Le origini naziste della NATO

Mision Verdad, 10 aprile 2018Sui nazisti ci sono molti miti e persino fantasie, tuttavia alcune storie su ciò che accadde a certi ufficiali, scienziati, intellettuali del Terzo Reich sono state confermate da documenti, rapporti e dossier declassificati. Si trova sul web la storia delle ratlines (linee dei topi), di cui il Vaticano tesse la logistica. Consisteva in una serie di rotte e punti di transizione per alcuni personaggi del nazismo che il governo statunitense volle arruolare, aiutandosi nella clandestinità. Da qui anche il riferimento ai ratti. La riconversione dal nazismo all’occidente contro il comunismo fu solo proforma, poiché già il Terzo Reich cercò nella Seconda guerra mondiale di sconfiggere l’Unione Sovietica. Come si sa, fallì. Ma alti comandanti nazisti furono poi riciclati nella struttura della coalizione transatlantica guidata dagli Stati Uniti contro il blocco sovietico. Di seguito presentiamo brevi profili dei seguenti ufficiali che, da nazisti, divennero importanti ufficiali dell’Organizzazione del Nord Atlantico (NATO).

Adolf Heusinger, al centro, Hitler a destra, a sinistra di Heusinger, Paulus.

– Adolf Heusinger ascese ai vertici delle gerarchie militari del Terzo Reich.
Divenne capo di Stato Maggiore nel 1944 per un breve periodo, e poi fu ridotto a capo della divisione cartografica per una possibile collaborazione all’attentato a Hitler.
Fu coinvolto nei piani d’invasione nazista di Polonia, Norvegia, Danimarca e Francia.
La sua storia è la più interessante, poiché dopo la guerra divenne spia della CIA, braccio destro militare del governo di Konrad Adenauer nel 1957-1961, nella Repubblica Federale di Germania, per poi avere la presidenza del Comitato militare della NATO, il massimo grado militare dell’organizzazione, fino al 1964.

Heusinger alle spalle di Adenauer.

– Hans Speidel fu tenente-generale nazista, Capo di Stato Maggiore e uno dei più importanti ufficiali da campo di Erwin Rommel. Aderì all’esercito tedesco di Adenauer come consigliere e supervisionò l’integrazione della Bundeswehr (forze armate tedesche) nella NATO. Fu poi nominato comandante supremo delle forze alleate della NATO in Europa centrale dal 1957 al 1963.

1944; Speidel, Lang e Rommel

1.12.1955, Heusinger, Blank e Speidel

– Johannes Steinhoff fu uno dei più audaci piloti dell’aviazione militare nazista.
Il suo record di 176 aerei nemici abbattuti, e la sua esperienza in 993 missioni durante la carriera di pilota da combattimento, fu abbattuto 12 volte e sempre salvato, gli valse la decorazione più importante del Terzo Reich durante la guerra: la Croce di Ferro da Cavaliere.
Steinhoff fu capo di Stato Maggiore e comandante delle Forze aeree alleate dell’Europa centrale (1965-1966), capo di Stato Maggiore della Luftwaffe della Bundeswehr (1966-1970) e presidente del Comitato militare della NATO (1971-1974).

Steinhoff e il Generale statunitense JR Holzapple

Steinhoff a sinistra, con Willy Brandt al centro; Bonn

– Johann von Kielmansegg fu ufficiale di Stato Maggiore Generale dell’Alto Comando nazista, dove divenne colonnello e comandò diversi reggimenti sul campo. Dopo la guerra, aderì alla marina tedesca e promosso generale di brigata, scalò i vertici della NATO come comandante in capo delle forze speciali dell’Europa centrale nel 1967.

Kielmansegg, Hoepner, Schoen Angerer e Landgraf, durante l’invasione dell’URSS, presso Leningrado

Il capo di Stato Maggiore USA Lyman Lemnitzer e Johann Adolf Graf von Kielmansegg; 1968

– Jürgen Bennecke faceva parte dello Stato Maggiore del Gruppo d’Armate Centro dei nazisti. Fu promosso generale durante la formazione dell’esercito tedesco nel dopoguerra, e dal 1968 al 1973 fu comandante in capo del Comando delle forze alleate della NATO in Europa centrale.

Jurgen Bennecke col Maresciallo dell’Aria Sir August Walker, comandante della RAF; 1968

– Ernst Ferber fu promosso tenente-colonnello nello Stato Maggiore della Wehrmacht, venne decorato con la Croce di ferro di prima classe. Dopo il reclutamento post-bellico, fu comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale dal 1973 al 1975.

Ernest Feber al centro

– Karl Schnell fu primo ufficiale dello Stato Maggiore di importanti corpi e divisioni e ricevette la Croce di ferro di seconda classe. Successivamente studiò economia aziendale e divenne tenente-generale, sostituendo il generale Ferber a comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale, nel 1975 – 1977.

Karl Schnell, a sinistra

– Franz-Josef Schulze fu tenente nelle forze aeree naziste e comandante di reggimento, ricevette la Croce di ferro di cavaliere. Nella Germania del dopoguerra divenne generale e fu comandante in capo delle f forze alleate della NATO in Europa centrale nel 1977 – 1979.– Ferdinand von Senger und Etterlin combatté come tenente nell’invasione nazista dell’Unione Sovietica (operazione Barbarossa) e partecipò alla battaglia di Stalingrado, una delle più importanti della Seconda guerra mondiale che ribaltò l’equilibrio di forze per gli alleati. Tra le tre decorazioni più importanti c’era la Croce tedesca in oro, ed alla fine della guerra fu assistente del Comando supremo della marina del Terzo Reich. In seguito comandò diversi battaglioni di carri armati divenendo generale e comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale nel 1979 – 1983.Tali ufficiali nazisti hanno parecchie cose in comune, tra cui aver scritto e pubblicato libri sulle loro esperienze da nazisti nella Seconda guerra mondiale, essendo stati catturati (in maggioranza) dalle forze armate statunitensi offrirono i loro servigi agli ordini della struttura più importante che affrontò, durante gli anni della cosiddetta Guerra Fredda, i sovietici e la loro influenza in Europa. L’obiettivo principale della Germania nazista era distruggere il progetto sovietico, così come la NATO aveva intenzione di fare fino alla caduta del muro di Berlino. Questo è il motivo per cui gli ufficiali nazisti con esperienza sul campo di battaglia e conoscenza delle tattiche che la NATO poi usò contro Jugoslavia e Libia, per nominare due casi, furono reclutati dalle élite statunitensi e tedesche per riprendere l’Operazione Barbarossa con modi più sottili e la stessa audacia ideologica. Proprio come l’Organizzazione Gehlen fu attivata da Stati Uniti e Germania Federale nel dopoguerra, partendo dalle reti spionistiche che i nazisti avevano nell’Europa dell’Est, gli stessi ufficiali che ebbero successo nelle campagne militari furono riattivati per adempiere al loro ruolo secondo nuovi tempi ed interessi. La ricapitolazione sulle origini naziste di tale organizzazione transatlantica spiega ciò che molti altri analisti militari a lungo pensano: che il nazismo in Europa si manifesta storicamente oggi nella NATO. Il sogno di Hitler si materializza oggi e punta direttamente contro Russia e progetto eurasiatico.

Hans Landgraf, Georg Reinhardt, ignoto, e von Kielmansegg, a destra, durante l’invasione dell’URSS, estate 1941

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Sergio Moro, giudice al servizio degli USA

Martín Piqué, Tiempo 5 aprile 2018 – Kontra InfoLa storia di un uomo duro, disposto ad attuare tutte le politiche del dipartimento di Stato e dei suoi servizi d’intelligence. Attenti alle imitazioni in Argentina! Moro conosce i colpi di scena della cooperazione cogli Stati Uniti. All’inizio dell’anno scorso fece sapere che quest’anno poteva prendersi l’anno sabbatico per studiare nel Paese nordamericano. “Moro è uno sceriffo provinciale che adempie al ruolo che i poteri forti in Brasile gli hanno dato per far uscire Lula dal gioco. Dietro di lui, è evidente, c’è il dipartimento di Stato degli USA”, ha detto a Tiempo il giornalista argentino Diego Vidal, residente nello Stato di Sergipe. Il 7 settembre, giornata nazionale del Brasile che commemora qualcosa di simile all’indipendenza, un principe reggente che ruppe i legami con le corti del Portogallo senza spargere sangue, i cartelloni dei cinema dei Paesi limitrofi espongono la première che promette polemiche. Riguarda il film “Polizia federale. La legge è la stessa per tutti”, un film che racconta l’azione della forza di sicurezza nella lotta alla corruzione. Uno dei protagonisti, non centrale ma con impatto sulla trama, è il giudice federale Sergio Fernando Moro. Magistrato di provincia nato a Maringá, seconda città dello Stato di Paraná (vicino Santa Catarina e Rio Grande do Sul, che costituisce il prospero sud del Paese), balza agli onori della cronaca e il suo nome trascende i confini del Brasile dopo aver condannato l’ex-Presidente Luiz Inacio Lula Da Silva a 9 anni e mezzo di prigione, e perciò ordinandone l’arresto. Laureato in giurisprudenza nella città natale, Moro si è specializzato nella lotta alla corruzione “transnazionale” dopo aver studiato un programma incentrato sulla questione presso l’Università di Harvard. Da quel momento, e come altri capi politici e personalità del potere giudiziario del Sud America, il giudice federale di Curitiba non ha mai smesso di viaggiare negli Stati Uniti. Infatti, dice spesso di ammirare gli ex-presidenti degli Stati Uniti Theodore Roosevelt (promotore della dottrina del bastone, “Big Stick”, per consolidare il primato nordamericano nell’emisfero) e Abraham Lincoln, entrambi repubblicani, come Donald Trump. “Moro è stato addestrato dal dipartimento di Stato. Viaggia permanentemente negli Stati Uniti. Moro sa come ottenere l’approvazione di Washington“, dichiarava il diplomatico brasiliano Samuel Pinheiro Guimarães in un’intervista rilasciata lo scorso febbraio.

Moro, l’ambasciata e la nuova offensiva geopolitica degli Stati Uniti
Con un padre legato al Partito della socialdemocrazia del Brasile (PSDB, forza di centro-destra, nonostante il nome), Moro viene accusato dai leader del PT di doppiopesismo quando indaga la leadership politica. Lo rimproverano che nelle sue esibizioni da giudice di “mani pulite”, nella tradizione italiana degli anni ’90, non ha mai puntato alla leadership del PSDB, cui appartengono nientemeno che Aécio Neves e Fernando Henrique Cardoso. Moro è noto quale artefice dell’indagine “Lava Jato“, su diversione di fondi, finanziamento di partito, direzione di opere pubbliche e arricchimento personale di alcuni capi politici, montata sulle risorse della maggiore azienda dell’America Latina, la compagnia petrolifera brasiliana Petrobras. Una delle chiavi di tutte le persecuzioni giudiziarie di tali manovre è l’uso della figura dell'”asserzione premiata”, che prevede riduzioni di pene per i “pentiti” che forniscono dati sulla corruzione. Questa figura viene anche utilizzata per indagare sulle tangenti da parte della società di costruzioni brasiliana Odebrecht, in notevole espansione in America Latina nell’ultimo decennio. Odebrecht è cresciuta a tal punto, nel primo decennio del XXI secolo, che fu incaricata della ristrutturazione del famoso porto cubano di Mariel. Con l’espansione del Canale di Panama, Mariel punta a diventare il principale punto di rifornimento e trasbordo per le grandi navi che attraversano i Caraibi. Che siano Odebrecht o Petrobras a finire sotto il microscopio della giustizia, riflette, per alcuni analisti, ciò che gli Stati Uniti hanno deciso come priorità in politica estera; fare tutto il possibile per porre un limite alla crescente influenza del Brasile in America Latina. Non a caso, in questo senso, uno dei peggiori cortocircuiti tra l’amministrazione di Dilma Rousseff e del PT e il governo di Washington si ebbe nel 2013, dopo la diffusione dei documenti segreti svelati da Edward Snowden, l’ex-contraente della CIA e consulente della NSA, le agenzie d’intelligence più conosciute degli Stati Uniti. Snowden dimostrò che l’NSA intercettava in modo permanente la rete di computer privati della Petrobras. Così poté raccogliere dati da milioni di mail e telefonate legate all’attività della compagnia petrolifera. In Brasile non si può escludere che buona parte di tale documentazione, ottenuta illegalmente, abbia contribuito in modo decisivo all’indagine “Lava Jato“. Tutto ciò coincise con l’arrivo a Brasilia dell’ex-ambasciatrice statunitense in Brasile Liliana Ayalde, figlia di un medico colombiano che vive negli Stati Uniti e sostituita a gennaio da un altro diplomatico di carriera, Michael McKinley (ambasciatore in Afghanistan, Perù e Colombia). All’inizio del 2017, Ayalde fu nominata vicedirettrice degli affari civili del comando sud dell’esercito degli Stati Uniti. Ayalde era responsabile dell’USAID (agenzia della cooperazione internazionale degli Stati Uniti). Il suo background da diplomatico genera sospetti nella sinistra latinoamericana: mentre era a capo delle ambasciate degli Stati Uniti in Paraguay e Brasile, furono rovesciati, per via parlamentare, Fernando Lugo e Rousseff. Ayalde aveva lasciato l’incarico ad Asunción nell’agosto 2011, alcuni mesi prima della rimozione di Lugo in Paraguay. “Ayalde agì con grande forza nel colpo di Stato che si ebbe in Paraguay. Ora è in Brasile, a fare lo stesso discorso, sostenendo che la situazione (in Brasile) non può più essere risolta dalle istituzioni brasiliane“, avvertiva Carlos Martins, professore di Sociologia all’Università di San Paolo, un anno fa. Tre mesi dopo, il Senato brasiliano decise le dimissioni di Rousseff. “A differenza del processo mani pulite italiano, che portò alla fine dei partiti politici tradizionali, Moro non tocca alcun partito tradizionale del Brasile: va solo contro il PT. Ha studiato negli Stati Uniti ed è chiaro che ha importato da lì tutti i concetti che usa“, analizzava il giornalista Darío Pignotti, anche lui argentino, corrispondente del quotidiano Página 12 da Brasilia. Moro, in breve, è al centro della tempesta. È un protagonista, un duro. Quasi da film.

Liliana Ayalde

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le radici inglesi del nazismo tedesco

Nikolaj Starikov, Libertégérie, 1 aprile 2018

Maria Zakharova, rappresentante ufficiale del Ministero degli Esteri russo, ha recentemente promesso una “sorpresa”. Questa sorpresa è stata pubblicata in un riepilogo dettagliato di alcuni fatti che mostrano non solo la portata, ma anche l’importanza dei funzionari della dirigenza tra i rappresentanti inglesi in visita da Hitler in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936. A tal proposito, il resoconto dettagliato riflette la posizione della Russia sull’attuale conflitto artificiale gonfiato da Londra
Su “Meeting Place” di NTV, trasmesso il 30 marzo, veniva esaminato in dettaglio l’invisibile cordone ombelicale ideologico che legava impero inglese e Terzo Reich. Dato che la parola tedesca Reich significa “impero”, quando impero inglese veniva colloquialmente chiamato il Regno Unito, per mantenerne la leadership nel mondo, nei primi anni trenta giunse alla conclusione di restaurare la Germania. I finanziamenti occidentali ad Hitler iniziarono nella prima metà degli anni ’20. Una grande quantità di prove dell’opera cosciente di Londra, Parigi e Washington per creare l’inflazione artificiale nel Terzo Impero tedesco (come lo chiamava Hitler) viene data nei miei libri “Chi spinse Hitler ad attaccare Stalin” e “La guerra, dalle mani straniere“. Pertanto, per ulteriori dettagli, ne parlo con chi ne è interessato. Il programma dava molte informazioni e fatti interessanti. Alcuni vorremmo sottolinearli.
Nel 1936 nella Germania nazista non ci fu una, ma due Olimpiadi! d’Estate a Berlino e d’inverno a Garmisch-Partenkirchen. Hitler fu intensamente pompato come rispettabile, elevandone il prestigio internazionale da Cancelliere del Terzo Reich.
Il nazismo nacque dalla teoria e pratica razziale del colonialismo inglese.
I primi campi di concentramento furono inventati dagli inglesi durante la guerra anglo-boera. In questi campi, gli inglesi v’inviarono donne, bambini e anziani, tutti coloro che li combattevano.
Nel 1943, gli inglesi organizzarono consapevolmente la carestia nella provincia indiana del Bengala. Gli inglesi volevano privare del cibo le truppe giapponesi che si avvicinavano ed evitare la rivolta della popolazione locale, che odiava i colonialisti inglesi. A seguito della carestia, morirono oltre 20 milioni di persone. Gli inglesi trattavano gli abitanti delle loro colonie come persone di seconda o terza classe. Prima della Seconda guerra mondiale, la riserva aurea della Cecoslovacchia fu conservata nel Regno Unito (si noti che questo stock “cecoslovacco” era in realtà parte dell’oro dell’Impero russo preso dai cechi durante la guerra civile, dopo l’arresto di Kolchak.
Dopo l’occupazione della Cecoslovacchia da parte dei tedeschi, Londra condannò queste azioni a parole, ma consegnò ad Hitler le riserve auree della Cecoslovacchia. Molto eloquente è il frammento di programma, in cui rappresentati dell’organizzazione Belolentochnoj, “scelta democratica”, difatti giustificavano i crimini del fascismo, provando prima a dividere nazismo e fascismo, e quindi dicendo che il fascismo non è criminale e sanguinario. Una cosa sorprendente, ma come vediamo in Ucraina, dal liberalismo al nazismo, in senso politico, c’è solo un passo. Poiché la tesi che “il fascismo non è nazismo” iniziava a risuonare spesso, va sottolineato che lo scopo di tale virus informativo è riciclare il fascismo come sistema di opinioni politiche. Dove porti ciò, di nuovo, lo si vede coll’esempio ucraino. Fascismo e nazismo sono due facce della stessa medaglia. Uno non c’è senza l’altro, solo la dimensione criminale è diversa. I fascisti tedeschi semplicemente commisero molti più crimini dei loro “camerati” italiani e spagnoli. E per i crimini dei giapponesi potrebbero essere attribuiti al fascismo. L’ideologia della superiorità della razza giapponese, la stessa alla base dei genocidi, come la tesi della superiorità degli ariani. I fascisti croati massacrarono i serbi, costruirono campi di concentramento ed eliminarono i civili. I fascisti ungheresi terrorizzarono il popolo sovietico nelle regioni di Brjansk e Voronezh. I fascisti rumeni, con Hitler, marciarono su Mosca, e così via.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Grande gioco nel Baltico

Chroniques du Grand Jeu, 1 aprile 2018Nella grande lotta tra sistema imperiale e Russia, tutti ora rispondono rapidamente, senza vacillare, senza ritirarsi. L’ultimo episodio, con pochissimi commenti al momento, si svolge nel Baltico, uno dei punti caldi del Grande Gioco, dove si scontrano la volontà dell’Heartland eurasiatico di aprire le porte al mondo oceanico e, al contrario, il tentativo statunitense di accerchiare e contenere l’Eurasia. Diverse provocazioni, intimidazioni, intercettazioni aeree, spettacolari sorvoli, manovre navali congiunte sino-russe… il Baltico ha già avuto la sua parte di eventi negli ultimi anni. Ma una notizia è appena esplosa, le esercitazioni russe con tiro missilistico dal 6 all’8 aprile nelle acque internazionali vicino la Svezia. Questa è nuova. L’orso non è mai andato così lontano, o così vicino ai confini svedesi. Lo stato maggiore scandinavo s’è riunito e il traffico aereo civile dovrà cambiare in quei due giorni…
Reagendo al pseudo-affare Skrypal, nuova pietra miliare nella Guerra Fredda 2.0, Putin contrattacca scacciando lo stesso numero di diplomatici occidentali delle controparti russe espulse. Ora raddoppia organizzando queste manovre navali il più vicino possibile alla Natolandia. Ciò contribuisce indubbiamente al rigetto categorico di Mosca di cedere di una virgola con l’impero. Questo ovviamente iniziò con la presentazione del mese scorso, da parte di Vladimirovich, delle “armi invincibili” che distruggono lo scudo antimissile statunitense e il discorso storico che l’accompagnava; il Pentagono è agitato (“Siamo senza difesa dalle armi ipersoniche russe e cinesi“). Che il nome più votato dall’opinione pubblica russa per battezzare questi missili, Bye bye America, non venisse adottato, non cambia il caso…
Allo stesso modo, il notevole veto del Cremlino posto alla risoluzione inglese che condannava l’Iran per un presunto coinvolgimento nello Yemen. Per la prima volta, la Russia silurava un tentativo dell’impero in un conflitto in cui non è coinvolta. Ricordiamo che Mosca, nonostante l’opposizione, non pose il veto nel 2008 (ammissione del Kosovo alle Nazioni Unite), né nel 2011 (massiccio intervento in Libia). Il significato è duplice e comporta cambiamenti significativi nelle future relazioni internazionali:
D’ora in poi la Russia si opporrà, in linea di principio, ai tentativi egemonici statunitensi, ovunque.
Mosca è pronta ad ancorarsi diplomaticamente e ufficialmente per proteggere i suoi alleati.
L’altra grande lezione della fiammata nel Baltico è evidentemente legata al gas, supportando lo psicodramma di Salisbury ma probabilmente senza avere gli effetti desiderati: “Le euronullità hanno, mano sulla patta, parlato come un sol uomo “condannando” Mosca, ma erano attente a non discutere del gas e ad evocare la minima sanzione. E per una buona ragione: le scorte europee di oro blu sono vuote! Frau Milka potrebbe lanciare l’idea di “ridurre la dipendenza dal gas russo” progettando un terminale GNL, ma senza ripensare ad accettare Nord Stream II, con dispiacere dei media di regime. Il commercio russo-tedesco è in buona forma nonostante le sanzioni e sarebbe suicida per Berlino rinunciare a diventare il fulcro gasifero dell’Europa”. A nessuno sfuggirà che l’annuncio russo delle imminenti esercitazioni navali arriva subito dopo il via libero tedesco al Nord Stream II e che sono pianificate precisamente sulla rotta del futuro gasdotto. Perché allora Putin vuole questi fuochi d’artificio missilistici proprio nel punto in cui passerà il tubo? Sarebbe un avvertimento alla… Danimarca. Il placido Paese scandinavo affronta uno greve dilemma, la “decisione più importante in politica estera dalla Seconda guerra mondiale“: consentire il passaggio del Nord Stream II sulle proprie acque territoriali. Il progetto necessita anche nei prossimi mesi delle autorizzazioni di Russia (fatta in anticipo), Finlandia e Svezia. Ma riguardo questi ultimi due, si tratta solo della loro zona economica esclusiva governata dal diritto internazionale del mare su cui i governi svedese (molto russofobo) e finlandese (meno russofobo) hanno comunque poco da fare. Solo la Danimarca è preoccupata della propria sovranità, e gli sarebbe andata bene. Gli emissari statunitensi e di Bruxelles sollecitano il governo ad impedire il passaggio del Nord Stream II nei 139 km di acque territoriali, mentre Mosca e Berlino l’incoraggiano ad accettare. Copenhagen può andare contro il suo principale partner (Germania) e la principale potenza militare europea (Russia), che ha appena provato alcuni missili nelle vicinanze? Il sistema imperiale riuscirà a silurare il gasdotto, come nel caso del South Stream? Le Forze Armate russe esercitano la tattica della pressione e, in caso affermativo, funzionerà o sarà un’arma a doppio taglio che si rivolterà contro il promotore? Lo sapremo nel prossimo episodio…Traduzione di Alessandro Lattanzio

Perché Kaspersky è vittima delle sanzioni statunitensi

Vladimir Platov, New Eastern Outlook, 26.03.2018

Lo scorso dicembre, Donald Trump firmò un decreto che vieta l’uso del software Kaspersky Lab nelle agenzie governative degli Stati Uniti. Quest’ultima sanzione anti-russa richiede a tutti gli impiegati di Washington di cancellare il software antivirus di fama mondiale dai computer entro 90 giorni. Tuttavia, come mostrano le ultime notizie, Kaspersky Lab che ha ricevuto riconoscimenti per i successi nella lotta ai malware non è stato gettato via per una sorta di comportamento scorretto o attività discutibili, ma nell’ambito della propaganda russofoba cui si assiste in occidente. È anche chiaro che a Washington non potrebbe importare di meno degli sforzi di Kaspersky Lab nel contrastare lo spionaggio informatico ed attività dannose sponsorizzate dal governo su Internet, a cui le agenzie d’intelligence statunitensi sono impegnate da molto tempo. Tali conclusioni si basano su quelle dell’ultimo Kaspersky Security Analyst Summit (SAS), in cui gli esperti hanno svelato il sofisticato programma di spionaggio Slingshot. Tale malware è operativo dal 2012, ma ci sono voluti anni per individuarlo alle aziende di sicurezza IT. Ed è stata la società russa Kaspersky Lab che ha svelato tale spionaggio progettato dalle agenzie d’intelligence statunitensi per la sorveglianza totale d’Internet, come notato dal Times. Secondo la pubblicazione inglese, Kaspersky Lab, privato del diritto di vendere prodotti nei mercati statunitensi, ha scoperto questo software dannoso che consente alle agenzie statunitensi di accedere ai router per monitorare le attività degli utenti sul web. In origine, Slingshot fu creato dall’esercito statunitense per seguire gli islamisti che usavano Internet in Medio Oriente e Nord Africa per coordinarsi. Tale malware fu usato in Afghanistan, Iraq, Kenya, Sudan, Somalia, Turchia, Yemen e, secondo alcuni esperti, in sei anni di attività Slingshot colpì moltissimi individui e agenzie governative in Medio Oriente e Africa. Lo spy-ware Slingshot è simile al programma creato dalla NSA per la sorveglianza totale nel segmento occidentale d’Internet. Gli esperti di CyberScoop, mentre citano anonimi agenti dell’intelligence statunitensi (in pensione e attivi), riferiscono che Slingshot è un’operazione speciale lanciata dal Joint Special Operations Command (JSOC), componente del Comando delle operazioni speciali degli Stati Uniti (USSOCOM). I ricercatori concordano anche sul fatto che gli algoritmi utilizzati da Slingshot sono simili a quelli utilizzati dai gruppi di hacker come Longhorn e The Lamberts affiliati a CIA ed NSA, sviluppati cogli strumenti dei due gruppi menzionati e resi noti da WikiLeaks. Gli esperti di CyberScoop e loro fonti credono che Kaspersky Lab non possa saperlo con certezza, ma sospetta che uno dei Paesi dell’alleanza dei cinque occhi, comprendente Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti, sia dietro Slingshot. Secondo gli esperti della sicurezza informatica, Slingshot è una piattaforma estremamente complessa per gli attacchi che non si potrebbe sviluppare senza investire enormi quantità di tempo e denaro. Secondo gli stessi analisti, la complessità di Slingshot fa impallidire Project Sauron e Regin, il che significa che solo hacker sponsorizzati dal governo potrebbero sviluppare qualcosa di simile.
Secondo la dichiarazione di Kaspersky Lab: “Nell’analisi di un incidente che ha coinvolto un presunto keylogger, abbiamo identificato una libreria malevola in grado di interagire con un file system virtuale, che di solito è segno di un attore APT avanzato. Si è rivelato essere un caricatore malevolo denominato internamente “Slingshot”, parte di una nuova e sofisticata piattaforma di attacco che rivaleggia in complessità con Project Sauron e Regin. Il caricatore iniziale sostituisce la libreria Windows legittima della vittima “scesrv.dll”, con una maligna esattamente della stessa dimensione. Non solo, interagisce con molti altri moduli tra cui un caricatore ring-0, uno sniffer di rete in modalità kernel, un proprio packer indipendente dalla base e un filesystem virtuale, tra gli altri. Mentre per la maggior parte delle vittime il vettore d’infezione Slingshot rimane sconosciuto, abbiamo trovato diversi casi in cui gli hacker hanno avuto accesso ai router Mikrotik posizionando un componente scaricato da Winbox Loader, una suite di gestione per i router Mikrotik. A sua volta, questo infettava l’amministratore del router”. Ciò che è chiaro è che questo malware è mirato a dirottare ogni sorta di informazioni sensibili, tra cui traffico di rete, schermate e password, mentre monitora la propria invisibilità. Il firmware di re-flashing non aiuta l’utente a sbarazzarsi di questo malware, dato che Slingshot è in grado di auto-copiare e impiegare ogni sorta di trucco per rimanere operativo finché non viene completamente esplorato. Per distogliere l’attenzione dal software anti-virus, Slingshot avvia autonomamente controlli di sicurezza, permettendone di mascherare la presenza dal 2012. Negli ultimi anni, Slingshot è stato utilizzato dalle agenzie d’intelligence statunitensi per avere il controllo totale su Internet spiando i cittadini statunitensi ed esteri, anche “alleati” di Washington. E dato che Kaspersky Lab è stato in grado di tracciare gli elaborati spy-ware impiegati da Washington, non c’è da meravigliarsi se Trump abbia deciso di porre fine alle operazioni della compagnia negli Stati Uniti, cercando di sostenere le bugie su “hacker russi” che nessuno ha mai visto o tracciato, mentre porta al massimo le attività criminali dello spionaggio informatico statunitense.Vladimir Platov, esperto di Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio