loro interessi egoistici. La crisi dei rifugiati sarà il prossimo fallimento nell’UE, che vedrà i membri agire nel proprio interesse e non dell’Unione, dice l’articolo. Secondo DWN, Angela Merkel e Wolfgang Schauble in una notte hanno trasformato l’UE in un soggetto che non si regge più sulla fiducia, ma solo dalla cruda paura. Con la firma dell’accordo con la Grecia l’incubo per l’Unione europea è cominciato. La vita in Europa non è decisa dagli accordi ma dalla legge della giungla, scrive la testata”.
sondaggi-grecia-germania E’ vero che l’attacco alla Grecia, da tutte le considerazioni tecniche e politiche è un attacco ai principi alla base della vita politica della civiltà, cioè un attacco di inaudita violenza che assomiglia ad una particolare barbarica aggressione a sovranità e legittimità, al principio di identità, all’ontologia, all’essere stesso con cui una nazione è stata notevolmente indebolita, impoverita, ridotta alla miseria, una nazione la cui brillantezza del passato, sole del pensiero alla nascita della tragedia, necessaria alla sopravvivenza degli ultimi residui della nostra povera civiltà, diventata mostruosa “contro-civiltà”. Forma e colore del tradimento, perfetta esecuzione di tradimento, dissoluzione nella violenza destrutturante, cecità da nichilismo furioso e aggressivo, sono fatti significativi e inconfondibili per la mente che sa guardare alla radice delle cose. Infatti trasformano il clima generale in paura dominante… In modo molto significativo non pensiamo che questa paura risparmi (chi) si tenderebbe a designare come carnefice della Grecia. Anche la Germania ha paura, e comunque si renderà conto molto rapidamente che anche essa è soggetta a tale clima di paura. … Come “la gentile Unione Europea” da potente e benevola signora apparsa per promuovere il nostro destino s’è finalmente trasformata in un’orca mostruosa, nostro personaggio preferito per simboleggiare la situazione, che diffonde paura mentre urla? La parola “gentile UE” non sfugge alla derisione rivelandosi tutt’altro che un’invenzione, dato che un personaggio rappresentativo di ciò che di misero e squallido il sistema può produrre, davvero usa tali termini; ciò dimostra la stupidità sorprendente e quasi commovente che abita tale tipo di pensiero quando si tratta di corteggiare il sistema assicurando la propria innocenza, l’ambiguità della parola “innocente” per descrivere l’inquisitore… tale parola, nella trasmissione C dans l’air del 6 luglio, come ci dice Acrimed.org il 13 luglio 2015: “… Jean-Dominique Giuliani, spiega dottamente “Lo sapremo domani con le proposte che farà all’Eurogruppo poiché, in ultima analisi, la gentile Unione europea ancora accetta nuove discussioni“. Infatti, se i personaggi di tal fatta, di tali dimensioni e statura sono spinti ad utilizzare tali termini, è perché le loro psicologie sono così indebolite che tutto è possibile, compresa l’adattamento della gentilezza sul volto indicibile di un’orca, non avendo capito assolutamente niente, lavorando affinché il tradimento si compisse nel fine settimana della “Strage di luglio”, aprendo “l’età della paura” e senza rendersi conto che sarà anche il loro destino inevitabilmente. L’orca mostruosa, di cui si capisce facilmente guidare la logica che ha portato a tale evento informe, potrebbe trasformarsi nel minotauro del disgraziato Kronos. Si potrebbe quindi sostenere che c’è stato qualcosa di irreparabile, irrimediabile, in questi due giorni a Bruxelles, in Europa. Improvvisamente, la nostra “contro-civiltà” ha pubblicamente e spudoratamente mostrato tutto il suo odio, tutti i suoi vizi, tutte le sue perversioni illustrando definitivamente ciò che la condanna agli occhi della metafisica della storia, del destino del mondo e del senso dell’evoluzione. L’eccezionale mediocrità, perfino sublime, di coloro che si sono riuniti per compiere l’atto senza dubbio testimonia che ci avviciniamo alla fine: quando il sublime si segnala nettamente per dimensione della viltà, sigla il mutamento definitivo dell’equilibrio mondiale. Come disse Churchill, anche se in maniera meno certa, la formula può essere riusata qui… “Non è la fine dell’inizio, ma l’inizio della fine“. Beh, la bestia muore.

Angela Merkel e il capogruppo della CDU Volker Kauder

Angela Merkel e il capogruppo della CDU Volker Kauder

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Oxi!

Jacques Sapir, Russeurope, 6 luglio 2015oxiLa vittoria del “no” al referendum è un evento storico, una svolta. Nonostante le molte pressioni a votare “sì” da media greci e capi dell’Unione europea, nonostante l’organizzazione da parte della BCE del panico bancario, il popolo greco ha parlato, facendo sentire la sua voce contro le menzogne diffuse continuamente sulla situazione in Grecia, nelle ultime settimane. Abbiamo qui un pensiero per quei cronisti che volutamente mascheravano la realtà facendo credere un legame tra Syriza ed Alba Dorata. Queste bugie non ci sorprendono, ma non si dimenticano. Il popolo ha fatto sentire la sua voce con forza insolita, dato che al contrario di quanto i sondaggi facevano credere, agli exit poll la vittoria del “No” aveva un ampio margine, quasi il 60%. Ciò rafforza ovviamente il governo di Alexis Tsipras e deve far riflettere i suoi interlocutori. Vedremo cosa accadrà, ma va detto subito che le reazioni di Martin Schulz del Parlamento europeo e Jean-Claude Juncker della Commissione [1] o di Sigmar Gabriel, ministro dell’Economia o dell’SPD alleato di Merkel in Germania [2], lasciano poco spazio all’ottimismo. La vittoria del “No”, e questo è ovvio, ha anche particolare risonanza in Francia quasi dieci anni dopo l’altra vittoria del “No” nel nostro Paese (e nei Paesi Bassi). Allora, nel 2005, si trattò del progetto di trattato costituzionale europeo, respinto nel nostro Paese con oltre il 54% dei voti. Ancora una volta la campagna mediatica dei sostenitori del “sì” aveva passato tutte le misure e superato i limiti. I sostenitori del “no” furono sepolti da insulti e minacce [3] ma resistettero. Da quel momento il divorzio, sempre più ampio, tra francesi e casta mediatica, si legge sulle statistiche del declino della stampa “ufficiale” e dall’esplosione dei blog come questo. Il voto ha segnato la significativa differenza tra ciò che pensano gli elettori della classe operaia e quelli delle classi superiori [4]. Fu chiamata “vittoria della plebe sui bobos” [5]. Sembra che si assista a un fenomeno simile in Grecia, dato che se la periferia elegante di Atene ha votato “Sì” per oltre l’80%, in modo inversamente proporzionale il “No” ha prevalso nei quartieri popolari. Il “no” greco è un’eco diretta di quello francese. Eppure, dopo varie manovre, un testo quasi simile, il “Trattato di Lisbona”, fu adottato a “congresso” un paio di anni dopo grazie all’alleanza senza scrupoli tra UMP e PS. Da lì risale certamente la frattura tra élite politiche e dei media ed elettori. Tale negazione della democrazia, questo furto del voto sovrano, è una ferita profonda per molti francesi. La vittoria del “No” greco risveglia quell’incidente e potrebbe spingere gli elettori a rendere conto di un passato che non passa proprio.

Il significato del “No”
Ma va capito il significato profondo di questo “No”, in opposizione al comportamento assai antidemocratico dei capi di Eurogruppo, Commissione europea e Parlamento europeo, screditando soggetti come Jean-Claude Juncker, Dijssenbloem o Martin Schulz, Presidente del Parlamento europeo. Si oppone soprattutto alla logica seguita dal 27 giugno quando Dijssenbloem, presidente dell’Eurogruppo, decise di escludere Varoufakis, ministro delle Finanze greco, dal vertice. Tale gesto incredibile significò escludere la Grecia dalla zona euro. Dobbiamo sottolineare la passività sorprendente del ministro francese Michel Sapin. Accettando di rimanervi fu complice dell’abuso di Dijssenbloem. Anche se il governo francese dice ora che vuole che la Grecia rimanga nella zona euro, il comportamento di uno dei suoi membri di spicco, vicino al Presidente della Repubblica, se non smentisce mette in dubbio la realtà di tale impegno. Il governo greco non poteva non prenderne nota. In realtà, fummo esclusi da una battaglia in cui la Germania, direttamente o indirettamente, ha in gran parte ispirato le posizioni europee. Il fatto che la BCE nella settimana del 28 giugno – 5 luglio ha presieduto lo strangolamento finanziario delle banche greche, provocando un’emozione molto comprensibile nelle persone, è la prova che le istituzioni europee non intendono proseguire i negoziati con Alexis Tsipras ma cercarne le dimissioni o il rovesciamento con quei congressi fantoccio possibili con un sistema parlamentare come quello greco. Il referendum è stato anche un tentativo di opporsi a tali manovre. La vittoria del “no” garantisce che, per un certo tempo, il governo Tsipras sia immune a tali tentativi.

E’ possibile la ripresa dei negoziati?
Ma ciò non significa che i negoziati sulla questione del debito greco, necessarie e giustificate come ricordato da un rapporto del FMI [6] pubblicato opportunamente nonostante i tentativi d’insabbiarlo da parte dell’Eurogruppo, riprenderanno. Tutti gli economisti che hanno lavorato al problema, personaggi illustri come Paul Krugman e Joseph Stiglitz (premio Nobel), esperti internazionali come James Galbraith e Thomas Piketty, hanno spiegato per settimane che senza la ristrutturazione del debito accompagnato dalla cancellazione di una porzione di esso, la Grecia non potrà riprendere il cammino della crescita. Sarebbe quindi logico concedere alla Grecia ciò che fu concesso nel 1953 alla Germania. Ma dobbiamo agire in fretta, probabilmente entro 48 ore, e non è detto che le istituzioni europee, che hanno cercato di impedire la pubblicazione del rapporto del Fondo monetario internazionale, siano d’accordo. La dichiarazione di Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, o di Sigmar Gabriel secondo cui i ponti sono rotti, non fa ben sperare. La decisione di Yannis Varoufakis di dimettersi da ministro delle Finanze ha sorpreso molti. E’ infatti uno dei grandi vincitori del referendum, ma questa decisione è abbastanza logica. La sua sostituzione con Euclide Tsakalotos va al di là della semplice concessione tattica ai “creditori”. Così, quindo, anche per questo Varoufakis s’è dimesso [7], ma il nuovo ministro potrebbe anche indicare l’arrivo di un uomo più deciso alla rottura. Tsakalotos non nasconde di essere un “euroscettico”. S’è visto a Bruxelles che in realtà Varoufakis era appassionatamente dedito all’Euro e all’idea europea, ma non Tsakalotos. Ciò potrebbe avere conseguenze importanti nei prossimi giorni. Se la BCE non si decide rapidamente ad aumentare il massimale dell’Accordo sulla liquidità d’emergenza (ELA), la situazione diverrà rapidamente critica in Grecia e le trattative perderanno ogni significato. Questo è ciò che Alexis Tsipras ha detto la sera della vittoria del “No”. Un accordo sarà possibile se entrambe le parti lo vogliono. Ma appunto è ragionevole avere dubbi, e ancora di più, sulle intenzioni delle istituzioni europee. In tal caso, se la BCE non aumenta la quota dell’ELA, il governo greco non avrà altra scelta. Dovrà emettere “certificati di pagamento” costituendo una valuta parallela, o prendere il controllo della Banca centrale per decreto (cioè requisirla) e costringerla a mettere in circolazione le banconote della riserva, come quelle nelle banche commerciali, sotto sua autorizzazione. Se un cambio di gestione della Banca centrale sarà pienamente giustificata dal comportamento di BCE ed Eurogruppo, che consapevolmente violano la lettera dei trattati, è tuttavia probabile che sarà scelta la prima soluzione. In ogni caso non era la posizione di Yanis Varoufakis. Non sappiamo oggi quale sia la posizione di Tsakalotos. Se il governo greco decide di emettere certificati di pagamento, presto si avrà un sistema con due monete in Grecia, e in poche settimane è probabile che una delle due valute scomparirà. Ci troveremmo di fronte all’uscita dall’euro, la “Grexit“. Va detto che l’uscita dell’euro sarà totalmente e completamente imputabile alle istituzioni europee.

L’uscita della Grecia dall’Euro è in corso?
Va ricordato che uscire dall’euro non necessariamente avverrà con decisione chiara e determinata. Ciò è stato particolarmente sottolineato da Francesca Coppola in un articolo pubblicato dalla rivista Forbes [8]. Potrebbe derivare dalla logica delle circostanze e dalle reazioni del governo greco al doppio gioco di Eurogruppo e BCE per strangolarlo finanziariamente. Ancora una volta, una banca centrale inedita come la BCE, legalmente responsabile della stabilità del sistema bancario nei Paesi della zona euro, in realtà organizza lo strangolamento delle banche e il loro fallimento. È un fatto incredibile, ma non inedito [9]. Qui dobbiamo tornare alla tragica storia del ventesimo secolo. Nel 1930, in Germania, il presidente della Reichsbank (Banca centrale della Germania) Hjalmar Schacht, impedì il finanziamento degli Stati Uniti al governo tedesco di Weimar, provocando la corsa agli sportelli [10]. Il panico causò la caduta della coalizione al governo e le dimissioni del ministro delle Finanze, il socialista Rudolph Hilferding. Dopo aver ottenuto quello che voleva, Schacht tolse gli ostacoli, dimostrando che l’azione antidemocratica di una banca centrale ha un precedente, un tragico precedente. Con l’arrivo del cancelliere Bruening la Germania scelse l’austerità insensata che portò alcuni anni dopo i nazisti al potere. Ciò fece della Reichsbank un potere parallelo al governo. Il termine “Nebenregierung” o “governo parallelo” entrò nel discorso tecnico e storico in Germania. Così abbiamo il diritto di chiederci se l’uscita della Grecia dalla zona euro non sia iniziata una settimana fa su iniziativa della BCE e per il peso della Germania nella BCE. Ma è chiaro, allora, che l’uscita è solo causata da Eurogruppo e BCE. Questo è in realtà una deportazione, atto scandaloso e illegale che legittimerebbe l’uso da parte delle autorità greche delle misure più radicali. E’ qui che la Francia potrebbe avere un peso. Un incontro tra Francois Hollande e Angela Merkel era previsto il 6 luglio. Ma, diciamo la verità, affinché l’incontro mutasse la posizione della Germania, la Francia doveva gettare il suo peso sulla bilancia e minacciare di lasciare la zona euro se la Germania persegue le sue azioni e politica. Scommettiamo che Francois Hollande non farà nulla. Nonostante dichiarazioni rassicuranti, il nostro Presidente ci tiene troppo a ciò che immagina essere la “coppia franco-tedesca”. Non ha probabilmente il coraggio di trarne le conseguenze, tutte, dal comportamento pericoloso e scandaloso della Germania. In tal modo e controvoglia trascinerà non solo l’euro nella sconfitta, che non sarà grave, ma anche probabilmente l’Unione Europea, che sarà assai più importante.

La grande paura dei sacerdoti dell’Euro
Diciamo che l’unica cosa che terrorizza i capi europei è la Grecia che dimostra che c’è vita fuori dall’euro, e che questa vita può, a determinate condizioni, essere migliore di quella sotto l’euro. Questa è la loro peggiore paura che li terrorizza. Mostrando così a tutti, portoghesi, spagnoli, italiani e francesi la via da seguire, svelando la grande truffa rappresentata dall’euro, che non è uno strumento di crescita o addirittura di stabilità dei Paesi che l’hanno adottato, ma la ragione tirannica del potere non eletto di Eurogruppo e BCE. E’ quindi possibile, anzi probabile, che i capi di Eurogruppo e BCE faranno di tutto per provocare il caos in Grecia. Hanno già iniziato tale sporco lavoro la scorsa settimana. E’ quindi necessario che il governo greco, mentre cerca di negoziare con fermezza, come fece nel febbraio 2015, prepari le misure che assicurino la stabilità nel Paese e il normale funzionamento di economia ed istituzioni, pertanto dovrà prendersi delle libertà con la lettera dei trattati. Forse è questo il senso delle dimissioni di Yannis Varoufakis, che vivrebbe il comportamento di Germania ed Eurogruppo come una tragedia, e della sua sostituzione con Euclide Tsakalotos. Dopo tutto, la Grecia non è la prima che dissolve trattati, e va considerata che l’azione di Eurogruppo e BCE di una settimana fa sono atti contrari e in violazione delle basi e forme dei suddetti trattati. Tale rottura reca con sé la fine della zona euro. Qualunque politica decida Alexis Tsipras, è ormai chiaro che questo è l’orizzonte della crisi attuale.

Euclid Tsakalotos

Yanis Varoufakis e Euclides Tsakalotos

Note
[1] Europa
[2] Le Obs, “Grèce, un non qui passe mal en Allemagne” , 6 luglio 2015
[3] Si rimanda agli archivi del sito Acrimed, e Lordon F., “La procession des fulminants
[4] B. Brunhes, “La victoire du non relève de la lutte des classes“, intervista di François-Xavier Bourmaud, Le Figaro, 2 giugno 2005.
[5] J. Sapir, La Fin de l’Eurolibéralisme, Parigi, Le Seuil, 2006.
[6] The Guardian, “IMF says Greece needs extra €60bn in funds and debt relief“, 2 luglio 2015
[7] Yanis Varoufakis
[8] F. Coppola, “The Road To Grexit” Forbes, 3 luglio 2015
[9] Ringrazio uno dei miei corrispondenti, Christoph Stein, che ha portato la mia attenzione su questo punto.
[10] H. Müller, Die Zentralbank – als eine Nebenregierung Reichsbankpräsident Politiker Schacht der Weimarer Republik, Westdeutscher Verlag, Opladen 1973.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Eastring vs Balkan Stream: la battaglia per la Grecia

Andrew Korybko The Saker 28 giugno 2015TurkGasPipe-webfigLa Russia non bluffava quando ha detto che il Turkish Stream sarà l’unica via di transito del gas fuori dall’Ucraina dal 2019, e dopo tentennamenti incredulo per più di sei mesi critici, l’UE solo ora rinsavisce cercando disperatamente di mercanteggiare un’alternativa geopolitica. Fermo restando che il fabbisogno di gas ricadrà assolutamente sulla Russia nei prossimi decenni (indipendentemente dalla retorica transatlantica), l’UE vuole attenuare le conseguenze multipolari dei gasdotti pianificati dalla Russia finché può. La Russia vuole estendere il Turkish stream a Grecia, Macedonia e Serbia con un piano che l’autore ha già definito “Balkan stream“, mentre l’Unione europea vuole abolire la rotta balcanica centrale e sostituirla con una nei Balcani orientali via Bulgaria e Romania, la cosiddetta “Eastring“. Sebbene l’Eastring possa teoricamente far transitare il gas dal Caspio inviato attraverso il gasdotto TAP, la proposta invece è stata presentata ultimamente in connessione al Turkish stream, probabilmente perché possibilmente i previsti 10-20 miliardi di metri cubi l’anno rispetto al precedente (le riserve dell’Azerbaigian non possono soddisfare la domanda senza assistenza turkmena, lungi dall’essere garantita a questo punto), sono sminuiti dai 49 miliardi di metri cubi del secondo. Se l’Europa non intende collegare l’Eastring al Turkish stream, le forniture di gas russo potrebbero raggiungere il continente indipendentemente dalla rotta in questione (Balcani centrali od orientali), il che significa che c’ è una situazione sempre vantaggiosa per la Russia… forse. Le differenze strategiche tra Eastring e Balkan Stream sono in realtà molto acute e accoppiate all’impeto implicito rivelato dalla proposta dell’UE di collegare Eastring al Turkish Stream, innanzitutto significa che vanno analizzate più in profondità, prima che qualcuno salti a una conclusione predeterminata sulla natura ‘reciprocamente vantaggiosa’ dell’Eastring. L’articolo comincia identificando le differenze strategiche sottostanti tra Eastring e Balkan stream. Dopo aver deciso ciò, acquisite le intuizioni, s’interpretano le motivazioni di Bruxelles e le previsioni regionali implicite sui Balcani. Infine, si tocca la prolungata crisi del debito greco per illustrare come le attuali turbolenze della Repubblica ellenica siano divenute il tentativo occidentale di cacciare indirettamente Tsipras per punirlo per la cooperazione energetica con la Russia.

Le differenze strategiche
Ci si ingannerebbe assolutamente supponendo che Eastring e Balkan Stream siano progetti strategicamente simili, e siano entrambi vie di transito del gas russo verso l’Europa, promuovendo due visioni a lungo termine completamente diverse per conto dei sostenitori europei e russi rispettivamente.

Eastring:
L’UE prevede che questo tracciato eliminerà qualsiasi vantaggio geopolitico che la Russia potrebbe potenzialmente trarre dal Balkan stream riducendo l’oleodotto a niente più che un esiguo gasdotto privo di qualsiasi impatto o influenza. Potendo raggiungere questo obiettivo semplicemente facendo passare il gasdotto in Bulgaria e Romania, due affidabili Stati membri dell’UE e della NATO, le cui élite politiche sono saldamente nell’orbita unipolare. Come ulteriore garanzia la Russia non potrebbe mai utilizzare l’Eastring per gli scopi multipolari previsti, dato che gli Stati Uniti prevedono di pre-posizionare armi pesanti e 750 truppe nei due Paesi dei Balcani orientali, rafforzando ulteriormente il blocco sub-NATO del Mar Nero in costruzione negli ultimi due anni. Se gli Stati Uniti riescono a sabotare il Balkan stream e a costringere quindi la Russia a rinviarlo, in ultima analisi l’Eastring sarà l’unica alternativa realistica nell’Europa del sud-est per inviare gas in Europa, e Mosca si troverebbe nella stessa posizione strategica miserabile di quando inviava energia attraverso l’Ucraina controllata dagli USA, vanificando così lo scopo del perno nei Balcani, in primo luogo.

Balkan stream:
I russi hanno un approccio sui gasdotti del tutto opposto agli europei, comprendendone l’utilità geopolitica e cercando di utilizzare tali investimenti infrastrutturali quali strumenti strategici. Il Balkan stream va inteso come controffensiva multipolare nel cuore dell’Europa ed è esattamente per queste ragioni che la Russia è completamente contraria ad affidarsi ad Eastring quale unica rotta energetica europea sudorientale per l’UE. Mosca prevede di utilizzare Balkan stream come calamita per attirare gli investimenti dai BRICS nei Balcani, integrandolo alla Via della Seta balcanica della Cina dalla Grecia all’Ungheria. Non è quindi un caso che il terrorismo albanese filo-statunitense sia tornato nella regione dopo dieci anni, in particolare contro la Repubblica di Macedonia, il collo di bottiglia dei Balcani. La Russia scommette sulla rotta balcanica centrale per la via energetica che propone, perché sa che Serbia e Macedonia, che non sono membri di Unione Europea o NATO, non possono essere direttamente dominate dal mondo unipolare come i satelliti bulgaro e rumeno degli Stati Uniti, e vede la Grecia come l”asso’ sul punto di cadere in disgrazia presso i padroni occidentali. Questi fattori a loro volta rendono il Balkan straem eccezionalmente attraente per gli geostrateghi russi che correttamente riconoscono che i tre Stati lungo la sua rotta (Grecia, Macedonia e Serbia) sono il tallone d’Achille dell’unipolarismo occidentale in Eurasia che, se considerato con la giusta spinta, può portare al crollo finale di tutta la struttura.

Lettura del pensiero di Bruxelles
Il fatto stesso che l’UE propone Eastring quale possibile componente del Turkish stream rivela molto su ciò che Bruxelles pensa oggi. Diamo uno sguardo a ciò che è stato detto tra le righe:

Il gas russo è necessario:
Bruxelles riconosce di dover ricevere il gas russo in un modo o nell’altro, e che il corridoio meridionale del gas più che probabilmente non soddisferà le future esigenze dell’Unione (sia per l’Unione europea nel suo insieme che per la regione dei Balcani in particolare). Gli Stati Uniti lo capiscono e quindi pianificano uno scenario in cui la Russia sia costretta a fare affidamento sulla rotta unipolare nei Balcani orientali, in modo da neutralizzare il progetto da qualsiasi influenza residua multipolare, e Washington possa continuare a controllare il transito delle risorse russe verso l’Europa in futuro.

Vulnerabilità unipolare nei Balcani centrali:
Il suggerimento che i Balcani orientali sostituiscano l’oleodotto alternativo Balkan stream indica che l’occidente riconosce la vulnerabilità unipolare della rotta russa nei Balcani centrali. Questo perché la costruzione del Balkan Stream comporterebbe il rafforzamento geostrategico della Serbia emergendo come hub energetico regionale. Belgrado potrebbe quindi sfruttare ampiamente questo vantaggio reintegrando lentamente e strategicamente (ma non politicamente!) l’ex-Jugoslavia, anche se sotto l’influenza multipolare indiretta russa. Di conseguenza, i Balcani, la regione europea che indiscutibilmente dimostra il fallimento del bastone euro-atlantico, si presenteranno quale attraente opportunità non-occidentale del co-sviluppo con i BRICS. Il Balkan stream della Russia fornisce approvvigionamento energetico sicuro, mentre la Via della Seta balcanica della Cina concede accesso al mercato globale più grande, minacciando così la morsa economica che l’Unione europea attua sulla penisola. Se l’Europa non è più economicamente allettante per gli Stati balcanici (la sua attrattiva culturale e politica è roba del passato a causa dei ‘matrimoni gay’ e dell’eccessivo bullismo di Bruxelles di questi anni), perderà l’ultimo suo soft power e l’unico modello alternativo saranno i BRIC, che porrebbero nella regione una testa di ponte multipolare arivvando al centro del continente prima che qualcuno se ne renda conto.

putin-tsiprasInaffidabilità greca:
L’UE chiaramente non vede la Grecia, almeno con l’attuale dirigenza, quale strumento geopolitico affidabile per i propri interessi. Mentre l’oleodotto azero attraverso il Paese politicamente volubile è accettabile, quello dalla Russia non lo è, potendo essere usato come banco di prova per ulteriori incursioni multipolari nei Balcani centrali e comportando la rapida ritirata dell’influenza balcanica di Bruxelles (come sopra descritto). Se la Grecia fosse completamente sotto controllo unipolare, o l’occidente lo ritenesse possibile entro il 2019, allora non ci sarà la necessità di escludere il Paese. Anche se rimane la possibilità che un frammento di territorio greco possa essere usato per costruire l’interconnessione gasifera con la Bulgaria per sostenere l’Eastring, ciò non è ancora l’oleodotto che attraversa il nord del Paese secondo una rotta fuori dal controllo unipolare (a differenza dell’alternativa bulgara). Pertanto, la proposta dell’Eastring la dice lunga sulle tristi prospettive geopolitiche che Bruxelles prevede nei prossimi 5 anni in Grecia, anche se ciò al contrario può essere letto come conferma della possibilità multipolare del Paese che la Russia ha già individuato.

Le guerre per procura balcaniche:
Più che altro, la proposta di Bruxelles dell’Eastring può essere letta come disperato piano B per garantirsi le forniture di gas russo tanto necessarie, nel caso in cui gli Stati Uniti rendano irrealizzabile il Balkan Stream nella penisola centrale con una serie di guerre per procura destabilizzanti. Come già illustrato, l’UE ha bisogno del gas russo a qualsiasi costo (cosa che gli Stati Uniti ammettono malvolentieri), quindi deve assolutamente avere un piano di emergenza nel caso succeda qualcosa al Balkan stream. Le casse russe hanno bisogno di entrate, mentre le fabbriche europee del gas, quindi è un rapporto naturale d’interesse reciproco cooperare su una certa rotta o un’altra. La tesi, ovviamente, si riduce a quale rotta il gas russo attraverserà e gli Stati Uniti faranno di tutto affinché passi nei Balcani orientali unipolari e non dai multipolari Balcani centrali. Così la ‘Battaglia per la Grecia’ è l’ultimo episodio di questa saga, e la futura rotta del gas russo verso l’Europa è in bilico.

Davanti al bivio (greco)
Anche se la crisi del debito è un problema da ben prima che il Balkan stream fosse concepito, ora è intimamente intrecciata al dramma della nuova Guerra Fredda energetica nei Balcani. La Troika vuole costringere Tsipras a capitolare sull’accordo del debito impopolare che sicuramente comporterebbe la rapida fine della sua premiership. In questo momento, il principale fattore che lega il Balkan stream alla Grecia è il governo Tsipras, ed è interesse di Russia e mondo multipolare vederlo rimanere al potere fin quando il gasdotto sarà fisicamente costruito. Qualsiasi cambiamento improvviso o inatteso della leadership in Grecia potrebbe facilmente mettere in pericolo la sostenibilità politica del Balkan stream e costringere la Russia a fare affidamento sull’Eastring, ed è per queste ragioni che la Troika vuole imporre a Tsipras un dilemma inestricabile. Se accetta le condizioni attuali del debito, allora perderà l’appoggio della base e probabilmente inaugurerà elezioni anticipate o cadrà vittima di una rivolta nel suo stesso partito. Dall’altra parte, se rifiuta la proposta e permette il default della Grecia, allora la catastrofe economica risultante potrebbe por termine al supporto della base e por fine prematuramente alla sua carriera politica. Perciò la decisione del referendum nazionale sull’accordo del debito è una mossa geniale, perché assicura a Tsipras la possibilità di sopravvivere all’imminente tempesta politica-economica con risultati democraticamente ottenuti (che sembrano predire il rifiuto del debito e imminente default). Con il popolo dalla sua parte (non importa quanto ristretto), Tsipras potrà continuare a presiede la Grecia attraversando il prossimo preoccupante periodo d’incertezza. Inoltre, la continua gestione del Paese e i rapporti personali con i leader dei BRICS (soprattutto Vladimir Putin) potrebbe portare ad estendere una qualche forma di assistenza economica (probabilmente dalla Nuova Banca per lo Sviluppo dei BRICS da 100 miliardi di dollari o un’altrettanto grande riserva valutaria) alla Grecia dopo il prossimo vertice di Ufa ai primi di luglio, a condizione che possa continuare la leadership fino ad allora. Pertanto, il futuro della geopolitica energetica dei Balcani attualmente si riduce a ciò che accade in Grecia nel prossimo futuro. Mentre è possibile che un primo ministro greco diverso da Tsipras possa far progredire il Balkan Stream, la probabilità è significativamente inferiore a un Tsipras che rimane in carica. Creare le condizioni per la sua rimozione è il modo indiretto con cui Stati Uniti e UE preferiscono influenzare le rotte energetiche del futuro della Russia attraverso i Balcani, quindi ecco perché tale pressione su Tsipras in questo momento. La sua proposta di referendum chiaramente li ha colti di sorpresa, dato che la vera democrazia è praticamente sconosciuta nell’Europa di oggi, e nessuno si aspettava che si rivolgesse direttamente ai suoi elettori prima di prendere una delle decisioni più cruciali del Paese degli ultimi decenni. Attraverso questi mezzi, può sfuggire alla trappola da Comma-22 che la Troika gli ha teso e così salvare anche il futuro del Balkan Stream.

Conclusioni
C’è di più nella proposta del gasdotto Eastring di quanto appaia, da qui la necessità di svelarne le motivazioni strategiche per comprenderne meglio l’impatto asimmetrico. E’ chiaro che Stati Uniti ed UE vogliono neutralizzare l’aspetto geopolitico che il Balkan Stream avrebbe ampliando la multipolarità nella regione, il che spiega il loro mutuo approccio nel tentativo di fermarlo. Gli Stati Uniti alimentano le fiamme della violenza nazionalista albanese in Macedonia ostacolando la prevista rotta del Balkan Stream, mentre l’UE comodamente propone una rotta alternativa attraverso i Balcani orientali unipolaristi quale predeterminata ‘via d’uscita’ alla Russia. Le forze euro-atlantiche cospirano nel tentativo di rovesciare indirettamente il governo greco attraverso un’elezione programmata o colpo di Stato per rimuovere Tsipras, sapendo che tale mossa infliggerebbe un colpo grave e immediato al Balkan stream. Anche se non è chiaro cosa alla fine accadrà a Tsipras o ai piani dei gasdotti della Russia, in generale è inconfutabile che i Balcani siano diventati uno dei principali e reiterati focolai della nuova guerra fredda, e la concorrenza tra mondo unipolare e multipolare in questo teatro geostrategico è solo agli inizi.

1424170133Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Grecia sul punto di abbandonare l’euro?

Ariel Noyola Rodríguez* RussiaToday
*Economista laureatosi all’Universidad Nacional Autónoma de México.

Il primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras, ancora non ha raggiunto un accordo economico con la troika. Di conseguenza le probabilità che Syriza soddisfi le promesse elettorali sotto il giogo dell’Unione monetaria sono sempre più remote. Se Bruxelles non pone fine alle richieste di austerità, il governo greco affronterà la via dolorosa, ma la sola a permettere di rompere con la ‘dittatura dei creditori’, lasciando l’euro.img1024-700_dettaglio2_partito-Syriza-Alexis-Tsipras-Grecia-reutersGià alcune settimane fa i negoziati tra il governo greco e la troika (comprendente Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea), sono in un vicolo cieco. Determinata a proteggere gli interessi dei creditori, la troika sostiene le politiche di austerità per salvaguardare la fiducia nella moneta ‘comune’, l’euro. Nel frattempo, la Grecia è immersa nel pantano. Nel primo trimestre del 2015 l’attività economica è caduta del 0,20% in termini annui, il peggior dato tra i Paesi dell’Unione europea, superata solo da Lituania (- 0,60%) ed Estonia (- 0,30%). Il tasso di disoccupazione complessivo rimane sopra i 25 punti percentuali, ma la disoccupazione dei giovani tra i 15 e 24 anni è del 52%, secondo i dati pubblicati dall’agenzia Elstat. Nel campo della finanza, la fuga dei depositi dalle banche greche si acutizza. Si stima che le perdite giornaliere varino tra 200 e 500 milioni di euro. La Banca centrale europea (BCE) subordina le banche greche con il programma di assistenza di emergenza alla liquidità (ALS, nell’acronimo inglese) che per inciso, costituisce già un”arma economica, e in cambio della concessione di nuovi ‘fondi di emergenza’ la BCE chiede riforme economiche a favore degli istituti di credito. Infatti, le “riforme strutturali” sono necessarie, e qui vi è piena coincidenza tra governo di Alexis Tsipras e autorità di Bruxelles. La controversia fondamentale è il tipo di “riforme strutturali” ricercate, le condizioni di attuazione e il tempo necessario per valutarne i risultati. Il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha chiarito di condividere le intenzioni della troika di aumentare la produttività, promuovere la concorrenza tra imprese, modernizzare la pubblica amministrazione, dell’uso efficiente delle risorse e trasformare i sistemi fiscali e pensionistici (1). Varoufakis, tuttavia, rifiuta il modo con cui Bruxelles collega le “riforme strutturali” al contesto macroeconomico. Per la troika non c’è altra via che la svalutazione interna: ridurre salari e vantaggi sociali dell’occupazione, avanzare il programma di privatizzazione, aumentare tasse e tariffe dei servizi pubblici (acqua, elettricità, ecc)(2). Con tale prospettiva, le autorità europee obbligano la Grecia a mantenere un alto ‘avanzo primario’ (differenza tra reddito e spesa pubblica, esclusi i pagamenti dei debiti) presumibilmente per ridurre l’indebitamento. Quest’anno la troika chiede alla Grecia di avere un avanzo primario dell’1% del PIL, che nel 2018 dovrebbe aumentare al 3,5%. Così Bruxelles impone le stesse misure che non solo fallirono nell’alleviare la crisi iniziata nel 2010, ma in realtà le approfondiscono in Grecia. Se il governo greco accetta i vincoli della troika, supererà le “linee rosse” tracciate da Syriza (opposizione alla riforma del lavoro e al taglio delle pensioni, ecc.), tradendo il mandato popolare. Non si dimentichi che la sinistra ellenica è uscita vittoriosa nelle elezioni del gennaio grazie all’opposizione al capitalismo neoliberista imposto dalla troika. Cercando un’economia alternativa, la vittoria di Syriza si fondava nella speranza. Alexis Tsipras ha promesso cambiamenti profondi, sostenendo che era una priorità raggiungere un accordo sulla redditività economica di lungo termine, adottando pienamente le norme della zona euro, ma senza cadere nella trappola dell”austerità’ come in passato (3). Così la Grecia avrebbe spezzato la ‘spirale depressiva’ che aiuta solo le economie del centro (Germania e Francia), mentre punisce in modo implacabile le economie in situazione critica. Tuttavia, il rifiuto della troika di approvare le richieste minime rivela l’incompatibilità della svolta economica con i principi dell’Unione monetaria. L’euro è sempre più una ‘camicia di forza’ imposta dal capitale finanziario, e sempre meno uno strumento d’integrazione economica che enfatizza solidarietà e benessere tra i popoli (4).
Appena settimana scorsa, dopo un incontro di oltre 10 ore, i negoziati sono finti su un punto morto per la persistenza di “significative” differenze (5). Nei giorni precedenti, sopraffatto dalla contrazione dei finanziamenti, il governo greco annunciava che non al 30 giugno non avrebbe pagato quattro scadenze mensili (1,6 miliardi di dollari) del debito con il Fondo monetario internazionale (FMI), accrescendo i timori di una moratoria dei pagamenti, non per mancanza di volontà di Atene ma per l’intransigenza di Brussels (6). Messo all’angolo, Alexis Tsipras è stato costretto a ridurre la portata delle promesse elettorali. La Grecia ha già deciso l’aumento dell’IVA su alcuni prodotti, di annullare gradualmente i prepensionamenti e privatizzare parte delle infrastrutture (il porto del Pireo, ferrovie Trainose e aeroporti). Pertanto sembra che i creditori potranno concentrare i loro sforzi per sabotare politicamente Syriza dall’interno, minandone la base sociale e quindi il sostegno, aprendo la via a un cambio di regime. A livello regionale, la troika intende inviare il messaggio che, indipendentemente da chi vince le elezioni, il pagamento del debito è al di sopra di qualsiasi agenda economica nazionale. Syriza dovrebbe continuare a combattere (7). Alla fine di questa settimana, il governo ellenico presenterà una nuova proposta all’eurogruppo per poter finalmente sbloccare l’ultima sezione del piano di salvataggio (7,2 miliardi di euro) e così adempiere agli obblighi finanziari.
La Grecia abbandonerà l’euro in tempi brevi? Se Bruxelles continuerà nell’intransigenza, dipenderà fondamentalmente da Alexis Tsipras e dal suo governo difendere le aspirazioni popolari dalla tirannia del capitale finanziario.261310

Note
1. “A New Deal for Greece“, Yanis Varoufakis, Project Syndicate, 23 aprile 2015.
2. “Austerity Is the Only Deal-Breaker“, Yanis Varoufakis, Project Syndicate, 23 maggio 2015.
3. “Non à une zone euro à deux vitesses“, Alexis Tsipras, Le Monde, 31 maggio 2015.
4. “To beat austerity, Greece must break free from the euro“, Costas Lapavitsas, The Guardian, 2 marzo 2015.
5. “Greek default fears rise as ‘11th-hour’ talks collapse“, Peter Spiegel & Kerin Hope, The Financial Times, 14 giugno 2015.
6. “The Greek Bailouts Are Incredibly Stupid“, Daniel Altman, Foreign Policy, 15 giugno 2015.
7. “If the eurozone thinks Greece can be blackmailed, it is wrong“, Costas Lapavitsas, The Guardian, 9 giugno de 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

George Soros: mago imperiale e agente doppio

Heather Cottin, Covert Action Quarterly, 9 dicembre 2003
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraGeorge Soros Speaks About The EuroSì ho una politica estera: il mio obiettivo è divenire la coscienza del Mondo.”(1) Non si tratta per nulla di un caso di narcisismo acuto della personalità; ecco infatti, come George Soros applica oggi il potere dell’egemonia degli USA nel mondo. Le istituzioni di Soros e le sue macchinazioni finanziarie sono in parte responsabili della distruzione del socialismo in Europa dell’Est e nell’ex URSS. Ha gettato la sua attenzione anche sulla Cina. Ha preso anche parte a tutte le operazioni che sono sboccate nello smantellamento della Jugoslavia. Mentre si da arie da filantropo, il ruolo del miliardario George Soros consiste nel rinserrare la presa ideologica della globalizzazione e del Nuovo ordine mondiale assicurando la promozione del proprio profitto finanziario. Le operazioni commerciali e “filantropiche” di Soros sono clandestine, contraddittorie e coattive. E, per ciò che riguarda la sue attività economiche, egli stesso ammette che non ha coscienza, in quanto capitalista è assolutamente amorale.Maestro della nuova arte della corruzione che inganna sistematicamente il mondo, con accesso agli uomini di stato che lo ascoltano. È stato vicino a Henry Kissinger, Vaclav Havel e al generale polacco Wojciech Jaruzelski.(2) Sostiene il dalai lama, il cui istituto si trova a Presidio, San Francisco, che ospita, tra l’altro, la fondazione diretta dall’amico di Soros, l’ex dirigente sovietico Mikhail Gorbachev.(3)
Soros é una figura di punta del Consiglio delle Relazioni estere, del Forum economico mondiale e di Human Rights Watch (HRW). Nel 1994, dopo un incontro con il suo guru filosofico, Sir Karl Popper, Soros ordinava alle sue società di mettersi a investire nelle comunicazioni in Europa centrale e dell’Est. L’amministrazione federale della radiotelevisione della Repubblica ceca ha accettato la sua offerta di riprendere e finanziare gli archivi di Radio Free Europe. Soros ha trasferito i suoi archivi a Praga e ha speso più di 15 milioni di dollari per i loro spettacoli.(4) Congiuntamente con gli USA, una fondazione Soros dirige oggi Radio Free Europe/Radio Liberty, che ha esteso le sue ramificazioni al Caucaso e in Asia.(5) Soros è il fondatore e il finanziatore dell’Open Society Institute. Ha creato e sostenuto il Gruppo Internazionale di Crisi (GIC) che, tra l’altro è attivo nei Balcani dopo lo smantellamento della Jugoslavia. Soros lavora apertamente con l’Istituto Americano per la Pace – un organo ufficialmente riconosciuto dalla CIA. Quando le forze ostili alla globalizzazione protestavano sulle strade attorno il Waldorf-Astoria, a New York, nel febbraio 2002, George Soros era all’interno e teneva un discorso davanti il Forum economico mondiale. Quando la polizia premeva i manifestanti nelle gabbie metalliche a Park Avenue, Soros vantava le virtù d’una “società aperta”, unendosi così a Zbigniew Brzezinski, Samuel Huntington, Francis Fukuyama e altri.

Chi è questo tipo?
300px-SorosCartoonsmall George Soros è nato in Ungheria nel 1930 da genitori ebrei così lontani dalle loro radici che passarono, una volta, le vacanze nella Germania nazista.(6) Soros visse sotto il regime nazista ma, al momento del trionfo dei comunisti, andò in Inghilterra nel 1947. Lì, alla London School of Economics, subì l’influenza del filosofo Karl Popper, un ideologo anticomunista adulato il cui insegnamento costituì la base delle tendenze politiche di Soros. È difficile trovare un discorso, un opera o un articolo di Soros che non obbedisca all’influenza di Popper. Nel 1965, Popper inventò lo slogan della “Società aperta”, che si ritroverà più avanti nella Open Society Fund and Institute di Soros. I discepoli di Popper ripetono le sue parole come dei veri credenti. La filosofia di Popper incarna perfettamente l’individualismo occidentale. Soros lasciò l’Inghilterra nel 1956 e trovò lavoro a Wall Street dove, negli anni ’60, inventò i “fondi di copertura”: “I fondi di copertura soddisfacevano gli individui assai ricchi (…) I fondi in gran parte segreti, servivano abitualmente a fare degli affari in luoghi lontani (…) producevano dei profitti astronomicamente superiori. L’ammontare degli ‘impegni’ mutavano spesso in profezie che si autorealizzavano: ‘le voci circolavano a proposito d’una situazione di acquisto che, grazie agli enormi fondi di copertura, incitavano altri investitori a sbrigarsi a fare lo stesso, cosa che a sua volta aumentava le azioni degli operatori di copertura.“(7)
Soros creò il Quantum Fund nel 1969 e iniziò a manipolare le monete. Negli anni ’70, le sue attività finanziarie scivolavano verso “l’alternanza tra le situazioni a lungo e a corto termine (…) Soros iniziò a guadagnare sulla crescita dei trusts d’investimento nell’immobiliare e sui loro successivi fallimenti. Durante i suoi venti anni di gestione, la Quantum offrì dei profitti clamorosi del 34,5% in media all’anno. Soros è particolarmente noto (e temuto) per le sue speculazioni sulle monete. (…) Nel 1997, si vide assegnare una distinzione rara facendosi chiamare scellerato da un capo di stato, Mahathir Mohamad, della Malaysia, per avere partecipato a un raid particolarmente vantaggioso contro la moneta del paese.”(8) È attraverso tali “giochetti” finanziari clandestini che Soros divenne multimiliardario. Le sue società controllano l’immobiliare in Argentina, Brasile e in Messico, la banca in Venezuela e appaiono in molte delle più vantaggiose transazioni monetarie, facendo nascere la credenza generale che i suoi amici più potenti l’abbiano aiutato nelle sue avventure finanziarie, e ciò per delle ragioni tanto politiche che economiche.(9) George Soros è stato accusato di aver fatto naufragare l’economia tailandese nel 1997.(10) Un attivista tailandese dichiarò: “consideriamo George Soros come une sorta di Dracula. Succhia il sangue del popolo.”(11) I cinesi lo chiamano “il coccodrillo” per i suoi sforzi economici e ideologici in Cina, che non erano mai sufficienti, e perché le sue speculazioni finanziarie hanno generato milioni di dollari di profitto quando mise le zampe sulle economie tailandese e Malese.(12) In un giorno Soros guadagnò un miliardo di dollari speculando (una parola che detesta) sulla sterlina inglese. Accusato di prendere “denaro dai contribuenti ogni volta che speculava contro la sterlina”, aveva risposto: “Quando voi speculate sul mercato finanziario, non badate alle preoccupazioni morali cui si deve confrontare un uomo d’affari ordinario. (…) Non mi preoccupo di questioni morali nel mercato finanziario.”(13)
Soros é schizzofrenicamente instabile quando si tratta di arricchirsi personalmente in modo illimitato e prova un perpetuo desiderio d’essere ben considerato dagli altri: “I commercianti di monete seduti nei loro uffici comprano e vendono divise dei paesi del terzo mondo in grande quantità. L’effetto delle fluttuazioni dei corsi sulle persone che vivono in questi paesi non favorisce il loro spirito. Non si dovrebbe farlo più: hanno un lavoro da fare. Se ci fermiamo a riflettere, noi dobbiamo porci la questione di sapere se i commercianti di divise (…) debbano controllare la vita di milioni di persone.“(14) È George Soros che ha salvato la pelle di George W. Bush quando la gestione della sua società di prospezioni petrolifere era sul punto di risolversi in un fallimento. Soros era il proprietario della Harken Energy Corporation e lui aveva comprato lo stock delle azioni in ribasso poco prima della fine della società. Il futuro presidente liquidò quasi un milione di dollari. Soros dichiarò che aveva agito i quel modo per avere “influenza politica“.(15) Soros é ugualmente un partner della tristemente celebre Carlyle Group. Ufficialmente fondata nel 1987, la “più importante società privata per azioni del mondo”, che gestisce più di 12 miliardi di dollari, é diretta da “un vero pugno mondano di ex dirigenti repubblicani“, dall’ex membro della CIA, Frank Carlucci, fino al capo della CIA ed ex presidente George Bush padre. Il Carlyle Group trae la maggior parte delle sue entrate dalle esportazioni di armi.

La spia filantropa
Nel 1980, Soros comincia a utilizzare i suoi milioni per combattere il socialismo in Europa dell’Est. Finanzia degli individui suscettibili di cooperare con lui. Il suo primo successo, l’ottiene in Ungheria. Attacca il sistema educativo e culturale ungherese, smantellando il sistema statale socialista di tutto il paese. Si apre un canale direttamente all’interno del governo ungherese. In seguito, Soros si volse alla Polonia, contribuendo all’operazione Solidarnosc, finanziata dalla CIA, e, lo stesso anno, estende le sue attività in Cina. L’URSS venne dopo. Non era un caso se la CIA ha condotto delle operazioni in tutti da questi paesi. Il suo obiettivo era ugualmente la stessa di quella dell’Open Society Fund: smantellare il socialismo. In Africa del Sud, la CIA addestrava dei dissidenti anticomunisti. In Ungheria, in Polonia e in URSS, tramite un intervento non dissimulato condotto a partire dalla Fondazione nazionale per la Democrazia, l’AFL-CIO, l’USAID e altri istituti, la CIA sosteneva e organizzava gli anticomunisti, gli stessi tipi d’individui reclutati dalla Open Society Fund di Soros. La CIA li chiamava i suoi “assi nella manica”. Come dice Soros: “in ogni paese ho identificato un gruppo di persone – certe sono delle personalità di primo piano, altri sono meno noti- che sostengono la mia fede…“(16) L’Open Society di Soros organizzava delle conferenze con degli anticomunisti cechi, serbi, romeni, ungheresi, croati, bosniaci, kossovari.(17) la sua influenza crescente fece sospettare che operasse in quanto parte del sistema spionistico USA. Nel 1989, il Washington Post riportava le accuse fatte già nel 1987 da ufficiali del governo cinese e pretendenti che il Fondo di Soros per la Riforma e l’Apertura della Cina aveva delle connessioni con la CIA.(18)

George Soros e John McCain

George Soros e John McCain

Il turno della Russia
Dopo il 1990, i fondi di Soros mirano al sistema educativo russo e fornivano dei manuali in tutta la nazione.(19) In effetti, Soros si serve della propaganda dell’OSI per indottrinare la gioventù russa. Le fondazioni di Soros sono state accusate d’avere orchestrato una strategia mirante a assicurarsi il controllo del sistema finanziario russo, dei piani di privatizzazione e del processo degli investimenti esteri nel paese. I Russi reagirono con rabbia alle ingerenze di Soros nelle legislazioni. Le critiche di Soros e altre fondazioni USA hanno affermato che l’obiettivo di queste manovre era di “impedire che la Russia divenisse uno stato con un potenziale che rivaleggiasse con la sola superpotenza mondiale“.(20) I Russi sospettarono che Soros e la CIA siano interconnessi. Il magnate Boris Berezovsky, disse: “Ho appena volto lo sguardo appena ho appreso, che da qualche anno, George Soros è un agente della CIA.”(21) L’opinione di Berezovsky era che Soros, come anche l’Occidente, “temessero che il capitalismo russo divenisse troppo potente“. Se l’establishment economico e politico degli USA teme la concorrenza economica della Russia, quale migliore maniera di controllarla che dominare i media, l’educazione, i centri di ricerca e i settori scientifici della Russia? Dopo aver speso 250 milioni di dollari per “la trasformazione dell’educazione delle scienze umane e dell’economia a livello delle scuole superiori e delle università“, Soros inietta 100 milioni di dollari, dopo un anno, per la creazione della Fondazione scientifica internazionale.(22) I Servizi federali russi di controspionaggio (FSK) accusano le fondazioni di Soros in Russia di “spionaggio”. Segnalano che Soros non opera da solo; fa parte di un rullo compressore che ricorre, tra l’altro, a dei finanziamenti da Ford e dalla Heritage Foundations, dalle università di Harvard, Duke e Columbia, e all’assistenza del Pentagono e dei suoi servizi di informazione USA.(23) Il FSK s’indigna del fatto che Soros abbia messo le mani su circa 50.000 scienziati russi e presume che Soros abbia coltivato soprattutto i suoi interessi, assicurandosi il controllo di migliaia di scoperte scientifiche e nuove tecnologie russe e appropriandosi cosi dei segreti di stato e dei segreti commerciali.(24)
Nel 1995, i Russi erano assai arrabbiati in seguito all’ingerenza dell’agente del Dipartimento di stato Fred Cuny, nel conflitto ceceno. Cuny si serviva dell’aiuto ai rifugiati come copertura, ma la storia delle sue attività nelle zone di conflitti internazionali interessanti gli USA, cui venivano a aggiungersi le operazione d’investigazione dell’FBI e della CIA, rendevano manifeste le sue connessioni con il governo USA. All’epoca della sua scomparsa, Cuny lavorava sotto contratto con una fondazione di Soros.(25) non si sa abbastanza negli USA, che la violenza in Cecenia, una provincia situata al centro della Russia, é generalmente vista come il risultato di una campagna di destabilizzazione politica che Washington vede di buon occhio e, che orchestra probabilmente. Questo modo di presentare la situazione é sufficientemente chiara agli occhi dello scrittore Tom Clancy, al punto che si è sentito libero di fare una affermazione di fatto nel suo best-seller: La somma di tutte le paure. I Russi hanno accusato Cuny di essere un agente della CIA e d’essere uno dei responsabili di una operazione di spionaggio destinata a sostenere l’insurrezione cecena.(26) L‘Open Society Institute di Soros é sempre attiva in Cecenia, come lo sono ugualmente altre organizzazioni sponsorizzate dallo stesso Soros. La Russia é stata il teatro di almeno un tentativo comune di fare avanzare il bilancio di Soros, tentativo orchestrato con l’aiuto diplomatico dell’amministrazione Clinton. Nel 1999, il segretario di stato Madeleine Albright aveva bloccato una garanzia di prestito di 500 milioni di dollari per l’Export-Import Bank USA alla società russa, Tyumen Oil, pretendendo che ciò si opponesse agli interessi nazionali USA. La Tyumen voleva comprare delle attrezzature petrolifere di fabbricazione statunitense, così come dei servizi, presso la società Halliburton di Dick Cheney e dell‘ABB Lummus Global di Bloomfield, New Jersey.(27) George Soros era investitore in una società che la Tyumen aveva tentato di comprare. Tanto Soros che BP Amoco avevano esercitato delle pressioni alfine d’impedire tale transazione, e Albright gli rese questo servizio.(28)

Il discorso di un antisocialista di sinistra
OSF_logo_RGB-1024x867L’Open Society Institute di Soros infila le dita in ogni ambito. Il suo consiglio di amministrazione è un vero “Who’s Who” della guerra fredda e dei pontefici del nuovo ordine mondiale. Paul Goble é direttore delle comunicazioni: “è stato il principale commentatore politico di Radio Free Europe“. Herbert Okun ha servito nel dipartimento di stato di Nixon come consigliere dell’intelligence con Henry Kissinger. Kati Marton è la consorte di Richard Holbrooke, l’ex ambasciatore all’ONU e inviato in Jugoslavia dell’amministrazione Clinton. Marton ha esercitato pressioni in favore della stazione radio B-92, finanziata da Soros, e ha ugualmente assai operato in favore di un progetto della Fondazione nazionale per la democrazia (un’altra antenna ufficiale della CIA) che ha collaborato al rovesciamento del governo jugoslavo. Quando Soros fondò l’Open Society Fund, cercò il grande bonzo liberale Aryeh Neier per dirigerla. All’epoca, Neier dirigeva Helsinki Watch, una pretesa organizzazione dei diritti dell’uomo di tendenza nettamente anticomunista. Nel 1993, l’Open Society Fund divenne l’Open Society Institute. Helsinki Watch divenne Human Rights Watch nel 1975. All’epoca, Soros faceva parte della sua Commissione consultiva, sia per il comitato delle Americhe che per quelle dell’Europa dell’Est e dell’Asia centrale, e la sua nebulosa Open Society Fund/Soros/OSI è indicata come raccoglitrice di fondi.(29) Soros ha delle relazioni strette con Human Rights Watch (HRW) e Neier scrive articoli per la rivista The Nation senza menzionare in alcun modo che figura sui libri paga di Soros.(30)
Soros é dunque strettamente legato a HRW, benché faccia del suo meglio per nasconderlo.(31) Dichiara che si accontenta di raccogliere fondi, di mettere i programmi a punto e di lasciare le cose andare da sole. Ma le azioni di HRW non si discostano in alcun modo dalla filosofia del suo raccoglitore di fondi. HRW e OSI sono assai vicini. Le loro visioni non divergono. Naturalmente, altre fondazioni finanziano ugualmente queste due istituzioni, ma non impedisce che l’influenza di Soros domini la loro ideologia. Le attività di George Soros s’inscrivono nello schema di costruzione sviluppato nel 1983 e così come è annunciato da Allen Weinstein, fondatore della Fondazione nazionale per la democrazia. Wainstein dichiara: “Una grande parte di ciò che noi facciamo oggi era realizzato in segreto dalla CIA 25 anni fa.”(32) Soros opera esattamente nei limiti del complesso spionistico. Differisce poco dai trafficanti di droga della CIA nel Laos, negli anni ’60, o dei mujahidin che trafficavano nell’oppio conducendo delle operazioni per conto della CIA contro l’Afghanistan socialista degli anni ’80. Canalizza semplicemente (e raccoglie) molto più denaro di queste marionette e una parte ben più importante dei suoi affari si fanno nei gironi migliori. La sua libertà d’azione, nella misura in cui possa goderne, risiede in un controllo fattivo dei profitti, che gli servono a legittimare le strategie della politica estera USA. La maggioranza degli statunitensi che, oggi, si considerano politicamente di centrosinistra, sono senza alcun dubbio pessimisti a proposito della speranza di assistere un giorno a una trasformazione socialista della società. Di conseguenza, il modello di “decentralizzazione” alla Soros, o l’approccio “frammentato” di “utilitarismo negativo, il tentativo di ridurre al minimo la quantità di miseria“, che costituiva la filosofia di Popper, tutto ciò gli va bene, più o meno.(33) Soros ha finanziato uno studio di HRW che è stata usata per sostenere l’addomesticamento della legislazione in materia di droga nello stato della California e dell’Arizona.(34) Soros é favorevole a una legislazione sulle droghe – una maniera di ridurre provvisoriamente la coscienza della propria miseria. Soros é un corruttore che sostiene il concetto dell’uguaglianza delle opportunità. A una scala più elevata sul piano socio-economico, si trovano i social-democratici che accettano d’essere finanziati da Soros e che credono alle libertà civiche nel contesto stesso del capitalismo.(35) Per queste persone, le conseguenze nefaste delle attività commerciali di Soros (che impoveriscono le persone nel mondo) sono edulcorate dalle sue attività filantropiche. Allo stesso modo, gli intellettuali liberali di sinistra, tanto all’estero che negli USA, sono stati sedotti dalla filosofia dell'”Open Society“, senza parlare dell’attrattiva che rappresentano le sue donazioni.
La Nuova Sinistra USA era un movimento social-democratico. Era risolutamente antisovietica e, quando l’Europa dell’Est e l’Unione Sovietica si sono dissolte, pochi nella Nuova Sinistra si sono opposti alla distruzione dei sistemi socialisti. La Nuova Sinistra non ha né detto nulla né protestato quando centinaia di milioni di abitanti dell’Europa dell’Est e dell’Europa centrale hanno perso il loro diritto al lavoro, all’alloggio, e alla protezione della legge, all’educazione gratuita nelle scuole superiore, alla gratuità delle cure e dell’acculturazione. La maggioranza ha minimizzato gli avvertimenti che indicavano che la CIA e certe ONG – come la Fondazione nazionale per la Democrazia o l’Open Society Fund – avevano attivamente partecipato alla distruzione del socialismo. Queste persone avevano l’impressione che la determinazione occidentale a voler distruggere l’URSS dal 1917 era una cosa assai lontana dalla caduta dell’URSS. Per queste persone, il socialismo è scomparso di sua volontà, per le sue lacune e sconfitte. Quanto alle rivoluzioni, come quella del Mozambico, dell’Angola, del Nicaragua o del Salvador, annichilite dalle forze operanti per procura o ritardate dalle “elezioni” assai dimostrative, i pragmatisti della Nuova sinistra non hanno fatto altro che volgere lo sguardo da un’altra parte. Talvolta, la stessa Nuova Sinistra sembrava ignorare deliberatamente le macchinazioni post-sovietiche della politica estera USA. Bogdan Denitch, che nutriva delle aspirazioni politiche in Croazia, è stato attivo presso l’Open Society Institute e ha ricevuto dei fondi dalla stessa OSI.(36) Denitch era favorevole all’epurazione etnica dei Serbi in Croazia, ai bombardamenti della Nato della Bosnia e della Jugoslavia e anche a una invasione terrestre della Jugoslavia.(37) Denitch è stato uno dei fondatori e il presidente dei Socialisti democratici degli USA, un gruppo preponderante della sinistra liberale negli Stati Uniti. È stato anche presidente, per molto tempo, della prestigiosa Conferenza degli Universitari socialisti, grazie alla quale poteva facilmente manipolare le simpatie di molti e farli propendere al sostegno dell’espansione della NATO.(38) Altri obiettivi in sostegno di Soros comprendono Refuse and Resist, the American Civil Liberties Union e tutta una panoplia di altre cause liberali.(39) Soros acquisiva un altro trofeo inverosimilmente impegnandosi nella Nuova Scuola di Ricerche Sociali di New York, che era stata per molto tempo l’accademia principale degli intellettuali di sinistra. Oggi, sponsorizzano il Programma per l’Europa dell’est e l’Europa centrale.(40)
Molte persone di sinistra ispirate dalla rivoluzione nicaraguense hanno accettato con tristezza l’elezione di Violetta Chamorro e la sconfitta dei sandinisti nel 1990. La quasi totalità della rete di sostegno in Nicaragua ha cessato la sue attività in seguito. Forse la Nuova Sinistra avrebbe potuto trarre qualche insegnamento dalla stella ascendente di Michel Kozak. L’uomo era un veterano delle campagne di Washington mirante a installare dei dirigenti simpatici in Nicaragua, in Panama e ad Haiti, e di minare Cuba – dove dirigeva la sezione di interessi USA all’Habana. Dopo aver organizzato la vittoria di Chamorro in Nicaragua, Kozak proseguì il suo cammino per divenire ambasciatore degli USA in Bielorussia, collaborando all’Internet Access and Training Program (IATP), sponsorizzato da Soros e che operava nella “fabbricazione di futuri dirigenti” in Bielorussia.(41) Nello stesso tempo, tale programma era imposto in Armenia, Azerbaidjan, Georgia, Kazakhstan, Kirghizistan, Turkmenistan e Uzbekistan. L’IATP opera assieme al sostegno del dipartimento di stato USA. A credito della Bielorussia, bisogna aggiungere che espulse Kozak e la sua cricca dell’Open Society di Soros e del dipartimento di stato USA. Il governo di Aleksandr Lukashenko scoprì che, quattro anni prima di installarsi a Minsk, Kozak organizzava forniture di decine di milioni di dollari destinati a alimentare l’opposizione bielorussa. Kozak lavorava all’unificazione della coalizione dell’opposizione, creava dei siti web, dei giornali e dei poli di opinione, e supervisionava un movimento di resistenza studentesca simile all’Otpor in Jugoslavia. Kozak fece anche venire dei dirigenti dell’Otpor per formare dei dissidenti in Bielorussia.(42) Proprio alla vigilia dell’11 settembre 2001, gli USA rilanciavano una campagna di demonizzazione contro il presidente Aleksandr Lukashenko. Tale campagna è stata messa da parte, per concentrarsi sulla “guerra contro il terrorismo”. Con l’intromissione dell’OSI e dell’HRW, Soros era uno dei principali sponsors della stazione radio B-92 di Belgrado. Fondò l’Otpor, l’organizzazione che riceveva le “valigie di denaro” alfine di sostenere il golpe del 5 ottobre 2000 che rovesciava il governo jugoslavo.(43) Poco dopo, Human Rights Watch aiutava a legittimare il rapimento e la mediatizzazione del processo di Slobodan Milosevic all’Aja senza preoccuparsi dei suoi diritti.(44) Louise Arbour, che ha operato come giudice nel tribunale illegale, siede attualmente nel consiglio del Gruppo internazionale di crisi di Soros.(45) La gang dell’Open Society e di Human Rights Watch ha lavorato in Macedonia, dicendo che ciò faceva parte della sua “missione civilizzatrice”.(46) Bisogna dunque attendere, un giorno, la “salvezza” per questa repubblica, affinché si ottenga così la disintegrazione dell’ex Jugoslavia.

Wesley Clark

Wesley Clark

I mandati del potere
Infatti, Soros ha dichiarato che considerava la sua filantropia come morale e i suoi affari di gestione del denaro come amorale.(47) Pertanto, i responsabili delle ONG finanziate da Soros hanno una agenda chiara e permanente. Una delle istituzioni più influenti di Soros è il Gruppo Internazionale di Crisi, fondato nel 1986. Il GIC é diretto da individui provenienti dal centro stesso del potere politico e dal mondo delle imprese. Il suo consiglio d’amministrazione conta, tra l’altro, nei suoi ranghi Zbigniew Brzezinski, Morton Abramowitz, ex segretario di stato aggiunto degli USA; Wesley Clark, ex capo supremo degli alleati della Nato per l’Europa; Richard Allen, ex consigliere nazionale alla sicurezza degli USA. Vale la pena di citare Allen: l’uomo ha abbandonato il Consiglio nazionale della Sicurezza sotto Nixon perché era disgustato dalle tendenze liberali di Henry Kissinger; è sempre lui che ha reclutato Oliver North per il Consiglio nazionale della sicurezza sotto Reagan, e che negoziò lo scambio missili-ostaggi nello scandalo del contras-irangate. Per questi individui, “contenere i conflitti” equivale a assicurare il controllo statunitense sui popoli e le risorse del mondo intero. Negli anni ’80 e ’90, sotto l’egida della dottrina reaganiana, le operazioni segrete o aperte degli USA si compivano in Africa, in America latina, Caraibi e in Asia. Soros era apertamente attivo nella maggior parte di questi luoghi, corrompendo eventuali rivoluzionari in potenza, e sponsorizzando uomini politici, intellettuali e ogni altra persona suscettibile di arrivare al potere quando l’agitazione rivoluzionaria sarebbe decaduta. Secondo James Petras: “Alla fine degli anni ’80, i settori più perspicaci delle classi neo-liberali al potere comprendono che i loro obiettivi politici polarizzano la società e suscitano un ampio scontento sociale. I politici neo-liberali si sono messi a finanziare e a promuovere una strategia parallela ‘a partire dalla base’, la promozione di organizzazioni in qualche modo ‘tirate dalla base’, dall’ideologia ‘anti-statalista’ e mirate a intervenire tra le classi potenzialmente conflittuali, alfine di creare un ‘tampone sociale’. Tali organizzazioni dipendevano finanziariamente dalle risorse neo-liberali e erano direttamente impegnate nella concorrenza con dei movimenti socio-politici per la fedeltà dei dirigenti locali e delle comunità militanti. Negli anni ’90, queste organizzazioni, descritte come ‘non governative’, si contano a migliaia e ricevono circa 4 miliardi di dollari in tutto il mondo.”(48)
In Underwriting Democracy (Garantire la democrazia), Soros si vanta “dell’americanizzazione dell’Europa dell’Est“. Secondo i suoi propri desideri, grazie ai suoi programmi d’educazione, ha cominciato a mettere su un inquadramento dei giovani dirigenti “sorosiani”. Questi giovani addestrati dalla Fondazione Soros sono preparati a riempire delle funzioni di ciò che si chiamano, comunemente, “agenti d’influenza”. Grazie alla loro conoscenza pratica delle lingue e al loro inserimento nelle burocrazie nascenti dei paesi sotto tiro, tali reclute sono individuate per facilitare, sul piano filosofico, l’accesso alle società multinazionali occidentali. Il diplomatico di carriera Herbert Okun, che siede in compagnia di George Soros nel Comitato europeo di Human Rights Watch, intrattiene strette relazioni con tutta una serie d’istituti legati al dipartimento di stato, che va dall’USAID alla Commissione trilaterale finanziata da Rockefeller. Dal 1990 al 1997, Okun è stato direttore esecutivo di una organizzazione chiamata Corpo dei benevolenti dei Servizi finanziari, che faceva parte dell’USAID, “alfine di aiutare a stabilire dei sistemi finanziari dei mercati liberi nei paesi ex-comunisti“.(49) George Soros é in completo accordo con i capitalisti occupati a prendere il controllo dell’economia mondiale.

La redditività del Non-Profit
Soros pretende che non fa filantropia nei paesi dove pratica il commercio di valute.(50) Ma Soros ha spesso ottenuto vantaggi dalle sue relazioni per realizzare degli investimenti chiave. Armati di uno studio dell’ICC e beneficiante del sostegno di Bernard Kouchner, capo dell’UNMIK (Amministrazione temporanea delle Nazioni Unite in Kosovo), Soros ha tentato di appropriarsi del complesso minerario più vantaggioso dei Balcani. Nel settembre 2000, nella sua fretta di impadronirsi delle miniere di Trepca prima delle elezioni in Jugoslavia, Kouchner dichiarava che l’inquinamento provocato dal complesso minerario, faceva innalzare i tassi di piombo nell’ambiente.(51) E’ incredibile, sentire una cosa simile, quando si sa che l’uomo applaudì, quando i bombardamenti della Nato, nel 1999, hanno riversato l’uranio impoverito sul paese e hanno liberato più di 100.000 tonnellate di prodotti cancerogeni in aria, nell’acqua e nella terra.(52) Ma Kouchner ha finito con l’essere guadagnato alla causa e le miniere sono state chiuse per “ragioni di salute”. Soros ha investito 150 milioni di dollari in uno sforzo per ottenere il controllo dell’oro, l’argento, il piombo, lo zinco e il cadmio di Trepca, che conferiscono a questa proprietà un valore di 5 miliardi di dollari.(53) Al momento in cui la Bulgaria cadeva nel caos del “libero mercato”, Soros si accaniva a recuperare ciò che poteva dalle macerie, come la Reuters ha riportato all’inizio del 2001: “La Banca europea di Ricostruzione e lo Sviluppo (BERD) ha investito 3 milioni di dollari presso RILA [una società bulgara specializzato nelle tecnologie di punta], la prima società a beneficiare di un nuovo credito di 30 milioni di dollari fissati con la BERD per sostenere le aziende di high-tech in Europa centrale e dell’Est. (…) Tre altri milioni di dollari venivano dai fondi statunitensi d’investimenti privati Argus Capital Partners, sponsorizzato dalla Prudential Insurance Company of America e operante in Europa centrale e dell’Est. (…) Soros, che aveva investito qualche 3 milioni di dollari presso RILA e un altro milione nel 2001 (…) rimaneva il detentore maggioritario.”(54)

Risolvere i problemi
Le sue pretese alla filantropia conferiscono a Soros il potere di modellare l’opinione pubblica internazionale, quando un conflitto sociale solleva la questione di sapere chi sono le vittime e chi sono i colpevoli. In altre ONG, Human Rights Watch, i porta voce di Soros riguardo i diritti dell’uomo, evitano o ignorano la maggior parte delle lotte di classe operaie organizzate e indipendenti. In Colombia, i dirigenti operai sono assai frequentemente assassinati dai paramilitari operanti di concerto con il governo sponsorizzato dagli USA. Causa il fatto che questi sindacati s’oppongono all’economia neo-liberale, HRW conserva a proposito di questi assassini un relativo silenzio. In aprile, José Vivanco, di HRW, ha testimoniato in favore del Plan Colombia davanti al Senato USA(55): “I Colombiani restano privi dei diritti dell’uomo e della democrazia. Hanno bisogno d’aiuto. Human Rights Watch non vede l’inconveniente che nel fornire tale aiuto siano gli USA.”(56) HRW mette le azioni dei combattenti della guerriglia colombiana, che lottano per liberarsi dall’oppressione del terrore di stato, della povertà e dello sfruttamento, sullo stesso piano della repressione delle forze armate finanziate dagli USA e quelle degli squadroni paramilitari della morte, gli AUC (Forze colombiane unite d’autodifesa). HRW ha riconosciuto il governo di Pastrana e i suoi militari, il cui ruolo era di proteggere i diritti della proprietà e di mantenere lo statu quo economico e politico. Secondo HRW, il 50% dei morti civili sono opera degli squadroni della morte tollerati dal governo.(57). La percentuale esatta, in effetti, è dell’80%.(58) HRW ha convalidato le elezioni nel loro insieme e l’avvneto al potere del governo Uribe, nel 2002. Uribe è un perfetto erede dei dittatori latino-americani che gli USA hanno sostenuto in passato, benché sia stato “eletto”. HRW non ha commentato il fatto che la maggioranza degli abitanti ha boicottato le elezioni.(59)
Nei Caraibi, Cuba è un altro oppositore al neo-liberalismo a essere demonizzato da Human Rights Watch. Nel vicino stato di Haiti, le attività finanziate da Soros hanno operato in modo di andare contro le aspirazioni popolari, che hanno fatto seguito alla fine della dittatura dei Duvalier, e hanno destabilizzato il primo dirigente haitiano, democraticamente eletto, Jean-Bertrand Aristide. Ken Roth, di HRW, ha utilmente abbandonato Aristide alle accuse USA di essere “antidemocratico”. Per propagandare le sue idee sulla “democrazia”, le fondazioni di Soros hanno tentato a Haiti delle operazioni complementari, assieme a quelle “inconvenienti” per gli USA, come la promozione dell’USAID di persone associate al FRAPH, i famosi squadroni della morte sponsorizzati dalla CIA e che hanno terrorizzato il paese dopo la caduta di “Baby Doc” Duvalier.(60) Sul sito di HRW, il direttore Roth ha criticato gli USA per non essersi opposti alla Cina con più veemenza. Le attività di Roth comprendono la creazione del Tibetan Freedom Concert, un progetto itinerante di propaganda che ha effettuato una tournée negli USA con musicisti famosi del rock, spingendo i giovani a sostenere il Tibet contro la Cina.(61) Il Tibet è un progetto prediletto della CIA da molti anni.(62) Recentemente, Roth ha reclamato con insistenza l’opposizione al controllo della Cina sulla sua provincia ricca, in petrolio, del Xinjiang. Con l’approccio colonialista del “dividere per conquistare“, Roth tentò di convincere certi membri della minoranza religiosa degli uiguri, nello Xinjiang, che l’intervento degli USA e della Nato in Kosovo costituiva una premessa in quanto modello per loro stessi. Già nell’agosto 2002, il governo USA aveva sostenuto altri simili tentativi. Le intenzioni USA, a proposito di queste regioni, sono apparse chiaramente quando un articolo del New York Times sulla provincia di Xinjiang, in Cina occidentale, descriveva gli uiguri come una “maggioranza musulmana vivente nervosamente sotto il dominio cinese“. “Sono ben al corrente dei bombardamenti sulla Jugoslavia della Nato, l’anno scorso, e certi li appoggiano per avere liberato i musulmani del Kosovo; immaginano di potersi liberare nello stesso modo qui“.(63) Il New York Times Magazine, da parte sua, notava che “recenti scoperte di petrolio hanno reso il Xinjiang particolarmente attraente agli occhi del commercio internazionale” e, allo stesso tempo, comparava le condizioni della popolazione indigena a quella del Tibet.(64)

george_soros_4_13_2012Gli errori di calcolo
Quando le organizzazioni sorosiane fanno i conti, sembrano perdere ogni nozione di verità. Human Rights Watch affermava che 500 persone, e non 2.000, erano state uccise dai bombardieri della Nato durante la guerra in Jugoslavia, nel 1999.(65) Pretendono che 350 persone solamente, e non 4.000, erano morte negli attacchi USA in Afghanistan.(66) Quando gli USA bombardarono Panama nel 1989, HRW affermò nel suo rapporto che “l’arresto di Manuel Noriega (…) e l’installazione del governo democraticamente eletto del presidente Guillermo Endara portava grandi speranze in Panama(…)”. Il rapporto ometteva di menzionare il numero delle vittime. Human Rights Watch ha preparato il terreno per l’attacco della Nato contro la Bosnia, nel 1993, con false accuse di “genocidio” e stupri di massa.” (67) Tale tattica consisteva nel suscitare una isteria politica, necessaria affinché gli USA potessero condurre una loro politica nei Balcani. È stata riusata nel 1999 quando HRW operò come truppa d’assalto nell’indottrinamento per l’attacco Nato alla Jugoslavia. Tutto il bla-bla di Soros a proposito del regno della legge è stata dimenticata in un colpo. Gli USA e la Nato hanno imposto le proprie leggi e le istituzioni di Soros le hanno sostenute. Il fatto di trafficare nelle cifre, alfine di generare una reazione, è stata una componente importante della campagna del Consiglio delle relazioni estere (CFR) dopo l’11 settembre 2001. Questa volta si trattava di 2.801 persone uccise nel World Trade Center. Il CFR si riunì il 6 novembre 2001 alfine di pianificare una “grande campagna diplomatica pubblica”. Il CFR creò una “Cellula di crisi indipendente sulla risposta degli USA al terrorismo”. Soros si univa a Richard C. Holbrooke, Newton L. Gingrich, John M. Shalikashvili (ex presidente dei capi di stato maggiore riuniti) e altri individui influenti, in una campagna mirante a fare delle WTC strumenti della politica estera USA. Il rapporto del CFR si mette in opera per facilitare una guerra contro il terrorismo. Si possono ritrovare le impronte di George Soros dappertutto, in questa campagna: “bisogna che gli alti funzionari USA spingano amichevolmente gli Arabi amici e altri governi musulmani, non solo a condannare pubblicamente gli attentati dell’11 settembre, ma ugualmente di sostenere le ragioni e gli obiettivi della campagna antiterrorista USA. Noi dobbiamo convincere i popoli del Medio oriente e dell’Asia del Sud, della legittimità della nostra causa, se i loro governi restano silenziosi. Dobbiamo aiutarli a evitare i ritorni di fiamma che possono emanare tali dichiarazioni, ma dobbiamo convincerli d’esprimersi con voce viva. (…) Incoraggiate i musulmani bosniaci, albanesi e turchi a rivolgersi verso un pubblico estero per far rilevare il ruolo degli USA nel salvataggio dei musulmani di Bosnia e del Kosovo nel 1995-1999, affinché i nostri legami con i musulmani nel mondo intero siano più stretti e di lunga durata. Impegnate gli intellettuali e i giornalisti del paese a prendere la parola e a puntualizzare il proprio punto di vista. Informate regolarmente la stampa regionale in tempo reale per incoraggiare delle risposte rapide. (…) Insistete sulla necessità di fare riferimento alle vittime (e citate queste ultime per nome alfine di meglio personalizzarle) ogni volta che discutiamo dei nostri motivi e dei nostri obiettivi.“(68) In Breve, le deficienze sorosiane nei calcoli servono a vantare e a difendere la politica estera USA.
Soros è assai infastidito per il declino del sistema capitalista mondiale e vuole fare qualche cosa a tale proposito, e ora. Recentemente, ha dichiarato: “posso già discernere i preparativi della crisi finale. (…) Dei movimenti politici indigeni sono suscettibili di ritenersi capaci di espropriare le società multinazionali e di riprendere possesso delle ricchezze ‘nazionali’.”(69) Soros suggerisce seriamente al mondo un piano per sostenere l’ONU. Propone che le “democrazie del mondo dovrebbero prendere le redini e costituire una rete mondiale di alleanze che potrebbero lavorare con o senza l’ONU”. Se l’uomo era psicotico, si potrebbe pensare che fosse in crisi, in quel momento preciso. Ma il fatto è che l’affermazione di Soros: “L’ONU è costituzionalmente incapace di compiere le promesse contenute nel preambolo della loro Carta” riflette il pensiero delle istituzioni reazionarie del tipo American Enterprise Institute.(70) Benché le menti conservatrici facciano riferimento alla rete di Soros come se fosse di sinistra, sulla questione dell’affiliazione degli USA all’ONU, Soros é esattamente sulla stessa lunghezza d’onda di gente come John R. Bolton, sottosegretario di stato per il Controllo delle Armi e gli Affari per la Sicurezza internazionale, così come, “molti repubblicani del Congresso, credevano che non si dovesse accordare alcun credito al sistema dell’ONU0“.(71) La destra condusse una campagna decennale contro l’ONU. Oggi, é Soros che l’orchestra. Su diversi siti web di Soros, si possono leggere delle critiche all’ONU che affermano che sia troppo ricca, che non desidera condividere la sua informazione, o che è così indebolita che non può fa girare il mondo nel modo appropriato, appropriato almeno secondo George Soros. Gli stessi articolisti di The Nation, con la reputazione di saperla assai lunga, sono stati influenzati dalle idee di Soros. William Greider, per esempio, ha recentemente scoperto alcune pertinenze nella critica di Soros sull’ONU, affermando che non dovrebbe “accogliere dittatori da paccottiglia e totalitari ne trattarli da eguali“.(72) Questo tipo di razzismo eurocentrico costituisce il nucleo dell’orgoglio smisurato di Soros. Quando afferma che gli USA possono e dovranno dirigere il mondo, è un sostenitore del fascismo mondiale. Da troppo tempo, i ” progressisti” occidentali hanno dato carta bianca a Soros. È probabile che Greider e gli altri trovino che l’allusione al fascismo sia eccessivo, ingiustificato e anche insultante. Ma ascoltate, piuttosto, con orecchio attento, ciò che lo stesso Soros dice: “Nell’antica Roma, solo i Romani votavano. Sotto il capitalismo mondiale moderno, solo gli statunitensi votano. I Brasiliani, no.”(73)

otpor02Note
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71. Ibid.
72. Greider.
73. The Dictatorship of Financial Capital, Federation of Social and Educational Assistance (FASE), Brazil, 2002.

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Heather Cottin era scrittrice e militante politica, professoressa di storia in una scuola superiore. Per molti anni è stata la compagna dello studioso e militante Sean Gervasi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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