La Fondazione Rockefeller proprietaria del virus Zika

William Kress, Global Research, 3 febbraio 2016 Screenshot-580L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato il virus Zika emergenza sanitaria globale il 1° febbraio, fornendo pochi dettagli sulla malattia. Quindi ecco alcuni fatti fino a ulteriori informazioni.
Questo virus trasmissibile per via sessuale è in circolazione da 69 anni ed è commercializzato da due società: LGC Standards (nel Regno Unito) e ATCC (negli Stati Uniti). Il Gruppo LGC è: “… l’Istituto Nazionale del Regno Unito per le valutazioni dell’industria chimica e le misure bioanalitiche, leader internazionale nei servizi per laboratori, campionamenti, materiali di riferimento e nel mercato sui test sul genoma e di compatibilità“. Uno dei rami, LGC Standards, è: “…Uno dei principali produttori e distributori globali di materiali di riferimento e programmi di verifica. Con sede a Teddington, Middlesex, Regno Unito, LGC Standards ha una rete di uffici di vendita dedicati in 20 Paesi di 5 continenti con più di 30 anni di esperienza nella distribuzione di materiali di riferimento. Questi prodotti e servizi di alta qualità sono essenziali per la misurazione accurata di analisi e il controllo di qualità, garantendo decisioni sicure sulla base di dati affidabili. Abbiamo un’eccezionalmente ampia guida ISO 34 sui materiali di riferimento accreditati presso 4 strutture produttive nel Regno Unito, Stati Uniti e Germania”.
LGC Standards è in partnership con ATCC, che è: “…La prima organizzazione globale in risorse di materiale e norme biologici la cui missione è volta ad acquisizione, autenticazione, produzione, conservazione, sviluppo e distribuzione dei microrganismi standard di riferimento, linee cellulari e altri materiali. Pur mantenendo la raccolta di materiali tradizionali, ATCC sviluppa prodotti di alta qualità, standard e servizi a sostegno della ricerca scientifica e delle scoperte che migliorano la salute generale delle popolazioni“. Questa “Partnership ATCC-LGC” è progettata per facilitare: “… La distribuzione di colture e bioprodotti dell’ATCC ai ricercatori delle scienze della vita in Europa, Africa, India e […] per rendere l’accesso alle grandi risorse dell’ATCC più facilmente accessibile per le comunità scientifiche europea, africana e indiana, gli stock locali con oltre 5000 singole colture sono supportati dalla nostra rete di uffici locali offrendo ai clienti i migliori servizi e supporto tecnico“. E chi possiede il brevetto del virus? La Fondazione Rockefeller!
Perché la questione della proprietà dei brevetti del virus Zika non è oggetto dei media? Per non dimenticare le parole di David Rockefeller nell’indirizzo a un vertice della Commissione trilaterale nel giugno del 1991, “Siamo grati a Washington Post, New York Times, Time Magazine e altre grandi pubblicazioni i cui direttori partecipano ai nostri incontri e rispettano la promessa di discrezione da quasi 40 anni. … Ci sarebbe stato impossibile sviluppare il nostro piano mondiale se fossimo stati sottoposti alle luci della pubblicità in quegli anni. Ma il mondo è più sofisticato e pronto a marciare verso un governo mondiale. La sovranità sovranazionale dell’élite intellettuale e dei banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale esercitata nei secoli passati”. La proprietà del virus Zika della Rockefeller Foundation rientra nel programma di “sovranità sovranazionale (dominata) da un’élite di intellettuali e banchieri mondiali…“?
Importante, il virus Zika può essere stato acquistato on-line dalla ATCC-LGC per 599 euro, con royalties a favore della Fondazione Rockefeller.Screen-Shot-2016-02-04-at-05.31.02Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Europa centro-orientale al bivio

Vladislav Gulevich Strategic Culture Foundation 25/01/2016

8e9494c806fc229e1a7881e856d29c61,640,0,0,0Volevate la democrazia? L’avete! La democrazia è la tirannia della maggioranza. Il Partito Diritto e Giustizia (PiS) è sostenuto dalla maggioranza dei polacchi. Ora può fare quello che vuole. Il popolo oppresso ha votato per il PiS perché voleva vedere i membri del precedente governo dietro le sbarre, che si meritano… L’Unione europea va sciolta”, ha detto il deputato polacco Janusz Korwin-Mikke rivolgendosi al Parlamento europeo. Il deputato commentava l’attacco di Bruxelles a Varsavia dopo che il partito guidato da Jaroslaw Kaczynski ha ottenuto una vittoria schiacciante emanando la riforma della Corte costituzionale e le leggi di radiodiffusione pubblica. Le modifiche hanno spinto l’Unione europea a fare una decisa pressione sul governo polacco. Molti lo percepiscono come ennesimo passo della Germania per assicurarsi l’indiscussa leadership in Europa centrale e orientale. La Polonia è oggetto di un attacco propagandistico feroce. Herbert Reul, presidente della CDU/CSU della Baviera, nel gruppo al Parlamento europeo, ha sottolineato la necessità d’imporre “sanzioni” a Varsavia. Il Primo ministro ungherese Viktor Orban l’8 gennaio ha indicato il veto su eventuali sanzioni dell’Unione europea contro la Polonia, dopo l’ultimo incontro con il capo del partito di governo della Polonia. “L’Unione europea non dovrebbe pensare di applicare qualsiasi tipo di sanzioni contro la Polonia, perché richiederebbe la piena unanimità e l’Ungheria non potrà mai sostenere alcun tipo di sanzioni contro la Polonia”, ha detto Orban in un’intervista alla radio pubblica. Petr Mach, consulente economico del Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus nel 2003-2007 e membro del Parlamento europeo, difende la Polonia indossando un grande distintivo “Sono un polacco”, mentre parlava dal podio del Parlamento europeo. Il deputato non disse chi minacciava la libertà di espressione in Polonia. Il ministro degli Esteri ceco Lubomir Zaoralek, in occasione del recente incontro con l’omologo polacco Witold Waszczykowski, ha detto che credeva che la libertà di parola vada conservata in Polonia. Waszczykowski ha sottolineato l’importanza delle relazioni polacco-ceche e ha detto che la Repubblica ceca è il secondo maggiore investitore in Polonia dopo la Germania. La questione dell’influenza della Germania in Polonia è acuta da 30 anni. E presso l’opinione pubblico è diventato un tema acuto dell’agenda contemporanea. Nel 2003 la rivista polacca Wprost pubblicò un articolo dal titolo “Stampa tedesca: la Polonia è diventata una colonia dei media tedeschi”. Le grandi case editrici tedesche dominano il mercato dei media polacchi. Il numero di media polacchi, anche digitali, controllati da proprietari tedeschi ha superato il centinaio. In Polonia la necessità di liberare i media nazionali dal controllo straniero è diventato un problema pubblico. Fonti tedesche indipendenti sottolineano che le accuse di soppressione della libertà di stampa in Polonia potrebbero essere rivolte dai dirigenti del Partito Dritto e Giustizia a Piattaforma civica filo-tedesca, che fece molto per attrarre investimenti tedeschi nel mercato dei media polacchi.
L’ex-presidente polacco Bronislaw Komorowski e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk sono membri di Piattaforma civica. I tedeschi sanno molto bene cos’è la censura mediatica: gli euroscettici sono trattati con scarsa cortesia nel loro Paese. Ad esempio, possono facilmente essere cancellati dalla lista degli ospiti televisivi. Secondo L’Indice della libertà di stampa del 2015 pubblicato da Reporters sans frontières, la Polonia è classificata 18.ma, dietro la Germania, 12.ma. L’Ungheria è classificata 65.ma dopo Niger (47), Mauritania (55) e Papua Nuova Guinea (56). L’Italia (73) e la Grecia (91) sono piuttosto indietro nella classifica. Non è così difficile capire perché Stati europei come Italia, Grecia e Ungheria sono posizionati dietro Niger e Papua-Nuova Guinea da un’organizzazione non governativa che presumibilmente promuove e difende libertà di informazione e la libertà di stampa. Roma, Atene e Budapest hanno più volte criticato la burocrazia europea e si sono opposte alle politiche di Bruxelles. L’esacerbazione dei rapporti tra Berlino e Varsavia è un elemento della lotta per la leadership regionale. Berlino si sforza di neutralizzare l’influenza della Polonia in Europa centrale e orientale per stroncare sul nascere qualsiasi sfida alla primazia della Germania nell’Unione europea. E’ importante evitare che Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria formino un’alleanza, tendenza che comincia a prendere forma. C’è la possibilità che la Slovacchia aderisca. Tutti questi Paesi sono membri del Gruppo di Visegrad. La Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Slovacchia hanno già rifiutato di condividere l’onere dei flussi dei rifugiati. La politica della Polonia è piuttosto ambivalente mantenendo teso il conflitto. Berlino può sempre contare sui suoi agenti d’influenza nel partito Piattaforma civica. L’ex-ministro degli Esteri polacco Grzegorz Shetina ha detto che mantenere relazioni con il Primo ministro ungherese Victor Orban è dannoso agli interessi del Paese. E’ facile prevedere che Varsavia ricorrerà a Washington per contrastare Berlino. L’Europa centro-orientale è a un bivio. È il momento giusto per cambiare la rotta che porta alla scissione tra i Paesi della regione e di cogliere nuove opportunità, invece. L’Europa centro-orientale dovrebbe scegliere il proprio futuro.0327c6b8-6388-4695-ac81-33d02e7fed97.fileTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Uniformando l’Europa

Konrad Stachnio New Eastern Outlook 21/01/20160,,18334029_401,00In conclusione a uno dei miei ultimi articoli scrissi: “Tuttavia, la domanda rimane, cosa succede agli Stati europei che si dimostrano resistenti al ‘processo democratico’ presentatogli sotto forma di quote di aspiranti rifugiati? A mio parere, questi regimi europei ‘xenofobi’ e ‘razzisti’ devono prendere in considerazione la possibilità che proteste di ‘democratiche Majdan’ spuntino nei loro Paesi“. L’articolo fu pubblicato il 3/12/2015. Bang! Poco dopo abbiamo un movimento sociale in Polonia che vuole organizzare Majdan e rovesciare l’attuale governo. Attualmente i capi politici della cosiddetta opposizione, separati dal potere, già chiedono apertamente il colpo di Stato in Polonia. Nel contesto degli stupri di Colonia, Paesi come Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca sono “zone franche” per tutti ‘gli arretrati avversari della democrazia’ e coloro che, proprio come le donne tedesche sole la notte di Capodanno, si difendono dalle conseguenze delle “riforme” di Angela Merkel e del suo governo. Un esempio di tale ‘arretratezza’ contro i valori europei è ora la Polonia. Perciò il Paese è attaccato da tutti i lati. Non mi riferisco solo al gruppo di grassoni fatti allontanare dal potere, né alle tasse su società e banche per fargli perdere il paradiso neo-coloniale in Polonia. Secondo un rapporto della Global Financial Integrity, organizzazione internazionale che svolge analisi sui flussi finanziari illeciti, la Polonia è tra i venti Paesi più sfruttati del mondo. La posta in gioco in tutto questo è molto più grande dell’uniformazione di tutta l’Europa. In tale contesto, va citato Witold Waszczykowski, ministro degli Esteri polacco: “Vogliamo solo guarire il nostro Paese da certe malattie. Il precedente governo ha introdotto un concetto di sinistra, come nel mondo sotto il modello marxista che seguiva una sola direzione: verso una mescolanza di culture e razze, ciclisti e vegetariani, mettendo l’accento solo sulle fonti energetiche rinnovabili e la lotta a ogni forma di religione. Nulla in comune con i valori tradizionali polacchi“, ha detto Waszczykowski in un’intervista al tedesco Bild. Non badiamo qui a eventuali vegetariani o ciclisti o simili. Abbiamo a che fare con la diffusione di ‘riforme’ specifiche e gli Stati in Europa, a cui Paesi ‘non così europei’ e ‘arretrati” (come la Polonia del PiS) non appartengono. Penso ad Agenda 21, per esempio. Paesi come Ungheria e Polonia, con le loro politiche di crescita a favore della famiglia, pro-sociali e quindi pro-popolazione, con un potere finalmente nelle mani del popolo, sono in totale opposizione al programma di Agenda 21, in cui un corpo sovranazionale decide su tutti gli aspetti della vita di ogni individuo. Il programma prevede la limitazione delle popolazioni, nulla a che fare con le politiche favorevoli alla famiglia di questi Stati. Ma la costruzione del sistema di controllo più tecnologicamente e logisticamente avanzato, sotto la bandiera dello Sviluppo Sostenibile di Agenda 21, era in pieno svolgimento fin quando, improvvisamente, sono apparsi sulla scena politica recalcitranti ‘dittatori’ come Orban e Kaczynski. La maggior parte delle persone s’è rimboccata le maniche, con sorrisi e grande entusiasmo costruendo il proprio sistema di schiavitù dal basso verso l’alto, attraverso titoli ben noti come sviluppo sostenibile. Sembra che il ministro Witold Waszczykowski, nell’intervista al Bild, contesti la dittatura di tale ‘tendenza’ con parole nette.
Wprost full cover page Così le riforme ‘filantropiche’ incontrano il serio ostacolo dell’Europa orientale. Perché qui i cattivi ‘dittatori’ come Orban e Kaczynski cominciano a spuntare come funghi. In questo quadro, la grande uniformazione ha due scelte, uccidere Orban, Putin, Kaczynski, Milos Zeman e Robert Fico, tutti coloro che decisamente resistono all’uniformazione dell’Europa, o più semplicemente, finanziare l’azione delle varie “basi” composte da ogni sorta di mostro locale che ucciderebbe la propria madre solo per poter introdurre “i cambiamenti innovativi proposti da ricchi ‘filantropi’ ed istituzioni sovranazionali”. Uno schema molto comodo e provato, vedasi Maidan in Ucraina. Dobbiamo ora fare i conti con i tentativi di piazzare lo scenario ucraino in Polonia. Dopo che il governo del PiS ha deciso di porre fine al neocolonialismo polacco, abbiamo a che fare con la rapida crescita del movimento che invoca Majdan e il ripristino dello statuto neocoloniale, con rispettive prerogative per burocrati locali privi di autorità che sono per strada a chiedere Majdan. L’Ucraina è appena entrata nella strada che la Polonia prese quando il movimento Solidarietà finì, che per inciso portò all’istituzione dello Stato neo-coloniale. Ora il governo PiS vuole assolutamente finirla con tale modo di fare politica. Poiché dunque l’Ucraina è la Polonia di ventisette anni fa, dovremo aspettare la cacciata dei burocrati dal potere reale (come è accaduto oggi in Polonia). Credo di no. Mi sembra che, considerando le tradizioni a cui una parte della nazione ucraina aderisce, penso a Adolf Hitler e Stepan Bandera, possiamo contare su una vera svolta imprevedibile. Ecco come la dottoressa Lucyna Kulinska ha descritto la situazione in un’intervista che registrai: “Se, ad esempio, non vorremmo attuare certe richieste tedesche, gli ucraini opereranno sempre come quinta colonna. Proprio come prima della guerra. Oggi siamo di nuovo sulla stessa strada. In Polonia, per esempio, a Lodz e in altre città, corsi di formazione paramilitare per gli ucraini sono ora completamente organizzati. Questo mi ricorda ciò che successe prima della guerra, quando la Polonia addestrava militarmente i nazionalisti ucraini”. Naturalmente ciò può sembrare complottismo. Tuttavia, a parte una piccola percentuale di persone, chi pensa o pensava che l’Europa in breve tempo dovrà affrontare una guerra civile, e l’Ucraina diventare la Somalia europea? Anche questo era cospirazionismo fino a poco prima. Non parlo senza motivo. Recentemente, il quotidiano polacco Super Express ha riferito che i nazionalisti ucraini di Settore Destro incoraggiano i polacchi a combattere nel Donbas contro la Russia. Per entrare in combattimento, offrono 1000 dollari al mese di salario e armi ad ogni volontario. Informazioni sul reclutamento di Settore Destro sono inviate alle organizzazioni paramilitari polacche via e-mail. Dato che i neonazisti ucraini si fotografano con i militanti dello SIIL, possiamo contare su una svolta abbastanza imprevedibile degli eventi. Va anche aggiunto l’enorme numero di rifugiati da est in territorio polacco. Qualcuno ha voglia di utilizzare questo materiale già pronto per effettuare ‘riforme europee’ in Polonia, oramai messe da parte dal PiS? Molto probabilmente. Tenuto conto del fatto che la Commissione europea ha lanciato un meccanismo di revisione per controllare lo stato di diritto e dominare la Polonia. Questo può essere aiutato dalla legge dell’aiuto fraterno, istituito qualche tempo fa in Polonia, consentendo ai servizi armati stranieri d’intervenire in caso di crisi, ora che è già stata creata la cosiddetta ‘crisi’. ‘La democrazia è minacciata’ e la gente scende in piazza invocando Majdan. Mentre il suggerimento di un intervento estero nella situazione attuale in Germania può essere molto realistico; la Germania è attualmente in una situazione del genere, grazie al sempre più potente PEGIDA e al numero crescente di cosiddetti rifugiati, e può in qualsiasi momento chiedere alla Polonia d’inviare unità di polizia per aiutarla.
Helmut Bike, il presidente dell’Agenzia per la sicurezza interna tedesca tra il 1994 e il 2000, avverte su una rivoluzione in Germania se il governo utilizzasse la forza contro i manifestanti del cosiddetto movimento di opposizione PEGIDA. Roewer ha anche rivelato che le autorità tedesche utilizzano noti criminali contro PEGIDA, trasportandoli nelle manifestazioni e pagandoli con i soldi dello Stato. Alla luce di tale comportamento ‘democratico’ del governo di Angela Merkel nella lotta all’opposizione di PEGIDA, chi sarebbe favorevole all’opposizione polacca fabbricata che invoca Majdan? Certamente i politici polacchi rimossi dal potere, la dirigenza e altri lemming truffati. Per finanziare ed effettuare tale operazione sono necessari professionisti addestrati e testati, come quelli che usarono fucili da cecchino su Majdan, oltre a grandi risorse finanziarie. Anche se sembra che tali misure, secondo il capo del partito Kukiz 15, siano già pronte. Questa è la dichiarazione di Pawe? Kukiz registrata nello studio di Radio Zet: “Soros, un banchiere statunitense di origine ebraica, perseguito in molti Paesi perché ricercato per appropriazione indebita e truffa, intensifica le attività antidemocratiche in Polonia. Sostiene fortemente il programma Cittadini per la Democrazia, che ha un budget di 150 milioni di dollari ed è finanziato dal meccanismo finanziario dello Spazio economico europeo. La Fondazione Batory è responsabile del denaro. Tutte le ONG liberal-sinistre lottano contro nazionalismo, patriottismo, xenofobia e per la promozione dell’afflusso di clandestini in Polonia che gli permette di riceverne le sovvenzioni”.PEGIDA_Demo_DRESDEN_25_Jan_2015_116139858Konrad Stachnio è un giornalista indipendente polacco che ha diretto vari programmi radiofonici e televisivi per l’edizione polacca di Prison Planet, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La trama polacco-ungherese e la nascita di una Germania alternativa

Stanislav Stremidlovskij, IA RegnumSouth Front1436037364-2117771652_kaczynski-orban-jaroslawDi cosa ha parlato l’ungherese Viktor Orban per sei ore con il più potente politico della Polonia, il leader del Partito Diritto e Giustizia (PiS) Jaroslaw Kaczynski?
Il giorno dell’Epifania, in uno degli alberghi di Nidzica, nel sud della Polonia, s’incontrarono il premier ungherese Viktor Orban e il presidente del PiS Jaroslaw Kaczynski, oggi considerato l’uomo più potente in Polonia. Orban era in visita privata. I colloqui con Kaczynski erano durati 6 ore, e sembra che tale durata non fosse prevista. Il servizio radio estero polacco ha citato un politico del PiS, Joachim Brudzinski, che ha scritto sul suo blog che “nessuno di noi si aspettava la mattina che l’incontro sarebbe finito solo ora”. Dato che l’incontro non era ufficiale, i servizi di stampa non hanno commentato la riunione o accennato ai colloqui. La segretezza ha sconvolto la stampa polacca, ungherese ed europea. Si parla ora di cospirazione e complotti nelle migliori tradizioni della buona vecchia Europa d’inizio 20.mo secolo, e cos’altro devono fare i media durante le vacanze? L’aria di intrigo veniva intensificata da Orban che rispose a una domanda sul tema delle discussioni con Kaczynski così: “Se si guarda alle nostre biografie, è chiaro che il capo del partito di governo della Polonia e io siamo dei combattenti per la libertà di un certo tipo. Quindi si potrebbe dire che siamo vecchi amici e sono molto felice d’incontrare il mio amico“. Orban non può essere accusato di mancanza di sarcasmo. Sia lui che il suo “vecchio amico” polacco sono ora nel mirino delle “forze democratiche” nei loro Paesi e in Europa. Orban, naturalmente, se ne occupa da molto più tempo. È accusato da molti anni di autoritarismo e repressione della “libertà” in Ungheria, di non essere critico verso la Russia, indignando la Polonia già nei primi mesi del 2015. IA Regnum scrisse nel febbraio 2015 di come, alla vigilia della visita a Varsavia, il premier ungherese avesse detto che l’Unione europea fosse profondamente divisa sulla Russia. Da una parte ci sono Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria: “noi crediamo che non potremo raggiungere i nostri obiettivi senza la cooperazione con la Russia”. E dall’altra ci sono Paesi baltici, Polonia e Stati Uniti: “La Russia dev’essere espulsa dai piani di cooperazione con l’Unione europea“. Orban ha anche criticato il pupillo di Angela Merkel, il presidente Consiglio europeo Donald Tusk. Allo stesso tempo, il PiS accusava il “vecchio amico” Orban di “agire contro l’unità dell’UE con le sue relazioni con la Russia“.
F201201180958331987828860Il fronte principale di Varsavia allora era in Oriente. Ma oggi il nuovo governo polacco si trova a doversi difendere dagli attacchi provenienti da ovest. Berlino fa sul serio e intende attaccare il PiS non solo a Bruxelles. Deutsche Presse-Agentur riporta che la coalizione di governo al Bundestag valuta l’introduzione di sanzioni contro il “governo conservatore” della Polonia, che “viola il principio dello Stato di diritto, la separazione dei poteri e la libertà di stampa“. Il capo della coalizione parlamentare e “braccio destro” di Merkel, Volker Kauder, annunciava che, in caso di “violazione dei valori europei, gli Stati membri dell’UE dovrebbero avere il coraggio d’introdurre le sanzioni“. Orban è strenuamente contrario a una cosa del genere. Il premier d’Ungheria ha dichiarato pubblicamente che Budapest non permetterà mai all’UE di punire la Polonia. Non è un semplice gesto, ma una dimostrazione del corso politico adottato da Budapest. Il giornale austriaco Der Standard osserva che Orban è a capo di “un asse di Stati nazionali dell’UE“. E’ convinto che i governi di Polonia, Ungheria e Gran Bretagna cerchino di rallentare l’integrazione europea. Budapest con la Polonia e gli altri due Paesi del Gruppo di Vyshegrad, Repubblica Ceca e Slovacchia, forma una forte alleanza che vuole rafforzare la “politica nazionale” nell’UE. E il principale avversario è Berlino. E’ il momento di ammettere l’ovvio: c’è bisogno di una Germania diversa e di tedeschi diversi. La cancelliera Merkel 200_sdimostra, purtroppo, che Berlino ha difficoltà a perseguire costantemente una via moderata. La Germania o scivola nel nazismo o nella volgarità su libertà e tolleranza. L’Europa e il mondo hanno bisogno di tedeschi più sensibili, più accomodanti, ma allo stesso tempo capaci di proteggere i valori cristiani dell’Europa e gli interessi dei cittadini dell’Unione europea. Questi altri Germania e tedeschi potrebbero diventare come l’Austria. La storia dimostra che l’impero austriaco, poi austro-ungarico, eccelleva nella realizzazione delle riforme, perseguendo una magistrale (e allo stesso tempo rigorosa) politica etnica e religiosa, e sapeva cosa l’impero ottomano fosse. Vienna oggi è straordinariamente sensibile, spingendo i Paesi dell’Europa centrale e orientale a volgersi nella sua direzione. Nei primi mesi del 2015, nel castello di Slavkov, in Boemia, i primi ministri di Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia firmarono la dichiarazione che annunciava l’istituzione del Triangolo di Slavkov, il cui obiettivo è promuovere la cooperazione sui trasporti e dimensione sociale dell’integrazione europea e dei Paesi confinanti con l’UE. Dariusz Kawan, esperto dell’Istituto di Affari Internazionali polacco notava al momento che l’Austria persegue una politica coerente “costruendo ponti” tra UE e Russia. Vienna ha partecipato attivamente ai lavori sul South Stream, che avrebbe permesso di aumentare l’importanza del nodo gasifero di Baumgarten, e considerava le sanzioni contro la Russia inutili.
Fin quando la Polonia del precedente governo aderiva a una rigorosa retorica anti-russa, creava problemi nel Gruppo di Vyshegrad e nelle relazioni con i Paesi che non vogliono provocare lo scontro con Mosca. Sarebbe una coincidenza, ma c’è una sfumatura più interessante sulla situazione. Se si considera la religione dominante, i Paesi cattolici europei sono più favorevoli verso la Russia rispetto a quelli protestanti. Finora Varsavia era l’unica eccezione e anomalia. Ora la Polonia ha la possibilità di occupare una posizione degna nell'”asse degli Stati nazionali dell’UE”. Avrà bisogno dell’aiuto dell’Ungheria di Orban. Lo sviluppo delle relazioni con Vienna dimostra anche che i polacchi possono accordarsi con i tedeschi, non importa ciò che pensa Berlino.

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La Polonia si allontana dal dominio tedesco sull’Europa centrale e minaccia il lascito di Merkel
Gilbert Doctorow, Russia Insider 11/1/2016

4352376_7_fabb_le-premier-ministre-turc-recep-tayyip-erdogan_a97437a93e4970455104c7d52787d8afIl presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, un socialdemocratico e quindi rappresentante della coalizione del governo di Angela Merkel, è noto per la lunga lingua contro gli avversari politici. Nelle dichiarazioni sul governo della Polonia e le nuove leggi sulla stampa citate dal quotidiano Frankfurter Allgemeine il 9 gennaio, Schulz non delude. Tradisce il suo vocabolario russofobo quando insulta Varsavia, lanciando questa bomba: “Il governo polacco considera la sua vittoria elettorale un mandato per subordinare il benessere dello Stato agli interessi dei vincitori, anche personali. Questa è la democrazia controllata nello stile di Putin, una pericolosa Putinizzazione (Putinisierung) della politica europea“. Il contesto immediato di tale brutale rimprovero sono le nuove leggi controverse che permettono al governo di Varsavia di nominare i direttori dei servizi televisivi e radiofonici pubblici, nonché del servizio civile. Questo presunto attacco all’indipendenza della Corte costituzionale sarà oggetto di un dibattito sullo Stato di diritto in Polonia, che si terrà presso la Commissione europea il 13 gennaio. Se si decidesse che la Polonia realmente viola il diritto europeo, la pena potrebbe essere la sospensione del diritto di voto al Consiglio europeo, una svolta particolarmente scomoda, dato che l’ex-premier Donald Tusk, del partito di opposizione, è il presidente del Consiglio. Che la Polonia sotto il controllo del Partito Diritto e Giustizia di Jaroslaw Kaczynski abbia raggiunto rapidamente l’Ungheria di Viktor Orbán tra i ‘cattivi’ dell’Unione europea era scontata date le ben note posizioni euroscettiche e nazionaliste del partito. Nelle ultime settimane la Polonia si è distinta come una dei principali oppositori alle pretese di Bruxelles di condividere gli oneri dell’ondata di profughi da Siria e Grande Medio Oriente. Le critiche polacche alla politica delle frontiere aperte sostenuta da Angela Merkel sono state pungenti. Un paio di ragioni oggettive supportano la veemenza polacca sui rifugiati. In primo luogo, dal punto di vista della popolazione, la Polonia è già invasa da rifugiati e immigrati economici provenienti dall’Ucraina. Le statistiche ufficiali ne indicavano circa 400000 nel maggio 2015; si stima siano più di un milione oggi. Indubbiamente premono sul mercato del lavoro locale, quando vi è ancora un deflusso netto di polacchi all’estero in cerca di un lavoro meglio retribuito. In secondo luogo, ammettendo musulmani il nuovo governo andrebbe contro l’accento nella protezione e tutela dei valori religiosi cattolici tradizionali. In effetti, la Polonia non ha tardato a dire un ‘ve l’avevamo detto’ sulle violenze massicce alla vigilia di Capodanno e le aggressioni sessuali perpetrate da giovani provenienti da Nord Africa e Medio Oriente, compresi richiedenti asilo, presso la stazione ferroviaria principale di Colonia.
I portavoce del governo di Varsavia si sono affrettati a chiedersi pubblicamente se eventuali signore polacche siano state aggredite a Colonia. E i media polacchi hanno utilizzato il blackout di 5 giorni in Germania delle notizie sulle violenze alla vigilia di Capodanno, per mettere in discussione autonomia e responsabilità sociale del giornalismo tedesco. Ma i risentimenti sottostanti e la sfiducia espresse dalla veemenza dei commenti di Martin Schulz sono diretti tra Germania e Polonia, anche se l’attuale arena del conflitto sono le istituzioni europee controllate dai tedeschi a Bruxelles. I fondatori del Partito Diritto e Giustizia, Jaroslaw e suo fratello Lech, il presidente morto nell’incidente aereo a Smolensk nel 2010, erano noti per gli aspri sentimenti verso la Germania, e le relazioni con Berlino ne erano piene. Il loro partito è tornato al potere nel 2015, con una campagna che promette di liberare l’economia polacca dagli stranieri, cioè dal dominio tedesco. Il risultato netto delle crescenti tensioni pubbliche potrebbe sabotare uno dei principali successi della politica estera dei 10 anni al potere di Merkel, l’atteso consolidamento del suo Paese sula Mitteleuropa.G. Doctorow è coordinatore europeo del Comitato americano per l’Accordo Est-Ovest, Ltd. Il suo ultimo libro La Russia ha un futuro? È stata pubblicata nell’agosto 2015.

Martin Shchultz, noto beniamino della sinistra italiana (è partigiano onorario dell'ANPI (http://www.anpi.it/articoli/971/tessera-donore-anpi-al-presidente-del-parlamento-europeo-martin-schulz)), come il suo predecessore degli anni '30, ha minacciato Grecia, Russia e Polonia, 'onorando' così i partigiani che combatterono l'invasione hitleriana.

Martin Schulz, noto beniamino della sinistra italiana (è partigiano onorario dell’ANPI), come il suo predecessore degli anni ’30, ha minacciato Grecia, Russia e Polonia, ‘onorando’ così i partigiani che combatterono l’invasione hitleriana.

EN_00909880_0005Il Ministro della Giustizia polacco, Zbigniew Ziobro, rispondeva alle dichiarazioni dell’Unione europea sull’adozione delle modifiche sulla legge sui mass media di Varsavia, accusando Bruxelles di usare metodi “da Seconda guerra mondiale”. Nella lettera del ministro della Giustizia della Polonia al Commissario europeo per l’economia digitale e la società dell’informazione, Günther Oettinger, Ziobro, riferendosi all’affermazione del commissario europeo sulla necessità di una “supervisione” sulla Polonia dopo le modifiche alla legge sui mass media, affermava “è il modo peggiore per far associare i polacchi. Io sono nipote di un ufficiale polacco che, durante la seconda guerra mondiale ha combattuto nell’esercito clandestino polacco contro la ‘Supervisione tedesca’”, sottolineando che in Europa ci sono questioni più importanti che gli emendamenti alla legge sui mass media in Polonia che, però, Bruxelles deliberatamente sopprime. Ad esempio, i risultati delle indagini sul terrorismo sessuale a Colonia e altre città tedesche a capodanno. Il Ministro della Giustizia precisava che i media parlarono delle aggressioni solo alcuni giorni dopo.

Fonte: Fort Russ

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia spezza il monopolio di Wall Street sul prezzo del petrolio

F. William Engdahl New Eastern Outlook 9/01/2016103718049La Russia ha appena compiuto passi significativi rompendo l’attuale monopolio di Wall Street sul prezzo del petrolio, almeno per una parte enorme del mercato mondiale del petrolio. La mossa è parte di una strategia a lungo termine per dissociare l’economia russa, e soprattutto la notevole esportazione di petrolio, dal dollaro, tallone d’Achille dell’economia russa. A novembre il Ministero dell’Energia russo annunciava la negoziazione di un nuovo punto di riferimento del petrolio russo. Anche se questo potrebbe sembrare poca cosa a molti, è enorme. In caso di successo, e non vi è alcuna ragione che non accada, i futuri contratti di riferimento del greggio russo negoziati in borsa russa saranno in rubli e non più in dollari USA. Rientra nella de-dollarizzazione che Russia, Cina e un numero crescente di altri Paesi hanno iniziato. L’imposizione del prezzo di riferimento del petrolio è al centro del metodo utilizzato dalle grandi banche di Wall Street per controllare i prezzi mondiali del petrolio. Il petrolio è il più grande dei prodotti del mondo in dollari. Oggi, il prezzo del greggio russo fa riferimento a ciò che viene chiamato prezzo del Brent. Il problema è che il Brent, insieme ad altri importanti giacimenti di petrolio del Mare del Nord, è in grave declino, il che significa che Wall Street può usare un punto di riferimento evanescente controllando quantità di petrolio di gran lunga superiori. L’altro problema è che il contratto Brent è controllato essenzialmente da Wall Street i cui derivati sono manipolati da banche come Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP MorganChase e Citibank.

La scomparsa del ‘petrodollaro’
La vendita del petrolio in dollari è essenziale per sostenere il dollaro USA. A sua volta, il mantenimento della domanda di dollari delle banche centrali mondiali per le riserve valutarie, necessari al commercio estero di Paesi come Cina, Giappone o Germania, è essenziale affinché il dollaro degli Stati Uniti resti la principale valuta di riserva mondiale. Questo status di valuta di riserva principale del mondo è uno dei due pilastri dell’egemonia statunitense dalla fine della seconda guerra mondiale. Il secondo pilastro è la supremazia militare mondiale.

Le guerre degli Stati Uniti finanziate dai dollari degli altri
Poiché tutte le altre nazioni devono acquisire dollari per l’importazione di petrolio e della maggior parte delle altre materie prime, Paesi come Russia o Cina investono in genere il surplus commerciale delle aziende che guadagnano dollari, sotto forma di titoli di Stato degli Stati Uniti o simili. L’unico altro candidato abbastanza grande, l’euro, dalla crisi greca del 2010 è visto più rischioso. Il ruolo di riserva principale del dollaro USA, dall’agosto 1971, quando si staccò dall’oro, ha sostanzialmente consentito al governo degli Stati Uniti di avere deficit di bilancio apparentemente senza fine e senza doversi preoccupare dell’aumento dei tassi di interesse, avendo un credito scoperto permanente nella vostra banca, permettendo a Washington di creare un debito federale da 18600 miliardi di dollari senza grande preoccupazione. Oggi il rapporto tra debito pubblico e PIL degli Stati Uniti è del 111%. Nel 2001, quando George W. Bush salì al potere e prima che migliaia di miliardi fossero spesi per la “Guerra al Terrore” afghana e irachena, il rapporto debito e PIL era solo la metà, il 55%. L’espressione tipica di Washington è che “il debito non ha importanza”, per il presupposto che il mondo, Russia, Cina, Giappone, India, Germania, ne comprerà sempre il debito con i loro dollari del surplus commerciale. La capacità di Washington di detenere la valuta di riserva principale, priorità strategica di Washington e Wall Street, è vitale essendo legata alla determinazione dei prezzi mondiali del petrolio. Fino alla fine degli anni ’80 i prezzi mondiali del petrolio erano decisi soprattutto da domanda e offerta quotidiane reali. Dipendeva da acquirenti e venditori di petrolio. Allora Goldman Sachs decise di acquistare la piccola intermediaria in materie prime di Wall Street J. Aron, guardando al traffico di petrolio scambiato sui mercati mondiali. Fu l’avvento del “petrolio di carta”, negoziati dei contratti futures di petrolio, indipendentemente dal commercio del greggio fisico, più facile per le grandi banche da manipolare secondo voci e derivati ingannevoli sul mercato, essendo una manciata di banche di Wall Street a dominare i futures sul petrolio, e sapendo chi deteneva quali posizioni, un conveniente ruolo da insider raramente menzionato dalle società educate. Iniziò la trasformazione del commercio del petrolio in un casinò dove Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP MorganChase e poche altre banche giganti di Wall Street mandarono in rovina i corsi. All’indomani dell’aumento del prezzo del petrolio OPEC, nel 1973, di circa il 400% nei primi mesi successivi alla guerra del Kippur dell’ottobre 1973, il Tesoro degli Stati Uniti inviò un alto emissario a Riyadh, in Arabia Saudita. Nel 1975, l’assistente del segretario al Tesoro statunitense, Jack F. Bennett, fu inviato in Arabia Saudita per garantire l’accordo con la monarchia saudita a che il petrolio dell’OPEC venisse negoziate solo in dollari statunitensi, non in yen giapponesi o marchi tedeschi o altro. Bennett divenne poi alto dirigente dell’Exxon. I sauditi ebbero maggiori garanzie ed equipaggiamenti militari in cambio e da allora, nonostante i grandi sforzi dei Paesi importatori di petrolio, il petrolio viene venduto sui mercati mondiali in dollari ed il prezzo è fissato da Wall Street tramite il controllo delle borse dei derivati futures, come Intercontinental Exchange o ICE di Londra, la borsa sullo scambio delle merci NYMEX di New York, o il Dubai Mercantile Exchange, punti di riferimento dei prezzi del greggio arabo e tutti di proprietà di un gruppo affiatato di banche di Wall Street, Goldman Sachs, JP MorganChase, Citigroup e altre. L’allora segretario di Stato Henry Kissinger avrebbe dichiarato: “Se si controlla il petrolio, è possibile controllare intere nazioni“. Il petrolio era al centro del sistema del dollaro dal 1945.

L’importanza del punto di riferimento russo
Oggi i prezzi delle esportazioni di petrolio russo sono decisi dal prezzo del Brent quotato a Londra e New York. Con il lancio della borsa della Russia, si avrà un cambiamento probabilmente molto drammatico. I nuovi contratti sul greggio russo in rubli, e non dollari, saranno negoziati dalla International Mercantile Exchange di San Pietroburgo (SPIMEX). Il contratto di riferimento Brent sono utilizzati attualmente per il prezzo non solo del greggio russo, ma anche per decidere il prezzo di oltre due terzi del petrolio sul mercato internazionale. Il problema è che la produzione del Mare del Nord della miscela Brent è calata oggi a soli 1 milione di barili, fissando il prezzo del 67% del petrolio internazionalmente scambiato. I contratti sul petrolio in rubli russi potrebbero intaccare notevolmente la domanda di dollari, una volta accettati. La Russia è il maggiore produttore di petrolio del mondo, quindi la creazione di una borsa del petrolio russo, indipendente dal dollaro, è significativa, per usare un eufemismo. Nel 2013 la Russia ha prodotto 10,5 milioni di barili al giorno, un po’ più dell’Arabia Saudita. Poiché il gas naturale è utilizzato principalmente in Russia, il 75% del petrolio può essere esportato. L’Europa è di gran lunga il principale cliente del petrolio della Russia, acquistando 3,5 milioni di barili al giorno o l’80% del totale delle esportazioni petrolifere russe. La miscela degli Urali, una miscela di varietà di petrolio russo, è il principale tipo di petrolio esportato dalla Russia. I principali clienti europei sono Germania, Paesi Bassi e Polonia. Mettendo in prospettiva la mossa della Russia, gli altri grandi fornitori di greggio dell’Europa, Arabia Saudita (890000 barili al giorno), Nigeria (810000 barili al giorno), Kazakistan (580000 barili al giorno) e Libia (560000 barili al giorno), sono molto indietro rispetto alla Russia. Inoltre, la produzione nazionale di greggio in Europa è in rapido declino. La produzione di petrolio dell’Europa è scesa appena sotto i 3 Mb/g nel 2013, a seguito del costante calo nel Mare del Nord, base del parametro di riferimento del Brent.

La fine dell’egemonia del dollaro è un bene per gli Stati Uniti
La mossa russa sul prezzo in rubli delle grandi esportazioni di petrolio sui mercati mondiali, in particolare l’Europa occidentale, e sempre più verso Cina e Asia attraverso l’oleodotto ESPO e altre vie, con la nuova borsa del petrolio russo International Mercantile Exchange di San Pietroburgo, non è l’unica grande mossa per ridurre la dipendenza dei Paesi dal dollaro sul petrolio. All’inizio del prossimo anno, la Cina, secondo maggiore importatore di petrolio al mondo, prevede di lanciare il proprio contratto di riferimento petrolifero. Come i russi, il punto di riferimento della Cina sarà denominato in yuan cinesi, e non in dollari, e sarà negoziata dall’International Energy Exchange di Shanghai. Passo dopo passo, Russia, Cina e altre economie emergenti adottano misure per ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense, la “de-dollarizzazione”. Il petrolio è il maggiore prodotto commerciato al mondo e quasi interamente in dollari. Se alla fine sarà così, la capacità del complesso militare-industriale degli Stati Uniti di finanziare guerre infinite sarà nei guai. Forse aprirà alcune porte a idee più tranquille, come spendere i dollari dei contribuenti per la ricostruzione delle terribilmente deteriorate infrastrutture economiche basilari degli USA. L’American Society of Civil Engineers nel 2013 stimava in 3600 miliardi di dollari di investimenti necessari per le infrastrutture degli Stati Uniti nei prossimi cinque anni. Indicava che un ponte su 9 negli USA, più di 70000, è deficitario. Quasi un terzo delle strade principali degli Stati Uniti sono in cattive condizioni. Solo 2 dei 14 principali porti della costa orientale possono accogliere le supernavi da carico che presto attraverseranno il Canale di Panama recentemente ampliato. Vi sono oltre 14000 miglia di ferrovie ad alta velocità nel mondo, ma alcuna negli Stati Uniti. Questo tipo di spesa per le infrastrutture sarebbe fonte economica di gran lunga più vantaggiosa in posti di lavoro e gettito fiscale reale negli Stati Uniti, delle guerre infinite di John McCain. Gli investimenti in infrastrutture, come visto nei precedenti articoli, hanno effetto moltiplicatore creando nuovi mercati. Le infrastrutture creano efficienza economica ed entrate fiscali pari a 11 per ogni dollaro investito per rendere più efficiente l’economia. Un drammatico declino del ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale, assieme a una ridefinizione nazionale di tipo russo, della ricostruzione economica interna statunitense, piuttosto che l’esternalizzazione, sarebbe un modo notevole di riequilibrare un mondo impazzito con la guerra. Paradossalmente, la de-dollarizzazione, negando a Washington la capacità di finanziare guerre future con l’investimento nel debito del Tesoro USA da parte di acquirenti di obbligazioni cinesi, russi e altri, sarebbe un prezioso contributo alla pace mondiale. Non sarebbe un bel cambiamento?The logo of Russia's top crude producer Rosneft is seen on a gasoline station near a church in StavropolF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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