La bussola diplomatica di Atene punta su Mosca

Ariel Noyola Rodríguez*, Città del Messico, 3 febbraio 2015
*Economista presso l’Universidad Nacional Autónoma de México.tsipras_economia_940Dopo la vittoria di Syriza, tutto sembra indicare che il nuovo orientamento in politica estera della Grecia punti sulla Russia a danno dell’Unione europea. La troika europea tenta d’imporre gli interessi dei creditori alla Grecia, così come a rafforzare le sanzioni economiche contro la Federazione russa e a rafforzare la partnership con la NATO per ridisegnare la mappa geo-politica ed economica dell’Europa. Senza dubbio, l’intransigenza delle autorità europee ha spinto Atene ad ‘assumere posizioni di maggiore convergenza con Mosca. Finora, i creditori continuano a rifiutarsi di modificare i termini del debito (la Grecia ha un debito di 315 miliardi di euro, pari al 175% del PIL). Settimane prima delle elezioni, la troika europea (composta da Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea) aveva chiarito che se Atene osava abbandonare i programmi di aggiustamento strutturale, le fonti del finanziamento estero si sarebbero chiuse. Tuttavia, è evidente che qualsiasi strategia per una ripresa e per sostenere crescita economica e creazione di posti di lavoro della nuova amministrazione greca, è incompatibile con le proposte della troika europea (1). Negli ultimi 5 anni, le politiche di austerità fiscale hanno imposto all’economia greca un calo del 25% del PIL. I programmi di aggiustamento strutturale non hanno dinamizzato l’attività economica, ma rafforzato la spirale depressiva: la deflazione è divenuta una tendenza cronica (nel dicembre 2014, i prezzi al consumo registrarono un calo del 2,6% annuale), il tasso di disoccupazione ha superato il 25% e presso la gioventù la disoccupazione arriva al 50%. Nonostante ciò, i capi di Bruxelles insistono nel portare avanti e ampliare la privatizzazione di imprese e servizi pubblici, diminuire la spesa sociale, deregolamentare il lavoro, ecc.
Si noti inoltre che il conflitto in Europa non è solo sul piano economico, ma anche sul piano delle tensioni geopolitiche nell’Europa orientale, per il controllo territoriale e la sovranità sulle risorse naturali strategiche. Dopo gli scontri tra nazionalisti e separatisti nella città di Mariupol (nell’est dell’Ucraina) l’ultima settimana di gennaio, l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) accusava i russi delle violenze (2). Il giorno dopo l’Unione europea emetteva una dichiarazione per imporre, a nome dei 28 Stati membri, nuove sanzioni economiche contro il Cremlino (3). Tuttavia, il governo di Alexis Tsipras (primo ministro della Grecia) rifiutava tale dichiarazione (4). Il 28 gennaio, Panagiotis Lafazanis (responsabile del Ministero della ricostruzione della produzione, ambiente ed energia) ha affermato categoricamente: “la Grecia non ha alcun interesse ad imporre sanzioni alla Russia. Non abbiamo differenze con la Russia e il popolo russo” (5). In modo straordinario, la diplomazia ellenica usa la sua posizione verso la crisi in Ucraina e la Russia quale moneta di scambio nelle trattative con i creditori. Da una parte richiede un dialogo rispettoso dall’Unione europea, essendo inaccettabile trattare la Grecia come ‘Paria’ per il suo elevato indebitamento. Dall’altra parte, ha confermato la posizione contro l’unilateralismo di Bruxelles. “La Grecia non deve essere parte del problema o tagliare i rapporti storici con la Russia, ma può giocare un ruolo speciale nella mediazione e nello sviluppo delle trattative tra le parti (…)” l’Unione europea dovrebbe considerare una volta per tutte cosa vuole fare con la Russia a lungo termine, piuttosto che reagire in modo moralmente diretto e schietto, ma spasmodico”, ha dichiarato il ministro degli Esteri della Grecia Nikos Kotzias (6).
D’altra parte, il Cremlino promuove, tramite il ministero degli Esteri greco, la diminuzione dell’intensità dell’offensiva economica di Unione europea e Stati Uniti, laddove le nuove sanzioni coinvolgono l’industria dell’energia e della difesa, così come bloccare l’accesso alla società di comunicazioni interbancarie e finanziarie internazionale (SWIFT, dal suo acronimo in inglese), che danneggerebbe l’economia russa in proporzioni drammatiche. Il Presidente Vladimir Putin considera l’approfondimento della crisi, se Alexis Tsipras non raggiungesse un accordo con Bruxelles, e pertanto il suo governo non esclude di sostenere l’economia greca. “Possiamo immaginare la situazione, se c’è una richiesta di aiuto al governo russo, la considereremo prendendo in considerazione tutti i fattori del nostro rapporto bilaterale; tutto quello che posso dire è che se c’inviano una richiesta, la considereremo”, ha detto Anton Siluanov, ministro delle Finanze russo, in un’intervista alla CNBC (7). In risposta, Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze tedesco, ha lanciato un ultimatum al ministero degli Esteri greco: “non credo che la Russia possa sostituire la solidarietà europea” (8). Atene non ha alcun interesse a sviluppare relazioni con la Russia su un piano vago, ma con un supporto decisivo. Di conseguenza, anche prima della scadenza del credito cautelare del 28 febbraio, gli sforzi del governo greco si concentreranno sui colloqui con la troika. “Abbiamo serie trattative con i nostri partner in Europa e coloro che ci hanno dato credito. Abbiamo degli obblighi con loro“, ha detto Alexis Tsipras a Nicosia, al termine di una riunione con il presidente cipriota Nikos Anastasiades (9). Ha anche sottolineato che non c’è finora alcuna intenzione di abbandonare l’Unione monetaria da parte del suo governo. “La zona Euro senza Cipro e Grecia amputerebbe l’Europa sud-orientale”, ha detto. Tuttavia, lo smantellamento dei meccanismi istituiti sul controllo dei prestiti è ritenuto necessario: “Penso che sia ora di sostituire la troika, perché l’Europa ha bisogno di una tregua. La troika è stata criticata per mancanza di legittimità. Sostituirla sarebbe un importante passo istituzionale per il bene della Grecia e dell’Europa” (10).
L’approvazione di Jean-Claude Juncker (presidente della Commissione europea) nel smontare i meccanismi dei negoziati della troika con la Grecia, così come il sostegno del presidente Barack Obama ai piani economici del primo ministro Alexis Tsipras, evidenziano le ansie di Bruxelles e Washington per l’ascesa elettorale della sinistra (Syriza in Grecia, Podemos in Spagna, ecc.) e la loro vicinanza diplomatica con la Russia. Insomma, la vittoria di Syriza nelle elezioni del 25 gennaio sul neoliberismo, ha scatenato le spettacolari mosse del governo greco per una rapida trasformazione della mappa economica e geo-politica dell’Europa in collaborazione con Mosca.

kotziasNote
1 «Syriza has bold solutions to the forces of austerity that are strangling Europe», Costas Lapavitsas, The Guardian, 2 febbraio 2015.
2 «EU to tighten noose on Russia, expected to extend sanctions», Russia Today, 29 gennaio 2015.
3 «Declaración de los jefes de Estado o de Gobierno de la Unión Europea sobre Mariupol», Rete Voltaire, 27 gennaio 2015.
4 «Grecia denuncia manipulación de la Unión Europea sobre Ucrania», Rete Voltaire, 28 gennaio 2015.
5 «Greece Steps Back Into Line With European Union Policy on Russia Sanctions», Andrew Higgins, The New York Times, 29 gennaio 2015.
6 «Foreign Minister: ‘Greece should not be treated as a pariah», Phantis, 1 febbraio 2015.
7 «Russia extends olive branch to Greeks», Geoff Cutmore e Jeny Cosgrave, CNBC, 30 gennaio 2015.
8 «Germany’s Schaeuble doesn’t like Greek proximity to Russia», Reuters, 2 febbraio 2015.
9 «Greece not negotiating financial aid from Russia ‘right now’ – PM», Russia Today, 2 febbraio 2015.
10 «Greece says not in ‘Wild West showdown’ with Europe», Reuters, 3 febbraio 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un “cavallo di Troia” di Soros nel governo di Tsipras?

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 29/01/20155d149eee16204c82fd432f052966a570Mentre la Grecia festeggia la nomina del governo anti-austerità, l’euforia va temperata con un po’ di realismo. Anche se il nuovo primo ministro Alexis Tsipras, che ha chiamato il figlio Ernesto in onore del rivoluzionario Ernesto Che Guevara, e la stragrande maggioranza della nuova Coalizione di governo della sinistra radicale (SYRIZA) ha buone credenziali di sinistra e filo-lavoratori, lo stesso non si può necessariamente dire dell’uomo che Tsipras ha scelto quale nuovo ministro delle Finanze della Grecia. Yanis Varoufakisis, cittadino australiano che ha studiato in Gran Bretagna e ha lavorato come professore presso l’University of Texas. L’Europa ha assistito a conflitti di lealtà di chi ha doppia cittadinanza, quando prendono il potere nei Paesi dell’Europa orientale, in particolare in Ucraina, dove la statunitense Natalie Jaresko è divenuta ministra delle Finanze per somministrare all’Ucraina le “pillole avvelenate” dell’austerity dell’International Monetary Fund (FMI) e della Banca centrale europea (BCE). Oggi, le nazioni dell’Europa centro-orientale sono occupate da globalisti palesi e del tipo “cripto”, con molti cittadini o residenti in altre nazioni, come Varoufakis. La ministra delle Finanze della Romania, Ioana Petrescu, s’è laureata Wellesley e Harvard ed era membro dell’Istituto Nazionale Repubblicano del partito repubblicano statunitense e del neo-conservatore e russosfobo American Enterprise Institute (AEI). Ed è anche ex-professoressa presso l’Università del Maryland. Anche se i legami di destra di Petrescu a Washington sembrano in contrasto con quelli di Varoufakis alla Brookings Institution neoliberista, nel mondo del “far credere” alle differenze politiche Petrescu e Varoufakis sono due facce della stessa medaglia. Quando si segue il denaro che ha contribuito a nominare tali due ministri delle finanze, come anche Jaresko, tutte le strade portano a Washington e alle entità alimentate dalla Central Intelligence Agency e dalla sua miriade di entità di facciata.
Il curriculum vitae di Varoufakis, come quello di Jaresko, puzza di intrecci con il globalista George Soros. Per un ministro delle finanze, se crediamo alle notizie della stampa aziendale, che contesta le misure di austerità dettate ai precedenti falliti governi, conservatore e socialdemocratico, della Grecia dalla “troika” di FMI, BCE e Commissione europea, Varoufakis ha un passato in stretta relazione con le entità globali che dovrebbe combattere. Varoufakis fu “economista ospite” della Valve Corporation, un ramo dei videogioci sempre sospettato di appartenere alla Microsoft Corporation dell’estremista globalista Bill Gates. I segnali di allarme che Varoufakis sia un “cavallo di Troia” dei banchieri globali abbondano. In primo luogo, Varoufakis fu consigliere economico del fallito governo socialdemocratico PASOK del primo ministro George Papandreou, l’uomo che per primo impose alla Grecia misure di austerità draconiane. Varoufakis ora sostiene che fosse ardentemente contrario all’accordo di Papandreou con la “troika”, ma nessuno potrà mai sapere quanto il ministro della Finanza, ora anti-austerity, fosse d’accordo mentre consigliava Papadreou sul corretto modo di agire nel risolvere l’enorme problema del debito della Grecia. Varoufakis è un caro amico e co-autore dell’economista e professore dell’Università del Texas James K. Galbraith, figlio della defunta “eminenza grigia” degli economisti statunitensi John Kenneth Galbraith. I legami di Galbraith con le élite bancarie globali sono esemplificati dalla sua posizione di studioso ospite all’elitario Brookings Institution di Washington. In altre parole, anche se la biografia di Tsipras suggerisce buona fede a sinistra, il passato di Varoufakis indica che il nuovo ministro delle Finanze della Grecia è a suo agio con le élite banchiere che massacrano l’anima della nazione greca con la lama affilata dell’austerity che taglia sicurezza sociale, sanità pubblica e altri servizi pubblici di base. La prefazione al libro di Varoufakis, “Una modesta proposta”, che si occupa della crisi finanziaria in Europa e i cui co-autori sono James Galbraith e l’ex-parlamentare inglese Stuart Holland, è stata scritta dall’ex-primo ministro francese Michael Rocard. Rocard ha chiesto all’Unione europea di nominare un “uomo forte”, e la scelta di Rocard è il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, lo stesso che ha avvertito il nuovo governo SYRIZA nel rispettare gli accordi di austerità stipulati dai passati governi conservatore e del PASOK. Holland, consigliere dell’ex-primo ministro greco Andreas Papandreou, insieme al presidente francese François Mitterand, stilò nel 1986 l’Atto unico europeo, una delle carte che ha contribuito a creare il sistema finanziario dell’Unione europea che svuota l’economia greca nel nome dell’austerity.
yannis-varoufakis L’adesione di Varoufakis a Fondo monetario internazionale e sistema bancario europeo è evidente da ciò che ha scritto sul suo sito web. Dopo l’appello degli autori finanziari statunitensi Paul Krugman e Mark Weisbrot alla Grecia, affinché segua l’esempio dell’Argentina sul default del proprio debito e ad uscire dalla zona euro, Varoufakis sostiene che la Grecia deve “sorridere e sopportare” le misure imposte dai banchieri e dal governo tedesco in quanto membro della zona euro. Ciò significa che il ministro delle Finanze di SYRIZA si arrese ai capricci dei banchieri molto prima della vittoria elettorale di SYRIZA. Considerando le indiscutibili credenziali di sinistra di molti membri del governo greco, i banchieri hanno, per lo meno, un complice nel ministro delle Finanze sul lato greco delle trattative sul futuro dell’economia della nazione e sull’impopolare austerity imposta dalla Troika che ha portato SYRIZA al potere. Sebbene Varoufakis sia pronto a stipulare qualsiasi accordo con i banchieri mondiali ed europei, i suoi colleghi del governo di coalizione SYRIZA, alleatisi con il Partito dei greci indipendenti della destra anti-UE, non seguiranno i diktat europei quando si tratterà di decidere di continuare l’austerity e neanche le sanzioni dell’UE contro la Russia. Non appena Tsipras è divenuto primo ministro, ha criticato l’UE per l’avviso di ulteriori sanzioni alla Russia per l’Ucraina. Tsipras ha detto che la dichiarazione anti-Russia del Consiglio europeo è stata diffusa senza il consenso della Grecia. Il nuovo ministro degli Esteri della Grecia, Nikos Kotzias, è come Varoufakis un accademico. Tuttavia, a differenza di Varoufakis, Kotzias è un ex-comunista e professore, e non presso un’università straniera. Kotzias e Tsipras adempiono alla promessa di opporsi alle sanzioni attuali e future dell’Unione europea contro la Russia, cosa che non li rende agenti di Soros, che ha le sue grinfie su Varoufakis. Kotzias ha il potere di porre il veto a sanzioni nuove o rinnovate contro la Russia, si oppone al dominio tedesco in Europa ed è stato un comunista convinto che sostenne la repressione attuata dal leader comunista polacco Wojciech Jaruzelski contro il movimento sindacale Solidarnosc in Polonia nel 1980, un fatto che lo pone in disaccordo totale con il presidente polacco dell’UE Donald Tusk, un attivista del movimento Solidarnosc che vuole imporre ulteriori misure punitive alla Russia. Con una mossa che sconvolgerebbe gli interventisti di UE e NATO, Kotzias si troverà più a suo agio a Mosca che a Bruxelles o Berlino. Il presidente russo Vladimir Putin ha già avviato il processo per più stretti rapporti con il nuovo governo di Atene. La National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti ha probabilmente iniziato “l’ondata” della sorveglianza su tutti i collegamenti ufficiali tra Atene e Mosca e certamente messo la Grecia, come Russia, Turchia, Brasile, Ungheria, Venezuela, Iran, Siria e Libano nella categoria delle nazioni ostili “bersaglio” dell’intelligence delle comunicazioni o SIGINT.
La Grecia, che ha inventò l’arma del cavallo di Troia contro Troia, deve stare in guardia contro i cavalli di Troia come Varoufakis, piazzati nel nuovo governo greco.

Nikos Kotzias

Nikos Kotzias

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Names

Robert Hutchings

Nota del traduttore:
Yanis Varoufakis ha insegnato (ripeto insegnato, non studiato) nel 2013 presso la Lyndon B. Johnson School of Public Affairs, un’università impegnata nel creare leaderships e politiche pubbliche socio-economiche negli USA e all’estero. Si occupa parecchio di Guerra Fredda, Europa orientale e spazio ex-sovietico, avendo avuto quali presidi, negli ultimi 10 anni, l’ammiraglio Bobby Ray Inman e l’ambasciatore Robert Hutchings. Inman è stato direttore della NSA e inoltre, proprio come Varoufakis, è sempre stato attento alle aziende dedite allo sviluppo di nuove tecnologiche. Infatti, oltre a presiedere numerosi consigli di amministrazioni è anche fiduciario della California Institute of Technology; è stato CEO della Microelectronics and Computer Technology Corporation (MCC) di Austin, Texas, città in cui si trova la LBJ School of Public Affairs; presidente e CEO della Westmark Systems, Inc., industria elettronica, e infine presidente della Federal Reserve Bank di Dallas dal 1987 al 1990. Inman, negli anni ’80 permise la vendita di armamenti per 30 milioni di dollari al Sud Africa razzista, violando l’embargo imposto proprio da Washington.
Hutchings, ufficiale dell’US Navy, ex-ambasciatore ed esperto di affari europei, fu presidente del National Intelligence Council nel 2003-2005. Il 15 dicembre 2009 fu nominato preside della LBJ School of Public Affairs dell’Università del Texas, ad Austin. Dal 1992-1993, fu consulente speciale del segretario di Stato, con il rango di ambasciatore, del programma degli USA di assistenza per la democrazia nell’Europa orientale. Dal 1989 al 1992, Hutchings fu direttore del National Security Council per gli affari europei e lavorò per Radio Free Europe, l’emittente della CIA poi acquisita da George Soros.
Robert Hutchings, a Fox News, in relazioni all’abbattimento del volo MH17, disse: “Penso che sia chiaro che siamo entrati in una nuova fase di violenze in Ucraina, istigate dalla Russia e dai separatisti russi. Così la pressione… è aumentata di molto“. Yanis Varoufakis, a una domanda sulla questione ucraina, ha risposto, “l’Ucraina dovrebbe essere stabilizzata e la Russia democratizzata”.

Le sanzioni USA alla Russia e le stupide guerre del petrolio della CIA

William Engdahl New Eastern Outlook 21/12/2014

obama contemplates the little peopleLe ultime notizie parlano del drammatico crollo del rublo russo verso dollaro ed euro, del prezzo del petrolio che oggi si aggira sui 57 dollari al barile, mentre a fine agosto era oltre i 100, dei ministri dell’OPEC che si rifiutano di stabilizzare i prezzi. Il rublo russo è costretto a fermare il trading a metà dicembre, quindi il Congresso degli Stati Uniti vota ancora nuove sanzioni economiche contro la Russia che attendono la firma del presidente Obama. Quando esaminiamo tutto ciò da vicino si svela la grande confusione strategica delle élite occidentali, soprattutto degli oligarchi statunitensi alla frenetica ricerca del modo di mantenere la presa sul potere globale.
A volte uso l’aggettivo molto descrittivo “stupido” per parlare delle azioni di persone che siamo abituati a pensare come tutt’altro che stupide. Malvagie, demoniache, perfino sataniche direte, ma non stupide. Sempre più trovo la descrizione stupidi come la più appropriata. E’ infatti la loro stupidità è essere incapaci, nella loro tossicodipendenza da potere, di vedere le maggiori conseguenze globali delle loro tattiche o strategie. Se definiamo l’intelligenza come la capacità di cogliere l’interconnessione di tutto nel nostro universo, allora possiamo chiamare stupidi coloro che, nonostante le loro grandi risorse e l’accesso alle migliori menti, ignorano tutto ciò che è al di fuori della loro visione coi paraocchi. La Guerra Fredda nel 1946-1990 ha stabilizzato la loro presa sul potere imperiale globale in Europa occidentale, Terzo Mondo, Giappone e Asia. La fine della guerra fredda ha visto la drammatica erosione del potere USA mentre parvenu come Cina, Russia e Iran fanno valere i propri diritti sovrani nel mondo, e possiamo immaginarne il pensiero: “Bene, allora torniamo a ciò che ha funzionato allora. Ricominciamo una nuova Guerra Fredda o anche, passo dopo passo, una nuova guerra globale non convenzionale per mantenere il nostro Secolo Americano, il nostro Progetto per un Nuovo Secolo Americano“, come Dick Cheney e amici lo chiamano. Ora cercano una replica della loro strategia saudita del crollo del prezzo del petrolio del 1986 per far cadere Putin, Maduro in Venezuela e l’Iran, secondo quanto riferito dall’affidabile ricercatore di Washington Wayne Madsen. Nel 1986, il vicepresidente George HW Bush, padre di George W., insieme al segretario di Stato George Schultz e altri, convinse Riyadh, come fece John Kerry nel suo incontro con il re saudita Abdullah nel settembre 2014, ad eseguire lo “shock petrolifero inverso” che fece rovesciare un’Unione Sovietica iper-estesa. Ha funzionato nel 1986, perché non nel 2014? È il pensiero di qualcuno a Washington.

Ruolo della CIA e suicidio del prezzo del petrolio
Secondo Madsen, ex-collaboratore della NSA con buoni collegamenti a diverse fazioni della comunità d’intelligence di Washington, sono il capo della CIA John Brennan e agenti della CIA nell’azienda petrolifera statale saudita Aramco ad aver ideato la strategia diabolica per spingere sauditi e quwaytiani ad inondare i mercati mondiali di greggio e lasciare che le banche di Wall Street come Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Citigroup facciano il resto del lavoro sporco vendendone i futures derivati. Mentre non posso confermare l’affermazione di Madsen che l’inondazione saudita durerà per altri cinque anni, dopo di che la produzione saudita crollerà, dato che la CIA degli Stati Uniti avrebbe convinto Aramco contro il parere di ingegneri petroliferi della Schlumberger e altre società dei servizi petroliferi stranieri, a non utilizzare l’iniezione di acqua salata; ma che Brennan, descritto da alcuni suoi conoscenti come un “attaccabrighe”, sia pronto ad implementare la strategia saudita come mossa anti-Putin è del tutto plausibile. Solo c’è un problema. La brillante strategia è in definitiva stupida, perché fa crollare l’industria petrolifera nazionale degli Stati Uniti e sparire centinaia di miliardi di dollari di investimenti nel settore energetico globale, con l’abbassamento dei ricavi in dollari del petrolio russo e del rublo.

brennan1F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra del petrolio contro la Russia: figure ridicole e conseguenze impreviste

William Engdahl New Eastern Outlook 16/12/20141395988895779Il mondo, una volta piuttosto ordinato come appariva una decina di anni fa, è sempre più disordinato. Questo non vuol dire che è caotico perché il caos è solo l’emergere di nuovi modelli che ancora non comprendiamo. Questo è disordine, promosso da potenti ridicoli in occidente che si agitano per cercare di mantenere il potere che si erode sul nostro mondo e su di noi. Dico ridicoli perché dobbiamo solo guardare le iniziative che hanno lanciato negli ultimi mesi per far avanzare la loro agenda del potere. Prima questi ricchissimi oligarchi drogati di potere, attraverso le loro reti neo-conservatrici nel dipartimento di Stato degli Stati Uniti e nella CIA, iniziarono ciò che è stata stupidamente soprannominata primavera araba, in Tunisia nel dicembre 2010. A detta di tutti un fiasco totale e completo della loro pretesa primavera araba, anche per i calcoli degli oligarchi. Hanno perso l’Egitto soprattutto con il loro stupido tentativo di strangolate con il mortale culto dei Fratelli musulmani i cittadini egiziani. Poi la loro guerra in Libia, dove la foglia di fico della rivoluzione colorata per la “democrazia” non poteva funzionare, bombardarono Gheddafi e la più stabile e prospera monarchia tribale dell’Africa rispedendola all’età della pietra e scatenandovi il disastro totale del continuo disordine. Poi gli stessi stupidi oligarchi, consigliati dai loro ridicoli think-tank neo-con e dai neo-con dell’amministrazione Obama, come la cinica consigliera per la Sicurezza Nazionale Susan Rice, la “Rasputin” psicologica di Obama, passarono dalla Libia direttamente alla Siria nel gennaio 2012. Apparentemente per ripetere il fiasco di Gheddafi. Solo che in Siria la posta in gioco era globale e molto diversa dalla Libia. Si trattava di questioni di sicurezza nazionale per la Russia, l’Iran e indirettamente la Cina. Oggi, quasi tre anni dopo, nonostante gli sforzi di CIA e Mossad utilizzando la loro creazione, il SIIL o sedicente Stato Islamico (IS), per terrorizzare un pubblico stanco delle guerre statunitensi e fargli accettare un’altra guerra in Medio Oriente, dopo il fiasco di Iraq e Afghanistan con migliaia di miliardi di dollari e di vite di militari statunitensi distrutti, Bashar al Assad rimane al potere. Certo presiede una terra devastata da morte e distruzione grazie agli odiosi e ridicoli oligarchi occidentali. Ma gli oligarchi e il loro complice Netanyahu, disonorevole figlio di Brooklyn, non hanno avuto quello che volevano in Siria.
Ultimamente, hanno cercato di spaventarci per accettare la vaccinazione di massa con farmaci non testati e tossici per tentare di giustificare la guerra di Obama a Ebola. Solo che nessuno sembra credergli. La sempre più ridicola Dr.ssa Margaret Chan, direttrice generale dell’OMS, colpevole di condotta criminale cinque anni fa, quando si inchinò ai desideri di Big Pharma dichiarando l’inesistente influenza suina “Pandemia globale di Livello 6″, fa affermazioni terrificanti su Ebola, ma nessuno più gli presta attenzione. Gli oligarchi hanno scatenato gli agenti della distruzione neo-con come Victoria Nuland al dipartimento di Stato, assieme al bugiardo patentato e direttore della CIA John Brennan, per fare dell’Ucraina un branco di criminali neo-nazisti con svastiche tatuate e passamontagna neri, con la speranza che Putin e i russi si facciano massacrare invadendo l’Ucraina mentre la guerra civile contro i russofoni dell’Ucraina orientale imperversa contro donne, anziani, bambini e chiunque cammini. Anche tale colpo di Stato in Ucraina è esploso in faccia al dipartimento di Stato quando la Russia s’è volta a Oriente e a Sud con un emozionante caleidoscopio di accordi strategici per l’energia e la cooperazione militare con Cina, India, Brasile e così via. Poi gli stessi ridicoli oligarchi scatenavano i droni della loro National Endowment for Democracy a Hong Kong, nel vano tentativo di diffondere disordine in Cina, diventata troppo indipendente dall’agenda del Nuovo Ordine Mondiale degli oligarchi. Anche qui hanno floppato.

Vecchia Arabia Saudita contro nuova Arabia Saudita
Ora gli stessi ridicoli oligarchi statunitensi, che girano attorno a personaggi laidi come David Rockefeller, hanno avviato la brillante strategia scatenando la “super-arma” contro la Russia di Putin della guerra totale sui prezzi del petrolio. Sostenuta dal neo-con del Tesoro USA David S. Cohen, il cui titolo è giustamente sottosegretario per il terrorismo e l’intelligence finanziaria, che a settembre avvicinò il dipartimento di Stato di John Kerry con la brillante idea di eseguire nuovamente l’operazione del 1986 del dipartimento di Stato e dell’Arabia Saudita per far collassare la Russia con i sauditi che facevano crollare i prezzi del petrolio. L’esecuzione del crollo petrolifero è stata finora tecnicamente ineccepibile. I prezzi del petrolio in media sono caduti di quasi il 30% da settembre. L’unico problema è che gli oligarchi drogati di potere e i loro ridicoli pensatori neo-con trascurano il fatto che, nel processo, si avrà la bancarotta dell’assai vulnerabile profitto da petrolio di scisto. Negli ultimi anni, il governo degli Stati Uniti s’è affidato al mito del profitto da petrolio di scisto. Le decisioni in politica estera degli Stati Uniti sono modellate a Washington dalla falsa illusione di poter rischiare di far saltare il Medio Oriente senza minacciare le forniture di petrolio mondiali, o l’Ucraina, perché gli Stati Uniti d’America diventano la nuova Arabia Saudita. Ma ora il coltello taglia al contrario. Il brillante piano saudita di John Kerry è utilizzato dagli stessi sauditi, non solo per piegare la Russia, senza riuscirci, ma per paralizzare la nuova Arabia Saudita basata sul petrolio di scisto. I sauditi chiaramente, come si è visto alla recente riunione dell’OPEC, vogliono far scoppiare la bolla dello scisto petrolifero statunitense per riaffermare il controllo della vecchia Arabia Saudita sui mercati mondiali del petrolio. Il 27 a seguito di un incontro inconcludente dell’OPEC, dove i sauditi rifiutarono vari appelli a cambiare strada e fermare la caduta dei prezzi a novembre, il prezzo di negoziazione del greggio da scisto bituminoso è prezzato, al West Texas Intermediate, a meno 66 dollari al barile, il minimo mai visto in cinque anni. Il forte aumento della produzione di petrolio di scisto negli Stati Uniti, negli ultimi tre anni, ha permesso agli Stati Uniti di avere il ruolo di leva decisiva, una volta dei sauditi, di produttore centrale. Ciò significa che se i poteri forti di Washington decidono che i prezzi mondiali del petrolio sono troppo alti, possono ridurre i rifornimenti comunque. Se troppo bassi, limitano l’offerta. Che ciò non succeda rende felici i reali sauditi. Forse quando Kerry propose al re saudita, assieme al principe Bandar lo scorso settembre, che l’Arabia Saudita aiutasse Washington a spezzare la Russia con il crollo delle entrate petrolifere russe, re Abdullah e Bandar erano felicemente d’accordo. Ma ora sembra che il fuoco saudita colpisca meno la Russia e più la concorrenza del petrolio di scisto degli Stati Uniti. Il petrolio di scisto non convenzionale è più costoso da estrarre rispetto al petrolio convenzionale. Solo prezzi straordinari, al di sopra dei 100 dollari al barile negli ultimi cinque anni, ha reso lo scisto redditizio. Nel 2014 e le stime per il 2015 sul petrolio di scisto indicano un supplemento di ulteriori 2 milioni di barili di petrolio degli Stati Uniti a livello nazionale, il maggiore incremento dal 1970. Ora le banche di Wall Street che hanno prestato miliardi ai produttori di scisto statunitensi riesaminano i loro portafogli e considerano se richiamare tali prestiti o per lo meno non concederne altri a una partita persa. Tuttavia, il petrolio di scisto, a differenza di quello convenzionale, richiede investimenti crescenti per perforare nuovi pozzi mentre i vecchi si esauriscono molto più velocemente rispetto ai convenzionali. È il nucleo di Ponzi del miraggio del petrolio di scisto. I costi di produzione del petrolio di scisto non convenzionale variano da 50 a 100 dollari al barile. Invece i costi del petrolio convenzionale degli Stati Uniti vanno da 10 dollari in su. Secondo i calcoli dei principale banchiere statunitense sul petrolio di scisto, “Se i prezzi vanno a 80 dollari o meno, e credo sia possibile, allora avremo una riduzione delle perforazioni“, come è stato detto ad ottobre, quando i prezzi oscillavano intorno ai 90 dollari. Questa primavera possiamo aspettarci che numerose compagnie petrolifere di scisto statunitensi sbatteranno sul muro del fallimento e dell’insolvenza.
I russi a quanto pare non sono così allarmati come lo furono nel 1986, quando Washington e i sauditi guidarono una simile operazione di caduta dei prezzi. Il comproprietario di Lukoil, Leonid Fedun, ha dichiarato di recente, “Il boom dello scisto è uguale al boom dei dot-com. I giocatori forti rimarranno, i deboli svaniranno“. Secondo un articolo su RT, il ministro dello Sviluppo Economico russo Aleksej Uljukaev ha detto in una riunione dei ministri, dopo la decisione dell’OPEC, che il governo riduceva la stima del prezzo del petrolio, per la finanziaria 2015, da 100 a 80 dollari al barile. I prezzi bassi del petrolio non rovinano l’economia, secondo il ministro dello Sviluppo Economico russo Aleksej Uljukaev, aggiungendo che la stima del prezzo del petrolio per il bilancio 2015 è stata ridotta a 80 dollari al barile dai 100 dollari. “Non collasseremo“, ha detto. Questo per quanto riguarda i piani ridicoli degli oligarchi di fare degli USA la nuova Arabia Saudita e per mandare in bancarotta la Russia.

Obama-meets-with-Saudi-King-Abdullah_1_1F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché il Tesoro degli Stati Uniti ordina “kit di sopravvivenza” per i bancari statunitensi?

Tyler Durden, Zerohedge 10/12/2014

U.S.-Treasury-Depatment-Seal-JPGIl dipartimento del Tesoro spende 200000 dollari in kit di sopravvivenza per i dipendenti che supervisionano il sistema bancario federale, secondo una fonte. Come riporta FreeBeacon, i kit di sopravvivenza saranno consegnati ad ogni grande banca degli Stati Uniti e comprende una coperta solare, cibo in barrette, compresse per depurare l’acqua e maschera antipolvere (tra le altre cose). La domanda ovviamente, è cosa dovrebbero farne, di cui il resto di noi non farebbe?
Come riporta FreeBeacon,Il dipartimento del Tesoro ordina kit di sopravvivenza per i dipendenti che supervisionano il sistema bancario federale, secondo una nuova richiesta. Le forniture d’emergenza saranno date ad ogni dipendente presso l’ufficio del Comptroller of the Currency (OCC), che controlla le banche del Paese. Il kit di sopravvivenza comprende anche compresse per purificare l’acqua e coperte solari. Il governo è disposto a spendere fino a 200000 dollari per i kit, secondo la richiesta del 4 dicembre. I kit di sopravvivenza devono entrare in uno zaino che deve contenere tutti i 33 elementi del kit, tra cui un pronto soccorso personale con “pillole decongestionanti”, varie bende e medicinali.20141210_RFP_0I kit includono anche una coperta solare riutilizzabile di 1,5 per 2 metri, cibo in barrette per 2400 calorie, 50 compresse per purificare l’acqua, una maschera antipolvere, un poncho con cappuccio, una pila ricaricabile con radio integrata e una maschera antigas d’emergenza, per la protezione dai virus aerei. I kit di sopravvivenza saranno consegnati ad ogni grande banca degli Stati Uniti tra cui Bank of America, American Express Bank, BMO Financial Corp., Capitol One Financial Corporation, Citigroup, Inc., JPMorgan Chase & Company, e Wells Fargo. … L’agenzia ha 3814 dipendenti, ciascuno dei quali riceverà il kit di sopravvivenza. Lo staff comprende “esaminatori bancari” che eseguono la “supervisione costante” delle grandi banche degli Stati Uniti. … Non è chiaro il motivo per cui il dipartimento del Tesoro abbia ordinato i kit”.
Si può solo immaginare ciò che il dipartimento del Tesoro pensa accada nel prossimo futuro… pensa bene essere preparati a tempi di esplosioni di disordini sociali nazionali e blocco della ripresa, uno ‘strano’ ripensamento, a dir poco, della FED.
Richiesta dell’OCC per i kit di sopravvivenza.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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